Grotta dell’Elefante – 22/09/2018

Collaborazione tra gruppi all’Elefante con Barbara, Fabrizio, Giuseppe, Vincenzo, Emanuele, Arturo, Ruggero, Michele.

Stasera ho un impegno e devo tornare a casa al massimo per le 5 del pomeriggio. Mi auto-propongo la grotta dell’Elefante e me la approvo all’unanimita’. Ora devo solo trovare dei sodali. Gabriele purtroppo e’ ancora impegnato con visite mediche varie e non e’ ancora abile. Sento Giuseppe, lui questo fine settimana e’ rimasto a Roma e mi accompagnerebbe volentieri. Gli propongo di vederci a casa mia per le 8.00 e lui rilancia rimandando alle 8.30. Ottimo. Squadra fatta. Per finire i preparativi faccio ancora due o tre cose. La prima e’ telefonare a Vincenzo, visto che e’ lui a tenere le fila dell’esplorazione alla grotta mi sembra opportuno avvisarlo. Quando mi risponde gli racconto dei miei programmi e lui si dice felice ed aggiunge che ci troveremo alla grotta poiche’ stanno andando anche lui ed altri amici. Anzi, aggiunge, noi abbiamo appuntamento al bar Lanciani alle domattina alle 7.30. Penso subito a Giuseppe, non penso gradirebbe l’alzataccia e declino l’offerta, arriveremo piu’ tardi. Come seconda cosa, vorrei pubblicizzare la cosa presso i “miei” gruppi. Il GSCO, i miei amici di Orvieto, lo escludo subito, non verranno mai cosi’ lontano con cosi’ poco preavviso. Lo SCR, sarei tentato, ma ho appena letto che vanno in massa all’Arnale quindi escludo anche loro. Lancio un appello sul gruppo dello Shaka Zulu, pero’ le poche risposte sono negative, si sono gia’ organizzati per domenica, una nuova esplorazione a monte Livata. Dopo tutta questa girandola di pensieri e comunicazioni la conclusione e’ sempre la stessa, il gruppo e’ rimasto quello iniziale. Domani saremo Giuseppe ed io. Terminata la parte social, mi dedico a fare lo zaino. Ho mandato dalla sarta le tute che uso di solito, sono molto, ma molto da rammendare e spero vivamente non si scoraggi. Per fortuna in armadio ne ho ancora un’altra. La recupero, e’ malandata assai, ci metto uno strato di colla sulle toppe che si sono staccate troppo e la lascio sotto peso, per domani sara’ pronta.

La mattina vado a fare la colazione con Betta verso le 7 poi torno a casa e mi metto in paziente attesa dell’arrivo di Giuseppe. Aspetta, aspetta, aspetta, si fanno le 9. Il caro Giuseppe, per non farmi sentire la mancanza di Gabriele, ha pensato bene di presentarsi con una mezz’ora di ritardo. Un bel pensiero, ma sinceramente ne avrei fatto a meno. Partiamo quindi da Roma col povero Giuseppe che deve sorbirsi i miei rimbrotti e borbottii  sulla puntualita’ agli appuntamenti. Per sovrappiu’ gli faccio anche pagare la colazione al bar di fronte a dove e’ parcheggiata la macchina. Per non trovare traffico facciamo l’autostrada. Arrivati a Guidonia facciamo ancora una sosta ad una pasticceria. Ufficialmente e’ per prendere delle bottigliette d’acqua, ma alla fine prendiamo anche una pasta per uno. Ora mi e’ passato il malumore da attesa, quindi ricambio l’offerta “spintanea” della colazione fatta a Roma. Soddisfatti da questo ulteriore spuntino, riprendiamo la macchina ed andiamo diretti al parcheggio vicino la grotta.Dopo un rapido scambio di foto, prepariamo le nostre robe e partiamo per cambiarci al fresco della galleria.Delle allegre bacche trovate lungo il sentiero che porta alla grotta.Eccoci arrivati in zona “monnezza”, la discarica all’inizio della galleria. Ci cambiamo qua.Infilo la tuta dai mille rattoppi, per fortuna sembra tenere, vedremo all’uscita. Iniziamo la breve passeggiata per la galleria.All’ingresso troviamo segni del passaggio di Vincenzo ed i suoi amici. Se non hanno avuto ritardi, sono in grotta da circa 3 ore, sono curioso di vedere cosa stanno facendo. Spiego brevemente a Giuseppe cosa trovera’ per i primi metri di grotta, fino alla base della spaccatura, poi andiamo. Giu’ per il saltino d’ingresso, poi il traverso, poi la discesa del pozzo, fino alla proboscide dell’elefante.Mentre aspetto Giuseppe trovo ancora una volta a fotografare le sottili lamelle di calcite depositate sopra i broccoletti.Eccolo che arriva. Quando siamo di nuovo assieme gli racconto di quanto ho letto sul librone riguardo la grotta. Gli spiego che da dove siamo ci sono 2 rami, uno a destra ed uno a sinistra e che sul librone veniva descritta una corrente d’aria proveniente da uno dei 2 rami. E’ stata quest’aria ad incuriosire chi, anni dopo, ha deciso di riprendere l’esplorazione della grotta. Per stimolare l’esploratore che e’ in Giuseppe, gli chiedo di dirmi da quale direzione venga l’aria. Lui con fare investigativo inizia a perlustrare un tratto di grotta. Lo seguo.Mentre Giuseppe investiga, incontro un mio buon amico, il teschio di cucciolo di drago. Visto che non ho fretta lo ingaggio per un servizio fotografico. Lui si presta volentieri.Mentre lo riprendo anche da sotto, si avvicina Giuseppe. Ipotizza che “l’osso” non sia per nulla un cranio…e magari ha pure ragione. Pero’ finche’ qualcuno non lo identifica, lo chiamero’ il “draghetto”Blocchetti di fango in via di solidificazione.
Ancora le lamelle di calcite.Giuseppe termina le sue ricerche dell’aria con un nulla di fatto. Lo aiuto io finendo di raccontare quel che so della grotta. Visto che per lui e’ la prima visita, gli propongo di andare a vedere per primo il ramo di sinistra, quello senza correnti d’aria. Va bene, si va.Anche io rivedo volentieri questo ramo, ne approfitto per tentare qualche foto con impostazioni differenti da quella automatica.Passiamo i punti piu’ ostici, pero’ ora li conosco ed andiamo spediti.Ancora le lamelle. Mi affascina pensare che sono la testimonianza di un lungo periodo in cui qua era tutto allagato.Siamo vicini al punto in cui la frattura si chiuse su se stessa.Giuseppe tenta di trovare qualche passaggio ancora sconosciuto.Proviamo in un punto in cui le pareti sono consumate, come dal passaggio di una corrente d’aria in qualche maniera corrosiva.Foto di fine meandro.Tanto per non lasciare nulla al caso andiamo anche a sbirciare nella nicchia dove questo ramo termina.A parte qualche lamella, nulla di buono ne viene fuori.Prendiamo la via del ritorno. Strada facendo provo a fare una foto a dei broccoletti con una finitura da istrice. Non male, devo assolutamente ricordarmi l’impostazione scelta per l’occasione.Senza fretta torniamo sui nostri passi. All’elefante, tiriamo dritto per l’altro ramo.Un saluto veloce al “draghetto”.Ciao ciao.Eccoci alla strettoia. Sistemo le mie cose ed inizio a passare. In mezzo alla strettoia, mi sento bagnato addosso, visto che ancora non sono incontinente, deve essere la maledetta bottiglietta dell’acqua che si e’ bucata. Mi estraggo dalla strettoia con qualche sbuffo, e controllo. Si, e’ la bottiglietta dell’acqua. Naturalmente la bottiglia si e’ bucata proprio sul fondo, quindi posso fare ben poco. Ne bevo una lunga sorsata e poi la passo indietro a Giuseppe chiedendogli il piacere di metterla a testa in giu’.Terminato il litigio con la bottiglietta, scendo verso il passaggio che tanto amo, quello in cui ci si bagna i piedi.Forse il livello dell’acqua e’ cresciuto di alcuni centimetri, ma i laghetti sono ancora separati.Mentre aspetto Giuseppe mi metto a pensare, possibile che nel dedalo di spaccature che ci sono nei dintorni non ci sia un passaggio alternativo? Per vedere meglio arrampico alla meno peggio alzandomi dall’acqua di un paio di metri. Mi sposto lateralmente verso l’acqua per trovare un posto comodo. Escludo un paio di passaggi perche’ sono stretti. Pero’, proprio sopra di me c’e’ qualcosa di interessante. Accendo la luce di profondita’, in effetti si potrebbe tentare il passaggio per andare a vedere, sopra continua per alcuni metri, chissa’…Provo ad infilarmi nel passaggio. E’ un poco stretto per me. Forzo ma ottengo solo di incastrarmi col petto. Per fortuna tornando giu’ ho l’aiuto della gravita’. Con il primo tentativo ho ottenuto solo di scrostare via il primo strato delle concrezioni. Pero’ oggi ho l’arma segreta che risolvera’ il problema…Giuseppe! Nel frattempo lui, ignaro di cosa lo attenda, e’ arrivato all’acqua ed aspetta paziente di capire cosa io stia combinando appollaiato quassu’. Gli spiego brevemente la mia teoria poi lo incito a raggiungermi. Mentre lui affronta la scalata, sentiamo delle voci. Provo ad urlare una prima volta ma non ottengo risposta, una allucinazione? La seconda volta le voci sono piu’ nette, ci sono 2 persone che dialogano da una certa distanza, sembra che anche loro siano alla ricerca del bypass ma partendo dopo l’attraversamento dell’acqua. Mi metto ad urlare per attirare la loro attenzione. Alla fine comprendono di non essere piu’ solo loro in questo tratto di grotta e mi rispondono. Ci presentiamo, loro sono “quelli del CAI”, noi siamo “quelli dello Shaka Zulu”. Mi confermano che anche loro stanno cercando il bypass. Giuseppe mi ha raggiunto, gli mostro il passaggio verso l’alto e cerco di convincerlo a tentarlo al mio posto. Decide di provare. Per lui naturalmente non c’e’ alcun problema. Sale alcuni metri poi l’ambiente si allarga e lui inizia a vagare cercando di ricongiungersi con i nostri amici. Mentre fremo per avere nuove da Giuseppe, sento rumore di passi nell’acqua e poi mi si palesa un essere fangoso assai. Si presenta mentre sale agilmente verso il mio trespolo, e’ Arturo, e’ del GSCAI Roma ed e’ qui per dare una mano a Vincenzo. Gli spiego cosa stiamo tentando e gli indico il passaggio. Se possibile, Arturo e’ ancora piu’ smilzo di Giuseppe quindi si infila svelto e sparisce anche lui nel buio sulle tracce di Giuseppe. Rosico ferocemente, devo passare anche io. Arturo e’ passato col petto verso l’alto, non verso il basso come avevo provato io. Guardando ancora la strettoia, noto che da un lato e’ leggermente piu’ largo, forse se tento col petto verso l’alto ce la posso fare. Mi posiziono, cerco un appoggio per i piedi. Sono incastrato. Invece di spingere stavolta mi sposto leggermente di lato…funziona! Lo sterno passa, e’ andata. Ancora qualche sbuffo, un paio di sospiri e sono dall’altra parte. Salgo un paio di metri fino a raggiungere il buio che vedevo da sotto. L’ambiente si allarga, c’e’ una spaccatura quasi orizzontale che sembra comoda, e’ sicuramente quella dove sono passati Giuseppe ed Arturo. Vado anche io.   Girato l’angolo mi trovo in una sala, quasi tutta occupata da un masso gigantesco. Davanti a me ci sono delle spaccature che proseguono. Sento le voci di Giuseppe ed Arturo che girano da qualche parte. Gia’ sono contento, sono sicuramente oltre il passaggio dell’acqua, ora devo solo trovare il modo per arrivare in una zona conosciuta. Sopra di me c’e’ una spaccatura nel soffitto della sala, non e’ larghissima, ma in alcuni punti e’ percorribile. Sopra, dopo la spaccatura, sento una voce. E’ Ruggero, un altro degli amici di Vincenzo. Cerco un modo per avvicinarmi alla spaccatura. Salgo sul sassone che occupa la sala. Lo devo fare con cautela perche ‘ ricoperto da almeno un palmo di fango semi-solido e scivolosissimo. Quando sono al piano superiore, riesco finalmente a vedere e salutare Ruggero. Ho l’impressione di averlo gia’ visto da qualche parte ma questa e’ una cosa che mi riprometto di capire in seguito. Ruggero ha una corda con se’, sara’ utile per farmi sicura mentre salgo a raggiungerlo. Con la sua assistenza cerco un punto dove la spaccatura e’ abbastanza larga da permettermi il passaggio. Una volta individuato il punto giusto, faccio un nodo alla corda e poi chiedo a Ruggero di agganciarcisi con la longe e di cercare un punto comodo dove puntellarsi. quando e’ pronto, metto l’altro capo della corda nel croll ed inizio la salita. Non e’ semplice, per la prima parte della salita ho i piedi che vanno nel vuoto, devo tirarmi su a braccia. Anche se si tratta di pochi centimetri, li sento tutti. Nonostante tutto il fiatone che riesco ad esprimere, in un paio di minuti sono a salutare Ruggero. Riconosco il posto e’ “l’altopiano” dove la volta scorsa abbiamo fatto pausa sigaretta con Livia. Poco piu’ a destra infatti ritrovo il punto dove volevo armare un pozzo per evitare arrampicate nel fango.Mi siedo un paio di minuti a riprendere fiato. Sotto di me sento voci che si spostano, sembrano contenti perche’ hanno trovato delle prosecuzioni. Per ora non ho interesse a seguirli, cerco un armo naturale per riscendere. Trovo un masso abbastanza grande da poter fare da ancoraggio. Con l’aiuto di Ruggero gli passiamo intorno la corda. La passo poi di sotto nel caso i girovaghi vogliano salire. Le urla entusiastiche continuano. Con Ruggero andiamo noi verso di loro. Siamo sul pianoro visto la volta scorsa, ricordo il fix piantato sul pavimento. Su quello avevo basato la supposizione che il posto fosse gia’ stato visto. Supposizione che le urla dei ragazzi sotto di me sembrano confutare. Ora li vedo, sono circa 3 metri piu’ in basso. E’ abbastanza stretto da poter scendere in opposizione, controllo bene poi li raggiungo, Ruggero rimane su. Incontro Emanuele, e’ raggiante, hanno trovato un meandro che continua. Non ci sono segni di passaggio. Giuseppe ancora non lo vedo, e’ nei dintorni perso in questo dedalo. Seguo Emanuele.All’inizio del meandro troviamo il suo compagno di esplorazione. Sono interdetto, sembra Ruggero! con una risata mi chiarisce le idee. Lui e’ Arturo ed e’ lui che mi ha raggiunto prima dell’acqua ed ha seguito Giuseppe nel passaggio stretto. Ruggero semplicemente e ‘ suo fratello. Chiarite le relazioni familiari, procediamo per il meandro. Nel primo tratto vanno avanti Emanuele ed Arturo, sono galvanizzati dalla esplorazione. Ad un certo punto pero’ trovano un passaggio un poco piu’ tecnico e si fermano indecisi, la voglia di proseguire e’ tanta ma il timore di andare oltre le proprie possibilita’ anche. E’ ammirevole in loro tanta prudenza nonostante l’emozione da esplorazione, se la conserveranno, in futuro sara’ loro utile per evitare passi falsi pericolosi. Vado avanti a vedere il passaggio che li ha fermati. Non e’ piu’ largo del tratto che abbiamo appena percorso, pero’ ora si vede che stiamo camminando nel mezzo di una alta frattura. Sotto di noi c’e’ l’acqua a circa 4 metri.Spiego loro di procedere utilizzando sempre gambe e braccia curando di avere sempre almeno 3 appoggi sicuri. Faccio loro vedere per un tratto. Il mio esempio sembra rassicurarli abbastanza da riprendere l’esplorazione.Ora sono io ad andare avanti. Mi muovo con cautela senza forzare il passo. Nonostante questo scopro di faticare parecchio, ho caldo e sudo copiosamente. Nemmeno a dirlo, pensando di dover stare fermo durante l’armo del meandro, ho messo addosso ben 2 magliette, mi sciogliero’. Il meandro sembra continuare inesorabile.Durante una breve sosta per riprendere fiato, Arturo mi avvisa che sente qualcuno avvicinarsi. E’ Giuseppe, ha trovato la via per raggiungerci. Bene. Purtroppo alla sosta successiva, sempre Arturo mi dice che da un certo punto in poi non ha piu’ sentito Giuseppe avanzare dietro di lui. Probabilmente si e’ stufato di “meandrare” ed e’ tornato indietro. Arturo ha l’orologio, lo consulta e decreta che e’ l’una. In un attimo di euforia dichiaro che alle 2, dove siamo siamo, torneremo indietro. Dopo un’altra manciata di minuti inizio a sentire una sete pazzesca, mi sto disidratando velocemente. All’ennesima sosta, ridimensiono i miei obiettivi. Faccio ai ragazzi: “Arriviamo fino a la’ davanti dove sembra esserci una biforcazione e poi torniamo indietro”. La biforcazione purtroppo sembra segnare anche la brusca fine del meandro, peccato, avrei voluto lasciare da proseguire a Vincenzo. Arturo ed Emanuele si infilano nelle 2 diramazioni ma anche loro devono concludere che non c’e’ passaggio umanamente percorribile.Torniamo indietro ad un ritmo molto piu’ lento di quello dell’andata, la disidratazione inizia a farmi dolere un poco i muscoli. Ogni tanto mi giro per fare una foto ai ragazzi e per dare loro qualche chicca di tecnica che loro gentilmente accettano.Tornati circa a meta’ strada ritroviamo l’aria, si comporta come se ora stessimo “entrando” in grotta. Probabilmente c’e’ da cercare verso l’alto, magari c’e’ un altro ingresso. Si vedra’Foto da esploratore, purtroppo la fotocamera e’ lercia di fango e non riesco a pulirla bene. A voler essere buoni si puo’ dire che le foto sembrano antichizzate.Proseguiamo.Nonostante l’andatura piu’ lenta, progrediamo piu’ velocemente, ora infatti non dobbiamo valutare come conviene proseguire, seguiamo semplicemente le tracce dell’andata.Emanuele ed Arturo sono sempre allegri ma anche loro accusano chi stanchezza, chi fame da lupi. Io ho un solo imperativo, trovare qualcosa da bere.La stalagmite la riconosco, siamo quasi al punto dove parte il meandro.Altra foto esplorativa, li avviso che si ritroveranno immortalati in aggrottiamoci.Eccoci quasi tornati al punto di partenza.Mi trovo davanti ad un bivio che mi sembra di conoscere. Mi fermo interdetto. Da che parte son venuto? Strano, da nessuna delle 2 direzioni, mi sembra. Alzando gli occhi mi scappa un sorriso, e’ la parete da cui mi sono calato. Mi giro per avvisare Arturo ed Emanuele che sto per risalire. Arturo mi avvisa che alla mia destra c’e’ un masso enorme che rischia di cadere. Non vedo perche’ un masso cosi’ debba rimanere in bilico, controllo che i ragazzi siano a distanza e lo butto giu’. Dopo un attimo di sconcerto da parte loro, la cosa sembra avere la loro approvazione. Mentre sono impegnato in queste rumorose attivita’ sentiamo una voce lontana, e’ Giuseppe. Lo richiamo, mi dice: “Rimani la’!”, dopo un poco pero’ si vede nessuno quindi ritorno al mio imperativo, trovare acqua per bere.Mentre io salgo al piano di sopra, loro continuano ad esplorare la frattura nella direzione opposta al meandro. Nel salire trovo ancora un sasso di generose dimensioni che aspetta solo di cadere addosso a qualcuno. I ragazzi oramai sono lontani da me, quindi grido “Sasso!” e poi lo butto giu’. Il fragore e l’urlo devono comunque far loro impressione perche’ si levano urla di protesta. Dico loro di non preoccuparsi e di proseguire, non ci sono altri sassi in bilico.Mentre sono al pianoro di sopra, vedo Arturo fare capolino da un buco, ha trovato un passaggio piu’ comodo rispetto alla mia arrampicata in opposizione.Ripreso il fiato, mi dirigo verso il punto in cui ho capito essere il meandro dove sta lavorando Vincenzo. Appena arrivo nella sala dove parte il meandro, sento un altro componente della banda, Michele, che urla ad Emanuele ed Arturo di tornare che serve una mano dentro il meandro. Al momento dentro con Vincenzo c’e’ Ruggero. Mi fermo a scambiare qualche parola con Michele e ne approfitto per chiedergli una sorsata d’acqua, per terra ci sono svariate bottiglie e la loro vista mi attrae enormemente. Il primo sorso d’acqua e’ come un elisir, mi sento subito meglio. Quanto arriva Emanuele, sfodera addirittura una bottiglia di aranciata. Me la offre e ne bevo con immensa gioia. Dopo qualche minuto, prendo commiato da questi nuovi amici, devo ritrovare Giuseppe ed insieme dobbiamo riprendere la strada di casa, oramai e’ quasi ora di tornare. Torno al pianoro e con la corda che avevo sistemato con Ruggero, mi calo verso il masso fangoso dove e’ iniziato tutto.Sceso dal masso, cerco il punto dove ritornare all’acqua. Giro la testa per un poco poi individuo il passaggio. Prima di calarmi urlo per chiamare Giuseppe, mi risponde prima lui poi una voce femminile. Sono interdetto, quello sciupafemmine di Giuseppe e’ riuscito a trovare compagnia anche dentro una grotta? Mistero! Non ho capito bene dove siano, pero’ sono nelle vicinanze quindi non dubito che ci ritroveremo. Scendo e mi ritrovo all’acqua. Sorrido ancora al pensiero di non essermi dovuto bagnare.Risalgo verso la strettoia. Ora le voci mi arrivano chiaramente e si svela il mistero. Barbara e Fabrizio sono arrivati da un po’ per lavorare all’allargamento della strettoia. Giuseppe e’ tornato indietro e li ha incontrati. Mi arrampico su e poi traverso la strettoia, devo dire che per il momento e’ ancora stretta, ma ci sono speranze per la prossima volta. Appena passato mi avvento sulla mia bottiglietta d’acqua, quella fetente che si e’ bucata, e me la scolo in un fiato.Con Giuseppe rimaniamo un poco ad osservare Barbara e Fabrizio che lavorano alacremente. Ora pero’ sono le 3 del pomeriggio, per me e’ proprio ora di tornare. Salutiamo Barbara e Fabrizio con la loro promessa che la prossima volta passeremo senza fatica.Andiamo velocemente fino alla partenza del pozzo. Sale prima Giuseppe. Inganno il tempo fotografando i miei attrezzi. Questo dovrebbe essere il discensore.All’uscita Giuseppe insiste per farmi una foto, mi lascio convincere, una volta tanto non fara’ mica male.Uno dei miei moschettoni. Non posso tornare a casa in queste condizioni, prima di cambiarmi devo ripassare tutto cercando di togliere piu’ fango possibile.Giuseppe non ha ancora visto la restante parte della galleria artificiale. Lo accompagno nel giro. Sul soffitto trovo i resti di una mina.Andiamo fino all’incrocio. Facciamo prima un ramo……e poi l’altro.Terminato il giro, torniamo alle nostre cose e partiamo verso la macchina. In qualche maniera stipo tutto l’ammasso di fango nello zaino senza sporcarlo troppo. Quando siamo pronti ci dedichiamo un selfie e siamo pronti per partire.Non sono stato breve, pero’ questa grotta continua a piacermi parecchio e lo spirito di sana e proficua  collaborazione che ci trovo, me la fa piacere ancora di piu’. Alla prossima.

