Piccola Creta – Corso SZS – 28/05/2022

Ultima uscita di corso. Federica, Luca ,Virginia, Luca, Aurora, Gabriele, Nerone.

La mattina Gabriele ed Aurora passano a prendermi, facciamo sosta ad Agosta dove ci aspetta Federica e poi tutti assieme da Cicchetti per la colazione. Arriviamo al bar a Livata con un poco di ritardo e troviamo il resto del gruppo gia’ in attesa. Ci sono anche i genitori di Luca, venuti per accompagnarlo. Giusto il tempo delle presentazioni e risaliamo in macchina per dirigerci alla grotta dove Nerone e’ in attesa gia’ dalla mattina presto.

In 10 minuti siamo allo spiazzo vicino alla grotta. Iniziamo a prepararci.

C’e’ un bel sole, anche troppo. Prendo tutto il necessario e propongo di spostarci all’ingresso della grotta, al riparo degli alberi, per terminare di prepararci. In pratica mi seguono solo Luca e i suoi genitori che premio con un bella foto di famiglia. Magari il premio e’ piu’ per me che per Luca ma intanto ottengo una bella foto!

Termino di prepararmi ed intanto inizia ad arrivare il resto del gruppo alla spicciolata. Ecco una entusiastica Federica.

Arriva anche Gabriele, buon ultimo.

Virginia e Luca agli ultimi preparativi.

Foto di gruppo, Nerone e’ gia’ appostato vicino all’ingresso con la sua fida pipa.

E’ deciso, oggi entrero’ per ultimo cosi’ potro’ importunare l’ingresso di tutto il gruppo con una o piu’ foto. Inizio con Gabriele, che entra per primo.

Dopo di lui tocca a Luca a cimentarsi sotto l’occhio vigile di Nerone.

Virginia attende il proprio turno scrutando che Luca faccia tutto quel che deve.

Ecco, ora tocca a Virginia che ci regala un bel sorriso prima di andare.

Scesi i primi 2 allievi e’ il momento di Aurora, soddisfattissima novella istruttrice. Anche lei ha un bel sorriso per inaugurare bene questa uscita.

E’ il turno di Luca, Federica intanto studia a memoria tutte le foglie che vede per terra. Nerone saluta Aurora che scende a prendere il posto di Gabriele e permettere al “serpentone corsistico” di mettersi in moto.

Lo studio mette appetito, quindi Federica inizia a consumare la sua scorta di cibo. Brava, cosi’ sara’ ancora piu’ pronta per l’impegno ipogeo che la attende.

Intanto Luca parte per raggiungere i suoi colleghi corsari. E’ un poco avaro di sorrisi, pero’ ci prova. Sorriso migliorabile, ma un buon inizio!

E’ il momento di Federica, ha terminato lo spuntino e ora e’ vicino a noi regalandoci un bel sorriso.

Cambio di programma. Nerone annuncia che ora tocca a lui e, detto fatto, si infila in grotta.

Questione di secondi e abbiamo la libera da Nerone. E’ il momento di Federica, io chiudero’ la fila.

Il pozzetto d’ingresso l’ho sempre sceso senza corda e anche per oggi non vedo motivo di cambiare. Seguo quindi Federica cercando di non tirarle addosso troppa terra.

Arriviamo alla saletta che fa da anticamera al secondo pozzo in tempo per salutare Aurora mentre scende.

Federica e’ in attesa con me mentre il serpentone speleo si allunga per la grotta. Ho solo lei da importunare con la fotocamera e quindi lo faccio. Per fortuna e’ una ragazza paziente e anche se mi guarda storto dice nulla!

Luca scende, per prudenza raccomando a tutti di controllare il deviatore a meta’ discesa per non scendere troppo e trovarsi in difficolta’.

Scende anche Federica.

E’ il mio turno. Quando arrivo alla sala che prelude al pozzetto successivo, quello da almeno 2 metri, continuo a documentare l’uscita imperversando sui presenti. Aurora inizia a scendere il pozzetto, Federica, esausta delle foto chiude gli occhi per protesta.

Dopo il pozzetto ci sono un paio di passaggi verticali facilmente disarrampicabili. Arriviamo alla sala dove parte il P25. La piccola sala e’ colma, siamo discretamente assiepati. Scavalco tutti per andare a fotografare Aurora mentre inizia ad affrontare la strettoia di inizio pozzo.

Nerone si prepara a fare campo qua, ha deciso che non scendera’ oltre, ha fatto la notte al lavoro e non vuole forzare troppo. Mentre attendiamo mi dilungo nel descrivere la strettoia ai nostri allievi e come passarla indenni.

Aurora ha passato la strettoia, la seguo per poi assistere i corsari dal basso mentre passano la strettoia e quindi montano il discensore per scendere il pozzo. In pratica avremo Nerone nella saletta a fare presidio, io alla partenza del pozzo dopo la strettoia, Aurora sulla cengia a meta’ pozzo e Gabriele in fondo al pozzo.

Aurora arriva alla cengia, si sistema e urla la libera. Anche noi siamo pronti.

E’ Luca il primo a cimentarsi.

Mentre Luca impegna la corda, da sopra arrivano le nostre nuove, promesse, strettoiste, Virginia e Federica.

Luca arriva alla cengia, prende la corda per la seconda meta’ del pozzo e abbiamo la libera. Scende Federica.

Nel frattempo e’ arrivato anche Luca di Virginia. Le strettoiste sono cosi’ minute che nella stretta cengia dove siamo entriamo tranquillamente tutti e 4 e avanza spazio! Non poteva mancare una foto dei nostri bravi neolaureati. A proposito, complimenti!!!

Scende Virginia per dare il buon esempio a Luca.

Eccola che arriva alla cengia dove Aurora la accoglie.

Rimaniamo solo io e Luca.

Vai Luca! E’ il tuo momento. Non se lo fa ripetere 2 volte. Eccolo che scende.

Inizio a sentire freddo. La grotta e’ probabilmente in stallo come circolazione d’aria, pero’ dopo quasi un’ora sospeso sopra il pozzo inizio ad avere il fondoschiena freddo e una gelida sensazione che si inerpica su per la spina dorsale. Dal fondo del pozzo arriva la notizia che per oggi la grotta termina la’ e che arrivato l’ultimo allievo inizieremo a risalire. Ok, va bene, pero’ devo prima muovermi un poco. Monto il discensore e scendo per un saluto veloce ad Aurora. La raggiungo, scambiamo qualche parola, mi offre un paio di quadretti di cioccolato. La pacchia termina quando Luca inizia a salire. Devo scappare su per essere pronto ad accoglierlo. Faccio appena a tempo ad arrivare che Luca inizia a salire.

Finisco di sistemarmi ed eccolo che arriva. Nel fargli spazio, e’ forse il meno strettoista del corso, mi appoggio di lato e mi accorgo che c’e’ una roccia non proprio piccola pronta a cadere. E’ cementata dal fango e per ora tiene ma con un’altra spallata potrebbe cadere in testa alla povera Aurora. Non sia mai, dobbiamo conservarcela in salute!

In attesa del corsaro seguente sposto il sasso incombente con la massima attenzione. Inizia a salire qualcuno, per ora vedo bene solo il casco, credo sia Federica.

Accendo la luce al massimo, si, e’ proprio Federica.

Eccola che arriva, piu’ velocemente di quanto non creda.

La blocco con un piede per rubarle un sorriso, ma stavolta la fotocamera non collabora. Si ferma qualche minuto con me per prendere fiato. Ne approfitto per chiederle informazioni di quel panino che aveva con se’. Lo ha ancora e generosamente me lo offre. Mi accontento di rubargliene un pezzetto, tanto per mettere a tacere lo stomaco. Ora posso affrontare le rimanenti fatiche!

Arriva un altro missiletto, e’ Virginia, oramai a suo agio con questi strani attrezzi per salire su corda.

Buon ultimo tra gli allievi, ma solo per cavalleria, arriva Luca.

Nel frattempo chi ha salito il pozzo affronta la strettoia di uscita. Parlo con Nerone mentre sale Luca, andra’ con lui fino al penultimo pozzo poi Nerone dovra’ uscire per andare di nuovo al lavoro. Lo saluto.

I nostri allievi salgono tutti e tutti passano la strettoia. Sotto di me rimangono solo Gabriele ed Aurora. Vado avanti anche io.

Nella saletta successiva trovo Virginia e Luca. Federica e’ a portata di voce nella saletta subito sopra. Saliamo cosi’, in fila indiana. Al saltino prima del penultimo pozzo Luca, che mi precede nel cercare appigli con le mani smuove un sasso di una decina di chili in bilico sulla mia testa. Lo supplico di non toccarlo oltre se vuole risparmiarmi del dolore e quando posso, lo seguo e lo butto giu’. Un bel tonfo segue la sua caduta. Gabriele e’ ancora a distanza di sicurezza ma si impressiona per il rumore e urla piu’ piu’ volte chiedendo cosa stia succedendo. Lo tranquillizziamo rispondendo che e’ tutto a posto. Alla base del penultimo pozzo ci ritroviamo tutti assieme, i corsari ed io. In attesa di Gabriele chiedo attenzione ai miei corsari del cuore e spiego loro come e’ meglio affrontino il pozzo. Terminato lo spiegone, salgo il pozzo e mi apposto all’uscita dello stesso.

Viene su per primo sempre Luca.

Eccolo, sempre col suo sorriso serioso. Gli consegno le chiavi dell’auto di Gabriele e lo faccio continuare direttamente verso l’uscita.

Ecco Federica! Mentre sale mi arriva da Gabriele la notizia che Aurora non e’ ancora arrivata e non risponde alle sue urla. Mi preoccupo un poco, ma solo poco, oramai Aurora “ce la sa”, si sara’ fermata per motivi suoi.

Il tempo che Federica arrivi su che Aurora arriva a ricongiungersi col gruppo, ha avuto da discutere con la strettoia sul P25 ma alla fine ne ha avuto ragione. Aspetto che Federica esca dall’infido pertugio, le permetto una pausa per riprendere fiato e poi la avvio verso l’uscita.

Sale anche Virginia, per lei il pertugio non e’ affatto stretto.

Le rubo anche un sorriso. Anche per lei una breve pausa per riprendere fiato, quindi la faccio avviare per l’uscita. Inizio a sentire di nuovo freddo. Avverto sotto che esco anche io e mi accodo a Virginia.

Ecco una foto del mitico quartetto. Luca di Virginia manca ancora, pero’ mettono un casco tra loro in rappresentanza!

Al parcheggio troviamo i genitori di Luca, hanno fatto solo una breve passeggiata perche’ verso le 2 del pomeriggio ha iniziato a grandinare.

Mentre mi cambio cedo la fotocamera a Federica che inizia a fare foto a raffica. In questa Luca mi offre un pezzo di saporitissime coppiette.

Ecco Gabriele…

…e la cara Aurora.

Una foto di gruppo estemporanea in cui ci sono anche io, grazie Federica!

Una volta tanto chiudo con una foto di me, mentre finisco di riempire lo zaino, mi mancava.

Al ritorno ci fermiamo a Subiaco per un lungo aperitivo. Riprese le macchine per tornare a casa, facciamo una brevissima pausa per lasciare Federica ad Agosta poi proseguiamo. Troviamo pochissimo traffico. Sono a casa a ora di cena. Complimenti a tutti i begli allievi di questo bel corso. Che il mio solito augurio finale valga soprattutto per voi. Alla prossima.

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Bucio Nero’ e Inferniglio – 21/05/2022

La mattina a Bucio Nero’ con Federica e Caterina, il pomeriggio all’Inferniglio con Caterina al seguito degli alunni di Marione.

Una bella uscita “inventata” dal nulla il venerdi’ pomeriggio. Sarei dovuto essere col GsCaiRoma a Pozzo Comune per il corso ma per sabato hanno deciso di fare solo l’armo della grotta. Visto che sono gia’ in 6 o 7 pronti per andare ad armare, rinuncio.

Deciso il cambio di programma mi chiedo: “Cosa fare in alternativa?”. Sento Gabriele, sabato lui andra’ all’Inferniglio ad aiutare Marione a portare i suoi allievi in grotta. Mi interessa, pero’ partira’ solo dopo pranzo…non posso assolutamente perdere in nulla mezza della mia giornata ipogea. Come conciliare l’Inferniglio pomeridiano con qualcosa al mattino? Si potrebbe andare a Bucio Nero’! Non male come idea, mi auto-congratulo per la pensata. Devo solo vedere chi si puo’ unire a me. Federica, una dei nostri corsisti, sarebbe dovuta andare all’uscita extra-corso all’Inferniglio ma ha rinunciato a causa di un impegno serale. La sento tramite “social” e le propongo l’uscita mattutina. Accetta con entusiasmo, andremo assieme a Bucio Nero’ poi la portero’ a Mora Zinna dove suo papa’ la prendera’ con se’ per portarla a casa. Raggiunto il numero minimo di partecipanti, termino la ricerca. Piu’ tardi risento Gabriele, lo aggiorno delle mie intenzioni e chiacchierando mi dice che anche Caterina sara’ all’Inferniglio l’indomani. Ma allora, penso, posso chiedere anche a lei! Detto fatto, la contatto, sempre via social, e anche lei accetta. Un fitto scambio di messaggi nel trio appena formato e siamo a posto.

