A scavare nella Piccola Cretarossa, con Nerone, Maurizio, Mario, Gabriele ed io.
Ogni tanto la chiamiamo confidenzialmente la “Cretina Rossa”, ma che non si sappia in giro, che e’ permalosa! Giuseppe e’ tornato a casetta, quindi stavolta siamo solo Gabriele ed io a partire da Roma. Andiamo diretti fino al bar vicino Agosta dove facciamo colazione e ci incontriamo con Laura e Mario. Laura non restera’ a farci compagnia, domattina iniziera’ a lavorare prestissimo e si vuole tenere riposata. Dopo la colazione ci “molla” Mario e ci saluta. Col gruppo cosi’ rinforzato, proseguiamo per Monte Livata. Quando siamo su, facciamo una veloce tappa all’alimentari, abbiamo sentito Nerone e Maurizio, sono gia’ alla grotta e ci aspettano pazienti. Dovrei prendere solo l’acqua ma poi mi faccio tentare dalla pizza rossa e dal fatto che non c’e’ fila al bancone. Prese le provviste per affrontare la giornata, torniamo alla macchina e ci dirigiamo con decisione verso Cretarossa. Strada facendo assaggio la pizza. Di solito e’ ottima, stavolta la delusione e’ grande, ci hanno rifilato della pizza stantia, di uno o due giorni. Ne mangio un pezzo, ma piu’ per rabbia che per fame, ne incarto poi il resto, “incartando” con lei l’intenzione di comprare nuovamente qualche cibaria a quell’alimentari. Che delusione. L’arrivo alla grotta mi fa passare il malumore da tradimento gastronomico. Come promessoci, i nostri amici sono la’ pronti per iniziare. dopo i saluti, svelti iniziamo a prepararci anche noi.
Indosso la tuta e vado subito a vedere come e’ diventata la grotta dopo il lavoro in comune con i nostri gemellati del GSR. L’avevo lasciata che era un buchetto di circa 3 metri con un sasso incastrato a meta’ e tanta terra alla base. Avevamo visto una piccola diramazione laterale al livello della base di terra. Ora il saltino da 3 metri e’ del tutto sgombro. Scendo per vedere cosa ne e’ stato della terra. Ora la base di terra e’ dimezzata ed ingombra di sassi sistemati come un muretto a secco per tamponare e delimitare la terra. L’altra meta’ della base e’ diventata un altro buco che scende stringendo per ancora un paio di metri. In fondo si intravede qualcosa…potrebbe essere qualcosa di buono, ma per ora decido di interessarmene. Prima di continuare gli scavi c’e’ da togliere sassi e terra da sopra altrimenti rischiamo di rimanere seppelliti. Scende Mario a darmi una mano. Sopra rimangono gli altri a tirare su le cofane ed i sassi imbragati. Nerone e’ a bordo ingresso e funge da motore principale e coordinatore del tiro. Lavoriamo con foga almeno 3 ore. Alla fine possiamo dirci soddisfatti. I sassi sono praticamente tutti fuori e la parte della terra meno compatta ha preso la stessa direzione. Esortati dai nostri amici che reclamano per la pausa pranzo, usciamo fuori a goderci il caldo. Come avevo deciso, non degno di uno sguardo la pizza fedifraga e mi accontento di bere dell’acqua. Dopo il riposo mi armo di trapano e vado giu’, stavolta col preciso intento di andare a ficcanasare nel buco scavato la volta scorsa dai nostri amici del GSR. Il buco nel primo metro e’ largo e comodo, dopo diventa largo quel che basta per infilarci le gambe e poco piu’. Non e’ ancora abbastanza largo per tentare il passaggio. Inizio a lavorare di buona lena con mazzetta, scalpello, maleppeggio e tutti gli strumenti del caso. Scendono a darmi manforte sia Gabriele che Mario e lavoriamo ad allargare e tirare fuori terra e sassi per almeno un’altra ora. Il nostro lavoro porta i suoi frutti. Ora il passaggio, seppur stretto sembra possibile. Viene chiamata una sosta, da fuori ci urlano che hanno le braccia fuse dalla fatica. I miei amici iniziano a salire per guadagnare l’uscita e fare una meritata sosta. Non li seguo subito, devo martellare quello spuntone, si, quello la’, se salta posso provare a scivolare dentro. Eccolo che mi accontenta! Sono pochi millimetri in piu’ ma e’ quel che serve. Mi calo dentro cercando di limitare gli strappi alla tuta che si impiglia dappertutto. Qualche sbuffo e sono passato. Dall’altra parte trovo l’ambiente che avevo immaginato delimitandolo con i piedi. E’ una salettadi forma vagamente ovale, alla mia sinistra un buco. Anche a destra c’e’ forse un buco, ma e’ ingombro di sassi. Per ora mi dedichero’ a quello a sinistra. Mentre svolgo le mie esplorazioni, da fuori iniziano a preoccuparsi. Le loro prime urla di richiamo non le sento proprio. Scende Gabriele a vedere cosa ne e’ stato di me. Quando si avvicina, finalmente lo sento e lo rassicuro. Prima di uscire con lui, scatto svelto alcune foto, la prima al buco che intendo allargare.
Provo ad infilare la fotocamera dentro il buco e scatto una foto alla cieca, non riesco a trarne alcuna conclusione. Ho l’impressione ci sia un filo d’aria ma non e’ nulla di eclatante.
Nella pausa il buon Nerone ci inizia con pazienza all’arte di costruire una palizzata attorno alla grotta per impedire che gli animali al pascolo vadano a caderci dentro. Imparo anche qualche parola in subbiacciano che non fa mai male. In particolare facciamo ampio uso di filagni e ci aiutiamo con lo stringo’! Alla fine il risultato e’ visivamente quasi decente. Dal punto di vista della stabilita’ e robustezza, molto meno. Nerone evita di criticare apertamente la nostra opera prima ma il suo sguardo ci dice che abbiamo meritato una sufficienza stiracchiata in “recintologia”.
Dopo la pausa ludico-formativa, riprendiamo i lavori ipogei. Torno giu’ armato delle migliori intenzioni e di tutti gli attrezzi necessari. Tempo una mezz’ora ed abbiamo ricavato un passaggio comodo, largo abbastanza anche per Mario. Decidiamo di allargare anche il buco, almeno quel tanto da infilare la testa e vedere cosa nasconde. Finito di allargare, mi infilo con la testa dentro e scruto. Mi ritiro un poco deluso. Non si vede alcuna prosecuzione evidente. Decidiamo che vale la pena controllare anche l’altro buco, quello che in origine era parzialmente occluso dai sassi. Ora da quel lato la situazione e’ peggiorata, in quello che era un possibile buco, ora c’e’ tanta terra. Decidiamo che e’ il momento di tirare fuori terra e sassi. Gabriele mi raggiunge nella nuova saletta, gliela presento e poi entriamo in azione. Gabriele si occupa di caricare le cofane di terra e sassi, io sono a meta’ strada per agevolarne la partenza, in cima si sistema Mario e fuori Nerone e Maurizio operano di forza bruta per recuperare i pesanti secchi.
Ecco Gabriele intento nel suo lavoro, ha appena inviato una cofana piena e si accinge a riempirne un’altra.
Continuiamo a scavare come forsennati per almeno un’altra ora. Dopo tanti secchi ci arriva una supplica da fuori. Hanno le braccia “finite” non ce la fanno piu’ a tirar su nulla. A malincuore iniziamo a smobilitare. Le ultime fatiche sono dedicate a tirar su tutti gli attrezzi da scavo che avevamo portato giu’. Esco buon ultimo, stanco ma soddisfatto, qualcosina abbiamo trovato e magari la prossima volta… Mentre mi riposo e mi cambio faccio un rapido giro di foto, una per Maurizio col passo da boscaiolo.
Una per Gabriele mentre sistema le corde.
Ed una a Mario mentre commenta la giornata ed a Nerone che fa un primo giro alla macchina per portare il materiale.
Nerone deve rientrare quindi ci saluta subito. Noi chiudiamo la giornata con un passaggio al bar per una bibita fresca insieme a Maurizio. Dopo la pausa rinfrescante, lo lasciamo in quel di Monte Livata a godersi la vacanza e caliamo a valle dirigendoci con ferma sicurezza al ristorante di Marano Equo dove fanno delle fettuccine degne di nota. Una buona cena ci ricompensa degnamente della fatica fatta. Il ritorno e’ tranquillo. Alla prossima.

