Vallecorsa – 17/01/2015

Uscita a Vallecorsa a cercare grotte degli Ausoni, con Maria, Evelyn, Vanessa, Gianni, Maurizio ed io. Ri-esplorata la grotta LA18.

Non chiedetemi come io abbia fatto, pero’ l’ho fatto, ho perduto quasi tutte le foto di questa giornata. Ne ho salvate solo alcune del pomeriggio ma quelle scattate in grotta non potro’ mostrarvele. Ma ora bando alle tristezze e cominciamo dal comincio!

Anche questa volta Maurizio passa sotto casa a prelevarmi alle 7.45. Un rapido passaggio a casa di Maria e Gianni e poi di corsa al bar “fico”ad Anagnina. L’appuntamento col resto della banda e’ alle 8.15, arriviamo con 1 minuto di ritardo e troviamo un sacco di gente, per fortuna non aspettano noi! Sono gli amici del GSCAI Roma che si  apprestano a partire alla volta di Gorga. E’ la prima volta che ci si incrocia dallo scorso anno e quindi spendiamo alcuni minuti in allegri saluti ed auguri per il nuovo anno. Nel gruppone intravediamo anche Evelyn e Vanessa che invece si uniranno a noi per questa uscita. Concludiamo degnamente l’incontro con una ottima colazione e poi ognuno per la propria strada. Prima di partire, noi della macchina di Maurizio “cediamo” Gianni alla macchina di Evelyn. Vanessa non e’ mai andata in grotta e Gianni andando con loro potra’ colmare ogni sua curiosita’ sul fantastico mondo ipogeo e gli strani esseri che lo frequentano!

La strada e’ la solita, autostrada fino a Ferentino, poi direzione Frosinone. Passiamo per Ceccano e proseguiamo decisi per Vallecorsa. Il tempo non promette bene, ogni tanto fa uno sgrullone di pioggia. A Vallecorsa facciamo sosta al Bar Sport per prelevare Luciano, il nostro accompagnatore. Dopo i saluti sotto una simpatica pioggerellina saliamo in macchina e partiamo. Gianni si sposta nuovamente di macchina, va con Luciano. Attraversiamo il centro abitato e prendiamo la stradina a destra gia’ presa la volta scorsa. Scendiamo a valle. Anche se a tratti riconosco punti gia’ visti dopo poco mi perdo, pero’ Maurizio segue con sicurezza la macchina di Luciano. Iniziamo ad inerpicarci, la strada diventa sterrata ma e’ in buone condizioni. Saliamo per un bel tratto fino ad uno spiazzo dove la nostra guida ci indica di accostare. Prontamente lo assecondiamo. Il tempo lassu’ e’ ancora peggio di quello che abbiamo lasciato a Vallecorsa. Ci cambiamo velocemente perche’ c’e un tratto da fare a piedi. Finisco di allacciarmi gli scarponi ed inizia a piovere come si deve. Questo ci convince definitivamente che per oggi questa grotta non la visiteremo, dovra’ aspettare tempi migliori. Riprendiamo le macchine e torniamo indietro. Mano a mano che ci avviciniamo a Vallecorsa la pioggia sembra diminuire di intensita’. Quando ritorniamo sulla strada principale, quella che attraversa il paese, e’ solo un rado stillicidio. Facciamo pochi metri sulla strada e parcheggiamo. A fianco strada sulla parte sinistra c’e’ un muretto di cemento armato sormontato da una rete. Probabilmente e’ un punto in cui c’e’ pericolo di caduta massi. Luciano ci spiega che addentrandoci dopo il muretto ed arrampicandoci lungo la ripa della montagna troveremo una grotta. Ce ne indica grossomodo l’ingresso, ma e’ tutto coperto da vegetazione fitta e soprattutto con molti rovi spinosi. Dove si interrompe il muretto, Luciano ci indica un punto in cui e’ stato praticato un buco nella rete. Andiamo a fare una prima perlustrazione. In effetti la vegetazione e’ fitta ed i rovi decisamente ostili. Per fortuna Gianni ha portato le forbici per potare e quindi riusciamo lentamente ad avanzare. Luciano si commuove ai nostri sforzi e si fa avanti per dare una mano. Disbosca alacremente per qualche metro fino al punto in cui si intravedono in lontananza delle formazioni rocciose che ci indica come l’ingresso della grotta. Mi cede il posto in prima linea e continuo il lavoro. Si deve fare attenzione perche’ nascoste dalla vegetazione si aprono delle crepe nella roccia dove si rischia di cadere. Riesco a raggiungere un punto in cui la vegetazione si dirada e mi inerpico scivolando un po’ sul fango. Arrivo ad uno “scavernamento” dove sembrano esserci piu’ punti che fanno pensare ad una grotta. Avverto gli altri e torno indietro per metterci d’accordo. Torniamo tutti alle macchine per cambiarci. Purtroppo la improvvisata ed imprevista faticata  disboscatoria ha avuto come conseguenza una sudata abnorme da parte mia. Sono letteralmente zuppo, i miei vestiti con me. Peccato che si tratta dei vestiti con cui contavo di tornare a casa. Maledicendomi in silenzio per essere stato cosi’ poco avveduto indosso la tenuta da grotta e vado a riprendere dove avevo lasciato poco prima. Durante la breve salita mi fermo a dare una mano a Maria, ha una caviglia che le da’ fastidio. Mentre la tiro per una mano affinche’ salga, metto un piede in fallo e sprofondo. Mi ritrovo mollemente appoggiato ad un intrico di vegetazione che ha accompagnato ed attutito la caduta. Mi assicuro di non aver causato ulteriori guai a Maria e poi guardo dove sono. Riesco a toccare con i piedi per terra. Il sassone piano dove stavo prima e’ ora ad altezza petto. Non ci sono molte spine, visto che ci sono tanto vale dare una occhiata ai dintorni. Mi abbasso fino a scomparire sotto la coltre di vegetazione, ci sono dei rami secchi che si spezzano facilmente al mio passaggio. Avanzo un paio di metri ma non noto alcunche’ di interessante. Riemergo e raggiungo i miei amici allo scavernamento. Maria sta ancora valutando se proseguire o tornare indietro per evitare stress alla caviglia dolorante. Gianni e Vanessa si sono gia’ addentrati in uno dei buchi che sembra promettente. Ne hanno anche iniziato il rilievo. Evelyn e Maurizio sono ancora indecisi sul da farsi. Da parte mia vedo un buco che mi incuriosisce. E’ parzialmente ostruito da sassi che non mi sembrano essere li’ per un caso. Sembrano sistemati apposta per chiuderlo. Decido di investigare. Scosto facilmente i primi e poi mi infilo dentro. In un punto si intravede una continuazione ma ci sono diversi pietroni ad ostacolare il passaggio. Evelyn viene ed inizia a darmi una mano continuando a spostare i sassi esterni. Riesco a spostare un buon numero di pietroni senza pestarmi le dita. Tento poi di spostarne uno enorme ma e’ solidamente incastrato. Lo saggio piu’ volte. Lo spazio che ho creato non e’ molto ma potrei tentare il passaggio, il nero che c’e’ dietro mi attrae. Conto fino a 10 per non prendere decisioni affrettate, ricontrollo la stabilita’ del pietrone, poi provo. Con le gambe ci passo, tutto sommato ci passo anche con la pancia, la forza di gravita’ e’ dalla mia parte, ora. Per terminare il passaggio devo alzare le braccia modello tuffatore ed inclinare le spalle, pero’ con una moderata spinta sono dall’altra parte. Riguardo il buco appena passato gia’ pensando al passaggio al contrario. Poi, abbassando lo sguardo vedo luce! Tra me e lei ci sono altri sassi posticciamente incastrati. Sposto il primo, il piu semplice, e lo lascio cadere. Per gli altri e’ un po’ piu’ complessa la faccenda. Mi guardo intorno con piu’ attenzione. Alla mia destra c’e’ un comodo passaggio. Abbandono le pietre al loro destino e vado. Arrivo ad una saletta. Di fronte a me c’e’ un comodo ingresso. Vado a vedere dove sono rispetto allo scavernamento. Quando esco trovo la sorpresa, sulla roccia c’e’ scritto “LA18 CSR” con la vernice rossa. Ho trovato l’ingresso “ufficiale” della grotta! Giro su me stesso verso sinistra strappando rami ed arbusti, sono a circa 5 metri dallo scavernamento, 2 o 3 metri piu’ in basso. Urlo la novita’ ai miei amici, finisco di ripulire la via di accesso e poi rientro, sono curiosissimo. Mentre giro per gli ambienti della grotta sento pure un rumore provenire dalla roccia sopra di me, devono essere Vanessa e Gianni. Cerco un pertugio che mi permetta di raggiungerli dall’interno della grotta ma non lo trovo. Questa grotta non sembra avere punti di contatto con la loro se non si considera lo scavernamento. Finita la rapida perlustrazione ritorno sui miei passi. Gianni e Vanessa hanno interrotto il loro lavoro dall’altra parte e stanno venendo con Evelyn a visitare la LA18. Li aspetto. Arrivano in avanscoperta Vanessa ed Evelyn, entriamo assieme per un giro. Arrivano anche Gianni e Maurizio, ci raggiungono nella “sala principale”. Probabilmente la grotta e’ stata utilizzata come rifugio in passato, in alcuni punti la parete sembra rifinita a scalpello. Senza volere disturbiamo un paio di pipistrelli che decidono saggiamente di cambiare aria. Prendiamo molte foto, che purtroppo nessuno vedra’ mai (almeno posso dire senza tema di smentita che erano bellissime foto!). Quando Gianni e’ soddisfatto riprendiamo per l’uscita e torniamo allo scavernamento. Maria nel frattempo e’ tornata alle macchine. Gianni in testa andiamo alla grotta che stava esplorando prima con Vanessa. Per entrare ci si infila in verticale per meno di un metro e si entra in un ambiente abbastanza capiente per tutti. Piu’ avanti c’e’ un passaggio stretto ma praticabile. Mentre Gianni lo passa noi aspettiamo curiosando in giro. Dopo il passaggio angusto c’e’una saletta con un paio di possibili diramazioni. Le dimensioni di queste diramazioni pero’ non sono di dimensioni adatte per poter passare, ci si dovrebbe lavorare. Il fatto che non si avverte l’aria ci fa desistere subito. Iniziamo il rilievo, o meglio, Gianni inizia il rilievo con l’intenzione di fare tutto da solo. Con una minima insistenza, modello “gutta cavat lapidem”, convinco Gianni a cedermi il suo fido Distox. Prendero’ i punti mentre lui annotera’ i punti sul taccuino. Evelyn e Vanessa ci salutano, hanno deciso di tornare alle macchine. Procediamo spediti col rilievo, in una mezz’ora siamo fuori. Prendiamo ancora alcuni punti per poter dare una forma anche allo scavernamento e poi torniamo verso le macchine. Oramai la strada tra la vegetazione e’ comoda e impiego pochi secondi per raggiungere Maria. La trovo in compagnia di Luciano. Vanessa ed Evelyn invece non ci sono, hanno deciso di rientrare a Roma. Torno un attimo indietro per aiutare Gianni, lo avevo abbandonato a portare da solo tutto il materiale. Siamo ora di nuovo tutti alla macchina, aggiorniamo Luciano delle nostre esplorazioni, lui ci presenta il babbo che e’ venuto a trovarci. Nel frattempo ci cambiamo godendoci il tiepido sprazzo di sole che ci tiene compagnia a sorpresa. Sono quasi le 3 del pomeriggio, siamo di fronte ad un terribile dilemma. E’ presto per cena ed e’ tardi per pranzo. L’ipotesi di mangiare tristemente i panini che abbiamo portato e tornare ancor piu’ tristi a Roma, viene scartata decisamente. Luciano ci propone un ristorante nei dintorni dove potremo gustare i celeberrimi “fini-fini”. Telefoniamo speranzosi ma dobbiamo ritirarci con la coda tra le gambe. Hanno chiuso la cucina e non ci pensano nemmeno di far mangiare noi. Rimane quindi il nostro jolly, il ristorantino di Lenola dove hanno fatto solenne promessa di preparare un pasto a qualsiasi ora avessimo mai desiderato presentarci. Li chiamiamo, sono di parola, ci rispondono che siamo i benvenuti ed iniziano a riscaldare i fornelli! Salutiamo Luciano e partiamo. Lungo la strada ci fermiamo 6 o 7  volte a vedere i buchi piu’ promettenti ma senza troppa fortuna.dscf1998
Maria e Gianni che sono veterani del posto ci guidano al ristorante. E’ quasi su una piazza dove arriviamo dopo aver lasciato la macchina.dscf1999 Ecco Maria che si offre “spintaneamente” per una fotodscf2001 E questa invece vi mostra l’ingresso del piccolo ma grande ristorante.dscf2002Il locale dentro e’ minuscolo, c’entrano appena 3 tavoli. La cuoca in compenso e’ in piena attivita’ e potremo verificare con piacere  che e’ anche competente.Vi dico solo che iniziamo con un assaggino di cannelloni in bianco, passiamo per una ottima carbonara, un celestiale spezzatino di capra e finiamo con dolci vari e caffe’. dscf2006Dopo il lauto pasto usciamo dal ristorante sotto una pioggia accanita. Traversiamo di corsa la piazza andandoci a riparare sotto il porticato che borda un lato della piazza. dscf2007Mentre aspettiamo che spiova Maurizio si gode uno dei suoi pestilenziali sigari. dscf2011Qualche minuto dopo lui ha finito e noi ci siamo gustati un poco di aria fresca, la pioggia non sembra avere intenzione di smettere, pero’ l’intensita’ sembra minore. Facciamo una corsa fino alla macchina e riprendiamo i posti di navigazione. Per tornare a casa dobbiamo ripassare per Vallecorsa ma i chilometri percorsi in piu’ sono stati ricompensati dall’ottimo pranzo-cena. Quando ripassiamo per Vallecorsa e’ oramai sceso il buio. Ripercorriamo in senso inverso la strada fatta al mattino, prendiamo l’autostrada a Ferentino e ce ne torniamo a casa, soddisfatti e sonnacchiosi.

Concludo cosi’ la relazione di un’altra bella giornata, alla prossima.

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Chiavica Pezzanti – 10/01/2015

Uscita nell’ambito del progetto SCR di rivisitazione delle grotte dei monti Ausoni. Vista una nuova grotta, la Chiavica Pezzanti, con MariaP, MariaF, Gaia, Gianni, Max, Fabio, Maurizio ed io.

