Corso 63 SCR – Pozzo Comune – 06/11/2022

Di nuovo a Pozzo Comune. Stavolta con i ragazzi del 63° corso dello SCR.

Dopo i vari appuntamenti intermedi ci troviamo tutti in questa bella giornata sul piazzale vicino alla grotta. Senza indugio iniziamo a prepararci. Ritrovo la fotocamera tra le mie robe, me ne impossesso e dedico la prima foto a Flaminia.

Per equita’ faccio un giro di foto tra gli altri partecipanti all’uscita. Gli allievi li devo conoscere tutti perche’ e’ la prima uscita di corso a cui riesco a partecipare.

Ecco qua il buon Stefano che controlla l’attrezzatura di Arianna. La tuta di Arianna merita una menzione speciale, e’ quella di Giorgio, un prestito prezioso.

Il mio giro foto-conoscitivo viene interrotto perche’ Max e’ pronto e io decido di accompagnarlo verso la grotta portando una delle corde. Ancora una foto al gruppo prima di partire.

Arrivati in grotta Max inizia i preparativi per l’armo e io termino di indossare la mia attrezzatura.

Si affacciano alla grotta i primi allievi e con loro arriva anche Fabio. Lo sento dire ad alta voce: “Qualcuno ha dimenticato il casco?”. Subito faccio un rapido check della mia attrezzatura…caspita! Ho dimenticato il casco al parcheggio. Per fortuna il buon Fabio lo ha raccattato da terra salvando la mia giornata.

Patrizia, un’altra allieva appena conosciuta si occupa di portarmi il casco. Ringrazio con una foto.

Siamo tutti qua, anche Stefano. Sono contento, l’ultima volta che ci era capitato di trovarci stavo ancora facendo riabilitazione, quasi 2 anni fa, quindi.

Con l’arrivo di Flaminia, oggi aggregata alla squadra d’armo, vengono avviate le attivita’ necessarie a far partire il “serpentone” di istruttori e allievi che si inoltrera’ nelle viscere della terra.

Una foto la devo per forza dedicare a Giuseppe, una cara faccia nota. Sono stato spesso suo ospite durante le visite alla grotta di Falvaterra.

Foto di gruppo.

Max ha terminato l’armo del primo saltino. Flaminia saluta prima di partire.

Li seguo anche io, bonariamente ripreso dagli altri istruttori perche’ scendo il saltino senza usare la corda…”ma che esempio dai ai nostri allievi”, mi dicono. Sicuramente e’ un esempio che gli allievi non devono seguire durante il corso, ma ho sempre sceso il saltino senza corda e mi piace troppo poter continuare a farlo.

Da sotto al saltino faccio sicura agli allievi che scendono. Questo e’ Luca, se non erro. Passa avanti anche Stefano, fara’ sicura al termine dello scivolo che porta alla sala iniziale.

Seguitiamo la discesa con Leonardo.

Ed ecco anche Giuseppe.

Il serpentone e’ avviato, ora si tratta di mantenerlo attivo e farlo progredire senza eccessive soste. Dopo aver fatto sicura ai primi allievi, vado avanti fino alla grande sala iniziale e prendo in consegna questi primi allievi per portarli avanti fino alla partenza del P19.

Foto a Luca e Leonardo, li ho appena ripresi perche’ mentre li accompagnavo si sono fermati a fare una foto senza avvertire. Li avviso di una regola non scritta secondo cui deve essere una preoccupazione loro seguire le indicazioni dell’istruttore di turno e di assicurarsi che il suddetto istruttore sia cosciente di un loro eventuale cambio di programma.

Eccoci alla sala d’aspetto del P19. Da sinistra abbiamo Patrizia, quindi Leonardo, Giuseppe e Luca. Dietro di noi ci sono Max e Flaminia che armano il pozzo.

Questione di pochi minuti e il pozzo e’ armato. Il serpentone riparte prontamente. Scendo per primo e mi fermo al frazionamento intermedio. Stefano, mi raggiunge e seguita fino alla base del pozzo. Iniziano ad arrivare gli allievi. Ecco Luca mentre riparte per la seconda meta’ del pozzo.

Leonardo passa anche lui con l’aggiunta di un accenno di sorriso.

Scesi alcuni allievi anche noi istruttori ci muoviamo, scalando tutti di un posto. Io raggiungo Stefano alla base del pozzo e Fabio prende il mio posto. Netta rimane alla partenza del P19.

Mentre Stefano rimane a fare sicura alla base del P19 io prendo gli allievi gia’ scesi e li porto avanti fino al P10, quello che inizia con la malefica pozza d’acqua e termina alla sala del teschio.

Max e Flaminia hanno terminato l’armo e si sono fermati per dare una mano. Iniziamo a far scendere gli allievi.

Ecco ancora Giuseppe mentre osserva con attenzione il prossimo cimento.

Scaliamo di un posto per fa proseguire la discesa agli allievi che abbiamo qua. Ora Flaminia e’ alla base del pozzo, Max al frazionamento intermedio ed io subito dopo la pozza malefica. Il posto che occupavo prima rimane sguarnito ma tra poco qualcuno arrivera’ sicuramente. In effetti arriva per prima Patrizia, la seguo io nel passaggio della pozza.

Devo fare doppio lavoro, perche’ dall’altro lato Giuseppe sta scendendo il pozzo e devo cercare di dargli buoni consigli per partire. Subito dopo lo lascio alle amorevoli cure di Max.

Arrivano il resto degli allievi e istruttori. Si scala di nuovo di un posto. Ora sono al frazionamento intermedio, ne approfitto per una foto alla base del pozzo dove oramai si assiepano parecchi allievi in paziente attesa.

Altro cambio di posto e anche io sono alla base del pozzo. Quella che segue, fino al Marilu’, e’ la parte piu’ scenografica della porzione di grotta che percorreremo oggi, il meandro con le sue forme contorte mirabilmente scolpite dalla natura, l’acqua e il tempo.

Con Max in testa e buona parte degli allievi al seguito andiamo ad affrontare il meandro. Le uniche difficolta’ del meandro sono costituite da un paio di pozze da passare con attenzione per evitare un bagno freddo. Credo che una larga parte degli speleologi del Lazio abbia fatto almeno una volta il bagno nelle acque di queste pozze.

Ecco Leonardo in posa plastica mentre passa una delle pozze.

Passata. No bagnetto per questa volta.

Arriviamo alla pozza vicina al Marilu’. Max e Flaminia iniziano ad armare il pozzo. Io passo alto scavalcando gli allievi per andare a vedere cosa combinano di bello. Giuseppe si affaccia dopo la pozza per curiosare anche lui.

Da sopra riprendo Flaminia mentre arma la partenza del traverso che porta al pozzo.

Nel frattempo Max armeggia alla partenza del pozzo. Ci avverte che serve almeno un quarto d’ora di pazienza.

Flaminia terminato il suo lavoro va ad osservare l’operato di Max.

Ad armo quasi ultimato iniziamo a far passare la pozza. I primi allievi a venire a farci compagnia sono Giuseppe e Patrizia.

E’ tutto pronto, Max e Flaminia scendono svelti e io mi piazzo alla partenza del pozzo per seguire gli allievi. Giuseppe e’ il primo a cimentarsi e se la cava senza problemi.

Merita una seconda foto prima di scendere.

Alla base c’e’ Flaminia a fare sicura.

Alle mie spalle continuano gli arrivi, ora ci sono anche Leonardo e Luca.

E’ il momento di Patrizia. Un po’ per tutti il momento cruciale di questa partenza e’ quello di affacciarsi nel vuoto ed iniziare il traverso per avvicinarsi alla corda di discesa. Devo dire pero’ che dopo le iniziali incertezze da emozione se la cavano tutti benone.

Dopo Patrizia passano tutti gli altri allievi e sinceramente non trovo tempo per le foto. Per ultima arriva Arianna con la sua tuta onusta di gloria.

La vedo scendere e le dedico un’altra foto.

Dietro di me la sala d’attesa si e’ svuotata, rimane solo Fabio che si gode un attimo di meritata quiete.

Scendo, non scendo…Ma si, scendo. A un Marilu’ non si puo’ rinunciare. Trovo tutti riparati alla partenza della risalita laterale, l’unico punto con un poco meno stillicidio. Max sta preparando un brodino caldo. Li raggiungo.

Quando la calda bevanda e’ pronta inizia il rito del passaggio di mano in mano per scaldarsi le mani e il corpo, un piacere che il Covid era quasi riuscito a toglierci.

C’e’ anche Stefano in posa napoleonica.

Mentre approfitto della sosta per sbocconcellare una barretta ai cereali alcuni allievi iniziano a salire. E’ meglio non fare soste molto prolungate se non necessarie.

Quando e’ il mio turno salgo anche io. Dopo il primo passaggio decido di modificare leggermente l’armo per rendere il passaggio piu’ agevole. Con l’aiuto di Stefano che e’ avanti a me ad accogliere gli allievi me la sbrigo in un paio di minuti.

Durante il passaggio di uno degli allievi la corda di risalita rimane incastrata su uno spuntone di roccia davanti alla partenza. Sul momento non me ne accorgo, sono impegnato ad accompagnare l’allievo di turno fuori dal pozzo. Quando mi affaccio di nuovo sul pozzo vedo la corda incastrata…Purtroppo Giuseppe, era il suo turno per salire, e’ gia’ sulla corda. Devo decidere alla svelta, non posso sistemare la corda senza fargli prendere uno spavento, cadrebbe per un metro abbondante. Spiegare la situazione e farlo scendere mi sembra una soluzione complessa e non priva di rischi. Il tutto si svolge in pochi secondi, alla fine decido, aggancio la corda con la mia longe e la uso per deviarla in maniera che non sfreghi sulla roccia. Cosi’ facendo salvo allievo e corda ma devo subire le vivaci proteste di Giuseppe quando arriva su. Infatti il mio deviatore lo ha costretto a salire sotto la cascatella che si genera alla partenza del pozzo. Il vederlo fradicio come un pulcino e abbastanza arrabbiato mi fa sia sentire in colpa che sorridere per il pericolo scampato. Dopo questo “inconveniente” non tralascio di controllare la corda prima che venga data la libera e prima di accompagnare l’allievo di turno fuori dal pozzo. Si riprende con le salite, ecco Yassin che arriva.

Tocca poi a Patrizia. Il serpentone riprende a muoversi. Stefano e Netta prendono con se alcuni allievi e si avviano a ripercorrere il meandro in senso inverso fino alla sala del teschio.

Ultima tra gli allievi arriva l’indomita Arianna.

Una foto a lei mentre si diletta nel passaggio di attrezzi necessario a raggiungermi. Anche lei se la cava benone. Dietro di lei rimangono solo Max e Flaminia che si occuperanno del disarmo.

Siamo rimasti solo Fabio ed io ad accompagnare Arianna. Approfitto di lei per fare alcune foto mentre percorriamo il meandro.

Il solito tratto di meandro che mi affascina, sembra scavato a mano da abili scalpellini.

Un passaggio non complesso ma abbastanza tecnico che ad Arianna piace molto.

Fine meandro, mi sporco come al solito nel salire lo scivolo di fango e siamo alla sala del teschio.

I nostri hanno fatto pausa pranzo e ora sono impegnati nel risalire il P10.

Questa se non erro e’ Patrizia.

L’ultimo a salire di questo gruppetto e’ Yassin, e’ affranto perche’ non ha trovato lo zaino con i suoi panini. Arianna prova ad offrirgli uno dei suoi, con prosciutto e provola affumicata ma lui lo deve declinare l’offerta. Lo vedo che soffre nel farlo ma il prosciutto lo deve proprio evitare. Quando e’ il suo turno parte come un razzo nella speranza che piu’ avanti ci sia anche lo zaino con i suoi panini.

