Grotta dell’Elefante – 29/12/2018

Alla grotta delle’Elefante, con Valentina, Martina, Matteo, io e con il supporto esterno di Gabriele.

Sono contentissimo. Stavolta ho relazioni in abbondanza! Scorrendo la pagina infatti troverete:

  • La relazione di Valentina
  • La relazione di Martina
  • La relazione di Matteo (che arrivera’ dall’Olanda, un giorno, chissa’!)
  • La mia

Relazione di Valentina:

29/12/2018
Grotta dell’Elefante, Guidonia Montecelio (RM)

Antefatto
Il Natale è prossimo e Bibbo il previdente ci rende partecipi dei suoi programmi per lo smaltimento delle imminenti abbuffate in famiglia. L’aria di festa deve aver avuto anche quest’anno l’immancabile effetto di ispirare la bontà nell’animo: i “gettoni” concessi a Bibbo in una sola settimana son ben due! Bibbo ha già le idee chiare su come spenderli; il primo è destinato a Piccola Creta, il secondo alla Grotta dell’Elefante.

L’avventura in sella all’Elefante

L’appuntamento è al bar Lanciani di Guidonia per la colazione rituale. Caffè e ginseng sono propiziatori, e in un lampo siamo al parcheggio nei pressi del rifugio antiaereo.
Il patrocinio dell’uscita spetta come d’abitudine al nostro caro Gabriele. Ospiti speciali sono due amici del Circolo Speleologico Romano, Martina e Matteo. Finalmente diamo a quest’ultimo un nome e un volto, destituendolo dell’aura quasi mitologica ed epica che i racconti di Bibbo gli avevano conferito. Bibbo l’aveva reso protagonista di spassosi aneddoti sullo strettoismo estremo e nel mio personale immaginario Matteo era finito con l’identificarsi totalmente nella figura sovrumana di colui che oltrepassa fessure delle dimensioni di una coscia di Bibbo. E invece eccolo qui in carne ed ossa! (Ad onor del vero più in ossa che in carne…)
La vestizione è rapida. Gli unici passanti che ci rivolgono sguardi non attoniti sono Fabrizio e Barbara, appena giunti per calcare il fronte esplorativo di altre grotte nelle immediate vicinanze.
Forti dei nostri peculiari scafandri e dello scampanellio dell’attrezzatura, ci inoltriamo in una zona arbustiva (ahinoi disseminata di rifiuti) e, dopo un saltino ripido che scalfisce l’orgoglio di molti, ci dirigiamo con passo sicuro verso un tunnel artificiale scavato nel calcare; ci addentriamo e proseguiamo per alcune decine di metri sino a intercettare in basso sulla nostra sinistra l’ingresso della grotta. La grotta è impostata su una frattura che interseca la galleria artificiale. L’accesso alla cavità appare comodo. Gabriele, che, in osservanza alle prescrizioni mediche, ha deciso di non entrare in grotta e di attenderci pazientemente fuori, ci racconta di quanto poco agevole fosse fino a pochi anni fa quel passaggio. Ci sentiamo fortunati e grati per l’opera di disostruzione eseguita a nostro beneficio.
Cominciamo la discesa. Ci caliamo lungo un pozzo di circa 7 metri. A darci il benvenuto è subito un pipistrello tremulo, presenza inaspettata all’Elefante, dove, ci riferiscono Bibbo e Gabriele, i chirotteri non erano ancora stati avvistati. Cerchiamo di fare attenzione a non disturbarlo dal prezioso letargo.
Alla base del pozzo si diparte un breve meandro armato. Dopo averlo percorso giungiamo a un terrazzino che si affaccia su un altro pozzo di una decina di metri. Montiamo il discensore e giù, ci abbandoniamo alla calata. La corda che abbiamo trovato pronta all’uso fa attrito e ostacola la progressione; assecondare la forza di gravità si fa improvvisamente faticoso, ma con un po’ di perseveranza i piedi toccano terra. Facciamo un inchino in segno di riverenza nei confronti del ventre di Madre Natura, come per chiedere servilmente il permesso. Ah no, è soltanto per smontare meglio il discensore e dare in fretta la libera.
Bibbo ci illustra con sapienza le caratteristiche della grotta ipogea. Guardiamo ammirati i broccoletti e le firme che i vapori sulfurei hanno lasciato sulle pareti. Procediamo verso il ramo che sul rilievo è quello di destra, non senza aver rivolto prima un pensiero incuriosito al ramo di sinistra, che Bibbo aveva mostrato a me e ad altri partecipanti in una precedente uscita.
Gli scarponcini si fanno strada tra blocchetti di fango solidificati e soffici strati di polvere di concrezione. Presenzia al nostro passaggio quello che ha tutta l’apparenza di essere un cranio di piccolo animale, precipitato nelle profondità chissà come, chissà quando. Bibbo, desolato di mettere in luce la nostra scarsa competenza in anatomia dei vertebrati, ci informa che in realtà si tratta di ossa pelviche. Ci imbattiamo nel costone che dà il nome alla grotta e che ricorda la proboscide di un elefante. Col naso all’insù, tentiamo di individuare la forma che ha solleticato la fantasia dei primi esploratori. Penso al bisogno che ha ogni essere umano di rintracciare fisionomie note e rassicuranti in ambienti ignoti ed ostili, ma qualcosa mi invita a non indugiare troppo su solitarie riflessioni filosofiche: è la voce di Bibbo, che rompe il silenzio allietandoci con il ritornello di una canzoncina natalizia in lingua inglese e spagnola. Sarà il tormentone dell’intera giornata.
Tra un Merry Christmas e l’altro Bibbo si aggira alla ricerca di punti “matteabili”, cioè pertugi dove, secondo leggi ancora sconosciute alla scienza moderna, solo Matteo può intrufolarsi. Ne trova alcuni e Matteo è ben felice di suscitare l’invidia altrui entrandovi con istintiva agilità, senza invocare santi illustri.
Un saltino di un paio di metri ci conduce a dei laghetti dall’acqua turchese. Risaliamo di un altro paio di metri e superiamo una strettoia. La zona è piuttosto fangosa, la gambe si appesantiscono sotto il fardello della poltiglia appiccicosa. Martina preferisce concedersi una sosta e si fa custode del sacco, mentre noi altri andiamo alla volta di un meandro fieramente scoperto da Bibbo. Percorriamo il meandro in contrapposizione. Sotti i nostri piedi si intravede a tratti il livello di falda. La temperatura è mite e ben presto il sudore ci riga la fronte e ci incolla i capelli. Il respiro si accorcia a poco a poco. Provo a convincermi che l’affanno che mi serra il petto sia semplicemente il risultato dei miei movimenti sgraziati e innaturali, ma vengo richiamata al dovere della verità: sono intimorita dalla precarietà degli appigli. Che succerebbe se lo scarpone, reso liscio dal fango fresco come legno appena piallato, perdesse la presa sulle asperità della roccia e mi consegnasse al vuoto? E se il braccio venisse privato improvvisamente del suo vigore? Mi volto verso Bibbo, poi verso Matteo; le loro acrobazie mi tranquillizzano e, in meno di quanto creda, mi ritrovo alla fine del meandro, incolume e, metaforicamente, con la trionfante sensazione di avere le spalle un po’ più larghe.
Decidiamo di tornare subito indietro per non far attendere troppo Martina. Ripercorriamo a ritroso il meandro e accediamo a un plateau che un tempo era parte del soffitto della galleria che stiamo attraversando. Avanziamo tra i massi sudici e irregolari, immaginando il fragore del crollo. La volta della galleria disvela senza timidezza alla nostra vista i suoi strati armoniosi, quasi concentrici. D’un colpo ci si para davanti una visione sbalorditiva: è il “Dorso del Drago”, una parete i cui strati sembrano essere stati letteralmente accartocciati. La mia immaginazione non arriva a figurarsi le forze titaniche che hanno prodotto quella scenografia, di cui ci sentiamo spettatori eletti. Ci soffermiamo per qualche minuto a godere di questa bellezza nascosta ai più.
Bibbo ci indica una prosecuzione, un meandro che impegnerebbe almeno due ore. Ci ricordiamo che Martina ci sta aspettando e, pur avvertendo un appetito esplorativo che ci solletica la gola, torniamo sui nostri passi. Mi cattura un fenomeno che mai avrei pensato potesse verificarsi in una grotta: un seme è germogliato nell’oscurità più completa, dando vita ad una pallida piantina ostinatamente agganciata ai grumi di fango. Che nobile esempio di tenacia e voglia di vivere!
Ci rammarica l’idea che Martina non abbia potuto ammirare le squame del drago, così Bibbo la esorta a raggiungerci. Per accedere alla galleria bisogna risalire qualche metro in contrapposizione. Per facilitare la salita di Martina, Bibbo recupera una corda lasciata da altri speleologi. Non ci sono punti affidabili in cui posizionarla, ma Bibbo è ispirato e improvvisa un armo… umano! Assicura la corda alla mia longe e a quella di Matteo, nell’incredulità generale. Io e Matteo ci sdraiamo a terra e puntiamo i piedi su delle sporgenze. Ci scambiamo sguardi di smarrimento, come a presagire la tragedia. La corda va in tiro; diffidiamo del quintale scarso raggiunto dalla somma dei nostri pesi, ma in un batter d’occhio vediamo spuntare il casco abbagliante di Martina. Mentre la corda si fa lasca, tiriamo un respiro di sollievo.
I gorgoglii dello stomaco ci segnalano che l’ora di pranzo è passata da un pezzo. Dopo aver consumato voracemente il meritato pasto, prendiamo la via del ritorno.
Ad accoglierci all’uscita della grotta c’è l’instancabile Gabriele, che in nostra assenza ha perlustrato il tunnel artificiale. Constatiamo che non c’è più tempo per un sopralluogo alla vicina Grotta del Rifugio. Una luce dall’estremità del tunnel ci viene incontro: è Barbara, seguita da Fabrizio; portano buone notizie riguardo alle prosecuzioni delle altre grotte nei dintorni.
Raggiungiamo alla svelta le macchine e altrettanto velocemente dismettiamo attrezzatura e tuta. Il richiamo delle fettuccine di Antonia di Marano Equo è irresistibile, cediamo alla tentazione senza vergogna.
Ci decidiamo infine a tornare a casa, con qualche livido in più e la pienezza nel cuore.

Valentina

Relazione di Martina:

RELAZIONE GROTTA DELL’ELEFANTE

NOME: Grotta dell’Elefante
DATA: 29 dicembre 2018
DOVE: Guidonia-Montecelio (RM), sul bordo meridionale del rilievo calcareo – località: Casacalda, Colle Largo
COORDINATE: grotta: 2.332.xxx – 4.652.xxx – coordinate tunnel: 2.332.xxx – 4.652.xxx
DISLIVELLO: – 20 m
SVILUPPO PLANIMETRICO: 125 m
PARTECIPANTI: Fabrizio (SZS), Matteo (CSR), Valentina (SZS), Martina (CSR).

ANTEFATTO:
Da prima dell’estate sento parlare della grotta dell’Elefante da più persone: l’ha esplorata un collega di mio fratello (il mondo è piccolo), con Vincenzo Bello che ho conosciuto solo virtualmente; lo stesso Vincenzo aveva invitato noi del CSR, tramite Marco.

Marco aveva pensato anche di svolgere parte del corso in questa grotta, ma poi ci ha ripensato (adesso capisco perché).
Avendo ascoltato i racconti di più persone, sapendo che la nuova esplorazione, anche speleo subacquea, aveva portato grandi emozioni e successi, mi era venuta molta curiosità di visitarla e, quando Matteo mi ha proposto di andare con Bibbo, non ho esitato e non vedevo l’ora di andare, pur sapendo che avrei avuto sicuramente qualche difficoltà. Mi avevano descritto la grotta non proprio semplice. Comunque ora ho capito che questo dipende molto dai punti di vista, dall’esperienza, ecc.
Per me è stata un mettermi alla prova che non ho superato alla grande, comunque sono uscita tutta intera e felice di esserci stata, quindi vuol dire che è andata più che bene.

