Pian della Faggeta – 03/04/2022

Gabriele, Giuseppe ed io. Dovevamo andare a pian dell’Erdigheta ma la neve ci ha costretti a rinunciare. Ne e’ uscito un simpatico giro a Pian della Faggeta per rivedere gli innumerevoli buchi che la caratterizzano. Un’occasione quasi unica grazie alla candida coltre di neve che permette di vedere meglio eventuale pertugi.

La prima sosta la facciamo ad un bar lungo la strada per Carpineto, ora che e’ certo che il “Bar Semprevisa” rimarra’ indefinitamente chiuso, meglio cercare una valida alternativa.

Dopo colazione andiamo su a pian della Faggeta con intenzioni bellicose modello “nessun ci fermera’”…e invece…la notte appena passata deve aver nevicato in abbondanza. Intorno a noi una coltre candida avvolge pian della Faggeta. Noi proviamo a prendere la strada per pian dell’Erdigheta ma gia’ la prima salitella innevata ci mette in crisi, le gomme perdono di aderenza e ci costringono a desistere. Il programma della giornata, programmato e preparato con cura e’ andato a farsi friggere. La delusione dura solo qualche secondo. Andremo a fare ricognizione sulla strada bassa, quella che passa accanto a Pozzo Comune. Il primo tentativo lo facciamo con la macchina ma dopo nemmeno 500 metri dobbiamo desistere, troppa neve anche qua.

Facciamo dietro-front e andiamo a parcheggiare al solito spiazzo. Nulla da fare, pieno zeppo. Andiamo ancora piu’ giu’ e alla fine uno spazietto lo troviamo.

Ci prepariamo alla svelta “da ricognizione leggera” lasciando in macchina tutta l’attrezzatura e il materiale da discesa e da scavo. Si parte.

Prima di tutto una doverosa sosta a Pozzo Comune.

Dal rumore che si sente si intuisce che nei prossimi giorni la grotta sara’ in piena o quasi.

A conferma mi sposto di lato dove il ruscelletto lascia scorrere nella grotta una buona quantita’ d’acqua.

Proseguiamo.

L’ouso del sordo. Non e’ possibile arrivare a vedere l’ingresso perche’ la grotta e’ in un fondo privato. Gabriele mi ricorda che in questa grotta e’ stato organizziamo un “puliamo il buio”, non ricordavo.

Piu’ avanti iniziano una serie di doline che avevo notato la volta scorsa, durante il giro del Semprevisa.

Ve li mostro senza troppe parole, anche perche’ immagino che saranno stati visti chissa’ quante volte.

Pur tenendo una direzione parallela alla strada, Giro quasi senza meta, i miei amici anche. Ogni tanto ci ritroviamo con qualche urlo “di posizione”

Ci ritroviamo ad uno spiazzo dove ricordo molte allegre feste speleo, tra cui un compleanno di Papera, che approfitto per salutare.

Doline e ancora doline.

Cosi’ senza riferimenti sembra un buco enorme ma in verita’ e’ desolatamente piccino, peccato.

Uno statuario Gabriele posa come riferimento per questa dolina con sgrottamento.

Altra dolina, molto profonda. Sulle prime dubito di riuscire a scendere e poi risalire ma poi guardando la spaccatura che mi fa l’occhiolino giu’ in fondo mi convinco di potercela fare. Scendo. La spaccatura sembra promettente, chiamo i miei amici, ma non ce n’era bisogno, stavano scendendo dietro di me.

Rischiando l’infangata in abiti “civili” prendo il casco e mi infilo per dare un’occhiata.

Esco per aggiornare i miei amici. Gabriele prende il punto, si dice convinto che questa (forse) grotta sia nominata sul libro detto con confidenza “l’Alberta”. Verificheremo poi.

Un albero con delle fronde particolari, forse voleva mimetizzarsi da cespuglio.

Un recinto, strano, cosa puo’ essere mai?

Speravo in una bella grotta da vedere ma e’ un bucaccio che sembra chiudere dopo un metro. Il GPS di Gabriele ci dice che e’ una grotta in catasto. A me continua a sembrare un buco infimo…pero’…

Catastata o meno, la abbandoniamo al suo destino. Si prosegue il giro.

Cerchiamo senza tralasciare nulla ma senza grandi soddisfazioni.

Siamo nei pressi di fonte dell’Acquicciola. Gabriele ci richiama all’ordine: “Sono quasi le 13, vogliamo andare a pranzo?!?”. Faccio finta di nulla, la mia inconfessabile speranza era di passeggiare fino alla confluenza delle strade, quella alta che dovevamo percorrere in macchina e quella bassa dove stiamo camminando. A quel punto avrei lanciato l’idea di proseguire visto che per lo spiazzo per pian dell’Erdigheta mancava poco e poi…chissa’! Il mio piano diabolico si sgretola quando Gabriele prende il cellulare e riesce a chiamare la “Sbirra” per prenotare un tavolo. Sfuma definitivamente quando dal ristorante riceve un ok anche se arriveremo non prima delle 2 e mezza del pomeriggio. Vabbe’, accontentiamoci, si torna indietro.

Andiamo di buon passo, il miraggio delle fettuccine ci mette le ali ai piedi.

Saltiamo un tornante ma scelgo male il punto e mi ritrovo a vagare tra i rovi. Fa nulla, eccoci in vista di Pozzo Comune.

La macchina, ci cambiamo velocemente.

In un lampo siamo alla piazza principale di Carpineto Romano.

E finalmente “La Sbirra”!

Un piattino di fettuccine per rallegrare l’animo.

Un saluto al grande Luca, anche se oggi e’ indaffaratissimo trova il tempo per farci un saluto tra una portata e l’altra in giro per i tavoli. Per la verita’ cerco di fare anche una foto a Floriana, la generosa artefice del mio piatto di fettuccine e delle altre leccornie che abbiamo mangiato oggi, pero’ la batteria della fotocamera mi tradisce proprio mentre le scatto la foto.

Il ritorno e’ tranquillo, non ho nemmeno troppo sonno. Sulla via del ritorno prendo anche una sonora lezione di matematica, sui numeri primi. Nasce una accesa discussione quando affermo che il numero “1” e’ un numero primo. Giuseppe e Gabriele affermano il contrario. Alla fine internet dirime la questione…hanno ragione loro! Una delle ragioni e’ che considerare il numero “1” come numero primo renderebbe non univoca la scomposizione (fattorizzazione) di un numero in numeri primi. Devo essere sincero, lo avevo completamente scordato. E’ sempre il momento buono per imparare o ripassare qualcosa.

L’angolino della cultura termina poco prima del casello autostradale che ci riserva una sorpresa, il casello col “Telepass” e’ rotto e c’e’ una fila impressionante. Per fortuna la nostra fila scorre via veloce e ce la caviamo in pochi minuti. L’arrivo sotto casa e’ roba di poco. Un’altra bella giornata rubata alla vita a dispetto degli ostacoli che ci propone. Alla prossima.

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Grotta Mitchell – 28/03/2022

Con Giuseppe, Gabriele, gli amici dalla associazione Linea Gustav e alcuni militari a rivedere la grotta Mitchell nei pressi del comune di Santi Cosma e Damiano.

E’ lunedi’, ma andiamo di nuovo in grotta. La mattina partiamo all’alba, Gabriele ha preso appuntamento per le 9 allo spiazzo vicino la grotta e da Roma la strada e’ lunga assai. Mi lamento sempre dei ritardi di Gabriele ma stavolta e’ il mio turno per essere preso in giro. Arriviamo in perfetto orario e ci tocca aspettare gli altri amici che parteciperanno alla visita.

In sequenza arrivano gli amici della associazione “Linea Gustav” e quindi i militari che faranno il sopralluogo in grotta. Quando siamo tutti, ci presentiamo reciprocamente, ci mettiamo d’accordo sul materiale da portare e saliamo.

Ecco la grotta, dalla precedente visita l’ingresso e’ stato tappato con un sasso.

Nulla di male, con poca fatica lo facciamo rotolare via. E’ il nostro momento, io mi occupo di allargare l’ingresso con i punciotti mentre Giuseppe e Gabriele sistemano le corde di servizio.

I militari che visiteranno la grotta hanno portato una scala, decidiamo di sistemarla cosi’ la potranno utilizzare per salire e scendere, le nostre corde le useremo solo per far loro sicura ed eventualmente fare passaggio di materiali.

Due dei militari, i tecnici addetti all’esame del materiale in grotta, si preparano e scendono con la nostra assistenza. Dopo un poco che sono giu’ decido di andare a dare uno sguardo anche io.

Eccoli al lavoro, tento una foto col flash ma il pulviscolo in sospensione fa un effetto neve.

Riprendo qualche concrezione.

La sommita’ del pozzo con il foro dell’ingresso.

I 2 tecnici continuano il loro lavoro, cerco di dar meno fastidio possibile, pero’ devo passare loro vicino per andare nell’altra saletta dove ci sono un paio di punti che durante la precedente visita mi erano sembrati promettenti.

Li passo facendo attenzione e poi vado carponi fino ai 2 punti che avevo notato gia’ l’altra volta. Il primo, quello a sinistra porta da nessuna parte.

Il secondo sembra meglio…ma anche lui chiude miseramente.

Mi sono incastrato in un punto col soffitto molto basso, consumando parte della scorta di imprecazioni quotidiane striscio a marcia indietro fino a potermi girare.

Torno indietro.

I tecnici sono ancora impegnati. Il caldo e’ asfissiante, per me basta cosi’. Li avverto che torno su.

La salita prende poco, l’allargamento dell’ingresso, anche se di pochi centimetri e’ servito allo scopo, ora l’uscita e’ molto piu’ agevole nonostante l’ingombro della scala.

Nella roccia “punciottata” si rivelano anche alcuni fossili, mi prendo del tempo per riprenderli.

Inizia il recupero dei materiali che i tecnici hanno trovato nella grotta, io ne approfitto per rubare una foto di gruppo.

Intanto il recupero ha inizio. Il nostro “sacchio”, ottimo acquisto fatto al raduno ultimo scorso, fa egregiamente il suo dovere.

Recuperato il materiale iniziano ad uscire anche i tecnici. Mentre salgono con la scaletta, facciamo loro sicura con la corda.

