Grotta del Pretaro uscita del 27-01-2013

Lavoro dopo la sala Utec per tentare il passaggio oltre una strettoia. Daniele, Mauro ed io. In verita’ dovevano venire con noi altri 5 amici dello SCR ma, causa influenza, hanno desistito. L’appuntamento e’ come al solito al bar di Montebuono, il celeberrimo Roby Bar! Daniele prima di arrivare all’appuntamento e’ passato da Gianni a prendere il trapano. Con Daniele viene un suo amico, Mauro. Mauro e’ un “neofita” e la sua prima esperienza in grotta l’ha avuta non molto tempo fa proprio alla grotta del pretaro…O Daniele e’ molto convincente oppure a Mauro la grotta inizia a piacere! Ma torniamo a noi, dopo saluti, colazione ed approvvigionamento di cibarie approdiamo al solito parcheggio di fianco alla grotta e ci prepariamo. Ci distribuiamo il peso del materiale, ma solo Daniele ed io, per questa volta Mauro lo lasciamo scarico con la promessa di lasciare tutto il peso a lui quando sara’ piu’ pratico!!! Per precauzione Mauro indossa l’imbrago cosi’ potra’ affrontare in sicurezza i brevi tratti su corda che incontreremo. Oramai, cosa che non credevo possibile data la mia memoria, il tragitto mi e’ familiare, l’ingresso, il primo tratto in discesa con le prime “strettoie” (che tanto allarmano chi affronta la grotta per la prima volta!), il pozzetto, il traverso, il primo toboga, il secondo, il tratto quasi orizzontale fino alla sala del the passando per “l’onda”, la fessura in salita che piace a tutti (raccoglie sempre un bel numero di imprecazioni da parte di chi la sale!), la sala Utec. Qui ci concediamo una breve sosta per riprendere fiato e bere un po’ d’acqua e quindi affrontiamo impavidi la parte rimanente con il suo bravo fango e le strettoie (segnalo la strettoia a chiocciola come la piu’ simpatica della grotta!) fino all’attuale zona di lavoro (ero tentato di utilizzare il termine “fondo”, mi sembra pero’ inappropriato in una grotta labirintica che sembra diramarsi da tutte le parti!). E’ Gianni che tempo fa ha iniziato a scavare in questo punto. Mentre prepariamo il materiale Daniele ci riporta quello che gli ha raccontato Gianni circa la strettoia. Come al solito ci disegna un lavoro difficile con la roccia fratturata ma difficile da rompere. Si lavora in un piccolo ambiente dove e’ difficile maneggiare gli attrezzi. Ah che bene! Daniele inizia il primo “turno” di lavoro. Mauro ed io ci divertiamo a curiosare per gli ambienti li’ vicino, che non si sa mai! Quando tocca a me a lavorare mi rendo conto di quanto possa essere scomodo lavorare in quel punto. Strizzandomi all’inverosimile mi affaccio con la testa subito dopo la strettoia. C’e’ una curva praticamente a novanta gradi (altrimenti non e’ divertente!) e subito inizia un altro cunicolo stretto. Come raccontato da Gianni si vedono le traccie del passaggio di Lucas (il nostro strettoista internazionale!), dove io sto soffrendo per dare uno sguardo lui e’ passato, probabilmente si e’ anche girato e ha dato qualche smazzettata nel cunicolo successivo! Si e’ fermato perche’ nel cunicolo sembra esserci una concrezione che ostacola il passaggio. La buona notizia e’ che se mai dovessimo arrivare anche noi a quel punto, dopo dovrebbe esserci un ambiente piu’ largo. Magari tra qualche anno! Quando noi siamo sfiniti la strettoia quasi non si e’ accorta di noi, rimettiamo le nostre carabattole nei sacchi e ce ne torniamo indietro. Quando usciamo inizia a far notte, qualche battuta a commento della giornata e poi, mentre ci cambiamo, progettiamo la prossima uscita con Mauro. Daniele vuole portarlo in palestra per insegnargli meglio l’uso degli attrezzi. Arriviamo quindi ai saluti, Daniele e Mauro vanno a riportare il trapano e io mi avvio verso casa. Avventura terminata anche per questo fine settimana!

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Grotta del Pretaro uscita del 19-01-2013

Prima esperienza in grotta per Giulio e Vasile. Andrea, Marika, Giulio, Vasile ed io.

Una tranquilla ed allegra uscita nella semplice, ma non banale, grotta del Pretaro documentata con un filmato che vale piu’ di mille parole!

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Grotta Gasperina – uscita del 13-01-2013

Grotta Gasperina. Domenica 13 Gennaio 2013. Paolo Gianni ed io. Ancora lavoro su strettoia con aria.

Siamo tornati di nuovo a Gasperina per tentare di scoprire la nuova prosecuzione che l’aria sembra volerci indicare. Come sempre l’appuntamento e’ alle 10 a S.Oreste. Mentre Paolo, Gianni ed io siamo li’ per i preliminari di rito (colazione, pappa, acqua, materiali) ci raggiungono un nutrito gruppo di “spelei”, sono amici del GSCai che vanno in “gita” post corso alla grotta Sbardy, c’e’ Barbara, simpaticamente immancabile e Daniele, che di recente e’ stato eletto presidente del gruppo, complimenti ed auguri! Mentre ci scambiamo saluti, abbracci ed auguri tardivi per il nuovo anno arrivano altri “spelei”, sono amici degli Speleologi Romani con l’inossidabile Piero che guida il gruppo dalle retrovie e Valeria, anche lei appassionata e simpatica “grottofila”! Loro vanno in una grotta “santa qualcosa” (chiedo perdono ma non la ricordo proprio, troppi santi sul Soratte!). Il festoso assembramento sembra una riedizione della cena alla “Sbirra” di Carpineto di qualche tempo fa, infatti i gruppi sono gli stessi e parecchi di loro li abbiamo conosciuti in quella allegra occasione. Dopo tanti saluti e un congruo scambio di chiacchiere varie ci separiamo, ognuno per la propria grotta, ripromettendoci di organizzare una uscita assieme. Oggi il tempo e’ uggioso e le previsioni promettono temporale se non neve ma per ora il tempo sembra tenere. Parcheggiamo la macchina all’eremo, prepariamo gli zaini e poi via. Anche questa volta l’ingresso di Gasperina soffia parecchio. Entra Paolo e da’ la “libera”. Mentre entra Gianni inizia a piovigginare, appena arriva al primo frazionamento, un metro piu’ giu’,  inizio ad entrare pure io per non bagnarmi troppo. Quando arrivo al “campo base” Paolo e’ gia’ al lavoro. Per il resto del tempo c’e’ poca storia,  come al solito e’ un lavoro di pazienza,  in qualche caso di intuito e sempre di tanta fatica! All’inizio del lavoro avevamo 3 punti diversi in cui scavare nella porzione di frattura che abbiamo liberato. In tutte e 3 c’era aria. Abbiamo iniziato dove l’aria sembra piu’ promettente, in fondo, dove le pareti si congiungono. Dopo qualche ora di scavo ed innumerevoli zaini di detriti scopriamo che la parete di destra piega decisamente verso l’altra lasciando una fessura di pochi centimetri e profonda almeno un paio di metri. L’aria sale impetuosa da li’ ma e’ impensabile forzare il passaggio. Decidiamo di spostarci poco indietro nella speranza che il passaggio sia un poco piu’ largo. Faccio un “turno” di scavo senza venire a capo di nulla, anche nel secondo punto e’ stretto. Quando sono finito mi faccio da parte e vado a fare uno spuntino. Gianni mi raggiunge, ci dividiamo il mini-panettone che ho portato. Paolo e’ di scavo e ha deciso di attaccare l’ultimo punto, sembra il piu’ largo ma e’ quello da cui arriva meno aria. Visto che c’e’ una quantita’ di detriti da togliere inizia a spostarli dove stavamo scavando prima. Quando, finito lo spuntino, andiamo a vedere. Il lavoro fatto nei punti precedenti e’ scomparso, sostituito da un bel cumulo di detriti di varie dimensioni. Paolo e’ impegnatissimo, Gianni rimane vicino a fargli assistenza. Inizio a sentire freddo, decido di infilarmi nella “vecchia” strettoia per vedere da dove arriva l’aria. Passato il primo tratto si avverte un deciso spiffero di aria fresca arrivare dall’alto ma non si vedono passaggi praticabili, passando la parte di strettoia su concrezione si arriva in un ambiente piu’ grande e l’aria si perde. Mi arrampico in alto seguendo la frattura, c’e’ un passaggio reso stretto (per me) da una concrezione a “medusa”. Vedo i segni che provano che qualcuno e’ gia’ passato ma io non riesco a far passare altro che la testa. C’e’ un ambiente subito dopo e sento arrivarmi in faccia un filo di aria. Ritorno indietro e descrivo la cosa a Paolo (che nel frattempo ha lasciato lo scavo a Gianni). Mi risponde che la zona e’ gia’ stata esplorata dagli “strettoisti” (chi altri se non gli impagabili Clarice e Lucas!) e hanno detto che c’e’ nulla di interessante.  Io, come San Tommaso (che sul Soratte non manchera’ di certo!), voglio andare a verificare di persona. Riesco a rubare la mazzetta a Gianni per qualche minuto e torno alla mia “medusa”. Inizio a martellarla da sotto ma lei si vendica sputandomi in faccia una specie di latte di monte grumoso. E’ comunque troppo tenace, tolgo il sottile strato di concrezione marcescente sulla parete opposta e riprovo il passaggio, ancora nulla, riprovero’ un’altra volta. Riporto a Gianni la mazzetta per non bloccare troppo i lavori di scavo. Quando arrivo Gianni e Paolo stanno commentando uno strano accadimento, hanno sentito un tonfo profondo e quindi una stasi dell’aria nella grotta, forse addirittura una inversione del senso di circolazione dell’aria! Le ipotesi che facciamo sono le piu’ varie e fantasiose, dal terremoto al crollo in una sala profonda o anche un tuono di notevole intensita’ nei pressi dell’ingresso. Mentre e’ il mio turno di scavi il trapano decide di averne abbastanza. La batteria ha dato tutto e si dichiara finita. Avremmo ancora un trapano ed altre batterie ma la situazione non sembra promettere facili prosecuzioni e decidiamo che e’ quasi ora di tornare. Gianni e’ ancora intento a scavare, Paolo si butta nella “vecchia” strettoia per cercare anche lui l’aria (o meglio, per “leggere la grotta”, come dice lui!). Gianni  scava mani e piedi con molto impegno. E’ riuscito addirittura ad entrare nello stretto pertugio e a girarsi ma alla fine si deve arrendere, se c’e’ un passaggio non lo troveremo oggi. Raduniamo il materiale e ci prepariamo all’uscita. Io, come d’abitudine ho tenuto su l’imbrago, quindi monto gli attrezzi e sono subito pronto, mi avvio per primo. Aspetto gli altri al piccolo traverso a 3 metri dall’uscita, fuori dalla verticale per non tirare loro dei sassi. Sopra di me, un metro piu’ avanti cadono dei bei goccioloni di pioggia, di fuori deve essere un inferno! Dalla corda alla quale sono appeso scendono allegri rivoletti d’acqua ma per fortuna riesco ad organizzarmi perche’ vadano oltre senza bagnarmi. Arriva Gianni, arriva Paolo, mi avventuro verso la tormenta. Appena metto la testa fuori vengo accolto da una sferzata di pioggia e da un lampo che illumina a giorno il bosco. Esco il piu’ svelto possibile dall’ingresso non “forconato” a dovere e grido la “libera”. Mi sistemo alla svelta mentre la pioggia aumenta d’intensita’. Io sono l’unico improvvido del gruppo che non si e’ portato l’ombrello, l’acqua gia’ inizia ad arrivarmi alla pelle, decido di avviarmi per non prendere troppo freddo. Per completare il quadro c’e’ una leggera nebbiolina che non guasta. Strada facendo, tra lampi veramente scenografici (un fugace pensiero a tutta la ferraglia che ho addosso confesso di averlo avuto!), vedo i resti di una grandinata notevole. Come sempre succede mi becco il culmine della tempesta quando sono in cima nel tratto allo scoperto, che fortuna! Arrivo alla macchina che sono zuppo, recupero lo zaino con i vestiti asciutti e vado a cambiarmi nell’androne dell’eremo. Dopo pochi minuti arrivano anche i miei compari. Quando li saluto alludendo alla loro previdenza nel portarsi gli ombrelli ricevo in risposta alcune imprecazioni, tra vento e rami gli ombrelli si sono subito distrutti e hanno anche loro preso una buona razione di pioggia! La serata si conclude con qualche chiacchiera sulle grotte in generale, su Gasperina in particolare e sui prossimi impegni (Gianni e Paolo a breve andranno in spedizione in Messico) davanti ad un bel piatto di polenta col cinghiale ed un buon bicchiere di vino. Alla prossima!