La mattina mi vedo con Federica e Caterina, oggi non in veste di corsiste ma di amiche, alla fermata metro di Monti Tiburtini. Visto che Federica e’ in ritardo a causa della metro che non passa, accompagno Caterina per negozi a cercare delle barrette energetiche da portare in grotta.

Quando siamo tutti, si parte, una volta tanto andremo con la mia macchina. La salita per Livata cerco di farla molto lentamente, Caterina ha lo stomaco scombussolato dalle curve e probabilmente dal mio stile di guida.

Dopo una sosta al bar di Livata, proseguiamo fino a Fondi di Jenne, nostra destinazione. Ecco le eroine di questa uscita pronte a prepararsi. Non sanno ancora cosa le attende ma sembrano entusiaste ugualmente, questo mi sembra lo spirito giusto e me ne rallegro.

Dopo i preparativi ci dirigiamo verso Bucio Nero’. Strada facendo racconto loro qualcosa sulla piana dove siamo, le doline che la caratterizzano e altre cose a casaccio.

Sto ancora parlando della recente storia della grotta e di tutto il lavoro che abbiamo fatto per renderla agibile quando ci affacciamo e dobbiamo constatare che la grotta…si e’ richiusa! Tutto un costone dell’ingresso e’ crollato e le rocce smosse sono incastrate a bloccare il passaggio.

Guardo alternativamente le mie amiche e il Bucio Nero’ ostruito chiedendomi se il mio desiderio di far vivere loro l’esperienza di “lavorare” in grotta potra’ avere seguito. Sembrano interessate almeno a provare, quindi ripongo la fotocamera, montiamo la corda per scendere e mi calo per liberare il passaggio, o almeno per tentare di farlo.

Lavoriamo per almeno un’ora, se non 2, a disostruire e distruggere i sassi che ci impediscono il passaggio. Usiamo tutte le tecniche disponibili, la forza bruta (poca!), la mazzetta, il trapano demolitore e la corda. Caterina all’inizio rimane un poco delusa dal trapano demolitore al quale aveva attribuito una forza dirompente molto superiore alla realta’. Mentre lo uso approfitto per spiegare loro come e’ meglio sfruttarlo per indebolire la roccia insistendo lungo le fratture che spesso caratterizzano il calcare. Spiego loro cose magari banali per chi le conosce ma per nulla scontate per chi vede un demolitore per la prima volta. Cose del tipo: come si inserisce e blocca la punta, il selettore della funzione demolitore, come bloccare il pulsante del trapano in maniera che non si possa attivare per sbaglio, cose varie, insomma. I blocchi sono troppo grandi per tirarli fuori, devo per forza farli cadere giu’. Per fortuna il piu’ grande, da circa mezzo metro cubo si frantuma cadendo.

Alla fine, come per “Highlander”, ne rimane uno solo, il peggiore, un prisma irregolare di dimensioni rispettabili ed incastrato a meraviglia in una posizione scomoda che riesce ancora ad impedire il passaggio. Proviamo col demolitore ma nulla, sembra un blocco massiccio. Proviamo con la corda, ma e’ un fallimento. Mi accanisco con la mazzetta ma lo scalfisco appena. Sto quasi per darmi per vinto quando noto finalmente una sottilissima crepa nel blocco. Inizia forse a cedere? Mi faccio passare di nuovo il demolitore e attacco con decisione la crepa. In qualche minuto se ne stacca una bella fetta! Quel che resta e’ ancora grande, e’ ancora incastrato, ma sicuramente e’ meglio di prima. Continuo ad infierire su di lui in tutte le maniere e alla fine cede, cadendo con gran fragore e nostra piena soddisfazione.

Ora potremmo andare. Chiedo alle mie amiche se se la sentono ancora di andare. Il loro sguardo deciso e la loro risposta affermativa mi rassicurano. Per prima cosa verifico se il frazionamento, e la roccia dove e’ posto, tengono. Sembra di si. Il deviatore subito sotto invece mi convince poco, lo sposto al fix piu’ in basso, sara’ piu’ scomodo da passare ma piu’ sicuro.

Passato il frazionamento, faccio scendere Caterina e do loro indicazione che dopo, lei e Federica, ripetano questa modalita’, in modo che si controllino a vicenda. Sono brave, ma e’ anche la prima discesa in grotta fuori dal corso, ha tutta un’altra valenza. Quando Caterina e’ sistemata vicino a me, scendo, sistemo il frazionamento successivo e proseguo fino alla saletta dove parte il cunicolo per andare in zona lavori.

Urlo la libera e le sento armeggiare. Mi guardo attorno nella saletta.

Sono costernato, tutti i sassi che bloccavano l’ingresso sono caduti proprio qua. Hanno completamente ostruito l’ingresso al cunicolo dove la grotta prosegue. Ho un momento di scoramento totale (e no, non si tratta di movimenti intestinali!), tanto che mi scordo di fare una foto alla situazione incresciosa in cui trovo l’ingresso al cunicolo. Mentre aspetto l’arrivo di Caterina e Federica mi riprendo ed esamino meglio l’ostruzione. Sara’ difficile, ma forse possiamo farcela a rendere di nuovo transitabile il passaggio. Ripresa la determinazione, senza attendere oltre, mi metto a spostare sassi e a sistemarli nella nicchia che una volta era la seconda diramazione della grotta.

Quando le mie amiche arrivano spiego loro la situazione chiedendo se hanno voglia di provare a disostruire il passaggio. La loro determinazione rafforza la mia. Iniziamo a lavorare di buona lena. Ogni tanto chiedo a Federica di controllare l’ora, ma e’ ancora abbastanza presto. Per spostare alcuni massi serve la forza unita di tutti e tre. Per l’ultimo, uno dei piu’ grossi impieghiamo molto tempo, molto ingegno e forza. E’ grosso e, perdonate il “francesismo”, bastardo assai. E’ rotolato in fondo, circa a meta’ cunicolo. Ma noi stavolta abbiamo l’arma segreta, Federica! Lei si infila nel cunicolo e riesce a passare oltre il masso importuno. Anche spingendolo da questa posizione favorevole non riesce a spostarlo. Caterina entra anche lei nel cunicolo a piedi avanti e, non senza assestare qualche calcio all’amica, riesce ad aiutarla agganciando il sasso coi talloni e tirandolo a se’. Quando il masso arriva in una zona praticabile anche per me, mi aggiungo a dare una mano.

Finalmente il passaggio e’ sgombro. E’ l’una passata, tra poco dovremo uscire ma abbiamo il tempo per dare uno sguardo al fronte esplorativo. Passo per primo facendo vedere loro come affrontare il cunicolo e l’uscita nella minuscola saletta che segue. Quando siamo tutti e tre assiepati nella saletta faccio passare avanti Federica per uno sguardo dove io ancora non riesco ad arrivare. Ci arriva, arriva ad affacciarsi dopo la curva ad angolo retto che limita il passaggio ma e’ stretto anche per lei. Le chiedo il piacere di fare una foto di quel che vede. Un leggero eco quando lei risponde mi riscalda il cuore, piu’ avanti la grotta c’e’. Oggi non c’e’ tanta aria, la grotta soffia leggermente, ma il periodo non e’ molto buono per queste valutazioni, all’esterno c’e’ ancora troppa alternanza caldo-freddo. Facendo queste considerazioni mi tolgo i guanti infangatissimi e imposto la fotocamera col flash forzato, poi la passo a Federica che scatta numerose foto. Quella che vedete mi e’ sembrata la migliore, la piu’ “speranzosa”.

Dopo aver scattato le foto, Federica riesce a ripassarmi la fotocamera ed io la compenso con una foto mentre e’ incastratissima.

Visto che ci sono mi giro e faccio una foto a tradimento anche a Caterina che attende paziente dietro di me.

Quando Federica e’ pronta per uscire dalla strettoia, con qualche contorsionismo mi ritiro in fondo alla saletta, nei pressi del cunicolo di uscita. Federica sgattaiola vicino a me mentre Caterina va a guardare anche lei la strettoia, per ora, finale. Cosi’ a occhio deve essere proprio l’ora di uscire. Avverto Federica e Caterina e imbocco il cunicolo per uscire. Ecco Federica che a sua volta fa capolino dal cunicolo. Mentre e’ la’ ci arriva una vocina dal fondo, solo una parola: “aiuto”, che ci raggela per un istante. Per fortuna il tono della parola e’ tranquillo, per nulla spaventato, mi tranquillizzo. Le chiedo cosa stia succedendo. Si e’ incastrata. Faccio appena a tempo a chiedere a Federica di tornare indietro a darle una mano che Caterina ci avverte di aver risolto. Tutto bene.

Eccola che esce fuori dal cunicolo anche lei contenta e soddisfatta.

Ora Federica puo’ liberare l’orologio dal fango e leggere di nuovo l’ora. Sono le 2 e un quarto! Siamo gia’ in ritardo di tre quarti d’ora. Dobbiamo sbrigarci ad uscire. Alle 3 abbiamo appuntamento col papa’ di Federica al Mora Zinna. Valuto se chiedere a Caterina o Federica di disarmare ma per oggi hanno fatto anche troppo e poi non abbiamo tempo. Fa nulla, proveranno la prossima volta. Ancora una foto e partiamo senza indugi. Mentre loro salgono ripenso al lavoro fatto, minute le ragazze, ma tenaci!

Eccoci quasi tutti fuori.

Perdiamo ancora un poco di tempo, ma proprio poco, per vedere assieme come rifare la matassa di corda, poi ancora una foto e poi via.

Alla macchina ci cambiamo svelti poi scendiamo precipitevolissimevolmente verso Mora zinna. Siamo in ritardo mostruoso, il papa’ di Federica la chiama almeno cinque volte per sapere dove siamo. Finalmente arriviamo, velocemente ci presentiamo al papa di Federica, spostiamo di macchina i bagagli e quindi salutiamo Federica, augurandole un buon proseguimento di giornata.

Con Caterina proseguiamo alla volta dell’Inferniglio. Le ho portato la muta, cosi’ potremo andare anche senza il canotto. Ci cambiamo svelti e, dopo un selfie, andiamo verso la grotta.

Ecco il letto del torrente che forma l’Inferniglio quando e’ in piena.

Saliamo.

Caterina si gusta l’avvicinamento, io mi gusto le espressioni che vedo passarle sul suo viso.

Fuori dalla grotta ci sono 3 ragazzi, sono studenti di Marione che hanno fatto il giro al “primo turno”. Gli altri, ci dicono, sono ancora dentro. Entriamo anche noi. Il laghetto e’ facile da passare, le assi sono quasi completamente fuori dall’acqua. Avverto Caterina di non fidarsi di loro, sono scivolosissime. Con prudenza andiamo avanti fino alla cascata calcitica e la passiamo.

Peccato per le foto, fatte in fretta e con la mia solita imperizia, vengano mosse, pero’ sono comunque simpatiche.

Strada facendo approfitto di Caterina facendola posare per delle foto. Lei si presta con pazienza.

Mi stupisco sempre quando nelle foto incontro il problema di avere troppa luce, mi sembra una contraddizione, ma cosi’ e’. Sbianco completamente il volto di Caterina.

Passiamo il traverso, camminando cerco di illustrare la grotta a Caterina parlando a vanvera.

Iniziamo a sentire delle voci…e qualche lucina fa capolino in fondo alla maestosa galleria che stiamo percorrendo.

Al lago successivo troviamo Irene, Gabriele e Luca. Li salutiamo con allegria. Il canotto intanto sta ritornando dalla traversata del laghetto.

Ecco lo sbarco.

I ragazzi di Marione e si avviano velocemente verso l’uscita.

Caterina ed io rimaniamo indietro ad aiutare Nerone e Luca a riporre il canotto.

Caterina poi si offre anche di aiutare Nerone a portarlo fuori, io mi limito a fotografare la collaborazione.

Raggiungiamo il resto del gruppo ai laghetti prima della cascata calcitica.

Li passiamo mentre i ragazzi di Marione affrontano la discesa della cascata.

Riesco a “sbiancare” anche Luca.

Siamo quasi passati anche noi.

Ma guarda un po’ chi c’e’! Daniele, saranno almeno 3 anni che non ci si incontra. Gli rubo subito una foto.

Scendo la cascata e poi mi volto a fare una foto al gruppetto rimasto su, una alunna di Marione che subito rinomino in “Mimetica” per la tuta che indossa, Caterina, Irene e Luca.

