Corso RC speleo – 05/05/2018

Al corso sulla responsabilita’ civile nella speleologia con Gabriele e tanti altri amici.

Insieme a Gabriele la mattina andiamo a partecipare all’interessante corso sulla RC in ambito speleologico. Una giornata intensa con interventi tenuti da persone competenti e disponibili. Anche Luna viene e segue con pazienza tutto il corso.

La mattina gli aspetti legali. Il pranzo.Il pomeriggio la parte assicurativa. Luna. Il corso ci ha quasi fatto passare la voglia di portare in grotta persone nuove, per fortuna solo quasi! Alla prossima.

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Pretaro – 29/04/2018

Al Pretaro per una gita con Ginevra, Barbara, Giada, Giuseppe ed io.

E’ domenica, Betta ed io siamo a Montebuono per questi giorni di festa. Una buona occasione per una gita al Pretaro. Giorni prima ero rimasto d’accordo con Barbara che saremmo andati assieme partendo nel primo pomeriggio, una cosa di tutto riposo. Sabato si aggrega anche Giuseppe, nulla cambia per l’appuntamento.

Dopo aver pranzato a casa scendo al Roby Bar per incontrare i miei amici. Con loro trovo una gradita sorpresa…Ginevra! Sono mesi che non la vedo, anche lei fara’ parte della gita odierna.Prima di andare entriamo al bar per un saluto ad Andrea ed un caffe’.Al solito parcheggio iniziamo a cambiarci. Fa un bel caldo. Ginevra a casa ha preparato tutta l’attrezzatura, ha appoggiato la tuta sulla sedia e poi…ce l’ha lasciata. Rimedia indossando un bel pile a scacchi. Oggi sara’ la piu’ elegante.Barbara si prepara svelta e poi sistema per le feste anche Giada.Sono pronto. Vado a vedere se all’ingresso e’ tutto a posto.Giada nella sua versione sorridente e’ bardata a puntino.Entro per primo e rimango nel canale del vento in attesa che Giada si convinca ad entrare. Sembra avesse chiesto lei di poter partecipare alla gita odierna, ma ora, vedendo l’ingresso della grotta, la sua determinazione e’ drasticamente diminuita.Con qualche parola dolce e delle cortesi spinte, i miei amici la convincono ad entrare ed affrontare il cunicolo d’ingresso. Dopo l’ingresso andiamo avanti lei ed io.Al passaggio basso, mi rifiuto di chiamarlo strettoia, tantomeno per Giada, la sua determinazione ha di nuovo un calo. Stavolta passo io poi la aiuto a passare a sua volta quasi tirandola di peso. Il metodo spiccio non le piace molto e continua a proclamare a gran voce di voler uscire. Nemmeno il sopraggiungere di Barbara sembra ridarle fiducia. Per distrarla un poco inizio a raccontarle una storia di fantasia basata su Ginevra. Mi invento che quando conobbi Ginevra, lei era piccina, talmente piccola che potevo tenerla tutta in una mano, per l’occasione ribattezzo Ginevra come “piccola Gi'”. La storia fa ridere tutto il gruppo e quasi strappa un sorriso anche a Giada. Ora sembra che possiamo andare avanti. Vicino al pozzetto aspettiamo che i nostri amici ci raggiungono, poi possiamo continuare.  Arriviamo al pozzetto scendendo lo scivolo laterale, piu’ divertente. Mi fermo a fare una foto mentre ci ricompattiamo. Scendo il pozzetto ancora per primo insieme con Giada assicurata alla corda. Per fortuna ha ancora un peso facilmente gestibile anche a mano.Mentre Barbara, Ginevra e Giuseppe si preparano a scendere a loro volta, Giada ed io affrontiamo il traverso. Al traverso Giada ha ancora una piccola crisi di convinzione. Per fortuna il dover gestire le longe nel passaggio del traverso ed un’altra puntata delle avventure della piccola Gi’ la distraggono quel tanto che basta per arrivare al primo toboga.Al primo toboga scendo ed aspetto l’arrivo di Giada, calata da Giuseppe con la corda. Questo passaggio pare andare senza problemi, anzi, ora Giada mi sembra piu’ tranquilla. Mentre la aspetto scatto una foto al solito cunicolo laterale, come faccio ad ogni uscita.Saluti dal toboga. Quando arriva anche Ginevra, proseguiamo verso il secondo toboga.Il secondo toboga lo passiamo in maniera spartana, io lungo il toboga a fare da tappo, Giada subito dopo calata da Ginevra che manovra la corda da sopra. Arrivati alla base, aspettiamo gli altri. Nell’attesa presento a Giada i “broccoletti”, in questo punto ce ne sono parecchi, e condisco il tutto con un nuovo episodio inedito delle avventure della piccola Gi’.Nei passaggi successivi Giada e’ decisamente spigliata ed andiamo via veloci fino alla Sala del The, la nostra meta odierna.Arriva anche Giuseppe trascinandosi pazientemente dietro il sacco con la corda che gli avevo chiesto di portare per il “nonsisamai” e che non abbiamo usato.Eccoci tutti messi comodi, pronti per la foto ricordo e per un frugale spuntino.Sistemo la fotocamera e vado ad unirmi all’allegro gruppo.Dopo esserci riposati partiamo per guadagnare l’uscita. Ora l’umore di Giada e’ decisamente piu’ allegro, e’ lei che ci trascina avanti, le paure ed i tentennamenti dell’andata sembrano dimenticati.Il secondo toboga lo saliamo assieme, le faccio sicura con la corda e le indico dove trovare appoggi comodi per i piedi e salire. Al primo toboga salgo da solo e poi con l’aiuto di Ginevra facciamo salire Giada assicurata alla corda. Anche in questo caso se la cava egregiamente.Appena arrivata si allongia diligentemente e poi mi esorta a fare qualche foto a Ginevra, anche lei, nei panni della piccola Gi’ e’ stata protagonista in questa uscita.Non mi faccio pregare e riprendo tutta la salita di Ginevra.Le altre 30 foto ve le risparmio!Il traverso al ritorno e’ un gioco da ragazzi, ci metto in mezzo un nuovo aneddoto sulle avventure della piccola Gi’ ma solo per mantenere viva l’allegria.Giada e la piccola Gi’.Siamo vicini all’uscita, finalmente riesco a beccare anche Barbara mentre tenta di restare seria durante uno dei miei racconti sulle fantastiche avventure della piccola Gi’L’uscita. Giada qua ha una piccola crisi di vocazione e quasi non vorrebbe uscire. Ora pero’ io sento freddo per la forte corrente d’aria. La spingo fuori quasi di peso e la cosa non le garba affatto. Per fortuna fuori c’e’ Ginevra che, nelle sue nuove vesti di fatina buona, la consola delle mie cattiverie.Prima di uscire a mia volta mi giro a sincerarmi che Barbara e Giuseppe siano in arrivo, li vedo fare capolino quindi esco tranquillo.Alla fine una foto con la piccola Gi’ ci vuole proprio. Appioppo la fotocamera a Giada e nonostante ora sia arrabbiata con me la convinco a prestarsi come fotografa. Ecco Barbara splendida splendente con la sua luce nuova nuova.Buon ultimo esce anche Giuseppe.Lo seguo nell’uscita visto che oggi abbiamo avuto poche occasioni di vederci.Alle macchine provvediamo al solito, confortevole, rituale del cambio dei vestiti. Lasciare gli indumenti da grotta e’ sempre un momento piacevole.Dopo la gita ipogea recuperiamo anche Betta e completiamo la giornata con un aperitivo da Roby Bar e subito dopo una pizza al ristorante di Montebuono. Mi sembra bene. Alla prossima.

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Pozzo Comune – 25/04/2018

Doveva essere Ouso di Salvatore ma e’ stato Pozzo comune. Con Giuseppe, Gabriele ed io insieme a tanti amici del gruppo speleologico di Guidonia.

