Pozzo della Neve – 08/04/2018

A scavare a Pozzo della neve con Leandro, David, Gabriele ed io. Nerone arriva dopo il lavoro, fuori tempo massimo per partecipare allo scavo ma sempre in tempo per dare il suo contributo di simpatia.

Alla solita riunione del giovedi’ mi dichiaro ancora dolorante per il ginocchio malandato, quindi, quando affrontiamo il tema “cosa si fa domenica?”, chiedo di organizzare un qualcosa di poco impegnativo. In effetti a partire da Roma saremo solo Gabriele ed io. Giuseppe ha il corso del suo gruppo “natio” a Ruvo. Alla fine ci accordiamo per andare a scavare al Pozzo della neve.

Domenica mattina Gabriele passa a prendermi, facciamo una rapidissima colazione da “Cicchetti” e poi proseguiamo per Livata dove, al bar sulla piazza, abbiamo appuntamento con Leandro e David. Dopo l’incontro, i saluti e qualche chiacchiera, ci avviamo. Strada facendo facciamo sosta ai Fondi di Jenne dove andiamo a vedere la situazione di alcuni buchi.Questo e’ uno di loro. Ha sconfitto la neve e non sembrano esserci cambiamenti notevoli. Non togliamo sassi e legni per vedere dentro, se ci mettiamo a scavare qua rischiamo di non arrivare a destinazione.Facciamo un rapido giro tra le varie doline che punteggiano l’enorme piana. Per oggi guardiamo solo quelle piu’ vicine, torneremo con la bella stagione per una ricognizione piu’ ampia.Questo simpatico fiorellino e’ uno dei tanti che rallegrano di colori il prato dopo il bianco inverno.Dopo il rapido giro torniamo alle macchine e ci dirigiamo verso Pozzo della neve. L’accesso al sentiero “breve” per la grotta ci e’ negato da un bel cumulo di neve. Proseguiamo fino allo spiazzo per Piccola Creta, partiremo da la’.Ci prepariamo svelti quindi ci avviamo. Ancora fiori.Leandro e David vanno avanti per scendere il primo pozzo di Piccola creta e recuperare un secchio lasciato li’ dopo gli scavi.Mi avvicino a Piccola Creta senza fretta, scattando foto.David deve ancora scendere, ho tutto il tempo che voglio.Qualcuno ha scolpito un rozzo abbeveratoio nel legno…o sara’ una fioriera?David si prepara a scendere. L’armo che hanno fatto lascia un poco a desiderare in quanto a sicurezza, ma e’ gia’ notevole che abbiano fatto tutto da soli, avranno tempo per migliorare.Mentre attendo la loro uscita, arriva anche Gabriele.Vi concedo ancora un fiore, ma poi basta…o forse no!Al pozzo della neve, manco a dirlo, c’e’ la neve! Scendo il primo tratto immergendomi nella neve fino a mezza coscia poi lego la corda ad un masso posticcio sul bordo del breve salto che porta alla base della sala d’ingresso della grotta. Mentre preparo vengo raggiunto da Leandro e David che si mettono comodi ad attendere la mia discesa.Prima di entrare nel buio, un’ultima occhiata verso fuori dove il sole imperversa e riscalda. Gabriele ancora non si vede, ma sento che si sta preparando.Ciao ciao! David si e’ messo a fare yoga per ingannare il tempo.Eccomi nella prima sala. Il sole ancora si vede bene ma per andare oltre devo accendere la luce.Gli sci sono sempre qua.Arriva prima David e quindi Leandro con tutti gli zaini.Proseguiamo con il superamento del diaframma di roccia che ci separa dalla zona di scavo. Arrampico la piccola risalita con l’idea di dover armare la successiva discesa. Non ce n’e’ bisogno, la corda e’ gia’ pronta, devo solo scendere, cosa che faccio prontamente. Alla base, pochi passi e mi affaccio alla zona di scavo. La terra e’ sempre tutta la’, non ci ha fatto il piacere di sprofondare da sola e scomparire in un bel pozzo!Scendono anche i prodi Leandro e David. Subito ci sistemiamo per dare inizio agli scavi. Loro 2 vanno nella saletta a togliere terra, io faccio da recuperatore di secchi e Gabriele, che nel frattempo e’ arrivato, fara’ l’uomo di forza tirandoli su per svuotarli nella sala d’ingresso.Ecco Gabriele nel pieno svolgimento delle sue funzioni odierne. Dopo un inizio incerto, si organizza proprio bene e recupera i pesanti secchi velocemente e senza farli incastrare.Dopo un paio d’ore di scavo, David si dichiara sconfitto dal freddo e chiede il cambio. Vado dentro io a tenere compagnia a Leandro. In questa nuova configurazione continuiamo a tirar fuori terra con un buon ritmo. Approfittando di una sosta propongo a Leandro di recuperare uno degli sci nella saletta d’ingresso per farne uno sbarramento di lato nella saletta di scavo per accumularci della terra. Dedichiamo ancora parecchio tempo alla terra ma anche noi iniziamo a patire seriamente il freddo. Quando inizio a non sentire piu’ i piedi, consulto Leandro, David e Gabriele. Anche loro hanno un bel freddo. Forse e’ l’ora di uscire al sole. Decidiamo di fare ancora un breve turno con David e Leandro nella saletta a scavare, io al recupero secchi e Gabriele ancora addetto al loro svuotamento. Leandro sembra aver trovato un buco, peccato che sia proprio sotto il sassone dove si poggiano i piedi per entrare nella saletta. Dobbiamo proprio togliere quel sassone. Proviamo ad imbracarlo e sollevarlo di peso ma alla fine vince lui, troppo pesante. David si dichiara battuto dal freddo, ha le mani insensibili. Inizia a prepararsi per uscire. Leandro ed io tentiamo ancora di averla vinta sul sasso. Con immane fatica lo facciamo spostare nella saletta. Una volta li’, il feroce Leandro lo frantuma in piccoli pezzi tempestandolo di mazzettate. Con molta soddisfazione ne tiriamo fuori velocemente i pezzi buttandoli nella zona di recupero dei secchi. Finito con lui, anche noi iniziamo a prepararci per uscire. Recupero la mia attrezzatura pero’ non ho voglia di indossarla. La volta scorsa avevo provato ad arrampicare il breve salto trovando un passaggio adatto alle mie scarse abilita’ da climber. Vado a vedere, ce la posso fare anche questa volta. Pochi sbuffi e sono su mentre anche Leandro inizia a salire. Nella sala d’ingresso ci ritroviamo tutti. David esce per primo, lo seguo io appostandomi appena fuori per riprendere l’uscita degli altri.Una foto la faccio anche a David mentre si gode il sole.Fa capolino Gabriele.Mentre aspetto faccio una foto ai dintorni della grotta. La neve ancora resiste ma avra’ vita breve con questo sole.Ecco Gabriele che termina la sua salita. La tuta, originariamente rossa, si e’ tinta in maniera uniforme, ora e’ mimetica e Gabriele si confonde con l’ambiente circostante.Lo chiamo per farlo voltare, se non fosse per il bianco del volto ed il giallo dello zaino lo si potrebbe scambiare per una radice dell’albero!Buon ultimo esce anche Leandro a cui lasciamo il compito di recuperare la corda.Una volta di nuovo riuniti prendiamo le nostre cose e ci avviamo alle macchine gustandoci il caldo del sole.Ma qualche fiore lo vogliamo fotografare strada facendo?Leandro ha ancora energie da spendere ed ogni tanto si allontana per andare a vedere qualche buco dall’aspetto interessante.Arrivati a fianco di Piccola Creta, alzo lo sguardo verso le macchine…c’e’ un brutto ceffo a bordo strada…chi sara’ mai?Ci avviciniamo di buon passo per scoprirlo. Ma e’ Nerone! In effetti aveva detto che avrebbe fatto un salto dopo il lavoro. Purtroppo il freddo ci ha fatto terminare prima di quanto ci aspettassimo. Per questa volta il buon Nerone ha fatto un viaggio a vuoto.E’ comunque un’ottima occasione per scambiare qualche parola con lui mentre ci cambiamo.Continuando a gustarci il caldo che il sole ci elargisce, ci cambiamo raccontando a Nerone quanto fatto oggi e passando qualche momento a fantasticare assieme di grotte immense nascoste sotto la terra.

Il tranquillo chiacchierare di cose “spelee” continua finche’ Leandro e David dichiarano di dover andare. Passiamo cosi’ ai saluti che durano qualche minuto. Quando partono loro, Nerone, Gabriele ed io consumiamo ancora qualche parola sui progetti futuri e poi andiamo alle macchine per tornare all’ovile. Oggi e’ troppo presto per aspettare l’ora di cena. Niente fettuccine. In compenso avro’ modo di cenare a casa con Betta, e anche questo non e’ da disprezzare! Il ritorno ad un’ora inconsueta e presta ci costringe a subire un poco di traffico alla fine della A24 ma si tratta di pochi minuti. Una giornata bella ma tanto fredda. Alla prossima.

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Pretaro – 15/04/2018

Una veloce scappata in solitaria al Pretaro per fare finalmente la calibrazione del DistoX. Incontrati tanti amici. Fuori della grotta, Maria, Gianna, Laura e Giorgio. Dentro, Alessio ed i suoi amici.

Sono con Betta a Montebuono per il fine settimana. Ho intenzione di fare un salto al Pretaro per fare la calibrazione del DistoX. Dopo pranzo tentenno, vado, non vado, forse vado. Passo al Roby Bar in cerca di ispirazione e magari di compagni d’avventura. Trovo nessuno per accompagnarmi, pero’ Roby mi dice che un gruppo di persone e’ dentro la grotta da stamane ed e’ presumibile che siano ancora dentro. La curiosita’ di capire chi siano gli speleo “impretarati” mi fa decidere. Vado.

Parcheggio la macchina al solito spiazzo prima della grotta ed inizio a cambiarmi. Ho appena infilato la tuta quando una macchina inchioda a fianco a me. Sento fare il mio nome attraverso il finestrino mezzo abbassato ma ancora non capisco chi ci sia dentro la macchina.

Ma sono tanti amici! Dalla macchina escono Maria, Laura, Gianna (non chiamatela Gianna, si chiama Giovanna!) e Giorgio. Subito dopo i saluti ci facciamo una foto e poi passiamo alle chiacchiere.

Loro sono di passaggio per Montebuono per andare a Rocchette. Che bella coincidenza esserci incontrati. Per prima cosa affido a Maria una maglia rapida che avevo “sottratto” al magazzino SCR dopo l’uscita a Zi Checca 2. Per evitare le ire dei nostri inflessibili magazzinieri documentiamo l’affido, la mia umile profferta di scuse ed i severi rimproveri di Maria.

Dopo aver restituito il maltolto ci possiamo abbracciare senza che la maglia rapida della discordia si frapponga tra noi.

Finisco di prepararmi ed in compagnia dei miei amici mi avvio all’ingresso. Il cancello e’ aperto ed armato con una corda.

Ci gustiamo un attimo la piacevole brezza fresca che esce dalla grotta mentre tentiamo di indovinare chi ci sia in grotta. Dopo tutto di speleologi non siamo tanti e bene o male ci si conosce tutti.

Il tipo di armo e’ strano ed inusuale, sembra attrezzatura da lavoro. Siamo incuriositi.

 

Ultimi preparativi, sono pronto.

Un saluto ai miei amici, accendo la luce sul casco e mi accingo ad entrare.

Faccio un ingresso atletico, ben documentato da Maria, che ringrazio per le foto.Questa firma, per nulla invadente, e’ qua da chissa’ quando, pero’ oggi la noto come fosse la prima volta. I vantaggi di una pessima memoria, posso vedere un qualcosa mille volte e riscoprirlo ogni volta!

Arrivo al pozzetto e mi giro intorno per cercare un posto buono per fare la calibrazione del DistoX. Mentre scruto in giro per cercare un buon posto, sento vociare dalle parti del traverso. Vado a vedere, devono essere i misteriosi visitatori. Finalmente li incontro. Non li conosco. Mi presento con uno di loro, Alessio. Mi dice che lavora con Nanni (ciao Nanni!) ed ha portato qualche amico a visitare il Pretaro. Ora sono di ritorno, stanchi ma contenti. Un rapido saluto e poi ognuno per la propria strada.