DESCRIZIONE:

Io e Matteo ci siamo incontrati alla stazione Tiburtina, poi con Bibbo e Gabriele al bar e infine a Guidonia con Valentina. Al parcheggio incontriamo anche Fabrizio e Barbara, che però lavoreranno alla grotta del rifugio, sempre nello stesso posto, per sistemare dei cavi. Quando accenno a Barbara che “non sono esperta di traversi” lei fa una smorfia preoccupante, ma il bello è che i traversi sono quelli che mi daranno meno problemi. Abbiamo deciso di cambiarci in macchina appena dopo aver parcheggiato e poi ci siamo avventurati all’entrata della grotta, un rifugio antiaereo (quindi un inizio in una cavità artificiale, e qui la mia gioia si moltiplica visto che adoro anche quelle) da cui si accede tramite un sentiero pieno di rifiuti e filo spinato, che sembra abbia svelato una grotta molto grande e inaspettata, dalle tante sfaccettature, voragini, cunicoli, laghetti, tutt’ora da esplorare. E’ una cavità piena di sorprese, a Guidonia, chi lo avrebbe mai detto?
Ci inoltriamo in una galleria molto ampia, e poi dopo 40/50 metri troviamo l’entrata a sinistra. Diamo un’occhiata anche a destra, dove c’è un’altra cavità, ancora però non è stata bene esplorata e pare che le zone di crollo abbastanza pericolanti siano un problema.
Gabriele ci accompagna fino all’entrata, una piccola spaccatura larga circa 50 cm, ma purtroppo lui ancora non può tornare in grotta e ci aspetterà fuori. Entra prima Bibbo, poi Valentina, poi io e infine Matteo. Mi calo per il primo pozzo, di circa 7 metri, e sotto mi attende Bibbo (Valentina è andata poco più avanti) dicendo di fare attenzione al pipistrello che ha deciso di appollaiarsi proprio dove può essere un buon posto per mettere un piede scendendo, e anche alla cavità che si apre subito sotto per evitare di caderci dentro.
Notiamo subito che fa caldo e sudiamo nel percorrere i prossimi metri, verso una spaccatura di un meandro che è armato e da cui partono i primi traversi. Pensare che io non li ho mai fatti di questo tipo (mentre per gli speleo è una passeggiata), ed è in questi momenti che mi chiedo chi me lo ha fatto fare, mentre Matteo è tutto euforico e non vede l’ora di farli. Poi però capisco come devo approcciare al traverso e procedo, mettendo entrambe le longe e in opposizione. Alla fine non è poi così difficile, tanto non posso morire, al massimo posso stramazzare addosso alla parete rocciosa portando i lividi per un mese, e non sarebbe nemmeno la prima volta. Quindi questo mi incita a farlo con più allegria.
Arriviamo poi all’inizio del secondo pozzo, questo di 10 metri, che comporta un deviatore e un paio di frazionamenti. Sarebbe facile se fosse tutto su una parete liscia (che esiste solo nei film), e invece no, è abbastanza stretto da essere un pò faticoso all’andata, ma soprattutto al ritorno. Quando avevamo visto il rilievo la prima volta con Matteo avevamo detto e che ce vò, è un pozzo di soli dieci metri. Si ma non avevo considerato a che distanza ravvicinata fossero le pareti. Questo solo per dire che ci vuole un po’ per approcciare a questo tipo di pozzo per me che non sono leggiadra sulla corda, anche se la adoro. Diciamo che non sono proprio leggiadra. Sulla corda però mi sento sempre tranquilla, basta che mi butto e sono felice. Anche quando si fatica… Alla corda non devo dimostrare niente visto che sono coperta di fango, mi vuole sempre bene. E’ quello dopo di me che si aspetta la libera che impreca in più lingue, in questo caso Matteo che può farlo anche in Inglese e Olandese, ma non me ne curo, anche se mi dispiace di aver rallentato il gruppo.
Comunque vale la pena perché lo spettacolo che ci attende è stupendo, con le concrezioni a forma di broccoletti (di cui una l’ho trovata sulla tuta, involontariamente aggrappata e che ho subito aggiunto alla mia collezione di altre ignare e involontarie rocce). Bibbo ci illustra l’enorme stalattite a forma di proboscide che dà il nome alla grotta, perché un tempo l’esplorazione si esauriva lì. Noi proseguiamo camminando e arrampicando, e Bibbo indica a Matteo delle fessure “matteabili”, dove solo un agile fuscelletto come lui può provare a esplorare. “Matteabile” è un termine bellissimo, che segnalerei all’Accademia della Crusca, se non fossero un gruppo così ignorante da non conoscere Matteo e le grotte in profondità.
Arriviamo a quella che una volta era la strettoia, e che è stata allargata. E meno male, ma tanto io mi sono incastrata in quella successiva, avevo poco da ridere in quella precedente che pensavo di aver scampato. Ho pensato troppo presto “evvai, oggi allora non mi incastro!”. Comunque scendiamo dalla ex strettoia, per altri 3/4 metri, e troviamo una bellissima pozza d’acqua blu, dove finalmente mi potevo sciacquare le mani insanguinate che furbamente non avevo protetto dai guanti (che si inceppano nel discensore ma poi chissene frega li ho rimessi e non si è mai inceppato, era una mia fissa) e che ho ovviamente strusciato per un’intera parete e che dopo dieci giorni porto come le stigmate, perché con il freddo si riaprono e sanguinano. Comunque questo scorcio sull’acqua, esplorato dagli speleo sub, è davvero bellissimo.
Procediamo poi in risalita, altri circa 3/4 metri, e qui mi incastro in un bel buchetto tra due fessure. Niente non riesco a spostarmi, né a spingermi né a risalire. Il povero Matteo che sta sotto e mi fa da scala tentando di farmi salire ed io che mi dimeno consumando energie e stancandomi inutilmente. Alla fine, grazie all’intervento manageriale di Bibbo, che mi lega alla sua longe e mi tira su come un salame appeso al soffitto, e per fortuna mi risparmia perché se mi avesse mangiato nel panino avrei capito, mi tira fuori. Questo perché conoscevano le dimensioni del piatto di fettuccine che ci saremmo mangiati la sera, e solo per tale motivo presumo che io sia stata risparmiata dal “branco”.
Subito dopo la grotta si dirama in più direzioni, noi imbocchiamo un piccolo meandro strapieno di fango pesante come cemento armato, che le scarpe fanno tre chili in più l’una. Questo si immette in una piccola saletta che a sua volta si dirama con meandri in tutte le direzioni, anche in alto. Ed ecco un altro buco matteabile che scende in diagonale e stringe. Matteo getta un sasso che fa una bella scivolata facendo un bel tonfo in acqua, e poi lo esplora per un po’. La grotta prosegue per uno di questi meandri, che però decido di non affrontare perché si tratta di due pareti, non troppo strette, costellate da massi giganti pericolanti e voragini che si alternano, senza corde, da fare in libera. Evidentemente una zona della grotta poco esplorata. Non sono affatto tranquilla ad affrontare le voragini senza corde in arrampicata. Capisco che è un mio limite, soprattutto se fossi in una esplorazione completamente vergine, come farei, mi bloccherei? Non saprei, e questo un po’ mi fa detestare me stessa, ma per stavolta evito. Non vorrei scivolare e cadere nella voragine, non mi sento sicura. Finché si tratta di incastrarsi, ferirsi, scaraventarsi e appendersi va bene tutto. Probabilmente mi mancano solo esperienza e sicurezza, una volta che avrò meglio capito come cavarmela meglio in arrampicata, magari li farò, ma per ora mando avanti loro. Poco male perché arriva il momento per me tanto atteso, rimanere sola al buio e in silenzio totale, infatti spengo subito la luce e mi sdraio. Passa un po’ di tempo, non so quanto, in grotta perdo completamente il senso del tempo. Solo la fame lo scandisce. Spazio, pensiero e tempo si dilatano nella mia mente, ed è quello di cui ho bisogno per allontanarmi dal mondo frenetico, tecnologico, conformista che mi attende fuori e da cui fuggo. La grotta mi accoglie, mi comprende e mi protegge. Riesco a liberare la mia mente, i miei pensieri e le mie emozioni, completamente.
Quando i miei amici tornano, Bibbo ci invita ad andare nella sala grande che vorrei tanto vedere. Ci sono due modi per andarci, proseguendo per un meandro come il precedente, dove le rocce sono ancora più instabili, oppure risalendo in arrampicata senza corda per circa tre metri. Diciamo che entrambe le opzioni mi scoraggiano, ma il desiderio di andarci non mi passa. Bibbo suggerisce di creare un armo umano tra Matteo e Valentina per farmi risalire con la corda. Mentre lo creano e aspetto sotto, un enorme masso pericolante dove poco prima ero salita per vedere come fosse la situazione, decide di muoversi improvvisamente cadendo sul mio piede. Non riesco a spostarlo in nessun modo, e sento il piede sotto che si schiaccia sempre di più. Tempo cinque minuti si spezza, lo sento. Allora inizio a chiamare aiuto, Bibbo scende velocemente a spostare l’infausto masso salvandomi il piede. Non potrò mai ringraziarlo abbastanza per il salvataggio eroico, essendomela cavata con un livido, fastidio e guarito presto con un po’ di ghiaccio.
Arrivati su, Bibbo chiede a Matteo, solo dopo aver mangiato, di accompagnarmi al salone, e qui un nasce un fraintendimento, perché Bibbo dice che è già quello il grande salone, anche se si tratta di un grande distacco di rocca caduto nel basso, e noi eravamo su quell’immenso cedimento, tra il roccione distaccato e il soffitto. Matteo mi accompagna oltre, dove ad un certo punto si scende per uno scivolo molto fangoso ma breve. Mi dice che da lì parte il dorso del drago, un meandro molto bello. Si ma se il salone è quello, va bene così, non ci avventuriamo per altri scivoli fangosi. Invece poi mi dice che il salone era dopo, un volta tornati indietro. Eh no allora mo ci voglio tornare a scivolare su quel fango. Ma per non rompere ulteriormente le scatole a tutti, evito e rimango con il dubbio di sapere dove sta sto famoso salone e soprattutto ci tornerò a vederlo?
Torniamo indietro e dove ero rimasta incastrata la prima volta stavolta va meglio, perché per passare sgonfio completamente i polmoni tirando fuori l’aria, e miracolosamente ci passo rompendo meno le scatole, giusto un po’ come al solito a Matteo.
La risalita è un po’ faticosa ma fattibile, sicuramente devo regolare il pettorale dell’imbrago troppo lento, quindi il croll non scorreva e dovevo tirare la corda, oppure doveva farlo Matteo sotto che mi avrà odiato. Sicuramente dovrò anche cambiare la maniglia che all’ultimo pozzo (mentre si vedeva l’uscita!) mi andava a vuoto, o per il troppo fango, o perché ha fatto il suo tempo dalla fondazione del CSR, e ancora una volta sono stata salvata da Bibbo che mi ha lanciato la sua.
In conclusione posso dire di essere molto soddisfatta di averla fatta questa grotta ormai famosa, di esserci stata, perché è davvero molto bella e particolare. E soprattutto di essere tutta intera grazie a Bibbo, da cui ho imparato molto dalla tante indicazioni che mi ha dato. La mia autostima quindi è in caduta libera per alcune disavventure, ma si rialza un po’ per il fatto di aver vissuto questa incantevole grotta in ottima compagnia. La cosa più importante è che mi ha lasciato come sempre la voglia di tornare in grotte anche più difficili e possibilmente da esplorare, così la prossima volta l’Elefante sarà molto più arrendevole e benevolo con me, quindi più agevole da affrontare.

Relazione di Matteo:

Per ora ho solo una foto…

Relazione di Bibbo:

