Una memorabile prima uscita dell’anno al Pretaro, con Gabriele, Nerone, Daniele e Giuseppe.
Durante il solito aperitivo settimanale, Gabriele mi fa: “Ma vogliamo andare al Pretaro, che Nerone non la conosce?”. Non posso far altro che acconsentire! E’ cosi’ che domenica ci ritroviamo in attesa all’uscita dell’autostrada di Ponzano Romano.
Una macchina strana e’ al casello.
Eh si, e’ proprio Nerone.
Eccolo con la sua inseparabile, quanto puzzolente, pipa. E’ da solo, quindi mi trasferisco nella sua macchina abbandonando Gabriele e Daniele.
Arrivati presso la nostra meta, una sosta a Montebuono e precisamente al Roby Bar e’ doverosa. Stiamo ancora decidendoci per la colazione quando si avvicina un losco figuro. Ma e’ un altro caro amico, Fabrizio, il nostro “radiologo” di fiducia!
Mentre ci salutiamo arriva anche un altro amico. Lui e’ Giulio ed e’ piu’ probabile incontrarlo poiche’ abita qua a Montebuono.
Ecco Giulio in tutta la sua sonnolenta belta’. Oggi niente grotta, si dedichera’ alla arrampicata.
Mentre facciamo colazione arriva anche il quinto ed ultimo componente del nostro gruppetto odierno, Giuseppe. Aspettiamo che anche lui si sfami poi salutiamo Giulio e ci trasferiamo alla grotta dove ci cambiamo. Fabrizio non verra’ con noi, pero’ ci accompagna solo per un supplemento di piacevole chiacchiera. Ecco Giuseppe pronto ad entrare.
Ancora un gradito incontro, ciao Marika!
Ancora qualche saluto prima di finire i preparativi. Fabrizio prende commiato.
Si entra! Nerone, Daniele e Giuseppe vanno avanti, Gabriele ed io entriamo con piu’ calma, oggi vorrei fare il rilievo del ramo dell’arpa celtica.
Parto dall’ingresso a prendere i punti per la poligonale. Gabriele con pazienza va avanti ad individuare il punto successivo.
Arrivati al bivio per il ramo dell’arpa celtica dei nostri amici nessuna traccia. Proviamo ad urlare ma nessuno risponde. Nella grotta c’e’ ancora il cavo d’antenna usato per gli esperimenti “radiologici”. Magari hanno seguito il cavo. Interrompiamo il rilievo ed andiamo a cercare i nostri amici.
Al pozzetto, nessuno. Proseguiamo.
Intanto approfitto per fare qualche foto alle stravaganti cupole scavate nella roccia.
Al traverso siamo ancora in perfetta solitudine.
In vista del primo toboga. Ancora nulla.
Lanciamo qualche urlo. Nessuna risposta.
Dico a Gabriele: “Saranno sicuramente avanti, diretti alla sala del the. Visto che oramai il mio proposito di fare rilievo e’ saltato, approfitto per curiosare in giro”. Gabriele si ferma a riprendere fiato mentre io passo il toboga continuando orizzontalmente per alcuni ambienti dove solitamente non si passa.
Faccio qualche foto tanto per ricordare dove sono stato.
Arrivo in un punto che probabilmente e’ vicino all’esterno, infatti trovo un simpatico “vermetto” millepiedi.
Ci sono alcuni cunicoli che diventano stretti e che probabilmente riportano per altre vie al punto da cui sono partito. Per oggi puo’ bastare qua. Torno indietro.
Proseguiamo scendendo il primo toboga e quindi il secondo. Dei nostri amici nessuna traccia. O meglio, nel cunicolo tra i due toboga trovo un moschettone. Sembra li’ da non molto. Potrebbe essere una traccia! Proseguiamo rapidi fino alla vela che prelude alla sala del the.
Mentre Gabriele mi raggiunge mi affaccio alla sala del the e trovo…proprio nessuno. Ora inizio quasi a preoccuparmi.
Con Gabriele decidiamo che e’ improbabile siano arrivati alla sala del the senza fermarsi ad attenderci. Vuol dire che qua non ci sono mai arrivati. Forse saranno andati verso il ramo dell’arpa celtica. Nel tornare indietro, visto che oggi la giornata e’ strana, mi dedico a vedere i buchi e pertugi di cui mi dico sempre: “un giorno di questi devo andare a dare una sbirciata da quella parte”, e poi non lo faccio mai. Sopra alla vela c’e’ un camino che sale per alcuni metri. Vado a vedere. In cima mi guardo un poco attorno ma non ci sono prosecuzioni ovvie. Le pareti sono un poco “sbrisolone” e con inclusioni di pezzi di pietra nera e compatta.
Dopo aver fatto cadere giu’ alcune secchiate di terriccio e qualche sasso, me ne torno giu’. Con Gabriele prendiamo la via del ritorno. Una foto alle scritte sulla parete non poteva mancare.
Qui siamo a quello che chiamo “trivio”. E’ dove la spaccatura principale, quella che porta alla sala del the e’ intercettata da un’altra.
