Ho sempre voluto tenere un diario con le relazioni delle uscite e delle esperienze in ambito speleologico.
Con questo blog posso avere il mio diario ed inoltre condividere le esperienze che faccio.
Ho iniziato ad agosto 2012 a raccontare le mie avventure ipogee. Spero vi stiano piacendo. Nel caso ne aveste voglia, e’ sempre apprezzato lasciare un commento!
Cosa trovate nel blog? Le relazioni delle gite del fine settimana. Ogni tanto mi spingo a recensire qualche ristorante. Cerco di condire le parole con tutte le immagini che posso.
Ho inserito un paio di sezioni dedicate ai ricordi. Nella prima ho riportato le relazioni delle spedizioni speleologiche a cui ho partecipato. Nella seconda ho iniziato ad inserire immagini di uscite, fatte nel passato, che ritrovo curiosando tra i mucchi di foto che ho salvate sul pc (il piu’ delle volte sotto l’illuminante titolo “varie”!).
Una nuova uscita per proseguire il lavoro di documentazione e studio di questa grotta. In particolare sono venuti: Giulia, Cristiano, Alice ed io per le foto, Luca ed Emilio per proseguire con il rilievo, Nerone e Gabriele per la supervisione e per dare una mano alla bisogna. Fabrizio e’ venuto limitandosi a una breve visita godendosi prima il fresco della grotta e quindi il bel sole che ha allietato la giornata.
Iniziamo con una carrellata di foto dei partecipanti
Fatte le foto di presentazione dei partecipanti odierni prendo le mie cose e vado vicino all’ingresso per indossare la muta senza soffrire troppo il caldo.
Per quando finisco i miei amici sono tutti passati e si sono inoltrati nel fresco buio della grotta. Luca ed Emilio sono partiti velocemente per raggiungere il fondo della grotta, stavolta devono rilevare il bypass alto che permette di evitare il laghetto gelido.
Quando sono pronto e gia’ accaldato entro pure io e riprendo la squadra per le foto quando sta per lasciare la zona delle vaschette dopo la grande colata.
Come dicevo Fabrizio si ferma qua alle vaschette a godere del fresco prima di uscire di nuovo al sole. Mi fermo a scambiare qualche parola con lui prima di proseguire.
Quando riprendo il cammino trovo che i fotografi sono andati un bel po’ avanti quindi mi affretto a raggiungerli trovando comunque il tempo per un paio di foto.
Mi riaggancio a loro poco piu’ avanti sono fermi a definire la prossima inquadratura.
Quando sono vicino capisco cosa stanno combinando. Nerone e’ con loro, ha raccolto da terra una lastra di roccia e prova a immedesimarsi in un Mose’ ipogeo. Ogni tanto e’ bello anche prendersi meno sul serio, rallegra quanto si deve fare.
Da questo momento mi integro nella squadra-foto con Cristiano alla macchina e noi: Giulia, Alice ed io disposti alla bisogna da Cristiano per illuminare al meglio la scena. Io continuo a scattare le mie foto ma quando posso, senza interferire con le foto ufficiali.
Cristiano usa una lampada che posiziona in acqua quando vuole illuminare ad effetto i laghetti che incontriamo.
Io mi dispongo piu’ spesso che posso in acqua cosi’ faccio calare un poco la temperatura interna, sto ancora sudando dal caldo accumulato all’ingresso durante la vestizione.
Fatta una serie di foto si passa avanti alla scenografia successiva.
Quando vedo una diramazione interessante ne faccio una foto perche’ voglio indicarla ai rilevatori, non sono certo siano tutte presenti nei vecchi rilievi.
Siamo al primo laghetto da fare a nuoto. Visto che oggi l’acqua e’ particolarmente bassa probabilmente si tratta solo di camminare. La sagola per le immersioni speleosub fa sempre la sua figura.
Il nostro lavoro e’ un poco ripetitivo, si trova un punto buono per le foto, Cristiano ci dispone per le luci e come figuranti nelle foto quindi fa gli scatti che lo soddisfano aggiunstando magari luci e posizioni, poi si va avanti.
Illuminazione scenografica di un’altro laghetto. Una tecnica che mi piacerebbe copiare se un giorno decidessi di provare a fare foto piu’ serie.
Siamo fermi all’ennesimo laghetto quando noto davanti a me una diramazione da segnalare. Dopo le foto vado a vedere ma le mie ginocchia iniziano subito a protestare quindi torno indietro.
Siamo vicini al primo sifone, probabilmente il conto dei sifoni che faccio e’ differente da quello ufficiale pero’ mi rifiuto di considerare sifone un tratto di grotta che, quando la visito, percorro a piedi.
Ecco il primo sifone, a vedere il rilievo percorrendolo tutto si sbuca all’inizio del sifone terminale, terminale per noi speleo di superficie, uno dei tanti per gli speleosub. Anche qua oggi l’acqua e’ insolitamente bassa.
Proseguiamo.
Arriviamo alla spettacolare medusa dove a sinistra c’e’ l’inizio del bypass e a destra il laghetto gelido. Qua Cristiano decide di fare molte foto poiche’ il posto e’ molto bello.
Terminate le foto non ci rimane altro che proseguire con una nuotata nel laghetto gelido. Anche lui presenta un livello notevolmente basso.
Mi immergo nel laghetto gelido con la lampada aggiuntiva poiche’ Cristiano ha deciso di dedicare un paio di foto anche a lui.
Sessione fotografica conclusa, nel frattempo anche Gabriele ci ha raggiunti, oramai da un po’.
Prima di partire con la nuotata nel freddo chiedo chi voglia venire. Solo Alice e Giulia decidono di seguirmi. Visto che oggi l’acqua non e’ poi cosi’ fredda le faccio fermare qualche secondo per un paio di foto.
Dopo le foto le raggiungo e le supero a nuoto uscendo dall’acqua prima di loro cosi’ che posso ritrarrle quando anche loro terminano la traversata.
Camminiamo senza fretta nel tratto di galleria a saliscendi che ci separa dal sifone terminale. Faccio attenzione a non scivolare sulla roccia resa viscida da uno straterello infido di fango ma proprio nel punto piu’ facile, in piano, mi partono le gambe e cado per terra con un tonfo che impressiona le mie amiche. Per fortuna nulla di grave, il colpo viene attutito completamente dai molteplici strati di neoprene che mi proteggono dal freddo…e non solo.
Siamo finalmente al sifone finale, sopra di noi sentiamo le voci di Luca ed Emilio, intenti nel rilievo.
Guardo il sifone con sconcerto, quasi non voglio credere ai miei occhi, e a un livello bassissimo, almeno 4 metri piu’ basso del solito. Arrivo al bordo di roccia dove di solito ci si puo’ immergere in acqua ma vedo che sotto di me ho un vuoto di almeno 5 metri. Per scendere oggi serve una corda e la relativa attrezzatura. Peccato, sarei andato volentieri a dare uno sguardo piu’ avanti. Devo accontentarmi di presentare il sifone alle mie amiche per poi prendere la strada verso l’uscita.
Rifacciamo il saliscendi in senso inverso, anche al ritorno, nello stesso punto dell’andata, rischio il capitombolo, me la cavo con una contorsione e uno sbuffo.
Questa e’ la diramazione che va avanti una cinquantina di metri e termina in un altro sifone. Lo esplorai anni fa e, vicino al sifone, trovai un vecchio flash che poi Cristiano riconobbe come lasciato dal padre nel corso di una esplorazione speleosub fatta negli anni ’50.
Ecco Giulia e Alice in un momento di sosta prima della nuotata gelida.
Sempre loro durante la traversata.
Arriviamo al laghetto intermedio, quello dove si cammina in acqua senza difficolta’. Dalle luci si intuisce che qualcuno ci attende.
Cristiano ha atteso il nostro ritorno per alcune foto un po’ piu’ in liberta’. Le facciamo senza rallentare troppo il ritorno all’uscita.
Quando arriviamo a uno dei punti a mio avviso piu’ suggestivi della grotta facciamo sosta per una serie di foto.
Ve le presento senza troppi commenti
Una foto con Alice e Cristiano ci stava bene, visto che il cellulare di Giulia fa le bizze provo a farne una anche io.
Pochi passi e siamo alle vaschette. Cristiano ora e’ il protagonista delle foto, vuole rifarsi dell’andata in cui era impegnato dietro alla fotocamera.
Una foto anche con le ragazze.
Dopo le vaschette non rimane che uscire. In verita’ ci sarebbe da far vedere alle ragazze il ramo inferiore ma lo scordo completamente e seguo Cristiano verso l’uscita. Meglio cosi’, avranno qualcosa d’altro da vedere alla prossima visita.
La luce dell’esterno, gia’ a vederla cosi’ fa immaginare il caldo.
Prima di affrontare l’esterno aspetto che le ragazze mi raggiungano.
Eccoci fuori. Prima di avventurarmi fino alle macchine mi sono tolto la muta quindi il caldo e’ diventato sopportabile, anzi quasi piacevole.
Le ragazze hanno ricambiato il favore e prima di avviarsi hanno atteso la mia laboriosa svestizione. Gabriele era con loro e le ha sicuramente intrattenute con qualche storia interessante.
Nerone e’ uscito da un po’ e si gode una bella pipata.
Andiamo alle macchine e iniziamo a sistemare tutta l’attrezzatura.
Visto che Alice e’ alla prima visita alla grotta e a questi luoghi la porto a vedere l’interno della vicina mola vecchia. Arriviamo al punto in cui veniva incanalata l’acqua dell’Aniene camminando lungo la condotta forzata che portava l’acqua alla ruota del mulino.
Tornati alle auto termino di chiudere tutte le mie cose nello zaino. Ora, con la muta bagnata, lo zaino e’ pesantissimo, quasi non riesco a sollevarlo. Fabrizio, Nerone e Gabriele sono in attesa che tutti siano pronti.
Gabriele come sempre ha qualcosa di interessante da dire.
Passa una macchina dei guardiaparco, Nerone, nemmeno a dirlo, li conosce e si ferma a parlare con loro. Dopo un po’ anche Gabriele li raggiunge.
Emilio e Luca escono anche loro. Hanno terminato il rilievo del bypass come si erano prefissi.
Poco prima di partire un altro simpatico incontro, Laura e il suo compagno passavano per il sentiero, ci hanno riconosciuti e si sono fermati a scambiare qualche parola.
La giornata termina con un allegro spuntino alla solita rosticceria “Orso Yoghi” a Subiaco. Torniamo alle auto per i saluti e poi ognuno verso casa propria.
Ancora una giornata dedicata alla documentazione di questa grotta. C’e’ ancora molto da fare ma ce la faremo. Alla prossima.
Una gita dalle parti di Canino per visitare alcune grotte con Vittorio, Gianni e Gabriele.
Si tratta di una delle tante trasferte che facciamo in questa zona quando Vittorio, che ci abita, ci segnala cose nuove e vecchie da vedere. Questa volta lo spunto e’ stato il suo lavoro preventivo per riaprire il sentiero d’accesso alla grotta del roveto e di grotta nuova o dell’infernaccio. La giornata si e’ conclusa con l’esplorazione di una piccola nuova grotta subito nominata “dello spuntone” a causa di un fastidioso sasso che ci impediva l’accesso.
