Con Alice, Sally, Alessio e Alessandro a proseguire i lavori con la speranza di trasformare un buco in grotta.
Stavolta ho dimenticato la fotocamera a casa quindi le foto che vi presento sono quasi tutte di Alice, senza pero’ dimenticare il contribuito fotografico di Alessandro, piccolo ma essenziale per documentare questa relazione.
La mattina mi avvio verso Poggio Moiano, ho appuntamento con Alice al bar della volta scorsa, quello in corrispondenza dell’incrocio per la strada principale del paese.
Strada facendo passo davanti a questo “negozio”, ci farebbe comodo avere un secchio (cofana) in piu’ e, visto che sono quasi le 7.30 e sono in anticipo di mezz’ora, decido di fermarmi. Alle 7,35 aprono, con molta calma. Per ora il negozio e’ praticamente vuoto, gli unici clienti siamo io e un altro che ha aspettato l’apertura insieme a me. Dopo quasi venti minuti impiegati prima a trovare qualcuno che mi desse ndicazioni, poi qualcuno che mi andasse a prendere la cofana, arrivo finalmente alla cassa, desolatamente deserta.
Sono quasi esasperato ma aspetto pazientemente ancora un paio di minuti. Una cassa si popola ma il cassiere e’ gia’ con un cliente, insieme parlano amabilmente di vernici e di tutti i pro e contro dei vari tipi, ascolto mio malgrado sventolando ogni tanto la mia ricevutina per la cofana, magari la notera’ e mi fara’ pagare. Passano cosi’ altri 5 minuti finche’ passa un ragazzo che va alla seconda cassa seguito da una cliente. Mentre passa lo apostrofo, probabilmente con tono un poco irritato: “Cosa devo fare per pagare?”, alla sua risposta: “Devi aspetta’!” quasi mi scappa un “vaffa”. Aspetto ancora un minuto con poca speranza poi appoggio cofana e ricevuta da una parte ed esco senza rimpianti e una minima soddisfazione.
Un’esperienza estremamente negativa, per quanto mi riguarda questo “negozio” puo’ tranquillamente chiudere, non ne sentiro’ la mancanza.

A Poggio Moiano parcheggio e chiedo per una ferramenta, e’ a pochi passi, vado e compro quel che mi serve in pochi minuti. Quando Alice arriva mi trova al bar mentre faccio un rinforzo di colazione. Dopo trasbordiamo la mia roba nella sua auto e andiamo.
Prima di proseguire vi presento il cuore di grotta Flavia e topino Flavio. Il primo e’ stato trovato tra le pietre spostate oggi e topino si aggirava preoccupato cercando di capire perche’ gli stavamo distruggendo casa. Alla fine topino e’ stato parzialmente ricompensato con alcune briciole che pare aver gradito.


Per ora siamo solo Alice ed io, ma siamo pronti alla fatica che ci attende. Uno degli obiettivi della giornata e’ quello di tirare fuori un masso di dimensioni generose. Per prima cosa, appena pronto, tolgo il nastro che Alice e Alessandro hanno messo per spaventare eventuali mucche al pascolo e diamo inizio alla giornata.

Inizio mettendo in azione il trapano e pianto due multifix, uno sulla pietra da sollevare e uno sulla parete sopra. Dannazione e scorno! Ho scordato di prendere degli attacchi, o meglio, non ne ho presi abbastanza. Di solito ne ho di scorta attaccati all’imbrago, ma oggi non ho portato nemmeno lui, un po’ per scaramanzia e poi perche’ ancora non serve.



Alla fine rimedio un anello che fisso al sasso e una placchetta “da butto” vecchia come me che sistemo sulla parete. Come corda ho portato un “schifezzetta” da carpenteria da circa 6mm, la metto doppia e da un lato ci faccio un cappio per issarmici sopra e fare un rudimentale contrappeso.


Tutto pronto. Spiego ad Alice cosa intendo fare e lei si appresta a darmi una mano. Faccio una prova a caricare il contrappeso ma scopro con disappunto che la corda e’ troppo elastica, accorcio il cappio piu’ volte ma ottengo solo di “strinare” la corda. Alla fine devo arrendermi all’evidenza, con quella corda non tireremo mai fuori il nostro sasso.
Alice ha un’idea luminosa, propone di andare alla ferramenta in paese per acquistare della corda. Mi sembra un’ottima idea. Lei parte subito mentre io rimango a lavorare sulla parete per togliere sassi che si muovono o che danno fastidio.
Quando torna ha preso una fune da ferramenta da 15mm di diametro e alcuni moschettoni. Inoltre, santa subito, e’ passata al bar e ha preso dell’acqua per me e due tramezzini per ciascuno. Appena mi raggiunge monto tutto e riprendiamo col lavoro.
Prima proviamo con lei a fare da contrappeso e io a tirare la corda. Il masso non si muove. Ci scambiamo i ruoli, io mi isso sul cappio a fare da contrappeso e Alice fa per spostarsi sotto, vicino al masso. Mentre scende provo da solo, sono completamente di peso sul cappio e intanto tiro la corda. La pietra inizia a muoversi, pero’ non faccio a tempo a rallegrarmi che sento il mondo cadere.
In realta’ sono io a cadere dentro la buca che stiamo scavando. Nella disgrazia ho due fortune, sono in piedi sul cappio quindi cado dritto evitando botte perniciose alla mia personcina e inoltre, quando cado, Alice non e’ ancora sotto ma di lato, in procinto di scendere, quindi non le cado addosso.
Anche se senza danni ogni caduta ha un forte impatto emozionale, mi servono alcuni secondi per riprendermi e capire cosa sia successo. Appurato che il multifix e’ ancora al suo posto vado alla ricerca della piastrina e la trovo come mostra la figura, la lesione che avevo notato purtroppo era troppo estesa e la piastrina non ha retto al carico.

