Sonnino – 16/02/2014

Ricognizione dalle parti di Sonnino (Campo Soriano). La mattina esplorata piccola grotta trovata la volta scorsa. Pomeriggio passato in mezzo ai cespugli a cercare un ingresso indicato da anziani del posto ad Antonella, la nostra guida locale. Sera giro a Sonnino alla ricerca dei filetti del Pintus. Con Maria, Gianni, Pintus, Paola, Stefano ed io.

Oggi gita dalle parti di Sonnino. Andiamo a vedere una grotta trovata la volta scorsa e poi, se dovesse malauguratamente avanzare tempo, a cercarne di nuove con una amica del posto, Antonella. Ho appuntamento alle 8.15 sotto casa, vengono a prendermi Maria e Gianni. Aspetto fuori con mia moglie, cosi’ approfittiamo per portare a spasso Luna che stavolta rimane a casa ed e’ gia’ la’ che mi guarda con un’aria sconsolata. Arrivano con qualche minuto di ritardo ma visto il grande piacere che mi fanno risparmiandomi lo “sparcheggio” della macchina non mi sogno nemmeno di rimproverarli. Carico il mio “zainenorme” sulla macchina, un saluto veloce a moglie e cana e poi via. Andiamo sulla Anagnina a prelevare GiorgioSignoreAnzianoNonnoPintus, in breve il Pintus. Ci mettiamo un po’ a trovarlo ma alla fine siamo riuniti e ci dirigiamo senza indugi alla volta di Sonnino dove ci incontreremo con Paola e Stefano, meglio conosciuti come gli Astici. Li avvertiamo per telefono che arriveremo un po’ in ritardo. Maria governa la macchina con polso fermo e velocita’ adeguata, tanto che arriviamo al luogo dell’appuntamento prima dei nostri amici. Il posto e’ dotato di bar e supermercato, entrambi aperti. La cosa ci permette di ingannare l’attesa in maniera proficua. Andiamo prima di tutto a prendere un qualcosa al bar, offerto da un munifico Gianni, poi men vo soletto per la via del supermercato seguito dappresso dal Pintus. Ci dotiamo di panozzi ben imbottiti e facciamo ritorno. Nel frattempo gli Astici sono arrivati, sono anche loro nel supermarket. Ancora una piccola attesa poi siamo finalmente tutti assieme. Consumati adeguati e doverosi saluti, partiamo. Non chiedetemi la strada, gia’ non sapevo dove fossimo quando eravamo al bar/supermercato, dopo e’ stato un accumularsi di “perdimenti” che non potrei riuscire a dipanare nemmeno in una vita. Posso pero’ dire che ad un certo punto imbocchiamo la Via di Campo Soriano fino ad arrivare alla localita’ omonima. Qui ci fermiamo per un summit. Dopo una rapida consultazione e’ certo che abbiamo sbagliato strada. Abbiamo fatto sosta a fianco di quel che sembra una cava abbandonata. Mentre i nostri esperti studiano la situazione, Pintus ed io ci accorgiamo di un buco sulla parete a qualche metro di altezza. Come da prassi c’e’ una pianta davanti al buco che non permette di capire se il nero che si vede dietro e’ un’ombra o altro di piu’ speleologicamente appetibile. DSCF4999Decidiamo di salire a vedere meglio. L’ascesa sembra alla mia portata quindi vado avanti volontario. La perigliosa ascesa termina con una delusione, il nero era solo un’ombra. Scendo con le pive nel sacco. DSCF5001I nostri hanno nel frattempo deliberato che si deve tornare indietro al bivio che avevamo commentato strada facendo, non ricordo a quale proposito. Si tratta della Via VidiMina. Inganniamo il tempo dell’avvicinamento commentando che il nome VidiMina e’ corretto in quanto Mina e’ lontana dagli schermi da tempo, ricamando sopra questa scemenza riusciamo quasi a strappare un sorriso al Pintus! Fermiamo le macchine in corrispondenza di una curva a sinistra, quasi ad angolo retto. In mezzo alla curva, sulla sinistra si apre il viottolo di ingresso ad una casetta di campagna che si intravede abitata da un giovane capofamiglia attorniato da allegri bimbi, chiassosi cani e gattoni che fanno la pennichella pre-prandiale godendosi il sole. Gli Astici non sono sicurissimi del posto, Paola approccia il capofamiglia chiedendo informazioni. Ritorna con le idee piu’ chiare. Il posto e’ giusto, possiamo prepararci per la grotta. DSCF5004DSCF5005DSCF5006DSCF5009DSCF5010 Mentre ci cambiamo il capofamiglia ricambia la visita e scambiamo qualche chiacchiera volta a descrivere cosa facciamo e perche’. In questi casi e’ Gianni che tiene banco, ma anche noi facciamo la nostra parte prendendo un atteggiamento serio e professionale, partecipando con assensi e mugugni vari. Per essere febbraio fa veramente caldo, opto per la maglietta pesante piu’ leggera che ho portato. La tuta la lascio ben riposta nello zaino. Ci avviamo tornando indietro sulla strada per un breve tratto poi prendiamo a destra per un prato che porta ancora i segni di un recente e prolungato allagamento. DSCF5012 Dopo il prato iniziano alcuni gradoni delimitati da muretti a secco. DSCF5018 DSCF5023 Ne saliamo una mezza dozzina quando eccoci arrivati all’ingresso della grotta! Poso lo zaino e vado a farmene una idea. E’ una spaccatura triangolare alta circa 1,5 metri e larga alla base circa 1 metro. DSCF5025Procede in piano per un paio di metri poi inizia un pozzo verticale di meno di 10 metri.DSCF5026 Alla prova del sasso il fondo sembra essere fangoso ma non e’ escluso che possa proseguire orizzontalmente lungo la frattura d’ingresso per poi riprendere la verticale piu’ in la’. Torno dai miei amici, facciamo il punto.DSCF5027 Il pozzo e’ sicuramente da scendere. Siamo volontari Stefano ed io. Stefano insieme a Paola hanno trovato la grotta la volta scorsa, mi sembra giusto che sia Stefano a scendere per primo.
DSCF5028 Mentre lui si prepara sistemo l’armo. Partiamo dall’armo naturale trovato da Stefano proprio all’ingresso e poi metto un fix in corrispondenza del pozzo. Mentre armeggio con il trapano i miei amici fronteggiano l’arrivo di un trafelatissimo signore. E’ il padrone del terreno dove siamo. Paola, Maria, Gianni e Pintus si adoprano a spiegargli cosa stiamo facendo, sembra tranquillizzarsi e dopo un po’ ci lascia con tanti saluti ed il suo permesso a continuare. Nel frattempo Stefano finisce di prepararsi ed entra ad esplorare il pozzo, porta anche la trousse da rilievo cosi’ se sara’ il caso prendera’ i dati uscendo. La speranza e’ che non ci sia il tempo per fare il rilievo ma e’ una speranza lievissima vista la mancanza di aria ed il fondo fangoso. Lascio la mia fotocamera all’esploratore cosi’ potra’ documentare adeguatamente la grotta. Eccolo che scende, Pintus gli fa da assistente. Per ingannare l’attesa inizio ad assaggiare uno dei panini, buono! Lo divoro. Ci penso un po’ su valutando i pro ed i contro poi decido, prendo il toro per le corna, mi mangio anche il secondo panino con molta soddisfazione. Paola mi guarda un po’ stupita, “Non e’ nemmeno mezzogiorno!”, mi dice. Accenno una battuta circa il fatto che col cibo sono piu’ cicala che formica ma non la convinco piu’ di tanto. Aspettando aspettando troviamo chiare tracce che la natura gia’ sente la primavera! DSCF5045 Intanto il nostro esploratore ha esplorato. Sceso il pozzo e’ atterrato sul predetto fango. Non sembrano esserci prosecuzioni evidenti, ancor meno sentori di aria che facciano pensare bene. Vi mostro le foto scattate da Stefano.DSCF5032 DSCF5034 DSCF5035 DSCF5036 Rapido consulto e decidiamo che non vale la pena impiegare altro tempo in questa impresa. Stefano inizia a fare il rilievo mentre noi ci godiamo il sole e facciamo giri nei dintorni. L’unico risultato dei miei giri e’ che scostando un ramo reciso, la mia mano rimane impigliata e piu’ volte trafitta dalle decine di spine che l’infido vegetale secco nascondeva. Passo un minuto buono a togliere aculei dalla mano destra. Concludo il giro senza ulteriori incidenti e senza scoperte interessanti. Stefano fa capolino. Disarma l’armo sul pozzo. Quando finisce lo aiutiamo a rifare il materiale. Ricomponiamo gli zaini e partiamo per tornare alle macchine. Quando Gianni ha capito che la grotta non ci avrebbe regalato grandi sorprese ha chiamato Antonella. Antonella e’ una simpatica ragazza del posto che si e’ gentilmente offerta di aiutarci a cercare nuove grotte nei dintorni. Io non la conosco ancora ma i miei amici gia’ sono andati con lei in cerca di grotte nelle settimane scorse. Arrivati alle macchine, loro, i crapuloni, si mettono a mangiare. Io resto sconsolato a guardare!!! Sono ancora intenti al gozzoviglio quando arriva Antonella. Questo decreta la fine del pasto. Dopo le presentazioni ed i saluti vediamo il da farsi. Antonella ha delle segnalazioni fattele da 2 diversi anziani del posto. Il fatto che 2 fonti diverse concordino sulla esistenza di una grotta sembra promettere bene. Andiamo a tentare la sorte nella zona indicata. Antonella ci guida e noi la seguiamo. Anche in questo caso non chiedetemi la strada perche’ non ne ho la piu’ pallida idea. Posso dire solo che posteggiamo vicino ad un cancello in ferro lunghissimo che sembra proteggere l’ingresso ad una cava abbandonata. DSCF5046 Alla destra del cancello, in linea con lui, c’e’ una valle infossata dove i miei amici sono stati la volta scorsa ed hanno trovato un paio di grotticelle nuove. Il nostro obiettivo invece dovrebbe trovarsi a mezza costa della collina che si inerpica dal fosso esplorato la volta scorsa. Ci equipaggiamo leggeri perche’ la scarpinata si preannuncia assolata e faticosa. Oltrepassiamo il cancello cercando il passaggio migliore tra la miriade di cespugli che tappezzano la nostra collina. DSCF5047 Passiamo vicino ai resti di una pesa. Chissa’ che via vai di camion deve esserci stato, ecco il perche’ del cancello monumentale. Antonella non e’ sicurissima che ci sia un sentiero da seguire, con Gianni decidono che e’ meglio tornare indietro e prendere la via del fosso gia’ fatta la volta prima. Quando siamo al cancello arriva un aiuto inaspettato sotto forma di un pastore che viene a controllare le mucche al pascolo. Gli indichiamo la zona della collina che vogliamo raggiungere e lui ci indica la strada, o meglio alcuni alberi facilmente individuabili da prendere a riferimento mentre si seguono i sentieri tortuosi aperti dalle mucche nel loro brucare girovago. Purtroppo non conosce altri buchi da queste parti. Ci indica ancora il punto migliore, e’ vicino alla pesa, da cui iniziare e poi lo salutiamo ringraziandolo. Non vi annoio con i particolari perche’ alla fine si e’ trattato solo di una lunga ed infruttuosa passeggiata tra i cespugli. Dopo aver vagolato a lungo sparpagliati ci raduniamo e decidiamo che in un posto del genere si puo’ trovare un buco solo a patto di cascarci dentro. Torniamo mestamente indietro alle macchine, vi lascio alle foto che documentano il giro, non senza avervi prima allietato con qualche fiore!DSCF5049 DSCF5051

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DSCF5080 Inizia a farsi tardi, la giornata puo’ dirsi conclusa. Salutiamo Antonella e partiamo tutti assieme, noi dirigendoci verso un bar ristorante, bar da provare subito, ristorante su cui informarsi per un test serio da fare a coronamento di una delle prossime ricognizioni. Dopo una ristorante bevuta al bar decidiamo per una visita a Sonnino. Andremo in cerca dei “filetti der Pintus”. Cosa sono, vi direte? E’ un gioco che personalmente ho trovato sempre sul retro della scacchiera. Lo chiamavo “tris” o, appunto, “filetto”. Pare che in molti paesi ci fosse la consuetudine di incidere la scacchiera da filetto su una roccia, molto spesso la soglia di casa, per poi giocarci. Ve ne presento un esempio, se guardate con attenzione noterete i 3 quadrati concentrici incisi nella roccia.
DSCF5081Pintus si e’ appassionato a questa ricerca e si perde letteralmente quando inizia a cercarle. Anche noi ci facciamo contagiare e quindi camminiamo per il paese cercando filetti fino a che la notte viene ad impedircene la visione.DSCF5082 DSCF5087 DSCF5089 Scopriamo presto che Sonnino e’ tutta in salita! Terminata l’estenuante ricerca torniamo alle macchine. E’ proprio l’ora di tornare a casa. Salutiamo gli Astici e ci avviamo. Il ritorno e’ rallentato da un incidente sull’autostrada con diversi chilometri di coda. Usciamo a Valmontone e rientriamo dalla Anagnina. Depositiamo il Pintus, affrontiamo poi impavidi il traffico su raccordo e Roma-l’aquila e arriviamo alla mia casetta. Saluto e ringrazio Maria e Gianni per la bella giornata e, carico delle mie carabattole, mi dirigo verso casa. Maria riparte verso un meritatissimo riposo dopo una giornata piena e tanti chilometri al volante, grazie ancora!
Come al solito non resta altro che lasciarvi con un: Alla prossima!!!

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Grotta Imbroglita – 9/02/2014

Grotta Imbroglita vicino a Veroli (Santa Maria Amaseno ed omonimo torrente Amaseno), per accompagnare i Gruppi Scout AGESCI di Roma 93 e Roma 120. Con Laura, Paola, Rosa, Veruska, Stefano, Fabrizio, Stefano ed io. Tanta pioggia all’ingresso, tanta acqua in grotta e una bella grandinata all’uscita. Tutto sommato una bella giornata!

