Ho sempre voluto tenere un diario con le relazioni delle uscite e delle esperienze in ambito speleologico.
Con questo blog posso avere il mio diario ed inoltre condividere le esperienze che faccio.
Ho iniziato ad agosto 2012 a raccontare le mie avventure ipogee. Spero vi stiano piacendo. Nel caso ne aveste voglia, e’ sempre apprezzato lasciare un commento!
Cosa trovate nel blog? Le relazioni delle gite del fine settimana. Ogni tanto mi spingo a recensire qualche ristorante. Cerco di condire le parole con tutte le immagini che posso.
Ho inserito un paio di sezioni dedicate ai ricordi. Nella prima ho riportato le relazioni delle spedizioni speleologiche a cui ho partecipato. Nella seconda ho iniziato ad inserire immagini di uscite, fatte nel passato, che ritrovo curiosando tra i mucchi di foto che ho salvate sul pc (il piu’ delle volte sotto l’illuminante titolo “varie”!).
Una visita alla grotta dell’elefante con Diana, Paola e Federico.
Sono almeno due anni che con Federico progettiamo di andare assieme alla grotta dell’elefante. Nel frattempo Diana e’ cresciuta, ha imparato a usare l’attrezzatura per salire e scendere su corda. Oggi sara’ tutto piu’ semplice ma non meno divertente. Oltre a diventare una brava speleo vedo che, come succede alla sua eta’, sta crescendo a vista d’occhio…chissa’ se in futuro potro’ ancora chiamarla col suo sopranome da grotta (Sgrunge) senza rischiare la vita! Per ora lo faccio ancora, ma quasi sottovoce, senza farmi notare troppo.
Speravo in questa uscita di vedere al completo il fantastico duo che chiamo da sempre “AnnaPaola”, composto appunto da Anna e da Paola. Purtroppo e’ potuta venire solo Paola in rappresentanza. Io, per rispetto, continuo a chiamarla AnnaPaola! Un saluto ad Anna, sono sicuro ci rivedremo presto.
La mattina ci incontriamo a Guidonia, il bar che ricordavo e’ diventato un pub e la domenica mattina e’ desolatamente chiuso, per fortuna poco piu’ indietro su viale Roma c’e’ un ottimo bar dove ci incontriamo per una buona colazione.
Dopo esserci rifocillati ci avviciniamo alla grotta, per la prima volta da quando vengo a questa grotta, non troviamo parcheggio al solito spiazzo, quello sulla sinistra, appena si gira per la via in salita. Non ci perdiamo d’animo e saliamo per la via ancora un centinaio di metri fino a trovare un posto dove lasciare le auto.
Iniziamo subito a prepararci, l’aria frizzante e’ stemperata dal sole. Diana si veste sotto l’occhio attento di Federico.
Terminata la vestizione procediamo col confezionamento degli zaini.
Si parte per la grotta. Non sono sicurissimo di ritrovare la strada per arrivare alla grotta. Prendo per il sentiero che conoscevo ma questo risulta chiuso da un muro inestricabile di rovi. Torniamo indietro e vago per un poco tra le fresche frasche cercando un pertugio da cui arrivare all’ingresso della grotta. Quando gia’ i miei amici iniziano a dubitare finalmente trovo un punto che sembra andare nella direzione giusta e mi addentro seguito con fiducia dai miei amici. Lo sguardo serio di Diana dimostra che non pensa sia la strada giusta, anche vedendo la profusione di rifiuti vari verso cui mi sto dirigendo.
E invece ecco qua la galleria artificiale che ci portera’ all’ingresso.
Ultimi preparativi tra la monnezza.
Iniziamo a percorrere la galleria, io mi improvviso cicerone descrivendo quello che ci aspetta.
Lungo la galleria ci sono diversi cantieri aperti, sia verso il basso che verso l’alto. Purtroppo non e’ dato sapere chi ci ha lavorato ne’ se ci si sta lavorando ancora. Sono contrario a questa “omerta’ esplorativa” ma sembra essere un costume condiviso dalla maggior parte dei non molti speleo attivi nella regione.
Dopo un centinaio di metri di galleria arriviamo all’ingresso della grotta. Hanno lavorato parecchio anche dal lato opposto dell’ingresso, probabilmente avranno trovato un bypass che porta velocemente in zona esplorazione evitando la camminata nel meandro che noi percorreremo oggi.
Iniziamo a sistemare la corda per il primo saltino.
Dopo il saltino c’e’ il meandro alto per circa trenta metri. Dopo qualche metro mi fermo un attimo per tentare di prendere una foto di un pipistrello ma, sembra, senza riuscirci.
Dopo il meandro mi fermo e aspetto che il resto del gruppo arrivi.
Buon ultimo, a chiudere la fila c’e’ Federico.
Una volta riuniti provvedo a sistemare la corda per il pozzo, diciamo P20, che dobbiamo scendere per arrivare al meandro basso, si tratta sempre della stessa frattura, accessibile a livelli differenti.
Scendo per primo. Evito di mettere un frazionamento finale e avverto i miei amici di tenersi scostati dalla parete con le gambe per evitare che la corda strusci sulla roccia.
Quando arrivano presento loro la gigantesca concrezione che alla fantasia dei primi esploratori e’ sembrata essere la proboscide di un elefante. E’ a lei che si deve il nome della grotta.
Un secchio…altro segno di lavori in corso o pattume?
Broccoletti in bella vista.
Questi depositi me li sono spiegati come un segno del lungo periodo di tempo in cui la grotta e’ rimasta sommersa dall’acqua. Il livello dell’acqua deve essere rimasto lo stesso per chissa’ quanto tempo, sicuramente abbastanza da far formare quelle sottili lastre di calcite che poi sono cadute giu’ quando la falda si e’ abbassata. Magari un giorno trovero’ un geologo a cui chiedere conferma, intanto ai miei amici la racconto cosi’.
Inizia a scendere AnnaPaola. Si ferma al frazionamento per dare uno sguardo a Diana.
Federico passa avanti e mi raggiunge..
Con la supervisione di Federico a AnnaPaola scende anche Diana. E’ cosi’ veloce che faccio a tempo a farle la foto solo mentre tocca terra.
Stavolta e’ AnnaPaola a chiudere la fila.
Il mio senso dell’orientamento fa cilecca, pensavo di andare verso la parte di meandro che chiude (verso sinistra nella mia testa) e invece li porto dalla parte opposta. Strada facendo incontriamo una stazione di monitoraggio che ci rassicura circa la presenza di CO2 (< 1000 ppm: Buona qualità dell’aria, nessun problema.), la temperatura e altri parametri interessanti.
L’armo del meandro e’ stato migliorato abbastanza e i punti piu’ esposti sono resi sicuri da una corda. Diana percorre i traversi con consumata perizia.
Sosta in un traverso per una foto.
Quando mi trovo davanti alla (ex-)strettoia che porta verso i rami in esplorazione rimango un poco interdetto, ero sicuro di essermi diretto nella direzione opposta! Mi ricompongo mentalmente e faccio pubblica ammenda per la mia sbadataggine aggiornando i miei amici del cambio di itinerario.
Prima di andare racconto loro di quella che era una strettoia abbastanza selettiva a cui seguiva un fastidioso bagno nel laghetto sottostante. Oggi invece la strettoia non lo e’ piu’ ed e’ stato trovato un comodo bypass al traversamento del laghetto. Sono molto soddisfatto di aver dato impulso alla ricerca del bypass avendone cercato e trovato uno almeno un paio d’anni fa. Poi qualcuno ne ha trovato, o forse “fabbricato” un altro, molto migliore. L’importante e’ che ora si possa proseguire senza doversi bagnare le scarpe. Passando la ex-strettoia racconto tutto ai miei amici per prepararli a cio’ che li aspetta. Passando faccio una foto al pozzo che precede la ex-strettoia, se ho capito bene in fondo una volta c’era acqua e gli speleosub ci si immergevano per proseguire oltre…
Dopo il bypass la corda sale ancora ma io la ignoro volutamente, voglio portare i miei amici per un altro giro.
Li portero’ ad arrampicarsi qua sopra per andare al meandro che scoprii con altri speleo proprio in occasione della scoperta del “mio” bypass.
Ecco che arriva Diana, tanto per farla arrabbiare la incito chiamandola Sgrunge…almeno finche’ e’ lontana e con le mani impegnate.
Mentre aspettiamo gli altri le racconto che dove ora passa la corda c’era uno strato uniforme di fango alto almeno 20 centimetri e appiccicoso come colla che rendeva gli scarponi una massa informe.
Lo spazio e’ poco quindi quando sentiamo AnnaPaola arrivare iniziamo la scalata per la via alternativa.
Dopo l’arrampicata passiamo sotto un enorme masso e siamo in zona meandro. A destra, sulla parete ci sono dei graffiti nei quali riconosco la sigla dello Shaka Zulu. Chissa’ chi e’ stato l’artista.
Eccoci finalmente di nuovo tutti insieme.
Con uno spettacolare scivolone nel fango porto i miei amici all’inizio del meandro. Non e’ armato quindi per stavolta non ci avventuriamo. Faccio una foto tanto per dire che ci siamo stati.
