Grotta Bravona – 21/02/2015

Sugli Ausoni con Maria, Gianni, Matilde ed io. Esplorate 2 nuove cavita’, la Grotta dei Pettirossi e Grotta Bravona.

Questa e’ una occasione particolare. Stavolta ho il piacere di ospitare la relazione di Matilde, quella di Gianni e quella di Maria. Ne sono molto felice.

Quella di Matilde credo sia la sua prima relazione a carattere speleologico, una vera chicca! Ve la presento subito in tutto il suo entusiasmo:

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Ausonia 15-05-2015

L’appuntamento è decisamente troppo presto per i miei tempi da lumaca, ma era da molto tempo che avevo una gran voglia di farmiun’uscita con Gianni e Maria sugli Ausoni alla ricerca di qualche nuovo buco da esplorare.

La sveglia suona, mi sbrigo per non far attendere come al solito il mio caro “ZiBibbo”. Così, come da accordi presi il giorno prima, alle 7.45 lo passo a prendere sotto casa!
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Ci salutiamo, pronti per questa nuova avventura e ci dirigiamo verso casa Mecchia dove incontreremo Gianni e Maria. Siamo li per le 8, carichiamo tutto sulla loro auto(io ovviamente dimentico alcune cose nella mia) e partiamo. Prima tappa? Ma che domande! La prima tappa si chiama COLAZIONE. Sia mai dovessimo arrivare deperiti…

Dopo aver riempito adeguatamente lo stomaco riprendiamo la marcia, direzione Fonte Santo Stefano dove ci attende un pozzetto da 5, da scendere e vedere cosa c’è sotto e la Chiavica del Cervaro, una grotta con un pozzo da 55 metri ancora in esplorazione.

Il viaggio è lungo, quasi due ore. Ovviamente prima di arrivare ci fermiamo in un altro bar per comprare qualcosa da mangiare e prendere un altro caffè.

Riprendiamo la marcia, la strada è meravigliosa: rocce enormi e ulivi nodosi ovunque. Ne rimango affascinata. Intanto rimbambisco Maria con una serie di domande sulla geologia alle quali trovo prontamente risposta!

dscf1657Arriviamo e parcheggiamo. Cambio al volo e via, su per un delizioso sentierino nel bosco che sembra incantato. Gli uomini si caricano tutti i sacchi pesanti e me ne lasciano uno solo, leggero leggero.. .che cavalieri! Camminiamo mentre Gianni e Maria continuano e spiegarmi un sacco di cose, così tante che neanche saprei ripeterle adesso! Il GPS ci guida fino alla “Vaginozza” (mannaggia mannaggia, chi mai gli avrà dato questo nome?) una buca con un pozzetto di 5 metri che ci apprestiamo a scendere. Gianni e Bibbo mi lasciano l’onore di scendere per prima. Scendo, poi arrivano gli altri. Mentre Gianni fa il rilievo Bibbo ed io cerchiamo una possibile prosecuzione. Il mio entusiasmo da novellina mi porta a spostare sassi grandissimi, e Bibbo asseconda questo mio entusiasmo e mi aiuta. Troviamo anche moltissime ossa tra cui il cranio di una capra/capretta/capriolo. Nessuno di noi è riuscito ad identificarlo, ma figuariamoci se Gianni rimane con il dubbio: lo fotografa perché ha intenzione di scoprirlo!

Maria intanto è fuori che ci attende, ma non è sola. Abbiamo arruolato una squadra di dolcissimi pettirossi per tenerle compagnia! Bivaccano sulla nostra corda come se nulla fosse e fanno conversazione con la nostra geologa di fiducia… chissà che cosa si saranno raccontati!!

Dopo un po’ di tempo (non saprei proprio quantificarlo) Gianni conclude il rilievo, mentre Bibbo ed io ci arrendiamo all’evidenza che non c’è prosecuzione.

Usciamo e ci dirigiamo verso la Chiavica del Cervaro.  Ma ci fermiamo dopo pochi metri a guardare un buco che aveva già notato Gianni l’ultima volta che erano stati in questa zona.

I nostri uomini spostano qualche sasso e subito si accorgono che tira parecchia aria. Promette bene!

Continuiamo con la “disostruzione” e in pochissimo tempo si apre l’ingresso alla grotta. Come al solito mi lasciano l’onore di entrare per prima. Scendo lungo uno scivolo di terra lungo pochi metri  e arrivo alla base. Alla mia destra c’è un pozzetto pieno di sassi, alla mia sinistra vedo subito che parte un meandrino. Non riesco a muovermi bene, ci sono moltissimi sassi e la mi testa sta per scoppiare. Cerco di ignorare il mal di testa , provo ad infilarmi nel meandrino, ma niente. Bibbo vuole entrare per fare un po’ di pulizia, quindi esco e lascio spazio all’esperienza del mio maestro! Mentre mi sdraio qualche minuto per cercare di combattere questo dannatissimo mal di testa vedo Maria-Hulk, per metà dentro al buco d’ingresso della grotta che sposta massi più grossi di lei. Forse questo mal d testa mi dà le allucinazioni…

Sento che Bibbo finalmente è riuscito ad attraversare il meandro ed è arrivato ad un laminatoio troppo stretto. Ovviamente ha bisogno della sua affusolata adepta perché quella dieta a base di fettuccine non lo ha ancora fatto dimagrire abbastanza …
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Mi faccio forza, entro. Mi allungo, attraverso il meandrino arrivo ad una nicchietta un po’ più spaziosa dove trovo Bibbo che tira sassi. Crede che oltre il laminatoio ci sia un pozzo di 10 metri circa. Ha deciso che devo passare. Provo ma non riesco. Ovviamente devo togliere il casco. Faccio un bel respiro e mi appello a tutte le nozioni di ostetricia che ho imparato (un corpo mobile in un canale rigido) e via…  devo dimagrire qui, sfinare qua.. ma ecco che son passata.  Trovo un appoggio sicuro per i piedi perché sono sopra un pozzetto (saranno cinque o sei metri)  e Bibbo mi ripassa il mio adorato casco blu (che in realtà è di mio fratello, diciamolo). Mi trovo su un piccolo pozzo, posso scendere in arrampicata. È un po’ scivoloso perché pieno di fango. Sono felice anche se purtroppo non molto in forze. L’adrenalina mi ha fatto passare il mal di testa! Mi guardo intorno, ci sono moltissime nicchiette promettenti, sia a destra che a sinistra, e arrivata in fondo ne trovo un’altra che prosegue verso destra. Risalgo e verso sinistra trovo un altro meandrino, piccolo piccolo con un altrettanto piccolo pozzetto/scivolo che dobbiamo controllare meglio perché pieno di sassi. Comunque comunico con Bibbo, decido di risalire. Ci parliamo ma non ci vediamo. Bibbo dalla sua parte trova una nicchietta che gli sembra più larga del laminatoio ( ci vuole poco!) ci vediamo. Provo a passare dalla sua parte ma il mio bacino non passa!  Sta dieta a base di fettuccine proprio non funziona…

Bibbo preso dalla foga decide di provare ad allargare. Che uomo! Nel tentativo di farmi passare mi da anche una mazzettata (termine tecnico) sul mignolo ma io sono fortissima, quindi per fortuna non mi fa niente! Mi arrendo.- “Bibbo, io passo di nuovo dal laminatoio!” –“ok”.  Lo Bibbo si alza e si accorge che proprio lì davanti ai suoi occhi c’è una bella sella e un buco, comodo comodo. Puoi anche starci in piedi. Ci entra dentro e appare  davanti ai miei occhi come un miraggio! –“che ci fai tu qui”? e ci abbracciamo! Il ricongiungimento è avvenuto e un abbraccio così spontaneo non poteva esser trattenuto!

Siamo lì, siamo insieme. Non posso che ignorare quel mal di testa e fargli strada. Gli mostro come scendere (come se non sapesse farlo da solo) e ci guardiamo di nuovo un po’ intorno alla ricerca dell’aria. Ce la siamo persa ma ci sembra che venga dalla nicchietta più in basso sulla sinistra. Dopo un breve giretto, torniamo su, attraversiamo quel bel passaggio e via verso il meandrino. Siamo fuori.

Usciamo e non ci sono Gianni e Maria. Dove saranno?

Mentre esploravamo la grotta loro due, indomiti cercatori di grotte, avevano girato per il bosco ed erano arrivati a trovare la grotta delle donne che da quello che ho capito, cercavano già da un po’.

Bibbo ed io recuperiamo il materiale sotto ad una leggera pioggia e da brava discepola chiedo al mio maestro di insegnarmi qualche nodo. Breve lezione di defaticamento e via, zaino (sempre quello leggero) in spalla ci dirigiamo di nuovo verso l’auto dove ci attendono Gianni e Maria, che già iniziavano a preoccuparsi. Da bravi speleo ci cambiamo sotto la pioggia (parte del mio cambio è rimasto a Roma). Qui inizia la ricerca del ristorante che fa le migliori fettuccine della zona, ricerca alla quale non partecipo perché nel frattempo mi addormento stremata  da un’influenza che sta arrivando… mi risveglio: Bibbo è in cerca delle fettuccine. È disperato, il ristorante è chiuso, ma Gianni e Maria, ormai esperti delle possibilità gastronomiche che offre la zona gli forniscono prontamente il numero di un altro ristorante, e Bibbo può tirare un sospiro di sollievo. Le fettuccine ci aspettano! Ma prima una tappa in farmacia è d’obbligo, una tachipirina è l’unica cosa che può rimettermi in sesto! I miei tre maestri mi accudiscono come una bimba, mi portano in farmacia e poi verso il ristorante, preoccupati per la mia salute. Ma sanno come farmi star meglio: bruschette, ricottina fresca e funghetti sott’olio e son pronta per le fettuccine! Mangiamo felici mentre mi diletto nel tentativo di disegnare pianta e sezione della nuova grotta sotto la guida paziente di Gianni. Finito il disegno Bibbo, come al suo solito esclama un “bravona!”, e così troviamo anche il nome di questa nuova grotta scoperta oggi. Grotta Bravona. Mangiamo proprio bene, chiacchieriamo e continuo a riempire di domande i miei pazientissimi maestri (so che ho finito il corso, ma sono dei veri e propri maestri per me)!

Torniamo verso casa. Nonostante non mi senta benissimo sono felice: è stata un’esperienza meravigliosa.

“La speleologia è fatta di molte cose” , mi hanno ripetuto in continuazione Gianni, Maria e Bibbo, ed è bellissimo per me scoprirlo. La speleologia è fatta di pozzi altissimi che un po’ spaventano e un po’ eccitano, è fatta di strettoie che sembrano impossibili dove devi trattenere il fiato e rimanere calmo, è fatta di esplorazione, di eccitazione ma anche di lunghe passeggiate alla ricerca di qualche buco, durante le quali potresti non trovare nulla (così mi raccontano, perché nella mia esperienza per ora ho avuto molta fortuna). Ma l’attività speleologica è fatta soprattutto di persone. È stato meraviglioso scoprire quanto si condivide senza parlare, con uno sguardo, semplicemente dando un morso al tuo panino! Ma se ho imparato qualcosa da questa esperienza è che il gruppo è un aspetto molto importante di questa attività: è come un puzzle dentro al quale ognuno mette suo tassello per poter formare qualcosa di grande!

Grazie Maria, grazie Gianni e grazie Bibbo.

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Con i ringraziamenti ecco terminata la bella relazione di Matilde.

A mia volta la ringrazio per avermi permesso di vedere anche con i suoi occhi la bella giornata vissuta assieme.

Con lo stesso spirito e’ un ulteriore piacere riportare anche la relazione scritta da Gianni. Considero sempre molto interessante vedere gli stessi eventi da piu’ punti di vista. Ecco quanto ci racconta Gianni:

Gianni

Ennesima puntata a Fonte Santo Stefano.

Presenti: Maria, Matilde, Bibbo, Gianni

Obiettivi del venerdì: Vaginozza e Chiavica del Cervaro

Scesi alla Vaginozza che come previsto chiude. All’interno trovate molte ossa di animali tra cui due crani cornuti di cui ho mandato le foto a Sirvia Mojiazza. Un breve tentativo di disostruzione ed esecuzione del rilievo e via. Le donne chiedono di cambiare il nome nel più romantico Pozzo dei Pettirossi (che se ne stavano tranquillamente sulla corda mentre noi eravamo dentro).

Ci siamo poi diretti verso la Chiavica del Cervaro, ma percorsi circa 30 m mi sono fermato a vedere un buchetto che avevamo visto anche l’altra volta, solo che adesso lo ho guardato meglio. L’aria proveniente dall’interno faceva muovere foglie e ragnatele e tolto un sasso si intravedeva un ambiente più largo.

Ci siamo fermati qui e abbiamo iniziato a togliere sassi e terra. In breve Matilde entra e continua la disostruzione. Poi entra caterbibbo e allarga tutto con l’aiuto di Maria. Nella saletta due possibili prosecuzioni: un pozzetto intasato e un basso meandro abbastanza libero. Matilde sceglie quest’ultimo e dopo poco scompare. E’ 3 m più avanti dove una bassa strettoia non vuole farla passare. Ma lei passa (Bibbo no, Gianni è fermo prima del meandrino). Scende in arrampicata un salto di 6 metri e si trova su una larga spaccatura con vari buchi da vedere e un forte mal di testa. Bibbo dopo aver scaricato un po’ di rabbia sulla strettoia che non lo fa passare e sulla mano di Matilde, decide di demolire a fianco creando un comodo bypass.

Controllati i buchi si torna soddisfatti alla macchina. Alla grotta è stato dato il nome di Grotta Bravona.  Tocca tornare per disostruire e fare il rilievo.

Mentre Bibbo e Matilde sono dentro, Gianni ha fatto in tempo a fare un giro e a trovare la segnalata Grotta delle Donne. Al suo interno, visto velocemente, è stato trovato un osso concrezionato, forse umano, e un cunicolo che continua.

Fine giornata alla Bottega di Capocroce, dove ormai fanno le fettuccine perché sanno che passa Bibbo.

Ciao Gianni

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Qui si conclude la relazione di Gianni.

Passiamo ora ai commenti di Maria sulla giornata trascorsa assieme, sintetici ma efficaci:

dscf1878dscf2544La mia impressione dell’uscita di domenica si potrebbe sintetizzare così: pochi ma buoni e soprattutto determinati.
Attività svolta: abbiamo passato una domenica a tirare fuori sassi da un buco in mezzo a un bosco. Difficile spiegare a qualcun altro che è stato divertente.

 

Comunque, partiti armi e bagagli con un obiettivo, il target  si è modificato nel corso della giornata dimostrando che il gruppo è dotato di grande flessibilità organizzativa e spirito di adattamento!

Per finire bene la giornata  abbiamo anche trovato una grotta nuova, quindi il festeggiamento finale ci stava tutto.
dscf1939Mi dispiace solo di non aver condiviso le esplorazioni con Angelo di Terracina, dato che è stato molto disponibile con noi la prossima volta bisognerà fare in modo di andare insieme a lui quando è libero.

 

Ciao a presto,
Maria

 

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E qui si conclude anche la relazione di Maria, che ringrazio.

Sono sicuro che non pensavate di cavarvela cosi’ a buon mercato, vero?!? Ora e’ il momento di sorbirvi la mia relazione e, come saprete, non saro’ breve! Non voglio tenervi sulle spine, andiamo ad iniziare senza ulteriori indugi.

La giornata inizia con la solita colazione in famiglia con Betta e tutta la “caneria” (sono in 3 stamattina!). Al rientro a casa ricevo la chiamata da Matilde, e’ arrivata a prendermi con la sua scalpitante C2 ed e’ anche in largo anticipo. Esco di casa di soppiatto e senza salutare, cosi’ magari Luna non si produce in ululati da cana abbandonata! Lo zaino come sempre somiglia piu’ ad un piccolo camper e si diverte a mortificarmi le spalle. Per fortuna il tratto da fare e’ brevissimo e posso scaricarlo in macchina con molto sollievo. Partiamo diretti verso l’ultimo appuntamento, quello che inaugurera’ ufficialmente l’uscita. Matilde con una punta di ansia mi chiede della colazione. La rassicuro che non mancheremo di fare la colazione “ufficiale” nell’ottimo bar vicino casa di Maria e Gianni, dove siano diretti. Quando arriviamo, i nostri amici sono gia’ scesi ed armeggiano con i bagagli attorno alla loro macchina. Siamo giusti giusti in 4 quindi andremo con una sola macchina, la loro. Portiamo alla macchina anche i nostri zaini ed incredibilmente riusciamo a stipare tutto nel portabagagli. Come promesso la tappa successiva e’ al bar. Consumiamo una parca quanto classica colazione a base di cappuccino e cornetto gentilmente offerta da Gianni e poi ripartiamo, piu’ sereni. La strada e’ la solita, se dovessi guidare io mi perderei sicuramente, pero’ riconosco i tratti di strada che percorriamo. Imbocchiamo la strada per CampoSoriano e quindi quella che porta al fontanile dei tritoni, ovvero Fonte Santo Stefano. Poco prima del fontanile accostiamo a sinistra ed iniziamo a prepararci. I nostri progetti per oggi prevedono l’esplorazione di un pozzetto trovato la volta scorsa insieme ad Angelo (speleologo locale di vecchia data e nostra guida per questi luoghi) e quindi la discesa del pozzo da oltre 50m della Chiavica del Cervaro per verificare di possibili prosecuzioni. Ma ora, dopo le anticipazioni di Gianni, torniamo a noi. Eccoci parcheggiati a fianco strada mentre terminiamo i preparativi. Fa freschino e minaccia pioggia ma siamo motivati e pronti a tutto. Unico neo e’ il forte mal di testa accusato da Matilde che purtroppo si portera’ appresso per tutto il giorno, tra tutti non abbiamo uno straccio di analgesico. Comunque, nonostante la sofferenza, evidenziata dai sorrisi meno luminosi del solito, la nostra esploratrice/strettoista si e’ dimostrata impeccabile e sempre molto attiva.

