Miesole – 18/08/2013

Veloce uscita al Miesole presso Configni. Siamo entrati Andrea, Giulio ed io. Piero con un suo amico sono venuti per una saluto e per supporto esterno.

Siamo riusciti ad organizzare questa micro-uscita partendo alle 16.00 da Montebuono. Siamo partiti Giulio ed io rimanendo d’accordo con Andrea che ci avrebbe raggiunto alla grotta se fosse riuscito a combinare con il lavoro. Visto che non si ricorda bene dove e’ la grotta, Giulio ne prende le coordinate dal libro del GSS, le inserisce sul suo GPS e glielo lascia. Appena partiti mando un sms a Piero per avvertirlo che stavamo andando. Arriviamo velocemente a Configni e andiamo al bar a prendere il caffe’. Il bar e’ stato ristrutturato, ha cambiato gestione ed ora e’ anche trattoria. Interessante! Prendo un bigliettino con i numeri di telefono, magari ci sara’ occasione di provarlo. Dopo la pausa caffe’ torniamo alla macchina e senza ulteriori soste andiamo allo spiazzo sopra la grotta dove ci cambiamo (in verita’ mi cambio ben poco, non ho portato intenzionalmente i pantaloni e ho scordato nella mia macchina la maglietta!) e prepariamo il materiale.
DSCF2595L’avvicinamento, una volta tanto, e’ questione di pochi passi!
DSCF2597Siamo davanti alla recinzione che borda la voragine d’ingresso del Miesole quando sentiamo chiamare. E’ Piero con il suo amico (amico che ho gia’ incontrato altre volte ma di cui, purtroppo, non ricordo il nome). Finiamo i preparativi scambiando battute scherzose con Piero. Un albero cresciuto sul bordo del pozzo si e’ sradicato da poco. Per il momento sembra stabile ma si dovra’ tornare per toglierlo. Metto una corda (e’ la “fida” 12m da 8mm di Andrea!) come corrimano per arrivare in sicurezza al grosso albero da cui si parte solitamente con l’armo. Con Piero che ci osserva dal lato opposto del pozzo commentiamo che sembra un poco malmesso. Probabilmente reggera’ ancora per anni ma decidiamo collegialmente che e’ il caso di piantare un paio di fix sulla roccia subito accanto. Partiamo da li’ con 2 corde, abbiamo una 50 ed una 30. Scendo sulla 30 e sistemo 2 deviatori sul ramo orizzontale che si usa di solito. Anche lui non e’ messo benissimo ma al momento puo’ ancora andare.
DSCF2617Mentre scendo inizio a sentire un allegro vociare, e’ arrivato Andrea,
DSCF2598il GPS ha fatto egregiamente il suo lavoro e ce l’ha fatta a raggiungerci!

Arrivo sulla sella a meta’ discesa che divide il pozzo in 2. Mi sposto verso quello piu’ piccino che preferisco perche’ e’ meno esposto alla caduta di sassi dall’alto. Inizio ad attrezzare la seconda parte della discesa e mando un urlo di “libera” sopra perche’ inizino a scendere.

Arriva Giulio,
DSCF2600subito seguito da Andrea.
DSCF2599I fix di partenza della seconda parte del pozzo sono ben arruginiti, saranno da cambiare anche loro, ma non ora. Faccio un bel “topolino” sulla 50, la attacco e scendo. Manca solo il deviatore poco piu’ in giu’ per concludere. Vado. Accidenti, sono sceso troppo! Il fix che cercavo e’ alle mie spalle, un metro sopra di me. Risalgo pazientemente, sistemo il deviatore e proseguo la discesa. Che bella sorpresa, la corda non arriva! Mancano 2 o 3 metri per arrivare a toccare terra. Comunico la bella notizia ai miei amici. Andrea inizia a smoccolare, non vuole rinunciare alla discesa, commenta vivacemente e suggerisce soluzioni al problema. Risalgo da loro. Provo a suggerire di tornare un’altra volta ma ricevo in risposta solo male parole. Vabbe’, aggiustiamo la faccenda. La corda da 50 e’ molto lasca nella prima parte, serviva per scendere. Recupero quindi piu’ corda possibile e cambio l’armo lasciando il frazionamento solo su un fix. Una volta finita la modifica bisogna andare a controllare se la corda arriva.
Dico ad Andrea che si sta offrendo volontario per andare!
DSCF2602Scende, passa il deviatore e scompare nel buio,
DSCF2601 un attimo col fiato sospeso.
Eccolo che urla. Si! La corda ora basta. Scende anche Giulio che non sta piu’ nell’imbrago dalla voglia di andare.

E’ un po’ che sto fermo, sotto la tuta sono propriamente in mutande e sono anche bagnate, inizio a sentire decisamente freddo. Scendo anche io arrivando sulla sommita del cono detritico che occupa un buon terzo della sala. Andrea e Giulio sono scesi e sono seriamente intenzionati a strisciare nel fango per andare a visitare le sale successive. Io gia’ tremo e sinceramente un bagno nel fango gelido me lo risparmio. Loro vanno, io faccio un giro “turistico” per tutto il perimetro della sala, non mi e’ ancora capitato di farlo.

