Fondi di Jenne – 30/09/2017

Giuseppe, Gabriele, Nerone, io e Luna in una allegra passeggiata per la piana dei Fondi di Jenne.

Stamattina Luna era fuori di se’ dalla gioia quando ha capito che sarebbe venuta con noi. E’ montata dietro nella macchina di Gabriele come un fulmine. Una volta preso posto e con esso la sicurezza della partecipazione alla gita odierna, si e’ accomodata sulle gambe di Giuseppe a schiacciare un pisolino. Arrivati alla piana dei Fondi di Jenne parcheggiamo la macchina a bordo strada e ci prepariamo. Appena partiti per la ricognizione, facciamo nemmeno 10 passi che notiamo un simpatico buco. Decidiamo che vale la pena dare una occhiata. Giuseppe e’ il piu’ solerte del nostro piccolo gruppo e subito si prepara indossando la tuta per iniziare a spostare terra e sassi. Anche Luna interrompe le sue corse sfrenate per guardare bene il buco che ha attirato la nostra attenzione. Nel frattempo io inizio a togliere qualche sasso mentre Gabriele continua a perlustrare la piana cercando inoltre le “filagne” con cui tapperemo il buco una volta terminati i lavori. Giuseppe scava accanitamente per quasi un’ora, dopo riesce ad infilarsi di testa nel buco. Gli cedo la fotocamera per “vedere” anche io cosa c’e’. Il buco si inoltra orizzontalmente per un metro circa.  Sopra e’ tutta terra, sotto inizia la roccia. Dopo il metro in orizzontale si approfondisce di qualche centimetro. Forse la grotta, se di grotta si tratta, inizia qua. Dopo l’esplorazione ed il tanto scavare il buon Giuseppe esce a riposare un poco. Io non ho voglia di mettere la tuta quindi scavo alla meno peggio da fuori. Gabriele e’ tornato dalla raccolta delle filagne. Luna si mette comoda per darmi supporto come puo’. Scavo qualche minuto con molto impegno, ma come si era intuito sin dall’inizio, il lavoro sara’ lungo ed impegnativo. Oggi siamo di ricognizione quindi proseguiremo gli scavi in un’altra occasione. Con le filagne portate da Gabriele organizziamo una robusta copertura e riprendiamo la nostra passeggiata. Ripresi gli zaini ci muoviamo di circa 50 metri all’interno della piana. Qua c’e’ un altro buco. Mentre iniziamo a darci una occhiata vediamo un fosco figuro barbuto sbucare dal bosco di fronte a noi. Il fatto che sia accompagnato da una gentile donzella e che inizino a salutarci con fervore ci fa intuire che si tratta del nostro Maurizio e della sua dolce meta’. Maurizio si unisce a noi mentre procediamo ad osservare il nuovo buco. Ancora una volta e’ Giuseppe che si “intuta”. Anche il nuovo buco promette sorprese a lungo termine quindi dopo aver speso con lui una buona mezz’ora lo ricopriamo a dovere e riprendiamo la passeggiata. Maurizio e la sua consorte ci salutano per riprendere la via di casa.  La piana e’ letteralmente tappezzata di buchi, alcuni molto recenti e completamente intasati di terra. Li guardiamo tutti con attenzione. In ogni buco, in quantita’ variabile, manca quasi mai un poco di mondezza a dare un tocco artistico. Pazientemente continuiamo il nostro giro percorrendo la piana nel senso della lunghezza. Andando a cercare dei buchi conosciuti da anni passiamo attraverso una zona con una depressione molto grande. E’ interessantissima ma ancora con troppa terra per darci modo di entrare in qualche punto. Quando passiamo nei punti piu’ interessanti non ci facciamo pregare per scendere a dare una occhiata da vicino.
Lo spettacolo e’ impressionante. Ma ancora senza grandi applicazioni per noi. Dopo aver visto svariati punti di questa interessante depressione, decidiamo di proseguire. Poco piu’ avanti un altro buco recintato. Ed a pochi metri ancora un altro. In quest ultimo la recinzione e’ crollata dentro il buco stesso. Anche qua sembra esserci poco da fare. Continuiamo a spostarci lentamente verso il fondo della piana. Mi volto indietro a guardare, tra un buco e l’altro un poco di strada l’abbiamo fatta. Una dolina enorme. Il centro della dolina e’ nascosto alla vista da un albero. Gabriele si e’ pero’ spostato su un altro dei buchi gia’ conosciuti. Lo raggiungiamo. Il buco e’ protetto dalle filagne e la rete metallica.
Probabilmente era un buco interessante ma la recinzione e’ stata smontata ed il buco riempito di sassi. Lo etichettiamo come da rivedere e proseguiamo.  Torniamo alla dolina con albero. Come al solito e’ Giuseppe il prescelto per la discesa esplorativa. Vorrei fare il bravo ed aspettare gli esiti della sua visita ma la mia curiosita’ pero’ e’ troppa, mi raccomando con Luna di fare la buona e scendo anche io. Il fondo sarebbe interessante se non fosse invaso da un mare di mondezza. Non poteva mancare la bombola del gas, un classico. Ogni volta mi stupisco della perseveranza di chi e’ stato cosi’ tenace dal trascinare una bombola fino ad un punto cosi’ ameno e distante da tutto. Sembra ferma qua da molto tempo, non ci azzardiamo a toccarla, dovesse decidere di esplodere. Finita l’esplorazione del mondezzaio alberato, torniamo in superfice. Luna e’ contentissima e lo manifesta con una corsa gioiosa. Proseguiamo verso il fondo della piana. Anche la si vede una interessante dolina. Giuseppe ed io seguiamo Luna verso quel punto, Gabriele si distacca e prosegue verso la nostra destra. Ecco la dolina. Ci deve essere un accumulo di fango veramente importante, c’e’ poco altro da vedere. Giuseppe arriva fino a giu’ ma non trova punti interessanti. Finita la perlustrazione della dolina ci troviamo a decidere dove proseguire con la nostra passeggiata. Vicino a noi parte un sentiero, Gabriele aveva accennato al fatto che seguendolo avremmo trovato un’altra grotta. Giuseppe ed io decidiamo di essere interessati e di prendere il sentiero. Ci manca solo Gabriele. Iniziamo ad urlare il suo nome come ossessi per chiamarlo a noi. Dopo un paio di minuti di urla proviamo con il cellulare. Non siamo fortunati, qua non c’e’ campo. Un paio di secondi di titubanza ce li concediamo ma poi prendiamo per il sentiero e continuiamo il giro. Il sentiero si inoltra nel bosco e va pure in salita. Dopo il primo tratto arriviamo a valicare, Giuseppe decide di aver sudato abbastanza e si sveste della tuta speleo.  Io inganno l’attesa fotografando un simpatico fungo nato su un ramo quasi marcio. Arrivati ad una nuova piana proseguiamo ancora sul sentiero. Ogni tanto incontriamo qualche dolina che non ci da’ soddisfazione piu’ di tanto. Il sentiero fa un’ampia curva a sinistra, decidiamo di continuare a seguirlo, il nostro calcolo e’ che al massimo arriveremo in una valle parallela ai Fondi di Jenne. Ancora una piana che si allunga sia alla nostra destra che a sinistra.  Incontriamo anche dei simpatici cartelli. Ci dicono, rispetto alla direzione da cui arriviamo, che se prendiamo a sinistra possiamo arrivare ai fondi di Jenne in 50 minuti mentre se prendiamo a destra ci vuole 1 ora e 40 minuti per arrivare alla stessa destinazione. Fatto un rapido calcolo decidiamo prendere a sinistra. Meglio 50 minuti! Visto che tanto siamo scesi, ora si deve risalire. Dopo un paio di svalichi arriviamo a quello che affaccia ai Fondi di Jenne. Tento un fischio al “pecorara” per richiamare l’attenzione di Giuseppe. Dopo qualche tentativo infruttuoso rimedio con un urlo. Addirittura giu’ in fondo si vede la macchina di Gabriele, ma di lui, Gabriele, neanche l’ombra. Iniziamo a scendere abbandonando il sentiero. A meta’ discesa facciamo sosta. Ora i cellulari prendono, tentiamo di nuovo di contattare Gabriele con le moderne tecnologie. Gabriele ci risponde ma non riesce a farci capire in quale punto della piana sia in questo momento. Alla fine ci accordiamo per proseguire grosso modo verso la macchina tutti quanti fino ad incontrarci.  Alla fine il fatidico incontro riusciamo a farlo e proseguiamo insieme a vedere una ennesima dolina. Anche questa molto ampia, invisibile fino a pochi metri da lei. Ci fermiamo a contemplarla. L’approfondimento centrale sembra recente ma non presenta buchi interessanti. Sono quasi le 3 del pomeriggio, e’ ora di tornare alla macchina, tra poco dovrebbe raggiungerci Nerone. Ecco Gabriele in tutto il suo sorridente splendore. Siamo a poche decine di metri dalla macchina quando vediamo arrivare quella di Nerone. Gli urliamo dei saluti mentre parcheggia e si avvia deciso verso il centro della piana. Si ferma ad uno dei primi buchi visti stamane. Lo raggiungiamo la’. Luna come al solito arriva per prima ma non fa molte feste al nuovo arrivato. La posso capire, Nerone quando fuma la sua pestilenziale pipa e’ quasi inavvicinabile! Dopo i saluti lo ragguagliamo rapidamente su quanto fatto e visto nella mattinata, poi Nerone si arma dello zaino ed insieme partiamo nuovamente per buchi. Facciamo circa lo stesso giro gia’ fatto la mattina. Una sosta particolare la facciamo ad un buco che stamane ci era sfuggito. Nerone racconta che lo ha visto dall’alto scendendo dal costone fatto da Giuseppe e me nemmeno un’ora fa. Il nome per questa dolina e’ subito trovato, lo battezziamo “Buco da lontano”. Ancora una volta e’ Giuseppe il volontario quasi spontaneo che scendera’ per primo. Nerone si puntella e gli fa sicura. La discesa di Giuseppe ci rivela che e’ abbastanza semplice arrivare alla base. Si puo’ scendere e salire anche senza corda. Nerone lo segue subito. Io aspetto pazientemente almeno una decina di secondi poi scendo anche io. Lo sgrottamento in cui ci infiliamo termina in un buco appena percorribile. Mi avvicino per vederlo meglio. A terra ci sono centinaia di ossa di vari animali. A turno ci infiliamo a vedere dentro il buco. Per primo entra Giuseppe, poi va Nerone e quindi io. Ricaviamo tutti l’impressione che potrebbe essere interessante scavare qua ma che servira’ molta fatica di molte persone per vedere qualche risultato. Dopo l’esplorazione ed il consulto riprendiamo per l’esterno. Nerone porta con se’ uno dei teschi come trofeo. Proseguiamo col nostro giro. Prendiamo la direzione verso Cretarossa. La nostra ultima meta sara’ il “Pozzo della Neve”. Strada facendo incontriamo ancora qualche sprofondamento relativamente recente che non lascia ancora molte speranze. Cammina cammina arriviamo ad attraversare la strada. Dall’altra parte inizia un sentiero, c’e’ anche la cartina che ci spiega dove siamo.  Nerone di buon passo ci fa strada. Noi lo seguiamo con calma, gustandoci la passeggiata. C’e’ pure il cartello indicatore che indica la nostra destinazione. Quando il sentiero prende a destra verso un’area pic-nic, Nerone taglia per il bosco verso sinistra. Ancora pochi passi e siamo di fronte alla grotta. L’imbocco della grotta e’ veramente imponente. Nerone sistema la corda su un albero e scende. Giuseppe lo segue prontamente, oramai lo spirito “esploratorio” lo ha definitivamente catturato. C’e’ un saltino di un paio di metri da scendere ma i nostri prodi non si lasciano impressionare. Gabriele, io e Luna ci disponiamo all’attesa. I nostri esploratori intanto scendono il saltino. Che devo fare? Sono curioso! Pochi minuti di attesa esauriscono la mia pazienza, scendo anche io. Trovo i miei amici infilati in un buco leggermente sopraelevato, dove mi dicono inizia un breve meandro. Gironzolo un poco a vedere  qualche punto ma senza trovare nulla di entusiasmante. Saluto e riprendo per l’uscita. Perlustrato con attenzione l’imbocco del pozzo della neve riprendiamo la strada per le macchine. Anche al ritorno troviamo qualche buco ma non prestiamo loro molta attenzione, ne abbiamo visti veramente troppi per oggi. Siamo di nuovo sulla piana che ci ha visti gironzolare per tutta la giornata. Arrivati alle macchine Nerone studia il teschio che ha riportato come trofeo. A giudicare dai canini potrebbe essere un cane o anche un lupo. Prima di separarci facciamo ancora qualche chiacchiera per abbozzare i prossimi lavori che faremo qua sui buchi piu’ promettenti.Ci lasciamo con tanti buoni propositi, peccato ci siano piu’ impegni possibili che fine settimana a disposizione! Dopo aver salutato Nerone, noi prendiamo la strada verso casa. Stavolta pero’ abbiamo tutto il tempo per concederci un buon piatto di pasta al ristorante di Marano Equo. Non staro’ qui a tediarvi con il racconto degli enormi piatti di fettuccine con cui chiudiamo degnamente la giornata! Il ritorno e’ tranquillo e sonnacchioso. Alla prossima.

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Piccola Cretarossa – 24/09/2017

Di nuovo alla Piccola Cretarossa con Federica, Gabriele, Maurizio ed io.

