Benvenuto!

Io!Ho sempre voluto tenere un diario con le relazioni delle uscite e delle esperienze in ambito speleologico.

Con questo blog posso avere il mio diario ed inoltre condividere le esperienze che faccio.

Ho iniziato ad agosto 2012 a raccontare le mie avventure ipogee. Spero vi stiano piacendo. Nel caso ne aveste voglia, e’ sempre apprezzato lasciare un commento!

Cosa trovate nel blog? Le relazioni delle gite del fine settimana. Ogni tanto mi spingo a recensire qualche ristorante. Cerco di condire le parole con tutte le immagini che posso.

Ho inserito un paio di sezioni dedicate ai ricordi. Nella prima ho riportato le relazioni delle spedizioni speleologiche a cui ho partecipato. Nella seconda ho iniziato ad inserire immagini di uscite, fatte nel passato, che ritrovo curiosando tra i mucchi di foto che ho salvate sul pc (il piu’ delle volte sotto l’illuminante titolo “varie”!).

Buona lettura e di nuovo benvenuto!
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Abisso veramente – 15 marzo 2026

Con Laura e Marco a continuare il lavoro in questa grotta veramente interessante!

La mattina arrivo al solito parcheggio con quasi un’ora di anticipo. Mi preparo con molta calma poi decido di attendere i miei amici. Se ho capito bene oggi saremo solo noi 3 e servira’ sicuramente una mano per portare tutto il materiale. Quando arrivano oramai scalpito per partire, sopporto male le attese. Quando vedo che sono quasi pronti inizio ad avviarmi e li aspetto dopo la prima salita.

Proseguiamo sul sentiero, la prima parte e’ bella ripida tanto che Marco mi chiede almeno un paio di volte se sono sicuro sia quello il sentiero giusto. Che dire, certo che non sono sicuro! Pero’ ci sono ottime probabilita’ che lo sia o che comunque ci porti dove vogliamo arrivare. Fino a ora il senso d’orientamento mi ha tradito raramente, quindi ogni volta rispondo a Marco con sicurezza che si, e’ il sentiero giusto.

Infatti, dopo il primo tratto in salita intercettiamo un sentiero piu’ ampio e che procede con un largo zigzag verso il punto dove siamo diretti. E’ molto comodo e la lieve salita permette anche di fare moderata chiacchiera mentre si cammina. Dopo una ventina di minuti siamo alla solita palina che indica sentieri e destinazioni. Come sempre le dedico una foto, oggi con un’atmosfera un po’ fosca a causa della nebbia.

Mi fermo ad attendere Laura e Marco, che arrivano ognuno col proprio passo. In realta penso che Laura potrebbe tranquillamente prendere il largo e distanziarmi senza fatica ma non vuole mortificarmi quindi modera la velocita’.

Dopo la palina proseguiamo sul sentiero, ora sono ragionevolmente sicuro della direzione da prendere, pero’ Marco, complice la nebbia, continua ad avere dubbi quindi chiede di nuovo se sono sicuro. Ancora una volta gli rispondo che si, sono sicuro…e stavolta con la quasi certezza di non sbagliare!

Quando il bosco inizia ad aprirsi un poco e’ il momento di piegare verso destra. Nonostante la nebbia, si intuisce la piana sottostante ma il mare che di solito si intravede all’orizzonte oggi sara’ solo da immaginare. Scendiamo tra mucchi di sassi affioranti fino a quel gruppo di faggi piu’ avanti, una decina di metri piu’ in basso. Ricordavo bene, raggiungo uno di essi, ci giro intorno ed ecco la nostra grotta.

Oggi tira un vento teso e freddo assai, sara’ un piacere stare qua fuori ad attendere il proprio turno per entrare in grotta a lavorare. Marco appena arriva posa lo zaino e ci chiama a se’. Facciamo la conta per chi entrera’ per primo. Dalla conta esce Marco che quindi si prepara svelto. Laura decide che per riscaldarsi accendera’ un fuoco quindi inizia ad andare in giro a raccogliere legna fina e possibilmente non troppo bagnata. Io cerco di dare una mano a Marco nel sistemare la corda su cui scendere e nel frattempo inizio ad indossare l’attrezzatura.

Marco entra e inizia a lavorare alacremente, col fumo verifichiamo che la grotta soffia con decisione, buon sintomo di vitalita’ che ci rincuora sempre.

Io intanto termino di vestirmi e inizio a seguire Laura nei suoi tentativi, per ora vani, di accendere un fuoco.

Aveva una specie di diavolina ma sembra non fosse molto funzionante, forse si era bagnata anche lei. Allora la vedo sparire e tornare dopo qualche minuto con una cosa strana in mano. Quando lo vedo da vicino lo riconosco, e’ una di quei funghi legnosi che crescono di preferenza sul legno di tronchi d’albero caduti o comunque su legno marcescente. Laura me lo mostra chiamandolo “fungo esca”, mi spiega che era molto usato per “trasportare” il fuoco da un posto all’altro perche’ una volta acceso lo rimane per molte ore. Sono dubbioso su quanto mi racconta ma alla fine dovro’ ricredermi. Ignara o noncurante del mio scetticismo Laura continua nei suoi tentativi. Il fungo con mia meraviglia prende fuoco molto facilmente, non fa fiamma ma una brace che non pare volersi spegnere. Mentre lui, il fungo, continua a bruciare e sviluppare calore Laura lo mette sotto il cumulo di rametti che vuole accendere e lo lascia a fare il suo lavoro. Nel frattempo si avvia scomparendo di nuovo alla ricerca di rami secchi o non troppo umidi per alimentare il fuoco quando si accendera’. Quando torna col suo bottino mi regala un’altra perla di saggezza: “La legna riscalda 2 volte” intendendo dire che riscalda quando la vai a raccogliere e poi ancora quando la bruci. In effetti e’ proprio cosi’, non ci avevo mai pensato.

Marco mi distoglie dalle attivita’ “fuochistiche” di Laura perche’ e’ finalmente il mio turno per scendere. Sono pronto. Prendo tutto il necessario e vado. Arrivo giu’ dove stiamo allargando e sistemo tutte le robe necessarie nel poco spazio che c’e’. Per rendere il lavoro piu’ piacevole c’e’ un allegro stillicidio e dell’acqua che rivola allegramente lungo le pareti, il tutto condito con un poco di fango, che non guasta mai. L’unica nota positiva e’ che qua dentro fa meno freddo che fuori.

Faccio quel che riesco e quando sono “finito” esco per avere il cambio. Al mio posto entra Laura armata di martello e determinazione. Io intanto mi levo di corsa la parte superiore della tuta e tiro fuori dallo zaino la giacca a vento per evitare il congelamento.

Quando Laura esce tocca di nuovo a Marco. Laura riprende a curare il fuoco che ancora stenta a vivere. Soffia con accanimento sul fungo esca mettendoci dei legnetti sopra. Mi faccio coinvolgere da tanta passione e cerco di darle una mano soffiando anche io quando lei si stanca. Alla fine i legnetti cedono al nostro accanimento e una timida fiammella appare tra i legnetti disposti a pira. Quando Marco esce Laura puo’ mostrargli con giusto orgoglio un allegro fuocherello vicino al quale scaldarsi le mani dopo le umide fatiche ipogee.

Marco esce dalla grotta conciato come una statua di fango bagnato. Io nel frattempo mi sono ghiacciato a puntino, non ho molta voglia di rientrare. Anche Laura, gia’ appagata abbastanza dalla vittoria contro il fuoco recalcitrante, afferma che non ha molta voglia di entrare di nuovo in grotta. Marco oramai e’ gia’ “strafonto” (molto bagnato!) quindi si rassegna a rientrare appena ripreso fiato e prima di freddarsi troppo al vento gelido. Laura ha un ottimo udito e, mentre Marco ci aggiorna sulla situazione in grotta, sente passare altri amici, lassu’ dove passa il sentiero. Sicuramente si tratta di speleo dell’ASR che vanno a scavare alla nuova grotta, la “brancaleone”, che spero considerino di inserire a catasto non appena sara’ accessibile. Li salutiamo da lontano riproponendoci di passare a trovarli piu’ tardi.

Marco rientra per un’infangata suppletiva e noi lo seguiamo dall’alto.

In particolare Laura segue i lavori di Marco mentre io cerco invano un punto piu’ riparato dal vento.

Dopo un tempo congruo e utile a stancarsi per bene Marco termina per oggi il lavoro. Lo vediamo sparire nel buio, poi ci spieghera’ che e’ andato un poco avanti a buttare giu’ sassi e a valutare cosa ci sara’ da fare le prossime volte. Tornato indietro recupera tutti i materiali e risale disarmando. Mentre lo aspettiamo Laura ed io spegniamo con cura il fuoco acceso con tanta fatica, facendo attenzione a non lasciare pericolose braci in giro. Per fare la mia parte da cronista dell’uscita accompagno la risalita di Marco con tante foto. E’ fuori, per oggi abbiamo terminato.

Una volta tolta l’attrezzatura, sistemati i materiali e ricomposti gli zaini li issiamo in spalla e ci avviamo per andare a trovare i nostri amici dell’ASR alla “Brancaleone”. Vado a occhio, per prima cosa salgo a raggiungere il sentiero che corre lungo la cresta. Prendo a destra e dopo un cinquecento metri devio sul versante a sinistra iniziando poi a procedere in diagonale. Poco prima di arrivare alla grotta incontriamo 3 speleo del gruppo “Brancaleone” con cui ci fermiamo a scambiare qualche parola. Dopo, quando li salutiamo, trovare la strada per la grotta e’ semplice, basta seguire la traccia lasciata da loro. Passiamo accanto al catravasso barbanera e da li’ basta proprio poco per raggiungere la nuova grotta.

Laura arriva col suo passo, Marco lo vedo lontano, ha preferito tenersi piu’ in quota.

Eccoci arrivati. Anche loro hanno dichiarato terminata la giornata e stanno facendo le ultime rifiniture all’ingresso.

Sono un bel mucchio di speleo. Fa speranza e un po’ di invidia vedere un cosi’ folto gruppo di persone appassionarsi per una grotta, soprattutto visto l’attuale stato di desertificazione in cui mi sembra versare la speleologia laziale.

Sono tutti in circolo intorno all’ingresso della grotta. Ci mettiamo anche noi con loro e scambiamo qualche parola per informarci reciprocamente su quanto fatto oggi.

