Ho sempre voluto tenere un diario con le relazioni delle uscite e delle esperienze in ambito speleologico.
Con questo blog posso avere il mio diario ed inoltre condividere le esperienze che faccio.
Ho iniziato ad agosto 2012 a raccontare le mie avventure ipogee. Spero vi stiano piacendo. Nel caso ne aveste voglia, e’ sempre apprezzato lasciare un commento!
Cosa trovate nel blog? Le relazioni delle gite del fine settimana. Ogni tanto mi spingo a recensire qualche ristorante. Cerco di condire le parole con tutte le immagini che posso.
Ho inserito un paio di sezioni dedicate ai ricordi. Nella prima ho riportato le relazioni delle spedizioni speleologiche a cui ho partecipato. Nella seconda ho iniziato ad inserire immagini di uscite, fatte nel passato, che ritrovo curiosando tra i mucchi di foto che ho salvate sul pc (il piu’ delle volte sotto l’illuminante titolo “varie”!).
Quella che chiamavo grotta dell’istrice, anche se grotta non era ancora, oggi lo e’ diventata! Quindi a breve Luca, lo scopritore, provvedera’ a inserirla in catasto con un nuovo nome di sua scelta.
Oggi e’ lunedi’, giorno lavorativo, quindi questa e’ una delle uscite “pensionati”. Stavolta siamo Nerone ed io. Il selfie alle 7.30 di mattina da’ inizio alla giornata.
Nerone ha intenzioni “cattive”, ha portato anche il generatore.
Prendiamo due strade differenti per arrivare alla grotta ma arriviamo praticamente assieme. La grotta si intravede appena tra la vegetazione ma ci basta quel poco per riconoscerla.
Che poi parlo di una grotta ma i buchi a cui stiamo lavorando sono due. Il primo ha come nome provvisorio “Istrice 1”, l’altro, distante pochi metri naturalmente si chiama “Istrice 2”. Oggi inizieremo a scavare a Istrice 1.
Eccolo qua. A Nerone piace particolarmente perche’ da questo buco esce un’aria molto fredda.
Nerone mi racconta che la volta scorsa lui e il suo amico Luca hanno tirato fuori sassi e che ora si intravede un ambiente a sinistra, verso l’alto. Iniziamo lo scavo senza perdere tempo.
Tanti sassi e tanta terra dopo in effetti trovo l’ambiente descritto da Nerone. Ci sono tanti ragni, il pavimento e’ pieno di legnetti, sembra possa essere una tana, magari proprio dell’istrice che ha ispirato il nome a questo buco.
Mi fermo qualche secondo a riposare e a guardare una dolichopode che incombe su una lumachina…vorra’ mica mangiarsela?
Per equita’ faccio anche una foto ai ragni che affollano l’ambiente finalmente raggiunto. Peccato che la dentro la bella aria fredda che ci consigliava la prosecuzione dello scavo qua dentro si perde completamente. Bisogna cercare altrove.
L’aria la ritroviamo sotto un masso. qua l’aria e’ interessante ma non possiamo scavarci, si tratta di massi enormi ma estremamente instabili, scavarci sotto potrebbe generare un crollo. Valutata attentamente la disposizione dei massi e vagliate le possibili tecniche di scavo decidiamo che e’ troppo pericoloso quindi, anche se a malincuore, abbandoniamo Istrice 1 spostandoci a Istrice 2.
Anche qua lo scavo si presenta lungo e difficile ma le pietre sono molto piu’ stabili e non rischiamo crolli. Iniziamo con lo scavare via tanta tanta terra dalla prima saletta. Quando il pavimento e’ piu’ basso e comodo iniziamo a scavare terra e sassi dal cunicolo ventoso.
Dopo innumerevoli secchi di terra si inizia a vedere qualcosa, ora nel cunicolo, prima strettissimo, ci si entra carponi. Riesco ad affacciarmi alla curva a sinistra dove arriva l’aria.
Ci sono piu’ direzioni possibili quindi Nerone si addentra col suo pestilenziale sigaro per vagliare la direzione da seguire.
Individuata la direzione riprendo lo scavo togliendo sassi di dimensioni rispettabili. Quando Nerone dichiara che e’ ora di “fare i ferri” gli chiedo ancora un poco di tempo, forse riesco a fare la curva e ad andare oltre. Scanso tutto quello che potrebbe darmi fastidio e poi mi stendo supino e striscio nello spazio che ho creato. Alla mia sinistra c’e’ un piccolo ambiente. In fondo a questo ambiente si vede un buco, l’aria sembra uscire da li’. Fosse un pozzo? Con questa speranza provo a tirarci dentro un sasso. Centro il buco solo al terzo tentativo e sento il sasso scendere solo di mezzo metro. Bah, speravo meglio, vedremo la prossima volta.
Uscendo dal pertugio in cui mi son ficcato mi fermo a guardare a destra. Da li’ non arriva aria e poi e’ in direzione di Istrice 1, per ora meglio seguire l’aria. Proseguo fino a uscire dal cunicolo e guadagno l’uscita dove Nerone e’ in attesa.
Gli racconto le novita’ e annuncio che ora la grotta e’ lunga circa 6 metri, percorribili, quindi potra’ avere il suo posto nel catasto grotte della Federazione Speleologica del Lazio. Non sara’ un risultato eclatante ma non possiamo lamentarci. Alla prossima.
Un’uscita intergruppi con la partecipazione dei nostri simpatici riferimenti locali, Felice, Augusto e Terzo.
La mattina alle 8 un puntualissimo Gabriele mi raggiunge a casa e insieme partiamo alla volta della stazione di Gallese dove, alle 9.30, abbiamo appuntamento con tutti gli altri partecipanti a questa giornata.
Quando arriviamo troviamo gia’ sul posto Augusto, lo scopritore della grotta, con Cristiano e altri ragazzi del suo gruppo, poi alla spicciolata arrivano gli altri, Luca, Netta, Giorgio e Gianna, Arianna quindi arriva anche Felice con il figlio. Alle 10 siamo quasi tutti, mancano solo Alice e Alessandro. Alice ci invia un messaggio avvisando che e’ in ritardo e noi aspettiamo piu’ o meno pazientemente il suo arrivo. Appena Alice si palesa con la sua indistruttibile panda saliamo tutti in macchina e andiamo verso la grotta.
Siamo una bella carovana di auto ma per fortuna nel terreno davanti casa di Terzo c’e’ spazio per tutti. Addirittura trovo parcheggio all’ombra! Iniziamo a cambiarci. Tanto per non fare il solito brontolone trovo anche il tempo di fare le mie rimostranze ad Alice per il ritardo…Per fortuna lei e’ persona calma e posata quindi evita di picchiarmi mentre la maltratto.
Augusto ci saluta, ha alcuni impegni per la mattinata ma ci assicura che sara’ presente al nostro ritorno dalla grotta. Terzo, gentilissimo come sempre, prende il suo capiente fuoristrada e accompagna il grosso del gruppo fino al bordo del rio Miccino. Luca ed io decidiamo di scendere comunque a piedi, tanto per scaldarci i muscoli al caldo tremendo che c’e’ oggi.
Il gruppo si avvia mentre Gabriele prende accordi con Terzo per il ritorno. La comodita’ della discesa in auto gli e’ piaciuta assai.
Pian pianino iniziamo a scendere il ripido tratto fino al rio Miccino.
Passato il rio si risale lungo una comoda sterrata.
Un gruppetto si attarda a contemplare il cippo visto la volta scorsa. Gabriele ha scoperto che si tratta nientemeno che di un cippo di confine tra il ducato di Gallese e il ducato di Spoleto.
Dopo essermi attardato ad aspettare il gruppetto di ammiratori del cippo di confine trovo che gli altri sono gia’ arrivati alla grotta e Cristiano ha dato inizio a una delle attivita’ previste, la documentazione fotografica.
Entro subito anche io e inizialmente mi accodo ai fotografi cercando di aiutare con l’illuminazione.
Pero’ alla prima occasione li sorpasso. Per sentirmi meno in colpa mi fermo ancora un minuto per illuminare all’indietro. Appena terminano con le foto in quel punto prendo decisamente la fuga verso il fondo della grotta.
Passando faccio attenzione a non smuovere l’acqua in maniera che i fotografi la trovino limpida.
Procedo senza fretta fermandomi spesso a fare foto.
Arrivo al bivio dei cocci, lo chiamo cosi’ per i cocci di origine antropica poggiati sui massi di tufo, penso, che ingombrano il meandro.
Proseguo.
Arrivo a un altro bivio, a destra su un terrazzino rialzato di un metro rispetto al pavimento del meandro, si trova un cunicolo che si snoda a destra. A sinistra il meandro principale prosegue.
Passo su dei massi di tufo visibilmente lavorati dall’acqua.
Ignoro il cunicolo laterale e proseguo per il meandro, sono proprio curioso di vedere se c’e’ ancora acqua nel tratto allagato che ci ha precluso la via la volta scorsa..
Ahi! Acqua ce n’e’ ancora, la stessa dell’altra volta. Se voglio proseguire devo indossare il corpetto in neoprene che mi son portato.
L’ambiente antistante l’acqua ha il soffitto costellato di minuscole stalattiti. Se mi mettessi qua il corpetto rischierei di fare strage di loro. Per questo torno indietro fino al bivio col cunicolo dove non rischio di fare danni con i miei contorcimenti.
Fatta la vestizione non senza fatica tendo l’orecchio verso l’ingresso per sentire l’avvicinarsi del resto del gruppo. Sento rumori ma non sono vicinissimi. Decido di impiegare un poco di tempo per visitare il cunicolo. Entro e procedo a quattro zampe per qualche metro poi il cunicolo gira a destra e poco dopo il soffitto si abbassa bruscamente diventando inaccessibile. Naturalmente non posso vedere come prosegue perche’ nel punto piu’ basso il cunicolo sembra girare decisamente a sinistra nascondendo eventuali prosecuzioni alla mia vista. Con un poco di delusione torno indietro a riguadagnare la posizione eretta.
I resti di un manufatto in metallo, una tazza forse.
Dei miei amici ancora nessuna traccia visiva, solo rumori lontani. Torno alla saletta concrezionata che prelude alla zona allagata e passo alcuni minuti a fare foto.
Basta, devo proprio andare a vedere. Mi stendo pancia a terra e vado avanti strisciando nel fango umido. Una sensazione spiacevole ma necessaria. Dopo un metro sono al punto di non ritorno, o entro in acqua o torno indietro. Oramai mi sono sporcato, tanto vale andare avanti. Mi tengo sulla sinistra poiche’ il pavimento diventa obliquo verso destra e quindi sul lato sinistro c’e’ meno acqua.
Proseguo sperando di bagnarmi poco. Vana speranza sulla sinistra c’e’ meno acqua ma si sprofonda nel fango che e’ una bellezza. A un metro da una curva a sinistra sono oramai completamente zuppo e inizio a muovermi fregandomene dell’acqua tanto oramai il danno e’ fatto.
Risolto il problema del bagnarmi direziono la luce avanti a me e vedere meglio come proseguire. Guardo, ma solo per avere una grande delusione, l’acqua occlude la prosecuzione, anche per oggi non potro’ esplorare oltre.