Dal mio zaino tolgo i vestiti da grotta ed inserisco il trapano con le batterie. Se prima era pesante, non vi dico ora!dscf2471 Gianni si incammina sul sentiero e noi lo seguiamo.dscf2475 Ecco la nostra esploratrice novella. In un mare di foglie e’ riuscita a trovarne una a forma di cuore, ci vuole intuito e predisposizione d’animo. La mostra con soddisfazione!dscf2476 Dopo un centinaio di metri di comodo sentiero Gianni ci segnala che dobbiamo abbandonarlo per iniziare a salire sul serio. Prendiamo un sentierino appena accennato che sale alla nostra destra. Il GPS di Gianni dice che mancano solo 85 metri. Omette di dire pero’ che gli 85 metri sono di dislivello! Arranchiamo per un bel tratto in salita, io per non sfigurare cerco di tenere il passo di Matilde. Gianni e Maria ci seguono al loro passo, lenti ma inesorabili. Ci fermiamo presso un buco pensando di essere arrivati ma Gianni ci urla che quello giusto e’ qualche metro piu’ in alto. Riprendiamo a salire ma stavolta sono per davvero pochi metri. E’ un buco nel terreno con un pozzetto a vista di circa 5m. Ci gustiamo qualche minuto di meritato riposo.dscf2477 Gianni in arrivo.dscf2478 Uno dei pettirosso curiosi ed intraprendenti che ci volano attorno mentre sistemiamo il necessario per scendere.dscf2483 Matilde in inedita versione esplorativa che parte.dscf2484 Anche Maria arriva e si predispone per darci supporto esterno alla bisogna.dscf2485Seguo Matilde, alla base del pozzetto di ingresso non troviamo molto altro. Abbassandosi leggermente si passa in un altro piccolo ambiente di lato. Sul pavimento tanti sassi sconnessi. Decidiamo di spostarne alcuni vicino alla parete di roccia. Matilde subito si attiva provando a cercare una prosecuzione. Eccola che scava nella frana alla base del pozzetto di ingresso.dscf2488Anche Gianni ci raggiunge per fare il rilievo. Per fare qualcosa anche io, mi arrampico fino al soffitto del piccolo ambiente adiacente il pozzo di ingresso dove stiamo cercando. Ne approfitto per fare una foto a Gianni e Matilde che proseguono negli scavi.dscf2493 Gianni sta aspettando gli esiti dello scavo prima di completare il rilievo.dscf2497 Iniziamo a trovare un mucchio di ossa, inizio ad immortalare quelle piu’ interessanti.dscf2498 Ecco altri “reperti”, qui di frontedscf2504 e qui di profilo!dscf2505Tante ossa e sassi dopo, dichiariamo chiusi gli scavi, Gianni completa il rilievo.dscf2509 Si esce, ecco il pozzetto di ingresso con Matilde che attende il suo turno per salire.dscf2514 Maria che ci immortala in uscita. Mentre ci aspettava fuori ha visto dei simpatici pettirosso appollaiarsi intrepidi sulla corda ad osservare il motivo di tutto il tramestio in questa zona del bosco solitamente loro dominio incontrastato. Maria e’ rimasta ben impressionata da loro e propone quindi “grotta dei Pettirossi” come nuovo nome per la cavita’ appena esplorata. La proposta ci trova tutti d’accordo. Gianni ci ricorda che bisognera’ sentire il parere di Ersimio quale coniatore del precedente nome, decisamente meno presentabile di quello suggerito da Maria.dscf2515Mentre sistemo la mia roba, potevo non fare una foto al bel capelvenere che incornicia l’ingresso?!?dscf2516 Matilde che esce portando con se uno dei teschi cornuti perche’ si possa fotografarlo meglio.dscf2522 Eccolo in tutta la sua magnificenza.dscf2527 Siamo tutti fuori, ricomponiamo gli zaini e ci predisponiamo a seguire Gianni che si dirige verso la prossima grotta.dscf2528 Gianni inizia a scendere mentre noi siamo ancora a completare gli ultimi preparativi togliendo la corda con la quale siamo scesi. Nel frattempo Gianni si e’ fermato all’altro buco, pochi metri piu’ in basso. Ha deciso di controllarlo con maggiore cura. Ci chiama con eccitazione nella voce. Ha spostato un sasso e quella che sembrava poco piu’ di una tana ha mostrato un saltino di un paio di metri. Ci sono parecchi sassi posticci ed e’ un  poco stretto, sembra ottimo per Matilde! Vedendo i sassi da spostare mi viene in mente che potrebbe essere utile il piede di porco, chiedo al resto della banda dove sia. Ne iniziamo la ricerca ma l’esito ci convince che lo abbiamo lasciato nella grotta precedente. Riprendo la corda e faccio un salto a recuperarlo. Ne approfitto per fare un’altra foto al bel mucchietto di ossa che abbiamo scavato cercando una prosecuzione.dscf2530 Riporto corda e piede di porco alla nuova grotta dove attrezziamo per la discesa. Matilde si avventura con l’attenta supervisione di Gianni.dscf2532 Eccola mentre si insinua in spazi esigui.dscf2533 Gianni le fa assistenza esterna mentre Maria si rifocilla.dscf2536 Io inganno l’attesa fotografando la bella formazione di funghi nel vicino albero.dscf2541 Nella grotta c’e’ un po’ di lavoro da fare ma lo spazio e’ poco e non posso essere utile. Vado a fare un piccolo giro, dovessi mai trovare qualche altro buco!dscf2543 Quando torno Matilde esce, ha fatto uno spazio che permette anche a chi ha una stazza maggiore di poter entrare a dare una occhiata. Mi imbuco, e’ ancora strettino per me, pero’ ci passo seppur con qualche mite imprecazione. C’e’ una possibile prosecuzione in orizzontale ma per il momento non e’ praticabile. C’e’ aria che arriva da li, quindi decido che e’ il caso di allargare ancora dove sono per poter poi scavare in avanti. Fuori dalla grotta e’ rimasta solo Maria. Gianni e’ via a cercare un’altra grotta segnalata le volte scorse (la “Grotta delle Donne”, da come leggo nella sua relazione!). Matilde si riposa un poco, il mal di testa non molla la presa e scavare pietre in posizioni scomode non deve essere di aiuto. Con il prezioso aiuto di Maria tiriamo fuori dei pietroni enormi. Alcune altre pietre, piu’ piccine, le ammasso di lato.dscf2544 La prima squadra, Matilde e Gianni, nel frattempo si rifocilla e recupera le forze.dscf2545 Ora ho recuperato un po’ di spazio, ci si deve abbassare e strisciare sotto una concrezione risalendo poi a seguire il pavimento di terra. Provo ad infilarmi ma il passaggio e’ ancora proibitivo. Manca poco, scavo ancora un poco di terra alla base del passaggio. Ritento. Sono in ginocchio e spingo indietro i piedi per farmi spazio e piegare il busto in avanti. Con una mano aiuto il casco che tende ad incastrarsi sulla parete di fronte. Infilo la testa nel passaggio, sistemo il braccio sinistro in avanti ed il destro lungo il corpo. Ora inizia il brutto. Mi spingo in avanti tentando di evitare che la faccia strusci contro la terra. Il casco non trova di meglio da fare che incastrarsi. Con una decisa imprecazione e uno strattone pero’ risolvo. Il petto passa, ora riesco a staccare la faccia dalla terra, gia’ meglio. Il croll si incastra, ma e’ solo terra, forzando appena appena passa pure lui. Oramai rimangono solo le gambe, sono dall’altra parte. Mascherando il fiatone per non fare brutta figura, annuncio a Gianni e Matilde la lieta novella. Dalla base del passaggio il cumulo di terra sul quale ho strusciato la faccia risale circa mezzo metro in un ambiente di poco piu’ di un metro di diametro. Di fronte a me si accede comodamente ad un altro ambiente allungato, quasi trasversale alla direzione attuale. Mi ritrovo davanti la faccia una bella ragnatela che si gonfia come una vela per la bella corrente d’aria. Di fronte vedo delle grosse radici che mi affretto a fotografare. Per vedere come prosegue la grotta devo purtroppo sacrificare la ragnatela. Nell’ambiente nuovo, quello allungato riesco a mettermi in ginocchio, la base e’ sempre di terra. Di fronte a me uno stretto laminatoio, io non ci passo ma probabilmente Matilde ce la puo’ fare. Esco e le lascio il posto.dscf2549Mentre Matilde esplora il laminatoio e vede il da farsi, io continuo il lavoro per rendere praticabile il passaggio precedente. Tolgo terra e sassi dal pavimento. Fatico un po’ ma ora mi sembra decisamente meglio. Torno a vedere come procede il lavoro di Matilde.dscf2550E’ ancora ferma davanti al laminatoio, e’ troppo stretto, ci si deve lavorare. Mobilitiamo Gianni e Maria per farci passare i ferri del mestiere. Gianni entra e si sistema alla base del primo pozzetto. Torno indietro verso di lui per prendere piede di porco, mazzetta e scalpello. Il pavimento del laminatoio sul lato destro e’ terra compattata. Lascio a Matilde il piede di porco e lei si mette alacremente al lavoro per creare un po’ di spazio utile al passaggio. Mentre lavora da quel lato io mi occupo di allargare ancora meglio la strettoia precedente e nel frattempo aggiorno Gianni su come procede il lavoro di Matilde. La nostra strettoista ci comunica che siamo pronti per un tentativo, forse non per passare, ma sicuramente per dare una occhiata a quel che ci aspetta dopo. Mentre le faccio assistenza, piu’ che altro morale, le faccio una foto per documentare quanto sia stretto lo spazio. Noto inoltre che la stalagmite che divide in 2 il laminatoio appare smangiucchiata. Sara’ stata utilizzata da qualche animaletto per affilare i denti?dscf2551 Anche Matilde, per il momento, deve arrendersi al laminatoio. Togliendosi il casco e’ riuscita pero’ a girare la testa verso la prosecuzione e ci comunica che vede un pozzetto non troppo largo ma comodamente praticabile anche senza corda. Le passo la fotocamera per immortalare quel che vede. dscf2552 Ecco quello che produce, vi presento il pozzetto.dscf2558 Un selfie, che ci sta sempre bene!dscf2561 Ancora il pozzetto da un altro punto di vista.dscf2564 Recupero la fotocamera e approfitto per fare una foto alla Matilde impacchettata mentre tenta di riguadagnare un posto comodo.dscf2571Visto che la grotta prosegue decidiamo che vale la pena scavare ancora per tentare il passaggio. Lascio la parte faticosa a Matilde poiche’ non c’e’ materialmente spazio per scavare insieme. Mentre lei lavora alacremente col piede di porco per scalzare la terra dal pavimento del laminatoio io mi guardo intorno. Noto, sulla parete di destra altri segni di “smangiucchiamento” simili a quelli che avevo visto poco prima sulla stalagmite nel laminatoio.
dscf2575 I segni sono in piu’ punti. Ne parlo con Gianni che e’ sempre in paziente attesa subito prima della strettoia a “puzzarsi” di freddo nella corrente d’aria proveniente dall’interno della grotta. Gianni dice che probabilmente si tratta di unghiate piuttosto che di segni di morsi. Ne discutiamo un poco ma poi rimandiamo il giudizio definitivo alla prova fotografica. Anche ora, guardando le foto, continuo ad avere l’impressione che possano essere segni di denti ma non ci scommetterei alcunche’ di prezioso. Chissa’ che non capiti qualcuno a leggere questa relazione e sappia dirci di cosa si tratta! dscf2578 Mentre io mi diletto con i segni sulle pareti c’e’ Matilde che finisce di lavorare sulla strettoia e si dice pronta a ritentare il passaggio. Ora che ha una idea di quel che la aspetta dopo la strettoia, le consiglio di provare ad entrare di piedi, potrebbe essere piu’ semplice. Svuota il taschino della tuta dandomi in consegna le batterie di ricambio e quindi parte. Anche se con qualche fatica ora sembra che riesca. In un paio di minuti annuncia esultante che e’ dall’altra parte. Raccomandandogli di fare attenzione le chiedo di andare a fare ricognizione dei nuovi ambienti. Mi dice che e’ sopra un saltino, e’ in grado di scenderlo senza difficolta’ in arrampicata. Non e’ sicurissima di riuscire a risalirlo. Le dico che in caso mi faro’ passare la corda da Gianni e faro’ in modo di fargliela arrivare. La sento allontanarsi. Ora dobbiamo urlare per continuare a sentirci. Mi dice di essere scesa un 5 o 6 metri e di essere in una spaccatura lunga circa 10 metri. Parte ad esplorare le 2 estremita’ della spaccatura. Con una punta di agitazione da parte mia perdiamo il contatto “vocale” per qualche minuto. Per ingannare l’attesa continuo a scavare via la terra dalla base del laminatoio sia per agevolare il rientro di Matilde sia perche’ ho l’intenzione di tentare a mia volta il passaggio. Matilde ritorna a portata di voce, mi descrive che a destra, “guardando” verso di me, pare esserci un meandrino. Parte per la direzione opposta, ora la sento ma piano piano. Intanto io aggiorno Gianni degli sviluppi. A sua volta Gianni mi comunica che fuori e’ iniziato a piovere bene e Maria si prepara a tornare alla macchina per evitare di inzupparsi. Rimanendo sempre in attesa di nuove da parte della nostra squadra in esplorazione inizio a prepararmi per tentare la strettoia. Mi tolgo tutto l’imbrago, spero possa essere la mossa vincente visto che Matilde e’ riuscita a passare nonostante imbrago e croll. Lascio la fotocamera a Gianni per evitare di massacrarla mentre cerco di passare. Mi infilo di piedi. Per i primi centimetri scorro via facilmente grazie all’ulteriore lavoro di sterro che ho fatto. Dopo pero’ trovo l’intoppo. Sul pavimento, circa a meta’ percorso, c’e’ una sorta di scalino. Mi sposto verso destra col busto e cerco una posizione migliore per i piedi. Ora riesco ad avanzare ancora una trentina di centimetri. Devo spostare la gamba sinistra perche’ la coscia e’ incastrata per una stalagmite al bordo del laminatoio. Arretro di qualche centimetro fino a trovare posto per tutte e 2 le gambe. Ora posso proseguire. Avanzo ancora qualche centimetro ma inizio a sentire il petto molto costretto, faccio un poco fatica a prendere fiato. Mi fermo qualche secondo a regolarizzare la respirazione. Cerco e trovo degli appigli per i piedi e le mani. Mi tiro avanti ancora per qualche centimetro. Ora si che sono ben compresso, ma se respiro con calma e senza forzare non avverto troppa difficolta’. Ancora qualche centimetro riesco a rubarlo ma incontro un altro intoppo, ho il bacino ai margini del bordo del laminatoio. Purtroppo non passa. Mi fermo ancora qualche secondo e poi tento di spostarmi lateralmente col bacino per saggiare la presenza di punti piu’ larghi. Non ho molta mobilita’ e non mi sembrano esserci punti migliori nelle vicinanze. Faccio un altro tentativo di forzare il passaggio del bacino ma una sensazione molto vicina al dolore mi convince a smettere. Rinuncio, devo lavorare ancora sulla strettoia o comunque studiarla meglio. Ripercorro all’indietro i preziosi centimetri cosi’ faticosamente guadagnati. Devo rifare al contrario, prima mentalmente e quindi in pratica, gli stessi movimenti e spostamenti laterali che avevo appena fatto per entrare. Sono quasi fuori quando Matilde torna dalla esplorazione. All’altra estremita’ della spaccatura ha trovato un punto dove forse c’e’ una continuazione, ma c’e’ da lavorarci. Ci sono vari punti interessanti che vuole tornare a vedere. La aggiorno a mia volta. Anche Gianni mi sente e mi avverte che inizia ad accusare il freddo. Tra un poco pensa di lasciare la sua postazione e andare a raggiungere Maria alla macchina. Gli rispondo sconsolato che non credo di riuscire a passare e quindi a meno di nuove eclatanti da parte di Matilde non credo faremo molto altro. Matilde annuncia che prosegue la sua ricognizione. Io mi dedico con passione al tentativo di allargare il passaggio del laminatoio. Mi dedico dapprima a lavorare il soffitto con la mazzetta per smussare alcune punte fastidiose. Tento di rompere anche lo scalino sul pavimento che e’ a meta’ circa della strettoia. Suona vuoto in quel punto ma non c’e’ spazio per imprimere forza alla mazzetta quindi mi devo ritirare col braccio dolente ed un nulla di fatto. Lavoro ancora a togliere terra dal pavimento piu’ avanti che posso. Non ho combinato nulla per migliorare il passaggio del bacino in fondo al laminatoio, pero’ magari ora riesco a manovrare di piu’ e a spostarmi per cercare altri punti piu’ larghi. Provo di nuovo a passare. Arrivo nella stessa situazione di prima, petto fastidiosamente compresso e bacino bloccato al bordo della strettoia. Sento Matilde che ritorna. Le chiedo se puo’ tornare vicino alla strettoia per darmi indicazioni. La sento che si avvicina ma non riesco piu’ a restare in quella posizione scomodissima. Torno indietro miseramente sconfitto per la seconda volta. Matilde arriva e la aggiorno, decidiamo che e’ quasi ora di chiudere e rimandare ulteriori azioni alla prossima volta. Nel frattempo Gianni, che ci ha ascoltato, ci  comunica che vista la situazione ha deciso per il “basta freddo” e prende anche lui la strada per la macchina. Salutiamo il nostro amico. Sono indeciso se fare un altro tentativo di passaggio con il suo supporto speleo-ostetrico di Matilde. Mentre decidiamo il da farsi, avviene il lieto imprevisto. Matilde si sposta lateralmente, alla mia destra, per vedere un piccolo anfratto al lato del laminatoio. Appena il fascio della sua luce si sposta di lato vedo un bagliore di luce in una fessura di un paio di centimetri sulla destra del laminatoio. In quel punto la strettoia e’ delimitata da un cumulo di terra alto fino a quasi il soffitto ma dietro si intuisce un ambiente piu’ ampio. Vedendo la luce, il ragionamento e’ presto fatto. Se riesco a levare tutta la terra magari ricavo un passaggio comodo. Avverto Matilde del tentativo ed inizio a scavare accanitamente. Nel frattempo Matilde esplora dal suo lato. Anche lei vede l’ambiente che vedo io ma per arrivarci sembra esserci un altro punto stretto da superare. Con la terra me la sbrigo in breve tempo, mi sembra abbastanza largo. Mentre mi sistemo per tentare il passaggio da quella parte, Matilde prova a passare la strettoia dal suo lato. In pochi secondi stavolta io passo, lei pero’ no. Ora siamo a portata di mano ma c’e’ una nuova strettoia che ci separa. Provo a passarla anche se gia’ so che se non c’e’ riuscita lei, c’e’ ben poco da fare. Recupero la mazzetta e proviamo ad allargarla di forza. Ad un certo punto rischio anche di menomare la nostra strettoista dandole una robusta mazzettata sul dito mignolo. Per fortuna il danno si limita ad un po’ di dolore e forse a un bel livido del giorno dopo! L’incidente causa una provvidenziale sosta. Infatti mentre mi dispiaccio dell’accaduto alzo gli occhi al cielo e…vedo la luce! Vedo la potente luce di Matilde filtrare anche dall’alto. Mi alzo in piedi ed ecco qua un comodo passaggio. La povera Matilde ha rischiato di sacrificare le sue mani per nulla. Con un “agile” passaggio atterro accanto a lei e siamo finalmente ricongiunti. Inizio ad accusare la stanchezza ma ora non posso fermarmi, devo assolutamente vedere quello che Matilde ha descritto finora. Scendiamo il pozzetto e andiamo verso destra. Mi mostra il punto che le sembra piu’ promettente, ci sono molte ossa di animale appollaiate in equilibrio su una piccola roccia. Restiamo un poco a “sentire l’aria” ma non ne avvertiamo. Gironzoliamo intorno a cercare altri punti interessanti. Uno in particolare sembra promettere qualcosa in fatto di aria ma e’ un buco nella roccia di un palmo di diametro. Dietro si vede un ambiente “vivibile” ma c’e’ da lavorarci. Tentiamo di allargare un po’ con la mazzetta ma senza concludere granche’. Controlliamo bene ogni anfratto ma non sentiamo altre fonti d’aria notevoli. Matilde si avvia per andare a vedere il meandrino dalla parte opposta ma la avverto che ora sono proprio in riserva, per me e’ il momento di uscire. Rimandiamo il meandro alla prossima volta. Per fortuna ora il passaggio del laminatoio e’ evitabile in maniera quasi banale. Nell’ambiente prima del laminatoio ora avverto nuovamente una buona circolazione d’aria, si deve tornare con qualcuno che fuma per cercare bene da dove proviene! Ripassiamo velocemente la ex-strettoia iniziale passandoci il materiale da scavo. Usciamo all’esterno dove troviamo ad attenderci la pioggia. Per fortuna non e’ molto intensa e gli alberi la filtrano parecchio quindi possiamo sistemare le nostre cose con calma. Sistemando corde e cordini ne approfitto per far vedere a Matilde un paio di nodi utili cosi’ che possa iniziare a prenderci confidenza. Per giunta mi prendo anche il tempo per una coloratissima, quanto sfocata, natura morta modello ipogeo.

dscf2582Potevamo andare via senza un selfie all’ingresso della grotta?!?dscf2583 Visto che nel selfie la grotta non e’ venuta proprio distinta rimediamo con questa.dscf2588 Iniziamo la discesa cercando di ripercorrere la strada dell’andata. La pioggia ha reso scivolosissimo il tappeto di foglie e ghiande sul terreno. Matilde ne cade letteralmente vittima, ma sempre in allegria.dscf2589 Eccola che riprende, sorridendo, la posizione eretta.dscf2591Intercettato il sentiero, arrivare alla macchina e’ questione di poco. Troviamo Maria e Gianni che si riparano in macchina. Iniziavano ad essere un po’ preoccupati per il nostro ritardo e Gianni stava per partire alla nostra ricerca. Diamo loro le spiegazioni del caso raccontandogli le nostre recenti avventure mentre ci cambiamo. Quando siamo cambiati e con gli zaini ricomposti si tratta di decidere come completare la giornata. E’ pomeriggio inoltrato ma non e’ ancora ora di cena. Si potrebbe rientrare a Roma ma personalmente detesto questa tristissima opzione. Alla fine i miei compagni di gita hanno pieta’ e si convincono per tentare la cena tutti assieme nonostante l’ora presta. Gianni si allontana a piedi nel tentativo di trovare abbastanza campo per telefonare ai possibili ristoranti della zona ma non riesce a comunicare. Oramai convinti per la cena procediamo spediti verso l’obiettivo. Tornati alla piana di Campo Soriano, nei dintorni della grotta-fogna che ho rilevato tempo fa, deviamo per il primo ristorante. Arriviamo che non sono ancora le 6 del pomeriggio. Visto che sono il piu’ motivato per la cena vengo designato all’unanimita’ come ambasciatore per cercare di estorcere un pasto fuori orario. Esco dalla macchina sotto la pioggia ed entro impavido nel ristorante. Torno quasi subito con le pive nel sacco. Mi hanno proposto dei panini! Relaziono i miei amici, decidiamo di telefonare al solito, affidabile ristorante a Capo Croce. Telefono io presentandomi come “quegli speleologi che vengono ogni tanto”. Dall’altro capo del telefono sento la voce del gestore, nonche’ cuoco, del ristorante che tituba alquanto. Senza cadere nel panico cerco di trovare argomenti a nostro favore affinche’ non dica di no. Alla fine rimaniamo d’accordo che ci aspetta per le 18.30 e mi assicura che trovera’ sicuramente qualcosa da cucinarci. Arriviamo al ristorante con largo anticipo e troviamo il nostro buon ristoratore che aspetta fuori fumando una sigaretta. Visto che c’e’ ancora tempo e che Matilde ha ancora con se il suo fastidioso mal di testa,  chiediamo al nostro sfamatore informazioni per una farmacia. Riceviamo indicazioni per trovare la farmacia a Frasso. Andiamo e torniamo, finalmente Matilde puo’ prendere una pasticca che la aiuti a debellare il dolore. Il resto del tempo trascorre lietamente tra un boccone e  l’altro. Tra l’antipasto ed il primo Matilde si ingegna a disegnare sul quaderno di Gianni il rilievo della grotta appena esplorata. Alla fine viene anche esortata a darle il nome. Poi comunque ci impegnamo tutti con mille proposte che vagliamo e via via scartiamo. Alla fine anche lei viene battezzata, decidiamo coralmente per “Grotta Bravona”. L’arrivo delle tanto desiderate fettuccine suggella degnamente il nome della grotta!fettuccineCapoCroce.jpg Il ritorno non ve lo racconto per nulla, mi sembra degno chiudere qui con il solito…alla prossima!

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Punta degli Stretti – 15/02/2015

Uscita di gruppo del CAI di Orvieto. Con Ginevra, Emanuele e Marco come graditi ospiti. A fare gli onori di “casa”, Giuseppe, Simone, Fabrizio, Matteo, Claudio ed io.

Andiamo a fare una gita a Orbetello, alla grotta Punta degli stretti, per la precisione. L’appuntamento per tutti e’ alle 9 allo spiazzo davanti la grotta. Claudio passa a prelevarmi a casa alle 7. Tra una chiacchiera e l’altra, non senza perderci un paio di volte, passiamo a prendere Matteo dalle parti della circonvallazione Gianicolense, non chiedetemi maggiori dettagli, che non ricordo! Quando arriviamo alla piazza dell’appuntamento, Matteo ancora non c’e’ quindi ci fiondiamo senza incertezze nel confortevole Bar-Pasticceria che troviamo nella piazza per un’ottima e rinvigorente colazione. Arriva anche Matteo e si unisce a noi. Completato il rifocillo torniamo alla macchina. Strada facendo esterno la mia sensazione di dejavu, ho infatti la netta sensazione di essere gia’ stato li’ in altre occasioni. Claudio ricorda che da quelle parti abitavano dei vecchi amici speleo, sara’ stato in occasione di qualche uscita con loro. Carichiamo i bagagli di Matteo e partiamo. Matteo, in quanto autoctono del posto ci guida verso l’Aurelia. Imbocchiamo quindi l’autostrada per Civitavecchia. Il tempo non sembra promettere bene, siamo letteralmente circondati da nuvoloni minacciosamente grigi. Passiamo il tempo facendo chiacchiera sul carnevale, sui prossimi impegni ipogei e chissa’ quanti altri argomenti che ora non ricordo. Ad ogni modo il viaggio in buona compagnia sembra sempre piu’ breve di quel che e’. Quando siamo vicini ad Orbetello contattiamo Simone. Anche loro sono nei paraggi, leggermente avanti a noi. Ci diamo appuntamento al primo bar. Dopo poca strada li troviamo, ci fanno segno agitando le mani. Facciamo conoscenza con i nostri eroici ospiti della gita di oggi, Ginevra, Emanuele e Marco. Salutiamo Simone e Giuseppe e quindi entriamo nel bar per un ulteriore razione di colazione.