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Grotta Gasperina – uscita del 6-01-2013

Grotta Gasperina. Domenica 6 Gennaio 2013. Paolo ed io. Lavoro su strettoia con aria.

San Sebastiano l’abbiamo messa a riposo, ora e’ il momento di Gasperina! Paolo diceva da tempo che l’aria nella grotta non arrivava dalla zona esplorata sinora ma non c’era stata l’occasione per approfondire la cosa. Ad inizio anno Paolo e’ andato a rivedere la grotta, l’ha riarmata ed ha iniziato a lavorarci. Oggi ci sono pure io anche se a mezzo servizio poiche’ devo ancora smaltire i postumi della recente influenza. Anche questa volta l’appuntamento e’ alle 10 a S.Oreste. Sono con Paolo alla solita piazzetta quando arriva anche Giuseppe dello Speleo Club di Orvieto con un amico, vogliono andare a San Sebastiano. Ricordiamo a Giuseppe che la grotta e’ disarmata, ma ci dicono che sono attrezzatissimi, scambiamo ancora qualche parola con loro poi ognuno per la propria strada! Arrivati all’eremo ci cambiamo e poi giu’ verso Gasperina. L’ingresso di Gasperina soffia di brutto, Paolo prova a lanciarvi sopra delle manciate di foglie che vengono scaraventate via. Per fortuna Gasperina non e’ polverosa come San Sebastiano! Entriamo sbuffando un poco perche’ l’ingresso non e’ propriamente “forconabile” (e gli stravizi delle recenti feste hanno contribuito a “restringere” il passaggio!). In pochi minuti siamo in zona operazioni. Ricordavo il posto, a destra la parete di roccia, a sinistra altra parete, nel mezzo un lastrone di roccia che parte dalla parete di sinistra e scende obliquamente verso la parete a destra. Il passaggio a V a destra porta nella parte di grotta gia’ esplorato, il passaggio a V rovesciata a sinistra me lo ricordavo pieno di detriti della disostruzione della parte destra ma ora e’ sgombro. Rimane solo un massone al centro che e’ l’oggetto della attuale opera di disostruzione. L’ultima volta che avevo visto il posto non si vedeva spazio, ora c’e’ un bel buco profondo circa un metro con il predetto massone al centro. Come San tommaso vado a vedere, in effetti gli stretti pertugi ai lati del massone soffiano una bella arietta fresca! Iniziamo di buona lena a lavorare sul massone e pezzo pezzo ne veniamo quasi a capo quando, la batteria del trapano ci dice stop. Sono passate alcune ore ed abbiamo abbassato il livello del buco di almeno un altro metro ma purtroppo il massone e’ ancora li’, dimagrito ma in splendida forma! Raccogliamo le nostre cose e ce ne torniamo a casetta gia’ progettando il prossimo attacco!

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Grotta di San Sebastiano – uscita del 30-12-2012

Grotta di San Sebastiano. Domenica 30 Dicembre 2012. Paolo Clarice ed io. Ricerca altri ingressi. Disarmo.DSCF1963 DSCF1965 DSCF1969Ci siamo di nuovo, appuntamento alle 10 alla solita piazzetta di S.Oreste. Ho appena parcheggiato che vedo arrivare il Pintus (non saprei dire la marca o il modello della macchina, ma il colore e’ inconfondibile!), e’ accompaganto dalla dolce consorte, Gianna. Mi rallegro pensando che vengano in grotta con noi ma non e’ cosi’, andranno a fare una passeggiata sul Soratte con alcuni amici. In breve arriva anche Paolo con Clarice e andiamo tutti al bar per la colazione di rito.
Qualche chiacchiera davanti al panorama, poi via!
La “banda Pintus” ci accompagnera’ fino all’ingresso della grotta per poi proseguire. Arriviamo allo spiazzo dell’eremo dove c’e’ un altro gruppo di “spelei” (Guidonia e Grottaferrata?) che si preparano per andare all’Erebus. Mentre ci prepariamo scambiamo qualche parola anche con loro, rimaniamo d’accordo che si faranno vivi per andare assieme alla grotta Gasperone. Una volta pronti ci avviamo. Arrivati all’ingresso, un po’ di saluti ed auguri con la “banda Pintus” e poi entriamo. Anche questa volta entro per primo, segue Clarice e quindi Paolo. La progressione fino al fondo e’ la solita, appena appena rallegrata dalle imprecazioni di Clarice che detesta vivamente i traversi sospesi! Arriviamo in fondo alla frattura dove Paolo in altre uscite precedenti ha finito di togliere i massoni sospesi ed e’ fermo davanti ad un bel cumulo di altri sassi e terra. Facciamo sosta li’, Paolo va a “smucinare” un po’ di terra, io mi cambio la maglietta fradicia (sono raffreddatissimo e vorrei limitare i danni in vista del Capodanno!). Quando siamo tutti soddisfatti facciamo uno spuntino assieme. Terminato il banchetto torniamo indietro alla saletta precedente ripassando l’ultima strettoia “forconata”. L’idea e’ sempre quella di cercare un nuovo ingresso per  la grotta e quindi, Paolo ed io, ci arrampichiamo verso l’alto per rivedere nuovamente eventuali “pertugi” promettenti. Mentre sono li’ sento un filo di aria fresca “cadermi” sulla testa. Guardo meglio e, incastrandomi ben bene, riesco a vedere un camino di circa 1 metro da dove arriva l’aria che avevo percepito poco prima. Il camino e’ troppo stretto per me e, come al solito, sembra continuare strettissimo su in cima. Un rapido consulto con Paolo e decidiamo di lasciar perdere 8per ora!) anche perche’ siamo senza attrezzatura da disostruzione in quanto questa volta siamo venuti da San Sebastiano per disarmare! Dobbiamo infatti recuperare un po’ di materiale per altre grotte (un poco per ognuna altrimenti finisce che si offendono e vanno a chiudere!!!). Raccogliamo le nostre robe e torniamo sui nostri passi. Io vado avanti, segue Clarice in compagnia delle sue imprecazioni e chiude Paolo che recupera materiale. Quando sono in cima al 30 inizio ad aspettare, Clarice e’ poco sotto, vuole aiutare Paolo nel recuperare il materiale. Paolo deve sostituire la corda del traverso (da 60m) con una piu’ corta, l’attesa si preannuncia lunga. Dopo un po’ inizio a sentire freddo, ho i brividi ed il naso mi gocciola come un rubinetto rotto. Non voglio rischiare di passare il Capodanno a letto con la febbre e quindi urlo a Clarice che mi avvio sulla strada del ritorno. Mi sento un po’ in colpa per l’abbandono ma sento di aver fatto bene, costringo i miei amici ad una fatica maggiore ma non li stresso facendo loro fretta! Ora che il moto mi riscalda mi sento un poco meglio, fuori e’ ancora giorno e la temperatura e’ gradevole. Tornando alla macchina pulisco il sentiero togliendo alcuni rami che ostacolano il passaggio.
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Alla panchina il sole splende e si preannuncia un bel tramonto. Decido di andare alla macchina, recuperare lo zaino con i vestiti asciutti e tornare alla panchina. Mi cambio al sole godendomi il panorama, che bello! Aspetto facendo qualche foto. Ecco che dai cespugli spuntano Clarice e Paolo carichi come muli con corde che pendono da tutte le parti! Mi raggiungono e andiamo assieme alla macchina commentando l’uscita e le prossime attivita’. Con questa uscita l’esplorazione alla grotta di San Sebastiano si puo’ considerare sospesa. Sicuramente non e’ conclusa, ci sono molti posti da vedere/rivedere. Vedremo l’anno prossimo!