Arriva il primo.

Il fatto che trovi stretto il passaggio anche ora mi convince definitivamente del fatto che sia valsa la pena farli attendere per la “punciottata”.

Arriva anche il suo collega, senza troppi problemi.

Fine dell’intervento. Smontiamo tutto, sistemiamo i materiali e facciamo quattro chiacchiere con gli amici di Linea Gustav.

Terminato il lavoro e sistemati negli zaini tutti i materiali, provvediamo anche a tappare di nuovo l’ingresso. Ora e’ quasi come lo avevamo trovato, forse meglio.

Una foto ricordo di gruppo ci voleva proprio.

Iniziamo la discesa.

Facciamo un bel serpentone di persone.

Ecco i 2 tecnici che trasportano la “scaletta”, tanto scomoda da trasportare quanto indubbiamente utile in questa occasione.

Il momento dei saluti occupa tutti per un buon quarto d’ora. Ci si augura reciprocamente di rivederci presto, magari per altre, nuove, grotte. Rimaniamo solo noi, ci cambiamo.

Quando siamo pronti ci sovviene il desiderio di mangiare qualcosa, sono quasi le 2 del pomeriggio e se vogliamo andare in un ristorante dobbiamo sbrigarci. Giriamo in cerca con l’aiuto del navigatore ma senza fortuna, alcuni sono chiusi, altri non li troviamo proprio. Siamo sconsolati nei pressi di Castelforte quando Gabriele sfoggia l’asso nella manica, chiama Giuseppe, il presidente della associazione “Linea Gustav” e lui, gentilissimo, non solo ci consiglia un ristorante aperto nelle vicinanze ma addirittura lo chiama per prenotarci il tavolo! A lui tutta la nostra riconoscenza. A noi rimane altro che fare ingresso trionfale al ristorante ed accomodarci per dare ristoro al nostro appetito. Per la cronaca siamo stati degnamente ristorati alla osteria “Terra dei briganti”. Non male davvero.

Il dopo pranzo e’ il solito, si torna a casa. Non faccio molta compagnia a Gabriele perche’ ogni tanto vince l’abbiocco. Non ne sono sicuro ma anche Giuseppe, dietro di noi, credo si conceda un sonnellino. Un lunedi’ fuori dalla consuetudine, molto interessante. Alla prossima.

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Pian dell’Erdigheta – 26/03/2022

Proprio un bel giro con Giuseppe, io e Luna. Riprese le coordinate e fatte foto ingresso dei Guardiani, Cantina dell’arnara, Mary Poppins. Riesplorato il Catravasso a cima del c..o della faggeta, scavata una possibile grotta nuova a Pian dell’Erdigheta. Cena alla sbirra. Al ritorno passiamo a casa di Luca a prendere il Distox di Gabriele.

La mattina Luna ed io andiamo a prendere Giuseppe e poi tutti assieme facciamo tappa a fare colazione al bar “fico” dietro l’Ikea di Anagnina. Passando per Carpineto noto con dispiacere che il bar Semprevisa e’ ancora chiuso…deve essere una cosa definitiva. Peccato.

Saliamo a Pian della Faggeta. Il parcheggio, quello solito per andare a Pozzo Comune e’ gia’ pieno di macchine, noi prendiamo decisi per la strada sterrata che sale. Strada facendo incontriamo la prima grotta, i Guardiani. Riprendo il punto GPS e poi Giuseppe si presta come riferimento per la foto.

Andiamo avanti, altra grotta, la cantina dell’Arnara. anche per lei facciamo sosta per riprendere punto e foto.

La successiva dobbiamo cercarla un po’, ci sono stato l’ultima volta nel 2013, non ricordo come si chiama (Grotta Mary Poppins!) ma ricordo abbastanza bene la sua posizione. Ancora una volta costringo Giuseppe a fare da riferimento davanti all’ingresso.

Nonostante le frequenti soste alla fine arriviamo allo spiazzo dove parte il sentiero per pian dell’Erdigheta. Ci cambiamo, prepariamo gli zaini, pesantissimi e partiamo. La salita e’ dura e la sosta alla grotta a meta’ strada e’ piu’ che gradita. Non la conosco e sono proprio curioso di vedere cosa ci nasconde. Tiriamo fuori il materiale necessario, Giuseppe si arma di corda e buona volonta’ e utilizza il robusto albero accanto alla grotta per la partenza dell’armo.

Mentre Giuseppe prepara la partenza io sistemo l’armo sul pozzo. La corda e’ sistemata. Si deve solo scendere. Mi sento pigramente magnanimo, quindi lascio a Giuseppe l’onere e l’onore di scendere a dare un’occhiata.

Scende il primo tratto, sul fondo ci sono numerosi rami semi-carbonizzati.

Si ferma su una stretta cengia con molti sassi pericolanti. Li butta giu’, si sentono dei bei tonfi quando arrivano al fondo. Grazie a loro stimiamo un pozzo tra i 15 e i 20 metri. Il secondo pozzo ha una partenza stretta e deve essere armato. Gli urlo per dire di farlo e passo subito all’azione mandandogli tutto il necessario. Non lo sento contentissimo, Giuseppe non ama armare. Quando me lo rammenta inizio a prepararmi per andare a farlo io, a me piace e lo faccio volentieri. Ci scambiamo di posto, io scendo giu’ e Giuseppe rimane sopra a curiosare il mio operato. Gli lascio la fotocamera e lui la usa diligentemente per documentare quel che faccio. Per prima cosa metto un fix.

Poi sistemo l’attacco…

…e quindi la corda.

Provo a scendere. E’ stretto assai. Mi incastro un metro piu’ in basso. Non ci passo. Sto quasi per rinunciare quando mi accorgo che accanto a me c’e’ un punto piu’ largo ma occupato da una seconda cengia. A prima vista sembra inamovibile, pero’ quando vado a smuovere sento dei sassetti cadere giu’. Forse forse…Mi sistemo meglio possibile per poter manovrare la mazzetta ed essere fuori dalla traiettoria dei sassi che smuovo. Tolgo tutto il primo strato di terra. Ci sono tanti piccoli sassi ai lati ma al centro c’e’ un masso che ingombra interamente il passaggio. Non mi sembrano esserci molte speranze che io possa smuoverlo. Pero’ sono di animo ottimista, quindi ci provo. Inizio a togliere pazientemente i sassetti laterali facendo molta attenzione a che il masso non si sposti intrappolandomi una mano, ne avrei molto dispiacere. Dopo quasi mezz’ora di intenso lavoro il masso e’ libero dalla compagnia dei sassetti. E’ ancora ben incastrato. Me lo studio un poco. Forse c’e’ uno spigolo del masso che posso riuscire a rompere a mazzettate. Mi sistemo ancora meglio per aggredirlo. Controllo di nuovo di non avere i piedi, sono penzolanti nel vuoto, sulla linea di caduta del masso. Inizio a martellare con tutta la residua energia che ho. Si rompe un pezzetto del masso e lui si assesta scendendo di qualche centimetro. Ripulisco e continuo a martellare con rinnovata energia. Alla fine con mia grande soddisfazione il masso cede le armi e cade giu’ con gran fragore e mia enorme soddisfazione.

Ora si che posso scendere! Mi sistemo sul punto appena ripulito, faccio cadere le ultime minuzie di roccia e sono pronto. Quando ho piantato il fix non potevo vedere se andava bene e comunque prima sarebbe andato a poggiare sulla cengia posticcia. Ora invece l’armo e’ perfetto, un poco di fortuna e’ sempre gradita. Avevamo lasciamo su all’ingresso il capo libero della corda per evitare che la sassaiola fatta per pulizia del pozzo potesse rovinarla. Urlo a Giuseppe di mollarla giu’, cosa che lui fa presto e bene. La corda arriva fino in fondo al pozzo senza toccare le pareti. Bene. Avviso Giuseppe e scendo. Le pareti del pozzo sono pulite, non ci sono tracce di pedate o altre abrasioni, sembra non sia stato sceso. Sul fondo trovo tutta la miriade di sassi che abbiamo buttato giu’. Di lato un passaggio basso a “V” rovesciata sembra portare ad altri ambienti. Alla base del passaggio c’e’ del fango. Una imprecazione mi scappa al pensiero di dovermici stendere sopra, ma lo devo fare, devo assolutamente vedere cosa c’e’ dopo. Passo. Mi ritrovo in un ambiente di sezione quasi ovale, tanto fango sul fondo. C’e’ un punto nel fango dove si intravede un passaggio, scavo un poco, il passaggio c’e’ ma e’ buono per gli insetti. Peccato. Deluso dalla parte bassa, alzo la testa per osservare cosa ho sopra di me. E’ un fuso parallelo a quello che ho sceso. Non e’ altissimo. Stimo arrivi all’altezza della cengia dove son partito. Accendo la luce di profondita’ e vedo che la sommita’ del fuso sembra chiudere. Devo rassegnarmi, nessuna scoperta eclatante per oggi. Devo accontentarmi di quanto siamo riusciti a fare. Ripasso il passaggio fangoso e inizio a risalire.

Nel frattempo Luna ha terminato di disperarsi per la mia assenza e si e’ messa comoda in paziente attesa.

Devo dire che il passaggio della cengia intermedia e l’uscita non sono proprio agevoli, devo lanciare diversi sbuffi prima di disimpegnarmi.

Luna quando mi vede riapparire corre subito a farmi le feste, nemmeno il tempo di riprendere fiato.

Aggiorno Giuseppe di quanto ho trovato poi smontiamo tutto e ci prepariamo per riprendere la salita.

La salita, nonostante la sosta, non e’ migliorata affatto. Incontriamo un albero dalle radici tenaci.

Fargli le foto e’ una ottima occasione per una breve sosta ristoratrice.

La salita e’ terminata. Davanti a noi si presenta pian dell’Erdigheta in tutto il suo splendore.

Arriviamo all’inghiottitoio dell’Erdigheta. Racconto a Giuseppe qualche aneddoto sulla grotta e lo invito a farle visita mentre io vado a ritrovare il buco nuovo.

La buca e’ ancora nelle condizioni in cui versava settimana scorsa. Non e’ migliorata ma almeno non e’ stata tappata.

