Benvenuto!

Io!Ho sempre voluto tenere un diario con le relazioni delle uscite e delle esperienze in ambito speleologico.

Con questo blog posso avere il mio diario ed inoltre condividere le esperienze che faccio.

Ho iniziato ad agosto 2012 a raccontare le mie avventure ipogee. Spero vi stiano piacendo. Nel caso ne aveste voglia, e’ sempre apprezzato lasciare un commento!

Cosa trovate nel blog? Le relazioni delle gite del fine settimana. Ogni tanto mi spingo a recensire qualche ristorante. Cerco di condire le parole con tutte le immagini che posso.

Ho inserito un paio di sezioni dedicate ai ricordi. Nella prima ho riportato le relazioni delle spedizioni speleologiche a cui ho partecipato. Nella seconda ho iniziato ad inserire immagini di uscite, fatte nel passato, che ritrovo curiosando tra i mucchi di foto che ho salvate sul pc (il piu’ delle volte sotto l’illuminante titolo “varie”!).

Buona lettura e di nuovo benvenuto!
Img0086

Pubblicato in speleo | 2 commenti

Grotta degli orientisti – 24/09/2022

Con Gabriele, Luca e Nerone a scavare questa grotta per me nuova.

La mattina come al solito Gabriele passa a prendermi e andiamo insieme a Livata dove ci incontriamo con Luca.

Dopo un rapido supplemento di colazione andiamo a Campo dell’Osso dove parcheggiamo al posto solito per andare a doppio rum. E’ una sosta obbligata perche’ la strada e’ interrotta per lavori. La dolina a fianco strada non si e’ saputa regolare e ha fatto sprofondare tutto il manto stradale e reso pericolante il resto per alcuni metri.

Non ci scoraggiamo per cosi’ poco e, dopo esserci preparati, partiamo per la passeggiata che ci portera’ alla grotta degli orientisti dove troveremo Nerone gia’ all’opra intento.

Luca ed io e’ la prima volta che andiamo, ma Gabriele ci e’ gia’ stato almeno una volta e ha il punto GPS. Seguiamo lui tagliando tra i boschi e svalicando parecchie volte.

Ora ci starebbe bene una bella foto ma…solo ora mi accorgo di aver lasciato a casa la mia amata fotocamera. Poco male, chiedo a Gabriele e Luca di documentare per me la giornata. Gabriele mi accontenta subito con un selfie che prende anche Luca.

Tra un canalone e l’altro, anche se tenendomi a vista, continuo a camminare distante dai miei amici cosi’ da osservare un’area maggiore mentre ci avviciniamo alla meta.

Una volta tanto vengo ricompensato, passo ad un metro da un buco che sembra proprio una grotta. Prima di chiamare i miei amici controllo bene. Si, si e’ proprio una grotta!

Urlo ai miei amici di raggiungermi mentre inizio a curiosare.

Gabriele, da bravo documentatore si preoccupa subito di fare la foto dell’ingresso e per una volta sono io a indicare la grotta.

Visto che Luca oggi e’ nostro ospite diamo a lui l’onore e l’onere di entrare per primo. Questo e’ quello che trova.

In pratica si tratta di 2 stanzette contigue senza apparenti prosecuzioni.

C’e’ traccia di concrezioni ma nulla di eclatante.

Deciso per Grotta Valente, in onore di Luca, il nome della nuova grotta, proseguiamo la nostra passeggiata nel bosco alla volta della nostra destinazione senza disdegnare soste per ammirare i numerosi funghi che incontriamo.

Arriviamo alla buca degli orientisti all’una passata e troviamo Nerone rassegnato alla solitudine. E’ qua oramai da ore e ha preso freddo, avrebbe quasi deciso di tornare a casa ma il solo vederci lo rianima. Si concede solo qualche bonaria battuta sulla nostra lentezza.

In pochi minuti ci organizziamo, Nerone ed io entreremo in grotta a scavare, Luca decide di restare fuori per calibrare il suo distoX, Gabriele resta con lui a dargli una mano per poi spostarsi a cercare una grotta gia’ in Catasto di cui riprendere le coordinate.

L’ingresso in grotta con la mia tuta d’emergenza in cotone (la mia attrezzatura, tutta, e’ stata rubata settimana scorsa) e’ quasi traumatica. Il cotone della tuta mi ritorna fredde sensazioni, in pratica sembra di avere la pelle direttamente a contatto con la roccia. Vabbe’, un po’ di freddo non ha mai ucciso nessuno, mi dico…poi il fatto che per uscire dalla grotta per ora ci vogliono meno di 3 minuti, aiuta.

Per arrivare all’attuale fondo si deve passare attraverso ad un fitto nugolo di moscerini, dopo averne inghiottiti un paio mi ricordo di avere con me la mascherina, la metto subito evitando cosi’ di proseguire con un pasto indesiderato e poco attraente.

Quando arriviamo giu’ ci sistemiamo e io mi infilo nello stretto per lavorare all’attuale strettoia. Lavoriamo parecchio, quindi mi muovo parecchio quindi del freddo iniziale rimane solo la sensazione di contatto diretto con la roccia.

Dopo molto ed intenso lavoro riesco a passare la prima strettoia, per la seconda ci vuole molto meno. Esploro quasi 2 metri di grotta nuova! Dopo la seconda strettoia sbuco in un piccolo ambiente, non posso stare in piedi ma ci sarebbe posto per un paio di persone. Peccato che subito dopo si restringa di nuovo in un buco impraticabile.

Torno da Nerone per aggiornarlo. Insieme decidiamo che per oggi abbiamo fatto abbastanza. Rifacciamo i ferri e torniamo fuori.

All’esterno troviamo i nostri amici, stanno ancora dannandosi con la calibrazione del DistoX. Il cellulare che utilizza Luca per connettersi al dispositivo non vuole saperne. Gabriele ci aggiorna sulla sua visita alla grotta che cercava, ce ne mostra anche la foto.

Ho gia’ litigato altre volte con cellulari e DistoX che fanno i capricci, quindi mi impossesso di tutti e due e inizio a mia volta a pasticciare con la calibrazione. Probabilmente e’ solo un colpo di fortuna ma alla fine riesco a scaricare la calibrazione fatta sul DistoX. Ritorno il tutto a Luca facendo la mia porca figura con poco sforzo.

Inizia ad essere pomeriggio inoltrato e la temperatura e’ gia’ ben fresca. Mentre noi giocavamo ai giovani rilevatori Nerone si e’ cambiato, ha preparato gli zaini ed e’ pronto a partire. Io mi sistemo alla meno peggio e sono subito con lui. Insieme partiamo. Scopro cosi’ che la strada “giusta” altro non e’ che un sentiero segnato!

Seguiamo il sentiero nel bosco fino a svalicare, subito dopo vedo un’ampia radura ma noi non la percorriamo, giriamo a destra attorno ad un albero andando ad intercettare un altro sentiero che ci porta in breve alle macchine.

Una bella passeggiata, condita da buona compagnia, la scoperta di una nuova grotta e una micro-esplorazione. Mi pare buono. Alla prossima.

Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

Ouso dei Tre – 17/09/2022

Questa grotta e’ dedicata a noi, Giuseppe, Gabriele e Fabrizio, il trio inossidabile che il fato ha voluto disfare quando Giuseppe e’ dovuto tornare a casa ,in puglia. Questa e’ l’ultima uscita che abbiamo fatto assieme, da qua il nome che daremo alla grotta.

Anche oggi siamo in tre, Linda, Angelo ed io, andiamo a verificare che il buco trovato tempo fa abbia delle dimensioni degne di farla chiamare grotta.

La prima sorpresa della giornata, oltre alla pioggia, la troviamo quando salendo alla grotta troviamo la strada sbarrata da un camion nei pressi dell’Ouso del Sordo. Aspettiamo un poco suonando il clacson ogni tanto nella speranza che l’autista del camion venga a farci passare. Quando capiamo che non c’e’ speranza, torniamo indietro per parcheggiare al primo posto utile. Non ci facciamo scoraggiare dal contrattempo e iniziamo a prepararci.

Mentre ci cambiamo passa una macchina della polizia municipale di Carpineto. Per fortuna ho tutti i permessi in regola e ci lasciano fare. In compenso ci aggiornano sulla presenza del camion che blocca la strada. La stanno sistemando per farla diventare una pista ciclabile.

Eccoci pronti ad iniziare la nostra avventura.

Iniziamo a salire accompagnati da una pioggia sottile e nemmeno troppo fastidiosa. Sali e poi sali passaimo accanto al buco transennato che vedemmo lo scorso inverno. Faccio fare una deviazione a i miei amici per mostrargliela. Ad uno spiazzo sentiamo una voce salutarci dai cespugli. Ci fermiamo per capire a chi appartenga la voce. Esce fuori dai cespugli un simpatico uomo con cui scambiamo qualche parola. In pratica si rivela essere un vecchio speleologo di Carpineto. Probabilmente e’ uno del gruppo di speleo che insieme a Vincenzone formavano la sezione distaccata dello Speleo Club Roma. Lo sollecito a chiamare il gruppo (SCR) se trova qualche buco nuovo, ci parla di uno che esplorarono negli anni ’70 salendo sul Semprevisa. Lo scambio di chiacchiere per quanto piacevole ha termine, ci salutiamo e proseguiamo ognuno per la propria strada. Noi continuiamo a salire. Intrattengo i miei amici con chiacchiere varie e aneddoti su grotte e persone di questi luoghi, spero di non annoiarli troppo. Saliamo. Da un poco ne avevo l’impressione, ma arrivati a un cartello che non ricordo proprio mi rendo conto di aver sbagliato strada. Lo comunico ai miei amici che accolgono la notizia della passeggiata aggiuntiva ed inutile senza scomporsi troppo. Tiriamo fuori dallo zaino il mio fido GPS, imposto il punto della grotta e torniamo indietro.

Ritrovare la grotta, nonostante il GPS, non e’ semplicissimo, il parcheggio che ricordavo e’ stato arato via dalla ruspa, l’attacco del sentiero sembra non esserci piu’. Seguiamo il GPS con fiducia, purtroppo non possiamo seguire la linea retta che ci indica lui, innumerevoli cespugli di rovi ce lo impediscono.

Alla fine la troviamo. Ci fermiamo al bordo della dolina dove avevo preso il punto GPS in origine. Qua ci mettiamo comodi ed inizio il mio noiosissimo spiegone su come si facevano, si fanno e si faranno i rilievi in grotta. Dopo aver tediato abbastanza i miei amici, Angelo scappa giu’ per la dolina.

Sistemato quel che serve per il rilievo, scendiamo anche Linda ed io. Angelo e’ gia’ affacciato alla grotta.

Siamo davanti alla grotta, sistemo il GPS vicino ai funghi per riprendere il punto dell’ingresso da dove iniziero’ la poligonale.

Angelo scalpita, vuole entrare. Intuendo la cosa gli chiedo di andare a dare un occhio alla grotta mentre termino i preparativi. Non se lo fa ripetere 2 volte.

