Inferniglio – 27/07/2017

Coi nipotini all’inferniglio. Livia, Blu, Giorgio, Elio ed io. Supporto esterno di Betta con Luna, Blueberry e Mimmi.

Io continuo a chiamarli nipotini ma tra poco saranno piu’ grandi di me! A parte questa considerazione agrodolce sul tempo che passa, intanto per oggi siamo insieme ed andremo a visitare una grotta che non conoscono. Ci incontriamo al bar che si trova appena usciti dall’autostrada, qualche saluto ed e’ subito foto. La tappa successiva e’ al parcheggio vicino alla grotta. Mentre ci cambiamo incrociamo Gabriele che ci ha gentilmente aspettato per darci un casco che aveva in piu’. Fatto il suo dovere ci saluta svelto per andare ad aiutare Erminio con un gruppo da accompagnare in grotta. Pochi minuti e siamo pronti anche noi. Foto di gruppo prima dell’avventura ipogea. La salita della colata gigante non ci impensierisce piu’ di tanto.  La sala delle vaschette. Mi apposto per fotografare i miei prodi al passaggio. Un poco di arrampicata. Inizia la passaggiata in grotta. Il fango e’ insidioso, soprattutto con le scarpe da ginnastica con la suola liscia.  La piu’ previdente e’ stata Livia che e’ venuta con gli scarponcini da montagna. Il traverso mette a dura prova i miei prodi ma alla fine passano indenni questo cimento. Strada facendo incrociamo il gruppo guidato da Erminio e Gabriele. Un rapido saluto e poi ognuno per la propria strada. I miei prodi visti dall’occhio della grotta. Al primo laghetto non traversabile senza bagnarsi ci dobbiamo fermare e tornare indietro. A questo punto sfodero il cavalletto manifestando il desiderio di fare qualche foto col loro aiuto. Visto che si dicono disponibili inizio subito. Questa e’ rubata, pero’ non e’ pessima. In questo punto rimaniamo fermi parecchio mentre cerco di farli spostare di qua e di la’, alla fine giustamente si rompono le scatole ma resistono stoicamente tutti.
Foto col fantasma. Eccoci di nuovo alla sala delle vaschette. La colata, ma percorsa in discesa. Elio scatta in avanti e ci aspetta al laghetto. Il laghetto, oramai ridotto ai minimi termini. Ultima fatica fotografica per Livia. Per essere la sua prima grotta e pur non amando i luoghi chiusi devo dire che se l’e’ cavata benissimo, e’ stata solo un poco taciturna. All’uscita il caldo ci accoglie col suo abbraccio rovente. Betta ci attende con tutta la “caneria”. E’ pronta a fare pranzo. Anche i miei prodi esploratori non si fanno pregare ed attaccano i panini con molto entusiasmo. Io ancora mi aggiro tra loro ed il gruppo di Erminio e Gabriele per fare qualche chiacchiera. Prima di passare all’attacco dei panini, Gabriele ed io ci concediamo un selfie prima che lui riparta per raggiungere Fondi di Jenne dove si trova la Piccola Cretarossa. Oggi infatti un nutrito gruppo di amici e’ sceso in quella grotta per continuare l’esplorazione. Dopo il pranzo e un riposino, scendo al fiume per sciacquare la mia attrezzatura e la tuta che sono rimaste infangate dall’uscita di ieri. Verso le 5 del pomeriggio facciamo i bagagli e torniamo verso Subiaco. Arrivati in centro facciamo sosta per concederci un caffe’ prima di separarci. Fatto quanto ci eravamo proposti, rimontiamo in macchina. Livia, Giorgio ed i miei nipotini ripartono verso Roma, hanno deciso che si concederanno una puntata al ristorante cinese per chiudere bene la giornata. Betta ed io invece vorremmo fermarci a cena da queste parti. Visto che e’ presto, e anche perche’ sono curioso di avere nuove circa l’esplorazione alla Piccola Cretarossa, dirigo la macchina verso Livata. Di passaggio faccio sosta a prendere Maurizio e poi arriviamo insieme alla grotta. Qua troviamo solo Gabriele e Patrizia. Ancora nessuna nuova dalla grotta. Nell’attesa vado a salutare la grotta, non vorrei mai si offendesse! L’attesa si fa lunga, inizia anche a rinfrescare. E’ quasi notte quando esce il primo esploratore, e’ Federico. Quasi non lo facciamo spogliare tanto lo pressiamo affinche’ ci racconti (per ora non vi anticipo nulla, nella prossima relazione di Piccola Cretarossa vi faro’ relazione di tutto). E’ decisamente notte quando esce anche Valerio.Noi dobbiamo abbandonare l’attesa. Maurizio e’ atteso per cena e noi dobbiamo tornare a casa, oramai l’idea di una sosta per le fettuccine e’ tristemente sfumata. Salutiamo tutti e partiamo. Per fortuna il traffico del gran rientro e’ gia’ sfiammato. La serata la passo tranquillamente, cullando le nuove notizie portate dai nostri esploratori ed il dolce ricordo della bella giornata passata con i nipotini. Alla prossima.

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Piccola Cretarossa – 26/08/2017

Uscita alla nuova grotta per ripulire il pozzo da 30m. Con Gabriele, Nerone ed io.

Gabriele ed io partiamo da Roma col solito ritardo standard. Passiamo al bar di Livata a prendere Maurizio e quindi andiamo tutti assieme alla grotta dove ci attende Nerone. Arrivati alla grotta, una gradita sorpresa. C’e’ un sacco di amici ad aspettarci.  Mi avvicino facendo foto per gustarmi lo spettacolo. Siamo proprio tanti! La nascita di una nuova grotta e’ un evento non proprio frequente e la “famiglia” speleo adora riunirsi per festeggiare questi begli avvenimenti.  Passiamo qualche minuto piacevolmente assorti in saluti, abbracci e qualche chiacchiera per riprendere contatto dopo le vacanze. Ci sono anche Erminio e Valerio i quali, pur avendo impegni di lavoro, sono riusciti a fare un salto a salutare. Una foto di gruppo non poteva certo mancare! Eccoci tutti qua, da sinistra abbiamo Tarcisio, Nerone, Elia, Gianluca, Erminio, Valerio, io, Maurizio, Gabriele ed infine Livia che abbraccia Cesare.Tarcisio si presenta col vino. Un rapido brindisi e’ d’obbligo. Nerone, Gabriele ed io finiamo di prepararci finche’ siamo ancora sobri. Mentre il resto della banda continua i festeggiamenti all’esterno, noi entriamo. Facciamo sosta quasi subito. l’imbocco del primo pozzo ha bisogno di essere allargato ancora. Nerone, efficientissimo, predispone il necessario. Il lavoro da fare mi prende, ripongo la fotocamera e la dimentico quasi. Dopo aver allargato l’imbocco del primo pozzo, scendiamo. All’imbocco del pozzo successivo dobbiamo solo rimettere la corda e proseguire. All’inizio del pozzo da 30m (oramai lo indico cosi’, anche se si e’ rivelato piu’ corto, si merita un poco di incoraggiamento!) di lavoro da fare ce n’e’ ancora parecchio. Allarghiamo anche qua. Potremmo fare di piu’, pero’ il passaggio non e’ scomodissimo e decidiamo di aver fatto abbastanza. Prima di partire per la discesa doppiamo l’armo di partenza. Scendo per primo oggi. Impiego quasi un’ora a scendere la prima dozzina di metri, i sassi in bilico o frattaglie di roccia che aspettano solo un piede incauto per cadere, vengono eliminati senza remore. Stanco ma contento arrivo fino alla cengia dove la volta scorsa finiva la corda.  Sotto di me il pozzo continua fino al punto dove Valerio ha urlato al pozzone. La prosecuzione, sulla verticale del pozzo e’ un po’ ostacolata da pinnacoli di roccia dall’aspetto veramente fragile. E’ necessario fare un frazionamento ed il necessario lo hanno i miei amici di sopra. Mi metto di lato, il piu’ possibile al riparo, raccolgo la corda per evitare che prenda sassi ed urlo sopra di scendere portando il trapano e gli attacchi. Scende Nerone. Quando Nerone mi raggiunge rivediamo insieme la situazione. I pinnacoli di roccia, saggiati con la mazzetta suonano proprio fragili. Anche se con rammarico decidiamo che si deve sacrificarli alla sicurezza. La prima martellata ci conferma che abbiamo fatto la scelta giusta. Un colpo nemmeno troppo violento fa cadere il primo, qualche centinaio di chili di roccia. Anche gli altri si rivelano alquanto facili da tirare giu’. Mentre terminiamo il lavoro di messa in sicurezza ci raggiunge anche Gabriele. Ora e’ possibile scendere senza rischiare troppo. Possiamo armare il frazionamento per ripartire. Il primo foro lo faccio con la punta corta da 8mm della Dexter, un acquisto di prova. Quando inserisco il fix ed inizio a stringere scopriamo che la punta non va per nulla bene, il fix non fa presa. Lo batto nella roccia, cambiamo punta mettendo quella lunga della Hilti e rifaccio il buco pochi centimetri sopra. Ora il fix prende alla perfezione. Probabilmente la punta Dexter ha un diametro di qualche decimo di millimetro di troppo. Per aggiustare la direzione della corda faccio anche un foro passante nella roccia per inserirvi un cordino e farne un deviatore. E’ perfettibile come armo, ma per ora puo’ andare. Continuo la discesa facendo ancora pulizia dei tanti sassi in bilico. Non riesco a togliere tutto ma faccio meglio che riesco. Quando arrivo in fondo mi prende un poco di panico, a forza di lanciare sassi, abbiamo coperto completamente la prosecuzione vista da Valerio. E’ tutto chiuso!    Mi metto di lato, il piu’ possibile al coperto. In rapida successione scendono Nerone, Gabriele e qualche sasso, ma nulla di preoccupante. Appena riuniti studiamo la situazione. Ci sono dei massi da spostare per riaprire il passaggio, peccato siano troppo pesanti. A martellate riusciamo a spezzarli in pezzi piu’ facilmente gestibili. Quando si apre un varco di circa 80cm possiamo finalmente riassaporare l’aria fredda che soffia dal basso e sbirciare sotto. Ad meno di 2m da noi c’e’ il piccolo ambiente dove si era inzeppato Valerio la volta scorsa. Mi calo per vedere meglio. Dobbiamo decidere se e’ possibile buttare i sassi la’ sotto senza precluderci la prosecuzione. Quando scendo vedo per prima la spaccatura verso il basso, il lancio dei sassi ci porta alle orecchie dei soddisfacenti rimbombi. Prima di risalire mi guardo intorno. Alzando anche la testa vedo che la frattura continua anche di fronte a me e sembra percorribile a meno di un breve restringimento. Dopo mi sembra di intravvedere il pozzo. Inizio subito a martellare la roccia con l’intenzione di allargare il passaggio, devo pero’ interrompere quasi subito, i miei amici stanno immobili da parecchi minuti per evitare che qualche sasso mi rovini addosso. E’ il caso io risalga. Lo faccio subito anche se a malincuore. Accertato che il piccolo ambiente sotto di noi non e’ funzionale per la prosecuzione decidiamo di buttarci i sassi in equilibrio precario intorno a noi. In breve tempo riempiamo la base del saltino. Prima si doveva arrampicare un brevissimo tratto per scendere, ora basta mettersi seduti sul bordo per arrivare a toccare terra con i piedi sotto. Meglio no?!? Sistemata la faccenda dei sassi in bilico torniamo ad occuparci del passaggio per arrivare al pozzo. Dandoci il cambio assaliamo il diaframma di roccia distruggendolo in breve tempo. A meta’ del lavoro gia’ riesco a passare, la tuta non ne rimane contenta e rimedio qualche strappetto, pero’ mi infilo e percorro con emozione i circa 2 metri in piano che mi separano dal pozzo. E’ un bel pozzo, nulla da dire, di forma ellittica e fondo abbastanza da non vedere la base nemmeno con la luce al massimo. Chiedo silenzio ai miei amici per fare la prova del sasso ora che ho campo libero sulla verticale del pozzo. Lancio il sasso, provo a contare…1001,1002,1003…1004. Il primo tonfo lo si sente tra i 3 ed 4 secondi poi ne seguono altri meravigliosamente attutiti dalla distanza. Proseguiamo con rinnovata energia i lavori di sistemazione e messa in sicurezza del piccolo tratto fino alla partenza del pozzo. Quando siamo a buon punto, inizio l’armo del pozzo perche’ voglio almeno affacciarmici. Oggi non lo scenderemo, Nerone per domani ha invitato amici di altri gruppi a conoscere e visitare la nuova grotta. Desidera lasciare anche a loro il piacere di esplorare. Alla fine giungiamo ad un compromesso, armero’ la partenza del pozzo, ne scendero’ un tratto e risaliro’. Nerone per essere sicuro che io mantenga la parola, mi concede solo una corda da 30m…quando si dice la fiducia! Trovare un punto buono dove mettere i fix non e’ semplice, c’e’ una roccia non troppo buona in questo punto. Pianto i primi 2 per affacciarmi sulla verticale poi raggiungo la parete e ne metto altri 2. Ora la corda scende giu’ senza toccare la roccia. Scendo facendo attenzione a non toccare sassi in bilico. Alla pulizia e messa in sicurezza del pozzo dovra’ provvedere chi lo scendera’ domani. Arrivo a fine corda, dannazione! Sono a 3 metri da una cengia dove avrei potuto sostare comodamente e fare lanci di sassi per provare ad immaginare la prosecuzione. Che ironia, nel punto dove sono fermo ora non ci sono sassi. Me ne procuro un paio rompendoli dalla parete ma non ne ricavo molto, sembrano fermarsi subito, senza tonfi lontani. Rassegnato, scatto una foto al pozzo, inverto il senso di marcia e torno dai miei amici.