L’analisi e’ accurata e prende tutto il tempo necessario, finiamo appena in tempo per dare modo ad una macchina, arrivata nel senso opposto al nostro, di passare.
Insieme a lui anche la vecchia mola.
Dopo le visite passiamo alla vestizione.
Stiamo ancora ai preliminari nella lotta per indossare le mute quando arriva un altro gruppo di macchine. Ma io li conosco! Sono i ragazzi del GSCAI Roma. O meglio, riconosco subito Erika e Salvatore, sospendo la vestizione per andare a salutarli.
Dopo i saluti torno ad indossare il primo pezzo della muta, non vado oltre perche’ rischio di fondere. Continuero’ a vestirmi davanti la grotta dove la temperatura e’ piu’ gradevole. Urlo al mondo la mia intenzione di andare poi mi avvio. Mi seguono Vincenzo ed un ragazzo con una faccia seria seria che mi sembra familiare. Gli chiedo come mai mi sembra di conoscerlo e lui chiarisce tutto con un lapidario:”sono il figlio di Salvatore”.
Mentre io perdo tempo nel vano tentativo di colmare le mie lacune mnemoniche, il resto del gruppo arriva a raggiungerci. Siamo pronti per la foto di gruppo. Eccoci, compatti ed agguerriti.
Giuseppe mutato.
Pronti per entrare? Via! In un attimo siamo al primo ex-laghetto.
Gabriele ha portato tutta la strumentazione per misurare alcuni parametri dell’acqua. Eccolo mentre prende le prime misure nell’acqua dell’ex-laghetto iniziale.
Proseguiamo svelti a risalire la colata prima della zona delle vaschette.
Ed eccoci in zona vaschette.
Proseguiamo a gruppetti. Io mi trovo in quello avanti con tutti i ragazzi del GSCAI. Gli altri restano indietro per gustarsi la grotta e fare compagnia a Gabriele che raccoglie i dati sull’acqua.
Strada facendo provo a fare qualche foto senza troppe pretese.
Ve le mostro, sono prese durante il tragitto verso il sifone.








