Orvieto sotterranea – 31/10/2018

Una visita alla orvieto sotterranea con Betta, Chiara, Simone, io e Luna.

Una bella “esplorazione” guidata da Chiara nella Orvieto sotterranea. Vi lascio con le foto e solo pochi commenti, spero vi lascino curiosita’. Vi consiglio una visita se capitate da quelle parti.

Iniziamo con la visita delle zone “alte”. La sala iniziale adibita a frantoio e gli ambienti successivi usati come cava di tufo. Passiamo alla ex-cava. Uno dei pozzi di origine etrusca. Si scendevano cosi’, senza altro aiuto che dei fori nella parete dove mettere i piedi. Cambiamo zona, andiamo alle colombaie. Eccoci arrivati. Chiara ci spiega i vari usi fatti di questi locali nelle varie epoche. Un accesso franato. Fine della visita. Molto interessante. Un grazie a Chiara che ci ha mostrato un aspetto di Orvieto che non sospettavo. Come sempre, alla prossima.

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Speleo al teatro – 26/10/2018

Ancora una volta a teatro ad Orvieto ma dal lato “sbagliato”. Con Chiara, Simone, Filippo, Marco ed io.

Il venerdi’, arriviamo ad Orvieto e la prima tappa e’ come sempre al bar di Simone.La sera siamo a Teatro. Nei giorni scorsi Filippo e Simone hanno preparato tutto il necessario sistemando corde ed attrezzi.Ecco la panca che dovremo manovrare. Faccio il solito giro per ammirare la scenografia da un punto di vista inusuale.Iniziano i preparativi. Ecco la simpatica signora che stira i costumi per molti se non per tutti gli attori.Arriva anche Marco, bene, braccia robuste fatto sempre comodo. Simone riceve istruzioni.Consolle con sorcio!
Anche Filippo arriva, Chiara e’ dei nostri con tanto di giacchetto. Terminiamo i preparativi e poi via a prendere un aperitivo.La locandina.Rientriamo giusto in tempo per il “merda, merda, merda” beneaugurante.Ci prepariamo ad issare la protagonista sul seggiolino.I preparativi di tutti gli attori ora corrono via frenetici.Inizia! Vi lascio con qualche foto dello spettacolo, senza troppi commenti. Fine primo atto. Torniamo al bar.Marco viene adottato da un gatto.Rientriamo.Vestizione. A fine spettacolo fare il nostro ingresso trionfale sul palco.Si riprende col secondo atto. Vi lascio con le sole immagini. Mentre lo spettacolo si svolge a gonfie vele, veniamo invitati a visitare il sottotetto del teatro.Da’ proprio una sensazione di antico.Il marchingegno con cui un tempo si abbassava e poi si sollevava il lampadario.Ora e’ stato sostituito con un argano elettrico.Ecco il lampadario.Lo spettacolo prosegue. Siamo alle battute finali, quelle in cui la protagonista muore per la tisi. Partono subito i saluti al pubblico, tra poco tocca anche a noi. Sipario chiuso, anche questa volta e’ andato tutto per il meglio.L’atmosfera si rilassa ed iniziano a farsi capannelli per le foto. Io ne approfitto. Poco speleologica come attivita’, pero’ molto interessante. Come sempre, alla prossima.

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Grotta Daniel – 18/11/2018

Visita alla grotta per fare il rilievo. Con Angelica, Nerone, Gabriele, Giuseppe, Leandro ed io.

Anche questa volta ho l’onore ed il piacere di ospitare la relazione fatta  da una delle nostre giovani promesse. Stavolta e’ il turno di Angelica. Ecco quanto ci scrive Angelica:

Grotta Daniel 18-11-2018

Relazione dell’esplorazione

Per il giorno 18 Novembre 2018 era stata stabilita un’ulteriore uscita esplorativa alla promettente Grotta Daniel alla quale hanno partecipato Nerone, Gabriele, Fabrizio, Giuseppe, Leandro e la sottoscritta.

Arrivati tutti a Campo dell’Osso siamo accolti da un sole autunnale che fa invidia a qualsiasi paese nordico ma il freddo personalmente già mi preoccupava, altro che autunnale questo. Dicono che la grotta sia un riparo dalle intemperie, non è il caso di Grotta Daniel che si presenta fredda, umida e in parte franosa. Non a caso Nerone d’autorità ordina di non far spegnere in alcun modo il fuoco all’ingresso della cavità, questo ci è stato di grande aiuto per rifocillarci successivamente, in particolare è doveroso un ringraziamento a Gabriele “guardiano del fuoco” che è stato tutto il tempo fuori ad aspettare la nostra riuscita.

La cavità a mio avviso è possibile suddividerla in 3 parti differenti:

  • La prima parte è il saltino che si percorre scendendo dall’ingresso per poi discendere nuovamente un pozzo di circa 10 metri, la particolarità di quest’ultimo è che non dobbiamo toccare il suo fondo ma ci fermiamo a due metri da esso di fronte ad una finestra\oblò che invita proprio ad entrare.

  • La seconda parte di grotta inizia proprio all’interno di questa finestra poiché la morfologia è completamente differente: tutto appare crollato e concrezionato; il collante di questi grandi clasti è una componente assai argillosa-limosa. Sotto i nostri piedi ci sono delle alternanze di pieni (crollo) e vuoti. Passando questa piccola stanzetta tutto si fa più complesso, si riescono a riconoscere grandi blocchi crollati dalle pareti e/o soffitto. È in questa zona che è stato ipotizzato esserci un altro ingresso o comunque delle infiltrazioni dal soffitto, questo spiegherebbe in parte le foglie sul pavimento viste da Valerio nelle uscite precedenti. In effetti qui l’aria è fredda e saltuariamente si riescono a sentire delle correnti. Il tutto è sempre rivestito dalla matrice limosa, questa mi ha colpito perché ad un certo punto non la ritroviamo più. Si prosegue scendendo in una strettoia obliqua meandrica che a mio avviso è stata la parte più ostica della grotta perché l’attenzione è rivolta soprattutto a non far cadere massi attraversandola.

  • La terza e ultima parte inizia alla fine della zona meandrica appena descritta. Qui inizia la vera grotta, non ci sono crolli e le concrezioni appaiono nella loro mossa sciolta, la componente argillosa è sparita ma è rimasta l’umidità che in alcuni punti è più accentuata. La terza parte è quella che chiamerei “dei pozzi e dei saltini”. Ricordo quando Nerone ci ha raccontato il momento della scoperta del pozzo da 20 e nel momento della discesa ho immaginato di vederlo dall’alto, la visione che ho avuto era circolare e definita ed alcune pareti sembravano più “levigate” dall’azione dell’acqua.

La particolarità di questa grotta ai miei occhi è che è fortemente labirintica e fredda. C’è stato un momento in cui il gruppo, a seconda del lavoro da svolgere, si è diviso in 3 parti ed è assurdo pensare che in un preciso momento ci trovavamo in 3 posti diversi ma parallelamente allineati. Comico è stato il momento in cui io e Fabrizio dovevamo fare uno scambio di posto con Nerone, io passo tranquillamente godendomi l’intreccio speleo che si era creato tra Nerone, Fabrizio e stalagmiti, intreccio sciolto a forza di qualche parolaccia, avessi avuto una macchina fotografica avrei immortalato quel bellissimo momento.

L’obiettivo (raggiunto alla grande) del giorno è stato di effettuare il rilievo della grotta (fin dove possibile), disostruire quanto più e ricercare prosecuzioni. Tutto è stato raggiunto: io e Fabrizio abbiamo pensato al rilievo fino ai piedi del pozzo da -20, Nerone ha pensato alla disostruzione della seconda parte meandrica e Leandro e Giuseppe come due dolicopodi erano già giù nella zona dei pozzi spinti dallo spirito esplorativo che di fatto si è reso interessante perché i due insieme hanno scoperto un “laghetto” e un anfrattino di massi e clasti che sembra proseguire.

Risalendo Gabriele ci accoglie con il fuoco e contento mi racconta subito delle rudiste che ha trovato a pochi metri dalla grotta.

È stata davvero una bella giornata, ho avuto il piacere di unire l’utile al dilettevole (pratica speleo, che male non fa e rilievo) l’unico grande scoglio è stato il freddo che spesso distoglieva la concentrazione ma per fortuna Fabrizio aveva sempre una buona parola.

A presto Shaka Zulu!

