Ancora una volta una uscita infrasettimanale con Nerone a Dolina Rea.
Proseguono i lavori per rendere reali le nostre aspettative su questa nuova grotta. La mattina mi trovo presto, verso le 9, al magazzino. Nerone e’ gia’ la’ e ha preparato il materiale.
Stavolta non saremo presi alla sprovvista dall’esaurimento delle batterie, porteremo tutti e due i trapani con la bellezza di 5 batterie in totale.
A Fondi di Jenne la neve sembra essere quasi un ricordo. Alcune chiazze qua e la’ ma nulla di piu’. Il sole ci riscalda piacevolmente mentre ci cambiamo.
Il breve avvicinamento Nerone ed io lo facciamo chiacchierando come sempre di argomenti speleologici, grotte e gruppo. —-Come sempre abbiamo molte grotte e mai troppi soci che partecipano alle uscite. Le nuove leve stanno migliorando e fanno ben sperare, la strada da percorrere e’ lunga e speriamo di farla tutti assieme.—-
Anche la nostra dolina e’ quasi sgombra dalla neve. Senza ulteriori soste al bel sole di oggi, ci caliamo immediatamente. In fondo alla dolina la temperatura e’ meno calda ma comunque confortevole.
Nerone si ferma un attimo a sistemare l’attrezzatura, non la indossa ancora, ma l’ha portata nel caso avesse difficolta’ nello scendere il pozzo.
Io intanto passo la prima strettoia spalmandomi nel fango che abbonda alla base. Risalgo la risalita e tiro su il sacco, pesante assai. Faccio appena a tempo a spostarmi e fare spazio che Vedo Nerone passare la strettoia. Mi passa lo zaino e poi si arrampica anche lui. Trovo un armo naturale proprio sopra la risalita. Per ingannare il tempo metto una corda utilizzando l’armo che ho trovato, magari fara’ comodo.
Quando anche Nerone e’ su, percorriamo il breve meandro per arrivare alla partenza del pozzo. Anche se ora e’ stato allargato assai, l’accesso al pozzo e’ sempre scomodo. Ci si deve mettere piedi in avanti per arrivarci e, visto che tra noi e la partenza del pozzo c’e’ un dosso alto almeno una quarantina di centimetri, la manovra non e’ tra le piu’ agevoli. Ad ogni modo mi metto in posizione e faccio vedere a Nerone che nonostante la disagevole partenza, poi si passa senza problemi.
Nerone guarda e ascolta con attenzione…poi decide che e’ meglio allargare ulteriormente il passaggio. Nel frattempo io scendo alla base del pozzo. Ci mettiamo d’accordo sul da farsi. Lui lavorera’ sopra ad allargare facendo attenzione a far cadere pochi sassi sulla mia povera schiena. Io intanto faro’ degli esperimenti con i punciotti.
Grave dimenticanza. Abbiamo portato una sola mazzetta. Lavorare con i punciotti senza mazzetta non e’ fattibile. Nerone cerchera’ di rimediare col maleppeggio.
Tiro fuori tutto il necessario, trapano, punciotti, punta da 14mm. Ok, iniziamo. La volta scorsa avevo lasciato un fronte di roccia largo almeno 30 cm. Voglio sfruttarlo per provare a staccare un bel blocco di roccia.
Faccio i primi 4 buchi, mi sembrano abbastanza. Ho anche usato il trapano in maniera impropria per ricavare una sede adeguata per i punciotti. In un’altra grotta ho scoperto a mie spese che i laterali dei punciotti non devono avere impedimenti. Sistemo i punciotti e inizio a martellare con decisione. Non e’ propriamente agevole martellare nonostante lo spazio che mi sono creato la volta scorsa.
Mi sono accorto inoltre di aver orientato i fori di qualche millimetro troppo all’interno del blocco di roccia. Ottengo qualche risultato, un bel pezzo di roccia si stacca ma la direzione della crepa e’ proprio strana, non segue quella dei punciotti ma partendo da questi, va in diagonale. Strano, pero’ se la roccia fa cosi’…ha ragione lei!
Tolto di mezzo il blocco di roccia un paio di punciotti si sono liberati, gli altri 2 rimangono incastrati. Recupero i punciotti che posso e riprendo il trapano. Utilizzo i fori appena liberati, li approfondisco e ricavo uno scasso alla sinistra del foro perche’ i punciotti possano lavorare in maniera corretta. Rimetto i punciotti appena messi e riprendo a martellare. Ottengo poco. E’ sempre piu’ chiaro che la direzione di taglio, ovvero del piano identificato dai punciotti e’ troppo generosa, non ce la posso fare a spaccare tutto come vorrei. Si staccano altri pezzi di roccia, non molto grandi questa volta e sempre in diagonale rispetto alla direzione di taglio. Ora sono altri 2 punciotti a liberarsi. Li recupero, perndo di nuovo il trapano e ripeto l’operazione fatta prima. Rimetto i punciotti e riprendo a martellare. Inizio a essere stanco. Sento Nerone, mi dice che sopra ha allargato quanto poteva con gli scarsi mezzi a disposizione e si prepara a raggiungermi. Lo aspetto martellando stancamente i punciotti.
Ora siamo entrambi alla base del pozzo. Ci organizziamo. Mostro a Nerone il nostro operato, gli presento la saletta “il rifugio di Angelica” e il suo angusto passaggio. Nerone decide che per prima cosa dobbiamo allargare il passaggio per la saletta. Via! In pochi minuti organizziamo il tutto. Rifiniamo il lavoro col demolitore. Ora la saletta ha un passaggio “neronabile”, Nerone infatti lo prova e lo trova di suo gradimento.
