7° corso GSS

VII° Corso di Speleologia del Gruppo Speleologico Sabino

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Come al solito un caloroso augurio di buon divertimento a tutti coloro che parteciperanno a questa entusiasmante esperienza!!!

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Grottone di Calvi – palestra del 18/05/2013

Uscita in palestra al grottone di Calvi con Andrea e Simone.DSCF2214

Indubbiamente e’ stata una bella giornata! Ci siamo incontrati da Roby Bar a Montebuono. Prima di arrivare all’appuntamento sono passato a Magliano dove ho prelevato il materiale dalla sede del gruppo. Al bar una rapida ma saporita colazione, un saluto alla moglie e poi via. Andiamo con la macchina di Roby, e’ un capiente fuoristrada e contiene senza problemi il nostro voluminoso bagaglio.
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Per prima cosa un paio di foto commemorative e poi tutti al lavoro!

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Simone si arrampica per andare ad armare ed io lo seguo.

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Andrea per non restare inoperoso prende la sua corda e si arrampica per attaccarla ad un ancoraggio in parete a circa 4 metri di altezza.

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Ancora qualche secondo per qualche foto!

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Iniziamo a giocare…Organizziamo un passaggio da un lato all’altro del grottone. La corda forma una “V” con un angolo molto ampio e non e’ semplice fare la traversata.

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Andrea e Simone si cimentano con la “V della morte” ma alla fine la sconfiggono!

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Seguono poi un po’ di esercizi “classici”, inversione di marcia, passaggio del nodo ed altri giochi simili, tanto per riprendere confidenza con la attrezzatura dopo un lungo e freddo inverno!

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Tra un cimento e l’altro ci prendiamo anche qualche minuto per distruggere dei gustosi panini e tavolozze di pizza ripiene e poi, rifocillati, ci dedichiamo nuovamente alle corde. E’ oramai pomeriggio inoltrato quando decidiamo di aver fatto abbastanza e iniziamo a recuperare le corde.
Simone e’ scelto come volontario per disarmare! Lasciamo una corda fissa per facilitare le operazioni di armo la prossima volta, a giugno verremo con il corso.

Come dicevo, una bella giornata! Vi saluto con le ultime 2 foto, che c’entrano poco pero’ mi piacciono! Alla prossima

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Cavoni – uscita del 11/05/2013

Riscoperta del cavone “der pintus” con Cristian, Vincenzo, Fabrizio, Francesca ed io.

A dire la verita’ non avevo progettato alcunche’ per il fine settimana. Mi chiama (o meglio, mi “messaggia”) Cristian proponendomi di andare a Carpineto a ritrovare il cavone piu’ in alto, quello che lui chiama “Cavone I°” o “Cavone del triangolo rettangolo” ed io in maniera piu’ casareccia “Cavone der Pintus”. Ci avevamo gia’ provato questo inverno, il ghiaccio ci aveva fatto desistere, ma questo mi pare di avervelo gia’ raccontato. Ma ritorniamo un poco al passato cosi’ vi racconto perche’ lo chiamo il “cavone der Pintus”. Il “signore anziano nonno Pintus” ancora il secolo scorso aveva deciso di approfondirne la conoscenza e aveva trascinato tutti gli amici su per l’erta che porta al cavone. Dopo una simile esperienza  gli amici diventavano molto meno amici e rinunciavano volentieri a frequentare oltre l’accoppiata Pintus-Cavone. Ad un certo punto entro in scena anche io. Nonno Pintus (allora era solo un giovine ed aitante “signore anziano”) mi porta a conoscere il cavone. Mi piace! Ne divento un assiduo frequentatore, prima insieme al Pintus e a qualche raro sventurato e poi anche da solo. Insieme ne allarghiamo la frattura orizzontale sulla sinistra e poi la strettissima buca da lettere che scende verso il basso. Facciamo molto lavoro ma ad ogni ostacolo oltrepassato ne troviamo uno nuovo. Praticamente troviamo una strettoia ingombra di sassi, la sgombriamo, scendiamo qualche metro e poi ci ritroviamo nella medesima situazione. La versione speleo della “storia infinita”! Comunque dopo tanto lavorare lasciamo stare il cavone per un lungo periodo, forse nonno Pintus e’ andato ancora alcune volte ma io sicuramente no. Arriviamo cosi’ ai giorni nostri dove inizia questo resoconto. Con Cristian abbiamo appuntamento al bar “fico” vicino a Ikea alle 7.30. Non so chi altri verra’ con noi ma non mi importa, comunque sono sicuro che mi divertiro’ e questa e’ l’unica cosa che conta! Arrivo al bar alle 7.15, sono con Luna, la cagnolina di casa, anche a lei piacciono le passeggiate in montagna. Cristian ha mandato un messaggio dicendo che ritarda qualche minuto, decido di consumare l’attesa con una colazione e la solita sistemazione del caos di attrezzatura che ho in macchina. Al bar, ai tavolini di fuori vedo seduta una coppia. Lui mi sembra una faccia conosciuta, non mi faccio avanti per evitare le mie solite figuracce ma passando sfodero un sorrisone verso di loro che pero’ non viene corrisposto con un “ma guarda un po’ chi si rivede” e quindi tiro dritto dentro al bar per la prima colazione. Quando ne esco recupero Luna dal palo dove l’avevo legata ed insieme andiamo alla macchina dove, con fatica, compongo lo zaino. Chiudo la macchina e porto Luna a passeggio nel prato antistante il parcheggio. La vegetazione e’ rigogliosa in questo periodo, mi arriva ai fianchi ma Luna vi si tuffa con gioia ed entusiasmo odorando e ciancicando erba a tutto spiano. Sono quasi le 8. Di Cristian nemmeno l’ombra, alla faccia di “qualche minuto”! Lo chiamo, sento che e’ in macchina, conta di arrivare tra 5 minuti. Eccolo finalmente! Quando arriva al bar ho la conferma, i ragazzi seduti al tavolino sono con noi. Cristian ci presenta, sono Francesca e Fabrizio. Fabrizio mi sembra di averlo gia’ incontrato ma lui non si ricorda di me. Vabbe’, se ne ricordera’ la prossima volta! Andiamo per la seconda colazione, offre Cristian per farsi perdonare. Dobbiamo aspettare ancora un amico di Cristian, Vincenzo ma pare debba ancora uscire di casa. Per telefono Cristian gli da’ appuntamento direttamente a Carpineto, al parcheggio di “acqua Mezzavalle”. Non riusciamo a compattarci con le auto perche’ per la sera abbiamo tutti programmi differenti. Faccio montare Luna in macchina e partiamo. All’uscita dell’autostrada a Colleferro mi accorgo che Cristian e’ dietro di me. Per la strada si ferma a fare benzina, mi accosto per aspettarlo ma l’angoletto che ho scelto e’ il piu’ trafficato del mondo e quindi riparto prima che qualche camion in manovra mi speroni. Vado pianino e mi ribecco con Cristian sulla strada carpinetana. Accelero un po’, ho voglia di iniziare la nostra camminata! Facciamo una sosta in paese per fare un po’ di spesa e poi saliamo verso pian della faggeta e quindi al parcheggio di acqua Mezzavalle.
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Quando noialtri siamo pronti per partire di Vincenzo non si vede ancora neanche l’ombra. Costringiamo Cristian a chiamarlo per sapere quanto dovremo ancora aspettare. Per fortuna e’ vicino, ancora pochi minuti. Sono un poco innervosito dalle attese e per placarmi metto mano a quello che doveva essere il mio pranzo. Divoro con gusto 2 dei 3 pezzi di pizza con mortazza. Uno almeno riesco a salvarlo per il pranzo! Finalmente Vincenzo arriva e ci stupisce favorevolmente quando si presenta gia’ pronto a partire. Gli ammolliamo un po’ di peso aggiuntivo (batteria e trapano) e via! Luna sfreccia felice per il prato iniziando il suo solito andirivieni di corsa mentre noi arranchiamo lentamente su per la salita. Dopo il primo tratto di erta intercettiamo il sentiero ed iniziamo a seguirlo. Cristian annuncia che ci vuol far vedere dei buchi e nel contempo farci evitare la “pittata” come lui chiama la pietraia infame che caratterizza il tratto finale di salita (40 minuti di sana agonia che tanti amici ha fatto perdere al Pintus!). Come stabilito, ad un certo punto deviamo dal sentiero principale ed iniziamo a seguire dei segni rossi a vernice fatti sui sassi, e’  il nuovo sentiero che sta tracciando Vincenzone (vecchia gloria della speleologia locale e sempre molto attivo, ha da poco festeggiato i suoi primi 40 anni di attivita’). Probabilmente deve ancora finire il lavoro perche’ ad un certo punto perdiamo di vista i segni rossi e continuiamo a casaccio. Perdiamo cosi’ la visita al primo buco perche’ Cristian non ne ha preso il punto con il fido GPS. Proseguiamo per gli altri. Il primo che incontriamo con l’aiuto del GPS e’ uno dei famigerati cavoni, poi facciamo una sosta poco piu’ in su ad un buco “senza nome” (ma Gianni il nome lo conosce sicuramente!)  che aspira e quindi al “Cavone della Mezzaluna”.
005CavoneMezzaluna 010CavoneMezzaluna

