Pretaro – 7/01/2018

Una memorabile prima uscita dell’anno al Pretaro, con Gabriele, Nerone, Daniele e Giuseppe.

Durante il solito aperitivo settimanale, Gabriele mi fa: “Ma vogliamo andare al Pretaro, che Nerone non la conosce?”. Non posso far altro che acconsentire! E’ cosi’ che domenica ci ritroviamo in attesa all’uscita dell’autostrada di Ponzano Romano.Una macchina strana e’ al casello.Eh si, e’ proprio Nerone.Eccolo con la sua inseparabile, quanto puzzolente, pipa. E’ da solo, quindi mi trasferisco nella sua macchina abbandonando Gabriele e Daniele.Arrivati presso la nostra meta, una sosta a Montebuono e precisamente al Roby Bar e’ doverosa. Stiamo ancora decidendoci per la colazione quando si avvicina un losco figuro. Ma e’ un altro caro amico, Fabrizio, il nostro “radiologo” di fiducia!Mentre ci salutiamo arriva anche un altro amico. Lui e’ Giulio ed e’ piu’ probabile incontrarlo poiche’ abita qua a Montebuono.Ecco Giulio in tutta la sua sonnolenta belta’. Oggi niente grotta, si dedichera’ alla arrampicata.Mentre facciamo colazione arriva anche il quinto ed ultimo componente del nostro gruppetto odierno, Giuseppe. Aspettiamo che anche lui si sfami poi salutiamo Giulio e ci trasferiamo alla grotta dove ci cambiamo. Fabrizio non verra’ con noi, pero’ ci accompagna solo per un supplemento di piacevole chiacchiera. Ecco Giuseppe pronto ad entrare.Ancora un gradito incontro, ciao Marika!Ancora qualche saluto prima di finire i preparativi. Fabrizio prende commiato.Si entra! Nerone, Daniele e Giuseppe vanno avanti, Gabriele ed io entriamo con piu’ calma, oggi vorrei fare il rilievo del ramo dell’arpa celtica.Parto dall’ingresso a prendere i punti per la poligonale. Gabriele con pazienza va avanti ad individuare il punto successivo.Arrivati al bivio per il ramo dell’arpa celtica dei nostri amici nessuna traccia. Proviamo ad urlare ma nessuno risponde. Nella grotta c’e’ ancora il cavo d’antenna usato per gli esperimenti “radiologici”. Magari hanno seguito il cavo. Interrompiamo il rilievo ed andiamo a cercare i nostri amici.Al pozzetto, nessuno. Proseguiamo.Intanto approfitto per fare qualche foto alle stravaganti cupole scavate nella roccia.Al traverso siamo ancora in perfetta solitudine.In vista del primo toboga. Ancora nulla.Lanciamo qualche urlo. Nessuna risposta.Dico a Gabriele: “Saranno sicuramente avanti, diretti alla sala del the. Visto che oramai il mio proposito di fare rilievo e’ saltato, approfitto per curiosare in giro”. Gabriele si ferma a riprendere fiato mentre io passo il toboga continuando orizzontalmente per alcuni ambienti dove solitamente non si passa.Faccio qualche foto tanto per ricordare dove sono stato.Arrivo in un punto che probabilmente e’ vicino all’esterno, infatti trovo un simpatico “vermetto” millepiedi.Ci sono alcuni cunicoli che diventano stretti e che probabilmente riportano per altre vie al punto da cui sono partito. Per oggi puo’ bastare qua. Torno indietro.Proseguiamo scendendo il primo toboga e quindi il secondo. Dei nostri amici nessuna traccia. O meglio, nel cunicolo tra i due toboga trovo un moschettone. Sembra li’ da non molto. Potrebbe essere una traccia! Proseguiamo rapidi fino alla vela che prelude alla sala del the.Mentre Gabriele mi raggiunge mi affaccio alla sala del the e trovo…proprio nessuno. Ora inizio quasi a preoccuparmi.Con Gabriele decidiamo che e’ improbabile siano arrivati alla sala del the senza fermarsi ad attenderci. Vuol dire che qua non ci sono mai arrivati. Forse saranno andati verso il ramo dell’arpa celtica. Nel tornare indietro, visto che oggi la giornata e’ strana, mi dedico a vedere i buchi e pertugi di cui mi dico sempre: “un giorno di questi devo andare a dare una sbirciata da quella parte”, e poi non lo faccio mai. Sopra alla vela c’e’ un camino che sale per alcuni metri. Vado a vedere. In cima mi guardo un poco attorno ma non ci sono prosecuzioni ovvie. Le pareti sono un poco “sbrisolone” e con inclusioni di pezzi di pietra nera e compatta.Dopo aver fatto cadere giu’ alcune secchiate di terriccio e qualche sasso, me ne torno giu’. Con Gabriele prendiamo la via del ritorno. Una foto alle scritte sulla parete non poteva mancare.Qui siamo a quello che chiamo “trivio”. E’ dove la spaccatura principale, quella che porta alla sala del the e’ intercettata da un’altra.Gabriele si e’ vestito troppo pesante per questa grotta. E’ da quando siamo entrati che suda copiosamente ed ora inizia a risentirne.Un’altra delle scritte misteriose.Un angolino simpatico.In cima al secondo toboga, il primo tornando, decido di fare un’altra deviazione. Il cunicolo che porta all’inizio del toboga, a meta’ si biforca, a destra si arriva appunto al toboga, ma a sinistra? Vado a vedere. Dopo un passaggio strisciato non troppo comodo mi ritrovo a salire quella che sembra la naturale prosecuzione del toboga. Salgo almeno di 4 metri fino ad affacciarmi ad un davanzale dove vedo partire una galleria sia a destra che a sinistra. Davanti a me quello che sembra un arrivo d’acqua.Scavalco il davanzale e mi aggiro facendo foto.
A sinistra magari si passa pure.A destra sembra terminare quasi subito.Il posto inizia a riempirsi di vapor d’acqua. Questo abbassa ulteriormente la qualita’ delle mie foto.Ancora una foto e poi urlo a Gabriele che sono di ritorno. Gabriele nel frattempo ha salito il secondo toboga ed e’ li’ che mi aspetta..Un moschettone fiorito alla partenza del primo toboga (il secondo uscendo!)Aspettando Gabriele che sale il toboga continuo a pensare a dove mai possano essersi cacciati i nostri amici. Per fortuna sono tutti esperti quindi escludo la possibilita’ di una qualche emergenza.Mi affaccio al traverso. Lancio qualche urlo, che rimane senza risposta.Gabriele e’ ancora impegnato con la risalita, vado a farmi un giro e ne approfitto per alcune foto.Una micro-colonna!Qualche eccentricaCapelli d’angelo in formazione.Gabriele mi raggiunge, proseguiamo verso l’uscita passando per il traverso e quindi per il pozzetto.Nel frattempo continuo a scattare foto nebbiose.Ecco Gabriele, la sudata lo ha provato, lui sarebbe per uscire in attesa che i nostri amici si facciano vivi.Io preferisco fare un giro verso l’arpa celtica, spero proprio siano li’. Continuo imperterrito a scattare foto.Una dolicopode piccina piccio’.Al bivio saluto Gabriele che esce. Io cambio direzione verso l’arpa celtica.Le mie speranze vengono frustrate. Arrivo solo alla sala dell’arpa celtica e solo rimango. Dei miei amici nemmeno l’ombra.Appena appena preoccupato e sinceramente stupito della possibilita’ di questa grotta di far sparire interi gruppi di persone, me ne esco per sincerarmi che nel frattempo i miei amici non siano arrivati fuori. Arrivo fino alle macchine ma trovo solo Gabriele.  Ci penso qualche secondo poi decido di rientrare. Mi dirigo di nuovo verso il pozzetto perche’ mi sembra di sentire rumori. Sorpresa! ecco Giuseppe che spunta dal pozzetto.Eccolo in quasi tutto il suo splendore!Arriva anche un altro losco figuro che identifico in Nerone.Ecco anche lui, splendido splendente.Dopo essermi assicurato che vada tutto bene, mi faccio raccontare. Praticamente in fondo al secondo toboga hanno preso a sinistra, un ramo che mi ha sempre incuriosito ma che ancora non ho visitato. Pare abbiano sceso un pozzo e passato una temibile strettoia. Li ascolto con un po’ di invidia riproponendomi di andare anche io la prossima volta. Ci fermiamo al bivio a riprendere fiato. Propongo loro di allungare il giro andando a fare visita alla sala dell’arpa celtica. Alla loro risposta affermativa mi metto in moto e li guido alla sala. Qua Nerone fa conoscenza con l’arpa celtica.Giuseppe si sistema prima di curiosare per la sala.…e io faccio qualche foto.Mentre Nerone si rilassa, Giuseppe gira scattando foto.Sembra incredibile, ma non ho una foto di Daniele, pero’ vi assicuro che c’era! Dopo la visita, prendiamo la via del ritorno.Uscendo dalla sala del”arpa celtica ci si deve scaglionare un poco altrimenti ci si tira addosso delle secchiate di terra. Anche cosi’ ci dirigiamo velocemente verso l’uscita.Fuori troviamo Gabriele in paziente attesa, ci cambiamo commentando la giornata e la grotta. Quando siamo tutti pronti prendiamo le macchine, facciamo un rapidissimo salto al Roby Bar per un saluto e poi lungo la strada ci fermiamo a prendere un pezzo di pizza per affrontare il ritorno a casa senza troppa fame. Questa grotta non finisce mai di regalare sorprese. Alla prossima.

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Campo dell’Osso – Ricognizione – 30/12/2017

Una lunga passeggiata in ciaspole a Campo dell’Osso con la solita scusa di cercare nuove grotte. Con Gabriele, io e Luna.