dscf2292Dopo la dolce pausa riprendiamo le auto e ci dirigiamo alla grotta. Traversiamo Orbetello, e’ quasi deserta vista l’ora ed il periodo. Il tempo procede col suo costante peggioramento.dscf2296Claudio alla guida dscf2299 Matteo sui sedili dietro che dormicchia anche se mostra di avere gli occhi spalancati.dscf2300Arriviamo quindi all’istmo stradale verso Porto S. Stefano, rallentiamo la marcia per permettermi di immortalare il mulino e finalmente approdiamo allo spiazzo davanti la grotta. dscf2303Siamo in ritardo di almeno 20 minuti. Al buon Fabrizio, che doveva raggiungerci, avevamo detto: “guida sulla strada finche’ ci vedi parcheggiati”. Lui e’ stato puntualissimo, noi in ritardo, il risultato e’ stato che Fabrizio ha continuato a guidare fino a Porto S. Stefano! A quel punto certo che qualcosa non andasse e ci chiama. Rispondiamo dandogli prontamente indicazioni di tornare indietro e tentare nuovamente la ricerca. In pochi minuti lo vediamo arrivare. Ci concediamo un adeguato tempo per i saluti e quindi proseguiamo con i preparativi. Appena tiriamo fuori le nostre vesti grottesche, nemmeno a dirlo, inizia a piovigginare. Per fortuna Simone ha portato un mucchio di ombrelli. Ne faccio mio uno e continuo a prepararmi. dscf2304Simone, Giuseppe e Claudio iniziano ad armeggiare per gonfiare il canotto.dscf2307 Ecco il mitico Fabrizio che assiste alle operazioni di gonfiaggio del canottodscf2308Come  tradizione vuole, inizia a piovere sempre piu’ forte a mano a mano che procediamo con i preparativi. Matteo, Claudio e Fabrizio hanno messo la muta cosi’ potranno sguazzare liberamente nei laghetti della grotta ed alla bisogna assistere i nostri amici nei passaggi piu’ ostici. Io mi vesto da “grotta asciutta” perche’ sono reduce da influenza e non ci tengo affatto a bagnarmi. Siamo praticamente tutti vestiti e continua a piovere allegramente.  dscf2309Per ingannare l’attesa ed il freddo prendo il mio zaino e vado a vedere se l’ingresso dal lato del tunnel artificiale e’ sempre praticabile. dscf2310Il solito barcone abbandonatodscf2311Dove inizia il tunnel sembra tutto a posto. Visto che sono all’asciutto ne approfitto per indossare l’imbrago e poi ritorno indietro. I miei amici “canottieri” sono sempre impegnatissimi. Chiamo i nostri ospiti per portarli verso la grotta. Marco ed Emanuele mi seguono prontamente, Ginevra preferisce seguire l’operazione “canotto”. Si uniscono a noi anche Fabrizio e Matteo.  dscf2312Mentre ci avviciniamo all’ingresso, facendo appello alle confuse nozioni che ricordo, descrivo loro quello che ci troveremo davanti a breve. Entreremo dalla galleria artificiale che intercetta la grotta a circa meta’ della galleria stessa. Il primo tratto della galleria, non saprei dire in quali anni, ha ospitato un ristorante, ora e’ tutto in rovina ma ancora se ne distinguono i locali. Con Matteo facciamo delle edificanti foto sull’utilizzo dei bagni.  dscf2314 Ecco quel che rimane della sala principale del ristorantedscf2315 Matteo ha finito la simulazione e diligentemente simula il lavaggio delle mani.dscf2316Passata la sezione gia’ adibita a ristorante entriamo nella galleria, c’e’ ancora un tratto con residui vari e poi diventa finalmente una galleria abbandonata. A meta’ circa, come dicevo, incrociamo la grotta, a sinistra c’e’ l’uscita, a destra inizia subito il primo lago, quello del granduca. dscf2317 Un abitante in pianta stabile della galleriadscf2320Proseguiamo lungo la galleria fino in fondo dove c’e’ un portone a vetri a sbarrare l’accesso all’esterno. dscf2321Tornando indietro troviamo i “canottieri”. Le loro fatiche si sono risolte con un nulla di fatto per problemi tecnici con la pompa. Vuol dire che traverseremo il lago utilizzando le corde predisposte sulla parete destra del lago stesso. Questo e’ proprio l’ingresso al lago.dscf2322Per completare il giro turistico iniziale propongo di andare a visitare per primo il breve ramo che porta all’uscita. Piu’ che altro per non starmi a sentire, acconsentono un po’ tutti. Mi addentro per primo, per accedere ci si deve chinare un poco. Ricordavo, dalla volta scorsa, che fino all’uscita non c’era acqua quindi procedo senza curarmi troppo di guardare per terra. Dopo nemmeno 2 passi mi ritrovo coi piedi a mollo! Sono entrato in una pozza quasi invisibile per quanto e’ trasparente l’acqua. Faccio velocemente retromarcia notando con sollievo che le scarpe hanno tenuto alla imprevista immersione. Devo solo sorbirmi la presa in giro dei miei amici che pero’ si risolve con un paio di battute. Mentre mi ingegno a passare senza bagnarmi, gli altri, dotati di stivali di gomma e/o muta, passano tranquillamente nell’acqua. Dopo la pozza ancora pochi passi e si vede la luce dell’esterno. Ci affacciamo fuori ma solo per sentire le auto che sfrecciano sulla strada a pochi metri e la pioggia che sembra cadere sempre piu’ vigorosamente. La doverosa visita all’ingresso naturale della grotta l’abbiamo fatta. Torniamo indietro.dscf2324Ora possiamo proseguire ed affrontare impavidi il traverso sul Lago del Granduca. Quando il gruppone si riaffaccia al lago troviamo il traverso gia impegnato. Gli “usurpatori” sono dietro la curva e quindi non li vediamo. Scopriamo subito che altri non sono che Simone, Giuseppe e Ginevra, hanno approfittato della nostra visita dall’altra parte per iniziare il passaggio del traverso. Claudio si bagna nel lago inaugurando la giornata di lavoro per la muta. Matteo taglia corto e si tuffa in acqua sguazzando allegramente sotto lo sguardo inorridito di tutti noi. dscf2326 Mentre attendiamo che Simone e Giuseppe finiscano di passare aiutando Ginevra, inganniamo l’attesa con qualche foto nel buio del lago.dscf2327 Eccone un’altra, si vede poco ma altre non ne ho!dscf2332Simone&Co sono arrivati a meta. Marco ed Emanuele, intervallati da noi altri, impegnano a loro volta il traverso. Marco se la cava senza particolari problemi, Emanuele ha qualche difficolta’ ma col nostro aiuto le supera.  dscf2336Arriviamo tutti, piu’ o meno indenni, sull’isolotto al centro del lago. Manca da affrontare un breve attraversamento d’acqua per ritornare alla sponda del lago in corrispondenza della prosecuzione della grotta, il meandro di destra, per la precisione. I nostri neofiti amici passano l’ostacolo acquatico senza troppe difficolta’ visto che hanno gli stivali di gomma. Io indugio cercando un modo per non bagnarmi. Per mia fortuna qualcuno ha lasciato una scala di ferro poggiata orizzontalmente sulle rocce, a mo’ di ponte. E’ molto arrugginita e posizionata in maniera posticcia ma decido di fidarmi e la affronto stando attento che non si ribalti e ad eventuali cedimenti strutturali. dscf2340Riesco a passare indenne e mi metto in fila per il passaggio successivo che e’ un poco impegnativo. Bisogna entrare stendendosi in avanti e poi ruotare le gambe verso destra per infilarsi in un buco che da sul meandro dove prosegue la grotta. Il tutto e’ complicato dal fatto che il meandro e’ allagato e quindi ci si deve assicurare con la longe mentre si esce dal buco e quindi proseguire seguendo il traverso su corda. Non so se la spiegazione rende l’idea ma posso assicurare che e’ un passaggio ben atletico per chi e’ alle prime armi. I nostri amici comunque se la cavano egregiamente. Simone fa capolino dal passaggio mentre finisce di dare indicazioni per il passaggio. Giuseppe e’ gia’ oltre.dscf2342 Ginevra affronta impavida il passaggiodscf2346 E’ andata.dscf2349 E’ la volta di Marcodscf2352 Per ultimo passa Emanuele poi li seguo io. Il resto della banda ha optato per il passaggio in acqua.dscf2354 Continuiamo lungo il meandro allagato facendo un po’ di esercizio di arrampicata per evitare di bagnarci.dscf2357 Proseguiamo per il meandrodscf2359 Alcuni passaggi sono complicati se non ci si vuole bagnaredscf2362 Una sequenza di simpatici passaggi che ci portano a percorrere il meandro fino al lago Egizio. Non vi tedio con troppe descrizioni e lascio che siano le foto a parlare dscf2364 dscf2366 dscf2367 dscf2370 dscf2372 dscf2374 dscf2378 dscf2380 dscf2383 dscf2384 dscf2385 dscf2388 dscf2396 dscf2399 dscf2401 dscf2405 dscf2407 Eccoci finalmente al lago Egizio. Matteo approfitta per fare il bagno.dscf2411 Claudio si butta anche lui per rinfrescarsi e dare una pulita alla mutadscf2412 I belli al bagnodscf2416 Ed il folto pubblico che li osserva.dscf2421 Fanno anche del nuoto sincronizzato ma sbagliano completamente la sincronia!dscf2425 Foto di gruppo dell’inclito pubblicodscf2427 Pappa time! Fabrizio tira fuori la frittata di pasta. E’ solo la prima portata! Matteo approfitta, ma anche io non mi tiro indietro.dscf2429 Claudio si e’ rinfrescato ed e’ contento.dscf2430 Ognuno cerca un posticino dove rifocillarsi in pace.dscf2431 Matteo fa il morto a galla nel lago.dscf2432 Il pasto prosegue per Emanuele. Fabrizio schiaccia la pennichella post-prandiale.dscf2438 Quattro chiacchiere per digerire prima di affrontare il ritorno.dscf2440 Si torna indietro.dscf2444 Scorcio di Ginevra!dscf2446 Angolino della concrezione.dscf2447 Passaggio atletico di Ginevra che se la ride.dscf2449 Siamo di nuovo al lago del Granduca, ci manca solo l’ultimo traversodscf2454 Ginevra che passa l’ultimo traverso mentre Fabrizio cerca di capire dove ha messo il casco!dscf2456 Siamo fuori, siamo fortunati, ha smesso di piovere.dscf2458 L’aria tutto sommato e’ piacevole, non fa troppo freddo.dscf2459 Alla spicciolata arrivano tutti ed iniziano a cambiarsi.dscf2462 Buon ultimo arriva Giuseppe a chiudere la fila.dscf2464 Quando siamo pronti ripartiamo in macchina alla volta di Orbetello, abbiamo intenzione di mangiare qualcosa prima di intraprendere il viaggio di ritorno. Facciamo una rapida sosta per un paio di foto.dscf2466 Si tratta giusto di un paio perche’ subito dopo la fotocamera mi segnala che la batteria e’ finita e poi si spegne.dscf2468Ad Orbetello, tra le maschere di carnevale che ci girano attorno, troviamo una pizzeria aperta dove facciamo un gustoso spuntino. Simone e Claudio si danno manforte l’un l’altro e mangiano un buon numero di fritti, tra suppli’, arancini e crocchette. A quanto ne racconteranno ne subiscono pesanti conseguenze, le prelibatezze mangiate terranno loro compagnia molto a lungo! Completiamo il pasto invadendo un minuscolo chiosco nella piazza per un caffe’ e poi riprendiamo la strada per le macchine. E’ arrivato il momento dei saluti. Baci, abbracci e tanti buoni propositi di rivederci presto con i nostri nuovi amici. Ora le nostre strade si dividono, Claudio, Matteo ed io torneremo a Roma, tutti gli altri hanno come meta Orvieto. Anche questa bella “aggrottata” si e’ conclusa felicemente. Arrivederci presto, alla prossima!

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Erebus – 25/01/2015

Allegra, numerosa  e proficua uscita all’Erebus. Abbiamo fatto esplorazione del nuovo tratto di grotta utilizzando il supporto delle radio. Una squadra decisa e compatta formata da Carla, Federica, Matilde, Vincenzina, Fabrizio, Filippo, Giuseppe, Matteo, Maurizio, Simone ed io.

Questa uscita l’abbiamo preparata a lungo ed e’ “costata” lo scambio di migliaia di messaggi per metterci tutti d’accordo e per racimolare il materiale necessario. Un grazie a Claudio per averci prestato il proprio pur non potendo venire! Fabrizio, il nostro radiologo di fiducia, ha provveduto in autonomia a tutta la faccenda radiologica ed ha trovato anche il tempo per apportare miglioramenti alle sue apparecchiature. Il resto del materiale e’ venuto, parte dei gruppi, parte da quello personale un po’ di tutti. Alla fine, quando il sabato precedente la nostra uscita volgeva al termine, ci scambiavamo gli ultimi messaggi al momento della composizione degli zaini. Soprattutto io cercavo aiuto per scoprire cosa stessi scordando mentre per l’ultima volta rifacevo mentalmente la lista del materiale necessario e di quello preso. Nonostante una certa aspettativa per l’uscita, riesco a dormire sodo fino alle 7 per poi prepararmi e andare a consumare la consueta colazione “familiare” al bar vicino casa. Rientriamo che mancano pochi minuti alle 8, orario in cui ho appuntamento sotto casa con Maurizio, Federica e Vincenzina. Anche questa volta e’ l’ottimo Maurizio a fornirci di un passaggio con la sua macchina. Lo attendo al varco davanti casa e lo fermo per caricare il mio immane zaino. Maurizio ha gia’ recuperato Federica, Vincenzina arriva col suo fido motorino con appena un paio di minuti di ritardo. Quando siamo tutti e 4, partiamo alla volta del bar “bello” di Settebagni per consumare la colazione “di gruppo”. Svolgiamo questo compito rapidi e decisi per poi ripartire per l’ultima tappa, abbiamo appuntamento col resto della banda alle 9, a S. Oreste. Arriviamo con 5 minuti di ritardo e troviamo che sono arrivati quasi tutti. Manca solo Matilde. Mentre la aspettiamo andiamo a prendere qualcosa al bar ’41, un buon caffe’ ci sta tutto per stemperare la temperatura esterna. Arriva anche l’uragano Matilde portando la solita ventata di allegria.

Una carrellata di foto della nostra invasione del bar. In primo piano Simone un po’ rattrappito dal freddo e Maurizio che degusta il caffe’.dscf2019 Qui, partendo da destra abbiamo Filippo, Carla ed il nostro radiologo, Fabriziodscf2020 E ancora, Matteo, lo strettoista della nostra allegra compagnia. Al bancone c’e’ Matilde che tenta di mantenere sveglia Vincenzina, ripresa di spalle.dscf2021Torniamo con calma alle macchine facendo una rapida incursione alla pizzeria, alcuni per approvvigionamento, altri, come me, per un goloso spuntino. Ora siamo tutti, siamo “caffettati” e “pizzati” a dovere, urlo al gruppo che e’ ora di andare altrimenti si rischia di uscire tardissimo. Pian pianino i capannelli spontanei di chiacchiera si disfano ed entriamo in azione. Spostiamo tutta l’impressionante mole di bagagli nelle 2 macchine deputate a salire, ci inzeppiamo anche noi dentro e partiamo. Quando arriviamo al solito parcheggio troviamo il pienone di auto. Si sente rumore di qualche macchinario, staranno facendo lavori all’eremo. L’aria e’ sempre pizzicante, ci cambiamo svelti ed iniziamo a verificare il materiale che dobbiamo portare, non puo’ mancare una bella foto in posa modello “Charlie’s Angels”, decidete voi chi siano gli angeli!dscf2023 Tutti pronti? Ancora una foto e partiamo. Abbiamo zaini in abbondanza per tutti, Federica e Carla non lo sanno e quindi sono ancora sorridenti!dscf2028Arrivati in vetta incontriamo un gruppo di scout, approfittiamo di uno di loro per farci scattare qualche foto. dscf2030 Eccoci visti piu’ da vicino, tanti, decisi e cattivi!dscf2032 La passeggiata fino all’ingresso e’ poi questione di poco. Appena arrivati, il nostro radiologo inizia a sistemare il campo per ospitare tutti i marchingegni necessari alle trasmissioni, via radio e via telefono. Matteo posa per una foto accanto all’apparecchio per telefonare. Vuole utilizzare quanto inventato da Fabrizio per produrre delle pubblicazioni scientifiche che, dice, sicuramente gli varranno il nobel. Quindi questa e’ destinata a diventare una foto storica!dscf2036 Giuseppe, molto piu’ pratico, si scalda utilizzando uno zaino come punching-balldscf2038 Vincenzina e Matilde, piu’ pacificamente, si scaldano con un abbraccio ed un sorrisodscf2040 Iniziamo ad andare. Come e’ oramai tradizione per primo parte Simone per l’armo. Filippo e Matteo lo seguono per portare il necessario e dargli una mano. Carla si cala dopo di loro.dscf2041 Segue un agguerritissimo Mauriziodscf2042Subito dopo parte Federica con il mandato di controllarlo affinche’ non si metta nei guai! dscf2044 Nel frattempo le operazioni di allestimento della sala radio proseguono senza sosta.dscf2047 Dopo le verifiche che tutto l’apparato per le radio funzioni a dovere Fabrizio ci fa un ultimo spiegone sulle modifiche che ha fatto alle apparecchiature dall’ultima volta e quindi un rapido ripasso sull’utilizzo di radio e del telefono. Ci annotiamo sul taccuino da rilievo un paio di numeri di cellulare che proveremo a chiamare una volta sul fondo. Dopo gli ultimissimi preparativi il buon Fabrizio ci consegna il nuovissimo zaino con dentro filato il cavo che dovremo stendere. E’ un nuovo tipo di cavo, molto piu’ sottile del precedente (per chi ha seguito l’evoluzione di questo metodo, siamo partiti un paio d’anni fa alla grotta del Pretaro con un cavo da 6,5 mm, la volta precedente all’Erebus con un cavo da 5 mm, oggi utilizzeremo un cavo da soli 3,5 mm) . Infatti nello zaino ce ne entrano comodamente ben 200 metri con un peso veramente irrisorio. Oggi verificheremo sul campo se anche questo cavo ha  caratteristiche adatte all’utilizzo con la tecnologia sviluppata da Fabrizio. Molto cavallerescamente affibbio il compito di stendere il cavo a Matilde e Vincenzina. Per l’appunto ecco Matilde che parte con il sacco al seguito.dscf2048 Un primo test delle radio e’ doveroso.dscf2052Si prepara a partire anche Vincenzina, a lei il delicato compito di portare il DistoX fino al fondo, io rischierei di frantumarlo. Giuseppe ancora aspetta paziente.dscf2054 Eccola che scende, oramai l’Erebus e’ la sua seconda casa.dscf2055 L’UTE (Ufficio Telecomunicazioni Erebus) con le sue apparecchiature pronte ed il suo  responsabile in trepida attesa di poter sovraintendere alle comunicazioni ipogee.dscf2057 Inizio a scendere anche io, Giuseppe si prepara, chiudera’ la fila.dscf2058 In un men che non si dica arriviamo alla seconda, comoda, strettoia passando il cavo. Tutto funziona regolarmente. Cerco di fare una foto di gruppo in un attimo di sosta, si vede solo Matilde ma penso possa bastare.dscf2063 Svicolo saltando la fila e scendo il pozzo successivo andando ad incontrare di nuovo Carla che attende il suo turno per proseguire.dscf2068 E’ Federica o non e’ Federica? Ma si che e’ Federica!dscf2078 Tanto per farla complicata dico a Matilde di passare il cavo nei pertugi piu’ impraticabili, devo dire che si districa velocemente e senza problemi. Eccola che fa capolino per passare il cavo dove le indico, lontano da dove potremmo calpestarlo malamente.dscf2082Simone, Filippo e Matteo stanno iniziando ad armare l’ultimo pozzo. Noi siamo ancora un poco indietro rispetto a loro ma c’e’ da prendersi un momento di calma per non ammucchiarci tutti nello stesso posto. Un Maurizio in un momento di particolare splendore, una foto se la merita proprio.dscf2084 Ancora Matilde che sistema il cavo in un punto impervio.dscf2086 Blocco Vincenzina per rubarle una posa.dscf2092 Dietro Vincenzina compare Matteo, forse stanco di stare avanti e’ tornato nelle retrovie.dscf2093Avanziamo lenti ma costanti. Matilde con una meravigliosa sacca d’armo in evidenza (e’ la mia!) posa alla base del saltino prima dell’ultimo pozzo.dscf2096Federica ci rimprovera perche’ non abbiamo armato un passaggio un poco esposto. Rimediamo alla buona, mi incastro tra lei ed il possibile pericolo. Ora siamo tutti alla partenza dell’ultimo pozzo. dscf2100 Faccio in tempo in tempo a fotografare Carla mentre scende.dscf2103 Ecco ancora Carla impegnata nella discesa.dscf2108 Mentre scendo anche io sento i ragazzi che ci precedono che si preparano a passare la strettoia. In particolare Filippo si cimenta, ma ha ancora indosso l’attrezzatura e deve abbandonare. Quando arrivo nei pressi della strettoia tutta la mia pazienza svanisce, non vedo l’ora di passare. Mi costringo ad aspettare Matteo perche’ passi per primo e faccia assistenza agli altri. Nel frattempo mi libero di tutta l’attrezzatura e mi tolgo l’imbrago. Completo la svestizione cedendo la fotocamera a Matilde e Filippo. C’e’ ancora da aspettare un momento, faccio uno spuntino e bevo un goccio di sbobba. Con Filippo facciamo un rapido inventario delle attrezzature, di chi portera’ cosa e quello che ci fara’ a breve. Mi sembra tutto a posto. Per Matteo, quando arriva, il passaggio e’ di una facilita’ disarmante, lo vedo sgusciare dall’altra parte con una punta d’invidia perche’ per lui il passaggio e’ addirittura largo. Mi preparo mentalmente e poi mi infilo a mia volta. Matilde ha preso saldamente possesso della fotocamera e mi riprende in una lunga sequenza di foto per tutto il passaggio. Ve le mostro.

La preparazione “spirituale”, il tempo di una foto.dscf2110 Fino a questo punto nessuna difficolta’, ora bisogna trovare la giusta posizione, sistemare le braccia e trovare gli appigli.dscf2113 La posizione c’e’, chiudo gli occhi per evitare di tirarmi “polvere di stalattite” negli occhi.dscf2114 Anche gli appigli li trovo, Matteo mi da’ indicazioni.dscf2115 Questo e’ il punto critico, c’e’ da trattenere un poco il fiato e comprimere il trace, ma nulla di particolarmente fastidioso.dscf2116 Sono praticamente passato, se possibile il passaggio mi e’ sembrato molto piu’ semplice della volta scorsa.dscf2117 Risollevo il busto e cerco appoggio per i piedi, sono ufficialmente in zona di esplorazione!dscf2118 Segue qualche minuto di attivita’ concitata. Grazie all’assistenza di Filippo, sia Matteo che io recuperiamo le attrezzature. Arriva anche la mazzetta e quindi il trapano, la sacca d’armo e le corde.

Il buon Filippo mentre fa avanti ed indietro per passarci il materiale.dscf2120 Matilde imperversa con la fotocamera!dscf2123 Ancora passaggio materiali, in primo piano ci sono i piedi di Filippo, sul fondo Matteo che recupera quanto viene passato.dscf2126 Da questo momento in poi ci sono 2 filoni separati di eventi, uno prima della strettoia documentato con le foto di Matilde e l’altro, dopo la strettoia, che vi racconto a parole tra pochissimo. Ci siamo organizzati cosi’, mentre io sarei andato avanti ad armare, Matteo e Filippo sarebbero rimasti a lavorare alla strettoia con l’intento di allargarla quanto basta per passare tenendo indosso l’imbrago. Detto questo, eccoci alle foto. Filippo durante uno spuntino, probabilmente in una pausa durante lo scavo congiunto con Matteo.dscf2128 Giuseppe sullo sfondo e Simone quasi di spalledscf2129 Filippo mentre scava e Simone, ancora di spalle, che documenta.dscf2130 Carla attende pazientedscf2133 Vincenzina sorride per nascondere l’impazienza di passare oltre la strettoia.dscf2134 Finalmente simone!dscf2135 E un selfie di Matilde che assolutamente non poteva mancare.dscf2137 Ma cosa succede dall’altra parte? Mentre Matteo inizia la sua collaborazione di lavoro con Filippo, mi infilo nuovamente l’imbrago e sistemo l’attrezzatura. Mi approprio della sacca d’armo, del trapano, degli attacchi e delle corde. Sembro un attaccapanni. Approfittando della collaborazione di Matteo metto il primo fix proprio alla partenza del pozzo, al centro della frattura. Sistemo la corda e scendo pulendo la via da sassi pericolanti. Arrivo nel primo ambiente dopo una decina di metri. Sono sopra il buco di circa 2 metri di diametro da cui ci si immette nella seconda parte della discesa. Mi fermo sopra il buco a mettere un altro fix e poi proseguo. Scendo, spostandosi lateralmente sulla sinistra si aggira un sassone piatto (da togliere o mettere in sicurezza la prossima volta perche’ al ritorno si muoveva).  Scendo ancora qualche metro, sono sopra il “nero” dove mi ero fermato la volta scorsa. Che emozione! In questo momento sono solo con la grotta, avverto segni di attivita’ sopra di me ma sono come un rumore di fondo che non sento veramente. Mi godo fino in fondo questo momento.

