58° Corso SCR – Inizia! – 10/11/2017

Ci siamo, e’ iniziato il 58° corso SCR.

Domenica i nostri nuovi corsari si cimenteranno con gli attrezzi speleo per salire e scendere su corda. Approfitto per presentarvi la locandina di questo corso:

In bocca al lupo a tutti i partecipanti e buon divertimento!

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Finalmente Speleo 2017 – 01/11/2017

Raduno! La consueta riunione di tutti gli speleo d’Italia.

Quest’anno piu’ che mai, finalmente raduno! Stavolta infatti si tiene a Finale Ligure, o meglio a FinalBorgo, l’antico borgo, poco piu’ all’interno e portato a nuova vita grazie ad un intenso turismo “sportivo” basato su mountain bike ed arrampicata. Ben venga per i “finalesi”, male per noi speleo, ospiti temporanei, perche’ abbiamo dovuto penare abbastanza ogni giorno per trovare parcheggio.

1 Novembre – Arrivo a FinalBorgo

Betta, io, Luna e Mimmi partiamo da Roma il martedi’, ci fermiamo a dormire ad Orvieto, una ottima occasione per salutare i nostri amici, e ripartiamo la mattina dopo. Arriviamo a Finale Ligure verso ora di pranzo, prendiamo possesso della nostra stanza e poi ripartiamo subito per FinalBorgo. L’impatto iniziale non e’ dei migliori, dobbiamo girare piu’ di mezz’ora per trovare un parcheggio ed ancora di piu’ per trovare la segreteria. Per fortuna incontro Luca che e’ qui da ieri e mi da le dritte giuste. Facciamo pranzo allo SpeleoBar e poi in giro per FinalBorgo. Girando per i vicoli incrociamo le indicazioni per l’auditorium, il pensiero di sederci e guardare qualche interessante filmato e’ seducente. Non tentiamo nemmeno di resistervi. Usciamo dall’auditorium che si e’ fatta notte, E’ ora di pensare alla cena, rigorosamente allo speleoBar. Strada facendo prendo uno foto del castello che sovrasta il borgo. Lo speleoBar e’ pieno di persone e quindi di amici. Facciamo subito una bella tavolata per cenare assieme. Vado un poco in giro per salutare chi conosco, naturalmente non manco di importunarli con una foto. Gli amici di Gubbio, li avevo incrociati per il borgo ma non mi avevano riconosciuto, al secondo tentativo va meglio! Virginia e Nerone sono pensosi, stanno decidendo cosa prendere per cena. Con tutte le cose buone che stanno preparando negli stand e’ una decisione ardua. Gianni studia il programma. Betta e Giovanni. Anche quest’anno Giovanni ce l’ha fatta a venire dalla Francia, sono proprio contento di rivederlo, in forma ed allegro.  Attenti a quei due! Anche Ruvo fa la sua parte, ecco qua Giuseppe e Vincenzo!  Dopo cena Betta ed io ci dichiariamo sconfitti dalla stanchezza e ci ritiriamo a dormire lasciando la festa ben prima che arrivi al culmine.

2 Novembre – Giornata dedicata a Finale Ligure

La mattina siamo in piedi presto, Luna vuole andare a fare la sua passeggiata “igienica”. Io e lei andiamo sul lungomare, distante una manciata di passi dalla nostra stanza. Oggi e’ giornata di mercato, stanno montando almeno un chilometro di bancarelle, Betta ne sara’ estasiata. Mentre ci aggiriamo sul lungomare prendo foto a casaccio. La piazza da cui siamo arrivati al lungomare ha questo portale, forse il rimasuglio di una porta di accesso alla citta’? Piu’ tardi recuperiamo Betta e Mimmi ed andiamo di nuovo a fare un giro, c’e’ vento ma anche un bel sole, e’ molto piacevole passeggiare. Questa e’ la piazza. E questo il mare, c’e’ anche qualche temerario in spiaggia a prendere il sole. Ci sono i tratti di spiaggia attrezzata ma ci sono molti accessi liberi al mare, molto bello. Forse d’estate sara’ caos come in ogni localita’ di mare, ma ora e’ uno spettacolo. Dopo aver svolto alcune commissioni e aver visitato il mercato per quasi tutta la sua sterminata lunghezza scegliamo a casaccio uno dei ristoranti sul lungomare. Andiamo al “ristorante del brontolone”, lo scelgo per il nome curioso e perche’ c’e’ un gruppo di operai che ci stanno pranzando, segno che non puo’ essere troppo una “sola”. Il caffe’ preso ad un bar sulla piazza chiude la parentesi turistica a Finale Ligure. La nostra stanza, l’angolino vicino al termosifone e’ stato da subito il preferito di Luna. Dopo un meritato riposino riprendiamo la visita. Finale by night!. Sara’ questo il celeberrimo “Vicolo Stretto” del Monopoli!?! La piazza di notte non poteva mancare. Terminato il lungo giro con una sosta al locale “kebabbaro”, riprendiamo la via verso la nostra camera. La nostra bella giornata turistica termina qua.

3 Novembre – Giornata piena al raduno.

La mattina, dopo la passeggiata con Luna, costringo Betta a prepararsi alla svelta. Alle 8 del mattino siamo gia’ in giro per FinalBorgo. Stiamo ancora decidendo cosa fare quando da lontano intravedo una barba conosciuta. E’ Giovanni che sta facendo colazione. Naturalmente, visto che e’ allergico al latte, il caffe’ lo rende nervoso ed e’ troppo presto per la grappa, si sta consolando con un buon rhum! Eccolo in tutto il suo splendore con i suoi nuovi bat-occhiali. Mentre ci accomodiamo con lui al tavolino arrivano anche Paola e Stefano. Devono fare colazione anche loro quindi facciamo un tavolo unico.
Stefano e’ inappetente come al solito, dobbiamo quasi costringerlo a mangiare il terzo cornetto. Dopo una lunga colazione possiamo riprendere il nostro cammino. Nel frattempo il sole ha riscaldato l’aria e non e’ male per nulla. La torre campanaria della chiesa. Chissa’ se si puo’ salire a visitarla? Costeggiamo le mura mentre decidiamo cosa fare. Siamo alla chiesa. Alla fine, consultando il programma del raduno, abbiamo deciso dove andare. C’e’ una serie di interventi sul rilievo delle cavita’ che mi interessa. Ce la prendiamo comoda perche’ c’e’ tempo e, gira che ti rigira, quasi arriviamo in ritardo! Siamo al Teatro delle Udienze, ci addentriamo titubanti cercando la sala. E’ ai piani superiori. Per fortuna anche i relatori sono in ritardo. Ci sono ancora posti e possiamo scegliere dove sistemarci. Inizia Vincenzo con il progetto del portale WISH poi continua Marco a parlarci di alcune novita’ nel Topodroid.  Prosegue Federico col suo Csurvey. Marco fa da anfitrione presentando via via i vari relatori e gestendo i cambi di programmi causati dai ritardi. Verso ora di pranzo sia Betta che Luna ne hanno abbastanza di rilievo. Mi fanno capire che e’ ora di andare. La nostra destinazione, vista l’ora, non puo’ essere altra che lo SpeleoBar. Strada facendo riprendo il castello. Prima da lontano… …e poi da piu’ vicino. Non siamo i soli ad aver sentito necessita’ di mangiare qualcosa, troviamo infatti un nutrito gruppo di amici allegramente intenti a farlo. Ci uniamo a loro dopo aver scelto il menu odierno. Gianni alla presa con le “cecagna” post-prandiale. L’arrivo di un suo amico lo rianima subito. Sono arrivati anche gli amici di Sacile ed il loro stand ora funziona a pieno regime. In prima linea hanno lasciato delle nuove leve, che non conosco… …cosi’ passo in zona cucine a salutare i “veci”. Ne faccio una rapida carrellata mentre sono affaccendati per sfornare delizie tipiche. Per non sbagliare abbraccio tutti, scambiamo qualche chiacchiera, un brindisi alla nostra salute e poi mi ritiro in attesa di poter assaggiare la loro polenta e frico. Dopo pranzo girovago per gli stand rubando foto. Qua c’e’ Teresa mentre si procura a sua volta il pasto. Il nostro tavolo e’ dinamico, le persone cambiano in continuazione ma siamo sempre noi “romani”. Non riesco a negarmi una sosta allo stand dei siciliani per uno dei loro deliziosi cannoli. Dopo il lauto pasto riprendiamo la via per seguire qualcuno degli eventi in programma. La nostra meta e’ l’Auditorium.  Tra le altre presentazioni di oggi ce n’e’ una abbastanza attesa, la presentazione del libro “Nel cuore della terra” di La Venta. E’ anche una occasione per ricordare assieme Giovanni Badino, di recente venuto a mancare. La sala e’ gremita e per la prima parte della presentazione dobbiamo sederci per terra.  I racconti della storia delle esplorazioni de La Venta che hanno portato al libro si susseguono.  Ogni tanto il nome di Giovanni compare a ricordarne le molteplici attivita’ portate avanti insieme a La Venta di cui e’ stato a lungo membro. Alla fine delle presentazioni si esce tutti per un brindisi in suo onore. Un momento toccante. Finito il brindisi il folto gruppo che vi ha partecipato pian pianino si disperde. Noi ci raduniamo poco piu’ in la’ per poi andare a cena assieme. Stasera andremo ad un ristorante, modello brasiliano, specializzato in carne. La cena ve la risparmio, pero’ la bottiglia della grappa voglio proprio farvela vedere! Ora ci sarebbe da andare allo SpeleoBar a terminare la serata in allegria. Ci avviamo, strada facendo faccio la “solita” foto al castello. Quando passiamo davanti al parcheggio Betta si dichiara stanca e mi chiede di andare a dormire. In effetti siamo svegli dalle 6 del mattino ed anche io sono stanco. Faccio un sospiro guardando i miei amici che continuano a camminare verso lo SpeleoBar, lancio loro un saluto e poi mi dirigo alla macchina. Fine di un’altra giornata di raduno.

4 Novembre – Ultima giornata.

Anche stamane all’alba siamo in piedi e ci godiamo la spiaggia deserta.Hanno ripulito la spiaggia ed hanno creato una lunga duna, ipotizzo sia per proteggere il lungomare dalle mareggiate invernali. Non so quanto sia efficace, pero’ il tentativo e’ buono. Verso le 8 siamo a FinalBorgo. Stamane facciamo un poco piu’ fatica a trovare parcheggio, non ho tenuto conto che e’ sabato ed il posto e’ gia’ preso d’assalto da gruppi di appassionati di mountain bike. Arrivati nel borgo andiamo a fare colazione. Al bar incontriamo Max e Fabio e ci uniamo a loro. Oggi e’ giorno di mercato a FinalBorgo. Betta non puo’ perderselo, quindi ci dividiamo, io e Luna andremo in giro per conto nostro. Oggi ci sara’ la presentazione della spedizione in Romania a cui hanno partecipato Claudia e Filippo. E’ proprio quest’ultimo che incontro quasi subito. Andiamo assieme allo stand materiali dove ci accordiamo con uno “standiere” francese per tornare il pomeriggio a prendere una tuta, con l’aiuto di Skeggia, amico di Filippo, che ci fa da traduttore siamo riusciti a strappargli uno sconto extra. Tra un giro e l’altro iniziamo senza fretta ad avviarci verso la sala delle Capriate, dove si terra’ la presentazione della spedizione in Romania. Ad un bar troviamo Betta tranquillamente seduta a riposare bevendo qualcosa di buono.    A forza di dirci che c’e’ ancora tanto tempo e non c’e’ fretta, rischiamo di fare tardi. Ad ogni angolo incontriamo qualcuno da salutare. Arriviamo precisi al secondo. Fortuna che qualcuno era arrivato prima a preparare tutto il necessario! La presentazione procede bene. Alla fine costringono anche Claudia a parlare, se la cava bene anche lei disimpegnandosi con saluti ed i ringraziamenti a tutti i partecipanti alla spedizione. Finalmente mi incontro anche con Matilde, e’ arrivata ieri sera e mi ha cercato allo SpeleoBar, dove pero’ ieri non sono mai arrivato. Le rubo subito un selfie. A fine presentazione non abbiamo altri impegni stabiliti, andiamo a fare un giro per il borgo. Nei giri passiamo davanti alla chiesa, non avendo impegni particolari, finalmente ho l’occasione per una veloce visita. Il pranzo allo SpeleoBar chiude degnamente la mattinata. Il pomeriggio con Filippo ci incontriamo nuovamente agli stand materiali per concludere l’acquisto della nostra nuova tuta.  Rientrando verso il borgo incontro Giuseppe, ci diamo appuntamento a piu’ tardi. Betta ed io siamo stanchi di girare, andiamo di nuovo alla sala delle Capriate a riposare un poco. C’e’ una presentazione su indagini archeologiche in ambienti ipogei. Non e’ tra gli argomenti che preferisco, pero’ il relatore si rivela bravo e preparato e non mi annoio. Piu’ tardi ci spostiamo all’Auditorium, c’e’ la presentazione della grotta piu’ profonda del mondo. Alcuni speleologi russi sono venuti per mostrarcela e raccontarci la lunga storia della sua esplorazione. La lingua potrebbe essere un serio ostacolo, pero’ ci sono 2 traduttori ed in piu’ il relatore principale, parla anche spagnolo, molto bene, per quel che posso capire. La storia che racconta e’ avvincente. Ci parla di molti anni di esplorazioni estreme che hanno portato una grotta “normale” a diventare profonda piu’ di 2km. C’e’ un silenzio assoluto in sala quando ci racconta degli ultimi 10 giorni passati in grotta ad esplorare sull’attuale fondo a -2.100 metri. Ora come ora impiegano 3 giorni per risalire all’esterno. Alla fine della loro presentazione possiamo finalmente liberare diversi lunghi applausi di approvazione ed ammirazione per una avventura straordinaria per cui serve una dedizione ed una preparazione fisica e mentale non proprio patrimonio di tutti. Dopo l’appassionante racconto degli speleo russi non ci rimane altro che andarcene allo SpeleoBar per chiudere degnamente la giornata con una buona cena. Questa e’ la serata finale del raduno, una serata speciale. Lo si vede subito dalla calca impressionante. Facciamo fatica a trovare un posto per cenare tutti assieme.
Anche stasera pero’ Betta ed io duriamo poco, terminato di mangiare inizia a calarci la palpebra. Il capannone e’ sempre piu’ colmo e chiassoso. Sara’ una bella serata ma noi non vi parteciperemo.La mattina dopo, sotto una forte pioggia carichiamo i bagagli in macchina. L’operazione e’ resa piu’ simpatica dal fatto che abbiamo scordato tutti gli ombrelli a Roma. Al ritorno la pioggia ci accompagna quasi ininterrottamente fino a casa. Chiudo la porta di casa che sembro appena uscito dalla doccia. Il ritorno difficile e qualche piccola difficolta’ in loco comunque non hanno guastato per nulla il piacere di aver visitato dei bei luoghi e aver partecipato ad un buon raduno anche quest’anno. Al prossimo!!!