Stavolta avremo una gentile ospite con noi, ieri sera Maurizio ha incontrato Federica alla sede SCR e l’ha invitata a venire con noi. Ci vediamo la mattina sotto casa mia, siamo Federica, Giuseppe, ed io. Maurizio alla fine ha risolto i problemi che aveva con l’auto ed e’ partito per conto suo per passare il fine settimana a Livata come suo solito. Federica vince facilmente l’onore e l’onere di prendere la macchina. La carichiamo per benino e partiamo. Io mi metto dietro a dormicchiare e lascio i miei amici ad intrecciare parole tra loro. Dopo una rapida colazione da “cicchetti” proseguiamo fino al magazzino dove prendiamo il materiale. Una volta equipaggiati ci dirigiamo a Livata senza ulteriori soste. Alle 11 circa siamo al solito bar, riuniti anche con Maurizio. Ancora un caffe’ e andiamo alla grotta dove troviamo il “ciaone” ancora in splendida forma.Iniziamo subito a prepararci.
Gabriele ottimizza i tempi, indossa la tuta gia’ infangata dall’ultima volta. Eccomi con la nostra ospite. Per l’occasione ho recuperato, fresca fresca di sarta, la mia tuta verde. L’ho fatta rattoppare un po’. Il lavoro piu’ importante e’ stato quello di cambiare il velcro che chiude la tuta, ora finalmente non staro’ tutto il tempo con la tuta completamente aperta.  Ora ci sarebbe bisogno solo di allungare il tessuto sulle gambe di buoni 20 cm e poi sarebbe quasi perfetta. Maurizio senza perdere tempo in chiacchiere o foto si prepara svelto, per fotografarlo lo devo inseguire all’ingresso. Gli ultimi controlli alla attrezzatura e siamo pronti ad entrare. In onore di Federica, Maurizio sistema la corda per armare anche il primo pozzetto. Di solito lo scendiamo in arrampicata, ma oggi potrebbe essere scivoloso. Oggi, visto che manca Giuseppe col suo fido orologio, mi sono ricordato di portare il mio cosi’ terro’ sott’occhio i tempi per non rischiare di uscire tardissimo. Inizio subito, entriamo poco prima dell’una. Prima di entrare ci mettiamo d’accordo. Il programma di oggi prevede di sistemare l’armo del pozzo degli uomini silenziosi e poi scendere al meandro per continuare il lavoro lasciato a mezzo la volta scorsa. A sistemare l’armo provvedero’ io, pero’ serve che qualcuno scenda prima di me per togliere la corda dal frazionamento. A questo compito si offre Gabriele che parte per primo senza ulteriori indugi. Io entro per secondo, seguito da Federica e con Maurizio a chiudere la fila. Noi andiamo con calma, tanto Gabriele avra’ bisogno di tempo per scendere il pozzo da 50m, sciogliere i nodi e dipanare la corda giu’ alla base del pozzo. Lo riprendo alla base del pozzo mirella, mentre inizia la discesa del P50.  Gli ultimi accordi su eventuali segnali che ci mandera’ mano a mano che avanza con la sistemazione della corda e poi scompare nel buio. L’attesa non e’ breve per nulla, nel frattempo vengo raggiunto da Federica e quindi da Maurizio. Inizio a sentire un velo di freddo umido che mi avvolge quando sento finalmente l’atteso urlo di Gabriele che annuncia di aver terminato il suo lavoro. Nell’attesa mi sono preparato bardandomi di tutto il necessario (stavolta la punta del trapano e’ attaccata al trapano stesso mediante elastici!). In qualche secondo sono pronto a scendere. Passo il frazionamento di partenza e vado. Scendo lentamente per capire quale sia il punto migliore per deviare la corda. Veramente non ho ancora deciso se fare un altro frazionamento o un meno impegnativo deviatore. Nel dubbio mi sono fatto prestare un cordino da Maurizio. Arrivato ad un terzo circa della discesa vedo il punto in cui la corda tocca la roccia durante la salita. Scendo ancora piu’ lentamente. Alla mia destra mi sembra esserci della roccia buona, se riesco a spostarmi abbastanza magari si riesce anche a salire fuori dallo stillicidio. Decido di aver trovato il punto adatto. Puntando i piedi mi sposta lateralmente fino a trovare uno spuntone di roccia dove ancorarmi in maniera stabile. Decido per il deviatore. Prendo il trapano, pianto il fix e subito completo il tutto con la placchetta, il cordino di Maurizio ed uno dei moschettoni per l’armo. Contento del lavoro fatto mi appoggio leggermente ad una lama di roccia accanto a me. Nel sentirla muoversi avverto un brivido ghiacciato risalirmi su per la schiena. Urlo subito a Gabriele di mettersi al riparo meglio che puo’ ed attendo con apprensione che mi dia un segnale di via libera. Quando arriva mi sento gia’ meglio. Mi riavvicino alla lama di roccia per valutarne meglio la grandezza e la possibilita’ di spostarla di peso su una cengia. La muovo leggermente e quel che vedo mi lascia ancora piu’ preoccupato. La lama di roccia e’ lunga quanto la mia gamba, larga mediamente circa mezzo metro e spessa circa 3 dita, si regge in quella posizione per un miracolo di equilibrio. Nel descriverne le dimensioni ho fatto un poutpourri di unita’ di misura, ma penso rendano ugualmente l’idea di una cosa abbastanza pesante e preoccupante. Per prima cosa escludo di poterla portare di peso a mano. Penso che potrei imbragarla per poi calarla giu’ ma poi ricordo che sotto di me c’e’ il nodo di giunzione che non passera’ mai nel moschettone dell’ultimo rinvio. Alla fine mi rassegno, scosto il piu possibile la corda e spingo la lama di roccia in direzione opposta. Alla minima sollecitazione laterale che vi applico la lama cade. Spingendola lateralmente, come speravo, la roccia cade sulla cengia alcuni metri piu’ in basso esplodendo letteralmente in mille pezzi con un boato assordante. Mi conforta non aver sentito strattoni sulla corda, dovrebbe essersi salvata. Impiego i secondi seguenti a riprendermi dallo spavento ed a sincerare i miei amici, sia Gabriele di sotto che Federica e Maurizio di sopra, che ora e’ tutto a posto. Attacco la corda al nuovo deviatore e proseguo la discesa saggiando e scrutando con attenzione la corda per rilevare eventuali lesioni. Al punto del frazionamento la corda non passa dentro uno dei moschettoni a fare da deviatore, probabilmente Gabriele ha deciso che non serviva. Alla fine e’ stato un bene perche’ cosi’ ho potuto scostare di piu’ la corda. Relativamente con poco sforzo metto la longe per stare comodo e sistemo di nuovo il frazionamento. Continuo a scendere controllando con attenzione la corda. Fino al deviatore trovo tutto a posto. Passo anche lui e continuo la mia lenta discesa. Con la corda rossa riesco ad arrivare quasi a terra, devo solo arrampicarmi su uno spuntone di roccia quel che basta a togliere il discensore. Avevo pensato di dover fare un frazionamento a 2 metri da terra per isolare la giunzione. Meglio di quanto mi aspettassi. Al nodo di giunzione trovo la sorpresa, il capo libero della seconda corda, lungo circa 40 cm e’ quasi tranciato a meta’ lunghezza, un taglio netto, quasi fosse stato fatto con un coltello affilatissimo. Un piccolo brivido ne accompagna la visita, poi riprendo a sistemare rimettendo in posa il traverso di prudenza e quindi la calata fino al meandro dove stiamo lavorando. Terminate le sistemazioni mi preparo a scendere l’ultimo breve tratto e prima di partire urlo la libera ai miei infreddoliti amici, che aspettano sopra. Mentre loro scendono, Gabriele ed io andiamo in zona lavori ed iniziamo ad attrezzarci. Quando siamo tutti, il lavoro prende il pieno ritmo. Visto che sono le 2 e un quarto del pomeriggio, Federica approfitta per mangiare il suo panino. Alla curva a gomito della volta scorsa si potrebbe gia’ passare ma continuiamo ad allargare poiche’ dopo un paio di metri si deve allargare ancora ed e’ opportuno che il passaggio precedente sia comodo per tutti. Pensavo peggio, il passaggio successivo lo rendiamo transitabile in un paio d’ore. Riesco a passare la prima volta con qualche sbuffo e sospiro ma poi torno subito indietro per continuare a lavorarci e rendere il passaggio piu’ agevole. Alle 4 e mezzo il buon Maurizio cede le armi e decreta che per lui e’ arrivata l’ora di risalire, deve quasi aver finito i sigari! Federica lo segue, sono circa le 5 meno un quarto. Gabriele ed io continuiamo a lavorare per non freddarci troppo. Ora il passaggio non e’ troppo scomodo, torno nel nuovo piccolo ambiente che al momento termina questo ramo della grotta e cerco di convincere la fotocamera a fare il suo mestiere per potervi mostrare qualcosa. Il punto piu’ promettente sembra essere verso l’alto dove sembra allargare.   Davanti a me la situazione e’ desolantemente stretta. Guardo in piu’ punti ma la situazione non cambia, dovremo provare ad arrampicare. Gabriele mi urla che Maurizio e’ arrivato su e che lui si avvia. Tornando indietro fotografo i passaggi appena allargati. Questo e’ l’ultimo.  Questo e’ quello della curva a gomito E questo e’ l’ambiente dove abbiamo fatto base oggi. In fondo c’e’ il primo tratto di meandro da cui sono partiti i lavori. La lucina lontana e’ quella di Gabriele. Mentre mi accingo a raggiungerlo, Gabriele arriva alla partenza del P50 e trova la sorpresa…C’e’ ancora Federica che deve salire. Noi eravamo sicuri che Maurizio fosse salito per secondo! Sono le 5 e mezza circa quando Federica inizia a salire. Visto che c’e’ da attendere ancora, me ne torno indietro per dare ancora qualche mazzettata alla roccia ed arrotondare qualche spigolo.Alle 18 e venti arriva la sospirata libera da parte di Federica. Gabriele inizia a risalire. Per stare tranquillo ed al riparo dai sassi me ne torno al “campo base”, smonto lo zaino e lo riempio di nuovo sistemandone meglio il contenuto. Sento freddo, mi decido, e’ ora di cambiarmi la maglietta. Tiro di nuovo tutto fuori dallo zaino, recupero la maglia asciutta ed inizio la laboriosa svestizione. Faccio tutto con molta calma, tanto di tempo ne ho. Gia’ a torso nudo sento meno freddo, con la maglietta asciutta e’ uno spettacolo. Mi rivesto. Ricompongo ancora una volta tutte le mie cose nello zaino, bevo un poco e mangio della uvetta. Da Gabriele nessuna nuova, ho stimato l’orario in cui dovrebbe arrivare, manca ancora un quarto d’ora. Cerco un posto comodo dove sedere e aspetto. Quando mancano solo pochi minuti allo scadere dell’orario di arrivo stimato, mi sposto alla partenza del pozzo e rimonto l’attrezzatura. Qualche minuto dopo le 19 arriva la libera anche per me. Il freddo ha ripreso a mordere ma ora mi riscaldero’. Non ricordo fatti notevoli durante il percorso fino all’esterno e penso di avervelo raccontato gia’ a sufficienza le volte scorse. Esco che e’ notte, Federica ci comunica che preferisce non fare troppo tardi quindi torneremo a casa senza cena, la mia bilancia ne sara’ contenta. Il ritorno, come l’andata, lo dormicchio sui sedili di dietro e lascio a Gabriele l’onore e l’onere di tenere compagnia a Federica che guida. Oggi poteva andare meglio? Boh! Vedremo alla prossima!

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Piccola Cretarossa – 16/09/2017

Giuseppe e Gabriele ed io di nuovo alla Piccola Cretarossa, sta diventando una mania!

Ancora una volta tra la nostra uscita precedente e quella di oggi c’e’ stata una uscita fatta da una squadra d’eccezione, Max, Fabio e Maurizio. Sto’ cercando di tenere traccia delle attivita’, almeno queste prime, svolte nella nuova grotta. Dopo l’uscita quindi, visto che Maurizio ha gia’ dato in termini di relazioni, ho chiesto il piacere di farne una a Max e Fabio. Dopo una paziente attesa di almeno 10 giorni mi sono arreso all’evidenza e sono tornato alla carica con Maurizio. Lui non mi ha tradito nemmeno stavolta ed ecco a voi la sua relazione:

Domenica 10 settembre si riparte con l’esplorazione della Piccola Creta.
L’appuntamento è al solito bar di Monte Livata. Siccome questa volta sono due soci dello Speleo Club Roma a partecipare, l’orario di incontro è rispettato al secondo, al contrario di quanto avviene con alcuni soci dello Shaka Zulu.

Il cielo è di un bel grigio cupo, e mentre iniziamo a cambiarci inizia a piovigginare. Fortunatamente dura poco e quindi si entra in grotta asciutti.

Lo scivolo iniziale è ben differente dall’ultima volta che sono entrato: questa volta la terra si è trasformata in una sorta di fanghiglia appiccicosa, ma fortunatamente nel primo pozzo e nei primi saltini lo stillicidio è limitato e si spera di non bagnarsi troppo dopo le recenti piogge.

Max va avanti in una corsa solitaria e prima di affrontare il pozzo da 25 metri (circa) sentiamo dall’alto che sta già trapanando per montare nuovi attacchi. Si scende questo pozzo con ancora l’assenza di stillicidio importante, si affronta poi quello da 50 (o 60, secondo punti di vista personali) e ci si ritrova tutti e tre alla saletta alla base.
Max continua a trapanare, con Fabio che lo segue da presso. Io decido di fermarmi nella saletta causa fuori forma cronica. Mangio qualcosa, mi disseto, fumo (il fumo tende ad andare ancora verso l’alto), accendo una candela per scaldarmi e aspetto. Ad un certo punto sento un rumore provenire dall’alto, sembra come se stessero franando piccoli ciotoli. Ma dopo qualche minuto mi rendo conto che ciò che sta arrivando è acqua. Tento di mettermi in comunicazione via radio con gli altri per avvisarli, ma la distanza e le giravolte che fa la grotta sono troppe e non c’è verso di farmi sentire, neanche a voce.

Come se un tubo si fosse rotto improvvisamente, arriva tutta insieme una cascatella all’altezza della saletta. Fortunatamente sono dalla parte non interessata, ma l’acqua cade proprio nel punto in cui è posizionata la corda di risalita. Aspetto ancora la risalita dei compagni, che oramai dovrebbero essere stati raggiunti dall’acqua, e mi tengo stretta la candela accesa, stile Nerone.

Quando i due riemergono sembrano già zuppi, ed ora c’è da affrontare il resto della salita sotto un persistente stillicidio, però stile doccia. Nel risalire cerco di dondolare per spostarmi dalla verticale dell’acqua, ma oramai sono zuppo. Così anche gli altri. Tra l’altro abbiamo anche un buon numero di sacchi abbastanza pesanti.

Si progredisce in maniera veloce per tenersi caldi e ci ritroviamo nello scivolo vicino all’imbocco dove sentiamo al di fuori voci amiche che ci incitano. Uscendo ci portiamo dietro un bel po’ di fango dello scivolo. Saranno contenti i prossimi che scenderanno. Una volta fuori veniamo a sapere che di pioggia ne ha fatta tanta, ma proprio tanta. Forse è una grotta da affrontare con condizioni meteo diverse.

Fine della relazione. Grazie Maurizio!

Integro la sua bella relazione con qualche informazione tecnica. I miei amici, oltre a prendere tanta acqua, hanno svolto qualche lavoro utile. E’ stato armato ex-novo l’ultimo pozzo, o meglio, sono stati messi gli attacchi poiche’ la corda l’hanno messa loro e poi giustamente riportata via. A quanto mi hanno raccontato, non e’ stato possibile evitare completamente l’acqua ma spero sia meglio di prima. Finalmente la corda da 100m di Fabrizio e’ stata portata fuori. Ora il pozzo degli Uomini Silenziosi e’ senza corde.

Dopo avervi aggiornati, veniamo ora ad oggi ed alla nostra uscita.