Quando il freddo inizia a mordere di nuovo prendo commiato dall’allegro gruppo e inizio a salire di buon passo col solo intento di scaldarmi un po’. Laura e Marco mi seguono con piu’ calma.

Mentre ero alla grotta Brancaleone ho riacceso il GPS, col suo aiuto ritrovo una delle grotte rintracciate la volta scorsa.

Mi fermo per mostrarla ai miei amici. Marco giustamente la liquida dicendo che non si possono avere altre cose da fare. L’abisso veramente ci basta e avanza, per ora.

Riprendiamo il cammino. Faccio una foto a questa pozza d’acqua nata in grembo a un faggio, magari sara’ utile come abbeveratoio d’emergenza per le mucche al pascolo.

Passando per la palina non posso negarle ancora una foto.

Strada facendo veniamo affiancati e poi inglobati nel gruppo “brancaleone” che ha chiuso il cantiere subito dopo la nostra partenza.

Facciamo la strada assieme anche quando prendo un sentiero quasi accennato che pero’ ci porta nella direzione giusta.

Eccoci infine alle macchine dove ci attendono vestiti asciutti e caldi.

Dopo esserci cambiati partecipiamo al rinfresco organizzato dai ragazzi dell’ASR con birre, patatine, taralli e anche qualche fetta di formaggio e di salame. Dopo lo spuntino prendiamo commiato e partiamo, Laura e Marco con il furgone di Marco, io con la mia auto. Quando sono quasi a Carpineto ricevo una chiamata da Marco che dice: “Visto che sono quasi le 6, che ne diresti di andare a fare cena da qualche parte?”. Come si puo’ rifiutare un’offerta del genere? La giornata quindi termina “con le gambe sotto al tavolo”, ovvero nel migliore dei modi, mangiando in buona compagnia. Alla prossima.

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Grotta dell’Arcaro – 14 marzo 2026

Una gita in questa divertente grotta con Alfonso, Fabio, Nerone, Gabriele, Luca.

Visto che Fabio non era potuto venire all’ultima palestra abbiamo deciso che fara’ il suo primo incontro con l’attrezzatura speleo direttamente in grotta. Alfonso invece ne approfittera’ per sperimentare sul campo quanto appreso con la palestra.

A volte capita che io mi scordi la fotocamera…questa e’ una di quelle volte. Ringrazio Luca che mi ha aiutato dandomi alcune delle sue.

La mattina facciamo i giri necessari per recuperare tutti e poi ci rechiamo alla Fontana del Gatto da dove si parte per andare alla grotta. Una volta equipaggiati a dovere partiamo per la breve passeggiata di avvicinamento. Per fortuna il passaggio finale tra i rovi e’ ancora aperto quindi ci arriviamo abbastanza facilmente.

Finalmente siamo davanti alla breve galleria, probabilmente artificiale, che porta all’interno della grotta. Il primo ostacolo che si incontra dopo aver percorso la galleria e’ un pozzo di circa 4 metri. E’ su questo che Fabio si esercitera’ con l’attrezzatura speleo.

I compiti per la giornata sono subito stabiliti. Io armero’ il primo pozzo e impartiro’ a Fabio i primi rudimenti sull’uso dell’attrezzatura speleo, Luca e Alfonso andranno avanti per conto loro ad armare e visitare la grotta. Nerone e Gabriele proseguiranno l’istruzione di Fabio quando io scendero’ a raggiungere Luca e dargli una mano.

Detto fatto…o quasi! Vorrei montare un multifix per doppiare l’armo di partenza sulla verticale del pozzo ma dopo diversi tentativi rinuncio e pianto un bel, classico, fix. Quando finalmente termino di pasticciare con corde e nodi, lascio finalmente libero il primo pozzo e permetto a Luca e Alfonso di andare avanti con tutti i materiali necessari ad armare i 2 pozzi successivi. Questo e’ il pozzo iniziale visto dal basso, la lucina sopra probabilmente e’ Alfonso che si appresta a scendere, atteso sotto da Luca.

Mentre Luca e Alfonso vanno avanti noi rimaniamo e riprendiamo a tartassare Fabio con utili insegnamenti e consigli vari sull’utilizzo degli attrezzi speleo per la progressione su corda. Aiuto Fabio a fare la prima discesa facendogli sicura dal basso poi, quando arriva a terra, nemmeno il tempo di riprendere fiato che lo attacco con le nozioni necessarie per salire. Quando finalmente prova a salire mostra le tipiche difficolta’ di coordinamento che abbiamo provato un poco tutti al primo tentativo. Il risultato per lui e’ una fatica disumana ma, a parte questo piccolo particolare, arriva su sano e salvo dove Gabriele e Nerone si prendono cura di lui mentre io risalgo sulla corda per attrezzare un frazionamento intermedio da fargli provare.

Ora ho terminato di fare quel che dovevo quindi avverto Nerone che mi sto allontanando e che lascio Fabio alle cure sue e di Gabriele.

Scendo con cautela lo scivoloso scivolo fino alla prima biforcazione della frattura che compone questa grotta, quindi prendo a destra dove inizia il secondo pozzo. Trovo che Luca ha terminato l’armo ed e’ sceso. Alfonso e’ pronto per iniziare a scendere. Lo seguo mentre si avvicina alla corda in sicurezza, monta il discensore e parte per la discesa. Quando raggiunge Luca alla base del pozzo diligentemente urla la libera quindi scendo anche io.

C’e’ da camminare un poco per arrivare al terzo pozzo, Luca ed io ne approfittiamo per mostrare ad Alfonso i cristalli di calcite (spero di non dire castronerie geologiche!) che anche se un po’ “infarinati” sono sempre notevoli. Mentre io chiacchiero Luca si occupa di armare il terzo pozzo. Appena pronto lo scendiamo tutti e ci fermiamo ad ammirare delle concrezioni piccine ma molto eccentriche le cui direzioni di sviluppo sembrano sfidare la gravita’.

Come dicevo ecco prima Alfonso e quindi io mentre scendiamo il terzo pozzo, Luca e’ sotto e naturalmente e’ l’autore delle foto.

Dopo la discesa riprendiamo a camminare in maniera a tratti funambolica fino alla partenza della risalita. A questo punto credo si sia fatta l’ora di pranzo quindi propongo e ottengo di fare una sosta. Mangio il mio tramezzino e poi brindiamo tutti assieme col nocino portato da Luca, dobbiamo festeggiarlo poiche’ ieri lui si e’ bi-laureato!

Dopo il pranzo e i festeggiamenti per Luca lascio tutti e due sul posto, andranno a fare la risalita per fare una visita all’altro lato della frattura. Intanto io tornero’ indietro a vedere cosa ne sia stato di Fabio e per capire se se la sente di continuare la visita alla grotta.

Dopo qualche raccomandazione tanto per dire, saluto i nostri impavidi esploratori e vado a raggiungere gli altri amici all’ingresso della grotta. Sotto al primo pozzo urlo per avvertire che salgo e mi risponde Nerone. Gli chiedo di Fabio e mi dice che dopo varie salite e discese si e’ sentito stanco quindi hanno deciso che per oggi puo’ bastare. Li raggiungo fuori e scambiamo qualche chiacchiera su come sta andando questa giornata. Mentre sono la’ riceviamo la visita di un’anziana coppia che era curiosa della grotta e di noi speleologi. Scambiamo qualche parola con loro. Ammiro apertamente il bel mazzetto di asparagi selvatici che ha in mano la signora e “rosico” un poco quando mi dice di averli trovati lungo la strada per arrivare alla grotta. Scorno e dannazione, li avevo cercati anche io senza vederne uno!

Passata una buona mezz’ora inizio a sentire freddo e anche a essere un po’ preoccupato della sorte di Luca e Alfonso. Ci penso ancora un minuto poi decido di andare a vedere. Scendo il primo pozzo, mi scapicollo per lo scivolo scivoloso, scendo il secondo pozzo, percorro in fretta il tratto che mi separa dal terzo pozzo. Li’ urlo ma non sento risposta. Scendo anche il terzo pozzo e faccio per avviarmi verso la risalita quando sento rumori di speleo in avvicinamento. Urlo di nuovo per chiamarli e finalmente ottengo risposta. Infatti dopo qualche minuto eccoli qua.

Insieme risaliamo il terzo pozzo, io per primo, Alfonso per secondo e Luca per terzo col compito di disarmare. Mentre Luca e’ impegnato prendo in consegna Alfonso e lo porto a percorrere lo stretto bypass del secondo pozzo, per oggi ha fatto abbastanza esercizio.

Quando siamo vicini al pozzo d’ingresso lascio Alfonso alle cure di Nerone e vado alla partenza del secondo pozzo per dare una mano a Luca. Aspetto che arrivi, tiro su il suo zaino e dopo averlo recuperato lo porto fuori con me.

Fuori attendiamo l’arrivo di Luca e poi “facciamo i ferri”. Quando siamo pronti iniziamo a muoverci verso le auto. Vado avanti con Fabio cosi’ mi racconta com’e’ andata la giornata. Non male tutto sommato, solo tanta stanchezza.

Alle auto ci cambiamo con calma commentando la giornata e progettando la successiva. Il ritorno a casa chiude questa bella giornata. Alla prossima.

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Ricognizione Erdigheta – 6 marzo 2026

Una tranquilla uscita con Maria in una giornata infrasettimanale a ricercare ingressi dalle parti di pian dell’Erdigheta.

La mattina alle 7 raggiungo Maria in metro subito partiamo alla volta di Carpineto Romano. Facciamo sosta per strada per fare colazione poi proseguiamo diretti per pian della Faggeta quindi prendiamo la sterrata fino al parcheggio dove attacca il sentiero per pian dell’Erdigheta.

Ci prepariamo velocemente, abbiamo quasi nulla da partare, e lento pede partiamo per l’irto sentiero.

Poco prima di arrivare CATRAVASSO A CIMA DEL CULO DELLA FAGGETA(LA556) con Maria vediamo una posto interessante quindi deviamo decisamente a sinistra per andare a guardare da vicino. Inizialmente il posto sembra interessante ma non svela alcun segreto. Prendo a destra seguendo la flebile traccia di un sentiero e salendo vedo un buco che potrebbe essere interessante.