Quando Giuseppe mi raggiunge iniziamo a togliere terra e sassi. Troviamo pure la testa di un coccodrillo incrociato con un rinoceronte!

Dopo una seria ripulitura di quanto ingombrava la buca, si inizia ad intravedere qualcosa di interessante.

C’e’ ancora da fare, ma promette.

Il tempo passa presto quando ci si diverte. Sono quasi le 5 del pomeriggio quando decidiamo che e’ ora di tornare. Per delimitare il buco abbiamo disposto un giro di sassi lungo tutto il bordo. Impieghiamo ancora una buona mezz’ora a raccogliere legni in giro e li sistemiamo sopra al buco. Ora sembra segnalato meglio rispetto a com’era quando siamo arrivati.

La discesa verso la macchina e’ tranquilla, Luna scorrazza felice. Mi fanno ancora un poco male le ginocchia a causa di alcuni lavori casalinghi degli ultimi giorni, pero’ tutto sommato va bene.

Il ritorno e’ procrastinato a dopo esserci rifocillati con un bel piatto di fettuccine alla “Sbirra”. Ben sazi e soddisfatti per la bella giornata riprendiamo infine la strada di casa. Alla prossima.

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Semprevisa – 19/03/2022

Io e Luna a fare una passeggiata per il classico anello del Semprevisa. Per il giro ci siamo affiancati al gruppo Escursionisti del CAI Roma che facevano lo stesso percorso, tra le guide del gruppo il mio amico Marco. Con l’occasione ho ripreso le coordinate degli ingressi delle grotte incontrate.

Era tanto tempo che avevo promesso a Luna una bella passeggiata. Oggi e’ l’occasione giusta. La mattina di buon’ora usciamo, Luna e’ elettrica e mi guida verso la macchina saltando come un cavallo imbizzarrito. Dopo una doverosa pausa per la colazione e una sosta per fare GPL arriviamo al piazzale di Pian della Faggeta. Quando arrivo posso parcheggiare dove desidero, ci sono solo 3 macchine. Faccio uscire Luna, la sistemo perche’ stia comoda ed inizio a prepararmi.

Il tempo di mettere gli scarponi e il piazzale si popola in maniera incredibile. Vicino a me c’e’ un tipo che mi saluta con entusiasmo. Ricambio, ho la sensazione di conoscerlo ma non so perche’. Faccio subito la mia brava figura spiegandogli che non ricordo il suo nome. Con pazienza lui mi aiuta, e’ Gianluca ed e’ stato allievo dell’ultimo corso del GSCaiRoma. Oggi e’ in veste di guida escursionistica e accompagnera’ un gruppo di simpatiche persone che mi presenta.

Sto ancora parlando con Gianluca quando mi si palesa davanti un’altra faccia conosciuta. E’ Marco! Anche lui e’ qua per una escursione, oltre ad essere uno speleo, fa la guida per il gruppo di escursionismo del CAI Roma. Incredibilmente tutte le persone nel piazzale sono qua per fare lo stesso giro, lo stesso che intendo fare io. Il gruppo di Gianluca e’ pronto, per prima cosa andranno a visitare l’ingresso dell’Ouso di Pozzo Comune, la grotta che chiunque abbia fatto un corso base di speleologia nel Lazio conosce bene. Lo saluto, io ho deciso di unirmi al gruppo CAI, con Marco.

Partiamo. Prendiamo la salita, andremo su per il sentiero di acqua di Mezzavalle fino alla sella, poi gireremo a sinistra per arrivare alla vetta del monte Semprevisa quindi scenderemo per Pian dell’Erdigheta e da la’ torneremo alle macchine. Un bel giro che mi permettera’ anche di riprendere il punto di alcune grotte che incontreremo.

Per la prima parte di strada tengo Luna al guinzaglio, non vorrei mai che qualcuno del gruppo avesse paura. Alla curva il gruppo prosegue verso l’imbocco del sentiero segnato. Io decido di tirare dritto per la solita strada fuori sentiero. Oltre al fatto che son sempre passato di la’, separandomi posso liberare Luna cosi’ potra’ sfogarsi con una bella corsa.

La prima parte e’ quasi un sentiero, la conosco come le mie tasche.

Nonostante questo, devo fermarmi un attimo per guardare un buco. Non posso stare quanto vorrei, rischio di perdere il gruppo. Mi accontento di fare una foto.

Per la seconda parte della salita mi sposto verso destra fino a incontrare il sentiero quasi in contemporaneo col gruppo.

Mi accodo ritrovandomi con Marco che chiude la fila. Iniziamo la salita in mezzo alla faggeta, sempre bellissima. Lascio Luna libera, non sembra ci siano problemi. Per sicurezza pero’ passero’ buona parte del tempo a richiamarla per non farla allontanare troppo da me e soprattutto per evitare che sfrecci sul sentiero in mezzo alle gambe degli escursionisti.

Un bel cordone di persone si snoda lungo il sentiero.

Quando e’ possibile prendo sentieri paralleli in modo che Luna possa sfogare la sua esuberanza senza infastidire troppo il gruppo.

A meta’ strada per la sella iniziamo ad incontrare molti alberi caduti, uno spettacolo tremendo.

Alcuni alberi sono andati sul sentiero, un paio formano un passaggio d’effetto.

Questo forse e’ il punto dove la strage di alberi e’ piu’ evidente.

Un paio di cavalli che fanno amicizia. il nero e’ maschio e ci “prova” di brutto con la bianca che pero’ si nega. Facciamo sosta per curiosare. Trattengo Luna per evitare che vada troppo vicino.

Eccoci in vista della sella! Qua allo scoperto si sente un bel vento ghiacciato.

Il vento persiste. Sfrutto la sosta per far bere Luna e mettermi la giacca a vento. Ne approfitto anche per fare una foto a Marco vicino alle frecce che indicano la direzione dei sentieri.

Riprendiamo girando a sinistra per il monte Semprevisa.

Arriviamo ad affacciarci verso il mare, lontanissimo si intravede il monte Circeo. Mando un saluto ad Angelica e Mario che sono la’ a lavorare ad uno scavo archeologico. Provo anche a fare una foto ma non rende troppo…pero’ Luna fa sempre la sua figura!

Si sale ancora.

La pettata per salire alla vetta del Semprevisa e’ impegnativa, quindi ogni tanto una sosta per ammirare il panorama e’ ben accetta da tutto il gruppo.

Nonostante il fiato corto per la salita riusciamo a far chiacchiera e conoscenza con Alessandra, una ragazza di Forli’ che per qualche tempo si e’ trasferita a Roma senza per questo abbandonare la passione per la montagna.

Terminata l’erta si prosegue in cresta, il gruppo si snocciola allungandosi per molti metri.

Riprovo con una panoramica ma senza risultati soddisfacenti.

Dopo la cresta davanti a noi si palesa la croce che segna la vetta. Ancora un saliscendi e ci siamo.

Il nostro sentiero. Marco mi dice che il sentiero e’ intitolato ad un alpinista del posto scomparso di recente.

Il gruppo si raduna attorno alla croce ma dopo aver curiosato ci si ritira tutti alcuni metri indietro per ripararsi dal vento gelido.

Foto di gruppo in vetta al Semprevisa.

Visto che ci siamo chiedo a Marco di fare una foto ricordo anche a me e Luna.

Facciamo pranzo, Marco intrattiene il gruppo raccontando della genesi dei monti Lepini, del carsismo e dell’interesse di questi monti dal punto di vista speleologico. Terminato il pasto si riparte, ora scenderemo verso pian dell’Erdigheta.

Si segue una cresta con vento freddo poi siamo di nuovo nel bosco.

Una catinella naturale.

In questo punto, abbastanza vicini tra loro, noto un paio di buchi tappati che penso siano stati grotte. Segno mentalmente di rivederle in un prossimo futuro. Incontro anche il gruppo di Gianluca, loro hanno fatto il giro al contrario. Un rapido saluto poi mi affretto a ricongiungermi col gruppo.

Usciamo dal bosco, ora davanti a noi abbiamo pian dell’Erdigheta. Facciamo una deviazione per vedere l’ingresso dell’abisso Consolini.

Mentre scendiamo facciamo un incontro, un buco a fianco del sentiero.

Da quel che lascia vedere di se’ e’ un pozzo da circa 8 m. Ne prendo il punto GPS.

Sembra incredibile ma durante la sosta al Consolini riprendo il punto GPS ma scordo di fare le foto dell’ingresso. Capita. Per scendere torniamo leggermente indietro e scendiamo seguendo una cresta.

Strada facendo trovo una “forse grotta”, un bucaccio apertosi di recente. Ne prendo il punto per tornare a dare una occhiata piu’ approfondita.

Eccoci all’inghiottitoio dell’Erdigheta. Anche qua riprendo il punto GPS e ricordo anche di fare le foto.

L’inizio della grotta.

Da una grotta all’altra. Quando il sentiero da Pian dell’Erdigheta arriva alla strada sterrata carrabile, mi ricordavo ci fosse una grotta scavata dal mio amico Daniele. Per sicurezza riprendo anche le sue coordinate e scatto le foto dell’ingresso.

Proseguiamo sulla strada tagliando per sentieri quando li troviamo.

Le indicazioni aiutano.

Tagliando per sentieri finiamo per sbucare sulla parte bassa della strada carrabile, quella che passa davanti all’Ouso di Pozzo Comune.

L’ultimo chilometro di strada per me sono una sofferenza. I piedi mi fanno scherzi poco simpatici e senza preavviso si “addormentano” lasciandomi a camminare con strane sensazioni, per lo piu’ dolorose. Per fortuna la macchina e’ vicina quindi la sofferenza e’ di breve durata. Evito la deviazione per visitare l’ingresso di Pzzo Comune, mi fermo pero’ poco piu’ avanti a scattare una foto al papavero gigante. Proprio di fronte a questo fiore la mia fotocamera da grotta “storica” ha smesso di funzionare e non si e’ mai piu’ ripresa. E’ una foto che le dovevo.

Al parcheggio ci sono saluti e ringraziamenti a tutto il simpatico gruppo che ho seguito nel giro, poi finalmente posso togliermi gli scarponi e far riprendere un poco i piedi dall’intorpidimento. Il ritorno in macchina e’ tranquillo e trovo anche parcheggio non troppo lontano da casa.