Con Giuseppe e Gabriele ci si vede sotto casa mia, stavolta per andare a Carpineto Romano. La prima tappa e’ come sempre al Bar Semprevisa e quindi al vicino forno.Una volta adeguatamente rifocillati, rimontiamo in macchina per andare alla grotta che abbiamo scelto per oggi, l’Ouso di Salvatore. Arrivati davanti alla strada che porta alla grotta, troviamo il cancello chiuso. Anche questa volta, come la prima di questo inverno, non abbiamo avvisato il proprietario del terreno dove ha l’ingresso la grotta. Non lo abbiamo fatto per cattiva volonta’, i nostri “procuratori”, Vincenzone e Luca non sono riusciti a rintracciarlo e/o ad avere il suo numero. Nel giardino alla nostra destra sentiamo rumore di un tagliaerba. Vedo un signore all’opera e gli faccio segno manifestando l’intenzione di parlargli. Quando ferma il tagliaerba gli spieghiamo perche’ siamo qua e gli chiediamo se per caso avesse il numero che cerchiamo. Scompare alla vista per un paio di minuti poi torna dicendo di non averlo. Visto che vogliamo fare le cose per bene, anche se a malincuore, rinunciamo all’Ouso di Salvatore.Gabriele, che conosce sempre tutti i movimenti dei gruppi del Lazio, ci comunica che oggi gli amici del gruppo di Guidonia avevano l’intenzione di andare a fare un giro a Pozzo Comune. Decidiamo di aggregarci. Rimontiamo in macchina e raggiungiamo Pian della Faggeta. La piana e’ costellata di gruppi di persone che stanno attrezzandosi per il pic-nic. A fianco strada ci sono moltissime macchine, per fortuna il nostro “solito” posto e’ ancora libero. Appena scesi dalla macchina incontriamo subito Riccardo, a degna rappresentanza degli amici che stiamo cercando.Prima di prepararci ci prendiamo il tempo per i saluti, sentire come sono organizzati e qualche chiacchiera speleo. Sul posto troviamo anche il buon Vincenzone.Foto di famiglia.Dopo i convenevoli, ci prepariamo anche noi. Ci siamo messi d’accordo cosi’, i primi saltini li armeremo doppi, sia sulla parete sinistra che su quella destra. Dopo noi proseguiremo ad armare il 19 lasciando a loro l’altro pozzo. Di quel che viene dopo, ce ne occuperemo noi. L’intenzione e’ di scendere il Pozzo Marilu’, se non c’e’ troppa acqua.Scendo tra i primi, eccomi in vista dell’ingresso.Tra i primi a scendere con me ci sono Giuseppe, Riccardo e alcuni altri amici. Giuseppe ed io ci incarichiamo di armare la parete a destra, Riccardo quella a sinistra. Procediamo svelti ed in pochi minuti siamo al secondo saltino, quello che affaccia sulla sala.Al secondo saltino ci raggiunge anche Gabriele. Ora la nostra squadra e’ al completo. Abbiamo una corda da 100m. Iniziamo ad utilizzarla da qua per non dovercela portare piu’ avanti.Armato il secondo saltino, facciamo correre la corda ad attraversare la sala e quindi fino al pozzo successivo. Il P19 lo armo io, e’ sempre un buon esercizio arrivare fino ai fix a soffitto. Per il deviatore subito sotto devo lanciare qualche maledizione, serve un bullone e non ne abbiamo portati. Per fortuna i nostri amici sono stati piu’ previdenti di noi e li hanno. Gabriele torna indietro e se ne fa prestare uno. Risalgo a prenderlo dalle mani di Giuseppe e torno indietro a litigare con lo spit per armare il deviatore. Dopo un certo numero di sbuffi e grugniti riesco a sistemarlo. Ho il sospetto sia un poco corto, avverto Giuseppe che in caso gli urlero’ di allungarlo e poi scendo. In effetti e’ meglio allungarlo un poco. Lancio un urlo a Giuseppe dicendogli di aggiungere un moschettone, dovrebbe bastare. Domenico nel frattempo e’ sceso per l’altro pozzo e mi raggiunge.Inizio a cercare un punto dove ancorare la corda prima di trascinare quel che resta di lei all’altro salto. Nel frattempo dal pozzo parallelo iniziano ad arrivare altri amici.Prendo la corda e la filo fino al saltino successivo, quello con la pozza malefica dove mi bagno i piedi una volta su 2.Ho appena fissato la corda vicino al salto quando le urla di Giuseppe mi fanno tornare indietro alla svelta. Sono stato poco generoso nel lasciargli la corda ed ora lui non riesce a scendere. Risolvo subito sciogliendo il primo nodo fatto. In un attimo Giuseppe mi raggiunge e torniamo assieme al salto che avevo abbandonato.La corda da 100m basta giusta giusta per il saltino della pozza “fetente”. Lo armo e scendo. Stavolta ne esco indenne con molta soddisfazione. Quando arriva Gabriele con l’altra corda, proseguo l’armo del pozzo subito successivo, quello che arriva alla “sala da pranzo” (la chiamo cosi’ perche’ di solito ci facciamo sosta per fare uno spuntino prima di proseguire). Per fortuna mentre mi accingo a scendere arriva Riccardo a cui “rubo” un cordino per fare un deviatore a meta’ pozzo.Come ricompensa gli scatto un paio di foto mentre passa agilmente la “pozza fetente”.Giuseppe arriva alla Sala da Pranzo.Mentre aspetto che il gruppo si ricompatti per scendere assieme il meandro, vago in giro per la sala a cercare spunti per qualche foto. Ne trovo uno in queste escrescenze grigie. Mi limito a ritrarle senza investigare oltre.Nella sala siamo ancora in pochi. Continuo a vagare.Tento una foto al “grosso” ma e’ un ambiente troppo ampio per quel posso fare oggi.Intanto la discesa fino alla Sala da Pranzo continua.Qualcuno prende spunto dal nome che ho appioppato alla sala ed inizia a sgranocchiare qualcosa. Non me lo faccio ripetere 2 volte e metto mano alla cioccolata. E’ fondente con le nocciole ed incontra il favore di molti dei convenuti. Terminiamo la cioccolata appena in tempo per fermare Riccardo. Stava cercando di scendere a destra dove c’e’ un pozzo. Lo avverto che forse e’ meglio prendere a sinistra per lo scivolo di fango. Ricondotti tutti sulla retta via, scendo per lo scivolo di fango e aspetto che arrivino gli altri.Mi apposto al passaggio basso dopo lo scivolo di fango pronto a riprendere chi arriva.Purtroppo gia’ dopo l’arrivo di una persona non c’e’ piu’ molto spazio. Vado avanti mentre dietro il gruppo si ricompatta e si avvia lungo il meandro.Proseguiamo svelti verso il Marilu’.Arriviamo finalmente al tratto di meandro che preferisco, sembra una scultura fatta da uno scalpellino. Quando mi fermo a fare foto avverto anche Gabriele che, visto lo scorrimento d’acqua che c’e’ oggi, difficilmente scenderemo il Marilu’. Gabriele risponde che oramai che ha portato la corda fin qua non ci pensa proprio di abbandonarla.La prima pozza d’acqua la passiamo tutti con qualche agile passaggio, non crea problema a nessuno. La seconda sembra piu’ temibile. Passo per primo e vado avanti i pochi metri che mancano per un affaccio al Marilu’. Come pensavo c’e’ troppa acqua per scenderlo. Quando torno indietro trovo i nostri amici che non osano tentare il passaggio in arrrampicata. Per fortuna il caparbio Gabriele ha portato la corda! Salgo su di un paio di metri dove trovo dei fix e sistemo la corda per agevolare il passaggio dei nostri amici.C’e’ anche chi si avventura in arrampicata senza alcun aiuto, in effetti il passaggio della pozza e’ piu’ temibile a vedersi che a farsi. Nel frattempo, sulla soglia della pozza si e’ creato un piccolo ingorgo.Con l’aiuto della corda pero’ il passaggio riprende regolare.Chi arriva dall’altro lato puo’ solo affacciarsi al Marilu’ per constatare quanto sia bello e poi porsi in attesa.Io rimango in alto per dare una mano ed essere pronto a sganciare la corda appena finito.Visto che non ho altro da fare riprendo uno dei passaggi nei minimi particolari.Fino all’arrivo. Avanti il prossimo!Il buio nasconde il Marilu’ ma vi assicuro che e’ li’.Intanto i passaggi proseguono.Terminato l’ultimo passaggio su corda, un rapido consulto rende manifesto che al resto dei partecipanti alla gita importa poco di vedere ancora una volta il Marilu’. Iniziamo quindi il percorso inverso. Smaltita la coda, tolgo la corda e la restituisco a Gabriele con tanti ringraziamenti. Possiamo riprendere il meandro per tornare indietro. Ora sono da ultimo e chiudo la fila.Ecco Gabriele con il fido zaino gonfio della utile corda.Trovo Domenico fermo, ad una prima occhiata mi sembra impegnato a prendere appunti. Sbagliato! Sta regolando il cellulare per fare una foto. Visto che sono la’ prendo in carico il cellulare e scatto la foto.Arrivo in cima allo scivolo di fango e scatto una foto affacciato da li’ verso la “Sala da Pranzo”.Ognuno che arriva prende posto in sala. Iniziano a sentirsi rumori di carte scartate e buoni odori di panini.Domenico ha raccolto una costola d’animale da terra ed ora fa finta che sia la sua, guardate come soffre il poveretto!Attorno a me e’ tutto un masticare, c’e’ anche chi gentilmente mi offre un assaggio ma io resisto stoicamente. Devo tenermi per poter gustare al meglio le fettuccine questa sera… Riccardo si e’ messo in disparte ma partecipa attivamente all’allegro spuntino.Alla fine mi lascio corrompere da una cosa strana, dei cubetti di fragola disidratata.Qualcuno ha terminato di mangiare, gia’ si inizia a pensare all’uscita.Gabriele spiega qualcosa a……Domenico, che ascolta interessatissimo.Spuntino ufficialmente terminato, il gruppo ripone le proprie cose e si sposta compatto in zona risalita. Rimaniamo indietro solo Giuseppe ed io. Giuseppe si occupera’ del disarmo, io faro ‘ il nullafacente che lo precede. Per passare il tempo Giuseppe si arrampica in una zona dove solitamente non si passa perche’ e’ fuori dal solito percorso.Sembra un arrivo. Alla fine incuriosisce anche me e salgo a vedere.Dalla parte opposta si vede il resto del gruppo ancora impegnato nella salita.Provo a riprendere la lunga colata dell’arrivo che siamo venuti ad ammirare, pero’ la luce non arriva a svelare cose interessanti.Fatta la nostra brava esplorazione, torniamo alla base. Inizio a sentire freddo. Visto che mi sono portato un pile leggero, sai che faccio? Me lo metto. Inizio la paziente svestizione indispensabile a raggiungere il mio scopo. Come al solito stare a torso nudo, per i primi minuti e’ piu’ confortevole che avere addosso la maglietta bagnata. Il pile asciutto e’ molto piu’ piacevole. Quando termino di rivestirmi noto che finalmente la spiacevole sensazione di freddo che si stava facendo strada, e’ definitivamente scomparsa. Ora posso affrontare l’attesa senza patemi e senza fretta. Ad ogni modo tra esplorazione e cambio abiti di tempo deve esserne passato perche’ la fila e’ terminata ed e’ praticamente il mio turno. Veramente sarebbe Gabriele a dover risalire, pero’ si offre di disarmare lui questo pozzo quindi scaliamo tutti di un posto. Finisco di sistemare l’attrezzatura per la salita e vado. Aspetto Giuseppe sopra alla “pozza fetente” che riesco a passare indenne ancora una volta, quasi un record. Quando vedo che Giuseppe mi ha quasi raggiunto, vado al P19 ed inizio a risalirlo, sono in 2 ad occuparsi del disarmo, e’ inutile creare file. Davanti a me sento rumoreggiare. Il resto del nostro gruppo ha scelto di risalire solo dal pozzo parallelo. Quando arrivo su dal P19, visto che c’e’ tempo, vado all’arrivo del pozzo parallelo per documentare l’arrivo dei prodi che lo risalgono. 
Il primo classificato!Avanti il prossimo.Arriva, un poco affannato, ma tutto sommato benone.Il riposo del giusto.Mi appresto a documentare la risalita del successivo ardito quando sento rumori dalle parti del P19.Torno verso il P19 e ci trovo Giuseppe. Gabriele oggi ha deciso di fare esercizio ed ha deciso di occuparsi anche di questo pozzo.L’eliminazione del deviatore lo impegna oltre ogni dire ma alla fine ne esce vittorioso.Commosso da tanto impegno e desideroso di dare il mio contributo mi offro di togliere gli ultimi attacchi da questo pozzo. E’ un ottimo esercizio per gli addominali ed un’ottima preparazione per la cena! Sistemato il P19 continuiamo col recupero della corda da 100m fino ai saltini iniziali dove ritroviamo i nostri amici.Facciamo praticamente assieme il disarmo dell’ultimo saltino.Giuseppe e Gabriele intanto finiscono di recuperare e filare nel sacco la corda da 100m.L’ultimo salto e’ questione di secondi.E quindi uscimmo a riveder le stelle…Una citazione ci sta’ sempre bene anche se nel nostro caso c’e’ ancora il sole.
Salendo verso la macchina ci viene incontro qualcuno, contro luce non lo vedo bene pero’…Ma si! E’ Luca. Mi sbrigo a fargli una foto.Dopo i saluti con Luca riprendiamo la salita.Qua alle macchine sono in corso strani riti, pero’ non indaghiamo, la nostra meta oramai e’ la macchina con i vestiti asciutti.Che la grotta sia fonda o meno, difficile, facile, rimane sempre il fatto che l’arrivo alla macchina e’ sempre piacevole.Dopo esserci messi in abiti comodi, asciutti e puliti andiamo a salutare il gruppo. Purtroppo nessuno di loro puo’ fermarsi per cena. Faremo la prossima. Dopo la loro partenza rimaniamo col problema di come occupare l’oretta che ci separa dalla cena. E’ Luca a risolverci brillantemente il problema con un aperitivo a base di birra e olive.L’ora passa, anche in abbondanza, ma la compagnia e’ piacevole e non abbiamo fretta di andarcene.Quando sentiamo che la temperatura inizia ad abbassarsi sensibilmente, prendiamo commiato da Luca e scendiamo verso Carpineto. Destinazione la Sbirra.Alla Sbirra, tutte le mie aspettative vengono rispettate e posso concedermi finalmente un bel piatto di fettuccine.