Ed infine…Eccomi qua a raccontarla…

La mattina mi vedo con Gabriele, Martina e Matteo sotto casa mia. Andiamo tutti con la capiente macchina di Matteo. Al bar Lanciani di Guidonia ci incontriamo con Valentina e ci dirigiamo verso la grotta.Il programma di massima e’ di visitare svelti la grotta dell’Elefante e poi uscire per andare a visitare la grotta del Rifugio. In grotta saremo in 4 poiche’ Gabriele ancora non puo’. Gli lascio la trousse da rilievo cosi’ ingannera’ l’attesa facendo il rilievo della galleria artificiale che porta alla grotta del rifugio. Ci cambieremo alle macchine poiche’ sono a meta’ strada tra le 2 grotte in programma. Prima di iniziare pero’, foto di gruppo!Mentre ci cambiamo arrivano anche Barbara e Fabrizio. Loro andranno diretti alla grotta del Rifugio.Eccoci tutti pronti.Foto in posa plastica e possiamo partire.Mi fermo in prossimita’ del saltino esterno dove la prima volta sono sgraziatamente scivolato. Con la scusa di avvertire i miei amici del pericolo, li inizio ad infastidire con le foto.La galleria artificiale ci aspetta con pazienza, la “monnezza” che ne contorna l’ingresso, anche.Arriva anche Martina, subito seguita da Matteo.Siamo tutti, si prosegue.Breve sosta all’ingresso per presentare loro la grotta.Ci inoltriamo nella galleria.All’ingresso, attendiamo l’arrivo di Gabriele, terminiamo qualche preparativo e poi iniziamo ad entrare.Vado avanti per primo, pero’ prima costringo i miei amici a posare per una foto di fronte alla spaccatura del primo saltino.Appena sceso devo evitare un pipistrello che riposa proprio in prossimita’ della corda.Mentre attendo la discesa del resto del gruppo mi diletta a riprendere i broccoletti.Scende Valentina, scende Martina, Matteo chiude la fila.Valentina, come aveva gia’ dimostrato la volta scorsa, sui meandri si muove senza problemi, quindi andiamo avanti assieme per il meandro per poi impegnare il pozzo successivo. Valentina inizia la discesa del pozzo che porta alla base della frattura su cui e’ impostata la grotta, almeno questa prima parte.Martina e Matteo ci seguono senza problemi.Ecco Matteo in tutto il suo splendore.Valentina supera il frazionamento e quindi la raggiungo. Mi metto comodo ed attendo che termini la discesa. Ogni tanto la sento lamentarsi perche’ la corda non ne vuole sapere di scorrere nel discensore.Appena la corda e’ libera, scendo pure io. Nel tentativo di risparmiarmi fatica, monto il discensore a “C”, ma anche cosi’ la corda fatica a scorrere. Con un paio di imprecazioni pero’ me la cavo. A terra mi metto comodo ad attendere Martina.Eccola che arriva.Il passaggio del deviatore.E si riparte.Aspettiamo anche Matteo poi presento loro la stalattite broccolettata che somiglia sommariamente alla proboscide di un Elefante. Racconto anche di come si sviluppa la grotta da questo punto parlando dei 2 rami che e’ possibile percorrere. Oggi l’aria che proviene dalla direzione che prenderemo noi, si sente distintamente. Lo faccio notare ai miei amici prima di incamminarmi. Arrivati prima della strettoia (Fabrizio mi ha detto di averla allargata a dovere, tra poco lo verificheremo), sfrutto Matteo per andare a vedere alcune spaccature alte. Secondo me una di quelle corrisponde alla sommita’ del bypass che ho trovato la volta scorsa. Matteo gentilmente asseconda le mie richieste andando a verificare.Trova nulla di percorribile, pero’ qualche spiraglio sembra esserci. Dovro’ convincere Fabrizio ad aprire un cantiere in quel punto.La strettoia in effetti non e’ piu’ tale, ci passo carponi senza alcuna fatica. Scendo poi a livello dell’acqua e vado a ricercare il bypass. Lo riconosco subito dalle concrezioni che hanno dovuto subire il mio passaggio. Le poverine infatti hanno perso il primo strato mentre mi dimenavo per passare dove era passato Giuseppe (che e’ la meta’ di me, come “spessore”). Prima della ex-strettoia c’era una corda, me la sono portato dietro per armare il bypass. La lascio poggiata da un lato mentre passo il punto stretto in salita. Devo dire che stavolta e’ meno arduo. Ora che sono passato, do indicazioni a Valentina perche’ possa seguirmi. Per prima cosa mi faccio passare la corda e la sistemo su un armo naturale, non e’ ottimale ma sicuro.Mentre Valentina approccia la salita, mi guardo intorno con curiosita’, ci sono almeno 5 direzioni possibili tra quelle che vedo senza sforzo. Da che parte mai saro’ passato la volta scorsa?Osservo bene cercando segni di pedate infangate, pero’ sembrano essercene da ogni parte.Arriva Valentina, sospendo le mie ricerche per darle una mano.Quasi serve nulla, per lei il mio passaggio stretto e’ praticamente inesistente. Passa e si mette nei pressi ad attendere gli altri.Arriva anche Martina. Per lei il passaggio risulta stretto come per me. Cerco di rassicurarla dicendogli che se sono passato io…Pero’ mentre sbuffa per passare lei, il fatto che io sia passato non sembra darle molto conforto.Mentre Martina e’ impegnata col passaggio in salita, assegno a Valentina il compito di perlustrare, con prudenza, i dintorni cercando di distinguere la via migliore da seguire. Lei diligentemente inizia ad esplorare ogni pertugio.Dopo che Martina ha vinto contro il passaggio stretto, facciamo salire anche Matteo. Non sto a dirvi che per Matteo il passaggio, che io e Martina diciamo stretto, per lui e’ abbondantemente largo. Anche qua mando Matteo a visionare punti stretti che sembrano interessanti. Mentre lui si incastra in un paio di fessure, io cerco la strada per proseguire. Mi ficco in una spaccatura ed arrivo dove c’e’ la corda d’arrivo del passaggio “vecchio”. Alle brutte potremmo passare di la’, ma e’ scomodo e fangoso. Cerco altrove. Ritrovo e salgo sul sassone dove mi sono arrampicato all’andata ma non e’ un passaggio da rifare. Guardo dalla parte opposta, a prima vista sembra esserci nulla, pero’…Salgo un metro ed eccolo! Nascosto da quel piccolo dislivello c’e’ il passaggio che cerco. Avverto i miei amici e proseguiamo fino alla saletta successiva, quella dove si parte per il meandro esplorato la volta scorsa. Anche qua convinco Matteo a scendere in stretti buchi per vedere se trova punti interessanti. Valentina ne saggia altri con dei sassi. Nulla di buono, sembra. Matteo scende fino al livello dell’acqua. Anche i sassi di Valentina terminano nell’acqua.Decidiamo di andare a vedere il meandro. Martina preferisce riposare un poco. La lasciamo nella saletta a meditare promettendo di tornare presto.In formazione compatta, io davanti, Valentina a seguire e Matteo a chiudere la fila, affrontiamo il meandro.Vado avanti per un tratto poi mi volto ad aspettare e con la scusa prendo qualche fotoValentina e Matteo si muovono senza problemi anche se il meandro che percorriamo a mezza altezza e’ tutt’altro che semplice.Ecco Matteo in posa plastica durante uno dei passaggi.Proseguiamo per circa meta’ del meandro. Arrivati al punto in cui l’aria sembra andare verso l’alto, ci diamo una occhiata intorno poi torniamo indietro. Anche se a Martina non dispiace la calma della grotta non e’ bella lasciarla sola per troppo tempo.Tornando indietro mi fermo a fotografare una macchia di ruggine, particolare, mi sembra.Anche al ritorno adottiamo la formazione dell’andata ed io continuo ad importunare i miei amici con le foto.Ogni tanto faccio fermare Valentina per riprenderla assieme a Matteo. Una curiosa formazione di roccia, sembrano delle facce di animali.Dai, siamo quasi arrivati. La sete inizia a farsi sentire.Ancora poche gomitate alla roccia ed arriviamo a poter salutare Martina.Arrivati alla saletta decidiamo di andare a visitare l’altro ramo, ho parlato loro della sala con le diramazioni e del “dorso di drago” e vorrei che li vedessero. Per evitare a Martina passaggi complicati, le indico la direzione da seguire. C’e’ la spaccatura e si deve tenere sulla parete a sinistra. La volta scorsa uno dei ragazzi e’ passato di la’ senza troppa difficolta’. Dopo aver indirizzato Martina, con gli altri saliamo in opposizione fino alla piattaforma piana che prelude alla sala delle diramazioni. La attraversiamo velocemente, scendiamo lo scivolo fangoso e ci siamo. Mostro ai miei amici le varie diramazioni.   Faccio notare loro i segni che credo siano testimonianza dell’antico livello dell’acqua. Vorrei proseguire, pero’ Martina ancora non compare. Torniamo indietro alla base dello scivolo fangoso per cercarla. La sentiamo, e’ vicina, pero’ non trova la strada. Mando Matteo ad aiutarla ma anche lui non trova modo di raggiungerla. Ancora una volta e’ Martina a risolvere, ci comunica che tornera’ indietro alla saletta e riprendera’ la sua paziente attesa.Ci muoviamo spediti verso il largo e comodo meandro dove troveremo l’ultima meraviglia che volevo mostrare loro. Scatto velocemente alcune foto vicino a formazioni particolari.Ecco finalmente il “dorso del drago”!Lo presento con piacere ai miei amici. Naturalmente li avverto che questo e’ solo il nome che ho inventato io, non saprei dire come gli esploratori decideranno di chiamare questa meraviglia.Tornando indietro per recuperare Martina, facciamo una scoperta, un seme, sembra di dattero, e’ riuscito a germogliare qua, in grotta. Incredibile e quasi commovente!  Ritorniamo sulla piattaforma. Nella mia veste di cicerone ipogeo lo chiamo “plateau”, mi sembra il nome giusto per dargli importanza. In realta’ e’ un enorme pezzo del soffitto della grotta che e’ crollato andando a formare una sorta di piano rialzato della sala delle diramazioni. Decidiamo che il plateau sara’ per oggi la nostra sala da pranzo. Dobbiamo solo farci arrivare Martina. Recupero una corda che era rimasta nei pressi dalla volta scorsa. Non avendo attacchi ne’ armi naturali rimangono solo i miei amici. Faccio un bel topolino e faccio mettere loro la longe nelle asole. Una volta sistemati e ben incastrati ecco fatto l’armo.Vado verso il bordo con l’intenzione di fare da “capra” e deviare la corda, pero’ mentre mi appresto a farlo Martina inizia a lanciare urla di dolore. Un masso le e’ scivolato su un piede e glielo sta schiacciando. Scendo di corsa e riesco a liberarla prima che la situazione diventi grave.Martina si riprende in fretta e decide di affrontare la salita. Pochi minuti dopo eccola fare capolino sul bordo del nostro plateau.Dopo il pranzo, riprendiamo la strada di casa. Ne approfitto per riprendere MAtteo nel suo fangoso splendore.Ancora una foto all’eroina della giornata.Pochi passi e siamo al bypass.Stavolta, il passaggio risulta agevole per tutti.Con Valentina andiamo avanti.Dopo la ex-strettoia ci fermiamo a prendere fiato e ad aspettare Martina e Matteo.Il meandro del ritorno e’ oramai una bazzecola.Manca solo il pozzo e siamo quasi fuori.Un saluto ai simpatici blocchetti di fango che adornano le pareti della grotta in questo punto.Il “teschio di drago nano” oramai ci sono affezionato, anche dopo aver scoperto che non e’ un teschio.Dopo il pozzo Valentina prende il via, non la ferma piu’ nessuno.Aspetto che arrivi Martina prima di avviarmi anche io. Eccola mentre affronta gli ultimi metri.Appena fuori della grotta, dentro la galleria artificiale, trovo Gabriele che intrattiene Valentina con qualche aneddoto sulla grotta. Gli raccontiamo la visita alla grotta mentre aspettiamo Martina e Matteo. Per Martina c’e’ solo un ultimo intoppo. Nel salire questo ultimo pozzetto la maniglia rifiuta di far presa sulla corda. Gli passo velocemente la mia e risolviamo velocemente. Quando Martina e’ con noi mi faccio mostrare la maniglia. Che bella! E’ un modello di piu’ di 30 anni fa. Un cimelio, praticamente. Sul cricchetto questa maniglia non ha i fori per smaltire il fango, questo seccandosi ha formato una patina resistente che nasconde completamente i dentini del cricchetto. Questa patina impediva alla maniglia di fare efficacemente presa sulla corda. Finito l’esame della maniglia, con l’arrivo di Matteo possiamo avviarci alle macchine. Con sorpresa troviamo che fuori e’ gia’ notte.  Ci siamo attardati un poco troppo nella visita alla grotta dell’Elefante. Ne e’ valsa la pena, pero’ la grotta del Rifugio per questa volta non la faremo. Mentre ci cambiamo arrivano anche Barbara e Fabrizio, ci raccontiamo a vicenda la giornata. Bene, mi sembra.

Terminati i preparativi rimane giusto il tempo per arrivare a Marano Equo per degustare un equa razione di fettuccine da Antonia. Termina cosi’ in maniera piu’ che degna una bella giornata. Alla prossima.

Pubblicato in amici, Ospite, speleo, SZS, uscite | Commenti disabilitati su Grotta dell’Elefante – 29/12/2018

Babbo Natale a Orvieto – 23/12/2018

La discesa di Babbo Natale ad Orvieto organizzata dal GSCO.

Siamo gia’ alla seconda edizione, tra poco diventera’ un appuntamento tradizionale. Anche quest’anno partiamo da Roma Betta, io e Luna per partecipare all’evento. Vado, anche se e’ stata ventilata l’ipotesi che stavolta tocchi a me fare il Babbo Natale…Nel corso della giornata spero di convincere tutti che Marco, lo ha fatto molto bene lo scorso anno, e’ sempre la scelta migliore per questo delicato ruolo.