Anche questa volta il buon Maurizio ha acconsentito a darmi un passaggio, la mia macchina e’ un po’ conciata male. Viene a prendermi puntualissimo sotto casa alle 7.45. Sistemato il mio zaino nel capiente portabagagli partiamo per casa di Maria e Gianni, ultima tappa prima di dirigerci all’appuntamento vero e proprio, il celeberrimo bar “fico” all’Anagnina. Eccoci dunque da Maria e Gianni, intenti al caricamento dei numerosi bagagli.
dscf1853Al bar fico incontriamo il resto del gruppo, Maria, Gaia, Max e Fabio, loro andranno tutti con la macchina di Max. Dopo i saluti ci dedichiamo ad una tranquilla e soddisfacente colazione, quindi partiamo in direzione ValleCorsa. Abbiamo appuntamento con Elio, un ragazzo del posto che ci mostrera’ delle grotte. Prendiamo l’autostrada Roma-Napoli, usciamo a Ferentino e proseguiamo per Vallecorsa. Eccoci quindi a Vallecorsa di fronte al “Bar Sport” dove ci siamo fermati per convenevoli col nostro nuovo amico e per un cappuccino.dscf1854Elio, spero vivamente di aver ricordato bene il suo nome (!), ci porta per stradine fino alla localita’ Pezzanti dove lasciamo le macchine per un breve tratto a piedi. Scendiamo per il sentiero ad incontrare un corso d’acqua al momento in secca, risaliamo e quindi pieghiamo a destra inoltrandoci nella macchia. Si tratta di pochi metri, siamo subito in vista di una dolina di dimensioni generose con un buco in fondo che sembra promettere bene.dscf1855 Senza fretta iniziamo l’accerchiamento.dscf1856 Il Fabio mentre manda un informale saluto ai posteri.dscf1858 Max e’ gia’ dentro a controllare se vale la pena lavorarci.dscf1861 Gaia lo segue dscf1862 Gianni prende il punto.dscf1863Vale la pena perderci un po’ di tempo. Torniamo alle macchine. Decidiamo che alcuni rimarranno qui a scavare mentre altri andranno a fare un giro nei dintorni a vedere altri buchi che hanno indicato a Gianni le volte scorse. Il nostro accompagnatore ha terminato il suo compito, ci saluta, noi ricambiamo aggiungendo tanti ringraziamenti per la disponibilita’. Elio riprende l’auto per rientrare verso casa e ci lascia ai nostri giochi. Davanti a dove abbiamo parcheggiato le macchine ci sono alberi che sembrano far parte di un qualche coltivazione. Fotografo i “salamini” che portano appesi nel caso trovassi un esperto a cui chiedere lumi.dscf1865 Ho deciso di aggregarmi con chi andra’ in perlustrazione nei dintorni. I gruppi sono delineati, Gaia, Max, Fabio e Maurizio si dedicheranno allo scavo. Il resto della banda in giro a verificare le vecchie segnalazioni. dscf1866 Fabio e’ quasi pronto.dscf1867 Ma anche Gaia non si fa lasciare indietrodscf1868 Ecco lo squadrone d’assalto che parte.dscf1869 Ed ecco invece la macchina col gruppo di perlustrazione.dscf1870 Tornando indietro arriviamo ad un ponticello che sembra pedonale. Alla nostra destra abbiamo il paese di Vallecorsa arroccato sulla collina che sovrasta la piana dove siamo noi. Al di la’ del ponticello c’e’ un piccolo parco giochi e 2 laghetti artificiali separati da una costruzione rettangolare, una chiesa sconsacrata, forse. Il tutto e’ bordato da queste vasche in pietra.dscf1871 Siamo in perlustrazione? Quindi perlustriamo!dscf1872Anche Gianni fa la sua parte.dscf1874Ecco uno dei laghetti dscf1875 Maria mentre si accinge a fare il periplo del lago.dscf1876 Ancora Maria, era in piedi sulla vasca in posizione intrepida ma non ho fatto a tempo a scattarle una foto, sullo sfondo abbiamo Vallecorsa.dscf1878 Maria, ancora Maria, mentre acquisisce documentazione fotografica.dscf1879 Maria, ma non la Maria di prima, mentre osserva le vasche.dscf1880 MariaF, MariaP e Gianni mentre ci accingiamo ad attraversare il ponticello per tornare alla macchina. dscf1881 Appena traversato il ponticello recuperiamo la macchina e torniamo indietro di un centinaio di metri. Ci sono un paio di macchie di alberi che sembrano nascondere altrettante doline. Ecco la prima, la piu’ grande. dscf1882 All’interno della dolina c’e’ molta vegetazione ma si intravedono dei buchi che meritano una visita piu’ da vicino. Stiamo cercando di ritrovare una grotta che credo fosse stata trovata ed esplorata dal Circolo (CSR) negli anni 60. Gianni ha con se’ anche “l’antico” rilievo. dscf1883 Entro e faccio un giro veloce, i buchi sono tanti, alcuni interessanti. Mando una voce agli altri che si attardano sul bordo.dscf1884 Questo sembra il piu’ promettente.dscf1885 Anche questo non e’ male.dscf1886 Gianni parte in esplorazione.dscf1887 Anche Maria fa la sua partedscf1888 Ancora Gianni mentre verifica.dscf1889 Metto la fotocamera dentro al buco che mi sembra migliore e scatto ma il risultato non da molti elementi per giudicare.dscf1891 Entro in uno sprofondamento recente ma non trovo molto. Mi accontento di scattare una foto a Gianni.dscf1892 Maria mentre risale la china per uscire. La visita a questa dolina ci premia con un accessorio che sara’ utile per i nostri scavatori nella grotta nuova. Troviamo infatti una cofana, uno di quei resistenti secchi utilizzati in edilizia. E’ bucato e col fondo sfondato, pero’ e’ utilizzabile. Lo portiamo con noi.dscf1893 La seconda dolina si rivela una discarica di buone proporzioni. Inoltre il mondezzaio e’ fittamente bordato da un intrico di spine che non incoraggiano ulteriori indagini. Da fuori non sembra mostrare possibili grotte. Dichiariamo conclusa la nostra perlustrazione. Riprendiamo la macchina e torniamo a dare una mano ai nostri scavatori portando loro come trofeo la fida cofana.  Li troviamo che sono impegnatissimi a scavare. C’e’ molta terra fangosa da portare fuori, mandiamo loro il nostro regalo, sara’ sicuramente d’aiuto. Non ho molta voglia di infangarmi quindi mi attardo a scherzare un po’ con le “liane” che pendono simulando una altalena.dscf1895 Maria e’ piu’ volenterosa, inizia a prepararsi.dscf1896 Prima di cambiarmi scendo in zona operazioni a vedere come va. Al ricevimento trovo Maurizio. dscf1897Stanno lavorando alacremente.  Rimango affacciato per un po’ a vederli faticare. dscf1899Quando commento per la terza volta il fatto che dalla grotta esce un’aria che mi fa sentire freddo il buon Maurizio mi invita con gentile decisione ad andarmi a fare un giro. Raccolgo l’invito e mi ritiro in buon ordine.dscf1900 Torno di sopra e, sospirando, inizio a prepararmi per l’infangata. Mi tiro su il morale grazie alla cioccolata che mi offre Maria. Quando sono bardato a dovere scendo. Ho preso posizione da poco quando ci raggiunge Gianni. Sta facendo il rilievo della nuova grotta.dscf1903 Hanno scavato almeno un paio di metri di terra fangosa, l’unico problema e’ che e’ quasi finito lo spazio dove ammucchiare la terra di risulta. Recupero qua e la dei pezzi di legno e costruisco un rozzo parapetto dove ammucchiare la terra senza pericolo che ci ritorni addosso. Ecco Gaia avvolta nella nebbia mentre posa accanto al parapetto. dscf1907Piano piano ci avvicendiamo con gli scavanti esausti. Alla fine Maria e’ appena sopra la zona lavori, 3 metri piu’ in basso, e fa la supervisione e l’accompagnamento alla cofana piena di terra. Io sono posizionato dietro di lei e tiro la corda per sollevare la suddetta cofana. Per  lo svuotamento di qualche cofana mi devo arrangiare da solo perche’ Gaia e Maurizio sono usciti a tirare un poco il fiato ma e’ questione di poco e sono di nuovo in posizione.dscf1911 Questa e’ sempre Gaia, guardate il curioso effetto prodotto dalla fotocameradscf1912 Eccola invece un po’ piu’ riconoscibile. La macchia grigia dietro non e’ altri che Maurizio.dscf1916 Maria mentre dirige le operazioni di recupero cofana.dscf1919L’ottimo Fabio, consumato dal faticoso scavo si avvicenda con Gaia.dscf1921 Passo la fotocamera a Maria per una foto alla zona in via di scavo, cosi’ ce ne rimedio una anche io.dscf1928 Ecco l’infaticabile Gaia in zona scavo. Max e’ tra lei e Maria e si occupa della foto.dscf1929 Sono le 2 e un quarto del pomeriggio quando Gianni ci richiama all’ordine. Ci ricorda che abbiamo un appuntamento a Terracina con uno speleo del posto che ci vuole conoscere. Dobbiamo dirgli a che ora pensiamo di smettere per organizzare l’incontro. Rapida consultazione e decidiamo per le 3. Tra quarto d’ora accademico, svestizione e preparativi vari partiremo per le 5 circa. Per arrivare a Terracina ci vuole almeno un’ora. A conti fatti quindi potremo essere dallo speleo verso le 6. Eccoci alle macchine, coroniamo la fine scavi con l’ottimo caffe’ portato da Maria.dscf1933 Fotografo la collina di fronte a noi perche’ la luce radente del sole che tramonta le dona dei bellissimi colori. Peccato la foto non renda loro merito.dscf1934

Ecco la nostra bella cofana, magari non proprio bella, ma utile sicuramente si.

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Quando siamo tutti pronti ricomponiamo le macchine e partiamo diretti a Terracina. Prima di Lenola Maria vede una piccola sorgente a bordo strada, la nostra macchina fa una sosta per verificare mentre quella di Max prosegue. Ci ricongiungeremo a Lenola.dscf1936Arriviamo a Terracina, l’appuntamento e’ ad un distributore. Maria, che guida la macchina di Max e conosce bene la zona ci fa strada. Per un qui pro quo sul luogo dell’appuntamento dobbiamo fare qualche distributore prima di incontrarci con lo speleo del posto che dobbiamo conoscere. Eccoci finalmente insieme. Dopo le presentazioni ci racconta un po’ di se. Si chiama Angelo, fa parte del Gruppo Speleologico Anxur Terracina che e’ stato molto attivo in questa zona. Angelo ha da poco preso in gestione l’area di servizio dove ci siamo incontrati e una volta avviata avrebbe piacere di fare un po’ di attivita’ con noi ed aiutarci nel nostro progetto “Ausoni”. Parliamo fitto fitto con lui per almeno una mezz’ora poi iniziamo a sentire i morsi della fame. dscf1939Dopo un tentativo di prenotare un posto mangereccio a Terracina che risulta essere chiuso proviamo un ristorantino che gia’ abbiamo sperimentato in altre uscite da queste parti. Stavolta siamo fortunati, sono aperti e prenotiamo per le 7. Abbiamo tutto il tempo per andare senza affanni. Prendiamo commiato dal nostro nuovo amico promettendo che ci risentiremo per la prossima occasione. Partiamo con l’allegra prospettiva di un buon pasto.  Non ricordo il posto dove e’ sito questo luogo di delizie ristoratrici e nemmeno come si chiama, pero’ ho documentato la tavolata. Eccoci appena arrivati e sistemati a tavola.dscf1942 Sono riuscito a scattare questa ultima foto al momento degli antipasti ma dopo ho proprio dovuto mettere a riposo la fotocamera e dedicare tutta la mia attenzione al pasto e soprattutto alle fettuccine!dscf1943Una ottima giornata, come al solito quando si fa qualcosa che piace e per di piu’ in buona compagnia. Vi lascio cosi’, alla prossima.

Pubblicato in amici, esplorazioni, ProgettoAusoni, ricognizione, SCR, speleo, uscite | Commenti disabilitati su Chiavica Pezzanti – 10/01/2015

Buco Cattivo – Settembre 2012

Il prossimo fine settimana alcuni amici andranno al Buco Cattivo. Io ci sono stato e ricordo con piacere quella grotta. Mi sembrava di esserci stato di recente e di averne fatto la relazione. Niente di piu’ sbagliato! Per il piacere dei miei amici, e mio, rimedio ora…con qualche settimana di ritardo!

Si e’ trattato di una bellissima uscita di gruppo a cui ha partecipato praticamente tutto il GSS. Ricordo che prima di partire guardai distrattamente il rilievo pubblicato sul sito del CENS e guardando i minuscoli cunicoli ivi riportati (non guardai minimamente la scala!), pensai: “ecco perche’ lo chiamano Buco Cattivo, e’ un budello infame”. Presto avrei dovuto ricredermi. Trattandosi di una uscita di…tempo fa non potro’ essere molto preciso perche’ ricordo poco. Facciamo cosi’, la racconto come mi sembra di ricordarla, poi in caso la correggero’ se arriveranno commenti riparatori! Partiamo un sabato pomeriggio dall’hotel Salario a Magliano Sabina. Io vado in macchina ospite di “nonmiricordochi” (Claudia e Gianluca?) e me la dormicchio tutto il tempo. Arriviamo a notte fatta dalle parti di Genga dove ci attende un amico di Tullio che l’indomani ci guidera’ nella gita alla grotta. Oltre a farci da accompagnatore ci ha gentilmente rimediato un posto dove dormire e ci portera’ a mangiare in compagnia di altri amici del suo gruppo. Purtroppo a causa della mia pessima memoria non posso nominare ne’ il nostro gentile accompagnatore, ne’ il suo gruppo o il nome di qualche amico che ha partecipato alla cena…Figurarsi poi il nome del ristorante! Comunque eccoci qua.

img_1307 Quando andiamo dove dormiremo ho troppo sonno per immortalare il luogo, riesco solo a fotografare questo simpatico animaletto che attraversa flemmatico il vialetto dove noi stiamo transitando per andare al lettuccio.img_1310 La mattina dopo di buon ora partiamo in direzione della grotta.img_1311 Arriviamo allo spiazzo dove ci attende la ripida camminata fino all’ingresso “basso” della grotta. Se ho capito bene dovremo arrivare quasi in cima dove ci sono quelgli affacci rocciosi tra la vegetazione. Una bella sgambata.img_1315 Ci prepariamo con cura, per fortuna dobbiamo portare poco materiale con noi, la grotta non ha molti pozzi.img_1317 Iniziamo la salita.img_1318 Ci sono anche io! Non ho idea di chi sia il fotografo.img_1319Dopo aver traversato dei prati quasi pianeggianti si arriva ad un canalone tutto a ghiaia, sarebbe una delizia da salire ma per fortuna alla sua sinistra c’e’ un accenno di sentiero tra gli alberi e noi seguiamo quello.img_1320 E’ abbastanza ripido ed ognuno si aiuta come puo’.img_1321 Dove il ghiaione si interrompe il sentiero attraversa il canalone che stiamo costeggiando e noi lo seguiamo con fiducia. Il passaggio da un lato all’altro del canalone non e’ dei piu’ semplici, ma si puo’ fare.img_1324 Ecco il gruppone che avanza inesorabile.img_1325 Momenti di scivolate epiche, un passo avanti e due indietro, le ginocchia cigolano.img_1326 Ma oramai siamo quasi tutti dall’altra parteimg_1327 La faccia di Augusto puo’ dare una misura dell’impegno necessario per affrontare la salita. Per fortuna al momento abbiamo fatto solo il pezzo meno impegnativo!img_1328 Si continua a salire tanto, ma proprio tanto, seguendo un accenno di sentiero che tira su dritto sulla massima pendenza.img_1329 Mentre si pensa: “si, e’ dura, ma non potra’ essere peggio di cosi'”, inizia il tratto con i canaponi. Ecco Mario mentre ne impegna uno di loro in una battaglia all’ultimo trefolo!img_1333 E nemmeno a dire che ce n’e’ uno solo, ne affrontiamo una bella sequenza.img_1335 Sono finiti i canaponi? Sembra di si. Oramai siamo boccheggianti. Gira voce che siamo arrivati all’ingresso. Se ne avessimo le forze sarebbe il momento di esultare.img_1337 Ci ammucchiamo sul minuscolo terrazzino antistante l’ingresso e ci cambiamo di corsa i vestiti zuppi di sudore.img_1338 La scritta sulla roccia ci ricorda che questo e’ l’ingresso “Fiorini”.img_1340 Mattia fa l’inventario del materiale cercando nel contempo di consumare un veloce spuntino corroborante.img_1341 Ancora Mario che impegna uno degli ultimi canaponi.img_1344Abbiamo forse ospiti straniere?!?
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No! eccola svelata!dscf1716 Briefing prima di avviarcidscf1717 Partiti!dscf1722 Eccomi! Chissa’ che fine ha fatto la bella tuta che indosso, non la ricordavo per nulla.dscf1724 Sguardo interrogativo?dscf1725 Addetta alla illuminazione.dscf1726 Il nostro accompagnatore. Grazie!dscf1728 Non si vede ma e’ l’inossidabile Simona.dscf1730 Un altro dei nostri accompagnatori. Grazie anche a lui!dscf1731 Pausa prima del pozzo da 50 metri.dscf1738 Cucu’, chi si nasconde li’ dietro?dscf1739 Attesa nella sala alla base del pozzo.dscf1740 Ed ecco anche il pozzo.dscf1741 Mentre aspettiamo di ricompattarci si approfitta per uno spuntino.dscf1744 Procediamo oltre, ma non chiedetemi altro.dscf1745Un Mattia che fa qualcosa.
dscf1748 Passaggi atleticidscf1750 Iniziano i laghetti, belli!dscf1754 Ci provo a mostrarveli ma le foto non rendono molto.dscf1755 Eccone ancora una.dscf1756 Prima dei laghetti ci fermiamo per cambiarci ed affrontarli adeguatamente. E’ a questo punto che capisco quanto male ho interpretato il rilievo di questa grotta. Abbiamo infatti attraversato degli ambienti enormi. L’angusto cunicolo che avevo creduto di vedere nel rilievo e’ in realta’ largo un buon numero di metri. Rimango basito ed affascinato. E pensare che il pezzo forte lo dovevo ancora vedere. Lo confesso, mi sono innamorato del lungo lago che attraverseremo. Se dovesse capitarvi di percorrerlo vi consiglio di passare costeggiando la parete destra, in alcuni punti puo’ essere un poco piu’ fondo ma il passaggio risulta meno faticoso. Ve lo posso dire con sicurezza perche’ ho provato entrambe le soluzioni!dscf1759 Claudia e Gianluca, stanchi, bagnati ma soddisfatti.dscf1762 Simona sorridente e Tullio che contempla la grotta dove e’ stato parecchie volte, ma tanti anni fa.dscf1763Simona ed Augusto, una coppia inossidabile. dscf1766 Ecco Tullio che posa accanto alla sigla del suo gruppo del tempo. Il 1978, appena qualche mese fa! Siamo nella enorme sala dove lui ed i suoi compagni di avventure del tempo erano soliti fare il campo.dscf1768 Un piccolo altare natalizio eretto da sconosciuti frequentatori della grotta.dscf1769 Il termine della sala.dscf1772 Tullio ed Augusto assorti.dscf1774 Tullio e Mattia, 2 generazioni di speleo nella stessa famiglia. Anche se un po’ sfocata l’ho tenuta perche’ vale la pena.dscf1777Siamo sulla strada del ritorno. La medusa.dscf1782Di nuovo il lago in tutto il suo splendore.dscf1789 Una concrezione di forma particolare.dscf1791 Passaggio nebbiosodscf1792E’ abbastanza strana. Vedete voi se vi piace.dscf1797 Gruppo familiare in relax nei pressi dell’uscita.dscf1801 Sfatta dalla stanchezza ma ancora felice!dscf1802All’uscita una bella sorpresa, piove, ma non una pioggierella normale, ne tira giu’ a secchiate. La discesa sotto il temporale tra canaponi, sentieri scivolosi e ghiaioni e’ un vero spasso. Ancora benedico il caso che ha voluto che avessi nello zaino un sacco da spazzatura di quelli enormi e resistentissimi con il quale ho potuto farmi un poncho di fortuna. Scendiamo faticosamente in un gruppetto formato da Claudia, Gianluca, Tullio, Mattia ed io. Arrivati allo spiazzo ancora piove come se fossimo in mezzo ad una simulazione di diluvio universale. Con Tullio e Mattia decidiamo di camminare ancora un chilometro circa, fino a sotto un cavalcavia nei pressi del paese. Le macchine ci aspettano la’. E’ consolante potersi cambiare all’asciutto. Non ricordo altro di questa uscita, ma posso dire che, nonostante la fatica e la bagnata colossale, il Buco Cattivo e’ una grotta che merita di essere visitata. Ecco finita qui la mia prima relazione “ritardataria”, come detto, dedicata agli amici che la visiteranno il prossimo fine settimana. Buon divertimento ragazzi e alla prossima!