Solito appuntamento sotto casa mia, strada facendo ci fermiamo da “Cicchetti” a fare colazione. A Subiaco facciamo sosta al magazzino a prendere del materiale. Durante la salita a Livata ci arriva il responso di Maurizio, oggi non verra’, deve ancora smaltire del tutto i dolori della uscita precedente. Fatto tutto quel che dovevamo, verso le 11 siamo davanti alla grotta ed iniziamo a prepararci. Il prato e’ stato ornato da un simpatico saluto. Oggi sfoggero’ la tuta nuova e’ bellissima cosi’ pulita! Nonostante qualche goccia di pioggia riusciamo a terminare i preparativi senza bagnarci. Iniziamo a scendere. Giuseppe va per primo.  Pochi minuti e siamo alla partenza del pozzo Mirella, quello da 25 metri. Giuseppe parte per la discesa. Arriva anche Gabriele. Dopo Giuseppe parto io, mi fermo alla cengia a meta’ dove c’e’ il frazionamento. Urlo per avvertire Gabriele di dove sono, poi riparto. Arrivato alla partenza del pozzo degli Uomini Silenziosi trovo Giuseppe ad attendermi. Non potrebbe fare altrimenti visto che non c’e’ la corda. Recuperiamo lo zaino bianco che avevamo lasciato li’ la volta scorsa. Dentro c’e’, filata, la corda rossa da 60m. Vinco io l’onore e l’onere di armare nuovamente il pozzo, dovro’ stare attento perche’ Giuseppe non ricorda se e’ stato fatto il nodo a fine corda quando l’ha filata nello zaino con l’aiuto di Gabriele. Mi armo di pazienza, mazzetta e tutto il resto del materiale. La corda la lascio nello zaino, la tirero’ fuori mano mano che scendo. E’ infatti una occasione unica per togliere un poco dei sassi posticci che ancora ingombrano il pozzo. L’attivita’ di pulizia ed armo prende piu’ di un’ora. Alla fine sono stanco ma contento. Il frazionamento intermedio lo faccio tirato, ho la sensazione che la corda possa non bastare per arrivare in fondo. Al deviatore subito sotto, oramai la base del pozzo e’ a vista, finisco di tirare fuori la corda e trovo la sorpresa, il nodo di fine corda non c’e’. Una volta tirata giu’ la corda, illuminando in basso vedo che arriva a malapena a sfiorare la base del pozzo. Ho fatto bene a risparmiare corda. Arrivo alla base del pozzo ed urlo la libera ai miei amici, sono sicuro che la accolgono con gioia perche’ l’umido ed il freddo oggi si fanno sentire. Scende Giuseppe. Appena mi raggiunge gli dico del nodo di fine corda. Se desidera conservare in buona salute se stesso ed i suoi amici spero si ricordi d’ora in poi di fare il benedetto nodo prima di filare una corda nello zaino! Mentre attendiamo la discesa di Gabriele ci diamo da fare per mettere un fix vicino alla verticale della corda ed armare un traverso. Il passaggio e’ quasi banale e magari il traverso e’ inutile, pero’ visto che si cammina a fianco di una spaccatura che da’ direttamente su 50 metri di pozzo mi sembra prudente che ci sia. Per quando la luce di Gabriele fa capolino, e’ tutto pronto.    Iniziamo a spostarci al piano di sotto, in zona lavoro. Poco a destra di Giuseppe parte il meandro dove abbiamo lavorato la volta scorsa e dove lavoreremo oggi. Scendo e subito mi tolgo l’attrezzatura per passare la strettoia. Una volta dall’altra parte importuno Giuseppe costringendolo a fermarsi per illuminare il tratto prima della strettoia, Provo a fare una foto al vuoto sopra la strettoia, probabilmente si sarebbe potuto passare anche da la’, senza troppo lavorare, pero’ me ne accorgo solo ora. Quando siamo tutti assieme, iniziamo a lavorare di buona lena, sono le 2 del pomeriggio passate ed abbiamo 3 ore scarse di lavoro se non vogliamo uscire tardissimo come la volta scorsa. Gabriele e Giuseppe si dedicano alla curva piu’ avanti, io mi armo di mazzetta, ne abbiamo 2 oggi, e mi accanisco sulla strettoia che abbiamo appena passato. Alla fine Giuseppe riesce a passare oltre la curva ma dopo un paio di metri si deve fermare di nuovo. Dal lato mio ottengo il discreto risultato di rendere la strettoia molto piu’ comoda. Sono quasi le 6 del pomeriggio, e’ ora di prendere la strada del ritorno. Mentre Gabriele e Giuseppe si rifocillano, io mi rivesto della attrezzatura e parto per salire il primo pozzo. Alla base del 25 mi fermo ad aspettare. C’e’ Gabriele che sale dopo di me. Mentre aspetto di vedere la sua luce giro attorno cercando qualcosa di interessante da fotografare. Trovo un simpatico animaletto, ne ho visti parecchi di simili in mezzo al fango dell’ingresso, probabilmente il tapino e’ rimasto attaccato a qualcuno di noi ed ora si trova sperduto qua a 50 metri sotto terra.  Quando Gabriele arriva ne sono lieto, a stare fermi il freddo morde. Dopo un breve scambio di battute con lui mentre riprende fiato, riprendo i miei attrezzi e salgo il pozzo da 25. Anche qua mi fermo ad attendere Gabriele. Quando arriva all’ultimo frazionamento, mi rificco dentro per prendergli lo zaino, una ottima occasione per muovermi un poco. Pochi minuti dopo eccolo fare capolino. Gabriele mentre finge di essere un poco stanco. Visto che oramai siamo quasi fuori aspettiamo assieme l’arrivo di Giuseppe. Quando anche lui e’ nei pressi, riprendo il cammino. Fuori trovo ancora la luce del giorno ed il “ciaone” che mi saluta.  Sono uscito proprio al tramonto, infatti quando esce Gabriele e’ gia’ notte fonda. Dopo una decina di minuti si vede un’altra luce nel buio. E’ Giuseppe, gli vado incontro. Eccolo mentre rimette a posto la copertura di “filagne”. Stavolta siamo usciti a tempo, quindi alle 21.30 siamo puntualissimi per la cena al ristorante a Marano Equo. Solo qualche minuto di attesa ci divide dalla meritatissima cena.Vi risparmio le immagini del pantagruelico pasto! Che dire di questa uscita? E’ gia’ un paio di volte che la grotta e’ un poco avara nel concedersi. Forse ci siamo abituati male le volte prima, per fortuna c’e’ sempre un allegro “Alla prossima!”.

Pubblicato in esplorazioni, speleo, SZS, uscite | Commenti disabilitati su Piccola Cretarossa – 16/09/2017

Piccola Cretarossa – 2/09/2017

Continua l’esplorazione della nuova grotta, Piccola Cretarossa ovvero Abisso Ruvese. Con Maurizio, Gabriele, Giuseppe ed io.

La domenica prima un nutrito gruppo di amici sono stati invitati da Nerone a visitare la grotta. Anche questa volta sono riuscito ad estorcere una relazione a qualcuno. Il malcapitato stavolta e’ stato Paolo, che approfitto per ringraziare.

Ecco la relazione di Paolo:

Domenica 27 agosto 2017
Grotta ??? – esplorazione di due verticali da 40/45 m fino a -150 m circa
Partecipanti: Paolo, Federica, Federico, Mario, Valerio, Fabrizio, Barbara.
Se scorrete il catasto al numero 1781La, nella colonna dedicata ai nomi delle grotte troverete: “???”; esatto, tre punti interrogativi!!. A seguire, sotto la dicitura “Località”, si legge: “100 m a NW del Pozzo della Creta Rossa”… le coordinate corrispondono a quelle che ho provvidenzialmente ripreso.
“Valerio, come si chiama ’sta grotta?”; “boh”, “… e che c…., si avvia a superare i meno cento e ancora non gli avete dato un nome!??”, “mi pare Grotta senza nome, o forse Pozzo della Rava Rozza, ah no Pozzo della neve, oppure …”, “vabbe’, ho capito, entriamo che è meglio …”
Siamo qui, in questa splendida faggeta simbruinica, a poche decine di metri dall’ingresso del Pozzo della Creta Rossa, io, Federica, Mario e Federico in rappresentanza del GGCR, che per un giorno è andato in trasferta a dare manforte agli amici Shakazuli, ovvero Valerio, Fabrizio e Barbara, che in realtà è del CAI di Roma. Siamo all’ingresso di questa Grotta senza nome per partecipare all’esplorazione di un baratro stimato tra i 60 e gli 80m.
Ma facciamo un passo indietro. Questa estate Gabriele Catoni, socio SZCS e instancabile PR della speleologia italiana, ha stretto un gemellaggio con un gruppo pugliese, e per sugellare il sincretismo cultural-grottarolo ha organizzato un bel campo estivo sui monti Simbruini. Il luogo prescelto è assai strategico: c’è una meravigliosa faggeta pianeggiante, raggiungibile da una breve sterrata, a pochi chilometri dai bar e dagli alimentari di Livata, a poche decine di metri dall’ingresso di una bella grotta come il Pozzo della Creta Rossa, e soprattutto vicino ad un bucaccio nella terra trovato da Alberta Felici tanti anni fa dove adesso tocca scavare… i lavori durante il campo hanno sortito gli effetti desiderati e così, dopo aver estratto alcune centinaia di callarelle piene di terra e aver dato una mano con mazzetta, scapello e … scalpelli, il bucio ha ceduto il passo agli speleologi in entrata e all’aria in uscita. In breve gli amici Shakazuli hanno percorso una serie di passaggetti discendenti, fino a raggiungere la partenza di un pozzo da 25m, seguito dal baratro di cui sopra… E’ a questo punto della storia che Nerone mi chiama minacciandomi che, ove mai non fossi andato a vedere le nuove scoperte, mi avrebbe spezzato un tronco sulla schiena!! Così sollecitato non mi son potuto sottrarre, ho coinvolto i consoci castellani liberi per un’uscita domenicale e ci siamo recati sul posto.
Il giorno prima, ovvero il sabato, Gabriele, Nerone, Bibbo e compagnia hanno bonificato e messo in sicurezza il P. 25 e ci hanno gentilmente e generosamente aperto la strada per la discesa del baratro a seguire. Imperscrutabili strategie esplorative hanno fatto sì che parte della grotta sia stata armata con una corda portata da non ho capito chi dello Speleo Club Roma, il quale se l’è pure riportata indietro.
Dunque noi entriamo e la grotta è disarmata… serpeggia il panico: “Abbiamo abbastanza corde per raggiungere il pozzone nuovo? Per quello la corda c’è, ma prima come famo?”, “tu quante corde hai? Che te sei portato?… forse non bastano…”. A questo punto Valerio mi dice di entrare per ultimo e disarmare l’ingresso, che può anche essere arrampicato, per recuperare la corda. “Vabbe’… obbedisco!”. Mario è davanti a me, tolgo il primo armo e scendo in arrampicata il saltino d’ingresso, effettivamente è banale; continuo a scendere lungo uno scivolo terroso… la corda, sempre la stessa, è rimandata su un nuovo ancoraggio e continua a scendere giù per un pozzetto oltre una strettoia… “Mario, ma sto pozzetto è arrampicabile? Devo continuare a disarmare?”… ho i miei seri dubbi, e per non rischiare di intrappolarmi da solo, assieme a tutti gli altri sotto di me, decido di doppiare la corda facendola passare in un moschettone e di toglierla eventualmente da sotto una volta verificata la situazione; abbarbicato dunque a queste due corde continuo a scendere giù per dislivelli sempre meno arrampicabili. Arrivo quindi in una saletta… la corda è fissata ad un nuovo ancoraggio e si getta giù per un pozzetto di oltre tre metri, pure scampanante… i dubbi del piano di sopra qui, al piano di sotto, diventano certezza… “se continuo a disarmare non usciamo più!! … VALERIO, mi senti?, ma debbo disarmare pure questo?!”, “no, no”. Percepisco una voce perplessa. Quando lo raggiungo pochi metri più in basso gli chiedo conto: “ma la corda la dovevo recuperare o no?”, “solo quella del saltino iniziale!!”, “si peccato che era la stessa di tutti quelli appresso… io ho disarmato quasi tutto ………….”, alla perplessità si sostituisce la preoccupazione! A questo punto faccio il vago e la butto in caciara: “non ti preoccupare; ho verificato mentre scendevo, è tutto arrampicabile… (si spera!!)”.
Finalmente arriviamo sul fronte esplorativo. Il baratro viene disceso da Fabrizio, che si ferma una quarantina di metri più in basso su un terrazzo laterale generato da un arrivo abbastanza importante, che immette nella
grotta un sottile ma costante filo d’acqua; lo raggiungiamo in breve tutti. Sotto di noi, oltre un restringimento della frattura genitrice, si apre una seconda verticale profonda anch’essa una quarantina di metri, o forse più.
Viene armata da Valerio, seguito da Federico… alla base la grotta continua con una serie di saltini: i primi due arrampicabili, il terzo da armare e lasciato in pasto ai prossimi avventori… questa via però non sembra avere l’aria decisa che attraversa tutta la cavità nel troncone a monte, anzi, questa viene rintracciata in un meandro sospeso all’altezza del terrazzo dove ci troviamo tutti radunati; oltre una strettoia da aggredire con una certa determinazione si vede la frattura di nuovo larga, ma soprattutto si sente un chiaro rimbombo, segno incontrovertibile di ambiente grande. Sarà forse per non farci sentire troppo spaesati che la grotta ha avuto la gentilezza di presentarsi con un andamento tipicamente aurunco: i pozzi non si scendono, si scavalcano!!
Per evitare tempi d’uscita troppo lunghi e, soprattutto, per scongiurare di inzupparci come hanno dovuto fare Valerio e Federico sotto lo stillicidio dell’ultima verticale, decidiamo di riprendere la via verso le stelle, fidandoci ciecamente dei racconti dei nostri compagni di avventura. In realtà per un attimo io e Fabrizio ci eravamo fatti balenare l’idea di andare a vedere anche noi, ma poi, quando abbiam visto il fradiciume al quale non ci saremmo potuti sottrarre, siam velocemente passati a più sani propositi.
Mario è partito per primo, tutto ringalluzzito dall’aver sceso per la prima volta un pozzo tanto profondo; lo ha seguito Federico, che ha dovuto porre rimedio ai miei incauti disarmi delle zone alte; io e Federica abbiam chiuso la carovana, rischiando di rimanere bloccati sotto il pozzone da 40 m, a causa di una lametta di roccia bastarda che aveva deciso di circuire la corda e di non mollarla più; solo dopo svariati “sgrullamenti” dal basso e una buona dose di imprecazioni la situazione è stata fortunosamente risolta.
Alle 22:00 eravamo tutti fuori, accolti da Patrizia e Gabriele, nonché da Pepita che, ovunque mi incontra, mi riserva sempre delle feste commoventi.
Alle 22:30 eravamo tutti con le gambe sotto un tavolo al ristorante della famiglia di Valerio. Nonostante le lamentele dei suoi genitori di non essere stati avvertiti per tempo e di aver dovuto quindi arrangiare quello che c’era, a noi è parsa una cena luculliana.
Grazie a tutti per la piacevolissima giornata.
Auguro di cuore gli amici shakazuli di essere a breve nella condizione di poter battezzare il “Pozzo senza acca!!”
Alla prossima
Paolo

