Grotta Sbardi – 25 aprile 2026

Con Anna, Diana, Federico per una visita in una grotta memorabile sotto molti aspetti.

Sbardi non e’ solo il nome di una grotta, lui e’ stato un amico con cui ho condiviso esperienze, discussioni e bei momenti. In questa foto siamo in grotta insieme, lui e’ quasi nascosto dietro Giovanni, altro amico scomparso di recente. Amici, siete sempre presenti e vi ricordo con piacere. Arrivederci.

Premessa: Questa grotta e’ giustamente tutelata e l’accesso regolamentato per evitare che una frequentazione indiscriminata possa rovinare un capolavoro della natura. Questo, come detto, e’ giusto, sacrosanto. Il problema e’ dato dalle complicazioni burocratiche necessarie a ottenere il permesso per una visita. Prima di iniziare la relazione della visita in grotta voglio annotare quello che a oggi e’ necessario fare per accedere alla grotta. La storia inizia una ventina di giorni fa.

Nell’ambito di una rivisitazione delle grotte sul Soratte decido per una visita a grotta Sbardi. Le entita’ coinvolte nel processo per ottenere il permesso sono almeno 3: la Federazione Speleologica del Lazio (FSL), il comune di Sant’Oreste (con i suoi vigili) e l’ente parco che amministra la Riserva Naturale Regionale del Monte Soratte. Visto che tramite il mio gruppo sono affiliato alla FSL per prima cosa ho chiesto informazioni, in modo informale, ricevendo risposte poco “operative” tipo: “Devi sentire il parco e presentare un progetto”. Non riuscendo tramite la FSL a capire cosa fare ho iniziato a cercare altrove, presso l’ente parco e il comune di Sant’Oreste. Avuti i contatti telefonici dai rispettivi siti ho provato a chiamare trovando una quasi impossibilita’ per riuscire a parlare con qualcuno che potesse darmi indicazioni.

Intanto passavano i giorni ed ero ancora “a carissimo amico”, come si suol dire. A una decina di giorni dalla data stabilita provo a mandare una mail pec all’ente parco e in copia conoscenza al comune di Sant’Oreste. Dopo qualche giorno, il 21 di aprile, ricevo una graditissima risposta dalla funzionario dell’ente parco, la quale mi indica che, per richiedere il nullaosta alla visita alla grotta devo compilare il modello B, che gentilmente allega alla sua mail specificando pero’ che il modulo puo’ essere scaricato al seguente link.

Aperto il modello B rimango un poco interdetto, si tratta di un documento generico per l’utilizzo del territorio del parco in qualsiasi tipo di manifestazione. Dopo averlo studiato con attenzione mi decido a compilarlo nelle sole parti che ritengo pertinenti. Termino collezionando gli allegati, che seleziono con lo stesso criterio e invio il tutto con un’altra mail pec.

Il giorno 24 aprile, il giorno prima della visita, ricevo risposta. Un’altra bella notizia, ho il nullaosta alla visita! Dopo il primo attimo di euforia passiamo al problema successivo, l’ingresso della grotta e’ protetto da una robusta grata chiusa con catena e lucchetto. Chi mai avra’ la chiave del lucchetto? Con un concitato scambio di messaggi con la funzionario dell’ente parco pare si riesca a risolvere e infatti nel pomeriggio ricevo conferma che la chiave e’ stata trovata e mi vengono date le istruzioni per ritirarla l’indomani. Rimane il dubbio se la chiave sia quella giusta ma oggettivamente al momento non si puo’ fare di meglio che aspettare. Al proposito colgo l’occasione per ringraziare Francesca, la funzionario dell’ente parco per l’aiuto datomi e l’operatore Paolo che ha rintracciato la chiave.

Mentre la ricerca della chiave lato parco procedeva, per non lasciare nulla di intentato chiedo a Federico, che mi accompagnera’ alla grotta, di contattare il comune di Sant’Oreste per chiedere anche a loro la disponibilita’ della chiave. Lui si impegna a fondo in questo compito e, non ricevendo risposta alcuna dai vigili, riesce a contattare l’ufficio tecnico. Parla, mi dice, con una persona molto cortese e disponibile che a sua volta prova a contattare l’ufficio dei vigili senza successo. Anche il tecnico invia un messaggio di avviso ai vigili poi con Federico si lasciano con l’accordo che l’indomani passeremo in Comune per vedere cosa si puo’ fare. La notizia che lato parco la chiave e’ stata trovata fa perdere di mordente e interesse la visita al Comune, ma con Federico decidiamo che la faremo comunque per buona educazione.