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Grotta La Sassa – 15/09/2018

A visitare una grotta di interesse archeologico con Angelica, Federica, Livia, Valentina, Nerone, Tarcisio, Paolo, Luca, Erminio, Fabrizio Giulio ed io. Per fortuna nulla di grave, pero’ oggi Gabriele non e’ potuto venire con noi perche’ Giovedi’ scorso e’ stato investito mentre attraversava la strada. Nonostante la sua tempra, non ce l’ha fatta proprio a riprendersi in tempo per la visita alla grotta che aveva da lungo tempo organizzato. Un pensiero per lui e tanti auguri di pronta guarigione. Iniziamo….La mattina affronto la traversata di Roma in metro fino ad Anagnina. Finalmente ho l’occasione di conoscere il nominatissimo “Bar Tex”, non e’ all’altezza del bar “fico” vicino Ikea, ma e’ sicuramente comodo. Dopo colazione mi assento un attimo per necessita’ e quando torno, trovo Angelica e Giulio che fanno a loro volta colazione. Dopo i saluti, qualche chiacchiera da bar, commentiamo l’assenza di Valentina, rimasta a casa per dolori vari, l’assenza di Gabriele e qualche parola sulla grotta. Finita la colazione andiamo alla macchina di Angelica e partiamo. La strada non e’ breve e dopo qualche vicoletto di campagna mi dichiaro perso. Dai cartelli sembra che siamo nei dintorni di Sonnino e non lontano dalle grotte di Pastena. Al posteggio sulla strada vicino alla grotta, ci fermiamo. Poco prima di noi sono arrivati altri amici, sono Federica e Paolo che rivedo con piacere (veramente con Federica ci si incontra nelle riunioni di FSL, pero’ incontrarsi per andare in grotta e’ molto meglio). Prendo le mie robe e vado insieme a loro verso la grotta. Siamo dentro un terreno. Probabilmente e’ un uliveto ma ora gli alberi sembrano un poco abbandonati. La grotta e’ al limitare della parte in piano del terreno, subito dopo inizia vegetazione fitta e scende dentro un profondo fosso. La grotta a prima vista sembra formata da una grande sala, si entra dal soffitto, crollato chissa’ quando.Ecco Federica e Paolo che salutano i nostri speleo-archeologi. Angelica qua e’ a casa sua e gia’ scorrazza qua e la’ per la grotta in cerca di pissidi.Dopo i saluti, mi cambio e poi scendo per quella che penso sia la mia prima visita da speleo (con tuta, casco e licenza di girare) ad una grotta archeologica.Una foto a Luca, e’ lui al momento a tenere le fila del cantiere archeologico.Nerone e Tarcisio, oramai sono esperti di scavi e sono gia’ all’opera. Il programma principale di oggi e’ quello di aprire l’ingresso originario della grotta. Parlo del programma speleo, dal lato archeologico, Luca ha invitato degli esperti che devono fare le riprese per ottenere poi il rilievo 3D della grotta. Entreranno in azione nel pomeriggio.Ci sono anche Livia, Erminio e Fabrizio. A Livia faccio subito una foto insieme a Tarcisio. La fotocamera si emoziona e la foto viene approssimativa, ma basta il pensiero.Finisco con i saluti poi scendo al livello sottostante per raggiungere Federica e Paolo che, terminata la vestizione, stanno meditando un giro di perlustrazione.Con la scusa di portare il cavo elettrico dentro la prosecuzione della grotta, ci infiliamo nello stretto passaggio dove la grotta sembra proseguire.Si vedono molte tracce, qua intorno dovrebbe esserci il punto in cui Angelica ha trovato il celeberrimo poppatoio…o una cosa del genere.Giriamo strisciando a visitare tutti gli anfratti senza ricavare molta soddisfazione.Il giro non da’ altri risultati che colmare la nostra curiosita’. Soddisfatti, torniamo alla sala principale.Mentre eravamo assenti il resto del gruppo ha individuato un anfratto e deciso che e’ quello giusto da scavare. E’ quello l’ingresso originario della grotta. Con questa convinzione hanno preso a scavare. Presto pero’ hanno dovuto rallentare i lavori per una complicazione. I sassi, tolto il primo strato, ora sono sopra la testa di chi lavora. Non e’ igienico farlo, sempre che si desideri vivere ed esplorare ancora a lungo. Quando arriviamo stanno valutando come affrontare la cosa.Nel frattempo Angelica si muove velocemente per la grotta valutando, studiando, insomma facendo tutte cose archeologiche.Vado da Livia per avere una sigaretta accesa, con Paolo vogliamo vedere se da qualche parte c’e’ una corrente d’aria ad indicare una prosecuzione.Nessuna corrente d’aria. Restituisco a Livia la sigaretta. Vado a curiosare in zona scavi. L’unica maniera per far cadere i sassi senza rischiare di uccidersi e’ lavorare da distanza di sicurezza tramite un bastone. Mi cimento per un po’ ma i sassi piu’ grandi sono solidamente incastrati. I nostri esperti, riuniti in consesso, decretano che si deve scavare da fuori. Ci spostiamo tutti all’esterno.Ecco Livia e Fabrizio che si preparano allo scavo.Anche io sono pronto a scavare, per non avere impicci, cedo la fotocamera a Livia la quale non perde tempo a ricambiare le foto che le faccio di continuo.Luca viene a fare la supervisione dello scavo. Ancora c’e’ poco da vedere, pero ‘ ogni tanto troviamo dei coccetti che i nostri esperti decretano essere di epoca medievale.Ecco anche Erminio, all’inizio siamo lui ed io a scavare.Il piccone ha il manico che sporge troppo ed e’ difficile da usare nella buca. Tra Federica, Paolo e Fabrizio si ingegnano per tagliare via il pezzo di troppo.Nel frattempo continuiamo lo scavo litigando con le radici abbarbicate a terra e sassi.La riparazione del piccone procede spedita.Ecco Angelica, si prepara per l’esterno.Sotto e’ rimasto Tarcisio a monitorare la situazione.Per il momento nulla si muove.Sono arrivati gli specialisti per il rilievo 3D ed hanno piazzato dei treppiede, tre per la precisione. Servono per prendere il punto GPS e fare poi da riferimento per il rilievo.Lo scavo continua, ora il piccone e’ funzionale.Siamo finalmente arrivati a toccare i sassi che fanno da volta all’anfratto. E’ il momento degli specialisti in rimozione sassi, arriva Tarcisio.Intorno allo scavo si e’ formato il capannello, quello tipico di ogni scavo che si rispetti.Siamo circondati.Angelica mostra i cocci che abbiamo trovato finora.Eccoli in tutto il loro splendore.Tarcisio si arma di uno scalpello lungo ed inizia a lavorare sui sassi. Qualcosa sembra muoversi. Fabrizio inizia ad innervosirsi per le troppe foto e vorrebbe picconare la fotocamera.Nonostante le tonnellate di consigli che gli riversiamo addosso, Tarcisio continua a lavorare senza sosta.Qualche altro colpetto ben assestato……ed ecco il buco, abbiamo aperto l’ingresso “antico”.Livia nel frattempo e’ impegnata nel disperato tentativo di aggiustare la mazzetta. Oggi c’e’ stata la moria delle mazzette. A quella di Nerone, su cui Livia sta lavorando, si e’ rotto il manico di legno. Alla mia si e’ sfilato il manico di plastica (in verita’ settimana scorsa ho fatto un esperimento modificando la testa della mazzetta, nel farlo l’ho riscaldata troppo ed ho fuso parzialmente il manico, da qua la sua resa ai primi colpi).Intanto il buco del nuovo-vecchio ingresso si allarga. Nerone da sotto si affaccia a verificare.Nerone ci porge un altro coccio. Anche questo viene preso in consegna da Angelica e Luca, pare infatti essere di epoca preistorica. Loro lo vedono dal colore scuro, tipico, mi dicono, del metodo di cottura dei vasi in epoca primitiva.Nerone intanto impartisce direttive su come proseguire il lavoro.Gli specialisti “3D-isti” stanno per entrare in azione, ci chiedono alcuni minuti di silenzio restando fuori dalla grotta, lontani dalla zona d’ingresso.Livia intanto continua a litigare col manico della mazzetta. A giudicare dal sangue che le esce dalle mani, non sembra stia vincendo.Ecco gli esperti al lavoro…Ciak, si gira. Rimaniamo tutti immobile ed in silenzio come ci e’ stato detto.Nerone osserva tutto.L’addetto alle riprese gira il video con la fotocamera, prima all’esterno.Poi inizia a riprendere l’interno.Quindi Luca e gli addetti ai lavori entrano per la parte piu’ interessante ed importante, gli interni della grotta.Ecco uno dei treppiede col GPS montato sopra.I 3D-isti sono in grotta, ora c’e’ solo da stare fuori dai piedi ed attendere che finiscano.Momenti di relax. Fabrizio e’ ufficialmente l’esperto del gruppo in fatto di relax.Sotto continuano ad aggirarsi per la grotta.La cosa va per le lunghe, anche Livia prende l’esempio da Fabrizio.La terra pero’ e’ scomoda, allora ripiega per un comodo ramo d’olivo.Dopo qualche tentativo sembra trovare la posizione giusta.Anche Angelica sta facendo pausa, anzi si e’ gia’ rimessa in borghese. Ancora mi sorride quando le faccio le foto, pero’ credo che se continuo potrebbe decidere di lasciarmi tornare a casa a piedi.Quando arriva il segnale di via libera dai “3D-isti”, Nerone, Tarcisio ed Erminio smontano un pezzo della recinzione per spostarla ed includere cosi’ il nuovo ingresso. Finito il lavoro col recinto iniziamo a cambiarci, la giornata puo’ dirsi conclusa.Mi inoltro verso il fosso per trovare un angolo appartato per fare un bisognino. Soddisfatto questo bisogno primario rimango a vagare per il posto, sono incuriosito. Il bordo del fosso e’ molto ripido e scende almeno una ventina di metri rispetto al’ingresso della grotta. Sotto c’e’ un fiumiciattolo. Inizio a camminare in senso inverso alla direzione di scorrimento, tenendomi qualche metro sopra il fondo del fosso.Dopo qualche passo mi trovo davanti una spaccatura, un arrivo laterale. Inizio a seguirlo. C’e’ un poco di scorrimento ma riesco a camminare senza bagnarmi.Sono molto curioso, magari risalendo ancora si arriva a trovare la risorgenza. Sono combattuto, vorrei continuare questa piccola esplorazione, pero’ i miei amici erano quasi pronti ad andare, non vorrei farli aspettare.E’ deciso, torno indietro. Ecco un punto quasi comodo dove “sforrare”.Come immaginavo il gruppo sta raccogliendo ognuno le proprie robe per poi andare alle macchine. Mentre finisco di comporre il mio zaino arrivano due persone. Sono incuriosite dal lavoro nella grotta  e vorrebbero avere qualche informazione. Lascio a Tarcisio l’onore di fare accoglienza. Nel fare lo zaino ho guadagnato una tuta. La metto nello zaino in attesa di trovarne il legittimo proprietario.Quando ho terminato, aiuto Tarcisio con i cavi elettrici e poi andiamo.Non poteva mancare una foto ricordo. Eccoci!Riusciamo a coinvolgere anche i “3D-isti” ed i nostri ospiti dell’ultim’ora. Siamo un gruppone. Dopo le foto, riponiamo gli zaini in macchina, facciamo qualche saluto e partiamo verso Sonnino, alla ricerca di un bar. Mentre beviamo qualcosa di fresco faccio una rapida indagine sulla tuta. Pare sia di Federica. La consegno a Luca che ha la possibilita’ di fargliela avere in tempi rapidi. Dopo esserci rinfrescati terminiamo i saluti iniziati al parcheggio della grotta e poi via, ognuno a riprendere la strada per casa. Il ritorno e’ tranquillo, me lo dormicchio sul sedile di dietro. Angelica mi lascia sulla Tuscolana vicino ad una fermata della metro. In una mezz’ora sono a casa. E anche la grotta archeologica e’ andata! Alla prossima.
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Grotta al 61 – Campovano – 8/09/2018

Una visita alla grotta Al 61 a Campovano, con Valentina, Gabriele, Giuseppe, Erminio, Fabrizio.

Oramai quasi a fine estate riusciamo finalmente a formare un gruppo per una visita alla grotta Al 61, in quel di Campovano. Andremo a vedere quello che c’e’ dopo la strettoia allargata la volta scorsa con Valerio. In pratica lo sappiamo gia’ cosa troveremo poiche’ c’e’ un altro gruppo di speleo che stanno esplorando la grotta. Pero’ e’ sempre una soddisfazione vedere con i propri occhi lo sviluppo positivo di tanto lavoro profuso, da tante persone, in tanto tempo.