Vado avanti anche io lasciando Arianna alle cure di Fabio.

Sopra di me, alla pozza malefica, c’e’ Stefano.

Il serpentone scorre ancora in avanti, oramai qualcuno stara’ gia’ salendo il P19. Mentre passo la pozza malefica vengo raggiunto anche da Max. La pozza rispetta la bassa opinione che ho di lei, mentre salgo mi sfugge un piede e plano col sedere a pelo d’acqua. Vengo salvato dalla mutanda in PVC che ho indossato oggi per isolarmi dalle pareti umide della grotta.

Dopo la pozza faccio per andare avanti e raggiungere il resto del gruppo alla base del P19. Strada facendo trovo un Yassin con una espressione beata sulla faccia mentre mastica di gusto uno dei suoi panini. Non si muovera’ da li’ prima di averne distrutti almeno 3…aveva proprio fame!

Alla base del P19 trovo un assembramento di tante belle persone. Giuseppe e’ pronto a partire.

Per ingannare l’attesa faccio foto e canticchio le poche parole che ricordo delle poche, vecchie, canzoni del mio repertorio da grotta. Arianna ne rimane molto colpita.

Si scala di un posto. Tocca a me salire. Raggiungo Stefano al frazionamento intermedio lasciando cosi’ che lui salga alla partenza del pozzo.

Da questa postazione vedo passare Fabio e quindi il resto degli allievi.

La parte finale del pozzo, sopra di me. Si intravede il deviatore che tanto e’ piaciuto ai nostri allievi.

Arriva Arianna.

Intanto sopra di noi Patrizia ha quasi terminato le sue fatiche.

Sale anche Yassin.

Flaminia, in veste di disarmatrice, sale per ultima.

Al frazionamento c’e’ un poco da attendere. Yassin dopo gli innumerevoli panini ha ritrovato il sorriso.

Terminati gli allievi saliamo anche noi. Visto che in questo momento non c’e’ bisogno di me per fare assistenza agli allievi che escono, rimango a fare compagnia a Max e Flaminia.

Ecco la nostra disarmatrice che arriva. Insieme rifacciamo gli zaini dei materiali e poi ci avviamo.

Pozzetto iniziale. Anche a salire lo faccio senza corda.

Flaminia alla sua ultima fatica, il disarmo del pozzetto.

Quando e’ tutto pronto saliamo…a riveder le stelle.

Sulla strada il buon Fabio ci attende per assicurarsi che sia tutto a posto.

Al parcheggio sono tutti gia’ vestiti. Ci aspetta una gradita sorpresa, Patrizia ha portato una deliziosa torta con le mele fatta con le proprie manine. La prendiamo con una tazza di the caldo. Quasi mi commuovo, ci voleva proprio. Grazie!

Dopo la gradita merenda ci cambiamo svelti prima che il freddo ci catturi nuovamente. E’ quasi ora di cena, siamo a Carpineto Romano, dove si puo’ andare se non alla Sbirra?!? Eccoci infatti, pochi ma buoni ad allietarci con le delizie di questo nostro amato ristorante e la simpatica compagnia degli amici che lo gestiscono.

Foto di gruppo in attesa delle fettuccine.

Ed ecco un sorridente Luca che ci porta tante belle fettuccine!

Il ritorno lo faccio in macchina con Fabio fino al bar “fico” di Anagnina. Per il resto del tragitto devo un grande ringraziamento a Leonardo che si incarica di riportare Flaminia e me sani e salvi fino a casa. Una uscita piacevole con tanti nuovi e vecchi amici. Alla prossima.

Pubblicato in Uncategorized | 1 commento

Grotta Valente – 30/10/2022

Con Gabriele a rivedere per benino grotta Valente e poi di nuovo alla grotta degli orientisti dove stanno lavorando Angelica e Nerone.

La mattina Gabriele ed io dopo le solite soste di rito, colazione e poi magazzino, arriviamo a Campo dell’Osso, fino al punto dove una dolina impertinente si e’ mangiata la strada. Parcheggiamo a bordo strada tra le altre macchine e ci prepariamo per la nostra passeggiata.

La giornata e’ molto bella, la temperatura mite rende l’avvicinamento alla grotta una piacevole passeggiata. Le foglie autunnali scrocchiano sotto i nostri piedi a testimoniare la lunga mancanza di pioggia. Noto anche che, confronto alla volta scorsa, ci sono pochissimi funghi a fare capolino tra le foglie.

In un quarto d’ora di cammino arriviamo a grotta Valente e ci mettiamo comodi per terminare la vestizione. Gabriele mi mostra le sue nuove scarpe.

Entriamo. La grotta gia’ non la ricordavo piu’. Mi sembrava che dopo l’ingresso fosse praticamente in piano e invece appena si entra si scende di circa un metro in un breve scivolo. Ci si trova in una sala col soffitto basso, in pratica 2 cerchi che si intersecano. A sinistra il pavimento va leggermente digradando e c’e’ piu’ terra rispetto alla parte destra dove ci sono piu’ massi. Gabriele va subito ad investigare la parte destra, io mi dedico alla parte sinistra. Noto subito delle feci di un qualche animale e infatti le possibili prosecuzioni sembrano scavate, probabilmente dal proprietario dalla cacchetta. Mi avvicino al buco piu’ promettente, dietro un passaggio stretto si intravede un’altro ambiente. Scavando un poco della terra sul pavimento mi ricavo lo spazio per passare. Sono in una nuova saletta, sempre col soffitto basso che mi costringe a restare carponi. Ci sono piccoli cunicoli possibili, anche loro sembrano scavati da un animale. Sono impraticabili e non sembrano allargare a breve. Tento una foto e mi giro per uscire.

Mentre esco noto una escrescenza sulla parete, sembra una muffa festonata da gocce d’acqua, dedico una foto anche a lei.

Raggiungo Gabriele che nel frattempo ha iniziato a lavorare sulle pietre da smuovere.

Mi indica subito un punto che sembra promettente. Lo aiuto nello spostamento delle pietre.

Dopo quasi un’ora di lavoro sulle pietre amovibili iniziamo a sentire la stanchezza, quello che ci vince definitivamente e’ un masso enorme che sta proprio tra noi e la possibile prosecuzione. Nemmeno la convinzione di Gabriele che sotto quel masso ci sia un pozzo sembra aiutarci. Mentre riprendo fiato faccio una foto all’ingresso visto da dentro.

Per buona misura ne faccio anche una alla parte sinistra, quella oggetto delle mie ricerche iniziali.

Decidiamo di abbandonare la grotta, per oggi non riusciremo a fare molto di piu’. Usciamo di nuovo al sole e senza fretta riprendiamo il cammino per raggiungere la grotta degli orientisti dove sono al lavoro Angelica e Nerone. Strada facendo incontriamo delle golose doline che ancora non si concedono.

Dopo un tratto nel bosco scendiamo al sentiero, da lontano vedo 2 persone sedute e anche se non li distinguo, subito penso siano i nostri amici. Mi avvicino dando loro un saluto: “Buongiorno orientisti!” che devo rimangiarmi quando mi accorgo che si tratta di 2 persone in gita sul sentiero e non i nostri amici. Quando siamo vicini e ci vedono bene rimangono incuriositi delle nostre tenute. Ci chiedono cosa mai facciamo cosi’ conciati. Spieghiamo loro che siamo stati a lavorare ad una grotta e ora ci stiamo spostando ad un’altra per raggiungere 2 nostri amici. Sembrano sinceramente interessati quindi chiediamo loro se vogliono accompagnarci per vedere la grotta, che dista ancora 500 metri. Accettano con entusiasmo, quindi ripartiamo insieme. Gabriele entra subito in modalita’ “cicerone” quindi lo perdo andando avanti di buon passo. Alla grotta ci ritroviamo di nuovo. Le robe sparse attorno all’ingresso della grotta ci confermano la presenza dei nostri amici.

Mostro ai nostri ospiti l’ingresso della grotta mentre Gabriele li intrattiene con informazioni e aneddoti.

Non poteva mancare una foto ai nostri occasionali amici e al loro simpatico , quanto diffidente, cagnolino. Dopo la foto li saluto e li lascio alle cure di Gabriele, mi infilo in grotta a vedere cosa stanno combinando Angelica e Nerone…fosse mai che sono riusciti ad andare avanti!

Come sempre indosso la mascherina per evitare di ingoiare le centinaia di fastidiosi moschini che ingombrano la prima parte del cunicolo. Dopo uno scivolo con un paio di saltini da nemmeno un metro mi affaccio all’oblo’ che apre sul soffitto della stanzetta dove vedo Nerone. Angelica e’ nascosta alla vista, piu’ avanti, e’ nel punto dove stanno scavando.

Dopo i saluti chiedo delle novita’…nulla di notevole, stanno allargando il passaggio successivo per renderlo “neronabile” e poter poi lavorare alla strettoia successiva senza altri impedimenti. Mi fermo a guardare dall’alto, ecco che Angelica fa capolino dalla zona di scavo.

Mentre loro si danno da fare sotto di me, io posso fare ben poco. Sotto spazio non ce n’e’, in zona scavo ancora meno. Mi accontento di stare all’oblo’ e passo il tempo facendo foto agli animaletti che ritrovo sulle pareti.

Un paio dei fastidiosi moscerini che presidiano l’ingresso.

Ancora in grotta non c’e’ tutta l’aria impetuosa di cui parla sempre Nerone, pero’ un poco ce n’e’, quindi a star fermo dopo una mezz’ora inizio a sentire freddo. La’ sotto i miei amici lavorano alacremente. Li saluto ed esco a riprendere calore.

Gabriele si e’ creato un angolino comodo e riposa, lo imito.

Anche da disteso faccio qualche foto a questo bel bosco in versione autunnale.

Una foto la faccio anche agli alberi sopra di me, noto solo ora quanto siano alti, probabilmente per catturare la luce del sole anche se sono qua in fondo alla valle.

Gabriele ha trovato i funghi e me li mostra, una foto la meritano anche loro.

Anche Angelica e Nerone hanno deciso che era ora di chiudere lo scavo e infatti ecco spuntare Angelica dal cunicolo.

Ed eccola fuori.

Un paio di minuti e anche Nerone esce. Passiamo qualche minuto a raccontarci a vicenda il lavoro fatto oggi. Lato “orientisti” per ora nulla di nuovo, c’e’ ancora tanto da lavorare.

Dopo le chiacchiere di rito ci prepariamo per il ritorno. Chiediamo ai nostri amici se vogliono venire a conoscere la nuova grotta Valente. Alla loro risposta affermativa partiamo zaini in spalla verso la grotta.

La prima parte della strada la facciamo seguendo il sentiero segnato.

Quando il GPS mi indica che la grotta e’ decisamente sulla mia destra lasciamo il sentiero e prendiamo per il bosco. Una decina di minuti di salita e siamo a grotta Valente.

Aspettiamo che arrivi Nerone che chiude la fila.

Quando siamo tutti insieme invitiamo i nostri amici a visitare la grotta.

Da bravo padrone di casa li seguo.

Li trovo che stanno curiosando attorno. Prima nella zona sinistra, quella con la terra.

E poi in quella a destra con i massi.

Nerone accende il suo pestilenziale sigaro per investigare sulle possibili correnti d’aria.

Sonda col fumo del sigaro tutti i pertugi che trova. “Qualcosa c’e'” e’ il suo responso, ma l’aria e’ molto flebile. C’e’ da dire che in questo periodo le grotte da queste parti sono praticamente in stallo. Magari torneremo con la neve a verificare eventuali correnti d’aria.

