Ricognizione alla ricerca di grotta Barbara Con Gianni, Maria, Luisa, Netta, Astici….e Luna
Questa volta lascio la parola alle foto!
Ricognizione alla ricerca di grotta Barbara Con Gianni, Maria, Luisa, Netta, Astici….e Luna
Questa volta lascio la parola alle foto!
Sul Malaina, da Supino a cercare grotte. Gianni, Maria, Netta, Luisa, Laura, Maurizio, Cristian, Fabio, Valentina e Luna.
Appuntamento all’oramai solito “bar fico” sull’Anagnina vicino a Ikea. Questa volta ho con me Luna, la mia cagnolina. Penso proprio che oggi si divertira’ un mondo! L’appuntamento e’ per le 8.00, arrivo alle 7.30 e inizio a trafficare nella baraonda che ho in macchina per ritrovare l’attrezzatura e fare spazio per eventuali passeggeri. Alle 7.45 arriva Netta abbandono al suo destino il caos del mio portabagagli e andiamo a fare la prima colazione. Di li’ a poco arrivano gli altri e facciamo anche la seconda! Dopo aver disbrigato queste doverose incombenze ci dividiamo in 3 macchine, io avro’ come ospiti Netta e Laura. Partiamo. Nella mia beata ignoranza pensavo saremmo andati a Carpineto, la nostra meta e’ invece Supino! Imbocchiamo la Roma-Napoli per uscirne a Ferentino (il telepass mi fa cilecca per la prima volta nella sua onorata e pluriennale carriera!) e poi proseguiamo per Supino. Non passiamo dentro Supino ma per una stradina laterale che ci porta direttamente sulla strada che si inerpica fino al fontanile dove si parcheggia. Strada facendo ci fermiamo ad un bar dove alcuni di noi, me compreso, comprano dei panini per il pranzo. Arrivati al piazzale ci prepariamo godendoci il sole. Affronto nuovamente il caos del mio portabagagli! Sono l’ultimo devo sbrigarmi! Spero di aver preso tutto. Zaino sulle spalle, Luna al fianco, andiamo!

La destinazione finale e’ sulla sella alla nostra sinistra quindi ci dirigiamo con convinzione verso destra! Mi spiegano che cosi’ si prende un sentiero che sale gradatamente senza particolari pettate. Io fino ad oggi ero sempre salito dritto per dritto, come diceva nonno, “chi non ha testa abbia gambe”!!! Saliamo in diagonale fino a dove si “scavalla”. Luna, pazza dalla gioia corre avanti ed indietro incurante del nostro faticoso arrancare! Arrivati al valico proseguiamo su un falsopiano in salita tenendo l’erta alla nostra sinistra, facciamo in pratica un’ampia curva a sinistra tenendoci alla quota raggiunta. Sbuchiamo in una valletta che percorriamo tutta fino a risbucare sul fianco della montagna avendo, questa volta, l’erta sulla nostra destra. La nostra meta, la sella, e’ davanti a noi, poco piu’ in alto. Cammina cammina arriviamo alla grotta di Monte Fato (“il fato” per gli amici!). Una breve sosta per ammirarla, giriamo li’ intorno a cercare eventuali buchi malandrini che si fossero rivelati solo ora, un goccetto d’acqua per Luna e un po’ per me e poi ripartiamo. Giriamo a sinistra e proseguiamo in quota. Vado avanti con Cristian, e naturalmente Luna, rispetto al gruppo ma dopo un po’ veniamo richiamati indietro. Hanno trovato un buco promettente. Quando raggiungiamo il gruppo sento Gianni che commenta: “Ma guarda tu, sono passato di qui mille volte senza vederlo!”. Penso la stessa cosa, ci sono appena passato vicino senza vederlo, e dire che lo cercavo! E’ una fessuretta larga circa una trentina di centimetri per ottanta. Un bucaccio infimo, per dirla tutta! Tirandoci dentro sassi rileviamo che e’ profonda un paio di metri con un deludente pavimento di fango sul fondo. Aria? Personalmente non ne sento ma gli altri giurano e spergiurano che ce n’e’. Sul fondo si intravede che la frattura prosegue, stretta stretta, perpendicolamente al buco di ingresso. Decidiamo di dedicare un po’ di tempo ad investigare su questa impresa disperata. Mentre alcuni di noi si dedicano al bucaccio il resto della banda riprende il cammino e si avvia verso la sella, meta vera della nostra gita. Rimaniamo, Maria, Valentina, Luisa, Cristian ed io. Ci diamo da fare con entusiasmo, Luisa tenta il passaggio ma e’ impacciata dalla attrezzatura e desiste. Ci lavoriamo ancora un po’ poi ci provo io, ma senza attrezzatura, frego solo il casco a Luisa. Il tentativo e’ doloroso perche’ sento uno spuntone aguzzo rigarmi simpaticamente tutta la schiena pero’ riesco a passare. Sono sul pavimento di fango, per una persona c’e’ spazio a sufficienza per girarsi, quasi comodamente. La frattura perpendicolare e’ stretta come sembrava, anche da li’ aria non ne sento. Esco, lo spuntone non si esime dal deliziarmi ulteriormente la schiena, e riferisco agli altri. Decidiamo di sospendere i lavori e raggiungere gli altri. Ricomponiamo gli zaini e via, verso la sella. Cristian, Luna ed io, i soliti indisciplinati, andiamo un po’ avanti, gli altri ci seguono con calma. Arrivati alla agognata sella dei nostri nemmeno l’ombra. Mi dirigo a destra senza una particolare ragione e dopo un centinaio di metri inizio a chiamare. Mi risponde Gianni. E’ troppo lontano per individuare con precisione la direzione ma almeno ho accertato che non e’ alle mie spalle! Dopo altri urli e qualche centinaia di metri trovo alfine Gianni. Non e’ fermo alla grotta in esplorazione ma sta girovagando nei dintorni della stessa sperando in nuove scoperte. Lo raggiungo e mi indirizza verso il resto della banda. Ancora non li vedo pero’ mi dirigo per la direzione indicata. Nel frattempo ricomincio le urlate, questa volta per indicare a mia volta la strada a Cristian. Eccoli finalmente! Sono a mezza costa di una valletta alberata. Dall’altro lato si vedono ancora delle chiazze di neve. I nostri si stanno dando da fare con buona lena. Fabio e’ nella grotta in fondo al pozzetto, a scavare sassi. Li deposita poi nello zaino che, ad un suo cenno, Netta e Maurizio recuperano issandolo con una corda all’uopo predisposta (con tanto di carrucola a supporto!). Mentre loro lavorano il mio stomaco mi avverte che e’ ora di pranzo (in verita’ sono le 2 del pomeriggio!) e quindi affronto con buona lena la pubblica distruzione di un mastodontico panino con prosciutto e formaggio (in verita’ sono solo le fette di pane, alte 4 dita l’una ad essere grandiose, il companatico in confronto e’ scarsino! Cerco di appioppare a Luna un pezzo di pane ma lei, dopo una annusata dubbiosa ed una timida masticata, me lo lascia li’ tornando ai suoi giri di perlustrazione. Dopo una mezz’ora Fabio esce, infangato come non mai, per termine delle energie. C’e’ da dargli il cambio. Nessuno si offre! Personalmente il bucaccio mi sembra poco allettante e non mi propongo. Alla fine Netta decide di sacrificarsi e si prepara. L’imbrago e’ un po’ riluttante a lasciarsi chiudere ma, grazie anche alla collaborazione ed il supporto di tutti noi, alla fine cede e Netta puo’ partire. Ella si inabissa nel bucaccio portando con se lo zaino. Mentre e’ all’opra intenta sistemo un’altra carrucola prevedendo chissa’ quanti ponderosi recuperi. Recuperiamo il primo zaino, ma e’ quasi vuoto. Lo zaino e’ presto seguito da Netta che ha deciso per una ritirata strategica. Mentre esce si appoggia ad una roccia che sembra essere instabile. Le si muove sotto la mano mentre prova ad utilizzarla come appoggio. Esce senza stare li’ a stuzzicarla, e’ noto che le rocce instabili sono facilmente irritabili, e questa e’ pure grossa! Quando e’ fuori recuperiamo le corde districando l’intrico che si e’ formato tra Netta, la corda di risalita e la corda di recupero sacco. Una volta libera ci racconta che il fondo e’ sostanzialmente un tappo di terra che suona vuoto se ci si batte sopra coi piedi. Il brutto e’ che non ci sono sassi da raccogliere con le mani ma solo terriccio. Se si vuole tornare lo si deve fare con attrezzi adeguati, pale, secchi e robe simili. Mentre Netta racconta continuo a guardarmi il pietrone, quando finisce di raccontare la esorto a dargli una botta per staccarlo definitivamente. Appena lo tocca con il piede di porco lui si stacca dalla parete dove era e si inclina incastrandosi alla parete opposta della frattura. E’ un blocco di roccia di circa mezzo metro cubo! Un attimo di silenzio. Credo che in quel momento abbiamo tutti lo stesso pensiero: “pensa a rimanerci schiacciato sotto”. Lo guardiamo con i peli della schiena rizzati! Un muto ringraziamento alla santa protettrice degli speleologi e poi passiamo ad altro. Decidiamo di radunare tutte le nostre carabattole e tornare al bucaccio trovato oggi. Alla sella Gianni e Cristian ci abbandonano per fare un ampio giro alla ricerca di altri buchi. Ci ritroveremo al parcheggio. Una volta tornati al buco iniziamo a lavorare per rendere praticabile la frattura ma questa si rivela piu’ tenace di noi. Quando desistiamo oramai e’ pomeriggio inoltrato, abbiamo speso un bel po’ di energie e ci manca ancora una bella passeggiata per tornare alle macchine. Senza fretta rifacciamo nuovamente su gli zaini e partiamo. Mi fermo quasi subito per indossare una giacca leggera. Ha rinfrescato. La discesa e’ notevolmente piu’ veloce e abbiamo anche fiato abbastanza per chiacchierare commentando la giornata. In breve siamo alle macchine dove gia’ ci attendono gli altri. Un rapido consulto mentre ci cambiamo. Siamo tutti interessati a finire la giornata davanti ad un bel piatto di pasta!
