Ho sempre voluto tenere un diario con le relazioni delle uscite e delle esperienze in ambito speleologico.
Con questo blog posso avere il mio diario ed inoltre condividere le esperienze che faccio.
Ho iniziato ad agosto 2012 a raccontare le mie avventure ipogee. Spero vi stiano piacendo. Nel caso ne aveste voglia, e’ sempre apprezzato lasciare un commento!
Cosa trovate nel blog? Le relazioni delle gite del fine settimana. Ogni tanto mi spingo a recensire qualche ristorante. Cerco di condire le parole con tutte le immagini che posso.
Ho inserito un paio di sezioni dedicate ai ricordi. Nella prima ho riportato le relazioni delle spedizioni speleologiche a cui ho partecipato. Nella seconda ho iniziato ad inserire immagini di uscite, fatte nel passato, che ritrovo curiosando tra i mucchi di foto che ho salvate sul pc (il piu’ delle volte sotto l’illuminante titolo “varie”!).
Con Fabrizio e Tanit andiamo a raggiungere gli amici del Gruppo Speleologico Vespertilio per una visita alla grotta Sotterra nei pressi di Paganico.
La mattina il mio viaggio inizia presto. Parto da Montebuono dove sto passando qualche giorno di vacanza. Mi fermo a Bocchignano dove abbandono la mia auto e salgo su quella di Fabrizio. Insieme ci dirigiamo a Poggio Moiano dove ci attende Tanit. Approfittiamo del locale supermercato per procurarci di che pranzare e poi ci dirigiamo a Paganico, il paese nei cui pressi c’e’ la grotta che visiteremo oggi.
Quando arriviamo a Paganico troviamo tutto il resto degli amici ad aspettarci al bar del paese. Mi perdo nei saluti e quasi dimentico di fare una foto allo spettacolare panorama che si gode dalla piazza del paese.
Dopo caffe’ e saluti iniziamo a muoverci verso la grotta. Tra i numerosi partecipanti di oggi trovo anche Giorgio, anche detto “il signore anziano” e una parte della strada la faccio chiacchierando con lui.
Il sentiero per arrivare alla grotta non e’ brevissimo e quasi subito perdo il contatto con Fabrizio e Tanit che arriveranno con il loro passo. Rallento un poco anche io, ma non troppo, non vorrei perdere la strada.
Il sentiero costeggia dall’alto il lago del Turano, nel punto in cui si trasforma nel suo immissario, l’omonimo fiume.
Il sentiero continua e io continuo a seguire con fiducia il nutrito gruppo con cui condividero’ la giornata.
Quando sono oramai rassegnato a una lunga camminata trovo un bivio e il gruppo apparentemente scomparso. Dopo un attimo di esitazione capisco che devo prendere a destra. Perdo un paio di minuti a costruire una rozza freccia con rami e sassi, tanto per indicare la direzione a Fabrizio e Tanit.
Quando riprendo a camminare mi accorgo che la freccia e’ praticamente inutile, appena dopo qualche metro, mimetizzati dopo una curva trovo il gruppo e la grotta. Siamo arrivati.
Cristiano e’ gia’ impegnato a fare le foto per documentare la giornata.
Ma si, facciamo ancora una foto al fiume sotto di noi.
La grotta e’ parzialmente antropizzata e, invece di un ingresso canonico, e’ dotata di una porta e una finestra. Non deve essere piccola, quasi tutto il gruppo e scomparso dentro.
Per prima cosa mi tolgo la maglietta fradicia e la stendo con la speranza che si asciughi in tempo per il ritorno. Probabilmente vengo ritratto in una serie di foto a petto nudo e ben lucido di sudore ma posso sopportare di peggio.
Mentre inizio a prepararmi ecco una sorpresa, dal sentiero sopra di noi compare una figura nota. E’ Nerone! Avevo capito che sarebbe venuto ma poi non vedendolo nel gruppo ho pensato di aver capito male…invece eccolo qua, era andato a fare una passeggiata.
Mentre lo saluto con una foto mi racconta che durante il suo giro ha trovato una nuova grotta. Piu’ tardi andremo a vederla assieme.
Il gruppo si anima, e’ tempo di entrare in grotta.
Cristiano ferma tutti e placa gli animi. Prima di entrare tutti deve stare qualche minuto in grotta in solitudine per fare il rilievo 3D, cosa che fa senza por tempo in mezzo. Dopo il rilievo ingaggia alcune persone, tra cui me, per fare delle foto illuminando in maniera sapiente la grande sala. Sotto la sua guida ci sparpagliamo per la grotta e illuminiamo con l’intensita’ e nella direzione che decide Cristiano. In un quarto d’ora ce la sbrighiamo.
Nel frattempo Fabrizio e’ arrivato e si prepara.
Giorgio intrattiene alcune persone che probabilmente hanno poca esperienza di grotte. Ci sono anche un paio di vivaci bambini.
Lei e’ l’archeologa che soprintende questa giornata. Le chiedo il nome e prontamente lo scordo, spero nella sua clemenza.
Alla fine trovo il mio daffare. In fondo alla sala il soffitto si abbassa e le pareti si avvicinano fino a formare un ambiente ancora comodo per una persona che pero’ stringe fino a diventare un buco del diametro di non piu’ di 30 centimetri. La roccia intorno al foro e’ un conglomerato poco coeso, con mazzetta e scalpello si dovrebbe poter allargare. Dietro si intravede un piccolo ambiente e si percepisce un poco d’aria in uscita.
Mi metto a lavorare d’impegno e quasi non mi accorgo di quanto succede alle mie spalle. Dopo qualche tempo sento che Nerone e’ subito dietro di me e scava la terra nell’anticamera comoda. Ogni tanto mi passa un secchio per liberare la zona di scavo dai detriti.
Il lavoro sembrava semplice ma la roccia non e’ della mia stessa opinione. Mi a sudate letteralmente sette camicie per allargare il buco. Ogni tanto riposo le braccia aiutando Nerone a riempire i secchi con la terra alle mie spalle. Nel punto dove scava Nerone si trovano tanti ossicini che mettiamo religiosamente da parte in delle buste.
Quando esco dal buco, oramai diventato quasi praticabile provo una foto verso l’ingresso ma con scarsi risultati.
Esco dalla grotta e scopro che il gruppone si e’ assottigliato di molto. Cristiano aveva altri impegni ed e’ andato via portando con se’ il grosso del gruppo.
Nerone mi raggiunge e decidiamo di andare a visitare la grotta nuova. Senza fretta ci avviamo per il sentiero e andiamo avanti almeno un 200 metri fino a un punto in cui si vede una parete di roccia, sempre conglomerato in cui a un paio di metri di altezza si vede uno scuro interessante.
La nuova grotta consiste in uno scivolo lungo almeno dieci metri. Quando arriviamo l’entrata e’ troppo stretta ma con energia ed entusiasmo in pochi minuti rimuoviamo abbastanza terra perche’ io possa tentare l’accesso. Il verita’ devo provarci tre volte, con ulteriori sessioni di scavo, prima di poter passare con un poco di difficolta’.
Quando arrivo sul fondo, dove diventa piu’ comoda, trovo ad accogliermi un nugolo di “zanzaroni”. Devo costringermi a respirare col naso per evitare di ritrovarmi a fare uno sgradito spuntino di loro.
In fondo trovo anche un buco con un saltino di mezzo metro. Sembra esserci una leggerissima aria ma per esserne sicuri servirebbe l’esame con il pestilenziale fumo del sigaro di Nerone. Provo a suggerire la sua discesa ma non sembra disposto quindi lasciamo perdere.
Ecco la grotta vista dal basso.
Quando, non senza fatica, esco dalla nuova grotta mi accorgo con disappunto di aver dimenticato il GPS all’altra grotta. Niente da fare, dovro’ fare nuovamente il percorso da e per la grotta per recuperare lo strumento.
Torno indietro con Nerone approfittando per un’altra foto del fiume.
Tornato alla nostra grotta base prendo il GPS, torno alla grotta nuova, faccio il punto e torno indietro. Ora siamo rimasti davvero in pochi, Fabrizio dichiara che e’ ora di levare le tende e tornare indietro. Non posso far altro che concordare con lui.
Rimane attiva solo la nostra archeologa decisissima a setacciare tutta la montagna di terra che abbiamo smosso oggi Nerone ed io. La distraiamo pochi secondi dalla sua missione disperata per salutarla e augurarci una nuova occasione per fare attivita’ assieme.
Con la dovuta calma mi cambio e poi partiamo per tornare verso il paese e la nostra auto.
Durante il tragitto continuo a riprendere il fiume occhieggia tra i rami degli alberi.
Il nostro eroico autista che procede a passo spedito.
Fine del sentiero, siamo al paese. Ancora un’ultima discesa e saremo alla macchina.
Eccoci arrivati. Purtroppo devo accontentarmi del panorama perche’ ora il bar e’ chiuso e devo rinunciare a un sognato sorso d’acqua fresca.
Una giornata quasi atipica in chiave archeologica, una nuova grotta e un sacco di amici. Insomma, una bella giornata. Alla prossima.
Con Gabriele a ripetere una ricerca vana e infruttuosa della grotta dei lanterni.