Come al solito ho scattato delle foto un po’ a tutti senza rilevare espliciti dinieghi. Nel caso chi si ritrova immortalato sul presente resoconto non gradisse la cosa, basta che mi invii un commento in tal senso e provvedero’ a rimuovere la o le foto che verranno indicate.

Stefano, che ha organizzato l’uscita e curato mirabilmente tutti i particolari ha anche pubblicato il resoconto sul suo blog. Vale la pena di leggerlo e ammirare le belle foto scattate da Rosa.

E ora a noi. L’appuntamento è alle 8.00 al bar “fico” vicino ad Ikea sulla Anagnina. Stefano ha avvertito che e’ gia’ in loco quindi aspetto solo Laura, Veruska e Fabrizio. Arrivo in anticipo, li aspetto sotto gli ombrelloni fuori dal bar guardando il cielo grigio e la pioggia che scende imperterrita.DSCF4906 Quando siamo riuniti e colazionati partiamo con una sola macchina, il Land-Rover di Fabrizio e Veruska che sfoggiano oggi per la prima uscita speleo. Tutto fila liscio fino dopo essere usciti dall’autostrada a Ferentino. Ci troviamo alla rotonda senza sapere quale strada prendere. L’imbeccata ci arriva in contemporanea da Stefano via telefono e dal navigatore sul cellulare di Fabrizio. Dopo questo breve intoppo sulla tabella di marcia tutto procede per il meglio. Ci avviciniamo spediti all’appuntamento con tutto il resto del gruppo che e’ alle 9.30 al bar a Santa Maria Amaseno.

Arriviamo che ancora non c’e’ anima viva e naturalmente piove. Scendiamo dalla macchina rifugiandoci di corsa sotto la provvidenziale tettoia antistante il bar. Il bar e’ sprangato, il negozio accanto, la cui insegna recita “pizzeria”, non e’ da meno. Per fortuna sulla panca vicino al bar c’e’ una persona a cui possiamo chiedere lumi. Il bar aprira’, per quel che riguarda la pizzeria ci indica che c’e’ l’alimentari aperto pochi metri piu’ in la’.

Veruska parte con uno scatto degno di un centometrista, ma io non sono da meno. Arriviamo al bancone dell’alimentari che siamo a parimerito.
Ci dotiamo di un congruo pezzo di pizza, io con la mortadella in barba al colesterolo, e torniamo alla base.

Iniziano ad arrivare i nostri, quasi tutti assieme. Ecco Stefano e Rosa. Arrivano anche Stefano e Paola, al secolo gli “astici”, ho sempre piacere di rivederli. All’improvviso la tettoia diventa affollata. Tra noi e gli scout siamo piu’ di 20. Stefano e Rosa conoscono gia’ gli scout avendo fatto loro delle brevi lezioni di teoria e di pratica nei giorni scorsi. Ci presentano e facciamo conoscenza facilmente, sembrano simpatici e disponibili.DSCF4907
Sbrighiamo ancora qualche chiacchiera e poi, visto che la pioggia e’, se possibile, aumentata, decidiamo di cambiarci all’asciutto della tettoia. Per fortuna ho la tuta fresca di bucato! Assistiamo i nostri scout durante la vestizione dell’attrezzatura, ma devo dire che se la cavano egregiamente. Rimango ultimo a finire di prepararmi con un po’ di affanno. Nel frattempo il bar ha aperto, ma e’ tardi, non lo degniamo di una visita. Riaggrumo la mia roba nello zaino da “esterno” e vado alla macchina. Mi giro a guardare verso la tettoia, ho la sensazione di dimenticare qualcosa. Lo scopriro’ solo nel pomeriggio al ritorno, e solo perche’ qualcuno ne parla, ho lasciato il succo di pera appena comperato all’alimentari! Come dicevo, dopo un’ultima occhiata alla tettoia ora deserta salgo in macchina e partiamo. Per fortuna non ha smesso di piovere un attimo, mi sarei preoccupato. Dal piazzale imbocchiamo la strada in salita, non dovendo guidare non ho prestato molta attenzione alla strada che abbiamo fatto. Posso dire solo che ci parcheggiamo a bordo strada in corrispondenza di un curvone a destra, in salita. A meta’ curva, sulla sinistra si diparte una strada sterrata, e’ quella che prenderemo per arrivare alla grotta. Organizzo lo zaino da grotta, mi fabbrico un poncho improvvisato con una busta dell’immondizia e mi accodo al gruppo che si avvia alla grotta, Stefano in testa. Prendiamo un sentiero che tira su quasi in verticale. Stefano mi dira’ poi che non e’ il solito sentiero, dei pastori gli hanno consigliato la deviazione a causa di un toro geloso del suo harem di mucche. Il cambio di sentiero ha un po’ disorientato i miei amici, sento Stefano e Paola che si consultano. Ad un certo punto credo di capire che la grotta e’ vicina ad un gruppo di alberi poco sopra di noi ed inizio ad inerpicarmi per raggiungerla. Vago a casaccio cercando di immaginare dove possa essere l’ingresso. Sono cosi’ immerso nella ricerca che solo dopo diverso tempo mi accorgo di non essere seguito dai miei amici. Sotto di me vedo nessuno. Strano! Non posso essermi perso un gruppo cosi’ grande in cosi’ poco tempo. L’unica possibilita’ e’ che abbiano preso un’altra direzione, opposta alla mia. Torno sui miei passi fino a dove avevo lasciato Paola e Stefano. Poco piu’ in basso a sinistra vedo un allegro e colorato mucchio di poncho. Li raggiungo in fretta cercando di non fare incresciosi scivoloni nel fango. Mi devo essere perso per un bel po’, hanno gia’ armato il primo pozzetto da 2 metri, attrezzato un telo a riparo della pioggia e i primi scout stanno scendendo. Mi avvicino per dare una mano ma Stefano governa egregiamente la situazione,DSCF4908 inoltre i “nostri” scout se la cavano niente male. Faccio numero dicendo qualche stupidaggine ogni tanto e scattando foto ai nostri prodi, il tutto sotto una allegra pioggerella fredda. DSCF4910DSCF4911DSCF4912DSCF4916DSCF4918DSCF4922DSCF4926DSCF4932DSCF4934DSCF4937DSCF4938DSCF4940DSCF4948DSCF4960Fabrizio e Stefano, l’astico, sono gia’ dentro. Stefano dice loro di avviarsi alla prima sala per armare il secondo pozzo. Quando mancano solo 3 scout entro pure io per vedere di iniziare la discesa del secondo pozzo, quello da 4 metri. Scendendo approfitto per curiosare qua e la’. Ogni possibile prosecuzione sembra essere stata sigillata da un intenso concrezionamento. Arrivo finalmente al pozzo. I nostri prodi armaioli con gli scarni mezzi a disposizione sono riusciti ad armare addirittura 2 diverse vie. Bravoni! Sono anche variegate come difficolta’, una, quella a destra e’ piu’ verticale e quindi di maggior impatto emotivo, la seconda e’ in appoggiata ma ha un deviatore da passare ed alla fine spancia e quindi manca l’appoggio per i piedi. Mentre alcuni di noi scendono il pozzo per gestire l’accoglienza a chi deve scendere, gli altri li assistono alla partenza. Anche in questo caso gli scout se la cavano in maniera egregia. Quando tutto il gruppo e’ passato, Stefano li porta a visitare il resto della grotta. Io mi trattengo sopra al pozzo, voglio attrezzare l’armo della via in verticale per un contrappeso, nel caso ci siano difficolta’ nella risalita. Finisco la mia opera proprio mentre Stefano torna con alcuni degli scout. Visto che in effetti uno dei ragazzi che e’ con lui ha trovato difficolta’ proprio in salita durante le prove, decidiamo di evitargli lo stress e di utilizzare il contrappeso. Fabrizio si appende al lato opposto del contrappeso ma e’ decisamente troppo leggero per far salire il nostro scout. Con l’aiuto ed il peso di altri volontari alla fine riusciamo a far salire il nostro amico. Una volta in cima al pozzo e con i piedi per terra il nostro bravo scout riacquista fiducia e dimestichezza. Ben allongiato al traverso esce velocemente dal pozzo. Tutti gli altri scout sembrano ben disposti a tentare la sorte con croll e maniglia quindi risistemo l’armo. Mentre iniziano le operazioni di risalita Stefano mi esorta a scendere il pozzo e visitare la grotta, mi dice che la seconda parte ne vale la pena. Mi faccio tentare, d’altronde non conosco la grotta. Anche Stefano l’astico ci mette il carico, dice che verso il fondo, dopo una strettoia si sente un gran rumore d’acqua. Questo e’ decisivo! Mi fiondo giu’, scatto una foto ricordo,DSCF4966 convinco l’astico ad accompagnarmi e andiamo. Arriviamo ad una sala che in alcuni periodi dovrebbe ospitare un bel laghetto ma ora e’ in secca. Piu’ avanti c’e’ una bella pozza. L’ambiente e’ corredato da belle concrezioni. Provo a fare qualche foto, alcuni particolari da vicino vengono bene, DSCF4968DSCF4971 ma quando mi cimento con foto della bella sala, l’intensa evaporazione di tutto l’umido che ho addosso crea una cortina di fumo che vanifica i miei sforzi.DSCF4975Rinuncio alle foto e proseguiamo, la sala si restringe a diventare un cunicolo che prosegue per qualche metro. Una strettoia ci sbarra il cammino. Dall’altra parte, come aveva anticipato Stefano, un violento scrosciare d’acqua. Incuriosisce molto ma la strettoia sembra fangosa, bagnata e fetentemente stretta. Con un sospiro mi butto giu’ a faccia avanti, la strettoia piega a sinistra quasi ad angolo retto, non posso farcela in questo modo. Esco e ne parliamo per un po’. Stefano decide di provare, lo consiglio di tentare a piedi in avanti. Si incunea ma, all’altezza del bacino, si blocca, la strettoia e’ stretta anche per un seccaccio come lui! Oltre a bagnarci e infangarci dovremmo anche toglierci l’imbrago. Quest ultimo particolare e’ decisivo, rimandiamo a tempi migliori. Pian pianino torniamo indietro osservando i bordi della sala, cosi’, tanto per scrupolo. Al pozzetto troviamo che oramai sono saliti quasi tutti. Aspettiamo gli ultimi per disarmare. Per ingannare l’attesa vado ad intrufolarmi tra i massi cercando il pertugio percorso da Fabrizio per evitare la risalita su corda. Quello che trovo sicuramente e’ quello sbagliato, faccio passare lo zaino ma io mi incastro senza scampo. Si cimenta anche Stefano ma anche per lui il passaggio e’ stretto. Nel frattempo Veruska e’ salita e le chiedo il piacere di recuperarmi lo zaino che ho incautamente lanciato al di la’ della strettoia. Il disarmo ci impegna per pochi minuti e siamo di nuovo tutti assieme inzeppati vicino all’ingresso. Avra’ smesso di piovere? Non credo. Intanto dove siamo ora c’e’ un intenso stillicidio, quasi una doccia. Sembra che l’idea del contrappeso sia piaciuta perche’ Stefano mi chiede di uscire con il necessaire e darmi da fare per attrezzarlo mentre lui continua a sovraintendere all’uscita degli scout che vogliono utilizzare gli attrezzi. Per uscire provo ad arrampicare ma faccio una figura meschina scivolando sulla roccia e ripiombando giu’. Alla fine la corda e’ la soluzione. Fuori piove, che strano! Faccio scambio di posto con Stefano per arrivare all’albero che utilizziamo come armo naturale. Mi arrampico per mettere un cordino ma scivolo col piede rischiando una bella caduta. Per fortuna Stefano e’ vicino e mi soccorre prontamente. Al secondo tentativo riesco. Finiamo di montare il contrappeso e poi facciamo salire il nostro scout amante delle comodita’. Stavolta faccio io da “peso” e la salita e’ anche troppo veloce. Stefano manovra l’altra corda ed lo aiuta nella uscita dal pozzo. Nel frattempo sembra che la pioggia ci stia dando una tregua. Facciamo appena in tempo a rallegrarcene che veniamo investiti dalla grandine! Per fortuna almeno i chicchi sono piccoli e non fanno danni. Gli altri scout continuano ad uscire, a mano a mano gruppetti iniziano a scendere verso le macchine. Si avvia anche Stefano. Devono ancora salire gli ultimi, li aspetto. Siamo un allegro gruppetto con Rosa e gli astici. Insieme a Stefano l’astico sistemiamo le corde negli zaini poi partiamo anche noi. La grandine ci ha abbandonati lasciando il posto a della sana pioggia. La discesa e’ perigliosa a causa del fango ma tra una scivolata e l’altra arriviamo anche noi alla macchina.DSCF4978DSCF4981DSCF4982DSCF4983 Miracolo! Riesco a cambiarmi senza pioggia, anzi, sembra addirittura uscire uno spicchio di sole. Dura poco, finisco di inzeppare le mie cose nello zaino che piove nuovamente. Entro in macchina e ci avviamo verso la santa tettoia che ci ha gia’ ospitato la mattina. Il bar e’ nuovamente chiuso per il riposino pomeridiano. Prendiamo possesso della tettoia organizzando una tavolata che viene imbandita con tutti i viveri a disposizione.
DSCF4984DSCF4985DSCF4987DSCF4988DSCF4990 Gli scout si appartano un po’ per assolvere alle proprie consuetudini DSCF4992 e poi si associano chiassosamente alle libagioni. Dopo il lauto pasto procediamo a sparecchiare e rimettere tutto a posto. Siamo pronti a partire. Gira la proposta di andare ad un bar e prendere un caffe’ tutti assieme. L’adesione e’ totale, si parte. La nostra macchina ferma ad un bar, ma e’ quello sbagliato, ne approfitto comunque per una veloce visita al bagno. Per arrivarci devo disturbare un mucchio di persone assiepate a guardare una partita di calcio, ma quando la natura chiama si fa questo ed altro! Alla fine ci ritroviamo con gli altri in uno stupendo bar pasticceria. Il caffe’ si trasforma in un dolce-party. Ognuno sceglie secondo il proprio gusto e a giudicare dai commenti ogni scelta si rivela buona. Dopo il dolce arriva anche il caffe’ quindi usciamo a goderci il sole che stavolta sembra averla spuntata sulle nuvole.DSCF4993DSCF4994DSCF4995DSCF4996DSCF4997 Il tempo di asciugarsi un po’ le ossa che il sole inizia a tramontare. Passiamo ai saluti, prendiamo commiato dai nostri amici scout e quindi partiamo per il ritorno a Roma.
Qui vi lascio con il solito…alla prossima!

