Inghiottitoio di Monticelli – 07/09/2013

Tranquilla passeggiata nel carpinetano con visita all’inghiottitoio di Monticelli, a quello del Bracconiere e all’ouso di Pozzo Comune con Maria, Gianni, Luisa, Maurizio, Giulio, Betti ed io. Con la partecipazione straordinaria di Luna e di Mhahrhthah Laccamuta! Stavolta non ho fatto nemmeno una foto e quindi mi sono mooooltoooo dilungato a parole.

L’appuntamento e’ alle 8 al solito bar “fico”, quello vicino ad Ikea sulla Anagnina. Stavolta a far parte della allegra comitiva ci sono anche Betti, mia moglie e Luna, la cagnolina di casa. Oggi, lusso dei lussi, Giulio, che parte da Montebuono, passa a prenderci a casa alle 7.30. Arriva un po’ in ritardo ma e’ giustificato perche’ non bazzica molto Roma. Quando arriva gli sommergiamo la macchina di bagagli (solo da parte mia 3 zaini ben gonfi!) e di noi. Arriviamo all’appuntamento con 10 minuti di ritardo, il resto del gruppo e’ gia’ li’ che aspetta da un po’. Temendo che vogliano partire subito, quasi senza salutare mi precipito a fare colazione! Dentro al bar c’e’ una baraonda di gente. Non mi era mai capitato. Son proprio finite le vacanze! In mezzo al caos ci sono 5 o 6 amici del GSCAI, per tutti i cari Barbara e Cristian, che vanno ad esplorare in Rava. Presento loro Betti e Giulio, scambiamo quattro chiacchiere su vacanze e prossimi impegni ma poi mi fiondo al bancone per la agognata colazione.

Placata la prima fame me ne esco fuori dove gli amici aspettano pazienti. Mentre divoro a rapidi morsi un paio di cornetti “di riserva” facciamo a voce una lista del materiale portato per verificare che ci sia tutto, decidiamo l’appuntamento a Carpineto e poi via.

Autostrada Roma-Napoli, uscita Colleferro, si attraversa Montelanico, poi Carpineto e si prosegue verso Maenza. Quando finisce Carpineto c’e’ uno slargo con una pizzeria sulla sinistra. I nostri amici sono gia’ li che aspettano. Senza uscire dalle macchine gli facciamo cenno di andare. Qualche chilometro di falsopiano in discesa e tante curve quindi giriamo a sinistra su una strada sterrata e parcheggiamo. La gita inizia da qui.

Ci cambiamo, ci carichiamo come muli e partiamo. La strada e’ sterrata ma larga e col fondo quasi a posto. Inizialmente tengo Luna al guinzaglio perche’ Maria e Gianni mi avvertono della possibile presenza di cani da pastore. Dopo un po’, la vedo che scalpita, decido di correre il rischio e la libero. Vederla che scorrazza felice su e giu’ e’ impagabile! Durante la passeggiata sfrutto la conoscenza enciclopedica di Gianni per chiedergli di illustrare un poco i Lepini e le loro grotte a Giulio che e’ la prima volta che vi mette piede. Incontriamo un paio di cancelli, di quelli spartani, chiusi da 2 anelli di fil di ferro sopra e sotto ad un bastone, che apriamo e superiamo senza difficolta’. Tra i 2 cancelli incrociamo uno dei temuti cani da pastore ma per fortuna si limita ad abbaiare da lontano, forse e’ legato. Luna lo ignora e continua a correre felice. Proseguendo incontriamo anche un terzo cancello, in ferro e chiuso con catena e lucchetto, ma a lato una rustica scaletta permette di superare l’ostacolo. Un unico inconveniente, la simpatica scaletta e’ letteralmente infestata dalle formiche rosse. Si, proprio quei simpatici animaletti con la testa rossa che amano affondare le loro minuscole ma temibili mandibole a tenaglia nelle morbide carni dei malcapitati che osano importunarle!  Maurizio si dice convinto che il loro nome sia termiti, ma io le ho sempre indicate come formiche rosse e cosi’ continuero’ a fare! Nonostante la loro strenua difesa della scaletta riusciamo a passare tutti, ognuno come meglio puo’. In particolare Giulio si infratta e sbuca poco piu’ avanti mentre Luna, col nostro aiuto ed incitamento, si intrufola agilmente nello spazio tra i battenti in mezzo al cancello.

In breve ci ritroviamo a percorrere un sentierino bordato da ampi banchi di rovi allegramente punteggiati da bellissime more. Sono veramente belle e se la bonta’ corrisponde alla bellezza, si impone una sosta! Le more non smentiscono l’aspettativa, sono ottime, ma non possiamo indugiare oltre, la grotta ci attende. Passiamo accanto ad una formazione rocciosa, Gianni la descrive come una “faglia netta”, RemoContro borbotta che a Netta non piacera’ essere associata ad una faglia, Luisa nel frattempo litiga con Lucia per toglierle la bottiglia della grappa! Anche se con un po’ di confusione passiamo di lato all”inghiottitoio di Monticelli e proseguiamo per il vicino inghiottitoio del Bracconiere.