Riprendiamo fiato e poi via per l’ultimo tratto fino alla nostra destinazione, il “Cavone del triangolo rettangolo” (ma si chiamera’ proprio cosi’?). Stavo cercandolo ma lo avevo sorpassato, Cristian ed il fidato GPS mi riportano sulla retta via.
015AlCavone 020AlCavone 025AlCavone
Lo raggiungo e sbatto a terra lo zaino spargendo il materiale tutto attorno. Come prima cosa una bella bevuta per Luna e poi per me. Poi prendo attacchi e corda ed armo il pozzetto d’ingresso. Gli spit sono “anzianotti” e ben arrugginiti pero’ uno si puo’ salvare. Utilizzo il vicino albero per la partenza, finisco di sistemare la corda e poi mi preparo.
045IngressoCavone
Nel frattempo sono arrivati tutti, Fabrizio e Francesca si cercano un angolino comodo poiche’ non entreranno in grotta. Cristian e Vincenzo si preparano a seguirmi. Mi calo per il pozzetto e mi faccio da parte per aspettarli. Per il momento scende solo Cristian, Vincenzo si attarda un po’ nei preparativi. Mentre inizio a descrivere la grotta a Cristian gli dico anche di lasciare qui l’attrezzatura, tanto la grotta non e’ armata e comunque noi non abbiamo altre corde. Davanti a noi abbiamo lo scivolo di fango ricoperto di foglie lungo un paio di metri che porta alla prima strettoia orizzontale. La strettoia in questione e’ sulla sinistra ed e’ stato il primo dei molti lavori di allargamento che ha subito la grotta. Sulla destra c’e’ un ambiente ma e’ chiuso da un diaframma di roccia. Passata la strettoia si arriva in un piccolo ambiente dove inizia la parte verticale della grotta. Inizialmente era una strettissima buca da lettere, larga non piu’ di 4 dita. Ancora ricordo bene che allargarla lavorando a testa in giu’ non e’ stato un gran divertimento! Quando ci arrivo trovo 2 sorprese, il buco e’ piu’ comodo di quanto ricordassi ed in piu’ e’ armato! Ma allora il cavone in questi ultimi 10 anni non e’ rimasto abbandonato a se stesso! Qualcuno ci ha lavorato! E le sorprese non finiscono qui. Non ho idea di chi possa essere ma sono contento che qualcuno abbia avuto la pazienza di venire fin quassu’ a lavorare! Chissa’ che questa relazione possa servire anche a scoprire l’autore del bel lavoro fatto. Magari e’ il Pintus stesso e non me lo ricordo?!? Ma torniamo alla grotta. Scesi i primi metri mostro a Cristian la saletta laterale, anche qui e’ stato fatto del lavoro e trovo un piede di porco ben arruginito a testimoniarlo. Continuiamo a scendere, c’e’ un’altra corda su armo naturale che arriva dove l’ultima volta che c’ero stato avevo lasciato l’ennesimo punto da allargare. Questo costituiva, allora,  il fondo della grotta. E’ stato allargato! La grotta, come naturalmente mi aspettavo continua a scendere. La corda nell’ultimo pozzetto non c’e’ ma e’ abbastanza stretto da poterlo affrontare anche senza; disarrampicando, come dice Cristian!  Sul fondo, una decina di metri piu’ in basso, c’e’ ancora un punto da allargare. Il passaggio e’ ostruito da un sassone piatto di buone dimensioni. Sembra solo appoggiato ma ha un peso immane, almeno per le mie forze. Anche aiutandomi con un piede non riesco a sollevarlo. Decidiamo di romperlo. Dobbiamo pero’ andare fuori a prendere il necessario. Visto che e’ anche ora di pranzo torniamo indietro per unire l’utile al dilettevole! Quando arriviamo allo scivolo di fango sentiamo Vincenzo, ci dice di averci chiamato a lungo ma senza risposta, in effetti nulla avevamo sentito. Non conoscendo la grotta si e’ rassegnato ad aspettare. Gli diciamo succintamente cosa contiamo di fare. Lui vuole scendere e aspettiamo che lo faccia. Gli descriviamo brevemente la grotta e rimaniamo d’accordo che, mentre noi andiamo a pranzo ed a preparare il necessario, Vincenzo smazzettera’ il diaframma per accedere all’ambientino subito a destra alla fine dello scivolo.Per quanto riguarda il pranzo, Vincenzo aveva annunciato di avere con se ben 4 salsicce, Cristian in paese ha comperato 2 scamorze, possiamo organizzare una festa!
Fabrizio e Francesca per riscaldarsi e in previsione delle libagioni hanno acceso un fuocherello e sono pronti a cuocere il tutto. Fornisco il mio contributo contornando il fuoco con alcuni sassi, sarei stato un ottimo boy-scout se mai mi fossi cimentato!
Mentre loro si adoprano ancora negli ultimi preparativi, Cristian ed io ci dedichiamo alla preparazione del materiale necessario per proseguire i lavori in grotta. Ad un certo punto noto che Luna si e’ allontanata, la chiamo. Stavolta non torna, come al solito. Inizio a preoccuparmi, continuo a chiamarla. Francesca mi da una mano a cercarla, la troviamo ferma immobile a qualche decina di metri da noi.
030LunaInContemplazione
Ai miei richiami non si volta nemmeno, Mi chiedo chissa’ cosa impegna cosi’ la sua attenzione ma sono troppo incavolato perche’ non ha risposto ai richiami. La vado a prendere e la trascino in malo modo al nostro accampamento dove la lego ad un albero.
035LunaInPunizione
Mi sento la persona piu’ crudele del mondo per averla trattata male e per il tenerla legata ma non posso nemmeno pensare alla eventualita’ che si possa perdere nel bosco. Sistemata Luna riprendo ad aiutare Cristian nella sistemazione del materiale mentre oramai il fuoco e’ pronto. Vincenzo nel frattempo e’ uscito anche lui e lo coinvolgiamo subito nella preparazione del festino.
Insieme a Fabrizio selezionano una pietra piatta che poi pongono sulle braci. Sara’ la nostra griglia. Quando la pietra e’ calda mettiamo a cuocere salsicce e scamorze ed inganniamo il tempo parlando della grotta e di quello che bisogna fare. Decidiamo che andremo a vedere per prima cosa l’ambiente a destra alla fine dello scivolo di fango
e poi che smonteremo la corda del primo pozzetto che abbiamo trovato armato per spostarla all’ultimo pozzo che e’ piu’ complesso da scendere.
Nel frattempo le scamorze si sono ben sciolte e le salsicce sono praticamente pronte, iniziamo il banchetto!
Non abbiamo pane, Francesca, gentilissima, ci offre i suoi cracker al riso, ma sinceramente non danno il meglio di se come accompagnamento della scamorza con salsiccia. Mi ricordo che ho ancora un pezzetto di pizza con la mortazza che avevo comperato per pranzo. Ne uso un pezzo per avvolgervi la salsiccia scamorzata.
Ora si che va bene! Per farmi perdonare da Luna le offro un po’ di salsiccia e di mortadella, accetta ma continua a tenermi il muso per averla maltrattata.