Sono sopra il primo toboga. Passo oltre la partenza e mi sistemo nel piccolo ambiente subito dopo. Qua mi sembra un buon posto per la calibrazione.

Faccio quel che devo fare senza risparmiare i punti da prendere. Alla fine la malefica ellisse che testimonia la bonta’ della calibrazione diventa tutta verde e posso smettere. Ripongo tutto l’armamentario e prendo il cavalletto per la fotocamera.

Col cavalletto voglio provare qualche foto migliore del solito. Mancano ancora alcuni elementi, tipo qualche fonte di luce aggiuntiva, pero’ posso accontentarmi anche cosi’.

Prendo qualche foto dalla postazione di calibrazione, poi inizio a muovermi senza fretta verso l’uscita.

Il primo toboga.

L’uscita dal toboga.

…e ancora il toboga.

Qualche piccola colata strada facendo.

La prima parte del traverso, uscendo. Ovvero, quella finale, entrando.

Ed ecco la seconda parte del traverso.

Dentro questo buco non mi ci entrerebbe il braccio, ma a vederlo cosi’ sembra una galleria.

Ancora il traverso, giu’ in fondo la base del pozzetto.

Ora sono al pozzetto, mi fermo a meta’ per fare una foto della volta, sopra il traverso.

Ed infine la partenza del pozzetto.

Mi fermo qua a cercare qualche roccia lavorata ed arrotondata dalle correnti d’aria, queste cupole rendono l’idea.

Mi avvicino al passaggio basso vicino all’uscita. Qua ci sono molti punti che trovo ottimi per foto simpatiche.

Mistero oltre la duna?!?

Il power bank, ovvero la batteria di riserva, che tengo nella borsa da rilievo, ha un led in dotazione. Non lo avevo mai usato prima d’ora, ne mi sognavo di usarlo in futuro. Fatto sta che, tutto ad un tratto lui decide di accendersi. Ci traffico un poco senza riuscire a spegnerlo. Visto che ce l’ho decido di utilizzarlo come luce aggiuntiva e lo metto dietro alle rocce. Il led ha una luce bluastra e questo e’ il risultato.

Continuo a fare esperimenti andando verso l’uscita. Al passaggio basso pero’ ripongo tutto, l’aria fresca qua si sente e col sudore che ho addosso se resto troppo fermo rischio un bel raffreddore. Nel riporre il power bank finalmente trovo il modo di spegnerlo, bastava un doppio click veloce sul tasto di accensione. Avevo gia’ provato il doppio click, ma non era stato sufficientemente veloce per lui.

Uscendo trovo che i miei nuovi amici sono stati di parola, non mi hanno chiuso dentro. Sistemo bene il cancello e chiudo il lucchetto.

Al parcheggio ora c’e’ solo la mia macchina oltre ad un piacevole calduccio.Tornando al Roby Bar incontro di nuovo i miei “amici di Pretaro”, hanno appena finito di fare una pausa di relax al bar. Nel salutarli nuovamente strappo loro la promessa che diventeranno lettori, se non assidui, almeno occasionali di “aggrottiamoci”. Con la promessa di mandare un commento all’articolo che li vede protagonisti, prendiamo commiato ed ognuno la propria strada. Alla prossima.

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Orvieto – Corso di rilievo – 30/03/2018

Corso di rilievo al GSCO.

Non so bene perche’, pero’ mi son fatto convincere da Simone a tenere un corso sul rilievo per i soci del GSCO. E’ per me una bella occasione per vedere finalmente la sede della sottosezione del CAI di Orvieto e, per estensione, la sede del gruppo speleo. Nei giorni precedenti il corso ho preparato alcune slide da presentare ai miei “alunni” ed ho reclutato Gabriele col compito di mostrare loro le nuovissime tecnologie in fatto di rilievo.

Ecco la sede! Arriviamo in anticipo sotto una pioggia battente per preparare per il corso.Dopo la preparazione rimane altro che aspettare i “discenti”. C’e’ gia’ qualcuno: Sabrina, Filippo e Giuseppe. Male che vada faremo una chiacchierata tra pochi intimi!Nonostante il mio atteggiamento pessimistico, qualcuno arriva.Il corso inizia.Cerco di essere stimolante, ma l’argomento e’ decisamente soporifero.Ed in effetti qualcuno inizia a cedere alla stanchezza.Si, decisamente, la stanchezza ha la meglio sulla mia dotta esposizione delle meraviglie del rilievo.Continuo imperterrito a sciorinare le mie meravigliose slide senza far caso al russare dei discenti.Siamo al Csurvey, quasi alla fine.Termino la mia esposizione dicendo che li stavo graziando di tutte le slide su posizionamento geografico, datum ed altre amenita’. Chi avra’ curiosita’ potra guardarsele per conto proprio. Dopo questo annuncio lascio volentieri la parola a Gabriele.La platea pian pianino si rianima.Gabriele ha effettuato una scansione della stanza dove siamo ed ora mostra a chi lo desidera come “navigare” la stanza tramite la “realta’ aumentata”. La cosa interessa parecchio i nostri discenti, molto piu’ delle crude nozioni su poligonale e capisaldi.La serata si conclude in allegria, come sempre dovrebbe essere. Lasciamo la sede per il meritato riposo. Una esperienza nuova per me, ancora non so se da ripetere. In ogni caso, alla prossima.

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Scalelle – 25/03/2018

A Scalelle per terminare il rilievo con Luca, Giuseppe e Gabriele.

Saremmo dovuti andare a Carpineto per raggiungere il fondo dell’Ouso di Salvatore, pero’ e’ qualche giorno che ho dolore ad un ginocchio ed in piu’ mancano Vins, Matilde e Leandro che avrei piacere partecipassero. Sommando tutto chiedo ai miei amici se sono disponibili a fare qualcosa di meno impegnativo. Acconsentono di buon grado. La nostra scelta cade su Scalelle, e’ abbastanza semplice anche per il mio ginocchio e poi cosi’ potro’ terminare il rilievo. Avvertiamo Luca il quale conferma che si unira’ a noi anche se per lui, che abita a Segni, arrivare a Subiaco e’ certamente meno comodo che andare a Carpineto.

La mattina Giuseppe, Gabriele ed io ci troviamo alla piazza di Subiaco per incontrarci con Luca.Il tempo di scendere dalla macchina e gia’ Luca ci chiama per avvertire che e’ arrivato. Lo vedo alla piazza e faccio per andargli incontro e salutarlo. Mi accorgo pero’ che non guarda verso di me, ha puntato deciso verso Gabriele. Non mi ha riconosciuto! In effetti proprio ieri sera mi sono tagliato la barba, lunga di circa un anno. Ho cambiato un poco fisionomia e Luca, che mi ha sempre visto col barbone, giustamente ha puntato altrove la sua attenzione. Una volta che mi sono presentato di nuovo, finalmente mi riconosce e possiamo andare a prendere prima il caffe’ al bar e poi un panino per pranzo al supermercato. Terminato con quanto necessario a garantirci la sopravvivenza, andiamo fino allo spiazzo dove e’ sita la grotta. Decidiamo di non entrare subito, Luca non e’ stato da queste parti molte altre volte quindi prima andremo a fare un giro all’Inferniglio per mostrarglielo. Se la troviamo, dobbiamo anche rivedere l’ingresso di un’altra grotta. Con questo programma di massima ci stipiamo tutti in macchina con Luca e partiamo.Ecco l’ingresso dell’Inferniglio. Inizia a riprendere le caratteristiche che sono abituato a vedere. L’ultima volta che siamo stati qua era in piena “morbida” e qua davanti c’era un torrentello niente male.Entriamo a guardare il livello dell’acqua, non mi sembra altissima.Fa impressione pensare a quando l’acqua e’ talmente abbondante da superare questo dislivello e uscire all’esterno.Salutiamo l’Inferniglio e torniamo indietro verso la macchina, abbiamo in mente di cercare l’ingresso di un’altra grotta.Non c’e’ bisogno di prendere la macchina, l’ingresso dovrebbe essere poco lontano. Mentre ci avviciniamo a piedi, trovo un buco in parete. Da lontano sembra interessante, vale la pena salire a dare uno sguardo da vicino. Visto che ho il ginocchio sinistro dolorante, non mi fido a salire, Giuseppe si presta volentieri a sostituirmi. Ritorna con un nulla di fatto, era interessante solo da lontano.Eccoci all’arrivo d’acqua che indica la grotta che stiamo cercando. Gabriele decreta che si chiama “il Sogno”. Ancora una volta e’ Giuseppe a partire per la selva oscura a cercare l’ingresso. Dopo qualche titubanza anche Luca lo segue.Gabriele ed io rimaniamo in attesa di loro nuove. Inganno il tempo con qualche foto ai simpatici fiorellini che punteggiano il lato strada.Peccato non poter salire, dall’acqua che scende sembra essere una simpatica risorgenza.Ecco Gabriele mentre attende.Quando Luca e Giuseppe hanno terminato con successo la loro ricerca, tornano giu’. Ci raccontano che l’ingresso l’hanno trovato, e’ interessante, ma al momento non si puo’ fare di piu’ a causa dell’acqua. Ora possiamo tornare assieme alla macchina per poi dirigerci alla grotta oggetto principale dei nostri interessi odierni. Parcheggiata a modino la macchina di Luca, ci prepariamo. Visto che e’ ora di pranzo, Luca e Gabriele ne approfittano per fare uno spuntino.Dopo aver avuto ben 3 colazioni, non posso dire di aver fame, quindi termino di prepararmi e mi avvio. Strada facendo trovo un sasso, ara’ mica questo il famoso travertino?!?…O magari questo?Non entriamo subito in grotta, c’e’ prima il buco visto la volta scorsa a cui vogliamo dare parte della nostra attenzione. Iniziamo togliendo qualche sasso che intralcia la vista ed il cammino.E’ sempre Giuseppe la nostra punta di diamante. Dopo aver pulito abbastanza cerchiamo di convincerlo a calarsi a faccia avanti per vedere se la “grotta” continua. Purtroppo non si fida di noi nella veste di recuperatori. Dovremmo tirarlo fuori di peso e non vuole provare la nostra efficacia nel farlo. Alla fine decidiamo che per oggi basta cosi’, riprenderemo con lei la prossima volta.Ci muoviamo, ma senza andare ancora alla grotta. Superiamo l’ingresso ed andiamo avanti alla ricerca del possibile secondo ingresso.C’e’ una spaccatura che promette bene, pero’ e’ troppo stretta per provarla.C’e’ un buco piu’ praticabile poco lontano, Giuseppe si inoltra a dare uno sguardo.Si presenta bene, ma il responso di Giuseppe non e’ confortante. Sembra chiudere dopo pochi metri.Luca e Gabriele nel frattempo sono arrivati ad un ampio sgrottamento e lo stanno osservando.Mi affaccio a guardare dentro, simpatico!Da un lato c’e’ da risalire un camino nel “cardellino”, il famoso travertino locale che sembra una composizione vegetale pietrificata.Salgo pian pianino a vedere pure io, la breve camminata mi ha scaldato i muscoli ed il ginocchio sembra rispondere meglio.Purtroppo oltre a dei begli angoli di cardellino non sembrano esserci punti praticabili.Giuseppe desiste dalla ricerca ed inizia a scendere.Io rimango ancora qualche minuto per alcune foto.Sopra di me un angolo interessante ma senza sviluppi.Ancora cardellino, e’ bello a vedersi ma non si presta molto per foto “veloci”.Ma io, testardo, continuo a provarci.Giuseppe mi aspetta per vedere che io riesca ad uscire senza scapicollarmi.Lo sgrottamento visto da dentro.Dopo questa ultima visita ci rimane altro che andare finalmente alla nostra grotta.Mentre Giuseppe e Luca armeggiano per sistemare le corde io scendo fino alla prima sala. Voglio vederne il fondo, me lo ero riproposto anche la volta scorsa ma poi mi ero dimenticato. Rimediero’ oggi. Passo accanto al pozzetto e vado piu’ avanti, tra i sassi sconnessi. Il fondo della sala non riserva particolari sorprese. Tornando indietro verso il pozzetto pero’ c’e’ un buco che sembra interessante. Devo sistemare qualche sasso ma poi sembra decisamente percorribile. Scendo. Mi ritrovo praticamente a meta’ del pozzetto, come altezza; ad un paio di metri di distanza da lui. Verso la parte superiore del pozzetto non posso vedere poiche’ c’e’ della roccia a separarci ma sento distintamente i miei amici che sistemano l’armo. Girandomi, sono sulla spaccatura principale della grotta, in opposizione la percorro facilmente. Pochi metri e sono alla saletta intermedia, quella con l’enorme stalattite, o colonna, crollata.Cerco il passaggio basso fatto la volta scorsa al ritorno. Mi costerebbe nulla arrivare alla sommita’ della sala, girare sulla destra, calarmi per lo scivolo e quindi strisciare sulla sinistra. Pero’ mi incaponisco a cercare il passaggio diretto. Esploro diverse possibilita’ ma non sono percorribili. Sto per arrendermi quando finalmente ricordo, non devo cercare il passaggio in basso, devo prima arrampicare un diaframma di roccia, scendere e quindi strisciare dritto. Prima di infilarmi nello stretto trovo un pipistrello. Il poveretto e’ stato poco accorto, una goccia d’acqua lo colpisce con fredda regolarita’. Lo fotografo velocemente prima di andare oltre.Dopo aver strisciato qualche metro scendo nella piccola sala dove ci fermammo la volta scorsa con Gabriele. Davanti a me c’e’ il passaggio stretto dove si e’ incastrata Matilde e dove non penso nemmeno di provare a passare. Sopra al passaggio sale la spaccatura di cui voglio prendere i punti per il rilievo.Mi sistemo comodo e preparo il DistoX ed il palmare con TopoDroid. Tendo l’orecchio per sentire se qualcuno mi stia raggiugendo, lancio anche un urlo che rimane senza risposta. Penso che, visto che Luca non conosce la grotta, probabilmente stanno visitandola tutti assieme. Andro’ da solo. Forse non e’ un male, visti gli ambienti stretti. Sistemo tutto l’armamentario attaccato al collo con un cinghietto. Il pennarello per i punti ed il pennino per il palmare li tengo nel taschino. Cosi’ addobbato ricerco l’ultimo caposaldo utile preso nella saletta la volta scorsa ed inizio. Il primo punto nuovo lo prendo all’inizio della piccola e stretta risalita che mi portera’ nella saletta successiva.La chiamo saletta ma e’ proprio “etta”. La base e’ formata da sassolini di fiume, di quelli tutti tondi, e rena. Alcune concrezioni si poggiano su questa labile base. Davanti a me c’e’ un’altra piccola sala, senza prosecuzioni. Alla destra di lei la grotta prosegue. Con calma prendo i punti che mi servono e li riporto su Topodroid.Nel piccolo ambiente successivo trovo un piccolo ospite, abbasso l’intensita’ della luce, gli faccio una foto e faccio svelto quel che devo fare per proseguire col rilievo.Il passaggio successivo e’ un poco articolato, soprattutto con tutta la roba che mi penzola dal collo. Dopo qualche contorcimento e molti sbuffi riesco a passare indenne. Sono nell’ambiente dove sentivo l’aria la volta scorsa. Mi fermo a “sentire”. Anche oggi l’aria mi arriva in faccia dalla mia sinistra. Prendo i punti verso quella direzione. Ne “sparo” un ultimo alla cieca nella direzione dove arriva l’aria, e’ una spaccatura troppo stretta per me e, credo, per qualsiasi umano. Girandomi per tornare indietro mi trovo a prestare attenzione al cunicolo che scende sotto di me. Mi pare che in fondo vada a stringere e la sensazione e’ che vada a collegarsi con il famoso punto stretto dove si e’ incastrata Matilde. Non ci penso nemmeno ad infilarmici. Prendo anche qua un punto alla “cieca” e poi dedico qualche minuto a riportare tutto sul Topodroid.Rilievo finito. Ripongo le mie cose alla meno peggio stipandole dentro la tuta e me ne torno indietro facendo foto. La colonna con i piedi fragili in breccia di fiume.Una piuma! Come caspita ci sara’ mai arrivata?Ancora breccia di fiume.Un particolare della colonna di prima.Una roccia a forma di cuore si conquista il diritto ad una foto anche se e’ in un punto molto scomodo.Alcune ossa, anche queste non saprei proprio come possano esserci arrivate sin qui.Arrivando alla saletta dove ho ripreso il rilievo, sento finalmente delle voci. Sono i miei amici. Sono alla saletta avanti, quella della colonna crollata. Vado a raggiungerli.Ci fermiamo qua alcuni minuti ad ammirare e commentare le meraviglie del cardellino.Intanto io imperverso con la fotocamera.Giuseppe illuminato d’immenso.Ecco il celeberrimo cardellino, o almeno quello che io ho deciso essere il cardellino!Qualche particolare.La sosta la terminiamo quando lo stillicidio inizia a venirci a noia e a darci un poco di freddo. Svelti riprendiamo il cammino verso l’uscita. Io percorro la frattura a mezza altezza e riesco a riprendere la via fatta all’andata. Mi evito cosi’ la risalita su corda. In pochi minuti sono fuori e mi metto in attesa dei miei amici.Ecco Luca.Lo seguo documentando la sua uscita secondo per secondo.Arriva anche Gabriele. Su mia esplicita richiesta simula uno sforzo sovraumano mentre gli scatto la foto.Giuseppe e’ troppo veloce, non riesco a riprenderlo mentre esce.Prima di lasciare la grotta facciamo un’ultima cosa. Riprendo tutto l’armamentario da rilievo e, con l’aiuto di Gabriele, faccio la poligonale esterna per tentare di individuare il punto della probabile uscita della grotta. Alla fine concludiamo che deve essere proprio la promettente spaccatura che abbiamo visto prima di entrare. Non penso che nessuno mai andra’ ad allargare il secondo ingresso, pero’ e’ ugualmente una scoperta simpatica.

