Grotta al 61 – Campovano – 30/06/2018

Una gita al 61 di Campovano con Livia, Gianluca, Tarcisio, Nerone, Giancarlo, Valerio, Gabriele.

Gabriele arriva puntuale a prendermi alle 7.30, dobbiamo essere alle 9 a Guarcino e la strada da fare e’ lunga. Appena salgo a bordo Gabriele mi informa che Giancarlo oggi verra’ con noi e dobbiamo fare una sosta intermedia al bar “fico” vicino ad Ikea di Anagnina per prenderlo. Nonostante la sosta con colazione insieme a Giancarlo, arriviamo a Guarcino quasi in orario, addirittura prima che arrivi Gianluca, anche queste sono soddisfazioni. Aspettiamo pochi minuti mentre il gruppo viene rapidamente infoltendosi. Ora c’e’ Tarcisio, ancora convalescente ma sempre agguerrito, Nerone con la sua pipa e Gianluca. Mancano solo Livia e Valerio.Ecco che arriva Valerio.Un primo piano alla pipa di Nerone, col proprietario attaccato dietro, vale sempre la pena farla.Ed ecco Tarcisio. Anche lui una foto dedicata se la merita.A questo punto per par condicio la faccio anche a Valerio.Arriva anche Livia, si era fermata a fare provviste per il pranzo.E una foto la merita sicuramente anche lei.Siamo tutti, si parte.Dopo la solita serie interminabile di tornanti finalmente sbuchiamo al piazzale di Campocatino con la solita meravigliosa vista sulle montagne che lo circondano.Iniziamo a prepararci per la passeggiata fino a Campovano.Come al solito sono tra gli ultimi ad essere pronto, gli altri si avviano per andare a vedere uno dei “cantieri” aperti da Gianluca nella piana di Campocatino. Quando parto rimangono solo Giancarlo e Gabriele, ma anche loro sono praticamente pronti.Mi affaccio alla piana.Scendendo trovo subito uno degli scavi di Gianluca. Qua dentro pare che un paio d’anni fa sia scomparsa tutta l’acqua di un laghetto che si era formato con lo scioglimento della neve.Di buon passo raggiungo il resto del gruppo, fermo ad osservare un buco apertosi di recente. Il “cantiere” nuovo di cui ci parlava Gianluca.Sono arrivato appena in tempo, il gruppo sta per rimettersi in marcia.Giusto una foto alla nuova possibile grotta e poi vado pure io.Ma dov’e’ Campovano? Da quella parte…ce n’e’ da camminare.Stiamo avvicinandoci, ognuno col proprio passo con l’erta piu’ ostica di tutta la camminata, quella dalla piana fino alla vela.Io continuo a fotografare tutto intorno nel tentativo di catturare un poco della bellezza di questi panorami.Anche la salita e’ fatta, l’abbiamo affrontata senza fretta, a piccoli passi. Il sole picchia forte ma c’e’ un’aria fresca che e’ provvidenziale.Facciamo un centinaio di metri di leggera discesa poi prendiamo la strada ed affrontiamo l’ultimo tratto in salita.Una volta svalicato e passato il trivio, noi prendiamo la strada che continua a destra in leggera discesa. Prendiamo ancora a destra quando si biforca e siamo al rifugio.Ecco la valle di Campovano, in lontananza si vedono i piloni della corrente. Sono numerati ed in corrispondenza del numero 61 c’e’ l’ingresso della grotta dove andremo oggi.Anche Livia e Valerio si fermano ad ammirare il paesaggio, e’ veramente uno spettacolo.Qualche fiore, tanto per gradire. Ci sono miriadi di macchie di colore con decine di fiori diversi, pero’ stavolta li ho tralasciati.Siamo in vista dell’ingresso della grotta.Eccolo, siamo arrivati a destinazione.
Valerio inizia subito a cambiarsi e ci mostra con soddisfazione il suo calzino da grotta.Mano a mano che il gruppo si compatta iniziamo a capire “chi fara’ che cosa”. Livia dichiara che oggi e’ venuta solo per fare una passeggiata ed intende passare la giornata prendendo il sole. Nerone ha fatto la notte ed ora non si sente abbastanza in forma per entrare in grotta. Tarcisio, anche se corre come un treno, e’ convalescente quindi aspettera’ fuori. Gabriele si e’ fatto una sorpresa, nella fretta ha lasciato il casco in macchina. Alla fine ad entrare in grotta saremo Gianluca, Giancarlo, Valerio ed io. Valerio e’ praticamente pronto e gia’ scalpita per entrare, parla con Gianluca il quale gli spiega sommariamente i punti dove intende lavorare oggi. Cerco un posto all’ombra vicino al celeberrimo pilone 61 e mi cambio svelto lasciando lo zaino in consegna a Livia. Prima di sciogliermi nel sudore inizio ad entrare. Gia’ dopo pochi metri l’aria e’ decisamente fresca e mi fermo ad aspettare gli altri. Arriva Valerio, al primo passaggio dopo il saltino iniziale lo vedo indeciso circa la strada da prendere, urlo per indicargli la direzione. Mentre si infila nello stretto passaggio laterale gli chiedo se anche gli altri stanno entrando. Mi risponde di si e che e’ meglio aspettarli poiche’ non ha ben chiaro dove Gianluca intenda lavorare. Scendo un poco piu’ sotto per fargli spazio nel meandrino poi mi metto comodo per l’attesa. Dopo qualche minuto pero’ ancora si vede nessuno ed inizio a patire un poco il freddo, convinco Valerio a proseguire lentamente. I 2 saltini successivi li ricordo, pero’ ora sono armati con la corda. Della piccola sala dove abbiamo passato alcune ore a scavare prima di poter passare oltre, quasi non trovo traccia. Dopo ricordo c’era un saltino, ci si spostava lateralmente in una piccola sala col soffitto basso e poi si scendeva ancora un metro in un passaggio stretto. Ora tutto quel che ricordo non non esiste piu’, e’ praticamente un salto unico di circa 5 metri fino al passaggio stretto, a lato di questo passaggio il salto continua e probabilmente bypassa il passaggio stretto. Pero’ la corda passa per lo stretto ed io mi adeguo. Subito dopo si arriva in una sala lunga circa 4 metri e si cammina su una lama di roccia per arrivare alla estremita’ opposta della sala, dove inizia un’altro salto. Sono pochi metri di discesa e si arriva fino al punto, un lungo terrazzo che affaccia sul salto successivo, dove con Gianluca spostammo delle pietre enormi per ricavare il passaggio. Mentre faccio sosta per aspettare Valerio, mi cade l’occhio su un anello che e’ tutto storto, vado a guardare meglio e quasi mi cade in mano, il dado e’ lentissimo. Lo sistemo e stringo bene il dado. Quando arriva Valerio gli dico dell’anello lento e di controllare anche lui gli armi nel caso andassero sistemati. Proseguo col salto successivo. Alla base del salto ci sono alcune diramazioni. Mentre io proseguo scendendo il salto ancora sotto, Valerio si ferma ad aspettare, ha sentito rumoreggiare dietro di se’, Gianluca dovrebbe essere vicino. Alla base del pozzo dove scendo, un rozzo cerchio di circa 3 metri di diametro, ci si infila in una spaccatura e subito parte un’altro salto. Qua ritrovo un vecchio “amico”. Il salto e’ armato su un fix infisso in una roccia spaccata, la spaccatura taglia diametralmente il corpo del fix. Non mi piace, non mi piace, non mi piace. A suo tempo avevo piantato un fix sulla parete opposta utilizzando il fix “spaccato” per farne un deviatore. Qualche inguaribile ottimista ha rimesso l’armo sul fix “spaccato”, probabilmente per risparmiare un attacco. Forse si e’ capito, non mi piace, quindi scambio fix rimettendo in opera quello sulla parete opposta. Con un poco di attenzione si puo’ scendere anche senza deviatore. Ho appena terminato lo scambio quando sento Valerio chiamare. Gianluca e Giancarlo sono arrivati e, guarda il caso, il punto dove vuole lavorare Gianluca e’ proprio dove lo stava aspettando Valerio. Torno indietro a raggiungere i miei amici.    Quando siamo tutti riuniti nel punto dove ci sono le diramazioni, Gianluca ci spiega dove vuole lavorare, in effetti quello che indica e’ proprio dove ci sono buone probabilita’ di una prosecuzione. Gli altri punti sono gia’ stati visti e per ora non dovrebbero dare nuove sorprese. Visto che Valerio ha portato sin qui lo zaino con tutti i materiali da scavo, lasciamo a lui l’onore di dare le prime martellate per allargare il passaggio.Questo e’ Giancarlo, in incognito, mentre si prepara una sigaretta.Dopo le prime martellate Valerio ed io proseguiamo verso il fondo lasciando Giancarlo e Gianluca e rifinire il passaggio. Scendo nuovamente i salti gia’ fatti, andata e ritorno. Mi fermo alla base per aspettare Valerio e per fare una foto al salto con l’armo che ho cambiato.Ecco Valerio che arriva.Ho tempo ed ho solo lui come soggetto da fotografare, quindi esagero.Dopo un ulteriore passaggio basso con terra ed un altro saltino, siamo arrivati al fondo che io conosco. Ora dobbiamo solo individuare il punto dove e’ stata trovata la prosecuzione. Dalle descrizioni fatte da Gianluca iniziamo a guardare in fondo alla sala, prima di entrare nel laminatoio laterale che non sembra aver mostrato sviluppi interessanti. Ecco dove prosegue, la’, piu’ in alto di un paio di metri rispetto alla base della sala. Ci sono segni a testimonianza di un lavoro di allargamento, ma fatto con parsimonia. Infatti anche Valerio quando prova a passare riesce con un poco di fatica. Con un numero consistente di grugniti riesco a passare anche io ma dopo qualche metro di meandrino stretto, questo diventa ancora piu’ stretto. A detta di Valerio per questo punto non e’ passato nessuno ed ha gia’ trovato un punto promettente dove allargare. Con un po’ di contorsionismo ci scambiamo di posto, in effetti il punto visto da Valerio sembra andare nel buio. Valerio esce e va sotto, al laminatoio, per vedere se i 2 buchi sono comunicanti. Non vede la mia luce quando la accendo al massimo e la punto verso il basso. La cosa ci rincuora. Che questa sia o meno la prosecuzione che cercavamo, il posto promette bene. Decidiamo di dare il via ai lavori. Visto che la prospettiva e’ di fare avanti ed indietro piu’ volte, iniziamo con l’allargare lo stretto passaggio iniziale. Valerio prepara il necessario, intanto io cerco di fare una foto ad una “fetta di prosciutto”.Mentre Valerio prepara, faccio un giro per la sala cercando di ricordare cosa facemmo le volte scorse. Ritrovo il caposaldo “33”, l’ultimo del rilievo fatto nel lontano 2016, vado a rivedere il ramo piu’ in basso ed esploro con la luce l’alto soffitto della sala. In alto, in corrispondenza del salto di accesso alla sala, le pareti sembrano lavorate dall’acqua, potrebbe essere interessante arrivare lassu’ a dare uno sguardo. Guardo anche dove Valerio ha iniziato ad allargare. Improvvisamente mi ricordo di Giuseppe. In una delle scorse uscite, lui si era arrampicato in corrispondenza della spaccatura ed aveva annunciato la possibile prosecuzione. Visto pero’ che stavamo iniziando a tornare e che il passaggio era da allargare gli dicemmo di lasciar perdere e che lo avremmo rivisto in seguito. Questo accadeva nell’estate del 2016, poi nell’estate successiva fummo impegnati con la Piccola Cretarossa e ritorniamo qua solo oggi, dopo 2 anni.Valerio inizia a lavorare di buona lena, anche io torno per dargli una mano. In breve tempo la strettoia diventa molto meno selettiva e passiamo avanti a lavorare gli altri punti stretti. Anche nel nuovo punto Valerio imperversa sulla roccia come una furia ed anche io riesco a fare la mia parte. Dopo un’ora circa stacchiamo un grosso masso che impediva il passaggio e riusciamo a spingerlo in un punto dove non arreca ulteriore fastidio. Ora potremmo iniziare a lavorare la roccia piu’ in basso per avvicinarci al buio che tanto ci incuriosisce. Ancora una volta facciamo acrobazie per scambiarci di posto nello stretto, vado avanti io. Mentre mi guardo attorno per vedere cosa abbiamo combinato, noto che il meandro continua anche avanti a me e che ora posso avventurarmi a dare una occhiata. Sorpresa! Dopo un angolo di roccia, riesco ad infilare la testa e vedo che il meandro si allarga andando leggermente in discesa. Stimo che con alcuni sospiri ed altrettanti grugniti potrei anche passare, pero’ preferisco lasciare questo onore allo smilzo della squadra. Facciamo un nuovo cambio di posto “acrobatico” e dopo la perlustrazione lo giubilo di Valerio mi conferma la prosecuzione. Provo ad avanzare il dubbio che quella sia proprio la prosecuzione che stavamo cercando ma Valerio si dice sicuro che da la’ nessuno e’ mai passato. Vado a prendere una corda per fargli sicura mentre si cala nel meandro. Valerio passa lo spuntone e si cala giu’. In corrispondenza della fine della corda arriva in una sala. Alcuni secondi di silenzio. Ci sono delle corde nella sala, purtroppo o per fortuna, la prosecuzione che cercavamo sembra essere proprio questa. Quando torna indietro facciamo il punto della situazione, oramai la giornata l’abbiamo fatta, trattenerci oltre servirebbe solo a far preoccupare gli altri che ci aspettano fuori. Decidiamo di passare ancora un’ora circa a levare di mezzo gli spuntoni di roccia che ora solo l’unico serio ostacolo ad un passaggio quasi comodo. Mentre Valerio provvede alla loro distruzione, io vado a recuperare il DistoX per prendere alcuni punti nel meandro ed avere una indicazione della direzione in cui prosegue la grotta. Riesco a prenderne pochi, solo fino ai famigerati spuntoni, oltre non posso andare perche’ c’e’ Valerio che lavora per eliminarli. Devo confessare che oggi sono entrato in grotta con un forte mal di pancia ed ora inizio a risentirne. Faccio fatica a muovermi con la pancia che gorgoglia e mi da’ fitte tremende. Temo un poco il ritorno.       Anche per questo appena Valerio dichiara di aver terminato col suo lavoro, ripongo le mie cose nello zaino e lo avverto che inizio ad andare. Lo lascio che ricompone il proprio zaino. Pian pianino e con qualche sosta dolente per le fitte alla pancia inizio il ritorno. Mi fermo solo dove hanno lavorato Gianluca e Giancarlo, mi sembra abbiano fatto un buon lavoro, chiedero’ loro di raccontarmi cosa hanno trovato. Rifaccio tutti i saltini meravigliandomi di nuovo di come sia stata modificata la grotta. Ho ancora una volta l’impressione di percorrere una nuova grotta rispetto a quella che ricordavo. Quando mi affaccio alla base del saltino iniziale vedo con piacere la luce del giorno e sento la voce dei miei amici. Risalgo senza far rumore e li trovo intorno all’ingresso a chiacchierare. Li saluto e mentre smaltisco le ultime fitte alla pancia mi faccio aggiornare. Livia e Nerone sono gia’ tornati indietro. Tarcisio e Gabriele hanno fatto un bel giro per Campovano. Gianluca e Giancarlo hanno allargato quel che potevano ma la roccia in quel punto e’ tenace e non sono riusciti a passare. Dovremo tornare anche per vedere cosa c’e’ oltre quel punto. Brevemente li aggiorno a mia volta facendoli ridere del mio mal di pancia.In attesa di Valerio posso cambiarmi e finalmente cercare un posto appartato dove liberare la pancia dolente. Valerio impiega piu’ di 20 minuti per uscire, ma e’ comprensibile, ha uno zaino che pesa almeno una dozzina di chili e tirarselo dietro nei punti stretti vuole il suo tempo.Ora che siamo tutti, partono le attivita’ per chiudere la grotta e poter partire per la passeggiata di ritorno.Quasi pronti.  Gabriele e Giancarlo decidono di partire, son pronto anche io, li seguo.Questo e’ l’inghiottitoio che Gianluca ha battezzato “San Michele Arcangelo”, si dice sicuro che e’ collegato con “al 61” ed ha avviato un ponderoso cantiere anche qua.La salita iniziale e’ la piu’ difficile da affrontare, ma con pazienza e piccoli passi avanziamo.Anche Gianluca, Tarcisio e Valerio sono partiti.Come al solito mi perdo nell’ammirare questi paesaggi.Siamo in cima alla salita, mi fermo ad aspettare Gabriele.Arrivati al trivio mi giro a vedere dove sono i nostri amici. Hanno gia’ finito la salita pure loro, hanno raggiunto Giancarlo, sono stati veloci.Incontriamo una fila di mucche che ritorna dal pascolo. Le nuvole sembrano farsi minacciose, speriamo di poter arrivare alle macchine senza pioggia.Arriviamo alla vela. Le mucche sembrano convinte di fare sosta qua. I nostri amici ci hanno praticamente raggiunti.Iniziamo la discesa.A fine discesa, siamo di nuovo tutti assieme.L’ultimo tratto in piano lo utilizziamo per fare qualche chiacchiera e parlare di quanto visto nella bella giornata odierna. Arrivati alle macchine facciamo una sosta al bar per prendere qualcosa da bere poi prendiamo commiato fino alla prossima uscita assieme. Gabriele sarebbe favorevole ad una sosta al ristorante pero’ per una volta sono io a pregarlo di rinunciare, le fitte alla pancia continuano a non darmi tregua e l’unica cosa che desidero e’ il poter stare a casa il prima possibile. Non dico che il ritorno e’ un incubo, ma ci si avvicina parecchio. Nonostante, o forse anche per questo, e’ stata una giornata indimenticabile sotto molti aspetti. Alla prossima.