Il suddetto inghiottitoio si presenta come un buco rettangolare profondo un metro ed ingombro di sassi sul fondo. Gianni ci dice che in inverno quel buco inghiotte una quantita’ d’acqua non indifferente. Detto questo iniziamo a sistemarci. Maria con Betti stendono un plaid (gentilmente offerto da Giulio) per terra e riposano, anzi, Betti scopre che il cellulare prende e si dedica a qualche telefonata. Luna si aggira tra noi annusando e sicuramente chiedendosi la ragione di cotanta agitazione. Gianni ci saluta e sparisce nella vegetazione in cerca di nuovi buchi . Maurizio fa la supervisione dei lavori mentre Luisa ed io ci disputiamo le cesoie per tagliare un po’ di rovi. Giulio si veste ed inizia a tirare fuori i sassi dall’inghiottitoio. Si ferma perche’ ne incontra uno troppo grande da tirare fuori con le sue sole forze. Gli passiamo trapano e accessori acconci per piantarci un fix. Intanto organizziamo un tiro grazie ad un albero compiacente ed alla carrucola gentilmente messa a disposizione da Luisa. Con una tale organizzazione il sassone cede le armi e si lascia estrarre senza protestare. Ancora qualche sassetto di poca importanza e stavolta e’ Giulio che cede le armi. Nel frattempo mi sono intutato anche io e Giulio mi cede il posto in prima fila. Accidenti! A starci dentro ci si accorge che e’ piu’ stretto di quel che sembra. Tanto per far vedere che ci metto buona volonta’ tolgo anche io un paio di sassetti poi mi piego a libretto (povera schiena!) e riesco a mettere la faccia oltre il masso che ci ostacola (vi dico solo che il lato a noi visibile ha una superficie di circa 2 metri quadri). Intanto mi accorgo che Luisa sta poggiando i piedi sul vuoto, in pratica e’ su un sottile strato di sassi incastrati a volta che tengono su l’esiguo strato d’erba soprastante. La grotta, se c’e’, naturalmente continua girando intorno al masso ostacolante, non riesco a vedere oltre. Aria non mi sembra di sentirne. In compenso mentre mi districo dalla posizione assurda che ho assunto vedo tra i sassi i chiari resti di una precedente disostruzione. Commento la scoperta con gli altri e ci riproponiamo di comunicarlo a Gianni quando ritornera’ dai suoi giri. L’orientamento del gruppo e’ di lasciar perdere, la mancanza d’aria non incoraggia. Siamo ancora li’ a parlare quando il buon Gianni ritorna. Lo aggiorniamo e quindi decidiamo di spostarci a visitare l’inghiottitoio di Monticelli che dista pochi metri. Visto che nel frattempo alla postazione di Maria e Betti e’ arrivato il sole spostiamo tutto l’accampamento. L’operazione dura pochi minuti. Durante lo spostamento mi accorgo con orrore che Mhahrhthah Laccamuta, la fida corda, ha una lesione! Relaziono angosciato i miei amici. Tutti ci chiediamo, chi lo potra’ mai dire a Netta?!? Non potendo destinarla ai posteri rimandiamo a piu’ tardi l’ardua sentenza. Mi attardo qualche minuto con la dolce meta’, nel frattempo Gianni, Luisa, Maurizio e Giulio vanno ad esplorare la grotta. Dopo un poco li seguo. Da fuori per il primo tratto si presenta come una frattura a cielo aperto, anzi, si entra passando sotto un piccolo arco di roccia, si entra in un ambiente lungo 3 metri e largo 2 con il cielo per soffitto e poi si entra nella grotta vera e propria. Abbiamo un altro ambiente simile al precedente ma con il soffitto integro da cui si dipartono 3 rami. Il primo da sinistra Gianni ci spiega cos’e’ (non mi ricordo pero’ la spiegazione) ma non vado a vederlo. Dritto, salendo un po’ inizia il meandro principale e a destra c’e’ il ramo che inizia con strettoia a suo tempo passata da Cecilia. Baldanzoso mi faccio avanti per tentare la strettoia. Gianni mi fa: “guarda che non ci passi e poi attento che dopo c’e’ un pozzo da 15 metri”. In effetti provo ma dopo una decina di sbuffi devo desistere. Potrei farcela senza l’attrezzatura ma forse e’ meglio mettere la corda per il pozzo. C’e’ un enorme armo naturale 2 metri prima della strettoia. Giulio, che ha lo zaino modello “Eta Beta” tira fuori niente meno che 2 pezzi di catena! Li uniamo con una maglia rapida, la giriamo intorno all’armo naturale e ci attacchiamo la corda. Sono pronto a riprovare. Prima tento con il discensore montato…follia! Mentre esco pero’ riesco a sentire con i piedi degli appoggi tranquilli. Sposto gli attrezzi di lato togliendoli dal delta e riprovo, mi metto orizzontale con i piedi in avanti, sollevo il corpo ad un mezzo metro da terra ed inizio ad avanzare centimetro centimetro sbuffando rumorosamente aria nemmeno dovessi spostare la montagna di forza. Un ultimo sospiro e passo! Riprendo fiato guardandomi attorno. Sono sospeso in un meandrino stretto, il soffitto e’ vicino alla mia testa, il pavimento e’ una decina di metri piu’ in basso. Mi giro verso la prosecuzione del meandro ruotando solo il busto perche’ le cosce sono incastrate. Continua per poco piu’ di un metro e poi gira bruscamente a sinistra. Riesco ad arrancare fino alla curva e ad affacciarmi a guardare come prosegue. Dopo la curva va avanti ancora un paio di metri poi si interrompe. Sotto vedo un pavimento piatto di sassi e fango. Potrei forse arrivare al fondo ma sarebbe una fatica improba perche’ e’ proprio stretto e poi la mancanza d’aria ed il fondo fangoso non sono un forte stimolo ad affrontare ulteriori sofferenze. Prendo pazienza e affronto con rassegnazione la strettoia al ritroso. Dopo tanti sbuffi e sospiri sono di nuovo fuori. Mentre riprendo fiato aggiorno gli amici. A mo’ di serpe tentatore provo ad invogliare Luisa e Giulio a tentare la strettoia ma si vede che sono rimasti impressionati dai miei gemiti perche’ si affrettano a declinare l’invito. Faccio in tempo a mettermi in posa per una foto e poi partiamo tutti assieme a visitare il ramo centrale. Portiamo con noi la corda perche’ Gianni ci avverte di un saltino da passare. Vado avanti seguito da presso da Giulio, Luisa e Maurizio. Arrivati al saltino inizio a scenderlo in arrampicata (o disarrampicando per dirla come Cristian!) quando mi ricordo che si deve mettere la corda e quindi mi fermo a meta’. Giulio mi raggiunge con la corda. Trova un armo naturale di partenza che poi doppio su uno sperone sporgente. Finita di sistemare la corda riparto seguendo il meandro che prosegue tra punti piu’ o meno stretti. Trovo un altro saltino. Visto che non ho altro sistemo il mio pedale attorno ad una piccola colonna, in fondo ci attacco un anello di corda e con questo formidabile aiuto scendo. Mentre inizio la discesa noto la scritta “ASR” su una stalattite. Mi riprometto di dirlo a Gianni piu’ tardi. Giulio nel frattempo mi ha raggiunto e, guidato dalla mia luce, me lo vedo sbucare da un comodo passaggio a  mezza altezza che permette di evitare quasi tutto il saltino! Gli chiedo di Luisa e Maurizio ma anche lui ne sa nulla, li ha lasciati al saltino precedente. Magari son tornati indietro. Una volta scesi troviamo che il meandro stringe, sul fondo si potrebbe passare, noto i resti di una disostruzione. Dopo la strettoia il meandro prosegue, almeno per qualche metro. Sul fondo c’e’ abbondante fango ed alcune pozzette d’acqua. Pensando al bel sole che c’e’ fuori non mi viene la voglia di strisciare nel fango. Anche in questo caso la mancanza di aria non invoglia. Chiedo a Giulio se vuole tentare lui l’inzaccherata ma scuote la testa deciso. Si torna allegramente indietro! Recupero la mia attrezzatura e parto. A meta’ strada vado a vedere una deviazione sulla sinistra ma chiude in una minuscola saletta. Mi fermo a fotografare (con la macchinetta di Giulio) un piano pensile fatto solo di terra, e’ incredibile che tenga! Passando recuperiamo la corda ed in breve raggiungiamo i nostri amici. E’ ora di pranzo e ho una fame da lupi. Fuori il caldo ci assale selvaggio, Gianni e’ scomparso per un altro tour, Maurizio riposa, Luisa cerca di tenere calme Lucia e RemoContro. Maria e Betti riposano sul plaid con Luna accoccolata nei pressi. Non mi faccio spaventare dal caldo e affronto impavido il mio panino. Pensando alla cena decido di dividerlo con Betti. Buono, ci voleva proprio! Terminato il lauto pasto vado a fare una passeggiata digestiva in cerca di buchi. Ne trovo qualcuno ma nessuno sembra promettente. Torno alla base, mi calo la tuta a meta’ e mi metto a riposare accanto a Betti. Si tratta di pochi minuti perche’ di li’ a poco Gianni fa ritorno. Lo aggiorniamo su quanto visto e poi decidiamo di considerare chiusa per questa uscita l’esplorazione ai 2 inghiottitoi. Andiamo a vedere i nuovi buchi trovati da Gianni. Facciamo armi e bagagli. Quando partiamo Maurizio si accende un toscanello aromatizzato all’anice. Seppur puzzolentissimo il suo fumo sara’ prezioso per rilevare la presenza di aria nei buchi. Arriviamo all’altezza della “faglia netta” e facciamo sosta. In prossimita’ ci sono 3 buchi da vedere. I primi 2 sono vicinissimi tra loro e probabilmente sono collegati. Mentre liberiamo dai sassi il buco piu’ in alto facciamo la prova sigaro sul buco basso ma l’aria e’ appena un accenno. Una volta liberato il pertugio con qualche decisa mazzettata, Giulio scende il pozzetto. Sono un paio di metri ben stretti e non sembrano portare a nulla. Nemmeno il collegamento tra i 2 buchi e’ certo. Maurizio sempre appostato al buco basso non vede traccia della luce di Giulio. Anche in questo caso la mancanza d’aria ci fa desistere. Il terzo buco e’ nei pressi ma non sembra essere interessante. Riprendiamo gli zaini e proseguiamo non senza alcune gustose soste per le more. Quando Gianni chiede come vogliamo proseguire la giornata esprimo il desiderio di una veloce visita a Pozzo Comune. Non essendoci altre proposte si decide che vada per la visita a Pozzo Comune. Facciamo velocemente la strada a ritroso fino alle macchine anche se il caldo e’ veramente opprimente. Il passaggio del cancello con la scaletta oramai e’ una pratica che smarchiamo velocemente. Tra i cancelli dove avevamo incontrato il cane all’andata dapprima penso di legare Luna ma poi decido di fare un esperimento. La chiamo e mi raggiunge, continuo a parlarle di continuo intimandole di rallentare ogni volta che accenna ad allontanarsi e, incredibilmente, Luna sembra darmi ascolto. Facciamo tutto il tragitto fianco a fianco. Appena passato il cancello allento la “catena verbale” e lei riparte come un razzo, ma se lo e’ proprio meritato! Alle macchine sistemiamo il bagaglio risistemando al proprio posto il materiale non piu’ necessario. Non mi cambio e salgo in macchina con la tuta speleo limitandomi a tirarla giu’ per non sporcare il sedile. Noi partiamo mentre il resto del gruppo nella macchina di Maurizio e’ ancora alle prese con il cambio abiti. Ci diamo appuntamento al parcheggio vicino la grotta. Ci spostiamo verso Pian della Faggeta mentre, nel limite della poca memoria che ho, faccio del mio meglio per descrivere a Giulio e Betti questi luoghi cosi’ significativi per la speleologia romana. Al paese facciamo una breve sosta dove Giulio si prende un gelato per pranzare e noi dell’acqua fresca. Arriviamo infine a Pian della Faggeta, parcheggiamo. Quasi subito arrivano i nostri amici. Giulio ed io iniziamo a prepararci per scendere in grotta. Pensavo la cosa interessasse anche gli altri pero’ mi sbagliavo, preferiscono del sano riposo. Facciamo la conta del materiale che serve, un po’ a mente e un po’ grazie ad un libro col rilievo che Gianni prontamente tira fuori da non so dove. Quando siamo pronti e bardati a dovere ci avviamo. Per strada, vicino all’imbocco della grotta, ci troviamo quasi circondati da 3 o 4 enormi pastori maremmani che ci abbaiano contro. Per fortuna sembra che i nostri caldi inviti a non avvicinarsi vengano accolti con favore dalle belve canine e canute! Scendiamo il ripido sentiero fino allo sgrottamento iniziale mentre inizio a “spiegare” la grotta a Giulio. E’ sicuramente la grotta in cui sono stato piu’ volte e quindi riesco a ricordare quel poco che basta per incuriosire il mio amico. Sempre chiacchierando scendiamo il primo saltino e poi armiamo il primo pozzetto e lo scendiamo. Un rapido sguardo alla sala e poi proseguiamo per il pozzo da 19. Passando non manco di illustrare al mio amico gli effetti di una eventuale piena, tanto per farlo stare tranquillo! Armiamo la partenza e poi vado a scegliere un paio degli innumerevoli fix che pendono dal soffitto. Non abbiamo anelli quindi metto degli attacchi normali, un bel topolino e poi inizio a scendere per posizionare il deviatore. Guardo in alto all’armo appena fatto, caspita! C’e’ un attacco che lavora proprio male. Risalgo a sistemarlo e poi riprendo da dove avevo interrotto. Traffico un po’ per montare il deviatore perche’ sono mancino e lo spit mi sta “contromano”. Mi rigiro e mi aggiusto, ora posso montare il deviatore. Il cordino che ho portato sembra fatto apposta, la corda scende giu’ senza toccare le pareti. Benone! Scendo fino alla base del pozzo dando poi la libera a Giulio. Mentre lui scende vado avanti a dare una occhiata. C’e’ solo una lieve circolazione d’acqua, appena un velo ne scorre sul pavimento del meandro. Arrivo al saltino successivo, mi e’ un po’ antipatico perche’ riesco sempre a bagnarmi i piedi nella pozza che sta alla base. Inizio a vedere se qualcuno ha predisposto un armo “furbo” ma non mi sembra ci sia nulla di particolare da sfruttare. Passo qualche minuto immerso in queste profonde riflessioni. Quando ne riemergo mi accorgo che dal pozzo non si sentono ancora tracce di Giulio. Torno indietro a dargli una voce, per sicurezza. Arrivo quasi alla base del pozzo e lancio un sonoro urlo, Giulio mi risponde prontamente, e’ tutto ok. Ritorno indietro e lo aspetto al saltino. Intanto inizio ad armare. Quando Giulio mi raggiunge sono pronto a scendere e quindi vado senza ulteriori indugi. Rischio il bagno perche’ la corda che abbiamo e’ da 8mm in kevlar, la mezza chiave che utilizzo per bloccarmi mentre sposto i piedi scorre facilmente. Mi ritrovo col sedere a tanto cosi’ dall’acqua! Stavolta mi e’ andata bene, arrivo a superare la pozza ancora tutto asciutto. Visto che la corda e’ in kevlar, sfruttiamola, sistemo un attacco e monto velocemente una teleferica per far passare Giulio con tutta comodita’. Quando e’ passato risistemo l’attacco per proseguire la discesa e poi scendo. L’attacco successivo lo uso come deviatore. Sono arrivato, grido la libera a Giulio che mi raggiunge in un lampo e poi inizia ad esplorare la sala dove siamo arrivati. Ci avviamo verso lo scivolo di fango, gli mostro il pozzo alternativo allo scivolo. A proposito del pozzo mi torna alla mente un episodio che mi sembra accaduto proprio li’, durante una esercitazione di soccorso. Gli racconto di quando stavamo recuperando la barella con dentro Pollo a fare da ferito e la barella si e’ ribaltata sottosopra. Abbiamo finito il recupero del nostro amico con la barella verso l’alto ed il corpo verso il basso. Visto che il malcapitato teneva le braccia allargate per bilanciarsi, sembrava di tirare su un bel crocifisso! Finisco di raccontare e passiamo lo scivolo, il fango e’ abbastanza compatto. Descrivo a Giulio la cascatella d’acqua che lo aspetterebbe subito dopo nel caso non fossimo in un periodo di magra e passiamo oltre. Proseguiamo in relativo silenzio il resto del meandro, e’ il pezzo della grotta che mi piace di piu’ e, dopo tanto tempo dall’ultima visita, me lo gusto veramente con piacere. Arriviamo sopra il Marilu’, anche qui di acqua veramente poca. Descrivo a Giulio l’armo del pozzo e gli mostro il chiodo da roccia che da decenni fornisce un valido appoggio a chi scende il pozzo. Passiamo ancora un poco di tempo ad osservare gli armi fatti durante le numerose esercitazioni di soccorso fatte in questa grotta e poi prendiamo la via del ritorno. Annuncio a Giulio che vorrei tornare abbastanza velocemente perche’ abbiamo detto agli altri che saremmo stati via al piu’ 2 ore e non vorrei sforare di tanto. Tornando indietro e’ Giulio a disarmare mentre io rifaccio su le corde e le inzeppo nello zaino. Al saltino passo prima io e…dannazione! Mi scivola un piede e mi finisce in acqua. Mi bagno poco, pero’ anche questa volta il maledetto mi ha fregato!!! Giulio passa indenne. Risaliamo anche il pozzo da 19, qua il disarmo prende un poco piu’ di tempo ma oramai siamo quasi fuori. Saliamo il saltino iniziale e recuperiamo la corda. Passiamo in arrampicata l’ultimo ostacolo e siamo nello sgrottamento di ingresso. Fuori e’ ancora giorno ma il sole sta calando oltre la cresta delle montagne. I cagnoni non ci sono piu’, meglio cosi’! Torniamo svelti al parcheggio dove troviamo in nostri amici in quieta attesa. Gianni e’ impegnatissimo a parlare con Vincenzone, Betti e Maria riposano in macchina. Maurizio e’ nei pressi. Luna si precipita a salutarmi con la solita gioiosa foga. Luisa, che si e’ prestata a fare da dogsitter per Luna, viene letteralmente trascinata. Mentre ci cambiamo commentiamo la bella gita, tra l’altro, quasi per caso, siamo stati via proprio le 2 ore promesse. Luisa ci aggiorna sulla spinosa questione delle condizioni di Mhahrhthah. E’ lesionata a 12 metri, si dovra’ tagliarla e farne 2. Luisa non sapendo come dirlo a Netta le ha scritto in un sms che Mhahrhthah e’ stata masticata da Luna. Speriamo che Netta non invochi la legge del taglione pretendendo di masticare la povera Luna! Nel frattempo Gianni e Vincenzone parlano a raffica di nuove grotte, di vecchie, di possibili prosecuzioni e di nuove scoperte. Giulio ed io ci vestiamo, ricomponiamo il materiale e siamo pronti. Ridendo e scherzando si e’ fatta ora di cena ed il mio stomaco brontola speranzoso!