La mattina Gabriele ed io raggiungiamo il ristorante “da Isolina” dove abbiamo appuntamento con Vittorio. Quando arriva ci annuncia che anche Gianni sara’ dei nostri. Quando siamo tutti facciamo un salto al simpatico alimentari sorprendentemente aperto vicino al ristorante e poi andiamo lungo la strada da cui parte il sentiero per le grotte che visiteremo oggi.
Dopo i preparativi partiamo.
Il sentiero, anche dopo la ripulitura di Vittorio, non e’ tra i piu’ agevoli ma comunque in qualche modo arriviamo alla grotta con pochi graffi.
Subito Gianni e Vittorio si danno da fare per liberare l’ingresso della grotta da sassi e rami messi nelle volte scorse per evitare cadute indesiderate di animali.
In queste foto sono io che entro nella grotta del roveto, sono opera di Vittorio che ringrazio.
Una volta dentro aspetto Gabriele. Ha messo una corda per facilitare la discesa del pozzetto d’ingresso, non la uso ma questa poi si rivelera’ utile come “filo d’arianna” per ritrovare la strada in questo dedalo di rocce di crollo.
Vado a fare un giro a casaccio. Mi ritrovo in una zona abbastanza angusta. Alla mia sinistra c’e’ un tratto di grotta tipo laminatoio. E’ interessante perche’ da la’ arriva una bella aria fresca, forse potrei anche passare ma cosi’, da solo, non mi va di avventurarmi.
Non senza perdermi un paio di volte per strada torno verso l’ingresso a raggiungere Gabriele.
Ecco il nostro filo d’arianna.
Giriamo tra i massi di crollo cercando la via per il corso d’acqua che scorre in fondo.
Probabilmente non scegliamo la via giusta perche’ alcuni passaggi non sono propriamente agevoli.
Girovagando tra i massi incontriamo una verticale che riesco a scendere in opposizione. Gabriele aspetta su, vuole evitarsi la fatica.
Sento distintamente il rumore di acqua che scorre. Scendo ancora un poco e infatti trovo il fiumiciattolo.
Trovata l’acqua torno su a raggiungere Gabriele poi torniamo insieme alla sala dell’ngresso.
Facciamo ancora qualche giro a cercare una sala alta che ricorda Gabriele poi prendiamo definitivamente la via per uscire. Nella parte iniziale della grotta Gabriele si ferma per fare almeno una parte del rilievo 3D, io intanto esco.
Ancora una foto di Vittorio all’uscita dalla grotta.
Ecco Vittorio, Gabriele e Gianni che osservano il rilievo appena fatto. Vittorio e Gianni mentre noi scorrazzavamo in grotta non sono stati con le mani in mano, hanno ritrovato il sentiero per grotta nuova e lo hanno reso di nuovo percorribile.
Una volta ripreso fiato quindi andiamo decisi verso la macchina dove beviamo e mangiamo qualcosa. E’ quasi l’ora di pranzo, Gianni ci saluta mentre noi riprendiamo il sentiero verso grotta nuova, non credo di conoscerla, sono curioso di vederla.
Il sentiero segue grossomodo un tubo di ferro che Vittorio ipotizza servisse per portare l’acqua del fiume Fiora a qualche coltivazione. Ora sembra abbandonato.
Un buco strada facendo ma lo abbandoniamo subito.
Il sentiero, nonostante il lavoro di Vittorio e Gianni rimane abbastanza intricato in alcuni punti.
Saliamo ancora un po’ quando finalmente Vittorio ci annuncia che siamo arrivati. Vedo nulla pero’ mi fido.
Quando mi avvicino al bordo trovo un grottone che mi lascia meravigliato. Si presenta molto bene questa grotta nuova.
Di lato Gabriele trova un punto comodo dove scendere, ci avviamo.
Dopo la prima discesa arriviamo nella grotta vera e propria che ci presenta un vasto salone in discesa. Si cammina sopra massi di crollo di buone dimensioni.
In fondo la salone troviamo ancora un fiumiciattolo, fosse lo stesso della grotta del roveto?
Io giro per conoscere la grotta mentre Gabriele e Vittorio si fermano a osservare non so bene cosa.
Dal livello del fiumiciattolo si puo’ salire quasi al soffitto della sala dove sembra si possa accedere a un altro ambiente. Vado.
In effetti trovo un’altra vasta sala, anche qua sul fondo ritrovo il fiumiciattolo.
A sinistra in basso scorre l’acqua, sul bordo destro in alto con un po’ di attenzione si puo’ traversare la sala e accedere a un altro ambiente ancora, un poco piu’ piccolo rispetto ai precedenti.
Trovo anche un paio di pozzi che pero’ necessitano di una corda e dell’attrezzatura. Nel frattempo Vittorio mi raggiunge mentre Gabriele e’ ancora impegnato piu’ indietro.
Uscendo dalla sala terminale troviamo un sacco di resti di insetti. Non riusciamo a capire se morti di morte naturale o se sgusciati come noccioline da un qualche predatore goloso.
Nella sala intermedia arriva anche Gabriele, lo aggiorniamo su quanto abbiamo visto e poi prendiamo la via per uscire.
Con un po’ di attenzione eccoci di nuovo nella sala iniziale.
Vittorio con lo sguardo esplorativo.
Eccoci fuori.
Prendiamo la via per tornare alle auto. Parto per primo e subito sbaglio strada. Dietro un massone trovo un buco per terra, sembra interessante. Decidiamo di fermarci e dargli una scavata.
Senza l’attrezzatura giusta il lavoro si rivela faticosissimo e dall’esito incerto. In particolare c’e’ una roccia, lo “spuntone”, che spunta dalla terra e impedisce il passaggio. Non potendo toglierlo continuiamo a scavarci attorno finche’ il buco diventa quasi praticabile.
Provo una prima volta ma devo rinunciare pero’ coi piedi sento che avanti allarga. Il secondo tentativo va meglio ma ancora c’e’ un sasso che mi impedisce di scendere. Provo a fare una foto verso dentro ma si vede nulla.
Mentre tento di uscire dal secondo tentativo sento uno “scrock” sotto il sedere. Provo a vedere…e’ proprio il sasso che mi impediva il passaggio. Il mio dolce peso deve averlo distaccato dalle altre rocce. Provo, ora si muove. Lo avvolgo con un cordino e Vittorio da fuori tira con delicatezza. Il sasso finalmente si muove dalla sua sede e scende giu’. Ora lo spazio e’ notevolmente migliorato, posso fare ancora un tentativo. Mi butto dentro, faccio i movimenti da contorsionista per aggirare il famoso spuntone e poi mi calo. Ora sento di avere lo spazio per proseguire. Passano le spalle e sono in grotta!
Mentre io faccio i miei tentativi Vittorio li riprende, infatti queste foto sono le sue.
Sono in grotta, fa caldo qua dentro, strano. Appena posso muovere la testa faccio una foto avanti a me. Il soffitto si abbassa ma e’ transitabile.
Avanzo piedi in avanti cercando di evitare i ragnoni che incontro sulle pareti. Sul pavimento le spine di un istrice.
L’esplorazione non dura molto, la grotta e’ piccina. Faccio quel che posso poi esco a raggiungere i miei amici. L’uscita e’ abbastanza agevole perche’ prima di affrontarla mi sono premurato di togliere ancora sassi e terra dalla parte piu’ ostica.
Fuori aggiorno i miei amici e traffico col GPS per prendere il punto. Mentre sto’ per dare l’ok al GPS per memorizzare il punto lui pensa bene di spegnersi per colpa delle batterie. Vittorio rimedia prendendo il punto con un’app del suo cellulare.
La mia tuta nuova e’ imbrattata di fango in maniera incredibile inoltre ho estremo bisogno di bere e l’acqua l’ho lasciata in auto quindi scendo svelto per il sentiero facendo fretta ai miei amici, soprattutto a Gabriele che ha le chiavi della macchina.
Dopo questa bella giornata di grotte decidiamo di concludere in bellezza andando a Canino a prendere qualcosa di fresco da bere assieme. Tra un bicchiere e una chiacchiera finiamo per fare tardi quindi riesco ad aprire la porta di casa solo verso le 10 di sera, un poco affaticato, lo ammetto. Alla prossima.
Finalmente! Abbiamo terminato la risalita…ma solo per scoprire che c’e’ ancora da lavorare per andare avanti. Un’uscita con piacevoli sorprese e poca acqua assieme a Giulio, Massimo e Francesco.
Si, l’abbiamo terminata. Una risalita nata almeno 3 anni fa dalla mia curiosita’ di andare a vedere piu’ da vicino un buio allettante nella diramazione laterale alla base del primo P50. Da allora si sono avvicendati tanti speleo nella progressione verso l’alto e mi sembra questa un’ottima occasione per ringraziarli tutti e invitarli a proseguire l’avventura.
Ma ora vediamo come si e’ svolta questa giornata. Con Giulio l’avevamo progettata da tempo e, nonostante fossi in vacanza ad Anzio non potevo mancare. Anche Giulio ha dovuto “incastrare” l’uscita tra una nottata di lavoro e una partenza per la Spagna, pero’ eccoci qua. A noi si sono aggiunti anche Massimo e Francesco, un’ottima compagnia.
La mattina ci incontriamo al bar “Cicchetti”, siamo Giulio, Francesco ed io, Massimo verra’ direttamente alla grotta. Dopo colazione ci compattiamo nella macchina di Giulio e andiamo.
Verso le 10.30 siamo al parcheggio vicino la grotta e iniziamo a prepararci. Avverto i miei amici, soprattutto Francesco e Massimo alla loro prima visita alla grotta, che la grotta e’ assai umida e di solito si esce zuppi e infreddoliti. Per conto mio ho deciso che entrero’ con una maglia leggera portandomene ben tre di ricambio.
Arrivati all’ingresso sistemo la corda per scendere il primo pozzetto quindi faccio una foto al nostro gruppetto.
Giulio scende per primo, seguito da me quindi Francesco e Massimo a chiudere la fila. Pochi minuti e siamo gia’ al saltino da due metri, quello che prelude al P25. Approfitto della discesa di Giulio per fargli qualche foto, oggi ho portato la fotocamera nuova e spero vengano meglio del solito.
Nella saletta alla partenza del P2 c’e’ un lumacone che scivola indifferente sulla concrezioni immacolate.
Aspetto un attimo a scendere il P2 per riprendere Massimo che scende il P10.
Il P25 passa via veloce. Con Giulio facciamo sosta alla partenza del P50 per avvertire Massimo e Francesco della delicatezza del passaggio di avvicinamento alla partenza del P50. Si tratta di un paio di metri stretti, in orizzontale, da affrontare con molta prudenza perche’ se dovesse cadere un sasso finirebbe in testa a chi sta scendendo il pozzo o anche addosso alle corde che cosi’ potrebbero rimanere lesionate.
Una volta avvisati i nostri amici, ci troviamo tutti ammucchiati nello stretto ambiente alla partenza del P50. Giulio occupa la corda bianca e io lo seguo prendendo la rossa.
Giulio inizia a scendere. Io prima di farlo a mia volta faccio ancora una foto a Francesco e Massimo raccomandando nuovamente la massima attenzione a non far cadere sassi.
Pochi minuti e con Giulio siamo alla base del P50. Come sempre vado ad omaggiare di una foto le stalattiti “morbide”. Anche qua, come avevo notato sul P50, trovo poca acqua. Con un po’ di fortuna oggi ci bagneremo poco.