Angelica

Grazie Angelica! Passiamo ora a vedere qualche foto della giornata.L’ardua salitaSiamo quasi alla cresta.Bene, ora rimane solo il pezzo quasi in piano. Il panorama e’ stupendo.Riprendiamo un attimo il fiato.Ci addentriamo nel bosco.Particolare della corteccia di…sara’ un faggio?!?Iniziamo a cambiarci. Freddo intenso.Gabriele impartisce una lezione di rilievo in pillole ad Angelica mentre lei si cambia.Prendo il punto della grotta col GPS.Nerone intanto accende il fuoco per riscaldarci quando usciremo. Gabriele per oggi sara’ la nostra vestale e lo manterra’ acceso.Gabriele fa le ultime raccomandazioni sul rilievo al fagotto in cui si e’ trasformata Angelica. Fa un freddo veramente freddo, ma freddo assai.Occhieggio l’ingresso della grotta con molto interesse perche’ entrare promette un poco di calore. Pero’ devo fare gli ultimi controlli all’attrezzatura da rilievo e non posso ancora avvicinarmi al calduccio.Nerone e la sua puzzolentissima proboscide piparia sono pronti, il fuoco ha finalmente preso.Leandro e Giuseppe entrano per primi e vanno verso il fondo. Io termino i preparativi, possiamo entrare. Nerone ci fara’ strada, Angelica ed io faremo il rilievo.Angelica e’ pronta ad entrare, Gabriele e’ gia’ intento a mantenere vivo il fuoco.Prendo i primi punti partendo dall’albero dove e’ armata la partenza. Angelica, ora ben istruita circa i suoi compiti mi indica il caposaldo segnandolo col pennarello. Si entra al calduccio.In fondo al primo pozzetto finiamo di sistemarci, Nerone ci racconta un poco la grotta. Possiamo proseguire.Quando arriva il mio turno, scendo il pozzo. Entrando nell’oblo’ a meta’ del pozzo, arrivo nel tratto per me nuovo. Nerone, dopo aver gestito in maniera efficace e veloce una emergenza bagno, e’ pronto a fare strada ad Angelica e me.Angelica nel frattempo cerca di recuperare un po’ di calore con una sigaretta.Facciamo il tortuoso tratto stretto con qualche contorsione, ma senza troppi problemi. Nerone finisce di descriverci il proseguo della grotta poi decide che per lui e’ ora di tornare indietro a fare compagnia a Gabriele. Noi due, Nerone ed io facciamo i numeri da circo per scambiarci di posto nel mezzo dello stretto con sommo divertimento di Angelica. Dopo il complicato scambio, Angelica, che ancora ride, ed io, riprendiamo col rilievo mentre Nerone ci manda le ultime raccomandazioni prima di risalire. Dopo un paio di zigozago ci troviamo sull’orlo di un pozzetto. Ho dovuto cambiare la batteria del cellulare, quello che uso con TopoDroid, il freddo l’ha abbattuta in fretta. Scendiamo il pozzetto.Angelica mi avverte che subito dopo inizia un pozzo ben piu’ lungo, deve essere il P20 di cui ci diceva Nerone.Angelica inizia a scendere.Fa sosta al frazionamento.E poi scende velocissimamente.Arrivata lei, scendo io prendendo i punti per il rilievo. In fondo, alla base del pozzo, iniziamo a sentire le voci dei nostri amici, Giuseppe e Leandro. Stanno tornando indietro verso di noi. Appena riuniti ne approfitto per estorcere loro una foto di gruppo.Ci raccontano la grotta nell’ultima parte. C’e’ meandro ed una altro paio di pozzi, poi stringe. Dallo stretto viene una bella aria gelida. In tutto c’e’ da scendere ancora circa 15 metri. Nel bel mezzo del racconto il cellulare mi tradisce ancora una volta, anche la batteria di riserva cede al freddo. Senza cellulare decido che non e’ il caso di proseguire col rilievo. Segniamo l’ultimo caposaldo ed iniziamo a risalire. Vado per primo.Dopo la mia “libera” i ragazzi per galanteria mandano Angelica. La aspetto per uscire assieme.Insieme rifacciamo in senso inverso la strada fatta poco prima. Lo stretto mi costa piu’ di qualche sbuffo e sospiro mentre Angelica quasi ci passa camminando.Vado per primo anche al pozzo d’ingresso.Ed eccoci fuori a riscaldarci al fuoco tenuto acceso da Gabriele.Pochi minuti ed arrivano i nostri fondisti. Il primo a fare capolino e’ Leandro.Nerone sorveglia l’uscita.Buon ultimo ma con una espressione soddisfatta, arriva Giuseppe. Stavolta e’ Gabriele a fare accoglienza.Ma si, un’altra foto se la merita.Nonostante il fuoco, il freddo riprende a mordere. Sistemo svelto le mie robe ed inizio a scendere seguendo Nerone che si e’ appena avviato.Lo riprendo quasi alla strada. Eccolo che procede quasi nel buoi.Finalmente posso cambiarmi ed indossare i vestiti asciutti. Un bel sollievo dal gelo. Ripresa la macchina andiamo a trovare Livia al bar di Campo dell’Osso dove lavora da qualche tempo. La catturo subito per una foto.Mentre Livia termina i saluti, ci accomodiamo per prendere una cioccolata calda. E’ quello che ci vuole per stemperare il freddo preso oggi.

Ancora una nuova grotta da esplorare…Non finiremo mai! MA va bene cosi’. Alla prossima.

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Grottone di Calvi – 25/11/2018 – by Sieva@GSCO

Ancora una volta ho il piacere di ospitare la relazione di un amico. Grazie Sieva. Ecco la sua relazione:

Palestra: Calvi dell’Umbria
25/11/2018
Ore 7:30, incontro al FoodVillage.
Siamo io,Simone,Chiara,Marco,Fabio e Francesca.
Solito caffè poi subito in macchina verso Calvi.
Il cielo è nero e minaccia pioggia ma per ora è clemente.
Arrivati a Calvi, ci fermiamo in un bar nel centro del paese per il secondo caffè e qualche pezzo di pizza calda.
Ci accorgiamo, con sorpresa che il paese è tappezzato di Murales e che non stonano affatto con i palazzi antichi del borgo.
Parcheggiate le auto sulla strada, inizia il cambio dei vestiti.
Siamo pronti, ci incamminiamo salendo per il sentiero, che non è molto lungo ed inizialmente è semplice e ma che proprio alla fine scompare e ci si deve arrampicare sulle rocce per poter arrivare a questo grande grottone.

Lasciamo cadere a terra le sacche pesanti con un gran sospiro di sollievo.
A me è toccato, come sempre il trapano, ormai mi ci sono affezionato, a Simone le corde e a Marco… beh come al solito era carico come un mulo ma a lui non fa paura niente!!

Si armano le vie, un traverso e si fa anche una bella teleferica che è anche molto divertente.
A giro ci divertiamo un po’ tutti, salendo e scendendo su quelle corde, un po’ come bambini al Luna Park che non vedono mai l’ora che sia di nuovo il loro turno.
Intanto è cominciato a piovere e la via quella più alta si è tutta bagnata ed è diventata molto scivolosa, una difficoltà in più, però ce la siamo cavata bene, anche sul bagnato.
Ci siamo divertiti molto con la teleferica, Simone ci ha fatto anche vedere come fare da contrappeso per tenere più tesa la corda.
Io, ho litigato tutto il giorno con maniglie e croll, su quali andavano smontati prima o dopo sul frazionamento delle corde, mi ci sono intrigato non poco, ma spero di averci fatto pace…vediamo la prossima uscita!
Ora di pranzo, ci copriamo bene con piumini e pile e mangiamo tutti insieme.
Marco, come di consuetudine, prepara il caffè con la Moka…ci ha abituati proprio bene!
Poi abbiamo fatto i seri, Simone è salito in cattedra spiegando le manovre su come soccorrere un ferito in corda.
Manovre molto difficili da imparare ma soprattutto da mettere in pratica ma molto interessanti.
Ed ho capito che è importante che tutti le sappiano fare, perché tutti dobbiamo essere in grado di aiutare tutti.
Finita la lezione, con grande sollievo per i gioielli di Simone, si comincia a disarmare le vie ed i traversi.
Ormai è buio, con le luci frontali accese, tra la nebbia che ci bagna la tuta, rifacciamo sù le corde, mettiamo i k-way e ci inoltriamo per la boscaglia per raggiungere le auto.
Piove a dirotto, mettiamo il telo sopra le auto per creare un riparo dalla pioggia che ci permetta di toglierci le tute zuppe, ci cambiano con gli abiti asciutti, sistemiamo tutta l’attrezzatura, montiamo in macchina e partiamo, direzione casa.
Arriviamo al parcheggio del solito FoodVillage, ha smesso di piovere, ci si informa su chi va a mangiare un pizzetta, la voglia di stare insieme non è ancora diminuita.
Io però vado a casa, scombussolato forse dal viaggio, con un po’ di mal di stomaco e anche con un bel po’ di stanchezza.
Saluto tutti e ringrazio i soliti Simone e Marco, che anche oggi hanno vegliato su di me impedendo di farmi male.
Vado a casa con in testa la bella giornata passata e con la consapevolezza che l’indomani mi sveglierò con una voglia matta di farlo ancora!