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Erebus – 29/10/2017

Una interessante gita con Matilde, Giuseppe ed io.

Una volta tanto sono io a prendere la macchina. Passo a prendere Giuseppe poi andiamo a Settebagni per l’appuntamento con Matilde. La dobbiamo aspettare ben oltre il quarto d’ora accademico, pero’ appena arriva si fa perdonare con un bel sorriso. A Sant’Oreste parcheggiamo alla, oramai, solita rotonda ed iniziamo a prepararci. Quando fatto, il tempo di una foto e partiamo. La passeggiata in salita e’ piacevole, come sempre. Mi piace assai camminare tra questi boschi. In compagnia di qualche amico, ancora di piu’. La solita sosta alla carbonaia. E’ stata risistemata dall’ultima volta, molto meglio ora. All’incrocio con la strada ci prendiamo qualche minuto di riposo. Poi via, per l’ultimo tratto. Eccoci al parcheggio dell’eremo. Giuseppe strada facendo si e’ armato di robusti bastoni, ora sorride soddisfatto per la meta raggiunta. Ecco che arriva anche Matilde, lenta ma inesorabile! Il tempo di rifiatare un attimo e riprendiamo il cammino per l’ultimo tratto fino alla grotta. Eccoci arrivati. Presento la grotta a Giuseppe, per lui e’ la prima visita. Come deciso strada facendo, oggi sara’ Matilde ad armare, Giuseppe sara’ il suo assistente ed io come al solito saro’ nullafacente. Matilde deve subito fronteggiare una piccola difficolta’, ieri sera al magazzino ha contato male le corde e solo ora ci accorgiamo che ne manca una. Per fortuna c’e’ uno “spezzone” di corda di almeno 6 metri, ce lo faremo bastare per il primo saltino.  Mentre loro vanno avanti io termino gli ultimi preparativi e li perseguito con le foto. Pochi metri piu’ avanti inizia il primo pozzo. Gli armatori si danno da fare. Prima di iniziare, un breve consulto sul da farsi. Io li raggiungo e mi metto buono buono da una parte a curiosare. Matilde sistema gli attacchi, mette la corda e parte.Non riesco a trattenermi, faccio la spia, le dico che da quelle parti deve cercare degli attacchi per fare un deviatore.  Trovato e sistemato a dovere anche il deviatore! Si continua la discesa. Siamo subito al pozzo successivo, stavolta l’armo sulla verticale e’ un poco esposto quindi gli armanti decidono di partire un poco indietro per stare in sicurezza. Matilde e’ quasi giu’. Il pozzetto successivo lo sistemiamo con i multimonti ed un cordino in kevlar passato in un foro nella roccia, tanto per vedere cosa sono questi aggeggi.  Non vi tedio oltre con i dettagli dell’armo. Procediamo velocemente sino al punto che ci aveva incuriosito la volta prima. Stavolta mi sembra ancora piu’ stretto della volta scorsa, pero’ oggi abbiamo l’arma segreta, Matilde! Svelta si toglie l’attrezzatura e scivola dentro con facilita’ estrema. Dentro non e’ larghissimo pero’ con qualche sbuffo e spostando qualche pietra riesce a mettersi comoda.  Oggi di aria non ce n’e’ tanta come la volta scorsa, pero’ Matilde ne sente un po’, meglio che niente, magari aspetteremo il freddo per venire a fare una ulteriore verifica. Io non ci passo nemmeno quel tanto da potermi chinare a prendere i sassi che Matilde vuole passarci. Lascio il posto a Giuseppe. Facciamo passamano di sassi per un poco poi cedo la fotocamera a Matilde perche possa documentare quel che vede. Non c’e’ molto da vedere, pero’ quello scuro laggiu’…  Magari togliendo la terra che lo chiude si puo’ arrivare a dare una sbirciata. Mati-selfie. Mi affaccio anche io per vedere cosa succede e ci rimedio una foto. Vorrei togliere alcuni spuntoni di roccia che si sono innamorati delle nostre tute e cercano di strapparcele di dosso, pero’ mi accorgo solo ora di non aver preso lo scalpello, l’ho lasciato fuori. Smoccolo un paio di minuti poi, fedele al detto: “chi non ha cervello abbia gambe”, prendo un bel respiro e mi avvio per andare a prenderlo. Lascio i miei eroi impegnatissimi a fare pulizia di pietre e terra. Giuseppe in posa marziale mentre tiene la corda di risalita. Con solo pochi sbuffi e sospiri arrivo a meta, recupero quanto dimenticato e prendo la via del ritorno. Rientrato alla base faccio quello che mi ero preposto mentre i miei strettoistici amici prendono un attimo di respiro. Pochi minuti bastano a fiaccare il mio entusiasmo e a loro per dichiararsi riposati. Cambio di disposizione. Giuseppe ora entra nel buco a dare una occhiata mentre Matilde decide di andare a vedere nei dintorni. Io mi barcameno dando prima assistenza a Giuseppe e dopo seguendo Matilde nella sua esplorazione. Matilde scende in un buco che e’ proprio sulla verticale della corda. E’ ferma li’ sotto da un po’ quando utilizzo la corda che pende dall’alto per aiutare Giuseppe nel recupero di un sasso molto grande. Improvvisamente, probabilmente smosso dalla corda, si stacca un sasso che atterra proprio sulla schiena di Matilde. Il suo urlo di dolore mi fa accapponare la pelle. Per fortuna passati i primi lunghissimi attimi di paura, Matilde riprende la calma e dichiara che va tutto bene. Meno male! Ad ogni modo Giuseppe  ha trovato il modo di ammucchiare piccoli sassi di lato per poi tirarli fuori in autonomia. Lo lascio lavorare e vado a raggiungere Matilde per vedere come sta e se trova qualcosa di nuovo. La trovo impegnatissima a rovistare in varie fessure, il dolore alla schiena quasi dimenticato.  Gironzoliamo per qualche minuto, le mostro tutti i punti che avevo visto la volta scorsa incoraggiandola ad andare a rivederli, ognuno di noi nota cose differenti e non si puo’ mai dire. Mentre lei sbuffa e sospira nei punti angusti dove l’ho indirizzata, io mi diverto a scattare foto. Guarda anche la’… …ed ancora foto sbroccolettate… Quando torniamo nei dintorni di Giuseppe facciamo un attimo di consulto. Sono le 5 del pomeriggio ed e’ meglio iniziare a riprendere la strada di casa. La speranza e’ di uscire in tempo per andare a cena assieme da Alessandro al Campanile. Facciamo le squadre per il ritorno. Matilde ha armato all’andata quindi si offre per andare avanti, uscire e telefonare ad Alessandro. Giuseppe ha fatto da assistente ed ora sara’ protagonista del disarmo. Io, da nullafacente vengo promosso ad assistente disarmante. Via, si parte. Pozzo dopo pozzo siamo quasi all’uscita. Quando arriviamo all’esterno Matilde ci aggiorna. Abbiamo tralasciato un piccolo particolare, lei non ha il numero di Alessandro! Dobbiamo rimandare a piu’ tardi l’organizzazione della cena. Ora e’ buio, il ritorno lo facciamo lungo la strada, e’ piu’ comodo. Al parcheggio Matilde cerca il numero su internet e chiama. Pessime notizie, oggi il ristorante di Alessandro e’ chiuso. Una volta indossati gli abiti asciutti ci muoviamo verso Sant’Oreste per cercare una alternativa. La birreria che incontriamo lungo la strada sembra proprio fare al caso nostro. E’ un attimo decidere di fermarsi qua per cena. Una buona scelta. Il brindisi a questa bella giornata e’ doveroso.Il ritorno e’ tranquillo e non starei a dirvi oltre. Stavolta non abbiamo avuto le confortanti conferme in cui speravamo ma nemmeno la negazione di ogni speranza. Potremo continuare ad immaginare mirabolanti prosecuzioni fino…alla prossima!

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Morra Zinna – Pre-corso SCR – 15/10/2017

Il, quasi, tradizionale incontro pre-corso per un aggiornamento di tutti gli istruttori con gran parte dei soci SCR ed alcuni dello SZS.

Anche quest’anno lo Speleo Club Roma sara’ impegnato col corso di introduzione alla speleologia. Come facciamo oramai da qualche anno, prima del corso ci si incontra per rivedere assieme le tecniche che andremo ad insegnare. Stavolta il luogo scelto per l’incontro tecnico e’ Morra Zinna, vicino Subiaco. La mattina Gabriele passa a prendermi assieme a Giuseppe. Il tragitto per Subiaco e’ oramai molto familiare. Arriviamo in centro a Subiaco per fare un poco di spesa. Fatta la spesa Gabriele ci informa che dovremmo aspettare Giancarlo. Quando lo contattiamo telefonicamente, Giancarlo ci aggiorna, ha appena imboccato l’autostrada. Questa notizia, e l’ora tarda, provocano un cambio dei programmi. Andremo intanto a Morra Zinna, poi Gabriele tornera’ a prendere Giancarlo. D’altronde si tratta di meno di 10 minuti di strada. Eccoci a Morra Zinna. Visto che l’orario fissato e’ gia’ abbondantemente passato, troviamo un paio di amici gia’ intenti a sistemare le corde. I due prodi sono Claudio e Fabio. In pochi minuti dal nostro arrivo hanno armato le prime 2 vie. Nel frattempo il resto del gruppo prende possesso dell’area picnic. Mentre mi cambio, vedo Gabriele e Giuseppe riprendere la macchina per andare a recuperare Giancarlo. Metto svelto l’imbrago e poi torno presso la parete, stiamo per iniziare. Maurizio non si e’ ancora messo il casco quindi di protegge  come puo’.  Dobbiamo ancora iniziare quando Giuseppe, Gabriele e Giancarlo tornano. Ci hanno messo davvero poco. Eccoci finalmente alla solita chiacchierata sulle principali regole che seguiremo e comportamenti che terremo durante il corso. Come e’ tradizione, e’ Massimiliano a tenere le fila della chiacchierata. Abbiamo anche aspiranti istruttori veramente giovani che arrivano gia’ bardati e pronti a tutto. Iniziamo ad esaminare l’attrezzatura che forniremo agli allievi riepilogando tutte le soluzioni adottate ed i motivi principali per cui sono state scelte tali soluzioni. Visto che sento un poco freddo mi sgranchisco le gambe salendo sulla corda vicina al nostro gruppetto. In questa maniera posso seguire e anche fotografare da un punto di vista diverso. Dopo la salita di riscaldamento rientro nei ranghi. Ecco qualche amico ripreso da piu’ vicino. Lo spiegone iniziale e’ terminato, e’ il momento di giocare sulle corde. Fabio sale a sistemare un armo aggiungendo un frazionamento. Claudio non e’ da meno. Il resto della mattina corre via svelto. Il nostro Claudione arriva con tutta la famiglia e, senza perder tempo, inizia a preparare la brace ed a cucinare le cose buone che ha portato. Nel frattempo noi giocherelloni continuiamo a fare vari esercizi sulle corde disponibili provando manovre ed anche  simulando di avere un allievo su corda e di dovergli spiegare cosa fare. Quando Claudione annuncia che il pranzo e’ pronto, migriamo in massa verso l’area picnic radunandoci in gruppetti che chiacchierano di cose varie, il piu’ delle volte su temi speleologici. Le chiacchiere sono interrotte solo da rapide incursioni al braciere per rifornirsi. Gabriele, di schiena, Giuseppe di tre quarti e, baciato dal sole, Claudione, il nostro cuoco, si gode un momento di riposo. Ancora Claudio, si e’ proprio meritato qualche foto. Gliele scatto mentre vado e vengo dal braciere pieno di golose bonta’.  Anche Matilde si merita qualche foto, sorridente e baciata dal sole.  Tra una salsiccia e l’altra faccio un giro per i tavoli. Qua abbiamo Fabio, Stefano e l’ultimo arrivato tra le file dello SCR…Un arrivo talmente fresco che ancora non ne ho memorizzato il nome! Oggi abbiamo tra noi anche il signore anziano Giorgio, anche lui e’ parecchio che non lo incontro, oramai fa la bella vita e se ne va in grotta in mezzo alla settimana. Intanto per il momento si intrattiene con Teresa e Francesco. Ancora qualche minuto ai tavolini, soprattutto per il caffe’… …ma poi si torna tutti ala parete per smaltire il lauto pasto e riprendere con gli esercizi. E’ il momento dello spauracchio di tutti gli speleo, il famigerato “sblocco”. La manovra serve per portare a terra uno speleo svenuto durante la risalita su corda. E’ tecnicamente complessa e deve essere eseguita in pochi minuti se si vogliono evitare gravi complicazioni per l’infortunato. Questa manovra inoltre costringe a posizioni scomode e a volte letteralmente dolorose, quindi puo’ distruggere sia il “malconcio” (come direbbe Nerone) che il soccorritore. Ecco Massimiliano e Claudio accasciati a terra dopo aver terminato con successo l’esecuzione della terribile manovra. Matilde di solito i bimbi li fa nascere ma per questa volta si accontenta di portare il piccolo Adriano a fare un giro dopo la pappa. E’ arrivato il momento delle nuove leve. Sistemiamo una corda con la carrucola per aiutarli nella arrampicata. Il primo a cimentarsi e’ Tiziano, oramai un veterano. E’ poi la volta di Francesco. L’imbrago e’ un poco spartano ma funzionale. Oggi insieme allo SCR ci sono anche alcuni soci dello SZS (Shaka Zulu Subiaco). Il primo, nonche’ presidente del gruppo, e’ Nerone. Il secondo, non meno mirabile nelle vesti di vice-presidente, e’ Valerio. Ci siamo anche noi “ibridi” perche’ soci di piu’ gruppi, Giuseppe, Maurizio ed io. Intanto le prove di sblocco continuano ad imperversare. Io mi aggiro qua e la’ rubando foto. Stefano mentre aiuta il piccolo a prendere sonno. Giuseppe esegue lo sblocco del Maurizio malconcio. Gabriele, altro socio, nonche’ segretario dello SZS mentre impartisce ad Irene, da poco iscritta al gruppo, alcune nozioni base sull’utilizzo della attrezzatura speleo. Uno sblocco di quelli seri, Valerio che salva il buon Nerone da un blocco su corda. Un abbraccio a Claudione che ci saluta tutti. Per lui si e’ fatta l’ora di andare. Vado a farmi un giro anche io, altrimenti non si capisce cosa l’ho indossata a fare l’attrezzatura per tutto il giorno. Mentre salgo, vedo che i miei amici stanno cambiando “gioco”. Ora ci sono le prove pratiche di risalita.  L’area picnic che abbiamo invaso per la giornata. Valerio dopo aver sbloccato Nerone cerca un “malconcio” meno impegnativo in termini di peso. Irene, che tutta intera pesa meno di una mia gamba, e’ proprio quel che fa al caso suo. Nel frattempo alla parete per la risalita, dopo lo spiegone di Massimiliano, si avvicendano vari risalitori. Ora e’ il momento di Maurizio. Chi e’ a terra, oltre a seguire l’evolversi della risalita, si esercita con qualche nodo. Arriva Maria, vado subito a salutarla! Nerone fa relax con la sua fedele quanto pestilenziale pipa. Pierleonida e Gabriele hanno tolto l’attrezzatura e se la chiacchierano in tranquillita’. C’e’ pure Laura, saluto e foto subito subito anche per lei. Matilde si riposa pensosa, deve decidere se tentare o meno con la risalita. Alla fine decide per il si, brava Matilde! Nerone e’ rilassatissimo, sembra pronto per la nanna. Matilde, guidata da Massimiliano intanto prosegue con la risalita. Da sotto seguiamo il suo impegno. Dopo aver fatto varie prove per cercare di assumere una posizione che le permetta di piantare il fix successivo piu’ in alto possibile, Matilde impugna il trapano ed opera. Eccola che inserisce il fix nel foro appena fatto.  Il problema nasce quando si tratta di battere il fix. Complice l’imbragatura regolata male che le provoca un forte dolore ai reni, Matilde non riesce ad imprimere al martello abbastanza forza e precisione da spingere il fix nel foro. Alla fine, per questa volta, vince il fix. L’imbrago le e’ scivolato ben sopra i fianchi e deve essere una vera tortura farvi peso. Nulla di male, l’importante e’ provare, la prossima volta sara’ piu’ facile. Fabio, il dotto reggitore. Inizia ad essere tardi anche per noi. Pian pianino iniziamo a tirare i remi in barca, a smontare le corde e riporre le attrezzature. Le ultime chiacchiere mentre si terminano i preparativi. Io mi cambio, lieto di mettere qualcosa di caldo, inizio a sentire proprio freddo. Il gruppo si sfoltisce alquanto, rimaniamo comunque abbastanza per una allegra cena a Marano Equo.

