Grotta dell’Arcaro. La seconda grotta del corso.
Siamo alla seconda grotta del corso. Stavolta e’ stato deciso di fare 2 squadre che andranno in 2 grotte differenti, una l’Arcaro, l’altra gli Urli. Adriano, Stefano, Maurizio ed io andremo all’Arcaro con Laura, Sara, Alessandra, Carlo e Michele.
Ancora una volta abbiamo un appuntamento “incivile” alle 7.30 al bar “fico” vicino ad Ikea di Anagnina. Stavolta rompo le scatole a Stefano per un passaggio. La mattina quindi prendo la metro fino a Garbatella dove arrivo per le 7 meno un quarto. Stefano arriva puntuale anche lui e mi carica. Facciamo sosta in un punto intermedio per incontrarci con Alessandra e Laura, non riesco ad essere piu’ preciso, mi sono perso gia’ da qualche chilometro! Quando arrivano le ragazze, Stefano ed Alessandra lasciano la macchina la’ e proseguiamo per il bar “fico” col capiente furgoncino di Laura. Al luogo dell’appuntamento finalmente posso concedermi una sostanziosa colazione mentre il resto del gruppo arriva. Una volta soddisfatti i bisogni energetici vediamo di organizzarci per arrivare alla grotta. Alla fine decidiamo di stringerci tutti nel furgone di Laura. Proviamo. Alla fine non si sta nemmeno troppo scomodi. Si parte. A Ceccano il navigatore fa le bizze e cerca di farci fare delle strade in salita che risultano proibitive per il furgone. Dopo aver lasciato un etto buono di gomme sull’asfalto scivoloso decidiamo di fregarcene del navigatore e andiamo a braccio, per fortuna Stefano ricorda bene la strada. Alla fontana, del gatto, mi sembra, parcheggiamo ed iniziamo a prepararci.
Una volta pronti cerco, con fatica, di radunare tutto il gruppo per una foto. Al primo tentativo quasi ci riesco, solo dopo aver scattato la foto mi accorgo che mancava Sara, ancora in macchina a sistemare le sue cose.
Col secondo tentativo siamo finalmente tutti e posso avere la mia foto ricordo.
Si parte.
Strada facendo troviamo delle bacche di rosa canina. Stefano ne mangia dicendo che sono ricche di vitamina C. Le assaggiamo anche noi, personalmente non le trovo entusiasmanti…Dalla faccia direi che nemmeno a Laura sembrano una delizia.
Le ragazze prendono la testa del gruppo e procedono a passo spedito. Nel frattempo noi “maestri” definiamo alcuni particolari della giornata. E’ deciso, almeno per la prima parte della grotta Adriano e Maurizio si occuperanno dell’armo mentre Stefano ed io seguiremo gli allievi.
Il sentiero tra i rovi che porta dalla strada all’imbocco della grotta e’ ben sgombro, ho fatto portate le forbici a Stefano ma sono inutili, meglio cosi’. Arrivo all’ingresso e rubo una foto, adesso che la grotta e’ distratta!
Dopo mi giro per immortalare chi arriva. Ecco Laura col ciuffo ribelle.
Adriano pie’ veloce.
Michele, sembra voler chiedere indicazioni, ma e’ solo sorpreso dalla mia foto.
Anche Alessandra e’ sorpresa…
…e cerca di mimetizzarsi tra le fresche fratte!
Arrivano gli altri.
Stefano in 3 passi e’ su.
Alessandra valuta se tentare una arrampicata sulla liana, tipo Tarzan.
Michele vorrebbe dissuaderla ma e’ basito da una tale fantasia.
Laura e Sara si sono messe comode e fanno salotto. Dietro di loro Adriano e Maurizio stanno iniziando ad armare l’ingresso.
Adriano si sporge oltre il foro d’ingresso per armare il breve salto che porta alla base della frattura su cui e’ impostata la grotta. Maurizio gli fa da assistente e consigliere.
In un paio di minuti e’ tutto pronto ed i nostri armatori sono giu’ e ripartono decisi verso il pozzo successivo.
Io scendo e aspetto paziente che arrivino gli allievi.
La discesa del primo saltino e’ solo una formalita’ per i nostri arditi corsari. Quando siamo in parecchi alla base del fratturone, vado a sbirciare il lavoro degli armanti. Hanno sistemato il traverso ed armato il pozzo. Ora stanno scendendo. C’e’ solo da verificare dove poter mettere un deviatore in maniera che la corda non tocchi, ma rimaniamo d’accordo che ci penseremo noi.
Quando vengo raggiunto da Stefano, scendo il pozzo per iniziare le manovre che porteranno tutto il gruppo a raggiungermi. Mentre attendo i corsari discensori, mi diletto in qualche foto.
La prima discesista e’ Alessandra.
Eccola che arriva, sicura e sprezzante del pericolo. Puo’ sembrare abbia “alzato il gomito”, ma e’ solo una impressione!
Dopo di lei le discese si susseguono senza particolari soste o problemi.
Il gruppo in attesa dietro le mie spalle inizia a farsi consistente.
Gli ultimi a scendere sono Carlo ed il nostro Stefano. Ora possiamo riprendere la nostra camminata.
Dopo il pozzo ci sarebbe da camminare ma in effetti non e’ proprio agevole la progressione. La base della frattura presenta dei buchi da passare con attenzione.
Con la tecnica piu’ confortevole per ognuno anche questi piccoli ostacoli vengono passati senza troppi problemi.
E l’ultimo, sempre Stefano, chiude la porta!
Siamo talmente veloci che troviamo gli armatori ancora impegnati col loro impegno armatorio. Adriano e’ sulla corda ora e ha quasi terminato.
Maurizio reclama a gran voce il cambio, vuole stare in compagnia degli allievi per assorbire la loro simpatia ed ammorbarli con la puzza del sigaro. Mi rimetto alla volonta’ popolare, alla fine prendo il suo posto e scendo subito dopo Adriano.
Alla base del pozzo trovo Adriano sconfortato, il nodo della bandoliera di cordino che si era fatto per portare il materiale d’armo si e’ sciolto. Alcuni moschettoni sono caduti tra i massi ed Adriano dispera di poterli recuperare. Non e’ tanto il dolore per la perdita che attanaglia Adriano, quanto il puro terrore del dover confessare il mancato ritorno di tutto il materiale ai nostri inflessibili magazzinieri! Alla fine pero’ Adriano si comprime come una sardina e, divincolandosi tra le rocce come una anguilla, riesce a recuperare i moschettoni. Torna alla superficie ancora un poco storto ma mostrandomi con orgoglio e sollievo i moschettoni recuperati. Dopo avermi costretto a prenderli in consegna, possiamo iniziare le operazioni di discesa dei nostri arditi allievi.
Quando le operazioni di discesa sono ben avviate, Adriano ed io prendiamo commiato e ci avviamo per proseguire con l’armo. Ci attende la risalita. Vado io ad armarla, sembra che oggi mi tocchi lavorare. Trovo con piacere che la corda fissa e’ stata sostituita ed i nodi rifatti. Per agevolarci metto comunque un’altra corda. Mentre i nostri iniziano ad ammassarsi nei pressi della risalita termino di sistemare la corda ed avviso sotto che si puo’ procedere. Iniziano a salire di buona lena.
Il primo a cimentarsi e’ Maurizio che accompagna Carlo.