Eccoci quindi al piazzale di Campocatino dove inizia la nostra camminata per raggiungere l’ingresso della grotta. Siamo pronti, iniziamo la nostra passeggiata, il tempo sembra assisterci ma non e’ detto che continui a farlo. Da queste parti in mezz’ora si puo’ passare dal sole con caldo intenso al temporale con lampi e tuoni. Visto che oggi nel nostro gruppo ci sono Valentina, Fabrizio ed Erminio che non hanno seguito gli ultimi lavori fatti, facciamo una piccola deviazione e passiamo a presentare loro la grotta “Dolina Sfondata” dove abbiamo scavato questa estate.Delle simpatiche nuvole, proprio nella direzione dove ci dirigeremo tra poco.La visita a “Dolina Sfondata” si conclude. Rimettiamo a posto la grata, che qualcuno ha pensato bene di togliere. Era stata messa per evitare che gli animali al pascolo possano cascare nella grotta.Prendiamo la strada verso Campovano senza ulteriori deviazioni. Quando inizia la prima salita, quella verso la vela, le nuvole sembrano farsi piu’ minacciose, ma noi proseguiamo con fiducia.Eccoci in cima alla salita, la striscia bianca che attraversa il monte sulla sinistra e’ la strada che prenderemo a breve. Le salite sono tutt’altro che terminate, ma la prima e’ sempre quella piu’ memorabile.Ecco la vela che fa da traguardo alla salita appena terminata.Gabriele come sempre chiude la fila, pero’ stavolta ha trovato una compagna di viaggio in Valentina.Con la scusa di aspettare loro, noi riprendiamo fiato.Si riparte, inizia la nuova salita.Al termine della nuova salita c’e’ un incrocio, noi continuiamo dritti e percorriamo di buon passo il tratto quasi in piano. Lontano si inizia ad intravedere il rifugio “Terna”.Valentina e Gabriele intanto hanno riscaldato i muscoli ed ora viaggiano a pieno ritmo. Al rifugio arriviamo praticamente tutti assieme.Dal rifugio in poi e’ una tranquilla discesa di un centinaio di metri fino al pilone che da’ il nome alla grotta. Davanti all’ingresso della grotta c’e’ una macchina. E’ quella di Aldo, uno speleo del gruppo che sta esplorando la grotta. Oggi sono entrati presto per fare il rilievo della parte nuova, ancora in fase di esplorazione.Iniziamo a prepararci senza troppa fretta, intanto vediamo calare la nebbia.Ecco l’ingresso della grotta, ogni volta che la vedo il suo aspetto mi ricorda un muretto a secco. E’ la testimonianza del lavoro assurdo e visionario fatto principalmente da Gianluca e Tarcisio che hanno letteralmente scavato a mano per i primi 10 metri in quasi 4 anni di lavoro ed alcune centinaia di giornate.Sono pronto. Anche gli altri lo sono. Il gruppo che entra in grotta si e’ assottigliato, Fabrizio aveva gia’ dichiarato che veniva per fare una passeggiata nei dintorni, Gabriele ha appena deciso di fargli compagnia. Saremo quindi Valentina, Erminio, Giuseppe ed io a gustarci la gita in grotta. Entro per primo e Valentina mi segue, a sua volta seguita da Erminio e poi Giuseppe a chiudere la fila.Andiamo giu’ veloci, il primo pozzo ci porta dove la volta scorsa stavamo vedendo un passaggio da allargare. Visto che oggi abbiamo una strettoista, mi fermo ad aspettarla per proporle il cimento.Quando Valentina arriva, la porto dove c’e’ il passaggio, ancora troppo stretto per me. Sembra intenzionata a provare. Mi metto vicino a lei per darle supporto morale. Si infila senza troppe difficolta’. Dopo la strettoia c’e un ambiente in cui stare in piedi, sembra proseguire ma c’e’ da ripulire il passaggio. Non e’ un lavoro da poter fare ora. Tanto per dire che l’ho fatto, provo a passare anche io. Gia’ le cosce passano a fatica, ma e’ il bacino che proprio non ne vuole sapere. Con qualche sbuffo torno indietro per fare spazio a Valentina.Mentre Valentina esce dalla strettoia scambio qualche foto con Erminio. Lui  e Giuseppe ci hanno raggiunto da qualche minuto.Per non far torto a nessuno faccio una foto anche a Giuseppe in posa esplorativa.Quando Valentina torna tra noi, riprendiamo la discesa. Siamo al pozzo che per me e’ quello della “pizza rossa”. Arrivai per primo a questo pozzetto e mi fermai a sognare le future esplorazioni nella grotta mentre gustavo un pezzo di pizza, rossa appunto. A proposito di esplorazioni, una volta tanto pare che la realta’ abbia superato la fantasia!Riprendiamo a scendere con lo stesso ordine di prima. Vado avanti per primo, Valentina a seguirmi, Erminio e Giuseppe a chiudere. Mentre vado, provo ad informare i miei amici con qualche notizia e aneddoti sulla grotta. Probabilmente pero’ parlo da solo, non sono sicuro che nemmeno Valentina, subito dietro di me, riesca a seguire il mio sproloquio.In alcuni punti l’armo e’ stato sistemato e migliorato. Niente male.Oggi e’ Valentina la mia vittima designata, imperverso con la fotocamera.Mentre lei e’ impegnata con la discesa, faccio qualche prova cercando di dosare la luce.Siamo alla sala del caposaldo “33”, quello dove ho interrotto il rilievo in attesa di proseguire l’esplorazione. Ora l’esplorazione sta procedendo alla grande anche se non proprio come avevo immaginato…ma va bene anche cosi’, penso ci sia da fare per tutti…e speriamo il divertimento continui a lungo!Arriva Valentina, aspettando i nostri amici le racconto della sala dove siamo e dei suoi trascorsi. Quando siamo di nuovo tutti assieme, vado avanti a mostrare loro la strettoia. Alla curva che abbiamo allargato con Valerio mi scopro un poco emozionato. A breve saro’ in una zona nuova della grotta, una parte del nostro pianeta percorsa da meno di 10 persone al mondo. E’ una sensazione che mi piace sempre parecchio. Dopo la strettoia mi fermo sul bordo di uno scivolo ripido in attesa di Valentina. Lei, nemmeno a dirlo, passa senza difficolta’ il punto dove io ho dovuto fare parecchi sbuffi e sospiri.Mi assicuro che Erminio e Giuseppe ci stiano seguendo poi faccio strada a Valentina nella discesa dello scivolo. Siamo in un ambiente abbastanza ampio. Dopo la discesa si deve girare verso sinistra dove allarga ulteriormente. Appena girato, sulla destra, leggermente piu’ in basso rispetto a noi, si intravede l’armo di un pozzo. Facciamo un giro per la sala in attesa dei nostri amici.Ancora una volta siamo tutti assieme, mi avvicino al pozzo armato. Un bel pozzo di circa 20m che sembra arrivare su un’altra sala. Scendo. Durante la discesa mi guardo attorno, ci sono fessure nella parete che sembrano interessanti. Alla base mi guardo attorno poi urlo la libera. Proprio di fronte all’arrivo, dalla parte opposta della sala, trovo 2 attacchi completi di maglia rapida. La corda pero’ non c’e’. Probabilmente in prima battuta hanno sceso il pozzo che vedo sotto, ma in seguito hanno trovato un bypass che ha reso inutile la corda.Ancora una volta i miei amici scendono a raggiungermi e li metto a parte delle mie riflessioni, anche se non me lo richiedono espressamente.Giriamo per i confini della sala come formiche disturbate nel loro formicaio. A destra? Forse, ma non c’e’ segno di passaggio e poi stringe. Al centro e’ escluso perche’ c’e’ il pozzo disarmato. Nei pressi del pozzo che abbiamo sceso? Ci sono le fratture nella parete, ma sono in alto e non ci si arriva facilmente. Per esclusione andiamo a sinistra. Avanziamo dritti qualche metro poi ci sono delle diramazioni. Tutte sembrano interessanti, pero’ per ora diamo preferenza a quella che torna verso il pozzo disarmato. E’ la via giusta, una decina di metri di galleria larga un paio di metri ci porta alla sala successiva.Anche qua sciamiamo in giro in cerca del passaggio successivo. Ma e’ proprio divertente qua! Alla fine lo trovo. Sotto una roccia c’e’ l’armo per quello che sembra un altro pozzo. Ne parliamo tra noi e mi sembra siamo tutti d’accordo. Stavolta non lo scenderemo. Abbiamo fatto abbastanza per oggi ed e’ ora di tornare. Con un sospiro saluto “il prossimo pozzo”. Mentre riprendiamo fiato, consumo innumerevoli foto cercando di riprendere una microscopica concrezione che sembra un ramo di corallo bianco. Non e’ stato un gran successo ma riprovero’. Risalendo costringo Giuseppe ad infilarsi in una delle diramazioni. Dai segni di passaggio si evince che e’ gia’ stata vista, pero’ magari vale la pena darci ancora uno sguardo. Me lo segno tra le cose da fare la prossima volta. Ritornati alla sala del pozzo, mi preparo e salgo. Data la libera, mi apposto a bordo pozzo per seguire Valentina…e scattare qualche foto.Avanziamo verso l’uscita senza affrettarci. Cerco di prendere una foto dei punti salienti che passiamo, peccato che lo decido quando siamo gia’ sotto al pozzo della “pizza rossa”.Aspetto Valentina bersagliandola di foto.Eccoci infatti al pozzo della “pizza rossa”.Il pozzo subito dopo. Da dove e’ Valentina sono sicuro ci sia un bypass per evitare la salita su corda. Mi riprometto di cercarlo con calma la prossima volta.Con Erminio e Giuseppe siamo a portata di urlo, quindi tutto procede per il meglio. Continuiamo a salire. L’ultimo tratto su corda lo abbiamo appena fatto quindi rimane solo da scarpinare e, per me, lanciare per l’aere sbuffi e sospiri, nei passaggi piu’ stretti. Siamo nei pressi del tunnel artificiale strappato con fatica ai sassi dagli infaticabili Gianluca e Tarcisio.Ancora un passaggio stretto ma non troppo difficoltoso.Tra tutti, questo finale e’ il passaggio che amo di meno, la pietra su cui ci si deve poggiare, si e’ infangata col passaggio dei prodi esploratori ed ora devo sporcarmi il “pancino” a due passi dall’uscita. Aspetto che passi anche Valentina prima di salire alla luce. Libera! C’e’ da fare attenzione, ci sono molti sassi che sembrano seriamente intenzionati a cascare giu’ mentre ci fai peso sopra per salire.Anche in questo caso Valentina si destreggia senza particolari problemi.Eccola, l’uscita le strappa un bel sorriso.Perche’ sprecare un bel sorriso, abbondiamo con le foto.Mi dispongo all’attesa della coda del gruppo. Ma devo aspettare veramente poco prima di vedere Giuseppe far capolino.Eccolo che arriva.Fuori!Giuseppe esce di corsa perche’ sotto c’e’ Erminio che scalpita per tornare all’aria aperta. Eccolo nella sua uscita trionfale.Anche a lui un paio di foto non faranno male.Avevamo invitato a venire in grotta anche questo speleo con la tuta nera integrale…pero’ e’ lento…una vera lumaca!!!Dopo qualche minuto di relax, prendiamo le nostre cose e ci cambiamo, ci manca solo la piacevole passeggiata per arrivare alle macchine. Ci chiediamo dove siano Gabriele e Fabrizio, pero’ i loro zaini qua non ci sono, quindi e’ probabile siano gia’ sulla strada del ritorno. Mano mano che siamo pronti, ci avviamo. Erminio va per primo prendendo la strada fatta all’andata, quella che passa per il rifugio. Io, per abitudine, prendo il sentiero che risale il costone destro e si aggancia alla strada piu’ in alto del rifugio. Parto a passo lento per dare modo a Valentina e Giuseppe di raggiungermi. Valentina mi riprende quasi subito. Giuseppe ancora si attarda.Erminio e’ a buon punto. Ci ritroveremo piu’ su.Passiamo vicino all’imponente muro a secco ricavato dallo svuotamento e messa in sicurezza di un’altra grotta, San Michele Arcangelo. Il tutto sempre ad opera, principalmente, di Gianluca e Tarcisio.Giuseppe ci raggiunge di buon passo quando siamo a meta’ strada per arrivare alla strada. Al rifugio vediamo delle vaghe figure muoversi. Penso siano Gabriele e Fabrizio, lo andremo a scoprire tra poco.Eccoci sulla strada.Un saluto a Campovano.In effetti erano proprio Fabrizio e Gabriele a muoversi nei dintorni del rifugio. Ora che siamo di nuovo tutti assieme, ci raccontano che mentre noi eravamo in grotta ha iniziato a piovere, per tale motivo hanno preso le loro cose e sono andati al rifugio per ripararsi. La strada del ritorno. C’e’ di buono che adesso c’e’ piu’ discesa che salita. Qualche cavallo al pascolo, e’ quasi l’ora, anche per loro, di riprendere la via di casa. Non faccio a tempo a pensarlo che loro prendono a muoversi parallelamente alla strada.Arrivati alla vela facciamo una sosta per prendere fiato e ricompattarci. 
Eccoci in vista di Campocatino e del piazzale con le macchine. Oramai e’ quasi fatta.In attesa degli altri c’e’ Giuseppe che si gode un momento di riposo contemplando il panorama.Iniziamo a scendere alla piana.La fotocamera inizia a dare segnali di stanchezza, ha la batteria affaticata. La lascio riposare. Arrivati alle macchine posiamo gli zaini ed andiamo al bar a prendere qualcosa di fresco da bere, ce lo siamo meritato. Nel frattempo iniziamo a parlare di cena, Valentina tornerebbe volentieri a casa ma si rimette alla decisione della maggioranza. Alla fine decidiamo per restare a cena a Guarcino, al ristorante dell’albergo Giuliana dove siamo stati ad agosto. Solo Erminio, sposo novello, e’ giustificato e riparte subito diretto a Subiaco.Eccoci a cena. E’ un buon ristorante, ci sarebbe da ridire sulle porzioni della pasta, ma forse e’ meglio cosi’. Dopo un estate di bagordi non mi si chiude piu’ la tuta speleo sulla pancia e questa e’ proprio una brutta cosa!Dopo una cena parca ed analcolica, ma non per questo triste, riprendiamo la strada di casa. Una bella giornata. Alla prossima.

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Grotta dell’Elefante – 02/09/2018

Con Angelica, Irene, Livia, Valentina, Gabriele, Nerone, Maurizio, Erminio. Incontrato Vincenzo con altri 2 amici.

