Convegno FSL – 7 Dicembre 2013

titolo orizzontale bucato

Una bella giornata di interessantissime relazioni sulla speleologia laziale.
Per la precisione il convegno e’ stato di 2 giorni, ma al secondo, la domenica, non ho partecipato.

Per il vostro piacere e riposo degli occhi riporto solo le foto!

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Il palazzo Cesarini Sforza

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la sala del convegno

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Vista del lago dalla sala

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Inizio convegno

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relazione iniziale e presentazione del sindaco

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arrivano amici

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introduzione al convegno da parte del presidente della FSL

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Intervento del presidente della SSI

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la fotografa ufficiale

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altri amici

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…e ancora amici

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pausa caffe’

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relazione Gruppo Speleo Archeologico Vespertilio

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relazione Università degli Studi Roma Tre

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relazione Gruppo Speleologico CAI Roma

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io

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pausa pranzo

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gasperina

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relazione Circolo Speleologico Romano

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relazione Associazione Speleologi Romani

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relazione Università degli Studi Roma Tre

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relazione Shaka Zulu Club Subiaco

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un abbraccio

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relazione Gruppo Grotte Castelli Romani

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il pubblico provato dalla lunga giornata

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relazione Gruppo Speleologico Sabino

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la cena…e 1!

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la cena…e 2!

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la cena…e3!!!

Un saluto a tutti!!!

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Soratte – 30/11/2013

Un tranquillo sabato. Visita ai meri, passeggiata nei dintorni alla ricerca di nuove grotte e poi in grotta all’Erebus. Giulio ed io.

E’ stato un sabato rilassante, vi lascio  soli con le foto cosi’ che possiate godervelo anche voi, senza troppe parole!

DSCF4009 DSCF4011 DSCF4012 DSCF4013 DSCF4014 DSCF4015 DSCF4018 DSCF4020 DSCF4022 DSCF4023 DSCF4026 DSCF4027 DSCF4028 DSCF4031 DSCF4032 DSCF4034 DSCF4069 DSCF4070 DSCF4074 DSCF4075 DSCF4076 DSCF4077 DSCF4079 DSCF4080 DSCF4081 DSCF4083 DSCF4086 DSCF4089 DSCF4092 DSCF4101 DSCF4102 DSCF4103 DSCF4104 DSCF4105 DSCF4110 DSCF4115 DSCF4117 DSCF4121 DSCF4122 DSCF4123 DSCF4124 DSCF4126 DSCF4127 DSCF4128 DSCF4130 DSCF4131 DSCF4132 DSCF4133 DSCF4135 DSCF4137 DSCF4138 DSCF4140 DSCF4141 DSCF4142 DSCF4143 DSCF4145 DSCF4149 DSCF4152 DSCF4153 DSCF4155 DSCF4159 S0014038

Pubblicato in esplorazioni, foto, gita, GSS, ricognizione, speleo, uscite | Commenti disabilitati su Soratte – 30/11/2013

Grotta Cherubini – 24/11/2013

Uscita di gruppo GSS. Tullio, Mattia, Mario, Giada, Giulio, Gianni, Laura, Antonio, Piero, Luciana, Marvin.010gruppo

Finalmente la grotta Cherubini! Nei dintorni di Montebuono credo mi mancasse solo lei. Una bella uscita di gruppo era proprio l’occasione giusta. Parto da Roma insieme a Marione, usciamo dalla autostrada a Fiano, andiamo a prendere Giada che ci aspetta al parcheggio del vicino centro commerciale. Dopo i doverosi saluti, e’ almeno un anno che non ci incontriamo, spostiamo rapidamente i suoi bagagli sull’auto di Mario e ripartiamo. L’appuntamento e’ alle 9 in Piazza a Magliano. Quando arriviamo c’e’ gia’ Marvin che aspetta davanti al bar. Dentro ci sono Piero e Luciana. Mentre degustiamo un cappuccino arrivano anche Gianni e Laura. Per Tullio e Mattia ed Antonio dobbiamo aspettare un po’ ma alla fine siamo tutti riuniti. Manca solo Giulio che ci aspetta a Montebuono. Ricomponiamo la macchina di Mario e partiamo per andare a raggiungere il buon Giulio. Anche a Montebuono facciamo una sosta cappuccino, ma breve. Si riparte alla volta di Vacone. Svoltiamo sulla strada che si inoltra nel bosco, Vacone e’ alla nostra destra. Ci inerpichiamo per un bel tratto, la strada diventa sterrata ma e’ in ottime condizioni. Ad un tratto appare uno spiazzo sulla sinistra. E’ li che parcheggiamo. Lo spiazzo si riconosce dal cancello messo ad angolo retto rispetto la strada, lo potete vedere nella foto con Giulio e Mattia. 110GiulioMattiaCi vestiamo direttamente alle macchine, con molta calma. Siamo un nutrito ed allegro gruppetto, e’ un ottima occasione per fare delle foto tutti assieme.040vestizione100GiulioAllaMacchina130MarvinGianniLaura120TullioMacchina080In4AlleMacchineChissa’ perche’ mi sono convinto che la grotta e’ vicinissima alla strada e quindi mi preparo di tutto punto. Come al solito sono l’ultimo, sono quasi pronto, inizio ad indossare l’imbrago. Non metto tutto poiche’ Tullio mi fa notare che non lo ha indossato nessuno e che probabilmente non servira’ neppure. Nella “fretta” dimentico di prendere la fotocamera e quindi le foto che vedrete sono “rubate” ai miei amici. Mi avvio seguendo gli altri mentre ancora cerco di avvitare il delta. Torniamo per la strada per un breve tratto, poi prendiamo a sinistra. Forse e’ l’attacco di un sentiero, ma non mi ci giocherei nulla di prezioso. Iniziamo ad inerpicarci per l’erta fangosa e scivolosissima. La mia illusione che la grotta fosse vicina scompare quando inizio a sudare. Devo fare una sosta per aprire la tuta e favorire lo scambio di calore con l’arietta piacevolmente fresca di questa giornata di fine Novembre. Arriviamo all’ingresso. Tullio ci spiega che questo e’ uno degli ingressi, quello basso. Gianni si adopera con un accendino per mostrarci come l’ingresso aspiri. Mentre facciamo uno spuntino a base di wafer stabiliamo di dividerci in 2 gruppi. Il primo gruppo entrera’ per questo ingresso e andra’ ad armare il pozzo da 40m che forse scenderemo alla fine del giro. Il secondo gruppo entrera’ dall’ingresso alto. Tullio in testa ci spostiamo poco piu’ in alto. L’ingresso alto non e’ molto comodo, Marione appena lo vede inizia a dubitare di poter passare. Tullio si incunea nello stretto passaggio ma torna dopo poco. ci annuncia che il passaggio e’ ostruito. Una frana probabilmente. Anche Gianni si inoltra per vedere la situazione. Tanto per iniziare a sporcarmi la tuta fresca di bucato mi infilo anche io. Mi devo fermare un paio di metri piu’ avanti nello stretto cunicolo. Rimango ad ascoltare i commenti di Gianni e Tullio ma poi esco visto che non posso essere utile. L’uscita non e’ banalissima, quasi sono contento non si possa passare da quella parte! Inganniamo il tempo facendo qualche foto. 030GiadaScacciaMarioneTullio e Gianni escono decretando che il passaggio non e’ agibile. Ci spostiamo nuovamente all’ingresso basso, non senza scivolare sull’insidioso fango del sentiero. Questo ingresso e’ molto piu’ comodo. E’ una fessura orizzontale lunga almeno 3 metri, appena entrato ti trovi in una sala dove partono 2 meandri. Quello a destra comporta un passaggio esposto, visto che non e’ armato imbocco con sicurezza l’altro che procede quasi in piano. Pochi metri e raggiungo gli altri. Si stanno dividendo, il grosso del gruppo, Gianni in testa, prosegue per il meandro. Piero e Tullio si sono imbucati lateralmente. Li seguo. In un paio di metri sbuco sul primo meandro appena dopo il pezzo esposto. Li sento un po’ piu’ avanti, stanno armando il pozzo da 40m. Mi arrampico per 2 metri. Ora li vedo anche. Con Tullio decidiamo di armare un traverso in un punto un po’ ostico. Gia’ che ci siamo armiamo anche la piccola risalita che avevo appena arrampicato. Il mio fido trapanino, anche senza brillare come velocita’, regge botta e ci permette di piantare tutti i (pochi!) fix necessari. Mettiamo le corde e siamo pronti per andare avanti. In fondo al meandro c’e’ Piero che sosta vicino alla strettoia. Gli chiedo come prosegue la grotta e poi vado ad infilarmi. E’ una strettoia lunga un paio di metri. Potrebbe essere piu’ comoda ma la passo con tutto l’imbrago quindi non deve essere strettissima. Subito dopo la strettoia non c’e’ nemmeno da rialzarsi perche’ si deve passare un diaframma tra 2 concrezioni ma anche quello non troppo stretto. La grotta prosegue a sinistra pero’ a destra c’e’ un passaggio che mi intriga. E’ abbastanza stretto e delimitato dalle concrezioni ma si passa. Riesco ad andare avanti un poco ma chiude. Vedo i segni di qualcuno che mi ha preceduto in questo posto poco accogliente. Me ne torno indietro dai miei amici, ripasso sbuffando le varie strettoie. Da qui in poi mi sono perso un po’ la sequenza degli eventi, quindi riassumo sommariamente. Il gruppo guidato da Gianni completa il giro e ci ricongiungiamo. Gianni e Laura decidono di uscire. Noi passiamo tutti la strettoia. Mentre aspettiamo il nostro turno ci facciamo delle foto, Mattia approfitta per uno spuntino.020Io 090GiadaCi ritroviamo in fila indiana a strisciare tra massi di crollo. Dopo qualche zigozago arriviamo in una sala dove ci fermiamo a fare base. Torno velocemente indietro per un pezzo a recuperare Mattia e Giada che si erano attardati. Quando torno e’ giusto ora di merenda! Antonio sfoggia una pagnotta e della mortadella, gliene rubo un pezzo. Dalla sala dipartono vari meandri, Marvin e’ gia’ andato ad esplorarne alcuni e lo seguiamo per vederli anche noi. Arriviamo in una sala molto concrezionata. 060Giada Uno stretto passaggio tra le concrezioni porta ad altri ambienti. Gli altri lo passano. Mi fermo nella sala, trovo un posto comodo e spengo la luce. Rimango qualche minuto fermo in silenzio a godermi la quiete della grotta. Quando sento i miei amici tornare riaccendo la luce, li aspetto e torno indietro con loro. Tornati alla saletta della merenda seguo Tullio per le altre diramazioni. In particolare ce n’e’ una che dovrebbe portare all’ingresso alto. Tullio mi riferisce che Gianni e’ riuscito a passare l’ostruzione. Giro un poco ma non trovo il punto del passaggio e lascio perdere. Torno alla saletta. Decidiamo che per oggi puo’ bastare, iniziamo a tornare indietro. Strada facendo disarmiamo le corde messe, anche quella per il pozzo da 40m. La visita non e’ stata esaustiva, pero’ la grotta merita senz’altro che noi si ritorni. Con Giulio stabiliamo che torneremo sicuramente per fare delle foto. L’uscita ed il ritorno alle macchine e’ cosa di pochi minuti. E’ ancora giorno, saranno le 3 del pomeriggio. Ci cambiamo con calma. Visto che Marvin e’ gia’ pronto gli affido il trapano perche’ faccia dei fori sulle rocce per scaricare la batteria, sono curioso di vedere che durata abbia. Alla fine calcolo che si possono fare 6 buchi da fix. Non e’ molto ma puo’ bastare per uscite non impegnative. Ripongo tutta l’attrezzatura nello zaino e sono pronto anche io. Ci contiamo, Gianni e Laura sono andati via da tempo. Saliamo in macchina dandoci appuntamento da Roby Bar a Montebuono. Al bar prendiamo qualcosa da bere e poi ci salutiamo. Giada, Mario ed io pero’ non abbiamo una gran voglia di ritornare a Roma senza nemmeno premiarci un po’. Strada facendo decidiamo di andare a cena assieme. Visto che sono le 4 pero’ sara’ difficile trovare un ristorante che ci faccia da mangiare. La scelta cade sul ristorante di Taizzano, famoso per le ottime pappardelle al sugo di lepre . Certo e’ un po’ lontano, ma oggi quasi ci fa gioco. E comunque e’ l’unico ristorante che fino ad ora non ci ha mai tradito preparandoci da  mangiare a qualsiasi ora. Arriviamo che non sono nemeno le 5. I ristoratori con tutti i camerieri e cuoche sono a tavola, ma stanno finendo. Chiediamo se e’ possibile mangiare. Quando ci riconoscono come speleologi ci sorridono e ci fanno accomodare. Santi subito! La cena e’ ottima, come al solito. Il ritorno a Roma a pancia piena e’ tranquillo e soddisfacente. Non si poteva chiedere di piu’ a questa giornata!