Li attendo sopra per dare una mano. Nel frattempo mi diletto con le concrezioni.
Ecco Carlo che arriva vittorioso e soddisfatto.
Quando Carlo esce dal pozzo della risalita, lo accompagno a passare il saltino successivo e quindi alla base della breve risalita che porta dove tradizionalmente ci fermiamo per fare pranzo.
Sistemato Carlo, torno indietro a recuperare la corda per armare la risalita del pranzo. Ripongo la fotocamera e faccio altro fino a quando tutto il gruppo e’ salito ed assiepato in “sala” da pranzo. Ora che c’e’ un momento di quiete convinco Stefano ad andare a fare un giro per cercare il passaggio che, lo abbiamo visto sul rilievo, riporta vicino all’ingresso per un’altra via. Visto che passiamo vicino a delle belle concrezioni ci prendiamo del tempo anche per scattare loro delle foto.
Mi piacciono molto questi cristalli, ma la foto non rende loro giustizia.
Con Stefano proseguiamo a cercare la via per il bypass ed intanto ci scambiamo foto. Dopo una decina di metri percorsi nella frattura larga circa mezzo metro, ci si presentano 2 scelte, proseguire orizzontalmente oppure salire qualche metro. Stefano prosegue basso, io salgo. Dopo aver salito qualche metro ed avanzato qualche altro mi trovo davanti ad un restringimento della frattura. La osservo per un poco per valutare se mi e’ possibile tentare il passaggio. Nello scrutare in avanti vedo una corda che sale verso l’alto. Una buona notizia, nel rilievo era indicato un pozzo da 20m. Deve essere questo. Avverto Stefano della buona nuova. Per oggi pero’ non ci avventureremo oltre, siamo qua per i nostri corsari, non dimentichiamolo.
Tornando indietro al nostro dovere continuo a scambiarmi foto con Stefano.
Facciamo anche un tentativo di illuminare da dietro una bella colata ma i risultati, almeno dal mio lato non sono eclatanti.
Una simpatica nicchia.
E ancora un’altra.
Eccoci ritornati alla base della breve risalita che porta alla “sala da pranzo”.
Saliamo svelti e ci mettiamo comodi facendo ancora qualche foto al gruppo.
Oramai il pranzo e’ terminato da tempo, e’ il caso di prendere la via del ritorno. Iniziamo senza fretta la discesa.
I corsari scendono anche la prima risalita senza troppi patemi d’animo. Io rimango indietro per disarmare la risalita della sala da pranzo. Faccio appena a tempo a vedere Maurizio che scende dopo aver assistito l’ultimo allievo. Quando ha sceso anche lui disarmo la nostra corda e scendo su quella fissa. NOTA BENE: Stefano scendendo ha tolto il deviatore dalla corda fissa. Il deviatore in questione era costituito da un cordino in kevlar ed un moschettone nuovo nuovo. Lo aveva messo lui durante la precedente visita alla grotta per migliorare l’armo durante il passaggio del suo gruppo. Pensava di recuperarlo uscendo, poi pero’ chi ha disarmato ha scordato di farlo. Stefano ha rimediato oggi lasciando un nodo al posto del deviatore. I prossimi visitatori della grotta dovranno provvedersi di un deviatore.
Quando arrivo alla base della risalita mi ritrovo solo soletto. Mentre rifaccio la corda torna indietro Adriano a darmi una mano. Sistemato tutto negli zaini andiamo a raggiungere i ragazzi. Li troviamo al saltino intermedio, quello a cui Adriano ripensa con un brivido, e’ quello dove ha rischiato la perdita dei moschettoni!
Il tempo di una foto ad Alessandra poi ripongo la fotocamera per dare una mano e poi proseguire con il disarmo.
Mi ricordo il mio dovere documentario solo in corrispondenza del saltino che affaccia con l’esterno, in tempo in tempo per riprendere Stefano che si infila nell’oblo’.
Trova l’intruso!
Saliti tutti i corsari lasciamo al Direttore del corso, alias Adriano, l’onore e l’onere di disarmare il saltino.
Eccolo che si affaccia sorridente all’oblo’ dopo aver compiuto il proprio dovere.
Ma si, dai, se ne merita anche un’altra!
Stefano, Adriano ed io torniamo alle macchine dove i nostri corsari, accompagnati dall’ineffabile Maurizio, si sono gia’ cambiati. Facciamo anche noi del nostro meglio ed in pochi minuti siamo pronti a partire. Dobbiamo fare presto, alcuni componenti dell’altra squadra, quella degli Urli, sono gia’ al ristorante “La Cantinella” in quel di Ceccano e ci aspettano per la cena. Eccoli in tutto il loro splendore.
Una allegra cena in compagnia di tanti amici e’ sempre una ottima conclusione per una bella uscita in grotta. Dopo le abbondanti libagioni ed il sostanzioso pasto il ritorno e’ sonnacchioso assai. Per fortuna Laura, la nostra driver, e’ di tempra forte e resiste stoicamente al nostro corale russare portandoci sani e salvi fino al bar “fico”. Continuo a sonnecchiare anche in macchina di Maurizio ma riesco quasi a fare conversazione con lui, tra uno sbadiglio e l’altro, fino a quando mi scarica sotto casa. Alla prossima.























































A mano a mano che i corsari si dichiarano soddisfatti dello spuntino e del relativo riposo vengono accompagnati nel risalire il pozzo e quindi al superamento della pozza “fetente”. Dobbiamo “solo” risalire il 19. L’attesa non si preannuncia breve. Dopo aver tremato assieme per circa un’ora, mi viene offerto di dare il cambio a Stefano al deviatore intermedio. Accetto con entusiasmo all’idea di riscaldarmi con la salita. Appena arrivo al deviatore armeggio un po’ per trasformarlo in un frazionamento. Con questa modifica ad una delle 2 corde intendo spezzare la salita in 2 tratte indipendenti e provare a velocizzare le operazioni di risalita. Quando passa l’ultimo corsaro, smonto il frazionamento e sistemo nuovamente il deviatore. Appena si libera una delle corde salgo anche io e mi fermo su ad aspettare l’arrivo dei miei amici.








Per il ritorno devo ringraziare la forte tempra di Maurizio che guida incurante del sonno con a fianco il buon Adriano che cerca di restare sveglio a sua volta. Io mi metto dietro per dormicchiare senza pensieri di sorta.



























































Si parte per questa avventura che e’ il corso.
La breve salita in fila indiana per arrivare alle pareti.
Il magnifico panorama che si ammira da qua una foto la merita sempre.
Anche un paio di allievi si ferma ad ammirarlo.
Che scarpe insolite! Sembra essere a piedi nudi.
Il solito prato sassoso dove facciamo campo base.
Iniziamo la vestizione. Si tratta di dare ad ogni allievo il set completo di attrezzatura e fare insieme la regolazione di imbrago e cordini. Questo gia’ ci prende quasi un’ora.
Al termine della vestizione arriva il momento dello spiegone. Max fa l’introduzione e poi mi lascia la parola per dire qualcosa sugli attrezzi.