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Campo dell’Osso – ricognizione – 23/06/2018

Ricognizione con Maurizio, Gabriele, io e Luna.

Betta ed io siamo appena tornati da una vacanza mentre Luna se ne e’ rimasta a Roma. Per premiare la sua pazienza decido di portarla a fare una passeggiata. Come sempre la passeggiata si e’ trasformata in ricognizione alla ricerca di nuovi buchi dalle parti di Campo dell’Osso.

Gabriele passa a prenderci verso le 11 ed insieme andiamo a Livata dove andiamo a casa di Maurizio a vedere se c’e’. Come ci aspettavamo, lo troviamo e, dopo avergli scroccato un caffe’, lo coinvolgiamo nei nostri progetti. Ripartiamo tutti insieme arrivando fino a Campo dell’Osso dove iniziamo a vagare alla ricerca di nuovi buchi.Alcuni sono subito ai bordi della strada, sarebbero interessanti ma sono ingombri di rifiuti e sassi che provengono dalla strada stessa.Camminando nel prato si trovano innumerevoli sprofondamenti.Potrebbero essere interessanti ma e’ meglio aspettare che l’acqua finisca di fare il lavoro di pulizia.Sempre sperando che l’uomo nel frattempo non trasformi questi buchi in altrettante pattumiere.Come al solito non riesco a resistere al fascino dei fiori che incontro durante la passeggiata.Ecco Luna che vaga per i prati. Dopo la solita corsa sfrenata dei primi minuti ora si e’ calmata e gira intorno odorando qua e la’.Una bella pietra piena di fossili.Funghetto su cacca.Lentamente ci allontaniamo dalla strada, Gabriele ha una segnalazione da controllare. Siamo alla pista degli slittini ed il buco segnalato dovrebbe essere in cima, a bordo pista.Il buco della segnalazione non lo troviamo quindi proseguiamo a casaccio fino ad arrivare ad una lunga valle che sembra essere interessante.Ci sparpagliamo passando al setaccio gli innumerevoli buchi che troviamo.Ancora qualche fiore!Un buco su cui qualcuno ha lavorato costruendo una gabbia che mantiene aperto il buco impedendo che la terra intorno vada a richiudere tutto.Gabriele si dice che sicuro che questo buco non e’ catastato, ed entrambi siamo quasi sicuri che questa e’ opera di NeroneUn lavoro enorme per contenere la terra, pero’ di lato alla gabbia l’acqua pare abbia trovato un’altra via. Ci segniamo mentalmente di tornare.Proseguiamo.Luna ora inizia ad apprezzare le pause all’ombra mentre noi curiosiamo nei buchi.Qualche fungo, magari non sono commestibili, ma ugualmente belli da fotografare.Dolina dopo dolina proseguiamo lungo la valle.Ce ne sono una miriade, molte ancora senza sprofondamenti interessanti.Ancora funghi su letame!…e ancora buchi.Luna attende paziente chiedendosi che caspita di gusto abbiamo nel girare intorno a questi buchi.Questo buco potrebbe essere interessante ma c’e’ ancora da aspettare. Un segno di immondizia c’e’ sempre.Proseguiamo, sempre in ordine sparso.Ha piovuto di recente e queste simpatiche piante raccolgono molta acqua, potrei riempire un bicchiere con poco sforzo, chissa’ se e’ buona da bere.…e proseguiamo…L’albero maledetto, l’ho battezzato cosi’ perche’ e’ l’unico albero secco che si incontra nella valle, se non e’ maledetto, e’ perlomeno il piu’ sfortunato!Rifacciamoci gli occhi con qualche fiore.Finalmente un buco che sembra promettere bene. Mi affaccio speranzoso ma chiude dopo un paio di metri. Potrebbe essere interessante tornare.Ancora funghi.Scendo in una dolina interessante, in fondo c’e’ un buco che va in orizzontale, probabilmente e’ una tana.Quasi a conferma della mia impressione circa il buco visitato poco prima, quando me ne allontano vedo scappare una lepre, per fortuna scompare alla vista prima che Luna se ne accorga.Arrivati in fondo alla valle decidiamo che per oggi la ricognizione puo’ dirsi conclusa. Torniamo indietro seguendo la strada che taglia buona parte della valle. Sembra sia utilizzata per delle gare di corsa campestre.Luna sembra soddisfatta.Strada facendo incontriamo un gruppo di ragazzi, boyscout, forse. Sono impegnati in qualcosa che non capisco, forse un briefing di fine giornata.I miei amici proseguono lungo la strada mentre io e Luna facciamo deviazioni per dare uno sguardo ai buchi piu’ interessanti.Questo sembra un posto promettente.Inizio a guardarmi intorno.Finalmente trovo un punto che sembra buono.Scendo dentro per vedere meglio di cosa si trattaScatto una foto infilando la fotocamera dentro al buco, senza guardare cosa inquadro, ma non ne ricavo molte informazioni.Ci riprovo ma il risultato e’ ancora deludente.Mi consolo con un fungo.Tra un buco e l’altro abbiamo fatto una larga deviazione dalla via del ritorno, sbuchiamo a qualche centinaio di metri dalle macchine. Per tornare indietro percorriamo l’enorme piazzale di Campo dell’Osso. Maurizio e Gabriele ci aspettano pazientemente, Luna corre a salutarli come se non li vedesse da un mese.Siamo tornati indietro con un tempismo perfetto, il tempo di cambiarmi ed inizia a piovigginare. Terminiamo la giornata con un buon piatto di fettuccine al ristorante di Marano Equo. Bel giro anche se senza risultati eclatanti. Alla prossima.

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Campo dell’Osso – Grotta Vale – 03/06/2018

Con Giuseppe, Maurizio, Daniele e Gabriele a scavare una nuova grotta.

Alla scoperta di una nuova grotta. Nell’estate di un paio di anni fa, facendo una passeggiata dalle parti di Campo dell’Osso trovammo un buco proprio sul sentiero che costeggia la strada. Lo segnammo come interessante e lo lasciammo a “maturare”. Non lo abbiamo dimenticato, pero’ gli impegni sono tanti ed il tempo sempre troppo poco, quindi siamo arrivati all’inizio di questa estate senza esserci mai tornati. La riscoperta della possibile nuova grotta e’ partita quando ce ne e’ arrivata la segnalazione da Claudio. Il buco, ci disse, si e’ allargato ed approfondito. Alla prima visita “seria” alla possibile grotta non ho potuto partecipare, ero al corso d’armo a Ferentillo. Sono andati Valentina, Claudio, Nerone, Giuseppe e Gabriele. In questa giornata hanno fatto la recinzione ed hanno dato il via agli scavi. La presenza di Valentina e’ stata lo spunto per dare il nome alla grotta. La settimana successiva, visto anche che c’e’ troppa acqua per andare a Piccola Cretarossa, decidiamo di andare a Grotta Vale a continuare gli scavi.