Gianni conosce un ristorante nei dintorni. Appena pronti ricomponiamo gli equipaggi e poi via! Non sto a descrivervi la crapula serale ma posso assicurarvi che e’ stata un degno coronamento di una bella giornata!
Ciao a tutti,
subito dopo ferragosto abbiamo sperimentato in grotta il metodo di Fabrizio Marincola per parlare in grotta con dei normali walkie-talkie.
Che caspita vai dicendo, vi chiederete!
Certo conoscete l’esistenza di un “marchingegno” che oggi permette di continuare a parlare al cellulare e/o di sentire la radio in galleria in autostrada oppure di parlare con il cellulare quando si va in metropolitana (quest’ultima se la potevano risparmiare!!!).
Fabrizio ha mirabilmente ripreso questa idea, l’ha adattata alle esigenze speleo (con un occhio anche ai costi!), l’ha realizzata e sperimentata in “laboratorio” e quindi ci ha proposto di provarla in grotta.
Come e’ fatto il “marchingegno” sviluppato da Fabrizio?
Si tratta in sostanza di matasse da 100 metri di cavo da antenna satellitare (e’ di diametro minore rispetto al cavo da antenna normale) che vanno srotolate in grotta (in maniera analoga a quanto si fa con il doppino telefonico).
All’inizio del cavo, e quindi all’ingresso della grotta, va attaccata una “scatola” che funge da ripetitore del segnale e permette in sostanza di far funzionare il tutto (per i particolari tecnici della scatola bisogna chiedere a Fabrizio).
Alla fine del cavo andrebbe attaccato un “finale” ma abbiamo visto che le radio funzionano egregiamente anche senza.
Ma non corriamo troppo…Come ci siamo trovati coinvolti?
Dovete sapere che ho casa a Montebuono e, come al solito, ho passato lì buona parte delle vacanze.
Nel periodo di ferragosto a Montebuono ci sono solenni festeggiamenti con molti eventi, quest anno tra gli eventi e’ stata prevista la presentazione del bellissimo libro sulle grotte della Sabina creato dal G.S.S. (noi!).
La sera dell’11 agosto ci siamo quindi ritrovati tutti nella piazzetta a fianco della chiesa di Montebuono dove, degustando pizza fritta, salsicce ed altre delicatezze locali abbiamo visto la presentazione del libro fatta tramite diapositive ed interventi di Roberto Abiuso, Lucas e Paolo Forconi.
Quella sera oltre a molti soci del G.S.S. c’erano 2 speleo del gruppo di Orvieto che avevano gia’ espresso il desiderio di visitare le grotte nei dintorni.
Naturalmente tra i partecipanti alla serata c’era anche Fabrizio Marincola con il quale, Simone Conti ed io ci siamo accordati per provare la sua invenzione. A noi si sono uniti volentieri i ragazzi del gruppo di Orvieto.
Vista la prossimita’ del ferragosto l’uscita e’ stata programmata per il sabato successivo, la scelta della grotta per la prova e’ caduta sul Pretaro (abbastanza semplice, comunque articolata ma soprattutto
vicinissima a Montebuono!). Conclusa la presentazione, ancora qualche chiacchiera e poi a nanna (almeno io!)
Il 18 mattina alle 9 e mezza ho iniziato l’attesa davanti a RobyBar (e’ uno dei 2 bar di Montebuono, quello davanti al giardinetto col monumento ai caduti. Prende il nome da Roberto che lo gestisce col sostegno di
Tiziana e di Andrea, quest ultimo eminente socio del G.S.S.!. Fabrizio e’ arrivato quasi subito, Simone poco dopo, i ragazzi di Orvieto non si vedevano. Ad una certa, come si dice, abbiamo preso le nostre cose e ci siamo avviati alla grotta con l’intenzione di iniziare a prepararci.
Sorpresa! I nostri ospiti erano lì, nello spiazzo vicino alla grotta! Un piccolo disguido circa il luogo dell’appuntamento. Erano in 4, purtroppo non ricordo tutti i nomi. C’era Simone G., c’era Giuseppe (che frequenta anche il nostro gruppo), c’era anche “ginocchio-contuso” (poi vi dico!) e “quarto” con i quali mi profondo in scuse per l’omissione del nome!
Fabrizio tira fuori dalla macchina un autentico arsenale con tutto il necessaire alla prova. Sono comprese 4 matasse da 100 metri di cavo che ci terranno compagnia per tutta la grotta.
Mentre ci attrezziamo passa Andrea, vorrebbe venire ma ha fatto mattina lavorando al bar e ha decisamente sonno. Ci dice che se riesce verra’ all’ingresso con una delle sue radio.
Ci vestiamo velocemente per sbrigarci ad entrare nel piacevole fresco della grotta. Fabrizio ci spiega velocemente l’utilizzo delle radio e poi entriamo tutti assiepandoci nel primo ambientino dopo l’ingresso.
Fissiamo il capo della prima matassa nelle vicinanze dell’ingresso, decidiamo che mi occupero’ dello svolgimento del cavo, Simone C. rimarra’ con Fabrizio per curare la parte tecnica,. “Ginocchio-contuso” e “quarto” vanno avanti, io li seguo per le prime 2 strettoiette prima della sala con il pozzetto (3 metri?!?).
Dopo poco Simone G. ci raggiunge. Come da accordi iniziamo subito la prima prova delle radio e, dopo qualche urlo tra interno grotta ed ingresso il ripetitore viene collegato ed acceso e riusciamo a farle funzionare (la mia radio era sul canale sbagliato e non me ne ero accorto!). Bellissimo!
Da quel momento inizia la progressione, vado avanti io svolgendo e fissando il cavo, Simone G. segue e da una mano. Mollo lo zaino a “ginocchio-contuso”, Simone G. dice che deve fare allenamento!
Nel breve meandro prima del primo toboga mi cade di mano la matassa, si poggia alla base della frattura dove inizia il bypass del toboga. Scendo e approfitto per far passare il cavo da li’, impiccia di meno. Per scrupolo dico a Simone G. che e’ al toboga di fare una prova con le radio per vedere se funzionano nonostante la relativa lontananza del cavo. Vanno alla grande!
Arriviamo al secondo toboga, qui il cavo e’ un po’ in mezzo ma non c’e’ altro modo. In fondo al toboga finisce la prima matassa, pulisco alla meno peggio il connettore a vite e connettiamo la seconda matassa.
Poco piu’ avanti c’e’ il tratto dove usualmente sbaglio strada (!), vado quindi avanti con prudenza ma pare che questa volta l’ho imbroccata giusta!!!
Percorsi una ventina di metri proviamo ancora le radio, funzionano ancora benone. Arriviamo alla sala da te dove facciamo una breve sosta per rifocillarci.
Ripartiamo affrontando con le dovute imprecazioni la strettoia in salita che porta alla sala Utec. Anche qui il cavo e’ decisamente, e letteralmente, in mezzo alle palle! Fisso il cavo alla parete utilizzando del fango, materiale che di certo non manca!
Sbuffando come mantici arriviamo alla sala Utec. La seconda matassa finisce proprio qui, una matassa veramente ordinata! A questo punto siamo Simone G., Giuseppe (che ha preso in consegna il mio zaino) ed
io, a breve ci raggiunge Simone C., Fabrizio via radio ci dice di non sopportare molto le strettoie e che quindi si ferma ad aspettarci alla sala da te.
Per radio sentiamo “quarto” e “ginocchio-contuso”, quest ultimo tenendo fede al proprio soprannome (da me coniato per questo resoconto) ha sbattuto il ginocchio e gli si sta gonfiando. Loro 2 decidono di tornare piano piano verso l’uscita. Li salutiamo dicendogli di farsi sentire durante il percorso sia per sicurezza che per verifica del funzionamento delle radio.
Siamo rimasti in 4, ho portato giusto 4 pizzette (prese all’alimentari di Montebuono, molto buone!), ne prendiamo una a testa, la divoriamo, un sorso d’acqua, posiamo tutto il materiale che non serve,
colleghiamo la terza matassa e partiamo per la parte piu’ stretta della grotta. Lascio la matassa a Simone C. che vuole provare l’ebbrezza, lo seguo cercando di correggere dove possibile e dandogli consigli, insomma
faccio il saputello rompiscatole ma Simone C. e’ un signorino a modo e non commenta!!!
Alla strettoia a tortiglione o a chiocciola (l’ho battezzata ora non credo abbia ancora un nome ufficiale) il cavo e’ piu’ in mezzo che mai ma, come prima, non ci sono alternative. Ad ogni modo si passa.
Quando arriviamo al fondo attuale finisce anche la terza matassa, anche lei molto ordinata! Proviamo ancora le radio, funzionano sempre bene, Fabrizio dalla sala da te ci dice di collegare il finale. Lo facciamo e proviamo di nuovo le radio, forse c’e’ un leggero miglioramento ma non mi pare sensibilmente apprezzabile.
Qualche chiacchiera e poi si torna indietro, la quarta matassa che ci ha accompagnato sin la’ viene riportata indietro dal sottoscritto (per far vedere che anche io faccio la mia parte di fatica!). Vado avanti per primo, devo dire che questa matassa e’ una dannata perche’ nelle strettoie tende sempre a rotolare nei posti peggiori per ostacolarti il passaggio! Ritorniamo alla sala Utec, recuperiamo gli zaini, una bevuta d’acqua e quindi raggiungiamo Fabrizio alla sala da te.