Approfittando di dover smaltire qualche caloria delle innumerevoli accumulate durante le feste di Natale, Gabriele ed io decidiamo di approfittare delle abbondanti nevicate dei giorni scorsi per una ricognizione in ciaspole dalle parti di Campo dell’Osso. Visto che quando si tratta di passeggiare per i boschi Luna e’ sempre disponibile e contenta di partecipare, anche stavolta la portiamo con noi scatenando i suoi ululati di gioia gia’ dalla porta di casa.  Partiamo dal parcheggio di Campo dell’Osso avviandoci lungo la pista da sci di fondo. Dopo nemmeno un centinaio di metri una ampia curva ci porta dentro il bosco. Luna e’ affascinata dalla neve e dagli odori strani che nasconde. Ancora pochi passi e gia’ sembra di camminare in un paesaggio incantato. Gabriele intanto mi illustra i luoghi e le grotte gia’ catastate che incontriamo.Gli alberi imbiancati di neve sembrano di cristallo, la temperatura e’ piacevole.Luna inizia le sue corse pazze ed ogni tanto si ferma ad aspettarci.Che posti!Ecco Gabriele. Visto che lo scopo portante di tutto questo ciaspolare e’ la ricerca di nuovi buchi che possano trasformarsi in grotte, appena ne adocchiamo uno, subito parte la deviazione per un doveroso controllo.Nulla, purtroppo.Riprendiamo la passeggiata.Ecco una grotta conosciuta. Doppio Rhum, mi sembra.Non la conosco. Salgo su a salutarla ed a vedere come si presenta l’ingresso.Stavolta e’ Gabriele che attende sul sentiero.Poco lontano, un possibile ingresso secondario della grotta.Con il calare di una leggera foschia il paesaggio sembra sempre piu’ irreale. L’unico problema e’ costituito dai pezzi di ghiaccio che ogni tanto si staccano dagli alberi. Oggi il berretto in testa non serve a proteggersi dal freddo quanto per evitare la formazione di bernoccoli.Un cartello indicatore ci indica cortesemente la strada.Una radura, ci sarebbero anche i tavoli con le panche ma oggi non siamo attrezzati per un picnic.Proseguiamo.Un cartello mi insegna che siamo a Valle Maiura, lo fotografo con l’intenzione di leggerlo in seguito (e’ ancora una intenzione!).Un’ altra grotta di quelle gia’ conosciute.Gabriele ne controlla le coordinate, me ne cita anche il nome, che prontamente dimentico.Ogni tanto una sosta ci sta bene, ne approfittiamo per ammirare lo spettacolo degli alberi festonati dalla neveQua sembra non sia ancora passato nessuno dopo la nevicata.Una recinzione, forse un ricovero per gli animali. Ora e’ vuoto.Luna si lancia in perlustrazione ma trova nulla quindi torna sui suoi passi. Ci sono le tracce di una motoslitta, Luna le segue con interesse. Visto che vanno nella direzione che teniamo noi, ci accodiamo.Un altro cartello ma stavolta e’ illeggibile per la neve.Un rametto ed il suo carico di neve.Anche questo non scherza per nulla.Ogni tanto Gabriele ed io ci separiamo di un centinaio di metri per darci piu’ possibilita’ di trovare buchi nuovi.Proseguiamo seguendo le tracce della motoslitta.Ecco una dolina che sembra essere sprofondata di recente.Un buco promettente. Ci fermiamo a prendere il punto per tornare la prossima estate a vedere cosa ne sia stato di lui.Poco lontano una dolina gia’ conosciuta e debitamente recintata.Forse tra qualche tempo il sentiero attuale verra’ inghiottito dalla dolina.Ancora qualche buco, ma nulla di entusiasmante.Le stalattiti di ghiaccio ha sempre un loro fascino particolare.La foschia inizia e degenerare in nebbia. Iniziamo a meditare se sia il caso di ritornare sui nostri passi.Anche Luna tituba.Si, e’ il caso di ritornare. Giriamo i tacchi, quelli delle ciaspole, e ripercorriamo a ritroso la strada appena fatta.Luna controlla che non ci siamo problemi con il cartello.Gabriele consulta il GPS, siamo sul sentiero, ma un controllo non fa mai male.Sembrano morbidi batuffoli ma vi posso assicurare che quando arrivano sulla testa sono duri come sassi.Siamo in formazione, Luna davanti, io a qualche metro……e Gabriele a chiudere la fila.Eccoci di nuovo alla radura con la zona picnic.Il ciaspolator cortese che sorride sulla via.Anche senza occhiali!I rami degli alberi che ci sovrastano ci bersagliano con i cristalli di ghiaccio ma sono cosi’ belli che possiamo perdonare loro quasi tutto.Luna non rinuncia mai ad una bella annusata.Iniziamo a tornare in zona “civile”, incontriamo altre persone, anche loro ciaspolatori. Luna, incuriosita, va loro incontro.Eccoci di nuovo al curvone che riporta in vista del parcheggio di Campo dell’Osso.Fine della bella passeggiata! Non abbiamo fatto scoperte eclatanti ma ci siamo divertiti ugualmente riempiendoci gli occhi di meraviglie. Tutto sommato una giornata ben spesa. Alla prossima.

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Orvieto – Discesa Babbo Natale – 22/12/2017

Con tanti amici, e un poco di tecniche speleo per far vivere ai bimbi la magia del Natale!

La mattina Betta ed io partiamo da Roma diretti ad Orvieto. Verso le 10 siamo al Bar da Simone, alla piazza della stazione di Orvieto, per prendere il caffe’. Simone e’ gia’ pronto col sottotuta speleo, Roberto e’ passato a salutare, purtroppo stamane deve lavorare, con lui ci si rivedra’ stasera. Ora noi saliremo su, bisogna terminare tutti i preparativi prima di stasera, c’e’ ancora tanto da fare e tra poco si cominciera’.Dopo il caffe’ ci separiamo. Betta, io e Luna saliamo ad Orvieto con la funicolare. Simone deve passare a prendere materiali con Filippo e ci incontreremo su. Luna dovrebbe mettere la museruola, ma per stavolta gli inservienti chiudono un occhio. Pero’ ci guardano storto, temo che le prossime volte Luna dovra’ rassegnarsi. Visto che siamo quasi soli sulla funicolare, posso mettermi davanti a riprendere il momento dell’incrocio dei 2 vagoni. Ecco il momento “magico”.Anche stavolta e’ andata!Siamo praticamente arrivati.Ora ci aspetta una piacevole passeggiata fino alla piazza che sara’ teatro della manifestazione speleo-natalizia.10 minuti camminati senza fretta ci portano sotto la torre del MoroSono sicuro che la “nostra” piazza sia quella del comune, quindi arriviamo sin la’.Mi volto in giro a cercare tracce “speleo” senza trovarne, mi viene il sospetto di aver sbagliato qualcosa.Telefono a Simone chiedendo lumi. In effetti ho sbagliato piazza, devo arrivare al palazzo del popolo, ovvero ritornare sui miei passi fino alla torre del Moro e girare a sinistra. Chiamo Betta e andiamo. Eccoci al palazzo del popolo.  Subito vedo il furgoncino di Andrea con alcune facce note intorno. Simone e Filippo mi salutano da sotto la macchina, stanno armeggiando per sistemare le corde. Infatti il furgoncino sara’ il nostro caposaldo di arrivo della teleferica che partira’ dal palazzo.Una vista d’insieme dei convenuti, Simone, Filippo, Andrea, Betta e Barbara.Mi chino a curiosare, il semiasse posteriore del furgoncino dovra’ sopportare i nostri giochi con le corde.Finalmente arriva qualcuno ad aprirci le porte del palazzo, possiamo salire sul tetto a terminare la sistemazione per le partenze delle corde. Nei giorni scorsi Filippo, Simone ed altri amici hanno costruito delle strutture di tubi innocenti che sosterranno le corde, ora rimane solo da sistemarle.Dal tetto del palazzo la vista di Orvieto e’ spettacolare.Senza fretta mi godo il panorama e faccio foto in giro.Gli altri, nativi di Orvieto, sono gia’ avvezzi alla vista quindi continuano a faticare trasportando il materiale senza far troppo caso alla bellezza che li circonda.Filippo cerca di caricarsi anche il mio zaino, faccio appena in tempo a fermarlo.Simone e’ serissimo e molto preso.Barbara sembra invece godersi lo spettacolo almeno quanto me.Per Filippo e’ l’ora del riposino, quindi tira fuori la coperta e si mette a dormire…Ma no! E’ una finta, la coperta serve sul colmo del tetto per non far rovinare le corde della teleferica sui coppi, e viceversa. Con dietro un bel pezzo di Orvieto, ecco l’impalcatura di tubi innocenti approntata dai miei amici nei giorni scorsi.Mentre cerco di dare una mano, continuo a sparare foto a casaccio tutto intorno a me.Dal lato opposto del tetto una analoga impalcatura fornira’ una partenza sicura per le nostre corde.Iniziamo a tirare fuori le corde lunghe.Teleferica montata, rimane solo da provarla. Mi imbrago svelto e mi butto giu’. Per regolare la velocita’ di discesa uso il mio discensore.Faccio una sosta a meta’ per una foto.…e per non far torto a nessuno, anche una foto all’arrivo. Ora giu’ al furgoncino il numero di amici radunati e’ aumentato di molto.Bella la discesa! ritorno subito su per continuare a dare una mano nella sistemazione.Sistemiamo qualche corda lungo la parete del palazzo, serviranno poi per la discesa degli elfi che accompagnano Babbo Natale. La teleferica ora e’ completa con tutte le carrucole, si deve provarla con la calata dall’alto. Mi offro di nuovo volontario per la discesa.All’arrivo c’e’ sempre qualche amico che aspetta pazientemente.Altri terminano di provare le corde ausiliarie appena messe.Arrivato a terra riparto subito per tornare su tramite una delle corde ausiliarie. Salendo, manco a dirlo scatto qualche foto. Un particolare attorno ad una porta sul terrazzino intermedio.Un paziente lavoro!Risalendo sulla corda mi trovo davanti questo strano animaletto di ferro battuto, visto che mi sorride non riesco a negargli una foto.Il panorama, anche a sinistra merita.Mentre facevo su e giu’ sulle corde sono arrivati Marika e Giulio, loro faranno le renne ed ora stanno facendo un poco di esercizio su corda.Nel frattempo le prove di discesa continuano, si deve regolare la tensione delle corde e si deve prendere confidenza nelle manovre. Questo e’ Marco, il prescelto per interpretare Babbo Natale.Un altra discesa, stavolta di Andrea, per prova e per diletto.Simone e’ l’operatore al discensore, regola la velocita’ di discesa.Altra discesa, quasi una prova d’ardimento per il nostro amico.Dopo la partenza tutto ok.Simone all’opera.Altra discesa per Marco, per essere un Babbo Natale convincente deve abituarsi bene e regolarsi con le rotazioni durante la discesa.Siamo piu’ performanti della funicolare!Ora di pranzo, raccogliamo le corde e ci prepariamo per la pappa. Per fortuna mamma Aline ha cucinato per tutti, grandi e piccini.Dopo pranzo si riscende, e’ ora di montare il gazebo, tra poco arrivera’ il dj, un amico di Simone, che contribuira’ ad allietare la serata con la sua musica.Ancora qualche minuto per riprendere posizione.Sabrina sara’ la nostra fotografa ufficiale.E intanto le attivita’ riprendono a fervere.La teleferica viene rimontata in un batter d’occhio.Gli ultimi controlli e siamo pronti.Risalgo. Qualche rilassante foto non riesco a negarmela.Visto che ci siamo presto la fotocamera a Simone per avere qualche foto in cui ci sono anche io.In compagnia del Duomo non potevo non averla.Un particolare della partenza della teleferica.Riprendiamo con le discese.Ogni tanto ci si ritrova girati dalla parte sbagliata, Speriamo che il nostro Babbo Natale riesca a regolarsi meglio di noi.Anche le corde di servizio per renne ed elfi sono a posto. Pian pianino il sole inizia a nascondersi dietro i palazzi di Orvieto.Ancora qualche prova con volontari vari ma tutti entusiasti.Inizia a scendere la sera. E’ ora di prepararsi con i costumi.Alcune delle nostre “elfe” sono gia’ pronte.La piazza e’ ancora deserta, speriamo si riempia, nonostante il freddo.Intanto dal tetto ci godiamo un bellissimo tramonto.L’elfa Sabrina col suo bel sorriso.La renna Giulio che cerca la pace natalizia nel mezzo del caos dei preparativi.
Dopo aver visto tutti vestirsi, tocca anche a me! Saro’ un elfo, il piu’ barbone degli elfi che si sia mai visto. Proprio ora, sul piu’ bello la batteria della fotocamera dice basta. Non potro’ scattare altre foto per stasera, peccato. Alla fine la piazza si e’ riempita. Tanti bimbi entusiasti che ci fanno dimenticare ansia e fatica. La discesa di renne, elfi e Babbo Natale e’ semplicemente grandiosa, i bimbi si scatenano come non mai. E’ deliziosa e decisamente spassosa la scena di Babbo natale che scappa inseguito da una torma urlante di circa una trentina di bimbi. Anche io faccio la mia parte andando in giro ad offrire caramelle a tutti. Nella calca ritrovo Betta che, da brava fan del Natale, si sta godendo la manifestazione. Quando riusciamo a sottrarre Babbo Natale dalle grinfie dei bimbi scatenati, oramai lo spettacolo puo’ dirsi concluso. Ora siamo tutti un poco stanchi, pero’ ci rimettiamo volentieri in moto per disfare lo scenario. In meno di un’ora, le corde, il gazebo e persino le impalcature di tubi innocenti sono scomparse, i costumi sono ritornati a riposare nelle loro buste e noi ci godiamo un momento di respiro. Ma solo un attimo, ora e’ tempo di andare a cena, tutto questo movimento ci ha messo appetito.Alla spicciolata arriviamo al ristorante che ci allietera’ per cena.Il resto della serata ve lo lascio immaginare, vi posso pero’ garantire che abbiamo continuato a divertirci come gia’ fatto durante questa bella giornata. Buon Natale! Viva Babbo Natale, le renne e gli elfi di Orvieto! Alla prossima.