Torniamo indietro e chiedo loro di pazientare un attimo, voglio salire al “piano superiore” e sistemare una corda affinche’ mi possano raggiungere. Federico va un attimo a recuperare la corda che aveva lasciato subito dopo l’arrampicata e me la porta. Mi arrampico nel punto che ricordavo e cerco il fix che avevo messo eoni fa proprio per fare questa salita. Lo trovo ma e’ in condizioni pietose, il dado si toglie ma poi, dopo aver messo la placchetta, mentre tento di serrare il dado, il fix inizia a girare. Poco male, utilizzo me stesso come secondo attacco agganciando la corda sul delta, mi sistemo comodo e urlo la libera ai miei amici.
Per prima sale AnnaPaola.
Pochi secondi e arriva Diana.
A lei faccio ancora una foto.
Foto di gruppo in attesa di Federico.
Ecco che arriva anche lui.
Anche se con qualche difficolta’ riusciamo a recuperare la placchetta, sistemiamo la corda e proseguiamo. Un po’ di fango a mattoncini.
Sorprendo Diana distratta e le faccio una foto mentre avanza nel fango appiccicoso e scivolosissimo.
Siamo in quella che, a uso esclusivamente personale, ho battezzato “sala del trivio”. Mostro ai miei amici la colorazione delle pareti che evidenzia il passato livello dell’acqua.
AnnaPaola mentre affronta un tratto molto fangoso con l’aiuto di una corda.
Un affresco disegnato dalla natura.
Placche di color ruggine, sono sicuramente alcune scaglie di drago!
Senza indugio porto i miei amici verso il “dorso del drago”, dove inizia il ramo dell’Acheronte.
Camminando faccio notare loro le fantastiche piegature degli strati di roccia. Sono sicuro che il fantomatico geologo, colui che potrebbe spiegare con cognizione di causa quello che vediamo, ne sarebbe estasiato.
Tento di sorprendere Diana con un’altra foto. Invece se ne accorge, sono piacevolmente stupito quando, invece di picchiarmi selvaggiamente per l’impudenza, mi fa un sorriso.
Il dorso del drago! Inizia un giro di foto per immortalare il momento.
Dopo un centinaio di foto riprendiamo con calma la via del ritorno. Con qualche chilo di fango sopra e sotto gli scarponi arriviamo alla corda che abbiamo snobbato all’andata. La useremo in discesa per non rifare il giro di prima. La corda, soprattutto verso la fine e’ talmente impregnata di fango secco che quasi non si riesce a farla passare nel discensore.
Dopo la discesa riprendiamo per il bypass comodo e proseguiamo facendo il meandro in senso contrario fino al pozzo.
Stavolta e’ Diana che guida la fila.
Il giro ci e’ piaciuto ma basta cosi’, magari il tratto cieco del meandro lo vedremo una prossima volta.
Si risale. Per primo Federico, poi Diana lo segue.
Segue poi AnnaPaola. Io rimango a chiudere la fila e disarmare. Ci metto un poco a sistemare tutto, quando mi giro a guardare avanti mi accorgo di essere solo soletto.
Percorro a ritroso il meandro alto, salgo il pozzetto d’ingresso e sono di nuovo in compagnia. Tolta anche la corda d’ingresso prendiamo la via per l’esterno. Diana oramai e’ pratica e va avanti.
Oggi ci tocca anche un supplemento di camminata all’esterno ma almeno non fa ancora freddo, siamo usciti presto e c’e’ ancora il sole.
Alle macchine il sole non c’e’. Questa sembra essere l’unica zona in ombra nei dintorni! Comunque la temperatura e’ gradevole. Ci cambiamo e quando siamo pronti ci scambiamo i saluti. Declino un gentile invito a sostare al bar per birra e patatine. Visto che abbiamo fatto presto, spiego, se parto subito posso evitare il traffico del rientro. Saluto i miei amici con gran piacere e con la speranza di riuscire in breve a organizzare un’altra uscita. Alla prossima.
Una gelida uscita infrasettimanale insieme a Nerone per recare visita a pozzo Silvio Gizzi.
Ma il titolo indica un’altra grotta! No, e’ solo il soprannome della grotta che ho coniato una delle volte scorse. Passandoci accanto per andare a pozzo degli spari avevo chiesto a Luca come si chiamasse quella grotta. La risposta che ho inteso era “pozzo egizio”, mi sembrava un nome fuori luogo, ma oramai sono abituato ai nomi fantasiosi delle grotte quindi non me ne sono curato piu’ di tanto. In seguito Nerone mi ha chiarito il nome corretto della grotta, ma il soprannome mi e’ rimasto in mente e continua a piacermi…quindi lo uso. Spero che Silvio, ovunque sia, non se ne abbia a male!
La mattina alle 8.30 sono da Nerone. Ha gia’ caricato la sua auto col materiale necessario quindi dopo i saluti non rimane altro che parcheggiare la mia, traslocare il mio zaino e salire in macchina.
In una mezz’ora siamo a Livata, oggi parcheggiamo vicino alla chiesa perche’ Nerone ha timore di rimanere bloccato in caso di nevicata nel parcheggio solito. Fa nulla, si tratta solo di un duecento metri in piu’ di passeggiata.
La giornata pare bella ma fa freddo e c’e’ un bel vento gelido a tenerci compagnia mentre ci cambiamo. Io mi allontano per cercare un posto sgombro dalla neve. Mi cambio prima che posso, Nerone e’ piu’ veloce e dopo un poco lo vedo fare capolino per vedere cosa sto combinando.
Termino la vestizione e finalmente partiamo.
Nel tratto in piano ci sono numerose pozze d’acqua ghiacciate in cui il ghiaccio ha prodotto dei bei disegni.
Eccoci arrivati allo spiazzo che solitamente usiamo come parcheggio.
Prima di affrontare la salita devo fare una sosta per un controllo nello zaino, mi e’ venuto il sospetto di aver dimenticato qualcosa. Sospetto infondato, pero’ poi devo correre un po’ per riacchiappare Nerone che nel frattempo ha proseguito.
In cima al sentiero lo raggiungo ma poi devo regolare meglio il passo per diminuire il fiatone.
Proseguiamo vicini e quasi sempre in silenzio, in effetti non siamo propriamente quelli che si possono dire dei chiacchieroni pero’ il nostro e’ un silenzio d’intesa, non c’e’ bisogno di tante parole per passare piacevolmente del tempo insieme.
Siamo alla palina che indica sentieri, punti di arrivo e tempi di percorrenza, oramai e’ tradizione che io gli faccia una foto quindi eccola qua.
Passiamo accanto all’albero di Corrado, che scordo di fotografare in questa mise invernale e poi deviamo dal sentiero per arrivare alla grotta.
Eccoci arrivati. Nerone ispeziona la grotta.
Eccola qua, libera dai tronchi che la difendevano. L’ingresso non e’ esaltante ma dal rilievo sembra essere una grotta interessante, che puo’ nascondere sorprese..
Poco piu’ avanti c’e’ un altro buco, mi affaccio per vedere dentro ma sembra essere solo una sala dalle dimensioni non catastabili.
Quando ritorno alla nostra grotta trovo che Nerone ha gia’ terminato di indossare l’attrezzatura, per non farlo aspettare troppo vado subito pure io ad attrezzarmi. Una volta pronto sistemiamo la corda per scendere e poi vado avanti io.
La grotta, dopo un primo tratto verticale di un paio di metri diventa un pozzo inclinato molto scivoloso perche’ alla base e’ praticamente tutto fango. Dopo 5 metri, o forse 4, di discesa in equilibrio precario mi devo accucciare perche’ il soffitto si abbassa bruscamente per poi rialzarsi subito dopo. Un altro paio di metri in verticale, sempre su fango concludono la discesa.
Sono in una sala in discesa di 3×5 metri. Di lato trovo il simbolo del nostro gruppo dipinto sulla parete.
Per terra un pallone finito qua chissa’ quando, chissa’ come.
Questo e’ il fondo della sala e della grotta.
Urlo la libera a Nerone poi mi metto al riparo per non prendere sassi mentre lui scende.
La grotta sembra formata in rocce pronte a franare, anche delle spaccature tra le concrezioni “fresche” testimoniano degli assestamenti.
Nerone e’ quasi arrivato, scendo a dare uno sguardo al fondo della grotta.
Dopo aver spostato qualche sasso Nerone mi raggiunge e lascio a lui la fatica e l’onore di proseguire.
Mentre osservo quello che fa, sotto un insistente stillicidio, inganno il freddo facendo qualche foto a quanto mi circonda.
Dopo una seria e scrupolosa scavata di sassi e terra dobbiamo convenire che probabilmente la grotta prosegue in quel punto ma la sua conformazione a scivolo porta tutti i detriti ad accumularsi da sempre proprio in quel punto. Potrebbe essere necessario scavare per anni! Aggiungendo che il soffitto della sala sembra voler crollare da un momento all’altro ci convince a decidere che e’ meglio abbandonare la grotta al suo destino. Ancora una foto a un Nerone da esplorazione e salgo.
Una volta fuori, mentre Nerone “fa i ferri”, ovvero rimette a posto gli attrezzi, io sposto la corda e vado a dare uno sguardo al buco vicino. Prima di tentare la discesa ne allargo un poco l’ingresso, butto giu la corda e vado. Sotto trovo la saletta non catastabile, e’ formata da terra pronta al crolla e l’unica prosecuzione che individuo, e scavo brevemente, sembra essere contornata solo da terra. Unendo l’instabilita’ al fatto che sembra essere proprio sulla verticale della sala della nostra grotta mi convince a desistere.