L’imbocco del ramo laterale visto la volta scorsa.
La sabbia nera di origine vulcanica…Ne leggevo proprio questa mattina su un vecchio bollettino del CSR che ho trovato in macchina di Gabriele.
Siamo finalmente al sifone. Salvatore si occupa dell’armo mentre Erika ed io gli facciamo da assistenti. La cosa e’ laboriosa ma alla fine si puo’ scendere.
Ecco il sifone.
Laggiu’, nel buio, e’ dove voglio andare a curiosare. Scendo. L’acqua e’ gelida, inizio a nuotare con impeto con l’intento di riscaldarmi.
Mi infilo nella spaccatura…gia’ da lontano si intuisce che chiude alcuni metri davanti a me. Dove sono ora ci entro a malapena con le spalle. Tasto in giro con i piedi, ai lati, circa 1 metro sotto il pelo dell’acqua le pareti si allontanano di parecchio. Probabilmente il passaggio comodo e’ ancora piu’ in basso.
Mi giro, Erika e Salvatore mi hanno seguito. Comunico loro che per ora di passaggio non se ne parla poi iniziamo a scambiarci foto.
Prima chiedo loro di illuminare verso fuori.
E poi facciamo una foto ricordo dentro il sifone.
L’acqua fredda e qualche brivido mi convincono che e’ l’ora di uscire. Torno svelto alla base dove intanto sono arrivati in nostri “gemelli” e si stanno preparando a scendere per una visita di cortesia al sifone.
Io mi aggiro nel folto gruppo rubando foto a casaccio. Qua irrompo in una foto di gruppo senza essere minimamente previsto.
Giuseppe in primissimo piano opaco.
Per tenermi buono viene organizzata una foto di gruppo seria. Cedo addirittura la fotocamera per prendervi parte.
La prima era di prova, la seconda potrebbe essere meglio ma non lo e’, colpa mia, mi sono scordato di dare una pulita al vetro dell’obiettivo prima di cedere la fotocamera.
Scendo di nuovo verso il sifone per accompagnare Costanza, Rosa e Fedele. Non che ne abbiano bisogno, ma un poco di movimento e’ utile per farmi passare quel velo di freddo che sento. Dal piano di sopra il buon Gabriele sente addirittura caldo e mette in mostra il petto.
Costanza e Rosa a pelo d’acqua, l’hanno anche saggiata ma e’ troppo fredda per un bagnetto.
Sopra, in galleria, il pubblico segue le discese con interesse ed attenzione.
Costanza risale, Giuseppe scende e risale, Rosa e’ sempre la’, congelata in posa plastica.
Ma che dici?!? Non era bloccata la’, stava solo aspettando pazientemente il fedele Fedele!
Dopo la foto, Fedele va a sua volta a cimentarsi con l’acqua del sifone.
Finita la visita al sifone, prendiamo commiato e risaliamo in galleria dove nel frattempo Salvatore, Erika ed il resto del loro gruppo hanno preso la via del ritorno. Anche Gabriele, dopo essere stato a lungo fermo inizia a sentire fresco. Costanza, con la mezza muta da 1mm e la tuta di cotone invece sente proprio freddo. Loro due iniziano ad andare verso l’uscita.
Giuseppe, Rosa ed io rimaniamo a dare supporto morale a Fedele mentre disarma la corda messa per scendere al sifone. In 3 riusciamo a sopportare bene la fatica di starlo a guardare.
Ecco Fedele mentre inizia la sua opera.
Pochi ma intensi minuti lo riportano vicino a noi. Gli manca solo da togliere gli attacchi di partenza e poi avremo finito la nostra fatica da supporter.
Sistemiamo i materiali negli zaini e riprendiamo anche noi la via di casa. Strada facendo, ci provo, rimonto il cavalletto, magari riesco a convincere i miei amici a fare qualche foto con l’aiuto delle loro luci.
Il primo tentativo e’ vanificato dalle nebbie sul vetro dell’obiettivo.
Con una ripulita le successive sono un poco meglio.
Giochi d’acqua. Fedele la luce non la vuole spegnere.
Siamo in un tratto di galleria molto lungo e diritto. ci mettiamo un po’ a disporci e a dirigere le luci in maniera conveniente. Per sicurezza di foto ne scatto almeno una decina, questa e’ una delle prime, ad inizio lavori.
Alla fine i nostri sforzi sono abbastanza premiati, non ve le mostro tutte, ma solo questa che mi sembra la meglio riuscita.
Ci spostiamo di poco e facciamo un’altra sequenza di cui vi mostro questa…
…e la sua gemella meno rossiccia.
Questa l’ho addirittura fatta camminando ed e’ strano sia venuto qualcosa.
Fine del laghetto dove la volta scorsa c’era il canotto.
Cucu’! Quello che rimane con la luce accesa e’ sempre Fedele, non siamo riusciti ad averlo a luce spenta quasi mai. Un illuminato!
Questa foto ha il suo perche’, mi piacerebbe anche se non l’avessi scattata io!
Qua probabilmente mi sono scordato di avvertire che stavo scattando e Rosa si e’ voltata a vedere cosa stessi combinando.
Ancora un ambiente molto bello, facciamo una lunga sosta per le foto.
Questa con Giuseppe in solitaria.
E questa con tutti e tre i miei luminosi eroi.
Siamo vicini all’uscita, le ultime foto le rubo senza richiedere ulteriori soste.
Davanti a noi la sala delle vaschette. Pochi passi e saremo fuori.
Foto ricordo. La patina di nebbia sul vetro dell’obiettivo mi tradisce nuovamente.
La discesa della colata gigante.
Di nuovo una foto all’ex-laghetto iniziale con l’acqua al livello attuale e la linea del livello normale.