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Al Pretaro con i nipotini

Sabato 29 Dicembre 2012 – Grotta del Pretaro – Blu, Elio, Giorgio ed io.

Che dire? E’ stata una gioia accompagnare mio fratello Giorgio ed i suoi figli (e quindi miei nipotini adorati!) Blu (di 8 anni e quasi 25 chili!) ed Elio (di 6 anni e l’impressionante peso di quasi 20 chili!!) nella loro prima uscita in grotta. Per questa volta ci siamo accontentati di scendere il primo pozzetto,

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attraversare il traverso (lo dice la parola!) e fare pic-nic alla partenza del primo scivolo.


     Le mie foto come al solito non rendono giustizia all’avventura ma…eccole qua! Alla prossima cari nipoti!!!

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Allargamento strettoia alla fine del traverso. Barbara, Valeria, Cristian, Franco, Giuseppe, Paolo ed io.
Eccoci di nuovo qui! Siamo alla vigilia della vigilia di Natale e dove se non in grotta si puo’ passare meglio l’attesa di Gesu’ bambino?!? Oggi siamo parecchi, ci sono i nostri amici del GSCai, c’e’ Valeria del ???, si e’ aggiunto anche Giuseppe dello Speleo Club di Orvieto e naturalmente Paolo ed io. L’appuntamento e’ il solito, alle 10 alla piazzetta con l’edicola di Avventure Soratte. Come al solito arriviamo in ordine sparso e per le 11 ci siamo tutti e abbiamo sbrigato le consuete faccende (colazione, acqua, pappa,etc.). Andiamo su all’eremo con 2 macchine, quella di Paolo e quella di Cristian (quella di Franco dopo la volta passata sbuffa vapore dal radiatore e si rifiuta di mettersi in moto se solo si accenna alla salita!). A prepararsi assieme a noi ci sono alcuni ragazzi dei gruppi di Guidonia e Grottaferrata che vanno all’Erebus. Scambiamo 4 chiacchiere con loro mentre ci prepariamo, rimaniamo anche d’accordo che l’anno prossimo li accompagneremo alla Grotta Gasperone. Tutti pronti? Si parte! Oramai il sentiero che porta alla grotta lo facciamo ad occhi chiusi ed in breve siamo all’ingresso. Mi ritrovo li’, pronto ad entrare e ne approfitto per entrare per primo. Non era mai capitato, non che sia una particolare emozione, ma, come si dice, bisogna provarle tutte! Scendo il primo pozzetto, grido “libera” ma a vuoto perche’ nessuno degli altri ancora mi segue. Passo la strettoia dal fondo di sabbia (aria oggi praticamente nulla), scendo il secondo pozzetto, scendo la (ex) strettoia a fessura, risalgo e poi scendo. Sono alla sommita’ del 30, mi fermo per bere un goccio d’acqua, dietro di me ancora il silenzio…pero’! Anche se non lo farei d’abitudine (la compagnia degli amici e’ impagabile ed irrinunciabile) devo dire che ogni tanto procedere in solitudine e’ rilassante, gustoso, addirittura! Scendo il 30, passo il primo deviatore, arrivo al secondo. Attacco il traverso. Quando sono a meta’ sento le prime voci, mi sembra di riconoscere quella di Barbara. Finisco il traverso, risalgo il breve tratto su corda e mi fermo ad aspettare. Arriva Paolo, breve scambio di battute e riparte in quarta, lo seguo. Nell’uscita precedente Paolo ha armato anche il saltino (quello dove con Daniele avevamo messo la corda “posticcia”), che lusso, oramai sta diventando quasi una grotta turistica! Proseguiamo spediti, i dannati broccoletti continuano a lacerare la mia tuta che geme disperata tra le loro grinfie spietate! Arriviamo al traverso, lo traversiamo (!) saltando l’attacco del pozzo da 20. Siamo quasi arrivati, una piccola risalita in arrampicata (c’e’ la corda ma e’ piu’ utile per sveltire la discesa), un tratto in piano e la nostra amata frattura sembra chiudersi di fronte a noi. Proprio in fondo, sul pavimento di sassi di crollo sembra esserci il passaggio. Commentiamo il lavoro da fare mentre aspettiamo che arrivi il resto del gruppo con l’attrezzatura da disostruzione. Sembra un lavoro semplice ma il massone di crollo che ostruisce il passaggio e’ di roccia “bastarda e traditora”, ben dura ma farcita di fessure semi-concrezionate. Dopo un paio di tentativi sul massone andati male Paolo attacca la parete della strettoia con maggiore successo. I “seccacci” del gruppo gia’ riescono a passare, dopo la strettoia continua la frattura, ci sono alcune possibili prosecuzioni. Ancora pochi colpi ben assestati e la strettoia e’ resa “forconabile”. Mentre sono quasi tutti dall’altra parte a continuare l’esplorazione io mi occupo di fare merenda. Mi sento un po’ stanco e non ho voglia di fare molto, credo usciro’ presto. Paolo “rientra” e mi descrive la zona nuova, dice poi che alla fine ci sono dei massi incastrati che si possono rompere con facilita’. Mi convinco ad andare con lui a vedere di cosa si tratta. Scesa la strettoia si scende ancora un paio di metri e si arriva sulla sommita’ di un cuneo di roccia lungo 6 o 7 metri. A destra scende rapidamente per alcuni metri ma poi sembra chiudere. Dopo si sale, sul pavimento c’e’ tutto detrito polveroso, simile a quello vicino all’ingresso, e si arriva ai pietroni incastrati. Prepariamo per spaccare quello piu’ in basso che tiene gli altri. Purtroppo il lavoro non viene perfetto ed una grossa porzione di masso rimane al suo posto. Decidiamo di lasciar perdere per ora, riproveremo durante altre uscite. Paolo, per scrupolo, verifica di nuovo alcune delle possibili prosecuzioni che erano stati viste prima dagli altri. Io intanto recupero il materiale e ripasso la strettoia al contrario col resto del gruppo. Finiamo di sistemare le nostre cose, tutti, tranne me, vogliono andare a vedere gli ambienti esplorati da Daniele e me Mercoledi scorso, io decido di tornare pianin pianino verso l’uscita. All’inizio del traverso li saluto ed inizio la mia gita solitaria, Mi guardo in giro mentre procedo, il silenzio della grotta e’ rotto solo dai gemiti della mia tuta. Mi fermo ogni tanto a fare qualche foto. Vicino al saltino recentemente armato sento aria venire su dalla frattura in basso, chissa’?!? Ce ne saranno ancora di giri e ricerche da fare! Dannaz…, Malediz..le ultime foto che ho fatto sono anche peggiori del mio solito (e ce ne vuole!) perche’ c’era una goccia d’acqua sull’obiettivo. Lo pulisco alla meglio ma oramai ho perso la vena artistica! Ho capito anche perche’ trovavo sempre la macchinetta fotografica in giro per la tuta, si e’ scucita la tasca interna! Mi fermo prima del traverso per rifocillarmi, ho ancora la cioccolata della scorta “da sopravvivenza” che e’ meglio consumare prima che diventi piu’ vecchia di me! Bevo un bel sorso d’acqua e poi ripongo tutto. Per evitare drammi metto nel sacco anche la macchinetta fotografica. Sono pronto per il traverso. Lo percorro, quindi mi attacco alla corda e risalgo. Alla sommita’ del 30 altra sosta, un bisognino, cioccolata, acqua. C’e’ poca aria ma se si sta fermi un poco si sente un deciso freddino alla parte del corpo rivolta verso nord. Per l’ennesima volta mi ripeto che anche da quella parte si deve tornare…Riparto ma il resto del percorso oramai lo conoscete meglio di me quindi ve lo risparmio! Fuori il sole sta tramontando, arrivo velocemente alla macchina dove mi cambio. Il gruppo dell’Erebus e’ gia’ uscito e, probabilmente, tornato a casa, ad ogni modo delle loro macchine non c’e’ traccia! Quando ho finito riempio lo zaino con tutte le mie cose, ho deciso che non rimarro’ li’ ad aspettare i miei amici ma scendero’ giu’ a piedi, quattro passi mi faranno bene! Quando arrivo alla macchina non sono ancora le 7. Inizio ad aspettare, quando sono quasi le 9 ancora non si vede nessuno, al cellulare non rispondono, decido di risalire su con la mia macchina. Vado. All’eremo e’ tutto buio e silenzio, quasi quasi ne approfitto per un pisolo! Non faccio a tempo a chiudere gli occhi che spuntano delle lucine. Sono loro, o almeno una parte! Esco dalla macchina, arrivano Barbara, Valeria e Paolo. Mentre si cambiano mi raccontano cosa hanno visto sotto il 20 ma non ci sono nuove di rilievo. Mancano ancora Cristian, Franco e Giuseppe, dopo un buon quarto d’ora si presentano anche loro. Franco ci dice che alla base del 20 e’ andato verso nord e ha tentato una risalita, ha desistito perche’ i broccoletti gli si disintegravano sotto i piedi rendendo la cosa rischiosa, comunque ci dice che c’e’ una probabile prosecuzione, andra’ vista anche quella. Mentre finiscono di cambiarsi decidiamo di andare a mangiare qualcosa assieme. Quando siamo tutti pronti facciamo una bella fila di macchine e scendiamo, cerchiamo anche di fare in fretta perche’ sono oramai le 10 e rischiamo che non ci facciano mangiare! La cena non ve la racconto, vi basti sapere che ci siamo fattti valere anche con coltello e forchetta!!!