Risalgo e vado subito a togliere l’attrezzatura mentre Nerone disarma la corda. Il freddo intenso consiglia di ottimizzare i tempi per minimizzare i tempi. Quando esco vengo accolto da una sorpresa, ha iniziato a nevicare.
Ricomposti gli zaini ci spostiamo velocemente a pozzo degli spari per un saluto e per vedere che aria tira…in tutti i sensi.
Eccoci arrivati. Aria non ne soffia tanta ma il vento freddo all’esterno non aiuta nel valutare.
Salutiamo la grotta, recupero un palo districandolo dal filo spinato e lo porto al pozzo egizio per proteggere il nuovo buco.
Al pozzo egizio sistemo il palo nel nuovo buco poi proseguiamo per tornare alla macchina. Il cielo e’ scuro, nessuna traccia del sole che ci aveva accolti stamane pero’, almeno, ha smesso di nevicare.
La salita e’ sempre faticosa, ma inizio ad abituarmi.
Sono all’ultimo tratto, le salite impegnative sono terminate, mi fermo a riprendere fiato. Non lontano il vento soffia con violenza facendo oscillare e ululare gli alberi.
Dall’altro lato sembra tutto tranquillo, la minaccia di nebbia che ci aveva preoccupati al pozzo degli spari sembra essere passata.
Finalmente arriviamo sulla “strada delle antenne”. Qua il vento ci investe, freddo e teso.
Mi fermo per aspettare Nerone.
La piana del parcheggio, oggi l’auto e’ alla chiesa, peccato!
Le pozzanghere ghiacciate continuano ad avere disegni originali.
All’auto ci cambiamo veloci e in una decina di minuti siamo pronti per partire. Una giornata fredda, anzi gelida, pochi risultati ma comunque una giornata ben spesa. Alla prossima.
NOTA: Questo articolo lo sto scrivendo di nuovo oggi, a gennaio 2026, poiche’ sembra essersi cancellato. E’ servito a ricordarmi l’utilita’ dei backup!
Con Luca, Gabriele in giro per il monte Soratte alla riscoperta di alcune grotte.
Come al solito ci si incontra alla piazza di Sant’Oreste poi, dopo il caffe’, prendiamo la strada per le gallerie, sul versante opposto a quello del paese.
Per prima cosa andiamo a cercare la grotta Biro Biro. A dire la verita’ conosco gia’ la grotta e saprei ritrovare l’ingresso ma lascio che i miei amici facciano la ricerca. In breve ci troviamo sperduti tra le frasche…che la diritta via era smarrita!
Dopo un lungo girovagare, mi sono perso anche io. Giro a caso finche’ ritrovo un posto familiare e infatti dopo pochi passi trovo il piccolo fosso dove si trova l’ingresso. Chiamo i miei amici e in breve siamo tutti nei pressi della grotta.
Luca va subito a ispezionare l’ingresso.
Nel fosso dell’ingresso ci sono tanti altri buchi ma tutti ben tappati da sassi. Per scrupolo diamo loro un’occhiata.
Gabriele intanto si occupa di fare la scansione 3D del fosso. Appena finisce ci mostra i risultati.
Riprese le coordinate di grotta Biro biro torniamo sui nostri passi.
Usciti dalla galleria prendiamo a destra per un sentiero segnato…certo, e’ segnato ma si inerpica sul fianco della montagna con una pendenza al limite dell’arrampicata. Dopo una lunga e impegnativa salita incontriamo un buco. Piu’ che una grotta sembra una miniera, pero’ ce l’abbiamo in catasto, si chiama POZZO DELLA MINIERA(LA1937), quindi una visita e’ d’uopo.
Andiamo in fondo alla grotta dove troviamo degli oggetti che fanno pensare a un luogo di culto. Ci sono anche delle radici e numerosi ragni. Lasciamo tutto come lo troviamo e torniamo indietro.
A pochi metri dall’ingresso, sulla destra uscendo, una frattura in discesa sembra essere la giustificazione per chiamare “grotta” questo posto. Sembra chiudere su sassi franati ma non andiamo giu’ a vedere, sarebbe comoda una corda che pero’ non abbiamo con noi.
Proseguiamo la salita fino a raggiungere un sentiero che procede in piano in entrambe le direzioni. Noi prendiamo a destra. Durante una sosta per riprendere fiato trovo un paio di “bacarozzi” in intimita’.
Lungo il sentiero ci fermiamo di nuovo, mi sembra un posto buono per una grotta. Indico a Luca un anfratto interessante e lui con buona volonta’ si allontana per andare a vedere di cosa si tratta. Nel frattempo Gabriele che e’ piu’ avanti a me di qualche metro ci segnala un buco a bordo strada.
Luca torna dal suo giro e mi dice che effettivamente nel punto che avevo indicato c’e’ una grotta! A volta un pizzico di fortuna ci sta bene. Andiamo a guardare. Probabilmente si tratta di GROTTA NASCOSTA(LA1957). Anche qua mandiamo Luca dentro per una sommaria esplorazione e poi riprendiamo il sentiero per l’altro buco, quello trovato da Gabriele. Questo non e’ a catasto ma al momento nemmeno potrebbe, non ne ha le dimensioni. Ce lo guardiamo ben bene e poi proseguiamo.
Andiamo per il sentiero ancora qualche metro, fino a quando Gabriele, consultando l’orologio, decreta che e’ tardi e si deve tornare indietro. In effetti ora che me lo fa notare sento che la temperatura va calando in fretta e inizio a sentire un poco freddo. Giriamo i tacchi e ci avviamo per tornare alla macchina. Dopo una ripida e perigliosa discesa siamo di nuovo alla strada della galleria, dove partono i sentieri.
Il tempo sembra reggere ma complici le nuvole inizia a fare scuro.
Con la “compagnia Lothar” a scavare una grotta che non conoscevo. Stavolta oltre a me c’erano Laura, Laura, Marco, Federico, Fabio e Massimiliano.
Compagnia Lothar e’ il termine di comodita’ con cui ho appena deciso di chiamare l’eterogeneo gruppo che si e’ formato per l’esplorazione della grotta della Faina, di recente rinominata in Abisso Lothar, dopo aver superato la profondita’ di -150 con stimolanti prospettive di ulteriori esplorazioni.
E’ la quarta o quinta volta che mi aggrego al gruppo e ogni volta i partecipanti cambiano, l’unico “punto fisso” che ho notato e’ costituito da Marco, che credo abbia inizialmente deciso di riprendere l’esplorazione e quindi nel seguito gli e’ rimasto il compito di coordinare le attivita’ del gruppo spontaneamente formatosi.
Visto che in questo periodo l’abisso Lothar e’ molto “bagnato” la compagnia Lothar ha spostato i suoi interessi alla ricerca di un ingresso alto per l’abisso. Hanno gia’ fatto una ricognizione qualche settimana fa individuando alcuni buchi soffianti nei pressi della verticale dell’ingresso dell’abisso Lothar. Uno di questi e’ l’abisso Veramente, dove abbiamo intenzione di scavare oggi.
La mattina arrivo al parcheggio di pian della faggeta, lo spiazzo e’ quasi vuoto e la giornata appare splendida. Mi metto in tranquilla attesa di Marco che al momento e’ il mio unico punto di contatto con la compagnia Lothar, e’ infatti lui ad avvertirmi di volta in volta.
In pochi minuti il parcheggio si riempie di macchine e persone che si preparano a qualche escursione per sfruttare adeguatamente questa bella giornata.
Verso le nove vedo avvicinarsi allo spiazzo il furgone di Marco. Visto che oramai lo spiazzo e’ ingombro di persone, Marco si ferma a un centinaio di metri da me, mi avvicino per salutarlo. E’ in compagnia di volti che mi sembrano noti, ma ancora non distinguo chi siano. Quando le portiere del furgone si aprono vedo finalmente che si tratta di Laura e Laura, amiche che non vedo da un po’ e saluto con molto piacere. Dopo i saluti vado in macchina a prendere il mio zaino e salgo sul furgone. Marco subito riparte prendendo la strada carrabile che ci portera’ all’attacco del sentiero per la grotta.
Come ho gia’ detto il mio unico contatto col gruppo e’ Marco, quindi non avevo notato le altre macchine che ci avevano preceduto sulla strada. Me ne accorgo quando arriviamo ad uno spiazzo dove parcheggiare, circa un chilometro piu’ avanti rispetto al parcheggio utilizzato di solito per andare all’abisso Lothar. Solo ora infatti noto che ci sono altre due macchine, in una vedo Federico e Fabio, nell’altra c’e’ Massimiliano da solo.
L’aria qua e’ frizzante assai, ci prepariamo alla svelta e con qualche brivido per la lunga passeggiata di avvicinamento che ci aspetta.
Abbiamo parcheggiato in corrispondenza alla partenza di un sentiero segnato che passa nei pressi della grotta. Visto che probabilmente sale con un pendio dolce e visti gli zaini carichi di materiale, decidiamo di seguirlo anche se e’ prevedibile che ci fara’ fare molta strada in piu’. Il sentiero, da quel che vedo sul GPS, ha lunghi tratti dritti e alcuni tornanti, a uno di questi i piu’ aitanti del gruppo tentano di deviare per quella che definiscono “scorciatoia”. A vedere la strada che propongono noto dei saliscendi impegnativi, dico loro che continuo a preferire il comodo sentiero. Con sollievo noto che tutto il gruppo decide di seguirmi, meno male, altrimenti rischiavo di ritrovarmi sperduto nel bosco a ricercare la grotta nostra meta, l’esperienza mi ha insegnato che anche avendo le coordinate dell’ingresso non e’ scontato trovare una grotta.
