Inghiottitoio di Campocatino – 21/07/2018

A scavare l’inghiottitoio di Campocatino, con Gianluca,Tarcisio, Nerone, Gabriele, io e Luna.

Avevamo promesso a Tarcisio e Gianluca di dar loro una mano, quindi al primo fine settimana utile organizziamo ed andiamo a Guarcino. Da Roma siamo Gabriele, io e Luna. Viene Nerone da Subiaco. Con i “locali”, Tarcisio e Gianluca la squadra e’ al completo. Per una volta arriviamo per primi all’appuntamento, son soddisfazioni! Quando siamo tutti, si sale a Campocatino. Dopo un rapido caffe’ al bar sul piazzale andiamo in zona scavo. Gianluca ci spiega cosa hanno fatto finora.Dalla volta scorsa, ricordo che era una buca di poco piu’ di un metro, lo scavo e’ progredito parecchio. Scambio di foto.Nerone si prepara allo scavo con una sana pipata.Gianluca entra subito dentro a scavare, Nerone e Tarcisio gli danno una mano tirando fuori i secchi di terra. Visto che siamo decisamente in troppi per questa fase del lavoro, Gabriele ed io decidiamo di andare a vedere l’altro buco, quello al centro della piana. Luna ci segue con entusiasmo.Il buco e’ qua, da qualche parte.Eccolo.Togliamo le assi e la grata che proteggono l’ingresso e diamo uno sguardo. Ci si presenta un buco tondo che ricorda un poco l’ingresso del Pretaro.Mi calo nel buco, c’e’ un saltino di circa 3 metri ma e’ stretto e si scende facilmente anche senza corda.Alla base del pozzetto parte una piccola condotta orizzontale che un metro avanti a me fa una doppia curva destra-sinistra. Accanto ai miei piedi c’e’ il cadaverino di un uccello. Chiedo a Gabriele il piacere di tirarmi giu’ il secchio per poterlo tirare fuori.Proseguo nel meandrino, dopo la doppia curva c’e’ un minuscolo ambiente. Ci sono almeno 3 punti in cui l’acqua arriva ed un quarto in cui defluisce. Questo e’ uno degli arrivi.Mi affaccio per guardare la prosecuzione, dove l’acqua sembra defluisca. Altra curva a destra, mi sporgo, ma solo per vedere tanta tanta terra. Il lavoro da fare e’ parecchio e, secondo me, servono almeno 4 persone per scavare da qua in avanti. Uno che scava la terra in modalita’ cagnolino, uno subito dietro di lui che riempie i secchi e li passa alla base del pozzo dove c’e’ il terzo che aggancia il secchio alla corda e segnala al quarto, di fuori, che puo’ recuperarlo. Per oggi con Gabriele ci limitiamo a tirare fuori qualche secchio di sassi dal piccolo ambiente con gli arrivi d’acqua. Fatto questo, decidiamo di uscire per tornare dai nostri amici. Luna ci ha aspettato pazientemente.Si vede qualche nube affacciarsi alla piana, vorra’ mica piovere?!?Sono uscito per primo per non far preoccupare Luna. Aspetto al caldo che Gabriele prenda la temperatura della grotta.E’ una operazione che prende parecchi minuti, inganno il tempo facendo qualche foto ai fiori che contornano l’ingresso.Sara’ una pianta grassa? Comunque ha fatto dei bei fiori.Presa la temperatura, torniamo dai nostri amici. Qua all’inghiottitoio l’attivita’ ferve. Ora e’ di nuovo Gianluca impegnato nello scavo, Nerone recupera i secchi pieni di terra e Tarcisio li smaltisce.Tarcisio e’ in versione da esploratore del deserto col fazzoletto messo dietro la nuca.Ecco lo scavatore.Luna si guarda intorno, probabilmente percepisce dei tuoni. Lei “ama” i tuoni e sarebbe capace di buttarsi nella buca in braccio a Gianluca se dovesse scoppiare un temporale.Scendo a fare un turno di scavo, recupero e mando fuori un bel mucchio di terra e sassi ma di prosecuzioni promettenti ancora non se ne vedono. Fatta la mia parte, esco per dare modo anche agli altri di divertirsi. Alla fine e’ Gianluca a riprendere lo scavo. Passa cosi’ ora di pranzo. Gianluca intanto scava. Ad un certo punto ci annuncia che ha trovato qualcosa, forse un piccolo spazio vuoto. La notizia scaccia via la sonnolenza post-prandiale, ci affacciamo per avere notizie.Gabriele e Luna attendono.Tarcisio scende a passare gli attrezzi a Gianluca.C’e’ una parete di roccia, subito dietro c’e’ un vuoto, Gianluca aggredisce la roccia per vedere meglio.Sono curioso, scendo a vedere con i miei occhi di cosa si tratta.Osservo Gianluca scavare per almeno mezz’ora poi mi rendo conto che non sara’ un lavoro che termineremo oggi ed esco a prendere il caldo.Si e’ fatta l’ora giusta per tornare a casa. Nerone ha gia’ preso commiato da un po’. Anche noi decidiamo di chiudere il cantiere e raccogliamo le nostre cose. Io e Luna ci avviamo al piazzale. Mentre aspetto i miei amici faccio una foto alla piana di Campocatino, sempre molto bella.L’inghiottitoio e’ di nuovo chiuso per non farci cadere dentro animali e/o curiosi. Ancora non e’ sistemato bene come altre opere di scavo fatte da Gianluca e Tarcisio, ma siamo all’inizio. Magari tra un anno avremo i terrazzamenti con le panchine come alla Cianetti-Zampighi.Ecco i miei amici che arrivano al piazzale.E’ presto per cenare, con Gabriele decidiamo di tornare direttamente a casa. Alla fine della autostrada troviamo una sorpresa, hanno chiuso per lavori lo svincolo che prendiamo di solito per andare a casa mia. Il tutto si traduce in qualche minuto di fila.Una tranquilla giornata passata a scavare una possibile nuova grotta in compagnia di alcuni amici. Certamente non una giornata spesa male. Alla prossima.

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Gemellaggio GSRuvese-ShakaZulu – 15/07/2018

W il gemellaggio! Breve vacanza a Ruvo in occasione del gemellaggio GSR-SZS.

Alcuni anni fa allo Shaka Zulu abbiamo dato ospitalita’ ad uno speleo pugliese, Giuseppe. Oramai e’ un caro amico e socio del nostro gruppo. Giuseppe e’ stato il punto di contatto tra 2 gruppi ed ha dato lo spunto per fare il gemellaggio del suo gruppo di origine, il Gruppo Speleologico Ruvese, con lo Shaka Zulu. Un anno fa i nostri amici di Ruvo vennero dalle nostre parti a farci visita. Da quell’incontro e’ nata una nuova grotta, l’Abisso Ruvese, nei pressi di Jenne. L’esplorazione continua ancora oggi.

Ora, quasi ad un anno esatto dal “gemellaggio di andata”, e’ il nostro turno per il “gemellaggio di ritorno”. A meta’ luglio, dopo una lunga fase organizzativa, siamo partiti per ricambiare la visita. Il tempo e’ stato tiranno ma i nostri amici hanno saputo farci trovare a nostro agio ed a farci apprezzare l’ospitalita’ e le bellezze nei dintorni di Ruvo. Siamo stati a visitare una grotta nell’Alta Murgia lasciando una possibile prosecuzione da vedere. Anche il sole ci ha accompagnato in questi giorni permettendoci di godere appieno della ospitalita’ Ruvese, culminata con una cena pantagruelica a base di specialita’ alla brace.

Ma dopo questa concisa relazione, andiamo a vedere piu’ in dettaglio cosa e’ successo in questi giorni ruvesi.

Giovedi’ 12 luglio 2018 – La partenza

Betta, io e Luna partiamo un giorno prima rispetto al resto del gruppo, abbiamo deciso di abbinare al gemellaggio un giorno di vacanza al mare. Dopo un viaggio tutto sommato tranquillo, arriviamo a Bisceglie dove abbiamo preso una stanza per questi giorni.Dopo avere preso possesso della stanza facciamo un giro per Bisceglie andando a finire in una simpatica trattoria dove facciamo cena.La chiesa e’ a 2 passi dal nostro B&B e’ bella a vedersi ma quando celebrano messa sembra lo stiano facendo nella nostra camera.Ora, dopo cena, e’ sgombra e tranquilla, mi avvicino per una foto dell’interno.

Venerdi’ 13 luglio 2018 – un giorno al mare.

La mattina presto, come al solito, Luna reclama la sua passeggiata igienica. Ne approfitto per esplorare le viuzze verso il porto.Mi affaccio per guardare, ieri mi dicevano che le spiagge si possono raggiungere anche a piedi dal porto. Non ne vedo traccia.Mi fermo comunque a gustarmi la vista.Luna ed io torniamo a prendere Betta e poi tutti insieme percorriamo la strada principale fino alla piazza centrale di Bisceglie. Purtroppo il bar convenzionato col B&B apre troppo tardi per i nostri orari. Facciamo il giro della enorme piazza per cercare una alternativa.Troviamo un bar simpaticamente accogliente e ci fermiamo a fare colazione. Poi, mentre Betta va in esplorazione di alcuni negozi, io e Luna andiamo a far foto in giro.Sbrigate le nostre cose in citta’ prendiamo la macchina per andare al mare. Dovendo andare a caso, prendo la strada “a sinistra” guardando il mare e lo costeggio fino a trovare un punto che sembra buono.Mando Betta in avanscoperta. Qua sotto c’e’ un bar che affitta i lettini e sembra non avere nulla in contrario ad ospitare Luna. E’ andata.Paese che vai usanza che trovi, qua affittano i lettini, ma non hanno ombrelloni, i pochi che lo hanno se lo sono portato da casa. Poco male, noi ci accampiamo vicino ad una veranda che ci concede ombra quando ne sentiamo il bisogno.Arriva la sera, e con lei arriva l’ora di riunirci tutti per la cena di benvenuto. Andiamo a Giovinazzo. Dopo aver penato non poco per trovare parcheggio andiamo al ristorante designato. Troviamo Mariella ad aspettarci in rappresentanza del gruppo ruvese. Non ci conosciamo ancora con Mariella ma con la sua simpatia ci fa sentire subito a nostro agio. Per l’arrivo degli altri dobbiamo attendere parecchio, inganno l’attesa con focaccia ed olive. Alla spicciolata arrivano tutti i ruvesi. Alcuni, come Rosa, Fedele e Vincenzo, li conosco dallo scorso anno, con gli altri facciamo conoscenza sul momento. Quasi alle 10 di sera arrivano i nostri. Hanno fatto tardi perche’ giustamente Giuseppe e’ dovuto passare per casa a Barletta ad annunciare il suo arrivo ed a prendere il necessario per i prossimi giorni.Con i “romani” e’ venuta anche Claudia, come al solito lei si ricorda di me ma non il contrario. Dice che ci siamo incontrati durante una gita al Pretaro. Ne faccio volentieri di nuovo la conoscenza!Ecco Rosa e Fedele in tutto il loro splendore. Questo inverno non siamo riusciti ad andare a sciare assieme ma contiamo di rifarci il prossimo inverno.Silenzio! E’ il momento delle ordinazioni. Tutti ci impegnamo al massimo per velocizzare la cosa, la fame e’ tanta.Si mangia, Giuseppe rischia di addentarsi anche le mani. Quasi davanti a lui c’e’ Maurizio col suo inconfondibile barbone. E’ lui l’autista del gruppo dei “romani”.Una parure di calamari!La cena e’ terminata, manca solo la foto di gruppo.La nostra cameriera si impietosisce e prende la fotocamera perche’ nella foto di gruppo possa esserci anche io. Grazie.Dopo l’abbondante cena andiamo a fare una passeggiata digestiva per i vicoli di Giovinazzo. Iniziamo col lungomare.Il porticciolo.Ancora il porticciolo ma preso dal lato opposto, stiamo per inoltrarci in Giovinazzo centro.Dopo una serie di stradine e vicoli sbuchiamo di nuovo sul lungomare ma dal lato opposto.Provo ancora a fare qualche foto al nostro gruppo ma siamo troppo distanti l’uno dall’altro e poi troppo in movimento. Solo Giuseppe raccoglie il mio muto appello a fermarsi un attimo.Riesco a fermare un piccolo gruppo di noi, ma solo per alcuni secondi.Il lungomare, quello da dove siamo partiti.Le mura continuano il loro giro ma noi, per finire il nostro giro, prendiamo per l’interno.Una torre, ma non saprei dirvi di piu’. Mariella ci racconta tante cose su Giovinazzo e le sue bellezze ma io sono troppo concentrato sulle foto e la digestione per recepire le nozioni che ci elargisce.Passiamo per vicoli sempre piu’ stretti, in uno devo addirittura entrare alla “egiziana” perche’ e’ piu’ stretto delle mie spalle.Un nome da ricordare.Uno dei santi protettori di Giovinazzo. Mariella ci dice chi e’, ma coi nomi non ce la posso fare!Una piazza, c’e’ la fontanella e ci fermiamo a rinfrescarci.Terminiamo il giro di Giovinazzo centro ritornando di lato al porticciolo.Ecco un duo eccezionale, Betta e Mariella.Prendiamo la via del ritorno facendo il lungomare in senso contrario.Nei pressi del ristorante iniziamo a salutarci, la difficolta’ di parcheggio ci ha sparsi un poco dappertutto.Una mezz’ora di macchina ci riporta a Bisceglie dove paghiamo il ticket del parcheggio e poi affrontiamo il bel viale lastricato che ci separa da “casa” e da un meritato riposo.

Sabato 14 luglio 2018 – Andiamo in grotta.