Aspettiamo la discesa del resto del nostro gruppetto, intanto allieto Giulio raccontando di altri lavori fatti nella grotta e di cose ancora solo pensate ma da fare in un prossimo futuro.
Quando siamo tutti si passa il cunicolo laterale e iniziamo la risalita sempre nello stesso ordine, Giulio per primo seguito da me quindi Massimo e Francesco a chiudere la fila.
Al “campo base”, oramai in dismissione, faccio la cernita del materiale lasciato le volte scorse e lo metto nel mio zaino, sara’ utile in cima alla risalita. Quello che non useremo lo portero’ fuori, oramai non serve tenerlo ancora qua ad arrugginire. Dopo non so quanto tempo Giulio recupera finalmente il suo cordino in kevlar che ha atteso pazientemente il suo ritorno. Quando arrivano Massimo e Francesco facciamo una rapida descrizione di cosa li aspetta e riprendiamo a salire.
La salita non e’ breve per nulla ma oramai e’ una consuetudine. Pian pianino arriviamo tutti i cima alla cengia dove iniziammo l’ultimo tratto di risalita. E’ stato forse il piu’ travagliato, lo abbiamo piu’ volte abbandonato per la troppa acqua. Ancora una volta devo stupirmi, oggi non c’e’ quasi stillicidio proveniente dall’alto. Una meraviglia, ho ancora la maglia asciutta.
Mentre il resto del gruppo si mette comodo io mi concentro a districare il groviglio di corda che avevamo precipitosamente lasciato con Francesca e Linda dopo una freddissima quanto bagnata uscita.
Anche se con fatica riesco a far tornare il groviglio una bella matassa di corda. Ora non rimane che salire l’ultimo tratto, recuperare la corda, sistemare l’armo e poi saremo pronti per attrezzare l’ultimo tratto di risalita.
Purtroppo a questo punto c’e’ spazio per sole due persone. Saremo Giulio ed io a completare la risalita quindi chiediamo a Francesco e Massimo tanta paziente attesa in un punto riparato da eventuali cadute di sassi.
Sistemato tutto salgo su. Con l’aiuto di Giulio recupero la corda e rifaccio l’armo. Quando termino mi fermo ad aspettarlo alla piccola cengia dove interrompemmo l’ultima volta con Francesca e Linda.
Visto che Giulio manca da tanto lascio a lui l’onore e la fatica di riprendere la risalita. Lui si attrezza alla bisogna e nel frattempo dissertiamo sul metodo che useremo per farla. Non faremo infatti una risalita classica con una corda dinamica e l’assistente sotto a fare sicura a chi risale. Utilizzeremo un metodo, sicuramente piu’ lento, che lascia completa autonomia a chi effettua la risalita. Dopo aver concordato sul metodo, Giulio inizia il suo lavoro. Il primo fix risulta un poco laborioso ma poi procede tutto velocemente e con soddisfazione, oramai la sommita’ della risalita e’ a portata di mano.
Quando mancano solo gli ultimi due fix Giulio con grande generosita’ mi cede il posto e vado io a toccare con mano la fine di questa prima parte della nostra avventura in questo ramo di grotta.
Anche qua noto con piacere e sollievo che di acqua quasi non ce n’e’. Salendo recupero gli attacchi non piu’ necessari. Arrivato all’attaco piu’ in alto pianto un primo fix, salgo di un mezzo metro. Pianto un secondo fix e sono arrivato!
Prima di proseguire cerco di vedere se la nostra avventura puo’ proseguire o meno. Faccio anche delle foto ma nonostante i miei sforzi non riescono a mostrare l’ambiente nascosto dietro la strettoia che ho davanti. Dopo aver documentato meglio che potevo termino il mio lavoro piantando 2 fix e armando una sosta sicura da cui riprendere il lavoro.
Fossimo stati solo Giulio ed io sarei rimasto volentieri ancora un po’ ad allargare il passaggio ma al pensiero che Francesco e Massimo sono poco piu’ sotto a prendere freddo e annoiarsi non mi lascia tranquillo. Saluto la strettoia, scendo disarmando quello che non serve piu’ e quindi scendiamo a raggiungere i nostri amici.
Per non farli freddare oltremodo urliamo loro di avviarsi mentre noi sistemiamo le attrezzature. Quando siamo pronti prendiamo la via del ritorno.
Mi ricordo della fotocamera solo salendo il P50 nel momento in cui mi era comodo riprendere fiato.
Ecco Giulio che arriva in cima, alla partenza, del P50. Nonostante tutte le nostre raccomandazioni circa l’attenderci alla partenza del pozzo, quando arriviamo scopriamo che Massimo ci ha aspettato pazientemente mentre Francesco e’ passato andando oltre. Probabilmente lo ha fatto quando noi non avevamo ancora impegnato le corde quindi nessun pericolo.
Il P25 passa via in un attimo.
Al saltino da 2 metri Giulio ed io troviamo una sorpresa, chi e’ passato prima di noi, Francesco e quindi Massimo, si e’ portato via la corda. Quando urliamo il nostro disappunto Massimo ci risponde che oramai sta salendo il P10 e non ha intenzione di tornare indietro. Per fortuna il P2 si arrampica facilmente quindi salgo senza corda e poi la recupero e la butto giu’ per Giulio. All’uscita scopriremo che e’ stato Francesco a portarsi via la corda e che Massimo ha risalito il P2 in arrampicata meravigliandosi che non ci fosse una corda in un passaggio cosi’ impegnativo!
Anche Massimo fa la sua parte ma sul P10. Con una pedata riesce a distruggere la concrezione che regge il deviatore da almeno 7 anni. Ce ne accorgiamo quando vediamo un cordino con moschettone che scendono giu’ lungo la corda di salita.
Nulla di grave pero’ devo salire con molta cautela cercando di non rovinare la corda poiche’ senza deviatore struscia molto di piu’ sulla roccia. Arrivato all’altezza del deviatore lo risistemo alla meno peggio ed esco dal pozzo urlando la libera a Giulio. Il deviatore rappezzato sembra non lavorare come si deve quindi anche Giulio risale con molta cautela. Dovremo trovare una soluzione alternativa alla prossima uscita.
Sono in vista dell’uscita, gia’ immagino come sara’ traumatico lasciare il fresco della grotta per l’afa all’esterno.
Oggi ho indossato la tuta nuova per la prima volta. Mentre aspetto Giulio mi guardo addosso e scopro con profondo disappunto di aver gia’ fatto danni. Ho un buchino sul ginocchio. Tiro giu’ qualche santo ma in maniera silenziosa e gia’ progetto una sessione di ago e filo per porre rimedio.
Ecco Giulio che arriva.
Fuori trovo il caldo che temevo e i nostri amici che si prendono un minuto di relax in attesa della nostra uscita.
Ecco Giulio che fa capolino.
Una volta tutti fuori tolgo la corda e andiamo insieme alle auto mentre Giulio distribuisce equanimamente le nostre rimostranze per la corda tirata via e il deviatore saltato.
Incredibile, ho concluso l’uscita senza dover ricorrere alle maglie di ricambio e senza soffrire il freddo. L’uscita in questa grotta in assoluto piu’ confortevole che abbia mai fatto. Come se non bastasse abbiamo terminato la risalita e trovato che la grotta prosegue. Mi sembra ottimo e abbondante. Alla prossima.
Con Luca, di nuovo a scavare in questa grotta avara che pero’ stavolta si e’ concessa un poco di piu’.
Luca ogni volta mi rimprovera perche’ uso il nome sbagliato per questa grotta. In effetti il suo nome e’ “Cunicolo del Vento (LA2509)”. Ma l’ho conosciuta come “istrice” ed e’ dura cambiare.
La mattina ci incontriamo al solito parcheggio, viene anche Nerone per portarci gli attrezzi necessari da magazzino. Luca ed io ci prepariamo chiacchierando con Nerone poi lui ci lascia per altri impegni e noi saliamo alla grotta.
Vicino all’ingresso finiamo di vestirci ed entriamo. Oggi siamo determinati a lavorare a oltranza per passare la strettoia alla fine del cunicolo aperto la volta scorsa con Nerone.
Vista la posizione scomoda ci alterniamo spesso a scavare e ogni tanto uno di noi, Luca piu’ spesso, esce a recuperare il “sacchio” pieno di sassi sgombrati dal cunicolo.
Dopo un paio d’ore abbondanti Luca dichiara che ora la strettoia gli sembra larga abbastanza da provare il passaggio. Eccolo mentre fa il primo tentativo. Nulla da fare, ancora troppo stretto anche per lui.
Proseguiamo lo scavo almeno un’altra mezz’ora poi Luca decide che e’ il momento di riprovare il passaggio. Niente da fare, meglio di prima ma ancora troppo stretto, ma e’ questione di pochi centimetri oramai.
Scaviamo di nuovo con passione e impegno spinti dalla prospettiva di poter andare avanti nell’esplorazione. Il terzo tentativo e’ quello buono, Luca si infila e, anche se con fatica, passa!
Dopo un veloce giro di perlustrazione Luca mi racconta che l’ambiente non e’ enorme ma c’e’ comodamente abbastanza spazio anche per me. Guardo la strettoia con scetticismo, non penso di poter passare in quel “coso” stretto”. Ma non perdiamoci d’animo, passo a Luca mazzetta e scalpello per togliere ancora qualche millimetro di roccia nei punti piu’ ostici.
Luca lavora per un poco poi finalmente tocca a me provare il passaggio. Mi infilo, scivolo dentro con tutte le gambe ma quando arrivo al sedere sento le pareti di roccia aderire saldamente al mio corpo incastrandomi senza scampo. Non convinto provo a forzare ma nulla da fare, e’ ancora troppo stretto per me. Con le pive nel sacco me ne ritorno indietro.
Luca continua a scavare con impegno mentre io rimango dall’altra parte curioso e impaziente. Per fortuna Luca trova una crepa nella roccia e martellandoci dentro lo scalpello riesce a togliere un masso di generose dimensioni.
Ha tolto la parte di roccia che non mi permetteva il passaggio. Ora posso riprovare ma sono certo che a breve saro’ dall’altra parte anche io. Faccio di nuovo una foto al passaggio, ora e’ ben piu’ largo. Infatti provo…e passo, sono anche io nella zona nuova.
Il nuovo ambiente e’ alto non piu’ di 80 centimetri ma abbastanza ampio da muoversi in due senza problemi. La forte aria del cunicolo appena passato qua inspiegabilmente si perde. Il soffitto e’ costituito da massi di crollo ben assestati tra i quali si individuano degli spazi verso l’alto che probabilmente riportano alla parte alta della grotta, quella da cui veniamo. Spalle al cunicolo vedo a destra una diramazione, ci sono dei sassi in mezzo ma dovrebbe essere facile crearsi un passaggio. Davanti a me altri sassi di crollo lasciano degli spazi che creano un vuoto transitabile e che si dirige verso il basso. C’e’ un masso che rende poco agevole il passaggio ma con qualche martellata lo aggiusto un po’.
Invito Luca ad andare a vedere il passaggio verso il basso mentre io mi dedico al cunicolo laterale.
Sposto una quantita’ di sassi e riesco a passare. Dopo c’e’ un’altro piccolo ambiente, comodo per una sola persona. C’e’ una quantita’ di “zanzaroni” (Limonie) quindi mi devo imporre di respirare col naso per evitare di ritrovarmene qualcuna in gola. La parete di destra e’ compatta e decorata da uno strato compatto di concrezione, alcune piccole vele e piccole stalattiti. In fondo all’ambiente si sente di nuovo l’aria provenire da una stretta fessura nella roccia. Scavo ancora un po’ ma non arrivo a nulla.