Dopo la grotta torniamo alle macchine e ci cambiamo. E’ presto per la cena, passiamo alla sede per presentarla a Luca. Ne approfitto per fare una foto ad un brano, di non so chi (anche se le iniziali G.B. mi fanno pensare al compianto Giovanni), che ben descrive il corretto atteggiamento da tenere in grotta durante l’esplorazione.Della cena e del ritorno, come al solito tralascio di dirvi. Sono a coronamento di una bella giornata. Alla prossima.

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Corso Chirotteri – 17/03/2018

Corso sui pipistrelli a Subiaco.

Siamo di nuovo a Subiaco, pero’ stavolta per un impegno “scolastico”. La SS-FSL (Scuola di Speleologia della Federazione del Lazio) sta muovendo i suoi “primi passi” e, insieme allo SZS (Shaka Zulu Subiaco), ha organizzato un corso sui pipistrelli. Gabriele deve esserci in quanto molto della organizzazione e’ passato per le sue mani. Noi altri, Giuseppe ed io siamo qui per partecipare e dare una mano se serve. La giornata non e’ delle migliori, piove a dirotto da quando siamo arrivati e non sembra avere intenzione di smettere. Visto che e’ presto, camminiamo lungo la via principale che fiancheggia l’Aniene, per andare a fare colazione.Come dicevo la pioggia non manca.Pero’ qua l’Aniene e’ ancora un bel fiume, non quella fogna a cielo aperto che diventa arrivando a Roma.Dopo la colazione torniamo alla base, siamo ospiti nella sede del parco, una bella sede. Qualcuno inizia ad arrivare.Nerone ha preso posto ed e’ pronto, con la sua fida pipa, a fare gli onori di casa.Arriva anche Max, incontro al vertice tra presidenti!La sala si popola, si avvicina l’orario di inizioE’ una ottima occasione per vedere e salutare tanti amici.Ci sono anche i relatori. Tutti ai propri posti, si inizia.Ecco l’attento pubblico.Inizia a parlare Marco, della regione Lazio, che ci spiega le leggi che sono state fatte a protezione dei pipistrelli.Ah, non ve lo avevo detto, c’e’ anche Luna oggi.E’ attentissima.Come lo siamo tutti.Un bel pubblico, non c’e’ che dire!Esageriamo, faccio anche un selfie.Gabriele e’ in prima fila accanto a me. Una nota di merito particolare per lui. Come vi ho gia’ detto, e’ stato il principale organizzatore del corso, oramai, dopo aver partecipato alla organizzazione di precedenti eventi e’ diventato un esperto.L’interessante intervento di Marco volge al termine, tra poco tocchera’ ad Alessandra.Prima che Alessandra inizi a parlare si approfitta della pausa per i saluti di Nerone in quanto presidente del gruppo ospitante.Io mi aggiro importunando tutti con la mia fotocamera. Claudio ne rimane vittima.Lo devo “rilasciare” subito. Anche lui deve prendere parola nelle vesti di Responsabile della SS-FSL.Terminati i saluti e’ il momento di Alessandra. Il suo intervento sara’ incentrato sulle tecniche di monitoraggio delle colonie di pipistrelli e su come riconoscere le principali specie.Col suo intervento termina la prima parte del corso e anche la mattinata. Ci sparpagliamo in giro per Subiaco per il pranzo dandoci appuntamento per le 15 alla grotta dell’Arco, a Bellegra. Ecco Giuseppe che si presta gentilmente per accompagnare una foto dell’ingresso della grotta turistica. Gabriele intanto si attarda a parlare con i gestori della grotta.C’e’ tanta gente in attesa nella galleria d’ingresso della grotta. Giuseppe, Gabriele ed io, siamo in macchina insieme e per di piu’ siamo con la macchina di Gabriele. Oggi Gabriele trova, ancora piu’ del solito, spunti per avviare interessanti discorsi, per tale motivo siamo arrivati in deplorevole ritardo all’appuntamento. Piu’ di qualcuno e’ notevolmente contrariato dalla lunga attesa sotto la pioggia. Faccio del mio meglio per placare gli animi e pian piano il rumoreggiare scontento si attenua e riprendono i consueti capannelli di chiacchiere speleo. Io mi guardo attorno cercando di conciliare quanto vedo con il poco che ricordo di una visita di irca 30 anni fa, quando la grotta non era ancora turistica.Arriva anche Alessandra. Con la sua guida simuleremo meglio possibile una sessione di monitoraggio dei chirotteri direttamente in grotta. Dopo molte, ed altrettanto vane, esortazioni di Alessandra ad entrare in grotta nel piu’ completo silenzio per disturbare il meno possibile i pipistrelli che vi dimorano, prendiamo possesso della passerella e procediamo alla scoperta della grotta con occhi nuovi.Avanziamo a testa in su cercando pipistrelli di cui indovinare la specie. Saremo almeno 30 persone, ognuna con la propria luce ed ognuna che pronuncia qualche parola ogni tanto. Non si puo’ proprio dire che passiamo inosservati, nemmeno agli occhi di un pipistrello particolarmente distratto o assonnato!La fila si snoda per parecchi metri con molte soste in occasione delle spiegazioni di Alessandra.Io all’andata vado avanti cercando pipistrelli e ancora cercando di raffrontare i miei vaghi ricordi con quanto vedo. Al ritorno mi tengo in fondo alla fila e faccio foto di dubbia qualita’.Sosta per uno spiegone. Ancora mi guardo attorno. Una cosa che assolutamente non ricordavo e’ il fiumiciattolo che scorre allegramente sotto la passerella.Dopo la visita ci sbrighiamo a tornare fuori per attenuare il disagio creato ai pipistrelli. Nel frattempo deve essersi fatta ora di cena per loro. Infatti uscendo notiamo che iniziano a volare fuori.Nerone, anche in versione da monitoraggio chirotteri, fa la sua porca figura con la pipa presidenziale.Giuseppe, Mario ed Alessandra. Gli ultimi commenti al bel corso.Fuori continua a piovere, ci muoviamo dalla grotta verso le macchine. Gabriele continua a fare public relation muovendosi da capannello a capannello. Segue circa un centinaio di argomenti diversi senza mai perdere il filo del discorso. Mi ricorda uno di quei campioni di scacchi che potevano giocare decine di partite in contemporanea. La mia e’ tutta invidia, io mi perdo anche quando parlo da solo! Quando rimaniamo solo noi sul piazzale, allora Giuseppe ed io riusciamo a portarlo alla macchina. Guardando l’ora mi accorgo che in effetti faceva bene a prendersela comoda, e’ dannatamente presto per andare cena! Tanto per passare il tempo decidiamo quindi di passare alti a recare i nostri saluti a Piccola Creta. Abbiamo la curiosita’ di vedere com’e’ la situazione neve da quelle parti.Di neve ne troviamo abbastanza, per fare una cosa fatta bene il tempo ha pensato bene di farci trovare anche un fitto nebbione. Alla piana dei Fondi di Jenne fermiamo la macchina e scendiamo ma c’e’ veramente poco da vedere.Nello tornare di nuovo a Subiaco in alcuni tratti dobbiamo sporgerci fuori dal finestrino per vedere il bordo strada, pero’ andando piano arriviamo in basso  dove il nebbione si dirada e possiamo proseguire allegramente per il “nostro” ristorante a Marano Equo dove concludiamo degnamente la bella giornata con un ricco piatto di fettuccine. Ancora vivi complimenti a Gabriele, allo SZS, alla SS-FSL, l’Ente Parco e, ultimi ma non meno importanti, i relatori, Alessandra e Marco per l’interessante corso che ci hanno offerto. Alla prossima.