Ho terminato oramai da giorni le vacanze sabine, quindi sono a Roma e per questa gita Gabriele passa a prendermi. La “banda della Meriva bianca” non e’ ancora al completo perche’ manca Giuseppe, ma anche per lui sono gli ultimi scampoli di vacanza, tra poco torneremo a ranghi completi. Comunque per oggi siamo solo Gabriele ed io, alle 9 siamo puntuali al Bar Lanciani a Guidonia. Siamo anche i primi ad arrivare, ogni tanto ci vuole. Aspettiamo con pazienza facendo la colazione. Quando usciamo finalmente possiamo salutare l’arrivo di qualche amico. Arriva Nerone con la sua inseparabile quanto puzzolente pipa. Arriva Vincenzo, e’ del GSCai Roma ed e’ il suo gruppo che attualmente porta avanti l’esplorazione della grotta. Facciamo qualche chiacchiera “grottesca” e ci facciamo raccontare la grotta da Vincenzo. Nel frattempo arriva il resto del nostro gruppo e vanno subito nel bar a cibarsi a dovere.Dopo essersi tutti provvisti di una solida e gustosa colazione, ci raduniamo fuori. Oggi siamo proprio un gruppone ed abbiamo strettoiste a profusione. Ne approfitto per una bella foto di gruppo. Salutiamo Vincenzo che rimane in attesa dei suoi amici e ci avviamo.Gabriele ed io abbiamo parcheggiato davanti al bar mentre i nostri amici si sono fermati sul piazzale dell’aeroporto. Li riprendo mentre camminano per i viali di Guidonia.Ecco il piazzale.Ed ecco le loro macchine.Quando sono tutti pronti facciamo in fila indiana i 200 metri che ci portano allo spiazzo dove lasceremo le macchine. Iniziamo a prepararci. Mentre armeggio con le mie cose lascio la fotocamera a Livia, quindi per una volta mi ritrovo protagonista delle “mie” foto. A me piacciono le piante ed i fiori, a Livia preferisce i gatti, questo le e’ sicuramente piaciuto…anche se, o magari proprio per questo, a guardarlo bene mi sembra un poco strabico.Il possesso della fotocamera evidentemente da’ dipendenza, quindi anche lei inizia a “sparare” foto a tutto cio’ che la circonda, proprio come faccio io.Anche Irene ne fa le spese.Quasi pronti. Il tempo di mettere via le nostre cose e si parte.Oramai, visto che questa e’ gia’ la mia seconda visita alla grotta, sono un “veterano”, quindi parto e faccio strada agli altri facendo sfoggio delle mie conoscenze.Risparmio loro i giri per il prato ed andiamo diretti al fosso dove inizia la galleria artificiale.Naturalmente mi metto di lato cercando di fare una foto per ogni “scendente”, anche se con scarsi risultati.Mentre scatto foto, intrattengo le mie vittime raccontando loro la mia disavventura con questo passaggio, la volta scorsa.Gabriele chiude la fila.Ci mettiamo ai margini delle 2 gallerie, dove inizia il fresco, per cambiarci prendendo il meglio del posto, il fresco e la luce del sole.Qualche minuto e siamo pronti, nonostante l’aria fresca che arriva dalla galleria, con la tuta speleo inizio a sudare. Prendo le mie robe ed inizio ad andare. Irene mi segue e deve sorbirsi il mio racconto di quanto ho scoperto della galleria giusto la volta scorsa.Ci fermiamo davanti all’ingresso della grotta ed aspettiamo il resto del gruppo. Quando siamo tutti, prima di iniziare la grotta, andiamo a fare un breve giro fino alla fine della galleria. Diamo uno sguardo ad entrambi i rami ma solo per constatare che le frane che li chiudono godono entrambe di ottima salute. Tornati indietro iniziamo la discesa in grotta. Per primo va Erminio, poi lo segue Irene.Quando arriva il mio turno, scendo il primo pozzetto. Irene ed Erminio sono rimasti ad aspettarmi. Dopo di me scende Gabriele. Lo lasciamo a seguire la discesa del resto del gruppo e andiamo avanti nel meandro per lasciare posto a che arrivera’.Davanti al pozzo successivo ci fermiamo, dobbiamo organizzarci per seguire la discesa dei pozzi delle nostre novelle strettoiste.Inizia a scendere Irene. Mentre aspettavo mi e’ venuta l’idea che forse il primo tratto della grotta puo’ essere sfruttato come grotta da corso. Decido quindi di seguire Irene mentre scende per vedere se c’e’ modo di dare indicazioni ad eventuali allievi durante il passaggio dei frazionamenti.Irene passa il primo frazionamento, e’ molto comodo sia per lei che per chi deve controllare.Il successivo e’ un poco piu’ complicato, scendo per vedere. Trovo una nicchia in cui posso entrare e seguire anche il secondo frazionamento. Nel frattempo Erminio e’ sceso al primo frazionamento per seguire chi lo passa.Nel frattempo altri del gruppo sono arrivati alla partenza del pozzo. Scende Valentina.Alla fine ci troviamo giu’ in 5, c’e’ Irene, Livia, Valentina ed Erminio. Da sopra ci fanno sapere che nel frattempo gli esploratori ci hanno raggiunto. Ci pare giusto dare a loro la precedenza nella discesa quindi ci predisponiamo all’attesa. Scende per primo Vincenzo. Visto che ci sono gli dico che verremo anche noi a dare uno sguardo alla parte nuova, almeno per i primi metri e gli chiedo il piacere di armare il traverso sul tratto con l’acqua in maniera di non doversi bagnare i piedi. Intanto l’attesa sembra diventare lunga. Mi ricordo di non aver ancora visitato il ramo “sinistro”, quello non oggetto di esplorazione. Propongo ai miei amici di andare a visitarlo per ingannare l’attesa. Erminio decide di rimanere alla base del pozzo per attendere gli altri. Mi avvio con le ragazze. Il posto e’ simpatico, e’ sempre impostato sulla frattura che abbiamo percorso sinora. Ci sono buchi con incastonato del fango.Per terra ci sono blocchetti di fango e delicatissimi frammenti di lamina di calcite, a testimonianza, probabilmente di un lungo periodo in cui la grotta e’ stata allagata.Continuiamo la nostra passaggiata, ogni tanto c’e’ qualche passaggio piu’ “avventuroso” ma nulla che ci possa mettere in difficolta’. Le nostre strettoiste se la cavano egregiamente. Mi spiace solo che Angelica sia rimasta indietro e non abbia potuto partecipare a questa breve diversione.Un altro dei cumuli di fango e lamine di calcite, sono ricoperti da una polvere grigia che non capisco da dove possa venire.Come detto, ogni tanto c’e’ da fare un passaggio piu’ articolato ma nulla sembra poter fermare le nostre esploratrici.Arrivati nel punto dove la frattura sembra chiudersi definitivamente ci fermiamo a riprendere fiato commentando quanto visto e poi torniamo velocemente indietro affinche’ il resto del nostro gruppo non abbia a preoccuparsi. Quando arriviamo in effetti sono tutti alla base del pozzo. Nerone riprende in consegna Angelica e Valentina, sembra che per loro 3 la gita sia gia’ bastevole e decidono che arriveranno con noi  fino alla strettoia per poi riprendere pian pianino la via del ritorno. Maurizio decidera’ cosa fare dopo aver visto la strettoia. Arriviamo quindi alla strettoia percorrendo il meandro in fila indiana. Il passaggio e’ stretto come lo ricordavo, Maurizio decide che anche per lui la gita si chiude qua. Noi altri andremo oltre a dare uno sguardo.Erminio saluta Nerone, Maurizio e le ragazze poi passa la strettoia per vedere “cosa c’e’ dopo”. Purtroppo dopo c’e’ ancora Vincenzo con i suoi amici, ancora impegnati con l’armo del traverso ed altro. Sono curioso di andare a vedere cosa stiano facendo. Insisto il giusto con Erminio fino a convincerlo che deve convincere a sua volta chi e’ davanti a lui a farci posto. Quando lo spazio per noi e’ stato creato, passo la strettoia a mia volta poi do il via libera a Livia per fotografarla mentre passa.Dopo aver importunato adeguatamente Livia, guardo avanti per vedere in che stato e’ il traverso. In effetti e’ montato, pero’ non credo sara’ utile per non bagnarsi i piedi nel passare.Il gruppo degli esploratori si e’ sistemato in maniera di farci spazio, scendo verso di loro. Stanno facendo varie cose, uno prende appunti, uno filma, Vincenzo si appresta a misurare la densita’ dell’acqua nei due lati del laghetto che in effetti, non me ne ero accorto, sono 2 pozze d’acqua all’apparenza non comunicanti.Per misurare la densita’ dell’acqua hanno portato un grosso “termometro”. A me, da ignorante quale sono, sembra lo strumento che si usa per misurare il grado zuccherino del mosto, pero’ tengo per me questa cosa. Purtroppo pare che lo strumento che hanno portato sia troppo sensibile per queste acque. Nella prima prova, nella pozza di destra, il “termometrone” sembra volersi inabissare e Vincenzo lo recupera quasi in extremis. Nella pozza di sinistra il risultato e’ sostanzialmente lo stesso pero’ ora l’inabissamento e’ controllato e fermato per tempo. Nel corso della misurazione veniamo a sapere che tempo fa, all’epoca delle prime esplorazioni, l’acqua era piu’ bassa di almeno 3 metri e si passava da un’altra parte. Ora quel passaggio e’ completamente sommerso e quindi e’ stata aperta la strettoia che abbiamo appena passato per ovviare.Mentre seguiamo la divertente misurazione di densita’ ci raggiunge Irene. Ho anche la soddisfazione di vedere Gabriele che finalmente passa la strettoia. Lui da bravo ingegnere si interessa alle misurazioni e a casa ha strumenti di ogni genere. Credo che la curiosita’ di vedere l’esperimento di Vincenzo lo abbia convinto a passare. Comunque sia, lo vedo con piacere spuntare dalla strettoia e ne sono contento. Siamo al completo, Gabriele ci comunica che il resto del nostro gruppo sta ritornando indietro come stabilito.Finito l’esperimento i nostri amici esploratori salutano e partono. Ci dicono che la strada da fare fino all’attuale fondo e’ parecchia e che quindi usciranno a notte inoltrata. Non ci vedremo ancora per oggi.  Dopo di loro passiamo noi, devo rassegnarmi ad avere i piedi bagnati. Ancora in fila indiana passiamo il breve tratto con l’acqua, saliamo il saltino di un paio di metri e percorriamo il traverso. Dopo ci sono le numerose diramazioni che avevo visto la volta scorsa. Non mi ricordo bene la strada percorsa la volta scorsa, pero’ ritroviamo la “freccia” che avevo seguito. Racconto la cosa ai miei amici, Erminio sarebbe piu’ propenso a tentare un passaggio basso che parte accanto alla “freccia” pero’ l’idea di strisciare sul fango per un numero indefinito di metri a me sorride per nulla. Alla fine anche Erminio si convince e guido tutti fino al piano superiori. Quasi tutti…a Gabriele il tratto da arrampicare non convince, prova alcune volte poi decide di voler tornare indietro. Anche questa volta faccio i capricci e tento di convincerlo a ritentare ma lui e’ irremovibile ed in pochi minuti e’ fuori portata delle mie grida di richiamo. Non c’e’ altro da fare quindi mi rassegno e torno con i miei restanti amici per continuare a curiosare. Al piano di sopra, dove siamo ora giriamo per un bel poco in lungo ed in largo. Sembrano posti gia visitati, in un punto improbabile trovo anche un fix. Troviamo nulla di nuovo, pero’ Livia si ferma a farsi una sigaretta vicino alla spaccatura che delimita il “pianoro” dove siamo. Vado a farle compagnia e, sporgendomi verso la frattura riconosco il punto. Siamo proprio sopra il termine del traverso. La prossima volta potremmo armare qua per bypassare la salita che ha infastidito Gabriele. Lo segno mentalmente tra le cose da fare in una prossima visita. Dopo la sigaretta, proseguiamo. C’e’ da scendere un paio di metri per poi riprendere la passeggiata lungo il meandro.Camminiamo comodamente, o quasi, fino al punto dove mi ero fermato la volta prima.Riconosco il dorso del drago. Sotto di lui c’e’ sempre la corda per superare un salto.Rimaniamo in contemplazione della prosecuzione. Anche questa volta mi devo fermare qua. Nerone ed il resto del gruppo stanno aspettandoci fuori ed e’ meglio non farli preoccupare.Torniamo svelti al traverso scivoloso ed aspetto Irene che mi raggiunga al saltino per la nuova bagnata di piedi.Il nodo della corda del saltino.Eccoci di nuovo alla strettoia.Aspetto Irene, inganno l’attesa disturbando dei quadretti di fango.Eccola che fa capolino. Passa senza problemi…
Quasi ci passa camminando…che invidia!Livia ci raggiunge quasi subito, anche per lei il passaggio stretto non e’ certo un problema.Mentre stiamo per avviarci verso il pozzo, vediamo la luce di Erminio che avanza velocemente verso di noi.Siamo di nuovo tutti assieme.Al pozzo salgo per primo, poi rimango nei pressi ad aspettare.Arriva Livia.In attesa di Irene, Livia si compone una sigaretta e se la fuma con gusto.Ecco Irene col suo bel sorriso. Non ho cuore di bloccarla per fare una foto a fuoco, ma anche cosi’ va bene.Dopo aver salito il pozzo che dal fondo della frattura porta al traverso, ora non rimane altro che affrontare anche lui. Irene, pur non amando molto i traversi, se la cava egregiamente.Vado un poco avanti per riprendere il passaggio di tutti ma la fotocamera si dichiara sfinita di batteria e manifesta il suo disappunto mostrandomi una enorme batteria rossa che lampeggia un paio di volte prima di spegnersi. Soffocando qualche imprecazione, la ripongo. Per oggi basta foto.Al pozzetto iniziale salgo di nuovo per primo. Fuori dal pozzo, che poi sarebbe dentro la galleria artificiale, c’e’ nessuno. Aspetto i miei amici, intanto inizio a cambiarmi. Escono in pochi minuti, si cambiano anche loro poi riprendiamo assieme la strada per le macchine dove ritroviamo il resto dei nostri amici. Sembra che alla grotta dell’elefante io non riesca a superare il “dorso del drago”. Sono fiducioso che la prossima volta sara’ quella buona, quindi…alla prossima.

Pubblicato in speleo, SZS, uscite | Commenti disabilitati su Grotta dell’Elefante – 02/09/2018

Chiocchio – 26/08/2018

Con Simone, Marco, Sieva, Chiara, Barbara, Giuseppe. In grotta abbiamo incontrato degli amici del gruppo di Perugia.