Ora possiamo dedicarci alla fessura che ci preclude la visione di nuove meraviglie. Lavoriamo anche per rimuovere i punciotti, oramai inesorabilmente bloccati nella roccia. Alcuni colpi ben assestati e anche i punciotti sono salvi. Li ripongo, per oggi hanno fatto il proprio dovere.
Continuiamo al lavorare alla fessura alternandoci spesso. Non avanziamo di molto ma si sa, la vita dello speleologo non e’ solo freddo e fatica, e’ fatta anche di paziente attesa e immaginazione di quel che ci potrebbe essere anche solo un metro piu’ avanti.
Le nostre forze e le 5 batterie si esauriscono allo stesso tempo, all’unisono, come direbbe Tarcisio!
Terminate le batterie e’ giocoforza rimettere a posto le nostre cose e prepararsi per uscire. In fila indiana sul pozzo, passandoci gli zaini che pesano quanto noi, lo risaliamo. In pochi minuti e qualche grugnito siamo alla partenza del pozzo. Il resto della grotta, fino all’uscita, prende ancora poco tempo.
Fuori c’e’ il sole, fa un bel caldo. Arriviamo alle macchine e ci cambiamo. Nerone apre la macchina, dal cruscotto vede che sono le 3 e mezza del pomeriggio e ci sono ben 18 gradi!
Il ritorno con Nerone fino al magazzino lo impieghiamo a chiacchierare della giornata appena passata.
Il ritorno fino a Roma lo passo in gran parte al telefono con i miei amici per raccontare loro le novita’ della giornata che, anche se piccole, lasciano ancora spazio alla nostra fantasia galoppante. Dimentico qualcosa? Ah si, alla prossima.
Pubblicato inUncategorized|Commenti disabilitati su Dolina Rea – 11/02/2022
Dopo tanta segregazione da Covid, una assemblea dei delegati FSL in presenza.
Dopo tutto non e’ stata una pessima idea, anche se proprio i gruppi che l’avevano sollecitata, erano assenti.
La riunione si e’ tenuta a Genzano, in quello che viene chiamato “teatro” all’aperto. Forse lo e’ stato in passato, ma ora versa in pessime condizioni. Almeno il tempo e’ stato clemente e tutta la riunione e’ stata accompagnata da un bel sole.
All’ordine del giorno avevamo:
Comunicazioni del Presidente e della Giunta relazione anno 2021;
Approvazione Verbale precedente Assemblea;
Comunicazione Tesoriere approvazione Bilancio Consuntivo 2021 e Preventivo 2022;
Comunicazioni Scuola FSL;
Relazione del Conservatore Catasto;
Discussione e presentazione candidature;
Varie ed eventuali.
Non entro nel merito, per quello a breve sara’ disponibile il verbale. Accontentiamoci per ora di una foto panoramica sul teatro e i delegati FSL riuniti.
La riunione si e’ svolta senza particolari problemi, e’ stata indetta la prossima riunione in cui si svolgeranno le elezioni della nuova Giunta.
Prima di congedarci ci vediamo tutti al parcheggio dove ci vengono consegnate finalmente le copie cartacee degli atti dell’VIII Convegno tenutosi nel lontano 2019, alle soglie dell’era Covid.
Prima di lasciarci, facciamo una foto ricordo della Giunta FSL uscente con tutti i vari responsabili, da sinistra: Scuola FSL (Fabio), Catasto (Fabrizio), Presidente (Maria), Segreteria (Chiara), Tesoriere (Gabriele), Segreteria (Andrea).
Alla fine della riunione, salutati tutti con buoni propositi per il futuro, buona parte dei delegati, tra cui io, si premiano con un buon pasto al ristorante.
Dopo l’allegro pasto ci congediamo per ritornare alla solita vita del periodo Covid. Una parentesi di “antica” normalita’, tanto pericolosa quanto gradita. Alla prossima.
Pubblicato inUncategorized|Commenti disabilitati su Assemblea FSL – 06/02/2022
Con Gabriele a continuare il lavoro al nuovo pozzo.
In verita’ sarei dovuto andare a Orvieto, alla grotta del Vorgozzino, ma il Covid ci ha messo lo zampino all’ultimo momento.
Cosi’ improvvisamente mi son ritrovato libero da impegni. Che fare? Ma certo, andiamo a Dolina Rea! Scrivo della mia intenzione sul gruppo e ricevo una adesione, quella di Gabriele. La squadra minima e’ fatta. Ci organizziamo e andiamo.
La mattina di sabato Gabriele ed io partiamo che sono quasi le 9. Sosta per fare benzina, sosta per il GPL, sosta per la colazione, sosta per prendere il materiale. Insomma, alle 11.10 siamo a Fondi di Jenne, alle 11.30 siamo pronti per entrare. Sulla piana la neve ora inizia a lasciare il posto ad ampie chiazze di prato bruciato dal gelo.
Entriamo. La prima parte della grotta, con la discesa della dolina, il passaggio della prima strettoia e la breve risalita sono oramai routine. Alla risalita salgo prima io poi facciamo passamano per portare su tutto il materiale. Quando arriva anche Gabriele andiamo direttamente al nuovo pozzo.
Prima di scendere diamo una ulteriore allargata al passaggio. Subito dopo mi infilo piedi in avanti per scendere. Nonostante i nostri sforzi e’ sempre scomodissimo. Mi fermo subito e con l’aiuto di Gabriele che mi passa il necessario, metto un deviatore in maniera che la corda non tocchi.