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Gorga – 18/01/2014

Passeggiata sulle montagne di Gorga alla ricerca di sorgenti. Un anello di circa 7,5 km con Sara, Raffaella, Emanuele, Salvatore, Cristian, io e Luna. Prezioso l’aiuto dei GPS.

Approfitto della prospettiva di una bella passeggiata nei boschi per portare Luna con me. Abbiamo appuntamento alle 8.30 al solito bar “fico” vicino all’Ikea di Anagnina. Alle 8.00 sono gia’ li’, ne approfitto per fare un poco ordine in macchina ed iniziare a preparare quel che devo portare. Mentre traffico vedo con la coda dell’occhio una ragazza che parla al telefono, ci scambiamo una occhiata ma poi torno alle mie cose perche’ sono ragionevolmente certo di non conoscerla. Scopriro’ solo dopo che e’ Sara, ha partecipato all’ultimo corso del GSCai Roma e oggi andremo in giro per boschi assieme. Arriva Cristian, ci salutiamo poi si allontana per salutare altri che sono appena arrivati. Aggrumo la mia roba alla meno peggio e vado a vedere chi sono i convenuti. Conosco nessuno, ci presentiamo. Sono Sara, per l’appunto, e Salvatore. Cristian mi informa che mancano ancora Raffaella ed Emanuele. Come dicevo sono tutti novelli speleo dal corso GSCai. Bene! E’ sempre bello vedere persone nuove interessarsi alla speleologia. Per ripararci dal vento freddo entriamo al bar. Vorrei fare la colazione ma Cristian preferisce aspettare i 2 ritardatari. Aspettiamo poco perche’ quasi subito eccoli che entrano anche loro al bar. Mentre ci presentiamo li informiamo che sono gli ultimi e quindi devono pagare la colazione. Sono gia’ colazionati! Fa nulla, vuol dire che offriranno solo a noi. Siamo parchi, se la cavano con poco! Preso il cappuccino, usciamo. Salvatore mi riserva una lieta sorpresa. Con il suo macchinone si offre di portarci tutti e 6 piu’ Luna. Per me e’ proprio un bel regalo! Mi allontano avvertendoli che devo terminare la composizione dello zaino. Luna e’ in macchina che mi aspetta paziente. Ributto fuori dalla macchina il grumo informe della mia roba e cerco di selezionare solo quello che mi servira’, per non avere tentazioni di abbandonare Luna lascio l’imbrago in macchina, vuol dire che se troviamo una grotta dovro’ ritornare. Chiudo tutto nello zaino sperando vivamente di star scordando solo cose inessenziali (perche’ non dubito di aver scordato qualcosa!). Mi carico lo zaino sulle spalle, recupero Luna, chiudo la macchina e scappo alla macchina di Salvatore. Noi 2 siamo destinati ai posti dietro, Luna e’ un po’ incerta nel salire in una macchina cosi’ alta da terra. Al secondo tentativo fallito la aiuto sollevandola di peso. Io entro, un po’ a fatica dallo sportello laterale. Il sedile non e’ tra i piu’ comodi pero’ c’e’ lo spazio per stare sdraiati, a patto di sistemarsi un po’ tra Luna ed i bagagli. Sono ancora preso a sistemarmi quando partiamo alla volta di Gorga. Il riscaldamento in macchina e’ al massimo cosi’ posso rimanere in maglietta ed utilizzare il resto dei vestiti come comodo cuscino. Mi accomodo mentre Luna mi guarda incuriosita. Il resto del viaggio me lo sonnecchio. Quando siamo nei pressi di Gorga mi rialzo. Non vengo da queste parti da molti anni, oramai questa sembra essere una frase costante nelle mie relazioni. A Gorga tra quello che non ricordo e quello che e’ cambiato quasi quasi non mi ritrovo. Arriviamo fino in fondo al paese dove parcheggiamo. Scendiamo compatti e decisi per una invasione pacifica del locale negozio di alimentari per procurarci il desinare. Stavolta provo un connubio inedito, pizza con lonza e provola affumicata, mi suona bene. Una volta muniti di generi di conforto ritorniamo alla macchina dove Emanuele avvicenda Salvatore alla guida. Torniamo indietro prendendo la strada per i monti, uscendo dal paese sulla sinistra. Quando inizia la sterrata sono dolori per la mia povera schiena, i sobbalzi della macchina sono degni di un giro sulle montagne russe. Molte botte e gemiti piu’ in la’ finalmente arriviamo allo spiazzo vicino al laghetto artificiale detto “la porcilaia”. Tremebondo ed acciaccato scendo dalla macchina, Luna invece si fionda letteralmente di fuori. Ci penso un po’ poi decido, la situazione mi sembra tranquilla, le tolgo il guinzaglio. Parte come un missiletto felice ed inizia la sua corsa avanti ed indietro. Mi accerto che rimanga nei dintorni e mi dedico a recuperare lo zaino ed alla vestizione. Devo sbrigarmi perche’ sono l’unico a doversi cambiare d’abito prima di partire. Faccio del mio meglio mentre gli altri ingannano il tempo in chiacchiere. Cristian si allontana per un bisogno. Sono pronto, chiudo lo zaino con quello che portero’ e me lo carico sulle spalle. Cristian ci chiama, ha trovato un buco poco piu’ in la’. Andiamo a vederlo, e’ cinto da filo spinato, sembra profondo 5 o 6 metri ma alla prova del sasso non da’ molta soddisfazione. Aria non sembra essercene. Prendiamo il punto per verificare se e’ conosciuta, ma lo e’ quasi certamente. Dopo questa prima scoperta bene augurante partiamo alla volta della porcilaia. Ci guida Cristian con il suo fido GPS. Dice che siamo distanti circa 900 metri in linea d’aria dalla prima sorgente. Purtroppo la “linea d’aria” non si sposa molto col terreno dove camminiamo. Dobbiamo fare continue deviazioni per trovare un pertugio tra recinzioni di filo spinato e rovi di varia natura. Scavallata la prima cresta pieghiamo a sinistra, poi riprendiamo a destra, poi saliamo, poi scendiamo, poi…insomma camminiamo camminiamo evitando rovi ed altri ostacoli ed il GPS ci irride dicendoci che siamo sempre a 500 metri dalla prima sorgente. Scendiamo un ultima ripa e finalmente in fondo intravediamo acqua. Salvatore individua per primo la sorgente. Ora la vedo anche io, non e’ che sia proprio imponente, dal rubinetto di casa credo di riuscire a cavare piu’ acqua. Poggio lo zaino, il resto della banda si sparpaglia in cerca di altro, Sara si attarda un po’, procede con molta cautela perche’ non ama le discese ripide. Quando ci riuniamo nuovamente decidiamo che e’ ora di pranzo e quindi mangiamo. Il mio panino sperimentale e’ gustoso, la provola piace molto anche a Luna, devo dire che non disdegna nemmeno un assaggino di lonza. Salvatore diventa il suo migliore amico perche’ le dona una bella fetta di provola dal suo panino. Chiudiamo il pranzo in bellezza con un cioccolatino offerto da Emanuele. Rimettere lo zaino bagnato e gelido sulla schiena e’ sempre una esperienza tremenda, alla fine ce la faccio, anche gli altri sono pronti. Partiamo risalendo la valle in cui siamo, diretti alla prossima sorgente in programma. Abbiamo deciso che la cercheremo fino alle 14.30 poi faremo il punto e decideremo la strada migliore per tornare alle macchine. Camminiamo sempre seguendo le indicazioni che Cristian rileva dal GPS. Ora anche Salvatore ha sfoderato il suo e con un rapido aggiornamento dei dati tra loro ora ne abbiamo addirittura 2 a guidarci! Tra una deviazione a destra, una a sinistra un sali ed uno scendi continuiamo a muoverci seguendo in senso antiorario quello che mentalmente mi figuro come un ampio cerchio. Arriviamo ad una quota dove c’e’ meno vegetazione e possiamo proseguire praticamente diritti. Troviamo, o meglio Emanuele ci indica, una prima sorgente inaspettata. Anche questa e’ di minime dimensioni, pero’ e’ pur sempre una sorgente. Dopo averla segnata sul GPS continuiamo a camminare. Sempre Emanuele, detto oramai il “rabdomante”, trova un’altra sorgente. Le dimensioni sono sempre contenute, ma siamo contenti ugualmente. Posizionata e memorizzata anche questa, si riparte. La vegetazione torna ad intralciare il nostro cammino ma in qualche modo tra uno zigo ed uno zago troviamo il punto della seconda sorgente in programma. Il punto, dico, perche’ della sorgente nemmeno l’ombra. Cerca che ti ricerca la sorgente non si trova. In compenso l’ora inizia a farsi tarda, e’ meglio pensare al rientro. Dopo un rapido consulto decidiamo che non conviene tornare indietro per dove siamo venuti e che e’ meglio tentare la chiusura del cerchio, tanto rovi, erte, ripe, valli e creste ci attendono da entrambe le parti. Cammina cammina anche i GPS si stancano, bisogna cambiare le pile, operazione che Cristian e Salvatore svolgono con premura e prontezza. Finalmente ritorniamo in un punto dove c’e’ poca vegetazione, le macchine sono davanti a noi a poche centinaia di metri, ce la possiamo fare! Ad un certo punto troviamo, credo stavolta sia stato Salvatore, un’altra sorgente. Breve sosta per marcare pure lei e poi ripartiamo. Sorpresa! C’e’ un’altra valle da superare, scendiamo seguendo una sorta di sentiero e poi iniziamo la risalita. Quando siamo in cresta ci accorgiamo di essere rimasti solo Salvatore, io e Luna. Qualche urlo e scopriamo che il resto della compagnia ha deciso per una sosta pochi metri piu’ sotto. Visto che non sembra abbiano intenzione di raggiungerci a breve, decidiamo di scendere noi. Dopo la sosta ripartiamo, la luce inizia a diminuire ed e’ meglio arrivare alle macchine che e’ ancora giorno. Quando svalichiamo siamo Salvatore ed io, Luna e’ sempre dei nostri, abbiamo guadagnato Sara che ci segue dappresso, ma gli altri non si vedono. Di nuovo a urla stabiliamo un contatto, hanno deciso di aggirare il colle invece di svalicare come abbiamo fatto noi. Ci raggruppiamo nuovamente nei pressi di una recinzione. Ora il sentiero e’ in leggera salita, e’ molto evidente e costeggia la recinzione. Si tratta di poca strada, siamo in piano ed in vista della porcilaia. Stanchi ma soddisfatti ci ricompattiamo ed arriviamo tutti assieme alla macchina. Alla passeggiata e’ seguito il ritorno con sosta a Colleferro per una bibita e 4 chiacchiere insieme. Il seguente tragitto in macchina l’ho fatto sempre disteso in modalita’ dormicchio. Al bar fico ho salutato i miei nuovi amici scambiandoci l’augurio di rivederci presto.

Anche questa volta, dopo una lunga lettura, vi saluto lasciandovi in compagnia delle foto…
010inmacchina 020cristian 050parcheggio 060intornobuco 080buco 110porcilaia 120sentiero 130sara 160scavalco 170salvatore 210alberoverde 220stazzo 250sentiero 260sentiero 290fiore 300sentiero 320sorgente 360luna 380sara 390sorgente 410panoramasorgente 440pappa 450rana 470rana 480emanuelescavasorgente 510gruppo 530sentiero 550cristiansalvatore 560troncocavo 570pianta 580bucocristian 610sostagps 620sassofossili 640bozzolo 670panorama 720sorgnuova1 740muschio 790cristianriposa 800sorgnuova2 830sorgnuova2 850sorgnuova2 870muschio 880bucoemanuele 890bucoemanuele 900fungo 930funghi 950pozza 960buco 970luna 1000sorgnuova3 1020sorgnuova3 1040alberoconvischio 1060bucoio 1090bucoio 1160ioluna 1170osso 1190salvluna 1200luna 1210luna 1220sara 1230sentiero 1240porcilaia 1260emanuele 1270bar 1280bar 1290emanueleocchi
Come avete potuto leggere e poi vedere, ancora una bella giornata in ottima compagnia, alla prossima!

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Nespolo – 12/01/2014

Ricognizione a Nespolo, un folto gruppo formato da Anna, Armandino, Carlo, Daniela, Margherita, Paola, Roberto (Bobbo), Roberto, Salima  del Gruppo Speleologico Le Talpe CAI Rieti; Mimmo dell’ASIC; Vito del Gruppo Speleo Archeologico “Francesco Orofino”; Adriano, Maria, Gianni ed io dello SCR.

Rubo la descrizione della giornata dal resoconto fatto da Gianni, sto diventando proprio pigro! Scrive Gianni: “Sono stati visti e riposizionati gli ingressi di varie cavità e trovato un nuovo pozzo “La Fossa dei Leoni” il cui ingresso si apre in un posto bellissimo pieno di pinnacoli carsici. Il pozzo è stato sceso come primo da Adriano meglio conosciuto come Tom che ha quindi effettuato la sua prima esplorazione. Purtroppo a 15 m di profondità la grotta chiude inesorabile.”

Sono ospite di Maria e Gianni, mi vengono a prendere a casa, cosa potrei desiderare di piu’? Andiamo a cercare grotte vicino Nespolo, non credo di esserci mai stato prima, pero’ non mi ci giocherei alcunche’ di prezioso! Andremo nella Riserva Monte Navegna e Monte Cervia, sembra che questo territorio sia da considerarsi gia’ Sabina, non me lo sarei immaginato.