Aspetto che Maria mi raggiunga e intanto scatto qualche foto ai bei fiori che mi circondano.

Visionato e commentato a dovere il buco riprendiamo a camminare. Visto che ci siamo continuiamo per la traccia del sentiero che sembra andare nella direzione che serve a noi.

Salendo arriviamo nella zona in cui dobbiamo ricercare il primo ingresso che ci siamo prefissi: GROTTA DEL MEROPERSO(LA1071). A vedere il dirupo che ci troviamo davanti si riesce a intuire il perche’ del nome della grotta. In lontananza credo si vedano Roccagorga e Sezze.

Iniziamo a cercare l’ingresso della grotta. Maria rimane sopra a perlustrare, io scendo per lo scivolosissimo dirupo seguendo le indicazioni del GPS.

Quando sono nei pressi presunti dell’ingresso inizio a girare scrutando attentamente il terreno ma trovo nulla.

Continuo a girare in tondo per un poco ma senza notare tracce di un ingresso di grotta, nemmeno piccolo a piacere.

Da sopra Maria mi indica che si prova a muoversi in quota facendo un giro piu’ largo.

Alla fine del giro ci incontriamo di nuovo sul sentiero e con le pive nel sacco proseguiamo sperando maggior fortuna con i prossimi punti da cercare.

Siamo ancora sul sentiero piu’ in alto rispetto a quello “solito” quindi proseguiamo. Per ritirarci su di morale andiamo a cercare una delle grotte lungo il sentiero che non avevamo preventivato di cercare perche’ hanno il punto GPS e dovrebbe essere abbastanza preciso. Si tratta di Grotta Rickina(LA2284). La troviamo senza difficolta’ e ne prendiamo le foto, che sono sempre utili.

Ci basta poco per essere contenti! Ripartiamo per il nostro giro con maggiore allegria. Strada facendo incontriamo un tratto di sentiero con dei piccoli “totem” di pietra verniciati di rosso sulla sommita’. Maria afferma che gli sembra un “cimitero indiano”, detto fatto, questo sara’ il suo nome per noi d’ora in poi.

Maria che traversa il cimitero indiano con molta soddisfazione.

Subito dopo inizia l’ultimo saliscendi prima di arrivare alla piana dell’Erdigheta. Qua ritrovo fortunosamente il “buco del babbo” che trovammo con Luca durante un’escursione di un paio d’anni fa.

Aspetto che Maria mi raggiunga per mostrarglielo.

Eccoci finalmente a pian dell’Erdigheta.

Pieghiamo a destra per tornare in prossimita’ del sentiero nel punto in cui passa a fianco dell’inghiottitoio.

Ne approfitto per prendere un paio di foto dell’ingresso, ne ho a iosa ma qualcuna in piu’ male non fa.

Dopo aver ammirato a dovere l’inghiottitoio andiamo avanti nella piana per qualche metro, fino ad incontrare il buco che scavammo con Giuseppe alcuni anni fa.

Il cerchio di pietre che ricordavo di aver fatto attorno al buco oramai e’ scomparso. I sassi ora sono praticamente tutti dentro al buco e, per dirla come Nerone, l’hanno appilato per bene.

Una foto a Maria vicino al buco di Giuseppe non poteva mancare.

Ora che dobbiamo cercare? Maria consulta i suoi appunti e dice che c’e’ il POZZETTO DELLE CAROGNE(LA811) che ha bisogno di una nostra visita. Prendiamo la direzione partendo dall’inghiottitoio e dirigendoci a sud. Dopo un centinaio di metri lo troviamo.

Eccolo qua, secondo “l’Alberta” deve il suo nome al fatto che era usato per scaricarvi le carogne di pecore malate. Dentro questa grotta ci deve essere un bell’ossario ovino.

Aspetto Maria che arriva col suo passo, lento ma inarrestabile. Intanto controllo che il GPS sia pronto per riprendere il punto. E’ a una precisione di 3 m, meglio non si riesce a fare quindi procedo.

Inizia ad avvicinarsi ora di pranzo e dobbiamo iniziare a tornare verso l’auto. Ci fermiamo un attimo a decidere cosa altro fare. La scelta cade sul POZZETTO DELL’ESERCITAZIONE(LA1464) che e’ diametralmente opposto alla grotta appena ritrovata. Lemme lemme torniamo verso l’inghiottitoio e proseguiamo grossomodo verso nord. Strada facendo ci sono dei punti interessanti che naturalmente ci fermiamo a guardare.

Appena ricomincia la salita noto un buchetto interessante e vada a guardare da vicino.

E’ piccino assai ma ha un aspetto simpatico.

Ora la direzione che mi suggerisce il GPS e’ tutta in salita. Vado su di buon passo ma suggerisco a Maria di tenersi bassa e girare attorno all’altura che sto scalando cosi’ magari trova qualcosa di nuovo.

Il GPS indica ancora piu’ su…

Tutto intorno solo una miriade di sassi. Trovare un buco qua in mezzo e’ assai arduo, praticamente fortuito, se non ci caschi dentro non lo vedi.

Maria e’ li’ sotto da qualche parte ma l’ho persa di vista, ci recupereremo dopo.

Una roccia consumata da…

Un picco di roccia attira la mia attenzione e lo fa a ragione! Subito sotto di lui c’e’ un bel buco.

Eccolo qua in tutta la sua magnificenza. Per ora prendo le foto, poi vedro’ di che grotta si tratta. In teoria potrebbe essere il POZZO DELLO SFORZO(LA1717).

Con una telefonata e qualche urlo mi ritrovo con Maria. Riprendiamo il cammino per ritrovare il sentiero e quindi per discenderlo fino alla macchina.

Passiamo per una dolina immensa che non vuole mostrare quel che nasconde.

Maria arriva, con la scusa di aspettarla mi fermo a riprendere fiato.

Tento anche un selfie, tanto per far vedere anche il mio faccione barbuto ogni tanto.

Siamo al cimitero indiano!

In discesa seguiamo il sentiero senza deviazioni.

Lo spesso strato di foglie e’ una trappola scivolosa quando sotto si nasconde una radice.

Stavolta non manco il CATRAVASSO A CIMA DEL CULO DELLA FAGGETA(LA556) che riesplorai anni fa insieme a Giuseppe, che approfitto per salutare, la’ nelle lontane puglie dove e’ tornato a vivere.

Rifaccio le foto dell’ingresso che male non fa.

Da li’ in poi per arrivare alle macchine e’ quasi un attimo.

E’ giusto l’ora di pranzo, dopo esserci cambiati partiamo alla volta della Sbirra per un meritatissimo piatto di fettuccine. Strada facendo avvertiamo Luca che subito ci rassicura dicendo che un posticino lo si trova.

Dopo il lauto pasto e i saluti di rito a Floriana e Luca riprendiamo la strada di casa ben soddisfatti della bella passeggiata in ricognizione. Alla prossima.

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Palestra di Guidonia – 28 febbraio 2026

Con Nerone, Luca, Martina, Corrado, Alfonso e tanti amici del locale Gruppo Speleologico Guidonia Montecelio (GSGM) venuti per passare un’allegra giornata assieme e ricordare tutti assieme Franco, venuto a mancare di recente e troppo presto.

La mattina verso le 8 mi incontro a Guidonia con Nerone e, dopo un caffe’, andiamo alla palestra di roccia dove passeremo la giornata. Appena arrivati ci attiviamo, Nerone scarica l’auto dal materiale e poi si dedica ad accendere il fuoco. Lo seguo per un poco ma poi vado a prepararmi indossando l’attrezzatura. Appena pronto prendo una corda e altre robe utili e mi arrampico per armare la prima via sul tratto di parete che useremo oggi.

Presto arriva Martina con Alfonso e subito lo facciamo preparare per il cimento. Alfonso e’ uno dei 3 nuovi soci del gruppo e deve fare pratica con l’attrezzatura speleo poiche’ finora e’ andato solo in forra. Martina lo segue nella vestizione con la supervisione di Nerone.

Arriva anche Luca, solo il tempo di qualche saluto poi lo costringo a prepararsi perche’ vada ad armare le altre vie. Eccolo infatti all’opera.

Nerone si gusta l’armo facendosi una fumata con la pipa avuta in eredita’ dal suo amico Franco. Un amico di mille avventure della cui perdita ancora non si capacita.

Mentre Luca e’ all’opera in parete iniziamo a spiegare ad Alfonso i primi rudimenti sull’utilizzo delle attrezzature speleo.

Per iniziare utilizziamo una via di pochi metri, tanto deve fare su e giu’ fino al primo frazionamento per impratichirsi con croll, maniglia, longe e discensore.

Ecco Luca che scende dalle nuove vie armate mentre Alfonso si esercita.

Nerone intanto controlla che il fuoco non si spenga. Io mi impossesso dello zaino delle cibarie di Martina e affetto i pomodori che poi useremo sopra la bruschetta. Quando arriva Corrado, lui e Martina vanno a comprare salsicce e bistecche da fare alla brace.

Quando Alfonso ha preso confidenza con l’attrezzatura Luca lo prende in consegna per iniziare il percorso su una via completa. Noi osserviamo da una distanza comoda.

A stare troppo fermo pero’ sento freddo quindi dopo qualche minuto li raggiungo per fare un giro anche io.

Iniziano ad arrivare anche gli amici del GSGM. Intanto e’ arrivata anche ora di pranzo quindi mi sono avvicinato al fuoco per iniziare a cucinare. Inizio con una cosa semplice, affetto il pane e preparo alcune bruschette. In verita’ la prima la carbonizzo poiche’ c’e’ ancora troppa fiamma ma poi tutto procede per il meglio. Anzi, metto sul fuoco anche le prime salsicce, mi sembra doveroso.

Alfonso e Luca sono sempre in parete, il giro completo prende parecchio tempo.

Tra i graditi arrivi del GSGM c’e’ anche Silvia che desidera fare esercizio in parete. Svelto Nerone gli organizza un’attrezzatura e procediamo anche con lei con lo spiegone e gli esercizi con cui possa prendere confidenza con gli attrezzi.

Nel frattempo Alfonso ha terminato con successo e soddisfazione il suo giro in parete e si gode un poco di meritato riposo. Io tra una cosa e l’altra sono riuscito a iniziare pranzo con bruschette, una salsiccia e almeno un paio di bicchieri di vino, quest’ultimo provvidenzialmente portato dal GSGM. Silvia, per il primo giro sulla via breve, la accompagno io poiche’ Luca deve giustamente andare in zona fuoco a rifocillarsi. Silvia si rivela molto brava e in pochi minuti abbiamo fatto la salita con i due frazionamenti e la relativa discesa.