Iniziamo a prepararci, oggi il programma e’ fitto. Dobbiamo andare a vedere un ramo laterale scoperto, o forse riscoperto, da poco. Fare la prova con la radio in grotta stendendo pero’ il cavo dentro l’acqua per verificare se continua comunque a funzionare. Piu’ tardi inoltre ci raggiungera’ Mario con dei suoi amici che accompagneremo in grotta.
Prima di mettere la muta mi apparto per un bisognino. Mi soffermo nel luogo scelto per una foto a dei sassi. Sono appoggiati su dei rami ad un metro da terra. Questi sassi non proprio piccini testimoniano quanto possa essere violento il flusso d’acqua che esce dalla grotta nei periodi di piena.
Siamo tutti pronti.
Ci spostiamo all’ingresso della grotta. Erminio ed io approfittiamo del relativo fresco per terminare la vestizione della muta. Prima di entrare ci dividiamo i compiti. Gabriele e Fabrizio si occuperanno della stesura del cavo e delle prove con le radio. Nerone, Erminio ed io andremo a visitare il ramo laterale. Porteremo con noi il canotto da lasciare al laghetto. Lo utilizzeremo in seguito per portare gli amici di Mario.
Entriamo in grotta. Il primo laghetto praticamente non esiste quasi. L’acqua e’ piu’ bassa, rispetto alla mia ultima visita, di quasi 2 metri. Le tavole lo testimoniano, solitamente sommerse per un buon mezzo metro ora le posso usare come corrimano.
La gigantesca colata dopo il primo laghetto.
Ci siamo equamente divisi i pesi, Nerone porta lo zaino, io porto i remi del canotto…
…Erminio, che e’ giovane ed aitante, porta l’ingombrante canotto.
La sala con le vaschette, subito dopo la colata.
Erminio e Nerone non hanno voglia di bagnarsi. Io con la muta invece ne sento proprio il bisogno, quindi nei passaggi piu’ acquatici loro utilizzano i traversamenti laterali ed io sguazzo nell’acqua.
Erminio mentre controlla un anfratto. Non si sa mai.
Il primo sifone. Ora e’ una buca buia dove in fondo si intravede l’acqua.
Proseguiamo.
Ci avviciniamo rapidamente al tratto di meandro allagato. Ora i miei amici saranno costretti a nuotare, penso.
Non e’ cosi’! C’e’ un bypass alto che non conoscevo affatto. Nerone guarda l’acqua, guarda il bypass e poi decide per il passaggio all’asciutto. Saliamo.
Il bypass e’ anche bello da vedere ma e’ pieno pieno di fango scivolosissimo. Sembra di essere su una tavola cosparsa d’olio. Come se non bastasse, durante la salita, scivola il piede con cui stai avanzando mentre quello rimasto indietro rimane intrappolato nel fango e si libera solo facendo forza. Pochi metri di salita mi fanno sospirare all’acqua fresca che abbiamo lasciato.
Ora siamo ad un livello superiore della grotta, prima di proseguire facciamo una deviazione per vedere il sifone finale. Quasi non lo riconosco. Anche qua l’acqua e’ notevolmente calata, tanto che non non e’ pensabile arrivare in acqua senza una corda. O meglio, l’andata si potrebbe risolvere facilmente con un tuffo ma il ritorno poi non sarebbe possibile.
Torniamo indietro verso il ramo laterale da esplorare.

Eccolo. L’ingresso non e’ dei piu’ accoglienti. Inizio a temere seriamente per l’integrita’ della mia muta.
Finora ho evitato di indossare la giacca della muta e sono a spalle scoperte. Visto il posto dove andremo capisco che me le devo assolutamente coprire. L’unico modo e’ indossare la giacca in neoprene da 5mm che ho nello zaino. Iniziamo a muoverci nella stretta spaccatura orizzontale.
Tra un passaggio e l’altro non risparmio sbuffi e sospiri.
Cerco di documentare la progressione, ma le condizioni non permettono grandi foto. Finalmente un punto leggermente piu’ largo.
Una simpatica vaschetta a ciotola.
Arriviamo in fondo, troviamo un sifone che ci costringe a fermarci. Entro in acqua e lo esploro con i piedi. Scende verso il basso con una inclinazione di circa 45 gradi. Sulla sinistra sembra risalire, ma non abbastanza perche’ si possa pensare ad una camera con aria. Guardandomi attorno trovo 2 curiosi reperti. Una candela parzialmente concrezionata ed il bulbo di un flash. Li consegno a Nerone. Erminio nel frattempo ha trovato un pertugio sulla sinistra del sifone. Scaviamo fango per un poco fino a riuscire ad affacciarci. Tanto altro fango che tende a stringere. Per ora non e’ il caso di andare oltre. Torniamo indietro. Anche tornando non mi risparmi sbuffi e sospiri.
All’uscita dal ramo laterale troviamo Fabrizio e Gabriele che hanno terminato la stesura del cavo e fatte le prove con le radio. Ci salutano e si avviano verso l’uscita. Dopo aver preso fiato e commentato quanto visto, anche noi proseguiamo verso l’uscita. Stavolta ho un motivo in piu’ per stare in acqua, devo assolutamente ripulire la muta dal consistente strato di fango che ho accumulato strisciando. I miei amici continuano a preferire i traversi.
Nell’ultimo tratto mi attardo per fare qualche foto. Ho portato anche il cavallletto per cercare di ottenere qualcosa di decente.
Siamo all’inizio del laghetto dove all’andata abbiamo lasciato il canotto. Mentre io mi dilettavo con la fotografia, Erminio lo ha gonfiato.