Una bella giornata, anche Luna concorda. Alla prossima.

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Grotta Milano -12/03/2022

Con Almalinda, Angelica, Aurora, Gessica, Lucrezia, Martina, Gabriele, io e Luna. A fare il rilievo della grotta che si apre a Isola del Liri nel Monumento Naturale Lungofibreno Tremoletto.

La mattina Gabriele passa da casa mia e ci carica su, a me e Luna. Prima sosta al parcheggio Metro della Rustica dove ci attende il resto del gruppo. Compattiamo le macchine, nella nostra viene Aurora, una dolce presenza che ingentilisce la nostra macchina.

Con tutte le soste necessarie la nostra piccola carovana arriva infine al parcheggio dove lasceremo le macchine per andare alla grotta. Non possiamo fermarci davanti alla grotta perche’ siamo su una strada non molto larga che costeggia, presumo dato il nome del posto, il fiume Fibreno.

Iniziamo a cambiarci, io scelgo un bel punto vicino al fiume. Il paesaggio e il bel sole rendono questa parte insolitamente piacevole.

Tutti pronti, un breve briefing.

Andiamo. Per la grotta si deve tornare indietro di circa 300 m.

Siamo vicinissimi alla grotta. Terminiamo gli ultimi preparativi. Un amico di Almalinda ci fa da guida, non e’ speleologo ma si interessa e conosce questa zona.

Ancora pochi passi ed eccoci all’ingresso.

L’ingresso visto da dentro. Per ostruirne il passaggio hanno messo davanti all’ingresso dei rami secchi.

Mi guardo attorno, e’ la mia prima visita in questa grotta e prima di iniziare col rilievo cerco di rendermi conto. C’e’ una prima saletta che e’ quasi tutt’uno con una seconda, dopo, per ora il buio.

Nella seconda saletta poggiamo gli zaini.

Prendo il necessario per fare il rilievo, faccio bere Luna e inizio a fare il mio dovere. Prima di partire vado verso il buio, i miei amici sono gia’ andati. C’e’ una terza sala con alcune diramazioni. Alla mia destra un ambiente che sembra terminare la’. Dritto a me quella che sembra una frana di terra. Il nostro accompagnatore ci racconta che inizialmente c’era un altro ingresso che dava su un fondo privato. Il proprietario, ancora negli anni ’60, lo fece chiudere. Sulla sinistra una serie di colonne stalattitiche di varie dimensioni occlude parzialmente il passaggio per la prosecuzione della grotta. Guardo quel passaggio con diffidenza, da quella parte c’e’ la mia porzione quotidiana di fango che attende solo me.

Torno alla seconda saletta, quella con gli zaini. Da qua in poi ripongo la fotocamera, non e’ molto adatta per andare in giro in posti fangosi e poi da ora avro’ fin troppi aggeggi appesi al collo.

Bardato di tutto il necessario torno all’ingresso. Mentre preparo Topodroid per l’inserimento dei dati che prendero’ col DistoX, mi tengono compagnia l’amico di Almalinda ed Aurora. I primi capisaldi li prendo da solo. Al momento di addentrarmi affido Luna ai miei amici, non potra’ venire nella parte piu’ interna della grotta. Dalla seconda saletta in poi trovo Martina che si muove a compassione e decide di darmi una mano. Le passo il fido pennarello per segnare i capisaldi, le faccio un rapido spiegone dei suoi compiti e andiamo avanti col rilievo.

Con lei finiamo le prime 3 sale e ci addentriamo nel passaggio fangoso della prosecuzione. C’e’ un punto stretto, come da prassi incontriamo la’ parte dei nostri amici. Dobbiamo organizzarci per garantire lo spazio a tutti. Anche per togliermi di mezzo scendo da solo a rilevare un breve pozzetto. Nel frattempo Almalinda e Martina si accordano per un cambio della guardia. Da quel punto in poi la mia assistente sara’ Almalinda, a sua volta assistita da Gabriele che fa da Cicerone.

Tramite uno stretto passaggio in salita e qualche passaggio un poco ripido ma arrampicabile, arriviamo al livello alto della grotta con altri ambienti molto interessanti. A terra ci sono frammenti di stalattiti crollate di almeno 30 cm di diametro e lunghe oltre un metro. Ipotizziamo un terremoto abbastanza potente le abbia fatte crollare. Non deve essere stato un evento recente, i frammenti sono parzialmente saldati tra loro e al pavimento della grotta.

Dalla sala dei frammenti si scende nuovamente in altri ambienti fortemente concrezionati che pero’ non sembrano offrire grandi speranze di prosecuzione. Terminiamo qua il rilievo. Commentiamo il risultato dalla schermata del disegno di Topodroid mentre sgranocchio un pezzo di cioccolato per tacitare lo stomaco che brontola. Prima di risalire ripongo le mie cose.

Torniamo senza fretta fino alla parte iniziale della grotta, troviamo nessuno. Vado allo zaino e rimetto tutto al proprio posto. Quando usciamo troviamo tutto il gruppo che si gode il bel sole.

Bozza della sezione del rilievo di Grotta Milano

La bella giornata viene completata da un pranzo tutti insieme in una Rosti-Pasticceria suggerita dal nostro accompagnatore. Il ritorno me lo sonnecchio quasi tutto, fare il rilevatore mi ha stancato alquanto, ma abbiamo fatto quello che ci eravamo prefissi, va bene cosi’. Alla prossima.

Pubblicato in Uncategorized | Commenti disabilitati su Grotta Milano -12/03/2022

Vorgozzino – 05/03/2022

A fare il rilievo di pozzo Barbara con Elisa, Giuseppe ed io.

Non pensavo fosse passato tanto tempo. Riguardando le relazioni ho visto che l’ultima volta che sono stato al Vorgozzino era il 2015. E avevo promesso a Giuseppe che sarei tornato a terminare il rilievo.

Me la son presa comoda, diciamo! Oggi quindi e’ il momento di mantenere la promessa fatta.

Con Elisa partiamo da Roma di buon ora e alle 9.30 siamo a Baschi dove Giuseppe ci aspetta. Il tempo dei saluti e un caffe’ e poi si va alla grotta.

Decidiamo di andare ognuno con la propria macchina. Seguiamo Giuseppe che conosce la strada come le sue tasche. Passiamo per Civitella del lago e quindi per Scoppieto fermandoci al casale che ricordavo.

Come gia’ le volte passate ci cambieremo qua prima di andare alla grotta. Lo spiazzo dove lasciamo le macchine e’ sferzato da un vento gelido che rende particolarmente piacevole la vestizione.

Il sentiero che porta alla grotta lo ricordo vagamente, per sicurezza lascio che Giuseppe vada avanti. Dopo il primo pezzo abbastanza libero il sentiero appare invaso dalle ginestre e ancora avanti interrotto da un albero caduto. Nessun problema per noi, pero’ i cartelli persi tra la vegetazione che indicano il sentiero come pista ciclabile mi fanno sorridere.

Arriviamo alla grotta. Degli scalini di legno che aiutavano a scendere verso l’ingresso rimane ben poco, il primo tratto e’ scivoloso, ma nulla di preoccupante. All’albero dove inizia solitamente l’armo Giuseppe entra in azione e inizia a preparare il necessario per scendere.

Negli anni Giuseppe ha subito piu’ di un furto di corde e attacchi che lasciava in grotta. Questo lo ha costretto a decidere di armare e disarmare la grotta ogni volta. Per noi non e’ un gran problema, per lui che viene spesso e’ una gran scocciatura ma purtroppo non c’e’ altro modo per difendersi dalla brutta gente che gira.

Mentre lui arma noi aspettiamo e prepariamo il necessario per il rilievo. Spiego a Elisa a grandi linee quello che faremo, le consegno uno dei 2 pennarelli rossi per segnare i capisaldi. Giuseppe va avanti e lascia libera la prima corda. Lo seguiamo.

Lo raggiungiamo al bordo del primo pozzo serio il P90. In verita’ sul rilievo sono indicati 2 pozzi da circa 45 m, pero’ sono la stessa verticale, la seconda parte leggermente disassata rispetto alla prima, quindi nel raccontare mi piace indicarlo come pozzo unico.

Noi per questa volta non scenderemo il pozzo, bensi’ lo traverseremo diametralmente per arrivare al finestrone che attraverso il “Giro di Peppe” ci portera’ alla “risalita SCO” e quindi ai rami nuovi.

Armare questo tratto e’ abbastanza laborioso quindi Elisa ed io dobbiamo attendere un poco. Quando Giuseppe ci urla la libera per il primo tratto mando avanti Elisa. Sicuramente e’ in grado di cavarsela, pero’ il traverso e’ impegnativo e puo’ essere utile che veda come lo affronta Giuseppe.

Ancora qualche minuto ed e’ il mio turno. Scendo per una decina di metri e passo il primo frazionamento. Ora riesco a vedere il traverso. Quello che ricordavo era molto piu’ “aereo”, era una lunga “V” nel vuoto da parete a parete, molto spettacolare. Ora il tratto nel vuoto e’ molto ridotto, segue una parte di traverso armata su parete e quindi in appoggiata. Segue un altro piccolo tratto nel vuoto. Elisa lo passa senza problemi, anche io lo trovo molto piu’ semplice rispetto a quel che ricordavo.

Mentre sono sul tratto di traverso a parete Giuseppe mi chiede se ho per caso uno spezzone di corda da almeno 5 metri. Non ce l’ho. Noto pero’ che il traverso dove sono ora ha una doppia corda. Mi offro di liberarla e passargliela. Dopo il suo ok inizio a sciogliere i nodi, recupero la corda e gliela passo.

Quando raggiungo lui ed Elisa, Giuseppe sta terminando di armare il saltino di 3 metri a meta’ del “Giro di Peppe”. Scendiamo tutti e andiamo ad affacciarci alla “Risalita SCO”. Da questo punto in poi, avverto i miei amici, bisogna cercare i puntini rossi che indicano i capisaldi del precedente rilievo, quello del 2016. Salgo per ultimo. Perdo qualche minuto a cercare il puntino rosso. E’ un colore che uso da sempre perche’ e’ poco invasivo…e proprio questo lo rende difficile da ritrovare! Alla fine lo trovo e lo annuncio contento ai miei amici. Di rimando loro mi annunciano di averne trovato uno anche loro. Bene, abbandono subito il mio puntino e salgo a prendere possesso di quello loro. Il nuovo rilievo iniziera’ da la’. Giuseppe inizia a scendere il pozzo che porta alla “Sala Lady Oscar” mentre Elisa ed io iniziamo a prendere i dati della nuova poligonale.