Risultato parziale Sasso:2, Alice&Fabrizio:0. Come rimediare? Piastrine non ne abbiamo piu’. Chiedo ad Alice se ha dei cordini…si, ne ha uno, non lungo ma abbastanza resistente. Bene. Ma dove lo possiamo attaccare?
Passo i successivi 5 minuti a scrutare la roccia con sguardo indagatore. A tutta prima trovo nulla poi pero’ noto una sporgenza che forse forse…Prendo il trapano e pratico un foro su un lato della sporgenza, abbastanza largo da passarci il cordino di Alice, lo lego perche’ abbracci strettamente la sporgenza utilizzando il buco come “fermo” per fare in modo che il cordino resti in posizione. Sembra buono.
Facciamo una prima prova con un contrappeso semplice, nulla. Doppio la corda ripassandola nell’anello fissato al sasso e poi di nuovo in alto sull’attacco a cordino. Riproviamo, certo ora gli attriti potrebbero essere predominanti ma al momento non ci sono molte altre scelte.
Riproviamo e…eppur si muove! Il sasso, grazie ai nostri sforzi pian pianino si solleva. In un paio di minuti di intenso impegno arriviamo a portarlo a livello del bordo buca, ora possiamo spingerlo sul piano. Ancora qualche fatica per farlo girare affinche’ la parte piatta del sasso vada a poggiare per terra e poi lo spingiamo al sicuro dove non potra’ piu’ dar fastidio.


Sara’ una piccola cosa, ma e’ pure una gran vittoria. Alice subito cerca il suo cellulare per immortalare il momento.

Recupero il multifix dal sasso e poi gli metto sotto dei sassi per puntellarlo meglio. Ora il passaggio di trasformazione del sasso da impiccio a comodo sedile e’ completo.

Proseguiamo con gli scavi ma deve essere mezzogiorno perche’, come promesso, arriva Alessandro con due suoi amici , Sally e Alessio. Alice ed io avevamo una mezza intenzione di fermarci a mangiare i tramezzini ma il loro arrivo ci distoglie dall’idea.

Alessandro e’ il vero “titolare” dello scavo e ha gia’ scelto il nome di quella che sara’ una nuova grotta. La vuole intitolare alla sua figliola. Io seguendo il suo ottimismo ho completato il nome aggiungendo il toponimo. Il nome completo, quando questo buco sara’ grotta, sara’ quindi: “Grotta Flavia a Muro Pizzo”.

Con lui e i suoi amici i lavori proseguono piu’ velocemente, quelle che seguono sono foto di Alessandro che riprendono diversi momenti dello scavo.




Ecco i due amici di Alessandro, non sono speleo e nemmeno amano tanto essere ripresi in foto, quindi mi limito a presentarveli, in rapida sequenza Sally e Alessio. Sono bravissimi e attivi, danno una grande mano.


Alessandro allo scavo.



Ora di pranzo e’ passata da parecchio quando Alice ed io decidiamo di attaccare con decisione i tramezzini.

Dopo il lauto pasto riprendiamo il nostro posto e rimaniamo a guardare Alessandro che lavora mentre noi facciamo il chilo.

Quando oramai i tramezzini sono solo un tenero ricordo, riprendo a scavare anche io. Finora di aria ne abbiamo sentita poca ma quando tolgo un sasso abbastanza grande finalmente lei ritorna. Si scopre un buchino che soffia un’allegra aria fredda e questo mi ricorda che ho scordato anche il termometro!

Alle 14, come il meteo aveva previsto, inizia una pioggerella che quasi non arriva a disturbarci. Dura circa una mezz’ora poi smette. Io, che sono a scavare, nemmeno mi accorgo del fatto che piove.
Nell’allargare la zona di scavo, un sasso, forse piu’ grande di quello tirato fuori stamane, diventa instabile e Alessandro provvede a farlo cadere tappando inesorabilmente il buco con l’aria.

Passo un buon quarto d’ora a martellare sul nuovo sasso ingombrante nel tentativo di ridurne peso e volume ma ottengo solo di ridurmi le braccia a masse informi e tremanti. Decidiamo collegialmente che e’ l’ora giusta per smettere ma il cielo e’ di parere contrario. Inizia a piovere dannatamente forte e stavolta la pioggia si fa sentire eccome. Alice ed io cerchiamo riparo nella buca ma la pioggia arriva anche la’. Uscire dalla buca, ora col fango scivolosissimo e’ un’impresa ma in qualche maniera riusciamo e andiamo a raggiungere i nostri amici nell’ampio sgrottamento vicino.
Per fortuna la pioggia forte dura poco, appena smette proteggiamo la buca con dei tronchi poi ci carichiamo gli zaini in spalla e andiamo alle macchine dove ci aspettano i vestiti asciutti e il ritorno a casa. Lasciamo sul posto le nostre speranze esplorative perche’ maturino come si deve. Alla prossima.