Pubblicato in gita, GSS, speleo, uscite | Commenti disabilitati su Grotta Cherubini – 24/11/2013

Cavoni – 16/11/2013

Lunga camminata di avvicinamento e breve esplorazione al Cavone del Triangolo. Marco, Giuseppe ed io.

E’ una uscita nata quasi per caso. Sarei dovuto andare al Mezzogiorno per l’ultima uscita del corso, ma poi sono sopravvenuti degli impegni familiari ed ho rinunciato. Marco giorni prima aveva chiesto se qualcuno aveva intenzione di fare qualcosa sabato. Lo contatto e ci mettiamo d’accordo. Andremo al cavone, ma piu’ per fare una passeggiata che per altro. Provo a sentire anche Giuseppe, lui e’ di Orvieto e quindi Carpineto e’ un po’ fuori mano, pero’ chiedere non costa nulla. Inaspettatamente mi risponde che gli fa piacere venire, anzi, rilancia chiedendomi se puo’ allargare l’invito ad altri amici. Gli rispondo che va bene, piu’ siamo e piu’ ci divertiamo. Ci lasciamo con un appuntamento per sabato mattina direttamente a Carpineto. Gli spiego brevemente come raggiungere il bar Semprevisa e ci lasciamo. Aggiorno Marco e prendiamo appuntamento alle 8 al solito bar “fico” sulla Anagnina. Mando anche una mail allo SCR estendendo l’invito a chi non fosse impegnato col corso. Durante la settimana ricevo commenti ma non adesioni. Alla fine a partire da Roma rimaniamo Marco ed io. Da Orvieto tutto tace, mi limito a mandare un sms a Giuseppe per ricordargli l’appuntamento. Arriviamo cosi’ al sabato mattina. Il tempo non e’ dei migliori ma sembra reggere. Al bar fico mi incontro con Marco, facciamo una ottima colazione e partiamo. Il tragitto per arrivare a Carpineto e’ il solito, non ve lo descrivo neanche. Arriviamo al bar Semprevisa e andiamo poco piu’ avanti, al parcheggio, dove lasciamo la macchina. Aspettando Giuseppe passiamo al forno a prendere della pizza, ci prendiamo poi un caffe’ e sbrighiamo altri affari a carattere strettamente personale! Sono le 9.30. Giuseppe non si vede, di solito e’ puntuale. Lo chiamo. E’ in macchina, ha avuto un inconveniente ed e’ in ritardo di circa mezz’ora. Lo aspettiamo. Dopo un po’ sono stufo di stare li’, aspettare mi mette ansia. Convinco Marco ad andare a fare una passeggiata per il centro. Passiamo per l’alimentari dove prendo un po’ delle ottime olive che vendono. Finiamo il giro tornando al parcheggio. Mentre siamo alla macchina per poggiare gli acquisti mi chiama Giuseppe. E’ all’inizio del paese. Salgo sulla strada principale e lo aspetto per indicargli il parcheggio. Eccoci tutti! Presento Marco e Giuseppe che non si conoscono, suggelliamo la cosa con un altro caffe’ e poi partiamo per pian della Faggeta. Andiamo solo con la mia macchina. Al parcheggio di Pozzo Comune c’e’ un pullman ed una torma di ragazzi, sara’ una gita scolastica. Visto che Giuseppe non e’ mai stato a Carpineto, faccio da cicerone e passo con la macchina davanti all’ingresso di Pozzo Comune descrivendogli sommariamente la grotta. Dopo il tour turistico torniamo indietro e saliamo al parcheggio di Acqua di Mezza Valle. Mi fermo la, la mia macchina e’ bassa e siamo a pieno carico, non mi arrischio a salire oltre. Ho voglia pero’ di fare una bella passeggiata, propongo ai miei amici di fare a piedi tutta la strada carrabile fino a prendere il sentiero fatto l’ultima volta. Preannuncio loro una lunga camminata, non sono convintissimi, pero’ mi assecondano. In effetti non ho una idea precisa di quanto cammino sia. Strada facendo tento mentalmente un calcolo, se la volta scorsa, la sera, siamo scesi con le macchine in circa mezz’ora e siamo andati ad una media di 20 km orari, potrebbe trattarsi di 5 o 10 km. Una bella sgambata! Ci fermiamo quasi subito a fare delle foto. Su una roccia ci sono dei volti scolpiti, 010faccescolpitesu quella accanto un’aquila, ci deve essere stato un artista eccentrico da queste parti. Ci fermiamo a fare le foto 020MarGiuvicinofacce 030IoAquila 040MarAquila 050GiuAquilaIl primo tratto di strada non e’ bellissimo, si costeggia sulla destra un fronte roccioso dove ogni tanto si aprono dei buchi. 060stradainizio 100giubuco 110bucoCi diamo un occhiata ma credo siano tutti conosciuti, lo testimoniano i mucchi di sassi sparsi nelle vicinanze. In compenso da li’ si gode un bel panorama, nonostante il cielo grigio si vede in lontananza per chilometri. Provo a fotografarlo ma le foto rendono poco l’idea. 080panoramainizioSaliamo ancora, ogni tanto incontriamo dei cavalli al pascolo. 070cavallocurioso Inizia il bosco, i meravigliosi colori dell’autunno ci avvolgono, veramente uno spettacolo. 180stradaautunnoCi fermiamo al curvone dove confluisce un’altra strada. C’e’ un cartello con il rilievo della Rava Bianca.140giucartelloTrovo pure dei bei funghi che mi sbrigo ad immortalare per il vostro, e mio, piacere.130funghi Accanto al cartello c’e’ l’attacco di un sentiero segnato, peccato non conoscerlo. Ci ripromettiamo di trovare una mappa dei sentieri per le prossime volte e proseguiamo per la strada. Eccoci arrivati allo spiazzo dove 2 o 3 estati fa facemmo un breve campo per tentare di passare in una grotta li vicino. Passiamo oltre, breve sosta ad un tornante dal quale si gode una superba vista della valle sottostante. 160giutornante Proseguiamo lemme lemme passando accanto allo spiazzo da dove si parte per andare a pian dell’Erdigheta. A lato dello spiazzo c’e’ la grotta di cui mi parlava Daniele la volta scorsa mentre scendevamo. 170bucoparcheggioerdighetaIl cumulo di sassi subito accanto testimonia la quantita’ di lavoro fatto.  Non ho idea di quanta strada manchi, ma continuiamo a camminare senza fretta. Incontriamo altri buchi che non manchiamo di osservare. 200marvicinobuco 210giuperstrada Arriviamo in vista di un curvone verso destra. In mezzo alla curva pochi metri piu’ in basso c’e’ un fontanile. 220fontanile Forse una sosta ci starebbe bene, la propongo ai miei amici e Giuseppe acconsente prontamente dirigendosi senza esitazioni al fontanile. Scendiamo anche noi per un assaggio dell’acqua gelida. Una volta fermi, vista l’ora, cogliamo l’occasione per fare pranzo. 240alberidafontanile Visto che sono fradicio mi cambio anche la maglietta e indosso la giacca a vento perche’ inizia a tirare un vento abbastanza freddo. Finiamo il pranzo con qualche oliva ed un po’ di acqua fresca. Ci voleva proprio. Riprendiamo il cammino, sempre senza troppa fretta. Inizia a piovere, per fortuna dura poco, quasi non faccio a tempo a mettermi il cappuccio e gia’ e’ terminata. Ancora la strada si snoda davanti a noi, ma quando si arriva? 250alberopericolante 260marperstrada 270marspiazzo Giuseppe ha un aria sempre piu’ sconsolata, provo a scherzarci un po’ ma non mi sembra di avere molto successo. Mi consolo con il panorama. 290panoramaIncontriamo ancora indicazioni di un sentiero, credo sia il nostro. 300indicazsentiero Ancora un buco. 320marbuco 330roccie Ma ecco, passata l’ennesima curva, a sinistra stavolta ecco la fine della strada. Annuncio la cosa ad i miei amici, con allegria dico loro che ora inizia l’avvicinamento alla grotta! Non sono propriamente entusiasti. Il sentiero pero’ e’ praticamente in piano, l’unico impaccio e’ creato dalle foglie umide e scivolose. Visto che le ho, ecco un po’ di foto prese sul sentiero. 340margiuiniziosentiero 350sentiero 360marsentiero 380margiualberocrollato 410giucaduto 430alberospezzato 440margiucambiolatocanalone Di buon passo arriviamo al punto in cui si abbandona il sentiero. Vicino al cespuglio di more trovo un fungo con sopra una faggiola in equilibrio, a mettercela io, non sarei riuscito cosi’ bene, merita una foto. 450fungoconfaggiola Appena iniziata la salita incontriamo un albero maestosamente enorme, non posso negare una foto anche a lui. 500alberoneMostro ai miei amici il buco ri-trovato la volta scorsa (Nonno Pintus ha mantenuto la parola e mi ha detto di che grotta si tratta, pero’ l’ho prontamente scordato!) ma non ci soffermiamo altro che per prendere fiato. 520margiubucoaltravoltaLa pietraia ci attende e gia’ ci osserva curiosa da dietro gli ultimi alberi. 530ceppoalberoSe non altro abbiamo fatto un lungo riscaldamento ed i muscoli rispondono bene! I miei amici oramai sono chiassosi e ciarlieri come dei muti con la bocca cucita! 540marpietraiaPer fortuna oramai manca veramente poco, mi fermo a fotografare un cavallo che a pascolo tra le pietre 580cavallo Non nego una foto anche a Marco e Giuseppe. 590margiupietraia Ancora pochi metri, Passiamo la  cresta. 620cresta Ecco il solito minuscolo menhir alla mia destra. 640menhir siamo arrivati alla grotta. 650cavone Un paio di scivolate sulle foglie facendo gli ultimi metri e poi finalmente posso poggiare a terra lo zaino. Chiedo l’ora a Giuseppe, sempre imperscrutabile, mi risponde che sono quasi le 3. Caspita, siamo partiti alle 11 e 30! Impiego un po’  di tempo iniziando a preparare quanto serve mentre aspetto di smettere di sudare. Mi pare manchi qualcosa, faccio mentalmente una rapida cernita. Casco, tuta, vestiti, imbrago, chiavetta, attacchi, trapano, acqua, viveri…mi sembra ci sia tutto. Ora vado ad attaccare la corda per il primo pozzetto…ecco cosa manca, la corda! Me la sono proprio dimenticata. Avviso i miei amici che mi guardano in cagnesco. 660margiupronti Li acquieto, non vi preoccupate, gli dico, ci sono delle corde alla base del pozzo. Scendero’ giu’ in qualche maniera, poi vi passero’ la corda e voi armerete il pozzo come si deve. Per fortuna ho sempre con me una piastrina con il bullone da spit altrimenti sarebbe stata davvero dura. Mi faccio dare tutte le longe delle maniglie e i relativi pedali. Collegandoli tutti arrivo abbondantemente alla base del pozzo. Bene. Finisco di vestirmi, compongo lo zaino da grotta, avvolgo lo zaino da “avvicinamento” nel sacco di plastica che lo proteggera’ dalla pioggia. Sono pronto. Mi calo a braccia per il pozzetto, recupero la corda e la passo ai miei amici tramite la catena di longe. Segue un po’ di silenzio, mi viene il sospetto che stiano meditando di vendicarsi lasciandomi qui sotto. Escludo categoricamente la possibilita’, pero’ mi accorgo di essermi messo ad osservare come risalire il pozzo in arrampicata! Ecco che arriva la corda, ecco, ora scendono anche loro. Siamo di nuovo assieme, si parte. Stavolta non potro’ farvi vedere delle foto scattate in grotta poiche’ la mia povera fotocamera si e’ schiantata la settimana scorsa. Vado avanti spiegando la faccenda a Giuseppe, che mi segue. Arriviamo in breve tempo al pozzo delle lavatrici. Al frazionamento del pendolo lo descrivo mentre lo affronto e poi grido la libera. Scendendo continuo a fare un po di pulizia. Arrivo alla sala nozoom e mi infilo direttamente verso il pozzo da 10 che ancora devo scendere. Aspetto li sotto i miei amici. Oggi lo stillicidio e’ piu’ simile ad una doccia che al mite gocciolio della volta scorsa. Nella sala sotto, quella con l’arrivo d’acqua il rumore e’ molto accentuato. Mi metto comodo ad aspettare. Ancora una volta siamo assieme, si puo’ proseguire per il pozzo. Prima di infilarmi nello stretto passaggio per l’ambiente che precede il pozzo facciamo un po’ di pulizia dei sassi. E’ una battaglia persa in partenza, pero’ e’ sempre meglio che niente. Scendo, eccomi al pozzo. C’e’ un breve tratto di corda orizzontale fino al frazionamento che scende. Aspetto che arrivino gli altri e poi scendo. Ci siamo portati il secondo pezzo di corda che stava all’ingresso nel caso  serva armare un altro pozzo, come spero. Mentre mi calo guardo attorno, memorizzo un paio di punti da vedere risalendo un paio di metri. Arrivato alla base mi guardo attorno. Sotto di me, un po’ spostato dalla verticale del pozzo, un saltino. Dovrebbe essere quello  di cui mi hanno parlato Cristian e Daniele. Mentre Giuseppe e Marco scendono, osservo meglio il saltino. E’ arrampicabile, Cristian mi aveva parlato di un pozzo nel quale serve la corda, forse e’ piu’ sotto. Scendo. Sotto trovo una piccola sala, circolare di 3 metri di diametro. Ai piedi sempre massi di crollo. I miei amici arrivano portando la mazzetta ed il piede di porco. Rompo un poco di roccia e provo ad infilarmi in un punto stretto. Dico a Giuseppe se intanto puo’ risalire a vedere le altre possibili prosecuzioni. Esco presto dal buco in cui sono andato a ficcarmi, non ci sono prosecuzioni evidenti. Marco e’ nella sala, Giuseppe ci raggiunge, non ha trovato nulla di eclatante, vado a vedere anche io. Salendo c’e’ un buco, faccio per infilarmi, ma sotto vedo le luci di Marco e Giuseppe che sono ancora nella sala. Ritorno sui miei passi. Salgo ancora un paio di metri da dove finisce la corda, in direzione quasi opposta alla sala. C’e’ un altro ambiente, grossomodo rettangolare, ai piedi sempre massi di crollo. Ai 2 lati corti ci sono delle possibili prosecuzioni. Appena entrati a destra c’e’ il primo che vedo. C’e’ da rompere un po di roccia per poter scendere in un altro ambiente un metro piu’ in basso. Inizio a lavorare con il martello da armo, intanto chiamo i miei amici chiedendo loro di portare mazzetta e pie’ di pork. Con la mazzetta faccio in un attimo. Scendo, anche la’ sotto altri sassi sconnessi. inizio a spostarne qualcuno. Marco viene ad aiutarmi. Togliamo sassi da un possibile passaggio. Provo ad infilarmici ma e’ stretto, serve altro lavoro. Siamo tutti a portata di voce, facciamo il punto della situazione. Di lavoro ce n’e’ tanto quanto se ne vuole, si potrebbe tranquillamente tirar mattina. Pero’ siamo fradici, ci attende un’altra bella camminata per tornare alla macchina e, soprattutto, non vogliamo fare tardi per cena, la Sbirra ci aspetta! E’ necessario che si inizi a tornare indietro. Marco ed io usciamo dal pertugio in cui ci eravamo ficcati e andiamo a vedere dalla parte opposta dove Giuseppe sta cercando di creare un varco. Quando e’ largo a sufficienza provo ad entrare anche la’ ma e’ sempre stretto e, sinceramente, meno promettente dell’altro. Rinnoviamo l’intenzione di andare. Un po’ a malincuore lascio sul posto mazzetta e piede e mi avvio verso la corda. Inizio a salire. Quando arrivo grido la libera. Per come e’ posizionato il pozzo dovrei riuscire a salire il tratto fino alla sala nozoom senza tirar giu’ sassi. Alla sala aspetto un po’. Quando sento arrivare Giuseppe inizio a risalire. Nemmeno tocco la corda che mi arrivano in testa un paio di sassi grossi un pugno, devo sistemare ancora. Mi fermo e dico a Giuseppe di passare nella sala cosi’ se la puo’ visitare mentre attende il suo turno. Gli passo la corda presa all’ingresso, mi sembra inutile riportarla indietro, la lasciamo la’ per le prossime volte. Inizio a dirgli di fare passare anche Marco, quando eccolo spuntare. Mi blocco e dico anche a Marco di passare nella sala. Quando i miei amici sono al sicuro, inizio a fare pulizia. Appena tocco si stacca un bel blocco. Per fortuna non l’ha fatto sulla nostra testa! Impiego circa un quarto d’ora a raschiar via sassi ma ora mi sembra decisamente meglio. Mi segno mentalmente che ci starebbe proprio bene un deviatore lungo, dal masso alle mie spalle, mi riprometto di farlo la prossima volta. Continuo la risalita. Arrivo al frazionamento, lo passo. Mi pendolo con cautela e ritorno sulla verticale. Bene, ora non c’e’ piu’ pericolo di tirare sassi sotto. Grido la libera. Mi sembra di sentire che risale Giuseppe. Da li’ in poi la salita si svolge tranquillamente. Grido sempre la libera e sento la risposta di Giuseppe fino alla ex-strettoia del vecchio fondo. Quando arrivo al passaggio orizzontale prima dello scivolo di fango urlo nuovamente la libera ma nessuno mi risponde. In cima allo scivolo di fango mi fermo ad aspettare, fuori e’ buio, probabilmente fara’ anche freddo. Sistemo un sasso piatto a fare da sedile, mi accomodo utilizzando lo zaino come schienale. Spengo la luce, aspetto. Un pipistrello inizia a fare avanti e indietro, io non lo vedo ma lui probabilmente mi percepisce ed gli faccio una bella paura. Passa il tempo, da sotto, nessuno, tutto tace. Passa un quarto d’ora, inizio ad impensierirmi. Ancora 5 minuti poi torno indietro. Sento un rumore, tendo l’orecchio, si, non mi sono sbagliato. E’ Giuseppe che arriva. Faccio finta di nulla ma sono sollevato. Riaccendo la luce, eccolo che fa capolino dalla base dello scivolo. Aspettiamo insieme Marco, quando lo sento avvicinarsi, mi avvicino alla corda. Meglio che inizi a risalire. Appena fuori vengo attaccato da un vento teso e ghiacciato. Grido la libera e corro allo zaino. Devo cambiarmi alla svelta o mi prende un accidenti. Inizio a tremare violentemente. Cosa ho di caldo? Sempre tremando come una foglia tiro fuori tutti gli indumenti asciutti che ho. A malapena percepisco che i miei amici sono usciti anche loro e come me si stanno sbrigando a cambiarsi. Ho alcune maglie ma non ho pantaloni asciutti quindi devo tenere quelli che ho anche se bagnati. Calo a meta la tuta, restare a torso nudo e’ una vera e propria tortura. Finalmente riesco ad infilare la prima maglia, gia’ meglio. Infilo la seconda, benone. Indosso la giacca a vento e sopra mi infilo nuovamente la tuta fradicia. Ora lentamente il tremore si placa, torno a ragionare. Anche Giuseppe e Marco si sono cambiati, ora riesco anche a scambiarci qualche parola senza balbettare dal freddo, si parla di ristorante, sono le 8, arriveremo proprio in orario perfetto. Mi metto anche il cappelletto di lana, ora si che si ragiona. Faccio una foto ad una lumaca enorme. 670lumaca E’ il momento per delle foto ricordo, una per ognuno ci vuole proprio. 680marconotte 690giunotte 700ionotte Una bella bevuta, inzeppiamo gli zaini con le nostre robe e siamo pronti per andare. Prima di partire una illuminata tutto intorno, non ci pare di star scordando nulla. Arriviamo alla cresta e scendiamo la pietraia spostandoci sulla sinistra per intercettare il sentiero che costeggia il canalone e ci portera’ al parcheggio di acqua di mezza valle. Una volta nel bosco mi devo spogliare un po’, non c’e’ il vento che tirava su all’ingresso della grotta e poi la passeggiata mi ha riscaldato. Alla macchina la temperatura e’ confortevole, ci cambiamo senza fretta. Ammucchio tutto quanto nel saccone di plastica che portero’ direttamente a casa a lavare. E’ tutto troppo bagnato ed infangato per poterlo lasciare in macchina ad asciugare. Non credo che la mia dolce meta’ ne sara’ contenta ma non vedo altra soluzione. Arrivati al parcheggio lasciamo la macchina per la passeggiata piu’ lieta della giornata, ho una fame da lupi. HNon vi racconto come e’ proseguita la serata, posso solo dire che alla fine eravamo degnamente sazi e rilassati. Il ritorno a casa e’ stata una dura prova per tutti, soprattutto per Giuseppe che ha dovuto far ritorno dalle parti di Orvieto. Che altro? Manca solo un…Alla prossima!