Salutiamo Vincenzone e partiamo alla volta della Sbirra. Non vado oltre a raccontare ma vi posso assicurare che la cena e’ stata il degno coronamento di una bella giornata.

Alla prossima!

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Risorgenza di Civitella – uscita del 24/08/2013

Uscita alla risorgenza di Civitella vicino a Pescorocchiano ed al lago del Salto con Stefano, Giulio, Claudia, Emilio, Danilo, Bobbo, Daniela, Fabrizio, Veruska ed io.

A dire la verita’ Giulio ed io dovevamo andare alla grotta di Gasperone ma poi ho ricevuto la graditissima telefonata di Stefano e dopo un rapido consulto abbiamo prontamente cambiato destinazione! L’appuntamento e’ per il primo pomeriggio. Il dove e’ cambiato nel corso del pomeriggio precedente la gita e della successiva mattinata. Inizialmente con Giulio si pensava di partire da Montebuono (dove Giulio vive ed io sono in vacanza) e passare per Roma a prendere un’altra muta. Avremmo poi preso l’autostrada per ricongiungerci al gruppo all’uscita “valle del Salto”. La sera, dopo averci ponzato un po’ su Giulio mi dice: “ma se io me la compro la muta?”. Decide cosi’ che la mattina dopo avrebbe fatto un salto a Terni per procurarsela. Rimaniamo d’accordo che ci risentiremo alle 11 per un aggiornamento sulla muta e per definire il percorso una volta per tutte. Non amo le attese e quindi la mattina dopo aver sbrigato tutte le solite faccende inizio a stare sulle spine. Alle 10 gia’ tento di chiamare Giulio ma non ho risposta. Alle 11 fremo ma finalmente riesco a sentirlo! Ha comprato la muta nuova, non serve passare per Roma.  Nella mia ignoranzieta’ (!!!che l’e’ una brutta bestia!!!) vedevo il tragitto Montebuono-Civitella solo passando per l’autostrada del sole, la bretella autostradale e quindi l’autostrada per l’Aquila ma in seguito ho dovuto ricredermi. Ad ogni modo telefono a Stefano per confermargli l’appuntamento alla valle del Salto per le 15. Con Giulio concordiamo di partire per le 13, appuntamento a Roby bar. Inganno il tempo preparando il materiale necessario. Per l’occasione ho riesumato la mia muta da forra. Era stata fatta su misura appena 15 anni fa ma ora non lo e’ piu’ tanto. Sicuramente la colpa e’ del neoprene che si e’ indurito! Quando e’ l’ora saluto la moglie, mi carico lo zaino sulle spalle e vado all’appuntamento. Un caffe’, un saluto ad Andrea e poi si parte. Giulio in macchina ha il navigatore, e’ l’ultimo di una serie perche’ quando uno di questi “cosi” ovvero “arnesi infernali” lo deludono platealmente, finiscono frullati via in malo modo. La volta successiva, stranamente, rifiutano di accendersi. Comunque, questo e’ nuovo nuovo e quindi lo accendiamo ed impostiamo la nostra destinazione. Il “coso” pero’ inizia male, non sa cosa sia “valle del salto”. Decidiamo allora di proporgli Avezzano come destinazione, tanto e’ vicina. Lui di rimando consiglia di abbandonare le autostrade e di andare per provinciali e statali varie prima fino a Rieti e poi da li’…Partiamo decidendo di riporre somma fiducia nel giudizio del “coso”. Tanto per rendergli la vita meno facile strada facendo cambiamo la destinazione. Dico a Giulio: “proviamo a mettere come destinazione Torninparte, magari e’ meglio” e cosi’ facciamo. Arriviamo in vista del lago del Salto e ci giriamo intorno ad una certa altezza. Stiamo passando per le Terme di Cotilia quando vediamo un bar che promette bibite fresche. Decidiamo all’unanimita’ per una sosta, anche il navigatore non ha nulla da ridire! Dopo la bibita risaliamo in macchina, Giulio non ha resistito e ha comprato anche una discreta fila di salsicce secche. La sosta rinfrescante ci ha fatto decisamente bene, facciamo una brillante pensata, perche’ non inseriamo come destinazione direttamente Civitella presso Pescorocchiano e diamo appuntamento al gruppo direttamente la’? L’idea ci sembra furba e la telefono subito a Stefano il quale ci aggiorna sulla loro situazione e aderisce prontamente alla proposta. Il navigatore appena gli comunichiamo la nuova destinazione ci dice, contrariato, che dobbiamo tornare indietro. Ubbidiamo mitemente! Strada facendo vedo dei cartelli che indicano la vicinanza della grotta di Val di Varri. Ma allora qui ci sono gia’ stato in passato! Ma che piacevole sorpresa! Per almeno un quarto d’ora annoio Giulio con i miei trascorsi legati a quei luoghi. Per sua fortuna sono ricordi vaghi e quindi brevi da raccontare! Dopo innumerevoli curve arriviamo alfine a Civitella. Entriamo nel paese, minuscolo, come le strade che lo attraversano e ci fermiamo alla piazzetta con la chiesa. Richiamo Stefano, gli spiego dove siamo e lui risponde aggiornandomi sulla loro situazione. Sono fuori dall’autostrada pero’ manca ancora una macchina. Visto che sono un po’ in ritardo Stefano mi consiglia una visita all’inghiotitoio di Val di Varri per ingannare l’attesa. Giulio non lo conosce, io non lo vedo da tempo, andiamo. La strada per l’inghiottitoio e’ piu’ lunga di quanto mi aspettavo. Ad un certo punto vediamo un assembramento di macchine ed un certo caos. Fermiamo la macchina, trattandosi di una grotta turistica sara’ quello il posto. Toppato! E’ una allegra combriccola festante che tra chitarre, fuoco, salsicce e vino passa una allegra domenica. Siamo tentati di aggregarci ma il dovere ci chiama. Chiediamo loro lumi circa la grotta e ci spiegano che dobbiamo proseguire. Arriviamo al parcheggio della grotta turistica. Non c’e’ un’anima, sembra un posto abbandonato da tempo. Posteggiamo la macchina e prendiamo il sentiero per la grotta.
005ValDiVarriIngresso1
L’inghiottitoio e’ in secca ma e’ impressionante come lo ricordavo.
007ValDiVarriIngresso2Scattiamo qualche foto quindi prendiamo la via del ritorno.
010ValDiVarriGiulio 020ValDiVarriIoOramai i nostri saranno in viaggio per Civitella. Dopo tante curve siamo di ritorno a Civitella, al parcheggio a bordo strada dove si sono accampati i nostri. Saluti e presentazioni e passiamo anche noi alla vestizione.
030ParkFabVeru 040ParkAllMi sono portato il borotalco e ne faccio largo uso ma la mia vecchia muta deve essere molto offesa con me, si rifiuta decisamente di farsi indossare. L’ho ignorata per troppi anni. Anche Giulio e gli altri soffrono un poco, fa caldo, ma alla fine siamo tutti pronti. Ci addentriamo per quello che doveva essere il sentiero, ora e’ quasi chiuso. Vado avanti piegando qualche ramo per rendere piu’ agevole il passaggio. Sono pochi minuti di strada e siamo davanti ad un mucchio di sassoni coperti di muschio. In fondo, sotto la parete c’e’ una minuscola pozza d’acqua.
050IngrBobDanQuesta risorgenza non si presenta in maniera spettacolare ma, come scopriro’, sapra’ farsi apprezzare in seguito!
060IngrFabVeruPrima di indossare la muta chiedo a Stefano di darmi una occhiata sulla schiena, ho fatto il sentiero con la muta legata ai fianchi non vorrei avere raccolto simpatici animaletti quali zecche e consimili. Dal’esame di Stefano risulta nulla. Con gli altri procedo con la vestizione completa. Stefano va ad osservare l’ingresso e decreta che l’acqua e’ insolitamente alta, almeno mezzo metro piu’ del solito. Sembra un po’ dubbioso circa la fattibilita’ dell’uscita. Oramai siamo li’, siamo “mutati” e stiamo anche sfiatando dal caldo. Proviamo ad entrare. Stefano si immerge. Si mette seduto nell’acqua, il passaggio e’ occluso da un diaframma di roccia ma c’e’ una stretta frattura sulla destra dove puo’ passare la testa. Stefano toglie il casco, lo porta avanti a se’ mentre infila la testa nello stretto passaggio. Scompare un attimo ma subito dopo vediamo balenare la sua luce. Non ricordo la sequenza di ingresso di tutto il gruppo ma quasi subito ho capito che stavo raggiungendo la temperatura di bollore e quindi mi sono immerso senza altri indugi. L’acqua e’ bella fredda! Non sono riuscito a mettere il cappuccio ed inoltre la chiusura lampo e’ inavvertitamente scesa fino al plesso solare. Sento la nuca friggere dal freddo improvviso e mi fermo un attimo per sistemarmi alla meno peggio. Proseguo imitando quanto fatto da Stefano. Dopo il primo passaggio la grotta continua allagata, il primo tratto e’ ancora stretto ma poi si allarga fino ad un metro. In compenso non si tocca. Ci sono ancora 2 o 3 diaframmi da passare quasi in apnea Stefano commenta nuovamente il livello dell’acqua insolitamente alto. Rapido conciliabolo e decidiamo di proseguire comunque cercando di prestare attenzione ad eventuali altre variazioni del livello dell’acqua. La grotta e’ decisamente bella, attraversiamo nuotando vari laghetti inframezzati da brevi tratti a piedi. Quasi subito dopo il primo laghetto serio c’e’ un passaggio alto, sulla destra, fuori acqua. E’ un poco stretto ma agevole da superare passando sopra un sassone incastrato. Quando ci riuniamo in un punto relativamente asciutto tento di fare qualche foto ma la macchinetta fa le bizze,
060Nullae’ settata su una non meglio identificata “modalita’ silenziosa” per cui non utilizza il flash e nemmeno mi permette di impostarlo. Cedo la macchinetta a Bobbo che ci smanetta un po’ su prima di ridarmela nuovamente funzionante. Ora c’e’ solo il problema che la batteria e’ quasi scarica! Le foto le faccio ma sono improponibili. Visto che non ho una dignita’ fotografica da difendere ve le mostro ugualmente!
070InGrotta1 080InGrotta2 090Ingrotta3 100Ingrotta4 110GiulioInacquaDopo le deludenti foto si prosegue tra laghetti e brevi tratti a piedi. Siamo ad una saletta circolare, asciutta e molto concrezionata. Al centro pende una corda. E’ rigida, sembra concrezionata anche lei. Stefano, il nostro cicerone, ci racconta che la corda serviva ad esplorare un sifone pensile che era stato trovato anni prima dal buon Claudio. Proseguendo Stefano mi spiega che piu’ avanti c’e’ un passaggio in acqua bypassabile con una breve arrampicata. Andiamo a cercarlo assieme mentre gli altri visitano un breve ramo laterale. Passiamo a nuoto alcuni laghetti ed arriviamo ad uno, ampio che sembra non avere prosecuzioni. Con Stefano perlustriamo tutta la parete alla nostra destra trovando solo roccia compatta. Ho la luce decisamente inadeguata per quegli ambienti cosi’ vasti e quindi vedo poco. Faccio notare a Stefano che non abbiamo visto con altrettanta attenzione la parte sinistra ma Stefano replica di non ricordare possibili prosecuzioni da quella parte. L’ipotesi e’ che il livello dell’acqua sia cosi’ alto da aver chiuso ogni prosecuzione. Sembra che la nostra gita debba concludersi qui. Mentre ci avviamo per raggiungere il gruppo Stefano mi dice di aspettare un attimo, vuole verificare una cosa. Sguazzo piacevolmente un paio di minuti finche’ lo sento urlare. Ha trovato la prosecuzione. E’ proprio a sinistra. Ad un primo esame gli era sfuggita ma, vista anche la mia insistenza, ha voluto ricontrollare. Ha avuto ragione, si puo’ continuare! Mentre lui sistema la corda per agevolare il passaggio alto io nuoto indietro a riprendere il gruppo. Hanno finito l’esplorazione del ramo laterale e sono gia’ per via. Raggiungiamo tutti insieme Stefano e affrontiamo il passaggio alto, con attenzione perche’ svariati spuntoni tentano perfidamente di strappare la muta mentre fango e rocce lisce tentano di indurti ad una ignominiosa caduta. Dopo l’infido passaggio c’e’ un altro laghetto ma oramai siamo in vista del ramo fossile che porta al sifone finale. Nel largo meandro c’e’ stato un crollo al centro che lo ha diviso in 2 parti. Potremo cosi’ fare un percorso ad anello. Prendiamo prima la parte a sinistra piena di sabbia e concrezioni fossili. Ogni tanto una colata di concrezione candida ha coperto la roccia insolitamente scura creando dei contrasti spettacolari.
120ColataBiancaArriviamo al sifone finale. Facciamo una sosta per rifocillarci, una foto di gruppo nel sifone e cosi’ via. Non partecipo molto, ho freddo e sono impegnatissimo a tremare. Rimpiango di non aver indossato anche il sottomuta. Avverto Stefano del mio disagio e che mi avvio verso la strada del ritorno. Magari muovendomi mi passa il freddo. Giulio mi accompagna. La mia luce e’ proprio scarsa, non si nota negli ambienti stretti delle grotte vicino Montebuono ma qui con questo meandro immenso mi sembra di procedere a lume di candela. La luce di Giulio e’ sicuramente piu’ adeguata e mi permette di gustare meglio la traversata del ramo destro del giro. Continuo a tremare come una foglia, ho anche messo il cappuccio per racimolare un po’ di calore ma senza troppo successo. Arriviamo al laghetto. Ora viene il bello, penso. Sai che freddo che sentiro’? Mi immergo con cautela. Anche questa volta la dannata chiusura lampo e’ scesa di sua sponte ma faccio in tempo a tirarla su bruscamente mentre entro in acqua rischiando una sommaria depilazione del petto! Inizio a nuotare, pero’, pero’… il tremore si attenua fino a passare del tutto. Ora e’ decisamente meglio! Ripercorriamo velocemente il percorso dell’andata. Il freddo e’ passato e mi godo la nuotata ma voglio andare a verificare che i passaggi bassi dell’ingresso siano ancora praticabili. Non si sa mai! Torniamo velocemente verso l’ingresso ma e’ tutto a posto. All’ultimo passaggio basso sbaglio strada andando in un ramo chiuso che sembra proprio la naturale prosecuzione della grotta. Giulio caccia un urlo per richiamarmi, torno indietro e mi precede prendendo il passaggio giusto. Mancherebbe solo l’uscita ma decidiamo che la nuotata e’ piacevole e di tornare indietro incontro ai nostri amici. Facciamo cosi’ un’altra volta la strada appena percorsa fino al primo passaggio alto, fuori acqua. Mi arrampico per passare pero’ mi fermo prima. In fondo alla galleria vedo balenare le luci del nostro gruppo. In un minuto o meno saranno a questo passaggio, e’ inutile proseguire. Torniamo sui nostri passi. Anche questa volta Giulio mi recupera perche’ nuoto indefessamente nel ramo laterale chiuso! Usciamo, stavolta pero’, a mo’ di esperimento, ho percorso tutto il tratto con i passaggi bassi senza levare il casco. Guardando con attenzione anche l’ultimo passaggio lo faccio con il casco sfruttando una piccola conca sulla destra della frattura fatta all’andata. Fuori fa caldo! Ma che caldo! Mi rituffo. Arrivo dove allarga ma i nostri sono gia’ li’, mi ritiro in buon ordine. Segue l’uscita, i commenti entusiastici della bella esperienza, il ritorno alle macchine, la svestizione, uno spuntino, il recupero dei materiali ed il loro stivaggio. Fatto tutto il necessario per ritornare alla civilta’ decidiamo che e’ necessario coronare la giornata con un buon pasto e quindi ecco la partenza per un buon ristorante. Mentre scende la notte dapprima sbagliamo strada prendendo per “San Pietro” mentre la nostra destinazione doveva essere “Borgo San Pietro”. Ci perdiamo per paesini con strade piccolissime che finiscono in aperta campagna. Alla fine arriviamo al ristorante Miralago davanti alle sponde del lago del Salto dove facciamo onore alla cucina locale.
130Rist1 140Rist2Il ritorno e’ decisamente piu’ veloce dell’andata anche se le curve di certo non mancano. Bella esperienza da ripetere…