Pubblicato in amici, corso, speleo, ss-fsl, SZS, turistica | Commenti disabilitati su Corso Chirotteri – 17/03/2018

Zi’ Checca 2 – 10/03/2018

A visitare la Chiavica 2° di Zi’ Checca, con Maria, Gianni, Maurizio, Giuseppe ed io.

La mattina facciamo il primo appuntamento a casa da me, Maurizio e’ puntualissimo, Giuseppe tarda qualche minuto, un’ottima scusa per fargli pagare la colazione. La seconda tappa e’ sotto casa di Maria e Gianni, la terza e’ al vicino bar, per fare, finalmente, la colazione. Dopo aver soddisfatto l’appetito mattutino saliamo tutti in macchina di Maurizio per discenderne solo una volta a destinazione.

Solo Maria e Gianni hanno idea di dove sia la grotta. Io, se anche ci fossi stato in passato, ho completamente obliato ogni riferimento sia della Zi Checca 1 che della Zi Checca 2. Gianni parte in esplorazione mentre noi iniziamo a prepararci. Nel frattempo Maurizio fuma il suo pestilenziale sigaro toscano. Da Gianni arrivano notizie poco confortanti, trovare la strada per l’ingresso e’ meno facile di quanto pensasse. Interrompiamo i preparativi e rimettiamo tutto in macchina perche’ sembra che la grotta sia piu’ avanti. Mentre siamo occupati a stipare di nuovo gli zaini in macchina, Gianni torna a perlustrare i dintorni. Dopo una decina di minuti di incertezza, Gianni sbuca fuori dalla macchia dicendo che la macchina sta bene dove sta, possiamo prepararci. Siamo solo Giuseppe ed io ad indossare la tuta speleo, Maurizio, immerso nella nube tossica del suo toscanello ci annuncia che per oggi preferisce fare ricognizione esterna insieme a Maria e Gianni. Quando siamo pronti, ci dividiamo fraternamente tra tutti gli zaini personali e del materiale e partiamo seguendo con fiducia Gianni.  Strada facendo non riesco a trattenermi dal fare un paio di foto a dei splendidi fiori bagnati di rugiada.In verita’ le foto sono molte piu’ di un paio, ma ve le risparmio.Alla curva a sinistra lasciamo la strada asfaltata per un viottolo bordato da muri a secco. Dopo una breve salita troviamo un cancello, lo passiamo.Dopo il cancello il nostro sentiero incrocia una strada sterrata, prendiamo a sinistra.Poco piu’ avanti la strada sterrata curva a destra. Davanti a noi c’e’ un uliveto privato e c’e’ anche il proprietario che sta facendo la potatura delle piante. Gli chiediamo della grotta. Ci risponde di prendere il sentiero che parte sulla sinistra della sterrata. Seguendolo la troveremo. Salutiamo ed andiamo. Dopo qualche metro di sentiero troviamo un primo slargo, quindi passiamo sopra ai resti di una tettoia di metallo e ci troviamo di fronte ad una spaccatura che nel punto iniziale ha formato una vasca.Gianni decreta che la spaccatura e’ la nostra grotta. Dobbiamo “solo” trovare l’ingresso. Dalla spiegazione trovata sul librone, dovrebbe essere in corrispondenza del punto piu’ basso del bordo della spaccatura. Nell’intrico di vegetazione non sara’ facile trovare questo punto piu’ basso. Ci dividiamo ed iniziamo a cercare, percorrendo, ove possibile, i bordi della spaccatura.Dopo qualche minuto a dibattermi tra rami, sterpi e spini, sono gia’ sudato come se mi avessero fatto un gavettone. Del possibile ingresso nemmeno l’ombra. Suggerisco a Giuseppe di percorrere il bordo per cercare un passaggio che porti dal lato opposto, mi e’ sembrato di vedere un punto interessante.Lo guardo inoltrarsi poi pero’, vinto dalla curiosita’, lo seguo. Non e’ semplice trovare un passaggio, nascoste tra la fitta vegetazione ci sono altre spaccature. Sembra di essere in un gigantesco karren di cui la nostra grotta e’ il solco piu’ grande. Ogni tanto si incontrano anche altre pozze piene d’acqua, tanto per rendere ancora piu’ avventurosa e variegata la ricerca.Vagando tra i rovi passo anche vicino ad un buco che sembra interessante. Per ora mi limito a fotografarlo con la speranza di poterlo trovare in una prossima visita.Per avere un supporto di memoria chiamo anche Giuseppe e lo fotografo mentre osserva il buco che gli ho indicato.Dopo aver cercato invano di arrivare al punto “fico” che avevo adocchiato dall’altra parte della spaccatura, ci dichiariamo sconfitti e torniamo al punto di partenza. Ci raduniamo di nuovo tutti e facciamo il punto della situazione. L’unico punto accessibile sembra essere qua, all’inizio della spaccatura. E’ talmente ingombro di spazzatura da far passare la voglia di tentare la discesa. E’ pero’ vero che non abbiamo altra scelta. E’ deciso, scenderemo da la’. Tiriamo fuori la prima corda e la fissiamo ad un albero. Giuseppe e’ gia’ pronto e si offre “spintaneamente” di scendere a dare un’occhiata.Mentre aspettiamo il responso di Giuseppe approfitto per riprendere Maria in posa plastica ai bordi della spaccatura. Giuseppe torna con notizie quasi confortanti, c’e’ “monnezza” a quintali con vari scheletri di bovini ed ovini, pero’ la spaccatura scende e sembra percorribile. Dopo una decina di metri di scivolo c’e’ un saltino da passare con la corda. Decidiamo di tentare. Prendiamo gli ultimi accordi mentre termino di prepararmi. Ora sono circa le 11. Maria, Gianni e Maurizio andranno a ricercare grotte nei dintorni. Torneranno da queste parti ad aspettarci una prima volta alle 4 del pomeriggio, dopo torneranno circa ogni ora. Per fortuna l’impeccabile Giuseppe ha l’orologio, cosi’ potremo avere una idea del tempo che passa e regolarci per il ritorno.Si parte! Vado avanti. Dopo circa 3 metri di scivolo si passa sotto un pietrone, da sopra non si vedeva perche’ ricoperto di rifiuti vari. Dopo il pietrone, ancora alcuni metri di scivolo tra il di tutto fatto pattume e sono al saltino visto da Giuseppe.Sono meno di 3 metri, pero’ indubbiamente serve la corda. Trovo un piccolo incavo nella roccia alla mia sinistra, lo approfondisco un poco con la mazzetta, faccio un magnifico “otto” e ne sistemo la gassa nell’incavo. Per ora puo’ andare. Scendo ed attendo Giuseppe per dirgli di fare attenzione nel manovrare l’armo fantasioso che ho fatto. Nessun problema, scende anche lui e possiamo proseguire.Dopo il saltino capisco di aver male valutato il livello di lerciume che avevo visto prima. Qua abbiamo ossa e buste di plastica da far pensare alla discarica di un macello.E vi posso assicurare che le foto non rendono abbastanza merito al livello di schifo su cui poggiamo i piedi. Quando il piede sprofonda nel morbido evito di pensare a cosa io possa stare calpestando. Passiamo veloci, il piu’ possibile. Dopo il saltino, dicevo, abbiamo un piccolo slargo, quindi si passa tra dei massi e si arriva in quella che sembra un’altra spaccatura. A sinistra sembra addirittura esserci un’altro possibile ingresso… si deve solo rintracciarlo da sopra. La grotta sembra proseguire a destra.Si passa subito sotto un altra volta di roccia lunga un paio di metri, si scende ancora poi si trova una biforcazione della spaccatura. Giuseppe si infila a sinistra a vedere ma sembra stringere. A destra c’e’ un saltino facilmente disarrampicabile.Dopo il saltino la spaccatura si allarga di nuovo con il solito fondo di pattume indefinibile. Poco piu’ avanti, finalmente, la grotta.Con l’inizio della grotta si attenua anche il livello di sudiciume. Saltello contento fino ad incontrare il pulito e familiare conforto del buio della grotta. Una volta fuori dal lerciume mi sistemo comodo ad attendere Giuseppe. Lui tarda un poco, ma non gliene faccio una colpa…nella fretta di raggiungere la zona franca ho mollato giu’ gli zaini dopo il saltino. Ora Giuseppe deve districarsi tra l’immondizia trascinandosi dietro tutti gli zaini, anche quelli che ho mollato strada facendo.Una volta riuniti, facciamo il punto della situazione. Sfodero il rilievo della grotta (una volta tanto mi sono ricordato di stamparlo e soprattutto di portarmelo dietro) e ce lo studiamo. Dovremmo essere in corrispondenza del punto 4. Da qua sara’ quasi tutta una verticale.Eccolo il punto 4 dal vero. L’armo e’ costituito da un solo fix. Decidiamo di doppiarlo. Passiamo quindi i successivi minuti a recuperare il necessario, piantare il secondo fix e sistemare la corda.Bardato di tutto il necessario affronto la discesa. Si tratta di pochi metri, meno di 4, non impossibili, ma adeguatamente stretti. Poi, il tempo di tirare il fiato e mi trovo coi piedi a terra a cercare dove la grotta prosegue. Ammetto che per qualche secondo ho il dubbio di aver sbagliato strada pero’ poi mi accorgo che in basso, abbastanza ben nascosto, c’e’ un pertugio. Mettendomi seduto ci scivolo dentro. Sotto di me sento il vuoto. Attorno alla pietra che fa da soffitto al pertugio, ora all’altezza della mia faccia, vedo un cordino. Un armo naturale. Studio il cordino, sembra decente, lo utilizzo dopo aver sistemato il nodo. Sistemo la corda per la discesa e proseguo. Questa sopra di me deve essere la frana sospesa di cui si parla nel “librone”. Piu’ sotto di 5 metri c’e’ una cengia comoda dove potro’ attendere l’arrivo di Giuseppe. Scendo alla cengia. Ora poco sopra di me ho il “ponte di roccia” di cui mi parlava Gianni. Sotto di me c’e’ il primo P40, ovvero la seconda parte di lui. La prima parte l’ho appena scesa. Davanti a me i resti di un armo appena appena datato, magari ancora utilizzabile…ma non saro’ io a provarlo! Arrivato Giuseppe iniziamo a preparare per l’armo del pozzo. Decidiamo che la cengia e’ un posto comodo dove attendere quindi armeremo anche una sosta con un traverso per avvicinarsi a bordo pozzo.Il fido trapano Einhell e’ lento nel forare ma svolge egregiamente il proprio lavoro. Nel giro di una mezz’ora siamo pronti a scendere. Vado. Alla base del pozzo lo stillicidio e’ abbastanza intenso, per fortuna e’ ancora evitabile. Mentre aspetto Giuseppe studio nuovamente il rilievo. Alle mie spalle la grotta prosegue con il secondo P40. Davanti a me vedo lo “sgrottamento” indicato come punto 6. Quando arriva Giuseppe gli propongo di armare lui il pozzo successivo. Rifiuta con decisione dicendo che oggi non si sente dello spirito giusto. Vabbe’, sara’ per la prossima volta. Preparo il necessario e proseguo. La partenza del pozzo offre 2 possibili vie, si puo’ passare sotto, all’altezza della base del primo P40, ma sembra scomodo, oppure si puo’ salire di un metro sopra un enorme sasso piatto che affaccia comodamente sul pozzo. Scelgo la via comoda. Trovare un punto dove mettere i fix non e’ semplicissimo, sulla parete c’e’ uno strato di 4 dita di fango e sotto il fango il primo strato di roccia e’ decisamente marcio. Alla fine, lavorando di mazzetta, mi ricavo lo spazio necessario. Faccio anche qua un traverso di avvicinamento al pozzo. Sistemata la corda mi calo fino ad una stretta cengia dove mi sistemo comodo per armare la partenza vera e propria del pozzo. Fatto quel che dovevo, inizio la discesa. Dopo qualche metro mi fermo per sistemare un frazionamento. Poco piu’ in basso sulla parete opposta c’e’ un fix gia’ esistente. Non lo prendo in considerazione perche’ mi sembra che la corda non tocchi e si possa arrivare fino in fondo senza altri armi.In effetti durante la discesa non mi sembra di rilevare problemi. Arrivo alla base del secondo P40 ed urlo la libera a Giuseppe.Nell’attesa inizio a guardarmi attorno. Qua lo stillicidio e’ veramente intenso e si puo’ fare davvero poco per evitarlo. Per fortuna la temperatura non sembra proibitiva come lo era nelle vicinanze della partenza del primo P40. Guardo sotto, verso l’affaccio  al budello finale. Ci sono di nuovo tracce di pattume vario.Trovo anche compagnia, un insetto. Lo inseguo cercando di fargli una foto decente ma alla fine riesce a rintanarsi tra i sassi. In questa foto si intravede appena, e questa e’ la migliore…Arriva Giuseppe. Scendendo ha avuto la sensazione che la corda toccasse in qualche punto.Mentre termina la discesa, mi spiega. Illumino verso l’alto per verificare ma non vedo nulla.Una volta arrivato a terra, spiego a Giuseppe dove siamo, rilievo alla mano. Mostro anche a lui il budello che porta al fondo. Anche lui non sembra entusiasta di scenderlo. Decidiamo di risalire.Mentre salgo, Giuseppe cambia idea, complice forse lo stillicidio, decide che uno sguardo al budello puo’ pure darlo. Salgo con molta cautela, in effetti se non si fa attenzione la corda tende a strusciare sulla roccia alcuni metri sopra di me. Arrivato al punto critico decido di mettere un frazionamento, magari poi risultera’ inutile, pero’ voglio essere sicuro che Giuseppe possa salire senza problemi. Alla fine sistemo un deviatore. Funziona bene, peccato sia parecchio fuori dalla verticale.Arrivato all’altezza del fix gia’ messo che avevo deciso di ignorare, mi accorgo che in effetti e’ la migliore soluzione per l’armo. Per provarlo sistemo un secondo deviatore. Ora il primo che ho messo e’ inutile ma va bene cosi’. Arrivo alla base del primo P40 ed urlo la libera a Giuseppe. Lo sento iniziare a salire. Naturalmente ora tocca a lui a disarmare. Lo sento sacramentare e sbuffare a lungo sul primo deviatore, in effetti e’ un poco complicato da togliere. Quando il freddo ha oramai iniziato a serpeggiare attorno alle mie spalle fradice, sento con piacere l’avvicinarsi di Giuseppe. Superato lo scoglio del primo deviatore, il resto e’ stato un gioco da ragazzi. In attesa che arrivi, tento una foto alla base del primo P40 con la sua piccola razione di pattume. Quando siamo di nuovo assieme sistemiamo nello zaino la corda appena tolta e poi lo prendo in consegna ed inizio a salire il pozzo.La salita con lo zaino non e’ agevolissima. Quando incontro una interessante parete concrezionata e quindi di nuovo “mangiata” dall’acqua, mi fermo per riprendere fiato con la scusa di farle qualche foto. Devo ripartire presto perche’, anche se meno intenso, anche qua lo stillicidio si fa sentire.Eccomi finalmente alla cengia. Il tempo di urlare la libera a Giuseppe ed inizio a sentire il netto calo di temperatura che si avverte in questo punto.Per mitigare il tremore da freddo, mi guardo intorno cercando spunti per alcune foto. Ne trovo uno interessante, che credo piacera’ a Gianni. Un graffito sulla roccia datato 1967 firmato da un certo Romolo del gruppo G.S.A..Dopo il graffito trovo anche un pipistrello che riposa, scatto svelto una foto anche a lui poi gli giro le spalle per mitigare il disturbo della mia luce.
Il “ponte di roccia” di cui mi aveva parlato Gianni.Oramai il freddo mi ha catturato completamente e la mia sola aspirazione e’ che Giuseppe arrivi presto. E’ con vera gioia che lo vedo apparire.Con sollievo vedo Giuseppe arrivare in pochi minuti e terminare il suo lavoro. Mi riscaldo un poco piantando ancora un fix per migliorare il traverso di avvicinamento al pozzo mentre Giuseppe sistema la corda nel sacco.  Appena terminati i nostri lavori, ripartiamo per l’ultima fatica. La fessura e’ meno complicata di quel che sembrava, anche col passaggio degli zaini. Il saltino dopo, quello stretto, e’ poco piu’ antipatico, ma solo poco. Ora vedo la luce dell’esterno, significa che non e’ ancora troppo tardi. Chiedo l’ora a Giuseppe, sono quasi le 5 del pomeriggio. Magari facciamo in tempo ad intercettare il passaggio dei nostri amici.Tornando indietro faccio ancora foto alle opere d’arte di pattume che incontro.Ce n’e’ davvero per tutti i gusti.In alcuni punti la natura e’ riuscita a nascondere la sporcizia ma e’ solo un velo, ve lo assicuro.Arrivo al saltino. Il mio armo “fantasioso” e’ ancora li’. Salgo. Mentre aspetto Giuseppe decido di piantare un fix per rendere meno artistico e piu’ solido l’armo del saltino. Quando arriva il mio amico sono ancora all’opera, quindi anche lui sale sull’armo posticcio, senza trovare problemi.Appena fuori troviamo un bigliettino dei nostri amici, sono alla macchina e l’hanno parcheggiata di nuovo dove siamo partiti stamane. Finiamo di ricomporre gli zaini e partiamo per raggiungerli. Alla fine della nostra avventura ho cercato di tenere a mente alcuni particolari del rilievo che non mi avevano convinto. Una volta a casa mi sono divertito ad adattarlo. Ecco il risultato.La giornata la concludiamo degnamente con una buona cena al ristorante tutti assieme. Dobbiamo penare un poco per trovarne uno ma alla fine approdiamo vicino a Supino dove possiamo rifocillarci in allegria. Alla prossima.