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Erebus – 4/01/2015

Prima uscita del nuovo anno. Nuovamente ad Erebus con Matilde, Marco, Simone ed io.

Prima uscita del nuovo anno al “solito” Erebus. Stavolta siamo in pochi, solo 4. Una uscita light, adatta al dopo feste!
Ci incontriamo alla piazzetta di S.Oreste. Simone e’ arrivato in orario all’appuntamento, alle 9. Ha aspettano noialtri ritardatari fino alle 9.30. Per conto mio sono partito un po’ tardi da Roma poi ho dovuto fare una sosta per fare benzina e controllare alcuni strani rumori provenienti dal vano motore della macchina. Matilde e Marco abitando ad un passo da S.Oreste se la sono presa comoda e quindi siamo arrivati praticamente assieme. Per fortuna Simone non se la prende per il ritardo e ci incontra con un bel sorriso. Quando siamo finalmente tutti assieme facciamo una rapida puntata in pizzeria, parcheggiamo la mia macchina, trasferiamo il bagaglio su quella di Simone e partiamo. Al solito spiazzo in cima al Soratte ci prepariamo, oggi la temperatura e’ decisamente piu’ alta rispetto alla volta scorsa. Un ospite inatteso, il camion del gas che viene a rifornire l’eremo.

dscf1748 Come le altre volte gli zaini sono in numero superiore ai partecipanti, ci armiamo di santa pazienza e riusciamo a caricarceli tutti addosso. Si parte alla volta dell’Erebus.dscf1749 Ecco Matilde, oggi sara’ il nostro “uomo di punta”, mentre inizia una animata discussione col suo zaino.dscf1751Il passaggio della prima strettoia.dscf1753Cedo la fotocamere a Matilde che si sfoga bersagliando tutto il gruppo. Io per primo, mentre me la dormicchio nella seconda “strettoia” aspettando che Simone termini l’armo del pozzo, il quarto.dscf1755 Ecco il buon Simone che attrezza il pozzo.dscf1758 Ancora Simone sullo sfondo. In primo piano il nostro ospite d’eccezione, Marco.dscf1759 Poteva mancare un selfie? Il bel sorriso di Matilde la fa da padrone, nelle retrovie io, sempre incastrato nella strettoia ventosa.dscf1760 Riprendo possesso della fotocamera e la faccio riprendere dal ciclone Matilde con una foto a questa simpatica fila di stalattiti con goccia.dscf1762 Continuo poi con questa che in futuro promette di diventare una bella colonna!dscf1763 Eccoci arrivati alla terza strettoia, nulla di che, pero’ se fosse piu’ larga di qualche centimetro lo gradirei!dscf1765 L’ultimo pozzo, i nostri attrezzisti, Simone e Marco, mentre lo armano.dscf1769Simone e’ pronto a partire. Matilde con “sbobba” alla mano attende che venga il suo turno.dscf1771 Una dolicopode, si vede appena, pero’ merita una foto, e’ la prima volta che le trovo cosi’ in basso. Sara’ per il freddo dei giorni scorsi?dscf1773 In attesa di partire immortalo il festone di stalattiti eccentricamente ritorte che pende dal soffitto.dscf1776 Simone e Marco sono scesi. Ora tocca a Matilde, io la seguo a ruota.dscf1777 La frattura che scompare nel buio.dscf1778 Ancora Matilde, si vede appena, pero’ mi piace l’insieme, quindi ve la propino.dscf1781 La fermo nella discesa, le chiedo di illuminare di lato per fare una foto. Lo sguardo parrebbe dire qualcosa di diverso, pero’ pazientemente acconsente. dscf1782 Ecco il risultato, non sara’ da premio, pero’ e’ simpatica.dscf1785 Mentre Matilde termina la discesa io mi divago con i broccoletti, affascinanti quanto antipatici. Guardate questa: una mini-veranda, tetto broccolettato e colonne minuscole a sostegno del tutto. Che spettacolo!dscf1788 Eccoci in zona lavori. E’ giusto giusto la mezza. Facciamo un rapido pasto prima di iniziare, a stomaco pieno si ragiona e lavora meglio.dscf1791 Una veduta panoramica della strettoia. Matilde, l’unica in grado di passarla, e’ gia’ dall’altra parte per aiutarci.dscf1793Con un po’ di fantasia la potete vedere, e’ quel puntino di luce in fondo.dscf1798 Lavora, scava e pulisci. Andiamo avanti a turno un po’ di volte. Matilde, sempre sola soletta lavora senza sosta dal suo lato. Simone tenta il passaggio ma deve rinunciare, troppo stretto. Continuiamo a lavorare. Tento il passaggio anche io. dscf1802La roccia costringe il corpo a fare una “S” innaturale, ci sono ancora delle asperita’ da togliere ma siamo a buon punto, sono sceso almeno di altri 30 centimetri rispetto alla volta scorsa. Ancora altri turni di lavoro dalla nostra parte. Matilde continua infaticabile ed imperterrita. Fremo mentre gli altri lavorano, non vedo l’ora di riprovare. Appena Simone si allontana dalla strettoia mi insinuo e tento nuovamente. Manco a dirlo ne esco stanchissimo e ancora sconfitto. Mentre sono dentro indico a Matilde quali sono le zone dove lavorare. Lei, oramai ad un passo dall’eroismo, continua a scavare senza sosta. Dal nostro lato possiamo solo lisciare meglio le pareti ma non abbiamo abbastanza spazio per lavorare, la posizione e’ scomodissima ed in pochi minuti si deve abbandonare per i forti dolori al collo e/o alle spalle.  Facciamo ancora un paio di turni a lavorare. Matilde ci avverte che gli sembra di aver tolto gli ultimi impedimenti. Sento che questa e’ la volta buona. Mi sento gia’ stanco ma devo provare. Mi stendo nella strettoia a piedi in avanti. Scivolo giu’ fino a dove inizia la zona stretta. Mi ci incastro dentro e riposo qualche secondo. Nel frattempo Matilde dismette i panni del rude muratore e prende quelli da speleo-ostetrica, mi da’ premurose ed attente indicazioni su come gestire questo passaggio che si configura come un vero e proprio parto. Aiutandomi con il gomito destro appoggiato a terra sollevo un poco il busto ed il bacino. Sono arrivato alla zona limite dell’ultima prova. Mi fermo ancora un minuto a prendere fiato, ansimo come un mantice, devo recuperare una respirazione regolare prima di proseguire, temo infatti che dovro’ comprimere il petto per passare. Sono pronto per provare. Matilde mi guida, ho le gambe quasi fuori dalla strettoia, mi indica un buon appiglio in alto, per la mano sinistra. Mi dimeno un po’, mi sento costretto ma non in maniera intollerabile. Il bacino passa, ora anche la gravita’ e’ dalla mia parte. Matilde mi avverte con apprensione che sono praticamente nel vuoto. La tranquillizzo dicendole che ho trovato un appoggio stabile per il piede destro, quello piu’ in basso. Il piede sinistro e’ puntato in alto su una roccia. Devo muovermi, la spalla destra che ora e’ distesa per terra, inizia a farmi male. Mi divincolo, mi rendo conto con soddisfazione di essere avanzato ancora. Ancora qualche movimento e la strettoia finalmente molla la presa. Sono passato! Mi alzo, cerco posto per stare in piedi, mi guardo intorno ancora incredulo. Incontro il sorriso smagliante di Matilde e mi concedo un urlo di gioia! Dall’altra parte Simone e Marco esultano anche loro. Dopo qualche attimo di euforia estrema riprendiamo le redini del nostro umore e decidiamo il da farsi. Matilde mi mostra le sue ferite di guerra, si e’ procurata una vescica di tutto rispetto sulla mano ed ha anche l’aria un po’ stanca. In effetti ha lavorato per 3, tutta da sola! Simone decide di tentare anche lui il passaggio al motto di: “se ci passa Bibbo, ci passo anche io”. Per agevolarlo smazzetto un poco le pareti per spianare qualche piccola asperita’ che ho avuto il piacere di sentir scorrere sulla pelle mentre passavo. Quando Simone impegna la strettoia, Matilde riprende il suo ruolo di speleo-ostetrica aiutando anche lui nella nascita alla nuova grotta. Per fare spazio a Simone e per soddisfare la mia curiosita’ a lungo repressa, scendo qualche metro nella frattura inclinata (tra i 50° ed i 60°, direi) . In quel punto ha una sezione a forma di “occhio” ed e’ alta al centro circa 1 metro, larga almeno 4. La parete su cui poggiano i piedi e’ di sassi e terra, andra’ ripulita con attenzione. La parete di fronte sembra roccia compatta con qualche rado broccoletto. Pochi metri di discesa e si arriva ad un ambiente ampio ed il pavimento formato da rocce crollate. Al centro dell’ambiente dove si arriva c’e’ un foro grossolanamente tondo con un sassone in fondo, saranno un paio di metri. Con un po’ di attenzione si puo’ scendere. Arrivo sul sassone, mi sposto di lato, ora i sassi di crollo su cui poggiavo i piedi poco prima sono il soffitto che ho sopra la testa. Impiego un paio di minuti a controllare che siano stabili. Concludo che lo sono e vado ad esaminare cio’ che ho intorno. Sotto di me c’e’ il nero, si potrebbe ancora scendere qualche metro ma decido che lo faremo un’altra volta, tutti assieme. Lancio qualche sasso nel nero. Sembra esserci un piano inclinato che va da destra verso sinistra per il lato lungo della frattura, un paio di sassi rotolano rumorosamente per alcuni secondi. Annoto mentalmente la possibile partenza del meandro laterale di cui ci aveva detto Matteo la volta scorsa ma sinceramente sono molto piu’ attratto dal nero sottostante. Passo ancora un paio di minuti in contemplazione. Nel frattempo Simone e’ passato anche lui. Sento che chiacchiera con Matilde. Li aggiorno brevemente e anche loro concordano sul fatto di rimandare la discesa alla prossima, quando ci saremo tutti. Mi appresto  a risalire, li avverto che non mi tirino sassi addosso mentre mi arrampico sino a loro. Quando siamo riuniti facciamo ancora un giro, meritatissimo, di complimenti a Matilde poi iniziamo il parto in direzione opposta. Simone si offre per primo. Appena lascia un po’ di spazio Matilde ed io facciamo un po’ di pulizia ripulendo la strettoia di sassi e detriti accumulatisi durante il lavoro. E’ il momento di Matilde, probabilmente per lei non e’ piu’ una strettoia. Mentre va mi preparo il passaggio martellando altri piccoli punti ostici. E’ piu’ una rivalsa morale che materiale pero’ serve anche quella mentre mi preparo mentalmente. La stanchezza mi gioca un brutto scherzo, la mazzetta mi schizza via di mano e cade scomparendo nella frattura. Forse si e’ fermata poco sotto ma non me la sento di tentare il recupero. Avverto Simone della grave perdita e, oramai disarmato, mi appresto a passare. Il punto stretto iniziale non crea grossi problemi poiche’ ci si spinge facilmete con le gambe. Il brutto inizia quando le gambe cessano di dare il loro prezioso apporto. Mi riposo e riprendo fiato. Avanzo faticosamente di qualche centimetro per volta cercando appigli in alto per la mano sinistra. Ho il braccio destro ripiegato sotto il busto, mi divincolo per distenderlo. Mi fermo nuovamente a riprendere fiato. Trovo un appiglio in alto, lo afferro. Appena vi faccio forza mi si sbriciola in mano. Per fortuna, come se me lo aspettassi, tenevo gli occhi chiusi quindi i danni sono limitati ad un po’ di fastidio. Da fuori, lontanissimo, sento gli incoraggiamenti della mia speleo-ostetrica preferita. Muovo il bacino, avanzo un po’. Mi fermo soddisfatto a riprendere fiato. Ho l’impressione di avere passato il punto peggiore. Mi dimeno avanzando ancora un poco. Decisamente ora la strettoia ha lasciato la presa, posso nuovamente ripiegare il braccio destro e sollevare il busto. Ancora qualche sforzo e sono fuori! Matilde prende possesso della fotocamera che avevo abbandonato nei pressi della strettoia e mi immortala, stanco ma soddisfatto.dscf1806 Subito dopo un selfie con la mia “eroessa”dscf1807 Non potevano mancare un paio di foto con Simone mentre me ne sto semi-accasciato a riprendere le forze.dscf1817 Eccoci ancora in posa da relax.dscf1818 Dopo le foto, il riposo, una buona sorsata di sbobba, possiamo rivestire l’imbrago, rifare i sacchi e prendere la strada del ritorno. Marco e’ gia’ pronto, prende uno zaino e parte. Finisco di prepararmi e parto anche io con il fido zaino al seguito. Marco ci aspetta nella saletta dove parte il pozzo. Recupero la fotocamera giusto in tempo per immortalare l’arrivo della inossidabile Matilde.dscf1823 Questa mi piace nell’insieme quindi ve la prensento.dscf1827 Matilde che simula stanchezza per non metterci in imbarazzo.dscf1828 Un paio di scatti dedicati ai 2 fratelli della spedizione odierna, questo e’ il primo,dscf1829 questo e’ il secondo, lascio a voi scegliere il piu’ migliore assai!dscf1832 Buon ultimo il disarmante Simone, intoccato dalla fatica.dscf1836 Sempre lui quasi fuori dal pozzo.dscf1840 Il resto del ritorno e’ tranquillissimo. Visto in queste ultime uscite ho ritratto la via verso l’uscita in tutti i modi possibili metto temporaneamente a riposo la fotocamera riprendendola solo quando usciamo. Oggi la temperatura e’ molto piu’ tollerabile della volta scorsa. Possiamo attendere Simone senza ghiacciare. Ecco ancora un duo familiare veramente fantastico!dscf1842 Arriva anche Simone. Ultima sistemata alle corde e poi partiamo per raggiungere le macchine.dscf1844 Sembra abbia piovuto un poco durante la giornata pero’ ora ci sono solo nuvole sparse ed un po’ di luna che occhieggia tra loro.dscf1845 Una sosta fotografica all’ometto prima di partire nuovamente. Ecco un Marco sorridente.dscf1846 Matilde modello “trionfale entrata in scena della sciantosa”!dscf1847Un abbraccio fraterno e soddisfatto tra 2 dei protagonisti della giornata sembra starci tutto.dscf1852La serata si chiude cosi’. Dopo le ultime foto rientriamo alle macchine chiacchierando un po’ di tutto. Ci cambiamo con calma visto che per fortuna non fa freddo. Quando siamo pronti ci avviamo per S.Oreste. Abbiamo deciso per una pizza veloce tutti assieme prima di tornare a casa. Un festeggiamento ci vuole. Non ho foto della pizzata, certo non e’ paragonabile a un pasteggio a fettuccine, pero’ e’ stato piacevole, pieno di brindisi, risate e complimenti reciproci. Il rientro a casa e’ stato tranquillo anche se la macchina ha un rombo da macchina da rally. Comunque sono arrivato a casa senza perdere la marmitta per strada ed ho anche trovato posto in pochi minuti! Come sempre a questo punto non mi rimane che lasciarvi con il solito, ma sempre nuovo, alla prossima!!!

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Erebus – 28/12/2014

Ancora una bella uscita all’Erebus, ma stavolta addirittura con le radio. In compagnia di Vincenzina, Matilde, Matteo, Fabrizio, Simone, Giuseppe ed io.

Prima di partire devo un ringraziamento particolare a Fabrizio, il nostro radiologo di fiducia che, per amor nostro e di scienza, si e’ preso un monte di freddo stando per ore e ore fuori dalla grotta a supervisionare le trasmissioni e a godersi le cavolate che dicevamo noi da dentro. Quindi per lui, penso da parte di tutti, un sentito grazie! Questa e’ stata una uscita molto tecnologica, oltre alle radio avevamo addirittura 2 operatori con la videocamera, Giuseppe e Simone. Grazie a loro, Simone ha potuto confezionare, con la solita maestria, il simpatico video del quale vi presento il link, spero piaccia a voi almeno quanto e’ piaciuto a noi.