Chiedo anche a Linda la stessa cosa e anche lei segue volentieri Angelo. Nel frattempo faccio una prima misura per sincerarmi di avere una grotta catastabile. Angelo e’ sul fondo che gia’ scava, punto il DistoX sul suo casco. Il responso della misura e’ confortante 6,74 metri. Possiamo proseguire.

Angelo prova a scavare a mani nude ma e’ troppo anche per lui. Dobbiamo decidere cosa fare. In teoria avevo programmato una visita a Pian dell’Erdigheta dopo aver fatto il rilievo della nuova grotta ma Angelo e’ convinto di voler scavare qua. Ci penso su quasi un paio di secondi poi aggiorno i miei piani per la giornata. Linda ed Angelo torneranno alla macchina a prendere il necessario per scavare, io proseguiro’ col rilievo.

Quando tornano con cofana, mazzetta, maleppeggio, scalpello, cazzuola e demolitore io ho terminato col rilievo e sono fuori ad attenderli. Torniamo indietro nella grotta per scavare.

Ci alterniamo a scavare man mano che le forze ci vengono meno. Il punto in cui si scava e’ stretto, ci si entra a fatica. Proprio la’ dove la grotta sembra approfondire c’e’ un sasso incastrato che non ne vuole sapere. Alla fine e’ Linda ad averne ragione e lo estrae con molta soddisfazione, sia sua che nostra.

Usciamo fuori per prenderci qualche minuto di riposo, faccio una foto ad una foglia che annuncia l’imminente autunno.

Non me ne ero accorto prima, ritrovo anche l’inconfondibile segno dello Shaka Zulu, l’omino stilizzatissimo disegnato sulla parete appena sopra l’ingresso.

Riprendiamo a scavare. Ho allargato di qualche millimetro col demolitore, sembra poco ma vi assicuro che fa la differenza. Il sasso magistralmente tolto da Linda non risolve molto pero’ proseguiamo lo scavo senza demoralizzarci.

Linda e’ sopra di noi ed attende paziente che le passiamo le cofane piene di sassi e terriccio.

Angelo chiede il cambio, vado io. Per avere meno ingombri poggio la fotocamera. Ci guadagno cosi’ una foto all’opera intento.

Continuiamo ad avvicendarci allo scavo. La grotta non vuole concedersi ma noi la blandiamo con dolci mazzettate…chissa’ che prima o poi….

Riprende Angelo, Linda lo assiste, io mi occupo dello scarico delle cofane piene.

Esco un attimo per bere e fare acqua, ecco una vista panoramica della nuova grotta.

Questo e’ un pallone che abbiamo trovato nascosto dietro il sasso tolto da Linda.

E’ quasi ora di andare via, stasera Angelo lavora quindi rientriamo presto. Vado a dare uno sguardo alla situazione. Mi sembra buona, ora il punto dove scavare e’ piu’ largo, e’ solo questione di pazienza…e un poco di fortuna.

Via, si torna. Per andare alla macchina ci guida Angelo, per andare a prendere i ferri per scavare hanno trovato una via piu’ semplice e indicata con un segno di vernice su una pietra.

Mentre mi cambio Linda si impegna a spgliare un cespuglio di tutte le sue more. Alla fine se ne allontana soddisfatta.

Il ritorno e’ tranquillo, non c’e’ ancora molto traffico, lascio i miei amici al bar “fico” vicino Ikea di Anagnina quindi torno a casa. Una bella e proficua giornata. Alla prossima.

Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

Inferniglio 10/09/2022

Uscita “omnibus” di gruppo. Come Shaka Zulu Club Subiaco abbiamo accompagnato 28 persone che volevano sperimentare l’ambiente ipogeo.

La mattina Gabriele ed io arriviamo all’appuntamento alla villa di Nerone con un inusuale anticipo di quasi 2 minuti. Gabriele entra subito in modalita’ “PublicRelation” e organizza le persone che sono gia’ arrivate distribuendo moduli da compilare, consigli vari e raccomandazioni. Oggi avremo 3 gruppi ad orari differenti. Caterina ed io veniamo incaricati di scortare il primo gruppo fino alla grotta dove molti dei nostri sono gia’ pronti ed in attesa. Saliamo sulla macchina di Caterina e avvertiamo che attenderemo il resto del gruppo un poco piu’ avanti, al parcheggio per il lago di San Benedetto. Ricevuto l’ok da Gabriele ci spostiamo. Al parcheggio attendiamo con pazienza, passano 2 macchine senza rallentare minimamente, decidiamo che non ci riguardano. Arriva una terza macchina, arancione questa. Si ferma. Dentro ci sono Emilio e Martina, ci concertiamo con loro. Sono partiti per ultimi, quindi le altre macchine probabilmente erano proprio quelle bianche. Ci saremo capiti male. Nonostante Caterina sia gia’ preoccupatissima per aver perso tante persone in un colpo solo, arriviamo allo spiazzo di prato San Giovanni e troviamo tutti la’ ad aspettarci. Valuto un attimo le macchine che abbiamo, sono tutte piene e mi sembrano tutte in grado di proseguire fino alla grotta. Dico a tutti che proseguiremo ognuno con la propria macchina. Salgo anche io in macchina e chiedo a Caterina di avvicinarsi alla strada per guidare il gruppo. Ancora una volta le 2 macchine bianche partono e vanno avanti incuranti di noi…deve essere un vizio! Con pazienza ci accodiamo, tanto non c’e’ possibilita’ di sbagliare strada.

Alla grotta cerchiamo tutti parcheggio poi io vado a salutare tutti i convenuti del gruppo mentre Caterina si cambia in santa pace.

Una foto con Aurora e’ quella che serve per iniziare bene.

Foto con Aurora scattata con la fotocamera di Aurora!

Anche una con Nerone, il presidente emerito non poteva mancare.

Foto di Aurora.

Dopo i saluti torno anche io a cambiarmi. Mettere la muta e’ il solito strazio di fatica e sudore ma alla fine, ancora una volta, riesco. Quando sono pronto mi avvio all’ingresso della grotta dove intanto si sono riuniti tutti i partecipanti del primo turno e relativi accompagnatori.

Come sempre prima di entrare Mario spiega, senza lesinare in parole, cosa e com’e’ il luogo che visiteremo, cosa andremo a fare, come lo faremo. Il tutto senza dimenticare un cenno su Jenne, il suo legame con la grotta e le varie leggende che la accompagnano.

Tutti ascoltano con attenzione.

Spiegone terminato. Entriamo. Blocco subito Caterina e Federica per una foto.

Sto provando una impostazione della fotocamera con tempi lunghi di esposizione invece della solita modalita’ automatica. Potrebbe anche andare bene per foto statiche, ma il minimo movimento le rende sfocate. Esperimento parzialmente riuscito.

Il laghetto iniziale e’ a un livello bassissimo, il piu’ basso che mi sia mai capitato di vedere. Lo passiamo senza difficolta’.

Le infide e scivolosissime tavole che di solito sono abbondantemente sommerse dall’acqua ora potrebbero essere adibite a mensole.

Il gruppo si muove compatto per superare la prima difficolta’, il ripido scivolo calcitico con le profonde vasche subito dopo.

Appena passiamo il punto ostico troviamo un posto comodo per sederci ed ascoltare prima Mario e quindi Nerone spiegare la grotta ai nostri ospiti. Facciamo anche la prova del “buio vero” spegnendo tutte le luci e rimanendo un paio di minuti in cieca contemplazione della grotta e dei suoi rumori. Mario si incarica inoltre di “battezzare” tutti coloro che visitano la grotta per la prima volta con un allegro sbuffo di fango su una guancia. Solo vero fango di grotta!

Proseguiamo.

Solito tragitto con un paio di passaggi appena impegnativi.

La bestia nera di chi visita la grotta la prima volta e’ sicuramente il traverso in cui si deve fare affidamento sulla corda per passare indenni nonostante il fango scivolosissimo.

Noi accompagnatori abbiamo la muta e stiamo in acqua per fare sicurezza a chi passa.

Alfin giunti al brivido finale, ora i nostri ospiti devono affrontare il passaggio allagato a bordo del canotto.

C’e’ qualche minuto di sosta perche’ si deve provvedere al gonfiaggio del canotto.

Visto che c’e’ da attendere, io torno indietro a fare qualche foto. Utilizzo il cavalletto quindi la fotocamera dovrebbe apprezzare e sfornare immagini decenti. Lei in effetti ci prova e avrebbe fatto un buon lavoro…se solamente mi fossi ricordato di togliere le gocce d’acqua dall’obiettivo!

Quando torno indietro trovo che il canotto e’ stato gonfiato e un primo gruppetto e’ partito per la traversata. I rimanenti sono in attesa che ritorni il canotto.

E puntualmente il canotto torna, guidato da Nerone, scarica il primo gruppo e carica il secondo. Instancabile Nerone riparte e stavolta lo seguo pure io.

Una volta dall’altra parte andiamo avanti ancora qualche metro, fino a dove l’acqua lo permette. Nerone si ferma al primo sifone, visto che abbiamo tempo decido di portare Federica, anche lei alla sua prima visita, a vedere oltre. Ci fermiamo alcuni minuti mentre tento alcune foto…ma sempre e rigorosamente senza pulire l’obiettivo dalle gocce d’acqua.

Fatte le foto torniamo indietro…

…in tempo in tempo per la traghettata di ritorno.

Riunito di nuovo tutto il gruppo ci si avvia all’uscita per tornare a rivedere il sole. Mi accorgo che ora ci sono molti accompagnatori e la mia presenza non serve a molto. Rimango indietro, magari ne approfitto per fare altre foto. Con me si attarda anche Aurora. Per prima cosa la costringo a posare per me in alcune foto che meritavano maggior successo.

Poi, visto che oramai il gruppo e’ lontano e non sembrano soffrire la nostra mancanza, propongo ad Aurora una bella nuotata per arrivare a vedere il sifone finale, quello dove solo gli speleosub finora si sono avventurati.

Passiamo velocemente i tratti allagati. Troppo velocemente, forse. Aurora non e’ abituata a gestire la muta e alla prima nuotata esce troppo rapidamente dall’acqua cosi’ che un consistente rivolo di acqua ghiacciata le aggredisce il pancino…Per un attimo temo stia per svenire ma poi in pochi secondi si riprende. Credo che per le prossime volte si ricordera’ di essere piu’ cauta!

Strada facendo la costringo a posare nuovamente per me.

Eccoci arrivati al sifone che termina la parte di grotta visitabile. L’acqua e’ bassa, parecchio bassa, ma ancora non abbastanza. Se avessi uno spezzone di corda per calarmi andrei a curiosare pero’ non l’ho quindi devo accontentarmi di guardarlo da lontano e descrivere ad Aurora quello che potremmo trovare scendendo in acqua.

Dobbiamo tornare indietro, il secondo gruppo oramai si sara’ formato e avranno bisogno di una mano. Pero’ magari qualche foto la possiamo fare.