La corda da 25 m con la quale sono partito e’ praticamente finita. Sondo col martello la parete di fronte a me, nonostante sia ricoperta da concrezione sembra ben compatta. La sistemo un poco e pianto 2 fix, il pozzo li merita tutti. Recupero la corda da 35 e sistemo la partenza del pozzo. Mi raggiunge Filippo, mi parla per aggiornarmi ma sinceramente non ricordo cosa abbia detto, sono ancora nella mia tranquilla bolla ipogea. Inizio la discesa, Filippo mi avverte che la corda tocca a circa meta’ pozzo, in corrispondenza di un leggero cambio di inclinazione della frattura. Risalgo a sistemare un deviatore. Trovo un armo naturale non propriamente solido pero’ magari la sollecitazione di una leggera deviazione la sopporta, in caso lo aggiusteremo in seguito. Mentre faccio inversione, complice l’elasticita’ della corda, mi ritrovo la maniglia impicciata contro il moschettone di rinvio, risolvo in breve, ma arriva comunque prontamente la bonaria battuta di Filippo a sottolineare la buffa situazione. Riprendo la discesa, per il momento il deviatore lavora egregiamente. Arrivo al fondo, avverto Filippo che mi guardo in giro per trovare un punto dove ripararmi dai sassi prima di dare la libera. Mi giro verso l’altra parete e controllo. A sinistra non sembra esserci alcunche’ di notevole. A destra, dove termina la frattura, si intravede un buco. Vado a verificare ed intanto, visto che sono ragionevolmente fuori dalla verticale grido la libera a Filippo. Lo sento che inizia a scendere mentre guardo se ci sono prosecuzioni. Sono un poco deluso, forse c’e’ qualcosa ma c’e’ da lavorarci assai. Arriva Filippo, mi raggiunge e gli indico quello che sto osservando. Lo lascio a meditare e mi allontano per dare uno sguardo in giro. Sto camminando sulla attuale base della frattura che e’ composta da massi di crollo di buone dimensioni. Guardo per terra, ci dovesse essere una prosecuzione coperta da uno dei massi. Mi cade l’occhio su un buco di una decina di centimetri, dietro e’ nero, ma proprio nero, la luce della mia frontale non riesce ad illuminarne che pochi centimetri. Mi inginocchio per guardare meglio ed automaticamente cerco un sasso delle dimensioni adatte. Intimo il silenzio a Filippo e lascio andare il sassetto. Scende! In pratica sono inginocchiato sulla partenza di un pozzo. Sposto un primo sasso, ora si vede bene, e’ sempre la frattura che continua uguale a se stessa per ancora una decina di metri e poi…ancora il buio. Con Filippo iniziamo a spostare con metodo i sassi piu’ grandi. In 2 riusciamo a muoverli a malapena ma siamo determinati a riuscirci. Alcuni, troppo grandi, li dobbiamo lasciar cadere giu’ con gran fragore. Abbiamo appena terminato di sgomberare un comodo passaggio che ci raggiunge un eccitatissimo Matteo. Quando vede la prosecuzione ci chiede di poter scendere per primo. Accettiamo, a patto, gli dico, che pulisca per bene dai sassi pericolanti mentre scende. Mi assicura che lo fara’ e continuiamo a fare quanto serve per proseguire. Misuro se quanto rimane della corda da 35 basti per scendere. Sembra di si, pero’ serve un altro deviatore. Trovo un solido e comodo attacco naturale proprio nei pressi dell’imbocco del pozzo. Prendo in prestito un cordino da Matteo e completo il deviatore. Diamo la via libera a Matteo che si fionda alla corda ed inizia la discesa. Mentre scende mi sostituisco al deviatore per poterne regolare la lunghezza. Matteo arriva alla base del pozzo, ci grida che ce n’e’ ancora un altro da scendere. Molto bene, peccato che abbiamo finito le corde! Gli dico di mettersi in sicurezza che scendo anche io. Inizio la discesa ed e’ subito chiaro che gli oltre 30 kg di differenza di peso tra Matteo e me rendono necessaria una ulteriore regolazione del deviatore, che tristezza! Mi fermo un attimo e faccio operare Filippo. Quando il deviatore e’ finalmente a posto continuo la discesa. Per scrupolo controllo anche io che non ci siano pietre pericolanti. Mi prende quasi un colpo quando sfioro un sasso di ragguardevoli dimensioni e lui mostra evidente predisposizione a precipitarsi giu’. Riesco a tenerlo fermo con una gamba mentre urlo a Matteo di mettersi al coperto il piu’ possibile. Per fortuna c’e’ una rientranza nella parete dove puo’ mettersi al sicuro. Lascio cadere il sassone con gran fragore ma senza danno. Intimo a Matteo di non muoversi che devo continuare a pulire, sono un po’ preoccupato per lui e anche contrariato che non abbia controllato come si deve. Quando lo raggiungo sfogo l’ansia facendogli le mie rimostranze. La finisco li’, anche per il poco che lo conosco sono sicuro che l’episodio gli sia servito da lezione. Scende anche Filippo ma siamo sempre senza corda mentre il pozzo sotto di noi ci irride. Non e’ disarrampicabile. Filippo ricorda che avevamo una corda in piu’ lasciata sopra il pozzo da 20 sopra la strettoia. Comunichiamo le novita’ via radio agli altri e chiediamo loro se possono recuperarla e portarla giu’. E’ notevole che la radio funzioni ancora, il cavo e’ almeno 40 metri sopra di noi. Fa piacere sentire il nostro radiologo di punta sempre vigile ed attento. Tra una chiacchierata sia via radio che tra noi, aspettiamo pazientemente. Ogni tanto ci arriva un aggiornamento via radio. Carla ha passato la strettoia ma si e’ fermata la’ in attesa della corda. Maurizio e Federica si sono occupati del recupero della corda. Mentre aspettiamo, Matteo si incuriosisce di una frattura, adatta solo a lui, che sembra proseguire in direzione opposta al pozzo da scendere. Sempre via radio ci arriva la lieta novella, la corda e’ arrivata alla strettoia. Giuseppe la sta portando giu’. Ancora via radio imploro che mi venga portata la fotocamera, sono in crisi d’astinenza! Maurizio ci avvisa che inizia a risalire verso l’uscita con Carla e Federica. Nel frattempo ci raggiungono Matilde,  Vincenzina e Simone. Finalmente arriva anche l’imperturbabile Giuseppe e riprendo possesso della fotocamera! Ricomincio subito subito ad imperversare con Matilde e Vincenzina che si riparano nella frattura esplorata da Matteo durante l’attesa della corda.dscf2139 Giuseppe, nostro salvatore poiche’ ha portato la corda e la mia fotocamera!dscf2141Proseguo imperterrito fotografando una primizia di stalattite.dscf2142 Armiamo il pozzo da scendere su un attacco naturale, stavolta lo scendo io per primo. C’e’ poco da fare, e’ abbastanza pulito a parte un velo di fango scivolosissimo. Una volta a terra inizio a guardarmi intorno mentre gli altri mi raggiungono. Siamo sempre nella frattura. Alla base non ci sono prosecuzioni evidenti. Ai lati si sale qualche metro. Sulla destra potrebbe esserci qualcosa, ma e’ stretto. Mentre arrivano gli altri approfitto per immortalarli. Ecco Simone. dscf2146 Tento una foto alla frattura senza flash, e’ poco comprensibile, ma suggestiva.dscf2159Appena arriva giu’, indirizzo Matteo verso il lato destro della frattura dove ci sono possibili prosecuzioni impraticabili per un non strettoista. Anche lui prova ma deve desistere. Simone intanto esplora l’altro lato ma anche lui trova nulla di interessante. dscf2161 Vincenzina fa la sua parte controllando che il fondo della frattura non ci stia nascondendo passaggi.dscf2170 Ora tocca a Matilde scendere.dscf2173 Una infilata di speleo, in ordine, Vincenzina, Matilde e Simone.dscf2177Qualche concrezione. Sembrano impacciate, ma tenete conto che e’ la prima volta che posano per una foto!dscf2181Matilde che sfoggia un sorriso furbetto mentre Giuseppe se la chiacchiera con Simone.dscf2185 Ora sono “fotocamerato” quindi costringo i miei amici a posare per innumerevoli foto. Faccio un po’ di esperimenti. In questa non c’e’ il flash, Matteo ha la luce spenta mentre Vincenzina e Matilde la tengono accesa e puntata verso l’obbiettivo.dscf2190 La stessa di prima ma con il flash.dscf2191 Con il flash ma le luci spente.dscf2192 Di nuovo, senza flash, Matilde e Vincenzina hanno girato le luci per non puntarle direttamente sull’obbiettivo. Matteo viene un po’ scuro, ma gli dona!dscf2198Una occhiata all’orologio ci convince che se vogliamo uscire in giornata (ovvero prima di mezzanotte!) e’ opportuno che noi si inizi a tornare indietro. Tra l’altro dobbiamo anche fare il rilievo. Facciamo un briefing radiologico con Fabrizio. Rimandiamo il test sul recupero del nuovo cavo per la radio, decidiamo infatti che lo lasceremo per poterlo utilizzare la prossima volta. Mentre il resto della banda inizia la risalita fino alla strettoia, ci attrezziamo. Impugno il fido quadernetto, affido il DistoX a Vincenzina. Matilde chiudera’ la fila per il disarmo fino alla strettoia. Presi i punti alla base del pozzo, inizio a risalire e aspetto le mie amiche scattando foto. Inizio con questa del pozzo appena risalito.dscf2199 Dietro la partenza del pozzo c’e’ un anfratto dove riposano dei tenerissimi broccoletti. Approfitto di loro imperversando con la fotocamera.dscf2203 Anche questo gruppo di concrezioni dall’aspetto piu’ maturo non sfuggono al dovere di cronaca.dscf2206Provo ancora con le tenerezze ma puntando ai particolari.dscf2211 Anche se fuori fuoco meritano di essere viste.dscf2216 Chi ci precede risale facendo attenzione a non tirare sassi a chi segue ma ogni tanto una “breccola” (ovvero sasso in romanesco!) parte. Matilde e’ la piu’ bersagliata e se ne prende una sulla mano ed una sul ginocchio. Anche io non mi lamento, un paio mi sfiorano ed uno mi fa suonare il casco come una campana. Mentre aspetto scatto la foto che vedete, non chiedetemi cosa sia perche’ non sono riuscito a capirlo!dscf2219 Vincenzina mi raggiunge, proseguiamo col rilievo ed aspettiamo Matilde.dscf2224Si tratta di una serie di pozzi quasi tutti sulla stessa verticale quindi tra un punto e l’altro c’e tempo. Lo inganno cercando concrezioni simpatiche da fotografare.dscf2231 Vincenzina che arriva alla partenza del secondo pozzo, a risalire.dscf2236 Un sorriso ci sta sempre bene, anche mentre anche lei litiga con l’elasticita’ della corda che le ha intrappolato la maniglia contro il moschettone del deviatore.dscf2239 Ci raggiunge anche Matilde e proseguiamo col pozzo successivo. A mezza via trovo la sorpresa che il deviatore posticcio e’ saltato. Giuseppe, che ora e’ sopra di me, alla partenza del pozzo, ha recuperato il cordino e lo ha portato con se. Mi fermo ad osservare la corda, non sembra aver sofferto, la prossima volta troveremo una soluzione definitiva. Quando arrivo su trovo ancora Giuseppe che ha appena terminato di recuperare del materiale. Ci mettiamo in contatto con Fabrizio per comunicargli che stiamo staccando l’antenna dal capo terminale del cavo. Fabrizio ci ricorda che dobbiamo provare il telefono. Ci passa il numero di Claudio cosi’ potremo fargli un po’ di invidia in diretta! Seguendo le indicazioni di Fabrizio proviamo a chiamare ma il telefono non da’ segni di vita. Con pazienza controlliamo tutti i collegamenti e riproviamo piu’ volte. Alla fine Fabrizio controlla l’apparecchio esterno, ne ricava che non c’e’ piu’ segnale, per questo il telefono e’ muto. Rassegnati salutiamo Fabrizio e riponiamo tutto. Approfitto ancora della radio per chiedere che qualcuno ci attenda dopo la strettoia per il disarmo del resto della grotta. Giuseppe parte verso la strettoia. Con Vincenzina continuiamo a prendere i punti per il rilievo poi mi metto comodo e aspetto che risalga. Intanto immortalo dal basso l’ultimo salto, quello che affaccia sulla strettoia.dscf2245 L’arrivo di Vincenzina, possiamo riprendere con il rilievo.dscf2250 Ancora pochi punti per il rilievo. Vista anche l’ora tarda ci fermeremo alla strettoia. Ora dobbiamo “solo” passarla. Mi tolgo gli attrezzi ma non l’imbrago, il pettorale ed il croll. Filippo mi ha raccontato di essere riuscito ad allargare parecchio e voglio tentare il passaggio senza svestirmi completamente come all’andata. Ad osservarlo mi sembra il buco fetido di sempre ma ho fiducia in quel che mi ha detto Filippo. Se noi ultimi 3 riusciamo a passare con l’imbrago addosso, risparmieremo almeno mezz’ora. Probabilmente l’unico in dubbio sono io. Provo. In effetti passo facilmente, la strettoia non sembra piu’ lei. Quando ne esco mi trovo davanti proprio Filippo ed approfitto per fargli i complimenti per il lavoro fatto. Con l’aiuto di Vincenzina recupero lo zaino e mi rimetto addosso gli attrezzi. Vincenzina passa alla grande, lo stesso dicasi per Matilde. Sistemiamo i materiali da portare fuori, riponiamo il fido DistoX e ci prepariamo a salire verso l’uscita. I nostri amici hanno ascoltato i miei appelli radiologici e ci hanno aspettato per completare il disarmo fino all’uscita. In cuor mio li ringrazio, mi prendo lo zaino ed inizio la risalita. Come al solito lo zaino non collabora e durante la salita fa comunella con i broccoletti. Ad ogni pedalata devo dividerli mentre si abbracciano con forza. Non risparmio loro qualche mala parola! Arrivato alla partenza del pozzo mi accingo ad una paziente attesa, meglio aspettare ora gli altri, al calduccio in grotta che dopo, fuori, esposto al vento gelido della notte. Una stalattite cattura la mia attenzione, e’ curiosamente “smangiucchiata”, chissa’ cosa ha dovuto subire la poveretta.

dscf2254 Spunta Vincenzina, litiga un po’ nello stretto ma e’ tutto a posto, sta prendendo le misure alla grotta.dscf2261 Arriva anche Matilde, soddisfattissima. Dallo sbuffo di fango in faccia si potrebbe pensare che ha appena addentato una concrezione, tanto per fare uno spuntino!dscf2263 Natura morta di grotta con zaino.dscf2264 Continuiamo a risalire senza perdere contatto con i disarmanti. Siamo praticamente fuori, mancano i soliti 4 pozzi.dscf2266 Matilde mentre fa capolino dalla strettoia a fessura. Proprio ora la fotocamera decide di farmi uno scherzo. Non so bene cosa combino, pero’ la maledetta entra in “modalita’ silenziosa” e non riesco a convincerla ad uscirne.dscf2268Nello “smanazzare” la fotocamera i tutti i modi possibili ne esce fuori anche un selfie di dubbia qualita’. Nulla da fare, la fotocamera si e’ intestardita nella sua silenziosita’. Di per se’ non avrei nulla in contrario, si sa, il silenzio e’ d’oro. Pero’ quando e’ silenziosa, la fotocamera si astiene anche dall’utilizzare il flash e questo e’ decisamente fastidioso.dscf2284 Costringo Matilde ad una lunga sosta mentre le scatto migliaia di foto tra un tentativo e l’altro di farla funzionare meno silenziosamente. Quando pero’ la vedo pronta a darmi una capocciata “amichevole” capisco che e’ ora di rinunciare. Ripongo quindi la fotocamera e la lascio a riposare fino alla prossima uscita.dscf2288Ci chiamano via radio chiedendo nuove circa l’orario d’uscita. Siamo a 3 pozzi dall’uscita, calcolo ottimisticamente una ventina di minuti. Esco come primo del gruppetto di coda ma gli altri mi seguono a pochi minuti. Fuori e’ freddo ma tollerabile. Naturalmente chi e’ fuori da parecchio oramai e’ quasi surgelato. Non voglio immaginare il freddo patito dal nostro eroico radiologo che e’ ancora sul posto. Alcuni, tra cui Federica, hanno fatto a tempo ad andare alla macchina, cambiarsi e tornare indietro per dare una mano nel trasporto del materiale. Giuseppe anche se e’ uscito da parecchio e’ rimasto con Fabrizio e oramai balla dal freddo mentre aspetta noi ultimi. Non ricordo se sul momento li ho ringraziati o l’ho solo pensato. Lo faccio pero’ ora con tutto il cuore. Grazie!

Siamo tutti fuori. Sistemiamo le ultime corde, carichiamo gli zaini in spalla e partiamo per le macchine. La breve camminata e’ utile per riprendere un po’ di calore. Adesso lo spiazzo e’ sgombro, sono rimaste solo le nostre macchine. Recupero le mie cose e vado a rifugiarmi nell’androne dell’eremo, al riparo dal vento. Sono le 9 ma decidiamo che dobbiamo comunque andare a cena assieme per concludere degnamente la giornata. Federica si occupa di chiamare Alessandro al Campanile. Ottime notizie, ci aspetta. Terminiamo di cambiarci, avere addosso abiti asciutti e’ il solito inestimabile piacere. Ognuno ricompone il proprio bagaglio e partiamo.

Come sempre Alessandro non delude le nostre aspettative e tra una forchettata di pasta ed un bicchiere di vino festeggiamo degnamente il nuovo fondo dell’Erebus e la bella compagnia con cui questa avventura si e’ svolta.

Alla prossima!

Pubblicato in amici, esplorazioni, foto, ristorante, SCR, speleo, uscite | Commenti disabilitati su Erebus – 25/01/2015

Vallecorsa – 17/01/2015

Uscita a Vallecorsa a cercare grotte degli Ausoni, con Maria, Evelyn, Vanessa, Gianni, Maurizio ed io. Ri-esplorata la grotta LA18.

Non chiedetemi come io abbia fatto, pero’ l’ho fatto, ho perduto quasi tutte le foto di questa giornata. Ne ho salvate solo alcune del pomeriggio ma quelle scattate in grotta non potro’ mostrarvele. Ma ora bando alle tristezze e cominciamo dal comincio!

Anche questa volta Maurizio passa sotto casa a prelevarmi alle 7.45. Un rapido passaggio a casa di Maria e Gianni e poi di corsa al bar “fico”ad Anagnina. L’appuntamento col resto della banda e’ alle 8.15, arriviamo con 1 minuto di ritardo e troviamo un sacco di gente, per fortuna non aspettano noi! Sono gli amici del GSCAI Roma che si  apprestano a partire alla volta di Gorga. E’ la prima volta che ci si incrocia dallo scorso anno e quindi spendiamo alcuni minuti in allegri saluti ed auguri per il nuovo anno. Nel gruppone intravediamo anche Evelyn e Vanessa che invece si uniranno a noi per questa uscita. Concludiamo degnamente l’incontro con una ottima colazione e poi ognuno per la propria strada. Prima di partire, noi della macchina di Maurizio “cediamo” Gianni alla macchina di Evelyn. Vanessa non e’ mai andata in grotta e Gianni andando con loro potra’ colmare ogni sua curiosita’ sul fantastico mondo ipogeo e gli strani esseri che lo frequentano!