Come oramai di consueto ci diamo appuntamento alle 8.30 sotto casa mia. Quando Gabriele arriva, Giuseppe ed io stiamo aspettandolo godendoci placido il sole del mattino. Gabriele arriva con una gradita sorpresa, oggi si e’ unito a noi anche Daniele. Dopo aver caricato gli zaini, partiamo. Facciamo una sosta “tecnica” al bar da Cicchetti per la colazione e poi su a Campo dell’Osso. Parcheggiamo in uno spiazzo nei pressi della grotta dove troviamo Maurizio che ci attende. Pochi passi e siamo davanti alla grotta dove posso ammirare il nuovo recinto di “filagne” opera di mastro Nerone.Maurizio mette subito in chiaro il tipo di supporto che intende dare al gruppo in questa giornata, monta l’amaca e ci da’ direttive da la’.Per fortuna c’e’ Giuseppe che e’ pieno di forze e di buona volonta’. Inizia a mettere la tuta per immergersi nel buco.Ci sono sassi grandi da tirare fuori. Dobbiamo approntare una corda tesa per attaccarci una carrucola sulla verticale del buco. Per fortuna le corde e gli alberi per attaccarle non ci mancano. Daniele da una parte ed io dall’altra, prendiamo gli alberi piu’ consoni a far passare la corda in corrispondenza del centro del buco.Messa la corda orizzontale vi sistemiamo anche la carrucola e la corda da recupero. Siamo pronti per operare. Anche Maurizio si e’ appassionato al gioco ed ha abbandonato l’amaca per aiutare.Giuseppe intanto e’ sceso iniziando a scavare terra, sassi e…neve!Lavoriamo di buona lena per almeno un’ora. O meglio, lavorano Gabriele e Daniele, Maurizio ed io stiamo a guardare  al riparo degli alberi. Provo ad andare a dare una mano, pero’ devo rinunciare perche’ ora ho indossato la tuta speleo e al sole non resisto.Dopo una lunga sessione di scavo Giuseppe chiede il cambio. E’ il mio turno. Cerco di fare finta di nulla ed evitarmi la faticaccia fangosa ma ci pensano i miei amici a convincermi a scendere quasi buttandomi di sotto. Sul fondo del buco, oltre al fango trovo anche una temperatura gelida. Stiamo scavando terra mista ad un consistente strato di neve che mantiene la temperatura bassa. Sembra di star scavando dentro un frigorifero. Ripongo la fotocamera ed inizio a riempire secchi ed a legare sassi con un ritmo sostenuto che mi consente di non sentire troppo freddo.Quando sento i piedi ghiacciati mi dichiaro stanco e torno al calore cocente all’esterno. Stavolta me ne resto al sole per togliermi il gelo che mi e’ penetrato nelle ossa.Giuseppe intanto e’ sceso nuovamente e lo scavo prosegue senza soste.Ora Gabriele si dedica allo smaltimento della terra estratta quindi si riposa tra un secchio e l’altro.Maurizio si e’ mosso a compassione ed e’ sceso ad aiutare anche lui. Insieme formano un gruppo fortissimo, Giuseppe scava, Daniele recupera i secchi, Maurizio e’ addetto allo smistamento, prende in carico i secchi pieni e li passa a Gabriele, riceve quelli vuoti, sempre da Gabriele, e li aggancia alla corda. Gabriele fa la spola andando con il secchio pieno e riportandolo vuoto. Ecco Giuseppe mentre riempie un secchio.Recupera!Altro cambio. Tocca di nuovo a me. Stavolta prima di iniziare lo scavo mi ricordo di prendere qualche foto della neve che mantiene gelido il fondo del buco.Anche un’altra, crepi l’avarizia.Faccio la mia parte di scavo fino a che i piedi gelati iniziano a darmi fastidio e le mani ghiacciate diventano insensibili. Quando torno al caldo siamo tutti d’accordo nel dichiarare chiusa la giornata di scavo. C’e’ pero’ Giuseppe che e’ curioso di vedere cosa ho combinato e quindi scende di nuovo per un’ultima volta.Approfitto della sua discesa per mostrarvi una panoramica del buco.Rispetto a stamane abbiamo abbassato il fondo scendendo di un paio di metri ed abbiamo tolto moltissima terra instabile a mezza altezza.Iniziamo, senza fretta, a riporre le corde. Una buona occasione per mostrare le tute infangate degli scavatori, ecco Giuseppe.Ed eccomi qua, stavolta una foto me la merito anche io.Foto insieme ai sassi estratti.E quindi una doverosa foto a tutto il formidabile gruppo di oggi.Riposto tutto nei sacchi siamo pronti a muoverci. Tra un secchio e l’altro si e’ fatta ora di cena. Salutiamo Maurizio che rimane a Livata a passare il fine settimana e noi “romani” ci dirigiamo a Marano Equo per delle meritatissime fettuccine. Strada facendo, quando incrociamo l’Aniene, facciamo sosta per togliere il grosso del fango dalla tuta, le attrezzature e le corde.E’ una attivita’ utile e divertente, e’ un bel lusso tornare a casa con le robe quasi pulite ed e’ buona anche come aperitivo prima di cena.Dopo le pulizie riprendiamo la macchina per la tappa successiva, il ristorante.Eccolo. Un’ultima salita e saremo con le gambe sotto il tavolo ed armati di forchetta.Un’ultima foto al termine del lauto pasto. Le facce rilassate testimoniano che ci siamo nutriti con soddisfazione ed in abbondanza.Il rientro per me e’ ancora piu’ tranquillo del solito, stavolta sono sui sedili di dietro insieme a Giuseppe quindi dormicchio della grossa per tutto il tragitto. Ancora non sappiamo con certezza se abbiamo una nuova grotta, pero’ gli stiamo dando fiducia, chissa’ se grotta Vale sara’ riconoscente. Alla prossima.

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Ferentillo – Corso d’armo – 26/05/2018

Corso d’armo a Ferentillo con Martina, Matilde, Simone e Marco.

Veramente al corso c’erano tanti tanti amici e non solo i 4 che ho nominato, pero’ visto che mai e poi mai potro’ ricordare tutti ho deciso di nominare solo i 3 “orvietani” e Matilde…perche’ e’ Matilde!

25 maggio 2018

Il corso inizia ufficialmente nel pomeriggio di venerdi’ 25. Martina, Matilde e Marco, in qualita’ di allievi, sono gia’ li’ per apprendere quel che serve dalle lezioni teoriche. Betta ed io siamo arrivati stamane ad Orvieto ma partiro’ per Ferentillo solo domattina, insieme a Simone. Stavolta Simone ed io, da bravi qualificati, saremo “dall’altra parte” per dare una mano agli istruttori.

26 maggio 2018

La mattina alle 5 mi sveglio. Subito porto Luna a fare un giro, per i bisogni e per attenuare un poco la sua ansia da abbandono. Dopo un saluto veloce a Betta, alle 5.30 sono al bar da Simone. Fatta la colazione, siamo pronti a partire.Ci aspettano un paio d’ore di macchina per essere a Ferentillo alle 8 come richiesto dal programma del corso.Manca un quarto alle 8 quando siamo a Ferentillo, alla piazza del bar vicino alla palestra artificiale di arrampicata dove si tiene il corso.Visto che siamo in anticipo ci concediamo un caffe’ e qualche chiacchiera con la simpatica signora che gestisce il bar. Tra l’altro lei ci racconta qualcosa della strana statua, un grifone forse, che sta in alto vicino al bar. Quando ancora non c’era l’attuale strada di accesso al paese, in quel lato della piazza c’era una fontana e la statua ornava tale fontana. Quando la fontana e’ stata sacrificata alla modernita’ e sostituita dalla strada, la statua e’ stata salvata e posta dov’e’ ora. Continuo a considerarla “strana”, ma ora che ne conosco la storia mi e’ molto piu’ simpatica.Dopo il caffe’ e le chiacchiere andiamo di corsa a raggiungere il resto dei “corsaioli”.Anche se adesso sono le 8 passate li troviamo ancora quietamente intenti nella colazione. Ho subito l’occasione per riabbracciare Matilde che non vedo da parecchio.La preparazione va per le lunghe ma sembra la lentezza sia giustificata poiche’ ieri sera hanno tutti fatto le ore piccole per terminare il programma delle lezioni teoriche e la preparazione degli zaini del materiale per oggi. Pian pianino la faccenda si anima, riusciamo a capire che la palestra di oggi sara’ quella all’eremo della “Madonna dello Scoglio” ad Arrone. Quando Simone ed io vediamo che sono praticamente tutti pronti, montiamo in macchina ed andiamo. La strada la ricordiamo man mano che la facciamo. Sinceramente la parte di strada sterrata non la ricordavo cosi’ lunga, su un paio di bivi dobbiamo fare sosta per valutare quale sia il piu’ probabile, pero’ alla fine arriviamo sani e salvi fino al parcheggio che ricordavamo dalla volta scorsa. Al suddetto parcheggio c’e’ nessuno. Prendiamo gli zaini e scendiamo allo spiazzo successivo dove qualche macchina si e’ fermata. Scendiamo da loro sia per avere informazioni su quanto programmato, sia perche’ ad un lato dello spiazzo dovrebbe esserci una fontana. Dobbiamo riempire le borracce per avere di che dissetarci durante la giornata. Falliamo in entrambi gli obiettivi! La fontana e’ a secco e nessuno ne sa piu’ di noi.Con le pive nel sacco ma molta piu’ compagnia, ritorniamo da dove siamo venuti.Nel frattempo e’ arrivata anche Martina. Anche con lei non ci vediamo dalla cena GSCO a Sant’Oreste. La rivedo e la saluto con piacere.Dopo qualche incertezza su dove andare prendo coraggio e vado dove penso sia meglio. Qua all’eremo ci sono 2 palestre di roccia. La prima e’ subito sotto il parcheggio dove con Simone abbiamo lasciato la macchina. E’ bella ma completamente esposta al sole. La seconda e’ piu’ in basso ed e’ parzialmente in ombra. La considerazione che mi fa decidere definitivamente per quella in ombra e’ che Giorgio, solitamente puntualissimo, qua sopra non si vede. Deve quindi essere di sotto. Annuncio ad alta voce la mia intenzione, mi carico lo zaino in spalla ed inizio a scendere.Alla fine sembra che tutto il gruppo si sia deciso per la palestra in basso, a piccoli gruppi prendiamo la stessa direzione.L’insegna gigante dell’OTTO Umbria nei pressi delle pareti mi conferma che avevo fatto le giuste considerazioni.Faccio in tempo a prepararmi prima che arrivino i nostri allievi e si inizi con la verifica e la sistemazione dei sacchi materiali.Tra qualche spiegone e tanta attivita’ passa la prima mezz’ora.Qualcuno si dichiara pronto ed inizia a salire per dare il via all’armo, oggetto del corso. Simone e Marco oggi lavoreranno assieme.Io sono ancora senza un allievo affidato e ancora non sembrano essercene di pronti. Seguo Simone e Marco per vedere le pareti da sopra.Dopo qualche minuto per valutare le possibili soluzioni, Marco parte con l’armo e Simone lo segue.Matilde mi raggiunge dichiarando che per oggi saro’ io il suo istruttore. Le sorrido compiaciuto poi andiamo a scegliere un posto comodo dove iniziare con l’armo.In effetti siamo a pochi metri dai nostri amici ed ogni tanto ci scambiamo saluti.Dopo aver valutato le possibili soluzioni, Matilde ne sceglie una ed inizia ad operare. E’ talmente presa dalle nuove nozioni che sta mettendo in pratica che nello scendere si scorda di muovere i piedi in maniera coordinata col resto del corpo. Il risultato e’ che si ribalta ed improvvisamente la ritrovo a piedi all’insu’. Per fortuna, tranne qualche secondo di spavento per entrambi, non ci sono conseguenze. Una risata in comune risolve tutto per il meglio.Mentre Matilde medita su come proseguire l’armo, mi allontano per cercare un salvacorda, per ora ho utilizzato il sacco materiali ma vorrei sostituirlo se possibile. Ne approfitto per curiosare tra le altre squadre.Mi sposto alla squadra successiva, c’e’ una allieva, che ancora non conosco (ma tra poco scopriro’ che si chiama Gloria!), che con molta decisione mi intima: “Vieni qua e controlla questo nodo”. Un microsecondo di indecisione, poi al suo sguardo di impazienza, mi avvicino. Il nodo e’ a posto, Gloria mi squadra per valutare se fidarsi, poi probabilmente decide di si e mi licenzia con un sorriso riprendendo la sua discesa senza ulteriori indugi.Mi sposto ancora piu’ in la’ in cerca del salvacorda ma senza successo. Sento Matilde che mi chiama, Ha deciso come proseguire e lo vuole condividere.Passando per tornare indietro, scatto una foto a Gloria la quale mi ripaga con uno sguardo del tipo: “Fallo ancora e ti uccido”. Mi ritiro in buon ordine.Eccomi Mati! Che si fa? Ha scelto alcuni dei fix gia’ disponibili in parete e si appresta a sistemarvi le placchette e quindi la corda. Approvo la sua scelta e le chiedo un minuto di pazienza per sistemare la mia corda e poterla seguire da vicino.Ora siamo su corda. Mentre Matilde sistema l’armo io imperverso con la fotocamera.I minuti successivi pero’ la ripongo e pongo la mia attenzione esclusivamente all’operato di Matilde. Fa tutto bene ed in pochi minuti stiamo scendendo a terra. La precedo per immortalare questa storica discesa.Un attimo di respiro prima di ricominciare. Mi giro intorno, anche qua sotto l’attivita’ ferve.Risalendo approfitto ancora per rubare attimi di questa giornata.Per Matilde e’ arrivato il momento di un cimento veramente sfidante. Abbiamo deciso che deve avere il suo battesimo del fuoco nel piantare uno spit. Dopo un rapido spiegone da parte mia, Matilde si arma di martello e piantaspit ed inizia a martellare di buona lena.Come e’ successo a tutti, il primo spit non si scorda mai, forse anche perche’ ci vuole un tempo infinito a metterlo. Da parte mia approfitto del tempo per fare una panoramica della parete.Matilde e’ concentratissima, non si lascia distrarre nemmeno dalle mie foto.Riceviamo anche visite di buon vicinato. Riccardo si ferma per un sorriso e qualche chiacchiera, lo ricompenso subito con una foto.Sotto qualcuno si gode un poco di riposo all’ombra. A proposito di ombra, mi accorgo che inizio a guardarli con invidia. E’ da stamane che non bevo e la lunga permanenza al sole inizia a pesarmi in termini di disidratazione.Per il momento devo stringere i denti. Matilde e’ letteralmente alle battute conclusive della sua battaglia contro la stolida, e solida, roccia. Pochi minuti dopo puo’ mostrare con orgoglio l’anello montato sul suo primo spit. Ora sotto di noi il gruppo dei “riposanti” e’ decisamente piu’ nutrito.Dopo aver fatto il nostro dovere scendiamo a raggiungerli per fare pranzo. Io mi aggiro cercando un poco d’acqua. Ne rubo un sorso a Matilde poi arriva Marco a salvarmi. Porta con se una intera confezione di bottigliette d’acqua frizzante, e nemmeno troppo calde. Me ne regala una e la scolo con un solo lungo sorso. Finita la prima bottiglietta, inizio a sentire sollievo ma ancora non basta. Sfacciatamente ne chiedo un’altra e Marco generosamente me la cede. Anche lei fa la stessa fine della prima, ma la gusto con piu’ calma. Ora va decisamente meglio. Possiamo proseguire. Faccio una salita tanto per non freddare i muscoli e nella salita tento una foto strana con un primo piano della maniglia su corda.Intanto, dopo il pranzo, le pareti sono di nuovo impegnate.Simone e Marco hanno fatto quel che dovevano sul tratto di parete che avevano scelto ed ora stanno disarmando tutto per dedicarsi ad altro.Anche Matilde riprende le sue cose per cimentarsi in altro.Oramai Matilde ha rotto il ghiaccio con l’armo ed e’ pronta per continuare a far pratica. Alessio si offre volontario per seguirla ed insieme partono per nuove avventure.Visto che sono momentaneamente disoccupato, mi dedico a fare foto in giro.La giornata comunque volge al termine e gia’ si formano piccoli gruppi che commentano le attivita’ fatte.Cerco relax salendo e scendendo sulle varie corde messe durante la mattinata e non ancora disarmate. Durante la discesa mi fermo a curiosare seguendo l’impegnativo disarmo di un traverso.Passando mi fermo a salutare Matilde ed Alessio. Matilde e’ impegnata nel piantare un fix con il trapano quindi ha poco tempo da perdere in sorrisi. Faccio chiacchiera con Alessio. Da quando ci siamo incontrati stamane, continuo a rinfacciargli scherzosamente che qualche settimana fa il suo gruppo ha rifiutato il mio aiuto per una uscita di corso al Chiocchio. Lui continua a replicare che la colpa e’ di Simone, che faceva da intermediario, il quale ha interpretato male la loro risposta. Anche stavolta finisce pari e patta con una risata, che non guasta mai. Guardo sotto, quasi tutto il gruppo e’ pronto per dare termine alla giornata. Anche Matilde ha terminato col fix. Li avverto che forse e’ ora di andare ed anche loro iniziano a salire disarmando.Mi fermo ancora per dare una mano a Matilde a ricomporre lo zaino materiali e a restituire cordini e moschettoni presi in prestito da varie persone. Sistemato tutto, mi tolgo l’imbrago, sistemo il mio zaino personale e mi avvio verso le macchine. Alla parete alta trovo il motivo per cui da un certo momento in poi non ho piu’ visto Martina, Marco e Simone. Eccoli qua.Sono impegnatissimi in una gara di risalita.Raggiungo la sommita’ della parete passando per il sentiero ed arrivo giusto in tempo per incontrare Simone.Mentre aspettiamo Martina a Marco, cerchiamo di fare un paio di belle foto.Sotto intanto vedo passare il resto del gruppo, anche loro sono diretti alle macchine.Ecco arrivare Martina.Ed ecco Marco, sembra non aver risentito minimamente della giornata impegnativa.Martina invece dice di essere un poco stanca e si prende il suo tempo per terminare la salita.Aspetto che i miei amici sistemino il loro materiale poi torniamo insieme alle macchine. Quando sono tutti pronti facciamo una lunga fila di macchine per tornare alla base. Tutto il gruppo fa tappa obbligata al bar per una birra. Simone ed io dobbiamo fare una sosta al supermercato, dalle cucine hanno avvertito che mancano un paio di cose e dobbiamo procurarle. Quando arriviamo al bar sono gia’ molto avanti con le bevute ma con poco sforzo riesco a rimettermi a paro. Mentre viene sistemato tutto per la cena, vedo scendere l’oscurita’.Ma anche al buio si chiacchiera benone.La cena poi ci vede tutti uniti e concordi. Tutto buonissimo. Complimenti ai cuochi!