Eravamo gia’ stati a cercare questa grotta. Era cosa di alcuni anni fa e non lo ricordavo. Gabriele ha quindi buon gioco nel propormi la ricerca di questa grotta “fantasma”.
La mattina Gabriele passa in quel di Montebuono e mi carica in macchina. Insieme andiamo a Configni da dove inizia la sterrata che porta a grotta Miesole e a quelle intorno. Lasciamo la macchina in uno spiazzo dove inizia il sentiero per la grotta di Pietro. Ci prepariamo e partiamo.
Dobbiamo aggirare un cumulo di rami tagliati nei pressi di una pozza d’acqua, lasciati probabilmente per non lasciar andare troppo in giro il bestiame che viene ad abbeverarsi…o magari solo per noncuranza.
Dopo la deviazione forzata riprendiamo il sentiero e arriviamo al pozzetto prima della grotta di Pietro. Le faccio una foto prima di proseguire.
Ecco la celeberrima grotta di Pietro, che poi scopriro’ altra non e’ che la grotta sub Miesole. Della grotta fa parte anche il pozzetto appena sopra.
Vista la grotta di Pietro vado a far visita anche alla grotta Mietro, ancora in paziente attesa che noi si torni a scavare.
Quando torno alla grotta di Pietro trovo Gabriele impegnato nel rilievo 3D.
Be’, visto che ci siamo diamo uno sguardo anche al pozzetto. Per sicurezza mettiamo una corda, portata dal previdente Gabriele.
Entro a controllare e trovo nulla di importante, in alto da un lato sembra chiudere, in basso dall’altro un cunicolo va verso la grotta di Pietro.
Fatto quanto necessario per le grotte gia’ conosciute andiamo alla ricerca della fantomatica grotta dei lanterni (LA612)
Andiamo per prima cosa a cercare il sentiero che avevamo visto scendere in giu’ per seguirlo, valutiamo che dovrebbe portarci vicino al punto dove e’ indicato l’ingresso della grotta.
Strada facendo incontriamo dei simpatici esempi di amore per la natura, dei cartelli buttati a terra che incitano a tenere pulito il bosco e avvisano del pericolo di incendi.
Quando arriviamo nei pressi delle coordinate d’ingresso iniziamo a cercare nei paraggi, senza trovare alcun buco che faccia pensare a una grotta. Mi consolo con questo albero “peduncoloso”.
Cerchiamo a lungo ma nulla troviamo. Il GPS mi avverte piu’ volte che sono sul punto desiderato ma nulla fa sospettare l’ingresso di una grotta.
Sassi muschiati a volonta’ ma nessun ingresso di grotta.
Ci aggiriamo a lungo in questo spiazzo erboso scendendo a mano a mano verso il fosso davanti a noi, se non erro dovrebbe essere quello che parte dalla grotta Miesole.
Ogni tanto si incontra qualche piccolo buco ma a un’analisi piu’ attenta si rivelano senza prosecuzione.
Anche Gabriele consulta il fido GPS sul cellulare ma senza ricevere informazioni di un qualche aiuto.
Arriviamo finalmente al fosso e Gabriele dichiara che e’ il momento di riposare un po’. Non posso dargli torto, il caldo, anche se attenuato dalla vegetazione e’ asfissiante. Mentre Gabriele riposa vado a esplorare un sentiero che risale sul versante opposto rispetto a quello da dove siamo venuti. Cosi’ a occhio valuto che potrebbe arrivare sulla strada carrabile dopo il parcheggio per la grotta Miesole. Seguo il sentiero per un centinaio di metri di salita che pero’ scompare tra rami e rovi. Desisto e inizio a scendere verso il fosso.
Quando arrivo non trovo Gabriele. Un paio di urli di cui ricevo risposta mi aiutano a stabilire che Gabriele si e’ avviato risalendo un sentiero che costeggia il fosso. Lo raggiungo e addirittura lo sorpasso. Dopo un tratto di salita il sentiero appena visibile sembra “guadare” il fosso e passare sull’altro versante, quello da cui provenivamo. Visto che la direzione del sentiero e le nostre intenzioni coincidono, decidiamo di seguirlo. Le soste di Gabriele si fanno sempre piu’ frequenti, soffre terribilmente la calura che ci avvolge.
Dopo il “guado” il sentiero prende a salire con una pendenza molto forte, diventa quasi un’arrampicata.
Lungo la salita intravedo un vuoto interessante e mi affretto per vedere di cosa si tratta. Trovo l’ingresso di quella che potrebbe essere una grotta.
Entro a vedere ma rimango un poco deluso, e’ uno sgrottamento profondo forse 5 metri ma senza prosecuzioni evidenti. La grotta dei Lanterni, a giudicare dalla speleometria non sembra somigliare a questo buco. Nel dubbio prendo comunque le coordinate. Attendo Gabriele che e’ rimasto qualche metro piu’ in basso e quando lo vedo spuntare dalle fresche frasche, riprendo la salita.
Dopo un’altra abbondante porzione di salita finalmente intravedo posti noti. Sono subito sotto la grotta di Pietro. Mi fermo a riprendere fiato e ad aspettare Gabriele. Quando arriva riprendiamo insieme il cammino verso l’auto.
Tornati all’auto ci cambiamo commentando la poco proficua e torrida passeggiata. Dichiaro ufficialmente che per quanto mi riguarda la grotta dei Lanterni puo’ essere ufficialmente dichiarata dispersa. Lascio volentieri ad altri il piacere di cercarla.
Oggi tornando indietro verso Configni abbiamo un supplemento di avventura…la gomma posteriore sinistra della macchina si squarcia in piu’ punti. Ce ne accorgiamo appena arrivati alla fine della carrabile e prendiamo la strada asfaltata.
Per fortuna, e con il provvidenziale aiuto di un simpatico ragazzo di Configni che ci accompagna dal gommista a Cottanello, riusciamo a risolvere in appena un paio d’ore. Approfitto per ringraziare il ragazzo di Configni che ha “abbandonato” moglie e figlio (a casa!) per aiutarci, il gommista di Cottanello che e’ riuscito a rimediare chissa’ dove e in breve tempo una gomma uguale a quella rotta e in ultimo un ringraziamento alla simpatica barista di Cottanello, il bar sulla piazza, vicino al gommista, che si e’ fatta ambasciatrice e ha chiamato il gommista a casa convincendolo a intervenire. Grazie al bar aperto abbiamo inoltre potuto dissetarci e sfamarci in attesa della gomma di ricambio. Insomma una sfortuna ma con tutte le comodita’!
Un tranquillo ritorno a casa chiude questa giornata movimentata. Alla prossima.
Con Piero, Felice, Terzo e Gabriele a visitare nuovamente la grotta con la segreta speranza di trovare aperta la prosecuzione.
La mattina verso le 9 ci troviamo da Terzo a prepararci. Il tempo di indossare le tute e far provare il casco a Felice e siamo pronti. Oggi Terzo e’ impegnato quindi ci accompagnera’ per il primo tratto di strada poi tornera’ indietro.
Terzo con la sua consueta gentile disponibilita’ prende l’auto e ci trasporta comodamente per il primo tratto di strada, io mi accomodo nel cassone e mi diverto a fotografare il suo cane che ci segue allegramente.
C’e’ anche il tempo per ammirare il panorama.
Dopo aver salutato Terzo e presi accordi con lui per un passaggio anche al ritorno, ci salutiamo e partiamo per la nostra visita alla grotta. Pochi passi e ci siamo.
Piero e’ il primo a calarsi giu’ fino all’ingresso. Io mi attardo a infilare la tuta e sistemare le ultime cose.
Felice posiziona l’immancabile scaletta e si appresta a raggiungere Piero.
Prima che entrino scongiuro i miei amici di non sporcare l’acqua che incontreremo prima che io possa fare le foto. Oggi ho portato la fotocamera nuova e vorrei fare delle foto decenti. Le mie aspettative sono subito frustrate, camminando per i primi metri di grotta si nota facilmente che il pavimento e’ ricoperto di uno strato di fango fresco. Recentemente deve esserci stata una piena di discreta intensita’. Felice e Piero ci confermano che giorni fa c’e’ stata una precipitazione eccezionale con tanto di grandine.
Arrivati alla prima pozza infatti troviamo che l’acqua e’ molto torbida, le foto con l’acqua cristallina delle volte scorse stavolta me le posso scordare.
Un poco deluso vado avanti oltre la pozza d’acqua e metto in atto il piano B. Mentre Felice avanza per posizionare la scaletta e superare il saltino che ci divide, tiro fuori la bozza del rilievo, il taccuino e le matite per prendere dati e disegnare alcuni particolari. Tra questi ci saranno sicuramente le sezioni trasversali che sono molto utili in una grotta di questo tipo.
I miei amici passano e vanno avanti mentre io avanzo molto lentamente segnando sul rilievo particolari che avevo scordato e disegnando le famose sezioni trasversali che mi mancavano.
Quando arrivo alla sala finale (per ora, speriamo) prendo gli ultimi dati e poi ripongo tutto. Ora posso riprendere a scattare foto.
Il sifone e’ ben pieno e toglie ogni possibilita’ di passaggio. Peccato, dovremo attendere tempi migliori.