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Fioranello – 4/03/2018

Con Gabriele, Fabio, Claudio, Massimiliano ed io a fare esercizi di tecnica di torrentismo.

Il sabato sera mi sento con Gabriele, sono indeciso se andare in grotta, il freddo ed il maltempo sono un serio deterrente. Mentre ne parliamo mi arriva un messaggio da Max. Ha intenzione di andare a fare un ripasso di tecniche di torrentismo a Fioranello. Mi sembra una buona soluzione per passare una buona domenica. Lo propongo a mia volta a Gabriele il quale accetta.

La mattina dopo, con un cielo grigio e triste, Gabriele ed io ci mettiamo in macchina per raggiungere Fioranello. Quando arriviamo, anche Fabio e Max sono appena arrivati. Prendiamo il materiale e scendiamo nella conca che sara’ il teatro delle nostre fatiche.

Arrivati a destinazione iniziamo la vestizione. Max vede il mio imbrago speleo ed impietosito mi presta il suo imbrago da canyoning di riserva. Lo indosso, devo ammettere che e’ un bell’imbrago, ben piu’ adatto,rispetto al mio, per quel che andremo a fare oggi.

Ma ora e’ il momento di presentarvi i protagonisti della giornata:

Fabio, pronto a fare un serio ripasso di tutte le tecniche da usare in forra. Al contrario di me, sfoggia una attrezzatura impeccabile.Gabriele, in verita’ oggi fara’ solo da spettatore, pero’ e’ sempre di compagnia.Max, il piu’ ferrato del gruppo anche se dichiara di ricordarsi nulla.Max ha addirittura portato un immane librone con la descrizione di tutte le tecniche torrentistiche. E’ agguerritissimo, si prepara velocemente ed inizia subito a proporre manovre da ripassare. Siamo pronti a cominciare. Fabio si incarica di armare il traverso in alto e la calata. Iniziano i giochi!La calata attrezzata e pronta per l’uso.Facciamo parecchie prove tra le quali la gestione dello sfregamento della corda, passaggi particolari ed altre amenita’.Gabriele ci segue con interesse ma, dice, le forre non fanno per lui quindi se appena puo’ le evita.La teleferica, tesa da almeno un paio di 2 persone. Servono persone di “peso” per questo compito, non potevo che essere tra questi. Continuiamo con le prove, torniamo sulla cengia in alto.Fabio attrezza nuovamente il traverso.Subito qualche altra tecnica, tanto per non annoiarci.Gabriele ci osserva con attenzione e pazienza.Si sale, si scende, si prova, senza patemi ma neanche con troppe soste.Un selfie con la barba legata.Mentre io mi balocco con la fotocamera, Max e Fabio provano altre tecniche. Ad un certo punto tocca anche a me. Posso dire nulla perche’ mi offro volontario! Faccio quello che si “incroda” sulla corda durante la discesa. Max scende a salvarmi. La tecnica prevede di liberare l’incrodato liberandolo del proprio discensore. Questo prevede, nel peggiore dei casi, il taglio dell’imbrago. Sara’ per questo che Max prima di provare questa tecnica mi ha chiesto di fissare il discensore all’imbrago tramite un cordino mezzo rovinato?!? Dopo essere stato salvato con successo ne proviamo ancora un’altra di quelle belle, una discesa di un salto con corde, tutte di lunghezza minore del salto stesso. Tanto per fissare le idee, immaginiamo di avere un salto da 30m e 3 corde da 20m. La manovra e’ complessa ma riesce senza intoppi. E’ una di quelle che si spera di non dover mai utilizzare ma che e’ meglio conoscere! Oramai siamo agli sgoccioli, il tempo minaccia pioggia e l’ora di pranzo e’ passata da parecchio. Proviamo ancora una teleferica, stavolta fissata ad un albero, con Fabio a discenderla. 
Fabio fa appena a tempo ad arrivare che goccioloni di pioggia arrivano a farci capire che e’ meglio andare.Svelti raccogliamo le nostre robe e torniamo alle macchine. Una mattinata divertente e proficua. Alla prossima.

Pubblicato in amici, palestra, SCR, torrentismo | Commenti disabilitati su Fioranello – 4/03/2018

Ouso di Salvatore – 18/02/2018

Alla riscoperta dell’Ouso di Salvatore con Vincenzina, Maurizio, Leandro, Vincenzone, Luca, Giuseppe, Gabriele ed io.

Tempo fa eravamo con Nerone, probabilmente in ricognizione alla ricerca di buchi nuovi. Il buon Nerone quel giorno era in vena di raccontare delle sue avventure passate. Tra le tante che ci ha narrato c’era l’esplorazione di una grotta presso Carpineto Romano, l’Ouso di Salvatore. Quello che mi colpisce della sua storia e’ che nella grotta, giu’ al fondo, c’e’ tanta aria e che nessuno l’ha piu’ frequentata da anni. Sentite le sue parole, e’ stato un attimo programmare, insieme a Gabriele, una visita alla grotta. Naturalmente tra dirlo e farlo sono passati svariati mesi, anche perche’ l’esplorazione della Piccola CretaRossa ci ha assorbito completamente. Finalmente pero’ e’ arrivato il momento di mettere in pratica i nostri buoni propositi.

Gabriele si accorda con Luca e Vincenzone che sono del posto e conoscono bene il luogo dove si apre la grotta. Gabriele ritrova anche il rilievo da un notiziario di “Speleologia”. Nei giorni precedenti l’uscita ce lo studiamo per vedere cosa c’e’ da fare e per ricostruire una sorta di scheda d’armo per avere una idea del materiale da portare.

Da quel che ci racconta Nerone sono circa 20 anni che nessuno frequenta questa grotta, probabilmente sara’ da riarmare completamente.