Dopo una lunga ma piacevole sgambata arriviamo in cresta dove il nostro sentiero prosegue in direzione di monte Pizzone. In terra ci sono delle chiazze di neve ma ora c’e’ anche un bel sole a riscaldare il nostro cammino.
Il gruppo si e’ un poco sfilacciato cammin facendo, davanti ci siamo solo Laura ed io. Ci fermiamo ad aspettare gli altri.
Il GPS mi indica che nelle vicinanze c’e’ una grotta (II OUSO A COLUBRELLA(LA795)), mentre aspetto decido di andare a cercarla tanto per riprendere il punto e fare le foto all’ingresso che poi mettero’ in catasto.
Il tempo di prendere i dati che mi servivano e il resto del gruppo arriva. Grido loro della grotta ritrovata ma sono determinati a non farsi distrarre dalla meta decisa quindi anche io recupero lo zaino e li seguo. Come scopriro’ in seguito guardando meglio la cartina, siamo vicino alla cima di monte la Croce (1431m).
Percorriamo ancora qualche centinaio di metri sul sentiero quando i miei amici deviano decisamente a destra. Dicono di aver riconosciuto il punto in cui girare perche’ poco piu’ avanti c’e’ un capanno di caccia. Non riesco a vederlo pero’ mi fido.
Evidentemente avevano ragione, pochi metri di discesa e siamo alla grotta.
Ci fermiamo un attimo per riprendere fiato, noi poggiamo tutto per restare mentre Fabio, Federico e Massimiliano a breve riprenderanno il cammino per andare a una nuova grotta che per ora hanno chiamato scherzosamente “buco di Max”.
Ed ecco a voi il celeberrimo ABISSO VERAMENTE(LA1700), a vederlo cosi’ non sembra granche’ ma con le grotte non si puo’ mai sapere, la fantasia della natura va oltre la nostra immaginazione. Anche se l’ingresso non impressiona piu’ di tanto. In compenso c’e’ da dire che, come aveva anticipato Marco, la grotta soffia allegramente.
Ci cambiamo al piacevole sole che ci ha regalato questa giornata. Laura ci guarda con tristezza perche’ ha dimenticato di portare l’imbrago quindi non potra’ entrare. Si consola dicendo che andra’ in cerca di un buon posto per meditare.
Laura al contrario della sua omonima e’ stata previdente, ha portato tutto il necessario ed e’ gia’ pronta. Marco ed io siamo ancora dietro nei preparativi.
La filosofia di Marco e’ che se si deve lavorare a una grotta, si deve stare comodi per risparmiare le gia’ poche energie disponibili. Iniziamo quindi allargando a dovere l’ingresso. Una volta raggiunto un risultato accettabile c’e’ da scendere un poco per proseguire con l’allargamento. Scendo io facendo pulizia dei sassi che si sono incastrati lungo la discesa. La corda messa termina prima del dovuto quindi mi metto comodo mentre Marco cambia corda. Mi fermo a cinque metri dall’ingresso, in corrispondenza di un frazionamento. C’e’ anche una corda in buono stato, sembra quindi che la grotta sia stata frequentata abbastanza di recente, peccato che nessuno abbia documentato la cosa, un vero peccato.
Visto che a breve dovro’ allargare il passaggio provo a tirare su la corda per toglierla di mezzo ed evitare che si rovini. Nulla da fare, piu’ in basso, in un punto non visibile, ci deve essere un altro frazionamento. Provo ad aprire la maglia rapida che tiene la corda ma questa e’ ben arrugginita e non si apre. A mali estremi, estremi rimedi, tolgo l’intera placchetta e mando giu’ la corda. Scompare dalla vista quindi spero si salvera’ dalle possibili lesioni per caduta di sassi.
Metto un’altra placchetta tanto per avere un punto di sicura dove allongiarmi (termine del gergo speleo per dire che mi assicuro agganciando la longe!). Dopo un’oretta di lavoro la situazione sembra nettamente migliore, e’ anche il momento per dare spazio agli altri.
Prima di risalire faccio una foto alla lumachella che mi ha tenuto compagnia.
Quando esco, Marco entra. Trova l’ingresso ancora un poco angusto quindi, dopo aver visto il lavoro fatto sinora decide che dobbiamo lavorare di nuovo per rendere comodo l’ingresso. Le Laure seguono il lavoro godendosi il sole.
Proseguiamo con l’allargamento fino a quando i prodi esploratori del “buco di Max” tornano e ci raccontano soddisfatti di aver esplorato la grotta fino ad esaurimento delle corde. Hanno sceso un P15, quindi un altro P15, poi un P5 e si sono arrestati su un pozzo stimato P40. La contentezza per l’esplorazione e’ leggermente sfumata dalla scoperta che la grotta era gia’ armata e quindi precedentemente esplorata da altri. Anche questa meritevole attivita’ purtroppo non e’ stata assolutamente documentata, tanto che la grotta non risulta censita a catasto. E’ veramente un peccato sprecare tanto ottimo lavoro senza approfittare per alimentare la comune conoscenza del territorio.
In mancanza di informazioni hanno deciso che inseriranno la grotta in catasto col nome, almeno temporaneo, di “catravassetto del barbanera” con la speranza che prima o poi i primi esploratori si rivelino per completare la documentazione della grotta con un nome definitivo, le date di prima esplorazione e altri dati.
Ecco l’ingresso dell’abisso veramente dopo le amorevoli cure di Marco, ora sicuramente l’accesso e’ molto piu’ comodo.
Ecco Fabio e Federico, ancora presi dall’allegria dell’esplorazione.
Anche noi “del veramente” siamo curiosi di conoscere la nuova grotta quindi si decide di allungare la via del ritorno per andare a conoscerla.
Proseguiamo sul sentiero, i nostri esploratori pur essendoci appena stati fanno fatica ad orientarsi e ritrovare la grotta.
Ad un certo punto decidono che si deve uscire dal sentiero e prendere a sinistra, li seguiamo con fiducia.
Eccoci alla grotta. Qualche minuto per salutarla poi proseguiamo.
Stavolta non seguiamo alcun sentiero ma tagliamo in diagonale procedendo verso il punto dove abbiamo lasciato le auto. Secondo me scendiamo troppo di quota ma sono altri in testa al gruppo quindi lascio fare, la camminata sara’ un poco piu’ lunga ma non per questo meno piacevole, Laura sembra condividere.
Continuiamo a scendere fino ad arrivare in vista dello spiazzo su strada dove c’e’ segnato il POZZO DELLA RUSPA(LA672). Di questa grotta abbiamo il punto, abbiamo il rilievo, sappiamo che scende fino a -35 ma…l’ingresso non e’ rintracciabile. Tempo fa andai a ricercarla con Maria e lei mi racconto’ che la grotta si apri’ durante i lavori per la strada. Eravamo nel 1973, gli operai stavano appunto lavorando con la ruspa quando trovarono l’ingresso della grotta. Non so come, ne’ perche’ ma alla fine furono chiamati Alberta e Giulio a esplorarla. Con la loro solita precisione ne fecero il rilievo quindi la grotta fu richiusa per creare lo spiazzo che vediamo oggi.
Dallo spiazzo della ruspa in poi dobbiamo proseguire sulla strada per circa un chilometro.
Quando arriviamo alle auto la notte inizia a calare e il freddo a mordere con decisione.
Ci cambiamo velocemente, io troppo velocemente poiche’ mi scordo di ridare del materiale a Marco, poi salutiamo Massimiliano, Fabio e Federico che riprendono la strada di casa mentre noi della macchina di Marco andiamo al ristorante a rifocillarci con un buon piatto di fettuccine. Al ristorante incrociamo un folto gruppo dello SCR, sono andati a visitare l’abisso Pretator e ora anche loro anelano il conforto di un buon pasto. Ne approfittiamo per salutarci e farci gli auguri per il capodanno.
Una bella giornata in tutti i sensi, degna di essere il suggello di questo 2025. Alla prossima.
Pubblicato inUncategorized|Commenti disabilitati su Abisso veramente – 28/12/2025
Irene ed io a esplorare la nuova grotta trovata questa estate. La giornata e’ stata completata con una visita alla “Bucia dell’ortaia”.
Oggi e’ una bella giornata, resa ancora piu’ speciale dal fatto di andare in grotta con Irene in uno dei pochi giorni in cui riesce a essere libera dal lavoro.
La mattina ci incontriamo al bar “Cicchetti” per poi proseguire verso Canterano. Trovato parcheggio andiamo a prendere il sentiero che porta alla falesia vicino alle mura ciclopiche. Con cinque minuti di cammino di buon passo siamo alla falesia.
Con altri cinque minuti siamo infine alla nostra grotta. Subito vado a sentire l’aria ma rimango un poco deluso, rispetto a questa estate ce n’e’ appena un accenno. L’unica consolazione e ‘ che la poca aria, come atteso, viene aspirata.
Stavolta sono io piu’ veloce a preparami, sistemo la corda sul tronco dell’albero e vado mentre Irene prosegue la vestizione.
Questa e’ la prima parte della nostra grotta.
Un bel ragnone sorveglia l’ingresso.