Mi diverto ancora un poco con le concrezioni poi riparto a raggiungere i miei amici.
Strada facendo scatto foto ogni pochi metri, magari saranno utili per migliorare il rilievo.
Riprendo anche una foto del punto in cui probabilmente un vortice d’acqua ha consumato lo strato di conglomerato arrivando agli strati di roccia superiori.
Proseguo il mio cammino fotografante.
Faccio una breve pausa per una foto alla diramazione laterale.
Finalmente raggiungo i miei amici, non per bravura mia, si sono fermati ad aspettarmi.
Felice prende la testa del gruppo e insieme proseguiamo. Oramai non manca molto all’uscita.
Rimango in coda al gruppo tentando qualche foto ogni tanto. Colleziono tanti scatti con le schiene dei miei amici.
Eccoci arrivati al saltino attrezzato con la scaletta. Mentre loro preparano il necessario per il passaggio io vado avanti. Mi sono ricordato di non aver preso le sezioni trasversali dei primi metri di grotta.
Passato dall’altra parte riprendo le mie carabattole e, in attesa che i miei amici mi raggiungano, mi organizzo per finire il lavoro che mi sono preposto di fare.
Piero passa e attende al passaggio di Felice.
Gabriele passa per ultimo recuperando la corda di sicura e la scaletta. Oramai siamo in vista dell’ingresso ma io rimango indietro per fare il disegno delle sezioni.
Appena fuori il caldo asfissiante ci aggredisce. Termino i miei disegni e rimetto a posto tutto. Possiamo tornare indietro. Felice avverte Terzo affinche’ venga a prenderci.
Pian pianino torniamo al punto ove abbiamo appuntamento con Terzo.
Terzo lo troviamo gia’ sul posto. Impagabile. Mi manca solo di zompare nel cassone. Stavolta ho anche la compagnia di Piero.
Il cagnone di Terzo ci segue di corsa, incurante del sole che picchia forte.
Dopo la grotta e’ oramai quasi tradizione fermarsi da Terzo per mangiare un boccone e commentare l’uscita in grotta. Stavolta Augusto non c’e’ ma si unisce a noi un amico di Terzo e Felice. Piero rinuncia allo spuntino in allegria perche’ ha ospiti a casa e deve rientrare subito.
Quello che chiamo allegro spuntino e’ in realta’ un pranzo ottimo e abbondante. Tutte cose semplici ma ottime, offerte dai nostri generosi ospiti. Approfitto per ringraziarli ancora per la loro gentilezza.
Anche stavolta la grotta si e’ negata ma noi siamo pazienti, aspetteremo tempi migliori. Alla prossima.
Pubblicato inUncategorized|Commenti disabilitati su Antro di rio Miccino – 11 luglio 2026
Questa grotta continua a non volersi concedere completamente alle nostre fatiche ma noi proseguiamo imperterriti. Alle 7.30 arrivo all’appuntamento e di Nerone trovo solo la macchina. Nerone e’ gia’ su e mi attende. Mi cambio in fretta e salgo a raggiungerlo.
Anche se si vedono poco oramai abbiamo dei sentieri personalizzati per salire, Nerone ha il suo, io il mio.
Quando arrivo su trovo Nerone in compagnia della sua immancabile quanto puzzolentissima pipa.
Passando saluto con una foto il buco accanto alla grotta, per ora, ma forse per sempre, lo abbiamo abbandonato al suo destino, c’e’ tanta aria ma anche troppi massi instabili.
Ecco Nerone in veste meditativa.
Mentre finisco di attrezzarmi saluto la nostra grotta con una foto.
Oggi tenteremo di liberare dalla terra la zona finale della grotta da dove viene l’aria fredda.
Iniziamo di buona lena ma sinceramente sta diventando impegnativo fare questo lavoro in due. Sarebbe ottimo essere almeno in tre, ma oggi in particolare e’ praticamente impossibile siamo in giorno lavorativo.
Dobbiamo frazionare l’estrazione della terra. Chi scava in fondo riempie i secchi mentre l’altro li recupera dalla galleria mediana ammassandola di lato. Quando il deposito temporaneo e’ saturo iniziamo la seconda fase per portare la terra di fuori e ricreare lo spazio nella galleria mediana. Una faticaccia!
Quando Nerone e’ avanti a lavorare col trapano approfitto per riempire qualche sacco di terra, uscire e tirarlo fuori.
Ogni tanto riguadagniamo l’esterno col caldo estremo di questi giorni per riposare gambe e braccia. Nerone ne approfitta per farsi una fumatina.
Anzi, Nerone a un certo punto decide che la grotta merita un test dell’aria quindi si inoltra in grotta con il sigaro, un’altra delle sue armi letali. Ci si capisce poco, nel punto finale della grotta l’aria sembra arrivare con potenza da almeno tre punti, anche il sigaro lo conferma.
Tra un turno di scavo e l’altro, uno svuotamento terra da meta’ grotta a fuori e altre amene attivita’ arriviamo a fare le 14.30. Nerone decreta che la giornata e’ terminata e che e’ ora di “fare in ferri”.
Prima di mollare rientro un attimo a fare delle foto in zona scavo. Questo e’ un punto promettente, ci abbiamo messo un telo per evitare di riempirlo di terra.
Giu’ in fondo in fondo ancora non si arriva bene ma l’aria se ne frega e soffia anche da la’ muovendo le piccole radici che pendono dalle rocce.
Anche in basso a destra stessa storia, tanta aria ma ancora non si riesce a metterci dentro la testa per guardare.
Torno indietro di ben 20 centimetri abbondanti per guardare meglio il primo punto. Oltre al telo c’e’ un sasso piatto a coprire il buco, lo tolgo un momento per fare una foto dentro. Si capisce poco ma tutta quest’aria rallegra un cuore speleologico. Fatta la foto rimetto al suo posto il sasso.
Prima di uscire faccio anche una foto all’indietro, nel buco dove passero’ a breve per uscire. Intanto da fuori sento Nerone trafficare con le sue robe mentre si prepara per tornare alla macchina. Se non mi sbrigo ad uscire finisce che mi lascia qua!
Ancora tanta fatica e poche soddisfazioni, ma non molliamo, tanta aria uguale tanta speranza. Alla prossima.
Pubblicato inUncategorized|Commenti disabilitati su Antro dell’istrice – 8 luglio 2026
Insieme a tanti amici a ritrovare la grotta la grotta “di casa” dopo quasi due anni.
Oggi siamo in 8: Alice, Annamaria, Giancarlo, Gabriele, Luca, Alessandro, Andrea ed io. Normalmente saremmo quasi troppi per un’uscita ma, per la capacita’ di accoglienza di questa grotta siamo un piccolo gruppo. Per i miei amici ho pensato a un giro inusuale, sono sicuro che ci divertiremo.
Tra i partecipanti all’odierna gita in grotta, voluta e organizzata da Alice, ho trovato varie sorprese; ho conosciuto Andrea reduce dall’ultimo corso dello SCR, ho incontrato Giancarlo che, non lo immaginavo, abita da anni a Montebuono, in localita’ Spezzano e, grazie a Gabriele che l’ha invitata, ho avuto il piacere di (ri)fare conoscenza con Annamaria, una speleo di Teramo molto simpatica.
Dopo l’appuntamento canonico all’ex Roby Bar ce ne andiamo al parcheggio vicino alla grotta.
Quando sono pronto vado qualche minuto al cancello della grotta. Vado solo, la scusa e’ sincerarmi che il lucchetto sia aperto, ma in verita’ voglio avere un minuto per ricordare Mirko, lo speleo, l’amico di Terni che circa due anni fa ci ha lasciati proprio in questa grotta. Non che fossimo amici per la pelle ma negli ultimi anni mi era capitato di incontrarlo abbastanza spesso nel corso di eventi speleo. Una cara persona con cui si entrava facilmente in sintonia. Arrivederci Mirko.
Dopo il triste ma doveroso saluto torno al presente e ai miei amici. Oggi, visto che questa la considero la “grotta di casa”, faro’ loro da cicerone e come dicevo ho pensato a un giro poco frequentato. A fare il giro saremo solo in sette, Gabriele ha deciso di fare un giro piu’ piccolo dalle parti della sala dell’arpa celtica per poi uscire e attenderci.
Gli altri stanno ancora finendo i preparativi, Giancarlo e Annamaria sono pronti e, come me, iniziano a sentire caldo. Senza nemmeno bisogno di dircelo ci dirigiamo verso l’ingresso della grotta da dove esce un piacevole vento freddo.
Aspettiamo ancora un paio di minuti poi suggerisco di iniziare a entrare. Eccoci dentro per la prima foto in grotta. Oggi ho portato la fotocamera nuova, vediamo che riusciremo a combinare io e lei.
Appena qualcuno del resto del gruppo fa capolino all’ingresso iniziamo ad andare avanti. Nei punti stretti iniziali vedo i segni di allargamento che sono stati necessari per il recupero di Mirko.
Prima di andare avanti e affrontare il pozzetto ci mettiamo comodi ad aspettare che arrivino tutti. Approfitto subito per trattare male Alessandro dandogli poi il compito di dare una mano al suo amico, e compagno di corso, Andrea.