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Poligonale Cretarossa-PiccolaCreta – 16/12/2017

Una breve uscita per fare la poligonale tra 2 grotte, Creta Rossa e Piccola Creta (rossa!). Gabriele, io e Luna. Incontro degli esploratori Livia, Erminio e Nerone.

Stavolta siamo solo Gabriele, Io e Luna. Dopo il solito appuntamento dall’orario “lasco” e la sosta al bar “Cicchetti” per un aggiunta di colazione, ci dirigiamo per la piana di Fondi di Jenne sperando che le strade siano sgombre dalla neve. In effetti il nostro desiderio e’ esaudito in maniera impeccabile fino a Monte Livata, dopo un poco meno, ma ad ogni modo riusciamo ad arrivare. Una volta parcheggiata la macchina, siamo gia’ pronti per partire. Appena nel bosco slego Luna perche’ sia libera di correre e divertirsi. All’ingresso di Piccola Creta ci prepariamo al facile lavoro che ci siamo prefissi, fare la poligonale fino alla Creta Rossa.Eccomi all’ingresso della Piccola Creta pronto ad iniziare.Con l’aiuto di Gabriele inizio a prendere i punti. Quando usciamo dal bosco, alla luce del pallido sole che ci assiste oggi, trovare il puntino del laser si rivela un compito quasi impossibile. Alla fine utilizzo il petto di Gabriele come bersaglio e facciamo una miriade di battute di circa 2 metri fino ad arrivare ad affacciarci all’imbocco di Creta Rossa. Abbiamo appena terminato quando sentiamo vociare sopra di noi, ci affacciamo per vedere. 3 Loschi figuri si avvicinano.Luna parte come un razzo verso di loro, vuole controllare.Luna decide che non sono pericolosi e si ferma ad annusare il piu’ pittoresco del gruppo.Ma si! E’ proprio lui! E’ Nerone! Con lui c’e’ Livia, sempre col suo splendido sorriso.Erminio, in giacca a vento arancione, e’ il terzo del gruppo. Dopo i saluti di rito andiamo alle macchine per fare quattro chiacchiere pre-festive.Una volta riuniti, loro ci raccontano dei loro progressi nella esplorazione di una grotta nei pressi di Creta Rossa. Noi raccontiamo del breve lavoro fatto. Abbozziamo insieme dei fantastici programmi per il nuovo anno e quindi ci salutiamo scambiandoci di cuore tanti auguri per le prossime feste.

Come dicevo una giornata molto tranquilla, quasi al limite dello “speleologico”…spero me la passerete…Buon Natale e alla prossima!

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Piccola Cretarossa – 10/12/2017

Alla Piccola Cretarossa a fare il rilievo con Giuseppe, Giuseppe ed io.

Oggi con i nomi per me e’ una giornata semplice, 2 con un “Giuseppe” solo! Per non fare troppa confusione uno lo chiamo Giuseppe, l’altro per oggi sara’ Peppe. La mattina passo alla stazione nomentana a prendere Giuseppe, poi ci rechiamo assieme a prendere l’autostrada per uscirne a Vicovaro-Mandela e fermarci al bar King ad aspettare…Giuseppe, alias Peppe. Quando arriva trasbordiamo tutti i nostri bagagli nella sua macchina, ha i pneumatici invernali e ho il sospetto che oggi saranno molto utili. Quando da Livata prendiamo per Jenne troviamo la strada lucida di ghiaccio e anche con le gomme da neve si fa fatica a restare in strada. Dapprima ci fermiamo ad un chilometro dalla grotta, prima che inizi la discesa. Iniziamo a cambiarci proseguendo a farlo fino a quando passa un ciclista che viene proprio da Jenne. Si ferma a scambiare qualche parola, quando gli diciamo che ci siamo fermati qua per il timore che la macchina non ce faccia ci assicura che la strada e’ ottima e di non avere timori. Le parole convincenti del ciclista ed il pensiero di poter evitare un chilometro a piedi ci fanno rompere gli indugi. Rimettiamo tutto in macchina ed arriviamo cosi’ alla curva vicina alla grotta.Eccoci gia’ quasi pronti.Ecco Peppe e Giuseppe in versione rapinatori.Gli ultimi preparativi e scendiamo alla grotta, un estenuante avvicinamento di quasi 50 secondi non scuote i nostri animi temprati a queste fatiche disumane!Giuseppe libera l’ingresso dai tronchi ed iniziamo ad entrare. Dovremmo iniziare il rilievo da fuori ma ci si stanno ghiacciando i piedi, faremo quel che serve alla base del primo saltino. Appena dentro troviamo alcune piccole stalattiti di ghiaccio, mentre inizio ad impostare Topodroid per il rilievo ne riprendo alcune.Mentre Giuseppe ed io siamo impegnati nei passi preliminari per il rilievo Giuseppe alias Peppe, che e’ sceso per primo, ci avverte che intende proseguire per conto suo a visitare la grotta. E’ la sua prima visita alla Piccola Cretarossa ed e’ meglio che vada a godersela invece di annoiarsi a seguire noi che andremo lentissimi. Gli spieghiamo per sommi capi cosa lo aspetta e poi ci salutiamo.Iniziamo a fare il rilievo, Giuseppe andra’ avanti a segnare i punti di battuta, io mi occupero’ del DistoX e del trasferimento dei punti al Topodroid. Alla partenza del primo pozzetto troviamo ancora delle stalattiti di ghiaccio ma subito dopo il pozzetto sara’ lo stillicidio a farla da padrone.Accompagnati da una freddissima corrente d’aria proveniente da fuori arriviamo alla partenza del P25. Devo fare assolutamente una sosta per mettere una maglia aggiuntiva. Lo spogliarmi di nuovo e’ un poco macchinoso ma ne ho veramente bisogno, gia’ tremo per il freddo. Terminata l’operazione maglietta sono di nuovo operativo e riprendo Giuseppe nel pieno delle sue funzioni.Iniziamo a scendere il P25. Il primo tratto stretto e’ il piu’ antipatico ma ce la caviamo con un paio di battute.La battuta successiva la prendiamo alla cengia a meta’ pozzo.E con la battuta successiva terminiamo con successo il pozzo.Rimane ora da affrontare il primo P50, ci prendiamo qualche secondo per studiare la situazione poi procediamo.Giuseppe scende fino ad una cengia poco sopra il frazionamento, da sopra, anche se con qualche difficolta’ riesco a tirare una battuta.Proseguiamo in questa maniera, quando io sono al frazionamento intermedio, Giuseppe scende all’ultimo deviatore e poi prosegue. Lo stillicidio qua e’ intenso ma la maglietta aggiuntiva mi isola abbastanza e non sento piu’ il freddo intenso di prima. Appena passato il deviatore noto un pietrone alquanto in bilico. Strano, penso, avevo gia’ notato lo sperone di roccia formato dal sassone ma l’ultima volta ricordo che era ben attaccato alla parete. Boh, qualche roccia buttata giu’ nel frattempo lo ha indebolito fino a renderlo un pericolo. Sotto Giuseppe si e’ riunito a Peppe, urlo loro di rifugiarsi nel meandrino perche’ devo tirare giu’ un sasso. Quando vedo che sono al sicuro vado a saggiare il pietrone con un dito per vedere quanto sia instabile. Appena lo tocco si stacca e cade giu’. Lancio con urgenza il grido “SASSO!” che e’ seguito subito dal sasso che rimbomba giu’. Gia’ che ci sono tolgo di mezzo altra minutaglia e poi termino la discesa anche io. Prendo gli ultimi punti di battuta fino a raggiungere i miei amici e finalmente rivedo Peppe. E’ in versione ninja ma vi assicuro che e’ lui. Ha gia’ visitato il meandrino in cui tanto abbiamo lavorato le volte scorse e sarebbe quasi intenzionato a fare ritorno. Gli facciamo notare il pozzo alle sue spalle dicendogli che e’ un ulteriore P50 da scendere. Confessa che non lo aveva notato. Ora che lo guardiamo, ci accorgiamo che pero’ il pozzo non e’ armato. Mercoledi’ scorso sono scesi Valerio e Giulio, hanno sceso anche altri 2 pozzi per un totale di 15 metri ma evidentemente hanno preferito disarmare tutto per preservare la corda.Ci fermiamo qualche secondo a valutare il da farsi. Il rumore di “doccia aperta” che si sente dal P50 sotto di noi non ci rende simpatica l’idea di proseguire la discesa. Decidiamo di rimandare la prosecuzione del rilievo ad una stagione piu’ asciutta. Giuseppe ed io andiamo per il meandrino a proseguire quel ramo di rilievo, Peppe inizia a risalire. Mentre sono intento a rilevare, Peppe grida qualcosa. Non lo sento chiaramente, interrompo tutto e torno sui miei passi per sentire meglio cosa ha da dire. Ci comunica che la corda, sopra il primo deviatore e’ lesionata e che ci ha fatto un nodo. Per ora prendo nota mentalmente della notizia senza pensarci troppo su, avverto anche Giuseppe della cosa e terminiamo il rilievo. Peppe ci urla il libera, per lui il P50 e’ una bazzecola da pochi minuti. Dopo una breve contrattazione decidiamo che il prossimo a salire saro’ io. Sistemo gli strumenti da rilievo dentro lo zaino ed inizio a salire. Al primo deviatore guardo in alto, in effetti la corda struscia contro un piccolo sperone di roccia e si e’ lesionata, la calza e’ rotta. Dovremo assolutamente allungare il deviatore, eliminare lo sperone e forse fare un frazionamento. Sopra il P50 urlo la libera a Giuseppe, aspetto qualche minuto li’ e poi salgo anche il P25. Di Peppe nemmeno l’ombra, fatti bene i calcoli a quest’ora sara’ gia’ alla macchina a cambiarsi. Alla partenza del P25 mi metto comodo ad aspettare Giuseppe, mi cerco un angoletto riparato dalla corrente d’aria fredda che viene da fuori. Per passare il tempo decido di tirare fuori di nuovo il cellulare ed il DistoX per scaricare gli ultimi punti presi e finire il disegno della sezione su Topodroid. Accendo il cellulare e apro Topodroid, il cuore mi perde un colpo, non c’e’ nemmeno un rilievo! Magari vedo male, penso. Svelto tiro fuori il cellulare dalla custodia e riprovo. Nulla! Ah il cellulare si e’ bloccato, magari e’ solo un problema per qualche botta di troppo durante la risalita. Tolgo la batteria, conto fino a venti e la rimetto. Riaccendo con molta apprensione. Ecco Topodroid che parte…sollievo! Ora ci sono di nuovo tutti i rilievi. Accendo il DistoX, scarico i dati, aggiorno il disegno, spengo e rimetto tutto nello zaino. Ancora qualche minuto di pazienza e sento rumori sotto di me. E’ Giuseppe che arriva. Gli prendo lo zaino e poi terminiamo di salire assieme gli ultimi saltini fino all’uscita. Peppe, come pensavo e’ gia’ in macchina, cambiato. Ci conferma che e’ uscito circa un’ora prima di noi.Dopo esserci cambiati anche noi sotto una dolce nevicata rientriamo in macchina per tentare il ritorno alla civilta’.Quando siamo a Livata sono le 4 del pomeriggio. Abbiamo fame ma l’ora non e’ delle piu’ felici. Provo a chiamare il ristorante “Da Antonia” a Marano Equo. Spiego che siamo “gli speleologi”, che siamo appena usciti dalla grotta e chiedo loro se possiamo passare per un piatto di fettuccine. Acconsentono!!! Scendiamo giu’ senza fretta ma nemmeno lentamente. Giuseppe ha talmente fame che risulta sfuocato anche alla fotocamera.Peppe si contiene, io ho la pancia che fa i gorgheggi.Eccoci finalmente al ristorante. L’ultima, dolce, fatica sara’ il salire fin lassu’.Una rapida verifica allo sportellone dell’auto di Peppe che col freddo ha fatto le bizze rifiutando di aprirsi, poi andiamo.Della cena per pudore non ve ne parlo. Il dopo e’ tutto qua, andiamo al bar dove ci siamo incontrati stamane per recuperare la mia macchina. Visto che il bar e’ aperto ne approfittiamo per un caffe’. Ecco i Giuseppe riuniti e sorridenti. Dopo il caffe’ salutiamo Peppe e ci avviamo verso casa.Arrivato a casa abbandono Giuseppe perche’ possa tornare a casa e mi tuffo con piacere tra le mura domestiche. Per rassicurarmi prendo subito il nuovo rilievo e lo salvo, fidarsi e’ bene….