Dopo queste doverose premesse e ringraziamenti, eccoci a noi…Questa volta Claudio non e’ riuscito ad essere dei nostri, era fuori Roma per le feste e non ha fatto a tempo a rientrare. Peccato, ma sara’ sicuramente dei nostri per la prossima volta. L’appuntamento e’ per tutti alle 9 al solito posto a S.Oreste. Vincenzina ed io invece ci vediamo alle 8.15 sotto casa mia. Con il suo motociclo ha sfidato il freddo intenso di stamane e me la ritrovo davanti casa tutta imbacuccata e puntualissima quando esco di casa in compagnia del mio solito zaino extra-large. Un rapido saluto con Vincenzina e poi di corsa in macchina. Anche la macchina fa il suo dovere accendendosi al primo tentativo nonostante la lunga sosta ed il freddo della notte. La lascio riscaldare a dovere e poi partiamo. Non c’e’ molto traffico, prendiamo l’autostrada e quasi senza accorgercene,tra una chiacchiera e l’altra, siamo a S.Oreste. Siamo anche quasi in orario, sono le 9 passate da un paio di minuti. Il resto della banda e’ gia’ quasi al completo, in attesa alla piazzetta, manca Matilde ma ha giurato e spergiurato che stavolta sara’ dei nostri, quindi e’ solo in lieve ritardo. Dal lato “orvietano” manca il buon Filippo, non e’ riuscito a combinare con il cambio turno, sicuramente anche con lui ci rivedremo alla prossima uscita. Parcheggiamo alla svelta, ci scambiamo allegramente auguri, saluti ed abbracci e quindi ci dirigiamo compatti al bar per un necessario quanto meritato cappuccino. Mentre siamo al calduccio del bar ci chiama Matilde, e’ arrivata, esco andandole incontro anche perche’ devo andare a fare una commissione. La saluto e poi le indico come raggiungere gli altri. Fatto quel che dovevo fare mi avvio per raggiungere il gruppone alla piazzetta. Strada facendo trovo Giuseppe che chiacchiera con Paolo, mi trattengo solo per un rapido saluto. In piazzetta finiamo di prepararci, spostiamo tutto il materiale nelle macchine di Giuseppe e Simone con le quali saliremo. Finalmente si parte, la nostra avventura e’ ufficialmente iniziata. Lungo la strada troviamo tracce di quella che sembra una recente nevicata. Arrivati allo spiazzo davanti all’eremo procediamo al parcheggio delle auto e quindi ai preparativi. Osservo meglio i piccoli cumuli di neve, in verita’ non e’ neve, e’ grandine, nei giorni scorsi deve esserci stata una grandinata spettacolare. Riprendo possesso del mio zaino immenso e con lui recupero anche la mia fida fotocamera con la quale inizio a tormentare i miei amici immortalandoli in tutte le pose piu’ strane. Ecco intanto Giuseppe mentre si stiracchia.dscf1622 Lascio in custodia di Matilde la fotocamera ed inizio a prepararmi anche io, eccomi ripreso accanto allo zaino extra-large.dscf1623 Un selfie delle nostre novelle, ma gia’ bravissime, spelee.dscf1625 Simone che prepara il materiale da progressione, corde, moschettoni ed attacchi.dscf1626 Il nostro “radiologo” di fiducia, il buon Fabrizio, controlla l’ingegnoso marchingegno di sua ideazione (questo e’ il modello 2.0!). Grazie ad esso potremo parlare con le radio in grotta.dscf1629 Ecco un primo piano del marchingegno, o “scatolo” a voler essere piu’ tecnici! Ve lo mostro in tutta la sua bellezza, ma non chiedetemi altro! Se proprio avete curiosita’, ecco il link ad un’altra relazione dove parlai diffusamente dell’invenzione del nostro radiologo. dscf1630 Ultimi preparativi mentre scende la nebbia.dscf1631 L’aria e’ pungente ma siamo attrezzatissimi.dscf1632 Prendiamo tutti gli zaini e partiamo. Oggi non ci sara’ pericolo di sudare mentre ci avviciniamo alla grotta.dscf1633 Che dire, abbiamo tanto materiale da portare, ce n’e’ in abbondanza per tutti e Matilde non si tira certo indietro.dscf1634 Il buon Fabrizio, in raccoglimento, si appropinqua.dscf1635 Il percorso di avvicinamento per fortuna e’ breve e ce la caviamo con pochi minuti. Davanti all’ingresso innanzitutto presentiamo l’Erebus a Matilde che ancora non lo conosceva quindi ci organizziamo. Simone e Matteo andranno avanti ad armare. Giuseppe e Matilde li seguiranno da presso portando il resto del materiale. Vincenzina ed io ci occuperemo di svolgere il cavo per far funzionare le radio. Fabrizio rimarra’ eroicamente al freddo e al gelo a fare la supervisione delle comunicazioni e a controllare che lo “scatolo” funzioni a dovere. Fabrizio deve subito iniziare le verifiche perche’ il marchingegno sembra fare le bizze. Qualche minuto basta per risolvere tutto, si trattava solo di un falso contatto, ma ci ha fatto trattenere il respiro! Fabrizio procede quindi a spiegarci come utilizzare le radio. Dopo le distribuiamo. Ne portera’ una la squadra di testa, noi “svolgi-cavo” prenderemo la seconda, la terza la terra’ Fabrizio per darci aggiornamenti dall’esterno e per distrarsi dell’attesa ascoltando i nostri sproloqui. Ora dobbiamo solo andare, Ecco Simone che parte.dscf1637 Un irriconoscibile Matteo lo segue.dscf1638 Matilde che si appresta a diventare intima con l’Erebus.dscf1641Ecco Vincenzina, oramai veterana dell’Erebus, che si prepara a scendere.dscf1642 La seguo poi io e quindi Giuseppe. Vincenzina ed io abbiamo il cavo, i primi 100 metri sono in un avvolgicavo, i secondi 100 metri sono filati in uno zaino. Cosi’ verificheremo quale soluzione sia la migliore. Eccoci raggruppati alla partenza del secondo pozzo, quello subito dopo il primo salto di ingresso. Si vede ancora la luce dell’esterno. Vincenzina ha appena finito di verificare che le radio funzionino.dscf1643 Intanto i nostri armatori procedono oltre. Facciamo un esperimento interessante che ripeteremo anche andando avanti nella grotta, quando Simone e Matteo sono scesi provano a comunicare  via radio anche se il cavo, che stiamo svolgendo Vincenzina ed io, e’ indietro di quasi 20 metri rispetto a loro. Con sorpresa verifichiamo che le radio funzionano senza problemi. Allontanandosi ulteriormente Fabrizio da fuori ci dice di sentire molti fruscii che impediscono di fatto la comunicazione. Comunque poter parlare senza problemi anche a 20 metri di distanza dal cavo e’ sicuramente cosa buona.   dscf1645 Matilde mentre collabora nella sistemazione del cavo.dscf1646 Ancora Matilde, stretta tra 2 pareti, sembra dire: “ma dove mi avete portata?!?”dscf1647 Eccoci all’ultimo salto prima dell’inizio della frattura finale dove andremo a lavorare. Arrivati in questo punto sono rimasti solo pochi metri di cavo dei primi 100 metri. Abbandoniamo qui l’avvolgicavo. Collego i secondi 100 metri di cavo e poi chiedo l’assistenza di Matteo per far arrivare lo zaino di sotto attraverso uno dei tanti, stretti, passaggi che collegano con l’ambiente sottostante dove proseguiremo. Facciamo anche una doverosa verifica del funzionamento delle radio. Tutto a posto.  dscf1650 Ecco l’ambiente dove ci si infila nella frattura. Vincenzina si appresta a scendere, Matilde attende con gli occhi sgranati, Matteo e’ interdetto.dscf1651 Per fortuna un attimo dopo torna il sorriso, decisamente meglio! dscf1653 Anche Matilde parte per la discesa finale…dscf1656 …e saluta tutti a modo suo… stai senza pensieri!dscf1657 Un poco di concrezioni imbiancate di fresco.dscf1659 I broccoletti, che tanto sono amati dalle nostre tute.dscf1660 Broccoletti e concrezioni con il nostro cavo in primo piano.dscf1661 Il cavo che finisce nello zaino, un invincibile invicta la cui integrita’ sara’ messa a dura prova dai broccoletti.dscf1663Mentre ci organizziamo impiego un po’ di tempo per alcune foto. Il posto le merita sempre. Per prima cosa un saluto al nostro simpatico serpentello concrezionato, oramai e’ di famiglia.dscf1665 Delle stalattiti che sono state sommerse dai broccoletti.dscf1667 Ecco Matteo che si appresta a passare la strettoia.dscf1668 Questa mostra poco oltre alla strettoia pero’ mi piace e ve la presento ugualmente.dscf1673 Matteo passa. Preso da invidia mi tolgo l’imbrago, cedo la fotocamera a Vincenzina e provo anche io. Mi incastro inesorabilmente, saranno forse i 30 chili in piu’ rispetto a Matteo che mi impediscono il passaggio?!? Vincenzina riprende i miei vani tentativi. Le uniche cose buone che riesco a fare consistono nel sistemare una corda e quindi passare a Matteo il cavo e la radio cosi’ potra’ scendere in sicurezza e raccontarci cosa vede.dscf1675A guardarla ora e’ incredibile quanto sembri piccola a vederla con me dentro. Quando ci passa Matteo sembra quasi larga. Bah!dscf1676 Torno indietro e mi consolo facendo qualche foto e mangiando i panettoncini che mi sono portato per pranzo. Ci riprovo col serpentello.dscf1680 Nel frattempo l’esplorazione prosegue, Matteo viene raggiunto da una soddisfattissima Matilde, che affronta e passa indenne la strettoia. Vincenzina invece prova ma si deve arrendere. Giuseppe e Simone non si cimentano per nulla. Fabrizio da fuori segue le nostre peripezie degustando la minestrina calda che si e’ preparato. Col nostro aiuto Matilde e Matteo recuperano l’attrezzatura e la indossano. Ci aggiornano via radio fino a che rimangono entro i 20 o 30 metri dal termine del cavo. Oltre quel limite la radio tace lasciandoci in trepidante attesa. Passano parecchi minuti, iniziamo quasi ad innervosirci. Passa ancora qualche minuto, proviamo a chiamarli urlando ma non abbiamo risposta, proviamo con la radio, ma nulla. Che staranno facendo la sotto? Finalmente eccoli! Ci raggiungono, ora sono a vista dall’altra parte della strettoia. Siamo molto piu’ tranquilli adesso. Il passaggio inverso della strettoia non e’ meno laborioso di quello dell’andata. Mentre si preparano al passaggio iniziano a raccontarci che la grotta sembra continuare ma che ci sara’ da lavorare. Per ora dobbiamo accontentarci del loro resoconto. Mentre passano, noi iniziamo a risistemare le nostre cose e a prepararci per risalire. Fabrizio ci comunica che la batteria della sua radio e’ finita e che non potra’ piu’ comunicare con noi. Vista la novita’ ripongo la nostra radio nello zaino. Vincenzina e Simone fanno assistenza ai strettoisti. Giuseppe ed io iniziamo a salire pian pianino rifacendo su il cavo.dscf1683 Mentre aspetto che Giuseppe liberi la corda da sopra, mi rilasso scattando qualche foto.dscf1689 Ecco un po’ di broccoletti, tanto belli quanto letali per le tute speleo.dscf1693 Ecco un Giuseppe nebbioso.dscf1695 Questa? Non so cosa sia, pero’ mi piaceva l’effetto!dscf1700 Arriva Matteo. Gli facciamo riprendere fiato qualche secondo poi lo torturiamo costringendolo a raccontarci quel che ha visto con maggiori dettagli.dscf1704 Mentre aspettiamo anche il resto del gruppo mi diletto a fotografare qualche concrezione un po’ sfatta.dscf1706 Che ve ne pare di questa con delle “infiorescenze” quasi fresche?!?dscf1707 A meta’ strada sulla via del ritorno trovo anche un ospite inatteso, un simpatico millepiedi.dscf1708 La risalita e’ lenta, un po’ per il recupero del cavo un po’ perche’ non vogliamo lasciarci troppo indietro Vincenzina e Simone che si occupano del disarmo.  A proposito del cavo, devo dire che per il recupero vince nettamente lo zaino in fatto di praticita’. L’avvolgicavo e’ decisamente scomodo. Per un eventuale riutilizzo lascio che sia Fabrizio a giudicare se il cavo ammucchiato nello zaino sara’ ancora buono per un futuro uso. La tecnica “attendista” e’ un successone, al terzultimo salto dall’uscita siamo nuovamente tutti insieme. Ho appena effettuato la risalita e provo a riprenderli da sopra. Come al solito il risultato e’ scarso e nebbioso.dscf1711 Come quella presentata poco fa, anche questa non so proprio cosa sia, pero’ l’effetto e’ simpatico!dscf1715 Eccoci finalmente fuori. Lasciare il confortevole tepore della grotta per il vento gelido all’esterno e’ uno choc. Troviamo ancora un eroico e semi-congelato Fabrizio ad attenderci.dscf1716 Ecco Matteo, stanco ma soddisfatto.dscf1717 Ecco Matilde, un po’ stanca pure lei ma sicuramente soddisfatta, non capita spesso di poter esplorare, soprattutto quando si e’ alle prime grotte!dscf1723 Ecco la sortita di Vincenzina.dscf1728 Nel frattempo Matilde si impossessa della fotocamera ed imperversa per un po’, eccomi mentre sono alle prese con la “sbobba” ghiacciata.dscf1731 Matteo con l’occhio a mezz’asta e Fabrizio imbacuccato e pronto a partire.dscf1733 Vincenzina che sfoggia la corda legata sulla schiena come una provetta alpinistadscf1738 Riprendo possesso della fotocamera pronto ad immortalare il sorriso sfolgorante di Matilde.dscf1741 Ecco, buon ultimo, il nostro Simone che esce a rabbrividire all’aria gelida.dscf1743 Un abbraccio dopo questa bella avventura ci sta’ tutto.dscf1745 Una ultima foto a Simone che toglie la corda iniziale e poi gia’ tremanti dal freddo prendiamo la strada per le macchine.dscf1747Non mi dilungo troppo poiche’ il resto della giornata potete facilmente immaginare come sia finito. Ci siamo cambiati velocemente e poi siamo scesi in paese dove abbiamo salutato Matteo che doveva rientrare. Noi altri ci siamo goduti una meritata cena da Alessandro. Tornando indietro dal ristorante abbiamo dovuto affrontare un vento fortissimo, tanto da non riuscire quasi ad avanzare. L’ultima tappa, per me, e’ stata quella del rientro in macchina fino a casa. Come all’andata il tragitto e’ sembrato breve poiche’ lo abbiamo accompagnato con chiacchiere varie e piacevoli. A coronamento finale della giornata, ho anche trovato subito parcheggio, e vicino casa, non si puo’ proprio desiderare di meglio! Un saluto a Vincenzina alla quale manca un non invidiabile tragitto in motorino e poi dritto a casa per una bella dormita al calduccio.

Con questa uscita abbiamo salutato degnamente il 2014. La prossima volta saremo al nuovo anno. Vi lascio con tanti, tanti, tanti auguri per una buona fine ed un ottimo inizio d’anno.

Alla prossima!!!

Pubblicato in amici, esplorazioni, foto, SCR, speleo, uscite | Commenti disabilitati su Erebus – 28/12/2014

Meri – 21/12/2014

Assalto di un allegro gruppo natalizio ai Meri con Andrea, Carla, Fabrizio, Filippo, Giulio, Giuseppe, Marco, Marika, Matilde, Matteo, Pamela, Sabina, Simone, Stefano, Vincenzina ed io.