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Cavoni – 9/11/2013

Continuazione della esplorazione al cavone del triangolo con Barbara, Cristian, Daniele, Nonno Pintus, Fabrizio, Stefano ed io. Rotta la fotocamera!

Sono qui a scrivere, ma sono passati quasi 10 giorni dall’uscita, devo proprio sbrigarmi perche’ gia’ sento che il ricordo inizia a sgretolarsi! Allora, come al solito, abbiamo appuntamento al bar “fico” di Anagnina. Solo Daniele andra’ per conto suo e ci troveremo direttamente a Carpineto. Oggi siamo un bel gruppo, oltre a Daniele e me, c’e’ Barbara, Giorgio, ovvero Nonno Pintus, Cristian, Fabrizio e Stefano. Dopo la colazione si parte. Barbara e Cristian con la loro macchina. Noi altri 4 ci inzeppiamo, ma nemmeno tanto, nella macchina di Fabrizio. Mi fiondo al posto di dietro cosi’ posso anche provare a dormire. Arrivati a Carpineto facciamo tappa al bar “Semprevisa”. Inizialmente non mi sono interrogato circa il motivo della sosta, pensavo si trattasse di un cappuccino di incoraggiamento e magari una tappa al bagno. Quando la sosta ha iniziato a protrarsi ho chiesto, stavamo aspettando Daniele. Mi ero scordato di dir loro che Daniele sarebbe andato direttamente al parcheggio di acqua di mezza valle! Ripartiamo senza ulteriori indugi ed arriviamo finalmente a pian della faggeta dove troviamo il buon Daniele che traffica con la sua attrezzatura. Saliamo tutti al parcheggio dove in un rapido consulto decidiamo di tentare la sorte, arriveremo con le macchine fino alla fine della strada. Sono contento, finalmente vedro’ il sentiero che desidero conoscere da questa estate e che mi e’ sfuggito finora. Per non lasciarlo solo, mi sposto in macchina di Daniele e pianin pianino saliamo. La strada e’ in buone condizioni. E’ percorribile, con attenzione, anche con macchine non proprio da fuoristrada come le nostre. Arriviamo alla fine della strada, parcheggiamo e iniziamo la vestizione. Abbiamo un bel mucchio di materiale, per fortuna siamo in tanti.009parcheggioUn rapido spuntino e poi, zaino in spalla e via. Il sentiero che parte proprio dalla fine della strada prosegue diritto mantenendoci praticamente alla stessa quota di partenza. La giornata promette pioggia e c’e’ anche un po’ di nebbia, provo a scattare qualche foto ma non rendono molto.
020andata
030andata
040andata
060andataSi cammina almeno mezz’ora di buon passo fino ad intercettare il canalone di acqua di mezza valle. Passiamo sull’altro versante del canalone 080canalonee risaliamo, ancora seguendo le chiare segnalazioni del sentiero. Incontriamo un cespuglio basso di more, visto che ce ne sono ancora, con Stefano e Fabrizio approfittiamo per una dolce sosta mentre aspettiamo che il gruppo si ricompatti.
090moreRipartendo lasciamo il sentiero iniziando ad affrontare la salita, e’ arrivato il tanto temuto momento della pettata finale!
100pettataIniziamo a salire, siamo ancora tra gli alberi ma davanti a noi, e ben piu’ in alto, la pietraia ci aspetta, si vede chiaramente nonostante la nebbia. In una macchia di prato troviamo un buco per terra, e’ occultato dalle foglie di un alberello che vi cresce dentro, ma e’ indubbiamente una grotta.
110buco150fotobuca160bucoTiriamo sassi dentro, sembra andare giu’ parecchio. Ho l’impressione di conoscere questa grotta e credo di averla anche scesa, ma e’ facile che mi sbagli quindi lo tengo per me. Pure Nonno Pintus dice che gli pare di conoscere la grotta. Riprendiamo il cammino, in fondo oggi abbiamo altri programmi e ci sara’ occasione di tornare qui. Nonno Pintus dice che si informera’ e ci fara’ sapere. Usciamo dal bosco. Ora tutto intorno a noi c’e’ la ripida pietraia e nebbia. Uno spettacolo che potrebbe deprimere qualcuno piu’ savio e/o meno determinato. Saliamo spostandoci di poco sulla destra e, prima di quanto mi aspettassi, siamo in cresta. Strada facendo rischiamo di perderci di vista in mezzo alla nebbia ma con qualche urlo ci ricompattiamo. Scavallo la cresta, ecco li’ sulla mia destra il piccolo menhir semi-adagiato. Siamo proprio arrivati. Mi affretto alla grotta rimediando ben tre scivoloni sulle foglie bagnate. Eccoci!
200fabrizioarrivo210barbaraarrivo240stefanoarrivoIniziano i consueti preparativi. 180ingresso Con Nonno Pintus facciamo anche una foto ricordo all’ingresso, simile a quella che scattammo insieme nel millennio scorso 190PintusIoIngresso Forse perche’ sono piu’ veloce del solito, piu’ probabilmente perche’ i miei amici mi lasciano fare, mi ritrovo pronto per primo. Monto la corda ed inizio a scendere, sono impaziente e c’e’ tanto lavoro da fare per mettere in sicurezza la prima parte della grotta. Siamo venuti su con 2 trapani, rimaniamo d’accordo che Nonno Pintus rimarra’ indietro con Fabrizio e Stefano e, col secondo trapano, armeranno nuovamente i primi pozzi fino alla zona nuova. Lascio loro, con sospiri e rimpianti, la mia (in verita’ del GSS!) corda da 50m, fida compagnia di tante discese estive, che sacrifichero’ alla esplorazione del cavone. Daniele, Barbara e Cristian mi seguiranno. Sceso il primo pozzetto vado per lo scivolo di fango e quindi per la strettoia orizzontale. Nel farlo spiego la questione a Daniele che non conosce la grotta. Alla ex-strettoia verticale non manco di magnificare il lavoro di disostruzione fatto a suo tempo. All’altezza delle salette laterali dico a Daniele di fermarsi facendo attenzione a non tirarmi sassi. Scendo i pochi metri fino al restringimento. La volta prima avevo notato un pericoloso slittamento dei sassi ivi incastrati e legati con fanghiglia. Era stata proprio una crepa nella fanghiglia ad evidenziare il problema. L’avevo ricompattata, urlando poi ai miei amici di quella volta di fare molta attenzione. La fetente pero’ e’ evidentemente instabile, forse anche a causa dell’aumento dell’acqua che ammolla il fango di tenuta. Affondo le dita nella crepa, non devo nemmeno fare forza, ed una rispettabile massa di sassi e fango crolla giu’ con fragore. Continuo il lavoro buttando giu’ tutti i sassi instabili. Alcuni sono davvero grossi, pensa, mi dico, se ostruisco il passaggio appena aperto e non possiamo andare ad esplorare, Cristian mi ucciderebbe! Quando sono soddisfatto, continuo la discesa. Qui succede il fattaccio, mentre mi infilo nel breve passaggio stretto il fondo del tascone della tuta si impiglia ad una roccia. Il fondo della tasca si apre come una scarpa vecchia e tutto il suo contenuto affronta la caduta per il pozzetto. Nella tasca avevo un bounty, il mio fido tubicino e la mia amata macchinetta fotografica! Scendo il pozzo col cuore in tumulto e lanciando sinceri e sonori improperi alla tuta ed al suo fabbricante. Alla base del pozzetto successivo cerco affannosamente i miei averi perduti ma trovo solo il bounty mezzo spiaccicato. Del tubicino nessuna traccia, della macchinetta fotografica, nessuna traccia. Sconsolato continuo la mia opera rumorosa sgombrando anche da li’ tutti i sassi che avevamo accumulato. Stavolta lavoro con piu’ tranquillita’ perche’ posso vedere il passaggio aperto la volta scorsa e tiro i sassi in maniera che non si fermino in mezzo alle scatole. Daniele mi raggiunge, inizio a spostarmi nel pertugio. Anche li’ abbiamo dei bei mucchi di sassi non proprio stabili che mando prontamente a rumoreggiare piu’ in basso. Quando, anche in questo caso, mi posso ritenere soddisfatto, continuo a scendere fermandomi alla piccola cengia subito sotto. Urlo a Daniele che puo’ raggiungermi, spero abbia lui tutto quel che mi manca per procedere ad armare. Io ho gli attacchi e la mazzetta, Daniele ha portato la corda, il trapano con la punta, ma la batteria l’ha Barbara. Aspettiamo. Barbara, santa subito (!), scendendo ritrova la mia macchinetta. Dentro di me saltello dalla gioia, me la tiene lei perche’ ora non saprei dove metterla. Cosi’ rallegrato nell’animo, una volta raggranellato tutto il necessario, iniziamo l’armo. Trovo un po’ di roccia compatta e vi armo la partenza. Serve un subito un deviatore per non far toccare la corda. Scendo il primo pezzo. Non so come, pero’ Cristian si materializza accanto a me. Armiamo insieme il secondo tratto del pozzo. Quando siamo alla base possiamo dire finalmente iniziata l’esplorazione per questa uscita. Cristian si assicura alla corda e va avanti verso la frattura ed i massi instabili. Inizia a buttarne giu’ qualcuno. Mi sistemo per attendere che finisca ma, con sorpresa, lo vedo tornare indietro per cedermi il posto. Mi puzza di fregatura! Pero’ ho troppa voglia di andare. Sistemo un attacco a formare un breve traverso e lo uso come base di partenza per osservare la situazione. Ai miei piedi ci sono dei pietroni tanto enormi quanto instabili, di lato, sulla parete di sinistra la roccia e’ molto fratturata ed instabile. C’e’ poco da fare, quella roba deve sparire prima di poter andare avanti. Sara’ un lavoro massacrante. Avevo visto giusto, in effetti la fregatura c’era! Mi rimbocco le maniche ed inizio. I primi a partire sono i massi ai miei piedi. Alcuni stimo superino abbondantemente la mezza tonnellata, riesco a farli cadere perche’ sono proprio in bilico. Sono un po’ teso, controllo che nessuna delle corde e cordini che ho addosso possa andare ad incastrarsi alle rocce che faccio cadere, sarebbe spiacevole rimanere tagliati in 2 a causa loro. Cristian e’ alla partenza della frattura e mi fila la corda. Dovrebbe fare attenzione anche lui che la corda non sia lasca ma, sembra impegnato a chiacchierare con gli altri. Gli urlo una miriade di volte di fare attenzione ma ogni volta che mi giro vedo la corda lambire pericolosamente il masso che sto per far precipitare. Evidentemente non riesco a renderlo partecipe del pericolo, sembra anzi un po’ scocciato dei miei continui richiami. Bene o male comunque il lavoro progredisce. Durante una pausa per riprendere fiato, da sopra ci arrivano le urla degli altri amici. Ci chiedono informazioni, vogliono sapere cosa stiamo combinando e perche’ ogni tanto sentono boati come di lavatrici che si schiantano. La battuta ci piace. Abbiamo trovato il nome del pozzo. Sara’ il “pozzo delle lavatrici”. Terminati i massi alla base attacco con decisione quelli pericolanti sulla parete sinistra, fortunatamente la parete destra e’ integra. Mi passano il piede di porco, con lui e’ cosa di un attimo. Ho bisogno di frequenti pause, sono sullo sfinito, un po’ per la fatica, un po’ per la tensione. Pero’ ora e’ tutto ragionevolmente pulito e sicuro. Anzi, ai lati della frattura ora ci sono delle sporgenze che creano un comodo camminamento che permette di