Gabriele si e’ vestito troppo pesante per questa grotta. E’ da quando siamo entrati che suda copiosamente ed ora inizia a risentirne.
Un’altra delle scritte misteriose.
Un angolino simpatico.
In cima al secondo toboga, il primo tornando, decido di fare un’altra deviazione. Il cunicolo che porta all’inizio del toboga, a meta’ si biforca, a destra si arriva appunto al toboga, ma a sinistra? Vado a vedere. Dopo un passaggio strisciato non troppo comodo mi ritrovo a salire quella che sembra la naturale prosecuzione del toboga. Salgo almeno di 4 metri fino ad affacciarmi ad un davanzale dove vedo partire una galleria sia a destra che a sinistra. Davanti a me quello che sembra un arrivo d’acqua.
Scavalco il davanzale e mi aggiro facendo foto.
A sinistra magari si passa pure.
A destra sembra terminare quasi subito.
Il posto inizia a riempirsi di vapor d’acqua. Questo abbassa ulteriormente la qualita’ delle mie foto.
Ancora una foto e poi urlo a Gabriele che sono di ritorno. Gabriele nel frattempo ha salito il secondo toboga ed e’ li’ che mi aspetta..
Un moschettone fiorito alla partenza del primo toboga (il secondo uscendo!)
Aspettando Gabriele che sale il toboga continuo a pensare a dove mai possano essersi cacciati i nostri amici. Per fortuna sono tutti esperti quindi escludo la possibilita’ di una qualche emergenza.
Mi affaccio al traverso. Lancio qualche urlo, che rimane senza risposta.
Gabriele e’ ancora impegnato con la risalita, vado a farmi un giro e ne approfitto per alcune foto.
Una micro-colonna!
Qualche eccentrica
Capelli d’angelo in formazione.
Gabriele mi raggiunge, proseguiamo verso l’uscita passando per il traverso e quindi per il pozzetto.
Nel frattempo continuo a scattare foto nebbiose.
Ecco Gabriele, la sudata lo ha provato, lui sarebbe per uscire in attesa che i nostri amici si facciano vivi.
Io preferisco fare un giro verso l’arpa celtica, spero proprio siano li’. Continuo imperterrito a scattare foto.
Una dolicopode piccina piccio’.
Al bivio saluto Gabriele che esce. Io cambio direzione verso l’arpa celtica.
Le mie speranze vengono frustrate. Arrivo solo alla sala dell’arpa celtica e solo rimango. Dei miei amici nemmeno l’ombra.
Appena appena preoccupato e sinceramente stupito della possibilita’ di questa grotta di far sparire interi gruppi di persone, me ne esco per sincerarmi che nel frattempo i miei amici non siano arrivati fuori. Arrivo fino alle macchine ma trovo solo Gabriele. Ci penso qualche secondo poi decido di rientrare. Mi dirigo di nuovo verso il pozzetto perche’ mi sembra di sentire rumori. Sorpresa! ecco Giuseppe che spunta dal pozzetto.
Eccolo in quasi tutto il suo splendore!
Arriva anche un altro losco figuro che identifico in Nerone.
Ecco anche lui, splendido splendente.
Dopo essermi assicurato che vada tutto bene, mi faccio raccontare. Praticamente in fondo al secondo toboga hanno preso a sinistra, un ramo che mi ha sempre incuriosito ma che ancora non ho visitato. Pare abbiano sceso un pozzo e passato una temibile strettoia. Li ascolto con un po’ di invidia riproponendomi di andare anche io la prossima volta. Ci fermiamo al bivio a riprendere fiato. Propongo loro di allungare il giro andando a fare visita alla sala dell’arpa celtica. Alla loro risposta affermativa mi metto in moto e li guido alla sala. Qua Nerone fa conoscenza con l’arpa celtica.
Giuseppe si sistema prima di curiosare per la sala.
…e io faccio qualche foto.
Mentre Nerone si rilassa, Giuseppe gira scattando foto.
Sembra incredibile, ma non ho una foto di Daniele, pero’ vi assicuro che c’era! Dopo la visita, prendiamo la via del ritorno.
Uscendo dalla sala del”arpa celtica ci si deve scaglionare un poco altrimenti ci si tira addosso delle secchiate di terra. Anche cosi’ ci dirigiamo velocemente verso l’uscita.
Fuori troviamo Gabriele in paziente attesa, ci cambiamo commentando la giornata e la grotta. Quando siamo tutti pronti prendiamo le macchine, facciamo un rapidissimo salto al Roby Bar per un saluto e poi lungo la strada ci fermiamo a prendere un pezzo di pizza per affrontare il ritorno a casa senza troppa fame. Questa grotta non finisce mai di regalare sorprese. Alla prossima.



















