Per fortuna di tutti la parte di teoria e’ breve, serve per dare un’idea, poi approfondiremo tra poco in parete.
Mentre Max conclude faccio un rapido giro di foto.
I nostri aspiranti speleo ascoltano con attenzione e pazienza.
Adriano, nella sua veste di Direttore del corso se la ride. Sicuramente lo fa per alleggerire la tensione tra gli allievi, ne sa una piu’ del diavolo!
Lo spiegone termina e ci dividiamo in 2 gruppi, il primo con Matilde, Adriano, Max, Claudio e 4 allievi si ferma alle vie vicine al nostro campo base. Il secondo con Stefano, Stefano, Fabio, io ed i restanti 6 allievi andiamo alle vie un poco piu’ distanti. Troviamo gia’ tutto pronto all’uso perche’ il buon Claudio durante lo spiegone ha continuato a sistemare le corde. Arrivati alle pareti di nostra pertinenza iniziamo a vedere nei dettagli cosa serve per la salita su corda. Stefano mostra l’utilizzo di croll e maniglia.
Ora con una corda a portata di mano l’utilizzo dei bloccanti appare piu’ intuitivo rispetto a quanto detto durante lo spiegone al campo base.
Stefano ci mostra una breve risalita poi lo convinco a tribolare un po’ per sistemare un frazionamento basso per mostrare come si passa questo salvifico ostacolo.
Mentre Stefano spiega, c’e’ Stefano che ascolta! La menzione del frazionamento porta ad un fioccare di domande circa la funzione e l’utilita’ di quest’ultimo. Cerchiamo di rispondere a tutti senza approfondire troppo, sono gia’ tante le nozioni che forniremo oggi.
Chi e’ quello speleo baciato dal sole?!? Ma e’ Claudio che continua a sistemare corde per facilitarci il lavoro.
Dopo avere mostrato ai nostri corsari come si sale sui bloccanti, Stefano continua la salita fino a su e si ferma la’. Aspettera’ i nostri allievi per far loro terminare la salita in sicurezza. Nel frattempo ha preso la parola Fabio. E’ il momento di insegnare ai nostri impavidi allievi un esercizio basilare per la salita. Quello di restare in piedi sul pedale. All’uopo Fabio sistema un pedale su un attacco basso e fa provare l’esercizio a tutti i corsari.
Naturalmente sempre curando che il tutto si svolga in sicurezza.
Alle pareti di nostra pertinenza abbiamo 3 vie attrezzate. Ci farebbe comodo avere anche una corda “di servizio” per meglio seguire gli allievi. Mentre Fabio prosegue con l’indottrinamento “pedalico”, faccio un salto al campo base per vedere se abbiamo una corda in piu’. Passando saluto l’altro gruppo. Sono tutti impegnatissimi.
Anche qua i nostri corsari si stanno facendo valere.
La ricerca di una corda in piu’ fallisce miseramente. Ritorno al mio gruppo con le pive nel sacco. L’attivita’ ferve. Ora alcuni dei nostri eroici allievi si stanno cimentando con la discesa. Cercando una soluzione, mi ricordo della via, l’ultima armata da Claudio. Non la stiamo utilizzando e difficilmente lo faremo perche’ e’ troppo lontana rispetto a queste dove siamo ora. Prendo la decisione, la smontero’.






























Facciamo pranzo allo SpeleoBar e poi in giro per FinalBorgo. Girando per i vicoli incrociamo le indicazioni per l’auditorium, il pensiero di sederci e guardare qualche interessante filmato e’ seducente. Non tentiamo nemmeno di resistervi.
Usciamo dall’auditorium che si e’ fatta notte, E’ ora di pensare alla cena, rigorosamente allo speleoBar. Strada facendo prendo uno foto del castello che sovrasta il borgo.
Vado un poco in giro per salutare chi conosco, naturalmente non manco di importunarli con una foto.
Gli amici di Gubbio, li avevo incrociati per il borgo ma non mi avevano riconosciuto, al secondo tentativo va meglio!
Virginia e Nerone sono pensosi, stanno decidendo cosa prendere per cena. Con tutte le cose buone che stanno preparando negli stand e’ una decisione ardua.
Gianni studia il programma.
Betta e Giovanni. Anche quest’anno Giovanni ce l’ha fatta a venire dalla Francia, sono proprio contento di rivederlo, in forma ed allegro.
Attenti a quei due!
Anche Ruvo fa la sua parte, ecco qua Giuseppe e Vincenzo! 

La piazza da cui siamo arrivati al lungomare ha questo portale, forse il rimasuglio di una porta di accesso alla citta’?
Piu’ tardi recuperiamo Betta e Mimmi ed andiamo di nuovo a fare un giro, c’e’ vento ma anche un bel sole, e’ molto piacevole passeggiare.
Questa e’ la piazza.
E questo il mare, c’e’ anche qualche temerario in spiaggia a prendere il sole.
Ci sono i tratti di spiaggia attrezzata ma ci sono molti accessi liberi al mare, molto bello.
Forse d’estate sara’ caos come in ogni localita’ di mare, ma ora e’ uno spettacolo.
Dopo aver svolto alcune commissioni e aver visitato il mercato per quasi tutta la sua sterminata lunghezza scegliamo a casaccio uno dei ristoranti sul lungomare. Andiamo al “ristorante del brontolone”, lo scelgo per il nome curioso e perche’ c’e’ un gruppo di operai che ci stanno pranzando, segno che non puo’ essere troppo una “sola”. Il caffe’ preso ad un bar sulla piazza chiude la parentesi turistica a Finale Ligure.
La nostra stanza, l’angolino vicino al termosifone e’ stato da subito il preferito di Luna.
Dopo un meritato riposino riprendiamo la visita. Finale by night!.
Sara’ questo il celeberrimo “Vicolo Stretto” del Monopoli!?!
La piazza di notte non poteva mancare.
Terminato il lungo giro con una sosta al locale “kebabbaro”, riprendiamo la via verso la nostra camera. La nostra bella giornata turistica termina qua.

Eccolo in tutto il suo splendore con i suoi nuovi bat-occhiali.
Mentre ci accomodiamo con lui al tavolino arrivano anche Paola e Stefano. Devono fare colazione anche loro quindi facciamo un tavolo unico.
Stefano e’ inappetente come al solito, dobbiamo quasi costringerlo a mangiare il terzo cornetto.
Dopo una lunga colazione possiamo riprendere il nostro cammino. Nel frattempo il sole ha riscaldato l’aria e non e’ male per nulla. La torre campanaria della chiesa. Chissa’ se si puo’ salire a visitarla?
Costeggiamo le mura mentre decidiamo cosa fare.
Siamo alla chiesa. Alla fine, consultando il programma del raduno, abbiamo deciso dove andare. C’e’ una serie di interventi sul rilievo delle cavita’ che mi interessa.
Ce la prendiamo comoda perche’ c’e’ tempo e, gira che ti rigira, quasi arriviamo in ritardo!
Siamo al Teatro delle Udienze, ci addentriamo titubanti cercando la sala. E’ ai piani superiori.
Per fortuna anche i relatori sono in ritardo. Ci sono ancora posti e possiamo scegliere dove sistemarci.
Inizia Vincenzo con il progetto del portale WISH poi continua Marco a parlarci di alcune novita’ nel Topodroid.
Prosegue Federico col suo Csurvey.