Abbiamo appuntamento con gli altri al bar di Nespolo. Quando arriviamo noi ci sono poche persone ma in breve siamo diventati un gruppone chiassoso. Conosco Vito, esperto del posto, lo esplora da tempo immemorabile. Dopo un poco di colazione riprendiamo le macchine e andiamo verso Tufo. Ci fermiamo per una rapidissima visita all’ingresso della Grotta della Portella e poi Vito ci porta a risalire un piccolo corso d’acqua fino a 2 sorgenti che lo alimentano. Dopo le sorgenti il gruppo si inoltra ancora a vederne un’altra. Io sono ancora vestito “da citta’” e non posso sudare con i vestiti che poi mettero’ per tornare a casa quindi me ne torno alla macchina dove trovo Maria che attende paziente. Mi cambio e poi mi faccio paziente assieme a Maria approfittandone per qualche chiacchiera ed uno spuntino. Eccoli che tornano, ci spostiamo nuovamente. Attraversiamo un paese, sara’ Tufo?!? Non me lo chiedete! Ci fermiamo davanti ad una cartina del parco. Vito, Mimmo e Gianni si fermano davanti alla cartina cercando di trovarvi la zona dove si vogliono cercare le grotte da riposizionare. Dopo un lungo summit i nostri decidono, si puo’ partire. Prendiamo la strada bianca che inizia davanti a noi. La strada si fa subito impervia ma riusciamo a salire tutti. Arriviamo ad una bella piana, oltre e’ preferibile non andare senza fuoristrada. Parcheggiamo stando attenti a non invadere il prato poiche’, ci avverte Gianni, altrimenti c’e’ pericolo di essere multati. Prepariamo gli zaini. Porgo ad Adriano il mio imbrago vecchio cercando di convincerlo che e’ valido nonostante l’aspetto. In effetti sembra piu’ un cencio masticato che un imbrago, pero’ non ha nemmeno 2 anni! Siamo pronti, e siamo una torma che si avvia decisa verso la zona grotte. Il sentiero e’ piu’ che altro nella memoria di Vito, quindi non tentero’ nemmeno di descrivere lo zigozago fatto tra cespugli, rovi e pietre varie. Riusciamo a stare tutti assieme fino ad un certo punto, ma poi il gruppo si sfilaccia fino al punto in cui c’e’ una specie di diaspora. Alcuni prendono a perlustrare verso sinistra, Mimmo chiama a se’ almeno 3 baldi e giovani volontari, altri ancora si perdono per conto loro. Vito scompare tra le fresche frasche senza lasciare traccia di se’.  Maria, Adriano ed io seguiamo Gianni ed il suo fido GPS alla ricerca di una delle grotte trovate anni fa da Vito di cui ritrovare e riposizionare l’ingresso. Arriviamo sul punto dove iniziare la perlustrazione, Maria si ferma in uno spiazzo a mo’ di porto sicuro a cui fare ritorno e noi ci sparpagliamo alla ricerca della fantomatica grotta. Prima della partenza gustiamo un arancio offerto da Gianni e Maria, quindi, carichi di energie e vitamine, andiamo. Gira che ti rigira di grotte troviamo proprio nulla. Unica scoperta, quasi inciampo in un cippo decapitato. Gianni ipotizza fosse quello che segnava il confine tra lo stato Pontificio ed il regno delle 2 Sicilie e che sia stato decapitato per prendere gli stemmi ivi incisi. A parte questa scoperta, della grotta nessuna traccia, che Vito abbia sbagliato collina? Torniamo alla base con le pive nel sacco. Con urla e forse l’aiuto del cellulare riusciamo a radunarci con una parte del gruppo. Ritroviamo anche il buon Vito. Decidiamo di procedere assieme in perlustrazione. Cammina cammina notiamo un posto molto bello, una spaccatura costellata di pietre a pinnacolo, tutte ricoperte di un fitto muschio. Decidiamo che vale la pena perdere un po’ di tempo a darci un occhio. Scendendo nella spaccatura c’e’ un brusco calo della temperatura, fa decisamente piu’ freddo. Il tappeto di muschio che ricopre le rocce e’ molto umido. Questa morbida coltre rende un po’ pericoloso camminarci sopra perche’ nasconde delle spaccature. Manco a dirlo io ci sprofondo dentro con una gamba, per fortuna senza conseguenze. Mentre mi arrampico errabondo per pinnacoli qualcuno, Daniela e Bobbo forse, trova una spaccatura che sembra andare. Mi avvicino subito per vedere com’e’. Serve la prova del sasso ma, anche se sembra incredibile, intorno a noi non c’e’ nemmeno un sasso lanciabile, solo muschio e legni marci. Torno indietro e finalmente recupero un paio di sassi. Alla prova del sasso la spaccatura sembra rispondere bene. Decidiamo di armare e scendere. Informiamo il resto del gruppo. Visto che vicino alla spaccatura non c’e’ molto spazio, decidono di andare altrove a continuare la perlustazione dei dintorni. Rimaniamo Vito, Daniela, Bobbo, Adriano ed io. Mentre i nostri esploratori, Daniela, Bobbo ed Adriano si preparano, Vito ed io prepariamo l’armo per la discesa. Per prima cosa eliminiamo una grossa radice spostandola di lato, poi togliamo un po’ di muschio e sfasciume vario. Ora la spaccatura e’ libera. Mettiamo un paio di fettucce a cavallo del pinnacolo che sovrasta la spaccatura e ci attacchiamo la corda per scendere. Ai miei piedi c’e’ uno spuntone di roccia, lo utilizzo per fissarci un cordino che utilizzo come deviatore, ora sembra vada bene. Adriano e’ pronto per scendere, qualche raccomandazione di rito e poi e’ pronto. Monta il discensore e parte. La spaccatura scende in verticale per circa 5 metri. Quando Adriano poggia i piedi in fondo ci dice che di lato a destra, la sinistra per noi che lo osserviamo dall’alto, c’e’ una prosecuzione. E’ stretta ma affrontabile, ci dice. Dopo avergli nuovamente raccomandato in coro di controllare prima che non ci siano in bilico sassi, blocchi di terra o altro, il buon Adriano si infila. Dai sospiri che produce si riesce ad immaginare quanto sia stretta. Pero’ passa e continua a scendere. Non ci porta ottime notizie, ancora qualche metro e la spaccatura sembra chiudere con un tappo di terra. Ora la corda e’ libera, Bobbo decide di scendere anche lui. Quando affronta la strettoia strani rumori e gemiti vari giungono fino a noi. Alla fine pero’ vince lui e passa. Dopo aver raggiunto Adriano, Bobbo informa Daniela, fuori in attesa del suo turno, che la strettoia e’ impegnativa e le da’ consigli per passarla. Dopo un rapido scambio di opinioni decidono che forse e’ meglio che lei si astenga dallo scendere. Terminata l’eccitazione della scoperta mi accorgo di sentire molto freddo. In effetti indosso solo una maglietta leggera che si e’ anche infradiciata a contatto col muschio. Mentre Adriano e Bobbo iniziano la risalita prendo congedo lasciandoli alle vigili cure di Daniela e Vito, Lascio a Daniela la mia fotocamera perche’ documenti l’uscita dei nostri eroi. Recupero lo zaino e salgo fuori dalla conca dei pinnacoli. La temperatura piu’ mite mi conforta subito. Indosso la giacca a vento e cerco un punto dove affacciarmi per seguire i miei amici. Gli esploratori ben presto escono e la corda viene disarmata velocemente. Ancora qualche minuto e siamo di nuovo assieme. Bobbo ci fa notare lo stato della sua tuta, e’ tutta strappata. Sembra reduce dalla lotta con un branco di leoni. Questo fatto decide il nome della nuova grotticella appena scoperta. “La Fossa dei Leoni” sembra veramente adeguato. Con qualche urlo ben assestato riusciamo a ricongiungerci con il resto della banda. Li aggiorniamo circa l’esplorazione e quindi decidiamo dove andare. Un piccolo distaccamento del gruppo e’ andato a visitare una grotta gia’ conosciuta, “pozzo Leonardo” del quale di recente, credo, e’ stata trovata una prosecuzione che scende a a circa -80 metri. Ci avviamo compatti e decisi. Strada facendo Maria decide che inizia ad essere stanca. Ci avverte che lei riprende la strada per tornare alla macchina. Noi proseguiamo ma per poco, la temperatura, ed anche la luce stanno scendendo rapidamente. Se vogliamo tornare alle macchine con il giorno e’ meglio avviarsi. Cercando un passaggio piu’ comodo di quello fatto all’andata incappiamo in quello che sembra essere un sentiero segnato. Proviamo a seguirlo. Ad un certo punto i miei amici vorrebbero tornare indietro perche il sentiero sembra andare da tutt’altra parte rispetto a dove sono le macchine. Pero’ a me sembra che piano piano stia girando nella giusta direzione. Proseguire ancora per un po’ costa nulla. Vado avanti velocemente,  attraverso una valletta, il sentiero prosegue nella direzione sbagliata, pero’ in fondo mi sembra girare decisamente a sinistra. E poi, mi dico, dovranno pur servire a qualcosa i segni a vernice rossa sui sassi. Arrivo dove il sentiero gira a sinistra, poco piu’ avanti vedo con sollievo apparire la piana dove abbiamo lasciato le macchine. Urlo agli altri che siamo sulla strada giusta e poi li aspetto. Compare un Gianni zoppicante, non mi ero accorto che si era preso una storta alla caviglia. Mi rallegro ancora di piu’ per il sentiero trovato che gli ha permesso un comodo ritorno. Mentre siamo la a commentare i guai alle caviglie Maria chiama Gianni al telefono, non sentendoci arrivare per il sentiero che ha preso lei, le e’ venuto il dubbio di aver sbagliato strada. Ora non e’ sicura di riuscire a tornare alle macchine. Visto che Gianni e’ malandato parto io per raggiungerla. Non ho percorso nemmeno 50m che Gianni mi richiama. Maria e’ stata raggiunta da Paola, credo, e stanno arrivando. era sulla strada giusta era solo rimasta disorientata dal fatto che non ci aveva visto raggiungerla. Alle macchine ci siamo tutti. In mezzo al bosco non si notava ma siamo proprio tanti. Ci cambiamo velocemente perche’ inizia a fare freddo poi ci dedichiamo ad un allegro gozzoviglio a base di panini avanzati, acqua, cioccolata, ma soprattutto facciamo festa grande all’ottimo ciambellone portato da Daniela che si sposa alla perfezione con la grappa alle visciole di Armando. Dopo aver fatto scomparire il ciambellone in un batter d’occhio ci ritiriamo in macchina. Riorneremo tutti al bar dove siamo partiti per un qualcosa da bere ed  i saluti. Il tranquillo bar di Nespolo sembra assorbire di buon grado la nostra pacifica nonche’ chiassosa invasione. Prendiamo qualcosa da bere spaziando tra acqua, birra, caffe’, cappuccini e grappe. Qualche chiacchiera di commiato a commento dela giornata e poi siamo ai saluti. Ci lasciamo con buoni propositi di ripetere l’esperienza e poi via, verso casa. Il ritorno me lo sonnecchio un po’. Maria e Gianni mi lasciano sotto casa con le mie cose.
Per riposarvi gli occhi da tanta lettura ora vi lascio in compagnia delle foto della giornata rigorosamente in ordine temporale dal bar alla mattina al bar la sera…
010Bar 020corna 030cornaritocco 040VitoGianni 060gianniportella 070portellaingresso 090bucovicinoportella 100giannistradasorgenti 120sorgenti 130cartelloparco 140fiumetto 200macchineportella 210sostacartina 220cartina 240consultocartina 310sostacartina.JPG 320pianoroparcheggio 340partenza 360sentiero 390sentiero 420bobbosentiero.JPG 440sentiero.JPG 480sentiero.JPG 500sosta 510baccherosse 560maria 570piantagrassa 580soffione 590panoramamonti 650fiocco 670cippo 690panorama 700gruppo 720vito 750mariaadriano 760panoramamonti 770maria 790muschio 800trapinnacoli 810trapinnacoli 840albero 860armando 880bobbo 920vito 930daniela 940vitoio 950pozzo 960pozzo 970pozzo 1000pozzo 1030adriano 1060bobbo 1080panorama 1090maria 1110parcheggio 1130gruppo 1140giannialbar 1150albar 1160albar
Anche questa bella giornata e’ finita, pronta a lasciare spazio per la prossima!

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Punta degli Stretti – 4/1/2014

Uscita di gruppo a Punta degli Stretti con Tullio, Mattia, Riccardo, Antonio, Gianni, Laura, Chiara, Emanuela, Simone, Luciana, Piero, Giuseppe, Beatrice, Simona, Augusto, Mario, Andrea, Giulio ed io.