Dopo il lauto pasto confesso di aver dormicchiato durante tutto il viaggio di ritorno. Per fortuna il buon Gabriele ha una buona resistenza e ci porta in salvo fino a casa. Alla prossima.

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Cena GSCO – 14/04/2018

Cena del gruppo GSCO. Siamo Betta, Sabrina, Barbara, Giada, Martina, Vittoria, Marco,Simone, Giuseppe, Leonardo ed io.

Il GSCO e’ un gruppo speleo di recente formazione pero’ siamo abbastanza attivi ed in crescita come soci e/o simpatizzanti. Per questo motivo abbiamo deciso, una volta tanto, di vederci solo per fare una cena tutti assieme senza metterci grotte di mezzo, se non a parole. Purtroppo non tutti hanno potuto partecipare ma eravamo comunque un bel gruppetto.

Betta ed io arriviamo a Sant’Oreste verso le 8 di sera. Nemmeno il tempo di uscire dalla macchina che gia’ incontriamo buona parte dei nostri amici. Aspettando l’ora di cena ed i pochi che mancano, ci dirigiamo compatti al bar per gustare un aperitivo. Io, come al solito, imperverso con la fotocamera. Giuseppe e Sabrina non devo presentarveli, oramai sono delle celebrita’!Vittoria la incontro oggi per la prima volta, con Martina abbiamo fatto colazione assieme a Pasqua. Cerco di riprenderle ma hanno l’argento vivo addosso e la fotocamera non riesce proprio a metterle a fuoco.Faccio alcuni tentativi ma non ce la fanno proprio a stare ferme piu’ di un centesimo di secondo e mai contemporaneamente.No, no, non ce la fanno proprio.Ma io non demordo e continuo a tentare.Accidenti! Quasi ce la facevo!Alla fine e’ la fotocamera a rifiutarsi, la cedo a Martina e anche lei non le concede nemmeno un attimo di riposo.Marco, il nostro indimenticabile Babbo Natale.Un Simone assorto e Giada, che prova a nascondersi dietro una mano. Accanto a lei Barbara col suo bel sorriso.Manca solo Leonardo ma Sabrina ci annuncia che verra’ direttamente al ristorante. Sono quasi le 8.30. Stiamo per fare ritardo. Ci avviamo senza altri indugi. Al ristorante troviamo Leonardo che ci ha preceduti, ha gia’ preso confidenza col posto e fatto amicizia con Alessandro. Dopo aver preso posto a tavola, la lasciamo subito per andare ad ammirare il panorama dal balcone.C’e’ chi approfitta per una sigaretta, io tento una foto senza flash con scarso risultato.La lavagna senza lavagna.Foto di bellezze sotto l’albero di Pasqua.…e una foto ai brutti!Torniamo al tavolo, inizia la cena. Aspettando gli antipasti Simone ruba il cerchietto a Giada e fa la sua bella figura.Arriva la pappa!Tanto per non abbuffarmi come al solito, faccio un giro di foto. Ecco il buon Leonardo.W il GSCO!Dopo gli antipasti arriva una raffica di primi, tutti molto buoni. Ci sono addirittura le fettuccine! Mi piange il cuore vederle avanzare, ma proprio non ce la faccio piu’. Faccio una sosta con fuga al balcone.Ci sono anche 2 fumatori oscuri.Provo a fare una foto con un tempo di esposizione lungo, non viene malissimo.Dopo la foto sperimentale me ne torno di sotto.In tempo in tempo per il secondo!La spada (di salsicce) nella roccia. Giada non si capacita di questa opera d’arte!Dopo i secondi torniamo tutti a prendere respiro al terrazzo panoramico. Stavolta costringo tutti ad una foto “affacciati” alla lavagna.Eccoli!Simone parla di attrezzature speleo e Martina sembra voler dire: “Ma che casco dici!”Ma Simone non si fa mettere i piedi in testa da nessuno e subito replica: “O bimba, te tu stai buonina”. Barbara e’ pronta per dividerli prima che vengano alle mani.Per fortuna arriva fata Sabrina con la sua bacchetta magica a rimettere tutto a posto e riportare la pace in tavola.Anche Marco ora se la ride mentre Simone si vanta per essere stato cosi’ deciso e determinato.Ma guarda un po’ che bella foto che mi e’ scappata fuori. Sara’ merito dei soggetti, pero’ a me piace proprio.Dopo l’arrivo dei dolci che ci danno il colpo di grazia, non rimane altro che fare le foto di gruppo per suggellare la serata. La prima ce la scatta Vittoria.Pero’ sembra brutto che nella foto lei non ci sia. Per questo motivo fermiamo il nostro simpatico cameriere e lo costringiamo a farci da fotografo. Ora siamo proprio tutti.Giusto il tempo per caffe’, ammazzacaffe’, conto e saluti, poi siamo fuori a prendere un poco di aria fresca. 

La breve quanto benvenuta passeggiata ci conduce alle macchine. Una splendida serata. Speleologica solo a parole, ma ogni tanto ci vuole anche questo. Alla prossima.

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Pozzo della Neve – 08/04/2018

A scavare a Pozzo della neve con Leandro, David, Gabriele ed io. Nerone arriva dopo il lavoro, fuori tempo massimo per partecipare allo scavo ma sempre in tempo per dare il suo contributo di simpatia.

Alla solita riunione del giovedi’ mi dichiaro ancora dolorante per il ginocchio malandato, quindi, quando affrontiamo il tema “cosa si fa domenica?”, chiedo di organizzare un qualcosa di poco impegnativo. In effetti a partire da Roma saremo solo Gabriele ed io. Giuseppe ha il corso del suo gruppo “natio” a Ruvo. Alla fine ci accordiamo per andare a scavare al Pozzo della neve.