Fotografo un po’ a casaccio durante il giro, ecco le “macchie” provocate dallo stillicidio sulla sabbia del fondo della sala,
DSCF2604una colonna, l’unica credo, nella sala,
DSCF2605e per finire le ossa di qualche povero animale che ha avuto la sventura di cadere dentro Miesole.DSCF2607Quasi a fine giro arrivo allo sgrottamento dove in passato ho trovato centinaia di pipistrelli ammucchiati sul soffitto.
DSCF2609Oggi non ce n’e’ nemmeno uno. Risalgo il cono e raggiungo la corda, mi sono un po’ riscaldato ed il tremore e’ passato. Mi preparo alla salita molto lentamente, tendo l’orecchio verso il buco di fango dove sono scomparsi i miei compari. Si, li sento tornare. Mentre salgo mi raggiungono sul cono, provo anche a fotografarli.
DSCF2611Li avviso che inizio a risalire e che si attrezzino per disarmare tutto. Arrivato alla sella passo sull’altra corda, la 30, mi appendo per non tirare giu’ sassi e/o terra e quindi grido la libera. Sale Andrea e si mette piu’ o meno comodo. Giulio inizia la risalita, gli grido qualche raccomandazione e inizio a risalire anche io. Visto che ci sono 2 corde possono risalire assieme ma non vorrei stressare troppo il ramo con i deviatori. Mi fermo quindi a mettere un fix a circa 6 metri dai deviatori.
DSCF2613Faccio un po’ fatica perche’ la parete e’ un po’ distante dalla mia verticale e quindi mi “friggo” l’avambraccio per tenermici vicino. Un attimo di paura vera quando con un piede sgancio un sasso che probabilmente era trattenuto solo dal muschio che ricopre la roccia in quel punto. Urlo concitatamente “sasso”, lo vedo con sollievo scomparire nella diramazione del pozzo dove non c’e’ nessuno. Sono contentissimo di sentire inveire Andrea! Ci scambiamo degli improperi di circostanza e poi finisco il lavoro col fix. Sistemo il frazionamento e proseguo. Ora possono salire insieme per buona parte del pozzo. Esco con molta attenzione perche’ anche qui la probabilita’ di tirare giu’ sassi e’ alta. Ne esco indenne, aggiorno i miei amici, mi tolgo di mezzo e do’ loro la libera. Ma non e’ ancora finita. Mentre mi allungo sulle gambe per mettere la longe sul corrimano sento uno strappo. Mi giro e vedo il trapano scivolare lentamente verso il pozzo. Confesso che in quei pochi istanti ho perso almeno almeno 10 anni di vita. In quegli eterni istanti mi sono visto  a recuperare i miei amici con una punta di trapano infissa da qualche parte, nella migliore delle ipotesi a raccogliere frammenti di trapano per tutto il Miesole, ed ogni sorta di altre immagini catastrofiche. Ci ho messo qualche secondo a comprendere che c’era stato una specie di miracolo, avevo aggangiato il martello al trapano tramite un lungo cordino. Cadendo il trapano e’ andato da un lato di un alberello ed il martello dall’altra fermando il tutto in equilibrio, precario ma in equilibrio! Al momento della caduta devo aver lanciato un urlo perche’ mi sono “risvegliato” alle grida allarmate dei miei amici che mi chiedevano cosa stesse succedendo. Mentre recupero il trapano “miracolato” urlo loro di non preoccuparsi e che spieghero’ dopo. Cosa e’ successo? A raccontarlo e’ quasi banale, il trapano era aggangiato alla apposita asola dell’imbrago. Questa asola si e’ strappata di netto. Credo che d’ora in poi portero’ gli attrezzi esclusivamente agganciati ad un robusto cordino a bandoliera! Dopo tutta questa agitazione esco finalmente dal perimetro del pozzo e vi rientro dalla parte opposta per fare qualche foto ad Andrea e Giulio, che stanno risalendo in sincrono. Gliene scatto una ventina ma sono gia’ sicuro che solo una o due saranno decenti, lo zoom, la luce scarsa e la mancanza di cavalletto non possono produrre buoni risultati! Ve ne  propongo alcune in rapida sequenza…
DSCF2621 DSCF2623 DSCF2625 DSCF2628 DSCF2631 DSCF2638La luce e’ decisamente scarsa, inizia a far notte ma continuo a scattar loro foto mentre escono.
DSCF2640 DSCF2642 DSCF2645 DSCF2649 DSCF2653Quando siamo tutti al sicuro faccio vedere loro il mio imbrago (nel frattempo ho anche deciso che e’ ora di mandarlo in pensione) e raccontando l’accaduto spiego le ragioni del mio urlo angosciato. Mentre Giulio ed io rifacciamo su le corde, Andrea va subito alla macchina, deve andare a lavorare ed e’ gia’ in ritardo. Torniamo anche noi alla macchina, Andrea e’ ancora li’, approfittiamo per una foto di gruppo a commemorare l’uscita.DSCF2655Dopo la foto Andrea parte, noi ci cambiamo con calma e poi, chiacchierando del piu’ e del meno e dei prossimi impegni speleologici, ce ne torniamo a casetta per una meritata cena.

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Ristorante Taizzano

Oramai e’ da considerare un classico quando si va verso Terni dalle parti di Stifone. Particolarmente apprezzate le pappardelle al sugo di lepre.

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  • Simpatia: 10
  • Primi: 8++
  • Secondi: 7
  • Contorni: 7
  • Vino: 6+ (senza infamia e senza lode)
  • Dolci: 8
  • Conto: 7++
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Ristorante – Configni

Con questo inauguro la “sezione ristoranti”, puo’ essere utile nello svolgimento della normale attivita’ speleologica!
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Provato per la prima volta sabato sera.

  • Simpatia: 10
  • Primi: 8++
  • Secondi: 6 (da rivedere!)
  • Contorni: 7
  • Vino: 6+ (senza infamia e senza lode)
  • Dolci: 7
  • Conto:8
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S. Pietro Avellana – 10 e 11 Agosto 2013

DSCF2588 DSCF2589 DSCF2590 DSCF2591 DSCF2594Una semplice gita in un bel posto con Betti, la nostra cagnolina Luna e la sua “amichetta” Blu. All’andata abbiamo preso la Roma-Pescara uscendo a Sulmona. Visti di passaggio la piana delle 5 miglia e Roccaraso in cui non ero mai stato. Pernotto in agriturismo da Nello ( a quanto ho capito e’ l’unico nei pressi del paese) ed il giorno dopo passeggiata con gli amici, cena e ritorno, questa volta passando per Venafro e la Roma-Napoli.

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Fatiglio – uscita del 3/08/2013

Nuova gita al Fatiglio per verificare gli effetti degli ultimi lavori della volta scorsa. Tranquilla escursione con Maria, Gianni, Marco, Luisa, Barbara, Ferdinando ed io.

Nemmeno a dirlo l’appuntamento e’ alle 8.00 al bar “fico”. Vengo da Montebuono, quindi ho gia’ fatto un po’ di km, trovo ad aspettarmi Luisa, Barbara e Ferdinando. Nemmeno il tempo di qualche saluto che arrivano anche gli altri. Dopo la colazione ci compattiamo in 2 sole macchine. Barbara e Ferdinando hanno una mitica Lada con tanta capacita’ di carico ma solo 2 posti. Si prendono tutti gli zaini. Noi ci inzeppiamo, ma nemmeno tanto, nella capiente opel di Marco. Io sono accanto allo sportello di destra, mi devo ricordare di non aprirlo perche’ e’ difettoso e rimane bloccato! Durante il viaggio si parla del piu’ e del meno, ogni tanto provo a sonnecchiare, sono un po’ stanco. Saltiamo la sosta al casello di Ferentino e andiamo direttamente al bar pasticceria di Supino. Aspettando la Lada andiamo a fare spesa al supermercato. Riprendo la pizza rossa con salame. Siamo fuori dal bar quando arrivano i nostri. Anche loro vanno subito a fare provviste. Quando siamo riuniti e’ finalmente il momento bar. Mi limito ad un cappuccino, artisticamente decorato, come al solito. Ultimo tratto fino al parcheggio dove ci cambiamo.
010AlParcheggio

Mi infilo nella calzamaglia, indosso gli scarponi, una foto ricordo e via!
020AlParcheggio

Salendo butto un occhio alle macchine, stavolta non ho scordato nulla! All’ombra del terzo albero una bella sorsata di integratore (ha funzionato cosi’ bene la volta scorsa!). Arriviamo allo “scavallo” e proseguiamo.
030MarcoScavallo

Il solito giro largo per evitare le felci e rimanere all’ombra. Ancora una breve sosta e poi via per l’ultimo tratto fino al Fato. Ci sono ancora un bel po’ di funghi ma anche loro iniziano a soffrire per il caldo, come al solito mi limito a prenderli in foto.
040fungo