Quando arrivo su li trovo in tranquilla attesa che parlano di cose speleo. Rompo loro le scatole perche’ vorrei rifinire la partenza del pozzo levando alcune asperita’ della roccia. Intanto togliamo la corda, poi inizio a martellare. Non riesco a terminare per i crampi alle mani. Questo dei crampi e’ un inconveniente che mi capita quando evito di bere abbastanza. Faccio mente locale, in effetti oggi non ho bevuto per nulla. Convinco Nerone a terminare il lavoro al posto mio mentre vado a rimediare alla mia sbadataggine.   Alla base del pozzo da 30m, dove abbiamo fatto campo, Nerone ha sistemato le sue immancabili candele. Creano una bella atmosfera. Riprendiamo fiato prima di iniziare la salita risistemando i materiali negli zaini e parlando, tanto per cambiare, della grotta. E’ un buon momento per dare il nome ai pozzi. Gabriele quello da 30m propone venga chiamato “pozzo Mirella” in onore di una nostra amica che, per dirla parafrasando Nerone, ha intrapreso suo malgrado una esplorazione difficile e pericolosa ma ora ne sta’ uscendo vittoriosa. Per il nuovo pozzo, stimato da 60m, Nerone propone venga chiamato “pozzo dei Silenziosi” in ricordo di tutti gli amici speleo che ci hanno lasciato. Entrambe le proposte incontrano il parere favorevole del nostro ristretto consesso. Dopo aver fatto tutto quel che dovevamo, riprendiamo la via per l’uscita. Salgo per primo poi mi fermo alla partenza del pozzo per aiutare chi arriva prendendogli lo zaino. Gabriele arriva e passa senza troppi problemi, Nerone deve sbuffare un poco di piu’ ma passa indenne anche lui. Gabriele in una pausa di raccoglimento in attesa che anche Nerone ci raggiunga. Siamo al primo pozzo. Ora che ci penso, lui povero, e’ rimasto senza nome. Provo a pensarne qualcuno: “pozzo della Pazienza Premiata”, “pozzo Grandi Speranze”, “pozzo Non Marionabile”. A me il primo non dispiace, pero’ sono ben accette proposte! Tornando a noi, siamo al primo pozzo, come dicevo. Anche questo mette a dura prova la pazienza di Nerone, ma nulla riesce a fermarlo a lungo ed alla fine ne esce fuori vittorioso.   Gli ultimi metri da risalire senza corda e poi siamo tutti fuori. All’esterno scopriamo con piacere che parte dell’allegra compagnia lasciata stamane e’ rimasta ad attendere pazientemente il nostro ritorno. Anzi, Maurizio era pronto a scendere in grotta per venire a vedere che fine avessimo fatto.Qualche tranquilla chiacchiera per aggiornare i nostri amici su quanto fatto oggi poi passiamo a sbarazzarci della attrezzatura infangata per ritornare in abiti asciutti e puliti, che e’ sempre una bella sensazione. Finito di sistemare tutto in macchina, passiamo ai saluti. A proposito, un rapido inciso, amici, grazie per esserci stati e per esserci! Scendendo a Livata facciamo deviazione per riaccompagnare a casa Maurizio, poi proseguiamo. Strada facendo Gabriele ed io decidiamo di concludere la serata con un ottimo piatto di fettuccine. Fatto anche in questo caso il nostro dovere, rimane solo il ritorno a casa per chiudere la bella giornata. Che altro dire? Mi pare ci possa star bene un: “Alla prossima!”

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Piccola Cretarossa – 20/08/2017

Continua la bella avventura con questa impensabile grotta. Stavolta siamo Gabriele, Valerio ed io oltre alla partecipazione straordinaria di Nerone.

Eccoci di nuovo alla Piccola Cretarossa. Anche questa volta ho un antefatto da raccontarvi. Qualche giorno fa sono andati alla grotta Maurizio e Valerio, hanno lavorato al passaggio nel fondo attuale ottenendo il confortante risultato di intravedere la prosecuzione. Per i particolari vi lascio alla bella  relazione fatta da Maurizio.

Uscita del 16 Agosto 2017:

L’appuntamento per una ulteriore punta alla Piccola Creta è alle ore X, ma qualunque sia stata l’ora dell’incontro Valerio si presenta in ritardo (tipico dei membri dello Shaka Zulu, tranne per Nerone).

Alle 17.00 siamo sul posto, ci si cambia, si sceglie il materiale da portare e ci si imbuca. Valerio comincia con le critiche per il lavoro fatto in precedenza dagli altri: vorrebbe armare l’ingresso, i fix del primo pozzo sono messi male, il primo deviatore è su una roccia instabile… non lo reggo più di tanto, ma è “nu bravo quaglione” e si sopporta tutto.

Atterrati alla base del primo pozzo il buon Valerio passa dalla modalità “critica” a quella “sorpresa”, la grotta gli piace, dice che gli ambienti sono belli e rimane compiaciuto dell’esplorazione. L’aria è in uscita, non particolarmente forte, ma costante.

Sceso il saltino da tre metri si affronta in disarrampicata il tratto finale, compresa una strettoia dove lui passa agevolmente ed io ho qualche difficoltà.

La piccola saletta terminale ha nel pavimento un piccolo meandrino, segno del passaggio dell’acqua… meandrino che sparirà sotto chili di roccia dopo lo scavo per allargare il proseguimento. C’è anche un punto, lasciato integro, dove compare un agglomerato di sabbia scura, probabilmente di origine vulcanica.

Valerio comincia a smazzettare: la roccia si presenta a tratti ben compatta, ma sono molti i punti dove colate calcitiche e pietre più tenere rendono il lavoro meno gravoso. La forza e la costanza del giovane subbiacciano danno i loro frutti e si comincia ad intravvedere un proseguimento. Mazzetta e scalpello passano nelle mie umili mani (era ora, tra l’altro gli attrezzi erano miei) e fidandomi un po’ troppo dello scalpello infisso nella roccia assesto un colpo senza stringerlo, così finisce di sotto senza possibilità di recupero.

Si inizia a lavorare solo con la mazzetta. L’indigeno continua ad assestare senza sosta colpi mortali alla roccia. Ad un certo punto si affaccia nel probabile prosieguo ed urla “aho, ci sta nu pozzo”. Lancia sassi, urla per sentire l’eco, punta la luce ed è sempre più emozionato.

Preso dalla foga continua ad appioppare duri colpi, finché la testa della mazzetta decide di andare a raggiungere lo scalpello. Rimasto con il manico in mano il selvaggio Valerio deve arrendersi. Si decide quindi di uscire, prima però bisogna rilassarsi con una sigaretta (lui) ed un buon sigaro (io). Come al solito tiro fuori uno snack prima del sigaro, e come al solito lo zoticone me ne frega la metà.

Si esce che è quasi buio. Tute e scarponi sono infangati. Nonostante l’assenza di piogge, già ad una dozzina di metri di profondità è bagnato e fangoso. Alla prossima uscita, Piccola Creta.

Uscita del 20 Agosto 2017:

Ma ora eccoci ad oggi: Inizio con qualche fiore per stimolare il vostro amore per la natura prima di andare ad iniziare. Ecco Gabriele, oggi per l’occasione ha una tuta da meccanico, visto ci sara’ da lavorare duro. Nerone fa una fugace apparizione, ha altri impegni per oggi ma ha piacere di partecipare portandoci il materiale necessario per continuare e migliorare l’armo della grotta. Commentiamo la grotta con Nerone mentre ci prepariamo. Quando siamo quasi pronti ad entrare arriva Valerio. Ancora qualche minuto di sana chiacchiera e Nerone prende commiato. Valerio ci dice di non voler entrare subito, ha portato la sua slackline e vuole divertirsi un poco prima di raggiungerci. In effetti dobbiamo sistemare l’armo del primo pozzo e non c’e’ molto posto in quel punto.  Ci portiamo giu’ tutto il necessario ed eccoci davanti al primo pozzo. La lumaca che sembra abitare stabilmente in questa saletta. Ed ecco Gabriele. Al primo pozzo lavoriamo per allargare il passaggio e migliorare l’armo. In un’ora circa abbiamo terminato e scendiamo  alla saletta successiva. Anche qua iniziamo a sistemare l’armo.  Mentre siamo affaccendati sentiamo rumori dall’alto, e’ Valerio che ha deciso di raggiungerci. Finiamo di sistemare e continuiamo a scendere tutti assieme. Arrivati al fondo iniziamo subito a lavorare sulla strettoia che ci impedisce di vedere oltre. L’unico indizio confortante e’ sempre la corrente di aria fredda che ci soffia in faccia. Ci diamo spesso il cambio nel lavorare poiche’ si deve stare in posizione alquanto scomoda. Mentre uno lavora nella strettoia, l’altro si “riposa” assistendo lo scavatore, il secondo “riposante” cerca di allargare un poco il passaggio precedente che e’ ancora dannatamente stretto. Per fortuna oggi abbiamo ben 2 mazzette e le facciamo lavorare a pieno ritmo.
Dopo tanto scavare, smazzettare e spostare sassi abbiamo un piccolo colpo di fortuna, si apre sotto di noi una minuscola nicchia dove si riesce a passare. poco piu’ sotto la vista ci fa trattenere il respiro per qualche secondo…anche la prova del sasso ce lo conferma, c’e’ un pozzo di discrete dimensioni sotto di noi! Valerio si infila nello stretto passaggio, assesta ancora qualche mazzettata alla roccia per limare alcuni punti. Torna a noi confermando di aver visto il pozzo, e’ di almeno 20m, ci dice. Metto subito un fix di partenza fuori dalla strettoia mentre Valerio si infila l’imbrago. Siamo pronti. Valerio scende a fare l’armo dopo la strettoia. Io non sono sicurissimo di riuscire passare, ma sono piu’ che deciso a provarci. L’armo e’ terminato. Valerio inizia a scendere, dal rumore rimbombante delle sue urla il pozzo sembra ampio. Qualche decina di secondi di silenzio ci impensieriscono, iniziamo a sollecitare Valerio a dirci qualcosa. Da lontano lo sentiamo che urla aggiornamenti. In qualche maniera capiamo che la corda, e’ una da 22m, non basta per arrivare al fondo. C’e’ pero’ un terrazzino intermedio ed il resto del pozzo si rieace a scendere arrampicando. Il tempo perche’ Valerio si metta in sicurezza e provo a scendere anche io, sono quasi emozionato, anzi, leverei il quasi. Gabriele, anche lui e’ emozionato, ma vedendo i miei contorsionismi per passare la strettoia alza le mani per questa volta. Decide che stavolta ci aspettera’ su riservandosi la discesa per la prossima volta.  Come immaginavo il passaggio e’ ben stretto e scomodo, o per dirla seria, e’ un passaggio “tecnico”. Entro coi piedi nella spaccatura dando le spalle alla strettoia. Spostandomi di lato mi metto disteso sul fianco destro infilando i piedi nel vuoto nel punto dove la strettoia si allarga. E’ un ovale largo tanto da permettere il passaggio di uno speleologo anche non propriamente smilzo. Con alcuni sbuffi e sospiri scivolo con tutto il corpo nel punto dove ho infilato i piedi. Il discensore e’ un po’ di intralcio in tutto questo contorcersi, pero’ e’ un intralcio vitale visto che sotto ho almeno 20m nel vuoto. Ecco, sono passato! Ora posso gustarmi il pozzo. E’ ben grande! Dopo una rapida occhiata mi dedico al passaggio del frazionamento. Per risparmiare fatica metto un moschettone nelle asole del topolino e poi ci metto la longe. Trovo una posizione comoda e passo il nodo. Mentre scendo mi gusto il nuovo pozzo, vado lentamente anche perche’ la corda scorre poco nel discensore. Valerio da sotto urla per avvertirmi che ha tolto il nodo di fine alla corda, di fermarmi al terrazzino e fare il resto del pozzo arrampicando. Arrivo al terrazzino, il mio primo pensiero e’ per cercare un armo naturale dove deviare la corda, infatti ora sopra di me tocca. Alla fine rinuncio, trovo una posizione stabile e smonto il discensore per non rischiare di rovinare la corda. Valerio ora e’ poco sotto di me e sembra un folletto delle grotte, si muove veloce qua e la’ cercando il passaggio migliore per arrivare al vero fondo del pozzo, almeno 10m sotto di noi. Scendo il primo tratto, e’ pieno di sassi instabili, alcuni molto grandi, che sembrano pronti a cadere giu’ al solo sfiorarli. Scendo ancora un pezzo di un paio di metri abbastanza esposto. Nel frattempo Valerio e’ zompettato in scioltezza fino al fondo del pozzo e lancia urla entusiastiche. Mi dice che sotto di lui si apre un pozzo gigante, di almeno 50m! Rinuncio a raggiungerlo, non mi garba molto l’idea di arrampicarmi su pietre che possono spezzarsi sotto il mio peso. Mi limito a scattare una foto del punto dove si e’ infilato Valerio. Tanto, mi dico, la prossima volta, dopo aver fatto pulizia, avro’ modo di vederlo in tutta calma e sicurezza. Dopo esserci beati con un entusiasmante lancio di sassi che sembrano cadere per un tempo infinito, decidiamo di tornare indietro. Nel risalire il nuovo pozzo inizio a prendere qualche punto col distox, non una cosa accurata, quel tanto da avere una poligonale e vedere dove siamo. Risalgo prendendo i punti con l’aiuto di Gabriele, dietro di noi Valerio disarma. Alla base del primo pozzo Valerio ci raggiunge lamentando una fame da lupi. Vorrebbe passare avanti per andare a mangiare ma noi siamo oramai incastrati a meta’ pozzo e non possiamo favorirlo. Borbottando un poco si rassegna a pazientare.  Appena fuori ingaggio Gabriele per una foto ricordo, perche’ penso proprio che questa sia stata una giornata memorabile. Per festeggiare degnamente la giornata Valerio ci invita a casa sua per mangiare qualcosa. Visto che casa sua e’ anche il ristorante gestito dai genitori, la cosa mi rallegra alquanto. Eccoci, pronti a coronare degnamente la splendida giornata con un brindisi ed un sostanzioso spuntino a base di fettuccine! Una foto della cuoca non potevo certo mancare di mostrarvela. Vi raccomando la sua cucina! Vabbe’, alle fettuccine non so proprio dire di no!Dopo il sostanzioso spuntino ed i festeggiamenti, ci salutiamo, si e’ fatta l’ora di tornare a casa, domani Gabriele partira’ per una breve vacanza all’estero e deve ancora fare la valigia. Il ritorno e’ tranquillo, del temuto traffico del rientro non se ne vede l’ombra. Una giornata fantastica.

Nei giorni successivi non sono riuscito a trattenermi ed ho elaborato i dati presi in grotta. Il risultato mi sembra decente…ho quindi il piacere di presentarvi una prima bozza del rilievo della grotta. Ecco la sezione della “Piccola Cretarossa” ovvero del “Abisso Ruvese” (in onore degli amici del Gruppo Speleologico Ruvese con cui lo Shaka Zulu si e’ gemellato questa estate):

Un poco scarno ma col suo fascino. Come sempre, alla prossima!

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Piccola Cretarossa – 12/08/2017

Continuano scavi ed esplorazione alla Piccola Cretarossa dopo gli interessanti sviluppi della precedente uscita. Con Maurizio, Mario, Francesco, io e Luna.

Prima di raccontarvi di questa uscita ho piacere di condividere con voi la relazione della precedente uscita fatta il 6 agosto, in cui io non ero presente. La relazione e’ stata scritta da Giuseppe:

Come al solito quando sono ispirato butto giù due righe, che poi diventano quattro…

Partiamo da Roma io (Giuseppe) e Gabriele e ci dirigiamo ad Agosta dove ci attende Mario con suo figlio Francesco. Arrivati a casa di Mario, ci informa che il giorno prima c’è stato un incendio vicino Subiaco e che quindi la strada per salire a Monte Livata non è percorribile. Infatti dal belvedere è ben visibile una grande nuvola di fumo. Decidiamo quindi di prendere in alternativa la strada che passa per la villa di Nerone, i monasteri e sale a Livata dai Fondi di Jenne e raggiungiamo Maurizio che ci sta aspettando da un po’. Cominciamo a vestirci e sentiamo avvicinarsi delle voci familiari. Sono Valerio e Livia che sono passati a salutarci prima di andare verso altre grotte. Con l’aiuto di Valerio predisponiamo la teleferica che servirà per tirare fuori i secchi pieni di terra e sassi. Maurizio è subito pronto ed entra per primo, io lo seguo dopo qualche minuto. Non vedo l’ora di entrare nella nuova saletta che è stata aperta con l’ultima sessione di scavo. Appena sceso trovo il pozzetto iniziale sgombro dai sassi accatastati precedentemente e un’apertura sul fondo che porta alla nuova saletta. Qui c’è Maurizio che comincia a scavare dalla parte che sembra essere più promettente in quanto sulla parete è presente una colata calcitica di dimensioni importanti, il che fa pensare ad un grande lavoro da parte dell’acqua. Mentre Maurizio riempie i secchi io li accompagno verso l’uscita, ma a causa della non perfetta verticalità del tiro si rende subito necessaria un’altra persona. Ci viene in aiuto Gabriele, mentre Mario e Francesco recuperano il materiale all’uscita. L’ambiente è stretto e poco agevole allo scavo ma non ci scoraggiamo, dopo un’oretta Maurizio chiede il cambio, quindi io passo allo scavo e lui alla gestione dei secchi. La sintonia della squadra fa salire e scendere i secchi rapidamente. Dopo un po’ Gabriele chiede il cambio e viene sostituito da Francesco. Continuo a scavare seguendo il profilo della parete finchè, togliendo un pezzetto di una concrezione concava ficcata nel terreno, si apre un foro di circa 5cm di diametro che prosegue orizzontale dal quale soffia indubbiamente aria fredda. L’entusiasmo comincia a farsi sentire, la direzione sembra essere quella giusta, ma per poter allargare il foro è necessario prima togliere altra terra per lavorare comodamente. Proseguo quindi lo scavo per tutta la superficie e cominciano ad affiorare alcuni massi più o meno grandi, ognuno tolto con attenzione e suspense. Finalmente viene mossa pietra giusta che apre un altro foro, questa volta facilmente allargabile ma soprattutto verticale! Anche da questo soffia una insistente aria fredda. L’euforia è tanta, ma la stanchezza di più, quindi desisto e chiedo il cambio a Maurizio. Intanto diamo notizie verso l’esterno dove Mario e Gabriele erano incuriositi dal rallentamento nelle operazioni. Solo pochi minuti e l’apertura è abbastanza grande da lasciar intravedere la prosecuzione: pareti bianche, pulite, si allargano per un paio di metri e poi giù l’imbocco di un pozzo largo circa un metro e mezzo. Buttiamo subito dei sassi per valutarne la profondità: saranno una decina di metri, ma presumibilmente c’è uno scivolo che li blocca. Speriamo non sia il fondo! Anche se il foro è adesso abbastanza largo, alcuni speroni di roccia non permettono il passaggio e gli strumenti che abbiamo non sono molto efficaci. Inoltre siamo stanchi, quindi decidiamo di rimandare alla prossima sessione, per lavorare in sicurezza dovremo togliere ancora della terra ma soprattutto a questo punto è necessario armare. Io e Maurizio usciamo soddisfatti mentre Mario e Gabriele si vestono, sono curiosi di vedere l’esito del lavoro. Dichiariamo terminati i lavori per oggi, raccogliamo tutto il materiale e ci dirigiamo a Livata in cerca di un posto dove festeggiare e fantasticare sulla prosecuzione della grotta mentre recuperiamo le proteine spese. Siamo tutti convinti che questa grotta abbia del potenziale e ce lo sta dimostrando ad ogni uscita. Per il momento “la grotta continua…”

Grazie Giuseppe!