Approfitto delle mie vacanze sabine, sono a Montebuono da qualche giorno, per fare una uscita con i miei amici di Orvieto. La grotta che scegliamo e’ una classica sempre divertente, il Chiocchio. La mattina arrivo ad Orte dove lascio la macchina e vado ospite in macchina di Simone dove trovo anche Chiara. Al primo bar dalla “faccia” simpatica che incontriamo, facciamo sosta per la colazione e per salutarci per bene. Ne approfitto subito per la prima foto di gruppo.  
Stavolta per arrivare alla grotta facciamo una strada che non ho mai fatto, un paio di volte anche il navigatore sembra dare i numeri, pero’ alla fine riusciamo ad arrivare. Subito inizia la vestizione.Sono pronto e sento caldo, me ne vado verso l’ingresso senza fretta. Il sentiero e’ invaso da coloratissime bacche, sarebbe bello sapere se sono commestibili, nel dubbio mi limito a fotografarle.Eccomi arrivato all’ingresso.Mentre termino di prepararmi arrivano tutti gli altri.Ancora un paio di chiacchiere e poi entriamo. La prima sala e’ come sempre scivolosissima ma sulla parete e’ attrezzato un traverso col cavo d’acciaio che toglie dai guai.Il cavo ci accompagna fino ad un saltino di un metro.Di fronte a noi una bella colata.Barbara mentre ci raggiunge.C’e’ il primo passaggio lievemente stretto, visto che ora i miei amici devono stare fermi, ne approfitto.Anche qua vicino all’ingresso le concrezioni sono uno spettacolo.Ancora fermi? E’ io insisto.Su, andiamo.Tocca a me a scendere il saltino, appena arrivo ne approfitto per una foto a Barbara che aspetta di avere abbastanza spazio per scendere. E’ il turno di Chiara di affrontare il passaggio basso.La seguo subito. Mi ritrovo incolonnato nella galleria bassa. La colonna inizia a muoversi, avverto Barbara che puo’ venire giu’ anche lei.Proseguiamo nel meandro.Visto che c’e’ un poco di spazio mi metto di lato facendo foto a chi passa.Siamo nel punto dove c’e’ una curva a gomito, me la ricordo bene perche’ mi ci perdo sempre!Dopo la curva c’e’ il passaggio col sassone messo di traverso. Il passaggio e’ semplice ma non si puo’ assolutamente puntare i piedi sul sassone, e’ scivolosissimo. Nuova sosta. Siamo nei pressi del primo pozzo.Simone e’ davanti con Marco, sono sul bordo del pozzo e stanno armando il primo tratto del pozzo che e’ un saltino di circa 3 metri. Visto che c’e’ da aspettare mi diverto a curiosare intorno salendo al livello superiore nel meandro. Da questa posizione privilegiata posso importunare meglio i miei amici.
L’armo del salto e’ terminato. Iniziamo a scendere. Ora tocca a Sieva.Chiara attende con pazienza.Nella piccola sala dopo il salto intanto lavorano alacremente per armare il pozzo, quello detto della Cascata Bianca. Per quando arrivo e’ quasi tutto pronto ma non hanno ancora iniziato a scendere. Mentre aspetto, riprendo chi si appresta a scendere il salto.Armo approntato, si scende. Ancora una volta e’ il turno di Sieva. Simone lo assiste alla partenza mentre Marco e’ giu’ a fare sicura.Ultimi controlli prima di partire.Andato. Simone si rilassa un attimo.E’ il mio turno, ancora una volta mi piazzo sulla corda e faccio qualche foto. La prima verso la saletta dove sono appena partito.La seconda foto la scatto verso la celeberrima Cascata Bianca che da’ il nome al pozzo. Prima di farlo lancio qualche urlo a chi e’ giu’ perche’ illumini la cascata.Ora che sono arrivato alla base del pozzo posso mettermi comodo e riprendere chi deve ancora scendere.Tento di nuovo con la Cascata Bianca ma non ho abbastanza luce.Mi  rifaccio col sorriso di Chiara.Scende qualcuno, non lo riconosco, ma visto che ha 2 zaini, deve essere per forza Giuseppe, penso. E invece no, e’ Barbara, che spelea! Oramai non la ferma piu’ niente e nessuno.Siamo scesi tutti, pero’ Giuseppe e Barbara, che chiudevano il gruppo, ci avvertono che siamo stati raggiunti da un altro gruppo di speleo, sono 4 ed ora stanno sistemando la loro corda sul pozzo.Ma chi saranno? Simone riconosce la voce di Valentina, una speleo del gruppo di Perugia. Aspettiamo che scendano, sicuramente loro sono piu’ veloci di noi ed e’ meglio che li lasciamo passare avanti. Sistemata la corda scendono velocemente. Valentina la saluto ma non mi pare di conoscerla. Dietro di lei una faccia conosciuta. Si tratta di Felice, e’ un sacco di tempo che non ci si vede, un caloroso abbraccio e’ d’obbligo. La discesa successiva mi porta un’altra gradita sorpresa, si tratta di Luca. Anche con lui ci scambiamo un abbraccio. Come mi ricorda lui, sono piu’ di venti anni che non ci incontriamo in grotta, si dai tempi della spedizione in Vietnam. Finiti i saluti, siamo tutti pronti a muoverci. Quando loro scompaiono nel buio, riprendiamo anche noi a scendere.Anche questo tratto in discesa e’ scivolosissimo ed e’ meglio controllare bene dove si poggiano i piedi, il rischio e’ di fare uno scivolone, doloroso per il sedere e non meno per l’amor proprio. Infatti piu’ di qualcuno adotta una tattica di progressione accucciata per evitare ruzzoloni.Per dare un poco di vantaggio ai nostri amici perugini, Simone propone una visita al lago pensile nella Sala Merini. Non ci sono mai stato, questa mi sembra l’occasione giusta. C’e’ una corda fissa ad indicare la via. Si sale circa 3 metri e poi ci si infila in un buco laterale.Iniziamo a salire.Simone si mette alla fine della salita per dare una mano.Intanto giu’ ci si prepara per la salita.Vai Sieva!Ora salgo io. Questo e’ il passaggio basso, dopo la salita, che porta alla sala.Provo una foto sfruttando la luce di che e’ gia’ nella sala…Troppa luce……Cosi’ troppo poca!Andiamo a vedere ‘sta sala. In effetti e’ interessante, e’ ampia e col soffitto alto. Davanti a noi c’e’ un arrivo d’acqua che ha formato una bella colata. Alla base c’e’ disegnato il bordo di un laghetto che pero’ ora e’ competamente in secca.Mi tocchera’ tornare quando il laghetto e’ pieno per poterlo ammirare in tutto il suo splendore. Non sembra esserci altro da vedere, tento qualche foto alle concrezioni.Intanto i miei amici hanno preso la via del ritorno.Mentre aspetto il mio turno vado a curiosare fino alla colata ma non mi sembra che ci sia un arrivo percorribile.Ritorno al salto, e’ quasi il turno di Chiara. Ma e’ Sieva che in questo momento impegna la corda.E’ il momento di Chiara.Siamo tutti ritornati alla base. Possiamo proseguire.Ora dobbiamo affrontare il pozzo del panino. Simone e Chiara sono avanti.Da questo pozzo in poi, per un bel tratto, la grotta e’ armata quindi procediamo svelti. Ecco il Pozzo del Panino in tutto il suo splendore.Mi sistemo comodo per dare uno sguardo a chi scende. E’ il turno di Sieva.Procede spedito.Arrivato lui, parte Barbara, anche lei scende in un lampo.Segue Giuseppe, per stavolta scendo tra gli ultimi, rimane Marco a chiudere la fila.Breve sosta per riprendere fiato.Ora possiamo proseguire verso i Pozzi Novelli.Si scende un po’, poi le pareti della grotta si stringono in corrispondenza alla partenza del primo pozzo.Un pezzo di meandro e ci siamo.Vado avanti e mi metto comodo sul terrazzino che sovrasta la partenza del pozzo. E’ un posto comodo dove osservare chi parte per la discesa.Come al solito, per questa grotta, mi ritrovo a fotografare la discesa di Sieva. Oggi e’ il suo giorno.Ma non dimentichiamoci di Chiara col suo bel sorriso.Ecco la discesa di Marco.E poi quella di Chiara.Tutto bene la’ sotto?!?Eccoci tutti giu’. E’ il momento di fare i conti con la stanchezza. Per chi e’ ad una delle prime grotte, inizia a farsi sentire, e con la stanchezza arriva anche il freddo, quella gelida sensazione che ti abbraccia e non ti molla piu’. Un rapido consulto ed e’ deciso, per oggi e’ meglio fermarsi qua.Simone e Marco si avviano a risalire in compagnia di Chiara e Sieva. Visto che ci sarebbe comunque da aspettare, Barbara e Giuseppe decidono di scendere ancora qualche pozzo. Sono indeciso. La risalita sara’ una faccenda lunga, quasi quasi vado giu’ pure io per un tratto. Aspetto che Barbara scenda e poi la seguo per il pozzo successivo, il secondo Novello.Mi ritrovo con Barbara al terrazzino Cleofe, da dove parte il terzo Novello. Le faccio compagnia a bordo pozzo, cosi’ che non si senta sola mentre scende. Giuseppe e’ giu’ che la aspetta. L’armo e’ molto piu’ comodo di come lo ricordavo.Provo a riprendere il pozzo mentre Barbara scende ma e’ un ambiente troppo ampio per le mie misere luci.Alla libera di Barbara, scendo anche io. Una volta alla base del pozzo mi guardo attorno soddisfatto. Ora pero’ devo proprio tornare indietro, non vorrei lasciare “da soli” Simone e gli altri amici che stanno risalendo. Saluto Barbara e Giuseppe e, mentre loro si ingegnano per uno spuntino, inizio a risalire i Novelli con una certa premura. Affronto con la stessa solerzia anche il Pozzo del Panino. Forse esagero un poco, infatti quando arrivo alla salita che porta alla Cascata Bianca ho un fiatone che non ti dico e sbuffo come un mantice bucato. Alla Cascata Bianca finalmente riaggancio i miei amici e mi concedo una sosta per riprendere fiato.  Marco e’ alla base del pozzo in attesa di salire, si volta a guardarmi, per un attimo ha pensato stesse arrivando un treno a vapore.Appena mi riprendo abbastanza, metto in funzione la fotocamera. Appena in tempo per vedere Marco che termina la salita.Quando mi urla la libera, sono di nuovo in grado di respirare in maniera quasi umana. Salgo il pozzo. Alla saletta trovo il buon Sieva impegnato col pozzo successivo, quello da 3 metri.L’arrivo del salto. Dopo saremo praticamente fuori.Come detto, in pochi minuti siamo in vista dell’uscita. Il tempo e’ stato clemente, ha piovuto ma ora sta smettendo, solo le ultime gocce.Appena spiove riprendiamo le nostre cose ed usciamo. Ancora una foto e poi prendiamo per le macchine.Ho quasi terminato di cambiarmi quando arrivano Barbara e Giuseppe. Sono in compagnia dei nostri amici di Perugia.Giuseppe e Felice assieme, non e’ una foto da tutti i giorni. Arrivano anche Luca e…(dannata memoria!)Terminiamo tutti di cambiarci e di stipare le attrezzature infangate nei sacchi.Visto il lieto incontro, perche’ perdere l’occasione di mangiare qualcosa assieme? E’ presto deciso, saliamo in macchina fino ad un piccolo bar/alimentari dove si industriano ben volentieri per prepararci una sostanziosa merenda. Ne approfittiamo per smorzare la fame e fare quattro chiacchiere per rinverdire l’amicizia.Tutte le cose belle hanno una fine, quindi anche il nostro spuntino termina con bottiglie di birra vuote e briciole di pane a testimoniare il gradimento. Ci prendiamo ancora il tempo necessario per i saluti e poi riprendiamo le macchine. Strada facendo scende la sera.Arrivati ad Orte saluto Chiara e Simone, riprendo la macchina e faccio ritorno alla casa avita in quel di Montebuono. Una piacevole gita allietata da buona compagnia e piacevoli incontri. Alla prossima.

Pubblicato in amici, GSCO, speleo, uscite | Commenti disabilitati su Chiocchio – 26/08/2018

Grotta dell’Elefante 24/08/2018