Ora anche Silvia e’ pronta per il giro lungo, nel frattempo Luca ha terminato di mangiare qualcosa in zona fuoco quindi la lascio alle sue cure.

Per evitare di andare a mangiare altro cerco spazio per fare qualche cosa su corda. Visto che c’e’ Alfonso che gironzola nei dintorni gli chiedo se voglia venire anche lui. Mi dice di si quindi partiamo senza altri indugi. Visto che c’e’ libera solo la via di sinistra gli comunico che saliremo sfalsati di un frazionamento cosi’ potro’ seguirlo comunque, tanto oramai ha fatto esperienza. Purtroppo, dopo il primo tratto di salita, arrivato al frazionamento Alfonso dice di essere troppo stanco per proseguire quindi lo seguo per il cambio di direzione e poi proseguo a salire.

Arrivo quasi subito vicino a Silvia e Luca che stanno terminando la salita.

Sotto sembra tutto tranquillo, giu’ in fondo, in zona fuoco, si chiacchiera mangiando quello che continua a cuocere sulla brace.

Ecco Silvia e Luca arrivati a meta. Ora devono solo riprendere fiato e proseguire con la discesa. Il tempo di far loro una foto poi inizio a scendere pure io per non intralciarli.

Arrivato a terra raggiungo il resto del gruppo in zona fuoco e mi lascio tentare da una bella bistecca ancora calda, nel frattempo scambio qualche parola un poco con tutti e passo alcuni minuti a vedere delle belle foto da alcuni album degli anni ’80 o ’90 con Franco ripreso in varie grotte. Un bel ricordo.

Ho gia’ mangiato piu’ che in abbondanza ma se continuo a stare in zona fuoco non riesco a trattenermi quindi me ne allontano anche se leggermente a malincuore. Raggiungo un capannello formato da Alfonso, Nerone, Corrado e Martina. C’e’ Nerone che ricorda alcune delle sue avventure con Franco, mi fermo ad ascoltare.

In parete ci sono ancora Silvia e Luca, Silvia e’ impegnata nel tratto forse piu’ impegnativo.

Tanto per ingannare il tempo e rimanere attivo prendo la corda e vado su a salutarli.

Devo riscendere subito perche’ per salire ho impegnato la corda che serve a Silvia per completare il suo giro. Fatta loro una foto scendo senza indugio. Dopo pochi minuti anche loro arrivano a terra. Nel frattempo non sono stato con le mani in mano. Un nuovo futuro speleo, Niccolo’, esprime il desiderio di provare l’ebbrezza di salire su corda. Sono ben contento di portarlo. Rimediamo un imbrago abbastanza piccino per lui, quello che Corrado ha comperato per il figlio, lo completiamo con uno spallaccio di fortuna e una corda con cui lo fisso al mio baricentrico. Una volta pronti lo porto su sulla via libera fino al primo frazionamento poi lo riporto giu’. Dal suo entusiasmo sembra gli sia piaciuto.

Visto che Silvia e’ stata brava si merita proprio la foto che le scatta Giulia. Per l’occasione in posa con Silvia c’e’ anche Niccolo’, anche lui deve immortalare questo momento.

Silvia e Niccolo’ hanno ancora energie da vendere quindi, mentre con Luca provvediamo al disarmo delle vie, loro si divertono con alcune corde fisse.

In realta’ e’ Luca che fa il grosso del lavoro, io dopo qualche minuto scendo e vado in zona fuoco dove non resisto e mangio di nuovo della carne e termino finalmente il pranzo con un caffe’. Quando torno indietro Luca ha terminato e con Nerone stanno sistemando le ultime cose.

Un’ultima foto della zona fuoco dove si consumano le ultime chiacchiere finendo di smantellare dal tavolo le cibarie avanzate e il resto degli attrezzi usati per approntare il pranzo.

Sinceramente non me lo aspettavo ma, anche grazie all’arrivo in massa di buona parte del GSGM, la giornata e’ trascorsa piacevolmente. Grazie a tutti per esserci stati. Alla prossima.

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Ricognizione Enriquez Veramente

Una bella passeggiata in cerca di ingressi noti e non, conclusa con un poco di scavo insieme a tanti amici del “gruppo Lothar”.

La mattina parto da casa di buon ora, voglio arrivare presto a Carpineto Romano per fare un giro alla ricerca di ingressi che a Catasto risultano senza punto GPS. Arrivato al parcheggio dove si lascia l’auto per le grotte di questa zona, mi preparo velocemente e cerco di partire issando lo zaino in spalla. Quando non riesco a sollevarlo mi rendo conto con rammarico di aver esagerato nello stiparci dentro roba. Dovro’ rinunciare a qualcosa. Tolgo quindi il trapano e la sua batteria, tolgo il martello e buona parte delle placchette.

Ora lo zaino e’ “solo” pesante e riesco a caricarmelo in spalla. Chiudo l’auto e parto. La mia prima meta e’ il gruppetto di grotte intorno alla piu’ rilevante, la grotta Miguel Enriquez. Per andare verso di loro decido di non seguire il sentiero usato la volta scorsa per andare all’Abisso Veramente ma salgo piu’ diretto. Col mio fido GPS (di cui, ahime’, non riesco quasi piu’ a leggere il minuscolo schermo!) faccio la traccia della mia passeggiata che vi mostro. A fine giornata avro’ fatto 6 chilometri con almeno 200 metri di dislivello, un’inezia per i professionisti dell’escursionismo ma piu’ che abbastanza per me.

Come dicevo, zaino in spalla e parto. Una foto di commiato verso l’auto ci sta bene. La fotocamera e’ nel suo periodo “stellare” e produce foto con dei simpatici effetti luminosi.

Ogni tanto incrocio il sentiero ma per la maggior parte del primo tratto di bosco salgo su dritto per dritto…per quanto riesco.

Dopo una lunga salita incontro di nuovo il sentiero ma posso seguirlo per poco per poter raggiungere le grotte.

Poco piu’ avanti c’e’ un tornante, subito dopo riprendero’ il fuori sentiero.

Devo salire su, fino alla cresta dove intercettero’ un altro sentiero, quello per la cima del monte Semprevisa, che poi seguiro’ per un breve tratto.

E’ quasi il momento di lasciare il sentiero. Dall’alto arriva un escursionista con il suo cane al guinzaglio. Si vede che la mia faccia affaticata si nota perche’ passando mi saluta dicendo: “dai che sei quasi arrivato!”. In effetti sono quasi arrivato, ma non dove pensa lui!

Lasciato il sentiero seguo il mio GPS fino ad un’area fittamente cosparsa di sassi affiorant, tutti ricoperti da un robusto strato di muschio. Trovo subito un primo buco, sono arrivato a quanto sembra.

Poggio a terra lo zaino e metto il GPS vicino alla grotta per farlo assestare e poter prendere il punto.

Inizialmente ipotizzo possa essere lui l’ingresso della grotta Miguel Enriquez ma girando gli occhi trovo qualcosa di meglio. Addirittura su un sasso sopra l’ingresso trovo la firma del gruppo esploratore, si deve essere proprio questo.

Dall’ingresso della Enriquez faccio una foto verso il primo buco che ho trovato. Veramente i buchi vicino lo zaino sono ben 3 e per oggi mi rimarra’ il dubbio su quale sia il loro nome, sempre che siano effettivamente catastabili.

Non ho tanta voglia di entrare in grotta da solo, comunque ho trovato la grotta che cercavo e gia’ posso dirmi soddisfatto. Avrei potuto cercare di riprendere anche i punti delle altre ma sinceramente non saprei come distinguerle, non ci sono foto degli ingressi e la loro descrizione e’ un triste “Non presente”.

Sono le 10, riprendo il sentiero e lo seguo, ora voglio arrivare all’abisso veramente dove incontrero’ i miei amici.

Lungo il sentiero, ora sono in direzione di pian dell’erdigheta e dell’abisso Consolini, trovo tracce di quello che mi sembra una grotta brutalmente tappata, mi fermo a guardare ma ci vorrebbe troppo lavoro per verificare.

Oramai sono a 2 passi dall’incrocio dei sentieri e infatti incontro l’OUSO II A COLUBRELLA(LA795), ingresso che avevo gia’ trovato la volta scorsa. Per simpatia ne riprendo le foto.

Eccomi arrivato all’incrocio dei sentieri.

Un riparo per la neve?!?

Ecco, riconosco questo panorama, sono vicino alla meta.

Un albero imponente e molto contorto.

Sono quasi alla grotta. Mi avvicino quatto quatto e solo Laura si accorge del mio arrivo ma poi ci perdiamo volentieri nei saluti con tutta la banda oggi riunita. Sono gia’ in parecchi e si stanno ancora preparando per entrare in grotta. C’e’ Laura come rappresentante femminile, ci sono poi Marco, Fabio, Pino, Piero, Marco e Simone. Con Simone in particolare e’ un incontro emozionante, ci siamo visti l’ultima volta che aveva circa 20 anni, lo rivedo oggi a piu’ di 30 anni di distanza. Ora ha i capelli bianchi ma nello spirito ritrovo il ragazzo che ricordavo.

Visto che all’abisso Veramente sono gia’ in tanti e che il posto per lavorare e’ angusto, circuisco Laura e la convinco a seguirmi, vorrei ritrovare una grotta nuova. Visto che Laura non ha portato con se’ l’attrezzatura oggi e’ venuta in veste di sherpa. E’ senza attrezzatura, pero’ ha portato i guanti e, quando mi accorgo di aver lasciato i miei in macchina, me li presta volentieri. Bene, possiamo andare.

Strada facendo incontriamo una piattaforma costruita su un albero e Laura ci si avventura sopra.

Con un poco di fatica e altrettanta fortuna riusciamo a trovare l’ingresso della grotta che cercavo. Forte della compagnia di Laura decido di andare dentro a dare uno sguardo. Mentre mi preparo lei fa la sua parte provvedendo all’armo iniziale. Si tratta di un pozzo di una trentina di metri, la partenza non e’ larghissima ma nemmeno troppo impegnativa.