Arriviamo la mattina presto ad Orvieto e saliamo subito in centro. La giornata non si presenta bene, c’e’ un velo di nebbia che fa un poco dimenticare l’allegria delle feste.E’ presto, non sono ancora le 9, e molti negozi sono chiusi, anche di gente per strada ce n’e’ poca.Alla torre giriamo a destra per andare alla piazza che ospita il palazzo del capitano del popolo, che sara’ il teatro della manifestazione.Eccolo, anche lui col suo velo di nebbia.Subito arriva Filippo. dopo i saluti ci aggiorna, abbiamo il camioncino con il materiale gia’ parcheggiato al posto giusto. Simone e’ nel palazzo a sistemare alcune cose.Filippo mi dice quel che e’ stato fatto nei giorni scorsi per attrezzare e cosa manca, siamo a buon punto ma sara’ comunque una mattinata impegnativa. Mentre siamo li’ a chiacchierare, Simone si affaccia sorridente dai merli del tetto. Salutiamo anche lui. Ci indica la porta da cui entrare. Saluto Betta e Luna poi seguo Filippo e con lui arriviamo al tetto riprendendo i lavori. Per prima cosa sistemiamo il resistentissimo tappetino di gomma sul colmo del tetto. E’ li’ che appoggeranno le corde della teleferica.Come anche lo scorso anno, sul lato della piazza i miei amici hanno costruito una struttura di tubi innocenti dove partiranno tutte le corde per la discesa semplice, lungo la parete del palazzo. Sono 4 vie che saranno utilizzate dalle renne e dagli elfi.Tra una cosa e l’altra mi soffermo a guardare il panorama. La foschia la fa ancora da padrona.Devo dare seriamente una mano, quindi tra: sistema, sali, scendi, porta, aiuta ed altre faccende, mi rimane poco tempo per le foto. Il tempo passa ed anche il resto della truppa fa la sua comparsa. Ecco Chiara.Il furgoncino. Oltre a portare i materiali necessari e’ strategico per un altro motivo. E’ parcheggiato proprio li’ perche’ quello e’ il punto migliore per fare da punto di ancoraggio per le corde della teleferica. Tra poco entrera’ in gioco anche lui.Sulle mura del palazzo c’e’ la pubblicita’ di UmbriaJazz, la ben piu’ famosa manifestazione, pero’ speriamo che per oggi i bimbi di Orvieto siano tutti per noi.Risalgo su a portare altro materiale. Con Simone sistemiamo le corde della teleferica. Arrivano anche Marika e Giulio.C’e’ Marco e tanti altri amici, tutti impegnatissimi.Giulio subito si sofferma a controllare che sia tutto fatto a regola d’arte.Ora siamo veramente in tanti, c’e’ anche modo di fare quattro chiacchiere in rilassatezza.La teleferica e’ in via di montaggio, Marco fissa il salvacorda su quella che poggia sul tubo innocenti.Sfilata di bellezze.Ecco la teleferica pronta e tensionata a dovere.Dall’alto si vede anche il furgoncino che svolge adeguatamente il suo compito. Qualche passante si ferma incuriosito a guardare. Ne ha tutti i motivi, infatti, una volta montata la teleferica, la si deve provare. Come papabile Babbo Natale, tocca proprio a me fare da cavia. Mentre scendo, abilmente calato da Simone, ho il tempo di fare qualche foto e catturare la curiosita’ degli astanti. Tutto ok. proseguiamo con il resto. Le corde delle vie di servizio vengono sistemate e poi utilizzate come discesa rapida dal tetto alla strada.Discesa di coppia, Chiara e Simone mentre provano l’ebbrezza della discesa.Li riprendo sforzando al massimo lo zoom della fotocamera, cosi’ sembrano vicini vicini.Ed eccoli arrivati a terra.Abbraccio fraterno tra 2 belle spelee, Chiara e Barbara.I miei amici osservano soddisfatti il lavoro fatto. Oramai siamo pronti. Sulla sinistra c’e’ Sabrina, sara’ lei la fotografa ufficiale della manifestazione.Aspettando ora di pranzo, facciamo ancora qualche prova di discesa. Stavolta il volontario e’ Giona.Eccolo che arriva, sorridente e soddisfatto. Tra qualche anno potra’ essere lui Babbo Natale!Continuano salite e discese di prova, sono decisive anche per scaldarsi, l’aria e’ frizzante. Non saprei dire quando sia successo, pero’ ad un tratto mi accorgo che la foschia e’ scomparsa ed e’ uscito un bel sole.Filippo ne approfitta per far esercitare Giona con l’attrezzatura, stasera dovranno fare gli elfi assieme.Aspetto che una delle altre vie si liberi per poterli seguire e documentare la salita.Il simpatico musetto in ferro battuto in cui mi sono imbattuto lo scorso anno, lo saluto quasi con affetto e gli dedico una foto.Eccoli nel pieno della salita e del loro splendore. Per un attimo me li immagino tra una ventina d’anni, a ruoli invertiti, Filippo “vecchiarello” davanti e Giona che lo controlla da dietro. Spero di essere io a scattare quella foto!Eccoci di nuovo sopra. Intanto Simone ha trovato un’altro volontario per provare la discesa.Ecco Simone nel pieno svolgimento delle sue funzioni di “calatore”. Sulla teleferica c’e’ Chiara quindi se possibile e’ ancora piu’ attento e delicato nel controllare la discesa.Anche Federica e’ pronta per provare qualche discesa su corda, intanto mi regala un bel sorriso mentre le scatto una foto.Siamo tutti qua, a provare e sistemare gli ultimi particolari e a fare assistenza a chi sale e scende.Ora sulla corda c’e’ un duo eccezionale, Marika e Giuseppe. Sono impegnatissimi e nemmeno fanno caso al fotografo.Dopo qualche altra prova, il ritmo scende naturalmente. Ci stiamo avvicinando ad ora di pranzo.Senza fretta scendiamo tutti a terra e andiamo a prendere possesso del bar sulla piazza.Eccoci tutti qua a fare selfie in attesa dei toast, panini e pizzette scelti per toglierci la fame.I miei tramezzini arrivano per primi quindi poi non ho altro da fare che imperversare con la fotocamera.Giulio fa relax, abbiamo preso una birra a mezzi ma la mia l’ho gia’ terminata.Barbara e Giuseppe con Chiara e Simone che fanno capolino dietro di loro.Mi allontano per prendere tutto il gruppo, eccoci qua!Siamo arrivati al dolce. Incredibilmente ci rinuncio, mi rifaro’ stasera a cena. Ora ho altri pensieri. E’ deciso, sar’ Babbo Natale, ho dovuto capitolare quando stamane anche Betta ha caldamente appoggiato la mia candidatura.Marco l’ha scampata, ora puo’ sorridere.Pranzo terminato, si riprendono le attivita’. Mancano poche ore. Alle 18.30 ci sara’ la discesa di Babbo Natale e dobbiamo essere tutti pronti.Per prima cosa montiamo il gazebo per il disc-jokey. Me la ricordavo una cosa piu’ laboriosa, ma ce la caviamo in una manciata di minuti.Una vista panoramica della piazza, ancora deserta.Torno su per sistemare meglio la partenza della teleferica. Inizio a sentire il freddo. Passate le ore calde del mattino, la temperatura ha iniziato a calare sensibilmente.Il tempo promette di essere clemente e di non fare scherzi.La parete laterale del palazzo con vista della torre del Moro.Ho portato con me un pezzo del tappeto di Babbo Natale, lo sistemo sulla parete. Fa la sua figura ed evita a Babbo Natale di scartavetrarsi la schiena contro la parete nel primo tratto di discesa.Il sole inizia a tramontare.Il duomo svetta sul resto dei tetti di Orvieto.Riscendo utilizzando le corde. In piazza e’ fresco assai e questo mi ricorda che ero salito con l’intenzione di prendere la giacca da dentro lo zaino. Peccato sia rimasta una intenzione. Mi consolo scattando foto.Questa non potevo perdermela.Anzi, ci faccio anche l’ingrandimento!La sedia di Babbo Natale e’ pronta.Anche l’austero busto e’ stato reso piu’ natalizio.Le nostre elfe/renne provano di nuovo la discesa.Eccole che arrivano.Simone, lui si, si e’ coperto con la giacca ed e’ pronto ad assolvere ai propri compiti. Ha portato delle radioline per comunicare tra sopra e sotto ma ora stanno facendo le bizze.Il sole per oggi e’ andato. L’ora della nostra piccola rappresentazione natalizia si avvicina. Continuiamo i preparativi con una domanda in testa: “I bimbi verranno?”. Per il momento la piazza e’ vuota e fredda.Finalmente Betta torna, era andata a prendere possesso della stanza d’albergo. Luna esprime la sua sua gioia di vedermi saltandomi ripetutamente addosso.Vengono a trovarci anche Rita ed Enzo, li saluto con molto piacere.Oramai siamo quasi pronti. E’ arrivato anche il disk jockey ed ha sistemato la sua attrezzatura sotto il gazebo. Ben presto si inizia a sentire della musica natalizia. Pandori, panettoni e torroni vengono meticolosamente preparati in attesa di poterli distribuire.Visto che la giacca alla fine non l’ho presa e visto che tanto e’ arrivata l’ora, mi impossesso del costume e mi travesto. Eccomi in un selfie con la Sabrina.Marco mi guarda brutto, sara’ mica geloso? Sono pronto a cedergli il posto!Giuseppe sara’ uno degli elfi, anche lui si cerca un angolino tranquillo ed inizia a trasformarsi.Filippo ancora si attarda.Il costume e’ fin troppo caldo. Vado sul tetto a rinfrescarmi. Inizia a fare buio.Faccio un giro di foto panoramiche ora che inizia ad essere scuro.Il tramonto in lontananza.Ancora la torre incorniciata tra le volute dei merli.La parte destra della piazza, non me ne ero accorto prima, ma e’ addobbata con le luci.Il duomo by night non poteva mancare.Sotto pero’ la piazza e’ ancora deserta. Non e’ confortante.Inganno l’ansia data dall’attesa facendo foto. Ecco un primo piano di tutto il marchingegno con cui verro’ calato.Ecco anche gli elfi al gran completo.Il tempo passa, Giona e Filippo controllano la situazione. Pian pianino le persone arrivano a popolare la piazza. Simone e’ presissimo tra radioline e telefono cellulare. Alcuni degli “elfi di terra” sono stati mandati per il corso a ricordare alla gente della manifestazione. Mi avvicino a lui mentre e’ in contatto con il disk jockey per decidere la sequenza tra canzoni e partenza di Babbo Natale. Qualche febbrile accordo tra tutti e la scaletta di massima e’ definita. Manca solo di partire. E’ quasi l’ora.La piazza ora e’ gremita. Sono le 18.30, l’ora X. Gli elfi prendono posizione.Il nostro operatore ai fuochi pirotecnici e’ pronto.Simone mi aggiusta il cappello fissandolo con alcune forcine, rischiavo di perderlo durante la discesa. Un attimo di raccoglimento.Ancora una foto e poi basta, si spengono tutte le luci, ci siamo. Parte la musica natalizia, scendono le renne partendo dal terrazzino intermedio. Il brusio della folla da sotto ora si sente distintamente e ci mette allegria. Inizia la discesa degli elfi con qualche effetto pirotecnico per fare scena. Il disk jockey incita i bimbi a chiamare Babbo Natale, e’ il mio momento. Riprende la musica e come concordato attacca Jingle Bells. Partono i fuochi d’artificio ed il lan di coriandoli mentre scavalco il muretto. Mi fermo per salutare la folla sotto di me poi mi sistemo sul seggiolino. Indico a Simone che puo’ iniziare a calarmi…sono Babbo Natale!Dopo la calata vengo attorniato da una massa festosa di bimbi con i loro genitori. Saluto tutti cercando di imitare il “HoHoHo”. Da questo punto in poi devo ringraziare Sabrina e tutti coloro che hanno fatto foto per documentare e ricordare questi bei momenti. Prima di terminare sotterrato dalla massa di bimbi estasiati ed eccitatissimi mi sposto velocemente verso la sedia dove inizio a fare il mio dovere di Babbo Natale.La ressa di bimbi e’ tale e tanta che per la prima mezz’ora gli elfi non riescono a raggiungermi per portarmi assistenza e, soprattutto, le caramelle per i bimbi.Io sono in mezzo alla ressa di bimbi e genitori! Non sapendo che altro fare, decido di improvvisare e prendo spunto dai tanti film sul Natale visti negli anni. Prendo in braccio uno dei bimbi ed inizio a parlarci. Lui, il mio primo bimbo e’ gia’ grandicello e ha dubbi su Babbo Natale. Lo riconquisto un poco alla causa indovinando, con un bluff clamoroso, il regalo che ha chiesto per Natale. Il piacere che mi da’ vederlo spalancare gli occhi meravigliato mi carica a dovere per affrontare tutti gli altri.Dopo il primo centinaio di bimbi, tutti adorabili. La folla si dirada e finalmete arrivano gli elfi e le caramelle. Ora tutto procede per il meglio. Continuo a fare la mia parte con molto piacere.Ecco una dei miei elfi e qualche rimasuglio di caramelle.Per non far torto a nessuno ora prendo in braccio 2 bimbi per volta, offro loro le caramelle e mi beo degli sguardi stupiti che mi rivolgono. Il piu’ toccante e’ sicuramente il bimbo che mi porta la sua letterina da leggere. Una delle bimbe piu’ simpatiche e’ piccolissima e ha il ciuccio. Quando faccio finta di non guardarla, mi guarda lei con gli occhi spalancati ed il ciuccio che si agita frenetico in bocca, appena mi volto verso di lei, si gira a fare altro. Riesco ad attirare la sua attenzione solo con le caramelle.Vi lascio con una piccola galleria di bimbi. Il loro viso e’ nascosto ma vi assicuro che sono tutti bellissimi e mi hanno conquistato con la loro dolcezza. Una fatica, ma ben ripagata. La foto con renna Federica ed amica di renna ci vuole.Anche Giona vuole la foto. Anche a lui regalo caramelle. A dire il vero e’ l’unico che si presenta con un regalo per me, un bastoncino di zucchero. Quando oramai la folla si e’ diradata anche bimbe piu’ grandi vengono a fare la foto.Ancora qualche bimbo ma sono proprio gli ultimi. Alla fine rimangono solo le renne e gli elfi per terminare in allegria.Pian pianino raduniamo tutto il gruppo per una foto ricordo.