Il ritorno e’ tranquillo e senza storia. Come sempre, ve lo risparmio. Alla prossima.

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Convegno GGCR – Esperia – 14/10/2017

Il convegno “Sotto gli Aurunci” organizzato ad Esperia dal Gruppo Grotte Castelli Romani ci offre l’occasione per fare un bel giro e di partecipare ad un incontro con tanti ed interessanti interventi.


Stavolta sono che prendo la macchina e mi metto alla guida, ogni tanto facciamo riposare il buon Gabriele! Alle 8.30 Betta ed io siamo pronti con Luna, Mimmi ed Alberto, i cagnolini che faranno parte della truppa per la gita odierna. Ci incontriamo con Gabriele e Giuseppe sotto casa nostra. Eccezionalmente e’ Giuseppe a fare ritardo, avremo di che prenderlo in giro per il resto della giornata! Dopo esserci ben stipati in macchina, finalmente si parte. Il convegno iniziera’ nel pomeriggio, pero’ voglio fare un giro largo. Approfittando del fatto che Giuseppe non conosce le belle localita’ vicino Esperia, andremo a visitarle. La prima sosta la facciamo alla Abbazia di Fossanova.  Deve essere previsto qualche sponsale perche’ il parcheggio e’ stracolmo ed avviandoci per la visita vediamo tante persone in abito elegante.
Pronti per la passeggiata! Bella l’abbazia, pero’ noi andiamo filati al piccolo ma fornitissimo bar, assaporando, strada facendo, i profumi che emanano dal negozio di biscotti. Al bar facciamo il nostro dovere concedendoci un meritato supplemento di colazione. Dopo la colazione ed una razzia al negozio delle dolcezze, rimontiamo in macchina per raggiungere la meta successiva. Una sosta a Sperlonga infatti e’ quasi un obbligo. Foto dal belvedere. I nostri turisti. La spiaggia, la conosco quasi centimetro per centimetro, forse per questo la rivedo sempre con piacere ed un poco di nostalgia.  Giuseppe non perde tempo e trova compagnia in un batter d’occhio. Purtroppo si lasciano quasi subito. Nonostante l’aria sbarazzina, la tipa appare alquanto rigida e fissa sulle proprie posizioni. Un rapporto improponibile! Si avvicina l’ora di pranzo, tralasciamo la passeggiata per le candide stradine di Sperlonga per avviarci alla tappa successiva…quella della pappa!La caprese da Guido e’ immancabile e noi non ce la facciamo mancare.Dopo il lauto pasto, qualche chiacchiera post-prandiale tanto per avviare la digestione. Esaurito anche il capitolo pappa, non ci resta che avviarci senza fretta verso Esperia. Dobbiamo trovare la cappella Lauretana dove si terra’ il convegno. Salendo da Esperia bassa ad Esperia alta incontriamo alcuni amici, tornano da pranzo. Ci indicano di fermare alla piazza col belvedere e parcheggiare. Quando arriviamo in cima, troviamo un belvedere ma piu’ che una piazza sembra un viale molto largo. Nel dubbio attraversiamo tutto il paese percorrendone la strada principale fino a trovarci fuori Esperia alta, ma dalla parte opposta. Della cappella Lauretana nessuna traccia. Il piazzale col belvedere era quello a cui non abbiamo dato fiducia.  A questo punto, calcolando che il paese si puo’ traversare a piedi in una decina di minuti, decidiamo di parcheggiare e proseguire le ricerche a piedi. La piazza centrale di Esperia. Penso che questa sia l’ora della siesta da queste parti, infatti non incontriamo anima viva a cui chiedere indicazioni. Finalmente un incontro “amico”, la sede del CAI. Chiusa anche questa. Un manifesto ci conforta circa il fatto che siamo nel posto giusto nel giorno giusto, pero’ della cappella Lauretana nemmeno l’ombra! Arriviamo al piazzale col belvedere. Qua inizia la strada principale di Esperia. Di persone a cui chiedere informazioni nemmeno l’ombra. O meglio, ne incontriamo una, pero’ si ferma per chiedere a noi proprio della cappella Lauretana! Lo invitiamo a proseguire le ricerche assieme.
Ritornando a percorrere nuovamente la strada principale vedo passare una signora in macchina. Quasi mi ci butto sotto agitando le mani per farla fermare e chiederle informazioni. La vedo un poco allarmata quindi mi sbrigo a chiederle dove sia la cappella Lauretana. Appena comprende cosa cerco mi sorride con sollievo e mi risponde che e’ facilissimo, e’ quella vicino alla chiesa, proprio di fronte. La ringrazio togliendomi poi di torno per darle modo di proseguire. Ora dobbiamo solo trovare la chiesa e siamo a cavallo! Ripartiamo. Arriviamo fino a dove c’e’ il bar, chiuso per il riposo pomeridiano, e la sede del CAI. Da quel punto, alla nostra sinistra si diparte una stradina in salita che fa curva a gomito in corrispondenza del portone di quella che sembra una chiesa. Mentre ci avviciniamo a quella che supponiamo essere la chiesa, ne vediamo uscire un gruppo di speleo, sono proprio i nostri amici del GGCR. Loro finalmente ci rendono edotti circa la nostra meta. La nostra supposta chiesa e’ in verita’ la tanto agognata cappella Lauretana. L’edificio di fronte, che non abbiamo degnato di uno sguardo e’ invece la chiesa “titolare”. Chiarito il dilemma urbano, ci apprestiamo a seguire il gruppo che si avvia al locale museo Carsico. Dopo la visita all’interessante museo, ci godiamo qualche momento di quiete e di chiacchiera dopo tanto camminare. Riprendendo la via per la sede del convegno, facciamo anche una scappata alla chiesa. C’e’ anche il presepe dorato fatto con la pasta, una meraviglia! Finalmente il bar ha aperto. Non ci facciamo sfuggire l’occasione per un caffe’. Mentre stiamo aspettando il nostro turno, arrivano anche Virginia e Nerone, li chiamo a gran voce per invitarli a prendere il caffe’ con noi. Esauriti tutti i doverosi preliminari, facciamo finalmente il nostro ingresso trionfale nella celeberrima, quanto mal indicata, cappella Lauretana. Nerone approfitta degli ultimi secondi per una buona pipata. L’infrastruttura tecnologica e’ pronta. Paolo anche. Gabriele inganna l’attesa degli ultimi minuti. Si inizia con il saluto delle autorita’ locali. Da quel che dicono si comprende che si e’ creato un ottimo rapporto tra la comunita’ di Esperia ed il GGCR. Una cosa molto bella da cui potranno nascere solo cose buone, questo convegno ne e’ la riprova. Inizia Maria Grazia. Non e’ fortunata, mostrata la prima diapositiva il proiettore si spegne. Per fortuna Maria Grazia non si perde d’animo. Sfrutta i minuti che occorrono per far funzionare di nuovo tutto per parlare e rispondere a domande sulle orme di dinosauri che ha trovato vicino Esperia (si possono ammirare nel museo del Carsismo). Una volta ristabilita la piattaforma tecnologica, il suo intervento sulla storia delle esplorazioni degli Aurunci prosegue senza altri intoppi. Molto interessante.  Prosegue Paolo che ci illustra le fatiche tipografiche del GGCR. Uno degli obiettivi primari del gruppo e’ quello di documentare. Questo negli anni ha prodotto varie pubblicazioni, ponderose quanto interessanti. Prossima tappa di questo percorso sara’ un vero e proprio atlante delle grotte di Esperia. Complimenti. Mi giro per vedere chi c’e’. Ora la sala e’ abbastanza gremita. In fondo vedo Giuseppe, delle grotte di Falvaterra. Dopo qualche minuto mi alzo per far uscire Luna e faccio appena in tempo a salutarlo prima che ritorni a casa. Ne approfitto per chiedergli per una visita alla grotta quando ci sara’ un poco piu’ di acqua. Rientro in tempo per l’intervento di Saverio sulle esplorazioni fatte sul territorio, forse l’intervento che piu’ attira gli speleo intervenuti. Luna mi guarda perplessa, non si capacita che io abbia lasciato l’aria aperta e preferisca questo posto al chiuso, rumoroso e pieno di gente. Arriviamo cosi’ all’intervento di Leonardo che ci intrattiene sulla fauna che popola le grotte da queste parti. Leonardo e’ partito da Roma tanti anni fa trasferendosi al nord. Sono rare, ma sempre gradite, le occasioni in cui rivederci.  L’ultimo intervento e’ quello di Lavinia. Ha scelto un argomento tanto inconsueto quanto divertente. Per non dimenticarmi di lei l’ho soprannominata “l’etimologa ipogea” perche’ ci racconta con perizia ed entusiasmo di tutte le parole, e relativa origine, utilizzate nel tempo dalle popolazioni locali per dare nomi alle grotte. Ho assistito per la prima volta alla sua performance durante il convegno della FSL di questa estate, questa volta e’ una versione “specializzata” sulla zona di Esperia.    Finiamo giusti giusti in tempo per la cena. Il sindaco di Esperia ci aveva preannunciato che sarebbe stata offerta e servita nei locali dietro il museo. Non ci facciamo certo pregare ed uscendo dalla cappella Lauretana ci avviamo al luogo indicato. Uscendo fuori sento che la temperatura e’ calata in maniera sensibile. Devo assolutamente fare un salto alla macchina a prendere la giacca per me e Betta. Faccio una veloce passeggiata con la compagnia di Luna. Perdo giusto il tempo per una foto del panorama notturno che si gode dal parcheggio.
Quando raggiungo i miei amici, trovo tutti ancora in attesa fuori, siamo arrivati un poco in anticipo. Per fortuna si tratta di pochi minuti. Quando ci danno il via libera troviamo tutti posto.  Nerone si accomoda in poltrona, Luna all’angoletto. Della cena vi mostro nulla, posso raccontarvi pero’ che era tutto ottimo ed abbondante. A fine pasto con Nerone iniziamo a fare il giro dei tavoli per i saluti ed i ringraziamenti.  Visto che la fotocamera l’ho io, e’ Nerone che finisce sotto l’obiettivo, qua e’ con Federico. E qua con Paolo. Direi che con questa foto posso dire di aver concluso degnamente!Torniamo a casa ben tardi, siamo stanchi ma felici, e’ stata una giornata bella ed interessante. Un sentito grazie al GGCR e ad Esperia tutta! Alla prossima.