Scendendo provo a fare foto agli animaletti che incontro ma non so se la fotocamera riuscira’ a fare il suo dovere.

Dopo 10 metri di discesa servirebbe un frazionamento ma non lo trovo. Provo a continuare la discesa e finalmente trovo un fix pero’ noto che e’ troppo in basso e 5 metri piu’ in alto la corda struscia malamente sulla parete. Risalgo con cautela e uso un cordino per armare un frazionamento su uno spuntone di roccia. Meglio. Inverto la direzione e scendo fino alla base del pozzo. Qua, spostandomi in piano nello stretto di un paio di metri potrei scendere ancora ma visto che il posto e’ anche ingombro di sassi decido di desistere. Mi limito a lanciare qualche sasso di sotto e valuto si tratti di un altro P10.

Gli amici che hanno visitato questa grotta prima di me hanno detto che ancora piu’ sotto c’e’ un muretto a secco, testimonianza di una precedente esplorazione a opera di ignoti, e un altro pozzo di almeno 40 metri con la partenza da allargare.

Faccio ancora qualche foto torno torno e poi riprendo la corda per salire. Visita breve, ma meglio cosi’, non posso far aspettare troppo Laura.

Mentre mi fermo a prendere fiato faccio una foto al bozzolo di uno dei tanti ragni che ho visto scendendo.

Appena fuori trovo una Laura stufa di aspettare da sola. Mentre mi cambio lei gentilmente si presta a togliere corda e attacchi ma una volta terminato mi saluta e parte decisa per raggiungere di nuovo il gruppo alla Veramente.

Abbandonato al mio destino termino di ricomporre lo zaino poi vado a fare quattro passi fino alla nuova grotta che stanno scavando. Non mi ricordo come si chiami quindi la battezzo grotta Belfagor.

Dopo la visita di cortesia alla nuova grotta riprendo le mie cose e con passo lento ma deciso mi dirigo anche io verso i miei amici.

Salgo in cresta a riprendere il sentiero e lo seguo tenendomi sulla sinistra per catturare piu’ sole possibile. Questa scelta mi porta fortuna, trovo un’altra grotta che nemmeno avevo programmato di cercare! S tratta della grotta della Grandine(LA497) ovvero ouso delle quattro dita. Gli faccio qualche foto e la lascio in pace.

All’abisso Veramente l’attivita’ ferve. Ora e’ il turno di Marco a scendere. Per l’occasione sta provando il nuovissimo discensore a stop prestatogli da Piero.

Una foto di gruppo ci sta sempre bene.

La grotta respira con decisione.

Dopo Marco rubo il posto a Piero e scendo io a lavorare per un poco. Stando fuori iniziavo a sentire freddo, scendo per muovermi nel tentativo di scaldarmi ma serve a poco, nel punto in cui si deve lavorare e’ molto umido e mi bagno parecchio nello stare li’. Cosi’ quando esco ho piu’ freddo di prima.

Stavolta Pino, prima di iniziare i lavori di allargamento ha fatto un salto giu’ al fondo e ha detto che puo’ valere la pena lavorarci. Potrebbero esserci sviluppi in un prossimo futuro. Per ora solo freddo. Terminato il mio “turno” inizio a salire. Il tratto nuovo da salire, quello aggiunto oggi, sara’ di 5 metri ma si tratta di 5 metri scomodi, avrei allargato un po’ di piu’.

Fuori trovo ancora un barlume di sole e cerco di rubargli un po’ di calore. Piero scende a fare la sua parte, gli altri si sono cambiati e fanno chiacchiera al sole. Per prima cosa restituisco i guanti a Laura ringraziandola per il gentile prestito poi vado in cerca di un po’ di sole anche io.

Piero ha finito e ci avverte che sta risalendo. Visto che oramai la giornata e’ terminata provvede anche al disarmo.

Quando siamo tutti pronti, io mi sono tolto l’attrezzatura e ho riformato lo zaino pesante, ci carichiamo il basto sulle spalle e partiamo di buon passo per raggiungere le auto. Fabio guida il gruppo. Al ritorno seguiamo il sentiero, e’ molto piu’ comodo e meno faticoso, Solo Marco e Piero si concedono di tagliare un paio di curve.

Una foto alla palina ci voleva proprio.

Eccoci alle auto. La camminata mi ha scaldato ma gli abiti asciutti sono un’altra cosa!

Ce la prendiamo comoda, sono quasi le 18 e tra poco aprira’ il ristorante e potremo mangiare qualcosa di sostanzioso e caldo, un’ottima maniera per chiudere una bella giornata. Alla prossima.

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Pozzo degli spari – 27 gennaio 2026

Con Nerone a predisporre la grotta per i prossimi lavori.

Di buon mattino ci si vede a casa di Nerone e insieme saliamo a Livata. Per il timore di una nevicata improvvisa lasciamo la macchina alla chiesa, un 200 metri prima dello spiazzo dove parcheggiamo di solito.

Dopo i preparativi, come sempre Nerone mi deve attendere pazientemente almeno un quarto d’ora, ci armiamo di buona volonta’, gli zaini ben pesanti e partiamo.

Qualcuno si e’ divertito a costruire dei pupazzi di neve, li saluto con allegria.

Superiamo il parcheggio dove con la bella stagione lasciamo le auto e ci avviamo ad affrontare la prima salita. Un bel sole ci accompagna.

Il panorama lascia a bocca aperta. La camminata e’ molto piacevole, la temperatura, fredda ma non troppo, la neve e’ alta non piu’ di 10 centimetri e non e’ ghiacciata, insomma e’ proprio una giornata azzeccata.

Dopo la prima salita si scende fino alla palina con le indicazioni dei sentieri…

Si prosegue sul sentiero fino “all’albero di Corrado” e poi si prende a destra, ora fuori dal sentiero.

Passiamo accanto alla grotta Silvio Gizi, quella che ho ribattezzato “Pozzo egizio”, dove abbiamo lavorato la volta scorsa.

Ancora una foto panoramica, anche se non rendono l’idea.

L’ultimo tratto di strada prima del cambio di pendenza dove si trova l’ingresso della grotta.

Vista panoramica della vetta dove sono le antenne.

Uno dei buchi lungo strada che magari un giorno vedremo meglio.

A pochi passi dal cambio pendenza.

Al bordo iniziamo a procedere verso sinistra fino ad arrivare alla grotta. Nerone provvede a togliere i rami messi a protezione dell’ingresso.

Un bucaneve! Ma non e’ un poco presto per questi fiori?

Nerone prima di vestirsi ha tutto un suo rituale tra cui ci sta anche una bella fumatina di pipa ammirando il panorama. Io sono meno meditativo quindi almeno stavolta riesco a essere pronto prima di lui. Sistemo la corda per scendere, prendo lo zaino con parte del materiale e mi infilo in grotta dove mi accoglie un bel tepore.

Alla base del primo pozzo trovo lo scavo iniziato la volta scorsa, e’ promettente ma c’e’ ancora un cumulo impressionante di terra da tirar via. Passo avanti per fare spazio a Nerone.

Arriva anche Nerone. Come altre volte, quando iniziamo a lavorare, mi scordo completamente di scattare foto quindi riassumo a parole quel che facciamo. Per prima cosa sgombriamo i sassi dalla saletta dove parte il secondo pozzo e li ammucchiamo all’arrivo del primo pozzo. In pratica andiamo a coprire completamente lo scavo iniziato la volta scorsa pero’ poi, con l’arrivo della buona stagione, li toglieremo per riprendere. In questa maniera abbiamo guadagnato un poco di spazio da una parte e coperto lo scavo in maniera che non vada a ostruirsi con sassi e terra caduti dall’alto.

Un altro lavoro consiste nel togliere un leggero diaframma nella saletta alla partenza del secondo pozzo che, oltre a impedire l’accesso a una diramazione, era anche poco stabile e rischiava di caderci addosso.

Una volta liberato l’accesso alla diramazione con l’aiuto di Nerone vado a darci un’occhiata. Nulla da fare, dopo un paio di metri c’e’ un piccolo ambiente che sembra chiudere. Aria non ce n’e’ quindi lo abbandoniamo al suo destino. Girandomi per uscire vedo un’altra diramazione nascosta che sale obliqua, probabilmente verso un’altro ingresso.

Dopo questi lavori preparatori Nerone decide di provare la discesa del secondo pozzo. Purtroppo dopo un paio di metri dei 4 da scendere si trova in difficolta’, il passaggio e’ troppo stretto. Ritorna su e subito decidiamo che bisogna allargare. Iniziamo a fare senza altre esitazioni. Lavoriamo con impegno e almeno in un’ora otteniamo un buon risultato, ora il pozzo risulta “neronabile” e pronto per le future discese.

E’ ora di “rifare i ferri”. Ricomponiamo gli zaini e Nerone passa alla base del primo pozzo per salire.

Mentre lo aspetto faccio ancora una foto alla diramazione della falsa speranza.

Nerone urla la libera, mi affretto ad andare alla base del primo pozzo per agganciare alla corda gli zaini che poi Nerone tira su. Dopo gli zaini tocca a me. Inizio a salire portandomi appresso il piede di porco, c’e’ una fessura nella roccia che vorrei far saltare per rendere piu’ agevole il passaggio.

Nulla da fare, neanche la potenza del piede di porco puo’ nulla per vincere la tenace resistenza della roccia. Peccato. Abbandono il piede di porco facendo lo cadere giu’ e proseguo la salita.

Fuori c’e’ ancora un bel sole anche se la differenza di temperatura col tepore della grotta si avverte subito, non appena ci si affaccia all’esterno. Sono fradicio e con la tuta infangatissima. Nerone al mio confronto e’ quasi pulito e, soprattutto asciutto. Vado di corsa alle mie cose per cambiarmi con maglie asciutte prima che il freddo l’abbia vinta.

Tento anche un selfie ma e’ il sole a farla da padrone.

Il bucaneve intanto si e’ beato del bel sole e inizia ad aprirsi. Merita un’altra foto.

Una foto la merita anche Nerone mentre si concede una pipata prima di partire.

Zaini in spalla e partiamo. Strada facendo faccio una foto a un altro buco che magari un giorno vedremo con maggiore attenzione.

Andiamo senza fretta per quella che sta diventando una piacevole passeggiata, inizio ad abituarmi al percorso e faccio meno fatica rispetto alle prime volte.