Sieva

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59° corso SCR – Inghiottitoio di Camposecco – 21/10/2018

Seconda uscita di corso e prima grotta. La prescelta e’ stato l’inghiottitoio di Camposecco.

Non ricordo un’altro corso senza la tradizionale uscita in una grotta piana…pero’ la memoria non e’ proprio il mio forte quindi non e’ detto! Novita’ o meno che sia, la mattina ci si vede tutti ala bar di fronte la metro di Rebibbia. L’aria e’ frizzante ma ancora piacevole. All’ora convenuta siamo in parecchi ma qualche ritardatario c’e’ sempre. Oggi devo essere in una disposizione d’animo poco paziente perche’ mi ritrovo a lamentarmi dell’attesa. Le nostre corsare, Donatella e Sabrina per questa occasione ci sono tutte e due, mi sbrigo ad immortalare il momento.L’attesa si chiude con l’arrivo spettacolare di Stefano, ha appena terminato di vedere una gara di MotoGP ed arriva guidando la macchina come se fosse in pista. Dopo gli ultimi aggiustamenti, qualche altra colazione e la formazione delle macchine, finalmente si parte. Io vado in macchina con Donatella. La prima sosta e’ fuori dall’autostrada, appena passato il casello.Aspettiamo l’arrivo di Max che non si fa attendere.La seconda sosta e’ a Camerata Nuova dove ci compattiamo tutti nei fuoristrada lasciando le macchine “normali” parcheggiate. La strada fino a Camposecco puo’ essere letale.Arrivati sani e salvi alla piana di Camposecco ci fermiamo per dare il via ai preparativi. Max e Stefano saranno i primi a partire come squadra d’armo. Visto che non ho di meglio da fare, li seguo.Ecco l’ingresso della grotta, tanti anni che non la vedo ma non e’ cambiata granche’.L’armo ha inizio. Del resto del gruppo ancora nessuna traccia. Sento caldo.Visto che inizio a sudare, appena la squadra d’armo ha finito di sistemare il primo salto e si addentra nel breve meandro iniziale, scendo anche io. Tano, mi dico, servira’ qualcuno che accolga i corsari sotto al saltino. Max e Stefano intanto proseguono col loro lavoro. Stanno armando il primo pozzo.Ancora nessuno…Anzi no, eccoli che spuntano. L’uscita puo’ avere inizio. Mi accordo con chi e’ sopra per la sequenza Istruttori-Allievi ed iniziamo.Appena sceso un allievo, scaliamo tutti di un posto. Fabio viene dov’ero io, ed io scendo sotto il primo pozzo.La partenza del pozzo e’ a vista, posso fare accoglienza agli allievi e seguirli senza problemi.Un metro dietro le mie spalle ho il pozzo successivo, ci calo il mio zaino.Mentre attendo il primo corsaro che avra’ l’ardire di sfidare l’oscuro antro, mi dedico alle farfalline. Ne trovo 2 che stanno facendo amicizia.Chi arriva?Il primo ad arrivare e’ Manlio. Se la cava egregiamente. La seconda e’ Donatella, si innervosisce, fa un poco i capricci, ma anche lei arriva sana e salva. Una volta messa seduta comoda ci chiariamo e tutto termina la’. Il terzo ad arrivare e’ Alessandro, figlio d’arte e mascotte del gruppo allievi.Ancora una volta scaliamo tutti di un posto. Fabio scende il primo pozzo ed io il secondo. Ripetiamo la scena appena vissuta anche sul secondo pozzo. Pero’ ora hanno tutti recuperato tranquillita’ e scendono senza problemi. Dopo il pozzo si cammina un poco. Strada facendo incontriamo dei resti incastrati nel fango, oramai fanno parte dell’arredo della grotta.Ci sono anche passaggi in roccia, non difficili ma impegnativi, tanto per tenere desti i nostri allievi.Alessandro in un punto stretto…ma solo per me. Ancora un saltino.Fabio insieme a Flavia, pronti a vigilare sugli allievi. Dopo l’ultimo saltino siamo oramai al pozzo, sceso quello la nostra avventura avra’ termine.Eccoci nella comoda terrazza che prelude al pozzo. I nostri prodi si ritemprano qua prima dell’impegnativo cimento. Parte Donatella per la discesa, viene seguita da Max. Stefano e’ giu’ alla base del pozzo a fare sicura. Mi avvicino al pozzo per vedere come procede e come e’ fatto l’armo. Intanto riprendo un gruppo di concrezioni.Donatella alle prese col frazionamento.La terrazza inizia ad essere affollata. Con l’occasione riprendo anche Sabrina e Carlo, loro erano nel secondo gruppetto e non li avevo ancora importunati fotograficamente.Tocca ad Alessandro, scendo io con lui.Eccolo che parte. Lo aspetto al frazionamento sulla corda approntata per gli istruttori.Scende senza problemi. Passa il frazionamento, passa anche il deviatore e prosegue.Arrivato.Cambio corda e scendo anche io.Alla base del pozzo riprendo chi inizia la discesa. Mi pare sia Sabrina.Nei pressi del pozzo c’e’ una nicchia riparata, ci entro e mi faccio fare una foto.Poi ricambio il favore a Stefano.Ecco che arriva Sabrina.Siamo tutti. Pausa pranzo. Ci spostiamo in una saletta piu’ intima per dare il via al pasto senza essere disturbati. Carlo non si fa pregare.Sabrina e Max illuminati d’immenso.Gli stupendi disegni nella terra multicolore che tappezza la sala.Dopo il pranzo torniamo alla base del pozzo. Inizia la risalita.Parte Flavia con Donatella.Sabrina medita per prepararsi alla salita.Donatella e’ quasi arrivata. Intanto da sotto ne approfittiamo per fare qualche foto.Visto che ci sono faccio esperimenti con luci differenti.Ancora una.Flavia e’ paziente e lascia che tutti i corsari passino il frazionamento sotto la sua supervisione. Solo all’ultimo inizia a dare segni di impazienza…pero’ oramai e’ l’ultimo e si rassegna. Dopo gli allievi risaliamo tutti svelti svelti. Stefano e’ di disarmo. Rimango a fargli compagnia.Quando arrivo sopra il pozzo, il gruppo e’ al saltino successivo. Sabrina durante una salita riesce a fare una magia incastrando in maniera tenace croll e maniglia. Ci vuole tutta la forza e la determinazione di Flavia per districare i suoi attrezzi e permetterle di terminare la salita.Dopo questo simpatico intermezzo offerto da Sabrina, la via verso l’uscita si snoda senza intoppi. Mentre assisto Stefano che disarma ne approfitto per qualche foto.Riprendiamo il gruppo sotto i primi 2 pozzi.Arrivo alla base del primo pozzo mentre Flavia inizia a risalirlo. Gli allievi sono gia’ fuori. Arriva anche Stefano, si merita una foto mentre e’ intento a disarmare.Eccoci al saltino iniziale. Mentre aspetto Stefano, costringo Flavia e Carlo a posare per una foto, peccato ci sia troppa luce fuori.Mentre salgo il saltino, ci riprovo. Viene qualcosa di meglio.Di nuovo aspetto Stefano. Propongo di togliere la corda mentre lui e’ sotto che termina di rifare le corde, cosi’, per sbrigarci, ma Stefano stranamente non e’ d’accordo.Eccolo che arriva, per prudenza mi allontano.Ma no, sorride. Si carica sulle spalle tutte le corde e andiamo verso le macchine.Flavia e Carlo sono pochi passi avanti a noi, li raggiungiamo.Strada facendo incontriamo Max, e’ venuto a vedere se tutto e’ a posto. Facciamo uno scambio di foto.Alle macchine finalmente, foto di gruppo.Flavia con Stefano in versione Diabolik.
Basta giocare, inizia a far freddo.La notte ci sorprende all’improvviso quando abbiamo appena terminato di cambiarci.La discesa e’ senza problemi. Allo spiazzo sistemiamo le macchine separando il gruppo che andra’ a cena e chi invece ritorna a casa. Il ristorante prescelto e’ vicino Vicovaro. Ecco il gruppo “cenanti”Stefano sembra contento.All’altro lato della tavolata abbiamo Flavia……e Sabrina.Anche Fabio e’ contento ma non vuole darlo a vedere.Un’ultima foto prima dell’arrivo della pasta. Dopo ripongo la fotocamera e la lascio riposare.Una simpatica uscita. Tutti bravi i nostri corsari, buona la cena a suggello della giornata. Alla prossima.

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Grotta di Montecchio – 11/11/2018

Ho il piacere e l’onore di ospitare la relazione di Chiara, socia del GSCO, alle sue prime esperienze speleo e alla sua prima relazione. Con l’augurio che ne possano seguire tantissime altre di entrambe, ecco a voi quanto ci racconta Chiara.

ARE WE HUMANS OR ARE WE SPELEO?