Appena entrati ci fermiamo per uno spiegone della grotta. A tenere il discorso e’ Mario, che in quanto a potenza di fuoco oratoria ha pochi rivali.
Si parte! Il primo scivolo verso l’ex-laghetto viene affrontato con molta prudenza ed un poco di impaccio, ma e’ quel che ci vuole per evitare uno scivolone.
Pochi passi e siamo gia’ in cima alla grande colata.

Altro spiegone di Mario sulle belle forme calcaree che si possono trovare in grotta.
Intanto io cerco di rubare qualche immagine. Ma senza chiedere a tutti di stare immobili e’ quasi impossibile che ne esca qualcosa di buono.
Si riparte.
Percorriamo questa parte di meandro senza acqua.
Nuovamente sosta, questa volta per provare il “vero buio”. Di nuovo ne approfitto per delle foto, pero’ stavolta chiedo a tutti di restare fermi. 
Ripartiamo, ora abbiamo una zona con acqua, i traversi impegnano parecchio i nostri amici che pero’ se la cavano egregiamente. 
Ancora una sosta per qualche informazione ipogea.
Siamo nei pressi del laghetto, Gabriele spiega cosa faranno ora. Dico “faranno” perche’ ora sento un poco di freddo e non ho voglia di entrare in acqua.


















Ci raggruppiamo nuovamente a Subiaco per un gelato. Dopo averlo gustato, Gabriele ed io prendiamo commiato. Devo essere a Roma presto per un altro impegno e costringo anche Gabriele a rinunciare a delle meritate fettuccine. Mi dispiace un po’ ma avremo sicuramente altre occasioni. Alla prossima.
Eccola, cosi’ ben protetta dai rami che quasi non si vede.
Tentativo di selfie.
Arriva Maurizio. Gabriele ha appena terminato di sistemare la corda per scendere e per poi recuperare terra e sassi.
Visto che alla “cretina” di spazio non ce n’e’ molto decido per una breve visita a Cretarossa, sono anni che non ci scendo, oggi mi sembra la giornata giusta. Maurizio mi accompagna. Arrivati alla grotta lo coinvolgo nel tentativo di sistemare la corda in maniera differente dall’armo classico. Proviamo a fare un deviatore sfruttando gli alberi di fronte a quelli di partenza. La cosa si presenta bene, ma poi risulta complicato iniziare la discesa. E’ un esperimento divertente ma forse non vale la pena.
Comunque, visto che oramai il deviatore e’ li’, lo sfrutto e scendo. Maurizio documenta la discesa.
E’ il momento di accendere la luce sul casco.
Eh si, manca un bel pezzo per arrivare alla base del pozzo. Dovrei tornare su, smontare tutto, recuperare la corda utilizzata per il rinvio e armare “classico”. Approfitto per verificare i fix presenti. Devo liberarli da robe vegetali marce e pezzi di plastica attorcigliati sul fusto del fix, Uso la chiave per vedere che dicono i dadi. Dopo la pulizia e la smossa ai dadi ora sembrano di nuovo dei fix pronti a fare il proprio lavoro. Per oggi pero’ li lascio tranquilli. Il tempo per la gita e’ finito, dobbiamo tornare ad aiutare i nostri amici con la “cretina”.
Urlo a Maurizio che risalgo ed inizio a farlo.


Ci cambiamo svelti.
Sistemiamo le nostre cose e siamo pronti per andare a pranzo.
Arriviamo al ristorante che sono le 3 del pomeriggio ma siamo fortunati, ci accolgono senza problemi. Concludiamo cosi’ in allegria questa breve uscita alla “piccola Cretarossa”. Alla prossima.
L’organizzazione intanto procede a spron battuto, iniziano a venire giu’ i primi gruppi. Per ingannare l’attesa vado a fare una rapida ricognizione della grotta. Ci sono stato molte volte ma non l’ho mai guardata facendo attenzione alla accessibilita’, rimedio ora. La galleria d’ingresso non e’ un problema.
In fondo si svolta a destra e la galleria prosegue, leggermente piu’ stretta ma ancora comoda.
La grotta vera e propria inizia con un bel laghetto sulla destra.
Il tratto sterrato sembra a posto. L’ultimo tratto e’ una passerella metallica che non dovrebbe creare problemi.
Il gruppo e’ gia’ di ritorno.
Ogni tanto fanno sosta per dare modo alla guida di descrivere alcune delle meraviglie della grotta.
Io proseguo con le foto.
Anche se oggi c’e’ veramente poca acqua lo spettacolo e’ sempre stupendo.
Quando esco la situazione si e’ trasformata ora c’e’ un bel mucchio di gente pronta ad entrare.
Ecco un altro gruppo pronto ad entrare. Ciao Stefania!
Rientro subito seguendo il nuovo gruppo.
Una bella colata.
Augusto ha dato il cambio alla guida precedente e sua volta intrattiene i visitatori descrivendo le bellezze della grotta.
Una lunga stalagmite. Se ripasserete tra qualche secolo potrete ammirare una bella colonna!
Siamo di nuovo all’uscita. Un altro gruppo e’ pronto.
Giuseppe, oggi si occupa della logistica e del trasporto dalla segreteria alla grotta e viceversa. Il tempo di un saluto, una foto e gia’ riparte.
Ecco un bel gruppetto di amici.
Vado a curiosare alla risorgenza, pochi metri sotto di noi. Anche qua l’acqua e’ poca. Sembra di essere a fine agosto e non a giugno.