Ma ora veniamo alla nostra uscita. Io e Luna arriviamo al bar di Livata con largo anticipo e ci disponiamo ad attendere gli altri. Luna ne approfitta per farsi una corsa sfrenata sui prati dietro al bar. Arriva prima Maurizio e quindi Mario con Francesco. Terminata la colazione e l’approvvigionamento andiamo alla grotta dove iniziamo a prepararci. Per il momento entreremo solo Maurizio ed io mentre Mario e Francesco rimarranno a farci assistenza all’esterno. Entro ed arrivo svelto al pozzetto aperto la volta scorsa. Ho molto piacere nel “conoscerlo” ed altrettanto nel gustare l’aria fredda che mi soffia in faccia facendomi favoleggiare di chissa’ quali abissi che la generano. Mentre sono immerso in questi pensieri golosi il buon Maurizio mi raggiunge. E’ il momento di lavorare un po’. Il buco infatti e’ ancora stretto e ci si lavora male, dobbiamo scavare via della terra intorno al buco per poter poi lavorare piu’ agevolmente.
Lavorando di buona lena tutti quanti facciamo una catena efficientissima, io riempio le cofane di terra, Maurizio le guida verso l’esterno mentre Mario e Francesco hanno l’ingrato compito di tirarle fino a su. Ogni tanto ci diamo il cambio a scavare terra, scende anche Mario a dare una mano. In un paio d’ore, dopo aver ricavato spazio sufficiente, iniziamo a lavorare al buco vero e proprio. Alla fine riusciamo ad ottenere uno spazio praticabile, anche se ancora stretto. Francesco ci avvisa che fuori inizia a piovere, devo andare un attimo su per sistemare Luna. Esce anche Mario e lasciamo Maurizio a sistemare gli attacchi per poter scendere. Mario e Francesco hanno un impegno nel pomeriggio quindi ci salutiamo promettendo loro che li aggiorneremo su eventuali novita’. Quando torno e’ tutto pronto, si deve solo mettere la corda e scendere. Maurizio si e’ impossessato della fotocamera per documentare l’inizio dell’esplorazione del nuovo tratto di grotta. Vado. L’ingresso non e’ proprio agevole ma e’ fattibile. Passato! Prima di proseguire vedo se e’ possibile allargare ancora un poco il passaggio dalla nuova posizione e di pulire da sassi in bilico. Per fortuna scendendo sembra essere piu’ largo. Inizio a scendere. Sotto di me c’e’ una cengia e per continuare a scendere dovro’ spostarmi di lato di almeno un metro. Cerco un posto per un deviatore. Una concrezione forma un attacco naturale che sembra fare al caso nostro. Maurizio mi passa un cordino e provvedo. Per il momento sembra buono, poi vedremo. Arrivo sulla cengia di terra e continuo l’opera di pulizia. La discesa, come avevo visto, continua ad un metro da me. Le pareti della grotta si avvicinano a formare un laminatoio verticale. Le pareti pero’ sono lisce e distano tra loro almeno 40cm, non dovrebbe essere un problema passare. Ci provo. Il passaggio stretto e’ di pochi centimetri quindi me la cavo con solo pochi sbuffi e lamenti. Dopo il breve punto stretto mi ritrovo in una sala a pianta grossolanamente ovale. Avverto Maurizio ed inizio a guardarmi attorno. A tutta prima la grotta sembra terminare qua. La base della sala e’ piana e non sembrano esserci prosecuzioni evidenti. Non mi perdo d’animo ed aspettando Maurizio cerco l’aria. Ecco, sembra proprio che l’aria venga da qua.  Inizio a togliere qualche sasso e l’aria aumenta. Che bello! Per fortuna si tratta di un mucchio di sassi che si tolgono facilmente e con l’aiuto di Maurizio in pochi minuti abbiamo ricavato una apertura utile a continuare. Sotto di noi c’e’ un saltino di un paio di metri ed un’altra sala minuscola. Anche la saletta sotto di noi sembra non avere prosecuzioni, ma oramai abbiamo capito il trucco e non ci allarmiamo piu’ di tanto. Decidiamo di armare il saltino. Maurizio provvede a mettere un fix che doppiamo con un cordino su naturale. Armiamo la discesa con l’avanzo della corda con cui siamo scesi fin qua. quando tutto e’ pronto, scendo.
La situazione si ripete identica altre 3 volte, ogni volta trovo un restringimento con aria facilmente allargabile. Fortunatamente per i saltini successivi non serve la corda altrimenti non avremmo potuto scenderli. Abbiamo terminato tutto, fix, placchette e corda. Maurizio mi segue con la sua consueta flemma mentre imperverso con la fida mazzetta sulle rocce che mi ostacolato. L’aria e’ sempre presente a rinnovare le nostre speranze. L’ultimo passaggio che affronto e’ il piu’ ostico ed impiego parecchio tempo a ricavare uno spazio utile al passaggio. Alla fine la strettoia ed io giungiamo ad un compromesso, mi sottopongo alla fatica di togliere l’imbrago e lei mi concede il passo. Arrivo all’ennesima saletta, l’aria proviene da una ennesima spaccatura. Nonostante l’entusiasmo devo riconoscere che sono sfinito. Per oggi l’esplorazione termina qua.  Tornando indietro cedo di nuovo il comando della fotocamera a Maurizio il quale mi riprende mentre cerco di uscire dall’ultima saletta, quella col passaggio stretto. Ecco che prendo posizione. Risalire mi costa un mucchio di sbuffi e lamenti ma alla fine passo. Ecco il passaggio in tutta la sua “strettitudine”. Riprendo il comando della fotocamera per ricambiare il favore e fare una foto a Maurizio. Iniziamo a risalire, stanchi ma felici. Questo e’ l’ultimo pozzetto armato dopo averlo allargato a forza di braccia. Vado per primo poiche’ Maurizio si offre di disarmare. Strada facendo faccio foto. Questo e’ il primo pozzo armato con il deviatore su naturale. L’uscita dal primo pozzo non e’ propriamente agevole, pero’ anche lui si passa con un poco di sbuffi ben assestati. La risalita in arrampicata per uscire e’ oramai routine. In  pochi minuti siamo fuori ed iniziamo a sistemare le nostre cose. Un selfie per terminare questa bella uscita ci vuole proprio.Insomma, a dirla come il buon Giuseppe, ancora per oggi “la grotta continua”. Alla prossima!

Pubblicato in speleo, uscite | Commenti disabilitati su Piccola Cretarossa – 12/08/2017

Erebus – 9/08/2017

Con Gabriele all’Erebus per iniziare qualche verifica circa la congiunzione con la grotta di San Sebastiano.

Sotto un sole cocente arriviamo al parcheggio e sistemiamo le nostre robe per la scarpinata che ci attende. Dopo un tratto in piano prendiamo il sentiero che porta agli eremi. La copertura degli alberi ci assicura un minimo di riparo dalla calura.
Strada facendo c’e’ anche la ricostruzione di una carbonaia. Facciamo sosta a documentarci. Funghi, magari poco commestibili, ma belli a vedersi. Il caldo e la fatica si fanno sentire ma non demordiamo. Un momento di pausa all’incrocio con la strada carrabile. Ci prendiamo anche il tempo per un selfie. Chi dice che un segna-sentiero non possa anche essere spiritoso e’ smentito da lui!  Il sentiero prosegue. Qua la vegetazione e’ meno folta ed il caldo si sente maggiormente. Le soste diventano piu’ frequenti. Uno dei buchi soffianti che si incontrano sul sentiero. Ne ricordo altri 2 ma devono essere stati tappati nel sistemare il sentiero. Eccoci finalmente al primo eremo. Come gentilmente ricorda l’iscriziono, si tratta dell’eremo di santa Maria delle Grazie. Dopo una lunga sosta alla fontanella, riprendiamo il cammino, oramai manca poco. Per terra trovo una bella penna colorata, chissa’ di quale uccello sara’? Avvicinandosi all’eremo successivo il panorama e’ sempre impressionante. Piccola deviazione, andiamo a dare uno sguardo all’ingresso della grotta di San Sebastiano. Visto che in inverno soffiava, ora mi aspetto che aspiri. Visto che si tratta solo di una visita all’ingresso, lasciamo gli zaini con le attrezzature vicino alla panchina. L’eremo di San Sebastiano. Sara’ San Sebastiano che rinuncia ai beni terreni?!? La vasca per l’acqua ricavata da uno sgrottamento proprio accanto all’eremo. Eccoci finalmente all’ingresso della grotta. Vado subito a controllare, in effetti aspira quasi con violenza. Mentre sistemo alcuni bastoncini di incenso con la flebile speranza di risentirne l’odore all’Erebus, Gabriele si gusta l’aria fresca. Fatto quel che dovevamo, prendiamo la via del ritorno…ecco di nuovo l’emulo di San Sebastiano all’interno dell’eremo. In effetti dalla grotta di San Sebastiano avremmo potuto proseguire dritti senza tornare indietro, pero’ il sentiero dopo l’ingresso della grotta lo ricordo quasi chiuso e visto che siamo poco vestiti non ci ha sorriso l’idea di scorticarci con rami e spini. Il panorama dalla panchina. L’eremo in cima al Soratte. Qua fa veramente caldo. Scendiamo rapidamente lungo il sentiero fino a rientrare sotto gli alberi. Un paio di tornanti e siamo al bivio per l’Erebus. Davanti all’ingresso ci prepariamo svelti e scendiamo al fresco della grotta. Gia’ scendere il primo pozzetto iniziale e’ di gran sollievo. Camminando verso il pozzo succesivo noto una farfalla. La forma ed i colori mi ricordano qualcosa ma rimando ulteriori indagini a piu’ tardi (in effetti dopo, a casa, ho ricordato di aver visto farfalle simili all’isola di Rodi. Si tratta della Panaxia Quadripunctaria, o qualcosa di molto simile, che si trova in migliaia di esemplari in un parco dell’isola di Rodi che ho visitato tanti anni fa) Scendiamo verso il punto che vorrei verificare. La progressione e’ tranquilla, ora ci possiamo godere il fresco della grotta ed andare con calma.
Mentre aspetto che Gabriele mi raggiunga fotografo i soliti broccoletti, gioia per gli occhi e disastro per le tute.
Eccolo che arriva. Uno dei punti da verificare. Lo spazio non e’ molto, entro mentre Gabriele mi attende pazientemente fuori. Scatto qualche foto e lo raggiungo. Trovo anche un teschio, non capisco di quale animale ma gli faccio una serie di fotto da tutte le angolazioni, magari qualche “teschiologo” sapra’ dirci qualcosa in merito. Uscendo troviamo un altro punto interessante. L’aria qua soffia, ci piace. Per oggi possiamo fare poco, abbiamo terminato le corde. La prossima volta torneremo meglio attrezzati per passare oltre. Iniziamo a risalire. Al penultimo pozzo salgo per primo ma a meta’ strada mi accorgo che la corda e’ gia’ impegnata  da una dolicopode che la sta scendendo. Ci metto un poco a convincerla a tornare indietro ma quando si decide, risale piu’ veloce di me. Eccola sana e salva in cima al pozzo. Libera! Gabriele inizia a risalire.  Altro saluto alla farfalla di Rodi! L’ingresso di Erebus, poteva mancare una sua foto? Il caldo, appena usciti, ci assale di nuovo. Ci rimettiamo vestiti al minimo per fronteggiarlo. Per il ritorno non torniamo in cima rifacendo il percorso dell’andata ma prendiamo a sinistra e continuiamo per il sentiero. Sicuramente stiamo allungando ma almeno e’ tutta discesa. Al bivio prendiamo per il sentiero che indica per il percorso vita. Il sentiero e’ abbastanza comodo e non troppo caldo grazie alla vegetazione fitta. Eccoci alla strada in piano, quella del percorso vita. Strada facendo troviamo anche una meravigliosa fontanella. L’acqua che ne esce e’ calda ma quasi non ci facciamo caso. Approfittando del riposo mi faccio anche un selfie, tanto per non lasciare solo Gabriele nelle foto. Senza parole…La lunga passeggiata termina al parcheggio dove abbiamo lasciato le macchine. Dopo esserci cambiati andiamo al bar a prendere qualcosa di dissetante e rinfrescante. La giornata e’ stata torrida ma proficua. Alla prossima!

Pubblicato in speleo, uscite | Commenti disabilitati su Erebus – 9/08/2017

Risorgenza di Civitella – 05/08/2017

Una uscita rinfrescante alla risorgenza di Civitella con Anna, Paola, Federico, Giancarlo, Giuseppe, Gabriele, Giuseppe ed io.