La strada e’ la solita, autostrada fino a Ferentino, poi direzione Frosinone. Passiamo per Ceccano e proseguiamo decisi per Vallecorsa. Il tempo non promette bene, ogni tanto fa uno sgrullone di pioggia. A Vallecorsa facciamo sosta al Bar Sport per prelevare Luciano, il nostro accompagnatore. Dopo i saluti sotto una simpatica pioggerellina saliamo in macchina e partiamo. Gianni si sposta nuovamente di macchina, va con Luciano. Attraversiamo il centro abitato e prendiamo la stradina a destra gia’ presa la volta scorsa. Scendiamo a valle. Anche se a tratti riconosco punti gia’ visti dopo poco mi perdo, pero’ Maurizio segue con sicurezza la macchina di Luciano. Iniziamo ad inerpicarci, la strada diventa sterrata ma e’ in buone condizioni. Saliamo per un bel tratto fino ad uno spiazzo dove la nostra guida ci indica di accostare. Prontamente lo assecondiamo. Il tempo lassu’ e’ ancora peggio di quello che abbiamo lasciato a Vallecorsa. Ci cambiamo velocemente perche’ c’e un tratto da fare a piedi. Finisco di allacciarmi gli scarponi ed inizia a piovere come si deve. Questo ci convince definitivamente che per oggi questa grotta non la visiteremo, dovra’ aspettare tempi migliori. Riprendiamo le macchine e torniamo indietro. Mano a mano che ci avviciniamo a Vallecorsa la pioggia sembra diminuire di intensita’. Quando ritorniamo sulla strada principale, quella che attraversa il paese, e’ solo un rado stillicidio. Facciamo pochi metri sulla strada e parcheggiamo. A fianco strada sulla parte sinistra c’e’ un muretto di cemento armato sormontato da una rete. Probabilmente e’ un punto in cui c’e’ pericolo di caduta massi. Luciano ci spiega che addentrandoci dopo il muretto ed arrampicandoci lungo la ripa della montagna troveremo una grotta. Ce ne indica grossomodo l’ingresso, ma e’ tutto coperto da vegetazione fitta e soprattutto con molti rovi spinosi. Dove si interrompe il muretto, Luciano ci indica un punto in cui e’ stato praticato un buco nella rete. Andiamo a fare una prima perlustrazione. In effetti la vegetazione e’ fitta ed i rovi decisamente ostili. Per fortuna Gianni ha portato le forbici per potare e quindi riusciamo lentamente ad avanzare. Luciano si commuove ai nostri sforzi e si fa avanti per dare una mano. Disbosca alacremente per qualche metro fino al punto in cui si intravedono in lontananza delle formazioni rocciose che ci indica come l’ingresso della grotta. Mi cede il posto in prima linea e continuo il lavoro. Si deve fare attenzione perche’ nascoste dalla vegetazione si aprono delle crepe nella roccia dove si rischia di cadere. Riesco a raggiungere un punto in cui la vegetazione si dirada e mi inerpico scivolando un po’ sul fango. Arrivo ad uno “scavernamento” dove sembrano esserci piu’ punti che fanno pensare ad una grotta. Avverto gli altri e torno indietro per metterci d’accordo. Torniamo tutti alle macchine per cambiarci. Purtroppo la improvvisata ed imprevista faticata  disboscatoria ha avuto come conseguenza una sudata abnorme da parte mia. Sono letteralmente zuppo, i miei vestiti con me. Peccato che si tratta dei vestiti con cui contavo di tornare a casa. Maledicendomi in silenzio per essere stato cosi’ poco avveduto indosso la tenuta da grotta e vado a riprendere dove avevo lasciato poco prima. Durante la breve salita mi fermo a dare una mano a Maria, ha una caviglia che le da’ fastidio. Mentre la tiro per una mano affinche’ salga, metto un piede in fallo e sprofondo. Mi ritrovo mollemente appoggiato ad un intrico di vegetazione che ha accompagnato ed attutito la caduta. Mi assicuro di non aver causato ulteriori guai a Maria e poi guardo dove sono. Riesco a toccare con i piedi per terra. Il sassone piano dove stavo prima e’ ora ad altezza petto. Non ci sono molte spine, visto che ci sono tanto vale dare una occhiata ai dintorni. Mi abbasso fino a scomparire sotto la coltre di vegetazione, ci sono dei rami secchi che si spezzano facilmente al mio passaggio. Avanzo un paio di metri ma non noto alcunche’ di interessante. Riemergo e raggiungo i miei amici allo scavernamento. Maria sta ancora valutando se proseguire o tornare indietro per evitare stress alla caviglia dolorante. Gianni e Vanessa si sono gia’ addentrati in uno dei buchi che sembra promettente. Ne hanno anche iniziato il rilievo. Evelyn e Maurizio sono ancora indecisi sul da farsi. Da parte mia vedo un buco che mi incuriosisce. E’ parzialmente ostruito da sassi che non mi sembrano essere li’ per un caso. Sembrano sistemati apposta per chiuderlo. Decido di investigare. Scosto facilmente i primi e poi mi infilo dentro. In un punto si intravede una continuazione ma ci sono diversi pietroni ad ostacolare il passaggio. Evelyn viene ed inizia a darmi una mano continuando a spostare i sassi esterni. Riesco a spostare un buon numero di pietroni senza pestarmi le dita. Tento poi di spostarne uno enorme ma e’ solidamente incastrato. Lo saggio piu’ volte. Lo spazio che ho creato non e’ molto ma potrei tentare il passaggio, il nero che c’e’ dietro mi attrae. Conto fino a 10 per non prendere decisioni affrettate, ricontrollo la stabilita’ del pietrone, poi provo. Con le gambe ci passo, tutto sommato ci passo anche con la pancia, la forza di gravita’ e’ dalla mia parte, ora. Per terminare il passaggio devo alzare le braccia modello tuffatore ed inclinare le spalle, pero’ con una moderata spinta sono dall’altra parte. Riguardo il buco appena passato gia’ pensando al passaggio al contrario. Poi, abbassando lo sguardo vedo luce! Tra me e lei ci sono altri sassi posticciamente incastrati. Sposto il primo, il piu semplice, e lo lascio cadere. Per gli altri e’ un po’ piu’ complessa la faccenda. Mi guardo intorno con piu’ attenzione. Alla mia destra c’e’ un comodo passaggio. Abbandono le pietre al loro destino e vado. Arrivo ad una saletta. Di fronte a me c’e’ un comodo ingresso. Vado a vedere dove sono rispetto allo scavernamento. Quando esco trovo la sorpresa, sulla roccia c’e’ scritto “LA18 CSR” con la vernice rossa. Ho trovato l’ingresso “ufficiale” della grotta! Giro su me stesso verso sinistra strappando rami ed arbusti, sono a circa 5 metri dallo scavernamento, 2 o 3 metri piu’ in basso. Urlo la novita’ ai miei amici, finisco di ripulire la via di accesso e poi rientro, sono curiosissimo. Mentre giro per gli ambienti della grotta sento pure un rumore provenire dalla roccia sopra di me, devono essere Vanessa e Gianni. Cerco un pertugio che mi permetta di raggiungerli dall’interno della grotta ma non lo trovo. Questa grotta non sembra avere punti di contatto con la loro se non si considera lo scavernamento. Finita la rapida perlustrazione ritorno sui miei passi. Gianni e Vanessa hanno interrotto il loro lavoro dall’altra parte e stanno venendo con Evelyn a visitare la LA18. Li aspetto. Arrivano in avanscoperta Vanessa ed Evelyn, entriamo assieme per un giro. Arrivano anche Gianni e Maurizio, ci raggiungono nella “sala principale”. Probabilmente la grotta e’ stata utilizzata come rifugio in passato, in alcuni punti la parete sembra rifinita a scalpello. Senza volere disturbiamo un paio di pipistrelli che decidono saggiamente di cambiare aria. Prendiamo molte foto, che purtroppo nessuno vedra’ mai (almeno posso dire senza tema di smentita che erano bellissime foto!). Quando Gianni e’ soddisfatto riprendiamo per l’uscita e torniamo allo scavernamento. Maria nel frattempo e’ tornata alle macchine. Gianni in testa andiamo alla grotta che stava esplorando prima con Vanessa. Per entrare ci si infila in verticale per meno di un metro e si entra in un ambiente abbastanza capiente per tutti. Piu’ avanti c’e’ un passaggio stretto ma praticabile. Mentre Gianni lo passa noi aspettiamo curiosando in giro. Dopo il passaggio angusto c’e’una saletta con un paio di possibili diramazioni. Le dimensioni di queste diramazioni pero’ non sono di dimensioni adatte per poter passare, ci si dovrebbe lavorare. Il fatto che non si avverte l’aria ci fa desistere subito. Iniziamo il rilievo, o meglio, Gianni inizia il rilievo con l’intenzione di fare tutto da solo. Con una minima insistenza, modello “gutta cavat lapidem”, convinco Gianni a cedermi il suo fido Distox. Prendero’ i punti mentre lui annotera’ i punti sul taccuino. Evelyn e Vanessa ci salutano, hanno deciso di tornare alle macchine. Procediamo spediti col rilievo, in una mezz’ora siamo fuori. Prendiamo ancora alcuni punti per poter dare una forma anche allo scavernamento e poi torniamo verso le macchine. Oramai la strada tra la vegetazione e’ comoda e impiego pochi secondi per raggiungere Maria. La trovo in compagnia di Luciano. Vanessa ed Evelyn invece non ci sono, hanno deciso di rientrare a Roma. Torno un attimo indietro per aiutare Gianni, lo avevo abbandonato a portare da solo tutto il materiale. Siamo ora di nuovo tutti alla macchina, aggiorniamo Luciano delle nostre esplorazioni, lui ci presenta il babbo che e’ venuto a trovarci. Nel frattempo ci cambiamo godendoci il tiepido sprazzo di sole che ci tiene compagnia a sorpresa. Sono quasi le 3 del pomeriggio, siamo di fronte ad un terribile dilemma. E’ presto per cena ed e’ tardi per pranzo. L’ipotesi di mangiare tristemente i panini che abbiamo portato e tornare ancor piu’ tristi a Roma, viene scartata decisamente. Luciano ci propone un ristorante nei dintorni dove potremo gustare i celeberrimi “fini-fini”. Telefoniamo speranzosi ma dobbiamo ritirarci con la coda tra le gambe. Hanno chiuso la cucina e non ci pensano nemmeno di far mangiare noi. Rimane quindi il nostro jolly, il ristorantino di Lenola dove hanno fatto solenne promessa di preparare un pasto a qualsiasi ora avessimo mai desiderato presentarci. Li chiamiamo, sono di parola, ci rispondono che siamo i benvenuti ed iniziano a riscaldare i fornelli! Salutiamo Luciano e partiamo. Lungo la strada ci fermiamo 6 o 7  volte a vedere i buchi piu’ promettenti ma senza troppa fortuna.dscf1998
Maria e Gianni che sono veterani del posto ci guidano al ristorante. E’ quasi su una piazza dove arriviamo dopo aver lasciato la macchina.dscf1999 Ecco Maria che si offre “spintaneamente” per una fotodscf2001 E questa invece vi mostra l’ingresso del piccolo ma grande ristorante.dscf2002Il locale dentro e’ minuscolo, c’entrano appena 3 tavoli. La cuoca in compenso e’ in piena attivita’ e potremo verificare con piacere  che e’ anche competente.Vi dico solo che iniziamo con un assaggino di cannelloni in bianco, passiamo per una ottima carbonara, un celestiale spezzatino di capra e finiamo con dolci vari e caffe’. dscf2006Dopo il lauto pasto usciamo dal ristorante sotto una pioggia accanita. Traversiamo di corsa la piazza andandoci a riparare sotto il porticato che borda un lato della piazza. dscf2007Mentre aspettiamo che spiova Maurizio si gode uno dei suoi pestilenziali sigari. dscf2011Qualche minuto dopo lui ha finito e noi ci siamo gustati un poco di aria fresca, la pioggia non sembra avere intenzione di smettere, pero’ l’intensita’ sembra minore. Facciamo una corsa fino alla macchina e riprendiamo i posti di navigazione. Per tornare a casa dobbiamo ripassare per Vallecorsa ma i chilometri percorsi in piu’ sono stati ricompensati dall’ottimo pranzo-cena. Quando ripassiamo per Vallecorsa e’ oramai sceso il buio. Ripercorriamo in senso inverso la strada fatta al mattino, prendiamo l’autostrada a Ferentino e ce ne torniamo a casa, soddisfatti e sonnacchiosi.

Concludo cosi’ la relazione di un’altra bella giornata, alla prossima.

Pubblicato in amici, esplorazioni, ProgettoAusoni, ricognizione, ristorante, SCR, speleo, uscite | Commenti disabilitati su Vallecorsa – 17/01/2015

Chiavica Pezzanti – 10/01/2015

Uscita nell’ambito del progetto SCR di rivisitazione delle grotte dei monti Ausoni. Vista una nuova grotta, la Chiavica Pezzanti, con MariaP, MariaF, Gaia, Gianni, Max, Fabio, Maurizio ed io.

Anche questa volta il buon Maurizio ha acconsentito a darmi un passaggio, la mia macchina e’ un po’ conciata male. Viene a prendermi puntualissimo sotto casa alle 7.45. Sistemato il mio zaino nel capiente portabagagli partiamo per casa di Maria e Gianni, ultima tappa prima di dirigerci all’appuntamento vero e proprio, il celeberrimo bar “fico” all’Anagnina. Eccoci dunque da Maria e Gianni, intenti al caricamento dei numerosi bagagli.
dscf1853Al bar fico incontriamo il resto del gruppo, Maria, Gaia, Max e Fabio, loro andranno tutti con la macchina di Max. Dopo i saluti ci dedichiamo ad una tranquilla e soddisfacente colazione, quindi partiamo in direzione ValleCorsa. Abbiamo appuntamento con Elio, un ragazzo del posto che ci mostrera’ delle grotte. Prendiamo l’autostrada Roma-Napoli, usciamo a Ferentino e proseguiamo per Vallecorsa. Eccoci quindi a Vallecorsa di fronte al “Bar Sport” dove ci siamo fermati per convenevoli col nostro nuovo amico e per un cappuccino.dscf1854Elio, spero vivamente di aver ricordato bene il suo nome (!), ci porta per stradine fino alla localita’ Pezzanti dove lasciamo le macchine per un breve tratto a piedi. Scendiamo per il sentiero ad incontrare un corso d’acqua al momento in secca, risaliamo e quindi pieghiamo a destra inoltrandoci nella macchia. Si tratta di pochi metri, siamo subito in vista di una dolina di dimensioni generose con un buco in fondo che sembra promettere bene.dscf1855 Senza fretta iniziamo l’accerchiamento.dscf1856 Il Fabio mentre manda un informale saluto ai posteri.dscf1858 Max e’ gia’ dentro a controllare se vale la pena lavorarci.dscf1861 Gaia lo segue dscf1862 Gianni prende il punto.dscf1863Vale la pena perderci un po’ di tempo. Torniamo alle macchine. Decidiamo che alcuni rimarranno qui a scavare mentre altri andranno a fare un giro nei dintorni a vedere altri buchi che hanno indicato a Gianni le volte scorse. Il nostro accompagnatore ha terminato il suo compito, ci saluta, noi ricambiamo aggiungendo tanti ringraziamenti per la disponibilita’. Elio riprende l’auto per rientrare verso casa e ci lascia ai nostri giochi. Davanti a dove abbiamo parcheggiato le macchine ci sono alberi che sembrano far parte di un qualche coltivazione. Fotografo i “salamini” che portano appesi nel caso trovassi un esperto a cui chiedere lumi.dscf1865 Ho deciso di aggregarmi con chi andra’ in perlustrazione nei dintorni. I gruppi sono delineati, Gaia, Max, Fabio e Maurizio si dedicheranno allo scavo. Il resto della banda in giro a verificare le vecchie segnalazioni. dscf1866 Fabio e’ quasi pronto.dscf1867 Ma anche Gaia non si fa lasciare indietrodscf1868 Ecco lo squadrone d’assalto che parte.dscf1869 Ed ecco invece la macchina col gruppo di perlustrazione.dscf1870 Tornando indietro arriviamo ad un ponticello che sembra pedonale. Alla nostra destra abbiamo il paese di Vallecorsa arroccato sulla collina che sovrasta la piana dove siamo noi. Al di la’ del ponticello c’e’ un piccolo parco giochi e 2 laghetti artificiali separati da una costruzione rettangolare, una chiesa sconsacrata, forse. Il tutto e’ bordato da queste vasche in pietra.dscf1871 Siamo in perlustrazione? Quindi perlustriamo!dscf1872Anche Gianni fa la sua parte.dscf1874Ecco uno dei laghetti dscf1875 Maria mentre si accinge a fare il periplo del lago.dscf1876 Ancora Maria, era in piedi sulla vasca in posizione intrepida ma non ho fatto a tempo a scattarle una foto, sullo sfondo abbiamo Vallecorsa.dscf1878 Maria, ancora Maria, mentre acquisisce documentazione fotografica.dscf1879 Maria, ma non la Maria di prima, mentre osserva le vasche.dscf1880 MariaF, MariaP e Gianni mentre ci accingiamo ad attraversare il ponticello per tornare alla macchina. dscf1881 Appena traversato il ponticello recuperiamo la macchina e torniamo indietro di un centinaio di metri. Ci sono un paio di macchie di alberi che sembrano nascondere altrettante doline. Ecco la prima, la piu’ grande. dscf1882 All’interno della dolina c’e’ molta vegetazione ma si intravedono dei buchi che meritano una visita piu’ da vicino. Stiamo cercando di ritrovare una grotta che credo fosse stata trovata ed esplorata dal Circolo (CSR) negli anni 60. Gianni ha con se’ anche “l’antico” rilievo. dscf1883 Entro e faccio un giro veloce, i buchi sono tanti, alcuni interessanti. Mando una voce agli altri che si attardano sul bordo.dscf1884 Questo sembra il piu’ promettente.dscf1885 Anche questo non e’ male.dscf1886 Gianni parte in esplorazione.dscf1887 Anche Maria fa la sua partedscf1888 Ancora Gianni mentre verifica.dscf1889 Metto la fotocamera dentro al buco che mi sembra migliore e scatto ma il risultato non da molti elementi per giudicare.dscf1891 Entro in uno sprofondamento recente ma non trovo molto. Mi accontento di scattare una foto a Gianni.dscf1892 Maria mentre risale la china per uscire. La visita a questa dolina ci premia con un accessorio che sara’ utile per i nostri scavatori nella grotta nuova. Troviamo infatti una cofana, uno di quei resistenti secchi utilizzati in edilizia. E’ bucato e col fondo sfondato, pero’ e’ utilizzabile. Lo portiamo con noi.dscf1893 La seconda dolina si rivela una discarica di buone proporzioni. Inoltre il mondezzaio e’ fittamente bordato da un intrico di spine che non incoraggiano ulteriori indagini. Da fuori non sembra mostrare possibili grotte. Dichiariamo conclusa la nostra perlustrazione. Riprendiamo la macchina e torniamo a dare una mano ai nostri scavatori portando loro come trofeo la fida cofana.  Li troviamo che sono impegnatissimi a scavare. C’e’ molta terra fangosa da portare fuori, mandiamo loro il nostro regalo, sara’ sicuramente d’aiuto. Non ho molta voglia di infangarmi quindi mi attardo a scherzare un po’ con le “liane” che pendono simulando una altalena.dscf1895 Maria e’ piu’ volenterosa, inizia a prepararsi.dscf1896 Prima di cambiarmi scendo in zona operazioni a vedere come va. Al ricevimento trovo Maurizio. dscf1897Stanno lavorando alacremente.  Rimango affacciato per un po’ a vederli faticare. dscf1899Quando commento per la terza volta il fatto che dalla grotta esce un’aria che mi fa sentire freddo il buon Maurizio mi invita con gentile decisione ad andarmi a fare un giro. Raccolgo l’invito e mi ritiro in buon ordine.dscf1900 Torno di sopra e, sospirando, inizio a prepararmi per l’infangata. Mi tiro su il morale grazie alla cioccolata che mi offre Maria. Quando sono bardato a dovere scendo. Ho preso posizione da poco quando ci raggiunge Gianni. Sta facendo il rilievo della nuova grotta.dscf1903 Hanno scavato almeno un paio di metri di terra fangosa, l’unico problema e’ che e’ quasi finito lo spazio dove ammucchiare la terra di risulta. Recupero qua e la dei pezzi di legno e costruisco un rozzo parapetto dove ammucchiare la terra senza pericolo che ci ritorni addosso. Ecco Gaia avvolta nella nebbia mentre posa accanto al parapetto. dscf1907Piano piano ci avvicendiamo con gli scavanti esausti. Alla fine Maria e’ appena sopra la zona lavori, 3 metri piu’ in basso, e fa la supervisione e l’accompagnamento alla cofana piena di terra. Io sono posizionato dietro di lei e tiro la corda per sollevare la suddetta cofana. Per  lo svuotamento di qualche cofana mi devo arrangiare da solo perche’ Gaia e Maurizio sono usciti a tirare un poco il fiato ma e’ questione di poco e sono di nuovo in posizione.dscf1911 Questa e’ sempre Gaia, guardate il curioso effetto prodotto dalla fotocameradscf1912 Eccola invece un po’ piu’ riconoscibile. La macchia grigia dietro non e’ altri che Maurizio.dscf1916 Maria mentre dirige le operazioni di recupero cofana.dscf1919L’ottimo Fabio, consumato dal faticoso scavo si avvicenda con Gaia.dscf1921 Passo la fotocamera a Maria per una foto alla zona in via di scavo, cosi’ ce ne rimedio una anche io.dscf1928 Ecco l’infaticabile Gaia in zona scavo. Max e’ tra lei e Maria e si occupa della foto.dscf1929 Sono le 2 e un quarto del pomeriggio quando Gianni ci richiama all’ordine. Ci ricorda che abbiamo un appuntamento a Terracina con uno speleo del posto che ci vuole conoscere. Dobbiamo dirgli a che ora pensiamo di smettere per organizzare l’incontro. Rapida consultazione e decidiamo per le 3. Tra quarto d’ora accademico, svestizione e preparativi vari partiremo per le 5 circa. Per arrivare a Terracina ci vuole almeno un’ora. A conti fatti quindi potremo essere dallo speleo verso le 6. Eccoci alle macchine, coroniamo la fine scavi con l’ottimo caffe’ portato da Maria.dscf1933 Fotografo la collina di fronte a noi perche’ la luce radente del sole che tramonta le dona dei bellissimi colori. Peccato la foto non renda loro merito.dscf1934

Ecco la nostra bella cofana, magari non proprio bella, ma utile sicuramente si.

dscf1935

Quando siamo tutti pronti ricomponiamo le macchine e partiamo diretti a Terracina. Prima di Lenola Maria vede una piccola sorgente a bordo strada, la nostra macchina fa una sosta per verificare mentre quella di Max prosegue. Ci ricongiungeremo a Lenola.dscf1936Arriviamo a Terracina, l’appuntamento e’ ad un distributore. Maria, che guida la macchina di Max e conosce bene la zona ci fa strada. Per un qui pro quo sul luogo dell’appuntamento dobbiamo fare qualche distributore prima di incontrarci con lo speleo del posto che dobbiamo conoscere. Eccoci finalmente insieme. Dopo le presentazioni ci racconta un po’ di se. Si chiama Angelo, fa parte del Gruppo Speleologico Anxur Terracina che e’ stato molto attivo in questa zona. Angelo ha da poco preso in gestione l’area di servizio dove ci siamo incontrati e una volta avviata avrebbe piacere di fare un po’ di attivita’ con noi ed aiutarci nel nostro progetto “Ausoni”. Parliamo fitto fitto con lui per almeno una mezz’ora poi iniziamo a sentire i morsi della fame. dscf1939Dopo un tentativo di prenotare un posto mangereccio a Terracina che risulta essere chiuso proviamo un ristorantino che gia’ abbiamo sperimentato in altre uscite da queste parti. Stavolta siamo fortunati, sono aperti e prenotiamo per le 7. Abbiamo tutto il tempo per andare senza affanni. Prendiamo commiato dal nostro nuovo amico promettendo che ci risentiremo per la prossima occasione. Partiamo con l’allegra prospettiva di un buon pasto.  Non ricordo il posto dove e’ sito questo luogo di delizie ristoratrici e nemmeno come si chiama, pero’ ho documentato la tavolata. Eccoci appena arrivati e sistemati a tavola.dscf1942 Sono riuscito a scattare questa ultima foto al momento degli antipasti ma dopo ho proprio dovuto mettere a riposo la fotocamera e dedicare tutta la mia attenzione al pasto e soprattutto alle fettuccine!dscf1943Una ottima giornata, come al solito quando si fa qualcosa che piace e per di piu’ in buona compagnia. Vi lascio cosi’, alla prossima.

Pubblicato in amici, esplorazioni, ProgettoAusoni, ricognizione, SCR, speleo, uscite | Commenti disabilitati su Chiavica Pezzanti – 10/01/2015

Buco Cattivo – Settembre 2012

Il prossimo fine settimana alcuni amici andranno al Buco Cattivo. Io ci sono stato e ricordo con piacere quella grotta. Mi sembrava di esserci stato di recente e di averne fatto la relazione. Niente di piu’ sbagliato! Per il piacere dei miei amici, e mio, rimedio ora…con qualche settimana di ritardo!