Prima del dolce Andrea, il direttore del corso, ci chiama e facciamo un rapido briefing con tutti gli istruttori. Viene deciso che l’indomani non andremo in grotta ma faremo una nuova giornata in parete, e’ logisticamente piu’ semplice visto il numero di allievi. La cena viene chiusa ufficialmente solo quando l’ultima goccia di grappa viene stillata dalla bottiglia che e’ provvidenzialmente comparsa al momento del digestivo. La povera Matilde ha acconsentito a che io dormissi nel letto sopra al suo. Ancora non conosce la potenza del mio russare. Io, per non rischiare di svegliarmi dal rumore che faccio, mi metto i tappi alle orecchie! Ma forse, a vedere la sua faccia disperata, gia’ immagina cosa la aspetta. Buonanotte?!?

27 maggio 2018

Io mi sveglio ben riposato, ma a vedere le occhiatacce che mi mandano i miei compagni di stanza, probabilmente sono il solo ad aver dormito. Matilde confessa di aver tentato di zittirmi a calci ma senza alcun risultato. Cerco di fare la faccia pentita ma non serve a molto, se un giorno ci dovesse essere una occasione simile, credo mi faranno dormire in una stanza da solo! Mi preparo svelto e vado a vedere per la colazione.Dopo esserci rifocillati pian pianino diamo inizio alla giornata. Oggi la destinazione la conosciamo bene, andremo alla palestra di roccia vicino alle cascate delle Marmore. Partiamo in un gruppo quasi compatto ma poi ci sgretoliamo strada facendo, chi per comprare cibarie, chi per prendere un caffe’, chi per altre commissioni. Simone, Marco ed io andiamo diretti. Nel tempo di scendere e prendere il materiale, anche gli altri arrivano.Ecco anche Matilde, pronta ad un’altra dura giornata d’armo.Siamo un bel gruppone che si avvia verso le pareti.Marco lo lasceremo incarcerato? Ma no, per stavolta lo porteremo con noi.Saliamo il breve tratto dal parcheggio allo spiazzo dove ci sono le pareti.Per terra ci sono dei macigni enormi che pero’…sono finti. Quello che hanno preso Simone ed Alessio pesera’ un paio d’etti, pero’ e’ impressionante vederselo tirare addosso!Eccoci ai bordi dello spiazzo. La ringhiera col cavo d’acciaio indica che dopo c’e’ la parete strapiombante.Si inizia con qualche parola di Andrea, il direttore del corso.Dopo iniziamo a prepararci.Martina e’ pensierosa.Matilde e’ telefonica. Eccoci pronti!Pochi minuti e siamo tutti in parete impegnati a far fruttare la giornata.Anche oggi Alessio ha preso in custodia Matilde. Iniziano ad armare di buona lena.Oggi io invece inizio con Marco. Sistemiamo le corde partendo dal cavo d’acciaio poi utilizziamo l’albero sul bordo della parete per andare sulla verticale. Mentre andiamo continuo a guardare Marco. Ha tante robe addosso, ma continuo ad avere l’impressione che ci sia qualcosa che non va. Lo scruto ma non riesco ad inquadrare cosa sia. Guarda e riguarda, trovo il particolare che mi sfuggiva. Non ha il casco! Richiamo la sua attenzione sulla cosa. Ha un attimo di smarrimento perche’ non se ne era accorto nemmeno lui, poi sale a rimediare.Per terminare l’armo ci vorrebbe un attacco doppio. Non abbiamo il trapano, pero’ Marco non si spaventa per cosi’ poco e si attiva per piantare uno spit a suon di martellate. Mentre lui si attrezza per operare, io mi guardo in giro. Sia alla nostra destra che alla nostra sinistra le attivita’ fervono.Matilde ed Alessio lavorano alacremente.Subito alla nostra sinistra c’e’ Claudia che istruisce il “gigante buono” (non mi ricordo il suo nome, spero che il “buono” sia veritiero e mi perdoni!)Qualcuno e’ gia’ arrivato in fondo alla parete. Lo guardo con un po’ di invidia, la’ sotto deve esserci un bel freschetto.Marco ha sistemato la partenza della sua via, io la mia l’avevo gia’ completata rubandogli tutti gli attacchi buoni…Lui deve fare esperienza con qualche difficolta’…altrimenti che corso d’armo e’?!?Arrivo abbastanza giu’ da verificare di persona quel che ipotizzavo. Qua fa fresco, si sta molto bene. Troviamo anche degli armi “naturali” a forma di uncino, devono essere delle infiorescenze metalliche!Arrivo a terra, la corda per fortuna e’ bastata. Faccio un giro per salutare chi e’ giu’ e per sgranchire le gambe.Marco mi raggiunge. Insieme andiamo verso la sponda del fiume. Arriviamo appena in tempo per catturare il passaggio di una serie di gommoni che partono per il rafting. Ci fermiamo a guardare mentre passano. Non ho mai fatto rafting, dovro’ provare una volta di queste.Marco, infaticabile, riparte sulla corda. Ritorno da lui perche’ non si senta abbandonato. Anche il duo Matilde-Alessio e’ quasi alla base.Ora Matilde sembra accusare il dispendio di energie. Ma e’ solo una impressione.Io continuo a fare foto tutto intorno riprendendo momenti della giornata. Finalmente rimediamo il trapano rubandolo a Matilde nel passamano dalla nostra sinistra fino a loro. Con Marco mettiamo velocemente un paio di fix per sistemare meglio l’armo delle nostre vie. Purtroppo al secondo fix la batteria annuncia di essere scarica. Mentre Marco termina di piantare i fix, io risalgo per cambiare la batteria e poi consegnare il trapano ad Alessio.Un dolce richiamo arriva alle mie orecchie; “E’ ora di pranzo”. Avverto Marco e mi avvio. In effetti e’ da un po’ che sento un piacevole profumo di carne alla brace, ma non osavo pensare fosse roba nostra. Pensavo piuttosto ad una zona picnic nelle vicinanze con tanti allegri gitanti. E invece arrivando in zona pranzo mi accorgo di essere stato pessimista. Trovo tanta roba buona ad attendermi e non mi faccio pregare.Dopo un soddisfacente pasto ritorniamo di nuovo nei pressi delle pareti. C’e’ Andrea che vuole fare il punto su quanto abbiamo fatto stamane.Il punto di riunione e’ accanto all’albero dove abbiamo lavorato Marco ed io. Non e’ scelto a caso, e’ una delle poche zone d’ombra nei pressi delle pareti. Dalla disamina degli armi fatti vengono fuori molte osservazioni interessanti. Andrea suggerisce possibili soluzioni alternative e Pierluigi propone delle ottimizzazioni dei materiali.Dopo il commento ragionato sul lavoro fatto, ci sparpagliamo per formare nuove squadre. Stavolta e’ Martina che mi requisisce, in effetti sinora non le ho dato molto retta finora. Recupero del materiale, saluto Marco e vado.Mi sono attardato troppo. Quando siamo pronti e’ rimasta libera solo una parete laterale. Andrea, che stava seguendo i nostri preparativi, prende in simpatia Martina e le propone subito un nodo complicato, il “coniglio” inseguito. Lei non si lascia intimidire e subito inizia a lavorarci con impegno.La prima prova va quasi bene, pero’ abbiamo scordato di sistemare il salvacorda (un pezzo di manicotto anti-incendio), quindi Martina preferisce cominciare daccapo. Andrea vede che l’allieva se la cava e prosegue nel suo giro.C’e’ capannello al picco poco lontano, pero’ non riesco a sentire cosa stiano facendo di bello. Simone con un’altra allieva e’ pure lui alla nostra destra, poco piu’ sotto. Ogni tanto gli lancio un urlo di saluto.Martina ha terminato il suo nodo ed e’ pronta per scendere. Io invece ho fatto nulla! Mi devo sbrigare se voglio seguirla.Scendiamo un poco. Mi accorgo che ci serve fare un frazionamento, lascio Martina a studiare il punto migliore dove mettere un attacco e risalgo. Il trapano lo trovo, mi manca la punta da fix. Vado in cerca e la prendo in prestito da Giorgio. Tutto contento vado alla scatola dei fix per prenderne uno…e la trovo vuota. Lo stesso per gli spit ed identica situazione per i multimonti. Ho quasi deciso di lasciar perdere quando trovo qualcuno mi presta un multimonti. Svelto cambio la punta mettendo quella da 6mm e me ne ritorno fieramente dalla mia allieva. La posa in opera del multimonti non spaventa certo l’indomita Martina la quale se la cava quasi senza sforzo. Oramai siamo agli sgoccioli della giornata e qualcuno gia’ si affaccia per salutare. Ci scambiamo di cuore degli arrivederci che speriamo vivamente di poter mantenere. Dopo aver frazionato col multimonti, chiedo a Martina di scendere fino all’albero poco sotto. Ora e’ la’ che si cimenta nell’attrezzamento di un deviatore. Mentre osservo il suo operato noto che anche Simone ha deciso di chiudere la giornata.Ecco Martina. Anche il deviatore non l’ha potuta mettere in difficolta’. La aspetto mentre disarma il tutto e risale.La nostra armatrice oramai arrivata al salvacorda.Marco si e’ gia’ cambiato e sta facendo uno spuntino. Poco lontano Simone rimette a posto il materiale.Sono tra gli ultimi a cambiarmi, tutto intorno si formano allegri capannelli spontanei in cui si parla di armo, del corso, di grotte e altre cose simili.Simone il tenebroso, una foto se la merita.Faccio un giro per restituire ai legittimi proprietari tutti i materiali presi a prestito. Ho cordini, moschettoni, attacchi ma con pazienza ogni cosa ritrova la strada di casa.L’ultima tappa del corso sarebbe alla base a Ferentillo per la cerimonia di consegna degli attestati, pero’ Simone ed io chiediamo licenza di andare via prima. Simone deve andare a sistemare il bar per il lunedi’ ed io devo evitare una denuncia per abbandono da parte di Betta.Mentre sistemiamo le nostre robe in macchina facciamo nuovamente i saluti a chi scende. Un ultimo abbraccio con Martina e Marco, poi andiamo.