Pubblicato in amici, convegno, speleo | Commenti disabilitati su Convegno GGCR – Esperia – 14/10/2017

Genazzano Sfogatora Scipioni – 07/10/2017

Maria, Gianni, io e Luna a scavare la Sfogatora Scipioni, ottimo preludio del pranzo al “Ristorante Palumbo da Nicolina”.

La mattina io e Luna passiamo sotto casa di Maria e Gianni. Li carichiamo per andare ad iniziare bene la giornata con una buona colazione. Dopo un ottimo caffelatte con cornetto risaliamo in macchina andando a prendere l’autostrada. Un fastidioso inconveniente col Telepass che fa cilecca sia in entrata che in uscita non ci impedisce di arrivare a quel di Valmontone ancora con una buona carica di allegria. Dopo giri e rigiri, che solo Maria e Gianni potrebbero descrivervi, arriviamo dalle parti di Genazzano a prendere una strada di campagna che si inerpica tra gli olivi. In corrispondenza di uno spiazzo Gianni mi fa segno di posteggiare mentre va a sincerarsi che il posto sia quello giusto. Su consiglio di Maria, che la sa lunga, arrivo allo slargo piu’ avanti per invertire il senso di marcia e tornare a posteggiare gia’ pronto per ripartire. Intanto Gianni ci conferma che il posto e’ quello giusto. La giornata e’ stupenda, il posto pure, per la grotta vedremo tra poco. Iniziamo a prepararci. Non c’e’ molto da fare, ma almeno gli scarponi me li devo mettere. Luna invece e’ gia’ pronta e scalpitante. Saliamo un piccolo dislivello e passiamo accanto ad una casupola diroccata, casa Scipioni. Mentre ci cambiavamo e’ passata una vecchina con cui abbiamo scambiato qualche parola. Da quanto ho capito chiedere di “Scipioni” da queste parti, serve a poco, a quanto ci dice sono tutti Scipioni nei dintorni! Comunque, una volta superata la casetta si prosegue per un sentiero che costeggia un folto mucchio di fichi d’india colmi di frutti piu’ che maturi. All’altezza del retro della casa Gianni si dirige decisamente verso di essa. Si ferma vicino al muro della casa ed inizia a pulire il passaggio ingombro di rami e spini. Dopo la pulizia riesce finalmente a mostrarmi la possibile grotta. Gianni prende posizione per iniziare gli scavi. Viene pero’ interrotto quasi subito da un ospite inatteso, un simpatico micio in cerca di coccole. Gianni non si fa pregare di certo. Non si capisce chi si stia divertendo di piu’, pero’ miciomao e’ un poco distratto da una presenza… Dall’altra parte infatti c’e’ Luna che se lo guarda con curiosita’. Dopo una buona dose di coccole iniziamo finalmente gli scavi. Non abbiamo portato ne’ cofana ne tantomento la zappetta quindi dobbiamo arrangiarci con lo zaino e le mani. Luna e’ curiosissima e vorrebbe scendere ad aiutare. Maria dietro di noi si occupa di depositare terra, foglie e sassi in una zona dove non dia fastidio. Pausa per riprendere fiato e fare un paio di foto. Il tempo e’ un poco pazzo, c’e’ addirittura un asparago selvatico appena spuntato. Proseguiamo con gli scavi. Abbiamo, o meglio Gianni ha, ripulito dal consistente strato di foglie superficiale ed ora si iniziano a tirare fuori anche terra e sassi. Miciomao e’ intraprendente, dopo aver soffiato a Luna un paio di volte alla fine la giudica inoffensiva e si avvicina. Arriva addirittura a strofinarcisi contro facendo le fusa. Dopo questo intermezzo di fratellanza animale Gianni decide che e’ l’ora di riposare e mi cede l’onore. Il posto e’ stretto e ho visto Gianni uscirne con i gomiti che sembrano una tartare, quindi per prima cosa fotografo il simpatico strato di concrezione che adorna le pareti laterali e quindi mi adopro nel fare spazio sacrificandone una, piccola, parte. Dopo essermi dato una sonora martellata su una mano decido di aver fatto abbastanza spazio e di passare allo scavo vero e proprio. Riempio con buona lena una decina di zaini di terriccio e sassi fino a che la stanchezza non prevale sulla curiosita’. Il richiamo di Gianni all’ora di pranzo ed alle fettuccine mette fine a qualsiasi altro pensiero. Nonostante lo spazio aggiuntivo che mi sono ricavato, non riesco a salvarmi del tutto, un gomito lo salvo ma l’altro ne esce provato e sanguinante. Svelti torniamo alla macchina facendo il cambio abiti inverso. Luna intanto prende il sole. Maria e’ impegnata in una telefonata, la lasciamo parlare, non c’e’ fretta. Ammirando il panorama mi faccio spiegare da Gianni quali siano le montagne che ci circondano. Scopro cosi’ che di fronte a noi abbiamo i monti Lepini, col Semprevisa, Carpineto Romano e cosi’ via. Mentre alla nostra sinistra abbiamo i Simbruini, con Livata, Monte Autore, l’alta valle dell’Aniene e tanti altri bei posti. Il mio prof di geografia Gianni e, da lontano, la Maria telefonica. I fichi d’india di cui vi parlavo, sono talmente tanti e tanto maturi che viene il dubbio siano commestibili visto che nessuno li coglie. Miciomao si propone per un primo piano, non lo deludo. Gianni vorrebbe adottarlo e gia’ si immagina con lui sul divano nelle lunghe sere invernali, peccato che Maria sia decisamente contraria.Maria termina la telefonata. Dopo un ultima carezza a miciomao, prendiamo la macchina e torniamo a Genazzano centro. Altri giri di cui non saprei dirvi ci conducono su una stradina in discesa dove parcheggiamo. A circa 50m dalla macchina, Gianni si dirige in una porticina sulla sinistra. E’ il nostro ristorante. Per la vostra pace interiore non mi soffermo sul pasto, vi basti sapere che e’ stato buono ed abbondante. L’accoppiata scavo-fettuccina e’ sempre vincente! Il ritorno a casa mi vede protagonista di un ulteriore litigio col Telepass che risolviamo brillantemente andandolo a cambiare ad una delle macchine self-service. Il trovare quasi subito parcheggio corona perfettamente la bella giornata. Alla prossima.

Pubblicato in amici, SCR, speleo | Commenti disabilitati su Genazzano Sfogatora Scipioni – 07/10/2017

Fondi di Jenne – 30/09/2017

Giuseppe, Gabriele, Nerone, io e Luna in una allegra passeggiata per la piana dei Fondi di Jenne.

Stamattina Luna era fuori di se’ dalla gioia quando ha capito che sarebbe venuta con noi. E’ montata dietro nella macchina di Gabriele come un fulmine. Una volta preso posto e con esso la sicurezza della partecipazione alla gita odierna, si e’ accomodata sulle gambe di Giuseppe a schiacciare un pisolino. Arrivati alla piana dei Fondi di Jenne parcheggiamo la macchina a bordo strada e ci prepariamo. Appena partiti per la ricognizione, facciamo nemmeno 10 passi che notiamo un simpatico buco. Decidiamo che vale la pena dare una occhiata. Giuseppe e’ il piu’ solerte del nostro piccolo gruppo e subito si prepara indossando la tuta per iniziare a spostare terra e sassi. Anche Luna interrompe le sue corse sfrenate per guardare bene il buco che ha attirato la nostra attenzione. Nel frattempo io inizio a togliere qualche sasso mentre Gabriele continua a perlustrare la piana cercando inoltre le “filagne” con cui tapperemo il buco una volta terminati i lavori. Giuseppe scava accanitamente per quasi un’ora, dopo riesce ad infilarsi di testa nel buco. Gli cedo la fotocamera per “vedere” anche io cosa c’e’. Il buco si inoltra orizzontalmente per un metro circa.  Sopra e’ tutta terra, sotto inizia la roccia. Dopo il metro in orizzontale si approfondisce di qualche centimetro. Forse la grotta, se di grotta si tratta, inizia qua. Dopo l’esplorazione ed il tanto scavare il buon Giuseppe esce a riposare un poco. Io non ho voglia di mettere la tuta quindi scavo alla meno peggio da fuori. Gabriele e’ tornato dalla raccolta delle filagne. Luna si mette comoda per darmi supporto come puo’. Scavo qualche minuto con molto impegno, ma come si era intuito sin dall’inizio, il lavoro sara’ lungo ed impegnativo. Oggi siamo di ricognizione quindi proseguiremo gli scavi in un’altra occasione. Con le filagne portate da Gabriele organizziamo una robusta copertura e riprendiamo la nostra passeggiata. Ripresi gli zaini ci muoviamo di circa 50 metri all’interno della piana. Qua c’e’ un altro buco. Mentre iniziamo a darci una occhiata vediamo un fosco figuro barbuto sbucare dal bosco di fronte a noi. Il fatto che sia accompagnato da una gentile donzella e che inizino a salutarci con fervore ci fa intuire che si tratta del nostro Maurizio e della sua dolce meta’. Maurizio si unisce a noi mentre procediamo ad osservare il nuovo buco. Ancora una volta e’ Giuseppe che si “intuta”. Anche il nuovo buco promette sorprese a lungo termine quindi dopo aver speso con lui una buona mezz’ora lo ricopriamo a dovere e riprendiamo la passeggiata. Maurizio e la sua consorte ci salutano per riprendere la via di casa.  La piana e’ letteralmente tappezzata di buchi, alcuni molto recenti e completamente intasati di terra. Li guardiamo tutti con attenzione. In ogni buco, in quantita’ variabile, manca quasi mai un poco di mondezza a dare un tocco artistico. Pazientemente continuiamo il nostro giro percorrendo la piana nel senso della lunghezza. Andando a cercare dei buchi conosciuti da anni passiamo attraverso una zona con una depressione molto grande. E’ interessantissima ma ancora con troppa terra per darci modo di entrare in qualche punto. Quando passiamo nei punti piu’ interessanti non ci facciamo pregare per scendere a dare una occhiata da vicino.
Lo spettacolo e’ impressionante. Ma ancora senza grandi applicazioni per noi. Dopo aver visto svariati punti di questa interessante depressione, decidiamo di proseguire. Poco piu’ avanti un altro buco recintato. Ed a pochi metri ancora un altro. In quest ultimo la recinzione e’ crollata dentro il buco stesso. Anche qua sembra esserci poco da fare. Continuiamo a spostarci lentamente verso il fondo della piana. Mi volto indietro a guardare, tra un buco e l’altro un poco di strada l’abbiamo fatta. Una dolina enorme. Il centro della dolina e’ nascosto alla vista da un albero. Gabriele si e’ pero’ spostato su un altro dei buchi gia’ conosciuti. Lo raggiungiamo. Il buco e’ protetto dalle filagne e la rete metallica.
Probabilmente era un buco interessante ma la recinzione e’ stata smontata ed il buco riempito di sassi. Lo etichettiamo come da rivedere e proseguiamo.  Torniamo alla dolina con albero. Come al solito e’ Giuseppe il prescelto per la discesa esplorativa. Vorrei fare il bravo ed aspettare gli esiti della sua visita ma la mia curiosita’ pero’ e’ troppa, mi raccomando con Luna di fare la buona e scendo anche io. Il fondo sarebbe interessante se non fosse invaso da un mare di mondezza. Non poteva mancare la bombola del gas, un classico. Ogni volta mi stupisco della perseveranza di chi e’ stato cosi’ tenace dal trascinare una bombola fino ad un punto cosi’ ameno e distante da tutto. Sembra ferma qua da molto tempo, non ci azzardiamo a toccarla, dovesse decidere di esplodere. Finita l’esplorazione del mondezzaio alberato, torniamo in superfice. Luna e’ contentissima e lo manifesta con una corsa gioiosa. Proseguiamo verso il fondo della piana. Anche la si vede una interessante dolina. Giuseppe ed io seguiamo Luna verso quel punto, Gabriele si distacca e prosegue verso la nostra destra. Ecco la dolina. Ci deve essere un accumulo di fango veramente importante, c’e’ poco altro da vedere. Giuseppe arriva fino a giu’ ma non trova punti interessanti. Finita la perlustrazione della dolina ci troviamo a decidere dove proseguire con la nostra passeggiata. Vicino a noi parte un sentiero, Gabriele aveva accennato al fatto che seguendolo avremmo trovato un’altra grotta. Giuseppe ed io decidiamo di essere interessati e di prendere il sentiero. Ci manca solo Gabriele. Iniziamo ad urlare il suo nome come ossessi per chiamarlo a noi. Dopo un paio di minuti di urla proviamo con il cellulare. Non siamo fortunati, qua non c’e’ campo. Un paio di secondi di titubanza ce li concediamo ma poi prendiamo per il sentiero e continuiamo il giro. Il sentiero si inoltra nel bosco e va pure in salita. Dopo il primo tratto arriviamo a valicare, Giuseppe decide di aver sudato abbastanza e si sveste della tuta speleo.  Io inganno l’attesa fotografando un simpatico fungo nato su un ramo quasi marcio. Arrivati ad una nuova piana proseguiamo ancora sul sentiero. Ogni tanto incontriamo qualche dolina che non ci da’ soddisfazione piu’ di tanto. Il sentiero fa un’ampia curva a sinistra, decidiamo di continuare a seguirlo, il nostro calcolo e’ che al massimo arriveremo in una valle parallela ai Fondi di Jenne. Ancora una piana che si allunga sia alla nostra destra che a sinistra.  Incontriamo anche dei simpatici cartelli. Ci dicono, rispetto alla direzione da cui arriviamo, che se prendiamo a sinistra possiamo arrivare ai fondi di Jenne in 50 minuti mentre se prendiamo a destra ci vuole 1 ora e 40 minuti per arrivare alla stessa destinazione. Fatto un rapido calcolo decidiamo prendere a sinistra. Meglio 50 minuti! Visto che tanto siamo scesi, ora si deve risalire. Dopo un paio di svalichi arriviamo a quello che affaccia ai Fondi di Jenne. Tento un fischio al “pecorara” per richiamare l’attenzione di Giuseppe. Dopo qualche tentativo infruttuoso rimedio con un urlo. Addirittura giu’ in fondo si vede la macchina di Gabriele, ma di lui, Gabriele, neanche l’ombra. Iniziamo a scendere abbandonando il sentiero. A meta’ discesa facciamo sosta. Ora i cellulari prendono, tentiamo di nuovo di contattare Gabriele con le moderne tecnologie. Gabriele ci risponde ma non riesce a farci capire in quale punto della piana sia in questo momento. Alla fine ci accordiamo per proseguire grosso modo verso la macchina tutti quanti fino ad incontrarci.  Alla fine il fatidico incontro riusciamo a farlo e proseguiamo insieme a vedere una ennesima dolina. Anche questa molto ampia, invisibile fino a pochi metri da lei. Ci fermiamo a contemplarla. L’approfondimento centrale sembra recente ma non presenta buchi interessanti. Sono quasi le 3 del pomeriggio, e’ ora di tornare alla macchina, tra poco dovrebbe raggiungerci Nerone. Ecco Gabriele in tutto il suo sorridente splendore. Siamo a poche decine di metri dalla macchina quando vediamo arrivare quella di Nerone. Gli urliamo dei saluti mentre parcheggia e si avvia deciso verso il centro della piana. Si ferma ad uno dei primi buchi visti stamane. Lo raggiungiamo la’. Luna come al solito arriva per prima ma non fa molte feste al nuovo arrivato. La posso capire, Nerone quando fuma la sua pestilenziale pipa e’ quasi inavvicinabile! Dopo i saluti lo ragguagliamo rapidamente su quanto fatto e visto nella mattinata, poi Nerone si arma dello zaino ed insieme partiamo nuovamente per buchi. Facciamo circa lo stesso giro gia’ fatto la mattina. Una sosta particolare la facciamo ad un buco che stamane ci era sfuggito. Nerone racconta che lo ha visto dall’alto scendendo dal costone fatto da Giuseppe e me nemmeno un’ora fa. Il nome per questa dolina e’ subito trovato, lo battezziamo “Buco da lontano”. Ancora una volta e’ Giuseppe il volontario quasi spontaneo che scendera’ per primo. Nerone si puntella e gli fa sicura. La discesa di Giuseppe ci rivela che e’ abbastanza semplice arrivare alla base. Si puo’ scendere e salire anche senza corda. Nerone lo segue subito. Io aspetto pazientemente almeno una decina di secondi poi scendo anche io. Lo sgrottamento in cui ci infiliamo termina in un buco appena percorribile. Mi avvicino per vederlo meglio. A terra ci sono centinaia di ossa di vari animali. A turno ci infiliamo a vedere dentro il buco. Per primo entra Giuseppe, poi va Nerone e quindi io. Ricaviamo tutti l’impressione che potrebbe essere interessante scavare qua ma che servira’ molta fatica di molte persone per vedere qualche risultato. Dopo l’esplorazione ed il consulto riprendiamo per l’esterno. Nerone porta con se’ uno dei teschi come trofeo. Proseguiamo col nostro giro. Prendiamo la direzione verso Cretarossa. La nostra ultima meta sara’ il “Pozzo della Neve”. Strada facendo incontriamo ancora qualche sprofondamento relativamente recente che non lascia ancora molte speranze. Cammina cammina arriviamo ad attraversare la strada. Dall’altra parte inizia un sentiero, c’e’ anche la cartina che ci spiega dove siamo.  Nerone di buon passo ci fa strada. Noi lo seguiamo con calma, gustandoci la passeggiata. C’e’ pure il cartello indicatore che indica la nostra destinazione. Quando il sentiero prende a destra verso un’area pic-nic, Nerone taglia per il bosco verso sinistra. Ancora pochi passi e siamo di fronte alla grotta. L’imbocco della grotta e’ veramente imponente. Nerone sistema la corda su un albero e scende. Giuseppe lo segue prontamente, oramai lo spirito “esploratorio” lo ha definitivamente catturato. C’e’ un saltino di un paio di metri da scendere ma i nostri prodi non si lasciano impressionare. Gabriele, io e Luna ci disponiamo all’attesa. I nostri esploratori intanto scendono il saltino. Che devo fare? Sono curioso! Pochi minuti di attesa esauriscono la mia pazienza, scendo anche io. Trovo i miei amici infilati in un buco leggermente sopraelevato, dove mi dicono inizia un breve meandro. Gironzolo un poco a vedere  qualche punto ma senza trovare nulla di entusiasmante. Saluto e riprendo per l’uscita. Perlustrato con attenzione l’imbocco del pozzo della neve riprendiamo la strada per le macchine. Anche al ritorno troviamo qualche buco ma non prestiamo loro molta attenzione, ne abbiamo visti veramente troppi per oggi. Siamo di nuovo sulla piana che ci ha visti gironzolare per tutta la giornata. Arrivati alle macchine Nerone studia il teschio che ha riportato come trofeo. A giudicare dai canini potrebbe essere un cane o anche un lupo. Prima di separarci facciamo ancora qualche chiacchiera per abbozzare i prossimi lavori che faremo qua sui buchi piu’ promettenti.Ci lasciamo con tanti buoni propositi, peccato ci siano piu’ impegni possibili che fine settimana a disposizione! Dopo aver salutato Nerone, noi prendiamo la strada verso casa. Stavolta pero’ abbiamo tutto il tempo per concederci un buon piatto di pasta al ristorante di Marano Equo. Non staro’ qui a tediarvi con il racconto degli enormi piatti di fettuccine con cui chiudiamo degnamente la giornata! Il ritorno e’ tranquillo e sonnacchioso. Alla prossima.