Manca solo il laghetto che i nostri neofiti ipogei devono passare cercando di non bagnarsi, impresa non banalissima. Ecco ancora “Mimetica” al passaggio, aiutata da Nerone e Gabriele.

Siamo gli ultimi. Io entro in acqua e ne approfitto per dare una pulita alla tuta infangata. Chiedo a Caterina di darsi anche lei una lavata per togliere il poco di fango attaccatosi alla muta. Irene passa sulle tavole con la sua consueta eleganza.

La sosta per una foto con Caterina e’ doverosa.

Ma facciamo anche 2, non ci facciamo parlare dietro!

Fuori troviamo tutto il gruppo che commenta l’esperienza appena fatta. Ecco Gabriele mentre inizia a cambiarsi.

Marione e parte dei suoi ragazzi con Daniele che chiude il gruppo.

“Mimetica” si e’ levata la sua giacca cosi’ particolare quindi non la distinguo piu’, non che sia migliore o peggiore degli altri, solo che la sua giacca l’aveva resa piu’ individuabile ed era stata a portata di fotocamera nella parte finale della grotta.

Ad ogni modo formulo ad alta voce l’augurio che un giorno questi ragazzi vogliano provare a fare un corso di speleologia. Nella confusione dei preparativi il mio augurio arriva poco o nulla, ma chissa’. Faccio delle foto a casaccio mentre tutti si preparano per l’ultimo tratto fino alla strada.

Scendiamo.

Eccoci alla strada. Ancora una foto poi vado a cambiarmi. Ho perso di vista Caterina, forse si e’ fermata a chiacchierare con Gabriele. Apro la macchina e torno indietro. La aspetto chiacchierando con Daniele. Dopo un buon quarto d’ora decido che forse e’ passata e non l’ho vista. Vado alla macchina a cambiarmi.

Alla macchina di Caterina nemmeno l’ombra, pero’ su uno dei tavolini da picnic c’e’ la sua muta. Probabilmente e’ passata e non me ne sono accorto. Mi cambio. Quando sono pronto torno indietro e trovo un gruppetto di miei amici che chiacchierano accanto alla macchina di Gabriele. Un simpatico gruppo composto da Gabriele, Nerone, Caterina e Daniele.

Mi avvicino facendo foto. Una a Caterina.

E una all’indecifrabile ed intramontabile Nerone.

Ed infine una cumulativa per Gabriele e Daniele.

Presto Nerone ci saluta, tra poco deve andare a lavorare, fara’ la notte, annuncia. Caterina ed io torniamo alla macchina e terminiamo di sistemare le nostre robe. Partiamo, abbiamo appuntamento al bar di Subiaco per un aperitivo prima di tornare a Roma. Tutto bene anche per questa parte della giornata, compreso il viaggio di ritorno a Roma passato con Caterina ad ascoltare e canticchiare canzoni di F. De Andre’. Alla prossima.

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Stoccolma – Corso SZS – 15/05/2022

Prima di dimenticarmi, questa e’ una relazione speciale, la numero 500! Un bel traguardo per una “avventura” iniziata oramai 10 anni fa.

Continua il corso dello Shaka Zulu Club Subiaco, anzi entra nel vivo con una bella grotta, Stoccolma in quel della piana di Campaegli.

La mattina la nostra nutrita comitiva arriva al solito parcheggio. Ancora un attimo di sole, ad ammirare il panorama, prima di iniziare i preparativi.

Angelica, da brava presidente da’ l’avvio ufficiale alla vestizione e quindi alla uscita.

Qualche minuto di intensa attivita’ e siamo pronti, e’ ancora Angelica a partire decisa verso la grotta.

Parto pure io seguito dal resto del gruppo. Non poteva mancare una foto della bella Aurora che sorride soddisfatta dell’inizio giornata. Faccio sempre questa discesa con particolare piacere, e’ stato il primo tratto di prato su cui sia riuscito di nuovo a camminare autonomamente senza l’aiuto di stampelle o bastoncini dopo la mia sciagurata esperienza col covid.

Strada facendo facciamo una rapida sosta alla grotta Stoccalma per presentarla ai ragazzi. Irene si presta involontariamente come modella per ornare la foto dell’ingresso.

Il particolare del pozzo d’ingresso.

Aspettiamo il resto del gruppo, Aurora e’ dovuta tornare alla macchina perche’ si e’ scordata i guanti.

Ma eccola gia’ di ritorno con il resto del gruppo.

Foto di gruppo!

Ripartiamo verso Stoccolma, e’ vicina, solo una “o” di distanza da Stoccalma!

Strada facendo incontriamo le doline recintate, o quasi. Le controllo ma ancora non lasciano intravedere possibili approfondimenti.

Eccoci all’ingresso della grotta. Anche questa e’ una delle innumerevoli grotte che ho sicuramente sceso in passato e di cui ricordo nulla…o anche meno.

Finisco di prepararmi e intanto Gabriele sistema la partenza del primo pozzo.

Angelica posiziona il primo attacco.

Anche se a me piace farlo mi sembra bene che oggi armi qualcun altro. Ho appena finito di annunciarlo a Irene che e’ vicino a me quando Angelica e Gabriele mi richiamano all’ordine.

Andro’ avanti ad armare, anche se ricordo nulla della grotta in qualche maniera faro’. Scendo, sistemo il frazionamento successivo su singolo fix doppiandolo su naturale con un cordino. Tutto pronto, sono alla base del pozzo, dall’esterno saranno in tutto 8m. Gabriele scende al frazionamento a fare assistenza ai corsari che scenderanno per essere poi amorevolmente accolti da me.

Scende Caterina.

Seguita da Irene che non ha certo bisogno di assistenza. Si lascia rubare un sorriso.

Ecco Caterina e Irene che attendono il resto dell’allegra comitiva per proseguire.

Arriva anche Federica.

Lascio a Irene il compito di assistere chi arriva, devo andare a capire come prosegue la grotta e cosa si deve fare per l’armo. A sinistra c’e’ un dislivello di 1 metro e subito sotto un “pianerottolo” dove, alla mia destra, inizia un pozzo. Organizzo mentalmente il da farsi e torno su dai miei amici per fare la cernita del materiale necessario. Ok, abbiamo tutto, torno giu’ sistemando il terminale della corda del pozzo precedente come guida verso il successivo. Sistemo la corda con il classico e sicuro attacco doppio, la devio corto corto su un attacco subito sotto e la lascio andare giu’. Anche questo mi sembra un pozzo da circa 8m. Oramai nella saletta sopra di me inizia ad esserci ressa, iniziamo a scendere. Per primo scende Gabriele col materiale necessario ad armare i pozzi successivi e per fare sicura agli allievi. Il primo a cimentarsi e’ Victor che naturalmente costringo ad una scomoda sosta per una foto.

Segue Caterina.

Federica scende il saltino mentre Caterina monta il discensore.

Caterina inizia la discesa.

Federica e Irene attendono pazienti il loro turno nel piccolo spazio alle mie spalle. Non posso non rubare loro una foto.

Gabriele da sotto dice che dopo Caterina desidera che scenda un istruttore cosi’ che lui possa procedere con gli armi successivi. Scende Irene. Nel frattempo il suo posto viene preso da Luca. Questo fatto merita sicuramente una nuova foto.

Irene e’ sotto e pronta a fare assistenza, parte Federica.

Se la sbriga in un attimo e Luca la segue subito dopo.

Dopo tocca a me scendere. Sceso il pozzo arrivo in un ambiente comodo dove poter sostare. Vedo le corde sistemate, Gabriele e’ sotto che sistema per l’armo successivo.

E’ un armo un poco esposto e probabilmente faticoso da passare. Vorrei “educare” i nostri allievi a scegliere, tra gli innumerevoli modi per affrontare un passaggio, il metodo che implica il minor dispendio di energie. Per questo motivo, visto che dalla partenza della corda c’e’ uno spezzone di corda che arriva giusto giusto al terrazzino un paio di metri piu’ sotto, indico loro di scendere su quello il primo tratto,. Una volta arrivati al terrazzino si assicureranno e faranno il cambio corda proseguendo poi la discesa. La prima a cimentarsi con questa “riposante” tecnica e’ Federica.

Effettua con maestria il cambio corda e prosegue.

Dietro di me Luca attende il suo turno.

Si scende, arriva il mio turno, scendo anche io. Ecco che finalmente incontro di nuovo Gabriele.

Mentre Gabriele attrezza l’ultimo saltino che faremo, io mi occupo di selfie. Il primo con Victor.

Poi con Federica.

Nel frattempo ci raggiunge Caterina.

Eccola mentre arriva e mi regala ancora un sorriso.

Caterina termina la discesa e va a raggiungere il gruppetto di corsari in attesa del salto successivo.

Arriva anche Angelica.

Ci sorpassa tutti e va a raggiungere Gabriele per dargli un mano.

Noi li seguiamo dall’alto.

Tutto pronto, si riparte. Arrivo alla partenza del pozzo e mi sistemo comodo per fare assistenza agli allievi che si cimenteranno. Victor e’ il primo a passare.

Una foto all’allegro gruppetto in attesa.

Siamo alla base del pozzetto, l’ultimo che scenderemo per oggi. La grotta non termina qua, anzi, sembra diramarsi. In fondo all’ambiente dove siamo c’e’ una piccola risalita di un metro che porta ad uno stretto pertugio che dovrebbe proseguire con un pozzo. Sulla destra della risalita inizia un altro pozzo di una decina di metri che porta…chissa’ dove!

Dopo un breve quanto frugale spuntino e un sorso d’acqua riprendiamo la salita. Sembra che disarmare tocchi a me. Va bene, mi attrezzo all’attesa paziente mentre vedo il gruppo risalire. Mi fara’ compagnia Luca scelto come “volontario portatore di zaino”, compito che come potro’ notare, assolve alla perfezione!

Una foto a Gabriele non potevo proprio perdermela.

Ecco invece il valente “portatore volontario di zaino”.

Per ingannare l’attesa torno al pozzo dove prosegue la grotta e scatto una foto anche a lui. Lo scuro che non permette di vedere oltre e’ sempre un potente stimolo alla esplorazione, anche in caso di posti gia’ conosciuti a molti.

Gabriele inizia a salire.

Visto che sono impegnato nel disarmare, ripongo giudiziosamente la fotocamera per riaccenderla solo all’uscita dove mi trovo a fare assistenza a Caterina prima di disarmare gli ultimi attacchi.

Tutti fuori. Con calma e giudizio torniamo alle macchine.

Eccoci tutti cambiati mentre facciamo qualche minuto di chiacchiera rilassante post-grotta.

Siamo ai saluti, cerco di rubare una posa spontanea a Federica mentre non mi vede, ma lei non ci casca. La costringo comunque a simulare spontaneita’…e pare se la cavi bene.

Per par-condicio faccio la stessa cosa con Luca. Lui lo becco “spontaneissimo” mentre e’ impegnato a rovistare nello zaino.

Giornata terminata. Si inizia il rientro. Un’ultima foto al gruppo che si avvia alle auto.

Bella giornata, bravi tutti i nostri corsari. Come sempre, alla prossima.

Pubblicato in Uncategorized | Commenti disabilitati su Stoccolma – Corso SZS – 15/05/2022

Erebus – Corso 55 GsCaiRoma – 08/05/2022

All’Erebus per una nuova uscita del 55-esimo corso del GsCai Roma.

Arrivo a Sant’Oreste con qualche minuto di anticipo. Parcheggio l’auto al solito piazzale e vado a fare qualche foto in giro. Il paese sembra prepararsi per qualche festa ma non saprei dire quale.

La mia attesa dura poco, ecco che arrivano le prime macchine.

In attesa che arrivino tutti mi unisco al gruppetto che si allontana sulla strada per i bunker del Soratte per una passeggiata.

Quando torniamo il gruppo e’ quasi al completo, io continuo a girare scattando foto.

Ecco una piccola parte dei nostri sorridenti corsari. Dopo la foto mi cimento nel riconoscerli, incrocio le dita e spero di non sbagliarne troppi. A sinistra c’e’ Matteo, poi abbiamo Mascia, quindi Lorenzo e Lorenzo. Si continua con Carolina, Francesca e buon ultima Francesca.

Partiamo verso la grotta. Linda merita una foto tutta per se’ a causa delle sue scarpe, appena rattoppate da Erika con del robusto nastro argentato.

Il grosso del gruppo prende la strada che porta in cima al monte Soratte, nel frattempo Salvo con la sua auto inizia a fare la spola tra noi e l’eremo per portare su tutti.

Allettati dal miraggio di poter evitare ulteriore salita il gruppo si ferma ad aspettare l’auto. Io ho gia’ sudato e non voglio freddarmi stando fermo, quindi proseguo.

Anche Erika e’ del mio parere e anzi mi ha preceduto, la faccio voltare per una foto con sorriso.