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Pretaro – uscita del 20/08/2013

Uscita alla ricerca del secondo ingresso con DSCF2680Simona, Augusto, DSCF2681Fabrizio DSCF2666ed io.

Simona durante l’uscita di corso al Pretaro aveva notato una risalita che non era stata rilevata nella zona che oramai chiamiamo tra di noi, “della spinosa”. Per verificare questo ci siamo messi d’accordo telefonicamente con Simona ed Augusto per andare. Dopo esserci dati appuntamento per la mattina del 20 al solito Roby Bar ho mandato un sms a Fabrizio, il celeberrimo “radiologo”, perche’ si potesse unire a noi.

La mattina dell’appuntamento scendo a fare colazione con Betti, la mia dolce meta’, e trovo gia’ pronto il buon Fabrizio. Simona ed Augusto invece sono in ritardo ma hanno avvertito e quindi li aspettiamo con pazienza.

Quando arrivano e’ quasi ora di pranzo ma sono piu’ che giustificati, stamane hanno finalmente avuto la tanto attesa visita di un tecnico per aggiustare la linea telefonica guasta e non si puo’ rischiare di perdere un appuntamento del genere!

Dopo i saluti e la, per me terza, colazione decidiamo che serve una mazzetta ed uno scalpello che pero’ non abbiamo in dotazione. Risolviamo democraticamente con una colletta ed una veloce visita alla ferramenta.
DSCF2657Ci avviamo quindi al parcheggio vicino la grotta dove iniziamo alacremente a prepararci.

Ho deciso che approfittero’ di questa uscita per dare una occhiata in giro per alcune delle infinite diramazioni che si incontrano strada facendo. Ogni volta ci passo vicino dicendomi: “oggi sono di fretta, ma la prossima volta mi fermo e ci vado”. Stavolta terro’ fede al mio proposito!

L’ingresso del Pretaro come al solito butta aria fresca a piu’ non posso. Entriamo in fretta, prima Augusto, quindi Simona ed io. Fabrizio chiude la fila. Procediamo ordinatamente in fila indiana fino al primo pozzetto.
DSCF2660
Approfittando che sono senza attrezzatura e non uso la corda mi produco in un sorpasso ai “danni” di SimonaDSCF2661e vado poi ad evitare il primo toboga passando per lo stretto pertugio laterale. Simona mi chiede lumi circa la strada che ho preso ma poi preferisce il toboga. Ci incontriamo nuovamente subito dopo. Fabrizio ed Augusto sono al pozzetto, li sentiamo ciacolare animatamente! Andiamo avanti fermandoci in corrispondenza del fratturone che interseca perpendicolarmente la nostra via. DSCF2669 DSCF2672Qui, aspettando il resto della banda vado ad esplorare il sunnominato fratturone. Ci sono segni in abbondanza di passati passaggi ma ho deciso, devo andare! Arrivo fino ad un punto in alto dove si restringe. Ci sono segni di tentativi di  allargamento non felicemente conclusi. Nel frattempo Augusto e’ arrivato e viene a curiosare anche lui. Passa piu’ basso rispetto a me e cosi’ si becca in faccia la terra che si stacca abbondante quando mi muovo. Mi tolgo di torno cosi’ anche lui va in visita dove sono appena stato. Commentiamo quanto visto ripromettendoci una ulteriore visita quando faremo il rilievo completo.
Arriviamo alla sala del the e facciamo la pausa di rito consumando ognuno le proprie cibarie.DSCF2679 Dopo la sosta andiamo ad affrontare la strettoia verticale che porta alla sala Utec e che Fabrizio tanto ama!

Simona va,DSCF2685ed io la raggiungo subito dopo.DSCF2687Augusto rimane indietro a dare supporto morale a Fabrizio mentre affronta impavido la sua bestia nera. Dopo vari, estenuanti sforzi riesce finalmente a passare la strettoia! La soddisfazione e’ grande pero’ non riesce a completare il percorso risalendo il comodo camino successivo perche’ viene preso da mal di stomaco (lui dice a causa di una “mite puzzetta” che mi e’ sfuggita al controllo tanta e’ stata la contentezza per il suo passaggio!) e decide di tornare indietro. Ci aspettera’ alla sala del the. Mentre Augusto sale DSCF2690Simona ed io ci avventuriamo in zona “esplorazione”
DSCF2688dove ci sono chiari segni di passaggio DSCF2691di strani esseri!!! DSCF2693C’e’ pure il resto di un pasto di qualche animalettoDSCF2699 ma…le spinose mangiano le lumache?

