Benvenuto!

Io!Ho sempre voluto tenere un diario con le relazioni delle uscite e delle esperienze in ambito speleologico.

Con questo blog posso avere il mio diario ed inoltre condividere le esperienze che faccio.

Ho iniziato ad agosto 2012 a raccontare le mie avventure ipogee. Spero vi stiano piacendo. Nel caso ne aveste voglia, e’ sempre apprezzato lasciare un commento!

Cosa trovate nel blog? Le relazioni delle gite del fine settimana. Ogni tanto mi spingo a recensire qualche ristorante. Cerco di condire le parole con tutte le immagini che posso.

Ho inserito un paio di sezioni dedicate ai ricordi. Nella prima ho riportato le relazioni delle spedizioni speleologiche a cui ho partecipato. Nella seconda ho iniziato ad inserire immagini di uscite, fatte nel passato, che ritrovo curiosando tra i mucchi di foto che ho salvate sul pc (il piu’ delle volte sotto l’illuminante titolo “varie”!).

Buona lettura e di nuovo benvenuto!
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GROTTA DEL PISCIARELLO [Silvana] – 22/01/23

Sono molto onorato di ospitare la relazione di una uscita a cui non ho partecipato che mi e’ stata regalata spontaneamente dalla simpaticissima Silvana. La cosa mi colpisce particolarmente perche’ in tanti anni di relazioni questa e’ la prima volta che qualcuno mi dona una relazione senza bisogno che io gliela estorca con blandizie o minacce! Grazie Silvana, spero tu sia la prima di molti. Un grazie anche a Laura che ha scattato le belle foto che vedrete.

Ma ora bando alle ciance, vi lascio alla relazione di Silvana:

GROTTA DEL PISCIARELLO, Supino (FR) – 22/01/23

Partecipanti: Erika, Giulio, Giulio, Laura, Michele, Alessio, Laura, Enrico, Silvana.

Preambolo: Prima di addentrarci nella descrizione della giornata e della grotta, va detto che fummo avvisati fin dal principio che questa grotta apparteneva alla Catesini Collection, ma decidemmo di ignorare bellamente questa informazione, suscitando così l’ira funesta di qualche Dio dimenticato delle campagne ciociare.

FASE I – Appuntamento al Bar Vincente alle 8.00 e si parte, secondo appuntamento alle ore 9.00 alla fonte Pisciarello. Nota: la fonte Pisciarello sarà l’unica cosa a rivelarsi praticamente asciutta, in tutta la giornata.

FASE II – Ci incontriamo e cerchiamo anzitutto di recuperare del cibo a Supino, che troviamo quasi subito. Di qui ci rechiamo al punto di parcheggio, ovvero la fonte Pisciarello e parcheggiamo le auto. Fa freddo, c’è neve ai bordi del sentiero, ma noi ci sentiamo fortunati e procediamo per il sentiero fino all’ingresso della grotta. Tale ingresso, va detto, non è di bell’aspetto: un buco fangoso sul fondo di una dolina. Fangoso nei giorni di bel tempo, significa porcilaia dopo 15 giorni di pioggia. Ce la giochiamo su chi deve armare e vince Giulio C., che anche oggi risulta essere il più fortunato visto che dovrà riaprire l’ingresso con l’attrezzatura reperibile in natura: bastoni e rami secchi, che manco un Nehanderthal.

L’ingresso ci ruba tempo sufficiente a farci dubitare dell’opportunità della scelta, ma procediamo spavaldi. Entra Giulio C e di seguito tutti, uno dietro l’altro, infangandoci già da subito, sono le 10.00 am. Dopo l’ingresso una piccola saletta precede due pozzi in sequenza. Lo stato degli armi appare accettabile, ci sono già corde messe, ma decidiamo di riarmare daccapo. Sotto i primi due pozzi, ci accorgiamo che la situazione acqua è abbastanza sostenuta, Giulio arma un pozzo da 15 che passa sotto uno sgocciolamento inevitabile, quindi dopo il fango è l’ora di farci tutti una bella doccia… Fredda! Passo avanti io, perché le corde di Giulio sono terminate ed armo una serie di piccoli salti di cui l’unica cosa da segnalare è lo stato usurato delle maglie rapide lasciate sul posto, a causa dell’acqua e dell’umidità.

Mentre mi appresto ad armare un pozzetto da 9 mt, ci raggiunge Erika, segnalandoci la necessità di alcune persone di fermarsi e tornare indietro, perché troppo infreddolite. Questa è la sala dove si fermano quasi tutti, mentre Michele, Laura Bernardi, Alessio di Sano ed io procediamo fino al meandro. D’ora in poi, avendo finito le corde e con la fretta di uscire, scenderemo su corde già in sede. Gli armi risultano ancora buoni, anche se molte maglie rapide sono molto arrugginite e per sicurezza io e Laura decidiamo di mettere un moschettone di back up, giusto per non rischiarcela. Arrivati al meandro, ci rendiamo conto che è il momento di tornare indietro e iniziamo la risalita fino a raggiungere gli altri, che intanto hanno iniziato la risalita. La squadra di disarmo, composta di Michele e Alessio, resta dietro a lavorare e tutti si avviano rapidamente all’uscita.

Nota: sul pozzo di risalita da 15 metri, c’è un deviatore. Sulla cima di tale pozzo, durante la risalita, guardandomi provvidenzialmente l’imbrago, noto che il mio maillon si è svitato: dopo aver terminato tutte le invocazioni possibili per ridestare l’attenzione divina, Giulio G. corre in mio aiuto e riavvita il traditore.

L’entrata, scomoda in ingresso, è ancora più scomoda in uscita e qualcuno viene aiutato con corde e vari insulti di incoraggiamento.

FASE FINALE: Arriviamo alle auto esausti, bagnati, infreddoliti e completamente ricoperti di fango: l’orologio segna le 16:00, il tempo è volato! Giulio G., colto dal solito raptus ossessivo compulsivo della pulizia, si fionda alla fonte Pisciarello per lavare la sua attrezzatura, dimentico di tutti i suoi bisogni primari. Purtroppo, come premesso, l’unica cosa asciutta della giornata sarà proprio la fontanella. Così ci ritroviamo a sciacquare quel che possiamo nei residui fangosi di scolo piovano e poi a consolarci con un fantastico pandoro Giovanni Cova, gentilmente offerto dalla premiata ditta Gramillano-Gardini e ripartiamo alla volta di Supino per una birra e il de-briefing.

CONCLUSIONI: la grotta del Pisciarello è da annoverarsi indiscutibilmente nella collezione Catesini, è però ottima per esercitazione. Sconsigliata nelle stagioni piovose.

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Guarcino – Ricognizione – 21/01/2023

Con Corrado, Gabriele e per troppo poco tempo il nostro inossidabile Tarcisio per una ricognizione nei dintorni di Guarcino, a rivedere buchi vecchi e nuovi.

La mattina Gabriele passa a prendermi, mi aspettavo che con lui ci fosse Elisa ma trovo nessuno, un impegno imprevisto l’ha costretta a rinunciare. Peccato.

Carico in macchina le mie cose e andiamo a prendere Corrado a Lunghezza. Dopo averlo recuperato ci impicciamo un poco con il rientro in autostrada. Impariamo a nostre spese che l’uscita autostradale di Lunghezza non e’ come quelle solite, il casello da cui esci venendo da Roma fatto al contrario ti riporta solo verso Roma, per andare verso fuori l’uscita e’ da un’altra parte. Bizzarrie da progettisti di autostrade! Comunque, essendo noi ignari, dopo aver completato la nostra squadra odierna con Corrado ripassiamo il casello da cui eravamo venuti convinti che subito dopo ci fosse il consueto bivio che ti permette di scegliere la direzione verso Roma e quella verso fuori. Non e’ cosi’! Ci ritroviamo quindi costretti a tornare indietro, arrivare a Ponte di Nona, uscire, fare inversione di marcia e riprendere l’autostrada nel verso giusto. Si impara sempre qualcosa di nuovo.

A Guarcino ci fermiamo al solito bar, quello piu’ in alto, dove ci attende Tarcisio. Con la sua fida mountain bike ha gia’ fatto una sgambata di alcuni chilometri e ora lo troviamo mentre si concede qualche minuto di riposo. Facciamo colazione con lui chiacchierando di cose speleo poi continuiamo fuori a definire cosa faremo nella giornata odierna. Gli spieghiamo il nostro programma di massima che consiste nell’andare a rivedere una dozzina abbondante di grotticelle nella valle che parte da una curva dentro Guarcino, quella dove parte la strada per la sorgente Filette. Visto che una immagine spiega piu’ di mille parole, ecco la traccia del nostro giro. I puntini naturalmente sono le grotte che andremo a cercare. L’unico puntino verde indica una grotta di cui abbiamo il punto GPS, quelli rossi anche se precisi sono punti presi chissa’ come e chissa’ quando, da aggiornare. Da quel che mostra la mappa in questa zona il lavoro da fare non manca.

Nemmeno a dirlo Tarcisio le conosce tutte e si offre di accompagnarci, ma solo per un tratto, all’una ha un altro impegno e dovra’ lasciarci.

Partiamo. Tarcisio inforca la sua bici e noi lo seguiamo in macchina. Per prima cosa andiamo a visitare una grotta facile da trovare e con il nome auto-esplicativo di “Grotta sopra la strada per Fonte Filette”. E’ un ampio sgrottamento, abbastanza fondo da essere catastabile ma senza evidenti prosecuzioni.

Dopo di lei guardiamo alcuni buchi non catastati subito vicini poi proviamo a scendere alla ex-cartiera per una vecchia strada abbandonata che parte proprio davanti alla grotta. Dobbiamo desistere quando la strada si interrompe davanti a un muro di rovi. Tarcisio allora ci guida alla strada piu’ in basso, arriviamo alla cartiera ma il muro di rovi impenetrabile e’ sempre tra noi e le grotte, possiamo far altro che prenderne atto e proseguire. Anche le grotte sepolte dietro un muro di rovi hanno un nome fantasioso, sono le “grotte I e II sotto la strada per Filette”.

Vorremo raggiungere anche “Grotta la cavallara” che sulla mappa sembra poco distante. Tarcisio ce lo sconsiglia, anzi ci sconsiglia di cercare oggi le grotte sulla parte destra della mappa perche’ sono sul lato opposto della valle dove passa il sentiero e servira’ un’uscita dedicata solo per loro. Naturalmente gli diamo ascolto, con un sospiro cancello dalla nostra lista anche le 3 grotte vicino a “Fonte Filette” e proseguiamo sulla strada per la grotta successiva.

Dopo la ricerca poco soddisfacente vicino alla cartiera riprendiamo la macchina, Tarcisio sempre con la bici e andiamo sulla strada di San Luca. Ci fermiamo ad uno spiazzo subito dopo un ripida salita. Tarcisio ci mostra un paio di buchi non a catasto che promettono bene.

Purtroppo il tempo e’ tiranno come sempre e presto arriva il tempo di salutare il nostro amico. Ci lasciamo con la promessa di rivederci per una grotta da fare assieme. Grazie Tarcisio.

Noi riprendiamo l’auto e andiamo verso la “Casa di preghiera San Luca” dove parcheggiamo e proseguiamo a piedi per le grotte che abbiamo in lista.

Il posto e’ molto carino. Da alcune risorgenze, non saprei dire se naturali, hanno ricavato dei bei laghetti, le decorazioni di neve fresca completano bene l’ambiente.

La nostra mira ora e’ quella di ritrovare la “Grotta di San Luca”. In verita’ e’ l’unica nei dintorni di cui abbiamo il punto GPS, ma e’ anche una delle piu’ lunghe, quindi la cerchiamo ugualmente. Senza disturbare la casa di preghiere ci avviamo seguendo le indicazioni del GPS di Gabriele.

A pochi metri da quello che potrebbe essere l’ingresso della grotta troviamo un cancello chiuso. Per fare i bravi, dopo esserci consultati, decidiamo di tornare alla casa di preghiera e suonare per chiedere permesso di cercare la grotta.

Presa la decisione andiamo. Dopo un paio di minuti ci aprono e noi spieghiamo cosa cerchiamo e chiediamo permesso di farlo. Non ci danno le chiavi del cancello ma il permesso si. Ringraziamo, salutiamo e riprendiamo la ricerca.

Sempre con la guida del GPS di Gabriele torniamo al cancello. La grotta e’ tra noi e il fondo della valle dove scorre una buona quantita’ d’acqua. Corrado ed io scendiamo per un sentiero accennato che scende tortuosamente giu’. Gabriele ci guida da sopra.

Non e’ semplice trovare la grotta, anche avendo il punto. Il sentiero si biforca e lo facciamo anche noi, cioe’, Corrado va verso il basso, io verso l’alto.

Con qualche difficolta’ mi inerpico fino a quello che avevamo supposto essere l’ingresso, quello che si intravedeva dopo il cancello. Nulla da fare, se era un ingresso e’ stato tappato.

Dopo la fatica fatta per salire non ho voglia di tornare giu’ per poi risalire di nuovo. Con un minimo di fatica salgo ancora e arrivo sul sentiero che corre a ridosso della parete. Gabriele sembra sparito chissa’ dove ma con un paio di urli ci ritroviamo e ci appostiamo sul sentiero a sbirciare cosa combina Corrado.

Il nostro esploratore intanto ha trovato la grotta. Ci invita a scendere per vederla ma decliniamo gentilmente l’invito. Gli urliamo di prendere foto e punto e di risalire.