Visto l’eccezionale periodo di secca abbiamo pensato utile andare a dare una occhiata alla risorgenza. Giuseppe, Gabriele ed io siamo i soliti a partire da Roma. Ci incontriamo al parcheggio vicino la grotta col resto del gruppo. Pochi passi sul sentiero che parte vicino al parcheggio ci portano all’imbocco della grotta. Giuseppe e’ pronto a tutto, ancora non conosce questa grotta ed e’ curioso di visitarla dopo i racconti di Gabriele. Giuseppe ricambia il piacere e quindi eccomi in posa anche io vicino alla grotta. Mentre ci dilettiamo con le foto arrivano anche gli altri, iniziamo a prepararci. Nel frattempo faccio incetta di sorrisi con AnnaPaola! Non vi tornano i conti? In effetti oggi con noi abbiamo 2 amiche, Anna e Paola. L’unico problema e’ che non riesco ad accoppiare il nome alla ragazza corretta. Risolvo brillantemente dando loro un unico nome. Per oggi, e per me, loro si chiameranno AnnaPaola! Io mi bardo velocemente, termino quindi la vestizione molto prima degli altri. Inizio subito a sudare copiosamente, il colpo di calore non e’ da escludere se rimango fermo a prendere caldo. Avviso il gruppo e vado a rifugiarmi nel primo tratto di grotta. E’ allagato e posso immergermi per equilibrare la temperatura interna.   Dopo qualche minuto di immersione nell’acqua fredda mi sento decisamente meglio. Non voglio esagerare col raffreddamento, ma il pensiero di uscire di nuovo al caldo non mi sorride affatto. Per fortuna il livello dell’acqua e’ molto basso oggi e posso trovare un comodo anfratto dove attendere all’asciutto ed al fresco. Dopo tanti tanti minuti, finalmente sono tutti pronti e li vedo avvicinarsi all’imbocco della grotta. Il primo tratto di grotta e’ allagato e di solito lascia sconcertato chi non la conosce poiche’ non e’ immediato capire dove dirigersi. Cerco quindi di dare loro qualche indicazione affinche’ entrino in rapida sequenza, ognuno dando indicazioni a chi lo segue. Entra per primo Giuseppe, Gabriele sara’ tra gli ultimi, a chiudere la fila. Mentre nuotiamo per superare il primo tratto il buon Giuseppe ha un inconveniente, gli si sfila dal piede uno stivale e non riesce a riacciuffarlo prima che vada a fondo. Arriva quindi all’approdo letteralmente “con una scarpa ed una ciabatta”. Gabriele ed io parliamo con Giuseppe per convincerlo a proseguire ugualmente, nelle nostre precedenti esperienze questa grotta si nuota quasi tutta quindi anche solo con i calzari della muta potrebbe farcela. Giuseppe pero’ oramai e’ deciso ad uscire e non riusciamo a fargli cambiare idea. Appena il gruppo parte per andare avanti lui prende la via per l’uscita con l’aiuto di Gabriele.  Il primo passaggio non sarebbe difficile, pero’ con la muta non e’ agevolissimo. Subito dopo abbiamo il laghetto successivo. Inizio a nuotare per fare spazio agli altri. Strada facendo, o meglio acqua nuotando, tento una foto al gruppo ma l’ambiente e’ troppo ampio perche’ venga qualcosa di buono. L’attraversamento del laghetto tempra il gruppo alle acque gelide della grotta. Passata questa prova si meritano una bella foto di gruppo. Da quel punto in poi iniziamo a camminare. Dei laghetti successivi, anche molto lunghi rimangono misere pozze o nulla del tutto. In compenso sono rimaste le splendide concrezioni in bianco e nero. Scatto una foto al volo per non perdermele ma come sempre senza grandi risultati. Si deve camminare lentamente e con molta attenzione altrimenti si rischia di scivolare sullo strato di fango solitamente nascosto dall’acqua. In alcuni punti sembra di camminare sul ghiaccio tanto e’ scivoloso. Ad un’altra spettacolare colata in bianco e nero ci fermiamo. Riesco a fare una foto quasi decente grazie alla collaborazione di tutti. Proseguiamo, sempre a piedi. La grotta e’ irriconoscibile, non ci sono quasi tratti a nuoto. Continuo a fare foto alle concrezioni bicolor, ve ne mostro qualcuna…
Arriviamo finalmente alla sala con la risalita per il sifone pensile. C’era l’intenzione di fare la risalita ed andare a vedere il livello del sifone. Ci fermiamo per sondare i desideri del gruppo. Per il momento non sembra ci sia molto entusiasmo al riguardo. Magari al ritorno. Lasciamo la sala diretti al sifone terminale. Come sempre mi tengo sulla sinistra dell’ampia galleria che porta al sifone. Il passaggio e’ piu’ in alto del livello normale dell’acqua e quindi c’e’ una interessante zona di concrezioni. Sono all’asciutto da chissa’ quanto tempo ed hanno un aspetto polveroso. Sul soffitto le stalattiti sono ricoperte da una decorazione di fango a macchie. Qua le macchie si vedono bene. Procediamo in fila indiana avvicinandoci al sifone. Una gigantesca stalattite incontra il favore di Giuseppe. AnnaPaola! Siamo alla spiaggetta del sifone. Anche lui e’ piu’ basso di almeno 2 metri rispetto al solito. Dopo aver portato i nostri saluti al sifone prendiamo la via del ritorno. Stavolta, come al solito, mi inoltro lungo la parete opposta a quella dell’andata. Qua la galleria e’ solitamente invasa dall’acqua e si vede.
Mentre il resto del gruppo si attarda, Giuseppe mi segue da vicino quindi diventa il mio soggetto di riferimento per le foto in questo tratto. Questa e’ scura, ma suggestiva. Mentre importuno Giuseppe con le foto, sentiamo rumoreggiare dietro di noi. Stiamo per essere raggiunti. Ecco la foto di gruppo! Ancora pochi metri e siamo di nuovo alla sala della risalita. Facciamo qua pausa pranzo. Giancarlo e’ il piu’ organizzato di tutti, ha il fornelletto ed il necessario per fare il caffe’. Purtroppo si affida a me per togliere il tappo alla bombola ed io con le mie manine delicate strappo via tutto. Lo sguardo sconsolato di Giancarlo mi fa capire di aver sbagliato. Oramai pero’ il danno e’ fatto, pensiamo a gustarci il caffe’! Gironzolando per la sala trovo uno dei cerchi che piacciono tanto a Stefano, quindi questa foto la scatto proprio per lui. Alla fine l’idea di fare la risalita per andare a salutare il sifone pensile sembra non sorridere a nessuno. Riprendiamo la via del ritorno.   Per il ritorno tiro fuori il cavalletto, sarebbe mia intenzione fare qualche foto decente con l’aiuto dei miei amici. Purtroppo il freddo ha la meglio sulla loro passione artistica quindi non riesco ad avere largo seguito. Una riesco a farla e ve la mostro volentieri.Tornando indietro proviamo anche a visitare una breve deviazione che riporta alla galleria principale.  Questo e’ il punto in cui solitamente si nuota e si passa al laghetto successivo tramite un passaggio che si raggiunge con una breve arrampicata in roccia. All’andata ho invano cercato il passaggio che ricordavo. Solo al ritorno mi accorgo di esserci passato sotto! Il passaggio in roccia e’ ora quasi 4 metri sopra di noi. Decisamente una esperienza singolare vedere la grotta in questa versione asciutta. All’uscita recuperiamo anche il nostro amico. Ecco i 2 Giuseppe finalmente riuniti. Mentre iniziamo a cambiarci arriva una gradita sorpresa, sentiamo avvicinarsi sul sentiero un nutrito gruppo di persone. Sono Stefano, Emilio ed altri amici. Stefano aveva detto di aver intenzione di venire ma non pensavo ci saremmo incontrati. Visto che ci sono, decido di rientrare con loro fino al primo approdo dopo l’ingresso. Voglio scambiare qualche chiacchiera con loro e prendere ancora un poco di fresco. Metto in atto il mio proposito e prima del passaggio scomodo che prelude al secondo laghetto ci salutiamo e me ne torno indietro.  Mi attardo per fare una foto all’uscita, oggi, con l’acqua bassa, c’e’ abbastanza luce per individuare il passaggio. Giuseppe con lo stivale superstite. Il nostro gruppo e’ oramai pronto. Mi tolgo svelto buona parte della muta e poi ci avviamo di buon passo alle macchine.Alle macchine terminiamo di sistemarci e rimettere materiali ed attrezzature negli zaini. Ora rimane solo da decidere come concludere la giornata. Visto che e’ stato piacevole stare assieme, il desiderio comune e’ di proseguire, magari con le gambe sotto il tavolino, come da migliore tradizione. Andiamo al vicino paese e ci sediamo all’esterno del bar per fare qualche chiacchiera in allegria mentre ci rinfreschiamo. Iniziamo parcamente con birra e patatine ma poi Giuseppe e Giancarlo tirano fuori dalla macchina una quantita’ di delizie a cui non ci possiamo esimere dal fare onore. Insomma, parlando di mitrei e di altre dotte questioni con Gabriele a fare da moderatore, degustiamo mortadella, pecorino, vino ed ancora patatine. Quello che voleva essere un aperitivo prima di salutarci diventa una cena sostanziosa ed allegra. Sul far della sera, terminate le cibarie, prendiamo infine la decisione di ripartire ognuno per casa propria. Con tanti saluti ed abbracci diamo il termine ufficiale alla bella giornata. Giuseppe, Gabriele ed io ricomponiamo la macchina e partiamo. Il ritorno e’ tranquillo, il mio alquanto sonnacchioso dopo la birra ed il vino. Fortuna che Gabriele e’ astemio e ci pensa lui a riportarci a casa. Alla prossima.

Pubblicato in speleo, uscite | Commenti disabilitati su Risorgenza di Civitella – 05/08/2017

Piccola Cretarossa – 30/07/2017

A scavare nella Piccola Cretarossa, con Nerone, Maurizio, Mario, Gabriele ed io.