Partiamo da Montebuono. Sono ospite in macchina di Giulio. Siamo appunto Giulio, Andrea ed io.DSCF4438 Dopo la colazione da Roby Bar si parte. Non e’ stata una alzataccia come pensavo. Infatti spicchiamo il volo che sono le 9, anche perche’ Andrea ha smesso di lavorare poche ore fa e si e’ rifiutato di partire prima. L’appuntamento con gli altri e’ ad Orte. Li sentiamo al telefono, qualcuno e’ arrivato, anche altri sembra siano in ritardo. Rimaniamo che comunque qualcuno ci aspettera’ per andare assieme. Prendiamo l’autostrada a Magliano, sono solo 8 km fino ad Orte, ce la sbrighiamo presto. Arriviamo allo spiazzo dove ci aspetta Tullio con Mattia, Riccardo ed Antonio. Rapidi saluti anche per il nuovo anno e poi partiamo. La strada fino a Orbetello e’ ben lunga. Prendiamo la superstrada per Orte-Viterbo. Andrea si e’ messo dietro perche’ e’ stanco, dopo aver dichiarato che lui in macchina non riesce mai a dormire, sembra addormentarsi profondamente. DSCF4441 Non ricordo bene la strada, mi pare passiamo vicini a Tuscania, Tarquinia e Montalto di Castro. Attraversando una cittadina, ci fermiamo ad un supermercato a fare spese. Devo comperare nulla ma seguo il gruppo tanto per sgranchire le gambe. Mentre siamo alla cassa decido di immortalare l’evento perche’ hanno comprato di tutto per affrontare il duro impegno che ci attende.DSCF4439 DSCF4440 Ho una brutta sorpresa, la batteria della macchinetta fotografica e’ completamente scarica, riesco a malapena a scattare un paio di foto e poi si spegne da sola. Sono desolato, questa grotta e la relazione che le sto dedicando dovranno fare a meno delle mie foto, bene o male che se ne possa dire! Riaprtiamo. Strada facendo ricevo una telefonata, e’ Stefano con il quale approfittiamo per scambiare gli auguri per il nuovo anno. Mi chiama per invitarmi ad una gita in grotta che sta organizzando per stasera. Avrei partecipato ben volentieri ma gli spiego dove sono e anche lui conviene che non riusciro’. Prima di salutarlo approfitto per farmi descrivere un po’ la grotta di Punta degli Stretti e la strada per arrivare all’ingresso. Come al solito mi spiega tutto a puntino. Ci salutiamo rinnovando gli auguri per l’anno nuovo ai quali si associa anche Giulio. Andrea e’ sempre dietro che dormicchia. Finalmente imbocchiamo l’Aurelia, riconosco qualche tratto dalle parti di Pescia Romana. Anni fa mi e’ capitato spesso di percorrere l’Aurelia per andare a Porto Santo Stefano a fare immersioni. Ecco Orbetello. La strada principale, che dobbiamo percorrere per andare alla grotta, e’ trafficata come la ricordavo. Usciamo da Orbetello percorrendo quella stretta lingua di terra che taglia in 2 la laguna e poi proseguiamo a destra verso Porto Santo Stefano. Come aveva indicato Stefano, passiamo le indicazioni per un convento, facciamo un curvone a sinistra e troviamo lo spiazzo per parcheggiare. E’ gia’ invaso dai nostri amici, alcuni sono impegnati nei preparativi. Riprendo speranzoso la macchinetta fotografica e riesco a scattare ancora un paio di foto prima che defunga nuovamente. La ripongo al calduccio, per oggi riposera’.DSCF4442Sul lato destro vedo la macchina di Simona ed Augusto, quella di Tullio, c’e’ il camper di Luciana e Piero, ci sono anche Laura e Gianni. Parcheggiamo anche noi. Dall’altro lato della strada vedo anche il buon Giuseppe.DSCF4443Siamo proprio un bel gruppone. Abbiamo anche dei giovani neofiti. Laura e Gianni hanno portato Chiara, Emanuela e Simone. Giuseppe e’ accompagnato  da Beatrice. Iniziamo a prepararci anche noi. Non so come sia la grotta, nel dubbio decido di vestirmi leggero portandomi dietro roba piu’ pesante. Visto che ci sono dei laghetti da attraversare mi metto i calzari. Come al solito mi attardo nei preparativi e sono nel gruppo degli ultimi. La grotta ha 2 ingressi, uno artificiale proprio di fronte al nostro spiazzo, uno naturale tornando indietro sulla strada per una cinquantina di metri. Come aveva raccontato Stefano l’ingresso artificiale e’ dovuto agli scavi di una galleria ferroviaria che avevano intercettato la grotta. Non so se la ferrovia ci sia mai stata, pero’ la galleria in passato pare abbia ospitato un ristorante e ancora ce ne sono tracce. Ma ritorniamo a noi, mentre mi vestivo avevo visto i miei amici, quelli gia’ pronti, avviarsi all’ingresso artificiale. Quando parte l’ultimo, quello guidato da Tullio, faccio per aggregarmi. Non li ho ancora raggiunti quando mi avvisano che l’ingresso artificiale sembra essere chiuso e che bisogna andare all’altro, quello naturale. Non sappiamo bene dove sia per cui facciamo alcuni tentativi seguendo la strada. Il primo finisce miseramente in un muro di rovi. Finalmente lo troviamo, e’ proprio a pochi metri dalla strada ed anche piuttosto evidente. Quando imbocco l’ingresso, non so come, mi sovviene che Andrea e Giulio sono ancora alla macchina, anche per loro e’ la prima uscita in questa grotta qui e quindi non conoscono la strada. Chiedo a Tullio su dove potro’ ritrovarli. poi mollo lo zaino e torno alla macchina a recuperare i miei amici. Non sono alla macchina, li vedo dall’altro lato della strada con Giuseppe, si dirigono senza esitazione verso l’ingresso artificiale che era stato dichiarato non agibile. Visto che Giuseppe conosce bene la grotta torno sui miei passi. Mi sarei aggregato volentieri a loro ma devo recuperare lo zaino. Quando arrivo all’ingresso, entro deciso, recupero lo zaino e percorro i pochi metri di grotta fino ad arrivare al punto in cui incrocia con la galleria. Sono ancora tutti li’ perche’ attraversata la galleria lungo la sua sezione la grotta riprende subito. Dopo nemmeno 3 metri, inizia il primo laghetto. Non e’ nemmeno tanto “etto”, e comunque risponde all’altisonante nome di “Lago del Granduca”. Giulio ed Andrea sono arrivati prima di me, si vede che l’ingresso artificiale non era cosi’ chiuso come sembrava! Sono tutti li’ impegnati, chi nel gonfiaggio del canotto, chi ad esplorare in arrampicata le pareti che confinano l’acqua a formare il lago. Visto che non vedo come potrei essere utile, per non aggiungere confusione me ne vado a fare un giretto per la galleria. In effetti trovo i resti di alcuni locali. Ci sono i bagni, la cucina, per terra molte bottiglie vuote con qualche piatto ed altri cocci. Nella mia esplorazione sono andato al lato opposto a quello dell’ingresso artificiale. Anche da questa parte la galleria sbuca all’esterno ma l’uscita e’ ben sbarrata con dei robusti pali. Torno indietro portandomi appresso una bella paletta da spiaggia, potrebbe essere utile, penso, come remo, la lascio appoggiata alla parete vicino al lago. I miei amici hanno finito col gonfiaggio del canotto ed alcuni hanno anche traversato. Visto che la fila e’ lunga, seguo gli intrepidi che si sono arrampicati sulla parete destra del lago ed ora vagano su alcuni enormi massi affioranti in cerca di un passaggio alternativo per attraversare il lago senza bagnarsi. Il passaggio in roccia e’ abbastanza semplice, ora sono anche io sui massi. Arrivo al limitare di quello piu’ vicino alla sponda opposta. Manca davvero poco, ma in mezzo l’acqua e’ alta. Non e’ consigliabile tentare salti o altri metodi di forza bruta. Alcuni stanno tentando di completare il giro in arrampicata lungo la parete del lago ma ci sono alcuni passaggi ostici, non sono favorevole a cotanta fatica. Mentre osservo tutto queste intense attivita’ qualche anima pia, Andrea credo, spinge il canotto verso di me. Quando arriva allungo un piede e lo immobilizzo contro la roccia. Una volta domatolo a pedate cerco di salire senza arrovesciarmi. Straordinariamente ci riesco e vengo tirato alla sponda amica dall’anima pia che poco prima mi aveva inviato il canotto. Una volta arrivato al sicuro perdo un paio di minuti a schernire quelli che sono ancora impegnati nella arrampicata estrema ma poi devo farmi da parte perche’ lo spazio non e’ molto e, mano mano che il canotto svolge il suo mestiere, si inizia a stare stretti. Comunque il traverso sembra sia piaciuto perche’ Piero si occupa di armarlo per facilitare il ritorno per quella via. Prendo le mie cose e mi infilo nello stretto meandro che porta al lago successivo. Bisogna strisciare ma non e’ poi cosi’ stretto visto che Marione ci passa senza nemmeno una imprecazione. Le gocce di sudore che mi scivolano dalla fronte fino agli occhi mi confermano che siamo in una grotta calda. Anche se sotto la tuta ho solo una maglia sento veramente troppo caldo. Incrocio Tullio che e’ fermo in un punto del meandro in cui c’e’un poco piu’ spazio. Faccio una sosta pure io per asciugare il sudore e bere un sorso d’acqua. Poco piu’ avanti c’e’ da fare una curva ad angolo retto con doppia strettoia, si entra a destra passando un diaframma di concrezione, dopo 40 cm ce n’e’ un altro, si passa anche quello e si prosegue nello stretto-comodo senza ulteriori emozioni fino al lago Egizio. Poco prima del lago il meandro si allarga creando un ambiente abbastanza comodo per ospitarci tutti. Il pavimento di questa comoda anticamera al lago si interrompe bruscamente per fare posto all’acqua, un metro piu’ in basso. Il lago ha una forma grossomodo ellittica, l’asse maggiore che continua il meandro da cui veniamo. Dall’altro lato infatti si ha l’impressione che il meandro prosegua nella stessa direzione. L’acqua e’ profonda almeno 3 metri,  molto trasparente e con buona probabilita’ di temperatura glaciale. Sul fondo ci sono sassi e altre robe. C’e’ anche una piccola matassa di corda speleo caduta chissa’ quando e chissa’ a chi, destinata a restare li’ fino al disfacimento, vista la temperatura gelida dell’acqua. A pelo d’acqua c’e’ un velo di qualcosa di bianco. Ipotizziamo possa essere carbonato di calcio. Se non venisse disturbato, ritornando tra qualche millennio ci si potrebbe camminare sopra. Se per allora mi capitera’ di passare da queste parti devo ricordare di venirci! Ora siamo tutti riuniti al lago Egizio. Giulio e’ incaricato di armare il traverso che parte alla nostra sinistra, e’ gia’ parzialmente armato, ma una corda in piu’ non guasta di certo. Mentre Giulio e’ impegnato con l’armo, Mattia ed alcuni altri decidono di tentare la traversata arrampicando sul lato destro. Ci sono alcuni passaggi che possono essere delicati ma la cosa sembra fattibile. Giulio finisce di sistemare la corda, Mattia ed altri partono per l’arrampicata. Noi iniziamo ad organizzarci per passare via corda. Per l’occasione cedo la mia longe ad Emanuela. Lei e Chiara sono delle belle bimbe. Emanuela e’ alla prima esperienza in grotta, Chiara credo abbia gia’ praticato in passato. Insieme ci aiutano ad abbassare drasticamente la media dell’eta’ del gruppo! Per la traversata si dividono i compiti, Emanuela dara’ manforte a me nel traverso, Chiara dara’ supporto a Gianni. Emanuela ed io iniziamo ad andare. Durante il traverso c’e’ un attimo in cui Emanuela ha una piccola crisi da esordio ma con una longe piu’ corta e’ tutto superato e ben presto arriviamo trionfanti all’altro lato del lago. In poco tempo siamo passati tutti e continuiamo. In una serie di piccole pozze d’acqua facilmente passabili la grotta prosegue a meandro, prendiamo prima a sinistra, poi a destra arrivando alla sala del Drago Volante. Qui, se la memoria non mi gioca scherzacci, ci fermiamo per un meritato spuntino. Merita una nota particolare Luciana che sfoggia un porta banana a tenuta ermetica, veramente indispensabile per una speleologia degna di questo nome. Io mi accontento del mio ultimo panino con salame. Segue uno smercio massiccio di cioccolatini. Personalmente mi concedo una abbondante bevuta a reintegrare il sudore che ho buttato a fiumi sinora.  Dopo lo spuntino c’e’ chi inizia a prendere la via del ritorno e chi prosegue ancora un poco. Oramai con Emanuela siamo amiconi e andiamo avanti insieme, mi aiuta ancora nei passaggi successivi che sono un po’ acquatici. Arriviamo ad un punto in cui ci sono 2 possibili prosecuzioni, una in piano ma completamente allagata e l’altra per la quale si deve risalire su corda per circa 5 metri. Lo scopriro’ solo dopo, guardando il rilievo, la risalita porta ad un altro ingresso chiamato “buca di poggio alle piane”. Alcuni del gruppo arrivati sin li’ sono gia’ risaliti ma noi preferiamo astenerci. Rimaniamo alla base della risalita ad ascoltare i commenti di chi e’ salito e per riprendere fiato. Dopo un giusto riposo torniamo indietro fino al lago Egizio. Quando siamo un buon numero iniziamo a percorrere il traverso del lago. Emanuela, oramai veterana, pretende di passare per prima. Ce la caviamo benone ed in pochissimo siamo al sicuro dall’altra parte. Arriva anche Gianni supportato da Chiara. Simone passa in scioltezza. Luciana ha qualche indecisione ma anche lei se la cava egregiamente. Manca all’appello almeno un terzo del gruppo pero’ sono tutti autonomi quindi decidiamo di avviarci all’uscita senza aspettarli. Ripercorriamo velocemente il meandro fino al lago del Granduca e poi iniziamo il passaggio con il canotto. Emanuela e Chiara passano assieme a Laura. Luciana passa in solitaria, sprezzante del pericolo. Anche Marione passa in solitaria perche’ non vuole stressar troppo il povero canotto. Quando rimango solo soletto mi balena un’idea, sicuramente figlia del caldo che ho sofferto. Decido di indossare il sottomuta e fare la traversata in acqua. Mi cambio velocemente. Quando il canotto e’ pronto per me lo recupero e poi lo uso come salvagente immergendomi in acqua fino al collo mentre dalla parte opposta Piero mi recupera. L’acqua al primo impatto e’ veramente gelida ma a fine tragitto inizia quasi a piacermi, tanto che resto in acqua mentre chiacchiero con Piero, aspettando per vedere se arriva qualcun altro per la traversata. Gia’ che ci siamo inganniamo il tempo lavando il canotto ed esaminandone i vari buchi che lo infestano. Sembra venga nessuno, tutti quelli che erano con noi si sono da tempo avviati alle macchine, lasciamo il canotto e andiamo verso l’uscita.  Arriviamo alla strada e quindi alle macchine. C’e’ un bel vento freddo che ben si sposa con i miei vestiti bagnati. Solo ora mi rendo conto che sono in macchina con Giulio e che lui, con le chiavi, e’ ancora in grotta. Mi guardo attorno, mi sembra manchino Giulio con Andrea, Simona ed Augusto, Beatrice con suo zio, Giuseppe. Rimango a prendere un po’ di freddo poi mi decido, abbandono lo zaino accanto alla macchina e vado a vedere che fine abbiano fatto. Accompagnato dai primi brividi da freddo rifaccio velocemente la strada fino all’ingresso naturale e quindi al laghetto. Ora sono troppo infreddolito per immergermi nuovamente, opto per un giro in canotto. Arrivato all’altra sponda lo parcheggio e vado. Il movimento mi scalda in fretta, ora va proprio meglio. La luce sul casco inizia ad essere un po’ fioca, controllo quella di riserva, e’ ancora gagliarda, nessuna preoccupazione. Avvicinandomi al lago Egizio sento il vociare dei miei amici. Stanno finendo di smontare le corde. Avevo sentito Andrea parlare di fare una teleferica sopra al lago, sembra sia riuscito a convincere gli altri ed hanno messo in pratica il proposito. Andrea mi rimprovera perche’ non sono rimasto con loro, la mia punizione consiste nel non sapere quanto si siano potuti divertire con la teleferica. Provo a discolparmi, ma le mie ragioni sono giudicate deboli. Peccato, sara’ per un’altra volta. Radunati materiali e persone ce ne torniamo nuovamente indietro. Andrea si canotta autonomamente dall’altra parte. Passa anche Beatrice. Arriva il mio turno. Oramai sono ben caldo, anche troppo, decido di ripetere il bagno. Mi immergo reggendomi al canotto e come l’altra volta mi faccio trainare. Una bella rinfrescata ci stava proprio bene. Arrivano anche Simona ed Augusto ma optano per il passaggio su traverso che costeggia il lato del lago. Mentre ci raggiungono per vie terrestri arriva anche Giulio e Giuseppe. Sono gli ultimi, tocca a loro disarmare il traverso. Giuseppe si offre volontario poiche’ ha scarsa simpatia per il canotto. Mentre Giuseppe e’ intento all’opra sua, provvediamo a recuperare le corde che vincolano il canotto e lo recuperiamo con Giulio a bordo. Subito dopo, Andrea, che  ha trovato la paletta-remo, si diverte ad andare in giro per il lago con molto strepito. Tra una remata e l’altra raggiunge Giuseppe che ha terminato di togliere il traverso e dai e dai riesce a convincerlo ad accettare un passaggio sul canotto. In breve, ma non senza un fiume di imprecazioni da parte di Giuseppe, i nostri 2 eroi toccano terra dalla nostra parte e li aiutiamo a scendere. Fatto questo, visto che sono bagnato rientro in acqua e rovescio il canotto per pulirlo. Gli facciamo una accurata toletta e poi lo portiamo in galleria dove lo sgonfiamo ed imbustiamo nel suo zaino non senza averlo ringraziato per i servigi resi. Detto questo prendiamo per l’uscita. Stavolta pero’ proviamo quella artificiale, o meglio, la provo io perche’ Andrea, Giulio e gli altri l’avevano usata anche all’andata. All’uscita nessuna traccia di porte chiuse o altri sbarramenti. Appena fuori, sulla destra c’e’ un enorme impianto per il barbecue che e’ decisamente in rovina, ma credo che qualche salsiccia ben rosolata la possa ancora produrre. Subito dopo c’e’ un camper abbandonato da tempo immemorabile, sul tetto ci cresce l’erba. Spuntiamo sulla strada in corrispondenza al barcone abbandonato, di fronte a noi il resto della banda, o meglio quel che ne resta. Piero e Luciana col camper, dopo aver fatto la doccia calda, hanno levato le tende. Lo stesso hanno fatto Gianni e Laura con Simone e le bimbe. Tullio con Mattia, Antonio e Riccardo sono in procinto di partire, giusto il tempo per un saluto e poi vanno anche loro. Ci cambiamo, ognuno cercando riparo come puo’ dal vento freddo che morde la pelle. Giuseppe e Beatrice sono pronti a tempo di record, ci salutano e partono. Finalmente sono riuscito a strapparmi via il sottomuta in neoprene dopo aver allietato Giulio ed Andrea che smettono di vestirsi per ammirare e commentare i miei frenetici contorsionismi. Ora sono ancora in mutande, pero’ ho indossato maglia, pile e giacca a vento. La situazione e’ decisamente migliore, mando mentalmente una pernacchia al vento. Finisco di vestirmi e sistemo la roba inzeppandola nello zaino, poi carico tutto in macchina. Ci contiamo, siamo rimasti in pochi ma buoni. Ci sono Simona ed Augusto, Marione, che sono insieme in macchina, e poi noi 3. Facciamo riunione vicino alla macchina di Giulio, l’intenzione e’ di chiudere degnamente la giornata con una bella cena insieme. Peccato non aver pensato a dirlo a Giuseppe, magari si sarebbe aggregato. Non conosciamo ristoranti da queste parti e comunque e’ preferibile avvicinarsi a casa. Marione ha la macchina a Vitorchiano, dove ha anche casa, e propone di andare da quelle parti dove lui conosce alcuni ristoranti. La proposta viene accettata. Il primo ristorante a cui telefona e’ pieno, passa al secondo che sembra avere un tavolo libero. Ce lo riservano ma non inizieranno a cucinare prima delle 20, ora sono le 17! Contando un’ora di viaggio abbiamo ancora un bel po’ di tempo da spendere. Andiamo a far visita a Porto Santo Stefano. La strada non e’ lunga, sul lungomare troviamo anche parcheggio. Dopo una breve passeggiata al freddo ed al gelo andiamo a rifuggiarci in un bar dove prendiamo qualcosa per rifocillarci e riscaldarci. Spendiamo ancora un po’ di tempo in chiacchiere e poi ci avviamo alle macchine. Il viaggio fino al ristorante e’ bello lungo ma e’ quel che serve per arrivare all’ora di cena. Augusto ci precede con la sua macchina e Giulio lo segue. Imbocchiamo assieme la superstrada verso Orte. Tutto procede per il meglio fino a quando vicino ad una uscita Augusto si produce in una brusca sterzata ed esce. Quando ce ne rendiamo conto per noi e’ troppo tardi per seguirlo quindi proseguiamo dritti. Dopo un rapido contatto telefonico decidiamo di continuare ognuno per la strada presa e di vederci piu’ avanti, vicino Tuscania. Giulio tira fuori il fido navigatore ed imposta per Vitorchiano. Ad un certo punto Giulio accusa la stanchezza e minaccia di addormentarsi guidando. Stiamo quasi per cambiare guidatore quando dice che si e’ ripreso e che se la sente di continuare. Proseguiamo fino alla uscita che ci indica il navigatore. Appena fuori dalla superstrada troviamo la macchina con i nostri amici che ci attendono. Facciamo loro segno con i fari, ripartiamo con loro che fanno strada. Ancora pochi minuti di macchina e siamo a Vitorchiano. Tra una cosa e l’altra si e’ fatta ora di cena per cui dopo aver trovato parcheggio ci dirigiamo con speranza e convinzione al ristorante. E’ ancora un poco presto per loro ma ci fanno accomodare. Impiegano ancora qualche minuto ad entrare a regime ma ci tengono buoni con pane, acqua e vino. Alla fine, oltre ad antipasti misti, ordiniamo tutti la tagliata in varie salse. Non male devo dire. Anche il conto non e’ salato. Il ristorante di Vitorchiano si e’ meritato una sufficienza. Ben satolli ce ne torniamo alle macchine, ora e’ proprio tempo di tornare a casa. Ci separiamo con saluti e baci e poi via. Ora Giulio si dichiara finito e lascia la guida ad Andrea. Io rimango a fianco del guidatore e riesco anche a restare quasi sveglio. Arrivati a Montebuono Andrea riesce addirittura a portarmi sotto casa infilandosi a retromarcia per i stretti vicoli del centro storico di Montebuono. Scarichiamo le mie robe e li saluto. Anche questa volta e’ stata una bella giornata in compagnia di tanti amici, alla prossima!