Eccoci al Fatiglio!
050BarbaraArivo

Un attimo di sosta per rifiatare e poi mi vesto per lei. Devo assolutamente andare a vedere se si passa la strettoia e cosa c’e’ dopo. Sistemo Mhahrhthah Laccamuta, fidata corda, nel caso si dovesse arrivare ad un baratro e poi mi infilo. Luisa mi segue e mi passa il materiale per fissare la corda al fix messo l’altra volta. Vado. Si, ci passo! Certo non e’ larghissimo, fatichero’ non poco ad uscirne, ma si passa! Cerco con i piedi gli spuntoni che ricordavo di aver sentito l’altra volta, ci batto sopra con decisione per assicurarmi che non siano posticci e scendo ancora un poco. Passo di sedere, passo il braccio destro, tasto in giro e trovo un appiglio. Bene, ancora qualche centimetro e riesco a far passare anche la testa. Son passato. C’e’ un pozzetto, tondo, e’ largo non piu’ di un metro, si puo’ scendere anche in libera. Saranno 6 metri scarsi poi sotto sembra interrompersi. Aspetto a sentirmi deluso, aggiorno brevemente Luisa che a sua volta riporta all’esterno e poi scendo. A meta’ del pozzetto mi sembra di sentire aria (dopo Barbara con la prova della sigaretta mi smentira’), di certo cala bruscamente la temperatura. Arrivo sul pavimento del pozzetto. Ho di fronte una nuova strettoia. Non e’ lunga, sara’ un metro circa. Il brutto e’ che dopo non si riesce ad intuire alcuna prosecuzione umanamente percorribile. Sempre aggiornando i miei amici col tramite di Luisa inizio a togliere un po’ dei sassi che avevamo tirato giu’ e che si sono ammucchiati vicino alla strettoia. Passo qualche minuto a tirare sassi il piu’ avanti possibile sperando di “sentir cantare” un altro pozzo ma nulla. Me ne esco. Il passaggio della strettoia in salita e’ impegnativo come avevo immaginato. Nel passarlo ansimo come una pentola a pressione, tanto che Luisa si preoccupa per la possibilita’ che io rimanga li’! Alla fine l’ho vinta io ed esco. Fuori parliamo di quanto ho visto. Io oggi mi sento stanco e non ho molta voglia di fare, pero’ Barbara e Ferdinando scoppiano d’energia e quindi decidiamo che andranno giu’, prima per finire di pulire dai sassi e poi per lavorare un po’ alla nuova strettoia. Noi resteremo fuori a fare supporto esterno, o meglio, Gianni e Marco vanno in perlustrazione a riprendere le coordinate GPS dell’ingresso di alcune grotte nei dintorni, Maria opta per un riposino, Luisa agisce da collegamento esterno, tira fuori il sacco pieno di sassi che gli passano da dentro, passa dentro i materiali da disostruzione e cosi’ via. Io mi stendo comodamente sul plaid che ha portato Barbara, preparo il materiale e poi imito Maria,  chiudo beatamente gli occhi cullato dai rumori del lavoro dei miei solerti amici! Barbara per prima cosa fa la prova con la sigaretta. La sigarettaccia mi smentisce subito, di aria non ce n’e’! Mi rassegno all’evidenza di quella sigaretta puzzona e continuo la mia “meditazione”. Come presagivo il lavoro e’ non facile. Dopo essersi avvicendati dentro anche loro ne hanno abbastanza della strettoia. Riuniti di nuovo fuori facciamo pranzo. Faremo il rilievo, dopo tutto ora il Fatiglio e’ decisamente catastabile. Sembra che questo onore tocchi a me. Ne farei anche a meno, pero’ vabbe’, mi rimetto la tuta e parto. Anche questa volta Luisa, infaticabile, scende al primo pozzetto per darmi una mano e passarmi i materiali. Arrivo al nuovo fondo, butto giu’ ancora qualche sasso, mi accartoccio per avvicinare la faccia al buco, ma niente, non si capisce proprio se continua in qualche maniera. Con qualche imprecazione per la continua pioggia di terra che mi cade addosso, mi faccio passare la sacca da rilievo, magari con il laser si riesce a “vedere” oltre…Ce l’ho, lo accendo e provo qualche misura puntandolo in varie maniere. Il massimo che raggiungo e’ poco piu’ di 3 metri. Prendo anche direzione ed inclinazione e comunico il tutto a Luisa che a sua volta rigira i dati a Maria che prende nota. Che organizzazione! Risalgo fino alla strettoia, prendo i dati e li comunico. Passo di nuovo la strettoia sbuffando come un mantice e quindi prendo i dati dei 3 metri di grotta creata a mano con tanta fatica. Luisa esce, intanto io disarmo e poi gli passo tutti gli attrezzi che sono rimasti dentro. Esco, prendo l’ultimo punto, corredo i dati presi con alcune informazioni utili di cui Maria prende nota e poi mi concedo un bel sorso d’acqua. Rifacciamo i materiali, qualcuno libera la Mhahrhthah dall’abbraccio con l’albero e riponiamo il tutto negli zaini. Qualcuno, forse Ferdinando, generosamente si fa carico di portare anche la mia parte di materiale, non me ne lagno, anzi! Si parte.
060MariaRitorno

Gianni vuole mostrarci una grotta che avevano esplorato tanti anni fa (negli anni ’70, forse?) . Inizialmente seguiamo il sentiero, arriviamo al Fato
070Fato

e lo passiamo,
080TuttiRitorno
avanziamo ancora sul sentiero fino al punto un cui finiscono gli alberi. A quel punto tagliamo giu’ in diagonale verso la macchia di alberi sottostante. Alla sinistra abbiamo il canalone che porta fino al parcheggio, sulla destra c’e’ la grotta. C’e’ in verita’ tutta una serie di buchi di cui Gianni snocciola i nomi, tutti ispirati alla saga de “Il signore degli anelli”. Quello piu’ interessante si chiama “Tana dell’orchetto”.
090tanaOrchetto 100tanaOrchetto
Luisa, Barbara, Ferdinando e Gianni vi scompaiono subito dentro. Io mi attardo a guardare i buchi intorno ed a parlare con Marco ma poi la curiosita’ ha la meglio.
110tanaOchetto

Mi calco il casco in testa ed entro! L’ambiente e’ interessante, c’e’ un meandro con alcune possibili prosecuzioni ma c’e’ anche tanta, tanta terra e nemmeno un filo d’aria. Magari un giorno, dopo l’estate (almeno per me), si potra’ farci un salto per vederla meglio ma comunque non sembra dare molte speranze. Continuiamo a scendere per il canalone fino ad intercettare il “comodo sentiero”
120discesa
e quindi arriviamo felici e contenti alle macchine. Ci cambiamo chiacchierando quietamente della giornata e poi ci avviamo per una breve sosta al bar di Supino. Durante la discesa ci arrivano vari messaggi, sono gli altri amici che voglio nuove dal Fatiglio. Facciamo i reticenti, tanto oggi ci sara’ la festa a casa di Gaia e avranno modo di sapere a voce, che e’ meglio! Al bar Marco contagia quasi tutti prendendo un chinotto, ma quanti anni erano che non bevevo un chinotto! Cosi’ rinfrescati e rinfrancati affrontiamo nuovamente il caldo verso la via di casa. Al bar “fico” il nuovo punto d’incontro. All’arrivo della mitica e flemmatica Lada recuperiamo gli zaini e passiamo ai saluti.
130lada
Io torno a Montebuono e ad una buona nottata di sonno. Tutto il resto della compagnia di oggi, loro, sono tutti diretti alla festa a casa di Gaia. Sono un po’ invidioso, ma non posso proprio e poi non so’ nemmeno se ce la farei a restare sveglio! Visto che non riesco a fare meglio, almeno approfitto ora per un saluto ed un abbraccio a Gaia!