Marco fa da anfitrione presentando via via i vari relatori e gestendo i cambi di programmi causati dai ritardi. Verso ora di pranzo sia Betta che Luna ne hanno abbastanza di rilievo. Mi fanno capire che e’ ora di andare.
La nostra destinazione, vista l’ora, non puo’ essere altra che lo SpeleoBar. Strada facendo riprendo il castello. Prima da lontano…
…e poi da piu’ vicino.
Non siamo i soli ad aver sentito necessita’ di mangiare qualcosa, troviamo infatti un nutrito gruppo di amici allegramente intenti a farlo. Ci uniamo a loro dopo aver scelto il menu odierno.
Gianni alla presa con le “cecagna” post-prandiale.
L’arrivo di un suo amico lo rianima subito.
Sono arrivati anche gli amici di Sacile ed il loro stand ora funziona a pieno regime. In prima linea hanno lasciato delle nuove leve, che non conosco…
…cosi’ passo in zona cucine a salutare i “veci”.
Ne faccio una rapida carrellata mentre sono affaccendati per sfornare delizie tipiche.
Per non sbagliare abbraccio tutti, scambiamo qualche chiacchiera, un brindisi alla nostra salute e poi mi ritiro in attesa di poter assaggiare la loro polenta e frico.
Dopo pranzo girovago per gli stand rubando foto. Qua c’e’ Teresa mentre si procura a sua volta il pasto.
Il nostro tavolo e’ dinamico, le persone cambiano in continuazione ma siamo sempre noi “romani”.
Non riesco a negarmi una sosta allo stand dei siciliani per uno dei loro deliziosi cannoli.
Dopo il lauto pasto riprendiamo la via per seguire qualcuno degli eventi in programma.
La nostra meta e’ l’Auditorium.
Tra le altre presentazioni di oggi ce n’e’ una abbastanza attesa, la presentazione del libro “Nel cuore della terra” di La Venta. E’ anche una occasione per ricordare assieme Giovanni Badino, di recente venuto a mancare. La sala e’ gremita e per la prima parte della presentazione dobbiamo sederci per terra.
I racconti della storia delle esplorazioni de La Venta che hanno portato al libro si susseguono.
Ogni tanto il nome di Giovanni compare a ricordarne le molteplici attivita’ portate avanti insieme a La Venta di cui e’ stato a lungo membro.
Alla fine delle presentazioni si esce tutti per un brindisi in suo onore. Un momento toccante.
Finito il brindisi il folto gruppo che vi ha partecipato pian pianino si disperde. Noi ci raduniamo poco piu’ in la’ per poi andare a cena assieme. Stasera andremo ad un ristorante, modello brasiliano, specializzato in carne.
La cena ve la risparmio, pero’ la bottiglia della grappa voglio proprio farvela vedere!
Ora ci sarebbe da andare allo SpeleoBar a terminare la serata in allegria. Ci avviamo, strada facendo faccio la “solita” foto al castello. Quando passiamo davanti al parcheggio Betta si dichiara stanca e mi chiede di andare a dormire. In effetti siamo svegli dalle 6 del mattino ed anche io sono stanco. Faccio un sospiro guardando i miei amici che continuano a camminare verso lo SpeleoBar, lancio loro un saluto e poi mi dirigo alla macchina. Fine di un’altra giornata di raduno.
Hanno ripulito la spiaggia ed hanno creato una lunga duna, ipotizzo sia per proteggere il lungomare dalle mareggiate invernali. 
Verso le 8 siamo a FinalBorgo. Stamane facciamo un poco piu’ fatica a trovare parcheggio, non ho tenuto conto che e’ sabato ed il posto e’ gia’ preso d’assalto da gruppi di appassionati di mountain bike. Arrivati nel borgo andiamo a fare colazione. Al bar incontriamo Max e Fabio e ci uniamo a loro. Oggi e’ giorno di mercato a FinalBorgo. Betta non puo’ perderselo, quindi ci dividiamo, io e Luna andremo in giro per conto nostro. Oggi ci sara’ la presentazione della spedizione in Romania a cui hanno partecipato Claudia e Filippo. E’ proprio quest’ultimo che incontro quasi subito. Andiamo assieme allo stand materiali dove ci accordiamo con uno “standiere” francese per tornare il pomeriggio a prendere una tuta, con l’aiuto di Skeggia, amico di Filippo, che ci fa da traduttore siamo riusciti a strappargli uno sconto extra. Tra un giro e l’altro iniziamo senza fretta ad avviarci verso la sala delle Capriate, dove si terra’ la presentazione della spedizione in Romania. Ad un bar troviamo Betta tranquillamente seduta a riposare bevendo qualcosa di buono.
A forza di dirci che c’e’ ancora tanto tempo e non c’e’ fretta, rischiamo di fare tardi. Ad ogni angolo incontriamo qualcuno da salutare. Arriviamo precisi al secondo. Fortuna che qualcuno era arrivato prima a preparare tutto il necessario!
La presentazione procede bene. Alla fine costringono anche Claudia a parlare, se la cava bene anche lei disimpegnandosi con saluti ed i ringraziamenti a tutti i partecipanti alla spedizione.
Finalmente mi incontro anche con Matilde, e’ arrivata ieri sera e mi ha cercato allo SpeleoBar, dove pero’ ieri non sono mai arrivato. Le rubo subito un selfie.
A fine presentazione non abbiamo altri impegni stabiliti, andiamo a fare un giro per il borgo.
Nei giri passiamo davanti alla chiesa, non avendo impegni particolari, finalmente ho l’occasione per una veloce visita.
Il pranzo allo SpeleoBar chiude degnamente la mattinata. Il pomeriggio con Filippo ci incontriamo nuovamente agli stand materiali per concludere l’acquisto della nostra nuova tuta.
Rientrando verso il borgo incontro Giuseppe, ci diamo appuntamento a piu’ tardi.
Betta ed io siamo stanchi di girare, andiamo di nuovo alla sala delle Capriate a riposare un poco. C’e’ una presentazione su indagini archeologiche in ambienti ipogei. Non e’ tra gli argomenti che preferisco, pero’ il relatore si rivela bravo e preparato e non mi annoio.
Piu’ tardi ci spostiamo all’Auditorium, c’e’ la presentazione della grotta piu’ profonda del mondo. Alcuni speleologi russi sono venuti per mostrarcela e raccontarci la lunga storia della sua esplorazione.
La lingua potrebbe essere un serio ostacolo, pero’ ci sono 2 traduttori ed in piu’ il relatore principale, parla anche spagnolo, molto bene, per quel che posso capire.
La storia che racconta e’ avvincente. Ci parla di molti anni di esplorazioni estreme che hanno portato una grotta “normale” a diventare profonda piu’ di 2km.
C’e’ un silenzio assoluto in sala quando ci racconta degli ultimi 10 giorni passati in grotta ad esplorare sull’attuale fondo a -2.100 metri. Ora come ora impiegano 3 giorni per risalire all’esterno.
Alla fine della loro presentazione possiamo finalmente liberare diversi lunghi applausi di approvazione ed ammirazione per una avventura straordinaria per cui serve una dedizione ed una preparazione fisica e mentale non proprio patrimonio di tutti.