Domenica mattina Gabriele passa a prendermi, facciamo una rapidissima colazione da “Cicchetti” e poi proseguiamo per Livata dove, al bar sulla piazza, abbiamo appuntamento con Leandro e David. Dopo l’incontro, i saluti e qualche chiacchiera, ci avviamo. Strada facendo facciamo sosta ai Fondi di Jenne dove andiamo a vedere la situazione di alcuni buchi.Questo e’ uno di loro. Ha sconfitto la neve e non sembrano esserci cambiamenti notevoli. Non togliamo sassi e legni per vedere dentro, se ci mettiamo a scavare qua rischiamo di non arrivare a destinazione.Facciamo un rapido giro tra le varie doline che punteggiano l’enorme piana. Per oggi guardiamo solo quelle piu’ vicine, torneremo con la bella stagione per una ricognizione piu’ ampia.Questo simpatico fiorellino e’ uno dei tanti che rallegrano di colori il prato dopo il bianco inverno.Dopo il rapido giro torniamo alle macchine e ci dirigiamo verso Pozzo della neve. L’accesso al sentiero “breve” per la grotta ci e’ negato da un bel cumulo di neve. Proseguiamo fino allo spiazzo per Piccola Creta, partiremo da la’.Ci prepariamo svelti quindi ci avviamo. Ancora fiori.Leandro e David vanno avanti per scendere il primo pozzo di Piccola creta e recuperare un secchio lasciato li’ dopo gli scavi.Mi avvicino a Piccola Creta senza fretta, scattando foto.David deve ancora scendere, ho tutto il tempo che voglio.Qualcuno ha scolpito un rozzo abbeveratoio nel legno…o sara’ una fioriera?David si prepara a scendere. L’armo che hanno fatto lascia un poco a desiderare in quanto a sicurezza, ma e’ gia’ notevole che abbiano fatto tutto da soli, avranno tempo per migliorare.Mentre attendo la loro uscita, arriva anche Gabriele.Vi concedo ancora un fiore, ma poi basta…o forse no!Al pozzo della neve, manco a dirlo, c’e’ la neve! Scendo il primo tratto immergendomi nella neve fino a mezza coscia poi lego la corda ad un masso posticcio sul bordo del breve salto che porta alla base della sala d’ingresso della grotta. Mentre preparo vengo raggiunto da Leandro e David che si mettono comodi ad attendere la mia discesa.Prima di entrare nel buio, un’ultima occhiata verso fuori dove il sole imperversa e riscalda. Gabriele ancora non si vede, ma sento che si sta preparando.Ciao ciao! David si e’ messo a fare yoga per ingannare il tempo.Eccomi nella prima sala. Il sole ancora si vede bene ma per andare oltre devo accendere la luce.Gli sci sono sempre qua.Arriva prima David e quindi Leandro con tutti gli zaini.Proseguiamo con il superamento del diaframma di roccia che ci separa dalla zona di scavo. Arrampico la piccola risalita con l’idea di dover armare la successiva discesa. Non ce n’e’ bisogno, la corda e’ gia’ pronta, devo solo scendere, cosa che faccio prontamente. Alla base, pochi passi e mi affaccio alla zona di scavo. La terra e’ sempre tutta la’, non ci ha fatto il piacere di sprofondare da sola e scomparire in un bel pozzo!Scendono anche i prodi Leandro e David. Subito ci sistemiamo per dare inizio agli scavi. Loro 2 vanno nella saletta a togliere terra, io faccio da recuperatore di secchi e Gabriele, che nel frattempo e’ arrivato, fara’ l’uomo di forza tirandoli su per svuotarli nella sala d’ingresso.Ecco Gabriele nel pieno svolgimento delle sue funzioni odierne. Dopo un inizio incerto, si organizza proprio bene e recupera i pesanti secchi velocemente e senza farli incastrare.Dopo un paio d’ore di scavo, David si dichiara sconfitto dal freddo e chiede il cambio. Vado dentro io a tenere compagnia a Leandro. In questa nuova configurazione continuiamo a tirar fuori terra con un buon ritmo. Approfittando di una sosta propongo a Leandro di recuperare uno degli sci nella saletta d’ingresso per farne uno sbarramento di lato nella saletta di scavo per accumularci della terra. Dedichiamo ancora parecchio tempo alla terra ma anche noi iniziamo a patire seriamente il freddo. Quando inizio a non sentire piu’ i piedi, consulto Leandro, David e Gabriele. Anche loro hanno un bel freddo. Forse e’ l’ora di uscire al sole. Decidiamo di fare ancora un breve turno con David e Leandro nella saletta a scavare, io al recupero secchi e Gabriele ancora addetto al loro svuotamento. Leandro sembra aver trovato un buco, peccato che sia proprio sotto il sassone dove si poggiano i piedi per entrare nella saletta. Dobbiamo proprio togliere quel sassone. Proviamo ad imbracarlo e sollevarlo di peso ma alla fine vince lui, troppo pesante. David si dichiara battuto dal freddo, ha le mani insensibili. Inizia a prepararsi per uscire. Leandro ed io tentiamo ancora di averla vinta sul sasso. Con immane fatica lo facciamo spostare nella saletta. Una volta li’, il feroce Leandro lo frantuma in piccoli pezzi tempestandolo di mazzettate. Con molta soddisfazione ne tiriamo fuori velocemente i pezzi buttandoli nella zona di recupero dei secchi. Finito con lui, anche noi iniziamo a prepararci per uscire. Recupero la mia attrezzatura pero’ non ho voglia di indossarla. La volta scorsa avevo provato ad arrampicare il breve salto trovando un passaggio adatto alle mie scarse abilita’ da climber. Vado a vedere, ce la posso fare anche questa volta. Pochi sbuffi e sono su mentre anche Leandro inizia a salire. Nella sala d’ingresso ci ritroviamo tutti. David esce per primo, lo seguo io appostandomi appena fuori per riprendere l’uscita degli altri.Una foto la faccio anche a David mentre si gode il sole.Fa capolino Gabriele.Mentre aspetto faccio una foto ai dintorni della grotta. La neve ancora resiste ma avra’ vita breve con questo sole.Ecco Gabriele che termina la sua salita. La tuta, originariamente rossa, si e’ tinta in maniera uniforme, ora e’ mimetica e Gabriele si confonde con l’ambiente circostante.Lo chiamo per farlo voltare, se non fosse per il bianco del volto ed il giallo dello zaino lo si potrebbe scambiare per una radice dell’albero!Buon ultimo esce anche Leandro a cui lasciamo il compito di recuperare la corda.Una volta di nuovo riuniti prendiamo le nostre cose e ci avviamo alle macchine gustandoci il caldo del sole.Ma qualche fiore lo vogliamo fotografare strada facendo?Leandro ha ancora energie da spendere ed ogni tanto si allontana per andare a vedere qualche buco dall’aspetto interessante.Arrivati a fianco di Piccola Creta, alzo lo sguardo verso le macchine…c’e’ un brutto ceffo a bordo strada…chi sara’ mai?Ci avviciniamo di buon passo per scoprirlo. Ma e’ Nerone! In effetti aveva detto che avrebbe fatto un salto dopo il lavoro. Purtroppo il freddo ci ha fatto terminare prima di quanto ci aspettassimo. Per questa volta il buon Nerone ha fatto un viaggio a vuoto.E’ comunque un’ottima occasione per scambiare qualche parola con lui mentre ci cambiamo.Continuando a gustarci il caldo che il sole ci elargisce, ci cambiamo raccontando a Nerone quanto fatto oggi e passando qualche momento a fantasticare assieme di grotte immense nascoste sotto la terra.

Il tranquillo chiacchierare di cose “spelee” continua finche’ Leandro e David dichiarano di dover andare. Passiamo cosi’ ai saluti che durano qualche minuto. Quando partono loro, Nerone, Gabriele ed io consumiamo ancora qualche parola sui progetti futuri e poi andiamo alle macchine per tornare all’ovile. Oggi e’ troppo presto per aspettare l’ora di cena. Niente fettuccine. In compenso avro’ modo di cenare a casa con Betta, e anche questo non e’ da disprezzare! Il ritorno ad un’ora inconsueta e presta ci costringe a subire un poco di traffico alla fine della A24 ma si tratta di pochi minuti. Una giornata bella ma tanto fredda. Alla prossima.

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Pretaro – 15/04/2018

Una veloce scappata in solitaria al Pretaro per fare finalmente la calibrazione del DistoX. Incontrati tanti amici. Fuori della grotta, Maria, Gianna, Laura e Giorgio. Dentro, Alessio ed i suoi amici.

Sono con Betta a Montebuono per il fine settimana. Ho intenzione di fare un salto al Pretaro per fare la calibrazione del DistoX. Dopo pranzo tentenno, vado, non vado, forse vado. Passo al Roby Bar in cerca di ispirazione e magari di compagni d’avventura. Trovo nessuno per accompagnarmi, pero’ Roby mi dice che un gruppo di persone e’ dentro la grotta da stamane ed e’ presumibile che siano ancora dentro. La curiosita’ di capire chi siano gli speleo “impretarati” mi fa decidere. Vado.

Parcheggio la macchina al solito spiazzo prima della grotta ed inizio a cambiarmi. Ho appena infilato la tuta quando una macchina inchioda a fianco a me. Sento fare il mio nome attraverso il finestrino mezzo abbassato ma ancora non capisco chi ci sia dentro la macchina.

Ma sono tanti amici! Dalla macchina escono Maria, Laura, Gianna (non chiamatela Gianna, si chiama Giovanna!) e Giorgio. Subito dopo i saluti ci facciamo una foto e poi passiamo alle chiacchiere.

Loro sono di passaggio per Montebuono per andare a Rocchette. Che bella coincidenza esserci incontrati. Per prima cosa affido a Maria una maglia rapida che avevo “sottratto” al magazzino SCR dopo l’uscita a Zi Checca 2. Per evitare le ire dei nostri inflessibili magazzinieri documentiamo l’affido, la mia umile profferta di scuse ed i severi rimproveri di Maria.

Dopo aver restituito il maltolto ci possiamo abbracciare senza che la maglia rapida della discordia si frapponga tra noi.

Finisco di prepararmi ed in compagnia dei miei amici mi avvio all’ingresso. Il cancello e’ aperto ed armato con una corda.

Ci gustiamo un attimo la piacevole brezza fresca che esce dalla grotta mentre tentiamo di indovinare chi ci sia in grotta. Dopo tutto di speleologi non siamo tanti e bene o male ci si conosce tutti.

Il tipo di armo e’ strano ed inusuale, sembra attrezzatura da lavoro. Siamo incuriositi.

 

Ultimi preparativi, sono pronto.

Un saluto ai miei amici, accendo la luce sul casco e mi accingo ad entrare.

Faccio un ingresso atletico, ben documentato da Maria, che ringrazio per le foto.Questa firma, per nulla invadente, e’ qua da chissa’ quando, pero’ oggi la noto come fosse la prima volta. I vantaggi di una pessima memoria, posso vedere un qualcosa mille volte e riscoprirlo ogni volta!

Arrivo al pozzetto e mi giro intorno per cercare un posto buono per fare la calibrazione del DistoX. Mentre scruto in giro per cercare un buon posto, sento vociare dalle parti del traverso. Vado a vedere, devono essere i misteriosi visitatori. Finalmente li incontro. Non li conosco. Mi presento con uno di loro, Alessio. Mi dice che lavora con Nanni (ciao Nanni!) ed ha portato qualche amico a visitare il Pretaro. Ora sono di ritorno, stanchi ma contenti. Un rapido saluto e poi ognuno per la propria strada.

Sono sopra il primo toboga. Passo oltre la partenza e mi sistemo nel piccolo ambiente subito dopo. Qua mi sembra un buon posto per la calibrazione.

Faccio quel che devo fare senza risparmiare i punti da prendere. Alla fine la malefica ellisse che testimonia la bonta’ della calibrazione diventa tutta verde e posso smettere. Ripongo tutto l’armamentario e prendo il cavalletto per la fotocamera.

Col cavalletto voglio provare qualche foto migliore del solito. Mancano ancora alcuni elementi, tipo qualche fonte di luce aggiuntiva, pero’ posso accontentarmi anche cosi’.

Prendo qualche foto dalla postazione di calibrazione, poi inizio a muovermi senza fretta verso l’uscita.

Il primo toboga.

L’uscita dal toboga.

…e ancora il toboga.

Qualche piccola colata strada facendo.

La prima parte del traverso, uscendo. Ovvero, quella finale, entrando.

Ed ecco la seconda parte del traverso.

Dentro questo buco non mi ci entrerebbe il braccio, ma a vederlo cosi’ sembra una galleria.

Ancora il traverso, giu’ in fondo la base del pozzetto.

Ora sono al pozzetto, mi fermo a meta’ per fare una foto della volta, sopra il traverso.

Ed infine la partenza del pozzetto.

Mi fermo qua a cercare qualche roccia lavorata ed arrotondata dalle correnti d’aria, queste cupole rendono l’idea.

Mi avvicino al passaggio basso vicino all’uscita. Qua ci sono molti punti che trovo ottimi per foto simpatiche.

Mistero oltre la duna?!?

Il power bank, ovvero la batteria di riserva, che tengo nella borsa da rilievo, ha un led in dotazione. Non lo avevo mai usato prima d’ora, ne mi sognavo di usarlo in futuro. Fatto sta che, tutto ad un tratto lui decide di accendersi. Ci traffico un poco senza riuscire a spegnerlo. Visto che ce l’ho decido di utilizzarlo come luce aggiuntiva e lo metto dietro alle rocce. Il led ha una luce bluastra e questo e’ il risultato.