E’ stata una uscita con una gestazione lunga ed una massa di messaggi scambiati per organizzarla veramente impressionante. Alla fine pero’ devo dire che ne e’ valsa la pena. Ne e’ uscita fuori una combriccola tanto allegra quanto eterogenea ed una giornata da ricordare con piacere. Sicuramente c’e’ da ringraziare Stefano che si e’ fatto carico di raggranellare buona parte del molto materiale necessario e di caricarselo dietro dalla sede del gruppo a casa e poi a S. Oreste (senza dimenticare il percorso inverso!). Altro merito di Stefano, ma questo riguarda solo me, e’ che mi ha evitato di prendere la macchina dandomi un graditissimo passaggio. Un motivo in piu’ per festeggiare S. Stefano! Intanto grazie! Dopo questo lungo preambolo sarete curiosi di sentire come si e’ sviluppata la giornata. Ecco quindi che vado ad iniziare. Ci eravamo dati una sequenza di appuntamenti ad un ritmo sicuramente sfidante. Il primo appuntamento lo avevo alle 9.15 a P.zza Bologna con Vincenzina e Stefano, quindi alle 9.30 con Filippo sotto casa sua, alle 9.45 al bar di Settebagni, alle 10.15 al solito parcheggio di S.Oreste. Inutile dire che la sfida contro il tempo l’abbiamo persa miseramente! Esco da casa col mio zaino extra-large e mi avvio all’appuntamento. Fatti pochi passi intuisco una presenza alle mie spalle, mi giro ed impiego alcuni dei successivi istanti a cercare di capire a chi appartenesse il sorriso che mi riempiva la visuale. Finalmente il neurone deputato al riconoscimento facciale si risveglia dal torpore e riconosco Vincenzina. Ma certo, avevo dato appuntamento anche a lei. Dopo i saluti riprendiamo la strada per Piazza Bologna chiacchierando di quel che faremo oggi. L’appuntamento e’ alla metro davanti alla banca, Stefano non e’ ancora arrivato. Ci spostiamo a sinistra, verso la fermata dell’autobus perche’ almeno li c’e’ il sole. Sono quasi sul punto di proporre un rapido caffe’ al bar vicino quando vediamo arrivare la macchina di Stefano. Lo accogliamo sbracciandoci entusiasticamente. Ci individua ed accosta prontamente. Apro il portabagagli ma lo trovo gia’ stipato di zaini. Per fortuna la macchina e ‘ dotata anche di uno di quei “siluri” sul portapacchi. Mettere fin la sopra il mio zaino e’ impegnativo anche per Stefano ma in qualche maniera ce lo fa rotolare dentro. Saliamo in macchina. Rimaniamo un attimo interdetti quando una macchina della polizia si parcheggia di traverso davanti a noi tagliandoci la strada. Gia’ penso: “Sta a vedere che facciamo tardi” ma Stefano non si scompone affatto, fa un poco di retromarcia e si disimpegna con tutta calma. Siamo ufficialmente partiti. Prossima destinazione, la casa di Filippo a Prati Fiscali. Per non sbagliare Stefano imposta il navigatore che ci guida sicuro fino a destinazione. Parcheggiamo in doppia fila mentre aspettiamo che Filippo scenda. Filippo arriva, saluti frettolosi e partiamo. Siamo abbondantemente ritardatari, saremmo gia’ dovuti essere a Settebagni. Filippo si sostituisce al navigatore e ci guida per viuzze fino all’appuntamento. Siamo sulla Salaria quando iniziano ad arrivare messaggi e telefonate da Carla. E’ allarmata perche’ e’ da un po’ a Settebagni e non vedendo nessuno pensa di essere stata abbandonata. La tranquillizziamo  telefonicamente e poi pochi minuti dopo possiamo vederci. Nel frattempo e’ arrivata Matilde, e’ al bar a fare colazione. Entro nel bar e mi apposto alle sue spalle. Sicuramente Matilde ha un cuore forte ma dal sobbalzo che fa sembra patire un po’ il “Bibbo incombente di prima mattina”! Passato lo spavento ci salutiamo ed usciamo dal bar fraternamente rappacificati. Stiamo ancora scambiandoci i saluti di gruppo quando arrivano i messaggi allarmati di Pamela, lei e’ al bar di Settebagni ma non vede nessuno di noi. L’equivoco e’ subito chiarito, siamo a 2 bar differenti. Noi al primo bar che si incontra, lei e’ con Andrea al “bar fico” di Settebagni, un po’ piu’ avanti sulla strada. Le diciamo di aspettarci pronta a partire che siamo gia’ in ritardissimo. Montiamo velocemente in macchina e la raggiungiamo. Un saluto veloce dal finestrino e poi via come fulmini. Imbocchiamo l’autostrada. Siamo vicini al casello di ingresso quando scoccano le 10.15 ed entriamo ufficialmente in regime di ritardo globale. Mi chiama Giuseppe, e’ a S. Oreste, lo ragguaglio. Mi chiama Matteo, aggiorno anche lui e gli dico di cercare intanto Giuseppe (“uno con la barba con l’aria speleo”!). Finalmente arriviamo. Siamo proprio tanti! Anche SignoreAnzianoNonnoGiorgio ha fatto una comparsata, saluto con piacere Fabrizio, il  celeberrimo radiologo. Scambio con Pamela l’abbraccio rimandato a Settebagni, e conosco Andrea. Rivedo poi, come sempre con piacere, Giuseppe che mi presenta Sabina. C’e’ l’ottimo Simone, ecco anche Matteo il “nostro” strettoista di fiducia. Non mi nego un abbraccio caloroso con “i montebuonesi”, Giulio e Marika che non vedo da mesi, proprio una bella sorpresa. Last but not least, per dirla come gli Inglesi, rivedo con piacere Marco il fratellone di Matilde. Insomma tra tutti ci vuole una mezz’ora solo per i saluti. C’e’ da fare un po’ di cose prima di partire per i Meri, dobbiamo prendere il caffe’, comperare qualcosa da mangiare, andare al bagno, chi deve, ed altre cose cosi’. Dobbiamo anche parcheggiare le macchine da lasciare, spostare i bagagli nelle macchine che scenderanno, ridistribuirci nelle stesse e poi andare. Dopo i saluti decido di partire dalle cose importanti, il da mangiare. Mi avvisano che la pizzeria al taglio e’ chiusa, disdetta! In compenso e’ aperto l’alimentari, mi consolo con un paio di pezzi di pizza imbottiti col salame. Un pezzo lo faccio fuori subito per recuperare energie! Raggiungo gli altri al bar e prendiamo il caffe’ quasi tutti. Incrociamo Paolo, e’ con una amica, Mariangela, oggi saranno anche loro in giro per il Soratte. Ora si sta facendo proprio tardi, mi avvio alle macchine per vedere che succede. Stefano e’ tornato dal bagnare le corde che useremo, lascera’ la sua macchina perche’ e’ troppo bassa per affrontare la strada bianca. Spostiamo il materiale sulle altre macchine, in gran parte sulla macchina di Andrea a Pamela. Riusciamo a raggrupparci. Una ultima sosta al parcheggio “di sotto” dove Stefano lascia la sua macchina poi finalmente ci avviamo, destinazione Meri. Stefano ed io siamo ospiti di Pamela ed Andrea ed andiamo avanti per fare strada. La strada non e’ peggiore del solito ed in breve siamo allo spiazzo dove si parcheggia. Finalmente recupero lo zaino e con lei la fida fotocamera. Posso iniziare a fare qualche foto! Prima di cambiarmi mi aggiro tra gli amici rubando qualche scatto per documentare l’allegra e colorata adunanza. Esordisco con un duo Pamela-Stefano bene in ombra.dscf1558Passo poi alla macchina sabina con Marika e Giulio in piena vestizione. Giulio e’ gia’ pronto con una fila di ottime salsicce secche, almeno 40, da distribuire tra i fortunati convenuti.dscf1559Ecco invece la prima macchina orvietana con Sabina e Giuseppe. Non vi fate ingannare dallo sguardo serio di Giuseppe, in realta’ sta sorridendo!dscf1560 Macchina della fratellanza con Matilde e Marco.dscf1561 Seconda macchina orvietana con vicino il Fabrizio radiologico che osserva e controlla, un Simone impegnatissimo e Carla con Vincenzina agguerritissime e quasi pronte al cimento.dscf1562 Dopo il giro di foto mi preparo svelto, inizio a sentire forte la voglia di fare qualcosa. Rubo una corda da 25 a Giuseppe e mi avvio ai Meri. Davanti al Mero grande hanno costruito una staccionata. Il legno e’ un po’ vecchio e fradicio pero’ fa la sua porca figura. Inizio a sparpagliare tutto in giro la mia attrezzatura per vedere cosa portare.  dscf1563 Mi interrompo qualche minuto, passano Mariangela e Paolo per una rapida visita ai Meri. Quando si allontanano riprendo a trafficare con il mio caos di roba. Sistemo la corda e scendo, voglio verificare lo stato degli attacchi e se c’e’ la possibilita’ di fare 2 calate non eccessivamente vicine tra loro. Sistemo la prima corda frazionando sui fix messi la volta scorsa. Scendo, sul lato sinistro, guardando spalle al Mero, ed arrivo alla zona dove parte il pozzo in libera. In effetti ci sono 2 gruppi di attacchi, 3 attacchi a spit sulla sinistra e 3 attacchi, 2 a fix ed 1 a spit sulla destra. Ottimo. Ho un po’ di attacchi personali con me, predispongo la partenza alla sinistra e poi prendo la via del ritorno. Mentre risalgo inizio a sentire del vocio, sono i miei amici che arrivano. Invoco un po’ di aiuto. Si offre Marco, eccolo che scende per terminare l’armo della prima partenza.  dscf1564 Con gli amici sono arrivati anche i materiali e le altre corde. In una fugace apparizione vedo Stefano che e’ disperato, aveva preparato tutti i sacchi con criterio ma noi gli abbiamo confuso tutto ed ora non si ritrova. Passa anche Giulio che distribuisce salsicce a pioggia, sono veramente deliziose. Vedo Simone, mi lascia la sua corda da 100 per la seconda calata. Rimaniamo d’accordo che lui con Giuseppe si occuperanno di armare la via che partendo dal dal Mero piccolo arriva al Mero grande passando per il finestrone. Sento che armeranno anche la grotta della Madonnina ma non mi posso interessare molto, c’e’ tanto da fare e tanti sono in attesa al freddo. Decisamente ora non ho tempo, rimando la visita alla Madonnina alla prossima volta.  Ecco una foto dei pazienti “attenditori”.dscf1566 Prima di ripartire cedo la fotocamera e mi concedo una foto anche io. Ho sistemato sulla destra, sempre spalle al Mero, la corda per la seconda partenza.dscf1567 Dopo un rapido esame pero’ dalla destra mi sposto di nuovo a sinistra, vicino all’altra corda. A destra ci sono troppi sassi smossi pronti a cadere, meglio lasciarli indisturbati. Metto un paio di fix, sposto la prima corda e sistemo la seconda. Nel frattempo Marco ha terminato l’armo delle 2 calate. Lo raggiungo per ammirare tutto l’insieme poi me ne risalgo avvertendo Matilde che e’ il suo turno di scendere. Quando mi fermo mi accorgo di sentire freddo, mi fanno notare che sono riuscito a sudare tanto da infradiciare la tuta. Non me ne curo, stiamo iniziando a scendere e tra poco mi scaldero’ di nuovo. Nella prossima foto ecco una sorridentissima Matilde che si appresta a raggiungere Marco per la prima discesa.  Per molti di coloro che scenderanno oggi e’ la prima volta che si cimentano con una calata cosi’ lunga nel vuoto, ho raccontato loro che anche per me lo e’ stata, oramai qualche anno fa. Lo dico sperando che anche per loro sia una bella ed emozionante esperienza da ricordare con piacere negli anni futuri.dscf1568 Giu’ giu’ da lontanissimo ci arriva la libera, ora tocca a Pamela ed Andrea, per cavalleria prima una foto al bel sorriso di Pamela mentre si avvicina all’ultimo frazionamento.dscf1569 E poi una foto all’intrepido Andrea, quasi gia’ pronto a partire.dscf1570 Vincenzina rimane buon ultima in paziente attesa.dscf1572 Ecco Pamela ed Andrea pronti a partire, sono arrivato vicino a curiosaredscf1573 Partiti!dscf1576 Salgo a raggiungere Vincenzina, al momento non ci sono altri amanti del brivido, la accompagnero’ io in questa emozionante discesa. Quando rispunto fuori c’e’ una sorpresa, abbiamo ricevuto visite, ci hanno raggiunto i genitori di Matilde e Marco, visto che abitano nei pressi hanno fatto un salto. Ci scambiamo gli auguri mentre Vincenzina si prepara. Si raccomandano che non diciamo nulla perche’ vogliono fare una sorpresa ai figli. Li lascio esprimendo la speranza di rivederli la sera per cenare tutti assieme. Vincenzina, piena di entusiasmo mi affianca e mi supera, mi affretto a seguirla altrimenti c’e’ il rischio che mi lasci da solo! Eccola che sorride radiosa durante la discesadscf1579Sempre Vincenzina durante la discesa. Un po’ nebbiosa come foto, pero’ rende l’ideadscf1581 Una foto verso la oramai remota partenza del pozzodscf1584 Eccoci arrivati a meta.dscf1585 Le 2 amichette felicemente ricongiuntedscf1585aDal lato del Mero piccolo sono scesi Simone e Giuseppe e Matteo ma sembra non abbiano avuto altri seguaci. Gli altri sono andati tutti a visitare la Madonnina. Oltre a scattare qualche foto e fare uno spuntino, dopo la discesa c’e’ ben poco da fare, proponiamo di scendere giu’ a vedere la sala finale ma non dobbiamo essere proprio proprio convincenti perche’ nessuno aderisce alla proposta. Sara’ forse la fangosa discesa ripida e scivolosissima che promette molta fatica per risalire? Ho il vago sospetto sia stato proprio questo particolare a far desistere tutti! Terminati spuntini, foto e chiacchiere, inizia il freddo. I primi che sono scesi sono fermi da molto piu’ di un’ora. E’ arrivato il momento di risalire. Partono per primi Matilde e Marco. Matilde si cimenta con l’elasticita’ della corda che la lascia a terra anche se ne ha gia’ risaliti una decina di metri. Devo dire pero’ che se la cava egregiamente. Mentre noi ci ritiriamo in una vicina nicchia per evitare i sassi che possono cadere, loro salgono con buona regolarita’. Riesco a riprenderli mentre sono quasi 2 puntini. E pensare che sono ad un terzo della salita. dscf1586Riprovo ma utilizzando lo zoom, pero’ il risultato non e’ tra i migliori. 
dscf1594 Mentre loro completano la salita, noi ci organizziamo. Simone risalira’ per ultimo dal Mero piccolo occupandosi del disarmo. Pamela ed Andrea optano anche loro per il Mero piccolo, Matteo vuole provare la risalita dal Mero grande, lo accompagnera’ Vincenzina. Rimarremo Giuseppe ed io per risalire assieme dal Mero grande. Inizialmente pensavo che avrei evitato volentieri la lunga risalita pero’ non potevo lasciare solo il buon Giuseppe e poi magari sotto sotto non ero cosi’ convinto di non volerla riprovare dopo tanti anni! Intanto ecco un agile Matteo mentre assistiamo ad una partenza. dscf1599 Nel frattempo inizia a salire anche Pamela per la via del Mero piccolo. Sinceramente non ricordo bene la sequenza di risalita, mi pare sia andata prima Pamela e poi Andrea ma potrebbe essere il contrario. In ogni caso posso assicurare che se la sono cavata egregiamente entrambi.dscf1600 Ecco, sempre Pamela, che inizia la sua vertiginosa risalita.dscf1606Dall’altro lato partono anche Vincenzina e Matteo, al solo vederli gia’ mi fanno male gambe e braccia. Con un po’ di invidia sento che Vincenzina e Matteo hanno anche l’energia ed il fiato per chiacchierare amabilmente tra loro durante la risalita. A breve parte anche Simone che inizia la risalita con disarmo del Mero piccolo. Da non so dove arriva una “breccola” che mi sfiora, prudentemente Giuseppe ed io ci ritiriamo nella nicchia a chiacchierare di feste e passate e future attivita’. Arriva finalmente la libera, iniziavo a sentire freddino anche io. Arrivo alla corda ed attacco gli attrezzi, guardo l’orologio, sono le 16.57. Inizio a salire. e’ dura, come immaginavo e’ proprio dura, cerco di assecondare il dondolio uniformando ad esso la mia pedalata, e’ d’aiuto ma non reggo il ritmo. Giuseppe e’ poco sotto di me, la sua luce si e’ spenta sul piu’ bello, ha terminato la carica della batteria. Non dovrebbe aver bisogno di molta altra luce tra quella che viene da fuori e quella che ho io. Sento vociare sopra di me, sono Simone e Giulio che stanno disarmando insieme. E’ un piacere quando finalmente li vedo, vuol dire che sono ben oltre la meta’ della risalita. Fiato permettendo scambio qualche battuta con loro e poi proseguo. Si sente che sono vicino anche perche’ e’ cambiata l’elongazione della corda, ora dondolo molto meno. La luce da fuori non arriva piu’, e’ scesa la notte, pero’ sono in vista del frazionamento. Cerco di mantenere una pedalata dignitosa per gli ultimi metri e poi con soddisfazione metto la longe con uno sbuffo soddisfatto. Passo il nodo con gli attrezzi ed inizio a smontare la partenza del pozzo con la sua corda da 100. Faccio un nodo al capo della corda e me la lego addosso prima di fare altro, fosse mai mi cadesse giu’ la corda, chi ce la farebbe mai a tornare giu’ a prenderla?!? Smonto la corda dagli attacchi e, anche se con fatica per il peso della corda, disfo il nodo. Caspita quanto pesa la corda ora che e’ appesa sotto al mio imbrago. Avverto Giuseppe che lascio a lui l’onere di togliere gli attacchi poiche’ non ho con me la chiave. Sono appena partito quando mi ricordo di guardare l’orologio, sono le 17.14. Sono partito 17 minuti fa, sono indulgente con me stesso quindi tolgo 2 minuti per il tempo passato a disfare l’armo e mi attribuisco il tempo di 15 minuti per la risalita. Pensavo molto peggio. Al frazionamento successivo vedo Giuseppe immerso nel buio, mi conferma che gli farebbe comodo un po’ piu’ di luce mentre disarma. Con la corda da 100 gli passo la mia luce di riserva. Quando finisce di sistemarsela sulla testa gli indico gli attacchi da togliere e poi proseguo. Al mio arrivo trovo una folla, sono usciti praticamente tutti, anche il gruppetto che e’ andato alla Madonnina. L’aria e’ decisamente fredda. Chi attende da parecchio inizia ad accusare.
dscf1617Mentre mi sistemo passa Giulio per un ultimo giro di salsicce. Ne prendo volentieri un’altra, sono proprio buone. Prendo in consegna anche quella per Giuseppe. Recuperiamo le 2 corde da 100, il grosso della fatica lo fanno Marco e Stefano, io ritorno verso il pozzo perche’ il nodo che congiunge le 2 corde si incastra al cambio di pendenza. Uno strattone e tutto si risolve. Ritornato alla base ricompongo lo zaino extra-large e poi mi gusto la salsiccia mentre gli altri rifanno le corde. Giuseppe arriva mentre stiamo ricostituendo gli zaini dei materiali. C’e’ Stefano che sacramenta poiche’ gli mancano degli attacchi e qualche moschettone. Il pensiero di dover affrontare il giudizio dei magazzinieri del nostro gruppo atterrisce tutti, ci sbrighiamo a dargli una mano per trovare la ferraglia mancante. Tra una cosa e l’altra trovo il tempo di cambiare la maglietta fradicia e gelata con il bel pile caldo che mi sono scarrozzato giu’ e su per il Mero. Alla fine di tutto questo lavoro per sistemare il materiale di gruppo anche Stefano appare, se non soddisfatto, perlomeno rassegnato. Chiudiamo gli zaini e ci avviciniamo al Mero piccolo dove c’e’ il resto del gruppo. Rivedo Carla, e’ un po’ dispiaciuta. Dopo la Madonnina avrebbe disceso volentieri il Mero grande ma e’ arrivata tardi, stavamo gia’ risalendo. La rincuoro promettendole che ci sara’ sicuramente occasione per tornare. Partiamo per le macchine. Ecco una “bella” foto del nostro arrivo alle macchine, nella foto si intuisce appena dove siamo, pero’ abbiamo una Pamela in posa plastica che ancora ha la forza di sfoggiare un bel sorriso.dscf1618 Via gli indumenti da grotta freddi e bagnati, benvenuti gli abiti “civili” caldi e asciutti. L’intenzione di molti di noi e’ di restare a cena a S.Oreste dal nostro amico Alessandro al Campanile. Simone gli telefona per prenotare. Ci aspetta per le 19.30, sono da poco passate le 6. Abbiamo un bel po’ di tempo da passare, possiamo prepararci con calma.dscf1619L’ultima avventura e’ quella per risalire alla strada. Come all’andata Stefano ed io siamo nella macchina con Andrea e Pamela. A meta’ della strada c’e’ un punto un po’ piu’ rovinato. Non riusciamo proprio a salire, probabilmente a causa del pesante carico di zaini l’avantreno e’ troppo leggero.  Le proviamo tutte ma alla fine, tra un gran puzzo di gomma bruciata, dobbiamo rinunciare e tornare indietro. Le altre macchine ci sfilano davanti e proseguono senza troppe difficolta’. Noi facciamo manovra e ritorniamo verso i Meri. In zona parcheggio ancora un attimo di suspance perche’ c’e’ un breve tratto in salita che rimette in difficolta’ la macchina. Scendiamo tutti tranne Andrea che guida. Dopo qualche tentativo riesce a passare, non trattengo un sospiro di sollievo. Da li in poi la strada e’ tranquilla. Arriviamo alla strada asfaltata, proseguiamo passando vicino al cimitero e torniamo infine al parcheggio solito. Con un paio di telefonate ci raggruppiamo tutti al bar 41. Come gia’ detto e’ nostra ferma intenzione di restare insieme a cena e quindi molti sono gia’ al bar a gustare un meritato aperitivo. Quando arrivo non trovo i miei amici montebuonesi. Hanno preferito riprendere la strada di casa, peccato. Per conto mio brindo con la grappa poiche’ ho recuperato la borraccetta che avevo preparato per il fondo del Mero e che ho scordato nella tasca della giacca. Passano per il bar anche Mariangela e Paolo di ritorno dai loro giri. Si trattengono per un po’ poi salutano e vanno. Anche per noi e’ arrivata l’ora di cena e quindi ci avviamo allegramente verso il ristorante di Alessandro. La cena e’ allegra ed abbondante. Il posto piace a chi non c’era mai stato prima e convince chi gia’ lo conosceva. Non ricordo un brindisi in particolare perche’ ne abbiamo fatti tanti. Penso abbiamo incrociato i bicchieri per quasi tutto, per il corso appena terminato, per il Natale e le prossime festivita’, per gli amici che sono con noi e quelli andati. Per la felicita’ di tutti e per la pace nel mondo. Insomma ce l’abbiamo messa tutta per divertirci ed entrare nello spirito natalizio. Ad ogni modo abbiamo concluso degnamente una gia’ bella giornata. A fine cena ci siamo congedati rumorosamente da Alessandro ed avviati barcollando fino alle macchine dove ci siamo scambiati saluti ed auguri. Vincenzina, Filippo, Stefano ed io siamo andati a recuperare la macchina di Stefano ed abbiamo intrapreso il viaggio verso casa ripercorrendo a ritroso le tappe dell’andata. Gli ultimi saluti ed auguri sotto casa mia e poi il benvenuto oblio di un buon sonno. Ora non mi resta che mandarvi una generosa manciata di auguri per un sereno Natale e vi lascio con l’ormai proverbiale, alla prossima!