Quando siamo tutti, ripartiamo. Io passo di lato per lo scivolosissimo bordo pozzo, ai miei amici indico il cunicolo in discesa che sbuca proprio davanti alla partenza del pozzo. Un poco piu’ scomodo ma meno problematico.
Luca ha portato ben tre corde, visto che Giancarlo insiste una la usiamo qua. Iniziamo la discesa. Io vado alla base del pozzo per documentare. Parte Annamaria.
Segue Giancarlo.
Dopo di lui e’ il turno di Alessandro.
Subito seguito da Andrea. Visto che ci siamo gli faccio una foto in piu’.
Ecco Alice, anche lei, come organizzatrice, merita un’altra foto.
Buon ultimo parte Luca. Nel frattempo ho fatto i conti delle corde…ne abbiamo tre, due serviranno per i toboga e un’altra mi abbisogna per il giro che voglio fare. Con quella del pozzetto sarebbero quattro, devo risparmiarne una quindi dico a Luca di togliere la corda dal pozzetto e di lanciarla ad Alice che la portera’ avanti al toboga.
Vado avanti ma senza salire lungo il traverso, voglio prendere il passaggio basso che mi portera’ giusto alla fine del primo toboga. Prima di inoltrarmi mi assicuro che Luca ci stia seguendo e che vada avanti seguendo gli altri visto che e’ lui che ha le altre corde per scendere il secondo toboga. Dopo tutto anche per lui e’ la prima visita a questa grotta, sarebbe poco simpatico se si perdesse.
Uno sguardo verso l’alto, vedo Alice, impegnata col traverso, avanti vedo nessuno, saranno tutti in attesa al toboga. Vado per il passaggio basso.
Eccomi alla base del toboga, mi metto comodo, voglio fare foto a profusione.
Davanti a me lo stretto cunicolo che mi incuriosisce da sempre. Non si puo’ percorrere pena la rottura di tutte le concrezioni, ma penso di aver trovato ugualmente il punto dove sbuca. Non ho mai fatto la prova lasciando qualcuno qua ad illuminare, magari una volta di queste…
Mentre mi avvicinavo al toboga Giancarlo ha sistemato la corda ed e’ andato avanti al secondo toboga e ora e’ fermo in attesa della corda. Annamaria si impossessa della corda e inizia a scendere. Riesco a fotografarla quando e’ gia’ arrivata.
Sopra arriva Luca, gli diciamo di passarci un’altra corda e dei moschettoni per il secondo toboga. Ci passa il necessario e lo facciamo arrivare a Giancarlo che si mette all’opera.
Ecco Alessandro.
Dopo Alessandro decido di avvicinarmi verso il secondo toboga, trovo che Giancarlo sta terminando l’armo e AnnaMaria che attende pazientemente il suo turno per scendere.
Mi giro all’indietro per una foto ad Alessandro che attende invece Andrea per indicargli la direzione corretta da prendere.
Quando, dopo Annamaria arrivo alla partenza del secondo toboga avverto Giancarlo che non faremo la via “solita”, quella in cui si va a destra al secondo toboga e si arriva presto alla sala del the. Oggi, come avevo preannunciato faremo un giro insolito, quindi alla base del secondo toboga prenderemo a sinistra.
Qua come al solito non ricordo quale sia il passaggio giusto quindi devo chiedere ai miei amici di aspettare un attimo e fare un paio di tentativi. Quando mi ritrovo, partiamo.
Il passaggio puo’ sembrare un poco aereo ma e’ meno difficile di quanto sembri.
Infatti i miei amici lo passano senza troppi problemi.
Luca chiude la fila, siamo tutti, possiamo proseguire.
In prossimita’ del passaggio stretto mi fermo a prendere fiato, sto chiacchierando a raffica per raccontare a tutti cosa faremo a breve, non sono abituato e mi e’ venuto il fiatone! Ne approfitto per fotografare una bella colata.
Mi faccio passare la corda e un moschettone da Luca poi scendo giu’ nello stretto e sistemo la corda a doppia a cavallo di un naturale, lo useremo per scendere e poi recuperare la corda.
Scendo per primo poi provo a recuperare un poco la corda, giusto per verificare che sia possibile farlo. Mi lego addosso un capo della corda e la tengo tesa mentre scende Giancarlo. Quando Giancarlo mi raggiunge passo a lui il compito di tenere un capo della corda cosi’ che e io possa mettermi a fare foto ai discendenti.
In un fiato arriva Annamaria.
E’ poi il momento di Alessandro.
Quindi Andrea,
Subito dopo arriva Alice.
Si inizia a stare strettini quindi ingiungo ad Andrea di spostarsi piu’ in la’.
Come sempre c’e’ Luca a chiudere la fila. Ben tre foto per lui,se l’e’ meritate.
Siamo tutti nella saletta sopra al meandro broccolettato che dobbiamo percorrere per giungere a destino. Indico ai miei amici la via piu’ protetta e poi mi butto giu’ per la verticale cosi’ quando arrivano giu’ sono pronto per le foto.
Nel meandro lo spazio e’ tiranno quindi dopo l’arrivo di Giancarlo sono costretto ad abbandonare il proposito di fare una foto a tutti e vado avanti.
Il nome di meandro broccolettato non e’ poco meritato, i passaggi stretti e strappa-tuta non mancano.
Dove e’ un minimo piu’ comodo ci fermiamo ad aspettare che il gruppo si ricompatti, giusto per scrupolo, qua nel meandro e’ quasi impossibile perdersi.
Un esempio di broccoletto pervicace
Tra i vari passaggi angusti si incontra una finestrella, ci si passa solo accanto ma ne approfitto per fare qualche foto.
Andiamo avanti, strada facendo continuo a sfruttare Annamaria per le foto. Oramai siamo alla fine del meandro. Per la precisione siamo al punto che chiamo “trivio”.
Pian pianino arrivano tutti…e io li aspetto al varco per una foto.
Ancora broccoletti.
Dopo la pausa paesaggistica riprendo con le foto ai miei amici.
Arriva anche Luca, possiamo proseguire verso la sala del the.
Pochi metri e siamo allo scivolo che di solito tanto “piace” ai corsisti che si cimentano nelle loro prime grotte. Dopo lo spiegone di rito i miei amici passano tutti senza problemi.
Per buona misura Giancarlo si posiziona comodamente a controllare che facciano tutto a modino.
Ok, mancano solo Alice e Luca, andiamo avanti per far loro spazio.
Eccoci alla fantastica “onda”, siamo praticamente arrivati.
Sala del the. Ci prendiamo qualche minuto per riprendere fiato, fare uno spuntino e qualche impressione sulla grotta.
Via, si riparte, siamo diretti ora alla sala UTEC.
Giancarlo va avanti ad affrontare il temibile tratto in risalita per arrivare alla sala UTEC.
Dopo lo seguo anche io. Devo dire che i due anni senza venire in questa grotta mi hanno fatto perdere un poco degli “automatismi” che avevo sviluppato con una assidua frequentazione. Nell’ultimo tratto mi fermo a recuperare il fiato e ne approfitto per un paio di foto.
Toh! una farfallina.
Una volta giunto fuori dalla risalita, sono oramai nella sala UTEC, mi metto comodo per fotografare chi passa.
Chi e’ gia’ arrivato si ferma ad ammirare la sala in attesa del resto del gruppo.
Eccoli che arrivano.
Ora la sala e’ illuminata a giorno.
C’e’ anche la “targa” in argilla col nome della sala preso dal gruppo di Narni che ha esplorato la grotta.
I miei amici iniziano a essere un poco stanchi ma riesco comunque a convincerli ad andare ancora avanti, ci stiamo avvicinando al “fondo” della grotta. E’ piu’ corretto dire che stiamo andando avanti fino a uno dei limiti estremi della grotta conosciuta ad oggi, ma dire fondo e’ piu’ d’impatto.
Dopo aver mostrato loro un punto in cui mi arrampicai anni fa ci infiliamo in fila indiana nel cunicolo basso che ci portera’ avanti. Il fango che pavimenta il cunicolo per fortuna oggi e’ abbastanza secco e si appiccica poco alla tuta. Meglio cosi’.
Nel punto dove siamo stati tanto fermi per trovare un punto comunicante con l’esterno ci sono ancora le scritte con l’argilla di, oramai, tanti anni fa.
La bambolina non ha resistito al passare del tempo, si deve essere staccata e qualcuno l’ha ricomposta in una nicchia.
Mi fermo per raccontare ai miei amici un aneddoto di quando tentammo di forzare il passaggio verso l’esterno noleggiando un fioretto e la relativa attrezzatura ma senza alcun risultato.
Quando siamo tutti racconto e poi e’ tempo per una foto.
Potremmo proseguire ancora, lo propongo e loro accettano anche se commentano scettici l’intrico di buchi davanti a loro.
Prendo per la ripida discesa per portarli fino alla partenza della “strettoia a chiocciola”, quella che porta al fondo dove lavorammo tanti anni fa.
Il nome “strettoia a chiocciola” non convince i miei amici quindi non insisto. Ci si sparpaglia un po’ nei vari cunicoli a curiosare.
Alice trova una una via alternativa alla risalita ripida e fangosa e io la seguo. Siamo di nuovo al punto di sosta. Da qui parte un cunicolo dove solitamente trovavamo delle deiezioni di un animale non identificato ma di taglia non proprio piccola. Alice e Andrea vanno dentro a curiosare.