Terminato il lauto pasto (grazie Vincenzo! Grazie Cristian!) rientriamo in grotta. Constatiamo subito che Vincenzo ha fatto un buon lavoro sul diaframma di roccia.
Riesco a passare quasi senza sforzo e mi ritrovo nella piccola sala. Faccio un poco d’ordine spostando di lato i sassi che danno piu’ fastidio. Si sente aria arrivare alla mia destra (guardando verso il punto da cui sono entrato).
Mi giro verso quel punto, l’aria potrebbe venire da un buco in basso a sinistra o da una frattura ingombra di sassi di crollo davanti a me. Inizio a scavare davanti a me perche’, a mio avviso, il buco in basso a sinistra comunica con la saletta subito sotto.
Anzi, per escludere arrivi d’aria da li’, copro il buco con la terra che tiro fuori dalla frattura.
Cristian non ce la fa a resistere e si infila anche lui nella piccola sala. Siamo strettini ma ci stiamo. Diciamo a Vincenzo di scendere nella saletta sotto per vedere se ci sono punti di contatto tra la saletta dove siamo noi e quella sottostante. Cristian inizia a liberare la frattura dai sassi e se ne prende un paio sulle mani, per fortuna senza gravi conseguenze. Vincenzo ci chiama dalla saletta sotto ma la sua voce sembra arrivare da tutta altra direzione. Forse la mia impressione che le 2 salette siano comunicanti e’ sbagliata, ci sara’ da approfondire. Ma sara’ per un’altra volta. Mentre usciamo dalla saletta Vincenzo ci raggiunge.
Iniziamo a spostarci verso il fondo per fare il lavoro che ci siamo prefissi.
Parte prima Cristian e disarma la corda al primo pozzetto. Poi passa Vincenzo e lo seguo io buon ultimo.
Alla saletta scavalco Vincenzo per andare ad armare la corda sull’ultimo pozzo.
Utilizziamo la seconda corda fino a che ce n’e’ e dove il pozzo restringe mettiamo un deviatore.
C’e’ un “piccolo” problema con il fix, battendo per inserirlo nel foro si rovina la filettatura, il dado si blocca ed il fix inizia a girare nel foro. Cristian lancia imprecazioni perche’ cosi’ ha perso una piastrina. L’attacco, anche se il fix non ha tirato, sembra reggere e puo’ funzionare ugualmente come deviatore. Lo utilizzo comunque. Scendo piu’ in basso, unisco le 2 corde, faccio un armo su naturale e continuo a scendere.
Cristian mi segue. Prima che scenda Vincenzo decido che l’armo naturale che ho utilizzato e’ troppo risicato per essere sicuro e quindi risalgo per mettere un fix. Questa volta faccio attenzione a pulire bene il foro e quando inserisco il fix lo faccio martellandolo senza dado. Dado e piastrina mi cadono di mano! Per fortuna Cristian, sotto di me, ritrova tutto. Finisco di martellare il fix.  Fatico un po’ ad impanarlo ma poi prende bene. Stavolta e’ andata!
Dopo questo intervento, scendiamo tutti e, con pochi minuti di lavoro, frantumiamo il sassone che ostruiva il passaggio. Cristian si infila subito nel pertigio che si e’ aperto.
Inizia a spostare sassi come un forsennato, ogni tanto ne tira giu’ uno, i rumori che produce sono confortanti sembra che sotto di noi ci sia un altro ambiente con un pozzo di circa 20 metri. Contribuisco come posso alla sua opera di pulizia ma obbiettivamente in quel posto in 3 siamo troppi. Quando inizia ad utilizzare il trapano per rompere i sassi che ostruiscono il passaggio decido di lasciare il passo a Vincenzo e annuncio ad i miei amici che mi ritiro per andare a vedere come sta Luna. Risalgo piano piano facendo attenzione a tirare meno sassi possibile agli esploratori sotto di me. Mi fermo per una visita alla saletta laterale. Anche qua ci sono vistosi segni del gran lavoro fatto. L’accesso alla saletta successiva che avevo lasciato stretto mi sembra essere rimasto stretto. Affacciandomi vedo pero’ che qualcuno e’ passato dall’altra parte e ha lavorato aprendo un passaggio in basso a sinistra.
Provo ad infilarmi, e’ troppo stretto per me, come minimo dovrei togliermi l’imbrago e non ne ho voglia. Qualcuno piu’ smilzo di me vedra’ se vale la pena! E’ stato fatto del lavoro anche entrando sulla sinistra ma anche li’ non mi sembra di vedere cose eclatanti. Per terra vicino all’ingresso della saletta dove sono c’e’ una piccola buatta, simile a quelle dove si metteva il carburo. A tastoni cerco di capire cosa ci sia dentro ma non riesco a capirlo. La apro e…mi ritrovo i guanti fradici di acqua rugginosa! Guardo dentro e trovo dei cilindretti metallici ridotti ad un grumo di ruggine. Faccio scolare l’acqua, rimetto tutto dentro e richiudo. Non credo che quei cosi possano ancora servire a
qualcosa pero’ sposto la buatta dentro la saletta in un punto dove credo non circoli acqua. Dopo il sopralluogo alla saletta riprendo a salire, sento i miei amici lavorare di brutto ma non credo ne avranno per molto, la prima delle 2 batterie l’ho consumata io, la seconda ancora sembra andare ma non credo durera’ tantissimo.
Alla base del pozzetto iniziale recupero la maniglia e risalgo. Sono fuori, Luna e’ sempre li’ e mi guarda in cagnesco!
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Fabrizio e Francesca sono vicini al fuoco. La giornata e’ ora bella, il cielo si e’ completamente rasserenato ma a stare fermi si sente un freddo notevole. Mentre aspettiamo gli esploratori preparo la pappa per Luna. Come al solito divora il tonno e disdegna i croccantini. E’ proprio offesa! ogni volta che mi avvicino lei si gira e si allontana, ci provo un paio di volte poi la lascio in pace. Passiamo il tempo a chiacchierare del piu’ e del meno ma ad un certo punto, nonostante il tepore delle braci inizio a sentire freddo seriamente. Il sole sta calando oltre la cima dei monti di fronte a noi e la temperatura sta’ scendendo rapidamente. Indugiamo ancora un paio di volte nella speranza che i nostri amici in esplorazione spuntino fuori ma poi il freddo vince e decidiamo di abbandonarli. Prendo con me il pochissimo materiale che e’ rimasto fuori dalla grotta per non lasciare tutto il carico a loro e poi partiamo. Arriviamo alla cresta, vorrei scendere a destra per arrivare a fondo valle dove si apre la piana per poi scendere lungo il sentiero. Ho appena iniziato a spostarmi quando dalla nostra destra un nuvolone basso arriva a coprire tutta la valle dove volevo arrivare. Deviamo decisamente a sinistra per non rimanerci dentro. Scendiamo in diagonale lungo la pietraia fino a raggiungere il sentiero e poi proseguiamo chiacchierando di cose speleo.