Con Simona andiamo a vedere il punto che si vuole controllare. Mi ci ficco dentro, e’ stretto, ma in effetti sale parecchio, vedremo cosa dice il rilievo. Sento che ci raggiunge anche Augusto, gli vado incontro per fargli spazio che in quel punto non ce n’e’ moltoDSCF2701approfitto per immortalarlo, e’ ancora provato dall’aspra pugna contro la perfida strettoia. Mentre loro iniziano a trafficare col Distox ed il palmare io li avverto che pianin pianino vado a fare compagnia a Fabrizio. Torno indietro cercando altri punti interessanti. Uscendo dal cunicolo di fango che riporta alla sala Utec guardo a destra verso l’alto. C’e’ un camino che risale parecchio. E’ un po’ impegnativo da risalire per le mie scarse capacita’ arrampicatorie pero’ con pazienza ci riesco. Salgo per un bel tratto, credo che dalla base siano dai 10 ai 12 metri e si sente un poco d’aria. Torno indietro da Simona ed Augusto per informarli e chiedergli se possono rilevare anche quel punto. Fatta la mia relazione torno indietro e finalmente raggiungo il buon Fabrizio.
Un attimo di sosta per un goccio d’acqua (sia in input che in output!), prelevo la decina di bottiglie di plastica vuote che ho trovate sparse in giro nelle 2 sale e poi via sulla strada per casaDSCF2707Arriviamo al secondo toboga (che e’ il primo tornando indietro!) e mentre aspetto che Fabrizio salga controllo l’armo. I moschettoni sono veramente disastratiDSCF2708 DSCF2709 DSCF2710purtroppo non ho nulla per aprirli e nemmeno per sostituirli. Andra’ fatto prima che qualcuno si faccia male. Mi riprometto di parlarne con Piero, il magazziniere del gruppo.
L’armo del primo toboga invece e’ a posto e mi limito a fotografare Fabrizio mentre risale.DSCF2716ed un punto con una configurazione strana che mi incuriosisce.DSCF2717Della serie “meraviglie ipogeniche”!

Provo anche ad immortalare i vari insetti che incontro per via, ve li mostro, DSCF2703abbiamo una farfalla,DSCF2719un millepiedi,DSCF2721ed un dolicopode. Simpatici, no?!?
Aggiungo solo che uscendo ho tolto parte del doppino telefonico e che in un futuro prossimo tornero’ a ripulire del tutto la nicchia vicino all’ingresso delle varie “scorie di civilta’” che vi sono ammucchiate. Facciamo appena a tempo ad uscire che Simona ed Augusto arrivano anche loro. Ci cambiamo e poi, mentre io mi attardo alla macchina, Fabrizio, Simona ed Augusto vanno a confrontare il rilievo con i punti corrispondenti all’esterno ma l’analisi viene interrotta prima che possa unirmi a loro perche’ scoppia un bell’acquazzone. Finiamo la giornata con una bibita fresca da Roby Bar mentre fuori cade acqua a catinelle.

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Miesole – 18/08/2013

Veloce uscita al Miesole presso Configni. Siamo entrati Andrea, Giulio ed io. Piero con un suo amico sono venuti per una saluto e per supporto esterno.

Siamo riusciti ad organizzare questa micro-uscita partendo alle 16.00 da Montebuono. Siamo partiti Giulio ed io rimanendo d’accordo con Andrea che ci avrebbe raggiunto alla grotta se fosse riuscito a combinare con il lavoro. Visto che non si ricorda bene dove e’ la grotta, Giulio ne prende le coordinate dal libro del GSS, le inserisce sul suo GPS e glielo lascia. Appena partiti mando un sms a Piero per avvertirlo che stavamo andando. Arriviamo velocemente a Configni e andiamo al bar a prendere il caffe’. Il bar e’ stato ristrutturato, ha cambiato gestione ed ora e’ anche trattoria. Interessante! Prendo un bigliettino con i numeri di telefono, magari ci sara’ occasione di provarlo. Dopo la pausa caffe’ torniamo alla macchina e senza ulteriori soste andiamo allo spiazzo sopra la grotta dove ci cambiamo (in verita’ mi cambio ben poco, non ho portato intenzionalmente i pantaloni e ho scordato nella mia macchina la maglietta!) e prepariamo il materiale.
DSCF2595L’avvicinamento, una volta tanto, e’ questione di pochi passi!
DSCF2597Siamo davanti alla recinzione che borda la voragine d’ingresso del Miesole quando sentiamo chiamare. E’ Piero con il suo amico (amico che ho gia’ incontrato altre volte ma di cui, purtroppo, non ricordo il nome). Finiamo i preparativi scambiando battute scherzose con Piero. Un albero cresciuto sul bordo del pozzo si e’ sradicato da poco. Per il momento sembra stabile ma si dovra’ tornare per toglierlo. Metto una corda (e’ la “fida” 12m da 8mm di Andrea!) come corrimano per arrivare in sicurezza al grosso albero da cui si parte solitamente con l’armo. Con Piero che ci osserva dal lato opposto del pozzo commentiamo che sembra un poco malmesso. Probabilmente reggera’ ancora per anni ma decidiamo collegialmente che e’ il caso di piantare un paio di fix sulla roccia subito accanto. Partiamo da li’ con 2 corde, abbiamo una 50 ed una 30. Scendo sulla 30 e sistemo 2 deviatori sul ramo orizzontale che si usa di solito. Anche lui non e’ messo benissimo ma al momento puo’ ancora andare.
DSCF2617Mentre scendo inizio a sentire un allegro vociare, e’ arrivato Andrea,
DSCF2598il GPS ha fatto egregiamente il suo lavoro e ce l’ha fatta a raggiungerci!

Arrivo sulla sella a meta’ discesa che divide il pozzo in 2. Mi sposto verso quello piu’ piccino che preferisco perche’ e’ meno esposto alla caduta di sassi dall’alto. Inizio ad attrezzare la seconda parte della discesa e mando un urlo di “libera” sopra perche’ inizino a scendere.

Arriva Giulio,
DSCF2600subito seguito da Andrea.
DSCF2599I fix di partenza della seconda parte del pozzo sono ben arruginiti, saranno da cambiare anche loro, ma non ora. Faccio un bel “topolino” sulla 50, la attacco e scendo. Manca solo il deviatore poco piu’ in giu’ per concludere. Vado. Accidenti, sono sceso troppo! Il fix che cercavo e’ alle mie spalle, un metro sopra di me. Risalgo pazientemente, sistemo il deviatore e proseguo la discesa. Che bella sorpresa, la corda non arriva! Mancano 2 o 3 metri per arrivare a toccare terra. Comunico la bella notizia ai miei amici. Andrea inizia a smoccolare, non vuole rinunciare alla discesa, commenta vivacemente e suggerisce soluzioni al problema. Risalgo da loro. Provo a suggerire di tornare un’altra volta ma ricevo in risposta solo male parole. Vabbe’, aggiustiamo la faccenda. La corda da 50 e’ molto lasca nella prima parte, serviva per scendere. Recupero quindi piu’ corda possibile e cambio l’armo lasciando il frazionamento solo su un fix. Una volta finita la modifica bisogna andare a controllare se la corda arriva.
Dico ad Andrea che si sta offrendo volontario per andare!
DSCF2602Scende, passa il deviatore e scompare nel buio,
DSCF2601 un attimo col fiato sospeso.
Eccolo che urla. Si! La corda ora basta. Scende anche Giulio che non sta piu’ nell’imbrago dalla voglia di andare.

E’ un po’ che sto fermo, sotto la tuta sono propriamente in mutande e sono anche bagnate, inizio a sentire decisamente freddo. Scendo anche io arrivando sulla sommita del cono detritico che occupa un buon terzo della sala. Andrea e Giulio sono scesi e sono seriamente intenzionati a strisciare nel fango per andare a visitare le sale successive. Io gia’ tremo e sinceramente un bagno nel fango gelido me lo risparmio. Loro vanno, io faccio un giro “turistico” per tutto il perimetro della sala, non mi e’ ancora capitato di farlo.

Fotografo un po’ a casaccio durante il giro, ecco le “macchie” provocate dallo stillicidio sulla sabbia del fondo della sala,
DSCF2604una colonna, l’unica credo, nella sala,
DSCF2605e per finire le ossa di qualche povero animale che ha avuto la sventura di cadere dentro Miesole.DSCF2607Quasi a fine giro arrivo allo sgrottamento dove in passato ho trovato centinaia di pipistrelli ammucchiati sul soffitto.
DSCF2609Oggi non ce n’e’ nemmeno uno. Risalgo il cono e raggiungo la corda, mi sono un po’ riscaldato ed il tremore e’ passato. Mi preparo alla salita molto lentamente, tendo l’orecchio verso il buco di fango dove sono scomparsi i miei compari. Si, li sento tornare. Mentre salgo mi raggiungono sul cono, provo anche a fotografarli.
DSCF2611Li avviso che inizio a risalire e che si attrezzino per disarmare tutto. Arrivato alla sella passo sull’altra corda, la 30, mi appendo per non tirare giu’ sassi e/o terra e quindi grido la libera. Sale Andrea e si mette piu’ o meno comodo. Giulio inizia la risalita, gli grido qualche raccomandazione e inizio a risalire anche io. Visto che ci sono 2 corde possono risalire assieme ma non vorrei stressare troppo il ramo con i deviatori. Mi fermo quindi a mettere un fix a circa 6 metri dai deviatori.
DSCF2613Faccio un po’ fatica perche’ la parete e’ un po’ distante dalla mia verticale e quindi mi “friggo” l’avambraccio per tenermici vicino. Un attimo di paura vera quando con un piede sgancio un sasso che probabilmente era trattenuto solo dal muschio che ricopre la roccia in quel punto. Urlo concitatamente “sasso”, lo vedo con sollievo scomparire nella diramazione del pozzo dove non c’e’ nessuno. Sono contentissimo di sentire inveire Andrea! Ci scambiamo degli improperi di circostanza e poi finisco il lavoro col fix. Sistemo il frazionamento e proseguo. Ora possono salire insieme per buona parte del pozzo. Esco con molta attenzione perche’ anche qui la probabilita’ di tirare giu’ sassi e’ alta. Ne esco indenne, aggiorno i miei amici, mi tolgo di mezzo e do’ loro la libera. Ma non e’ ancora finita. Mentre mi allungo sulle gambe per mettere la longe sul corrimano sento uno strappo. Mi giro e vedo il trapano scivolare lentamente verso il pozzo. Confesso che in quei pochi istanti ho perso almeno almeno 10 anni di vita. In quegli eterni istanti mi sono visto  a recuperare i miei amici con una punta di trapano infissa da qualche parte, nella migliore delle ipotesi a raccogliere frammenti di trapano per tutto il Miesole, ed ogni sorta di altre immagini catastrofiche. Ci ho messo qualche secondo a comprendere che c’era stato una specie di miracolo, avevo aggangiato il martello al trapano tramite un lungo cordino. Cadendo il trapano e’ andato da un lato di un alberello ed il martello dall’altra fermando il tutto in equilibrio, precario ma in equilibrio! Al momento della caduta devo aver lanciato un urlo perche’ mi sono “risvegliato” alle grida allarmate dei miei amici che mi chiedevano cosa stesse succedendo. Mentre recupero il trapano “miracolato” urlo loro di non preoccuparsi e che spieghero’ dopo. Cosa e’ successo? A raccontarlo e’ quasi banale, il trapano era aggangiato alla apposita asola dell’imbrago. Questa asola si e’ strappata di netto. Credo che d’ora in poi portero’ gli attrezzi esclusivamente agganciati ad un robusto cordino a bandoliera! Dopo tutta questa agitazione esco finalmente dal perimetro del pozzo e vi rientro dalla parte opposta per fare qualche foto ad Andrea e Giulio, che stanno risalendo in sincrono. Gliene scatto una ventina ma sono gia’ sicuro che solo una o due saranno decenti, lo zoom, la luce scarsa e la mancanza di cavalletto non possono produrre buoni risultati! Ve ne  propongo alcune in rapida sequenza…
DSCF2621 DSCF2623 DSCF2625 DSCF2628 DSCF2631 DSCF2638La luce e’ decisamente scarsa, inizia a far notte ma continuo a scattar loro foto mentre escono.
DSCF2640 DSCF2642 DSCF2645 DSCF2649 DSCF2653Quando siamo tutti al sicuro faccio vedere loro il mio imbrago (nel frattempo ho anche deciso che e’ ora di mandarlo in pensione) e raccontando l’accaduto spiego le ragioni del mio urlo angosciato. Mentre Giulio ed io rifacciamo su le corde, Andrea va subito alla macchina, deve andare a lavorare ed e’ gia’ in ritardo. Torniamo anche noi alla macchina, Andrea e’ ancora li’, approfittiamo per una foto di gruppo a commemorare l’uscita.DSCF2655Dopo la foto Andrea parte, noi ci cambiamo con calma e poi, chiacchierando del piu’ e del meno e dei prossimi impegni speleologici, ce ne torniamo a casetta per una meritata cena.