Io mi fermo ad aspettarli scattando foto in giro.
Quando tornano riprendiamo la via per tornare alla sala UTEC. Strada facendo trovo Alessandro che riposa.
Faccio riposare un poco la fotocamera, avra’ bisogno di energia piu’ avanti. Torniamo alla UTEC, quindi alla sala del the e proseguiamo per tornare al secondo toboga.
Vicino al trivio troviamo la misteriosa scritta che si legge da destra a sinistra e riporta un “Plus Ultra” che ho sempre tradotto come “Piu’ avanti”, come a indicare un’uscita. Chissa’…
Al secondo toboga salgo per primo poi mi faccio da parte per fotografare chi verra’ dopo. Arriva Annamaria e riesce a passare nonostante il mio ingombro.
Quando vedo arrivare Alessandro penso che forse potremmo avere problemi di spazio per il suo passaggio quindi mi ritiro e vado avanti.
Sono ora sopra al primo toboga, qua di spazio ce n’e’ quindi mi metto comodo per fare foto a tutti.
La prima a salire e’ Annamaria.
Segue Alessandro.
Ecco che arriva anche Andrea.
E’ il momento di Giancarlo. La fotocamera inizia a fare le bizze, la batteria sta per esaurirsi.
La mitica Alice, dal sorriso un po’ stanco ma sempre bello.
E ancora una volta Luca che chiude la fila.
I miei amici hanno iniziato a “sentire” aria di esterno quindi filano come lepri verso l’uscita, faccio quasi fatica a tener loro dietro. Faccio ancora qualche foto ma la fotocamera lampeggia con disperazione.
Fuori, oltre a Gabriele ci accoglie una calura asfissiante.
…e l’ultimo chiuda la porta!
Dopo esserci cambiati Giancarlo ci invita a mangiare qualcosa a casa sua, accettiamo piu’ che volentieri. Con le “gambe sotto al tavolino”, in compagnia dell’ottima pasta fredda preparata da Giancarlo con l’aiuto di Annamaria e tante bevande fresche diamo libero sfogo all’appetito mentre commentiamo vivacemente la giornata in questa grotta veramente particolare. Giancarlo ritrova una copia dell’articolo in cui un socio del gruppo UTEC racconta la storia dell’esplorazione della grotta e me la regala. Sara’ un’interessante lettura. Alla prossima.
Pubblicato inUncategorized|Commenti disabilitati su Pretaro – 5 luglio 2026
Sono andato a togliere le corde messe alla grotta degli urli in occasione del recente corso di rilievo col CavWay. Sgrottata veloce con l’ottima compagnia di Tarcisio e di Patrizio.
Doveva essere un’uscita infrasettimanale all’antro di rio Muccino ma e’ saltata quindi ho deciso di fare il disarmo degli urli, incombenza post-corso a lungo rimandata. In questa breve avventura ho trovato la compagnia e il supporto di due formidabili amici, Patrizio e Tarcisio. Quest’ultimo mi ha accompagnato in grotta mentre Patrizio si e’ occupato del supporto esterno.
Con un paio di messaggi ci accordiamo e il giorno dopo verso le 8 ci incontriamo al bar di Guarcino. Il tempo dei saluti, un caffe’ poi saliamo con la macchina di Patrizio e alle 9 e mezza eccoci qui, pronti per partire.
Come al solito sono il piu’ lento a prepararmi quindi arranco dietro a questi due formidabili veterani delle montagne intorno a Campocatino.
Arriviamo alla pista da sci, ora si deve scendere verso la grotta. Tarcisio e Patrizio prendono un sentiero alto, io, come i muli, prendo per la strada che conosco, ossia seguendo il fosso.
Eccoli la su che continuano a seguire la pista da sci, magari al ritorno li seguiro’.
Sono quasi al punto in cui il fosso diventa piu’ in pendenza e lo si lascia per deviare a destra lungo un sentiero appena accennato tra i bassi cespugli di ginepro.
Anche i miei amici stanno scendendo.
Ecco la grotta e lo stupendo panorama che le fa da cornice.
C’e’ gia’ la corda all’ingresso! Ci sara’ qualcuno, penso. Poi guardo meglio l’armo e ricordo, questo e’ l’armo “nostro”, fatto per il corso. Visto il tempaccio che trovammo all’uscita nessuno ha pensato a disarmare la corda e lei e’ rimasta qua ad attenderci con pazienza.
Tarcisio ed io terminiamo i preparativi prima di entrare. Patrizio si mette comodo per aspettare il nostro ritorno, ha anche intenzione di fare un giro nei dintorni mentre aspetta, non si sa mai, le scoperte migliori a volte si fanno gironzolando a caso.
Termino di prepararmi per primo, avviso Tarcisio ed entro. In fondo al pozzetto d’ingresso la temperatura e’ decisamente piu’ gradevole. Controllo la presenza delle corde anche piu’ avanti poi avviso Tarcisio che vado ancora avanti.
Dopo il secondo pozzetto, il P7 detto anche pozzo Daniela, affronto la sequenza di strettoie che mi portano alla partenza del P23. Senza por tempo in mezzo mi metto comodo e osservo la situazione per decidere come fare il disarmo. Ci sono 3 corde per scendere, una, sulla sinistra, e’ quella fissa da lasciare, le altre due sono le nostre e le devo togliere. Ok, si parte, scendo fino agli attacchi e inizio il disarmo delle corde del corso.
Qualche minuto dopo sento rumori prima delle strettoie, e’ Tarcisio che arriva a darmi sostegno. Oramai pero’ sono a buon punto con le corde del P23 quindi rimaniamo d’accordo che e’ meglio si eviti la fatica delle strettoie solo per tornare indietro subito dopo. Lui comunque passa le prime e si sistema nel piccolo ambiente intermedio. Questo mi facilita assai perche’ potro’ passargli con facilita’ i capi delle corde che ho appena tolto.
Appena torno alla cengia di partenza del P23 col mio bottino di corde e attacchi mi fermo un attimo per salutare a dovere Tarcisio e fargli un paio di foto.
Faccio una foto della situazione che lascio, mi sembra tutto a posto. Riaggancio anche la corda che va verso destra, l’avevo tolta prima del corso perche’ intralciava un poco.
La prima corda la passo facilmente a Tarcisio che la recupera. Solo quando il capo terminale mi sfugge di mano sparendo nella strettoia mi viene in mente che avrei potuto collegare la seconda corda alla prima per facilitare il recupero. Avverto Tarcisio che pazientemente si attrezza per tirarmi indietro il capo della corda.
La seconda corda e’ un po’ piu’ intrecciata della prima quindi perdo del tempo a districarla e filarla in maniera che Tarcisio possa recuperarla. Mi scordo di spiegare a Tarcisio la mia intenzione di collegare tutte le corde tra loro con dei nodi galleggianti e tirarle fino a fuori cosi’, semplicemente tirandole. Questa mia dimenticanza costa a Tarcisio una fatica supplementare perche’, quando lo raggiungo nello spazio tra le strettoie mi accorgo che della prima ha gia’ fatto matassa. Mi scuso e gli spiego ora la mia intenzione.
Tarcisio parte per passare la strettoia mentre io sciolgo la matassa e collego tutte le corde come avevo deciso.
Una volta fuori dalla strettoia Tarcisio recupera tutte le corde legate assieme e poi lo raggiungo anche io. Le corde sono tutte ammatassate di lato, ne prendo il capo iniziale e lo lego, sempre con un nodo galleggiante alla corda del P7.
Tarcisio sale per primo, lo avverto di sistemarsi comodo per recuperare la corda. Io mi sistemero’ alla partenza del pozzo pronto a intervenire se la corda dovesse aggrovigliarsi o bloccarsi in qualche modo.
Quando Tarcisio si e’ sistemato salgo pure io, disarmo la corda del P7 e rimetto in posizione la corda fissa. Il recupero e’ forse un poco noioso, ma sicuramente non troppo faticoso. La corda si comporta benone e non si impiccia.
Fatto il recupero Tarcisio sale fino alla saletta alla base del pozzo d’ingresso mentre io disfo gli ultimi nodi e collego anche l’ultima corda. Quando e’ tutto pronto Tarcisio inizia a recuperare. Quando ha abbastanza corda la tira verso Patrizio che inizia a recuperare a sua volta. Quando vedo sfilare via il capo terminale dell’ultima corda salgo anche io a raggiungere Tarcisio.
Sciogliamo gli ultimi nodi e siamo pronti a uscire. Tarcisio va per primo e poi io salendo tolgo l’armo anche della corda d’ingresso. Lavoro completato!
Senza fretta e godendoci il caldo del sole stemperato dall’aria fresca Tarcisio ed io ci togliamo di dosso l’attrezzatura mentre Patrizio riempie il suo capiente zaino con le corde e gli attacchi recuperati.
Quando siamo quasi pronti Patrizio parte col suo carico.
In un paio di minuti anche Tarcisio e’ pronto e parte a sua volta.
Sono quasi pronto anche io. Una foto di saluto alla grotta e poi parto.