Siamo fortunati nella nostra scelta di proseguire. Quando Salvo scende si ferma a prenderci. In un paio di minuti siamo all’eremo dove potremo cambiarci. Salvo riparte subito per un nuovo carico. Mi preparo velocemente. Chiedo a Erika cosa serve che io faccia. La sua risposta e’ che se voglio posso unirmi alla squadra d’armo per poi tornare indietro a dare una mano con gli allievi. Accetto volentieri. Gli altri del gruppo “armatori” sono Michele e Marco, stanno ancora terminando la vestizione ed il controllo degli zaini con il materiale. Io mi aggiro tra gli allievi armato di fotocamera.

Arriva la macchina di Salvo con l’ultimo carico di speleo.

Ecco Michele, in fondo si intravede Marco, nascosto dietro Erika e Giulio.

Pochi minuti e sono stufo di aspettare Marco e Michele e poi sono sicuramente piu’ lento di loro a camminare quindi li avverto, mi carico il mio zaino sulle spalle, uno zaino di materiali davanti e parto di buon passo…fino a che il fiatone mi consiglia di rallentare.

Eccomi all’eremo in cima al monte Soratte.

Come immaginavo Michele e Marco mi raggiungono senza fatica.

Li aspetto facendo foto al panorama, sempre spettacolare.

Ancora panorama ma sul lato sinistro dell’eremo.

Oramai ci sono, tra poco attacca il sentiero in discesa che porta alla grotta.

Ancora una foto all’inizio del sentiero poi mi dirigo alla grotta senza altre distrazioni.

Alla grotta si riforma la squadra d’armo. Devo terminare di indossare l’attrezzatura. Mentre sono impegnato i miei amici sistemano la prima corda.

Quando sono pronto ricambio il favore scendendo per primo ad armare il pozzo successivo. Ci vorrebbero troppe mani e troppo tempo per armare e fare foto contemporaneamente quindi anche se a malincuore ripongo la fotocamera.

Inizio ad armare il secondo pozzo con Marco che mi da’ una mano fornendomi dadi e bulloni dalla sua scorta personale. Sceso il secondo pozzo passo al terzo, Marco mi segue per darmi una mano. Prima di iniziare gli chiedo se vuole proseguire lui con l’armo, risponde che mi cede volentieri l’onore.

Arrivano i primi corsisti e Marco viene richiamato indietro per fare assistenza. Mi trovo da solo, pero’ il materiale e le corde ce l’ho, vado avanti con l’armo. Scendo il terzo pozzo e proseguo usando la corda come “filo d’arianna” nel caso qualcuno non conoscesse bene la grotta. Mi infilo nel passaggio stretto alla base del pozzo e proseguo per la galleria successiva fino alla strettoia che prelude al pozzo successivo, il quarto.

Vorrei proseguire con l’armo, pero’ i fix sono senza dado e non c’e’ piu’ Marco a sopperire con la sua scorta. Mi guardo in giro, sono sicuro ci siano altri attacchi da cui “rubare” i dadi. Nulla. Mi sporgo verso il pozzo fino a dove c’e’ il frazionamento. Trovo 2 dadi appoggiati su una pietra. Sono ben arrugginiti ma per ora devo farmeli andare bene. Provo il primo… non va, e’ spanato. Lo butto via. Provo il secondo, questo va meglio, tiene. Ora pero’ mi manca un dado. Un ricordo mi illumina, Marco mi aveva dato 2 bulloni, uno l’ho utilizzato ma l’altro l’ho messo in tasca. Lo cerco, lo trovo e tutto soddisfatto lo uso per fissare una placchetta allo spit che c’e’ vicino al fix senza dado. La mia soddisfazione dura poco, lo spit e’ pieno di detrito e il bullone non serra la piastrina. Alla fine devo rinunciare allo spit. Sconsolato predispongo la corda con un nodo per un attacco doppio poi metto le 2 asole del nodo sul solo attacco che sono riuscito a sistemare. Devo proseguire l’armo altrimenti rischiamo l’ingorgo. Inizio a scendere ma ancora guardo le pareti nella speranza di trovare fix col dado che non ho ancora notato. Appena mi muovo e in basso, alla mia sinistra ecco la’ un paio di fix, nuovi nuovi e completi di dado! Faccio miei i dadi, ritorno alla partenza e sistemo tutto. Ora posso scendere soddisfatto.

Il frazionamento e’ un altro intoppo. Qua di solito si mette un deviatore ma non ho cordini, il mio fornitore sinora e’ stato ancora una volta Marco, che e’ ancora impegnato altrove. Metto un frazionamento semplice e proseguo, poi aggiusteremo.

Alla base del pozzo continuo ad utilizzare la corda come guida per i passaggi successivi che sono un poco intricati. I passaggi stretti mi fanno accorgere di un mio madornale errore, ho scordato di mettere le ginocchiere. Maledico la mia distrazione ma ora c’e’ poco da fare, speriamo bene.

Al pozzetto successivo devo decidere cosa fare. Le corde le ho terminate, gli attacchi pure, la via per il vecchio fondo, che inizia a meta’ del pozzo, non la conosco. Mi tengo sul sicuro e a meta’ pozzo giro “a destra” dove c’e’ la sala che porta al nuovo fondo e armo sin la’.

Fatto il meglio che posso torno indietro e vado a raggiungere i miei amici. Ritrovo il gruppo con alcuni allievi nella galleria tra il terzo ed il quarto pozzo. Mi armo di fotocamera e riprendo allegramente ad importunare tutti con i miei scatti.

Trovo Michele e insieme ci sistemiamo per far scendere gli allievi dal quarto pozzo. Per prima cosa pero’ mi informo se Michele ha un cordino e mentre scende il pozzo gli chiedo il piacere di trasformare il frazionamento in un deviatore.

Siamo pronti, che i corsari si facciano avanti. Ecco Francesca che scende intrepida e sorridente. Il deviatore non e’ semplicissimo da passare, ma nemmeno impossibile, e’ utile per far pratica. Capita che il primo tratto di corda mentre si scende vada a toccare la parete ma non mi sembra ci sia pericolo di lesionare la corda, lascio cosi’.

Francesca e Lorenzo durante un sosta dopo la discesa del quarto pozzo.

Il serpentone di persone inizia a compattarsi, ora mi trovo alla base del quarto pozzo a fare sicura a chi scende. Michele e’ avanti al pozzetto successivo.

Vengo sostituito, recupero un sacco con corda e attacchi e raggiungo Michele. Da sopra ci arriva una indicazione partita da Erika. La sosta che ho predisposto verso il nuovo fondo non va bene. Si deve armare la via per il vecchio fondo fino alla sala dei broccoletti. Michele la conosce, io ho il materiale, che problema c’e’. Facciamo.

Mentre sistemo la corda per scendere al vecchio fondo Michele si occupa di accogliere i corsisti che arrivano. In attesa che la nuova via sia armata attendono su un tratto comodo intermedio.

Sistemata la partenza per il vecchio fondo lascio a Michele l’onere di armare perche’, gli spiego, non ci sono mai stato e potrei impiegare tempo prezioso nel fare l’armo. Michele prende il necessario e va.

Non lo avevo capito, ma la sala dei broccoletti dove faremo sosta e’ alla fine del pozzo appena sceso da Michele, circa 10 metri piu’ in basso. Tutto bene. Io rimango al frazionamento a fare assistenza a chi arriva. Arriva anche Marco e si mette subito dopo di me, all’altezza di un deviatore.

La posizione che mi sono scelto e’ comoda per aiutare i nostri allievi ma disagevole per il freddo gelido che sento risalire dal fondo schiena. Per fortuna arriva il mio turno per scendere, non mi faccio pregare e in pochi secondi eccomi arrivato alla famosa sala dei broccoletti dove gia’ un buon numero di corsari e’ chiassosamente assiepato.

Chiedo lumi a Michele circa la via per il vecchio fondo e lui mi spiega che se vado in fondo alla sala dove siamo trovero’ una risalita armata e quindi un pozzo da circa 20 metri dove pero’ non c’e’ la corda.

Sono incuriosito e poi non posso perdere questa occasione per vedere un tratto di grotta che non conosco. Attraverso deciso la sala dando disturbo a tutti gli allievi.

Trovo facilmente la corda per la risalita descritta da Michele. Salgo. I 3 attacchi che tengono la corda sono molto arrugginiti, pero’ sembrano tenere.

In cima mi ritrovo su una piccola sella, di fronte a me, in basso vedo la prosecuzione, deve essere il pozzo di cui mi diceva Michele.

Giro un poco dove posso per curiosare. Vedo un paio di possibili punti dove risalire ma poi scopro che ci sono dei fix, probabilmente sono gia’ stati visti.

Per ora non posso fare molto di piu’, torno alla sella, scatto una foto ai nostri bravi allievi che intanto si apprestano a fare pranzo.

Torno giu’. Vicino a Michele trovo anche Hana, ha partecipato al corso precedente, l’avevo vista stamattina a Sant’Oreste ma non pensavo partecipasse anche lei all’uscita. Non ci incontriamo in grotta dalla fine del corso, sono contento di rivederla.

I corsari continuano a scendere, e’ la volta di Elena. La blocco subito per una foto, lei di suo ci mette un bel sorriso.

Arrivano anche Erika e gli ultimi allievi stanno cimentandosi col pozzo sopra . Quelli che sono qua sono tutti impegnati a nutrirsi, Alessia mi offre dei pezzetti di parmigiano che accetto volentieri. L’allegra compagnia e’ piacevole, ma ho un poco freddo, vorrei muovermi. Vado a rivedere il pozzo, la corda e’ impegnata ma il pozzo e’ stretto, lo posso risalire facilmente in arrampicata. Lo faccio.

Sopra trovo Giulio che assiste Carolina mentre si cimenta con l’ultimo pozzo.

Passo oltre e vado a togliere la corda che ho lasciato alla sala per il nuovo fondo. Mi fermo un solo un attimo per una foto ai broccoletti.

Sistemo la corda nel suo sacco e torno indietro, in tempo per una bella foto a Carolina e Giulio.

Carolina spera di essersela cavata con poco, ma non la mollo e continuo a farle foto durante tutto il frazionamento. Nonostante la mia importuna presenza, Carolina passa il frazionamento senza problemi e si avvia per raggiungere i suoi amici corsari.

Saluto Giulio e continuo a salire, quando faccio capolino dal passaggio stretto vedo una faccia che incombe sopra di me, silenziosa. E’ Salvo che mi sorride, ci salutiamo. Per passare oltre Salvo mi indica un passaggio che non conosco, lo provo. L’uscita non e’ comodissima, ma anche il passaggio che faccio di solito e’ alquanto scomodo, comunque trovo sempre utile imparare qualcosa di nuovo.

Sono alla base del quarto pozzo. Mi fermo a riprendere fiato e bere dell’acqua. Da sotto hanno finito con i baccanali ipogei e stanno iniziando a salire. Aspetto che arrivino allievi per far loro assistenza.

Sopra di me c’e’ Antonello a fare sicurezza a chi sale. Gli mando su Lorenzo.

Poi parte anche Francesca.

Il passaggio del pozzo e’ leggermente piu’ veloce perche’, da quanto intuisco, il deviatore e’ stato cambiato in un frazionamento, quindi l’allievo successivo puo’ partire non appena chi e’ su corda ha passato il frazionamento.

Il serpentone e’ ripartito, arrivano corsari e istruttori, iniziamo il consueto scalare per non farlo fermare.

In breve mi ritrovo alla partenza del quarto pozzo, mi incastro all’uscita della strettoia e aiuto chi passa con gli zaini, che qua impicciano sempre. Ecco Paolo mentre e’ impegnato nella salita.

In rapida successione passa pure Angelo…

…quindi Linda…

…ed infine Elena che mi regala ancora un bel sorriso.

Dopo che hanno salito il pozzo mando subito i corsari a divertirsi con la strettoia. Dopo c’e’ Antonello ad aspettarli. Quando iniziano ad essere troppi, noi istruttori scaliamo di nuovo tutti in avanti.

In breve mi ritrovo alla partenza del quarto pozzo, mi incastro all’uscita della strettoia e aiuto chi passa con gli zaini, che qua impicciano sempre. Nemmeno il tempo di accogliere tutti gli allievi che e’ gia’ il mio turno per salire il terzo pozzo.

Alla partenza del terzo pozzo non mi fermo quasi. Quando arrivo su inizia a salire un altro istruttore, Aspetto che un allievo, forse Francesca, salga il secondo pozzo e poi vado pure io.

Alla partenza del secondo pozzo mi fermo a fare assistenza, ma anche questa sosta dura poco. Oramai il serpentone e’ frenetico e avanza impetuoso.

Tra poco dovro’ scalare nuovamente in avanti, la prossima tappa sara’ all’esterno.

Giusto il tempo di seguire un allievo e poi vado.

Sono fuori, anche il resto del gruppo inizia ad assieparsi alla base del primo pozzo in attesa del proprio turno.

