Fioranello – 4/03/2018

Con Gabriele, Fabio, Claudio, Massimiliano ed io a fare esercizi di tecnica di torrentismo.

Il sabato sera mi sento con Gabriele, sono indeciso se andare in grotta, il freddo ed il maltempo sono un serio deterrente. Mentre ne parliamo mi arriva un messaggio da Max. Ha intenzione di andare a fare un ripasso di tecniche di torrentismo a Fioranello. Mi sembra una buona soluzione per passare una buona domenica. Lo propongo a mia volta a Gabriele il quale accetta.

La mattina dopo, con un cielo grigio e triste, Gabriele ed io ci mettiamo in macchina per raggiungere Fioranello. Quando arriviamo, anche Fabio e Max sono appena arrivati. Prendiamo il materiale e scendiamo nella conca che sara’ il teatro delle nostre fatiche.

Arrivati a destinazione iniziamo la vestizione. Max vede il mio imbrago speleo ed impietosito mi presta il suo imbrago da canyoning di riserva. Lo indosso, devo ammettere che e’ un bell’imbrago, ben piu’ adatto,rispetto al mio, per quel che andremo a fare oggi.

Ma ora e’ il momento di presentarvi i protagonisti della giornata:

Fabio, pronto a fare un serio ripasso di tutte le tecniche da usare in forra. Al contrario di me, sfoggia una attrezzatura impeccabile.Gabriele, in verita’ oggi fara’ solo da spettatore, pero’ e’ sempre di compagnia.Max, il piu’ ferrato del gruppo anche se dichiara di ricordarsi nulla.Max ha addirittura portato un immane librone con la descrizione di tutte le tecniche torrentistiche. E’ agguerritissimo, si prepara velocemente ed inizia subito a proporre manovre da ripassare. Siamo pronti a cominciare. Fabio si incarica di armare il traverso in alto e la calata. Iniziano i giochi!La calata attrezzata e pronta per l’uso.Facciamo parecchie prove tra le quali la gestione dello sfregamento della corda, passaggi particolari ed altre amenita’.Gabriele ci segue con interesse ma, dice, le forre non fanno per lui quindi se appena puo’ le evita.La teleferica, tesa da almeno un paio di 2 persone. Servono persone di “peso” per questo compito, non potevo che essere tra questi. Continuiamo con le prove, torniamo sulla cengia in alto.Fabio attrezza nuovamente il traverso.Subito qualche altra tecnica, tanto per non annoiarci.Gabriele ci osserva con attenzione e pazienza.Si sale, si scende, si prova, senza patemi ma neanche con troppe soste.Un selfie con la barba legata.Mentre io mi balocco con la fotocamera, Max e Fabio provano altre tecniche. Ad un certo punto tocca anche a me. Posso dire nulla perche’ mi offro volontario! Faccio quello che si “incroda” sulla corda durante la discesa. Max scende a salvarmi. La tecnica prevede di liberare l’incrodato liberandolo del proprio discensore. Questo prevede, nel peggiore dei casi, il taglio dell’imbrago. Sara’ per questo che Max prima di provare questa tecnica mi ha chiesto di fissare il discensore all’imbrago tramite un cordino mezzo rovinato?!? Dopo essere stato salvato con successo ne proviamo ancora un’altra di quelle belle, una discesa di un salto con corde, tutte di lunghezza minore del salto stesso. Tanto per fissare le idee, immaginiamo di avere un salto da 30m e 3 corde da 20m. La manovra e’ complessa ma riesce senza intoppi. E’ una di quelle che si spera di non dover mai utilizzare ma che e’ meglio conoscere! Oramai siamo agli sgoccioli, il tempo minaccia pioggia e l’ora di pranzo e’ passata da parecchio. Proviamo ancora una teleferica, stavolta fissata ad un albero, con Fabio a discenderla. 
Fabio fa appena a tempo ad arrivare che goccioloni di pioggia arrivano a farci capire che e’ meglio andare.Svelti raccogliamo le nostre robe e torniamo alle macchine. Una mattinata divertente e proficua. Alla prossima.

Pubblicato in amici, palestra, SCR, torrentismo | Commenti disabilitati su Fioranello – 4/03/2018

Ouso di Salvatore – 18/02/2018

Alla riscoperta dell’Ouso di Salvatore con Vincenzina, Maurizio, Leandro, Vincenzone, Luca, Giuseppe, Gabriele ed io.

Tempo fa eravamo con Nerone, probabilmente in ricognizione alla ricerca di buchi nuovi. Il buon Nerone quel giorno era in vena di raccontare delle sue avventure passate. Tra le tante che ci ha narrato c’era l’esplorazione di una grotta presso Carpineto Romano, l’Ouso di Salvatore. Quello che mi colpisce della sua storia e’ che nella grotta, giu’ al fondo, c’e’ tanta aria e che nessuno l’ha piu’ frequentata da anni. Sentite le sue parole, e’ stato un attimo programmare, insieme a Gabriele, una visita alla grotta. Naturalmente tra dirlo e farlo sono passati svariati mesi, anche perche’ l’esplorazione della Piccola CretaRossa ci ha assorbito completamente. Finalmente pero’ e’ arrivato il momento di mettere in pratica i nostri buoni propositi.

Gabriele si accorda con Luca e Vincenzone che sono del posto e conoscono bene il luogo dove si apre la grotta. Gabriele ritrova anche il rilievo da un notiziario di “Speleologia”. Nei giorni precedenti l’uscita ce lo studiamo per vedere cosa c’e’ da fare e per ricostruire una sorta di scheda d’armo per avere una idea del materiale da portare.

Da quel che ci racconta Nerone sono circa 20 anni che nessuno frequenta questa grotta, probabilmente sara’ da riarmare completamente.