Una volta ricongiunti decidiamo di proseguire nella ricerca delle altre grotte. Dobbiamo solo cercare una strada per proseguire. Dopo aver consultato i GPS saliamo per uno dei percorsi della casa di preghiera fino a raggiungere una stradina che decidiamo di seguire.

Il nostro percorso e’ costellato di soste perche’ pieno di buchi che a prima vista sembrano interessanti.

Arriviamo a una centrale dell’Enel, c’e’ il cancello ma di lato si passa facilmente. Dovendo proseguire e non essendoci alternative possibili in vista, decidiamo di entrare.

Il posto e’ bello anche se non molto frequentato. Passiamo velocemente ma sempre controllando la presenza di possibili buchi interessanti. Affrontiamo una ripida salita fino ad un nuovo cancello, stavolta aperto…si vede che la faticosa salita e’ stata valutata essere gia’ un valido deterrente.

Ora siamo su un nuovo sentiero, quasi pianeggiante. Alla destra c’e’ una ripida scalinata che, a detta di un cartello in legno, dovrebbe portare in un posto dal nome invitante, “Al mondo perduto”.

Per ora rimandiamo la piacevole salitella per andare a cercare la, “Grotta Simone Smorfa”. La troviamo giusto sul sentiero. Prendiamo il punto, facciamo le foto poi entro a dare uno sguardo. Non e’ grande ma visto che non abbiamo il rilievo cerco la piccola bussola che ho in tasca e mi ingegno per farne una bozza. Tanto per la cronaca la grotta ha un ingresso stretto ma subito dopo allarga diventando un ambiente quasi comodo, piu’ di un metro direi. La grotta avanza in direzione Nord-Ovest per un paio di metri e poi gira verso Ovest dove prosegue per circa 4 metri. Termina formando un piccolo ambiente dal soffitto alto una 60ina di centimetri. Dove c’e’ la curva girandomi in direzione opposta al fondo noto che c’e’ un altro ingresso ma ancora piu’ piccolo di quello che ho scelto per entrare. In pratica la pianta della grotta e’ una grossolana “Y”. La grotta inoltre e’ attualmente utilizzata come tana da qualche animale, lo testimoniano le numerose cacchette fresche che scanso con l’aiuto di un sasso.

Terminato il nostro lavoro torniamo indietro per affrontare la scalinata, sembra essere il modo piu’ semplice per andare verso le altre grotte. Il nostro obiettivo ora e’ la “Grotta di Sant’Agnello”…e nel contempo magari scoprire cosa e’ il “Mondo Perduto”.

Saliamo, ognuno col proprio passo.

Dopo non pochi scalini arriviamo infine al “Mondo Perduto”. Dobbiamo fare una deviazione per vedere cosa sia, anche perche’ l’infallibile GPS di Gabriele dice che la grotta che cerchiamo e’ nei dintorni.

Avvicinandoci sveliamo il mistero, una palestra di arrampicata!

Chi l’ha attrezzata ha aggiunto un tocco artistico, ogni via e’ indicata da un sasso decorato. Me li guardo tutti, sono molto belli.

Mentre io sono vicino alla parete a guardare meglio un anfratto, Gabriele prosegue oltre, dice che la grotta e’ piu’ avanti.

Lo seguo. Dopo qualche metro Gabriele decide che la grotta non e’ raggiungibile da qua. Non sono d’accordo e quindi vado ad infilarmi in un intrico di spini e rami fino a che il mio GPS mi dice che la grotta e’ proprio davanti a me e io davanti ho solo la parete alta almeno 20 metri!

Smoccolando perche’ mi scoccia dover dare ragione a Gabriele, torno indietro con le pive nel sacco e subisco le battute di scherno dei miei amici. Una pausa comunque ci voleva, tutti insieme andiamo a riprendere le scale. Sospendiamo le ricerche della “Grotta di Sant’Agnello”. Col senno di poi e uno sguardo piu’ attento alla cartina, quando sono a casa scopro che la grotta ha l’ingresso nei pressi dell’Eremo di Sant’Agnello, per trovarla bastava arrivare all’eremo!

In cima alle scale troviamo un piccolo bacino che raccoglie l’acqua che gli arriva da piu’ su. Un cartello ci avvisa che la zona e’ stata derattizzata. Il cadaverino di un topo di discrete dimensioni giace infatti in fondo al bacino. Speriamo che quest’acqua non finisca in qualche acquedotto.

Il super-cellulare di Gabriele e’ sempre attivo in qualsiasi momento e situazione quindi facciamo sosta in attesa che termini la telefonata.

Il passaggio c’e’ quindi andiamo avanti. La prossima grotta e’ molto piu’ avanti e si chiama “Grotta di Barsanofio”. Il sentiero e’ comodo e quasi in piano.

Tra una sosta e una piccola deviazione per vedere dei buchi che si rivelano poco interessanti arriviamo ad una casupola da cui fuoriesce un torrentello d’acqua. Il sentiero e’ addirittura segnato e continua in avanti.

Riprende la salita. Oramai siamo a pochi metri dalla grotta.

Eccola! Nella foto avrei dovuto esserci io ma proprio sul piu’ bello il super-cellulare di Gabriele cede le armi e si spegne, quindi ci scambiamo di posto e la foto la faccio io.

Corrado intanto e’ andato a guardare l’ennesima risorgenza. Ci raduniamo per decidere il da farsi. Avanti a noi ci sono segnate 6 grotte da rivedere di cui 3 abbastanza vicine al sentiero. Ci fanno gola, pero’ il tempo che abbiamo a disposizione sta per scadere, sono quasi le 3 del pomeriggio e a breve iniziera’ a fare buio. Conviene tornare indietro.

A valle l’acqua scorre con fragore. Dall’altro lato della montagna alcuni buchi ci invitano ad andare a trovarli ma sara’ per la prossima volta. Facciamo ancora una sosta per mangiare un boccone e gustare il caffe’ caldo portato da Corrado, poi ripartiamo.

Arrivati alle scale iniziamo a scenderle con attenzione, in discesa sono temibili come ardue in salita.

Distanzio un poco i miei amici quindi mi fermo per far loro una foto.

Dopo innumerevoli scalini inizio con piacere a vederne la fine.

A una decina di scalini dalla base della scalinata metto un piede in fallo e scivolo giu’ rischiando di fare tutto il resto della scala col sedere. Mi rialzo sacramentando il giusto. Un sommario controllo mi conferma che l’unico a rimanere ammaccato e’ il mio amor proprio. Mi fermo ad attendere i miei amici.

Per tornare indietro decidiamo di non fare la strada dell’andata ma di seguire il sentiero in maniera da imparare la strada per tornare la prossima volta senza passare per il convento e la centrale.

La nostra scelta si rivela corretta, scendiamo giu’ velocemente senza rinunciare a piccole deviazioni per buchi inconcludenti. La temperatura inizia a scendere sensibilmente.

Incontriamo anche anche dei pannelli molto molto esplicativi!

Incontriamo ancora una palina che indica il mondo perduto nominandola “falesia drytooling”. Interrogo i miei amici sul significato di queste parole ma anche loro confessano ignoranza.

Troviamo anche una bella fontana, proprio un bel sentiero con tutte le comodita’!

Alla nostra sinistra, una cinquantina di metri piu’ in basso, si intravede lo spiazzo dove abbiamo lasciato la macchina. Vorrei tagliare la strada scendendo giu’ per il bosco ma i miei amici sono di avviso contrario. Un poco deluso mi adeguo e proseguo con loro per il sentiero. Al bivio il cartello ci indica che dobbiamo tornare indietro sulla strada in piano per arrivare alla macchina.

All’incrocio troviamo anche un pannello con la cartina del posto. Ci fermiamo per riconoscere sulla cartina i posti dove siamo stati oggi.

Questo e’ il dettaglio della cartina, in pratica quello che abbiamo seguito oggi e’ il “Sentiero Frassati”. Gia’ con la fantasia disegniamo il tracciato della prossima passeggiata: partenza dall’osservatorio, seguendo la strada fino alla grotta del Vermicano e quindi piu’ avanti fino ad incontrare il “Sentiero Frassati” che utilizzeremo per tornare nei pressi dell’osservatorio. Dove il sentiero curva verso l’eremo dovremo deviare facendo un poco di fuoristrada, buono per la ricerca grotte.

Dopo aver fantasticato sulla cartina torniamo alla macchina dove ci attendono i vestiti asciutti che personalmente indosso con piacere. Quando terminiamo i preparativi noto che intanto la sera inizia a scendere e la temperatura anche. Ci rifugiamo in macchina e partiamo. Una breve sosta da “Erzinio” per comprare delizie locali serve a terminare degnamente la giornata. Alla prossima.

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Ricognizione Fondi di Jenne

Con Alessia, Corrado e Luca a fare il giro delle grotte di Fondi di Jenne.

Appena decisa questa ricognizione di molte delle grotte conosciute a Fondi di Jenne, cerco di fare bella figura con i miei amici e preparo addirittura una mappa con le grotte e il tragitto che faremo per visitarle. Questo e’ il risultato

Naturalmente me ne porto anche una versione su carta dove riporto sommariamente a mano, cioe’ con molte imprecisioni, il giro che abbiamo fatto.

Ma ora cominciamo dal comincio! La mattina Alessia mi raggiunge a casa e insieme ci avviamo per raggiungere gli altri al bar vicino al casello di Vicovaro-Mandela. Arriviamo con qualche minuto di ritardo e al bar troviamo Corrado che gia’ borbotta. Aspettiamo l’arrivo di Luca poi partiamo alla volta di Fondi di Jenne. Ho portato da casa il materiale necessario quindi per stavolta possiamo evitare il passaggio al magazzino.

A Fondi di Jenne parcheggiamo al solito posto nonostante le proteste di Corrado che preferirebbe lo spiazzo piu’ avanti. Io sono affezionato a questo posto e poi il percorso che ho disegnato parte da qui, sono irremovibile. Iniziamo a prepararci godendoci il sole di questa bella giornata.

Luna aspetta paziente osservando con curiosita’ i nostri preparativi. Ci distribuiamo i pesi, Ad Alessia mollo la corda, a Luca, che deve allenarsi a portare i pesi, cedo ben volentieri il trapano. Per me tengo della ferraglia e poco altro.

Si parte per tour delle grotte di Fondi di Jenne! La prima tappa obbligata e’ Bucio Nero’, il nostro cantiere infinito, ma prima di arrivarci faccio fare ai miei amici delle ampie deviazioni per mostrare loro tutte le interessanti doline e i recenti sprofondamenti che ci sono tra le macchine e la grotta. Davanti alla grotta il mio paziente gruppo di valenti camminatori deve pazientemente, appunto, subire il mio spiegone sulla storia della esplorazione di questa grotta. Quando finisco di parlare ripartiamo per la grotta successiva.

Sempre zigzagando tra doline e buchi vari arriviamo a Dolina Rea. Anche qua facciamo sosta e mi dilungo assai nel raccontare la grotta e la sua esplorazione.

Si riparte. Ora dobbiamo andare a visitare la III Fossa di Jenne. Nemmeno io la conosco quindi avro’ poco da dire su di lei. Il percorso e’ sempre a zig-zag tra le doline che incontriamo fino al limitare della piana. Inizia la salita e i miei amici possono godere di un poco di silenzio, rotto solo dal mio ansimare. A fine salita, siamo sulla cresta dove passa uno dei sentieri segnati, ci fermiamo a riprendere fiato. O meglio, io riprendo fiato perche’ gli altri non hanno nemmeno il respiro affrettato dopo la salita appena affrontata. Me li guardo con invidia mentre recupero una respirazione quasi normale.

Ora dobbiamo affrontare la discesa fino alla grotta. A meta’ strada mi ricordo che voglio riprendere il punto del buco trovato lo scorso anno, lo dico ai miei amici che senza alcuna protesta fanno con me la consistente deviazione per cercarla. Dico loro: “il buco che cerchiamo e’ vicino a un albero caduto. Il tronco e’ abbastanza grande (30cm di diametro) ed e’ disposto lungo la linea di pendenza”. A dirlo e’ semplice ma davanti a noi c’e’ una miriade di tronchi con molte delle caratteristiche richieste! Vado avanti con caparbieta’ tralasciando i vari alberi che mi suggeriscono i miei amici. Arriviamo in un punto in cui il panorama intorno mi sembra familiare. Guardo attentamente e trovo l’albero che cerco. Chiamo a raduno i miei amici per presentare loro la forse-grotta.

Vista cosi’ non fa molta impressione ma ho fiducia in lei e intanto accendo il GPS per riprendere il punto che poi nomino “Bucio Bibbo”.

Dopo questa deviazione riprendiamo il cammino verso la III Fossa di Jenne. Cammina cammina arriviamo a destinazione. Da quel che dice il rilievo la grotta ha un pozzetto iniziale, poi uno scivolo di alcuni metri e una bella e ampia sala. Bisogna scendere a controllare perche’ tempo fa ci e’ arrivata notizia che l’ingresso e’ stato ostruito da una frana ma, ha detto Gabriele, che ora il passaggio si dovrebbe essere riaperto.

Ci prepariamo velocemente per scendere, sono proprio curioso. Sistemiamo la corda e scendo per primo.

Quando arrivo sotto scendo ad affrontare lo scivolo con la speranza di trovarlo libero. Vana speranza, e’ solidamente tappato.