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!!! Al lavoro, il giorno dopo !!!

Pubblicato in gita, GSS, speleo, uscite | Commenti disabilitati su Punta degli Stretti – 4/1/2014

Pretaro 1/1/2014

Gita al Pretaro con Daniela e Roberto.

Dopo il baccanale del capodanno una gita in grotta ci sta proprio proprio bene. E’ Roberto a lanciare l’idea. Mi consulto velocemente con la dolce meta’ che ha piu’ memoria di me, non abbiamo impegni. Prendo accordi con lui e ci lasciamo con un appuntamento per il primo pomeriggio. Visto che sono a Montebuono la scelta cade naturalmente sulla grotta del Pretaro. Ci incontriamo al solito Roby Bar, 4 chiacchiere davanti ad un caffe’ e poi si parte. Parcheggiamo allo spiazzo vicino l’ingresso e ci prepariamo, DSCF4382riceviamo anche la visita di Andrea che ci ha dato buca dando la preferenza ad un giro in moto, vista la giornata nemmeno gli si puo’ dare torto. DSCF4383Preannuncio a Daniela e Roberto che ho intenzione di portarli verso la sala dell’arpa celtica, tanto per cambiare. A loro va bene visto che non ci sono mai andati. La temperatura anche oggi e’ mite infatti l’aria all’ingresso della grotta che solitamente soffia con veemenza oggi e’ praticamente ferma. Prima di entrare facciamo le foto di rito all’ingresso.DSCF4384 DSCF4385 DSCF4386 Affrontiamo allegramente il primo tratto con le oramai familiari strettoie che tanto piacciono a Fabrizio, il nostro “radiologo” di fiducia (ogni occasione e’ lieta per mandargli un saluto!).DSCF4387 DSCF4389 DSCF4390 DSCF4392 Dove la grotta si riallarga, poco prima del pozzetto, giriamo a destra per andare verso la sala dell’arpa celtica. Strisciamo veramente poco e siamo subito alla sala. Una breve dimostrazione delle belle sonorita’ prodotte dalla concrezione a vela che da’ il nome alla sala, qualche foto e poi proseguiamo.DSCF4400 DSCF4403 DSCF4405 Non posso sbagliare strada perche’ seguo il cavo telefonico che e’ rimasto posato da chissa’ quale esercitazione di soccorso. Della esercitazione sono rimaste anche altre tracce, in corrispondenza di ogni saltino c’e’ un tris di fix. Faccio notare la cosa ad i miei amici, insieme al fatto che i suddetti fix sono spaventosamente arrugginiti, probabilmente corrosi dai vapori acidi che risalgono dalle profondita’ della grotta. Arriviamo ad un ambiente con piu’ possibili prosecuzioni. DSCF4406 DSCF4407 Ho un attimo di dubbio perche’ in quel punto il cavo telefonico si interrompe. Trovo quasi subito la prosecuzione in un piccolo pozzo di 3 metri, corredato dai soliti 3 fix. Forse e’ meglio armarlo. Frugo nello zaino per recuperare il necessario. C’e’ tutto, attacchi, maglie rapide, corda. Si, tutto, tranne…la chiave da 13! D’abitudine la lascio sempre attaccata all’imbrago proprio per non scordarla, solo che oggi non ho l’imbrago! Avviso i miei amici. Poco male, dico loro, cerchiamo una via alternativa, male che vada armeremo il pozzetto su naturale. Roberto scende per un cunicolo ma sembra stringere troppo. Ne tentiamo un altro che va decisamente meglio, di certo non ampio ma percorribile. Alla base ritroviamo anche il cavo telefonico. Proseguiamo, oramai siamo quasi arrivati. Ecco un altro piccolo pozzo da 5 metri, qui la corda serve sicuramente, ci sono degli armi naturali che ci vengono in aiuto. Attrezziamo la corda e poi scendo.DSCF4409 DSCF4411 Sono al punto dove inizia la frattura finale. Anche la’ ci sono alcune diramazioni che vado velocemente a ri-vedere mentre aspetto i miei amici. Quando siamo riuniti mi intrufolo giu’ per la frattura arrivando al punto dove stavamo lavorando tempo fa. Daniela dopo qualche minuto, mi segue.DSCF4413 Per farle spazio mi intrufolo in un cunicolo laterale che mi ricordo riportare alla partenza della frattura dove aspetta Roberto. In effetti sbuco sbuffando poco piu’ in la’ di dove si trova lui. E’ impegnato a dare indicazioni a Daniela la quale sta cercando di districarsi dalla stretta frattura.DSCF4415 Quando siamo riuniti decidiamo che la visita si puo’ chiudere qui e prendiamo la via del ritorno. Risaliamo il pozzo armato e lo disarmiamo.DSCF4418 DSCF4419 Vado avanti e risalgo in arrampicata il pozzo seguente, quello per il quale all’andata avevamo trovato il cunicolo alternativo. Trovo un armo naturale e sistemo la corda per i miei amici che risalgono velocemente. Dopo questo ultimo passaggio la strada fino alla sala dell’arpa celtica e’ breve. Qualche foto puo’ descrivere piu’ che degnamente la cosaDSCF4422 DSCF4423 DSCF4426 DSCF4427 Arrivati all’incrocio facciamo il punto, sono le 6 e mezza, decidiamo che non e’ il caso di fare un giro anche alla sala Utec e prendiamo decisamente la strada per l’uscita. Giusto il tempo per fotografare uno dei dolicopodi che vivono li’ e siamo fuoriDSCF4430 Ci affacciamo all’esterno che e’ buio ma la temperatura e’ piacevole. DSCF4434 DSCF4436Ci cambiamo prima di andare al Roby Bar per un rapido festeggiamento della prima uscita in grotta dell’anno, sperando che sia beneaugurante. Come al solito, alla prossima, ma stavolta e’ doveroso aggiungere: Auguri di Buon Anno a tutti!

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Soratte – 31/12/2013

Passeggiata sul Soratte con Luna.