Passiamo accanto alla diramazione che percorsi anni fa, uno stretto cunicolo porta ad un altro sifone piccino piccio’. Ci trovai il bulbo di un flash vecchio di decenni, in seguito appurammo che era stato lasciato dal padre di Cristiano durante l’esplorazione. Aurora si incuriosisce del mio racconto e vuole andare a vedere il sifone. Io la aspetto “fuori”.

Eccola che torna.

Riprendiamo il cammino, solo il tempo di un’altra foto.

Nuotata di ritorno.

Eccoci alla zona canotto. Bene, ancora nessuno all’orizzonte.

Torniamo indietro a passo sospinto. Troviamo il secondo gruppo che si sta sistemando per lo spiegone in grotta.

Siamo arrivati in tempo per ascoltare Mario e Nerone che ripetono il rito iniziatico.

Aurora sistema il proprio zainetto e io la importuno nuovamente con le mie foto.

Terminato lo spiegone, con tanto di minuti di buio e battezzo col fango, il gruppo riprende a muoversi.

Passiamo il traverso senza troppi problemi. Invero qualche problema c’e’, una persona accusa un malessere poco prima del traverso. Luca e Corrado si incaricano di riportarlo all’uscita.

Io proseguo col gruppo fino al canotto. Qua mi sembra non ci siano particolari problemi, torno indietro a vedere come se la cavano Luca e Corrado.

Solo una rapida sosta per una foto al laghetto laterale prima delle vaschette.

Alle vaschette trovo Luca, sembra tutto a posto.

Corrado! Saranno 2 anni che ci parliamo solo per telefono, ho piacere di rivederlo finalmente.

Tento una foto alla pozzanghera che e’ diventata il primo laghetto.

All’uscita ci accertiamo che il nostro ospite non stia ancora male. Ora che e’ fuori sembra tutto a posto, un poco di timor panico, forse. Nonostante qua fuori faccia quasi troppo caldo, ho piacere di passare qualche minuto in buona compagnia.

Nel frattempo Luca raduna i suoi amici, saranno il terzo ed ultimo gruppo.

Qua all’ingresso rivedo anche Gabriele, e’ in compagnia di Martina ed Emilio.

I miei amici formano un allegro capannello, mi unirei volentieri ma i ragazzi del terzo gruppo sono pronti ed e’ meglio iniziare a muoversi per non incrociare il gruppo uscente.

Nemmeno a dirlo ci incrociamo allo scivolo di uscita, in salita per loro e in discesa per noi. Visto che gli amici di Luca sono tutti giovani ed aitanti scout, li facciamo scendere a sinistra per il passaggio piu’ scivoloso. Se la cavano egregiamente. I componenti del secondo gruppo ci sfilano accanto contenti della insolita esperienza appena fatta ma altrettanto lieti di poter vedere di nuovo la luce del sole.

I nostri scout affrontano le vaschette.

Luca li assiste con attenzione.

Anche con loro facciamo la sosta con spiegone, a cura di Luca, e buio vero. Il battezzo col fango lo evitiamo.

Foto di una piccola medusa.

Arriviamo al laghetto in un soffio. Luca si occupa di traghettare i suoi amici.

Al primo sifone ci fermiamo per ammirarlo. Anche lui e’ a un livello molto basso, scendo quasi fino all’acqua per fotografarlo meglio.

Arriviamo camminando fino al tratto in cui la nuotata e’ obbligatoria se si desidera proseguire.

Facciamo sosta da quelle parti per scattare foto e commentare la grotta a caldo.

Io inganno l’attesa e il brivido di freddo che mi percorre la schiena facendo qualche foto.

Con mio velato sollievo il gruppo decide che la sosta e’ terminata. Ripartiamo.

Arrivati al canotto accade un fatto increscioso. I ragazzi salgono tutti sul canotto per essere traghettati. Purtroppo il canotto e’ appoggiato su uno spuntone di roccia di cui non ci eravamo accorti. Quando Luca ed io andiamo a spostarlo si sente un rumore di aria soffiata via e un lato del canotto si sgonfia. Ahime’, abbiamo bucato il canotto! Per traghettare i nostri scout per fortuna rimane la seconda sponda del canotto che e’ rimasta integra. A due per volta, con soli tre viaggi riusciamo a portarli tutti i salvo. Per il canotto purtroppo c’e’ poco da fare, uno squarcio di quasi 10 cm lo deturpa e lo invalida. Con mestizia lo pieghiamo e lo mettiamo nella sua custodia.

Ma la perdita del canotto non puo’ rovinarci completamente la giornata.

Tentiamo una foto di gruppo, ma tenere immobili per 4 o 5 secondi un gruppo di baldi ed aitanti giovani e’ cosa quasi impossibile.

Ci proviamo una seconda volta…un poco meglio.

Per raggiungere l’uscita impieghiamo pochi minuti. Il caldo subito ci avvolge. Il brivido di freddo che mi accompagnava in grotta e’ subito dimenticato.

Fuori ora ci siamo solo noi. Il resto del gruppo e’ vicino alla strada intento a cambiarsi e a scambiarsi qualche chiacchiera post-grotta. Mi levo la giacca della muta poi mi avvio, devo portare a Nerone la ferale notizia del canotto bucato.

Togliermi la muta e’ complesso quasi quanto metterla ma con qualche sbuffo ci riesco. Quando siamo tutti pronti, facciamo una carovana di macchine e partiamo. A Subiaco rimaniamo solo noi accompagnatori e decidiamo di fare una sosta alla pizzeria “solita” per mangiare qualcosa assieme. Mettiamo subito in atto questo nostro sano proposito.

Dopo il lauto pasto ci fermiamo fuori dalla pizzeria per le ultime chiacchiere prima di salutarci. Siamo di fronte ad una serranda con una scritta che mi fa sorridere, cosi’ ve la mostro.

Al caffe’, dopo una attenta disamina dei pro e i contro, rinunciamo. Torniamo tutti assieme alle macchine parcheggiate alla cartiera, trasbordo le mie cose dalla macchina di Caterina a quella di Gabriele e poi prendiamo la strada di casa.

Una giornata impegnativa, speriamo di aver regalato una esperienza memorabile alle persone che abbiamo accompagnato. Alla prossima.

Pubblicato in Uncategorized | Commenti disabilitati su Inferniglio 10/09/2022

Ovido di Petrella – 3/09/2022

Gabriele, Luca ed io una bella aggrottata per una piccola esplorazione che pregustavo dallo scorso anno.

Questa uscita ha anche un altro motivo per essere e restare memorabile…vi presento la prima (e speriamo non l’ultima) relazione di Luca!!! Sono sempre contento di ospitare la relazione di un amico, e’ bello e interessante confrontare i modi diversi in cui piu’ persone vedono la stessa esperienza.

Ve la presento subito dopo una breve introduzione alla giornata che andremo a raccontarvi.

Lo scorso anno, proprio di questo periodo venni a visitare la grotta e sul fondo trovai una possibile prosecuzione che necessitava pero’ di un poco di lavoro per renderla transitabile. Tornai una seconda volta in ottobre ed iniziai a lavorarci ma senza riuscire a passare. Mese dopo mese il tempo e’ passato e oggi torniamo per dare corpo alle mie fantasie esplorative e tentare il passaggio della strettoia che impedisce il passaggio.

Per prima cosa devo ringraziare Valerio che ci ha ospitati dandoci accesso alla grotta.

La relazione di Luca

Eccomi di sabato mattina a scroccare l’ennesimo passaggio per andare in grotta, guida Gabriele e Fabrizio fa da secondo passeggero.

Arrivati sul posto tempo di prepararci, fare due chiacchiere e intorno a mezzodì siamo all’accesso della grotta, mentre Fabrizio prepara la discesa per il primo pozzo mi faccio spiegare un pochino come funziona l’allestitura di una via. Sceso Fabrizio rimango con Gabriele, lui mi racconta di come l’intera grotta si riempie d’acqua nella stagione invernale, descrivendo cascate e getti a pressione accompagnati da rumori assordanti; ecco, questa è l’immagine che mi porto dietro per tutta la grotta, ad ogni stanza o passaggio cerco di immaginarmi l’ambiente colmo d’acqua e quali moti turbolenti possano andare ad incastrare tronchi d’albero anche sulla volta della grotta.

Qui abbiamo Gabriele nel secondo passaggio dopo il pozzo iniziale.

Proseguendo abbiamo sempre Bibbo davanti ad armare, io nel mezzo, e Gabriele a chiudere mentre mi racconta delle varie bombole, ruote di trattore e quant’altro rimosse a mano dal fondo della grotta.

Ecco Fabrizio che, sfruttando le “chiappe prensili” dello speleologo, arma la via anche trovandosi dal lato della mano sfavorita.

Il passaggio armato da Fabrizio è semplice, la parte un po’ più rognosa è il saltello con laghetto che ci aspetta poco sotto, dobbiamo prendere bene le misure per non finire in acqua, Fabrizio passa con tranquillità, io ci metto un pochino di più perché non voglio assolutamente bagnarmi sulla via dell’andata.

Nel mentre che Gabriele ci raggiunge seguo Bibbo per osservarlo armare, fino ad oggi non mi era mai capitato di stare avanti nella coda di progressione, quindi osservo con curiosità. A un certo punto mi chiede di andare a recuperare la corda nello zaino di Gabriele, torno indietro fino al laghetto, mi faccio passare lo zaino e porto la corda a Bibbo, nel frattempo Gabriele armeggia per scendere il saltello, si vede che qualcosa è andato storto perché sentiamo *SPLASH*… torno nuovamente indietro e trovo Gabriele nell’acqua fino a mezzo busto, lui mi fa: “tranquillo, tranquillo, ci sono abituato”, bah… per me l’acqua di grotta rimane sempre fredda.

La discesa fino al fondo è priva di intoppi, proseguiamo con tranquillità. Giunti al fine ci liberiamo dell’attrezzatura per la discesa e risalita, nonché degli zaini, per proseguire carponi nella zona di accumulo dei detriti. L’anno passato Fabrizio ha scorto una possibile prosecuzione della grotta, quindi torniamo sul punto per indagare; effettivamente si scorge un passaggio dietro ai detriti accumulati, ci mettiamo a lavoro per spostare tutto il materiale e creare una via di accesso, non appena lo spazio lo consente Fabrizio passa e inizia a lavorare la prosecuzione, io continuo a sistemare i detriti per rendere “più comodo” l’ambiente. Dopo un po’ ci diamo il cambio, Fabrizio si riposa ed io subentro al suo posto, nel frattempo Gabriele sta controllando la via già conosciuta.

Lavorando la via riesco a crearmi un passaggio, giusto giusto per infilarmici e dare modo a Bibbo di raggiungere la sua precedente postazione di lavoro mentre io proseguo. Passa il tempo senza che ce accorgiamo, decidiamo di ricominciare la salita consapevoli di aver allungato la grotta di qualche metro e trovato due possibili prosecuzioni.

Fatta la prima risalita Fabrizio mi consegna la chiave da 13 dicendomi: “oggi disarmi tu, ora ti spiego come si fa”, quindi riacquisto il mio solito posto in fondo alla fila e mi metto al lavoro. All’atto pratico non è difficile, ogni tanto bisogna assumere qualche strana posizione per rimanere in equilibrio ed armeggiare con i dadi, a livello mentale mi perseguita il terrore di far cadere qualcosa, soprattutto la chiave di Bibbo.