Luca nel frattempo e’ tornato dalla sua esplorazione senza riportare nuove di rilievo. Gli chiedo di passarmi lo scalpello lungo. Lo uso come sonda, lo infilo nei mucchio di sassolini che ingombrano il fondo tra le pareti di roccia della fessura. Lo scalpello entra facilmente per tutto il mezzo metro della sua lunghezza ma non avverto la presenza confortante di un vuoto sottostante. Rinuncio.
Esco dal nuovo cunicolo appena allargato e raggiungo Luca. Mi racconta di aver visto alcuni vuoti, ma tutti non percorribili e tra rocce di crollo che era meglio non disturbare.
Pero’ la voglia di trovare qualcosa di piu’ dopo tanto lavoro non ci permette di lasciar perdere cosi’, al primo tentativo. Ci scambiamo di posto, Luca va nel cunicolo che ho appena lasciato ed io mi vado a ficcare verso il basso tra i massi.
Scendo alla base del buco anche se con qualche difficolta’ perche’ e’ quasi stretto per me e inizio a guardarmi attorno. A sinistra vedo i passaggi stretti verso l’alto di cui parlava Luca ma verso destra c’e’ un buco tra le rocce e dietro mi sembra di intravedere un ambiente. Il buco e’ a un metro da terra e Luca non l’ha passato, troppo stretto anche per lui, quindi devo andare a vedere. Mi metto ad allargare con entusiasmo ed attenzione, il mio lavoro e’ facilitato dal fatto che alla base del buco c’e’ sostanzialmente solo terra un poco compattata.
Quando ho finito con lo scavo il buco e’ transitabile in maniera abbastanza comoda. Passo. Sono in un, diciamo, interstrato col soffitto di roccia abbastanza compatta e il pavimento sempre composto da sassi e terra. Il soffitto e’ inclinato di 40°, prosegue verso l’alto di un paio di metri ma poi chiude. Verso il basso prosegue ma non vedo bene. Per passare in basso devo togliere ancora qualche sasso ma qua lo spazio dove metterli non e’ un problema quindi mi sbrigo in poco tempo.
Passo nella zona in basso, sono sempre nel laminatoio che scende in maniera transitabile altri due metri poi anche il pavimento diventa roccia e lo spazio tra pavimento e soffitto diventa di 20 centimetri. Mi giro a guardare attorno con la speranza di trovare altre prosecuzioni mentre un nugolo di zanzaroni fugge spaventato dalla mia luce. Trovo nulla.
Risalendo verso il buco d’ingresso urlo a Luca che qua la grotta ha degli ambienti interessanti che e’ meglio venga a vedere. Nel frattempo continuo a guardarmi attorno e noto un passaggio sulla sinistra che prima non avevo notato. Con pazienza e speranza mi ricavo lo spazio per passare e vado dall’altra parte. Anche qua trovo un laminatoio con il soffitto di roccia compatta e il pavimento di sassi e terra. E’ piu’ comodo del precedente perche’ la distanza tra soffitto e pavimento e’ maggiore ma anche qua in fondo si restringe inesorabilmente. Qua un nugolo di zanzaroni mi costringe a stare un minuto con bocca, occhi chiusi e il naso coperto da una mano.
Luca mi raggiunge con qualche attrezzo mentre sono nel nuovo ambiente. Insieme controlliamo per bene cosa abbiamo senza aggiungere altro alla nostra esplorazione.
Spostando un poco di terra trovo compagnia, un millepiedi o un animale simile.
Ci spostiamo nel primo laminatoio, voglio che anche Luca ci dia uno sguardo. Ma anche lui trova nulla da aggiungere alla nostra esplorazione. Tanti zanzaroni, strette fessure nella roccia da dove arriva aria ma nulla di praticabile per noi.
Tanto per fare provo a dare qualche martellata e a spostare un po’ di sassi ma e’ un lavoro immane, lascio perdere. Decidiamo che per oggi la nostra esplorazione e’ terminata e pianin pianino ritorniamo verso l’uscita.
Fuori troviamo Nerone, e’ venuto a riprendere gli attrezzi, una gran gentilezza poiche’ ci evita di dover passare a Subiaco prima di tornare a casa. Inoltre era troppo curioso di sapere cosa avessimo combinato. Mentre sistemiamo le attrezzature e ci concediamo uno spuntino raccontiamo a Nerone le nostre avventure.
Ora e’ tutto a posto, possiamo scendere alle macchine.
Che dire, oggi la grotta si e’ concessa un po’ ma non piu’ di tanto. Forse lo ha fatto per farci capire di non aspettarci altro da lei? Chissa’. Staremo a vedere. Alla prossima.
Pubblicato inUncategorized|Commenti disabilitati su Antro dell’istrice – 08 agosto 2026
Ancora un’intensa sessione di scavo in questa grotta avara di soddisfazioni, assieme a Nerone e Luca.
La mattina alle 7.15 arrivo allo spiazzo dove si parcheggia per andare alla grotta. La macchina di Nerone e’ gia’ la’ e di Nerone non c’e’ ombra. Sicuramente e’ gia’ su alla grotta. Mi preparo velocemente.
Col mio zainetto traverso la strada e mi avvio per il sentiero che porta alla grotta.
Un saluto al buco vicino alla nostra grotta, lo abbiamo abbandonato perche’ ci sono troppe pietre pericolanti.
Davanti la grotta trovo Nerone con la sua fida pipa. Dopo i saluti mi conferma che Luca oggi sara dei nostri ma arrivera’ un po’ piu’ tardi.
Indosso il casco ed entriamo. Per prima cosa dobbiamo smaltire un poco dei sassi che la volta scorsa abbiamo estratto dalla zona di scavo e ammucchiato nell’ambiente iniziale della grotta. Passiamo cosi’ almeno un’ora se non piu’.
Verso le 9 sento dei rumori fuori dalla grotta. E’ Luca che e’ arrivato a darci una preziosa mano.
Lo mettiamo subito al lavoro mentre Nerone ed io ci alterniamo in zona scavo per togliere i quintali di terra e sassi che ci impediscono e nascondono il resto della grotta.
Dopo aver tolto tanto ma tanto materiale facciamo una sosta per il pranzo ma appena finito lo spuntino che mi ero portato mi infilo nuovamente in grotta, c’e’ da decidere in che direzione continuare lo scavo, c’e’ l’imbarazzo della scelta, soffia aria da ogni parte. Durante il pranzo ho anche scoperto perche’ Luca non e’ ancora entrato in grotta a scavare…si e’ scordato la tuta speleo a casa! Per questa volta dovra’ accontentarsi di tirare fuori sassi e terra, comunque e’ gia’ un enorme aiuto.
Dopo l’intenso lavoro di scavo, quello che era un piano ora e’ diventato uno scivolo di un paio di metri.
Nerone lascia la sua fida pipa e viene a dare uno sguardo anche lui. Io sono avanti e cerco di capire che possibilita’ ci sono verso destra, e’ un punto dove di aria ne arriva parecchia ma e’ complicato scavarci. Prima di intasare tutto con la terra anche sotto di me arrivava aria ma ora, sondo infilando il piede di porco nei detriti, c’e’ almeno mezzo metro di minutaglia da tirar via…un lavoro improbo…magari un’altra volta.
Nerone mi raggiunge e dice: “L’aria arriva anche da sinistra e inoltre sembra facile da scavare, perche’ non lavoriamo la’?”. Io non l’avevo proprio presa in considerazione come ipotesi perche’ a sinistra si va verso fuori e verso il buco che abbiamo abbandonato.
Pero’ Nerone ha ragione, di aria ce n’e’ tanta anche la’ e lo scavo e’ fattibile. E’ deciso, andremo a sinistra. Visto che pero’ iniziamo a essere stanchi ora una parte dei sassi la appoggiamo in giro, nei punti dove al momento non ci interessa lavorare.
Nerone inizia a scavare a sinistra, la roccia e’ a tratti friabile, a tratti molto solida. Ci fa sudare parecchio.
Mentre Nerone scava io mi dedico a un ragnetto che mi tiene compagnia dal soffitto della grotta.
Con Nerone ci diamo il cambio almeno 4 volte, e’ un’attivita’ sfiancante. In compenso pero’ si inizia a intravedere qualcosa.
Quando Nerone dichiara che per oggi la giornata e’ terminata mi attardo un paio di minuti per fare foto alla possibile prosecuzione. Si ha l’impressione che piu’ avanti la grotta allarghi…peccato che per arrivare al largo sia necessario ancora lavoro.
In pratica si intravede una sorta di piccola sala, se non fosse per lo stretto di roccia che ci impedisce il passaggio saremmo gia’ la’.
Fatte le mie brave foto esco a raggiungere Luca e Nerone. Chiedo di nuovo a Luca se ha voglia di andare dentro a dare uno sguardo per poi dirci la sua opinione. Nerone gli presta una felpa e Luca entra in esplorazione dei nuovi 2 metri di grotta “nati” oggi.
Una volta “fatti i ferri” scendiamo alle auto dove ci cambiamo scambiando qualche commento sulla grotta. Le nostre 7 ore di scavo matto e disperatissimo le abbiamo fatte anche stavolta. Chissa’ se un giorno la grotta ci premiera’. Alla prossima.
Pubblicato inUncategorized|Commenti disabilitati su Antro dell’istrice – 06 agosto 2026
Un’altra uscita all’inferniglio per il progetto con cui lo Shaka Zulu vuole rivedere completamente la documentazione su questa affascinante grotta.
Stavolta Gabriele si e’ messo d’impegno e ha messo insieme una squadra agguerrita e preparata. Gli obiettvi dell’uscita odierna all’inferniglio sono molteplici: continuare il rilievo a cura di Luca ed Emilio, il campionamento acque e sabbia seguito da Gabriele e Gabriele, un primo studio degli “animaletti” che abitano la grotta fatto da Claudio e Nerone. Non poteva mancare l’esame preliminare per eventuali batteri e microorganismi reso possibile da Teresa e Martina, la documentazione fotografica eseguita da Antonella e Fabrizio e infine, ma non meno importante il rilevamento botanico scrupolosamente seguito da Vittorio e Mario.
La mattina tutto il gruppo si incontra alla villa di Nerone, l’imperatore, non il nostro, poi ci muoviamo compatti e determinati fino ai prati di San Giovanni dove posiamo alcune macchine e ci compattiamo in quelle restanti.
Parcheggiamo come al solito nei dintorni della grotta, nella vicina area picnic. Iniziamo subito a prepararci con la parte piu’ temibile, indossare la muta. Personalmente, dopo essermi cambiato il minimo indispensabile, mutande , calzari e scarpe, mi carico lo zaino in spalla e vado davanti l’ingresso della grotta dove soffia una piacevole aria fresca che mi permettera’ di vestire la muta con minor sofferenza.
Mentre mi impegno nell’arduo compito iniziano a raggiungermi i primi del gruppo. Dai loro vestimenti essenziali immagino abbiano deciso di seguire il mio esempio.
Pian pianino lo spiazzo davanti l’ingresso si anima. Io faccio un giro di foto per presentarvi il gruppo. Qua, da sinistra, abbiamo Gabriele, Nerone, Emilio e Luca.