Quando ci siamo tutti facciamo qualche parola commentando l’esperienza, sicuramente positiva, evidenziamo possibili miglioramenti per la prossima prova e i possibili sviluppi.
Nel frattempo “quarto” e “ginocchio-contuso” ci avvertono che sono in prossimita’ dell’uscita e che va tutto bene.
Ci avviamo anche noi con la dovuta calma e sparando le consuete battute che, grazie alla tecnologia, si propagano per tutta la lunghezza della grotta, speriamo non ne resti danneggiata!!!
I nostri 2 di avanguardia arrivano all’uscita, riusciamo a parlare con loro quando sono quasi alle macchine, e’ solo un po’ disturbato.
In breve siamo all’uscita anche noi dove il caldo estivo ci avvolge di nuovo (anche se devo dire che per i primi 3 secondi mi ha fatto piacere!).
Recuperiamo il ripetitore, il cavo lo lasciamo anche perche’ speriamo di portare altri a conoscere questo nuovo metodo, che sembra essere molto comodo, per comunicare in grotta.
Andrea evidentemente non ce l’ha fatta a raggiungerci, buon riposo!
Ci cambiamo velocemente e concludiamo la bella uscita da RobyBar davanti ad una bibita fresca!!!
Mi sono dilungato un po’ spero ce la facciate a leggere sin qui senza annoiarvi troppo!
Saluti, Bibbo!
Individuazione in esterno del posizionamento delle possibili uscite. Simona, Augusto, Fabrizio, Simone, Andrea ed io. Nel pomeriggio si e’ unito Giulio.
Sono riuscito a scordare a Roma la tuta! O meglio, dopo l’ultima uscita la maledetta aveva tutte le rappezzature a penzoloni e non ho fatto a tempo a ripararla. L’avrei portata comunque ma evidentemente il mio subconscio si e’ ribellato al possibile massacro della quasi pluridecennale tuta! Per fortuna e’ presto, quando arrivo a Montebuono sono le 8.30. Passo a casa e cerco la tuta di riserva. E’ una tuta da meccanico in cotone ma non ha strappi e per il Pretaro andra’ benone. Mentre sono affacendato mi telefona Simone per sentire a che punto sono, e’ quasi pronto anche lui. Quando arrivo al Roby Bar e’ l’ora dell’appuntamento, le 9.30.
La banda e’ al completo. C’e’ il “radiologo” Fabrizio, c’e’ Andrea che al Roby bar e’ letteralmente di casa, c’e’ il “nobile e veterano” Simone e ci sono anche i “tecnologici” Simona ed Augusto. 
Facciamo colazione insieme, qualche chiacchiera e poi tutti in macchina, andiamo a prepararci al solito spiazzo vicino all’ingresso.



Quando siamo tutti pronti facciamo qualche foto commemorativa…


…e poi via! Si entra in grotta muniti di tutte le piu’ moderne tecnologie! Augusto e Simona ci istruiscono sulla strumentazione che useremo. Quello in foto e’ il disto “modificato” con una schedina interna che amplia le funzioni del disto permettendogli di dare, oltre alla distanza, anche l’inclinazione e la direzione. Il disto poi comunica via bluetooth con un palmare che, tramite un apposito programma, disegna in diretta la poligonale della grotta.

Questa la parte positiva, purtroppo pero’ il disto e’ di un modello non piu’ in produzione e la schedina interna, sviluppata da uno svizzero non meglio identificato, non viene piu’ venduta e comunque funzionava solo con il modello di disto non piu’ in produzione!
Per completare la nostra ampia disponibilita’ di alta tecnologia ci sono naturalmente anche le radio e lo “scatolo magico” portati da Fabrizio ma non ho avuto la prontezza di fotografare anche loro (pero’ ho appena rintracciato la “vecchia” relazione dove ho descritto l’uscita in cui abbiamo steso il cavo, la prova delle radio e ho pubblicato il tutto qui). Tra parentesi, il funzionamento delle radio non e’ scontato perche’, cosi’ racconto a Fabrizio, in questi mesi qualche animale ha rosicchiato gli ultimi 50 metri di cavo (dei 300m stesi) nell’ultima parte della grotta lasciando solo il filo di rame interno. Comunque abbiamo tutto il necessario per provare, e lo faremo! Vicino all’ingresso prendiamo un punto su un albero (ci servira’ poi per agganciare la poligonale esterna) e da li’ iniziamo la poligonale interna. Siamo cosi’ organizzati, squadra “radio”, Andrea, Fabrizio e Simone. Squadra rilievo, Simona gestisce il palmare, Augusto che utilizza il disto ed io che…segno i punti sul terreno col pennarello! Entra prima Andrea seguito da Simone e Fabrizio. Subito dopo entro io seguito dal resto della squadra rilievo. Gia’ alla prima saletta Andrea va avanti per aiutarci a trovare i punti migliori mentre Fabrizio e Simone chiudono la fila collegando lo “scatolo magico” prima e controllando cavo e facendo le prove con le radio poi. Il rilievo, visto anche che faremo una semplice poligonale fino al punto che ci interessa senza considerare altro, procede spedito, pozzetto, traverso, primo toboga, secondo toboga, meandro per l’onda e, in poco tempo, arriviamo alla sala del te’ dove ci rifocilliamo.
Dopo la dovuta sosta lasciamo, chi l’attrezzatura, chi, come me, lo zaino per procedere verso la strettoia in salita che tanta gioia dona a noi speleologi (!) e quindi alla sala Utec. Simona ed Augusto che non conoscevano il posto rimangono “deliziati” dalla strettoia ma alla fine vincono loro e se la cavano egregiamente.
Anche Fabrizio, con il fattivo aiuto di Simone affrontera’ la strettoia, vincendola, anche se con fatica. Complimenti Fabrizio e complimenti Simone! Dopo la sala Utec pochi metri nella condottina del DAS (ci avete giocato col DAS?!? A proposito tutti i nomi che ho fatto e faro’ per descrivere il tragitto li ho inventati per mio comodo, non saprei dire se corrispondono a quanto scritto sul rilievo!) e poi arriviamo al bivio della spinosa dove ci inoltriamo per prendere i punti della possibile uscita. Sinceramente non ero mai entrato in quella diramazione perche’ le cacate (deiezioni, per chi non capisse il francesismo!) fresche e odorose dell’istrice lo rendevano particolarmente sgradevole ma ora per fortuna si sono seccate e non olezzano piu’ (abbiamo parlato tra noi del perche’, se il posto era gradevole per i bisognini, la spinosa non sia tornata altre volte. La spiegazione ce la da’ Simone. Purtroppo, ci dice, una sera verso settembre ha investito una spinosa che attraversava incautamente la strada proprio da quelle parti. Vuoi vedere che Simone ha investito proprio la “nostra” spinosa?!? Pace all’anima sua…e anche al nostro odorato!). Terminato il rilievo
interno ce ne scappiamo fuori. Uscire con il sole e’ sempre uno spettacolo! Non sono nemmeno le 3 del pomeriggio. Ci prepariamo e poi iniziamo la poligonale esterna.
Sembra che la grotta costeggi la strada, propongo di seguire quindi la strada con la poligonale e poi rientrare nel bosco. Ci proviamo ma c’e’ troppo sole, il laser si perde. Decidiamo di provare dentro il bosco. Simone si arma di cappelletto mimetico

e partiamo alla ventura. La formazione e’ presto fatta, siamo Simone, Andrea ed io a scansare i rami che disturbano il laser, Augusto che manovra il disto e Simona che elabora i dati in tempo reale dicendoci la direzione preferibile per non discostarci troppo dalla poligonale presa in grotta. Andrea manovra il pennarello per segnare i punti. Punto su punto risbuchiamo in strada! Ma come! Saremo si e no a 40 metri dall’ingresso! Simona verifica e controlla i dati ma alla fine ci conferma che i dati presi portano proprio la’. Decidiamo di ritentare la poligonale lungo la strada. In quel mentre ci raggiunge anche Giulio, che finiti i lavori che aveva da fare si getta anche lui tra i “grotteschi” misteri della poligonale! Devo dire che la cosa riscuote molto successo tra le macchine che passano. Si tratta pressoche’ sempre di persone che abitano nei dintorni e quindi conoscono benissimo sia Andrea che Giulio che Simone. Con saluti e battute varie tra i nostri eroi e le macchine che si fermano, poco ci manca che la nostra poligonale si trasformi in una festa improvvisata!
Ad ogni modo ritorniamo all’ingresso e all’albero di partenza e con santa pazienza e tecnica affinata con l’esperienza ripetiamo la poligonale arrivando questa volta…sempre la’! Questa volta esploriamo con attenzione i dintorni. In corrispondenza al punto trovato c’e’ un buco soffiante dove il buon Paolo ha gia’ lavorato un poco. Immaginiamo gia’ quando, rientrato dalla spedizione in Messico, dira’: “io lo sapevo che la grotta del Pretaro usciva la’, senza tutta questa tecnologia!”. Ci consoliamo dicendoci che comunque il fatto che abbia scavato in quel punto non e’ indicativo perche’ Paolo ha scavato in ogni buco degno di nota tra Configni e Magliano! Vediamo anche altri buchi che sembrano promettere “bene” (sicuramente tanta fatica!). Siamo ancora in cerca quando ci accorgiamo che inizia a farsi tardi ed i nostri stomaci iniziano a reclamare. Decidiamo quindi di chiudere baracca e burattini e di andare a farci un aperitivo al Roby bar. Commentiamo la giornata davanti ad una bibita poi ci salutiamo dopo aver progettato futuri tentativi per individuare con ancora piu’ precisione il buco buono da scavare. Fabrizio parla fitto fitto con Augusto in “telecomunichese” di solenoidi, onde corte, onde lunghe ed altre diavolerie e ci comunica che lavorera’ sodo per altri marchingegni utili. Alla fine ci separiamo. Rimaniamo solo Simona, Augusto ed io per andare a cena. Roby, dell’omonimo bar ci consiglia un agriturismo che non conosco, “il Buttero”, decidiamo di provarlo. Passiamo un attimo a casa mia dove sbrigo alcune faccende da poco e chiudo casa, poi andiamo alla sospirata cena. Non vi dico altro per pudore!!!