La risalita fila liscia come l’acqua che sgocciola dalla tuta di Gabriele, giusto al laghetto si è presentato un imprevisto, intanto vi mostro l’ambiente di cui vi sto parlando:

Ecco cosa è successo: arriviamo tutti e tre al laghetto, Gabriele si prepara a passare, Fabrizio attende sul bordo, io finisco di sistemare il materiale recuperato nella risalita; salendo Gabriele perde l’equilibrio e fa un “tarzanata” verso la parete, in qualche modo si porta appresso Fabrizio (forse aveva la corda tra i piedi) che barcollando va ad infilare una gamba nell’acqua se non anche parte del bacino; ristabilita la situazione Gabriele ricomincia la salita, alla prima pedata si sente *PLOFF*, qualcosa si è staccato da Gabriele ed è caduto nell’acqua, dopo una breve verifica scopriamo che è il suo pedale ad essersi inabissato… a detta di Gabriele è il terzo pedale che gli si rompe in poco tempo, insieme a Fabrizio improvvisano un nuovo pedale e proseguiamo verso l’uscita.

All’ultimo pozzo, invece di far salire uno zaino alla volta, Fabrizio (forse non soddisfatto dal mio lavoro?) dice di caricarmi i due zaini con le corde e portarli su insieme… con un po’ di fatica e una non indifferente sudata lo raggiungo all’uscita.

Fine della relazione di Luca – Devo proprio ringraziarlo sentitamente. Sono mesi che gli rompo le scatole chiedendogli di scrivere una relazione, Luca e’ un tipo di poche parole sia parlate che scritte! Per questo la sua relazione vale doppio e doppiamente lo ringrazio…Ad ogni modo ti confermo che sono soddisfattissimo del tuo “lavoro” (anche se non lo considero lavoro), farti portare 2 zaini e’ stato un gioco…di fiducia, ero sicuro che ce l’avresti fatta. E infatti cosi’ e’ stato. Tutto allenamento, e poi come hai visto il mio zaino pesava quanto i tuoi 2!

Ma torniamo a noi e iniziamo dall’inizio (pensavate di esservi risparmiati la mia relazione, eh!).

La mattina Gabriele passa a prendermi a casa, sono carico come un mulo, oltre al solito zaino enorme con l’attrezzatura, ho 2 zaini con corde ed attacchi e buste varie con il demolitore e altre cose utili. Stipato tutto in macchina passiamo alla Metro di La Rustica a prendere Luca. Caricate anche le sue cose, partiamo verso Tagliacozzo. In autostrada dobbiamo fare attenzione per non uscire, come da abitudine, a Vicovaro Mandela!

A Tagliacozzo facciamo sosta per prendere qualcosa da mangiare e poi saliamo alla grotta. Quando arriviamo al cancello lo troviamo senza lucchetto ma solo parzialmente aperto. Passiamo e rimettiamo il cancello come lo abbiamo trovato. Allo spiazzo dove si trova la segreteria della grotta per le visite alla parte turisticizzata troviamo ancora nessuno. Iniziamo a cambiarci.

Siamo a meta’ preparazione quando arriva anche Valerio, sospendiamo per i saluti ma poi riprendiamo perche’ con tuta e sottotuta stiamo iniziando a sudare.

Quando siamo pronti Luca ed io iniziamo ad andare alla grotta, Gabriele e Valerio si trattengono a parlare di GPS.

Eccoci alla grotta. Il primo pozzo visto dal terrazzino e’ sempre uno spettacolo.

Terminiamo i preparativi.

Siamo pronti, arriva anche Gabriele. Tirate fuori le corde e gli attacchi inizio ad armare. Gabriele mi scatta una foto mentre sono in partenza.

…e io ricambio subito.

Sistemo il deviatore e poi scendo. Mentre aspetto i miei amici inizio ad attrezzare il pozzo successivo. Scende per primo Luca portando lo zaino con la corda che devo utilizzare. Gabriele nel suo zaino porta le altre.

Questo e’ Gabriele, si muove troppo per la mia fotocamera quindi viene una macchia al posto della sua figura. In effetti ho tolto la selezione automatica delle impostazioni nella fotocamera ed l’ho settata per le foto notturne con tempi lunghi. Con queste impostazioni i soggetti in movimento non vengono…

Scendo anche il pozzo successivo, scelgo un armo “minimalista”, me la cavo con 6 attacchi. Subito dietro di me scende Luca.

A chiudere il gruppo c’e’ Gabriele, lo aspettiamo nella sala sottostante, non abbiamo particolare fretta e poi e’ lui che ha le corde per proseguire!

Luca in attesa nella sala, per lui e’ la prima visita a questa grotta, quindi immagino se la stia guardando con attenzione.

Quando arriva Gabriele prendo la corda che mi serve e proseguo con l’armo. Metto una corda anche sullo scivolo arrampicabile subito dopo la sala, la volta scorsa era scivolosissimo e non voglio faticare al ritorno. Sul traverso subito dopo sistemo la corda evitando di mettere l’ultimo attacco quindi devo fare un pendolo sul laghetto. Appena passato lego l’estremita’ della corda per rendere il passaggio piu’ agevole per i miei amici. Luca passa e viene a curiosare su quello che faccio, ne son contento, la curiosita’ a mio avviso e’ un bene. Quando sentiamo arrivare Gabriele lo mando a prendere la corda. Appena torna vado avanti per armare il salto successivo. Questo e’ l’ultimo pozzo, una volta sceso aspetto i miei amici.

Siamo tutti assieme all’inizio del meandro terminale. Come sempre e’ ingombro di tronchi e rami d’albero ma per fortuna e’ ancora transitabile. Visto che non serve piu’ ci togliamo di dosso buona parte della attrezzatura cosi’ avremo meno ingombri mentre lavoriamo.

Terminati i preparativi ci addentriamo nel meandro, in fondo ritrovo senza troppa fatica il punto dove lo scorso anno ho trovato la possibile prosecuzione.

Per farvi capire il lavoro da fare, ho ritrovato un paio di foto dello scorso anno, la prima che vi mostro e’ di settembre, col passaggio ancora chiuso.

Foto di settembre 2021

Questa invece e’ di ottobre, sempre dello scorso anno, mostra sempre lo stesso punto ma a lavoro iniziato.

Foto di ottobre 2021

Ma ritorniamo a noi, la prosecuzione e’ ben nascosta da abbondante legname ma siamo in tre e tutti determinati quindi con un buon quarto d’ora di lavoro riusciamo a liberare il passaggio. Mi infilo per primo io, Luca rimane a farmi assistenza mentre Gabriele va a fare un giro verso la sala del bombolone per vedere com’e’ la situazione.

Questo e’ la frattura dove entro, con un poco di fatica.

Lo scorso anno ero entrato da qua, ma ora mi sembra ci sia troppo lavoro da fare per rendere agibile il passaggio.

Come dicevo, entro a piedi in avanti e devo fare una fatica immane per girarmi a faccia avanti. Dopo un paio di tentativi devo desistere. Torno sui miei passi e chiedo a Luca una mano per liberare il passaggio dello scorso anno, a vederlo da dentro non sembra il lavoro immane che immaginavo. In pochi minuti infatti anche questo pertugio e’ transitabile, esco come sono entrato e rientro dal passaggio “vecchio”. Molto meglio, ora sono gia’ nella direzione giusta. Luca mi passa mazzetta e demolitore ed inizio a lavorare di buona lena.

La buona volonta’ non mi manca ma il fisico difetta, dopo una ventina di minuti in cui mi accanisco sul punto da allargare sento che le forze iniziano a mancarmi. A malincuore cedo il posto a Luca che mi ha aspettato pazientemente.

Esco io, entra lui, mi affaccio per spiegargli il da farsi poi torno fuori mentre lui inizia a lavorare alacremente di mazzetta. Nel frattempo torna Gabriele dal suo giro nella sala del bombolone. Mi informa che il dannato bombolone e’ tornato al suo posto, incastrato nella strettoia. Non ci posso credere! Lo avevamo disincastrato a settembre e seppellito sotto una catasta di tronchi. Avverto Luca che mi allontano qualche minuto e vado a vedere insieme a Gabriele.

In effetti il bombolone e’ ancora la’, incredibile! Non puo’ averla vinta lui. Mi armo di pazienza e mi attrezzo per toglierlo di nuovo. Sistemo dei legni sotto al bombolone per avere una base solida, poi con l’aiuto di Gabriele prendo un tronco lungo circa 3 metri e piu’ pesante di me e lo sistemo tra la base lignea e il bombolone. Una botta secca et voila’, il bombolone ora e’ libero. Lo trascino fuori dalla strettoia, ora manca solo di trovare un punto dove sistemarlo. Con Gabriele decidiamo di trasportarlo nella saletta adiacente dove provo ad incastrarlo meglio che posso. Vedremo se ce la fara’ a liberarsi nuovamente.

Sento Luca chiamare, torno subito da lui. Trovo una meravigliosa sorpresa, Luca ha fatto proprio un bel lavoro, ora la strettoia quasi non esiste piu’. E’ avanzato almeno un metro quindi valuto che c’e’ spazio anche per me. Lo avverto e passo fino a trovarmi dietro di lui. Gli dico di lavorare sull’ultimo tratto stretto con la mazzetta mentre io mi impossesso del demolitore per fare dei lavori di rifinitura dove e’ gia’ largo.

Tempo qualche minuto e Luca passa! Avanza di circa 3 metri dove la roccia restringe nuovamente. C’e’ spazio anche per me, vado avanti anche io. Subito dopo la ex-strettoia c’e’ una diramazione sulla sinistra, per ora la lascio perdere e seguo il lavoro di Luca tenendomi impegnato col demolitore. Mentre lui allarga la strettoia successiva io rendo piu’ semplice il passaggio di quella appena passata.

Luca dice che avanti chiude, sono un poco deluso, speravo, e gia’ immaginavo, di trovare un meandro lungo e spazioso che andasse avanti per chilometri! Gli passo la fotocamera e questo e’ il risultato. E’ indubbio che l’acqua transita per di qua. Ci attende altro lavoro, ma sara’ per l’anno prossimo.

Lascio Luca alle ultime martellate per addomesticare la nuova strettoia e intanto vado a vedere la diramazione. Il passaggio non e’ larghissimo ma con qualche sbuffo ci passo. Devo mettere i piedi in un buco di cui non riesco a vedere la forma, lo saggio coi piedi ma non trovo il fondo…fosse un pozzo? Vado avanti cercando appigli da usare nel caso stessi scendendo un pozzo ma quando esco col busto e posso guardare mi accorgo (con un poco di delusione) che si tratta di un saltino di un metro. Alla base riprende un breve meandro che va nella stessa direzione di quello dove c’e’ Luca. Il passaggio e’ impedito da una pozza d’acqua. Non ho voglia di bagnarmi per investigare oltre, faccio una foto e torno dai miei amici.