Uscendo noto delle curiose macchie blu sul soffitto. Le fotografo, chissa’ che qualcuno vedendole ci sappia dire di cosa si tratta.

Il ritorno alle macchine chiude la nostra passeggiata. Dopo esserci cambiati scendiamo a Subiaco fermandoci al bar a prendere un aperitivo. Il ritorno a casa pone fine a una rilassante domenica speleo. Alla prossima.

Pubblicato in Uncategorized | Commenti disabilitati su Grotta Valente – 30/10/2022

Corso 56 GsCaiRoma – Pozzo Comune – 23/10/2022

Dopo 2 palestre e una grotta di riscaldamento, l’Arcaro, ora i nostri allievi si cimentano con questa bella esperienza in una grotta sicuramente piu’ impegnativa.

Come raccontato nella relazione precedente dopo la grotta dell’Erdigheta sono rimasto a dormire in tenda all’AgriCamping “il Ciroletto” ottimamente gestito da Ettore. La mattina come al solito mi sveglio di buon mattino, e’ buio pesto quando esco dalla tenda ma non ce la faccio a stare ancora steso nel sacco a pelo. Svelto sistemo tutte le mie robe e le ripongo in macchina. Per la chiusura della tenda, quella malefica che si apre in 2 secondi e si chiude solo al prezzo di molte fatiche, arriva in aiuto Angelo. Per un periodo ha lavorato proprio a dimostrare quanto sia semplice chiudere questa tenda e con il suo provvidenziale aiuto risolvo in breve tempo. Una volta sistemato tutto in macchina attendo l’ora della colazione andando in giro a fare foto.

Arriva Ettore portando tante cose buone per la colazione e noi non ci facciamo certo pregare.

Giulio, che ha preferito dormire in un comodo B&B piuttosto che in una spartana tenda ci avvisa che e’ gia’ alla grotta. Anche io sono pronto, quindi decido di raggiungerlo. Salgo a Pian della Faggeta, mi cambio ed ora eccomi nei pressi dell’ingresso.

Trovo Giulio gia’ dentro, sta attrezzando il primo saltino. Facciamo una rapida revisione del materiale poi prendo lo zaino per il P13, quello che si incontra prima di arrivare al piu’ celebre P19.

Mi raggiunge prima Angelo e lo accompagno al P19, si occupera’ lui di armarlo. Torno poi indietro dove nel frattempo e’ arrivata Linda, lei sara’ impegnata nell’armo del P13. Per la prima parte dell’armo me ne occupo io, decido di utilizzare i fix piu’ in alto; quelli bassi, soprattutto uno, mi sembrano poco affidabili. La corda che abbiamo dovrebbe bastare anche per il P4 successivo a patto di non utilizzarne troppa qua all’inizio. Valuto che il traverso di avvicinamento in questo caso non sia indispensabile, lascio uno spezzone di corda che esce dal nodo in fondo al quale faccio un nodo dove gli allievi, con l’aiuto dell’istruttore che sorveglia la partenza della loro discesa, potranno allongiarsi.

Decido anche di utilizzare un deviatore corto. E’ praticamente inutile nell’economia di questo armo, pero’ mi sembra molto istruttivo. Ne ho la conferma quando anche Linda, oramai abbastanza pratica nelle tecniche speleo si trova in difficolta’ nel passarlo. I deviatori corti di solito si devono mettere in posti scomodi e stretti. Mi dico, perche’ non utilizzare questa situazione semplice da controllare per far provare una difficolta’ tecnica ai nostri allievi? Mi sembra una cosa positiva.

Sono al frazionamento successivo, nell’attesa che Linda mi raggiunga, faccio foto a casaccio. Mi faccio piccolo piccolo in un anfratto e seguo Linda mentre arma il frazionamento. Il pozzo quasi non avrebbe bisogno del frazionamento, ma siamo ad un corso e i nostri allievi si devono esercitare. Visto l’angolo quasi nullo tra la direzione della corda in arrivo e quella che riparte dal frazionamento dico a Linda di utilizzare un solo attacco e lei esegue senza problemi.

Arrivati in fondo al P13 Linda si occupa di armare anche il successivo P4 poi andiamo a vedere cosa succede al salto successivo, quello con la malefica pozza e la successiva discesa fino alla sala del teschio. Trovo degli allievi scesi dal P19, faccio loro una foto.

Trovo Giulio che istruisce Angelo su come armare il passaggio della malefica pozza. E’ un armo che comporta arrampicarsi un poco ma Angelo se la cava benone.

Ancora una foto di gruppo agli allievi in paziente attesa poi torno indietro, sento un vociare concitato.

Tornando indietro incrocio un’altra allieva,

Mi fermo per farle una foto.

Torno indietro fino alla base del P4 dove ritrovo Linda e il suo bel sorriso. Praticamente l’armo che le ho richiesto di fare sembra sia stato giudicato non adeguato. Linda smonta tutto l’armo fatto perche’ si possa recuperare la corda e rendere l’armo adatto ad un corso. Come dico spesso, c’e’ sempre da imparare a questo mondo, imparero’. Lascio Linda al suo lavoro e vado a far sicura alla base del P19.

Fare sicura alla base del P19 mi permette di salutare gli allievi che scendono, la prima e’ Marzia che oggi e’ in grotta senza la confortante compagnia della sua amica Lucia.

Ne scendono alcuni altri e a tutti provo a fare una foto, ma con scarsi risultati visto che sono in movimento.

Improvvisamente mi sento addosso la stanchezza della uscita di ieri e della notte in tenda a cui non sono piu’ abituato. Faccio un paio di conti, valuto che ci sono abbastanza istruttori perche’ la mia presenza non sia necessaria. Quando passa il direttore del corso, dopo uno scambio di opinioni sulle tecniche d’armo, gli comunico che vorrei uscire. Ci lasciamo continuando ad avere opinioni differenti su come armare in sicurezza ma con il suo assenso ad uscire. Attendo che tutti gli allievi e gli istruttori siano scesi quindi prendo la via del ritorno.

Risalendo il P13 trovo l’armo modificato. Passato il frazionamento intermedio la corda va a fare pressione su un sasso incastrato tra le strette pareti del pozzo. Oltre a potersi lesionare la corda c’e’ pericolo che il sasso, spinto dalla corda, si disincastri cadendo sul malcapitato speleologo che sale. Un aspetto di cui tenere conto per il futuro.

Alla partenza del P13 trovo l’armo spostato in basso, sui fix che avevo giudicato non affidabili. Il deviatore inutile e’ stato tolto. Per ovviare alla mancanza del traverso sono stati messi alcuni cordini in kevlar. Ora la corda, piu’ bassa di prima, intralcia un poco chi deve passare oltre per andare al P19. Pensando alla sicurezza, mi chiedo come mai non sia stato attrezzato un traverso sulla parete opposta alla partenza del P13 per garantire un transito sicuro a chi passa. Concludo i miei ragionamenti oziosi sapendo che sono relativamente da poco nel GsCaiRoma, ogni gruppo ha le sue regole non scritte a cui tutti si attengono…solo che io ancora non le conosco. Proseguo verso l’uscita pensando, senza sarcasmo, ho ancora molto da imparare, per fortuna.

Sono al salone prima del saltino che porta all’aria aperta. Come sempre saluto il sassone crollato che per generazioni e’ stato calpestato da speleologi di tutti i tipi in attesa di scendere il saltino che lui creava. In fondo mi manca anche se cosi’ l’uscita dalla grotta e’ piu’ semplice e veloce.

All’uscita trovo il sacco medico, mi sembra ben gonfio, anche se immagino cosa ci possa essere dentro mi annoto mentalmente che devo chiedere cosa contenga di preciso, meglio saperlo.

Una breve uscita per me. La sera arrivano i messaggi da chi esce dalla grotta. Tutto bene e gli allievi tutti contenti dell’uscita in una bella grotta. Alla prossima.

Pubblicato in Uncategorized | Commenti disabilitati su Corso 56 GsCaiRoma – Pozzo Comune – 23/10/2022

Erdigheta – 22/10/2022

Una bella uscita con tanti simpatici amici in una grotta che ricordavo per nulla.

La mattina si parte in ordine sparso dopo la colazione. Ci si ritrova alla base del sentiero per Pian dell’Erdigheta. Come al solito tra una foto e una chiacchiera sono l’ultimo ad essere pronto.

La salita e’ dura come la ricordavo, oggi poi sono in compagnia di baldi giovani che, senza nemmeno avere il fiatone come me, mi distanziano fino a quasi perdersi nella foschia mattutina.

Per fortuna a meta’ strada si accorgono di aver perso dei componenti e si fermano ad aspettarmi. Appena ricompattati, ripartono come razzi e in pochi minuti sono gia’ lontani…lontani quanto mi allontanavo io ai tempi in cui ero in forma. Oggi arranco col fiato grosso, pero’ ci sono e se tutto va bene vorrei esserci ancora per un bel pezzo, accontentiamoci.

Arriviamo alla fine della salita, Luca e’ ancora vicino a me, si gira a guardare la direzione che ho preso, leggermente fuori sentiero. Guardando nella mia direzione nota un buco interessante. Ci fermiamo a prendere il punto GPS e a fare una foto.

Arrivati all’ingresso della grotta costringo tutti a venire a visitare lo scavo in corso. E’ come lo avevo lasciato, non e’ sprofondato in un pozzo enorme come sognavo.

Torniamo all’ingresso a cambiarci.

Ecco Elisa, sono contento ci sia anche lei, erano parecchi mesi che per via del lavoro non poteva partecipare alle uscite. Spero la grotta le piaccia.

Tutti pronti.

Io ed Elisa siamo pronti, mentre il resto del gruppo termina con i preparativi, noi entriamo. In questa grotta sono stato varie volte ma son passati cosi’ tanti di quegli anni che e’ come la prima volta. Dopo la sala d’ingresso in discesa e con una miriade di massi di crollo sul pavimento, si arriva ad un restringimento deciso da cui parte il primo pozzo, un P8 se ben ricordo. Mentre attendiamo gli altri con le corde, faccio qualche foto.

In un anfratto alla partenza del pozzo trovo un simpatico ragnetto.

L’attesa e’ piu’ lunga di quanto pensassi. Per passare il tempo disarrampico parte del pozzo. Il primo tratto e’ facile da fare, gli ultimi 3 metri richiedono una tecnica migliore della mia quindi mi astengo. Torno su ad aspettare gli altri con Elisa. Finalmente arrivano portando le corde ed il resto dei materiali. In breve il pozzo e’ armato ed iniziamo a scendere.

Io mi apposto alla base del pozzo per fotografare chi passa.

Chi arriva?

Ma e’ Linda! Mi regala il suo bel sorriso per la foto.

Continua la discesa del resto del gruppo.

Tra una discesa e l’altra mi guardo intorno, decisamente la grotta non la ricordo affatto. C’e un teschio…fosse passato Nerone anche da queste parti?!?

Mentre Luciano si attrezza per proseguire con l’armo io vado in giro a curiosare. Oggi visiteremo gli ambienti del “vecchio fondo” composti da 3 pozzi segnati sul rilievo come P35,P29,P25. Dalla base del primo pozzo, P8, parte una spaccatura larga un paio di metri e ben alta, e’ la “sala” dove siamo. Un 3 metri piu’ avanti ci sono diramazioni sia a destra che a sinistra. A destra, da come dice il rilievo, ci dovrebbe essere il P35. A sinistra un pozzetto, un P4, mi sembra, porta ad una sala dove c’e la partenza del P29. La base del P29 dovrebbe essere la nostra meta di oggi. Vado a sondare il P4, e’ disarrampicabile e lo faccio, poi pero’ torno su per non intralciare le operazioni d’armo. Scendendo noto una spaccatura, sotto si vede profondo, passo oltre per ora.