Dopo l’appassionante resoconto di Paolo e’ ora il momento di tornare a noi. La mattina Gabriele, Giuseppe ed io ci diamo appuntamento sotto casa mia. Verso le 8.30 partiamo sulla inossidabile Meriva di Gabriele alla volta di Livata dove siamo attesi da Maurizio. Fatte tutte le soste necessarie, ed anche di piu’, arriviamo alla grotta intorno alle 10. La prima cosa da fare in questi casi e’ una bella foto. La grotta sta ancora riposando nel box di filagne sotto la sua nuova copertina di legno, omaggio di Gianluca, Tarcisio e Maurizio. Iniziamo a cambiarci. Maurizio ci raggiunge e si mette velocemente a paro con noi. Ora che siamo tutti bardati alla bisogna non poteva mancare una foto di gruppo prima di entrare. Mandiamo avanti Giuseppe perche’ ha scavato tanta tanta terra ma ancora ha visto nulla della bella grotta che e’ diventata anche grazie alle sua fatiche. Eccolo alla discesa del primo pozzo su corda che  chiamerei volentieri “pozzo della pazienza premiata”. E’ un poco stretto, ma non per lui. Lo faccio fermare per una foto. Maurizio intanto si gratifica con un buon sigaro…per fortuna la grotta soffia e si porta via l’odore pestilenziale che produce! Giuseppe va avanti svelto, io lo seguo e continuo a scattargli foto. In pochi minuti siamo alla partenza del primo pozzo serio, il “pozzo Mirella” di circa 25 metri. Di nuovo parte Giuseppe per primo. Mentre si guarda intorno prima di iniziare a scendere il buon Giuseppe trova un passaggio alla sinistra della partenza del pozzo. Non e’ facilmente percorribile, pero’ potrebbe essere interessante andare a sbirciare piu’ da vicino cosa c’e’ in fondo. Scende con molta calma gustandosi il pozzo. Alla cengia intermedia urla per avvertirci che e’ a quel punto, l’altra volta abbiamo notato che urlando dal fondo del pozzo sopra si sente poco o nulla. Quando sento un flebile “libera” rispondo con un “ok” ed inizio a scendere. Alla cengia faccio sosta per una foto verso il fondo del pozzo.  Raggiungo Giuseppe nel tratto riparato alla partenza del nuovo pozzo, quello che la volta scorsa ho sceso per meta’. Mentre anche Gabriele e Maurizio ci raggiungono, iniziamo a prepararci per la discesa di quello che oramai e’ stato battezzato il “pozzo dei Silenziosi”. C’e’ da sistemare l’armo, Giuseppe mi cede l’onore e l’onere di farlo. Col suo aiuto mi bardo di tutto il necessario, o almeno cosi’ credo, e parto per la missione. Scendo facendo un minimo di pulizia, tolgo con i piedi tutta la minutaglia che posso senza rischiare di rovinare la corda. Qualche sasso piu’ grande lo sposto di lato nelle cengie piu’ grandi che incontro scendendo. Individuo un attacco messo ma non utilizzato, dovrebbe essere il deviatore di cui mi ha parlato Fabrizio. Non penso mi servira’, quindi lo smonto. Voglio spostarmi dalla verticale attuale, per piu’ motivi, scendere piu’ al riparo dei sassi la seconda parte del pozzo e togliermi dallo stillicidio. Per ora si tratta di poche gocce ma ho la sensazione possa diventare un serio fastidio quando ci sara’ piu’ acqua. Come progettato mi sposto di lato, saggio la roccia nel punto che ho scelto e prendo il trapano per fare i buchi…ecco cosa ho dimenticato, la punta del trapano! Come diceva nonno: “chi non ha testa abbia gambe”, tiro giu’ qualche moccolo e mi rassegno alla risalita. La mia partenza non e’ delle migliori, perdo la presa sulla roccia e ritorno precipitevolissimevolmente verso la verticale andando a sbattere sulla parete opposta. La roccia in quel punto e’ liscia, lavorata dall’acqua, naturalmente pero’ vado a beccare l’unico spuntone di roccia che c’e’ nei dintorni rimediando una discreta botta sulle costole. Sospetto di essermi guadagnato un bel livido, ma ora ho troppo da fare per curarmene. Inizio a salire. Un paio di metri sopra di me c’e’ una comoda cengia dove poso tutto il bardamento pesante, poi con sbuffi e sospiri salgo a prendere la punta che giuseppe gentilmente mi porge. Saluto tutto il gruppo, che nel frattempo si e’ ricompattato e poi scendo a completare il mio lavoro. Arrivato in loco recupero tutto il necessaire e sistemo 2 fix completando il tutto con altrettanti attacchi. Quando vado a recuperare abbastanza corda per fare il nodo ho una sorpresa, non ne ho abbastanza. Evidentemente sotto di me c’e’ un frazionamento da togliere e sistemare. Per il momento continuo la discesa usando uno dei nuovi attacchi come deviatore. Urlo a Giuseppe, che mi seguira’ per secondo, avvertendolo che dovra’ fare il nodo eliminando il deviatore temporaneo. Arrivo al frazionamento sotto. Studio un attimo la cosa, per come scende la corda ora questo frazionamento puo’ essere trasformato in un deviatore. Vorrei mettere in funzione il deviatore, ma non ho cordini. Alla fine ci metto una catena di moschettoni con quelli degli attacchi piu’ uno della mia longe. Anche in questo caso urlo a Giuseppe avvertendolo di portarsi dietro un cordino per sistemare bene il deviatore e recuperare i moschettoni. Dopo il deviatore scendo ancora pochi metri poi arrivo al terrazzo laterale intermedio descritto da Paolo nella sua relazione.   Scendo ancora un paio di metri spostandomi alcuni metri dalla verticale del pozzo e mi ritrovo alla partenza del meandro con aria che vogliamo allargare. Per prima cosa mi sgolo per urlare il libera a Giuseppe. Devo lanciare almeno una decina di urli al massimo della capacita’ delle mie corde vocali, per fortuna alla fine ricevo un lontanissimo ok. Ora posso dedicarmi ad altro. Inizio subito ad esaminare la zona di lavoro. L’aria in effetti c’e’, ma non sara’ semplice venire a capo di tutto questo “strettume”. In attesa dei miei amici mi giro intorno, dietro di me, in direzione opposta al meandro da allargare, continua l’armo, presumibilmente verso l’altro pozzo, ovvero la seconda meta’ del “pozzo dei Silenziosi”. Ecco che arriva Giuseppe, ha sistemato a dovere l’armo, non ha recuperato il moschettone della mia longe ma in compenso ha portato gli zaini con i materiali e la mia acqua, improvvisamente mi sento addosso una gran sete.  Iniziamo subito a lavorare di buona lena, nel frattempo ci raggiunge anche Gabriele portandoci la notizia che Maurizio ha deciso di non scendere il “pozzo dei Silenziosi” e che ci aspettera’ sopra. Mi dispiace un poco, ma comunque avremo sicuramente modo di scenderlo assieme nei prossimi mesi. Il lavoro procede piu’ velocemente di quanto mi aspettassi, dopo un paio d’ore si inizia ad intravedere un “buio largo” davanti a noi che rimbomba urlando. Queste eccitanti informazioni che ci ritorna la grotta ci spronano a continuare. Mentre lavoriamo spostando tanti sassi dobbiamo stare attenti perche’ la spaccatura del pozzo sotto di noi si allunga quasi fino ai nostri piedi e c’e’ il rischio che qualcosa cada di sotto. Il fatto di saperlo non ci salva, prima cade la chiavetta d’armo di Giuseppe e poi, con gran rimbombo, cade la mia batteria d’emergenza, un pregiato manufatto di Fabrizio, il nostro radiologo di fiducia. Me ne rammarico assai, ma posso farci nulla, un sospiro e continuo a fare quel che serve. Giuseppe non si rassegna alla perdita della chiave, quindi decide di scendere il resto del pozzo per cercarla. Lo avvertiamo che il moschettone su cui e’ appeso nel primo, breve, tratto lavora male facendo leva sulla roccia e di non dare strattoni. Quando scompare alla vista riprendiamo il lavoro interrotto. Mentre Gabriele e’ intento a scavare, io mi riposo un poco bevendo di nuovo dell’acqua. Giuseppe ritorna. L’impressione e’ che sia stato via troppo poco, anche per uno veloce come lui nel risalire i pozzi. Ce lo conferma quando arriva di nuovo tra noi. E’ arrivato solo al frazionamento a meta’ discesa. Nel pozzo il vapore ristagna, non sembra esserci aria. Ha avuto una sensazione negativa ed ha anche avvertito un odore strano, insomma ha preferito interrompere la discesa e risalire. Ci porta una notizia interessante. Per tutta la grotta percorsa finora abbiamo cercato una corda rossa da 60m, quella che secondo Gabriele e’ destinata per l’armo della prima parte del “pozzo dei Silenziosi”. La corda su cui siamo scesi e’ una 100m in prestito da un altro gruppo e dobbiamo restituirla. Insomma, Giuseppe ha trovato la fantomatica corda, e’ al frazionamento intermedio della seconda parte del pozzo e scende fino al fondo. Giuseppe ha provato a recuperarla ma sotto e’ incastrata da qualche parte e non e’ riuscito. La corda pero’ la si deve recuperare e poi oramai, avevo sperato che Giuseppe riportasse notizie circa la sorte della mia batteria. Alla fine prendo coraggio con un gran sospiro, recupero la mia attrezzatura, la indossoa nuovamente ed intraprendo la discesa. Anche io affronto il “moschettone a leva” con tutta la cautela del caso, mi sposto al frazionamento sulla verticale del pozzo ed inizio a scendere. Il lato della parete su cui scendo e’ interessata da un ruscellamento d’acqua, non intenso ma comunque notevole vista la siccita’ di questo periodo. Al frazionamento raccontatoci da Giuseppe trovo la partenza della corda rossa, mi guardo in giro, in effetti il vapore che produco in abbondanza ristagna nel pozzo. C’e’ pure sentore di un cattivo odore che non riesco ad identificare. Passo il frazionamento e continuo la discesa sulla corda rossa. Il secondo tratto di discesa e’ reso meno simpatico da un insistente stillicidio che mi cade addosso senza che ci sia possibilita’ di evitarlo. Mi fermo su una cengia, in una nicchia c’e’ ammucchiato il resto della corda rossa, con tutti gli spuntoni di roccia in cui la trovo incastrata era impossibile che si riuscisse a tirarla su dal frazionamento. Sotto di me il pozzo restringe scendendo ancora qualche metro. Alla base si vede un buco, probabilmente il primo dei saltini descritti da Paolo. In una rientranza della roccia trovo i miseri resti della mia batteria, della chiave di Giuseppe nemmeno l’ombra. La batteria, essendo al litio ha tenuto fede al suo essere potenzialmente esplosiva se trattata male. La trovo infatti raddoppiata come volume ed orribilmente squarciata al centro. Spendo un ennesimo sospiro pensando ai bei momenti passati assieme, recupero un paio di connettori e mi dedico ad altro. Prendo la corda rossa, ne sciolgo con pazienza gli intrichi ed i nodi e la ammatasso il piu’ ordinatamente possibile al centro della cengia. Finito il lavoro preparatorio, inizio a risalire. Sara’ l’impressione, pero’ mi sta’ prendendo un poco di mal di testa e penso sia l’ora di togliersi da questo posto (Nota: Ripensandoci giorni dopo, mi sono dato una spiegazione per il cattivo odore ed il mal di testa, probabilmente quando la batteria e’ scoppiata ha sprigionato una buona quantita’ di gas non proprio benefici. Curiosando in internet ho trovato frasi del tipo: “La ricerca ha individuato oltre 100 gas tossici emessi dalle batterie agli ioni di litio, tra cui il monossido di carbonio.”). Come avevo presagito la salita e’ molto bagnata, al frazionamento sono praticamente fradicio. Smonto gli attacchi e mi appendo addosso le corde ancora annodate tra loro. Anche nel resto della salita l’acqua non manca, ci si mette anche il peso via via crescente della corda che porto appesa alla bandoliera. Ogni tanto faccio sosta approfittando per studiare un armo con meno acqua. Tra ansimi, sospiri e sbuffi arrivo al frazionamento di partenza. Urlo per richiamare l’attenzione dei miei amici, viene Giuseppe a darmi una mano nel recuperare le corde. Mentre lui tira su, io mi posiziono sulla verticale del pozzo per deviare la corda ed evitare incastri.  Termino il disarmo del pozzo, aggiorno i miei amici su quanto ho visto e della triste sorte della mia batteria. Informo Giuseppe della perdita definitiva della sua chiave d’armo e poi mi disfo della attrezzatura per riprendere il lavoro di allargamento. Vado a vedere a che punto siamo. Durante la mia assenza Gabriele e Giuseppe hanno lavorato con impegno ed ora il passaggio sembra quasi fattibile, non ci avrei mai sperato quando abbiamo iniziato. Chiedo l’ora, Giuseppe per fortuna ha portato l’orologio. Sono le 5 del pomeriggio. Abbiamo ancora un po’ di tempo.  Gli ultimi centimetri da allargare sembrano i piu’ ostici e ci fanno penare assai. Alla fine pero’ ce la facciamo, o meglio, Giuseppe, togliendosi completamente l’imbrago, riesce a passare e ci saluta felice dall’altro lato della strettoia. Gabriele ed io proviamo a passare, ma anche strizzandoci al massimo non riusciamo, per fortuna ora Giuseppe dall’altro lato puo’ lavorare con comodita’ e riesce ad allargare abbastanza. Riprovo a passare ancora una volta…niente da fare. Attacchiamo con ancora maggiore decisione la strettoia togliendo gli spuntoni piu’ fastidiosi. In capo ad una mezz’ora posso riprovare e stavolta passo! Non e’ propriamente largo, per me, pero’ e’ fattibile. Per prima cosa vado a vedere dove siamo. Siamo in un tratto di meandro di roccia pulitissima, largo un paio di metri. Verso l’alto si perde nel buio, potrebbe essere interessante fare alcune risalite. Dopo circa 5 metri c’e’ una curva a destra quasi ad angolo retto. Subito dopo la curva le pareti del meandro stringono di nuovo, ma per poco. Dopo lo stretto c’e un piccolo ambiente, subito dopo un altro restringimento e quindi piu’ avanti si intuisce un ambiente piu’ ampio. L’aria si sente arrivare da la’ anche se con meno decisione rispetto alla strettoia appena passata. Fatta la mini-esplorazione torno sui miei passi. Tento una foto ricordo a Giuseppe ma oramai la fotocamera e’ talmente intrisa di fango che non riesco piu’ a pulire l’obiettivo abbastanza da ottenere foto nitide. Riprendiamo a smazzettare per rendere ancora piu’ agevole il passaggio. Gabriele tenta il passaggio incitato da noi. Arriva quasi a passare ma poi decide che preferisce rimandare alla prossima volta, quando allargheremo ancora meglio. Ci rassegniamo a fare la foto ricordo solo Giuseppe ed io, la fotocamera non e’ d’accordo ed infatti si rifiuta producendo questa foto astratta. Fatta la foto decidiamo che l’esplorazione per oggi puo’ bastare. Con fatica passiamo (parlo solo per me, per Giuseppe il problema non esiste) la strettoia in senso inverso ed iniziamo i preparativi per il ritorno verso l’aria aperta. Per prima cosa mangiamo alcune manciate di uva passa ed arachidi, beviamo in abbondanza e ci rivestiamo della attrezzatura. Tra salite e discese, smazzettate furiose, sudore e stillicidio, inizio a sentirmi stanco. Mi propongo per salire per primo, i miei amici acconsentono. Prima di partire facciamo consiglio, si deve decidere se continuare con il disarmo della corda da 100. Chiedo di nuovo l’ora a Giuseppe, sono le 7 passate, 2 ore sono scivolate via come niente. Dico loro la mia opinione. Considerato che siamo tutti parecchio stanchi, abbiamo anche fatto tardi per uscire ad un’ora decente, personalmente abbandonerei l’idea del disarmo limitandomi a portare la corda rossa da 60m alla partenza del pozzo dei Silenziosi. Concludo il mio ragionamento lasciando a loro la valutazione finale sul da farsi. Non capisco bene il loro pensiero, pero’ ora ho solo voglia di iniziare a salire. Mentre vado, li vedo che impiegano l’attesa sistemando le corde.     Sosta per riprendere fiato a meta’ del pozzo dei Silenziosi. Quando sono ad una decina di metri dal frazionamento sento un inconfondibile odore di sigaro e vedo della luce sopra di me. Maurizio, l’eroico Maurizio, ha pazientemente atteso qua per tutte queste ore! Mi complimento con lui e poi lo esorto ad iniziare la risalita del pozzo Mirella. Arrivato alla partenza del pozzo dei Silenziosi tento ancora una volta una foto del buio mentre urlo la libera.  Alla partenza del pozzo Mirella mi ritrovo con Maurizio. Decidiamo di aspettare qua il resto del gruppo. Dopo averlo aggiornato sulle ultime novita, per passare il tempo ci scambiamo foto. Ecco Maurizio! Dopo circa un’ora di attesa inizio a sentire decisamente freddo, d’altronde sono ancora abbastanza bagnato addosso. Ho anche un problema con la tuta che non ne vuole sapere di restare chiusa, il velcro non regge piu’. Maurizio, indomito, decide di rimanere in attesa. Io lemme lemme mi avvio all’uscita. Nel buio della notte mi cambio con molta calma e sistemo nel mio enorme zaino arancione tutto il fango che contorna e nasconde l’attrezzatura. Una volta cambiato dovrei sentirmi meglio, inizio invece a sentire un freddo intenso, tanto da tremare come una foglia. Mi infilo addosso tutti i vestiti che porto per evenienze simili e poi mi chiudo in macchina continuando a tremare. Dopo una lunga attesa, finalmente esce Gabriele. Mi spiega che ha impiegato un poco di piu’ del solito ad uscire perche’ ha avuto difficolta’ con lo zaino. Nel giro di un’altra mezz’ora escono anche Giuseppe e Maurizio. Subito si cambiano. Nel frattempo ho acceso la macchina di Gabriele, oltre a riscaldarmi posso avere alcune informazioni. Ci sono 9,5° e sono oramai le 10.30 di sera…per stasera le fettuccine sono sfumate. Appena recupero una temperatura decente esco a fare foto, la prima a Giuseppe… …quindi a Maurizio… …ed infine a Gabriele. Visto che ci siamo termino il gruppo inserendo la foto che mi ha scattato Maurizio con la sua fotocamera mentre eravamo ancora in grotta. Notare il colore “mimetico” della tuta.La serata termina con la disperata ricerca di un posto dove mangiare qualcosa. Dopo alcuni tentativi vani approdiamo al ristorante dei genitori di Valerio. Mossi a compassione riattivano il forno e ci fanno delle sostanziose pizze che ci hanno riconciliato col mondo. Il ritorno a dire la verita’ l’ho sonnecchiato a tratti, nei momenti di veglia ho cercato di fare conversazione con Gabriele. Di Giuseppe ad un certo punto ho perso le tracce, penso si sia appisolato anche lui. Una giornata faticosa ma divertente e proficua. Alla prossima.