Fuori c’e’ Antonello che rimane a fare assistenza a chi esce. Ci sono anche Francesca, Francesca e Lorenzo. e’ inutile che noi si rimanga a prendere freddo, sistemo la mia roba nello zaino e partiamo.

Inizio ad essere sulle forze, la salita mi procura un bel fiatone rumoroso, tanto che Francesca si preoccupa offrendosi di portarmi uno zaino. Rifiuto il piu’ gentilmente possibile, pero’ mi sento proprio un catorcio! Ci vorra’ ancora parecchio per recuperare una forma fisica decente. Forse anche per questo parto di buon passo alla testa del gruppetto cercando di dissimulare il fiatone con dei respiri profondi.

In cima al Soratte, con la scusa di fare le foto mi fermo a riprendere fiato.

Arriviamo alle macchine, o meglio alla macchina di Salvo, che e’ l’unica ad essere salita. Solo negli ultimi metri di strada realizzo il fatto che la mia macchina e’ giu’, al parcheggio di Sant’Oreste.

C’e’ poco da fare, saluto con calore i miei compari di camminata, chiedo loro di salutare per me tutto il resto del gruppo e procedo per la strada.

La discesa non e’ troppo faticosa e in un quarto d’ora posso ammirare il panorama di Sant’Oreste.

Gli ultimi metri e passo la sbarra. Faccio l’ultima ripida discesa e sono alla macchina dove posso cambiarmi sotto gli gli sguardi incuriositi di chi passeggia per il paese. Il ritorno e’ tranquillo anche se trovo un poco di traffico, intanto sul cellulare mi arrivano messaggi dalla chat del corso. Credo che tutto il gruppo si stia riunendo da qualche parte per festeggiare degnamente la fine di questa uscita. Ne son contento anche se non posso partecipare. Alla prossima.

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Arcaro – Corso szs – 07/05/2022

All’Arcaro col corso Shaka Zulu. Con Luca, Luca, Virginia, Caterina, Federica,Aurora, Elisa, Angelica, Nerone, Gabriele.

La mattina arriviamo al parcheggio di “Fontana del gatto”. Il tempo non e’ dei migliori ma noi iniziamo a prepararci incuranti della pioggerellina intermittente. Quando sono pronto a partire imbraccio la fida fotocamera e inizio a farla faticare con una bella foto di gruppo. Prima di andare alla grotta facciamo un bel briefing tra gli istruttori per accordarci su come distribuirci. Nerone ed io andremo avanti col materiale d’armo, il resto del gruppo si occupera’ di seguire i nostri valenti corsari.

La passeggiata fino alla grotta Nerone ed io la facciamo chiacchierando di cose speleo. Il tragitto ogni volta me lo ricordo piu’ corto di come e’ in effetti. Al grottino iniziale facciamo sosta per riprendere fiato.

Sono ancora dietro a prepararmi quando dal sentiero d’accesso compare Angelica, che guida il resto del gruppo.

Mentre il gruppo arriva e si sistema , io termino i preparativi e inizio l’armo della grotta. La squadra d’armo subisce un cambiamento dell’ultim’ora. Perde Nerone e guadagna Elisa. Bene, andiamo!

Il primo saltino va via veloce, ci metto relativamente poco. La corda struscia leggermente, ma e’ “a corto” e la corda non si rovinera’. Urlo la libera a Elisa e vado al pozzo successivo. Elisa mi segue prontamente con il resto del materiale.

Alla biforcazione della frattura prendo a destra per armare il pozzo. Dalla volta scorsa ho imparato che proseguendo a sinistra si evita il pozzo, ma oggi e’ una uscita di corso quindi il pozzo e’ utile farlo. Mi raggiunge Elisa. Ho appena terminato di sistemare il traverso che porta al pozzo quando una faccetta sorridente si affaccia dietro Elisa. E’ Federica che e’ stata la prima dei corsisti a scendere il pozzo iniziale.

Armo il pozzo e lo scendo. Federica e’ ancora l’unica degli allievi ad averci raggiunto. Decidiamo di aggregarla al gruppetto d’armo, la seguiremo Elisa ed io. In qualche maniera lo comunichiamo al resto del gruppo e poi noi “armatori” le facciamo assistenza mentre scende.

Ora ho un volto nuovo da fotografare, Federica ancora non mi conosce bene e mi lascia fare. Elisa ne e’ molto contenta, perche’ cosi’ lascio in pace lei…non ama essere fotografata, me lo lascia fare solo perche’ e’ troppo buona!

Dopo il pozzo della frattura percorriamo il meandro successivo. Della corda usata per il pozzo ce n’e’ avanzata in abbondanza quindi la utilizzo per approntare una sorta di traverso per dare sicurezza a chi passa, ci sono un paio di passaggi esposti che di solito mettono timore i novelli speleo. Sono davanti al pozzo successivo, ne approfitto per fare una foto al meandro appena passato, con le mie compagne d’armo in bella vista.

Anche per questo sistemo prima un breve traverso e poi la parte verticale. Scendo e poi di nuovo facciamo assistenza a Federica. Naturalmente anche qua la fermo per una foto.

Una foto riesco a rubarla anche ad Elisa.

Proseguiamo per il meandro. Chiacchiero a ruota libera descrivendo la grotta e le particolarita’ che mi vengono in mente. Elisa probabilmente quel che dico lo ha gia’ ascoltato la volta scorsa, ma oggi le spiegazioni sono per Federica. Continuo ad imperversare con la fotocamera, ma al solo scopo documentativo!

Dopo qualche metro di avanzamento salendo e scendendo per i passaggi offerti dal meandro, arriviamo alla minuscola risalita, sara’ meno di 2 metri. La salgo per primo, verifico che la corda fissa sia integra e aspetto le mie amiche.

Ora mancano pochi metri di cammino per arrivare alla risalita “grande”, quella che porta alla frattura gemella, parallela a quella che abbiamo percorso finora. Anche questa ha un armo fisso. Dall’ultima visita so che l’armo e’ in buono stato quindi non dobbiamo mettere una nostra corda…meglio, perche’ non l’abbiamo! Ad ogni modo risalgo per primo controllando che sia tutto a posto. Mi fermo subito dopo il frazionamento per far salire Federica e farle assistenza.

Eccola che arriva e affronta il frazionamento.

Arriva in cima alla risalita, mi faccio da parte per farla passare e diamo la libera a Elisa.

Elisa e’ pronta a salire a sua volta. Sente dei rumori nel meandro, e’ il resto del gruppo. Si scambiano delle informazioni che poi Elisa ci ripete. In pratica il resto del gruppo ha deciso di fermarsi per fare pranzo e poi iniziare a tornare indietro. Prendiamo atto della decisione. Oramai noi “armatori” siamo risaliti, quindi faremo sosta sopra. Pochi secondi e anche Elisa e’ con noi. Naturalmente non perdo l’occasione per farle una foto. Chiude gli occhi per evitare che le si legga dentro l’intenzione di picchiarmi!

Anche Federica inizia ad averne abbastanza ma anche lei si trattiene dal passare alle maniere forti.

Scendiamo lo scivolo successivo, anche lui dotato di armo su corda fissa. In questa zona le pareti sono una meraviglia di cristalli, sfogo la carica della fotocamera su di loro.

Il soggetto principale della foto sono le concrezioni, che colpa ne ho se Elisa e Federica ci capitano in mezzo?!?

Manca solo la risalita che porta alla “sala della colazione”, non credo si chiami cosi’ in realta’, ma l’ho nominata cosi’ tempo fa e mi e’ rimasto in testa. Hanno rifatto l’armo anche qua, la corda e’ nuova. A mio parere hanno messo l’attacco un poco troppo basso rispetto a com’era prima. Ora quando si lascia la corda si e’ ancora in un punto esposto. Non mi piace tanto, ma questo abbiamo. Faccio assistenza a Federica mentre sale, poi aspettiamo Elisa.

Foto di gruppo, non viene granche’, la fotocamera dispettosa mette a fuoco il mio ginocchio, accontentiamoci.

Dopo una breve sosta torniamo indietro a riunirci col grosso del gruppo.

Scendo per primo e faccio sicura a Federica.

Foto panoramica dal basso.

Federica scende senza particolari problemi.

Il ritorno e’ come al solito piu’ veloce dell’andata. Agganciamo il resto del gruppo sotto al pozzo intermedio, il primo da salire tornando indietro. Deve salire solo Gabriele, che ci saluta e si offre di disarmare. Declino la gentile offerta, ho deciso che oggi disarmare tocca a Elisa, lei prova a svicolare con un “ma non ho la chiave!”. Questo aspetto pratico lo risolviamo subito, le presto la mia, alla fine cede con rassegnazione. Salgo per primo subito seguito da Federica.

Mi fermo a gustare l’operato di Elisa mentre disarma il pozzo.

Federica va avanti seguendo Gabriele e si riunisce al gruppo dei corsari alla base del pozzo della frattura, il secondo da salire uscendo. Visto che oramai conosco la strada per evitare il pozzo faccio da guida a Elisa fino al meandro principale. Prima che prosegua verso l’uscita mi faccio restituire la chiave.

Torno indietro, sgancio la corda del traverso, chiedo a Gabriele di recuperarla e poi riprendo la scorciatoia andando a fare assistenza a chi risale il pozzo. Ecco Federica che arriva, forse inizia ad accusare un poco di stanchezza, ma non lo da’ troppo a vedere.

Senza indugi si avvia verso l’uscita.

Io invece rimango a vedere chi sale dopo di lei. E’ Luca.

Anche lui arriva in un batter d’occhio.

Il successivo, a chiudere la fila, e’ Gabriele. Non ha certo bisogno di assistenza, pero’ non ci siamo incrociati per tutta la grotta e questa e’ una buona occasione per scambiare 2 parole.

Elisa si e’ risparmiata il disarmo del pozzo della frattura, ci penso io con l’aiuto di Gabriele. La rivedo di fuori, il bel sorriso che mi regala la fa subito perdonata.

Strada facendo per il ritorno alle macchine rubo una foto ad Aurora, anche lei l’ho potuta vedere per nulla.

Una foto ricordo con Federica e Gabriele mi sembra doverosa.

L’ultimo tratto di strada per tornare alle macchine lo facciamo ammirando il panorama della campagna nei dintorni di Ceccano. Il tempo non sembra avere intenzioni miti ma oramai la nostra giornata l’abbiamo avuta, in barba al meteo.

Prima di cambiarmi faccio ancora una foto ai nostri allievi, sembrano tutti soddisfatti, spero la grotta sia piaciuta anche a loro come e’ piaciuta a me.

Il ritorno e’ tranquillo e senza troppo traffico, ci ritroviamo tutti al bar “fico” dietro l’Ikea di Anagnina per salutarci e augurarci una buona domenica. Ancora una bella giornata con delle giovani speranze di futuri esploratori dei misteri ipogei. Alla prossima.

Pubblicato in Uncategorized | Commenti disabilitati su Arcaro – Corso szs – 07/05/2022

Corso 55 GSCaiRoma – Pretaro – 01/05/2022

La prima uscita in grotta per i nostri futuri astronauti e magari anche speleologi. Oggi siamo a Montebuono e andremo a visitare il Pretaro, o come lo chiamano da queste parti, “O bucu du vento”.

La mattina aspetto paziente da Roby Bar che arrivi il gruppone del corso. Se ho contato bene i corsisti sono 13, quindi con noi istruttori arriveremo almeno a una ventina di persone. Non sono poche, ma il Pretaro e’ generoso e accogliente, non ci fara’ pesare l’allegra invasione.

Ecco finalmente arrivare i primi 2 allievi, li sfrutto per aprire la giornata fotografica.

Quando iniziamo ad essere parecchi, spiego loro come trovare il parcheggio vicino alla grotta poi vado avanti per iniziare a prepararmi. Tempo un quarto d’ora e il piazzale e’ pieno di persone che si bardano per andare in grotta.

Nonostante qualche dubbio i nostri allievi indossano le attrezzature quasi senza sbagliare, si formano capannelli spontanei per un ultimo controllo e qualche raccomandazione.

La foto di gruppo non poteva certo mancare, siamo proprio un bel gruppo.