Seguo Tarcisio lungo il sentiero alto, quello che loro hanno fatto all’andata. Patrizio oramai e’ quasi alla pista da sci.
Seguo il sentiero accennato tra i ginepri vagando qua e la’ nella segreta speranza di trovare un altro buco interessante. Speranza forse vana, ma trovo sia mai inutile alimentare la curiosita’. Ogni tanto mi giro a fare una foto a Tarcisio e al meraviglioso panorama alle sue spalle.
Arrivati alla pista da sci troviamo dei cavalli intenti a pascolare, anche loro meritano una foto.
Mentre faccio sosta per riprendere fiato Tarcisio mi raggiunge e ne approfitto per fare un selfie.
Ora ci manca solo il tratto in discesa per arrivare alla macchina.
Arrivati alla macchina suddividiamo corde e attacchi con Patrizio. Quello che rimane decido di portarlo direttamente al magazzino a Subiaco. Non propriamente di strada ma oggi e’ una giornata tranquilla e allungare qualche chilometro non e’ un problema. Scendendo a valle chiacchiero con piacere con Patrizio e Tarcisio delle innumerevoli grotte ancora da vedere in mezzo a queste montagne. Gli propongo di fare presto una ricognizione insieme, vedremo se si riuscira’.
Un’ uscita “rimediata” all’ultimo momento e resa preziosa dalla compagnia di Tarcisio e Patrizio. Inoltre ci siamo, anzi mi sono, tolto il pensiero del disarmo della grotta, che non e’ poco. Alla prossima.
Pubblicato inUncategorized|Commenti disabilitati su Urli – 01 luglio 2026
Anche se ora e’ ufficialmente una grotta e si chiama “Cunicolo del vento” per me rimane associata all’istrice. Oggi Nerone, Luca ed io abbiamo continuato a scavare senza troppe sorprese.
La mattina quando arrivo alle 7.30 trovo Nerone che, mi dice, aspetta da quasi un’ora. Luca invece deve ancora arrivare, intanto noi cominciamo. La foto che inaugura la giornata e’ proprio particolare, la fotocamera ha deciso che dovevo avere la barba fosforescente e non c’e’ stato verso.
Mi preparo poi ci carichiamo gli zaini in spalla e facciamo l’impegnativo avvicinamento di quasi 2 minuti.
Una foto dall’ingresso tanto per salutare la nostra novella grotta.
Vado avanti io a raccattare sassi dal fondo. Li metto dentro a un sacco legato a una corda e Nerone si occupa di tirarli fuori.
Ce n’e’ di lavoro da fare. Per fortuna dopo una mezz’ora arriva anche Luca a dare una mano.
Visto che Luca e’ fresco e riposato, nonostante dica di essere stanco per il lavoro, dopo qualche minuto gli cedo il posto alla raccolta sassi.
Quando Luca si dichiara stanco Nerone prende il suo posto.
Cosi’ prosegue la giornata. Mentre ci alterniamo a spostare sassi e tirarli fuori arriva anche ora di pranzo quindi facciamo una breve sosta per ristorarci. Io riprendo subito, sono troppo curioso di scoprire se la grotta ci riservera’ qualche sorpresa.
Quando e’ il turno di Nerone dobbiamo fermarci a causa dei crampi che gli prendono a una gamba. In effetti la posizione da tenere in questa grotta e’ ben scomoda e anche io durante il mio turno avevo avuto qualche leggero crampo alle gambe. Faccio comunque ancora un turno di scavo, ma siamo agli sgoccioli perche’ anche Luca si dichiara troppo stanco per continuare. Anche a me non conviene esagerare quindi, anche se un po’ a malincuore, faccio le ultime due foto al fondo attuale della grotta ed esco.
E’ il momento di “fare i ferri” io carico sulle spalle il mio zaino quasi vuoto lasciando, come da prassi, tutti i carichi pesanti al nostro giovane e potente virgulto, Luca.
Vado avanti in attesa che Luca e Nerone finiscano di sistemare gli zaini.
Ancora solo lacrime e sangue da questa grotta. Ogni volta progrediamo quel tanto che basta per alimentare la speranza. Torneremo. Alla prossima.
Pubblicato inUncategorized|Commenti disabilitati su Era grotta dell’istrice – 27 giugno 2026
Con Augusto, Felice e Terzo a liberare la parte finale della galleria.
Un’uscita in grotta fatta di mercoledi’ e’ necessariamente limitata a pochi partecipanti. Pochi ma buoni, e’ proprio il caso di dirlo. La mattina alle 9.30 ci incontriamo al podere di Terzo ci prepariamo, carichiamo il fuoristrada di Terzo con tutto il necessario e ci avviamo verso la grotta.
Il tragitto che possiamo fare in macchina e’ breve, ma con questo caldo ogni passo risparmiato vale oro. Giunti alla meta Terzo sistema la macchina all’ombra poi la scarichiamo dagli innumerevoli attrezzi che dobbiamo portare in grotta. Abbiamo Pala e piccone, una pompa nel caso ci sia ancora molta acqua e anche la batteria per azionare la pompa, delle cofane, la scaletta e delle corde. Ne abbiamo per tutti.
Felice si incarica di portare la pompa, forse il “pezzo” piu’ pesante dell’attrezzatura odierna. Bene o male comunque arriviamo alla grotta senza perdere pezzi.
Entriamo senza indugi. Io resto in coda al gruppo anche per fare qualche foto con la fotocamera nuova.
Al saltino passa per primo Terzo che sistema la scaletta poi si fa il passamano con gli altri attrezzi.
Passato il saltino proseguiamo di buon passo, oramai la grotta la conosciamo e vogliamo andare al piu’ presto a vedere la situazione all’attuale fondo.
Sul soffitto si vede l’originale solco dove passava l’acqua quando la galleria era neonata.
Ma non divaghiamo, il lavoro ci attende. Devo affrettarmi per non rimanere indietro.
Un piccolo arrivo d’acqua.
Ci fermiamo qualche secondo allo slargo con la diramazione a destra, giusto il tempo per un rapido passamano se superare alcuni massi di tufo che ingombrano il passaggio.
Si riparte, Augusto e’ a capofila e detta un ritmo serrato.
Io continuo a stare in coda e a scattare foto alle spalle di Terzo e Felice che mi precedono di qualche metro..
Breve sosta per me. Qua c’e il punto del soffitto dove mi sembra che la grotta mostri un piccolo strato di una roccia che pare arenaria tra due strati di conglomerato.
Andiamo avanti.
Sul lato destro si incontra questa “canalina”, sembra troppo squadrata per essere naturale, ma la natura ha molta piu’ fantasia di noi, chi puo’ dire che non si sia potuta inventare anche questo.
Siamo quasi arrivati. Qua il soffitto si abbassa, devo fare sosta per togliere il piccone dallo zaino, spunta per almeno mezzo metro sopra la mia testa e rischio di “arare” il soffitto.
Augusto, Felice e Terzo sono gia arrivati, li vedo poggiare a terra il loro carico.
Quando li raggiungo trovo che Augusto si e’ infilato a controllare la situazione acqua.
In attesa del suo responso riprendo fiato e provo una foto alle stalattiti.
Augusto torna a noi, nella sua esplorazione ha visto che l’acqua sembra essersi ritirata di almeno un metro rispetto a dove iniziava la volta scorsa. Valuta che la pompa non serva, per la soddisfazione di Felice che se l’e’ letteralmente incollata per tutto il tempo.
Bando alle ciance, acqua ancora ce n’e’, il soffitto e’ pur sempre basso, decidiamo di spostare un poco di terra dal pavimento per creare un canale di drenaggio dell’acqua. Terzo e Felice si alternano alla pala.
Il lavoro procede spedito fino a sfinimento degli scavatori. Approfittiamo di una sosta per una foto di gruppo.
Terzo si e’ riposato abbastanza e riprende.
Chiedo un attimo di tregua per andare avanti a fotografare il livello dell’acqua. Sicuramente e’ molto meno della volta scorsa.
Terzo si dichiara stanco, e’ il momento di Felice. Non posso andar via senza aver fatto nulla quindi mi metto alle spalle di Felice, riempio le cofane di terra e poi le passo a Terzo e Augusto per lo svuotamento.
Quando siamo tutti abbastanza provati chiamo le ultime tre cofane poi smettiamo, per oggi abbiamo fatto abbastanza. Ci fermiamo giusto il tempo per un paio di foto prima di “fare i ferri” e prendere la via del ritorno.
Prima di partire faccio ancora una foto al canale di drenaggio dell’acqua. La prossima volta vedremo se avra’ funzionato.
Riprese tutte le attrezzature ripartiamo in fila indiana verso l’uscita. Nel punto largo della galleria dove c’e’ la diramazione riempio la provetta di acqua in una pozza non sporcata dal nostro passaggio. La devo riportare a Gabriele per le analisi sulla durezza dell’acqua.
Al saltino facciamo di nuovo passamano.
Vicino all’ingresso, ovvero l’uscita, incontriamo un poco di animaletti che mi sbrigo a fotografare.
Ancora qualche passo e tornammo a riveder le stelle…o meglio il sole con un caldo asfissiante visto che nemmeno l’una.
Tornando indietro incontriamo delle mucche e un toro dall’aspetto bellicoso, per fortuna decidono di proseguire per la loro strada, noi facciamo altrettanto.