Domenica mattina inizia la lunga catena di appuntamenti che ci portera’ alla grotta. Gabriele passa a prendermi e Giuseppe ci raggiunge sotto casa mia. Da li’ ci spostiamo al bar vicino Ikea di Anagnina dove ci ritroviamo con Vincenzina e Maurizio. Fatti i conti e valutate le macchine a disposizione imbarchiamo tutto in macchina di Maurizio e ci accalchiamo dentro per fare il viaggio tutti assiemeEccoci in viaggio, decisi e pronti a tutto.Maurizio alla guida, e’ talmente serio che anche la fotocamera ne rimane scossa.Vicino Montelanico ci troviamo a seguire una macchina con uno stemma conosciuto, quello degli “Speleologi Romani”. Sappiamo che sono diretti ad Alien 3 un’altra delle innumerevoli grotte del carpinetano. Mi sporgo dal finestrino per salutarli ma il mio gesto raccoglie solo l’indifferenza dei nostri amici “alieni” e la disapprovazione del nostro driver.Speravo di salutare i nostri amici “alienici” durante la solita sosta al bar Semprevisa di Carpineto ma loro tirano dritto, la loro grotta chiama. Noi invece abbiamo l’ultimo rendez-vous proprio al bar quindi posteggiamo la macchina alla meno peggio e scendiamo ad incontrare Leandro, che ci ha raggiunto da Subiaco (o dintorni), Vincenzone e Luca, che vivono nei pressi.Dopo un supplemento di colazione andiamo alla grotta. Non saliamo molto lungo la strada per Pian della Faggeta. Giriamo infatti quasi subito per una strada in salita. Il fatto che ci sia un cancello con l’invitante cartello “Strada Privata” non ci tange, se Vincenzone, alla guida della sua Panda, ha preso questa strada, si vede che si puo’. Arrivati ad uno spiazzo delimitato da recinzioni e 2 cancelli di ingresso a 2 diversi terreni, il buon Vincenzone si ferma e parcheggia. Nello spiazzo troviamo gia’ una macchina, e’ quella del proprietario del terreno di destra che si avvicina incuriosito. Iniziando i nostri rituali di vestizione scambiamo qualche chiacchiera con lui per informarlo che stiamo cercando una grotta nei dintorni e tranquillizzarlo sul fatto che non lasceremo le macchine nello spiazzo. Lui infatti a minuti andra’ via e le nostre macchine gli tolgono lo spazio per fare manovra. Risolviamo subito il problema, prendiamo gli zaini e portiamo le macchine piu’ giu’. Solo Vincenzone lascia la sua Panda ben accostata da un lato. Durante la vestizione, come tradizione vuole, inizia a piovere. Per fortuna non in maniera violenta, con qualche ombrello risolviamo. Infilo la tuta speleo, imprecando mentre cerco di tenere l’asta dell’ombrello incastrata tra mandibola e clavicola. Naturalmente, appena finisco di chiudere la velcro della tuta, la pioggia cessa. Una foto a Luca col suo ombrellino rosa non poteva mancare.Vincenzina ama che io la fotografi mentre si cambia, l’ho potuto notare gia’ da quando era allieva del corso SCR, alcuni anni fa, oramai. Il suo sguardo tenero e comprensivo me lo conferma ancora una volta.Zona public relation.Lascio Gabriele a fare quello in cui e’ piu’ bravo ed intanto metto al lavoro i nostri baldi giovani per preparare il materiale. Guardando il rilievo abbiamo calcolato che ci servono circa 24 attacchi completi di fix. Leandro si occupa di assemblarli mentre gli altri insaccano le corde in ordine inverso di utilizzo. Abbiamo una 100m per la serie centrale di pozzi, speriamo basti. Intanto in zona public relation si continua a parlare animatamente.Siamo pronti? Si, pare proprio che siamo pronti. Andiamo! Il padrone del terreno di fronte ci ha dato qualche indicazione utile a trovare la grotta. Ha detto: “seguite la strada fino al cancello, da li’ salite circa 20m a destra e troverete la grotta”.  L’ha detto con sicurezza sufficiente a dargli fiducia, quindi aspettando che tutto il gruppo sia con noi, scavalchiamo il primo cancello con le apposite scale ed andiamo pian pianino lungo la strada.Arriviamo al secondo cancello. 20 metri alla nostra destra c’e’ una casupola. Che abbiano costruito sopra la grotta? Speriamo di no.Che si fa, che non si fa? Scavalchiamo anche questo cancello con le scalette che troviamo accanto. Quindi iniziamo a salire verso la casupola in ordine sparso. La recinzione ora l’abbiamo alla nostra destra. E proprio a destra, oltre la recinzione, sembra esserci un punto interessante. Salendo troviamo un punto per scavalcarla di nuovo. Ci sono piu’ punti buoni dove cercare la nostra grotta. C’e’ una grossa dolina, molto interessante, mi avvicino per valutarla. In quel mentre sento Vincenzone affermare che l’Alberta diceva che la grotta si apre a ridosso di una “roccetta”. Mi dirigo senza ulteriori indagini verso la piccola parete dove Vincenzina ha individuato un paio di buchi. Leandro e Luca hanno la mia stessa idea. Vincenzina intanto ha iniziato a ripulire la roccia per cercare le antiche vestigia di attacchi buoni per mettere una corda e scendere.Mentre valutiamo il da farsi, il gruppo inizia a ricompattarsi. Dal rilievo la grotta inizia con un pozzo da 18 metri. Il buco giusto e’ quello che stiamo guardando, non ci sono dubbi. Luca pero’ controlla il buco poco distante, soffia con decisione. Dovremo proprio darci un occhio una di queste volte.In parete ci sono dei chiodi da roccia, da come “suonano” battendoli col martello sembrano integri. A scanso di problemi decidiamo per una soluzione mista, piantiamo un fix e doppiamo l’armo su un chiodo. Vins fa suo il trapano ed inizia ad armeggiare, in tutti i sensi. Finito col fix, sistema la corda ed inizia la sua discesa.Mentre lei scende vediamo che la corda tocca di lato. Sistemiamo al volo un deviatore per correggere la traiettoria della corda.Dopo di lei sembra tocchi a me. Nel frattempo il gruppo si e’ diviso, alcuni di noi sono andati a vedere meglio la dolina che ho appena abbandonato. Scendo. Il pozzo inizia stretto ma quasi subito si allarga abbastanza da non essere opprimente. A meta’ pozzo, guardando in alto si riesce ancora a vedere un barlume di luce. La corda tocca ancora un poco, ci vorrebbe un altro deviatore, ma non ho con me l’occorrente.Quando arrivo alla base del pozzo, mi sento chiamare da Vins. Vado verso la sua voce prima di dare la libera. Ha trovato un ramo laterale che risale, probabilmente un’altro ingresso. Sarebbe da vedere, ma oggi e’ meglio fare quel che ci siamo ripromessi.Mentre attendiamo il resto del gruppo col materiale, Vins esplora le possibili diramazioni della grotta.Intanto scende Giuseppe. Quando arriva urliamo di sospendere un attimo le discese, risalgo il pozzo per sistemare un deviatore con il cordino che Giuseppe ha portato con se’. Fatto quel che potevo, scendo di nuovo giu’. In attesa dei nostri vado anche io a curiosare dove il rilievo indica la prosecuzione della grotta. Dietro questo sperone di roccia si nasconde la temibile strettoia. La dico temibile perche’, per nominarla nel rilievo e darle addirittura il nome “Rio la Sventra”, deve essere una strettoia che lascia memoria di se’.Anche per non sentire freddo, inizio a togliere sassi dal pavimento cosi’ da rendere il passaggio piu’ agevole. Male non fara’. Mi volto verso la base del pozzo d’ingresso sentendo rumori di speleo in avvicinamento.In breve arriva Maurizio, quindi Leandro e Giuseppe. Il gruppo e’ completo cosi’, gli altri hanno deciso di dedicare del tempo e delle energie alla dolina. Il materiale necessario lo abbiamo, possiamo proseguire. Non so perche’, ho la malsana idea di prendere con me lo zaino delle corde. E’ uno zaione enorme con dentro una 100m, una 30m ed una 20m. In alcuni piccoli passaggi in discesa devo farlo scendere a calci. Non e’ una cosa buona. Mi riprometto, per la prossima volta, di portare corde di misura per i pozzi in piu’ zaini, stretti, se possibile. Oltre al fatto di essere stretta, la grotta non presenta un andamento semplice come si potrebbe intuire dal rilievo. Siamo in una profonda frattura con detriti nel mezzo a determinare la via. Una via che va cercata  muovendosi da un livello all’altro. Capita molte volte di dover tornare indietro a cercare un passaggio migliore. Al P4 segnato in carta c’e’ posto per sostare insieme. Ne approfitto per una foto a Giuseppe.Per armare troviamo dei fix. Sono senza dado, per fortuna ne ho portati alcuni in piu’ proprio per questa evenienza. Vorrei tanto sapere chi e’ il misterioso collezionista di dadi che ripulisce tutte le grotte…Ma poi, sara’ uno solo o e’ una setta feticista del dado da grotta?!?  I fix non sembrano messi nel migliore dei modi, pero’ il suono da “vuoto” dei punti piu’ adatti sconsiglia di tentare soluzioni differenti. Vins arma e scende. Come stabilito iniziamo qui ad utilizzare la famigerata corda da 100m. Mi raccomando con tutti di farla bagnare il meno possibile, dopo dovremo portarla indietro e tutti sappiamo quanto possa pesare una corda bagnata!Un mini sifone. Il ruscellare dell’acqua mi ricorda che ho dimenticato di portarla. Mi rimbocco la barba e tuffo le labbra nella pozza cercando sollievo alla sete.La pozza d’acqua alla base del pozzetto appena sceso.Nei metri successivi mi ritrovo avanti, in teoria dal rilievo la distanza dal P4 al P8 sembra una facile camminata. Non e’ cosi’! Siamo sempre in frattura ed impieghiamo buona parte del tempo a cercare il passaggio migliore tra almeno un paio di possibilita’. Dopo un cunicolo basso, mi ritrovo ad affacciarmi alla base di un camino verticale da cui si intuisce un cospicuo arrivo d’acqua, la roccia e’ pulita e la concrezione residua e’ smangiucchiatta dall’azione erosiva dell’acqua.Davanti a me le pareti della grotta si riempiono di nuovo di fango, non e’ un buon segno. Forse la grotta e’ soggetta a piene fino a questo livello?Il livello sopra di me, relativamente pulito.Il livello sotto di me, coperto di fango sedimentato.Arrivano i miei amici con il resto del materiale, mi passano la 100, possiamo armare il breve pozzo poco piu’ avanti.Alla partenza del pozzo ci sono alcuni fix, uno ribattuto, uno con la filettatura spanata (che ribatto io) ed una piastrina vergognosamente arrugginita. Alla fine decido per un nuovo fix da utilizzare in congiunzione con la piastrina vergognosa. Nel prendere l’attacco che mi serve, riesco a perderne uno, mi cade di mano. Lui cade nella pozza d’acqua alla base del pozzo, limacciosa e profonda. Non lo troveremo mai. Spunto mentalmente di segnalare a Gabriele la grave perdita. Sistemata la corda facciamo provare a Leandro il brivido della discesa per primo in un posto ancora sconosciuto.Mentre Leandro scende illumino un poco di piu’ per vedere cosa ci attende.Alla base del pozzo troviamo un segno del passaggio di Nerone! Nonostante il rilievo indichi alcuni metri di gradoni, la grotta sembra partire quasi subito con un nuovo pozzo. Ad intuito dovrebbe essere il P13 indicato in rilievo.Ci sono 2 fix di partenza, sono molto fuori dalla roccia e sono senza dado, pero’ la roccia in quel punto e’ buona, decidiamo di utilizzarli. Sistemo la corda ed inizio a scendere. La corda inizia a toccare la parete quasi subito. Cerco a lungo un fix, o anche uno spit, per fare un frazionamento, trovo nulla. Alla fine mi rassegno e ne pianto uno io. Alla base del pozzo urlo la libera ai miei amici.Alla base del pozzo ancora un segno inequivocabile del passaggio di Nerone, una candela.Intanto i miei amici iniziano ad arrivare, Vins e Leandro sono pronti a proseguire. Ora, se non abbiamo clamorosamente sbagliato nella valutazione del rilievo dovremmo essere nei pressi del P37.La grotta ed il rilievo non sembrano andare molto d’accordo. Dalla base del pozzo si deve scendere ancora alcuni metri in una stretta spaccatura. Arrivati al fondo della suddetta, si risale tra massi incastrati fino a vedere, finalmente, la partenza del P37. Il primo tratto da dove siamo ora si potrebbe anche scendere fino in fondo utilizzando la corda che viene dall’alto, pero’ decidiamo di mettere almeno un deviatore per evitare sfregamenti indesiderati.Metto il fix, sistemo il deviatore e scendo. Nello stretto do’ qualche strattone di troppo ed il coperchio del contenitore di plastica che contiene la batteria del trapano, cade giu’. Il mio urlo di disappunto ed alcune irripetibili ingiurie seguono la caduta del coperchio. Per fortuna riesco facilmente a recuperare il coperchio e risistemarlo al suo posto. Risalendo tra i massi incastrati mi trovo, come dicevo, alla partenza del P37. Aspetto che il resto del gruppo mi raggiunga, ho sentito parlare di ritorno e voglio appurare se tutti hanno voglia di continuare. Dopo un rapido consulto la decisione e’ presa, piantero’ ancora un fix per preparare la partenza del P37 e poi inizieremo a tornare indietro. Faccio quel che devo mentre i miei amici iniziano a risalire fino alla base del P13. Sistemato il fix, ripongo le punte e mi muovo per raggiungere i miei amici. Al momento Giuseppe e’ alla base del pozzo, Leandro e’ su corda e Vins e’ in attesa. Muovendomi nello stretto faccio ancora un errore nel valutare il mio ingombro con tutto il materiale d’armo addosso. Sbatto tutto contro la parete ed il coperchio salta via nuovamente. Poco male, penso, e’ recuperabile. Non faccio a tempo a terminare questo pensiero che vedo la batteria staccarsi dal connettore e cadere a sua volta…in una pozza d’acqua. Orrore! Immagini di violentissimi scoppi mi precipitano nel panico. Per alcuni attimi penso solo ad allontanarmi dalla batteria. Alla batteria e’ rimasto attaccato il sensore che indica lo stato di carica della batteria, lui continua a fare il suo lavoro senza alcuna percezione del pericolo. Ho il fiatone per l’ansia. Perche’ la batteria in corto circuito nell’acqua ancora non scoppia? Aspetto un tempo che mi pare congruo poi, nonostante i richiami preoccupati di Vins, mi avvicino e tiro fuori la batteria dall’acqua. La lascio appoggiata su una roccia fuori dall’acqua. Nel prenderla ho notato che e’ fredda. Magari e’ stata l’acqua a mantenerla ad una temperatura accettabile. Vediamo cosa succede a tenerla fuori dall’acqua. Passano un paio di minuti, il sensore di carica continua a fare il suo lampeggiante lavoro. Mi avvicino di nuovo. La batteria e’ ancora fredda. Stacco il sensore e ripongo di nuovo la batteria nella scatola. Stavolta pero’ cedo tutto a Vins, lei si muove con maggiore grazia ed evitera’ altri guai. Vins inizia a salire il breve tratto fino al deviatore. Purtroppo nemmeno lei la puo’ avere vinta sulla diabolica scatoletta che contiene, o meglio dovrebbe contenere, la batteria. Infatti a meta’ salita la nefanda scatolaccia si apre di nuovo. Vins scongiura la perdita del coperchio schiacciando il tutto tra la parete ed il suo corpo. Ci sono attimi concitati ma alla fine sistemiamo di nuovo tutto. Appena Vins arriva alla base del P13 la batteria ed il trapano vengono riposti al sicuro nello zainetto di Leandro. Per oggi niente piu’ armo. Il rientro ci vede cosi’ organizzati, io per primo, Leandro a darmi assistenza mentre Vins e Giuseppe si incaricano del disarmo.Cerco di andare lento nel caso i disarmanti avessero bisogno di una mano, ho quindi il tempo per notare alcune formazioni molto belle.Come il rilievo faceva supporre, la strettoia, fatta in risalita, si rivela un vero DAC (acronimo utilizzato da un mio amico per indicare una cosa fastidiosa come puo’ esserlo un dito messo “alla traditora” dove non si dovrebbe!). Subito dopo la strettoia trovo ad attendermi il buon Gabriele che mi aggiorna circa la situazione. Maurizio, essendo una delle sue prime grotte dopo un piccolo infortunio, ha preferito non proseguire facendo la strettoia. Scelta saggia, penso io dopo averla appena superata. Luca invece ha problemi a casa ed e’ andato via gia’ da un poco, mentre Maurizio e Vincenzone aspettano fuori insieme. Quando arriva Leandro, invito lui e Gabriele ad avviarsi nella risalita. Da questo punto in poi l’aria fredda che viene dall’esterno mal si sposa con la tuta fradicia che abbiamo addosso. Io mi trattengo ancora in attesa di vedere i miei amici disarmanti e per aiutarli a tirare su gli zaini dalla strettoia. Mentre aspetto, tanto per non stare con le mani in mano, disfo l’armo della strettoia e lo rifaccio, sempre su armo naturale, pero’ piu’ in alto. Magari sara’ utile. Faccio quindi quel che mi ero riproposto, ovvero tiro su gli zaini quando arrivano i miei amici. Dopo, piu’ bagnato che mai e seriamente infreddolito mi avvio per uscire. Con disappunto trovo ancora Gabriele in attesa di salire. Con poco garbo gli chiedo come mai. “Leandro doveva finire il suo spuntino” e’ la sua disarmante risposta. Nel frattempo da sopra arriva la “libera” da Leandro. Oramai sento proprio freddo quindi chiedo a Gabriele di poter risalire subito. Ricevuto il suo assenso, parto. Dopo qualche pedalata gia’ mi sento meglio. All’andata avevo sistemato un deviatore posticcio per evitare troppi sfregamenti della corda in salita. A Leandro si e’ tolto ed ha portato tutto via. Per fortuna la corda non sembra soffrirne piu’ di tanto. L’ultimo metro del pozzo di uscita e’ un altro DAC, riesco anche ad infilare il cordino del pedale dentro il croll. Sono quasi con la testa fuori ma ad un punto morto, devo cambiare tattica. Mentre mi appresto a girarmi sento la voce di Vincenzone borbottare in un sussurro: “ma te devi gira’!”. Magari lo dicevi prima! In effetti una volta girato ho piu’ spazio per muovere le gambe e l’uscita e’ piu’ semplice. Appena fuori ricevo il saluto “sigaroso” di Maurizio e la stretta di mano di Leandro che prende commiato per tornare a casa.  Dopo di me escono anche Vins e Giuseppe, si vede che Gabriele non soffre piu’ di tanto il venticello freddo che arriva alla base del pozzo. Quando Gabriele risale cerco di evitargli la fatica che ho fatto io avvertendolo per tempo di girarsi per fare l’ultimo tratto. Come sempre non mi ascolta e termina per incastrarsi a tappo nell’ultimo metro. Tanto per completare l’infausta situazione, all’ennesimo sforzo inconsulto, il suo pedale di fettuccia si strappa. Provo a passargli la mia maniglia e pedale ma oramai e’ troppo incastrato per poterli usare. Alla fine Giuseppe ed io risolviamo mettendo una carrucola sull’attacco piu’ alto, prendendo un’altra corda ed usando il tutto per stapparlo di forza. Tutto e’ bene quel che finisce bene si e’ soliti dire! Una volta riuniti scendiamo assieme alle macchine dove potremo cambiarci. Il proprietario del capannone e dello spiazzo dove ci cambiamo ci tiene compagnia con i suoi simpatici cuccioli di cane, assetati di coccole. E’ proprio lui che ci avverte che oggi abbiamo causato scompiglio tra gli abitanti della via privata che porta allo spiazzo di stamane. Sembra che alcuni abitanti si siano parecchio agitati al nostro passaggio. Prendiamo nota della cosa promettendo che la prossima volta saremo piu’ accorti e cercheremo di avvertire prima. Una volta cambiati con abiti asciutti e caldi non ci rimane altro che salutare il nostro ospite e prendere la strada per Carpineto centro dove ci attendono le fettuccine dellla “Sbirra”! Al parcheggio fermo tutti per una foto ricordo.Visto che insistono ne facciamo anche un’altra con il flash e l’autoscatto, cosi’ mi ci intrufolo anche io.Strada facendo continuo a scattare foto, ma tra il movimento ed un po’ di nebbia escono fuori solo immagini che poco rendono.La fontana nella piazza principale.L’ingresso della Sbirra!Eccolo piu’ da vicino.Provo anche togliendo il flash,Un saluto cordiale a Luca……e poi a tavola!
Le mie fettuccine, mezza porzione, come al solito.Ma anche gli altri non si lamentano.A fine cena mi concedo anche una foto con Floriana, sorella di Luca. Peccato che il nostro fotografo, dopo l’abbondante cena, abbia la mano malferma.Tornando al parcheggio faccio un’ultima foto panoramica a Carpineto by night.Al ritorno lascio il posto avanti a Gabriele e mi metto dietro per poter sonnecchiare liberamente. E’ stata una giornata soddisfacente ed un sonnellino penso di essermelo meritato. Alla prossima.