 

Finite le foto di rito mi scollo faticosamente dalla sedia. E’ arrivato il momento di riporre tutto. Mi svesto velocemente dei panni di Babbo Natale e vado sul tetto a dare una mano. Quando arrivo e’ quasi tutto finito, rifacciamo gli zaini e li portiamo giu’. Finalmente ho il buon senso di recuperare la giacca dallo zaino. Molto meglio, decisamente. Terminate le sistemazioni ci raduniamo tutti nel salone a pianterreno per un attimo di respiro, anche quest’anno e’ andata.Betta e Luna sono ritornate. Le avevo perse. All’inizio dei botti Luna e’ impazzita dalla paura e Betta si e’ dovuta allontanare di corsa.Ora possiamo ridare spazio ad UmbriaJazz.Noi ci spostiamo al bar per un meritatissimo aperitivo in attesa dell’ora di cena.L’aperitivo rischia quasi di farci fare tardi! Ci spostiamo velocemente al ristorante.Ora ho veramente fame. Prendiamo posto in maniera ordinatamente chiassosa.Siamo in 2 tavoli ma siamo vicini e la chiacchiera rimane possibile.Quando si inizia a mangiare pero’ cala il silenzio.La cena, come tutta la giornata del resto, e’ stata ottima. Ci siamo divertiti e magari siamo riusciti a far contento qualche bimbo rendendo memorabile questo natale. Non potrei aggiungere altro a questa giornata speleo-natalizia. Alla prossima.

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Riunione SZS di fine 2018 -16/12/2018

La consueta riunione di fine anno alla Shaka Zulu.

Arriviamo a Subiaco in formazione compatta, Betta come copilota, Luna di dietro a tenere caldo a Giuseppe e Gabriele ed io alla guida. Iniziamo la riunione con un ritardo accettabile. Dopo circa mezz’ora arriva Elia ad avvertirci che non potra’ partecipare, poi fugge cosi’ com’e’ venuto.Fa nulla, la sede dello SZS e’ comunque gremita.Con Gabriele segretario uscente e ricandidato iniziamo a scorrere i punti all’ordine del giorno. Per prima cosa c’e’ il discorso di Nerone, il presidente uscente (riconfermato senza appello!). Inizia con un poco di commozione nel suo particolare lessico sublacense ricordando i tempi in cui era presidente del solo Elia, poiche’ il gruppo era formato solo da loro due. E’ interessante e divertente come al solito, ma dura poco poiche’ lo interrompo piu’ volte facendogli perdere il filo del discorso e la vena poetica.Oggi e’ una bella riunione, ci sono giovani promesse della speleologia locale e laziale, speleo di provata esperienza e altri con tanta voglia di fare. La commozione di Nerone, che ho biecamente stroncato, e’ piu’ che giustificata.Gabriele continua come un automa a sciorinare punti all’ordine del gionro, li spunta dopo che sono stati trattati, ma la sua e’ una lista magica, non si accorcia mai, anzi…L’auditorio inizia a dare segni di stanchezza quando si parla del magro bilancio del gruppo.Nerone inforca le lenti auxiliatorie e controlla, nulla da fare, l’ordine del giorno e’ appena intaccato.Una bottiglia di buon vino portata da Angelica e Valentina fa ben sperare in un futuro migliore. Intanto Gabriele continua a tartassarci con l’ordine del giorno infinito.Arriva un altro pezzo grosso del gruppo, con il consueto vocione inarrestabile fa la sua comparsa Mario.Con sommo diletto della platea tutta , Gabriele procede ad aggiornare Mario, Marione per gli amici, su quanto detto finora.Finalmente si passa a punto successivo. Ahime’, si parla di assicurazione. Luna inizia ad uggiolare con tono disperato. Si vede che a sentir parlare di assicurazione anche a lei viene il mal di pancia. La accompagno fuori per un bisognino veloce.Mentre lei opera, riprendo qualche angolo di Subiaco a portata di mano.Ritorniamo sui nostri passi.La porta della sede.Mentre alla tavola rotonda della riunione si continua a parlare di argomenti all’ordine del giorno, mi diverto a riprendere una delle massime neroniane.In vista del pranzo vengo incaricato di prenotare al ristorante di Marano Equo. Ci contiamo svelti e poi telefono. Tutto a posto, almeno il pranzo e’ assicurato. La riunione, anche se a fatica sembra avviarsi al termine. C’e un attimo di terrore quando compare Valerio, e’ appena stato riconfermato vice-presidente e fa valere la sua carica. Gabriele, con “abbasimento” comune sembra disponibile a ricominciare daccapo. Sono terrificato da una simile prospettiva. Faccio sfoggio di villania suprema e tacito con urla angosciate ed angoscianti ogni tentativo di avviare un argomento gia’ trattato. Alla fine termina tutto a “tarallucci e vino”, apriamo la bottiglia di chianti, sventriamo un panettone affettandolo con le forbici e la riunione viene finalmente detta conclusa dal nostro integerrimo segretario.Riprendiamo, ma con una riunione conviviale, quando siamo “con le gambe sotto il tavolo”.Quando arriva la pasta, ci dedichiamo a lei con poche chiacchiere.Terminata la pasta e’ praticamente concluso anche il pasto nel suo insieme. Quasi solo per il piacere di stare ancora assieme indugiamo in fughe per una sigaretta , qualche dolcetto, caffe’ ed amari.

Le ultime chiacchiere arrivando alle macchine concludono la piacevole riunione di amici. Qualche augurio per le prossime feste di Natale e tanti abbracci rendono piacevole anche il commiato. Il ritorno e’ tranquillo e senza particolari note da riportare. Alla prossima.

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Campocatino – 09/12/2018 – Angelica@SZS

Ricognizione a Campocatino e rilievo di Dolina Sfondata.

Si e’ cosi’, e’ difficile crederlo, ma e’ cosi’. Ho scordato a casa la fotocamera! Per fortuna Angelica ha pensato a tutto ed e’ con il consueto piacere che vi presento la sua relazione.

CAMPOCATINO 9-12-2018

RELAZIONE DELL’ESPLORAZIONE

I presenti sono: Tarcisio, Bibbo, Gianluca, Gabriele, Maurizio, Valentina, Irene, la sottoscritta e Luna cane speleo veramente in gamba. Come di proposito io, Bibbo, Gabriele e Vale ci vediamo al solito posto per andare tutti insieme verso la via sublacense; il viaggio con Fabrizio e Gabriele (il gatto e la volpe, cane e gatto, Gianni e Pinotto) è piacevole perché intrattengono sempre con qualche scoop o storiella speleo, l’ultima è divertente “la teoria del gettone”, consiste nel pagamento di ogni uscita speleo alle proprie moglie/mariti con un gettone, Bibbo siccome ha portato Luna dice che il gettone è costato assai caro e probabilmente non lo rivedremo più per un po’ di tempo. Ci sono poi i gettoni neroniani, quelli solo lui li può cumulare ma vanno ad orari scelti dalla consorte.
L’obiettivo del giorno è dirigersi a Campocatino a vedere due buchi in parete segnalati da Gianluca qualche giorno fa, già che ci troviamo in zona il programma prevede di vedere l’ingresso di Grotta Novella tanto lavorata negli ultimi tempi e Dolina sfondata, quest’ultima priva di rilievo il che mi fa accendere una lampadina la sera prima dell’esplorazione, contatto Fabrizio “porti gli attrezzi da rilievo?” non molto deciso lo corrompo dicendo che questa volta avrei pensato io alla documentazione fotografica della giornata e ad una colazione pagata e di fatto si è lasciato corrompere anche se poi la colazione l’ha pagata Gabriele (Pinotto).
Come al solito siamo in leggero ritardo, è colpa della pizza del forno questa volta. Arrivati tutti al punto di incontro ci prepariamo e nel momento della partenza incontriamo altri speleo in lontananza, sporchi e raggianti danno l’idea di esplorazione compiuta a buon fine il che ci dà a tutti un po’ di carica in più.
La salita è soddisfacente, neve e sole è sempre un contrasto piacevole agli occhi ma arrivati sulla cresta la nebbia si fa fitta, il freddo aumenta e, ormai lo sanno tutti, il freddo è un disagio che mi incombe e non mi fa pensare ad altro, piedi gelati, mani immobili ma per fortuna ho il passamontagna di Tarcisio che mi salva ma ad ogni respiro mi si appannano gli occhiali quindi la mia camminata diventa una scommessa alla caduta. La cosa che mi distrae sono le rudiste incastonate nei clasti a terra e qualche raggio di sole che sembra bucare il cielo.
Attraversata la cresta cominciamo a scendere di livello ed entriamo dentro la natura boschiva, sembra di stare dentro una grotta, il silenzio qui è costante, si sentono solo i passi speleo e il collare di Luna super fotogenica che un po’ ci sorveglia e un po’ giustamente ci ignora.Per arrivare ai buchi in parete dobbiamo attraversare una zona boschiva in forte pendio la quale è ghiacciata ed è pericoloso scendere senza gli attrezzi idonei, per cui decidono di farci calare giù con una corda. Mi viene detto di non mettere il discensore ma di immedesimarmi in una situazione di “pericolo” in cui non è possibile usare il discensore. “Attacca la corta con un mezzo barcaiolo”, peccato che non lo so fare e per evitare di arrivare alle pendici degli Ernici da Fabrizio mi faccio seguire mentre li intreccio. Dopo che le nuove leve si calano tutti in questo modo arriviamo tutti in un paretone di roccia in parte muschiata e in parte bucata, uno di questi buchi ha dei bellissimi gioielli di natura: stalattiti di ghiaccio illuminati da Tarcisio come si vede nella foto in basso.

Si prosegue la giornata eliminando dal programma il sopralluogo ai buchi in parete, troppa nebbia e troppo dispendio di energia in una situazione climatica ostica. Decidiamo di risalire, questa volta con croll e maniglia e niente intreccio di nodi. Saliti tutti riprendiamo i nostri passi, attraversiamo il bosco e ritorniamo in cresta, il freddo si è placato e ci sono alternanze di sole e nebbia, a terra si vedono giochi di luci e ombre che scorrono velocemente. Scendiamo di nuovo arrivando in una grande piana priva di alberi, sembra una tundra steppica nordica, per un attimo ho potuto immaginare l’uomo di Neanderthal da lontano, in realtà era Fabrizio. Arrivati a Grotta Novella Gianluca ci spiega la storia della scoperta, cavità sommersa dall’acqua e rinvenuta dal ritiro della medesima ad ottobre scorso, in effetti avendo questo tipo di informazione ai lati si vedono le solcature dell’acqua che ha cambiato la morfologia del terreno circostante la grotta. L’ingresso è carico di detriti posti ai lati e riparati da un marchingegno di pali in legno, insomma si vede un grande sforzo fisico e tanta forza di volontà. Si nota anche una certa attenzione ai resti faunistici che sicuramente si trovavano all’interno, questi sono accatastati tutti in una zona. Si vede la mano di chi queste cose ne ha viste per anni acquisendone un certo tipo di rispetto.

Vale, la pissicologa, a questo punto si cimenta nei riconoscimenti: mandibole, ulne, vertebre, bacini e denti, quasi tutte le ossa sono di mucca e capra, è probabile che i pastori buttassero lì dentro le bestie morte per chissà quale motivo.

Ultima tappa è Dolina sfondata, in effetti se ci guardiamo intorno la zona è piena di doline, danno quasi l’idea che manca un soffio per fa si che tutte diventino sfondate. L’interessata è ancora un cantiere aperto. C’è un pozzetto iniziale di ca. 2 metri che scendiamo in contrasto arrivando a una saletta con una serie di nicchiette ai lati, due di queste nicchiette (una a Nord e una a Sud) proseguono in maniera stretta e viscerante ma nessuno di noi 3 “secche” se la sente di bagnarsi la tuta con tutto il freddo che attende fuori perciò pensiamo al rilievo finalmente: Fabrizio usa il distanziometro, Irene indica i punti, io uso il palmare per disegnare e Vale è uditrice e osservatrice allo stesso modo. Stiamo dentro una quarantina di minuti dopo di che è ora di uscire. Si è fatto buio e il freddo è qualcosa di indescrivibile, l’unica cosa da fare è correre. Io e Vale ci guardiamo, prendiamo gli zaini e ancora in tuta corriamo verso le macchine.
Dopo una cioccolata calda ritorniamo a casa tranne io, Vale, Bibbo e Gabriele che ci fermiamo a cena a Subiaco scambiando quattro chiacchere piacevoli e prendendo in giro Gabriele che senza telefono probabilmente tutte le linee telefoniche del mondo si esaurirebbero.
Verso Roma Fabrizio mette Bennato e buonanotte a tutti, anche Luna si è addormentata. Li sento bisticciare sulle scelte musicali e sui ritardi insistenti di Gabriele.
Alla prossima domenica Shaka Zulu.