Per il vostro piacere ve lo presento in tutto il suo splendore. Alla prossima!

Pubblicato in amici, rilievo, speleo, SZS, uscite | Commenti disabilitati su Piccola Cretarossa – 10/12/2017

Corso Materiali – Villa Scirca – 1/12/2017

Al corso materiali a Villa Scirca vicino Costacciaro. Con Betta, Gabriele, Giuseppe e la partecipazione straordinaria di Luna e Mimmi.

Cosa si racconta di un corso materiali? In fondo in fondo siamo stati 3 giorni ad ascoltare di come si rompono corde ed attrezzature…Andare nei particolari sarebbe come ripetere il corso, come prima cosa non me ne ricordo abbastanza, secondo vi annoierei! Facciamo cosi’, vi mostro le foto fatte, se mi capita di ricordare qualche fatto notevole o simpatico, ve ne scrivo!

Venerdi’ 1 Dicembre

Iniziamo. La mattina prestissimo partiamo da Roma inzeppandoci nella mia macchina. L’appuntamento con Gabriele e Giuseppe e’ alla stazione Nomentana alle 7 meno un quarto. Una volta raccolti e stipati i nostri amici, partiamo alla volta di Villa Scirca, una frazione di Sigillo, vicinissima al piu’ speleologicamente noto Costacciaro. Arriviamo puntuali intorno alle 10, in tempo per prendere possesso delle stanze ed andare in aula per assistere alla prima lezione tenuta da Francesco, alias Checco. Breve pausa.Alcuni oggetti utili a supporto della lezione.Dopo il caffe’ riprende la lezione. Pranzo! A pancia piena si ragiona meglio ma puo’ anche calare un poco la palpebra.Ora c’e’ la lezione di Marco. Dopo una breve pausa riprendiamo scendendo in laboratorio dove ci verranno mostrate delle prove a trazione lenta. E’ di nuovo Checco a illustrarci come e’ attrezzato il laboratorio e cosa vedremo.Nico e’ ai comandi.Prima di tutto misuriamo la tenuta di varie corde senza nodi.Poi passiamo ai moschettoni.Cena!!!Dopo cena, qualcuno ha da provare attrezzi e corde da rompere, riscendiamo al laboratorio per qualche test fuori programma. Luca e, perdonami non ricordo come ti chiami, posano per un selfie di laboratorio.E’ sempre Nico a sovrintendere alle manovre.Qualche moschettone sacrificato alla scienza.

Sabato 2 Dicembre

La mattina alle 7 Luna non vuole sentire scuse, si deve uscire per i bisognini.Il tempo non e’ dei migliori, Monte Cucco e’ completamente coperto da nubi. Tira un vento teso e ghiacciato, Luna si spaventa per gli alberi che si muovono e quindi posso rientrare quasi subito senza prendere troppo freddo.Dopo la colazione, verso le 9 inizia la lezione tenuta da Checco.L’attenzione e’ alta ma i concetti e le informazioni da assimilare sono veramente parecchi. Ogni tanto l’abbiocco ha la meglio.Si, sono io, devo tenere gli occhiali perche’ i neon ed il proiettore sono letali per i miei occhi. Tutta l’aula all’inizio mi ha guardato strano ma ora dovrebbero essersi abituati.La lezione continua. Una corda seria!Ora si parla di attacchi resinati. Breve pausa caffe’ e poi ci spostiamo in laboratorio per vedere qualche prova sugli attacchi resinati. Qualche blocchetto di marmo bianco, vengono usati per i test.Di nuovo in aula.Un moschettone lievemente deteriorato.Un resinato che non ha retto molto.Ora si parla ancora di corde. Pranzo, e non dico di piu’. Riprendiamo la lezione, per favorire la digestione parliamo di sforzo specifico, un toccasana.Giuseppe non ce la fa e crolla?!? No, e’ il piu’ bravo tra noi “romani” ed e’ sempre li’ a prendere appunti.Altre formule digestive.Caso reale di una corda tolta da una grotta dopo quasi 11 anni. Hanno fatto i test di ogni tratto di corda ed ora Checco ci racconta dei risultati, abbastanza confortanti.Pausa caffe’ e poi laboratorio. Stavolta scendiamo a provare bloccanti. Nico, come sempre ai comandi.Checco illustra i risultati dei test e commenta i grafici che compaiono a video dopo ogni prova.Marco si adopra come assistente per il montaggio delle attrezzature da provare.Uno dei grafici.La corda dopo aver subito il test.La calza si e’ strappata ed ha iniziato a scorrere. I trefoli interni si sono mantenuti abbastanza bene.Lo stesso esperimento di prima ma con una corda usata e vecchia di alcuni anni. La calza si strappa via ed inizia a scorrere, ma molto meno rispetto alla corda nuova.Ecco il grafico che inizia a formarsi.Ho lo zoom e lo uso! Ora i trefoli iniziano a strapparsi.Tutti aspettiamo la rottura della corda da un momento all’altro.Il grafico finale, il tracollo in fondo mostra il momento in cui anche l’ultimo trefolo ha ceduto.Prova di una maniglia “antica”, un modello con dei leveraggi che si rivelano piu’ dannosi che utili in caso di crash.Inizialmente si comporta come gli altri bloccanti ma poi si rompe.Rotta. Nico la toglie.Ecco cosa ne e’ stato di lei.Ce la passiamo di mano in mano per ammirarla, sperando di non vederne mai una cosi’ ridotta mentre siamo in grotta.Prova del T-block. Per essere un aggegetto di pochi grammi non si comporta poi tanto male.Prova di un vecchio croll.Inizialmente sembra comportarsi come gli altri.Mentre siamo tutti in attesa che la corda si rompa, il croll cede e spara via il cricchetto, per fortuna senza danni per nessuno. E’ uno dei croll che utilizzano da anni nelle prove dinamiche alla torre di caduta, aveva gia’ subito troppi stress e stavolta non ce l’ha fatta.Cena. Alessandro, gestisce magistralmente l’ostello del Volo che ci ospita.Il pasto buono e rumorosamente allegro. Dopo cena, tra un digestivo e l’altro Nico ci racconta delle sue avventure speleologiche di quando era un aitante speleo ventenne. E’ bravo e divertente nel raccontare, lo ascolto volentieri per parecchio tempo ma poi la stanchezza arriva tutta assieme. Devo proprio salutare tutti ed andare a dormire.

Domenica 3 Dicembre

Ultima lezione, oggi mezza giornata, poi pranzo assieme e ritorno a casa. Gabriele e Luca confrontano i cellulari in attesa di iniziare.Giuseppe si e’ messo in prima fila assieme a me.Si inizia.Luna e’ interessatissima.Qualche grafico.La platea.Oggi si parla di nuovo di corde, repetita juvant.Pausa caffe’ e bisognini per Luna. Fuori c’e’ Monte Cucco sbianchettato dalla neve.Checco chiude la lezione ed il corso con una nota tecnico-storica. Non lo sapevo, ma e’ lui che tanti anni fa invento’ il MAO. Ci illustra i suoi principali vantaggi e lo confronta con il nuovo.Ultime battute con i ringraziamenti a tutti coloro che hanno dato una mano durante il corso.Ora c’e’ la consegna degli attestati. Questo e’ il mio.Ognuno attende pazientemente il proprio turnoE’ Marco a fare gli onori di casa.Per accelerare i tempi va lui in giro per l’aula a consegnarli.Luna si agita un poco per tutto questo movimento.Gabriele ritira il proprio attestato.Giuseppe, piu’ attento alle necessita’ sceniche, si posiziona ottimamente per essere ripreso durante lo storico momento.Manca solo la foto di gruppo. Iniziamo a sistemarci.Ci siamo quasi.Con lo striscione siamo perfetti!Alessandro viene ingaggiato per scattare la foto.E’ il momento dei saluti, ciao!Mi faccio fare una foto con Nico, ci conosciamo di vista da tanti anni ma e’ la prima volta che c’e’ l’occasione di passare alcuni giorni in compagnia. Una simpatica scoperta.Foto ricordo per noi “romani”.Foto anche per Alessandro che ci ha degnamente nutrito ed assistito in questi giorni.Pranzo!Un bel sorriso vale sempre la pena di mostrarlo. Foto finale con Checco.Dopo rimane altro da fare che lanciare un saluto cumulativo a tutti e salire in macchina per il viaggio di ritorno. Un corso interessante e compagnia piacevole. Altro non potrei dirvi. Alla prossima.

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58° Corso SCR – Arcaro – 26/11/2017

Grotta dell’Arcaro. La seconda grotta del corso.

Siamo alla seconda grotta del corso. Stavolta e’ stato deciso di fare 2 squadre che andranno in 2 grotte differenti, una l’Arcaro, l’altra gli Urli. Adriano, Stefano, Maurizio ed io andremo all’Arcaro con Laura, Sara, Alessandra, Carlo e Michele.