Si e’ trattato di una bellissima uscita di gruppo a cui ha partecipato praticamente tutto il GSS. Ricordo che prima di partire guardai distrattamente il rilievo pubblicato sul sito del CENS e guardando i minuscoli cunicoli ivi riportati (non guardai minimamente la scala!), pensai: “ecco perche’ lo chiamano Buco Cattivo, e’ un budello infame”. Presto avrei dovuto ricredermi. Trattandosi di una uscita di…tempo fa non potro’ essere molto preciso perche’ ricordo poco. Facciamo cosi’, la racconto come mi sembra di ricordarla, poi in caso la correggero’ se arriveranno commenti riparatori! Partiamo un sabato pomeriggio dall’hotel Salario a Magliano Sabina. Io vado in macchina ospite di “nonmiricordochi” (Claudia e Gianluca?) e me la dormicchio tutto il tempo. Arriviamo a notte fatta dalle parti di Genga dove ci attende un amico di Tullio che l’indomani ci guidera’ nella gita alla grotta. Oltre a farci da accompagnatore ci ha gentilmente rimediato un posto dove dormire e ci portera’ a mangiare in compagnia di altri amici del suo gruppo. Purtroppo a causa della mia pessima memoria non posso nominare ne’ il nostro gentile accompagnatore, ne’ il suo gruppo o il nome di qualche amico che ha partecipato alla cena…Figurarsi poi il nome del ristorante! Comunque eccoci qua.

img_1307 Quando andiamo dove dormiremo ho troppo sonno per immortalare il luogo, riesco solo a fotografare questo simpatico animaletto che attraversa flemmatico il vialetto dove noi stiamo transitando per andare al lettuccio.img_1310 La mattina dopo di buon ora partiamo in direzione della grotta.img_1311 Arriviamo allo spiazzo dove ci attende la ripida camminata fino all’ingresso “basso” della grotta. Se ho capito bene dovremo arrivare quasi in cima dove ci sono quelgli affacci rocciosi tra la vegetazione. Una bella sgambata.img_1315 Ci prepariamo con cura, per fortuna dobbiamo portare poco materiale con noi, la grotta non ha molti pozzi.img_1317 Iniziamo la salita.img_1318 Ci sono anche io! Non ho idea di chi sia il fotografo.img_1319Dopo aver traversato dei prati quasi pianeggianti si arriva ad un canalone tutto a ghiaia, sarebbe una delizia da salire ma per fortuna alla sua sinistra c’e’ un accenno di sentiero tra gli alberi e noi seguiamo quello.img_1320 E’ abbastanza ripido ed ognuno si aiuta come puo’.img_1321 Dove il ghiaione si interrompe il sentiero attraversa il canalone che stiamo costeggiando e noi lo seguiamo con fiducia. Il passaggio da un lato all’altro del canalone non e’ dei piu’ semplici, ma si puo’ fare.img_1324 Ecco il gruppone che avanza inesorabile.img_1325 Momenti di scivolate epiche, un passo avanti e due indietro, le ginocchia cigolano.img_1326 Ma oramai siamo quasi tutti dall’altra parteimg_1327 La faccia di Augusto puo’ dare una misura dell’impegno necessario per affrontare la salita. Per fortuna al momento abbiamo fatto solo il pezzo meno impegnativo!img_1328 Si continua a salire tanto, ma proprio tanto, seguendo un accenno di sentiero che tira su dritto sulla massima pendenza.img_1329 Mentre si pensa: “si, e’ dura, ma non potra’ essere peggio di cosi'”, inizia il tratto con i canaponi. Ecco Mario mentre ne impegna uno di loro in una battaglia all’ultimo trefolo!img_1333 E nemmeno a dire che ce n’e’ uno solo, ne affrontiamo una bella sequenza.img_1335 Sono finiti i canaponi? Sembra di si. Oramai siamo boccheggianti. Gira voce che siamo arrivati all’ingresso. Se ne avessimo le forze sarebbe il momento di esultare.img_1337 Ci ammucchiamo sul minuscolo terrazzino antistante l’ingresso e ci cambiamo di corsa i vestiti zuppi di sudore.img_1338 La scritta sulla roccia ci ricorda che questo e’ l’ingresso “Fiorini”.img_1340 Mattia fa l’inventario del materiale cercando nel contempo di consumare un veloce spuntino corroborante.img_1341 Ancora Mario che impegna uno degli ultimi canaponi.img_1344Abbiamo forse ospiti straniere?!?
img_1346

No! eccola svelata!dscf1716 Briefing prima di avviarcidscf1717 Partiti!dscf1722 Eccomi! Chissa’ che fine ha fatto la bella tuta che indosso, non la ricordavo per nulla.dscf1724 Sguardo interrogativo?dscf1725 Addetta alla illuminazione.dscf1726 Il nostro accompagnatore. Grazie!dscf1728 Non si vede ma e’ l’inossidabile Simona.dscf1730 Un altro dei nostri accompagnatori. Grazie anche a lui!dscf1731 Pausa prima del pozzo da 50 metri.dscf1738 Cucu’, chi si nasconde li’ dietro?dscf1739 Attesa nella sala alla base del pozzo.dscf1740 Ed ecco anche il pozzo.dscf1741 Mentre aspettiamo di ricompattarci si approfitta per uno spuntino.dscf1744 Procediamo oltre, ma non chiedetemi altro.dscf1745Un Mattia che fa qualcosa.
dscf1748 Passaggi atleticidscf1750 Iniziano i laghetti, belli!dscf1754 Ci provo a mostrarveli ma le foto non rendono molto.dscf1755 Eccone ancora una.dscf1756 Prima dei laghetti ci fermiamo per cambiarci ed affrontarli adeguatamente. E’ a questo punto che capisco quanto male ho interpretato il rilievo di questa grotta. Abbiamo infatti attraversato degli ambienti enormi. L’angusto cunicolo che avevo creduto di vedere nel rilievo e’ in realta’ largo un buon numero di metri. Rimango basito ed affascinato. E pensare che il pezzo forte lo dovevo ancora vedere. Lo confesso, mi sono innamorato del lungo lago che attraverseremo. Se dovesse capitarvi di percorrerlo vi consiglio di passare costeggiando la parete destra, in alcuni punti puo’ essere un poco piu’ fondo ma il passaggio risulta meno faticoso. Ve lo posso dire con sicurezza perche’ ho provato entrambe le soluzioni!dscf1759 Claudia e Gianluca, stanchi, bagnati ma soddisfatti.dscf1762 Simona sorridente e Tullio che contempla la grotta dove e’ stato parecchie volte, ma tanti anni fa.dscf1763Simona ed Augusto, una coppia inossidabile. dscf1766 Ecco Tullio che posa accanto alla sigla del suo gruppo del tempo. Il 1978, appena qualche mese fa! Siamo nella enorme sala dove lui ed i suoi compagni di avventure del tempo erano soliti fare il campo.dscf1768 Un piccolo altare natalizio eretto da sconosciuti frequentatori della grotta.dscf1769 Il termine della sala.dscf1772 Tullio ed Augusto assorti.dscf1774 Tullio e Mattia, 2 generazioni di speleo nella stessa famiglia. Anche se un po’ sfocata l’ho tenuta perche’ vale la pena.dscf1777Siamo sulla strada del ritorno. La medusa.dscf1782Di nuovo il lago in tutto il suo splendore.dscf1789 Una concrezione di forma particolare.dscf1791 Passaggio nebbiosodscf1792E’ abbastanza strana. Vedete voi se vi piace.dscf1797 Gruppo familiare in relax nei pressi dell’uscita.dscf1801 Sfatta dalla stanchezza ma ancora felice!dscf1802All’uscita una bella sorpresa, piove, ma non una pioggierella normale, ne tira giu’ a secchiate. La discesa sotto il temporale tra canaponi, sentieri scivolosi e ghiaioni e’ un vero spasso. Ancora benedico il caso che ha voluto che avessi nello zaino un sacco da spazzatura di quelli enormi e resistentissimi con il quale ho potuto farmi un poncho di fortuna. Scendiamo faticosamente in un gruppetto formato da Claudia, Gianluca, Tullio, Mattia ed io. Arrivati allo spiazzo ancora piove come se fossimo in mezzo ad una simulazione di diluvio universale. Con Tullio e Mattia decidiamo di camminare ancora un chilometro circa, fino a sotto un cavalcavia nei pressi del paese. Le macchine ci aspettano la’. E’ consolante potersi cambiare all’asciutto. Non ricordo altro di questa uscita, ma posso dire che, nonostante la fatica e la bagnata colossale, il Buco Cattivo e’ una grotta che merita di essere visitata. Ecco finita qui la mia prima relazione “ritardataria”, come detto, dedicata agli amici che la visiteranno il prossimo fine settimana. Buon divertimento ragazzi e alla prossima!

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Erebus – 4/01/2015

Prima uscita del nuovo anno. Nuovamente ad Erebus con Matilde, Marco, Simone ed io.

Prima uscita del nuovo anno al “solito” Erebus. Stavolta siamo in pochi, solo 4. Una uscita light, adatta al dopo feste!
Ci incontriamo alla piazzetta di S.Oreste. Simone e’ arrivato in orario all’appuntamento, alle 9. Ha aspettano noialtri ritardatari fino alle 9.30. Per conto mio sono partito un po’ tardi da Roma poi ho dovuto fare una sosta per fare benzina e controllare alcuni strani rumori provenienti dal vano motore della macchina. Matilde e Marco abitando ad un passo da S.Oreste se la sono presa comoda e quindi siamo arrivati praticamente assieme. Per fortuna Simone non se la prende per il ritardo e ci incontra con un bel sorriso. Quando siamo finalmente tutti assieme facciamo una rapida puntata in pizzeria, parcheggiamo la mia macchina, trasferiamo il bagaglio su quella di Simone e partiamo. Al solito spiazzo in cima al Soratte ci prepariamo, oggi la temperatura e’ decisamente piu’ alta rispetto alla volta scorsa. Un ospite inatteso, il camion del gas che viene a rifornire l’eremo.

dscf1748 Come le altre volte gli zaini sono in numero superiore ai partecipanti, ci armiamo di santa pazienza e riusciamo a caricarceli tutti addosso. Si parte alla volta dell’Erebus.dscf1749 Ecco Matilde, oggi sara’ il nostro “uomo di punta”, mentre inizia una animata discussione col suo zaino.dscf1751Il passaggio della prima strettoia.dscf1753Cedo la fotocamere a Matilde che si sfoga bersagliando tutto il gruppo. Io per primo, mentre me la dormicchio nella seconda “strettoia” aspettando che Simone termini l’armo del pozzo, il quarto.dscf1755 Ecco il buon Simone che attrezza il pozzo.dscf1758 Ancora Simone sullo sfondo. In primo piano il nostro ospite d’eccezione, Marco.dscf1759 Poteva mancare un selfie? Il bel sorriso di Matilde la fa da padrone, nelle retrovie io, sempre incastrato nella strettoia ventosa.dscf1760 Riprendo possesso della fotocamera e la faccio riprendere dal ciclone Matilde con una foto a questa simpatica fila di stalattiti con goccia.dscf1762 Continuo poi con questa che in futuro promette di diventare una bella colonna!dscf1763 Eccoci arrivati alla terza strettoia, nulla di che, pero’ se fosse piu’ larga di qualche centimetro lo gradirei!dscf1765 L’ultimo pozzo, i nostri attrezzisti, Simone e Marco, mentre lo armano.dscf1769Simone e’ pronto a partire. Matilde con “sbobba” alla mano attende che venga il suo turno.dscf1771 Una dolicopode, si vede appena, pero’ merita una foto, e’ la prima volta che le trovo cosi’ in basso. Sara’ per il freddo dei giorni scorsi?dscf1773 In attesa di partire immortalo il festone di stalattiti eccentricamente ritorte che pende dal soffitto.dscf1776 Simone e Marco sono scesi. Ora tocca a Matilde, io la seguo a ruota.dscf1777 La frattura che scompare nel buio.dscf1778 Ancora Matilde, si vede appena, pero’ mi piace l’insieme, quindi ve la propino.dscf1781 La fermo nella discesa, le chiedo di illuminare di lato per fare una foto. Lo sguardo parrebbe dire qualcosa di diverso, pero’ pazientemente acconsente. dscf1782 Ecco il risultato, non sara’ da premio, pero’ e’ simpatica.dscf1785 Mentre Matilde termina la discesa io mi divago con i broccoletti, affascinanti quanto antipatici. Guardate questa: una mini-veranda, tetto broccolettato e colonne minuscole a sostegno del tutto. Che spettacolo!dscf1788 Eccoci in zona lavori. E’ giusto giusto la mezza. Facciamo un rapido pasto prima di iniziare, a stomaco pieno si ragiona e lavora meglio.dscf1791 Una veduta panoramica della strettoia. Matilde, l’unica in grado di passarla, e’ gia’ dall’altra parte per aiutarci.dscf1793Con un po’ di fantasia la potete vedere, e’ quel puntino di luce in fondo.dscf1798 Lavora, scava e pulisci. Andiamo avanti a turno un po’ di volte. Matilde, sempre sola soletta lavora senza sosta dal suo lato. Simone tenta il passaggio ma deve rinunciare, troppo stretto. Continuiamo a lavorare. Tento il passaggio anche io. dscf1802La roccia costringe il corpo a fare una “S” innaturale, ci sono ancora delle asperita’ da togliere ma siamo a buon punto, sono sceso almeno di altri 30 centimetri rispetto alla volta scorsa. Ancora altri turni di lavoro dalla nostra parte. Matilde continua infaticabile ed imperterrita. Fremo mentre gli altri lavorano, non vedo l’ora di riprovare. Appena Simone si allontana dalla strettoia mi insinuo e tento nuovamente. Manco a dirlo ne esco stanchissimo e ancora sconfitto. Mentre sono dentro indico a Matilde quali sono le zone dove lavorare. Lei, oramai ad un passo dall’eroismo, continua a scavare senza sosta. Dal nostro lato possiamo solo lisciare meglio le pareti ma non abbiamo abbastanza spazio per lavorare, la posizione e’ scomodissima ed in pochi minuti si deve abbandonare per i forti dolori al collo e/o alle spalle.  Facciamo ancora un paio di turni a lavorare. Matilde ci avverte che gli sembra di aver tolto gli ultimi impedimenti. Sento che questa e’ la volta buona. Mi sento gia’ stanco ma devo provare. Mi stendo nella strettoia a piedi in avanti. Scivolo giu’ fino a dove inizia la zona stretta. Mi ci incastro dentro e riposo qualche secondo. Nel frattempo Matilde dismette i panni del rude muratore e prende quelli da speleo-ostetrica, mi da’ premurose ed attente indicazioni su come gestire questo passaggio che si configura come un vero e proprio parto. Aiutandomi con il gomito destro appoggiato a terra sollevo un poco il busto ed il bacino. Sono arrivato alla zona limite dell’ultima prova. Mi fermo ancora un minuto a prendere fiato, ansimo come un mantice, devo recuperare una respirazione regolare prima di proseguire, temo infatti che dovro’ comprimere il petto per passare. Sono pronto per provare. Matilde mi guida, ho le gambe quasi fuori dalla strettoia, mi indica un buon appiglio in alto, per la mano sinistra. Mi dimeno un po’, mi sento costretto ma non in maniera intollerabile. Il bacino passa, ora anche la gravita’ e’ dalla mia parte. Matilde mi avverte con apprensione che sono praticamente nel vuoto. La tranquillizzo dicendole che ho trovato un appoggio stabile per il piede destro, quello piu’ in basso. Il piede sinistro e’ puntato in alto su una roccia. Devo muovermi, la spalla destra che ora e’ distesa per terra, inizia a farmi male. Mi divincolo, mi rendo conto con soddisfazione di essere avanzato ancora. Ancora qualche movimento e la strettoia finalmente molla la presa. Sono passato! Mi alzo, cerco posto per stare in piedi, mi guardo intorno ancora incredulo. Incontro il sorriso smagliante di Matilde e mi concedo un urlo di gioia! Dall’altra parte Simone e Marco esultano anche loro. Dopo qualche attimo di euforia estrema riprendiamo le redini del nostro umore e decidiamo il da farsi. Matilde mi mostra le sue ferite di guerra, si e’ procurata una vescica di tutto rispetto sulla mano ed ha anche l’aria un po’ stanca. In effetti ha lavorato per 3, tutta da sola! Simone decide di tentare anche lui il passaggio al motto di: “se ci passa Bibbo, ci passo anche io”. Per agevolarlo smazzetto un poco le pareti per spianare qualche piccola asperita’ che ho avuto il piacere di sentir scorrere sulla pelle mentre passavo. Quando Simone impegna la strettoia, Matilde riprende il suo ruolo di speleo-ostetrica aiutando anche lui nella nascita alla nuova grotta. Per fare spazio a Simone e per soddisfare la mia curiosita’ a lungo repressa, scendo qualche metro nella frattura inclinata (tra i 50° ed i 60°, direi) . In quel punto ha una sezione a forma di “occhio” ed e’ alta al centro circa 1 metro, larga almeno 4. La parete su cui poggiano i piedi e’ di sassi e terra, andra’ ripulita con attenzione. La parete di fronte sembra roccia compatta con qualche rado broccoletto. Pochi metri di discesa e si arriva ad un ambiente ampio ed il pavimento formato da rocce crollate. Al centro dell’ambiente dove si arriva c’e’ un foro grossolanamente tondo con un sassone in fondo, saranno un paio di metri. Con un po’ di attenzione si puo’ scendere. Arrivo sul sassone, mi sposto di lato, ora i sassi di crollo su cui poggiavo i piedi poco prima sono il soffitto che ho sopra la testa. Impiego un paio di minuti a controllare che siano stabili. Concludo che lo sono e vado ad esaminare cio’ che ho intorno. Sotto di me c’e’ il nero, si potrebbe ancora scendere qualche metro ma decido che lo faremo un’altra volta, tutti assieme. Lancio qualche sasso nel nero. Sembra esserci un piano inclinato che va da destra verso sinistra per il lato lungo della frattura, un paio di sassi rotolano rumorosamente per alcuni secondi. Annoto mentalmente la possibile partenza del meandro laterale di cui ci aveva detto Matteo la volta scorsa ma sinceramente sono molto piu’ attratto dal nero sottostante. Passo ancora un paio di minuti in contemplazione. Nel frattempo Simone e’ passato anche lui. Sento che chiacchiera con Matilde. Li aggiorno brevemente e anche loro concordano sul fatto di rimandare la discesa alla prossima, quando ci saremo tutti. Mi appresto  a risalire, li avverto che non mi tirino sassi addosso mentre mi arrampico sino a loro. Quando siamo riuniti facciamo ancora un giro, meritatissimo, di complimenti a Matilde poi iniziamo il parto in direzione opposta. Simone si offre per primo. Appena lascia un po’ di spazio Matilde ed io facciamo un po’ di pulizia ripulendo la strettoia di sassi e detriti accumulatisi durante il lavoro. E’ il momento di Matilde, probabilmente per lei non e’ piu’ una strettoia. Mentre va mi preparo il passaggio martellando altri piccoli punti ostici. E’ piu’ una rivalsa morale che materiale pero’ serve anche quella mentre mi preparo mentalmente. La stanchezza mi gioca un brutto scherzo, la mazzetta mi schizza via di mano e cade scomparendo nella frattura. Forse si e’ fermata poco sotto ma non me la sento di tentare il recupero. Avverto Simone della grave perdita e, oramai disarmato, mi appresto a passare. Il punto stretto iniziale non crea grossi problemi poiche’ ci si spinge facilmete con le gambe. Il brutto inizia quando le gambe cessano di dare il loro prezioso apporto. Mi riposo e riprendo fiato. Avanzo faticosamente di qualche centimetro per volta cercando appigli in alto per la mano sinistra. Ho il braccio destro ripiegato sotto il busto, mi divincolo per distenderlo. Mi fermo nuovamente a riprendere fiato. Trovo un appiglio in alto, lo afferro. Appena vi faccio forza mi si sbriciola in mano. Per fortuna, come se me lo aspettassi, tenevo gli occhi chiusi quindi i danni sono limitati ad un po’ di fastidio. Da fuori, lontanissimo, sento gli incoraggiamenti della mia speleo-ostetrica preferita. Muovo il bacino, avanzo un po’. Mi fermo soddisfatto a riprendere fiato. Ho l’impressione di avere passato il punto peggiore. Mi dimeno avanzando ancora un poco. Decisamente ora la strettoia ha lasciato la presa, posso nuovamente ripiegare il braccio destro e sollevare il busto. Ancora qualche sforzo e sono fuori! Matilde prende possesso della fotocamera che avevo abbandonato nei pressi della strettoia e mi immortala, stanco ma soddisfatto.dscf1806 Subito dopo un selfie con la mia “eroessa”dscf1807 Non potevano mancare un paio di foto con Simone mentre me ne sto semi-accasciato a riprendere le forze.dscf1817 Eccoci ancora in posa da relax.dscf1818 Dopo le foto, il riposo, una buona sorsata di sbobba, possiamo rivestire l’imbrago, rifare i sacchi e prendere la strada del ritorno. Marco e’ gia’ pronto, prende uno zaino e parte. Finisco di prepararmi e parto anche io con il fido zaino al seguito. Marco ci aspetta nella saletta dove parte il pozzo. Recupero la fotocamera giusto in tempo per immortalare l’arrivo della inossidabile Matilde.dscf1823 Questa mi piace nell’insieme quindi ve la prensento.dscf1827 Matilde che simula stanchezza per non metterci in imbarazzo.dscf1828 Un paio di scatti dedicati ai 2 fratelli della spedizione odierna, questo e’ il primo,dscf1829 questo e’ il secondo, lascio a voi scegliere il piu’ migliore assai!dscf1832 Buon ultimo il disarmante Simone, intoccato dalla fatica.dscf1836 Sempre lui quasi fuori dal pozzo.dscf1840 Il resto del ritorno e’ tranquillissimo. Visto in queste ultime uscite ho ritratto la via verso l’uscita in tutti i modi possibili metto temporaneamente a riposo la fotocamera riprendendola solo quando usciamo. Oggi la temperatura e’ molto piu’ tollerabile della volta scorsa. Possiamo attendere Simone senza ghiacciare. Ecco ancora un duo familiare veramente fantastico!dscf1842 Arriva anche Simone. Ultima sistemata alle corde e poi partiamo per raggiungere le macchine.dscf1844 Sembra abbia piovuto un poco durante la giornata pero’ ora ci sono solo nuvole sparse ed un po’ di luna che occhieggia tra loro.dscf1845 Una sosta fotografica all’ometto prima di partire nuovamente. Ecco un Marco sorridente.dscf1846 Matilde modello “trionfale entrata in scena della sciantosa”!dscf1847Un abbraccio fraterno e soddisfatto tra 2 dei protagonisti della giornata sembra starci tutto.dscf1852La serata si chiude cosi’. Dopo le ultime foto rientriamo alle macchine chiacchierando un po’ di tutto. Ci cambiamo con calma visto che per fortuna non fa freddo. Quando siamo pronti ci avviamo per S.Oreste. Abbiamo deciso per una pizza veloce tutti assieme prima di tornare a casa. Un festeggiamento ci vuole. Non ho foto della pizzata, certo non e’ paragonabile a un pasteggio a fettuccine, pero’ e’ stato piacevole, pieno di brindisi, risate e complimenti reciproci. Il rientro a casa e’ stato tranquillo anche se la macchina ha un rombo da macchina da rally. Comunque sono arrivato a casa senza perdere la marmitta per strada ed ho anche trovato posto in pochi minuti! Come sempre a questo punto non mi rimane che lasciarvi con il solito, ma sempre nuovo, alla prossima!!!

Pubblicato in amici, esplorazioni, foto, SCR, speleo, uscite | Commenti disabilitati su Erebus – 4/01/2015

Erebus – 28/12/2014

Ancora una bella uscita all’Erebus, ma stavolta addirittura con le radio. In compagnia di Vincenzina, Matilde, Matteo, Fabrizio, Simone, Giuseppe ed io.