In tutto il processo mancava un “piccolo” particolare di cui non potevamo sospettare. Dovete sapere che il parcheggio vicino all’ingresso del percorso natura, ovvero del sentiero che porta alla grotta, di domenica e nei giorni festivi e’ vietato ai non autorizzati. Noi, provvisti di nullaosta pensavamo di essere autorizzati ma cosi’ non e’. L’autorizzazione alla sosta va richiesta ai vigili…se solo si riuscisse a contattarli.

Sintesi della premessa: Tirando le somme, per ottenere il permesso per l’accesso alla grotta Sbardi si deve innanzitutto avere un valido motivo, scaricare il modello B dal sito, compilarlo e inviarlo, preferibilmente via mail pec, almeno 10 giorni lavorativi prima della data stabilita per la visita. Nella mail rammentare sempre che serve la chiave per poter accedere alla grotta. Accertarsi che la richiesta della chiave venga recepita. Se poi il giorno stabilito dovesse essere domenica o festivo, si devono contattare i vigili per avere il permesso di parcheggio. Ottenuti nullaosta e permesso siete a cavallo. Spero che queste informazioni possano essere utili per eventuali future visite.

Speranza: Spero che la FSL in un prossimo futuro concordi un processo semplificato per l’accesso alla grotta. Ottimo complemento sarebbe che avere il nullaosta comportasse automaticamente il permesso dei vigili per il parcheggio.

Per il prossimo futuro: L’armo della grotta mi sembra abbastanza minimale, esplorativo diciamo, se mi sara’ possibile organizzare un’altra uscita a grotta Sbardi la dedichero’ a rivedere e sistemare l’armo.

Ma ora passiamo a raccontare di questa bella giornata resa possibile con tanto impegno.

La mattina arrivo con almeno un’ora di anticipo rispetto ai miei amici, devo assolutamente levarmi il dubbio sulla chiave per aprire la grata d’accesso alla grotta. Arrivato a Sant’Oreste mi reco subito a ritirare la chiave poi mi dirigo senza esitazioni al parcheggio.

Lascio la macchina all’ombra, scelgo il posto migliore visto che sono le 8.30 del 25 aprile e il parcheggio e’ deserto. Di buon passo vado a imboccare il sentiero che porta alla grotta.

Passando saluto con una foto la statua a forma di mano.

Ecco l’anfiteatro, sono quasi arrivato, la chiave mi brucia in mano nell’attesa della prova che decidera’ la giornata.

Arrivo alla grata e con trepidazione infilo la chiave nel lucchetto. Entra sforzando un po’, questo gia’ non mi sembra positivo. Con cautela e speranza provo a girare la chiave e…il lucchetto si apre!

Posso tornare sui miei passi. Sono ancora ignaro del pericolo multa che corro ma, visto che ho preso un ottimo parcheggio, decido di tornare a piedi alla piazza dell’appuntamento. Strada facendo faccio foto nei dintorni.

Aspetto i miei amici gustando un pezzo di pizza alla locale pizzeria al taglio, quella che da tanti anni ci rallegra e rifocilla prima e dopo la grotta. Alle 9.30 circa, anzi forse in leggero anticipo, i miei amici arrivano. Dopo i saluti di rito li informo della lieta novella circa la chiave e poi. Ancora una breve sosta per un buon caffe’ poi salgo in macchina con loro e andiamo al famigerato parcheggio. Il primo campanello d’allarme lo manda Federico notando i cartelli di divieto che personalmente non avevo mai degnato di attenzione.

Intanto vi presento i protagonisti di questa uscita. Per prima ecco Anna, doveva venire con la sua amica Paola che pero’ sembra abbia dato la preferenza alla raccolta degli asparagi. Per rispetto della loro amicizia e per non fare confusione coi nomi io da tempo chiamo entrambe AnnaPaola, quindi anche oggi manterro’ questa sana abitudine a cui loro sono quasi rassegnate. C’e’ poi Diana, la figlia di Federico, giovane ma in gamba…anche se detesta che la si fotografi. Buon ultimo, ma non meno importante, abbiamo Federico.