Pubblicato il da fato63 | Commenti disabilitati su Grotta San Sebastiano uscita del 23-12-2012

Mercoledi’ 19 Dicembre 2012:

Daniele ed io. Esplorazione. Fermi davanti una strettoia con aria.

Eccoci di nuovo! Sono in ferie, quale migliore occasione?!? Daniele deve sbrigare alcune commissioni la mattina ma poi e’ libero. Fatti i debiti calcoli decidiamo che si puo’ fare una uscita alla grotta di San Sebastiano per vedere la nuova parte di frattura esplorata dai nostri amici la volta scorsa. Abbiamo un appuntamento di massima a S. Oreste verso mezzogiorno. Mentre aspetto che arrivi l’ora mi reco al centro commerciale Porte di Roma per alcuni acquisti “propedeutici” all’uscita. Dovete sapere infatti che tempo fa ho comprato un trapano EinHell da utilizzare in grotta per armare ma finora non mi e’ ancora capitato di utilizzarlo. Questa mi sembra l’occasione giusta per il suo “battesimo del fuoco”. Netta che lo ha gia’ provato mi ha detto che la batteria le prime volte rende proprio poco e quindi  il giorno prima l’ho passato con lui bucando un blocco di cemento per far fare alla batteria alcuni cicli di carica/scarica. Perdonate la deviazione…eravamo al centro commerciale…facendo il materiale mi sono accorto di un piccolo particolare, non ho le punte! Gia’ che ci sono ne compro una da fix ed una da spit (Paolo mi aveva consigliato di utilizzare le punte Hilti perche’ rendono di piu’ ma non le ho trovate) e prendo anche uno scalpello nuovo fiammante. Fatti gli acquisti sono quasi le 11, chiamo Daniele per sentire come sta messo. Mi dice che anche lui e’ nei pressi del centro commerciale. Decidiamo di incontrarci e di andare con una sola macchina (siamo in tempo di crisi!). Una volta incontrati decidiamo di andare con la sua macchina, trasbordo tutte le mie cose e via! Arrivati a S. Oreste prendiamo il solito pezzo di pizza, e poi su di corsa. Per evitare sorprese con la macchina mettiamo un bel cartello sul cruscotto dove ci dichiariamo del “Forconi Team” (ed incidentalmente anche del GSS!). Messe cosi’ al sicuro le nostre possibilita’ di ritorno terminiamo in fretta i preparativi  e andiamo verso l’ingresso pieni di materiali, speranza e determinazione! E’ mezzogiorno passato, c’e’ il sole e la temperatura esterna si e’ alzata di parecchio.

IngressoConDanieleIngresso

All’ingresso la corrente d’aria non e’ particolarmente violenta ma comunque si fa sentire. Stavolta mi sono portato gli occhialetti da piscina (li avevo visti a Daniele la volta scorsa e gli ho rubato l’idea). Daniele si e’ scordato i suoi e quindi entra per primo facendosi schermo solo con delle colorite imprecazioni (che non devono fare molto contro la sabbia negli occhi!). Arriviamo velocemente alla partenza del 30, breve sosta e poi giu’! Al secondo deviatore parte il traverso. Per noi inizia l’esplorazione! Daniele, che e’ sceso per primo si accorge che scendendo fuori della verticale si puo’ evitare il primo tratto del traverso semplificando il passaggio. Per facilitare ulteriormente il passaggio sgancio la corda del traverso dall’attacco del deviatore e lo tiro un po’ di piu’. Passandoci mi sembra buono. Il traverso passa la nostra frattura andando verso sud e si procede avendo circa 20 metri di vuoto sia sotto che sopra. A vederlo fa pensare di ritornare al comodo divano di casa ma devo dire che e’ piu’ facile da farsi rispetto a quel che sembra. Probabilmente sganciando gli altri 2 attacchi di partenza vicino al deviatore puo’ diventare ancora piu’ semplice, mi devo ricordare di dirlo a Paolo, perche’ provi a farlo alla prossima uscita.
Stalagmiti
Dopo una ventina di metri siamo di nuovo con i piedi a “terra”. Per la direzione da prendere non c’e’ dubbio, c’e’ una corda per superare una risalitina di circa 2 metri. Una volta saliti, il meandro/frattura continua verso sud. Dopo alcuni metri c’e’ un passaggio in discesa (Paolo me ne aveva accennato) che potrebbe essere un po’ difficoltoso da superare al ritorno. Per non rischiare (della serie: “che ce pagano?!!!”) sacrifichiamo una delle nostre 2 corde in dotazione. Visto il protrarsi del meandro e le numerose possibili prosecuzioni in tutte le direzioni Daniele manifesta il dubbio che i nostri predecessori abbiano seguito la strada che stiamo percorrendo. Ci penso un po’… anche se non si puo’ mai dire, l’altra volta i nostri non sono stati via cosi’ tanto da seguire altre strade che non fossero quelle piu’ evidenti e poi se anche avessero seguito altre vie vuol dire che noi stiamo esplorando del nuovo! Sulla base di queste mie dotte riflessioni continuiamo dritti trovando anche il tempo per un po’ di foto. Dalla risalita alla fine del traverso percorriamo almeno 50 metri di meandro e quindi arriviamo al secondo traverso (come Paolo ci aveva detto, realizzato con 12 metri di corda da 9mm). Il traverso porta fino ad un punto dove il nostro meandro/frattura sembra continuare verso nord, verso una possibile uscita. Al penultimo attacco del traverso parte una corda in discesa. E’ un pozzo da circa 20 metri. Come richiesto cerco il buco da fix gia’ fatto e doppio l’armo di partenza del pozzo utilizzando uno dei miei attacchi (uno di quelli “antichi”, fatto a cucchiaio, non so nemmeno se li fabbricano ancora!). Scendiamo il pozzo. Alla base andando verso nord non ricordo passaggi evidenti, andando a sud troviamo un pozzetto la cui partenza e’ parzialmente ostruita da concrezioni broccolettate. Infieriamo sui broccoletti con la mazzetta e poi arriva il momento magico per il mio trapanino! riuscira’ a farsi valere contro la roccia perfida e pertinace?!? Non e’ che faccia faville, pero’ il buco riesce a farlo e quindi pianto con successo il suo primo fix!!! Sotto il primo salto di circa 4 metri si vedono altri 2 pozzi, uno quasi sulla verticale, l’altro un poco piu’ a nord. Poco sopra il fix trovo un armo naturale (la corda entra un po’ a fatica ma alla fine l’ho vinta io) e quindi doppio l’armo. Scendendo devo sacrificare ancora qualche broccoletto ma i rimanenti si vendicano orrendamente sulla mia tuta! Quando sono alla base osservo il pozzo sotto di me, sembra strettino, mi sposto verso l’altro. Sembra promettere bene! Devo chiedere un ulteriore sforzo al trapanino! Libero un’area acconcia dai broccoletti e poi lo faccio entrare in azione; anche questa volta porta a termine egregiamente il suo lavoro. Anche il secondo fix e’ andato! Una carriera mozzafiato!!! Scendo, anche questa volta mi macchio di “broccoletticidio”. Sono pochi metri e presto arrivo con i piedi a terra. Un rapido sguardo attorno, a sud nulla di buono, a nord (quindi tornando indietro rispetto al senso di marcia tenuto sinora) il terreno digrada ed il meandro prosegue ampio. Visto che la cosa sembra promettente dico a Daniele di scendere. Daniele arriva, mentre io mi attardo a cercare un armo naturale per scendere, lui affronta senza difficolta’ il piccolo dislivello, prosegue verso nord e scompare alla vista. Mollo la corda cosi’ com’e’ e lo seguo, il meandro prosegue, sento rumore di mazzetta. Mentre raggiungo Daniele noto il pavimento sul quale sto camminando, e’ un “broccolettato” rado con fango negli interstizi, una vera chicca! Trovo Daniele steso dentro una strettoia di concrezioni che smazzetta. Sente strettoiaaria arrivare dalla strettoia. Dopo un po’ ne esce e vado a dare uno sguardo, in effetti c’e’ un poco d’aria ma non tantissima. Di fronte si vede solo un qualcosa che sembra una parete ma anche dalla fessura che abbiamo disostruito all’inizio di questa esplorazione si vedeva poco o nulla. Varra’ la pena scavare? Decidiamo di lasciare ai posteri (sabato prossimo?!?) la valutazione e andiamo a vedere cosa altro offre la grotta. A quel livello non ci sono prosecuzioni evidentissime, risaliamo. Mentre sono su corda e sono quasi alla partenza del pozzo lancio uno sguardo verso sud, il nostro meandro/frattura prosegue anche di la’. Mi sposto verso di la’ per una visita di cortesia, Daniele mi raggiunge quasi subito, esploriamo per un breve tratto anche li’ ma non troviamo cose eclatanti, solo tanta terra e sassi instabili. Sono le 5 del pomeriggio e ci vorranno un paio d’ore per guadagnare l’uscita, decidiamo di aver fatto la nostra parte e che e’ ora di tornare. Pianin pianino risaliamo disarmando le corde che avevamo messo e torniamo sui nostri passi. Sul primo traverso tornando (quello con la corda da 9mm) noto una frattura nella parete di fronte a me (quella dove e’ attaccata la corda). Ci lancio un sasso, sembra esserci un ambiente, lo segno mentalmente come da rivedere. Riprendiamo anche la corda posticcia che avevamo messo sul piccolo dislivello a meta’ meandro, provo a risalirlo senza la corda, si puo’ fare, ma se si mette una corda e’ sicuramente meglio! Arrivati al traverso sul 30 lo passiamo senza particolari difficolta’ ma sono ancora convinto che sarebbe meglio staccare i primi 2 attacchi (quelli vicini al deviatore) per poter recuperare la corda per salire senza fare tutto il traverso. In cima al 30 facciamo una breve sosta per rifocillarci e poi si prosegue! Ho anche trovato un modo per aggirare quella gobba fetente che c’e’ lasciando l’arrivo del 30 in uscita!!! Un inciso, durante la sosta Daniele aveva le spalle verso nord e gli si e’ gelata la schiena. L’aria arriva anche da quella parte, Daniele pensa, ed io sono d’accordo, che quel tratto di grotta sia da rivedere con attenzione perche’ forse non tutto e’ stato visto. Sicuramente avremo parecchio da fare prima di toglierci tutti i dubbi! Il resto del ritorno e’ oramai routine e non sto a raccontarvela. Solo una nota, con il freddo della sera il vento si e’ “irrobustito” e gli occhialini si sono rotti nel corso della esplorazione, devo affrontare le strettoie ad occhi chiusi come il buon Daniele. Alle 7 di sera siamo alla macchina gia’ da un po’, finiamo di cambiarci e poi via a casa che domani si lavora! Sulla strada del ritorno aggiorniamo telefonicamente Paolo su quanto fatto. Sabato Paolo ed altri amici verranno alla grotta per continuare l’esplorazione, sarebbe bello ci facesse un regalo per Natale!