Fine della bella passeggiata! Non abbiamo fatto scoperte eclatanti ma ci siamo divertiti ugualmente riempiendoci gli occhi di meraviglie. Tutto sommato una giornata ben spesa. Alla prossima.







































































Il resto della serata ve lo lascio immaginare, vi posso pero’ garantire che abbiamo continuato a divertirci come gia’ fatto durante questa bella giornata. Buon Natale! Viva Babbo Natale, le renne e gli elfi di Orvieto! Alla prossima.







Una volta riuniti, loro ci raccontano dei loro progressi nella esplorazione di una grotta nei pressi di Creta Rossa. Noi raccontiamo del breve lavoro fatto. Abbozziamo insieme dei fantastici programmi per il nuovo anno e quindi ci salutiamo scambiandoci di cuore tanti auguri per le prossime feste.






















Alla prossima!










































































































Dopo rimane altro da fare che lanciare un saluto cumulativo a tutti e salire in macchina per il viaggio di ritorno. Un corso interessante e compagnia piacevole. Altro non potrei dirvi. Alla prossima.























































Una allegra cena in compagnia di tanti amici e’ sempre una ottima conclusione per una bella uscita in grotta. Dopo le abbondanti libagioni ed il sostanzioso pasto il ritorno e’ sonnacchioso assai. Per fortuna Laura, la nostra driver, e’ di tempra forte e resiste stoicamente al nostro corale russare portandoci sani e salvi fino al bar “fico”. Continuo a sonnecchiare anche in macchina di Maurizio ma riesco quasi a fare conversazione con lui, tra uno sbadiglio e l’altro, fino a quando mi scarica sotto casa. Alla prossima.






















































A mano a mano che i corsari si dichiarano soddisfatti dello spuntino e del relativo riposo vengono accompagnati nel risalire il pozzo e quindi al superamento della pozza “fetente”. Dobbiamo “solo” risalire il 19. L’attesa non si preannuncia breve. Dopo aver tremato assieme per circa un’ora, mi viene offerto di dare il cambio a Stefano al deviatore intermedio. Accetto con entusiasmo all’idea di riscaldarmi con la salita. Appena arrivo al deviatore armeggio un po’ per trasformarlo in un frazionamento. Con questa modifica ad una delle 2 corde intendo spezzare la salita in 2 tratte indipendenti e provare a velocizzare le operazioni di risalita. Quando passa l’ultimo corsaro, smonto il frazionamento e sistemo nuovamente il deviatore. Appena si libera una delle corde salgo anche io e mi fermo su ad aspettare l’arrivo dei miei amici.