Con le pive nel sacco, grondante di fango e acqua me ne torno indietro e percorro mestamente all’indietro il meandro. Incontro il gruppetto di Cristiano a cui anticipo la triste notizia. Poi proseguo fino a incontrare Arianna, Alessandro e Luca che avanzano facendo foto. Avevo dato per scontato che Luca mi avrebbe raggiunto prima possibile al fondo attuale della grotta per provare assieme il passaggio con l’acqua, vederlo procedere con molta calma assieme ad Alice e Alessandro mi lascia un po’ perplesso poi ragiono che forse sono fuggito via dall’ingresso senza riaffermare con lui quello che pensavo gia’ stabilito ovvero che ed io avremmo affrontato assieme l’acqua. Faccio silenziosamente mea culpa e mi aggrego.
Strada facendo Alessandro si fa fare una foto in una rientranza del meandro, la posa che sceglie non e’ proprio allegrissima ma la foto e’ venuta benone.
Insieme proseguiamo verso il fondo dove troviamo il gruppo di Cristiano che, terminato di fare le foto inizia a fare il rilievo 3D. Insieme a loro ci sono anche Gianna, Netta, Arianna e Giorgio, attendono pazientemente che Cristiano e i suoi terminino i loro lavori. Seguiamo le istruzioni di Cristiano spostandoci in maniera da non entrare a far parte del rilievo 3D e quando loro scompaiono dopo la prima curva a tornare indietro ci rilassiamo un attimo. Luca va a dare uno sguardo avanti ma il fango e l’acqua non lo ispirano anche perche’ gia’ sa che non c’e’ passaggio. Anche Giorgio prova ad andarenel fango per qualche metro ma poi torna sui suoi passi. Quando sentiamo che il gruppo di Cristiano e’ sufficientemente lontano anche noi iniziamo a pensare di tornare indietro verso l’ingresso.
Partendo con Luca dal fondo chiedo a Luca se ha portato il necessario per fare il rilievo. Alla sua risposta affermativa gli propongo di fare il rilievo della grotta sia come esercizio che per integrare quello che stanno facendo Alice e Gabriele partendo dall’ingresso.
Sembra che a Luca piaccia l’idea. C’e’ solo un problema, mi dice…c’e’ da fare la calibrazione del CavWay il distanziometro laser integrato con bussola e clinometro che abbiamo acquisito recentemente tramite la Federazione Speleologica del Lazio. Che problema c’e’ dico io, facciamo la calibrazione in un punto consono poi torniamo al fondo e iniziamo a fare il rilievo uscendo.
Il punto consono decidiamo che sia dove c’e’ il cunicolo. In quel punto la grotta e’ abbastanza ampia da permettere una calibrazione accurata. Luca mi lascia l’onere della calibrazione poiche’ dice di averci provato tante volte senza successo. Inizio con pazienza ma poca speranza la procedura di calibrazione. Nonostante il mio scetticismo la calibrazione viene con un errore di 0,29°, piu’ che accettabile.
Ora possiamo iniziare il rilievo. Torniamo al fondo e iniziamo. Io manovro il CavWay e Luca mi segna i capisaldi successivi. Inizio a sentire freddo perche’ dopotutto sono bagnato fradicio da qualche tempo pero’ stringo i denti, voglio terminare questo rilievo.
Dopo qualche caposaldo il CavWay inizia a darmi il temutissimo messaggio “Acc. Err.” che sta’ per “Accuracy Error” ovvero c’e’ qualcosa di indeterminato che lo disturba. Luca si propone allora di scambiarci i ruoli. Accetto prontamente. Andremo avanti in questa configurazione fino all’ingresso.
A pochi metri, una cinquantina, dall’ingresso incontriamo Alice, anche lei sta continuando col rilievo. Facciamo in modo che i due rilievi abbiano un caposaldo in comune cosi’ magari potremo poi confrontare i risultati. Proseguiamo piu’ velocemente possibile, ho sempre piu’ freddo.
Al saltino recuperiamo la scaletta e la corda.
Ecco Alice col suo bel sorriso.
Siamo in vista dell’ingresso mi sembra gia’ di sentire meno freddo.
Mentre Luca prende i punti e li scarica sul cellulare con Topodroid io mi diletto con gli animaletti
Fuori, oltre a un bel calduccio, troviamo Alessandro e Gabriele, tutti gli altri si stanno avviando per tornare alle macchine.
Non mi fermo subito, sento freddo e mi voglio muovere al caldo. Risalgo il fosso per vedere se ci sono altre sorprese, non si puo’ mai sapere.
Trovo nulla pero’ sbuco vicino al punto in cui Gianna, Netta e Giorgio stanno prendendo la strada sbagliata. Suggerisco a Gianna la correzione di rotta e poi torno indietro verso la grotta.
Alice, Gabriele, Alessandro sono ancora la’, sono in attesa che Luca termini il suo lavoro.
Faccio appena a tempo a raggiungerli che Luca e’ pronto. Possiamo tornare indietro alle auto.
Svelti raggiungiamo il rio Miccino e lo guadiamo.
Anche al ritorno troviamo Terzo con la sua macchina, Gabriele previdente aveva il suo numero e lo ha avvisato che stavamo arrivando. Anche stavolta pero’ Luca ed io decidiamo di andare a piedi. Io lo preferisco, ho ancora freddo ai piedi e un po’ di movimento male non fara’.
Quando arriviamo alle macchine ci cambiamo velocemente perche’ Terzo, Augusto e le loro consorti ci attendono a casa per uno “spuntino”. Lo spuntino si rivela una tavola imbandita con ottime salsiccette secche, mortadella, pomodori a profusione, tanto pane freschissimo, frutta e anche il caffe’ finale.
Noi accettiamo con gioia lo spuntino e gli facciamo onore senza riserve. Devo purtroppo astenermi dall’assaggiare il vino perche’ oggi sono io alla guida.
Dopo aver ringraziato e salutato i nostri ospiti prendiamo commiato ma restiamo a fare chiacchiera tra noi ancora qualche minuto.
Una bella giornata condita dalla leggera delusione per la mancata esplorazione ma l’importante e’ essere stati tutti bene e in buona compagnia. Alla prossima.
Con Gabriele a visitare una grotta, GROTTA BELLA(LA215), vicino a Civitella d’Agliano e quindi a un convegno per la presentazione di un ritrovamento archeologico nella cittadina di Magliano Sabina.
La mattina mi vedo con Gabriele alla metro San Paolo e insieme andiamo verso Civitella d’Agliano, mi portera’ a fare una visita veloce alla grotta bella, alias buco bello, una grotta che non conoscevo. Strada facendo passeremo a visitare anche Buco litigato(LA2485), una piccola grotta scoperta da Gabriele.
Arrivati nei pressi della grotta Gabriele parcheggia la macchina nel punto in cui un sentiero si diparte dalla carrabile principale. Ci cambiamo velocemente e partiamo.
Il sentiero ben presto si perde ma Gabriele procede con sicurezza, io lo seguo come posso.
Alla fine di un infrattamento sbuchiamo in corrispondenza di un’altra carrabile, quella che porta alla necropoli di San Sozzio. Probabilmente in futuro sara’ meglio prendere questa strada come riferimento per parcheggiare l’auto!
Proseguiamo lungo la strada ritrovata, il panorama e’ stupendo anche se il sole ci cuoce a dovere.
Per fortuna dopo un poco si entra nel bosco, meno panorama ma anche meno sole.
Il terreno che vedo camminando non mi sembra molto carsificabile ma continuo a seguire Gabriele con molta fiducia.
Lungo un punto in discesa lasciamo la strada per salire a sinistra. Dopo pochi metri incontriamo una costruzione ricavata dalla roccia. Entriamo a visitarla, ci sono molti quadratini di plastica per terra e sui muri. Gabriele dice che sono dei “marker” per il rilievo 3D fatto con la stazione totale. PRendo l’informazione cosi’ come mi viene data, senza commenti o considerazioni, a dirla come direbbe Giorgio: “Nun me ne po’ frega’ de’ meno”. Usciamo proseguendo per la nostra meta.
Gabriele fa strada, vuole andare a visitare per prima la grotta “Buco litigato”, per darle il nome si e’ ispirato al toponimo della localita’ in cui siamo, Litigata.
Abbiamo una parete di roccia alla nostra sinistra, inizia a sembrare del confortante calcare, meglio. A un certo punto Gabriele prende a destra scostandosi dalla parete. Il buco litigato e’ da queste parti.
Dopo uno scivolosissimo avvicinamento Gabriele trova l’ingresso. Io intanto lo ammiro dall’alto.
Vedo Gabriele entrare senza indugi. E’ il posto giusto.
Scendo a raggiungerlo a nel frattempo lui e’ gia’ scomparso nella grotta.
Armeggio col casco per indossarlo e accenderne le luci, poi lo seguo. La parte iniziale e’ un meandro a cielo aperto. Dopo una curva a destra il meandro continua. Avanzo ancora e dopo qualche metro la grotta inizia veramente.
In pratica, a parte il meandro iniziale, la grotta inizia leggermente stretta per poi allargarsi in una comoda sala quasi circolare. Guardo attorno e non ci sono prosecuzioni percorribili…forse scavando se ne potrebbe cavare qualcosa.
Trovo una dolichopoda che si lascia fotografare.
Un paio di pertugi stretti ma interessanti.
Un altro insetto, uno di quelli che mi vien da chiamare “bacarozzo”.
Ne trovo anche uno di quelli a “pallina”, anche a lui dedico una foto.
Il buco litigato per oggi non ci mostrera’ altro, lo abbandoniamo per proseguire verso buco bello.
Riprendiamo a seguire la parete fino a trovare la nostra meta. E’ protetta da cancello ma non ci sono lucchetti o altro a tenerlo chiuso.
A vederlo ha un aspetto antico…sara’ forse centenario? Comunque sembra fare egregiamente il suo lavoro e si apre senza fatica.
La prima parte dopo l’ingresso e’ strettina. Non riesco a decidermi di entrare, non ho portato la tuta e non vorrei sporcare i pantaloni, non ne ho di ricambio. Gabriele pero’ insiste che dopo diventa piu’ larga e che ne vale la pena. Ci penso su ancora un paio di secondi poi entro.
La grotta in effetti e’ interessante. Dopo il primo tratto leggermente stretto diventa facile da percorrere. Si tratta di un alto meandro con le pareti molto concrezionate.
Strada facendo incontriamo degli spuntoni di ferro che probabilmente sono stati usati per fare una risalita fino ad un “nero” interessante. Visto l’aspetto vetusto degli spuntoni di ferro la risalita deve essere stata fatta molti decenni fa…e probabilmente con mezzi di fortuna poiche’ non somigliano nemmeno lontanamente ai chiodi da roccia che si usavano un tempo.
Dopo un nuovo passaggio leggermente basso la grotta prosegue abbastanza ampia. Sembra di intravedere il segno dell’acqua a un metro d’altezza. Probabilmente ai tempi d’oro c’erano dei bei laghetti.
Faccio un rapido giro del “non si sa mai” a vedere lungo bordi. Trovo nulla che faccia pensare a una prosecuzione.
Dopo aver ammirato e percorso un altro tratto di meandro affrontiamo un nuovo passaggio stretto.
Ogni tanto sembra di vedere tracce di un passato saccheggio di concrezioni.
La grotta prosegue fino a una sala terminale molto ampia.
Aspetto che Gabriele mi raggiunga. Lui per non sporcare i vestiti si e’ messo in canotta.
La sala si intravede gia’ da lontano.
Visto che la sala e’ ampia e la mia luce non illumina fino in fondo tento una foto a questo ammasso di concrezione messo in risalto dallo sfondo nero.