Mentre faccio le mie verifiche mi raggiunge Alessia. Per prima cosa blocchiamo la discesa di Luca che non sembra necessaria poi le cedo la fotocamera per farmi fare una foto che documenta il crollo. Questa spero di ricordarmi di inviarla al Catasto.

Fatto quel che dovevamo, soddisfatti ma non contenti ritorniamo fuori a a goderci il sole.

Mentre Luca si esercita nell’ammatassare la corda noi ci prepariamo a ripartire.

Con qualche saliscendi nel bosco arriviamo alla successiva grotta in programma, la II Fossa di Jenne. Quasi per magia all’improvviso appare una grossa dolina, anche senza la conferma del GPS sappiamo per istinto che la nostra grotta e’ lei. Ci avviciniamo.

In fondo alla dolina c’e’ l’ingresso della grotta.

Non mettiamo la corda per arrivare all’ingresso. Alessia e Luca scendono a dare uno sguardo e confermano che nemmeno dopo serve. Cedo loro la fotocamera per documentare e scendono. Risalgono con poche informazioni e una foto presa nel punto dove la grotta chiude con tanti sassi sul fondo. Guardando la cartina noto che nel camminare per raggiungere la grotta siamo passati dal comune di Jenne a quello di Vallepietra. Nessuna paura, con la prossima grotta ritorneremo a Jenne e cirimarreo fino a fine giro. Riprendiamo la nostra camminata.

Eccoci di nuovo nel territorio di Jenne e di fronte alla grotta successiva, la I Fossa di Jenne. Sembra promettere bene, inizia con un bel pozzo.

Iniziamo a fare i preparativi per scendere. Non ricordo la lunghezza del pozzo, spero la corda basti. Per prudenza inizio ad armare sugli alberi a bordo pozzo e mi faccio sicura dall’albero grosso a qualche metro utilizzando la cordella con cui di solito assicuro Luna quando serve.

Arrivo ad abbracciare gli alberi a bordo pozzo e butto giu’ la corda. Il pozzo e’ meno fondo di quanto si potesse intuire da fuori. La corda e’ abbondante anche partendo dall’albero grosso. Disfo l’armo fatto, tolgo la cordella e ricomincio tutto daccapo. Nel frattempo Alessia e Luca si preparano a scendere. Sono involontariamente volontari ma vedo che si preparano con piacere. Il primo a scendere e’ Luca cosi’ potra’ fare da cavalier servente ad Alessia assicurandola durante la discesa.

Ed ecco Alessia che scende con un sorriso che rincuora.

Ancora una foto poi la blocco, mi son ricordato che devo passarle la fotocamera per documentare cosa trovano all’interno.

Inizia subito ad operare. Ecco una foto dall’alto di Luca in attesa.

Queste sono le foto del loro giro.

Mentre loro sono impegnati nell’esplorazione della grotta, io rimango ad aspettarli mentre Corrado decide di fare un giro nei dintorni alla ricerca di nuovi buchi. La sua ricerca pare abbia successo! Mentre i nostri esploratori stanno iniziando ad uscire Corrado torna annunciando di aver trovato un buco promettente. Arriva anche Luca e urla la libera. Appena Alessia esce a sua volta smontiamo tutto, sistemiamo le corde e partiamo a vedere il nuovo “bucio”.

Per arrivarci dobbiamo scendere a valle e risalire la collinetta di fronte a quella dove siamo…mai una cosa semplice! Con un sospiro partiamo per visitare la scoperta di Corrado. Si tratta di un buco piccolo, ma promettente. Per prima cosa gli faccio una foto.

Poi rubo il casco a Luca e provo ad illuminare avanti. Si intravede qualcosa.

Anche Luca verifica, ma poco si puo’ fare. Bruciando una foglia umida verifichiamo che questo buco soffia, non violentemente, ma soffia. Prendo il punto memorizzandolo come: “bucio Corrado”.

Riprendiamo il nostro giro. Ora tocca ai “Pasqualitti”, un paio di pozzi abbastanza vicini tra loro. Sembra semplice arrivarci ma ogni volta che ci spostiamo dobbiamo svalicare per passare da una valle alla successiva e non e’ mai una salita da nulla. Strada facendo, con la scusa di fare foto “artistiche” mi fermo a riprendere fiato.

Quando arriviamo al valico Luca sulla nostra sinistra vede una delle 2 grotte che stiamo cercando. Deve essere il “Pozzo ad Est di Pozzo Pasqualitti”, nome che denota una spiccata fantasia da parte di chi l’ha coniato! Fatti i conti delle distanze e delle pendenze decidiamo di andare prima a “Pozzo Pasqualitti” cosi’ poi avremo un percorso in discesa. Arrivati al punto dove e’ segnato l’ingresso…troviamo nulla. Facciamo tutti e 4 un largo giro per vedere se si tratta di un errore delle coordinate ma nulla. Ritorniamo sul punto dove e’ segnato l’ingresso e notiamo che sotto lo strato di foglie ci sono tante pietre “smosse”.

Facciamo pulizia e verifichiamo l’esistenza di un vuoto malamente tappato con uno dei bastoncini che rischia quasi di sparire dentro. Nulla da fare, “Pozzo Pasqualitti” a dirla con Nerone si e’ “rappilato”.

Ci muoviamo compatti verso la grotta successiva, quella col nome fantasioso! A meta’ strada anche Alessia fa la sua scoperta. Un nuovo buco che segniamo come “Bucio Alessia” in suo onore.

Ancora pochi passi e siamo alla grotta.

A vederla non sembra granche’, ma sicuramente e’ messa meglio della precedente.

Ancora una volta e’ Luca che si offre “spintaneamente” per scendere a dare uno sguardo. La discesa da fare non e’ molta ma i sassi della parete sono molto instabili e deve fare attenzione per non crollare giu’ con loro. Alla fine la sua sentenza e’: “Tappa subito” e la nostra grotta finisce cosi’, miseramente.

Anche se il “Pozzo a Est di Pozzo Pasqualitti” ci ha un po’ deluso, e’ arrivata ora di pranzo e decidiamo di fare sosta qua per sgranocchiare qualcosa.

Ci sistemiamo a corona intorno alla grotta e facciamo quel che dobbiamo. In verita’ io faccio altro che scroccare la roba di Alessia perche’ di mio ho portato nulla. Alla fine le rubo solo “coso strano” che lei chiama “surimi” e un pezzetto di parmigiano. La parte finale del pranzo e’ la migliore, Alessia ha portato con se’ il necessario per fare il caffe’, una delizia per chiudere il magro pasto.

Degustato il buon caffe’ preparato da Alessia riponiamo tutto e partiamo per “Pozzo Saverio”, la grotta successiva. La strada da fare non e’ molta e per fortuna in discesa, andiamo veloci. Questa grotta gia’ da lontano si presenta bene.

Ci avviciniamo con cautela, e’ un bel pozzone.

Corrado, per non essere da meno di Gabriele, ha il telefono che funziona e riceve una chiamata. Si ferma a bordo pozzo per rispondere.

Di lato ci sono degli alberi a bordo pozzo, li utilizzo per affacciarmi e dare uno sguardo.

Ancora una volta i prescelti per la discesa sono Alessia e Luca, anche loro si avvicinano al bordo pozzo per vedere cosa dovranno scendere.

Faccio le prove del caso, la corda basta. Grazie ad un paio di cordini armo una via in maniera che la corda non tocchi. Appena pronto Luca inizia la discesa. Alessia lo segue velocemente. Ancora una volta le lascio in consegna la fotocamera per documentare quello che vedranno.

La prima cosa che trovano e’ un manufatto in ferro che li lascia incuriositi. L’ho guardato con attenzione dovrebbe essere la struttura di un ombrello da pastore, uno di quelli enormi con la struttura in ferro e robuste stecche di legno. Lo lasciamo in grotta dove e’ stato abbandonato in chissa’ quali tempi remoti.

Il pozzo d’ingresso visto dalla base.

Il cunicolo terminale.

Quando i nostri esploratori sono fuori ancora una volta smontiamo tutto, Alessia mi impone di disinfettare una piccola ferita all’indice della mano destra che butta allegramente sangue, nemmeno a dirlo nel suo zaino modello EtaBeta c’e’ tutto il necessario per le prime cure.

Dopo aver sistemato la mia ferita riponiamo tutto e ci carichiamo gli zaini in spalla. Facciamo il punto della situazione, sono le 4 del pomeriggio, il sole inizia a calare e la temperatura, finora gradevolissima, inizia a scendere. Decidiamo per un doloroso taglio al percorso originario, salteremo tutte le grotte “Sam” andando direttamente al Pozzo della Creta Rossa. Luca controlla la direzione da prendere e partiamo.

E’ un percorso lunghetto ma semplice, l’ultima parte fino alla strada asfaltata e’ in discesa.

Per arrivare alla strada c’e’ un piccolo dislivello di un metro da superare, lego Luna col guinzaglio e con lei provo a scendere. Sono poco accorto e nel punto piu’ ripido le foglie mi tradiscono privandomi dell’appoggio del piede mentre contemporaneamente Luna mi tira con forza. Conclusione, rovino a terra in maniera indecorosa. Per fortuna il folto letto di foglie a lato strada mi protegge dalle conseguenze fisiche della caduta, rimane solo un altro graffio indelebile sul mio stracciatissimo amor proprio!

Dopo aver sorpreso e preoccupato tutti con la mia caduta poco acrobatica proseguiamo il cammino verso la “Creta Rossa”.

Dei miei amici forse solo Alessia non l’ha gia’ vista. Rientro subito nei panni di cicerone ipogeo e appena arriviamo a ridosso del recinto inizio a parlarne a beneficio di tutti.

Naturalmente andiamo a vedere l’ingresso da vicino e cerco di animare la loro curiosita’ descrivendo cosa vedrebbero se decidessero di scendere la grotta.

Ancora una foto al pozzo iniziale e siamo pronti a continuare il nostro giro, il tempo stringe.

Una foto ad Alessia e Corrado. Stamattina Corrado ha accolto Alessia, che non conosceva, con alcune battute in tema col suo umorismo particolare e sfrenato. Per fortuna Alessia non e’ tipo da farsi scoraggiare facilmente ed ha risposto a tono. Ora pace sembra fatta.

Dopo la foto pacificatrice andiamo velocemente a visitare Piccola Creta.

Alessia non rimane molto impressionata dall’ingresso, in effetti dopo aver visto quello maestoso di Creta Rossa si puo’ comprendere. Ristabilisco la sua stima per questa bella grotta descrivendola con dovizia di particolari. Alla fine sembra ricredersi. Bisogna ricordarsi di dire a Nerone che il recinto ha subito seri danni e necessita di manutenzione.

Ripartiamo velocissimamente verso la grotta successiva, l’imponente Pozzo della Neve.

Per arrivare al suo ingresso aumento di parecchio il passo e in breve il mio fiatone fa da controcanto al silenzio del bosco. Per fortuna l’ingresso della grotta arriva prima del mio crollo fisico. Ci fermiamo a fare qualche foto mentre spiego loro la grotta.

Oramai siamo al tramonto, dobbiamo sbrigarci se vogliamo rivedere le ultime 2 grotte.

Solo una breve sosta per consultare la palina con le frecce dei sentieri. Alessia e’ convinta di essere passate per di qua quando ha percorso il “Cammino dei Lupi”, la palina sembra darle ragione.

Ancora una foto al sole che tramonta fiammeggiando tra gli alberi.

Alessia si presta come modella mentre Corrado fa delle foto al tramonto.

Riprendiamo veloci il cammino, attraversiamo la strada, inizia a fare scuro e la temperatura e’ decisamente calata, dobbiamo sbrigarci. Chiedo a Luca di andare verso “Pozzo Baffone”.

Siamo ritornati sulla piana di Fondi di Jenne e naturalmente riprendiamo a notare vari sprofondamenti nel terreno. Mi fermo solo per una foto veloce a quello piu’ interessante.

Come gia’ altre volte la ricerca di pozzo baffone e’ vana. Di lui nessuna traccia. In questa zona negli ultimi anni e’ stato fatto un lavoro di taglio di svariati alberi, probabilmente il pozzo infastidiva ed e’ stato “rappilato”. Dopo molti e ampi giri troviamo una piccola zona nei dintorni del punto d’ingresso dove c’e’ segno di sassi “smossi”. Ma se l’ingresso e’ quello devo dire che hanno fatto un ottimo lavoro.

La notte si avvicina a grandi passi, ci spostiamo velocemente verso l’ultima grotta del giorno, “Dolina Tamagotchi”. Avremmo dovuto scenderla ma sara’ per un’altra volta.

Per questa visita ci accontentiamo di guardarla da fuori.

Riprendiamo il cammino, il buio intanto e’ calato e la temperatura anche. Il gelo inizia a mordere. Arrivati alla macchina troviamo una sorpresa, Gabriele e’ qua che ci aspetta. Oggi non e’ potuto venire perche’ impegnato con una visita “archeologica” ma e’ stato molto simpatico a raggiungerci quando finito. Subito dopo averlo salutato come si deve facciamo delle foto di gruppo.

Foto di gruppo sparso.

E una anche con me.