Pubblicato in esplorazioni, SCR, speleo, SZS, uscite | Commenti disabilitati su Ouso di Salvatore – 18/02/2018

Scalelle – 10/02/2018

In grotta nel cardellino con Vincenzina, Matilde, Gabriele.

Finalmente, dopo un tempo infinito, eccomi di nuovo pronto per andare in grotta con Vincenzina, alias Vins, e Matilde. L’appuntamento, per la gioia di Gabriele che lo adora, e’ al parcheggio di Metro alla Rustica.Ed ecco Gabriele in tutto il suo splendore, bella foto, mi faccio i complimenti!Dopo i saluti ed il trasbordo degli zaini, ci ammucchiamo tutti nella macchina di Gabriele ed andiamo. Un rapido passaggio al bar e poi dritti alla grotta. Il tempo di cambiarci sfidando il frizzante freddino e siamo pronti ad entrare. Matilde sistema una corda per lo scivolo iniziale. Oggi saranno Vins e Matilde ad armare.Mentre Vins e Matilde vanno alla scoperta della grotta, Gabriele ed io ci prepariamo per fare il rilievo.Ecco l’ingresso in tutto il suo splendore.Il duo armante ci urla che possiamo scendere. Parte Gabriele mentre io prendo i primi punti all’esterno. Per il rilievo adotteremo lo schema oramai collaudato, lui avanti a segnarmi il caposaldo successivo ed io a manovrare il DistoX.Dopo l’ingresso, verticale per circa un metro, c’e uno scivolo di terra. La prosecuzione non e’ avanti ma in corrispondenza di un buco sulla sinistra. Da come sta messo Gabriele immagino non sara’ proprio largo.Dopo il passaggio stretto ritroviamo la nostre amiche. Siamo in una sala bassa ed inclinata, il pavimento di terra. Vins e Matilde sono vicine ad un pozzo e stanno combattendo strenuamente per doppiare l’attacco di partenza. Dico cosi’ perche’, come ci aveva anticipato Gabriele, la grotta si sviluppa nel “cardellino”, un travertino molto molto poco denso e pieno di buchi. Vins e Matilde quindi sono oramai disperate, non trovano un lembo di roccia buona dove mettere un fix!Ecco il famoso cardellino!O anche questo, in effetti ci sono piu’ vuoti che roccia.Alla fine mettiamo un fix quasi vergognoso su uno strato di concrezione. Per fortuna l’attacco singolo che c’era prima e’ con un multimonti e tiene bene. Usando tutti e 2 riusciamo ad attrezzare una partenza decente, con buona pace di Vins e Matilde che hanno sfiorato la crisi di nervi. Mentre loro scendono in avanscoperta, noi riprendiamo con calma a fare il rilievo.Il fondo della saletta. Mi incuriosisce, pero’ ora ho altro da fare, magari ci passero’ al ritorno.Ancora la strana roccia che forma le pareti di questa grotta, sembrano filamenti fossili di chissa’ quale vegetale.Dopo il pozzetto di circa 8 metri siamo nella frattura principale che, in corrispondenza della base del pozzo, si allarga in ambienti ampi, delle sale, direi. Gabriele oltre a dare una mano a me col rilievo, si e’ portato dietro una scomodissima valigetta con dentro dei misteriosi apparecchi. Me ne spiega un paio, uno e’ un “anemometro a filo caldo”, non chiedetemi di piu’. L’altro serve a captare e riconoscere la “voce” dei pipistrelli. Mentre sono impegnato a disegnare e sistemare il pezzo di rilievo appena fatto, lui apre la valigetta ed inizia a trafficare con tutta quella tecnologia.In alcuni punti le pareti vicino a noi sono costellate di concrezioni vecchie e polverose.In altri punti sembrano un poco piu’ giovani e vitali.Gabriele mentre “ascolta” i pipistrelli.Concrezioni polverose con un inizio di futuri capelli d’angelo.Mentre noi siamo fermi e ci balocchiamo con anemometri e “pipistrellometri”, le nostre 2 esploratrici vanno e vengono per i vari ambienti della grotta. Per il momento hanno esplorato la parte a destra (sarebbe la parte che mi sono trovato a destra mentre scendevo il pozzetto, e cosi’ l’ho battezzata) e stanno tornando indietro per andare ad aggredire la parte sinistra.Mentre Matilde e Vins transitano dalle nostre parti per il cambio lato, approfittano per fare sosta da noi e raccontarci cosa hanno trovato nel lato destro. Ci raccomandano di visitare una saletta laterale, molto carina. Gabriele nel frattempo continua ad ascoltare i pipistrelli.Le stalattiti che pendono dall’alto in alcuni casi ricordano piu’ delle radici. Provo a fare un dettaglio di questa che e’ la piu’ particolare, ma non rende molto l’idea.Gabriele trova 2 conchiglie per terra, dice che sono importanti, non ricordo piu’ perche’. Mi limito a fotografarle come documentazione della grotta.Continuando il rilievo quasi mi scontro con un pipistrello, non me ne ero proprio accorto. Faccio svelto quel che devo e mi allontano.Ancora stalattiti dalle strane fogge.Continuiamo a fare il rilievo del lato destro, le nostre prodi esploratrici sono scomparse dall’altro lato.In un angolo trovo questa “roba”. Ditemi voi se non sembra un qualche tipo di pianta fossile.Rimango un poco ad ammirare questa espressione della infinita “fantasia” della natura.Continuando il giro troviamo il pertugio che porta alla saletta carina indicataci dalle nostre amiche. Proseguiamo il rilievo da quella parte. Siamo in una ampia saletta, circa 4 metri larga e lunga altrettanto. Ha il soffitto alto meno di un metro ed il pavimento di terra. Ci potrebbero essere dei punti interessanti, ma da scavare. Per il momento lasciamo perdere e continuiamo col nostro rilievo.Tornando alla base del pozzo incontriamo le nostre esploratrici di ritorno. Mi sbrigo a far loro delle foto prima che scappino di nuovo via.Le costringo addirittura a posare insieme per me.Matilde, che e’ famosa per la sua pazienza, dopo 3 foto inizia ad alzare gli occhi al cielo. E’ segno che mi devo rassegnare e riporre la fotocamera a riposare prima che la trasformi in un ammasso informe.Ora che ho le foto posso mettermi tranquillo ad ascoltare quel che hanno trovato. Il lato sinistro non ha ambienti larghi come quello di destra, somiglia molto piu’ alla frattura che ha dato origine alla grotta. Le nostre amiche l’hanno seguita salendo e scendendo per trovare il passaggio piu’ comodo fino ad un punto in cui si allarga leggermente e sembra diramarsi. Loro si sono infilate in uno stretto pertugio alla base del piccolo ambiente ed hanno proseguito un poco. Matilde, da brava strettoista, ha tentato un passaggio ardito, pero’ stavolta era troppo ardito ed e’ rimasta incastrata. Per fortuna c’era Vins, a cui avevo affidato la mia mazzetta, che l’ha liberata con alcuni colpi ben assestati. In tutto questo trambusto Matilde si e’ procurata un piccolo dolore alla spalla, uno stiramento, forse. Per non sforzare la spalla dolorante Matilde decide di uscire. Vins invece ci accompagna nella visita con rilievo del lato sinistro. Proseguiamo camminando lungo la frattura per alcuni metri tenendoci all’altezza della base del pozzo. Dopo dobbiamo salire fino a trovarci in un ambiente largo abbastanza da fare sosta insieme e scattare una foto.Anche qua e’ ricco di concrezioni veramente particolari. Mi aggiro cercando di catturare qualche briciolo di questa bellezza. Delle eccentriche eccentriche!Ecco di nuovo le concrezioni vegetali.Dopo riposo e foto, salutiamo Vins che esce a tenere compagnia a Matilde. Noi proseguiamo girando a destra e scendendo. Riprendiamo la direzione principale della frattura girando verso sinistra e strisciando per un tratto.Sempre facendo il rilevo arriviamo alla saletta del pertugio, da qualche parte qua vicino si e’ incastrata Matilde. Se si e’ incastrata lei e’ inutile che io tenti qualsiasi approccio. Sembra che la grotta termini qui. Do uno sguardo su una possibile diramazione sulla destra ma sembra chiudere. Ci guardiamo in faccia con Gabriele, possiamo chiudere qua il rilievo? Decidiamo di si. Faccio l’ultimo tratto di disegno su TopoDroid poi spengo tutto e ripongo gli attrezzi.Appena sopra al pertugio “Matildeo” ci sono delle formazioni gialle. Gabriele mi intima di fotografarle ed io prontamente eseguo. Mentre lo faccio sento arrivare aria fredda dall’alto. Mi incuriosisce, cosa sara’? Mi arrampico seguendo l’aria. In effetti da questa parte la grotta prosegue ancora qualche metro. In fondo, in corrispondenza di un restringimento sento un’aria gelida venirmi addosso. E’ quasi sicuro che siamo vicino all’esterno. Dovremo tornare per vedere meglio.Ritorno alla saletta dove Gabriele aspetta e lo aggiorno. Decidiamo che per oggi possiamo ritenerci soddisfatti e, pianin pianello, torniamo verso il pozzo. Lo risalgo per primo mettendomi poi comodo ad aspettare Gabriele. Naturalmente mi scordo del proposito di dare una occhiata al fondo della sala, come mi ero ripromesso all’andata. Sara’ per una prossima visita.Quando siamo fuori ritroviamo le nostre aitanti esploratrici che imperversano su un buchetto trovato all’andata, strada facendo. Ci scaldiamo anche noi dando loro una mano per almeno una mezz’ora poi decidiamo che per oggi puo’ bastare. La nostra prima grotta nel cardellino, non si finisce mai di imparare e scoprire nuove meraviglie. Alla prossima.