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Ristorante Taizzano

Oramai e’ da considerare un classico quando si va verso Terni dalle parti di Stifone. Particolarmente apprezzate le pappardelle al sugo di lepre.

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  • Simpatia: 10
  • Primi: 8++
  • Secondi: 7
  • Contorni: 7
  • Vino: 6+ (senza infamia e senza lode)
  • Dolci: 8
  • Conto: 7++
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Ristorante – Configni

Con questo inauguro la “sezione ristoranti”, puo’ essere utile nello svolgimento della normale attivita’ speleologica!
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Provato per la prima volta sabato sera.

  • Simpatia: 10
  • Primi: 8++
  • Secondi: 6 (da rivedere!)
  • Contorni: 7
  • Vino: 6+ (senza infamia e senza lode)
  • Dolci: 7
  • Conto:8
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S. Pietro Avellana – 10 e 11 Agosto 2013

DSCF2588 DSCF2589 DSCF2590 DSCF2591 DSCF2594Una semplice gita in un bel posto con Betti, la nostra cagnolina Luna e la sua “amichetta” Blu. All’andata abbiamo preso la Roma-Pescara uscendo a Sulmona. Visti di passaggio la piana delle 5 miglia e Roccaraso in cui non ero mai stato. Pernotto in agriturismo da Nello ( a quanto ho capito e’ l’unico nei pressi del paese) ed il giorno dopo passeggiata con gli amici, cena e ritorno, questa volta passando per Venafro e la Roma-Napoli.

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Fatiglio – uscita del 3/08/2013

Nuova gita al Fatiglio per verificare gli effetti degli ultimi lavori della volta scorsa. Tranquilla escursione con Maria, Gianni, Marco, Luisa, Barbara, Ferdinando ed io.

Nemmeno a dirlo l’appuntamento e’ alle 8.00 al bar “fico”. Vengo da Montebuono, quindi ho gia’ fatto un po’ di km, trovo ad aspettarmi Luisa, Barbara e Ferdinando. Nemmeno il tempo di qualche saluto che arrivano anche gli altri. Dopo la colazione ci compattiamo in 2 sole macchine. Barbara e Ferdinando hanno una mitica Lada con tanta capacita’ di carico ma solo 2 posti. Si prendono tutti gli zaini. Noi ci inzeppiamo, ma nemmeno tanto, nella capiente opel di Marco. Io sono accanto allo sportello di destra, mi devo ricordare di non aprirlo perche’ e’ difettoso e rimane bloccato! Durante il viaggio si parla del piu’ e del meno, ogni tanto provo a sonnecchiare, sono un po’ stanco. Saltiamo la sosta al casello di Ferentino e andiamo direttamente al bar pasticceria di Supino. Aspettando la Lada andiamo a fare spesa al supermercato. Riprendo la pizza rossa con salame. Siamo fuori dal bar quando arrivano i nostri. Anche loro vanno subito a fare provviste. Quando siamo riuniti e’ finalmente il momento bar. Mi limito ad un cappuccino, artisticamente decorato, come al solito. Ultimo tratto fino al parcheggio dove ci cambiamo.
010AlParcheggio

Mi infilo nella calzamaglia, indosso gli scarponi, una foto ricordo e via!
020AlParcheggio

Salendo butto un occhio alle macchine, stavolta non ho scordato nulla! All’ombra del terzo albero una bella sorsata di integratore (ha funzionato cosi’ bene la volta scorsa!). Arriviamo allo “scavallo” e proseguiamo.
030MarcoScavallo

Il solito giro largo per evitare le felci e rimanere all’ombra. Ancora una breve sosta e poi via per l’ultimo tratto fino al Fato. Ci sono ancora un bel po’ di funghi ma anche loro iniziano a soffrire per il caldo, come al solito mi limito a prenderli in foto.
040fungo

Eccoci al Fatiglio!
050BarbaraArivo

Un attimo di sosta per rifiatare e poi mi vesto per lei. Devo assolutamente andare a vedere se si passa la strettoia e cosa c’e’ dopo. Sistemo Mhahrhthah Laccamuta, fidata corda, nel caso si dovesse arrivare ad un baratro e poi mi infilo. Luisa mi segue e mi passa il materiale per fissare la corda al fix messo l’altra volta. Vado. Si, ci passo! Certo non e’ larghissimo, fatichero’ non poco ad uscirne, ma si passa! Cerco con i piedi gli spuntoni che ricordavo di aver sentito l’altra volta, ci batto sopra con decisione per assicurarmi che non siano posticci e scendo ancora un poco. Passo di sedere, passo il braccio destro, tasto in giro e trovo un appiglio. Bene, ancora qualche centimetro e riesco a far passare anche la testa. Son passato. C’e’ un pozzetto, tondo, e’ largo non piu’ di un metro, si puo’ scendere anche in libera. Saranno 6 metri scarsi poi sotto sembra interrompersi. Aspetto a sentirmi deluso, aggiorno brevemente Luisa che a sua volta riporta all’esterno e poi scendo. A meta’ del pozzetto mi sembra di sentire aria (dopo Barbara con la prova della sigaretta mi smentira’), di certo cala bruscamente la temperatura. Arrivo sul pavimento del pozzetto. Ho di fronte una nuova strettoia. Non e’ lunga, sara’ un metro circa. Il brutto e’ che dopo non si riesce ad intuire alcuna prosecuzione umanamente percorribile. Sempre aggiornando i miei amici col tramite di Luisa inizio a togliere un po’ dei sassi che avevamo tirato giu’ e che si sono ammucchiati vicino alla strettoia. Passo qualche minuto a tirare sassi il piu’ avanti possibile sperando di “sentir cantare” un altro pozzo ma nulla. Me ne esco. Il passaggio della strettoia in salita e’ impegnativo come avevo immaginato. Nel passarlo ansimo come una pentola a pressione, tanto che Luisa si preoccupa per la possibilita’ che io rimanga li’! Alla fine l’ho vinta io ed esco. Fuori parliamo di quanto ho visto. Io oggi mi sento stanco e non ho molta voglia di fare, pero’ Barbara e Ferdinando scoppiano d’energia e quindi decidiamo che andranno giu’, prima per finire di pulire dai sassi e poi per lavorare un po’ alla nuova strettoia. Noi resteremo fuori a fare supporto esterno, o meglio, Gianni e Marco vanno in perlustrazione a riprendere le coordinate GPS dell’ingresso di alcune grotte nei dintorni, Maria opta per un riposino, Luisa agisce da collegamento esterno, tira fuori il sacco pieno di sassi che gli passano da dentro, passa dentro i materiali da disostruzione e cosi’ via. Io mi stendo comodamente sul plaid che ha portato Barbara, preparo il materiale e poi imito Maria,  chiudo beatamente gli occhi cullato dai rumori del lavoro dei miei solerti amici! Barbara per prima cosa fa la prova con la sigaretta. La sigarettaccia mi smentisce subito, di aria non ce n’e’! Mi rassegno all’evidenza di quella sigaretta puzzona e continuo la mia “meditazione”. Come presagivo il lavoro e’ non facile. Dopo essersi avvicendati dentro anche loro ne hanno abbastanza della strettoia. Riuniti di nuovo fuori facciamo pranzo. Faremo il rilievo, dopo tutto ora il Fatiglio e’ decisamente catastabile. Sembra che questo onore tocchi a me. Ne farei anche a meno, pero’ vabbe’, mi rimetto la tuta e parto. Anche questa volta Luisa, infaticabile, scende al primo pozzetto per darmi una mano e passarmi i materiali. Arrivo al nuovo fondo, butto giu’ ancora qualche sasso, mi accartoccio per avvicinare la faccia al buco, ma niente, non si capisce proprio se continua in qualche maniera. Con qualche imprecazione per la continua pioggia di terra che mi cade addosso, mi faccio passare la sacca da rilievo, magari con il laser si riesce a “vedere” oltre…Ce l’ho, lo accendo e provo qualche misura puntandolo in varie maniere. Il massimo che raggiungo e’ poco piu’ di 3 metri. Prendo anche direzione ed inclinazione e comunico il tutto a Luisa che a sua volta rigira i dati a Maria che prende nota. Che organizzazione! Risalgo fino alla strettoia, prendo i dati e li comunico. Passo di nuovo la strettoia sbuffando come un mantice e quindi prendo i dati dei 3 metri di grotta creata a mano con tanta fatica. Luisa esce, intanto io disarmo e poi gli passo tutti gli attrezzi che sono rimasti dentro. Esco, prendo l’ultimo punto, corredo i dati presi con alcune informazioni utili di cui Maria prende nota e poi mi concedo un bel sorso d’acqua. Rifacciamo i materiali, qualcuno libera la Mhahrhthah dall’abbraccio con l’albero e riponiamo il tutto negli zaini. Qualcuno, forse Ferdinando, generosamente si fa carico di portare anche la mia parte di materiale, non me ne lagno, anzi! Si parte.
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Gianni vuole mostrarci una grotta che avevano esplorato tanti anni fa (negli anni ’70, forse?) . Inizialmente seguiamo il sentiero, arriviamo al Fato
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e lo passiamo,
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avanziamo ancora sul sentiero fino al punto un cui finiscono gli alberi. A quel punto tagliamo giu’ in diagonale verso la macchia di alberi sottostante. Alla sinistra abbiamo il canalone che porta fino al parcheggio, sulla destra c’e’ la grotta. C’e’ in verita’ tutta una serie di buchi di cui Gianni snocciola i nomi, tutti ispirati alla saga de “Il signore degli anelli”. Quello piu’ interessante si chiama “Tana dell’orchetto”.
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Luisa, Barbara, Ferdinando e Gianni vi scompaiono subito dentro. Io mi attardo a guardare i buchi intorno ed a parlare con Marco ma poi la curiosita’ ha la meglio.
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Mi calco il casco in testa ed entro! L’ambiente e’ interessante, c’e’ un meandro con alcune possibili prosecuzioni ma c’e’ anche tanta, tanta terra e nemmeno un filo d’aria. Magari un giorno, dopo l’estate (almeno per me), si potra’ farci un salto per vederla meglio ma comunque non sembra dare molte speranze. Continuiamo a scendere per il canalone fino ad intercettare il “comodo sentiero”
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e quindi arriviamo felici e contenti alle macchine. Ci cambiamo chiacchierando quietamente della giornata e poi ci avviamo per una breve sosta al bar di Supino. Durante la discesa ci arrivano vari messaggi, sono gli altri amici che voglio nuove dal Fatiglio. Facciamo i reticenti, tanto oggi ci sara’ la festa a casa di Gaia e avranno modo di sapere a voce, che e’ meglio! Al bar Marco contagia quasi tutti prendendo un chinotto, ma quanti anni erano che non bevevo un chinotto! Cosi’ rinfrescati e rinfrancati affrontiamo nuovamente il caldo verso la via di casa. Al bar “fico” il nuovo punto d’incontro. All’arrivo della mitica e flemmatica Lada recuperiamo gli zaini e passiamo ai saluti.
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Io torno a Montebuono e ad una buona nottata di sonno. Tutto il resto della compagnia di oggi, loro, sono tutti diretti alla festa a casa di Gaia. Sono un po’ invidioso, ma non posso proprio e poi non so’ nemmeno se ce la farei a restare sveglio! Visto che non riesco a fare meglio, almeno approfitto ora per un saluto ed un abbraccio a Gaia!