Nel frattempo anche Gabriele si e’ avventurato per raggiungerci, rimane disteso lungo la ex-strettoia. Luca e’ ancora preso nell’allargamento della nuova strettoia. Racconto loro quel che ho trovato.

Luca smartella, Gabriele riposa disteso, io mi dedico alle foto, questa e’ una piccola concrezione che mi trovo proprio di fronte.

Luca osserva il proprio operato prima di iniziare ad uscire. Tornare indietro ora e’ una passeggiata, la strettoia non esiste piu’ e anche l’uscita e’ agevole.

Facciamo ancora un ultimo lavoro per preservare il passaggio, rimettiamo a posto tutti i tronchi tolti in precedenza in maniera, o con la speranza, di creare un filtro efficace che eviti l’intasamento della nostra zona esplorativa. Fatta questa ultima fatica riprendiamo la via del ritorno.

Quando siamo alla fine del meandro, alla base del pozzo, riprendiamo le nostre attrezzature. Gabriele dichiara di avere freddo, ma c’e’ un motivo, io non ho assistito perche’ ero avanti ad armare, ma Gabriele scendendo il traverso sul laghetto ha pensato fosse opportuno fare un bagno per tenere pulita la tuta. Sicuramente lo stare fermo per parecchio tempo non lo ha aiutato a riscaldarsi. Ci organizziamo cosi’, lui inizia a risalire, un poco di movimento lo riscaldera’, Luca ed io facciamo uno spuntino prima di ripartire.

Una volta nutriti, rimontiamo l’attrezzatura e ci muoviamo per raggiungere Gabriele. Luca si offre “spintaneamente” per disarmare. Pero’ sono buono, questo primo pozzo lo faro’ io. Arrivati al traverso del laghetto troviamo Gabriele che ci aspetta per prendere in carico la corda che abbiamo appena tolto. Cedo la mia chiave a Luca poi tengo la corda a Gabriele che sta iniziando a salire. Mi distraggo a parlare con Luca e non mi accorgo che Gabriele parte “alla Tarzan” facendo un pendolo sul laghetto. Mi coglie del tutto impreparato e mi trascina con se’. Cosi’ anche io posso avere la splendida esperienza di un bagno nel laghetto. Con un giusto numero di imprecazioni esco dall’acqua mentre Luca se la ride sotto i baffi. Gabriele intanto movimenta la salita a modo suo, gli si rompe il pedale, una parte cade nel laghetto ma non riusciamo a vederla, il mio bagno ha intorbidato l’acqua. Rimedia salendo salendo a braccia poi si ferma ad aspettarci.

Salgo anche io, vorrei farlo elegantemente ma poi un poco mi stufo, un poco perdo l’equilibrio e imito Gabriele nella pendolata. Luca continua a ridere sotto i baffi.

Passato il traverso aiuto Gabriele a confezionare un pedale d’emergenza col cordino che uso per inanellare gli attacchi. Alla fine sembra funzionare.

Luca intanto procede con il disarmo del frazionamento, imprecare non e’ nel suo stile, ma penso che il traverso lo stia mettendo a dura prova, vado a vedere. Alla fine se la cava egregiamente anche se, mi dice, e’ stato impegnativo. Gabriele nel frattempo e’ andato avanti, ci attende alla sala grande. Salgo anche io mentre Luca recupera e sistema la corda. Lo aspetto dopo il saltino, quando arriva mi faccio tirare la corda e la porto a Gabriele.

Alla sala grande si rivede la luce, non abbiamo fatto poi tanto tardi.

Aiuto Gabriele a sistemare la corda nello zaino poi inizia a salire.

Quando urla la libera vado pure io, intanto Luca e’ arrivato alla sala e attende con pazienza il suo turno. Salgo il primo tratto poi mi fermo per dargli manforte mentre disarma.

Prima che Luca termini inizio a salire la seconda parte del pozzo per non intralciarlo. Non lesino consigli su come disarmare anche questa parte, la parete e’ leggermente inclinata a sinistra e se si perde l’equilibrio si rischia una fastidiosa pendolata.

Sopra trovo Gabriele, e’ disteso a riposare ed e’ completamente mimetizzato tra le rocce, mi fa’ sobbalzare quando mi saluta.

Gabriele ha deciso di voler partecipare al disarmo quindi aspetta Luca per il passaggio di consegne. Io inizio a salire l’ultimo pozzo.

Mi fermo spesso con la scusa di fare foto e riprendere fiato, ho lo zaino che pesa come un pupo grosso.

Altra sosta, il terrazzino e’ lassu’, perso nella luce.

Arrivato! Mi sporgo subito per vedere la situazione sotto. Stanno disarmando le ultime cose. Luca prende in carico il suo zaino e quello di Gabriele. Un poco sul serio, un poco per scherzo gli dico di portarli su tutti e due…e lui lo fa senza particolari problemi (pero’ una volta arrivato mi dice che stavolta ha sudato!).

Inganno l’attesa con una foto panoramica dal terrazzino mentre cerco di immaginare cosa nascondano i “neri” che ho di fronte.

Aiuto Luca a liberarsi degli zaini poi attendiamo pazientemente che salga anche Gabriele.

Eccolo che parte.

Continuo a fare foto panoramiche, Luca mi rende edotto del fatto che le piante sulla parete sono delle felci e che sono crittogame. Archivio l’informazione.

Mentre io mi acculturo, Gabriele arriva al frazionamento e lo toglie.

Nel termine di qualche minuto anche lui e’ sul terrazzino. Togliere le ultime placchette e’ compito di Luca.

Gabriele assiste Luca ed io immortalo l’evento.

Sono le 19 quando usciamo per tornare alle macchine. Valerio e’ gia’ andato via, peccato, lo salutero’ poi con un messaggio. Ci cambiamo.

Foto finale prima di ripartire.

Decisamente una bella e proficua giornata. Certo, non abbiamo trovato il meandro chilometrico che sognavo, ma abbiamo aggiunto una quindicina di metri alla grotta e aperto un nuovo fronte esplorativo che merita qualche speranza. Alla prossima.

Pubblicato in Uncategorized | Commenti disabilitati su Ovido di Petrella – 3/09/2022

Cofacchi – 27/08/2022

Gabriele, io e Luna, di nuovo alla ricerca di Cofacchi, una forse-grotta trovata da Nerone anni fa.

Con la solita calma partiamo da Roma la mattina, facciamo la sosta da Cicchetti per un rinforzo di colazione e poi saliamo la strada per Livata. A meta’ percorso, sul tornante dove in inverno si forma una spettacolare parete di ghiaccio, ci fermiamo. Da qua iniziera’ la nostra passeggiata.

Quando siamo tutti pronti partiamo. Gabriele prende il sentiero in salita con passo deciso.

Luna inizia il suo carosello di corse sfrenate. Io arranco dietro di loro. Ogni tanto mi fermo a fotografare i funghi che incontro, oggi ce ne sono parecchi e tutti belli (anche se probabilmente tutti non commestibili, visto che sono ancora qua!).

Come da indicazioni ricevute da Nerone, saliamo su dritto per dritto. C’e’ una pendenza notevole, anche Luna, nonostante il suo 4×4 ogni tanto perde di aderenza.

Io tra uno sbuffo e un sospiro continuo a fotografare i funghi che trovo.

In cima alla salita troviamo la parete che abbiamo esplorato anche la volta scorsa. Si estende sia a destra che a sinistra. Per il momento andiamo a destra. Rivediamo buchi gia’ visti pero’ mi sembra brutto lasciarli senza una foto.

La parte a sinistra la rivedremo tra un poco.

Luna ha sfogato la sua voglia di correre quindi ora quando vede che ci fermiamo a fare le cose strane che facciamo, lei si accuccia comodamente a gustarsi il fresco del bosco.

Mi son sempre chiesto cosa siano queste escrescenze sulle foglie, forse dei frutti?

Un dito di roccia che punta verso il cielo.

E ancora qualche fungo.

La parete verso destra si interrompe, dopo c’e’ un tratto assolato che non ci ispira per nulla. Torniamo indietro per rivedere la parete verso sinistra.

Ancora qualche fungo, tanto per decorare il nostro cammino.

Andiamo avanti spediti ma senza tralasciare alcun buco.

Purtroppo quasi tutti si rivelano degli anfratti che chiudono dopo pochi centimetri.

Belli questi cosi…chissa’ cosa sono!

Un punto della parete che potrebbe essere interessante considerare per una palestra di roccia.

La nostra ricerca prosegue.

Ancora anfratti, che controlliamo coscienziosamente.

Arriviamo finalmente all’enorme scavernamento trovato anche la volta scorsa.

Dopo aver valutato le nuove informazioni ricevute da Nerone decidiamo che il famigerato “cofacchi” che cerchiamo da tempo e’ proprio questo. Per sicurezza prendo il cellulare e mando una foto a Nerone chiedendo conferma. Qua non c’e’ campo ma appena ce ne sara’ avremo una risposta.

Cerchiamo di nuovo eventuali prosecuzioni che ci permettano di dichiararla grotta.

Tralasciamo nulla, ma purtroppo non c’e’ scampo e’ solo una enorme cucchiaiata nella roccia, non catastabile.

Salutiamo con rammarico i cofacchi e proseguiamo.

Altri anfratti che irridono le nostre speranze…

Questo lo avevamo visto anche la volta scorsa e promette bene.

Facciamo un paio di foto all’interno.

Con un poco di scavo potrebbe diventare catastabile. Vedremo la prossima volta.

Proseguiamo il giro. Qua la parete e’ vicina al fosso e ci gira attorno, noi continuiamo a seguirla fino a che scompare dall’altro lato del fosso.

Non ci rimane che scendere il fosso. Visto che la volta scorsa lo abbiamo salito ponendo maggiore attenzione alla nostra destra, stavolta scendendo terremo nuovamente la destra per osservare bene anche il lato opposto.

Ancora funghi.

Il posto e’ molto bello ma ci sono giganteschi massi che creano vuoti illusori.

Questo e’ uno dei tanti.

Un fungo!

Ci aggiriamo zigzagando, cercando di tralasciare nulla. Luna ci guarda incuriosita, ha rinunciato da tempo a voler capire perche’ facciamo quel che facciamo.

Ma guarda un po’…dei funghi, il piccino che abbraccia suo fratello.

Un rumore strano mi arriva alle orecchie, mi fermo per ascoltare meglio. E’ il rumore della pioggia sulle foglie! Ma da dove arriva questa pioggia che era tutto sereno? Acqua addosso per il momento non ce ne arriva, ma il rumore ne promette. Aumentiamo il passo per tornare alla macchina prima dell’acquazzone. Luna ci precede con premura, ha sentito alcuni tuoni in lontananza.

Nei punti meno coperti dagli alberi la pioggia si avverte.

Per fortuna siamo quasi arrivati. Faccio salire Luna in macchina a meditare su quanto possa detestare i tuoni.

Stavolta devo menzionare il ritorno perche’ dobbiamo subire una una vera e propria tempesta condita da tanta tanta grandine. Pensate che in molti tratti di autostrada le macchine si sono fermate sulla corsia d’emergenza formando lunghe file. Noi impavidi invece siamo sfilati loro accanto alla folle velocita’ di quasi 30 km/h!