Pubblicato in SCR, speleo, SZS, uscite | Commenti disabilitati su Scalelle – 10/02/2018

Pozzo della neve – 21/01/2018

A scavare a Pozzo della neve vicino ai Fondi di Jenne con Irene, Martina, Leandro, Gabriele, Giuseppe ed io.

Visto il successone con lo scavo della Piccola CretaRossa, ci siamo detti: “perche’ non riprovarci?”. E’ cosi’ che gia’ da un paio di fine settimana componenti dello Shaka Zulu si ritrovano per andare a scavare a Pozzo della neve. Stavolta ci siamo pure noi.Gabriele in pochi minuti e’ pronto.Irene con cappuccio, mazzetta e scalpello e’ vagamente inquietante, ma tranquilli li usa solo per scavare, non per finire speleologi in difficolta’.Mmmmm, siamo sicuri sia inoffensiva?!?Quando siamo tutti bardati a dovere, partiamo alla volta della grotta. Una breve sosta alla “cretina” per un saluto e poi proseguiamo.Per fortuna di neve non ce n’e’ troppa.Eccoci al bucone detto Pozzo della neve. Irene va subito a curiosare in un buchetto laterale.Ed ecco a voi il Pozzo della neve, con la neve appunto.Ultimi preparativi. Gabriele dice che rimarra’ fuori. La mia guida sulle curve per Monte Livata gli ha causato mal di stomaco.Sistemiamo la corda. Tanto per farci contenti, inizia a piovere proprio mentre iniziamo a scendere. Irene si prepara  a partire.Cerco di catturare immagini dei nostri “attendenti” ma la fotocamera da’ gia’ segni di sconforto.. La discesa di Irene.Ciao ciao. E’ talmente presa che non riesco a farla sostare un secondo per una foto.E’ poi il turno di Martina.Rimane solo Leandro.Eccolo pronto a partire anche lui.Quando li raggiungo a mia volta, loro sono gia’ sulla cengia che porta nelle zone di scavo. C’e’ ingorgo. Mi tocca pazientare prima di poter andare a curiosare.Intanto mi guardo intorno, ci sono rifiuti di tutti i tipi mescolati col fango. I resti di un paio di sci, alquanto datati a giudicare dagli attacchi, giace vicino ai miei piedi. Mi fa tanta curiosita’ sapere come mai qualcuno possa avventurarsi nel bosco, siamo a chilometri di distanza sia da Livata che da Jenne, per andare a buttare un paio di sci in un buco. Lo stesso vale per il resto della “monnezza” sparsa nel fango, c’e’ un poco di tutto, cose piu’ comuni come bottiglie di plastica o di vetro, sacchi di plastica, ma gli sci sono proprio una chicca. Nel frattempo si e’ creato un poco di spazio sulla cengia alta, magari riesco ad intrufolarmi anche io.Ce la faccio! Dall’altra parte una spaccatura profonda circa 3 metri e a forma di una grossolana “T”. La gamba della “T” e’ di fronte a me, le sue braccia a destra ed a sinistra. Gli scavi sono gia’ in corso nel braccio destro della “T”. Martina per ora e’ addetta allo smaltimento della terra che gli mandano gli scavatori dentro una cofana.Finalmente riesco a scendere e a vedere da vicino. Gli scavatori, al momento Giuseppe e Leandro , sono dietro uno stretto pertugio a tirare fuori terra. Da questa parte ci sono Martina ed Irene a smaltire il tutto.Visto che poco posso fare per aiutare mi metto a gironzolare facendo foto.Giuseppe interrompe gli scavi, deve andare a fare una cosa per conto suo. Arrampica per passare il largo diaframma che ci separa dallo sgrottamento principale. Quando torna, stabiliamo che rimarra’ sulla cengia. Dobbiamo iniziare a portare la terra scavata di fuori e sara’ lui a farlo.Il lavoro riprende alacremente, dentro si scava, qualcuno prende la cofana piena di terra e la aggancia alla corda che viene recuperata da Giuseppe per essere gettata dall’altra parte, verso l’ingresso. In tutto questo, decido di aprire un altro fronte di scavo dall’altro lato, in fondo al braccio sinistro della famosa “T”. Quando mi stanco faccio cambio con Irene, lei a scavare al nuovo punto, io a fare la spola per passare la cofana dagli scavatori a Giuseppe e viceversa.In zona scavi i cambi alle varie mansioni si susseguono con buona frequenza, c’e’ sempre da fare per tutti. Giuseppe rimane in alto e continua a tirare su le cofane piene di terra.
Le attrezzature le abbiamo appese agli spuntoni di roccia per non infangarle piu’ del necessario.Mentre ero al “ritiro cofane”, approfittando delle attese,  ho iniziato a demolire a mazzettate un fastidioso arco di roccia che si frappone tra chi scava e chi riceve le cofane piene per farle poi tirar su dal solito, paziente, Giuseppe. Leandro, ha visto il mio lavoro e si e’ appassionato. Eccolo mentre martella sulla roccia con grande impegno.La roccia inizia a vibrare sonoramente, dai che togliamo questo impiccio! Ogni tanto le braccia dicono basta e bisogna fermarsi, ma siamo a buon punto.Ecco Giuseppe in un momento di relax.Nella foto non si vede bene, ma vi assicuro che le venature in rilievo nella roccia sono molto belle. Come avrete capito, e’ un altro momento di pausa e ne approfitto per fare qualche foto. La giornata passa cosi’, tra una scavata e l’altra. A pomeriggio inoltrato Irene decide di averne abbastanza, anche a causa di un principio di congelamento alle mani, ed esce fuori a raggiungere Gabriele. Noi rimasti continuiamo nello scavo. Lasciamo la grotta senza aver trovato una prosecuzione, ma contenti di averla avuta vinta sul fastidiosissimo arco di roccia che rendeva difficoltoso l’accesso in zona scavi. Quando usciamo e’ gia’ scuro ed inizia a fare seriamente freddo.Fuori ritroviamo Irene e Gabriele e ce ne torniamo velocemente alla macchina.Dopo esserci cambiati e riscaldati dobbiamo tornare alla grotta per ben 2 volte, la prima volta per recuperare il mio ombrello dimenticato all’ingresso e poi per la frontale di Leandro. Un paio di passeggiate defaticanti, tanto per smaltire l’acido lattico! Ancora una bella giornata in buona compagnia. Alla prossima.

Pubblicato in speleo, SZS | Commenti disabilitati su Pozzo della neve – 21/01/2018

Pretaro – 7/01/2018

Una memorabile prima uscita dell’anno al Pretaro, con Gabriele, Nerone, Daniele e Giuseppe.