Mi giro dall’altro lato e trovo Teresa, Mario, Elia (e’ passato in bicicletta a trovarci), Antonella, Martina, Vittorio
Buon ultimo arriva Gabriele che si era attardato in chissa’ quali faccende affaccendato.
Siamo quasi tutti pronti, la temperatura interna inizia a salire, e’ il momento di entrare in grotta.
Il laghetto iniziale merita sempre una sosta. Luca passa avanti e illumina mentre io sfoggio la fotocamera nuova e le do libero sfogo.
Emilio fa luce dal lato opposto mentre Nerone e’ impegnato con gli ultimi preparativi.
Traversato il primo laghetto iniziamo la salita della grande colata. Facciamo di nuovo pausa per fare anche a lei un paio di foto.
Prima di ripartire Emilio mi chiama, ha trovato qualcosa di interessante.
A prima vista quello che mi indica mi sembra un mucchietto di ghiaia fine e bianca ma dietro sua insistenza guardo meglio, si tratta di una dolichopode bella cicciotta.
Dopo la foto entomologica continuo a salire. In cima mi giro a fotografare il gruppo che avanza.
Ora ci sono le vaschette, sono bellissime ma non riesco mai a rendere degnamente la loro bellezza in foto. Come sempre passo senza toccare l’acqua. Quando frequento una grotta con dei laghetti o comunque pozze d’acqua cristallina e mi capita di essere avanti, mi sono dato la regola di non entrare in acqua finche’ possibile. Questo per dare a tutti la possibilita’ di godere della bellezza che ho potuto vedere io passando per primo. Peccato che non tutti abbiamo la stessa attenzione.
Dopo le vaschette inizia il lungo tunnel delle meraviglie che ci portera’ in fondo, fino al primo sifone transitabile solo da speleosub.
Luca ed Emilio vanno avanti perche’ devono fare il rilievo. Io li seguo costringendoli a rallentare per farmi luce e fare delle foto migliori.
Mi accontentano per un bel po’ di foto ma dopo qualche minuto iniziano ad allontanarsi. Non insisto, fare il rilievo e’ cosa lunga e impegnativa. Visto che le foto mi piacciono ve le mostro qua di seguito senza raggrupparle e rimpicciolirle.
Al laghetto del traverso Emilio e’ gia’ distante, Luca si attarda per illuminare il laghetto. Dopo la foto parte anche lui per arrivare al fondo. Ci metteranno piu’ tempo perche’ hanno deciso di usare il bypass fangoso per non dover traversare a nuoto il micidiale laghetto del gelo, il piu’ profondo e freddo della grotta per il tratto che la grotta ci permette di raggiungere senza attrezzatura da sub.
Attendo nemmeno un paio di minuti e arriva il resto del gruppo. Vittorio che arriva prima degli altri lo convinco a non entrare in acqua per mantenerla limpida ma non riesco a fare lo stesso col resto del gruppo, in pratica ho sprecato la buona volonta’ di Vittorio e la mia. Va bene anche cosi’.
Con l’aiuto di Vittorio faccio ancora una foto al laghetto del traverso.
Documento la traversata del laghetto prima di proseguire.
Continuiamo a camminare per questa splendida galleria.
Eccoci arrivati nei pressi del primo laghetto, c’e’ chi lo chiama sifone, dove si deve per forza entrare in acqua. Ho davanti una incredibile costruzione della natura, una stalagmite sospesa. Immagino che si sia formata sopra un cumulo di fango che poi e’ stato dilavato da una sequenza di piene.
Luca ed Emilio si sono fermati qua ad aspettarci. Luca, mi pare, si distende sotto la stalagmite e la illumina a giorno, Emilio illumina avanti.
Momento di sosta prima di attraversare il laghetto
Via, si entra.
Vedo sfilare i miei amici in fila indiana, entro in acqua anche io ma ho bisogno di un paio di minuti di acclimatamento. Sento lentamente l’acqua ghiacciata entrare nella muta.
Sento ancora qualcuno dietro di me, sono Gabriele e Mario che riposano vicino alla stalagmite sospesa.
Gabriele va a vanti ed arrivano Claudio e Antonella. Mario decide che per oggi la sua gita in grotta puo’ bastare.
Ora la mia temperatura interna e’ diminuita abbastanza, posso affrontare l’acqua fredda. Vado. Dopo il primo laghetto ne segue un altro. Davanti a me vedo il tratto di grotta dove il soffitto si abbassa. In questo punto quando c’e’ molta piu’ acqua di adesso in quel punto la grotta diventa intransitabile senza bombole, per questo viene considerato un sifone.
Eccoci alla medusa del bivio, a sinistra inizia il bypass fangoso, quello che faranno Luca ed Emilio. A destra, aggirando la medusa, inizia il temuto laghetto del gelo. Qua molti passano, Antonella prova ma desiste, ha una muta troppo sottile per resistere al freddo che pervade il corpo immergendosi in questo ghiaccio fuso.
Io oramai mi sono freddato abbastanza da non soffrire troppo. Mi metto il cappuccio della muta e mi immergo nel laghetto che subito mi avvolge nel suo manto di gelo. Le mani sembrano prese in una morsa, mi sbrigo a nuotare con vigore per scacciare il freddo e abbreviare il piu’ possibile la permanenza in acqua. Dopo il gelido laghetto il fondo della grotta fa una conca e una salita ricoperta di un velo di fango veramente insidioso, lo scivolone e’ un rischio concreto.
Salgo in cima cercando di mantenere l’equilibrio, gia’ precario il mio. Dopo la salita mi fermo a riprendere fiato. Riguardo la conca da cui sono salito e mi viene da pensare che deve avere un punto di assorbimento notevole anche se ben nascosto altrimenti anche la conca dovrebbe essere piena d’acqua. Pensieri oziosi da momento di riposo in grotta. Davanti a me, dopo una curva in discesa intravedo delle luci.
Scendo e infatti trovo i miei amici.
Loro sono gia’ andati a recare visita al sifone finale e stavano tornando indietro. Si sono fermati qua perche’ sopra di loro ci sono Luca ed Emilio che hanno affrontato il bypass fangoso e ora sono pronti a scendere. Luca, previdente, si e’ portato una corda per facilitare la discesa. Mentre lui sistema la corda gli racconto che una volta con Nerone facemmo la stessa discesa ma senza corda, non facilissimo ma fattibile.
Mentre aspettiamo che i “bypassatori” ci raggiungano, Vittorio, che ha fatto parte del coro del CAI, propone di intonare qualche qualche canto alpino. La proposta tocca le corde della mia passione per il Friuli e la Carnia quindi mi unisco al coro anche se non ricordo mai piu’ di quattro parole di ogni canzone. Mi unisco con passione, con le mie stonature e sicuramente costringendo Vittorio a modificare i tempi originali dei canti che intoniamo, non ho assolutamente il senso del ritmo e del tempo musicale quindi vado a sentimento. La nostra performance viene ripresa da Martina con la sua GoPro, speriamo non esca fuori qualcosa di osceno!
Penso sia Teresa, studiosa di batteri e altri micro-organismi. Le ho dato della “MoonMilkologa” poiche’ in particolare studia il Moon Milk o latte di monte ma non mi sembra che il titolo che le volevo affibbiare le sia piaciuto quindi lo abbandono.
Quando Luca ed Emilio ci raggiungono i nostri amici coristi proseguono verso la via del ritorno. Io seguo i rilevatori verso il sifone finale.
Luca scende giu’ quasi fino al livello dell’acqua per iniziare il rilievo.
Su in alto sembrano esserci dei “neri” interessanti, saranno stati visti?
Emilio raggiunge Luca. Io rimango sopra e li costringo a illuminare il sifone per fare qualche foto.
Intanto intrattengo i miei amici raccontando loro di quella volta che l’acqua del sifone era tanto bassa da far sperare in un passaggio. Speranza vana.
Dopo le foto saluto i prodi rilevatori e prendo la strada per tornare indietro. Il laghetto del gelo mi attende a braccia aperte ma lo affronto senza patemi.
Anzi, mi fermo in acqua a fare una foto grazie alle luci di alcuni amici che ancora si attardano.
Camminando incontro Teresa e Vittorio chini su una vaschetta di concrezione sembrano impegnatissimi. Mi avvicino per curiosare e loro mi spiegano che stanno cercando di prendere alcuni pezzi di scintillante mica dal bel colore dorato. Non posso esimermi, mi impiccio e inizio a dare una mano per recuperare un poco di mica che Teresa conserva dentro una provetta. Esaurita la ricerca proseguiamo verso l’uscita.
Siamo al laghetto della stalagmite sospesa.
Andiamo avanti senza fretta, ogni tanto provo a fare qualche foto. Non vengono malaccio, ve le lascio qua di seguito.
Siamo in zona vaschette, si puo’ dire che siamo fuori.
Il gruppo uscente si e’ fermato per qualche foto.
Teresa e Mario si concedono una foto nella vaschetta principale.
La traversata per proseguire sulla gigantesca colata.
I primi sono gia’ al laghetto.
Rimango leggermente indietro. Con me ci sono Martina e Gabriele. Propongo loro di andare a visitare una zona nascosta della grotta. Il primo cunicolo e’ un poco stretto ma interessante, volendo fare una discesa disarrampicabile si arriva al livello dove l’acqua scorre e sbuca a livello dell’Aniene, purtroppo dopo qualche metro il passaggio si trasforma in un laminatoio non praticabile.
Questo lo racconto a Gabriele dopo che siamo entrati, Martina ha desistito. Gli dico che per oggi non ci infileremo nel pozzo ma che comunque traverseremo un passaggio allagato molto carino. Glielo mostro in tutta la sua bellezza.
Il passaggio non e’ larghissimo ma con un po’ di pazienza si passa.
Gabriele sembra entusiasta di questo supplemento di avventura.
Dopo il passaggio si risale sbucando poco prima la zona delle vaschette. Giro completato.
Tornando indietro andiamo a vedere un’altra diramazione dalla parte opposta. Anche questa, che non ricordavo, si rivela interessante.
E’ un cunicolo allagato col soffitto che digrada lentamente andando a chiudere verso l’acqua.
Forse proseguendo si riuscirebbe anche a passare, ma per oggi meglio non esagerare.
Usciamo fuori a prendere una dose di caldo. All’ingresso ci sono alcuni del gruppo che commentano l’uscita.Mi fermo con loro qualche minuto, mi fa comodo stemperare il freddo accumulato perche’ voglio tornare in grotta a dare uno sguardo a cosa combinano i nostri rilevatori. Intanto l’infaticabile Gabriele rientra subito per andare a vedere la confluenza tra il Piccolo Inferniglio e l’Inferniglio.
Quando rientro a mia volta lo trovo che risale dal laghetto iniziale dove e’ andato a levare un poco di fango dalla muta, la congiunzione tra le due grotte ne e’ ricca.
Quando ci incontriamo gli dico delle mie intenzioni e lui decide di accompagnarmi.
Ripercorriamo insieme la grotta e non mi esimo dal fare altre foto.
Naturalmente sfrutto Gabriele sia per la luce che come soggetto per le foto.
Stavolta passando faccio una foto a quello che penso sia il primo sifone.
Qualche passo e siamo al bivio. Troviamo Emilio in attesa che Luca lo raggiunga. Hanno deciso che per oggi il rilievo fatto puo’ bastare.