Arrivati alla macchina carichiamo tutte le attrezzature poi prendiamo posto anche noi, Augusto, Felice ed io, nel cassone posteriore, siamo troppo infangati per entrare nell’abitacolo.
La bella giornata si conclude con un buon pasto in casa di Terzo. Prima di degustare le cose buone che imbandiscono la tavola Augusto mi porta a vedere la zona “Aterno” (se ho capito bene il nome) che sara’ utile per una prossima ricognizione esterna. Ma poi…tutto buono e abbondante, grazie ai miei ospiti, operosi e generosi. Alla prossima.
Pubblicato inUncategorized|Commenti disabilitati su Antro di rio Miccino – Gallese – 24 giugno 2026
Arianna,Maria,Martina, Gabriele, Luca, Nerone ed io alla riscoperta di una bellissima grotta.
Non capitava oramai da quasi 3 anni di poter fare una visita all’inferniglio quindi con grande gioia e allegria la mattina ci siamo ritrovati al suo ingresso a prepararci.
Indossare la muta con questo caldo non e’ proprio cosa simpatica ma purtroppo necessaria per poter affrontare l’acqua fredda che ci attende in grotta.
Ci prepariamo cercando di stare all’ombra il piu’ possibile.
Nerone ha portato anche lo spumante per brindare a questo ritorno oltre che il suo e il mio compleanno passato pochi giorni fa.
Appena termino di indossare faticosamente la prima parte della muta avverto il resto del gruppo che e’ meglio muoversi verso l’ingresso dove troveremo un poco di aria fresca ad alleggerire la calura.
Quando mi avvicino gia’ sento il respiro freddo della grotta venirmi in soccorso.
Mi fermo davanti l’ingresso e aspetto i miei amici che, per fortuna, non si fanno attendere.
Una volta riuniti al fresco Nerone stappa lo spumante e brindiamo a noi e all’Inferniglio semplicemente ma sentitamente. Per tenere lo spumante al suo posto Nerone ha portato anche il “salame del re” un dolce abbastanza tipico da queste parti. Apprezziamo molto anche quello.
Dopo il brindisi, ripetuto piu’ volte, diamo fine ai festeggiamenti e passiamo all’azione. Nerone e Luca si siedono su un masso dell’ingresso per acclimatarsi, Nerone ne approfitta per farsi una pipata del suo mefitico tabacco. Io ho appena terminato di indossare la muta completa e ho la temperatura interna prossima all’ebollizione quindi li scavalco e vado avanti alla ricerca dell’acqua per avere refrigerio.
L’acqua del primo laghetto e’ molto bassa, quasi a livelli estivi. Meglio cosi’, Maria non ha la muta e con poca acqua potra’ gustarsi anche lei una bella passeggiata lungo la grotta.
Per arrivare al panettone di calcare che fa un poco da diga naturale alle acque risorgenti ci si deve bagnare i piedi ma e’ un disagio ben sopportabile.
Mi giro per fotografare Nerone e Luca che mi seguono. Oggi e’ la prima volta che provo la nuova macchinetta fotografica, il regalo dei miei colleghi per il pensionamento.
Continuo a salire in cima al panettone ma poi mi giro a fare ancora una foto ai miei amici.
Sono in cima al panettone, ora inizia la zona delle vaschette. Mi fermo a fare qualche foto anche a loro.
Una volta omaggiate le belle vaschette con abbondanti foto passo avanti facendo attenzione a non toccare l’acqua in modo che anche il resto del gruppo possa gustarsi lo spettacolo.
Il laghetto laterale, lui e’ fortunato perche’ e’ fuori dal passaggio quindi solitamente rimane intoccato.
Ora inizia la larga galleria festonata da concrezioni che termina, per noi, al sifone.
Anche se anelo l’acqua per rinfrescarmi un po’ non posso fare a meno di fare soste per fare foto.
Metto la luce della mia lampada al massimo e scatto foto cambiando, o cercando di cambiare, la direzione della luce per vedere quale sia la soluzione migliore.
Questa e la famosa colonna che ossessiona Gabriele.
Ogni volta che passa vicino alla colonna Gabriele smoccola a lungo contro coloro che hanno riempito la colonna di graffiti. Ogni volta si ripromette di fare qualcosa per ripulirla e sono sicuro che prima o poi ce la fara’.
Devo stare attento a dove metto i piedi ci sono punti insospettabili dove il pavimento e’ ricoperto di un velo di fango traditore e rischio almeno una decina di volte di fare un capitombolo a terra perche’ sono troppo preso nel fare le foto.
A ogni modo non demordo e continuo a scattare foto sempre cercando di non toccare l’acqua in maniera che si conservi pulita e limpida.
Tra una foto e l’altra arrivo al primo laghetto, quello armato col traverso. Anche qua passo di lato per conservare l’acqua limpida. Sento i miei amici che parlano non molto lontani da me, penso che a breve mi raggiungeranno.
La corda e gli attacchi del traverso non stanno messi benissimo, non sarebbe male venissero cambiati.
Passato il traverso continuo a camminare con continue soste per fare foto.
Le macchie bianche sul soffitto che individuano le bolle d’aria che rimangono intrappolate al soffitto durante le piene fanno venire i brividi al pensiero di questo spazio enorme pieno di acqua vilentemente spinta verso l’ingresso della grotta.
Eccomi arrivato alla pagoda sospesa. Si tratta di un cono di concrezione che probabilmente poggiava su uno strato di fango, successivamente rimosso da una o piu’ piene successive. Penso debba esserci stato un lunghissimo periodo senza piene, almeno tanto tempo quanto ci e’ voluto perche’ la pagoda si formasse in maniera abbastanza solida da resistere alla forza dell’acqua.
Sono finalmente arrivato al primo dei tratti allagati, li chiamo impropriamente laghetti, da traversare a nuoto o comunque da traversare camminando immersi nell’acqua.
Alla mia sinistra inizia la sagola salvavita che utilizzano gli speleosub durante le loro immersioni.
Mi addentro nell’acqua rabbrividendo per il brusco variare della temperatura. Un quasi piacevole brivido di gelo mi avverte che l’acqua inizia a filtrare dentro la muta.
Entro in acqua fino alla vita e mi fermo per dare il tempo al mio corpo di abituarsi alla brusca variazione di temperatura. In seguito Gabriele mi dira’ che l’acqua era a circa 7° di temperatura.
Mi volto a guardare indietro, ho sentito qualcuno chiamarmi.
E’ Luca che mi ha raggiunto.
Anche lui si immerge con le gambe poi si ferma per abituarsi allo sbalzo di temperatura. Ne approfitto per fargli fare da illuminatore e soggetto per le foto.
Ok, mi sono acclimatato, non sento piu’ le gambe! Possiamo andare avanti.
Strada facendo continuo a fare foto.
La grotta qua fa una curva ma poi prosegue con i laghetti.
Vado avanti. Faccio una foto in cui si vede ancora il livello dell’acqua che c’e’ fino a non molto tempo fa, il velo di fango lasciato dal lento abbassarsi dell’acqua evidenzia il livello massimo.
Altro laghetto.
Luca mi raggiunge, lascio che vada avanti per sfruttarlo di nuovo come illuminatore e soggetto per le foto.
Fine del laghetto, si ricomincia a camminare all’asciutto e, devo dire, inizia a non dispiacermi troppo. Il caldo dell’inizio oramai e’ un ricordo.
Siamo al sifone intermedio, sempre un bello spettacolo. Con Luca ci fermiamo ad ammirarlo.
Andando avanti troviamo l’ennesimo laghetto.
Anche qua c’e’ la sagola degli speleosub.
Luca si ferma in corrispondenza di un’altra concrezione notevole della grotta. E’ anche il punto in cui la grotta si dirama, a destra c’e’ il ramo attivo con un laghetto ben profondo tutto da nuotare mentre a sinistra si sale in un ramo fossile e fangosissimo che corre parallelo all’altro fino all’ultimo sifone a cui si puo’ arrivare senza attrezzatura per le immersioni.
Non so se ha gia’ un nome. A me, guardando la base piatta e sapientemente incisa dalla natura, viene da pensare ad una roulette ma vi lascio liberi di proporre altro.
Prima dell’inizio del laghetto gelido da fare tutto a nuoto Luca mi indica una diramazione che sale verso l’alto.
Visto che ne e’ incuriosito lo incito a salire per vedere cosa c’e’ sopra. Non e’ un’ascesa semplice, c’e’ tanto fango che complica non poco la salita.
All’ultimo metro infatti non riesce a trovare appigli sicuri e sembra voler tornare indietro. Da bravo amico allora salgo e gli faccio da puntello per il piede sinistro in maniera da poter superare l’ostacolo di fango che gli impediva la salita.
Quando e’ al sicuro gli passo anche la fotocamera per documentare quel che vede. Ci sono varie diramazioni, magari torneremo a vederle meglio.
Torniamo giu’ dal cunicolo fangoso e torniamo al cospetto del temibile laghetto. E’ un laghetto tutto da nuotare. Mi immergo e un brivido mi traversa il corpo, l’acqua e’ particolarmente gelida.