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Inferniglio – 27/07/2017

Coi nipotini all’inferniglio. Livia, Blu, Giorgio, Elio ed io. Supporto esterno di Betta con Luna, Blueberry e Mimmi.

Io continuo a chiamarli nipotini ma tra poco saranno piu’ grandi di me! A parte questa considerazione agrodolce sul tempo che passa, intanto per oggi siamo insieme ed andremo a visitare una grotta che non conoscono. Ci incontriamo al bar che si trova appena usciti dall’autostrada, qualche saluto ed e’ subito foto. La tappa successiva e’ al parcheggio vicino alla grotta. Mentre ci cambiamo incrociamo Gabriele che ci ha gentilmente aspettato per darci un casco che aveva in piu’. Fatto il suo dovere ci saluta svelto per andare ad aiutare Erminio con un gruppo da accompagnare in grotta. Pochi minuti e siamo pronti anche noi. Foto di gruppo prima dell’avventura ipogea. La salita della colata gigante non ci impensierisce piu’ di tanto.  La sala delle vaschette. Mi apposto per fotografare i miei prodi al passaggio. Un poco di arrampicata. Inizia la passaggiata in grotta. Il fango e’ insidioso, soprattutto con le scarpe da ginnastica con la suola liscia.  La piu’ previdente e’ stata Livia che e’ venuta con gli scarponcini da montagna. Il traverso mette a dura prova i miei prodi ma alla fine passano indenni questo cimento. Strada facendo incrociamo il gruppo guidato da Erminio e Gabriele. Un rapido saluto e poi ognuno per la propria strada. I miei prodi visti dall’occhio della grotta. Al primo laghetto non traversabile senza bagnarsi ci dobbiamo fermare e tornare indietro. A questo punto sfodero il cavalletto manifestando il desiderio di fare qualche foto col loro aiuto. Visto che si dicono disponibili inizio subito. Questa e’ rubata, pero’ non e’ pessima. In questo punto rimaniamo fermi parecchio mentre cerco di farli spostare di qua e di la’, alla fine giustamente si rompono le scatole ma resistono stoicamente tutti.
Foto col fantasma. Eccoci di nuovo alla sala delle vaschette. La colata, ma percorsa in discesa. Elio scatta in avanti e ci aspetta al laghetto. Il laghetto, oramai ridotto ai minimi termini. Ultima fatica fotografica per Livia. Per essere la sua prima grotta e pur non amando i luoghi chiusi devo dire che se l’e’ cavata benissimo, e’ stata solo un poco taciturna. All’uscita il caldo ci accoglie col suo abbraccio rovente. Betta ci attende con tutta la “caneria”. E’ pronta a fare pranzo. Anche i miei prodi esploratori non si fanno pregare ed attaccano i panini con molto entusiasmo. Io ancora mi aggiro tra loro ed il gruppo di Erminio e Gabriele per fare qualche chiacchiera. Prima di passare all’attacco dei panini, Gabriele ed io ci concediamo un selfie prima che lui riparta per raggiungere Fondi di Jenne dove si trova la Piccola Cretarossa. Oggi infatti un nutrito gruppo di amici e’ sceso in quella grotta per continuare l’esplorazione. Dopo il pranzo e un riposino, scendo al fiume per sciacquare la mia attrezzatura e la tuta che sono rimaste infangate dall’uscita di ieri. Verso le 5 del pomeriggio facciamo i bagagli e torniamo verso Subiaco. Arrivati in centro facciamo sosta per concederci un caffe’ prima di separarci. Fatto quanto ci eravamo proposti, rimontiamo in macchina. Livia, Giorgio ed i miei nipotini ripartono verso Roma, hanno deciso che si concederanno una puntata al ristorante cinese per chiudere bene la giornata. Betta ed io invece vorremmo fermarci a cena da queste parti. Visto che e’ presto, e anche perche’ sono curioso di avere nuove circa l’esplorazione alla Piccola Cretarossa, dirigo la macchina verso Livata. Di passaggio faccio sosta a prendere Maurizio e poi arriviamo insieme alla grotta. Qua troviamo solo Gabriele e Patrizia. Ancora nessuna nuova dalla grotta. Nell’attesa vado a salutare la grotta, non vorrei mai si offendesse! L’attesa si fa lunga, inizia anche a rinfrescare. E’ quasi notte quando esce il primo esploratore, e’ Federico. Quasi non lo facciamo spogliare tanto lo pressiamo affinche’ ci racconti (per ora non vi anticipo nulla, nella prossima relazione di Piccola Cretarossa vi faro’ relazione di tutto). E’ decisamente notte quando esce anche Valerio.Noi dobbiamo abbandonare l’attesa. Maurizio e’ atteso per cena e noi dobbiamo tornare a casa, oramai l’idea di una sosta per le fettuccine e’ tristemente sfumata. Salutiamo tutti e partiamo. Per fortuna il traffico del gran rientro e’ gia’ sfiammato. La serata la passo tranquillamente, cullando le nuove notizie portate dai nostri esploratori ed il dolce ricordo della bella giornata passata con i nipotini. Alla prossima.

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Piccola Cretarossa – 26/08/2017

Uscita alla nuova grotta per ripulire il pozzo da 30m. Con Gabriele, Nerone ed io.

Gabriele ed io partiamo da Roma col solito ritardo standard. Passiamo al bar di Livata a prendere Maurizio e quindi andiamo tutti assieme alla grotta dove ci attende Nerone. Arrivati alla grotta, una gradita sorpresa. C’e’ un sacco di amici ad aspettarci.  Mi avvicino facendo foto per gustarmi lo spettacolo. Siamo proprio tanti! La nascita di una nuova grotta e’ un evento non proprio frequente e la “famiglia” speleo adora riunirsi per festeggiare questi begli avvenimenti.  Passiamo qualche minuto piacevolmente assorti in saluti, abbracci e qualche chiacchiera per riprendere contatto dopo le vacanze. Ci sono anche Erminio e Valerio i quali, pur avendo impegni di lavoro, sono riusciti a fare un salto a salutare. Una foto di gruppo non poteva certo mancare! Eccoci tutti qua, da sinistra abbiamo Tarcisio, Nerone, Elia, Gianluca, Erminio, Valerio, io, Maurizio, Gabriele ed infine Livia che abbraccia Cesare.Tarcisio si presenta col vino. Un rapido brindisi e’ d’obbligo. Nerone, Gabriele ed io finiamo di prepararci finche’ siamo ancora sobri. Mentre il resto della banda continua i festeggiamenti all’esterno, noi entriamo. Facciamo sosta quasi subito. l’imbocco del primo pozzo ha bisogno di essere allargato ancora. Nerone, efficientissimo, predispone il necessario. Il lavoro da fare mi prende, ripongo la fotocamera e la dimentico quasi. Dopo aver allargato l’imbocco del primo pozzo, scendiamo. All’imbocco del pozzo successivo dobbiamo solo rimettere la corda e proseguire. All’inizio del pozzo da 30m (oramai lo indico cosi’, anche se si e’ rivelato piu’ corto, si merita un poco di incoraggiamento!) di lavoro da fare ce n’e’ ancora parecchio. Allarghiamo anche qua. Potremmo fare di piu’, pero’ il passaggio non e’ scomodissimo e decidiamo di aver fatto abbastanza. Prima di partire per la discesa doppiamo l’armo di partenza. Scendo per primo oggi. Impiego quasi un’ora a scendere la prima dozzina di metri, i sassi in bilico o frattaglie di roccia che aspettano solo un piede incauto per cadere, vengono eliminati senza remore. Stanco ma contento arrivo fino alla cengia dove la volta scorsa finiva la corda.  Sotto di me il pozzo continua fino al punto dove Valerio ha urlato al pozzone. La prosecuzione, sulla verticale del pozzo e’ un po’ ostacolata da pinnacoli di roccia dall’aspetto veramente fragile. E’ necessario fare un frazionamento ed il necessario lo hanno i miei amici di sopra. Mi metto di lato, il piu’ possibile al riparo, raccolgo la corda per evitare che prenda sassi ed urlo sopra di scendere portando il trapano e gli attacchi. Scende Nerone. Quando Nerone mi raggiunge rivediamo insieme la situazione. I pinnacoli di roccia, saggiati con la mazzetta suonano proprio fragili. Anche se con rammarico decidiamo che si deve sacrificarli alla sicurezza. La prima martellata ci conferma che abbiamo fatto la scelta giusta. Un colpo nemmeno troppo violento fa cadere il primo, qualche centinaio di chili di roccia. Anche gli altri si rivelano alquanto facili da tirare giu’. Mentre terminiamo il lavoro di messa in sicurezza ci raggiunge anche Gabriele. Ora e’ possibile scendere senza rischiare troppo. Possiamo armare il frazionamento per ripartire. Il primo foro lo faccio con la punta corta da 8mm della Dexter, un acquisto di prova. Quando inserisco il fix ed inizio a stringere scopriamo che la punta non va per nulla bene, il fix non fa presa. Lo batto nella roccia, cambiamo punta mettendo quella lunga della Hilti e rifaccio il buco pochi centimetri sopra. Ora il fix prende alla perfezione. Probabilmente la punta Dexter ha un diametro di qualche decimo di millimetro di troppo. Per aggiustare la direzione della corda faccio anche un foro passante nella roccia per inserirvi un cordino e farne un deviatore. E’ perfettibile come armo, ma per ora puo’ andare. Continuo la discesa facendo ancora pulizia dei tanti sassi in bilico. Non riesco a togliere tutto ma faccio meglio che riesco. Quando arrivo in fondo mi prende un poco di panico, a forza di lanciare sassi, abbiamo coperto completamente la prosecuzione vista da Valerio. E’ tutto chiuso!    Mi metto di lato, il piu’ possibile al coperto. In rapida successione scendono Nerone, Gabriele e qualche sasso, ma nulla di preoccupante. Appena riuniti studiamo la situazione. Ci sono dei massi da spostare per riaprire il passaggio, peccato siano troppo pesanti. A martellate riusciamo a spezzarli in pezzi piu’ facilmente gestibili. Quando si apre un varco di circa 80cm possiamo finalmente riassaporare l’aria fredda che soffia dal basso e sbirciare sotto. Ad meno di 2m da noi c’e’ il piccolo ambiente dove si era inzeppato Valerio la volta scorsa. Mi calo per vedere meglio. Dobbiamo decidere se e’ possibile buttare i sassi la’ sotto senza precluderci la prosecuzione. Quando scendo vedo per prima la spaccatura verso il basso, il lancio dei sassi ci porta alle orecchie dei soddisfacenti rimbombi. Prima di risalire mi guardo intorno. Alzando anche la testa vedo che la frattura continua anche di fronte a me e sembra percorribile a meno di un breve restringimento. Dopo mi sembra di intravvedere il pozzo. Inizio subito a martellare la roccia con l’intenzione di allargare il passaggio, devo pero’ interrompere quasi subito, i miei amici stanno immobili da parecchi minuti per evitare che qualche sasso mi rovini addosso. E’ il caso io risalga. Lo faccio subito anche se a malincuore. Accertato che il piccolo ambiente sotto di noi non e’ funzionale per la prosecuzione decidiamo di buttarci i sassi in equilibrio precario intorno a noi. In breve tempo riempiamo la base del saltino. Prima si doveva arrampicare un brevissimo tratto per scendere, ora basta mettersi seduti sul bordo per arrivare a toccare terra con i piedi sotto. Meglio no?!? Sistemata la faccenda dei sassi in bilico torniamo ad occuparci del passaggio per arrivare al pozzo. Dandoci il cambio assaliamo il diaframma di roccia distruggendolo in breve tempo. A meta’ del lavoro gia’ riesco a passare, la tuta non ne rimane contenta e rimedio qualche strappetto, pero’ mi infilo e percorro con emozione i circa 2 metri in piano che mi separano dal pozzo. E’ un bel pozzo, nulla da dire, di forma ellittica e fondo abbastanza da non vedere la base nemmeno con la luce al massimo. Chiedo silenzio ai miei amici per fare la prova del sasso ora che ho campo libero sulla verticale del pozzo. Lancio il sasso, provo a contare…1001,1002,1003…1004. Il primo tonfo lo si sente tra i 3 ed 4 secondi poi ne seguono altri meravigliosamente attutiti dalla distanza. Proseguiamo con rinnovata energia i lavori di sistemazione e messa in sicurezza del piccolo tratto fino alla partenza del pozzo. Quando siamo a buon punto, inizio l’armo del pozzo perche’ voglio almeno affacciarmici. Oggi non lo scenderemo, Nerone per domani ha invitato amici di altri gruppi a conoscere e visitare la nuova grotta. Desidera lasciare anche a loro il piacere di esplorare. Alla fine giungiamo ad un compromesso, armero’ la partenza del pozzo, ne scendero’ un tratto e risaliro’. Nerone per essere sicuro che io mantenga la parola, mi concede solo una corda da 30m…quando si dice la fiducia! Trovare un punto buono dove mettere i fix non e’ semplice, c’e’ una roccia non troppo buona in questo punto. Pianto i primi 2 per affacciarmi sulla verticale poi raggiungo la parete e ne metto altri 2. Ora la corda scende giu’ senza toccare la roccia. Scendo facendo attenzione a non toccare sassi in bilico. Alla pulizia e messa in sicurezza del pozzo dovra’ provvedere chi lo scendera’ domani. Arrivo a fine corda, dannazione! Sono a 3 metri da una cengia dove avrei potuto sostare comodamente e fare lanci di sassi per provare ad immaginare la prosecuzione. Che ironia, nel punto dove sono fermo ora non ci sono sassi. Me ne procuro un paio rompendoli dalla parete ma non ne ricavo molto, sembrano fermarsi subito, senza tonfi lontani. Rassegnato, scatto una foto al pozzo, inverto il senso di marcia e torno dai miei amici.