Metto la luce al massimo e arrivo anche al fondo della sala ma non si riesce a rendere l’idea.
Riprovo ma vengono solo foto scure.
Una delle concrezionatissime pareti della sala.
Anche qua sembra che le concrezioni siano state “smontate” a martellate.
Ancora una traccia del livello dell’acqua a circa un metro dal pavimento.
Proseguo il giro della sala e poi riprendiamo la via per l’uscita.
Senza fretta ripercorriamo il lungo meandro in senso inverso.
Il passaggio basso lo affrontiamo con prudenza per non sporcare troppo i pantaloni.
Faccio molte soste per fotografare i punti che mi incuriosiscono…chissa’ cosa ci sara’ lassu’…
Una piccola concrezione crollata giu’
Chiedo a Gabriele di illuminarla per bene mentre faccio la foto.
In un soffio arriviamo all’ingresso. Esco senza strusciare i vestiti sulle pareti polverose e aspetto Gabriele.
Eccolo che arriva.
Tutti fuori!
Per scendere e tornare alla macchina Gabriele decide che e’ meglio andare verso la necropoli di San Sozzio. Probabilmente si allunga ma da li’ il sentiero e’ comodo per camminare.
Usciti al sole per un breve tratto troviamo un caldo asfissiante ad accoglierci. Per fortuna dopo qualche metro torniamo nel bosco e il caldo si attenua.
La nostra gita conoscitiva in localita’ Litigata presso Civitella d’Agliano termina cosi’. Bene mi pare. Ora andiamo velocemente a cercare un posto dove mangiare.
Consulto il navigatore e trovo con piacere che arrivare a Taizzano, alla trattoria Tiberina non ci ruba molto tempo. Con poco sforzo convinco Gabriele a dirigersi la’. Strada facendo li chiamo per sentire se hanno posto…mi rispondono che sono al completo ma ho fiducia e andiamo ugualmente, al limite troveremo un’alternativa nella vicina Narni. Quando arriviamo e ci riconoscono, da sempre hanno un occhio di riguardo per gli speleo, ci confermano che sono “full” ma che se pazientiamo un posticino ce lo trovano. Noi aspettiamo con fiducia sorseggiando un aperitivo. Non faccio a tempo a finire il mio che gia’ siamo al tavolo e ordiniamo. Mangiamo bene e a sazieta’, come sempre. Grazie!
Dopo il pranzo ci dirigiamo verso Magliano Sabina. Siamo alla sala consiliare del comune per questo incontro dove verra’ illustrata la scoperta di un antico acquedotto. Pian piano la sala si popola di facce conosciute e non. Una simpatica occasione per rivedere tanti amici, anche quelli persi di vista da un po’.
Inizia la presentazione.
Il sindaco di Magliano ci accoglie, anche lui in passato ha fatto il corso di speleologia con il gruppo locale, il Gruppo Speleologico Sabino.
Anche la Federazione Speleologica del Lazio fa i suoi saluti per tramite del suo presidente, Antonella.
E’ poi la volta della sovrintendenza a i beni culturali.
Ora la sala e’ gremita e attenta.
Si entra nel vivo della presentazione. Il presidente del GSS porta i suoi saluti e lascia la parola a Cristiano, il presidente del Gruppo Speleologico Vespertilio, e’ il suo gruppo che ha fatto la scoperta.
Cristiano ci illustra la bella scoperta fatta in maniera chiara e interessante. Chiude mostrandoci sulla foto aerea di Magliano dov’e’ il sito.
Terminata la presentazione un sacco di meritati applausi preludono al rinfresco organizzato per l’occasione. Ci sono tante cose buone ma ho ancora lo stomaco gonfio delle bonta’ gustate a Taizzano quindi non faccio fatica a rinunciare. Che dire, una giornata interessante anche se atipica, un minimo di grotta e poi una bella occasione per rivedere tanti amici. Alla prossima.
Ritorniamo con Nerone a scavare quella che forse un giorno diventera’ una grotta.
E’ giovedi’ ma Nerone e’ libero da impegni e io pure, almeno fino al primo pomeriggio. Ci sentiamo la sera prima e in pochi momenti e’ deciso, andiamo a proseguire gli scavi al buco trovato da Luca la volta scorsa. Il suo nome temporaneo e’ “Antro dell’istrice” ma se dovesse diventare grotta prendera’ il nome deciso da Luca, quando la inserira’ a Catasto.
La mattina alle 7.30 siamo gia’ sul posto. Prima di partire per la grotta blocco Nerone per un selfie.
Eccoci arrivati. Noto subito la presenza di un rastrello, Nerone mi spiega che ieri, lui abita a pochi chilometri da qua, ha fatto un salto per portare qualche attrezzo.
Senza perdere tempo termino i preparativi ed entro per il primo turno di sterro. Dentro c’e’ sempre la simpatica montagnola di terra che dovremo tirar via.
Durante un lungo turno di scavo io riempio secchi di terra e Nerone li tira fuori. Quando inizio a dare segni di stanchezza Nerone dichiara che e’ ora che entri lui. Io esco mentre lui termina di indossare la tuta.
Cerco il mio cellulare perche’ voglio mettere una sveglia alle 15, orario limite per il mio ritorno a Roma. Lo cerco e lo ricerco senza trovarlo. Dove caspita l’avro’ messo? Chiedo a Nerone di farmi uno squillo col suo. Nulla. Rimane solo l’ipotesi che io lo abbia lasciato alla macchina e la speranza di non averlo lasciato fuori alla portata di chiunque passi. Scendo velocemente e, arrivato alla macchina, urlo a Nerone di fare di nuovo uno squillo al mio numero. Con sollievo lo sento suonare da dentro la macchina. Lo trovo sepolto dai vestiti, lo recupero e torno alla base.
Nerone inizia a scavare con entusiasmo. Io sono fuori al caldo a tirare fuori i secchi di terra. Dopo un’ora inizio a rimpiangere l’aria gelida che c’e’ in grotta, ad appena un paio di metri da me.
Ogni tanto vado vicino a Nerone per godermi il fresco. Nerone commenta: “La prossima volta mi porto la giacca a vento”.
Passa il tempo e anche Nerone si stanca. Rientro io. Cerco le dolichopode che avevo visto girare per il soffitto ma sono tutte scappate a nascondersi, disturbate dalla nostra rumorosa presenza. Mi consolo con i ragni che si aggirano ignorandoci alla grande.
Per farci spazio e poter scavare meglio la terra decidiamo di togliere un poco di roccia di lato. Si tratta di roccia molto compatta che risponde molto bene ai colpi che diamo, si sgretola facilmente. In breve tempo ci siamo ricavati uno spazio comodo dove poter scavare stando seduti.
Dopo il lavoro sulla roccia faccio di nuovo cambio con Nerone, Torno al caldo esterno a tirare fuori i secchi di terra che Nerone riempie con solerzia.
Procediamo cosi’ fino a verso le 13.30 quando Nerone dichiara: “Sono arrancato”. Io naturalmente non capisco cosa voglia dire e quindi lui mi spiega che in sublacciano vuol semplicemente dire che e’ stanco. Dopo la spiegazione Nerone esce a riprendere fiato. Anche io sono un po’ stanco pero’ non voglio ancora darmi per vinto quindi entro a vedere se posso fare qualcosa.
Mentre entro Nerone mi avverte che non tirera’ fuori altri sacchi, quindi potro’ fare ben poco. Comunque ci provero’.
Il cunicolo triangolare da cui soffia l’aria gelida e’ ancora stretto e ingombro di terra. Mi ci ficco dentro coi piedi e inizio a scavarla via portandola fuori e ammucchiandola di lato.
Dopo aver scavato coi piedi vedo che il cunicolo e’ diventato abbastanza largo e con un poco di pazienza potrei andare a faccia avanti per sbirciare quello che c’e’ dopo la curva a gomito che vedo.
Sembrava largo, in realta’ devo fare altri scavi con i piedi prima di poter arrivare con la testa ad affacciarmi. Devo anche togliere un paio di sassi fastidiosi prima di poter mettere la fotocamera in avanti e scattare una foto, anzi due. Le mie speranze che dopo la curva la grotta si allargasse vengono deluse. Il cunicolo prosegue stretto e ventoso.
C’e’ anche un’altra diramazione, e’ dritta sopra la mia testa, rimango a guardare per un poco e l’aria sembra arrivare anche da la’. Purtroppo non riesco a girare abbastanza la testa da poter illuminare dentro la diramazione. Ci provo ugualmente ma rimedio solo una foto quasi nera.
Prendo ancora qualche minuto nel vano tentativo di smuovere alcuni sassi riottosi ma devo lasciar perdere, sono troppo tenacemente incastrati. Provo a chiedere uno scalpello a Nerone ma lui da fuori mi avverte che e’ ora di “fare i ferri”, si sta cambiando e non puo’ aiutarmi. Abbandono lo scavo della speranza ed esco a raggiungere Nerone.
Una giornata iniziata presto e terminata presto per fine energie. Abbiamo scavato tanta terra ma ne abbiamo ricavato solo aria fresca e tanta speranza di avere un domani una nuova grotta da esplorare. Alla prossima.
Pubblicato inUncategorized|Commenti disabilitati su Antro dell’istrice – 28 maggio 2026
Bibbo: Aggrottiamoci — il nome è già un programma: andiamo a infilarci sottoterra, preferibilmente in posti scomodi, e raccontiamolo con entusiasmo.
Betta: Esatto. Oggi con Fabrizio esploriamo grotte nel conglomerato, scaviamo forse-grotte soffianti e torniamo in superficie giusto in tempo per un corso di rilievo sotto la neve di maggio. Iniziamo dalle esplorazioni.
Esplorazioni speleologiche: meandri, scavi e aria gelida
Bibbo: Due uscite ravvicinate, due logiche completamente diverse. La prima porta un gruppo dentro una grotta già scoperta nel 2020 ma mai esplorata a fondo; la seconda finisce per aprire cantieri di scavo su buchi trovati per caso nel bosco. La domanda è la stessa: cosa c’è dopo?
Betta: Per l’Antro di Rio Miccino, la risposta comincia ad arrivare già dentro il meandro. La descrizione è diretta: “Inizio a camminare senza fretta gustandomi il lungo meandro scavato nel conglomerato, ogni tanto arricchito da belle concrezioni.”
Bibbo: E quella frase dice tutto sul ritmo dell’esplorazione — non una corsa verso il fondo, ma una lettura lenta della roccia. Il conglomerato non è il materiale ideale per le grotte, lo dice esplicitamente, eppure il meandro è lungo, compatto, pieno di formazioni.
Betta: Ci sono pozze da superare in opposizione per non sporcare l’acqua, solfobatteri sulle pareti, dolichopode sul soffitto che piovono in testa, pipistrelli da disturbare il meno possibile. E poi, verso il fondo, il soffitto si abbassa e proseguire richiederebbe la muta. Augusto, lo scopritore della grotta, anticipa che oltre ci sono altre sorprese — ma per ora rimane promessa.
Bibbo: Fuori ad aspettare c’è Maria, che ha deciso di non entrare. E il padrone del fondo, Terzo, nel frattempo ha tagliato le erbacce col falcetto — perché la campagna non prevede soste per nessuno.
Betta: L’uscita si chiude a tavola sotto la veranda di Augusto, con mortadella, formaggio, salsicce e le foto del 2020 quando la grotta fu trovata per la prima volta.