Di tutto il gruppo solo io conosco la grotta…e vista la mia scarsa memoria questo vuol dire che siamo seriamente nei guai!

Iniziamo a scaricare tutto quel che serve mentre il parcheggio si anima di persone che vanno a godersi una bella passeggiata lungo il percorso natura. A un certo punto uno dei gitanti ci si avvicina per darci un’utilissima informazione…peccato solo che il tono scocciato che usa lo renda vagamente irritante. Il tizio, che ringrazio, ci avverte che oggi, essendo giorno festivo, non si puo’ parcheggiare quindi siamo passibili di multa. La cosa ci sconcerta e ci preoccupa non poco. Decidiamo di scaricare qua tutto il materiale quindi Federico ed io andremo con la mia macchina a fare visita ai vigili di Sant’Oreste presso la sede del Comune.

Nemmeno a dirlo, arrivati al Comune tutti gli uffici sono sbarrati e dei vigili nessuna traccia. Forse desiderano mantenere il profilo basso e irrintracciabile riscontrato al telefono. Ritorniamo al parcheggio con le pive nel sacco. Non rimane altro iniziare a prepararci prima di andare a portare le macchine in un posto acconcio e permesso. In pratica le lasciamo sotto alle scale che portano al Comune, la bella scarpinata di ritorno non fiacca la soddisfazione per la gita in grotta che ci aspetta. Strada facendo vedo arrivare un Land Rover dall’aspetto conosciuto. Guardo meglio, e’ Paolo, quando si gira verso di me lo saluto e lui parcheggia poco avanti. Mi fermo volentieri a fare quattro chiacchiere con lui, e’ un po’ di tempo che non ci si incontra quindi l’occasione e’ buona per aggiornarsi vicendevolmente. Mi tratterrei di piu’ ma dopo venti minuti sento la coscienza rimordere nei confronti degli altri amici che mi aspettano al parcheggio. Prendo commiato da Paolo e proseguo.

Quando raggiungo i miei amici in pochi minuti siamo pronti e partiamo portando con noi tutto il materiale per armare la grotta. Federico ha previsto come corda una bella matassa da 200 metri. Vorrebbe svoltolarla tutta e tagliarla in pezzi piu’ piccoli ma ora fa caldo, c’e’ tanta gente che passa e passeggia, rispondo che non mi pare il caso…porteremo l’intera matassa in grotta!

Arriviamo alla grotta e alla sua grata carichi come muli ma non per questo meno euforici. Ci diamo subito da fare per completare la vestizione.

Federico da’ una mano ad AnnaPaola nel sistemare gli attrezzi sul delta.

Mentre termino di vestirmi prima di sciogliermi dal caldo cedo la fotocamera a Diana che ne approfitta per un selfie spiritoso.

Federico che termina di prepararsi.

Tutti pronti? Ok, entriamo. Visto che oggi sono io “l’esperto”, prendo il coraggio a due mani ed entro in compagnia di un pesante corredo di attacchi sistemati sulla bandoliera. La fida matassa mi viene prontamente passata da Federico subito dopo la strettoia iniziale.

Mentre aspetto mi fermo a fotografare un paio di animali, un ragnetto impolverato e un giovane dolicopode.

Il primo tratto e’ un poco stretto e muoversi con la matassa al seguito non e’ molto agevole ma nulla puo’ scalfire il mio buon umore oggi.

Trovo il primo fix, metto un attacco e inizio a svolgere la matassa. Scendo qualche metro di scivolo fino al bordo del primo pozzo. Nel frattempo i miei amici hanno stabilito la sequenza di entrata, che poi manterremo per tutta la grotta, io per primo, Diana subito dopo, AnnaPaola per terza e Federico in fondo a chiudere la fila.

Al primo pozzo per il momento non trovo fix, solo al ritorno riusciro’ a trovarlo nascosto sul soffitto. Armo su naturale con un paio di cordini gentilmente passatimi da Federico.