Arriviamo alle macchine che si sta facendo buio. Mi cambio in fretta perche’ i vestiti bagnati di sudore e l’aria fredda non vanno d’accordo con il mio mal di schiena! Sono quasi pronto quando ecco spuntare dal buio una figura polverosa, e’ Vincenzo! Ma allora sono usciti non appena siamo partiti, succede sempre cosi’! Come si dice, e’ tutto bene quel che finisce bene! E ora non rimane altro che la cena che e’ sempre e comunque bene! Fabrizio e Francesca ci lasciano, noi altri raggiungeremo alla Sbirra degli amici del gruppo Speleologi Romani con il quale Cristian deve andare in grotta domani.

Qui, come di consueto, vi saluto dandovi appuntamento alla prossima uscita, aggiungo solo parte della relazione di Cristian che riguarda la giornata perche’ mi piace il suo stile, conciso e dinamico: Sabato insieme a Fabrizio Toso (GSS), Fabrizio Paoloni e Francesca (Shaka Zulu Club Subiaco) e Vincenzo Bello sono stato al Cavone I (o del triangolo rettangolo che dir si voglia). Abbiamo ispezionato una saletta a 7 metri di profondità come da indicazioni di G. Pintus ma non abbiamo trovato prosecuzioni rilevanti. Ciò che invece ha catturato decisamente la nostra attenzione è il fondo della grotta (a circa una trentina di metri di profondità dall’ingresso) dove con Bibbo e Vincenzo abbiamo rotto un paio di massi e quindi siamo entrati in un piccolo ambientino un po’ stretto ma che ci ha dato la possibilità di decretare fattibile l’opera di disostruzione poichè incentivata dalla presenza di una verticale di una ventina di metri inesplorata. C’è un po’ di lavoro di scasso da fare ma SI PUO’ FARE visto che inoltre la circolazione d’aria è invitante: il cavone è impostato su frattura (è giovane) quindi è contraddistinto dalla presenza di massi di crollo che sembrano essere sempre lì in bilico a caderti addosso…nulla di preoccupante ma bisogna concedergli la dovuta attenzione nella progressione. Si spera che scendendo ulteriormente, il Caprea ci consenta di entrare nelle sue ampie cavità.

Ora siamo proprio alla fine! Un saluto da Bibbo!

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Pretaro – uscita del 04/05/2013

Supporto esterno per la ricerca del secondo ingresso alla grotta del pretaro con Simona, Augusto, Fabrizio (“il radiologo”), Andrea, ed io. Con la partecipazione di Tullio e Simone

Questa volta sono rimasto fuori ad osservare “il radiologo” all’opera mentre Simona, Augusto ed Andrea erano in grotta. Prima di entrare i nostri segnano 5 punti dove poi noi batteremo con la mazzetta per avere delle corrispondenze “sonore” da dentro. Possiamo comunicare agevolmente tra dentro e fuori grazie al sistema messo a punto dal “radiologo” ed il cavo appositamente steso tempo fa. Loro da dentro migliorano il rilievo con il distox e lo ampliano arrivando fino a subito dopo la strettoia a chiocciola. Poi si posizionano in vari punti “chiave” vicini ai punti segnati in superficie e poi ci fanno segno di martellare il punto prescelto. Il punto “1” lascia i nostri senza parole, sembra che noi si stia martellando ad un passo da loro, il punto “5” (il “buco” di Paolo) e’ quasi alla sala Utec, il punto “4” non da’ particolari emozioni, gli altri non hanno lasciato tracce nella mia memoria! Verso le 15.00 arriva anche Tullio e a breve ci raggiunge Simone. Esce dalla grotta Augusto e poi anche Andrea. Naturalmente, per cavalleria, abbiamo lasciato Simona per ultima!  I nostri eroi si cambiano e andiamo tutti a prendere qualcosa da bere la Roby Bar dove in un allegro consesso commentiamo la giornata e progettiamo le prossime. In attesa di qualche integrazione da parte dei miei amici e protagonisti della uscita lascio la parola ad alcune foto. Un saluto, per ora!!!IMG_1436 IMG_1435 IMG_1434 IMG_1433 IMG_1432 IMG_1431

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Gasperone – uscita del 03/05/2013

Esplorazione di una possibile prosecuzione lato ramo dei Russi con Daniele.

Siamo di nuovo a far visita a Gasperone! Appuntamento con Daniele alle 9.00 a S. Oreste. Una rapida colazione e poi via. Al parcheggio ci prepariamo ma senza portare molto, vogliamo muoverci “leggeri”. Quando arriviamo all’ingresso sono gia’ sudatissimo, stendo la maglietta “da viaggio” e infilo quella da grotta. Pronti? Via! La prima sosta e’ alla prima ex-strettoia, con la mazzetta di Daniele la allarghiamo quel che basta per far passare la gamba e rendere il passaggio piu’ agevole. La seconda sosta e’ prima della strettoia pirica dove Daniele lascia lo zaino. Io il mio lo tengo, oramai senza mi sento nudo! Prendo con me il suo panino e lo scalpello che si stava rovinando di noia e di ruggine li’ alla strettoia. In fondo alla strettoia pirica, prima dell’inizio del ramo dei russi mi danno l’anima a cercare una frattura che avevo visto la volta precedente. E’ inutile, non la ritrovo! Alla fine rimando la sua ricerca alla prossima volta e continuiamo la scesa del ramo dei russi. Come sempre osserviamo e commentiamo i vari punti che ci sembrano interessanti progettando anche per loro una uscita di “approfondimento”. Arriviamo al punto che vogliamo esplorare, ci togliamo l’attrezzatura e Daniele tenta il passaggio. Nulla da fare, troppo stretto. Smazzettiamo come forsennati per un po’, Daniele si toglie anche l’imbrago e ritenta…Stavolta passa! Mentre lui esplora la situazione io continuo a smazzettare la strettoia. Daniele mi aggiorna, La frattura sembra proseguire in orizzontale ma e’ stretta, “Clarice ci passa”, mi dice. In verticale sembra praticabile. Nel frattempo ho “levigato” un bel po’ lo spuntone che dava fastidio alle costole. Provo la strettoia un paio di volte, ora passo con il torace, mi blocco solo perche’ ho l’imbrago, Daniele dovrebbe ripassare quella parte della strettoia senza problemi. Quando torna indietro gli passo la mazzetta e lui rompe con soddisfazione la punta di una stalagmite che lo aveva costretto ad una contorsione scomodissima al passaggio dell’andata. Rotta quella, la strettoia e’ molto piu’ “umana” ma ancora lontanissima dall’essere “forconabile”. Decidiamo che per la giornata puo’ bastare e che il posto merita un’altra visita piu’ in la’. Ci rivestiamo, lascio lo scalpello li’ in bella vista per la prossima volta, recuperiamo la corda e continuiamo a scendere fino alla congiunzione. Risaliamo fino alla piccola cengia per fermarci a fare pranzo. Mi sposto lateralmente dove c’e’ una rientranza dove sistemarsi per un comodo pasto. Rimango molto sorpreso quando vi entro perche’ il soffitto e’ costellato di “zanzaroni” (non ne conosco il nome ma somigliano veramente a zanzare giganti, per fortuna pero’ sono innocue, almeno sembra!)! E’ strano, qui siamo almeno a -150 metri, di solito non si trovano insetti di questo tipo cosi’ in profondita’, dovro’ ricordarmi di chiedere lumi a qualcuno piu’ esperto di me nel campo. Per farvi capire di quale “bestia” parlo ecco una sua foto (che ho preso altrove)zanzarona