La mattina abbandono Betta e Luna a Bisceglie subito dopo la colazione, anche stavolta dobbiamo rinunciare a farla nel bar convenzionato. Abbiamo appuntamento alle 9 a Ruvo presso la sede del gruppo, quindi parto ben prima delle 8.30. Non so proprio dove sia la sede del GSR ma una volta tanto il navigatore fa bene il suo mestiere ed arrivo in tempo all’appuntamento. Dentro trovo tutti i miei amici “romani”, hanno dormito la’. Giuseppe mi fa’ da cicerone e mi mostra la bella sede. Quando siamo pronti, andiamo a fare una colazione tutti assieme. Non si sta’ per nulla male seduti al bar, ma dobbiamo andare in grotta, iniziamo a darci da fare. Per prima cosa facciamo 2 gruppi, Gabriele deve visitare il locale museo, raccoglie adesioni e parte. Altri hanno impegni vari e vanno. Giuseppe, Claudia ed io andiamo alla “sede vecchia”, che ora e’ adibita a magazzino, a prendere il materiale. Una ultima tappa la facciamo alla fontanella a riempire d’acqua le taniche. Dove andremo pare ce ne sia per nulla.  In effetti la strada che facciamo e’ immersa in una pianura sconfinata che a tutto fa pensare tranne che ad un territorio carsico dove e’ possibile trovare grotte.Di qualcosa c’e’ sicuramente abbondanza, ogni pianta che incontriamo e’ letteralmente ricoperta di lumachelle.Nonostante le mie perplessita’ alla fine Giuseppe ci fa fermare annunciando che siamo arrivati. Ci metto un poco a trovarla ma alla fine devo ammetterlo, una grotta in effetti c’e’.L’ingresso non e’ malaccio.Iniziamo a prepararci.In effetti ora che guardo meglio qualche traccia di calcare si vede. Gabriele va in giro a dare uno sguardo a delle possibili doline ma torna senza buone notizie.Lumachine con macchina sullo sfondo. Pensavo fossero cotte dal sole ma vi assicuro che sono vivissime ed attive, ne ho trovate alcune nascoste in macchina ad alcuni giorni dal mio ritorno a Roma.Si entra.Gabriele va in esplorazione.Lo seguo documentando il suo ingresso.Dentro troviamo un piacevole fresco in una ampia sala dal soffitto non molto alto. Recuperiamo una temperatura interna decente prima di darci da fare. Alessia e Mariella mentre spiegano a Giuseppe come rompere il collo ad un toro senza farlo soffrire…o forse era un caciocavallo?!?Ecco Claudia in tenuta da strettoista, pronta per iniziare gli scavi.Maurizio utilizza il suo puzzolentissimo sigaro per vedere se c’e’ circolazione d’aria. Da come il fumo staziona a mezz’aria sembra proprio di no.Ci sono 2 punti in cui i nostri amici del GSR hanno gia’ iniziato a scavare. Quello piu’ fondo, e per Giuseppe il piu’ promettente, per ora lo lasciamo perdere. Claudia con Giuseppe e Gabriele scelgono di scavare sul buco accanto, quello che ieri sera ci ha indicato Fedele. Visto che siamo tanti, propongo di iniziare a vedere un altro punto. Inizio a scavarlo per poi lasciare il posto ad Alessia, Mariella e Maurizio. Eccoli nel pieno dello scavo, magari portera’ a nulla ma tanto vale provare.Visto che son libero da impegni vado a curiosare dove scava Claudia con Giuseppe e Gabriele. Chiedo come procede, sembra si veda qualcosa ma lo scavo e’ difficoltoso. Al cambio, mi intrufolo a vedere. Volendo continuare a scavare e’ necessario fare spazio. Prendo cosi’ il coraggio a 2 mani ed allargo alcuni punti per creare lo spazio per muoversi piu’ agevolmente.Resto aggregato al gruppo “ClaGiuGa” abbandonando completamente Alessia, Mariella e Maurizio. Arriva ora di pranzo e facciamo pausa per uno spuntino. Dopo pranzo le ragazze ci lasciano, devono prepararsi per la cena. Decidiamo di spostarci a scavare al buco lasciato finora da parte. Giuseppe ne e’ soddisfatto, faceva il tifo per lui sin dall’inizio. Passiamo parecchio tempo a scavare per fare spazio. Leviamo una infinita’ di sassi facendo il passamano coi secchi.Ad un certo punto si apre un pertugio sulla destra. Il panorama sembra interessante.Continuiamo a scavare per arrivare comodi al punto interessante. Le concrezioni alla base si sono formate su dei sassi, per vedere oltre dobbiamo spostarli di lato. Il loro sacrificio pero’ non e’ vano, Giuseppe riesce ad infilarsi ed a fare una foto che sembra promettere bene.Proprio in termine di giornata abbiamo trovato di che festeggiare. Giuseppe e’ soddisfatto ma continua a borbottare che lui l’aveva detto da subito che era quello il punto buono…Uscendo da quello che ora e’ un piccolo pozzo faccio una foto verso l’uscita, non si vede molto ma rende l’idea.Gabriele riprende fiato, ha tirato su una miriade di secchi pieni di sassi.Maurizio non e’ stato di meno ed ora cerca di smaltire un poco di mal di schiena con una fumata di sigaro.Faccio un giro mentre aspetto gli altri. Prendo una foto verso il punto di scavo.Girandomi trovo un foro, e’ stato gia’ scavato, pero’ e’ proprio invitante, mi avvicino per dare un’occhiata.Subito trovo una lumaca, sono arrivate anche qua. Dopo il passaggio stretto c’e’ un piccolo ambiente senza prosecuzioni visibili.Siamo pronti per uscire al caldo torrido. Ci cambiamo svelti per soffrilo di meno.Al termine, una foto ricordo, peccato solo non ci siano le ragazze ad abbellire il gruppo.Ritornati a Ruvo facciamo un rapido passaggio al magazzino per posare il materiale. Giuseppe e’ un magazziniere scrupolosissimo, quindi mentre lui sistema ogni oggetto nello stesso posto in cui era quando lo abbiamo preso, io faccio un giro per la ex-sede.Trovo un simpatico disegno di una Mariella, non l’attuale mi dice Giuseppe. Chiunque sia e’ una brava disegnatrice.Giuseppe ha quasi terminato, sta facendo la spunta del foglio materiali che aveva compilato la mattina.Dopo aver sistemato tutto ci ricongiungiamo con Maurizio e Gabriele. Andiamo insieme alla casa di campagna di Alessia dove siamo attesi per la cena a base di specialita’ ruvesi. Una volta arrivati, prendo il punto sul navigatore e poi faccio avanti ed indietro Ruvo-Bisceglie-Ruvo per andare a prendere Betta e Luna che ci attendono pazienti. Il punto ed il navigatore alla fine non mi servono perche’ ho un altro navigatore in macchina, molto migliore, il buon Giuseppe. Al nostro ritorno a casa di Alessia, troviamo un gruppo di allegri ed affamati amici, mancano ancora Costanza e Mariella ma appena arrivano anche loro inizia la festa. Dalla cucina portano una valanga di antipasti con bruschette, verdure, provolone e non so che altro.Noi mangiamo gli antipasti fino quasi a scoppiare. Quando inizia ad arrivare il pezzo forte della serata, specialita’ alla brace di tutti i tipi, siamo satolli e non riusciamo a fare onore come si deve a tanta bonta’. Addirittura un provolone, gia’ impiccato e pronto per essere sciolto sulla brace, rimane intoccato, quasi una eresia! Mi riprometto, se e quando ci sara’ un’altra cena, di non toccare gli antipasti prima dell’arrivo della carne. Pero’ per stasera devo proprio rinunciare, anche se a malincuore.Ecco Mimmo, lo specialista di brace che opera al braciere assistito da Maria e Mariella.Ecco una piccola parte della carne, ci sono salsicce fatte a chiocciola, animelle varie, le squisite “bombette” e chissa’ che altro.Riesco a fare un assaggio delle salsicce ma al resto devo rinunciare. Mi rifaro’!Quando il mio stomaco si svuota abbastanza da permettermi almeno di stare seduto, prendiamo commiato dalla allegra banda e ci dirigiamo verso Bisceglie. In macchina ho qualche difficolta’ perche’ il maledetto navigatore sceglie proprio il momento del ritorno per smettere di funzionare. Per fortuna azzecco a memoria un paio di svolte mentre siamo in campagna e poi finalmente, vicino Ruvo, il fetente riprende a fare il suo mestiere e mi guida fino a “casa”.

Domenica 15 luglio 2108. La partenza.

In verita’ tutto il gruppo oggi si e’ diretto ad Ostuni per visitare una grotta ad andamento orizzontale, per poi fare pranzo e magari anche un bagno a mare. Io purtroppo devo rinunciare, sono stato poco bene nei giorni prima della partenza. Sono ancora sotto antibiotici ed ora, complice il ritmo serrato degli impegni degli ultimi 2 giorni, sono letteralmente sfinito. Non mi sento di allungare oltre il viaggio di ritorno. Saluto tutti gli amici ruvesi via telefono augurandomi di rivederli presto. Il viaggio di ritorno e’ difficoltoso perche’ la stanchezza mi costringe a frequenti soste. Ritorniamo passando per Pescara, e’ una strada che conosco bene e mi piace, quindi mi pesa meno.

E’ stata una breve ma piacevole vacanza che ci ha permesso di rivedere amici, conoscerne altri ed apprezzare le bellezze di questa zona della Puglia. Anche Betta e’ rimasta conquistata, in particolare dalla cortesia degli abitanti di Bisceglie che la fermavano spesso per fare i complimenti a Luna. Un grazie immenso a tutti gli amici del Gruppo Speleologico Ruvese che ci hanno fatto sentire come a casa. Grazie a Giuseppe che ha facilitato l’organizzazione del tutto. Il momento di tornare a casa, come sempre in questi casi, e’ arrivato troppo presto. Rimane pero’ un lieto ricordo dei momenti passati assieme e la voglia di ritrovarci presto a fare grotte. A rivederci presto e, come sempre, alla prossima.

 

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Campo dell’Osso – Grotta Vale – 08/07/2018

Con Gabriele, Leandro, Giuseppe, Maurizio, Valerio, Marika, Luna e Cesare.

Questa volta ho fatto una eccezione alla regola “grotta una sola volta a settimana”, ieri sono stato a a Falvaterra per la traversata, oggi a scavare a grotta Vale, ogni tanto si puo’ fare. Stavolta anche Luna e’ dei nostri. Quando arriviamo alla grotta il recinto e’ in cattive condizioni. La prima cosa che facciamo quindi e’ quella di rimetterlo a posto.Iniziamo a prepararci, il programma di scavo per oggi prevede l’estrazione dal fondo di un masso di generose dimensioni.Giuseppe scende per sistemarlo a dovere, noi intanto approntiamo il necessario per tirarlo su.Luna e’ interessatissima a tutto questo movimento attorno ad un buco nella terra.Decidiamo di tirarlo su facendo contrappeso. Giuseppe lo accompagnera’ nella salita. Ci siamo, si inizia, Gabriele controlla dall’alto e fa in maniera che il treppiede non si ribalti. Leandro ed io siamo sulla corda a fare da pesi da contrapporre al masso.Ecco Leandro nel pieno delle sue funzioni di contrappesista.Pian pianino il masso sale, e’ una bella fatica ma il vedere Giuseppe che fa capolino dal buco ci rincuora.Ecco il contrappeso al completo. Per far muovere il masso il nostro peso non basta, devo saltellare in piedi sul pedale.Il masso e’ arrivato oltre il bordo. Tra Maurizio,Giuseppe e Gabriele, lo portano fuori dal buco. Al loro via mi tolgo dalla corda e, con una spinta verso l’alto a Leandro, facciamo poggiare il masso a terra dove lo spostiamo in posizione sicura.Ora che abbiamo tolto l’impedimento possiamo riprendere lo scavo.Maurizio e’ pronto per il recupero dei secchi.Leandro in qualche maniera e’ uscito indenne dal contrappeso ed ora e’ pronto per andare a scavare.Oggi non ho voglia di infangarmi quindi faccio supporto esterno. Scendo solo un momento per vedere com’e’ la situazione.A vederla da sotto sembra quasi una grotta vera!La’ sotto, tra la terra, forse c’e’ il pozzo che andiamo cercando.Risalgo per lasciar lavorare i miei volenterosi amici.Iniziamo a portare fuori terra coi secchi.Si sentono delle persone che si avvicinano. Li conosciamo, sono Marika e Valerio. Hanno portato anche i loro cani, Luna inizia subito a giocare con Cesare.Intanto al buco si continua a tirar su terra.Valerio intanto si prepara, e’ venuto a dare una mano.Visto che ora ci sono i rinforzi, Gabriele ed io andiamo a fare un giro. Luna ci accompagna volentieri abbandonando senza rimpianti il suo compagno di giochi. Voglio mostrare a Gabriele un paio dei buchi interessanti che ho visto la volta scorsa.Attraversiamo il piano costellato di doline e di gruppi di persone che fanno pic-nic.La prima tappa e’ ad una grotta conosciuta di cui Gabriele vuole riprendere il punto.Il buco che voglio fargli vedere e’ poco lontano. Pochi passi e ci siamo. Prendiamo il punto anche di questo e partiamo per tornare indietro.Tornando indietro facciamo mille deviazioni per vedere le doline piu’ interessanti.Quando arriviamo al buco che, con molto ottimismo, abbiamo nominato “Grotta Vale”, troviamo Giuseppe e Valerio che scavano di sotto.Mi affaccio per salutare e per chiedere come procede lo scavo.Intanto Cesare decide che e’ il momento di riposare e si appoggia col posteriore su Marika.Valerio ha trovato una possibile prosecuzione, e’ eccitatissimo ed inizia ad urlare “Pozzo! Pozzo! Pozzo!”. Quando risale, ci racconta che spostando un sasso si e’ aperto un passaggio e dopo c’e’ un ambiente. Col suo inguaribile ottimismo stima di aver trovato almeno un pozzo da 10 metri.  Nonostante il pozzo trovato da Valerio, il lavoro da fare rimane tanto. Leandro ha preso commiato da un po’. Anche noi decidiamo che per oggi abbiamo fatto abbastanza. Iniziamo a sistemare le nostre cose. Salgo sull’albero per togliere l’armo del contrappeso.Al ritorno Luna dorme beata tra le nostre attrezzature.La svegliamo per la cena al nostro ristorante di fiducia a Marano Equo.Eccoci a cena. Antipasto coi fichi.Gabriele fa aperitivo con la coca-cola.Io mi consolo con un buon piatto di fettuccine.Il ritorno e’ abbastanza tranquillo, ci avviciniamo a Roma mentre il giorno finisce.Grotta Vale ancora non si concede alle nostre attenzioni ma continuiamo a nutrire speranze per lei e tra qualche tempo saremo di nuovo la’ a provarci. Alla prossima.

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Traversata Falvaterra-Pastena – Convegno grotta la Sassa – 07/07/2018

Con Gabriele, Stefano, Emilio e tanti altri amici a fare la traversata Falvaterra-Pastena, oramai una classica. Il pomeriggio, con Gabriele, a Sonnino per il convegno sulle scoperte archeologiche a grotta la Sassa.