Veramente una bella giornata con un giro interessante ed impegnativo. Spero che i miei amici si siano divertiti almeno quanto me. Anche Luna sembra soddisfatta e molto stanca perche’ si accoccola subito in macchina a dormicchiare. Dopo un tempo adeguato dedicato ai saluti ci chiudiamo in macchina per il ritorno a casa, come al solito tranquillo, condito da qualche chiacchiera sulla giornata appena trascorsa. Alla prossima.

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Assemblea Shaka Zulu – 08/01/2023

La rituale riunione di fine anno per lo Shaka Zulu…con inizio e finale a sorpresa!

Anche stamane Gabriele passa a prendermi ma stavolta e’ in piacevole compagnia, lo accompagna Aurora che rivedo e saluto volentieri dopo le feste.

Dopo la solita colazione da “Cicchetti” arriviamo a Subiaco centro dove andiamo a parcheggiare alla ex-cartiera. Qua ci incontriamo con Mario e Nerone e dopo i saluti ci avviamo a raggiungere gli altri che sono in attesa alla vicina piazzetta.

Io metto subito mano alla fotocamera per documentare la giornata.

Alla piazzetta formiamo il gruppo che piu’ o meno partecipera’ alla riunione. Dopo i saluti lasciamo il piacevole calore del sole per andare alla sede.

Davanti al portone della sede troviamo una sgradita sorpresa. E’ chiuso con catena e lucchetto e non c’e’ indicazione di chi sia stato a metterlo. Dopo qualche minuto di sconcerto prendiamo atto che ci e’ negato l’accesso alla sede e torniamo alla piazzetta con le pive nel sacco.

Dove fare la nostra riunione di fine anno?!? C’e’ chi propone la piazzetta stessa. Giulio va al vicino bar ad informarsi se hanno una saletta e sono disposti ad ospitarci. Alla fine Nerone risolve brillantemente facendo una telefonata per avvisare Virginia e poi decreta che la riunione si terra’ a casa sua.

Trovata finalmente una sede comoda per la nostra riunione ci si avvia, chi in macchina, chi a piedi, verso casa di Nerone. Aurora, Gabriele ed io seguiamo Nerone a piedi per i vicoli di Subiaco. Una piacevole scoperta.

Dopo i vicoli arriviamo in riva all’Aniene. Qua a Subiaco e’ ancora un fiume bello a vedersi e non il corso d’acqua sporco e maleodorante che arriva a Roma, quindi facciamo sosta per ammirarlo. Gabriele intanto e’ costantemente al telefono, credo stia guidando Corrado verso casa di Nerone.

Lungo il fiume ci sono diversi paletti pendenti a pelo d’acqua, Aurora ed io ci fermiamo a guardare. Ipotizzo siano delle “porte” per fare lo slalom con le canoe ma confesso la mia ignoranza in materia.

Nerone, interpellato sui paletti conferma la mia ipotesi. Ancora una foto prima di riprendere il cammino.

Con Aurora dobbiamo affrettare il passo perche’ Nerone e Gabriele ci hanno distanziato parecchio.

Pero’ ancora una sosta al monumentale retro della basilica di Subiaco dobbiamo proprio farla.

Eccoci finalmente a casa di Nerone. Dopo qualche minuto arriva anche Corrado. Gabriele sfodera una serie di fogli. Uno di questi e’ l’ordine del giorno. La riunione dello Shaka Zulu Club abbia inizio! Faccio un rapido giro per la stanza per documentare la riunione.

Ancora una foto per riprendere i partecipanti da entrambi i lati. Per vostro piacere e conoscenza li elenco: iniziando da sinistra abbiamo Virginia, la padrona di casa poi Elia, Gabriele, Angelica la Presidente uscente, Mario, Nerone, Corrado, Giulio ed Aurora. Buon ultimo ci sono io, dietro la fotocamera!

L’ordine del giorno e’ corposo ma spuntiamo velocemente i primi argomenti. Discutiamo appassionatamente dei possibili impegni di gruppo per il 2023, approviamo i bilanci e arriviamo infine al momento critico, il rinnovo delle cariche. Si parla, si discute si propone. Gabriele sarebbe il candidato ideale ma si nega decisamente. Per parte mia, senza negarmi ma anche senza troppa aspettativa mi ritrovo candidato a Presidente del gruppo insieme a Mario. Al momento della votazione essendo parte in causa mi sembra giusto allontanarmi. Faccio nemmeno a tempo ad alzarmi che la votazione e’ conclusa…Sembra che tutti i presenti abbiano votato velocissimamente. Non so se all’unanimita’ perche’ ero intento ad uscire ma almeno la maggioranza dei voti e’ andata proprio a me.

Pare che saro’ il Presidente dello Shaka Zulu Club per il 2023…”che il cielo ci aiuti!”, penso inizialmente. Ma sono sicuro che con l’aiuto di tutti i miei amici riusciremo a passare un anno sereno e magari anche utile al gruppo. Alla prossima.

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Bucio Nero’ – 07/01/2023

Gabriele ed io a sfidare il fango infinito di questa grotta ingrata che ci tenta ma continua a negarsi.

A essere sinceri stavolta Gabriele si sacrifica per me. A lui di infangarsi tremendamente in questa grotta non andava proprio ma per amicizia si presta al sacrificio cosi’ la mattina passa a prendermi e andiamo.

Dopo le solite soste, prima per la colazione e quindi in magazzino, saliamo a Fondi di Jenne dove ci aspetta la fangosissima. Gabriele uscendo dalla macchina tenta ancora di dissuadermi con un: “Freddino oggi”, ma io sono decisissimo, faccio orecchio da mercante e inizio a prepararmi.

Appena pronto mi carico lo zaino del materiale da scavo, la corda e il resto del necessario per scendere. Faccio una breve deviazione a vedere un cunicolo che ispeziono’ Giuseppe qualche tempo fa. Si e’ fatto piu’ interessante sprofondando di almeno un metro ma c’e’ ancora troppa terra per pensare di affrontarlo. Lo terremo d’occhio per vedere se cresce.

Ho tutto il tempo del mondo, Gabriele e’ ancora alla macchina per gli ultimi preparativi.

Mi sono allontanato solo di poco dalla meta finale, mi giro per ammirare la recinzione che protegge la grotta e mi avvio per raggiungerla.

Al recinto poggio lo zaino a terra e vado a sistemare la corda. Uno sguardo per controllare che l’ingresso non abbia nuovamente sofferto di crolli come qualche tempo fa. Sembra tutto a posto, procediamo.

Arriva anche Gabriele, gli faccio subito una foto da “pulito” vedremo come uscira’ conciato.

Quando scendo il fango non sembra proprio pessimo e me ne rallegro. Nel primo cunicolo non scorre acqua. tutto contento lo scendo fino ad arrivare alla saletta dove facciamo “campo base” per lavorare al cunicolo successivo. Sopra sento Gabriele arrivare nella saletta precedente. Improvvisamente un tonfo assordante seguito da uno scroscio d’acqua che mi allarma assai. In pochi secondi nella saletta “campo base” arriva un bel getto d’acqua che inizia a scorrere allegramente dove a breve dovro’ strusciare per affrontare i lavori di allargamento. Passato il momento di agitazione sento Gabriele per capire cosa sia successo e se lui e’ sano e salvo. con qualche urlo tutto e’ chiarito, c’erano un paio di cofane nella saletta superiore e nel tempo si sono riempite d’acqua. Beh, ora cadendo si sono svuotate! Le cofane sono in mezzo al cunicolo a intasare il passaggio. Gabriele scendendo le spinge nella sala “campo base” e il gia’ esiguo spazio diventa ancora piu’ risicato.

Ma va tutto bene, nulla di grave, tanto l’infangata era gia’ messa in conto. Ci attrezziamo per lavorare alla strettoia. Io mi infilo dentro al cunicolo, per ora, terminale e preparo il necessario. Per prima cosa tentiamo con i soliti fori di trapano da 40 centimetri ma il sistema stavolta non sembra voler funzionare. Le proviamo tutte e dopo almeno un’ora di tentativi vani, lasciamo perdere.

Continuo a lavorare ma utilizzando solo il demolitore fino a scaricare la batteria. Combino poco ma gia’ lo sapevo. Mentre lavoro l’aria di grotta si diverte a giocare con noi, quando arriviamo lei aspira e Gabriele si fredda la schiena. Andando avanti con la giornata probabilmente la temperatura si alza oltre la soglia critica (circa 7 gradi) e l’aria inizia a venirmi in faccia, fredda come al solito.

Quello che consola, nonostante il parziale insuccesso della giornata e’ l’allegra eco che si sente quando urlo avanti a me. Ancora si vede nulla ma questa eco promette tante cose belle, o almeno ce le lascia immaginare.

Gabriele lamenta di avere freddo ma attende pazientemente il momento in cui o io o la batteria ci stanchiamo. Stavolta e’ la batteria che esaurisce per prima l’energia. Ne avremmo un’altra ma non riesco nemmeno a formulare il pensiero di chiederla che Gabriele e’ gia’ nel primo cunicolo con l’intento di uscirne al piu’ presto. Mentre aspetto che ne esca finisco di sistemare tutto il materiale nello zaino e bevo un poco d’acqua.

Piccolo problema, lo zaino pesa parecchio per tirarlo fuori dal cunicolo serve una corda manovrata dalla sala superiore…la corda c’e’ ma e’ rimasta ammassata nella sala sopra. Il povero Gabriele deve rassegnarsi a ripercorrere l’infame cunicolo per portarmi la corda. Attende mentre io pasticcio con la corda per annodarci lo zaino e poi inizia a tirare con decisione. Io guido lo zaino per la prima parte del cunicolo poi lo seguo sacramentando per lo stretto e il fango.

Il pezzo peggiore ci attende nel passaggio tra la sala superiore e la verticale per uscire. Il nostro passaggio all’andata deve aver ravvivato il fango che ora e’ al meglio di se’. Si tratta di un paio di metri ma e’ un autentico calvario. I bloccanti e la corda sono talmente pieni di fango appiccicoso che devo forzare con la mano la chiusura del clicchetto, mi e’ gia’ successo in maniera cosi’ marcata, ma non e’ mai piacevolissimo.

Fuori! Per prima cosa serve una foto a Gabriele per fare il confronto con quella prima di entrare. Non male.

Riprendiamo la corda, chiudiamo la grotta e andiamo alla macchina per cambiarci.

Ancora una volta Bucio Nero’ si diverte a farci penare ma noi non ci arrendiamo e prima o poi ne avremo ragione. Alla prossima.

Pubblicato in Uncategorized | Commenti disabilitati su Bucio Nero’ – 07/01/2023

Ricognizione a Canterano – 31/12/2022

L’ultima uscita dell’anno Gabriele ed io la dedichiamo alla ricerca di grotte gia’ in catasto per aggiornare i punti degli ingressi. Luna e’ con noi con tutto il suo entusiasmo canino.

La bella mattina di quest’ultimo giorno del 2022 Gabriele passa a prendermi. Luna viene con noi e non sta piu’ nella pelliccia dalla gioia. Gabriele e’ organizzatissimo, ha cercato in catasto le grotte nella zona di Canterano e ne ha portato le stampe. Ha anche creato una traccia che ci guidi da una grotta all’altra. Non resta altro che andare.

Appena usciti dall’autostrada a Vicovaro Mandela ci fermiamo a fare rifornimento di energie, colazione bis, al vicino bar. Dopo aver atteso a questo gravoso ma necessario compito riprendiamo la macchina e a pochi metri dal bar giriamo a destra verso Saracinesco. Passata la ferrovia, passato il ponte sull’Aniene siamo nei pressi della prima grotta, quella che giustamente si chiama “Grotta del ponte”.

Torniamo indietro al ponte e subito individuiamo il punto dove potrebbe essere la grotta.

Arrivarci pero’ non e’ semplice, sopra di lei c’e’ una villa con un robusto cancello e un paio di agguerritissimi cani da guardia. Per fortuna Luna e’ superiore al loro abbaiare furioso e pensa solo a godersi la sua passeggiata. Ci fermiamo a valutare le nostre possibilita’. A destra, dove c’e’ la villa, non ci sono varchi possibili, a sinistra appena termina il ponte sembra esserci un sentiero che costeggia l’Aniene. Andiamo da quella parte. Dopo una cinquantina di passi il sentiero si dirama e sembra possibile scendere fino a livello del fiume. Ci avventuriamo. Sciolgo Luna per evitare di intralciarci a vicenda e lei subito si butta a capofitto per la discesa ripida e scivolosa. Facile per lei, ha il 4×4! La seguo con attenzione reggendomi mani e piedi.

Una volta arrivati a livello del fiume mi guardo intorno. Da una parte naturalmente ho il fiume con l’acqua ancora limpida dell’Aniene e dall’altra parte una parete con formazioni di travertino e buchi interessanti ma irraggiungibili.

Vado in perlustrazione, Gabriele mi raggiunge e subito va verso il ponte, le coordinate della grotta portano da quella parte. Io tanto per non lasciare nulla di intentato vado a dare uno sguardo dalla parte opposta. Luna contentissima fa la spola correndo tra lui e me.

Trovo nulla di speleologicamente interessante ma solo qualche spunto per foto particolari, tipo questo ramo coperto da funghi.

In mancanza di meglio continuo a fotografare il fiume.

Conclusa la mia ricognizione con un nulla di fatto me ne torno indietro verso il ponte e raggiungo Gabriele che mi annuncia di aver trovato la grotta e mi porta sul posto per presentarmela. Me la guardo con attenzione, sembra un anfratto, in parte artificiale, riempito con lamiere, ferri e legni. Controlliamo la scheda. Lei dice che l’ingresso e’ murato. Questo ingresso e’ tutto tranne che murato, ci guardiamo attorno in cerca di meglio.