DOMENICA 11 NOVEMBRE
ORE 7:30
Una piccola parte del GSCO (stranamente puntuale) lascia Orvieto con direzione Saturnia.
Io, Simone, Marco, Elena, Peppe e Federica avevamo programmato di festeggiare in maniera alternativa la domenica di San Martino.

La Grotta di Montecchio (o del diavolo) ci stava aspettando!
Ci mettiamo in viaggio e finalmente dopo più di un ora e mezza, 77 chilometri, mille miliardi di curve, mal di pancia e sosta caffè arriviamo a destinazione.

ORE 10:23
Dopo aver tolto gli abiti da gente comune e infilate le tute da super speleoeroi siamo pronti per la grotta!
Accesso poco distante dalla macchina con armo naturale.Entriamo scendendo a turno un pozzo da 15 metri e atterriamo su una bella cengia.
Proseguiamo a destra e ci affacciamo su un bel pozzo, questa volta da 35 metri (evviva!!!)
Sulla partenza del pozzo c’erano delle vecchie maglie rapide, nonostante fossero ancora buone Simone ha preferito sostituirle con una corda nuova.

Sotto l’attenta supervisione di Marco, Simone e Peppe, noi donzelle arriviamo sane e salve fino in fondo, gioendo per aver sceso parte del pozzo nel vuoto.
Apro parentesi e chiudo parentesi: Care donne a cui viene detto che è una grotta calda, portatevi uno scalda collo almeno. Tira aria (dalla temperatura non troppo piacevole, nella prima parte, non appena l’ingresso) !

… Continua la discesa …
Scendiamo il Pozzo dei Gessi (10 metri) affacciandoci da una piccola finestrella molto suggestiva.
Solo una volta poggiati i piedi a terra, dopo aver tolto discensore e rinvio, posato lo sguardo tutt’intorno ci accorgiamo di essere approdati sulla luna!
Piccoli e grandi “crateri” scavati nella roccia, aragoniti, depositi di gesso e conformazioni a broccoletto.
Bianco, bianco brillante il colore predominante.

Dopo uno shooting fotografico tale da farci implorare pietà dallo storage dei nostri cellulari, e forse anche dalla grotta stessa, possiamo continuare il nostro viaggio verso il cuore della terra!
(Ci siamo fermati non appena il pozzo successivo)
Andiamo giù per la nostra ultima discesa, il Pozzo delle Lame (25 metri), fino a ritrovarci in una bella sala grande ed accogliente con grandi blocchi di crollo, la Sala dei Serpenti.

Qui ora, anche i nostri stomaci iniziano a chiedere pietà.
Sono le 14 passate, possiamo scartare i panini!
Dopo aver soddisfatto ogni bisogno primario, aver curiosato intorno e dopo un po’ di relax, comincia l’allegra risalita.
Finalmente posso provare per la prima volta il mio nuovo pedale doppio!!!

ORE 18:32
Stanchi e felici, siamo fuori.

Di sei persone eravamo solo in due ad entrare in questa grotta (ramo caldo) per la prima volta.
Impressioni?
Bella. Bella. Bella.

“ Non prendete nulla solo fotografie,
non lasciate nulla solo impronte,
non uccidete nulla solo il tempo”
(Motto della grotta di Baltimora)
Chiara Bellocchio,
Gruppo speleologico Cai Orvieto

 

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59° corso SCR – Catillo -14/10/2018

E’ iniziato! Siamo alla prima uscita del corso numero 59 dello SCR. Come da prassi, andiamo a fare palestra al Catillo, sopra Tivoli.

La mattina ci si vede in parecchi al solito parcheggio per andare al Catillo. Rosa e Stefano sono ancora sotto, dove c’e’ l’arco, ad attendere un paio di allievi in ritardo. Altri, come Giancarlo, il cambusiere della giornata, arriveranno piu’ tardi. Maurizio, il sommo direttore del corso, e’ assente giustificato per malanni vari. Durante la salita mi chiedo come mai questa diventi piu’ lunga ogni anno che passa…per fortuna non sono il solo a chiederselo. Andiamo a fare campo allo spiazzo dopo le pareti, oramai e’ il “nostro” posto. Incoraggiati da un bel sole iniziamo i preparativi.Oggi c’e’ anche Betta, nella fretta di arrivare e cambiarmi prima di “sudare” tutti i vestiti buoni, quasi me ne scordo. Fatto l’indispensabile cambio di maglietta, torno indietro con Luna che mi sfreccia tra le gambe a tutta velocita’.Eccola che arriva…e non e’ nemmeno arrabbiata per l’abbandono, bene!Dopo aver accompagnato Betta, riprendo i preparativi. Senza fretta ci cambiamo, i due allievi presenti ci guardano incuriositi. Tanto per non farli stare con le mani in mano dico loro di tirare fuori le attrezzature e provare ad indossarle da soli, poi correggeremo gli errori. Loro, da bravi corsari iniziano a cimentarsi. Mentre termino la mia di vestizione le cose iniziano a prendere il loro verso. Claudio e’ pronto, si impossessa di uno zaino materiale e si avvia per andare ad armare le vie piu’ vicine, quelle che si vedono dal nostro campo. Fabio vede da lontano i maldestri tentativi dei nostri discepoli, prende in mano la situazione iniziando a dare loro qualche nozione sulle corrette tecniche di vestizione. Gaia prende l’altro sacco materiale e si avvia verso le pareti piu’ lontane. Prima di andare mi chiede quale sia la strada per arrivare sopra le pareti perche’ non ricorda bene. Le spiego approssimativamente che finite le pareti parte un sentiero in salita ed e’ quello che deve prendere. Convinta dalle mie indicazioni, parte e scompare all’orizzonte.