Torno alla sala d’aspetto. Ecco che arriva anche Elisa.

Decido di andare a vedere il P35. Luciano gentilmente mi presta il suo zaino con una bella corda e degli attacchi. Libero l’accesso del pozzo da alcuni pietroni. Con l’aiuto di Luca sistemo la corda su un resinato (non sembra messo a regola d’arte, sporge un poco dalla roccia, pero’ sembra comunque robusto) e scendo. Dopo circa 15 metri la verticale dell’armo mi porta su una cengia. Mi ci fermo a valutare il da farsi. Il pozzo continua sia alla mia destra che alla mia sinistra, gli ambienti sono enormi, mi piace questa grotta. Alla mia destra guardando in alto vedo una luce attraverso una fessura nella roccia. Urlo per chiedere di chi sia…e’ Angelo che sta scendendo il P4, interessante, deve essere alla fessura che ho visto prima.

Mi guardo in giro ancora un poco ma non vedo armi evidenti e poi i miei amici si stanno muovendo tutti verso il P4. La discesa del P35 la terminero’ la prossima volta. Risalgo. Sempre con l’aiuto di Luca disarmo tutto e ricompongo lo zaino di Luciano.

Continuo il mio gironzolare ozioso cercando improbabili punti non visti dalle centinaia di altri speleo che hanno visitato la grotta in passato. Vengo distratto dall’arrivo di un altro gruppo di speleo. Altri non sono che gli ex-allievi del precedente corso, i miei cari aspiranti astronauti accompagnati dal loro mentore, Antonello. Non lo avevo detto, ma stanno cercando una grotta adatta ad un loro soggiorno in grotta e oggi valuteranno questa.

I nostri speleonauti sono un poco arrugginiti, speleologicamente parlando, per molti di loro questa e’ la prima grotta dopo il corso. Risalgo il P8 per il primo tratto cosi’ potro’ dar loro un’occhiata mentre lo scendono. Sono bravi, ma un poco di conforto mentre riprendono confidenza col discensore non guasta mai. Dall’alto approfitto per una foto al simpatico Luca in attesa del suo turno per scendere il P4.

Ecco che arrivano gli speleo-astronauti.

Come sempre quando arrivano, li saluto gentilmente e chiedo loro come si chiamano, infatti ho imparato a riconoscere le facce ma il nome associato alla faccia non lo ricordo proprio. Per fortuna sono pazienti e comprensivi e mi regalano anche un sorriso.

Lui magari e’ Lorenzo, ma potrei anche sbagliare. Comunque anche il suo sorriso e’ apprezzabile.

Sotto Luca fa la sua parte facendo sicura a chi scende.

Gli aspiranti speleonauti si susseguono nella discesa. Lo sguardo vagamente preoccupato di Elena giustifica il poco di freddo che sto prendendo fermo su questo strapuntino.

…e poi il suo sorriso lo ricompensa completamente.

Sotto di me la saletta-frattura si popola.

Ancora un arrivo, il sorriso smagliante di Francesca.

Mentre costringo anche Francesca ad una doppia foto con sorriso faccio una considerazione…devo dire che nonostante siano un poco impacciati, tutti ricordano bene il montaggio, l’utilizzo ed il blocco del discensore. So bene che la prima grotta post-corso (soprattutto dopo quasi un anno) e’ sempre critica, bravoni!

Du’ is megl’ che uan! Antonello, da bravo accompagnatore, arriva per ultimo. Preso da altro gli faccio il torto di scordare la foto per lui. E’ persona comprensiva e mi perdona subito.

Nel frattempo il P4 sta smaltendo la fila. Scendo il primo tratto in tempo in tempo per fotografare Mascia che impegna la corda per l’ultimo tratto.

Ecco la nuova sala d’aspetto dove si diparte la diramazione per il P29 che scenderemo a breve.

Raggiungo il gruppo alla base del P4. Ecco un bel trio formato da Mascia, Linda e Angelo. Anche Linda e Angelo fanno parte del gruppo degli aspiranti speleonauti ma a differenza degli altri dopo il corso hanno proseguito nel frequentare il gruppo e nel venire in grotta.

C’e’ anche Elisa, conosce tutti oggi per la prima volta quindi se ne rimane per conto suo, tranquilla e un poco spaesata, speriamo non senta freddo.

Vado avanti nel breve meandro che porta alla partenza del P29. Luciano e’ a meta’ pozzo e sta piantando dei fix. Visto che l’armo del P29 prendera’ ancora tempo decido per impegnare il tempo con una visita all’imbocco della via verso il nuovo fondo che parte proprio dalla sala alla base del P4. Costringo anche Elisa a seguirmi, un poco di movimento le fara’ passare il freddo. La fessura da cui si parte e’ un paio di metri piu’ in alto rispetto alla sala, e’ un poco nascosta…e anche abbastanza stretta.

Un meandrino ci porta alla risalita R7 che avevo visto sul rilievo. E’ armata.

Aspetto che Elisa mi raggiunga.

Siamo in una minuscola sala, da un lato c’e’ un arrivo fossile, una colata di calcite mezza corrosa. Qualche millennio fa poteva essere un passaggio interessante ma ora e’ inesorabilmente chiuso.

Da qui parte anche una strettoia, credo sia il “passaggio di Trans-Silvana”, a vederlo si presenta scomodo assai. Mi ficco dentro. La partenza e’ di quelle piacevoli, c’e’ una pozza d’acqua condita da cacatine di pipistrello, riesco ad evitare di passarci dentro e proseguo. Struscio con fatica per 7 o 8 metri. In fondo, 3 metri piu’ avanti vedo che si allarga…pero’ prima, tra me e il largo, il pavimento della strettoia si inclina, un dosso di roccia sulla sinistra riduce lo spazio per passare. Perche’ soffrire oltre per poi ripetere la fatica al contrario subito dopo? Avviso Elisa che torno indietro. Fare la strettoia a marcia indietro non e’ banalissimo ma con l’aiuto di Elisa riesco persino ad evitare nuovamente di fare il bagnetto nella pozza condita di escrementi.

Mentre torniamo indietro sentiamo rumori. Un urlo per chiedere ci rivela che Mascia e Lorenzo ci hanno seguito…piccoli esploratori crescono, anche queste son soddisfazioni! Li avvisiamo che stiamo tornando indietro, ci aspettano per passare insieme la fessura. Mascia si cimenta per prima provando una tecnica buona a spaccarsi la schiena. Dopo un primo tentativo la convinco a uscire e riprovare a pancia in giu’.

Anche Lorenzo merita una foto mentre passa la fessura. Quando tocca a me scordo di spostare la fotocamera dove non sia di ingombro, lei per dispetto si mette nell’incavo del petto e devo dire che fatico non poco a disincastrarmi.

Nel frattempo dall’altra parte la discesa del P29 ha ripreso a pieno ritmo. Scendo a vedere, giusto in tempo per catturare un nuovo sorriso di Elena.

Dalla partenza del pozzo la seguo fino al cambio di pendenza.

Dopo di lei e’ gia’ in attesa Lorenzo, seguito da Mascia.

Lorenzo scende il primo tratto ma al cambio di pendenza si impressiona della verticale e decide di tornare su. Purtroppo non ho una corda di servizio per scendere e cercare di convincerlo a proseguire, lo seguo nel passaggio da discesa a salita e poi lascio libera la corda per Mascia.

Ecco Mascia che si avvia per la discesa dando un ultimo controllo al suo discensore.

Elisa ora sente freddo, vorrebbe quasi uscire. La convinco che non c’e’ nulla di meglio che salire e scendere un P29 per riscaldarsi a dovere. Si convince cosi’ ad accompagnarmi, per parte mia sono curiosissimo di vedere questo pozzo.

Questi chiodi da roccia testimoniano la frequentazione “antica” della grotta, probabilmente hanno piu’ di 60 anni e penso venissero utilizzati per fissare le scalette.

E’ il mio turno, finalmente posso arrivare anche io a vedere cosa c’e’ oltre il cambio di pendenza che ha impressionato Lorenzo…in effetti…e’ una bella vista.

Alla base del pozzo i nostri futuri astronauti hanno terminato i loro rilievi e si dichiarano pronti a risalire. Mettiamo subito in atto questo loro proposito. Tra i primi a risalire c’e’ Elisa, nonostante la discesa continua a sentire freddo, prima che parta le prometto di accompagnarla fuori…e poi me ne scordo e mi perdo in chiacchiere con il resto del gruppo. Quando mi ricordo della promessa mi affretto a salire rubando il posto ad Angelo. Al cambio di pendenza mi fermo a salutare Luciano che e’ indaffaratissimo nell’armo del P25. Dalla parte opposta di dove si trova Luciano noto altri ambienti, raggiungibili con un traverso, probabilmente si tratta di quelli del P35. Interessante, probabilmente tornero’ a verificare.

La risalita e’ veloce ma faccio quasi fatica a tener dietro a Elisa che sembra proprio aver voglia di uscire.

Fuori troviamo Antonello e i primi usciti dalla grotta. Stiamo con loro qualche minuto a commentare la grotta e l’uscita odierna poi il freddo convince me ed Elisa che e’ tempo di avviarsi alla macchina.

Strada facendo costringo Elisa ad una sosta per fare una nuova foto al buco trovato da Luca.

L’arrivo alla macchina e il cambio con abiti caldi e asciutti restituiscono un bel sorriso anche a Elisa.

Scendiamo a Pian della Faggeta dove restituisco Elisa alla propria famiglia. La sera mi trattengo all’Agricamping di Ettore, un amico che non vedo da almeno 2 anni e che rivedo molto volentieri. Sono con Linda, Antonello, Angelo e Giulio. Facciamo cena tarda con tanta carne alla brace, tutto buono ma rigorosamente senza sale ne’ spezie…una piccola dimenticanza del nostro cambusiere!

Una bella visita ad una grotta, vecchia conoscenza praticamente dimenticata. E’ stata una piacevole riscoperta. Alla prossima.

Pubblicato in Uncategorized | Commenti disabilitati su Erdigheta – 22/10/2022

Corso 56 GsCaiRoma – Arcaro – 16/10/2022

Dopo 2 uscite in palestra ad imparare i rudimenti i nostri allievi si cimentano con la loro prima grotta.

La mattina siamo tutti al solito bar “fico” dietro Ikea Anagnina. Per la precisione ci sono gli allievi con Luisa, Marco ed io a fare da comitato d’accoglienza. Il grosso degli istruttori sono gia’ partiti per armare la grotta. Per non dimenticare nessuno mi sono fatto un foglio dove ho segnato i nomi degli allievi e faccio diligentemente l’appello. Quando siamo tutti, componiamo le macchine e partiamo. Io vado con Luisa e Marco, nell’auto di Marco. Anche se di solito non lo faccio, stavolta metto in azione il navigatore puntando a “Fontana del gatto”.

Mentre andiamo Marco mi dice: “ma lo sai che il navigatore se imposti per Fontana del gatto ti porta su una strada sbagliata?”. Gli rispondo che non ne so nulla e cosi’ continuiamo a seguire con fiducia le indicazioni del navigatore.

Ad un certo punto, vicino Ceccano, il navigatore indica di svoltare a sinistra su una strada stretta e col fondo alquanto malconcio. Seguiamo le sue indicazioni. Dopo un centinaio di metri notiamo un assembramento di macchine che fanno manovra per tornare indietro. Quando siamo vicini ci accorgiamo che si tratta delle macchine dei nostri allievi. La strada piu’ avanti diventa impraticabile, ci fanno capire.