Durante il solito aperitivo settimanale, Gabriele mi fa: “Ma vogliamo andare al Pretaro, che Nerone non la conosce?”. Non posso far altro che acconsentire! E’ cosi’ che domenica ci ritroviamo in attesa all’uscita dell’autostrada di Ponzano Romano.Una macchina strana e’ al casello.Eh si, e’ proprio Nerone.Eccolo con la sua inseparabile, quanto puzzolente, pipa. E’ da solo, quindi mi trasferisco nella sua macchina abbandonando Gabriele e Daniele.Arrivati presso la nostra meta, una sosta a Montebuono e precisamente al Roby Bar e’ doverosa. Stiamo ancora decidendoci per la colazione quando si avvicina un losco figuro. Ma e’ un altro caro amico, Fabrizio, il nostro “radiologo” di fiducia!Mentre ci salutiamo arriva anche un altro amico. Lui e’ Giulio ed e’ piu’ probabile incontrarlo poiche’ abita qua a Montebuono.Ecco Giulio in tutta la sua sonnolenta belta’. Oggi niente grotta, si dedichera’ alla arrampicata.Mentre facciamo colazione arriva anche il quinto ed ultimo componente del nostro gruppetto odierno, Giuseppe. Aspettiamo che anche lui si sfami poi salutiamo Giulio e ci trasferiamo alla grotta dove ci cambiamo. Fabrizio non verra’ con noi, pero’ ci accompagna solo per un supplemento di piacevole chiacchiera. Ecco Giuseppe pronto ad entrare.Ancora un gradito incontro, ciao Marika!Ancora qualche saluto prima di finire i preparativi. Fabrizio prende commiato.Si entra! Nerone, Daniele e Giuseppe vanno avanti, Gabriele ed io entriamo con piu’ calma, oggi vorrei fare il rilievo del ramo dell’arpa celtica.Parto dall’ingresso a prendere i punti per la poligonale. Gabriele con pazienza va avanti ad individuare il punto successivo.Arrivati al bivio per il ramo dell’arpa celtica dei nostri amici nessuna traccia. Proviamo ad urlare ma nessuno risponde. Nella grotta c’e’ ancora il cavo d’antenna usato per gli esperimenti “radiologici”. Magari hanno seguito il cavo. Interrompiamo il rilievo ed andiamo a cercare i nostri amici.Al pozzetto, nessuno. Proseguiamo.Intanto approfitto per fare qualche foto alle stravaganti cupole scavate nella roccia.Al traverso siamo ancora in perfetta solitudine.In vista del primo toboga. Ancora nulla.Lanciamo qualche urlo. Nessuna risposta.Dico a Gabriele: “Saranno sicuramente avanti, diretti alla sala del the. Visto che oramai il mio proposito di fare rilievo e’ saltato, approfitto per curiosare in giro”. Gabriele si ferma a riprendere fiato mentre io passo il toboga continuando orizzontalmente per alcuni ambienti dove solitamente non si passa.Faccio qualche foto tanto per ricordare dove sono stato.Arrivo in un punto che probabilmente e’ vicino all’esterno, infatti trovo un simpatico “vermetto” millepiedi.Ci sono alcuni cunicoli che diventano stretti e che probabilmente riportano per altre vie al punto da cui sono partito. Per oggi puo’ bastare qua. Torno indietro.Proseguiamo scendendo il primo toboga e quindi il secondo. Dei nostri amici nessuna traccia. O meglio, nel cunicolo tra i due toboga trovo un moschettone. Sembra li’ da non molto. Potrebbe essere una traccia! Proseguiamo rapidi fino alla vela che prelude alla sala del the.Mentre Gabriele mi raggiunge mi affaccio alla sala del the e trovo…proprio nessuno. Ora inizio quasi a preoccuparmi.Con Gabriele decidiamo che e’ improbabile siano arrivati alla sala del the senza fermarsi ad attenderci. Vuol dire che qua non ci sono mai arrivati. Forse saranno andati verso il ramo dell’arpa celtica. Nel tornare indietro, visto che oggi la giornata e’ strana, mi dedico a vedere i buchi e pertugi di cui mi dico sempre: “un giorno di questi devo andare a dare una sbirciata da quella parte”, e poi non lo faccio mai. Sopra alla vela c’e’ un camino che sale per alcuni metri. Vado a vedere. In cima mi guardo un poco attorno ma non ci sono prosecuzioni ovvie. Le pareti sono un poco “sbrisolone” e con inclusioni di pezzi di pietra nera e compatta.Dopo aver fatto cadere giu’ alcune secchiate di terriccio e qualche sasso, me ne torno giu’. Con Gabriele prendiamo la via del ritorno. Una foto alle scritte sulla parete non poteva mancare.Qui siamo a quello che chiamo “trivio”. E’ dove la spaccatura principale, quella che porta alla sala del the e’ intercettata da un’altra.Gabriele si e’ vestito troppo pesante per questa grotta. E’ da quando siamo entrati che suda copiosamente ed ora inizia a risentirne.Un’altra delle scritte misteriose.Un angolino simpatico.In cima al secondo toboga, il primo tornando, decido di fare un’altra deviazione. Il cunicolo che porta all’inizio del toboga, a meta’ si biforca, a destra si arriva appunto al toboga, ma a sinistra? Vado a vedere. Dopo un passaggio strisciato non troppo comodo mi ritrovo a salire quella che sembra la naturale prosecuzione del toboga. Salgo almeno di 4 metri fino ad affacciarmi ad un davanzale dove vedo partire una galleria sia a destra che a sinistra. Davanti a me quello che sembra un arrivo d’acqua.Scavalco il davanzale e mi aggiro facendo foto.
A sinistra magari si passa pure.A destra sembra terminare quasi subito.Il posto inizia a riempirsi di vapor d’acqua. Questo abbassa ulteriormente la qualita’ delle mie foto.Ancora una foto e poi urlo a Gabriele che sono di ritorno. Gabriele nel frattempo ha salito il secondo toboga ed e’ li’ che mi aspetta..Un moschettone fiorito alla partenza del primo toboga (il secondo uscendo!)Aspettando Gabriele che sale il toboga continuo a pensare a dove mai possano essersi cacciati i nostri amici. Per fortuna sono tutti esperti quindi escludo la possibilita’ di una qualche emergenza.Mi affaccio al traverso. Lancio qualche urlo, che rimane senza risposta.Gabriele e’ ancora impegnato con la risalita, vado a farmi un giro e ne approfitto per alcune foto.Una micro-colonna!Qualche eccentricaCapelli d’angelo in formazione.Gabriele mi raggiunge, proseguiamo verso l’uscita passando per il traverso e quindi per il pozzetto.Nel frattempo continuo a scattare foto nebbiose.Ecco Gabriele, la sudata lo ha provato, lui sarebbe per uscire in attesa che i nostri amici si facciano vivi.Io preferisco fare un giro verso l’arpa celtica, spero proprio siano li’. Continuo imperterrito a scattare foto.Una dolicopode piccina piccio’.Al bivio saluto Gabriele che esce. Io cambio direzione verso l’arpa celtica.Le mie speranze vengono frustrate. Arrivo solo alla sala dell’arpa celtica e solo rimango. Dei miei amici nemmeno l’ombra.Appena appena preoccupato e sinceramente stupito della possibilita’ di questa grotta di far sparire interi gruppi di persone, me ne esco per sincerarmi che nel frattempo i miei amici non siano arrivati fuori. Arrivo fino alle macchine ma trovo solo Gabriele.  Ci penso qualche secondo poi decido di rientrare. Mi dirigo di nuovo verso il pozzetto perche’ mi sembra di sentire rumori. Sorpresa! ecco Giuseppe che spunta dal pozzetto.Eccolo in quasi tutto il suo splendore!Arriva anche un altro losco figuro che identifico in Nerone.Ecco anche lui, splendido splendente.Dopo essermi assicurato che vada tutto bene, mi faccio raccontare. Praticamente in fondo al secondo toboga hanno preso a sinistra, un ramo che mi ha sempre incuriosito ma che ancora non ho visitato. Pare abbiano sceso un pozzo e passato una temibile strettoia. Li ascolto con un po’ di invidia riproponendomi di andare anche io la prossima volta. Ci fermiamo al bivio a riprendere fiato. Propongo loro di allungare il giro andando a fare visita alla sala dell’arpa celtica. Alla loro risposta affermativa mi metto in moto e li guido alla sala. Qua Nerone fa conoscenza con l’arpa celtica.Giuseppe si sistema prima di curiosare per la sala.…e io faccio qualche foto.Mentre Nerone si rilassa, Giuseppe gira scattando foto.Sembra incredibile, ma non ho una foto di Daniele, pero’ vi assicuro che c’era! Dopo la visita, prendiamo la via del ritorno.Uscendo dalla sala del”arpa celtica ci si deve scaglionare un poco altrimenti ci si tira addosso delle secchiate di terra. Anche cosi’ ci dirigiamo velocemente verso l’uscita.Fuori troviamo Gabriele in paziente attesa, ci cambiamo commentando la giornata e la grotta. Quando siamo tutti pronti prendiamo le macchine, facciamo un rapidissimo salto al Roby Bar per un saluto e poi lungo la strada ci fermiamo a prendere un pezzo di pizza per affrontare il ritorno a casa senza troppa fame. Questa grotta non finisce mai di regalare sorprese. Alla prossima.

Pubblicato in esplorazioni, speleo, SZS, uscite | Commenti disabilitati su Pretaro – 7/01/2018

Campo dell’Osso – Ricognizione – 30/12/2017

Una lunga passeggiata in ciaspole a Campo dell’Osso con la solita scusa di cercare nuove grotte. Con Gabriele, io e Luna.