La mattina Gabriele ed io partiamo assieme da Roma. All’uscita dell’autostrada ci aspetta Linda con la sua Panda rossa. Ci avviamo assieme ed intanto, telefonicamente, prendiamo accordi con Stefano per vederci a Pastena. La’ poseremo alcune macchine per poi andare con le rimanenti a Falvaterra dove inizieremo la traversata. Quando arriviamo al piazzale della grotta di Pastena ancora c’e’ nessuno.Pochi minuti ed arriva Laura col suo furgone a 8 posti. Iniziamo a preparare il necessario dividendo quel che dobbiamo portare a Falvaterra da quello, il cambio asciutto, che lasceremo a Pastena. Quando siamo pronti manca ancora la macchina di Emilio con i suoi amici. Intanto un piccolo gruppo, tra cui ci sono io, parte con la Panda di Linda mentre Laura ed il resto dei traversandi rimane. Uscendo dal piazzale incrociamo proprio la macchina di Emilio. Tutto ok.A Falvaterra ferve l’attivita’. Incontro subito Augusto con altri amici del centro ed un gruppo che ha prenotato un giro nella grotta.Una foto con Linda non guasta mai.Ecco Giuseppe, anche con lui una foto non e’ mai sprecata. Purtroppo oggi deve accompagnare un altro gruppo che partira’ verso le 11 quindi non sara’ dei nostri, peccato.Saluti e chiacchiere mi prendono parecchio tempo pero’ finche’ non ho la muta addosso va tutto bene. Fa caldo. Decido che mi vestiro’ vicino all’acqua cosi’ da potermi immergere subito e limitare il sudore. Sistemo lo zaino da forra con tutto quello che mi servira’ in grotta e mi avvio dopo aver avvisato delle mie intenzioni. Linda si aggrega. All’ingresso, quello basso, dove solitamente parte la traversata, trovo Stefano con il suo “nipotino”, buon sangue non mente, e’ alto quasi piu’ di lui.Mentre mi vesto cercando di non sciogliermi, il posto si popola. Ci sono tanti ex-allievi dell’ultimo corso SCR, li rivedo volentieri…anche se parecchia acqua dovra’ passare per la grotta prima che ne ricordi i nomi.Arriva Augusto, il mastro di chiavi, ora si puo’ partire.  Io sono quasi pronto e gia’ sudo copiosamente.Prima di avviarci c’e’ la foto di gruppo. Lascio la fotocamera ad Augusto e vado a prenderne parte.Per ultima, solo un attimo prima di partire, mi infilo la giacca della muta. Subito prendo lo zaino ed entro in acqua per acclimatarmi. Augusto intanto ha aperto il cancello. La traversata puo’ avere inizio.La galleria di entrata.La prima sala, si iniziano a vedere le strutture portanti delle passerelle che permettono il giro turistico.Alla risalita si forma un minimo di fila ma e’ questione di poco, sul lato alla mia destra ci sono le corde che facilitano la salita.I piu’ pratici passano arrampicando sul lato opposto.Altra pozza d’acqua limpida e la curva che nasconde il resto della grotta.Girato l’angolo, dopo la curva, trovo tre sirenetti stipati dentro una pozza d’acqua, la loro bellezza offusca anche la fotocamera.Gia’ si intravede la galleria che prosegue. La parte turistica, e quindi le passerelle di metallo, terminano qua.Ancora una pozza, che attraverso a nuoto con molto piacere.Siamo arrivati alla cascata, l’unico salto che troveremo lungo la grotta. E’ un posto meraviglioso per chi ama fare qualche tuffo.Anche qua da un lato ci sono corde per agevolare la risalita. Le volte scorse si riusciva a salire anche dall’altro lato ma oggi c’e’ troppa acqua.Un piccolo gruppo di scalmanati si mette a fare tuffi disturbando alquanto chi sta tentando di risalire la cascata con l’aiuto delle corde. Per controllarli meglio non posso far altro che unirmi agli scalmanati! Dopo i tuffi, quando la fila per la salita e’ terminata, riprendiamo le nostre cose e proseguiamo.Siamo proprio tanti, scatto foto senza alcuna pretesa di farne una a fuoco, mi basta che qualcosa sia visibile.Un anticipo della medusa, quella grande la incontreremo piu’ avanti.Proseguiamo la tranquilla passeggiata in mezzo alle meraviglie.La galleria e’ enorme, alterna tratti di pietra nuda e lavorata dall’acqua a tratti intensamente concrezionati.Ed io continuo a tentare foto con poca luce e tante persone in movimento.Ogni tanto una provvidenziale vasca d’acqua mi permette di immergermi e stemperare la temperatura interna.Augusto durante il tragitto ha raccolto un bel sacco di pattume vario. Lo lascia in un bustone nero, in bella vista. Lo prenderanno al ritorno per portarlo fuori.La passeggiata prosegue, oramai dovremmo essere nei pressi della medusa.Eccola!La foto di gruppo sotto la medusa e’ di rito.Dopo aver importunato a sufficienza la medusa proseguiamo, dividendoci. Augusto col suo gruppo tornano indietro, noi proseguiamo verso Pastena.Siamo ancora in parecchi. Arrivo al passaggio sifonante che segna il confine tra Falvaterra e Pastena. E’ una barriera naturale che non permette il passaggio verso Falvaterra a gran parte del pattume che entra a Pastena. L’attraversamento nel mare di bottiglie di plastica, polistirolo ed altre schifezze galleggianti non e’ tra le cose piu’ rimarchevoli della traversata, pero’ si fa. Passo per primo creando un canale quasi pulito per il passaggio degli altri.Incontriamo anche il principe azzurro! E’ un poco scontroso e si allontana dalle nostre attenzioni. Nessuna ragazza si fida a baciarlo, quindi rospo era e rospo e’ destinato a rimanere.Nonostante tutto l’acqua e’ ancora limpida.Troviamo addirittura una tronco su cui sono cresciuti dei funghi. La natura e’ incredibile.Ancora qualche pozza d’acqua.Si inizia a nuotare.…e si nuota…. Una delle tante diramazioni laterali che mi piacerebbe tanto andare a visitare. …e intanto si nuota.Una luce nel buio.Un incontro grottesco ma di livello, Emilio e Gabriele si prestano gentilmente per una foto.Legni incastrati dovunque dalla forza dell’acqua.La galleria e’ sempre troppo grande per una foto decente presa senza la dovuta calma ed una illuminazione adeguata.ed ancora si nuota.
Il lago lungo e’ terminato, ora il nuoto si alterna al camminare.Come dicevo, la natura ha piu’ fantasia di noi. Due tronchi d’albero si sono uniti a fare capanna.Mi fermo vicino ai tronchi ad attendere il gruppo.Intanto qualcuno e’ andato avanti, oramai siamo nei pressi di Pastena.Sento un odore fastidioso, mi chiedo da dove venga. Trovo la risposta dopo qualche passo, quel che resta di un serpente decapitato.Siamo nella parte turistica della grotta di Pastena.La puzza di decomposizione e’ atroce, l’acqua della pozza finale e’ bassa. Il tutto non invoglia a fare qualche tuffo. Aspettiamo pazientemente l’arrivo del resto del gruppo.Quando iniziano gli arrivi prendiamo per la passerella.Faccio subito una deviazione per seguire il letto del fiume ed evitarmi la passerella.Ecco l’intensa luce del giorno che gia’ promette un caldo torrido.Il letto del fiume e’ coperto di uno strato di vegetazione secca che ricorda il cartone da imballo e si spacca rumorosamente camminandoci sopra.Lentamente affrontiamo il caldo e la salita fino al parcheggio.Eccoci arrivati, il cartello ci saluta. Arrivederci anche a te, Pastena.La roccia che indica l’ingresso alla grotta.Togliersi la muta e godersi un poco di sole e poi i vestiti asciutti e’ sempre una esperienza memorabile.Torniamo svelti al centro grotte a Falvaterra dove abbiamo il punto di riunione per poi andare a pranzo.Una nutrita delegazione del 58° Corso SCR.E finalmente il pranzo!Un brindisi a noi e alle grotte.Arriva anche Giuseppe. Giusto in tempo per la pasta.Gabriele ed io terminiamo con calma e come si deve il pranzo ma poi dobbiamo scappare. La nostra nuova meta e’ Sonnino, c’e’ il convegno per mostrare al mondo le scoperte archeologiche fatte alla vicina grotta “la Sassa”. Parcheggiamo dove ci dice il navigatore. Dice che siamo vicini al punto dove si tiene il convegno, pero’ tace sul fatto che per arrivarci dobbiamo superare un invidiabile dislivello. Quello che ci vuole per smaltire il pranzo.Al nostro arrivo alla piazza principale di Sonnino troviamo subito una presenza amica. Virginia e Nerone.Il tempo di qualche saluto, un caffe’ al bar ed il convegno inizia.Dopo i saluti ed i ringraziamenti alle autorita’, prende la parola  Luca che ci racconta delle sue ricerche sui ritrovamenti nella grotta.Prende poi la parola Mario che ci parla in particolare dei ritrovamenti di animali.L’ultimo intervento e’ di Flavio che parla diffusamente e lungamente di ogni osso o frammento umano che e’ stato ritrovato sinora nella grotta.L’ultimo intervento, per quanto interessante, insieme al caldo asfissiante nella sala riescono a fiaccare la mia resistenza. Esco a prendere aria. Fuori trovo qualcuno che ha avuto la mia stessa idea. Ecco una foto da inserire negli annali della speleologia laziale, Tarcisio e Gianni.Mentre mi godo il fresco vedo arrivare anche altri amici, Maria Grazia e Sergio.Tra una foto ed una chiacchiera il convegno ha termine. Interessante, anche se non penso che l’archeologia faccia per me. Dopo i saluti Gabriele ed io riprendiamo la via del ritorno chiudendo la bella giornata appena trascorsa. Alla prossima.

 

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Grotta al 61 – Campovano – 30/06/2018

Una gita al 61 di Campovano con Livia, Gianluca, Tarcisio, Nerone, Giancarlo, Valerio, Gabriele.