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Spacca Bida – 13/12/2014

Primo mattino a recuperare i dati GPS degli ingressi di S.Sebastiano ed Erebus, quindi esplorazione con Daniele alla Spacca Bida.

La mattina parto presto, alle 7.30 sono gia’ in macchina e guido verso S. Oreste. Ho molte cose da fare prima di andare all’appuntamento alle 10.30 con Daniele. Quando arrivo in paese sono passate da poco le 8. Vado direttamente su all’eremo dove mi preparo svelto.

dscf1497 Il paesaggio e’ ancora nebbioso, mi esce fuori una foto degna de “Il signore degli anelli”dscf1498 Prendo il sentiero per San Sebastiano, come gli altri e’ completamente arato dai cinghiali. E’ anche completamente scomparsa la panchina sulla quale mi ero spesso riposato. Peccato, era in un punto veramente panoramico.dscf1501 Ecco l’eremo, o meglio quel che ne rimane, di S. Sebastiano dscf1503 Sempre l’eremo ma visto dall’internodscf1504 La pozza di raccolta dell’acquadscf1505 Forse anche questa serviva a raccogliere l’acqua ma e’ decisamente meno integrata con l’ambiente circostante. E’ scivolata molto piu’ in basso dall’ultima volta.dscf1508 Arrivo all’ingresso della grotta di S. Sebastiano. Prendo il punto GPS, mi preparo col Distox e taccuino perche’ voglio fare la poligonale esterna tra questo ingresso e quello di Erebus. Sono cosi’ preso nei preparativi che mi scordo di scattare la foto all’ingresso della grotta. Poco male, ne rubo una da una precedente relazione. Prima di partire mi affaccio davanti alla strettoia di partenza. Strano! Di solito c’e’ un’aria notevole, oggi invece quasi nulla. Parto con la mia brava poligonale. Procedo in quota il piu’ diritto possibile. Mi ritrovo a litigare con spine “stracciabraghe” ed altre piacevolezze del genere ma ad un certo punto riesco a tornare sul sentiero a pochi metri dall’ometto dell’Erebus. Mai ometto fu visto con piu’ piacere! DSCF1848 Ancora una decina di punti e sono davanti all’ingresso dell’Erebus. Stavolta la foto me la ricordo. Prendo anche qui il punto GPS. Mannaggia, ho completamente perso la cognizione del tempo e mi sono anche scordato l’orologio. Ripongo tutto e mi affretto a tornare indietro.dscf1509Riprendo fiato un attimo con la scusa di una foto dal belvedere.
dscf1511 Eccomi alla chiesa in cima.dscf1512 Anche qui il campo e’ aratissimo.dscf1514 Riscendo giu’ quasi di corsa, sono di nuovo a S. Oreste che sono le 9.40. Dopotutto ho fatto presto. Mi tolgo i vestiti fradici di sudore e mi metto quelli asciutti. Faccio un salto in tabaccheria a comprare batterie, mi gusto un meritato cappuccino al bar e poi riparto alla volta di Spacca Bida. Daniele non e’ ancora arrivato ma sono in anticipo, impiego del tempo a fare una foto al paese che ci sovrasta. Finisco di prepararmi e trovo anche il tempo per mangiare meta’ di un panino.dscf1518 Arriva Daniele, anche lui si prepara velocemente, gli affido la fotocamera perche’ possa immortalarmi.dscf1520 Salendo troviamo i funghi che la volta scorsa erano freschi. Ora sono decisamente giu’ di corda.dscf1521 L’albero caduto che costringe a deviare dal sentiero.dscf1522 Il maestoso ingresso di Spacca Bida! Lascia immaginare come sara’ comoda ed ampia la restante parte della grotta.dscf1523 Mi preparo ad entrare.dscf1524 Vi risparmio racconto e foto di come percorriamo gli stretti 39 metri di sviluppo attuale della grotta. Eccoci in zona operazioni.dscf1526Facciamo parecchi turni a scendere giu’ a scavare e sistemare sassi. Con il sacco ne tiriamo fuori parecchi costruendo dei piccoli muri a secco per sistemarli. Daniele lavora, io per il momento mi riposo e mi guardo intorno. Guardate qua cosa ho trovato, non sembra l’incudine, uno degli ossicini dell’orecchio?dscf1528 Daniele e’ riuscito ad incunearsi vicino alla possibile prosecuzione, gli passo la fotocamera per scattare qualche foto, questa e’ una…dscf1530 e questa e’ l’altra. Non si capisce granche’ pero’ Daniele e’ convinto ci siano buone prospettive. Si e’ fatto tardi e dobbiamo sbaraccare, magari torneremo una prossima volta a continuare il lavoro.dscf1541 Un’ultima foto alla zona lavori e poi via verso l’uscita.dscf1551 Devo aspettare un bel po’ che Daniele passi la parte verticale. E’ un vero piacere respirare tutta la polvere che manda giu’. Inganno il tempo fotografando lo stretto che mi attende.dscf1552 Sempre in paziente attesa fotografo questo pezzo di roccia. Facendo ricorso alle mie scarse conoscenze ipotizzo sia un conglomerato, magari, azzardo, anche metamorfico, ma qui sto proprio raschiando il barile di antiche reminiscenze scolastiche. Non ho idea di quanto io stia sbagliando, mi riprometto di chiedere lumi a chi e’ piu’ sapiente di me in materia. Intanto pero’ dall’alto mi arriva il “libera” da Daniele. Appena mi muovo mi fulmina con una scarica di polvere e ciotoli, forse e’ per vendicarsi poiche’ mentre scavavamo gli ho tirato un paio di pietruzze!dscf1553 Quel tratto in salita e’ proprio dannato. Sudo come non mai. Alla fine comunque ne esco. Fuori inizia a fare sera. Mi dedico un selfie.dscf1554 Eccoci di nuovo alle macchine, mi faccio scattare una foto del dopo grotta. La tuta, anche se nella foto non si vede, ha parecchio sofferto. L’impeccabile lavoro di Melina (colei che ha gentilmente donato una seconda vita alla tuta ricucendola magistralmente) e’ un po’ andato in malora, dovro’ proprio metterla in pensione questa benedetta tuta…dscf1557Ci cambiamo scambiandoci le impressioni sul lavoro fatto. Siamo entrambi stanchi ma soddisfatti. Una volta pronti un abbraccio per gli auguri di Natale e poi partiamo verso casa. Vi lascio in compagnia di un natalizio “Alla prossima”!!!

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Erebus – 7/12/2014

Alla ricerca di una prosecuzione della grotta Erebus con Vincenzina, Claudio, Filippo, Simone, Matteo ed io.