Approfittando di dover smaltire qualche caloria delle innumerevoli accumulate durante le feste di Natale, Gabriele ed io decidiamo di approfittare delle abbondanti nevicate dei giorni scorsi per una ricognizione in ciaspole dalle parti di Campo dell’Osso. Visto che quando si tratta di passeggiare per i boschi Luna e’ sempre disponibile e contenta di partecipare, anche stavolta la portiamo con noi scatenando i suoi ululati di gioia gia’ dalla porta di casa.  Partiamo dal parcheggio di Campo dell’Osso avviandoci lungo la pista da sci di fondo. Dopo nemmeno un centinaio di metri una ampia curva ci porta dentro il bosco. Luna e’ affascinata dalla neve e dagli odori strani che nasconde. Ancora pochi passi e gia’ sembra di camminare in un paesaggio incantato. Gabriele intanto mi illustra i luoghi e le grotte gia’ catastate che incontriamo.Gli alberi imbiancati di neve sembrano di cristallo, la temperatura e’ piacevole.Luna inizia le sue corse pazze ed ogni tanto si ferma ad aspettarci.Che posti!Ecco Gabriele. Visto che lo scopo portante di tutto questo ciaspolare e’ la ricerca di nuovi buchi che possano trasformarsi in grotte, appena ne adocchiamo uno, subito parte la deviazione per un doveroso controllo.Nulla, purtroppo.Riprendiamo la passeggiata.Ecco una grotta conosciuta. Doppio Rhum, mi sembra.Non la conosco. Salgo su a salutarla ed a vedere come si presenta l’ingresso.Stavolta e’ Gabriele che attende sul sentiero.Poco lontano, un possibile ingresso secondario della grotta.Con il calare di una leggera foschia il paesaggio sembra sempre piu’ irreale. L’unico problema e’ costituito dai pezzi di ghiaccio che ogni tanto si staccano dagli alberi. Oggi il berretto in testa non serve a proteggersi dal freddo quanto per evitare la formazione di bernoccoli.Un cartello indicatore ci indica cortesemente la strada.Una radura, ci sarebbero anche i tavoli con le panche ma oggi non siamo attrezzati per un picnic.Proseguiamo.Un cartello mi insegna che siamo a Valle Maiura, lo fotografo con l’intenzione di leggerlo in seguito (e’ ancora una intenzione!).Un’ altra grotta di quelle gia’ conosciute.Gabriele ne controlla le coordinate, me ne cita anche il nome, che prontamente dimentico.Ogni tanto una sosta ci sta bene, ne approfittiamo per ammirare lo spettacolo degli alberi festonati dalla neveQua sembra non sia ancora passato nessuno dopo la nevicata.Una recinzione, forse un ricovero per gli animali. Ora e’ vuoto.Luna si lancia in perlustrazione ma trova nulla quindi torna sui suoi passi. Ci sono le tracce di una motoslitta, Luna le segue con interesse. Visto che vanno nella direzione che teniamo noi, ci accodiamo.Un altro cartello ma stavolta e’ illeggibile per la neve.Un rametto ed il suo carico di neve.Anche questo non scherza per nulla.Ogni tanto Gabriele ed io ci separiamo di un centinaio di metri per darci piu’ possibilita’ di trovare buchi nuovi.Proseguiamo seguendo le tracce della motoslitta.Ecco una dolina che sembra essere sprofondata di recente.Un buco promettente. Ci fermiamo a prendere il punto per tornare la prossima estate a vedere cosa ne sia stato di lui.Poco lontano una dolina gia’ conosciuta e debitamente recintata.Forse tra qualche tempo il sentiero attuale verra’ inghiottito dalla dolina.Ancora qualche buco, ma nulla di entusiasmante.Le stalattiti di ghiaccio ha sempre un loro fascino particolare.La foschia inizia e degenerare in nebbia. Iniziamo a meditare se sia il caso di ritornare sui nostri passi.Anche Luna tituba.Si, e’ il caso di ritornare. Giriamo i tacchi, quelli delle ciaspole, e ripercorriamo a ritroso la strada appena fatta.Luna controlla che non ci siamo problemi con il cartello.Gabriele consulta il GPS, siamo sul sentiero, ma un controllo non fa mai male.Sembrano morbidi batuffoli ma vi posso assicurare che quando arrivano sulla testa sono duri come sassi.Siamo in formazione, Luna davanti, io a qualche metro……e Gabriele a chiudere la fila.Eccoci di nuovo alla radura con la zona picnic.Il ciaspolator cortese che sorride sulla via.Anche senza occhiali!I rami degli alberi che ci sovrastano ci bersagliano con i cristalli di ghiaccio ma sono cosi’ belli che possiamo perdonare loro quasi tutto.Luna non rinuncia mai ad una bella annusata.Iniziamo a tornare in zona “civile”, incontriamo altre persone, anche loro ciaspolatori. Luna, incuriosita, va loro incontro.Eccoci di nuovo al curvone che riporta in vista del parcheggio di Campo dell’Osso.Fine della bella passeggiata! Non abbiamo fatto scoperte eclatanti ma ci siamo divertiti ugualmente riempiendoci gli occhi di meraviglie. Tutto sommato una giornata ben spesa. Alla prossima.

Pubblicato in ricognizione, speleo, SZS | Commenti disabilitati su Campo dell’Osso – Ricognizione – 30/12/2017

Orvieto – Discesa Babbo Natale – 22/12/2017

Con tanti amici, e un poco di tecniche speleo per far vivere ai bimbi la magia del Natale!

La mattina Betta ed io partiamo da Roma diretti ad Orvieto. Verso le 10 siamo al Bar da Simone, alla piazza della stazione di Orvieto, per prendere il caffe’. Simone e’ gia’ pronto col sottotuta speleo, Roberto e’ passato a salutare, purtroppo stamane deve lavorare, con lui ci si rivedra’ stasera. Ora noi saliremo su, bisogna terminare tutti i preparativi prima di stasera, c’e’ ancora tanto da fare e tra poco si cominciera’.Dopo il caffe’ ci separiamo. Betta, io e Luna saliamo ad Orvieto con la funicolare. Simone deve passare a prendere materiali con Filippo e ci incontreremo su. Luna dovrebbe mettere la museruola, ma per stavolta gli inservienti chiudono un occhio. Pero’ ci guardano storto, temo che le prossime volte Luna dovra’ rassegnarsi. Visto che siamo quasi soli sulla funicolare, posso mettermi davanti a riprendere il momento dell’incrocio dei 2 vagoni. Ecco il momento “magico”.Anche stavolta e’ andata!Siamo praticamente arrivati.Ora ci aspetta una piacevole passeggiata fino alla piazza che sara’ teatro della manifestazione speleo-natalizia.10 minuti camminati senza fretta ci portano sotto la torre del MoroSono sicuro che la “nostra” piazza sia quella del comune, quindi arriviamo sin la’.Mi volto in giro a cercare tracce “speleo” senza trovarne, mi viene il sospetto di aver sbagliato qualcosa.Telefono a Simone chiedendo lumi. In effetti ho sbagliato piazza, devo arrivare al palazzo del popolo, ovvero ritornare sui miei passi fino alla torre del Moro e girare a sinistra. Chiamo Betta e andiamo. Eccoci al palazzo del popolo.  Subito vedo il furgoncino di Andrea con alcune facce note intorno. Simone e Filippo mi salutano da sotto la macchina, stanno armeggiando per sistemare le corde. Infatti il furgoncino sara’ il nostro caposaldo di arrivo della teleferica che partira’ dal palazzo.Una vista d’insieme dei convenuti, Simone, Filippo, Andrea, Betta e Barbara.Mi chino a curiosare, il semiasse posteriore del furgoncino dovra’ sopportare i nostri giochi con le corde.Finalmente arriva qualcuno ad aprirci le porte del palazzo, possiamo salire sul tetto a terminare la sistemazione per le partenze delle corde. Nei giorni scorsi Filippo, Simone ed altri amici hanno costruito delle strutture di tubi innocenti che sosterranno le corde, ora rimane solo da sistemarle.Dal tetto del palazzo la vista di Orvieto e’ spettacolare.Senza fretta mi godo il panorama e faccio foto in giro.Gli altri, nativi di Orvieto, sono gia’ avvezzi alla vista quindi continuano a faticare trasportando il materiale senza far troppo caso alla bellezza che li circonda.Filippo cerca di caricarsi anche il mio zaino, faccio appena in tempo a fermarlo.Simone e’ serissimo e molto preso.Barbara sembra invece godersi lo spettacolo almeno quanto me.Per Filippo e’ l’ora del riposino, quindi tira fuori la coperta e si mette a dormire…Ma no! E’ una finta, la coperta serve sul colmo del tetto per non far rovinare le corde della teleferica sui coppi, e viceversa. Con dietro un bel pezzo di Orvieto, ecco l’impalcatura di tubi innocenti approntata dai miei amici nei giorni scorsi.Mentre cerco di dare una mano, continuo a sparare foto a casaccio tutto intorno a me.Dal lato opposto del tetto una analoga impalcatura fornira’ una partenza sicura per le nostre corde.Iniziamo a tirare fuori le corde lunghe.Teleferica montata, rimane solo da provarla. Mi imbrago svelto e mi butto giu’. Per regolare la velocita’ di discesa uso il mio discensore.Faccio una sosta a meta’ per una foto.…e per non far torto a nessuno, anche una foto all’arrivo. Ora giu’ al furgoncino il numero di amici radunati e’ aumentato di molto.Bella la discesa! ritorno subito su per continuare a dare una mano nella sistemazione.Sistemiamo qualche corda lungo la parete del palazzo, serviranno poi per la discesa degli elfi che accompagnano Babbo Natale. La teleferica ora e’ completa con tutte le carrucole, si deve provarla con la calata dall’alto. Mi offro di nuovo volontario per la discesa.All’arrivo c’e’ sempre qualche amico che aspetta pazientemente.Altri terminano di provare le corde ausiliarie appena messe.Arrivato a terra riparto subito per tornare su tramite una delle corde ausiliarie. Salendo, manco a dirlo scatto qualche foto. Un particolare attorno ad una porta sul terrazzino intermedio.Un paziente lavoro!Risalendo sulla corda mi trovo davanti questo strano animaletto di ferro battuto, visto che mi sorride non riesco a negargli una foto.Il panorama, anche a sinistra merita.Mentre facevo su e giu’ sulle corde sono arrivati Marika e Giulio, loro faranno le renne ed ora stanno facendo un poco di esercizio su corda.Nel frattempo le prove di discesa continuano, si deve regolare la tensione delle corde e si deve prendere confidenza nelle manovre. Questo e’ Marco, il prescelto per interpretare Babbo Natale.Un altra discesa, stavolta di Andrea, per prova e per diletto.Simone e’ l’operatore al discensore, regola la velocita’ di discesa.Altra discesa, quasi una prova d’ardimento per il nostro amico.Dopo la partenza tutto ok.Simone all’opera.Altra discesa per Marco, per essere un Babbo Natale convincente deve abituarsi bene e regolarsi con le rotazioni durante la discesa.Siamo piu’ performanti della funicolare!Ora di pranzo, raccogliamo le corde e ci prepariamo per la pappa. Per fortuna mamma Aline ha cucinato per tutti, grandi e piccini.Dopo pranzo si riscende, e’ ora di montare il gazebo, tra poco arrivera’ il dj, un amico di Simone, che contribuira’ ad allietare la serata con la sua musica.Ancora qualche minuto per riprendere posizione.Sabrina sara’ la nostra fotografa ufficiale.E intanto le attivita’ riprendono a fervere.La teleferica viene rimontata in un batter d’occhio.Gli ultimi controlli e siamo pronti.Risalgo. Qualche rilassante foto non riesco a negarmela.Visto che ci siamo presto la fotocamera a Simone per avere qualche foto in cui ci sono anche io.In compagnia del Duomo non potevo non averla.Un particolare della partenza della teleferica.Riprendiamo con le discese.Ogni tanto ci si ritrova girati dalla parte sbagliata, Speriamo che il nostro Babbo Natale riesca a regolarsi meglio di noi.Anche le corde di servizio per renne ed elfi sono a posto. Pian pianino il sole inizia a nascondersi dietro i palazzi di Orvieto.Ancora qualche prova con volontari vari ma tutti entusiasti.Inizia a scendere la sera. E’ ora di prepararsi con i costumi.Alcune delle nostre “elfe” sono gia’ pronte.La piazza e’ ancora deserta, speriamo si riempia, nonostante il freddo.Intanto dal tetto ci godiamo un bellissimo tramonto.L’elfa Sabrina col suo bel sorriso.La renna Giulio che cerca la pace natalizia nel mezzo del caos dei preparativi.
Dopo aver visto tutti vestirsi, tocca anche a me! Saro’ un elfo, il piu’ barbone degli elfi che si sia mai visto. Proprio ora, sul piu’ bello la batteria della fotocamera dice basta. Non potro’ scattare altre foto per stasera, peccato. Alla fine la piazza si e’ riempita. Tanti bimbi entusiasti che ci fanno dimenticare ansia e fatica. La discesa di renne, elfi e Babbo Natale e’ semplicemente grandiosa, i bimbi si scatenano come non mai. E’ deliziosa e decisamente spassosa la scena di Babbo natale che scappa inseguito da una torma urlante di circa una trentina di bimbi. Anche io faccio la mia parte andando in giro ad offrire caramelle a tutti. Nella calca ritrovo Betta che, da brava fan del Natale, si sta godendo la manifestazione. Quando riusciamo a sottrarre Babbo Natale dalle grinfie dei bimbi scatenati, oramai lo spettacolo puo’ dirsi concluso. Ora siamo tutti un poco stanchi, pero’ ci rimettiamo volentieri in moto per disfare lo scenario. In meno di un’ora, le corde, il gazebo e persino le impalcature di tubi innocenti sono scomparse, i costumi sono ritornati a riposare nelle loro buste e noi ci godiamo un momento di respiro. Ma solo un attimo, ora e’ tempo di andare a cena, tutto questo movimento ci ha messo appetito.Alla spicciolata arriviamo al ristorante che ci allietera’ per cena.Il resto della serata ve lo lascio immaginare, vi posso pero’ garantire che abbiamo continuato a divertirci come gia’ fatto durante questa bella giornata. Buon Natale! Viva Babbo Natale, le renne e gli elfi di Orvieto! Alla prossima.