Quando arrivo su li trovo in tranquilla attesa che parlano di cose speleo. Rompo loro le scatole perche’ vorrei rifinire la partenza del pozzo levando alcune asperita’ della roccia. Intanto togliamo la corda, poi inizio a martellare. Non riesco a terminare per i crampi alle mani. Questo dei crampi e’ un inconveniente che mi capita quando evito di bere abbastanza. Faccio mente locale, in effetti oggi non ho bevuto per nulla. Convinco Nerone a terminare il lavoro al posto mio mentre vado a rimediare alla mia sbadataggine.   Alla base del pozzo da 30m, dove abbiamo fatto campo, Nerone ha sistemato le sue immancabili candele. Creano una bella atmosfera. Riprendiamo fiato prima di iniziare la salita risistemando i materiali negli zaini e parlando, tanto per cambiare, della grotta. E’ un buon momento per dare il nome ai pozzi. Gabriele quello da 30m propone venga chiamato “pozzo Mirella” in onore di una nostra amica che, per dirla parafrasando Nerone, ha intrapreso suo malgrado una esplorazione difficile e pericolosa ma ora ne sta’ uscendo vittoriosa. Per il nuovo pozzo, stimato da 60m, Nerone propone venga chiamato “pozzo dei Silenziosi” in ricordo di tutti gli amici speleo che ci hanno lasciato. Entrambe le proposte incontrano il parere favorevole del nostro ristretto consesso. Dopo aver fatto tutto quel che dovevamo, riprendiamo la via per l’uscita. Salgo per primo poi mi fermo alla partenza del pozzo per aiutare chi arriva prendendogli lo zaino. Gabriele arriva e passa senza troppi problemi, Nerone deve sbuffare un poco di piu’ ma passa indenne anche lui. Gabriele in una pausa di raccoglimento in attesa che anche Nerone ci raggiunga. Siamo al primo pozzo. Ora che ci penso, lui povero, e’ rimasto senza nome. Provo a pensarne qualcuno: “pozzo della Pazienza Premiata”, “pozzo Grandi Speranze”, “pozzo Non Marionabile”. A me il primo non dispiace, pero’ sono ben accette proposte! Tornando a noi, siamo al primo pozzo, come dicevo. Anche questo mette a dura prova la pazienza di Nerone, ma nulla riesce a fermarlo a lungo ed alla fine ne esce fuori vittorioso.   Gli ultimi metri da risalire senza corda e poi siamo tutti fuori. All’esterno scopriamo con piacere che parte dell’allegra compagnia lasciata stamane e’ rimasta ad attendere pazientemente il nostro ritorno. Anzi, Maurizio era pronto a scendere in grotta per venire a vedere che fine avessimo fatto.Qualche tranquilla chiacchiera per aggiornare i nostri amici su quanto fatto oggi poi passiamo a sbarazzarci della attrezzatura infangata per ritornare in abiti asciutti e puliti, che e’ sempre una bella sensazione. Finito di sistemare tutto in macchina, passiamo ai saluti. A proposito, un rapido inciso, amici, grazie per esserci stati e per esserci! Scendendo a Livata facciamo deviazione per riaccompagnare a casa Maurizio, poi proseguiamo. Strada facendo Gabriele ed io decidiamo di concludere la serata con un ottimo piatto di fettuccine. Fatto anche in questo caso il nostro dovere, rimane solo il ritorno a casa per chiudere la bella giornata. Che altro dire? Mi pare ci possa star bene un: “Alla prossima!”

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Piccola Cretarossa – 20/08/2017

Continua la bella avventura con questa impensabile grotta. Stavolta siamo Gabriele, Valerio ed io oltre alla partecipazione straordinaria di Nerone.

Eccoci di nuovo alla Piccola Cretarossa. Anche questa volta ho un antefatto da raccontarvi. Qualche giorno fa sono andati alla grotta Maurizio e Valerio, hanno lavorato al passaggio nel fondo attuale ottenendo il confortante risultato di intravedere la prosecuzione. Per i particolari vi lascio alla bella  relazione fatta da Maurizio.

Uscita del 16 Agosto 2017:

L’appuntamento per una ulteriore punta alla Piccola Creta è alle ore X, ma qualunque sia stata l’ora dell’incontro Valerio si presenta in ritardo (tipico dei membri dello Shaka Zulu, tranne per Nerone).

Alle 17.00 siamo sul posto, ci si cambia, si sceglie il materiale da portare e ci si imbuca. Valerio comincia con le critiche per il lavoro fatto in precedenza dagli altri: vorrebbe armare l’ingresso, i fix del primo pozzo sono messi male, il primo deviatore è su una roccia instabile… non lo reggo più di tanto, ma è “nu bravo quaglione” e si sopporta tutto.

Atterrati alla base del primo pozzo il buon Valerio passa dalla modalità “critica” a quella “sorpresa”, la grotta gli piace, dice che gli ambienti sono belli e rimane compiaciuto dell’esplorazione. L’aria è in uscita, non particolarmente forte, ma costante.

Sceso il saltino da tre metri si affronta in disarrampicata il tratto finale, compresa una strettoia dove lui passa agevolmente ed io ho qualche difficoltà.

La piccola saletta terminale ha nel pavimento un piccolo meandrino, segno del passaggio dell’acqua… meandrino che sparirà sotto chili di roccia dopo lo scavo per allargare il proseguimento. C’è anche un punto, lasciato integro, dove compare un agglomerato di sabbia scura, probabilmente di origine vulcanica.

Valerio comincia a smazzettare: la roccia si presenta a tratti ben compatta, ma sono molti i punti dove colate calcitiche e pietre più tenere rendono il lavoro meno gravoso. La forza e la costanza del giovane subbiacciano danno i loro frutti e si comincia ad intravvedere un proseguimento. Mazzetta e scalpello passano nelle mie umili mani (era ora, tra l’altro gli attrezzi erano miei) e fidandomi un po’ troppo dello scalpello infisso nella roccia assesto un colpo senza stringerlo, così finisce di sotto senza possibilità di recupero.

Si inizia a lavorare solo con la mazzetta. L’indigeno continua ad assestare senza sosta colpi mortali alla roccia. Ad un certo punto si affaccia nel probabile prosieguo ed urla “aho, ci sta nu pozzo”. Lancia sassi, urla per sentire l’eco, punta la luce ed è sempre più emozionato.

Preso dalla foga continua ad appioppare duri colpi, finché la testa della mazzetta decide di andare a raggiungere lo scalpello. Rimasto con il manico in mano il selvaggio Valerio deve arrendersi. Si decide quindi di uscire, prima però bisogna rilassarsi con una sigaretta (lui) ed un buon sigaro (io). Come al solito tiro fuori uno snack prima del sigaro, e come al solito lo zoticone me ne frega la metà.

Si esce che è quasi buio. Tute e scarponi sono infangati. Nonostante l’assenza di piogge, già ad una dozzina di metri di profondità è bagnato e fangoso. Alla prossima uscita, Piccola Creta.

Uscita del 20 Agosto 2017:

Ma ora eccoci ad oggi: Inizio con qualche fiore per stimolare il vostro amore per la natura prima di andare ad iniziare. Ecco Gabriele, oggi per l’occasione ha una tuta da meccanico, visto ci sara’ da lavorare duro. Nerone fa una fugace apparizione, ha altri impegni per oggi ma ha piacere di partecipare portandoci il materiale necessario per continuare e migliorare l’armo della grotta. Commentiamo la grotta con Nerone mentre ci prepariamo. Quando siamo quasi pronti ad entrare arriva Valerio. Ancora qualche minuto di sana chiacchiera e Nerone prende commiato. Valerio ci dice di non voler entrare subito, ha portato la sua slackline e vuole divertirsi un poco prima di raggiungerci. In effetti dobbiamo sistemare l’armo del primo pozzo e non c’e’ molto posto in quel punto.  Ci portiamo giu’ tutto il necessario ed eccoci davanti al primo pozzo. La lumaca che sembra abitare stabilmente in questa saletta. Ed ecco Gabriele. Al primo pozzo lavoriamo per allargare il passaggio e migliorare l’armo. In un’ora circa abbiamo terminato e scendiamo  alla saletta successiva. Anche qua iniziamo a sistemare l’armo.  Mentre siamo affaccendati sentiamo rumori dall’alto, e’ Valerio che ha deciso di raggiungerci. Finiamo di sistemare e continuiamo a scendere tutti assieme. Arrivati al fondo iniziamo subito a lavorare sulla strettoia che ci impedisce di vedere oltre. L’unico indizio confortante e’ sempre la corrente di aria fredda che ci soffia in faccia. Ci diamo spesso il cambio nel lavorare poiche’ si deve stare in posizione alquanto scomoda. Mentre uno lavora nella strettoia, l’altro si “riposa” assistendo lo scavatore, il secondo “riposante” cerca di allargare un poco il passaggio precedente che e’ ancora dannatamente stretto. Per fortuna oggi abbiamo ben 2 mazzette e le facciamo lavorare a pieno ritmo.
Dopo tanto scavare, smazzettare e spostare sassi abbiamo un piccolo colpo di fortuna, si apre sotto di noi una minuscola nicchia dove si riesce a passare. poco piu’ sotto la vista ci fa trattenere il respiro per qualche secondo…anche la prova del sasso ce lo conferma, c’e’ un pozzo di discrete dimensioni sotto di noi! Valerio si infila nello stretto passaggio, assesta ancora qualche mazzettata alla roccia per limare alcuni punti. Torna a noi confermando di aver visto il pozzo, e’ di almeno 20m, ci dice. Metto subito un fix di partenza fuori dalla strettoia mentre Valerio si infila l’imbrago. Siamo pronti. Valerio scende a fare l’armo dopo la strettoia. Io non sono sicurissimo di riuscire passare, ma sono piu’ che deciso a provarci. L’armo e’ terminato. Valerio inizia a scendere, dal rumore rimbombante delle sue urla il pozzo sembra ampio. Qualche decina di secondi di silenzio ci impensieriscono, iniziamo a sollecitare Valerio a dirci qualcosa. Da lontano lo sentiamo che urla aggiornamenti. In qualche maniera capiamo che la corda, e’ una da 22m, non basta per arrivare al fondo. C’e’ pero’ un terrazzino intermedio ed il resto del pozzo si rieace a scendere arrampicando. Il tempo perche’ Valerio si metta in sicurezza e provo a scendere anche io, sono quasi emozionato, anzi, leverei il quasi. Gabriele, anche lui e’ emozionato, ma vedendo i miei contorsionismi per passare la strettoia alza le mani per questa volta. Decide che stavolta ci aspettera’ su riservandosi la discesa per la prossima volta.  Come immaginavo il passaggio e’ ben stretto e scomodo, o per dirla seria, e’ un passaggio “tecnico”. Entro coi piedi nella spaccatura dando le spalle alla strettoia. Spostandomi di lato mi metto disteso sul fianco destro infilando i piedi nel vuoto nel punto dove la strettoia si allarga. E’ un ovale largo tanto da permettere il passaggio di uno speleologo anche non propriamente smilzo. Con alcuni sbuffi e sospiri scivolo con tutto il corpo nel punto dove ho infilato i piedi. Il discensore e’ un po’ di intralcio in tutto questo contorcersi, pero’ e’ un intralcio vitale visto che sotto ho almeno 20m nel vuoto. Ecco, sono passato! Ora posso gustarmi il pozzo. E’ ben grande! Dopo una rapida occhiata mi dedico al passaggio del frazionamento. Per risparmiare fatica metto un moschettone nelle asole del topolino e poi ci metto la longe. Trovo una posizione comoda e passo il nodo. Mentre scendo mi gusto il nuovo pozzo, vado lentamente anche perche’ la corda scorre poco nel discensore. Valerio da sotto urla per avvertirmi che ha tolto il nodo di fine alla corda, di fermarmi al terrazzino e fare il resto del pozzo arrampicando. Arrivo al terrazzino, il mio primo pensiero e’ per cercare un armo naturale dove deviare la corda, infatti ora sopra di me tocca. Alla fine rinuncio, trovo una posizione stabile e smonto il discensore per non rischiare di rovinare la corda. Valerio ora e’ poco sotto di me e sembra un folletto delle grotte, si muove veloce qua e la’ cercando il passaggio migliore per arrivare al vero fondo del pozzo, almeno 10m sotto di noi. Scendo il primo tratto, e’ pieno di sassi instabili, alcuni molto grandi, che sembrano pronti a cadere giu’ al solo sfiorarli. Scendo ancora un pezzo di un paio di metri abbastanza esposto. Nel frattempo Valerio e’ zompettato in scioltezza fino al fondo del pozzo e lancia urla entusiastiche. Mi dice che sotto di lui si apre un pozzo gigante, di almeno 50m! Rinuncio a raggiungerlo, non mi garba molto l’idea di arrampicarmi su pietre che possono spezzarsi sotto il mio peso. Mi limito a scattare una foto del punto dove si e’ infilato Valerio. Tanto, mi dico, la prossima volta, dopo aver fatto pulizia, avro’ modo di vederlo in tutta calma e sicurezza. Dopo esserci beati con un entusiasmante lancio di sassi che sembrano cadere per un tempo infinito, decidiamo di tornare indietro. Nel risalire il nuovo pozzo inizio a prendere qualche punto col distox, non una cosa accurata, quel tanto da avere una poligonale e vedere dove siamo. Risalgo prendendo i punti con l’aiuto di Gabriele, dietro di noi Valerio disarma. Alla base del primo pozzo Valerio ci raggiunge lamentando una fame da lupi. Vorrebbe passare avanti per andare a mangiare ma noi siamo oramai incastrati a meta’ pozzo e non possiamo favorirlo. Borbottando un poco si rassegna a pazientare.  Appena fuori ingaggio Gabriele per una foto ricordo, perche’ penso proprio che questa sia stata una giornata memorabile. Per festeggiare degnamente la giornata Valerio ci invita a casa sua per mangiare qualcosa. Visto che casa sua e’ anche il ristorante gestito dai genitori, la cosa mi rallegra alquanto. Eccoci, pronti a coronare degnamente la splendida giornata con un brindisi ed un sostanzioso spuntino a base di fettuccine! Una foto della cuoca non potevo certo mancare di mostrarvela. Vi raccomando la sua cucina! Vabbe’, alle fettuccine non so proprio dire di no!Dopo il sostanzioso spuntino ed i festeggiamenti, ci salutiamo, si e’ fatta l’ora di tornare a casa, domani Gabriele partira’ per una breve vacanza all’estero e deve ancora fare la valigia. Il ritorno e’ tranquillo, del temuto traffico del rientro non se ne vede l’ombra. Una giornata fantastica.