Marco mi ricorda: “L’avevo detto io che il navigatore ci avrebbe fatto sbagliare strada”. Devo ammettere che ha ragione. Non me ne sono mai accorto perche’ di solito uso il navigatore solo da dentro Ceccano alla grotta.

In qualche maniera raduniamo tutte le macchine di nuovo sulla strada principale e in una bella fila ci dirigiamo verso Ceccano. Dobbiamo fare parecchi chilometri per riguadagnare la retta via. Da Ceccano alla Fontana del gatto e’ questione di poco.

Nonostante tutto mi rallegro di aver utilizzato il navigatore…altrimenti avremmo perso in blocco tutti i nostri cari allievi!

Alla Fontana del gatto iniziamo a prepararci sotto un bel sole.

Ecco i nostri corsari, quasi pronti ed impazienti, per sicurezza rifaccio l’appello con l’ausilio del mio foglietto dei nomi.

Luisa e Marco hanno trovato qua 2 amici, vogliono segnare meglio uno dei sentieri che partono dalla fontana. Mi sembrano simpatici quindi mi metto in mezzo alla loro foto ricordo.

Dopo il giro per le foto vado di corsa a terminare di cambiarmi. Una bella camminata ci porta all’ingresso della grotta.

Ultimi preparativi, io faccio la mia parte indossando le maglie asciutte, infilo la tuta e monte l’attrezzatura.

Novita’ per me. Oggi gli armatori hanno attrezzato anche l’ingresso alto. Io non l’ho mai fatto, imparero’ qualcosa di nuovo. Marco sale all’albero a controllare il passaggio degli allievi che uno alla volta si avviano sulla corda e raggiungere cosi’ l’ingresso.

Tutti decidono di cimentarsi con la salita e l’ingresso alto, un pozzo da 19 metri, mi dicono. Ci sara’ da aspettare.

Luisa decide invece per la via breve, va a raggiungere la squadra d’armo.

Vista la sosta forzata imperverso con la fotocamera.

Intanto la lenta salita del primo tratto continua.

Marzia che tiene la corda alla sua amica Lucia.

Quando anche l’ultimo corsaro impegna la corda, salgo assieme a lui fino ad incontrare Marco.

C’e’ un poco di ingorgo vicino all’ingresso quindi dobbiamo attendere prima di salire l’ultimo tratto. Inganno l’attesa fotografando un fungo solitario cresciuto tra le rocce.

Sono troppo curioso di vedere l’ingresso alto quindi dopo un paio di minuti rompo gli indugi e mi arrampico per andare a vedere. Mi allontano in un breve giro per vedere i buchi intorno. Ce n’e’ uno che mi piacerebbe rivedere con calma.

Dopo un breve tour torno a curare i nostri allievi. Nel frattempo l’ingorgo all’ingresso si e’ smaltito. Giulio urla di avvicinarmi per prendere il suo posto ai frazionamenti iniziali. Vado.

Rimango alla partenza per un paio di allievi poi Giulio scende ulteriormente e tutti scaliamo di un posto. Marco prende il mio e io vado al posto di Giulio.

Marzia parte per il suo primo P19.

Oramai il serpentone degli allievi e’ partito e si inoltra nella grotta senza interruzioni.

Nuovo scorrere in avanti degli istruttori. Giulio scende alla base del P19 e io vado a prendere il suo posto. Anche Marco viene avanti e chiude la fila. In attesa degli allievi rompo le scatole ad un ragnetto.

Sono al frazionamento e ora la frattura su cui e’ impostata la grotta si presenta invitante di fronte e dietro di me.

Ora posso finalmente vedere il famoso P19 in tutta la sua bellezza.

Alla base del pozzo non distinguo, ma riconosco la voce di Salvatore.

L’armo del pozzo comprensivo di corda di servizio per l’istruttore di guardia al frazionamento.

Il passaggio di uno degli allievi…peccato che la foto sia mossa.

E’ il mio turno per scendere il P19. Alla base trovo solo questo sacco. Mi metto a sorridere vedendo la scritta. Uno zaino con l’istinto di sopravvivenza, penso!

Aspetto Marco poi scendo giu’ fino al pozzo successivo. C’e’ una bella fila, decido di saltarla prendendo per il bypass. Dopo un attimo di incertezza anche Marco mi segue. Appena fuori dal passaggio, ripresa la frattura principale ritrovo i nostri allievi che affrontano il lungo traverso fino al pozzo successivo.

Anche al pozzo successivo l’attivita’ ferve. Stavolta non ci sono scorciatoie. Mi metto in fila in attesa che il serpentone di allievi e istruttori proceda oltre.

Dopo il breve pozzo c’e’ il tratto da camminare fino alla risalita che porta alla frattura parallela.

Qua l’attesa si preannuncia lunga. Vedo che molti, anche vista l’ora, hanno optato per fare pranzo. Mi sembra un’ottima idea, mi aggrego subito anche io.

Mi siedo vicino al Lucia cosi’ mangiamo scambiandoci un poco di calore spalla contro spalla. Man mano che l’attesa si protrae il freddo inizia a mordere, Lucia mi accusa scherzosamente di averla mal consigliata quando le ho detto di lasciare all’ingresso il suo pile di scorta.

L’attesa prosegue. Faccio un giro di foto. Luisa e Marco sono poco piu’ indietro rispetto al nostro gruppetto.

Inganno l’attesa, ma non il freddo, facendo foto ai nostri corsari.

Intanto alla risalita…si risale.

Luisa e Marco dicono che non saliranno. Mi associo a loro. Quando gli allievi terminano, noi proseguiamo con la fredda attesa. Per vincere il freddo inizio a muovermi, risalgo la risalita fino al frazionamento e poi scendo. Vado poi a dare uno sguardo alla prosecuzione della frattura di fronte a noi. C’e’ un passaggio stretto che sembra interessante…ad avere avuto con me la mia amata mazzetta (la rimpiango perche’ e’ stata rubata con tutto il resto) sarei passato dall’altra parte per dare uno sguardo.

Il tempo passa, il freddo rimane. Mi alzo per scrollarmelo da dosso. Ci sono rumori da sopra, tendo l’orecchio. Iniziano a scendere. Bene! Si forma un primo gruppo di 4 allievi. Luisa e Marco partono con loro verso l’uscita.

Rimango con Luca ad aspettare gli altri.

Scende un altro allievo poi il serpentone pare bloccarsi. Decido che e’ il momento di muoversi. Avverto Luca, prendo con me l’allievo e vado verso l’uscita. Trovo il gruppetto di Luisa e Marco che stanno ultimando la salita del pozzo intermedio. Chiedo a Marco se possono prendere con loro anche il “mio” allievo. Ricevuto l’assenso, assisto l’allievo mentre parte nel salire il pozzo e poi torno indietro.

Sono di nuovo alla risalita, il serpentone dimezzato e’ ripartito. Ci sono un paio di allievi giu’ e ne sta arrivando un altro. Fatti i conti abbiamo che sopra la risalita ci sono ancora 2 allievi e 4 istruttori. Luca ed io avvisiamo sopra che prendiamo i 3 allievi che abbiamo e iniziamo ad uscire.

Strada facendo veniamo raggiunti e superati da Linda e Angelo, stanno andando a disarmare il P19 iniziale.

Salito il pozzo intermedio saltiamo il successivo utilizzando il bypass. Nel punto piu’ stretto mi fermo per fare delle foto a chi passa.

Tante volte con l’abitudine nel fare certi passaggi si perde coscienza della loro particolarita’ o bellezza. Gli allievi, nuovi a queste esperienze, affrontano la non difficile strettoia come una bella avventura entusiasmandosi per il passaggio che li ho portati a fare.

Ecco pure Lucia, sembra soddisfatta anche lei della sua prima strettoia.

Per l’uscita torniamo alle vecchie abitudini e usciamo dal solito oblo’ con la sua salita di pochi metri.

Chi esce inizia le operazioni di fine grotta, ci si toglie l’attrezzatura da dosso e si inizia a commentare la giornata.

Arriva anche l’ultimo scampolo del gruppo di allievi. Ecco infatti Marzia che fa capolino dall’oblo’

Quando siamo tutti radunati, prendiamo la via delle macchine.

Alle macchine ci cambiamo all’aria tiepida della sera. Spero che ai nostri corsari sia piaciuta la grotta e che la febbre ipogea li contagi rendendogli la speleologia un piacere irrinunciabile.

Un ringraziamento speciale a Marco che, deviando di parecchi chilometri dalla sua strada, mi riaccompagna fin sotto casa.

Una bella uscita di corso anche se con troppe, fredde, pause. Alla prossima.

Pubblicato in Uncategorized | Commenti disabilitati su Corso 56 GsCaiRoma – Arcaro – 16/10/2022

Campocatino – 15/10/2022

Passeggiata dall’osservatorio fino alla fonte dell’Innola a riprendere i punti di alcune grotte.

Una passeggiata con Betta, Letizia, Corrado e la gioiosa partecipazione di Luna. Un’ottima occasione per riprendere i punti di alcune grotte.

E’ parecchio che non facevo a piedi questa strada. Sono decine i buchi interessanti.

La giornata e’ meravigliosa e molte persone hanno seguito il nostro esempio.

Proprio un bel panorama con i colori dell’autunno.

Questa e’ la prima grotta di cui riprendo il punto…peccato non ne conosca il nome!

L’unica cosa che riesco a scoprire e’ la sigla del gruppo che l’ha esplorata, il GSG.

Dopo aver preso il punto GPS completo il lavoro con le foto dell’ingresso.

Fatto! Ora dobbiamo solo scoprire che grotta sia.

Lungo strada troviamo macchinari vari, stanno disboscando.

Continuiamo con la nostra passeggiata. Quando riconosco il ponticello dove si aprono ben 2 grotte, per gli amici “gli Eretici” e “gli Erotici” mi inoltro a riprendere i punti GPS. Questa dovrebbe essere “gli Eretici”. Faccio una foto veloce, mi riprometto di farne altre al ritorno.

Pochi metri e sono all’ingresso de “gli Erotici”. Anche qua faccio una foto veloce in attesa che il GPS sia comodo e mi dia il punto con un errore accettabile. Ho appena preso il punto quando sento un improvviso urlare e Luna che guaisce di dolore. Con agitazione mi sbrigo a tornare al ponte dove avevo lasciato i miei amici. Arrivo che sembra tutto relativamente tranquillo. Luna e’ stata aggredita da un cane che passava, per fortuna ha causato solo spavento a lei e a noi. Betta intanto urla invettive nei confronti del proprietario del cane che si allontana continuando a proclamare le sue ragioni. Naturalmente le foto agli ingressi delle 2 grotte ho dimenticato di farle!

Dopo questo spiacevole episodio mi armo di un robusto bastone. E’ utile come aiuto nel camminare, per sondare i buchi che incontro e, alla bisogna, per convincere eventuali cani nervosi a non prendersela con la nostra Luna.

Arriviamo all’imbocco del sentiero per la sorgente dell’Innola.

Una foto al faggio centenario la dobbiamo proprio fare.

Luna guarda sconsolata la sorgente dell’Innola che purtroppo e’ a secco. Per consolarla le porgo un poco di pappa e una buona dose di acqua.

Dopo la visita alla sorgente facciamo ritorno alla strada. I colori del bosco sono una meraviglia.

Lo spiazzo che spesso ospita i campi speleo estivi.

Prendiamo la via del ritorno.

Vicino all’osservatorio riprendo il punto di un’altra grotta, anche di questa non conosco il nome.

Siamo a pochi metri dalla sbarra che segna l’inizio della strada.

Terminate le nostre fatiche riprendiamo le macchine per salire a Campocatino e recuperare le forze con un buon pranzo. Luna intanto se la dormicchia.

Una bella gita, ottima occasione per aggiornare il Catasto delle grotte! Alla prossima.