Lo troviamo poco piu’ a destra, in cima ad una breve scala. Questo si che somiglia ad un ingresso murato!

Anche Gabriele sale per vederla meglio, riprendere il punto e fare la foto. E’ deciso, l’ingresso e’ quello.

Ancora una foto al placido Aniene poi andiamo.

Torniamo alla macchina e riprendiamo il giro. Prendiamo in direzione di Saracinesco. Lungo la strada cerchiamo buchi interessanti ma il migliore che troviamo e’ questo piccino con dentro un fungo.

Di ritorno da nostro giro con un nulla di fatto torniamo verso il ponte e lo passiamo tirando dritti verso Canterano. Proprio passando vicino al ponte Gabriele nota un “buco” enorme. Non possiamo farcelo sfuggire. Troviamo dove lasciare la macchina e andiamo a vedere.

Rimaniamo un poco delusi, forse l’inizio e’ naturale ma la parte seguente sembra piu’ il risultato di uno scavo, una sorta di miniera abbandonata. La abbandoniamo anche noi.

Proseguiamo per le nostre mete successive. Ancora strada facendo incrociamo una grotta che Gabriele ha gia’ verificato tempo fa con il buon Giuseppe, che approfitto per salutare. Visto che io non la conosco vado da solo a colmare la mia lacuna. si tratta di 3 ingressi, benone.

Il primo a destra si inoltra per 3 o 4 metri poi diventa stretto. Il secondo, quello centrale e’ breve

Il terzo sembra essere il piu’ interessante. Sottraggo qualche secondo all’esplorazione per una foto a questa ragnatela punticchiata di goccioline d’acqua.

Il terzo, quello a sinistra, come dicevo, e’ il piu’ interessante. E’ abbastanza ampio e a terra ci sono molte ossa, una pecora forse.

In fondo dei mucchi di terra morbida ostruiscono una possibile prosecuzione.

Ancora una foto utile per ritrovarla e poi torno alla macchina.

Lungo la strada ci fermiamo alcune volte per vedere dei buchi all’apparenza promettenti ma ricaviamo poco da loro.

Arriviamo dalle parti di Canterano. Ci fermiamo davanti a delle spettacolari pareti.

E scopriamo che sono gia’ state “colonizzate” per l’arrampicata. Veramente a noi piu’ che le pareti piacciono le zone scure tra una parete e l’altra, ci fermiamo ad ammirarle. Stiamo per rientrare in macchina quando passano per la strada 2 maturi signori a passeggio. Mi sembrano avere un’aria simpatica e mi viene da chiedere loro informazioni su eventuali grotte nei dintorni. Ci ricaviamo poco come informazioni ma come si dice, il mondo e’ piccolo, Gabriele e uno dei 2 signori si conoscono, lui ha partecipato tempo fa ad una uscita “omnibus” organizzata dallo Shaka Zulu. Dopo che i nostri hanno adeguatamente rinverdito la conoscenza ci salutiamo allegramente e torniamo alla ricerca delle grotte.

Ora tocca alla “Grotta delle pecore”. Il fido GPS di Gabriele dice che dobbiamo andare verso la casa bianca laggiu’ in fondo.

Per una buona mezz’ora giriamo a casaccio in questo bel territorio carsico senza trovare traccia di grotte. L’unica papabile la trovo vicino ad un recinto per gli animali. Quando siamo stanchi e piene le mani di spine, torniamo alla macchina. Strada facendo devo salvare Luna da una mucca feroce che voleva incornarla. Vicino alla macchina vedo un posto che sembra ottimo per una grotta. E’ sotto una casa e la padrona della stessa e’ in terrazza a giocare col suo bimbo approfittando della bella giornata di sole. Le chiediamo il permesso di andare a dare uno sguardo e ricevuto l’assenso, andiamo. Nulla, il posto era bello solo da lontano. Quando torniamo alla macchina vedo che al balcone ora c’e’ una signora, che identifico come la nonna di casa. Le chiedo se sa di grotte nei dintorni. “Come no!”, mi risponde, ” e’ proprio da quella parte”, e indica il posto dove abbiamo girovagato fino a poco prima. Continua dicendo: “Da bambina ci andavamo spesso a giocare, si chiama la Bucia dell’ortaia”. Se la ricorda bene e ci descrive come arrivarci. Anche se abbiamo girato in quel posto fino allo sfinimento, dopo le sue indicazioni ci torniamo. Nulla da fare, la grotta, se e’ lei, e’ sulla parete davanti al recinto per gli animali ma ha l’ingresso ostruito da una rete inestricabile di rovi. Facciamo qualche foto e torniamo alla macchina. Almeno abbiamo “rimediato” il nome locale della grotta, gia’ un buon risultato.

Con decisione ci dirigiamo verso la successiva grotta, qualche chilometro piu’ avanti. Ci troviamo su una sterrata e un panorama notevole, ma della grotta nessuna traccia. Gabriele ha il rilievo e delle foto, ma nulla, non la troviamo.

Nemmeno a dirlo le coordinate puntano al centro di un viluppo di rovi impenetrabile. Giriamo a lungo nella speranza di trovare altro, ma nulla.

L’unica cosa che troviamo e’ questa, il ceppo di un albero con dei funghi sopra.

Tornando indietro rimedio un paio di cadute senza grandi colpi al fisico ma che incidono parecchio sul mio amor proprio. Alla fine riusciamo a tornare alla macchina.

Ci torniamo proprio mentre passa un tizio a passeggio. Chiediamo a lui informazioni. E facciamo bene, conosce la grotta e ci dice che abbiamo sbagliato punto, e’ piu’ avanti e ci descrive il posto con tale precisione che ci convince subito. Saliamo in macchina e andiamo. La grotta e’ dentro un recinto. C’e’ nessuno a cui chiedere il permesso di entrare. Mentre stiamo decidendo cosa fare ci passa accanto il tizio che ci ha dato le informazioni. Chiediamo consiglio a lui che prontamente risponde: “se si tratta solo di guardare, che male c’e’?”. Questo ci convince ed entriamo. Gabriele prende svelto foto e punto GPS poi usciamo.

Ci sarebbe ancora una grotta in lista ma una emergenza benzina ci costringe a deviare per fare rifornimento. Alla fine rinunciamo a cercare l’ultima grotta, la terremo per un’altra occasione. Arriviamo Subiaco dove facciamo rifornimento e un veloce spuntino.

Ultima tappa di questa gita di fine anno e’ al magazzino dove una frase riportata da Nerone mi ricorda perche’ facciamo tutto questo. Veramente oltre alla passione metterei che e’ necessaria una insaziabile curiosita’ per le cose belle di questo mondo, ma anche cosi’ la frase e’ molto rispondente a quello che penso: “Esplorare e’ l’espressione fisica di una passione intellettuale”. Buon anno a tutti e alla prossima.

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Urli – 28/12/2022

Una divertente uscita di fine 2022 con tanti amici. Grazie ad Alessia, Eirene, Federica e Luca per aver reso speciale questa gita alla grotta degli Urli.

La mattina ci incontriamo sotto casa mia con Alessia poi passiamo a prendere Federica a piazza Bologna. Facciamo tappa intermedia all’autogrill Roma sud dove preleviamo Luca. Nonostante un leggero ritardo accumulato nelle varie soste arriviamo all’appuntamento con Eirene che sono le 9:15. Un successone!

Eirene arriva in pochi minuti, posteggia la sua auto e carica le sue cose sulla mia. Nel frattempo Erzinio apre i battenti cosi’ i miei baldi giovani vanno a fare conoscenza con le sue delizie.

Si parte. Attraversiamo Guarcino e affrontiamo con tranquillita’ la solita mezz’ora di curve fino a sbarcare sul piazzale di Campocatino. Per far digerire meglio le curve alla mia ciurma, durante la salita descrivo loro le grotte che conosco e che si trovano nei dintorni del punto che stiamo passando.

Al piazzale ci attende un bel sole caldo, per prima cosa andiamo al bar a prendere un caffe’.

Alessia ha provveduto a portare un bel ciambellone e dopo il caffe’ lo affetta per la gioia dei nostri amici. Io devo astenermi dall’assaggio perche’ i recenti festeggiamenti mi hanno scombussolato l’intestino e quindi sono digiuno da ieri a pranzo per poter affrontare gli Urli senza patemi.

La vestizione procede velocemente perche’ nonostante il sole la temperatura e’ fresca, siamo sui 5°.

Tutti pronti? Si parte. La piana di Campocatino e’ marezzata da piccole strisce di neve, il residuo di una nevicata di qualche settimana fa. Al momento sembra di essere in primavera.

L’allegria non manca, procediamo verso la grotta senza fretta, io soprattutto perche’ voglio evitare di sudare.

Una volta scavallato facciamo una breve ma doverosa sosta ad ammirare il panorama. La nostra grotta e’ la’ sotto. Faccio un giro largo per rivedere la grotta “pozzo antipasto”. La ritrovo con l’aiuto di Luca, la saluto ma dimentico di farle le foto. Peccato, sara’ per la prossima volta.

Dal “pozzo antipasto” scendiamo giu’ dritti verso la valle sottostante e prendiamo un sentiero appena accennato tra i ginepri sulla sinistra. Una ventina di metri e siamo davanti all’ingresso della “grotta degli Urli”, la nostra meta odierna.

Il tempo di una foto e iniziamo ad attrezzare per scendere.

Mentre sistemo la corda per il pozzetto d’ingresso i miei amici fanno gli ultimi preparativi.

Corda messa. Luca scende per primo cosi’ potra’ iniziare a vedere l’armo successivo e fare sicura ad Alessia che sara’ la prossima a scendere.

Fermo Luca per una foto e poi lo lascio andare.

Quando e’ giu’ gli tiro sotto le corde e poi mi dedico ad Alessia che oggi riprende confidenza con l’attrezzatura dopo una sosta di qualche mese. Ripassiamo velocemente l’uso del discensore ma vedo che nonostante qualche incertezza iniziale se la cava benone e non ha timori evidenti. Bene.

Alessia inizia a scendere. Anche Eirene e Federica ora sono prontissime.

Gia’ dall’ingresso noto il doppino telefonico che ci seguira’ per tutta la parte della grotta che percorreremo. Cerchiamo di disturbarlo il meno possibile perche’ chissa’ se dovra’ servire ancora. Non so chi lo abbia lasciato e spero appunto che sia stato fatto pensando ottimisticamente ad un futuro utilizzo. Personalmente sono scettico che il doppino resista nel tempo al ripetuto passaggio degli speleologi che frequentano la grotta. Cercare una eventuale interruzione nella continuita’ del doppino porterebbe un impiego di tempo e forze confrontabile alle energie necessarie per passarlo ex-novo. Ma cosi’ e’, cercheremo di fare attenzione.

Dopo Alessia scendo io, prendo il necessaire da armo e vado avanti a sistemare la corda per il primo saltino. Nemmeno a dirlo tutti i fix sono orfani di dado, non saprei dire perche’ pero’ me lo aspettavo, per fortuna ne ho portata una scorta. Armo velocemente e quindi scendiamo tutti il P7.

La sequenza stavolta e’ diversa, sono avanti per primo e quando l’armo e’ pronto faccio scendere Alessia per mostrarle il pozzo poi scendo e le faccio sicura. Di seguito scende Eirene, quindi Federica e Luca a chiudere la fila.

Ancora per primo affronto impavido le tenaci strettoie che ci separano dal P23. Questo pozzo e’ conosciuto anche come “pozzo del Canapone” perche’, si racconta, che i primi esploratori siano stati dei ragazzi di Guarcino che hanno sceso il pozzo utilizzando una corda di canapa (il canapone, appunto) e la sola forza delle braccia. In attesa che arrivi a me la corda per armare faccio foto ad Alessia mentre passa la strettoia.

Pochi minuti e siamo quasi tutti affacciati al P23. Solo Luca deve attendere al di la’ della strettoia per mancanza di spazio.

Vado avanti con il necessario per armare la discesa. Ci sono gia’ delle corde che armano la via per una diramazione in esplorazione da parte di altri amici. Sistemo la nostra corda e metto anche gli attacchi necessari per potermi assicurare e dare una mano a chi scendera’, ma senza intralciare troppo il passaggio. Per prima propongo Eirene, sicura e affidabile passa velocemente e scende nel buio.

Subito la segue Alessia che si disbriga affrontando senza problemi il breve traverso fino alla verticale.

Nonostante la sua poca esperienza in grotta anche la discesa vera e propria sembra non rivestire difficolta’ per lei. In ogni caso per prudenza Eirene e’ sotto a fare sicura.

Finalmente Luca ha potuto passare la strettoia e mettersi comodo vicino a Federica che pero’ lo lascia quasi subito per affrontare a sua volta la discesa.

Anche lei passa velocemente e senza problemi.

Oramai son qua, tanto vale assista anche al passaggio di Luca, tanto per non farlo sentire discriminato. Anche se lui oramai non necessita di alcuna assistenza fa sempre piacere scambiare qualche parola tra un frazionamento e l’altro!

Anche Luca passa velocemente e va a raggiungere il resto del nostro simpatico gruppetto.

Visto che ci sono gli faccio una sequenza di foto per documentare la discesa.

Eccolo arrivato alla base del pozzo.