Durante il frugale pasto con Daniele commentiamo l’esplorazione fatta e la strana scoperta dei zanzaroni, gia’ con la fantasia a pensare ad un ingresso “basso” apertosi da poco!!! Continuiamo la risalita, una breve sosta alla sala d’attesa sauro (devo proprio chiedere a Paolo perche’ l’ha voluta chiamare cosi’, io proprio non lo ricordo!) e poi l’ultima salitona prima della strettoia pirica. Inizio la strettoia pero’ a meta’ mi fermo e aspetto Daniele. Quando lo sento armeggiare all’arrivo del pozzo gli lancio un urlo e continuo. Oramai la strettoia pirica mi e’ familiare, non mi sembra piu’ nemmeno una strettoia! Aspettando Daniele sistemo un po’ intorno, ci sono bottiglie di plastica vuote, le accartoccio e le prendo con me, la bottiglia di vino con cui abbiamo festeggiato il passaggio della strettoia pirica la sistemo affinche’ non si rompa. Insomma sistemo un poco. Lascio 2 bottiglie d’acqua quasi piene, una portata oggi e l’altra la volta scorsa. La prossima volta potrei evitare di portare acqua! Arriva Daniele, io riparto. Passo la ex-strettoia, perche’ sia perfetta manca uno scalino per salire quei 20 o 30 centimetri che rendono facile il passaggio. Ovvio tirandomi su di peso e passo. Quando arriva Daniele gli comunico il mio pensiero sulla ex-strettoia. Concorda pienamente con me, ma non credo che lo scalino lo faremo mai! Siamo fuori, c’e’ ancora il sole, bello! Ci cambiamo con calma assaporando il caldo che ci accarezza la schiena. Si ok, ma ora non esageriamo! che caldo! Sai che sudata a salire?!? Via, per la passeggiata finale! Arrivo alla macchina che sono un bagno di sudore, lo dimostro a Daniele strizzando dai panni una “mezza litrata” di liquido! Ci cambiamo, sistemiamo i nostri bagagli e partiamo verso casa salutando il Soratte. Anche questa volta lui e Gasperone sono stati cosi’ gentili da ospitarci e lasciarci giocare agli esploratori. Sentite grazie e alla prossima!

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Fatiglio – uscita del 01/05/2013

Nuova sessione di scavo al Fatiglio con Netta,Daniela, Cristina, Paola, Roberto (Bobbo), Fabio, Stefano, Cristian ed io.

Oramai e’ una classica! Non sto’ a descriverla nuovamente! Lascio spazio alle foto!!! Per facilitarvi la “lettura” le ho messe in ordine cronologico:

001Park 002Park 003Park 010salita 011salita 012salita 013salita 014salita 015salita 020fatiglio 021fatiglio 022fatiglio 023fatiglio 024fatiglio 031pranzo 032Pranzo 041ritorno 043ritorno 044ritorno 045ritorno 046ritorno

Unica variante, questa volta non abbiamo concluso la serata al ristorante, anche perche’ a pranzo abbiamo mangiato il possibile e oltre!!! Spero vi piaccia come e’ piaciuto a noi, ciao Bibbo!!!

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Fatiglio – uscita del 25/04/2013

Uscita sul Malaina, sopra Supino per scavare il buco trovato  la volta scorsa. In compagnia di Netta, Gaia, Luisa (Lucia), Paola, Daniela, Marco, Fabio, Stefano (STEO), Andrea, Roberto (Bobbo) ed io.