Nei giorni successivi non sono riuscito a trattenermi ed ho elaborato i dati presi in grotta. Il risultato mi sembra decente…ho quindi il piacere di presentarvi una prima bozza del rilievo della grotta. Ecco la sezione della “Piccola Cretarossa” ovvero del “Abisso Ruvese” (in onore degli amici del Gruppo Speleologico Ruvese con cui lo Shaka Zulu si e’ gemellato questa estate):

Un poco scarno ma col suo fascino. Come sempre, alla prossima!

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Piccola Cretarossa – 12/08/2017

Continuano scavi ed esplorazione alla Piccola Cretarossa dopo gli interessanti sviluppi della precedente uscita. Con Maurizio, Mario, Francesco, io e Luna.

Prima di raccontarvi di questa uscita ho piacere di condividere con voi la relazione della precedente uscita fatta il 6 agosto, in cui io non ero presente. La relazione e’ stata scritta da Giuseppe:

Come al solito quando sono ispirato butto giù due righe, che poi diventano quattro…

Partiamo da Roma io (Giuseppe) e Gabriele e ci dirigiamo ad Agosta dove ci attende Mario con suo figlio Francesco. Arrivati a casa di Mario, ci informa che il giorno prima c’è stato un incendio vicino Subiaco e che quindi la strada per salire a Monte Livata non è percorribile. Infatti dal belvedere è ben visibile una grande nuvola di fumo. Decidiamo quindi di prendere in alternativa la strada che passa per la villa di Nerone, i monasteri e sale a Livata dai Fondi di Jenne e raggiungiamo Maurizio che ci sta aspettando da un po’. Cominciamo a vestirci e sentiamo avvicinarsi delle voci familiari. Sono Valerio e Livia che sono passati a salutarci prima di andare verso altre grotte. Con l’aiuto di Valerio predisponiamo la teleferica che servirà per tirare fuori i secchi pieni di terra e sassi. Maurizio è subito pronto ed entra per primo, io lo seguo dopo qualche minuto. Non vedo l’ora di entrare nella nuova saletta che è stata aperta con l’ultima sessione di scavo. Appena sceso trovo il pozzetto iniziale sgombro dai sassi accatastati precedentemente e un’apertura sul fondo che porta alla nuova saletta. Qui c’è Maurizio che comincia a scavare dalla parte che sembra essere più promettente in quanto sulla parete è presente una colata calcitica di dimensioni importanti, il che fa pensare ad un grande lavoro da parte dell’acqua. Mentre Maurizio riempie i secchi io li accompagno verso l’uscita, ma a causa della non perfetta verticalità del tiro si rende subito necessaria un’altra persona. Ci viene in aiuto Gabriele, mentre Mario e Francesco recuperano il materiale all’uscita. L’ambiente è stretto e poco agevole allo scavo ma non ci scoraggiamo, dopo un’oretta Maurizio chiede il cambio, quindi io passo allo scavo e lui alla gestione dei secchi. La sintonia della squadra fa salire e scendere i secchi rapidamente. Dopo un po’ Gabriele chiede il cambio e viene sostituito da Francesco. Continuo a scavare seguendo il profilo della parete finchè, togliendo un pezzetto di una concrezione concava ficcata nel terreno, si apre un foro di circa 5cm di diametro che prosegue orizzontale dal quale soffia indubbiamente aria fredda. L’entusiasmo comincia a farsi sentire, la direzione sembra essere quella giusta, ma per poter allargare il foro è necessario prima togliere altra terra per lavorare comodamente. Proseguo quindi lo scavo per tutta la superficie e cominciano ad affiorare alcuni massi più o meno grandi, ognuno tolto con attenzione e suspense. Finalmente viene mossa pietra giusta che apre un altro foro, questa volta facilmente allargabile ma soprattutto verticale! Anche da questo soffia una insistente aria fredda. L’euforia è tanta, ma la stanchezza di più, quindi desisto e chiedo il cambio a Maurizio. Intanto diamo notizie verso l’esterno dove Mario e Gabriele erano incuriositi dal rallentamento nelle operazioni. Solo pochi minuti e l’apertura è abbastanza grande da lasciar intravedere la prosecuzione: pareti bianche, pulite, si allargano per un paio di metri e poi giù l’imbocco di un pozzo largo circa un metro e mezzo. Buttiamo subito dei sassi per valutarne la profondità: saranno una decina di metri, ma presumibilmente c’è uno scivolo che li blocca. Speriamo non sia il fondo! Anche se il foro è adesso abbastanza largo, alcuni speroni di roccia non permettono il passaggio e gli strumenti che abbiamo non sono molto efficaci. Inoltre siamo stanchi, quindi decidiamo di rimandare alla prossima sessione, per lavorare in sicurezza dovremo togliere ancora della terra ma soprattutto a questo punto è necessario armare. Io e Maurizio usciamo soddisfatti mentre Mario e Gabriele si vestono, sono curiosi di vedere l’esito del lavoro. Dichiariamo terminati i lavori per oggi, raccogliamo tutto il materiale e ci dirigiamo a Livata in cerca di un posto dove festeggiare e fantasticare sulla prosecuzione della grotta mentre recuperiamo le proteine spese. Siamo tutti convinti che questa grotta abbia del potenziale e ce lo sta dimostrando ad ogni uscita. Per il momento “la grotta continua…”

Grazie Giuseppe!

Ma ora veniamo alla nostra uscita. Io e Luna arriviamo al bar di Livata con largo anticipo e ci disponiamo ad attendere gli altri. Luna ne approfitta per farsi una corsa sfrenata sui prati dietro al bar. Arriva prima Maurizio e quindi Mario con Francesco. Terminata la colazione e l’approvvigionamento andiamo alla grotta dove iniziamo a prepararci. Per il momento entreremo solo Maurizio ed io mentre Mario e Francesco rimarranno a farci assistenza all’esterno. Entro ed arrivo svelto al pozzetto aperto la volta scorsa. Ho molto piacere nel “conoscerlo” ed altrettanto nel gustare l’aria fredda che mi soffia in faccia facendomi favoleggiare di chissa’ quali abissi che la generano. Mentre sono immerso in questi pensieri golosi il buon Maurizio mi raggiunge. E’ il momento di lavorare un po’. Il buco infatti e’ ancora stretto e ci si lavora male, dobbiamo scavare via della terra intorno al buco per poter poi lavorare piu’ agevolmente.
Lavorando di buona lena tutti quanti facciamo una catena efficientissima, io riempio le cofane di terra, Maurizio le guida verso l’esterno mentre Mario e Francesco hanno l’ingrato compito di tirarle fino a su. Ogni tanto ci diamo il cambio a scavare terra, scende anche Mario a dare una mano. In un paio d’ore, dopo aver ricavato spazio sufficiente, iniziamo a lavorare al buco vero e proprio. Alla fine riusciamo ad ottenere uno spazio praticabile, anche se ancora stretto. Francesco ci avvisa che fuori inizia a piovere, devo andare un attimo su per sistemare Luna. Esce anche Mario e lasciamo Maurizio a sistemare gli attacchi per poter scendere. Mario e Francesco hanno un impegno nel pomeriggio quindi ci salutiamo promettendo loro che li aggiorneremo su eventuali novita’. Quando torno e’ tutto pronto, si deve solo mettere la corda e scendere. Maurizio si e’ impossessato della fotocamera per documentare l’inizio dell’esplorazione del nuovo tratto di grotta. Vado. L’ingresso non e’ proprio agevole ma e’ fattibile. Passato! Prima di proseguire vedo se e’ possibile allargare ancora un poco il passaggio dalla nuova posizione e di pulire da sassi in bilico. Per fortuna scendendo sembra essere piu’ largo. Inizio a scendere. Sotto di me c’e’ una cengia e per continuare a scendere dovro’ spostarmi di lato di almeno un metro. Cerco un posto per un deviatore. Una concrezione forma un attacco naturale che sembra fare al caso nostro. Maurizio mi passa un cordino e provvedo. Per il momento sembra buono, poi vedremo. Arrivo sulla cengia di terra e continuo l’opera di pulizia. La discesa, come avevo visto, continua ad un metro da me. Le pareti della grotta si avvicinano a formare un laminatoio verticale. Le pareti pero’ sono lisce e distano tra loro almeno 40cm, non dovrebbe essere un problema passare. Ci provo. Il passaggio stretto e’ di pochi centimetri quindi me la cavo con solo pochi sbuffi e lamenti. Dopo il breve punto stretto mi ritrovo in una sala a pianta grossolanamente ovale. Avverto Maurizio ed inizio a guardarmi attorno. A tutta prima la grotta sembra terminare qua. La base della sala e’ piana e non sembrano esserci prosecuzioni evidenti. Non mi perdo d’animo ed aspettando Maurizio cerco l’aria. Ecco, sembra proprio che l’aria venga da qua.  Inizio a togliere qualche sasso e l’aria aumenta. Che bello! Per fortuna si tratta di un mucchio di sassi che si tolgono facilmente e con l’aiuto di Maurizio in pochi minuti abbiamo ricavato una apertura utile a continuare. Sotto di noi c’e’ un saltino di un paio di metri ed un’altra sala minuscola. Anche la saletta sotto di noi sembra non avere prosecuzioni, ma oramai abbiamo capito il trucco e non ci allarmiamo piu’ di tanto. Decidiamo di armare il saltino. Maurizio provvede a mettere un fix che doppiamo con un cordino su naturale. Armiamo la discesa con l’avanzo della corda con cui siamo scesi fin qua. quando tutto e’ pronto, scendo.
La situazione si ripete identica altre 3 volte, ogni volta trovo un restringimento con aria facilmente allargabile. Fortunatamente per i saltini successivi non serve la corda altrimenti non avremmo potuto scenderli. Abbiamo terminato tutto, fix, placchette e corda. Maurizio mi segue con la sua consueta flemma mentre imperverso con la fida mazzetta sulle rocce che mi ostacolato. L’aria e’ sempre presente a rinnovare le nostre speranze. L’ultimo passaggio che affronto e’ il piu’ ostico ed impiego parecchio tempo a ricavare uno spazio utile al passaggio. Alla fine la strettoia ed io giungiamo ad un compromesso, mi sottopongo alla fatica di togliere l’imbrago e lei mi concede il passo. Arrivo all’ennesima saletta, l’aria proviene da una ennesima spaccatura. Nonostante l’entusiasmo devo riconoscere che sono sfinito. Per oggi l’esplorazione termina qua.  Tornando indietro cedo di nuovo il comando della fotocamera a Maurizio il quale mi riprende mentre cerco di uscire dall’ultima saletta, quella col passaggio stretto. Ecco che prendo posizione. Risalire mi costa un mucchio di sbuffi e lamenti ma alla fine passo. Ecco il passaggio in tutta la sua “strettitudine”. Riprendo il comando della fotocamera per ricambiare il favore e fare una foto a Maurizio. Iniziamo a risalire, stanchi ma felici. Questo e’ l’ultimo pozzetto armato dopo averlo allargato a forza di braccia. Vado per primo poiche’ Maurizio si offre di disarmare. Strada facendo faccio foto. Questo e’ il primo pozzo armato con il deviatore su naturale. L’uscita dal primo pozzo non e’ propriamente agevole, pero’ anche lui si passa con un poco di sbuffi ben assestati. La risalita in arrampicata per uscire e’ oramai routine. In  pochi minuti siamo fuori ed iniziamo a sistemare le nostre cose. Un selfie per terminare questa bella uscita ci vuole proprio.Insomma, a dirla come il buon Giuseppe, ancora per oggi “la grotta continua”. Alla prossima!

Pubblicato in speleo, uscite | Commenti disabilitati su Piccola Cretarossa – 12/08/2017

Erebus – 9/08/2017

Con Gabriele all’Erebus per iniziare qualche verifica circa la congiunzione con la grotta di San Sebastiano.