Dopo l’appassionante racconto degli speleo russi non ci rimane altro che andarcene allo SpeleoBar per chiudere degnamente la giornata con una buona cena. Questa e’ la serata finale del raduno, una serata speciale. Lo si vede subito dalla calca impressionante. Facciamo fatica a trovare un posto per cenare tutti assieme.
Anche stasera pero’ Betta ed io duriamo poco, terminato di mangiare inizia a calarci la palpebra. Il capannone e’ sempre piu’ colmo e chiassoso. Sara’ una bella serata ma noi non vi parteciperemo.
La mattina dopo, sotto una forte pioggia carichiamo i bagagli in macchina. L’operazione e’ resa piu’ simpatica dal fatto che abbiamo scordato tutti gli ombrelli a Roma. Al ritorno la pioggia ci accompagna quasi ininterrottamente fino a casa. Chiudo la porta di casa che sembro appena uscito dalla doccia. Il ritorno difficile e qualche piccola difficolta’ in loco comunque non hanno guastato per nulla il piacere di aver visitato dei bei luoghi e aver partecipato ad un buon raduno anche quest’anno. Al prossimo!!!
La solita sosta alla carbonaia. E’ stata risistemata dall’ultima volta, molto meglio ora.
All’incrocio con la strada ci prendiamo qualche minuto di riposo.
Poi via, per l’ultimo tratto.
Eccoci al parcheggio dell’eremo.
Giuseppe strada facendo si e’ armato di robusti bastoni, ora sorride soddisfatto per la meta raggiunta.
Il tempo di rifiatare un attimo e riprendiamo il cammino per l’ultimo tratto fino alla grotta.
Eccoci arrivati.
Presento la grotta a Giuseppe, per lui e’ la prima visita.
Come deciso strada facendo, oggi sara’ Matilde ad armare, Giuseppe sara’ il suo assistente ed io come al solito saro’ nullafacente. Matilde deve subito fronteggiare una piccola difficolta’, ieri sera al magazzino ha contato male le corde e solo ora ci accorgiamo che ne manca una. Per fortuna c’e’ uno “spezzone” di corda di almeno 6 metri, ce lo faremo bastare per il primo saltino.
Mentre loro vanno avanti io termino gli ultimi preparativi e li perseguito con le foto.
Pochi metri piu’ avanti inizia il primo pozzo. Gli armatori si danno da fare.
Prima di iniziare, un breve consulto sul da farsi.
Io li raggiungo e mi metto buono buono da una parte a curiosare.
Matilde sistema gli attacchi, mette la corda e parte.
Non riesco a trattenermi, faccio la spia, le dico che da quelle parti deve cercare degli attacchi per fare un deviatore.
Trovato e sistemato a dovere anche il deviatore! Si continua la discesa.
Siamo subito al pozzo successivo, stavolta l’armo sulla verticale e’ un poco esposto quindi gli armanti decidono di partire un poco indietro per stare in sicurezza.
Matilde e’ quasi giu’.
Il pozzetto successivo lo sistemiamo con i multimonti ed un cordino in kevlar passato in un foro nella roccia, tanto per vedere cosa sono questi aggeggi.
Non vi tedio oltre con i dettagli dell’armo. Procediamo velocemente sino al punto che ci aveva incuriosito la volta prima. Stavolta mi sembra ancora piu’ stretto della volta scorsa, pero’ oggi abbiamo l’arma segreta, Matilde! Svelta si toglie l’attrezzatura e scivola dentro con facilita’ estrema. Dentro non e’ larghissimo pero’ con qualche sbuffo e spostando qualche pietra riesce a mettersi comoda.
Oggi di aria non ce n’e’ tanta come la volta scorsa, pero’ Matilde ne sente un po’, meglio che niente, magari aspetteremo il freddo per venire a fare una ulteriore verifica.
Io non ci passo nemmeno quel tanto da potermi chinare a prendere i sassi che Matilde vuole passarci. Lascio il posto a Giuseppe.
Facciamo passamano di sassi per un poco poi cedo la fotocamera a Matilde perche possa documentare quel che vede. Non c’e’ molto da vedere, pero’ quello scuro laggiu’…
Magari togliendo la terra che lo chiude si puo’ arrivare a dare una sbirciata.
Mati-selfie.
Mi affaccio anche io per vedere cosa succede e ci rimedio una foto.
Vorrei togliere alcuni spuntoni di roccia che si sono innamorati delle nostre tute e cercano di strapparcele di dosso, pero’ mi accorgo solo ora di non aver preso lo scalpello, l’ho lasciato fuori. Smoccolo un paio di minuti poi, fedele al detto: “chi non ha cervello abbia gambe”, prendo un bel respiro e mi avvio per andare a prenderlo. Lascio i miei eroi impegnatissimi a fare pulizia di pietre e terra.
Giuseppe in posa marziale mentre tiene la corda di risalita.
Con solo pochi sbuffi e sospiri arrivo a meta, recupero quanto dimenticato e prendo la via del ritorno.
Rientrato alla base faccio quello che mi ero preposto mentre i miei strettoistici amici prendono un attimo di respiro. Pochi minuti bastano a fiaccare il mio entusiasmo e a loro per dichiararsi riposati. Cambio di disposizione. Giuseppe ora entra nel buco a dare una occhiata mentre Matilde decide di andare a vedere nei dintorni. Io mi barcameno dando prima assistenza a Giuseppe e dopo seguendo Matilde nella sua esplorazione.
Matilde scende in un buco che e’ proprio sulla verticale della corda. E’ ferma li’ sotto da un po’ quando utilizzo la corda che pende dall’alto per aiutare Giuseppe nel recupero di un sasso molto grande. Improvvisamente, probabilmente smosso dalla corda, si stacca un sasso che atterra proprio sulla schiena di Matilde. Il suo urlo di dolore mi fa accapponare la pelle. Per fortuna passati i primi lunghissimi attimi di paura, Matilde riprende la calma e dichiara che va tutto bene. Meno male! Ad ogni modo Giuseppe ha trovato il modo di ammucchiare piccoli sassi di lato per poi tirarli fuori in autonomia. Lo lascio lavorare e vado a raggiungere Matilde per vedere come sta e se trova qualcosa di nuovo. La trovo impegnatissima a rovistare in varie fessure, il dolore alla schiena quasi dimenticato.
Gironzoliamo per qualche minuto, le mostro tutti i punti che avevo visto la volta scorsa incoraggiandola ad andare a rivederli, ognuno di noi nota cose differenti e non si puo’ mai dire.
Mentre lei sbuffa e sospira nei punti angusti dove l’ho indirizzata, io mi diverto a scattare foto. 
…ed ancora foto sbroccolettate… 
Pozzo dopo pozzo siamo quasi all’uscita.
Quando arriviamo all’esterno Matilde ci aggiorna. Abbiamo tralasciato un piccolo particolare, lei non ha il numero di Alessandro! Dobbiamo rimandare a piu’ tardi l’organizzazione della cena. Ora e’ buio, il ritorno lo facciamo lungo la strada, e’ piu’ comodo. Al parcheggio Matilde cerca il numero su internet e chiama. Pessime notizie, oggi il ristorante di Alessandro e’ chiuso. Una volta indossati gli abiti asciutti ci muoviamo verso Sant’Oreste per cercare una alternativa.
La birreria che incontriamo lungo la strada sembra proprio fare al caso nostro. E’ un attimo decidere di fermarsi qua per cena. Una buona scelta. Il brindisi a questa bella giornata e’ doveroso.