Gabriele arriva puntuale a prendermi alle 7.30, dobbiamo essere alle 9 a Guarcino e la strada da fare e’ lunga. Appena salgo a bordo Gabriele mi informa che Giancarlo oggi verra’ con noi e dobbiamo fare una sosta intermedia al bar “fico” vicino ad Ikea di Anagnina per prenderlo. Nonostante la sosta con colazione insieme a Giancarlo, arriviamo a Guarcino quasi in orario, addirittura prima che arrivi Gianluca, anche queste sono soddisfazioni. Aspettiamo pochi minuti mentre il gruppo viene rapidamente infoltendosi. Ora c’e’ Tarcisio, ancora convalescente ma sempre agguerrito, Nerone con la sua pipa e Gianluca. Mancano solo Livia e Valerio.Ecco che arriva Valerio.Un primo piano alla pipa di Nerone, col proprietario attaccato dietro, vale sempre la pena farla.Ed ecco Tarcisio. Anche lui una foto dedicata se la merita.A questo punto per par condicio la faccio anche a Valerio.Arriva anche Livia, si era fermata a fare provviste per il pranzo.E una foto la merita sicuramente anche lei.Siamo tutti, si parte.Dopo la solita serie interminabile di tornanti finalmente sbuchiamo al piazzale di Campocatino con la solita meravigliosa vista sulle montagne che lo circondano.Iniziamo a prepararci per la passeggiata fino a Campovano.Come al solito sono tra gli ultimi ad essere pronto, gli altri si avviano per andare a vedere uno dei “cantieri” aperti da Gianluca nella piana di Campocatino. Quando parto rimangono solo Giancarlo e Gabriele, ma anche loro sono praticamente pronti.Mi affaccio alla piana.Scendendo trovo subito uno degli scavi di Gianluca. Qua dentro pare che un paio d’anni fa sia scomparsa tutta l’acqua di un laghetto che si era formato con lo scioglimento della neve.Di buon passo raggiungo il resto del gruppo, fermo ad osservare un buco apertosi di recente. Il “cantiere” nuovo di cui ci parlava Gianluca.Sono arrivato appena in tempo, il gruppo sta per rimettersi in marcia.Giusto una foto alla nuova possibile grotta e poi vado pure io.Ma dov’e’ Campovano? Da quella parte…ce n’e’ da camminare.Stiamo avvicinandoci, ognuno col proprio passo con l’erta piu’ ostica di tutta la camminata, quella dalla piana fino alla vela.Io continuo a fotografare tutto intorno nel tentativo di catturare un poco della bellezza di questi panorami.Anche la salita e’ fatta, l’abbiamo affrontata senza fretta, a piccoli passi. Il sole picchia forte ma c’e’ un’aria fresca che e’ provvidenziale.Facciamo un centinaio di metri di leggera discesa poi prendiamo la strada ed affrontiamo l’ultimo tratto in salita.Una volta svalicato e passato il trivio, noi prendiamo la strada che continua a destra in leggera discesa. Prendiamo ancora a destra quando si biforca e siamo al rifugio.Ecco la valle di Campovano, in lontananza si vedono i piloni della corrente. Sono numerati ed in corrispondenza del numero 61 c’e’ l’ingresso della grotta dove andremo oggi.Anche Livia e Valerio si fermano ad ammirare il paesaggio, e’ veramente uno spettacolo.Qualche fiore, tanto per gradire. Ci sono miriadi di macchie di colore con decine di fiori diversi, pero’ stavolta li ho tralasciati.Siamo in vista dell’ingresso della grotta.Eccolo, siamo arrivati a destinazione.
Valerio inizia subito a cambiarsi e ci mostra con soddisfazione il suo calzino da grotta.Mano a mano che il gruppo si compatta iniziamo a capire “chi fara’ che cosa”. Livia dichiara che oggi e’ venuta solo per fare una passeggiata ed intende passare la giornata prendendo il sole. Nerone ha fatto la notte ed ora non si sente abbastanza in forma per entrare in grotta. Tarcisio, anche se corre come un treno, e’ convalescente quindi aspettera’ fuori. Gabriele si e’ fatto una sorpresa, nella fretta ha lasciato il casco in macchina. Alla fine ad entrare in grotta saremo Gianluca, Giancarlo, Valerio ed io. Valerio e’ praticamente pronto e gia’ scalpita per entrare, parla con Gianluca il quale gli spiega sommariamente i punti dove intende lavorare oggi. Cerco un posto all’ombra vicino al celeberrimo pilone 61 e mi cambio svelto lasciando lo zaino in consegna a Livia. Prima di sciogliermi nel sudore inizio ad entrare. Gia’ dopo pochi metri l’aria e’ decisamente fresca e mi fermo ad aspettare gli altri. Arriva Valerio, al primo passaggio dopo il saltino iniziale lo vedo indeciso circa la strada da prendere, urlo per indicargli la direzione. Mentre si infila nello stretto passaggio laterale gli chiedo se anche gli altri stanno entrando. Mi risponde di si e che e’ meglio aspettarli poiche’ non ha ben chiaro dove Gianluca intenda lavorare. Scendo un poco piu’ sotto per fargli spazio nel meandrino poi mi metto comodo per l’attesa. Dopo qualche minuto pero’ ancora si vede nessuno ed inizio a patire un poco il freddo, convinco Valerio a proseguire lentamente. I 2 saltini successivi li ricordo, pero’ ora sono armati con la corda. Della piccola sala dove abbiamo passato alcune ore a scavare prima di poter passare oltre, quasi non trovo traccia. Dopo ricordo c’era un saltino, ci si spostava lateralmente in una piccola sala col soffitto basso e poi si scendeva ancora un metro in un passaggio stretto. Ora tutto quel che ricordo non non esiste piu’, e’ praticamente un salto unico di circa 5 metri fino al passaggio stretto, a lato di questo passaggio il salto continua e probabilmente bypassa il passaggio stretto. Pero’ la corda passa per lo stretto ed io mi adeguo. Subito dopo si arriva in una sala lunga circa 4 metri e si cammina su una lama di roccia per arrivare alla estremita’ opposta della sala, dove inizia un’altro salto. Sono pochi metri di discesa e si arriva fino al punto, un lungo terrazzo che affaccia sul salto successivo, dove con Gianluca spostammo delle pietre enormi per ricavare il passaggio. Mentre faccio sosta per aspettare Valerio, mi cade l’occhio su un anello che e’ tutto storto, vado a guardare meglio e quasi mi cade in mano, il dado e’ lentissimo. Lo sistemo e stringo bene il dado. Quando arriva Valerio gli dico dell’anello lento e di controllare anche lui gli armi nel caso andassero sistemati. Proseguo col salto successivo. Alla base del salto ci sono alcune diramazioni. Mentre io proseguo scendendo il salto ancora sotto, Valerio si ferma ad aspettare, ha sentito rumoreggiare dietro di se’, Gianluca dovrebbe essere vicino. Alla base del pozzo dove scendo, un rozzo cerchio di circa 3 metri di diametro, ci si infila in una spaccatura e subito parte un’altro salto. Qua ritrovo un vecchio “amico”. Il salto e’ armato su un fix infisso in una roccia spaccata, la spaccatura taglia diametralmente il corpo del fix. Non mi piace, non mi piace, non mi piace. A suo tempo avevo piantato un fix sulla parete opposta utilizzando il fix “spaccato” per farne un deviatore. Qualche inguaribile ottimista ha rimesso l’armo sul fix “spaccato”, probabilmente per risparmiare un attacco. Forse si e’ capito, non mi piace, quindi scambio fix rimettendo in opera quello sulla parete opposta. Con un poco di attenzione si puo’ scendere anche senza deviatore. Ho appena terminato lo scambio quando sento Valerio chiamare. Gianluca e Giancarlo sono arrivati e, guarda il caso, il punto dove vuole lavorare Gianluca e’ proprio dove lo stava aspettando Valerio. Torno indietro a raggiungere i miei amici.    Quando siamo tutti riuniti nel punto dove ci sono le diramazioni, Gianluca ci spiega dove vuole lavorare, in effetti quello che indica e’ proprio dove ci sono buone probabilita’ di una prosecuzione. Gli altri punti sono gia’ stati visti e per ora non dovrebbero dare nuove sorprese. Visto che Valerio ha portato sin qui lo zaino con tutti i materiali da scavo, lasciamo a lui l’onore di dare le prime martellate per allargare il passaggio.Questo e’ Giancarlo, in incognito, mentre si prepara una sigaretta.Dopo le prime martellate Valerio ed io proseguiamo verso il fondo lasciando Giancarlo e Gianluca e rifinire il passaggio. Scendo nuovamente i salti gia’ fatti, andata e ritorno. Mi fermo alla base per aspettare Valerio e per fare una foto al salto con l’armo che ho cambiato.Ecco Valerio che arriva.Ho tempo ed ho solo lui come soggetto da fotografare, quindi esagero.Dopo un ulteriore passaggio basso con terra ed un altro saltino, siamo arrivati al fondo che io conosco. Ora dobbiamo solo individuare il punto dove e’ stata trovata la prosecuzione. Dalle descrizioni fatte da Gianluca iniziamo a guardare in fondo alla sala, prima di entrare nel laminatoio laterale che non sembra aver mostrato sviluppi interessanti. Ecco dove prosegue, la’, piu’ in alto di un paio di metri rispetto alla base della sala. Ci sono segni a testimonianza di un lavoro di allargamento, ma fatto con parsimonia. Infatti anche Valerio quando prova a passare riesce con un poco di fatica. Con un numero consistente di grugniti riesco a passare anche io ma dopo qualche metro di meandrino stretto, questo diventa ancora piu’ stretto. A detta di Valerio per questo punto non e’ passato nessuno ed ha gia’ trovato un punto promettente dove allargare. Con un po’ di contorsionismo ci scambiamo di posto, in effetti il punto visto da Valerio sembra andare nel buio. Valerio esce e va sotto, al laminatoio, per vedere se i 2 buchi sono comunicanti. Non vede la mia luce quando la accendo al massimo e la punto verso il basso. La cosa ci rincuora. Che questa sia o meno la prosecuzione che cercavamo, il posto promette bene. Decidiamo di dare il via ai lavori. Visto che la prospettiva e’ di fare avanti ed indietro piu’ volte, iniziamo con l’allargare lo stretto passaggio iniziale. Valerio prepara il necessario, intanto io cerco di fare una foto ad una “fetta di prosciutto”.Mentre Valerio prepara, faccio un giro per la sala cercando di ricordare cosa facemmo le volte scorse. Ritrovo il caposaldo “33”, l’ultimo del rilievo fatto nel lontano 2016, vado a rivedere il ramo piu’ in basso ed esploro con la luce l’alto soffitto della sala. In alto, in corrispondenza del salto di accesso alla sala, le pareti sembrano lavorate dall’acqua, potrebbe essere interessante arrivare lassu’ a dare uno sguardo. Guardo anche dove Valerio ha iniziato ad allargare. Improvvisamente mi ricordo di Giuseppe. In una delle scorse uscite, lui si era arrampicato in corrispondenza della spaccatura ed aveva annunciato la possibile prosecuzione. Visto pero’ che stavamo iniziando a tornare e che il passaggio era da allargare gli dicemmo di lasciar perdere e che lo avremmo rivisto in seguito. Questo accadeva nell’estate del 2016, poi nell’estate successiva fummo impegnati con la Piccola Cretarossa e ritorniamo qua solo oggi, dopo 2 anni.Valerio inizia a lavorare di buona lena, anche io torno per dargli una mano. In breve tempo la strettoia diventa molto meno selettiva e passiamo avanti a lavorare gli altri punti stretti. Anche nel nuovo punto Valerio imperversa sulla roccia come una furia ed anche io riesco a fare la mia parte. Dopo un’ora circa stacchiamo un grosso masso che impediva il passaggio e riusciamo a spingerlo in un punto dove non arreca ulteriore fastidio. Ora potremmo iniziare a lavorare la roccia piu’ in basso per avvicinarci al buio che tanto ci incuriosisce. Ancora una volta facciamo acrobazie per scambiarci di posto nello stretto, vado avanti io. Mentre mi guardo attorno per vedere cosa abbiamo combinato, noto che il meandro continua anche avanti a me e che ora posso avventurarmi a dare una occhiata. Sorpresa! Dopo un angolo di roccia, riesco ad infilare la testa e vedo che il meandro si allarga andando leggermente in discesa. Stimo che con alcuni sospiri ed altrettanti grugniti potrei anche passare, pero’ preferisco lasciare questo onore allo smilzo della squadra. Facciamo un nuovo cambio di posto “acrobatico” e dopo la perlustrazione lo giubilo di Valerio mi conferma la prosecuzione. Provo ad avanzare il dubbio che quella sia proprio la prosecuzione che stavamo cercando ma Valerio si dice sicuro che da la’ nessuno e’ mai passato. Vado a prendere una corda per fargli sicura mentre si cala nel meandro. Valerio passa lo spuntone e si cala giu’. In corrispondenza della fine della corda arriva in una sala. Alcuni secondi di silenzio. Ci sono delle corde nella sala, purtroppo o per fortuna, la prosecuzione che cercavamo sembra essere proprio questa. Quando torna indietro facciamo il punto della situazione, oramai la giornata l’abbiamo fatta, trattenerci oltre servirebbe solo a far preoccupare gli altri che ci aspettano fuori. Decidiamo di passare ancora un’ora circa a levare di mezzo gli spuntoni di roccia che ora solo l’unico serio ostacolo ad un passaggio quasi comodo. Mentre Valerio provvede alla loro distruzione, io vado a recuperare il DistoX per prendere alcuni punti nel meandro ed avere una indicazione della direzione in cui prosegue la grotta. Riesco a prenderne pochi, solo fino ai famigerati spuntoni, oltre non posso andare perche’ c’e’ Valerio che lavora per eliminarli. Devo confessare che oggi sono entrato in grotta con un forte mal di pancia ed ora inizio a risentirne. Faccio fatica a muovermi con la pancia che gorgoglia e mi da’ fitte tremende. Temo un poco il ritorno.       Anche per questo appena Valerio dichiara di aver terminato col suo lavoro, ripongo le mie cose nello zaino e lo avverto che inizio ad andare. Lo lascio che ricompone il proprio zaino. Pian pianino e con qualche sosta dolente per le fitte alla pancia inizio il ritorno. Mi fermo solo dove hanno lavorato Gianluca e Giancarlo, mi sembra abbiano fatto un buon lavoro, chiedero’ loro di raccontarmi cosa hanno trovato. Rifaccio tutti i saltini meravigliandomi di nuovo di come sia stata modificata la grotta. Ho ancora una volta l’impressione di percorrere una nuova grotta rispetto a quella che ricordavo. Quando mi affaccio alla base del saltino iniziale vedo con piacere la luce del giorno e sento la voce dei miei amici. Risalgo senza far rumore e li trovo intorno all’ingresso a chiacchierare. Li saluto e mentre smaltisco le ultime fitte alla pancia mi faccio aggiornare. Livia e Nerone sono gia’ tornati indietro. Tarcisio e Gabriele hanno fatto un bel giro per Campovano. Gianluca e Giancarlo hanno allargato quel che potevano ma la roccia in quel punto e’ tenace e non sono riusciti a passare. Dovremo tornare anche per vedere cosa c’e’ oltre quel punto. Brevemente li aggiorno a mia volta facendoli ridere del mio mal di pancia.In attesa di Valerio posso cambiarmi e finalmente cercare un posto appartato dove liberare la pancia dolente. Valerio impiega piu’ di 20 minuti per uscire, ma e’ comprensibile, ha uno zaino che pesa almeno una dozzina di chili e tirarselo dietro nei punti stretti vuole il suo tempo.Ora che siamo tutti, partono le attivita’ per chiudere la grotta e poter partire per la passeggiata di ritorno.Quasi pronti.  Gabriele e Giancarlo decidono di partire, son pronto anche io, li seguo.Questo e’ l’inghiottitoio che Gianluca ha battezzato “San Michele Arcangelo”, si dice sicuro che e’ collegato con “al 61” ed ha avviato un ponderoso cantiere anche qua.La salita iniziale e’ la piu’ difficile da affrontare, ma con pazienza e piccoli passi avanziamo.Anche Gianluca, Tarcisio e Valerio sono partiti.Come al solito mi perdo nell’ammirare questi paesaggi.Siamo in cima alla salita, mi fermo ad aspettare Gabriele.Arrivati al trivio mi giro a vedere dove sono i nostri amici. Hanno gia’ finito la salita pure loro, hanno raggiunto Giancarlo, sono stati veloci.Incontriamo una fila di mucche che ritorna dal pascolo. Le nuvole sembrano farsi minacciose, speriamo di poter arrivare alle macchine senza pioggia.Arriviamo alla vela. Le mucche sembrano convinte di fare sosta qua. I nostri amici ci hanno praticamente raggiunti.Iniziamo la discesa.A fine discesa, siamo di nuovo tutti assieme.L’ultimo tratto in piano lo utilizziamo per fare qualche chiacchiera e parlare di quanto visto nella bella giornata odierna. Arrivati alle macchine facciamo una sosta al bar per prendere qualcosa da bere poi prendiamo commiato fino alla prossima uscita assieme. Gabriele sarebbe favorevole ad una sosta al ristorante pero’ per una volta sono io a pregarlo di rinunciare, le fitte alla pancia continuano a non darmi tregua e l’unica cosa che desidero e’ il poter stare a casa il prima possibile. Non dico che il ritorno e’ un incubo, ma ci si avvicina parecchio. Nonostante, o forse anche per questo, e’ stata una giornata indimenticabile sotto molti aspetti. Alla prossima.

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Campo dell’Osso – ricognizione – 23/06/2018

Ricognizione con Maurizio, Gabriele, io e Luna.

Betta ed io siamo appena tornati da una vacanza mentre Luna se ne e’ rimasta a Roma. Per premiare la sua pazienza decido di portarla a fare una passeggiata. Come sempre la passeggiata si e’ trasformata in ricognizione alla ricerca di nuovi buchi dalle parti di Campo dell’Osso.