Ogni tanto la chiamiamo confidenzialmente la “Cretina Rossa”, ma che non si sappia in giro, che e’ permalosa! Giuseppe e’ tornato a casetta, quindi stavolta siamo solo Gabriele ed io a partire da Roma. Andiamo diretti fino al bar vicino Agosta dove facciamo colazione e ci incontriamo con Laura e Mario. Laura non restera’ a farci compagnia, domattina iniziera’ a lavorare prestissimo e si vuole tenere riposata. Dopo la colazione ci “molla” Mario e ci saluta. Col gruppo cosi’ rinforzato,  proseguiamo per Monte Livata. Quando siamo su, facciamo una veloce tappa all’alimentari, abbiamo sentito Nerone e Maurizio, sono gia’ alla grotta e ci aspettano pazienti. Dovrei prendere solo l’acqua ma poi mi faccio tentare dalla pizza rossa e dal fatto che non c’e’ fila al bancone. Prese le provviste per affrontare la giornata, torniamo alla macchina e ci dirigiamo con decisione verso Cretarossa. Strada facendo assaggio la pizza. Di solito e’ ottima, stavolta la delusione e’ grande, ci hanno rifilato della pizza stantia, di uno o due giorni. Ne mangio un pezzo, ma piu’ per rabbia che per fame, ne incarto poi il resto, “incartando” con lei l’intenzione di comprare nuovamente qualche cibaria a quell’alimentari. Che delusione. L’arrivo alla grotta mi fa passare il malumore da tradimento gastronomico. Come promessoci, i nostri amici sono la’ pronti per iniziare. dopo i saluti, svelti iniziamo a prepararci anche noi.    Indosso la tuta e vado subito a vedere come e’ diventata la grotta dopo il lavoro in comune con i nostri gemellati del GSR. L’avevo lasciata che era un buchetto di circa 3 metri con un sasso incastrato a meta’ e tanta terra alla base. Avevamo visto una piccola diramazione laterale al livello della base di terra. Ora il saltino da 3 metri e’ del tutto sgombro. Scendo per vedere cosa ne e’ stato della terra. Ora la base di terra e’ dimezzata ed ingombra di sassi sistemati come un muretto a secco per tamponare e delimitare la terra. L’altra meta’ della base e’ diventata un altro buco che scende stringendo per ancora un paio di metri. In fondo si intravede qualcosa…potrebbe essere qualcosa di buono, ma per ora decido di interessarmene. Prima di continuare gli scavi c’e’ da togliere sassi e terra da sopra altrimenti rischiamo di rimanere seppelliti. Scende Mario a darmi una mano. Sopra rimangono gli altri a tirare su le cofane ed i sassi imbragati. Nerone e’ a bordo ingresso e funge da motore principale e coordinatore del tiro. Lavoriamo con foga almeno 3 ore. Alla fine possiamo dirci soddisfatti. I sassi sono praticamente tutti fuori e la parte della terra meno compatta ha preso la stessa direzione. Esortati dai nostri amici che reclamano per la pausa pranzo, usciamo fuori a goderci il caldo. Come avevo deciso, non degno di uno sguardo la pizza fedifraga e mi accontento di bere dell’acqua. Dopo il riposo mi armo di trapano e vado giu’, stavolta col preciso intento di andare a ficcanasare nel buco scavato la volta scorsa dai nostri amici del GSR. Il buco nel primo metro e’ largo e comodo, dopo diventa largo quel che basta per infilarci le gambe e poco piu’. Non e’ ancora abbastanza largo per tentare il passaggio. Inizio a lavorare di buona lena con mazzetta, scalpello, maleppeggio e tutti gli strumenti del caso. Scendono a darmi manforte sia Gabriele che Mario e lavoriamo ad allargare e tirare fuori terra e sassi per almeno un’altra ora. Il nostro lavoro porta i suoi frutti. Ora il passaggio, seppur stretto sembra possibile. Viene chiamata una sosta, da fuori ci urlano che hanno le braccia fuse dalla fatica. I miei amici iniziano a salire per guadagnare l’uscita e fare una meritata sosta. Non li seguo subito, devo martellare quello spuntone, si, quello la’, se salta posso provare a scivolare dentro. Eccolo che mi accontenta! Sono pochi millimetri in piu’ ma e’ quel che serve. Mi calo dentro cercando di limitare gli strappi alla tuta che si impiglia dappertutto. Qualche sbuffo e sono passato. Dall’altra parte trovo l’ambiente che avevo immaginato delimitandolo con i piedi. E’ una salettadi forma vagamente ovale, alla mia sinistra un buco. Anche a destra c’e’ forse un buco, ma e’ ingombro di sassi. Per ora mi dedichero’ a quello a sinistra. Mentre svolgo le mie esplorazioni, da fuori iniziano a preoccuparsi. Le loro prime urla di richiamo non le sento proprio. Scende Gabriele a vedere cosa ne e’ stato di me. Quando si avvicina, finalmente lo sento e lo rassicuro. Prima di uscire con lui, scatto svelto alcune foto, la prima al buco che intendo allargare.    Provo ad infilare la fotocamera dentro il buco e scatto una foto alla cieca, non riesco a trarne alcuna conclusione. Ho l’impressione ci sia un filo d’aria ma non e’ nulla di eclatante. Nella pausa il buon Nerone ci inizia con pazienza all’arte di costruire una palizzata attorno alla grotta per impedire che gli animali al pascolo vadano a caderci dentro. Imparo anche qualche parola in subbiacciano che non fa mai male. In particolare facciamo ampio uso di filagni e ci aiutiamo con lo stringo’! Alla fine il risultato e’ visivamente quasi decente. Dal punto di vista della stabilita’ e robustezza, molto meno. Nerone evita di criticare apertamente la nostra opera prima ma il suo sguardo ci dice che abbiamo meritato una sufficienza stiracchiata in “recintologia”. Dopo la pausa ludico-formativa, riprendiamo i lavori ipogei. Torno giu’ armato delle migliori intenzioni e di tutti gli attrezzi necessari. Tempo una mezz’ora ed abbiamo ricavato un passaggio comodo, largo abbastanza anche per Mario. Decidiamo di allargare anche il buco, almeno quel tanto da infilare la testa e vedere cosa nasconde. Finito di allargare, mi infilo con la testa dentro e scruto. Mi ritiro un poco deluso. Non si vede alcuna prosecuzione evidente. Decidiamo che vale la pena controllare anche l’altro buco, quello che in origine era parzialmente occluso dai sassi. Ora da quel lato la situazione e’ peggiorata, in quello che era un possibile buco, ora c’e’ tanta terra. Decidiamo che e’ il momento di tirare fuori terra e sassi. Gabriele mi raggiunge nella nuova saletta, gliela presento e poi entriamo in azione. Gabriele si occupa di caricare le cofane di terra e sassi, io sono a meta’ strada per agevolarne la partenza, in cima si sistema Mario e fuori Nerone e Maurizio operano di forza bruta per recuperare i pesanti secchi. Ecco Gabriele intento nel suo lavoro, ha appena inviato una cofana piena e si accinge a riempirne un’altra. Continuiamo a scavare come forsennati per almeno un’altra ora. Dopo tanti secchi ci arriva una supplica da fuori. Hanno le braccia “finite” non ce la fanno piu’ a tirar su nulla. A malincuore iniziamo a smobilitare. Le ultime fatiche sono dedicate a tirar su tutti gli attrezzi da scavo che avevamo portato giu’. Esco buon ultimo, stanco ma soddisfatto, qualcosina abbiamo trovato e magari la prossima volta… Mentre mi riposo e mi cambio faccio un rapido giro di foto, una per Maurizio col passo da boscaiolo. Una per Gabriele mentre sistema le corde. Ed una a Mario mentre commenta la giornata ed a Nerone che fa un primo giro alla macchina per portare il materiale.Nerone deve rientrare quindi ci saluta subito. Noi chiudiamo la giornata con un passaggio al bar per una bibita fresca insieme a Maurizio. Dopo la pausa rinfrescante, lo lasciamo in quel di Monte Livata a godersi la vacanza e caliamo a valle dirigendoci con ferma sicurezza al ristorante di Marano Equo dove fanno delle fettuccine degne di nota. Una buona cena ci ricompensa degnamente della fatica fatta. Il ritorno e’ tranquillo. Alla prossima.

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Inferniglio – Gemellaggio – 23/07/2016

Uscita all’inferniglio in occasione del gemellaggio con il Gruppo Speleologico Ruvese. Con Costanza, Rosa, Vincenzo, Fedele, Giuseppe, Gabriele ed io. Oltre al piacevole incontro con Erika, Salvatore e gli altri amici del GSCAI.

Intanto vi racconto come e’ nata questa uscita. Dovete sapere che Giuseppe e’ l’ambasciatore del Gruppo Speleologico Ruvese presso lo Shaka Zulu. Giuseppe vive a Roma per lavoro e, tramite Gabriele, ha conosciuto il resto dello Shaka Zulu. Da almeno un anno a questa parte si esce spesso assieme. Quando torna a casa, invece frequenta il suo gruppo natio, il Gruppo Speleologico Ruvese. Dai oggi e dai domani, Giuseppe ha pensato bene di organizzare un gemellaggio tra i 2 gruppi, quello di origine e quello di adozione. Da questo evento ha preso spunto l’uscita di cui vi raccontero’. Con gli amici del GSR abbiamo iniziato una bella conoscenza, sicuramente da approfondire. Intanto chi ha potuto partecipare si e’ divertito e questo gia’ mi pare un buon risultato. Ma torniamo all’inizio. I nostri amici arrivano la sera del venerdi’. Ci incontriamo al solito bar all’uscita autostradale di Vicovaro-Mandela e poi ci dirigiamo compatti al ristorante a Marano Equo dove fanno delle fettuccine niente male. Conclusa la lauta cena, ci separiamo, Betta, io e Luna torniamo a casa a Roma. Il resto del gruppo, formato da Gabriele e Giuseppe ed i nostri ospiti ruvesi, Vincenzo, Fedele, Rosa e Costanza, arrivano fino a Subiaco dove conosceranno la sede dello Shaka Zulu, che li ospitera’ per la notte. Alle attivita’ della giornata di sabato non ho potuto partecipare a causa di altri impegni. Mi hanno pero’ raccontato di una giornata piena, culminata con un appassionata sessione di scavo alla “Cretina Rossa” a cui ha partecipato anche Nerone, instancabile nel tirare su i secchi di terra. Una meritata cena ed un altrettanta meritata notte di riposo conclude la giornata e conduce tutti noi a domenica mattina.