Bibbo: L’Antro dell’Istrice funziona diversamente — si parte per lavorare a una frattura già nota, e si finisce per aprire due nuovi fronti di scavo trovati da Luca per caso nel bosco.
Betta: Da entrambi i buchi esce aria fredda, da uno in particolare “un’aria decisamente ghiacciata.” Si formano due squadre: Martina e Nerone al buco più grande, Luca e Fabrizio a quello più piccolo e più freddo. Dopo ore di scavo, Luca riesce a infilarsi abbastanza avanti da vedere una diramazione — destra e sinistra, con la destra che sembra più promettente.
Bibbo: Gabriele, va detto, ha trascorso l’intera giornata in macchina a riposarsi. Scelta difendibile.
Betta: Il resoconto lo registra senza giudizio. Entrambi i cantieri restano aperti — la promessa è tornare. Il tema della continuità, del “alla prossima”, collega le due uscite.
Bibbo: E collega anche queste esplorazioni al lavoro più sistematico del rilievo — che è esattamente dove andiamo adesso.
Formazione e rilievo: neve a maggio, CavWay e poligonali
Betta: Il corso di rilievo organizzato dalla Federazione Speleologica del Lazio a Campocatino è un evento collettivo: sei squadre, quasi tutti i gruppi della federazione, due giorni di pratica nella Grotta degli Urli più una sessione di restituzione. La sintesi finale è netta: “i vari rilievi si riescono addirittura a legare assieme in maniera da ottenere un rilievo unico. Un risultato non scontato.”
Bibbo: Non scontato anche perché il meteo ha fatto di tutto per sabotare il corso — neve fitta a maggio inoltrato, vento gelido, due CavWay bloccati sul campo, e un rientro quasi in ipotermia.
Betta: Nonostante tutto, le sei squadre completano il lavoro. La domenica la restituzione grafica funziona, Topodroid fonde i disegni usando i capisaldi comuni, e il corso si chiude con una presentazione sulle schede catastali. L’obiettivo dichiarato è incentivare la cultura del rilievo nella speleologia laziale.
Bibbo: Meandri nel conglomerato, buchi soffianti nel bosco, poligonali sotto la neve — c’è una coerenza in tutto questo.
Betta: Sì: ogni uscita lascia qualcosa aperto. La prossima volta si torna con la muta, o con gli attrezzi giusti, o con più energie. Alla prossima.
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A scavare non una ma due forse-grotte insieme a Martina, Nerone, Luca e Gabriele.
Per le foto di questa uscita devo ringraziare Martina che le ha scattate in mia vece e che ringrazio.
Dopo i giri e le soste di rito arriviamo finalmente dove Nerone ci attende con pazienza per mostrarci una frattura interessante a cui sta lavorando. Per raggiungerlo prendiamo con fiducia la strada che porta a Cervara e quando incontriamo la sua macchina le parcheggiamo accanto.
Qualche saluto e poi Nerone ci porta alla frattura. E’ interessante, si, ma ci vorra’ molto lavoro prima di renderla transitabile. Io non mi perdo d’animo e dopo pochi minuti sono gia’ con la mazzetta e lo scalpello a vedere quel che si puo’ fare. Nel frattempo Nerone e Gabriele montano la sonda con la videocamera per vedere cosa c’e’ dopo lo stretto. Forse dopo c’e’ un ambiente ma la videocamera non permette di stimare le dimensioni di quel che mostra. Bisogna rimanere nel dubbio fino a quando la frattura sara’ abbastanza larga da potercisi infilare con la testa.
Dopo qualche centinaio di martellate ho combinato poco e Nerone mi da’ il cambio. Luca, visto che al momento non ha nulla da fare, decide di andare a fare un giro nel bosco, nella parte sopra di noi.
Passa nemmeno qualche minuto quando Luca mi chiama a gran voce, ha trovato qualcosa. Salgo di corsa senza prendere quel che mi serve per poter scavare, scordo persino la fotocamera. Quando raggiungo Luca, subito mi mostra con soddisfazione la sua scoperta. Ci sono due buchi, abbastanza vicini tra loro, da entrambi soffia un’allegra aria fredda.
In pochi minuti il cantiere si sposta in blocco a questi nuovi buchi. Luca scende alle auto a prendere qualche attrezzo e gli chiedo di portarmi su le ginocchiere poiche’ senza di loro durerei pochi minuti a scavare.
Luca scende e ritorna accompagnato da Nerone. Anche a lui i due buchi sembrano interessanti, abbandona la frattura ostica e si unisce a noi in questa nuova avventura.
Ci dividiamo in due squadre, Martina e Nerone nel buco piu’ grande a togliere una miriade di sassi instabili. Luca ed io al buco piu’ piccolo da cui esce un’aria decisamente ghiacciata.
Martina aiuta Nerone e gli fa foto tra un sasso e l’altro.
Marina e Nerone terminano la messa in sicurezza del loro buco. Nerone si ferma per una pipata, per lui e’ ora di “fare i ferri” e tornare a casa.
Anche io sono fermo mentre Luca prosegue lo scavo nel “nostro” buco.
Ecco il buco dopo l’ottimo lavoro di Marina e Nerone.
Anche Luca ed io siamo andati avanti nello scavo. Ancora si vede nulla ma appena si scende nella buca si avverte la corrente d’aria gelida.
Quando Nerone ci lascia ci riorganizziamo per continuare il lavoro. Io rimango da solo nel buco gelido mentre Martina e Luca riprendono lo scavo all’altro.
Dopo un’oretta di lavoro capisco di aver esaurito le energie, l’aria gelida c’e’ sempre ma non si capisce da dove arrivi, la terra da levare e’ sempre tanta e dei massi enormi rendono difficile scavarla via. Decido di riposarmi convinto di non poter fare molto di piu’ per oggi. Mi sposto a guardare cosa stanno facendo Luca e Martina.
Sembra siano a buon punto, anche da loro c’e’ tanta aria anche se a una temperatura piu’ alta, fredda ma non troppo. Nemmeno a dirlo dopo un poco che li guardo mi ritorna l’entusiasmo e appena riposato entro anche io a dare una mano.
Mi ricavo un posticino per lavorare quasi comodo e inizio a tirare fuori sassi e terra.
Luca e Martina intanto riprendono fiato.
Io intanto cerco di scavare aiutandomi con i piedi.
Quando non riesco a fare di piu’ convinco Luca a spalmarsi sulla terra per andare avanti a vedere come prosegue la grotta.
Quando esce ci racconta che poco avanti, mezzo metro circa, la “grotta” di divide, c’e’ una diramazione a destra e una a sinistra. Quella a destra seppur piccola sembra la piu’ promettente, c’e’ molta aria.
Convinciamo Martina a entrare a sua volta per fare qualche foto, riesce a catturare l’immagine di un bel ragnone.
Luca rientra per scavare ancora ma dopo un po’ si dichiara troppo stanco per continuare ed esce. Io nel frattempo ho recuperato le forze e soprattutto la curiosita’ di vedere con i miei occhi quello che mi hanno descritto i miei amici, quindi appena Luca esce, mi infilo io.
Vedo lo stretto pertugio soffiante indicato da Luca, ci scavo intorno ma trovo tanta terra e sassi difficili da smuovere nello stretto. Alla fine mi devo dichiarare sconfitto, per oggi. Esco e d’accordo con i miei amici recuperiamo i ferri da scavo e torniamo alle auto.
Gabriele che fine avra’ fatto mai, vi chiederete. Oggi non era in vena di faticare quindi e’ rimasto tranquillamente in macchina ad aspettarci. Si e’ rilassato e tanto basta. Nerone ha provveduto ad aggiornarlo prima di andare a casa e noi dobbiamo aggiungere ben poco. Purtroppo abbiamo aperto ben due nuovi “cantieri”. Stanno diventando decisamente tanti, ma ce la faremo. Alla prossima.
Pubblicato inUncategorized|Commenti disabilitati su Antro dell’istrice – 23 maggio 2026
Con Maria e Gabriele a esplorare una grotta nel conglomerato.
Questa esplorazione nasce quando Felice mi contatta per richiedere l’aiuto di speleologi per l’esplorazione di una grotta trovata da Augusto gia’ nel 2020. Dopo lo scambio di mail e messaggi con Felice concordiamo un appuntamento di cui rendo partecipi anche Maria e Gabriele
Il giorno stabilito Maria, Gabriele ed io ci rechiamo a Gallese per incontrare Felice. Lui, dopo i saluti e le presentazioni ci porta subito a conoscere Augusto, lo scopritore della grotta, che con entusiasmo si unisce al gruppo.
Tutti assieme andiamo verso Gallese Scalo e ci inoltriamo per strade sterrate fino alla casa di Terzo, il simpatico padrone del fondo adiacente il fosso dove si trova l’ingresso della grotta.
Come al solito faccio aspettare tutti per cambiarmi gli abiti “civili” e indossare la mia tuta speleo. In una decina di minuti sono pronto e possiamo partire. Strada facendo incontriamo una cavita’ artificiale e ci fermiamo a curiosare.
Terzo ci informa che probabilmente si tratta di una tomba etrusca adattata in tempi recenti a ricovero per gli animali.
Scendiamo verso quello che immagino sia il fosso detto Rio Miccino.
Attraversiamo i terreni di Terzo circondati da erba molto alta.
In un punto imprecisato le nostre guide ci indicano che si deve scendere nel fosso, cosa che facciamo prontamente ma non senza difficolta’
Finora non eravamo propriamente soddisfatti perche’ attorno a noi vedevamo solo dell’ottimo tufo. Buono per costruire case ma non di certo per ospitare grotte. Eravamo pronti a subire una delusione.
La situazione cambia un poco quando a livello del fosso si inizia a vedere del simpatico conglomerato, non e’ la situazione migliore ma gia’ meglio del tufo.
Traversiamo il fosso e saliamo sul lato opposto.
Oggi il sole picchia forte, ci fermiamo a riprendere fiato in un tratto di bosco.
Maria e Gabriele tardano a raggiungerci, ci diranno poi che si sono fermati ad ammirare un “cippo” di confine che francamente non avevo notato.
Mentre li aspetto salgo di qualche metro per dare uno sguardo alla parete di tufo che vedo di lato, tanto per vedere ma trovo nulla di interessante.
Le nostre guide scelgono il punto in cui riscendere nel fosso, noi li seguiamo con fiducia fino al punto in cui si intravede una simpatica apertura. Forse la nostra grotta esiste per davvero.
Mi avvicino e si, sembra proprio un bell’ingresso, di lato e sopra la volta, oltre alla vegetazione, si intravede il conglomerato.
Svelti indossiamo il casco, accendiamo la luce e andiamo a esplorare. Confesso di essermi presto dimenticato sia dei miei amici sia dei nostri ospiti perdendomi nella curiosita’ di vedere cosa nascondesse questa inusuale cavita’. Inizio a camminare senza fretta gustandomi il lungo meandro scavato nel conglomerato, ogni tanto arricchito da belle concrezioni.
Passando spavento delle dolichopode che sono assiepate sulla volta del meandro, tanto che iniziano a piovermi in testa per poi scomparire negli anfratti della roccia.
Incontro un primo ostacolo, una pozza d’acqua, la fotografo prima di provare a passare ma poi riesco ad andare dall’altra parte in opposizione senza toccare l’acqua e sporcarla.