Fatto quel che dovevo, scendo. Con Gabriele facciamo di nuovo passamano per far scendere i materiali necessari fino alla base del pozzo.
Quando e’ tutto pronto, manca solo Gabriele, gli urlo che puo’ scendere. Mi risponde che preferisce di no, ha una spalla che gli duole e il passaggio e’ troppo scomodo per lui. Avendo preso la decisione di non scendere gia’ da un po’, ha evitato di mandarmi la mazzetta grande, la usera’ per allargare ulteriormente il passaggio nei punti dove non rischia di tirarmi roba addosso.
Iniziamo a lavorare in contemporanea. In effetti qualche sassetto ogni tanto mi arriva addosso, ma e’ piu’ un fastidio che altro. Io dedico le mie attenzioni alla frattura stretta, quella dalla parte opposta rispetto alla saletta che oramai chiamo “il rifugio di Angelica”.
C’e’ un bel blocco di roccia che sarebbe adatto per i punciotti, peccato che io abbia dimenticato di metterli nello zaino. Il rammarico serve a poco, lo caccio e inizio a lavorare di buona lena col trapano.
Ogni tanto scambio qualche urlo con Gabriele, tanto per dirci che va tutto bene. Il lavoro procede bene ma no velocemente come speravo. Passano un paio d’ore, alla fine riesco ad avanzare circa mezzo metro, peccato che avanti si vedano almeno altri 2 metri di stretto.
La prima batteria del trapano mi abbandona per temine della carica, la cambio e continuo. Tra una trapanata e l’altra Gabriele mi urla che inizia ad essere stanco e a sentire freddo. Gli rispondo un ok, mi trattengo solo ancora un po’ ad allargare il passaggio per il rifugio di Angelica. In un quarto d’ora faccio un discreto lavoro, ora ci passo anche io senza troppi sforzi.
Devo salire. Sistemo il materiale nello zaino e vado. Quando sono a circa meta’ del pozzo sistemo i materiali meglio che posso, avverto Gabriele della sosta e tento il passaggio nell’altro lato del pozzo, quello da dove la prima volta arrivava l’aria e che non abbiamo ancora allargato. Mi faccio strada per un tratto ma e’ troppo stretto, torno indietro, prendo il martello e vado a buttare giu’ qualche spuntone. E’ ancora troppo stretto. In compenso uno spuntone che non avevo tolto si aggancia alla manica della tuta e mi procura un bello strappo. Soffoco un paio di bestemmie ed esco. Raduno di nuovo il materiale e arrivo a vista di Gabriele. Gli chiedo un ulteriore sforzo di pazienza, vorrei allagare ancora il passaggio per renderlo completamente “neronabile”.
Lavoriamo assieme per altri venti minuti e alla fine il risultato e’ soddisfacente. Passo lo zaino a Gabriele e provo il passaggio. Bene! Ora entro nel passaggio anche stando sul fianco.
Riunitomi con Gabriele facciamo la cernita del materiale e lo suddividiamo in 2 zaini, come all’andata. Recuperiamo anche una batteria che avevamo scordato la volta scorsa, speriamo sia ancora funzionante.
Scendiamo, passiamo la strettoia, risaliamo la dolina e siamo fuori. E’ ancora giorno, e’ tutto nuvolo ma non ha nevicato. Arriviamo alla macchina e ci cambiamo. Il ritorno e’ il solito, inframezzato solo da una sosta al magazzino a posare il materiale. Troviamo un poco di traffico ma niente di preoccupante.
Ancora una bella giornata cercando la strada per scendere nelle profondita’ di Fondi di Jenne. Cerca cerca, ci riusciremo? La mia fantasia ne ha la certezza. Vedremo. Alla prossima.
Pubblicato inUncategorized|Commenti disabilitati su Dolina Rea – 05/02/2022
A continuare gli scavi con Angelica, Aurora, Gabriele.
Si, siamo di nuovo a Dolina Rea a cercare di scoprire i segreti che ancora ci tiene celati. La neve sulla piana dei Fondi di Jenne si sta diradando, ma ancora ce n’e’. Dentro la grotta, nella sala esterna ci sono stalattiti e piccole colonne di ghiaccio a sottolineare l’alternarsi di caldo e freddo.
Oggi e’ Aurora che si dedica alle foto. Ha portato la sua fotocamera professionale perche’ e’ stata all’unanimita’ incaricata dal gruppo di fare un bel servizio fotografico sulla parete di rudiste. Oggi quindi lavoreremo su 3 fronti. Aurora e Gabriele dapprima a fare le foto e a dare uno sguardo all’ambiente in alto sopra alla risalita iniziale, Angelica ad allargare il foro d’ingresso al pozzo del fango (chi ha letto la precedente relazione sa di cosa parlo!), io dalla parte opposta ad allargare il passaggio per il pozzo da scendere.
Questo, se non erro, dovrebbe essere il buco in alto da visionare.
Alcune fasi del lavoro, non riesco ad essere preciso sul significato delle foto, io mentre venivano scattate ero preso dallo smartellare la roccia onde ricavare un passaggio e scendere il pozzo.
Angelica sorpresa mentre lavora ad allargare il passaggio verso il pozzo del fango.
Il passaggio a fine lavoro.
E questa con Angelica dentro.
Nel frattempo Aurora e Gabriele terminano il loro lavoro fotografico, richiamati da Angelica, vanno a vedere il da farsi nel pozzo del fango. Come immaginavo il punto piu’ promettente dove scavare e’ quello a destra del foro d’ingresso. I miei amici iniziano a scavare con impegno
In breve scendono quel che basta per dove mettere una corda di servizio. Purtroppo servira’ ancora tanto lavoro.