Gabriele passa a prenderci verso le 11 ed insieme andiamo a Livata dove andiamo a casa di Maurizio a vedere se c’e’. Come ci aspettavamo, lo troviamo e, dopo avergli scroccato un caffe’, lo coinvolgiamo nei nostri progetti. Ripartiamo tutti insieme arrivando fino a Campo dell’Osso dove iniziamo a vagare alla ricerca di nuovi buchi.Alcuni sono subito ai bordi della strada, sarebbero interessanti ma sono ingombri di rifiuti e sassi che provengono dalla strada stessa.Camminando nel prato si trovano innumerevoli sprofondamenti.Potrebbero essere interessanti ma e’ meglio aspettare che l’acqua finisca di fare il lavoro di pulizia.Sempre sperando che l’uomo nel frattempo non trasformi questi buchi in altrettante pattumiere.Come al solito non riesco a resistere al fascino dei fiori che incontro durante la passeggiata.Ecco Luna che vaga per i prati. Dopo la solita corsa sfrenata dei primi minuti ora si e’ calmata e gira intorno odorando qua e la’.Una bella pietra piena di fossili.Funghetto su cacca.Lentamente ci allontaniamo dalla strada, Gabriele ha una segnalazione da controllare. Siamo alla pista degli slittini ed il buco segnalato dovrebbe essere in cima, a bordo pista.Il buco della segnalazione non lo troviamo quindi proseguiamo a casaccio fino ad arrivare ad una lunga valle che sembra essere interessante.Ci sparpagliamo passando al setaccio gli innumerevoli buchi che troviamo.Ancora qualche fiore!Un buco su cui qualcuno ha lavorato costruendo una gabbia che mantiene aperto il buco impedendo che la terra intorno vada a richiudere tutto.Gabriele si dice che sicuro che questo buco non e’ catastato, ed entrambi siamo quasi sicuri che questa e’ opera di NeroneUn lavoro enorme per contenere la terra, pero’ di lato alla gabbia l’acqua pare abbia trovato un’altra via. Ci segniamo mentalmente di tornare.Proseguiamo.Luna ora inizia ad apprezzare le pause all’ombra mentre noi curiosiamo nei buchi.Qualche fungo, magari non sono commestibili, ma ugualmente belli da fotografare.Dolina dopo dolina proseguiamo lungo la valle.Ce ne sono una miriade, molte ancora senza sprofondamenti interessanti.Ancora funghi su letame!…e ancora buchi.Luna attende paziente chiedendosi che caspita di gusto abbiamo nel girare intorno a questi buchi.Questo buco potrebbe essere interessante ma c’e’ ancora da aspettare. Un segno di immondizia c’e’ sempre.Proseguiamo, sempre in ordine sparso.Ha piovuto di recente e queste simpatiche piante raccolgono molta acqua, potrei riempire un bicchiere con poco sforzo, chissa’ se e’ buona da bere.…e proseguiamo…L’albero maledetto, l’ho battezzato cosi’ perche’ e’ l’unico albero secco che si incontra nella valle, se non e’ maledetto, e’ perlomeno il piu’ sfortunato!Rifacciamoci gli occhi con qualche fiore.Finalmente un buco che sembra promettere bene. Mi affaccio speranzoso ma chiude dopo un paio di metri. Potrebbe essere interessante tornare.Ancora funghi.Scendo in una dolina interessante, in fondo c’e’ un buco che va in orizzontale, probabilmente e’ una tana.Quasi a conferma della mia impressione circa il buco visitato poco prima, quando me ne allontano vedo scappare una lepre, per fortuna scompare alla vista prima che Luna se ne accorga.Arrivati in fondo alla valle decidiamo che per oggi la ricognizione puo’ dirsi conclusa. Torniamo indietro seguendo la strada che taglia buona parte della valle. Sembra sia utilizzata per delle gare di corsa campestre.Luna sembra soddisfatta.Strada facendo incontriamo un gruppo di ragazzi, boyscout, forse. Sono impegnati in qualcosa che non capisco, forse un briefing di fine giornata.I miei amici proseguono lungo la strada mentre io e Luna facciamo deviazioni per dare uno sguardo ai buchi piu’ interessanti.Questo sembra un posto promettente.Inizio a guardarmi intorno.Finalmente trovo un punto che sembra buono.Scendo dentro per vedere meglio di cosa si trattaScatto una foto infilando la fotocamera dentro al buco, senza guardare cosa inquadro, ma non ne ricavo molte informazioni.Ci riprovo ma il risultato e’ ancora deludente.Mi consolo con un fungo.Tra un buco e l’altro abbiamo fatto una larga deviazione dalla via del ritorno, sbuchiamo a qualche centinaio di metri dalle macchine. Per tornare indietro percorriamo l’enorme piazzale di Campo dell’Osso. Maurizio e Gabriele ci aspettano pazientemente, Luna corre a salutarli come se non li vedesse da un mese.Siamo tornati indietro con un tempismo perfetto, il tempo di cambiarmi ed inizia a piovigginare. Terminiamo la giornata con un buon piatto di fettuccine al ristorante di Marano Equo. Bel giro anche se senza risultati eclatanti. Alla prossima.

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Campo dell’Osso – Grotta Vale – 03/06/2018

Con Giuseppe, Maurizio, Daniele e Gabriele a scavare una nuova grotta.

Alla scoperta di una nuova grotta. Nell’estate di un paio di anni fa, facendo una passeggiata dalle parti di Campo dell’Osso trovammo un buco proprio sul sentiero che costeggia la strada. Lo segnammo come interessante e lo lasciammo a “maturare”. Non lo abbiamo dimenticato, pero’ gli impegni sono tanti ed il tempo sempre troppo poco, quindi siamo arrivati all’inizio di questa estate senza esserci mai tornati. La riscoperta della possibile nuova grotta e’ partita quando ce ne e’ arrivata la segnalazione da Claudio. Il buco, ci disse, si e’ allargato ed approfondito. Alla prima visita “seria” alla possibile grotta non ho potuto partecipare, ero al corso d’armo a Ferentillo. Sono andati Valentina, Claudio, Nerone, Giuseppe e Gabriele. In questa giornata hanno fatto la recinzione ed hanno dato il via agli scavi. La presenza di Valentina e’ stata lo spunto per dare il nome alla grotta. La settimana successiva, visto anche che c’e’ troppa acqua per andare a Piccola Cretarossa, decidiamo di andare a Grotta Vale a continuare gli scavi.

Come oramai di consueto ci diamo appuntamento alle 8.30 sotto casa mia. Quando Gabriele arriva, Giuseppe ed io stiamo aspettandolo godendoci placido il sole del mattino. Gabriele arriva con una gradita sorpresa, oggi si e’ unito a noi anche Daniele. Dopo aver caricato gli zaini, partiamo. Facciamo una sosta “tecnica” al bar da Cicchetti per la colazione e poi su a Campo dell’Osso. Parcheggiamo in uno spiazzo nei pressi della grotta dove troviamo Maurizio che ci attende. Pochi passi e siamo davanti alla grotta dove posso ammirare il nuovo recinto di “filagne” opera di mastro Nerone.Maurizio mette subito in chiaro il tipo di supporto che intende dare al gruppo in questa giornata, monta l’amaca e ci da’ direttive da la’.Per fortuna c’e’ Giuseppe che e’ pieno di forze e di buona volonta’. Inizia a mettere la tuta per immergersi nel buco.Ci sono sassi grandi da tirare fuori. Dobbiamo approntare una corda tesa per attaccarci una carrucola sulla verticale del buco. Per fortuna le corde e gli alberi per attaccarle non ci mancano. Daniele da una parte ed io dall’altra, prendiamo gli alberi piu’ consoni a far passare la corda in corrispondenza del centro del buco.Messa la corda orizzontale vi sistemiamo anche la carrucola e la corda da recupero. Siamo pronti per operare. Anche Maurizio si e’ appassionato al gioco ed ha abbandonato l’amaca per aiutare.Giuseppe intanto e’ sceso iniziando a scavare terra, sassi e…neve!Lavoriamo di buona lena per almeno un’ora. O meglio, lavorano Gabriele e Daniele, Maurizio ed io stiamo a guardare  al riparo degli alberi. Provo ad andare a dare una mano, pero’ devo rinunciare perche’ ora ho indossato la tuta speleo e al sole non resisto.Dopo una lunga sessione di scavo Giuseppe chiede il cambio. E’ il mio turno. Cerco di fare finta di nulla ed evitarmi la faticaccia fangosa ma ci pensano i miei amici a convincermi a scendere quasi buttandomi di sotto. Sul fondo del buco, oltre al fango trovo anche una temperatura gelida. Stiamo scavando terra mista ad un consistente strato di neve che mantiene la temperatura bassa. Sembra di star scavando dentro un frigorifero. Ripongo la fotocamera ed inizio a riempire secchi ed a legare sassi con un ritmo sostenuto che mi consente di non sentire troppo freddo.Quando sento i piedi ghiacciati mi dichiaro stanco e torno al calore cocente all’esterno. Stavolta me ne resto al sole per togliermi il gelo che mi e’ penetrato nelle ossa.Giuseppe intanto e’ sceso nuovamente e lo scavo prosegue senza soste.Ora Gabriele si dedica allo smaltimento della terra estratta quindi si riposa tra un secchio e l’altro.Maurizio si e’ mosso a compassione ed e’ sceso ad aiutare anche lui. Insieme formano un gruppo fortissimo, Giuseppe scava, Daniele recupera i secchi, Maurizio e’ addetto allo smistamento, prende in carico i secchi pieni e li passa a Gabriele, riceve quelli vuoti, sempre da Gabriele, e li aggancia alla corda. Gabriele fa la spola andando con il secchio pieno e riportandolo vuoto. Ecco Giuseppe mentre riempie un secchio.Recupera!Altro cambio. Tocca di nuovo a me. Stavolta prima di iniziare lo scavo mi ricordo di prendere qualche foto della neve che mantiene gelido il fondo del buco.Anche un’altra, crepi l’avarizia.Faccio la mia parte di scavo fino a che i piedi gelati iniziano a darmi fastidio e le mani ghiacciate diventano insensibili. Quando torno al caldo siamo tutti d’accordo nel dichiarare chiusa la giornata di scavo. C’e’ pero’ Giuseppe che e’ curioso di vedere cosa ho combinato e quindi scende di nuovo per un’ultima volta.Approfitto della sua discesa per mostrarvi una panoramica del buco.Rispetto a stamane abbiamo abbassato il fondo scendendo di un paio di metri ed abbiamo tolto moltissima terra instabile a mezza altezza.Iniziamo, senza fretta, a riporre le corde. Una buona occasione per mostrare le tute infangate degli scavatori, ecco Giuseppe.Ed eccomi qua, stavolta una foto me la merito anche io.Foto insieme ai sassi estratti.E quindi una doverosa foto a tutto il formidabile gruppo di oggi.Riposto tutto nei sacchi siamo pronti a muoverci. Tra un secchio e l’altro si e’ fatta ora di cena. Salutiamo Maurizio che rimane a Livata a passare il fine settimana e noi “romani” ci dirigiamo a Marano Equo per delle meritatissime fettuccine. Strada facendo, quando incrociamo l’Aniene, facciamo sosta per togliere il grosso del fango dalla tuta, le attrezzature e le corde.E’ una attivita’ utile e divertente, e’ un bel lusso tornare a casa con le robe quasi pulite ed e’ buona anche come aperitivo prima di cena.Dopo le pulizie riprendiamo la macchina per la tappa successiva, il ristorante.Eccolo. Un’ultima salita e saremo con le gambe sotto il tavolo ed armati di forchetta.Un’ultima foto al termine del lauto pasto. Le facce rilassate testimoniano che ci siamo nutriti con soddisfazione ed in abbondanza.Il rientro per me e’ ancora piu’ tranquillo del solito, stavolta sono sui sedili di dietro insieme a Giuseppe quindi dormicchio della grossa per tutto il tragitto. Ancora non sappiamo con certezza se abbiamo una nuova grotta, pero’ gli stiamo dando fiducia, chissa’ se grotta Vale sara’ riconoscente. Alla prossima.

Pubblicato in esplorazioni, speleo, uscite | Commenti disabilitati su Campo dell’Osso – Grotta Vale – 03/06/2018

Ferentillo – Corso d’armo – 26/05/2018

Corso d’armo a Ferentillo con Martina, Matilde, Simone e Marco.

Veramente al corso c’erano tanti tanti amici e non solo i 4 che ho nominato, pero’ visto che mai e poi mai potro’ ricordare tutti ho deciso di nominare solo i 3 “orvietani” e Matilde…perche’ e’ Matilde!

25 maggio 2018

Il corso inizia ufficialmente nel pomeriggio di venerdi’ 25. Martina, Matilde e Marco, in qualita’ di allievi, sono gia’ li’ per apprendere quel che serve dalle lezioni teoriche. Betta ed io siamo arrivati stamane ad Orvieto ma partiro’ per Ferentillo solo domattina, insieme a Simone. Stavolta Simone ed io, da bravi qualificati, saremo “dall’altra parte” per dare una mano agli istruttori.