Una visita alla Grotta dell’Elefante, Gabriele ed io.

All’inizio di questa estate Fabrizio ci scrisse che alla grotta dell’Elefante, vicino Guidonia, era stata trovata una prosecuzione con sviluppi davvero notevoli invitandoci ad andare a visitarla. Visto che Guidonia e’ relativamente vicina a Montebuono, dove sono in vacanza, telefono a Gabriele per proporgli di andare a visitarla. Gli accordi per andare sono presto presi.

La mattina presto scendo al belvedere di Montebuono per andare a prendere la macchina e recarmi all’appuntamento con Gabriele a Guidonia.Dopo esserci incontrati all’uscita dell’autostrada, andiamo senza perdere tempo al “Bar Lanciani” a Guidonia per una meritata colazione. Dopo riprendiamo le macchine per il breve tragitto fino al parcheggio vicino la grotta. Iniziamo subito a prepararci.Dalla strada principale, prendiamo un sentierino pieno di pattume vario che sbuca in un prato.Gabriele non ricorda benissimo dove sia l’ingresso quindi lo cerchiamo con impegno per piu’ di mezz’ora vagando in lungo e largo per il prato e dintorni. Alla fine una telefonata a Fabrizio gli fornisce l’imbeccata per trovare l’ingresso della grotta.Ora che sa, si dirige deciso verso la meta.Si scende tra le fresche frasche.Nello scendere mi scivolano entrambi i piedi e faccio un numero da circo rimanendo appeso per le mani ad un alberello sotto lo sguardo stupito e preoccupato di Gabriele. Per fortuna l’unico infortunato e’ il mio amor proprio! Il fosso che percorriamo per una decina di metri e’ stato usato nel tempo come discarica, deve essere una sorta di sport nazionale. In corrispondenza di una galleria artificiale, ci fermiamo a cambiarci.C’e’ anche un altro ramo di galleria, ortogonale a quello dove ci siamo fermati, pero’ chiude con frana dopo pochi metri.Appena sommariamente pronto, prendo le mie robe e mi inoltro a curiosare nella galleria. Prosegue dritta una cinquantina di metri.In corrispondenza dell’inizio di una curva a sinistra, mi fermo ad aspettare Gabriele.Strada facendo si incontrano tracce di scavi in corso.Eccolo arrivato. Proseguendo insieme verso l’ingresso della grotta, Gabriele mi racconta che questa galleria veniva usata come rifugio antiaereo durante la seconda guerra mondiale. Ho il dubbio che questa fosse la destinazione d’uso originaria della galleria, pero’ non ho altre informazioni al momento, quindi va bene cosi’.La galleria, dopo un’ampia curva a sinistra continua dritta alcuni metri fino ad intercettare una frattura che forma la grotta che visiteremo oggi. La parte destra della frattura. Gabriele mi dice che non ha sviluppi interessanti.La parte sinistra, gia’ attrezzata con la corda, e’ la nostra meta.Per curiosita’, prima di entrare vado a dare uno sguardo alla prosecuzione della galleria.Prosegue diritta altri 30 metri circa poi prosegue ancora, ma sulla sinistra parte un altra galleria. Vado per prima cosa a vedere a sinistra. Pochi metri e si incontra un crollo che ha parzialmente ostruito la galleria. Si passa agevolmente, quindi proseguo oltre.Ancora qualche metro poi un crollo “serio” interrompe la mia passeggiata. Torno indietro per finire di vedere il ramo principale.Anche lui termina miseramente con un crollo. Nel frattempo Gabriele mi raggiunge e torniamo indietro assieme. Un millepiedi ci tiene compagnia mentre terminiamo la vestizione. Oggi indossero’ per la prima volta il mio nuovo imbrago “Phedra” e devo dargli una regolata.Un altro ospite della galleria.Pronti? Si parte.Scendo il primo pozzo, dopo parte un meandro armato a mezza altezza nella frattura.Dei bei broccoletti, la mia tuta gia’ suda freddo. Spero di non dover fare lunghi passaggi stretti con loro a fare da pareti. Una mia tuta di alcuni anni fa usci’ a striscioline da una simile esperienza.Dopo il meandro parte subito un altro pozzo. Aspetto Gabriele prima di scendere.Un paio di frazionamenti, un deviatore e sono alla base della frattura. Ho una vaga idea di dove sono. Per non arrivare completamente impreparato, ieri sera ho sfogliato il “mecchione”, il monumentale libro con le grotte del Lazio, trovandovi le indicazioni sulla grotta dell’Elefante ed il suo rilievo. Grazie ai miei studi, ora so che la grotta, alla base dei pozzi, prosegue sia a “destra” che a “sinistra” (naturalmente destra e sinistra relativamente a come rappresentati sul rilievo). La parte a sinistra prosegue alcuni metri, ma e’ la parte destra che pare sia interessante. Sul libro viene riportato che in periodi di secca in corrispondenza del ramo destro si avverte una corrente d’aria fredda. Gabriele, che mentre curiosavo in giro, mi ha raggiunto, conferma quanto ho appreso dal libro. Ci dirigiamo verso il ramo destro.In terra e sulle pareti ci sono tracce di fango in piccoli blocchi e veli di concrezione. Dovrebbero essere i resti di varie fasi di allagamento della frattura che stiamo percorrendo.Un teschio di qualche animaletto arrivato qua chissa’ come. E’ un teschio strano per la mia scarsa competenza in fatto di crani. La spina dorsale attraversa centralmente la parte superiore del cranio fino alla fine di quelle che penso siano le cavita’ oculari ed e’ fusa ad esso, diventandone parte. Sarebbe simpatico sapere di quale animale e’ ma per ora la nostra analisi si ferma qua. Dopo averlo osservato per bene, lo rimettiamo al suo posto.Ci troviamo davanti un cumulo di detriti, breccia minuta, sembra essere caduta dall’alto, ma non si capisce da dove.Uno dei pezzi di fango.Qualche minuto di cammino curiosando qua e la’, ci portano fino ad una strettoia. Gabriele mi informa che questo e’ il punto dove e’ stato allargato il passaggio fino a renderlo transitabile. Da qui in poi si entra nelle zone “nuove” della grotta.Ecco la strettoia. A vederla non sembra proprio proprio larga. Pero’ i segni di passaggio ci sono. Provo.Con numerosi sbuffi e qualche sospiro riesco a passare. Annoto mentalmente che al ritorno potro’ trovare sicuro giovamento togliendo almeno il discensore dal delta. Mi guardo intorno. Sotto di me ho un saltino da un paio di metri, alla base una sala dal soffitto non molto alto, con roccia, acqua e fango.Un istmo di roccia che parte alla base del saltino ed arriva fino alla parete di fronte, divide la sala in 2 laghetti profondi un numero imprecisato di metri. Piu’ avanti, tra la fine della roccia e le pareti, c’e’ un generoso strato di fango denso.Descrivo il tutto a Gabriele mentre aspetto che passi. Dopo una breve attesa in cui non lo sento muoversi, gli chiedo cosa stia succedendo. Gabriele mi risponde che oggi non ha voglia di passare la strettoia. La notizia mi contraria alquanto. Questo vuol dire che l’esplorazione e’ quasi terminata, non e’ prudente addentrarmi da solo e non posso lasciare Gabriele ad aspettarmi per troppo tempo. Insisto un poco ma e’ irremovibile. Mi rassegno. Gli urlo che va bene cosi’, andro’ a dare una occhiata avanti e poi tornero’ indietro nel giro di un’ora. Non vorrei bagnarmi i piedi quindi guardo per prima cosa a sinistra ma ottengo solo di ricoprirmi la tuta con uno spesso strato di fango. Da quella parte il passaggio ci sarebbe pure ma e’ stretto ed e’ chiaro che nessuno e’ mai passato di la’, almeno di recente. Il passaggio quindi deve essere a destra. Mi rassegno a bagnarmi i piedi. Attraverso la pozza d’acqua per circa 2 metri seguendo l’istmo di roccia che vi si immerge per un palmo, giusto quel che basta a infradiciarmi i piedi. Percorsi i 2 metri, a ridosso della parete, trovo la corda che permette di salire e proseguire l’esplorazione.Salgo un paio di metri. Trovo un traverso, molto opportuno poiche’ la roccia e’ scivolosissima.Terminato il traverso inizio a vagare tra giganteschi massi di crollo camminando in uno strato di fango compatto ed appiccicoso, alto piu’ di 20 centimetri. Ci sono molte possibili prosecuzioni e le profonde orme nel fango mi informano che sono state tutte viste piu’ o meno accuratamente. Nel girare trovo una “freccia” che indica verso l’alto, ne seguo la direzione con gli occhi, in effetti il passaggio che indica sembra abbastanza comodo. Seguo l’indicazione dell’artista sconosciuto.  Arrivo in alto. Ora sono vicino alla volta della galleria di cui si intuisce l’inizio. A terra non mancano fango e massi sconnessi. Anche qua ci sono molte diramazioni che appaiono gia’ viste. Per il momento le accantono scegliendo di seguire la direzione principale della galleria ed il filo d’aria che vi sento arrivare.Rocce consumate da…?La volta della galleria.C’e’ da riscendere un paio di metri, lo faccio guardando bene che mi sia possibile poi risalire. Finalmente la galleria sembra proseguire senza ulteriori ostacoli. Ci sono sempre a terra dei massi di crollo ma di dimensioni contenute che non ostacolano troppo il cammino.Ho premura, il tempo passa e Gabriele e’ la’ ad aspettarmi. Non mi fermo troppo per fare foto, ne scatto alcune camminando, quindi il risultato e’ scarso.La galleria improvvisamente sembra scendere. Mi trovo davanti degli strati di roccia contorti che agli amanti del genere fantasy possono far pensare al dorso di un drago. Sotto di esso c’e’ un qualcosa, salto o pozzo, attrezzato con la corda. Anche se a malincuore decido che e’ ora di tornare indietro. Un breve inciso: pensandoci ora, a distanza di qualche giorno, dico a malincuore perche’ allora ho sentito che, se non avessi avuto pensiero per Gabriele,  avrei potuto girare in esplorazione della grotta per ore, dimentico di tutto. E’ una sensazione per me esaltante che ho faticato un poco a dominare razionalmente. Erano tanti anni che non mi capitava e mi sembra come se avessi incontrato un vecchio amico da tempo perso di vista. Prima di voltarmi provo a prendere una foto verso il salto armato ma viene scura, anche la foto magari la faro’ la prossima volta.Il ritorno non porta sorprese se non tanto fango quanto ne avevo trovato all’andata ed una nuova bagnata ai piedi, stavolta meno fastidiosa poiche’ i piedi era gia’ bagnati. Passata la strettoia ritrovo Gabriele. Ha approfittato della mia assenza per fare un pisolino. Ancora eccitato dalla bella sensazione di aver visto luoghi sconosciuti e, quasi, inesplorati, lo investo con la descrizione di quanto ho visto. Gabriele mi ascolta pazientemente e con interesse, poi riprendiamo la via del ritorno.Pochi minuti di cammino e poi su corda e sono alla galleria artificiale.Mi affaccio a controllare, Gabriele e’ subito dietro di me, lo aspetto per immortalare la sua uscita.Mi metto seduto comodo ed aspetto.Eccolo che fa capolino.Ci cambiamo al fresco della galleria poi usciamo al caldo di questa bella giornata estiva.Un simpatico cartello mi ricorda che siamo praticamente dentro Guidonia.Una volta alle macchine finiamo di sistemare le nostre robe. Mi dispero un poco per la discreta quantita’ di fango che mi sono portato appresso dalla grotta. Avro’ i miei problemi per pulire tutto senza intasare gli scarichi di casa. Sicuramente pero’ l’esperienza appena vissuta vale qualche piccolo disagio futuro. Alla prossima.