affacciarsi al fuso principale del pozzo. Pratico il camminamento e vado a mettere 2 begli attacchi quasi al termine della frattura. Quando sono finalmente assicurato facciamo il punto della situazione. La corda che parte dall’attacco iniziale ora tocca su uno spuntone di roccia, bisogna frazionare. Nel fuso, alla mia destra, poco piu’ in basso c’e’ un blocco di rocce che sembrano pronte a cadere ma si puo’ fare poco per loro. Alla base del pozzo sotto di me altre rocce non propriamente stabili. Sotto di me, in corrispondenza della parete opposta del fuso, alle mie spalle, il pozzo continua ma non si riesce a vedere per quanto. Scendo un paio di metri per mettere un deviatore poi passo il trapano a Cristian che sistema il frazionamento aggiuntivo. Scendo alla base del pozzo ed inizio a fare pulizia. Tolgo il “grosso”, sarebbe impossibile levare tutto. Faccio un nodo su una roccia per tenermi mentre Cristian mi raggiunge con il trapano. Quando arriva mi stupisce decretando: “Ora continuo io, ‘che tu sei stanco”. Non riesco a replicare, avrei voluto continuare ad armare fino alla fine del pozzo, pero’ in effetti sono stanco e poi e’ giusto che anche lui abbia la sua parte di divertimento. Decidiamo che serve pendolare fino alla parete opposta e mettere un attacco li’ per scendere la continuazione del pozzo. Mentre Cristian cerca gli attrezzi necessari, approfitto del trapano per mettere un attacco sulla roccia per assicurarmi e lasciargli la corda libera. Cristian si pendola fino alla parete opposta, si aggancia alla roccia con l’attrezzo acconcio ed inizia ad operare col trapano. Al momento di sistemare il fix lancia un po’ di male parole, gli si e’ rovinata l’impanatura e non riesce a togliere il dado. In qualche modo rimedia ed in breve il frazionamento e’ sistemato. Inizia a scendere. Sembra che il pozzo finisca 15 metri piu’ in basso, in una sala di crollo. Scende direttamente, non c’e’ bisogno di altri frazionamenti. Quando grida la libera parto immediatamente. Il frazionamento e’ un po’ bastardo, ma si passa. Scendo l’ultima parte del pozzo. Ma qui e’ pieno di sassi pronti a cadere. Devo dare una pulita. Avverto Cristian che zompetta qua e la’ tra i massi di tenersi al sicuro ed inizio la pulizia. Non e’ semplice come pensavo, c’e’ molta roba che pronta a rovinare giu’, magari quando saremo in risalita. Finalmente posso continuare la discesa. Arrivo a poggiare i piedi per terra ed inizio a guardarmi attorno. Ho la parete di fronte, alle spalle ho il salone di crollo che ho osservato scendendo. Sulla destra ci sono delle diramazioni tra i massi, una delle 2, quella piu’ a sinistra, scende in una sala dove c’e’ un arrivo d’acqua che cade dall’alto. Anche quella sala e’ piena di massi di crollo. L’altra diramazione e’ piu’ piccola, Cristian e’ andato ad intrufolarsi li’, sembra promettere bene ma visto che lo spazio non e’ molto e sono tutti sassi poco stabili mi astengo dal raggiungerlo. Riesco a ritornare alla sala principale mentre il resto della banda ci raggiunge. E’ bella grande, e anche i massi alla base sono di dimensioni notevoli. Aspetto pazientemente di essere riuniti. Arriva Daniele, arriva Barbara, ecco anche Fabrizio e Stefano. Buon ultimo inizia a scendere Nonno Pintus che se la gode centimetro per centimetro. Barbara mi porge la fotocamera. La carezzo con affetto, non pensavo di vederla ancora. La accendo speranzoso ma lei fa dei rumori strani e poi mi dice: “Errore Zoom”. Sono desolato e deluso, con un tono tra il contrariato ed il commosso esclamo: “No zoom!”. La cosa piace ad i miei amici, e’ deciso, la sala dove siamo, da oggi si chiamera’: “sala no zoom”. Non mi consola tanto della rinnovata perdita, ma archiviare il dispiacere con qualche risata in compagnia e’ la miglior medicina. Nel frattempo ci raggiunge Cristian. Ha portato un illuminatore veramente potente e vuole fare una ripresa con la sua fotocamera. Inizia, io faccio il tecnico delle luci manovrando l’illuminatore. Dobbiamo interrompere subito perche’ la sua fotocamera ha esaurito la memoria. Gli passo allora la scheda di memoria della mia compianta, mi consolo cosi’, donando i suoi organi ancora caldi! Filmiamo la storica discesa di Nonno Pintus e poi una panoramica della sala con i suoi occupanti. Fatta la documentazione video per i posteri passiamo ad altro. Si mangia qualcosa, si gira lo sguardo un po’ a casaccio per la sala commentando possibili continuazioni. Mi cambio perche’ sono fradicio, dentro per il sudore, fuori per lo stillicidio, ed inizio ad avere freddo. Esaurita la lunga sosta andiamo a visionare le nostre scoperte. Cristian si inoltra nella diramazione stretta per vedere se trova prosecuzioni. Noi andiamo a vedere il resto del salone. Si sale qualche metro tra i massi ma poi una parete di massi malamente incastrati ci sbarra la strada. Cerchiamo pertugi ma con poca fortuna. Mi arrampico per vedere un punto e discendendo rischio di tirare un massone in testa ai miei amici. Per evitare altri pericoli scendo poggiando i piedi sulle spalle di Nonno Pintus e Daniele. Decidiamo che non e’ il caso di rischiare oltre, per il momento sembra piu’ sensato cercare una prosecuzione verso il basso. Stefano si attarda a cercare ma, con qualche urlo e poche blande minacce lo convinciamo a seguirci. Ritornati al punto di ristoro decidiamo il da farsi. Siamo tutti abbastanza stanchi. Non scordiamo la camminata del ritorno che ci attende per tornare alle macchine. Decidiamo che per oggi l’esplorazione puo’ terminare. Nonno Pintus inizia a risalire, verra’ poi seguito da Fabrizio e Stefano e quindi da tutti noi. Mentre lui risale andiamo a curiosare da Cristian. Ora e’ in compagnia di Daniele, hanno trovato un pozzo da 10m e stanno attrezzandolo. Barbara li attende nell’ambiente appena sopra di loro ma si prepara a scendere per lo stretto passaggio ricavato tra i massi. Con lei, tiriamo via qualche sasso ma senza esagerare, fare pulizia li’ sarebbe come voler svuotare il mare con un cucchiaio. Barbara scende, mi dice che c’e’ abbastanza spazio. Mi avventuro anche io. Mi segue Stefano. Alla fine siamo ammucchiati in un paio di metri quadri, sotto uno stillicidio che e’ quasi una doccia. Cristian ha messo un attacco di partenza e scende per completare l’armo. Daniele gli fa da assistente, Barbara e’ spettatrice in prima fila, io sbircio dalle sue spalle e Stefano e’ in piccionaia. Il pozzo viene sceso da un Cristian euforico, sono circa 10m, sembra ce ne sia subito un altro. La cosa e’ avvincente ma si e’ fatto decisamente tardi e poi, dopo circa venti minuti di immobilita’ e doccia fredda, mi e’ ripreso un freddo intenso. Ho la schiena che mi “pizzica” dolorosamente. Ci mancherebbe solo il mal di schiena! Per oggi ne ho abbastanza e lo comunico agli altri. Stefano ha iniziato ad uscire e probabilmente ha raggiunto Nonno Pintus e Fabrizio. Prendo anche io la strada del ritorno. Barbara dapprima mi segue, poi arrivata alla sala “no zoom” decide di aspettare Cristian. Risalgo con calma dando la libera a Daniele dopo il primo frazionamento, quando sono gia’ nel vuoto e non rischio di tirar giu’ sassi. Finiti i pozzi nuovi arrivo alla parte “vecchia”. Nonno Pintus ha fatto un buon lavoro riarmando tutto con la “mia” 50. Mi dispiace abbandonarla la’, tutta sola, pero’ ora la grotta si e’ approfondita e nel prossimo futuro potrebbe diventare veramente impegnativa. Anche se questi pozzi sono facilmente arrampicabili e’ meglio non arrischiarsi a farlo quando si e’ stanchi. Arrivato allo scivolo di fango lancio un urlo, i miei amici sono fuori, non piove, bene! Esco. E’ buio, la temperatura e’ piacevole. mi cambio con calma scambiando qualche chiacchiera.
260pintusFabrizioUscitaArriva anche Daniele, e’ infangato come non mai. Gli scatto una foto con la fotocamera “buona”, quella che non porto in grotta.
250danieleuscitaMentre aspettiamo Barbara e Cristian decidiamo il da farsi. Vorremmo concludere la giornata con una bella cena alla Sbirra. Pero’ e’ tardi, dobbiamo aspettare i nostri amici e da quel momento circa 2 ore ci separano dall’arrivo al ristorante. Qualcuno ha per caso il numero della Sbirra per sentire che ci dicono? Purtroppo pare di no. Non voglio rinunciare cosi’. Accendo il cellulare e provo. Riesco ad accedere ad internet! Trovo il numero del ristorante e li chiamo. Gli dico che siamo speleologi, negli anni hanno imparato che siamo un po’ particolari e possiamo piombare da loro agli orari piu’ strani. Ci dicono che possono aspettarci. Rimaniamo che arriveremo verso le 10. E’ piu’ una speranza che altro pero’ ci teniamo allegri con il pensiero di un bel piatto di fettuccine. Sono quasi le 9 quando escono i nostri amici. Non li facciamo nemmeno sospirare e dopo un quarto d’ora siamo gia’ di partenza per le macchine. Scendiamo la pietraia spostandoci un poco a destra cercando di indovinare la giusta traiettoria per intercettare il sentiero. Lo raggiungiamo sbagliando di pochissimo. Ripassiamo per il cespuglio di more, il canalone e poi prendiamo il sentiero pseudo-pianeggiante. Non me lo ricordavo cosi’ lungo. Non ho forzato il passo ma nemmeno posso dire di essere andato piano. Sara’ il miraggio della cena mi da’ nuove forze! Ogni tanto faccio una sosta per ricompattarci, Barbara e Cristian sono dietro a chiudere la fila. Con sollievo ecco che intravedo le macchine. Sono le 10 e mezza, e’ tardi per il ristorante, cerco di non pensarci. Ci cambiamo e sistemiamo i materiali. Poco prima di partire, anche se con poche speranze, richiamo la Sbirra. Sono ancora li’ e ci aspettano! Gli dico che non saremo da loro prima di un’ora, mi confermano che va bene, ci aspetteranno. Finiamo i preparativi e partiamo. Anche per il ritorno sono ospite in macchina di Daniele. Commentiamo assieme la lunga ed interessante giornata. Ci vuole circa mezz’ora per arrivare a pian della faggeta, dove inizia la strada asfaltata. A quel punto ci salutiamo, Daniele andra’ direttamente a casa. Io ritorno in macchina con Fabrizio, Stefano e Nonno Pintus. Mentre stiamo riavviandoci Cristian ci richiama. Lui e Barbara si sentono stanchi ed hanno deciso che andranno a casa senza cena. Ci salutiamo frettolosamente e scappiamo verso il ristorante. Ci hanno aspettato veramente! Concludiamo degnamente la giornata con un allegro pasteggiare. Eccoci tutti a fine pasto con la stanchezza che inizia a calare, ma molto soddisfatti SbirraIo SbirraPinBib SbirraPintus SbirraSteFab
Torno a casa che sono quasi le 3 del mattino ma ne e’ valsa la pena. E poi, per fortuna, domani e’ domenica!