Il ritorno e’ tranquillo e non starei a dirvi oltre. Stavolta non abbiamo avuto le confortanti conferme in cui speravamo ma nemmeno la negazione di ogni speranza. Potremo continuare ad immaginare mirabolanti prosecuzioni fino…alla prossima!
Eccoci a Morra Zinna. Visto che l’orario fissato e’ gia’ abbondantemente passato, troviamo un paio di amici gia’ intenti a sistemare le corde.
I due prodi sono Claudio e Fabio. In pochi minuti dal nostro arrivo hanno armato le prime 2 vie.
Nel frattempo il resto del gruppo prende possesso dell’area picnic.
Mentre mi cambio, vedo Gabriele e Giuseppe riprendere la macchina per andare a recuperare Giancarlo. Metto svelto l’imbrago e poi torno presso la parete, stiamo per iniziare. Maurizio non si e’ ancora messo il casco quindi di protegge come puo’.
Dobbiamo ancora iniziare quando Giuseppe, Gabriele e Giancarlo tornano. Ci hanno messo davvero poco.
Eccoci finalmente alla solita chiacchierata sulle principali regole che seguiremo e comportamenti che terremo durante il corso.
Come e’ tradizione, e’ Massimiliano a tenere le fila della chiacchierata.
Abbiamo anche aspiranti istruttori veramente giovani che arrivano gia’ bardati e pronti a tutto. 
Dopo la salita di riscaldamento rientro nei ranghi. Ecco qualche amico ripreso da piu’ vicino.
Lo spiegone iniziale e’ terminato, e’ il momento di giocare sulle corde.
Fabio sale a sistemare un armo aggiungendo un frazionamento.
Claudio non e’ da meno.
Il resto della mattina corre via svelto. Il nostro Claudione arriva con tutta la famiglia e, senza perder tempo, inizia a preparare la brace ed a cucinare le cose buone che ha portato. Nel frattempo noi giocherelloni continuiamo a fare vari esercizi sulle corde disponibili provando manovre ed anche simulando di avere un allievo su corda e di dovergli spiegare cosa fare. Quando Claudione annuncia che il pranzo e’ pronto, migriamo in massa verso l’area picnic radunandoci in gruppetti che chiacchierano di cose varie, il piu’ delle volte su temi speleologici. Le chiacchiere sono interrotte solo da rapide incursioni al braciere per rifornirsi.
Gabriele, di schiena, Giuseppe di tre quarti e, baciato dal sole, Claudione, il nostro cuoco, si gode un momento di riposo.
Ancora Claudio, si e’ proprio meritato qualche foto. Gliele scatto mentre vado e vengo dal braciere pieno di golose bonta’.
Anche Matilde si merita qualche foto, sorridente e baciata dal sole.
Tra una salsiccia e l’altra faccio un giro per i tavoli. Qua abbiamo Fabio, Stefano e l’ultimo arrivato tra le file dello SCR…Un arrivo talmente fresco che ancora non ne ho memorizzato il nome!
Oggi abbiamo tra noi anche il signore anziano Giorgio, anche lui e’ parecchio che non lo incontro, oramai fa la bella vita e se ne va in grotta in mezzo alla settimana. Intanto per il momento si intrattiene con Teresa e Francesco.
Ancora qualche minuto ai tavolini, soprattutto per il caffe’…
…ma poi si torna tutti ala parete per smaltire il lauto pasto e riprendere con gli esercizi. E’ il momento dello spauracchio di tutti gli speleo, il famigerato “sblocco”.
La manovra serve per portare a terra uno speleo svenuto durante la risalita su corda. E’ tecnicamente complessa e deve essere eseguita in pochi minuti se si vogliono evitare gravi complicazioni per l’infortunato. Questa manovra inoltre costringe a posizioni scomode e a volte letteralmente dolorose, quindi puo’ distruggere sia il “malconcio” (come direbbe Nerone) che il soccorritore. Ecco Massimiliano e Claudio accasciati a terra dopo aver terminato con successo l’esecuzione della terribile manovra.
Matilde di solito i bimbi li fa nascere ma per questa volta si accontenta di portare il piccolo Adriano a fare un giro dopo la pappa.
E’ arrivato il momento delle nuove leve. Sistemiamo una corda con la carrucola per aiutarli nella arrampicata. Il primo a cimentarsi e’ Tiziano, oramai un veterano.
E’ poi la volta di Francesco.
L’imbrago e’ un poco spartano ma funzionale.
Oggi insieme allo SCR ci sono anche alcuni soci dello SZS (Shaka Zulu Subiaco). Il primo, nonche’ presidente del gruppo, e’ Nerone.
Il secondo, non meno mirabile nelle vesti di vice-presidente, e’ Valerio.
Ci siamo anche noi “ibridi” perche’ soci di piu’ gruppi, Giuseppe, Maurizio ed io.
Intanto le prove di sblocco continuano ad imperversare.
Io mi aggiro qua e la’ rubando foto. Stefano mentre aiuta il piccolo a prendere sonno.
Giuseppe esegue lo sblocco del Maurizio malconcio.
Gabriele, altro socio, nonche’ segretario dello SZS mentre impartisce ad Irene, da poco iscritta al gruppo, alcune nozioni base sull’utilizzo della attrezzatura speleo.
Uno sblocco di quelli seri, Valerio che salva il buon Nerone da un blocco su corda.
Un abbraccio a Claudione che ci saluta tutti. Per lui si e’ fatta l’ora di andare.
Vado a farmi un giro anche io, altrimenti non si capisce cosa l’ho indossata a fare l’attrezzatura per tutto il giorno. Mentre salgo, vedo che i miei amici stanno cambiando “gioco”. Ora ci sono le prove pratiche di risalita.
L’area picnic che abbiamo invaso per la giornata.
Valerio dopo aver sbloccato Nerone cerca un “malconcio” meno impegnativo in termini di peso. Irene, che tutta intera pesa meno di una mia gamba, e’ proprio quel che fa al caso suo.
Nel frattempo alla parete per la risalita, dopo lo spiegone di Massimiliano, si avvicendano vari risalitori. Ora e’ il momento di Maurizio.
Chi e’ a terra, oltre a seguire l’evolversi della risalita, si esercita con qualche nodo.
Arriva Maria, vado subito a salutarla!
Nerone fa relax con la sua fedele quanto pestilenziale pipa.
Pierleonida e Gabriele hanno tolto l’attrezzatura e se la chiacchierano in tranquillita’.
C’e’ pure Laura, saluto e foto subito subito anche per lei.
Matilde si riposa pensosa, deve decidere se tentare o meno con la risalita.
Alla fine decide per il si, brava Matilde!
Nerone e’ rilassatissimo, sembra pronto per la nanna.
Matilde, guidata da Massimiliano intanto prosegue con la risalita.
Da sotto seguiamo il suo impegno.
Dopo aver fatto varie prove per cercare di assumere una posizione che le permetta di piantare il fix successivo piu’ in alto possibile, Matilde impugna il trapano ed opera.
Eccola che inserisce il fix nel foro appena fatto.
Il problema nasce quando si tratta di battere il fix. Complice l’imbragatura regolata male che le provoca un forte dolore ai reni, Matilde non riesce ad imprimere al martello abbastanza forza e precisione da spingere il fix nel foro.