Ancora una volta abbiamo un appuntamento “incivile” alle 7.30 al bar “fico” vicino ad Ikea di Anagnina. Stavolta rompo le scatole a Stefano per un passaggio. La mattina quindi prendo la metro fino a Garbatella dove arrivo per le 7 meno un quarto. Stefano arriva puntuale  anche lui e mi carica. Facciamo sosta in un punto intermedio per incontrarci con Alessandra e Laura, non riesco ad essere piu’ preciso, mi sono perso gia’ da qualche chilometro! Quando arrivano le ragazze, Stefano ed Alessandra lasciano la macchina la’ e proseguiamo per il bar “fico” col capiente furgoncino di Laura. Al luogo dell’appuntamento finalmente posso concedermi una sostanziosa colazione mentre il resto del gruppo arriva. Una volta soddisfatti i bisogni energetici vediamo di organizzarci per arrivare alla grotta. Alla fine decidiamo di stringerci tutti nel furgone di Laura. Proviamo. Alla fine non si sta nemmeno troppo scomodi. Si parte. A Ceccano il navigatore fa le bizze e cerca di farci fare delle strade in salita che risultano proibitive per il furgone. Dopo aver lasciato un etto buono di gomme sull’asfalto scivoloso decidiamo di fregarcene del navigatore e andiamo a braccio, per fortuna Stefano ricorda bene la strada. Alla fontana, del gatto, mi sembra, parcheggiamo ed iniziamo a prepararci.Una volta pronti cerco, con fatica, di radunare tutto il gruppo per una foto. Al primo tentativo quasi ci riesco, solo dopo aver scattato la foto mi accorgo che mancava Sara, ancora in macchina a sistemare le sue cose.Col secondo tentativo siamo finalmente tutti e posso avere la mia foto ricordo.Si parte.Strada facendo troviamo delle bacche di rosa canina. Stefano ne mangia dicendo che sono ricche di vitamina C. Le assaggiamo anche noi, personalmente non le trovo entusiasmanti…Dalla faccia direi che nemmeno a Laura sembrano una delizia.Le ragazze prendono la testa del gruppo e procedono a passo spedito. Nel frattempo noi “maestri” definiamo alcuni particolari della giornata. E’ deciso, almeno per la prima parte della grotta Adriano e Maurizio si occuperanno dell’armo mentre Stefano ed io seguiremo gli allievi. Il sentiero tra i rovi che porta dalla strada all’imbocco della grotta e’ ben sgombro, ho fatto portate le forbici a Stefano ma sono inutili, meglio cosi’. Arrivo all’ingresso e rubo una foto, adesso che la grotta e’ distratta!Dopo mi giro per immortalare chi arriva. Ecco Laura col ciuffo ribelle.Adriano pie’ veloce.Michele, sembra voler chiedere indicazioni, ma e’ solo sorpreso dalla mia foto.
Anche Alessandra e’ sorpresa……e cerca di mimetizzarsi tra le fresche fratte!Arrivano gli altri.Stefano in 3 passi e’ su.Alessandra valuta se tentare una arrampicata sulla liana, tipo Tarzan.Michele vorrebbe dissuaderla ma e’ basito da una tale fantasia.Laura e Sara si sono messe comode e fanno salotto. Dietro di loro Adriano e Maurizio stanno iniziando ad armare l’ingresso.Adriano si sporge oltre il foro d’ingresso per armare il breve salto che porta alla base della frattura su cui e’ impostata la grotta. Maurizio gli fa da assistente e consigliere.In un paio di minuti e’ tutto pronto ed i nostri armatori sono giu’ e ripartono decisi verso il pozzo successivo.Io scendo e aspetto paziente che arrivino gli allievi.La discesa del primo saltino e’ solo una formalita’ per i nostri arditi corsari. Quando siamo in parecchi alla base del fratturone, vado a sbirciare il lavoro degli armanti. Hanno sistemato il traverso ed armato il pozzo. Ora stanno scendendo. C’e’ solo da verificare dove poter mettere un deviatore in maniera che la corda non tocchi, ma rimaniamo d’accordo che ci penseremo noi.Quando vengo raggiunto da Stefano, scendo il pozzo per iniziare le manovre che porteranno tutto il gruppo a raggiungermi. Mentre attendo i corsari discensori, mi diletto in qualche foto.La prima discesista e’ Alessandra.Eccola che arriva, sicura e sprezzante del pericolo. Puo’ sembrare abbia “alzato il gomito”, ma e’ solo una impressione!Dopo di lei le discese si susseguono senza particolari soste o problemi.Il gruppo in attesa dietro le mie spalle inizia a farsi consistente.Gli ultimi a scendere sono Carlo ed il nostro Stefano. Ora possiamo riprendere la nostra camminata.Dopo il pozzo ci sarebbe da camminare ma in effetti non e’ proprio agevole la progressione. La base della frattura presenta dei buchi da passare con attenzione.Con la tecnica piu’ confortevole per ognuno anche questi piccoli ostacoli vengono passati senza troppi problemi.E l’ultimo, sempre Stefano, chiude la porta!Siamo talmente veloci che troviamo gli armatori ancora impegnati col loro impegno armatorio. Adriano e’ sulla corda ora e ha quasi terminato.Maurizio reclama a gran voce il cambio, vuole stare in compagnia degli allievi per assorbire la loro simpatia ed ammorbarli con la puzza del sigaro. Mi rimetto alla volonta’ popolare, alla fine prendo il suo posto e scendo subito dopo Adriano.Alla base del pozzo trovo Adriano sconfortato, il nodo della bandoliera di cordino che si era fatto per portare il materiale d’armo si e’ sciolto. Alcuni moschettoni sono caduti tra i massi ed Adriano dispera di poterli recuperare. Non e’ tanto il dolore per la perdita che attanaglia Adriano, quanto il puro terrore del dover confessare il mancato ritorno di tutto il materiale ai nostri inflessibili magazzinieri! Alla fine pero’ Adriano si comprime come una sardina e, divincolandosi tra le rocce come una anguilla, riesce a recuperare i moschettoni. Torna alla superficie ancora un poco storto ma mostrandomi con orgoglio e sollievo i moschettoni recuperati. Dopo avermi costretto a prenderli in consegna, possiamo iniziare le operazioni di discesa dei nostri arditi allievi.Quando le operazioni di discesa sono ben avviate, Adriano ed io prendiamo commiato e ci avviamo per proseguire con l’armo. Ci attende la risalita. Vado io ad armarla, sembra che oggi mi tocchi lavorare. Trovo con piacere che la corda fissa e’ stata sostituita ed i nodi rifatti. Per agevolarci metto comunque un’altra corda. Mentre i nostri iniziano ad ammassarsi nei pressi della risalita termino di sistemare la corda ed avviso sotto che si puo’ procedere. Iniziano a salire di buona lena.Il primo a cimentarsi e’ Maurizio che accompagna Carlo.Li attendo sopra per dare una mano. Nel frattempo mi diletto con le concrezioni.Ecco Carlo che arriva vittorioso e soddisfatto.Quando Carlo esce dal pozzo della risalita, lo accompagno a passare il saltino successivo e quindi alla base della breve risalita che porta dove tradizionalmente ci fermiamo per fare pranzo.Sistemato Carlo, torno indietro a recuperare la corda per armare la risalita del pranzo. Ripongo la fotocamera e faccio altro fino a quando tutto il gruppo e’ salito ed assiepato in “sala” da pranzo. Ora che c’e’ un momento di quiete convinco Stefano ad andare a fare un giro per cercare il passaggio che, lo abbiamo visto sul rilievo, riporta vicino all’ingresso per un’altra via. Visto che passiamo vicino a delle belle concrezioni ci prendiamo del tempo anche per scattare loro delle foto.Mi piacciono molto questi cristalli, ma la foto non rende loro giustizia.Con Stefano proseguiamo a cercare la via per il bypass ed intanto ci scambiamo foto. Dopo una decina di metri percorsi nella frattura larga circa mezzo metro, ci si presentano 2 scelte, proseguire orizzontalmente oppure salire qualche metro. Stefano prosegue basso, io salgo. Dopo aver salito qualche metro ed avanzato qualche altro mi trovo davanti ad un restringimento della frattura. La osservo per un poco per valutare se mi e’ possibile tentare il passaggio. Nello scrutare in avanti vedo una corda che sale verso l’alto. Una buona notizia, nel rilievo era indicato un pozzo da 20m. Deve essere questo. Avverto Stefano della buona nuova. Per oggi pero’ non ci avventureremo oltre, siamo qua per i nostri corsari, non dimentichiamolo. Tornando indietro al nostro dovere continuo a scambiarmi foto con Stefano.Facciamo anche un tentativo di illuminare da dietro una bella colata ma i risultati, almeno dal mio lato non sono eclatanti.Una simpatica nicchia.E ancora un’altra.Eccoci ritornati alla base della breve risalita che porta alla “sala da pranzo”.Saliamo svelti e ci mettiamo comodi facendo ancora qualche foto al gruppo.Oramai il pranzo e’ terminato da tempo, e’ il caso di prendere la via del ritorno. Iniziamo senza fretta la discesa.I corsari scendono anche la prima risalita senza troppi patemi d’animo. Io rimango indietro per disarmare la risalita della sala da pranzo. Faccio appena a tempo a vedere Maurizio che scende dopo aver assistito l’ultimo allievo. Quando ha sceso anche lui disarmo la nostra corda e scendo su quella fissa. NOTA BENE: Stefano scendendo ha tolto il deviatore dalla corda fissa. Il deviatore in questione era costituito da un cordino in kevlar ed un moschettone nuovo nuovo. Lo aveva messo lui durante la precedente visita alla grotta per migliorare l’armo durante il passaggio del suo gruppo. Pensava di recuperarlo uscendo, poi pero’ chi ha disarmato ha scordato di farlo. Stefano ha rimediato oggi lasciando un nodo al posto del deviatore. I prossimi visitatori della grotta dovranno provvedersi di un deviatore.Quando arrivo alla base della risalita mi ritrovo solo soletto. Mentre rifaccio la corda torna indietro Adriano a darmi una mano. Sistemato tutto negli zaini andiamo a raggiungere i ragazzi. Li troviamo al saltino intermedio, quello a cui Adriano ripensa con un brivido, e’ quello dove ha rischiato la perdita dei moschettoni!Il tempo di una foto ad Alessandra poi ripongo la fotocamera per dare una mano e poi proseguire con il disarmo.Mi ricordo il mio dovere documentario solo in corrispondenza del saltino che affaccia con l’esterno, in tempo in tempo per riprendere Stefano che si infila nell’oblo’.Trova l’intruso!Saliti tutti i corsari lasciamo al Direttore del corso, alias Adriano, l’onore e l’onere di disarmare il saltino.Eccolo che si affaccia sorridente all’oblo’ dopo aver compiuto il proprio dovere.Ma si, dai, se ne merita anche un’altra!Stefano, Adriano ed io torniamo alle macchine dove i nostri corsari, accompagnati dall’ineffabile Maurizio, si sono gia’ cambiati. Facciamo anche noi del nostro meglio ed in pochi minuti siamo pronti a partire. Dobbiamo fare presto, alcuni componenti dell’altra squadra, quella degli Urli, sono gia’ al ristorante “La Cantinella” in quel di Ceccano e ci aspettano per la cena. Eccoli in tutto il loro splendore.Una allegra cena in compagnia di tanti amici e’ sempre una ottima conclusione per una bella uscita in grotta.  Dopo le abbondanti libagioni ed il sostanzioso pasto il ritorno e’ sonnacchioso assai. Per fortuna Laura, la nostra driver, e’ di tempra forte e resiste stoicamente al nostro corale russare portandoci sani e salvi fino al bar “fico”. Continuo a sonnecchiare anche in macchina di Maurizio ma riesco quasi a fare conversazione con lui, tra uno sbadiglio e l’altro, fino a quando mi scarica sotto casa. Alla prossima.

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58° Corso SCR – Pozzo Comune – 19/11/2017

Seconda uscita del corso SCR. La solita, classica ma sempre piacevole, uscita a Pozzo Comune.