Continuo a fare esperimenti andando verso l’uscita. Al passaggio basso pero’ ripongo tutto, l’aria fresca qua si sente e col sudore che ho addosso se resto troppo fermo rischio un bel raffreddore. Nel riporre il power bank finalmente trovo il modo di spegnerlo, bastava un doppio click veloce sul tasto di accensione. Avevo gia’ provato il doppio click, ma non era stato sufficientemente veloce per lui.

Uscendo trovo che i miei nuovi amici sono stati di parola, non mi hanno chiuso dentro. Sistemo bene il cancello e chiudo il lucchetto.

Al parcheggio ora c’e’ solo la mia macchina oltre ad un piacevole calduccio.Tornando al Roby Bar incontro di nuovo i miei “amici di Pretaro”, hanno appena finito di fare una pausa di relax al bar. Nel salutarli nuovamente strappo loro la promessa che diventeranno lettori, se non assidui, almeno occasionali di “aggrottiamoci”. Con la promessa di mandare un commento all’articolo che li vede protagonisti, prendiamo commiato ed ognuno la propria strada. Alla prossima.

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Orvieto – Corso di rilievo – 30/03/2018

Corso di rilievo al GSCO.

Non so bene perche’, pero’ mi son fatto convincere da Simone a tenere un corso sul rilievo per i soci del GSCO. E’ per me una bella occasione per vedere finalmente la sede della sottosezione del CAI di Orvieto e, per estensione, la sede del gruppo speleo. Nei giorni precedenti il corso ho preparato alcune slide da presentare ai miei “alunni” ed ho reclutato Gabriele col compito di mostrare loro le nuovissime tecnologie in fatto di rilievo.

Ecco la sede! Arriviamo in anticipo sotto una pioggia battente per preparare per il corso.Dopo la preparazione rimane altro che aspettare i “discenti”. C’e’ gia’ qualcuno: Sabrina, Filippo e Giuseppe. Male che vada faremo una chiacchierata tra pochi intimi!Nonostante il mio atteggiamento pessimistico, qualcuno arriva.Il corso inizia.Cerco di essere stimolante, ma l’argomento e’ decisamente soporifero.Ed in effetti qualcuno inizia a cedere alla stanchezza.Si, decisamente, la stanchezza ha la meglio sulla mia dotta esposizione delle meraviglie del rilievo.Continuo imperterrito a sciorinare le mie meravigliose slide senza far caso al russare dei discenti.Siamo al Csurvey, quasi alla fine.Termino la mia esposizione dicendo che li stavo graziando di tutte le slide su posizionamento geografico, datum ed altre amenita’. Chi avra’ curiosita’ potra guardarsele per conto proprio. Dopo questo annuncio lascio volentieri la parola a Gabriele.La platea pian pianino si rianima.Gabriele ha effettuato una scansione della stanza dove siamo ed ora mostra a chi lo desidera come “navigare” la stanza tramite la “realta’ aumentata”. La cosa interessa parecchio i nostri discenti, molto piu’ delle crude nozioni su poligonale e capisaldi.La serata si conclude in allegria, come sempre dovrebbe essere. Lasciamo la sede per il meritato riposo. Una esperienza nuova per me, ancora non so se da ripetere. In ogni caso, alla prossima.

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Scalelle – 25/03/2018

A Scalelle per terminare il rilievo con Luca, Giuseppe e Gabriele.

Saremmo dovuti andare a Carpineto per raggiungere il fondo dell’Ouso di Salvatore, pero’ e’ qualche giorno che ho dolore ad un ginocchio ed in piu’ mancano Vins, Matilde e Leandro che avrei piacere partecipassero. Sommando tutto chiedo ai miei amici se sono disponibili a fare qualcosa di meno impegnativo. Acconsentono di buon grado. La nostra scelta cade su Scalelle, e’ abbastanza semplice anche per il mio ginocchio e poi cosi’ potro’ terminare il rilievo. Avvertiamo Luca il quale conferma che si unira’ a noi anche se per lui, che abita a Segni, arrivare a Subiaco e’ certamente meno comodo che andare a Carpineto.

La mattina Giuseppe, Gabriele ed io ci troviamo alla piazza di Subiaco per incontrarci con Luca.Il tempo di scendere dalla macchina e gia’ Luca ci chiama per avvertire che e’ arrivato. Lo vedo alla piazza e faccio per andargli incontro e salutarlo. Mi accorgo pero’ che non guarda verso di me, ha puntato deciso verso Gabriele. Non mi ha riconosciuto! In effetti proprio ieri sera mi sono tagliato la barba, lunga di circa un anno. Ho cambiato un poco fisionomia e Luca, che mi ha sempre visto col barbone, giustamente ha puntato altrove la sua attenzione. Una volta che mi sono presentato di nuovo, finalmente mi riconosce e possiamo andare a prendere prima il caffe’ al bar e poi un panino per pranzo al supermercato. Terminato con quanto necessario a garantirci la sopravvivenza, andiamo fino allo spiazzo dove e’ sita la grotta. Decidiamo di non entrare subito, Luca non e’ stato da queste parti molte altre volte quindi prima andremo a fare un giro all’Inferniglio per mostrarglielo. Se la troviamo, dobbiamo anche rivedere l’ingresso di un’altra grotta. Con questo programma di massima ci stipiamo tutti in macchina con Luca e partiamo.Ecco l’ingresso dell’Inferniglio. Inizia a riprendere le caratteristiche che sono abituato a vedere. L’ultima volta che siamo stati qua era in piena “morbida” e qua davanti c’era un torrentello niente male.Entriamo a guardare il livello dell’acqua, non mi sembra altissima.Fa impressione pensare a quando l’acqua e’ talmente abbondante da superare questo dislivello e uscire all’esterno.Salutiamo l’Inferniglio e torniamo indietro verso la macchina, abbiamo in mente di cercare l’ingresso di un’altra grotta.Non c’e’ bisogno di prendere la macchina, l’ingresso dovrebbe essere poco lontano. Mentre ci avviciniamo a piedi, trovo un buco in parete. Da lontano sembra interessante, vale la pena salire a dare uno sguardo da vicino. Visto che ho il ginocchio sinistro dolorante, non mi fido a salire, Giuseppe si presta volentieri a sostituirmi. Ritorna con un nulla di fatto, era interessante solo da lontano.Eccoci all’arrivo d’acqua che indica la grotta che stiamo cercando. Gabriele decreta che si chiama “il Sogno”. Ancora una volta e’ Giuseppe a partire per la selva oscura a cercare l’ingresso. Dopo qualche titubanza anche Luca lo segue.Gabriele ed io rimaniamo in attesa di loro nuove. Inganno il tempo con qualche foto ai simpatici fiorellini che punteggiano il lato strada.Peccato non poter salire, dall’acqua che scende sembra essere una simpatica risorgenza.Ecco Gabriele mentre attende.Quando Luca e Giuseppe hanno terminato con successo la loro ricerca, tornano giu’. Ci raccontano che l’ingresso l’hanno trovato, e’ interessante, ma al momento non si puo’ fare di piu’ a causa dell’acqua. Ora possiamo tornare assieme alla macchina per poi dirigerci alla grotta oggetto principale dei nostri interessi odierni. Parcheggiata a modino la macchina di Luca, ci prepariamo. Visto che e’ ora di pranzo, Luca e Gabriele ne approfittano per fare uno spuntino.Dopo aver avuto ben 3 colazioni, non posso dire di aver fame, quindi termino di prepararmi e mi avvio. Strada facendo trovo un sasso, ara’ mica questo il famoso travertino?!?…O magari questo?Non entriamo subito in grotta, c’e’ prima il buco visto la volta scorsa a cui vogliamo dare parte della nostra attenzione. Iniziamo togliendo qualche sasso che intralcia la vista ed il cammino.E’ sempre Giuseppe la nostra punta di diamante. Dopo aver pulito abbastanza cerchiamo di convincerlo a calarsi a faccia avanti per vedere se la “grotta” continua. Purtroppo non si fida di noi nella veste di recuperatori. Dovremmo tirarlo fuori di peso e non vuole provare la nostra efficacia nel farlo. Alla fine decidiamo che per oggi basta cosi’, riprenderemo con lei la prossima volta.Ci muoviamo, ma senza andare ancora alla grotta. Superiamo l’ingresso ed andiamo avanti alla ricerca del possibile secondo ingresso.C’e’ una spaccatura che promette bene, pero’ e’ troppo stretta per provarla.C’e’ un buco piu’ praticabile poco lontano, Giuseppe si inoltra a dare uno sguardo.Si presenta bene, ma il responso di Giuseppe non e’ confortante. Sembra chiudere dopo pochi metri.Luca e Gabriele nel frattempo sono arrivati ad un ampio sgrottamento e lo stanno osservando.Mi affaccio a guardare dentro, simpatico!Da un lato c’e’ da risalire un camino nel “cardellino”, il famoso travertino locale che sembra una composizione vegetale pietrificata.Salgo pian pianino a vedere pure io, la breve camminata mi ha scaldato i muscoli ed il ginocchio sembra rispondere meglio.Purtroppo oltre a dei begli angoli di cardellino non sembrano esserci punti praticabili.Giuseppe desiste dalla ricerca ed inizia a scendere.Io rimango ancora qualche minuto per alcune foto.Sopra di me un angolo interessante ma senza sviluppi.Ancora cardellino, e’ bello a vedersi ma non si presta molto per foto “veloci”.Ma io, testardo, continuo a provarci.Giuseppe mi aspetta per vedere che io riesca ad uscire senza scapicollarmi.Lo sgrottamento visto da dentro.Dopo questa ultima visita ci rimane altro che andare finalmente alla nostra grotta.Mentre Giuseppe e Luca armeggiano per sistemare le corde io scendo fino alla prima sala. Voglio vederne il fondo, me lo ero riproposto anche la volta scorsa ma poi mi ero dimenticato. Rimediero’ oggi. Passo accanto al pozzetto e vado piu’ avanti, tra i sassi sconnessi. Il fondo della sala non riserva particolari sorprese. Tornando indietro verso il pozzetto pero’ c’e’ un buco che sembra interessante. Devo sistemare qualche sasso ma poi sembra decisamente percorribile. Scendo. Mi ritrovo praticamente a meta’ del pozzetto, come altezza; ad un paio di metri di distanza da lui. Verso la parte superiore del pozzetto non posso vedere poiche’ c’e’ della roccia a separarci ma sento distintamente i miei amici che sistemano l’armo. Girandomi, sono sulla spaccatura principale della grotta, in opposizione la percorro facilmente. Pochi metri e sono alla saletta intermedia, quella con l’enorme stalattite, o colonna, crollata.Cerco il passaggio basso fatto la volta scorsa al ritorno. Mi costerebbe nulla arrivare alla sommita’ della sala, girare sulla destra, calarmi per lo scivolo e quindi strisciare sulla sinistra. Pero’ mi incaponisco a cercare il passaggio diretto. Esploro diverse possibilita’ ma non sono percorribili. Sto per arrendermi quando finalmente ricordo, non devo cercare il passaggio in basso, devo prima arrampicare un diaframma di roccia, scendere e quindi strisciare dritto. Prima di infilarmi nello stretto trovo un pipistrello. Il poveretto e’ stato poco accorto, una goccia d’acqua lo colpisce con fredda regolarita’. Lo fotografo velocemente prima di andare oltre.Dopo aver strisciato qualche metro scendo nella piccola sala dove ci fermammo la volta scorsa con Gabriele. Davanti a me c’e’ il passaggio stretto dove si e’ incastrata Matilde e dove non penso nemmeno di provare a passare. Sopra al passaggio sale la spaccatura di cui voglio prendere i punti per il rilievo.Mi sistemo comodo e preparo il DistoX ed il palmare con TopoDroid. Tendo l’orecchio per sentire se qualcuno mi stia raggiugendo, lancio anche un urlo che rimane senza risposta. Penso che, visto che Luca non conosce la grotta, probabilmente stanno visitandola tutti assieme. Andro’ da solo. Forse non e’ un male, visti gli ambienti stretti. Sistemo tutto l’armamentario attaccato al collo con un cinghietto. Il pennarello per i punti ed il pennino per il palmare li tengo nel taschino. Cosi’ addobbato ricerco l’ultimo caposaldo utile preso nella saletta la volta scorsa ed inizio. Il primo punto nuovo lo prendo all’inizio della piccola e stretta risalita che mi portera’ nella saletta successiva.La chiamo saletta ma e’ proprio “etta”. La base e’ formata da sassolini di fiume, di quelli tutti tondi, e rena. Alcune concrezioni si poggiano su questa labile base. Davanti a me c’e’ un’altra piccola sala, senza prosecuzioni. Alla destra di lei la grotta prosegue. Con calma prendo i punti che mi servono e li riporto su Topodroid.Nel piccolo ambiente successivo trovo un piccolo ospite, abbasso l’intensita’ della luce, gli faccio una foto e faccio svelto quel che devo fare per proseguire col rilievo.Il passaggio successivo e’ un poco articolato, soprattutto con tutta la roba che mi penzola dal collo. Dopo qualche contorcimento e molti sbuffi riesco a passare indenne. Sono nell’ambiente dove sentivo l’aria la volta scorsa. Mi fermo a “sentire”. Anche oggi l’aria mi arriva in faccia dalla mia sinistra. Prendo i punti verso quella direzione. Ne “sparo” un ultimo alla cieca nella direzione dove arriva l’aria, e’ una spaccatura troppo stretta per me e, credo, per qualsiasi umano. Girandomi per tornare indietro mi trovo a prestare attenzione al cunicolo che scende sotto di me. Mi pare che in fondo vada a stringere e la sensazione e’ che vada a collegarsi con il famoso punto stretto dove si e’ incastrata Matilde. Non ci penso nemmeno ad infilarmici. Prendo anche qua un punto alla “cieca” e poi dedico qualche minuto a riportare tutto sul Topodroid.Rilievo finito. Ripongo le mie cose alla meno peggio stipandole dentro la tuta e me ne torno indietro facendo foto. La colonna con i piedi fragili in breccia di fiume.Una piuma! Come caspita ci sara’ mai arrivata?Ancora breccia di fiume.Un particolare della colonna di prima.Una roccia a forma di cuore si conquista il diritto ad una foto anche se e’ in un punto molto scomodo.Alcune ossa, anche queste non saprei proprio come possano esserci arrivate sin qui.Arrivando alla saletta dove ho ripreso il rilievo, sento finalmente delle voci. Sono i miei amici. Sono alla saletta avanti, quella della colonna crollata. Vado a raggiungerli.Ci fermiamo qua alcuni minuti ad ammirare e commentare le meraviglie del cardellino.Intanto io imperverso con la fotocamera.Giuseppe illuminato d’immenso.Ecco il celeberrimo cardellino, o almeno quello che io ho deciso essere il cardellino!Qualche particolare.La sosta la terminiamo quando lo stillicidio inizia a venirci a noia e a darci un poco di freddo. Svelti riprendiamo il cammino verso l’uscita. Io percorro la frattura a mezza altezza e riesco a riprendere la via fatta all’andata. Mi evito cosi’ la risalita su corda. In pochi minuti sono fuori e mi metto in attesa dei miei amici.Ecco Luca.Lo seguo documentando la sua uscita secondo per secondo.Arriva anche Gabriele. Su mia esplicita richiesta simula uno sforzo sovraumano mentre gli scatto la foto.Giuseppe e’ troppo veloce, non riesco a riprenderlo mentre esce.Prima di lasciare la grotta facciamo un’ultima cosa. Riprendo tutto l’armamentario da rilievo e, con l’aiuto di Gabriele, faccio la poligonale esterna per tentare di individuare il punto della probabile uscita della grotta. Alla fine concludiamo che deve essere proprio la promettente spaccatura che abbiamo visto prima di entrare. Non penso che nessuno mai andra’ ad allargare il secondo ingresso, pero’ e’ ugualmente una scoperta simpatica.