Angelica

Pubblicato in amici, ricognizione, rilievo, ristorante, speleo, SZS, uscite | Commenti disabilitati su Campocatino – 09/12/2018 – Angelica@SZS

Corso di rilievo – Perugia – 01/12/2018

Una interessante esperienza come istruttore al corso di rilievo SNS-CAI organizzato da Mirko ed ospitato nella sede del GSCaiPerugia.

Prima di raccontarvi vi presento coloro che hanno preso parte al corso.

Allievi: Lorenzo di Foligno, Gianfranco di Rieti, Valentina di Perugia, Andrea di Perugia, Stefania di Spoleto, Lorenzo di Perugia, Francesco di Gubbio, Marco di Gubbio, Mattia di Fabriano, Pina di Scheggia, Rita di Perugia, Graziano di Gualdo Tadino.

Istruttori: Mirko di Terni, Matteo, Francesco, Alessandro e Lorenzo di Perugia, io di Roma.

Direttore del Corso: Mirko di Gubbio.

Logistica/Staff/Cucina: Silvia di Perugia.

Un grande abbraccio a tutti e grazie per le belle giornate passate assieme.

Andiamo ad iniziare….

Il venerdi’ pomeriggio, dopo il lavoro Betta, io e Luna ci carichiamo in macchina e partiamo alla volta di Perugia. Il viaggio non e’ brevissimo ma scorre via tranquillo. Appena arrivati a Perugia devo districarmi tra le strade, stradine e vicoli del centro citta’ perche’ nella via dove abbiamo l’albergo ci sono lavori in corso per rifare la pavimentazione. Dopo qualche giro dubbioso, inbocco la strada giusta e sbuco in Piazza IV Novembre, la piazza principale di Perugia ed iper-interdetta al traffico. Richiamo l’albergo per sincerarmi di essere sulla retta via e loro mi ripetono pazientemente che la piazza e’ l’unico accesso all’albergo. Mi rassegno e vado. Via Priori parte proprio dalla piazza e si interrompe per i lavori appena dopo l’albergo. Parcheggio la macchina in garage facendo gli scongiuri di non doverla piu’ toccare per i prossimi giorni. Pochi minuti e siamo nella nostra camera ad ammirare il panorama.Il tempo di un breve riposino ed e’ ora di cena. Scendiamo armati delle migliori intenzioni. Pochi passi e siamo in piazza. Ora inizia ad essere un poco piu’ animata.Giriamo lungo il perimetro della piazza cercando un posto simpatico deve mangiare.Intanto ne approfitto per fare foto.Sempre passeggiando senza fretta usciamo dalla zona pedonale. Subito vicino c’e’ un’altra piazza. Un ristorante ci incuriosisce perche ha i muri tappezzati da fumetti e strani menu. Decidiamo di provare la’. Alla fine usciamo soddisfatti.

Sabato mattina, ahime’, devo prendere la macchina. La sede del gruppo di Perugia e’ troppo distante per andarci a piedi. Alle 8 arrivo nelle vicinanze ma non trovo il civico indicatomi. Mi fermo ad un bar e prendo un caffe’ nell’attesa che qualcuno mi venga a prelevare. Alle 8.20, ricevute indicazioni, arrivo alla sede e trovo Mirko in piena attivita’. Gia’ qualche allievo e’ arrivato.Alle 8.30 siamo in parecchi, siamo pronti per iniziare ma aspettiamo ancora qualche minuto per l’arrivo dei ritardatari.Mirko intanto prova l’architettura tecnologica che ha preparato per il corso,usa la fotocamera sul cavalletto in modalita’ video e l’ha collegata al proiettore. In questa maniera potremo mostrare “dal vivo” gli strumenti utilizzati.Aula quasi completa, manca solo Andrea ma arrivera’ a minuti. Iniziamo. Tanto per creare atmosfera prendo la mia sacchetta da rilievo e ne svuoto il contenuto sul tavoloInizia a parlare Mirko spiegando gli obiettivi del corso e come questo si svolgera’.Durante l’introduzione arriva anche Andrea, ora siamo proprio tutti. Mirko termina il suo intervento e si fa da parte, e’ il momento della lezione di Francesco. Francesco si avvicina al tavolo con uno scatolone pieno di “balocchi” da rilievo ed inizia a parlarci del “rilievo ipogeo”.Mentre lui parla io curioso nella scatola. Dentro c’e’ una scatoletta di alluminio, che potremmo definire “il nonno del DistoX”. Contiene infatti  il topofil, la bussola ed un goniometro a fare da clinometro, e’ bellissima!Nonostante il mio curiosare, riesco comunque a seguire l’interessante lezione di Francesco e ad importunare gli allievi con le foto.
Quando Francesco termina, veniamo chiamati ad una pausa caffe’ e non ci facciamo certo pregare.
Qualche chiacchiera in liberta’ prima di ricominciare. Riprende la parola Mirko per mostrare il DistoX e svelare i segreti sull’utilizzo di PocketTopo. Dopo di lui e’ il momento di parlare di Topodroid, mi cede la parola. Non sapendo bene come fosse organizzato il corso non ho preparato slide o altro. Alla fine e’ un bene perche’ utilizziamo il Topodroid sul tablet di Mirko proiettato sullo schermo. Seguo a braccio la traccia tenuta da Mirko nel suo intervento e cerco di dare una panoramica minimale dell’utilizzo della app.  Il mio intervento chiude la mattinata. Giusto in tempo per il pranzo. Silvia dalla cucina ci avverte che e’ pronto e ancora una volta non ci facciamo certo pregare.Terminato il pranzo si riprende col corso. Nel pomeriggio e’ prevista una prova pratica di rilievo in 2 cavita’ artificiali. Una e’ proprio dentro Perugia. Mi propongo per andare la’ cosi’ da riportare subito la macchina in albergo sfruttando la guida di qualche perugino…il tragitto di ritorno mi preoccupa, i lavori in corso portano fuori strada anche il navigatore. Vengono fatte le squadre, andro’ alla cavita’ dentro Perugia, il rifugio antiaereo. Con Marco scherziamo un poco simulando il rilievo con una improbabile “pompa-DistoX”.Si parte! Per prima cosa si andra’ tutti in un bosco appena fuori Perugia a fare la sacrosanta, quanto noiosissima, calibrazione dei distoX. Con la mia macchina seguo Silvia e facciamo un “giro largo”, mi accompagna all’albergo a posare la macchina in garage e poi mi trasporta al bosco dove troviamo i nostri allievi impegnatissimi nel fare la calibrazione.Si sono divisi in piu’ gruppetti, ognuno col proprio DistoX e prendono i punti di calibrazione sfruttando gli alberi come riferimento. Inizio a dare una mano. Quando hanno quasi terminato tutti, Stefania ricorda che ha ancora un DistoX da calibrare. Iniziamo a farlo e riusciamo a prendere tutti i fatidici 56 punti ma Topodroid ci dice che non bastano. Dovremmo prendere altri punti ma non c’e’ tempo, e’ ora di andare a fare il rilievo. Magari riusciremo a riprendere la calibratura in seguito.Arrivati alle macchine ci dividiamo in due gruppi poi ci dirigiamo alle 2 cavita’ artificiali scelte. Il mio gruppo ritorna dentro Perugia per andare al rifugio antiaereo. Dell’altro gruppo perdo subito le tracce alla prima curva.Arriviamo sul far della sera. La temperatura e’ scesa sensibilmente. Non mi sembra il caso di cambiarmi in mezzo alla pubblica via, mi tolgo la giacca con un brivido e metto la tuta sopra i vestiti sperando di non sporcarli troppo.Andrea si avvia con passo deciso dirigendosi verso un giardino alberato, con tanto di fontana, a ridosso delle mura della citta’.Passata la fontana vedo finalmente la nostra destinazione, una porticina metallica. Quando ci siamo tutti, questa viene aperta ed entriamo nelle mura, dentro il rifugio antiaereo. Appena prima di entrare ci dividiamo in 3 diverse squadre. Una fara’ il rilievo iniziando dall’ingresso utilizzando DistoX+Topodroid, altre 2 andranno alla fine del rifugio ed inizieranno da li’. Io sono in una delle squadre di fine rifugio, sono con Stefania che desidera utilizzare il Topodroid. La seconda squadra di fine rifugio utilizzera’ DistoX+PocketTopo.Siamo in una galleria con le pareti rivestite di mattoni, a terra un poco di fango ma per il resto abbastanza pulito. Le foto iniziano subito a venire “nebbiose”, non c’e’ molta circolazione d’aria ma in compenso c’e’ una forte umidita’.Dopo l’ingresso svoltiamo a sinistra e proseguiamo diritti per una trentina di metri, in questo pezzo di galleria, disposte ad intervalli regolari ci sono alcune diramazioni cieche che terminano dopo circa 5 metri. Quasi in fondo alla galleria giriamo di nuovo a sinistra, una decina di passi e ci troviamo in un’altra galleria che e’ parallela alla precedente e si sviluppa sia a destra che a sinistra. Tanto per distinguerle la prima sara’ la galleria “principale” la seconda sara’ quella “parallela”. Ora che sappiamo come riconoscerle va meglio! Ma torniamo a noi. Come dicevo, sbuchiamo nella galleria parallela e andiamo a destra. Strada facendo incontriamo i resti di alcune camere, chissa’ a cosa servivano, magari da magazzino. In fondo alla galleria inizia una scala a chiocciola. La saliamo facendo alcuni giri fino ad un pianerottolo dove ci spostiamo di qualche metro e prendiamo un’altra scala a chiocciola che saliamo fino a dove si interrompe bruscamente perche’ murata. Da qua inizia il nostro rilievo. Dopo le ultime raccomandazioni ai nostri allievi, si inizia a fare sul serio, si armano di DistoX, attivano chi TopoDroid, chi PocketTopo inserendo un nuovo rilievo, come visto a lezione, e poi via a prendere punti. Visto che la scala a chiocciola e’ piccola, siamo in tanti e ci intralciamo tra noi, chiedo a Stefania di cedermi il DistoX con la calibrazione incompleta per terminarla. Non potra’ venire precisissima in mezzo a tutto questo cemento armato, ma almeno sara’ utilizzabile. Scendo fino al pianerottolo ed inizio a prendere i punti. Continuo finche’ il TopoDroid sul mio cellulare si dice soddisfatto. Installo la calibrazione sul DistoX e faccio per tornare da Stefania. Vengo fermato quasi subito da qualcuno che si avvicina, chiamandomi. E’ Marco, della squadra che ha iniziato dall’esterno. Hanno preso i punti per delimitare le mura ma una volta scaricati su TopoDroid hanno ottenuto dei risultati bizzarri, solo una linea in sezione ed un punto in pianta. Ci metto un poco a capire che per qualche motivo misterioso i punti presi, sia battute che splay, ci sono tutti, ma sono ammucchiati uno sull’altro. Cerco il motivo pasticciando coi dati e con la configurazione di TopoDroid ma arrivo a nulla. Mi faccio prestare il loro DistoX e lo accendo. A prima vista sembra andare bene. Provo a prendere un punto, poi mi giro, ne prendo un altro. Scopro il mistero quando punto l’attenzione sulle misure di inclinazione. Col distoX in piano dovrei avere una inclinazione ci circa 0°. Il distoX che ho in mano in orizzontale misura 90°! Faccio alcune prove con varie inclinazioni ed ho la conferma di aver compreso l’arcano. Vado a verificare le misure su TopoDroid e finalmente trovo la spiegazione al suo strano comportamento. Tutte, ma proprio tutte le misure prese hanno una inclinazione intorno ai 90°. Ora tutto torna. Il DistoX che hanno utilizzato non va bene. Non lascio che il gruppo, che intanto si e’ riunito, si sconforti al pensiero di non poter fare il rilievo. Casualmente ho un DistoX appena calibrato che potrebbe sostituire quello anomalo. Accenno a Stefania del prestito e facciamo lo scambio. Marco ed il resto della squadra sono visibilmente sollevati, possono tornare al lavoro.Torno ai miei doveri. Visto pero’ che Stefania e’ validamente supportata da un altro istruttore, approfitto del momento di calma per gironzolare per la galleria e vedermela senza fretta. Anche nell’altra parte della galleria parallela ci sono delle camere. Ci entro, altro non sono che i bagni.Passeggiando e osservando arrivo fino all’esterno. La squadra che opera qua, col nuovo DistoX non sembra avere problemi.Panorama della galleria dall’ingresso. A sinistra inizia la galleria principale. Sul soffitto una quantita’ di capelli d’angelo.Una farfallina nei pressi della porta. L’umidita’ si e’ addensata sulle ali in minuscole goccioline che brillano alla mia luce. Uno dei capelli d’angelo.E una delle diramazioni cieche.Una minuscola colonna.Nel mio girovagare incontro la squadra “pocketTopo” che dal fondo arriva ora a girare l’angolo ed attaccare la galleria principale.Andrea mentre opera sul PocketTopo.Stefania e’ ancora alla galleria parallela, vado a sincerarmi che non ci siano problemi.Nessun problema, il suo istruttore personale se la cava benissimo. Vediamo insieme i punti presi finora e il disegno dei bordi che Stefania ha fatto per pianta e sezione. Visto che tutto sembra procedere per il meglio, li lascio lavorare.La squadra PocketTopo e’ impegnata con le diramazioni cieche. Dopo qualche tempo loro si allontanano verso l’esterno e la squadra TopoDroid dall’esterno prende possesso della galleria principale. Anche Stefania procede spedita e termina con i punti all’esterno mentre la squadra PocketTopo e’ impegnata sulla scala a chiocciola.Oramai e’ notte quando siamo di nuovo tutti fuori a commentare il lavoro fatto. Devo dire che ora, con i vestiti bagnati di sudore e senza la giacca, sento proprio freddo. Purtroppo devo attendere il ritorno di Andrea da una veloce commissione prima di poterla recuperare. Mi rassegno a tremare per un po’. Quando finalmente arrivo alla macchina di Andrea e recupero la giacca, la indosso con molto piacere e sfrutto anche cappelletto di lana e guanti per stemperare il freddo che mi e’ entrato nelle ossa. Andrea gentilmente mi accompagna fino all’albergo. Ci lasciamo dandoci appuntamento per la cena alla sede del gruppo. Per conto mio, recupero Betta e Luna, mi cambio indossando una maglietta asciutta e poi mi rassegno a prendere la macchina. In verita’ ho piu’ sonno che fame ma l’atmosfera del corso e dei partecipanti mi piace proprio, vale la pena soffrire un poco di stanchezza per stare in buona compagnia. La cena e’ ottima ed abbondante come sempre. Concludiamo il pasto con un brindisi di ringraziamento a Silvia, l’angelo della cucina,  uno a Mirko, il direttore del corso e poi a Perugia tutta! Il rientro all’albergo e’ meno traumatico di quanto mi aspettassi, il nuovo giorno e’ prossimo a nascere quando finalmente riesco a poggiare la schiena sul materasso.La mattina dopo, alle 6.30, sono fuori con Luna per i suoi bisognini. Dopo, in rapida sequenza la colazione, poi i bagagli, quindi saldiamo il dovuto per l’alloggio, carichiamo tutto in macchina ed andiamo. Alle 9 siamo alla sede, come da programma. Mirko, instancabile, ha gia’ attrezzato la sala con alcuni tavolini dove lavoreremo alla restituzione grafica dei rilievi con Csurvey. In una pausa da impegni faccio un giro fotografico per questa bella sede. Un canapone, un pezzo di storia della speleologia. Vengono i brividi a pensare di scendere un pozzo con una corda simile, pero’ una volta c’era solo quella e quella si usava.La maestosa palestra interna, una meraviglia!Lo stemma del gruppo.La bacheca con dei reperti archeologici.I nostri rilevatori al lavoro. Sembra semplice utilizzare Csurvey, ma per prenderci dimestichezza bisogna sbatterci la testa per bene. I nostri allievi pero’ lavorano con impegno ed i risultati presto iniziano a vedersi.Noi istruttori cerchiamo di dare una mano un po’ a tutti girando tra i tavoli. Ogni tanto serve un consulto tra istruttori per risolvere al meglio i problemi incontrati, ma insomma la cosa procede.Mi fermo al tavolo con Stefania per vedere come procede e poi mi metto a pasticciare sul suo  Csurvey. Da questa postazione continuo ad imperversare con le foto.Sono tutti impegnatissimi.Anche Mirko fa il proprio rilievo col pc collegato al proiettore cosi’ da poter spiegare le funzionalita’ di Csurvey.Una panoramica dell’aula.Ed ecco Stefania.Consultazioni tra gruppi diversi.Ecco una squadra che e’ andata alla seconda cavita’ artificiale che mostra con orgoglio il risultato di tante fatiche.Si avvicina ora di pranzo. Anche il mio stomaco concorda con l’orologio. Vado a sbirciare se in cucina c’e’ qualcosa da sgranocchiare. Trovo nulla, pero’ incontro Felice, non ha potuto partecipare a causa di impegni di lavoro pero’ appena ha potuto e’ passato a trovarci. Ora parla fitto fitto con Mirko di cose speleo. Li saluto entrambi con piacere e poi li lascio per continuare la ricerca di uno spuntino.Incrocio Silvia, il folletto che anima la cucina, e’ talmente veloce nei suoi continui spostamenti che nemmeno la fotocamera riesce a metterla a fuoco.Il pranzo interrompe le fatiche dei nostri speleo-artisti. Silvia non si smentisce e ci nutre a dovere. Dopo il cibo e qualche brindisi il pranzo si avvia al termine. Gli allievi devono riprendere per chiudere i rilievi in vista delle ultime lezioni, su rilievo 3D ed altre amenita’. Per me purtroppo si e’ fatta l’ora di tornare verso Roma, non posso chiedere altro alla pazienza di Betta, ha passato la mattina su una poltroncina a leggere, ma ora inizia a scalpitare…meglio non farla infuriare…almeno non troppo!