26 maggio 2018

La mattina alle 5 mi sveglio. Subito porto Luna a fare un giro, per i bisogni e per attenuare un poco la sua ansia da abbandono. Dopo un saluto veloce a Betta, alle 5.30 sono al bar da Simone. Fatta la colazione, siamo pronti a partire.Ci aspettano un paio d’ore di macchina per essere a Ferentillo alle 8 come richiesto dal programma del corso.Manca un quarto alle 8 quando siamo a Ferentillo, alla piazza del bar vicino alla palestra artificiale di arrampicata dove si tiene il corso.Visto che siamo in anticipo ci concediamo un caffe’ e qualche chiacchiera con la simpatica signora che gestisce il bar. Tra l’altro lei ci racconta qualcosa della strana statua, un grifone forse, che sta in alto vicino al bar. Quando ancora non c’era l’attuale strada di accesso al paese, in quel lato della piazza c’era una fontana e la statua ornava tale fontana. Quando la fontana e’ stata sacrificata alla modernita’ e sostituita dalla strada, la statua e’ stata salvata e posta dov’e’ ora. Continuo a considerarla “strana”, ma ora che ne conosco la storia mi e’ molto piu’ simpatica.Dopo il caffe’ e le chiacchiere andiamo di corsa a raggiungere il resto dei “corsaioli”.Anche se adesso sono le 8 passate li troviamo ancora quietamente intenti nella colazione. Ho subito l’occasione per riabbracciare Matilde che non vedo da parecchio.La preparazione va per le lunghe ma sembra la lentezza sia giustificata poiche’ ieri sera hanno tutti fatto le ore piccole per terminare il programma delle lezioni teoriche e la preparazione degli zaini del materiale per oggi. Pian pianino la faccenda si anima, riusciamo a capire che la palestra di oggi sara’ quella all’eremo della “Madonna dello Scoglio” ad Arrone. Quando Simone ed io vediamo che sono praticamente tutti pronti, montiamo in macchina ed andiamo. La strada la ricordiamo man mano che la facciamo. Sinceramente la parte di strada sterrata non la ricordavo cosi’ lunga, su un paio di bivi dobbiamo fare sosta per valutare quale sia il piu’ probabile, pero’ alla fine arriviamo sani e salvi fino al parcheggio che ricordavamo dalla volta scorsa. Al suddetto parcheggio c’e’ nessuno. Prendiamo gli zaini e scendiamo allo spiazzo successivo dove qualche macchina si e’ fermata. Scendiamo da loro sia per avere informazioni su quanto programmato, sia perche’ ad un lato dello spiazzo dovrebbe esserci una fontana. Dobbiamo riempire le borracce per avere di che dissetarci durante la giornata. Falliamo in entrambi gli obiettivi! La fontana e’ a secco e nessuno ne sa piu’ di noi.Con le pive nel sacco ma molta piu’ compagnia, ritorniamo da dove siamo venuti.Nel frattempo e’ arrivata anche Martina. Anche con lei non ci vediamo dalla cena GSCO a Sant’Oreste. La rivedo e la saluto con piacere.Dopo qualche incertezza su dove andare prendo coraggio e vado dove penso sia meglio. Qua all’eremo ci sono 2 palestre di roccia. La prima e’ subito sotto il parcheggio dove con Simone abbiamo lasciato la macchina. E’ bella ma completamente esposta al sole. La seconda e’ piu’ in basso ed e’ parzialmente in ombra. La considerazione che mi fa decidere definitivamente per quella in ombra e’ che Giorgio, solitamente puntualissimo, qua sopra non si vede. Deve quindi essere di sotto. Annuncio ad alta voce la mia intenzione, mi carico lo zaino in spalla ed inizio a scendere.Alla fine sembra che tutto il gruppo si sia deciso per la palestra in basso, a piccoli gruppi prendiamo la stessa direzione.L’insegna gigante dell’OTTO Umbria nei pressi delle pareti mi conferma che avevo fatto le giuste considerazioni.Faccio in tempo a prepararmi prima che arrivino i nostri allievi e si inizi con la verifica e la sistemazione dei sacchi materiali.Tra qualche spiegone e tanta attivita’ passa la prima mezz’ora.Qualcuno si dichiara pronto ed inizia a salire per dare il via all’armo, oggetto del corso. Simone e Marco oggi lavoreranno assieme.Io sono ancora senza un allievo affidato e ancora non sembrano essercene di pronti. Seguo Simone e Marco per vedere le pareti da sopra.Dopo qualche minuto per valutare le possibili soluzioni, Marco parte con l’armo e Simone lo segue.Matilde mi raggiunge dichiarando che per oggi saro’ io il suo istruttore. Le sorrido compiaciuto poi andiamo a scegliere un posto comodo dove iniziare con l’armo.In effetti siamo a pochi metri dai nostri amici ed ogni tanto ci scambiamo saluti.Dopo aver valutato le possibili soluzioni, Matilde ne sceglie una ed inizia ad operare. E’ talmente presa dalle nuove nozioni che sta mettendo in pratica che nello scendere si scorda di muovere i piedi in maniera coordinata col resto del corpo. Il risultato e’ che si ribalta ed improvvisamente la ritrovo a piedi all’insu’. Per fortuna, tranne qualche secondo di spavento per entrambi, non ci sono conseguenze. Una risata in comune risolve tutto per il meglio.Mentre Matilde medita su come proseguire l’armo, mi allontano per cercare un salvacorda, per ora ho utilizzato il sacco materiali ma vorrei sostituirlo se possibile. Ne approfitto per curiosare tra le altre squadre.Mi sposto alla squadra successiva, c’e’ una allieva, che ancora non conosco (ma tra poco scopriro’ che si chiama Gloria!), che con molta decisione mi intima: “Vieni qua e controlla questo nodo”. Un microsecondo di indecisione, poi al suo sguardo di impazienza, mi avvicino. Il nodo e’ a posto, Gloria mi squadra per valutare se fidarsi, poi probabilmente decide di si e mi licenzia con un sorriso riprendendo la sua discesa senza ulteriori indugi.Mi sposto ancora piu’ in la’ in cerca del salvacorda ma senza successo. Sento Matilde che mi chiama, Ha deciso come proseguire e lo vuole condividere.Passando per tornare indietro, scatto una foto a Gloria la quale mi ripaga con uno sguardo del tipo: “Fallo ancora e ti uccido”. Mi ritiro in buon ordine.Eccomi Mati! Che si fa? Ha scelto alcuni dei fix gia’ disponibili in parete e si appresta a sistemarvi le placchette e quindi la corda. Approvo la sua scelta e le chiedo un minuto di pazienza per sistemare la mia corda e poterla seguire da vicino.Ora siamo su corda. Mentre Matilde sistema l’armo io imperverso con la fotocamera.I minuti successivi pero’ la ripongo e pongo la mia attenzione esclusivamente all’operato di Matilde. Fa tutto bene ed in pochi minuti stiamo scendendo a terra. La precedo per immortalare questa storica discesa.Un attimo di respiro prima di ricominciare. Mi giro intorno, anche qua sotto l’attivita’ ferve.Risalendo approfitto ancora per rubare attimi di questa giornata.Per Matilde e’ arrivato il momento di un cimento veramente sfidante. Abbiamo deciso che deve avere il suo battesimo del fuoco nel piantare uno spit. Dopo un rapido spiegone da parte mia, Matilde si arma di martello e piantaspit ed inizia a martellare di buona lena.Come e’ successo a tutti, il primo spit non si scorda mai, forse anche perche’ ci vuole un tempo infinito a metterlo. Da parte mia approfitto del tempo per fare una panoramica della parete.Matilde e’ concentratissima, non si lascia distrarre nemmeno dalle mie foto.Riceviamo anche visite di buon vicinato. Riccardo si ferma per un sorriso e qualche chiacchiera, lo ricompenso subito con una foto.Sotto qualcuno si gode un poco di riposo all’ombra. A proposito di ombra, mi accorgo che inizio a guardarli con invidia. E’ da stamane che non bevo e la lunga permanenza al sole inizia a pesarmi in termini di disidratazione.Per il momento devo stringere i denti. Matilde e’ letteralmente alle battute conclusive della sua battaglia contro la stolida, e solida, roccia. Pochi minuti dopo puo’ mostrare con orgoglio l’anello montato sul suo primo spit. Ora sotto di noi il gruppo dei “riposanti” e’ decisamente piu’ nutrito.Dopo aver fatto il nostro dovere scendiamo a raggiungerli per fare pranzo. Io mi aggiro cercando un poco d’acqua. Ne rubo un sorso a Matilde poi arriva Marco a salvarmi. Porta con se una intera confezione di bottigliette d’acqua frizzante, e nemmeno troppo calde. Me ne regala una e la scolo con un solo lungo sorso. Finita la prima bottiglietta, inizio a sentire sollievo ma ancora non basta. Sfacciatamente ne chiedo un’altra e Marco generosamente me la cede. Anche lei fa la stessa fine della prima, ma la gusto con piu’ calma. Ora va decisamente meglio. Possiamo proseguire. Faccio una salita tanto per non freddare i muscoli e nella salita tento una foto strana con un primo piano della maniglia su corda.Intanto, dopo il pranzo, le pareti sono di nuovo impegnate.Simone e Marco hanno fatto quel che dovevano sul tratto di parete che avevano scelto ed ora stanno disarmando tutto per dedicarsi ad altro.Anche Matilde riprende le sue cose per cimentarsi in altro.Oramai Matilde ha rotto il ghiaccio con l’armo ed e’ pronta per continuare a far pratica. Alessio si offre volontario per seguirla ed insieme partono per nuove avventure.Visto che sono momentaneamente disoccupato, mi dedico a fare foto in giro.La giornata comunque volge al termine e gia’ si formano piccoli gruppi che commentano le attivita’ fatte.Cerco relax salendo e scendendo sulle varie corde messe durante la mattinata e non ancora disarmate. Durante la discesa mi fermo a curiosare seguendo l’impegnativo disarmo di un traverso.Passando mi fermo a salutare Matilde ed Alessio. Matilde e’ impegnata nel piantare un fix con il trapano quindi ha poco tempo da perdere in sorrisi. Faccio chiacchiera con Alessio. Da quando ci siamo incontrati stamane, continuo a rinfacciargli scherzosamente che qualche settimana fa il suo gruppo ha rifiutato il mio aiuto per una uscita di corso al Chiocchio. Lui continua a replicare che la colpa e’ di Simone, che faceva da intermediario, il quale ha interpretato male la loro risposta. Anche stavolta finisce pari e patta con una risata, che non guasta mai. Guardo sotto, quasi tutto il gruppo e’ pronto per dare termine alla giornata. Anche Matilde ha terminato col fix. Li avverto che forse e’ ora di andare ed anche loro iniziano a salire disarmando.Mi fermo ancora per dare una mano a Matilde a ricomporre lo zaino materiali e a restituire cordini e moschettoni presi in prestito da varie persone. Sistemato tutto, mi tolgo l’imbrago, sistemo il mio zaino personale e mi avvio verso le macchine. Alla parete alta trovo il motivo per cui da un certo momento in poi non ho piu’ visto Martina, Marco e Simone. Eccoli qua.Sono impegnatissimi in una gara di risalita.Raggiungo la sommita’ della parete passando per il sentiero ed arrivo giusto in tempo per incontrare Simone.Mentre aspettiamo Martina a Marco, cerchiamo di fare un paio di belle foto.Sotto intanto vedo passare il resto del gruppo, anche loro sono diretti alle macchine.Ecco arrivare Martina.Ed ecco Marco, sembra non aver risentito minimamente della giornata impegnativa.Martina invece dice di essere un poco stanca e si prende il suo tempo per terminare la salita.Aspetto che i miei amici sistemino il loro materiale poi torniamo insieme alle macchine. Quando sono tutti pronti facciamo una lunga fila di macchine per tornare alla base. Tutto il gruppo fa tappa obbligata al bar per una birra. Simone ed io dobbiamo fare una sosta al supermercato, dalle cucine hanno avvertito che mancano un paio di cose e dobbiamo procurarle. Quando arriviamo al bar sono gia’ molto avanti con le bevute ma con poco sforzo riesco a rimettermi a paro. Mentre viene sistemato tutto per la cena, vedo scendere l’oscurita’.Ma anche al buio si chiacchiera benone.La cena poi ci vede tutti uniti e concordi. Tutto buonissimo. Complimenti ai cuochi!

Prima del dolce Andrea, il direttore del corso, ci chiama e facciamo un rapido briefing con tutti gli istruttori. Viene deciso che l’indomani non andremo in grotta ma faremo una nuova giornata in parete, e’ logisticamente piu’ semplice visto il numero di allievi. La cena viene chiusa ufficialmente solo quando l’ultima goccia di grappa viene stillata dalla bottiglia che e’ provvidenzialmente comparsa al momento del digestivo. La povera Matilde ha acconsentito a che io dormissi nel letto sopra al suo. Ancora non conosce la potenza del mio russare. Io, per non rischiare di svegliarmi dal rumore che faccio, mi metto i tappi alle orecchie! Ma forse, a vedere la sua faccia disperata, gia’ immagina cosa la aspetta. Buonanotte?!?