Pubblicato in artificiali, esplorazioni, speleo, SZS, uscite | Commenti disabilitati su Grotta dell’Elefante 24/08/2018

Pretaro – 12/08/2018

Al Pretaro con Simone, Chiara, Sabrina, Elena, Marco, Fabio. La sera cena da Alessandro con Barbara e Giuseppe.

Dopo le appassionanti giornate di scavo a Campocatino, siamo andati, Betta, io e Luna a goderci qualche giorno di mare. Una volta ben arrostiti siamo poi andati a Montebuono per riposarci dalle faticosissime vacanze. Con i miei amici di Orvieto abbiamo approfittato dell’occasione per organizzare una gita in grotta in Sabina. Visto che sono a Montebuono andremo al vicino “Buco del Pretaro”, semplicemente “Pretaro” per chi ne e’ in confidenza e “Buca du vento” (probabilmente ho messo qualche “u” di meno, ma il senso e’ quello) per chi abita a Montebuono! Ecco i miei amici che arrivano decisi e compatti al Roby Bar.Dopo la colazione ci trasferiamo allo spiazzo vicino alla grotta per cambiarci. Elena si e’ portata appresso i ferri del mestiere e Sabrina ne approfitta per chiederle una spuntatina alla frangetta.Subito accontentata.Ora Sabrina e’ pronta a tutto!Scambio di foto con Marco.Siamo quasi pronti, possiamo spostarci verso l’ingresso. Presto, presto che qua mi sciolgo dal caldo.La foto ricordo all’ingresso e’ irrinunciabile.E di quella singola quando si inizia ad affrontare l’ignoto buoi e ventoso, ne vogliamo parlare? Ecco Elena che fa il suo ingresso trionfale.Sabrina con la frangetta rifatta e’ veramente splendida!Chiara ha acceso gli abbaglianti, come si deve prima di entrare in galleria…Mi rovina un poco la foto ma con un sorriso cosi’ gli si puo’ perdonare tutto.Eccoci dentro, si prosegue.Un saluto alla padrona di casa.Un paio di strusciate per terra e siamo al primo pozzetto.Elena sembra dire: “Fammi passare avanti altrimenti, io t’ho fatto la frangetta ed io te la distruggo” e Sabrina rispondere: “Ci devi solo provare, Edward!”Alla fine pero’ Sabrina, che e’ buona, si convince ed Elena parte per la sua discesa.La coda di speleo inattesa inizia ad infoltirsi.Elena intanto scende.Arrivata.Scende Sabrina, oramai lei il Pretaro se lo mangia a colazione.Tocca poi a Fabio, per lui e’ la prima visita alla grotta ed i primi passaggi bassi lo hanno favorevolmente impressionato. Questa almeno e’ stata l’impressione che ha dato, a sentire le bestemmie che ha tirato giu’ nel passarle.Col pozzetto invece se la cava egregiamente.Intanto scendo anche io lasciando a Marco l’onore di chiudere la fila.Il passaggio del traverso e’ una cosa da nulla. Sabrina mostra ai suoi amici come fare.Chiara si ferma a prendere fiato prima di affrontare il primo toboga. Intanto chiede preoccupata a Simone: “Ma sei sicuro che proprio in questo bucaccio mi devo andare a ficcare?”Per farle coraggio il buon Simone inizia a scenderlo per primo.“Buttati che e’ morbido”, le dice Simone. “Arrivo” risponde Chiara. Intanto io documento tutto.
Ecco la nostra impavida eroina mentre affronta la discesa.Dopo e’ il turno di Elena che addirittura fa le boccacce al povero fotografo.E allora, ancora una foto.Arrivata anche lei. Sabrina, e non dico altro.Scende con eleganza.E poi Fabio le copia la tecnica.Siamo al secondo toboga. Mi metto alla partenza facendomi piccolo piccolo per poter dare supporto morale a chi affronta la discesa. Ora tocca ad Elena.Quasi arrivata, senza problemi.Fabio e’ quasi a suo agio nonostante lo spazio sia proprio risicato.Passato Fabio lascio il mio posto a Marco e vado avanti.Siamo ora alla galleria che porta alla sala del the. I miei amici accettano gentilmente di posare immobili per una foto. Li costringo a stare fermi per un paio di minuti, poi alcuni sospiri di impazienza mi avvertono che e’ meglio proseguire.Anche Marco, che chiude la fila si becca la sua razione di immobilita’.Finche’ resistono, io continuo ad imperversare. Gira la testa che si vede la luce, fermo cosi’, spostati un poco piu’ indietro…e cosi’ via.Ancora un’altra e poi andiamo.Dopo una rapida sosta alla sala del the, alcuni di noi proseguono per la sala Utec. Fabio dichiara che per oggi ha gia’ avuto la sua dose di “strettosita’”, quindi rinuncia. Salgo per primo la famigerata strettoia in salita fermandomi in cima per poter dare una mano.Il moschettone dell’armo non e’ propriamente in ottime condizioni, per fortuna e’ doppiato su naturale.Arriva Simone, con qualche contorsionismo mi scavalca e passa avanti. Dopo di lui arriva Chiara. Per lei il passaggio non e’ stretto, infatti arriva su senza troppi problemi. Ora che e’ arrivata, il problema e’ farla passare.Alla fine la accompagno su per un pezzo, sin dove si allarga un poco.Passata Chiara vado a vedere cosa combina Elena. Anche per lei il passaggio stretto non e’ un problema. Eccola che spunta fuori come un elfo delle grotte.L’arrivo di Elena alla sala Utec.Come sempre il buon Marco arriva a chiudere la fila. Qualcuno gli ha fatto le corna. Sono di fango e sono sul casco, pero’ son proprio corna ben fatte.Ecco l’insegna della sala.Qualche capelli d’angelo messo in cantiere da poco.Andiamo a visitare i cunicoli fangosi fino al “trivio”. Fuori, prima di entrare ho mostrato loro il punto esterno che dentro corrisponde circa al trivio. Ora glielo voglio mostrare il punto corrispondente dall’interno. Fatto il nostro giro, torniamo indietro. Strada facendo importuno Elena chiedendole di fermarsi in posti scomodissimi per fare qualche foto.Tornati alla sala Utec.Giu’ di nuovo per il cunicolo.Elena scende come uno scoiattolo, quasi non riesco a starle dietro.Mi fermo ad aspettare Chiara. Poi proseguiamo assieme. Anche in discesa la strettoia non e’ un gran problema.Alla sala del The ricompattiamo tutto il gruppo. Marco ci mostra con orgoglio i suoi nuovi ornamenti.Ripartiamo prendendo con decisione la via del ritorno. Sabrina si presta come modella per alcune foto.Non potevano far altro che essere belle foto!Le strane scritte in “etrusco” (Chiara ci ha appena raccontato che gli Etruschi scrivevano da destra verso sinistra). Questa sembra essere un “Plus ultra”, che l’ingresso una volta fosse piu’ avanti?!?Anche al ritorno mi incastro in cima al secondo toboga (che ora, al ritorno, e’ il primo!) ed assisto l’arrivo dei miei amici. Ecco Fabio che disbriga la salita con qualche sbuffo ma senza problemi. Arriva poi Sabrina.La faccio fermare per una foto.Ora sale Chiara.Quasi arrivata.Le chiedo di fermarsi per una foto ma lei non vuole collaborare.Alla fine, con argomenti decisivi e buone maniere, in pratica la tengo ferma con mani e piedi, le estorco la foto.Passiamo subito al primo toboga (e’ inutile dirvi che ora e’ il secondo, pero’ mi piace dirvelo ugualmente). Lui e’ il solito cunicolo stretto ma tanto carino che mi ostino a fotografare ogni volta.Salgo in cima al primo toboga e anche qua assisto all’arrivo dei miei amici per documentare il tutto con le foto.Fabio parte per primo. Poi e’ il turno di Sabrina.Il suo sorridente arrivo.Poi tocca a Chiara, una delle poche che ho visto salire praticamente in piedi.Dopo il passaggio di Chiara la fotocamera ha dichiarato di essere stanca di batteria ed ha iniziato a spegnersi ad ogni tentativo di foto. La lascio riposare per un po’. Ci spostiamo a fare il traverso e quindi il pozzetto. La fotocamera mi concede ancora uno scatto ad Elena mentre risale il pozzetto ma poi tace, muta e spenta, ad ogni altro tentativo.Sopra al pozzetto convinco tutti a fare una visita alla sala dell’Arpa Celtica. Viene anche Fabio, pero’ al primo sentore di passaggio stretto ci abbandona dicendo che per oggi ne ha avuto abbastanza di “strettume”. Si tratta di una deviazione breve ma molto piacevole. Da la’, ancora pochi minuti e siamo fuori. Per la cronaca, Marco riesce ad uscire senza “rompersi le corna”. Per la cena e’ ancora presto, ci cambiamo senza fretta ed andiamo da Roby Bar a prendere qualcosa di fresco. Verso le 6 del pomeriggio lascio il gruppo, devo andare a casa a posare le mie robe e prendere Betta. Fatto questo, siamo d’accordo che ci rivedremo a Sant’Oreste in tempo per l’aperitivo. Betta ed io arriviamo alla piazzetta dopo l’arco verso le 7 e mezza e li troviamo tutti seduti a bere rilassati e contenti.  Ci uniamo subito a loro rimettendoci in paro. Peccato solo che dopo le 7 i bar non possano servire i drink nei bicchieri di vetro, lo spritz nel bicchiere di plastica non e’ lo stesso. Alle 8 ci avviamo al ristorante. Come avevamo chiesto, Alessandro ci ha apparecchiato sul balcone, potremo cenare gustando il bel panorama che si vede da qua. Aspettiamo ancora qualche minuto perche’ Barbara e Giuseppe possano raggiungerci. In verita’ iniziamo subito con gli antipasti, pero’ li mangiamo molto lentamente per attendere i nostri amici. Appena arrivano diamo il via libera ad Alessandro, la cena puo’ avere ufficialmente inizio. Finiscono di arrivare gli antipasti per tutti e, per alcuni minuti, nessuno guarda piu’ il panorama.Scende la sera e la cena continua in allegria.Quando arriviamo al dolce siamo satolli e contenti. Anche la stanchezza inizia a reclamare attenzione. Un ultimo sguardo al panorama e prendiamo la via di casa. Una splendida giornata con tanti amici, grotta e buon cibo. Alla prossima.