Ripassiamo al pozzo egizio…

…e quindi all’albero di Corrado.

La palina ci indica l’inizio dell’ultima salita.

Arrivo in cima per primo e mi fermo ad aspettare Nerone.

Ancora pochi passi e siamo alla strada carrabile, quella che porta dal “solito”parcheggio” fino alle antenne.

Passando vicino ai pupazzi di neve chiedo a Nerone di farmi una foto con loro, col caldo sono un poco pencolanti ma fanno allegria lo stesso.

Sono vicino alla macchina, incontro un’altra palina e la fotografo. La neve qua e’ molto pasticciata, come avevamo visto all’andata, deve essere partito un gruppone di ciaspolatori, a occhio almeno una cinquantina, per godere di questa bellissima giornata.

Mi affretto ad arrivare alla macchina perche’ il riverbero della neve inizia a darmi fastidio agli occhi, ho scordato di portare con me un paio di occhiali da sole, errore che cerchero ‘ di non ripetere.

Alla macchina ripetiamo l’usuale rito del cambio abiti riprendendo con piacere quelli caldi e asciutti.

Una bella giornata, senza risultati eclatanti ma passata comunque con molto piacere, la speleologia e’ anche questo. Alla prossima.

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Grotta della cuccumella – 17 gennaio 2026

Con Vittorio e i suoi amici a visitare la grotta da loro trovata tempo fa. Da Roma partiamo in cinque, Linda, Martina, Alfonso Gabriele ed io.

Devo scusarmi con gli amici di Vittorio, anche se non e’ la prima volta che ci incontriamo ancora non ho imparato i loro nomi. Se leggerete la mia relazione magari potrete colmare voi la mia lacuna con un commento…

La mattina ci incontriamo, come al solito al Castello dell’Abbadia (https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_dell%27Abbadia).

Il tempo dei saluti e rimontiamo in macchina per andare a far conoscenza con la grotta della cuccumella, scoperta da Vittorio non molto tempo fa.

Non ci spostiamo di molto, solo di quel che basta a me per perdere la cognizione di dove siamo!

Finisco di prepararmi di corsa mentre il gruppo gia’ si avvia verso la grotta.

Arriviamo al bordo del dirupo che affaccia sul fiume Fiora e iniziamo a scendere per un sentiero molto scivoloso, e’ attrezzato con una corda di dubbia tenuta e Vittorio ci dice che serve ai pescatori per arrivare al fiume.

A mezza costa si apre la nostra grotta e subito si nota che anche lei, come le altre nei dintorni, e’ nel travertino.

In fila indiana e cercando di non capitombolare arriviamo alla grotta.

Gabriele e Linda chiudono la fila.

Questa e’ una simpaticissima ragazza “degli amici di Vittorio”, anche di lei ancora non riesco a ricordare il nome, posa accanto a del pittoresco pattume buttato giu’ dal dirupo da qualche amante della natura.

Andiamo a vedere la grotta. L’ampio sgrottamento iniziale si restringe dopo un paio di metri e si addentra nella roccia.

Per proseguire devo smontare lo zaino e recuperare il casco.

Dopo un passaggio stretto ma non scomodo si entra in una sala interna.

Ci sono possibili prosecuzioni ma andrebbero allargate con metodi decisi e oggi non siamo attrezzati per farlo.

Il travertino sembra sia stato saccheggiato piu’ volte, magari per portar via un souvenir.

A una prima analisi le possibili prosecuzioni non sembrano avere circolazione d’aria pero’, per assicurarmene esco fuori a chiedere se per caso ci sia qualcuno con una sigaretta che si possa prestare a saggiare i buchi col fumo.

L’unica attrezzata alla bisogna risulta essere la simpatica ragazza senza nome. La osservo mentre recupera il tabacco e confeziona una bella sigaretta poi la guido verso i buchi che vorrei saggiasse col fumo. Purtroppo anche il fumo della sigaretta conferma che di aria non ce n’e’. Grazie ugualmente per la buona volonta’.

Eccoci tutti di fuori, termino di prendere le coordinate col mio GPS, visto che l’ingresso e’ coperto dalla vegetazione anche verso il cielo non riesco a ottenere una precisione migliore di 7 metri. Accontentiamoci.

Nel frattempo Gabriele termina la scansione 3D della grotta e ce la mostra. Il gruppo sembra deciso a tornare sui propri passi, personalmente sarei sceso verso il fiume per continuare a dare uno sguardo ad altri buchi lungo la parete pero’ non provo a insistere e mi accodo agli altri per tornare indietro.

Prima di iniziare la salita scivolosa convinco Alfonso ad andare poco piu’ giu’ a dare uno sguardo in un punto che mi incuriosisce. La sua ricognizione rivela nulla di interessante. Fa nulla, ci abbiamo provato. Lo ringrazio e proseguiamo.

Tornati in pianura ci avviamo per un sentiero verso le macchine.

Saluto la bella parete che costeggia il fiume.

A quanto pare la nostra passeggiata proseguira’ con una visita alle tombe etrusche che abbondano in questa zona.

Facciamo una piccola deviazione per ammirare l’acciottolato di quel che rimane della Via Clodia. Subito approfitto per dimostrare la mia ignoranza dicendo di non conoscerla! Solo in seguito potro’ dare uno sguardo alla documentazione online (https://it.wikipedia.org/wiki/Via_Clodia) per scoprire che era una via che collegava la via Cassia con la via Aurelia.

Il nostro giro prosegue tra le varie tombe disseminate lungo un percorso guidato.

Strada facendo noto un buco interessante e approfitto di nuovo della buona volonta’ di Alfonso per andare a verificare. Ancora un nulla di fatto.

La nostra visita prosegue fino a esaurire le tombe da visitare.

Siamo vicini al fiume…e anche nell’unico punto all’ombra!

Al termine della visita “tombale” torniamo alle auto. Sembra che la giornata si concluda qua quindi mi cambio le scarpe e indosso la maglietta asciutta mentre il resto del gruppo si dedica alle ultime chiacchiere.

Torniamo tutti insieme al castello dove Troisi e Benigni ci accolgono.

Una foto al solo castello mentre ci scambiamo i saluti. Vittorio e i suoi amici vorrebbero portarci a fare ancora un giro e visitare la grotta dell’arcobaleno ma Linda deve andare per poter essere a Roma presto mentre Martina, Alfonso ed io ci siamo gia’ cambiati e sinceramente non abbiamo voglia di ripetere di nuovo il cambio scarpe, necessario per la visita alla grotta.

La nostra gita per oggi si conclude qua al castello. Dopo i saluti Gabriele e Linda partono a razzo in direzione di Roma. Vittorio e i suoi amici proseguono la giornata nei dintorni. Martina, Alfonso ed io ci dirigiamo verso Montalto di Castro con una meta precisa, la locale pizzeria, oramai tappa fissa durante le nostre gite da queste parti.

Dopo il lieto pasto riprendiamo la macchina per tornare anche noi a Roma. Presto e bene.

Con Alfonso ci salutiamo alla stazione metro Jonio. Martina ed io concludiamo il viaggio in metro salutandoci anche noi a piazza Bologna.

Una visita breve ma interessante, resa piacevole dalla buona compagnia e da un bel sole. Alla prossima.

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Grotta dell’elefante – 11 gennaio 2026

Una visita alla grotta dell’elefante con Diana, Paola e Federico.

Sono almeno due anni che con Federico progettiamo di andare assieme alla grotta dell’elefante. Nel frattempo Diana e’ cresciuta, ha imparato a usare l’attrezzatura per salire e scendere su corda. Oggi sara’ tutto piu’ semplice ma non meno divertente. Oltre a diventare una brava speleo vedo che, come succede alla sua eta’, sta crescendo a vista d’occhio…chissa’ se in futuro potro’ ancora chiamarla col suo sopranome da grotta (Sgrunge) senza rischiare la vita! Per ora lo faccio ancora, ma quasi sottovoce, senza farmi notare troppo.

Speravo in questa uscita di vedere al completo il fantastico duo che chiamo da sempre “AnnaPaola”, composto appunto da Anna e da Paola. Purtroppo e’ potuta venire solo Paola in rappresentanza. Io, per rispetto, continuo a chiamarla AnnaPaola! Un saluto ad Anna, sono sicuro ci rivedremo presto.

La mattina ci incontriamo a Guidonia, il bar che ricordavo e’ diventato un pub e la domenica mattina e’ desolatamente chiuso, per fortuna poco piu’ indietro su viale Roma c’e’ un ottimo bar dove ci incontriamo per una buona colazione.

Dopo esserci rifocillati ci avviciniamo alla grotta, per la prima volta da quando vengo a questa grotta, non troviamo parcheggio al solito spiazzo, quello sulla sinistra, appena si gira per la via in salita. Non ci perdiamo d’animo e saliamo per la via ancora un centinaio di metri fino a trovare un posto dove lasciare le auto.

Iniziamo subito a prepararci, l’aria frizzante e’ stemperata dal sole. Diana si veste sotto l’occhio attento di Federico.

Terminata la vestizione procediamo col confezionamento degli zaini.

Si parte per la grotta. Non sono sicurissimo di ritrovare la strada per arrivare alla grotta. Prendo per il sentiero che conoscevo ma questo risulta chiuso da un muro inestricabile di rovi. Torniamo indietro e vago per un poco tra le fresche frasche cercando un pertugio da cui arrivare all’ingresso della grotta. Quando gia’ i miei amici iniziano a dubitare finalmente trovo un punto che sembra andare nella direzione giusta e mi addentro seguito con fiducia dai miei amici. Lo sguardo serio di Diana dimostra che non pensa sia la strada giusta, anche vedendo la profusione di rifiuti vari verso cui mi sto dirigendo.

E invece ecco qua la galleria artificiale che ci portera’ all’ingresso.

Ultimi preparativi tra la monnezza.

Iniziamo a percorrere la galleria, io mi improvviso cicerone descrivendo quello che ci aspetta.

Lungo la galleria ci sono diversi cantieri aperti, sia verso il basso che verso l’alto. Purtroppo non e’ dato sapere chi ci ha lavorato ne’ se ci si sta lavorando ancora. Sono contrario a questa “omerta’ esplorativa” ma sembra essere un costume condiviso dalla maggior parte dei non molti speleo attivi nella regione.