Tornando a noi, con questa uscita, almeno per me, come ho gia’ detto, si conclude questa prima parte dell’avventura al Fatiglio. Probabilmente qualcuno avra’ occasione per una piacevole passeggiata da quelle parti e trovera’ il tempo per una “visita” al Fatiglio. Per il momento pero’ un saluto a tutti e alla prossima!

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Fatiglio – 27 e 28 Luglio 2013

2 giornate di duro “lavoro” dedicate al Fatiglio, con tanti, tanti amici. Per molti c’e’ stato anche il pernotto in loco con gozzoviglio a base di carne alla brace.

Sabato 27 Luglio 2013 – Solito appuntamento alle 8.00 al bar “fico”. Arrivano Netta, Lucilla, Fabio, Veruska, Fabrizio. Cristina, Stefano. Roberto ci raggiungera’ direttamente a Supino. Dobbiamo prendere ben 4 macchine perche’ sono tutte cariche di materiali da grotta a da campeggio. Fabio mi fa compagnia in macchina. Partiamo. Il tragitto e’ il solito, autostrada, uscita a Ferentino. Breve sosta per ricompattarci, sosta a Supino per le compere di cibarie ed un cappuccino “artistico”.

010cappuccino
Per pranzo sperimentero’ un connubio insolito, pizza rossa e salame, non ricordo chi, Lucilla forse, dice che e’ ottimo! Provero’ inoltre a portarmi da bere durante la salita una boccetta di integratore di sali, se non mi fara’ bene, perlomeno male non dovrebbe farmi!

Al parcheggio prepariamo tutto il necessario e partiamo.
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Non sono l’ultimo questa volta, ma c’e’ il trucco, mi ero preparato lo zaino prima, al parcheggio del bar “fico”. Il sole scotta ma l’aria non e’ rovente e si sale abbastanza bene.
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Facciamo una sosta approfittando dell’ombra offerta dal terzo albero e poi proseguiamo sotto il sole inclemente fino allo scavallo. Altra sosta e poi via. Arriviamo alla piana delle felci
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e ci spostiamo di lato per stare all’ombra. Altra sosta vicino alle pietre, mi scolo meta’ della boccetta di integratore.
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Quando siamo tutti rifiatati si parte nuovamente in direzione del Fato.
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Mentre il gruppo si ferma al Fato per una chiacchiera
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io mi diverto a fotografare la miriade di funghi sparsa li’ intorno.
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Ancora pochi passi e siamo al Fatiglio.
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Disfiamo gli zaini ed iniziamo l’attivita’. Dobbiamo allargare abbastanza per poter arrivare piu’ comodi a lavorare giu’ in fondo dove poi allarga. Continuiamo cosi’ tutta la giornata alternandoci alle fatiche. Ad ora di pranzo assaggio la pizza rossa con il salame…non e’ malvagia! La giornata scorre veloce, il Fatiglio si concede piano piano. A fine giornata abbiamo trasformato quella che sembrava una fessura poco inclinata in un tratto tondeggiante decisamente verticale. Manca l’ultimo scoglio, il diaframma in fondo che occlude il passaggio. Alle 18.00 circa finiamo le batterie del trapano e siamo decisamente finiti anche noi, torniamo alla base. Tanto per variare scendiamo giu’ dritti per dritti puntando verso il parcheggio. Tra uno scivolone sui sassi e qualche chiacchiera sulla giornata arriviamo a destinazione. Qui le nostre strade si dividono, io mi preparo per tornare a casa, il resto del gruppo, piu’ alcuni che ci stanno raggiungendo, vanno a fare campo poco piu’ in la’. Passeranno la notte a gozzovigliare a base di carne alla brace e altre bonta’. Anche Roberto torna a casa. Visto che domani anche Luisa si unira’ a noi restiamo d’accordo che ci incontreremo alle 8.00 al bar “fico”.

Domenica 28 Luglio 2013 – All’appuntamento al bar “fico” siamo: Roberto, Luisa, Paola ed io. Decidiamo di usare una sola macchina. La scelta cade su quella di Paola che pero’ ha un problema, perde olio dal servosterzo che quindi potrebbe bloccarsi. Sara’ interessante quando affronteremo i tornanti per salire in montagna! Il viaggio e’ tranquillo. Durante la sosta all’area di servizio per far benzina faccio un salto al bar e mi compro acqua e ben 2 bottigliette di integratore. Ho notato infatti che oggi, contrariamente al solito, non ho alcun dolore ai muscoli delle gambe e quindi ho promosso l’integratore e ci rifaccio! Facciamo una sosta al bar di Supino e prendiamo caffe’ e cornetti per i crapuloni montani che raggiungeremo a breve. Una controllata e un adeguato rabbocco all’olio del servosterzo e poi via. Ci parcheggiamo all’ombra vicino all’accampamento. Hanno quasi smobilitato.
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C’e’ stata una violenta lite con una tenda, una di quelle che a detta del costruttore si chiude in 2 minuti.
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Non ho assistito all’epica battaglia pero’ mi raccontano che ella si rifiutava caparbiamente di farsi riporre nella propria custodia e solo con supremo sforzo congiunto di piu’ persone ed estrema violenza e’ stata ridotta a piu’ miti consigli. Saluto tutti gli amici che sono arrivati ieri dopo la mia partenza. Ci sono, Stefano con la dolce meta’, Rosa, che si accingono a tornare a Roma e Roberto che invece si aggreghera’ per la gita al Fatiglio. Cristina ci abbandona, approfitta di chi rientra per un passaggio. Mentre loro finisco di sistemare il campo mi vesto approfittando dell’ombra. Un rapido spostamento in massa al parcheggio del fontanile (se ho ben capito a Supino la chiamano Fonte Serena) e partiamo per l’arcinoto sentiero. Facendo le solite soste arriviamo in zona lavori.
24028parcheggio 25028salita 26028luisascavallo 27028robertoscavallo 28028sosta 29028sosta 30028sostaPartono le attivita’, oramai siamo affiatatissimi. Il lavoro oggi e’ particolarmente faticoso perche’ bisogna spesso lavorare a testa in giu’. Lavorare da soli e’ impensabile, lavorarci per piu’ di un’ora e’ un massacro. Ci ficchiamo quindi dentro al Fatiglio dispettoso in coppia e alterniamo spesso. Le ragazze si mettono l’imbrago per entrare perche’ oramai rischiano di cadere nel pozzetto che si apre invitante ed irridente sotto di noi.