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La grotta di San Sebastiano… non sono molto sicuro del nome, nei giorni scorsi ho sentito che potrebbe essere la grotta dell’eremita. C’e’ anche chi la chiama “la locomotiva” perche’ quando la visito’ buttava fuori un deciso sbuffo bianco. Personalmente prima d’ora ci capitai davanti ben 2 volte ma senza entrare. La prima volta almeno 15 anni fa con il Pintus che me lo descrisse come un bucaccio infame (come in effetti e’, o meglio era fino a poco fa!). La seconda ci sono capitato per caso, non ricordavo dove fosse l’Erebus (!!!) e, partendo dal sentiero nei pressi del succitato Erebus ho seguito un accenno di sentiero che mi ha portato alla grotta e subito dopo all’eremo di San Sebastiano. Devo dire che tutte e 2 le volte la grotta doveva essere in equilibrio con la temperatura esterna perche’ non ho notato il potente soffio d’aria che ci ha fatto un po’ dannare nelle recenti esplorazioni di cui sono in procinto di raccontarvi.

Domenica 25 Novembre 2012: Io sono impegnato per la raccolta delle olive e non posso andare in grotta. Paolo evidentemente stabilisce che la grotta di San Sebastiano e’ “matura” e, con  Clarice e Daniele, decide di andare a rivedere un buco soffiante che si ricordava di aver visto anni prima nella grotta. Il buon “vecchio” Forconi non scorda alcun buco ma oramai, complice l’eta’ e la miriade impressionante di posti che tiene a mente, inizia ad avere ricordi confusi e cosi’ porta i nostri amici per un tortuoso percorso (Daniele mi racconta che si sono dovuti togliere l’imbrago per 8 volte!) fino al vecchio fondo del ramo gia’ conosciuto, solo per accorgersi che il buco soffiante e’ all’inizio della grotta!!! I nostri eroi allora tornano indietro e, alla base del primo pozzetto, disostruiscono una strettoia scavandola praticamente a mano perche’ il pavimento e’ di sabbia fine. Come al solito e’ Clarice la prima a passare. La grotta prosegue, l’aspetto e’ quello di una enorme frattura da scendere. Spronati dalla bella notizia passano anche gli altri, armano alla meglio su concrezione e scendono una 15ina di metri fino alla base della frattura. Paolo dice che la frattura e’ orientata Nord-Sud. Al momento, in mancanza di un rilievo preciso atteniamoci a quanto dice Paolo. Tanto per orientarci diciamo che i nostri eroi trovano una possibile continuazione a Nord, una volta abbandonata la corda ci si sposta di un paio di metri, si sale un dislivello di circa un metro, si avanza ancora per 2 metri e, ci si ferma davanti ad un altro buco che soffia aria con una intensita’ tale da non poterci mettere la testa! Il buco in questione non permetterebbe il passaggio nemmeno di una monetina ma l’aria che manda fa ben sperare. Stanchi ma felici i nostri eroi chiudono l’uscita ben decisi a tornare con i giusti mezzi per tentare il passaggio.

Sabato 1 Dicembre 2012: Questa volta non ci sono impedimenti e sono anche io della partita. Siamo Paolo, Daniele ed io. La giornata e’ bella e c’e’ un rispettabile freddino, siamo quasi a 0°, Paolo mi preannuncia una bella mangiata di polvere. Penso stia esagerando ma arrivati all’ingresso della grotta devo ricredermi. Sembra di stare davanti ad una sabbiatrice, uno di quegli affari che sputano sabbia a pressione. Paolo entra per primo ed arma il pozzetto che inizia subito dopo la strettoia di ingresso. Daniele entra per secondo ed io buon ultimo. Come gia’ detto la pressione dell’aria e’ impressionante, il fatto di fare la strettoia ad occhi e bocca rigorosamente chiusi non evita una prima indigestione di sabbia. Quando arrivo in fondo al primo pozzo Daniele si sta infilando nella seconda strettoia, quella passata per la prima volta nella precedente uscita. Mi cimento anche io, i miei amici hanno fatto un buon lavoro e la strettoia non e’ difficile, porta solo ad una ulteriore scorpacciata di sabbia. Subito dopo la strettoia, un paio di metri e si inizia la discesa nella frattura che porta al buco soffiante che segna il termine attuale della grotta. Anche li’ la pressione dell’aria e’ impressionante, non si puo’ stare per molto tempo davanti alla “dannata fessurina” ad occhi aperti. A me che vedo per la prima volta lo sbarramento che la grotta ci ha posto di fronte si prospettano molte uscite di scavo! Ma siamo tutti decisi a vedere cosa si nasconda dietro quell’ammasso scuro e quindi, armati di mazzetta, scalpello e di tutti gli attrezzi del buon disostruttore iniziamo il duro lavoro. Paolo si dedica al supporto logistico, Daniele ed io ci dedichiamo a bucare, smazzettare e scalpellare dandoci il cambio per sfinimento o per saturazione da sabbia. Il lavoro procede piu’ velocemente di quanto non mi fossi aspettato inizialmente! Le pareti di quella che via via diventa una fessura in discesa sono di concrezione, in alcuni punti marcia. Con la mazzetta e lo scalpello se ne tirano via dei bei pezzettoni. Dopo tanta, tanta polvere negli occhi qualche acciaccatura (Daniele mentre spostavamo un masso enorme non fa a tempo a levare la mano, per fortuna non se la rompe ma rimediera’ un bel dolore e la mano gonfia per un paio di settimane) dal nulla soffiante abbiamo creato una fessura che scende un paio di metri larga abbastanza perche’ si possa tentare il passaggio senza imbragatura. Paolo, che aveva riposto una sconfinata fiducia nelle nostre capacita’ “disostruttorie”, si era messo a schiacciare un pisolino su uno spartano giaciglio di zaini e corde dopo aver disintegrato un lenzuolo di pizza con mortazza. Lo chiamiamo dandogli la buona novella. Daniele tenta il passaggio e…ci riesce!!! Dall’altra parte c’e’ un ambiente in cui possono entrare anche altre persone. Daniele lo esplora. Incalzato dalle nostre richieste di informazioni trova che l’aria viene da un passaggio a circa un metro di altezza sempre nella direzione della frattura (verso il nord di cui parlavo prima, per intenderci!). Per andare oltre c’e’ un punto stretto ma praticabile se adeguatamente smazzettato. Gli passiamo la mazzetta, inizia a lavorare ma dopo poco gli sfugge di mano andando a finire in una fessura tra i massi di crollo che formano il pavimento della piccola sala. Per fortuna riesce a passare ugualmente, la frattura continua e si puo’ scendere ancora. Daniele vorrebbe andare con l’assistenza di uno di noi. Io avevo provato a passare con l’imbrago ma la fessura era ancora troppo stretta e ora non ho voglia di togliermi l’imbrago dopo tanto smazzettamento, Paolo, come vuole la tradizione,  affronta solo strettoie “forconabili” e quindi decidiamo che e’ ora di aggiornare l’esplorazione e tornare a casetta. Quando usciamo e’ notte, presi dalla foga non ci siamo accorti che siamo stati a scavare per quasi 8 ore! Avvertiamo parenti, amici, spelei, fidanzate e mogli e poi Paolo ed io andiamo a rifocillarci con una pizza chiudendo degnamente l’uscita.