Per strada un po’ di traffico nei soliti punti vicino Narni ed Orte ma poi la strada fila liscia fino ad Orvieto. Concludendo, sono state delle belle ed impegnative giornate con tanti amici per renderle anche allegre. Grazie a tutti e alla prossima.

Pubblicato in corso, GSCO, speleo | Commenti disabilitati su Ferentillo – Corso d’armo – 26/05/2018

Piccola Cretarossa – 20/05/2018

Alla Piccola Cretarossa per cambiare una corda lesionata. Con Gabriele e Maurizio.

La mattina Gabriele passa a prendermi, poi ci avviamo assieme nella mitica Meriva bianca alla volta di Livata. Maurizio come al solito e’ partito per conto suo poiche’ passera’ tutto il fine settimana tra le montagne. Arriviamo al bar a Monte Livata, ci incontriamo con Maurizio e facciamo provviste prima di ripartire. Alla grotta ci cambiamo senza troppa fretta, oggi il programma non e’ impegnativo e possiamo prendercela comoda. L’obiettivo principale e’ arrivare alla base del primo P50. Dobbiamo cambiare una corda a cui si e’ lesionata la calza sfregando contro la roccia. Strada facendo vorrei vedere alcune cose che solitamente si lasciano indietro…Se poi non ci sara’ troppa acqua ed avremo tempo, potremmo anche tentare la discesa del secondo P50, ma la vedo come una possibilita’ molto remota.

Dopo esserci preparati, ci avviamo all’ingresso.L’abbozzo di abbeveratoio che si prepara a diventare una coltura di zanzare.Maurizio rientra in attivita’ dopo un malanno ed e’ pieno, se non di energie, almeno di buoni propositi e voglia di fare, quindi si organizza subito per armare il primo pozzetto.Gabriele gli passa la corda e lui si mette all’opera.Dopo l’armo cedono a me l’onore di scendere per primo. La corda si rivela comoda, non tanto per il saltino iniziale, quanto per lo scivolo successivo che e’ diventato alquanto ripido e scivoloso. Quando Gabriele mi raggiunge, sono impegnato a sondare un arrivo che si vede in alto quando ci si infila nel pozzo. Inizio a smartellare per creare lo spazio e poter guardare meglio. Ho allargato un poco ed invito Gabriele a dare anche lui un’occhiata mentre aspettiamo che scenda anche Maurizio. Dopo aver valutato la cosa assieme decidiamo che con ottima probabilita’ e’ un budello stretto che porta anche lui alla sala alla base del pozzo. Gabriele che e’ gia’ pronto, inizia a scendere il pozzo mentre il buon Maurizio fa la sua comparizione. Nel fare spazio per vedere il buco ho notato alcune rocce che, se rimosse, renderebbero piu’ agevole (ovvero “marionabile”) l’uscita dal pozzo. Farebbe comodo il piede di porco. Maurizio dice di averne uno in macchina e si offre di andarlo a prendere. Mentre lo aspetto, inizio a martellare la roccia con metodo ed energia riuscendo a togliere qualche pezzo di roccia. Con il ritorno di Maurizio e l’arrivo dello strumento acconcio, diamo una nuova forma all’imbocco del pozzo. Non si puo’ dire che sia largo, pero’ ora si puo’ entrare ed uscire senza doversi divincolare troppo. Alla saletta successiva ci ritroviamo tutti e 3 assieme. Perdo, o meglio, impiego ancora qualche minuto a rendere piu’ comodo l’armo del saltino da 2 metri che segue. Anche lui ha una partenza che diventa antipatica quando si affronta al ritorno. Dopo averlo sistemato meglio di prima, continuo a scendere per primo. Da sotto faccio una foto di saluto a Maurizio, ha deciso che per lui oggi basta cosi’, non entrava in grotta da parecchio e non vuole forzare. Gabriele scende mentre mi muovo per andare al pozzo successivo, il P25.Eccomi fermo alla partenza del P25. Non c’e’ molto stillicidio, magari anche sotto la situazione e’ buona. Vedremo tra poco.Aspetto Gabriele prima di partire.Oramai questo pozzo e’ abbastanza pulito quindi arrivato al frazionamento a meta’, urlo la libera a Gabriele.Aspetto di vederlo affacciarsi oltre il punto stretto, poi parto.Alla base del pozzo vado comunque a mettermi al coperto. Poggio lo zaino ed inizio a sistemare il materiale d’armo sulla mia bandoliera. Prendo il trapano, con la punta stavolta! Prendo alcuni attacchi con i relativi fix, verifico di avere mazzetta, chiave e coltellino e mi dichiaro pronto. Quando Gabriele mi raggiunge sono al frazionamento iniziale. Ci salutiamo, mi annuncia che ha deciso di aspettare qua. Non posso biasimarlo, la situazione “acqua” qua sotto e’ notevolmente peggiorata, c’e’ uno stillicidio abbastanza forte e sotto promette di diventare ancora piu’ intenso. In queste condizioni l’idea di poter scendere anche il secondo P50 si spegne miseramente. Quindi, giustamente, e’ utile bagnarsi in 2. L’acqua la prendero’ solo io. Faccio una foto a Gabriele e poi parto.Il primo tratto di discesa e’ abbastanza fuori dallo stillicidio, solo una goccia ogni tanto.Quando lo stillicidio inizia a diventare piu’ fastidioso, c’e’ il frazionamento spostato dalla verticale che risolve un poco, ma non troppo. Piu’ si scende e piu’ lo stillicidio diventa intenso. Arrivo alla cengia dove, in prossimita’ del deviatore, c’e’ la lesione alla corda . Mi metto comodo poi osservo la corda, la calza e’ troppo rovinata, non c’e’ altra scelta se non tagliarla e giuntarla ad un nuovo frazionamento. Mentre faccio queste considerazioni sono in piedi sulla cengia. Inizio a guardarmi intorno per cercare un buon punto dove frazionare. Guardo anche verso il basso perche’ ho notato un sasso strano. Caspita! Non e’ un sasso. E’ uno strano animaletto nero, una salamandra, penso. Provo a toccarlo ma quasi non reagisce. E’ un animale di superficie, probabilmente qua morira’. Verifico tra me se posso portarlo fuori. Purtroppo non ho un contenitore rigido dove metterlo. Nel taschino della tuta lo schiaccerei e lo stesso sarebbe se lo mettessi nello zaino. Non potendo fare altro lo sposto di lato almeno evitero’ di calpestarlo durante le mie manovre. Messa in “salvo” la salamandra, risalgo alcuni metri per sistemare il frazionamento. Provo a spostarmi lateralmente ma trovo solo un aumento dello stillicidio. Alla fine il punto migliore e’ sulla verticale della corda. Salgo ancora quel che serve per avere un lasco di corda utile a fare il nodo e poi metto in azione il trapano. Sistemato l’attacco, faccio il nodo alla nuova corda, la sistemo nel moschettone e poi, dopo averla tagliata, ci inseguo la corda vecchia. Una ulteriore controllata tanto per gradire poi scendo. In prossimita’ del deviatore tolgo di mezzo con molto gusto l’odioso spuntone che ha lesionato la corda, passo il deviatore e continuo. Alla base del pozzo lo stillicidio e’ ancora piu’ intenso, non c’e’ quasi modo di ripararsi. Da un lato c’e’ il solito arrivo d’acqua che forma un piccolo ruscello verso il secondo P50.Provo ad affacciarmi al secondo P50 ma il rumore di pioggia che sento mi toglie qualsiasi fantasia a proposito di discenderlo.Sistemo la corda “vecchia” nello zaino per portarla fuori. Trovo anche uno spezzone di corda, lo tengo da parte per sostituire il cordino del deviatore.Da sopra sento urlare, e’ Gabriele che inizia ad essere preoccupato dal lungo silenzio e anche infreddolito. Gli rispondo che va tutto bene e che mi accingo a risalire. Riesco anche ad urlargli di iniziare a risalire il P25 cosi’ da riscaldarsi. Magari riusciamo ad evitare altre attese.Sono stato poco attivo in questo ultimo periodo per un guaio al ginocchio e, anche se oggi non ho fatto molto, la salita la sento. Quando sono in vista del frazionamento iniziale mi prendo del tempo per fare qualche foto ai veli di concrezione che abbracciano la roccia. Sono tanto fragili da rompersi al minimo contatto.Dopo la sosta la sommita’ del pozzo e’ invasa dal vapore acqueo che produco in quantita’ dalla tuta. Di fare foto nitide non se ne parla.Quando arrivo alla partenza del P50 faccio sosta per ricomporre per bene lo zaino con tutto il materiale che porto appeso addosso. Ora che non mi serve piu’, meglio viaggiare comodi. Mi affaccio alla base del pozzo successivo per urlare a Gabriele. Mi risponde da meta’ pozzo, c’e’ da aspettare. Mi metto comodo. Qualcun altro ha fatto sosta dove sono io lasciando un ricordo di se’, una bella cicca di sigaretta. Ora quel bel reperto e’ completamente ricoperto di muffa, magari la prossima volta troveremo dei funghi da pipa!Dopo una congrua attesa inizio a sentire freddo. Gabriele e’ impegnato con l’uscita dal pozzo, la parte piu’ scomoda. Visto che oramai non c’e’ pericolo di caduta sassi, mi metto su corda per risalire a mia volta. Salgo pianin pianino ed esco dal pozzo nel piccolo ambiente che prelude al pozzo dove Gabriele mi attende per proseguire assieme. Al saltino successivo Gabriele nota un punto da martellare per migliorare l’uscita dal pozzetto. Gli passo la mazzetta e poi lo ritraggo mentre lavora di buona lena.Alla fine il risultato e’ piu’ che buono, ora possiamo dire che anche questo pozzetto e’ “marionabile”.Al pozzo successivo Gabriele mi cede l’onore di andare avanti, ed io vado. Fuori e’ ancora giorno, la macchina di Maurizio si intravede sulla strada ma di Maurizio non si vede l’ombra.L’albero d’armo con il simbolo dello Shaka Zulu.E l’ingresso della grotta…pensare che era profonda poco piu’ di 2 metri fino ad un anno fa.Maurizio c’e’! Stava solo dormicchiando in auto.Ecco che arriva anche il buon Gabriele. Maurizio sembra imbronciato ma e’ solo il malumore da appena sveglio.M’illumino d’immenso ipogeo.Pausa fiorellini.Saliamo verso la nostra macchina, e’ il momento di ritornare in abiti civili…o perlomeno asciutti.Posa spelea per Gabriele.Tarzanelli di fango sui calzettoni.Il magico momento in cui ci si cambia.Maurizio ci attende con pazienza.Per completare degnamente la giornata andiamo a prendere qualcosa di caldo a casa di Maurizio.Tra un the ed un caffe’ si avvicina ora di cena, tra poco toglieremo il disturbo. Dopo aver salutato Maurizio, ci avvieremo senza ulteriori indugi a Marano Equo per un meritato piatto di fettuccine.Della cena e’ inutile che io vi dica. Posso assicurarvi che e’ stata ottima. Il ritorno come al solito lo dormicchio facendo ben poca compagnia a Gabriele. Una giornata tranquilla, buona per riprendere confidenza con i pozzi. Alla prossima.

Pubblicato in speleo, SZS, uscite | Commenti disabilitati su Piccola Cretarossa – 20/05/2018

Speleo al teatro – 12/05/2018

Quando la spelologia e’ utile anche a teatro! Con Filippo, Marco, Simone ed io.

Tempo fa Simone e Filippo sono stati ingaggiati da una compagnia teatrale di Orvieto per un aiuto nell’allestimento di una parte dello spettacolo. E’ stato chiesto loro se potevano occuparsi di far calare una attrice dall’alto, fino al palcoscenico. Dopo aver acconsentito hanno subito iniziato le prove e, visto che ero ad Orvieto per altre cose, sono stato coinvolto. Le varie prove hanno confermato la fattibilita’ della cosa. La nostra squadra e’ poi stata completata da Marco.