Dopo qualche metro nella frattura si deve passare un punto stretto e alto una sessantina di centimetri, leggermente in salita. Subito dopo si scende tra i sassi di crollo di circa un metro e quindi si arriva ad affacciarsi al saltino visto e annunciato da Luca dopo la sua esplorazione.
Quando Irene mi raggiunge con gli attrezzi piantiamo un fix per scendere il pozzo. Prima di scendere faccio pulizia e lascio cadere una quantita’ di sassi in bilico o poco stabili.
Scendo e vado a vedere ma le mie speranze non vengono esaudite dalla grotta, ci sono forse delle prosecuzioni ma c’e’ da spostare un mare di sassi di crollo e sicuramente un masso che ostacola l’ingresso.
Mentre sono impegnato in queste verifiche Irene sopra aspetta il suo turno per scendere. Mi dice che sul masso piatto di fianco alla partenza del pozzo ci sono delle incisioni. Me le legge, sembrano essere un “DSD” o forse un “ESD”…non siamo i primi esploratori di questa grotta, dobbiamo accontentarci del primato di aver sceso per primi il pozzetto.
Avverto Irene che puo’ scendere. Lei si fa avanti e, mentre cerca di prendere la corda per metterla nel discensore avverte un movimento nella roccia dove poggia i piedi. Subito si ritrae preoccupata e mi avverte. Mi preoccupo pure io, la roccia in questione pesa almeno dieci volte me e se cade non avrei spazio per mettermi al sicuro. A scanso di problemi risalgo in fretta a raggiungerla.
Quando sono sul masso verifico la situazione e mi rassicuro, “lui” e’ tenuto al suo posto da un altro masso che ne rende improbabile, se non impossibile il crollo. Provo a mettermi sul bordo e anche saltellandoci sopra nulla si muove. Mi tranquillizzo e vorrei scendere di nuovo ma Irene si dice impressionata e preferisce lasciar perdere.
Visto che comunque oggi non potremmo fare molto con tutta la quantita’ di pietre da spostare, concordo con lei, raccogliamo gli strumenti e in pochi minuti siamo fuori.
Prima di tornare all’auto per proseguire la giornata Irene da’ sfogo al suo estro artistico disegnando il simbolo del nostro gruppo sulla parete d’ingresso.
Fatto quanto si doveva prendiamo la via del ritorno.
Sorriso a occhi chiusi….
Il nostro prossimo obiettivo e’ la “Bucia dell’ortaia” a Rocca di mezzo, si tratta di poche case poco sopra Rocca Canterano ma mentre ci prepariamo noto che almeno ci arrivano i pullman.
Una volta pronti prendiamo la stradina dietro la chiesa che presto diventa un sentiero tra i rovi. Purtroppo un breve tratto del sentiero e’ allagato e bisogna bagnarsi un poco per poter passare.
La parte finale del sentiero e’ completamente chiusa dai rovi, sinceramente non me lo aspettavo. Senza perdermi d’animo mi armo di un robusto legno e con decisi fendenti riapro la strada fino all’ingresso. In pochi minuti posso mostrare a Irene l’ingresso della grotta.
Entro e aspetto che anche lei mi raggiunga.
All’interno come sempre troviamo in abbondanza ragni e dolicopode.
Camminando a quattro zampe per il meandro iniziale chiacchiero alla rinfusa per aggiornare Irene sulle precedenti visite…anche per distrarla dai vari animaletti che frequentano la grotta, ho l’impressione le diano un po’ fastidio
Procedendo verso il fondo della grotta incontriamo un tratto di roccia che sembra quasi tufo o magari qualche roccia di origine vulcanica, la fotografo per mostrarla a qualcuno piu’ ferrato di me in materia.
Tra i vari abitanti della grotta ritroviamo anche alcuni pipistrelli, in particolare ce n’e’ uno molto piu’ grande degli altri. Gli scatto una foto veloce per non disturbare troppo.
Arriviamo al punto dove vorrei esplorare e mi ci fermo. Irene, che e’ alla sua prima visita fa un giro piu’ avanti dove la grotta prosegue con una sala senza prosecuzioni visibili.
Ecco il punto dove vorrei allargare. Nelle precedenti visite mi ci sono infilato, sono arrivato circa quattro metri piu’ in basso ma la’ e’ talmente stretto che non sono riuscito a controllare la possibile prosecuzione, per ora ostacolata da un cumulo di terra.
Visto che un fastidioso mal di schiena in questi giorni mi limita un po’ nei movimenti approfitto sfacciatamente della buona volonta’ di Irene e la mando giu’ a tentare di allargare il passaggio.
Dopo un’oretta di lavoro, utile ma non risolutivo, decidiamo che per ora non possiamo fare altro, parlandone conveniamo di dover convincere Nerone a venire per un lavoro piu’ incisivo.
Un saluto alla sala terminale mentre sistemiamo gli attrezzi dentro lo zaino.
Un sacchetto di tela di ragno, nella mia immensa ignoranza non so se si tratti di una riserva di cibo o una futura nidiata di ragnetti, propendo per quest’ultima ipotesi ma non ci giurerei.
Irene affronta un passaggio scomodo a mezza via stando sempre attenta ai vari animaletti che popolano le partei.
Mentre aspetto che passi faccio un paio di foto alle firme di alcuni visitatori della grotta, sono visite datate, ipotizzo si tratti di alcuni abitanti di Rocca di mezzo.
Nel tornare indietro e’ Irene ad armarsi del robusto legno per aprire meglio il passaggio. Mena con soddisfazione dei formidabili fendenti contro i poveri rovi…
…e alla fine ne esce vittoriosa!
Del dispiacere di doversi immergere di nuovo nella pozza d’acqua fangosa nemmeno vi parlo. Arrivati alla macchina ci cambiamo velocemente. Sono le 14.30 e il miraggio di un piatto di pasta ci attrae parecchio, se ci sbrighiamo magari al ristorante di Canterano, quello degli amici di Irene, potranno soddisfare la nostra fame.
Ci arriviamo ma le nostre speranze vengono miseramente disattese, il ristorante oggi a pranzo e’ chiuso e non intendono attivare la cucina solo per noi. Salutiamo tristemente.
Irene pero’ non si lascia scoraggiare facilmente, ha detto pasta e pasta deve essere. Lei abita poco lontano e mi invita. Appena arrivati si attiva e in pochi minuti siamo a tavola per una degna conclusione della giornata
Come dicevo, una giornata speciale, interessante e divertente, abbiamo visto ben due grotte anche se poco abbiamo potuto fare per esplorarle ulteriormente. Bisogna sapersi accontentare. Alla prossima.
Pubblicato inUncategorized|Commenti disabilitati su Grotta Prestent – 22/12/2025
A Campocatino per l’assemblea di fine anno dello Shaka Zulu Club Subiaco.
La mattina io, Betta e Luna arriviamo al rifugio Calderari che ci ospitera’ per il tradizionale pranzo di fine anno del gruppo con annessa riunione.
Al rifugio troviamo altri amici che sono gia’ arrivati e stanno godendosi il sole e lo splendido panorama.
Provo a fare una per illustrare il panorama ma il risultato e’ assolutamente deludente. Oggi in lontananza si vede il mare e alcune isole, insieme a tutto il resto formano un paesaggio da ammirare.
Tra una chiacchiera e l’altra arriviamo all’ora di pranzo. La tiriamo un poco lunga per attendere alcuni ritardatari che si presentano verso l’una. Per fortuna abbiamo varie prelibatezze da assaggiare con cui sopire i morsi della fame. Alle 13.30 Virginia, dolce meta’ di Nerone e capo-cuoca per l’occasione, ci chiama a raccolta poiche’ la pasta e’ pronta. Quest’anno mi hanno fatto contento, avremo delle meravigliose, succose, abbondanti fettuccine!
Le tavolate sono due e tutti i convenuti prendono posto per il pasto.
A Irene e Federica dedico una foto in particolare, a causa dei loro impegni, lavoro e studio, le vediamo meno spesso di quanto desideriamo. Magari in futuro la cosa migliorera’, intanto ci accontentiamo ci siano oggi.
L’angolo dei boss…
Noi ci mettiamo al tavolo vicino alle fettuccine, anche per non dare noia alla capo-cuoca che teme le effusioni di stima da parte di Luna, la nostra cana apprezza sempre chi cucina cose buone!
A pranzo appena iniziato arriva, graditissima anche perche’ porta il vino, Almalinda.
Ora il pranzo puo’ proseguire con soddisfazione di tutti.
Dopo vari antipasti, delle ottime fettuccine, la carne, frutta dolci e caffe’ dobbiamo ammettere di essere molto ma molto sazi. Luca ed io, in compagnia di Luna andiamo a fare una passeggiata per smaltire un poco il cibo. Tanto per darci una meta andiamo a cercare una grotta di cui parlano sempre Tarcisio e Nerone, la Astrazeneca. Idea ottima sulla carta ma ardua da mettere in pratica, per arrivarci c’e’ da superare un dislivello notevole. Ma noi non ci facciamo spaventare.
Passeggiando faccio foto al panorama che ci circonda, questa e’ la piana di Campocatino innevata a chiazze rade.
Intanto continuiamo a salire.
Stiamo seguendo quella che era una pista da sci…quando c’era la neve a dare loro un senso. La grotta dovrebbe essere in cima alla pista.
Giro di foto panoramiche.
Luca. Anche lui ha il viso affaticato da troppo cibo.