Giro al ramo dei russi e ramo della cistifellea. Netta, Cristina, Stefano,Veruska, Fabrizio ed io.
L’appuntamento e’ alle 10.00 ma quando arrivo a S. Oreste, alle 9.30, sono gia’ tutti li’. Trovo Netta che si tiene al calduccio in macchina ed il resto della banda a presidiare la pizzeria! Dopo i saluti pensiamo a rifocillarci con pizza e cappuccini, ci procuriamo pappa ed acqua per la grotta e quindi saliamo. Visto che tira un venticello fresco alquanto ci prepariamo nel solito androne sotto il segno di pace, come testimonia la foto!

Ma chi c’e’ questa volta a far visita a Gasperone? Beh, c’e’ Netta che non ha bisogno di altre presentazioni e poi ci sono Cristina, Veruska, Stefano e Fabrizio. Loro sono reduci dell’ultimo corso dello Speleo Club Roma, Netta li chiama affettuosamente “i pupi”. Tanto per la precisione Veruska e Fabrizio (lo chiamano “isi” (da “Easy Rider”) e ora per me e’ indissolubilmente associato a Isidoro!!!) formano una coppia di piu’ che decennale esperienza mentre Cristina e Stefano sono l’esemplificazione del detto “l’amore non e’ bello se non e’ litigarello” (per vostra cultura, sempre grazie ad internet, ho scoperto che il mio “detto dotto” e’ il titolo di una canzone di Jimmi Fontana!). Bene! Presentazioni fatte! Allora, la preparazione va un po’ per le lunghe perche’ i “pupi” hanno appena comperato le attrezzature e devono aggiustare le varie longe e le fibbie di imbraghi e pettorali. Ammiriamo anche lo zaino nuovo di Stefano. E’ bello cosi’ nuovo, pulito e lucente pero’ e’ di size XXL, pessimo per le grotte del Lazio! Con Netta gia’ sappiamo che chi lo portera’ uscira’ malconcio dalla strettoia pirica! Alla fine delle sistemazioni partiamo. Ancora non piove, siamo fortunelli. Il sentiero oramai sembra un campo arato (i cinghiali imperversano!) e si riesce a seguirlo solo cercando i segni sugli alberi e le strisce di plastica colorata lasciate da Barbara e Cristian la volta scorsa. Mentre scendiamo faccio una piccola deviazione per presentare prima Gasperina
e poi Gasperella ai miei ospiti.
Arriviamo all’ingresso della grotta. Come al solito ho sudato come non mai e sono gia’ fradicio. Mi cambio mettendo dei vestiti asciutti, indosso la tuta (pesa almeno un chilo in piu’ del solito, ma e’ bellissima, l’ho rappezzata tutta con pezze e silicone!) e l’attrezzatura mentre Netta da’ un’ultima controllata ai “pupi”. Tutti pronti!?! Un po’ di foto tutti assieme e poi si entra.
La percorrenza in grotta si svolge con molta, molta tranquillita’. Alla strettoia pirica sistemo la corda gia’ presente perche’ si possa scendere con gli attrezzi e ne sistemo un’altra subito dopo per il saltino che porta al ramo dei russi. Il saltino e’ di circa 1 metro, la corda serve piu’ che altro a indicare la strada, personalmente ogni volta mi infilo in un punto differente! Mentre metto la cordella, noto, in alto, una spaccatura che sembra proseguire alcuni metri perpendicolarmente alla frattura su cui e’ impostata la grotta. Probabilmente chiudera’ inesorabilmente pero’ mi segno mentalmente di dirlo a Daniele in vista della nostra prossima gita a Gasperone alla ricerca di novita’. Il ramo dei russi si dipana piano piano sotto di noi con la sua sequenza di salti (che io trovo divertente), Veruska e Cristina mi seguono da presso, Fabrizio e Stefano fanno compagnia a Netta che chiude la fila. Quasi alla congiunzione ci sono 2 moschettoni bloccati che vorrei togliere, faccio voce a Veruska che organizza di farmi arrivare le pinze di Fabrizio. Con l’attrezzo acconcio riesco, anche se con fatica, a sbloccare i moschettoni e a toglierli finalmente di mezzo. Alla congiunzione russi-cistifellea i nostri iniziano ad accusare un po’ di stanchezza e quindi inizio a risalire. Netta per questa volta dovra’ rinunciare a conoscere il fondo di Gasperone!


Dopo la prima salita c’e’ un piccolo posto dove ci si puo’ riunire per fare merenda assieme. Quando arriva Netta, che chiude la fila, io sono pronto a ripartire. Ancora una manciata di secondi per uno scambio di battute con Netta (“Oh, ma ci sei anche tu” e cose del genere) e poi recupero la corda iniziando a salire. Il fango e’ sempre piacevolmente scivoloso ed e’ quasi naturale che la risalita susciti commenti fioriti che evito di ripetere in questo contesto! Un “nanetto” (Frassica in “Quelli della notte” e non dico altro!); il deviatore che c’e’ appena partiti dall’area di sosta e’ ricavato da una fettuccia rossa che Netta riconosce come l’ex guinzaglio di Gigia, l’amatissima cagnona di Paolo che, purtroppo, e’ andata ad abbaiare tra le nuvole.
Vabbe’! Sbuffando e sacramentando arrivo alla strettoia pirica. Nota di servizio, tra una sbuffata e l’altra ho approfittato per sostituire il moschettone di un deviatore con fettuccia bianca che ne aveva proprio bisogno (guarda la foto!). Aspetto Veruska, dopo di lei arriva Fabrizio ed io inizio a passare la strettoia. Veruska mi segue quasi senza problemi (e’ strettoista!) e poi arriva Fabrizio che temeva un po’ la strettoia ma con soddisfazione afferma di averla passata sgusciando come una anguilla! A mano a mano che arrivano i nostri eroi li invito a rifocillarsi con l’acqua “stagionata” che lascio in quel punto ad ogni uscita proprio per spegnere la terribile sete che si avverte uscendo. Attendo che i “pupi” ci siano tutti e mi avvio a risalire. Quando sono salito qualche metro dalla strettoia pirica arriva una richiesta accorata sotto forma di ululato di disperazione. A Netta e’ toccato lo zainone che naturalmente nella strettoia non ha fatto altro che incastrarsi in ogni punto possibile. Per precauzione inizio a scendere sui bloccanti ma sono ancora in alto mare quando Netta fa capolino fuori della strettoia, per questa volta lo zainone e’ sopravvissuto! La salita e’ lunga e la pseudo strettoia in cima mi risulta ancora una volta perfida, la devo proprio allargare! Mentre aspetto gli altri mi faccio un pisolo ma una fastidiosa aria fredda disturba il riposino. Occupo qualche secondo riflettendo sul fatto che l’aria stamattina usciva dalla grotta, ora invece entra e poi mi riappisolo. Sento freddo sul sedere, non dovrei avendo messo tra me e la roccia alcuni millimetri di silicone. Procedo velocemente con una ispezione nella parte interessata e con disappunto scopro che buona parte delle pezze applicate si sono scollate miseramente!!! Mi rassegno e continuo il pisolo, ma ecco che giunge Veruska che si associa alla mia intensa attivita’, arriva Cristina. Inizio a sgranchirmi le gambe e quindi parto per l’ultimo pozzetto, non mi soffermo oltre perche’ con la sosta e l’aria fredda che mi arriva addosso inizio ad avvertire dei simpatici brividi non attribuibili a piacere! Arrivato nell’anti-ingresso mi cambio con molta molta calma. Fuori si sente rumore di goccioloni d’acqua e comunque e’ buio pesto, mi sa che abbiamo fatto tardi. Quando arrivano gli altri sono ben pronto e al caldo. Cristina ha l’orologio e ci comunica che sono le 21.30!!! Una volta fuori scopriamo con piacere che deve aver piovuto durante il giorno ma che ora ha smesso. Inizio ad inerpicarmi per il sentiero del ritorno e poi aspetto che il resto del gruppo mi raggiunga, vorrei andare prima che il tempo decida di farci qualche scherzo. Tra l’altro sta iniziando a scendere una simpatica nebbiolina! La risalita procede tranquilla contornata solo dai nostri sbuffi e sospiri. Riacquistiamo la parola solo vicino all’eremo in vetta. La vista delle macchine e’ una bella vista, ci liberiamo velocemente delle vesti fangose e quindi scendiamo in paese con la speranza di trovare un’anima buona che ci faccia mangiare. Ho il ventilatore della macchina rotto e di conseguenza il vetro completamente appannato, Netta mi fa da pilota stando sporta fuori dal finestrino e urlandomi “un po’ piu’ a sinistra”, “un po’ piu’ a destra”. Quando arriviamo alla piazza di S. Oreste sono quasi le 11, notiamo che il ristorante all’angolo e’ ancora con le luci accese. Ci proviamo…Si! Il cuoco e’ disposto a riaccendere i fuochi e cucinarci un piatto di fettuccine!!! su questa nota felice termino il resoconto della giornata sperando vi abbia allietato leggerla!!!
Ricognizione nella piana di Campaegli nei pressi della grotta Stoccolma. Con Daniele ed Alessandro e…Luna la mia cagnolina!