L’atmosfera e’ calma e rilassata, i gruppi in grotta si susseguono con regolarita’. Tutto procede benone e l’ora di pranzo si avvicina.
Un’altra partenza.
Si iniziano a mettere via le attrezzature speleo. E’ relax preprandiale.
Come potevo negarmi un selfie con Marika?
Il pranzo e’ pronto, ci avviamo verso la segreteria dove ci aspettano le fettuccine fatte in casa!
Cerco i miei amici di Orvieto, pranzeremo assieme.
La ricerca del tavolo per il nostro nutrito gruppo non e’ cosa semplice ma alla fine riusciamo a trovare da sederci tutti assieme.
Inganno l’attesa imperversando con la fotocamera.
Arrivano le fettuccine. Prima alle signore, naturalmente.
Stefania e’ pronta a mordere per difendere il proprio piatto dalle nostre attenzioni.
Simone e’ al limite, potrebbe non resistere fino all’arrivo delle fettuccine.
Scambio di foto con Claudia!
Andrea in versione macho con maniche rivoltate a mostrare i muscoli…e per regalarsi un poco di fresco.
Marika si sistema i capelli prima di affrontare il suo piatto di fettuccine.
Non mi fare foto!
Ma dai! Solo una…
E poggiala ‘sta fotocamera, dacci respiro!
Durante il lauto pasto viene a trovarci anche il sindaco di Falvaterra.
Noi continuiamo con il lauto pasto.
Son satollo, mi alzo a fare un giro per smaltire. Quasi tutti hanno terminato il pasto e l’atmosfera e’ sempre molto tranquilla ed allegra.
Vista panoramica del tendone che ci ospita per il pranzo.
Claudia non si capacita di aver incontrato un impassibile Marco.
Pero’ subito dopo la rapisco per un selfie.
Si mette la musica. Qualcuno balla, la cosa e’ contagiosa, ci agitiamo un po’ tutti.
Luisa, la nostra globetrotter!
Il ballo impazza.
Ecco Giuseppe con un amico, ora che tutto e’ andato bene ha uno sguardo piu’ rilassato.
Ma che vuoi?!?
Se provi a farmi ancora una foto ti disintegro!
Visto la scarsa approvazione che raccoglie la mia “arte”, me ne torno verso la festa.
Si forma un trenino, non posso esimermi. Mi unisco anche io.
Mentre mi agito seguendo il serpentone ondeggiante riesco anche a scattare qualche foto.
Altro giro!
Ritorno dai miei amici per prendere fiato. Intanto girano dei vassoi con il cocomero ma devo declinare l’offerta, se mangio ancora potrei sentirmi male.
Mi sposto fuori dal tendone a prendere un poco d’aria. Sono al tavolo dei “romani” e davanti a noi c’e’ il gruppo di Teramo.
Mi avvicino al gruppo di Teramo perche’ ricordo di essere andato in grotta a Luppa con alcuni di loro. Ne approfitto anche per farmi offrire una ottima genziana. Dopo un paio di bicchierini e tante parole ritrovo anche gli amici conosciuti in grotta.
Grazie Teramo!
Mentre faccio faccio bisboccia teramana, la cerimonia della consegna degli attestati procede, seguita con attenzioni da tutti.
I ringraziamenti finali.
Un bel sorriso ci sta sempre bene!
Un meritato attestato anche ai principali organizzatori della manifestazione. Bravi!
Oramai la giornata volge al termine. Ultime chiacchiere su grotte e prossimi appuntamenti. E’ quasi ora di prendere la via di casa.
Ultima sosta da Nerio per prendere una maglietta con il logo della manifestazione.
Del ritorno, come al solito, eviterei di raccontarvi. Sonnecchio lasciando l’onere a Gabriele di riportarmi a casa sano e salvo. Grazie a tutti i Diversamente Speleo ed alle grotte di Falvaterra per la bella giornata. Alla prossima.
Una volta pronti partiamo alla volta della grotta. Riusciamo a costeggiare il bosco per un buon tratto ma alla fine dobbiamo uscire allo scoperto.
Iniziamo a prepararci per entrare. Gabriele, che conosce la grotta, vede il da farsi.
Nel frattempo io mi guardo attorno. Ero stato in questa enorme piana gia’ qualche anno fa ed ero anche passato accanto alla grotta, ma senza dargli troppa attenzione. Vicino all’ingresso c’e’ una dolina interessante, e’ probabile che la grotta abbia un collegamento con essa.
Gabriele richiama la nostra attenzione, si e’ accorto che manca la corda del primo pozzo. Per fortuna ne ha portata una di scorta. Inizia ad attrezzare. Risalgo verso l’ingresso per vedere se serve una mano.
Sistemata la corda all’ingresso, Gabriele scende…ma ritorna su quasi subito. Il pozzo e’ piu’ lungo di quanto ricordasse, la corda che ha portato non basta. Giuseppe ed io ci offriamo volontari per tornare alla macchina e prenderne una piu’ lunga mentre Gabriele toglie la corda corta e riprende fiato dopo le fatiche armatorie. Presa la corda in macchina e portatala all’ingresso della grotta, mi offro volontario per scendere ad armare. Stavolta, con la corda piu’ lunga sara’ questione di poco. Sistemiamo la nuova corda all’ingresso poi scendo. Il primo tratto e’ un poco stretto ma Gabriele ci ha gia’ raccontato che prima lo era molto di piu’ quindi non mi lamento. A 3 metri trovo una cengia e mi sposto di lato di un metro circa per continuare la discesa. Prima pero’ sistemo il frazionamento, devo solo fare il nodo, il resto del lavoro lo aveva gia’ fatto Gabriele. Ancora una discesa di circa 10 metri e sono alla base del pozzo.
Urlo la libera ai miei amici e poi mi giro intorno per dare uno sguardo, da un lato c’e’ una spaccatura dove probabilmente continua la grotta. Dalla parte opposta vedo una piccola sala che mi incuriosisce. Ci entro. Sembra finire la’ tranne per un arrivo alto che sembra svilupparsi in direzione della grande dolina che avevo notato all’esterno. Non trovo traccia di armi, ma potrebbe essere stata vista in arrampicata. Mi riprometto di chiedere.
Vi dico nulla, e lascio parlare le immagini.