Riprendere il ritmo dopo tutti i pranzi e le cene di Natale e’ dura, durissima. Niente di meglio che spezzare il ciclo delle abbuffate con una bella passeggiata. Poi, anche se Luna non lo sa, tra qualche ora lei dovra’ affrontare il consueto terrore dei botti di fine anno, chissa’ che con una bella stancata non possa affrontare la serata con piu’ serenita’. Questa volta, tanto per cambiare andiamo giu’, verso il cimitero. Voglio ritrovare un buco mostratomi anni fa da Paolo. Non ho molte speranze di ritrovarlo perche’ ho solo un vago ricordo ma e’ comunque un buono spunto per la passeggiata. Luna ed io arriviamo vicino al cimitero e parcheggiamo. 010partenza Mi cambio godendomi il bel sole caldo, 020partenza Luna mi aspetta paziente. L’attacco del sentiero sembra una discarica a dispetto del cartello che intima di non gettare rifiuti. 030partenzaLo abbandono quasi subito perche’ lui gira dalla parte opposta a quella dove mi ricordo. 040sentiero 050sentiero 070sentiero 100sentieroMi tengo alla quota dell’attacco del sentiero. Luna inizia il suo andirivieni frenetico, sembra contenta. In alcuni punti il terreno sembra arato, devono essere i cinghiali che impazzano da queste parti. Qualche metro piu’ in basso rivedo il sentiero, davanti a me la vegetazione si infittisce. Provo a continuare dritto ma diventa complicato. Decido di scendere, la terra e’ scivolosissima, un paio di volte rischio lo scivolone. Luna con la trazione integrale va decisamente meglio! Continuo tranquillamente sul comodo sentiero, provo a confrontare i miei ricordi con quello che vedo ma non trovo riscontri. Proseguo mentre Luna sfreccia felice avanti ed indietro. 120fungoAd un certo punto incrociamo una strada sterrata piu’ grande.140bosco Naturalmente non la ricordavo, decido di seguirla in salita.150sentieroMi chiama Betti, approfitto per una sosta.160iotelefono ed un paio di foto 180funghi 270piantaFacciamo un paio di tornanti210sentieroe poi un tratto dritto fino ad una cabina dell’Enel. 220finesentiero Da quel punto la strada ha il fondo in cemento e tra gli alberi si intravedono le case di S.Oreste. Credo sia il caso di non procedere oltre e tornare sui miei passi. Mentre scendo vedo sulla destra l’attacco di un sentiero, cosi’ a occhio dovrei essere alla stessa quota di partenza, quindi se il sentiero procede dritto come sembra magari arrivo bel bello fino alla macchina.230sentieroalto 260sentieroalto Ci provo, male che vada scendero’ un po’ ad intercettare il sentiero dell’andata. Dopo qualche decina di metri il sentiero scompare tra alberi crollati e spini vari (stracciabraghe, li chiamano con ogni ragione!). Testardo continuo a camminare. Quando anche Luna rimane impigliata in un groviglio di spini inizio a pensare che e’ meglio desistere. Proseguo ancora un po’, quando incontro un nuovo muro spinoso inizio a scendere a sinistra. Luna si ferma sul ciglio di qualcosa e guarda in basso. Incuriosito mi avvicino. Ma brava Luna, ha trovato la grotta che cercavo! Siamo sopra ad una conca che potrebbe essere quel che resta di una fornace per la calce. Sulla parte piu’ alta si apre la crepa che spero si possa rivelare grotta. 280grotta 460spiazzogrottaScendo nella conca e inizio ad armeggiare con lo zaino per recuperare il casco, ne approfitto per bere e dare da bere a Luna. Non ho portato la tuta perche’ non avevo molte speranze di trovare la grotta e comunque non ero partito con l’intenzione di fare cose impegnative. Mi metto il casco, una ultima occhiata alla maglietta che tra poco non sara’ piu’ pulita e poi mi infilo. E’ stretto, come ricordavo, anzi, di piu’. Non arrivo fino in fondo perche’ dei perfidi spuntoni mi artigliano la maglia. Mi accontento di scattare un paio di foto ricordo. 320grotta 340grottaAria nemmeno a parlarne, col caldo che fa fuori. Esco e ricompongo lo zaino mentre Luna mi aspetta incuriosita da tutta questa attivita’. Ritorno sul sentiero e prendo la via per tornare alla base. 510chiesetta 530soletraalberi 540sentieroLuna riprende la sua corsa avanti ed indietro. Stavolta seguo il sentiero senza deviazioni ed arrivo in breve alla macchina. Mi cambio godendomi il bel sole caldo. Quando sono pronto mi concedo ancora un rapido giro fino all’ingresso della grotta di Monte Piccolo, Luna e’ un po’ meno contenta perche’ ora mi segue al guinzaglio, scatto un paio di foto ricordo alla grata e me ne ritorno.560stradacimitero 570ingressomontepiccolo In macchina c’e’ una temperatura quasi estiva, rimango in maglietta e parto col finestrino spalancato. Arrivato in paese mi gusto un meritato pezzo di pizza di fine anno e poi prendo la strada di casa. La breve gita per concludere l’anno puo’ dirsi terminata con piena soddisfazione dei partecipanti. Ci risentiremo sicuramente l’anno prossimo! Auguri.

Pubblicato in gita, ricognizione, speleo | Commenti disabilitati su Soratte – 31/12/2013

Carpineto – 17/12/2013

Giro a Carpineto con Luna.

Sono in ferie, colgo l’occasione e vado a fare un giro per imparare qualche sentiero e portare Luna a correre un po’ nel bosco come ama tanto fare. Riprendo un sentiero notato nel corso di altre uscite, quello per Fonte Sambuco e rientro per quello di Acqua di Mezzavalle. Un simpatico anello nemmeno troppo impegnativo. Ecco i tempi: partenza alle 10.45 dal parcheggio di Acqua di Mezzavalle. Dalla strada carrabile, preso sentiero per Fonte Sambuco. Arrivati ad intercettare nuovamente la strada alle 11.40. Arrivati alla fine della strada alle 12.00. Alle 12.30 siamo dove si lascia il sentiero per andare al cavone, in pratica all’incrocio tra 2 sentieri. Prendiamo quello che scende per Acqua di Mezzavalle. Siamo tornati alla macchina alle 13.15. Sono circa 2,5 ore di cammino a passo non troppo veloce e con molte soste per le foto. A proposito, vi lascio con le foto senza altri commenti!DSCF4235 DSCF4237 DSCF4238 DSCF4241 DSCF4242 DSCF4243 DSCF4245 DSCF4246 DSCF4247 DSCF4248 DSCF4249 DSCF4250 DSCF4251 DSCF4252 DSCF4253 DSCF4255 DSCF4256 DSCF4258 DSCF4260 DSCF4262 DSCF4267 DSCF4272 DSCF4273 DSCF4274 DSCF4276 DSCF4277 DSCF4278 DSCF4279 DSCF4281 DSCF4282 DSCF4284 DSCF4285 DSCF4286 DSCF4287 DSCF4288 DSCF4290 DSCF4291 DSCF4292 DSCF4294 DSCF4295 DSCF4296 DSCF4297 DSCF4298 DSCF4302 DSCF4303 DSCF4304 DSCF4305 DSCF4306 DSCF4308 DSCF4309 DSCF4310 DSCF4311 DSCF4312 DSCF4315 DSCF4316

Pubblicato in gita, ricognizione | Contrassegnato , | Commenti disabilitati su Carpineto – 17/12/2013

Meri – 15/12/2013

Discesa del Mero piccolo e di quello grande con Marika, Andrea, Giulio, Giuseppe e Simone.

La nostra destinazione inizialmente era la grotta di S. Sebastiano (per inciso, Gianni mi dice che si chiama grotta dell’eremita ma oramai sono abituato con l’altro nome…) ma un contrattempo ci ha costretti a cambiare. Arrivo all’appuntamento alle 10 a S.Oreste con larghissimo anticipo.Parcheggio vicino al gazebo e scendo dirigendomi subito al bar. Mi guardo attorno perche’ oggi altri amici dello SCR andranno a Grotta Sbardy. Vedo nessuno, forse devono ancora arrivare, il tempo e’ cosi’ cosi’ ma probabilmente peggiorera’.

010panoramaconpioggia

Pioggia in lontananza

Di solito sono mattinieri quindi e’ piu’ probabile che siano andati direttamente al parcheggio vicino all’ingresso della grotta. Mi riprometto di andare a dare un’occhiata appena sbrigate le mie faccende. Tra le altre cose passo a ritirare il permesso di accesso al Soratte. Ritorno indietro pensando di mettere in pratica il mio proposito di passare al parcheggio di grotta Sbardy pero’ incontro Guido con alcuni suoi amici. Con Guido siamo stati assieme in settimana bianca ma e’ da un po’ che non ci vediamo. E’ insieme ad alcuni amici, non li conosco, ci presentiamo. Stanno andando a visitare i bunker. E’ un’ottima occasione per prendere un caffe’ assieme e fare 4 chiacchiere quindi ci dirigiamo nuovamente verso il bar. Ci sistemiamo al tavolino nel tendone che fa da veranda al bar ed iniziamo a parlare di sciate andate e future. Entra nel bar Fausto, mi alzo per salutarlo e fargli gli auguri poi mi soffermo qualche minuto a parlare con lui. In pratica pero’ abbandono Guido ed i suoi amici. Mi aspettano per un po’ ma poi si alzano per tornare al piazzale. Finisco di parlare con Fausto, lo saluto e li raggiungo scusandomi. Al piazzale trovo Giuseppe e Simone, li saluto e li presento. Guido ed i suoi amici partono per la gita ai bunker. Rimaniamo noi 3 a proseguire con i saluti e chiacchiere mentre aspettiamo Marika, Andrea e Giulio. Alle 10.30 compaiono sulla macchina di Andrea. Come prima cosa si torna al bar! O meglio, loro vanno tutti al bar, io mi dirigo con decisione alla pizzeria per ritirare la pizza che avevo ordinato appena arrivato. La consumo sul posto, quando i miei amici ritornano colazionati, ho finito anche io. Ora si che si ragiona. Ritornati al parcheggio spostiamo il materiale di Simone e Giuseppe nella mia macchina. Si puo’ salire al massimo con 2 macchine, quindi andremo con quella di Andrea e la mia. Arriviamo alla sbarra, Giuseppe scende a sollevarla ma non riesce ad aprire il lucchetto. Vado a vedere anche io. In effetti la chiave nemmeno entra. Sembra che nel lucchetto ci sia qualcosa incastrato, che ci sia una chiave spezzata dentro? Arrivano anche Andrea e Giulio. Armeggiamo un po’ cercando di risolvere ma sembra tutto inutile. Chiamo Fausto per avvertirlo del problema. Mi risponde che verra’ su a momenti per vedere. In effetti arriva pochi minuti dopo. Prova anche lui ma vince ancora il lucchetto. Naturalmente mentre succede tutto questo si guasta il tempo e mentre procediamo con le sevizie al lucchetto per migliorare la situazione inizia a piovere ed a tirare un vento teso e gelido. Si sta facendo tardi, salutiamo e ringraziamo Fausto che ancora armeggia con il lucchetto. Scendiamo di nuovo alla piazza da dove eravamo partiti mezz’ora prima. Un rapido summit. Cambiamo destinazione, andiamo ai meri. Sarei andato volentieri a piedi alla grotta di San Sebastiano pero’ mi astengo dal proporlo, non credo che avrei seguito! Prendiamo le corde piu’ lunghe dalla macchina di Giuseppe e rientriamo in macchina dirigendoci finalmente ai meri. La strada e’ sterrata ma in buone condizioni, anche con la mia macchina riesco ad andare. Ci fermiamo in un prato a pochi passi dall’attacco del sentiero per i meri. 020alparcheggioIniziamo a prepararci. 030alparcheggioNaturalmente la vestizione e’ resa piu’ simpatica da una fredda pioggierellina, ma non ci facciamo caso piu’ di tanto. Siamo pronti, andiamo. Il sentiero fino ai meri e’ breve. Arriviamo al primo che si incontra, il mero piccolo. Poco piu’ avanti c’e’ il mero grande, piu’ in basso il mero medio. Dopo qualche indecisione decidiamo di armare la via che parte dal mero piccolo e va a confluire al mero grande. Esprimo il desiderio di armare comunque il mero grande. Mancano le corde per farlo, Giulio si offre volontario per andarle a prendere in auto e parte. 050andreagiuseppe 060andreagiusmarika 070simonefotografoGiuseppe si attiva per armare la via principale dal mero piccolo, parte legando la corda ad un albero un poco distante dal pozzo, utilizza un altro albero sul bordo per frazionare e poi scende verso sinistra, nella spaccatura che porta al mero grande. Giulio ritorna con le corde, sono 2 da 40m. Anche giuntate non bastano ad arrivare al fondo del mero grande, pero’ vado ugualmente. Mi bardo con tutto il necessario e parto. Pochi passi e sono all’imbocco del mero grande. La mia intenzione iniziale era di armare dalla spaccatura a sinistra che avevo visto la volta scorsa ma visto che le corde non bastano mi e’ venuta un’altra idea. Partiro’ dall’imbocco “classico” e poi tentero’ di spostarmi lateralmente a raggiungere i miei amici. Prima di tutto unisco le 2 corde e faccio un bel nodo in fondo alla seconda. Parto da un alberello e scendo i primi 3 metri di piano inclinato che precludono alla verticale. Sul sasso che segna il confine del cambio di pendenza c’e’ uno spit, lo utilizzo con l’unico anello con bullone per fare il primo frazionamento. Poco piu’ sotto mi fermo, la corda inizia a toccare, decido di mettere un fix. Il trapanino svolge egregiamente il suo lavoro. Posiziono attacco e corda e quindi proseguo. Alla mia sinistra ecco la roccia da cui si puo’ partire con l’armo del pozzo senza che siano necessari altri frazionamenti. Cerco un po’ di spazio tra i tanti spit dove posizionare i fix e proseguire con l’armo. Metto il primo, metto anche il secondo. Faccio un topolino, regolo le asole e le inserisco nelle maglie rapide. Accidenti, l’asola piu’ lunga struscia leggermente sulla roccia, per un pozzo di piu’ modeste dimensioni non ci farei nemmeno caso, pero’ meglio essere prudenti. Smartello la roccia provando ad eliminare la sporgenza, molto meglio, ma ancora non sono del tutto contento. Ho ancora 6 o 7 maglie rapide, ne faccio una catena. Ora posso riposizionare il topolino senza che le asole tocchino la roccia. Un ultima controllatina e parto per la discesa fermandomi dopo qualche metro per fare delle foto.130versoalto