Dopo la grotta torniamo alle macchine e ci cambiamo. E’ presto per la cena, passiamo alla sede per presentarla a Luca. Ne approfitto per fare una foto ad un brano, di non so chi (anche se le iniziali G.B. mi fanno pensare al compianto Giovanni), che ben descrive il corretto atteggiamento da tenere in grotta durante l’esplorazione.Della cena e del ritorno, come al solito tralascio di dirvi. Sono a coronamento di una bella giornata. Alla prossima.

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Corso Chirotteri – 17/03/2018

Corso sui pipistrelli a Subiaco.

Siamo di nuovo a Subiaco, pero’ stavolta per un impegno “scolastico”. La SS-FSL (Scuola di Speleologia della Federazione del Lazio) sta muovendo i suoi “primi passi” e, insieme allo SZS (Shaka Zulu Subiaco), ha organizzato un corso sui pipistrelli. Gabriele deve esserci in quanto molto della organizzazione e’ passato per le sue mani. Noi altri, Giuseppe ed io siamo qui per partecipare e dare una mano se serve. La giornata non e’ delle migliori, piove a dirotto da quando siamo arrivati e non sembra avere intenzione di smettere. Visto che e’ presto, camminiamo lungo la via principale che fiancheggia l’Aniene, per andare a fare colazione.Come dicevo la pioggia non manca.Pero’ qua l’Aniene e’ ancora un bel fiume, non quella fogna a cielo aperto che diventa arrivando a Roma.Dopo la colazione torniamo alla base, siamo ospiti nella sede del parco, una bella sede. Qualcuno inizia ad arrivare.Nerone ha preso posto ed e’ pronto, con la sua fida pipa, a fare gli onori di casa.Arriva anche Max, incontro al vertice tra presidenti!La sala si popola, si avvicina l’orario di inizioE’ una ottima occasione per vedere e salutare tanti amici.Ci sono anche i relatori. Tutti ai propri posti, si inizia.Ecco l’attento pubblico.Inizia a parlare Marco, della regione Lazio, che ci spiega le leggi che sono state fatte a protezione dei pipistrelli.Ah, non ve lo avevo detto, c’e’ anche Luna oggi.E’ attentissima.Come lo siamo tutti.Un bel pubblico, non c’e’ che dire!Esageriamo, faccio anche un selfie.Gabriele e’ in prima fila accanto a me. Una nota di merito particolare per lui. Come vi ho gia’ detto, e’ stato il principale organizzatore del corso, oramai, dopo aver partecipato alla organizzazione di precedenti eventi e’ diventato un esperto.L’interessante intervento di Marco volge al termine, tra poco tocchera’ ad Alessandra.Prima che Alessandra inizi a parlare si approfitta della pausa per i saluti di Nerone in quanto presidente del gruppo ospitante.Io mi aggiro importunando tutti con la mia fotocamera. Claudio ne rimane vittima.Lo devo “rilasciare” subito. Anche lui deve prendere parola nelle vesti di Responsabile della SS-FSL.Terminati i saluti e’ il momento di Alessandra. Il suo intervento sara’ incentrato sulle tecniche di monitoraggio delle colonie di pipistrelli e su come riconoscere le principali specie.Col suo intervento termina la prima parte del corso e anche la mattinata. Ci sparpagliamo in giro per Subiaco per il pranzo dandoci appuntamento per le 15 alla grotta dell’Arco, a Bellegra. Ecco Giuseppe che si presta gentilmente per accompagnare una foto dell’ingresso della grotta turistica. Gabriele intanto si attarda a parlare con i gestori della grotta.C’e’ tanta gente in attesa nella galleria d’ingresso della grotta. Giuseppe, Gabriele ed io, siamo in macchina insieme e per di piu’ siamo con la macchina di Gabriele. Oggi Gabriele trova, ancora piu’ del solito, spunti per avviare interessanti discorsi, per tale motivo siamo arrivati in deplorevole ritardo all’appuntamento. Piu’ di qualcuno e’ notevolmente contrariato dalla lunga attesa sotto la pioggia. Faccio del mio meglio per placare gli animi e pian piano il rumoreggiare scontento si attenua e riprendono i consueti capannelli di chiacchiere speleo. Io mi guardo attorno cercando di conciliare quanto vedo con il poco che ricordo di una visita di irca 30 anni fa, quando la grotta non era ancora turistica.Arriva anche Alessandra. Con la sua guida simuleremo meglio possibile una sessione di monitoraggio dei chirotteri direttamente in grotta. Dopo molte, ed altrettanto vane, esortazioni di Alessandra ad entrare in grotta nel piu’ completo silenzio per disturbare il meno possibile i pipistrelli che vi dimorano, prendiamo possesso della passerella e procediamo alla scoperta della grotta con occhi nuovi.Avanziamo a testa in su cercando pipistrelli di cui indovinare la specie. Saremo almeno 30 persone, ognuna con la propria luce ed ognuna che pronuncia qualche parola ogni tanto. Non si puo’ proprio dire che passiamo inosservati, nemmeno agli occhi di un pipistrello particolarmente distratto o assonnato!La fila si snoda per parecchi metri con molte soste in occasione delle spiegazioni di Alessandra.Io all’andata vado avanti cercando pipistrelli e ancora cercando di raffrontare i miei vaghi ricordi con quanto vedo. Al ritorno mi tengo in fondo alla fila e faccio foto di dubbia qualita’.Sosta per uno spiegone. Ancora mi guardo attorno. Una cosa che assolutamente non ricordavo e’ il fiumiciattolo che scorre allegramente sotto la passerella.Dopo la visita ci sbrighiamo a tornare fuori per attenuare il disagio creato ai pipistrelli. Nel frattempo deve essersi fatta ora di cena per loro. Infatti uscendo notiamo che iniziano a volare fuori.Nerone, anche in versione da monitoraggio chirotteri, fa la sua porca figura con la pipa presidenziale.Giuseppe, Mario ed Alessandra. Gli ultimi commenti al bel corso.Fuori continua a piovere, ci muoviamo dalla grotta verso le macchine. Gabriele continua a fare public relation muovendosi da capannello a capannello. Segue circa un centinaio di argomenti diversi senza mai perdere il filo del discorso. Mi ricorda uno di quei campioni di scacchi che potevano giocare decine di partite in contemporanea. La mia e’ tutta invidia, io mi perdo anche quando parlo da solo! Quando rimaniamo solo noi sul piazzale, allora Giuseppe ed io riusciamo a portarlo alla macchina. Guardando l’ora mi accorgo che in effetti faceva bene a prendersela comoda, e’ dannatamente presto per andare cena! Tanto per passare il tempo decidiamo quindi di passare alti a recare i nostri saluti a Piccola Creta. Abbiamo la curiosita’ di vedere com’e’ la situazione neve da quelle parti.Di neve ne troviamo abbastanza, per fare una cosa fatta bene il tempo ha pensato bene di farci trovare anche un fitto nebbione. Alla piana dei Fondi di Jenne fermiamo la macchina e scendiamo ma c’e’ veramente poco da vedere.Nello tornare di nuovo a Subiaco in alcuni tratti dobbiamo sporgerci fuori dal finestrino per vedere il bordo strada, pero’ andando piano arriviamo in basso  dove il nebbione si dirada e possiamo proseguire allegramente per il “nostro” ristorante a Marano Equo dove concludiamo degnamente la bella giornata con un ricco piatto di fettuccine. Ancora vivi complimenti a Gabriele, allo SZS, alla SS-FSL, l’Ente Parco e, ultimi ma non meno importanti, i relatori, Alessandra e Marco per l’interessante corso che ci hanno offerto. Alla prossima.