Alla base del pozzo trovo un’ordinanza del Comune di Sant’Oreste volta a disciplinare l’accesso alla grotta, la data del documento, aprile 2005 mi aiuta a rispondere a Federico circa la data della chiusura della grotta.

Il pozzo successivo lo ricordo vagamente ma l’attacco che vedo e’ veramente pessimo, cerco di doppiarlo usando uno spit in alto a destra ma anche lui si avvita solo parzialmente.

Chiamo su per avvisare che possono calarmi la matassa. Armeggiano un paio di minuti poi eccola arrivare con tutta la sua carica di simpatia.

Sospendo l’armo per assistere la discesa di Diana, e’ molto brava ma un occhio e’ sempre meglio darlo.

Ora che Diana e arrivata proseguo con l’armo e intanto do a lei il compito di assistere AnnaPaola. Uso ugualmente i due attacchi “brutti”, si sosterranno tra loro, ma solo per un metro, dopo utilizzo un naturale con un altro paio di cordini. Inizio a scendere e trovo finalmente un fix decente con cui fare un altro frazionamento, per la felicita’ di AnnaPaola che dice di detestarli con tutta l’anima.

Il pozzo parte stretto ma si allarga quasi subito. Appena urlo la libera per prima cosa mi passano l’allegra matassa poi Diana la segue prontamente.

In pratica sono a meta’ di un pozzo, mi giro per fotografare il secondo tratto mentre cerco gli attacchi.

Ecco diana che arriva, le faccio vedere come fare un nodaccio sulla corda su cui allongiarsi e la faccio accomodare su una piccola cengia pianeggiante mentre mi appresto a proseguire.

Scendo il secondo tratto di pozzo trovando un fix abbastanza comodo per un frazionamento intermedio, proprio come piace ad AnnaPaola! Stavolta la matassa la porto direttamente con me per poter attrezzare una sosta per i miei amici mentre armo l’ultimo pozzo.

Alla base del pozzo appena sceso, come ricordavo, inizia l’ultimo pozzo, nel rilievo e’ segnato come P14, secondo me e’ sottostimato, ma non nascondo potrebbe essere una distorsione data dalla vecchiaia incombente. L’inizio del nuovo pozzo ha una conformazione completamente differente rispetto ai miei ricordi. Intanto ora di lato al pozzo parte un meandro che prima non esisteva, poi il pozzo ora parte direttamente verticale mentre prima, sempre secondo i miei ricordi, si spostava lateralmente e poi ci si calava. Ora il passaggio che ricordavo e’ ingombro di sassi ma la soluzione attuale mi sembra molto meglio della precedente.

Come avevo stabilito, appena arrivo e ripresomi dallo stupore per i cambiamenti sfrutto la matassa e il nuovo meandro per approntare un mancorrente per arrivarci dove i miei amici potranno attendere mentre armo il pozzo. Come sempre sospendo le operazioni per controllare la discesa di Diana ma poi riprendo subito. Anche se la grotta e’ calda cerco di limitare la durata delle soste per i miei amici.

Trovo un buon fix sulla parete laterale poi uso altra corda della matassa per fabbricare un anello di corda sul masso dall’altro lato. Faccio un armo a fionda che potrebbe andare bene fino a giu’. Quando siamo di nuovo tutti assieme sono pronto per scendere. Dopo il primo tratto mi accorgo di essere stato troppo ottimista, la corda andrebbe a strusciare sula roccia se continuassi a scendere cosi’. Mi guardo attorno e trovo un paio di buoni fix. Decido di usarne solo uno per fare un deviatore. Visto che di cordini non ne abbiamo piu’ Federico mi passa una catena di moschettoni che useremo per fare un deviatore “ricco”. Sistemo tutto e continuo la discesa. Rimango d’accordo con Federico che quando scendera’ lui accorcera’ il deviatore di un moschettone perche’ e’ leggermente troppo lungo, sara’ un poco piu’ scomodo da passare ma piu’ sicuro.

La sala e’ vastissima come ricordavo, la luce della mia lampada quasi non arriva a illuminare la parete dalla parte opposta. Mentre aspetto i miei amici inizio a fare qualche foto.

Ecco Diana che scende.

Dopo arriva prontamente AnnaPaola.