Per il ritorno devo ringraziare la forte tempra di Maurizio che guida incurante del sonno con a fianco il buon Adriano che cerca di restare sveglio a sua volta. Io mi metto dietro per dormicchiare senza pensieri di sorta.



























































Si parte per questa avventura che e’ il corso.
La breve salita in fila indiana per arrivare alle pareti.
Il magnifico panorama che si ammira da qua una foto la merita sempre.
Anche un paio di allievi si ferma ad ammirarlo.
Che scarpe insolite! Sembra essere a piedi nudi.
Il solito prato sassoso dove facciamo campo base.
Iniziamo la vestizione. Si tratta di dare ad ogni allievo il set completo di attrezzatura e fare insieme la regolazione di imbrago e cordini. Questo gia’ ci prende quasi un’ora.
Al termine della vestizione arriva il momento dello spiegone. Max fa l’introduzione e poi mi lascia la parola per dire qualcosa sugli attrezzi.
Per fortuna di tutti la parte di teoria e’ breve, serve per dare un’idea, poi approfondiremo tra poco in parete.
Mentre Max conclude faccio un rapido giro di foto.
I nostri aspiranti speleo ascoltano con attenzione e pazienza.
Adriano, nella sua veste di Direttore del corso se la ride. Sicuramente lo fa per alleggerire la tensione tra gli allievi, ne sa una piu’ del diavolo!
Lo spiegone termina e ci dividiamo in 2 gruppi, il primo con Matilde, Adriano, Max, Claudio e 4 allievi si ferma alle vie vicine al nostro campo base. Il secondo con Stefano, Stefano, Fabio, io ed i restanti 6 allievi andiamo alle vie un poco piu’ distanti. Troviamo gia’ tutto pronto all’uso perche’ il buon Claudio durante lo spiegone ha continuato a sistemare le corde. Arrivati alle pareti di nostra pertinenza iniziamo a vedere nei dettagli cosa serve per la salita su corda. Stefano mostra l’utilizzo di croll e maniglia.
Ora con una corda a portata di mano l’utilizzo dei bloccanti appare piu’ intuitivo rispetto a quanto detto durante lo spiegone al campo base.
Stefano ci mostra una breve risalita poi lo convinco a tribolare un po’ per sistemare un frazionamento basso per mostrare come si passa questo salvifico ostacolo.
Mentre Stefano spiega, c’e’ Stefano che ascolta! La menzione del frazionamento porta ad un fioccare di domande circa la funzione e l’utilita’ di quest’ultimo. Cerchiamo di rispondere a tutti senza approfondire troppo, sono gia’ tante le nozioni che forniremo oggi.
Chi e’ quello speleo baciato dal sole?!? Ma e’ Claudio che continua a sistemare corde per facilitarci il lavoro.
Dopo avere mostrato ai nostri corsari come si sale sui bloccanti, Stefano continua la salita fino a su e si ferma la’. Aspettera’ i nostri allievi per far loro terminare la salita in sicurezza. Nel frattempo ha preso la parola Fabio. E’ il momento di insegnare ai nostri impavidi allievi un esercizio basilare per la salita. Quello di restare in piedi sul pedale. All’uopo Fabio sistema un pedale su un attacco basso e fa provare l’esercizio a tutti i corsari.
Naturalmente sempre curando che il tutto si svolga in sicurezza.
Alle pareti di nostra pertinenza abbiamo 3 vie attrezzate. Ci farebbe comodo avere anche una corda “di servizio” per meglio seguire gli allievi. Mentre Fabio prosegue con l’indottrinamento “pedalico”, faccio un salto al campo base per vedere se abbiamo una corda in piu’. Passando saluto l’altro gruppo. Sono tutti impegnatissimi.
Anche qua i nostri corsari si stanno facendo valere.
La ricerca di una corda in piu’ fallisce miseramente. Ritorno al mio gruppo con le pive nel sacco. L’attivita’ ferve. Ora alcuni dei nostri eroici allievi si stanno cimentando con la discesa. Cercando una soluzione, mi ricordo della via, l’ultima armata da Claudio. Non la stiamo utilizzando e difficilmente lo faremo perche’ e’ troppo lontana rispetto a queste dove siamo ora. Prendo la decisione, la smontero’.




