27 maggio 2018

Io mi sveglio ben riposato, ma a vedere le occhiatacce che mi mandano i miei compagni di stanza, probabilmente sono il solo ad aver dormito. Matilde confessa di aver tentato di zittirmi a calci ma senza alcun risultato. Cerco di fare la faccia pentita ma non serve a molto, se un giorno ci dovesse essere una occasione simile, credo mi faranno dormire in una stanza da solo! Mi preparo svelto e vado a vedere per la colazione.Dopo esserci rifocillati pian pianino diamo inizio alla giornata. Oggi la destinazione la conosciamo bene, andremo alla palestra di roccia vicino alle cascate delle Marmore. Partiamo in un gruppo quasi compatto ma poi ci sgretoliamo strada facendo, chi per comprare cibarie, chi per prendere un caffe’, chi per altre commissioni. Simone, Marco ed io andiamo diretti. Nel tempo di scendere e prendere il materiale, anche gli altri arrivano.Ecco anche Matilde, pronta ad un’altra dura giornata d’armo.Siamo un bel gruppone che si avvia verso le pareti.Marco lo lasceremo incarcerato? Ma no, per stavolta lo porteremo con noi.Saliamo il breve tratto dal parcheggio allo spiazzo dove ci sono le pareti.Per terra ci sono dei macigni enormi che pero’…sono finti. Quello che hanno preso Simone ed Alessio pesera’ un paio d’etti, pero’ e’ impressionante vederselo tirare addosso!Eccoci ai bordi dello spiazzo. La ringhiera col cavo d’acciaio indica che dopo c’e’ la parete strapiombante.Si inizia con qualche parola di Andrea, il direttore del corso.Dopo iniziamo a prepararci.Martina e’ pensierosa.Matilde e’ telefonica. Eccoci pronti!Pochi minuti e siamo tutti in parete impegnati a far fruttare la giornata.Anche oggi Alessio ha preso in custodia Matilde. Iniziano ad armare di buona lena.Oggi io invece inizio con Marco. Sistemiamo le corde partendo dal cavo d’acciaio poi utilizziamo l’albero sul bordo della parete per andare sulla verticale. Mentre andiamo continuo a guardare Marco. Ha tante robe addosso, ma continuo ad avere l’impressione che ci sia qualcosa che non va. Lo scruto ma non riesco ad inquadrare cosa sia. Guarda e riguarda, trovo il particolare che mi sfuggiva. Non ha il casco! Richiamo la sua attenzione sulla cosa. Ha un attimo di smarrimento perche’ non se ne era accorto nemmeno lui, poi sale a rimediare.Per terminare l’armo ci vorrebbe un attacco doppio. Non abbiamo il trapano, pero’ Marco non si spaventa per cosi’ poco e si attiva per piantare uno spit a suon di martellate. Mentre lui si attrezza per operare, io mi guardo in giro. Sia alla nostra destra che alla nostra sinistra le attivita’ fervono.Matilde ed Alessio lavorano alacremente.Subito alla nostra sinistra c’e’ Claudia che istruisce il “gigante buono” (non mi ricordo il suo nome, spero che il “buono” sia veritiero e mi perdoni!)Qualcuno e’ gia’ arrivato in fondo alla parete. Lo guardo con un po’ di invidia, la’ sotto deve esserci un bel freschetto.Marco ha sistemato la partenza della sua via, io la mia l’avevo gia’ completata rubandogli tutti gli attacchi buoni…Lui deve fare esperienza con qualche difficolta’…altrimenti che corso d’armo e’?!?Arrivo abbastanza giu’ da verificare di persona quel che ipotizzavo. Qua fa fresco, si sta molto bene. Troviamo anche degli armi “naturali” a forma di uncino, devono essere delle infiorescenze metalliche!Arrivo a terra, la corda per fortuna e’ bastata. Faccio un giro per salutare chi e’ giu’ e per sgranchire le gambe.Marco mi raggiunge. Insieme andiamo verso la sponda del fiume. Arriviamo appena in tempo per catturare il passaggio di una serie di gommoni che partono per il rafting. Ci fermiamo a guardare mentre passano. Non ho mai fatto rafting, dovro’ provare una volta di queste.Marco, infaticabile, riparte sulla corda. Ritorno da lui perche’ non si senta abbandonato. Anche il duo Matilde-Alessio e’ quasi alla base.Ora Matilde sembra accusare il dispendio di energie. Ma e’ solo una impressione.Io continuo a fare foto tutto intorno riprendendo momenti della giornata. Finalmente rimediamo il trapano rubandolo a Matilde nel passamano dalla nostra sinistra fino a loro. Con Marco mettiamo velocemente un paio di fix per sistemare meglio l’armo delle nostre vie. Purtroppo al secondo fix la batteria annuncia di essere scarica. Mentre Marco termina di piantare i fix, io risalgo per cambiare la batteria e poi consegnare il trapano ad Alessio.Un dolce richiamo arriva alle mie orecchie; “E’ ora di pranzo”. Avverto Marco e mi avvio. In effetti e’ da un po’ che sento un piacevole profumo di carne alla brace, ma non osavo pensare fosse roba nostra. Pensavo piuttosto ad una zona picnic nelle vicinanze con tanti allegri gitanti. E invece arrivando in zona pranzo mi accorgo di essere stato pessimista. Trovo tanta roba buona ad attendermi e non mi faccio pregare.Dopo un soddisfacente pasto ritorniamo di nuovo nei pressi delle pareti. C’e’ Andrea che vuole fare il punto su quanto abbiamo fatto stamane.Il punto di riunione e’ accanto all’albero dove abbiamo lavorato Marco ed io. Non e’ scelto a caso, e’ una delle poche zone d’ombra nei pressi delle pareti. Dalla disamina degli armi fatti vengono fuori molte osservazioni interessanti. Andrea suggerisce possibili soluzioni alternative e Pierluigi propone delle ottimizzazioni dei materiali.Dopo il commento ragionato sul lavoro fatto, ci sparpagliamo per formare nuove squadre. Stavolta e’ Martina che mi requisisce, in effetti sinora non le ho dato molto retta finora. Recupero del materiale, saluto Marco e vado.Mi sono attardato troppo. Quando siamo pronti e’ rimasta libera solo una parete laterale. Andrea, che stava seguendo i nostri preparativi, prende in simpatia Martina e le propone subito un nodo complicato, il “coniglio” inseguito. Lei non si lascia intimidire e subito inizia a lavorarci con impegno.La prima prova va quasi bene, pero’ abbiamo scordato di sistemare il salvacorda (un pezzo di manicotto anti-incendio), quindi Martina preferisce cominciare daccapo. Andrea vede che l’allieva se la cava e prosegue nel suo giro.C’e’ capannello al picco poco lontano, pero’ non riesco a sentire cosa stiano facendo di bello. Simone con un’altra allieva e’ pure lui alla nostra destra, poco piu’ sotto. Ogni tanto gli lancio un urlo di saluto.Martina ha terminato il suo nodo ed e’ pronta per scendere. Io invece ho fatto nulla! Mi devo sbrigare se voglio seguirla.Scendiamo un poco. Mi accorgo che ci serve fare un frazionamento, lascio Martina a studiare il punto migliore dove mettere un attacco e risalgo. Il trapano lo trovo, mi manca la punta da fix. Vado in cerca e la prendo in prestito da Giorgio. Tutto contento vado alla scatola dei fix per prenderne uno…e la trovo vuota. Lo stesso per gli spit ed identica situazione per i multimonti. Ho quasi deciso di lasciar perdere quando trovo qualcuno mi presta un multimonti. Svelto cambio la punta mettendo quella da 6mm e me ne ritorno fieramente dalla mia allieva. La posa in opera del multimonti non spaventa certo l’indomita Martina la quale se la cava quasi senza sforzo. Oramai siamo agli sgoccioli della giornata e qualcuno gia’ si affaccia per salutare. Ci scambiamo di cuore degli arrivederci che speriamo vivamente di poter mantenere. Dopo aver frazionato col multimonti, chiedo a Martina di scendere fino all’albero poco sotto. Ora e’ la’ che si cimenta nell’attrezzamento di un deviatore. Mentre osservo il suo operato noto che anche Simone ha deciso di chiudere la giornata.Ecco Martina. Anche il deviatore non l’ha potuta mettere in difficolta’. La aspetto mentre disarma il tutto e risale.La nostra armatrice oramai arrivata al salvacorda.Marco si e’ gia’ cambiato e sta facendo uno spuntino. Poco lontano Simone rimette a posto il materiale.Sono tra gli ultimi a cambiarmi, tutto intorno si formano allegri capannelli spontanei in cui si parla di armo, del corso, di grotte e altre cose simili.Simone il tenebroso, una foto se la merita.Faccio un giro per restituire ai legittimi proprietari tutti i materiali presi a prestito. Ho cordini, moschettoni, attacchi ma con pazienza ogni cosa ritrova la strada di casa.L’ultima tappa del corso sarebbe alla base a Ferentillo per la cerimonia di consegna degli attestati, pero’ Simone ed io chiediamo licenza di andare via prima. Simone deve andare a sistemare il bar per il lunedi’ ed io devo evitare una denuncia per abbandono da parte di Betta.Mentre sistemiamo le nostre robe in macchina facciamo nuovamente i saluti a chi scende. Un ultimo abbraccio con Martina e Marco, poi andiamo.

Per strada un po’ di traffico nei soliti punti vicino Narni ed Orte ma poi la strada fila liscia fino ad Orvieto. Concludendo, sono state delle belle ed impegnative giornate con tanti amici per renderle anche allegre. Grazie a tutti e alla prossima.

Pubblicato in corso, GSCO, speleo | Commenti disabilitati su Ferentillo – Corso d’armo – 26/05/2018

Piccola Cretarossa – 20/05/2018

Alla Piccola Cretarossa per cambiare una corda lesionata. Con Gabriele e Maurizio.

La mattina Gabriele passa a prendermi, poi ci avviamo assieme nella mitica Meriva bianca alla volta di Livata. Maurizio come al solito e’ partito per conto suo poiche’ passera’ tutto il fine settimana tra le montagne. Arriviamo al bar a Monte Livata, ci incontriamo con Maurizio e facciamo provviste prima di ripartire. Alla grotta ci cambiamo senza troppa fretta, oggi il programma non e’ impegnativo e possiamo prendercela comoda. L’obiettivo principale e’ arrivare alla base del primo P50. Dobbiamo cambiare una corda a cui si e’ lesionata la calza sfregando contro la roccia. Strada facendo vorrei vedere alcune cose che solitamente si lasciano indietro…Se poi non ci sara’ troppa acqua ed avremo tempo, potremmo anche tentare la discesa del secondo P50, ma la vedo come una possibilita’ molto remota.

Dopo esserci preparati, ci avviamo all’ingresso.L’abbozzo di abbeveratoio che si prepara a diventare una coltura di zanzare.Maurizio rientra in attivita’ dopo un malanno ed e’ pieno, se non di energie, almeno di buoni propositi e voglia di fare, quindi si organizza subito per armare il primo pozzetto.Gabriele gli passa la corda e lui si mette all’opera.Dopo l’armo cedono a me l’onore di scendere per primo. La corda si rivela comoda, non tanto per il saltino iniziale, quanto per lo scivolo successivo che e’ diventato alquanto ripido e scivoloso. Quando Gabriele mi raggiunge, sono impegnato a sondare un arrivo che si vede in alto quando ci si infila nel pozzo. Inizio a smartellare per creare lo spazio e poter guardare meglio. Ho allargato un poco ed invito Gabriele a dare anche lui un’occhiata mentre aspettiamo che scenda anche Maurizio. Dopo aver valutato la cosa assieme decidiamo che con ottima probabilita’ e’ un budello stretto che porta anche lui alla sala alla base del pozzo. Gabriele che e’ gia’ pronto, inizia a scendere il pozzo mentre il buon Maurizio fa la sua comparizione. Nel fare spazio per vedere il buco ho notato alcune rocce che, se rimosse, renderebbero piu’ agevole (ovvero “marionabile”) l’uscita dal pozzo. Farebbe comodo il piede di porco. Maurizio dice di averne uno in macchina e si offre di andarlo a prendere. Mentre lo aspetto, inizio a martellare la roccia con metodo ed energia riuscendo a togliere qualche pezzo di roccia. Con il ritorno di Maurizio e l’arrivo dello strumento acconcio, diamo una nuova forma all’imbocco del pozzo. Non si puo’ dire che sia largo, pero’ ora si puo’ entrare ed uscire senza doversi divincolare troppo. Alla saletta successiva ci ritroviamo tutti e 3 assieme. Perdo, o meglio, impiego ancora qualche minuto a rendere piu’ comodo l’armo del saltino da 2 metri che segue. Anche lui ha una partenza che diventa antipatica quando si affronta al ritorno. Dopo averlo sistemato meglio di prima, continuo a scendere per primo. Da sotto faccio una foto di saluto a Maurizio, ha deciso che per lui oggi basta cosi’, non entrava in grotta da parecchio e non vuole forzare. Gabriele scende mentre mi muovo per andare al pozzo successivo, il P25.Eccomi fermo alla partenza del P25. Non c’e’ molto stillicidio, magari anche sotto la situazione e’ buona. Vedremo tra poco.Aspetto Gabriele prima di partire.Oramai questo pozzo e’ abbastanza pulito quindi arrivato al frazionamento a meta’, urlo la libera a Gabriele.Aspetto di vederlo affacciarsi oltre il punto stretto, poi parto.Alla base del pozzo vado comunque a mettermi al coperto. Poggio lo zaino ed inizio a sistemare il materiale d’armo sulla mia bandoliera. Prendo il trapano, con la punta stavolta! Prendo alcuni attacchi con i relativi fix, verifico di avere mazzetta, chiave e coltellino e mi dichiaro pronto. Quando Gabriele mi raggiunge sono al frazionamento iniziale. Ci salutiamo, mi annuncia che ha deciso di aspettare qua. Non posso biasimarlo, la situazione “acqua” qua sotto e’ notevolmente peggiorata, c’e’ uno stillicidio abbastanza forte e sotto promette di diventare ancora piu’ intenso. In queste condizioni l’idea di poter scendere anche il secondo P50 si spegne miseramente. Quindi, giustamente, e’ utile bagnarsi in 2. L’acqua la prendero’ solo io. Faccio una foto a Gabriele e poi parto.Il primo tratto di discesa e’ abbastanza fuori dallo stillicidio, solo una goccia ogni tanto.Quando lo stillicidio inizia a diventare piu’ fastidioso, c’e’ il frazionamento spostato dalla verticale che risolve un poco, ma non troppo. Piu’ si scende e piu’ lo stillicidio diventa intenso. Arrivo alla cengia dove, in prossimita’ del deviatore, c’e’ la lesione alla corda . Mi metto comodo poi osservo la corda, la calza e’ troppo rovinata, non c’e’ altra scelta se non tagliarla e giuntarla ad un nuovo frazionamento. Mentre faccio queste considerazioni sono in piedi sulla cengia. Inizio a guardarmi intorno per cercare un buon punto dove frazionare. Guardo anche verso il basso perche’ ho notato un sasso strano. Caspita! Non e’ un sasso. E’ uno strano animaletto nero, una salamandra, penso. Provo a toccarlo ma quasi non reagisce. E’ un animale di superficie, probabilmente qua morira’. Verifico tra me se posso portarlo fuori. Purtroppo non ho un contenitore rigido dove metterlo. Nel taschino della tuta lo schiaccerei e lo stesso sarebbe se lo mettessi nello zaino. Non potendo fare altro lo sposto di lato almeno evitero’ di calpestarlo durante le mie manovre. Messa in “salvo” la salamandra, risalgo alcuni metri per sistemare il frazionamento. Provo a spostarmi lateralmente ma trovo solo un aumento dello stillicidio. Alla fine il punto migliore e’ sulla verticale della corda. Salgo ancora quel che serve per avere un lasco di corda utile a fare il nodo e poi metto in azione il trapano. Sistemato l’attacco, faccio il nodo alla nuova corda, la sistemo nel moschettone e poi, dopo averla tagliata, ci inseguo la corda vecchia. Una ulteriore controllata tanto per gradire poi scendo. In prossimita’ del deviatore tolgo di mezzo con molto gusto l’odioso spuntone che ha lesionato la corda, passo il deviatore e continuo. Alla base del pozzo lo stillicidio e’ ancora piu’ intenso, non c’e’ quasi modo di ripararsi. Da un lato c’e’ il solito arrivo d’acqua che forma un piccolo ruscello verso il secondo P50.Provo ad affacciarmi al secondo P50 ma il rumore di pioggia che sento mi toglie qualsiasi fantasia a proposito di discenderlo.Sistemo la corda “vecchia” nello zaino per portarla fuori. Trovo anche uno spezzone di corda, lo tengo da parte per sostituire il cordino del deviatore.Da sopra sento urlare, e’ Gabriele che inizia ad essere preoccupato dal lungo silenzio e anche infreddolito. Gli rispondo che va tutto bene e che mi accingo a risalire. Riesco anche ad urlargli di iniziare a risalire il P25 cosi’ da riscaldarsi. Magari riusciamo ad evitare altre attese.Sono stato poco attivo in questo ultimo periodo per un guaio al ginocchio e, anche se oggi non ho fatto molto, la salita la sento. Quando sono in vista del frazionamento iniziale mi prendo del tempo per fare qualche foto ai veli di concrezione che abbracciano la roccia. Sono tanto fragili da rompersi al minimo contatto.Dopo la sosta la sommita’ del pozzo e’ invasa dal vapore acqueo che produco in quantita’ dalla tuta. Di fare foto nitide non se ne parla.Quando arrivo alla partenza del P50 faccio sosta per ricomporre per bene lo zaino con tutto il materiale che porto appeso addosso. Ora che non mi serve piu’, meglio viaggiare comodi. Mi affaccio alla base del pozzo successivo per urlare a Gabriele. Mi risponde da meta’ pozzo, c’e’ da aspettare. Mi metto comodo. Qualcun altro ha fatto sosta dove sono io lasciando un ricordo di se’, una bella cicca di sigaretta. Ora quel bel reperto e’ completamente ricoperto di muffa, magari la prossima volta troveremo dei funghi da pipa!Dopo una congrua attesa inizio a sentire freddo. Gabriele e’ impegnato con l’uscita dal pozzo, la parte piu’ scomoda. Visto che oramai non c’e’ pericolo di caduta sassi, mi metto su corda per risalire a mia volta. Salgo pianin pianino ed esco dal pozzo nel piccolo ambiente che prelude al pozzo dove Gabriele mi attende per proseguire assieme. Al saltino successivo Gabriele nota un punto da martellare per migliorare l’uscita dal pozzetto. Gli passo la mazzetta e poi lo ritraggo mentre lavora di buona lena.Alla fine il risultato e’ piu’ che buono, ora possiamo dire che anche questo pozzetto e’ “marionabile”.Al pozzo successivo Gabriele mi cede l’onore di andare avanti, ed io vado. Fuori e’ ancora giorno, la macchina di Maurizio si intravede sulla strada ma di Maurizio non si vede l’ombra.L’albero d’armo con il simbolo dello Shaka Zulu.E l’ingresso della grotta…pensare che era profonda poco piu’ di 2 metri fino ad un anno fa.Maurizio c’e’! Stava solo dormicchiando in auto.Ecco che arriva anche il buon Gabriele. Maurizio sembra imbronciato ma e’ solo il malumore da appena sveglio.M’illumino d’immenso ipogeo.Pausa fiorellini.Saliamo verso la nostra macchina, e’ il momento di ritornare in abiti civili…o perlomeno asciutti.Posa spelea per Gabriele.Tarzanelli di fango sui calzettoni.Il magico momento in cui ci si cambia.Maurizio ci attende con pazienza.Per completare degnamente la giornata andiamo a prendere qualcosa di caldo a casa di Maurizio.Tra un the ed un caffe’ si avvicina ora di cena, tra poco toglieremo il disturbo. Dopo aver salutato Maurizio, ci avvieremo senza ulteriori indugi a Marano Equo per un meritato piatto di fettuccine.Della cena e’ inutile che io vi dica. Posso assicurarvi che e’ stata ottima. Il ritorno come al solito lo dormicchio facendo ben poca compagnia a Gabriele. Una giornata tranquilla, buona per riprendere confidenza con i pozzi. Alla prossima.