Nei mesi successivi si sono succedute le prove. Vi hanno partecipato perlopiu’ Filippo e Simone. Il 10, 11 e 12 maggio sono i giorni in cui tutto ha trovato il lieto fine. Il giorno 10 c’e’ stata una sorta di prova generale con gli alunni di una scuola. Da parte nostra hanno partecipato Simone, Filippo e Marco.

11 maggio 2018 – La prima

Il venerdi’ mattina sono ad Orvieto con Betta e Luna. Passiamo una tranquilla giornata a fare i turisti per Orvieto. Quando viene l’ora concordata, lascio Betta e vado verso il teatro. Con Betta ci rivedremo piu’ tardi poiche’ Sabrina ha acquistato i biglietti anche per lei.Entro per la prima volta dall’ingresso degli artisti. Vedere il teatro, vuoto e dal lato “sbagliato” fa un certo effetto.Per ora e’ tutto tranquillo.Iniziano ad arrivare spettatori, il sipario viene chiuso.Arrivano i miei amici e anche alcuni degli attori.Andiamo a vedere la nostra postazione, felicemente collaudata ieri.Iniziamo a calare il seggiolino su cui l’attrice sara’ seduta per poi essere calata.Filippo verifica che l’imbrago sia a posto nonostante tutte le piume che gli sono state appiccicate per renderlo meno visibile.Foto ricordo del nostro gruppo.Intanto anche tutta la troupe inizia ad arrivare e ad essere pronta. Sono tutte persone di Orvieto e dintorni quindi con Filippo e Simone si conoscono da una vita, si prestano volentieri per una foto.La confusione aumenta sempre piu’, io intanto imperverso con la fotocamera.Qualche foto di gruppo.In attesa dell’attrice che tireremo su, il seggiolino vien buono per fare qualche foto.Simone viene preso dall’arte della recitazione e si butta in un pezzo romantico con una simpatica ragazza della troupe.Iniziano a radunarsi tutti al centro del palco.La regista inizia a dare le ultime raccomandazioni e poi manda tutti ai propri posti dopo il “merda,merda,merda” propiziatorio. L’adrenalina si sente crescere come qualcosa di palpabile. Anche chi, come noi ha un ruolo marginale e fuori dal palcoscenico, ne viene preso. Mi ritrovo incredulo a provare una sorta di energetica agitazione che mi porta i battiti ad un ritmo da corsa leggera, ma senza affanno.Nel frattempo e’ arrivata la nostra vittima! Ci si avvicina rassegnata al proprio destino. Simone mi ha spiegato qualcosa. Da quanto mi ha raccontato, lo spettacolo e’ la trasposizione teatrale del film Moulin Rouge e lei e’ Satine, l’attrice principale. Me la presentano ma solo brevemente perche’ in questo momento ha oggettivamente troppe altre cose da pensare. Deve ripassare la sua parte e prepararsi a sopportare una attesa di almeno 20 minuti su un seggiolino a 15 metri da terra…mi pare gia’ abbastanza. Filippo le sistema l’imbrago. Controllando che il piumaggio decorativo non sia di intralcio nelle prossime operazioni previste. Ultime raccomandazioni della regista, si puo’ iniziare!Andiamo a rifugiarci nella nostra postazione dove con gagliardia e delicatezza paranchiamo su la bella Satine. Filippo sale su a darle manforte, anche se sara’ lontano, avra’ modo di accorgersi se qualcosa non gira per il verso giusto.Silenzio! Si apre il sipario. Da dove siamo non si vede granche’ ma penso dovro’ accontentarmi. Arriva il nostro momento. Iniziamo a calare. E’ Simone a regolare la velocita’ in accordo con una dei tecnici di regia. Satine deve scendere a tempo con la musica, arrivare a terra, farsi togliere l’imbrago, eseguire un breve ballo e rimettersi seduta sul seggiolino. A quel punto dobbiamo sollevarla di circa un metro in maniera decisa ma senza strappi. La scena prevede poi lo svenimento di Satine che cade tra le braccia di un suo collega mentre noi facciamo salire e sparire velocemente il seggiolino.Conclusa la scena il nostro contributo allo spettacolo puo’ dirsi finito. E’ tutto filato liscio, ora possiamo rilassarci.Filippo e’ sceso e si gode anche lui lo spettacolo.Una foto dal quadro comandi del sonoro e, forse, delle luci.La rappresentazione prosegue alla grande. Nel frattempo noi terminiamo di sistemare le nostre cose.Visto che oramai la’ siamo solo di intralcio ai continui movimenti degli attori ed ai vertiginosi cambi d’abito che si susseguono, ci muoviamo andando a sistemarci al palco riservato alla troupe per gustarci parte dello spettacolo.Il pubblico e’ attento e silenzioso, buon segno.Ora finalmente posso fare qualche foto “lato spettatore” e non perdo certo l’occasione.Grazie a Simone che mi racconta, posso capire cosa sta succedendo. L’altro protagonista, insieme a Satine, e’ Christian. Lui e’ lo scrittore che ha ideato lo spettacolo di cui Satine e’ protagonista. I 2 sono innamorati ma il finanziatore dello spettacolo vuole avere Satine per se’ e minaccia di mandare tutto a monte se non potra’ averla. E’ pero’ il destino a metterci lo zampino, infatti Satine e’ gravemente malata di tisi e tutto lo stress a cui e’ sottoposta la fa peggiorare drasticamente in breve tempo.Finisce il primo atto. Usciamo a prendere un poco d’aria.A sipario chiuso ci si puo’ muovere con tranquillita’ e l’agitazione sembra scomparsa.Tutto riprende come prima dell’interruzione appena il sipario si alza.Lo spettacolo riprende.Gli altri protagonisti dello spettacolo: seduto c’e’ il Duca, il finanziatore, e col turbante piumato, Zidler l’impresario.Ora non posso raccontarvi proprio tutto tutto! Vi basti sapere pero’ che c’e’ un pezzo di tango molto intenso.Siamo alle scene conclusive, quelle in cui Satine, per non rovinare la vita di tutti i suoi amici, decide di rompere con Christian e di concedersi al Duca.Purtroppo la tisi prende il sopravvento, alla fine Satine sara’ solo sua.Anche Simone rimane commosso…Le scene finali sono coloratissime e movimentate da balli ed acrobazie.Nel bel mezzo di una di queste scene sopravviene la tragedia, Satine muore. Questa triste scena chiude lo spettacolo.Chiuso il sipario anche noi veniamo presi da un po’ di agitazione. Ci siamo “bardati” da speleologi ed ora dobbiamo uscire a prendere un applauso anche noi. Siamo pronti! Ci fanno cenno che e’ il nostro momento. A rapidi passi entriamo in scena, un rapido inchino e poi finalmente via! Terminata la sfilata e gli applausi e’ il momento degli abbracci e dei complimenti. Questa era la vera “prima” e tutto e’ andato bene. Bravi!Ora Satine e’ decisamente piu’ rilassata e contenta. Ci concede con vera gioia un paio di minuti per una foto.La serata, almeno per noi, si chiude con una visita in un bar vicino al teatro dopo aver recuperato Sabrina e Betta. Dopo il brindisi, un saluto e poi tutti a nanna.

12 maggio 2018 – La seconda serata

La mattina dopo mi alzo verso le 7 ed andiamo subito a fare colazione da Simone e Sabrina con la scusa che Luna deve fare la sua passeggiata.Anche oggi passo con Betta e Luna una tranquilla giornata di turismo di orvietano. La sera poi di nuovo a teatro.Stavolta Betta la facciamo entrare come ospite, d’altronde ha gia’ supportato lo spettacolo ieri come spettatore pagante, oggi e’ qui solo per non abbandonarmi!Oggi Filippo non ci sara’, e’ via per lavoro, quindi con Simone andiamo a vedere come si arriva al piano di sopra per poter poi fare assistenza a Satine.Ne approfitto per fare una foto alle carrucole ed ai vari cordini che compongono la nostra istallazione.Uno zoom se lo meritano, hanno fatto un buon lavoro.Scendo per gustarmi i preparativi ed il montare progressivo ma inarrestabile della ordinata agitazione di tutta la troupe.Qualche foto anche alla nostra postazione di lavoro. Simone termina di sistemare gli ultimi particolari.Nell’attesa che tutto abbia inizio, catturo uno degli attori, e’ lui che aiuta Satine a sganciare l’imbrago, e mi faccio fare una foto con lui.Foto di gruppo.Simone con lo sguardo tenebroso, e’ certamente pronto a calcare le scene.Oggi, dopo il successo della prima di ieri, gli animi sono leggermente meno preoccupati. C’e’ un po’ piu’ di tempo per le foto di gruppo…ed io non mi tiro indietro nel farle.Riesco anche a convincere la nostra simpatica regista a posare con il seggiolino che ci vede protagonisti.Solita riunione plenaria prima dell’inizio dello spettacolo.Ogni tanto vedo qualche costume che non avevo notato ieri.Anche oggi il gruppo si scioglie con lo scaramantico “merda, merda, merda”. Si puo’ iniziare.Una foto a queste ragazze dovevo proprio farla. Sono le attrici-atlete che si esibiscono con i cerchi e poi con le funi di seta, veramente brave!Satine e’ pronta per farsi issare sul seggiolino. Possiamo iniziare con il nostro contributo alla buona riuscita dello spettacolo.Stavolta e’ Simone a sistemare l’imbrago.Pronta!
La issiamo velocemente poi Marco ed io saliamo di sopra a vedere che sia tutto a posto. Non deve essere proprio allegro restare a lungo sospesi nel vuoto ed al buio per chi non se lo e’ scelto come hobby.Ma Satine e’ concentratissima e sembra quasi a proprio agio sul seggiolino.Lo spettacolo inizia.Tra poco tocca di nuovo a noi. Torno giu’ da Simone lasciando su Marco per il supporto a Satine.Ci siamo quasi. Ci prepariamo alla calata.Eccola che arriva.Ora manca solo di ritirarla su per un metro e poi potremo mandare a dormire il seggiolino.Ora che la nostra parte e’ terminata, possiamo rilassarci e goderci lo spettacolo. Termina il primo atto. Vado a cercare Betta dove l’avevo lasciata e…non la trovo. Dopo qualche ricerca mi dicono che l’hanno fatta spostare e mi indicano come raggiungerla. Finalmente la trovo, dopo i saluti mi guardo attorno, da questo palco c’e’ una buona visuale.Mi fermo qualche minuto ma poi devo tornare ai miei doveri. Strada facendo trovo anche il busto del Sig. Mancinelli, a cui e’ intitolato il teatro. Per vostra cultura ve lo mostro.Mentre torno dietro le quinte incontro Simone e Marco. Mi stavano cercando. Li accompagno al palco a salutare Betta. Visto che nel frattempo lo spettacolo e’ ripreso, ci tratteniamo qualche minuto e ne approfitto per alcune foto. Le scene si susseguono nel raccontare la storia dei 2 sfortunati amanti. E’ ora per noi di tornare ai nostri posti, dobbiamo vestirci da speleologi per gustare al meglio i nostri 3 secondi di gloria.La tragedia si compie e anche questa sera lo spettacolo termina.E’ il momento per tutti di raccogliere i meritati applausi.Una foto dedicata ai musicisti ed al coro ci vuole proprio. Anche loro sono stati fantastici.Un ultimo balletto improvvisato per infervorare ancora di piu’ il pubblico.Il saluto dei protagonisti……e si chiude il sipario.Bravi, anche stasera bravi!Terminata la serata, terminata la serie di rappresentazioni, tutta la coreografia viene smontata in un batter d’occhio. Pochi minuti e del Moulin Rouge rimane nemmeno una scheggia di legno per terra. Anche noi smontiamo carrucole e cordini e sistemiamo tutto negli zaini. I lavori al teatro continueranno ancora fino a notte tarda. Rimangono Simone e Marco a dar loro una mano per caricare tutto nei camion. Betta ed io andiamo a portare Luna a passeggiare e poi a fare la nanna.

Cosi’ termina felicemente la nostra carriera speleo-teatrale. Decisamente una bella esperienza. Grazie a tutta la troupe ed ancora bravi. Alla prossima!

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Corso RC speleo – 05/05/2018

Al corso sulla responsabilita’ civile nella speleologia con Gabriele e tanti altri amici.

Insieme a Gabriele la mattina andiamo a partecipare all’interessante corso sulla RC in ambito speleologico. Una giornata intensa con interventi tenuti da persone competenti e disponibili. Anche Luna viene e segue con pazienza tutto il corso.

La mattina gli aspetti legali. Il pranzo.Il pomeriggio la parte assicurativa. Luna. Il corso ci ha quasi fatto passare la voglia di portare in grotta persone nuove, per fortuna solo quasi! Alla prossima.

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Pretaro – 29/04/2018

Al Pretaro per una gita con Ginevra, Barbara, Giada, Giuseppe ed io.

E’ domenica, Betta ed io siamo a Montebuono per questi giorni di festa. Una buona occasione per una gita al Pretaro. Giorni prima ero rimasto d’accordo con Barbara che saremmo andati assieme partendo nel primo pomeriggio, una cosa di tutto riposo. Sabato si aggrega anche Giuseppe, nulla cambia per l’appuntamento.