Alla fine, per questa volta, vince il fix. L’imbrago le e’ scivolato ben sopra i fianchi e deve essere una vera tortura farvi peso. Nulla di male, l’importante e’ provare, la prossima volta sara’ piu’ facile.
Fabio, il dotto reggitore.
Inizia ad essere tardi anche per noi. Pian pianino iniziamo a tirare i remi in barca, a smontare le corde e riporre le attrezzature.
Le ultime chiacchiere mentre si terminano i preparativi. Io mi cambio, lieto di mettere qualcosa di caldo, inizio a sentire proprio freddo.
Il gruppo si sfoltisce alquanto, rimaniamo comunque abbastanza per una allegra cena a Marano Equo.

Deve essere previsto qualche sponsale perche’ il parcheggio e’ stracolmo ed avviandoci per la visita vediamo tante persone in abito elegante.
Pronti per la passeggiata!
Bella l’abbazia, pero’ noi andiamo filati al piccolo ma fornitissimo bar, assaporando, strada facendo, i profumi che emanano dal negozio di biscotti.
Al bar facciamo il nostro dovere concedendoci un meritato supplemento di colazione.
Dopo la colazione ed una razzia al negozio delle dolcezze, rimontiamo in macchina per raggiungere la meta successiva. Una sosta a Sperlonga infatti e’ quasi un obbligo.
Foto dal belvedere.
I nostri turisti.
La spiaggia, la conosco quasi centimetro per centimetro, forse per questo la rivedo sempre con piacere ed un poco di nostalgia.
Giuseppe non perde tempo e trova compagnia in un batter d’occhio. Purtroppo si lasciano quasi subito. Nonostante l’aria sbarazzina, la tipa appare alquanto rigida e fissa sulle proprie posizioni. Un rapporto improponibile!
Si avvicina l’ora di pranzo, tralasciamo la passeggiata per le candide stradine di Sperlonga per avviarci alla tappa successiva…quella della pappa!
La caprese da Guido e’ immancabile e noi non ce la facciamo mancare.
Dopo il lauto pasto, qualche chiacchiera post-prandiale tanto per avviare la digestione.
Esaurito anche il capitolo pappa, non ci resta che avviarci senza fretta verso Esperia. Dobbiamo trovare la cappella Lauretana dove si terra’ il convegno. Salendo da Esperia bassa ad Esperia alta incontriamo alcuni amici, tornano da pranzo. Ci indicano di fermare alla piazza col belvedere e parcheggiare. Quando arriviamo in cima, troviamo un belvedere ma piu’ che una piazza sembra un viale molto largo. Nel dubbio attraversiamo tutto il paese percorrendone la strada principale fino a trovarci fuori Esperia alta, ma dalla parte opposta. Della cappella Lauretana nessuna traccia. Il piazzale col belvedere era quello a cui non abbiamo dato fiducia.
A questo punto, calcolando che il paese si puo’ traversare a piedi in una decina di minuti, decidiamo di parcheggiare e proseguire le ricerche a piedi.
La piazza centrale di Esperia. Penso che questa sia l’ora della siesta da queste parti, infatti non incontriamo anima viva a cui chiedere indicazioni.
Finalmente un incontro “amico”, la sede del CAI. Chiusa anche questa.
Un manifesto ci conforta circa il fatto che siamo nel posto giusto nel giorno giusto, pero’ della cappella Lauretana nemmeno l’ombra!
Arriviamo al piazzale col belvedere. Qua inizia la strada principale di Esperia. Di persone a cui chiedere informazioni nemmeno l’ombra.
O meglio, ne incontriamo una, pero’ si ferma per chiedere a noi proprio della cappella Lauretana! Lo invitiamo a proseguire le ricerche assieme.
Ritornando a percorrere nuovamente la strada principale vedo passare una signora in macchina. Quasi mi ci butto sotto agitando le mani per farla fermare e chiederle informazioni. La vedo un poco allarmata quindi mi sbrigo a chiederle dove sia la cappella Lauretana. Appena comprende cosa cerco mi sorride con sollievo e mi risponde che e’ facilissimo, e’ quella vicino alla chiesa, proprio di fronte. La ringrazio togliendomi poi di torno per darle modo di proseguire. Ora dobbiamo solo trovare la chiesa e siamo a cavallo! Ripartiamo. Arriviamo fino a dove c’e’ il bar, chiuso per il riposo pomeridiano, e la sede del CAI. Da quel punto, alla nostra sinistra si diparte una stradina in salita che fa curva a gomito in corrispondenza del portone di quella che sembra una chiesa. Mentre ci avviciniamo a quella che supponiamo essere la chiesa, ne vediamo uscire un gruppo di speleo, sono proprio i nostri amici del GGCR. Loro finalmente ci rendono edotti circa la nostra meta. La nostra supposta chiesa e’ in verita’ la tanto agognata cappella Lauretana. L’edificio di fronte, che non abbiamo degnato di uno sguardo e’ invece la chiesa “titolare”. Chiarito il dilemma urbano, ci apprestiamo a seguire il gruppo che si avvia al locale museo Carsico.
Dopo la visita all’interessante museo, ci godiamo qualche momento di quiete e di chiacchiera dopo tanto camminare.
Riprendendo la via per la sede del convegno, facciamo anche una scappata alla chiesa.
C’e’ anche il presepe dorato fatto con la pasta, una meraviglia!
Finalmente il bar ha aperto. Non ci facciamo sfuggire l’occasione per un caffe’. Mentre stiamo aspettando il nostro turno, arrivano anche Virginia e Nerone, li chiamo a gran voce per invitarli a prendere il caffe’ con noi.
Esauriti tutti i doverosi preliminari, facciamo finalmente il nostro ingresso trionfale nella celeberrima, quanto mal indicata, cappella Lauretana.
Nerone approfitta degli ultimi secondi per una buona pipata.
L’infrastruttura tecnologica e’ pronta.
Paolo anche.
Gabriele inganna l’attesa degli ultimi minuti.
Si inizia con il saluto delle autorita’ locali. Da quel che dicono si comprende che si e’ creato un ottimo rapporto tra la comunita’ di Esperia ed il GGCR. Una cosa molto bella da cui potranno nascere solo cose buone, questo convegno ne e’ la riprova.
Inizia Maria Grazia. Non e’ fortunata, mostrata la prima diapositiva il proiettore si spegne. Per fortuna Maria Grazia non si perde d’animo. Sfrutta i minuti che occorrono per far funzionare di nuovo tutto per parlare e rispondere a domande sulle orme di dinosauri che ha trovato vicino Esperia (si possono ammirare nel museo del Carsismo). Una volta ristabilita la piattaforma tecnologica, il suo intervento sulla storia delle esplorazioni degli Aurunci prosegue senza altri intoppi. Molto interessante.
Prosegue Paolo che ci illustra le fatiche tipografiche del GGCR. Uno degli obiettivi primari del gruppo e’ quello di documentare. Questo negli anni ha prodotto varie pubblicazioni, ponderose quanto interessanti. Prossima tappa di questo percorso sara’ un vero e proprio atlante delle grotte di Esperia. Complimenti.
Mi giro per vedere chi c’e’. Ora la sala e’ abbastanza gremita. In fondo vedo Giuseppe, delle grotte di Falvaterra. Dopo qualche minuto mi alzo per far uscire Luna e faccio appena in tempo a salutarlo prima che ritorni a casa. Ne approfitto per chiedergli per una visita alla grotta quando ci sara’ un poco piu’ di acqua.