Il ritorno e’ tranquillo, solo il solito tratto di coda nei pressi del casello dell’autostrada a Orte. Come dicevo e’ stata una bella esperienza in un contesto veramente piacevole, sia per il luogo che per le persone. Da istruttore ho potuto imparare molte cose e, spero, trasmetterne altre. Questo e’ sempre positivo. Alla prossima.

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Vorgozzo – 01/12/2018 – by Simone@GSCO

Discesa del Vorgozzo

Vorgozzo, 2 Dicembre 2018 – Simone , Chiara e Giuseppe.

Questa domenica ci ritroviamo solamente io, Chiara e Giuseppe. Gli altri del gruppo sembrano essere tutti impegnati, così dopo un rapido consulto, decidiamo di fare un giro al Vorgozzo, per il piacere di Chiara che non è mai scesa.
Con molta calma ci incontriamo intorno alle 11:00, carichiamo tutto sulla mia car e dopo una tappa caffè arriviamo a destinazione, Civitella del Lago.

Ecco la mia auto con il solito carico domenicale.

Indossate le tute ci incamminiamo per il breve sentiero fino ad arrivare sulla soglia di questo grande pozzo.

Per chi non lo conosce il Vorgozzo si trova sul versante settentrionale del monte Cerretino. Si tratta di una enorme dolina di crollo con una forma ad imbuto rovesciato. Scendendo dalla parte più bassa, dopo i primi 10 mt in appoggio sulla pessima roccia, parte una bellissima e suggestiva verticale completamente nel vuoto.
Siamo tutti pronti e mi appresto ad armare la via. Dopo una partenza su naturale e un frazionamento intermedio mi affaccio sul pozzo.
Scendendo trovo un sacco di nuovi pietroni pronti a staccarsi e molte radici che ormai si sono seccate.

Avverto Giuseppe e Chiara che farò un po’ di pulizia facendo cadere giù tutto quello che è instabile e pericoloso. La bella pianta che ci permette la partenza nel vuoto invece sembra ancora buona.

Cosi termino l’armo.

Ora siamo tutti pronti per scendere. Scendo per primo e raggiunto il fondo cerco di fare qualche foto a Chiara che sarà la prossima.
Eccola qua in qualche scatto!!

Chiara che scende per la prima volta il Vorgozzo rimane affascinata dalla maestosità di questo ambiente. Effettivamente sembra quasi di entrare in un’altra era !!! Il silenzio ti avvolge e queste pareti che si allontanano ti fanno sentire veramente piccoli a confronto….
Ultimo a terminare la discesa è Giuseppe. Facciamo un giro qua e là concedendoci qualche foto.

Approfittiamo di una breve pausa per fare un piccolo spuntino e poi decidiamo di risalire.
Salgo per primo e giunto al frazionamento cerco di fare qualche foto dall’alto a Chiara.Sale veramente come una scheggia !!!

Mi sorpassa in un batter d’occhio e possiamo dare il “liberaaa!!” a Giuseppe che sarà l’addetto al disarmo. Io rimango sul frazionamento cercando di immortalare anche la salita di Giuseppe…

Mentre Chiara è fuori e io ancora fermo sul frazionamento sentiamo arrivare alcune persone. Dall’abbigliamento sembrano cacciatori e invece sono due avventurieri in cerca di funghi… Ci chiedono curiosi cosa si nasconde sul fondo di questa conosciuta cavità e rimangono meravigliati nel vedere una ragazza (Chiara) vestita da speleologa!! Salutati gli omini verdi nel frattempo è salito anche Giuseppe. Ora possiamo aiutarlo a recuperare le corde. Molto velocemente rifacciamo i sacchi e riprendiamo la via del ritorno.

Grazie a Chiara e Giuseppe per la breve ma piacevolissima sgrottata !! Alla prossima!!

Simone
GSCO

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Grotta del Rifugio – 25/11/2018

Rilievo a Grotta del Rifugio, con Angelica, Gabriele, Fabrizio, io e Luna.