Sabato 8 Dicembre 2012: Ci siamo di nuovo! Questa volta siamo Paolo, Cristian ed io. Visto che Cristian ha fatto la relazione della uscita gli lascio la parola:

Esplorazione nella Grotta San Sebastiano 08/12/2012

Partecipanti (in ordine alf.):

  • Cristian Bulli – GS CAI ROMA
  • Paolo Forconi – GSS
  • Fabrizio Toso – GSS

E’ sabato mattina e ho appuntamento con Forc e Bibbo alle 10 a Sant’Oreste per andare a fare un salto al fondo della Grotta Gasperone. Giungo in anticipo in prossimità del paese e decido di farmi una passeggiata al Soratte Outlet. Dopo aver superato le 10 rotonde che mi portano ai parcheggi decreto inesorabilmente che l’Outlet se non chiuso sta per aprire (cercavo un po’ di vita che non ho trovato :-S) e quindi senza neanche fermarmi salgo al paese. Dopo aver parcheggiato, vado al bar e mi prendo un thè. Uscito dal bar incontro Bibbo che mi dice che la nostra metà è cambiata: andremo nella Grotta di San Sebastiano a continuare l’esplorazione recentemente avviata dal GSS. “Bene andiamo” mi viene in mente. Accompagno Bibbo al bar e quindi preso un cappuccio usciamo e ci dirigiamo verso il punto d’incontro: il parcheggio antistante la mitica pizzeria al taglio di Sant’Oreste. Ed ecco arriva Forc e a quel punto che fai non ripassi di nuovo al Bar? C’avrò passato più di un’ora lì dentro . Fatta un’altra colazione e comprati i viveri necessari alla fatica che affronteremo (durissima la vita dello speleo :-D) ci rechiamo al Santuario in cima al monte il cui profilo ancora non capisco perché ma lo associano a quello del volto di una donna: l’ho guardato da più angolazioni ma nun me pare proprio…

Ci cambiamo nella nicchia di ingresso al Santuario e dopo un breve avvicinamento ci troviamo di fronte all’ingresso della grotta che si trova proprio in prossimità dell’eremo di San Sebastiano.

Una forte corrente d’aria calda che fuoriesce dall’ingresso ci rinfranca dalla frescura invernale del momento (la temperatura esterna credo proprio che era prossima allo 0). Forc entra per primo e arma il pozzo d’ingresso. Fin da subito la grotta stringe e il flusso d’aria aumenta in modo considerevole (tanto da rumoreggiare) insieme alla polvere sollevata dal passaggio: che ve lo dico a fare ne ho mangiata di polvere da bocca naso e occhi, insomma è un passaggio da fare ad occhi chiusi e in apnea . Noto che invece Bibbo è attrezzatissimo: si è portato un paio di occhialetti chiusi per salvaguardare la vista…che volpe!!!!

Ecco che al di là del passaggio stretto si scende un pozzo di un 10-12 m e qui di nuovo un cunicolo da fare al buio e in apnea. Quindi un altro salto da una quindicina di metri ed eccoci giunti al punto di disostruzione.

La grotta si sviluppa su una frattura. E’ contraddistinta dall’avere un calcare molto “vecchio” tant’è che concrezioni e lingue di roccia si rompono molto facilmente. Inoltre la temperatura è gradevole (intorno ai 12°) ed è praticamente priva di acqua.

Forc mi racconta che Daniele Agrofoglio ha già passato la strettoia alche già in configurazione da disostruzione (senza imbrago) decido di superarla per vedere cosa c’è! E’ una strettoia verticale che stringe un po’ il torace: nulla di preoccupante però dev’essere resa forconabile ;-). Aldilà della breve verticale stretta scendo fino in fondo dove trovo il laghetto concrezionato già visto da Daniele e quindi risalgo per recuperare una mazzetta caduta in un buco ma non ci riesco. Intanto però non sento più il flusso d’aria quindi mi guardo in alto e vedo un finestra quindi disarrampico (cacchio c’è da rompere una lama, se fossi riuscito a recuperare la mazzetta tutto sarebbe più facile ). Riesco a passare e di nuovo una breve verticale di fronte a me con una finestra più avanti.

Nel mentre della forconizzazione della strettoia veticale, lancio un urlo a Bibbo e gli chiedo di tirarmi imbrago, corda e cordino. Riscendo e recupero i pezzi, indosso i legamenti e risalgo. Cerco di legare la corda alla buona per scendere il pozzettino ma ogni concrezione o lama che trovo alla minima pressione si frantuma. Quand’ecco che trovo un bell’appiglio dove lego il cordino e attacco la corda con un nodo delle guide con frizione. Scendo il pozzetto e sotto sento pochissima aria. Quindi risalgo e in opposizzione raggiungo la finestra che avevo davanti e con il tepore della tiepida aria sorattica avanzo e dopo un metro trovo una nuova verticale con un nuovo passaggetto diciamo forconabile (si avanza sempre nella direzione della frattura!!!). Scendo e mi ritrovo in un meandro non stretto ma piacevolmente concrezionato. A questo punto dopo 5-7 m di nuovo uno scivoletto da forconare. A questo punto mi fermo e attendo che arrivino Forc e Bibbo, mi sembra un abuso procedere ulteriormente senza di loro: voglio che anche loro godano dell’emozione esplorativa. Nell’attesa comincio a colpire dolcemente le concrezioni con un moschettone: i suoni che ne escono sono stupefacenti. Gli altri passano e smontano la corda che ho malamente attrezzato e giunti nel meandrino gli faccio notare il passaggio (sempre attirati dal flusso d’aria che è considerevole ;-)). A questo punto cedo il passo a Forc e Bibbo ma visto il passaggio stretto mi ripassano la palla. Quindi scendo di nuovo per primo e passo senza problemi quest’altra “strettoia” e qui la strada si divide sempre in linea con la frattura su cui si sviluppa la grotta: da una parte si sviluppa un meandro che dopo un 10-15 metri termina su uno scivolo stretto che necessita d’armo e dall’altra si scende in disarrampicata un altro pozzo da 4-5 m e quindi ci troviamo alla sommità di una verticale in frattura da una trentina di metri stimati. Incontriamo il latte di monte e le pareti sono lisce e scivolose: non è fattibile scendere in disarrampicata. La corda da 10 m è stata utilizzata per facilitare l’uscita dell’ultimo saltino strettoia e quindi non abbiamo più i mezzi necessari per procedere (ne attacchi ne corde e ne tanto meno il trapano che è rimasto alla prima strettoia che è stata rettificata…pardon forconizzata :-D).

La nostra esplorazione termina qui ma la grotta CONTINUA quindi sicuramente ci saranno altre occasioni per portare la luce dove non è mai stata!

Qui termina la scoppiettante relazione di Cristian. Solo una nota: quasi al termine della forconizzazione della strettoia riesco a passarla e a recuperare la mazzetta dall’anfratto infame dove si era cacciata e la utilizzo subito per ripulire il pertugio dove si era infilato Cristian. Oramai la grotta sembra decisa a regalarci emozioni sempre nuove…e noi le diamo corda (in tutti i sensi!) progettando e portando avanti le esplorazioni.

Venerdi’ 14 Dicembre 2012: Paolo, Clarice, Pintus. Armo e discesa 30. Sono a lavoro e fremo un poco. I miei amici sono andati a continuare l’esplorazione. Ufficialmente vanno a sistemare gli armi fatti sinora in previsione di nuove prosecuzioni ma c’e’ un pozzo da scendere e non si puo’ lasciarlo li’ da solo nel buio!!! La squadra di oggi e’ piccola ma ben assortita. C’e’ Giorgio, che tutti oramai chiamano “Nonno, signore anziano, Pintus” (e’ diventato nonno da pochi giorni, signore anziano lo e’ da parecchio, Pintus, lo e’ da sempre!), torna a visitare la grotta di cui aveva fatto il rilievo eoni fa. C’e’ Clarice, minuta di corporatura ma praticamente un gigante nel trovare prosecuzioni in pertugi angusti! C’e’ poi Forcons, essere mitologico che fiuta le grotte nuove e/o le prosecuzioni in quelle conosciute con la stessa precisione con cui io riesco ad individuare il profumo di un buon piatto di fettuccine!!! Oltre alla composizione della squadra appena descritta ho poche altre informazioni, ma promettenti. Gli armi sono stati sistemati, il pozzo da 30m e’ stato sceso, per ora non ci sono prosecuzioni evidenti ma solo perche’…ce ne potrebbero essere troppe! Nella telefonata serale di aggiornamento con Paolo (sono curioso come una gazza!) mi dice che non e’ stata ancora vista la prosecuzione della frattura a Nord prima del pozzo da 30 mt. L’indomani saro’ anche io del gruppo e gia’ non vedo l’ora!