Verso le 15.00, quando mi fermo per pranzo sono finalmente riuscito a mettere un fix, attaccarci la corda (per chi la conosce, trattasi della fida Mhahrhthah Laccamuta!) e ficcarmi dentro al pertugio con le gambe. Ancora non si passa ma sembra veramente questione di poco. Per pranzo mangio gli avanti della “braciata” della sera prima. Inizio con una braciola e finisco con una fetta di bruschetta con salsiccia. Manca solo un bicchiere di vino! Il lavoro continua serrato. Ad una certa ora, non ricordo quando di preciso, mi accorgo di essere esausto. Mi accascio a terra e vi rimango per almeno un quarto d’ora in un dormiveglia vigile. Anche oggi alle 18.00 circa finisce la carica del trapano. Stefano e Fabio pero’ vogliono fare un ultimo tentativo. Netta sfodera allora il piccolo trapano da armo e glielo passa. Intanto mi tolgo la tuta, non ce la faccio proprio piu’ e poi a casa mi aspettano per cena! Il loro tentativo sembra aver avuto successo! Fabio ce ne porta anche la prova fotografica. Ci guardiamo in faccia, la tentazione e’ forte, ma e’ tardi e siamo tutti stanchi, anche se siamo attirati dalla possibilita’ di passare a vedere oltre decidiamo di rimandare alla prossima volta. Scendiamo lungo il sentiero dell’andata.
31028discesaArrivati al parcheggio ci cambiamo e riformiamo le macchine. Ci sarebbe una sosta a Supino per una birra e 4 chiacchiere ma sono in ritardo tremendo e supplico i miei compari di macchina di rinunciare. Loro gentilmente acconsentono e quindi , arrivati a Supino, salutiamo tutti e ci avviamo a Roma. Il viaggio di ritorno e’ tranquillo, senza storia direi, anche il servosterzo fa il suo lavoro senza lamentarsi. Arrivati al bar “fico” ci salutiamo recuperando poi ognuno la propria macchina. Io fuggo di gran carriera.

Questo e’ quanto, spero vi sia piaciuto leggerlo quanto a me ricordarlo!

Alla prossima.

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Pietrasecca – uscita del 21/07/2013

Uscita di gruppo del GSS nel sempre bello Ovito di Pietrasecca con Tullio, Fabrizio, Antonio e figlio, Roberto, Teresa, Giuseppe, Simone, Giulio, Andrea ed io.

Andrea, Giulio ed io partiamo assieme da Montebuono. Appuntamento con tutti alla uscita della autostrada a Tagliacozzo. Arriviamo con qualche minuto di ritardo, Fabrizio e’ gia’ li’. Sono arrivati da tempo anche Giuseppe e Simone ma non sono all’appuntamento, sono gia’ al paese a fare spesa. Decidiamo di spostarci al paese, all’incrocio della strada che porta alla grotta. Mentre andiamo sento Tullio e gli altri stanno arrivando anche loro. Ci raduniamo finalmente all’incrocio, di Giuseppe nessuna traccia, non risponde nemmeno al telefono, lo ritroveremo piu’ tardi. Decidiamo per un salto in paese per comprare cibarie ed un caffe’. Mentre siamo in paese mi chiama Giuseppe, sono al parcheggio vicino alla grotta. Conoscendoli, lui e Simone, saranno gia’ pronti per entrare. Finalmente finiamo tutti di fare provviste e ci dirigiamo verso la grotta. Arriviamo al prato che funge da parcheggio, salutiamo finalmente Giuseppe e Simone,  ed iniziamo a prepararci. Mi sono portato di tutto, alla fine scarto la muta intera e mi metto solo sottomuta e calzari in neoprene e copro tutto con la tuta speleo. Tullio ha portato anche il canotto, ci sara’ da divertirsi! Dividiamo il materiale tra tutti, ne abbiamo parecchio, 2 corde da 50, 1 da 20, 1 da 10, 20 attacchi da fix completi e 14 anelli da spit (me lo segno cosi’ la prossima volta me lo ricordo!).  Arrivo all’ingresso della grotta in mutande e scarponi e li’, col fresco finisco la vestizione.
010Ingresso 020Fabrizio 030Altri

Ancora una volta sono l’ultimo! Per l’occasione ho anche rimesso in funzione la buona, vecchia e puzzolente carburo! Faccio “acqua”, mi carico con gli attacchi e parto seguito da Andrea e Giulio con le corde.

Interrompo un attimo…Nel tratto attivo della grotta non sono riuscito a fare foto ma ho trovato un video su youtube (messo da Gscairoma, che ringrazio) che puo’ sostituirle degnamente. Eccolo: Ovito Pietrasecca – Parte 1