In ogni caso una breve ma proficua ricognizione. Mentre scendiamo verso Subiaco arriva la conferma da Nerone. Missione “cofacchi” compiuta. Alla prossima.

Pubblicato in Uncategorized | Commenti disabilitati su Cofacchi – 27/08/2022

Chiocchio – 22/08/2022

In agosto puo’ capitare anche di andare in grotta di lunedi’. Con Federica, Luca in questa insolita uscita al Chiocchio.

La mattina ci incontriamo di buon ora al casello autostradale di Orte, poi proseguiamo tutti con la mia macchina. Alle 10.30 siamo pronti ad entrare, ma senza dimenticare la foto di gruppo.

Si entra. Per prima cosa faccio una breve deviazione per far conoscere anche a Federica e Luca il piccolo ramo laterale che ho scoperto la volta scorsa. Una cosa velocissima, nemmeno una foto gli dedico.

Iniziamo la discesa vera e propria, nel primo tratto, armato col cavo d’acciaio facciamo un incontro inatteso. Mi fermo per celebrarlo con una bella foto.

Il primo tratto, ci sono i saltini armati fissi, le corde hanno dei nodi per facilitare salita e discesa.

Il simpatico cunicolo con i sassolini, quelli che tanto piacciono alle mie ginocchia.

Si arriva al primo salto, quello prima del pozzo della Cascata bianca. Un attimo di smarrimento mi prende quando vedo che manca la corda. Guardo intorno, per fortuna ce n’e’ una messa da una parte, mettiamo quella e scendiamo. Federica ha appena detto che si aspettava una grotta con piu’ pozzi e se la ride per la battuta, ancora non sa cosa la aspetta.

Luca, sopra il primo saltino attende pacificamente il proprio turno per scendere.

Il pozzo della Cascata bianca.

E questa e’ la Cascata bianca.

Federica e’ arrivata…

..e ora scende anche Luca.

Si cammina un po’, questo tratto e’ ripido e molto scivoloso, non lo amo grandemente ma questa grotta si puo’ permettere di darti qualche disagio.

Siamo al punto in cui si puo’ fare una breve risalita fino ad un laghetto pensile che sul rilievo e’ chiamato: “Sala F. Merini”. Facciamo una sosta meditativa per decidere se salire o meno, alla fine rinunciamo, faremo una prossima volta.

Dopo la discesa viscida inizia una bella sequenza di pozzi, abbiamo in rapida sequenza (lei si, ma noi non tanto!) il pozzo del Panino, il pozzo Alberta e i 3 Novelli. In uno di questi, credo, noto per la prima volta una targa dedicata ad uno speleologo. E’ li’ dal 2001, ho molto spirito di osservazione a notarla solo ora!

Ogni tanto ci fermiamo a curiosare alcune possibili diramazioni ma senza perderci troppo tempo, abbiamo ancora molta strada da fare.

Tra passaggi piu’ o meno aerei scendiamo i pozzi che ci si presentano davanti fino ad arrivare ai 3 Novelli. Lasciamo scorrere un poco di foto mentre li affrontiamo.

Sosta tra un pozzo e l’altro.

Questo lo so! E’ il terzo Novello.

Dopo i Novelli Federica inizia a ricredersi circa la quantita’ di pozzi della grotta e chiede quanto manchi al pozzo del Centenario, nostra meta. Non ne ho la minima idea quindi mi tengo sul vago. Il pozzo successivo e’ quello della Conta, alla sua base la volta scorsa Mauro mi disse che da la’ eravamo quasi arrivati e che mancavano solo 6 o 7 pozzi. Ripeto la stessa cosa a Federica.

Alla base del terzo Novello facciamo pranzo, una pausa ci vuole.

Questo potrebbe proprio essere il pozzo della Conta, spero qualche esperto della grotta non mi lanci imprecazioni perche’ li ho sbagliati tutti.

Il pozzo della Conta viene dato essere un P40, questo mi sembra della misura giusta.

Federica non ama molto i frazionamenti e in effetti e’ qualche mese che non si cimenta nella nobile arte di passarli indenne. Per questo motivo scendiamo i pozzi dove ne troviamo stando abbastanza vicini.

Dopo la Conta sul rilievo viene nominato il pozzo del Chiodo, sara’ mica questo?

Dopo il pozzo del Chiodo viene nominata la strettoia dell’affogato che io onestamente non ricordo. Probabilmente nel tempo ha perso la sua connotazione di strettoia. Quindi abbiamo il pozzo delle Rocce verdi e la traversata Pasquini. Tutto questo prima del sifone di sabbia, vi lascio con le foto, ci rivediamo al sifone.

Eccoci arrivati al sifone di sabbia, per stare piu’ comodi nell’ultimo tratto decidiamo di lasciare qua gli zaini. Ogni volta che passo questo “laminatoio” penso sarebbe opportuno portarsi un maleppeggio per dare una leggera allargata al punto piu’ stretto che ogni volta mi strappa piu’ di un sospiro e qualche imprecazione.

Mi fermo per scattare una foto anche a Luca, col fatto che chiude la fila non lo prendo quasi mai nelle foto.

Quanto manca? Chiede di nuovo Federica. Contando i numerosi tratti su corda appena percorso le rispondo con falsa sicurezza che siamo quasi arrivati. Invece manca ancora la traversata del pozzo dei Cristalli, il pozzo Marcella e il pozzo Fiorenza. Ci si vede al Centenario.

Qualche vermicolazione per Fabio che le cerca per studio.

Eccoci arrivati alla partenza del pozzo del Centenario.

Da qua in poi inizia la confusione. Luca dice che vuole scendere il pozzo del Centenario, anche io sarei tentato ma credo che Federica sia un poco stanca. Alla fine per buona pace di tutti mi rassegno a non scendere. Luca scendera’ il pozzo e risalira’ subito. Federica ed io intanto prenderemo la via del ritorno cosi’ da non ammucchiarci tutti e tre sotto i pozzi e provare a velocizzare il ritorno.

Credendo di aver definito tutto come si deve, prendo e parto per risalire. Federica mi segue per un breve tratto. Quando sono al primo pozzo da salire gia’ l’ho persa. Penso sia solo piu’ lenta, lasciamo che provi le sensazioni particolari che si provano procedendo da soli in grotta, si tratta di un breve tratto. Su questi pozzi non ci sono frazionamenti quindi non mi preoccupo, non dovrebbe avere difficolta’. Risalgo ancora un pozzo ma dietro di me sento nessuno ne’ vedo luci. Inizio a preoccuparmi e a chiamare Federica a piena voce. Nessuna risposta. Mi fermo ad aspettare. Dopo una attesa abbastanza lunga mi rassegno, Federica non mi sta seguendo. Non me la sento di tornare nuovamente giu’ per i pozzi e cercarla. A stare fermo inizio a sentire freddo e poi ho sete. Decido di arrivare al sifone di sabbia per muovermi e per recuperare lo zaino con acqua e cibo.

Quando finalmente arrivo a recuperare lo zaino mi tolgo la sete, mangio della frutta secca e poi svuoto e sistemo lo zaino come uno stuoino per riposarmi disteso senza stare a diretto contatto con la roccia. Spengo anche la luce e forse mi assopisco anche un poco.

Quando mi sembra sia passata almeno un’ora inizio a preoccuparmi sul serio. Riaccendo la luce, mi muovo un poco per riscaldarmi, aspetto ancora qualche minuto e poi con rassegnazione torno indietro ripassando il sifone di sabbia. Arrivo trafelato fino alla partenza del pozzo successivo (quello dei Cristalli o pozzo Marcella). Prima di scenderlo provo a chiamare. Con molto sollievo mi rispondono in coro le voci di Federica e Luca. Stanno arrivando. Il sollievo e’ tanto ma ora e’ la rabbia che cresce.

Torno indietro, ripasso il sifone di sabbia e quasi non me ne accorgo. Mi siedo in attesa del loro arrivo. Per vedere le loro luci devo attendere almeno un altro quarto d’ora.

Quando si affacciano dal sifone di sabbia mi trovano la’, vorrei investirli di male parole per la paura e la frustrazione che sento ma resto zitto ad oltranza, non vorrei dire cose di cui mi pentirei. Federica alle mie mancate risposte si allarma, fino a quel momento era stata tranquilla e ignara del mio stato d’animo.

Alla fine sbotto e anche se in maniera “edulcorata”, manifesto tutto il mio malumore. In effetti la sfuriata avrei dovuto farla davanti ad uno specchio perche’ l’unico responsabile sono io, semplicemente non avrei dovuto permettere che si creasse quella situazione. Una lezione che non dimentichero’, non si smette mai di imparare, per fortuna.

Sfogato il malcontento io inizio a stare meglio ma l’atmosfera nel nostro gruppetto si e’ alquanto “freddata”. Prendiamo su le nostre cose e in un silenzio imbarazzato iniziamo a risalire verso l’uscita.

Rifacciamo tutti i pozzi in senso contrario meravigliandoci di quanti siano. Procediamo sempre vicini, io in testa, Federica in mezzo e Luca a chiudere la fila. Nei pozzi con i frazionamenti saliamo scaglionati di un frazionamento in maniera da darci sostegno alla bisogna.

Una breve pausa per bere e mangiare qualcosa.

Si continua a salire.

Al primo Novello approfittiamo del fatto che ci sono 2 vie armate per velocizzare.

Sosta alla base del pozzo della Cascata bianca. Prima di fare la foto dico:”fate la faccia stanca”, questo e’ il risultato!

Saliamo, oramai con la fantasia si sente quasi l’aria da fuori.

Un saluto alla cascata.

Al saltino successivo ci viene il dubbio se levare la corda che abbiamo messo o lasciarla. Alla fine la lasciamo, non mi sembra avesse senso smontarla ma poi riporla in bella vista. Speriamo di non aver infranto una sacra regola non scritta dei frequentatori abituali del Chiocchio.

Alla sala iniziale utilizziamo con gratitudine il cavo d’acciaio per aiutarci a percorrere gli ultimi scivolosissimi metri. Fuori e’ buio, abbiamo fatto tardi, sono quasi le 10 di sera.

Una bella sgambata, serena a meta’, il Chiocchio e’ sempre una grotta che merita una visita. Alla prossima.

Pubblicato in Uncategorized | Commenti disabilitati su Chiocchio – 22/08/2022

Grotta Mietro – 20/08/2022

Gabriele io e Luna a scavare una nuova grotta tra Pozzo Miesole e il Riparo di Pietro.

La mattina Gabriele passa a prendermi a Montebuono e poi assieme andiamo a Configni per scavare il buco che ha trovato la volta scorsa. Arrivati in zona, parcheggiamo e ci prepariamo.

Luna intanto si scalda i muscoli con una corsetta.

Prendiamo il sentiero che porta al Riparo di Pietro, cosi’ e’ chiamata una parte della grotta SubMiesole.