L’uscita e’ di Ottobre 2012, ho tralasciato di scrivere la relazione e mi ritrovo ora a Marzo 2013 che mi ricordo ben poco di quella giornata! Per fortuna avevo preso questi appunti:
La strada per arrivarci: Autostrada Roma-L’aquila, uscita Vicovaro Mandela. Direzione Arsoli, poi Cervara di Roma poi Campaegli. Campaegli, situata a 1.430 m s.l.m. è una frazione di Cervara di Roma ed e’ all’interno del Parco naturale regionale dell’Appennino – Monti Simbruini.
Riepilogo della giornata: Fatto giro della piana intorno a Grotta Stoccolma. Visti buchi senza scenderli. Daniele ed Alessandro alla fine ne visitano uno di pochi metri. Incontrato Nerone con amico. Chiacchierata con Nerone. Scuola su albero ad Alessandro. Ritorno con traffico.
Integro un poco, Alessandro e’ un amico di Daniele a cui quest ultimo vuole “insegnare” un po’ di speleologia nella speranza che se ne innamori ed inizi a seguirci!
Nerone e’ uno speleologo, o meglio, una istituzione (!) del gruppo Shaka Zulu Subiaco che da una vita esplora dalle parti dei monti Simbruini. L’abbiamo incontrato che stava lavorando in un budello stretto con un socio, giovane e pieno di entusiasmo (mi scuso con lui ma non ricordo il nome!), del gruppo.
Per il resto meglio qualche immagine che tante parole! Ecco le foto della giornata:
La piana di campaegli
L’ingresso della grotta Stoccolma

Funghi!


Luna in posa…

…e Alessandro sull’albero!

Ricerca nuove grotte vicino Fondi. Gianni, Maria, Netta, Veruska, Andrea (detto Tore), Fabio, Maurizio e Guido (la nostra guida locale) ed io.
Partenza alle 8.00, abbiamo appuntamento al bar vicino all’Ikea sulla Anagnina. Netta lo ha battezzato “bar fico” ed io concordo perche’ ha dei cornetti spettacolari! Arrivo un po’ in anticipo e mi metto a sistemare l’attrezzatura che e’ inzeppata alla rinfusa in macchina. Mentre sono ancora a meta’ dell’opera arrivano tutti. Richiudo in fretta la macchina con tutto il caos piu’ caotico per precipitarmi a fare colazione! La ciambella fritta fritta ancora calda e’ deliziosa. Degusto la colazione chiacchierando della gita che faremo ma dopo un po’ lascio tutti per andare a riprendere il mio lavoro di sistemazione bagaglio. In qualche maniera riesco a farcire un solo zaino, enorme, con tutto il necessario. Nel frattempo gli altri sono ritornati dai bagordi colazionistici. C’e’ un posto libero in macchina di Andrea dove ci sono gia’ Veruska e Netta. Mi aggrego a loro e lascio la mia macchina al parcheggio. Riusciamo addirittura a far stare il mio “zainetto” nel portabagagli!
La destinazione e’ Fondi, ma non e’ semplice dire dove siamo stati con maggiore precisione, una volta a casa ho ricostruito meglio che ho potuto la strada aiutandomi con Google Maps ma potrei anche aver individuato una zona che centra poco o nulla con quella realmente visitata. Oh! Pero’ e’ il meglio che sono riuscito a fare, accontentiamoci! Dal bar fico andiamo a prendere l’autostrada Roma-Napoli e ne usciamo a Ferentino dopodiche’ seguiamo la strada per Fondi (un pezzo e’ chiusa e si devia per stradine di campagna). L’ultimo pezzo di strada costeggia il lago di Fondi dal lato interno, non l’avevo mai percorsa, il buon Maps la indica come “Via Appia lato Roma” e mi sento propenso a fidarmi. Nei pressi di Fondi ci fermiamo al parcheggio di un negozio, chiuso, di articoli sportivi e aspettiamo Guido, un amico di Gianni (ma sono solo io a non conoscerlo perche’ e’ la prima volta che partecipo alle uscite in questa zona) che conosce bene il posto dove andremo a cercare grotte. Ulteriore sosta al vicino supermercato, sempre sulla Via Appia, per fare provviste e poi di nuovo in macchina fino alla zona di esplorazione. Ecco quanto ho ricostruito con Goggle Maps: partendo dalla Via Appia lato Roma verso Fondi, a sinistra in Via Provinciale per Lenola, pochi metri poi a sinistra su via San Magno. Quando si incrocia Via Colle Troiano si continua dritti fino ad una svolta a sinistra di quasi 180° su Via Vardito. Si sale per circa 3 chilometri fino ad un curvone a sinistra con sulla destra uno spiazzo per parcheggiare. Scendendo dalla macchina e restando con la strada da cui si proviene alla spalle, di fronte si ha tutta la piana di fondi con il lago ed il mare, in alto un poco spostato a sinistra si vede la chiesa/monastero/eremo non meglio identificato dove porta la strada. Con la dovuta calma ci prepariamo, Gianni, scatenatissimo, trova un buco a pochi metri dalle macchine. Ancora mezzo vestiti andiamo a vedere, si tratta di una frattura ostruita dai sassi, da qualche pastore, probabilmente, per evitare azzoppamenti agli animali al pascolo. Iniziamo a toglierli ma non si avverte aria, decidiamo di desistere, rimettiamo a posto i sassoni per evitarci le maledizione dei sunnominati pastori e torniamo alla vestizione. Nel frattempo Gianni e’ diventato un puntolino lontano in mezzo alla vegetazione, oramai lo abbiamo perso!
Una volta pronti si parte dalle macchine con gli zaini stracarichi di materiale e si scende lungo la strada per alcune decine di metri, poi si lascia per andare a dx su un sentiero tracciato, credo, dalle mucche al pascolo.
Dopo vari zigozago tra cespugli, fango e e roccioni affioranti vediamo il primo fratturone, e’ semi invaso dai cespugli. Noi, i novizi, ci avviciniamo per dare uno sguardo ma i reduci della volta scorsa ci dicono che non vale la pena e quindi lasciamo perdere. Scendiamo ancora un poco fino ad un ingresso dove, sempre la volta scorsa, ha lavorato Giorgio, signore anziano, Pintus lasciando un buco nella roccia che bisogna pulire per evitare pericoli ai futuri esploratori. L’ingresso e’ un triangolone, isoscele azzarderei (!), alto circa 3 metri. Appena entri si va a destra per un metro e poi si scende a sinistra per meno di un metro. Fatta la perigliosa scesa, sulla destra ti trovi la frattura dove aveva iniziato a lavorare il Pintus. La frattura prosegue alcuni metri poi si perde nel buio, l’unico problema e’ che e’ larga poco piu’ di un palmo (20 cm) e non si avverte aria.
Ma perche’ chi va in grotta parla sempre dell’aria? Provo a fare un po’ di teoria spicciola, senza pretese, che non fa mai male! Allora, a proposito dell’aria, questa, quando si sente, e’ un ottimo indizio del fatto che oltre l’ostacolo ci sono dei volumi notevoli e quindi vale la pena sudare sette camice per tentare la rimozione dell’impedimento che la perfida grotta ha voluto frapporre tra noi e la prosecuzione! Bisogna pure dire che l’aria e’ tanto piu’ avvertibile quanto e’ piu’ alta la differenza di temperatura tra l’esterno e l’interno. Da questo discende che, quando la temperatura esterna e’ quasi uguale a quella interna si dice (gergo grottesco!) che la grotta e’ in “stallo” e non c’e’ circolazione d’aria.
Ritornando a noi, dopo questa dotta disquisizione, posso precisare che la giornata presenta una temperatura simile a quella delle possibili grotte che stiamo visitando. E’ quindi molto probabile che siano in stallo, di qui la mancanza di corrente d’aria. Dovremo rivederle in una giornata piu’ calda (o anche piu’ fredda, ma visto che andiamo incontro alla primavera, sembra improbabile!).
Sono entrato a vedere la grotta “incompiuta di Pintus” (!!!) con molta aspettativa ma la frattura che preclude il passaggio e’ veramente disarmante, torno indietro proponendo di rimandare a tempi migliori ulteriori tentativi e di andare a vedere altro. Maria propone un buco vicino ad uno sgrottamento adibito a santuario (mi dice pure a quale santa e’ dedicato ma l’ho scordato!). Sembra una buona idea, aspettiamo che ci raggiungano Gianni Guido e poi partiamo.
Scelta disgraziata! Guido ci porta per il sentiero che scende in picchiata sempre piu’ giu’! Tutto il gruppo geme pensando al ritorno! Finalmente arriviamo, Guido ci indica un sentiero in salita che devia dal sentiero principale. Fossi stato da solo non so’ se l’avrei visto! Saliamo alcuni metri fino ad un buco su una paretina a destra. Maria mi dice che poco piu’ su c’e’ il santuario di cui mi diceva prima. Non lo degno di una visita e mi dedico al “bucoforsegrotta” oggetto della faticaccia che faremo risalendo! La roccia e’ buona e se trovi il punto giusto tra 2 strati, salta via a bei pezzettoni, il lavoro di mazzetta e scalpello procede spedito, Netta mi aiuta preparando quanto necessario. Quando e’ abbastanza largo per la strettoista di turno, oggi e’ Veruska, mi riposo e, mentre lei si prepara, Netta appronta un un attacco e sistema la corda per scendere. Veruska si cimenta nella strettoia ma questa risulta essere ancora proibitiva da affrontare con tutta l’attrezzatura. Continuo ad allargare. Alcune allargate dopo tiro giu’ un po’ di sassi per sondare la situazione. Mi sembra che a meno di 2 metri ci sia un pavimento di fango. Probabilmente senza attrezzatura ora ci passo pure io. Provo. In effetti, trattenendo un po’ il respiro, ci passo!