Come dicevo l’acqua e’ gelida e la nuotata nemmeno tanto breve. Quando arrivo alla fine mi voto e chiedo a Luca di illuminare verso di me. Gli chiedo poi di seguirmi ma risponde che sta aspettando di abituarsi al freddo. Lo lascio alla sua acclimatazione e proseguo.
Da qua in poi, almeno fino al sifone terminale (per gli speleo non sub), di acqua non ce ne sara’ piu’ in compenso c’e’ il velo infido di fango col quale mi ritrovo a litigare e a rischiare in continuazione degli indecorosi scivoloni. Anche qua c’e’ la sagola degli speleosub, noto anche che e’ agganciata alla parete con degli attacchi resinati, qualcuno ci ha perso tempo e denaro per farlo.
Continuo a scivolare e fotografare camminando senza fretta fino al sifone.
Scavalco il culmine del tratto in salita e inizio a intravedere la zona del sifone.
Ora la grotta scende e io ne seguo il corso.
Una bolla di pietruzze nere, pirosseni credo si chiamino. Devono essere ben pesanti per non essere portati via dalla corrente.
Ci sono quasi, anche se sono anni che non ci vengo ricordo i tratti che percorro, con confidenza, quasi fossero vecchi amici che non si vedono da tempo.
Eccomi finalmente alla spaccatura dove inizia il sifone terminale.
Con prudenza scendo quasi al livello dell’acqua e mi metto seduto comodo ad ammirare il sifone. L’acqua e’ ancora troppo alta per tentare un passaggio aereo, senza attrezzatura da sub ma la speranza che un giorno si abbassi abbastanza da permetterci di passare nuotando continua ad alimentare la mia fantasia.
Mi siedo comodamente e vorrei tanto fare un tuffo in questa acqua incredibile ma decido di aspettare che arrivi Luca perche’ non sono certo di poter risalire fuori dall’acqua da solo. Cerco di consolarmi facendo foto ma la fotocamera mi tradisce spegnendosi col tristissimo messaggio “Batteria scarica”.
La ripongo al caldo dentro la muta qualche minuto e poi riesco a scattare ancora una foto poi la batteria cede definitivamente e rifiuta di accendersi.
I minuti passano, di Luca non si vede l’ombra. Spengo la luce e mi gusto la grotta coi suoi rumori. Provo anche la respirazione diaframmatica per rilassarmi.
Dopo un tempo indefinito sento qualcuno chiamarmi, non mi sembra la voce di Luca ma, penso, sara’ magari qualcun altro del gruppo. Rispondo, riaccendo la luce e, dopo qualche minuto, vedo Martina spuntare dal buio. Mi aggiorna, gli altri si sono fermati al primo laghetto e probabilmente stanno gia’ tornando indietro. Luca e’ stato sconfitto dal freddo al laghetto da nuotare e Martina ha deciso di sfidare coraggiosamente il gelo per venire a portare fino a qua il materiale per fare il rilievo.
Mentre ci stiamo aggiornando sentiamo rumori dall’alto. E’ Luca che ha deciso di esplorare il ramo alto ed e’ sbucato sopra di noi. Non ci raggiunge, non ci pensa proprio a fare il laghetto a nuoto quindi lo salutiamo e riprendiamo a valutare se fare il rilievo.
In verita’ non e’ che avessi molta voglia di fare il rilievo, pero’ per onorare la fatica e la buona volonta’ di Martina prendo il coraggio a piene mani e accendo il CavWay del gruppo. Chiedo a Martina di farmi da assistente e pian pianino andiamo avanti a fare il rilievo.
Al laghetto ho decisamente difficolta’ per prendere i punti. Il laser del CavWay sembra avere qualche problema quando deve misurare distanze oltre i 20 metri quindi devo fare un caposaldo intermedio proprio in mezzo all’acqua gelida e alta. E’ complicatissimo prendere un punto fisso col laser dovendo nel contempo nuotare, figurarsi se lo si deve fare per 3 volte di seguito, requisito per creare un caposaldo. Risultato: mi “puzzo” di freddo ed esco dall’acqua con un gelo addosso e dei brividi non da poco.
Solo quando arrivo a uscire dall’acqua mi rendo conto che non e’ piu’ Martina a tenermi compagnia ma bensi’ il redivivo Luca. Anche Martina ha preso freddo nel riattraversare il laghetto quindi ha preferito tornare verso l’uscita e il caldo. Con lui prendiamo ancora punti di rilievo fino alla concrezione “roulette” e poi chiudiamo li’. Proseguiremo alla prossima visita.
Il ritorno e’ tranquillo e infreddolito. All’uscita troviamo i nostri amici che ci attendono con pazienza.
Una bella uscita a ritrovare una grotta che e’ quasi una vecchia amica, sempre affascinante. Alla prossima.
Pubblicato inUncategorized|Commenti disabilitati su Inferniglio – 20 giugno 2026
Quella che chiamavo grotta dell’istrice, anche se grotta non era ancora, oggi lo e’ diventata! Quindi a breve Luca, lo scopritore, provvedera’ a inserirla in catasto con un nuovo nome di sua scelta.
Oggi e’ lunedi’, giorno lavorativo, quindi questa e’ una delle uscite “pensionati”. Stavolta siamo Nerone ed io. Il selfie alle 7.30 di mattina da’ inizio alla giornata.
Nerone ha intenzioni “cattive”, ha portato anche il generatore.
Prendiamo due strade differenti per arrivare alla grotta ma arriviamo praticamente assieme. La grotta si intravede appena tra la vegetazione ma ci basta quel poco per riconoscerla.
Che poi parlo di una grotta ma i buchi a cui stiamo lavorando sono due. Il primo ha come nome provvisorio “Istrice 1”, l’altro, distante pochi metri naturalmente si chiama “Istrice 2”. Oggi inizieremo a scavare a Istrice 1.
Eccolo qua. A Nerone piace particolarmente perche’ da questo buco esce un’aria molto fredda.
Nerone mi racconta che la volta scorsa lui e il suo amico Luca hanno tirato fuori sassi e che ora si intravede un ambiente a sinistra, verso l’alto. Iniziamo lo scavo senza perdere tempo.
Tanti sassi e tanta terra dopo in effetti trovo l’ambiente descritto da Nerone. Ci sono tanti ragni, il pavimento e’ pieno di legnetti, sembra possa essere una tana, magari proprio dell’istrice che ha ispirato il nome a questo buco.
Mi fermo qualche secondo a riposare e a guardare una dolichopode che incombe su una lumachina…vorra’ mica mangiarsela?
Per equita’ faccio anche una foto ai ragni che affollano l’ambiente finalmente raggiunto. Peccato che la dentro la bella aria fredda che ci consigliava la prosecuzione dello scavo qua dentro si perde completamente. Bisogna cercare altrove.
L’aria la ritroviamo sotto un masso. qua l’aria e’ interessante ma non possiamo scavarci, si tratta di massi enormi ma estremamente instabili, scavarci sotto potrebbe generare un crollo. Valutata attentamente la disposizione dei massi e vagliate le possibili tecniche di scavo decidiamo che e’ troppo pericoloso quindi, anche se a malincuore, abbandoniamo Istrice 1 spostandoci a Istrice 2.
Anche qua lo scavo si presenta lungo e difficile ma le pietre sono molto piu’ stabili e non rischiamo crolli. Iniziamo con lo scavare via tanta tanta terra dalla prima saletta. Quando il pavimento e’ piu’ basso e comodo iniziamo a scavare terra e sassi dal cunicolo ventoso.
Dopo innumerevoli secchi di terra si inizia a vedere qualcosa, ora nel cunicolo, prima strettissimo, ci si entra carponi. Riesco ad affacciarmi alla curva a sinistra dove arriva l’aria.
Ci sono piu’ direzioni possibili quindi Nerone si addentra col suo pestilenziale sigaro per vagliare la direzione da seguire.
Individuata la direzione riprendo lo scavo togliendo sassi di dimensioni rispettabili. Quando Nerone dichiara che e’ ora di “fare i ferri” gli chiedo ancora un poco di tempo, forse riesco a fare la curva e ad andare oltre. Scanso tutto quello che potrebbe darmi fastidio e poi mi stendo supino e striscio nello spazio che ho creato. Alla mia sinistra c’e’ un piccolo ambiente. In fondo a questo ambiente si vede un buco, l’aria sembra uscire da li’. Fosse un pozzo? Con questa speranza provo a tirarci dentro un sasso. Centro il buco solo al terzo tentativo e sento il sasso scendere solo di mezzo metro. Bah, speravo meglio, vedremo la prossima volta.
Uscendo dal pertugio in cui mi son ficcato mi fermo a guardare a destra. Da li’ non arriva aria e poi e’ in direzione di Istrice 1, per ora meglio seguire l’aria. Proseguo fino a uscire dal cunicolo e guadagno l’uscita dove Nerone e’ in attesa.
Gli racconto le novita’ e annuncio che ora la grotta e’ lunga circa 6 metri, percorribili, quindi potra’ avere il suo posto nel catasto grotte della Federazione Speleologica del Lazio. Non sara’ un risultato eclatante ma non possiamo lamentarci. Alla prossima.
Pubblicato inUncategorized|Commenti disabilitati su Era grotta dell’istrice – 15 giugno 2026