Dopo la foto di rito ci spostiamo in blocco davanti all’ingresso. Ci si organizza un poco, Salvatore distribuisce i compiti. Visto che per me questa e’ la grotta di casa, mio nonno era nativo di Montebuono, vengo scelto per andare avanti con Giulio per sistemare le corde. Giulio si occupera’ dell’armo, io gli faro’ da guida e da raccordo con gli altri. Lo scivolo d’ingresso viene lasciato senza corda ma i nostri intrepidi corsari uno scivoletto cosi’ facile nemmeno lo vedono. Giulio ed io scappiamo avanti, subito dopo l’ingresso, dopo un primo passaggio basso, c’e’ un saltino. Anche questo i nostri allievi lo passerebbero senza problemi, ma sono al corso e devono prendere confidenza con l’attrezzatura, quindi anche questo primo saltino viene armato. Mentre Giulio armeggia con corde e attacchi, visto che sono nullafacente avviso della mia intenzione di andare un attimo avanti e metto subito in atto il mio proposito. Arrivo al pozzetto. Tanto per cambiare lo avrei voluto armare dal tetto ma i fix sono letteralmente marci quindi desisto. Lascio il mio zaino a riposare e torno indietro. I primi allievi stanno impegnando la strettoia subito dopo il saltino. Noi istruttori diamo loro assistenza ma vedo che tutti passano senza particolari timori, o meglio, se li hanno non li mostrano. Ecco Paolo, uno dei primi ad arrivare. Giulio arriva, passa avanti e scende alla partenza bassa del pozzetto per armare.

Sistemata la corda, Giulio scende e attacca deciso l’armo del traverso. Io rimango in cima al pozzetto a sorvegliare i nostri pupilli. Ecco infatti Linda che si appresta a scendere. Devono ancora affinare la tecnica, ma gia’ vanno molto tranquilli.

Oramai, una volta partiti formiamo un lungo serpentone di speleo ma tutto sembra proseguire senza particolari intoppi. Mano mano che gli allievi affrontano il pozzetto gli istruttori si avvicendano alla sua partenza. Succede anche a me, quindi vado avanti. Sono al traverso quando Giulio annuncia di aver terminato tutti i moschettoni. Gli dico, urlo in verita’, di pazientare e torno indietro a chiedere. Sopra al pozzetto ora c’e’ Erika, chiedo a lei i moschettoni. Una rapida consultazione verso la coda del serpentone ci permette di appurare che il resto del materiale lo ha Michele nel suo zaino che pero’ al momento e’ indietro. Mentre tramite passaparola lo zaino di Michele viene fatto avanzare, Erika rimedia un paio di moschettoni dalla propria scorta “del non si sa mai” e me li passa. Riprendo la via del traverso e strada facendo recupero ancora 2 moschettoni sostituendo quelli messi da Giulio sul traverso con un paio di nodacci. Porto il bottino a Giulio che prosegue con l’armo. Il serpentone si scuote e riprende a muoversi. Prendendo uno dei passaggi alternativi vado alla base del primo toboga, sopra di me Giulio ha terminato di sistemare il traverso, ora pero’ c’e’ un altro piccolo problema, ci manca la corda per il toboga. Con un passaparola andata e ritorno ci arriva notizia che ora lo zaino di Michele e’ disponibile. Mi offro di andarlo a prendere, rifaccio il passaggio alternativo in direzione contraria, passo il traverso e arrivo di nuovo alla base del pozzetto. Sopra c’e’ Giulietto, ha lo zaino con se, mi conferma. Me lo passa, lo prendo in consegna e velocemente lo riporto a Giulio cosi’ che possa armare il toboga. Mentre lui opera, io scendo il toboga e mi dispongo per la prima accoglienza dei nostri corsari, passo il tempo facendo l’ennesima foto al simpatico cunicolo che parte alla seconda meta’ del toboga.

Nel frattempo i nostri eccellenti corsari iniziano ad affollare la partenza del toboga. Giulio mi butta giu’ la corda e subito dopo dichiara aperta la discesa. La prima a cimentarsi e’ Linda. Inizia a scendere con una tecnica “a pelle di leopardo” ma quando realizza che strusciare in quella maniera puo’ dare seri fastidi, si mette di fianco e arriva giu’ sana e salva. Le indico dove sistemarsi e le chiedo il piacere, quando arriveranno i suoi colleghi, di indicare loro dove sistemarsi.

Ora il serpentone viaggia regolare, in breve mi trovo con almeno 4 allievi gia’ scesi, e’ il momento per uno shift di istruttori. Per fare qualcosa anche io, mi occupero’ di sistemare la corda al secondo toboga. Recupero lo zaino con il materiale (quello di Michele) e vado avanti. La corda con cui abbiamo armato il primo toboga e’ molto lunga, vuoi vedere che basta anche per il secondo? Proviamo, dai. Perndo il capo finale della corda e chiedo a Linda e Angelo di farmi da assistenti e filare la corda mentre la porto avanti. Arrivo al secondo toboga, di corda ne ho. La butto giu’, arriva giusta giusta ma arriva. Bene la corda restante la useremo piu’ avanti per il passaggio esposto che precede la sala del the. Mentre faccio queste verifiche e considerazioni mi guardo attorno per l’armo del secondo toboga. C’e’ la solita cordaccia fissa e lesionata, la recupero e la nascondo in una nicchia. Gli attacchi su cui e’ armata la corda fissa non sono in ottimo stato, pero’ di lato ci sono un paio di fix buoni…mi servirebbe un attacco…Guardo speranzoso nello zaino di Michele e scopro con gioia di averne quasi in abbondanza. Prendo un anello, lo monto, sistemo la corda e chiamo Linda perche’ venga avanti procurando di mostrare ai suoi colleghi la strada che percorre perche’ poi possano imitarla. Scendo un metro per fare spazio a Linda e la assisto mentre monta il discensore. Quando e’ pronta, scendo il toboga.

Ecco Linda che arriva, ora ha affinato la tecnica.

Un passaggio acrobatico per lei nel punto leggermente piu’ stretto e poi e’ alla base del toboga.

Via, il serpentone riparte. Man mano che i corsari passano faccio loro una foto. Questo e’ Paolo illuminato da Linda gia’ accomodata in quella che hanno deciso essere una sala.

Chi arriva ora?

E’ Elena!

E’ il turno di Mascia.

Eccola arrivata anche lei, Elena la aspetta.

Anche a lei tocca pagare pegno regalandoci un sorriso.

Continuano le discese, la “sala” d’attesa inizia ad essere gremita, e’ il momento che anche gli istruttori scalino in avanti per non far bloccare il serpentone. Raggiungo i ragazzi e li trovo comodamente accomodati a chiacchierare. Questo e’ forse uno dei punti piu’ intricati della grotta e mi diverto a chiedere loro quale sia la direzione da prendere. Ognuno di loro mi indica una possibile prosecuzione, ma nessuno ci azzecca. Alla fine mostro loro il passaggio giusto e li porto avanti. Il serpentone ha un poco rallentato per il passaggio del toboga. Abbiamo tutto il tempo per fare un paio di foto.

Siamo al “trivio”, porto il mio gruppetto ancora un poco avanti poi chiedo loro di trovarsi una sistemazione abbastanza comoda per potermi attendere qualche minuto. Devo fare un paio di cose. Per prima cosa, sistemare la corda per il passaggio esposto. C’e’ un armo naturale ben disposto ad aiutare e questa la sbrigo con poco. Ritorno dai corsari in paziente attesa e li prego di pazientare ancora un poco e soprattutto, mi raccomando, di non muoversi. Torno indietro verso la base del toboga, voglio sincerarmi che il passaggio intricato non porti qualcuno fuori strada. In effetti trovo un poco di confusione e qualcuno infilato in pertugi umanamente impraticabili. Recupero tutti, mi assicuro che un istruttore rimanga a dare indicazioni al resto del gruppo, porto avanti un altro gruppetto di corsari e poi posso prendermi un attimo di respiro.

E’ il momento del passaggio esposto. Lo passo per andare a fermare la corda anche da quel lato poi torno indietro per assistere il primo allievo. Anche questa volta e’ Linda. Le faccio assistenza mentre scende poi la faccio sistemare perche’ possa fare sicura ai propri colleghi mentre scendono.

Oramai il serpentone e’ ripartito alla grande, in breve la sala d’attesa per il passaggio esposto e’ gremita sia di allievi che di istruttori, posso andare avanti. Siamo all’onda e al presepe con i pupazzi di fango.

Stavolta la prima a cimentarsi col passaggio dell’onda e’ Elena.

Mentre passano anche gli altri accompagno Elena alla sala del The che e’ oramai a pochi passi. Le indico dove sistemarsi in maniera che poi possa dirlo a sua volta ai suoi amici.

Torno indietro a vedere che sia tutto a posto. Lo e’.

In breve la sala del The e’ gremita. Iniziano a girare generi alimentari di ogni genere, dai celeberrimi “falloni” ripieni di verdura, tipici della Sabina, a varie specie di frutta secca, panini, pizzette, cioccolata e chissa’ che altro.

Il serpentone si e’ accoccolato tutto nella sala a godersi qualche minuto di meritato riposo.

Arrivare alla sala Utec per questa volta non lo faremo, sara’ una scoperta da rimandare a future visite.

Quando Erika ci richiama all’ordine sospendiamo gli ozi e riprendiamo la strada di casa. Per qualche misterioso motivo, anche se piu’ laborioso perche’ in salita, il ritorno e’ sempre piu’ veloce rispetto all’andata. Pochi minuti e gia’ siamo al primo toboga. E’ ancora Linda a salire per prima.

La segue Angelo, si meritano una foto assieme.

E’ il momento di Elena.

Eccola che arriva con una linguaccia sorridente.

Una new entry rispetto al gruppetto dell’andata, ecco Carolina che ci regala un bel sorriso.

Secondo lo schema oramai collaudato, quando gli allievi iniziano ad essere troppi, noi istruttori scaliamo tutti di una posizione in avanti. Eccoci al traverso.

Sento una voce familiare…e’ Erika che ha saltato il toboga per provare il passaggio alternativo. Dal sorriso sembra esserle piaciuto.

Siamo al pozzetto. Oramai si sente il profumo del sole che ci attende di fuori. Linda lo sale con maestria.

Anche Elena non e’ da meno.

E di Carolina ne vogliamo parlare?

Visto che all’andata Carolina era lontana recupero ora le foto che non ho potuto farle prima.

Le nostre eroine si riposano un minuto prima di affrontare il passaggio basso, tutto da strisciare.

Elena parte, eccola in posa plastica mentre affronta il passaggio.

Nemmeno il tempo di un “ciao” e gia’ scompare avanti, dove la attendono i sui colleghi di corso.

Eccola, e’ lei, Francesca. Anche lei ha scalato diverse posizioni e dalla coda della fila ora e’ tra le prime. Ci regala subito un bel sorriso.

Ancora una volta ripetiamo l’avanzamento degli istruttori. Ora sono al passaggio basso. mi metto comodo per fotografare il passaggio di tutti i corsari che posso.

Manca solo il saltino poi saremo ad un passo dall’uscita. Chiedo al “mio” gruppetto di aspettare che li raggiunga prima di uscire.

Francesca mentre attende il suo turno per salire.

Sale anche lei ed io la seguo.

Siamo nella saletta, siamo quasi fuori. mi faccio regalare ancora qualche sorriso prima di uscire.

Ancora una bella giornata con tante belle persone. Con alcune in effetti ci siamo visti poco ma spero si siano potuti divertire tutti, sia allievi che istruttori. Da parte mia ho messo tutto l’entusiasmo che avevo per far fare una bella figura alla grotta del Pretaro, che chiamo impropriamente la grotta di “casa mia”. Alla prossima.

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Corso 55 GSCaiRoma – Poggio Catino – 30/04/2022

Inizia la parte pratica del 55° corso di speleologia del GSCaiRoma. Un’occasione per stare insieme e conoscere delle persone simpatiche nelle vesti di aspiranti speleologi.

La mattina ho un impegno da sbrigare quindi non vado all’appuntamento con il resto del gruppo, li raggiungo direttamente alla palestra di Poggio Catino. Pensavo di essere piu’ in ritardo ma non e’ cosi’, arrivando al parcheggio vedo alcuni del gruppo che si avviano sul sentiero che porta alla palestra. Parcheggio, preparo lo zaino, mi cambio e parto a mia volta.

Eccomi all’inizio del sentiero.

Si costeggia un allegro torrentello.

Cammino senza fretta godendomi il paesaggio e la bella giornata. Amo passeggiare quindi anche se in verita’ la strada la ricordavo molto piu’ corta, non me ne faccio di certo un problema.

Ogni tanto mi fermo ad ammirare il panorama…e riprendere fiato.

Eccomi al bivio, almeno lui lo ricordavo bene.

Sono in vista dello spiazzo antistante la parete, sento gia’ il vociare indistinto di parecchie persone, sono sicuramente i miei amici.

Eccoli infatti, tutti gli aspiranti speleologi sono in cerchio e gli istruttori che sono con loro stanno iniziando lo spiegone per la vestizione.

Alcuni altri istruttori sono in parete a terminare l’attrezzamento delle vie che utilizzeremo.

E’ Giulio che si occupa di spiegare nome e utilizzo degli attrezzi.

Ecco un primo gruppo di allievi che sono pronti con tutta l’attrezzatura indossata. Per fare qualcosa di utile anche io, faccio un giro tra gli allievi dando una ulteriore sistemata agli imbraghi, gli spallacci e le varie robe da regolare.