La mattina alle 7 passa Maurizio a prendermi, mi risparmia di prendere la metro e gia’ questo contribuisce a stemperare il malumore per l’alzataccia. Non sono piu’ abituato ad appuntamenti alle 7.30 al bar vicino ad Ikea di Anagnina! Al parcheggio vicino al bar troviamo una macchina storica e non riesco a non prendere una foto di lei.La foto successiva pero’ e’ per Francesca che, incurante del freddo pungente, se ne sta fuori ad attendere.Durante e subito dopo la colazione arrivano gli altri corsari. Mancano ancora Stefano ed il direttore del corso, il nostro Adriano. Matilde, Stefano, Fabio e Max invece sono gia’ partiti alla volta di Pozzo Comune per procedere all’armo della grotta.Stefano arriva quasi in orario, Adriano, da buon direttore, si fa attendere. Ma alla fine arriva pure lui.Ci distribuiamo nelle macchine con l’intento di prenderne il meno possibile. Adriano lascia la sua e viene con noi. L’appuntamento successivo e’ al bar Semprevisa a Carpineto.Qua al bar Semprevisa, oltre a ripetere la colazione e fare pausa bagno, impieghiamo molto tempo per sistemare i lacci delle scarpe di un corsaro, lo stesso che aveva delle scarpe strane la scorsa domenica in palestra. Deve avere un rapporto conflittuale con le scarpe! Risolto il problema delle scarpe saliamo a pian della faggeta e parcheggiamo in ordine sparso per procedere alla vestizione.Stefano ed il grosso degli allievi sono andati un poco piu’ avanti. Quando sono pronto li raggiungo.Eccoli i nostri corsari, quasi pronti in fisico ed attrezzatura.Qualche controllo alle luci per Alessandra mentre Stefano ed Adriano preparano gli zaini.Inizio a sentire caldo ed a sudare. Visto che molti sono pronti, decido che e’ tempo di avviarsi alla grotta. Urlo che mi avvio ma credo mi senta nessuno. Infatti nessuno mi segue.Scendo il sentierino scivolosissimo fino all’imbocco vero e proprio della grotta. Qua la temperatura e’ migliore assai, o meglio e’ piu’ adeguata ai vestiti che ho addosso.Sento rumoreggiare alle mie spalle, ecco il gruppo che arriva compatto. Sembra che qualcuno abbia scordato le batterie di ricambio ma per fortuna Stefano ne ha portate in piu’ proprio per questa evenienza.Iniziamo subito con la discesa del primo saltino. Scendo per primo e mi organizzo per fare sicura a chi scende sia dalla via di destra che da quella a sinistra.Poco piu’ avanti c’e’ il salto successivo che porta alla sala. L’armo e’ sempre doppio ed e’ fatto in maniera da formare con la corda uno sbarramento a chi volesse affacciarsi sul salto. Faccio accomodare tutti la’ controllando che mettano la longe sulla corda di sicura.Quando i corsari sono in gran parte assiepati davanti al salto che affaccia sulla sala, vengono raggiunti da Stefano ed Adriano che li controllano in quella discesa. Quando con Maurizio smaltiamo la coda, li raggiungiamo per dare una mano.Eccoci infine tutti nella sala grande. Un saluto alla luce del giorno, ancora pochi passi e saremo nel regno del buio.Andiamo avanti, stavolta i nostri armatori hanno deciso di armare solo il P19 tralasciando il pozzo che c’e’ poco prima. In compenso pero’ il P19 e’ armato con 2 vie. Trovo tutti assiepati alla partenza del pozzo.Mi affaccio a curiosare. Sul bordo del pozzo trovo Fabio, uno dei presti armatori, a presiedere alle partenze. Lo saluto allegramente. Sara sta scendendo, sembra abbia qualche difficolta’. Fabio taglia corto con i saluti e mi esorta a seguirla per darle una mano sui deviatori, se dovesse servire.I deviatori non portano troppo disagio ai nostri intrepidi allievi. In breve tempo siamo giu’ in parecchi. Mi impossesso di un piccolo gruppo per proseguire fino al salto successivo. Si tratta della mitica pozza che quasi una volta su 2 mi frega facendomi inzuppare i piedi.Vado avanti per mostrare come si passa. Questa e’ la volta buona e riesco a passare indenne. Iniziamo le operazioni di passaggio della pozza “fetente”. Dietro di me sento vociare, e’ il resto degli armatori che torna. Anche dal P19 inizia ad arrivare il resto del gruppo. La pozza fetente in pochi minuti diventa un incrocio intasatissimo. Max mi raggiunge da sotto e si mette a governare l’incrocio. Passati alcuni corsari, mi avvio a scendere il pozzo subito dietro di me per fare spazio.A meta’ del pozzo incontro e saluto Stefano il terzo componente della squadra d’armo. Alla base del pozzo, last but not least, trovo Matilde intenta a fare uno spuntino. Non perdo tempo nel rubarle un sorriso ed un abbraccio.Questa non saprei dire come e’ uscita fuori, pero’ mi piace l’effetto e ve la mostro.Totem propiziatorio, sono sicuro che a Nerone piacerebbe molto.Eccoli qua, in posa per “Siamo la coppia (speleo) piu’ bella del mondo e ci dispiace per gli altri”! Sono simpatici ed affiatati, se arrivassi anche a ricordarmi i loro nomi sarebbe un successone. Per ora mi accontento di far loro una foto.Terminato l’ingorgo alla pozza fetente e sceso il pozzo successivo fino alla sala dove li attendo, non ci rimane altro che affrontare lo scivolo di fango e quindi goderci il meandro fino al pozzo Marilu’.Andiamo avanti in una ordinata fila indiana.Le uniche soste le facciamo alle pozze dove i nostri corsari devono sfoderare le unghie e dare sfoggio delle proprie capacita’ di arrampicatori o quanto meno di ginnasti per passare indenni le suddette con abili mosse, prese ardite e spaccate da brivido. Max passa per primo mostrando quanto sia facile il passaggio ma i nostri corsari all’atto pratico non riescono a condividere pienamente la sua opinione.Passata la prima pozza quasi indenni proseguiamo sempre in fila indiana ammirando il meandro. Anche io che l’ho visto davvero tante volte, non posso fare a meno di ammirare il paziente e mirabile lavoro dell’acqua sulla roccia.Breve sosta per un sorriso, serve sempre.Ma voglio esagerare, meglio 2 sorrisi che uno!L’ultima pozza, quella a pochi metri dall’affaccio sul pozzo Marilu’ e’ la nuova prova d’ardimento. La passano indenni quasi tutti…tranne Sara che ci casca dentro fino ai fianchi. Ne rimane contrariata ed a nulla serve il mio raccontarle che praticamente tutti i visitatori di Pozzo Comune, almeno una volta, hanno provato l’ebbrezza di un bagno in una delle pozze. Mentre si consuma il dramma di Sara, Max inizia a far scendere il Marilu’. Sembra che di acqua ce ne sia, ma non eccessiva. Il pozzo e’ stato armato con 2 vie. Anche questa discesa la potremo fare in coppia.Mi affaccio anche io a curiosare mentre i primi 2 arditi completano la discesa.La fila dietro di noi e’ nutrita ma ci stanno raggiungendo anche gli altri istruttori, ovvero maestri. Max scende in compagnia di un allievo. Alla discesa successiva tocca a me con lei. E’ molto presa dal montaggio del discensore e non ha alcuna intenzione di prestarmi di nuovo il suo sorriso.Quando arrivo alla base del pozzo rischio a mia volta una inzuppata. Vi racconto la mia disavventura finita bene. Alla base del pozzo c’e’ una pozza d’acqua proprio sulla verticale di discesa. Con un agile spinta sulla parete mi tolgo dalla verticale per evitare d’acqua. Arrivato al sicuro, vado per poggiare i piedi a terra ma le scarpe scivolano sulla roccia bagnata. Torno cosi’ a dondolare, molto contrariato, verso la verticale del pozzo. Mi spingo nuovamente con decisione sulla parete del pozzo per riportarmi fuori dall’acqua. Oramai pero’ oscillo quasi a pelo d’acqua e sono seriamente a rischio di inzuppata clamorosa. Il nuovo tentativo finisce come il primo, scivolo nuovamente verso l’acqua come il Wile Coyote dei cartoni animati. Per fortuna al terzo tentativo arriva un aiutino da Max e gli altri che assistevano alle mie prodezze. Probabilmente con un altra decina di tentativi avrei risolto da solo, pero’ un aiuto al momento giusto e’ sempre il benvenuto. Tutto e’ bene quel che finisce bene! Una volta ritornato con i piedi saldamente in terra vedo che alcuni corsari hanno dato scalata ad un “fungo” che sovrasta la sala alla base del Marilu’. Il “fungo” e’ accanto ad una cascatella d’acqua abbastanza intesa, ma dove sono loro sembra essere abbastanza asciutto. Li raggiungo per scattare assieme qualche foto.Purtroppo la nebbia che creiamo con l’evaporazione dell’acqua dai nostri vestiti impedisce di avere foto chiare, ci provo un paio di volte ma gia’ so che i risultati saranno scarsi.Ancora non sono scesi tutti, pero’ la pioggia alla base del pozzo e’ inevitabile ed iniziamo a sentire freddo. Le salite hanno una pausa, decidiamo che e’ il momento di iniziare a salire. Intanto saliremo 2 per volta. Quando sopra saranno pronti, useremo le 2 corde nei 2 sensi. In una si salira’ mentre con l’altra continueranno le discese. Max inizia a risalire con una corsara. La successiva sarebbe Sara che era gia’ infreddolita dalla inzuppata nella pozza prima del Marilu’. Vorrebbe salire accompagnata. Mi offro per accompagnarla. Vorrei realmente salire assieme a lei, pero’ nella prima meta’ del pozzo si e’ sotto una vera e propria doccia, mi fermo qualche secondo ad aspettarla ma il fastidioso colare dell’acqua fredda giu’ per la schiena mi convince che non e’ il caso. Riprendo a salire di buona lena. Tento una nuova sosta pochi metri sopra, ma forse e’ pure peggio di prima. L’acqua scompare solo a qualche metro dal frazionamento. Sara e’ ancora ad inizio pozzo. Max si affaccia e mi esorta a lasciare libera una corda per far passare un allievo che desidera scendere. Facciamo un poco di acrobazie al frazionamento per scambiarci di posto poi lui parte ed io esco dal pozzo. Eccolo mentre si incrocia con Sara.   Qua sopra sembra esserci ancora il pienone.Ecco Sara che arriva, stanca ma felice.Dopo averle dato una mano per il passaggio del frazionamento, mi ritiro dentro per farla uscire dal pozzo senza intralci.Sara e’ infreddolita, la caduta nella pozza e la doccia subita scendendo e poi salendo il Marilu’ l’hanno provata. Stefano si offre volontario per accompagnarla lungo il meandro fino alla sala subito dopo lo scivolo di fango. Arrivati la’ organizzera’ un poco di campo per farle recuperare temperatura e buon umore. Certo e’ che a stare fermi si sta caldi per nulla…Dopo un poco decido di fare un giretto anche io. Vicino a me noto che c’e’ lo zaino che portava Matilde. E’ abbastanza pesante. Con l’intento di aiutare decido di arrivare fino al campo con lui. Avverto Max delle mie intenzioni ma credo non mi senta. Detto fatto mi avvio. Gia’ il muoversi un poco mi riporta calore addosso.Cammina cammina, arrivo allo scivolo di fango. Ora sono a portata di voce di Stefano, gli urlo che lascio lo zaino nei pressi dello scivolo e torno indietro, magari nel frattempo qualcuno ha risalito il Marilu’ ed e’ da accompagnare. Strada facendo perdo qualche secondo per delle foto al “meandro scolpito”, mi piace troppo.Ancora una e poi riprendo per la mia strada.Mi manca proprio tanto cosi’ per arrivare alla partenza del Marilu’ quando sento rumoreggiare per il meandro. Ma e’ Valeria! Le rubo un sorriso nebbioso e poi ritorno sui miei passi per accompagnarla a fare compagnia a Sara.Arrivati allo scivolo di fango, vedo con piacere che lo zaino nel frattempo e’ stato preso da Stefano. Saluto Valeria e torno indietro. Stavolta pero’ cerco un posto consono e lascio l’attrezzatura. Qualche chilo in meno da portare non fa mai male. Al Marilu’ trovo ancora Max intento a presidiarlo. Le operazioni di risalita procedono. Quando ripeto a Max di aver portato via lo zaino giallo di Matilde ho la conferma che non mi aveva sentito quando l’ho detto la prima volta. Infatti brontola un poco perche’ dentro c’e’ il suo cambio e preferiva averlo a portata di mano. Mi offro di riportarglielo indietro ma un altro brontolio mi informa che dopo tutto va bene cosi’, sotto al pozzo sono rimasti solo maestri e tra poco leveremo tutti le tende da qua.Adriano, il nostro direttore del corso, si concede un sorriso.Alcuni allievi mentre ero in itinere sono risaliti. Faccio ancora un giro fino al campo con loro.Al campo stavolta ci arrivo anche io e mi fermo a fare uno spuntino. Visto che ho portato solo della cioccolata approfitto della generosita’ dei corsari e assaggio da loro quel che hanno portato. Lo faccio con moderazione, devo tenermi leggero per la cena alla Sbirra! Gli istruttori reduci dal Marilu’ arrivano alla spicciolata. Per chi, come Sara, e’ arrivato al campo da parecchio, iniziano le operazioni di risalita. Arriva anche Max che chiude la fila.Ora il campo e’ quasi affollato.Chi mangia, chi riposa, chi si prepara a proseguire.Ecco alla parete un bel trio, Matilde, Fabio ed Alessandra. Bi-sorriso.A mano a mano che i corsari si dichiarano soddisfatti dello spuntino e del relativo riposo vengono accompagnati nel risalire il pozzo e quindi al superamento della pozza “fetente”. Dobbiamo “solo” risalire il 19. L’attesa non si preannuncia breve. Dopo aver tremato assieme per circa un’ora, mi viene offerto di dare il cambio a Stefano al deviatore intermedio. Accetto con entusiasmo all’idea di riscaldarmi con la salita. Appena arrivo al deviatore armeggio un po’ per trasformarlo in un frazionamento. Con questa modifica ad una delle 2 corde intendo spezzare la salita in 2 tratte indipendenti e provare a velocizzare le operazioni di risalita. Quando passa l’ultimo corsaro, smonto il frazionamento e sistemo nuovamente il deviatore. Appena si libera una delle corde salgo anche io e mi fermo su ad aspettare l’arrivo dei miei amici.Arriva Matilde. Per uscire dal pozzo tenta la tecnica del crocifisso, le viene mica male!A chiudere la fila c’e’ ancora Max. Matilde ed io lo aspettiamo rimettendo a posto corde e materiali negli zaini. Quando siamo pronti ed andiamo alla sala iniziale sono quasi tutti usciti. Finiamo di disarmare gli ultimi pozzetti e poi…Dannaz…Malediz…ho scordato il mio zaino nella sala iniziale! Smoccolando non poco mi faccio ridare una corda ed un paio di attacchi. Torno indietro, armo il saltino che affaccia sulla sala e scendo. Lo zaino l’ho realmente scordato, ma nella sala non ve n’e’ traccia. Probabilmente qualche volenteroso l’ha portato con se’ uscendo. Poco male, risalgo e disarmo nuovamente il saltino. Max mi ha aspettato, usciamo insieme. Alla macchina finalmente mi cambio. Il sollievo maggiore ce l’ho nel mettere i calzettoni asciutti, una gioia! Dopo aver sistemato tutto e’ ora di pensare alla cena. Stefano, che e’ uscito tra i primi, aveva il compito di prenotare alla Sbirra. Maurizio mi informa che e’ tutto a posto. I pochi minuti per scendere in paese, parcheggiare in piazza e salire su fino al ristorante nemmeno li avverto. Entrando saluto con gioia i gestori della Sbirra, li abbraccio lamentando una lontananza di quasi un anno. Dopo i saluti corro a prendere posto a tavola, ora ho proprio fame. Anche Adriano non si fa pregare.   Max ci segue da presso e si accomoda comodo.Stefano e’ addirittura sbalordito al pensiero di quante fettuccine mangeremo stasera.Matilde si muove troppo perche’ la fotocamera possa metterla a fuoco, comunque vi assicuro che e’ lei.Entra tutto il resto del gruppo. Sulla sinistra, anche lui sfocato, c’e’ Luca a fare gli onori di casa.Carlo e Francesca sembrano spaesati ma sicuramente le fettuccine li rassicureranno.Stefano prende posto ed aspetta con pazienza.Tutti pronti! Siamo divisi in 2 tavoli, pero’ ci siamo solo noi e l’allegria non manca. Le fettuccine arrivano poco dopo a completare la giornata.Per il ritorno devo ringraziare la forte tempra di Maurizio che guida incurante del sonno con a fianco il buon Adriano che cerca di restare sveglio a sua volta. Io mi metto dietro per dormicchiare senza pensieri di sorta.