Domenica mattina inizia la lunga catena di appuntamenti che ci portera’ alla grotta. Gabriele passa a prendermi e Giuseppe ci raggiunge sotto casa mia. Da li’ ci spostiamo al bar vicino Ikea di Anagnina dove ci ritroviamo con Vincenzina e Maurizio. Fatti i conti e valutate le macchine a disposizione imbarchiamo tutto in macchina di Maurizio e ci accalchiamo dentro per fare il viaggio tutti assiemeEccoci in viaggio, decisi e pronti a tutto.Maurizio alla guida, e’ talmente serio che anche la fotocamera ne rimane scossa.Vicino Montelanico ci troviamo a seguire una macchina con uno stemma conosciuto, quello degli “Speleologi Romani”. Sappiamo che sono diretti ad Alien 3 un’altra delle innumerevoli grotte del carpinetano. Mi sporgo dal finestrino per salutarli ma il mio gesto raccoglie solo l’indifferenza dei nostri amici “alieni” e la disapprovazione del nostro driver.Speravo di salutare i nostri amici “alienici” durante la solita sosta al bar Semprevisa di Carpineto ma loro tirano dritto, la loro grotta chiama. Noi invece abbiamo l’ultimo rendez-vous proprio al bar quindi posteggiamo la macchina alla meno peggio e scendiamo ad incontrare Leandro, che ci ha raggiunto da Subiaco (o dintorni), Vincenzone e Luca, che vivono nei pressi.Dopo un supplemento di colazione andiamo alla grotta. Non saliamo molto lungo la strada per Pian della Faggeta. Giriamo infatti quasi subito per una strada in salita. Il fatto che ci sia un cancello con l’invitante cartello “Strada Privata” non ci tange, se Vincenzone, alla guida della sua Panda, ha preso questa strada, si vede che si puo’. Arrivati ad uno spiazzo delimitato da recinzioni e 2 cancelli di ingresso a 2 diversi terreni, il buon Vincenzone si ferma e parcheggia. Nello spiazzo troviamo gia’ una macchina, e’ quella del proprietario del terreno di destra che si avvicina incuriosito. Iniziando i nostri rituali di vestizione scambiamo qualche chiacchiera con lui per informarlo che stiamo cercando una grotta nei dintorni e tranquillizzarlo sul fatto che non lasceremo le macchine nello spiazzo. Lui infatti a minuti andra’ via e le nostre macchine gli tolgono lo spazio per fare manovra. Risolviamo subito il problema, prendiamo gli zaini e portiamo le macchine piu’ giu’. Solo Vincenzone lascia la sua Panda ben accostata da un lato. Durante la vestizione, come tradizione vuole, inizia a piovere. Per fortuna non in maniera violenta, con qualche ombrello risolviamo. Infilo la tuta speleo, imprecando mentre cerco di tenere l’asta dell’ombrello incastrata tra mandibola e clavicola. Naturalmente, appena finisco di chiudere la velcro della tuta, la pioggia cessa. Una foto a Luca col suo ombrellino rosa non poteva mancare.Vincenzina ama che io la fotografi mentre si cambia, l’ho potuto notare gia’ da quando era allieva del corso SCR, alcuni anni fa, oramai. Il suo sguardo tenero e comprensivo me lo conferma ancora una volta.Zona public relation.Lascio Gabriele a fare quello in cui e’ piu’ bravo ed intanto metto al lavoro i nostri baldi giovani per preparare il materiale. Guardando il rilievo abbiamo calcolato che ci servono circa 24 attacchi completi di fix. Leandro si occupa di assemblarli mentre gli altri insaccano le corde in ordine inverso di utilizzo. Abbiamo una 100m per la serie centrale di pozzi, speriamo basti. Intanto in zona public relation si continua a parlare animatamente.Siamo pronti? Si, pare proprio che siamo pronti. Andiamo! Il padrone del terreno di fronte ci ha dato qualche indicazione utile a trovare la grotta. Ha detto: “seguite la strada fino al cancello, da li’ salite circa 20m a destra e troverete la grotta”.  L’ha detto con sicurezza sufficiente a dargli fiducia, quindi aspettando che tutto il gruppo sia con noi, scavalchiamo il primo cancello con le apposite scale ed andiamo pian pianino lungo la strada.Arriviamo al secondo cancello. 20 metri alla nostra destra c’e’ una casupola. Che abbiano costruito sopra la grotta? Speriamo di no.Che si fa, che non si fa? Scavalchiamo anche questo cancello con le scalette che troviamo accanto. Quindi iniziamo a salire verso la casupola in ordine sparso. La recinzione ora l’abbiamo alla nostra destra. E proprio a destra, oltre la recinzione, sembra esserci un punto interessante. Salendo troviamo un punto per scavalcarla di nuovo. Ci sono piu’ punti buoni dove cercare la nostra grotta. C’e’ una grossa dolina, molto interessante, mi avvicino per valutarla. In quel mentre sento Vincenzone affermare che l’Alberta diceva che la grotta si apre a ridosso di una “roccetta”. Mi dirigo senza ulteriori indagini verso la piccola parete dove Vincenzina ha individuato un paio di buchi. Leandro e Luca hanno la mia stessa idea. Vincenzina intanto ha iniziato a ripulire la roccia per cercare le antiche vestigia di attacchi buoni per mettere una corda e scendere.Mentre valutiamo il da farsi, il gruppo inizia a ricompattarsi. Dal rilievo la grotta inizia con un pozzo da 18 metri. Il buco giusto e’ quello che stiamo guardando, non ci sono dubbi. Luca pero’ controlla il buco poco distante, soffia con decisione. Dovremo proprio darci un occhio una di queste volte.In parete ci sono dei chiodi da roccia, da come “suonano” battendoli col martello sembrano integri. A scanso di problemi decidiamo per una soluzione mista, piantiamo un fix e doppiamo l’armo su un chiodo. Vins fa suo il trapano ed inizia ad armeggiare, in tutti i sensi. Finito col fix, sistema la corda ed inizia la sua discesa.Mentre lei scende vediamo che la corda tocca di lato. Sistemiamo al volo un deviatore per correggere la traiettoria della corda.Dopo di lei sembra tocchi a me. Nel frattempo il gruppo si e’ diviso, alcuni di noi sono andati a vedere meglio la dolina che ho appena abbandonato. Scendo. Il pozzo inizia stretto ma quasi subito si allarga abbastanza da non essere opprimente. A meta’ pozzo, guardando in alto si riesce ancora a vedere un barlume di luce. La corda tocca ancora un poco, ci vorrebbe un altro deviatore, ma non ho con me l’occorrente.Quando arrivo alla base del pozzo, mi sento chiamare da Vins. Vado verso la sua voce prima di dare la libera. Ha trovato un ramo laterale che risale, probabilmente un’altro ingresso. Sarebbe da vedere, ma oggi e’ meglio fare quel che ci siamo ripromessi.Mentre attendiamo il resto del gruppo col materiale, Vins esplora le possibili diramazioni della grotta.Intanto scende Giuseppe. Quando arriva urliamo di sospendere un attimo le discese, risalgo il pozzo per sistemare un deviatore con il cordino che Giuseppe ha portato con se’. Fatto quel che potevo, scendo di nuovo giu’. In attesa dei nostri vado anche io a curiosare dove il rilievo indica la prosecuzione della grotta. Dietro questo sperone di roccia si nasconde la temibile strettoia. La dico temibile perche’, per nominarla nel rilievo e darle addirittura il nome “Rio la Sventra”, deve essere una strettoia che lascia memoria di se’.Anche per non sentire freddo, inizio a togliere sassi dal pavimento cosi’ da rendere il passaggio piu’ agevole. Male non fara’. Mi volto verso la base del pozzo d’ingresso sentendo rumori di speleo in avvicinamento.In breve arriva Maurizio, quindi Leandro e Giuseppe. Il gruppo e’ completo cosi’, gli altri hanno deciso di dedicare del tempo e delle energie alla dolina. Il materiale necessario lo abbiamo, possiamo proseguire. Non so perche’, ho la malsana idea di prendere con me lo zaino delle corde. E’ uno zaione enorme con dentro una 100m, una 30m ed una 20m. In alcuni piccoli passaggi in discesa devo farlo scendere a calci. Non e’ una cosa buona. Mi riprometto, per la prossima volta, di portare corde di misura per i pozzi in piu’ zaini, stretti, se possibile. Oltre al fatto di essere stretta, la grotta non presenta un andamento semplice come si potrebbe intuire dal rilievo. Siamo in una profonda frattura con detriti nel mezzo a determinare la via. Una via che va cercata  muovendosi da un livello all’altro. Capita molte volte di dover tornare indietro a cercare un passaggio migliore. Al P4 segnato in carta c’e’ posto per sostare insieme. Ne approfitto per una foto a Giuseppe.Per armare troviamo dei fix. Sono senza dado, per fortuna ne ho portati alcuni in piu’ proprio per questa evenienza. Vorrei tanto sapere chi e’ il misterioso collezionista di dadi che ripulisce tutte le grotte…Ma poi, sara’ uno solo o e’ una setta feticista del dado da grotta?!?  I fix non sembrano messi nel migliore dei modi, pero’ il suono da “vuoto” dei punti piu’ adatti sconsiglia di tentare soluzioni differenti. Vins arma e scende. Come stabilito iniziamo qui ad utilizzare la famigerata corda da 100m. Mi raccomando con tutti di farla bagnare il meno possibile, dopo dovremo portarla indietro e tutti sappiamo quanto possa pesare una corda bagnata!Un mini sifone. Il ruscellare dell’acqua mi ricorda che ho dimenticato di portarla. Mi rimbocco la barba e tuffo le labbra nella pozza cercando sollievo alla sete.La pozza d’acqua alla base del pozzetto appena sceso.Nei metri successivi mi ritrovo avanti, in teoria dal rilievo la distanza dal P4 al P8 sembra una facile camminata. Non e’ cosi’! Siamo sempre in frattura ed impieghiamo buona parte del tempo a cercare il passaggio migliore tra almeno un paio di possibilita’. Dopo un cunicolo basso, mi ritrovo ad affacciarmi alla base di un camino verticale da cui si intuisce un cospicuo arrivo d’acqua, la roccia e’ pulita e la concrezione residua e’ smangiucchiatta dall’azione erosiva dell’acqua.Davanti a me le pareti della grotta si riempiono di nuovo di fango, non e’ un buon segno. Forse la grotta e’ soggetta a piene fino a questo livello?Il livello sopra di me, relativamente pulito.Il livello sotto di me, coperto di fango sedimentato.Arrivano i miei amici con il resto del materiale, mi passano la 100, possiamo armare il breve pozzo poco piu’ avanti.Alla partenza del pozzo ci sono alcuni fix, uno ribattuto, uno con la filettatura spanata (che ribatto