Volevo fare qualche foto anche a Federico che e’ rimasto sempre ultimo e fuori dalla portata della mia fotocamera ma appena sistemato il deviatore si fionda giu’ in velocita’ e faccio a tempo a inquadrarlo solo quando tocca terra.

Giunti vittoriosi e contenti alla sala della meraviglie ci concediamo uno spuntino in vece del pranzo. Visto che io ho portato nulla i miei amici mi offrono pane e mortadella e anche un pezzo di pizza. Accetto di buon grado poiche’ tutto questo movimento con la matassa mi ha messo appetito.

Terminato lo spuntino iniziamo il giro. Spiego ai miei amici la funzione del cordino bianco e nero che delimita alcune zone per proteggere le belle concrezioni che popolano questa sala. Scendiamo il primo tratto in pendenza e una freccia ci conferma che siamo sulla retta via.

Si continua a scendere ammirando lo spettacolo offerto da questa sala.

Che dire di questa meraviglia?

A ogni masso una magia nuova.

Io scatto foto sperando di riuscire a rendere lo spettacolo che vedo.

Ne faccio parecchie uguali spostando la luce o sfruttando la luce dei miei amici.

Momento di affettuosita’ tra padre e figlia che Diana sembra apprezzare particolarmente.

Tra una foto e l’altra ci spostiamo verso il basso a sinistra nella sala, nel punto in cui la sala termina per dare luogo a un laminatoio il quale a sua volta porta a un’altra sala che pero’ noi non visiteremo…anche la matassa e’ stanca e l’abbiamo lasciata riposare alla partenza dell’ultimo pozzo.

Per questa mi faccio i complimenti da solo e faccio i complimenti anche alla natura che si e’ inventata due capelli d’angelo uniti in fondo a diventare una stalattite.

Porto Federico a vedere il punto dove il laminatoio diventa stretto e scende fino all’imbocco di un breve pozzo che porta alla sala successiva.

Intanto AnnaPaola e Diana continuano ad ammirare la sala e le sue spettacolari concrezioni.

Mentre porto Federico al laminatoio continuo a fare foto a queste meraviglie anche sapendo che riusciro’ a rendere un centesimo della loro bellezza.

Foto ricordo per Federico.

…e ancora foto…

Quando torniamo indietro a raggiungere AnnaPaola e Diana, anche se a malincuore, dichiariamo terminato il nostro giro e iniziamo il ritorno al pozzo.

Iniziata la salita vedo delle belle “fette di prosciutto”, mi piacerebbe riprenderle illuminandole controluce, chiedo a Diana di avvicinarsi a queste concrezioni per farmi la luce adatta e lei prontamente parte.

Ecco le fette di prosciutto, l’illuminazione non e’ completa ma posso accontentarmi.

Tentativo di foto panoramica.

Continuiamo la salita.

Mi fermo per ammirare alcuni broccoletti dalla forma inusuale.

I miei amici nel frattempo sono gia’ arrivati alla corda.

Un saluto alla cattedrale.

E uno anche al candelabro.

Quando finalmente li raggiungo sono in paziente attesa, in pratica e’ gia’ deciso che anche al ritorno terremo la stessa disposizione dell’andata, io per primo, quindi Diana, poi AnnaPaola e ultimo Federico.

Risalgo il pozzo in maniera diversamente veloce come sempre poi urlo la libera a Diana. Nemmeno il tempo di sospirare e lei e’ gia’ su. Visto che AnnaPaola ha dichiarato di essere lenterrima in salita propongo a Diana di andare a visitare il meandro nuovo.

Appena terminata la mia proposta Diana si fionda avanti e devo arrancare velocemente per seguirla.

Il primo tratto e’ in piano ma dopo una decina di metri veniamo fermati da un pozzo. C’e’ poco da fare, la nostra esplorazione e’ terminata.

Ci fermiamo ad ammirare la roccia corrosa, probabilmente da fenomeni ipogenici.

Sentiamo urlare dal pozzo, AnnaPaola e’ arrivata su e reclama la nostra presenza. Di nuovo mi ritrovo ad arrancare dietro a Diana che sfreccia via come uno scoiattolo.