Dopo il meandro prosegue serpeggiando. Sul pavimento ci sono dei massi di tufo arrivati la’ chissa’ come. Alcuni sono chiaramente abrasi dal passaggio dell’acqua.
Ogni tanto di lato c’e’ un arrivo d’acqua che ha formato varie forme di concrezione, tra le quali queste minuscole vaschette.
Incontro ancora delle piccole pozze d’acqua ma riesco sempre a passare senza toccare l’acqua.
Una bella colata a medusa.
Proseguo per il meandro, dietro di me sento il resto del gruppo che affronta i passaggi con l’acqua.
Ancora acqua ma sempre passabile senza difficolta’. Il conglomerato ai lati del meandro e’ molto compatto e offre numerosi appigli per i piedi senza sgretolarsi minimamente.
Continuo a camminare passando in una zona con delle piccole stalattitti.
Ogni tanto sulle pareti ci sono delle formazioni giallastre, dovrebbero essere solfobatteri, le fotografo passando tanto per documentare.
Altri arrivi d’acqua con formazioni calcitiche dall’aspetto familiare.
Trovo anche un reperto alquanto moderno, gli faccio una foto e lo lascio la’.
Arrivo a una diramazione e di lato trovo vari cocci che sono stati sistemati in bella vista sopra dei massi. Non puo’ essere una disposizione dovuta a cause naturali, probabilmente sono stati messi la’ da qualche visitatore.
Passo una zona con molti massi di tufo sul pavimento, ne faccio cadere piu’ in basso un paio che sono poco stabili, ci mancherebbe che qualcuno dei nostri ospiti si facesse male cadendo per colpa loro.
Proseguo nella mia camminata quasi in solitaria, ogni tanto incontro un pipistrello che riposa e cerco di disturbarlo il meno possibile.
Ancora una diramazione.
A destra si intravede un cunicolo basso e stretto, a sinistra continua il meandro.
Mi affaccio per dare uno sguardo al cunicolo, potrei anche farcela a passare ma preferisco lasciare l’esplorazione di questa parte scomoda ad altra occasione. Noto che sembra esserci un poco d’aria ma potrebbe essere un’impressione.
Riprendo la retta via e proseguo per il meandro comodo.
Camminando ogni tanto si incontrano tracce di modernita’ sotto la forma di bottiglie di plastica e altre “monnezze” ma per fortuna non sono tantissime.
Per la mia felicita’ il meandro prosegue.
Ogni tanto sul soffitto noto delle formazioni che penso dovute a dei vortici d’acqua. Li fotografo per documentare e magari mostrarli a Maria.
Ancora massi di tufo sul pavimento, l’unica possibilita’ e’ che siano rotolati qua chissa’ da dove trasportati dalla forza della corrente d’acqua.
Mi aggiro con la dovuta meraviglia tra le forme sinuose del meandro.
Ancora un punto del soffitto eroso da un vortice d’acqua.
Continuo a camminare gustandomi questa meraviglia naturale.
Intravedo in lontananza un tratto molto concrezionato.
Sono in un punto dove il soffitto del meandro si abbassa bruscamente. Prima di proseguire mi fermo a fotografare le concrezioni.
Ci sono una miriade di piccole stalattiti.
Una medusa con ambizione di diventare una colonna.
Qualche altra stalattite.
Ora posso proseguire. Mi stendo a terra e vado a vedere.
Anche se con qualche difficolta’ si potrebbe passare, pero’ l’idea di strisciare nell’acqua oggi non mi sorride proprio. Dovremo tornare almeno con indosso un pezzo della muta.
Mentre sono disteso vedo un “vermino” bianco che cerca di nascondersi, non capisco bene cosa sia ma provo a fargli una foto.
Per oggi l’esplorazione puo’ considerarsi terminata. Inizio a tornare indietro continuando a scattare foto.
Dopo alcuni metri incontro finalmente il gruppo dei nostri ospiti.
Mi fermo a complimentarmi per la bella grotta poi decido di far loro compagnia fino al tratto finale della grotta.
Strada facendo mi indicano un particolare che non avevo notato, dietro una stalagmite ci sono i resti del pasto di un qualche roditore. I semi sono anche riusciti a germogliare.
Un piccolo capello d’angelo.
Arrivati al punto in cui il soffitto si abbassa ci fermiamo. Augusto ci racconta che dopo la grotta prosegue con altre belle sorprese. Per ora accettiamo il suo racconto, in attesa di poter vedere con i nostri occhi.
Trovo queste “ragnatele” per terra, saranno funghi? Io intanto una foto gliela faccio.
Anche i solfobatteri meritano il loro momento di gloria.
Sul soffitto una timida traccia, il solco dell’originario passaggio per l’acqua.
Questa foto e’ una ripetizione ma queste micro-vaschette mi piacciono assai.
Siamo al saltino con la pozza d’acqua sotto. I nostri ospiti hanno messo una corda attorno a un sasso tondo. Vedo che la usano per scendere il saltino. La corda per come e’ messa potrebbe rotolare via mentre ci fanno perso per calarsi. Senza troppo clamore mi chino a tenere ferma la corda con un ginocchio.
Buon penultimo passa Gabriele poi sganciamo la corda e la passiamo avanti.
Salgo un paio di metri sulla parete del meandro a curiosare un piccolo arrivo d’acqua, troppo piccolo. Pero’ dall’alto posso fare una foto ai nostri temerari ospiti.
Proseguiamo, oramai siamo vicino all’ingresso. Infatti incontro di nuovo qualche dolichopode che non si e’ nascosta bene.
Eccoci fuori.
Fuori troviamo Maria che oggi ha deciso di non entrare e ci ha aspettato all’ingresso.
Prima di andare faccio ancora una foto all’ingresso a mo’ di saluto.
Strada facendo Maria ci indica il cippo che li aveva fatti attardare all’andata. Terzo ci spiega che sono cippi messi per indicare il confine tra i vari poderi.
Ora il caldo e’ asfissiante e la salita del ritorno la affrontiamo con pazienza e un po’ di affanno.
Pian pianino arriviamo su tutti.
Terzo ne ha approfittato per tagliare un poco di erbacce col falcetto, va bene esplorare ma la campagna non prevede soste.
Salutato e ringraziato Terzo per la sua simpatica disponibilita’, vado a cambiarmi e poi riprendiamo le auto per tornare a casa di Augusto. Ci fermiamo a chiacchierare con la sua simpatica moglie e in breve ci troviamo a tavola sotto la sua veranda a fare pranzo con pane, mortadella, formaggio, salsicce, vino e si, anche dell’acqua! Gustiamo a sazieta’ di quanto ci viene offerto mentre commentiamo la giornata. Augusto ci mostra anche le foto che aveva scattato nel 2020, quando scopri’ la grotta.
Ci lasciamo con la promessa di rivederci presto per proseguire l’esplorazione e il rilievo. Alla prossima.
Pubblicato inUncategorized|Commenti disabilitati su Antro di Rio Miccino – Gallese – 21 maggio 2026
Un fantastico corso di rilievo tenuto da Marco nelle vesti di docente, con la partecipazione di quasi tutti i gruppi che costituiscono la Federazione Speleologica del Lazio.
La mente dietro tutta l’organizzazione e’ stato Gabriele che ha prima proposto il corso di rilievo e poi lo ha organizzato con impegno e abnegazione. Marina ed io abbiamo fornito supporto a Marco e Gabriele nella lunga fase di preparazione del corso e un po’ di manovalanza durante lo svolgimento del corso stesso.
Durante il corso siamo stati ospiti presso il rifugio Calderari a Campocatino. Patrizio, che gestisce il rifugio per conto della sezione CAI di Frosinone, ci ha fornito calore, cibo e tutto il necessario per la sopravvivenza durante il soggiorno. Non e’ mancato il supporto di Tarcisio, da sempre l’anima speleologica della zona di Campocatino.
Menzione speciale a Luca che ha partecipato al corso in veste di allievo ma ha partecipato anche all’organizzazione armando la grotta.
Il meteo non ci e’ stato amico, pur essendo a maggio inoltrato Campocatino ha pensato bene di accoglierci con la neve! Ho fatto la foto dallo stesso punto sabato e domenica mattina, la differenza e’ notevole!
Questo e’ un regalo portato per me da Marina e Marco, si tratta di un opuscolo sui metodi per fare i rilievi (Marco ha la segreta speranza che io un giorno o l’altro impari qualcosa sul tema!) e di un bel blocco di marmo modellato dalle sapienti mani di Marco fino a diventare un “comodo” bersaglio per i capisaldi. Non e’ leggerissimo da utilizzare ma ho apprezzato il pensiero. Magari potra’ essere usato come “profondimetro” nei corsi di primo livello (se siete curiosi chiedete e vi raccontero’).
Eccoci qua, Marina, Marco ed io grazie a una foto di Alice, che ringrazio.
Ma veniamo a noi. Il corso era previsto svolgersi sabato e domenica ma noi organizzatori avevamo stabilito di vederci il giorno prima, venerdi’.
15 maggio 2026 – I preparativi
La sera arriviamo al rifugio e troviamo Patrizio ad accoglierci. Con lui ci sono i primi allievo, tra cui Luca. Dopo i saluti, sistemati i bagagli e qualche chiacchiera di benvenuto organizziamo per la cena. Patrizio ha portato nientemeno che un sugo allo spezzatino di pecora. Con lui ci cucina una pasta deliziosa. Dopo cena, verso la mezzanotte io vado a dormire. Gabriele, da bravo e instancabile organizzatore aspetta fino a quasi le 3 del mattino che arrivino gli ultimi ospiti/allievi.
16 maggio 2026 – Inizia la parte pratica del corso
Mi sveglio verso le 5 del mattino ma faccio il bravo e rimango a letto fino alle 6. Quando vedo la luce del giorno fare capolino dalla finestra della camerata mi alzo , per passare il tempo vado nella cucina a preparare il caffe’. Il tempo e’ inclemente e incurante del fatto che noi oggi dobbiamo andare in grotta per la prima parte pratica del corso. Incredibilmente, mentre la mattina avanza e gli allievi del corso si preparano, inizia a nevicare!
Terminata la colazione Gabriele da’ inizio al corso, distribuisce i moduli per lo scarico di responsabilita’ e passa la parola a Marco per lo spiegone di quello che oggi ci aspettiamo dai nostri capaci allievi.
Domenico ieri e’ venuto in macchina con Gabriele e, passando per Guarcino, ha avuto la felice idea di comprare una fantastica crostata farcita di marmellata e ricoperta con pasta di mandorle. Nemmeno a dirlo la torta e’ fantastica ed e’ stata molto apprezzata da tutti. Uno per tutti, Angelo, sorpreso mentre ne affetta un assaggio.
Forse non l’avevo detto, ma la grotta scelta per la parte pratica di rilievo e’ quella degli Urli. Ben 6 squadre da due persone si sparpaglieranno in varie zone della grotta per farne il rilievo.
Marina e Alice in attesa di partire per la grotta.
Una panoramica di allievi mentre ascoltano Marco.
Marina e’ fuori a godersi la neve fuori stagione.
Gabriele da’ gli ultimi avvertimenti prima della grotta.
La parte teorica e’ terminata, ora tocca ai nostri allievi dimostrare quanto hanno imparato. Ci si finisce di preparare. Fuori il tempo e’ inclemente, a dir poco.