Questa uscita, come leggerete poi, e’ stata ricca sia di piccoli incidenti che di belle soddisfazioni. Dal mio punto di vista la giornata inizia benissimo poiche’ non devo prendere la macchina! In attesa che Claudio venga a prelevarmi, riesco anche a fare la colazione con Betta, mia moglie. Stiamo tornando a casa quando vedo sfilare la macchinona di Claudio, vi intravedo anche Vincenzina che ha potuto anche lei usufruire di un passaggio. Li raggiungiamo, saluto la dolce meta’, carico in macchina il mio zaino extra-large e partiamo. E’ un po’ di tempo che non ci si vede con Claudio quindi tra una chiacchiera e l’altra arriviamo quasi senza accorgercene al solito posto di appuntamento alla piazzetta di S. Oreste. Registriamo subito una defezione, Matilde si e’ sentita poco bene e ha gettato la spugna. Trovato parcheggio usciamo dall’auto subito accolti dall’arietta frizzante di questa giornata. Il panorama, nella piana sotto di noi, e’ una coltre bianca.dscf1365Il Soratte sembra un’isola che emerge da un candido mare, dscf1366 passiamo qualche minuto fotografando questo spettacolo.dscf1367 Dopo aver dato seguito al nostro lato artistico ci avviamo al bar ’41 per un supplemento di colazione e per ritirare i permessi di accesso alla riserva del Monte Soratte. Sorseggiando un cappuccino aspettiamo il resto del gruppo. Siamo fuori dal bar a goderci il sole quando arrivano Filippo e Simone, dopo i saluti entrano a fare colazione. Arriva anche Matteo, si colaziona anche lui e poi siamo pronti a partire. Torniamo alle macchine, l’ora dell’appuntamento e’ oramai passata da un pezzo, non credo che saremo raggiunti da qualche amico che era in forse. Siamo in 6, gia’ un buon numero, non avremo altri partecipanti. Sistemiamo tutto il nostro materiale in 2 macchine e saliamo fino alla fine della strada dove parcheggiamo. Per la prima volta da quando frequento il Soratte posteggiamo anche sul lato destro dello spiazzo perche’ hanno eliminato i vecchi bidoni della spazzatura di metallo che avevano residenza da quel lato. Li hanno sostituiti con dei bei bidoni di plastica colorati per la raccolta differenziata messi in bella mostra sul lato sinistro. Iniziamo a prepararci. Io come oramai d’abitudine mi cambio sotto il portone dell’eremo e trovo anche il tempo per immortalare la nostra discreta invasione del parcheggio.dscf1369L’aria e’ sempre fresca e l’avvicinamento e’ breve quindi azzardo a prepararmi completamente direttamente da li’, non dovrei sudare eccessivamente. Mentre ci prepariamo non manca certo il tempo e la voglia di scherzare, ecco qualche foto dei preparativi. Ecco la prima macchina con Vincenzina, Claudio e Matteo.dscf1370 Ecco invece Filippo e Simone.dscf1371 Prima di partire meglio infierire un po’ su Claudio, come dice il saggio: “Tu non sai perche’, lui si!!!”dscf1373 Lo aiuto a rialzarsi in maniera quasi comoda.dscf1375 Il mucchio dei materiali e’ notevole ma siamo tanti, riusciamo a stipare tutto negli zaini e partiamo. Affrontiamo la strada che ci divide dalla grotta accompagnati da un bel sole, i pochi scampoli di prato che attraversiamo sembrano arati di fresco, sono i cinghiali. Anche se non li ho mai visti in azione il risultato dei loro sforzi e’ sempre impressionante. Arrivati alla chiesa sulla cima iniziamo la discesa, una tappa doverosa al “belvedere” e poi si continua. Mentre mi avvicino ad un sassone ampio e liscio penso: “devo stare attento perche’ e’ scivoloso”. Non faccio a tempo a terminare il mio pensiero che ci ho poggiato il piede sopra e mi scompare il terreno sotto i piedi! Il pietrone si e’ rivelato scivoloso come ghiaccio. Faccio un volo come non mi capitava da anni andando a sbattere violentemente la natica sinistra. Gia’ sento che mi sono regalato un bel livido da ammirare nei prossimi giorni pero’ mi rialzo con disinvoltura mentre Filippo si avvicina pronto a soccorrermi. Ancora pochi passi e siamo arrivati all’ometto che indica la deviazione per la grotta dal sentiero principale. Ancora pochi metri e siamo in vista dell’ingressodscf1376L’ingresso della grotta sembra sempre il solito dscf1377Terminiamo i preparativi, sistemiamo sull’albero la corda per il primo saltino poi Simone e Filippo vanno avanti ad armare il resto. Ho con me il Distox del gruppo perche’ ho intenzione di riprendere la poligonale fino alla zona dove stiamo lavorando. Chiedo un volontario che mi dia una mano in questo compito un poco noioso ma molto utile. Claudio e Matteo sono gia’ andati avanti,dscf1380 rimane solo Vincenzina che si presta volentieri a darmi una mano. dscf1378 Le passo taccuino e matite e partiamo. Con i primi 2 punti ce la sbrighiamo svelti e raggiungiamo i nostri amici al secondo salto approfittando per qualche chiacchiera.dscf1383 Quando ci lasciano il campo libero riprendiamo il nostro lavoro. Arriviamo alla partenza del pozzo successivo, quello prima della strettoia in mezzo ai massi. L’ultimo del gruppo di testa, Claudio mi pare, sta iniziando a scendere. dscf1386 Mentre aspettiamo descrivo a Vincenzina la grotta e quello che si pensa di fare oggi, per lei e’ la prima visita all’Erebus. Alla base del pozzo c’e’ una prosecuzione “a tornare indietro” rispetto alla direzione che abbiamo tenuto finora e nel senso opposto c’e la gia’ menzionata strettoia tra i massi. In questo punto il lavoro col Distox diventa un po’ piu’ lento ma ce la caviamo egregiamente. I nostri amici oramai ci hanno distanziato anche se sul tratto diritto dopo la strettoia andiamo veloci. Passiamo la fessura a “V” rovesciata ed arriviamo alla partenza del pozzo successivo. Aggiungo un moschettone al deviatore per renderlo meno ostico. Continuiamo a prendere i nostri bravi punti. Alla base di questo pozzo c’e’ un percorso un  poco tortuoso per arrivare in zona operazioni quindi ci impegna del tempo. Sempre da qui, se ho ben interpretato il rilievo, partono le diramazioni che portano alle altre zone della grotta che non ho ancora visitato. Ci infiliamo nello stretto passaggio tornando indietro per qualche metro poi scendiamo fino al punto in cui la frattura riprende e c’e’ un saltino da superare in corda. Ci spostiamo orizzontalmente, sempre “tornando indietro”, fino al punto in cui la frattura si chiude di fronte a noi. Da li’ si scende fino alla attuale base della frattura. In effetti si potrebbe scendere anche da altri punti, e magari piu’ comodamente, pero’ la zona e’ fortemente concrezionata ed utilizziamo sempre la stessa via per limitare i danni. dscf1398Giu’ al fondo gia’ si sentono rumori dei lavori in corso. All’inizio del pozzo trovo il buon Claudio, sta tirando il fiato perche’ ha male ad un piede.dscf1396 Approfitto per scroccargli un cordino. Nel frattempo scende Vincenzina e mi attende a meta’ discesa.
dscf1393 attesa paziente tra i broccoletti!dscf1394Scendo continuando a prendere i punti ed approfitto per sistemare l’armo sfruttando un attacco naturale sul soffitto che avevo scovato la volta scorsa. Non e’ semplice trovarlo, impiego alcuni minuti ma alla fine riesco. Trovo anche uno spit, provo ad utilizzarlo ma il bullone non si impana. Raggiungo il punto dove stava Vincenzina mentre lei guadagna il fondo. Eccola che parte.dscf1400 Scompare nel buio e stretto passaggio tra i broccolettidscf1402 Inganno l’attesa scattando una foto alle concrezioni che mi circondano.dscf1404 Quando ho la libera mi sposto anche io ed inizio a scendere l’ultimo tratto. Prendiamo i punti fino al fondo e quindi ci riuniamo col gruppo.dscf1405Come ultima fatica prendo ancora i punti fino alla fine della strettoia poi ripongo il fido Distox. Seguo l’esempio degli altri e mi tolgo da dosso l’attrezzatura per muovermi piu’ agevolmente e fare meno danni possibile. Al lavoro si stanno alternando tra Matteo, Simone e Filippo. dscf1412 La strettoia ancora non sembra granche’ intaccata dal loro lavoro pero’ sicuramente la loro passione  dara’ i suoi frutti. Mentre aspettiamo di poterci avvicinare in zona scavo inganniamo il tempo con foto, ricerche di refoli d’aria, chiacchiere e richieste di informazioni dagli scavanti. Vi mostro velocemente e senza commenti una carrellata delle mie fatiche artistiche. dscf1419 dscf1425 dscf1429 dscf1432 Tra le scoperte della giornata e’ da citare lo scheletrino concrezionato di quello che potrebbe essere un serpentello. dscf1410 Claudio ci ha infine raggiunti ma e’ insolitamente taciturno. Ad un certo punto esordisce dicendo che ha troppo dolore al piede infortunato. Ha deciso di risalire, gli chiediamo se ha bisogno di una mano ma se la sente di andare da solo. Non c’e’ altro da fare che prendere atto della sua decisione e salutarlo. Tra una cosa e l’altra si e’ fatta ora di pranzo, anzi, sono quasi le 2 del pomeriggio. Vado a rovistare nel mio zaino e mi rifornisco di panini. Li divoro con pazienza, passione ed attenzione. Raggiunta la sazieta’ del corpo vado a cercare quella dell’anima e faccio richiesta ad i miei amici di avvicinarmi alla strettoia. Facciamo un po’ di elaborati spostamenti e finalmente sono affacciato sulla strettoia. Il buon Matteo, lo strettoista del nostro assortito gruppetto odierno ha iniziato a lavorare avanti, dove riesce solo lui. Comunque tra tutti hanno fatto un ottimo lavoro. Al momento al lavoro c’e’ Filippo che alterna mazzetta e scalpello al trapano. La posizione di lavoro da distesi o semi coricati e’ ben scomoda. Filippo lavora con energia per vincere la resistenza del robusto strato di calcite che ci ostacola la via. Tirando via lo scalpello, se lo tira addosso ad un occhio. Mi agito un po’ quando mi dice di essersi ferito ad un occhio, lo vedo portare le mani alla faccia e stare in silenzio. Sono secondi lunghissimi, pero’ poi si riprende. Anche io riprendo a respirare. Quando si gira lo spettacolo e’ impressionante, Filippo sembra reduce da una rissa, ha l’occhio destro viola di sangue e ben gonfio, inoltre sanguina da una piccola ferita sul naso. Esamino l’occhio, non sembra essere lesionato. Filippo si ritira nelle retrovie a riprendersi un po’. Ci convince che non c’e’ bisogno di tornare indietro. Riprendiamo a lavorare. Mi cimento anche io ma duro poco, lascio a Matteo e Vincenzina.dscf1435Il lavoro prosegue incessante, anche io faccio ancora qualche turno. Per fortuna l’occhio di Filippo si stabilizza e lui dichiara con fermezza che si sente bene e che non ha intenzione di uscire.
Matteo annuncia che vuole fare un tentativo e che probabilmente riuscira’ a passare, quasi mi emoziono. In effetti, ci prova…e riesce!
dscf1438 Quando e’ dall’altra parte impiega un po’ di tempo a ripulire il passaggio. Impazienti gli chiediamo insistentemente di descriverci quel che vede. Ci parla di un ambiente che sembra la continuazione della frattura dove siamo ora. Scende alcuni metri, almeno 20, ci dice. La frattura e’ abbastanza comoda ma anche abbastanza stretta da poter scendere arrampicando senza corde. Matteo decide di andare a vedere piu’ sotto. Gli diciamo di fare attenzione e gli passo alla svelta la fotocamera perche’ possa documentare quel che vede. Vi mostro senza troppi commenti il risultato del suo lavoro. dscf1439 dscf1440 dscf1442Il primo selfie in un luogo che con ogni probabilita’ non ha mai visto essere umano prima d’ora. dscf1443 dscf1449 dscf1451 dscf1452 dscf1453 Dall’altra parte noi aspettiamo frementi il suo ritorno per vivere le nuove scoperte tramite quello che ci racconta. Nell’attesa finisco di spogliarmi anche della imbragatura e provo a passare. I miei sforzi sono inutili, mi incastro miseramente. Matteo esce, con frustrante facilita’, e reclama un poco di riposo. Riprendiamo il lavoro sulla strettoia mentre Matteo ci racconta ancora qualche particolare. Anche Filippo si riattiva ed inizia a scavare via il detrito accumulato alla base della strettoia. Quando sono stanco recupero la fotocamera e passo del tempo a scattare altre foto in giro. Ecco la mia attrezzatura in paziente attesa.dscf1460 Dei microscopici broccolettidscf1462 Un concrezionamento mistodscf1464 Ad un certo punto ho una idea fulminante, ho con me il Distox! Abbiamo anche fatto la poligonale dell’ingresso, quale momento migliore per prendere i punti al di la’ della strettoia? Un poco titubante chiedo a Matteo se se la sente di affrontare questa ulteriore fatica, mi risponde affermativamente. Gli spiego brevemente come funziona il Distox e glielo affido con mille raccomandazioni. Anche questa volta passa velocemente ed e’ dall’altra parte in un momento. Vincenzina si avvicina piu’ che puo’ alla strettoia per riportare i dati sul taccuino. Matteo gli detta solo 3 punti, pero’ insieme totalizzano piu’ di 30 metri! Noi sul momento abbiamo dovuto lavorare di fantasia, pero’ ora vi posso agevolare con l’immagine della poligonale in tutto il suo splendore! Eccola:
erebus_v1_tro_-_proiezione1
Dopo quest’ultima fatica ci dichiariamo tutti stanchi quindi senza ulteriori indugi raduniamo le nostre cose, indossiamo l’attrezzatura e prendiamo la strada del ritorno. Filippo giustamente parte per primo. Vincenzina ed io lo seguiamo. Matteo e’ subito dietro. Simone rimane indietro per il disarmo.dscf1465 In cima di ogni pozzo attendiamo gli altri, inganno l’attesa con una foto a delle concrezioni erose in maniera particolare.dscf1468 Arriva Vincenzina. Si dice sempre della fortuna dei principianti. Fosse stata lei a propiziare la bella scoperta di oggi? Ad ogni modo ha sicuramente di che essere soddisfatta, come appunto mostra di essere!dscf1469 Siamo di nuovo al primo degli ultimi 3 pozzi prima del saltino d’ingresso.dscf1471 Vincenzina alle prese col deviatore, sotto si intravedono gli altri.dscf1475 Alla base del secondo pozzo troviamo un esempio di arte “fanghistica”, la immortalo per mostrarla ai posteri.dscf1477 Salendo il secondo pozzo.dscf1478 Il terzo ve l’ho risparmiato! Eccoci di fuori, Stanchi ma felici. Non sembrava ma le ore sono passate. Ora fuori e’ buio. dscf1480 Matteo e Simone gia’ si intravedono.dscf1485 Ecco il nostro strettoista di fiducia che risale con piglio aggressivo.dscf1486 Eccolo in tutto il suo splendore!dscf1488 Buon ultimo ecco Simone.dscf1490 Non fate rumore, che so’ stanco e stavo facendo un sonnellino!!!dscf1491 Stavo a scherza’ so’ arzillo come se fossi appena entratodscf1492 Me la rido pure!dscf1495Da questo momento in poi ho riposto la fotocamera e l’ho lasciata riposare. Prendiamo il sentiero per tornare alle macchine. A meta’ strada troviamo Claudio e Filippo che ci vengono incontro per sincerarsi che tutto sia a posto. Dopo il ricongiungimento torniamo svelti alle macchine dove ci cambiamo. L’aria e’ sempre fresca ma non in maniera eccessiva. Comunque con i vestiti asciutti si sta meglio. Siamo tutti d’accordo per cenare tutti insieme da qualche parte. Provo a chiamare il  mio ristorante preferito in quel di S. Oreste, Alessandro al Campanile. Mi risponde Alessandro ma per darmi una brutta notizia, oggi e’ chiuso. Decidiamo allora per la pizzeria poco fuori S. Oreste e ci dirigiamo la’ senza indugi. Come penso fermamente, una buona cena e’ il degno coronamento di una bella giornata (e’ anche utile per addolcirne una andata non proprio bene, ma non e’ questo il caso!). Concludo quindi con questa ulteriore nota positiva lasciandoci con il solito, immancabile, alla prossima!

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Spacca Bida – 29/11/2014

Una uscita per fare finalmente il rilievo di questa piccola, nuova, grotta.

In effetti questa uscita e’ la prima dopo il corso ed era stata rimandata oramai troppe volte. E’ stata anche una ottima occasione per provare il nuovissimo Distox acquistato di recente dal gruppo e per sfoggiare la tuta appena ricucita dalla mia amica di piscina…Grazie Melina!

L’appuntamento e’ direttamente alla grotta pero’ sono in anticipo e arrivo fino a S.Oreste per fare alcune commissioni. Tra le altre c’e’ quella di prendere le coordinate della piazzetta con il GPS. Naturalmente quando tento di accenderlo lui si rifiuta perche’ dice di avere le batterie scariche. Rimedio subito andando a comperarne di nuove. Ecco allora subito subito una immagine che riprende il GPS al lavoro ed un gruppo di persone che si avviano a fare una gita per il Soratte.

dscf1309 Me la prendo comoda perche’ il mio amico e’ un poco in ritardo. Scendo con la macchina fino al punto di incontro ed inganno l’attesa cercando qualche cosa da fotografare. Questo timido funghetto ha fatto proprio al caso mio.dscf1312 Quando mi raggiunge ci prepariamo svelti ed iniziamo a salire il sentiero. E’ molto scivoloso ma in qualche maniera saliamo. Un albero crollato ci costringe ad una piccola deviazione. Strada facendo troviamo una famigliola di funghi, non posso esimermi dall’immortalarli.dscf1315 Altrettanto devo fare con quest altro minuscolo fungo.dscf1316 Tra un fungo, una foto ed una scivolata arriviamo alla grotta. Eccomi con la tutta rinnovata!dscf1317 Vi presento l’ingresso, gia’ lui da solo la dice lunga su quanto puo’ essere stretta questa grotticella.dscf1319 Ci avviamo con calma e pazienza prendendo i punti del rilievo con il Distox. Eccoci nella spaccatura iniziale subito dopo il pozzetto di ingresso.dscf1322 Nel punto piu’ in basso della spaccatura, sulla destra, parte la prosecuzione, ancora piu’ stretta, se possibile.dscf1323 Tra un punto e l’altro faccio la conoscenza con le dolicopode che abitano nei pressi. dscf1325 Siamo sempre nella spaccatura iniziale, esaminando una breve diramazione subito a destra dopo l’ingresso.dscf1326 Parte finale della spaccatura, vi abbandoniamo gli zaini, non serviranno piu’ giu’ e sarebbero di impaccio.dscf1328 Siamo pronti a proseguire.dscf1329 E’ passato troppo tempo dall’ultima visita, mi sembra si vada di la’ ma non ne sono certo.dscf1331 Si, si mi sembra sia proprio li sotto, va un po’ a vedere.dscf1332 Ok, e’ di qua, riprendiamo con il rilievo. Devo proprio muovermi, tira una bella arietta fresca e mi sto ghiacciando.dscf1333 Dopo il tratto stretto ce n’e’ uno ancora stretto, tanto per non perdere l’abitudine. Ci stiamo avvicinando al sassone piatto.dscf1335 Eccolo, il nostro sassone, utilizzo il Distox per le proporzioni.dscf1338 Sempre il sassone ma dal lato opposto.dscf1341 Il piccolo ambiente dopo il sassone.dscf1348Qualche amato broccoletto “strappatute”, come li amo! Me ne tengo a rispettosa distanza.dscf1352 Siamo oramai al fondo, giusto una occhiata nel caso l’ultima volta ci fosse sfuggito qualcosa.dscf1353 E’ ora di tornare indietro, siamo cosi’ vicini all’ingresso che anche le farfalline vengono la’ sotto a passare un po’ di tempo.dscf1363Ritorniamo indietro dando ancora una occhiata a tutti i punti che ci incuriosiscono ma senza trovare novita’. Quando usciamo e’ ancora giorno, ma lo sara’ ancora per poco, sono quasi le 6 del pomeriggio. Ci cambiamo, rimettiamo a posto le attrezzature e partiamo alla volta di S.Oreste. C’e’ un incontro su un vecchio progetto sulla grotta di S.Lucia che iniziava alle 4, magari ancora non hanno finito. In paese c’e’, come al solito, difficolta’ a trovare parcheggio. Il mio amico decide che si e’ fatta ora di tornare a casa. Ci salutiamo. Io arrivo fino al palazzo dove si tiene l’incontro. Chiedo indicazioni a delle persone che trovo nei pressi dell’ingresso, mi dicono che l’incontro e’ praticamente terminato. Me ne torno verso la macchina e prendo anche io la strada di casa. I punti li abbiamo presi, ora rimane “solo” di disegnare il rilievo, con i miei tempi credo saro’ pronto per il prossimo ferragosto! In attesa di questo evento straordinario, non posso far altro che rimandarvi “alla prossima”!

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55° Corso SCR – Serini – 23/11/2014

Grava dei Serini. Ultima uscita del fantastico 55° corso dello SCR!

L’appuntamento e’ gia’ da solo di quelli memorabili, quasi eroici, alle 7 del mattino al bar “fico” ad Anagnina. Ho scroccato un passaggio in macchina a Maurizio, deve passare a prendermi alle 6.30. Come sempre mi sveglio con largo anticipo, sono appena le 5 quando apro gli occhi. Rimedio con una lunghissima doccia. Finisco di prepararmi senza fare rumore per non disturbare Betti che ancora dorme. Maurizio mi squilla al cellulare, e’ nei pressi di casa. Quasi quasi, da tanto presto che era, riesco a fare tardi. Esco, saluto Maurizio e guardo contrariato il cielo. Nonostante le fantastiche previsioni del tempo che davano la sera prima in televisione, stamane pioviggina. Mollo lo zaino a Maurizio e torno a casa a prendere un ombrello. Ora, muniti di parapioggia, possiamo partire con tranquillita’. Il raccordo e’ quasi sgombro a quest’ora antelucana, arriviamo al bar “fico” anche con qualche minuto di anticipo. Mi fiondo dentro al bar, ho una fame da lupi che placo con un ottimo cornetto ed un cappuccino. Con l’arrivo della luce del giorno arrivano alla spicciolata anche tutti gli altri partecipanti alla gita. Per favorire la socializzazione, e solo per questo alto fine, partecipo alle colazioni un po’ di tutti arrivando a collezionarne ben 3! Tra una cosa e l’altra abbiamo fatto quasi le 8, e’ proprio l’ora di partire. Fuori dal bar un momento di concitazione con persone e zaini che si muovono da macchina a macchina con lo scopo di prenderne il meno possibile. Alla fine pero’ i conti non tornano, manca un posto. Maurizio si sacrifica e riprende la sua auto, io vado con lui per fargli compagnia. Partiamo tutti tranne Max che aspetta Lucilla, in lieve ritardo. Ci diamo appuntamento all’uscita Pontecorvo-Castrocielo dell’autostrada Roma-Napoli. Quando siamo in loco prendiamo per Esperia e ci fermiamo lungo la strada al primo bar aperto. L’intenzione sarebbe quella di un altro caffe’ ed una sosta bagno. Telefono a Max per avvertirlo. Mi annuncia che e’ appena uscito dall’autostrada, e’ a pochi metri da noi. Ci raggiunge e ci incita a ripartire subito. La sosta sfuma. Arriviamo ad Esperia. Qui recuperiamo anche i 2 Stefani, gli ultimi membri della nostra allegra comitiva che sono partiti da solatie localita’ marine. Dopo aver parcheggiato le macchine e salutato gli ultimi arrivati andiamo in massa alla conquista del locale bar. Strada facendo mi fermo all’alimentari dove chiedo un piccolo pezzo di pizza. Sono cosi’ contenuto nella richiesta che addirittura me  la regalano. Esco contento dal negozio sbocconcellando la pizza e raggiungo il gruppo al bar. Qui finalmente riesco anche a fare la pausa bagno, ci voleva proprio. Ora possiamo ripartire. Ci raggruppiamo, torniamo alle macchine e via. Dobbiamo salire alla parte alta di Esperia e poi attraversarla passando per stradine veramente anguste. Ad un certo punto c’e’ pure un tratto a senso unico alternato regolato da un semaforo. Aspettiamo pazientemente e poi proseguiamo fino all’uscita del paese. Dopo, la strada non diventa molto piu’ larga pero’ per fortuna non incontriamo macchine in senso opposto al nostro. Ce ne sono solo alcune parcheggiate a bordo strada, i proprietari, cacciatori a vedere come sono bardati, ci osservano incuriositi. Lungo la strada incontriamo molti blocchi rocciosi con interessanti buchi. Ne prendo al volo una foto per mostrarvela.