Dopo AnnaPaola sale anche Federico, nel frattempo io ho srotolato il poco che restava della matassa e semidistrutto il suo supporto. Quando Federico e’ con noi iniziamo a sistemare la corda per poterla portare indietro. Svuoto piu’ che posso il mio zaino e riempiamo gli zaini, quello di Federico e il mio, inzeppandoci la corda meglio che possiamo.

Quando Federico e’ a buon punto decidiamo che e’ il momento di partire per il pozzo successivo. Come stabilito salgo io poi Diana mi segue.

Quando Diana e’ comoda e al sicuro sale anche AnnaPaola. A questo punto la fotocamera mi comunica di essere stanca di batteria e si spegne. Da adesso in poi dovro’ limitarmi a una foto ogni tanto.

Qua siamo alla partenza del pozzo, faccio una foto a una mini-colonna spezzata in cima per chissa’ quale evento.

Riesco a fare una foto a Diana che arriva alla seconda parte del pozzo poi la fotocamera mi lascia di nuovo.

Proseguiamo la salita, al pozzo successivo la corda tende a toccare la parete non non saprei proprio come ovviare. L’uscita dal pozzo e’ difficoltosa, cerco un modo per migliorarla e finalmente trovo un fix a soffitto che all’andata non avevo notato. Modifico l’armo per utilizzarlo facilitando di molto le fatiche di Diana e AnnaPaola. Poco posso fare per quelle di Federico che avanza disarmando e trascinandosi due sacchi pesanti quanto lui.

Quando AnnaPaola e Diana sono su le invito a proseguire in autonomia strisciando fino all’uscita e loro proseguono sicuramente contente di rivedere la luce. Io aspetto Federico e cerco di aiutarlo a portare i sacchi fino all’ingresso. Mentre disfa gli ultimi nodi Federico trova lo spillo con cui viene solitamente ferato il capocorda della matassa. Gli si conficca con dolore nel palmo della mano e un paio di imprecazioni mi sembrano il minimo. Quando ho svolto la matassa entrando avevo cercato lo spillo ma non trovandolo ho pensato lo avessero gia’ tolto. Per fortuna lo ha ritrovato Federico altrimenti qualcuno si sarebbe potuto far male!

Fuori dalla grotta Federico propone di sbrogliare la corda e di tagliarla in tre pezzi da 100, 50 e 50 metri. Ora la temperatura e’ tollerabile quindi perche’ non farlo. AnnaPaola da un lato e Diana dall’altro tirano la corda fino a stenderla completamente, Federico ed io siamo addetti a sciogliere i nodi. Una volta stesa Diana raggiunge AnnaPaola, noi prendiamo la meta’ corda, la nastriamo, la tagliamo e ne bruciamo le estremita’ con l’accendino di AnnaPaola. Terminato il primo giro Federico ammatassa una corda da 100 mentre noi ripetiamo la scena di prima, Diana e AnnaPaola si raggiungono ognuna con un capo di corda e io tengo la meta’. Nastriamo, tagliamo e bruciamo lasciando poi a Federico il piacere di farne matassa.

Una volta terminato le corde entrano agevolmente nello zaino e possiamo portare tutto al parcheggio.

Federico ed io andiamo a recuperare le auto, io mi attardo per passare a riconsegnare la chiave e quando arrivo al parcheggio trovo Federico che termina di parlare con uno dei vigili di Sant’Oreste che voleva fargli la multa! Avrei voluto fermarlo per chiedergli dove fosse stamane quando lo cercavamo e cosa ne avessero fatto di tutte le mail, nostre e dell’ufficio tecnico, che avvertivano saremmo passati. Pero’ l’idea di terminare una bella giornata con una discussione coi vigili di Sant’Oreste non mi sorride quindi lascio correre, andra’ meglio le prossime volte.

Sistemato tutto nelle macchine torniamo alla piazza del paese, parcheggiamo alla meno peggio e andiamo a prenderci un bel pezzo di pizza al taglio con qualcosa di fresco da bere. L’ottima conclusione di una bella giornata. Alla prossima.

Avatar di Sconosciuto

About fato63

Pratico la speleologia da qualche anno ormai. Mi sono finalmente deciso a tenere un diario delle uscite. Approfitto del blog per renderlo consultabile e commentabile.
Questa voce è stata pubblicata in Uncategorized. Contrassegna il permalink.

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.