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Dolina Sfondata – Campocatino – 7/08/2018

Tre giorni di scavo ad una possibile nuova grotta con Tarcisio, Gabriele, Nerone, la partecipazione di Luna e qualche visita di passaggio da parte di alcuni amici.

Proprio cosi’, stavolta ho costretto tutta la famiglia ad un soggiorno a Guarcino per stare ben 3 giorni a lavorare a Campocatino. In realta’ il programma era piu’ variegato ma i temporali previsti in zona ci hanno fatto preferire un obiettivo piu’ facile da abbandonare in caso di fulmini. Questo e’ l’antefatto, eccoci pronti ad iniziare!

7 agosto 2018 – L’inizio degli scavi.

Oltre a noi arrivano anche Marika, Valerio e Leandro e, naturalmente, Cesare, ma solo per salutarci prima di andare agli Urli.I preparativi.Si parte.Dopo un impegnativo avvicinamento di almeno 2 minuti, eccoci alla Dolina Sfondata, la nostra meta.Eccola in tutto il suo splendore.Nerone e Tarcisio partono subito alla carica. Io passo qualche minuto con Luna, poi li raggiungo.La giornata corre via presto, qualcosa abbiamo fatto, qualcosa si intuisce, torneremo. Per ora riprendiamo le nostre cose e torniamo alle macchine.La giornata, come da previsioni si e’ un poco guastata.Per fortuna il nebbione passa e va. Marika e Cesare decidono di andare a vedere se gli “urlanti” stanno uscendo, Li accompagnamo.Funghi su letame.Ci fermiamo sul versante opposto a dove si apre la grotta degli Urli, vicino ad un’altra grotta di cui non ricordo il nome. 2 ragazzi in passeggiata ci seguono incuriositi.Mentre aspettiamo, vi presento la grotta che ci tiene compagnia.La vista da qua e’ veramente stupenda.…e aspettiamo…
Eccoli! Ora possiamo anche lanciar loro un saluto e tornare alle nostre cose. La giornata si chiude qua.

8 agosto 2018 – Insistiamo con Dolina Sfondata.

Sara’ che anche per oggi e’ previsto temporale, sara’ che la Dolina Sfondata ci ha incuriositi, tanto e’ che anche oggi torneremo a scavare la’.Dopo la colazione, facciamo un salto al garage di Tarcisio a prendere il materiale. Ieri Tarcisio ha preso in custodia le nostre tute per farle asciugare. La mia e’ ancora appesa bel bella a prendere il sole.Si prepara il necessario.Affrontiamo impavidi la solita, lunga, strada per Campocatino e poi l’estenuante avvicinamento di quasi 2 minuti. Anche oggi Luna e’ con noi e scorrazza felice per la piana.L’altro “cantiere” aperto nella piana di Campocatino. Per quello pero’ dobbiamo attendere Gianluca.Nerone mentre sistema le ultime cose prima di entrare.Passa a trovarci Giancarlo, pero’ e’ qua solo per una gita, non ha portato attrezzatura.Ho montato una sorta di tenda per permettere a Luna di avere dell’ombra. Purtroppo pero’ lei ha una paura assoluta dei teli mossi dal vento quindi ci si tiene ben lontana.Preferisce posti piu’ morbidi per riposare!Gabriele si e’ assunto il ruolo di gestione esterna dei secchi, quindi rimane fuori a recuperarli, svuotarli per bene e rimandarli giu’.Luna a forza di tirare e’ riuscita a far crollare la tenda, quando esco dalla grotta per un poco di riposo, mi mostra soddisfatta il suo capolavoro.Gabriele e’ sceso a dare uno sguardo, Nerone e’ uscito a riposare.E’ quasi finita la giornata, lo scavo procede, si inizia ad intravedere il passaggio.La nostra giornata l’abbiamo fatta, torniamo alla base.Gabriele nelle vesti di sherpa.

9 agosto 2018 – La giornata conclusiva.

Eccoci di nuovo al garage di Tarcisio. Oramai siamo stati “catturati” dal fascino malizioso di Dolina Sfondata, dobbiamo per forza tornare la’ per vedere cosa c’e’ “oltre”.Il piazzale di Campocatino che ospita le nostre macchine.Anche oggi Gabriele si carica come un mulo ed affronta stoicamente il lungo tragitto fino alla grotta. Io invece ho il mio daffare per convincere Luna a lasciar perdere i cavalli.Nerone, come sempre, e’ gia’ pronto per entrare.Altro funghetto da letame, lo diceva anche De Andre’ che sul letame crescono bene questo genere di cose…Per lui erano fiori, ma non stiamo a sottilizzare.Via coi lavori.Oggi c’e’ nebbia in grotta, Nerone avra’ cambiato marca di tabacco per la pipa?!? Oggi la curva che impediva il passaggio quasi non c’e’ piu’, mi infilo a vedere. C’e’ tanta mondezza.Usciamo a riprendere fiato.Nerone ci pensa su.Anche Luna riposa, approfittando della mia pancia per stare comoda.Rientramo. Con la collaborazione di Nerone allargo il diaframma che mi impediva il passaggio. Infilo la testa oltre strisciando schiena a terra. Sul soffitto trovo incastrato un bel pallone.Davanti a me c’e’ un bel mucchio di pattume. Forse smaltito quello troveremo la grotta? Lavoro ancora un poco nello stretto ma poi lascio perdere, ho le braccia a pezzi. Esco a riposare. Ne approfitto per qualche foto meno “grottesca”.Nerone, sempre in meditazione. Cerca l’ispirazione per capire come procedere negli scavi.Anche per oggi si chiude bottega.Un saluto al meraviglioso panorama.Anche oggi la grotta non si e’ concessa, pero’ ha iniziato a mostrare qualcosa. Quel tanto che basta a farci desiderare di tornare…le grotte lo fanno, lo fanno! E noi torneremo. Alla prossima.

Pubblicato in speleo, SZS, uscite | Commenti disabilitati su Dolina Sfondata – Campocatino – 7/08/2018

Grotta Vale – 28/07/2018

A scavare Grotta Vale con Virginia, Marika, Nerone, Valerio, Giuseppe, Gabriele, Maurizio, io e Luna.

La mattina ci vediamo con Giuseppe e Gabriele per andare a continuare lo scavo a Grotta Vale. La prima tappa la facciamo al bar da Cicchetti e la seconda da Nerone a prendere il materiale necessario. Luna, che oggi e’ con noi, fa subito amicizia con Nerone, pero’ anche lei cerca di tenersi lontana dalla sua  terribilissima pipa (lo so, terribilissima e’ un errore, ma rende meglio l’idea di quanto possa puzzare la mistura che pressa dentro quell’attrezzo infernale che chiama pipa!).Dopo aver preso il materiale andiamo diretti in zona scavo.Iniziamo a prepararci.Oggi Gabriele si sente in forma quindi si prepara anche lui.Maurizio era gia’ sul posto ed e’ pronto ad iniziare, ha scelto il suo lavoro, aiutera’ a tirare su i secchi.Gabriele oggi e’ iperattivo, scende per primo.Mentre iniziano gli scavi io mi occupo di consolidare il treppiede per evitare che si alzi da terra.Ne interro le “zampe” e poi le fisso a dei lunghi paletti.Arriva un mucchio di cavalli, sembrano intenzionati a venire a brucare tra le nostre robe.Maurizio va da loro per dissuaderli.Ignari del pericolo equino, Giuseppe e Gabriele continuano a scavare.Passa un folto gruppo di giovani in gita, quasi vorrebbero fermarsi a scendere il pozzo ma poi tirano dritto, magari al prossimo passaggio potremo offrire loro una vera grotta.All’esterno fa caldo, troppo caldo, inizio a reclamare per il mio turno di scavo. Una mezz’ora di attesa e vengo accontentato. Scendo a vedere il da farsi. Il “pozzo” che Valerio urlava la volta scorsa, scende per un metro poi si ferma la’. Solo per il momento, speriamo.Quando risalgo dalle fatiche scavatorie trovo che sono arrivati Marika con Valerio e, naturalmente Cesare. Luna finalmente ha un compagno di giochi.Gabriele riposa dopo una mattinata piena di attivita’.Giuseppe prosegue nello scavo. Nella foga ho scordato di fotografare la situazione, passo la fotocamera a Giuseppe per documentarla.Ecco il “pozzo” di Valerio dopo lo scavo fatto per allargarlo.Il fondo attuale. C’e’ tanto da fare, ancora.Gabriele scende per un altro turno, oggi e’ instancabile.Luna osserva incuriosita il nostro andirivieni.Maurizio, anche lui instancabile nonostante il mal di schiena, continua a recuperare e vuotare i sacchi di terra e sassi.Il mio casco. Non lo avevo notato, ma e’ proprio il mio, il nome del modello e’ “TOXO”!Fiordifragola?!?Luna in paziente attesa.Il riposo del giusto.Arriva Nerone, dopo il suo turno al lavoro.Virginia e’ dei nostri ma si tiene lontana da Cesare che non le ispira fiducia. Maurizio si rifocilla con un buon sigaro.Nerone non se lo fa ripetere 2 volte e lo imita subito con la sua pipa.Intanto sotto si continua a scavare. Valerio e’ sceso a fare la sua parte. Speriamo in un altro pozzo.Nessuna buona nuova per oggi. Iniziamo a smontare le nostre cose per andare. Nerone e Virginia sono pronti per andare, salutano e si avviano.Noi terminiamo i preparativi.Pronti. Andiamo anche noi, ciao Grotta Vale!Una sosta sull’Aniene a pulire le nostre tute.Maurizio eccezionalmente scende dal suo rifugio sui monti per venire a cena con noi. Deve festeggiare la sua macchina sportiva!Siamo pronti per salire al nostro ristorante di fiducia.

Una buona cena conclude degnamente la bella giornata, bella anche se non ci ha regalato nuove emozioni speleologiche. Alla prossima.

Pubblicato in speleo, SZS, uscite | Commenti disabilitati su Grotta Vale – 28/07/2018

Grottone di Calvi – 22/07/2018

Una visita improvvisata al Grottone di Calvi per andare a salutare i miei amici del GSCO.

A Roma fa caldo, non ho particolari impegni, so che i miei amici del GSCO sono andati a fare palestra al Grottone di Calvi. Chiedo a Luna se ha voglia di fare una passeggiata e lei, come al solito, esprime il suo entusiasmo con qualche sommesso ululato di gioia. Non li avverto, faro’ loro una sorpresa. Mentre sono in macchina, sono appena uscito dalla autostrada a Ponzano, la sorpresa rischia di saltare. Mi telefona Simone, non ricordano la strada per arrivare al grottone. Sto per rivelargli che sono per strada e li raggiungero’ a breve quando mi annuncia che hanno trovato le coordinate e stanno risolvendo. Sorpresa salva! Arrivato al parcheggio lo trovo zeppo delle loro macchine, devo sistemarmi dalla parte opposta.Io e Luna prendiamo la sterrata e la seguiamo, mi aspetto di trovare qualche amico che vaga per il bosco ma sento nessuno, magari alla fine lo hanno trovato, il grottone.Affronto l’ultima pettata e li sento vociare. Sono proprio al grottone, bene. Mando avanti Luna a salutare. Appena la vedono, un attimo di sconcerto, poi la riconoscono ed iniziano a farle festa. Chiamano anche me che non tardo a raggiungerli per un saluto come si deve. Sorpresa perfettamente riuscita!Ci sono dei ragazzi nuovi di cui presto, non oggi, imparero’ i nomi. Ci sono anche tante facce care, Marika, Barbara, Giuseppe, Simone, Giulio e Marco. Sono proprio contento di avere avuto l’idea di venire. Giulio e Simone mi raccontano delle avventure avute per arrivare. Visto che non trovavano la strada giusta, Giulio e’ arrivato fin sopra il grottone e poi ne e’ sceso dentro calandosi con la corda. Una volta arrivato ha potuto chiamare gli altri per il sentiero giusto.Mi vesto da grotta ed iniziamo ad armeggiare con le corde. Simone e’ sulla via a destra a fare esercitare un ragazzo. Sulla sinistra, con l’aiuto di Giuseppe e Giulio, armiamo una breve via e quindi una teleferica.Dopo qualche gioco su corda viene deciso che e’ ora di pranzo. Tutti si fermano a mangiare qualcosa. Per Luna ho solo dell’acqua ma tanto lei mangia solo la mattina e la sera. Per me non ho nulla, pero’ Marco gentilmente mi offre una salsiccia cosi’ partecipo anche io al pasto. Dopo pranzo Simone riprende a fare esercizi con uno dei ragazzi.Qualche volenteroso prova la via che abbiamo approntato.La teleferica sembra piacere. Simone e’ sempre la’, in modalita’ istruttore.Eccolo arrivato alla base della via mentre impartisce le ultime istruzioni al suo allievo.La teleferica intanto fa il suo mestiere.Per Marika e Giulio e’ arrivata l’ora di tornare a casa. Decido di andare anche io. Mi cambio, un saluto veloce a tutti, una foto a Barbara e Giuseppe e poi ci avviamo.Scendo piano fermandomi ad aspettare i miei amici.Ecco Giulio che arriva.Luna nel frattempo sfreccia su e giu’ passandoci accanto nello stretto sentiero, un giorno di questi fara’ cadere qualcuno.Come dicevo, una improvvisata, pero’ ben riuscita. Una bella occasione per rivedere i miei amici, fare un poco di movimento e fare contenta Luna. Alla prossima.

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