Pubblicato in ricognizione, speleo, SZS | Commenti disabilitati su Fondi di Jenne – 30/09/2017

Piccola Cretarossa – 24/09/2017

Di nuovo alla Piccola Cretarossa con Federica, Gabriele, Maurizio ed io.

Stavolta avremo una gentile ospite con noi, ieri sera Maurizio ha incontrato Federica alla sede SCR e l’ha invitata a venire con noi. Ci vediamo la mattina sotto casa mia, siamo Federica, Giuseppe, ed io. Maurizio alla fine ha risolto i problemi che aveva con l’auto ed e’ partito per conto suo per passare il fine settimana a Livata come suo solito. Federica vince facilmente l’onore e l’onere di prendere la macchina. La carichiamo per benino e partiamo. Io mi metto dietro a dormicchiare e lascio i miei amici ad intrecciare parole tra loro. Dopo una rapida colazione da “cicchetti” proseguiamo fino al magazzino dove prendiamo il materiale. Una volta equipaggiati ci dirigiamo a Livata senza ulteriori soste. Alle 11 circa siamo al solito bar, riuniti anche con Maurizio. Ancora un caffe’ e andiamo alla grotta dove troviamo il “ciaone” ancora in splendida forma.Iniziamo subito a prepararci.
Gabriele ottimizza i tempi, indossa la tuta gia’ infangata dall’ultima volta. Eccomi con la nostra ospite. Per l’occasione ho recuperato, fresca fresca di sarta, la mia tuta verde. L’ho fatta rattoppare un po’. Il lavoro piu’ importante e’ stato quello di cambiare il velcro che chiude la tuta, ora finalmente non staro’ tutto il tempo con la tuta completamente aperta.  Ora ci sarebbe bisogno solo di allungare il tessuto sulle gambe di buoni 20 cm e poi sarebbe quasi perfetta. Maurizio senza perdere tempo in chiacchiere o foto si prepara svelto, per fotografarlo lo devo inseguire all’ingresso. Gli ultimi controlli alla attrezzatura e siamo pronti ad entrare. In onore di Federica, Maurizio sistema la corda per armare anche il primo pozzetto. Di solito lo scendiamo in arrampicata, ma oggi potrebbe essere scivoloso. Oggi, visto che manca Giuseppe col suo fido orologio, mi sono ricordato di portare il mio cosi’ terro’ sott’occhio i tempi per non rischiare di uscire tardissimo. Inizio subito, entriamo poco prima dell’una. Prima di entrare ci mettiamo d’accordo. Il programma di oggi prevede di sistemare l’armo del pozzo degli uomini silenziosi e poi scendere al meandro per continuare il lavoro lasciato a mezzo la volta scorsa. A sistemare l’armo provvedero’ io, pero’ serve che qualcuno scenda prima di me per togliere la corda dal frazionamento. A questo compito si offre Gabriele che parte per primo senza ulteriori indugi. Io entro per secondo, seguito da Federica e con Maurizio a chiudere la fila. Noi andiamo con calma, tanto Gabriele avra’ bisogno di tempo per scendere il pozzo da 50m, sciogliere i nodi e dipanare la corda giu’ alla base del pozzo. Lo riprendo alla base del pozzo mirella, mentre inizia la discesa del P50.  Gli ultimi accordi su eventuali segnali che ci mandera’ mano a mano che avanza con la sistemazione della corda e poi scompare nel buio. L’attesa non e’ breve per nulla, nel frattempo vengo raggiunto da Federica e quindi da Maurizio. Inizio a sentire un velo di freddo umido che mi avvolge quando sento finalmente l’atteso urlo di Gabriele che annuncia di aver terminato il suo lavoro. Nell’attesa mi sono preparato bardandomi di tutto il necessario (stavolta la punta del trapano e’ attaccata al trapano stesso mediante elastici!). In qualche secondo sono pronto a scendere. Passo il frazionamento di partenza e vado. Scendo lentamente per capire quale sia il punto migliore per deviare la corda. Veramente non ho ancora deciso se fare un altro frazionamento o un meno impegnativo deviatore. Nel dubbio mi sono fatto prestare un cordino da Maurizio. Arrivato ad un terzo circa della discesa vedo il punto in cui la corda tocca la roccia durante la salita. Scendo ancora piu’ lentamente. Alla mia destra mi sembra esserci della roccia buona, se riesco a spostarmi abbastanza magari si riesce anche a salire fuori dallo stillicidio. Decido di aver trovato il punto adatto. Puntando i piedi mi sposta lateralmente fino a trovare uno spuntone di roccia dove ancorarmi in maniera stabile. Decido per il deviatore. Prendo il trapano, pianto il fix e subito completo il tutto con la placchetta, il cordino di Maurizio ed uno dei moschettoni per l’armo. Contento del lavoro fatto mi appoggio leggermente ad una lama di roccia accanto a me. Nel sentirla muoversi avverto un brivido ghiacciato risalirmi su per la schiena. Urlo subito a Gabriele di mettersi al riparo meglio che puo’ ed attendo con apprensione che mi dia un segnale di via libera. Quando arriva mi sento gia’ meglio. Mi riavvicino alla lama di roccia per valutarne meglio la grandezza e la possibilita’ di spostarla di peso su una cengia. La muovo leggermente e quel che vedo mi lascia ancora piu’ preoccupato. La lama di roccia e’ lunga quanto la mia gamba, larga mediamente circa mezzo metro e spessa circa 3 dita, si regge in quella posizione per un miracolo di equilibrio. Nel descriverne le dimensioni ho fatto un poutpourri di unita’ di misura, ma penso rendano ugualmente l’idea di una cosa abbastanza pesante e preoccupante. Per prima cosa escludo di poterla portare di peso a mano. Penso che potrei imbragarla per poi calarla giu’ ma poi ricordo che sotto di me c’e’ il nodo di giunzione che non passera’ mai nel moschettone dell’ultimo rinvio. Alla fine mi rassegno, scosto il piu possibile la corda e spingo la lama di roccia in direzione opposta. Alla minima sollecitazione laterale che vi applico la lama cade. Spingendola lateralmente, come speravo, la roccia cade sulla cengia alcuni metri piu’ in basso esplodendo letteralmente in mille pezzi con un boato assordante. Mi conforta non aver sentito strattoni sulla corda, dovrebbe essersi salvata. Impiego i secondi seguenti a riprendermi dallo spavento ed a sincerare i miei amici, sia Gabriele di sotto che Federica e Maurizio di sopra, che ora e’ tutto a posto. Attacco la corda al nuovo deviatore e proseguo la discesa saggiando e scrutando con attenzione la corda per rilevare eventuali lesioni. Al punto del frazionamento la corda non passa dentro uno dei moschettoni a fare da deviatore, probabilmente Gabriele ha deciso che non serviva. Alla fine e’ stato un bene perche’ cosi’ ho potuto scostare di piu’ la corda. Relativamente con poco sforzo metto la longe per stare comodo e sistemo di nuovo il frazionamento. Continuo a scendere controllando con attenzione la corda. Fino al deviatore trovo tutto a posto. Passo anche lui e continuo la mia lenta discesa. Con la corda rossa riesco ad arrivare quasi a terra, devo solo arrampicarmi su uno spuntone di roccia quel che basta a togliere il discensore. Avevo pensato di dover fare un frazionamento a 2 metri da terra per isolare la giunzione. Meglio di quanto mi aspettassi. Al nodo di giunzione trovo la sorpresa, il capo libero della seconda corda, lungo circa 40 cm e’ quasi tranciato a meta’ lunghezza, un taglio netto, quasi fosse stato fatto con un coltello affilatissimo. Un piccolo brivido ne accompagna la visita, poi riprendo a sistemare rimettendo in posa il traverso di prudenza e quindi la calata fino al meandro dove stiamo lavorando. Terminate le sistemazioni mi preparo a scendere l’ultimo breve tratto e prima di partire urlo la libera ai miei infreddoliti amici, che aspettano sopra. Mentre loro scendono, Gabriele ed io andiamo in zona lavori ed iniziamo ad attrezzarci. Quando siamo tutti, il lavoro prende il pieno ritmo. Visto che sono le 2 e un quarto del pomeriggio, Federica approfitta per mangiare il suo panino. Alla curva a gomito della volta scorsa si potrebbe gia’ passare ma continuiamo ad allargare poiche’ dopo un paio di metri si deve allargare ancora ed e’ opportuno che il passaggio precedente sia comodo per tutti. Pensavo peggio, il passaggio successivo lo rendiamo transitabile in un paio d’ore. Riesco a passare la prima volta con qualche sbuffo e sospiro ma poi torno subito indietro per continuare a lavorarci e rendere il passaggio piu’ agevole. Alle 4 e mezzo il buon Maurizio cede le armi e decreta che per lui e’ arrivata l’ora di risalire, deve quasi aver finito i sigari! Federica lo segue, sono circa le 5 meno un quarto. Gabriele ed io continuiamo a lavorare per non freddarci troppo. Ora il passaggio non e’ troppo scomodo, torno nel nuovo piccolo ambiente che al momento termina questo ramo della grotta e cerco di convincere la fotocamera a fare il suo mestiere per potervi mostrare qualcosa. Il punto piu’ promettente sembra essere verso l’alto dove sembra allargare.   Davanti a me la situazione e’ desolantemente stretta. Guardo in piu’ punti ma la situazione non cambia, dovremo provare ad arrampicare. Gabriele mi urla che Maurizio e’ arrivato su e che lui si avvia. Tornando indietro fotografo i passaggi appena allargati. Questo e’ l’ultimo.  Questo e’ quello della curva a gomito E questo e’ l’ambiente dove abbiamo fatto base oggi. In fondo c’e’ il primo tratto di meandro da cui sono partiti i lavori. La lucina lontana e’ quella di Gabriele. Mentre mi accingo a raggiungerlo, Gabriele arriva alla partenza del P50 e trova la sorpresa…C’e’ ancora Federica che deve salire. Noi eravamo sicuri che Maurizio fosse salito per secondo! Sono le 5 e mezza circa quando Federica inizia a salire. Visto che c’e’ da attendere ancora, me ne torno indietro per dare ancora qualche mazzettata alla roccia ed arrotondare qualche spigolo.Alle 18 e venti arriva la sospirata libera da parte di Federica. Gabriele inizia a risalire. Per stare tranquillo ed al riparo dai sassi me ne torno al “campo base”, smonto lo zaino e lo riempio di nuovo sistemandone meglio il contenuto. Sento freddo, mi decido, e’ ora di cambiarmi la maglietta. Tiro di nuovo tutto fuori dallo zaino, recupero la maglia asciutta ed inizio la laboriosa svestizione. Faccio tutto con molta calma, tanto di tempo ne ho. Gia’ a torso nudo sento meno freddo, con la maglietta asciutta e’ uno spettacolo. Mi rivesto. Ricompongo ancora una volta tutte le mie cose nello zaino, bevo un poco e mangio della uvetta. Da Gabriele nessuna nuova, ho stimato l’orario in cui dovrebbe arrivare, manca ancora un quarto d’ora. Cerco un posto comodo dove sedere e aspetto. Quando mancano solo pochi minuti allo scadere dell’orario di arrivo stimato, mi sposto alla partenza del pozzo e rimonto l’attrezzatura. Qualche minuto dopo le 19 arriva la libera anche per me. Il freddo ha ripreso a mordere ma ora mi riscaldero’. Non ricordo fatti notevoli durante il percorso fino all’esterno e penso di avervelo raccontato gia’ a sufficienza le volte scorse. Esco che e’ notte, Federica ci comunica che preferisce non fare troppo tardi quindi torneremo a casa senza cena, la mia bilancia ne sara’ contenta. Il ritorno, come l’andata, lo dormicchio sui sedili di dietro e lascio a Gabriele l’onore e l’onere di tenere compagnia a Federica che guida. Oggi poteva andare meglio? Boh! Vedremo alla prossima!