Tornando a noi, con questa uscita, almeno per me, come ho gia’ detto, si conclude questa prima parte dell’avventura al Fatiglio. Probabilmente qualcuno avra’ occasione per una piacevole passeggiata da quelle parti e trovera’ il tempo per una “visita” al Fatiglio. Per il momento pero’ un saluto a tutti e alla prossima!

Pubblicato in esplorazioni, speleo, uscite | Commenti disabilitati su Fatiglio – uscita del 3/08/2013

Fatiglio – 27 e 28 Luglio 2013

2 giornate di duro “lavoro” dedicate al Fatiglio, con tanti, tanti amici. Per molti c’e’ stato anche il pernotto in loco con gozzoviglio a base di carne alla brace.

Sabato 27 Luglio 2013 – Solito appuntamento alle 8.00 al bar “fico”. Arrivano Netta, Lucilla, Fabio, Veruska, Fabrizio. Cristina, Stefano. Roberto ci raggiungera’ direttamente a Supino. Dobbiamo prendere ben 4 macchine perche’ sono tutte cariche di materiali da grotta a da campeggio. Fabio mi fa compagnia in macchina. Partiamo. Il tragitto e’ il solito, autostrada, uscita a Ferentino. Breve sosta per ricompattarci, sosta a Supino per le compere di cibarie ed un cappuccino “artistico”.

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Per pranzo sperimentero’ un connubio insolito, pizza rossa e salame, non ricordo chi, Lucilla forse, dice che e’ ottimo! Provero’ inoltre a portarmi da bere durante la salita una boccetta di integratore di sali, se non mi fara’ bene, perlomeno male non dovrebbe farmi!

Al parcheggio prepariamo tutto il necessario e partiamo.
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Non sono l’ultimo questa volta, ma c’e’ il trucco, mi ero preparato lo zaino prima, al parcheggio del bar “fico”. Il sole scotta ma l’aria non e’ rovente e si sale abbastanza bene.
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Facciamo una sosta approfittando dell’ombra offerta dal terzo albero e poi proseguiamo sotto il sole inclemente fino allo scavallo. Altra sosta e poi via. Arriviamo alla piana delle felci
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e ci spostiamo di lato per stare all’ombra. Altra sosta vicino alle pietre, mi scolo meta’ della boccetta di integratore.
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Quando siamo tutti rifiatati si parte nuovamente in direzione del Fato.
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Mentre il gruppo si ferma al Fato per una chiacchiera
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io mi diverto a fotografare la miriade di funghi sparsa li’ intorno.
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Ancora pochi passi e siamo al Fatiglio.
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Disfiamo gli zaini ed iniziamo l’attivita’. Dobbiamo allargare abbastanza per poter arrivare piu’ comodi a lavorare giu’ in fondo dove poi allarga. Continuiamo cosi’ tutta la giornata alternandoci alle fatiche. Ad ora di pranzo assaggio la pizza rossa con il salame…non e’ malvagia! La giornata scorre veloce, il Fatiglio si concede piano piano. A fine giornata abbiamo trasformato quella che sembrava una fessura poco inclinata in un tratto tondeggiante decisamente verticale. Manca l’ultimo scoglio, il diaframma in fondo che occlude il passaggio. Alle 18.00 circa finiamo le batterie del trapano e siamo decisamente finiti anche noi, torniamo alla base. Tanto per variare scendiamo giu’ dritti per dritti puntando verso il parcheggio. Tra uno scivolone sui sassi e qualche chiacchiera sulla giornata arriviamo a destinazione. Qui le nostre strade si dividono, io mi preparo per tornare a casa, il resto del gruppo, piu’ alcuni che ci stanno raggiungendo, vanno a fare campo poco piu’ in la’. Passeranno la notte a gozzovigliare a base di carne alla brace e altre bonta’. Anche Roberto torna a casa. Visto che domani anche Luisa si unira’ a noi restiamo d’accordo che ci incontreremo alle 8.00 al bar “fico”.

Domenica 28 Luglio 2013 – All’appuntamento al bar “fico” siamo: Roberto, Luisa, Paola ed io. Decidiamo di usare una sola macchina. La scelta cade su quella di Paola che pero’ ha un problema, perde olio dal servosterzo che quindi potrebbe bloccarsi. Sara’ interessante quando affronteremo i tornanti per salire in montagna! Il viaggio e’ tranquillo. Durante la sosta all’area di servizio per far benzina faccio un salto al bar e mi compro acqua e ben 2 bottigliette di integratore. Ho notato infatti che oggi, contrariamente al solito, non ho alcun dolore ai muscoli delle gambe e quindi ho promosso l’integratore e ci rifaccio! Facciamo una sosta al bar di Supino e prendiamo caffe’ e cornetti per i crapuloni montani che raggiungeremo a breve. Una controllata e un adeguato rabbocco all’olio del servosterzo e poi via. Ci parcheggiamo all’ombra vicino all’accampamento. Hanno quasi smobilitato.
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C’e’ stata una violenta lite con una tenda, una di quelle che a detta del costruttore si chiude in 2 minuti.
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Non ho assistito all’epica battaglia pero’ mi raccontano che ella si rifiutava caparbiamente di farsi riporre nella propria custodia e solo con supremo sforzo congiunto di piu’ persone ed estrema violenza e’ stata ridotta a piu’ miti consigli. Saluto tutti gli amici che sono arrivati ieri dopo la mia partenza. Ci sono, Stefano con la dolce meta’, Rosa, che si accingono a tornare a Roma e Roberto che invece si aggreghera’ per la gita al Fatiglio. Cristina ci abbandona, approfitta di chi rientra per un passaggio. Mentre loro finisco di sistemare il campo mi vesto approfittando dell’ombra. Un rapido spostamento in massa al parcheggio del fontanile (se ho ben capito a Supino la chiamano Fonte Serena) e partiamo per l’arcinoto sentiero. Facendo le solite soste arriviamo in zona lavori.
24028parcheggio 25028salita 26028luisascavallo 27028robertoscavallo 28028sosta 29028sosta 30028sostaPartono le attivita’, oramai siamo affiatatissimi. Il lavoro oggi e’ particolarmente faticoso perche’ bisogna spesso lavorare a testa in giu’. Lavorare da soli e’ impensabile, lavorarci per piu’ di un’ora e’ un massacro. Ci ficchiamo quindi dentro al Fatiglio dispettoso in coppia e alterniamo spesso. Le ragazze si mettono l’imbrago per entrare perche’ oramai rischiano di cadere nel pozzetto che si apre invitante ed irridente sotto di noi.

Verso le 15.00, quando mi fermo per pranzo sono finalmente riuscito a mettere un fix, attaccarci la corda (per chi la conosce, trattasi della fida Mhahrhthah Laccamuta!) e ficcarmi dentro al pertugio con le gambe. Ancora non si passa ma sembra veramente questione di poco. Per pranzo mangio gli avanti della “braciata” della sera prima. Inizio con una braciola e finisco con una fetta di bruschetta con salsiccia. Manca solo un bicchiere di vino! Il lavoro continua serrato. Ad una certa ora, non ricordo quando di preciso, mi accorgo di essere esausto. Mi accascio a terra e vi rimango per almeno un quarto d’ora in un dormiveglia vigile. Anche oggi alle 18.00 circa finisce la carica del trapano. Stefano e Fabio pero’ vogliono fare un ultimo tentativo. Netta sfodera allora il piccolo trapano da armo e glielo passa. Intanto mi tolgo la tuta, non ce la faccio proprio piu’ e poi a casa mi aspettano per cena! Il loro tentativo sembra aver avuto successo! Fabio ce ne porta anche la prova fotografica. Ci guardiamo in faccia, la tentazione e’ forte, ma e’ tardi e siamo tutti stanchi, anche se siamo attirati dalla possibilita’ di passare a vedere oltre decidiamo di rimandare alla prossima volta. Scendiamo lungo il sentiero dell’andata.
31028discesaArrivati al parcheggio ci cambiamo e riformiamo le macchine. Ci sarebbe una sosta a Supino per una birra e 4 chiacchiere ma sono in ritardo tremendo e supplico i miei compari di macchina di rinunciare. Loro gentilmente acconsentono e quindi , arrivati a Supino, salutiamo tutti e ci avviamo a Roma. Il viaggio di ritorno e’ tranquillo, senza storia direi, anche il servosterzo fa il suo lavoro senza lamentarsi. Arrivati al bar “fico” ci salutiamo recuperando poi ognuno la propria macchina. Io fuggo di gran carriera.

Questo e’ quanto, spero vi sia piaciuto leggerlo quanto a me ricordarlo!

Alla prossima.

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Pietrasecca – uscita del 21/07/2013

Uscita di gruppo del GSS nel sempre bello Ovito di Pietrasecca con Tullio, Fabrizio, Antonio e figlio, Roberto, Teresa, Giuseppe, Simone, Giulio, Andrea ed io.