Riprendiamo…

Visto che l’armo del ramo attivo e’ un po’ lungo rimango d’accordo con Tullio che portera’ il resto del gruppo al breve ramo laterale che si trova sulla destra a pochi metri dall’ingresso. Dove c’e’ il primo tratto d’acqua mettiamo una prima corda, utilizziamo la 12 da 8mm di Andrea ma e’ piu’ di conforto che di reale utilita’! Alla prima curva inizio a mettere la prima corda da 50. C’e’ una sorpresa, dai fix mancano tutti i dadi e gli spit hanno l’impanatura spianata (sembra ci abbiano passato dentro con un trapano!). Per fortuna avevamo portato qualche dado di scorta e possiamo procedere. Avevo gia’ rinunciato all’idea di non bagnarmi quindi cammino tranquillo dentro le pozze d’acqua che incontro. Addirittura ad un certo punto scivolo e finisco in acqua fino all’ombelico, Andrea, che assiste alla scena si sbellica dalle risa ma dopo qualche secondo fa la mia stessa fine! Mentre sono attaccato alla corda cercando di arrivare al fix successivo vedo sfilarmi davanti Tullio in canotto! Mi supera e “parcheggia” poco piu’ avanti. Si arrampica e risolve il mio problema, gli passo un attacco e poi fissa anche la corda. Benone! Per salire sulla sella ci sono delle corde gia’ messe. Cerco di non farci troppo affidamento ma le uso per aiutarmi a salire sulla sella. La prima corda finisce a meta della discesa dalla sella. Ancora una volta Tullio, deve essere uno specialista anche di rafting, mi supera con il suo fido canotto. Fisso la corda ad un attacco a meta’ discesa e vi annodo anche la partenza della seconda 50. Ancora una volta passo un attacco a Tullio che mi risparmia un po’ di lavoro. Arriviamo infine al curvone a sinistra in discesa dove l’acqua e’ alquanto impetuosa. Tullio mi indica un armo molto in alto. E’ sicuramente sicuro in caso di piena ma credo sia in una posizione superiore alle mie doti arrampicatorie. Mi calo verso il basso di fianco all’acqua. A dire la verita’ faccio anche un tentativo per raggiungere dei fix piu’ in alto subito dopo la curva ma desisto. Arrivo a poggiare piede e fisso la corda su un fix comodo. Arrivo sopra al laghetto, anche la’ ci sono varie corde gia’ messe. Armo con la nostra e scendo. La corda arriva precisa precisa al livello del laghetto, nemmeno a misurarla avrei potuto essere piu’ preciso! Utilizzo una fettuccia fissa per legare il capo della corda. Utilizzo una corda fissa come guida per passare il laghetto e sono dall’altra parte. Arrivano Andrea e Giulio ed iniziano a fare uno spuntino, sono molto eccitati, son contento gli stia piacendo.
040MerendaAlLago 050colata
Arriva Fabrizio subito seguito da Roberto e Teresa. Noi tre che siamo arrivati da un po’ iniziamo a sentire freddo, decidiamo di avviarci al ramo fossile per scaldarci. Andrea ed io partiamo, Giulio rimane per recuperare la corda per la risalita. Saliamo costeggiando la parete. Al culmine ci sono delle corde pero’ mi sembrano piu’ di impaccio che di reale utilita’. Riscendiamo nel salone dove l’acqua prosegue a sinistra e a destra inizia la enorme colata di calcite che porta alla risalita e quindi al ramo fossile. Aspettiamo alla base della colata per indicare a Giulio e gli altri la strada. Anche sulla colata ci sono delle corde fisse pero’ non sono mai servite e non me ne servo nemmeno ora. Alla base della risalita ci raggiunge Giulio con la corda. Per risalire non ho che l’imbarazzo della scelta ci sono 4 corde fisse, scelgo quella che mi sembra piu’ in buono stato e mi avventuro. Fisso la corda al frazionamento e faccio per proseguire. La corda che ho scelto e’ rotta poco sopra e riannodata con un nodo semplice che non ispira molta fiducia! Con molta cautela passo il nodo e proseguo. Pochi minuti e anche Andrea e Giulio sono con me. Ora faccio uno spuntino anche io, ho una certa fame. Arrivano anche gli altri, o meglio Roberto ci raggiunge e lo lasciamo ad attendere mentre noi tre iniziamo a dirigerci per il ramo fossile. Caspita che bello! Me lo ero proprio dimenticato. Al primo punto fortemente concrezionato ci fermiamo a scattare foto e ci raggiungono anche Roberto e Teresa. Teresa ha male ad un ginocchio, prova a continuare con noi ma desiste quasi subito e inizia la strada per il ritorno con Roberto. Andrea e Giulio sono avanti persi in esplorazione, torno indietro a vedere cosa ne e’ del resto del gruppo. Sento Giuseppe, lo chiamo e ci veniamo incontro. Sembra che fuori stia piovendo e gli altri sono tornati indietro perche’ temono una piena. Gli spiego che sono ragionevolmente tranquillo perche’ qui piove ogni pomeriggio da almeno una settimana, anche ieri, e se stamane il livello dell’acqua non era molto alto non mi aspetto aumenti di molto pure oggi dopo la pioggia. Insomma convinco Giuseppe a seguirmi anche perche’, insisto, si perderebbe uno spettacolo davvero unico. Raggiungiamo i nostri giovani esploratori e arriviamo al fondo chiacchierando, scattando foto e cercando qua e la’ qualche buco interessante.
060Andrea 070Giulio 080io 090Giuseppe 100AndreaGiulio 110stalattiti 120Roberto 130stalattiti 140RobertoTeresa 150RobertoTeresa 160Vaschetta 170sala 180sala 190vaschetta 200vaschetta 210vaschetta 220AndreaGiulio 230colata

Con molta calma torniamo alla risalita ed anche noi prendiamo la strada del ritorno. Con la bella passeggiata anche il freddo e’ passato ed ho addirittura la tuta quasi asciutta. Disarmo la risalita. Alla base Andrea propone a Giuseppe di disarmare ma non lo vedo convinto come al solito e quindi mi rassegno a farlo io. Arrivo al laghetto per primo e mi fermo per far passare gli altri. Faccio un urlaccio ad Andrea che invece di risalire e’ fermo alla base della risalita a prendere in giro Giulio e Giuseppe che arrancano nell’acqua. Il  nuovo contatto con l’acqua e’ quasi piacevole. Risalgo disarmando. Ho chiesto ai miei amici di tenersi a contatto visivo cosi’ posso dare loro le corde a mano a mano che le tolgo. Trovo infatti Giulio che mi aspetta e sento il vociare di Andrea poco lontano. Alla risalita successiva, dove ero passato basso vicino all’acqua trovo una seconda corda, e’ armata proprio sull’attacco che mi aveva indicato Tullio. L’acqua, come avevo previsto, non e’ aumentata di molto. Risalgo quindi utilizzando la corda “bassa”. Previdentemente Tullio ha armato in maniera da poter utilizzare la corda in doppia. Salgo fino all’anello chiedendomi come abbia fatto Tullio ad arrivare li’ in libera, sciolgo il nodo e riscendo. Passo a Giulio un capo della corda e gli dico di recuperarla. All’inizio ci mette un po’ troppa energia e la corda mi struscia sull’occhio aperto. Un po’ di dolore ma per fortuna senza danni. Mentre lui prosegue io disarmo l’altra corda. Andiamo avanti e passo dimenticandomi dell’attacco messo da Tullio all’andata. O meglio me ne ricordo quando mi ci trovo davanti! Faccio un po’ di prove, non ci arrivo. Dovrei tornare indietro, arrampicarmi come aveva fatto Tullio e toglierlo ma non ho voglia. C’e’ un fix, arruginito e senza dado proprio accanto a quello che devo togliere. Ci appendo la fida scaletta e mi ci metto in piedi. Ora togliere l’attacco e’ un gioco da ragazzi! Quando ho tolto l’attacco e rimesso a posto il dado mi sbilancio cadendo giu’ Sarebbe nulla di male ma non avevo assicurato la scaletta e lei pensa bene di cadere in acqua e scomparire. La mia scaletta autocostruita dopo appena venti anni mi ha lasciato cosi’, senza nemmeno il tempo di un saluto!  Scruto a lungo nell’acqua ma nulla, e’ scomparsa proprio. Giulio inizia a preoccuparsi e mi chiama, abbandono le ricerche. Addio! Che ci posso fare, mi affeziono troppo alle cose! Alla sella Giulio recupera anche la 50 e la passa ad Andrea e Giuseppe. I nodi con la corda bagnata si stringono molto tenacemente, a forza di scioglierli ho gli avambracci indolenziti come se avessi praticato l’arrampicata per ore. Oramai siamo arrivati, anche la prima 50 e’ tolta. Con Giulio recuperiamo anche la corda da 8mm di Andrea e raggiungiamo gli altri. Aspettandoci sono andati a vedere il ramo laterale vicino all’ingresso che all’andata avevano saltato per seguirmi. Io proseguo, inizio ad essere stanco e poi il peso degli attacchi messi a bandoliera con la complicita’ di una cucitura del sottomuta mi hanno provocano una escoriazione sul collo che mi da’ decisamente fastidio. Mi dirigo senza piu’ esitare verso l’uscita. C’e’ luce e una vaga nebbiolina pero’ e’ spiovuto. Bevo l’ultimo goccio d’acqua e appena gli altri mi raggiungono prendiamo la strada per le macchine. Tullio, Roberto, Teresa, Antonio e figlio erano tutti in macchina di Roberto e sono gia’ partiti. Ci aspettano Simone e Fabrizio.
240gruppofuori