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Piccola Cretarossa – 16/09/2017

Giuseppe e Gabriele ed io di nuovo alla Piccola Cretarossa, sta diventando una mania!

Ancora una volta tra la nostra uscita precedente e quella di oggi c’e’ stata una uscita fatta da una squadra d’eccezione, Max, Fabio e Maurizio. Sto’ cercando di tenere traccia delle attivita’, almeno queste prime, svolte nella nuova grotta. Dopo l’uscita quindi, visto che Maurizio ha gia’ dato in termini di relazioni, ho chiesto il piacere di farne una a Max e Fabio. Dopo una paziente attesa di almeno 10 giorni mi sono arreso all’evidenza e sono tornato alla carica con Maurizio. Lui non mi ha tradito nemmeno stavolta ed ecco a voi la sua relazione:

Domenica 10 settembre si riparte con l’esplorazione della Piccola Creta.
L’appuntamento è al solito bar di Monte Livata. Siccome questa volta sono due soci dello Speleo Club Roma a partecipare, l’orario di incontro è rispettato al secondo, al contrario di quanto avviene con alcuni soci dello Shaka Zulu.

Il cielo è di un bel grigio cupo, e mentre iniziamo a cambiarci inizia a piovigginare. Fortunatamente dura poco e quindi si entra in grotta asciutti.

Lo scivolo iniziale è ben differente dall’ultima volta che sono entrato: questa volta la terra si è trasformata in una sorta di fanghiglia appiccicosa, ma fortunatamente nel primo pozzo e nei primi saltini lo stillicidio è limitato e si spera di non bagnarsi troppo dopo le recenti piogge.

Max va avanti in una corsa solitaria e prima di affrontare il pozzo da 25 metri (circa) sentiamo dall’alto che sta già trapanando per montare nuovi attacchi. Si scende questo pozzo con ancora l’assenza di stillicidio importante, si affronta poi quello da 50 (o 60, secondo punti di vista personali) e ci si ritrova tutti e tre alla saletta alla base.
Max continua a trapanare, con Fabio che lo segue da presso. Io decido di fermarmi nella saletta causa fuori forma cronica. Mangio qualcosa, mi disseto, fumo (il fumo tende ad andare ancora verso l’alto), accendo una candela per scaldarmi e aspetto. Ad un certo punto sento un rumore provenire dall’alto, sembra come se stessero franando piccoli ciotoli. Ma dopo qualche minuto mi rendo conto che ciò che sta arrivando è acqua. Tento di mettermi in comunicazione via radio con gli altri per avvisarli, ma la distanza e le giravolte che fa la grotta sono troppe e non c’è verso di farmi sentire, neanche a voce.

Come se un tubo si fosse rotto improvvisamente, arriva tutta insieme una cascatella all’altezza della saletta. Fortunatamente sono dalla parte non interessata, ma l’acqua cade proprio nel punto in cui è posizionata la corda di risalita. Aspetto ancora la risalita dei compagni, che oramai dovrebbero essere stati raggiunti dall’acqua, e mi tengo stretta la candela accesa, stile Nerone.

Quando i due riemergono sembrano già zuppi, ed ora c’è da affrontare il resto della salita sotto un persistente stillicidio, però stile doccia. Nel risalire cerco di dondolare per spostarmi dalla verticale dell’acqua, ma oramai sono zuppo. Così anche gli altri. Tra l’altro abbiamo anche un buon numero di sacchi abbastanza pesanti.

Si progredisce in maniera veloce per tenersi caldi e ci ritroviamo nello scivolo vicino all’imbocco dove sentiamo al di fuori voci amiche che ci incitano. Uscendo ci portiamo dietro un bel po’ di fango dello scivolo. Saranno contenti i prossimi che scenderanno. Una volta fuori veniamo a sapere che di pioggia ne ha fatta tanta, ma proprio tanta. Forse è una grotta da affrontare con condizioni meteo diverse.

Fine della relazione. Grazie Maurizio!

Integro la sua bella relazione con qualche informazione tecnica. I miei amici, oltre a prendere tanta acqua, hanno svolto qualche lavoro utile. E’ stato armato ex-novo l’ultimo pozzo, o meglio, sono stati messi gli attacchi poiche’ la corda l’hanno messa loro e poi giustamente riportata via. A quanto mi hanno raccontato, non e’ stato possibile evitare completamente l’acqua ma spero sia meglio di prima. Finalmente la corda da 100m di Fabrizio e’ stata portata fuori. Ora il pozzo degli Uomini Silenziosi e’ senza corde.

Dopo avervi aggiornati, veniamo ora ad oggi ed alla nostra uscita.

Solito appuntamento sotto casa mia, strada facendo ci fermiamo da “Cicchetti” a fare colazione. A Subiaco facciamo sosta al magazzino a prendere del materiale. Durante la salita a Livata ci arriva il responso di Maurizio, oggi non verra’, deve ancora smaltire del tutto i dolori della uscita precedente. Fatto tutto quel che dovevamo, verso le 11 siamo davanti alla grotta ed iniziamo a prepararci. Il prato e’ stato ornato da un simpatico saluto. Oggi sfoggero’ la tuta nuova e’ bellissima cosi’ pulita! Nonostante qualche goccia di pioggia riusciamo a terminare i preparativi senza bagnarci. Iniziamo a scendere. Giuseppe va per primo.  Pochi minuti e siamo alla partenza del pozzo Mirella, quello da 25 metri. Giuseppe parte per la discesa. Arriva anche Gabriele. Dopo Giuseppe parto io, mi fermo alla cengia a meta’ dove c’e’ il frazionamento. Urlo per avvertire Gabriele di dove sono, poi riparto. Arrivato alla partenza del pozzo degli Uomini Silenziosi trovo Giuseppe ad attendermi. Non potrebbe fare altrimenti visto che non c’e’ la corda. Recuperiamo lo zaino bianco che avevamo lasciato li’ la volta scorsa. Dentro c’e’, filata, la corda rossa da 60m. Vinco io l’onore e l’onere di armare nuovamente il pozzo, dovro’ stare attento perche’ Giuseppe non ricorda se e’ stato fatto il nodo a fine corda quando l’ha filata nello zaino con l’aiuto di Gabriele. Mi armo di pazienza, mazzetta e tutto il resto del materiale. La corda la lascio nello zaino, la tirero’ fuori mano mano che scendo. E’ infatti una occasione unica per togliere un poco dei sassi posticci che ancora ingombrano il pozzo. L’attivita’ di pulizia ed armo prende piu’ di un’ora. Alla fine sono stanco ma contento. Il frazionamento intermedio lo faccio tirato, ho la sensazione che la corda possa non bastare per arrivare in fondo. Al deviatore subito sotto, oramai la base del pozzo e’ a vista, finisco di tirare fuori la corda e trovo la sorpresa, il nodo di fine corda non c’e’. Una volta tirata giu’ la corda, illuminando in basso vedo che arriva a malapena a sfiorare la base del pozzo. Ho fatto bene a risparmiare corda. Arrivo alla base del pozzo ed urlo la libera ai miei amici, sono sicuro che la accolgono con gioia perche’ l’umido ed il freddo oggi si fanno sentire. Scende Giuseppe. Appena mi raggiunge gli dico del nodo di fine corda. Se desidera conservare in buona salute se stesso ed i suoi amici spero si ricordi d’ora in poi di fare il benedetto nodo prima di filare una corda nello zaino! Mentre attendiamo la discesa di Gabriele ci diamo da fare per mettere un fix vicino alla verticale della corda ed armare un traverso. Il passaggio e’ quasi banale e magari il traverso e’ inutile, pero’ visto che si cammina a fianco di una spaccatura che da’ direttamente su 50 metri di pozzo mi sembra prudente che ci sia. Per quando la luce di Gabriele fa capolino, e’ tutto pronto.    Iniziamo a spostarci al piano di sotto, in zona lavoro. Poco a destra di Giuseppe parte il meandro dove abbiamo lavorato la volta scorsa e dove lavoreremo oggi. Scendo e subito mi tolgo l’attrezzatura per passare la strettoia. Una volta dall’altra parte importuno Giuseppe costringendolo a fermarsi per illuminare il tratto prima della strettoia, Provo a fare una foto al vuoto sopra la strettoia, probabilmente si sarebbe potuto passare anche da la’, senza troppo lavorare, pero’ me ne accorgo solo ora. Quando siamo tutti assieme, iniziamo a lavorare di buona lena, sono le 2 del pomeriggio passate ed abbiamo 3 ore scarse di lavoro se non vogliamo uscire tardissimo come la volta scorsa. Gabriele e Giuseppe si dedicano alla curva piu’ avanti, io mi armo di mazzetta, ne abbiamo 2 oggi, e mi accanisco sulla strettoia che abbiamo appena passato. Alla fine Giuseppe riesce a passare oltre la curva ma dopo un paio di metri si deve fermare di nuovo. Dal lato mio ottengo il discreto risultato di rendere la strettoia molto piu’ comoda. Sono quasi le 6 del pomeriggio, e’ ora di prendere la strada del ritorno. Mentre Gabriele e Giuseppe si rifocillano, io mi rivesto della attrezzatura e parto per salire il primo pozzo. Alla base del 25 mi fermo ad aspettare. C’e’ Gabriele che sale dopo di me. Mentre aspetto di vedere la sua luce giro attorno cercando qualcosa di interessante da fotografare. Trovo un simpatico animaletto, ne ho visti parecchi di simili in mezzo al fango dell’ingresso, probabilmente il tapino e’ rimasto attaccato a qualcuno di noi ed ora si trova sperduto qua a 50 metri sotto terra.  Quando Gabriele arriva ne sono lieto, a stare fermi il freddo morde. Dopo un breve scambio di battute con lui mentre riprende fiato, riprendo i miei attrezzi e salgo il pozzo da 25. Anche qua mi fermo ad attendere Gabriele. Quando arriva all’ultimo frazionamento, mi rificco dentro per prendergli lo zaino, una ottima occasione per muovermi un poco. Pochi minuti dopo eccolo fare capolino. Gabriele mentre finge di essere un poco stanco. Visto che oramai siamo quasi fuori aspettiamo assieme l’arrivo di Giuseppe. Quando anche lui e’ nei pressi, riprendo il cammino. Fuori trovo ancora la luce del giorno ed il “ciaone” che mi saluta.  Sono uscito proprio al tramonto, infatti quando esce Gabriele e’ gia’ notte fonda. Dopo una decina di minuti si vede un’altra luce nel buio. E’ Giuseppe, gli vado incontro. Eccolo mentre rimette a posto la copertura di “filagne”. Stavolta siamo usciti a tempo, quindi alle 21.30 siamo puntualissimi per la cena al ristorante a Marano Equo. Solo qualche minuto di attesa ci divide dalla meritatissima cena.Vi risparmio le immagini del pantagruelico pasto! Che dire di questa uscita? E’ gia’ un paio di volte che la grotta e’ un poco avara nel concedersi. Forse ci siamo abituati male le volte prima, per fortuna c’e’ sempre un allegro “Alla prossima!”.