La salita verso Astrazeneca risulta troppo ardua per una passeggiata post-prandiale, decidiamo quindi di tornare sui nostri passi e andare verso un’altra grotta, piu’ vicina al rifugio.
Almeno questa la troviamo con facilita’, l’ingresso e’ protetto da una grata. Non ci sono mai stato dentro, chissa che non celi sorprese.
Faccio anche una foto “panoramica” con Luca che mostra l’ingresso.
Ancora una foto al piazzale di Campocatino poi riprendiamo la via del rifugio.
Dobbiamo sbrigarci, ci hanno chiamati al telefono, pare che la riunione di fine anno del gruppo stia per iniziare.
Quando arriviamo la riunione e’ gia’ iniziata. Sono un poco sudato quindi mi metto vicino la stufa per seguirla.
Gabriele come al solito tiene le fila della riunione introducendo via via i punti all’ordine del giorno.
A fine riunione la giornata puo’ dirsi conclusa, decisamente una bella giornata, magari il nostro stomaco non sara’ stato di questa opinione ma non si puo’ far contenti tutti. Quando orama i inizia a scendere la sera ci si saluta con gli auguri per le feste di natale e per l’anno nuovo. Un grande “auguri” a tutti e alla prossima.
Pubblicato inUncategorized|Commenti disabilitati su Campocatino – Assemblea SZCS – 20/12/2025
Si continua a scavare a Pozzo degli spari, con Luca, Nerone, io e la partecipazione straordinaria di Luna.
La mattina Io e Luna ci incontriamo da Cicchetti con Luca e poi saliamo a Livata a raggiungere Nerone. Sono appena le 8.30, quasi un record. Raggiunto il parcheggio ci prepariamo svelti, anche perche’ stamattina l’aria e’ ben frizzante. Una volta pronti, zaini in spalla e partiamo. Nei punti in ombra uno strato di brina simula la neve.
Come sempre passiamo vicini alla grotta Silvio Gizzi, che oramai chiamo confidenzialmente “egizia”.
Proseguiamo per l’ultima collinetta da salire, ci siamo quasi.
Eccoci arrivati, Nerone predispone il necessario mentre Luca ed io ci prepariamo. Siamo un po’ a corto di partecipanti oggi, per fare tutto quel che volevamo servivano almeno altre 2 persone quindi abbiamo ridefinito e adeguato i nostri programmi. Luca andra’ solo soletto in fondo al secondo pozzo a scavare la strettoia mentre io mi fermero’ alla base del primo pozzo per riempire la cofana di terra e sassi, che Nerone provvedera’ a tirare fuori.
Prima di iniziare pero’ sistemiamo Luna, le ho portato la sua cuccia cosi’ almeno aspettera’ comoda.
Per primo scende Luca poi Nerone gli cala giu’ lo zaino con i ferri.
Dopo Luca scendo io e, come deciso, mi fermo alla base del primo pozzo dove inizio nel faticoso e ripetitivo lavoro di riempire la cofana di terra e sassi, dare l’ok a Nerone per tirarla su, attendere che la cofana ritorni vuota e ricominciare. Perche’ tanta fatica, direte voi. E’ un misto di speranza e curiosita’, la volta scorsa abbiamo visto un piccolo vuoto aprirsi tra la terra, vogliamo vedere se si tratta di qualcosa di promettente.
Ogni tanto mi prendo una gradita pausa dallo sterro per andare a dare una mano a Luca. Eccolo laggiu’ che sposta sassi per cercare di ricavarsi spazio per continuare a scavare.
Dopo almeno 3 ore di intenso lavoro con Nerone abbiamo tirato fuori almeno una cinquantina di cofane di terra e abbassato il livello del fondo del pozzo di almeno mezzo metro. Il buchetto che ci da’ speranza e’ sempre la’ che aspetta per vedere cosa riusciremo a combinare.
Alle 2 del pomeriggio mi dichiaro finito, tra l’altro ho un fastidioso mal di schiena che mi limita i movimenti. Chiedo a Luca di venire a darmi il cambio, cosa che fa in poco tempo, anche perche’ dice che sotto non aveva quasi piu’ spazio per lavorare.
Quando Luca arriva io me ne salgo su e vado a salutare Luna. Sia io che lei beviamo un poco d’acqua mentre Luca e Nerone continuano il lavoro.
Mentre Luca scava, Nerone non perde tempo, sta costruendo un muretto a secco per avere uno spiazzo comodo davanti l’ingresso della grotta.
Dopo un’altra mezz’ora anche Luca si dichiara stanco, ricompone lo zaino dei materiali e Nerone lo tira su. Una volta che siamo tutti fuori commentiamo il lavoro fatto oggi e gia’ programmiamo il prossimo. Nel frattempo ci leviamo le attrezzature e rifacciamo gli zaini per il percorso di ritorno alle auto.
Facciamo una doverosa sosta ai “tre buci” che ci ha presentato Nerone la volta scorsa. Li guardiamo solo come esercizio di curiosita’, per ora non abbiamo ne’ le forze ne’ la voglia di fare di piu’.
Anche questa volta il tratto fuori sentiero lo facciamo a casaccio, ovvero senza mai passare per la stessa via della volta precedente. Pero’ alla fine riusciamo sempre ad intercettare il sentiero e a seguirlo per tornare alle auto.
L’ultimo tratto in salita prima della discesa verso le macchine.
Ci cambiamo svelti perche’ le auto sono in una conca senza sole e con i vestiti bagnati di sudore non e’ molto rilassante stare.
Una volta cambiati e sistemati gli zaini in macchina non rimane altro che salutarci e riprendere la via di casa. Una bella giornata nonostante il mal di schiena. Alla prossima.
Pubblicato inUncategorized|Commenti disabilitati su Pozzo degli Spari – 14/12/2025
Con Martina, Luca, Nerone, Gabriele e la partecipazione speciale di Elia.
La mattina, con tutta la calma possibile, Martina, io e Gabriele arriviamo all’appuntamento dove Luca e Nerone ci attendono. Al calore del tiepido sole che ci sta regalando questa giornata ci cambiamo velocemente e prepariamo gli zaini col materiale.
Zaini in spalla, si parte.
Come deciso dopo la prima volta, anche stavolta prendiamo il sentiero segnato e lo seguiamo fino a quando coincide con la nostra meta.
Quando arriviamo alla palina con l’indicazione dei sentieri dobbiamo prendere a destra.
Per ora siamo ancora sul sentiero, come testimonia questo cartellino fissato a un tronco.
Oramai siamo fuori da sentiero, facciamo una breve deviazione per un paio di foto al Pozzo Egizio. In effetti sarebbe POZZO SILVIO GIZZI(1569) ma quando ne chiedo il nome ai miei amici”egizio” e’ quello che capisco quindi lo memorizzo cosi’ sul GPS.
La foto da vicino e’ un poco nascosta dalla mia ombra, pero’ cosi’ si riescono a intuire le dimensioni.
Arrivati al bordo sassoso dove si scende per il Pozzo degli spari io mi fermo e aspetto Martina chiedendole poi il piacere di accompagnarmi alla Grotta degli scordati, non l’ho mai vista e ho deciso che oggi e’ il giorno giusto per visitarla.
Con la guida di Martina che e’ veterana di questa grotta arriviamo in cima al colle e proseguiamo dalla parte opposta, sempre tenendoci vicini al bordo sassoso. Dopo qualche metro, sulla destra Martina mi indica un punto. “La grotta e’ la’”, mi dice. Sul momento vedo nulla, ma poi guardando attentamente individuo un buco, nemmeno tanto piccolo.
In pochi passi siamo nelle vicinanze, ora il pozzo si vede benone.
Subito faccio mettere Martina vicino l’ingresso per una foto che magari inseriro’ in catasto.
Ecco l’ingresso visto da vicino.
Mentre indosso l’attrezzatura chiedo a Martina di iniziare l’armo legando la corda all’albero piu’ vicino. Quando sono pronto mi unisco a darle una mano e in breve la corda e’ pronta per la discesa.
Sono pronto anche io quindi saluto Martina, che terminera’ di prepararsi in attesa di Gabriele, e scendo.
Alla base del pozzo d’ingresso trovo uno scivolo di terra che mi porta dentro la grotta. Come i miei amici avevano anticipato ora mi trovo nella sala principale e sono sul cocuzzolo di un cumulo di sassi che digradano davanti a me e alle mie spalle. Ma quello che attira per primo la mia attenzione sono i resti di una macchinetta fotografica. Sembra una di quelle usa e getta. Chissa’ da quanto e’ qua dentro.
Mi metto seduto comodo sul cocuzzolo e mi preparo per fare la prima delle cose che avevo in mente: la calibrazione del mio DistoXble
La calibrazione e’ un lavoro che richiede pazienza, oggi solo ben disposto e cerco di farlo nel migliore dei modi. Alla fine faccio quasi 200 “tiri” di calibrazione e ottengo una copertura del 99.98%, posso ritenermi soddisfatto…anche se i parametri che ne ottengo sono fuori dai limiti ammessi!
Ho praticamente terminato la calibrazione quando sento Martina che mi chiama da fuori. Ha terminato di prepararsi, Gabriele non e’ ancora arrivato e lei ha deciso di scendere.
Mentre aspetto che Martina arrivi faccio qualche foto nei dintorni. La grotta e’ interessante.
Ecco che arriva Martina, anche lei si accomoda in sala.