A sinistra il fangoso bypass da cui scendera’ Luca.
Ancora una volta la medusa del bypass.
Una coppia di piccole stalattiti sul soffitto catturano la mia attenzione, una cicciotta, l’altra sottile, lunga e ritorta. Sembrano l’equivalente nel mondo “stalattitico” della famosa coppia comica “Stanlio e Ollio”. Probabilmente l’eccentrica si e’ potuta sviluppare perche’ in qualche maniera protetta dalla sua compagna piu’ robusta.
Dopo una non breve attesa finalmente Luca fa la sua comparsa.
Lo sfrutto subito per un paio di foto.
Lo precedo al laghetto della stalagmite sospesa e lo faccio posare di nuovo.
Siamo quasi alla fine del laghetto. Gabriele intanto si e’ avviato verso l’uscita perche’ la batteria della sua lampada ha iniziato ad accusare stanchezza.
Io proseguo con Luca ed Emilio facendo foto.
Una diramazione, non mi ricordo se e’ frequentabile, devo ricordare a Luca di darci uno sguardo quando tornera’ a proseguire il rilievo.
Un Luca controluce.
Non desisto, ancora altre foto.
Strada facendo Emilio viene catturato dall’estro creativo, mi chiede di avere in prestito la fotocamera, mi impone di mettermi in posa e scatta alcune foto.
Luca durante la sessione fotografica era davanti a noi comandato a bacchetta da Emilio su come e dove posizionare la luce.
Riprendo possesso della fotocamera e riprendo con le foto…un poco stanche.
Alla colata gigante accenno a Luca ed Emilio il giro fatto e loro, incuriositi, mi chiedono particolari. Avrei proprio necessita’ di uscire, piu’ la mia vescica che io, pero’ le chiedo un ultimo sforzo e li accompagno.
Li porto fino al passaggio fatto con Gabriele, glielo indico ed Emilio va avanti per vederlo per bene. Mi chiede di nuovo la fotocamera per fare una foto.
Luca ed io ci fermiamo vicino al pozzo che porta al livello piu’ in basso, glielo descrivo raccomandando che sia rilevato anche lui. Vicino al pozzo troviamo dei graffiti che non avevo mai notato.
Una bella giornata in una bella grotta con tanti amici e studiosi impegnati a fare tante cose interessanti. Li ringrazio tutti. Alla prossima.
Pubblicato inUncategorized|Commenti disabilitati su Inferniglio – 01 agosto 2026
Visto che Luca ha acconsentito a passare il fine settimana da me a Montebuono ieri siamo stati a visitare i Meri e oggi siamo dalle parti di Orvieto per un’uscita al Vorgozzino. Luca non poteva proseguire la sua formazione speleologica senza conoscere Giuseppe e questa bella grotta.
Dopo un risveglio prestino, Luca ed io andiamo all’appuntamento con Giuseppe a Civitella del lago. Arrivati facciamo una visita al locale alimentari per un panino e poi al bar di fiducia di Giuseppe per un caffe’.
Sbrigati tutti i preliminari andiamo senza indugio al posto dove solitamente parcheggiamo le auto.
Sistemate le nostre cose andiamo all’ingresso della grotta e terminiamo i preparativi. Giuseppe ha deciso che ci portera’ a visitare il pozzo principale da 90 metri col suo sifone terminale.
La scala che porta all’ingresso non e’ migliorata ma neanche peggiorata troppo.
Luca dice di non amare i pozzi lunghi, troppo faticosi, io lo rassicuro, ci sono talmente tanti frazionamenti che quasi non ti accorgi.
Giuseppe ci raggiunge e porta avanti i sacchi con le corde. Se nel corso di questa relazione troverete foto ben fatte sappiate che e’ merito di Luca che le ha scattate e poi me le ha regalate.
Giuseppe arma velocemente, oramai per lui questa discesa e’ come la strada di casa.
Luca lo segue e io rimango ultimo a chiudere la fila.
Inizia la discesa del P90.
Manteniamo sempre la stessa disposizione, Giuseppe arma, Luca lo segue e io buon ultimo.
Scendiamo a un frazionamento di distanza quindi capita che io raggiunga Luca.
Siamo al terrazzino intermedio. Qua inizia la parte leggermente piu’ stretta del pozzo…e anche la parte con tratte di discesa piu’ lunghe.
Luca e’ laggiu’, piccolo piccolo, ha appena passato un frazionamento e mi urla la libera.
Ecco qualche foto di Luca prese durante la discesa.
Ci sono pure io!
Questo invece e’ Giuseppe che arma il pozzo dopo il terrazzino.
Eccoci arrivati al fondo. Luca e Giuseppe sembra si siano presi bene, Giuseppe gli racconta per sommi capi la storia delle esplorazioni di questa grotta.
Mi unisco volentieri alla chiacchiera e contribuisco per il poco che posso. Visto che l’ora di pranzo e’ passata da un po’ facciamo anche uno spuntino col panino preso all’alimentari.
Terminato il lauto pasto Giuseppe ci invita a visitare il sifone che, per ora, termina questo ramo della grotta.
Luca scende il pozzo che ci separa dal sifone…il pozzo lo avevo assolutamente rimosso.
Quando e’ il mio turno mi attardo per fotografare quel che resta di uno spit e della roccia che doveva sostenerlo.
Quando arrivo giu’ Luca e’ quasi dentro il sifone e Giuseppe gli racconta del lavoro fatto per svuotarlo e lavorarci.
Foto di Luca del sifone.
Terminata la visita al sifone torniamo alla base del P90. Vorrei offrirmi di disarmare ma sinceramente, al terzo giorno di seguito di attivita’ in grotta, inizio a patire di stanchezza e dolori vari, con rammarico ma devo astenermi.
Appena i miei amici mi raggiungono comunico loro che inizio a risalire.
I frazionamenti che in discesa mi sembravano di troppo ora mi sembrano salvifici. Addirittura guardo con antipatia il deviatore che mi separa dal frazionamento successivo.
Al terrazzino intermedio ho le gambe sfatte. Mi prendo un momento supplementare di riposo fermandomi a fotografare un lombrico che sembra abbastanza fuori posto in mezzo a questo pozzo.
Dai, su, saliamo, finira’ prima o poi questo pozzo.
Queste che seguono sono foto di Luca, infatti in molte foto ci sono io che risalgo.
Per equita’ ce ne sono anche un paio fatte a Giuseppe che lentamente disarma.
Ci sono di nuovo io, finalmente vedo gli ultimi frazionamenti. La foto mostra bene la forma del pozzo che sembra scolpita a mano e cesellata con una infinita’ di piccoli strati.
Con qualche sbuffo sono infine alla fine del pozzo, faccio una foto verso la luce e mi metto comodo ad aspettare.
Nemmeno il tempo di sedermi e vedo la corda andare in tensione.
E’ Luca che mi ha tampinato per tutto il pozzo.
Nemmeno il tempo di dire: “Bah” che arriva anche Giuseppe.
Io mi tolgo dalle scatole mentre Luca aiuta Giuseppe a recuperare le corde.
Ancora una bella giornata anche se la stanchezza si e’ fatta sentire. Son contento che Giuseppe e Luca si siano conosciuti, il seme e’ stato piantato, chissa’ cosa ne germogliera’. Alla prossima.
Pubblicato inUncategorized|Commenti disabilitati su Vorgozzino -26 luglio 2026
Sono in vacanza a Montebuono ma questa non e’ una buona scusa per rinunciare alle grotte. Nel corso della settimana tempesto di pressanti richieste Luca affinche’ si convinca che e’ buono e giusto che mi raggiunga per fare qualcosa insieme nel fine settimana. Alla fine lo convinco a venire sabato e a rimanere ospite a casa mia fino a domenica. Sabato Luca arriva a Montebuono a un orario comodo e insieme andiamo sul monte Soratte, voglio fargli conoscere i famosi Meri e, corde permettendo, scenderne uno.
Arrivati nei pressi del sentiero che porta ai Meri parcheggio l’auto e prepariamo, o meglio Luca prepara, il materiale. Ho riguardato il rilievo unificato dei Meri e, fatto il conto delle corde che abbiamo, gia’ calcolo che l’unico alla nostra portata sara’ il Mero medio. A me va benissimo perche’ penso di non averlo mai sceso.
Fatto il materiale partiamo per il sentiero che ci portera’ ai Meri. Luca con la scusa che e’ stanco del lavoro mi costringe a portare per tutta la strada un pesantissimo zaino. Dovrebbe portarli tutti e due lui per fare allenamento ma per stavolta lascio correre.
In pochi minuti di cammino arriviamo ai Meri. Il cartello che recita “doline carsiche”, anche se genericamente corretto, mi fa un po’ sorridere, magari avessimo un po’ piu’ di doline di questo tipo.
Visto che per Luca e’ la prima visita a questi fenomeni naturali prendo indegnamente le vesti da cicerone e gliele presento. Il primo Mero che incontriamo e’ il Mero piccolo. Gli racconto che il Mero piccolo scende una trentina di metri e poi confluisce nel Mero grande alla sua destra.
Una particolarita’ del Mero piccolo e’ che sulla sua parete di destra, scendendo qualche metro, si apre un’altra grotta, quella della Madonnina. Penso sia l’unico caso nel Lazio di una grotta dentro un’altra grotta.
Continuiamo il nostro giro conoscitivo passando per il Mero grande. Qua mi dilungo in ricordi delle tante discese in questo fantastico pozzo.
Ricordo sempre con piacere che questa e’ stata, se non la prima verticale, almeno la seconda e comunque e’ sicuramente quella che mi ha conquistato definitivamente alla speleologia.
Luca si sorbisce con pazienza i miei sproloqui. Prima di ripartire e scendere al Mero medio posiamo qua gli zaini.
La discesa verso il Mero medio e’ alquanto ripida e scivolosa ma con un poco di pazienza e attenzione si riesce ad arrivare.
Luca arriva prima di me e si studia la grotta, non voglio fargli pressione ma questo e’ il mero che sceglierei per oggi.
Dal mero esce una piacevole corrente di aria fresca con dei curiosi sbuffi di vapore ogni qualche minuto. L’aria mi gela subito il sudore addosso facendomi esibire in una serie di starnuti. In cuor mio mi pento di aver lasciato in macchina tutte le maglie pesanti.
Comunque forse e’ proprio questa piacevole aria che convince Luca a scegliere il Mero medio. Ne sono contento perche’ e’ l’unica scelta che mi pare sensata. La discesa del Mero grande l’avremmo dovuta interrompere nemmeno a meta’ e per scendere il possibile avremmo dovuto fare almeno il passaggio di tre nodi di giunzione, una fatica improba. La discesa del Mero piccolo, se unita alla grotta della madonnina poteva essere un’alternativa ma personalmente non mi garbava molto. Ottima scelta luca!
Presa la decisione torniamo al Mero grande per riprendere gli zaini. Luca nel frattempo si e’ reso conto di aver lasciato il suo cellulare da qualche parte, voleva fare una foto e non se l’e’ ritrovato. Quando mi partecipa la cosa rammento di aver visto un cellulare sul tettuccio dell’auto. Se ‘e cosi’ urge recuperarlo, col caldo che fa lo troverebbe sciolto.
Luca sta per partire e andare alla macchina, pochi minuti di cammino per lui. In un raro momento di lucidita’ gli chiedo allora di portarmi una maglia pesante. Io mi siedo ad ammirare il Mero grande.