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Cavoni – 26/10/2013

Entusiasmante esplorazione al cavone del triangolo con Cristian, Marco, Alessio ed io.

Andiamo a continuare il lavoro al cavone del triangolo re-iniziato a maggio scorso. Parlo di re-inizio perche’ si tratta di una lunga storia con questo cavone. Ne ho accennato nella precedente relazione, quella di maggio. Basti solo ricordare che e’ una attivita’ iniziata nel passato millennio!

Ma torniamo a noi, abbiamo il solito appuntamento alle 8 al bar fico (si, sempre quello vicino all’ikea di anagnina). Arrivo in anticipo di almeno mezz’ora. Mentre cerco parcheggio intravedo dentro una macchina il buon Stefano. Mi ricordo allora che oggi c’e’ l’uscita del corso SCR a Pozzo Comune e che quindi anche loro si saranno dati appuntamento qui. Lascio la macchina e vado a salutare il mio amico. E’ impegnatissimo con il telefonino e quasi lo spavento quando lo saluto. Mi aggiorna brevemente, gli altri del corso si sono gia’ incontrati e sono gia’ partiti. Lui e’ rimasto indietro per aspettare Marco che e’ in ritardo ed ha il cellulare spento. Vista la defezione di alcuni allievi lui e Marco sono stati dispensati dall’uscita. Stefano e’ rimasto per avvertire Marco, non altrimenti raggiungibile. Anche Cristian e’ in ritardo. <<Solo un paio di minuti>>, mi dice quando lo chiamo. Nel frattempo arriva un trafelatissimo Marco. Lo aggiorniamo. Visto che e’ comunque pronto per andare in grotta gli offro di venire con noi ai Cavoni. Male che vada, gli dico, sara’ una bella passeggiata. Accetta prontamente e viene arruolato. Arriva finalmente Cristian. Ha portato con se un amico, Alessio, ovvero per Cristian, “dokkino” poiche’ e’ dottore e lavora al policlinico. Subito, interessato, gli chiedo se per caso sia geriatra (sarebbe utile visto che l’eta’ media dei gruppi avanza inesorabilmente!!!) ma purtroppo e’ “solo” neurologo! Lo esorto a frequentare quanto prima un bel corso di aggiornamento per la cura degli anziani, e su questa arguto consiglio ci avviamo a fare la colazione. Dopo alcuni dolci e gustosi momenti siamo pronti alla partenza. Facciamo 2 macchine. Marco ed io andremo con la mia, poiche’ la sera torneremo a Roma. Alessio e Cristian vanno con la loro visto che si fermeranno a dormire in quel di Carpineto, per poi andare in grotta con il corso CAI la domenica. Ci diamo appuntamento al supermercato di Carpineto per fare provviste. Il viaggio e’ tranquillo e chiacchiereccio, arriviamo al supermercato ma troviamo una sorpresa, e’ chiuso. Telefono a Cristian che incrocia in quel momento sulla strada principale e lo dirotto all’alimentari in centro. Facciamo una sosta cappuccino, la nostra brava spesa e riprendiamo le macchine, stavolta per andare in zona operazioni!

Sul piazzale dove si parcheggia per Pozzo Comune e’ tutto sgombro, i nostri saranno gia’ entrati, giro per il parcheggio di “acqua di mezza valle” dove mi fermo. Ci sono gia’ 2 macchine, una ha parcheggiato veramente a cavolo e devo fare alcune manovre per lasciare la macchina decentemente. Se le maledizioni che ho mandato al proprietario della macchina sono arrivate anche solo in parte sicuramente non avra’ passato una piacevole giornata! Aspettando i nostri amici fotografo una mantide in atteggiamento battagliero 030mantide Mentre siamo intenti a preparare il materiale arrivano anche Cristian ed Alessio. 010MacchinaCris Sono passati all’imbocco di Pozzo Comune per lasciare al fresco le provviste per la “braciata” che faranno la sera. Hanno trovato i corsaioli dello SCR che stavano entrando e hanno scambiato qualche parola. 020macchinaioFacciamo la conta del materiale e ci dividiamo fraternamente gli oggetti piu’ pesanti. Cristian borbotta un po’, non vorrebbe attaccare il sentiero da qua ma salire in macchina fino a fine strada e poi affrontare solo l’ultima parte della salita. Io sono decisamente contrario perche’ non posso rischiare di rompere la macchina e poi perche’ a me il sentiero che faremo piace molto, la giornata e’ bella ed ho veramente piacere di fare una lunga passeggiata. Alla fine e’ deciso, vada per la passeggiata!