Nel frattempo io sono riuscito ad allargare il passaggio per il pozzo quel tanto che basta da affacciarmi. Il pozzo c’e’, e sembra anche abbastanza largo da poterlo scendere, che bello! Torno un attimo dai miei amici per informarli e chiedere se mi possono prestare il trapano. Angelica viene a darmi una mano. Insieme, e con l’aiuto del trapano, allarghiamo il passaggio affinche’ lei possa entrare alla partenza del pozzo. Metto un fix, sistemo la corda e Angelica passa. Con lei da una parte e io dall’altra procediamo ad allargare ancora un poco il passaggio. Quando decidiamo che puo’ andare, Angelica si prepara a scendere. La armo di mazzetta e mi raccomando con lei, saggia ogni roccia che ti sembra sospetta, fai cadere tutte quelle “posticce” che trovi sul tuo cammino, non lasciarne nemmeno una che possa caderti in testa mentre scendi. Dopo un metro ne trova una che a vederla da sopra mi sembra poco stabile, pero’ Angelica la saggia con la mazzetta e sembra essere a posto. Il pozzo, che avevo stimato tra i 10 e i 20 metri si rivela essere di circa 8 metri. Una stima ottimistica la mia…
In fondo Angelica riporta che alla base del pozzo c’e’ da un lato una spaccatura stretta e dal lato opposto un foro, da allargare, che porta ad un piccolo ambiente. Le passo il trapano per lavorare al foro da allargare. Ora pero’ vorrei scendere anche io, mi preparo. Le faccio un urlo per avvertirla poi entro a piedi in avanti. La posizione e’ scomodissima e il passaggio per me e’ ancora stretto. A livello dello sterno quasi non ci passo, ma ci devo passare! Comprimo il petto e trattengo il fiato strettamente necessario. Un paio di strattoni e con l’aiuto della gravita’ riesco a far passare il petto. Maledetto! mi rimane incastrato il casco nel passaggio. Quello che succede di seguito dura pochi di secondi che mi sembrano lunghi una vita. Con i piedi che ciondolano nel vuoto cerco un appoggio muovendoli alla cieca verso la parete. Sento un rumore. Un sasso, non piccolo, che cade, sotto c’e’ Angelica che lavora col trapano. Con l’angoscia nel cuore urlo: “SASSO”. Con un tonfo attutito il sasso arriva giu’…silenzio…l’agitazione e’ servita almeno a farmi disincastrare il casco, ora sono in piedi alla partenza del pozzo, i miei piedi sono sulla cengia creata dal sasso caduto, proprio quello che mi sembrava instabile. Col cuore in tumulto mi concentro sui rumori che arrivano da sotto di me. Sento lamenti, bene e male, Angelica e’ ancora viva, ma probabilmente ha preso una bella botta. Il tempo riprende a scorrere normalmente. Mentre le urlo di darmi informazioni mi maledico, avrei dovuto insistere perche’ martellasse via quel maledetto sasso. Monto il discensore e la raggiungo. E’ alla base del pozzo e si massaggia il collo, il sasso le e’ caduto addosso proprio all’attaccatura del collo. Le chiedo di farmi controllare. Non ha ferite o escoriazioni. Il cappello di lana e lo scaldacollo le hanno protetto la parte colpita. La botta e’ stata forte, lei ora sente i muscoli del collo tutti indolenziti ma il sasso non ha colpito ne’ la testa ne’ le vertebre.
Facciamo il punto della situazione. E’ dolorante ma riesce a muoversi senza problemi. Vuole continuare il lavoro per allargare il passaggio verso la saletta. Se lei se la sente non ho motivi fondati per oppormi. Iniziamo il lavoro dandoci il cambio ogni tanto. In una mezz’ora allarghiamo quel che basta perche’ Angelica possa passare. Lo fa.
Purtroppo le notizie che riporta dalla saletta non sono confortanti. C’e’ spazio per un paio di persone ma nessuna traccia evidente di un ulteriore passaggio da esplorare. Nella saletta, proprio in corrispondenza del passaggio allargato c’e’ un piccolo approfondimento ingombro dei sassi che abbiamo tolto. Vale la pena controllare. Togliamo i sassi ma il buco che si rivela non sembra avere prosecuzioni percorribili. Lo lasciamo perdere e torniamo ad allargare il passaggio per renderlo comodo anche per speleologi con una stazza maggiore della sua, vedi me…
Passa ancora del tempo mentre lavoriamo con impegno, Angelica nella saletta, io dalla parte opposta. La prima batteria del trapano termina la carica, la cambiamo. Continuiamo il lavoro finche’ termina anche la carica…di Angelica. I muscoli del collo sono ancora indolenziti e le sembra di avvertire sempre piu’ tensione. Desidera uscire. Inizio a sistemare i materiali da riportare indietro. Salgo prima io mentre lei rimane prudentemente dentro la saletta.
Quando arrivo al passaggio le chiedo qualche minuto di pazienza, tiro fuori il trapano e da questa posizione favorevole lo allargo ulteriormente. Ora il passaggio e’ sempre stretto ma molto meno disagevole. Passo quasi senza problemi, giusto un paio di sbuffi e sono fuori.
Quando Angelica arriva al passaggio le chiedo se se la sente di lavorare ancora un poco. Se la sente. Le passo il trapano per allargare ancora il passaggio mentre io lo attacco dalla parte opposta con martello e scalpello. Facciamo un buon lavoro. Recuperati i ferri anche Angelica si prepara ad uscire.