Dopo un centinaio di metri di galleria arriviamo all’ingresso della grotta. Hanno lavorato parecchio anche dal lato opposto dell’ingresso, probabilmente avranno trovato un bypass che porta velocemente in zona esplorazione evitando la camminata nel meandro che noi percorreremo oggi.

Iniziamo a sistemare la corda per il primo saltino.

Dopo il saltino c’e’ il meandro alto per circa trenta metri. Dopo qualche metro mi fermo un attimo per tentare di prendere una foto di un pipistrello ma, sembra, senza riuscirci.

Dopo il meandro mi fermo e aspetto che il resto del gruppo arrivi.

Buon ultimo, a chiudere la fila c’e’ Federico.

Una volta riuniti provvedo a sistemare la corda per il pozzo, diciamo P20, che dobbiamo scendere per arrivare al meandro basso, si tratta sempre della stessa frattura, accessibile a livelli differenti.

Scendo per primo. Evito di mettere un frazionamento finale e avverto i miei amici di tenersi scostati dalla parete con le gambe per evitare che la corda strusci sulla roccia.

Quando arrivano presento loro la gigantesca concrezione che alla fantasia dei primi esploratori e’ sembrata essere la proboscide di un elefante. E’ a lei che si deve il nome della grotta.

Un secchio…altro segno di lavori in corso o pattume?

Broccoletti in bella vista.

Questi depositi me li sono spiegati come un segno del lungo periodo di tempo in cui la grotta e’ rimasta sommersa dall’acqua. Il livello dell’acqua deve essere rimasto lo stesso per chissa’ quanto tempo, sicuramente abbastanza da far formare quelle sottili lastre di calcite che poi sono cadute giu’ quando la falda si e’ abbassata. Magari un giorno trovero’ un geologo a cui chiedere conferma, intanto ai miei amici la racconto cosi’.

Inizia a scendere AnnaPaola. Si ferma al frazionamento per dare uno sguardo a Diana.

Federico passa avanti e mi raggiunge..

Con la supervisione di Federico a AnnaPaola scende anche Diana. E’ cosi’ veloce che faccio a tempo a farle la foto solo mentre tocca terra.

Stavolta e’ AnnaPaola a chiudere la fila.

Il mio senso dell’orientamento fa cilecca, pensavo di andare verso la parte di meandro che chiude (verso sinistra nella mia testa) e invece li porto dalla parte opposta. Strada facendo incontriamo una stazione di monitoraggio che ci rassicura circa la presenza di CO2 (< 1000 ppm: Buona qualità dell’aria, nessun problema.), la temperatura e altri parametri interessanti.

L’armo del meandro e’ stato migliorato abbastanza e i punti piu’ esposti sono resi sicuri da una corda. Diana percorre i traversi con consumata perizia.

Sosta in un traverso per una foto.

Quando mi trovo davanti alla (ex-)strettoia che porta verso i rami in esplorazione rimango un poco interdetto, ero sicuro di essermi diretto nella direzione opposta! Mi ricompongo mentalmente e faccio pubblica ammenda per la mia sbadataggine aggiornando i miei amici del cambio di itinerario.

Prima di andare racconto loro di quella che era una strettoia abbastanza selettiva a cui seguiva un fastidioso bagno nel laghetto sottostante. Oggi invece la strettoia non lo e’ piu’ ed e’ stato trovato un comodo bypass al traversamento del laghetto. Sono molto soddisfatto di aver dato impulso alla ricerca del bypass avendone cercato e trovato uno almeno un paio d’anni fa. Poi qualcuno ne ha trovato, o forse “fabbricato” un altro, molto migliore. L’importante e’ che ora si possa proseguire senza doversi bagnare le scarpe. Passando la ex-strettoia racconto tutto ai miei amici per prepararli a cio’ che li aspetta. Passando faccio una foto al pozzo che precede la ex-strettoia, se ho capito bene in fondo una volta c’era acqua e gli speleosub ci si immergevano per proseguire oltre…

Dopo il bypass la corda sale ancora ma io la ignoro volutamente, voglio portare i miei amici per un altro giro.

Li portero’ ad arrampicarsi qua sopra per andare al meandro che scoprii con altri speleo proprio in occasione della scoperta del “mio” bypass.

Ecco che arriva Diana, tanto per farla arrabbiare la incito chiamandola Sgrunge…almeno finche’ e’ lontana e con le mani impegnate.

Mentre aspettiamo gli altri le racconto che dove ora passa la corda c’era uno strato uniforme di fango alto almeno 20 centimetri e appiccicoso come colla che rendeva gli scarponi una massa informe.

Lo spazio e’ poco quindi quando sentiamo AnnaPaola arrivare iniziamo la scalata per la via alternativa.

Dopo l’arrampicata passiamo sotto un enorme masso e siamo in zona meandro. A destra, sulla parete ci sono dei graffiti nei quali riconosco la sigla dello Shaka Zulu. Chissa’ chi e’ stato l’artista.

Eccoci finalmente di nuovo tutti insieme.

Con uno spettacolare scivolone nel fango porto i miei amici all’inizio del meandro. Non e’ armato quindi per stavolta non ci avventuriamo. Faccio una foto tanto per dire che ci siamo stati.

Torniamo indietro e chiedo loro di pazientare un attimo, voglio salire al “piano superiore” e sistemare una corda affinche’ mi possano raggiungere. Federico va un attimo a recuperare la corda che aveva lasciato subito dopo l’arrampicata e me la porta. Mi arrampico nel punto che ricordavo e cerco il fix che avevo messo eoni fa proprio per fare questa salita. Lo trovo ma e’ in condizioni pietose, il dado si toglie ma poi, dopo aver messo la placchetta, mentre tento di serrare il dado, il fix inizia a girare. Poco male, utilizzo me stesso come secondo attacco agganciando la corda sul delta, mi sistemo comodo e urlo la libera ai miei amici.

Per prima sale AnnaPaola.

Pochi secondi e arriva Diana.

A lei faccio ancora una foto.

Foto di gruppo in attesa di Federico.

Ecco che arriva anche lui.

Anche se con qualche difficolta’ riusciamo a recuperare la placchetta, sistemiamo la corda e proseguiamo. Un po’ di fango a mattoncini.

Sorprendo Diana distratta e le faccio una foto mentre avanza nel fango appiccicoso e scivolosissimo.

Siamo in quella che, a uso esclusivamente personale, ho battezzato “sala del trivio”. Mostro ai miei amici la colorazione delle pareti che evidenzia il passato livello dell’acqua.

AnnaPaola mentre affronta un tratto molto fangoso con l’aiuto di una corda.

Un affresco disegnato dalla natura.

Placche di color ruggine, sono sicuramente alcune scaglie di drago!

Senza indugio porto i miei amici verso il “dorso del drago”, dove inizia il ramo dell’Acheronte.

Camminando faccio notare loro le fantastiche piegature degli strati di roccia. Sono sicuro che il fantomatico geologo, colui che potrebbe spiegare con cognizione di causa quello che vediamo, ne sarebbe estasiato.

Tento di sorprendere Diana con un’altra foto. Invece se ne accorge, sono piacevolmente stupito quando, invece di picchiarmi selvaggiamente per l’impudenza, mi fa un sorriso.

Il dorso del drago! Inizia un giro di foto per immortalare il momento.

Dopo un centinaio di foto riprendiamo con calma la via del ritorno. Con qualche chilo di fango sopra e sotto gli scarponi arriviamo alla corda che abbiamo snobbato all’andata. La useremo in discesa per non rifare il giro di prima. La corda, soprattutto verso la fine e’ talmente impregnata di fango secco che quasi non si riesce a farla passare nel discensore.

Dopo la discesa riprendiamo per il bypass comodo e proseguiamo facendo il meandro in senso contrario fino al pozzo.

Stavolta e’ Diana che guida la fila.

Il giro ci e’ piaciuto ma basta cosi’, magari il tratto cieco del meandro lo vedremo una prossima volta.

Si risale. Per primo Federico, poi Diana lo segue.

Segue poi AnnaPaola. Io rimango a chiudere la fila e disarmare. Ci metto un poco a sistemare tutto, quando mi giro a guardare avanti mi accorgo di essere solo soletto.

Percorro a ritroso il meandro alto, salgo il pozzetto d’ingresso e sono di nuovo in compagnia. Tolta anche la corda d’ingresso prendiamo la via per l’esterno. Diana oramai e’ pratica e va avanti.

Oggi ci tocca anche un supplemento di camminata all’esterno ma almeno non fa ancora freddo, siamo usciti presto e c’e’ ancora il sole.

Alle macchine il sole non c’e’. Questa sembra essere l’unica zona in ombra nei dintorni! Comunque la temperatura e’ gradevole. Ci cambiamo e quando siamo pronti ci scambiamo i saluti. Declino un gentile invito a sostare al bar per birra e patatine. Visto che abbiamo fatto presto, spiego, se parto subito posso evitare il traffico del rientro. Saluto i miei amici con gran piacere e con la speranza di riuscire in breve a organizzare un’altra uscita. Alla prossima.

Pubblicato in Uncategorized | Commenti disabilitati su Grotta dell’elefante – 11 gennaio 2026

Pozzo egizio – 8 gennaio 2026

Una gelida uscita infrasettimanale insieme a Nerone per recare visita a pozzo Silvio Gizzi.

Ma il titolo indica un’altra grotta! No, e’ solo il soprannome della grotta che ho coniato una delle volte scorse. Passandoci accanto per andare a pozzo degli spari avevo chiesto a Luca come si chiamasse quella grotta. La risposta che ho inteso era “pozzo egizio”, mi sembrava un nome fuori luogo, ma oramai sono abituato ai nomi fantasiosi delle grotte quindi non me ne sono curato piu’ di tanto. In seguito Nerone mi ha chiarito il nome corretto della grotta, ma il soprannome mi e’ rimasto in mente e continua a piacermi…quindi lo uso. Spero che Silvio, ovunque sia, non se ne abbia a male!

La mattina alle 8.30 sono da Nerone. Ha gia’ caricato la sua auto col materiale necessario quindi dopo i saluti non rimane altro che parcheggiare la mia, traslocare il mio zaino e salire in macchina.

In una mezz’ora siamo a Livata, oggi parcheggiamo vicino alla chiesa perche’ Nerone ha timore di rimanere bloccato in caso di nevicata nel parcheggio solito. Fa nulla, si tratta solo di un duecento metri in piu’ di passeggiata.