Zaini in spalle e partiamo. Marco ha scordato i bastoncini, gliene cedo uno, tanto di solito non li uso e quindi gia’ con uno vado di lusso. Il sentiero serpenteggia in salita e poi piega a  destra. Dopo 300 metri di leggera salita allo scoperto gira a sinistra e si addentra in un canalone. Inizia il bosco, si suda un poco di meno. Seguendo il sentiero segnato attraversiamo il canalone e proseguiamo a costeggiarlo in salita ma dal lato destro. Visto che e’ proprio una bella giornata propongo di deviare per fare il giro di tutti i cavoni, si allunga un po’ ma e’ un giro molto bello, ad Alessio e Marco piacera’. Cristian non e’ proprio proprio entusiasta pero’ cede facilmente alla mia richiesta. Arrivati al bivio iniziamo a seguire i segni di vernice rossa fatti da Vincenzone (speleo gloria carpinetana di cui ho gia’ parlato in altre relazioni) per inaugurare un nuovo sentiero. Il primo tratto tira su praticamente in verticale poi si gira a destra mantenendosi alla quota raggiunta. Si esce dal bosco e si procede per un tratto tra bassi cespugli spinosi (ginepri?), con pochi alberi e quindi alla merce’ del sole inclemente. Quando il sentiero piega a sinistra ci fermiamo a riprendere fiato, a bere e naturalmente per qualche foto. 040salita 050ioprimasosta 060loroprimasostaRisalendo un poco ci addentriamo nuovamente nel bosco 080boscodaprimocavone ed andiamo ad incontrare il primo cavone. 070primocavone Da li’, salendo quasi in verticale appena appena a destra c’e un altro buco del quale non so il nome.097bucosopraprimocavone Ci fermiamo per una breve sosta. Saliamo ancora spostandoci sulla destra, probabilmente questo e’ il tratto di salita piu’ impegnativo. Dopo una bella sudata arriviamo in una zona con tanti alberi crollati,100albericrollati la superiamo sempre salendo e contemporaneamente spostandoci sulla destra. 110lorotraicavoni Arriviamo al Cavone della Semiluna. 120cavonesemiluna Oramai siamo a pochi metri di salita dalla cresta ed in cresta c’e’ un sole invitante. Esorto i miei amici a non fermarsi al cavone, e mi inerpico fiducioso che seguano il mio esempio. Arrivato al sole scarico lo zaino dalle spalle e mi tolgo la maglietta fradicia, il sole mi scalda piacevolmente le spalle. Aspettandoli faccio loro un servizio fotografico! 135marcotraalberi 145alessiotraalberi 150cristiantraalberi 160marcopresosta 170crialepresosta 175crispresosta Quando i miei compari arrivano, si adeguano prontamente e ci godiamo assieme la meritata sosta con tanto di chiacchiere, bevute e foto. 180sostacrestaRimettersi sulle spalle lo zaino fradicio e gelido e’ veramente un trauma ma lo sopporto stoicamente, il nostro cavone, quello del triangolo, e’ oramai a portata e non vedo l’ora di entrare. Proseguiamo seguendo la cresta fino ad un sassone che somiglia ad un piccolo menhir poi giriamo a destra tenendoci alla quota raggiunta. Finalmente eccoci! 193ingressocavone Butto giu’ lo zaino e lo svuoto per recuperare l’attrezzatura. Anche i miei amici sono in arrivo. 200arrivoloro Nonostante la voglia di entrare sia tanta ce la prendiamo comoda per riprendere la temperatura, smettere di sudare e per rifocillarci. Alessio si mette placidamente a fumare la pipa.210alessiopipa Cristian si prepara ad attrezzare la corda per il primo pozzetto, Marco si intuta.220crismarcopronti Facciamo 2 squadre, Marco ed io andremo al fondo attuale a continuare la disostruzione, Cristian ed Alessio ci seguiranno con molta calma facendo il rilievo. 190ingressocavone E’ mezzogiorno quando, carichi come muli, entriamo. Saluto Cristian ed Alessio che rimangono beati a gustarsi il tepore e scendo il pozzetto. Mentre aspetto Marco mi libero della attrezzatura che da qui in poi non serve piu’ e poi aspetto fotografanfo dei ragni con un bozzolo enorme. 250ragnibozzolo Visto che ho la macchinetta pronta approfitto per immortalare la discesa di Marco 230marcoscendepozzettoinizioed anche lo scivoletto di fango che porta alla prima strettoia. 240scivolo Quando mi raggiunge, spiego a Marco come grossomodo si articola la grotta ed in particolare le strettoie iniziali. A questo faccio seguire l’esempio pratico andando a ficcarmici. La discesa e’ veloce, anche con il sacco che pesicchia anzicheno’. Faccio una rapida sosta per mettere in azione il pappagallo che mi son portato fin qua appositamente per recuperare una piastrina lasciata la volta scorsa. Marco scende un po’ scandalizzato dai sassi ammucchiati in ogni dove.260marcostrettoia Propone subito di lavorare per spostarli. Gli rispondo che ora la priorita’ e’ vedere se la grotta continua o se chiude. In quest ultimo caso useremo i sassi per tapparla definitivamente. Nel caso continuasse li butteremo comunque giu’ nei nuovi spazi che troveremo.  Arriviamo alla base dell’ultimo pozzetto che provo a fotografare con scarsi risultati. 270pozzettovecchiofondo Anche qui c’e’ un bel cumulo di sassi. Nonostante i miei avvertimenti Marco rischia di far crollare il cumulo. La cosa mi preoccupa in quanto andro’ a lavorare proprio sotto quei sassi. Perdiamo un po’ di tempo a riassestare il cumulo in maniera piu’ stabile. Alla fine possiamo dirci ben soddisfatti del nuovo muretto a secco che abbiamo creato! Sistemiamo l’attrezzatura da disostruzione e vado finalmente a visionare la zona lavori dove aveva operato Cristian la volta scorsa. Ma e’ strettissimo! Impossibile lavorarci. Devo iniziare da piu’ indietro. Esco fuori dal buco e osservo meglio la situazione. Scende circa un metro ma proprio nel punto di ingresso c’e’ uno spuntone che limita parecchio i movimenti. Alla base del buco ci sono una quantita’ di massi troppo grandi da spostare di peso e anche la’ lo spazio per lavorare e’ proprio poco. Anche le pareti che contornano il buco non sembrano il massimo del compatto. Insomma una situazione complicata. Meglio iniziare ad eliminare lo spuntone e poi vediamo. Con l’assistenza di Marco operiamo velocemente ed in breve lo spuntone e’ storia vecchia. Ripulisco tutto attorno e continuo ancora ad allargare vicino all’imbocco togliendo pezzi di pietra pericolanti dalla parete di fronte a me. Ora si che posso entrare a dare uno sguardo ai massi alla base che sono da togliere. Come aveva accennato Cristian una volta dentro mi ritrovo alle spalle un piccolo spazio il cui accesso e’ impedito da un diaframma di roccia. Sarebbe prezioso per spostarci un po’ dei sassi che ingombrano la base del buco. Decido che quel diaframma deve sparire, Aggiorno Marco ed iniziamo ad operare. In un momento, raro, di silenzio avvertiamo rumori dall’alto. Sono i nostri amici che procedono con il rilievo. Ad un tratto sento battere sulla pietra, per qualche secondo mi chiedo cosa stiano combinando lassu’ ma poi vengo nuovamente assorbito dal nostro lavoro. Anche il diaframma viene eliminato, mi insinuo dentro al buco ed inizio alacremente a spostare sassi e sassetti nello spazio reso accessibile. Arrivo a liberare un grosso sasso, provo a sollevarlo, c’e’ anche un cordino lasciato chissa’ da chi. Non ce la faccio, troppo pesante. Bisogna spaccarlo. Sempre col fattivo e paziente supporto di Marco riusciamo nell’impresa. Sistemo i pezzi del sassone. Ora ho ricavato un ambiente, piccolo, ma nel quale si puo’ finalmente lavorare per allargare il passaggio. Ogni tanto faccio cenno a Marco di fare silenzio e tiro giu’ un sasso. Il lungo rumoreggiare che sentiamo e’ di quelli che fanno venire i brividi e ritornare le forze! Ora riesco ad infilare una gamba nel buco. A tentoni, col piede, sento che la pietra che occlude il passaggio e’ una “tavola” spessa circa 40 centimetri. Perdo un po’ di tempo a saggiare con attenzione le pietre che la sovrastano. Non vorrei mai che questo grande masso piatto si rivelasse la pietra di volta per tutte quelle sopra ed intorno. Dopo un attento esame dedido che si puo’ proseguire in sicurezza con la demolizione della “tavola”. Comunico le mie conclusioni a Marco e procediamo. E’ un lavoro lungo ma alla fine, con un colpo ben assestato la “tavola” finalmente cede cadendo di sotto con sommo fragore e nostra piena soddisfazione. Ora abbiamo un passaggio transitabile! Si apre su una minuscola saletta, il pavimento composto dalle centinaia di sassi che ho tirato giu’. Sono tachicardico dalla emozione pero’ mi obbligo a ripulire tutto dai sassi  pencolanti prima di scendere. Mentre sono ancora intento all’opera di pulizia arrivano bel belli i nostri della squadra di rilievo. Li aggiorniamo della grossa novita’ contagiandoli della nostra eccitazione. Cristian a sua volta mi racconta che anche loro hanno esplorato, nell’ultima delle salette laterali hanno allargato un punto stretto ed hanno trovato un’altra saletta che è alla base di un fuso da 9 metri, probabilmente un altro ingresso. ‘Sti Cavoni sono pieni di sorprese! Un breve inciso buono per stemperare l’emozione! Cristian ed Alessio durante l’esplorazione hanno anche approfittato per fare un servizio fotografico ad un pipistrello che stava riposando, vi mostro quella che mi e’ piaciuta di piu’ 350pipistrello
Quando sono soddisfatto della pulizia fatta, finalmente scendo nella minuscola saletta. Si sta in ginocchio, pero’ c’e’ posto per 2 persone. Avanti a me riesco ad affacciarmi e vedo un pozzo di almeno 10 metri. Comunico la cosa agli altri, dico loro che servira’ una corda. La corda la rimediano prontamente disarmando il pozzo precedente e me la passano. Freno ancora Cristian che vorrebbe raggiungermi perche’ voglio sistemare il cumulo di sassi che ho tutto intorno. Inizio a spostare i piu’ grossi in una nicchia laterale. Ne sposto alcuni che ho sotto i piedi e, con un tonfo al cuore, scopro che poggio i piedi sul…nulla! Tolgo tutti i sassi facendoli cadere di sotto e la saletta si trasforma in una nicchia nella roccia con una frattura che da’ su un pozzo laterale rispetto a quello che avevo visto poco prima. Ora la situazione mi sembra ragionevolmente sicura. Comunico a Cristian che puo’ scendere. Non faccio a tempo a dirglielo che mi e’ gia’ accanto. Con il suo aiuto buttiamo giu’ anche il sassone posticcio che avevo usato come appoggio per affacciarmi a vedere la prosecuzione. Terminata la pulizia abbiamo un ampio spazio di visuale. E’ meglio scendere per il pozzo che avevo visto per primo. Cristian pensa sia fattibile in arrampicata. Si fa avanti e scende il primo tratto mentre gli faccio sicura alla meno peggio. Gli scatto una foto per documentare il momento storico! 280Crisesplora Dopo il primo tratto che ha sceso arrampicando, il pozzo continua ma non e’ il caso di scendere senza corda. Rimane solo da rimediare un modo per attaccare la corda. fix e spit non ne abbiamo, armi naturali non ce ne sono. Mi ricordo che ho il multi-monti che tengo per tirare su i sassi durante la disostruzione! Me lo faccio recuperare e passare da Marco. Faccio il buco, fisso il multi-monti (un gioco di pazienza farlo impanare, se posso dire) con l’attacco e poi ci metto la corda. Sacrifico il mio cordino porta-attrezzi per far mettere a Cristian un deviatore dove e’ arrivato lui e finalmente posso scendere!!! Solo in questo momento mi sovviene che ho lasciato gli attrezzi all’ingresso. Poco male, il croll per salire ce l’ho, per scendere rimedio con un mezzo barcaiolo. Passo davanti ad un Cristian trepidante con un sorriso ad almeno 30 denti che tradisce la mia emozione, non c’e’ bisogno di parole. Mi gusto la discesa piano piano e approfitto per verificare la presenza di sassi pericolanti. La corda arriva in fondo giusta giusta.