Per lei non e’ un passaggio stretto, pero’ sceglie di uscire nella maniera piu’ scomoda e qualche sbuffo scappa anche a lei. Dove io non giravo gli scarponi, lei riesce a starci tutta, anche se ben compressa. Ridiamo assieme della sua posizione scomoda mentre chiamo i nostri amici, Aurora soprattutto, per documentare la sua posizione con una foto.
Dopo un momento di paura, farsi una risata tutti assieme e’ veramente liberatorio. Mostriamo il nuovo pozzo ad Aurora e Gabriele, raccontando loro della disavventura occorsa ad Angelica. Insieme rimettiamo a posto negli zaini i materiali e usciamo tornando alle macchine dove ci attendono dei confortevoli vestiti asciutti.
Una giornata da ricordare per piu’ motivi. Per la cronaca Angelica nei giorni successivi accusa qualche dolore al collo ma sembra essere nulla di grave. Meno male.
Ancora una volta sono lieto di regalarvi un gioioso: Alla prossima.
Pubblicato inUncategorized|Commenti disabilitati su Dolina Rea – 30/01/2022
Con Angelica, Aurora, Gabriele e Mario a fare ricognizione al Circeo, a riprendere le coordinate della grotta D’Andrassi e a verificare la grotta dei piccioni.
Siamo Gabriele ed io ad arrivare con la sua macchina al Circeo. Abbiamo appuntamento con Angelica, Aurora e Mario per un bel giro da queste parti. Arriviamo sorprendentemente in anticipo. Ci scappa il tempo per la colazione. Andiamo su a San Felice centro al bar dentro le mura. Stiamo sorseggiando il cappuccino quando i nostri amici chiamano, sono arrivati. Li raggiungiamo e iniziamo la nostra giornata.
Ecco Aurora mentre si cambia.
La prima grotta che visitiamo e’ piena di anfratti dove provo a infilarmi.
In molti casi devo accontentarmi di mettere dentro la fotocamera e scattare una foto.
Qualche “fetta di prosciutto” allieta la vista.
Mi diverto a scattare foto di stretti passaggi dove solo Angelica puo’ arrivare
La costringo in buchi anche complicati, poi le passo la fotocamera per documentare quello che vede.
Nulla di che, ma e’ bello saperlo.
Terminata la prima visita ci spostiamo verso Grotta d’Andrassi, il vero obiettivo della giornata. Strada facendo trovo un buco.
Un particolare dell’interno. Non e’ per nulla umanamente transitabile, pero’ una foto fatta al suo interno rivela qualche concrezione interessante. Da rivedere.
Eccoci a grotta d’Andrassi.
Dentro troviamo anche una targa che documenta il nome della grotta.
Dentro la grotta sembra esaurirsi in una sala. Anche Tommy va in esplorazione.
Seguo Tommy, in effetti in fondo alla grotta potrebbe esserci una prosecuzione. Oggi non avevamo previsto scavi, quindi lascio perdere.
Ancora una foto dall’interno verso l’ingresso prima di spostarci al porto per un’altra grotta.
Andiamo al porto, poco oltre c’e’ la scogliera con vari buchi in parete. Visti da lontano fanno venire voglia di conoscerli meglio. Provo ad arrampicarmi per raggiungere uno sgrottamento molto visibile dal basso.
Non e’ una ascesa semplice ma alla fine, nonostante qualche scivolone, riesco a raggiungere lo sgrottamento.
Peccato, non e’ catastabile, e’ piu’ largo che profondo. Mi infilo sotto per vedere meglio ma il posto fa veramente spavento, si tratta di breccia di varie dimensioni e riconsolidata. Con cautela provo a smuovere uno dei sassi ma sembra ben saldato agli altri. Eviterei pero’ di tentare di muoverli con piu’ energia, l’impressione e’ che possa crollare giu’ tutto da un momento all’altro.
Un poco deluso mi riaffaccio verso la spiaggia, dei miei amici nemmeno l’ombra, pensavo mi seguissero ma cosi’ non e’ stato.
Nello scendere noto un segno di passaggio laterale, preso dalla curiosita’ decido di seguirlo. Dopo qualche metro trovo una sorpresa. Un inizio di galleria in uno strato di roccia leggermente piu’ compatto di quello dello sgrottamento. Mi addentro per dare uno sguardo. Questa, anche se al limite, mi sembra decisamente catastabile. C’e’ anche una spaccatura in alto sulla parete di fondo che andrebbe investigata meglio.
Sono ancora a contemplare la mia scoperta e a cercare di prendere le coordinate col GPS quando sento chiamare da sotto. I miei amici, preoccupati dal prolungarsi della mia assenza, si sono avvicinati alla base della salita per sentire se ho bisogno. Ritorno un attimo dove possono vedermi e li tranquillizzo, a breve scendero’. Torno alla grotta, recupero il GPS, memorizzo le coordinate poi faccio per scendere. La discesa e’ piu’ difficoltosa della salita, rischio uno scivolone fino in basso almeno un paio di volte. Quando arrivo giu’, trovo nessuno. Mi guardo attorno a lungo, alla fine vedo in lontananza un gruppetto con cane sul molo del porto. Saranno loro, penso. Manca solo Gabriele all’appello, forse e’ andato avanti a visionare qualche altro buco, se ne vedono di interessanti in parete. Vado a cercarlo ma dopo qualche metro, non vedendone traccia, desisto.
Visto che Gabriele non lo trovo raggiungo il resto del gruppo al molo. Dopo qualche minuto di attesa torna anche Gabriele, era dove supponevo fosse, ma non ci siamo visti.