Sabato 15 Dicembre 2012: Paolo, Netta, Daniele, Cristian, Barbara, Franco, Alessandra ed io. Esplorazione fondo 30 e armo traverso al primo deviatore. Oggi siamo una nutrita squadra! Il tempo e’ uggioso, il cielo grigio e cupo, piove a tratti ma in compenso la temperatura e’ mite, intorno ai 12 o 13 gradi. Quando arrivo alla solita piazzetta di S. Oreste (quella con l’edicola della associazione “Avventure Soratte”) parcheggio accanto ad una macchina. Ma guarda che cosa curiosa, ha, attaccato sul vetro, uno stemma del soccorso! Qualcuno da dentro la macchina mi fa ciao con la mano…Ma e’ Netta! Ci salutiamo e ci confrontiamo sulle rispettive destinazioni per la giornata. Sembrano coincidere! Mentre si parla di andare a saccheggiare la locale pizzeria ci accorgiamo che la macchina di Netta ha una ruota a terra. E’ particolarmente fortunata perche’ aveva bucato gia’ ieri sera e quella che ora e’ tristemente sgonfia e’ la ruota di scorta! Per fortuna e’ sabato, ci informiamo su dove e’ il gommista, carichiamo la gomma nella mia macchina e la portiamo a riparare. Quando torniamo e’ arrivato Paolo con la sua “macchinina” (se puo’ farvi piacere saperlo, ha smontato la maggiolina, e’ ufficialmente iniziato l’inverno!). Andiamo assieme a prendere un pezzo (nel mio caso somiglia piu’ ad un lenzuolo!) di pizza e poi tutti a montare la gomma “nuova” alla macchina di Netta. Come cavalleria vuole, Netta lavora mentre noi le diamo dotti nonche’ preziosi suggerimenti su come si cambiano le gomme infarcendo il tutto con aneddoti di situazioni simili capitate ad altri amici!!! Arrivano anche gli altri. Caspita quanti siamo! C’e’ una nutrita rappresentanza del GSCai formata da Barbara, Cristian e Franco. Arriva Daniele e subito dopo una ragazza che Paolo ci presenta come Alessandra, una sua amica di vecchia data (per la cronaca e’ stata lei, esplorando la grotta di San Sebastiano ben 8 anni fa a soprannominarla la “locomotiva”). Il gruppo e’ al completo, sbrighiamo le ultime incombenze (colazione, cibarie, chiacchiere, preparazione zaini, etc.) e siamo pronti per partire. Andremo su con 2 macchine, quella di Paolo e quella di Franco (che e’ la piu’ capiente ma anche la piu’ sfiatata!). Come aveva preannunciato Franco la sua macchina non ce la fa ad affrontare gli ultimi 2 tornanti in salita e quindi si ferma prima, i nostri amici del GSCai si preparano vicino alla macchina incuranti del tempo inclemente. Noi, che siamo in macchina con Paolo arriviamo fino allo spiazzo dove ci cambiamo al coperto nell’androne dell’eremo. Vi risparmio i preparativi, arriviamo davanti alla grotta accompagnati da un po’ di pioggia, ma la temperatura e’ sempre mite. La grotta infatti sbuffa quasi per nulla, molto, molto meno del solito, bene per i nostri occhi, un po’ meno bene per trovare punti di prosecuzione seguendo l’aria. Si va! Non ce la faccio a trattenermi oltre, entro per secondo subito dopo Daniele che, se possibile, e’ ancora piu’ curioso di me! Arriviamo alla vecchia strettoia, come al solito mi rammarico di non averla fotografata prima e dopo la cura. Oramai si passa agevolmente. Subito dopo trovo i risultati del lavoro di aggiustaggio degli armi fatto ieri. Encomiabile lavoro!  Con Daniele troviamo tutto il necessaire per l’armo tra quello lasciato in grotta e quello che abbiamo negli zaini. Buttiamo una occhiata al pozzo da 30 (verso Sud) ma poi dedichiamo la nostra attenzione alla prosecuzione della frattura verso Nord. In breve esploriamo quella parte della frattura in lungo ed in largo, andiamo avanti qualche metro, mettiamo la corda per scendere in sicurezza un paio di dislivelli ma non troviamo prosecuzioni promettenti. L’aria oggi non ci aiuta, in caso si dovra’ ritornare a vedere in una giornata piu’ fredda. Nel frattempo il resto del gruppo ci ha raggiunti, li aggiorniamo e poi andiamo a buttarci sotto al 30. Che caldo! Con tutta questa ginnastica ho sudato l’anima mia!  Approfitto dell’attesa per la discesa del pozzo per rifocillarmi (oggi ho portato le carote!). Quando scendo monto il secondo deviatore (Paolo aveva fatto il buco col trapano ma non aveva con se’ l’attacco), ora in effetti la corda non tocca piu’. Continuo la discesa, la frattura e’ maestosa, larga almeno un paio di metri si perde nel buio sia verso Nord che verso Sud. Veramente bella! Si arriva alla base della frattura dove si cammina su sassi di crollo variamente concrezionati oppure sulla sommita’ di una lama di roccia che scende a cuneo dividendo la frattura longitudinalmente in 2 parti che vanno a stringersi inesorabilmente. Da un lato il cuneo scende quasi verticalmente (a destra, guardando la frattura verso Nord), dall’altro digrada piu’ lentamente ma lo spazio e’ occupato da centinaia di stalattiti e stalagmiti. Le pareti della frattura sono tutte a broccoletti, bellissimi da vedere ma letali per le tute speleo!). Paolo dirige le operazioni mentre osserva il fumo della sigaretta per individuare correnti d’aria. Lui ha esplorato il posto gia’ ieri, ma non si sa mai…Mi lancio verso Nord, i broccoletti fanno il loro sporco lavoro e sento la tuta gemere dagli strappi sempre piu’ ampi. Arrivo in un punto in cui si dovrebbe scendere in contrapposizione su broccoletti per circa 4 metri sul fondo, bene che vada c’e’ un buco da disostruire. Decido di risparmiare  il karakiri alla mia tuta e ritorno indietro (ripromettendomi di tornarci in una giornata piu’ ariosa!). Daniele mi raggiunge, sono vicino al gruppo e sto togliendo alcuni sassoni in bilico. Mi aiuta nell’opera e decidiamo di tentare la discesa sul lato sinistro del cuneo perche’ abbiamo entrambi l’impressione che dopo alcuni metri allarghi. Armiamo una corda e poi mi calo facendo, purtroppo, strage di concrezioni. Arrivo al cambio di pendenza, passo una sezione leggermente stretta ed in effetti dopo e’ piu’ largo…solo che subito dopo va a stringere inesorabilmente! Senza lesinare in imprecazioni ed accompagnato dai gemiti della mia tuta (la vendetta dei mozziconi di stalattiti e’ tremenda ed inesorabile!) risalgo e tolgo la corda. Con Daniele ci riuniamo al gruppo. Barbara e Cristian stanno esplorando la frattura da lato Sud ma non sembrano esserci prosecuzioni. Decidiamo di risalire, nel farlo alcuni di noi guarderanno possibili prosecuzioni a Sud che si notano a vari livelli nella frattura. Personalmente sono sudato come se avessi fatto il bagno vestito ed il mio cambio e’ sopra il 30 quindi lascio ad altri il piacere della scoperta e risalgo, lentamente, il pozzo. Vengo raggiunto da Netta e Daniele, facciamo una sosta facendo 4 chiacchiere mentre sgranocchiamo carote. Nel frattempo sentiamo gli altri, chi risale, chi esplora. L’intenzione di massima sembra quella di uscire. Quando sentiamo che stanno arrivando gli altri, noi 3, oramai rifocillati, iniziamo a risalire per non creare ammucchio. Ci fermiamo ad aspettarli subito dopo la fessura disostruita. L’attesa si prolunga, sentiamo Cristian che annuncia una prosecuzione all’altezza del deviatore, sentiamo il trapano lavorare. Hanno deciso di fare un traverso, il rumore del trapano e delle martellate lo sentiamo arrivare da sotto di noi come se ci fosse vicinissimo! Passa parecchio tempo, ci siamo messi comodi ma il freddo inizia a farsi sentire. Lanciamo qualche urlo, dalle risposte sembra che alcuni ci stiano raggiungendo (forse Alessandra?). Ad ogni modo decidiamo di continuare verso l’uscita, li aspetteremo fuori, con i vestiti asciutti! Fuori dalla grotta e’ buio e c’e’ un tempo da lupi (ma la temperatura e’ sempre “mite”) con il vento che rumoreggia tra gli alberi ed un velo di nebbia per non farci mancar nulla! Attendiamo gli esploratori per piu’ di un ora e mezza, nel frattempo il tepore del cambio asciutto dei vestiti si trasforma in brividi sempre piu’ accentuati. Smette di piovere, dei nostri nemmeno l’ombra, tanto per scaldarci decidiamo di scendere a piedi in paese e ritornare su con la macchina. Cosi’ facciamo ed in meno di un’ora siamo di nuovo su. Ora il gruppo degli esploratori e’ arrivato e si stanno cambiando. Un rapido aggiornamento e poi tutti in macchina. Arrivati in paese saluti e baci per tutti con appuntamento per la prossima volta. Alla fine ci contiamo, siamo rimasti in 4 e siamo affamati, andremo a cena da Alessandro al Campanile. Il resto e’ inutile raccontarlo, lo sapete anche voi come finisce!!!

Domenica 16 Dicembre 2012: Paolo, Cristian, Barbara, Alessandro. Prosecuzione esplorazione. fermi su pozzo per mancanza attrezzature. Questa volta sono rimasto a casa aspettando notizie. Paolo e’ tornato da San Sebastiano per la terza volta i 3 giorni! A lui si sono uniti Barbara, Cristian ed Alessandro (quest ultimo sempre del GSCai con almeno 2 qualita,, giovanissimo e appassionato!). Non ricordo molto del resoconto serale fattomi da Paolo, per fortuna ho una sua mail mandata al gruppo che riporto:

Sabato abbiamo esplorato il ramo nord ma non va e poi abbiamo fatto un traverso sul fratturone verso sud e siamo entrati in un meandro molto bello, concrezionatissimo e ci siamo fermati su una strettoia. Oggi, passata la strettoia, sempre meandro e traverso sopra un pozzo di 20 mt e continua di sopra e in avanti. Sceso il pozzo di 20 metri, abbiamo visto altri 2 pozzi che vanno giu. Sicuramente piu’ di cento metri di meandro percorsi.