Prima di partire devo un ringraziamento particolare a Fabrizio, il nostro radiologo di fiducia che, per amor nostro e di scienza, si e’ preso un monte di freddo stando per ore e ore fuori dalla grotta a supervisionare le trasmissioni e a godersi le cavolate che dicevamo noi da dentro. Quindi per lui, penso da parte di tutti, un sentito grazie! Questa e’ stata una uscita molto tecnologica, oltre alle radio avevamo addirittura 2 operatori con la videocamera, Giuseppe e Simone. Grazie a loro, Simone ha potuto confezionare, con la solita maestria, il simpatico video del quale vi presento il link, spero piaccia a voi almeno quanto e’ piaciuto a noi.

Dopo queste doverose premesse e ringraziamenti, eccoci a noi…Questa volta Claudio non e’ riuscito ad essere dei nostri, era fuori Roma per le feste e non ha fatto a tempo a rientrare. Peccato, ma sara’ sicuramente dei nostri per la prossima volta. L’appuntamento e’ per tutti alle 9 al solito posto a S.Oreste. Vincenzina ed io invece ci vediamo alle 8.15 sotto casa mia. Con il suo motociclo ha sfidato il freddo intenso di stamane e me la ritrovo davanti casa tutta imbacuccata e puntualissima quando esco di casa in compagnia del mio solito zaino extra-large. Un rapido saluto con Vincenzina e poi di corsa in macchina. Anche la macchina fa il suo dovere accendendosi al primo tentativo nonostante la lunga sosta ed il freddo della notte. La lascio riscaldare a dovere e poi partiamo. Non c’e’ molto traffico, prendiamo l’autostrada e quasi senza accorgercene,tra una chiacchiera e l’altra, siamo a S.Oreste. Siamo anche quasi in orario, sono le 9 passate da un paio di minuti. Il resto della banda e’ gia’ quasi al completo, in attesa alla piazzetta, manca Matilde ma ha giurato e spergiurato che stavolta sara’ dei nostri, quindi e’ solo in lieve ritardo. Dal lato “orvietano” manca il buon Filippo, non e’ riuscito a combinare con il cambio turno, sicuramente anche con lui ci rivedremo alla prossima uscita. Parcheggiamo alla svelta, ci scambiamo allegramente auguri, saluti ed abbracci e quindi ci dirigiamo compatti al bar per un necessario quanto meritato cappuccino. Mentre siamo al calduccio del bar ci chiama Matilde, e’ arrivata, esco andandole incontro anche perche’ devo andare a fare una commissione. La saluto e poi le indico come raggiungere gli altri. Fatto quel che dovevo fare mi avvio per raggiungere il gruppone alla piazzetta. Strada facendo trovo Giuseppe che chiacchiera con Paolo, mi trattengo solo per un rapido saluto. In piazzetta finiamo di prepararci, spostiamo tutto il materiale nelle macchine di Giuseppe e Simone con le quali saliremo. Finalmente si parte, la nostra avventura e’ ufficialmente iniziata. Lungo la strada troviamo tracce di quella che sembra una recente nevicata. Arrivati allo spiazzo davanti all’eremo procediamo al parcheggio delle auto e quindi ai preparativi. Osservo meglio i piccoli cumuli di neve, in verita’ non e’ neve, e’ grandine, nei giorni scorsi deve esserci stata una grandinata spettacolare. Riprendo possesso del mio zaino immenso e con lui recupero anche la mia fida fotocamera con la quale inizio a tormentare i miei amici immortalandoli in tutte le pose piu’ strane. Ecco intanto Giuseppe mentre si stiracchia.dscf1622 Lascio in custodia di Matilde la fotocamera ed inizio a prepararmi anche io, eccomi ripreso accanto allo zaino extra-large.dscf1623 Un selfie delle nostre novelle, ma gia’ bravissime, spelee.dscf1625 Simone che prepara il materiale da progressione, corde, moschettoni ed attacchi.dscf1626 Il nostro “radiologo” di fiducia, il buon Fabrizio, controlla l’ingegnoso marchingegno di sua ideazione (questo e’ il modello 2.0!). Grazie ad esso potremo parlare con le radio in grotta.dscf1629 Ecco un primo piano del marchingegno, o “scatolo” a voler essere piu’ tecnici! Ve lo mostro in tutta la sua bellezza, ma non chiedetemi altro! Se proprio avete curiosita’, ecco il link ad un’altra relazione dove parlai diffusamente dell’invenzione del nostro radiologo. dscf1630 Ultimi preparativi mentre scende la nebbia.dscf1631 L’aria e’ pungente ma siamo attrezzatissimi.dscf1632 Prendiamo tutti gli zaini e partiamo. Oggi non ci sara’ pericolo di sudare mentre ci avviciniamo alla grotta.dscf1633 Che dire, abbiamo tanto materiale da portare, ce n’e’ in abbondanza per tutti e Matilde non si tira certo indietro.dscf1634 Il buon Fabrizio, in raccoglimento, si appropinqua.dscf1635 Il percorso di avvicinamento per fortuna e’ breve e ce la caviamo con pochi minuti. Davanti all’ingresso innanzitutto presentiamo l’Erebus a Matilde che ancora non lo conosceva quindi ci organizziamo. Simone e Matteo andranno avanti ad armare. Giuseppe e Matilde li seguiranno da presso portando il resto del materiale. Vincenzina ed io ci occuperemo di svolgere il cavo per far funzionare le radio. Fabrizio rimarra’ eroicamente al freddo e al gelo a fare la supervisione delle comunicazioni e a controllare che lo “scatolo” funzioni a dovere. Fabrizio deve subito iniziare le verifiche perche’ il marchingegno sembra fare le bizze. Qualche minuto basta per risolvere tutto, si trattava solo di un falso contatto, ma ci ha fatto trattenere il respiro! Fabrizio procede quindi a spiegarci come utilizzare le radio. Dopo le distribuiamo. Ne portera’ una la squadra di testa, noi “svolgi-cavo” prenderemo la seconda, la terza la terra’ Fabrizio per darci aggiornamenti dall’esterno e per distrarsi dell’attesa ascoltando i nostri sproloqui. Ora dobbiamo solo andare, Ecco Simone che parte.dscf1637 Un irriconoscibile Matteo lo segue.dscf1638 Matilde che si appresta a diventare intima con l’Erebus.dscf1641Ecco Vincenzina, oramai veterana dell’Erebus, che si prepara a scendere.dscf1642 La seguo poi io e quindi Giuseppe. Vincenzina ed io abbiamo il cavo, i primi 100 metri sono in un avvolgicavo, i secondi 100 metri sono filati in uno zaino. Cosi’ verificheremo quale soluzione sia la migliore. Eccoci raggruppati alla partenza del secondo pozzo, quello subito dopo il primo salto di ingresso. Si vede ancora la luce dell’esterno. Vincenzina ha appena finito di verificare che le radio funzionino.dscf1643 Intanto i nostri armatori procedono oltre. Facciamo un esperimento interessante che ripeteremo anche andando avanti nella grotta, quando Simone e Matteo sono scesi provano a comunicare  via radio anche se il cavo, che stiamo svolgendo Vincenzina ed io, e’ indietro di quasi 20 metri rispetto a loro. Con sorpresa verifichiamo che le radio funzionano senza problemi. Allontanandosi ulteriormente Fabrizio da fuori ci dice di sentire molti fruscii che impediscono di fatto la comunicazione. Comunque poter parlare senza problemi anche a 20 metri di distanza dal cavo e’ sicuramente cosa buona.   dscf1645 Matilde mentre collabora nella sistemazione del cavo.dscf1646 Ancora Matilde, stretta tra 2 pareti, sembra dire: “ma dove mi avete portata?!?”dscf1647 Eccoci all’ultimo salto prima dell’inizio della frattura finale dove andremo a lavorare. Arrivati in questo punto sono rimasti solo pochi metri di cavo dei primi 100 metri. Abbandoniamo qui l’avvolgicavo. Collego i secondi 100 metri di cavo e poi chiedo l’assistenza di Matteo per far arrivare lo zaino di sotto attraverso uno dei tanti, stretti, passaggi che collegano con l’ambiente sottostante dove proseguiremo. Facciamo anche una doverosa verifica del funzionamento delle radio. Tutto a posto.  dscf1650 Ecco l’ambiente dove ci si infila nella frattura. Vincenzina si appresta a scendere, Matilde attende con gli occhi sgranati, Matteo e’ interdetto.dscf1651 Per fortuna un attimo dopo torna il sorriso, decisamente meglio! dscf1653 Anche Matilde parte per la discesa finale…dscf1656 …e saluta tutti a modo suo… stai senza pensieri!dscf1657 Un poco di concrezioni imbiancate di fresco.dscf1659 I broccoletti, che tanto sono amati dalle nostre tute.dscf1660 Broccoletti e concrezioni con il nostro cavo in primo piano.dscf1661 Il cavo che finisce nello zaino, un invincibile invicta la cui integrita’ sara’ messa a dura prova dai broccoletti.dscf1663Mentre ci organizziamo impiego un po’ di tempo per alcune foto. Il posto le merita sempre. Per prima cosa un saluto al nostro simpatico serpentello concrezionato, oramai e’ di famiglia.dscf1665 Delle stalattiti che sono state sommerse dai broccoletti.dscf1667 Ecco Matteo che si appresta a passare la strettoia.dscf1668 Questa mostra poco oltre alla strettoia pero’ mi piace e ve la presento ugualmente.dscf1673 Matteo passa. Preso da invidia mi tolgo l’imbrago, cedo la fotocamera a Vincenzina e provo anche io. Mi incastro inesorabilmente, saranno forse i 30 chili in piu’ rispetto a Matteo che mi impediscono il passaggio?!? Vincenzina riprende i miei vani tentativi. Le uniche cose buone che riesco a fare consistono nel sistemare una corda e quindi passare a Matteo il cavo e la radio cosi’ potra’ scendere in sicurezza e raccontarci cosa vede.dscf1675A guardarla ora e’ incredibile quanto sembri piccola a vederla con me dentro. Quando ci passa Matteo sembra quasi larga. Bah!dscf1676 Torno indietro e mi consolo facendo qualche foto e mangiando i panettoncini che mi sono portato per pranzo. Ci riprovo col serpentello.dscf1680 Nel frattempo l’esplorazione prosegue, Matteo viene raggiunto da una soddisfattissima Matilde, che affronta e passa indenne la strettoia. Vincenzina invece prova ma si deve arrendere. Giuseppe e Simone non si cimentano per nulla. Fabrizio da fuori segue le nostre peripezie degustando la minestrina calda che si e’ preparato. Col nostro aiuto Matilde e Matteo recuperano l’attrezzatura e la indossano. Ci aggiornano via radio fino a che rimangono entro i 20 o 30 metri dal termine del cavo. Oltre quel limite la radio tace lasciandoci in trepidante attesa. Passano parecchi minuti, iniziamo quasi ad innervosirci. Passa ancora qualche minuto, proviamo a chiamarli urlando ma non abbiamo risposta, proviamo con la radio, ma nulla. Che staranno facendo la sotto? Finalmente eccoli! Ci raggiungono, ora sono a vista dall’altra parte della strettoia. Siamo molto piu’ tranquilli adesso. Il passaggio inverso della strettoia non e’ meno laborioso di quello dell’andata. Mentre si preparano al passaggio iniziano a raccontarci che la grotta sembra continuare ma che ci sara’ da lavorare. Per ora dobbiamo accontentarci del loro resoconto. Mentre passano, noi iniziamo a risistemare le nostre cose e a prepararci per risalire. Fabrizio ci comunica che la batteria della sua radio e’ finita e che non potra’ piu’ comunicare con noi. Vista la novita’ ripongo la nostra radio nello zaino. Vincenzina e Simone fanno assistenza ai strettoisti. Giuseppe ed io iniziamo a salire pian pianino rifacendo su il cavo.dscf1683 Mentre aspetto che Giuseppe liberi la corda da sopra, mi rilasso scattando qualche foto.dscf1689 Ecco un po’ di broccoletti, tanto belli quanto letali per le tute speleo.dscf1693 Ecco un Giuseppe nebbioso.dscf1695 Questa? Non so cosa sia, pero’ mi piaceva l’effetto!dscf1700 Arriva Matteo. Gli facciamo riprendere fiato qualche secondo poi lo torturiamo costringendolo a raccontarci quel che ha visto con maggiori dettagli.dscf1704 Mentre aspettiamo anche il resto del gruppo mi diletto a fotografare qualche concrezione un po’ sfatta.dscf1706 Che ve ne pare di questa con delle “infiorescenze” quasi fresche?!?dscf1707 A meta’ strada sulla via del ritorno trovo anche un ospite inatteso, un simpatico millepiedi.dscf1708 La risalita e’ lenta, un po’ per il recupero del cavo un po’ perche’ non vogliamo lasciarci troppo indietro Vincenzina e Simone che si occupano del disarmo.  A proposito del cavo, devo dire che per il recupero vince nettamente lo zaino in fatto di praticita’. L’avvolgicavo e’ decisamente scomodo. Per un eventuale riutilizzo lascio che sia Fabrizio a giudicare se il cavo ammucchiato nello zaino sara’ ancora buono per un futuro uso. La tecnica “attendista” e’ un successone, al terzultimo salto dall’uscita siamo nuovamente tutti insieme. Ho appena effettuato la risalita e provo a riprenderli da sopra. Come al solito il risultato e’ scarso e nebbioso.dscf1711 Come quella presentata poco fa, anche questa non so proprio cosa sia, pero’ l’effetto e’ simpatico!dscf1715 Eccoci finalmente fuori. Lasciare il confortevole tepore della grotta per il vento gelido all’esterno e’ uno choc. Troviamo ancora un eroico e semi-congelato Fabrizio ad attenderci.dscf1716 Ecco Matteo, stanco ma soddisfatto.dscf1717 Ecco Matilde, un po’ stanca pure lei ma sicuramente soddisfatta, non capita spesso di poter esplorare, soprattutto quando si e’ alle prime grotte!dscf1723 Ecco la sortita di Vincenzina.dscf1728 Nel frattempo Matilde si impossessa della fotocamera ed imperversa per un po’, eccomi mentre sono alle prese con la “sbobba” ghiacciata.dscf1731 Matteo con l’occhio a mezz’asta e Fabrizio imbacuccato e pronto a partire.dscf1733 Vincenzina che sfoggia la corda legata sulla schiena come una provetta alpinistadscf1738 Riprendo possesso della fotocamera pronto ad immortalare il sorriso sfolgorante di Matilde.dscf1741 Ecco, buon ultimo, il nostro Simone che esce a rabbrividire all’aria gelida.dscf1743 Un abbraccio dopo questa bella avventura ci sta’ tutto.dscf1745 Una ultima foto a Simone che toglie la corda iniziale e poi gia’ tremanti dal freddo prendiamo la strada per le macchine.dscf1747Non mi dilungo troppo poiche’ il resto della giornata potete facilmente immaginare come sia finito. Ci siamo cambiati velocemente e poi siamo scesi in paese dove abbiamo salutato Matteo che doveva rientrare. Noi altri ci siamo goduti una meritata cena da Alessandro. Tornando indietro dal ristorante abbiamo dovuto affrontare un vento fortissimo, tanto da non riuscire quasi ad avanzare. L’ultima tappa, per me, e’ stata quella del rientro in macchina fino a casa. Come all’andata il tragitto e’ sembrato breve poiche’ lo abbiamo accompagnato con chiacchiere varie e piacevoli. A coronamento finale della giornata, ho anche trovato subito parcheggio, e vicino casa, non si puo’ proprio desiderare di meglio! Un saluto a Vincenzina alla quale manca un non invidiabile tragitto in motorino e poi dritto a casa per una bella dormita al calduccio.

Con questa uscita abbiamo salutato degnamente il 2014. La prossima volta saremo al nuovo anno. Vi lascio con tanti, tanti, tanti auguri per una buona fine ed un ottimo inizio d’anno.

Alla prossima!!!

Pubblicato in amici, esplorazioni, foto, SCR, speleo, uscite | Commenti disabilitati su Erebus – 28/12/2014

Meri – 21/12/2014

Assalto di un allegro gruppo natalizio ai Meri con Andrea, Carla, Fabrizio, Filippo, Giulio, Giuseppe, Marco, Marika, Matilde, Matteo, Pamela, Sabina, Simone, Stefano, Vincenzina ed io.