Buon ultimo scendo anche io. Alla base del pozzo trovo un discreto stillicidio. Ci ripariamo in una nicchia a riprendere fiato prima di affrontare la discesa della “galleria Andrea Doria” fino al “salone del Trentennale”, la nostra meta odierna. Al riparo della nicchia mi disfo dell’attrezzatura poiche’ fino al ritorno qua alla base del P23 non servira’ ed e’ inutile portarsene il peso appresso.

Sistemo le mie robe il piu’ all’asciutto possibile poi mi allontano per una foto.

Partiamo per la lunga sgambata in discesa. I miei amici potrebbero andare avanti di corsa ma sono gentili e seguono pazientemente i miei barcollamenti tra le pietre scivolose. Nonostante il tempo passato e l’allenamento fatto questa passeggiata degli Urli e’ sempre un impegno severo per me e il mio scarso equilibrio. Devo essere concentratissimo e nonostante l’impegno rimedio comunque dei bei scivoloni. Ogni tanto mi riposo con la scusa di fare foto ai miei amici.

Questa e’ un poco buia, ma d’effetto.

Il doppino ci segue, o siamo noi che seguiamo lui, lungo la grotta.

Continuiamo a scendere passando per ambienti enormi, strettoie improvvise, brevi meandri. Molti punti li ho completamente obliati e ancora riescono a sorprendermi come novita’ mentre li percorro.

A meta’ strada incontriamo una risalita.

La ammiriamo facendo sosta per riprendere fiato. La corda sembra integra anche se non recentissima. Se fosse documentato da chi e quando e’ stata armata l’ultima volta e con quale tipo di attacchi sia stato fatto (alluminio o acciaio), ci si potrebbe avventurare ma cosi’ al buio potrebbe rivelarsi pericoloso.

Dopo la sosta proseguiamo il variegato cammino.

Mi prendo del riposo, sempre con la scusa delle foto ai miei amici.

Eccoci nei pressi del salone del Trentennale. Una foto buia per salutarlo. Allieto i miei amici con il racconto dell’origine del nome del salone che gli e’ stato imposto per ricordare degnamente i 30 anni di esistenza del mio gruppo d’origine, lo Speleo Club Roma. Questo succedeva alla fine degli anni ’80, il trentennale e’ diventato “vecchio” con noi e il gruppo SCR ha gia’ festeggiato i suoi primi 60 anni!

In fondo al salone cerchiamo un posto comodo dove fare pranzo.

Mentre il nostro gruppetto si sistema vado alla prosecuzione per vedere se e’ facilmente affrontabile. Lo e’. Chiamo a raccolta i volenterosi ma solo Alessia ha voglia di visitare la Santa Barbara, la sala successiva.

Disarrampichiamo il passaggio iniziale e poi lascio che Alessia vada in esplorazione per suo conto. Io gironzolo per questi ambienti fino a trovare una breve risalita col fondo di breccia fine che porta ad una minuscola saletta dove mi fermo a contemplare possibili ma strette prosecuzioni.

Sono ancora intento a guardare vari buchi infimi e senza aria quando sento Alessia, di ritorno dalla sua esplorazione, che mi chiama per tornare indietro. Affrontiamo rapidamente la salita per tornare al salone dove troviamo i nostri comodamente accampati che sistemano le loro cose per il pranzo.

Facciamo pranzo. Con molta sofferenza devo rifiutare varie offerte di gustosi panini e assaggi di salsiccia secca dall’aspetto invitante. Mi consolo sbocconcellando i dadini di parmigiano che ho portato nella speranza non disturbino il mio intestino bizzoso e mi permettano di recuperare sali minerali ed evitare i crampi.

Dopo il lauto pasto e qualche altra oziosa chiacchiera post-prandiale, guardiamo con timore la salita che ci attende e ci muoviamo per affrontarla.

Il primo tratto e’ veramente erto e lo saliamo utilizzando mani e piedi.

Alessia che e’ allenata arriva insieme a me senza neanche un accenno di fiatone. Io di contro ansimo come un mantice, mi fermo con lei ad aspettare gli altri e per riprendere fiato.

Proseguiamo la salita…che si rivela molto piu’ in salita di quanto non lo fosse sembrata all’andata!

Anche al ritorno i miei amici sono gentili e limitano il passo per non lasciarmi indietro. Li ringrazio con delle foto quando mi fermo a mitigare il fiatone.

Ripercorriamo il variegato percorso dell’andata con frequenti soste.

Inizio a grondare di sudore ma continuo ad andare avanti senza tralasciare la documentazione fotografica dell’avanzare dei miei prodi.

Anche l’instancabile Alessia ad un certo punto si prende un attimo di riposo.

Federica che esce da uno dei passaggi. E’ l’unica che, per pigrizia e prudenza, dice, si e’ lasciata addosso tutta l’attrezzatura. L’attrezzatura pesa quasi quanto lei, quindi sta praticamente portando peso doppio. Per fortuna e’ una ragazza energica.

Finalmente la strettoia! Siamo quasi al P23. Mi apposto per riprendere il passaggio dei miei amici.

Per prima arriva Alessia col suo fido zainetto.

Quindi e’ il turno di Luca con il mio fido zaino.

Subito seguito da Federica.

A chiudere la fila arriva Eirene.

E visto che e’ l’ultima, anche solo per questo si merita un’altra foto!

Eccoci al P23. Recupero la mia attrezzatura, la rimonto a modino e mi preparo a salire. Ho le gambe rigide per la salita ma in un empito di generosita’ mi offro di portare il mio zaino. Luca me lo cede senza protestare. In cambio gli lascio la chiave per disarmare!

Le prime pedalate sono le peggiori, faccio sosta ad ognuna. Con la solita scusa di una foto a meta’ mi fermo a prendere fiato. Meno male, ora riesco a vedere la cima del pozzo.

Sotto di me si sono messi comodi intuendo tempi lunghi per la mia salita.

Quando arrivo aspetto che il fiatone si attenui poi mi sistemo comodo e aspetto l’arrivo di Alessia.

Mentre aspetto faccio una foto all’armo aereo e fantasioso del ramo laterale in esplorazione. Mi piacerebbe visitarlo ma non sara’ oggi che lo faro’.

Alessia intanto sale velocemente e senza problemi.

Eccola mentre si prepara ad affrontare il frazionamento.

Se la sbriga bene senza impicciarsi troppo, molto buono essendo questa la sua terza grotta.

Appena Alessia si avvia al sicuro sul terrazzino, diamo una libera corale sotto e Federica inizia a salire.

Eccola che arriva. Stimo abbia salito in un tempo che e’ la meta’ di quanto ho impiegato io ma lei e’ una incontentabile con una punta di pessimismo di base quindi arriva convinta di essere stata lenta e un poco in ansia per questo.

A dispetto della dichiarata stanchezza affronta il frazionamento con una fisicita’ inaspettata.

Passato il frazionamento sistema velocemente qualche intrico di corde che ha creato e si avvia a raggiungere Alessia sul terrazzino.

Inizia a salire Eirene che e’ brava e come Luca non ha bisogno di un invadente tizio che la sorvegli, quindi anche io vado al terrazzino.

Visto che all’arrivo di Eirene inizieremo a stare stretti suggerisco ad Alessia di iniziare a passare le strettoie. Forse sarei dovuto passare per primo per mostrarle la posizione migliore per affrontare la prima strettoia ma con qualche piccolo suggerimento se la cava comunque benone. Dopo di lei passa Federica che quasi la cammina normalmente!

Prima di partire faccio ancora una foto a Eirene che e’ gia’ arrivata al frazionamento. Federica intanto e’ passata come nulla fosse per l’infida strettoia. Vado anche io ad affrontarla. Approfitto di Federica e del suo fisico da strettoista per farmi aiutare nel passaggio degli zaini.

Il passaggio delle strettoie mi impegna parecchio e anche la fotocamera fa la sua parte scivolandomi sul petto tra una strettoia e l’altra costringendomi a vari contorcimenti e imprecazioni per rimetterla al suo posto. Per punizione la lascio riposta fino alla base del pozzetto d’uscita.

Con la fotocamera in punizione, sotto al pozzetto P7 Alessia, Federica ed io facciamo sosta in attesa che Eirene e Luca terminino di disarmare. Avevo istruito Luca su cosa prendere e cosa lasciare, spero ricordi tutto. Ogni tanto ci arriva un richiamo in zona disarmo per qualche precisazione. Alla fine si avviano anche loro per le strettoie. Appena partono loro inizio a salire il P7 per limitare le attese.

Alla base del pozzetto d’uscita c’e’ una temperatura fredda ma ancora accettabile. La fotocamera e io facciamo pace, la riattivo per documentare l’uscita dei miei amici dal P7.

Federica e Alessia che controllano l’arrivo di Eirene. Luca e’ subito dietro di lei impegnato a disarmare il P7.

Quando anche Luca ci raggiunge ammatassiamo le corde per poterle trasportare piu’ o meno comodamente poi prendo coraggio ed esco. Fuori trovo un tramonto avanzato ma ancora stupendo. Trovo anche una ventata ghiacciata che mi lascia un attimo senza fiato. Per fortuna il ventaccio si placa subito e la temperatura torna ad essere solo molto fredda.

Libera!

Per ingannare il tempo attendo al varco chi sale per una foto, questa se non erro e’ l’ottima Eirene.

Segue Federica, stanca ma contenta.

Pensavo di aver fatto una foto a tutti gli uscenti ma evidentemente non e’ cosi’. Quando Luca inizia a salire immagino che le nostre amiche inizino a sentire freddo quindi suggerisco loro di avviarsi alle macchine, suggerimento che accolgono prontamente.

Aspetto che Luca esca poi lo aiuto a sistemare il materiale e quindi partiamo a nostra volta verso le macchine. Ad un certo punto Luca mi fa notare delle lucine sul monte a fianco. ma sono le nostre 3 eroine. Probabilmente hanno cercato di seguire a ritroso la strada fatta all’andata ma non la ricordavano molto bene e ora sono su una direzione decisamente sbagliata. Con qualche urlo le indirizziamo nuovamente per la retta via verso l’auto e poi proseguiamo anche noi.

La salitella fino alla ex pista da sci e’ l’ultima mazzata per le mie gambe ma respirando come un mantice bucato alla fine ne esco fuori. Luca mi aspetta paziente. A meta’ strada incrociamo Eirene e proseguiamo con lei. Alessia e Federica arrivano all’auto poco prima di noi.

Cambiarsi al freddo e al gelo e’ la solita indescrivibile gioia ma e’ un piccolo prezzo per una bella esperienza. Il piazzale e’ deserto e tutti i bar sono chiusi, sono le 6 di sera. Dopo il cambio di abiti carichiamo tutto in macchina e partiamo col riscaldamento al massimo. Prima di partire gusto con piacere una fetta del ciambellone di Alessia, oramai la giornata e’ passata, non temo ritorsioni da parte del mio intestino e anche se lo facesse poco mi importerebbe.

L’ultima emozione l’abbiamo da Erzinio. Quando arriviamo per riprendere la macchina di Eirene troviamo i cancelli chiusi! Viviamo in macchina qualche secondo di silenzio impanicato poi Eirene scende e prova a citofonare. Per fortuna qualche anima buona decide di aprire il cancello cosi’ Eirene recupera la macchina con gran sollievo di tutti.

Il ritorno a Roma con le varie tappe per lasciare gli amici strada facendo non comporta problemi. Anche il traffico non e’ intenso. Sotto casa trovo anche parcheggio senza fare troppi giri!

Una bella uscita in buona compagnia. Ho ricavato qualche idea per possibili lavori futuri in questa grotta, ma si vedra’. A tutti ma proprio tutti, un monte di auguri per un sereno anno nuovo. Alla prossima.

Pubblicato in amici, speleo, SZS, uscite | Commenti disabilitati su Urli – 28/12/2022

Pranzo di Natale Shaka Zulu – 18/12/2022

A Canterano per festeggiare col gruppo le prossime feste natalizie.

Il ristorante ce lo ha indicato Irene su mia richiesta, ci porto tempo fa e rimasi molto colpito dai mucchietti di fettuccine disposti sui tavoli. Anche oggi ci sono e sembrano annunciare il buon pranzo che ci attende.

Non siamo tutti, ma siamo in parecchi, abbastanza per un pranzo in allegria.

Dopo l’ottimo primo faccio un giro di foto per riprendere al meglio l’allegra brigata.

Ancora una, giusto in tempo per l’arrivo dei secondi.

A fine pasto, tra caffe’ e dolcetti ci facciamo gli auguri per le prossime feste e per l’anno nuovo. Facciamo anche tanti progetti per le prossime feste, speriamo di riuscire a realizzarli.

Alla prossima…e Buon Natale!

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Doppio Rum – 17/12/2022

Ancora una bagnatissima uscita in grotta ma finalmente in compagnia di Aurora che torna in grotta dopo alcuni mesi di assenza.

Oggi tutte le foto sono di Aurora perche’ la fotocamera mi ha vigliaccamente tradito, l’ho portata ma non si e’ voluta accendere. Come capita sempre, chi fa le fotografie raramente vi compare, stavolta sono io a spopolare nelle foto. La prima foto me la faccio fare per presentarvi il mio zaino nuovo fiammante. E’ enorme e fatto su misura per sostituire quello che mi hanno rubato.