Il gruppone:
DSCF2170Bobbo e Daniela:
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Andiamo di nuovo a Supino, sul Malaina, ma stavolta abbiamo un obbiettivo preciso. Il buco trovato la volta scorsa a cui abbiamo anche dato un nome. Il nome che abbiamo imposto al buco (neonata grotta nei nostri sogni!) e’ “Fatiglio” perche’ si apre tra la grotta del Fato e quella del Pratiglio. Il fatiglio Ancora e’ troppo piccolo per darci soddisfazioni, ma crescendo abbiamo speranze per lui!!! Appuntamento alle 8.00 al bar “fico” dietro l’ikea sulla Anagnina. Arrivo alle 7.30 accompagnato da Luna, la cagnolina di casa. Mentre la faccio passeggiare nel prato antistante il bar arriva Netta e poi buona parte del gruppo. Andiamo a fare colazione. Mentre sono intento a cappuccinare il cornetto vedo un ragazzo occhieggiare fuori del bar, sembra cercare qualcuno. Quando esco chiedo se per caso e’ Bobbo. Si, e’ lui! Finalmente dopo tante e-mail ci conosciamo! E’ accompagnato da Daniela, mi presento anche con lei e poi mi giro per presentarli anche agli altri, ma e’ quasi inutile. L’unico che non li conosceva ero io! All’appello mancano solo STEO ed Andrea. Componiamo le macchine, Netta e Gaia vengono con me. La macchina e’ piena come un uovo e Luna riesce a malapena a ritagliarsi un angoletto dove acciambellarsi. STEO ed Andrea sono ancora di la’ da venire. Tramite sms diamo loro appuntamento a Ferentino, fuori dall’autostrada. A proposito di STEO (perche’ lo scrivo maiuscolo? Perche’ lui nelle e-mail si firma cosi’ e mi sembrava brutto non fare la stessa cosa!) , Luisa ci racconta che scrivendole per avere i dettagli dell’appuntamento l’ha chiamata per un paio di volte Lucia. Da li’ e’ partito il tormentone sulla doppia personalita’ di Luisa/Lucia (una rivisitazione spelea di Dr. Jekyll e Mr. Hide!) che ci ha accompagnato tutto il giorno! Il tragitto in autostrada e’ tranquillo, Gaia e Netta, entrambe tecnici del C.N.S.A.S. e socie SCR parlano un po’ di cose del soccorso ed un po’ di vita sociale nel gruppo speleo, io quando posso, dico la mia, ma in generale ascolto perche’ frequento poco e nulla il gruppo e questa e’ una buona occasione per sentire di tanti amici . A Ferentino finalmente ci raduniamo tutti e procediamo senza fallo verso Supino. Questa volta passiamo per il centro e, una volta arrivati alla piazzetta con la fontana, parcheggiamo. Gli esperti del luogo ci portano ad un bar pasticceria. Non vorrei proprio ma devo…C’e’ una bellissima esposizione di dolci che promettono di essere anche buoni! Alla fine mi faccio convincere da un fagottino con la crema. Ve lo consiglio!!! In un impeto di generosita’ faccio pure i complimenti alla signorina che ci serve, per l’ottimo dolce! Ritornando alle macchine deviamo per la pizzeria al taglio ma ancora non ha preparato nulla. Il gestore si chiama Fabiola ed e’ una vecchia conoscenza dei miei amici ed in generale di quasi tutti gli speleo che frequentano Supino. Anche io me la ricordo vagamente ma e’ la prima volta che ricapito li’ da almeno 10 anni. Gaia entra a salutarla e ne esce con un pacchetto. Le ha regalato una ciambella di pane, peccato sia dura come un sasso! Risaliamo in macchina e partiamo alla volta dello spiazzo dove si parcheggia. Allo spiazzo cerco, come al solito, di fare ordine nel caos della mia attrezzatura e riesco, con fatica, ad organizzare lo zaino con tutto il necessario. Mentre ci prepariamo ci raggiungono Federico, Federica, Paolo ed altri loro amici. Anche loro vengono a fare una gita da queste parti per rivedere alcuni buchi approfittando della bella giornata. Come al solito sono l’ultimo! Chiudo tutto e partiamo. Luna gia’ scalpita pregustando la corsa! Mi mancano alcune persone al conto del gruppo, Netta mi dice che sono gia’ partiti. Non me ne ero proprio accorto! Non possono essere molto avanti! Nell’intento di raggiungerli  prendo un passo piu’ veloce del solito. Luna non sta piu’ nella pelle e come al solito corre su e giu’ per l’erta facendo il triplo della mia strada! Quando arrivo allo “scavallo” il gruppetto in fuga non e’ in vista e quindi mi rassegno a lasciarli andare aspettando gli altri che arrivano in breve. Mentre li aspetto mi rammarico per la macchinetta fotografica che ho scordato in macchina, stavolta non potro’ immortalare la giornata ed i suoi eroi! I soliti maligni a questo punto diranno: “Meglio, molto meglio”! Ma io non ascolto le basse dicerie sulla qualita’ delle mie foto!!! Siamo di nuovo tutti? Via! Adesso percorriamo il tratto quasi in piano fino alla grotta del Fato (sarebbe in verita’ la grotta di Monte Fato ma togliendo il monte acquista quel po’ di misterioso che gli da’ fascino!), e poi giriamo a sinistra per il breve tratto fino al Fatiglio, il nostro buco-quasi grotta! I nostri, andati in avanscoperta sono gia’ li’ all’opra intenti. Scarico lo zaino e ne estraggo il contenuto, divido un po’ d’acqua con Luna (ognuno col proprio bicchiere, pero’!) e mangio qualche biscotto perche’ la camminata mi ha messo un certo languorino! Mi infilo la tuta e sono pronto! Ora siamo tutti, iniziamo i lavori.  La prima cosa di cui mi occupo e’ di far saltare via uno spuntone di roccia che la volta scorsa mi aveva rigato tutta la schiena. Netta che entra per prima a scavare si lamenta subito che lo spuntone era utile come appoggio ma non riesce a convincermi, la mia schiena ancora se lo ricorda con viva antipatia! Dentro al buco si puo’ stare solo uno alla volta quindi alcuni di noi per ingannare l’attesa si cimentano con mazzetta e scalpello ad incidere la sigla SCR sul lastrone appena fuori dal buco. Devo dire che l’impegno e’ stato parecchio ma i risultati non lo hanno premiato! Osservo il loro lavoro con attenzione ma non trovo traccia sulla roccia delle lettere che dicono di aver inciso! Come al solito i lavori per rendere praticabile la nostra “grotta” sono lunghi, ripetitivi e tutto sommato non molto interessanti da descrivere. Ci alterniamo, quando uno e’ sfinito entra l’altro e cosi’ via. Arriva l’ora di pranzo! Netta sfodera una frittatona con gli asparagi, squisita! E’ molto buono anche il pane, comprato a Supino. Dopo pranzo si ricomincia ma siamo un po’ demoralizzati perche’ i lavori procedono a rilento. Luna pure e’ demoralizzata, quando ero a lavorare dentro il buco voleva restare sul bordo con il rischio di finirci dentro e quindi abbiamo deciso di legarla ad un albero. Mi guarda speranzosa, decido di portarla a fare un giro. Andiamo dapprima a salutare i nostri amici Federica, Federico, Paolo e gli altri che stanno lavorando ad un altro buco poco lontano. Federico ha un pastore maremmano, una bellissima cagnona candida che mi sembra buona di indole ma poco propensa a condividere con Luna il proprio territorio! Comunque in qualche maniera si accomodano in una specie di sopportazione sospettosa mentre noi altri scambiamo qualche chiacchiera. Sono arrivato appena a tempo, infatti hanno deciso di aver scavato abbastanza e stanno andando a fare un giro prima di riprendere la strada di casa. Ci salutiamo parlando di prossimi lavori da fare assieme e poi via, ognuno per la propria strada. Luna ed io andiamo a fare visita alla dolina gigantesca a pochi metri, loro in breve scompaiono alla vista. Giro lungo il bordo della dolina cercando buchi, Luna mi segue incuriosita. Sbuchiamo in una valletta che digrada dolcemente fino ad un bordo di roccia dove la pendenza aumenta, dal bordo si vede, sulla sinistra, lo spiazzo dove abbiamo parcheggiato le macchine. Mi guardo attorno, c’e’ in giro un sacco di “monnezza”, in particolare in una piccola rientranza nella roccia ci sono ammucchiate delle fantastiche scatolette di latta vuote e, meraviglia delle meraviglie, una bellissima busta con lo scarburo! Reperti di speleologia preistorica?!?  Ad essere proprio bravi bravi si dovrebbe venire una volta a fare opera di pulizia. Lo terro’ a mente, chissa’! Visti i reperti speleo mi guardo attorno con piu’ attenzione, nei pressi ci deve essere il “pratiglio” (il nome completo della grotta e’ in realta’ “Ouso di Passo Pratiglio” ma siamo in confidenza e ci permette di affibiargli un nomignolo!). E’ li’ oltre il bordo, sulla destra! E’ un bel bucone, con un pozzo che scompare nel buio, non me lo ricordavo proprio! Sulla roccia che affaccia sul pozzo c’e’ la scritta “SCR 11/74”, quasi una vita fa! Sono contento come se avessi ritrovato un vecchio amico! Dopo qualche minuto di ricordi e riflessioni prendo commiato dal pratiglio e continuo il giro. Proseguo un po’ lungo il bordo e poi mi arrampico per risalire al livello del nostro accampamento. Anche Luna si inerpica come una capra di montagna, brava! Arriviamo dai nostri amici che sono sempre impegnatissimi nelle opere di scavo. Il fatiglio collabora poco e l’ottimismo a tratti vacilla. Ci tiriamo su scherzando tra di noi. Oggi i “tormentoni” su cui insistono le nostre battute riguardano lo sdoppiamento di personalita’ che appioppiamo a Luisa/Lucia per ogni cosa che fa (o non fa!) e poi una new-entry coniata fresca fresca non so bene da chi. Fabio per oggi e’ stato soprannominato “Er simio” da una fusione di “esimio” ed “Erzinio” (quest ultimo un dispensatore di delizie gastronomiche a cui ci si ferma per tradizione andando agli Urli, a Campo Catino). Tra una battuta e l’altra ora e’ il turno di Gaia che ripulisce tutto il nostro buco dai sassi e poi si dedica a tirarne qualcuno verso la possibile prosecuzione. Si sentono cadere facendo un “tum…,…tum…,…tum” (cosi’ dice Gaia!) che fa ben sperare. Peccato che tra noi ed il tumtumtum ci sia tanta roccia stretta ed antipatica! Quando esce divido con lei un dolcetto al sesamo perche’, scopro, li adora. Oramai sia le nostre forze che la giornata, volgono al termine. Il sole cala ed inizio a sentire freddo, l’aria e’ rinfrescata di molto, mi rimetto la maglietta sotto la tuta, gia’ va meglio. Ho il gomito sinistro tutto scorticato dal sali e scendi nel bucaccio! Senza fretta ricomponiamo gli zaini e salutiamo il fatiglio augurandogli una buona permanenza! Iniziamo a scendere. Propongo di cercare il sentiero che sale su dritto e di seguirlo per arrivare alle macchine. Non tutti sono contentissimi pero’ non mi dicono di no e quindi mi dirigo verso valle, praticamente sulla verticale del parcheggio. Il sentiero in verita’ non lo trovo e quindi scendo un po’ a casaccio facendo uno zigozago in cerca di buchi. Alla fine il sentiero pero’ lo trovo! Aspetto il resto del nostro allegro gruppo e quando siamo di nuovo tutti ripartiamo. Netta era partita un po’ accigliata per la ritrosia del fatiglio ma con la passeggiata si e’ rasserenata. Tra tutti, nonostante la stanchezza generale e’ tornato il buon umore e si comincia a parlare di cena! Arriviamo alle macchine e ci cambiamo velocemente per poi partire alla volta del ristorante dove ci aveva portato Gianni la volta scorsa. Bobbo e Daniela non sono dei nostri, peccato! Ci salutiamo augurandoci prossime avventure assieme e poi partiamo. Non sappiamo bene  dove sia il ristorante ma ricordiamo il nome: “da Cencio”. Arrivati a Supino iniziamo a chiedere a tutti coloro che incontriamo. Una volta ci mandano di qua, una volta di la’. C’e’ pure un momento di sorpresa quando strada facendo la nostra macchina incontra quelle dei nostri amici che provengono dalla direzione opposta! Andiamo avanti cercando la chiesa che dovrebbe esserci vicino al ristorante. Alla fine, e dopo molte altre indicazioni, arriviamo a destinazione. Della chiesa nemmeno l’ombra, ma ci importa poco. La serata finisce degnamente tra un allegro pasto a base di pappardelle asparagi e salsiccia e poi “cicce” varie, innaffiando il tutto con vino e battute dove Luisa/Lucia ed Er Simio la fanno da padroni! Chiudo qui su questo ricordo allegro! Alla prossima!!!