Ora che gli allievi sono tutti vestiti Erika prosegue ad istruirli e a spiegar loro come procedera’ la giornata. Al sole inizio a sentire caldo, la mia tuta nera non aiuta di certo in questo. Mi stacco dal cerchio e vado alle pareti, trovo una via libera e salgo.

Un saluto a Giulio al lavoro a sistemare le corde.

E’ primavera e anche in parete si trovano delle belle piante in fiore.

Mi sento chiamare da sotto…e Michele. Subito una foto e un saluto.

Iniziamo!

Passa qualche tempo, mi perdo nel seguire qualche allievo alle prese con gli ostici movimenti necessari per governare l’attrezzatura e poter salire e scendere su una corda. Di lato Salvatore attrezza un paio di vie aggiuntive.

Ecco un primo sorriso da mettere da parte, quello di Mascia.

Abbiamo occupato tutta la parte destra della parete. Non possiamo metterne altre perche’ nel frattempo sono arrivati alcuni arrampicatori che reclamano spazio.

Breve pausa per bere un poco d’acqua, ne approfitto per una foto ad alcune allieve.

Si libera una corda. Vado con Elena a fare esercizio.

L’attivita’ ferve.

Eccomi ora con Linda, andiamo dai.

Nel frattempo qualcuno del nostro nutrito gruppo ha attrezzato anche il traverso. Un tranquillo gruppo di arrampicatori utilizza la parete in perfetta simbiosi con gli speleo sul traverso.

Lo stesso non si puo’ dire per le 2 climber che si sono posizionate accanto alle nostre vie. Mal sopportano la nostra presenza, sia per il chiasso, sia perche’ a loro avviso abbiamo preso troppo spazio, sia perche’…boh…sicuramente sono fortemente contrariate e lo esternano in maniera udibile. Dopo qualche vivace scambio verbale tra loro ed alcuni istruttori del nostro gruppo la situazione sembra volgere ad una fase piu’ tranquilla, meglio, molto meglio.

Altra breve pausa per bere. Oramai il sole ha invaso tutto lo spiazzo. E’ piacevolmente caldo, ma a stare in parete di suda parecchio.

Sono incuriosito dal profondo scavernamento sul lato destro della parete, vado a darci un’occhiata. Ci sono alcuni buchi interessanti che si addentrano nella roccia ma purtroppo stringono dopo nemmeno un metro.

Dopo la pausa esplorativa torno alla parete.

Arriva un nuovo gruppo di arrampicatori, una bella famiglia. Faccio amicizia con Isabella una simpaticissima bimba, la saluto anche ora anche se non credo lo leggera’ mai, almeno per ora, ha solamente 5 anni! In compenso con l’aiuto del padre a farle sicura parte a fare una arrampicata, la guardo con ammirazione, la salita che fa va ben oltre le mie scarse possibilita’!

Siamo al pomeriggio inoltrato, Erika ha fatto il check a tutti gli allievi, sembra abbiano fatto tutti gli esercizi che dovevano. Possiamo smontare le corde. E’ un poco che sono fermo, decido di dare una mano. Salgo con Michele per disarmare una via.

Sono ancora in parete quando per la mia piccola amica e’ ora di andare via, da sotto mi chiamano, faccio a tempo a girarmi per un saluto. Ciao Isabella, ho avuto piacere di fare la tua conoscenza, con un poco di fortuna magari ci si incontrera’ di nuovo in occasione dei prossimi corsi.

Quando termino con il disarmo della mia via, tiro giu’ la corda. Sono sul terrazzino che ospita l’ingresso alla grotta di S. Michele, faccio la solita foto. Aspetto che Michele mi raggiunga e poi scendiamo a piedi per la scalinata in pietra.

Siamo agli ultimi momenti di questa bella giornata in parete. Carolina e Mascia, le 2 sorelline di facolta’ sfoggiano un bel logo formato gigante e si fanno fare delle foto con lui. Mi impiccio e ne scatto alcune pure io.

Ci prepariamo e zaini in spalla prendiamo la strada per tornare alle macchine.

Facciamo un lungo serpentone lungo il sentiero.

Michele trova una piccola salamandra, le faccio una foto prima che vada a metterla al sicuro nei pressi del corso d’acqua.

Prese le macchine ci spostiamo tutti al “Trio” un rifugio nei pressi della parete. I miei amici si accamperanno qua.

Qualcuno si e’ gia’ occupato di accendere il fuoco. Attorno al tavolino con le cibarie si forma un poco di ressa…la fame e’ tanta.

Preparativi da intrepidi campeggiatori.

Vado anche io al tavolo delle cibarie. L’attivita’ ferve. Erika si occupa di affettare e condire i pomodori, Luciano affetta salamelle varie, Linda si occupa del formaggio…io contribuisco spizzicando qua e la’.

Appena placata la fame con svariate fette di salame, del formaggio e un paio di fette di pane e pomodori, inizio a sentire la stanchezza per la giornata. Ancora le mie riserve di energia sono scarse. Sento che devo andare a riposare prima di un crollo. Io andro’ a dormire a Montebuono, vicino alla grotta del Pretaro dove saremo domani. Per arrivarci serve quasi un’ora di macchina, decido di andare finche’ ce la faccio. Peccato, mi perdero’ una bella cena in buona compagnia. Alla prossima.

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Mora Zinna – 23/04/2022

Palestra di roccia per avvicinare alla speleologia alcuni giovani. Una bellissima giornata con Virginia, Luca, Caterina (detta Rosa), Luca, Federica (la migliore di 9!), Victor, Irene, Nerone, Virginia, Mario, Marione, Alberto,Aurora, Angelica, Giulio, Gabriele, Giuseppe.

Questa uscita e’ anche l’occasione per festeggiare con una bella riunione di tutto il gruppo la partenza di Giuseppe che a breve tornera’ definitivamente (per ora, speriamo!) a casa sua in Puglia.

Siamo tutti qua, abbiamo preso posto nell’area pic-nic. Mentre ci godiamo il tiepido sole di questa bella giornata il nostro presidente, Angelica, richiede l’attenzione di tutti e procede a presentare i componenti del gruppo ai ragazzi che oggi sperimenteranno le tecniche e le attrezzature speleo.

Al lato dell’area attrezzata c’e’ Alberto, e’ attrezzatissimo col suo bar ambulante fatto in casa (o meglio in macchina!). Ci fornira’ di caffe’ a volonta’ per tutta la giornata, con tanto di cremina fatta da lui con arte e pazienza.

Si parte entrando nel vivo della giornata. Sono in un posto comodo, ho di fronte a me l’attrezzatura, mi offro volontario per un primo spiegone sulla attrezzatura che andranno ad usare i nostri nuovi amici.

Ascoltano con attenzione, anche se sconcertati da tutti i nomi e concetti nuovi di cui parlo. Li rassicuro che avranno tutto il tempo di approfondire e imparare a riconoscere gli attrezzi quando saranno in parete, assistiti ognuno da un istruttore.

Luca, seguito da Giulio e’ il primo a cimentarsi.

Poi e’ la volta di Virginia.

Nerone e’ arrivato molto presto qua a Mora Zinna, ha preso possesso dell’area pic-nic e poi ha sistemato le corde per fare i nostri esercizi. Ne ha predisposte 3, 2 sono gia’ a posto una accanto all’altra e abbastanza vicine perche’ istruttore ed allievo possano salire assieme. Alla terza manca la compagnia della corda di servizio per l’istruttore. Grazie a Gabriele e Nerone mi procuro tutto il necessario per armare e, bardato come un albero di natale speleologico, salgo a sistemare la quarta corda. Sotto Luca e Caterina, attendono pazienti. Chiamo Caterina ribattezzandola Rosa per tutto il giorno abusando della sua pazienza. Perche’ Rosa? Ho sentito qualcuno chiamarla cosi’ per via del colore della sua maglietta e quello e’ il nome che ho associato a lei.

Arriva anche la nostra Virginia a dare manforte al gruppo.

Mentre sistemo la corda Nerone continua a far fare pratica ai nostri nuovi amici.

La sistemazione della corda mi prende piu’ tempo di quel che pensavo. Intanto Rosa e Luca iniziano a fare esercizio fino al primo frazionamento.

E’ cosa laboriosa, ma alla fine ce la faccio a farcela. Ora posso accompagnare Luca nella sua salita.

Anche nell’area pic-nic l’attivita’ ferve per preparare il pranzo a coronamento della giornata e per festeggiare il nostro Giuseppe.

Di lato ho sempre Nerone che fa assistenza a chi scende, Virginia in questo momento.

Giuseppe e’ sotto a fare sicura.

Luca e’ quasi arrivato, gli do’ istruzioni perche’ si assicuri al traverso una volta arrivato in cima e vada sulle vie accanto ad attendere il proprio turno per scendere con l’assistenza di Nerone.

Ora di pranzo! Facciamo salite a discese su corda fino a quando il dolce richiamo arriva. Ci avviciniamo alla tavola imbandita ben disposti a deliziarci con quanto preparato. Per l’occasione Nerone sfoggia la sua parrucca nera.

Ecco Rosa che regala un bel sorriso alla vista di tutte le cose buone disposte sulla tavola.

Mi servo di una bistecca ben cotta direttamente dalla graticola.

Sbocconcellando la bistecca mi aggiro facendo foto.

Ecco Giuseppe e sullo sfondo Gabriele.

Termino il pasto assaggiando le ottime crostate fatte dalla moglie di Mario e quindi col caffe’ di Alberto. Tutto ottimo, complimenti agli organizzatori e ai cuochi! Placati gli appetiti ci si dispone per qualche chiacchiera in rilassatezza.

Gabriele arringa i nostri aspiranti speleo con alcuni consigli in tema speleologico.

Aurora vuole approfittare della pausa per provare qualche tecnica particolare, la seguo volentieri per darle una mano a complicarsi la vita. Appronto per lei la simulazione di un passaggio tra 2 frazionamenti fortemente disassati.

Eccola mentre si cimenta. Nel punto cruciale non faccio a tempo a dirle:”Attenta a lasciare abbastanza corda per bloccare il discensore” che lei e’ gia’ scesa mandando il discensore a battuta col croll. Uscire dalla situazione in cui si e’ cacciata non e’ facile ma nemmeno impossibile, faticosa sicuramente. La faccio dannare qualche minuto poi la libero. La seconda volta, memore della prima, Aurora compie la manovra alla perfezione con sua e mia soddisfazione.

Ho una sete del diavolo, torno all’area pic-nic per un sorso d’acqua. Il gruppo e’ ancora in fase relax. Richiamo al dovere Luca e Federica. Ho seguito molti nelle prove della mattina ma loro ancora mi mancano. Vorrei vedere come si comportano. Anche se a malincuore perche’ li obbligo a riprendere l’attivita’ abbandonando un sano relax, mi seguono alla parete.

Per cavalleria Luca lascia la precedenza a Federica. Per fortuna arriva Giulio a dare una mano, cosi’ lo affido a lui per non lasciarlo troppo inattivo. Ecco Federica che impegna il primo frazionamento. Non lo avevo capito, anzi davo per scontato che avesse gia’ provato la salita su corda durante la mattina, e invece no. Ho l’onore di assistere alla sua prima salita.

Chiarito questo importante aspetto della questione mi accingo ad essere molto piu’ particolareggiato nelle mie spiegazioni. Sicuramente lo spiegone della mattina oramai e’ debitamente dimenticato.

Le spiego la dinamica del movimento che deve fare e dopo le prime incertezze prende dimestichezza. A meta’ salita per il primo frazionamento inizia ad accusare dolore, ha i cosciali troppo stretti. Anche se dolorante le chiedo di raggiungere il frazionamento. quando ci siamo le spiego come affrontarlo in sicurezza, montare il discensore e scendere. Di nuovo alla base della salita provvediamo ad allentare i cosciali, ora molto meglio, mi dice. Riprendiamo la salita. Sistemata l’imbragatura e dopo l’esperienza della prima salita ora Federica sale senza problemi.

Nel frattempo anche le pareti accanto a noi si sono popolate. La bella Irene si esercita accanto al noi.

Federica mentre affronta un frazionamento. Con mio sconcerto riesce a mettere la mano in posizioni impossibili che sono sicuro non riuscirei mai ad utilizzare.

Rosa e’ accanto a noi assistita da Nerone.

Un piccolo gruppo residuo prosegue col relax ed inizia a sistemare i resti del nostro lauto pasto.

Eccoci arrivati, il sorriso di Federica esprime tutta la sua soddisfazione.

Visto che dietro di lei c’e’ Giuseppe, il festeggiato, raddoppio la foto.

Aspettiamo il nostro turno per scendere sulle altre vie. Anche in discesa Federica se la cava benone. Ho di nuovo sete e poi e’ tardi, e’ ora di mettere fine alla esercitazione. Torniamo all’area pic-nic dove incontro Caterina detta Rosa (per l’occasione) che mi regala un bel sorriso mentre dismette l’attrezzatura speleo.