Ci siamo parcheggiati al solito posto, vicino a dove parte il sentiero che porta alla grotta. In questo periodo qua a Campo dell’Osso ci siamo praticamente solo noi, fa freddo, non c’e’ traccia di neve e il tempo e’ nuvoloso, quindi nessuno e’ invogliato a fare passeggiate. Una nota positiva, hanno finalmente terminato i lavori sulla strada, hanno tappato la voragine e rimesso l’asfalto. Mi scappa un sorriso vedendo che un nuovo buco si e’ aperto a fianco strada, per ora lo hanno transennato, vedremo come andra’ a finire.

Ci cambiamo piu’ svelti che possiamo per ingannare il freddo pungente. Terminati i preparativi partiamo decisi verso la grotta.

Pochi passi e siamo alla piana da attraversare per arrivare alla grotta.

L’ultima salitella e siamo davanti alla grotta.

Mi giro per presentare Doppio Rum ad Aurora che e’ alla prima visita in questa grotta. A dire il vero l’ha scelta lei proprio per questo e io sono stato ben contento di accompagnarla.

Per prima cosa, mentre ancora racconto qualcosa della grotta ad Aurora, sistemo la corda per l’ingresso.

Un paio di giri di corda intorno al solito albero, un affidabile bolina e questa parte e’ smarcata.

Aurora ed io ci affacciamo cosi’ posso descriverle meglio come si sviluppa questo primo tratto di grotta col saltino d’ingresso e il pozzo lungo, sara’ un P40 ma diviso in 2 tratte da una cengia dopo circa 30 metri.

Termino di sistemare l’attrezzatura prima di entrare…

…e siamo pronti per dare inizio all’avventura!

Aurora intanto documenta tutto.

Eccoci insieme alla partenza del P40. Per prima cosa doppio l’armo di partenza.

Intanto Aurora riprende l’esterno da dove siamo.

Aurora e’ gia’ pronta a partire ma attende con pazienza che io termini di trafficare con corde e nodi.

Come ho spiegato ad Aurora questa grotta, come molte altre qua sui Simbruini, e’ una sequenza di pozzi e strettoie. Infatti alla base del P40 abbiamo la prima strettoia, breve e non complessa. Passata la strettoia abbiamo di nuovo un pozzo. Visto che Aurora e’ alla sua prima visita le mostro come passare e assicurarsi alla partenza del pozzo.

Dopo lo spiegone scendo. Ancora una foto prima di riporre la fotocamera per passare la strettoia e poi Aurora mi segue senza difficolta’.

Aurora e’ una fotografa instancabile e riprende subito la fotocamera per fare una foto a queste concrezioni “glitterate” con granuli neri, probabilmente di origine vulcanica, e qualche pezzetto di mica, l’oro degli speleologi.

Alla base del secondo pozzo inizia una nuova strettoia, questa e’ lunga almeno 4 metri.

Il pozzo appena sceso.

Alla base di ogni pozzo c’e’ materiale da scavo che e’ stato abbandonato una volta superata la strettoia. Ogni volta che passo mi riprometto di organizzare una uscita di pulizia con un nutrito gruppo di speleo. Il problema pero’ e’ sempre lo stesso per il nostro gruppo; in questi ultimi anni riunire piu’ di 2 o 3 speleo sembra impossibile. Appunto mentalmente il mio proposito, vedremo con la bella stagione.

Al’uscita della strettoia abbiamo il nuovo pozzo, e’ abbastanza lungo e con alcuni frazionamenti. Uno di questi e’ doppio ma uno dei 2 attacchi ha un moschettone in lega che si sta sfaldando ed e’ pieno di ossido gelatinoso, e’ “fiorito” come diciamo di solito. E’ pericolo utilizzare un moschettone nelle sue condizioni, devo fare qualcosa.

Chiedo ad Aurora di pazientare mentre vedo come rendere sicuro l’armo. Non ho con me moschettoni d’avanzo, ne’ cordini. Sopra di me c’e’ una corda che doppia la breve discesa tra il frazionamento dove sono e quello subito sopra dove attende Aurora. La seconda corda non la utilizziamo, anzi a mio avviso crea confusione. Alla fine mi decido, taglio la seconda corda e la utilizzo per fare un nodo che sostituira’ il moschettone fino a soluzione migliore.

Aurora intanto documenta tutto.

Al frazionamento successivo l’armo e’ doppiato e uno dei 2 attacchi e’ con un anello e maglia rapida. Chiedo ad Aurora di pazientare ancora un poco mentre smonto l’anello, recupero la maglia rapida e la sostituisco con un bocca di lupo attorno l’anello. Con la maglia rapida al ritorno sistemeremo meglio il frazionamento col moschettone “fiorito”.

Arriviamo infine al “campo base”. Non manco di raccontare ad Aurora che questo era il fondo della grotta quando feci la mia prima visita in questa grotta. Qua la grotta e’ decisamente “acquosa” e sulle pareti ci sono dei simpatici rivoli d’acqua che fanno un deciso rumore di torrente.

Mentre mi libero della attrezzatura per affrontare i prossimi passaggi, Aurora cerca di catturare lo scorrere dell’acqua con delle foto…e devo dire che ci riesce molto bene.

Tolta l’attrezzatura mi addentro per il passaggio successivo chiedendo ad Aurora di seguirmi.

Eccola che mi segue, sempre con la fotocamera attiva.

L’inizio della strettoia a “S”. E’ abbastanza piena d’acqua, pero’ vedo che avanzando con attenzione e poggiando le ginocchia sui sassi affioranti il passaggio si puo’ fare. Mentre valuto la situazione descrivo ad Aurora il lungo lavoro fatto per forzare questa ostica strettoia, parlandone ricordo sempre con piacere gli impossibili contorcimenti di Angelica per passare la prima volta l’ansa iniziale della “S”.

Dopo il racconto inizio a passare la strettoia. Come avevo valutato nel passaggio si riesce a rimanere quasi asciutti se si riesce a poggiare le ginocchia sui sassi affioranti. Dopo la “S” sono alla strettoia infernale, quella che riesco a passare solo senza attrezzatura. Alla base della strettoia c’e’ un allegro quanto corposo rigagnolo d’acqua. Per passare la strettoia si dovrebbe stare a lungo col fianco appoggiato proprio dove scorre l’acqua. Per oggi non e’ il caso di procedere oltre.

Dopo aver presentato la strettoia infernale ad Aurora anche lei conviene che per oggi e’ meglio fermarsi qua. Le racconto come prosegue la grotta e dove siamo attualmente fermi. Visto che oramai siamo qua e che ci siamo portati il materiale da scavo, tanto vale approfittarne. Chiedo Ad Aurora di andare a prendere il trapano demolitore. Anche se lavoreremo scomodi, magari una allargata riusciamo comunque a darla.

Lavoro appassionatamente per circa un’ora, quando ho le braccia disfatte chiedo il cambio ad Aurora. Con dei contorsionismi degni di nota Aurora mi scavalca e prende possesso del demolitore. Fa la sua parte fino a che la batteria dice di essere stanca. A questo punto non ci rimane che tornare al campo base.

Abbiamo fatto quel che si poteva, la prossima volta andra’ meglio. Al campo base ci facciamo finalmente un selfie, facciamo un rapido spuntino per riprendere le forze poi mi rivesto della attrezzatura e partiamo per uscire.

Partiamo per la salita. Aurora inizia ad accusare il freddo ma sono sicuro che la salita dei pozzi risolvera’ il problema. Facciamo gusto una sosta al moschettone “fiorito” per togliere il nodaccio di corda e mettere in opera la maglia rapida ma poi facciamo velocemente il resto dei pozzi.

Solo l’ultimo pozzo ci crea qualche problema. Aurora in questo periodo di inattivita’, invece di mettere su peso come fanno tutti, e’ ulteriormente dimagrita e ora l’imbrago le sta largo. Questo le porta difficolta’ nel salire perche’ ha il croll molto alto e dolore alle cosce. In questi casi purtroppo c’e’ poco da fare se non salire lentamente e fare voto di regolare l’imbragatura al piu’ presto. Anche se con dolore Aurora arriva alla fine del pozzo. Quando la raggiungo guadagniamo l’uscita dove ci attende una sferzata di vento gelido con una spruzzata di grandine.

E’ gia’ buio, siamo stati piu’ di quel che pensavo. Torniamo svelti all’auto dove possiamo cambiare i panni da grotta ben fradici con caldi abiti asciutti.

Un’uscita molto bagnata, tanto per far riprendere confidenza ad Aurora con le gioie ipogee. Il ritorno e’ tranquillo, come sempre al sabato sera non trovo parcheggio e devo ricorrere al garage vicino casa per ricoverare la macchina. Alla prossima.

Pubblicato in Uncategorized | Commenti disabilitati su Doppio Rum – 17/12/2022

Risorgenze 2022 – Cagli – 08/12/2022

Finalmente raduno! Nonostante il tempo inclemente abbiamo rivissuto con piacere la bella atmosfera del tradizionale raduno speleo.

Il giorno 8 dicembre Betta, io e Luna arriviamo a Cagli, la bella cittadina che quest’anno e’ sede del raduno speleologico. Il primo giorno lo dedichiamo a prendere “confidenza” col paese e con l’organizzazione del raduno. Per prima cosa andiamo a prendere possesso della nostra stanza d’albergo e poi alla ricerca della Segreteria dove farci riconoscere ed etichettare con la consueta fascetta sul polso.

Con un poco di disappunto scopro che la mappa con i luoghi del raduno non e’ disponibile su carta ma solo online. Scelta ecologicamente apprezzabile ma poco pratica. Per fortuna mentre giro Cagli incontro Pietro che da frequentatore navigato di raduni la mappa se l’e’ stampata a casa e me ne regala una copia.

Ora decisamente meglio! Con la mappa in mano inizio a orientarmi. Per prima cosa individuo la zona dello stand materiali e ci facciamo un salto. Sono impaziente di ritirare il mio enorme zaino Steinberg fatto su misura. Quello dei materiali e’ forse l’unico posto un poco scomodo, per il resto la logistica della manifestazione e’ tutta ottimamente raccolta in pochi metri dentro Cagli. Di ritorno dal primo approccio con lo stand materiali facciamo sosta allo speleobar dove sfoggio il mio zaino nuovo. Visto che e’ anche ora di pranzo ci fermiamo dai miei amici di Sacile e Pordenone a mangiare un buon frico e polenta. Dopo il pranzo andiamo a vedere se la camera e’ comoda come ci e’ sembrata al momento di prenderne possesso. L’intenzione iniziale sarebbe quella di un rapido riposino per poi andare in giro a vedere presentazioni speleologiche da qualche parte. Purtroppo pero’ il riposino si prolunga fino a ora di cena e quindi il programma della giornata si riduce a una nuova visita allo speleobar in attesa che si faccia ora di cena. La giornata termina presto per noi. Con la muta riconoscenza di Luna, spaventatissima dai forti rumori dello speleobar, ci ritiriamo quando la serata di festa e’ appena iniziata.

9 dicembre – 2° giornata di raduno

La mattina mi sveglio alle 5 e mi preparo con calma per portare Luna a fare una passeggiata e a vedere se trovo da fare colazione.

Fatto il mio giro e anche la colazione ritorno alla camera dove riprendo i preparativi con una bella doccia in attesa che Betta si desti. Verso le 9 siamo pronti a partire. Il tempo oggi non e’ dei migliori, e’ molto nuvoloso e ogni tanto pioviccica.

Prendiamo la prima strada che ci si presenta e la seguiamo. Betta mi abbandona quasi subito, ha un appuntamento dal parrucchiere. Io e Luna proseguiamo a girare per Cagli.

Come sempre nei raduni, a girare per le strade si incontrano amici e questo e’ sempre un ottimo motivo per fermarsi a scambiare qualche chiacchiera. Cosi’ la passeggiata procede a singhiozzo e molto spesso questi incontri modificano in corsa il programma per la giornata. Ci si incontra, si va da qualche parte assieme, poi ci si saluta per incontrare subito un altro gruppetto di amici con cui proseguire…e cosi’ via per tutto il giorno…vita da raduno! Nei vari giri arrivo a Palazzo Felici dove trovo l’angolo attrezzato dalla FUGS, ne faccio una foto ricordo.

Torno indietro verso la piazza principale.

Qua incontro un trio niente male, giusto il tempo di una foto e un saluto perche’ sono di corsa, sono i relatori di un incontro e sembra brutto che arrivino in ritardo.

La piazza principale con il palazzo del comune.

Gia’ che ci sono faccio foto anche alle chiese sparse per Cagli.

Anche stavolta tra un giro e una chiacchiera mi ricordo che forse ora e’ un orario buono per una visita allo stand materiali senza troppa ressa. Lemme lemme mi ci dirigo passando per lo speleobar.

Lo speleobar e’ protetto da una monumentale chiesa, per darmi un tono fotografo anche lei.

In “zona arrosticini” incontro Alessia, le scatto subito una foto a tradimento per la quale sicuramente mi guadagnero’ una cospicua quantita’ di maledizioni! Alessia e’ arrivata al raduno insieme a Giuseppe e Gabriele ed e’ seriamente intenzionata a partecipare a tutte le escursioni che potra’ fare. Oggi e’ in partenza per la grotta di Monte Cucco. La vedo partire e poi proseguo.

Un rapido passaggio allo stand dei miei amici. Per loro e’ ancora presto visto che molti di loro avranno tirato mattina. Trovo solo Alberto e la sua dolce meta’ che cercano di avviare il necessario per la giornata. Alla fine, dopo i saluti, proseguo il mio giro.