Dopo aver pranzato a casa scendo al Roby Bar per incontrare i miei amici. Con loro trovo una gradita sorpresa…Ginevra! Sono mesi che non la vedo, anche lei fara’ parte della gita odierna.Prima di andare entriamo al bar per un saluto ad Andrea ed un caffe’.Al solito parcheggio iniziamo a cambiarci. Fa un bel caldo. Ginevra a casa ha preparato tutta l’attrezzatura, ha appoggiato la tuta sulla sedia e poi…ce l’ha lasciata. Rimedia indossando un bel pile a scacchi. Oggi sara’ la piu’ elegante.Barbara si prepara svelta e poi sistema per le feste anche Giada.Sono pronto. Vado a vedere se all’ingresso e’ tutto a posto.Giada nella sua versione sorridente e’ bardata a puntino.Entro per primo e rimango nel canale del vento in attesa che Giada si convinca ad entrare. Sembra avesse chiesto lei di poter partecipare alla gita odierna, ma ora, vedendo l’ingresso della grotta, la sua determinazione e’ drasticamente diminuita.Con qualche parola dolce e delle cortesi spinte, i miei amici la convincono ad entrare ed affrontare il cunicolo d’ingresso. Dopo l’ingresso andiamo avanti lei ed io.Al passaggio basso, mi rifiuto di chiamarlo strettoia, tantomeno per Giada, la sua determinazione ha di nuovo un calo. Stavolta passo io poi la aiuto a passare a sua volta quasi tirandola di peso. Il metodo spiccio non le piace molto e continua a proclamare a gran voce di voler uscire. Nemmeno il sopraggiungere di Barbara sembra ridarle fiducia. Per distrarla un poco inizio a raccontarle una storia di fantasia basata su Ginevra. Mi invento che quando conobbi Ginevra, lei era piccina, talmente piccola che potevo tenerla tutta in una mano, per l’occasione ribattezzo Ginevra come “piccola Gi'”. La storia fa ridere tutto il gruppo e quasi strappa un sorriso anche a Giada. Ora sembra che possiamo andare avanti. Vicino al pozzetto aspettiamo che i nostri amici ci raggiungono, poi possiamo continuare.  Arriviamo al pozzetto scendendo lo scivolo laterale, piu’ divertente. Mi fermo a fare una foto mentre ci ricompattiamo. Scendo il pozzetto ancora per primo insieme con Giada assicurata alla corda. Per fortuna ha ancora un peso facilmente gestibile anche a mano.Mentre Barbara, Ginevra e Giuseppe si preparano a scendere a loro volta, Giada ed io affrontiamo il traverso. Al traverso Giada ha ancora una piccola crisi di convinzione. Per fortuna il dover gestire le longe nel passaggio del traverso ed un’altra puntata delle avventure della piccola Gi’ la distraggono quel tanto che basta per arrivare al primo toboga.Al primo toboga scendo ed aspetto l’arrivo di Giada, calata da Giuseppe con la corda. Questo passaggio pare andare senza problemi, anzi, ora Giada mi sembra piu’ tranquilla. Mentre la aspetto scatto una foto al solito cunicolo laterale, come faccio ad ogni uscita.Saluti dal toboga. Quando arriva anche Ginevra, proseguiamo verso il secondo toboga.Il secondo toboga lo passiamo in maniera spartana, io lungo il toboga a fare da tappo, Giada subito dopo calata da Ginevra che manovra la corda da sopra. Arrivati alla base, aspettiamo gli altri. Nell’attesa presento a Giada i “broccoletti”, in questo punto ce ne sono parecchi, e condisco il tutto con un nuovo episodio inedito delle avventure della piccola Gi’.Nei passaggi successivi Giada e’ decisamente spigliata ed andiamo via veloci fino alla Sala del The, la nostra meta odierna.Arriva anche Giuseppe trascinandosi pazientemente dietro il sacco con la corda che gli avevo chiesto di portare per il “nonsisamai” e che non abbiamo usato.Eccoci tutti messi comodi, pronti per la foto ricordo e per un frugale spuntino.Sistemo la fotocamera e vado ad unirmi all’allegro gruppo.Dopo esserci riposati partiamo per guadagnare l’uscita. Ora l’umore di Giada e’ decisamente piu’ allegro, e’ lei che ci trascina avanti, le paure ed i tentennamenti dell’andata sembrano dimenticati.Il secondo toboga lo saliamo assieme, le faccio sicura con la corda e le indico dove trovare appoggi comodi per i piedi e salire. Al primo toboga salgo da solo e poi con l’aiuto di Ginevra facciamo salire Giada assicurata alla corda. Anche in questo caso se la cava egregiamente.Appena arrivata si allongia diligentemente e poi mi esorta a fare qualche foto a Ginevra, anche lei, nei panni della piccola Gi’ e’ stata protagonista in questa uscita.Non mi faccio pregare e riprendo tutta la salita di Ginevra.Le altre 30 foto ve le risparmio!Il traverso al ritorno e’ un gioco da ragazzi, ci metto in mezzo un nuovo aneddoto sulle avventure della piccola Gi’ ma solo per mantenere viva l’allegria.Giada e la piccola Gi’.Siamo vicini all’uscita, finalmente riesco a beccare anche Barbara mentre tenta di restare seria durante uno dei miei racconti sulle fantastiche avventure della piccola Gi’L’uscita. Giada qua ha una piccola crisi di vocazione e quasi non vorrebbe uscire. Ora pero’ io sento freddo per la forte corrente d’aria. La spingo fuori quasi di peso e la cosa non le garba affatto. Per fortuna fuori c’e’ Ginevra che, nelle sue nuove vesti di fatina buona, la consola delle mie cattiverie.Prima di uscire a mia volta mi giro a sincerarmi che Barbara e Giuseppe siano in arrivo, li vedo fare capolino quindi esco tranquillo.Alla fine una foto con la piccola Gi’ ci vuole proprio. Appioppo la fotocamera a Giada e nonostante ora sia arrabbiata con me la convinco a prestarsi come fotografa. Ecco Barbara splendida splendente con la sua luce nuova nuova.Buon ultimo esce anche Giuseppe.Lo seguo nell’uscita visto che oggi abbiamo avuto poche occasioni di vederci.Alle macchine provvediamo al solito, confortevole, rituale del cambio dei vestiti. Lasciare gli indumenti da grotta e’ sempre un momento piacevole.Dopo la gita ipogea recuperiamo anche Betta e completiamo la giornata con un aperitivo da Roby Bar e subito dopo una pizza al ristorante di Montebuono. Mi sembra bene. Alla prossima.

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Pozzo Comune – 25/04/2018

Doveva essere Ouso di Salvatore ma e’ stato Pozzo comune. Con Giuseppe, Gabriele ed io insieme a tanti amici del gruppo speleologico di Guidonia.