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Piccola Cretarossa – 2/09/2017

Continua l’esplorazione della nuova grotta, Piccola Cretarossa ovvero Abisso Ruvese. Con Maurizio, Gabriele, Giuseppe ed io.

La domenica prima un nutrito gruppo di amici sono stati invitati da Nerone a visitare la grotta. Anche questa volta sono riuscito ad estorcere una relazione a qualcuno. Il malcapitato stavolta e’ stato Paolo, che approfitto per ringraziare.

Ecco la relazione di Paolo:

Domenica 27 agosto 2017
Grotta ??? – esplorazione di due verticali da 40/45 m fino a -150 m circa
Partecipanti: Paolo, Federica, Federico, Mario, Valerio, Fabrizio, Barbara.
Se scorrete il catasto al numero 1781La, nella colonna dedicata ai nomi delle grotte troverete: “???”; esatto, tre punti interrogativi!!. A seguire, sotto la dicitura “Località”, si legge: “100 m a NW del Pozzo della Creta Rossa”… le coordinate corrispondono a quelle che ho provvidenzialmente ripreso.
“Valerio, come si chiama ’sta grotta?”; “boh”, “… e che c…., si avvia a superare i meno cento e ancora non gli avete dato un nome!??”, “mi pare Grotta senza nome, o forse Pozzo della Rava Rozza, ah no Pozzo della neve, oppure …”, “vabbe’, ho capito, entriamo che è meglio …”
Siamo qui, in questa splendida faggeta simbruinica, a poche decine di metri dall’ingresso del Pozzo della Creta Rossa, io, Federica, Mario e Federico in rappresentanza del GGCR, che per un giorno è andato in trasferta a dare manforte agli amici Shakazuli, ovvero Valerio, Fabrizio e Barbara, che in realtà è del CAI di Roma. Siamo all’ingresso di questa Grotta senza nome per partecipare all’esplorazione di un baratro stimato tra i 60 e gli 80m.
Ma facciamo un passo indietro. Questa estate Gabriele Catoni, socio SZCS e instancabile PR della speleologia italiana, ha stretto un gemellaggio con un gruppo pugliese, e per sugellare il sincretismo cultural-grottarolo ha organizzato un bel campo estivo sui monti Simbruini. Il luogo prescelto è assai strategico: c’è una meravigliosa faggeta pianeggiante, raggiungibile da una breve sterrata, a pochi chilometri dai bar e dagli alimentari di Livata, a poche decine di metri dall’ingresso di una bella grotta come il Pozzo della Creta Rossa, e soprattutto vicino ad un bucaccio nella terra trovato da Alberta Felici tanti anni fa dove adesso tocca scavare… i lavori durante il campo hanno sortito gli effetti desiderati e così, dopo aver estratto alcune centinaia di callarelle piene di terra e aver dato una mano con mazzetta, scapello e … scalpelli, il bucio ha ceduto il passo agli speleologi in entrata e all’aria in uscita. In breve gli amici Shakazuli hanno percorso una serie di passaggetti discendenti, fino a raggiungere la partenza di un pozzo da 25m, seguito dal baratro di cui sopra… E’ a questo punto della storia che Nerone mi chiama minacciandomi che, ove mai non fossi andato a vedere le nuove scoperte, mi avrebbe spezzato un tronco sulla schiena!! Così sollecitato non mi son potuto sottrarre, ho coinvolto i consoci castellani liberi per un’uscita domenicale e ci siamo recati sul posto.
Il giorno prima, ovvero il sabato, Gabriele, Nerone, Bibbo e compagnia hanno bonificato e messo in sicurezza il P. 25 e ci hanno gentilmente e generosamente aperto la strada per la discesa del baratro a seguire. Imperscrutabili strategie esplorative hanno fatto sì che parte della grotta sia stata armata con una corda portata da non ho capito chi dello Speleo Club Roma, il quale se l’è pure riportata indietro.
Dunque noi entriamo e la grotta è disarmata… serpeggia il panico: “Abbiamo abbastanza corde per raggiungere il pozzone nuovo? Per quello la corda c’è, ma prima come famo?”, “tu quante corde hai? Che te sei portato?… forse non bastano…”. A questo punto Valerio mi dice di entrare per ultimo e disarmare l’ingresso, che può anche essere arrampicato, per recuperare la corda. “Vabbe’… obbedisco!”. Mario è davanti a me, tolgo il primo armo e scendo in arrampicata il saltino d’ingresso, effettivamente è banale; continuo a scendere lungo uno scivolo terroso… la corda, sempre la stessa, è rimandata su un nuovo ancoraggio e continua a scendere giù per un pozzetto oltre una strettoia… “Mario, ma sto pozzetto è arrampicabile? Devo continuare a disarmare?”… ho i miei seri dubbi, e per non rischiare di intrappolarmi da solo, assieme a tutti gli altri sotto di me, decido di doppiare la corda facendola passare in un moschettone e di toglierla eventualmente da sotto una volta verificata la situazione; abbarbicato dunque a queste due corde continuo a scendere giù per dislivelli sempre meno arrampicabili. Arrivo quindi in una saletta… la corda è fissata ad un nuovo ancoraggio e si getta giù per un pozzetto di oltre tre metri, pure scampanante… i dubbi del piano di sopra qui, al piano di sotto, diventano certezza… “se continuo a disarmare non usciamo più!! … VALERIO, mi senti?, ma debbo disarmare pure questo?!”, “no, no”. Percepisco una voce perplessa. Quando lo raggiungo pochi metri più in basso gli chiedo conto: “ma la corda la dovevo recuperare o no?”, “solo quella del saltino iniziale!!”, “si peccato che era la stessa di tutti quelli appresso… io ho disarmato quasi tutto ………….”, alla perplessità si sostituisce la preoccupazione! A questo punto faccio il vago e la butto in caciara: “non ti preoccupare; ho verificato mentre scendevo, è tutto arrampicabile… (si spera!!)”.
Finalmente arriviamo sul fronte esplorativo. Il baratro viene disceso da Fabrizio, che si ferma una quarantina di metri più in basso su un terrazzo laterale generato da un arrivo abbastanza importante, che immette nella
grotta un sottile ma costante filo d’acqua; lo raggiungiamo in breve tutti. Sotto di noi, oltre un restringimento della frattura genitrice, si apre una seconda verticale profonda anch’essa una quarantina di metri, o forse più.
Viene armata da Valerio, seguito da Federico… alla base la grotta continua con una serie di saltini: i primi due arrampicabili, il terzo da armare e lasciato in pasto ai prossimi avventori… questa via però non sembra avere l’aria decisa che attraversa tutta la cavità nel troncone a monte, anzi, questa viene rintracciata in un meandro sospeso all’altezza del terrazzo dove ci troviamo tutti radunati; oltre una strettoia da aggredire con una certa determinazione si vede la frattura di nuovo larga, ma soprattutto si sente un chiaro rimbombo, segno incontrovertibile di ambiente grande. Sarà forse per non farci sentire troppo spaesati che la grotta ha avuto la gentilezza di presentarsi con un andamento tipicamente aurunco: i pozzi non si scendono, si scavalcano!!
Per evitare tempi d’uscita troppo lunghi e, soprattutto, per scongiurare di inzupparci come hanno dovuto fare Valerio e Federico sotto lo stillicidio dell’ultima verticale, decidiamo di riprendere la via verso le stelle, fidandoci ciecamente dei racconti dei nostri compagni di avventura. In realtà per un attimo io e Fabrizio ci eravamo fatti balenare l’idea di andare a vedere anche noi, ma poi, quando abbiam visto il fradiciume al quale non ci saremmo potuti sottrarre, siam velocemente passati a più sani propositi.
Mario è partito per primo, tutto ringalluzzito dall’aver sceso per la prima volta un pozzo tanto profondo; lo ha seguito Federico, che ha dovuto porre rimedio ai miei incauti disarmi delle zone alte; io e Federica abbiam chiuso la carovana, rischiando di rimanere bloccati sotto il pozzone da 40 m, a causa di una lametta di roccia bastarda che aveva deciso di circuire la corda e di non mollarla più; solo dopo svariati “sgrullamenti” dal basso e una buona dose di imprecazioni la situazione è stata fortunosamente risolta.
Alle 22:00 eravamo tutti fuori, accolti da Patrizia e Gabriele, nonché da Pepita che, ovunque mi incontra, mi riserva sempre delle feste commoventi.
Alle 22:30 eravamo tutti con le gambe sotto un tavolo al ristorante della famiglia di Valerio. Nonostante le lamentele dei suoi genitori di non essere stati avvertiti per tempo e di aver dovuto quindi arrangiare quello che c’era, a noi è parsa una cena luculliana.
Grazie a tutti per la piacevolissima giornata.
Auguro di cuore gli amici shakazuli di essere a breve nella condizione di poter battezzare il “Pozzo senza acca!!”
Alla prossima
Paolo