io) ed una piastrina vergognosamente arrugginita. Alla fine decido per un nuovo fix da utilizzare in congiunzione con la piastrina vergognosa. Nel prendere l’attacco che mi serve, riesco a perderne uno, mi cade di mano. Lui cade nella pozza d’acqua alla base del pozzo, limacciosa e profonda. Non lo troveremo mai. Spunto mentalmente di segnalare a Gabriele la grave perdita. Sistemata la corda facciamo provare a Leandro il brivido della discesa per primo in un posto ancora sconosciuto.Mentre Leandro scende illumino un poco di piu’ per vedere cosa ci attende.Alla base del pozzo troviamo un segno del passaggio di Nerone! Nonostante il rilievo indichi alcuni metri di gradoni, la grotta sembra partire quasi subito con un nuovo pozzo. Ad intuito dovrebbe essere il P13 indicato in rilievo.Ci sono 2 fix di partenza, sono molto fuori dalla roccia e sono senza dado, pero’ la roccia in quel punto e’ buona, decidiamo di utilizzarli. Sistemo la corda ed inizio a scendere. La corda inizia a toccare la parete quasi subito. Cerco a lungo un fix, o anche uno spit, per fare un frazionamento, trovo nulla. Alla fine mi rassegno e ne pianto uno io. Alla base del pozzo urlo la libera ai miei amici.Alla base del pozzo ancora un segno inequivocabile del passaggio di Nerone, una candela.Intanto i miei amici iniziano ad arrivare, Vins e Leandro sono pronti a proseguire. Ora, se non abbiamo clamorosamente sbagliato nella valutazione del rilievo dovremmo essere nei pressi del P37.La grotta ed il rilievo non sembrano andare molto d’accordo. Dalla base del pozzo si deve scendere ancora alcuni metri in una stretta spaccatura. Arrivati al fondo della suddetta, si risale tra massi incastrati fino a vedere, finalmente, la partenza del P37. Il primo tratto da dove siamo ora si potrebbe anche scendere fino in fondo utilizzando la corda che viene dall’alto, pero’ decidiamo di mettere almeno un deviatore per evitare sfregamenti indesiderati.Metto il fix, sistemo il deviatore e scendo. Nello stretto do’ qualche strattone di troppo ed il coperchio del contenitore di plastica che contiene la batteria del trapano, cade giu’. Il mio urlo di disappunto ed alcune irripetibili ingiurie seguono la caduta del coperchio. Per fortuna riesco facilmente a recuperare il coperchio e risistemarlo al suo posto. Risalendo tra i massi incastrati mi trovo, come dicevo, alla partenza del P37. Aspetto che il resto del gruppo mi raggiunga, ho sentito parlare di ritorno e voglio appurare se tutti hanno voglia di continuare. Dopo un rapido consulto la decisione e’ presa, piantero’ ancora un fix per preparare la partenza del P37 e poi inizieremo a tornare indietro. Faccio quel che devo mentre i miei amici iniziano a risalire fino alla base del P13. Sistemato il fix, ripongo le punte e mi muovo per raggiungere i miei amici. Al momento Giuseppe e’ alla base del pozzo, Leandro e’ su corda e Vins e’ in attesa. Muovendomi nello stretto faccio ancora un errore nel valutare il mio ingombro con tutto il materiale d’armo addosso. Sbatto tutto contro la parete ed il coperchio salta via nuovamente. Poco male, penso, e’ recuperabile. Non faccio a tempo a terminare questo pensiero che vedo la batteria staccarsi dal connettore e cadere a sua volta…in una pozza d’acqua. Orrore! Immagini di violentissimi scoppi mi precipitano nel panico. Per alcuni attimi penso solo ad allontanarmi dalla batteria. Alla batteria e’ rimasto attaccato il sensore che indica lo stato di carica della batteria, lui continua a fare il suo lavoro senza alcuna percezione del pericolo. Ho il fiatone per l’ansia. Perche’ la batteria in corto circuito nell’acqua ancora non scoppia? Aspetto un tempo che mi pare congruo poi, nonostante i richiami preoccupati di Vins, mi avvicino e tiro fuori la batteria dall’acqua. La lascio appoggiata su una roccia fuori dall’acqua. Nel prenderla ho notato che e’ fredda. Magari e’ stata l’acqua a mantenerla ad una temperatura accettabile. Vediamo cosa succede a tenerla fuori dall’acqua. Passano un paio di minuti, il sensore di carica continua a fare il suo lampeggiante lavoro. Mi avvicino di nuovo. La batteria e’ ancora fredda. Stacco il sensore e ripongo di nuovo la batteria nella scatola. Stavolta pero’ cedo tutto a Vins, lei si muove con maggiore grazia ed evitera’ altri guai. Vins inizia a salire il breve tratto fino al deviatore. Purtroppo nemmeno lei la puo’ avere vinta sulla diabolica scatoletta che contiene, o meglio dovrebbe contenere, la batteria. Infatti a meta’ salita la nefanda scatolaccia si apre di nuovo. Vins scongiura la perdita del coperchio schiacciando il tutto tra la parete ed il suo corpo. Ci sono attimi concitati ma alla fine sistemiamo di nuovo tutto. Appena Vins arriva alla base del P13 la batteria ed il trapano vengono riposti al sicuro nello zainetto di Leandro. Per oggi niente piu’ armo. Il rientro ci vede cosi’ organizzati, io per primo, Leandro a darmi assistenza mentre Vins e Giuseppe si incaricano del disarmo.Cerco di andare lento nel caso i disarmanti avessero bisogno di una mano, ho quindi il tempo per notare alcune formazioni molto belle.Come il rilievo faceva supporre, la strettoia, fatta in risalita, si rivela un vero DAC (acronimo utilizzato da un mio amico per indicare una cosa fastidiosa come puo’ esserlo un dito messo “alla traditora” dove non si dovrebbe!). Subito dopo la strettoia trovo ad attendermi il buon Gabriele che mi aggiorna circa la situazione. Maurizio, essendo una delle sue prime grotte dopo un piccolo infortunio, ha preferito non proseguire facendo la strettoia. Scelta saggia, penso io dopo averla appena superata. Luca invece ha problemi a casa ed e’ andato via gia’ da un poco, mentre Maurizio e Vincenzone aspettano fuori insieme. Quando arriva Leandro, invito lui e Gabriele ad avviarsi nella risalita. Da questo punto in poi l’aria fredda che viene dall’esterno mal si sposa con la tuta fradicia che abbiamo addosso. Io mi trattengo ancora in attesa di vedere i miei amici disarmanti e per aiutarli a tirare su gli zaini dalla strettoia. Mentre aspetto, tanto per non stare con le mani in mano, disfo l’armo della strettoia e lo rifaccio, sempre su armo naturale, pero’ piu’ in alto. Magari sara’ utile. Faccio quindi quel che mi ero riproposto, ovvero tiro su gli zaini quando arrivano i miei amici. Dopo, piu’ bagnato che mai e seriamente infreddolito mi avvio per uscire. Con disappunto trovo ancora Gabriele in attesa di salire. Con poco garbo gli chiedo come mai. “Leandro doveva finire il suo spuntino” e’ la sua disarmante risposta. Nel frattempo da sopra arriva la “libera” da Leandro. Oramai sento proprio freddo quindi chiedo a Gabriele di poter risalire subito. Ricevuto il suo assenso, parto. Dopo qualche pedalata gia’ mi sento meglio. All’andata avevo sistemato un deviatore posticcio per evitare troppi sfregamenti della corda in salita. A Leandro si e’ tolto ed ha portato tutto via. Per fortuna la corda non sembra soffrirne piu’ di tanto. L’ultimo metro del pozzo di uscita e’ un altro DAC, riesco anche ad infilare il cordino del pedale dentro il croll. Sono quasi con la testa fuori ma ad un punto morto, devo cambiare tattica. Mentre mi appresto a girarmi sento la voce di Vincenzone borbottare in un sussurro: “ma te devi gira’!”. Magari lo dicevi prima! In effetti una volta girato ho piu’ spazio per muovere le gambe e l’uscita e’ piu’ semplice. Appena fuori ricevo il saluto “sigaroso” di Maurizio e la stretta di mano di Leandro che prende commiato per tornare a casa.  Dopo di me escono anche Vins e Giuseppe, si vede che Gabriele non soffre piu’ di tanto il venticello freddo che arriva alla base del pozzo. Quando Gabriele risale cerco di evitargli la fatica che ho fatto io avvertendolo per tempo di girarsi per fare l’ultimo tratto. Come sempre non mi ascolta e termina per incastrarsi a tappo nell’ultimo metro. Tanto per completare l’infausta situazione, all’ennesimo sforzo inconsulto, il suo pedale di fettuccia si strappa. Provo a passargli la mia maniglia e pedale ma oramai e’ troppo incastrato per poterli usare. Alla fine Giuseppe ed io risolviamo mettendo una carrucola sull’attacco piu’ alto, prendendo un’altra corda ed usando il tutto per stapparlo di forza. Tutto e’ bene quel che finisce bene si e’ soliti dire! Una volta riuniti scendiamo assieme alle macchine dove potremo cambiarci. Il proprietario del capannone e dello spiazzo dove ci cambiamo ci tiene compagnia con i suoi simpatici cuccioli di cane, assetati di coccole. E’ proprio lui che ci avverte che oggi abbiamo causato scompiglio tra gli abitanti della via privata che porta allo spiazzo di stamane. Sembra che alcuni abitanti si siano parecchio agitati al nostro passaggio. Prendiamo nota della cosa promettendo che la prossima volta saremo piu’ accorti e cercheremo di avvertire prima. Una volta cambiati con abiti asciutti e caldi non ci rimane altro che salutare il nostro ospite e prendere la strada per Carpineto centro dove ci attendono le fettuccine dellla “Sbirra”! Al parcheggio fermo tutti per una foto ricordo.Visto che insistono ne facciamo anche un’altra con il flash e l’autoscatto, cosi’ mi ci intrufolo anche io.Strada facendo continuo a scattare foto, ma tra il movimento ed un po’ di nebbia escono fuori solo immagini che poco rendono.La fontana nella piazza principale.L’ingresso della Sbirra!Eccolo piu’ da vicino.Provo anche togliendo il flash,Un saluto cordiale a Luca……e poi a tavola!
Le mie fettuccine, mezza porzione, come al solito.Ma anche gli altri non si lamentano.A fine cena mi concedo anche una foto con Floriana, sorella di Luca. Peccato che il nostro fotografo, dopo l’abbondante cena, abbia la mano malferma.Tornando al parcheggio faccio un’ultima foto panoramica a Carpineto by night.Al ritorno lascio il posto avanti a Gabriele e mi metto dietro per poter sonnecchiare liberamente. E’ stata una giornata soddisfacente ed un sonnellino penso di essermelo meritato. Alla prossima.