Marina ed io siamo pronti e ci avviamo verso la grotta, non abbiamo compiti specifici ma faremo un giro perla grotta per supervisionare le squadre e dare una mano “teorica” ove possibile. Naturalmente scordo di prendere con me lo zaino, me ne accorgo quasi al piazzale quindi devo tornare indietro al rifugio a prenderlo. Anche se sembra impossibile il tempo peggiora ancora.
Siamo partiti in un gruppetto di 5 o 6 ma al ritorno dal recupero zaino trovo solo Marina ad aspettarmi. Dal piazzale prendiamo a sinistra e arrivati alla pista da sci la traversiamo per poi scendere lungo il fosso. Qua la neve si e’ trasformata da morbidi fiocchi a pallini ghiacciati tipo grandine. Fanno male quando ti cadono addosso, aiutati anche dal vento gelido e teso che soffia senza posa.
Dove il fosso diventa quasi pianeggiante mi fermo a costruire un ometto di sassi per indicare che si deve deviare a destra in mezzo ai bassi cespugli di ginepro. Ancora pochi metri e siamo all’ingresso della grotta. Per fortuna le prime squadre, accompagnate da Marco sono gia’ entrate e non si vedono. Abbiamo strada libera. Prima di entrare tento una foto a Marina ma la fotocamera non collabora molto.
Entro per primo. Vedo con soddisfazione che Luca, e’ nella prima squadra, non si e’ scordato di utilizzare il deviatore che avevamo predisposto. Dopo la libera scende anche Marina. Gia’ nella prima sala alla base del pozzo d’ingresso la temperatura e’ piu’ tollerabile.
Dopo l’ingresso proseguiamo sistemando piccole cose nell’armo e poi proseguiamo. Dopo le strettoie arriviamo al P23 dove troviamo uno stillicidio intenso, almeno di 3 volte maggiore rispetto all’ultima uscita, quella in cui armammo la grotta.
Dopo il P23 iniziamo a scendere fino ad incrociare la squadra 3 formata da Alice e Angelo. Ci fermiamo a dar loro conforto e qualche consiglio poi proseguiamo la discesa.
Si intravedono altre luci, chi sara’?
Tra una scivolata e l’altra Marina ed io arriviamo al punto in cui inizia la diramazione dell’affluente da cui scende un piccolo torrente d’acqua.
Ci fermiamo a decidere cosa fare quando da sopra vediamo arrivare altri speleo. Sono Francesca e Manfredi della squadra 2, proprio coloro che affronteranno la diramazione dell’affluente.
Con loro ci fermiamo per alcuni chiarimenti che ci chiedono. Quando li vediamo avviati cedo momentaneamente la fotocamera a Francesca perche’ faccia una foto ricordo a Marina e me…d’altra parte questa e’ la prima volta che andiamo in grotta assieme e bisogna documentare l’evento.
Dopo la foto e i saluti ai nostri rilevatori devo confessare di iniziare a sentire freddo, sono abbastanza fradicio e un senso di gelo inizia a propagarsi dalle braccia verso il resto del corpo. Per fortuna Marina si lascia convincere a non proseguire la discesa e a tornare su.
Risalendo incrociamo le varie squadre al lavoro. Questi sono di nuovo Alice e Angelo, oramai presissimi nel rilevare.
Alla strettoia intermedia incontriamo la squadra 4, formata da Stefano e Alessandro. Ci fermiamo un attimo a scambiare qualche parola con loro prima di proseguire.
Vicino al P23 incontriamo la squadra 5, formata da Fabrizio e Guido. Loro hanno un problema non banale. Il loro CavWay si e’ bloccato. Non prende piu’ le misure di inclinazione, l’unico numero che da’ e’ 177° un numero improbabile per la misura di inclinazione.
Per fortuna dopo aver rifatto una calibrazione sommaria riescono a sbloccare il marchingegno e proseguire con il rilievo. Quando riprendono il loro lavoro Marina ed io continuiamo a salire.
Sul P23 lo stillicidio e’ diventato intensissimo e’ praticamente impossibile evitare una doccia. Salgo piu’ veloce che posso, quindi mediamente lento, poi mi fermo ad aspettare Marina. Inganno il freddo scattandole foto.
Quando Marina mi raggiunge andiamo assieme ad affrontare le strettoie prima del pozzo Daniela. Stavolta la seconda strettoia la passo agevolmente poiche’ sono gia’ bagnato fradicio e mi spalmo senza problemi sul fondo della strettoia dove e’ piu’ larga. Al P7, o pozzo Daniela aspetto Marina, a cui ho vilmente mollato lo zaino. Sopra di noi c’e’ Luca della squadra 6 che impegna la corda quindi Marina ed io passiamo il tempo facendoci un selfie quasi riuscito.
Quando Luca ci urla la libera proseguiamo verso l’uscita scambiandoci qualche informazione con Luca. Lui e Domenico hanno dovuto interrompere il rilievo perche’ il loro CavWay si e’ bloccato per motivi imprecisati. Sono potuti arrivare solo alla base del pozzo Daniela.
Quando Marina ed io arriviamo alla base del pozzo d’ingresso, loro sono gia’ fuori, ci avvertono che ancora nevica e c’e’ un forte vento gelido. Io mi attrezzo indossando un sacco di plastica a mo’ di mantello nella speranza di ripararmi almeno un poco dal freddo esterno.
Esco per primo, la neve scende a fiocchi enormi, il vento teso la fa scendere quasi orizzontale. Faccio una foto alla tormenta sperando di catturare la neve ma con scarsi risultati.
Marina intanto sale il pozzo e mi raggiunge.
Il ritorno e’ quasi da incubo, percorrendo il fosso mi giro per verificare che Marina mi stia seguendo e mi prendo un fiocco di neve nell’occhio che quasi me lo ferisce. Ci vedo annebbiato per un bel tratto di strada.
Arriviamo al rifugio quasi in ipotermia ed entriamo tremanti nella sala principale del rifugio, quella dove si mangia e si tengono le lezioni. Rispondo in maniera veramente inurbana chi mi ingiunge di uscire dall’unica stanza calda del rifugio perche’ rischio di sgocciolare per terra.
Dopo essermi ripreso un poco dal freddo esco dalla sala comune e vado a cambiarmi indossando con sommo sollievo i vestiti asciutti. Nel frattempo a piccoli gruppi i nostri prodi rilevatori rientrano anche loro. Nonostante il tempo tremendo e qualche inconveniente tecnico sono riusciti tutti a fare la propria parte e ora si godono il tepore del camino.
Mentre eravamo in grotta sono arrivati altri amici che allieteranno la serata partecipando con noi alla cena al ristorante. C’e’ Tarcisio, e’ arrivata anche Isabella…
…nonche’ Virginia e Nerone.
Quando siamo di nuovo tutti presenti, Marco fa un rapido consulto tra le varie squadre annotando i problemi incontrati e il lavoro fatto. Ci intrattiene poi con la sua analisi e alcune considerazioni.
Tutti ascoltano con attenzione.
L’atmosfera si rilassa un poco in attesa della prossima lezione, anche in attesa che arrivi l’ora di cena.
Marco e Gabriele discutono gli ultimi particolari prima della lezione che anticipa il lavoro di restituzione che verra’ affrontato domani.
Isabella, Domenico e Luca in attesa della lezione.
Il camino acceso e il calore che emana attirano sempre l’attenzione, fuori la neve sembra essersi placata ma il vento gelido imperversa.
Tra una lezione, un commento sui problemi rilevati sul CavWay, i problemi di altro tipo durante il rilievo e qualche chiacchiera sparsa finalmente arriva ora di cena. Quando usciamo sembra che, a coronamento del maltempo, voglia anche piovere. Malmenati dal vento gelido arriviamo al ristorante dove ci rilassiamo godendo del cibo e della buona compagnia. Ogni tanto mi alzo per sgranchire le gambe e fare qualche foto.
Terminata la cena affrontiamo di nuovo il vento fino al rifugio dove tra una chiacchiera e l’altra iniziamo la domenica prima di andare a dormire.
17 maggio 2026 – La restituzione
Inizia l’ultima parte del corso. La mattina mi sveglio la prima volta verso le 3 del mattino. Mi preoccupo un poco per l’attesa che mi attende ma per fortuna dopo una rapida visita al bagno riesco a riaddormentarmi fino alle 7 passate.
Quando vado alla sala comune Marco e Gabriele sono gia’ al lavoro. Gabriele ha installato la stampante acquistata appositamente per questo corso, ha predisposto il videoproiettore e ora assiste Marco per la stampa su carta delle poligonali prodotte dalle varie squadre.
Angelo nel frattempo si gode il caldo del caminetto.
Terminati i preparativi, Domenico e Luca, la squadra 6, quella dell’ingresso, si sono messi comodi per fare il loro lavoro.
Tutti si mettono al lavoro, io gironzolo per la stanza, gli ospiti, Isabella, AnnaPaola e Alessandro osservano senza intervenire.
Gabriele assiste Federico durante i lavori di restituzione.
Anche Marco distribuisce spiegazioni e consigli ai nostri rilevatori.
Marco ha trovato da fare anche a Marina, le ha affidato il compito di disegnare il rilievo di una grotta ligure che hanno rilevato assieme tempo fa. Dopo aver girovagato per la sala mi fermo da Marina a curiosare.
La restituzione termina con successo. Mentre Marco e Gabriele acquisiscono i lavori fatti e li elaborano per la successiva presentazione i nostri bravi disegnatori si rilassano un poco.
Ecco quanto hanno prodotto i nostri prodi cartografi! Complimenti davvero, i vari rilievi si riescono addirittura a legare assieme in maniera da ottenere un rilievo unico. Un risultato non scontato.
Ognuno ai propri posti, si riprende con l’ultima parte del corso. Anche se non lo avevo preventivato vengo invitato a fare una breve presentazione delle schede per aggiornare il catasto. Faccio il mio spiegone cercando di essere chiaro e sintetico.
Concludo lasciando di nuovo la parola a Marco che ci illustra i risultati del lavoro appena concluso. Usa Topodroid per fondere i vari disegni in un rilievo unico sfruttando i capisaldi in comune. E’ una funzione di Topodroid che non conoscevo, molto interessante.
Dopo l’ultima lezione di Marco arrivano i ringraziamenti e il corso termina. I nostri corsisti iniziano a prepararsi per tornare alle proprie case e pian pianino partono. Noi restiamo per sistemare con la dovuta calma tutte le nostre cose.
Verso ora di pranzo Patrizio ci allieta cucinando per noi le trofiette al pesto con gli ingredienti portati in regalo da Marina e Marco.
Consumato allegramente il pasto terminiamo di prepararci caricando tutto in macchina.
Salutiamo Marina e Marco che partono per il lungo viaggio di ritorno a Genova, grazie a loro per il fantastico corso.
Tutto procede tranquillo finche’ Alice si presenta con un faccino preoccupato. Ha chiuso la portiera della sua panda con le chiavi dentro. Un bel problema…facciamo alcuni tentativi infruttuosi rischiando anche di rompere uno dei vetri della portiera posteriore. Dopo quasi un’ora di fatica Alice trova la soluzione su internet, pare serva del nastro adesivo applicato sul vetro. Tirando il nastro adesivo il vetro dovrebbe aprirsi. Verita’ o bufala? Luca rimedia del nastro adesivo tra i ferri del suo camper e decidiamo di provare. Dopo un paio di prove in cui il nastro adesivo si straccia miseramente, miracolo, il vetro si abbassa lentamente, abbastanza da poter aprire lo sportello e recuperare le chiavi. Evviva!