Pubblicato in Uncategorized | Commenti disabilitati su Campocatino – 15/10/2022

Ouso Giugabi – 08/10/2022

A scavare nella nuova grotta con Luca.

La mattina io e Luna usciamo presto, ci fermiamo a fare colazione al bar “fico” vicino Ikea di Anagnina e poi andiamo ad aspettare Luca appena fuori dal casello di Monte Porzio Catone. Appena arriva carichiamo in macchina la sua roba e andiamo a Carpineto Romano dove facciamo ancora una sosta al locale supermercato per cibo e un accendino con cui dare vita a uno dei bastoncini di incenso che ho portato.

Un’altra sosta la facciamo doverosamente a salutare Pozzo Comune, non potevamo esimerci visto che Luca ancora non conosce la grotta piu’ conosciuta da queste parti.

Provo a continuare la strada con la macchina ma e’ ancora sbarrata, torniamo indietro e parcheggio nello stesso posto della volta scorsa. Ci prepariamo poi si parte…o meglio si partirebbe se io fossi meno smemorato, devo tornare indietro una prima volta perche’ ho dimenticato gli incensi, quando ritorno dove Luca mi aspetta riprendiamo il cammino. Dopo nemmeno un centinaio di passi mi sovviene di non avere con me i guanti. Devo tornare indietro un’altra volta, seguito da Luna che e’ contentissima di questi andirivieni. Quando torno da Luca lo trovo in ammirazione estatica di un albero, si tratta di un tasso, mentre proseguiamo la strada Luca mi rende edotto circa le proprieta’ di questo albero, velenosissimo, e mi racconta alcuni aneddoti a lui legati. Intanto imparo che il tasso era molto frequente in Galles e che il suo legno ha permesso per secoli la costruzione dei lunghi e potenti archi inglesi e delle relative frecce. Ne hanno utilizzato tanto di quel legno, cosi’ tanto che ora quasi non se ne trova piu’ nella penisola britannica. Non e’ stato mai ripiantato perche’, essendo velenoso, non era molto gradito agli allevatori del posto poiche’ molti animali morivano dopo essersi cibati delle sue foglie.

Tra una chiacchiera e l’altra arriviamo al masso segnato con la vernice dove si prende il sentiero che conduce alla grotta. Stavolta la trovo subito. Scendiamo nella dolina ed iniziamo a prepararci.

Ecco l’ingresso della grotta, attende solo noi. Prima di entrare accendo il GPS nuovo e prendo il punto della grotta, stavolta vicino all’ingresso e non a bordo dolina. In verita’ questo lavoro lo avevo gia’ fatto insieme al rilievo ma con il furto totale che ho subito ho perso anche i dati.

Entro e vado al fondo attuale della grotta, pochi metri piu’ in basso. Il posto nel frattempo non e’ migliorato ma nemmeno peggiorato. Per prima cosa mi faccio passare l’incenso e l’accendino dall’ottimo Luca e provo a vedere se c’e’ traccia di correnti d’aria. L’esame non porta ai risultati sperati, per ora nulla, la sensazione di aria fredda che percepiamo probabilmente e’ causata dalle pareti di roccia fredde.

Iniziamo a scavare. Obbiettivo del giorno e’ quello di togliere il mucchio di sassi che abbiamo accumulato in fondo alla grotta, sulla destra perche’ se una prosecuzione c’e’ forse e’ proprio scavando a ridosso della parete che la troveremo. Oltre a questo lavoro di sistemazione scaveremo per creare un poco di spazio necessario a proseguire lo scavo.

Iniziamo il lavoro. Luca e’ sopra di me e manovra la corda a cui e’ attaccata la “callarella” che io di volta in volta riempio di sassi e terra. Un “bacarozzo troglosseno” viene a farmi visita durante lo scavo.

Ecco Luca alla sua postazione di lavoro, si e’ organizzato bene e utilizza le pietre sporgenti come deviatore per tirare meglio il secchio coi detriti.

Dopo alcune ore di fatica abbiamo ottenuto buoni risultati, alcune lame di roccia si sono lasciate convincere dalla cortese determinazione della mazzetta (nuova anche lei, che la mia vecchia, amata mazzetta, fedele compagna di tante avventure ipogee e’ persa per sempre). La grotta e’ piu’ profonda di un buon mezzo metro e ora si riesce anche a stare in piedi in zona scavo.

Sento che le forze iniziano a venirmi meno, dichiaro che per me la giornata di scavo puo’ anche considerarsi terminata. Luca, nonostante ieri si sia ferito per una caduta durante l’allenamento alla palestra di arrampicata, e nonostante abbia passato le ultime 4 ore a tirare su pesanti secchi , resterebbe ancora. Ci penso qualche decimo di secondo poi confermo che preferisco smettere ora. Invito Luca a scendere per dare uno sguardo da vicino al lavoro fatto.

Mentre lui osserva la possibile prosecuzione io mi avvio verso l’uscita dove mi aspetta una trepidante Luna. Luca mi segue aiutandomi a tirare su il secchio con i ferri da scavo.

Devo tirare su il secchio con una mano e con l’altra trattenere Luna che vuole andare a fare le feste a Luca. Difficile ma non impossibile.

Recuperiamo tutte le nostre robe e ci fermiamo appena fuori dalla dolina a riprendere temperatura e a fare uno spuntino con le cibarie prese al supermercato.

Prendiamo la strada per la macchina. Rosico un poco perche’ alcune macchine, fregandosene dello sbarramento, lo hanno passato ed ora sono parcheggiate a bordo strada mentre gli occupanti sono a fare picnic sui prati vicini.

Lungo la strada c’e’ un pozzo a cielo aperto che mi sembra meritevole di un futuro sguardo, lo fotografo con la speranza di ricordarmi di lui.

Facciamo sosta obbligata al tasso, Luca deve ammirarlo e raccoglierne le bacche.

Ecco le bacche, mentre lavora imparo da lui che delle bacche la parte esterna rossa e’ l’unica parte commestibile dell’intero albero. Questo permette che gli uccelli le mangino portando poi in giro i semi dell’albero abbandonandoli a terra con i propri escrementi. I semi sono rivestiti da una “corteccia” cosi’ dura che nonostante sia indebolita dai succhi gastrici degli uccelli, ci puo’ mettere anche 10 anni a indebolirsi abbastanza da far uscire un germoglio di tasso.

Anche il contorto tronco del tasso merita una foto.

Dopo una decina di minuti che io e Luna osserviamo Luca raccogliere da terra le bacche di tasso lo avvertiamo che andiamo all’auto a cambiarci.

Quando anche Luca, il giovane spigolatore, torna soddisfatto dalla sua raccolta, terminiamo di sistemare le nostre robe e prendiamo la via di casa.

Abbandono Luca ad un parcheggio nei pressi del casello autostradale di Valmontone e poi prendo la strada di casa. Sono stanco ma soddisfatto e mentre guido faccio gia’ progetti per la prossima scavata nella nuova grotta. Alla prossima.

Pubblicato in Uncategorized | Commenti disabilitati su Ouso Giugabi – 08/10/2022

Corso 56 GsCaiRoma – Palestra San Michele – 02/10/2022

Come sempre in questo periodo dell’anno iniziano i corsi. Questa e’ la prima uscita del 56° corso del GsCaiRoma. Alla palestra di San Michele di Poggio Catino.

Ho ancora la macchina sinistrata dopo il furto subito un paio di settimane fa quindi prima di domenica mi impegno a cercare un’anima buona che mi dia un passaggio. Quando finalmente la trovo in Paolo, mi accordo con lui per l’appuntamento a piazza Bologna davanti all’ufficio postale.

Viene domenica. Alle 7 sono davanti all’ufficio postale. E’ un appuntamento mattiniero ma non e’ un problema, chissa’ perche’ sono gia’ sveglio da ore. Paolo arriva puntualissimo nonostante abbia traversato Roma da parte a parte, carico le mie cose in macchina e ci avviamo per il bar a Settebagni dove ci incontreremo con l’allegra brigata dei nuovi corsisti.

Dopo aver fatto colazione, raggruppati allievi ed istruttori nel minor numero di macchine possibile, partiamo alla volta della parete di roccia dove i nostri aspiranti speleo impareranno i primi rudimenti di tecnica.

Eccoci arrivati, siamo dalle parti di Poggio Catino, per la precisione siamo alla grotta di San Michele Arcangelo sul Tancia. Appena cambiato e preparata l’attrezzatura, mi armo di fotocamera (l’unico oggetto del mio patrimonio speleo che si e’ fortunosamente salvato dal furto che ho subito), avverto le mie vittime che stanno per essere immortalate per poi finire su questa relazione e poi inauguro la giornata con la foto del gruppetto che ho sotto mano.

Il primo gruppetto parte per la falesia e io attendo che un secondo gruppo sia pronto per andare. Naturalmente anche loro meritano avvertimento e relativa foto.

La solita foto alla rustica indicazione per la falesia.

Eccoci alla parete che ci vedra’ impegnati oggi. Le corde sono gia’ pronte perche’ alcuni volenterosi sono venuti ieri ad armarle rimanendo poi a dormire in tenda.

Alla spicciolata arriviamo tutti alla meta, Luca, che ha portato dei ragazzi di Colleferro per il corso, chiude la fila.

Prima di indossare l’imbrago vado a fare una passeggiata igienica, strada facendo trovo anche dei funghi che mi sembrano dei commestibilissimi “galletti”.

Torno alla base e come tutti gli istruttori termino di prepararmi. I nostri allievi attendono pazientemente il loro turno.

Salvatore, direttore del corso, annuncia che e’ ora di iniziare. Facciamo coppie di istruttori che si occuperanno della vestizione degli allievi. Io sono con Angelo e per competenza ci “prendiamo” cura dei 4 futuri astronauti che fanno il corso.

Ci posizioniamo in una zona libera e iniziamo. Angelo si propone come modello per mostrare la vestizione ai suoi amici, mi sembra una buona idea…ma poi mi distraggo e me ne dimentico. Inizio a spiegare ai nostri allievi come indossare l’imbrago poi inizio a vedere come regolarla addosso a Marzia e Lucia.

Nel frattempo un’altra coppia di istruttori si e’ avvicinata al nostro gruppetto, chiedo ad Angelo di seguire Lucia, io resto con Marzia e i nostri istruttori aggiunti si occupano dei restanti 2, Alessandro e Lorenzo.

Terminata la vestizione mi volto a guardare la parete, e’ gia’ completamente impegnata.

Per fortuna la breve salita del traverso e’ ancora libera, ce ne impossessiamo per dare ai nostri pupilli i primi rudimenti. Il primo esercizio che facciamo e’ quello di montare i bloccanti sulla corda e provare a tenersi in piedi sul pedale, esercizio propedeutico ad imparare a salire su corda senza troppa fatica. Visto che c’e’ corda d’avanzo ammatassata per terra c’e’ chi si occupa di armare un’altra breve salita utilizzando gli armi del traverso. In questa maniera il “mio” gruppetto di allievi si assottiglia drasticamente tanto che alla fine mi trovo solo con Lucia e Marzia a cui faccio provare la salita. Dopo la salita anche Lucia viene catturata da un altro istruttore e rimango solo con Marzia quindi mi dedico a completare la sua formazione sugli attrezzi che ha da poco indossato. Passa Salvatore e mi ricorda di istruire Marzia su cosa fare se sente urlare “SASSO!”. Le spiego come comportarsi in caso di sassi che cadono e aggiungo che in grotta, come in parete, qualsiasi cosa cada, la parola da urlare e’ sempre “sasso” perche’ si hanno pochi secondi per avvertire quindi sia chi urla che chi sente l’avvertimento non deve perdere tempo. Tanto per saperlo, chi sente gridare “sasso”, a prescindere da cosa stia cadendo non deve mai guardare in alto e sbrigarsi a mettersi al riparo meglio che puo’.