Sono giu’ con i piedi sul pavimento di fango. Sul fondo non ci sono prosecuzioni visibili. Proseguendo, ma solo con lo sguardo, in linea con l’ingresso si vede una prosecuzione in salita. Se non fosse per una colonnina di roccia che ho proprio davanti potrebbe essere anche percorribile. Di aria non mi sembra ce ne sia, lo spazio per manovrare la mazzetta non c’e’, decido di lasciar perdere. L’uscita di una strettoia in salita e’ sempre ardua, anche questa non si smentisce. Sento la tuta gemere e strapparsi piu’ di una volta e la mia cassa toracica sembra volerne seguire l’esempio! Dopo una buona dose di sospiri e soste per riprendere fiato sono finalmente fuori. Descrivo brevemente le mie scoperte, arriviamo tutti alla conclusione che per il momento possiamo archiviare la cosa e passare ad altro.
Ricomponiamo gli zaini e lenti e mesti affrontiamo la salita per tornare alla zona dove eravamo prima. L’erta si rivela fetente come avevamo previsto e arriviamo in zona operazioni con il fiatone e, almeno io, sudato come un caprone svizzero nel deserto del gobi (!!!). Gianni ci porta subito al “fratturone”. Lei in effetti e’ una bella frattura larga circa un metro, lunga una decina di metri e profonda circa 15. La volta scorsa e’ stata scesa da Max e ha lasciato detto che vale la pena rivederla. L’armo e’ comodo, si parte da un albero, si fraziona su un altro e si scende fino al fondo. Li’ parte un’altra frattura perpendicolare a quella appena scesa che scende 4 o 5 metri con una pendenza di 45° (decina piu’ decina meno!). Per scendere Max ha previsto una corda, mi sembra un po’ eccessivo, ma visto che il fix gia’ c’e’, perche’ lesinare? Andrea, che mi segue mi porta un attacco. Fisso la corda e scendo. Si arriva in un ambiente dove 2 o 3 persone possono anche stare quasi comode. La frattura riparte in una direzione parallela alla frattura principale pero’ e’ stretta un bel po’ e guardando avanti non sembra allargare. Come tutti i buchi visti oggi di aria nemmeno un cenno (pero’ Max assicurava esserci la volta scorsa). Mentre mi disincastro dalla fratturina mi raggiunge Andrea e quasi subito dopo arriva anche Netta. Curiosando mi accorgo che una parte del soffitto dell’ambiente dove siamo e’ formato da un masso che, anche se ben bloccato, sembra appoggiato e tenuto fermo solo dal proprio peso. Non c’e’ pericolo immediato, ma contando che per uscire ci si striscia sopra, se dovesse esserci in futuro molto passaggio sarebbe buona cosa metterlo in sicurezza. Faccio notare la cosa a Nettta ma non ricevo commenti entusiastici. Con rinnovata lena ed un po’ di cautela usciamo tutti. Parto per primo ed esco a far merenda che mi e’ venuta fame! Segue Andrea e quindi Netta che disarma. Nota affettuosa: per armare abbiamo usato una corda da 50m che Netta chiama confidenzialmente “Martha”, non mi chiedete perche’. Ma poi, pensandoci, perche’ no! E’ bello avere un rapporto privilegiato con chi ci sostiene sempre! Voi come la chiamereste la vostra corda preferita?!? Io pensavo a Genoveffa, la corda che non ti beffa, ora mi manca solo la corda da adottare!!!
Fatta merenda e recuperata Martha ricomponiamo gli zaini e andiamo a vedere cosa combina Gianni. Lo trovo a scavare un buco a mo’ di talpa. Commentiamo brevemente il lavoro ed il fatto che la zona sembra promettere bene ma che c’e’ tanto da lavorare per trovare la frattura giusta, quella che con l’aiuto dell’acqua si sia trasformata in grotta e ci faccia scendere senza stringere inesorabilmente o chiudere in un tappo di fango. Terminati gli scavi di Gianni riprendiamo gli zaini e ci avviamo sulla strada del ritorno. Mentre saliamo Gianni si ferma perche’ c’e’ un buco che ha una “scenografia” che gli sembra promettere bene. Ci fermiamo a dare un’occhiata. Il buco in se’ non e’ di piu’ di 20cm ma dopo sembra esserci un ambiente piu’ largo e, cosa notevole, i sassi che tiriamo non si fermano su fango come al solito! Ci lavoriamo su una mezz’ora circa ma intorno al buco e’ tutta roccia compatta, dovremo tornare in forze! Questa ultima, piccola, fatica chiude la giornata. Sulla strada del ritorno, su suggerimento di Gianni, faccio una deviazione al buco che hanno chiamato “grotta del Dolmen”. Un mini-dolmen in effetti c’e’ a sormontare il buco, ma chiamarlo grotta mi sembra eccessivo. Mai dire mai, chissa’ che non porti fortuna!
Arriviamo alle macchine stanchetti ma felici. Ci cambiamo, c’e’ un simpatico vento semifreddo a farci compagnia. Netta offre quel che rimane della ricotta di bufala “fondina” che si era presa per pranzo e Veruska provvede a farle la festa. La assaggio anche io , non male, brava bufala!
Tutti in macchina! Torniamo indietro seguendo la strada dell’andata. Arrivati sull’Appia ci fermiamo prima in un parcheggio dove cresce un albero del pepe, non ne avevo mai visto uno! Sembra un incrocio tra una mimosa ed un salice piangente ed e’ costellato di grappoli di “pepini” rossi e verdi. Colgo un chicco e lo “frantumo” con le mani, in effetti l’odore del pepe c’e’! I miei compari fanno scorta, io mi astengo perche’ il mio stomaco non lo tollera e non gli farei mai questo torto! Sosta successiva al bar per un caffe’ di commiato con Guido e poi ci avviamo verso casa. Il ritorno lo facciamo per la via Pontina, il traffico c’e’ ma e’ scorrevole. Arriviamo al bar fico dove, dopo gli ultimi saluti, riprendo la mia macchina. Oramai la giornata e’ finita e con la mente sono gia’ proiettato sulla impresa disperata della ricerca del parcheggio. Come sempre, alla prossima!
Recupero corda da risalita nel ramo dei russi. Incontro con Barbara e Cristian. Daniele ed io. Alle 8.30 sono gia’ al solito parcheggio di Sant’Oreste. Ho appuntamento alle 9.00 con Daniele per andare assieme alla grotta di Gasperone. Abbiamo in progetto di fare un giro passando dal ramo dei russi, disarmare una risalita oramai abbandonata, recuperare una corda da 80m e quindi, nella tarda mattinata incontrarci con Barbara e Cristian alla base della risalita del cinquantenario (cosi’ chiamata perche’ fatta dal Forconi nel giorno del suo 50° compleanno!) per uno spuntino assieme. Sempre nei nostri progetti, loro poi rimarranno a riarmare la risalita e noi prenderemo la via del ritorno. Dopo i soliti rituali per la colazione, un po’ di pappa da grotta e tanta acqua lasciamo la macchina di Daniele al parcheggio, montiamo sulla mia e saliamo al parcheggio dell’eremo dove ci prepariamo. Mentre ci prepariamo per andare lascio sul cruscotto un foglio che afferma la nostra appartenenza al Gruppo Speleologico Sabino e cita a chiare lettere la parola magica “FORCONI” da tutti conosciuta in quel di Sant’Oreste!!! Daniele si veste di tutto punto, io, che gia’ so che durante l’avvicinamento sudero’ come un esquimese all’equatore, mi metto una bella maglietta di cotone sfidando l’aria “frizzantina” e pigio tutto il vestiario da grotta nel fedele zainone arancione che mi accompagna negli avvicinamenti alle grotte da tempo immemorabile. Detto per inciso, lui, lo zainone, credo sia un po’ depresso perche’ nasce come zaino speleo ma, poverino, non e’ mai entrato in grotta ne’ credo ci entrera’ mai in quanto e’ un “mammozzone” di taglia XXL! Iniziamo la camminata verso l’ingresso della grotta. Quando lasciamo il sentiero tracciato e prendiamo quello creato da noi per arrivare alla grotta ci accorgiamo che quest ultimo e’ quasi scomparso, il terreno e’ stato meticolosamente arato dai cinghiali inoltre la primavera e’ qui, quando iniziera’ a crescere la vegetazione penso che scompariranno anche le ultime tracce del sentiero. Commentiamo la cosa con Daniele ripromettendoci di fare qualcosa in merito. Arrivati all’ingresso ci cambiamo, come previsto sembro essere vittima di un gavettone. Mi cambio completamente. Oggi provero’ per la prima volta un sottotuta nuovo, molto leggero, che ho comprato proprio pensando a Gasperone. Entriamo portandoci dietro uno zaino per uno con ben 2 bottiglie da 1,5 litri di acqua per far fronte alla sete enorme che ci verra’ durante la “gasperonata”! Le pioggie degli ultimi giorni hanno fatto il loro lavoro. La grotta e’ molto piu’ umida del solito, lo stillicidio e’ aumentato di parecchio e il fango sul pavimento sembra fatto con olio. La discesa del primo pozzo fino alla strettoia pirica e’ da film comico. E’ scivolosissimo ed e’ praticamente impossibile