Risolto il problema anche Alice ritrova il suo simpatico sorriso. Tanto per chiudere in bellezza mentre finiamo le ultime cose, inizia a piovere e Gabriele si ripara alla meno peggio.
Abbiamo passato quasi 3 giorni intensi quanto interessanti. Il corso e’ andato benone, si spera lasci tracce sulla speleologia laziale incentivando la produzione di rilievi e la diffusione della cultura della diffusione delle informazioni, tanto preziose per il progredire nella conoscenza del mondo ipogeo. Per me e’ stata un’ottima esperienza anche se molto stancante. Alla prossima.
Pubblicato inUncategorized|Commenti disabilitati su Corso di rilievo FSL – Campocatino – 16 maggio 2026
Riprendiamo gli scavi alla grotta degli spari con Martina, Nerone e Gabriele.
Nerone e’ sempre convinto che la via giusta da seguire sia il buco che trovai fortunosamente alla base del primo pozzo. Visto che l’ultima volta lo abbiamo coperto con una massa considerevole di pietrisco oggi ci tocca un solerte lavoro di ripulitura.
La mattina Gabriele passa a prendermi a casa e Martina ci raggiunge con puntualita’ commovente.
Verso le 11 arriviamo al parcheggio e iniziamo a prepararci.
Martina sollecita un selfie prima di partire e cerco subito di accontentarla.
Si parte, io mi attardo per gli ultimi controlli ma poi mi sbrigo a raggiungere i miei amici.
Iniziamo la piacevole passeggiata fino alla grotta dove Nerone ci aspetta. Tutto il paesaggio e’ letteralmente invaso da piante dai fiori bianchi. E’ incredibile, sembra un altro posto. Provo a strapparne uno ma non odora ne’ di cipolla ne’ di aglio, chissa’ di che pianta si tratta.
La foto alla palina oramai e’ tradizione.
Passiamo il punto con la targhetta del sentiero apposta su un tronco marcescente.
Questo e’ l’albero di Corrado, e’ anche il punto in cui si abbandona il sentiero segnato per affrontare le ultime salite fino alla grotta.
Passiamo accanto alla grotta che ho rinominato come “pozzo egizio” e quindi affrontiamo l’ultima salita, ognuno col proprio passo.
Anche qua il prato, un tempo sgombro, e’ invaso dalle piante coi fiori bianchi.
Ci sono altri fiori e li fotografo approfittando di una delle soste per riprendere fiato.
Alla grotta troviamo Nerone, ha gia’ liberato l’ingresso dai tronchi di protezione e sta sistemando in giro.
La foto non rende ma queste dovrebbero essere orchidee.
Dopo i saluti iniziamo a prepararci. Nerone mi dice: “Zompa dentro che iniziamo”. Vuol dire che devo sbrigarmi a indossare l’attrezzatura, cosa che mi accingo a fare. Esorto Martina a fare lo stesso cosi’ dopo un po’ potra’ darmi il cambio.
Sono pronto, scendo. Sotto trovo quel che mi aspettavo, un consistente cono detritico ricoperto da foglie, l’accesso alla sala adiacente e’ praticamente occluso. Calcolo che ci sara’ almeno un metro cubo di sassi e terra da tirar via. Un sospiro rassegnato poi Nerone cala il “sacchio” e iniziamo questo lavoro noioso, ripetitivo ma necessario. Tanto per saperlo, “sacchio” non e’ un errore di scrittura ma e’ un termine che deriva dall’unione delle parole “sacco” e “secchio”. E’ a forma di secchio ma fatto col morbido pvc dei sacchi speleo, e’ molto utile in queste occasioni.
Perdo il conto dei sacchi che riempio e che i miei amici tirano su. Per almeno un’ora il dialogo tra dentro e fuori si limita a: “Recupera”, di solito seguito dalla protesta di Nerone: “I prossimi falli piu’ leggeri!”.
Quando sono stanco chiedo il cambio a Martina. La aspetto giu’ per spiegarle come deve operare per non rischiare di tappare il pozzetto che tanto piace a Nerone. Per scendere Martina litiga un poco col discensore e ci mette un tempo che mi sembra lunghissimo a raggiungermi. Io sono rigidamente addossato alla parete per limitare i danni in caso di caduta sassi e l’attesa mi snerva parecchio. Quando dopo parecchi minuti continuo a sentire la voce di Gabriele che con calma olimpica dice a Martina: “Fai questo, fai quello, metti il discensore cosi’ e cosa’”, sbotto in proteste dal tono incivile alquanto. Per fortuna dopo solo alcuni altri minuti Martina atterra a fianco a me. Le spiego quali sassi sono a protezione del pozzetto e quindi da non muovere, poi la saluto e salgo fuori a dare una mano con il recupero dei sacchi.
In pratica c’e’ poco da fare, Nerone ci mette la fatica e li tira fuori a forza di braccia, Gabriele recupera la corda via via che Nerone la tira e io mi occupo di svuotare i sacchi cercando di utilizzarli per rifinire lo spiazzo comodo davanti all’ingresso.
Quando Martina e’ stanca ma soddisfatta del proprio lavoro ci annuncia che sta per uscire cosi’ sospendiamo le attivita’ in attesa che risalga. Visto che ci sono le faccio un centinaio di foto.
Nerone approfitta della sosta per farsi una pipata. Devo dire che oggi ha trovato un tabacco davvero pestilenziale!
Martina arriva e si prende ancora un attimo di respiro prima dell’ultimo sforzo per uscire.
Non ci sono altri scavatori volontari quindi tocca nuovamente a me scendere. Quando arrivo alla base del pozzo trovo che Martina ha fatto davvero un ottimo lavoro, ha tolto un grosso strato di pietrisco e terra lasciando solo sassi grandi. Mi sistemo meglio che posso e inizio a “lavorare” i sassi a mazzettate per romperli in pezzi piu’ maneggevoli. Per fortuna si tratta di una roccia che risponde bene e in pochi colpi i sassi si spezzano. Trattandosi di pezzi comunque grossi faccio presto a riempire il sacchio. Sottopongo il buon Nerone a un superlavoro, tanto che a un certo punto chiede il cambio a tirare la corda e cede il posto a Martina. Quando anche Martina e’ finita Nerone ha recuperato le forze e riprende il suo posto a recuperare i sassi. Li faccio affaticare parecchio me alla fine i nostri sforzi vengono premiati, il pozzetto ora e’ praticamente libero.
Sono quasi le 4 del pomeriggio e mi avvertono che minaccia pioggia. Decidiamo che e’ ora di “fare i ferri” e tornare alle auto. Esco e trovo Martina che festeggia degustando una barretta ai cereali, gentilmente me ne regala una che mangio con gusto.
Gabriele parte per primo ma si ferma ad aspettarci alla fine della salita iniziale.
Io sono praticamente pronto mentre Martina e Nerone stanno terminando gli ultimi preparativi.
Martina parte a raggiungere Gabriele, io la seguo ma preferisco aspettare Nerone, nel caso avesse bisogno di aiuto nel caricare sulle spalle il suo pesantissimo zaino. Quando lo vedo partire con passo deciso, riparto anche io.
Pochi passi e raggiungo Martina e Gabriele in attesa tra i fiori.
Aspettando Nerone fotografo un’orchidea in compagnia di altri simpatici fiorellini.
Nerone e’ quasi arrivato, mi avvicino al gruppetto di viandanti.
Si parte. Passiamo in mezzo al mucchio di piante con i fiori bianchi che sembrano un mare verde.
Dopo tante volte che ho percorso questo sentiero l’ho come assimilato, ora non mi pesa piu’ come le prime volte. Vado avanti di buon passo ma ogni tanto mi fermo per riprendere fiato e fare foto ai miei amici.
Siamo alla palina. Qua inizia la salita “seria”.
Proseguo a passo spedito ancora per un po’ poi mi fermo e lascio passare avanti Nerone
Col suo passo lento ma implacabile arriva anche Martina, aspetto anche lei, tanto per non far torto a nessuno.
Alle macchine iniziamo a cambiarci suscitando la curiosita’ di un gruppo di ragazzi che stanno facendo picnic nella vicina area attrezzata. Uno di loro che dichiara essere il festeggiato, auguri per il suo 25esimo compleanno, si avvicina per chiederci delle grotte e per invitarci a bere e mangiare assieme a loro. La cosa mi tenta un po’, ma vedo che i miei amici non sono intenzionati, quindi rinuncio subito anche io per solidarieta’. Non perdo l’occasione per ingaggiarlo come aspirante speleologo ma purtroppo il ragazzo e’ di Roma ma abita in Calabria. Subito Gabriele gli elenca tutti i posti della Calabria dove potra’ trovare grotte mentre io lo saluto e riprendo a cambiarmi. Il tempo di una foto a Martina poi termino di ricomporre lo zaino.
Una giornata dedicata a un lavoro poco interessante ma necessario per proseguire una faticosa esplorazione. Speriamo bene. Alla prossima.
Una visita alla grotta degli urli in compagnia di Luca per predisporre il necessario per il corso di rilievo “Geometrie di grotta”, pensato da Gabriele e organizzato per conto della FSL da Marina, Gabriele, Marco ed io.
Luca durante il corso sara’ uno “studente” ma oggi ci dara’ una mano con l’armo e le altre cose da sistemare in grotta. Con noi oggi c’e’ anche Patrizio che, con Gabriele, vedra’ alcuni particolari della logistica esterna tipo l’alloggio al rifugio Calderari, l’organizzazione dei pasti e altre cose necessarie.
Dopo un tranquillo viaggio da Roma fino a Campocatino ci incontriamo con Patrizio al rifugio e dopo i saluti ci spostiamo al piazzale per preparare il necessario per la grotta. Il nostro, mio e di Luca, programma di oggi prevede la revisione degli attacchi che ci sono in grotta, l’armo delle corde che useremo e la ricognizione del tratto di grotta che useremo per il corso mettendo dei cartelli per suddividere i tratti di grotta per le 6 squadre che ci lavoreranno tra un paio di fine settimane.
Al bel sole di oggi ci prepariamo, Luca si occupa anche di fare la conta del materiale che ci serve. Ne escono fuori un paio di zaini di buon peso.
Salutati Gabriele e Patrizio, che vanno per seguire i loro compiti, Luca ed io andiamo verso la grotta. Incredibilmente ci sono ancora delle chiazze di neve e Luca si diverte a camminarci sopra per testarne la consistenza.
Scavalliamo la pista da sci e proseguiamo lungo il fosso che serpeggia a valle.
Anche qua ci sono delle belle chiazze di neve.
Il fosso davanti a noi diventa pianeggiante per un breve tratto, e’ quello il punto in cui dobbiamo abbandonarlo per prendere a destra un sentierino appena accennato tra i bassi cespugli di ginepro.
Ancora una decina di metri e si scorge l’ingresso della grotta, un buco nel terreno nemmeno tanto evidente. Accanto all’ingresso c’e’ un bel fiore, nato proprio dove si mette la corda per scendere, non so se riuscira’ a sopravvivere al nostro transito. Intanto lo fotografo per preservare almeno l’immagine della sua bellezza.
Sistemo la corda per l’ingresso, uno degli attacchi e’ fisso ma ballerino, il secondo e’ a posto, diciamo che puo’ andare bene cosi’. Visto che fuori fa caldo mi sbrigo a entrare lasciando a Luca il piacere di approntare un deviatore per la corda d’ingresso. E’ quasi tradizione consolidata che la corda d’ingresso tocchi in vari punti, e’ sempre stato cosi’ ma per il corso dovranno transitare in un giorno almeno 15 persone quindi mi sembra opportuno mettere un deviatore per attenuare lo struscio della corda.