Mi e’ sempre piaciuto l’effetto della corda che scompare nella luce…

080nelmero 090sulterrazzino 100versoilfondo 140andreamarikaI miei amici nel frattempo sono arrivati tutti alla cengia che mette in comunicazione il mero piccolo con quello grande, anzi c’e’ Giuseppe che ha terminato l’armo dell’ultimo tratto di pozzo da 60m circa e lo ha sceso. Giulio e’ sulla corda e sta scendendo anche lui. Simone e’ pronto per iniziare la discesa. Mi fermo a fare qualche foto poi attiro l’attenzione di Andrea e Marika. Voglio provare a lanciar loro la corda cosi’ da poterli raggiungere. Recupero tutta la corda e tento un lancio ci vado vicino ma non abbastanza. La corda arriva sulla roccia e lentamente ma in maniera inesorabile se ne riscende nel vuoto. Per questo lancio quasi mi lusso una spalla, meglio lasciar perdere. Continuo a scendere fino a raggiungere il nodo. Vedo Simone che se ne scende. La prima corda finisce qualche metro sotto la cengia dove sono i miei amici. La seconda non ci pensa nemmeno ad arrivare al fondo. E’ inutile che scenda ancora. Quasi quasi risalgo a provare nuovamente a tirare la corda ai miei amici. Mentre risalgo seguo quel che dicono Marika ed Andrea, sono indecisi se scendere o meno. Mentre ne parlano raggiungo una altezza soddisfacente ed inizio a recuperare la corda per un altro tentativo. Ce la metto veramente tutta, ci arrivo veramente vicino ma non abbastanza. Ma che succede? La corda stavolta si e’ fermata sulla cengia! Mentre Andrea si cala di un paio di metri per recuperarla nemmeno respiro per evitare che caschi giu’. Ecco, ce l’ha! Risale e la fissa agli attacchi dove sono allongiati. Monto il discensore e li raggiungo. Mi soffermo a parlare con loro, Andrea aveva l’imbrago rotto, l’ha fatto ricucire ma ora gli fa male anche solo a stare in piedi, non pensa di poter affrontare il pozzo. Marika preferisce restare a dare manforte al suo amico. Da sotto i nostri rumoreggiano ed iniziano a chiedersi ad alta voce cosa stia succedendo. Gli urlo che tra poco scendero’. Marika ed Andrea hanno rotto gli indugi e deciso di uscire. Lascio ad Andrea la seconda corda perche’ credo non mi serva piu’. Aspetto che si avviino per il primo tratto che scarica e poi vado a proseguire la discesa verso il fondo. Mentre scendo cercando di mantenere una velocita’ regolare noto che ogni tanto la corda sfrigola al passaggio con il discensore e poi emette una nuvoletta di vapore. E’ ben strano perche’ non abbiamo bagnato la corda e nel mero non c’e’ uno stillicidio tale da aver bagnato tratti di corda. La corda comunque sembra in buono stato e quindi rimando a dopo la spiegazione degli sbuffi misteriosi. Arrivo al fondo. Arrivo direttamente sdraiato per terra e sono li’ che armeggio per togliere velocemente dalla corda il discensore bollente quando i miei amici commentano l’originale e cionondimeno elegantissima tecnica di arrivo. Mi alzo e li raggiungo. Aspettando hanno fatto amicizia con gli ospiti del mero. Mi presentano subito il cadaverino mummificato di un cane e poi il cranio di una mucca con il quale hanno appena finito di fotografarsi. 150canemorto 170giuliosimone 180versoaltodafondo 190giuliosimonegiuseppe 220giuliogiuseppebuona 240giuliogiuseppesimone 250lumaca 270versoaltoPer ingannare l’attesa hanno gia’ girato in lungo ed in largo tutto il fondo. Ora si stanno dedicando al pranzo a base di pane e salsicce. Nonostante ci sia la loro luce quando faccio per allontanarmi un po’ mi accorgo che devo accendere la mia. Provo, nulla. Strano, eppure sono ben sicuro di aver caricato la batteria e comunque non era mai successo che fosse tanto scarica da non accendersi nemmeno. Simone mi racconta che e’ successa anche a lui la stessa cosa. Probabilmente si tratta di una partita di batterie difettosa. Mi metto l’anima in pace e sostituisco la grossa batteria al litio in dotazione con 2 delle ministilo  che porto sempre con me. Ora ho di nuovo la luce. Passiamo qualche minuto a fare foto, Simone mi mostra le sue, sara’ il fotografo, sara’ la macchinetta ma le sue sono incomparabilmente piu’ belle delle mie! Ve ne mostro alcune 275MeroDalFondoBella_BySimone 276MeroDalFondo_BySimone 277MeroDalFondo_BySimoneTra qualche foto e lo spuntino trovo anche la spiegazione agli sbuffi di vapore. Giulio mentre scendeva ha fatto un piccolo buco sul tappo della bottiglia d’acqua e poi in un miracolo di coordinazione e’ riuscito a farla zampillare con discreta continuita’ sul discensore e quindi sulla corda. Pensandoci ora non so quanto questa cosa sia buona per la struttura del discensore, pero’ e’ indubbio che sia andato tutto bene comunque! Ma torniamo a noi, tra spuntino, foto, un po’ di chiacchiere e’ passato del tempo, inizio a sentire freddo. quasi quasi risalirei. Mentre formulo questo pensiero Simone mi batte nel tempo e ci annuncia che sta per risalire. Chiedo a Giulio e Giuseppe se posso risalire dopo Simone. L’alternativa sarebbe di cambiarmi e mettermi qualcosa di asciutto che inzupperei in risalita. Sembra che a loro non dispiaccia e quindi mi muovo un po’ per scaldarmi mentre aspetto che Simone dia la libera. Eccola, finalmente. Mi attacco alla corda saltellando come un matto per recuperarne il piu’ possibile e fare una partenza dignitosa. Riesco a staccarmi da terra, Giulio si offre di tenermi la corda per i primi metri, non mi oppongo di certo. Risalgo faticosamente, non ricordavo quanto lo fosse, e’ probabile che la ventina di anni in piu’ dia il suo contributo. Tra una sosta, uno sbuffo ed un ansimo arrivo infine al frazionamento. Alla cengia c’e’ Simone che mi aspetta. Mi avverte di stare attento perche’, passato il frazionamento c’e’ il rischio di perdere l’equilibrio e cadere sulla destra nel vuoto. Mentre passo facendo la dovuta attenzione commentiamo che sarebbe opportuno mettere un altro attacco per evitare la possibilita’ di caduta pero’ non abbiamo con noi il necessario e quindi rimandiamo alla prossima occasione. Prima di dare la libera aspetto che Simone parta poiche’ il primo tratto scarica un poco. Approfitto per fargli qualche foto. 280uscitaversomeropiccolo 310uscitaversomeropiccolo Quando ha passato il tratto “pericoloso” grido la libera e ricevo urla di consenso da sotto. Mi sposto verso la corda con cui sono sceso e mi predispongo per risalire. Ora che ci sono mi accorgo di aver fatto un errore a lasciare la seconda corda ad Andrea, saro’ costretto ad un discreto pendolo per guadagnare la verticale e poter salire. Nemmeno a dirlo arriva il monito di Simone che mi avverte che corro il rischio di pendolare. Gli rispondo che lo so e mi preparo. Monto gli attrezzi per salire e recupero piu’ corda che posso. Sciolgo il nodo a fine corda e poi passo il capo libero dentro uno dei moschettoni. Usero’ la corda in piu’ per calarmi il piu’ vicino possibile alla verticale. Metto in pratica il mio proposito ma quando ho il capo di corda in mano mancano ancora dei bei metri alla verticale. Mi preparo e mollo. Parto come un sasso nella fionda verso la parete opposta. Ammortizzo l’impatto sulla roccia con i piedi. Un rapido esame mi conferma che avevo visto giusto, dove la corda tocca la roccia non ci sono angoli vivi che la possano danneggiare. Quando pendolo dalla parte opposta inizio a risalire, il punto in cui la corda tocca la parete e’ circa a 4 metri sopra di me. Torno indietro. Mi blocco perche’ devo utilizzare nuovamente le gambe per ammortizzare l’impatto con la roccia. Sono gia’ salito abbastanza, la corda sfrega di nuovo sulla roccia ma veramente poco. Ritorno a pendolare dalla parte opposta e riprendo a salire. Stavolta la corda tocca per nulla ed il pendolio e’ quasi finito. Ora ho guadagnato la verticale, mi sembra tutto a posto. Ora posso prestare attenzione alle urla di dolore che continuano ad echeggiare per il mero, e’ Giulio, sembra avere seri problemi con l’imbragatura ed i suoi gioielli. Gli urlo qualcosa ma e’ talmente pieno di dolore che nemmeno mi sente, continuo la risalita. Arrivo al topolino e smonto tutto. Procedo poi con il resto dell’armo, fino a quello sull’albero. Recupero la corda, per sicurezza controllo che non ci siano lesioni, mi sembra integra. Ricomincio a sentire freddo, recupero un pile asciutto dallo zaino e me lo metto, ora e’ decisamente meglio. Sistemo corda ed attacchi, faccio qualche foto 380fogliebelle 390fogliebelle e poi raggiungo Simone che aspetta gli altri all’imbocco del mero piccolo. Di Marika ed Andrea nemmeno l’ombra, probabilmente si sono stancati di prendere freddo e sono andati alle macchine. Arriva Giulio, ancora dolorante. 410giuliouscita 420giuliouscitaGiuseppe sta procedendo a disarmare. Mentre Giulio si riprende, Simone ed io gli diamo qualche consiglio per evitare problemi simili in futuro. Ecco che arriva anche Giuseppe. 400giuseppeuscita Finiamo di ricomporre il materiale e ci avviamo alle macchine. Quando arriviamo troviamo i 2 dispersi che sono rincantucciati in macchina cercando riparo dal freddo pungente. Dopo un inevitabile quanto breve scambio di battute procediamo a cambiarci perche’, come ho detto, il freddo inizia a farsi sentire. Giulio ed Andrea bisticciano per l’imbrago. Andrea vuole buttarlo via, Giulio lo vuole tenere. Alla fine Giulio lo recupera e lo nasconde tra le sue cose dando termine alla schermaglia. Sistemando il materiale di gruppo vi aggiungo i 5 attacchi con moschettone che avevo ancora con me, magari cosi’ il nostro magazziniere sara’ contento! Il ritorno in macchina e’ senza problemi, la mia macchinetta si arrampica tranquillamente anche se la strada sterrata e’ un po’ ammorbidita dalla pioggia. In piazza facciamo l’ultima spartizione dei materiali, Giuseppe e Simone recuperano il loro e quindi ci lasciamo. Rimango li’, quasi quasi provo a sentire i ragazzi che sono andati alla Sbardy, ma si, lo faccio. Per primo provo con Nonno Pintus, mi risponde, ma e’ gia’ a casa. Provo a sentire Maria e Max. Sono al bar pasticceria vicino alla porta di S.Oreste e stanno decidendo per la cena. Ma bene! Gli chiedo se posso aggregarmi. Mi dicono che per il Campanile e’ troppo presto ed hanno deciso di andare ad una pizzeria vicino a Porte di Roma. Avrei preferito cenare da Alessandro al campanile ma in effetti non sono nemmeno le 6 non ci farebbe mai cenare a quest’ora ed e’ impensabile aspettare qui altre 2 ore. Vada quindi per la pizzeria. Mi metto d’accordo perche’ mi raggiungano al parcheggio e quindi li seguo. Facciamo tappa a Settebagni dove saluto Laura e Stefano l’Astico. Trovo anche Stefano, e’ lui che conosce la pizzeria e l’ha proposta. Prende la sua macchina e lo seguo. Passiamo vicino al centro commerciale, Mi sono perso da qualche chilometro quando finalmente accosta. Siamo arrivati. In breve ci raggiungono anche gli altri. Siamo una allegra combriccola e concludiamo degnamente la giornata. Mi sembra che possiamo chiudere qui, come al solito, alla prossima!

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Veroli – aprile 1988

Solo 2 righe per presentare qualche foto di una esercitazione di soccorso fatta alla palestra di Veroli nell’oramai lontano 1988. Se ben ricordo le foto mi furono date da Bibo’ alcuni anni fa. Io ho provveduto a scansionarle e poi…me le sono dimenticate li’! Solo di recente mi sono tornate alla mente. L’occasione propizia e’ stata al convegno FSL a Genzano, dove ho incontrato tanti amici che non vedevo da anni.
In particolare ho rivisto con grande piacere Claudio, in “arte” Pantera. E’ proprio lui il protagonista delle foto. Sono sicuro che ricordera’ bene l’episodio di cui parlo.

Cosa e’ successo, vi domanderete? Volevamo far passare la barella con finto ferito da una parete all’altra con una lunga teleferica. Ora, come tutti, abbiamo fiducia sconfinata nelle attrezzature, pero’…Decidemmo che il ferito doveva essere molto leggero. La scelta cadde quasi naturalmente sul Pantera. Con le buone e con le cattive fu convinto a farsi imbarellare. Eccolo qui pronto a sacrificarsi per la scienza!
out-0630 La traversata del nostro eroe fu seguita con silenziosa gratitudine da parte di tutto il gruppo out-0629 Devo dire che fu impressionante a vederla da sotto, out-0627non posso immaginare a starci in mezzo! out-0628 Ma alla fine tutto fini’ per il meglio out-0634
Ogni tanto rispolverare qualche ricordo fa piacere, e poi cosi’ magari il buon Pantera si ricordera’ di mandarmi i dati per contattarlo!!!
Alla prossima, come sempre.

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