Dopo l’appassionante resoconto di Paolo e’ ora il momento di tornare a noi. La mattina Gabriele, Giuseppe ed io ci diamo appuntamento sotto casa mia. Verso le 8.30 partiamo sulla inossidabile Meriva di Gabriele alla volta di Livata dove siamo attesi da Maurizio. Fatte tutte le soste necessarie, ed anche di piu’, arriviamo alla grotta intorno alle 10. La prima cosa da fare in questi casi e’ una bella foto. La grotta sta ancora riposando nel box di filagne sotto la sua nuova copertina di legno, omaggio di Gianluca, Tarcisio e Maurizio. Iniziamo a cambiarci. Maurizio ci raggiunge e si mette velocemente a paro con noi. Ora che siamo tutti bardati alla bisogna non poteva mancare una foto di gruppo prima di entrare. Mandiamo avanti Giuseppe perche’ ha scavato tanta tanta terra ma ancora ha visto nulla della bella grotta che e’ diventata anche grazie alle sua fatiche. Eccolo alla discesa del primo pozzo su corda che  chiamerei volentieri “pozzo della pazienza premiata”. E’ un poco stretto, ma non per lui. Lo faccio fermare per una foto. Maurizio intanto si gratifica con un buon sigaro…per fortuna la grotta soffia e si porta via l’odore pestilenziale che produce! Giuseppe va avanti svelto, io lo seguo e continuo a scattargli foto. In pochi minuti siamo alla partenza del primo pozzo serio, il “pozzo Mirella” di circa 25 metri. Di nuovo parte Giuseppe per primo. Mentre si guarda intorno prima di iniziare a scendere il buon Giuseppe trova un passaggio alla sinistra della partenza del pozzo. Non e’ facilmente percorribile, pero’ potrebbe essere interessante andare a sbirciare piu’ da vicino cosa c’e’ in fondo. Scende con molta calma gustandosi il pozzo. Alla cengia intermedia urla per avvertirci che e’ a quel punto, l’altra volta abbiamo notato che urlando dal fondo del pozzo sopra si sente poco o nulla. Quando sento un flebile “libera” rispondo con un “ok” ed inizio a scendere. Alla cengia faccio sosta per una foto verso il fondo del pozzo.  Raggiungo Giuseppe nel tratto riparato alla partenza del nuovo pozzo, quello che la volta scorsa ho sceso per meta’. Mentre anche Gabriele e Maurizio ci raggiungono, iniziamo a prepararci per la discesa di quello che oramai e’ stato battezzato il “pozzo dei Silenziosi”. C’e’ da sistemare l’armo, Giuseppe mi cede l’onore e l’onere di farlo. Col suo aiuto mi bardo di tutto il necessario, o almeno cosi’ credo, e parto per la missione. Scendo facendo un minimo di pulizia, tolgo con i piedi tutta la minutaglia che posso senza rischiare di rovinare la corda. Qualche sasso piu’ grande lo sposto di lato nelle cengie piu’ grandi che incontro scendendo. Individuo un attacco messo ma non utilizzato, dovrebbe essere il deviatore di cui mi ha parlato Fabrizio. Non penso mi servira’, quindi lo smonto. Voglio spostarmi dalla verticale attuale, per piu’ motivi, scendere piu’ al riparo dei sassi la seconda parte del pozzo e togliermi dallo stillicidio. Per ora si tratta di poche gocce ma ho la sensazione possa diventare un serio fastidio quando ci sara’ piu’ acqua. Come progettato mi sposto di lato, saggio la roccia nel punto che ho scelto e prendo il trapano per fare i buchi…ecco cosa ho dimenticato, la punta del trapano! Come diceva nonno: “chi non ha testa abbia gambe”, tiro giu’ qualche moccolo e mi rassegno alla risalita. La mia partenza non e’ delle migliori, perdo la presa sulla roccia e ritorno precipitevolissimevolmente verso la verticale andando a sbattere sulla parete opposta. La roccia in quel punto e’ liscia, lavorata dall’acqua, naturalmente pero’ vado a beccare l’unico spuntone di roccia che c’e’ nei dintorni rimediando una discreta botta sulle costole. Sospetto di essermi guadagnato un bel livido, ma ora ho troppo da fare per curarmene. Inizio a salire. Un paio di metri sopra di me c’e’ una comoda cengia dove poso tutto il bardamento pesante, poi con sbuffi e sospiri salgo a prendere la punta che giuseppe gentilmente mi porge. Saluto tutto il gruppo, che nel frattempo si e’ ricompattato e poi scendo a completare il mio lavoro. Arrivato in loco recupero tutto il necessaire e sistemo 2 fix completando il tutto con altrettanti attacchi. Quando vado a recuperare abbastanza corda per fare il nodo ho una sorpresa, non ne ho abbastanza. Evidentemente sotto di me c’e’ un frazionamento da togliere e sistemare. Per il momento continuo la discesa usando uno dei nuovi attacchi come deviatore. Urlo a Giuseppe, che mi seguira’ per secondo, avvertendolo che dovra’ fare il nodo eliminando il deviatore temporaneo. Arrivo al frazionamento sotto. Studio un attimo la cosa, per come scende la corda ora questo frazionamento puo’ essere trasformato in un deviatore. Vorrei mettere in funzione il deviatore, ma non ho cordini. Alla fine ci metto una catena di moschettoni con quelli degli attacchi piu’ uno della mia longe. Anche in questo caso urlo a Giuseppe avvertendolo di portarsi dietro un cordino per sistemare bene il deviatore e recuperare i moschettoni. Dopo il deviatore scendo ancora pochi metri poi arrivo al terrazzo laterale intermedio descritto da Paolo nella sua relazione.   Scendo ancora un paio di metri spostandomi alcuni metri dalla verticale del pozzo e mi ritrovo alla partenza del meandro con aria che vogliamo allargare. Per prima cosa mi sgolo per urlare il libera a Giuseppe. Devo lanciare almeno una decina di urli al massimo della capacita’ delle mie corde vocali, per fortuna alla fine ricevo un lontanissimo ok. Ora posso dedicarmi ad altro. Inizio subito ad esaminare la zona di lavoro. L’aria in effetti c’e’, ma non sara’ semplice venire a capo di tutto questo “strettume”. In attesa dei miei amici mi giro intorno, dietro di me, in direzione opposta al meandro da allargare, continua l’armo, presumibilmente verso l’altro pozzo, ovvero la seconda meta’ del “pozzo dei Silenziosi”. Ecco che arriva Giuseppe, ha sistemato a dovere l’armo, non ha recuperato il moschettone della mia longe ma in compenso ha portato gli zaini con i materiali e la mia acqua, improvvisamente mi sento addosso una gran sete.  Iniziamo subito a lavorare di buona lena, nel frattempo ci raggiunge anche Gabriele portandoci la notizia che Maurizio ha deciso di non scendere il “pozzo dei Silenziosi” e che ci aspettera’ sopra. Mi dispiace un poco, ma comunque avremo sicuramente modo di scenderlo assieme nei prossimi mesi. Il lavoro procede piu’ velocemente di quanto mi aspettassi, dopo un paio d’ore si inizia ad intravedere un “buio largo” davanti a noi che rimbomba urlando. Queste eccitanti informazioni che ci ritorna la grotta ci spronano a continuare. Mentre lavoriamo spostando tanti sassi dobbiamo stare attenti perche’ la spaccatura del pozzo sotto di noi si allunga quasi fino ai nostri piedi e c’e’ il rischio che qualcosa cada di sotto. Il fatto di saperlo non ci salva, prima cade la chiavetta d’armo di Giuseppe e poi, con gran rimbombo, cade la mia batteria d’emergenza, un pregiato manufatto di Fabrizio, il nostro radiologo di fiducia. Me ne rammarico assai, ma posso farci nulla, un sospiro e continuo a fare quel che serve. Giuseppe non si rassegna alla perdita della chiave, quindi decide di scendere il resto del pozzo per cercarla. Lo avvertiamo che il moschettone su cui e’ appeso nel primo, breve, tratto lavora male facendo leva sulla roccia e di non dare strattoni. Quando scompare alla vista riprendiamo il lavoro interrotto. Mentre Gabriele e’ intento a scavare, io mi riposo un poco bevendo di nuovo dell’acqua. Giuseppe ritorna. L’impressione e’ che sia stato via troppo poco, anche per uno veloce come lui nel risalire i pozzi. Ce lo conferma quando arriva di nuovo tra noi. E’ arrivato solo al frazionamento a meta’ discesa. Nel pozzo il vapore ristagna, non sembra esserci aria. Ha avuto una sensazione negativa ed ha anche avvertito un odore strano, insomma ha preferito interrompere la discesa e risalire. Ci porta una notizia interessante. Per tutta la grotta percorsa finora abbiamo cercato una corda rossa da 60m, quella che secondo Gabriele e’ destinata per l’armo della prima parte del “pozzo dei Silenziosi”. La corda su cui siamo scesi e’ una 100m in prestito da un altro gruppo e dobbiamo restituirla. Insomma, Giuseppe ha trovato la fantomatica corda, e’ al frazionamento intermedio della seconda parte del pozzo e scende fino al fondo. Giuseppe ha provato a recuperarla ma sotto e’ incastrata da qualche parte e non e’ riuscito. La corda pero’ la si deve recuperare e poi oramai, avevo sperato che Giuseppe riportasse notizie circa la sorte della mia batteria. Alla fine prendo coraggio con un gran sospiro, recupero la mia attrezzatura, la indossoa nuovamente ed intraprendo la discesa. Anche io affronto il “moschettone a leva” con tutta la cautela del caso, mi sposto al frazionamento sulla verticale del pozzo ed inizio a scendere. Il lato della parete su cui scendo e’ interessata da un ruscellamento d’acqua, non intenso ma comunque notevole vista la siccita’ di questo periodo. Al frazionamento raccontatoci da Giuseppe trovo la partenza della corda rossa, mi guardo in giro, in effetti il vapore che produco in abbondanza ristagna nel pozzo. C’e’ pure sentore di un cattivo odore che non riesco ad identificare. Passo il frazionamento e continuo la discesa sulla corda rossa. Il secondo tratto di discesa e’ reso meno simpatico da un insistente stillicidio che mi cade addosso senza che ci sia possibilita’ di evitarlo. Mi fermo su una cengia, in una nicchia c’e’ ammucchiato il resto della corda rossa, con tutti gli spuntoni di roccia in cui la trovo incastrata era impossibile che si riuscisse a tirarla su dal frazionamento. Sotto di me il pozzo restringe scendendo ancora qualche metro. Alla base si vede un buco, probabilmente il primo dei saltini descritti da Paolo. In una rientranza della roccia trovo i miseri resti della mia batteria, della chiave di Giuseppe nemmeno l’ombra. La batteria, essendo al litio ha tenuto fede al suo essere potenzialmente esplosiva se trattata male. La trovo infatti raddoppiata come volume ed orribilmente squarciata al centro. Spendo un ennesimo sospiro pensando ai bei momenti passati assieme, recupero un paio di connettori e mi dedico ad altro. Prendo la corda rossa, ne sciolgo con pazienza gli intrichi ed i nodi e la ammatasso il piu’ ordinatamente possibile al centro della cengia. Finito il lavoro preparatorio, inizio a risalire. Sara’ l’impressione, pero’ mi sta’ prendendo un poco di mal di testa e penso sia l’ora di togliersi da questo posto (Nota: Ripensandoci giorni dopo, mi sono dato una spiegazione per il cattivo odore ed il mal di testa, probabilmente quando la batteria e’ scoppiata ha sprigionato una buona quantita’ di gas non proprio benefici. Curiosando in internet ho trovato frasi del tipo: “La ricerca ha individuato oltre 100 gas tossici emessi dalle batterie agli ioni di litio, tra cui il monossido di carbonio.”). Come avevo presagito la salita e’ molto bagnata, al frazionamento sono praticamente fradicio. Smonto gli attacchi e mi appendo addosso le corde ancora annodate tra loro. Anche nel resto della salita l’acqua non manca, ci si mette anche il peso via via crescente della corda che porto appesa alla bandoliera. Ogni tanto faccio sosta approfittando per studiare un armo con meno acqua. Tra ansimi, sospiri e sbuffi arrivo al frazionamento di partenza. Urlo per richiamare l’attenzione dei miei amici, viene Giuseppe a darmi una mano nel recuperare le corde. Mentre lui tira su, io mi posiziono sulla verticale del pozzo per deviare la corda ed evitare incastri.  Termino il disarmo del pozzo, aggiorno i miei amici su quanto ho visto e della triste sorte della mia batteria. Informo Giuseppe della perdita definitiva della sua chiave d’armo e poi mi disfo della attrezzatura per riprendere il lavoro di allargamento. Vado a vedere a che punto siamo. Durante la mia assenza Gabriele e Giuseppe hanno lavorato con impegno ed ora il passaggio sembra quasi fattibile, non ci avrei mai sperato quando abbiamo iniziato. Chiedo l’ora, Giuseppe per fortuna ha portato l’orologio. Sono le 5 del pomeriggio. Abbiamo ancora un po’ di tempo.  Gli ultimi centimetri da allargare sembrano i piu’ ostici e ci fanno penare assai. Alla fine pero’ ce la facciamo, o meglio, Giuseppe, togliendosi completamente l’imbrago, riesce a passare e ci saluta felice dall’altro lato della strettoia. Gabriele ed io proviamo a passare, ma anche strizzandoci al massimo non riusciamo, per fortuna ora Giuseppe dall’altro lato puo’ lavorare con comodita’ e riesce ad allargare abbastanza. Riprovo a passare ancora una volta…niente da fare. Attacchiamo con ancora maggiore decisione la strettoia togliendo gli spuntoni piu’ fastidiosi. In capo ad una mezz’ora posso riprovare e stavolta passo! Non e’ propriamente largo, per me, pero’ e’ fattibile. Per prima cosa vado a vedere dove siamo. Siamo in un tratto di meandro di roccia pulitissima, largo un paio di metri. Verso l’alto si perde nel buio, potrebbe essere interessante fare alcune risalite. Dopo circa 5 metri c’e’ una curva a destra quasi ad angolo retto. Subito dopo la curva le pareti del meandro stringono di nuovo, ma per poco. Dopo lo stretto c’e un piccolo ambiente, subito dopo un altro restringimento e quindi piu’ avanti si intuisce un ambiente piu’ ampio. L’aria si sente arrivare da la’ anche se con meno decisione rispetto alla strettoia appena passata. Fatta la mini-esplorazione torno sui miei passi. Tento una foto ricordo a Giuseppe ma oramai la fotocamera e’ talmente intrisa di fango che non riesco piu’ a pulire l’obiettivo abbastanza da ottenere foto nitide. Riprendiamo a smazzettare per rendere ancora piu’ agevole il passaggio. Gabriele tenta il passaggio incitato da noi. Arriva quasi a passare ma poi decide che preferisce rimandare alla prossima volta, quando allargheremo ancora meglio. Ci rassegniamo a fare la foto ricordo solo Giuseppe ed io, la fotocamera non e’ d’accordo ed infatti si rifiuta producendo questa foto astratta. Fatta la foto decidiamo che l’esplorazione per oggi puo’ bastare. Con fatica passiamo (parlo solo per me, per Giuseppe il problema non esiste) la strettoia in senso inverso ed iniziamo i preparativi per il ritorno verso l’aria aperta. Per prima cosa mangiamo alcune manciate di uva passa ed arachidi, beviamo in abbondanza e ci rivestiamo della attrezzatura. Tra salite e discese, smazzettate furiose, sudore e stillicidio, inizio a sentirmi stanco. Mi propongo per salire per primo, i miei amici acconsentono. Prima di partire facciamo consiglio, si deve decidere se continuare con il disarmo della corda da 100. Chiedo di nuovo l’ora a Giuseppe, sono le 7 passate, 2 ore sono scivolate via come niente. Dico loro la mia opinione. Considerato che siamo tutti parecchio stanchi, abbiamo anche fatto tardi per uscire ad un’ora decente, personalmente abbandonerei l’idea del disarmo limitandomi a portare la corda rossa da 60m alla partenza del pozzo dei Silenziosi. Concludo il mio ragionamento lasciando a loro la valutazione finale sul da farsi. Non capisco bene il loro pensiero, pero’ ora ho solo voglia di iniziare a salire. Mentre vado, li vedo che impiegano l’attesa sistemando le corde.     Sosta per riprendere fiato a meta’ del pozzo dei Silenziosi. Quando sono ad una decina di metri dal frazionamento sento un inconfondibile odore di sigaro e vedo della luce sopra di me. Maurizio, l’eroico Maurizio, ha pazientemente atteso qua per tutte queste ore! Mi complimento con lui e poi lo esorto ad iniziare la risalita del pozzo Mirella. Arrivato alla partenza del pozzo dei Silenziosi tento ancora una volta una foto del buio mentre urlo la libera.  Alla partenza del pozzo Mirella mi ritrovo con Maurizio. Decidiamo di aspettare qua il resto del gruppo. Dopo averlo aggiornato sulle ultime novita, per passare il tempo ci scambiamo foto. Ecco Maurizio! Dopo circa un’ora di attesa inizio a sentire decisamente freddo, d’altronde sono ancora abbastanza bagnato addosso. Ho anche un problema con la tuta che non ne vuole sapere di restare chiusa, il velcro non regge piu’. Maurizio, indomito, decide di rimanere in attesa. Io lemme lemme mi avvio all’uscita. Nel buio della notte mi cambio con molta calma e sistemo nel mio enorme zaino arancione tutto il fango che contorna e nasconde l’attrezzatura. Una volta cambiato dovrei sentirmi meglio, inizio invece a sentire un freddo intenso, tanto da tremare come una foglia. Mi infilo addosso tutti i vestiti che porto per evenienze simili e poi mi chiudo in macchina continuando a tremare. Dopo una lunga attesa, finalmente esce Gabriele. Mi spiega che ha impiegato un poco di piu’ del solito ad uscire perche’ ha avuto difficolta’ con lo zaino. Nel giro di un’altra mezz’ora escono anche Giuseppe e Maurizio. Subito si cambiano. Nel frattempo ho acceso la macchina di Gabriele, oltre a riscaldarmi posso avere alcune informazioni. Ci sono 9,5° e sono oramai le 10.30 di sera…per stasera le fettuccine sono sfumate. Appena recupero una temperatura decente esco a fare foto, la prima a Giuseppe… …quindi a Maurizio… …ed infine a Gabriele. Visto che ci siamo termino il gruppo inserendo la foto che mi ha scattato Maurizio con la sua fotocamera mentre eravamo ancora in grotta. Notare il colore “mimetico” della tuta.La serata termina con la disperata ricerca di un posto dove mangiare qualcosa. Dopo alcuni tentativi vani approdiamo al ristorante dei genitori di Valerio. Mossi a compassione riattivano il forno e ci fanno delle sostanziose pizze che ci hanno riconciliato col mondo. Il ritorno a dire la verita’ l’ho sonnecchiato a tratti, nei momenti di veglia ho cercato di fare conversazione con Gabriele. Di Giuseppe ad un certo punto ho perso le tracce, penso si sia appisolato anche lui. Una giornata faticosa ma divertente e proficua. Alla prossima.

Pubblicato in esplorazioni, speleo, SZS, uscite | Commenti disabilitati su Piccola Cretarossa – 2/09/2017