Ancora non ho ben capito dove sia il “Pozzo Barbara”, ma una volta arrivato alla “Sala Lady Oscar” mi diventa evidente. Praticamente la sala dove atterro altro non e’ che la base del pozzo che dobbiamo rilevare. La sala e’ anche il punto di partenza per il “cunicolo del fango” oggetto del rilievo fatto nel 2016, ma di loro ho gia’ detto all’epoca.

Una volta messo comodo vedo Giuseppe gia’ in parete lungo la risalita. Elisa e’ in attesa del suo turno. Le ricordo che deve indicarmi il punto migliore per il prossimo caposaldo. Proseguiamo col lavoro. Giuseppe ci urla la libera. Alla base della risalita aspetto che Elisa salga fino ad un punto utile per il caposaldo successivo. Sembra una cosa semplice, ma non e’ propriamente banale, infatti Elisa sale troppo e col laser del DistoX non riesco a raggiungerla. Alla fine scelgo un punto facilmente riconoscibile e ne faccio un caposaldo intermedio. Mentre salgo per raggiungerlo, disgrazia, mi cade lo stilo che utilizzo per disegnare su TopoDroid. Da qua in avanti dovro’ accontentarmi della poligonale.

Raggiungo Elisa, Giuseppe e’ entrato in una diramazione laterale sulla mia destra dove dice si arriva al “pozzo della lacrima”. Andro’ dopo a rilevarlo. A circa 5 metri dalla sommita’ del pozzo, chiude a cupola, le corde piegano verso sinistra verso un’altra diramazione. La seguiamo continuando con il rilievo. Ci porta sul bordo di un altro pozzo, il “pozzo della malasorte”. Sul bordo del pozzo ci fermiamo, anche Giuseppe ci raggiunge, ne approfittiamo per fare uno spuntino.

Dopo il frugale pranzo riprendiamo le nostre cose e ci prepariamo a scendere. Vado avanti per primo spostandomi lateralmente per andare a rilevare anche il “pozzo della lacrima”. Prendo i punti che mi servono e faccio per tornare indietro quando Giuseppe mi chiede il piacere di disarmare questa diramazione. Lo farei volentieri ma e’ armato con un misto di fix da 8mm e da 10mm. Mi manca la chiave per i fix piu’ grandi. Che problema c’e’? Giuseppe ce l’ha e senza tanti complimenti me la tira.

Faccio quel che devo, recupero tutti gli attacchi, rifaccio la corda e metto tutto nello zaino che ho trovato sul posto. Nel frattempo Elisa e Giuseppe sono scesi fino alla base del “pozzo Barbara”. Ho la libera, scendo anche io.

Nel frattempo i miei amici sono andati avanti. Raggiungo Giuseppe vicino al pozzo iniziale, il P90. Lo raggiungo perche’ mi ha aspettato, si occupera’ lui di disarmare quanto ha armato all’andata. Chiamo Elisa per sincerarmi che sia tutto a posto. E’ in mezzo al traverso e va via tranquilla senza problemi. La seguo.

Quando esco la trovo seduta vicino all’albero dove parte l’armo, sorride, sembra soddisfatta della nuova esperienza, ne son contento.

La notevole differenza di temperatura tra il tepore in grotta e il vento gelido che troviamo fuori inizia a farsi sentire quasi subito. Chiedo a Elisa di avviarsi alla macchina per iniziare a cambiarsi, io rimarro’ ad attendere Giuseppe.

Elisa va, pochi minuti e Giuseppe fa capolino con la sua solita aria inperturbabile. Lo aiuto a sistemare le corde e poi partiamo anche noi verso le macchine.

Allo spiazzo delle macchine il vento gelido c’e’ ancora, con la tuta bagnata e’ un vero piacere. Prendo la mia roba e cerco un angolo riparato dove cambiarmi. Vado a pochi metri dalla macchina, ad una casetta abbandonata che ha davanti una panchina. C’e’ tanto vento anche qua ma almeno staro’ comodo.

Come sempre i vestiti asciutti sono di molto conforto, il tempo necessario per indossarli e’ gelidamente memorabile. Giuseppe ha chiamato Barbara per avvisarla che siamo usciti sani e salvi, me la passa per salutarla. Decidiamo seduta stante che andremo a prendere l’autostrada ad Orvieto cosi’ potremo incontrarci con lei e prendere un caffe’ assieme. Appuntamento tra una mezz’ora al Food Village che e’ vicinissimo al casello autostradale.

La strada per arrivare a Orvieto non la ricordo per nulla, seguo Giuseppe. Al Food Village aspettiamo qualche minuto l’arrivo di Barbara e poi entriamo per il cappuccino. Purtroppo Giuseppe ha scordato di portare il green pass quindi consumiamo prima noi dentro e poi usciamo per tenere compagnia a Giuseppe che beve il suo cappuccino al freddo e al gelo.

Dopo esserci ristorati passiamo ai saluti, ci ripromettiamo di non far passare di nuovo anni prima di andare nuovamente al Vorgozzino…speriamo di farcela questa volta.

Il ritorno e’ tranquillo, l’arrivo sarebbe stato tranquillo se non fosse che al bivio sull’autostrada prendo la direzione sbagliata quindi devo uscire a Guidonia e da la’ tornare sulla Salaria, a Settebagni dove ci aspetta la mamma di Elisa per darle un passaggio fino a casa. A parte questo piccolo intoppo, tutto a posto. Una bella giornata e del lavoro da fare nei prossimi giorni per aggiornare il rilievo della grotta. Giuseppe spera si faccia in tempo per il prossimo raduno degli speleo umbri. Alla prossima.

Pubblicato in Uncategorized | Commenti disabilitati su Vorgozzino – 05/03/2022

Arcaro – 26/02/2022

Doveva essere Fato ma il fato non ha voluto. All’Arcaro con Elisa, Gabriele ed io.

La mattina Elisa e Gabriele passano a prendermi e insieme partiamo alla volta di Supino. La nostra intenzione e’ quella di andare alla grotta di Monte Fato sfidando il meteo capriccioso che promette pioggia.

Andiamo bene fino a Supino centro, fino a quel semaforo che regola il senso unico alternato per chi, come noi, vuole attraversare la cittadina per andare verso la montagna.

Sono sicuramente piu’ di 8 anni che non vengo da queste parti quindi i miei ricordi circa la strada da prendere dopo aver passato il semaforo sono un poco confusi. In qualche modo mi raccapezzo e guido Gabriele fino alla strada che arriva al piazzale della fonte, nella piana di Santa Serena, dove termina la strada asfaltata.

Vedo che Gabriele mentre guida si guarda attorno incuriosito, finalmente capisco che e’ la prima volta che viene da queste parti. Per me e’ un posto molto familiare e davo per scontato che anche lui lo conoscesse! Anche per Elisa e’ un posto nuovo.

Salendo il tempo non migliora affatto, pioviggina e c’e’ un poco di nebbia. Noi temerari continuiamo a salire. Visto che i miei amici non conoscono il posto entro in modalita’ “cicerone” e rispolvero i ricordi meravigliandomi di quanti essi siano.

Indico loro la deviazione per andare al Pisciarello, Elisa quella se la ricorda per averla fatta durante il corso. Passiamo davanti alla piccola fontana e mi dilungo a raccontare della vicina parete dove facevamo palestra di roccia e anche qualche esercitazione di soccorso.

Facciamo persino un paio di soste a vedere alcuni buchi interessanti.

Tra un racconto e una sosta arriviamo finalmente al piazzale. Sembra che la buona sorte sia dalla nostra parte, ha smesso di piovere. Usciamo timidamente dalla macchina e diamo uno sguardo in giro. Della piana si vede ben poco, le nuvole basse coprono tutto.

Che si fa, che non si fa? E’ deciso, proviamoci. Iniziamo a cambiarci.

Non ho nemmeno il tempo di mettermi la tuta…inizia a nevicare!!!

Da bravo capoccione non voglio darla vinta al tempo perfido, continuo a cambiarmi nonostante i miei amici siano sempre piu’ titubanti. Caparbio come non mai mi metto il k-way per proteggermi dalla neve e cerco di preparare lo zaino. I miei amici sono sempre piu’ dubbiosi ma io sono ancora troppo preso dal prepararmi per dar loro retta.

Quando esco dalla trance preparatoria mi rendo conto che ora il piazzale asfaltato non si vede piu’, cadono dei fiocchi di neve ben fatti, proprio da manuale. Per terra si e’ formato un soffice strato di neve alto quasi un dito. Ci vuole poco per decidere, mi arrendo, ha vinto lei.

Svelti rimettiamo tutto in macchina, per fortuna avevo lavato la tuta cosi’ posso entrare in macchina senza dovermi cambiare di nuovo. Partiamo mestamente per tornare sui nostri passi.

La discesa non e’ difficoltosa, sulla neve fresca ancora si scivola poco o nulla, ma fare la discesa stasera sarebbe stato un bel problema. Strada facendo ragioniamo sul da farsi. Come impegniamo la giornata?

Gira l’idea di andare al ristorante e affogare la delusione nelle fettuccine, ma nemmeno a me piace questa idea, ed e’ tutto dire.

E’ Gabriele ad avere l’idea risolutiva. Andiamo a Ceccano alla grotta dell’Arcaro, propone. L’idea e’ ottima. Si va. Strada facendo facciamo la conta del materiale necessario, sembra che abbiamo tutto, il piccolo magazzino di Gabriele e’ ben fornito.

Da Supino a Ceccano nessun problema. Per arrivare alla grotta nessuno di noi ricorda bene la strada. Risolviamo chiedendo aiuto al navigatore e impostandolo per “fontana del gatto”. In una mezz’ora siamo al piccolo piazzale antistante la fontana.

Minaccia ancora pioggia ma ci concede una pausa giusto il tempo di cambiarci. Sono pronto per primo, aspetto i miei amici. Inizio a sentire freddo a stare fermo. Prendo su il mio zaino, un secondo con i materiali, avverto i miei amici e parto di buon passo verso la grotta.