Ancora qualche foto di rito, il conteggio del materiale e poi ci si cambia. Tentiamo di combinare una cena assieme ma desistiamo, sara’ per la prossima volta. Ricevo una telefonata di Tullio, lo informo che e’ andato tutto bene. Chiedo di Teresa, sembra che il problema al ginocchio sia rientrato, meno male. Arriviamo cosi’ ai saluti ed e’ con quelli che vi lascio. Alla prossima!

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Fatiglio – uscita del 13/07/2013

Continuazione degli scavi al Fatiglio con Netta, Luisa-Lucia-RemoContro, Cecilia, Roberto, Fabio-ErSimio, Maria, Gianni, Betti, Luna-cagnolina ed io.

Abbiamo fatto riposare un po’ il Fatiglio perche’ non faccia i capricci, ma ora si riparte!

Oggi e’ una uscita un po’ speciale per me, si unisce a noi anche Betti, mia moglie. Andare in giro per boschi e montagne non e’ proprio il suo passatempo preferito, ma a volte sono cosi’ insistente che si convince ad accompagnarmi!

Come al solito l’appuntamento e’ al bar “fico”, quello vicino all’Ikea di Anagnina. Alle 7.30 Betti, Luna (nel ruolo di cagnolina di casa, interpretato magistralmente!) ed io siamo gia’ li’. Alle 8.00 inizia a vedersi qualcuno, sono Netta e Luisa-Lucia-RemoContro. Siamo ancora ai saluti quando si presentano un poco alla volta anche gli altri. Andiamo a fare la doverosa colazione. Mentre siamo impegnati con cappuccini e cornetti arriva anche Cecilia. Torniamo in strada, smistiamo il materiale che ha portato Fabio-ErSimio, ci compattiamo in 3 macchine e poi via, appuntamento all’uscita della autostrada, a Ferentino.

Una piccola deviazione dalla relazione per darvi spiegazione dei nomi multipli.

Abbiamo Fabio-ErSimio, Fabio e’ il nostro amico, socievole ed affabile, ErSimio e’ il suo alter-ego. Spunta fuori quando meno te lo aspetti, ti irride ed incanta con la sua dotta arte oratoria lasciandoti poi li’ a chiederti cosa abbia mai voluto dire e se per caso abbia voluto offenderti!

Ecco poi la multiforme e poliedrica Luisa-Lucia-RemoContro. Luisa, e’ inutile descriverla, ne conoscete tutti doti e virtu’! Mentre Luisa non ama grandemente l’alcol. Lucia, quando prende il sopravvento, gradisce ingozzarsene in maniera spaventevole! Ma non e’ tutto, se durante l’uscita capitano situazioni non previste, tipo un cambio inaspettato di sentiero, allora ecco che spunta RemoContro che inizia a borbottare improperi e male parole alla volta di tutti coloro che hanno causato il suo emergere!

Dopo questo spiegone capirete di chi parlo se, nel resoconto, mi capitera’ di utilizzare un nome invece che un altro.

Ma torniamo a noi…dove eravamo? Ah si, a Ferentino. Arriviamo per primi a Ferentino e mentre aspettiamo gli altri porto Luna a sgranchire le zampe e a fare i bisogni. Lei come al solito frustra i miei progetti e si mette quieta sul prato a brucare erba. Inizio fortemente a sospettare che sia incrociata con una pecora! Ma ecco i nostri amici, faccio appena a tempo a riportare in macchina Luna che gia’ partono alla volta di Supino. Mi sbrigo a seguirli. Pochi minuti di strada e siamo alla nuova, piacevole tappa, il bar-pasticceria di Supino. A dire la verita’ i nostri amici, appena arrivati si dirigono compatti al supermercato di fronte al bar, li seguo. Sono tutti al bancone. C’e’ un forte odore di peperoni. Mi allontano in fretta perche’ non rientra tra gli odori che preferisco. Approfitto per prendere una confezione di tonno al naturale per la cena di Luna. Finalmente tutti al bar, un cappuccino propiziatorio e poi via, verso la nostra meta.

Ci inerpichiamo fino al parcheggio con la fonte, oramai sono quasi le 10.00, c’e’ un bel sole ma ancora non e’ asfissiante. Ci prepariamo, Gianni, Fabio e Roberto partono per primi perche’ faranno un’altra strada a rivedere delle grotte. Netta, Luisa e Cecilia, ovvero il trio NeLuCe, partono anche loro per il sentiero. Come al solito sono l’ultimo. Quando chiudo la macchina sono rimaste ad aspettarmi solo Maria, Betti e Luna. Zaino in spalla e via. Il sentiero e’ il solito, quello che va verso destra per portarci a sinistra! Passiamo il primo albero fermandoci all’ombra a riprendere fiato. Passiamo il secondo ripetendo la sosta. Al terzo albero decido che e’ il momento di bere un sorso d’acqua. Calo lo zaino, lo apro, prendo l’acqua e mi accorgo con sgomento che nello zaino manca il casco. Rivedo con la mente che il casco lo avevo appoggiato sul muretto vicino alla macchina con l’intenzione di prenderlo subito prima di chiudere lo zaino. E’ rimasto sul muretto! Avverto Betti e Maria, mollo tutto e corro giu’ pregando di trovarlo ancora. Luna tutta contenta del diversivo mi segue saltando di qua e di la’. Gli ultimi metri sono di angoscia pura, il muretto rimane non visibile dal sentiero fino all’ultimo. Ma eccolo, e’ ancora li’, che sollievo! Lo prendo, chiamo Luna che voleva fare conoscenza con una mucca, e ritorno indietro di buon passo. Recupero lo zaino e riprendiamo il cammino.
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Arriviamo al “valico” e quindi al tratto in piano. La vegetazione e’ cresciuta a dismisura, passiamo di lato per evitarla. Usciamo dal boschetto e siamo sul lungo sentiero in leggera salita che ci portera’ alla grotta di monte Fato.
Incontriamo dei cavalli. Luna e’ molto curiosa e fa per avvicinarli, mi affretto a richiamarla.
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A una cinquantina di metri da noi vediamo il trio NeLuCe.
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Ripartono dopo una sosta (approfittando della sosta hanno fatto incetta di fragoline!).
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Noi continuiamo ad andare con il nostro passo, dopo un po’ le perdiamo di vista anche perche’ hanno preso un sentiero che passa piu’ in alto di quello che facciamo noi. Arriviamo al Fato e lo passiamo dirigendoci verso il Fatiglio, oramai e’ questione di poco, ecco, finalmente siamo arrivati!
070arrivoSono fradicio di sudore, mi cambio mettendo poi i panni bagnati stesi al sole.