Tirando le somme, Pozzo Comune e’ una classica da corso ma sempre molto divertente ed interessante. Alla prossima.

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Corso SZS – Palestra Morra Zinna – 18/11/2017

Corso SZS. Prima uscita. Palestra Morra Zinna.

La mattina passa a prendermi Gabriele. Come al solito l’orario dell’appuntamento e’ approssimato ai 20 minuti ma oramai sono abituato e aspetto paziente dormicchiando sul divano. Oggi Luna verra’ con noi ma ancora non lo ha capito quindi, come ogni domenica, gira nervosamente vicino allo zaino arancione uggiolando per il subodorato abbandono. All’arrivo di Gabriele, quando mi vede prendere il famigerato zaino Luna prorompe in un ululato di disperazione, credo odi questo zaino con tutta se’ stessa. L’ululato di disperazione si trasforma in feste sfrenate quando mi chino per prendere il suo guinzaglio. Con lei saltellante di gioia andiamo a raggiungere Gabriele che ci aspetta in strada. Inizialmente sembra esserci un problema di spazio per ospitare Luna, avremo un altro ospite oggi, Giancarlo. Pero’, dopo aver razionalizzato pochino il caos che regna sovrano nei sedili posteriori della inossidabile Meriva gabriellesca, lo spazio esce fuori facilmente e possiamo partire. Luna salta su, ignara di aver rischiato un triste ritorno a casa, e si accoccola beata sul sedile. Prima di prendere l’autostrada facciamo una deviazione per prendere Giancarlo al parcheggio di Metro, il negozio, non il mezzo di trasporto. Il parcheggio di Metro e’ a mio dire il luogo piu’ brutto per darsi un appuntamento, non un bar, nessun posto che porti conforto, mi mette tristezza! Pero’ a Gabriele piace tanto e quando puo’ organizza i rendez vous in quel posto. Quando arriviamo al parcheggio il buon Giancarlo e’ gia’ la’ che ci aspetta pazientemente, lo carichiamo svelti e ripartiamo. Dopo l’autostrada e qualche chilometro di Tiburtina, una veloce sosta da Cicchetti per la colazione rende la mattinata piu’ simpatica. Alle 10.30 abbondanti siamo all’appuntamento allo spiazzo davanti alla villa di Nerone. Troviamo nessuno, ma visto l’orario, l’appuntamento era alle 10, e’ normale. Senza indugi ci rechiamo alle pareti di Morra Zinna. Qua troviamo un fervere di attivita’. Tutte le vie sono gia’ armate e Nerone, il “nostro”, non quello della villa, ha indossato il colbacco e si gode una pipata in santa pace.Subito Gabriele e Giancarlo si dedicano ai ragazzi che parteciperanno al corso. Sono tutti alunni, o ex-alunni di Marione che al momento e’ assente giustificato perche’ convalescente, un augurio di pronta guarigione a lui.Mentre io mi gingillo indossando l’attrezzatura, Valerio e’ in parete per gli ultimi ritocchi.Irene sente per nulla freddo ma si copre perche’ vuole mantenere il riserbo. Per fortuna riesce a sorridere anche con gli occhi.Gabriele continua il controllo delle attrezzature e la vestizione dei corsari.Luna da’ segni di insofferenza, in effetti appena scesa dalla macchina l’ho legata ad un palo. Rimedio portandola a fare una breve corsa sulla strada che scende verso l’Aniene.Appena la sciolgo si lancia in una corsa sfrenata, solo dopo pensa a fare i suoi bisogni. Ora e’ piu’ calma, possiamo tornare.Maurizio e’ gia’ sulla corda, pronto a seguire i nostri ragazzi.Gli ultimi aggiustamenti alla attrezzatura prima di lasciarli cimentare con la salita.Un armo “inusuale” durante i corsi causa un vivace scambio di idee tra noi istruttori (o maestri che dir si voglia). Alla fine arriviamo alla conclusione che e’ meglio tornare ad un armo piu’ tradizionale. Maurizio si incarica di trasformarlo opportunamente.Fa fresco. Visto che ora l’attrezzatura l’ho indossata faccio qualche volta su e giu’ per la corda di servizio. Cosi’ mi scaldo e faccio foto dall’alto.Irene, sempre in incognito, inizia il proprio allenamento. Ha promesso che oggi, tra salite e discese fara’ almeno un -1.000!Sorpresa! Arriva Livia.Doppia sorpresa! Si e’ tolta i dreads di cui ho sempre vista ornata la sua testa. Ora sfoggia dei fluenti capelli raccolti in una simpatica treccia. Il suo sorriso comunque non ne ha sofferto!Irene intanto continua infaticabile.I corsari sono partiti subito dopo uno spiegone di tecnica tenuto da Valerio.Luna si gode qualche coccola di Livia mentre cerca di capire cosa sia tutta l’agitazione che le si presenta davanti.Ancora Irene.Maurizio fa sicura durante la discesa di un allievo. Gli altri osservano in attesa del proprio turno. Gabriele e Giancarlo osservano che tutto proceda per il meglio. Nerone, non lo vedete, pero’ e’ sopra in compagnia della sua pipa che fa accoglienza a chi sale e scende sulla corda rossa.Valerio mentre segue un corsaro sulle altre vie.Ecco Nerone in attesa alla fine della corda rossa. C’e’ pure Irene, non si concede nemmeno un attimo di riposo.Ecco una vista d’insieme della parete dove ferve l’attivita’.Gabriele abbraccia un paio dei suoi nuovi pupilli. Gia’ pensa a come organizzare eventi post-corso per coinvolgerli.Intanto le discese ardite e le risalite proseguono senza sosta, via uno subito subentra un altro. L’entusiasmo non manca di certo.Luna uggiola, vuol farmi capire che si e’ rotta le scatole di stare letteralmente al palo. Per la sua gioia e per non sentirmi troppo in colpa la porto di nuovo a fare una corsa.Stavolta scendiamo fino all’Aniene.Eccolo, sempre bello, anche nella mise autunnale.Fatta la corsa con Luna, la riporto al palo. Gli esercizi in corda proseguono senza sosta.Gabriele raccoglie ordinazioni, sta andando a comperare i panini. L’ora di pranzo si avvicina.Nerone dopo ore sul “trespolo” alla fine della corda rossa decide che e’ ora di prendersi una pausa.…e intanto Irene continua la sua maratona in incognito.
Maurizio ha preso il posto di Nerone, in tutti i sensi, fumo puzzolente compreso (di sigaro pero’!).Faccio una salita anche io, per sgranchire le gambe. Ne approfitto per una panoramica delle macchine.ed una dello spiazzo picnic.Un’altra bella sorpresa, arriva anche Elia a farci visita.Maurizio nell’esercizio delle sue funzioni.Man mano che terminano quello che stanno facendo in parete i nostri corsari si radunano per il pranzo. Si inizia a parlare di caffe’ caldo, sono molto interessato.Nell’attesa faccio ancora una salita per andare ad importunare Maurizio ed il corsaro di turno.Un altro gradito arrivo. Ciao Erminio!Irene, maratoneta in versione speleo, continua infaticabilmente a consumare le corde del gruppo.Il caffe’ non era una chimera alla fine sono riuscito a carpirne una tazza e l’ho condito con la mistura alcolica offerta da Nerone. Dopo la corroborante pozione risalgo su corda per smaltirla.Una nicchia nella roccia con uno strano grumo all’interno.Dopo il pasto si riprende con entusiasmo ancora maggiore. Maurizio ora e’ a terra mentre Nerone e’ di nuovo al suo posto.Immagino avrete capito di chi si tratta…Irene!Valerio si gode un meritato panino. Mastica troppo velocemente, mi viene sfocato.Gabriele e’ tornato dalla missione “panino” ed ora si gode anche lui un momento di relax.Valerio, terminato il pranzo, attrezza un percorso unendo alcune corde con dei traversi. Ora si puo’ seguire il percorso salendo da una parte e scendendo dall’altra. Facendo attenzione negli incroci si puo’ farlo in piu’ persone in entrambi i versi. La prima a provarlo, nemmeno a dirlo, e’ Irene.Fa fresco…Faccio una salita cosi’ mi scaldo e provo anche io il percorso.Nerone si mette all’incrocio principale del percorso per smistare e dare supporto a chi arriva.Questo nuovo cimento stimola i nostri corsari. Anche se iniziano a sentire il peso della fatica si avvicinano per provare.Gli altri attendono pazientemente il proprio turno.Vado in parete anche io per sgranchirmi le gambe. Mentre sono attaccato alla corda veniamo invasi! Una torma di persone si avvicina a piedi e si mette ad osservare con curiosita’ quello che stiamo facendo. Probabilmente siamo un inaspettato fuori programma associato alla visita alla villa di Nerone.Irene intanto prosegue nella sua maratona……e anche senza perdere il sorriso!
Anche la nostra simpatica corsara ha ancora energie da vendere.Nerone alla sua postazione di smistamento.I passaggi si susseguono con regolarita’.Luna ci guarda incuriosita, non capisce tutto questo affannarsi su e giu’ per una parete ma ci lascia fare.La fila e’ ridotta al minimo, andiamo verso la fine di questa giornata.Verso le 5 del pomeriggio si decide di interrompere i giochi e togliere le corde. Tra l’altro inizia anche a fare freddo sul serio. Una volta sistemati i materiali e le nostre attrezzature e’ ancora troppo presto per andare a cena. Per stavolta, anche se a malincuore, le fettuccine di Marano Equo dovranno passare la serata senza di noi. Salutati tutti e riformato l’equipaggio della nostra macchina, partiamo alla volta di Roma. Una breve sosta da Cicchetti per qualcosa di caldo spezza il viaggio di ritorno. Ancora una bella giornata con tante nuove promesse per la speleologia che speriamo vengano mantenute. Alla prossima.