Ecco il buco trovato da Gabriele la volta scorsa. E’ piccino, ma puo’ crescere e poi soffia una simpatica e piacevole aria fresca.

Ecco la nostra futura grotta dopo una prima tornata di lavoro.

Scaviamo per alcune ore senza risparmiarci. Alla fine questo e’ il risultato. E’ ora di merenda e poi abbiamo finito sia l’acqua che la carica delle batterie quindi diamo una sistemata sommaria in zona lavori e riprendiamo la strada di casa.

Domenica 21 agosto – lo scavo continua

Mi e’ rimasta voglia di capire cosa nasconde il nostro buco soffiante, quindi la domenica pomeriggio prendo con me Luna e il necessario e ritorno a Configni per riprendere gli scavi.

Non mi aspettavo di poter fare molto da solo ma si sa, la fortuna, a volte, aiuta gli audaci. Dopo un paio d’ore di scavo riesco ad entrare. Dire comodamente e’ una iperbole, ma non mi lamento. Dei simpatici ragni con i loro bozzoli mi tengono compagnia.

In fondo alla novella grotta riesco ad infilarmi ma e’ stretto e pieno dei detriti creati in 2 giornate di scavo. Sposto di lato quelli che posso, almeno quel tanto per fare un paio di foto.

Faccio anche una foto verso l’esterno.

Fatte le foto esco. Mi affaccio di nuovo per una foto dello scavo odierno. Calcolo che ora e’ una grotta catastabile, anche se di stretta misura. Diamogli fiducia.

Un altro cantiere aperto, mi chiedo come faremo ad onorarli tutti, siamo appassionati, ma pochi. Vedremo. Intanto, alla prossima.

Pubblicato in Uncategorized | Commenti disabilitati su Grotta Mietro – 20/08/2022

Grotta Cherubini – 17/08/2022

Luna ed io, prima a cercare la grotta nel fosso del ponte grande e poi alla ricerca dell’ingresso della Cherubini.

Panorama di fronte a Montebuono, la mattina quando partiamo.

Prima sosta al ponte grande, appena fuori Montebuono per prendere le coordinate di una grotta alla base del fosso sotto al ponte. Le proviamo tutte le vie per arrivare alla grotta ma siamo sempre impossibilitati da muri di rovi, magari dolci, ma sempre pungenti. Alla fine mi accontento di coordinate approssimate.

Mi fermo di nuovo poco sopra Rocchette a vedere un buco in parete. La salita e’ complicata ma alla fine riesco ad arrivare nei pressi. Cerco inutilmente un passaggio tra le maglie della rete messa a protezione ma anche qua devo rassegnarmi e desistere.

Posso solo fare una foto al buco che mi aveva incuriosito da lontano. Continua ad incuriosirmi, ma la’ rimane.

La terza tappa e’ quella principale, a Vacone. Una nuova ricerca dell’ingresso della grotta Cherubini. Giorni fa ho incontrato Luciana e Piero, ho raccontato loro della fallita ricerca della grotta e mi hanno dato qualche indicazione sulla base dei loro ricordi. Con il loro aiuto, una volta raggiunto il parcheggio, mi tuffo nel bosco con rinnovata fiducia ed energia. Come mi hanno detto i miei amici, dal parcheggio scendo lungo la strada per una cinquantina di metri e poi cerco di salire dritto per dritto, sulla massima pendenza volendo utilizzare un gergo sciistico.

Anche cosi’ la ricerca sembra vana, ma non perdo le speranze, non ancora. Luna mi segue senza capire cosa io stia cercando con tanto impegno ma a lei va bene cosi’, le piace scorrazzare per il bosco. Pero’ ora sono quasi le 2 del pomeriggio e fa molto caldo, mi fermo per bere e per far bere Luna. Prima di ripartire mi chino per allacciarmi una scarpa quando sento una leggera corrente di aria fredda vicino al terreno. Il cuore mi accelera. Una corrente di aria fredda in questo caldo infernale vuol dire una cosa sola: Grotta!

Ve lo avevo gia’ raccontato, in estate alcune grotte soffiano aria fredda (ingressi bassi o bocche fredde, se non erro). Questa aria scivola a pochi centimetri dal terreno come fosse un fiume, o meglio un torrente, invisibile. Se lo seguite troverete sicuramente una grotta.

Con fiducia infinita e curiosamente chino con una mano a sfiorare il terreno seguo l’aria. Salgo per almeno 30 metri fino ad un piccolo spiazzo dove finalmente le mie fatiche e la fiducia vengono ripagate. Ecco l’ingresso della grotta.

Luna si accoccola per gustare il fresco. La utilizzo come termine di raffronto per le dimensioni dell’ingresso.

Anche se l’aria ghiacciata mi gela il sudore addosso alla maglietta zuppa non posso esimermi dall’entrare a dare uno sguardo. In effetti l’ingresso me lo ricordavo differente, pero’ i 2 meandri paralleli li trovo. Non posso andare molto oltre nella mia esplorazione ma per oggi posso ritenermi soddisfatto. Torno fuori e con Luna riprendiamo la via per la macchina. Non e’ semplicissimo a causa dei cumuli di rovi che incontriamo, ma alla fine ci arriviamo.

Altra foto al parcheggio a scopo documentativo.

Scendendo mi fermo all’attacco del sentiero da seguire per arrivare alla grotta.

Sudati, un poco stanchi e accaldati ma soddisfatti io e Luna ce ne torniamo a casa con un bel bottino di emozioni. Alla prossima.

Pubblicato in Uncategorized | Commenti disabilitati su Grotta Cherubini – 17/08/2022

Pretaro – 13/08/2022

Con Diana, Paola, Federico,Armando, Roberto. Un giro fino alla sala del the per prendere e riprendere confidenza con le grotte.

Con Federico ci eravamo ripromessi di organizzare una “pretarata” quando io fossi stato in vacanza a Montebuono. L’occasione giusta e’ proprio oggi. A noi si sono uniti alcuni amici del suo gruppo, le Talpe di Rieti. Una presenza eccellente visto che si tratta di Paola, Armando e Roberto, tre ex-presidenti del gruppo. Ma la vera vip di questa uscita rimane Diana, l’uscita l’abbiamo organizzata in suo onore, o meglio perche’ ella ci concedesse l’onore di venire in grotta con lei.

Scherzi a parte, dopo una tranquilla colazione da RobyBar ci spostiamo allo spiazzo vicino la grotta per prepararci. Diana si ritira nei propri appartamenti per prepararsi degnamente al cimento. Ecco il gruppo che oltre a me fara’ da scorta a Diana.

In dieci minuti siamo tutti pronti.

Foto ricordo prima di partire.

Prima di entrare mostro ai miei amici il punto sulla strada in corrispondenza del quale si trova la sala Utec. Dopo questo diversivo, entriamo senza ulteriori indugi. I nostri presidenti emeriti vanno avanti, Diana procede tra Federico e me affinche’ possa proteggerci in caso di necessita’.

Come al solito cerco di fare da cicerone per i miei amici indicando loro i passaggi che affrontiamo condendo il tutto con aneddoti e facezie, quando ne ho. Tra un cunicolo e l’altro approfitto per qualche foto.

Qua siamo nel cunicolo che porta alla partenza del pozzetto.

Quando siamo pronti iniziamo a scendere il pozzetto, sempre nella sequenza iniziale, prima il trio presidenziale poi noi.

Ecco anche Federico, per sicurezza gli ho fatto portare una corda da 30m. Le corde che sono qua in grotta sono alquanto malandate. E’ molto contento di avere uno zaino grosso quanto lui da portarsi appresso.

Ecco Diana al passaggio del cunicolo prima del pozzetto.

Ora anche il nostro trio e’ pronto per scendere. Federico da sopra ed io da sotto facciamo assistenza a Diana che se la cava egregiamente.

Dopo il pozzetto affrontiamo con tranquilla spavalderia anche il traverso.

Diana si districa tra corde e longe senza particolari problemi.

I nostri amici intanto ci hanno preceduto al primo toboga e lo hanno superato mettendosi comodi nella saletta subito dopo.

Noi del trio approfittiamo della loro sosta per prendere la testa del gruppo e cimentarci col toboga.

Dopo il primo, anche il secondo lo affrontiamo e passiamo senza problemi.

Sceso il secondo toboga facciamo sosta tra i broccoletti per ricompattare il gruppo, che qua la strada per proseguire non la si indovina facilmente.

Ecco un guanto messo in posa da chissa’ chi per indicare gentilmente la direzione da prendere.

Il passaggio esposto che segue lo passiamo in scioltezza e siamo subito all’onda, la caratteristica roccia che si trova poco prima della sala del the. Le faccio innumerevoli foto ma queste fanno una fine meschina…ho finito lo spazio nella scheda di memoria quindi la fotocamera scatta foto diligentemente ma senza salvarle. Lei cerca di avvertire con amorevoli messaggi ma io non li noto e quindi non tengo conto dei suoi avvertimenti.

Alla sala del the finalmente mi rendo conto che la fotocamera ed io abbiamo un problema. In emergenza cancello alcune delle prime foto, che risalgono ad almeno 2 anni fa. Ogni foto cancellata e’ un piccolo dolore, ma piccolo, per fortuna da qualche parte le ho gia’ salvate. Dopo aver ricavato spazio per salvare le nuove foto riprendo ad imperversare sui miei amici che nel frattempo si sono accordati per uno spuntino.

Tirano fuori pizza e panini imbottiti iniziando a gustarli con giusto appetito.

Diana non e’ da meno e si impegna a distruggere un pezzo di pizza piu’ grande di lei.

Federico ne ha portata in abbondanza quindi insiste perche’ anche io ne abbia un pezzo. Cerco di rifiutare ma poi lo sguardo minaccioso di Diana mi convince che e’ giusto accettare per non contrariare lei e il suo amato papa’.

Dopo lo spuntino e qualche chiacchiera post-prandiale riprendiamo a muoverci. Per oggi niente sala Utec, decidiamo di essere soddisfatti cosi’ e che possiamo tornare indietro. Il nostro trio, io per primo, seguito da Diana e quindi Federico andiamo avanti subito seguiti dal secondo trio dei nostri degni quanto simpatici presidenti emeriti.

Sulla salita del secondo toboga siamo tutti assieme, poi Federico rimane un poco indietro per recuperare la corda dopo il passaggio del toboga da parte dei nostri amici. Anche per non creare ingorgo Diana ed io andiamo avanti affrontando senza timore e difficolta’ il primo toboga. Diana si ferma vicino al traverso preparandosi ad affrontarlo mentre il resto del gruppo inizia a salire il primo toboga.

Il traverso non presenta alcuna difficolta’ per Diana che anzi affina la tecnica di progressione liquidandolo in breve senza fatica. Mentre stiamo decidendo come affrontare il pozzetto veniamo raggiunti da Federico, cosi riprendiamo la configurazione iniziale, io davanti, Diana in mezzo a farci assistenza e Federico a chiudere il trio. Ho di nuovo raggiunto il limite di memoria disponibile quindi strada facendo mi dedico a cancellare altre vecchie foto rinnovando molte volte il dolore per la perdita di piccoli pezzi della mia “memoria fotografica”. Con questo sacrificio pero’ quando arriviamo all’uscita posso finalmente riprendere i miei amici che affrontano la salitina finale.