Mi perdo nei ricordi per un po’ ma poi decido di passare il tempo andando a rivedere un pertugio laterale del Mero grande da cui anni, tanti anni, fa avevo iniziato ad armare per scendere nel Mero grande e arrivare nella spaccatura che lo collega col Mero medio. Non ho mai portato a termine il mio proposito ma ricordo con piacere il tentativo.
Quando Luca torna col suo fido cellulare e la mia maglia riprendiamo gli zaini e affrontiamo la discesa verso l’imbocco del Mero medio. Qua Luca si occupa dell’armo. Abbiamo 4 corde tra i 15 e i 20 metri, con un poco di fortuna e parsimonia dovremmo farcela ad arrivare in fondo.
Sceso il primo tratto Luca si sposta verso la sua destra e trova un mucchio di fix pronti all’uso. NE sceglie un paio, sistema la corda e prosegue. Quando libera la corda precedente scendo anche io cercando di fare pulizia da sassi e rami che incontro.
Un tronco mezzo marcio ma ancora resistente fa da deviatore naturale al cambio di pendenza. Tolgo di mezzo molta roba facendola fischiare vicino a Luca che intanto continua con l’armo. Lascio un ramo molto lungo che e’ incastrato per un capo e penzola ad almeno cinque metri da me. Decido che non puo’ nuocere e lo lascio la’. Piu’ tardi mi accorgero’ dell’errore di valutazione.
Luca intanto ha giuntato la terza corda subito sotto il nodo dell’armo e prosegue la discesa.
Mi avvicino alla partenza del frazionamento lasciato libero da Luca sempre facendo crollare di sotto tutto cio’ che reputo instabile.
La discesa di Luca si interrompe per termine della corda.
Visto che comunque piu’ avanti sarebbe servito un frazionamento stabiliamo di farne uno nuovo in quel punto. Visto che probabilmente questo nuovo attacco servira’ solo oggi e solo a noi consiglio Luca di usare un multimonti cosi’ da poter poi rimuovere l’attacco lasciando solo un buchino nella roccia quasi invisibile.
Mentre Luca fa il buco col trapano io occupo il tempo facendo una foto all’enorme albero che pende sopra di noi.
Alla mia sinistra c’e’ anche un buco che potrebbe essere interessante. Subito penso: “ma se e’ cosi’ evidente sicuramente sara’ stato visto da qualcuno”. Questo mi porta a divagare su come sarebbe importante che le esplorazioni, anche di questo tipo, venissero documentate in catasto, sarebbero utili informazioni sulla storia esplorativa di una grotta, eviterebbero ripetizioni di cose gia’ fatte e permetterebbero di progettare meglio attivita’ nuove.
Le mie fantasie catastali vengono interrotte dal “libera” di Luca. Scendo fino al nuovo frazionamento. Luca e’ ancora appeso sulla nostra ultima corda e sta sistemando un frazionamento utilizzando un fix trovato gia’ in loco. Per evitare di “fastidiarlo” cerco un punto dove appendermi, trovo un anello di roccia e lo uso per allongiarmi.
Ultimo frazionamento sistemato, Luca prosegue la discesa. Appena mi da’ la libera parto anche io.
Anche qua cerco di mettermi in sicurezza senza gravare sul frazionamento dove pesa Luca.
Finalmente a questa altezza vedo con chiarezza la spaccatura che collega il Mero grande al Mero medio.
Luca arriva al fondo del mero e urla la libera. Subito lo raggiungo.
Atterro su un cono detritico fatto in gran parte da tronchi e rami. Digrada in due direzioni differenti, verso sinistra e davanti a me. Luca parte subito per esplorare alla mia sinistra mentre io termino di guardarmi attorno.
Tento una foto verso l’esterno ma non ha una gran riuscita.
Visto che Luca e’ sceso a sinistra io vado a curiosare davanti a me. Scendo su un pendio scivolosissimo per almeno 15 metri. In fondo mi ritrovo praticamente sotto alla spaccatura che collega i due meri.
Qua vedo un buco e vado subito a controllare.
Smuovo un poco di terra ma non mi sembra promettere cose belle, lascio perdere. Accanto vedo una piccola spaccatura che ricorda l’ipogenico ed e’ allegramente decorata da un mucchio di “zanzaroni”. Anche questa mi sembra nulla di che.
Nel frattempo Luca mi ha raggiunto e inizia ad arrampicare sotto la spaccatura trovando dei buchi che pero’ non sembrano continuare.
Mentre lui continua a fare su e giu’ in vari punti della parete io me ne torno in cima al cono detritico, voglio fare delle foto alla strana “vegetazione” cresciuta sui tronchi marcescenti. Ci sono anche dei funghi con il gambo di un verde tenue, devono essere saporitissimi!
Mi manca da vedere lo sprofondo verso sinistra. Vado.
Dopo qualche metro di discesa tra legname vario trovo poco o nulla. C’e’ un piccolissimo passaggio “broccolettato” e senza aria.
Visita terminata. Guardo come ritornare in cima al cono detritico senza tirarmi addosso tutto il legname.
Quando arrivo su e guadagno la corda per uscire avverto Luca non ha ancora terminato di esplorare la parete della spaccatura ma si e’ seduto un attimo a riprendere fiato.
Lo avviso che mi appresto a salire per guadagnare l’uscita e lui mi ricompensa con una bella foto dal suo punto di osservazione.
Salendo, dopo aver passato i primi frazionamenti sento che Luca ha raggiunto a sua volta la corda e ha iniziato a salire disarmando. Quando arrivo all’ultimo frazionamento, il primo scendendo, perdo maldestramente l’equilibrio e pendolo lateralmente per un paio di metri. Vado a smuovere proprio quel ramo penzolante che avevo reputato innocuo. Questo cade silenziosamente e mi accorgo della sua caduta solo quando Luca si sente sfiorare da qualcosa. Quando si accorge che non si tratta di un uccello che lo ha sfiorato con le ali ma di un robusto ramo che ha rischiato di “impalarlo” urla con decisione il suo disappunto. Prontamente replico dicendogli: “Vedi com’e’ importante pulire bene i pozzi mentre si scende?”. Per fortuna stavolta e’ andata bene e lo potremo raccontare. Mi riprometto di non lasciare piu’ rami, se minimamente pericolosi, anche se sono lontani.
Oramai Luca e’ diventato veloce e, nonostante il disarmo, arriva fuori dal pozzo poco dopo di me.
Eccolo arrivato, senza nemmeno il fiatone.
Smontato tutto e sistemate le corde nello zaino prendiamo la via del ritorno. Stavolta Luca quasi mi commuove, si prende entrambi gli zaini. Quando siamo vicini al Mero grande quasi si e’ pentito di cotanta generosita’ pero’ gli obietto che oramai siamo quasi arrivati alla discesa e tanto vale che continui a portarli lui…molto meglio, tutto allenamento.
Alla macchina riponiamo il materiale da discesa e prendiamo quello da scavo. Stiamo per spostarci poco piu’ avanti dove tempo fa ho trovato un buco che soffia allegramente tanta aria fredda.
Prendiamo la macchina fino al punto in cui dobbiamo salire. Strada facendo descrivo a Luca altri buchi che incontriamo.
Al buco soffiante scaviamo con passione e interesse per circa un’ora ma poi dobbiamo lasciare, c’e’ Betta che ci aspetta a casa a Montebuono per andare assieme a cena. Tappiamo il buco alla meno peggio e torniamo alla macchina.
Una buona cena conclude la bella giornata. Alla prossima.
Pubblicato inUncategorized|Commenti disabilitati su Mero Medio – 25 luglio 2026
Con Fabrizio e Tanit andiamo a raggiungere gli amici del Gruppo Speleologico Vespertilio per una visita alla grotta Sotterra nei pressi di Paganico.
La mattina il mio viaggio inizia presto. Parto da Montebuono dove sto passando qualche giorno di vacanza. Mi fermo a Bocchignano dove abbandono la mia auto e salgo su quella di Fabrizio. Insieme ci dirigiamo a Poggio Moiano dove ci attende Tanit. Approfittiamo del locale supermercato per procurarci di che pranzare e poi ci dirigiamo a Paganico, il paese nei cui pressi c’e’ la grotta che visiteremo oggi.
Quando arriviamo a Paganico troviamo tutto il resto degli amici ad aspettarci al bar del paese. Mi perdo nei saluti e quasi dimentico di fare una foto allo spettacolare panorama che si gode dalla piazza del paese.
Dopo caffe’ e saluti iniziamo a muoverci verso la grotta. Tra i numerosi partecipanti di oggi trovo anche Giorgio, anche detto “il signore anziano” e una parte della strada la faccio chiacchierando con lui.
Il sentiero per arrivare alla grotta non e’ brevissimo e quasi subito perdo il contatto con Fabrizio e Tanit che arriveranno con il loro passo. Rallento un poco anche io, ma non troppo, non vorrei perdere la strada.
Il sentiero costeggia dall’alto il lago del Turano, nel punto in cui si trasforma nel suo immissario, l’omonimo fiume.
Il sentiero continua e io continuo a seguire con fiducia il nutrito gruppo con cui condividero’ la giornata.
Quando sono oramai rassegnato a una lunga camminata trovo un bivio e il gruppo apparentemente scomparso. Dopo un attimo di esitazione capisco che devo prendere a destra. Perdo un paio di minuti a costruire una rozza freccia con rami e sassi, tanto per indicare la direzione a Fabrizio e Tanit.
Quando riprendo a camminare mi accorgo che la freccia e’ praticamente inutile, appena dopo qualche metro, mimetizzati dopo una curva trovo il gruppo e la grotta. Siamo arrivati.
Cristiano e’ gia’ impegnato a fare le foto per documentare la giornata.
Ma si, facciamo ancora una foto al fiume sotto di noi.
La grotta e’ parzialmente antropizzata e, invece di un ingresso canonico, e’ dotata di una porta e una finestra. Non deve essere piccola, quasi tutto il gruppo e scomparso dentro.
Per prima cosa mi tolgo la maglietta fradicia e la stendo con la speranza che si asciughi in tempo per il ritorno. Probabilmente vengo ritratto in una serie di foto a petto nudo e ben lucido di sudore ma posso sopportare di peggio.
Mentre inizio a prepararmi ecco una sorpresa, dal sentiero sopra di noi compare una figura nota. E’ Nerone! Avevo capito che sarebbe venuto ma poi non vedendolo nel gruppo ho pensato di aver capito male…invece eccolo qua, era andato a fare una passeggiata.
Mentre lo saluto con una foto mi racconta che durante il suo giro ha trovato una nuova grotta. Piu’ tardi andremo a vederla assieme.
Il gruppo si anima, e’ tempo di entrare in grotta.
Cristiano ferma tutti e placa gli animi. Prima di entrare tutti deve stare qualche minuto in grotta in solitudine per fare il rilievo 3D, cosa che fa senza por tempo in mezzo. Dopo il rilievo ingaggia alcune persone, tra cui me, per fare delle foto illuminando in maniera sapiente la grande sala. Sotto la sua guida ci sparpagliamo per la grotta e illuminiamo con l’intensita’ e nella direzione che decide Cristiano. In un quarto d’ora ce la sbrighiamo.
Nel frattempo Fabrizio e’ arrivato e si prepara.
Giorgio intrattiene alcune persone che probabilmente hanno poca esperienza di grotte. Ci sono anche un paio di vivaci bambini.