Con Giuseppe e Gabriele ci si vede sotto casa mia, stavolta per andare a Carpineto Romano. La prima tappa e’ come sempre al Bar Semprevisa e quindi al vicino forno.Una volta adeguatamente rifocillati, rimontiamo in macchina per andare alla grotta che abbiamo scelto per oggi, l’Ouso di Salvatore. Arrivati davanti alla strada che porta alla grotta, troviamo il cancello chiuso. Anche questa volta, come la prima di questo inverno, non abbiamo avvisato il proprietario del terreno dove ha l’ingresso la grotta. Non lo abbiamo fatto per cattiva volonta’, i nostri “procuratori”, Vincenzone e Luca non sono riusciti a rintracciarlo e/o ad avere il suo numero. Nel giardino alla nostra destra sentiamo rumore di un tagliaerba. Vedo un signore all’opera e gli faccio segno manifestando l’intenzione di parlargli. Quando ferma il tagliaerba gli spieghiamo perche’ siamo qua e gli chiediamo se per caso avesse il numero che cerchiamo. Scompare alla vista per un paio di minuti poi torna dicendo di non averlo. Visto che vogliamo fare le cose per bene, anche se a malincuore, rinunciamo all’Ouso di Salvatore.Gabriele, che conosce sempre tutti i movimenti dei gruppi del Lazio, ci comunica che oggi gli amici del gruppo di Guidonia avevano l’intenzione di andare a fare un giro a Pozzo Comune. Decidiamo di aggregarci. Rimontiamo in macchina e raggiungiamo Pian della Faggeta. La piana e’ costellata di gruppi di persone che stanno attrezzandosi per il pic-nic. A fianco strada ci sono moltissime macchine, per fortuna il nostro “solito” posto e’ ancora libero. Appena scesi dalla macchina incontriamo subito Riccardo, a degna rappresentanza degli amici che stiamo cercando.Prima di prepararci ci prendiamo il tempo per i saluti, sentire come sono organizzati e qualche chiacchiera speleo. Sul posto troviamo anche il buon Vincenzone.Foto di famiglia.Dopo i convenevoli, ci prepariamo anche noi. Ci siamo messi d’accordo cosi’, i primi saltini li armeremo doppi, sia sulla parete sinistra che su quella destra. Dopo noi proseguiremo ad armare il 19 lasciando a loro l’altro pozzo. Di quel che viene dopo, ce ne occuperemo noi. L’intenzione e’ di scendere il Pozzo Marilu’, se non c’e’ troppa acqua.Scendo tra i primi, eccomi in vista dell’ingresso.Tra i primi a scendere con me ci sono Giuseppe, Riccardo e alcuni altri amici. Giuseppe ed io ci incarichiamo di armare la parete a destra, Riccardo quella a sinistra. Procediamo svelti ed in pochi minuti siamo al secondo saltino, quello che affaccia sulla sala.Al secondo saltino ci raggiunge anche Gabriele. Ora la nostra squadra e’ al completo. Abbiamo una corda da 100m. Iniziamo ad utilizzarla da qua per non dovercela portare piu’ avanti.Armato il secondo saltino, facciamo correre la corda ad attraversare la sala e quindi fino al pozzo successivo. Il P19 lo armo io, e’ sempre un buon esercizio arrivare fino ai fix a soffitto. Per il deviatore subito sotto devo lanciare qualche maledizione, serve un bullone e non ne abbiamo portati. Per fortuna i nostri amici sono stati piu’ previdenti di noi e li hanno. Gabriele torna indietro e se ne fa prestare uno. Risalgo a prenderlo dalle mani di Giuseppe e torno indietro a litigare con lo spit per armare il deviatore. Dopo un certo numero di sbuffi e grugniti riesco a sistemarlo. Ho il sospetto sia un poco corto, avverto Giuseppe che in caso gli urlero’ di allungarlo e poi scendo. In effetti e’ meglio allungarlo un poco. Lancio un urlo a Giuseppe dicendogli di aggiungere un moschettone, dovrebbe bastare. Domenico nel frattempo e’ sceso per l’altro pozzo e mi raggiunge.Inizio a cercare un punto dove ancorare la corda prima di trascinare quel che resta di lei all’altro salto. Nel frattempo dal pozzo parallelo iniziano ad arrivare altri amici.Prendo la corda e la filo fino al saltino successivo, quello con la pozza malefica dove mi bagno i piedi una volta su 2.Ho appena fissato la corda vicino al salto quando le urla di Giuseppe mi fanno tornare indietro alla svelta. Sono stato poco generoso nel lasciargli la corda ed ora lui non riesce a scendere. Risolvo subito sciogliendo il primo nodo fatto. In un attimo Giuseppe mi raggiunge e torniamo assieme al salto che avevo abbandonato.La corda da 100m basta giusta giusta per il saltino della pozza “fetente”. Lo armo e scendo. Stavolta ne esco indenne con molta soddisfazione. Quando arriva Gabriele con l’altra corda, proseguo l’armo del pozzo subito successivo, quello che arriva alla “sala da pranzo” (la chiamo cosi’ perche’ di solito ci facciamo sosta per fare uno spuntino prima di proseguire). Per fortuna mentre mi accingo a scendere arriva Riccardo a cui “rubo” un cordino per fare un deviatore a meta’ pozzo.Come ricompensa gli scatto un paio di foto mentre passa agilmente la “pozza fetente”.Giuseppe arriva alla Sala da Pranzo.Mentre aspetto che il gruppo si ricompatti per scendere assieme il meandro, vago in giro per la sala a cercare spunti per qualche foto. Ne trovo uno in queste escrescenze grigie. Mi limito a ritrarle senza investigare oltre.Nella sala siamo ancora in pochi. Continuo a vagare.Tento una foto al “grosso” ma e’ un ambiente troppo ampio per quel posso fare oggi.Intanto la discesa fino alla Sala da Pranzo continua.Qualcuno prende spunto dal nome che ho appioppato alla sala ed inizia a sgranocchiare qualcosa. Non me lo faccio ripetere 2 volte e metto mano alla cioccolata. E’ fondente con le nocciole ed incontra il favore di molti dei convenuti. Terminiamo la cioccolata appena in tempo per fermare Riccardo. Stava cercando di scendere a destra dove c’e’ un pozzo. Lo avverto che forse e’ meglio prendere a sinistra per lo scivolo di fango. Ricondotti tutti sulla retta via, scendo per lo scivolo di fango e aspetto che arrivino gli altri.Mi apposto al passaggio basso dopo lo scivolo di fango pronto a riprendere chi arriva.Purtroppo gia’ dopo l’arrivo di una persona non c’e’ piu’ molto spazio. Vado avanti mentre dietro il gruppo si ricompatta e si avvia lungo il meandro.Proseguiamo svelti verso il Marilu’.Arriviamo finalmente al tratto di meandro che preferisco, sembra una scultura fatta da uno scalpellino. Quando mi fermo a fare foto avverto anche Gabriele che, visto lo scorrimento d’acqua che c’e’ oggi, difficilmente scenderemo il Marilu’. Gabriele risponde che oramai che ha portato la corda fin qua non ci pensa proprio di abbandonarla.La prima pozza d’acqua la passiamo tutti con qualche agile passaggio, non crea problema a nessuno. La seconda sembra piu’ temibile. Passo per primo e vado avanti i pochi metri che mancano per un affaccio al Marilu’. Come pensavo c’e’ troppa acqua per scenderlo. Quando torno indietro trovo i nostri amici che non osano tentare il passaggio in arrrampicata. Per fortuna il caparbio Gabriele ha portato la corda! Salgo su di un paio di metri dove trovo dei fix e sistemo la corda per agevolare il passaggio dei nostri amici.C’e’ anche chi si avventura in arrampicata senza alcun aiuto, in effetti il passaggio della pozza e’ piu’ temibile a vedersi che a farsi. Nel frattempo, sulla soglia della pozza si e’ creato un piccolo ingorgo.Con l’aiuto della corda pero’ il passaggio riprende regolare.Chi arriva dall’altro lato puo’ solo affacciarsi al Marilu’ per constatare quanto sia bello e poi porsi in attesa.Io rimango in alto per dare una mano ed essere pronto a sganciare la corda appena finito.Visto che non ho altro da fare riprendo uno dei passaggi nei minimi particolari.Fino all’arrivo. Avanti il prossimo!Il buio nasconde il Marilu’ ma vi assicuro che e’ li’.Intanto i passaggi proseguono.Terminato l’ultimo passaggio su corda, un rapido consulto rende manifesto che al resto dei partecipanti alla gita importa poco di vedere ancora una volta il Marilu’. Iniziamo quindi il percorso inverso. Smaltita la coda, tolgo la corda e la restituisco a Gabriele con tanti ringraziamenti. Possiamo riprendere il meandro per tornare indietro. Ora sono da ultimo e chiudo la fila.Ecco Gabriele con il fido zaino gonfio della utile corda.Trovo Domenico fermo, ad una prima occhiata mi sembra impegnato a prendere appunti. Sbagliato! Sta regolando il cellulare per fare una foto. Visto che sono la’ prendo in carico il cellulare e scatto la foto.Arrivo in cima allo scivolo di fango e scatto una foto affacciato da li’ verso la “Sala da Pranzo”.Ognuno che arriva prende posto in sala. Iniziano a sentirsi rumori di carte scartate e buoni odori di panini.Domenico ha raccolto una costola d’animale da terra ed ora fa finta che sia la sua, guardate come soffre il poveretto!Attorno a me e’ tutto un masticare, c’e’ anche chi gentilmente mi offre un assaggio ma io resisto stoicamente. Devo tenermi per poter gustare al meglio le fettuccine questa sera… Riccardo si e’ messo in disparte ma partecipa attivamente all’allegro spuntino.Alla fine mi lascio corrompere da una cosa strana, dei cubetti di fragola disidratata.Qualcuno ha terminato di mangiare, gia’ si inizia a pensare all’uscita.Gabriele spiega qualcosa a……Domenico, che ascolta interessatissimo.Spuntino ufficialmente terminato, il gruppo ripone le proprie cose e si sposta compatto in zona risalita. Rimaniamo indietro solo Giuseppe ed io. Giuseppe si occupera’ del disarmo, io faro ‘ il nullafacente che lo precede. Per passare il tempo Giuseppe si arrampica in una zona dove solitamente non si passa perche’ e’ fuori dal solito percorso.Sembra un arrivo. Alla fine incuriosisce anche me e salgo a vedere.Dalla parte opposta si vede il resto del gruppo ancora impegnato nella salita.Provo a riprendere la lunga colata dell’arrivo che siamo venuti ad ammirare, pero’ la luce non arriva a svelare cose interessanti.Fatta la nostra brava esplorazione, torniamo alla base. Inizio a sentire freddo. Visto che mi sono portato un pile leggero, sai che faccio? Me lo metto. Inizio la paziente svestizione indispensabile a raggiungere il mio scopo. Come al solito stare a torso nudo, per i primi minuti e’ piu’ confortevole che avere addosso la maglietta bagnata. Il pile asciutto e’ molto piu’ piacevole. Quando termino di rivestirmi noto che finalmente la spiacevole sensazione di freddo che si stava facendo strada, e’ definitivamente scomparsa. Ora posso affrontare l’attesa senza patemi e senza fretta. Ad ogni modo tra esplorazione e cambio abiti di tempo deve esserne passato perche’ la fila e’ terminata ed e’ praticamente il mio turno. Veramente sarebbe Gabriele a dover risalire, pero’ si offre di disarmare lui questo pozzo quindi scaliamo tutti di un posto. Finisco di sistemare l’attrezzatura per la salita e vado. Aspetto Giuseppe sopra alla “pozza fetente” che riesco a passare indenne ancora una volta, quasi un record. Quando vedo che Giuseppe mi ha quasi raggiunto, vado al P19 ed inizio a risalirlo, sono in 2 ad occuparsi del disarmo, e’ inutile creare file. Davanti a me sento rumoreggiare. Il resto del nostro gruppo ha scelto di risalire solo dal pozzo parallelo. Quando arrivo su dal P19, visto che c’e’ tempo, vado all’arrivo del pozzo parallelo per documentare l’arrivo dei prodi che lo risalgono. 
Il primo classificato!Avanti il prossimo.Arriva, un poco affannato, ma tutto sommato benone.Il riposo del giusto.Mi appresto a documentare la risalita del successivo ardito quando sento rumori dalle parti del P19.Torno verso il P19 e ci trovo Giuseppe. Gabriele oggi ha deciso di fare esercizio ed ha deciso di occuparsi anche di questo pozzo.L’eliminazione del deviatore lo impegna oltre ogni dire ma alla fine ne esce vittorioso.Commosso da tanto impegno e desideroso di dare il mio contributo mi offro di togliere gli ultimi attacchi da questo pozzo. E’ un ottimo esercizio per gli addominali ed un’ottima preparazione per la cena! Sistemato il P19 continuiamo col recupero della corda da 100m fino ai saltini iniziali dove ritroviamo i nostri amici.Facciamo praticamente assieme il disarmo dell’ultimo saltino.Giuseppe e Gabriele intanto finiscono di recuperare e filare nel sacco la corda da 100m.L’ultimo salto e’ questione di secondi.E quindi uscimmo a riveder le stelle…Una citazione ci sta’ sempre bene anche se nel nostro caso c’e’ ancora il sole.
Salendo verso la macchina ci viene incontro qualcuno, contro luce non lo vedo bene pero’…Ma si! E’ Luca. Mi sbrigo a fargli una foto.Dopo i saluti con Luca riprendiamo la salita.Qua alle macchine sono in corso strani riti, pero’ non indaghiamo, la nostra meta oramai e’ la macchina con i vestiti asciutti.Che la grotta sia fonda o meno, difficile, facile, rimane sempre il fatto che l’arrivo alla macchina e’ sempre piacevole.Dopo esserci messi in abiti comodi, asciutti e puliti andiamo a salutare il gruppo. Purtroppo nessuno di loro puo’ fermarsi per cena. Faremo la prossima. Dopo la loro partenza rimaniamo col problema di come occupare l’oretta che ci separa dalla cena. E’ Luca a risolverci brillantemente il problema con un aperitivo a base di birra e olive.L’ora passa, anche in abbondanza, ma la compagnia e’ piacevole e non abbiamo fretta di andarcene.Quando sentiamo che la temperatura inizia ad abbassarsi sensibilmente, prendiamo commiato da Luca e scendiamo verso Carpineto. Destinazione la Sbirra.Alla Sbirra, tutte le mie aspettative vengono rispettate e posso concedermi finalmente un bel piatto di fettuccine.

Dopo il lauto pasto confesso di aver dormicchiato durante tutto il viaggio di ritorno. Per fortuna il buon Gabriele ha una buona resistenza e ci porta in salvo fino a casa. Alla prossima.

Pubblicato in amici, speleo, SZS, uscite | Commenti disabilitati su Pozzo Comune – 25/04/2018

Cena GSCO – 14/04/2018

Cena del gruppo GSCO. Siamo Betta, Sabrina, Barbara, Giada, Martina, Vittoria, Marco,Simone, Giuseppe, Leonardo ed io.

Il GSCO e’ un gruppo speleo di recente formazione pero’ siamo abbastanza attivi ed in crescita come soci e/o simpatizzanti. Per questo motivo abbiamo deciso, una volta tanto, di vederci solo per fare una cena tutti assieme senza metterci grotte di mezzo, se non a parole. Purtroppo non tutti hanno potuto partecipare ma eravamo comunque un bel gruppetto.

Betta ed io arriviamo a Sant’Oreste verso le 8 di sera. Nemmeno il tempo di uscire dalla macchina che gia’ incontriamo buona parte dei nostri amici. Aspettando l’ora di cena ed i pochi che mancano, ci dirigiamo compatti al bar per gustare un aperitivo. Io, come al solito, imperverso con la fotocamera. Giuseppe e Sabrina non devo presentarveli, oramai sono delle celebrita’!Vittoria la incontro oggi per la prima volta, con Martina abbiamo fatto colazione assieme a Pasqua. Cerco di riprenderle ma hanno l’argento vivo addosso e la fotocamera non riesce proprio a metterle a fuoco.Faccio alcuni tentativi ma non ce la fanno proprio a stare ferme piu’ di un centesimo di secondo e mai contemporaneamente.No, no, non ce la fanno proprio.Ma io non demordo e continuo a tentare.Accidenti! Quasi ce la facevo!Alla fine e’ la fotocamera a rifiutarsi, la cedo a Martina e anche lei non le concede nemmeno un attimo di riposo.Marco, il nostro indimenticabile Babbo Natale.Un Simone assorto e Giada, che prova a nascondersi dietro una mano. Accanto a lei Barbara col suo bel sorriso.Manca solo Leonardo ma Sabrina ci annuncia che verra’ direttamente al ristorante. Sono quasi le 8.30. Stiamo per fare ritardo. Ci avviamo senza altri indugi. Al ristorante troviamo Leonardo che ci ha preceduti, ha gia’ preso confidenza col posto e fatto amicizia con Alessandro. Dopo aver preso posto a tavola, la lasciamo subito per andare ad ammirare il panorama dal balcone.C’e’ chi approfitta per una sigaretta, io tento una foto senza flash con scarso risultato.La lavagna senza lavagna.Foto di bellezze sotto l’albero di Pasqua.…e una foto ai brutti!Torniamo al tavolo, inizia la cena. Aspettando gli antipasti Simone ruba il cerchietto a Giada e fa la sua bella figura.Arriva la pappa!Tanto per non abbuffarmi come al solito, faccio un giro di foto. Ecco il buon Leonardo.W il GSCO!Dopo gli antipasti arriva una raffica di primi, tutti molto buoni. Ci sono addirittura le fettuccine! Mi piange il cuore vederle avanzare, ma proprio non ce la faccio piu’. Faccio una sosta con fuga al balcone.Ci sono anche 2 fumatori oscuri.Provo a fare una foto con un tempo di esposizione lungo, non viene malissimo.Dopo la foto sperimentale me ne torno di sotto.In tempo in tempo per il secondo!La spada (di salsicce) nella roccia. Giada non si capacita di questa opera d’arte!Dopo i secondi torniamo tutti a prendere respiro al terrazzo panoramico. Stavolta costringo tutti ad una foto “affacciati” alla lavagna.Eccoli!Simone parla di attrezzature speleo e Martina sembra voler dire: “Ma che casco dici!”Ma Simone non si fa mettere i piedi in testa da nessuno e subito replica: “O bimba, te tu stai buonina”. Barbara e’ pronta per dividerli prima che vengano alle mani.Per fortuna arriva fata Sabrina con la sua bacchetta magica a rimettere tutto a posto e riportare la pace in tavola.Anche Marco ora se la ride mentre Simone si vanta per essere stato cosi’ deciso e determinato.Ma guarda un po’ che bella foto che mi e’ scappata fuori. Sara’ merito dei soggetti, pero’ a me piace proprio.Dopo l’arrivo dei dolci che ci danno il colpo di grazia, non rimane altro che fare le foto di gruppo per suggellare la serata. La prima ce la scatta Vittoria.Pero’ sembra brutto che nella foto lei non ci sia. Per questo motivo fermiamo il nostro simpatico cameriere e lo costringiamo a farci da fotografo. Ora siamo proprio tutti.Giusto il tempo per caffe’, ammazzacaffe’, conto e saluti, poi siamo fuori a prendere un poco di aria fresca. 

La breve quanto benvenuta passeggiata ci conduce alle macchine. Una splendida serata. Speleologica solo a parole, ma ogni tanto ci vuole anche questo. Alla prossima.

Pubblicato in amici, GSCO | Commenti disabilitati su Cena GSCO – 14/04/2018