La giornata pare bella ma fa freddo e c’e’ un bel vento gelido a tenerci compagnia mentre ci cambiamo. Io mi allontano per cercare un posto sgombro dalla neve. Mi cambio prima che posso, Nerone e’ piu’ veloce e dopo un poco lo vedo fare capolino per vedere cosa sto combinando.

Termino la vestizione e finalmente partiamo.

Nel tratto in piano ci sono numerose pozze d’acqua ghiacciate in cui il ghiaccio ha prodotto dei bei disegni.

Eccoci arrivati allo spiazzo che solitamente usiamo come parcheggio.

Prima di affrontare la salita devo fare una sosta per un controllo nello zaino, mi e’ venuto il sospetto di aver dimenticato qualcosa. Sospetto infondato, pero’ poi devo correre un po’ per riacchiappare Nerone che nel frattempo ha proseguito.

In cima al sentiero lo raggiungo ma poi devo regolare meglio il passo per diminuire il fiatone.

Proseguiamo vicini e quasi sempre in silenzio, in effetti non siamo propriamente quelli che si possono dire dei chiacchieroni pero’ il nostro e’ un silenzio d’intesa, non c’e’ bisogno di tante parole per passare piacevolmente del tempo insieme.

Siamo alla palina che indica sentieri, punti di arrivo e tempi di percorrenza, oramai e’ tradizione che io gli faccia una foto quindi eccola qua.

Passiamo accanto all’albero di Corrado, che scordo di fotografare in questa mise invernale e poi deviamo dal sentiero per arrivare alla grotta.

Eccoci arrivati. Nerone ispeziona la grotta.

Eccola qua, libera dai tronchi che la difendevano. L’ingresso non e’ esaltante ma dal rilievo sembra essere una grotta interessante, che puo’ nascondere sorprese..

Poco piu’ avanti c’e’ un altro buco, mi affaccio per vedere dentro ma sembra essere solo una sala dalle dimensioni non catastabili.

Quando ritorno alla nostra grotta trovo che Nerone ha gia’ terminato di indossare l’attrezzatura, per non farlo aspettare troppo vado subito pure io ad attrezzarmi. Una volta pronto sistemiamo la corda per scendere e poi vado avanti io.

La grotta, dopo un primo tratto verticale di un paio di metri diventa un pozzo inclinato molto scivoloso perche’ alla base e’ praticamente tutto fango. Dopo 5 metri, o forse 4, di discesa in equilibrio precario mi devo accucciare perche’ il soffitto si abbassa bruscamente per poi rialzarsi subito dopo. Un altro paio di metri in verticale, sempre su fango concludono la discesa.

Sono in una sala in discesa di 3×5 metri. Di lato trovo il simbolo del nostro gruppo dipinto sulla parete.

Per terra un pallone finito qua chissa’ quando, chissa’ come.

Questo e’ il fondo della sala e della grotta.

Urlo la libera a Nerone poi mi metto al riparo per non prendere sassi mentre lui scende.

La grotta sembra formata in rocce pronte a franare, anche delle spaccature tra le concrezioni “fresche” testimoniano degli assestamenti.

Nerone e’ quasi arrivato, scendo a dare uno sguardo al fondo della grotta.

Dopo aver spostato qualche sasso Nerone mi raggiunge e lascio a lui la fatica e l’onore di proseguire.

Mentre osservo quello che fa, sotto un insistente stillicidio, inganno il freddo facendo qualche foto a quanto mi circonda.

Dopo una seria e scrupolosa scavata di sassi e terra dobbiamo convenire che probabilmente la grotta prosegue in quel punto ma la sua conformazione a scivolo porta tutti i detriti ad accumularsi da sempre proprio in quel punto. Potrebbe essere necessario scavare per anni! Aggiungendo che il soffitto della sala sembra voler crollare da un momento all’altro ci convince a decidere che e’ meglio abbandonare la grotta al suo destino. Ancora una foto a un Nerone da esplorazione e salgo.

Una volta fuori, mentre Nerone “fa i ferri”, ovvero rimette a posto gli attrezzi, io sposto la corda e vado a dare uno sguardo al buco vicino. Prima di tentare la discesa ne allargo un poco l’ingresso, butto giu la corda e vado. Sotto trovo la saletta non catastabile, e’ formata da terra pronta al crolla e l’unica prosecuzione che individuo, e scavo brevemente, sembra essere contornata solo da terra. Unendo l’instabilita’ al fatto che sembra essere proprio sulla verticale della sala della nostra grotta mi convince a desistere.

Risalgo e vado subito a togliere l’attrezzatura mentre Nerone disarma la corda. Il freddo intenso consiglia di ottimizzare i tempi per minimizzare i tempi. Quando esco vengo accolto da una sorpresa, ha iniziato a nevicare.

Ricomposti gli zaini ci spostiamo velocemente a pozzo degli spari per un saluto e per vedere che aria tira…in tutti i sensi.

Eccoci arrivati. Aria non ne soffia tanta ma il vento freddo all’esterno non aiuta nel valutare.

Salutiamo la grotta, recupero un palo districandolo dal filo spinato e lo porto al pozzo egizio per proteggere il nuovo buco.

Al pozzo egizio sistemo il palo nel nuovo buco poi proseguiamo per tornare alla macchina. Il cielo e’ scuro, nessuna traccia del sole che ci aveva accolti stamane pero’, almeno, ha smesso di nevicare.

La salita e’ sempre faticosa, ma inizio ad abituarmi.

Sono all’ultimo tratto, le salite impegnative sono terminate, mi fermo a riprendere fiato. Non lontano il vento soffia con violenza facendo oscillare e ululare gli alberi.

Dall’altro lato sembra tutto tranquillo, la minaccia di nebbia che ci aveva preoccupati al pozzo degli spari sembra essere passata.

Finalmente arriviamo sulla “strada delle antenne”. Qua il vento ci investe, freddo e teso.

Mi fermo per aspettare Nerone.

La piana del parcheggio, oggi l’auto e’ alla chiesa, peccato!

Le pozzanghere ghiacciate continuano ad avere disegni originali.

All’auto ci cambiamo veloci e in una decina di minuti siamo pronti per partire. Una giornata fredda, anzi gelida, pochi risultati ma comunque una giornata ben spesa. Alla prossima.

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Ricognizione monte Soratte – 23/12/2023

NOTA: Questo articolo lo sto scrivendo di nuovo oggi, a gennaio 2026, poiche’ sembra essersi cancellato. E’ servito a ricordarmi l’utilita’ dei backup!

Con Luca, Gabriele in giro per il monte Soratte alla riscoperta di alcune grotte.

Come al solito ci si incontra alla piazza di Sant’Oreste poi, dopo il caffe’, prendiamo la strada per le gallerie, sul versante opposto a quello del paese.

Per prima cosa andiamo a cercare la grotta Biro Biro. A dire la verita’ conosco gia’ la grotta e saprei ritrovare l’ingresso ma lascio che i miei amici facciano la ricerca. In breve ci troviamo sperduti tra le frasche…che la diritta via era smarrita!

Dopo un lungo girovagare, mi sono perso anche io. Giro a caso finche’ ritrovo un posto familiare e infatti dopo pochi passi trovo il piccolo fosso dove si trova l’ingresso. Chiamo i miei amici e in breve siamo tutti nei pressi della grotta.

Luca va subito a ispezionare l’ingresso.

Nel fosso dell’ingresso ci sono tanti altri buchi ma tutti ben tappati da sassi. Per scrupolo diamo loro un’occhiata.

Gabriele intanto si occupa di fare la scansione 3D del fosso. Appena finisce ci mostra i risultati.

Riprese le coordinate di grotta Biro biro torniamo sui nostri passi.

Usciti dalla galleria prendiamo a destra per un sentiero segnato…certo, e’ segnato ma si inerpica sul fianco della montagna con una pendenza al limite dell’arrampicata. Dopo una lunga e impegnativa salita incontriamo un buco. Piu’ che una grotta sembra una miniera, pero’ ce l’abbiamo in catasto, si chiama POZZO DELLA MINIERA(LA1937), quindi una visita e’ d’uopo.

Andiamo in fondo alla grotta dove troviamo degli oggetti che fanno pensare a un luogo di culto. Ci sono anche delle radici e numerosi ragni. Lasciamo tutto come lo troviamo e torniamo indietro.

A pochi metri dall’ingresso, sulla destra uscendo, una frattura in discesa sembra essere la giustificazione per chiamare “grotta” questo posto. Sembra chiudere su sassi franati ma non andiamo giu’ a vedere, sarebbe comoda una corda che pero’ non abbiamo con noi.

Proseguiamo la salita fino a raggiungere un sentiero che procede in piano in entrambe le direzioni. Noi prendiamo a destra. Durante una sosta per riprendere fiato trovo un paio di “bacarozzi” in intimita’.

Lungo il sentiero ci fermiamo di nuovo, mi sembra un posto buono per una grotta. Indico a Luca un anfratto interessante e lui con buona volonta’ si allontana per andare a vedere di cosa si tratta. Nel frattempo Gabriele che e’ piu’ avanti a me di qualche metro ci segnala un buco a bordo strada.

Luca torna dal suo giro e mi dice che effettivamente nel punto che avevo indicato c’e’ una grotta! A volta un pizzico di fortuna ci sta bene. Andiamo a guardare. Probabilmente si tratta di GROTTA NASCOSTA(LA1957). Anche qua mandiamo Luca dentro per una sommaria esplorazione e poi riprendiamo il sentiero per l’altro buco, quello trovato da Gabriele. Questo non e’ a catasto ma al momento nemmeno potrebbe, non ne ha le dimensioni. Ce lo guardiamo ben bene e poi proseguiamo.

Andiamo per il sentiero ancora qualche metro, fino a quando Gabriele, consultando l’orologio, decreta che e’ tardi e si deve tornare indietro. In effetti ora che me lo fa notare sento che la temperatura va calando in fretta e inizio a sentire un poco freddo. Giriamo i tacchi e ci avviamo per tornare alla macchina. Dopo una ripida e perigliosa discesa siamo di nuovo alla strada della galleria, dove partono i sentieri.

Il tempo sembra reggere ma complici le nuvole inizia a fare scuro.

Andiamo spediti verso la macchina.

Un bel giro per concludere l’anno. Alla prossima.

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