Sono pronto, decido di voler aiutare Claudio ad armare le vie con vista sul campo. Saluto Betta e mi avvio con Luna al seguito.
Quando arrivo alla partenza  delle vie, trovo Claudio ancora in fase di preparativi. Ha appena terminato la cernita del materiale a disposizione e si appresta ad armare la prima via. Non e’ proprio contento quando manifesto la mia volonta’ di aiutarlo ed inizio ad appropriarmi di parte del materiale. Ho gia’ in mano la corda e mi sto scherzosamente contendendo gli attacchi con Claudio quando arriva Stefano, e’ preoccupato perche’ doveva andare ad aiutare Gaia ma non la trova. L’ha chiamata piu’ volte senza risposta. Claudio ed io gli diciamo di riprovare con piu’ energia e continuiamo a litigarci il materiale d’armo. Stefano torna scornato e preoccupato, abbiamo sentito anche noi i suoi ululati di richiamo per Gaia, ma di lei nessuna traccia. La sua misteriosa scomparsa mi fa ripensare alle indicazioni che le ho dato…magari sono state quelle a farla disperdere? Mi sento responsabile, quindi cedo a Stefano il materiale rubato a Claudio fino a quel momento e gli lascio il mio posto. Fatto il passaggio di consegne mi dirigo per l’erta alla ricerca di Gaia. Imbocco il sentiero che le avevo indicato chiamandola a gran voce. Salgo fino alla croce, in tanti anni che frequento il Catillo e’ la prima volta che arrivo fin quassu’.Dopo aver salutato la croce e dato ancora un paio di urla, inizio la discesa puntando alle pareti che ora si trovano proprio sotto di me.Lancio ancora un paio di urla ma senza troppa convinzione. All’ultimo urlo sento una vocina sotto di me…e’ quella di Gaia! L’ho trovata. Lei, ignara delle nostre ricerche e sorda ai richiami, ha iniziato ad armare la via ed ora e’ pronta a scendere. Oramai sono qua, tanto vale che le dia una mano. Armero’ la via parallela alla sua, quella su cui saliranno gli istruttori, ovvero i maestri.Impiego qualche minuto alla partenza per domare il foro di uno spit che si e’ intasato di terra. Subito dopo scendo a seguire Gaia. Nel primo tratto non trovo fix, quindi arrangio un farfalla lungo lungo sull’attacco gia’ utilizzato da Gaia. Subito dopo scendo alla mia destra fino a trovare la catena, una di quelle utilizzate per le vie di arrampicata. Ora ho una buona partenza, pero’ sono lontano dall’altra corda. Cerco un modo per riavvicinarmi ma gli attacchi che trovo cercano di portarmi altrove. Alla fine scendo dove dicono loro poi li “frego” con un bel deviatore che mi riporta alla giusta distanza. Al cambio di pendenza armo il tratto finale in libera. Controllo se la corda arriva…ci siamo pelo pelo, un nodo in piu’ e avrei dovuto cercare altre soluzioni. Con Gaia ci ritroviamo alla base delle vie appena armate assieme. Ora le nostre strade si separano, lei si reca alle vie piu’ vicine per iniziare a seguire gli allievi. Io passo prima a salutare Betta poi andro’ anche io a curiosare nelle fatiche degli allievi. Incontro Stefano e mi aggiorna, ora siamo a pieno regime, gli allievi presenti sono diventati 4. La quinta corsara e’ assente giustificata.Tra le fresche fratte trovo anche l’altro Stefano, arrivati gli allievi che attendeva, e’ salito con loro.Arrivo al campo, passo a salutare Betta e la trovo alle prese con un bel cagnone. E’ Andrea il cane di Sabrina, una dei nostri corsisti…tra l’altro l’unica di cui ricordo il nome. Dopo i saluti ed una salutare bevuta d’acqua, salgo alla partenza delle vie “vicine” per curiosare ed impossessarmi di trapano e sacca d’armo che al momento non sono utilizzate. Mi fermo a salutare Fabio, impegnato proprio con Sabrina, poi quatto quatto mi allontano col maltolto.Un ultimo sguardo al resto dei corsari, impegnatissimi col circuito di discesa, traverso e salita che e’ stato approntato per loro.Quando torno alle vie “lontane”, le trovo occupate da Stefano ed un corsaro. Avviso Stefano che la via che impegna lui e’ armata in maniera fantasiosa e gli spiego la mia intenzione di seguirlo per fare delle modifiche. In compagnia di Luna attendo pazientemente che arrivino oltre il primo frazionamento per poi salire a mia volta e fare gli aggiustamenti necessari.Stefano passa il frazionamento senza problemi. Per il nostro avventuroso corsaro non e’ cosi’ semplice ma se la cava egregiamente nonostante io salga ad importunare tutti e due con le mie chiacchiere.Alla fine pur di placarmi, si girano ed accettano di farsi scattare una foto. Mi rimetto ad aspettare il mio turno senza fiatare.Per passare il tempo faccio foto in giro. Dalle parti delle via “vicine” c’e’ movimento ma non capisco dovuto a cosa. Sembra pero’ tutto a posto, non c’e’ agitazione.Claudio si e’ liberato dai suoi impegni da maestro e viene a fare qualche foto dalle nostre parti. Ricambio il favore con molto piacere.Dopo la pausa per lo scambio di foto, ritorno ai miei doveri mentre Stefano riprende la salita. Col martello preparo il posto per la placchetta, poi aziono il trapano. Pesco poi un fix dalla sacca d’armo, lo corredo della placchetta e lo martello dentro al foro appena fatto. Cambio poi il nodo alla corda e termino il lavoro.Intanto i miei amici del piano di sopra sono andati avanti e sono alle catene.Appena posso, passo il frazionamento appena cambiato e salgo al successivo. Strada facendo cambio il cordino del deviatore mettendone uno piu’ lungo. Mentre sono intento a valutare l’opportunita’ di piantare un’altro fix, arrivano sotto Fabio e Sabrina chiedendomi se possono impegnare le vie. Prima di rispondere guardo verso l’alto. Stefano ed il suo corsaro hanno terminato la salita e sono fuori vista, magari sono gia’ scesi a piedi. Ci sono io in mezzo ma valuto che mentre loro salgono io posso fare in tempo a piantare il fix e togliermi dai piedi. Dico loro che possono salire.Sotto di noi ogni tanto si affaccia qualcuno, ma sembra sempre tutto nella norma. Il sole si fa sentire, la sete anche.Mentre pianto il fix e sposto l’armo, Fabio e Sabrina salgono sulla corda. Sono quasi al primo frazionamento quando sento Stefano che mi chiama da sopra. Oibo’! Ma allora non sono scesi.Stefano ed il suo discepolo sono rimasti sopra in attesa di poter scendere. C’e’ traffico su queste vie. Decidiamo che useremo le vie in contemporanea facendo lo scambio alle catene dove c’e’ un comodo terrazzino. Stefano inizia a preparare il suo corsaro per la discesa facendogli uno spiegone su discensore e tutto quanto necessario.Io intanto salgo e mi fermo alla catena sulla via degli allievi. Pero’ non sono ancora contento, per finire mancherebbe un attacco appena sopra a dove sono, tanto per eliminare il farfalla.Stefano e’ impegnato ad istruire il suo allievo, sotto Fabio e’ ancora al primo frazionamento…Ma si, mettiamo anche questo fix! Fatto increscioso ed inusitato, mi cade la chiave di sotto! Per fortuna cade scivolando sul piano inclinato sotto di me ed ha almeno la buona creanza di cadere lontano dal buon Fabio.Metto sveltissimo il fix. Mi rimane solo da stringere il dado per serrare la placchetta, utilizzo la chiave sul martello. Quando mi appoggio con la mano ad una vicina pianta per mettermi comodo a fare questa ultima operazione, sento un rilievo puntuto contro il palmo della mano. Sollevo le fronde, ed eccolo li’, il fix che mancava all’appello. Un poco arrugginito ma ancora utilizzabile. Ora pero’ cambia tutto, ho 2 fix, posso far partire da qua la via, non ho piu’ bisogno di deviare verso l’altra catena. Con l’aiuto di Stefano, che scioglie il “farfallone”, sistemo l’armo doppio. Ora manca solo di sganciare la corda dalla catena e siamo a posto. Per questo ultimo passo devo rassegnarmi ad attendere. Mi fermo alla catena. Stefano col suo corsaro mi raggiungono in pochi minuti. Fabio e Sabrina ci mettono poco di piu’ a causa di un diverbio tra Sabrina ed il proprio croll. Quando arrivano pero’ sembra abbiano fatto pace. Appena siamo tutti alla catena, mi riapproprio della corda per scendere mentre Stefano e Fabio gestiscono lo scambio degli allievi. Finisco di cambiare l’armo recuperando la corda e scendo finalmente giu’ per la gioia di tutti.  Una volta a terra trovo sia la chiave che la mia amata cagnolina, Luna. E’ rimasta pazientemente ad attendermi per tutto questo tempo. Dopo una giusta dose di carezze per Luna, mi avvio per andare a bere e procurare una bottiglia d’acqua per i miei amici.Torno in pochi minuti con la bottiglia d’acqua promessa. Fabio e’ sul bordo del piano inclinato e riposa in attesa dell’allievo. Mi dice che per ora non ha sete e che non saprebbe come far giungere la bottiglia a Stefano. Visto che non posso far altro, lascio l’acqua in un posto all’ombra e torno al campo.Il campo e’ in fermento. Giancarlo ha fatto egregiamente il suo dovere e la succulenta carne alla brace e’ quasi pronta. Anche noi siamo pronti ed affamati.Iniziamo a mangiare. Rosa mi porge subito un bicchiere di vino ma prima di assaggiarlo mi approprio di una fetta di pane per non bere a stomaco vuoto ed inciuccarmi miseramente. Tempo di finire il pane e mi ritrovo ad assaggiare le costine di maiale. Tra un assaggio e l’altro alcuni volenterosi tornano alle vie “lontane” ad avvisare che il pranzo e’ pronto. Nonostante gli avvisi, di Stefano e Sabrina non si vede traccia. Non ce ne preoccupiamo piu’ di tanto e proseguiamo negli assaggi di carne. Ecco i “Neri per caso” impegnati in un duello all’ultima salsiccia. Giancarlo li sorveglia per fare in maniera che non divorino tutto.Alla fine anche Stefano e Sabrina tornano. Hanno dovuto domare il croll di Sabrina prima di poter lasciare la corda. Per fortuna Rosa ha messo da parte per loro alcune “briciole” di carne.Ecco Sabrina, ora che la doma del croll si e’ compiuta con successo puo’ mangiare col sorriso sulle labbra.Il pranzo volge al termine. Claudio viene incaricato di fare il caffe’ mentre Giancarlo sfodera l’arma segreta, una bottiglia di ottima grappa.Luna e’ offesa perche’ le ho negato di sgranocchiare le ossa delle costine di maiale. Si mette gli occhiali e fa finta di non sentirmi quando la chiamo.Dopo caffe’ e grappa sono decisamente sazio e soddisfatto. Complimenti al cambusiere/fuochista Giancarlo ed a Rosa che lo ha aiutato. Sarebbe ora di ricominciare con le prove su corda, pero’ Betta mi spiega che e’ stanca ed avrebbe piacere di tornare a casa. Visto che oggi gli istruttori sono in numero ampiamente sufficiente, posso accontentarla senza troppi problemi. Avverto e saluto tutti i miei amici a poi prendiamo commiato.Un inizio di corso atipico per me, e’ la prima volta che non seguo i corsisti nelle loro salite e discese su corda. C’e’ sempre una prima volta, come si dice. Va bene anche cosi’, l’importante e’ che il corso prosegua con soddisfazione di tutti, corsisti ed istruttori. Quindi, alla prossima.

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Passeggiata Ingresso Inferniglio – 06/10/2018

Passeggiata sulla strada per l’Inferniglio e visita all’ingresso della grotta con Gabriele, Giuseppe, io e Luna.