Con Marzia facciamo esercizi in salita, le mostro come passare un frazionamento, come si monta la corda nel discensore, insomma i primi rudimenti che dovra’ imparare a menadito per applicarli poi in grotta. Marzia e’ mancina, come me, pero’ lei ha un oggetto che sapevo esistere ma non avevo mai visto dal vivo, il discensore per mancini. La cosa deve provocarmi confusione, infatti per almeno un paio di volte scambio il verso in cui deve montare la corda nel suo bel discensore blu!

Terminate le prove sulla piccola salita del traverso mi giro a guardarmi attorno, Lucia, Alessandro e Lorenzo sono impegnati con il loro istruttore, non li disturbo. Indico a Marzia il nostro prossimo obbiettivo, la parete alta. Ci spostiamo nei pressi ma su corda e’ tutto occupato e sotto c’e’ tanta gente in paziente attesa. Ci fermiamo in attesa anche noi. Sembra sara’ una lunga attesa, tanto che dopo un poco propongo a Marzia di spostarci, fosse altro per bere un goccio d’acqua.

Mentre poniamo in atto questo proposito qualcuno, non ricordo chi, mi mostra una corda appesa sul fico davanti alle pareti e mi propone di mostrare a Marzia l’inversione di marcia e la discesa su bloccanti. Uno sguardo senza speranza alle pareti mi convince a seguire il suggerimento.

Ed ecco Marzia che pone in atto quanto ci e’ stato suggerito. Esegue l’esercizio di discesa sui bloccanti senza impaccio. Ella, incautamente, mi chiede: “Ma a cosa serve la discesa sui bloccanti? Si utilizza se non si ha il discensore?”. Sorrido e con un pizzico di cattiveria mi accingo a farle vedere in pratica una delle situazioni in cui la discesa sui bloccanti risulta utile, il passaggio del nodo in discesa. Per gli altri utilizzi di questa scomoda tecnica ci sara’ tempo e modo.

Mentre siamo intenti a preparare questo esercizio passa Massimiliano, e’ stato incaricato di tenere aggiornata la lista degli esercizi che gli allievi devono fare prima di concludere la giornata. Noi glieli elenchiamo e poi riprendiamo il nostro bel passaggio del nodo.

Predispongo un bel nodo simulando una lesione alla corda. Con magnanimita’ inconsueta prima di farlo fare a lei mi cimento io facendole vedere sia il passaggio in salita che quello in discesa. Marzia forse non si diverte tantissimo a mettere in pratica quel che le ho mostrato, pero’ devo dire che se la cava egregiamente anche se esce alquanto provata da queste manovre. Avra’ tempo per imparare a praticarle senza un eccessivo dispendio di energie.

Terminati gli esercizi “del fico” riproviamo ad avvicinarci alla parte alta, sempre piena e con una lunga lista d’attesa alla base.

Ora anche il traverso e’ impegnato, e poi e’ al sole, non posso andarci a meno di sciogliermi.

Mi fermo un poco a guardare chi sale e chi scende sulla parete.

Lo spiazzo della falesia nel frattempo si e’ popolato di arrampicatori. Con disappunto noto che solo una piccola parte di loro indossano il caso. Ne parlo con i miei amici, mi dicono di averli gia’ avvertiti della pericolosita’ di stare vicino alla parete senza casco e di averci rimediato solo una risposta poco urbana. Speriamo bene, soprattutto con cosi’ tante persone in parete e’ possibile che un sasso cada giu’.

A Marzia viene offerto un giro sul traverso, ci separiamo. Mentre lei e’ impegnata sul traverso io torno in zona zaini e mi tolgo la tuta, ora fa veramente troppo caldo per tenerla su.

In tenuta piu’ fresca torno a presidiare la parete. Passo il tempo importunando chi sale con qualche fotografia.

Marzia ancora non e’ tornata dal traverso, c’e’ pero’ un allievo, Enrico che e’ pronto a salire. Ho voglia di sgranchirmi, quindi lo raggiungo per salire assieme.

Con Enrico saliamo e affrontiamo i frazionamenti facendo ripasso delle manovre necessarie a passarli.

Dando uno sguardo sotto di me trovo che Marzia e’ arrivata alla parete e non trovandomi ha subito trovato un altro accompagnatore in Salvatore.

Borbotto qualcosa a commento della mia pronta sostituzione poi proseguo la salita con Enrico che aspetta con pazienza i miei comodi.

Salendo incontriamo altre coppie istruttore-allievo impegnate come noi nel trasferimento di conoscenza e assimilazione delle tecniche di progressione su corda.

Terminata la nostra salita, con Enrico riusciamo a fare anche la discesa. Enrico si districa abbastanza bene anche con il discensore. Arrivati a terra trovo una Marzia con un inizio di spossatezza ma sono inflessibile, ora dovra’ fare una salita anche con me!

Col sorriso stanco e il casco all’indietro ella acconsente. Oramai Marzia in salita va come una saetta e faccio quasi fatica a starle dietro.

Posso prenderla comoda e fare foto in giro.

Faccio anche una foto al buco in parete, in molti mi hanno detto che e’ nulla di che, pero’ sento che non saro’ contento finche’ non riusciro’ a darci uno sguardo di persona…per ora mi accontento di fargli una foto.

Per via incrociamo anche Michele, l’uomo che odia il sabato, e il suo allievo del momento.

Visto che ci sono, dedico una foto anche a Marzia. Sta sperimentando un poco di confusione da stanchezza, pero’ puo’ essere utile anche questo.

Al fin della licenza io non perdono e quando arriviamo in cima chiedo con noncuranza alla povera Marzia se se la sente di fare anche la discesa. Ci pensa su un poco tentennando tra la speranza di un meritato riposo e la voglia di misurarsi ancora con la discesa. Alla fine la parete la convince. Facciamo anche la discesa.

Partiamo senza troppi problemi, questo supplemento di discesa e’ utile perche’ Marzia ancora litiga un poco, ma proprio poco, con il suo bel discensore blu. Il ripasso con stanchezza gli fa bene. A meta’ discesa troviamo un legittimo impedimento a proseguire, Linda e Angelo ci tampinano in salita sulle nostre stesse vie. Sono perentori: “Smammate che dobbiamo disarmare!”. Di fronte ad una tale decisione capitoliamo senza nemmeno uno sbuffo di delusione. Marzia nel approfitta per provare il cambio direzione in salita.

Con un misto di mestizia e sollievo andiamo a raggiungere Michele che intanto e’ arrivato a fine corsa.

Michele affronta il traverso e la breve salita che porta alla grotta di San Michele e attende il suo allievo.

Noi siamo sempre incalzati da Linda e Angelo che premono per terminare il lavoro di disarmo.

Marzia non si fa certo pregare e in un soffio siamo anche noi alla grotta.

Appena si e’ liberata dalle corde presento la tanto nominata grotta a Marzia

Chiamo l’allievo di Michele (di cui nemmeno a dirlo non ricordo il nome!) per una foto ricordo con la grotta e Marzia. Qua ella si vendica di tutte le angherie e le fatiche che ha dovuto subire per mia mano. Facendosi beffa della mia smemorata distrazione, quando la chiamo per nome per fare la foto mi risponde: “Ma Marzia chi?!?”. Subito il dubbio di aver chiamato qualcuno con il nome sbagliato per tutto il giorno (e l’ho fatto spesso) mi assale. Il mio sguardo attonito le strappa una risata che la ricompensa ampiamente delle fatiche.

Chiarito che non ho fatto errori “nominali” riprendo la documentazione fotografica andando a riprendere Silvana, Linda e Angelo che completano il lavoro di disarmo.

A Marzia dopo l’allegria riaffiora la stanchezza, in effetti oggi non l’ho fatta riposare molto e anche il traverso ha aiutato parecchio.

Una foto anche a Michele e al suo allievo per ora senza nome.

Ecco Linda che ci raggiunge, ben soddisfatta del lavoro appena concluso.

Arriva anche Luca, dedico una foto anche a lui.

Terminate le chiacchiere e gli scherzi sul pianerottolo della grotta, prendiamo la scala e scendiamo a raggiungere il gruppo. E’ ora di riprendere la strada di casa, per qualche minuto minuto mi dedico alla svestizione e a ricomporre lo zaino. Quando riprendo la mia missione di documentazione fotografica mi trovo davanti 2 facce che mi sembra di conoscere. Ci metto qualche secondo…altro non sono che Marzia e Lucia con i capelli!

Ultimi discorsi a completamento della giornata all’ombra del fico.

La donna del mistero mi sorride a modo suo.

Stiamo aspettando che chi e’ in parete termini il disarmo dell’ultima via.

Ok, tutto pronto. I materiali del gruppo sono stati diligentemente raccolti e contati da Salvatore e quindi messi negli zaini. Possiamo partire.

Iniziamo il ritorno alle macchine.

Per terminare degnamente la giornata facciamo una sosta al bar del trivio che in realta’ si chiama “Bar da Alessio”. Facciamo una allegra tavolata per brindare assieme al termine di questa prima uscita di corso.

Terminati i brindisi e lo spuntino-cena, Paolo il proprietario della macchina di cui sono ospite, fa segno che e’ ora di tornare. Giusto il tempo di pagare il dovuto e salutare, poi partiamo.

Che dire ancora? Una bella giornata passata in allegria con tante persone simpatiche.

Per i nostri aspiranti speleologi un augurio, che questa giornata sia la prima di molte altre. Che lo spirito della speleologia, che ha catturato noi molti anni addietro, catturi anche voi. Alla prossima.

Pubblicato in Uncategorized | Commenti disabilitati su Corso 56 GsCaiRoma – Palestra San Michele – 02/10/2022

Grotta degli orientisti – 24/09/2022

Con Gabriele, Luca e Nerone a scavare questa grotta per me nuova.

La mattina come al solito Gabriele passa a prendermi e andiamo insieme a Livata dove ci incontriamo con Luca.

Dopo un rapido supplemento di colazione andiamo a Campo dell’Osso dove parcheggiamo al posto solito per andare a doppio rum. E’ una sosta obbligata perche’ la strada e’ interrotta per lavori. La dolina a fianco strada non si e’ saputa regolare e ha fatto sprofondare tutto il manto stradale e reso pericolante il resto per alcuni metri.

Non ci scoraggiamo per cosi’ poco e, dopo esserci preparati, partiamo per la passeggiata che ci portera’ alla grotta degli orientisti dove troveremo Nerone gia’ all’opra intento.

Luca ed io e’ la prima volta che andiamo, ma Gabriele ci e’ gia’ stato almeno una volta e ha il punto GPS. Seguiamo lui tagliando tra i boschi e svalicando parecchie volte.

Ora ci starebbe bene una bella foto ma…solo ora mi accorgo di aver lasciato a casa la mia amata fotocamera. Poco male, chiedo a Gabriele e Luca di documentare per me la giornata. Gabriele mi accontenta subito con un selfie che prende anche Luca.

Tra un canalone e l’altro, anche se tenendomi a vista, continuo a camminare distante dai miei amici cosi’ da osservare un’area maggiore mentre ci avviciniamo alla meta.

Una volta tanto vengo ricompensato, passo ad un metro da un buco che sembra proprio una grotta. Prima di chiamare i miei amici controllo bene. Si, si e’ proprio una grotta!

Urlo ai miei amici di raggiungermi mentre inizio a curiosare.

Gabriele, da bravo documentatore si preoccupa subito di fare la foto dell’ingresso e per una volta sono io a indicare la grotta.