Pubblicato in speleo, SZS, uscite | Commenti disabilitati su Piccola Cretarossa – 20/05/2018

Speleo al teatro – 12/05/2018

Quando la spelologia e’ utile anche a teatro! Con Filippo, Marco, Simone ed io.

Tempo fa Simone e Filippo sono stati ingaggiati da una compagnia teatrale di Orvieto per un aiuto nell’allestimento di una parte dello spettacolo. E’ stato chiesto loro se potevano occuparsi di far calare una attrice dall’alto, fino al palcoscenico. Dopo aver acconsentito hanno subito iniziato le prove e, visto che ero ad Orvieto per altre cose, sono stato coinvolto. Le varie prove hanno confermato la fattibilita’ della cosa. La nostra squadra e’ poi stata completata da Marco.

Nei mesi successivi si sono succedute le prove. Vi hanno partecipato perlopiu’ Filippo e Simone. Il 10, 11 e 12 maggio sono i giorni in cui tutto ha trovato il lieto fine. Il giorno 10 c’e’ stata una sorta di prova generale con gli alunni di una scuola. Da parte nostra hanno partecipato Simone, Filippo e Marco.

11 maggio 2018 – La prima

Il venerdi’ mattina sono ad Orvieto con Betta e Luna. Passiamo una tranquilla giornata a fare i turisti per Orvieto. Quando viene l’ora concordata, lascio Betta e vado verso il teatro. Con Betta ci rivedremo piu’ tardi poiche’ Sabrina ha acquistato i biglietti anche per lei.Entro per la prima volta dall’ingresso degli artisti. Vedere il teatro, vuoto e dal lato “sbagliato” fa un certo effetto.Per ora e’ tutto tranquillo.Iniziano ad arrivare spettatori, il sipario viene chiuso.Arrivano i miei amici e anche alcuni degli attori.Andiamo a vedere la nostra postazione, felicemente collaudata ieri.Iniziamo a calare il seggiolino su cui l’attrice sara’ seduta per poi essere calata.Filippo verifica che l’imbrago sia a posto nonostante tutte le piume che gli sono state appiccicate per renderlo meno visibile.Foto ricordo del nostro gruppo.Intanto anche tutta la troupe inizia ad arrivare e ad essere pronta. Sono tutte persone di Orvieto e dintorni quindi con Filippo e Simone si conoscono da una vita, si prestano volentieri per una foto.La confusione aumenta sempre piu’, io intanto imperverso con la fotocamera.Qualche foto di gruppo.In attesa dell’attrice che tireremo su, il seggiolino vien buono per fare qualche foto.Simone viene preso dall’arte della recitazione e si butta in un pezzo romantico con una simpatica ragazza della troupe.Iniziano a radunarsi tutti al centro del palco.La regista inizia a dare le ultime raccomandazioni e poi manda tutti ai propri posti dopo il “merda,merda,merda” propiziatorio. L’adrenalina si sente crescere come qualcosa di palpabile. Anche chi, come noi ha un ruolo marginale e fuori dal palcoscenico, ne viene preso. Mi ritrovo incredulo a provare una sorta di energetica agitazione che mi porta i battiti ad un ritmo da corsa leggera, ma senza affanno.Nel frattempo e’ arrivata la nostra vittima! Ci si avvicina rassegnata al proprio destino. Simone mi ha spiegato qualcosa. Da quanto mi ha raccontato, lo spettacolo e’ la trasposizione teatrale del film Moulin Rouge e lei e’ Satine, l’attrice principale. Me la presentano ma solo brevemente perche’ in questo momento ha oggettivamente troppe altre cose da pensare. Deve ripassare la sua parte e prepararsi a sopportare una attesa di almeno 20 minuti su un seggiolino a 15 metri da terra…mi pare gia’ abbastanza. Filippo le sistema l’imbrago. Controllando che il piumaggio decorativo non sia di intralcio nelle prossime operazioni previste. Ultime raccomandazioni della regista, si puo’ iniziare!Andiamo a rifugiarci nella nostra postazione dove con gagliardia e delicatezza paranchiamo su la bella Satine. Filippo sale su a darle manforte, anche se sara’ lontano, avra’ modo di accorgersi se qualcosa non gira per il verso giusto.Silenzio! Si apre il sipario. Da dove siamo non si vede granche’ ma penso dovro’ accontentarmi. Arriva il nostro momento. Iniziamo a calare. E’ Simone a regolare la velocita’ in accordo con una dei tecnici di regia. Satine deve scendere a tempo con la musica, arrivare a terra, farsi togliere l’imbrago, eseguire un breve ballo e rimettersi seduta sul seggiolino. A quel punto dobbiamo sollevarla di circa un metro in maniera decisa ma senza strappi. La scena prevede poi lo svenimento di Satine che cade tra le braccia di un suo collega mentre noi facciamo salire e sparire velocemente il seggiolino.Conclusa la scena il nostro contributo allo spettacolo puo’ dirsi finito. E’ tutto filato liscio, ora possiamo rilassarci.Filippo e’ sceso e si gode anche lui lo spettacolo.Una foto dal quadro comandi del sonoro e, forse, delle luci.La rappresentazione prosegue alla grande. Nel frattempo noi terminiamo di sistemare le nostre cose.Visto che oramai la’ siamo solo di intralcio ai continui movimenti degli attori ed ai vertiginosi cambi d’abito che si susseguono, ci muoviamo andando a sistemarci al palco riservato alla troupe per gustarci parte dello spettacolo.Il pubblico e’ attento e silenzioso, buon segno.Ora finalmente posso fare qualche foto “lato spettatore” e non perdo certo l’occasione.Grazie a Simone che mi racconta, posso capire cosa sta succedendo. L’altro protagonista, insieme a Satine, e’ Christian. Lui e’ lo scrittore che ha ideato lo spettacolo di cui Satine e’ protagonista. I 2 sono innamorati ma il finanziatore dello spettacolo vuole avere Satine per se’ e minaccia di mandare tutto a monte se non potra’ averla. E’ pero’ il destino a metterci lo zampino, infatti Satine e’ gravemente malata di tisi e tutto lo stress a cui e’ sottoposta la fa peggiorare drasticamente in breve tempo.Finisce il primo atto. Usciamo a prendere un poco d’aria.A sipario chiuso ci si puo’ muovere con tranquillita’ e l’agitazione sembra scomparsa.Tutto riprende come prima dell’interruzione appena il sipario si alza.Lo spettacolo riprende.Gli altri protagonisti dello spettacolo: seduto c’e’ il Duca, il finanziatore, e col turbante piumato, Zidler l’impresario.Ora non posso raccontarvi proprio tutto tutto! Vi basti sapere pero’ che c’e’ un pezzo di tango molto intenso.Siamo alle scene conclusive, quelle in cui Satine, per non rovinare la vita di tutti i suoi amici, decide di rompere con Christian e di concedersi al Duca.Purtroppo la tisi prende il sopravvento, alla fine Satine sara’ solo sua.Anche Simone rimane commosso…Le scene finali sono coloratissime e movimentate da balli ed acrobazie.Nel bel mezzo di una di queste scene sopravviene la tragedia, Satine muore. Questa triste scena chiude lo spettacolo.Chiuso il sipario anche noi veniamo presi da un po’ di agitazione. Ci siamo “bardati” da speleologi ed ora dobbiamo uscire a prendere un applauso anche noi. Siamo pronti! Ci fanno cenno che e’ il nostro momento. A rapidi passi entriamo in scena, un rapido inchino e poi finalmente via! Terminata la sfilata e gli applausi e’ il momento degli abbracci e dei complimenti. Questa era la vera “prima” e tutto e’ andato bene. Bravi!Ora Satine e’ decisamente piu’ rilassata e contenta. Ci concede con vera gioia un paio di minuti per una foto.La serata, almeno per noi, si chiude con una visita in un bar vicino al teatro dopo aver recuperato Sabrina e Betta. Dopo il brindisi, un saluto e poi tutti a nanna.

12 maggio 2018 – La seconda serata

La mattina dopo mi alzo verso le 7 ed andiamo subito a fare colazione da Simone e Sabrina con la scusa che Luna deve fare la sua passeggiata.Anche oggi passo con Betta e Luna una tranquilla giornata di turismo di orvietano. La sera poi di nuovo a teatro.Stavolta Betta la facciamo entrare come ospite, d’altronde ha gia’ supportato lo spettacolo ieri come spettatore pagante, oggi e’ qui solo per non abbandonarmi!Oggi Filippo non ci sara’, e’ via per lavoro, quindi con Simone andiamo a vedere come si arriva al piano di sopra per poter poi fare assistenza a Satine.Ne approfitto per fare una foto alle carrucole ed ai vari cordini che compongono la nostra istallazione.Uno zoom se lo meritano, hanno fatto un buon lavoro.Scendo per gustarmi i preparativi ed il montare progressivo ma inarrestabile della ordinata agitazione di tutta la troupe.Qualche foto anche alla nostra postazione di lavoro. Simone termina di sistemare gli ultimi particolari.Nell’attesa che tutto abbia inizio, catturo uno degli attori, e’ lui che aiuta Satine a sganciare l’imbrago, e mi faccio fare una foto con lui.Foto di gruppo.Simone con lo sguardo tenebroso, e’ certamente pronto a calcare le scene.Oggi, dopo il successo della prima di ieri, gli animi sono leggermente meno preoccupati. C’e’ un po’ piu’ di tempo per le foto di gruppo…ed io non mi tiro indietro nel farle.Riesco anche a convincere la nostra simpatica regista a posare con il seggiolino che ci vede protagonisti.Solita riunione plenaria prima dell’inizio dello spettacolo.Ogni tanto vedo qualche costume che non avevo notato ieri.Anche oggi il gruppo si scioglie con lo scaramantico “merda, merda, merda”. Si puo’ iniziare.Una foto a queste ragazze dovevo proprio farla. Sono le attrici-atlete che si esibiscono con i cerchi e poi con le funi di seta, veramente brave!Satine e’ pronta per farsi issare sul seggiolino. Possiamo iniziare con il nostro contributo alla buona riuscita dello spettacolo.Stavolta e’ Simone a sistemare l’imbrago.Pronta!
La issiamo velocemente poi Marco ed io saliamo di sopra a vedere che sia tutto a posto. Non deve essere proprio allegro restare a lungo sospesi nel vuoto ed al buio per chi non se lo e’ scelto come hobby.Ma Satine e’ concentratissima e sembra quasi a proprio agio sul seggiolino.Lo spettacolo inizia.Tra poco tocca di nuovo a noi. Torno giu’ da Simone lasciando su Marco per il supporto a Satine.Ci siamo quasi. Ci prepariamo alla calata.Eccola che arriva.Ora manca solo di ritirarla su per un metro e poi potremo mandare a dormire il seggiolino.Ora che la nostra parte e’ terminata, possiamo rilassarci e goderci lo spettacolo. Termina il primo atto. Vado a cercare Betta dove l’avevo lasciata e…non la trovo. Dopo qualche ricerca mi dicono che l’hanno fatta spostare e mi indicano come raggiungerla. Finalmente la trovo, dopo i saluti mi guardo attorno, da questo palco c’e’ una buona visuale.Mi fermo qualche minuto ma poi devo tornare ai miei doveri. Strada facendo trovo anche il busto del Sig. Mancinelli, a cui e’ intitolato il teatro. Per vostra cultura ve lo mostro.Mentre torno dietro le quinte incontro Simone e Marco. Mi stavano cercando. Li accompagno al palco a salutare Betta. Visto che nel frattempo lo spettacolo e’ ripreso, ci tratteniamo qualche minuto e ne approfitto per alcune foto. Le scene si susseguono nel raccontare la storia dei 2 sfortunati amanti. E’ ora per noi di tornare ai nostri posti, dobbiamo vestirci da speleologi per gustare al meglio i nostri 3 secondi di gloria.La tragedia si compie e anche questa sera lo spettacolo termina.E’ il momento per tutti di raccogliere i meritati applausi.Una foto dedicata ai musicisti ed al coro ci vuole proprio. Anche loro sono stati fantastici.Un ultimo balletto improvvisato per infervorare ancora di piu’ il pubblico.Il saluto dei protagonisti……e si chiude il sipario.Bravi, anche stasera bravi!Terminata la serata, terminata la serie di rappresentazioni, tutta la coreografia viene smontata in un batter d’occhio. Pochi minuti e del Moulin Rouge rimane nemmeno una scheggia di legno per terra. Anche noi smontiamo carrucole e cordini e sistemiamo tutto negli zaini. I lavori al teatro continueranno ancora fino a notte tarda. Rimangono Simone e Marco a dar loro una mano per caricare tutto nei camion. Betta ed io andiamo a portare Luna a passeggiare e poi a fare la nanna.

Cosi’ termina felicemente la nostra carriera speleo-teatrale. Decisamente una bella esperienza. Grazie a tutta la troupe ed ancora bravi. Alla prossima!

Pubblicato in amici, GSCO, speleo | Commenti disabilitati su Speleo al teatro – 12/05/2018