Causa maltempo abbiamo dovuto cambiare drasticamente i nostri programmi. Personalmente sono passato da un fine settimana sugli Aurunci, dalle parti del monte Petrella, ad una ricognizione a Campo dell’Osso, fino ad arrivare ad una quieta passeggiata sulla strada che costeggia l’Aniene dalle parti di Subiaco. Ci abbiamo messo la visita all’ingresso dell’Inferniglio per dare alla giornata una parvenza speleo. Luna ne e’ stata contenta ugualmente ed ha scorrazzato su e giu’ per la strada per tutto il tempo.

La mattina aspetto che Gabriele passi a prendermi, Giuseppe arriva prima di lui e lo aspettiamo assieme. Luna, appena mi vede prendere il suo guinzaglio inizia ad ululare di gioia e a fare le feste a Giuseppe. Stavolta il ritardo di Gabriele e’ giustificato, intorno a piazza Bologna hanno chiuso una strada ed e’ piu’ complicato arrivare sotto casa mia…mi sono dimenticato di avvertirlo. Per strada ci fermiamo a fare colazione da “Cicchetti”, poi proseguiamo. Attraversiamo Subiaco, molto lentamente perche’ e’ giorno di mercato, poi prendiamo la strada per Jenne e subito dopo la villa di Nerone giriamo a destra per la strada che costeggia il fiume. Siamo nella Alta valle dell’Aniene, un posto magico. Mentre la pioggia ci bersaglia ad intervalli, procediamo lentamente con la macchina guardando per la millesima volta tutti i buchi e giochi d’ombra ai lati della strada, salutiamo, come sempre, la zona in cui Marione ci ha indicato vivere la pianta carnivora. Dico “la zona” perche’ nessuno di noi si ricorda come sia fatta questa famelica piantina, pero’ lei ci fa simpatia e quindi le riserviamo un pensiero quando passiamo. Fermiamo la macchina vicino alla risorgenza detta “il Sogno” e decidiamo che da li’ procederemo a piedi verso l’Inferniglio, a dispetto della pioggia che ogni tanto insiste nell’importunarci. La risorgenza ora e’ in secca, commentiamo che sarebbe ora il momento propizio per andare a darci una occhiata, ma oggi non siamo attrezzati, ne’ tecnicamente ne’ d’animo. Aspetto che passino 2 macchine (chissa’ dove andranno con questo tempaccio!) quindi sciolgo Luna e ci dirigiamo tutti verso l’Inferniglio. Luna inizia la sua solita giostra di corse sfrenate prima in un verso poi nell’altro e noi pian pianino la seguiamo. Arrivati nei pressi dell’Inferniglio andiamo per prima cosa a fare visita all’Aniene. Lo troviamo molto “dimagrito” ma ancora in forma. Per lui inizia ora la bella stagione, quindi nulla di preoccupante, avra’ tutto il tempo per ingrossare a dovere.Luna prende per il ponte e vorrebbe partire per una passeggiata nei boschi. La richiamo subito. Sotto le piante, zuppe d’acqua, piove con maggiore continuita’ e non ho voglia di fare la doccia.Ecco i miei amici mentre ammirano l’Aniene.Dopo i doverosi saluti al fiume, torniamo indietro verso la grotta. Salendo verso l’ingresso vediamo con piacere che finalmente e’ caduto il masso pericolante, lo si nota subito, e’ l’unico senza muschio verde addosso.Siamo all’ingresso, Luna oramai lo conosce e scende subito a curiosare tra i mille odori strani che sente.Siamo senza luci, possiamo andare avanti molto poco, senza.Luna attende sviluppi.Entro al buio e mando avanti Gabriele ad illuminare la grotta con la “torcia” del cellulare. Purtroppo la luce risulta troppo poca anche solo per illuminare  il buon Gabriele. E’ comunque un momento da ricordare poiche’ segna il ritorno alle grotte del nostro amico dopo la sua discussione, o meglio faccia a faccia, col 60 Express.Dopo aver constatato che l’acqua e’ abbastanza alta, circa un palmo sopra al fondo di breccia del laghetto iniziale, torniamo indietro. Per oggi puo’ bastare. Al ritorno passo vicino al masso crollato, il resto della parete sembra abbastanza stabile, alla prima piena ne avremo la verifica. Piu’ avanti trovo un tronco decorato con i funghi, molto bello. Mi giro per riprendere Giuseppe che scende.E poi lo aspetto a bordo strada.Finita la visita alla grotta rimane ben poco da fare tra uno scroscio d’acqua e l’altro. Per la gioia di Luna facciamo una ulteriore sosta nell’area picnic che troviamo lungo la strada. Anche qua l’Aniene  fa la sua figura.Giuseppe impegna Luna in un gioco con dei legni. Lei corre felice a prenderli per poi litigarseli con Giuseppe quando torna indietro. Passiamo cosi’ ancora qualche minuto che ci avvicina all’ora di pranzo. E mezzogiorno passato, direi che non rimane altro da fare se non rifocillarsi a dovere. Telefono al ristorante “Da Antonia” a Marano, sono gia’ aperti. Bene, dacci solo il tempo di arrivare!La strada fino a Marano la percorriamo quasi volando, anche la pioggia sembra volerci favorire dandoci finalmente requie. Ecco Gabriele alle prese con un piatto di ravioli che gli consentiranno di riprendere le forze.Giuseppe ed io ci accontentiamo di un assaggio di fettuccine, tanto per tenere compagnia a Gabriele. Purtroppo Luna stavolta deve aspettarci fuori perche’ uno dei clienti del ristorante e’ allergico ai cani. Visto che Luna e’ fuori e la vedo preoccupatissima, mi gusto ugualmente le fettuccine ma non come potrei. Non ho cuore di prolungare la sua ansia oltre il necessario, quindi, data l’ultima forchettata chiediamo il conto ed usciamo.

Che dire, una simpatica gita con appena una punta di speleo. Come sempre l’importante e’ rilassarsi e divertirsi e noi ci siamo riusciti anche stavolta. Alla prossima.

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Grotta Al 61 – Campovano – 29/09/2018

A visitare all’attuale fondo di grotta Al 61 in compagnia di Chiara, Aldo, Augusto e Marco. Tornando, incontro con la squadra di “rifinitura” formata da Anna, Tarcisio, Fabrizio e Maurizio.

Stavolta sono da solo, Gabriele e’ ancora convalescente e Giuseppe questo fine settimana torna a casa. In questo fine settimana ho l’imbarazzo della scelta. Avrei un impegno ad Orvieto col GSCO, avrei anche un incontro di allineamento prima del corso SCR, alla fine do buca a tutti e decido di raccogliere l’invito di Tarcisio per andare a visitare la “Al 61”.