Il ritorno e’ veloce. Pochi sbuffi e sono in vista della uscita.
Dopo il fresco della grotta ho quasi piacere nel crogiolarmi al sole mentre aspetto i miei amici.
Ecco che Giuseppe fa capolino.
Siamo tutti fuori.
Un attimo di relax anche per Giuseppe.
Mi incanto a guardare gli alberi, le fronde sembrano muoversi per volonta’ propria. Rimango incantato a guardare lo spettacolo che offrono.
Mentre io mi incanto a guardare gli alberi, Giuseppe e Gabriele, piu’ pratici, sistemano il materiale nei sacchi e mi chiamano per risalire alla macchina.



La fettuccina e’ sempre la fettuccina!
Fine di una bella giornata, iniziata bene e conclusa meglio. Alla prossima.

Ecco l’ingresso della grotta.
Nella saletta iniziale mi fermo ad attendere il mio compare, ne approfitto per una foto senza che vi compaia lui.
Faccio per scendere il pozzetto successivo non appena Maurizio fa il suo ingresso nella saletta. Mi fermo quando sento dei rumori venire dall’esterno. E’ arrivato anche Valerio. Con Maurizio decidiamo che ci fermeremo ad attenderlo nella saletta concrezionata.
Ecco Maurizio, oggi sara’ la mia vittima e protagonista quasi unico delle foto.
Fatte le foto decidiamo di spostarci poco piu’ avanti, dove e’ piu’ asciutto e si puo’ anche stare in piedi. Ci fermiamo ai bordi del pozzo. Ora affacciandosi sul pozzo si nota un traverso che le volte scorse non c’era, e’ la nuova possibile prosecuzione di cui ci parlava Valerio alcuni giorni fa.
Naturalmente ci fermiamo per i saluti e qualche chiacchiera. Valerio ci racconta con piu’ precisione del nuovo traverso e della possibile prosecuzione. Oggi pero’ non la visiteremo perche’ ha dei lavori da fare lungo il percorso verso il fondo del pozzo parallelo. Lui li chiama “log” ma in pratica deve prendere dati sull’andamento degli strati e dei frammenti di roccia che vuole usare nella sua tesi di laurea. Gli accenno ad un punto interessante che si vede affacciandosi a bordo pozzo sulla a sinistra. L’ho notato poco prima del suo arrivo. Mi conferma che non e’ ancora stato visto. Decidiamo che vale la pena darci un occhio. Maurizio recupera la corda dallo zaino e attrezziamo la partenza. Valerio parte. Una robusta stalagmite sembra fare al caso suo come armo naturale. Preparo svelto un anello di corda e lo passo a Valerio che lo sistema. Gia’ cosi’, allungandosi verso la possibile prosecuzione, riesce a sbirciare oltre…purtroppo e’ una delusione, dopo la curva c’e’ solo solida roccia. Forse in alto c’e’ un arrivo, ma non sembra interessante e nemmeno umanamente praticabile.


Arrivato Maurizio aspettiamo con pazienza la discesa di Valerio che si preannuncia lenta ed inframezzata da frequenti soste, condite da allegri smartellamenti e caduta di sassetti vari. Noi ci mettiamo comodi al riparo, sia dai sassetti che dallo stillicidio.
Eccolo finalmente arrivato. Con Maurizio passano una buona mezz’ora a leccare sassi commentandone la maggiore o minore “allapposità”. Io seguo con interesse tutto il procedimento ed alla fine vengo anche coinvolto. Valerio cerca e stacca a martellate un pezzo di calcare “buono” e me lo cede per “l’assaggio”. Mi passa poi un’altro pezzo di roccia per sentire la differenza. In effetti il secondo pezzo di roccia lascia sulla lingua una sorta di “sabbietta” che il calcare non lascia.
Dopo questa rapida quanto interessante lezione pratica su come saggiare, ed assaggiare le rocce, decidiamo di proseguire. C’e’ da passare la strettoia e questa sara’ la prima volta che Maurizio si cimenta con essa.
Il passaggio, come gli spieghiamo, non e’ cosi’ difficile come sembra a vederlo. Riprendiamo la formazione di marcia. Di nuovo vado avanti io, quindi Maurizio ed ultimo Valerio che deve continuare i suoi log. Scivolo nella prima parte verticale strettoia fino a restare in piedi. Mando poi avanti le gambe restando seduto. Mi poggio su un fianco pronto a tirarmi avanti. Ripeto il procedimento per mostrarlo meglio a Maurizio poi proseguo. Mi tiro avanti circa un metro e sono gia’ alla partenza del pozzo successivo. Maurizio mi segue senza difficolta’. Inizio a scendere il pozzo per fargli spazio. Mi fermo subito sotto per fare qualche foto. La prima e’ verso l’alto sfruttando la luce di Maurizio.
Il pozzo continua sotto di me, pero’ non arriveremo al fondo, la nostra destinazione prevede di traversare lungo la parete di sinistra fino ad arrivare ad un finestrone dove infilarsi.
Arrivo al finestrone, urlo la libera ed inizio con le foto.