Lo stand materiali e’ la’, dopo il ponte. Con Luna ci avventuriamo. Per attraversarlo devo tenere saldamente il guinzaglio di Luna perche’ a meta’ ponte c’e’ un vento furioso contro il quale si fa fatica ad avanzare. Luna cammina con le orecchie basse e la coda tra le gambe cercando di non volare via. Dall’altro lato della strada una vecchiettina cerca di completare la traversata aggrappandosi con tutte le forze alla ringhiera del ponte. Anche io che posso vantare un rispettabile peso ogni tanto vengo spostato se non presto attenzione.

Questa foto l’ho intitolata: “caco per la via”…con licenza poetica!

Un bel casale in riva al fiume, peccato sia semi allagato.

Dopo il ponte ventoso io e Luna affrontiamo la salita che porta ai campi sportivi. In fondo a questo viale, svoltando a sinistra si arriva finalmente alla meta.

Eccomi al paese dei balocchi in versione speleologica. Me la prendo comoda, devo fare alcuni acquisti importanti e non voglio avere fretta. Dopo un gito perlustrativo mi fermo da “Repetto” dove compro una bella corda da 50 metri, alcune maglie rapide e piastrine.

Ben contento continuo col mio giro. Mi fermo a chiacchierare di lampade con il ragazzo allo stand della e-thin. E’ un tipo di lampada che mi attira per la leggerezza, per ora faccio nulla ma probabilmente un giorno ne comprero’ una. Mentre faccio per allontanarmi vedo una faccia nota allo stand alla mia destra insieme a delle scarpe che conosco bene, le Gaibana. Mi fermo a far chiacchiera anche con lui. Nemmeno a dirlo parliamo di scarpe. E’ parecchio tempo che medito di comperare proprio quel paio di scarpe ma il costo mi ha sempre un po’ spaventato. Pero’ devo comperare un paio di scarpe, quelle che ho utilizzato finora si sono aperte in punta e tra poco saranno inservibili. Avevo gia’ comprato le Gaibana, il primo modello, e devo dire che sono durate parecchio. Quando mi convinco a provarle gia’ so che cedero’…e infatti eccomi qua con la scatola delle mie scarpe nuove e il colpevole dello sconsiderato acquisto, la stessa persona che mi aveva convinto a comprare il primo modello. La storia si ripete e la celebriamo con una foto.

Faccio solo un’altra rapida sosta per acquistare un paio di moschettoni “da longe” e poi ben contento torno indietro. Con Betta ci coordiniamo perfettamente, mentre mi avvio all’uscita lei mi chiama. Con Luna riaffronto il ponte burrascoso e vado a raggiungere Betta, poi insieme facciamo un’incursione allo speleobar per il pranzo. Dopo una attenta disamina delle specialita’ a disposizione ricado di nuovo sul mio piatto preferito, il frico con la polenta, il mio pasto viene coronato e completato da un gustosissimo cannolo siciliano. Dopo pranzo ci ritiriamo in stanza per un riposino.

A pomeriggio inoltrato esco di nuovo per vedere cosa fare. Intanto prendo una foto della torre che si incontra uscendo dall’albergo. Di sera, tutta illuminata, fa la sua bella figura.

Chiamo Gabriele e Giuseppe, loro sono a teatro a vedere una presentazione sulle esplorazioni speleosubacquee. Li raggiungo e seguo con loro la presentazione.

Con loro c’e’ anche Luca, mi sistemo alla meno peggio dietro di loro.

Quasi alla fine della presentazione abbandoniamo la nostra postazione per spostarci al “ridotto del teatro” dove si tiene un incontro sugli animali di grotta e in particolare su quello alla ribalta per il 2023, il niphargus, che descriverei come un minuscolo gamberetto albino sperando di non urtare la sensibilita’ di nessuno!

Dopo una scorpacciata di cultura andiamo a rifocillarci con un aperitivo al bar del teatro dove oramai siamo di casa. Con noi ci sono anche Laura, Pietro e Giancarlo. In compenso Gabriele si e’ perso da qualche parte, ma nei raduni funziona cosi’, si sa e non ce ne facciamo un cruccio.

Al tavolo dietro di noi c’e’ un altro gruppo di amici eugubini, mi fermo a scambiare un saluto con loro prima di sorprenderli con una foto e tornare in zona aperitivo.

Terminato l’aperitivo si decide per una cena lontani dalla confusione dello speleobar. Il nostro gruppetto di aperitivo andra’ in cerca di un locale “tradizionale”. Mi allontano temporaneamente dalla combriccola per andare a prendere Betta in albergo.

La ricerca del ristorante che possa accoglierci si rivela non semplice. Dopo essere stati cacciati da un primo ristorante approdiamo al “Braciami ancora” il nome ci incuriosisce e poi, particolare non trascurabile, ha un tavolo pronto per noi. Siamo nella parte sotterranea del ristorante e abbiamo anche un bel caminetto acceso.

Ora che abbiamo trovato il ristorante ci contiamo rendendoci conto che Gabriele manca ancora. Giuseppe risale verso l’esterno e lo chiama. Siamo arrivati tardi, lui era allo speleobar e non vedendoci arrivare ha iniziato a mangiare. Rassegnati alla sua mancanza ci dedichiamo alla cena. Che dire, il ristorante e’ bello, i gestori simpatici e disponibili…i piatti pero’ sono un poco “risicati” rispetto al costo. Pero’ per una cena senza frastuono e in buona compagnia si puo’ chiudere un occhio.

Dopo cena facciamo un passaggio allo speleobar per vedere che fine ha fatto Gabriele. Lo troviamo un poco offeso dall’abbandono, pero’ non si e’ perso d’animo ed e’ impegnatissimo in chiacchiere con piu’ persone. Riprendo i miei giri per gli stand gastronomici. Vicino a quello dei siciliani ritrovo Alessia con cui passo del tempo a parlare della grotta di Monte Cucco che ha visitato oggi e della grotta di Frasassi che visitera’ domani. Alla fine della piacevole chiacchierata, vinti dal caos di allegria che ci circonda e stanchi della lunga giornata, prendiamo la via di “casa”. Facciamo un breve tratto assieme poi le nostre strade si dividono e io giro deciso verso l’albergo lasciando la notte a chi ha piu’ energie di me da spendere.

10 dicembre – 3° giornata

Essere andato a letto un poco piu’ tardi e’ stato d’aiuto, riesco a dormire fino alle 7.30, un successone. Nonostante il tempo sia in costante peggioramento e oggi piove a dirotto, ripeto la sequenza della mattina prima facendo la passeggiata con Luna fino al bar, la colazione quindi il ritorno all’albergo, la doccia e la nuova partenza per dare il via alla giornata. Quando finalmente trovo il tempo di leggere i messaggi sul telefonino mi accorgo che la sera prima ho dato involontariamente buca a Federico e alla piccola Diana. Infatti eravamo d’accordo di vederci al raduno per fare qualche giro assieme. Rimedio inviando a Federico un messaggio avvertendolo che sono al bar del teatro. Ci incontreremo qua. Dopo una paziente attesa di qualche minuto ecco che arriva Federico. Anche lui rispetta la tradizione del raduno facendo sosta ad ogni gruppetto per salutare amici.

La simpatica tendina bianca accanto a Mariella e’ proprio Diana, da come potete intuire non gradisce le mie foto quindi e’ una battaglia continua per rubargliene qualcuna.

Dopo un rinforzino di colazione ce ne andiamo al ridotto del teatro a vedere non una ma ben 2 presentazioni sulle grotte di origine vulcanica.

Dopo le presentazioni islandesi ci troviamo a ora di pranzo. Io vado a recuperare Betta e Luna e facciamo un bel gruppetto allo speleobar. Qua faccio graditissimi incontri. Prima con Simone e poi con Barbara e Giada. Con Giada non ci si vede da qualche anno e la gnometta che ho accompagnato in grotta tempo fa si e’ trasformata in una signorina alta quanto Barbara, sua mamma. Faccio un po’ fatica a riconoscerla ma poi il suo ostinato non-sorriso mi riporta la memoria dei nostri simpatici trascorsi. Tanto per non smentirmi la prendo un po’ in giro pero’ mi fermo prima che decida di mettermi le mani addosso!

Ecco Diana, la scopro un attimo distratta dalle mie scaramucce con Giada e ne approfitto subito.

Anche questa volta non resisto e il mio pranzo inizia con il frico e polenta e termina con un ottimo cannolo. Dopo il lauto pasto Betta, io e Luna ci separiamo dal gruppo per un meritato riposo. Stavolta pero’ mi metto la sveglia perche’ ho solo un’ora a disposizione. All’ora stabilita mi ritrovo al bar del teatro con Federico e Diana, dopo un caffe’ propiziatorio ce ne andiamo nei pressi della segreteria dove Diana si vuole cimentare col “fessurometro”, una specie di meandro stretto e tortuoso ricostruito con dei geniali cubi di legno connessi tra loro.

Appena arriva l’artefice del fessurometro Diana si impossessa di un casco e si lancia nel buio e stretto meandro insieme agli altri bimbi in fila e fremente attesa.

Provo a fare una foto a Federico mentre Diana e’ impegnata con il fessurometro. Si scansa prontamente. Ora ho scoperto da chi Diana ha preso la poca propensione alle foto!

Eccola intanto che sbuca al passaggio intermedio.

Pochi secondi e anche l’ultimo ostico passaggio e’ andato.

Un pitstop da Federico per la messa a punto del casco e Diana e’ subito pronta per un nuovo giro.

Ma chi passa? Sono gli Astici! Sono di partenza e fortuna ha voluto che ci siamo incontrati qua. Una foto a Stefano, un abbraccio a tutti e 2 e ci salutiamo.

Federico non vuole essere da meno di Diana quindi indossa una luce e si mette in fila per provare anche lui i micidiali passaggi del fessurometro.

Per il primo tratto se la cava benone, nonostante il passaggio non sia tra i piu’ agevoli per una persona adulta.

Il ragazzo che deve tentare le strettoie dopo di lui lo guarda con apprensione. Anche Diana lo segue pronta ad andare a soccorrerlo in caso di bisogno.

Ora viene il bello, deve tuffarsi di testa e uscire dal piano di sotto con un passaggio finale trita-costole.

Eccolo, ce l’ha fatta!

Ora e’ di nuovo il turno di Diana.

La aspetto al varco del passaggio stretto e obbligato, ora non potra’ sfuggirmi.

Nonostante lo stretto riesce diabolicamente a tenere sempre la testa girata dall’altra parte. Il mio piano e’ miseramente fallito.

Terminiamo la sessione al fessurometro perche’ dobbiamo andare a vedere una presentazione sulla ri-esplorazione alla grotta di Stiffe. Strada facendo, proprio vicino al bar sulla piazza incontriamo Virginia e Nerone. Sono arrivati da poco e stasera devono fare ritorno a casa. Una fatica improba, ma per il raduno si fa questo e altro. Siamo una bella compagnia, siamo vicini al bar con dei tavoli liberi. E’ giocoforza fermarsi per bere qualcosa tutti assieme.

Mentre scende la sera e si avvicina l’ora della presentazione arrivano anche Maria e Gianni. Un nuovo scambio di saluti e abbracci prelude al sedersi di nuovo.

Accanto a noi sono arrivati anche altri amici, tra poco andremo tutti assieme alla presentazione.

Quando e’ l’ora ci avviamo. Arriviamo che la presentazione precedente e’ ancora in corso. Ci sistemiamo pazienti in fondo alla sala.

Ritrovo inaspettatamente anche Alessia e Gabriele, scambia qualche parola con loro guadagnandomi sguardi imbronciati dalla platea.

Diana e Federico hanno trovato posto a modo loro.

Alla fine della presentazione la sala si svuota parzialmente e riusciamo a trovare posto. Passando faccio una foto a Maria e Gianni.

Ecco la mia eroina con Federico.

Ancora una foto alla donna del mistero e a Luciano.

E finalmente trovo pace e posto a sedere vicino ad Alessia e Gabriele.

Dopo la presentazione, molto interessante, sulla ri-esplorazione della grotta di Stiffe saluto la mia piccola amica che con Federico si appresta a tornare a casa e poi mi separo da tutti gli amici per andare a recuperare Betta. Strada facendo la chiamo per avvertirla e lei mi sorprende con un annuncio: e’ scesa alla pizzeria a fianco l’albergo e si e’ presa una pizza a portar via quindi ora e’ in camera pronta per la cena. Sono di fronte a un dilemma, pizza o speleobar? Mentre cammino verso l’albergo questo pensiero mi arrovella l’anima ma quando arrivo al dunque mi decido, sara’ pizza. Avverto Betta della decisione e vado. In qualche minuto sono in camera a fare cena con Betta. Un bel sonno si porta via i rimpianti per la serata di speleobar persa.

La mattina, finalmente con un bel sole, ci vede preparare i bagagli di buon mattino per tornare a casa. Anche questo raduno e’ andato. Nonostante la pioggia e’ stata un’avventura divertente ed interessante. Grazie a tutti gli organizzatori, a tutta Cagli e ancora un abbraccio a tutti gli amici che ho potuto rivedere in questa occasione…e come sempre, alla prossima.

Pubblicato in Uncategorized | Commenti disabilitati su Risorgenze 2022 – Cagli – 08/12/2022