E’ stata una uscita con una gestazione lunga ed una massa di messaggi scambiati per organizzarla veramente impressionante. Alla fine pero’ devo dire che ne e’ valsa la pena. Ne e’ uscita fuori una combriccola tanto allegra quanto eterogenea ed una giornata da ricordare con piacere. Sicuramente c’e’ da ringraziare Stefano che si e’ fatto carico di raggranellare buona parte del molto materiale necessario e di caricarselo dietro dalla sede del gruppo a casa e poi a S. Oreste (senza dimenticare il percorso inverso!). Altro merito di Stefano, ma questo riguarda solo me, e’ che mi ha evitato di prendere la macchina dandomi un graditissimo passaggio. Un motivo in piu’ per festeggiare S. Stefano! Intanto grazie! Dopo questo lungo preambolo sarete curiosi di sentire come si e’ sviluppata la giornata. Ecco quindi che vado ad iniziare. Ci eravamo dati una sequenza di appuntamenti ad un ritmo sicuramente sfidante. Il primo appuntamento lo avevo alle 9.15 a P.zza Bologna con Vincenzina e Stefano, quindi alle 9.30 con Filippo sotto casa sua, alle 9.45 al bar di Settebagni, alle 10.15 al solito parcheggio di S.Oreste. Inutile dire che la sfida contro il tempo l’abbiamo persa miseramente! Esco da casa col mio zaino extra-large e mi avvio all’appuntamento. Fatti pochi passi intuisco una presenza alle mie spalle, mi giro ed impiego alcuni dei successivi istanti a cercare di capire a chi appartenesse il sorriso che mi riempiva la visuale. Finalmente il neurone deputato al riconoscimento facciale si risveglia dal torpore e riconosco Vincenzina. Ma certo, avevo dato appuntamento anche a lei. Dopo i saluti riprendiamo la strada per Piazza Bologna chiacchierando di quel che faremo oggi. L’appuntamento e’ alla metro davanti alla banca, Stefano non e’ ancora arrivato. Ci spostiamo a sinistra, verso la fermata dell’autobus perche’ almeno li c’e’ il sole. Sono quasi sul punto di proporre un rapido caffe’ al bar vicino quando vediamo arrivare la macchina di Stefano. Lo accogliamo sbracciandoci entusiasticamente. Ci individua ed accosta prontamente. Apro il portabagagli ma lo trovo gia’ stipato di zaini. Per fortuna la macchina e ‘ dotata anche di uno di quei “siluri” sul portapacchi. Mettere fin la sopra il mio zaino e’ impegnativo anche per Stefano ma in qualche maniera ce lo fa rotolare dentro. Saliamo in macchina. Rimaniamo un attimo interdetti quando una macchina della polizia si parcheggia di traverso davanti a noi tagliandoci la strada. Gia’ penso: “Sta a vedere che facciamo tardi” ma Stefano non si scompone affatto, fa un poco di retromarcia e si disimpegna con tutta calma. Siamo ufficialmente partiti. Prossima destinazione, la casa di Filippo a Prati Fiscali. Per non sbagliare Stefano imposta il navigatore che ci guida sicuro fino a destinazione. Parcheggiamo in doppia fila mentre aspettiamo che Filippo scenda. Filippo arriva, saluti frettolosi e partiamo. Siamo abbondantemente ritardatari, saremmo gia’ dovuti essere a Settebagni. Filippo si sostituisce al navigatore e ci guida per viuzze fino all’appuntamento. Siamo sulla Salaria quando iniziano ad arrivare messaggi e telefonate da Carla. E’ allarmata perche’ e’ da un po’ a Settebagni e non vedendo nessuno pensa di essere stata abbandonata. La tranquillizziamo  telefonicamente e poi pochi minuti dopo possiamo vederci. Nel frattempo e’ arrivata Matilde, e’ al bar a fare colazione. Entro nel bar e mi apposto alle sue spalle. Sicuramente Matilde ha un cuore forte ma dal sobbalzo che fa sembra patire un po’ il “Bibbo incombente di prima mattina”! Passato lo spavento ci salutiamo ed usciamo dal bar fraternamente rappacificati. Stiamo ancora scambiandoci i saluti di gruppo quando arrivano i messaggi allarmati di Pamela, lei e’ al bar di Settebagni ma non vede nessuno di noi. L’equivoco e’ subito chiarito, siamo a 2 bar differenti. Noi al primo bar che si incontra, lei e’ con Andrea al “bar fico” di Settebagni, un po’ piu’ avanti sulla strada. Le diciamo di aspettarci pronta a partire che siamo gia’ in ritardissimo. Montiamo velocemente in macchina e la raggiungiamo. Un saluto veloce dal finestrino e poi via come fulmini. Imbocchiamo l’autostrada. Siamo vicini al casello di ingresso quando scoccano le 10.15 ed entriamo ufficialmente in regime di ritardo globale. Mi chiama Giuseppe, e’ a S. Oreste, lo ragguaglio. Mi chiama Matteo, aggiorno anche lui e gli dico di cercare intanto Giuseppe (“uno con la barba con l’aria speleo”!). Finalmente arriviamo. Siamo proprio tanti! Anche SignoreAnzianoNonnoGiorgio ha fatto una comparsata, saluto con piacere Fabrizio, il  celeberrimo radiologo. Scambio con Pamela l’abbraccio rimandato a Settebagni, e conosco Andrea. Rivedo poi, come sempre con piacere, Giuseppe che mi presenta Sabina. C’e’ l’ottimo Simone, ecco anche Matteo il “nostro” strettoista di fiducia. Non mi nego un abbraccio caloroso con “i montebuonesi”, Giulio e Marika che non vedo da mesi, proprio una bella sorpresa. Last but not least, per dirla come gli Inglesi, rivedo con piacere Marco il fratellone di Matilde. Insomma tra tutti ci vuole una mezz’ora solo per i saluti. C’e’ da fare un po’ di cose prima di partire per i Meri, dobbiamo prendere il caffe’, comperare qualcosa da mangiare, andare al bagno, chi deve, ed altre cose cosi’. Dobbiamo anche parcheggiare le macchine da lasciare, spostare i bagagli nelle macchine che scenderanno, ridistribuirci nelle stesse e poi andare. Dopo i saluti decido di partire dalle cose importanti, il da mangiare. Mi avvisano che la pizzeria al taglio e’ chiusa, disdetta! In compenso e’ aperto l’alimentari, mi consolo con un paio di pezzi di pizza imbottiti col salame. Un pezzo lo faccio fuori subito per recuperare energie! Raggiungo gli altri al bar e prendiamo il caffe’ quasi tutti. Incrociamo Paolo, e’ con una amica, Mariangela, oggi saranno anche loro in giro per il Soratte. Ora si sta facendo proprio tardi, mi avvio alle macchine per vedere che succede. Stefano e’ tornato dal bagnare le corde che useremo, lascera’ la sua macchina perche’ e’ troppo bassa per affrontare la strada bianca. Spostiamo il materiale sulle altre macchine, in gran parte sulla macchina di Andrea a Pamela. Riusciamo a raggrupparci. Una ultima sosta al parcheggio “di sotto” dove Stefano lascia la sua macchina poi finalmente ci avviamo, destinazione Meri. Stefano ed io siamo ospiti di Pamela ed Andrea ed andiamo avanti per fare strada. La strada non e’ peggiore del solito ed in breve siamo allo spiazzo dove si parcheggia. Finalmente recupero lo zaino e con lei la fida fotocamera. Posso iniziare a fare qualche foto! Prima di cambiarmi mi aggiro tra gli amici rubando qualche scatto per documentare l’allegra e colorata adunanza. Esordisco con un duo Pamela-Stefano bene in ombra.dscf1558Passo poi alla macchina sabina con Marika e Giulio in piena vestizione. Giulio e’ gia’ pronto con una fila di ottime salsicce secche, almeno 40, da distribuire tra i fortunati convenuti.dscf1559Ecco invece la prima macchina orvietana con Sabina e Giuseppe. Non vi fate ingannare dallo sguardo serio di Giuseppe, in realta’ sta sorridendo!dscf1560 Macchina della fratellanza con Matilde e Marco.dscf1561 Seconda macchina orvietana con vicino il Fabrizio radiologico che osserva e controlla, un Simone impegnatissimo e Carla con Vincenzina agguerritissime e quasi pronte al cimento.dscf1562 Dopo il giro di foto mi preparo svelto, inizio a sentire forte la voglia di fare qualcosa. Rubo una corda da 25 a Giuseppe e mi avvio ai Meri. Davanti al Mero grande hanno costruito una staccionata. Il legno e’ un po’ vecchio e fradicio pero’ fa la sua porca figura. Inizio a sparpagliare tutto in giro la mia attrezzatura per vedere cosa portare.  dscf1563 Mi interrompo qualche minuto, passano Mariangela e Paolo per una rapida visita ai Meri. Quando si allontanano riprendo a trafficare con il mio caos di roba. Sistemo la corda e scendo, voglio verificare lo stato degli attacchi e se c’e’ la possibilita’ di fare 2 calate non eccessivamente vicine tra loro. Sistemo la prima corda frazionando sui fix messi la volta scorsa. Scendo, sul lato sinistro, guardando spalle al Mero, ed arrivo alla zona dove parte il pozzo in libera. In effetti ci sono 2 gruppi di attacchi, 3 attacchi a spit sulla sinistra e 3 attacchi, 2 a fix ed 1 a spit sulla destra. Ottimo. Ho un po’ di attacchi personali con me, predispongo la partenza alla sinistra e poi prendo la via del ritorno. Mentre risalgo inizio a sentire del vocio, sono i miei amici che arrivano. Invoco un po’ di aiuto. Si offre Marco, eccolo che scende per terminare l’armo della prima partenza.  dscf1564 Con gli amici sono arrivati anche i materiali e le altre corde. In una fugace apparizione vedo Stefano che e’ disperato, aveva preparato tutti i sacchi con criterio ma noi gli abbiamo confuso tutto ed ora non si ritrova. Passa anche Giulio che distribuisce salsicce a pioggia, sono veramente deliziose. Vedo Simone, mi lascia la sua corda da 100 per la seconda calata. Rimaniamo d’accordo che lui con Giuseppe si occuperanno di armare la via che partendo dal dal Mero piccolo arriva al Mero grande passando per il finestrone. Sento che armeranno anche la grotta della Madonnina ma non mi posso interessare molto, c’e’ tanto da fare e tanti sono in attesa al freddo. Decisamente ora non ho tempo, rimando la visita alla Madonnina alla prossima volta.  Ecco una foto dei pazienti “attenditori”.dscf1566 Prima di ripartire cedo la fotocamera e mi concedo una foto anche io. Ho sistemato sulla destra, sempre spalle al Mero, la corda per la seconda partenza.dscf1567 Dopo un rapido esame pero’ dalla destra mi sposto di nuovo a sinistra, vicino all’altra corda. A destra ci sono troppi sassi smossi pronti a cadere, meglio lasciarli indisturbati. Metto un paio di fix, sposto la prima corda e sistemo la seconda. Nel frattempo Marco ha terminato l’armo delle 2 calate. Lo raggiungo per ammirare tutto l’insieme poi me ne risalgo avvertendo Matilde che e’ il suo turno di scendere. Quando mi fermo mi accorgo di sentire freddo, mi fanno notare che sono riuscito a sudare tanto da infradiciare la tuta. Non me ne curo, stiamo iniziando a scendere e tra poco mi scaldero’ di nuovo. Nella prossima foto ecco una sorridentissima Matilde che si appresta a raggiungere Marco per la prima discesa.  Per molti di coloro che scenderanno oggi e’ la prima volta che si cimentano con una calata cosi’ lunga nel vuoto, ho raccontato loro che anche per me lo e’ stata, oramai qualche anno fa. Lo dico sperando che anche per loro sia una bella ed emozionante esperienza da ricordare con piacere negli anni futuri.dscf1568 Giu’ giu’ da lontanissimo ci arriva la libera, ora tocca a Pamela ed Andrea, per cavalleria prima una foto al bel sorriso di Pamela mentre si avvicina all’ultimo frazionamento.dscf1569 E poi una foto all’intrepido Andrea, quasi gia’ pronto a partire.dscf1570 Vincenzina rimane buon ultima in paziente attesa.dscf1572 Ecco Pamela ed Andrea pronti a partire, sono arrivato vicino a curiosaredscf1573 Partiti!dscf1576 Salgo a raggiungere Vincenzina, al momento non ci sono altri amanti del brivido, la accompagnero’ io in questa emozionante discesa. Quando rispunto fuori c’e’ una sorpresa, abbiamo ricevuto visite, ci hanno raggiunto i genitori di Matilde e Marco, visto che abitano nei pressi hanno fatto un salto. Ci scambiamo gli auguri mentre Vincenzina si prepara. Si raccomandano che non diciamo nulla perche’ vogliono fare una sorpresa ai figli. Li lascio esprimendo la speranza di rivederli la sera per cenare tutti assieme. Vincenzina, piena di entusiasmo mi affianca e mi supera, mi affretto a seguirla altrimenti c’e’ il rischio che mi lasci da solo! Eccola che sorride radiosa durante la discesadscf1579Sempre Vincenzina durante la discesa. Un po’ nebbiosa come foto, pero’ rende l’ideadscf1581 Una foto verso la oramai remota partenza del pozzodscf1584 Eccoci arrivati a meta.dscf1585 Le 2 amichette felicemente ricongiuntedscf1585aDal lato del Mero piccolo sono scesi Simone e Giuseppe e Matteo ma sembra non abbiano avuto altri seguaci. Gli altri sono andati tutti a visitare la Madonnina. Oltre a scattare qualche foto e fare uno spuntino, dopo la discesa c’e’ ben poco da fare, proponiamo di scendere giu’ a vedere la sala finale ma non dobbiamo essere proprio proprio convincenti perche’ nessuno aderisce alla proposta. Sara’ forse la fangosa discesa ripida e scivolosissima che promette molta fatica per risalire? Ho il vago sospetto sia stato proprio questo particolare a far desistere tutti! Terminati spuntini, foto e chiacchiere, inizia il freddo. I primi che sono scesi sono fermi da molto piu’ di un’ora. E’ arrivato il momento di risalire. Partono per primi Matilde e Marco. Matilde si cimenta con l’elasticita’ della corda che la lascia a terra anche se ne ha gia’ risaliti una decina di metri. Devo dire pero’ che se la cava egregiamente. Mentre noi ci ritiriamo in una vicina nicchia per evitare i sassi che possono cadere, loro salgono con buona regolarita’. Riesco a riprenderli mentre sono quasi 2 puntini. E pensare che sono ad un terzo della salita. dscf1586Riprovo ma utilizzando lo zoom, pero’ il risultato non e’ tra i migliori. 
dscf1594 Mentre loro completano la salita, noi ci organizziamo. Simone risalira’ per ultimo dal Mero piccolo occupandosi del disarmo. Pamela ed Andrea optano anche loro per il Mero piccolo, Matteo vuole provare la risalita dal Mero grande, lo accompagnera’ Vincenzina. Rimarremo Giuseppe ed io per risalire assieme dal Mero grande. Inizialmente pensavo che avrei evitato volentieri la lunga risalita pero’ non potevo lasciare solo il buon Giuseppe e poi magari sotto sotto non ero cosi’ convinto di non volerla riprovare dopo tanti anni! Intanto ecco un agile Matteo mentre assistiamo ad una partenza. dscf1599 Nel frattempo inizia a salire anche Pamela per la via del Mero piccolo. Sinceramente non ricordo bene la sequenza di risalita, mi pare sia andata prima Pamela e poi Andrea ma potrebbe essere il contrario. In ogni caso posso assicurare che se la sono cavata egregiamente entrambi.dscf1600 Ecco, sempre Pamela, che inizia la sua vertiginosa risalita.dscf1606Dall’altro lato partono anche Vincenzina e Matteo, al solo vederli gia’ mi fanno male gambe e braccia. Con un po’ di invidia sento che Vincenzina e Matteo hanno anche l’energia ed il fiato per chiacchierare amabilmente tra loro durante la risalita. A breve parte anche Simone che inizia la risalita con disarmo del Mero piccolo. Da non so dove arriva una “breccola” che mi sfiora, prudentemente Giuseppe ed io ci ritiriamo nella nicchia a chiacchierare di feste e passate e future attivita’. Arriva finalmente la libera, iniziavo a sentire freddino anche io. Arrivo alla corda ed attacco gli attrezzi, guardo l’orologio, sono le 16.57. Inizio a salire. e’ dura, come immaginavo e’ proprio dura, cerco di assecondare il dondolio uniformando ad esso la mia pedalata, e’ d’aiuto ma non reggo il ritmo. Giuseppe e’ poco sotto di me, la sua luce si e’ spenta sul piu’ bello, ha terminato la carica della batteria. Non dovrebbe aver bisogno di molta altra luce tra quella che viene da fuori e quella che ho io. Sento vociare sopra di me, sono Simone e Giulio che stanno disarmando insieme. E’ un piacere quando finalmente li vedo, vuol dire che sono ben oltre la meta’ della risalita. Fiato permettendo scambio qualche battuta con loro e poi proseguo. Si sente che sono vicino anche perche’ e’ cambiata l’elongazione della corda, ora dondolo molto meno. La luce da fuori non arriva piu’, e’ scesa la notte, pero’ sono in vista del frazionamento. Cerco di mantenere una pedalata dignitosa per gli ultimi metri e poi con soddisfazione metto la longe con uno sbuffo soddisfatto. Passo il nodo con gli attrezzi ed inizio a smontare la partenza del pozzo con la sua corda da 100. Faccio un nodo al capo della corda e me la lego addosso prima di fare altro, fosse mai mi cadesse giu’ la corda, chi ce la farebbe mai a tornare giu’ a prenderla?!? Smonto la corda dagli attacchi e, anche se con fatica per il peso della corda, disfo il nodo. Caspita quanto pesa la corda ora che e’ appesa sotto al mio imbrago. Avverto Giuseppe che lascio a lui l’onere di togliere gli attacchi poiche’ non ho con me la chiave. Sono appena partito quando mi ricordo di guardare l’orologio, sono le 17.14. Sono partito 17 minuti fa, sono indulgente con me stesso quindi tolgo 2 minuti per il tempo passato a disfare l’armo e mi attribuisco il tempo di 15 minuti per la risalita. Pensavo molto peggio. Al frazionamento successivo vedo Giuseppe immerso nel buio, mi conferma che gli farebbe comodo un po’ piu’ di luce mentre disarma. Con la corda da 100 gli passo la mia luce di riserva. Quando finisce di sistemarsela sulla testa gli indico gli attacchi da togliere e poi proseguo. Al mio arrivo trovo una folla, sono usciti praticamente tutti, anche il gruppetto che e’ andato alla Madonnina. L’aria e’ decisamente fredda. Chi attende da parecchio inizia ad accusare.
dscf1617Mentre mi sistemo passa Giulio per un ultimo giro di salsicce. Ne prendo volentieri un’altra, sono proprio buone. Prendo in consegna anche quella per Giuseppe. Recuperiamo le 2 corde da 100, il grosso della fatica lo fanno Marco e Stefano, io ritorno verso il pozzo perche’ il nodo che congiunge le 2 corde si incastra al cambio di pendenza. Uno strattone e tutto si risolve. Ritornato alla base ricompongo lo zaino extra-large e poi mi gusto la salsiccia mentre gli altri rifanno le corde. Giuseppe arriva mentre stiamo ricostituendo gli zaini dei materiali. C’e’ Stefano che sacramenta poiche’ gli mancano degli attacchi e qualche moschettone. Il pensiero di dover affrontare il giudizio dei magazzinieri del nostro gruppo atterrisce tutti, ci sbrighiamo a dargli una mano per trovare la ferraglia mancante. Tra una cosa e l’altra trovo il tempo di cambiare la maglietta fradicia e gelata con il bel pile caldo che mi sono scarrozzato giu’ e su per il Mero. Alla fine di tutto questo lavoro per sistemare il materiale di gruppo anche Stefano appare, se non soddisfatto, perlomeno rassegnato. Chiudiamo gli zaini e ci avviciniamo al Mero piccolo dove c’e’ il resto del gruppo. Rivedo Carla, e’ un po’ dispiaciuta. Dopo la Madonnina avrebbe disceso volentieri il Mero grande ma e’ arrivata tardi, stavamo gia’ risalendo. La rincuoro promettendole che ci sara’ sicuramente occasione per tornare. Partiamo per le macchine. Ecco una “bella” foto del nostro arrivo alle macchine, nella foto si intuisce appena dove siamo, pero’ abbiamo una Pamela in posa plastica che ancora ha la forza di sfoggiare un bel sorriso.dscf1618 Via gli indumenti da grotta freddi e bagnati, benvenuti gli abiti “civili” caldi e asciutti. L’intenzione di molti di noi e’ di restare a cena a S.Oreste dal nostro amico Alessandro al Campanile. Simone gli telefona per prenotare. Ci aspetta per le 19.30, sono da poco passate le 6. Abbiamo un bel po’ di tempo da passare, possiamo prepararci con calma.dscf1619L’ultima avventura e’ quella per risalire alla strada. Come all’andata Stefano ed io siamo nella macchina con Andrea e Pamela. A meta’ della strada c’e’ un punto un po’ piu’ rovinato. Non riusciamo proprio a salire, probabilmente a causa del pesante carico di zaini l’avantreno e’ troppo leggero.  Le proviamo tutte ma alla fine, tra un gran puzzo di gomma bruciata, dobbiamo rinunciare e tornare indietro. Le altre macchine ci sfilano davanti e proseguono senza troppe difficolta’. Noi facciamo manovra e ritorniamo verso i Meri. In zona parcheggio ancora un attimo di suspance perche’ c’e’ un breve tratto in salita che rimette in difficolta’ la macchina. Scendiamo tutti tranne Andrea che guida. Dopo qualche tentativo riesce a passare, non trattengo un sospiro di sollievo. Da li in poi la strada e’ tranquilla. Arriviamo alla strada asfaltata, proseguiamo passando vicino al cimitero e torniamo infine al parcheggio solito. Con un paio di telefonate ci raggruppiamo tutti al bar 41. Come gia’ detto e’ nostra ferma intenzione di restare insieme a cena e quindi molti sono gia’ al bar a gustare un meritato aperitivo. Quando arrivo non trovo i miei amici montebuonesi. Hanno preferito riprendere la strada di casa, peccato. Per conto mio brindo con la grappa poiche’ ho recuperato la borraccetta che avevo preparato per il fondo del Mero e che ho scordato nella tasca della giacca. Passano per il bar anche Mariangela e Paolo di ritorno dai loro giri. Si trattengono per un po’ poi salutano e vanno. Anche per noi e’ arrivata l’ora di cena e quindi ci avviamo allegramente verso il ristorante di Alessandro. La cena e’ allegra ed abbondante. Il posto piace a chi non c’era mai stato prima e convince chi gia’ lo conosceva. Non ricordo un brindisi in particolare perche’ ne abbiamo fatti tanti. Penso abbiamo incrociato i bicchieri per quasi tutto, per il corso appena terminato, per il Natale e le prossime festivita’, per gli amici che sono con noi e quelli andati. Per la felicita’ di tutti e per la pace nel mondo. Insomma ce l’abbiamo messa tutta per divertirci ed entrare nello spirito natalizio. Ad ogni modo abbiamo concluso degnamente una gia’ bella giornata. A fine cena ci siamo congedati rumorosamente da Alessandro ed avviati barcollando fino alle macchine dove ci siamo scambiati saluti ed auguri. Vincenzina, Filippo, Stefano ed io siamo andati a recuperare la macchina di Stefano ed abbiamo intrapreso il viaggio verso casa ripercorrendo a ritroso le tappe dell’andata. Gli ultimi saluti ed auguri sotto casa mia e poi il benvenuto oblio di un buon sonno. Ora non mi resta che mandarvi una generosa manciata di auguri per un sereno Natale e vi lascio con l’ormai proverbiale, alla prossima!

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Spacca Bida – 13/12/2014

Primo mattino a recuperare i dati GPS degli ingressi di S.Sebastiano ed Erebus, quindi esplorazione con Daniele alla Spacca Bida.

La mattina parto presto, alle 7.30 sono gia’ in macchina e guido verso S. Oreste. Ho molte cose da fare prima di andare all’appuntamento alle 10.30 con Daniele. Quando arrivo in paese sono passate da poco le 8. Vado direttamente su all’eremo dove mi preparo svelto.

dscf1497 Il paesaggio e’ ancora nebbioso, mi esce fuori una foto degna de “Il signore degli anelli”dscf1498 Prendo il sentiero per San Sebastiano, come gli altri e’ completamente arato dai cinghiali. E’ anche completamente scomparsa la panchina sulla quale mi ero spesso riposato. Peccato, era in un punto veramente panoramico.dscf1501 Ecco l’eremo, o meglio quel che ne rimane, di S. Sebastiano dscf1503 Sempre l’eremo ma visto dall’internodscf1504 La pozza di raccolta dell’acquadscf1505 Forse anche questa serviva a raccogliere l’acqua ma e’ decisamente meno integrata con l’ambiente circostante. E’ scivolata molto piu’ in basso dall’ultima volta.dscf1508 Arrivo all’ingresso della grotta di S. Sebastiano. Prendo il punto GPS, mi preparo col Distox e taccuino perche’ voglio fare la poligonale esterna tra questo ingresso e quello di Erebus. Sono cosi’ preso nei preparativi che mi scordo di scattare la foto all’ingresso della grotta. Poco male, ne rubo una da una precedente relazione. Prima di partire mi affaccio davanti alla strettoia di partenza. Strano! Di solito c’e’ un’aria notevole, oggi invece quasi nulla. Parto con la mia brava poligonale. Procedo in quota il piu’ diritto possibile. Mi ritrovo a litigare con spine “stracciabraghe” ed altre piacevolezze del genere ma ad un certo punto riesco a tornare sul sentiero a pochi metri dall’ometto dell’Erebus. Mai ometto fu visto con piu’ piacere! DSCF1848 Ancora una decina di punti e sono davanti all’ingresso dell’Erebus. Stavolta la foto me la ricordo. Prendo anche qui il punto GPS. Mannaggia, ho completamente perso la cognizione del tempo e mi sono anche scordato l’orologio. Ripongo tutto e mi affretto a tornare indietro.dscf1509Riprendo fiato un attimo con la scusa di una foto dal belvedere.
dscf1511 Eccomi alla chiesa in cima.dscf1512 Anche qui il campo e’ aratissimo.dscf1514 Riscendo giu’ quasi di corsa, sono di nuovo a S. Oreste che sono le 9.40. Dopotutto ho fatto presto. Mi tolgo i vestiti fradici di sudore e mi metto quelli asciutti. Faccio un salto in tabaccheria a comprare batterie, mi gusto un meritato cappuccino al bar e poi riparto alla volta di Spacca Bida. Daniele non e’ ancora arrivato ma sono in anticipo, impiego del tempo a fare una foto al paese che ci sovrasta. Finisco di prepararmi e trovo anche il tempo per mangiare meta’ di un panino.dscf1518 Arriva Daniele, anche lui si prepara velocemente, gli affido la fotocamera perche’ possa immortalarmi.dscf1520 Salendo troviamo i funghi che la volta scorsa erano freschi. Ora sono decisamente giu’ di corda.dscf1521 L’albero caduto che costringe a deviare dal sentiero.dscf1522 Il maestoso ingresso di Spacca Bida! Lascia immaginare come sara’ comoda ed ampia la restante parte della grotta.dscf1523 Mi preparo ad entrare.dscf1524 Vi risparmio racconto e foto di come percorriamo gli stretti 39 metri di sviluppo attuale della grotta. Eccoci in zona operazioni.dscf1526Facciamo parecchi turni a scendere giu’ a scavare e sistemare sassi. Con il sacco ne tiriamo fuori parecchi costruendo dei piccoli muri a secco per sistemarli. Daniele lavora, io per il momento mi riposo e mi guardo intorno. Guardate qua cosa ho trovato, non sembra l’incudine, uno degli ossicini dell’orecchio?dscf1528 Daniele e’ riuscito ad incunearsi vicino alla possibile prosecuzione, gli passo la fotocamera per scattare qualche foto, questa e’ una…dscf1530 e questa e’ l’altra. Non si capisce granche’ pero’ Daniele e’ convinto ci siano buone prospettive. Si e’ fatto tardi e dobbiamo sbaraccare, magari torneremo una prossima volta a continuare il lavoro.dscf1541 Un’ultima foto alla zona lavori e poi via verso l’uscita.dscf1551 Devo aspettare un bel po’ che Daniele passi la parte verticale. E’ un vero piacere respirare tutta la polvere che manda giu’. Inganno il tempo fotografando lo stretto che mi attende.dscf1552 Sempre in paziente attesa fotografo questo pezzo di roccia. Facendo ricorso alle mie scarse conoscenze ipotizzo sia un conglomerato, magari, azzardo, anche metamorfico, ma qui sto proprio raschiando il barile di antiche reminiscenze scolastiche. Non ho idea di quanto io stia sbagliando, mi riprometto di chiedere lumi a chi e’ piu’ sapiente di me in materia. Intanto pero’ dall’alto mi arriva il “libera” da Daniele. Appena mi muovo mi fulmina con una scarica di polvere e ciotoli, forse e’ per vendicarsi poiche’ mentre scavavamo gli ho tirato un paio di pietruzze!dscf1553 Quel tratto in salita e’ proprio dannato. Sudo come non mai. Alla fine comunque ne esco. Fuori inizia a fare sera. Mi dedico un selfie.dscf1554 Eccoci di nuovo alle macchine, mi faccio scattare una foto del dopo grotta. La tuta, anche se nella foto non si vede, ha parecchio sofferto. L’impeccabile lavoro di Melina (colei che ha gentilmente donato una seconda vita alla tuta ricucendola magistralmente) e’ un po’ andato in malora, dovro’ proprio metterla in pensione questa benedetta tuta…dscf1557Ci cambiamo scambiandoci le impressioni sul lavoro fatto. Siamo entrambi stanchi ma soddisfatti. Una volta pronti un abbraccio per gli auguri di Natale e poi partiamo verso casa. Vi lascio in compagnia di un natalizio “Alla prossima”!!!

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