La mattina arrivo alle 9.15 al solito bar di Guarcino. Ci trovo Chiara, Tarcisio ed Aldo. Loro Aldo e Chiara hanno programmato questa uscita per andare al fondo della grotta e continuare l’esplorazione. Sarebbero gia’ pronti a partire ma dobbiamo aspettare il resto del gruppo. Verso le 10, intanto sono arrivati Augusto, Marco e Fabrizio, prendiamo le macchine e saliamo a Campocatino. Mancano ancora all’appello Maurizio ed Anna. Tarcisio e Fabrizio decidono di aspettarli. Il resto del gruppo, con i fuoristrada di Aldo ed Augusto decide di andare alla grotta. Io tentenno tra il gruppo che attende ed il gruppo che parte, poi decido di unirmi ai “fondisti” e salgo in macchina con Aldo. Oggi avvicinamento comodo! In pochi minuti siamo al rifugio dove lasceremo le macchine. Iniziamo a prepararci.La giornata e’ stupenda, ma tira anche un vento teso e freddo che fa apprezzare l’angusto riparo del rifugio.Sono quasi pronto, faccio un giro per qualche foto.Sbircio verso la strada sperando di adocchiare le figure di Tarcisio e Fabrizio, ancora si vede nessuno.Tutti pronti, manca solo la foto di gruppo. Devo provarci piu’ volte perche’ il ventaccio mi fa cadere la fotocamera ai primi 3 tentativi.Ora siamo veramente pronti. Sistemo il mio zaino nella macchina di Augusto e mi avvio. Strada facendo scatto la solita foto all’incredibile panorama.Si iniziano a vedere i piloni.Davanti alla grotta facciamo le ultime sistemazioni alle nostre robe.Poi un’altra foto di gruppo.Si parte! E’ passato da poco mezzogiorno quando entriamo. Chiara, Aldo e Marco vanno avanti veloci. Augusto si adegua al mio lento procedere ed io lo allieto con qualche aneddoto sulla grotta ed i punti che percorriamo. Oramai il primo tratto lo conosciamo tutti bene, quindi non scatto foto. Dopo aver passato la strettoia che separa la parte “vecchia” dalla “nuova” non sento piu’ rumori arrivare dal gruppo di testa. Probabilmente, valuto, oramai sono troppo lontani ed hanno rinunciato ad aspettarci. Sulla base di questa valutazione, me la prendo comoda e porto Augusto a visitare un paio di deviazioni interessanti che avevo notato la volta scorsa. Ogni deviazione che percorriamo sembra poi riconnettersi alla via principale, pero’ e’ interessante darci una occhiata.Concrezione minimalista.Dopo i nostri giri riprendiamo la via maestra. Scendiamo il pozzo dove mi ero fermato la volta scorsa. Inizio a sentire voci. Ci stanno chiamando. La mia valutazione si rivela errata. Si sono fermati ad aspettarci e le loro voci sembrano giustamente impazienti visto che oltre al ritardo siamo stati a bighellonare in giro almeno una mezz’ora.Sceso il pozzo, ecco qua i nostri amici. Aldo era preoccupato che potessimo non trovare la strada per il fondo, poiche’, ci spiega, ci sono molte deviazioni da fare ed il rischio e’ di trovarsi in sale fangose e senza prosecuzione. Ci spiega brevemente cosa troveremo avanti e poi si riparte tutti assieme.Come gia’ dopo l’ingresso, viste le velocita’ differenti, Augusto ed io ci troviamo separati dal gruppetto di testa. Probabilmente Augusto li avrebbe seguiti volentieri adeguando la sua velocita’ ma io preferisco godermi la grotta e tenere il mio passo. Approfitto ora per ringraziarlo di avermi tenuto compagnia.Percorriamo passaggi stretti, facciamo piccoli meandri, incontriamo delle pareti fatte di strati di sabbia e fango molto belle a vedersi.Ogni tanto un pozzo di qualche metro.Un’altra delle pareti di rena e fango a strati alterni.Poi ancora meandro.Un pezzo di fango alla base di un pozzo, sembra quasi un blocco di cioccolata fondente.Ancora meandro. Ogni tanto, come ci aveva avvisati Aldo, ci si deve infilare sotto massi enormi di crollo per evitare passaggi esposti.Ad ogni metro ci sarebbe da controllare qualcosa, ci sono diramazioni molto interessanti un poco ovunque. Anche Augusto si appassiona ed inizia a scrutare intorno con la sua luce di profondita’.Dopo un salto di un paio di metri, vado avanti perche’ vedo un ambiente ampio di fronte a me. Entro nella sala e vedo fango sulle pareti con tanto di prosecuzione fangosa. Deve essere il ramo fangoso di cui parlava Aldo. Avverto Augusto della cosa. Dobbiamo trovare il piccolo passaggio descrittoci.Augusto nel frattempo ha terminato la discesa del pozzetto. Appena sotto i suoi piedi nota un pertugio che a me era sfuggito. Deve essere quella la via giusta.Augusto passa avanti, troviamo un altro pozzo da scendere.Andiamo avanti, si alternano passaggi quasi comodi a passaggi stretti.Attraversiamo un’altra zona di crollo.Passiamo sotto un masso che ha una cubatura almeno pari a quella del mio appartamento, una sensazione piacevole!Strada facendo troviamo della breccia mista a fango artisticamente sistemata a fare da intonaco alla parete.Iniziamo a trovare l’acqua.Sostanzialmente cambia nulla, ci sono passaggi stretti e scomodi, qualche passaggio basso e punti in cui la grotta si allarga. La differenza con il tratto precedente e’ che ora si deve anche stare attenti a non finire con i piedi nell’acqua.Si iniziano a vedere concrezioni.Sentiamo le voci dei nostri amici, li abbiamo raggiunti.Sono fermi in una meravigliosa sala, costellata a soffitto da una miriade di capelli d’angelo. Hanno tirato fuori faretti, cavalletto e reflex e stanno facendo foto in questo posto magico.Io provo ad approfittare, ma a “mano libera” i risultati sono quel che sono.Tanto per passare il tempo, inizio a fare foto dei particolari, che sono non meno spettacolari dell’insieme.Ecco il gruppo dei fotografi.Troppa luce…Un po’ nebbiosa…Provo a sfruttare la luce del loro faretto, ma e’ troppo per la mia fotocamera.Ritorno a dedicarmi ai particolari.Le pareti sono ricoperte di concrezioni immacolate.Il gruppo si muove.C’e’ un passaggio un poco stretto, ma dopo, mi dicono si riallarga e riparte un meandro di buone dimensioni.Intanto mi dedico ai capelli d’angelo.Che dire?!?La coda per il passaggio stretto e’ quasi smaltita, mi appresto a passare anche io.Una eccentrica…eccentrica!Nello stretto si deve fare molta attenzione per non rovinare troppo.Ci si mette tutto l’impegno, ma qualche piccolo danno capita.Avanzo nello stretto, anche qua concrezioni a non finire.Mi avvicino agli altri.Il passaggio stretto.La sala magica con tutte le concrezioni pare interrompersi bruscamente. I fotografi sono appostati in corrispondenza di una curva del meandro e stanno facendo una ulteriore sessione.Mi affaccio a guardare, sembra che il meandro vada avanti largo e addirittura si rivedono delle concrezioni.Anche qua provo ad approfittare delle luci ma senza risultati di rilievo.Finita la sessione fotografica in questo punto, il gruppo di punta si muove avanti. Rimaniamo Augusto ed io, decisi a mangiare qualcosa prima di proseguire. Augusto mi offre uno dei suoi panini. Vorrei rifiutare, ma insiste cosi’ tanto che alla fine accetto. E’ un panino al salmone affumicato, una sciccheria. Per completare il pasto apro una cioccolata. Con lei abbiamo passato l’estate assieme e nei bollenti avvicinamenti alle grotte si e’ trasformata da tavoletta a blocco informe. Ora le rendo merito sgranocchiandola con gusto senza rimproverarle la forma poco consona ad una cioccolata perbene.Mentre termino il pasto, Augusto viene preso dalla febbre dell’esploratore. Mi avverte che va a vedere dove sono gli altri. Terminata la cioccolata, approfitto di questo momento di pausa per indossare una maglietta asciutta, dopo mangiato di solito tendo a sentire maggiormente il freddo.