Il trio e’ arrivato da tempo ed e’ gia’ avanti con la preparazione del materiale necessario.
090preparazioneTanto per fare la mia parte inizio col mettermi la tuta e poi entro a vedere il da farsi. Mi faccio calare gli attrezzi e inizio a lavorare.
100lavoro

L’ingresso del Fatiglio:
080fatiglio

L’ingresso del Fatiglio da dentro:
120FatiglioDaDentro
La frattura della speranza:
130frattura 140fratturaAndiamo avanti cosi’ per un po’, quando mi riaffaccio alla luce lo stomaco mi avverte che e’ ora di pranzo e Betti me lo conferma.
110lavoroSospendo i lavori ma subito vengo sostituito da Cecilia e Luisa che si vestono e scompaiono nel bucaccio!

A stare fermi la temperatura non e’ caldissima, infatti Betti e Maria hanno indossato le giacche. Mentre aggrediamo i panini seriamente intenzionati a distruggerli, arriva il gruppo degli esploratori che si accomoda raccontandoci che tutte le grotte cercate sono state ritrovate con successo. Anzi, Gianni tornando vorrebbe fare una deviazione ad una di queste per scendere il pozzo iniziale di una ventina di metri. La proposta non viene bocciata ma nemmeno accolta con entusiasmo, vediamo cosa pensa di fare il Fatiglio, poi decidiamo! Dopo pranzo faccio ancora una breve sessione di lavoro nel bucaccio e poi esco a riposare approfittando per fare una passeggiata nei dintorni con Betti e Luna. Al ritorno dal giro chiedo a Gianni se vuole vedere la grotta dove stavano lavorando altri amici la volta scorsa. Mi risponde di si e quindi andiamo. Viene con noi anche Roberto, approfittiamo per una piccola ricognizione dei dintorni cercando di capire l’andamento delle fratture nel terreno seguendo l’allineamento delle doline che incontriamo.

Al ritorno alla base mi rimetto al lavoro nel Fatiglio (se lo chiamo sempre “bucaccio” magari si offende!). Si inizia a vedere qualcosa! Ora riesco ad entrare disteso a faccia in avanti e col piede di porco tolgo un po’ dei sassi che ostruiscono la prosecuzione. I sassi che cadono fanno un bel tonfo, di quelli che fanno pensare ad un ambiente ampio. Speriamo bene! Esco perche’ sono stanco ma porto la buona notizia agli altri. Inizia ad essere pomeriggio inoltrato e quindi Maria, Betti ed io ci prepariamo per il ritorno. Il magnifico trio NeLuCe decide di rimanere ancora per continuare il lavoro di pulizia che ho iniziato, anche gli esploratori rimarranno ancora. Ci salutiamo e prendiamo la via del ritorno.

150gruppo 160ritornoVicino al Fato trovo addirittura i funghi, una bella famigliola di galletti che pero’ mi limito a fotografare.
170funghi 180funghiPer il ritorno non ho cose particolari da raccontare tranne per l’incontro ravvicinato tra Maria ed un serpente non meglio identificato, ma la cosa si e’ risolta con un po’ di spavento da parte di entrambi ed una fuga precipitosa del serpente! Arrivati alle macchine troviamo un mucchio di mucche alla abbeverata. Hanno letteralmente cosparso il piazzale di profumatissime deiezioni. Mi dolgo nel notare che alcune sembra soffrano anche di diarrea! Luna e’ interessatissima alle mucche ma per fortuna non si avvicina piu’ di tanto.
230muccheMi cambio restando senza maglietta per prendere un po’ di sole e passo il tempo facendo foto insulse che poi cancellero’ chiedendomi perche’ mai le ho scattate.
Aspettiamo…
200noi 210attesa 220attesaEcco! Arrivano i nostri! Si avvicinano a passo spedito lungo il sentiero. Luisa sopravanza il gruppo di qualche metro.
240luisaMa anche gli altri trottano allegramente!
250gruppoIn pochi minuti ci raggiungono.
280arrivoChe dice il Fatiglio? Sembra che il lavoro di pulizia successivo alla nostra partenza sia stato un successone ed ora l’impressione e’ che manchi davvero poco per passare. Bene! Netta propone di ritornare il 27 e di fare un mini-campo di 2 giorni con tanto di grigliata serale. La proporremo al gruppo. Mentre si cambiano decidiamo per la cena. Il trio NeLuCe desidera tornare a Roma presto, il resto della banda e’ per una sana fettuccina al locale ristorante. Andiamo comunque tutti al ristorante, il trio si ferma per una birra. A questo punto vi lascio ad immaginare come possa essere continuata la serata, mi limito a dire che questa splendida giornata e’ stata conclusa degnamente!

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7° corso GSS – cena di fine corso

Solo poche parole, questo e’ veramente l’ultimo atto del corso!

Ci siamo visti al ristorante/agriturismo Colle Elmo e abbiamo festeggiato degnamente la fine di questa bella esperienza. Eravamo veramente in tanti, giustamente affamati e festosi. Tullio ci ha allietati con alcuni bei filmati, io ho portato le foto scattate durante il corso e le abbiamo fatte “girare” durante la cena. Ho addirittura “rispolverato” delle immagini del vietnam e le ho propinate ai miei amici!

Roberto, che approfitto per ringraziare per tutto l’aiuto, ha prodotto dei mirabili attestati che, a fine cena, sono stati consegnati da Tullio. Una volta tanto mi sono scordato completamente di fare foto! Non so nemmeno se qualcuno ne abbia scattate, quindi per questa volta mettero’ solo una immagine a corredo. Quella del diploma, che a sorpresa, mi e’ stato consegnato a fine festa!

IMG_1678Che altro dire, grazie di nuovo a tutti per l’aiuto e la collaborazione offerti durante il corso anche se, questo lo devo dire, avere delle risposte da gran parte dei soci GSS e’ un gran difficile!!!

Alla prossima!

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Catino – gita del 22-06-2013

Visita a Catino dove alcuni, numerosi amici, hanno fatto un campo di 2 giorni per esplorare appunto il catino da cui il paese prende il nome. Il posto merita sicuramente una visita, le possibilita’ di trovare qualcosa ci sono. E’ anche probabile che qualsiasi cosa si trovi dara’ luogo a tanta fatica e lunghi scavi, pero’ indubbiamente e’ un luogo che intriga. Inoltre chi e’ stato al campo mi dice che il locale bar e’ attrezzato per rifocillare degnamente gli speleologi stanchi con dell’ottimo cibo! Non mi dilungo oltre e mi limito a mostrarvi qualche foto.

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