Sfidando la pioggia andiamo a Guidonia a visitare la nuova grotta scoperta da Fabrizio.Anche questa grotta, come quella dell’Elefante, inizia da una galleria artificiale. Arriviamo fino ad un punto comodo per cambiarci e posiamo gli zaini per iniziare i preparativi.Fabrizio prima di iniziare i preparativi Fabrizio ci racconta un po’ la grotta e la storia della sua scoperta. Ci annuncia anche che dopo lunga meditazione ha deciso di battezzarla “Grotta del Rifugio”. Complimenti alla nuova grotta ed auguri, che cresca grande!Il tunnel dove ha trovato l’ingresso.Siamo pronti. C’e’ da fare il passaggio del buco. Angelica si cimenta per prima.La sua tecnica e’ piu’ adatta ad un contorsionista che ad uno speleo…Noi che osserviamo da posizione comoda iniziamo a scommettere sulla sua riuscita.Ce la fa? Non ce la fa? La guardiamo con stupore mentre si accartoccia su se stessa in una posizione non umana. Non ce la puo’ fare, iniziamo a commentare.Ce l’ha fatta! Eccola che ci sorride soddisfatta dall’altra parte della parete. Ora voglio vedere a voi, sembra dire.Fabrizio non si fa pregare. Lui conosce bene il perfido passaggio ed adotta una strategia d’assalto…nel senso che prende la rincorsa e ci salta dentro. Non faccio quasi a tempo a fotografarlo.Eccolo arrivato anche lui.Ora tocca a me. Mi volto a salutare Luna, ha intuito che sto per andare via e mi guarda con l’aria da cane bastonato ed abbandonato. Saluto anche Gabriele raccomandandomi a lui per la custodia di Luna. Dopo qualche altra carezza a Luna, rompo gli indugi e affronto il passaggio. Adotto una versione soft del tuffo di Fabrizio, in pratica rotolo dentro senza alcuna dignita’, anche Luna si concede un sorriso. Dentro trovo i miei amici che stanno organizzando un angoletto con dei cimeli ritrovati in questa parte della galleria. Angelica, quasi emozionata, mi mostra una pisside del periodo bellico.Un ultimo saluto a Gabriele ed a Luna con la raccomandazione di guardarsi a vicenda e poi Fabrizio ci guida verso l’ingresso della grotta.Ciao Gabriele!Come deciso, iniziamo il rilievo dal muro.Ci distribuiamo i compiti, Angelica sara’ l’artista del gruppo e provvedera’ a gestire il disegno su TopoDroid con i dati che arriveranno dal DistoX manovrato da me come “operatore”. Fabrizio sara’ il “traguardatore”, ovvero colui che sceglie con oculatezza i capisaldi, li illumina per far prendere la misura all’operatore, e poi li evidenzia convenientemente sulla parete prima di proseguire.Delle radici escono dalla roccia viva, impressionante.Angelica e’ serissima quando lavora, non si lascia distrarre nemmeno per un attimo.Un caposaldo dopo l’altro, arriviamo all’inizio della grotta.C’e’ da risalire un breve tratto. Fabrizio va avanti, prendiamo il caposaldo e poi salgo anche io. Angelica sale per ultima. L’ambiente non e’ molto largo…”pero’ ci ci sta’, stringendosi un po’” (ho appena citato un pezzo di una canzone di Morandi, ma non vi dico quale!) Fabrizio e’ nella nicchia successiva ad individuare il caposaldo successivo.Prendo il punto e lo raggiungo. Angelica intanto scarica i dati raccolti e li elabora.Ora abbiamo uno scivolo con tanta terra.Prendiamo il caposaldo.Angelica mi raggiunge mentre parto per scendere verso Fabrizio.Mentre aspetta aggiusta il disegno della grotta.Fabrizio intanto ha passato il frazionamento e mi descrive per sommi capi cosa ci attende.Lo scivolo di terra e’ in una sala col soffitto alto, molto alto. Ci sono delle fessure interessanti che andranno viste.Angelica inizia a scendere verso il frazionamento. Fabrizio intanto si sgranchisce le gambe. Angelica approfitta della discesa per avere una discussione col discensore. Con l’aiuto di Fabrizio cerchiamo di mediare ed alla fine fanno pace con soddisfazione di tutti. Possiamo riprendere il rilievo. Cambiamo ordine, scende Fabrizio, poi lo segue Angelica. Eccola in compagnia dell’amico ritrovato, il suo discensore.Dopo circa 5 metri la sala va a restringersi bruscamente e curva a sinistra. Vedo Angelica sparire, attendo la libera e parto anche io.Alla curva rivedo i miei amici. si sono sistemati comodi e sono pronti per indicarmi il caposaldo successivo a cui puntare.Sono all’inizio di quella che sembra un’altra sala, ancora piu’ grande della precedente. Davanti ai loro piedi, mi dice Fabrizio, c’e’ un pozzo di circa 15 metri che pero’ non sembra avere prosecuzioni, in ogni caso non potremo visitarlo poiche’ e’ disarmato.Raggiungo i miei amici, sono sotto un simpatico mucchio di broccoletti. Proseguiamo col rilevo. La sala in effetti e’ bella grande.Per terra ci sono massi di crollo e sulle pareti broccoletti color ruggine e qualche stalattite candida.Pochi capisaldi e Fabrizio e’ gia’ arrivato alla fine della sala.Ci indica che piu’ avanti prosegue ma va restringendo. Visto quel che dice Fabrizio e complice il fatto che inizio a sentirmi in colpa per aver abbandonato Luna ed aver lasciato a Gabriele l’incombenza di sorvegliarla, propongo di terminare il rilievo con l’ultimo caposaldo preso nella sala.Prendo ancora qualche minuto per fare foto alle concrezioni.Ancora broccoletti arrugginiti.Piccole stalattiti candide, sono alla loro prima foto e fanno le timide!Mentre io mi diletto, Angelica lavora al disegno.E Fabrizio ci racconta alcuni aneddoti divertenti.Fatte le ultime foto, mi scuso con i miei amici e scappo via di corsa. Arrivo al passaggio nel muro e lo passo con la solita eleganza. Mi dirigo subito verso l’esterno per vedere se Gabriele e Luna sono nei paraggi.Mmmm, fuori piove. Probabilmente si sono rifugiati in macchina.Fa pure fresco, torno dentro per cambiarmi. Ecco il nostro spogliatoio, anche di Angelica e Fabrizio non c’e’ ancora traccia.Mi cambio velocemente, un ultimo sguardo per vedere se spunta qualcuno e poi vado verso la macchina.Come immaginavo, li trovo tutti e due in macchina, Gabriele, nemmeno a dirlo e’ al telefono. Luna e’ spaparanzata di dietro e fa un po’ la sostenuta quando vado a salutarla.Sistemata la mia roba in macchina, vi prendo posto anche io ed approfitto dell’attesa per aggiornare Gabriele. Gli descrivo la grotta e quello che abbiamo fatto. Tempo un quarto d’ora ed arrivano anche Angelica e Fabrizio. Subito ne approfitto per costringerli ad una foto di gruppo approfittando della disponibilita’ di Gabriele.Ok, ora la nostra brava razione di grotta l’abbiamo avuta. E’ ora di pranzo e lo stomaco brontola. Che si fa? Fabrizio e’ esperto dei dintorni e ci facciamo guidare da lui. Andiamo prima ad un ristorante che ricorda anche Gabriele. Purtroppo non accettano i cani e poi dichiarano che e’ troppo tardi e hanno gia’ chiuso la cucina. Meglio, e’ un posto che non mi manchera’. Un altro locale che proviamo subito dopo e’ desolatamente chiuso. Rimane un’ultima risorso, il “kebabaro” vicino la stazione. Lui non ci tradisce.Dopo un soddisfacente pranzo-merenda, sono quasi le 4 del pomeriggio, ci salutiamo soddisfatti sia della grotta che dell’allegro pasto appena terminato. Una bella giornata a dispetto della pioggia. Alla prossima.

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Seminario Geologia per speleologi – 17/11/2018

Interessantissimo seminario organizzato da Claudio in qualita’ di Responsabile della Scuola di Speleologia della Federazione Speleologica del Lazio.

Prima di iniziare, una precisazione, la locandina che segue, pur essendo “timbrata” col mio nome e’ di proprieta’ della SS-FSL.

La mattina mi reco all’universita’ di Roma 3. E’ una bella mattina e posso sperimentare il connubio metro-bici. Molto pratico, soprattutto oggi che c’e’ poca gente sulla metro. Purtroppo, causa impegni familiari potro’ seguire solo parte del seminario, ma quella parte voglio gustarmela tutta. Nell’aula dove si tiene il seminario incontro tanti tanti amici, i primi 10 minuti li passo a salutare. Fabio, che ha aiutato Claudio curando l’organizzazione del seminario lato universita’, inizia a richiamarci all’ordine. Prendo posto rubandolo ad Angelica, per fortuna lei e Valentina sono minute ed in 2 posti ci stiamo comodi anche in 3. Iniziamo con uno spiegone introduttivo di Fabio.Il primo relatore e’ Paola e ci parla della morfogenesi carsica. Molto interessante.Il secondo intervento e’ a cura di Roberto e ci parla della idrogeologia dei sistemi carsici. Intervento interessantissimo anche questo.Arrivato alla fine del secondo intervento sento la sveglia messa sul cellulare che mi riporta al dovere. E’ ora di tornare a casa. Sono costretto a disertare proprio la relazione di Fabio sulla mineralogia in grotta. Quatto quatto, per non disturbare, mi alzo e vado.

Una grande occasione per fare “cultura” speleologica, complimenti ai relatori, alla Scuola FSL, ma soprattutto a Claudio che ha avuto la capacita’ e la tenacia di organizzare l’incontro.

Alla prossima, con l’augurio che di prossime come questa ce ne siano parecchie.

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59° corso SCR – Pozzo Comune – 11/11/2018

Una classicissima Pozzo Comune per l’ultima uscita del 59° corso SCR.

Panorama preso mentre ci prepariamoMaurizio impartisce qualche nozione ai nostri corsari prima di entrare in grotta. Ce la possiamo prendere comoda perche’ la grotta e’ gia’ stata armata ieri da un gruppetto di valorosi guidati da Stefano.Ultimi preparativi lato “maestri baciati dal sole”.Ci si avvia all’ingresso.Una sosta per ammirare l’ingresso.Poi scendiamo.Primo salto. Scende Max, quindi ci cimenta Alessandro.Poi e’ la volta di Manlio.Scendiamo veloci, oramai i frazionamenti non sono piu’ ostici.Pochi minuti siamo al P19, tanto amato da tutti i novelli speleo per la sua partenza esposta. Parte Carlo.Attesa paziente.Parte anche Alessandro.E quindi Manlio.Nel frattempo veniamo raggiunti dal resto del gruppo. Fabio ha preso Sabrina, la nostra sola corsara per oggi, sotto la sua ala protettriceE’ quasi il mio turno.Alla base del P19 mi assicuro scenda Fabio e non Sabrina, poi vado a raggiungere il gruppetto guidato da Max. Sono alla partenza del salto successivo.Siamo alla malefica pozza che tanto spesso mi ha favorito concedendomi un indesiderato pediluvio. I nostri allievi iniziano il passaggio.Si passa subito al salto successivo, quello che arriva alla “sala da pranzo” (ci fermiamo sempre qua a mangiare!).Carlo in incognito…ops! Forse non dovevo dirvelo. Attesa in sala da pranzo.Scende Max ed io lo seguo subito dopo.Proseguiamo per lo scivolo di fango ed il meandro delle meraviglie. Oggi di acqua ce n’e’ parecchia e qualche passaggio e’ piu’ macchinoso del solito. Come sempre rimango affascinato da questo tratto di meandro.Un arrivo, particolarmente attivo oggi.Arriviamo al pozzo Marilu’. Alla pozza che lo precede Alessandro ci tiene a mostrarci un tuffo che lo vede immergersi quasi per intero.C’e’ proprio tanta acqua. Max tenta di armare sulla parete sinistra ma la cosa non sembra risolutiva. Per stavolta il Marilu’ non potra’ godere della nostra compagnia. Paziente attesa durante la prova d’armo di Max.Facciamo affacciare al pozzo i nostri intrepidi corari, disarmiamo la corda sul Marilu’ ed iniziamo a tornare indietro.Selfie!Ci raggiunge il resto del gruppo. Lo aggiorniamo della situazione. Alessandro, per non far torto a nessuno, durante il passaggio di ritorno, ripete il suo tuffo nella pozza a beneficio di chi era assente al primo. Un vero e scrupoloso esperto.Ci raduniamo tutti in sala da pranzo, per pranzare, appunto.Foto di gruppo.La foto di gruppo conclude la pausa pranzo. Max inizia a salire il pozzo ed io lo seguo fermandomi al frazionamento. In questa configurazione assistiamo il passaggio dei corsari. Transita anche Fabio per andare a prendere il posto di Max che cosi’ puo’ avviarsi al P19. Intanto il transito continua senza intoppi.Quando rimane solo il gruppetto di coda con Sabrina, salgo anche io e passo la pozza infame per poi assistere i nostri allievi. Man mano che arrivano li avvio alla base del P19 dove li attende una ardimentosa salita.Ancora Carlo versione forze speciali.Anche lui via verso il P19.Arriva Maurizio. E’ il primo del gruppetto di coda. Lo saluto e mi avvio anche io al P19.C’e’ da aspettare ma stavolta sara’ questione di minuti, non dovremmo soffrire il freddo come all’uscita del corso precedente.Sale Gaia e sale anche Maurizio. Vanno a dare il cambio a Max cosi’ che si possano portare i primi allievi verso l’uscita.Rimaniamo Fabio ed io a fare compagnia a Sabrina.Parte anche Sabrina.Visto che di tempo ne ho, scarico la fotocamera su di lei.Ma siete fortunati, molte non sono a fuoco, quindi questa e’ l’ultima!Dopo Sabrina tocca a Fabio e me, usciamo disarmando. Fabio fa tutto il lavoro, io gli tengo compagnia.Intanto ne approfitto per documentare anche il disarmo dell’ultimo saltino.Fuori fa un fresco che si avvia a diventare gelo col calare della sera. Ci si cambia svelti.Chi ha fatto si riscalda in macchina.Intanto arriva la sera.Quando siamo pronti ci dividiamo in 2 gruppi, chi rimane a cena e chi torna a casa. Manlio purtroppo deve tornare a casa per forza, ha un cagnolino da sfamare. Noi invece ce ne andiamo alla Sbirra per rifocillarci come si deve e festeggiare degnamente la fine del corso. Eccoci, come si dice, con le gambe sotto il tavolo. Notare la faccia rilassata e quasi sorridente di Maurizio, al termine del suo incarico come direttore del corso. Al grido di “Bravo Maurizio” partono numerosi brindisi in attesa delle fettuccine.Eccole!Buon appetito.

Dopo l’allegra cena possiamo ritenerci soddisfatti. Un altro corso e’ terminato, speriamo che sia servito a far appassionare questi ragazzi alla speleologia e di rivederli presto di nuovo in grotta. Alla prossima.

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Casola Nuvole 2018 – 01/11/2018

Quest anno il raduno speleo e’ stato tenuto a Casola. Saremo almeno alla 6° edizione fatta in questa ospitale cittadina, quasi un classico. E’ bello ritrovarsi qua ancora una volta, trovare luoghi familiari, incontrare tanti vecchi amici e dare un volto a quei giovani che si sono affacciati alla speleologia negli ultimi anni. Vi lascio in compagnia di qualche foto dei giorni passati in allegria a Casola per Nuvole 2018.

In verita’ non ho fatto molte foto, la prima la scatto il secondo giorno, durante una riunione sul catasto.Ciao Compagnia del Budello!Qualche bel video al calduccio nel cinema.Fettuccine time!Lo stand SCR con la classica porchetta.Dimostrazione CNSAS di una tecnica di recupero barella. I miei amici di Nardo’. Chissa’ se un giorno ci incontreremo anche in grotta…Cena con gli amici.Allarghiamo gli orizzonti speleo facendo amicizia con i simpatici ragazzi del gruppo di Gioia del Colle.Panoramica del tendone.Igor con la sua inseparabile birra. W Igor!Il viale principale di Casola.Di nuovo al tendone per la cena.Entra la banda.Bravi e simpatici.Come dicevo non sono stato prolifico come al solito in fatto di foto. Comunque vi assicuro che e’ stato un raduno interessante e bello…forse questo spiega perche’ ho fatto poche foto, non ne ho avuto il tempo.

Alla prossima.

 

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