La mattina, dopo la colazione, saluto Betta e Luna e monto in macchina per raggiungere i miei amici. Oggi abbiamo stabilito di andare all’Inferniglio. E’ una bella grotta da mostrare ai nostri ospiti e poi c’e’ il sifone molto basso e abbiamo l’intenzione di buttarci un occhio. Arrivato a Subiaco lascio la macchina al parcheggio vicino la sede e mi trasferisco in quella di Gabriele. Strada facendo facciamo sosta per portare i nostri saluti ad una pianta carnivora che pare cresca solo in poche zone, una delle quali e’ proprio questa.Eccole in tutto il loro splendore carnivoro.L’analisi e’ accurata e prende tutto il tempo necessario, finiamo appena in tempo per dare modo ad una macchina, arrivata nel senso opposto al nostro, di passare. Al parcheggio, il solito, vicino all’Inferniglio, un’altra visita d’obbligo. L’Aniene va sicuramente mostrato. Insieme a lui anche la vecchia mola. Dopo le visite passiamo alla vestizione. Stiamo ancora ai preliminari nella lotta per indossare le mute quando arriva un altro gruppo di macchine. Ma io li conosco! Sono i ragazzi del GSCAI Roma. O meglio, riconosco subito Erika e Salvatore, sospendo la vestizione per andare a salutarli. Dopo i saluti torno ad indossare il primo pezzo della muta, non vado oltre perche’ rischio di fondere. Continuero’ a vestirmi davanti la grotta dove la temperatura e’ piu’ gradevole. Urlo al mondo la mia intenzione di andare poi mi avvio. Mi seguono Vincenzo ed un ragazzo con una faccia seria seria che mi sembra familiare. Gli chiedo come mai mi sembra di conoscerlo e lui chiarisce tutto con un lapidario:”sono il figlio di Salvatore”. Mentre io perdo tempo nel vano tentativo di colmare le mie lacune mnemoniche, il resto del gruppo arriva a raggiungerci. Siamo pronti per la foto di gruppo. Eccoci, compatti ed agguerriti. Giuseppe mutato. Pronti per entrare? Via! In un attimo siamo al primo ex-laghetto. Gabriele ha portato tutta la strumentazione per misurare alcuni parametri dell’acqua. Eccolo mentre prende le prime misure nell’acqua dell’ex-laghetto iniziale. Proseguiamo svelti a risalire la colata prima della zona delle vaschette. Ed eccoci in zona vaschette. Proseguiamo a gruppetti. Io mi trovo in quello avanti con tutti i ragazzi del GSCAI. Gli altri restano indietro per gustarsi la grotta e fare compagnia a Gabriele che raccoglie i dati sull’acqua. Strada facendo provo a fare qualche foto senza troppe pretese. Ve le mostro, sono prese durante il tragitto verso il sifone. Il sifone intermedio, il livello sembra basso ma senza variazioni notevoli rispetto all’ultima visita. L’imbocco del ramo laterale visto la volta scorsa.  La sabbia nera di origine vulcanica…Ne leggevo proprio questa mattina su un vecchio bollettino del CSR che ho trovato in macchina di Gabriele. Siamo finalmente al sifone. Salvatore si occupa dell’armo mentre Erika ed io gli facciamo da assistenti. La cosa e’ laboriosa ma alla fine si puo’ scendere. Ecco il sifone. Laggiu’, nel buio, e’ dove voglio andare a curiosare. Scendo. L’acqua e’ gelida, inizio a nuotare con impeto con l’intento di riscaldarmi. Mi infilo nella spaccatura…gia’ da lontano si intuisce che chiude alcuni metri davanti a me. Dove sono ora ci entro a malapena con le spalle. Tasto in giro con i piedi, ai lati, circa 1 metro sotto il pelo dell’acqua le pareti si allontanano di parecchio. Probabilmente il passaggio comodo e’ ancora piu’ in basso.  Mi giro, Erika e Salvatore mi hanno seguito. Comunico loro che per ora di passaggio non se ne parla poi iniziamo a scambiarci foto. Prima chiedo loro di illuminare verso fuori. E poi facciamo una foto ricordo dentro il sifone. L’acqua fredda e qualche brivido mi convincono che e’ l’ora di uscire. Torno svelto alla base dove intanto sono arrivati in nostri “gemelli” e si stanno preparando a scendere per una visita di cortesia al sifone. Io mi aggiro nel folto gruppo rubando foto a casaccio. Qua irrompo in una foto di gruppo senza essere minimamente previsto. Giuseppe in primissimo piano opaco. Per tenermi buono viene organizzata una foto di gruppo seria. Cedo addirittura la fotocamera per prendervi parte.  La prima era di prova, la seconda potrebbe essere meglio ma non lo e’, colpa mia, mi sono scordato di dare una pulita al vetro dell’obiettivo prima di cedere la fotocamera. Scendo di nuovo verso il sifone per accompagnare Costanza, Rosa e Fedele. Non che ne abbiano bisogno, ma un poco di movimento e’ utile per farmi passare quel velo di freddo che sento. Dal piano di sopra il buon Gabriele sente addirittura caldo e mette in mostra il petto. Costanza e Rosa a pelo d’acqua, l’hanno anche saggiata ma e’ troppo fredda per un bagnetto. Sopra, in galleria, il pubblico segue le discese con interesse ed attenzione. Costanza risale, Giuseppe scende e risale, Rosa e’ sempre la’, congelata in posa plastica. Ma che dici?!? Non era bloccata la’, stava solo aspettando pazientemente il fedele Fedele! Dopo la foto, Fedele va a sua volta a cimentarsi con l’acqua del sifone. Finita la visita al sifone, prendiamo  commiato e risaliamo in galleria dove nel frattempo Salvatore, Erika ed il resto del loro gruppo hanno preso la via del ritorno. Anche Gabriele, dopo essere stato a lungo fermo inizia a sentire fresco. Costanza, con la mezza muta da 1mm e la tuta di cotone invece sente proprio freddo. Loro due iniziano ad andare verso l’uscita. Giuseppe, Rosa ed io rimaniamo a dare supporto morale a Fedele mentre disarma la corda messa per scendere al sifone. In 3 riusciamo a sopportare bene la fatica di starlo a guardare. Ecco Fedele mentre inizia la sua opera. Pochi ma intensi minuti lo riportano vicino a noi. Gli manca solo da togliere gli attacchi di partenza e poi avremo finito la nostra fatica da supporter. Sistemiamo i materiali negli zaini e riprendiamo anche noi la via di casa. Strada facendo, ci provo, rimonto il cavalletto, magari riesco a convincere i miei amici a fare qualche foto con l’aiuto delle loro luci. Il primo tentativo e’ vanificato dalle nebbie sul vetro dell’obiettivo. Con una ripulita le successive sono un poco meglio. Giochi d’acqua. Fedele la luce non la vuole spegnere. Siamo in un tratto di galleria molto lungo e diritto. ci mettiamo un po’ a disporci e a dirigere le luci in maniera conveniente. Per sicurezza di foto ne scatto almeno una decina, questa e’ una delle prime, ad inizio lavori. Alla fine i nostri sforzi sono abbastanza premiati, non ve le mostro tutte, ma solo questa che mi sembra la  meglio riuscita. Ci spostiamo di poco e facciamo un’altra sequenza di cui vi mostro questa… …e la sua gemella meno rossiccia. Questa l’ho addirittura fatta camminando ed e’ strano sia venuto qualcosa. Fine del laghetto dove la volta scorsa c’era il canotto. Cucu’! Quello che rimane con la luce accesa e’ sempre Fedele, non siamo riusciti ad averlo a luce spenta quasi mai. Un illuminato!Questa foto ha il suo perche’, mi piacerebbe anche se non l’avessi scattata io! Qua probabilmente mi sono scordato di avvertire che stavo scattando e Rosa si e’ voltata a vedere cosa stessi combinando. Ancora un ambiente molto bello, facciamo una lunga sosta per le foto.   Questa con Giuseppe in solitaria. E questa con tutti e tre i miei luminosi eroi. Siamo vicini all’uscita, le ultime foto le rubo senza richiedere ulteriori soste. Davanti a noi la sala delle vaschette. Pochi passi e saremo fuori. Foto ricordo. La patina di nebbia sul vetro dell’obiettivo mi tradisce nuovamente. La discesa della colata gigante. Di nuovo una foto all’ex-laghetto iniziale con l’acqua al livello attuale e la linea del livello normale.

Una veloce salita ci porta fuori a rivedere il sole, gustare il caldo e ritrovare i nostri amici che sono rimasti all’ingresso ad attenderci pazientemente. Purtroppo non posso fare altre foto perche’ la batteria della fotocamera si dichiara oltremodo stanca e si rifiuta di collaborare ulteriormente. Gli ultimi momenti di questa bella giornata rimarranno solo un bel ricordo per me e per chi c’era. Per alleviare il vostro dispiacere, posso dirvi che abbiamo chiuso la giornata con i tuffi nell’Aniene, un lauto spuntino ed allegre chiacchiere. Purtroppo quando per i nostri amici gemellati si avvicina l’ora del rientro a casa dobbiamo raccogliere le nostre cose, salutare tutti e scappare via. Senza affanno, ma con premura, torniamo verso Subiaco dove ci salutiamo ed ognuno prende la propria strada. Rosa, Giuseppe e Gabriele volano verso Roma per far prendere il treno a Rosa. Io recupero la macchina e li seguo. Costanza, Fedele e Vincenzo si attardano a Subiaco il tempo di un gelato prima di iniziare il lungo viaggio in macchina che li riportera’ in Puglia. Potrei dilungarmi sul caos di traffico che ho trovato al rientro ma vi risparmio questa nota stonata di una giornata altrimenti molto bella. Evviva il gemellaggio, evviva il GSR! Alla prossima.

Pubblicato in amici, speleo, SZS, uscite | Commenti disabilitati su Inferniglio – Gemellaggio – 23/07/2016

Inferniglio – 09/07/2017

A visitare l’Inferniglio con Nerone, Erminio, Fabrizio, Gabriele ed io.