Sotto un sole cocente arriviamo al parcheggio e sistemiamo le nostre robe per la scarpinata che ci attende. Dopo un tratto in piano prendiamo il sentiero che porta agli eremi. La copertura degli alberi ci assicura un minimo di riparo dalla calura.
Strada facendo c’e’ anche la ricostruzione di una carbonaia. Facciamo sosta a documentarci. Funghi, magari poco commestibili, ma belli a vedersi. Il caldo e la fatica si fanno sentire ma non demordiamo. Un momento di pausa all’incrocio con la strada carrabile. Ci prendiamo anche il tempo per un selfie. Chi dice che un segna-sentiero non possa anche essere spiritoso e’ smentito da lui!  Il sentiero prosegue. Qua la vegetazione e’ meno folta ed il caldo si sente maggiormente. Le soste diventano piu’ frequenti. Uno dei buchi soffianti che si incontrano sul sentiero. Ne ricordo altri 2 ma devono essere stati tappati nel sistemare il sentiero. Eccoci finalmente al primo eremo. Come gentilmente ricorda l’iscriziono, si tratta dell’eremo di santa Maria delle Grazie. Dopo una lunga sosta alla fontanella, riprendiamo il cammino, oramai manca poco. Per terra trovo una bella penna colorata, chissa’ di quale uccello sara’? Avvicinandosi all’eremo successivo il panorama e’ sempre impressionante. Piccola deviazione, andiamo a dare uno sguardo all’ingresso della grotta di San Sebastiano. Visto che in inverno soffiava, ora mi aspetto che aspiri. Visto che si tratta solo di una visita all’ingresso, lasciamo gli zaini con le attrezzature vicino alla panchina. L’eremo di San Sebastiano. Sara’ San Sebastiano che rinuncia ai beni terreni?!? La vasca per l’acqua ricavata da uno sgrottamento proprio accanto all’eremo. Eccoci finalmente all’ingresso della grotta. Vado subito a controllare, in effetti aspira quasi con violenza. Mentre sistemo alcuni bastoncini di incenso con la flebile speranza di risentirne l’odore all’Erebus, Gabriele si gusta l’aria fresca. Fatto quel che dovevamo, prendiamo la via del ritorno…ecco di nuovo l’emulo di San Sebastiano all’interno dell’eremo. In effetti dalla grotta di San Sebastiano avremmo potuto proseguire dritti senza tornare indietro, pero’ il sentiero dopo l’ingresso della grotta lo ricordo quasi chiuso e visto che siamo poco vestiti non ci ha sorriso l’idea di scorticarci con rami e spini. Il panorama dalla panchina. L’eremo in cima al Soratte. Qua fa veramente caldo. Scendiamo rapidamente lungo il sentiero fino a rientrare sotto gli alberi. Un paio di tornanti e siamo al bivio per l’Erebus. Davanti all’ingresso ci prepariamo svelti e scendiamo al fresco della grotta. Gia’ scendere il primo pozzetto iniziale e’ di gran sollievo. Camminando verso il pozzo succesivo noto una farfalla. La forma ed i colori mi ricordano qualcosa ma rimando ulteriori indagini a piu’ tardi (in effetti dopo, a casa, ho ricordato di aver visto farfalle simili all’isola di Rodi. Si tratta della Panaxia Quadripunctaria, o qualcosa di molto simile, che si trova in migliaia di esemplari in un parco dell’isola di Rodi che ho visitato tanti anni fa) Scendiamo verso il punto che vorrei verificare. La progressione e’ tranquilla, ora ci possiamo godere il fresco della grotta ed andare con calma.
Mentre aspetto che Gabriele mi raggiunga fotografo i soliti broccoletti, gioia per gli occhi e disastro per le tute.
Eccolo che arriva. Uno dei punti da verificare. Lo spazio non e’ molto, entro mentre Gabriele mi attende pazientemente fuori. Scatto qualche foto e lo raggiungo. Trovo anche un teschio, non capisco di quale animale ma gli faccio una serie di fotto da tutte le angolazioni, magari qualche “teschiologo” sapra’ dirci qualcosa in merito. Uscendo troviamo un altro punto interessante. L’aria qua soffia, ci piace. Per oggi possiamo fare poco, abbiamo terminato le corde. La prossima volta torneremo meglio attrezzati per passare oltre. Iniziamo a risalire. Al penultimo pozzo salgo per primo ma a meta’ strada mi accorgo che la corda e’ gia’ impegnata  da una dolicopode che la sta scendendo. Ci metto un poco a convincerla a tornare indietro ma quando si decide, risale piu’ veloce di me. Eccola sana e salva in cima al pozzo. Libera! Gabriele inizia a risalire.  Altro saluto alla farfalla di Rodi! L’ingresso di Erebus, poteva mancare una sua foto? Il caldo, appena usciti, ci assale di nuovo. Ci rimettiamo vestiti al minimo per fronteggiarlo. Per il ritorno non torniamo in cima rifacendo il percorso dell’andata ma prendiamo a sinistra e continuiamo per il sentiero. Sicuramente stiamo allungando ma almeno e’ tutta discesa. Al bivio prendiamo per il sentiero che indica per il percorso vita. Il sentiero e’ abbastanza comodo e non troppo caldo grazie alla vegetazione fitta. Eccoci alla strada in piano, quella del percorso vita. Strada facendo troviamo anche una meravigliosa fontanella. L’acqua che ne esce e’ calda ma quasi non ci facciamo caso. Approfittando del riposo mi faccio anche un selfie, tanto per non lasciare solo Gabriele nelle foto. Senza parole…La lunga passeggiata termina al parcheggio dove abbiamo lasciato le macchine. Dopo esserci cambiati andiamo al bar a prendere qualcosa di dissetante e rinfrescante. La giornata e’ stata torrida ma proficua. Alla prossima!

Pubblicato in speleo, uscite | Commenti disabilitati su Erebus – 9/08/2017

Risorgenza di Civitella – 05/08/2017

Una uscita rinfrescante alla risorgenza di Civitella con Anna, Paola, Federico, Giancarlo, Giuseppe, Gabriele, Giuseppe ed io.

Visto l’eccezionale periodo di secca abbiamo pensato utile andare a dare una occhiata alla risorgenza. Giuseppe, Gabriele ed io siamo i soliti a partire da Roma. Ci incontriamo al parcheggio vicino la grotta col resto del gruppo. Pochi passi sul sentiero che parte vicino al parcheggio ci portano all’imbocco della grotta. Giuseppe e’ pronto a tutto, ancora non conosce questa grotta ed e’ curioso di visitarla dopo i racconti di Gabriele. Giuseppe ricambia il piacere e quindi eccomi in posa anche io vicino alla grotta. Mentre ci dilettiamo con le foto arrivano anche gli altri, iniziamo a prepararci. Nel frattempo faccio incetta di sorrisi con AnnaPaola! Non vi tornano i conti? In effetti oggi con noi abbiamo 2 amiche, Anna e Paola. L’unico problema e’ che non riesco ad accoppiare il nome alla ragazza corretta. Risolvo brillantemente dando loro un unico nome. Per oggi, e per me, loro si chiameranno AnnaPaola! Io mi bardo velocemente, termino quindi la vestizione molto prima degli altri. Inizio subito a sudare copiosamente, il colpo di calore non e’ da escludere se rimango fermo a prendere caldo. Avviso il gruppo e vado a rifugiarmi nel primo tratto di grotta. E’ allagato e posso immergermi per equilibrare la temperatura interna.   Dopo qualche minuto di immersione nell’acqua fredda mi sento decisamente meglio. Non voglio esagerare col raffreddamento, ma il pensiero di uscire di nuovo al caldo non mi sorride affatto. Per fortuna il livello dell’acqua e’ molto basso oggi e posso trovare un comodo anfratto dove attendere all’asciutto ed al fresco. Dopo tanti tanti minuti, finalmente sono tutti pronti e li vedo avvicinarsi all’imbocco della grotta. Il primo tratto di grotta e’ allagato e di solito lascia sconcertato chi non la conosce poiche’ non e’ immediato capire dove dirigersi. Cerco quindi di dare loro qualche indicazione affinche’ entrino in rapida sequenza, ognuno dando indicazioni a chi lo segue. Entra per primo Giuseppe, Gabriele sara’ tra gli ultimi, a chiudere la fila. Mentre nuotiamo per superare il primo tratto il buon Giuseppe ha un inconveniente, gli si sfila dal piede uno stivale e non riesce a riacciuffarlo prima che vada a fondo. Arriva quindi all’approdo letteralmente “con una scarpa ed una ciabatta”. Gabriele ed io parliamo con Giuseppe per convincerlo a proseguire ugualmente, nelle nostre precedenti esperienze questa grotta si nuota quasi tutta quindi anche solo con i calzari della muta potrebbe farcela. Giuseppe pero’ oramai e’ deciso ad uscire e non riusciamo a fargli cambiare idea. Appena il gruppo parte per andare avanti lui prende la via per l’uscita con l’aiuto di Gabriele.  Il primo passaggio non sarebbe difficile, pero’ con la muta non e’ agevolissimo. Subito dopo abbiamo il laghetto successivo. Inizio a nuotare per fare spazio agli altri. Strada facendo, o meglio acqua nuotando, tento una foto al gruppo ma l’ambiente e’ troppo ampio perche’ venga qualcosa di buono. L’attraversamento del laghetto tempra il gruppo alle acque gelide della grotta. Passata questa prova si meritano una bella foto di gruppo. Da quel punto in poi iniziamo a camminare. Dei laghetti successivi, anche molto lunghi rimangono misere pozze o nulla del tutto. In compenso sono rimaste le splendide concrezioni in bianco e nero. Scatto una foto al volo per non perdermele ma come sempre senza grandi risultati. Si deve camminare lentamente e con molta attenzione altrimenti si rischia di scivolare sullo strato di fango solitamente nascosto dall’acqua. In alcuni punti sembra di camminare sul ghiaccio tanto e’ scivoloso. Ad un’altra spettacolare colata in bianco e nero ci fermiamo. Riesco a fare una foto quasi decente grazie alla collaborazione di tutti. Proseguiamo, sempre a piedi. La grotta e’ irriconoscibile, non ci sono quasi tratti a nuoto. Continuo a fare foto alle concrezioni bicolor, ve ne mostro qualcuna…
Arriviamo finalmente alla sala con la risalita per il sifone pensile. C’era l’intenzione di fare la risalita ed andare a vedere il livello del sifone. Ci fermiamo per sondare i desideri del gruppo. Per il momento non sembra ci sia molto entusiasmo al riguardo. Magari al ritorno. Lasciamo la sala diretti al sifone terminale. Come sempre mi tengo sulla sinistra dell’ampia galleria che porta al sifone. Il passaggio e’ piu’ in alto del livello normale dell’acqua e quindi c’e’ una interessante zona di concrezioni. Sono all’asciutto da chissa’ quanto tempo ed hanno un aspetto polveroso. Sul soffitto le stalattiti sono ricoperte da una decorazione di fango a macchie. Qua le macchie si vedono bene. Procediamo in fila indiana avvicinandoci al sifone. Una gigantesca stalattite incontra il favore di Giuseppe. AnnaPaola! Siamo alla spiaggetta del sifone. Anche lui e’ piu’ basso di almeno 2 metri rispetto al solito. Dopo aver portato i nostri saluti al sifone prendiamo la via del ritorno. Stavolta, come al solito, mi inoltro lungo la parete opposta a quella dell’andata. Qua la galleria e’ solitamente invasa dall’acqua e si vede.
Mentre il resto del gruppo si attarda, Giuseppe mi segue da vicino quindi diventa il mio soggetto di riferimento per le foto in questo tratto. Questa e’ scura, ma suggestiva. Mentre importuno Giuseppe con le foto, sentiamo rumoreggiare dietro di noi. Stiamo per essere raggiunti. Ecco la foto di gruppo! Ancora pochi metri e siamo di nuovo alla sala della risalita. Facciamo qua pausa pranzo. Giancarlo e’ il piu’ organizzato di tutti, ha il fornelletto ed il necessario per fare il caffe’. Purtroppo si affida a me per togliere il tappo alla bombola ed io con le mie manine delicate strappo via tutto. Lo sguardo sconsolato di Giancarlo mi fa capire di aver sbagliato. Oramai pero’ il danno e’ fatto, pensiamo a gustarci il caffe’! Gironzolando per la sala trovo uno dei cerchi che piacciono tanto a Stefano, quindi questa foto la scatto proprio per lui. Alla fine l’idea di fare la risalita per andare a salutare il sifone pensile sembra non sorridere a nessuno. Riprendiamo la via del ritorno.   Per il ritorno tiro fuori il cavalletto, sarebbe mia intenzione fare qualche foto decente con l’aiuto dei miei amici. Purtroppo il freddo ha la meglio sulla loro passione artistica quindi non riesco ad avere largo seguito. Una riesco a farla e ve la mostro volentieri.Tornando indietro proviamo anche a visitare una breve deviazione che riporta alla galleria principale.  Questo e’ il punto in cui solitamente si nuota e si passa al laghetto successivo tramite un passaggio che si raggiunge con una breve arrampicata in roccia. All’andata ho invano cercato il passaggio che ricordavo. Solo al ritorno mi accorgo di esserci passato sotto! Il passaggio in roccia e’ ora quasi 4 metri sopra di noi. Decisamente una esperienza singolare vedere la grotta in questa versione asciutta. All’uscita recuperiamo anche il nostro amico. Ecco i 2 Giuseppe finalmente riuniti. Mentre iniziamo a cambiarci arriva una gradita sorpresa, sentiamo avvicinarsi sul sentiero un nutrito gruppo di persone. Sono Stefano, Emilio ed altri amici. Stefano aveva detto di aver intenzione di venire ma non pensavo ci saremmo incontrati. Visto che ci sono, decido di rientrare con loro fino al primo approdo dopo l’ingresso. Voglio scambiare qualche chiacchiera con loro e prendere ancora un poco di fresco. Metto in atto il mio proposito e prima del passaggio scomodo che prelude al secondo laghetto ci salutiamo e me ne torno indietro.  Mi attardo per fare una foto all’uscita, oggi, con l’acqua bassa, c’e’ abbastanza luce per individuare il passaggio. Giuseppe con lo stivale superstite. Il nostro gruppo e’ oramai pronto. Mi tolgo svelto buona parte della muta e poi ci avviamo di buon passo alle macchine.Alle macchine terminiamo di sistemarci e rimettere materiali ed attrezzature negli zaini. Ora rimane solo da decidere come concludere la giornata. Visto che e’ stato piacevole stare assieme, il desiderio comune e’ di proseguire, magari con le gambe sotto il tavolino, come da migliore tradizione. Andiamo al vicino paese e ci sediamo all’esterno del bar per fare qualche chiacchiera in allegria mentre ci rinfreschiamo. Iniziamo parcamente con birra e patatine ma poi Giuseppe e Giancarlo tirano fuori dalla macchina una quantita’ di delizie a cui non ci possiamo esimere dal fare onore. Insomma, parlando di mitrei e di altre dotte questioni con Gabriele a fare da moderatore, degustiamo mortadella, pecorino, vino ed ancora patatine. Quello che voleva essere un aperitivo prima di salutarci diventa una cena sostanziosa ed allegra. Sul far della sera, terminate le cibarie, prendiamo infine la decisione di ripartire ognuno per casa propria. Con tanti saluti ed abbracci diamo il termine ufficiale alla bella giornata. Giuseppe, Gabriele ed io ricomponiamo la macchina e partiamo. Il ritorno e’ tranquillo, il mio alquanto sonnacchioso dopo la birra ed il vino. Fortuna che Gabriele e’ astemio e ci pensa lui a riportarci a casa. Alla prossima.

Pubblicato in speleo, uscite | Commenti disabilitati su Risorgenza di Civitella – 05/08/2017