Prendo per la strada piu’ lunga ma piu’ comoda. Gabriele ha detto che fara’ la scorciatoia assieme a Elisa, dovremmo quindi arrivare assieme.

Faccio il primo tratto in salita, lo prendo con troppo slancio e circa a meta’ devo riprendere fiato. Ne approfitto per guardarmi attorno. C’e’ qualcosa di strano, inizia a piovere? Non ne sono sicuro, se non fossimo cosi’ a bassa quota direi che sta provando a nevicare. Sara’ sicuramente pioggia, proseguo il cammino, la breve sosta mi ha permesso di far passare il fiatone.

Prendo la parte pianeggiante del sentiero, dei miei amici nessuna traccia. Proseguo. Inizio la salita che prelude alla grotta, mi giro a controllare ma ancora i miei amici non si vedono. Sono al bivio in mezzo ai rovi che porta all’ingresso della grotta. Per fortuna e’ ben pulito e facilmente transitabile. Salgo e mi fermo nella breve galleria che forma l’ingresso.

Tra l’altro qua nella galleria c’e’ anche una temperatura decisamente piu’ mite. Mi disfo degli zaini, prendo l’acqua e ne bevo. Dei miei amici nemmeno l’ombra. Fa nulla, tanto ho da fare, devo indossare una maglia in piu’ e mettere l’imbragatura. Passo cosi’ una ventina di minuti. I miei amici? Nulla. Inizio a preoccuparmi. Tra l’altro il tempo se ne infischia del fatto che siamo a meno di 350 metri di altitudine e ora scende neve come se fossimo in alta montagna, vengono giu’ dei fiocchi enormi, da manuale.

Per passare il tempo prendo il GPS, mi metto al bordo esterno dell’ingresso, lo accendo e attendo paziente che lui si stabilizzi e contatti abbastanza satelliti da darmi la posizione con un errore accettabile. Passo cosi’ altri dieci minuti, prendo la misura, la memorizzo e spengo il fido GPS.

Inizio ad essere seriamente preoccupato, aspettero’ ancora 5 minuti poi con tanta rassegnazione riprendero’ tutte le mie cose e faro’ la strada all’indietro sperando di trovarli prima di arrivare alla macchina. Erano i 5 minuti che servivano, inizio a sentire delle voci. Urlo a squarciagola per farmi sentire. Mi rispondono. Ora li sento distintamente, sono all’inizio del sentiero nei rovi. Ancora pochi istanti di trepidante attesa e poi vedo spuntare il sorriso di Elisa, subito seguita da Gabriele.

Finalmente di nuovo assieme al calduccio. Dobbiamo armare il primo saltino. Democraticamente, 2 voti contro l’uno di Elisa, decidiamo che sara’ lei ad armare. Elisa prova a svicolare ma noi rimaniamo fermi nel nostro proposito educativo. Alla fine si convince e inizia l’opera.

In breve sistema il necessario, mette la corda ed e’ pronta per scendere il saltino. Dopo di lei scende Gabriele e quindi io. La corda struscia un po’ sulla parete. Faccio sosta per fare un frazionamento aggiuntivo. La corda e il mio discensore non fanno amicizia quindi gli ultimi metri di discesa li devo fare filando la corda a forza nel discensore. Impiego almeno 2 minuti per fare i 3 metri che mi restano.

Eccoci. Siamo sull’alta frattura su cui e’ impostata la grotta. Il pavimento e’ in discesa, ripido e scivoloso. Scendiamo arrivando dove c’e’ una diramazione, a sinistra continua a scendere e sinceramente non ci sono mai andato, a destra c’e’ il pozzo che ho sempre fatto.

Ho fatto i conti, abbiamo ancora solo una corda ma ci sono 2 pozzi da scendere. Se non sbaglio siamo in difetto di una corda. Annuncio il risultato dei miei conti a Gabriele. Lui e’ convinto che scendendo a sinistra del primo pozzo, quello che stiamo iniziando ad armare Elisa ed io, questo si possa evitare.

Sono molto scettico circa le affermazioni di Gabriele, tanto scettico che gli chiedo di dimostrarmi quello che dice oltrepassando il pozzo senza scenderlo. Mentre lui scompare giu’ per il ramo a sinistra io continuo imperterrito ad armare il pozzo a destra con l’aiuto di Elisa.

Immaginate la mia sorpresa quando all’improvviso vedo Gabriele sotto di me. Diavolo d’un Gabriele! Aveva ragione lui. Con le pive nel sacco ma sollevato perche’ ora abbiamo tutte le corde che servono, chiedo a Elisa di disarmare quello che avevamo preparato mentre io mi rilasso disarrampicando il pozzo.

Quando sono giu’ Elisa mi tira la corda. Mentre Gabriele torna indietro per mostrare la via a Elisa io recupero la corda e ne faccio una matassa che poi mi porto dietro per espiare l’incredulita’ nei confronti del mio amico.

Una volta riuniti di nuovo percorriamo ancora pochi metri per arrivare al pozzo successivo. Elisa cerca di nascondersi per evitare di dover armare. Ora mi sento magnanimo, armero’ io, la avverto pero’ che al ritorno le tocchera’ disarmare.

Dopo il pozzetto c’e’ uno dei punti dove solitamente sbaglio strada, stavolta pero’ prendo la direzione giusta. Avanziamo sempre lungo la frattura. Passiamo il saltino in salita armato fisso con una corda sempre piu’ logora ma ancora valida.

Ancora qualche metro della frattura e siamo alla risalita. E’ quella che porta ad una frattura parallela a quella che stiamo percorrendo. In pratica credo che la parete di sinistra della frattura che stiamo percorrendo sia solo una robusta intercapedine che separa le 2 fratture.

Nonostante sia probabilmente la decima volta che vengo in questa grotta, quando arrivo alla risalita ho sempre un pensiero di sincera ammirazione per chi ha intuito una simile prosecuzione. Mi piacerebbe poter ricostruire la storia della esplorazione di questa grotta…e anche di molte altre.

Salgo io per primo. Non si sa mai in che condizioni possano essere l’armo e la corda. Mentre salgo con molta cautela ripenso alla prima volta che l’ho fatto. Quella volta la prudenza e la cautela nel salire senza strattoni si sono rivelati utili, gli attacchi erano piantati su roccia “marcia”, uno dei due ballava nella sua sede, la corda era fissata con un barcaiolo ad un moschettone arrugginito assai e aveva la calza molto consumata nei pressi del nodo. Stavolta trovo una situazione molto molto migliore. L’attacco superiore e’ un “chimico”, quello sotto e’ comunque buono. Sono uniti con un cordino in kevlar. Le corde sono in buono stato. Nulla da dire. Risalgo l’ultimo tratto, anche qua tutto a posto. Mi faccio da parte e urlo la libera ai miei amici. Sale Elisa. Mi faccio piccolo in una nicchia prima dell’uscita del pozzo. Mentre aspetto che arrivi inizio a curiosare nella nicchia, dietro di me. Forse c’e’ un qualcosa la’, piu’ avanti, ma ora non posso muovere nulla, potrei far grandinare sassi addosso ai miei amici. Aspetto.

Passa Elisa, si disimpegna e urla la libera a Gabriele. Quando Gabriele mi passa accanto gli chiedo supporto. Meglio mi tenga un’occhio mentre vado a vedere. Sposto qualche sasso con molta cautela, sopra di me ho un cumulo di sassi di frana riconsolidati. Sembrano ben incastrati pero’ meglio non fidarsi. Faccio un poco di spazio e avanzo circa un metro. Si, avanti sembra proseguire, la spaccatura, e’ stretta e il passaggio non sembra possibile senza allargare ulteriormente. Non mi fido, abbandono.

Aspetto che Gabriele esca dal pozzo poi lo seguo. Scendiamo il piccolo salto e siamo nella frattura parallela. Gabriele guida Elisa verso la via solita, quella per la “sala del the” dove con i corsi ci si ferma a fare pranzo prima di tornare indietro. Io stavolta voglio andare a dare uno sguardo dalla parte opposta. Li avviso e mi addentro.

Tra saliscendi vari, passaggi “aerei”, tratti fangosissimi, inizio a sudare come non mai. Vado avanti per un poco, fino a quando non trovo piu’ prosecuzioni ovvie. E’ un intrico di possibili passaggi piu’ o meno stretti. Dovrei tornare con molta pazienza e altrettanto tempo. E’ almeno mezz’ora che sono via, non voglio far preoccupare gli amici. Torno indietro. Non faccio proprio la stessa strada dell’andata ma ne sperimento un’altra, molto piu’ fangosa. Quando arrivo dai miei amici, esattamente dove ci eravamo separati, sono un mucchio informe di fango, sotto la suola degli scarponi ne ho almeno 10 centimetri, e anche sopra non mi posso lamentare.

Mentre Elisa e Gabriele prendono la via del ritorno io litigo col fango che ho addosso cercando di operare una separazione tra me e lui. E’ ostinato ma alla fine vinco io, almeno in parte. Niente da fare, anche in grotte quasi pulite riesco ad uscire che sembro un golem.

E’ il mio turno, scendo il pozzo e tutti insieme riprendiamo la via del ritorno. Come promesso al pozzo successivo lasciamo a Elisa l’onore di disarmare. Cerca di svicolare ma noi siamo incorruttibili e fermi. Sale per ultima e fa il suo dovere in maniera egregia. Rifacciamo la matassa di corda. Stavolta la affido a Elisa, sento di aver espiato abbastanza la mancanza di fiducia verso Gabriele!

Ci mettiamo un poco a trovare l’imbocco del passaggio che permette di evitare il pozzo successivo. Non posso essere d’aiuto perche’ non l’ho mai percorso. Facciamo avanti e indietro di qualche metro lungo la frattura alla ricerca di una freccia che indichi la via. Alla fine la troviamo e ci addentriamo. Il passaggio inizialmente va nella direzione opposta a quella che serve a noi pero’ poi dopo qualche metro si prende per la direzione giusta fino ad arrivare al punto che conosco e quindi al saltino d’uscita.