Rientro in tempo per l’intervento di Saverio sulle esplorazioni fatte sul territorio, forse l’intervento che piu’ attira gli speleo intervenuti. Luna mi guarda perplessa, non si capacita che io abbia lasciato l’aria aperta e preferisca questo posto al chiuso, rumoroso e pieno di gente.
Arriviamo cosi’ all’intervento di Leonardo che ci intrattiene sulla fauna che popola le grotte da queste parti. Leonardo e’ partito da Roma tanti anni fa trasferendosi al nord. Sono rare, ma sempre gradite, le occasioni in cui rivederci.
L’ultimo intervento e’ quello di Lavinia. Ha scelto un argomento tanto inconsueto quanto divertente. Per non dimenticarmi di lei l’ho soprannominata “l’etimologa ipogea” perche’ ci racconta con perizia ed entusiasmo di tutte le parole, e relativa origine, utilizzate nel tempo dalle popolazioni locali per dare nomi alle grotte. Ho assistito per la prima volta alla sua performance durante il convegno della FSL di questa estate, questa volta e’ una versione “specializzata” sulla zona di Esperia.
Finiamo giusti giusti in tempo per la cena. Il sindaco di Esperia ci aveva preannunciato che sarebbe stata offerta e servita nei locali dietro il museo. Non ci facciamo certo pregare ed uscendo dalla cappella Lauretana ci avviamo al luogo indicato.
Uscendo fuori sento che la temperatura e’ calata in maniera sensibile. Devo assolutamente fare un salto alla macchina a prendere la giacca per me e Betta. Faccio una veloce passeggiata con la compagnia di Luna.
Perdo giusto il tempo per una foto del panorama notturno che si gode dal parcheggio.
Quando raggiungo i miei amici, trovo tutti ancora in attesa fuori, siamo arrivati un poco in anticipo. Per fortuna si tratta di pochi minuti. Quando ci danno il via libera troviamo tutti posto.
Nerone si accomoda in poltrona, Luna all’angoletto.
Della cena vi mostro nulla, posso raccontarvi pero’ che era tutto ottimo ed abbondante. A fine pasto con Nerone iniziamo a fare il giro dei tavoli per i saluti ed i ringraziamenti.
Visto che la fotocamera l’ho io, e’ Nerone che finisce sotto l’obiettivo, qua e’ con Federico.
E qua con Paolo. Direi che con questa foto posso dire di aver concluso degnamente!
Torniamo a casa ben tardi, siamo stanchi ma felici, e’ stata una giornata bella ed interessante. Un sentito grazie al GGCR e ad Esperia tutta! Alla prossima.
Saliamo un piccolo dislivello e passiamo accanto ad una casupola diroccata, casa Scipioni. Mentre ci cambiavamo e’ passata una vecchina con cui abbiamo scambiato qualche parola. Da quanto ho capito chiedere di “Scipioni” da queste parti, serve a poco, a quanto ci dice sono tutti Scipioni nei dintorni! Comunque, una volta superata la casetta si prosegue per un sentiero che costeggia un folto mucchio di fichi d’india colmi di frutti piu’ che maturi. All’altezza del retro della casa Gianni si dirige decisamente verso di essa. Si ferma vicino al muro della casa ed inizia a pulire il passaggio ingombro di rami e spini. Dopo la pulizia riesce finalmente a mostrarmi la possibile grotta.
Gianni prende posizione per iniziare gli scavi. Viene pero’ interrotto quasi subito da un ospite inatteso, un simpatico micio in cerca di coccole. Gianni non si fa pregare di certo.
Non si capisce chi si stia divertendo di piu’, pero’ miciomao e’ un poco distratto da una presenza…
Dall’altra parte infatti c’e’ Luna che se lo guarda con curiosita’.
Dopo una buona dose di coccole iniziamo finalmente gli scavi. Non abbiamo portato ne’ cofana ne tantomento la zappetta quindi dobbiamo arrangiarci con lo zaino e le mani.
Luna e’ curiosissima e vorrebbe scendere ad aiutare.
Maria dietro di noi si occupa di depositare terra, foglie e sassi in una zona dove non dia fastidio.
Pausa per riprendere fiato e fare un paio di foto.
Il tempo e’ un poco pazzo, c’e’ addirittura un asparago selvatico appena spuntato.
Proseguiamo con gli scavi. Abbiamo, o meglio Gianni ha, ripulito dal consistente strato di foglie superficiale ed ora si iniziano a tirare fuori anche terra e sassi.
Miciomao e’ intraprendente, dopo aver soffiato a Luna un paio di volte alla fine la giudica inoffensiva e si avvicina. Arriva addirittura a strofinarcisi contro facendo le fusa.
Dopo questo intermezzo di fratellanza animale Gianni decide che e’ l’ora di riposare e mi cede l’onore. Il posto e’ stretto e ho visto Gianni uscirne con i gomiti che sembrano una tartare, quindi per prima cosa fotografo il simpatico strato di concrezione che adorna le pareti laterali e quindi mi adopro nel fare spazio sacrificandone una, piccola, parte. Dopo essermi dato una sonora martellata su una mano decido di aver fatto abbastanza spazio e di passare allo scavo vero e proprio. Riempio con buona lena una decina di zaini di terriccio e sassi fino a che la stanchezza non prevale sulla curiosita’. Il richiamo di Gianni all’ora di pranzo ed alle fettuccine mette fine a qualsiasi altro pensiero. Nonostante lo spazio aggiuntivo che mi sono ricavato, non riesco a salvarmi del tutto, un gomito lo salvo ma l’altro ne esce provato e sanguinante.
Svelti torniamo alla macchina facendo il cambio abiti inverso. Luna intanto prende il sole.
Maria e’ impegnata in una telefonata, la lasciamo parlare, non c’e’ fretta. Ammirando il panorama mi faccio spiegare da Gianni quali siano le montagne che ci circondano. Scopro cosi’ che di fronte a noi abbiamo i monti Lepini, col Semprevisa, Carpineto Romano e cosi’ via.
Mentre alla nostra sinistra abbiamo i Simbruini, con Livata, Monte Autore, l’alta valle dell’Aniene e tanti altri bei posti.
Il mio prof di geografia Gianni e, da lontano, la Maria telefonica.
I fichi d’india di cui vi parlavo, sono talmente tanti e tanto maturi che viene il dubbio siano commestibili visto che nessuno li coglie.
Miciomao si propone per un primo piano, non lo deludo.
Gianni vorrebbe adottarlo e gia’ si immagina con lui sul divano nelle lunghe sere invernali, peccato che Maria sia decisamente contraria.
Maria termina la telefonata. Dopo un ultima carezza a miciomao, prendiamo la macchina e torniamo a Genazzano centro. Altri giri di cui non saprei dirvi ci conducono su una stradina in discesa dove parcheggiamo. A circa 50m dalla macchina, Gianni si dirige in una porticina sulla sinistra. E’ il nostro ristorante. Per la vostra pace interiore non mi soffermo sul pasto, vi basti sapere che e’ stato buono ed abbondante. L’accoppiata scavo-fettuccina e’ sempre vincente! Il ritorno a casa mi vede protagonista di un ulteriore litigio col Telepass che risolviamo brillantemente andandolo a cambiare ad una delle macchine self-service. Il trovare quasi subito parcheggio corona perfettamente la bella giornata. Alla prossima.