La mattina verso le 9 ci incontriamo sotto casa mia. Siamo Giuseppe, Gabriele ed io a partire da Roma. Il resto del gruppo lo troveremo a Subiaco. Avrebbe dovuto esserci anche Claudia ma Gabriele mi aggiorna, si sentiva stanca e verra’ da sola appena sveglia. Saltiamo tutti in macchina di Gabriele e partiamo. Strada facendo Claudia ci aggiorna con un messaggio, per oggi ha preferito godersi una rilassante giornata in piscina. Ci divertiremo anche per lei. All’uscita dell’autostrada facciamo sosta al bar dove ci riuniamo con Fabrizio, il nostro radiologo di fiducia. Dopo la colazione proseguiamo. Al parcheggio davanti alla villa di Nerone, sulla strada per Jenne, troviamo gli altri nostri amici ad aspettarci. Il Nerone dei giorni nostri ha una novita’ che ci mostra quasi con orgoglio. E’ definitivamente entrato nell’epoca moderna diventando possessore di uno Smartphone! Vado subito a prendere la fotocamera per immortalare il momento in cui ce lo mostra. Dopo i saluti e qualche chiacchiera ci muoviamo in una carovana di macchine per arrivare all’Inferniglio. Gabriele ed io optiamo un parcheggio ombreggiato. Uno sguardo al fiume che scorre sotto di noi e’ quasi d’obbligo. Bene! L’Aniene non sembra soffrire troppo della siccita’. Iniziamo a prepararci, oggi il programma e’ fitto. Dobbiamo andare a vedere un ramo laterale scoperto, o forse riscoperto, da poco. Fare la prova con la radio in grotta stendendo pero’ il cavo dentro l’acqua per verificare se continua comunque a funzionare. Piu’ tardi inoltre ci raggiungera’ Mario con dei suoi amici che accompagneremo in grotta.  Prima di mettere la muta mi apparto per un bisognino. Mi soffermo nel luogo scelto per una foto a dei sassi. Sono appoggiati su dei rami ad un metro da terra. Questi sassi non proprio piccini testimoniano quanto possa essere violento il flusso d’acqua che esce dalla grotta nei periodi di piena. Siamo tutti pronti. Ci spostiamo all’ingresso della grotta. Erminio ed io approfittiamo del relativo fresco per terminare la vestizione della muta. Prima di entrare ci dividiamo i compiti. Gabriele e Fabrizio si occuperanno della stesura del cavo e delle prove con le radio. Nerone, Erminio ed io andremo a visitare il ramo laterale. Porteremo con noi il canotto da lasciare al laghetto. Lo utilizzeremo in seguito per portare gli amici di Mario. Entriamo in grotta. Il primo laghetto praticamente non esiste quasi. L’acqua e’ piu’ bassa, rispetto alla mia ultima visita, di quasi 2 metri. Le tavole lo testimoniano, solitamente sommerse per un buon mezzo metro ora le posso usare come corrimano.  La gigantesca colata dopo il primo laghetto. Ci siamo equamente divisi i pesi, Nerone porta lo zaino, io porto i remi del canotto… …Erminio, che e’ giovane ed aitante, porta l’ingombrante canotto. La sala con le vaschette, subito dopo la colata. Erminio e Nerone non hanno voglia di bagnarsi. Io con la muta invece ne sento proprio il bisogno, quindi nei passaggi piu’ acquatici loro utilizzano i traversamenti laterali ed io sguazzo nell’acqua. Erminio mentre controlla un anfratto. Non si sa mai. Il primo sifone. Ora e’ una buca buia dove in fondo si intravede l’acqua.  Proseguiamo. Ci avviciniamo rapidamente al tratto di meandro allagato. Ora i miei amici saranno costretti a nuotare, penso. Non e’ cosi’! C’e’ un bypass alto che non conoscevo affatto. Nerone guarda l’acqua, guarda il bypass e poi decide per il passaggio all’asciutto. Saliamo. Il bypass e’ anche bello da vedere ma e’ pieno pieno di fango scivolosissimo. Sembra di essere su una tavola cosparsa d’olio. Come se non bastasse, durante la salita, scivola il piede con cui stai avanzando mentre quello rimasto indietro rimane intrappolato nel fango e si libera solo facendo forza. Pochi metri di salita mi fanno sospirare all’acqua fresca che abbiamo lasciato. Ora siamo ad un livello superiore della grotta, prima di proseguire facciamo una deviazione per vedere il sifone finale. Quasi non lo riconosco. Anche qua l’acqua e’ notevolmente calata, tanto che non non e’ pensabile arrivare in acqua senza una corda. O meglio, l’andata si potrebbe risolvere facilmente con un tuffo ma il ritorno poi non sarebbe possibile. Torniamo indietro verso il ramo laterale da esplorare. Ad un bivio, che all’andata non avevo proprio notato, stavolta prendiamo a sinistra. Tanto per cambiare dobbiamo scivolare nel fango per qualche metro e terminare la discesa con un piccolo tratto di arrampicata. Ora siamo nel meandro al livello solito. Il tratto da esplorare e’ proprio qua vicino. Eccolo. L’ingresso non e’ dei piu’ accoglienti. Inizio a temere seriamente per l’integrita’ della mia muta. Finora ho evitato di indossare la giacca della muta e sono a spalle scoperte. Visto il posto dove andremo capisco che me le devo assolutamente coprire. L’unico modo e’ indossare la giacca in neoprene da 5mm che ho nello zaino. Iniziamo a muoverci nella stretta spaccatura orizzontale. Tra un passaggio e l’altro non risparmio sbuffi e sospiri. Cerco di documentare la progressione, ma le condizioni non permettono grandi foto. Finalmente un punto leggermente piu’ largo. Una simpatica vaschetta a ciotola. Arriviamo in fondo, troviamo un sifone che ci costringe a fermarci. Entro in acqua e lo esploro con i piedi. Scende verso il basso con una inclinazione di circa 45 gradi. Sulla sinistra sembra risalire, ma non abbastanza perche’ si possa pensare ad una camera con aria. Guardandomi attorno trovo 2 curiosi reperti. Una candela parzialmente concrezionata ed il bulbo di un flash. Li consegno a Nerone. Erminio nel frattempo ha trovato un pertugio sulla sinistra del sifone. Scaviamo fango per un poco fino a riuscire ad affacciarci. Tanto altro fango che tende a stringere. Per ora non e’ il caso di andare oltre. Torniamo indietro. Anche tornando non mi risparmi sbuffi e sospiri. All’uscita dal ramo laterale troviamo Fabrizio e Gabriele che hanno terminato la stesura del cavo e fatte le prove con le radio. Ci salutano e si avviano verso l’uscita. Dopo aver preso fiato e commentato quanto visto, anche noi proseguiamo verso l’uscita. Stavolta ho un motivo in piu’ per stare in acqua, devo assolutamente ripulire la muta dal consistente strato di fango che ho accumulato strisciando. I miei amici continuano a preferire i traversi. Nell’ultimo tratto mi attardo per fare qualche foto. Ho portato anche il cavallletto per cercare di ottenere qualcosa di decente. Siamo all’inizio del laghetto dove all’andata abbiamo lasciato il canotto. Mentre io mi dilettavo con la fotografia, Erminio lo ha gonfiato. Io proseguo con calma verso l’uscita facendo le foto. Vi lascio soli con loro…a tra poco! Piaciute? Spero di si! Fuori troviamo il gruppo degli amici di Mario che accompagneremo per la loro prima esperienza in grotta. Sono gia’ pronti ad entrare e Gabriele spiega loro i primi rudimenti. Nerone ed Erminio ci salutano, hanno altri impegni nel pomeriggio. Foto ricordo prima dell’ingresso. Appena entrati ci fermiamo per uno spiegone della grotta. A tenere il discorso e’ Mario, che in quanto a potenza di fuoco oratoria ha pochi rivali.  Si parte! Il primo scivolo verso l’ex-laghetto viene affrontato con molta prudenza ed un poco di impaccio, ma e’ quel che ci vuole per evitare uno scivolone.  Pochi passi e siamo gia’ in cima alla grande colata. Un attimo di relax aspettando il gruppo. Si riparte. Il passaggio alla zona delle vaschette, anche se sono mezze vuote, richiede sempre un poco di attenzione. Altro spiegone di Mario sulle belle forme calcaree che si possono trovare in grotta. Intanto io cerco di rubare qualche immagine. Ma senza chiedere a tutti di stare immobili e’ quasi impossibile che ne esca qualcosa di buono. Si riparte. Percorriamo questa parte di meandro senza acqua.Nuovamente sosta, questa volta per provare il “vero buio”. Di nuovo ne approfitto per delle foto, pero’ stavolta chiedo a tutti di restare fermi. Prova del buio. Ripartiamo, ora abbiamo una zona con acqua, i traversi impegnano parecchio i nostri amici che pero’ se la cavano egregiamente. Intanto fotografo il soffitto, non chiedetemi perche’! Ancora una sosta per qualche informazione ipogea. Siamo nei pressi del laghetto, Gabriele spiega cosa faranno ora. Dico “faranno” perche’ ora sento un poco di freddo e non ho voglia di entrare in acqua. L’imbarco procede senza problemi. Eccoli pronti alla partenza.Fabrizio ed io rimaniamo in riva al laghetto ad aspettare. Fabrizio si mantiene in contatto col gruppo tramite le radio.
Eccolo intento a parlare con Gabriele che intanto ha recuperato la radio che avevano lasciato alla fine del lago.Scatto qualche foto per ingannare l’attesa, pero’ l’attesa si fa veramente lunga.Gabriele ci avverte che Mario ha deciso di far provare ai suoi amici il bypass fangoso. Sono contento per loro, pero’ ora sento proprio freddo a restare fermo. Decido che e’ il momento di tornare indietro. Comunico la mia decisione a Fabrizio e mi avvio lemme lemme scattando ancora qualche foto con l’aiuto del cavalletto.Belle o brutte ve le mostro tutte! Come prima vi lascio soli con loro. Fuori trovo Erminio, ha sbrigato le sue cose ed e’ tornato ad aspettarci. Chiacchierando con lui di cose ipogee mi crogiolo al sole. Nonostante il sole cocente la sensazione di freddo non mi abbandona completamente. Il gruppo intanto si sente rumoreggiare nei pressi dell’ex-laghetto. Ancora pochi minuti e sono con noi a godersi il sole.Altra foto ricordo, anche se piu’ alla rinfusa.Mancava qualcuno. Proviamo a farne un’altra.Una farfallina ha preso dimora sul mio casco. Provo a scacciarla con una mano ma non mi si fila proprio. La devo staccare dal casco e depositarla su una roccia altrimenti lei di sua sponte sarebbe rimasta dov’era.E’ il momento di cambiarsi e rimettere a posto tutto.Non abbiamo quasi nulla da mangiare pero’ una sosta ai tavolini da pic-nic, piacevolmente ombreggiati, la facciamo ugualmente.E’ ora di tornare, ognuno alla propria macchina, dai!Tornando indietro scatto una foto alla villa di Nerone, cosi’, tanto per farlo.Ci raggruppiamo nuovamente a Subiaco per un gelato. Dopo averlo gustato, Gabriele ed io prendiamo commiato. Devo essere a Roma presto per un altro impegno e costringo anche Gabriele a rinunciare a delle meritate fettuccine. Mi dispiace un po’ ma avremo sicuramente altre occasioni. Alla prossima.

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Cretarossa -29/06/2017

Una scampagnata tra amici in zona Cretarossa, con Maurizio, Giuseppe, Gabriele ed io.

Aspettando ora di pranzo siamo andati a scavare alla grotta “piccola Cretarossa”, per gli amici la “cretina rossa”. Preso dalla nostalgia ho anche sceso in parte il primo pozzo di Cretarossa. Questo per dirvi in breve della nostra giornata. Ma non vi preoccupate, ora vi racconto per benino…Partiamo da Roma verso le 9.30, siamo il solito trio, Giuseppe, Gabriele ed io con la inossidabile meriva di Gabriele. Dopo una sosta a Monte Livata per prendere l’acqua arriviamo allo spiazzo vicino le grotte. Abbiamo sentito Maurizio, ci raggiungera’ direttamente qua. Prendiamo i materiali e ci dirigiamo subito alla “piccola Cretarossa” per proseguire gli scavi iniziati tempo fa. Eccola, cosi’ ben protetta dai rami che quasi non si vede. Tentativo di selfie. Arriva Maurizio. Gabriele ha appena terminato di sistemare la corda per scendere e per poi recuperare terra e sassi. Giuseppe intanto e’ gia’ pronto per dare inizio ai lavori. Visto che alla “cretina” di spazio non ce n’e’ molto decido per una breve visita a Cretarossa, sono anni che non ci scendo, oggi mi sembra la giornata giusta. Maurizio mi accompagna. Arrivati alla grotta lo coinvolgo nel tentativo di sistemare la corda in maniera differente dall’armo classico. Proviamo a fare un deviatore sfruttando gli alberi di fronte a quelli di partenza. La cosa si presenta bene, ma poi risulta complicato iniziare la discesa. E’ un esperimento divertente ma forse non vale la pena. Comunque, visto che oramai il deviatore e’ li’, lo sfrutto e scendo. Maurizio documenta la discesa. E’ il momento di accendere la luce sul casco. Ma…vedo bene? La corda non arriva. Quella che Gabriele mi aveva dato come da 40m, penso sia piu’ corta. Eh si, manca un bel pezzo per arrivare alla base del pozzo. Dovrei tornare su, smontare tutto, recuperare la corda utilizzata per il rinvio e armare “classico”. Approfitto per verificare i fix presenti. Devo liberarli da robe vegetali marce e pezzi di plastica attorcigliati sul fusto del fix, Uso la chiave per vedere che dicono i dadi. Dopo la pulizia e la smossa ai dadi ora sembrano di nuovo dei fix pronti a fare il proprio lavoro. Per oggi pero’ li lascio tranquilli. Il tempo per la gita e’ finito, dobbiamo tornare ad aiutare i nostri amici con la “cretina”. Urlo a Maurizio che risalgo ed inizio a farlo. Una volta fuori smontiamo tutto, rifacciamo le corde, ricomponiamo la catena di attacchi gentilmente prestata da Gabriele, mettiamo il tutto nello zaino e torniamo alla base. Quando arriviamo i nostri 2 scavatori sono dentro intenti ad operare. Dopo avere valutato se mi andasse di infangare irrimediabilmente la tuta, mi butto dentro anche io. Mi calo nel buco, a circa 2 metri c’e’ un masso incastrato che e’ un comodo appoggio per spezzare in due la discesa. Lo uso. Mi prende quasi un colpo quando, spostandomi di lato, lo sento muoversi. Contando che pesa almeno un centinaio di chili e che sotto ci sono i miei amici, lo spavento e’ spiegabile. Per fortuna succede nulla. Continuo a scendere l’ulteriore metro che mi separa da loro. Li avverto che il sassone si muove e consiglio di toglierlo al piu’ presto. Oggi non abbiamo materiali adatti ma la prossima volta si verra’ attrezzati alla bisogna. Dopo averli raggiunti cerco di dare una mano, stanno allargando in fondo dove sembra esserci una prosecuzione. Vado a scavare un poco anche io. Grazie al supposto di Maurizio che dall’esterno recupera i secchi di terra e sassi, alla fine liberiamo abbastanza perche’ Giuseppe possa dare una occhiata. Io ho “tastato” con i piedi e sembra che piu’ avanti si allarghi. Giuseppe si infila di testa con un poco di contorsioni pero’ non avanza molto. Il suo responso non lascia speranze. Dopo un paio di metri l’ambiente che vede chiude inesorabilmente. Decidiamo di non darci ancora per vinti, magari sotto di noi, togliendo il tappo di terra la grotta continua. Saggio lo strato di terra con il piede di porco. Sprofonda per tutta la sua lunghezza. Ci sara’ tanto lavoro per verificare la nostra ipotesi. Scaviamo ancora una mezz’ora poi decidiamo che si e’ fatta ora di pranzo. Dobbiamo andare. Usciamo. Prima vado io, Gabriele e Giuseppe riempiono ancora un paio di secchi di terra poi mi seguono. Ecco Gabriele che esce. Buon ultimo Giuseppe. Ci cambiamo svelti. Sistemiamo le nostre cose e siamo pronti per andare a pranzo. Arriviamo al ristorante che sono le 3 del pomeriggio ma siamo fortunati, ci accolgono senza problemi. Concludiamo cosi’ in allegria questa breve uscita alla “piccola Cretarossa”. Alla prossima.

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