Una breve sosta per riprendere fiato e poi iniziamo a salire. Anche questa corda la disarma Elisa, oramai ha preso fiducia. Aspettando che arrivi inizio a togliere l’attrezzatura e a riporre le mie cose nello zaino.

Quando Elisa termina, rifacciamo il materiale e lo sistemiamo negli zaini. Possiamo andare verso la macchina. Ha smesso di nevicare e per fortuna della bianca coltre che si stava formando quando siamo entrati ora non c’e’ traccia.

Alla macchina ci cambiamo. I vestiti asciutti e caldi sono un sollievo ma il passaggio intermedio e’ tremendo, fa un freddo incredibile.

Quando siamo tutti pronti prendiamo posto in macchina e partiamo. Decidiamo di tornare direttamente a casa senza fermarci per cena. Pero’ passando per Ceccano non rinunciamo a prendere qualcosa di caldo al bar. Un buon cappuccino mi riconcilia col mondo.

Il ritorno e’ tranquillo e senza troppo traffico. Nonostante il tempo birichino siamo riusciti a ricavarci una bella giornata. Alla prossima.

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Assemblea dei Delegati FSL – 24/02/2022

Mi sembra giusto dire 2 parole su questo evento che e’ comunque in ambito speleologico.

Durante questa riunione ci sono state le elezioni per rinnovare la Giunta (Presidente, 2 Segretari e il Tesoriere).

Nonostante la partenza incerta per la mancanza di candidati, alla fine siamo arrivati a poter votare la nuova Giunta.

Come sempre l’arrivo delle candidature che mancavano e la conferma di quelle annunciate ha necessitato un lungo preludio di interventi piu’ o meno lunghi, piu’ o meno interessanti e/o pertinenti.

Ma si sa, la via della democrazia e’ complessa e tortuosa. Alla fine pero’ si arriva.

Dopo le votazioni abbiamo potuto salutare e ringraziare la vecchia Giunta che vedeva Maria Presidente, Chiara e Andrea Segretari e Gabriele Tesoriere.

La nuova Giunta, a cui abbiamo dato un caloroso benvenuto, sara’ composta da Piero come Presidente, Chiara e Maurizio in veste di Segretari e di nuovo Gabriele come Tesoriere.

In coda alle votazioni c’e’ stata anche la mia riconferma come Conservatore del Catasto, per poter proseguire il lungo lavoro iniziato nei 2 anni appena trascorsi.

I problemi della FSL, perche’ qualche problema c’e’ sempre, permangono. Pero’ ora la nuova Giunta ha ben 2 anni per porvi rimedio.

Buon lavoro!

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Dolina Rea – 18/02/2022

Di nuovo a Dolina Rea nella speranza che insistendo si conceda. Con Martina, Gessica, Gabriele ed io.

Gabriele passa a prendermi e ci dirigiamo sena fretta a Cicchetti, il solito bar, dove abbiamo appuntamento con le nostre amiche.

Fatta la colazione facciamo un rapido passaggio in ferramenta a comperare una pala poi riprendiamo le macchine e andiamo tutti a Fondi di Jenne. Non e’ vero! Quando arriviamo scopriamo che la macchina che ci seguiva non era quella di Gessica. Dove le abbiamo perse? Per fortuna il cellulare di Gabriele prende anche sulla luna quindi le rintracciamo telefonicamente. Hanno fatto sosta a Livata a comprare cibarie per il pranzo. Iniziamo a prepararci aspettandole. Quando loro arrivano io sono quasi pronto ad andare alla grotta. Aspetto un poco, ma proprio poco, poi raccatto la mia roba, saluto e parto.

Faccio un rapido passaggio a Bucio Nero’, per cortesia e per vedere come se la passa. La neve e’ quasi del tutto sciolta, per il resto sembra tutto bene. La saluto amichevolmente e proseguo.

Strada facendo faccio mentalmente la lista del materiale che ho preso per verificare se ho tutto. Ho la sgradevole sensazione di aver scordato qualcosa ma non riesco a puntare l’attenzione su cosa sia.

Immerso in questi pensieri arrivo davanti alla grotta…la batteria piccola! Ecco cosa ho dimenticato.

Mi serve, devo averla con me prima di entrare. Che fare? I miei amici, li vedo in lontananza, sono alle macchine e devono ancora partire.

Non ho voglia di tornare indietro, l’alternativa che mi rimane e’ quella di aspettarli qua. Deciso. Ne approfitto per fare un giro per le doline. Sistemo lo zaino e vado.

Devo essermi distratto nel mio girovagare, ad un tratto mi accorgo che i miei amici sono quasi alla grotta. Mi sbrigo a raggiungerli.

Quando siamo tutti assieme spiego loro la mia dimenticanza. Rimediamo subito. Prendo la batteria piccola dallo zaino di Gabriele e stavolta sono davvero pronto a scendere. Saluto di nuovo tutti e vado.

Oramai e’ quasi di routine, scendere dentro la dolina, passare la prima strettoia, fare la piccola risalita, dare uno sguardo distratto alla sala di fango prima di imboccare il meandro. Eccomi alla partenza del pozzo. Prima di scendere svuoto lo zaino e verifico de visu che ci sia tutto. Ok. Ricompongo lo zaino e scendo.

Sono in zona di lavoro, la spaccatura da allargare non e’ migliorata. Prendo il trapano e inizio a fare quel che devo. Dopo poco meno di un’ora sento rumori sopra di me. Sono Martina e Gabriele. Martina verra’ a darmi una mano, Gabriele e’ con lei per darle supporto durante la discesa.

Mentre loro armeggiano con corda e discensore io continuo a lavorare.

Martina arriva alla base del pozzo. Salutiamo Gabriele che andra’ a lavorare alla sala del fango con Gessica e la pala nuova.

Visto che Martina e’ nuova del posto, le presento la saletta “il rifugio di Angelica” e la invito a provarne il passaggio. Anche lei lo trova semplice, o meglio “neronabile”. Riprendiamo il lavoro andando avanti ancora per almeno un’ora.

Ma dopo tanto lavoro la situazione non migliora. C’e’ sempre quella lieve gobbetta nella roccia che non permette di vedere chiaramente avanti. Oggi poi non c’e’ per nulla circolazione d’aria, Martina ed io siamo circondati da nebbia auto-prodotta.

Ci consultiamo, non va a nessuno dei 2 continuare, almeno non oggi. Rimettiamo a posto le nostre robe e saliamo. la precedenza alle signore, quindi Martina sale per prima. Ha qualche difficolta’ a portarsi fuori dal pozzo. Visto che anche Nerone l’ultima volta che e’ stato ha lanciato qualche santo nell’uscire dal pozzo propongo a Martina di lavorare ad allargarlo ulteriormente. Gli strumenti li abbiamo, il tempo e la voglia pure. Si fa.

Per lavorare ancora meglio ripercorro svelto il meandro per raggiungere Gabriele e “rubargli” il demolitore in cambio del trapano. Lo trovo tristemente solo che scava fango nella sala. Mentre mi impossesso del demolitore gli chiedo. Gessica non si e’ sentita molto bene ed e’ uscita. Visto che e’ solo gli spiego cosa ci accingiamo a fare dall’altra parte e gli propongo di unirsi a noi. Per ora rimarra’ a finire il lavoro che si e’ prefisso, poi ci raggiungera’

Torno da Martina col demolitore e iniziamo a lavorare. Facciamo un buon lavoro. Quando Gabriele ci raggiunge il posto diventa affollato e poi e’ giusto che anche lui fatichi un poco a lavorare la roccia.

Per fare spazio, io vado a dare un’occhiata alla sala del fango. Entro per il passaggio allargato da Angelica e scendo nel fango. Oggi e’ molto morbido, e’ decisamente intriso d’acqua. Prima di iniziare a scavare uso il manico della pala (Gabriele per la quarta volta consecutiva ha dimenticato di portare le sonde!) per verificare la profondita’ del fango in prossimita’ della parete dove ipotizziamo la grotta possa proseguire. Nulla di confortante.

Per un po’ scavo fango, poi scavo fango, poi scavo fango. Divento una sorta di golem. Anche qua si rivela una piccola, minuscola spaccatura. Dalla parte dei miei amici sento il demolitore andare a tutta birra. Scavo ancora, ma non ci metto tanto entusiasmo, e’ un lavoro titanico e poi la sala di fango piu’ la guardo piu’ mi sembra una marmitta. Ci sara’ da ragionarci sopra. Esco dal buco che abbiamo creato e mi guardo attorno. Seguo con gli occhi la fessura che sale in alto dal buco scavato nel fango. Ma…sulla destra c’e’ un buco…Bisogna proprio che io vada darci uno sguardo da vicino.

Mi arrampico e riesco ad entrare. E’ pieno di spuntoni di roccia e la mia tuta non perde tempo, ci fa amicizia immediatamente strappandosi in punti sempre nuovi. Mi metto in piedi, davanti alla mia faccia una nicchia che in fondo gira a sinistra. Come da copione non riesco ad affacciarmi per vedere se girando lo sguardo a sinistra la grotta continua. Mi rimetto in ginocchio. Sotto di me si intuisce la prosecuzione della spaccatura che mi ha condotto qua. Sposto alcuni sassi da per terra, qua la spaccatura sembra piu’ netta. Chissa’ che allargando…

Mi serve il demolitore. Uscire e rientrare non mi sembra un’opzione percorribile. Provo a chiamare Gabriele a gran voce. Dopo svariate urla, riesco a beccare una delle rare pause del demolitore, mi sente. Gli chiedo se posso avere il demolitore. Certo, mi risponde, questione di minuti.

Conosco i miei polli quindi mi metto comodo e ogni 2 o 3 minuti caccio qualche urlo per ricordargli cosa ha promesso.

Alla fine, eccolo, arriva. Scende giu’ nella sala del fango e mi cerca, sconcertato dal fatto di non vedermi. Non gli risultano punti nascosti, quindi e’ perplesso. Rido sotto i baffi per qualche attimo poi mi paleso. Per prima cosa gli descrivo quello che ho trovato. Anche lui ci aveva dato uno sguardo ma senza troppo impegno. Mi passa il demolitore e inizio a ripulire per verificare se la fessura migliora piu’ avanti. La posizione in cui mi sono incastrato e’ scomoda assai. Mentre mi riposo passo il demolitore a Gabriele che si occupa di allargare il passaggio tra lui e me. Insieme lo rendiamo molto piu’ comodo.