Andrea, Giulio ed io partiamo assieme da Montebuono. Appuntamento con tutti alla uscita della autostrada a Tagliacozzo. Arriviamo con qualche minuto di ritardo, Fabrizio e’ gia’ li’. Sono arrivati da tempo anche Giuseppe e Simone ma non sono all’appuntamento, sono gia’ al paese a fare spesa. Decidiamo di spostarci al paese, all’incrocio della strada che porta alla grotta. Mentre andiamo sento Tullio e gli altri stanno arrivando anche loro. Ci raduniamo finalmente all’incrocio, di Giuseppe nessuna traccia, non risponde nemmeno al telefono, lo ritroveremo piu’ tardi. Decidiamo per un salto in paese per comprare cibarie ed un caffe’. Mentre siamo in paese mi chiama Giuseppe, sono al parcheggio vicino alla grotta. Conoscendoli, lui e Simone, saranno gia’ pronti per entrare. Finalmente finiamo tutti di fare provviste e ci dirigiamo verso la grotta. Arriviamo al prato che funge da parcheggio, salutiamo finalmente Giuseppe e Simone,  ed iniziamo a prepararci. Mi sono portato di tutto, alla fine scarto la muta intera e mi metto solo sottomuta e calzari in neoprene e copro tutto con la tuta speleo. Tullio ha portato anche il canotto, ci sara’ da divertirsi! Dividiamo il materiale tra tutti, ne abbiamo parecchio, 2 corde da 50, 1 da 20, 1 da 10, 20 attacchi da fix completi e 14 anelli da spit (me lo segno cosi’ la prossima volta me lo ricordo!).  Arrivo all’ingresso della grotta in mutande e scarponi e li’, col fresco finisco la vestizione.
010Ingresso 020Fabrizio 030Altri

Ancora una volta sono l’ultimo! Per l’occasione ho anche rimesso in funzione la buona, vecchia e puzzolente carburo! Faccio “acqua”, mi carico con gli attacchi e parto seguito da Andrea e Giulio con le corde.

Interrompo un attimo…Nel tratto attivo della grotta non sono riuscito a fare foto ma ho trovato un video su youtube (messo da Gscairoma, che ringrazio) che puo’ sostituirle degnamente. Eccolo: Ovito Pietrasecca – Parte 1

Riprendiamo…

Visto che l’armo del ramo attivo e’ un po’ lungo rimango d’accordo con Tullio che portera’ il resto del gruppo al breve ramo laterale che si trova sulla destra a pochi metri dall’ingresso. Dove c’e’ il primo tratto d’acqua mettiamo una prima corda, utilizziamo la 12 da 8mm di Andrea ma e’ piu’ di conforto che di reale utilita’! Alla prima curva inizio a mettere la prima corda da 50. C’e’ una sorpresa, dai fix mancano tutti i dadi e gli spit hanno l’impanatura spianata (sembra ci abbiano passato dentro con un trapano!). Per fortuna avevamo portato qualche dado di scorta e possiamo procedere. Avevo gia’ rinunciato all’idea di non bagnarmi quindi cammino tranquillo dentro le pozze d’acqua che incontro. Addirittura ad un certo punto scivolo e finisco in acqua fino all’ombelico, Andrea, che assiste alla scena si sbellica dalle risa ma dopo qualche secondo fa la mia stessa fine! Mentre sono attaccato alla corda cercando di arrivare al fix successivo vedo sfilarmi davanti Tullio in canotto! Mi supera e “parcheggia” poco piu’ avanti. Si arrampica e risolve il mio problema, gli passo un attacco e poi fissa anche la corda. Benone! Per salire sulla sella ci sono delle corde gia’ messe. Cerco di non farci troppo affidamento ma le uso per aiutarmi a salire sulla sella. La prima corda finisce a meta della discesa dalla sella. Ancora una volta Tullio, deve essere uno specialista anche di rafting, mi supera con il suo fido canotto. Fisso la corda ad un attacco a meta’ discesa e vi annodo anche la partenza della seconda 50. Ancora una volta passo un attacco a Tullio che mi risparmia un po’ di lavoro. Arriviamo infine al curvone a sinistra in discesa dove l’acqua e’ alquanto impetuosa. Tullio mi indica un armo molto in alto. E’ sicuramente sicuro in caso di piena ma credo sia in una posizione superiore alle mie doti arrampicatorie. Mi calo verso il basso di fianco all’acqua. A dire la verita’ faccio anche un tentativo per raggiungere dei fix piu’ in alto subito dopo la curva ma desisto. Arrivo a poggiare piede e fisso la corda su un fix comodo. Arrivo sopra al laghetto, anche la’ ci sono varie corde gia’ messe. Armo con la nostra e scendo. La corda arriva precisa precisa al livello del laghetto, nemmeno a misurarla avrei potuto essere piu’ preciso! Utilizzo una fettuccia fissa per legare il capo della corda. Utilizzo una corda fissa come guida per passare il laghetto e sono dall’altra parte. Arrivano Andrea e Giulio ed iniziano a fare uno spuntino, sono molto eccitati, son contento gli stia piacendo.
040MerendaAlLago 050colata
Arriva Fabrizio subito seguito da Roberto e Teresa. Noi tre che siamo arrivati da un po’ iniziamo a sentire freddo, decidiamo di avviarci al ramo fossile per scaldarci. Andrea ed io partiamo, Giulio rimane per recuperare la corda per la risalita. Saliamo costeggiando la parete. Al culmine ci sono delle corde pero’ mi sembrano piu’ di impaccio che di reale utilita’. Riscendiamo nel salone dove l’acqua prosegue a sinistra e a destra inizia la enorme colata di calcite che porta alla risalita e quindi al ramo fossile. Aspettiamo alla base della colata per indicare a Giulio e gli altri la strada. Anche sulla colata ci sono delle corde fisse pero’ non sono mai servite e non me ne servo nemmeno ora. Alla base della risalita ci raggiunge Giulio con la corda. Per risalire non ho che l’imbarazzo della scelta ci sono 4 corde fisse, scelgo quella che mi sembra piu’ in buono stato e mi avventuro. Fisso la corda al frazionamento e faccio per proseguire. La corda che ho scelto e’ rotta poco sopra e riannodata con un nodo semplice che non ispira molta fiducia! Con molta cautela passo il nodo e proseguo. Pochi minuti e anche Andrea e Giulio sono con me. Ora faccio uno spuntino anche io, ho una certa fame. Arrivano anche gli altri, o meglio Roberto ci raggiunge e lo lasciamo ad attendere mentre noi tre iniziamo a dirigerci per il ramo fossile. Caspita che bello! Me lo ero proprio dimenticato. Al primo punto fortemente concrezionato ci fermiamo a scattare foto e ci raggiungono anche Roberto e Teresa. Teresa ha male ad un ginocchio, prova a continuare con noi ma desiste quasi subito e inizia la strada per il ritorno con Roberto. Andrea e Giulio sono avanti persi in esplorazione, torno indietro a vedere cosa ne e’ del resto del gruppo. Sento Giuseppe, lo chiamo e ci veniamo incontro. Sembra che fuori stia piovendo e gli altri sono tornati indietro perche’ temono una piena. Gli spiego che sono ragionevolmente tranquillo perche’ qui piove ogni pomeriggio da almeno una settimana, anche ieri, e se stamane il livello dell’acqua non era molto alto non mi aspetto aumenti di molto pure oggi dopo la pioggia. Insomma convinco Giuseppe a seguirmi anche perche’, insisto, si perderebbe uno spettacolo davvero unico. Raggiungiamo i nostri giovani esploratori e arriviamo al fondo chiacchierando, scattando foto e cercando qua e la’ qualche buco interessante.
060Andrea 070Giulio 080io 090Giuseppe 100AndreaGiulio 110stalattiti 120Roberto 130stalattiti 140RobertoTeresa 150RobertoTeresa 160Vaschetta 170sala 180sala 190vaschetta 200vaschetta 210vaschetta 220AndreaGiulio 230colata

Con molta calma torniamo alla risalita ed anche noi prendiamo la strada del ritorno. Con la bella passeggiata anche il freddo e’ passato ed ho addirittura la tuta quasi asciutta. Disarmo la risalita. Alla base Andrea propone a Giuseppe di disarmare ma non lo vedo convinto come al solito e quindi mi rassegno a farlo io. Arrivo al laghetto per primo e mi fermo per far passare gli altri. Faccio un urlaccio ad Andrea che invece di risalire e’ fermo alla base della risalita a prendere in giro Giulio e Giuseppe che arrancano nell’acqua. Il  nuovo contatto con l’acqua e’ quasi piacevole. Risalgo disarmando. Ho chiesto ai miei amici di tenersi a contatto visivo cosi’ posso dare loro le corde a mano a mano che le tolgo. Trovo infatti Giulio che mi aspetta e sento il vociare di Andrea poco lontano. Alla risalita successiva, dove ero passato basso vicino all’acqua trovo una seconda corda, e’ armata proprio sull’attacco che mi aveva indicato Tullio. L’acqua, come avevo previsto, non e’ aumentata di molto. Risalgo quindi utilizzando la corda “bassa”. Previdentemente Tullio ha armato in maniera da poter utilizzare la corda in doppia. Salgo fino all’anello chiedendomi come abbia fatto Tullio ad arrivare li’ in libera, sciolgo il nodo e riscendo. Passo a Giulio un capo della corda e gli dico di recuperarla. All’inizio ci mette un po’ troppa energia e la corda mi struscia sull’occhio aperto. Un po’ di dolore ma per fortuna senza danni. Mentre lui prosegue io disarmo l’altra corda. Andiamo avanti e passo dimenticandomi dell’attacco messo da Tullio all’andata. O meglio me ne ricordo quando mi ci trovo davanti! Faccio un po’ di prove, non ci arrivo. Dovrei tornare indietro, arrampicarmi come aveva fatto Tullio e toglierlo ma non ho voglia. C’e’ un fix, arruginito e senza dado proprio accanto a quello che devo togliere. Ci appendo la fida scaletta e mi ci metto in piedi. Ora togliere l’attacco e’ un gioco da ragazzi! Quando ho tolto l’attacco e rimesso a posto il dado mi sbilancio cadendo giu’ Sarebbe nulla di male ma non avevo assicurato la scaletta e lei pensa bene di cadere in acqua e scomparire. La mia scaletta autocostruita dopo appena venti anni mi ha lasciato cosi’, senza nemmeno il tempo di un saluto!  Scruto a lungo nell’acqua ma nulla, e’ scomparsa proprio. Giulio inizia a preoccuparsi e mi chiama, abbandono le ricerche. Addio! Che ci posso fare, mi affeziono troppo alle cose! Alla sella Giulio recupera anche la 50 e la passa ad Andrea e Giuseppe. I nodi con la corda bagnata si stringono molto tenacemente, a forza di scioglierli ho gli avambracci indolenziti come se avessi praticato l’arrampicata per ore. Oramai siamo arrivati, anche la prima 50 e’ tolta. Con Giulio recuperiamo anche la corda da 8mm di Andrea e raggiungiamo gli altri. Aspettandoci sono andati a vedere il ramo laterale vicino all’ingresso che all’andata avevano saltato per seguirmi. Io proseguo, inizio ad essere stanco e poi il peso degli attacchi messi a bandoliera con la complicita’ di una cucitura del sottomuta mi hanno provocano una escoriazione sul collo che mi da’ decisamente fastidio. Mi dirigo senza piu’ esitare verso l’uscita. C’e’ luce e una vaga nebbiolina pero’ e’ spiovuto. Bevo l’ultimo goccio d’acqua e appena gli altri mi raggiungono prendiamo la strada per le macchine. Tullio, Roberto, Teresa, Antonio e figlio erano tutti in macchina di Roberto e sono gia’ partiti. Ci aspettano Simone e Fabrizio.
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Ancora qualche foto di rito, il conteggio del materiale e poi ci si cambia. Tentiamo di combinare una cena assieme ma desistiamo, sara’ per la prossima volta. Ricevo una telefonata di Tullio, lo informo che e’ andato tutto bene. Chiedo di Teresa, sembra che il problema al ginocchio sia rientrato, meno male. Arriviamo cosi’ ai saluti ed e’ con quelli che vi lascio. Alla prossima!

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