dscf1142 Max fa strada e noi lo seguiamo. Ho il GPS, lo accendo e seguo la strada sul display. Ci fermiamo in corrispondenza di un bivio ma poi proseguiamo dritti ancora per un po’. Ci fermiamo nuovamente, stavolta per cercare parcheggio. La strada prosegue ma e’ percorribile solo con il fuoristrada. Faremo fare la spola a Max e Fabio che sono attrezzati alla bisogna.dscf1143 Per l’appunto ecco Fabio con il buon Stefano. Oggi chiamando Stefano ne acchiapperemo ben 3! Il loro nome in “codice” per oggi sara’ drinkwater, astico ed azzi.dscf1147 Macchina corsaradscf1148 Qualche sorriso d’esordio per Francesca ed Alessandra.dscf1149 Primo parcheggio ed inizio del servizio navetta.dscf1151 Ecco il traghettaror Fabio impegnato nel trasporto di noi comuni pedoni fino al luogo di raccolta avanzato.dscf1152 Il macchinone Maxianodscf1153 Scorta di sorrisi da Matilde ed Alessandra con uno Stefano soddisfatto alle spalle.dscf1154 Inizia la vestizione. Come al solito perdo tempo ad importunare tutti immortalando le loro operazioni.dscf1155 Ancora vestizionedscf1157 Si inizia a vedere qualcuno pronto.dscf1158 2 Stefano al prezzo di 1.dscf1159 Andrea si e’ attrezzato per i selfie.dscf1161 Si parte, quel che si dice un gruppo molto unito.dscf1162 Lo Stefano piu’ alto che conosco e’ in prima fila, Stefano, quello piu’ astico chiacchiera con Lucilla. Maurizio chiude la fila.dscf1163 Sosta. Max e’ in giro a ricercare il sentiero giusto.dscf1164 Matilde ed Alberto che fanno un rapido controllo delle attrezzature.dscf1165In paziente attesa del Max cercante.dscf1166 Arriva pure quel diavolaccio di Mauro versione Mazinga Zeta!dscf1167 Panoramica dell’erta che ci attende.dscf1168 Stefano adorno del suo serto di corda speleo.dscf1169 Andrea in adorazione di uno Stefano speleologicamente santificato.dscf1170 Eccoci arrivati all’ingresso basso. Inaspettatamente non c’e’ acqua. Dal buco esce un piacevole e deciso refolo di aria fredda.dscf1171 Stefano “azzi” si immola quasi volontariamente per andare a verificare che il sifone sia transitabile. Eccolo che si prepara.dscf1172 In attesa del responso i nostri si mettono comodi e trovano anche il modo di fare uno spuntino.dscf1173 Il responso e’ positivo. Il sifone e’ praticamente asciutto, la striscia di fango compatto sul davanti della tuta di Stefano lo testimonia. Rapido conciliabolo tra i “maestri”; di materiale e corde ne abbiamo abbastanza. La progettata visita alla sala Federico Donati e’ rimandata alla prossima volta. Faremo la traversata. Questo cambio di programma ci costringe a rivedere la logistica. Avevamo portato con noi il necessario per cambiarci fuori dalla grotta alla fine del giro. Ma questo presupponeva l’entrata e l’uscita dall’ingresso alto. Lasciare i vestiti asciutti all’ingresso basso e’ impensabile, rischiamo di trovare tutto infangato o al peggio fradicio. Con pazienza quindi smontiamo  tutto il bagaglio.dscf1174 L’operazione e’ impegnativa.dscf1175 Siamo pronti, Lucilla e Max si offrono per tornare alle macchine portando i panni puliti del gruppo. In cambio noi porteremo i loro sacchi su per l’erta fino all’ingresso alto.dscf1176 Riprendiamo il cammino per l’ingresso alto.dscf1178 Il gruppo procede ognuno col proprio passo, ci sparpagliamo parecchio anche perche’ nessuno sa con precisione dove sia il fantomatico ingresso alto. La nostra unica risorsa e’ il GPS del mitico Fabio. Mentre procedo faticosamente sulla pietraia ogni tanto lo interrogo sulla direzione da tenere. Le indicazioni dicono di procedere verso l’alto ed a sinistra.dscf1179 E allora facciamoli quattro passi in salita con gli zaini pesanti.dscf1181 Il gruppo, provato dall’erta pietrosa, si sfilaccia.dscf1182 Mi guardo indietro, molti sono lontani, ma ci sono tutti.dscf1183 Ecco Vincenzina, le chiedo di fare la faccia stanca e sofferta per dimostrare quanto sia ardua la salita ma non le riesce proprio.dscf1184 Avanzo cercando una qualche traccia dell’ingresso. All’improvviso ecco un segno convincente. In alto a sinistra c’e’ un ometto di pietre. Cosa puo’ essere se non una indicazione dell’ingresso? Mi dirigo verso di lui senza esitazioni. Nella foto e’ in alto a destra, con un po’ di fantasia e pazienza lo trovate anche voi!dscf1185 Quando lo raggiungo trovo conferma della mia supposizione. Ingresso raggiunto.dscf1186 Comunico la bella notizia agli altri. L’esultanza di Matilde.dscf1188 L’arrivo di Stefano sempre con il suo serto in capo.dscf1190 Il gruppo si ricompatta vicino alla meta.dscf1191 Ecco l’ingresso alto della Grava dei Serini. Confesso che lo ricordavo per nulla.dscf1192 I nostri corsari che ammirano l’ingresso.dscf1194 Ancora arrivi entusiastici.dscf1195 Maurizio che accoglie la sorridente Alessandra.dscf1196 Stefano astico e’ fresco come una rosa, Francesca fa le linguacce. Stefano azzi si corica per un riposino veloce.dscf1198 Iniziamo la vestizione completa.dscf1199 Siamo quasi pronti, facciamo la verifica delle corde e dei materiali. Mi prendo gli attacchi, la corda da 30 ed entro per attrezzare il primo pozzo.dscf1200 Una sosta rapidissima per una foto all’ingresso ma visto “dall’altra parte”.dscf1201 Attrezzo il primo pozzo in modo che poi l’ultimo possa scendere in doppia. Sono necessari pero’ ben 3 deviatori e quando arrivo alla base la corda basta appena. Mentre scendo arriva Max e subito entra pure lui. Scendendo sistema la corda, chi scende per ultimo dovra’ farlo in 2 fasi, arrivare a meta’ pozzo, sfilare la corda dall’attacco in alto, riarmare in doppia sull’ultimo attacco e scendere alla base del pozzo. Con Max esaminiamo assieme il pozzo successivo. E’ abbastanza articolato sia da passare che da disarmare. Per assicurarci che chi scendera’ per ultimo il primo pozzo faccia esattamente come serve e per  fare il disarmo del pozzo successivo, decidiamo di dividerci. Max andra’ avanti ad armare, credo sia l’unico che conosce la traversata, io rimarro’ per ultimo a fare il disarmo il piu’ velocemente possibile per ripassargli avanti il materiale. Mentre aspetto gli altri mi diletto a fare una foto alla parete della saletta dove sosto. La parete e’ composta sostanzialmente di sabbia, arenaria, mi dice l’ineffabile Ersimio, ed e’ ricoperta da un sottile strato di concrezione. Non ricordo di aver mai visto una simile configurazione. dscf1204 Ma torniamo a noi. Ecco Max che scende il primo pozzo.dscf1205 Ecco ancora Max impegnato ad armare la partenza del secondo pozzo, quello da 30. Dalla base del pozzo  precedente ci si infila in una fessura verticale. Si arriva sono io a scattare la foto, si fanno un paio di metri di traverso stretto ed un po’ aereo e poi si parte con il pozzo nel vuoto. Tutto abbastanza impegnativo e molto scenografico, i nostri corsari ne saranno contenti.dscf1207 Iniziano ad arrivare gli altri. Io rimango alla base del primo pozzo. Per il pozzo successivo decidiamo che e’ opportuno che uno dei maestri si metta alla base della fessura verticale ed un altro all’inizio del pozzo vero e proprio. Ecco infatti uno Stefano astico posizionato all’inizio del pozzo. dscf1210 Mauro e Maurizio in attesa alla base del primo pozzo.dscf1212 Alberto dopo aver sceso la fessura verticale. E’ particolarmente contento perche’ si era convinto di non passarci.dscf1213 Un Fabio in gran spolvero atterra tra noi dal primo pozzo.dscf1215 Matilde porta un po’ di entusiasmo.dscf1216 Un Mauro sorridente che ruba la scena a Maurizio.dscf1219 Sono io nascosto in una nicchia cercando di non prendermi sassi in testa da parte di chi scende il primo pozzo.dscf1220 Chi sara’?dscf1223 Ma non e’ altri che Vincenzina, ora riunita con Matilde.dscf1226 Ecco ora che arriva Andrea, lo sfocato. Notare l’occhio spiritato!dscf1228 Siamo passati quasi tutti, Stefano azzi ha disarmato il primo pozzo senza particolari problemi. Ora e’ alla partenza del pozzo mentre Lucilla sorveglia la scesa ed il traversino.dscf1232 Alla fine scendo anche io disarmando il tutto. Questo e’ il laghetto che trovo alla base. Grazie all’aiuto di qualche provvido e caritatevole collega riesco ad atterrare senza bagnarmi i piedini. Rifacciamo le corde e un volontario va avanti a portarle a Max.dscf1233 Proseguiamo, probabilmente ho anche mancato di fotografare qualche pozzo. Qui siamo ad un traverso che preclude ad un saltino, che arriva ad una minuscola saletta, che a sua volta preclude ad un altro salto di pochi metri.dscf1234 Eccoci alla saletta, ci ritroviamo in parecchi. Visto che c’e’ un po’ d’attesa da fare e visto che l’ora di pranzo e’ passata da parecchio ci diamo da fare per uno spuntino veloce.dscf1239 Tranquilla attesa.dscf1241 Non e’ un esempio di messa a fuoco, pero’ mi piacciono molto i colori che sono usciti fuori da questa foto, quindi ve la ammannisco.dscf1242 Dopo il pasto si passa alla chiacchiera libera ma oramai e’ questione di minuti perche’ si passi tutti.dscf1244 Ora che il terreno e’ sgombro provo a riprendere le belle vaschette che occupano parte della nostra sala da pranzo. A dire il vero la foto non rende loro ragione. dscf1248 Prima di scendere il salto successivo bisogna salire su di un metro circa. Ecco Maurizio e Lucilla impegnati alla partenza del salto.dscf1252 Come al solito alla fine passo anche io e disarmo il tutto. Davanti Max reclama corde e moschettoni. Passiamo tutto avanti e poi procediamo camminando fino al salto successivo. Che strana la parete di sinistra, sembra completamente ricoperta di uno strato di fuliggine. Nemmeno il Fabio, dotto in materia, me ne sa dire il perche’.dscf1264 Si prosegue camminando alti, se ben ricordo la base del meandro e’ molti metri piu’ in basso alla nostra sinistra. Probabilmente pero’ in basso il passaggio e’ ostruito in piu’ punti da un forte concrezionamento. Eccoci quindi al salto successivo con Maurizio che lo sta impegnando.dscf1266Fabio lo segue con attenzione.
dscf1268 Alla base del pozzo raggiungiamo il fondo del meandro, nel verso opposto alla nostra direzione ecco un esempio dell’intenso e bellissimo concrezionamento che sbarra la strada.dscf1269 Finalmente raggiungo qualche amico, li immortalo con nebbia.dscf1272 Un bel sasso coperto di concrezioni.dscf1274 Una colata con striature rosso sangue.dscf1277 Raggiungo il gruppo. Sono fermi alla partenza di un pozzo. Eccoli in modalita’ presepe. Mi sembra appropriato visto che il natale si avvicina.dscf1281 Matilde mai doma…dscf1287 …ma anche lei inizia ad accusare.dscf1288 Penso sia una veduta del meandro dalla partenza del pozzo, ma non ci giurerei.dscf1289 Ho preso posizione salendo sul sassone  dove parte il pozzo, mi giro per immortalare il resto del gruppo in attesa. Sembrano tutti tranquilli.dscf1291 Alessandra parte alla ventura.dscf1292 Sempre il meandro che porta all’uscita.dscf1294 Altra colata con striature rosse.dscf1297 Il fondo del pozzo e’ un po’ stretto. Alessandra, partita con impeto, non riesce a passare. Dopo diversi tentativi decidiamo sia il caso di farla risalire ed armare una via piu’ in alto che con un traverso aereo passi oltre il pezzo stretto. Ecco Alessandra, provata ma combattiva, che risale.dscf1301 Il traverso aereo viene approntato e si rivela un successone, tutti lo passano senza molti problemi. dscf1303Questo era l’ultimo ostacolo verticale da passare su corda. Max ed io rimaniamo a disarmarlo mentre il resto del gruppo si muove verso l’uscita. Arriviamo che alcuni di loro sono fermi sui bordi di un laghetto e si apprestano ad attraversarlo. Ci aggiorniamo sulla situazione. Un gruppetto, capitanato da Stefano drinkwater si e’ immerso nelle gelide acque ed e’ passato oltre. Gli altri , piu’ prudentemente hanno atteso il nostro arrivo fino a qualche minuto prima poi, non vedendoci, hanno iniziato a bagnarsi per tentare l’attraversamento in umido. Si sono subito ritratti dall’acqua sentendoci arrivare. Hanno fatto benone, perche’ Max si ricorda di un passaggio alto e, cerca cerca, lo trova. Io lo seguo come un ombra ed evito cosi’ di bagnarmi come i miei compagni di avventura. Oramai si sente l’aria dell’esterno. Dopo essermi accertato che tutti abbiano passato indenni la stretta risalita che dal laghetto porta al cunicolo di uscita mi avventuro a percorrerlo. Sbuco un una sala larga e bassa, pavimentata a fango. Deve essere l’anticamera del sifone. Trovo ancora un mucchio di persone. Stanno raccogliendo il coraggio per la strisciata finale nella pozza fangosa e freddissima che preclude all’uscita dalla grotta. Ci sono Vincenzina ed Alberto che stanno affrontando la dura prova, dai  lamenti che si sentono si intuisce quanto sia fredda l’acqua. Non sto a pensarci su, mi tuffo dietro ai piedi di Alberto facendogli fretta perche’ passi. Il contatto  con l’acqua e’ tutt’altro che piacevole pero’ passo camminando sui gomiti e sulle ginocchia ed incredibilmente mi bagno pochissimo. Addirittura riesco a mantenermi i piedi asciutti. Esco fuori. Trovo Max vicino all’uscita che fa accoglienza ai nostri impavidi quanto provati corsari. Ad un metro da noi c’e’ un gruppetto che si riscalda nientepopodimenoche davanti ad un bel fuoco scoppiettante. In prima fila c’e’ l’ottimo Stefano drinkwater il quale mi  racconta della traversata nel laghetto con passaggio basso e bagnata fino al collo. Nell’impresa e’ stato seguito da pochi valorosi. Sono tutti usciti presto, ma bagnati zuppi e quindi dopo un’ora di attesa nella fredda nottata stavano morendo dal freddo. Da qui la necessita’ del fuoco ristoratore. Mentre noi siamo affaccendati in chiacchiere pian pianino escono tutti. Ci raduniamo ed iniziamo a scendere in fila indiana. Di trovare il sentiero nemmeno l’idea pero’ scendiamo spostandoci leggermente ma costantemente verso destra. Quando il terreno diventa quasi piano tiriamo giu’ dritti. Arriviamo alla famosa cisterna citata tra le note per arrivare alla grotta. Li’ praticamente parte, o se preferite finisce, la strada. Basta seguirla per arrivare alle macchine ed ai vestiti asciutti. Ci cambiamo. Personalmente senza particolare fretta, la temperatura non e’ proprio rigida. Quando sono presentabile recupero i panini avanzati e me li gusto offrendoli un po’ a tutti. Sono le 11 di sera, passate anche. Purtroppo anche questa volta la cena al ristorante e’ andata. Quando siamo tutti pronti rifacciamo la spola con i fuoristrada fino alle altre macchine e poi partiamo alla volta del bar di Esperia, sperando che almeno lui ci aspetti aperto. La strada non e’ piu’ larga dell’andata ma almeno vista l’ora non incontriamo anima viva e sbarchiamo velocemente al bar. Vi faccio una rapida panoramica della nostra invasione pacifica. Ecco un tavolino corsaro con bevande e relax. dscf1304 Fabio e Stefano azzidscf1305 Matilde con Stefano astico e Stefano drinkwater sullo sfondo.dscf1306 Chiudo con questa immagine truculenta di Matilde che distrugge un mattoncino di patatine fritte accompagnando il tutto con una abbondante golata di birra. Ci sono ottime probabilita’ che si “speleizzi” per bene!dscf1308Al ritorno Maurizio ed io abbiamo una gradita ospite. Alessandra si unisce a noi. Praticamente scopro che abita a pochi passi da casa mia. Il ritorno e’ praticamente senza storia, dovrei fare compagnia a Maurizio che guida ma non credo di esserci riuscito molto, sono troppo impegnato a controllare lo “scapocciamento” e lo sbadiglio selvaggio. Per fortuna il  buon Maurizio non si lascia tentare da Morfeo e ci porta tutti a casa sani e salvi.

Insomma, che dire, anche il 55° Corso e’ terminato. E’ stato un corso con un bel gruppo di allievi (o corsari che di si voglia!) spero vivamente che siamo riusciti ad instillare in loro un po’ di sana passione per la speleologia, di vederli proseguire nella attivita’ e divenire sempre piu’ bravi e sicuri. Come ha gia’ avuto modo di scrivere Fabio, il direttore del corso, nella sua mail di chiusura del corso, sarebbe bello che possano diventare coloro che ci porteranno in grotta quando non saremo piu’ in grado di andare per conto nostro causa vecchiaia. In questo caso, ancora piu’ delle altre volte, un beneaugurante “alla prossima” mi sembra starci tutto!

Pubblicato in amici, corso, foto, SCR, speleo, traversata, uscite | Commenti disabilitati su 55° Corso SCR – Serini – 23/11/2014