rimanere in piedi, dopo qualche tentativo inutile di scendere dignitosamente adotto una “tecnica mista”, appoggio una mano a terra e scendo a mo’ di treppiede! Arrivati alla strettoia pirica Daniele abbandona il suo zaino, si porta dietro solo una bottiglia d’acqua inzeppandola dentro la tuta e la fedele mazzetta attaccata all’imbrago. Io lascio li’ una delle bottiglie e continuo a portarmi dietro lo zaino, ci sono dentro i panini! Scendendo per il ramo dei russi controlliamo gli armi, sembrano abbastanza in ordine. Arrivati alla risalita da disarmare mi arrampico su ed inizio a smontare gli attacchi. Mi arriva un po’ di aria sulla testa, ma da li’ non si passa se non disostruendo. Magari ci sara’ occasione…Scendendo trovo un ottimo armo naturale in cui far passare la corda. Ne passo un estremo a Daniele che la assicura ad un attacco ed io mi metto in sicura sull’altro lato. In questa maniera riesco a recuperare tutti gli attacchi. Tolto l’ultimo, scendo fino a dove mi aspetta Daniele, recupero la corda e la ammatasso in mezzo al passaggio. La lasciamo proprio in mezzo perche’ cosi’ quando passeranno Barbara e Cristian la porteranno giu’ alla risalita da riarmare. Scendiamo con molta calma prendendoci tutto il tempo per guardarci attorno alla ricerca di possibili prosecuzioni ancora da esplorare. Iniziamo a preoccuparci un poco, oramai dovremmo iniziare a sentire i nostri amici, avranno avuto problemi? Ci fermiamo un po’ per vedere un punto che sembra interessante, forse ci torneremo. Verso la fine del ramo dei russi gli attacchi, o meglio i moschettoni di alluminio, sono un po’ troppo rovinati. Un altro inciso, Gasperone e’ rimasta sempre armata sin dalla sua scoperta. Dopo piu’ di un anno dalla scoperta della grotta, abbiamo visto, anche con un po’ di sgomento, che i moschettoni di alluminio diventati pericolosi. A vederli sembrano solo sporchi ma se li si tocca si “sfarinano” rivelando delle profonde lesioni. Non sappiamo per certo a cosa sia dovuto questo deterioramento, dato che la grotta sembra avere caratteristiche ipogeniche abbiamo ipotizzato possa trattarsi dei vapori acidi che vi circolano. Comunque, visto che ci piace entrare in grotta, ma anche uscirne, stiamo procedendo nel sostituirli con maglie rapide in acciaio. Tornando a noi, utilizzo le maglie rapide recuperate dalla risalita per sostituire i moschettoni lesionati. I moschettoni li devo lasciare perche’ e’ impossibile aprirli. Arriviamo alla fine del ramo dei russi e continuiamo a scendere fino al terrazzino. Mi fermo per un bisognino metre Daniele mi sorpassa ed inizia a scendere il breve tratto prima della risalita. Lo raggiungo ed inizio subito a risalire. Daniele mi dice che non vuole risalire e che si ferma dove e’. Ci sarebbe da vedere una frattura infima e broccolettata ma non ho preso la mazzetta e poi in fondo in fondo anche io non e’ che abbia tutta questa fantasia. Controllo solo che ci siano ancora alcune maglie rapide che avevo lasciato tempo fa (faranno comodo a Barbara e Cristian per il riarmo della risalita), che l’armo su cui sto salendo sia sicuro (!) e poi riscendo da Daniele. Facciamo sosta li, affacciati sul pozzo che porta all’attuale fondo, dividendoci la pizza con la mortazza, chiacchierando delle prossime attivita’ e del fatto che i nostri amici ancora non si vedono. Finiti spuntino e chiacchiere, un ultimo sorso di acqua (offerta a prezzi modici dal comune di Sant’Oreste!) iniziamo a risalire sperando che Barbara e Cristian non arrivino mentre stiamo risalendo il pozzo tra il davanzale e la fine del ramo dei russi. Vado avanti con l’orecchio teso procurando di fare rumore per farmi sentire. Arriviamo e superiamo il tratto con “pericolo sassi” senza che dei nostri ci sia nemmeno un accenno. Iniziamo a pensare che non siano venuti per niente. Continuiamo la risalita. E’ una bella sudata!, i pozzi in appoggiata con il simpatico fango scivoloso sono una delizia! Mentre risalgo un grumo di fango con incastonato un sasso grosso come un pugno mi rimane dapprima attaccato allo scarpone, poi si stacca e rotola giu’ prima che possa fermarlo. Urlo “SASSO” a Daniele che mi risponde con una serie di imprecazioni. Per fortuna solo un po’ di spavento. Alla sala d’attesa sauro (devo chiedere a Paolo perche’ si chiama cosi’, non lo ricordo) facciamo una breve sosta per prendere fiato e un po’ d’acqua. Col sudore da risalita ed il sottotuta leggero mi freddo subito quindi riparto. Anche qui il pozzo e’ in appoggiata e piacevolissimo da risalire in stile “scivolato”! Affrontare la strettoia pirica subito dopo mi sembra un divertente diversivo dopo quel pozzaccio! All’uscita della strettoia mi fermo ad aspettare Daniele. Ma…si sentono dei rumori da sopra! Vedo anche una lucina! Chi arriva? Saranno forse i nostri amici? Ma si! E’ Cristian che scende lanciando sacramenti per l’equilibrio incerto! Quando arriva ci salutiamo e, aspettando gli altri (Barbara che scende e Daniele che sale) inizia a raccontarmi le loro disavventure.
Interrompiamo il racconto per l’arrivo del resto della banda ed i doverosi saluti. Poi riprendiamo, la mattina verso le 10.00 i nostri amici sono arrivati al paese e sono andati a prendere la chiave della sbarra dai vigili urbani di Sant’Oreste. Presa la chiave si sono preparati (colazione, pappa, acqua, etc. etc.) e poi si sono avviati con la macchina. Alla sbarra pero’ hanno avuto la sorpresa. I vigili avevano dato loro la chiave sbagliata! Tornati in paese e giratolo in lungo ed in largo non sono piu’ riusciti a rintracciare i vigili. Quasi rassegnati, ma mai domi, si sono messi a passare il tempo facendo le longe nuove per Barbara (ben venga perche’ sembra ne avesse molto bisogno!). Solo dopo ora di pranzo, oramai avevano deciso di tornare a casa, facendo un tentativo estremo riescono a ritrovare i vigili, si fanno consegnare la chiave giusta e finalmente partono alla volta della grotta. Quando ci lasciamo all’inizio della strettoia pirica sono le 16.30, usciranno a notte fonda! Prima di andare avanti ci dicono che, per ritrovare la strada al ritorno, hanno lasciato dei pezzi di plastica colorata legati agli alberi e si raccomandano di lasciarli se non vogliamo che vaghino per ore persi per il Soratte! Li assicuriamo che non toccheremo nulla e proseguiamo verso l’uscita mentre loro si “strettoizzano”. Anche questo pozzo e’ una piacevolezza da salire ma oramai siamo fuori! La piccola strettoia in cima al pozzo e’ particolarmente scivolosa, quasi da diventare antipatica. Anche Daniele ha la stessa impressione perche’ poi mi accennera’ al fatto di allargarla. Addirittura anche il saltino all’uscita e’ scivolosissimo, mi tiro su di braccia perche’ i piedi scivolano inesorabilmente. E’ ancora giorno e c’e’ un bel sole! Aspettando Daniele mi cambio mettendo qualcosa di asciutto, recupero anche i vestiti bagnati dell’andata e rimpinzo di nuovo lo zainone arancione con tutte le mie robe da grotta ben infangate. Quando anche Daniele e’ pronto ci avviamo per la passeggiata finale. In breve arriviamo in cima, quasi all’attacco del sentiero. Ripeto a Daniele un pensiero che mi coglie sempre in quel punto, probabilmente glielo ho raccontato gia’ una decina di volte pero’ mi ascolta paziente! Ricordo che la prima volta che andai da Gasperone con Paolo, la strada al ritorno mi sembro’ lunghissima e arrivati proprio a quel punto ero cotto e quasi pronto a buttarmi a terra sfinito. Non riesco a capacitarmi di quanto ora mi sembri breve! Vicino alla chiesa in cima al Soratte ci fermiamo a goderci il panorama ed il tramonto mentre ci guardiamo attorno alla ricerca di qualche buca da esplorare, chiacchieriamo delle prossime attivita’ e commentiamo che sembra strano essere sul Soratte senza Paolo (e’ impegnato a chiudere tutti i lavori prima di partire per la consueta esplorazione in Messico). Sempre parlando di “cose speleo” arriviamo alla macchina e sistemiamo i nostri bagagli. Prima di avviarci metto al sicuro il cartello con la parola magica protettiva (!) per un futuro uso e quindi, senza ulteriori indugi scendiamo in paese, qui un rapido saluto, Daniele recupera l’auto e poi ognuno per la propria strada. Alle 2 di notte mi arriva un messaggio dei nostri amici, e’ andato tutto bene e anche loro stanno tornando a casa. Anche per questa settimana l’avventura si chiude qui!