Pubblicato in esplorazioni, SCR, speleo, SZS, uscite | Commenti disabilitati su Ouso di Salvatore – 18/02/2018

Scalelle – 10/02/2018

In grotta nel cardellino con Vincenzina, Matilde, Gabriele.

Finalmente, dopo un tempo infinito, eccomi di nuovo pronto per andare in grotta con Vincenzina, alias Vins, e Matilde. L’appuntamento, per la gioia di Gabriele che lo adora, e’ al parcheggio di Metro alla Rustica.Ed ecco Gabriele in tutto il suo splendore, bella foto, mi faccio i complimenti!Dopo i saluti ed il trasbordo degli zaini, ci ammucchiamo tutti nella macchina di Gabriele ed andiamo. Un rapido passaggio al bar e poi dritti alla grotta. Il tempo di cambiarci sfidando il frizzante freddino e siamo pronti ad entrare. Matilde sistema una corda per lo scivolo iniziale. Oggi saranno Vins e Matilde ad armare.Mentre Vins e Matilde vanno alla scoperta della grotta, Gabriele ed io ci prepariamo per fare il rilievo.Ecco l’ingresso in tutto il suo splendore.Il duo armante ci urla che possiamo scendere. Parte Gabriele mentre io prendo i primi punti all’esterno. Per il rilievo adotteremo lo schema oramai collaudato, lui avanti a segnarmi il caposaldo successivo ed io a manovrare il DistoX.Dopo l’ingresso, verticale per circa un metro, c’e uno scivolo di terra. La prosecuzione non e’ avanti ma in corrispondenza di un buco sulla sinistra. Da come sta messo Gabriele immagino non sara’ proprio largo.Dopo il passaggio stretto ritroviamo la nostre amiche. Siamo in una sala bassa ed inclinata, il pavimento di terra. Vins e Matilde sono vicine ad un pozzo e stanno combattendo strenuamente per doppiare l’attacco di partenza. Dico cosi’ perche’, come ci aveva anticipato Gabriele, la grotta si sviluppa nel “cardellino”, un travertino molto molto poco denso e pieno di buchi. Vins e Matilde quindi sono oramai disperate, non trovano un lembo di roccia buona dove mettere un fix!Ecco il famoso cardellino!O anche questo, in effetti ci sono piu’ vuoti che roccia.Alla fine mettiamo un fix quasi vergognoso su uno strato di concrezione. Per fortuna l’attacco singolo che c’era prima e’ con un multimonti e tiene bene. Usando tutti e 2 riusciamo ad attrezzare una partenza decente, con buona pace di Vins e Matilde che hanno sfiorato la crisi di nervi. Mentre loro scendono in avanscoperta, noi riprendiamo con calma a fare il rilievo.Il fondo della saletta. Mi incuriosisce, pero’ ora ho altro da fare, magari ci passero’ al ritorno.Ancora la strana roccia che forma le pareti di questa grotta, sembrano filamenti fossili di chissa’ quale vegetale.Dopo il pozzetto di circa 8 metri siamo nella frattura principale che, in corrispondenza della base del pozzo, si allarga in ambienti ampi, delle sale, direi. Gabriele oltre a dare una mano a me col rilievo, si e’ portato dietro una scomodissima valigetta con dentro dei misteriosi apparecchi. Me ne spiega un paio, uno e’ un “anemometro a filo caldo”, non chiedetemi di piu’. L’altro serve a captare e riconoscere la “voce” dei pipistrelli. Mentre sono impegnato a disegnare e sistemare il pezzo di rilievo appena fatto, lui apre la valigetta ed inizia a trafficare con tutta quella tecnologia.In alcuni punti le pareti vicino a noi sono costellate di concrezioni vecchie e polverose.In altri punti sembrano un poco piu’ giovani e vitali.Gabriele mentre “ascolta” i pipistrelli.Concrezioni polverose con un inizio di futuri capelli d’angelo.Mentre noi siamo fermi e ci balocchiamo con anemometri e “pipistrellometri”, le nostre 2 esploratrici vanno e vengono per i vari ambienti della grotta. Per il momento hanno esplorato la parte a destra (sarebbe la parte che mi sono trovato a destra mentre scendevo il pozzetto, e cosi’ l’ho battezzata) e stanno tornando indietro per andare ad aggredire la parte sinistra.Mentre Matilde e Vins transitano dalle nostre parti per il cambio lato, approfittano per fare sosta da noi e raccontarci cosa hanno trovato nel lato destro. Ci raccomandano di visitare una saletta laterale, molto carina. Gabriele nel frattempo continua ad ascoltare i pipistrelli.Le stalattiti che pendono dall’alto in alcuni casi ricordano piu’ delle radici. Provo a fare un dettaglio di questa che e’ la piu’ particolare, ma non rende molto l’idea.Gabriele trova 2 conchiglie per terra, dice che sono importanti, non ricordo piu’ perche’. Mi limito a fotografarle come documentazione della grotta.Continuando il rilievo quasi mi scontro con un pipistrello, non me ne ero proprio accorto. Faccio svelto quel che devo e mi allontano.Ancora stalattiti dalle strane fogge.Continuiamo a fare il rilievo del lato destro, le nostre prodi esploratrici sono scomparse dall’altro lato.In un angolo trovo questa “roba”. Ditemi voi se non sembra un qualche tipo di pianta fossile.Rimango un poco ad ammirare questa espressione della infinita “fantasia” della natura.Continuando il giro troviamo il pertugio che porta alla saletta carina indicataci dalle nostre amiche. Proseguiamo il rilievo da quella parte. Siamo in una ampia saletta, circa 4 metri larga e lunga altrettanto. Ha il soffitto alto meno di un metro ed il pavimento di terra. Ci potrebbero essere dei punti interessanti, ma da scavare. Per il momento lasciamo perdere e continuiamo col nostro rilievo.Tornando alla base del pozzo incontriamo le nostre esploratrici di ritorno. Mi sbrigo a far loro delle foto prima che scappino di nuovo via.Le costringo addirittura a posare insieme per me.Matilde, che e’ famosa per la sua pazienza, dopo 3 foto inizia ad alzare gli occhi al cielo. E’ segno che mi devo rassegnare e riporre la fotocamera a riposare prima che la trasformi in un ammasso informe.Ora che ho le foto posso mettermi tranquillo ad ascoltare quel che hanno trovato. Il lato sinistro non ha ambienti larghi come quello di destra, somiglia molto piu’ alla frattura che ha dato origine alla grotta. Le nostre amiche l’hanno seguita salendo e scendendo per trovare il passaggio piu’ comodo fino ad un punto in cui si allarga leggermente e sembra diramarsi. Loro si sono infilate in uno stretto pertugio alla base del piccolo ambiente ed hanno proseguito un poco. Matilde, da brava strettoista, ha tentato un passaggio ardito, pero’ stavolta era troppo ardito ed e’ rimasta incastrata. Per fortuna c’era Vins, a cui avevo affidato la mia mazzetta, che l’ha liberata con alcuni colpi ben assestati. In tutto questo trambusto Matilde si e’ procurata un piccolo dolore alla spalla, uno stiramento, forse. Per non sforzare la spalla dolorante Matilde decide di uscire. Vins invece ci accompagna nella visita con rilievo del lato sinistro. Proseguiamo camminando lungo la frattura per alcuni metri tenendoci all’altezza della base del pozzo. Dopo dobbiamo salire fino a trovarci in un ambiente largo abbastanza da fare sosta insieme e scattare una foto.Anche qua e’ ricco di concrezioni veramente particolari. Mi aggiro cercando di catturare qualche briciolo di questa bellezza. Delle eccentriche eccentriche!Ecco di nuovo le concrezioni vegetali.Dopo riposo e foto, salutiamo Vins che esce a tenere compagnia a Matilde. Noi proseguiamo girando a destra e scendendo. Riprendiamo la direzione principale della frattura girando verso sinistra e strisciando per un tratto.Sempre facendo il rilevo arriviamo alla saletta del pertugio, da qualche parte qua vicino si e’ incastrata Matilde. Se si e’ incastrata lei e’ inutile che io tenti qualsiasi approccio. Sembra che la grotta termini qui. Do uno sguardo su una possibile diramazione sulla destra ma sembra chiudere. Ci guardiamo in faccia con Gabriele, possiamo chiudere qua il rilievo? Decidiamo di si. Faccio l’ultimo tratto di disegno su TopoDroid poi spengo tutto e ripongo gli attrezzi.Appena sopra al pertugio “Matildeo” ci sono delle formazioni gialle. Gabriele mi intima di fotografarle ed io prontamente eseguo. Mentre lo faccio sento arrivare aria fredda dall’alto. Mi incuriosisce, cosa sara’? Mi arrampico seguendo l’aria. In effetti da questa parte la grotta prosegue ancora qualche metro. In fondo, in corrispondenza di un restringimento sento un’aria gelida venirmi addosso. E’ quasi sicuro che siamo vicino all’esterno. Dovremo tornare per vedere meglio.Ritorno alla saletta dove Gabriele aspetta e lo aggiorno. Decidiamo che per oggi possiamo ritenerci soddisfatti e, pianin pianello, torniamo verso il pozzo. Lo risalgo per primo mettendomi poi comodo ad aspettare Gabriele. Naturalmente mi scordo del proposito di dare una occhiata al fondo della sala, come mi ero ripromesso all’andata. Sara’ per una prossima visita.Quando siamo fuori ritroviamo le nostre aitanti esploratrici che imperversano su un buchetto trovato all’andata, strada facendo. Ci scaldiamo anche noi dando loro una mano per almeno una mezz’ora poi decidiamo che per oggi puo’ bastare. La nostra prima grotta nel cardellino, non si finisce mai di imparare e scoprire nuove meraviglie. Alla prossima.

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Pozzo della neve – 21/01/2018

A scavare a Pozzo della neve vicino ai Fondi di Jenne con Irene, Martina, Leandro, Gabriele, Giuseppe ed io.

Visto il successone con lo scavo della Piccola CretaRossa, ci siamo detti: “perche’ non riprovarci?”. E’ cosi’ che gia’ da un paio di fine settimana componenti dello Shaka Zulu si ritrovano per andare a scavare a Pozzo della neve. Stavolta ci siamo pure noi.Gabriele in pochi minuti e’ pronto.Irene con cappuccio, mazzetta e scalpello e’ vagamente inquietante, ma tranquilli li usa solo per scavare, non per finire speleologi in difficolta’.Mmmmm, siamo sicuri sia inoffensiva?!?Quando siamo tutti bardati a dovere, partiamo alla volta della grotta. Una breve sosta alla “cretina” per un saluto e poi proseguiamo.Per fortuna di neve non ce n’e’ troppa.Eccoci al bucone detto Pozzo della neve. Irene va subito a curiosare in un buchetto laterale.Ed ecco a voi il Pozzo della neve, con la neve appunto.Ultimi preparativi. Gabriele dice che rimarra’ fuori. La mia guida sulle curve per Monte Livata gli ha causato mal di stomaco.Sistemiamo la corda. Tanto per farci contenti, inizia a piovere proprio mentre iniziamo a scendere. Irene si prepara  a partire.Cerco di catturare immagini dei nostri “attendenti” ma la fotocamera da’ gia’ segni di sconforto.. La discesa di Irene.Ciao ciao. E’ talmente presa che non riesco a farla sostare un secondo per una foto.E’ poi il turno di Martina.Rimane solo Leandro.Eccolo pronto a partire anche lui.Quando li raggiungo a mia volta, loro sono gia’ sulla cengia che porta nelle zone di scavo. C’e’ ingorgo. Mi tocca pazientare prima di poter andare a curiosare.Intanto mi guardo intorno, ci sono rifiuti di tutti i tipi mescolati col fango. I resti di un paio di sci, alquanto datati a giudicare dagli attacchi, giace vicino ai miei piedi. Mi fa tanta curiosita’ sapere come mai qualcuno possa avventurarsi nel bosco, siamo a chilometri di distanza sia da Livata che da Jenne, per andare a buttare un paio di sci in un buco. Lo stesso vale per il resto della “monnezza” sparsa nel fango, c’e’ un poco di tutto, cose piu’ comuni come bottiglie di plastica o di vetro, sacchi di plastica, ma gli sci sono proprio una chicca. Nel frattempo si e’ creato un poco di spazio sulla cengia alta, magari riesco ad intrufolarmi anche io.Ce la faccio! Dall’altra parte una spaccatura profonda circa 3 metri e a forma di una grossolana “T”. La gamba della “T” e’ di fronte a me, le sue braccia a destra ed a sinistra. Gli scavi sono gia’ in corso nel braccio destro della “T”. Martina per ora e’ addetta allo smaltimento della terra che gli mandano gli scavatori dentro una cofana.Finalmente riesco a scendere e a vedere da vicino. Gli scavatori, al momento Giuseppe e Leandro , sono dietro uno stretto pertugio a tirare fuori terra. Da questa parte ci sono Martina ed Irene a smaltire il tutto.Visto che poco posso fare per aiutare mi metto a gironzolare facendo foto.Giuseppe interrompe gli scavi, deve andare a fare una cosa per conto suo. Arrampica per passare il largo diaframma che ci separa dallo sgrottamento principale. Quando torna, stabiliamo che rimarra’ sulla cengia. Dobbiamo iniziare a portare la terra scavata di fuori e sara’ lui a farlo.Il lavoro riprende alacremente, dentro si scava, qualcuno prende la cofana piena di terra e la aggancia alla corda che viene recuperata da Giuseppe per essere gettata dall’altra parte, verso l’ingresso. In tutto questo, decido di aprire un altro fronte di scavo dall’altro lato, in fondo al braccio sinistro della famosa “T”. Quando mi stanco faccio cambio con Irene, lei a scavare al nuovo punto, io a fare la spola per passare la cofana dagli scavatori a Giuseppe e viceversa.In zona scavi i cambi alle varie mansioni si susseguono con buona frequenza, c’e’ sempre da fare per tutti. Giuseppe rimane in alto e continua a tirare su le cofane piene di terra.
Le attrezzature le abbiamo appese agli spuntoni di roccia per non infangarle piu’ del necessario.Mentre ero al “ritiro cofane”, approfittando delle attese,  ho iniziato a demolire a mazzettate un fastidioso arco di roccia che si frappone tra chi scava e chi riceve le cofane piene per farle poi tirar su dal solito, paziente, Giuseppe. Leandro, ha visto il mio lavoro e si e’ appassionato. Eccolo mentre martella sulla roccia con grande impegno.La roccia inizia a vibrare sonoramente, dai che togliamo questo impiccio! Ogni tanto le braccia dicono basta e bisogna fermarsi, ma siamo a buon punto.Ecco Giuseppe in un momento di relax.Nella foto non si vede bene, ma vi assicuro che le venature in rilievo nella roccia sono molto belle. Come avrete capito, e’ un altro momento di pausa e ne approfitto per fare qualche foto. La giornata passa cosi’, tra una scavata e l’altra. A pomeriggio inoltrato Irene decide di averne abbastanza, anche a causa di un principio di congelamento alle mani, ed esce fuori a raggiungere Gabriele. Noi rimasti continuiamo nello scavo. Lasciamo la grotta senza aver trovato una prosecuzione, ma contenti di averla avuta vinta sul fastidiosissimo arco di roccia che rendeva difficoltoso l’accesso in zona scavi. Quando usciamo e’ gia’ scuro ed inizia a fare seriamente freddo.Fuori ritroviamo Irene e Gabriele e ce ne torniamo velocemente alla macchina.Dopo esserci cambiati e riscaldati dobbiamo tornare alla grotta per ben 2 volte, la prima volta per recuperare il mio ombrello dimenticato all’ingresso e poi per la frontale di Leandro. Un paio di passeggiate defaticanti, tanto per smaltire l’acido lattico! Ancora una bella giornata in buona compagnia. Alla prossima.

Pubblicato in speleo, SZS | Commenti disabilitati su Pozzo della neve – 21/01/2018