Mentre Martina scendeva il pozzo d’ingresso e’ arrivato anche Gabriele, in pochi minuti anche lui e’ tra noi.
Io nel frattempo ho riposto le mie cose da calibrazione e, incoraggiato dai miei amici, riaccendo il mio DistoX evado a prendere qualche punto veloce per avere un primo rilievo approssimativo della grotta.
Scendo lungo un lato in pendenza, trovo un pertugio praticabile che porta “al piano di sotto”, nemmeno a dirlo mi inzacchero tutto con un miscuglio di latte di monte fangoso dal colore che ricorda cose piu’ spiacevoli e maleodoranti. Giro un poco prendendo qualche punto poi ritorno dai miei amici. Tocchera’ tornarci per guardare meglio.
Iniziamo a risalire per uscire a raggiungere Luca e Nerone che abbiamo lasciati soli al Pozzo degli spari. Esco io per primo subito seguito da Martina.
Mentre aspetto faccio anche una foto a questo panorama stupendo.
Di lato al pozzo c’e’ una nicchia. Dentro ci sono numerose cacche di chissa’ quale animale. Chissa’ come abbia fatto ad arrivare la’ dentro.
Ecco il turno di Gabriele. Anche a lui faccio qualche foto.
Mentre Martina e Gabriele recuperano la corda io mi avvio verso la Grotta degli spari per vedere cosa stanno combinando Nerone e Luca.
Sorpresona! Alla grotta c’e’ anche Elia, gli rubo una foto prima che se ne accorga…che poi se ne accorge ugualmente, pero’ mi perdona.
Il tempo di salutare Elia che lui gia’ e’ pronto a ripartire, vuole fare un giro da queste parti perche’ ci sono dei punti che non ha mai visitato. Martina e Gabriele che arrivano dopo qualche minuto fanno appena a tempo a salutarlo mentre si avvia.
Dentro la grotta ci sono Nerone e Luca che stanno lavorando alacremente nel secondo pozzo. Visto che uno dei lavori da fare era togliere terra e sassi dal pozzo d’ingresso, mi metto d’accordo con Martina e Gabriele per farlo. Scendo il pozzo e quando sono alla base mi sistemo. Saluto Nerone, che e’ nella saletta aldila’ del passaggio basso e assiste Luca che lavora sul fondo del secondo pozzo.
Quando Martina e Gabriele sono pronti, mi tirano giu’ la cofana legata a una corda e iniziamo il nostro fangoso lavoro.
Lavoriamo di buona lena per almeno un’ora, da fuori iniziano a lamentare dolori alle braccia e alle spalle ma li incito a continuare comunque, scavando mi sembra si inizi a intravedere un vuoto interessante.
Quando fuori si dichiarano finiti Nerone decide che e’ ora di salire su, cosi’ potra’ dare una mano a tirare su i secchi di terra e sassi. Con qualche contorcimento ci scambiamo di posto e Nerone sale. Il pozzo stretto che mi aveva bloccato la volta scorsa e’ solo un ricordo quindi Nerone in pochi minuti e’ fuori.
Di sotto intanto Luca ha risalito il secondo pozzo e mi ha raggiunto. Gli cedo il posto per riempire i secchi di terra e io scendo il secondo pozzo per vedere cosa e’ successo oggi da quelle parti.
La prima cosa che si nota e’ un bel muretto a secco fatto con i sassi tolti dal fondo della grotta.
Ci sono anche delle ossa ben lucide, Luca dice siano fresche.
Fatta la ricognizione del posto mi sistemo e inizio a scavare col trapano demolitore. Lo faccio per pochi minuti perche’ all’improvviso il trapano smette di funzionare. Chiamo Luca per sapere la risposta e’ che fuori fa freddo ed e’ ora di tornare alle auto, quindi il generatore e’ stato spento.
Rifaccio lo zaino col materiale da scavo e chiedo a Luca di tirarlo su, poi salgo anche io. Lascio a Luca l’onere di disarmare il secondo pozzo mentre io vado ad affrontare il pozzo d’ingresso che tanta fatica mi costo’ la volta scorsa. Come avevo notato prima, al passaggio di Nerone, il pozzo che mi aveva bloccato ora non esiste piu’, salgo senza difficolta’.
Quando sono fuori, nonostante il bellissimo tramonto devo sfogare il nervoso creatomi dal fatto di non essere stato avvertito che avrebbero spento il generatore. Me la prendo un po’ con tutti, probabilmente esagerando anche la gravita’ dell’accaduto. Pero’ quando sono nervoso per qualcosa devo dirlo e di solito lo faccio senza molta delicatezza. C’e’ di buono che dopo lo sfogo feroce mi passa tutto e in breve dimentico anche il motivo dell’arrabbiatura.
Mentre il tramonto inizia a farsi sempre piu’ scuro, partiamo zaino in spalla alla volta delle macchine.
La camminata di ritorno e’ quasi tutta in salita ma passo dopo passo anche lei termina. Quando arriviamo alle auto oramai e’ notte fonda.
Ci cambiamo velocemente mentre chiacchieriamo con Fabio, un amico di Martina che ha provato a raggiungerci alla grotta, senza riuscirci. Ci sarebbe l’ipotesi di cenare con un bel piatto di fettuccine ma incredibilmente sono io che devo declinare la proposta, ho un altro impegno e devo tornare a casa prima possibile. Sfumate le fettuccine non rimane altro che salutarci e prendere la via del ritorno. Alla prossima.
Pubblicato inUncategorized|Commenti disabilitati su Grotta degli scordati e Pozzo degli spari – 06/12/2025
In una grotta “omnibus” per accompagnare persone curiose di vederne una dal vero.
Potevo andare alla grotta di Monte Fato, potevo andare alla (ex) grotta della faina ma alla fine ho deciso per una domenica diversa dal solito, quindi Betta, io e Luna partiamo di buon mattino alla volta di Subiaco per dare una mano nell’accompagnare alcune persone a conoscere una grotta e rivedere degli amici.
Dopo le colazioni di rito e una visita di cortesia a casa di Virginia e Nerone, Betta, io e Luna andiamo al parcheggio “della cartiera” ad attendere il resto dei nostri amici. Verso le 10.30 ci siamo tutti, compresi i tre ragazzi che accompagneremo.
Dopo esserci radunati tutti andiamo a prendere la strada che porta al ponte di ferro sopra l’Aniene per poi imboccare il sentiero che porta alla grotta.
Appena arrivati, mentre il resto del gruppo e’ intento nei preparativi, Gabriele raduna i nostri aspiranti speleo per un giorno (chissa’ che poi…) e inizia lo spiegone sui rischi insiti nel frequentare un ambiente ostile come e’ considerato una grotta.
I nostri tre amici ascoltano con interesse. Oltre a Gabriele anche Martina partecipa alla (non) breve lezione sul campo.
Noi nel frattempo abbiamo terminato i preparativi e possiamo entrare.
L’ingresso della grotta. Ero venuto a visitare questa grotta una sola altra volta, alcuni anni fa e sinceramente l’ingresso quasi non lo ricordavo, anzi lo ricordavo piu’ comodo. In pratica e’ costituito da uno scivolo di terra sovrastato da un arco di roccia molto irregolare che costringe a passare stando quasi distesi a terra.
Con noi oggi c’e’ anche Claudio che andra’ alla ricerca di dolicopode, un animale che studia da molto tempo.
Mentre Gabriele inizia lo spiegone io entro a dare un nuovo sguardo alla grotta. Questo e’ l’ingresso visto da dentro.
Dopo l’ingresso si arriva in un ambiente comodo se si rimane distesi a terra e proseguendo per almeno un metro, ci si trova davanti uno stretto pertugio. Devo confessarlo, avevo obliato anche questo.
Passato il pertugio, piu’ scomodo a vedersi che a farsi, mi ritrovo finalmente nella sala principale della grotta. Senza muovermi piu’ di tanto faccio qualche foto partendo dai cunicoli che partono alla mia sinistra. Non ho voglia di infangarmi troppo quindi anche stavolta rimando la visita dei cunicoli a una prossima occasione.
Mi volto indietro a fotografare anche il pertugio dall’interno. Vedo delle ombre affacciarsi all’ingresso, Sono Irene, Claudio e Luca che si apprestano a entrare.
Ancora una foto la scatto di fronte a me, al resto della sala. Il soffitto e’ adorno di molte concrezioni e delle ampie chiazze di travertino, o cardellino come e’ chiamato da queste parti.
Questo per esempio credo sia il famoso cardellino.
Devo spostarmi dalla mia postazione vicino al pertugio per far posto ai miei amici quindi vado in fondo alla sala a curiosare.
Girando trovo ben 4 pipistrelli che cerco di non disturbare troppo. Provo a fare una foto a uno di loro ma non ne viene granche’. La fauna della grotta e’ completata da almeno 3 ranocchiette grosse come l’ultima falange del mio dito indice che pero’ scompaiono tra i sassi appena le illumino. Vicino alla parete piu’ interna trovo anche un ragno con la sua tela. E’ bello grosso, mi viene da chiedere quanto sia ottimista a fare la sua tela in un posto del genere. Claudio nel frattempo e’ entrato e inizia a cercare le sue amate dolicopode…mi scordo di chiedergli se la sua ricerca ha successo perche’ vado con Luca in fondo alla sala dove troviamo uno stretto passaggio.