Tutti insieme marciamo compatti verso il bar del porto dove prendiamo qualcosa per dissetarci e levarci un poco di fame. Una giornata piacevole anche se il tempo trascorso per arrivare in loco e’ stato preponderante rispetto al tempo di permanenza. Sempre con molto piacere vi lascio con un beneaugurante: Alla prossima.
Pubblicato inUncategorized|Commenti disabilitati su Grotta D’Andrassi – 29/01/2022
Con Nerone a prendere parte all’inizio di una fantastica avventura. Con la partecipazione preoccupata di Luna.
Oggi e’ giovedi’, ho preso un giorno di ferie perche’ Nerone voleva andare a scavare a Dolina Rea approfittando di una pausa nei turni di lavoro. Ho subito aderito perche’ mi sentivo sarebbe stata una grande giornata.
Luna e io partiamo da Roma la mattina alle 7.30, finalmente una partenza adeguata a non arrivare alla grotta a meta’ giornata. Va bene la comodita’ degli appuntamenti in tarda mattinata, pero’ a essere sincero mi mancava il partire presto e avere molte ore in piu’ per fare quel che si desidera in grotta.
Rapido passaggio a Cicchetti per una sostanziosa colazione poi sento Nerone. Sono in anticipo ma lui, come speravo, e’ gia’ pronto e mi attende al magazzino.
Arrivo in pochi minuti, sistemiamo i miei bagagli nella sua macchina nuova, attrezziamo un angolino per Luna sui sedili di dietro e partiamo alla volta di Fondi di Jenne.
Parcheggiamo al solito punto, la neve c’e’ ancora nonostante il caldo della giornata. La superficie bianca pero’, rispetto alla volta scorsa, e’ ghiacciata e porta i segni di un forte vento che l’ha finemente modellata.
Ci cambiamo veloci e ci avviamo, Lascio Luna perche’ corra sulla neve sfogando le sue energie e la contentezza di essere all’aria aperta.
Un rapido passaggio per salutare Bucio Nero’ e proseguiamo. Strada facendo Nerone mi illustra la storia delle doline che incontriamo, lui le ha viste “nascere”, molte di loro fino a 10 anni fa non c’erano.
Eccoci infine a Dolina Rea. Sistemiamo la corda per la discesa e Nerone va avanti. Io mi trattengo per terminare i preparativi e per recuperare le forbici, voglio tagliare alcuni dei rami che ostacolano la discesa alla grotta.
Sono pronto, vado pure io. Mi fermo a tagliare i rami sotto lo sguardo incuriosito di Luna. Luna e’ preoccupata per la discesa, inizia a fare su e giu’ per l’imbocco della dolina, ci pensero’ dopo, ora mi dedico al giardinaggio.
Termino la mia opera, nulla di che, pero’ almeno ora non rischi che un rametto ti finisca negli occhi mentre scendi.
Convincere Luna a scendere non e’ semplicissimo, devo riscendere giu’ alla grotta. Sotto trovo Nerone che si prepara per lavorare. Prendo con me il maleppeggio e risalendo scavo dei gradini nella neve ghiacciata e scivolosissima. Fatto, ora devo solo, vincere la diffidenza di Luna e farla avvicinare. Ci metto un po’ ma riusciamo a trovare un accordo, brava cagnolina. Una volta al guinzaglio passo un paio di minuti a tranquillizzarla quindi la porto con me al bordo della dolina. Si impunta, pero’ ora non riesce a fuggire, la blandisco cercando di calmarla poi, con una mossa repentina, la prendo in braccio. In un attimo siamo oltre il dislivello che tanto la impressionava. La rimetto giu’, ora puo’ procedere da sola. Scende come un fulmine, per lei e’ semplice, ha il 4×4 innato. Scendo anche io anche se con meno eleganza.
Nerone e’ vicino al punto da allargare e valuta il da farsi. Mi avvicino anche io per guardare. C’e’ un grosso sasso che occlude quasi completamente il passaggio, oltre sembra esserci un ambiente, non grandissimo ma comodo per un paio di persone.
Sul sasso ostruttore i nostri amici hanno messo un fix con piastrina, mi allungo, ci metto la corda e proviamo a tirarlo via intero. Nulla da fare, si incastra. E’ deciso, servono le maniere forti, Nerone mi concede l’onore di operare. Mi passa il trapano e vado. In pochi minuti del masso e’ rimasto solo il ricordo e qualche minuto frammento. Togliamo tutto di mezzo, ora la visuale e’ libera e quel che vediamo ci conferma le impressioni precedenti, un piccolo ambiente e poi…
Ancora per passare ce ne vuole. Alternandoci iniziamo a rimuovere sassi e terra sul pavimento della strettoia. Lavoriamo principalmente sulla parete destra, leviamo una quantita’ di terra e sassi per ricavarci uno spazio dove mettere i piedi….
Proseguiamo a scavare terra fino a raggiungere il nostro scopo. Ora possiamo infilare le gambe nello spazio ricavato e lavorare piu’ comodi alla prosecuzione.
Sempre alternandoci rimettiamo mano al trapano e lavoriamo alla roccia. E’ sempre la parete di destra a farne le spese, sembra essere la piu’ disponibile a farsi modellare per i nostri scopi.
Il tempo passa, leviamo sassi, il passaggio si allarga. Nerone, anche se con la sua solita flemma, mi incita un paio di volte a tentare il passaggio. Provo, ma invano. E’ ancora troppo stretto. Continuiamo gli scavi. La terza volta sembra quella buona ma c’e’ ancora qualche spuntone fastidioso da togliere. Scaviamo ancora. Assestiamo alla roccia un colpo decisivo e finalmente viene via uno dei pezzi di roccia che ostacolavano il passaggio.