 

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58° Corso SCR – Catillo – 12/11/2017

Prima uscita del 58° corso SCR. La palestra di roccia al Catillo.

Prima di tutto un saluto agli allievi di questo 58° corso. Abbiamo appena avviato la conoscenza reciproca e la vostra col mondo delle grotte e dei tipi strani che le frequentano. Questo nella speranza che vi appassioniate e nel prossimo futuro anche voi sarete annoverati tra i suddetti tipi strani!

Alle 7.15 Matilde passa a prendermi a casa, l’orario e’ quasi indecente ma le cose da fare sono tante ed e’ meglio arrivare presto. Abbiamo appuntamento generale al capolinea della metro a Rebibbia, dove facciamo colazione. Nel ripartire prendiamo in macchina con noi addirittura Adriano, il Direttore del corso. In sua compagnia ci dirigiamo a Tivoli e quindi allo spiazzo sotto il Catillo dove parcheggiamo di solito in queste occasioni. Pochi minuti e siamo operativi. Adriano si dispera in anticipo fidando nel detto “meglio prevenire che curare”. Si parte per questa avventura che e’ il corso. La breve salita in fila indiana per arrivare alle pareti. Il magnifico panorama che si ammira da qua una foto la merita sempre. Anche un paio di allievi si ferma ad ammirarlo. Che scarpe insolite! Sembra essere a piedi nudi. Il solito prato sassoso dove facciamo campo base. Iniziamo la vestizione. Si tratta di dare ad ogni allievo il set completo di attrezzatura e fare insieme la regolazione di imbrago e cordini. Questo gia’ ci prende quasi un’ora. Al termine della vestizione arriva il momento dello spiegone. Max fa l’introduzione e poi mi lascia la parola per dire qualcosa sugli attrezzi. Per fortuna di tutti la parte di teoria e’ breve, serve per dare un’idea, poi approfondiremo tra poco in parete. Mentre Max conclude faccio un rapido giro di foto. I nostri aspiranti speleo ascoltano con attenzione e pazienza. Adriano, nella sua veste di Direttore del corso se la ride. Sicuramente lo fa per alleggerire la tensione tra gli allievi, ne sa una piu’ del diavolo!  Lo spiegone termina e ci dividiamo in 2 gruppi, il primo con Matilde, Adriano, Max, Claudio e 4 allievi si ferma alle vie vicine al nostro campo base. Il secondo con Stefano, Stefano, Fabio, io ed i restanti 6 allievi andiamo alle vie un poco piu’ distanti. Troviamo gia’ tutto pronto all’uso perche’ il buon Claudio durante lo spiegone ha continuato a sistemare le corde. Arrivati alle pareti di nostra pertinenza iniziamo a vedere nei dettagli cosa serve per la salita su corda. Stefano mostra l’utilizzo di croll e maniglia. Ora con una corda a portata di mano l’utilizzo dei bloccanti appare piu’ intuitivo rispetto a quanto detto durante lo spiegone al campo base. Stefano ci mostra una breve risalita poi lo convinco a tribolare un po’ per sistemare un frazionamento basso per mostrare come si passa questo salvifico ostacolo. Mentre Stefano spiega, c’e’ Stefano che ascolta! La menzione del frazionamento porta ad un fioccare di domande circa la funzione e l’utilita’ di quest’ultimo. Cerchiamo di rispondere a tutti senza approfondire troppo, sono gia’ tante le nozioni che forniremo oggi.Chi e’ quello speleo baciato dal sole?!? Ma e’ Claudio che continua a sistemare corde per facilitarci il lavoro. Dopo avere mostrato ai nostri corsari come si sale sui bloccanti, Stefano continua la salita fino a su e si ferma la’. Aspettera’ i nostri allievi per far loro terminare la salita in sicurezza. Nel frattempo ha preso la parola Fabio. E’ il momento di insegnare ai nostri impavidi allievi un esercizio basilare per la salita. Quello di restare in piedi sul pedale. All’uopo Fabio sistema un pedale su un attacco basso e fa provare l’esercizio a tutti i corsari. Naturalmente sempre curando che il tutto si svolga in sicurezza. Alle pareti di nostra pertinenza abbiamo 3 vie attrezzate. Ci farebbe comodo avere anche una corda “di servizio” per meglio seguire gli allievi. Mentre Fabio prosegue con l’indottrinamento “pedalico”, faccio un salto al campo base per vedere se abbiamo una corda in piu’. Passando saluto l’altro gruppo. Sono tutti impegnatissimi.
Anche qua i nostri corsari si stanno facendo valere.La ricerca di una corda in piu’ fallisce miseramente. Ritorno al mio gruppo con le pive nel sacco. L’attivita’ ferve. Ora alcuni dei nostri eroici allievi si stanno cimentando con la discesa. Cercando una soluzione, mi ricordo della via, l’ultima armata da Claudio. Non la stiamo utilizzando e difficilmente lo faremo perche’ e’ troppo lontana rispetto a queste dove siamo ora. Prendo la decisione, la smontero’.Vado a raggiungerla dal basso e la disarmo mentre salgo. Al terzo frazionamento sono all’altezza dell’arrivo delle altre vie. Di corda ce n’e’ parecchia quindi devo solo spostarmi di lato facendo un traverso posticcio per poi passare la corda a Stefano in maniera che possa armare la partenza della corda di servizio. Quando lui ha finito anche io faccio la mia parte sistemando un frazionamento. Lavoro finito. Ora abbiamo anche la corda di servizio. Mi ci metto comodo per seguire chi passa per i frazionamenti.Sotto la fila si e’ assottigliata, c’e’ chi riposa e chi parte per una nuova salita.La nostra discesista prosegue nella discesa, appunto.E’ molto presa e non riesco proprio ad attirare la sua attenzione per una foto con sorriso, meglio non disturbarla oltre, avremo altre occasioni.Un attimo di pausa per girarmi ad ammirare il panorama. Ancora si nota poco ma numerose nuvole si stanno avvicinando minacciose.Le discese proseguono a buon ritmo. Chi arriva sotto si riposa qualche secondo e poi e’ pronto per ritentare con la salita. Un gruppetto di infaticabili.Chi sale, chi scende, le corde sono sempre impegnate. Son soddisfazioni anche queste!Gli Stefano sono ancora su in cima a fare accoglienza a chi arriva.Ecco Stefano messo comodo e parzialmente mimetizzato dalle fresche fratte.Una foto a Fabio non poteva mancare. Ha gestito tutte le partenze dal basso mentre io sono stato quasi sempre su corda quindi non ho avuto molte occasioni di riprenderlo. Rimedio ora.A ora di pranzo facciamo pausa tornando al campo base. Quando arrivo trovo anche il celeberrimo “signore anziano nonno Giorgio”. Faccio appena a tempo a salutarlo che gia’ annuncia di essersi stufato di stare fermo qui. Non ho la prontezza di spirito di inquadrarlo subito con la fotocamera cosi’ quando mi distraggo un attimo si allontana velocissimamemente, addirittura non riesco nemmeno a dargli un saluto di commiato. Mi rassegno, non sarebbe lui se non facesse cosi’! Passato il ciclone Giorgio riporto la mia attenzione su quel che mi succede attorno. In teoria io avrei gia’ mangiato. Mentre ero appeso in parete, tra un frazionamento e l’altro, ho allegramente sgranocchiato una intera tavoletta di cioccolato. Quando pero’ Matilde tira fuori un contenitore con dell’ottimo hummus fatto con le sue manine, non riesco proprio a tirarmi indietro. Requisiamo dei cracker in giro e ne ricaviamo delle gustose tartine. Finito il lauto spuntino riprendiamo le attivita’ speleo facendo il “cambio campo”. Il nostro gruppo nel pomeriggio occupera’ le vie vicino al campo base. L’altro gruppo si spostera’ dove noi abbiamo passato la mattinata. Stefano sale subito a prendere posizione all’arrivo di una delle vie.Fabio si occupa dell’altra via.Il frazionamento di arrivo della via dov’e’ Stefano e’ un poco ostico. Salgo sulla via parallela appositamente predisposta per dare manforte.Sembra stia ammirando il paesaggio ma e’ solo una impressione, in verita’ sta cercando una via di fuga alternativa al passaggio del frazionamento.E’ sempre lei, ha messo il cappuccio, ma non e’ per non farsi riconoscere! Purtroppo per il pomeriggio il clima pazzerello ci ha riservato tempo da lupi. Pioggerellina fastidiosa e vento freddo, quindi e’ un vero piacere stare bloccati ad un frazionamento antipatico per un quarto d’ora.Sotto di noi Stefano, quello piu’ alto, da’ assistenza a chi parte per una nuova salita avventurosa.Dal lato opposto Fabio governa la situazione con polso fermo e maestria.Finalmente un bel sorriso! Ci voleva proprio. E vale anche doppio perche’ e’ sul frazionamento nominato “incubo del corsaro”.Scendo qualche minuto a riposare le reni. Parlando con Stefano ci viene in mente che sarebbe simpatico sistemare anche un breve traverso. Abbiamo la corda abbiamo gli attacchi, ci manca solo un fix a parete per poter completare il lavoro. Faccio un salto al campo base a rimediare il trapano, torno indietro ed in pochi minuti abbiamo sistemato tutto.Faccio una corsa a riporre il trapano mentre la pioggia diventa sempre piu’ insistente e fastidiosa.I nostri impavidi corsari non si intimoriscono per cosi’ poco. Un paio di gocce non le notano nemmeno. Meglio cimentarsi con una discesa ardita, una di quelle che fanno tremare le ginocchia.Sotto vedo fioccare mantelle ed ombrelli, qualcosa vorra’ dire. Una pervicace lama di vento mi ghiaccia tutto il lato destro del corpo.La situazione inizia a farsi spiacevole, i nostri allievi oramai sono satolli di avventura e poi, diciamolo, si impietosiscono vedendoci tremanti e fradici come pulcini. Alla fine acconsentono ad abbandonare il campo. Stefano inizia a disarmare la parte in basso.L’altro gruppo intanto ha gia’ tolto tutte le corde e si e’ radunato al campo base, li fotografo con un poco di invidia.Stefano afferma: “Quando l’acqua inizia a gocciolarti dal bordo del casco e’ proprio l’ora di andarsene”. Non ho proprio modo di dire o pensare qualcosa di diverso. Recuperiamo svelti le corde dall’alto terminando il disarmo delle 2 vie. Fabio nel frattempo si occupa della “sua”. Quando scendiamo anche noi al campo base oramai sono tutti pronti a partire. Pochi minuti per disfarci dell’imbrago e partiamo tutti in fila indiana verso le macchine. Dopo aver gustato il confortevole abbraccio dei vestiti asciutti cerco di radunare tutti per una foto di gruppo. Non ci riesco in pieno, ma parecchi li catturo. Con la seconda convocazione va ancora un poco meglio.Chi e’ rimasto fuori magari sperava di salvarsi, ma lo catturo subito dopo.Per scendere a Tivoli e andare a prendere un “checcosa” tutti assieme, vado in macchina con Claudio che e’ solo soletto. Lascio, o meglio dimentico, la fotocamera in macchina di Matilde. Quando la recupero la trovo tutta impressionata da un selfie agitato.Al bar ci rifocilliamo ognuno a modo suo, chi con una tisana, chi con una birra. Qualche chiacchiera sulla giornata passata fa da contorno. Passata cosi’ piacevolmente un’oretta circa lasciamo il bar per riprendere la strada di casa dandoci appuntamento per la settimana prossima.

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