Luminoso si, ma ora si esagera!
Arriva sano e salvo nella piccola sala dove lo attendo. 
Valerio inizia a rumoreggiare sopra di noi, ci mettiamo in finestra ad osservare il suo arrivo.
Le simpatiche forme che si trovano spesso sulle pareti della grotta.
Valerio, scendendo, rimane incuriosito da una spaccatura nostra dirimpettaia e decide di darci un occhio.
Ad un primo esame sembra interessante ma per vedere bene c’e’ da sistemarsi meglio ed allargare un pelino. Scende da noi per recuperare il materiale necessario.
Il solerte Maurizio gli passa trapano, martello ed altri accessori.
E Valerio torna alla spaccatura per finire il lavoro.
Sul piu’ bello il cordino del martello si scioglie quindi deve scendere a recuperarlo. Piccoli inconvenienti.
Mentre Valerio si scalmana con la spaccatura, noi iniziamo a sentire freddo. Quando decreta che non ci sono prosecuzioni possibili da quel lato, il buon Maurizio raccoglie le sue cose ed inizia a scendere il pozzo successivo. E’ la prima volta che scende qua ed e’ curioso di vedere come prosegue la grotta.
Mi affaccio anche io per documentare la sua discesa.
Nel frattempo Valerio disarma l’attacco messo per aiutarsi nel passaggio ed inizia a raggiungermi.
Ritorno da Maurizio. E’ al frazionamento intermedio e urla la libera per il primo tratto.
Lo seguo svelto, ora come ora anche a me non dispiace riprendere un poco il movimento. Al frazionamento avverto a mia volta Valerio che puo’ impegnare la corda.
Arriva in un lampo.
In fondo al pozzo ci attende un’altra piccola strettoia. Anche questa e’ poco piu’ di una formalita’, la spieghiamo a Maurizio prima di passarla.
La passiamo tutti velocemente, e’ veramente semplice e breve. Subito dopo siamo in un tratto di grotta in cui il “soffitto” si perde nel buio. Nemmeno le nostre moderne e potentissime lampade riescono a raggiungere la fine del buio che abbiamo sopra. E’ stata fatta una risalita, la corda che penzola dall’alto lo testimonia, ma c’e’ ancora da lavorarci. Oggi pero’ non lo faremo. Siamo qua per lavorare ad una spaccatura laterale, il “faglione” la chiama Valerio. Ci mettiamo comodi, sistemiamo i materiali che ci servono ed iniziamo a lavorarci.
Durante il lavoro lascio a riposare la fotocamera, la riprendo verso la fine approfittando subito per un bel selfie di gruppo.
Il nostro lavoro ci permette di avanzare un poco ed aggirare il solito ostacolo che prima non permetteva di vedere avanti. Al momento di tornare verso casa rientro nel cunicolo per fare una foto. Devo dire che purtroppo il guardare avanti non permette facili entusiasmi ma Valerio e’ fiducioso e gia’ pensa alla prossima sessione di scavi per andare a sbirciare ancora piu’ avanti.
Riprendiamo le nostre cose, ricomponiamo gli zaini, indossiamo gli imbraghi e ripartiamo. La strettoia e’ oramai una cosa da nulla.
Valerio ha un appuntamento e deve uscire prima possibile. Lo lasciamo andare per primo ed in un lampo scompare alla nostra vista. Dopo Valerio salgo io e poi aspetto il buon Maurizio, che non si fa attendere.

Poche strusciate ed e’ gia’ a meta’ strada.
Ora deve solo trovare gli appigli per mettersi seduto e poi potra’ tirarsi su in piedi ed uscire vittorioso.
E’ fatta! Mentre riprende fiato utilizzo la sua mano come riferimento per fotografare quelli che sembrano scallops.
Dopo il meritato momento di riposo, riprendiamo la salita. La cosa bella e’ che manca solo un pozzo per essere praticamente fuori, il butto e’ che e’ il pozzo piu’ lungo! Parto di nuovo per primo e pedalando pedalando arrivo in cima.
Mentre aspetto Maurizio mi metto a sistemare la corda che abbiamo usato per il traverso infruttuoso, sistemo tutto nello zaino e poi cerco un posto comodo, e possibilmente asciutto dove aspettare. Trovo da sedermi comodo, ma sull’asciutto c’e’ molto da ridire. Mi consolo cercando di scattare qualche foto. 

Visto che non ho altro da fare imperverso su di lui con abbondanti foto.
Mi sposto dal bordo del pozzo per dare modo a Maurizio di raggiungermi.
Quando siamo insieme rivolgo le mie attenzioni alla concrezioni in attesa che Maurizio riprenda fiato.
Una traslucida attira in particolare la mia attenzione.
Maurizio e’ pronto a rimettersi in cammino. Facciamo svelti gli ultimi metri che ci separano dall’uscita. Fuori e’ ancora giorno, non fa caldo e nemmeno freddo.
Ecco il nostro prode esploratore, nonche’ mia vittima designata per le foto di questa uscita, mentre torna alla luce.
Una ultima sistemata alle nostre cose e siamo pronti per tornare verso casa.
…e mentre ci cambiamo diventa decisamente buio.
Impacchetto alla meno peggio tutte le cose infangate che portero’ a casa per la gioia di Betti e poi saluto Maurizio lasciandolo a sistemare la sue.
Una nuova divertente uscita in questa grotta che speriamo non smetta di regalarci sorprese. Alla prossima.


















































































































































