Riprovo…stavolta vado senza problemi! Scivolo avanti con i piedi, passa la pancia, passa il torace, passa infine anche la testa. Mi metto in ginocchio, poggio su uno strato di terra. Mi guardo intorno. Quello che nella nostra fantasia era l’inizio di un meandro lungo chissa’ quanto, alla luce della cruda realta’ si rivela una stanza di piccole dimensioni. Sono in un ambiente vagamente ovale, lungo 1,5 m sull’asse maggiore longitudinale, circa 1 m sull’asse minore. La terra che costituisce il pavimento si infila in un interstrato alto non piu’ di 5 cm. Sulla parte bassa non ci sono prosecuzioni possibili a meno di uno scavo immane.
Con un poco di sconforto nell’animo inizio a urlare a Nerone la pessima notizia. Nel frattempo inizio a guardare in alto, piu’ per completare la panoramica per Nerone che per altro.
Aspetta!!! La’, in alto a circa 2 m di altezza c’e’ una finestra, dopo si intravede una prosecuzione. Urlo a Nerone la bella notizia e gli ingiungo di passare anche lui la strettoia, ora e’ decisamente “neronabile”.
Non posso aspettare la nuova grotta mi chiama, scalo in opposizione sulle pareti il breve dislivello fino alla finestra. Sono arrivato. Intanto Nerone inizia il passaggio. Avidi di esplorazione i miei occhi cercano di catturare tutti i particolari di questa nuova meraviglia.
Sono in ginocchio all’ingresso della finestra. Davanti a me c’e’ uno stretto cunicolo in discesa, dopo si intravede qualcosa ma e’ indefinito, per ora. La grotta sembra proseguire a destra dove parte un meandro con direzione circa ortogonale alla finestra. Sulla parete alla mia destra, tra la finestra e l’inizio del meandro c’e’ una meraviglia di rudiste inglobate nella parete ma molto ben visibili. Le ammiro per un tempo che mi sembra lunghissimo vista la mia impazienza di proseguire. Visto il recente successo del guardare in alto, lo faccio di nuovo. Bene, anche sopra la mia testa c’e’ un foro nella parete da investigare. Rompo gli indugi, mi alzo in piedi e vado avanti con la familiare emozione che accompagna questi momenti.
Nerone intanto e’ quasi passato. Anche lui come me si guarda intorno cercando indizi di prosecuzione nell’angusto ambiente cercando di adattare la grande sala immaginata finora con la stanzetta dove si trova. Non si e’ ancora accorto della prosecuzione in alto, mi urla per chiedere dove io sia.
Interrompo la mia esplorazione per tornare indietro e fare luce a Nerone e indicargli il passaggio. Quando la mia luce fa capolino nella saletta, Nerone alza gli occhi per guardare. E’ sorpreso, non si era ancora accorto del passaggio. Gli spiego che la risalita e’ semplice da fare, gli chiedo di recuperare gli attrezzi da scavo e di raggiungermi. Gli spiego della meraviglia sulla parete destra della finestra e di fare attenzione a non sporcare le rudiste mentre passa.
Mentre Nerone sale io vado in giro a vedere che meraviglie possiamo aver scoperto. Come ho detto, appena passata la finestra di ingresso a questo nuovo mondo vedo davanti a me una condottina di circa mezzo metro di diametro, in fondo, illumino con la torcia di profondita’, si vede una sala col fondo scuro, fango probabilmente. La condotta non e’ transitabile senza del lavoro. Vado oltre. Un metro avanti a me la grotta prosegue a destra. Faccio un passo avanti e mi affaccio su un meandro che continua sia a destra che a sinistra. A sinistra, a 2 metri da me, un foro nella parete sembra portare alla stessa sala intravista dal cunicolo, il primo visto. Anche questo foro non e’ transitabile. Ad ogni modo mi avvicino e mi affaccio, vedo la sala nella sua interezza. Sembra una marmitta circolare profonda un paio di metri col fondo invaso dal fango. Potrebbero esserci un paio di prosecuzioni, da scavare nel fango. Una e’ a sinistra e probabilmente porta alla base della saletta dopo la strettoia d’ingresso. Una e’ a destra, diametralmente opposta alla prima. Sembra lei la possibilita’ migliore. Per ora la mia indagine si ferma qua, il passaggio e’ troppo stretto e poi probabilmente serve mettere una corda per scendere.
Torno sui miei passi, Nerone e’ ancora impegnato con la risalita, vado dalla parte opposta del meandro. Meandro che continua serpeggiando per almeno 5 metri. Sul pavimento corre una spaccatura larga pochi centimetri e fonda un metro circa, probabilmente e’ la via presa dall’acqua che scarica nella sala fangosa. Il soffitto del meandro e’ alto piu’ di 2 metri, le pareti, candide e di ottimo calcare, sono distanti oltre u metro. In fondo il meandro restringe, oltre sembrano esserci 2 diramazioni, ancora una a destra e una a sinistra.
Sento che Nerone e’ arrivato, torno da lui per fare gli onori di casa. Lo raggiungo e subito gli faccio notare la bella parete di rudiste, poi lo lascio a fare da solo le sue scoperte e valutazioni. Deve essere emozionato anche lui, si e’ persino dimenticato di accendere la sua pipa dal fumo pestilenziale!