Visto che Luca oggi e’ nostro ospite diamo a lui l’onore e l’onere di entrare per primo. Questo e’ quello che trova.

In pratica si tratta di 2 stanzette contigue senza apparenti prosecuzioni.

C’e’ traccia di concrezioni ma nulla di eclatante.

Deciso per Grotta Valente, in onore di Luca, il nome della nuova grotta, proseguiamo la nostra passeggiata nel bosco alla volta della nostra destinazione senza disdegnare soste per ammirare i numerosi funghi che incontriamo.

Arriviamo alla buca degli orientisti all’una passata e troviamo Nerone rassegnato alla solitudine. E’ qua oramai da ore e ha preso freddo, avrebbe quasi deciso di tornare a casa ma il solo vederci lo rianima. Si concede solo qualche bonaria battuta sulla nostra lentezza.

In pochi minuti ci organizziamo, Nerone ed io entreremo in grotta a scavare, Luca decide di restare fuori per calibrare il suo distoX, Gabriele resta con lui a dargli una mano per poi spostarsi a cercare una grotta gia’ in Catasto di cui riprendere le coordinate.

L’ingresso in grotta con la mia tuta d’emergenza in cotone (la mia attrezzatura, tutta, e’ stata rubata settimana scorsa) e’ quasi traumatica. Il cotone della tuta mi ritorna fredde sensazioni, in pratica sembra di avere la pelle direttamente a contatto con la roccia. Vabbe’, un po’ di freddo non ha mai ucciso nessuno, mi dico…poi il fatto che per uscire dalla grotta per ora ci vogliono meno di 3 minuti, aiuta.

Per arrivare all’attuale fondo si deve passare attraverso ad un fitto nugolo di moscerini, dopo averne inghiottiti un paio mi ricordo di avere con me la mascherina, la metto subito evitando cosi’ di proseguire con un pasto indesiderato e poco attraente.

Quando arriviamo giu’ ci sistemiamo e io mi infilo nello stretto per lavorare all’attuale strettoia. Lavoriamo parecchio, quindi mi muovo parecchio quindi del freddo iniziale rimane solo la sensazione di contatto diretto con la roccia.

Dopo molto ed intenso lavoro riesco a passare la prima strettoia, per la seconda ci vuole molto meno. Esploro quasi 2 metri di grotta nuova! Dopo la seconda strettoia sbuco in un piccolo ambiente, non posso stare in piedi ma ci sarebbe posto per un paio di persone. Peccato che subito dopo si restringa di nuovo in un buco impraticabile.

Torno da Nerone per aggiornarlo. Insieme decidiamo che per oggi abbiamo fatto abbastanza. Rifacciamo i ferri e torniamo fuori.

All’esterno troviamo i nostri amici, stanno ancora dannandosi con la calibrazione del DistoX. Il cellulare che utilizza Luca per connettersi al dispositivo non vuole saperne. Gabriele ci aggiorna sulla sua visita alla grotta che cercava, ce ne mostra anche la foto.

Ho gia’ litigato altre volte con cellulari e DistoX che fanno i capricci, quindi mi impossesso di tutti e due e inizio a mia volta a pasticciare con la calibrazione. Probabilmente e’ solo un colpo di fortuna ma alla fine riesco a scaricare la calibrazione fatta sul DistoX. Ritorno il tutto a Luca facendo la mia porca figura con poco sforzo.

Inizia ad essere pomeriggio inoltrato e la temperatura e’ gia’ ben fresca. Mentre noi giocavamo ai giovani rilevatori Nerone si e’ cambiato, ha preparato gli zaini ed e’ pronto a partire. Io mi sistemo alla meno peggio e sono subito con lui. Insieme partiamo. Scopro cosi’ che la strada “giusta” altro non e’ che un sentiero segnato!

Seguiamo il sentiero nel bosco fino a svalicare, subito dopo vedo un’ampia radura ma noi non la percorriamo, giriamo a destra attorno ad un albero andando ad intercettare un altro sentiero che ci porta in breve alle macchine.

Una bella passeggiata, condita da buona compagnia, la scoperta di una nuova grotta e una micro-esplorazione. Mi pare buono. Alla prossima.

Pubblicato in Uncategorized | Commenti disabilitati su Grotta degli orientisti – 24/09/2022

Ouso dei Tre – 17/09/2022

Questa grotta e’ dedicata a noi, Giuseppe, Gabriele e Fabrizio, il trio inossidabile che il fato ha voluto disfare quando Giuseppe e’ dovuto tornare a casa ,in puglia. Questa e’ l’ultima uscita che abbiamo fatto assieme, da qua il nome che daremo alla grotta.

Anche oggi siamo in tre, Linda, Angelo ed io, andiamo a verificare che il buco trovato tempo fa abbia delle dimensioni degne di farla chiamare grotta.

La prima sorpresa della giornata, oltre alla pioggia, la troviamo quando salendo alla grotta troviamo la strada sbarrata da un camion nei pressi dell’Ouso del Sordo. Aspettiamo un poco suonando il clacson ogni tanto nella speranza che l’autista del camion venga a farci passare. Quando capiamo che non c’e’ speranza, torniamo indietro per parcheggiare al primo posto utile. Non ci facciamo scoraggiare dal contrattempo e iniziamo a prepararci.

Mentre ci cambiamo passa una macchina della polizia municipale di Carpineto. Per fortuna ho tutti i permessi in regola e ci lasciano fare. In compenso ci aggiornano sulla presenza del camion che blocca la strada. La stanno sistemando per farla diventare una pista ciclabile.

Eccoci pronti ad iniziare la nostra avventura.

Iniziamo a salire accompagnati da una pioggia sottile e nemmeno troppo fastidiosa. Sali e poi sali passaimo accanto al buco transennato che vedemmo lo scorso inverno. Faccio fare una deviazione a i miei amici per mostrargliela. Ad uno spiazzo sentiamo una voce salutarci dai cespugli. Ci fermiamo per capire a chi appartenga la voce. Esce fuori dai cespugli un simpatico uomo con cui scambiamo qualche parola. In pratica si rivela essere un vecchio speleologo di Carpineto. Probabilmente e’ uno del gruppo di speleo che insieme a Vincenzone formavano la sezione distaccata dello Speleo Club Roma. Lo sollecito a chiamare il gruppo (SCR) se trova qualche buco nuovo, ci parla di uno che esplorarono negli anni ’70 salendo sul Semprevisa. Lo scambio di chiacchiere per quanto piacevole ha termine, ci salutiamo e proseguiamo ognuno per la propria strada. Noi continuiamo a salire. Intrattengo i miei amici con chiacchiere varie e aneddoti su grotte e persone di questi luoghi, spero di non annoiarli troppo. Saliamo. Da un poco ne avevo l’impressione, ma arrivati a un cartello che non ricordo proprio mi rendo conto di aver sbagliato strada. Lo comunico ai miei amici che accolgono la notizia della passeggiata aggiuntiva ed inutile senza scomporsi troppo. Tiriamo fuori dallo zaino il mio fido GPS, imposto il punto della grotta e torniamo indietro.

Ritrovare la grotta, nonostante il GPS, non e’ semplicissimo, il parcheggio che ricordavo e’ stato arato via dalla ruspa, l’attacco del sentiero sembra non esserci piu’. Seguiamo il GPS con fiducia, purtroppo non possiamo seguire la linea retta che ci indica lui, innumerevoli cespugli di rovi ce lo impediscono.

Alla fine la troviamo. Ci fermiamo al bordo della dolina dove avevo preso il punto GPS in origine. Qua ci mettiamo comodi ed inizio il mio noiosissimo spiegone su come si facevano, si fanno e si faranno i rilievi in grotta. Dopo aver tediato abbastanza i miei amici, Angelo scappa giu’ per la dolina.

Sistemato quel che serve per il rilievo, scendiamo anche Linda ed io. Angelo e’ gia’ affacciato alla grotta.

Siamo davanti alla grotta, sistemo il GPS vicino ai funghi per riprendere il punto dell’ingresso da dove iniziero’ la poligonale.

Angelo scalpita, vuole entrare. Intuendo la cosa gli chiedo di andare a dare un occhio alla grotta mentre termino i preparativi. Non se lo fa ripetere 2 volte.

Chiedo anche a Linda la stessa cosa e anche lei segue volentieri Angelo. Nel frattempo faccio una prima misura per sincerarmi di avere una grotta catastabile. Angelo e’ sul fondo che gia’ scava, punto il DistoX sul suo casco. Il responso della misura e’ confortante 6,74 metri. Possiamo proseguire.

Angelo prova a scavare a mani nude ma e’ troppo anche per lui. Dobbiamo decidere cosa fare. In teoria avevo programmato una visita a Pian dell’Erdigheta dopo aver fatto il rilievo della nuova grotta ma Angelo e’ convinto di voler scavare qua. Ci penso su quasi un paio di secondi poi aggiorno i miei piani per la giornata. Linda ed Angelo torneranno alla macchina a prendere il necessario per scavare, io proseguiro’ col rilievo.

Quando tornano con cofana, mazzetta, maleppeggio, scalpello, cazzuola e demolitore io ho terminato col rilievo e sono fuori ad attenderli. Torniamo indietro nella grotta per scavare.

Ci alterniamo a scavare man mano che le forze ci vengono meno. Il punto in cui si scava e’ stretto, ci si entra a fatica. Proprio la’ dove la grotta sembra approfondire c’e’ un sasso incastrato che non ne vuole sapere. Alla fine e’ Linda ad averne ragione e lo estrae con molta soddisfazione, sia sua che nostra.

Usciamo fuori per prenderci qualche minuto di riposo, faccio una foto ad una foglia che annuncia l’imminente autunno.

Non me ne ero accorto prima, ritrovo anche l’inconfondibile segno dello Shaka Zulu, l’omino stilizzatissimo disegnato sulla parete appena sopra l’ingresso.

Riprendiamo a scavare. Ho allargato di qualche millimetro col demolitore, sembra poco ma vi assicuro che fa la differenza. Il sasso magistralmente tolto da Linda non risolve molto pero’ proseguiamo lo scavo senza demoralizzarci.

Linda e’ sopra di noi ed attende paziente che le passiamo le cofane piene di sassi e terriccio.

Angelo chiede il cambio, vado io. Per avere meno ingombri poggio la fotocamera. Ci guadagno cosi’ una foto all’opera intento.

Continuiamo ad avvicendarci allo scavo. La grotta non vuole concedersi ma noi la blandiamo con dolci mazzettate…chissa’ che prima o poi….

Riprende Angelo, Linda lo assiste, io mi occupo dello scarico delle cofane piene.

Esco un attimo per bere e fare acqua, ecco una vista panoramica della nuova grotta.

Questo e’ un pallone che abbiamo trovato nascosto dietro il sasso tolto da Linda.

E’ quasi ora di andare via, stasera Angelo lavora quindi rientriamo presto. Vado a dare uno sguardo alla situazione. Mi sembra buona, ora il punto dove scavare e’ piu’ largo, e’ solo questione di pazienza…e un poco di fortuna.

Via, si torna. Per andare alla macchina ci guida Angelo, per andare a prendere i ferri per scavare hanno trovato una via piu’ semplice e indicata con un segno di vernice su una pietra.

Mentre mi cambio Linda si impegna a spgliare un cespuglio di tutte le sue more. Alla fine se ne allontana soddisfatta.

Il ritorno e’ tranquillo, non c’e’ ancora molto traffico, lascio i miei amici al bar “fico” vicino Ikea di Anagnina quindi torno a casa. Una bella e proficua giornata. Alla prossima.

Pubblicato in Uncategorized | Commenti disabilitati su Ouso dei Tre – 17/09/2022