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SS-FSL – Uscita del 21/04/2013

Uscita in palestra di roccia al Catillo per la SS-FSL (Scuola di Speleologia della Federazione Speleologica del Lazio) per una prima messa a punto delle note tecniche. Con Netta, Federica, Federico,Maurizio,Massimiliano, Paolo ed io.

Oggi niente grotta! Mentre gli altri miei amici sono in quel di Montebuono ad affinare le ricerche sulla “uscita” del Pretaro io sono al Catillo, sopra Tivoli. Ma cominciamo dal comincio! Ho appuntamento alle 8:00 con Netta al capolinea della metro a Rebibbia ma gia’ alle 7:30 mi manda un sms per dirmi di arrivare 10 minuti prima. Io che mi stavo arrabbattando per perdere un po’ di tempo e non arrivare troppo presto, raccatto le mie cose, saluto la mia dolce meta’, ed esco prima che Luna, la nostra cagnolina, se ne accorga! Zaino in spalla mi avvio alla metro facendo mentalmente una pernacchia alla macchina che oggi se ne rimane a riposo. Quando arrivo all’appuntamento vado a fare colazione al bar di fronte alla metro. Netta non mi segue perche’ non ama quel particolare bar. Mi viene da pensare che e’ curioso che per quasi 10 anni ogni mattina sono passato davanti a quel bar per andare al lavoro ma non ci sono mai entrato. Mai dire mai, come si dice! Dopo adeguate libagioni raggiungo Netta che mi aspetta in macchina. Poso lo “zainetto” e partiamo. A meta’ strada ci fermiamo nuovamente (ad un bar piu’ “simpatico”!), per prendere un caffe’. Io mi avventuro anche a comprare una pizzetta pero’ mi pento quasi subito, non ha un aspetto rassicurante! Quando arriviamo all’appuntamento sono le 8:30 precise, i nostri amici gia’ sono quasi tutti la’. Mancano solo, Max che arriva con ben 2 minuti di ritardo e Alessandro che non avremo il piacere di vedere. Proviamo a chiamarlo al cellulare ma non riusciamo. Terminiamo le chiacchiere preliminari con un rapido commento al nuovo croll petzl e alle prove di carico pubblicate di recente, per nulla rassicuranti.
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Portiamo le macchine al parcheggio su in alto e poi, tutti adeguatamente “zainati” affrontiamo il durissimo avvicinamento di ben 8 minuti! Alla faccia delle previsioni meteo c’e’ un bel sole caldo. Ci mettiamo sul prato, tiriamo fuori le attrezzature speleo e ci mettiamo tranquillamente a parlare delle tecniche speleo. Prima parliamo delle nostre esperienze e di come ognuno di noi negli anni abbia personalizzato la propria attrezzatura e cerchiamo di valutarne i pro ed i contro quindi parliamo piu’ in particolare delle attrezzature da fornire ai corsisti per fare in maniera che questa sia la piu’ facile da regolare, utilizzare e nel contempo la piu’ sicura possibile. Caspita come scotta il sole! Per fortuna ogni tanto un nuvolone lo copre per alcuni minuti di refrigerio. Netta allieta tutti offrendo generose fette di un ottimo ciambellone (senza rum pero’ perche’ lo aveva fatto per il nipotino!). Provo subdolamente ad offrire la mia pizzetta ma nessuno vuole tentare la sorte! DSCF2159 DSCF2163