Pubblicato in amici, GSCO, speleo | Commenti disabilitati su Orvieto – Discesa Babbo Natale – 22/12/2017

Poligonale Cretarossa-PiccolaCreta – 16/12/2017

Una breve uscita per fare la poligonale tra 2 grotte, Creta Rossa e Piccola Creta (rossa!). Gabriele, io e Luna. Incontro degli esploratori Livia, Erminio e Nerone.

Stavolta siamo solo Gabriele, Io e Luna. Dopo il solito appuntamento dall’orario “lasco” e la sosta al bar “Cicchetti” per un aggiunta di colazione, ci dirigiamo per la piana di Fondi di Jenne sperando che le strade siano sgombre dalla neve. In effetti il nostro desiderio e’ esaudito in maniera impeccabile fino a Monte Livata, dopo un poco meno, ma ad ogni modo riusciamo ad arrivare. Una volta parcheggiata la macchina, siamo gia’ pronti per partire. Appena nel bosco slego Luna perche’ sia libera di correre e divertirsi. All’ingresso di Piccola Creta ci prepariamo al facile lavoro che ci siamo prefissi, fare la poligonale fino alla Creta Rossa.Eccomi all’ingresso della Piccola Creta pronto ad iniziare.Con l’aiuto di Gabriele inizio a prendere i punti. Quando usciamo dal bosco, alla luce del pallido sole che ci assiste oggi, trovare il puntino del laser si rivela un compito quasi impossibile. Alla fine utilizzo il petto di Gabriele come bersaglio e facciamo una miriade di battute di circa 2 metri fino ad arrivare ad affacciarci all’imbocco di Creta Rossa. Abbiamo appena terminato quando sentiamo vociare sopra di noi, ci affacciamo per vedere. 3 Loschi figuri si avvicinano.Luna parte come un razzo verso di loro, vuole controllare.Luna decide che non sono pericolosi e si ferma ad annusare il piu’ pittoresco del gruppo.Ma si! E’ proprio lui! E’ Nerone! Con lui c’e’ Livia, sempre col suo splendido sorriso.Erminio, in giacca a vento arancione, e’ il terzo del gruppo. Dopo i saluti di rito andiamo alle macchine per fare quattro chiacchiere pre-festive.Una volta riuniti, loro ci raccontano dei loro progressi nella esplorazione di una grotta nei pressi di Creta Rossa. Noi raccontiamo del breve lavoro fatto. Abbozziamo insieme dei fantastici programmi per il nuovo anno e quindi ci salutiamo scambiandoci di cuore tanti auguri per le prossime feste.

Come dicevo una giornata molto tranquilla, quasi al limite dello “speleologico”…spero me la passerete…Buon Natale e alla prossima!

Pubblicato in rilievo, speleo, SZS, uscite | Commenti disabilitati su Poligonale Cretarossa-PiccolaCreta – 16/12/2017

Piccola Cretarossa – 10/12/2017

Alla Piccola Cretarossa a fare il rilievo con Giuseppe, Giuseppe ed io.

Oggi con i nomi per me e’ una giornata semplice, 2 con un “Giuseppe” solo! Per non fare troppa confusione uno lo chiamo Giuseppe, l’altro per oggi sara’ Peppe. La mattina passo alla stazione nomentana a prendere Giuseppe, poi ci rechiamo assieme a prendere l’autostrada per uscirne a Vicovaro-Mandela e fermarci al bar King ad aspettare…Giuseppe, alias Peppe. Quando arriva trasbordiamo tutti i nostri bagagli nella sua macchina, ha i pneumatici invernali e ho il sospetto che oggi saranno molto utili. Quando da Livata prendiamo per Jenne troviamo la strada lucida di ghiaccio e anche con le gomme da neve si fa fatica a restare in strada. Dapprima ci fermiamo ad un chilometro dalla grotta, prima che inizi la discesa. Iniziamo a cambiarci proseguendo a farlo fino a quando passa un ciclista che viene proprio da Jenne. Si ferma a scambiare qualche parola, quando gli diciamo che ci siamo fermati qua per il timore che la macchina non ce faccia ci assicura che la strada e’ ottima e di non avere timori. Le parole convincenti del ciclista ed il pensiero di poter evitare un chilometro a piedi ci fanno rompere gli indugi. Rimettiamo tutto in macchina ed arriviamo cosi’ alla curva vicina alla grotta.Eccoci gia’ quasi pronti.Ecco Peppe e Giuseppe in versione rapinatori.Gli ultimi preparativi e scendiamo alla grotta, un estenuante avvicinamento di quasi 50 secondi non scuote i nostri animi temprati a queste fatiche disumane!Giuseppe libera l’ingresso dai tronchi ed iniziamo ad entrare. Dovremmo iniziare il rilievo da fuori ma ci si stanno ghiacciando i piedi, faremo quel che serve alla base del primo saltino. Appena dentro troviamo alcune piccole stalattiti di ghiaccio, mentre inizio ad impostare Topodroid per il rilievo ne riprendo alcune.Mentre Giuseppe ed io siamo impegnati nei passi preliminari per il rilievo Giuseppe alias Peppe, che e’ sceso per primo, ci avverte che intende proseguire per conto suo a visitare la grotta. E’ la sua prima visita alla Piccola Cretarossa ed e’ meglio che vada a godersela invece di annoiarsi a seguire noi che andremo lentissimi. Gli spieghiamo per sommi capi cosa lo aspetta e poi ci salutiamo.Iniziamo a fare il rilievo, Giuseppe andra’ avanti a segnare i punti di battuta, io mi occupero’ del DistoX e del trasferimento dei punti al Topodroid. Alla partenza del primo pozzetto troviamo ancora delle stalattiti di ghiaccio ma subito dopo il pozzetto sara’ lo stillicidio a farla da padrone.Accompagnati da una freddissima corrente d’aria proveniente da fuori arriviamo alla partenza del P25. Devo fare assolutamente una sosta per mettere una maglia aggiuntiva. Lo spogliarmi di nuovo e’ un poco macchinoso ma ne ho veramente bisogno, gia’ tremo per il freddo. Terminata l’operazione maglietta sono di nuovo operativo e riprendo Giuseppe nel pieno delle sue funzioni.Iniziamo a scendere il P25. Il primo tratto stretto e’ il piu’ antipatico ma ce la caviamo con un paio di battute.La battuta successiva la prendiamo alla cengia a meta’ pozzo.E con la battuta successiva terminiamo con successo il pozzo.Rimane ora da affrontare il primo P50, ci prendiamo qualche secondo per studiare la situazione poi procediamo.Giuseppe scende fino ad una cengia poco sopra il frazionamento, da sopra, anche se con qualche difficolta’ riesco a tirare una battuta.Proseguiamo in questa maniera, quando io sono al frazionamento intermedio, Giuseppe scende all’ultimo deviatore e poi prosegue. Lo stillicidio qua e’ intenso ma la maglietta aggiuntiva mi isola abbastanza e non sento piu’ il freddo intenso di prima. Appena passato il deviatore noto un pietrone alquanto in bilico. Strano, penso, avevo gia’ notato lo sperone di roccia formato dal sassone ma l’ultima volta ricordo che era ben attaccato alla parete. Boh, qualche roccia buttata giu’ nel frattempo lo ha indebolito fino a renderlo un pericolo. Sotto Giuseppe si e’ riunito a Peppe, urlo loro di rifugiarsi nel meandrino perche’ devo tirare giu’ un sasso. Quando vedo che sono al sicuro vado a saggiare il pietrone con un dito per vedere quanto sia instabile. Appena lo tocco si stacca e cade giu’. Lancio con urgenza il grido “SASSO!” che e’ seguito subito dal sasso che rimbomba giu’. Gia’ che ci sono tolgo di mezzo altra minutaglia e poi termino la discesa anche io. Prendo gli ultimi punti di battuta fino a raggiungere i miei amici e finalmente rivedo Peppe. E’ in versione ninja ma vi assicuro che e’ lui. Ha gia’ visitato il meandrino in cui tanto abbiamo lavorato le volte scorse e sarebbe quasi intenzionato a fare ritorno. Gli facciamo notare il pozzo alle sue spalle dicendogli che e’ un ulteriore P50 da scendere. Confessa che non lo aveva notato. Ora che lo guardiamo, ci accorgiamo che pero’ il pozzo non e’ armato. Mercoledi’ scorso sono scesi Valerio e Giulio, hanno sceso anche altri 2 pozzi per un totale di 15 metri ma evidentemente hanno preferito disarmare tutto per preservare la corda.Ci fermiamo qualche secondo a valutare il da farsi. Il rumore di “doccia aperta” che si sente dal P50 sotto di noi non ci rende simpatica l’idea di proseguire la discesa. Decidiamo di rimandare la prosecuzione del rilievo ad una stagione piu’ asciutta. Giuseppe ed io andiamo per il meandrino a proseguire quel ramo di rilievo, Peppe inizia a risalire. Mentre sono intento a rilevare, Peppe grida qualcosa. Non lo sento chiaramente, interrompo tutto e torno sui miei passi per sentire meglio cosa ha da dire. Ci comunica che la corda, sopra il primo deviatore e’ lesionata e che ci ha fatto un nodo. Per ora prendo nota mentalmente della notizia senza pensarci troppo su, avverto anche Giuseppe della cosa e terminiamo il rilievo. Peppe ci urla il libera, per lui il P50 e’ una bazzecola da pochi minuti. Dopo una breve contrattazione decidiamo che il prossimo a salire saro’ io. Sistemo gli strumenti da rilievo dentro lo zaino ed inizio a salire. Al primo deviatore guardo in alto, in effetti la corda struscia contro un piccolo sperone di roccia e si e’ lesionata, la calza e’ rotta. Dovremo assolutamente allungare il deviatore, eliminare lo sperone e forse fare un frazionamento. Sopra il P50 urlo la libera a Giuseppe, aspetto qualche minuto li’ e poi salgo anche il P25. Di Peppe nemmeno l’ombra, fatti bene i calcoli a quest’ora sara’ gia’ alla macchina a cambiarsi. Alla partenza del P25 mi metto comodo ad aspettare Giuseppe, mi cerco un angoletto riparato dalla corrente d’aria fredda che viene da fuori. Per passare il tempo decido di tirare fuori di nuovo il cellulare ed il DistoX per scaricare gli ultimi punti presi e finire il disegno della sezione su Topodroid. Accendo il cellulare e apro Topodroid, il cuore mi perde un colpo, non c’e’ nemmeno un rilievo! Magari vedo male, penso. Svelto tiro fuori il cellulare dalla custodia e riprovo. Nulla! Ah il cellulare si e’ bloccato, magari e’ solo un problema per qualche botta di troppo durante la risalita. Tolgo la batteria, conto fino a venti e la rimetto. Riaccendo con molta apprensione. Ecco Topodroid che parte…sollievo! Ora ci sono di nuovo tutti i rilievi. Accendo il DistoX, scarico i dati, aggiorno il disegno, spengo e rimetto tutto nello zaino. Ancora qualche minuto di pazienza e sento rumori sotto di me. E’ Giuseppe che arriva. Gli prendo lo zaino e poi terminiamo di salire assieme gli ultimi saltini fino all’uscita. Peppe, come pensavo e’ gia’ in macchina, cambiato. Ci conferma che e’ uscito circa un’ora prima di noi.Dopo esserci cambiati anche noi sotto una dolce nevicata rientriamo in macchina per tentare il ritorno alla civilta’.Quando siamo a Livata sono le 4 del pomeriggio. Abbiamo fame ma l’ora non e’ delle piu’ felici. Provo a chiamare il ristorante “Da Antonia” a Marano Equo. Spiego che siamo “gli speleologi”, che siamo appena usciti dalla grotta e chiedo loro se possiamo passare per un piatto di fettuccine. Acconsentono!!! Scendiamo giu’ senza fretta ma nemmeno lentamente. Giuseppe ha talmente fame che risulta sfuocato anche alla fotocamera.Peppe si contiene, io ho la pancia che fa i gorgheggi.Eccoci finalmente al ristorante. L’ultima, dolce, fatica sara’ il salire fin lassu’.Una rapida verifica allo sportellone dell’auto di Peppe che col freddo ha fatto le bizze rifiutando di aprirsi, poi andiamo.Della cena per pudore non ve ne parlo. Il dopo e’ tutto qua, andiamo al bar dove ci siamo incontrati stamane per recuperare la mia macchina. Visto che il bar e’ aperto ne approfittiamo per un caffe’. Ecco i Giuseppe riuniti e sorridenti. Dopo il caffe’ salutiamo Peppe e ci avviamo verso casa.Arrivato a casa abbandono Giuseppe perche’ possa tornare a casa e mi tuffo con piacere tra le mura domestiche. Per rassicurarmi prendo subito il nuovo rilievo e lo salvo, fidarsi e’ bene….