Ecco Federico, stanco dopo aver portato una ingombrante corda per tutta la grotta.

Una foto di famiglia dopo questa avventura ci voleva proprio.

Ecco Roberto, al trio presidenziale non ho potuto dedicare molte attenzioni, magari sara’ per una prossima occasione, intanto rimedio cosi’.

Armando e’ talmente veloce nell’uscire che la foto posso fargliela solo dopo che e’ gia’ fuori.

A chiudere il nostro bel gruppetto ecco Paola col suo sorriso smagliante.

Un’altra foto se la merita sicuramente.

Completo e termino con un’altra foto di Paola. Ha dismesso le vesti speleologiche senza per questo abbandonare il suo bel sorriso.

Appena cambiati ci spostiamo compatti da RobyBar dove stemperiamo il caldo bollente con birre fresche e qualche stuzzichino. Dopo esserci rinfrancati e dopo una adeguata dose di chiacchiere sia speleo che non, decidiamo che e’ l’ora di prendere commiato. Anche questa bella giornata termina con tranquillita’ e senza rimpianti poiche’ e’ stata ben spesa. Alla prossima.

Pubblicato in Uncategorized | Commenti disabilitati su Pretaro – 13/08/2022

10/08/2022 – Cherubini e Miesole

Con Gabriele alla ricerca dell’ingresso della Grotta cherubini e quindi a riprendere i punti delle grotte intorno a Pozzo Miesole.

Oggi abbiamo deciso di dedicare la giornata alla ricerca di grotte nel Catasto FSL per riprenderne le coordinate. La prima e’ Grotta Cherubini nei pressi di Vacone (il paese natale del mio amico Pollo, che saluto!). Le ricerche iniziano bene…e’ qualche anno che non vado a visitare questa grotta, l’ultima volta fu in occasione del corso di primo livello del Gruppo Speleologico Sabino. Sinceramente ricordo nulla di come arrivare alla grotta. Lo dimostro subito guidando Gabriele sulla strada sbagliata costringendolo ad almeno un paio di chilometri di strada sterrata fino ad un eremo (S. Orsola?). Quando davanti all’evidenza devo ammettere l’errore, torniamo indietro seguendo la strada che il navigatore ci indica per il centro di Vacone. Salendo verso il centro, su una curva strettissima a sinistra vedo una palazzina (gli uffici comunali di Vacone!) che mi sembra di ricordare. Giriamo da quella parte sperando bene.

Passiamo vicino al cimitero, mi sembra di ricordare questo passaggio, pero’ mi astengo dal dirlo, anche prima pensavo di ricordare i luoghi che passavamo…

Andiamo avanti sulla strada sterrata, quasi sempre in buone condizioni. Incontriamo un bivio sul quale indico a Gabriele di scegliere a destra. Lo dico millantando una sicurezza che non ho, pero’ l’altra strada mi sembra improbabile, incrocio le dita. Curve, controcurve, salite e discese a volonta’. Il GPS pero’ ci indica che almeno stiamo andando nella direzione della grotta.

Ad un certo punto ho l’illuminazione…stiamo passando accanto ad uno spiazzo. Questo sono certo di conoscerlo. Intimo a Gabriele di fermarsi e parcheggiare, cosa che lui fa prontamente per poi obiettare che il punto dell’ingresso segnato dal GPS (il punto e’ preso dal Catasto FSL) e’ 1,2 km piu’ avanti. Gli confermo che sono sicuro che questo spiazzo sia il posto dove abbiamo sempre parcheggiato le auto per andare alla grotta Cherubini.

Gabriele e’ un poco scettico di questa mia sicurezza, non ha tutti i torti visti i recenti trascorsi, pero’ stavolta sono veramente sicuro. Iniziamo a prepararci per la ricerca.

Sulla direzione da prendere per la ricerca dell’ingresso ho ben poche certezze. L’unico vago ricordo e’ che si deve salire su dritti sul pendio dall’altra parte della strada e che si tratta di pochi minuti di fatica.

In mancanza di altri indizi utili iniziamo ad inerpicarci. Salgo su cercando di mantenere la direzione quel tanto permesso dai rovi e dai tremendi stracciabraghe. Visto che il punto indicato in catasto e’ piu’ a sinistra di almeno un chilometro quando proprio devo mi sposto in quella direzione. Incrocio un paio di sentieri che pero’ si interrompono bruscamente tra i rovi. Nella ricerca vado spedito fidando che Gabriele mi seguisse a breve distanza. Sbagliato, sono desolatamente solo! Urlo per tentare di individuarlo, nulla. Mi rassegno e continuo a cercare avvicinandomi al punto indicato in catasto.

Ora sono a circa 600 metri, a quanto indica il mio GPS, nessuna traccia della grotta. Un muro di rovi e una certa stanchezza mi indicano che e’ il momento di tornare indietro verso la macchina.

Non ricordo mai come indicare al GPS che intendo tornare al punto di partenza. Traffico un poco tra i suoi menu poi lascio perdere, faro’ a occhio. Scendo in diagonale cercando di seguire la strada che ho percorso all’andata. Non sempre riesco, sia perche’ devio per visionare punti interessanti sia perche’ e’ decisamente difficile rintracciare le tracce del mio passaggio.

Cammino scendendo in diagonale fino a quando ho l’impressione di aver superato il punto dove e’ parcheggiata la macchina. Per sicurezza controllo il GPS che mi da’ ragione. Lancio un urlo a Gabriele e ricevo finalmente una sua risposta. E’ piu’ in basso a destra ma tra me e lui c’e’ una barriera di rovi insormontabile. Continuo a scendere dove posso.

Ecco la strada! Sono uscito almeno 50 metri piu’ in basso rispetto al parcheggio ma ne sono uscito. In pochi minuti sono di nuovo con Gabriele. Mentre mi aspettava e’ riuscito, a conferma che il suo cellulare prende dappertutto, a collegarsi ad “aggrottiamoci” e a consultare le relazioni su Grotta Cherubini. Mi conferma che il parcheggio e’ quello giusto e che nella relazione indico un avvicinamento di pochi minuti.

Fatto sta, pero’ che la grotta non l’abbiamo trovata. Mentre riprendo fiato elaboriamo il piano B. Andremo con l’auto fino al punto segnato in catasto, o almeno fino a dove riusciamo. Arriviamo fino ad un grande spiazzo che ricordo ma senza sapere perche’. Oltre quel punto la strada diventa impercorribile per la macchina. Ricordo addirittura un fontanile, oggi a secco, in fondo allo spiazzo. Seguendo le indicazioni del GPS andiamo verso di lui e poi proseguiamo tra boschi e rovi. Gabriele mi segue ma continua a dire che secondo lui era meglio seguire la strada…e mannaggia, alla fine risulta che aveva ragione!

Dopo aver penato tra rovi e alberi bassi per almeno mezz’ora ci ritroviamo di nuovo sulla strada. Lo consolo dicendo che almeno siamo stati all’ombra poiche’ qua sulla strada il caldo e’ asfissiante. Non mi sembra convinto ma oramai e’ andata cosi’. Siamo nei pressi del punto dove secondo il catasto dovrebbe esserci l’ingresso della grotta. Nemmeno a dirlo e’ in mezzo ad un intrico inestricabile di rovi. Proviamo ad aggirarlo da piu’ lati ma nulla da fare, e’ veramente impenetrabile.

Coperti da numerosi graffi sanguinanti ci dichiariamo sconfitti, se li’ in mezzo c’e’ una grotta se ne puo’ tranquillamente rimanere la’ senza di noi. Torniamo alla macchina seguendo la strada, fa caldissimo, il tragitto e’ piu’ lungo , ma almeno e’ facile da seguire. Strada facendo mi sovviene un particolare da nulla, non ho portato acqua e ora ho una sete che nemmeno un disperso nel deserto. Devo fare qualcosa. I rovi sono punteggiati di tante belle more, non sono i miei frutti preferiti, pero’ sono sicuramente una fonte di acqua e sali minerali. Rallento il passo e strada facendo ne raccolgo abbondanti manciate che mangio con gusto. Provo ad offrirne a Gabriele ma lui stoicamente le rifiuta.

Tornati alla macchina decidiamo i nostri prossimi passi. Andremo a Configni a riprendere il punto di Pozzo Miesole e altri nei dintorni. Pozzo Miesole lo conosco meglio e sono ragionevolmente sicuro di ritrovarlo.

Il parcheggio lo individuo subito, anche se lo ricordavo piu’ vicino rispetto a Configni. Da li’ alla grotta ci sono pochi metri. Alla grotta trovo una sorpresa che mi sconcerta un poco. L’enorme albero dove solitamente facevamo partire l’armo, e’ miseramente crollato.

Presento la grotta a Gabriele mentre riprendiamo il punto. Gli propongo di scendere il pozzo ma la sua risposta e’ un deciso “no”. Anche a me ora no andava molto, lo facevo solo per dovere di ospitalita’, visto che Gabriele non la conosce. Meglio cosi’, faremo un’altra volta.

Ci avviciniamo al pozzo cosi’ posso raccontarglielo. Stando la’ davanti mi accorgo di avvertire freddo all’altezza delle caviglie, e’ la corrente d’aria fredda che soffia fuori dalla grotta e scivola vicino a terra come un gelido ed invisibile fiume. Questa osservazione mi sara’ utile nei giorni seguenti ma di questo vi raccontero’ poi.

Ripreso il punto di pozzo Miesole Gabriele consulta il suo fido GPS e decreta che la prossima grotta e’ subMiesole e si trova scendendo sulla destra. Strada facendo troviamo un buco che soffia.

E’ chiaramente troppo stretto per poter essere mai stato oggetto di esplorazione, pero’ magari scavandolo un poco se ne potrebbe cavare qualcosa.

Per ora prendiamo qualche foto ed il punto poi lo abbandoniamo.

Poco piu’ avanti troviamo quella che potrebbe essere la grotta subMiesole.

La targa messa vicina all’ingresso sembra smentirci ma, ragioniamo, la targa potrebbe essere stata apposta successivamente.

Diamo uno sguardo dentro senza trovare grandi nuove. Noto un pipistrello che vola in uno stretto pertugio ma non c’e’ abbastanza spazio per seguirlo.

Sopra al “riparo di Pietro” c’e’ una frattura che forma un pozzo poco profondo, il fondo della frattura quasi sicuramente e’ collegato col riparo.

L’incredibile cellulare di Gabriele ce ne da’ conferma. Riesce a collegarsi al catasto e a scaricare il rilievo!

Stanchi e soddisfatti non ci resta altro che tornare alla macchina seguendo il comodo sentiero tracciato per arrivare al rifugio di Pietro.

Tornati a Montebuono ci rifocilliamo con una abbondante bevuta per concludere in allegria la giornata. Alla prossima.

Pubblicato in Uncategorized | Commenti disabilitati su 10/08/2022 – Cherubini e Miesole