Chiusa la parte attrezzature ci spostiamo alla parete dove Max e Netta attrezzato 2 vie per fare le prove su corda. Iniziamo con un’altra chiacchierata intorno alla corda sulle principali operazioni che possono essere necessarie durante la progressione in grotta, spaziamo dal passaggio del frazionamento, ai cambi di direzione, al passaggio del nodo, per arrivare allo sblocco di un infortunato su corda. Max e Netta ci fanno vedere alcune varianti interessanti per le manovre di inversione di direzione e poi le tecniche di passaggio del nodo. Essendo sull’argomento vediamo anche la giunzione di 2 corde e poi passiamo allo sblocco.  DSCF2164 DSCF2165
Max ci illustra una delle possibili tecniche, quella che reputa di piu’ semplice attuazione. Federico si offre volontario come ferito. La manovra e’ comunque complessa ma, devo dire, ben spiegata nelle sue componenti “elementari”, si rivela una manovra attuabile praticamente da chiunque abbia una adeguata dimestichezza con le attrezzature speleo. Ne abbiamo subito la riprova quando Federica sblocca rapidamente Federico oramai presissimo nel ruolo di infortunato! Alla fine mi cimento anche io approfittando come ferito di Max. Il punto cruciale dello sblocco e’ sempre l’apertura del croll dell’infortunato, con questa tecnica si usa il proprio corpo come leva “basculante” per sollevare l’infortunato con le proprie gambe. Prima provo di forza ma la mia schiena manda una fitta di disapprovazione. Provo una soluzione piu’ “tecnica” posizionando il mio infortunato il piu’ vicino possibile alle ginocchia e cosi’ facendo,  ne rimango sinceramente sorpreso, riesco ad aprire il croll senza alcuna fatica. Dopo aver aperto il croll la manovra diventa abbastanza semplice e termina con una simpatica discesa a 2.  Max integra lo sblocco appena visto aggiungendovi alcune possibili manovre collegate allo sblocco quali il passaggio dei frazionamenti alternando i discensori. Ci mostra anche, prendendo me come cavia, come portare verso l’alto una persona infortunatasi durante la salita. L’ultima parte della giornata l’abbiamo dedicata a rivedere i nodi ed il loro utilizzo andando dal nodo semplice, ai nodi classici utilizzati in grotta ai nodi di giunzione per finire  con quelli bloccanti. La giornata e’ culminata con alcune prove su corda per la discesa su corda tesa. Dopo questa ultima performance siamo tutti ben saturi e siamo tutti d’accordo di dichiarare chiuso l’incontro. Torniamo in zona zaini a cambiarci. Con Netta iniziamo a parlare di come organizzarsi per giovedi’ prossimo. Abbiamo intenzione di andare nuovamente dalle parti di Supino, ma questa sara’ un’altra storia! Quando siamo tutti pronti scendiamo chiacchierando allegramente fino alle macchine. Arrivato alla strada asfaltata controllo il cellulare, mi ha chiamato Paolo! Ricordavo bene, e’ tornato dalla spedizione in Messico! Provo a richiamarlo ma non risponde, stara’ smaltendo il jetlag. Riprovero’ piu’ tardi. Al parcheggio, grazie a Maurizio e Federico che si offrono gentilmente, trovo un passaggio fino a casa. Per intanto vado ancora in macchina con Netta perche’ stiamo andando tutti al bar a prendere qualcosa. Scendiamo, troviamo parcheggio e ci avviamo a piedi. Mentre con Netta raggiungiamo gli altri ricevo una telefonata, e’ Bobbo. Mi chiama da Montebuono, dove si e’ unito alla allegra banda che doveva fare gli esperimenti al Pretaro. Dopo i saluti di rito mi aggiorna, hanno fatto 2 squadre, una in grotta ed una esterna e sembra abbiano avuto dei bei risultati. Bene! Ma anche di questo ci sara’ occasione di riparlare! Ripongo il telefono e raggiungo il gruppo. Al bar chi prende caffe’, chi birra, chi acqua tonica, chi altro. Condiamo il tutto con alcune chiacchiere per ricapitolare la giornata e su come “fermare” su un documento scritto quanto visto oggi. Tra una cosa e l’altra siamo arrivati a pomeriggio inoltrato, torniamo alle macchine. Recupero il mio zaino dalla macchina di Netta, e mi sposto in quella di Maurizio. Durante il ritorno si parla del piu’ e del meno ma sempre in ambito speleo! Ricordiamo storie del mondo speleo e di esplorazioni che sono diventate “vecchie” insieme a noi senza che ce ne accorgessimo! Verso le 5.30 del pomeriggio i miei amici mi lasciano praticamente sotto casa. Posso concludere dicendo che, a dispetto delle previsioni meteo e del malumore iniziale per aver dovuto rinunciare ad andare in grotta, ho passato una giornata in buona compagnia, tutto sommato bella ed istruttiva e che addirittura mi sono un po’ scottato col sole! Detto questo quindi vi saluto fino alla prossima uscita!!!

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Grotta scura – uscita del 23/09/2012

Uscita di gruppo del GSS a Grotta Scura.

Questa sara’ la relazione piu’ scarna mai fatta. Anche per questa uscita ho aspettato troppo e ricordo nulla! Oltre a questo non riesco a trovare nemmeno una foto!

Magari chi era con me quel giorno sara’ cosi’ caritatevole da ricordarmi tutti i partecipanti!!!

Per fortuna c’e’ internet! Ho trovato un video sulla grotta fatto dalla Rai per UnoMattina, ecco il link:video su Grotta Scura.

Devo dire che sono stati bravi nel fare le riprese perche’ quando ci sono stato l’ingresso della grotta sembrava piu’ una discarica che un sito archeologico!

Sempre grazie ad internet ho trovato il link con la descrizione della grotta fatta dal Gruppo Speleo Archeologico Vespertilio che ringrazio pubblicamente!

Anzi approfitto ancora prendendo dal loro sito il rilievo della grotta!

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Pero’, ora che lo guardo, qualcosa mi ricordo…dall’ingresso si scende un pozzetto e poi si cammina comodamente per un lungo meandro. Si incontrano alcune possibili risalite (gia’ esplorate, si vedono i fix) ed una nutrita colonia di pipistrelli. Cammina cammina si arriva ad una sala dove a sinistra c’e’ un declivio di terra, all’epoca sembrava smossa di recente. Abbiamo poi scoperto che in quel punto c’era l’accesso ad un’altra parte della grotta e che era stato ostruito per motivi imprecisati (scavi archeologici nella sala superiore?). Andando oltre si arriva all’uscita e da li’ si torna alle macchine. Per questa volta e’ tutto!

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Carpineto con telecamera – uscita del 15/09/2012

Tentativo di vedere la prosecuzione di una grotta tramite una telecamera. Con Simona, Augusto, Daniele, io e… non ricordo piu’!

Ho lasciato passare troppo tempo! Non ricordo piu’ nulla! Per fortuna mi ero appuntato almeno la data.

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Per sommi capi, l’uscita si proponeva di utilizzare una telecamera per “vedere” come prosegue una grotta che stavamo allargando l’estate scorsa. Simona ed Augusto avevano provveduto ad attrezzare la telecamera unendola ad un laser che proietta un reticolo di punti. Nelle intenzioni dei nostri amici l’associazione del reticolo di punti con la telecamera doveva permettere  la valutazione delle dimensioni di cio’ che la telecamera avrebbe rivelato. L’idea in se’ era geniale, la realizzazione, come tutte le cose nuove, da migliorare! La telecamera in grotta ha funzionato benissimo ma doveva andare in un cunicolo stretto (una decina di centimetri)  con curva iniziale. Come se non bastasse in mezzo al cunicoletto c’era un bastone lasciato dei tentativi di sondaggio della prosecuzione piu’ “artigianali”! La telecamera e’ quindi risultata poco manovrabile ed il reticolo laser ha fatto le bizze da subito per accendersi ed in seguito si e’ “accecato” con il fango. Comunque, anche se la telecamera non ha rivelato prosecuzioni incoraggianti, l’esperimento in se’ e’ stato molto interessante. Lascio ora la parola a qualche foto per documentare quanto descritto…

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