Dopo una bella bevuta mi aggiro scattando foto. Ecco Aurora mentre ricompone la sua attrezzatura.

Virginia fa le ultime pulizie e Giuseppe ripone le sue cose.

Nerone con la sua fida pipa.

Ancora Giuseppe, stavolta in compagnia di Mario.

La bella Irene col suo bello, Victor.

Gabriele e Giulio si occupano di disarmare tutte le vie e recuperare i materiali.

Una bella giornata in ottima compagnia. I ragazzi che abbiamo iniziato oggi alle tecniche di progressione su corda sembrano tutti bravi ed interessati. Speriamo di riuscire a far crescere il loro interesse nel tempo cosi’ che vengano ad arricchire il nostro gruppo con forze ed entusiasmo nuovi.

Come sempre, alla prossima.

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Pian della Faggeta – 16/04/2022

Con Gabriele ad esplorare una nuova grotta. La mattina arriviamo a Pian della Faggeta pronti al cimento. Al parcheggio incontriamo un bel gruppo di amici che si preparano per una visita alla celebrita’ della zona, la grotta di Pozzo Comune. Prima di salutare i nostri amici e proseguire e’ d’obbligo una foto tutti assieme.

Ieri ho aggiornato il mio GPS inserendovi tutte le grotte in catasto per la zona di Carpineto Romano. La cosa non deve essere garbata piu’ di tanto al GPS, infatti non mostra piu’ i punti precedenti l’aggiornamento. Dovremo cercare la nostra grotta nuova basandoci solo sulla memoria. La nostra ricerca e’ resa piu’ difficile dal drastico cambiamento di paesaggio. Quando la volta scorsa individuammo la grotta tutta la piana era avvolta da un candido strato di neve, ora non piu’ e il cambiamento ci disorienta un po’.

Arriviamo alla fonte dell’acquicciola, forse, dico forse, siamo nella zona che ci interessa, dobbiamo cercare 2 grandi doline affiancate una delle quali nasconde la nostra grotta…peccato che qua ci sia una dolina ogni 10 passi! Ci cambiamo “da grotta” e andiamo.

Giriamo un po’ senza trovare nulla. Ci fermiamo a ragionare e scavare nella memoria per trovare riferimenti che ci aiutino nella ricerca. Qualcosa troviamo. Le nostre doline erano nei pressi di un bucaccio nel terreno transennato con “cosi” metallici. Il recinto, ci sembra di ricordare, era sotto un grande albero e si vedeva dalla strada. Nei dintorni non c’e’, riprendiamo la macchina e continuiamo a salire alla ricerca del recinto. Eccolo! Parcheggiamo nuovamente, stavolta ritroveremo la nostra grotta. Ci addentriamo a piedi fuori sentiero per una nuova ricerca. Ci separiamo per abbracciare piu’ terreno nella ricerca. E’ Gabriele a trovarla, mi chiama e lo raggiungo. Si e’ proprio lei. Torniamo alla macchina, e’ a 2 passi, per prendere il materiale necessario.

Gabriele inizia ad entrare, diamo insieme uno sguardo critico alla nostra grotta, non e’ lunghissima al momento, ma i 5 metri minimi per catastarla ci sono tutti. Prendo il GPS e lo sistemo su una roccia a lato dell’ingresso perche’ si sintonizzi con il proprio comodo con tutti i satelliti che vuole e mi restituisca le coordinate della grotta.

Sistemato il GPS entro a mia volta. La nostra grotta non e’ molto alta, e’ uno scivolo tappezzato alla base da un comodo letto di foglie. Ai lati ci sono degli ambienti che vedremo poi con calma.

Sul fondo la grotta chiude con terra, sassi e pattume vario. Si intravede un buco che ci da’ qualche speranza. Peccato stia in un posto troppo stretto per entrarci. Sono capoccione quindi decido di provare ugualmente. Mi infilo nello stretto, raggiungo il buco ma poi sono talmente incastrato che non posso muovere le braccia. Con molte imprecazioni e qualche sbuffo mi cavo fuori da quella posizione scomoda.

Sempre in fondo, sulla destra c’e’ una nicchia, non sembra promettente come il pertugio stretto ma almeno qua riesco a scavare. Decido di dargli una chance e mi metto a scavare la’. Gabriele, piu’ capoccione di me, insiste sul pertugio dandosi a sua volta per vinto dopo qualche minuto. Viene a darmi una mano nella spostare sassi e pattume dove ho deciso di scavare. Quando poggiamo un sasso abbastanza pesante il pavimento vibra sensibilmente. La sensazione e’ quella di trovarsi su un diaframma di rocce di crollo miste al materiale vario scivolato giu’ nel tempo dall’ingresso.

E’ ora di pranzo, Gabriele dichiara di avere fame, le speranze di trovare una prosecuzione per oggi sono minime. Decidere per un abbandono temporaneo degli scavi e’ un attimo. Uscendo vado a sbirciare gli anfratti laterali, prima uno…

…e poi l’altro, ma entrambi non mi regalano sorprese.

Una volta fuori recupero il GPS, memorizzo le coordinate della grotta, riprendiamo il nostro materiale e usciamo dalla profonda dolina. Occupiamo ancora una mezz’ora nella dolina accanto, c’e’ un buco che potrebbe essere interessante ma in effetti non lo e’. L’idea del pranzo al ristorante riprende quota.

Dove siamo ora nemmeno l’invincibile cellulare di Gabriele riesce a prendere la linea quindi ci avviciniamo dalle parti di Pozzo Comune per chiamare il ristorante e vedere se hanno un posticino per noi. Sembra di si. Diciamo loro che arriveremo verso le 14.30. Intanto andiamo a dare uno sguardo all’ingresso di Pozzo Comune.

Eccolo, un maestoso ingresso parzialmente nascosto nella vegetazione che ogni speleologo sogna di trovare nel corso della sua “carriera”.

Ci affacciamo, dei nostri amici non c’e’ traccia.

Prima di tornare alla macchina andiamo a dare uno sguardo nel punto in cui la volta scorsa abbiamo notato sparire parte dell’acqua del fiumiciattolo che alimenta la grotta. Trovo il punto ma e’ invaso da pattume di ogni tipo. Lasciamo perdere.

Tornati alla macchina rivestiamo abiti “civili” e scendiamo svelti a Carpineto Romano dove “La Sbirra” ci attende a braccia aperte.

Eccola in tutta la sua maestosita’.

Per prima cosa i saluti ai nostri amici e una bella foto a Floriana, la impareggiabile cuoca.

Ci accomodiamo e ordiniamo le nostre fettuccine, Gabriele col tartufo ed io classiche, al sugo di spezzatino.

Ecco Luca che porta la mia mezza porzione!

Dopo il lauto pasto mi alzo per sgranchire le gambe e faccio una foto panoramica dalla finestra del ristorante.

Dopo il pranzo prendiamo commiato dai nostri amici e affrontiamo lieti e soddisfatti il ritorno a casa. Certo, la grotta non si e’ ancora voluta concedere, ma le grotte son volubili e spesso lo fanno. Noi siamo pazienti, torneremo a farle visita. Magari un giorno dara’ il suo assenso permettendoci di violare la sua intimita’, con tutto il garbo ed il rispetto che degli ospiti rispettosi devono avere. Alla prossima.

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Raduno Fugs a Gualdo Tadino – 09/04/2022

Raduno degli speleologi umbri a Gualdo Tadino.

Eccoci a Gualdo Tadino, arriviamo la mattina, giusto il tempo per una foto panoramica poi vado in cerca del fantomatico “CVA di Rigali” dove si tiene la prima giornata del raduno.

Dopo essermi perso un paio di volte, con l’aiuto di Vittorio riesco ad arrivare al CVA. Non siamo tanti, ma siamo abbastanza. Molti partono per una visita al museo di Gualdo Tadino. Chi rimane si diletta in una riunione sul Catasto.

Fa fresco nel locale dove siamo, ma l’argomento e’ interessante.

Alcuni tornano dalla visita al museo. E’ ora della riunione successiva, l’assemblea della Federazione.

Luca, il Presidente della Federazione presenta i punti all’ordine del giorno. Si inizia a parlare di vari argomenti, non ultimo il rinnovo dello statuto. Lo vediamo assieme, ha decisamente bisogno di una “rimodernata”. Alla fine si rimanga ad una prossima assemblea.

Tra riunioni, assemblee e chiacchiere in liberta’ si arriva ad ora di cena. Vengono apparecchiati i tavoli ed iniziamo il pasto senza lesinare in vino e allegria.

Dopo cena c’e’ un nuovo momento dedicato alla speleologia, o meglio alla fotografia in grotta. Vengono mostrate le foto di alcuni speleo e viene poi votata la piu’ bella. La vincitrice viene acclamata da un gruppo di suoi fan.

E’ sempre Luca a presentare le iniziative preparate per questa prima giornata di raduno.

Vengono anche mostrati dei video, buoni per favorire la digestione! Inizio ad essere stanco, saluto tutti e vado a nanna.

La mattina vengo svegliato da Luna, inutile farle notare che sono le 6 del mattino. Lei deve fare la pipi’ e non c’e’ orologio che tenga. Mi vesto in fretta lasciando Betta a dormicchiare. Scendo con Luna. Cerchiamo un giardino per lei nei dintorni dell’albergo, nemmeno a pagarlo. In fondo alla piazza c’e’ un cartello che indica Rocca Flea. Il secondo giorno di raduno sara’ la’, ieri mi hanno detto che dall’albergo potevo raggiungere a piedi Rocca Flea. Luna si lascia facilmente convincere a tentare la passeggiata. E’ una bella salita, ma tutto sommato piacevole. Ecco gia’ si vede in lontananza la rocca.

Strada facendo mi attardo a fotografare qualche scorcio di Gualdo Tadino.

Ora la rocca si vede proprio bene. Missione perlustrativa compiuta.

Riscendiamo all’albergo. Betta ora e’ sveglia, quindi andiamo a fare la colazione quindi la salutiamo nuovamente. Roma e Gualdo Tadino hanno sicuramente qualcosa in comune, il problema del parcheggio! Devo levare la macchina da dove l’avevo parcheggiata ieri sera altrimenti rischio multa e rimozione. Vado su alla rocca in macchina e per fortuna trovo subito parcheggio. E’ anche vicino ad un giardinetto, per la felicita’ di Luna.

Dopo una generosa sosta al giardinetto riprendo la strada a piedi per riportare Luna da Betta cosi’ che possa mangiare anche lei. Torno su subito perche’ e’ quasi l’ora dell’inizio del raduno.

Bella rocca Flea. Entro nel cortile interno e trovo subito la scala che porta alla sala dedicata al raduno.

Ci sono ancora poche persone e si sta finendo di attrezzare la sala.

Vittorio e gli altri organizzatori sono addirittura riusciti ad interessare una tv locale all’evento. All’improvviso vengo preso per un braccio, portato nella sala accanto ed intervistato da una simpatica giornalista.

Inizia la seconda giornata di raduno. Vittorio fa gli onori di casa.

A rappresentanza del gruppo di Orvieto arrivano Barbara e Giuseppe, li saluto con piacere. La sala pian pianino inizia a colmarsi.

Io giro un poco mentre i vari gruppi umbri intervenuti fanno relazioni circa l’attivita’ fatta negli ultimi mesi. Barbara, in rappresentanza del GSCO racconta le ultime imprese del gruppo e infine illustra l’esplorazione del Vorgozzino ed il recente l’aggiornamento del rilievo con l’aggiunta di un nuovo ramo.

Roberto e Francesco per il gruppo di Perugia illustrano le esplorazioni alla grotta di monte Cucco.

Il rilievo della grotta riportato su mappa.

Seguono altri interventi, tutti interessanti a testimonianza di una generale ripresa delle attivita’ speleologiche post-pandemia.

Esco a prendere una boccata d’aria. Il tepore del sole e’ un vero piacere, dentro la sala in effetti fa veramente freddo. Vengo richiamato di gran furia, devo fare il mio intervento sul catasto. Mi ero proprio dimenticato! Avevo preparato una presentazione ma quando arrivo a presentarla cambio idea, preferisco andare “live” sul sito di Federazione e far vedere quanto e’ disponibile. Insisto molto perche’ i convenuti facciano richiesta per accedere alla consultazione del catasto. Spero di essere stato convincente.

Si arriva a ora di pranzo. Gli interventi sono terminati, si esce tutti a prendere il sole.

Purtroppo il raduno per me termina qua, devo saltare il monumentale pranzo organizzato per chiudere il raduno. Per la salute tanto di guadagnato, pero’…che dispiacere!

Del ritorno a casa vi dico nulla, perche’ nulla di particolare succede. Un bel raduno. Complimenti agli organizzatori ma anche ai partecipanti. Alla prossima.

Pubblicato in Uncategorized | Commenti disabilitati su Raduno Fugs a Gualdo Tadino – 09/04/2022