Lei e’ l’archeologa che soprintende a questa giornata. Le chiedo il nome e contraccambio presentandomi. Letizia, questo il suo nome, si occupa di fare a tutti uno spiegone sulla grotta e si sottoporra’ volontariamente e con passione a setacciare per ore tutta la terra che caveremo dalla grotta.
Alla fine trovo il mio daffare. In fondo alla sala il soffitto si abbassa e le pareti si avvicinano fino a formare un ambiente ancora comodo per una persona che pero’ stringe fino a diventare un buco del diametro di non piu’ di 30 centimetri. La roccia intorno al foro e’ un conglomerato poco coeso, con mazzetta e scalpello si dovrebbe poter allargare. Dietro si intravede un piccolo ambiente e si percepisce un poco d’aria in uscita.
Mi metto a lavorare d’impegno e quasi non mi accorgo di quanto succede alle mie spalle. Dopo qualche tempo sento che Nerone e’ subito dietro di me e scava la terra nell’anticamera comoda. Ogni tanto mi passa un secchio per liberare la zona di scavo dai detriti.
Il lavoro sembrava semplice ma la roccia non e’ della mia stessa opinione. Mi fa sudate letteralmente sette camicie per allargare il buco. Ogni tanto riposo le braccia aiutando Nerone a riempire i secchi con la terra alle mie spalle. Nel punto dove scava Nerone si trovano tanti ossicini che mettiamo religiosamente da parte in delle buste.
Quando esco dal buco, oramai diventato quasi praticabile provo una foto verso l’ingresso ma con scarsi risultati.
Esco dalla grotta e scopro che il gruppone si e’ assottigliato di molto. Cristiano aveva altri impegni ed e’ andato via portando con se’ il grosso del gruppo.
Nerone mi raggiunge e decidiamo di andare a visitare la grotta nuova. Senza fretta ci avviamo per il sentiero e andiamo avanti almeno un 200 metri fino a un punto in cui si vede una parete di roccia, sempre conglomerato in cui a un paio di metri di altezza si vede uno scuro interessante.
La nuova grotta consiste in uno scivolo lungo almeno dieci metri. Quando arriviamo l’entrata e’ troppo stretta ma con energia ed entusiasmo in pochi minuti rimuoviamo abbastanza terra perche’ io possa tentare l’accesso. Il verita’ devo provarci tre volte, con ulteriori sessioni di scavo, prima di poter passare con un poco di difficolta’.
Quando arrivo sul fondo, dove diventa piu’ comoda, trovo ad accogliermi un nugolo di “zanzaroni”. Devo costringermi a respirare col naso per evitare di ritrovarmi a fare uno sgradito spuntino di loro.
In fondo trovo anche un buco con un saltino di mezzo metro. Sembra esserci una leggerissima aria ma per esserne sicuri servirebbe l’esame con il pestilenziale fumo del sigaro di Nerone. Provo a suggerire la sua discesa ma non sembra disposto quindi lasciamo perdere.
Ecco la grotta vista dal basso.
Quando, non senza fatica, esco dalla nuova grotta mi accorgo con disappunto di aver dimenticato il GPS all’altra grotta. Niente da fare, dovro’ fare nuovamente il percorso da e per la grotta per recuperare lo strumento.
Torno indietro con Nerone approfittando per un’altra foto del fiume.
Tornato alla nostra grotta base prendo il GPS, torno alla grotta nuova, faccio il punto e torno indietro. Ora siamo rimasti davvero in pochi, Fabrizio dichiara che e’ ora di levare le tende e tornare indietro. Non posso far altro che concordare con lui.
Rimane attiva solo Letizia, la nostra archeologa odierna, decisissima a setacciare tutta la montagna di terra che abbiamo smosso oggi Nerone ed io. La distraiamo pochi secondi dalla sua missione disperata per salutarla e augurarci una nuova occasione per fare attivita’ assieme.
Con la dovuta calma mi cambio e poi partiamo per tornare verso il paese e la nostra auto.
Durante il tragitto continuo a riprendere il fiume occhieggia tra i rami degli alberi.
Il nostro eroico autista che procede a passo spedito.
Fine del sentiero, siamo al paese. Ancora un’ultima discesa e saremo alla macchina.
Eccoci arrivati. Purtroppo devo accontentarmi del panorama perche’ ora il bar e’ chiuso e devo rinunciare a un sognato sorso d’acqua fresca.
Una giornata quasi atipica in chiave archeologica, una nuova grotta e un sacco di amici. Insomma, una bella giornata. Alla prossima.
Pubblicato inUncategorized|Commenti disabilitati su Grotta Sotterra – 24 luglio 2026
Con Gabriele a ripetere una ricerca vana e infruttuosa della grotta dei lanterni.
Eravamo gia’ stati a cercare questa grotta. Era cosa di alcuni anni fa e non lo ricordavo. Gabriele ha quindi buon gioco nel propormi la ricerca di questa grotta “fantasma”.
La mattina Gabriele passa in quel di Montebuono e mi carica in macchina. Insieme andiamo a Configni da dove inizia la sterrata che porta a grotta Miesole e a quelle intorno. Lasciamo la macchina in uno spiazzo dove inizia il sentiero per la grotta di Pietro. Ci prepariamo e partiamo.
Dobbiamo aggirare un cumulo di rami tagliati nei pressi di una pozza d’acqua, lasciati probabilmente per non lasciar andare troppo in giro il bestiame che viene ad abbeverarsi…o magari solo per noncuranza.
Dopo la deviazione forzata riprendiamo il sentiero e arriviamo al pozzetto prima della grotta di Pietro. Le faccio una foto prima di proseguire.
Ecco la celeberrima grotta di Pietro, che poi scopriro’ altra non e’ che la grotta sub Miesole. Della grotta fa parte anche il pozzetto appena sopra.
Vista la grotta di Pietro vado a far visita anche alla grotta Mietro, ancora in paziente attesa che noi si torni a scavare.
Quando torno alla grotta di Pietro trovo Gabriele impegnato nel rilievo 3D.
Be’, visto che ci siamo diamo uno sguardo anche al pozzetto. Per sicurezza mettiamo una corda, portata dal previdente Gabriele.
Entro a controllare e trovo nulla di importante, in alto da un lato sembra chiudere, in basso dall’altro un cunicolo va verso la grotta di Pietro.
Fatto quanto necessario per le grotte gia’ conosciute andiamo alla ricerca della fantomatica grotta dei lanterni (LA612)
Andiamo per prima cosa a cercare il sentiero che avevamo visto scendere in giu’ per seguirlo, valutiamo che dovrebbe portarci vicino al punto dove e’ indicato l’ingresso della grotta.
Strada facendo incontriamo dei simpatici esempi di amore per la natura, dei cartelli buttati a terra che incitano a tenere pulito il bosco e avvisano del pericolo di incendi.
Quando arriviamo nei pressi delle coordinate d’ingresso iniziamo a cercare nei paraggi, senza trovare alcun buco che faccia pensare a una grotta. Mi consolo con questo albero “peduncoloso”.
Cerchiamo a lungo ma nulla troviamo. Il GPS mi avverte piu’ volte che sono sul punto desiderato ma nulla fa sospettare l’ingresso di una grotta.
Sassi muschiati a volonta’ ma nessun ingresso di grotta.
Ci aggiriamo a lungo in questo spiazzo erboso scendendo a mano a mano verso il fosso davanti a noi, se non erro dovrebbe essere quello che parte dalla grotta Miesole.
Ogni tanto si incontra qualche piccolo buco ma a un’analisi piu’ attenta si rivelano senza prosecuzione.
Anche Gabriele consulta il fido GPS sul cellulare ma senza ricevere informazioni di un qualche aiuto.
Arriviamo finalmente al fosso e Gabriele dichiara che e’ il momento di riposare un po’. Non posso dargli torto, il caldo, anche se attenuato dalla vegetazione e’ asfissiante. Mentre Gabriele riposa vado a esplorare un sentiero che risale sul versante opposto rispetto a quello da dove siamo venuti. Cosi’ a occhio valuto che potrebbe arrivare sulla strada carrabile dopo il parcheggio per la grotta Miesole. Seguo il sentiero per un centinaio di metri di salita che pero’ scompare tra rami e rovi. Desisto e inizio a scendere verso il fosso.
Quando arrivo non trovo Gabriele. Un paio di urli di cui ricevo risposta mi aiutano a stabilire che Gabriele si e’ avviato risalendo un sentiero che costeggia il fosso. Lo raggiungo e addirittura lo sorpasso. Dopo un tratto di salita il sentiero appena visibile sembra “guadare” il fosso e passare sull’altro versante, quello da cui provenivamo. Visto che la direzione del sentiero e le nostre intenzioni coincidono, decidiamo di seguirlo. Le soste di Gabriele si fanno sempre piu’ frequenti, soffre terribilmente la calura che ci avvolge.
Dopo il “guado” il sentiero prende a salire con una pendenza molto forte, diventa quasi un’arrampicata.
Lungo la salita intravedo un vuoto interessante e mi affretto per vedere di cosa si tratta. Trovo l’ingresso di quella che potrebbe essere una grotta.
Entro a vedere ma rimango un poco deluso, e’ uno sgrottamento profondo forse 5 metri ma senza prosecuzioni evidenti. La grotta dei Lanterni, a giudicare dalla speleometria non sembra somigliare a questo buco. Nel dubbio prendo comunque le coordinate. Attendo Gabriele che e’ rimasto qualche metro piu’ in basso e quando lo vedo spuntare dalle fresche frasche, riprendo la salita.
Dopo un’altra abbondante porzione di salita finalmente intravedo posti noti. Sono subito sotto la grotta di Pietro. Mi fermo a riprendere fiato e ad aspettare Gabriele. Quando arriva riprendiamo insieme il cammino verso l’auto.
Tornati all’auto ci cambiamo commentando la poco proficua e torrida passeggiata. Dichiaro ufficialmente che per quanto mi riguarda la grotta dei Lanterni puo’ essere ufficialmente dichiarata dispersa. Lascio volentieri ad altri il piacere di cercarla.
Oggi tornando indietro verso Configni abbiamo un supplemento di avventura…la gomma posteriore sinistra della macchina si squarcia in piu’ punti. Ce ne accorgiamo appena arrivati alla fine della carrabile e prendiamo la strada asfaltata.
Per fortuna, e con il provvidenziale aiuto di un simpatico ragazzo di Configni che ci accompagna dal gommista a Cottanello, riusciamo a risolvere in appena un paio d’ore. Approfitto per ringraziare il ragazzo di Configni che ha “abbandonato” moglie e figlio (a casa!) per aiutarci, il gommista di Cottanello che e’ riuscito a rimediare chissa’ dove e in breve tempo una gomma uguale a quella rotta e in ultimo un ringraziamento alla simpatica barista di Cottanello, il bar sulla piazza, vicino al gommista, che si e’ fatta ambasciatrice e ha chiamato il gommista a casa convincendolo a intervenire. Grazie al bar aperto abbiamo inoltre potuto dissetarci e sfamarci in attesa della gomma di ricambio. Insomma una sfortuna ma con tutte le comodita’!
Un tranquillo ritorno a casa chiude questa giornata movimentata. Alla prossima.
Pubblicato inUncategorized|Commenti disabilitati su Ricognizione a Configni – 18 luglio 2026