Mi guardo attorno, mi da’ i brividi pensare che sono il primo a poggiare gli occhi su questi luoghi. Per alcuni attimi mi gusto la sensazione. Sono davanti ad una frattura larga un metro e mezzo, lunga circa 5 metri che fa una curva dolce verso destra e poi si perde nel buio. Dopo 1 metro il pavimento su cui poggio i piedi scompare per partecipare attivamente alla frattura. In pratica sono su una cengia ad inizio frattura. Il buio davanti a me appartiene ad un ambiente enorme, a prima vista sembra un fuso di una ventina di metri di diametro che continua sia piu’ in alto che piu’ in basso rispetto alla mia posizione. Mentre Cristian scende vado piu’ avanti e mi affaccio sulla frattura. A sinistra ho un sassone utile per avanzare un po’. Alla base ci sono dei sassi incastrati, tolgo quelli pericolanti, i restanti sembrano stabili. Con precauzione vado avanti. Ora riesco a sbirciare il fondo del fuso. 20 metri piu’ in basso si restringe bruscamente a non piu’ di 5 metri di diametro e non si capisce se continua, ma lo do’ per scontato! Quello dove siamo sembra essere un arrivo secondario di qualcosa di ben piu’ grande. Arriva Cristian, qualche commento a caldo, gli faccio qualche raccomandazione sui sassi posticci e quindi gli cedo il posto al belvedere. Segue la discesa di Marco, quella di Alessio, un paio video commemorativi e qualche foto che vi propongo in ordine sparso.290marcocrisnuovofondo 300noinuovofondo 305ionuovofondo 315crisnerodietro Riempiamo quei luoghi silenziosi di urla di gioia e di allegria. Iniziamo a progettare ed immaginare la prossima esplorazione. Si la prossima, perche’ non abbiamo altre corde con noi. Il pozzo da scendere, Cristian lo misura col distox, e’ di almeno 25 metri. Ora che ci siamo placati decidiamo come proseguire. Marco ed io risaliremo recuperando tutto il materiale da scavo, una volta usciti inizieremo a scendere alle macchine. Alessio e Cristian finiranno il rilievo ed usciranno con calma ma poi, arrivati alle macchine, dovranno pensare a montare le tende e accendere il fuoco per la “braciata”. Ci salutiamo e poi inizio a salire aiutandomi col croll, il pozzo e’ costellato di frange appuntite e taglienti che comunque offrono numerosi appigli. Arrivato alla fine della corda grido la libera a Marco e mi attardo qualche secondo a contemplare il lavoro fatto oggi, posso dirmi soddisfatto. Andare in grotta ad allargare strettoie, anche se raramente, molto raramente, pero’ qualche soddisfazione ogni tanto la da’! Esco fuori dalla zona scavi ed inizio a recuperare i materiali. Compongo uno zaino che pesa un quintale e poi inizio a risalire con molta cautela. Arrivato al punto stretto, quello allargato da amici speleo ancora senza nome (che ringrazio nuovamente!) vedo con occhi nuovi i sassi ammucchiati. Non ha piu’ senso tenerli la’, la prossima volta come prima cosa li buttiamo giu’, mi riprometto. Il pozzetto che porta all’altezza delle salette laterali lo risalgo mettendo il croll, non si sa mai. Mentre Marco arriva, affronto la risalita successiva e quindi la strettoia laterale che mi porta sullo scivolo di fango. Aspetto Marco. Per ingannare il tempo fotografo un paio di ragni, probabilmente gli stessi dell’andata che hanno finito di sistemare il bozzolone. 320ragniQuando lo sento che litiga con la strettoia mi preparo, appena spunta con la testa fotografo anche lui. 330marcouscitastrettoia Mentre sale lo scivolo di fango recupero la mia attrezzatura. La risalita del pozzetto e’ questione di un attimo… e quindi uscimmo a riveder le stelle!!! Fuori e’ buio ma la temperatura e’ mite. Ci cambiamo, io mi tolgo solo l’imbrago e ricompongo lo zaino per la discesa. Il ritorno alle macchine e’ semplice, lasciamo la grotta, raggiungiamo la cresta e poi scendiamo giu’ per la pietraia spostandoci lateralmente sulla sinistra. A meta’ discesa scivolo sui sassi e cado. Non mi faccio male ma, come scopriro’ in seguito, becco una qualche pianta spinosa che mi riempie la mano di minuscoli aculei fastidiosissimi. Continuiamo la discesa fino ad intercettare il sentiero segnato e poi proseguiamo con lui fino alla meta. Alle macchine finalmente indossiamo con piacere dei vestiti asciutti. Approfittando del clima mite ci prendiamo molto tempo per sistemare tutto. Ogni tanto guardiamo verso l’alto per vedere se si scorgono le luci dei nostri amici. Una volta finiti i preparativi aspettiamo ancora un poco dentro la macchina, ancora non si vedono. Che facciamo? Sicuramente si sono attardati nel fare il rilievo e poi se la prendono comoda, tanto non devono tornare a Roma. Alla fine partiamo. Pero’ e’ tardi, abbiamo fame e voglia di festeggiare in qualche maniera. Chiamo a casa per avvertire che vista l’ora tarda abbiamo deciso di concederci una sostanziosa cena alla mitica “Sbirra”. Concludiamo cosi’ degnamente una giornata gia’ molto positiva. Che altro dire, una magnifica giornata a cui spero ne seguiranno altre di entusiasmante esplorazione. Come al solito quindi vi saluto con un “Alla prossima”!!!

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54° Corso SCR – Erebus – 27/10/2013

Uscita di corso a Erebus con Flavia, Luana, Giorgio,  Claudio, Adriano, Ivano ed io.

La mattina quando mi sveglio non sono propriamente fresco e riposato. Sono stato in grotta anche ieri e ho recuperato poco. Il ritorno all’ora solare mi aiuta, ma poco. Mi sveglio comunque alle 5.30, le 6.30 del giorno prima, l’ora solita. Dopo essermi rotolato un po’ nelle coperte decido che devo alzarmi, una lunga doccia completa l’opera. Colazione in famiglia, poi prendo la macchina e vado all’appuntamento a Settebagni. In verita’ avevo detto al  Signore Anziano, alias Nonno Giorgio che ci saremmo visti direttamente a S. Oreste ma visto che mi sono svegliato per tempo ne approfitto. Quando arrivo sono in anticipo e ancora si vede nessuno. In compenso non c’e’ posto per parcheggiare. Mi addentro un po’ lungo la via prima di trovare posto. Visto che c’e’ da aspettare mi metto a districare l’attrezzatura dal fango di ieri e poi preparo lo zaino. Dopo questi preliminari me ne ritorno in zona bar. Finalmente Nonno Giorgio compare all’orizzonte con la sua macchina dal colore inconfondibile. Salgo a bordo per accompagnarlo a parcheggiare ma e’ cosa da pochi secondi, lascia la macchina alla meno peggio quasi davanti al bar. Mentre offre la colazione ci aggiorniamo reciprocamente, lui mi dice chi siamo oggi ed io gli racconto di ieri. Passiamo poi a chiacchiere varie di ordinaria vita spelea e non. Nel frattempo finiamo la colazione e torniamo in strada, iniziano ad arrivare gli altri in rapida successione ecco Luana poi Adriano e quindi Ivano. Luana ci informa che Claudio e’ ancora in cerca di parcheggio ma eccolo che si presenta anche lui. Manca solo Flavia. Inganniamo l’attesa con qualche altra chiacchiera. Eccola che arriva pure lei con il suo macchinone. Dopo i saluti, con Nonno Giorgio vanno al bar per un doveroso caffe’. Segue poi una fase piu’ o meno concitata in cui organizziamo le macchine ed bagagli. Claudio e Luana dopo la grotta hanno intenzione di andare a Canepina (ciao Netta!) alla sagra della castagna e quindi andranno con la loro macchina. Ne rimangono 5 di noi. Visto che la macchina di Flavia e’ ben capiente decidiamo ci stiparci tutti da lei. Veramente Flavia non sente la mia adesione e, quando vado alla mia macchina per recuperare lo zaino, per poco mi lascia a piedi! Fatto il carico, partiamo alla volta di S.Oreste. Io me la dormicchio un po’ partecipando saltuariamente alla chiacchiera comune. S.Oreste e’ completamente circondata da qualcosa che non saprei dire se e’ nebbia o nubi basse. In paese c’e’ visibilita’ ma tutto intorno e’ di un “incoraggiante” grigio uniforme. 010ragnatela Anche le ragnatele soffrono l’umidita’!
Sbrighiamo le incombenze; recupero della chiave della sbarra dai vigili, cappuccino, pizza e finalmente siamo pronti. Nuovamente inzeppati in macchina, saliamo. Allo spiazzo dell’eremo procediamo alla vestizione,030parcheggio la temperatura non e’ per nulla rigida. Siamo pronti? Si parte! Salendo siamo sempre circondati da una coltre grigia. Anche qui la visibilita’ e’ buona per almeno un centinaio di metri ma oltre si vede solo questo grigio lattiginoso. Salendo verso l’eremo in vetta mi diverto ad indicare a Ivano e Adriano, che sono sul Soratte per la prima volta, alcuni luoghi che ci circondano e che loro per il momento non possono vedere. Una volta scavallato procediamo di buon passo sul sentiero. Al primo ometto di pietre che si incontra sul sentiero siamo arrivati, giriamo a sinistra per l’imbocco dell’Erebus che si palesa pochi metri dopo la svolta.040gruppoIngresso Ci prepariamo alla svelta. Contrariamente alla mia intenzione iniziale mi offro (o vengo offerto, non ricordo!) per l’armo. Frego la chiavetta d’armo a Nonno Giorgio, acchiappo quel che resta di Mhahrhthah Laccamuta (la fida corda che ci ha fatto tanta compagnia al Fatiglio). Dico quel che resta perche’ e’ gia’ stata tagliata in quanto lesionata. Purtroppo esaminandola scopriamo altre 2 lesioni. Per ora rimediamo con 2 nodi che isolano il danno ma poi al gruppo credo che bisognera’ darle “un taglio”, anzi piu’ di uno, povera Mhahrhthah! Si parte dall’albero e si fraziona all’inizio del pozzo iniziale. Il primo dei nodi che isolano le lesioni lo facciamo capitare li vicino cosi’ non da’ fastidio. Arrivo alla base e proseguo per lo scivolo. Il secondo nodo “isolante” capita proprio in corrispondenza dell’armo del secondo pozzo. Bene, cosi’ anche lui e’ sistemato e non portera’ fastidi durante la progressione. Mentre sistemo il secondo pozzetto vengo raggiunto da Flavia. I nostri “corsari” sono entrati in azione. E’ ufficialmente iniziata l’uscita, eccoli ancora freschi e riposati dopo il pozzetto iniziale 060gruppoDentroInizio a scendere, a meta’ pozzo ci vorrebbe un deviatore, mi consulto con Flavia. Ma si, e’ un corso, invece del deviatore mettiamoci un frazionamento bello scomodo! 070pozzo1daSotto Alla base del primo pozzo c’e’ un altro scivolo di pochi metri e poi parte il terzo pozzo. Mentre Nonno Giorgio e Flavia sono impegnati a seguire i nostri apprendisti speleo ho un po’ di tempo a disposizione. Di materiale ce n’e’ in abbondanza, sul pozzo armo 2 vie cosi’ si potra’ scendere in contemporanea. Nel frattempo Adriano e Ivano si sono disimpegnati dal secondo pozzo e mi raggiungono. Sperimento la doppia via con loro. Scendo prima con Adriano, risalgo e ripeto la discesa con Ivano. Li lascio ben assicurati e con l’indicazione di non muoversi e torno indietro al secondo pozzo, Luana e’ scesa troppo con il discensore ed e’ un po’ in difficolta’. Tra Flavia e me riusciamo a darle le giuste indicazioni per sbloccarsi ed arrivare a meta. Porto anche lei alla doppia, scendiamo, e la lascio assicurata in compagnia dei suoi “colleghi”. Anche Claudio ha scelto la via difficile per passare il frazionamento. E sceso troppo, ma sembra riesca a districarsi. Anche lui alla fine arriva. Infine siamo tutti alla base del secondo pozzo. La prosecuzione non e’ intuitiva ma poi si rivela essere l’unica. Ci si infila in un angusto pertugio tra massi di crollo e si fa una curva a 90° trovandosi con i piedi a cercare appigli per scendere un saltino, tutto sommato e’ piu’ semplice di quanto sembra. Flavia, che si ricorda la grotta meglio di tutti, ispeziona il posto e spiega come si affrontano curva e saltino e quindi proseguiamo. Vado avanti per continuare con l’armo. C’e’ un pezzo di meandro, a meta’ si deve arrampicare un po’ perche’ sulla destra c’e’ una piccola voragine. In tutto saranno 10 metri di cammino. Si arriva ad una fessura verticale di circa 3 metri da affrontare alla egiziana, ma non e’ eccessivamente stretta. Dopo la strettoia ecco un altro pozzo. Mentre mi accingo ad armarlo arriva Flavia. Mi indica un attacco a mezza discesa che pensavo ci dovesse essere ma che non avevo ancora individuato. Scendendo lo utilizzo per mettere un deviatore, corto corto, cosi’ anche lui e’ ben scomodo! Alla base del pozzo e’ pieno di buchi e buchetti,100concrezioni siamo nei pressi degli ambienti centrali della grotta. Non ricordo di averli frequentati ma a vederli sulla cartina sembrano delle profonde fratture, non troppo larghe, che si scendono con uno slalom tra i sassi incastrati. Attrezzo una sosta per i corsari che intanto iniziano ad arrivare. 120ivanoScende Nonostante il perfido rinvio in breve siamo tutti riuniti e facciamo uno spuntino. 110adrianoSosta Pensavo di avere della cioccolata pero’ mi sbagliavo, Claudio gentilmente mi offre della pizza. Ne prendo poca, mi devo tenere leggero per cena! Durante la pausa decidiamo che possiamo terminare la discesa e prendere la via del ritorno. Risalgo e aspetto. Arriva Flavia, concordiamo che io andro’ avanti passando la strettoia ed accompagnero’ i corsari attraverso il pertugio fino alla base del pozzo successivo. Arriva Ivano, lo scorto, lasciandolo poi alla base del pozzo successivo, quello con 2 vie armate. Mi raccomando con lui che resti allongiato in sicurezza e torno a prelevare il successivo, ardito, corsaro. Arriva Claudio, scorto anche lui non senza fargli una foto mentre esce dalla strettoia. 130claudiostrettoia La scena si ripete con Luana, con strettoie ed arrampicate si trova decisamente piu’ a suo agio che non sulle corde. anche lei si merita qualche foto. 150luanastrettoia Visto che alla base del pozzo oramai c’e’ un bel gruppetto inizio a far risalire Claudio. Anche se ancora con qualche esitazione sui frazionamenti se la cava egregiamente. Lo lascio allongiato in sicurezza con la raccomandazione di non muoversi. Scendo e ingaggio Luana per la risalita. Mentre saliamo arrivano anche Adriano e Flavia. Nonno Giorgio rimane indietro a disarmare. Anche Luana passa indenne il frazionamento con uscita laterale dal pozzo. Mentre lei e’ impegnata strapazzo un po’ Claudio che mentre ero giu’ si e’ spostato alla base del pozzo successivo. Di per se’ quello che ha fatto Claudio e’ nulla di male, ma durante il corso si devono seguire alla lettera le indicazioni degli istruttori altrimenti le possibilita’ che qualcuno si faccia male aumentano in maniera esponenziale. Come dicevo quindi, lo tratto un po’ male cercando di fargli capire l’errore che ha fatto. Flavia inizia a risalire con Ivano e Adriano. Noi ci spostiamo alla base del pozzo successivo, quello con il frazionamento fetente. Claudio se la cava bene. 170claudiorisale Luana, non appena riesce a trovare la giusta posizione per togliere la longe, passa il frazionamento e ci raggiunge. Oramai siamo in dirittura di arrivo, fuori c’e’ ancora la luce. 160uscitadadentro
In pochi minuti siamo tutti fuori a goderci il tepore. La coltre bianco-grigia che ci avvolgeva quando siamo entrati ora e’ quasi dissolta. Mi piazzo comodo all’uscita del pozzo d’ingresso e scatto una foto ricordo ai nostri corsari, eccoli in ordine di apparizione!