Allargamento strettoia su frattura. Piero, Silvia, Gabriele, Paolo ed io. Questa volta Paolo ed io siamo “ospiti” di Piero, Silvia e Gabriele! Il loro gruppo, l’ASR, ha iniziato tempo fa’ l’esplorazione della grotta BiruBiru. La grotta e’ sempre sul solito Soratte (!) e ha ingresso vicino alle gallerie. Non sono mai stato da quelle parti e sono molto curioso. Quando arriviamo nella zona dove solitamente parcheggiano le macchine, Piero sfodera un bel rilievo della grotta e me la descrive mentre osserviamo la china di fronte a noi. Paolo ci indica dove, con buona precisione, ci sono gli ingressi di Gasperone e San Sebastiano. Fosse mai che una di loro si congiunga con BiruBiru!?! L’attuale prosecuzione e’ stata aperta dopo un lungo lavoro di scavo e ora sono di nuovo a scavare in una frattura pochi metri piu’ avanti. Dopo i soliti rituali preparativi per la vestizione ci avviamo per la strada sterrata chiusa dalla sbarra. La percorriamo per qualche centinaio di metri prima di avventurarci per prati. Dopo qualche zigozago mi sono gia’ perso pero’ finalmente vedo le famose gallerie! Quando arriviamo alla grotta incontriamo 2 persone che Paolo conosce bene ed infatti si ferma a parlare con loro mentre Piero inizia ad entrare per l’armo del pozzetto iniziale. Silvia, Gabriele ed io lo seguiamo per il primo tratto e poi aspettiamo nella prima saletta dopo l’ingresso che e’ molto particolare. Visto che dal cunicolo dove Piero sta lavorando soffia una bella aria fredda mi trovo un posticino piu’ comodo e poi passo il tempo ad osservare la saletta che ci ospita. La roccia sembra essere un conglomerato (ma non mi chiedete altri particolari tecnici!) lavorato dai “vapori” ipogenici. Tutto l’ambiente quindi ha le caratteristiche forme tondeggianti ed il soffitto a cupola ma la roccia particolare da’ l’impressione di avere un mosaico astratto tutto intorno! Anche in questa grotta, come in quelle altre esplorate sul Soratte di recente, l’aria ci soffia in faccia con una certa veemenza, me ne accorgo soprattutto quando e’ il momento di calarmi nel pozzetto che e’ molto piu’ stretto rispetto alla sala d’aspetto che vi ho appena descritto! Il pozzetto inizialmente e’ poco piu’ di uno scivolo che dopo un paio di metri restringe per poi sbucare su un pozzo verticale piu’ ampio. Quando arrivo sul pozzo vedo Piero fermo su una cengia di fronte a me poco piu’ in basso. Da li’ dove e’ lui inizia la parte di grotta gia’ conosciuta. La parte in esplorazione e’ in fondo al pozzo. Mentre inizio la discesa del pozzo sento armeggiare sopra di me, e’ Paolo che ha salutato gli amici ed e’ entrato. Alla base del pozzo mi trovo in una frattura, sul lato destro credo si ricolleghi con la parte di grotta conosciuta di cui parlavo poco fa. Sul lato sinistro c’e’ la parte recentemente disostruita dalla quale si accede alla parte in esplorazione. La disostruzione e’ stata fatta sul pavimento tra massi di crollo ben stabilizzati. Scendendo poco piu’ di un metro nella strettoia semi-forconata si riprende la frattura con una larghezza percorribile in stile “egiziano”! Silvia e Gabriele mi hanno aspettato prima della strettoia e, quando mi invitano a passarla per andare a vedere il lavoro in corso non me lo faccio ripetere 2 volte! Dopo circa 5 metri di frattura percorribile, questa si restringe fino a diventare larga un palmo. Sdraiandosi per terra si riesce ad entrare ancora un metro ma poi ci si ferma di nuovo. In fondo, ma proprio in fondo, si intuisce un ambiente piu’ largo che fa ben sperare per un remoto futuro! Piero e Paolo si sono fermati prima della strettoia e sono dediti alla preparazione del materiale da disostruzione. Silvia e Gabriele mi hanno raggiunto. Con loro, dandoci il cambio per sfinimento, cerchiamo di intaccare la roccia con sonore mazzettate e, quando manovrabile, con l’aiuto dello scalpello. Paolo finisce i preparativi e, armato di tutto punto viene a prendere possesso della zona lavori. L’avvicendamento e’ laborioso vista l’esiguita’ di spazio ma alla fine siamo tutti in posizione. Vorrei rimanere in zona lavori ma Paolo mi ricorda che sono li’ in veste di ospite e mi esorta in maniera brusca a farmi da parte. Seppure a malincuore, e un po’ offeso per il tono, devo dargli ragione, mi ritiro in buon ordine nelle retrovie in silente attesa. Passa il tempo, in zona operazioni si lavora alacremente e con profitto, pero’ mi annoio e sento freddo! Vado a fare un giro, ripasso in salita la strettoia e mi avventuro nella frattura nella direzione opposta. Per circa un’ora salgo, scendo, mi arrampico mi infilo in pertugi piu’ o meno percorribili. Alla fine non ho cavato un ragno da buco (anche se ne ho disturbati un paio di dimensioni ragguardevoli!) ma almeno mi sono ben riscaldato! Ritorno in sala d’attesa ma ancora per poco, il trapano ha quasi terminato la carica ed i trapanatori quasi pure! Quando ufficialmente vengono interrotti i lavori mi avventuro a dare dare uno sguardo. Ottimo lavoro! Almeno un metro di strettoia e’ magicamente scomparso. Di lavoro ne manca ancora parecchio ma il lavoro svolto fa ben sperare. Risaliamo tutti al piano superiore ed iniziamo i preparativi per l’uscita. Io sono gia’ pronto e quindi risalgo. Gabriele mi ha preceduto gia’ da un po’. Lo raggiungo fuori a meta’ del sentiero ed arriviamo insieme alle macchine godendoci il tramonto lungo la strada. Ci cambiamo con tutta calma commentando la giornata. Inizia a scurire e a a fare freddino, i nostri amici non si vedono. Chiudiamo le macchine e torniamo, lento pede, all’ingresso della grotta. Tutto tace anche li’, torniamo indietro che quasi non ci si vede piu’. E’ oramai notte fatta quando finalmente vediamo delle lucine avvicinarsi. Anche loro si cambiano velocemente ed insieme commentiamo nuovamente la proficua giornata. Quando sono pronti prendiamo le macchine e ci spostiamo a S. Oreste. I nostri amici devono tornare subito a Roma e quindi si concedono un frugale pasto con un pezzo di pizza al taglio. Paolo ed io decidiamo invece di cenare con un bel piatto di fettuccine quindi li salutiamo e andiamo dritti dritti al ristorante per concludere degnamente la giornata!
Lavoro dopo la sala Utec per tentare il passaggio oltre una strettoia. Daniele, Mauro ed io. In verita’ dovevano venire con noi altri 5 amici dello SCR ma, causa influenza, hanno desistito. L’appuntamento e’ come al solito al bar di Montebuono, il celeberrimo Roby Bar! Daniele prima di arrivare all’appuntamento e’ passato da Gianni a prendere il trapano. Con Daniele viene un suo amico, Mauro. Mauro e’ un “neofita” e la sua prima esperienza in grotta l’ha avuta non molto tempo fa proprio alla grotta del pretaro…O Daniele e’ molto convincente oppure a Mauro la grotta inizia a piacere! Ma torniamo a noi, dopo saluti, colazione ed approvvigionamento di cibarie approdiamo al solito parcheggio di fianco alla grotta e ci prepariamo. Ci distribuiamo il peso del materiale, ma solo Daniele ed io, per questa volta Mauro lo lasciamo scarico con la promessa di lasciare tutto il peso a lui quando sara’ piu’ pratico!!! Per precauzione Mauro indossa l’imbrago cosi’ potra’ affrontare in sicurezza i brevi tratti su corda che incontreremo. Oramai, cosa che non credevo possibile data la mia memoria, il tragitto mi e’ familiare, l’ingresso, il primo tratto in discesa con le prime “strettoie” (che tanto allarmano chi affronta la grotta per la prima volta!), il pozzetto, il traverso, il primo toboga, il secondo, il tratto quasi orizzontale fino alla sala del the passando per “l’onda”, la fessura in salita che piace a tutti (raccoglie sempre un bel numero di imprecazioni da parte di chi la sale!), la sala Utec. Qui ci concediamo una breve sosta per riprendere fiato e bere un po’ d’acqua e quindi affrontiamo impavidi la parte rimanente con il suo bravo fango e le strettoie (segnalo la strettoia a chiocciola come la piu’ simpatica della grotta!) fino all’attuale zona di lavoro (ero tentato di utilizzare il termine “fondo”, mi sembra pero’ inappropriato in una grotta labirintica che sembra diramarsi da tutte le parti!). E’ Gianni che tempo fa ha iniziato a scavare in questo punto. Mentre prepariamo il materiale Daniele ci riporta quello che gli ha raccontato Gianni circa la strettoia. Come al solito ci disegna un lavoro difficile con la roccia fratturata ma difficile da rompere. Si lavora in un piccolo ambiente dove e’ difficile maneggiare gli attrezzi. Ah che bene! Daniele inizia il primo “turno” di lavoro. Mauro ed io ci divertiamo a curiosare per gli ambienti li’ vicino, che non si sa mai! Quando tocca a me a lavorare mi rendo conto di quanto possa essere scomodo lavorare in quel punto. Strizzandomi all’inverosimile mi affaccio con la testa subito dopo la strettoia. C’e’ una curva praticamente a novanta gradi (altrimenti non e’ divertente!) e subito inizia un altro cunicolo stretto. Come raccontato da Gianni si vedono le traccie del passaggio di Lucas (il nostro strettoista internazionale!), dove io sto soffrendo per dare uno sguardo lui e’ passato, probabilmente si e’ anche girato e ha dato qualche smazzettata nel cunicolo successivo! Si e’ fermato perche’ nel cunicolo sembra esserci una concrezione che ostacola il passaggio. La buona notizia e’ che se mai dovessimo arrivare anche noi a quel punto, dopo dovrebbe esserci un ambiente piu’ largo. Magari tra qualche anno! Quando noi siamo sfiniti la strettoia quasi non si e’ accorta di noi, rimettiamo le nostre carabattole nei sacchi e ce ne torniamo indietro. Quando usciamo inizia a far notte, qualche battuta a commento della giornata e poi, mentre ci cambiamo, progettiamo la prossima uscita con Mauro. Daniele vuole portarlo in palestra per insegnargli meglio l’uso degli attrezzi. Arriviamo quindi ai saluti, Daniele e Mauro vanno a riportare il trapano e io mi avvio verso casa. Avventura terminata anche per questo fine settimana!
io cerco di veder nel mondo buio, quell'affascinante voglia d'esplorare...
Parlando di grotte ed altre amenita'!
Parlando di grotte ed altre amenita'!
Parlando di grotte ed altre amenita'!
Parlando di grotte ed altre amenita'!
Ricerca, esplorazione e documentazione