Pubblicato in amici, corso, speleo, ss-fsl, SZS, turistica | Commenti disabilitati su Corso Chirotteri – 17/03/2018

Zi’ Checca 2 – 10/03/2018

A visitare la Chiavica 2° di Zi’ Checca, con Maria, Gianni, Maurizio, Giuseppe ed io.

La mattina facciamo il primo appuntamento a casa da me, Maurizio e’ puntualissimo, Giuseppe tarda qualche minuto, un’ottima scusa per fargli pagare la colazione. La seconda tappa e’ sotto casa di Maria e Gianni, la terza e’ al vicino bar, per fare, finalmente, la colazione. Dopo aver soddisfatto l’appetito mattutino saliamo tutti in macchina di Maurizio per discenderne solo una volta a destinazione.

Solo Maria e Gianni hanno idea di dove sia la grotta. Io, se anche ci fossi stato in passato, ho completamente obliato ogni riferimento sia della Zi Checca 1 che della Zi Checca 2. Gianni parte in esplorazione mentre noi iniziamo a prepararci. Nel frattempo Maurizio fuma il suo pestilenziale sigaro toscano. Da Gianni arrivano notizie poco confortanti, trovare la strada per l’ingresso e’ meno facile di quanto pensasse. Interrompiamo i preparativi e rimettiamo tutto in macchina perche’ sembra che la grotta sia piu’ avanti. Mentre siamo occupati a stipare di nuovo gli zaini in macchina, Gianni torna a perlustrare i dintorni. Dopo una decina di minuti di incertezza, Gianni sbuca fuori dalla macchia dicendo che la macchina sta bene dove sta, possiamo prepararci. Siamo solo Giuseppe ed io ad indossare la tuta speleo, Maurizio, immerso nella nube tossica del suo toscanello ci annuncia che per oggi preferisce fare ricognizione esterna insieme a Maria e Gianni. Quando siamo pronti, ci dividiamo fraternamente tra tutti gli zaini personali e del materiale e partiamo seguendo con fiducia Gianni.  Strada facendo non riesco a trattenermi dal fare un paio di foto a dei splendidi fiori bagnati di rugiada.In verita’ le foto sono molte piu’ di un paio, ma ve le risparmio.Alla curva a sinistra lasciamo la strada asfaltata per un viottolo bordato da muri a secco. Dopo una breve salita troviamo un cancello, lo passiamo.Dopo il cancello il nostro sentiero incrocia una strada sterrata, prendiamo a sinistra.Poco piu’ avanti la strada sterrata curva a destra. Davanti a noi c’e’ un uliveto privato e c’e’ anche il proprietario che sta facendo la potatura delle piante. Gli chiediamo della grotta. Ci risponde di prendere il sentiero che parte sulla sinistra della sterrata. Seguendolo la troveremo. Salutiamo ed andiamo. Dopo qualche metro di sentiero troviamo un primo slargo, quindi passiamo sopra ai resti di una tettoia di metallo e ci troviamo di fronte ad una spaccatura che nel punto iniziale ha formato una vasca.Gianni decreta che la spaccatura e’ la nostra grotta. Dobbiamo “solo” trovare l’ingresso. Dalla spiegazione trovata sul librone, dovrebbe essere in corrispondenza del punto piu’ basso del bordo della spaccatura. Nell’intrico di vegetazione non sara’ facile trovare questo punto piu’ basso. Ci dividiamo ed iniziamo a cercare, percorrendo, ove possibile, i bordi della spaccatura.Dopo qualche minuto a dibattermi tra rami, sterpi e spini, sono gia’ sudato come se mi avessero fatto un gavettone. Del possibile ingresso nemmeno l’ombra. Suggerisco a Giuseppe di percorrere il bordo per cercare un passaggio che porti dal lato opposto, mi e’ sembrato di vedere un punto interessante.Lo guardo inoltrarsi poi pero’, vinto dalla curiosita’, lo seguo. Non e’ semplice trovare un passaggio, nascoste tra la fitta vegetazione ci sono altre spaccature. Sembra di essere in un gigantesco karren di cui la nostra grotta e’ il solco piu’ grande. Ogni tanto si incontrano anche altre pozze piene d’acqua, tanto per rendere ancora piu’ avventurosa e variegata la ricerca.Vagando tra i rovi passo anche vicino ad un buco che sembra interessante. Per ora mi limito a fotografarlo con la speranza di poterlo trovare in una prossima visita.Per avere un supporto di memoria chiamo anche Giuseppe e lo fotografo mentre osserva il buco che gli ho indicato.Dopo aver cercato invano di arrivare al punto “fico” che avevo adocchiato dall’altra parte della spaccatura, ci dichiariamo sconfitti e torniamo al punto di partenza. Ci raduniamo di nuovo tutti e facciamo il punto della situazione. L’unico punto accessibile sembra essere qua, all’inizio della spaccatura. E’ talmente ingombro di spazzatura da far passare la voglia di tentare la discesa. E’ pero’ vero che non abbiamo altra scelta. E’ deciso, scenderemo da la’. Tiriamo fuori la prima corda e la fissiamo ad un albero. Giuseppe e’ gia’ pronto e si offre “spintaneamente” di scendere a dare un’occhiata.Mentre aspettiamo il responso di Giuseppe approfitto per riprendere Maria in posa plastica ai bordi della spaccatura. Giuseppe torna con notizie quasi confortanti, c’e’ “monnezza” a quintali con vari scheletri di bovini ed ovini, pero’ la spaccatura scende e sembra percorribile. Dopo una decina di metri di scivolo c’e’ un saltino da passare con la corda. Decidiamo di tentare. Prendiamo gli ultimi accordi mentre termino di prepararmi. Ora sono circa le 11. Maria, Gianni e Maurizio andranno a ricercare grotte nei dintorni. Torneranno da queste parti ad aspettarci una prima volta alle 4 del pomeriggio, dopo torneranno circa ogni ora. Per fortuna l’impeccabile Giuseppe ha l’orologio, cosi’ potremo avere una idea del tempo che passa e regolarci per il ritorno.Si parte! Vado avanti. Dopo circa 3 metri di scivolo si passa sotto un pietrone, da sopra non si vedeva perche’ ricoperto di rifiuti vari. Dopo il pietrone, ancora alcuni metri di scivolo tra il di tutto fatto pattume e sono al saltino visto da Giuseppe.Sono meno di 3 metri, pero’ indubbiamente serve la corda. Trovo un piccolo incavo nella roccia alla mia sinistra, lo approfondisco un poco con la mazzetta, faccio un magnifico “otto” e ne sistemo la gassa nell’incavo. Per ora puo’ andare. Scendo ed attendo Giuseppe per dirgli di fare attenzione nel manovrare l’armo fantasioso che ho fatto. Nessun problema, scende anche lui e possiamo proseguire.Dopo il saltino capisco di aver male valutato il livello di lerciume che avevo visto prima. Qua abbiamo ossa e buste di plastica da far pensare alla discarica di un macello.E vi posso assicurare che le foto non rendono abbastanza merito al livello di schifo su cui poggiamo i piedi. Quando il piede sprofonda nel morbido evito di pensare a cosa io possa stare calpestando. Passiamo veloci, il piu’ possibile. Dopo il saltino, dicevo, abbiamo un piccolo slargo, quindi si passa tra dei massi e si arriva in quella che sembra un’altra spaccatura. A sinistra sembra addirittura esserci un’altro possibile ingresso… si deve solo rintracciarlo da sopra. La grotta sembra proseguire a destra.Si passa subito sotto un altra volta di roccia lunga un paio di metri, si scende ancora poi si trova una biforcazione della spaccatura. Giuseppe si infila a sinistra a vedere ma sembra stringere. A destra c’e’ un saltino facilmente disarrampicabile.Dopo il saltino la spaccatura si allarga di nuovo con il solito fondo di pattume indefinibile. Poco piu’ avanti, finalmente, la grotta.Con l’inizio della grotta si attenua anche il livello di sudiciume. Saltello contento fino ad incontrare il pulito e familiare conforto del buio della grotta. Una volta fuori dal lerciume mi sistemo comodo ad attendere Giuseppe. Lui tarda un poco, ma non gliene faccio una colpa…nella fretta di raggiungere la zona franca ho mollato giu’ gli zaini dopo il saltino. Ora Giuseppe deve districarsi tra l’immondizia trascinandosi dietro tutti gli zaini, anche quelli che ho mollato strada facendo.Una volta riuniti, facciamo il punto della situazione. Sfodero il rilievo della grotta (una volta tanto mi sono ricordato di stamparlo e soprattutto di portarmelo dietro) e ce lo studiamo. Dovremmo essere in corrispondenza del punto 4. Da qua sara’ quasi tutta una verticale.Eccolo il punto 4 dal vero. L’armo e’ costituito da un solo fix. Decidiamo di doppiarlo. Passiamo quindi i successivi minuti a recuperare il necessario, piantare il secondo fix e sistemare la corda.Bardato di tutto il necessario affronto la discesa. Si tratta di pochi metri, meno di 