Quando Augusto torna raccontandomi delle mirabilia che potrei vedere andando avanti, sono ben pasciuto ed al caldo. La sua proposta ci mette poco a tentarmi. Andiamo a vedere, pero’ lasciando qua lo zaino con le mie cose. In effetti avanti e’ interessante. Prosegue il meandro. E’ molto particolare, in alcuni punti somiglia al meandro di Pozzo Comune, piu’ in piccolo.  Ogni tanto si incontra qualche pozza d’acqua facilmente traversabile senza bagnarsi.Ricominciamo coi passaggi scomodi? Pare proprio di si.Si procede carponi per un tratto.Pero’ sono riprese le concrezioni.Siamo ora in una zona in cui il fango ha ricoperto le concrezioni con un velo che ne ha modificato drasticamente i colori.C’e’ un saltino, sono avanti io. Quasi non serve la corda, penso. Scendo in opposizione. Alla base del salto, poggio il piede destro su un sasso per terra e poi mi guardo attorno per poggiare anche il piede sinistro e terminare la discesa. Ci sono 2 dita d’acqua e sotto si vede della rena. Per evitare fatiche inutili, decido di posare il piede sinistro in quelle 2 dita d’acqua…Nulla di piu’ sbagliato! La rena che vedevo e’ una sorta di sabbie mobili. In un secondo mi trovo la gamba sprofondata nell’acqua fino al ginocchio. Mi salvo da un increscioso bagno solo grazie all’altro piede appoggiato sul solido. Con qualche imprecazione, avviso Augusto di fare attenzione. Proseguendo il panorama attorno a noi cambia drasticamente. E’ sempre meandro ma ora tutto attorno a noi e’ avvolto in uno spesso strato di fango. L’aria e’ scomparsa. Una leggera nebbiolina data dal nostro vapore acqueo sembra confermare l’assenza di circolazione d’aria. Siamo fermi ed in fila, cosa succede?Sono tutti impegnati, troppo impegnati per rispondermi. Per passare il tempo faccio una foto alle concrezioni di fango.Aldo e’ davanti, lo sento azionare il trapano. Provo ad urlare la mia domanda. Stavolta dopo un paio di urla ottengo una risposta. Il meandro continua, fangoso, ma continua. C’e’ un tratto esposto da passare ed Aldo sta armando un traverso.Visto che abbiamo ristabilito il dialogo, ne approfitto per chiedere l’ora. Chiara mi risponde che sono le 3 e 15 del pomeriggio. Pensavo fosse piu’ tardi. Mi faccio qualche calcolo, se Aldo ha detto che impiega almeno 2 ore per uscire, a me ne serviranno circa 3. Posso uscire per le 6 sperando di trovare ancora Fabrizio e Tarcisio per fare il ritorno in compagnia. Annuncio il mio proposito al gruppo ma sembra rimanere inascoltato. Faccio ancora un tentativo mirato su Augusto, attiro la sua attenzione e gli comunico che inizio a prendere la via del ritorno. Augusto, anche se a malincuore, si offre di farmi compagnia. Apprezzo l’offerta ma gli dico di non preoccuparsi, me la posso cavare da solo. Gli ricordo dello zaino e per ricambiare la gentilezza mi offro di andare a prenderlo e portarglielo a meta’ strada. Lui accetta e facciamo come ho proposto. Consegnato lo zaino ad Augusto, me ne parto senza fretta. Questo primo tratto di meandro mi piace proprio, quindi cerco di ottenere qualche foto interessante.Vi lascio fare un giro tra queste meraviglie senza metterci troppe parole.Qualche stalattite.…e qualche altra.La base del meandro e’ roccia compatta e sembra fatto da uno scalpellino.Ancora una foto e poi la ripongo per concentrarmi sulla via da prendere. Ogni pochi metri ci sono una miriade di possibili direzioni da prendere e devo stare attento a non confondermi. I passaggi stretti, non sono diventati piu’ larghi e consumo parecchi sbuffi ed un paio di maledizioni nel passarli.Passata la strettoia che fa da confine tra la parte “vecchia” e la “nuova”, tiro un sospiro, mi sento quasi fuori. Passando faccio una foto al “mitico” caposaldo “33”, quello dove ho terminato il rilievo della prima parte della grotta.In corrispondenza degli ultimi passaggi stretti ho una gradita sorpresa, ci sono i miei amici. Trovo in fila indiana, Anna, Fabrizio e Tarcisio. Si sono dedicati a “rifinire” qualche passaggio nel tratto iniziale di grotta. Anche loro stavano decidendo di uscire. Mi accodo a loro. Rimetto mano alla fotocamera solo all’uscita per inquadrare il pilone “61”.Ecco i miei amici. La macchina e’ quella di Maurizio, dentro c’e’ lui al calduccio, lo vedo fare capolino per un saluto.Loro iniziano a cambiarsi. Io vorrei fare lo stesso ma ho un problema. Lo zaino con la mia roba e’ nella macchina di Augusto. Ho le sue chiavi ma la macchina e’ al rifugio. Sembra il problema del contadino che deve traversare il fiume con un lupo una capra ed un cavolo. Ci penso e ci ripenso poi, incitato dalle battute di Anna, mi rassegno. Devo andare su, prendere lo zaino e tornare alla grotta a lasciare le chiavi.Mi avvio di buon passo. In circa 20 minuti faccio tutto quel che devo e sono di nuovo alla grotta.Il ritorno lo faccio comodamente seduto nella macchina di Maurizio. Passiamo di nuovo per il rifugio a prendere la macchina di Fabrizio. Tarcisio va con Fabrizio per fargli compagnia e dargli consulenza su come affrontare la prima salita, che forse e’ la piu’ ardua. Eccolo che arriva senza problemi al tratto in piano.Il sole al tramonto e’ uno spettacolo, nonostante il freddo scendo a guardarlo.La strada fino a Campocatino la divoriamo in pochi minuti. E’ molto romantica la passeggiata di ritorno, ma anche il tornare in macchina ha i suoi aspetti positivi! La sera, prima di tornare a casa, Fabrizio ed io facciamo sosta all’Hotel Giuliana per un piatto di fini-fini pomodoro e basilico, tanto per reintegrare i sali minerali. In questa grotta e’ stata profusa tanta energia da tante persone, ora sembra che i tempi siano maturi per raccoglierne i frutti. Bene. Alla prossima.

 

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Grotta degli Urli – 7/08/2018 – by Leandro

Ciao a tutti! questa e’ una relazione molto speciale, non l’ho scritta io bensi’ Leandro, un promettente speleo alle sue prime esperienze. Ho gia’ inserito relazioni di altri amici mentre scrivevo la mia, pero’ e’ la prima volta che “ospito” una relazione altrui in un articolo dedicato. Questa, credo, e’ la prima relazione di Leandro ed ho il piacere e l’onore di presentarvela. Stavolta non e’ accompagnata da foto sue, ne inserisco io alcune “di repertorio”, magari col tempo…

Tanto per fare conoscenza, questo e’ Leandro mentre funge da contrappeso.
Ma ora basta chiacchiere, lascio la parola a lui!

7 agosto – Grotta degli Urli.
Solo il giorno prima Valerio  mi aveva chiamato per un’uscita a Grotta degli Urli; forse per invogliarmi, forse solo per prepararmi mentalmente alla “sfida”, me l’aveva descritta come la grotta più maestosa che, forse, avrei mai visto, un gigante profondo 610 metri  ed esteso tre chilometri e mezzo. Il giorno dopo Valerio e Marika passano a prendermi accompagnati da Cesare e, insieme, ci avviamo per Campocatino, pur con qualche difficoltà, dal momento che Cesare mal sopporta le curve e dà, inevitabilmente, di stomaco (per la gioia dei sedili della macchina di Valerio).Arriviamo a Campocatino dove troviamo Bibbo, Gabriele, Nerone, Tarcisio e Luna ad aspettarci, anche se diretti verso un’altra grotta con l’intenzione di scavare e trovare la prosecuzione. Dopo una colazione veloce Tarcisio accompagna me e Valerio all’entrata della grotta; Cesare intanto gioca con i cavalli, che non sembrano felici della sua intraprendenza, tanto che nitriscono di rimando; dopo un breve tratto a piedi su un terreno pietroso pieno di arbusti aromatici raggiungiamo l’ingresso: il panorama è da cartolina. Una volta armato il primo pozzo, quello di accesso, ci caliamo con due grossi sacchi speleo, con materiali d’armo e viveri, sacchi che si sarebbero rivelati d’ingombro, non tanto per il peso (non particolarmente impegnativo), quanto per la conformazione della grotta. Superato l’ingresso, una serie di strettoie dai nomi poco rassicuranti (come la “buca delle lettere” per citarne una) ci danno il benvenuto nella Grotta degli Urli; alla mia domanda sul perche la grotta è detta “degli urli” Valerio mi risponde che ogni cosa viene a suo tempo, che capirò dopo; fin qui mi sembra sempre più la grotta delle imprecazioni! A spezzare il ritmo delle strettoie c’è un pozzo alto solo pochi metri, ma reso faticoso dal poco spazio che offre alle mie spalle. Ancora una strettoia e arriviamo al pozzo da venti metri. Dopo i cunicoli asfissianti l’altezza del pozzo genera un contrasto che ha un effetto eccitante, il battito aumenta; in un certo senso mi sento come Ulisse, in punta di piedi sul ponte della nave prima  di varcare le Colonne d’Ercole. Valerio arma il pozzo aggirando un vecchio armo che non conduce verso la nostra destinazione e, subito dopo qualche raccomandazione, si cala. Quando è il mio turno perdo qualche minuto a sbrogliare un intreccio di corde a cui ho goffamente dato vita. Dopo un’ultima strettoia ci troviamo in un susseguirsi di gallerie che tendono ad ingrandirsi sempre più, percorse su ripide ed infinite discese con una pavimentazione a tratti composta da grandi pietre, a tratti da piccoli sassi sgretolati dal tempo. La grotta è secca, salvo qualche pozzanghera, ma comunque fredda ed anche se il ritmo dei nostri passi ci tiene caldi, ci ricordiamo della reale temperatura ogni volta che ci fermiamo a bere un po’ d’acqua, la cui temperatura si adatta a quella ambientale. Più proseguiamo più gli spazi  si fanno grandi, fino a diventare maestosi, ci troviamo dentro cattedrali sommerse  dove, d’istinto, urliamo per sentire il nostro eco e saggiare la profondità della grotta: ecco perché Grotta degli Urli. Percorriamo macigni crollati e gallerie per un tempo che ci sembra infinito, arriviamo in un salone titanico, tanto da ricordarci quanto piccoli siamo, a 250 metri di dislivello e ci fermiamo a bivaccare; tiro fuori il fornello ad alcol per preparare il tè mentre Valerio mi guarda divertito, perché ogni volta divento un totale imbranato (complice la stanchezza). Dopo un pranzo frugale e qualche chiacchiera ci incamminiamo sulla via del ritorno, ahimè, stavolta in salita, ma che affrontiamo comunque con energia, salvo qualche breve sosta per riprendere fiato. Il pozzo da venti metri mette a dura prova le mie forze perché ormai sono esausto, mentre Valerio tiene ancora un buon passo.All’uscita ci aspettano Tarcisio, Marika e Cesare, più due ragazzi incuriositi da noi che risaliamo il pozzo. Tutto sommato Valerio aveva ragione, gli Urli sono la grotta più maestosa che ho visto fin’ora e che, forse vedrò mai.

Mai dire mai! Rieccomi qua per la chiusura. Piaciuta la relazione? Sono sicuro di si, lasciate qualche commento per incoraggiarlo. Come sempre, alla prossima.

Pubblicato in Ospite, speleo, SZS, uscite | Commenti disabilitati su Grotta degli Urli – 7/08/2018 – by Leandro