Per ora l’esplorazione si interrompe qui ma, grazie San Sebastiano per il bel regalo di Natale (e grazie a San Forconi che ci ha donato il “frutto” maturo!!!), l’avventura continua…

 

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Uscita di gruppo alla grotta dello svizzero

14 Ottobre 2012.

Ci vediamo alle 8:00 a P.zza Bologna con Marione e poi via con la sua macchina.

A Fiano prendiamo su anche Giada. Alle 9:30 siamo al parcheggio dell’Hotel Sabina, davanti all’uscita di Magliano Sabina della autostrada. Aspettando gli altri mi dedico ad una partita a Sudoku. Sono talmente preso che ad un certo punto Tullio mi chiama (e quando e’ arrivato?!?) chiedendomi se intendo rimanere li’. Alzo gli occhi e mi trovo davanti un nutrito gruppo di persone. Oltre a noi del gruppo GSS ci sono anche altri 3 nuovi amici (Sara, Fabio e Gabriele, che arriva all’appuntamento in moto) che si vogliono cimentare con la grotta per la prima volta. Piero arriva col camper ma solo per salutarci. Gianni ha dato forfait a causa del ginocchio che ultimamente gli da dei grattacapi. Quindi siamo noi, Tullio,  Claudia, Giada, Sara, Antimo,Fabio, Gabriele, Gianluca, Marione, Mattia, Tullio  ed io. Ci compattiamo in 3 macchine e partiamo alla volta di Stifone.

Arrivati a Stifone ci inzeppiamo con le macchine in quello che credo sia l’unico parcheggio nei pressi del paese. Li ci attendono anche Simona ed Augusto, Giuseppe. Sono sicuro che ho dimenticato qualcuno, non me ne voglia!!!

Torniamo alla nostra gita. Iniziamo a prepararci. Non serve l’attrezzatura per la progressione su corda ma c’e’ una bella camminata da fare. Sono venuto senza il magazzino personale che e’ diventata la mia macchina ed inizio a contare le dimenticanze: i guanti, la fascia per non far calare la tuta, l’acqua…come si dice, per fortuna la testa la porto attaccata al collo!!!

Mi chiamano, sono l’ultimo! Riempio lo zaino da grotta prendendo in consegna anche le cibarie di Giada e via!

Il bacino, l'altro latoParto indossando solo una maglietta di cotone, fa un po’ freddo ma camminando presto passera’. Attraversiamo il borgo di Stifone, davvero caratteristico, meriterebbe una visita piu’ accurata. Arriviamo al bacino artificiale alimentato da una sorgente. Su questa sorgente Simona ed Augusto (alias Culture Sotterranee, visitate il loro sito!) hanno girato un bel filmato. Ci fermiamo a meta’ del ponte che unisce le 2 sponde, Simona ci fa da cicerone e ci spiega che il bacino artificiale forma il “lagIl bacinoLa sorgentePaesaggio dal sentieroIl ponteIl ponte della ferroviahetto” che ci circonda grazie a 2 dighe, parlo di laghetto in senso lato perche’ in realta’ si tratta di una porzione del fiume Nera. L’acqua proviene anche dalla sorgente che “sputa” migliaia di litri al secondo, ha un colore azzurro a causa di un alga che le dona questo colore spettacolare, non vi cresce vegetazione perche’ l’acqua della sorgente e’ molto carica di sali. Se ben ricordo la lezione, nei tempi andati pare alimentasse una cartiera, mentre ancora oggi una condotta forzata a monte del bacino alimenta una centrale idroelettrica.

Mentre stiamo beati ad ascoltare Simona, a goderci l’inaspettato ma gradito sole ed il panorama arrivano dei tizi in moto da cross. Passano rombando per il ponte, non finiscono mai, saranno una quindicina!

Oramai l’incanto e’ rotto, riprendiamo il cammino. Passiamo sotto un ponte della vecchia ferrovia dismessa che correva lungo la sponda opposta a quella dove giace Stifone. Arriviamo al piano della ferrovia. Le rotaie non ci sono piu’, rimane una balaustra arruginita e ci sono ancora le moto tutte raggruppate e rombanti. Noi prendiamo per un sentiero sterrato che si inerpica parallelo al tracciato della ferrovia. Per un poco si cammina sulle reti che bloccano la caduta massi, ogni tanto sulla sinistra c’e’ un muro a secco alto un paio di metri tenuto assieme dalla suddetta rete. Giuseppe ci guida consultando il suo GPS. Passiamo un bivio ma continuiamo dritti. Proseguiamo fino a quando Giuseppe ci comunica che probabilmente la via giusta era al bivio. Torniamo indietro ed imbocchiamo il sentiero in salita. Siamo in un’ampia striscia di montagna che e’ stata disboscata non piu’ di un anno fa.

Paesaggio dal sentieroSaliamo, saliamo, saliamo! Ci fermiamo in un punto in piano ad aspettare chi e’ rimasto indietro. Giuseppe ci dice che la grotta e’ diritta verso l’alto ma il sentiero prende a sinistra. Seguiamo il sentiero. Dopo un centinaio di metri il sentiero ci abbandona in un intrico di rovi, i celeberrimi “stracciabraghe”, con stupore scopro che anche loro hanno qualcosa di buono, incredibilmente hanno dei fiori molto profumati!

Giuseppe prende la testa della fila e ci fa strada. Dopo molti graffi e qualche imprecazione intercettiamo nuovamente un sentiero. Ci porta fino alla grotta.

Come al solito la mia maglietta e’ da strizzare la poggio su un cespuglio. Ci vestiamo, incredibilmente sono pronto e non sono l’ultimo! Mi addentro nella spaccatura che fa da ingresso aiutandomi nella discesa con le radici del fico che vi cresce dentro. La frattura prosegue alcuni metri in discesa poi si divide in 2 rami, uno a destra ed uno a sinistra. Mi fermo ad aspettare gli altri. In breve arriva Giuseppe e poi anche tutti gli altri. Tullio descrive la grotta, anche a beneficio dei nostri “ospiti” alle prime armi e poi partiamo. Andiamo per il ramo meno fondo. MarioneE’ un susseguirsi di piccole sale (comunque abbastanza grandi da accoglierci tutti) ed altrettante strettoie. La roccia e’ particolare, e’ una specie di conglomerato. Tullio ci dice che si tratta di rocce frantumate dallo scorrimento dei piani di faglia. Sicuramente nell’insieme e’ tutto ben stabile ma aggirarsi tra massi di crollo e vedere sul soffitto tutte quelle rocce pseudo-pericolanti da un po’ da pensare!

sosta2sostaArriviamo alla sala finale, finalmente si vede un po’ d’acqua, ma poca, sotto forma di fango. Ci deve essere anche una colonia di pipistrelli, la puzza di guano lo testimonia. Scendiamo al fondo, giu’ lungo la comoda condottina in discesa che chiude su frana. Stiamo per andarcene e continuare la visita altrove ma Gianluca dice di aver trovato una prosecuzione nella condotta. Si decide che Gianluca, Mattia ed io rimarremo a vedere la scoperta di Gianluca, gli altri andranno a continuare la visita.

Scendiamo di nuovo al fondo, Gianluca non ricorda bene dove e’ passato, cerchiamo un po’ e poi decidiamo di spostare un po di sassi per vedere se c’e’ un ambiente subito sotto. Mattia e Gianluca faticano come muli ed alla fine riescono a spostare un massone che ostacolava il passaggio. Provo ad infilarmi ma non ci passo, si infila Mattia. Scende in tutto un paio di metri ma da dove e’ arrivato non sembra ci siano prosecuzioni possibili. Abbiamo approfondito il ramo della grotta di un paio di metri abbondante! Finiamo di Gianlucamettere in sicurezza alcuni sassi che si muovono in maniera preoccupante e ce ne andiamo a raggiungere gli altri.

Troviamo Giada, Sara ed Antimo che attendono gli altri al bivio per l’altro ramo. Gianluca si fionda a raggiungere il gruppo degli esploratori, Mattia ed io ci fermiamo al punto di sosta per quattro chiacchiere ed uno spuntino. Scrocco un po’ d’acqua ad Antimo (ho una sete del diavolo!) e restituisco i panini a Giada.Antimo Apro la cioccolata e la divido con tutti. Facciamo a tempo a finire lo spuntino che arrivano gli altri. Marione arriva sbuffando come un mantice ma appare soddisfatto. L’altro ramo sembra sia piu’ interessante, magari lo vedro’ la prossima volta!

gruppo stanco ma feliceUna volta radunati riprendiamo la strada verso l’uscita ed in breve siamo fuori. Sono le 15.30. In barba alle previsioni che davano un peggioramento del tempo nel pomeriggio c’e’ un bel sole. Ci cambiamo, io in verita’ rimango in tuta perche’ la maglietta e’ ancora fradicia!Cambio abiti all'uscita Per tornare scendiamo giu’ dritti seguendo un sentiero che costeggia la zona disboscata. Probabilmente aperto proprio dai boscaioli durante la loro opera. Molto comodo!

Scendendo si parla della grotta e della zona che la ospita, ci sono delle pareti che si prestano bene come palestre di roccia (una infatti era gia’ attrezzata). Riattraversiamo il ponte e quindi Stifone ed arriviamo alle macchine.

Anche questa volta sono l’ultimo a terminare i preparativi! Marione quasi parte senza di me!

Andiamo a riposare le stanche membra a Taizzano. Sulla strada c’e’ un ristorante meraviglioso. Per noi speleo prepara a qualsiasi ora e fa delle pappardelle al sugo di lepre da leccarsi i baffi!

Con questa nota di allegria (almeno per me!) chiudo il mio resoconto di una bella giornata in ottima compagnia.

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