4, non impossibili, ma adeguatamente stretti. Poi, il tempo di tirare il fiato e mi trovo coi piedi a terra a cercare dove la grotta prosegue. Ammetto che per qualche secondo ho il dubbio di aver sbagliato strada pero’ poi mi accorgo che in basso, abbastanza ben nascosto, c’e’ un pertugio. Mettendomi seduto ci scivolo dentro. Sotto di me sento il vuoto. Attorno alla pietra che fa da soffitto al pertugio, ora all’altezza della mia faccia, vedo un cordino. Un armo naturale. Studio il cordino, sembra decente, lo utilizzo dopo aver sistemato il nodo. Sistemo la corda per la discesa e proseguo. Questa sopra di me deve essere la frana sospesa di cui si parla nel “librone”. Piu’ sotto di 5 metri c’e’ una cengia comoda dove potro’ attendere l’arrivo di Giuseppe. Scendo alla cengia. Ora poco sopra di me ho il “ponte di roccia” di cui mi parlava Gianni. Sotto di me c’e’ il primo P40, ovvero la seconda parte di lui. La prima parte l’ho appena scesa. Davanti a me i resti di un armo appena appena datato, magari ancora utilizzabile…ma non saro’ io a provarlo! Arrivato Giuseppe iniziamo a preparare per l’armo del pozzo. Decidiamo che la cengia e’ un posto comodo dove attendere quindi armeremo anche una sosta con un traverso per avvicinarsi a bordo pozzo.Il fido trapano Einhell e’ lento nel forare ma svolge egregiamente il proprio lavoro. Nel giro di una mezz’ora siamo pronti a scendere. Vado. Alla base del pozzo lo stillicidio e’ abbastanza intenso, per fortuna e’ ancora evitabile. Mentre aspetto Giuseppe studio nuovamente il rilievo. Alle mie spalle la grotta prosegue con il secondo P40. Davanti a me vedo lo “sgrottamento” indicato come punto 6. Quando arriva Giuseppe gli propongo di armare lui il pozzo successivo. Rifiuta con decisione dicendo che oggi non si sente dello spirito giusto. Vabbe’, sara’ per la prossima volta. Preparo il necessario e proseguo. La partenza del pozzo offre 2 possibili vie, si puo’ passare sotto, all’altezza della base del primo P40, ma sembra scomodo, oppure si puo’ salire di un metro sopra un enorme sasso piatto che affaccia comodamente sul pozzo. Scelgo la via comoda. Trovare un punto dove mettere i fix non e’ semplicissimo, sulla parete c’e’ uno strato di 4 dita di fango e sotto il fango il primo strato di roccia e’ decisamente marcio. Alla fine, lavorando di mazzetta, mi ricavo lo spazio necessario. Faccio anche qua un traverso di avvicinamento al pozzo. Sistemata la corda mi calo fino ad una stretta cengia dove mi sistemo comodo per armare la partenza vera e propria del pozzo. Fatto quel che dovevo, inizio la discesa. Dopo qualche metro mi fermo per sistemare un frazionamento. Poco piu’ in basso sulla parete opposta c’e’ un fix gia’ esistente. Non lo prendo in considerazione perche’ mi sembra che la corda non tocchi e si possa arrivare fino in fondo senza altri armi.In effetti durante la discesa non mi sembra di rilevare problemi. Arrivo alla base del secondo P40 ed urlo la libera a Giuseppe.Nell’attesa inizio a guardarmi attorno. Qua lo stillicidio e’ veramente intenso e si puo’ fare davvero poco per evitarlo. Per fortuna la temperatura non sembra proibitiva come lo era nelle vicinanze della partenza del primo P40. Guardo sotto, verso l’affaccio  al budello finale. Ci sono di nuovo tracce di pattume vario.Trovo anche compagnia, un insetto. Lo inseguo cercando di fargli una foto decente ma alla fine riesce a rintanarsi tra i sassi. In questa foto si intravede appena, e questa e’ la migliore…Arriva Giuseppe. Scendendo ha avuto la sensazione che la corda toccasse in qualche punto.Mentre termina la discesa, mi spiega. Illumino verso l’alto per verificare ma non vedo nulla.Una volta arrivato a terra, spiego a Giuseppe dove siamo, rilievo alla mano. Mostro anche a lui il budello che porta al fondo. Anche lui non sembra entusiasta di scenderlo. Decidiamo di risalire.Mentre salgo, Giuseppe cambia idea, complice forse lo stillicidio, decide che uno sguardo al budello puo’ pure darlo. Salgo con molta cautela, in effetti se non si fa attenzione la corda tende a strusciare sulla roccia alcuni metri sopra di me. Arrivato al punto critico decido di mettere un frazionamento, magari poi risultera’ inutile, pero’ voglio essere sicuro che Giuseppe possa salire senza problemi. Alla fine sistemo un deviatore. Funziona bene, peccato sia parecchio fuori dalla verticale.Arrivato all’altezza del fix gia’ messo che avevo deciso di ignorare, mi accorgo che in effetti e’ la migliore soluzione per l’armo. Per provarlo sistemo un secondo deviatore. Ora il primo che ho messo e’ inutile ma va bene cosi’. Arrivo alla base del primo P40 ed urlo la libera a Giuseppe. Lo sento iniziare a salire. Naturalmente ora tocca a lui a disarmare. Lo sento sacramentare e sbuffare a lungo sul primo deviatore, in effetti e’ un poco complicato da togliere. Quando il freddo ha oramai iniziato a serpeggiare attorno alle mie spalle fradice, sento con piacere l’avvicinarsi di Giuseppe. Superato lo scoglio del primo deviatore, il resto e’ stato un gioco da ragazzi. In attesa che arrivi, tento una foto alla base del primo P40 con la sua piccola razione di pattume. Quando siamo di nuovo assieme sistemiamo nello zaino la corda appena tolta e poi lo prendo in consegna ed inizio a salire il pozzo.La salita con lo zaino non e’ agevolissima. Quando incontro una interessante parete concrezionata e quindi di nuovo “mangiata” dall’acqua, mi fermo per riprendere fiato con la scusa di farle qualche foto. Devo ripartire presto perche’, anche se meno intenso, anche qua lo stillicidio si fa sentire.Eccomi finalmente alla cengia. Il tempo di urlare la libera a Giuseppe ed inizio a sentire il netto calo di temperatura che si avverte in questo punto.Per mitigare il tremore da freddo, mi guardo intorno cercando spunti per alcune foto. Ne trovo uno interessante, che credo piacera’ a Gianni. Un graffito sulla roccia datato 1967 firmato da un certo Romolo del gruppo G.S.A..Dopo il graffito trovo anche un pipistrello che riposa, scatto svelto una foto anche a lui poi gli giro le spalle per mitigare il disturbo della mia luce.
Il “ponte di roccia” di cui mi aveva parlato Gianni.Oramai il freddo mi ha catturato completamente e la mia sola aspirazione e’ che Giuseppe arrivi presto. E’ con vera gioia che lo vedo apparire.Con sollievo vedo Giuseppe arrivare in pochi minuti e terminare il suo lavoro. Mi riscaldo un poco piantando ancora un fix per migliorare il traverso di avvicinamento al pozzo mentre Giuseppe sistema la corda nel sacco.  Appena terminati i nostri lavori, ripartiamo per l’ultima fatica. La fessura e’ meno complicata di quel che sembrava, anche col passaggio degli zaini. Il saltino dopo, quello stretto, e’ poco piu’ antipatico, ma solo poco. Ora vedo la luce dell’esterno, significa che non e’ ancora troppo tardi. Chiedo l’ora a Giuseppe, sono quasi le 5 del pomeriggio. Magari facciamo in tempo ad intercettare il passaggio dei nostri amici.Tornando indietro faccio ancora foto alle opere d’arte di pattume che incontro.Ce n’e’ davvero per tutti i gusti.In alcuni punti la natura e’ riuscita a nascondere la sporcizia ma e’ solo un velo, ve lo assicuro.Arrivo al saltino. Il mio armo “fantasioso” e’ ancora li’. Salgo. Mentre aspetto Giuseppe decido di piantare un fix per rendere meno artistico e piu’ solido l’armo del saltino. Quando arriva il mio amico sono ancora all’opera, quindi anche lui sale sull’armo posticcio, senza trovare problemi.Appena fuori troviamo un bigliettino dei nostri amici, sono alla macchina e l’hanno parcheggiata di nuovo dove siamo partiti stamane. Finiamo di ricomporre gli zaini e partiamo per raggiungerli. Alla fine della nostra avventura ho cercato di tenere a mente alcuni particolari del rilievo che non mi avevano convinto. Una volta a casa mi sono divertito ad adattarlo. Ecco il risultato.La giornata la concludiamo degnamente con una buona cena al ristorante tutti assieme. Dobbiamo penare un poco per trovarne uno ma alla fine approdiamo vicino a Supino dove possiamo rifocillarci in allegria. Alla prossima.

Pubblicato in rilievo, SCR, speleo, SZS, uscite | Commenti disabilitati su Zi’ Checca 2 – 10/03/2018