190claudiouscita

CLAUDIO

200luanauscita

LUANA

210luanauscita

IVANO

230adrianouscita

ADRIANO

Finalmente rivedo anche Nonno Giorgio che finisce di disarmare, non perdo l’occasione per immortalarlo.
240pintususcita
Naturalmente non poteva mancare la foto di gruppo. 280tuttifuori
Disbrigate tutte queste doverose e simpatiche faccende, rifacciamo i materiali, zaino in spalla e prendiamo il sentiero del ritorno. Ora possiamo anche vedere qualcosa del panorama che si gode dal Soratte e quel che avevo descritto “alla cieca” durante l’andata. Alle macchine ci cambiamo e poi scendiamo in paese. Il primo giro e’ per restituire la chiave ai vigili. Partiamo tutti assieme ma alla porta del centro storico mi distraggo parlando al telefono con la mia dolce meta’ e mi perdo la compagnia. Non vedendoli nei dintorni e non sapendo dove sia la sede dei vigili aspetto un po’, poi vado spedito al ristorante di Alessandro (Alessandro al campanile, ottimo!) sperando si siano diretti la’. Chiedo dei miei amici, naturalmente non si sono visti. Annuncio ad Alessandro che a breve piomberemo da lui e poi torno indietro. Li ritrovo che stanno tornando dalla sede del comune, dove c’e’ l’ufficio dei vigili. Dopo essermi lasciato prendere un po’ in giro per essermi perso, accompagno Nonno Giorgio a prendere un pezzo di pizza che poi dividiamo fraternamente. Flavia inorridisce minacciando ritorsioni se poi al ristorante lasciamo qualcosa. Non mi impensierisco perche’ la mia fame ancora non e’ affatto placata! Perdiamo ancora una mezza ora per dare tempo ad Alessandro di preparare ma poi ci dirigiamo decisamente alla volta del ristorante ed in pochi minuti siamo a bussare alla sua porta. La cena e’ abbondante ed allegra ma non sto a tediarvi oltre con i particolari luculliani!!!
Con questo vi saluto, come sempre, alla prossima!

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Speleopolis / Casola 2013 Underground – 30/10/2013-2/11/2013

Ho rubato un paio di immagini dal sito ufficiale della manifestazione, eccole:
BannerUndeground1280

LogoCasola2013Incontro

Per vedere il sito basta “clickare” qui!

Gia’ solo la pacifica invasione di Casola da parte di un paio di migliaia di speleo di tutta italia (e non solo) e’ qualcosa di inusuale. Ma questa condizione straordinaria condita con tutti gli eventi previsti dagli organizzatori e’ sicuramente uno spettacolo unico. Se appena avete la possibilita’, programmate una visita!

Dal canto mio saro’ certamente a Casola da Giovedi’ 31 in poi!
Ci vediamo!!!

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54° Corso SCR – Palestra – 20/10/2013

Uscita di corso al Catillo, Tivoli con tanti, tanti amici.

Sono le 8 quando Betti, Luna ed io arriviamo al Catillo ed iniziamo a prepararci. Fa un freddino poco incoraggiante, aiutato da un bel vento non da meno. Arrivano gli altri ed insieme ci avviamo in zona palestra.
010Strada 020Tivoli

Ci fermiamo al solito spiazzo. Gli allievi ci sono praticamente tutti, ho i loro nomi grazie al solerte Fabio, ersimio direttore del corso!
030Direttore1 040Direttore2

Eccoli: Adriano, Alessandro, Anush, Claudio, Fabrizio, Giuseppe, Ivano, Luana, Valentina, Veronica. Manca solo Mattia, oramai dato per desaparecido in quanto dopo l’iscrizione non si e’ piu’ visto.

Facciamo una imponente catasta di materiale 050Materiale

Max allieta i corsisti con un veloce spiegone sulle attrezzature quindi li lascia alla vestizione, assistiti dagli istruttori.
060VestizioneGiorgio, il nonno anziano, ed io andiamo ad armare le vie piu’ a sinistra (guardando la parete).
Strada facendo approfitto per fare qualche foto a chi e’ gia’ impegnato in parete. Ve le mostro in ordine sparso 070InParete 080InParete 090InParete 100InParete 110InParete 120InPareteAndando alla nostra “postazione” appena lasciato lo spiazzo incrociamo anche il gruppo dei neo-soci, ancora non possono partecipare alle attivita’ del corso ma ci allietano con la loro presenza e si sono attrezzati per fare arrampicata. Non posso esimermi dal fotografare anche loro 130exCorsisti 140exCorsisti 150exCorsisti

Mentre finiamo l’armo iniziano ad arrivare i primi allievi. Cominciamo le esercitazioni in parete
180Corsisti 190InPareteBetti si sistema a leggere godendosi il bel sole che e’ uscito nel frattempo 200BettiLuna scorrazza felice 170LunaIntanto il gruppo si e’ infoltito. Dopo qualche foto di rito andiamo ad iniziare
210Corsisti 230LuisaConCorsista 240LuisaConCorsistaVicino 250InParete 260InParete 270InParete 290InParete 310InParete
Un fiore non poteva mancare!
320fiore 330InParete 340InParete 350InParete 360InPareteDurante una sosta per bere un po’ d’acqua scendo e convinco Luna a posare con Betti per qualche foto 370BettiLuna 380BettiLuna 390BettiLunaDopo la sosta di nuovo al lavoro, sempre con allegria! 400InParete 410InParete 420SottoDaPareteOra di pranzo arriva presto, ritorno allo spiazzo dove le attivita’ preprandiali fervono. Chi ha acceso il fuoco e cuoce carne e bruschette, chi versa generosamente del buon vino, chi prepara formaggio, olive e mozzarelline, chi taglia delle ottime torte rustiche. Io faccio la mia parte consumando a dovere di queste prelibatezze!
Avevo le mani troppo impegnate per fare anche le foto, quindi ne ho solo una del dopo pranzo
430DopoPranzoDopo il lauto pasto c’e’ la gara di risalita a squadre. Subito a ridosso del pranzo l’infaticabile Max ha architettato corde, carrucole ed attacchi in maniera che mentre uno speleo sale possa venire contemporaneamente calato. In questa maniera in pochi metri si puo’ simulare una risalita di lunghezza a piacere. Di questi marchingegni ce ne sono 2, uno per squadra. Il dislivello previsto e’ di 25 metri. Fabio fa le 2 squadre con gli allievi. Per ogni squadra ce ne sara’ a rotazione, uno che sale, uno che cala la corda, uno che tiene tesa la corda sotto al risalente, uno che fila la corda a colui che la cala ed uno che si occupa di fare incitamento e dare gli avvertimenti del caso.
440Gara 450Gara 455Gara 460TrioDopo la gara mi cimento anche io, che faticaccia! Per riprendere fiato vado a dare una mano a Giorgio a disarmare le vie armate stamane. Quando torno trovo assembramento dove c’e’ stata la gara. Cecila si ingegna a sbloccare Luisa, incitata e consigliata un po’ da tutti. La cosa, si conclude positivamente in pochi minuti. 470DisarmoVado a raccogliere le mie cose, si e’ fatta una certa, e’ ora di tornare a casa. Con Betti e Luna salutiamo tutta l’allegra compagnia e ce ne andiamo lemme lemme alla macchina.

Qui si conclude la bella giornata, vi lascio con 2 simpatiche e coloratissime foto di bacche 480BaccheRosse 490BaccheArancioni
Alla prossima!

Pubblicato in corso, palestra, SCR, speleo, uscite | Commenti disabilitati su 54° Corso SCR – Palestra – 20/10/2013

riunione SCR – 4/10/2013

Diciamo che anche questo fa speleologia e quindi gli dedico un breve spazio!
Abbiamo parlato di:
– Comunicazioni del presidente
– Stand a Casola Valsenio
– Modifiche di statuto della Federazione Speleologica del Lazio
– 54° Corso di speleologia
– Accompagnatori grotta Sbardi
– Accettazione nuovi soci
– Varie ed eventuali

In questa riunione sono stati accettati come soci i partecipanti al 53° corso tra i quali i simpaticissimi Cristina (che paghera’ doppia quota!), Veruska, Fabrizio e Stefano.

Pubblicato in riunione, speleo | Commenti disabilitati su riunione SCR – 4/10/2013