Per il vostro piacere ve lo presento in tutto il suo splendore. Alla prossima!

Pubblicato in amici, rilievo, speleo, SZS, uscite | Commenti disabilitati su Piccola Cretarossa – 10/12/2017

Corso Materiali – Villa Scirca – 1/12/2017

Al corso materiali a Villa Scirca vicino Costacciaro. Con Betta, Gabriele, Giuseppe e la partecipazione straordinaria di Luna e Mimmi.

Cosa si racconta di un corso materiali? In fondo in fondo siamo stati 3 giorni ad ascoltare di come si rompono corde ed attrezzature…Andare nei particolari sarebbe come ripetere il corso, come prima cosa non me ne ricordo abbastanza, secondo vi annoierei! Facciamo cosi’, vi mostro le foto fatte, se mi capita di ricordare qualche fatto notevole o simpatico, ve ne scrivo!

Venerdi’ 1 Dicembre

Iniziamo. La mattina prestissimo partiamo da Roma inzeppandoci nella mia macchina. L’appuntamento con Gabriele e Giuseppe e’ alla stazione Nomentana alle 7 meno un quarto. Una volta raccolti e stipati i nostri amici, partiamo alla volta di Villa Scirca, una frazione di Sigillo, vicinissima al piu’ speleologicamente noto Costacciaro. Arriviamo puntuali intorno alle 10, in tempo per prendere possesso delle stanze ed andare in aula per assistere alla prima lezione tenuta da Francesco, alias Checco. Breve pausa.Alcuni oggetti utili a supporto della lezione.Dopo il caffe’ riprende la lezione. Pranzo! A pancia piena si ragiona meglio ma puo’ anche calare un poco la palpebra.Ora c’e’ la lezione di Marco. Dopo una breve pausa riprendiamo scendendo in laboratorio dove ci verranno mostrate delle prove a trazione lenta. E’ di nuovo Checco a illustrarci come e’ attrezzato il laboratorio e cosa vedremo.Nico e’ ai comandi.Prima di tutto misuriamo la tenuta di varie corde senza nodi.Poi passiamo ai moschettoni.Cena!!!Dopo cena, qualcuno ha da provare attrezzi e corde da rompere, riscendiamo al laboratorio per qualche test fuori programma. Luca e, perdonami non ricordo come ti chiami, posano per un selfie di laboratorio.E’ sempre Nico a sovrintendere alle manovre.Qualche moschettone sacrificato alla scienza.

Sabato 2 Dicembre

La mattina alle 7 Luna non vuole sentire scuse, si deve uscire per i bisognini.Il tempo non e’ dei migliori, Monte Cucco e’ completamente coperto da nubi. Tira un vento teso e ghiacciato, Luna si spaventa per gli alberi che si muovono e quindi posso rientrare quasi subito senza prendere troppo freddo.Dopo la colazione, verso le 9 inizia la lezione tenuta da Checco.L’attenzione e’ alta ma i concetti e le informazioni da assimilare sono veramente parecchi. Ogni tanto l’abbiocco ha la meglio.Si, sono io, devo tenere gli occhiali perche’ i neon ed il proiettore sono letali per i miei occhi. Tutta l’aula all’inizio mi ha guardato strano ma ora dovrebbero essersi abituati.La lezione continua. Una corda seria!Ora si parla di attacchi resinati. Breve pausa caffe’ e poi ci spostiamo in laboratorio per vedere qualche prova sugli attacchi resinati. Qualche blocchetto di marmo bianco, vengono usati per i test.Di nuovo in aula.Un moschettone lievemente deteriorato.Un resinato che non ha retto molto.Ora si parla ancora di corde. Pranzo, e non dico di piu’. Riprendiamo la lezione, per favorire la digestione parliamo di sforzo specifico, un toccasana.Giuseppe non ce la fa e crolla?!? No, e’ il piu’ bravo tra noi “romani” ed e’ sempre li’ a prendere appunti.Altre formule digestive.Caso reale di una corda tolta da una grotta dopo quasi 11 anni. Hanno fatto i test di ogni tratto di corda ed ora Checco ci racconta dei risultati, abbastanza confortanti.Pausa caffe’ e poi laboratorio. Stavolta scendiamo a provare bloccanti. Nico, come sempre ai comandi.Checco illustra i risultati dei test e commenta i grafici che compaiono a video dopo ogni prova.Marco si adopra come assistente per il montaggio delle attrezzature da provare.Uno dei grafici.La corda dopo aver subito il test.La calza si e’ strappata ed ha iniziato a scorrere. I trefoli interni si sono mantenuti abbastanza bene.Lo stesso esperimento di prima ma con una corda usata e vecchia di alcuni anni. La calza si strappa via ed inizia a scorrere, ma molto meno rispetto alla corda nuova.Ecco il grafico che inizia a formarsi.Ho lo zoom e lo uso! Ora i trefoli iniziano a strapparsi.Tutti aspettiamo la rottura della corda da un momento all’altro.Il grafico finale, il tracollo in fondo mostra il momento in cui anche l’ultimo trefolo ha ceduto.Prova di una maniglia “antica”, un modello con dei leveraggi che si rivelano piu’ dannosi che utili in caso di crash.Inizialmente si comporta come gli altri bloccanti ma poi si rompe.Rotta. Nico la toglie.Ecco cosa ne e’ stato di lei.Ce la passiamo di mano in mano per ammirarla, sperando di non vederne mai una cosi’ ridotta mentre siamo in grotta.Prova del T-block. Per essere un aggegetto di pochi grammi non si comporta poi tanto male.Prova di un vecchio croll.Inizialmente sembra comportarsi come gli altri.Mentre siamo tutti in attesa che la corda si rompa, il croll cede e spara via il cricchetto, per fortuna senza danni per nessuno. E’ uno dei croll che utilizzano da anni nelle prove dinamiche alla torre di caduta, aveva gia’ subito troppi stress e stavolta non ce l’ha fatta.Cena. Alessandro, gestisce magistralmente l’ostello del Volo che ci ospita.Il pasto buono e rumorosamente allegro. Dopo cena, tra un digestivo e l’altro Nico ci racconta delle sue avventure speleologiche di quando era un aitante speleo ventenne. E’ bravo e divertente nel raccontare, lo ascolto volentieri per parecchio tempo ma poi la stanchezza arriva tutta assieme. Devo proprio salutare tutti ed andare a dormire.

Domenica 3 Dicembre

Ultima lezione, oggi mezza giornata, poi pranzo assieme e ritorno a casa. Gabriele e Luca confrontano i cellulari in attesa di iniziare.Giuseppe si e’ messo in prima fila assieme a me.Si inizia.Luna e’ interessatissima.Qualche grafico.La platea.Oggi si parla di nuovo di corde, repetita juvant.Pausa caffe’ e bisognini per Luna. Fuori c’e’ Monte Cucco sbianchettato dalla neve.Checco chiude la lezione ed il corso con una nota tecnico-storica. Non lo sapevo, ma e’ lui che tanti anni fa invento’ il MAO. Ci illustra i suoi principali vantaggi e lo confronta con il nuovo.Ultime battute con i ringraziamenti a tutti coloro che hanno dato una mano durante il corso.Ora c’e’ la consegna degli attestati. Questo e’ il mio.Ognuno attende pazientemente il proprio turnoE’ Marco a fare gli onori di casa.Per accelerare i tempi va lui in giro per l’aula a consegnarli.Luna si agita un poco per tutto questo movimento.Gabriele ritira il proprio attestato.Giuseppe, piu’ attento alle necessita’ sceniche, si posiziona ottimamente per essere ripreso durante lo storico momento.Manca solo la foto di gruppo. Iniziamo a sistemarci.Ci siamo quasi.Con lo striscione siamo perfetti!Alessandro viene ingaggiato per scattare la foto.E’ il momento dei saluti, ciao!Mi faccio fare una foto con Nico, ci conosciamo di vista da tanti anni ma e’ la prima volta che c’e’ l’occasione di passare alcuni giorni in compagnia. Una simpatica scoperta.Foto ricordo per noi “romani”.Foto anche per Alessandro che ci ha degnamente nutrito ed assistito in questi giorni.Pranzo!Un bel sorriso vale sempre la pena di mostrarlo. Foto finale con Checco.Dopo rimane altro da fare che lanciare un saluto cumulativo a tutti e salire in macchina per il viaggio di ritorno. Un corso interessante e compagnia piacevole. Altro non potrei dirvi. Alla prossima.

Pubblicato in amici, corso, GSCO, speleo | Commenti disabilitati su Corso Materiali – Villa Scirca – 1/12/2017