La spaccatura alla fine si rivela stretta anche qua, aria? Oggi nulla. Unica nota, nella sala di fango fa piu’ freddo rispetto a tutto il resto della grotta, infatti io non ho ancora freddo, Gabriele che e’ nella sala inizia a sentirne.

Fuori Martina ci avverte che ha sistemato tutti gli attrezzi negli zaini ed e’ pronta per uscire. Si, anche per noi e’ ora di uscire. Risalire dalla sala di fango, senza una corda non e’ semplicissimo, pero’ con qualche grugnito riesco. Dopo mi giro per dare una mano a Gabriele.

Mentre Martina scende e impegna la strettoia d’ingresso, noi verifichiamo che negli zaini ci sia tutto e poi la seguiamo. Ci attende in fondo alla dolina. La raggiungo e aspettiamo Gabriele che pero’ litiga con lo zaino per passare la strettoia. Approfitto della buona volonta’ Martina chiedendole di dargli una mano, nel frattempo io mi avvio per uscire.

Fuori il sole e’ ancora alto ma nascosto dalle nuvole, l’aria e’ decisamente fresca. Sono infangatissimo, mi viene la brillante idea di prendere della neve per pulire un poco i guanti. Risultato, guanti ancora sporchi e mani ghiacciate, una furbata.

Quando siamo di nuovo tutti e tre assieme, andiamo verso le auto a passo deciso. Alle macchine ci attende Gessica con una sorpresa, e’ arrivata fino al bar di Livata e ha preso un caffe’ anche per noi. Non male, lo gusto con piacere, grazie.

Eccoci, stanchi, infangati ma contenti. La foto e’ gentilmente offerta da Gessica.

Dopo aver vestito abiti asciutti scendiamo veloci a posare il materiale e poi al bar a prendere qualcosa di caldo. Il sonnacchioso ritorno a Roma e’ il solito. Alla prossima

Pubblicato in Uncategorized | Commenti disabilitati su Dolina Rea – 18/02/2022

Grotta di Farfa – 12/02/2022

Gabriele ed io ospiti di Cristiano insieme a tanti amici.

Si tratta di una grotta che ha piu’ livelli e ingressi. La visitai molti anni fa, ma solo il livello piu’ basso.

Stavolta, grazie all’invito di Cristiano, andremo a visitare i livelli superiori. All’appuntamento incontriamo tanti altri amici, ci sono Maria e Gianni, Maria e Massimiliano, Giorgio, Alessandro, tanti altri che conosco in quel momento…e qualcuno che sicuramente dimentico.

Dopo esserci preparati ci dividiamo in 2 gruppi, alcuni andranno al livello basso, quello che ho gia’ visto, altri tra cui io andremo al livello superiore.

Gli ultimi metri di avvicinamento all’ingresso sono molto scoscesi, uno di quei passaggi che mi mettono ancora in difficolta’. Nell’affrontare il passaggio mi appoggio ad un ramo, e’ secco e quindi fragile ma penso di cavarmela ugualmente. Penso, ma metto in pratica male! Sono accosciato, per spostare il peso, liberare la gamba destra e passare, faccio troppa pressione sul ramo. Si spezza con un discreto rumore e io capitombolo di sotto. Cado meno di un metro e poi sul morbido, a soffrirne di piu’ e’ il mio amor proprio, sono caduto al cospetto di almeno una dozzina di persone. Divento anche scostante quando un paio di persone si avvicinano sollecite e preoccupate per darmi una mano. Quando mi rialzo vedo Cristiano che se la ride sotto i baffi, lo perdono subito, probabilmente a ruoli invertiti avrei sorriso anche io…e poi oggi sono suo ospite, non posso trattarlo male.

Vado a vedere l’ingresso, una fessura larga e stretta, sopra roccia compatta, sotto terra asciutta, tra loro circa 30 centimetri. Qualcuno e’ gia’ andato avanti e sta ripulendo il passaggio dalla terra che si riesce a spostare di lato con le mani.

Entro anche io per dare una mano e mi fermo dopo aver percorso un paio di metri di scivolo terroso.

Alcune persone del gruppo sono alla loro prima esperienza in grotta, per fare in modo che non si impressionino, da dentro mi viene il suggerimento di farli entrare a faccia in avanti e pancia a terra. Passo il suggerimento e i primi arditi si fanno avanti.

I novizi passano tutti senza particolari problemi, anche uno che dichiara soddisfatto di soffrire di claustrofobia. E’ il momento di Gianni, anche lui prova a mettersi a faccia avanti, ma la posizione non e’ gradita alla sua spalla. Rimane fermo per il dolore e da fuori devono aiutarlo a tirarsi in piedi. La spalla continua a fare male, Maria e Gianni decidono allora di restare fuori, andranno a fare ricognizione nei dintorni. Li saluto e vado a raggiungere il resto del gruppo.

Dopo lo scivolo terroso sbuco in una bella sala, un ovale irregolare lungo almeno 40 metri e largo 25. Cristiano, da bravo padrone di casa descrive la grotta. Alla fine della sala, ci dice, inizia un meandro che si inoltra per parecchi metri. In mezzo alla sala, sulla parete sinistra si vede una corda. E’ una risalita per un altro ramo a livello ancora superiore rispetto a quello dove siamo ora.

Ci dividiamo in gruppetti, ognuno di noi si occupa di cosa gli interessa di piu’, di Gabriele perdo quasi subito le tracce, lo rivedro’ solo all’uscita. Io vado direttamente al meandro. Lo percorro tutto, alla fine, dopo un centinaio di metri molto articolati e divertenti sembra esserci un crollo, forse sono vicino all’esterno. Torno indietro.

Alla sala vengo reclutato come illuminatore per fare delle foto. Rimango qualche minuto col gruppo fotografico ma la risalita mi chiama. Vado. Nello zaino ho portato l’attrezzatura. La indosso e vado.

Si tratta di una risalita di circa 7 metri, Cristiano aveva accennato al fatto che fosse fangosa e infatti la parete e’ scivolosissima. Salendo la situazione fango peggiora. Oramai pero’ sono salito, le scarpe sono infangate, tanto vale continuare. Dietro di me sento qualcuno che sale. E’ Alessandro. Ok, intanto vado avanti. Poco avanti c’e’ un passaggio un poco aereo, ma con l’aiuto della corda riesco a passare indenne.

Trovo un bivio, andando in alto ci deve essere una sala, pero’ dai rumori sembra essere popolata da pipistrelli, meglio evitare. Continuo ad andare avanti. Come per il meandro visitato sotto trovo un cunicolo “meandroso” in cui i passaggi sono a volte stretti, a volte larghi, e poi in alto e poi in basso. Divertente. Anche qua arrivo in fondo, nei dintorni ci sono passaggi minuscoli che potrebbero essere interessanti se allargati a dovere. Il fondo presenta le caratteristiche di un crollo, misto di terra e sassi. Sopra di me si apre un passaggio arrampicabile. Vado a vedere. Un cunicolo stretto ritorna indietro. Probabilmente porta alla sala dei pipistrelli. Rinuncio e torno indietro.

Nei pressi della corda trovo Alessandro, arrivato al bivio si e’ fermato ad aspettare che tornassi. Gli accenno quel che ho visto e scendiamo assieme. Alla parte su corda va avanti Alessandro, si e’ raffreddato mentre aspettava. Prima di scendere catturiamo l’attenzione dei fotografi e ci tocca stare in posa qualche minuto.

Mentre Alessandro scende mi guardo attorno. Al lato opposto rispetto alla parte che ho appena visitato sembra iniziare un’ampia galleria. Mi riprometto di chiedere a Cristiano cosa ne sa.

Da sotto arriva la libera di Alessandro. Mi preparo a scendere…oops, ho dimenticato di prendere il discensore…poco male, scendo col mezzo barcaiolo sulla longe corta. Al frazionamento, per poterlo passare, provo con successo il blocco del mezzo barcaiolo.

Arrivo giu’ e faccio nemmeno a tempo a togliermi l’attrezzatura che vengo di nuovo catturato ed arruolato come illuminatore dalla squadra fotografi. Li seguo docilmente per qualche minuto poi mi defilo e vado a riporre l’attrezzatura nello zaino. Cerco invano di ripulirmi almeno parzialmente del fango raccattato nella risalita.

Qualcuno decide che e’ ora di uscire. Ci dirigiamo verso lo stretto scivolo che porta all’uscita. Un paio di persone sono passate, visto che nessun altro sembra desideroso di andare, vado avanti io. Strisciando arrivo vicino all’uscita facendo nel contempo pulizia della terra. Decido di fare un’opera buona, mi armo di un pezzetto di legno e scalzo alcune zolle di terra per ampliare il passaggio nel punto piu’ stretto. Mi sembra di fare un lavoro meritorio ma da dietro intanto sono arrivati anche i titubanti che premono per passare e liberarsi dallo scomodo passaggio. Scivolo fuori piu’ in fretta possibile e mi faccio da parte.

Siamo tutti fuori. Zaino in spalla affronto la salita dell’erta traditrice. Per fortuna le salite non mi comportano le stesse difficolta’ che trovo nelle discese quindi in un minuto ne sono fuori.

Alle macchine i due gruppi che si sono divisi in partenza si riuniscono. Mentre ci cambiamo al calore del tiepido sole nascono spontanee chiacchiere a proposito della visita appena conclusa e di altre amenita’ ipogee.

Tutti pronti? Che si fa? In effetti e’ ora di pranzo, chiudere la bella giornata mangiando assieme sarebbe perfetto. Ci contiamo, alla fine rimaniamo in otto, bene. Per la destinazione ci affidiamo al consiglio di amici di Cristiano che abitano nei dintorni. Dopo un consulto decidiamo, andremo a Osteria Nuova in un locale dove fanno pesce.

Dopo un buon pranzo in buona compagnia andiamo a trovare Michela, cara amica di Maria e titolare della Dolc’Art, una fantastica fabbrica di lavorazione del cioccolato. La dolcissima fine per una bella giornata. Alla prossima.

Pubblicato in Uncategorized | Commenti disabilitati su Grotta di Farfa – 12/02/2022