Mentre io mi godo il fresco della grotta Luca opera con trapano, fix, martello e il resto fino a confezionare un deviatore che soddisfa alquanto il mio gusto estetico.
Mentre aspettavo non sono rimasto completamente con le mani in mano, ho tirato fuori dal sacco la corda successiva e l’ho attaccata ad un naturale. Dopo la piccola sala alla base del pozzo d’ingresso la grotta si stringe e c’e’ un passaggio con un dislivello di un metro.E’ semplice da passare e nel Lazio tutti conoscono bene questa grotta ma per l’occasione penso sia preferibile mettere comunque una corda, fosse solo per “avvisare” chi transita di fare attenzione.
Appena Luca mi raggiunge gli cedo il passo e lo mando avanti, dopo il piccolo salto c’e’ un meandro stretto per un paio di metri e poi il “pozzo Daniela”. Mentre Luca armeggia con le corde io lo allieto con la storia del pozzo. Anche se e’ irrilevante ai fini della storia, dovete sapere che Daniela e’ mia cugina, aveva fatto il corso speleo allo SCR nel 1978, credo, uno degli ultimi su scalette. Nei primi anni ’80, quando la grotta e’ stata scoperta lei era tra gli esploratori. Fatto sta che mentre percorreva questo pozzo l’armo cedette. L’armo non era altro che un chiodo da roccia, all’epoca ancora utilizzato, i fix non c’erano e gli spit erano quasi una novita’. La caduta per i pochi metri di pozzo le causo’ diverse fratture, qualche mese di convalescenza e la brusca conclusione della sua attivita’ speleologica. In quegli stessi anni io iniziavo la mia avventura speleologica e, a causa di questo incidente, non ricordo di aver avuto occasione di fare qualche grotta insieme a lei.
Luca, nonostante la distrazione dei miei racconti prosegue con l’armo, trova un fix nel punto in cui il meandro curva e lo usa per avvicinarsi al pozzo in sicurezza.
Sul pozzo mette un fix per doppiare l’armo, ammatassa la corda fissa perche’ non impicci, sistema la corda nuova e inizia a scendere. Dopo un paio di metri lo sento esclamare: “Oh, la corda non basta!”.
C’e’ poco da fare, Luca torna su e smonta tutto, io torno indietro fino alla base del pozzo d’ingresso, sgancio la corda dal naturale dove l’avevo fissata e torno indietro. Fisso di nuovo la corda su un naturale alla base del saltino disarrampicabile e avviso Luca che puo’ sistemare l’armo con i metri di corda recuperati.
Ora la corda basta, anzi abbonda, quindi Luca scende e io posso affacciarmi sul pozzo. Di lui, il pozzo, ho ricordi “strettissimi”, una volta la partenza era molto piu’ angusta e ogni volta ci consumavo un mucchio di energie e bestemmie. Non so chi lo abbia allargato ma si e’ assicurato la mia sempiterna gratitudine.
Alla base del pozzo Daniela ci sono le due strettoie “selettive”. Visto come Luca le passa con facilita’ probabilmente sono selettive solo per me. Vi assicuro pero’ che non le trovo affatto gradevoli.
Al termine delle strettoie ci si affaccia finalmente al P23, l’unico pozzo che si incontra fino a -250 metri di profondita’. Forse questa e’ una delle peculiarita’ della grotta, in pratica da circa -40, alla base del P23 si arriva camminando piu’ o meno comodamente fino a -250. La lunga galleria che si percorre ha nome “Andrea Doria” e si conclude con lo spettacolare salone del “Trentennale”. La galleria sara’ il teatro principale del corso di rilievo.
Qua al P23 abbiamo deciso di radoppiare le vie, a sinistra c’e’ la corda fissa, a destra ne metteremo un’altra. Parlo al plurale ma e’ Luca che lavora mentre io sono “comodamente” seduto a prendere freddo e dare consigli piu’ o meno utili.
Prima di raddoppiare c’e’ da sistemare l’avvicinamento alla verticale. Prendiamo una corda dallo zaino, ne individuiamo la meta’ e la fissiamo alla partenza dell’armo, un 4 metri prima della verticale. Ora abbiamo 2 tratti di corda paralleli, con uno Luca confeziona un traverso teso che arriva fino agli attacchi dell’armo fisso. L’intenzione e’ scendere col discensore montato sull’altro capo di corda mentre ci si mantiene allongiati al traverso teso. Non e’ indispensabile farlo ma rende meno complicato arrivare alla verticale.
Sistemata la partenza ora c’e’ da mettere un nuovo fix per armare la seconda via. Luca si attrezza per farlo.
Mentre lui lavora io inizio a sentire sempre piu’ freddo, quando sento che tremo senza posa decido che e’ il momento di fare qualcosa, armeggio con lo zaino, tiro fuori le maglie aggiuntive che ho portato in previsione del freddo, mi spoglio dell’attrezzatura e vesto le maglie asciutte con un sollievo immediato dal freddo. In una mezz’ora completo l’operazione anti-freddo e sono di nuovo non operativo, in attesa che Luca termini il suo lavoro.
Luca ha finito, gli passo lo zaino e inizia la discesa. Nel passargli lo zaino, piccolo incidente, per fortuna senza conseguenze, una bottiglietta d’acqua rimasta non vista in bilico all’inizio dello zaino capitombola giu’ fino all’orlo del pozzo e cade silenziosamente fino a terra dove prorompe in un fragoroso scoppio.
Luca scompare nel buio e dopo qualche secondo mi arriva la libera. Inizio a scendere anche io, ben contento di muovermi dal contatto con la roccia gelida. Prima di partire ammatasso meglio la corda avanzata, quella per l’avvicinamento alla verticale. Fatta la mia parte scendo il pozzo a raggiungere Luca.
A meta’ pozzo una consapevolezza mi fulmina…ho scordato di indossare la bandoliera che utilizzo per portare i materiali e l’attrezzatura che non uso. Alla bandoliera c’e’ attaccata la maniglia…potrei avere qualche difficolta’ per risalire!
Dopo una breve sosta iniziamo con la sistemazione dei cartelli per indicare le zone di operazione per le squadre. La squadra 6 sara’ l’ultima a entrare ed e’ quella che fara’ il rilievo della parte che abbiamo appena percorso. Alla base del P23 mettiamo l’inizio perla squadra 5 mentre la squadra 6 termina piu’ giu’. Questo per fare in maniera che la 6 e la 5 possano condividere alcuni capisaldi con cui poi, eventualmente, unire i rilievi.
Con lo stesso concetto mentre scendiamo la galleria mettiamo gli altri cartelli.
Fa eccezione l’inizio della squadra 2. E’ quella che deve rilevare il ramo laterale detto “dell’affluente” quindi dobbiamo indicare bene dove inizia il ramo. Loro, la squadra 2, dovranno tornare indietro nella galleria di alcuni metri se vorranno avere dei capisaldi in comune con le altre squadre. Convinco Luca che e’ cosa buona che il ramo laterale sia rilevabile senza l’uso di corde. Lui scompare per qualche minuto mentre io gironzolo nei paraggi.
Proseguiamo diligentemente con la sistemazione dei cartelli fino a quello di fine squadra 3. La squadra 1 iniziera’ poco prima e proseguira’ fino a dove riesce.
Finito il nostro lavoro iniziamo la lenta risalita.
Arrivati alla base del P23 ci fermiamo a riprendere fiato.
Mentre cerco di recuperare il fiato mi capita di confrontare la corda fissa con quella che abbiamo appena messo. Stavo per raccontare a Luca un altro aneddoto sugli Urli, di quella volta in cui facemmo un’esercitazione di soccorso lungo la galleria. All’epoca avevamo una vecchia barella Steinberg tenuta rigida da stecche di legno. Quella volta esagerammo decidendo di imbarellare lo speleo laziale di maggior peso, in tutti i sensi, ossia il nostro caro amico Claudione. Con molta fatica riuscimmo a fare il passamano per un buon tratto di galleria. Arrivati quasi in vista del P23 alcune stecche di legno della barella si spezzarono senza ritegno ne’ preavviso lasciando tutti stanchi e costernati. Se avessi un poco piu’ di memoria probabilmente ne avrei tante da raccontare. Magari un giorno riusciro’ anche a farlo, ma ora torniamo a noi.
Come dicevo il confronto tra le corde attira la mia attenzione. Avvicino le corde per vedere meglio. In effetti la corda fissa sembra avere un diametro molto maggiore rispetto a quella che abbiamo messo ora. Sarebbe il caso di cambiarla.
Luca si e’ dissetato, ha recuperato le forze, anche se non ne aveva bisogno, e ora e’ pronto per salire.
Io per sicurezza vado a rifugiarmi nella vicina nicchia. Scopro che qualcuno in quel posto ha scavato e trovato una prosecuzione che non credo sia documentata. Sarei tentato di andare a vedere ma alla fine rinuncio. Chissa’ se i nostri rilevatori la prenderanno in considerazione…
Aspetto pazientemente che Luca arrivi su, intanto faccio foto di quel che vedo dal mio rifugio. In alcuni punti la roccia sembra tenersi su grazie a incastri posticci.
Quando Luca arriva su, rintraccia la mia bandoliera e me la cala giu’. Inizio a salire anche io. A meta’ salita vedo il famoso canapone della prima discesa a opera, credo, di un fantomatico “legionario”. Mi raccontarono che questo tizio si calo’ senza attrezzatura, con il solo aiuto delle braccia. Cosi’ mi dissero e cosi’ racconto a Luca mentre approfitto di una sosta per riposare.
Arrivati a questo punto parte sempre la considerazione che piu’ passano gli anni e piu’ i pozzi si allungano, pero’ mi consola vedere la partenza del pozzo, ci sono quasi.
Dopo il pozzo c’e’ da affrontare le strettoie. Al ritorno sono ancora piu’ ostiche poiche’ non c’e’ piu’ la gravita’ a darti una mano. Passo per primo e mi incastro per benino. Risolvo forzando non poco sul mio povero sterno. La differenza con Luca e’ evidente, lui nella strettoia ci si rigira comodamente per ammirare degli ossicini sul fondo.
Il peggio e’ passato, dai. Ora rimane il pozzo Daniela e poi saremo praticamente fuori.
Sono quasi fuori, il fiore accanto alla corda sembra essersi miracolosamente salvato. Tento una foto ma la fotocamera non collabora.
Aspetto Luca godendomi il residuo tepore dell’esterno.
Finiamo di sistemare le nostre robe poi ci avviamo verso il piazzale di Campocatino. Il vento gelido ci accoglie immancabile all’arrivo alla pista da sci ma poi si placa quando svalichiamo.
Al piazzale c’e’ il buon Gabriele ad attenderci. Dopo i saluti gli raccontiamo cosa abbiamo combinato mentre lui ricambia dicendoci cosa ha fatto in compagnia di Patrizio.
Sono stanchissimo. Decisamente non ho piu’ il fisico per fare attivita’, anche leggera, per due giorni di seguito, quindi al ritorno tendo ad assopirmi. Questo non toglie che sia stata una bella giornata, speriamo anche utile per il corso. Alla prossima.
Pubblicato inUncategorized|Commenti disabilitati su Grotta degli urli – 3 maggio 2026