Il passaggio e’ ben stretto, ma forse passando in alto e con un poco di pazienza Luca puo’ farcela. Lo lascio mentre fa un tentativo, devo uscire a raggiungere Betta e magari dare una mano a Gabriele e Martina.
Uscendo faccio ancora una foto al cardellino con un chiodo malmesso ma solidamente infisso nella roccia.
Mi affaccio all’uscita, ci sono Corrado e Alvaro che si preparano a entrare per una visita.
Il gruppetto “spiegone” e’ ancora impegnatissimo, sono arrivato in tempo. Faccio subito la mia porca figura quando uno dei tre ascoltatori mi fa una domanda e io cerco di rispondere sovrapponendomi a Martina che stava spiegando altro. Mi faccio perdonare tacendo e poi, quando Martina termina, contribuisco raccontando la grotta che ho appena finito di visitare.
Finito lo spiegone i nostri amici sono pronti a iniziare la loro avventura speleologica. Nel frattempo Luca esce e ci racconta che e’ riuscito a passare la strettoia e dopo ci potrebbe essere qualcosa di interessante ma nascosto tra massi di crollo. Una forse bella notizia su cui si potra’ lavorare.
Il gruppo di nuovi esploratori inizia l’avventura in grotta mentre Betta, io e Luna prendiamo il sentiero per tornare alla macchina. Strada facendo vedo un buco che non sembra male affatto, chissa’ se e’ gia’ stato visto. Gli faccio una foto per chiedere a Nerone.
Arriviamo alla macchina che sono le 12, mi cambio e facciamo un passaggio al bar per prendere qualcosa di caldo. Dopo il bar andiamo alla piazza, quella della “COAL” mi aveva detto Virginia, dove si tiene una sorta di piccola sagra della polenta. E’ deciso che oggi mangeremo qua. Vicino allo stand della polenta ritroviamo facilmente con Virginia e Nerone. Appena iniziano a distribuire la polenta noi ce ne prendiamo una robusta porzione condita con salsiccia, spuntatura e pecorino, il tutto accompagnato da un bicchiere di vino. Dopo una mezz’ora ci raggiunge il resto del gruppo che subito si mette pazientemente in fila per avere la propria razione di polenta e condimento. Claudio, come anche Corrado e Alvaro, hanno gia’ ripreso la strada di casa rinunciando alla polenta…peccato, non potro’ chiedere a Claudio come si e’ conclusa la ricerca delle dolicopode e ad Alvaro se gli e’ piaciuta la grotta.
Eccoci tutti al classico tavolino da sagra oramai sazi e soddisfatti. Gabriele e’ gia’ al telefono perche’ nel pomeriggio ci saranno altre persone da accompagnare in grotta. Nerone ed io non potremo esserci, per fortuna Irene, Martina e Luca daranno manforte a Gabriele.
Verso le 15 il sole va a nascondersi dietro i palazzi di Subiaco e nella piazza inizia a fare seriamente freddo. Betta, io e Luna prendiamo commiato dall’allegra compagnia progettando gia’ i prossimi incontri. Un tranquillo ritorno chiude una bella giornata. Alla prossima.
Pubblicato inUncategorized|Commenti disabilitati su Grotta degli animaletti – 23/11/2025
Con Maria, Betta, io e Luna a passeggio per Pian della Faggeta e dintorni alla infruttuosa ricerca di ingressi.
Il tempo uggioso non ci ha di certo fermati ma la nostra buona volonta’ non e’ stata premiata. Volevamo ritrovare l’ingresso di 5 grotte e siamo tornati a casa con un nulla di fatto, nessuna delle 5 si e’ fatta trovare.
Il nostro primo obiettivo e’ l’OUSO DELLA CAPANNA DI BOVETTO(LA541), secondo “l’Alberta” (il celeberrimo notiziario del CSR con tante preziose informazioni per molte grotte dei monti Lepini) si trova vicino al parcheggio subito dopo il primo tornante della strada che porta su verso il parcheggio per la piana dell’Erdigheta e oltre, rubando dal nome di una delle grotte la chiamo carrozzabile per il monte Semprevisa. Il libro l’ha portato Maria per aiutarci nelle ricerche poiche’ ricorda che spesso, piu’ che con le coordinate, hanno ritrovato delle grotte con la descrizione dell’itinerario.
Purtroppo “l’Alberta” dice anche che la grotta non e’ stata piu’ ritrovata dopo i lavori di ampliamento della strada. Io, non convinto “seguo” il mio GPS che punta alle coordinate in catasto. Mi fermo al limitare di un terreno recintato, sembra puntino proprio al recinto. Guardo un poco attorno poi torno alla strada.
Dopo questa prima sconfitta ci spostiamo a piedi verso le altre 2 grotte che cerchiamo: CATRAVASSO A CESA DI BOVETTO(LA1073) e POZZO DELLE RAGNATELE(LA1072). In catasto risultano molto vicine tra loro.
Maria si avventura alla ricerca degli ingressi mentre noi aspettiamo in strada.
Mentre aspettiamo il responso di Maria vedo arrivare una Panda grigia e fermarsi al cancello del terreno recintato di poco prima. Lo saluto e prendiamo a chiacchierare, esclude categoricamente che ci possa essere una grotta nel suo terreno. In breve mi racconta che lui gira da sempre in questi boschi per diletto o per andare a funghi, conosce Paolo da parecchi anni e ha sempre indicato a lui i buchi che trovava.
Quando Maria torna dalla sua ricerca, nuovamente con le pive nel sacco, noi ci siamo gia’ presentati, il nostro nuovo amico si chiama Angelo e lo presento a Maria. Facciamo ancora qualche parola con lui poi ci salutiamo con l’augurio di fare un giro assieme, quindi torniamo alla macchina, altre grotte ci attendono.
Naturalmente non riesco, e nemmeno provo, a esimermi dal prendere le foto delle grotte lungo strada. La prima e’ GROTTA OCCHIO DI FARFALLA(LA1500)
La seconda e’ la GROTTA SULLA CARROZZABILE PER IL MONTE SEMPREVISA(LA648)
Quella subito dopo e’ LA CANTINA DELL’ARNARA(LA561), mi affaccio a guardare dentro e trovo un allegro fiumiciattolo che vi scorre. Devo averla sempre vista d’estate perche’ e’ la prima volta che ci vedo l’acqua.
Vicino al parcheggio all’inizio del sentiero per pian dell’Erdigheta mi fermo con l’intenzone di cominciare da qui la nostra passeggiata. Appena scendo dall’auto inizia una pioggia sostenuta. Valutata la situazione decidiamo di proseguire in macchina sperando che il tempo migliori. Prima di ripartire fotografo l’ingresso di Grotta raid(LA2324)
Arriviamo al punto in cui di solito si lasciano le macchine per andare all’Abisso Lothar (gia’ grotta della Faina). Piove ancora quindi ci fermiamo solo il tempo di qualche foto a POZZO ALBERTA(LA571)
Maria mi ha detto che tra qualche giorno qua a Carpineto ci sara’ un evento in memoria di Alberta. Memore di questo la chiamo per mostrarle la grotta intitolata a questa instancabile e valente speleologa scomparsa di recente.
Continua a piovere senza sosta quindi proseguiamo ancora in macchina. Da questo punto ed entro un chilometro dovremo cercare le altre due grotte in programma, il POZZO DELLA RUSPA(LA672) e il POZZETTO SOFFIANTE A LATO DELLA CARROZZABILE DEL MONTE SEMPREVISA(LA801).
Per la prima Alberta nel suo libro ci dice che una ruspa l’ha aperta casualmente durante i lavori della strada e ancora una ruspa l’ha chiusa tempo dopo. Hanno appena fatto a tempo a esplorarla e fare il rilievo. Arrivati sul posto possiamo solo constatare che della grotta non c’e’ traccia.
La grotta successiva ci da’ da pensare, le coordinate puntano alla destra della strada, il rilievo fa pensare che la grotta sia a bordo strada ma sulla sinistra. In corrispondenza del punto in catasto, come supponevamo, troviamo nulla.
La pioggia continua a volerci impedire una bella passeggiata a tratti sembra diminuire ma basta uscire dalla macchina che lei riprende con rinnovata energia. Oramai siamo rassegnati e anzi iniziamo a pensare di andare a pranzo dai nostri amici Floriana e Luca, alla Sbirra.
Strada facendo pero’, sia all’andata che al ritorno troviamo alcuni buchi interessanti che ora vi mostro. Questo e’ il primo, addirittura ha un fix messo nelle vicinanze…sara’ catastabile?
Troviamo anche queste ma sarebbero da scavare
Anche Maria ne adocchia una interessante
Tra una sosta e l’altra si e’ fatta ora di pranzo quindi senza fretta ma con un robusto appetito ci avviamo al parcheggio di Carpineto e quindi fin su al centro del paese dove umidi di pioggia ma contenti troviamo la Sbirra dove Floriana e Luca sapranno come farci contenti con le loro prelibatezze.
Che dire, le fettuccine della Sbirra sono sempre uno spettacolo che fa tornare per forza il sorriso anche dopo aver perso 5 a zero contro le grotte di Carpineto.
Una giornata decisamente umida e poco fruttuosa ma spesa bene, in buona compagnia e conclusa alla grande con un buon pranzo. Alla prossima.
Pubblicato inUncategorized|Commenti disabilitati su Ricognizione Carpineto Romano – 20/11/2025