Terminata la sua esplorazione tiriamo fuori gli attrezzi, conveniamo entrambi di lasciare per la prossima volta l’accesso alla sala di fango e di dedicare i nostri sforzi ad allargare il fondo del meandro.
Siamo in zona lavoro. Per prima cosa tiro alcuni sassi a sinistra. Bene, sembra esserci un pozzo! Da come le pietre rimbalzano sulle pareti non deve essere molto largo. Alcuni di loro si fermano prima altri continuano. Tanto per alimentare le nostre fantasie grandiose stimiamo un pozzo tra i 10 e i 20 metri.
Iniziamo ad allargare. La roccia in questo punto e’ particolare, la parte superiore, vicino alla parete sinistra e’ molto fratturata, inframezzata da fango e e sembra avere degli strati verticali. La parte inferiore e’ molto piu’ compatta, anche se anche lei fratturata, sembra una pietra sorella del calcare che forma le pareti del meandro, gli strati sono quasi orizzontali, salgono leggermente verso destra.
Nerone ed io lavoriamo alacremente per un paio d’ore alternandoci. Ora la parte superiore del passaggio e’ libera ma ancora troppo stretta per chiunque. Attacchiamo la parte bassa che pero’ e’ molto piu’ ostica. Si fa tardi, Nerone dichiara che deve andare, tra poco attacchera’ al lavoro e deve riposare un poco.
Sono molto contrario ad andare, gli dico di iniziare a radunare il materiale e scendere, io lo raggiungero’. Nel frattempo continuo ad accanirmi sul passaggio. Questione di minuti poi sento Nerone che mi intima di lasciar perdere. Faccio finta di non sentirlo. Gli dico che sto per arrivare ma sono smentito dal mio accanito martellare. Nerone con la pazienza e la tenacia della goccia d’acqua che perfora la roccia continua a ripetere che dobbiamo andare. Il lavoro da fare e’ ancora lungo. Con un sospiro lascio perdere e raggiungo Nerone. Alla base della risalita trovo Luna ad aspettarci. Usciamo assieme, come all’andata la aiuto nel pezzo piu’ ripido.
Fuori fa ben piu’ freddo rispetto a dentro la grotta. Commentando con Nerone le nostre scoperte torniamo alla macchina a passo veloce. Cambiarsi al gelo e’ sempre un piacere masochistico, ma e’ compensato dal tepore dei vestiti asciutti.
Il ritorno, anche se sono solo con una Luna sonnacchiosa, e’ piacevole, sono cullato dai recenti ricordi di quanto abbiamo scoperto e la mia fantasia gia’ viaggia verso chissa’ quali altre esplorazioni. Alla prossima.
Pubblicato inUncategorized|Commenti disabilitati su Dolina Rea – 27/01/2022
Una allegra uscita a Fondi di Jenne divisi in 2 squadre, Angelica, Aurora, Valentina, Claudio, Gabriele, Mario e Nerone a continuare l’appassionante lavoro a Dolina Rea, Barbara, Chiara, Giuseppe ed io ad iniziare la conoscenza con la speranza di una nuova grotta. Come succede in questi ultimi tempi per le foto ringrazio le autrici che me le hanno donate per la relazione, in questo caso grazie a Barbara e Chiara.
In macchina da sotto casa mia partiamo Gabriele e io. Ci incontreremo con gli altri al “solito posto”, ovvero da Cicchetti per una colazione tutti assieme. Siamo proprio un bel gruppone di persone. Per la sola Dolina Rea siamo un poco troppi. Anche se a malincuore decidiamo di dividerci in 2 gruppi.
La salita per Fondi di Jenne non e’ facilissima, nel corso della settimana deve aver nevicato abbondantemente e la strada nei punti in ombra ha un insidioso strato ghiacciato. La macchina di Gabriele perde di aderenza un paio di volte ma senza alcuna conseguenza.
In compenso al parcheggio troviamo la strada pulita e un bel sole.
Ci prepariamo senza fretta e ci avviamo per la breve passeggiata fino a Dolina Rea.
Faccio una sosta con i miei amici di Orvieto per presentare loro una delle “gioie trattenute” dello Shaka Zulu, Bucio Nero’. Racconto loro la grotta e spiego che qua per qualche tempo abbiamo sospeso i lavori, ma non le speranze, per il freddo intenso che si soffre.
Strada facendo un occhio alle numerose doline che ornano la piana la diamo sempre.
Eccoci a Dolina Rea.
Sono curioso di vedere come sia evoluta la grotta, Nerone ci ha detto di essere venuto a lavorarci nel corso della settimana.
Alla spicciolata arrivano anche gli altri.
Qualche stalattite di ghiaccio orna i bordi della dolina.
Prima che chi restera’ a lavorare si sistemi, guardo la situazione. Non e’ molto differente da come la ricordavo, forse ora la frattura e’ piu’ netta. Aria? Con questo caldo all’esterno non me ne aspetto. Mi chino verso la frattura avverto nulla.
Noi della seconda squadra usciamo per proseguire il cammino.
Siamo diretti ad una speranza di grotta. L’ho chiamata “Bucio Alto”. Vi mostro in anteprima come si presenta l’ingresso al nostro arrivo. Nonostante il consistente strato di neve che ammanta questi luoghi la nostra speranza di grotta ha bucato la neve. Questo spettacolo ci riempie di gioia e di voglia di conoscere meglio e ampliare al piu’ presto questa speranza.
Ma torniamo a noi. Siamo a Dolina Rea, si parte.
Dobbiamo salire lassu’, sulla destra del boschetto al centro.
Armati di tanta buona volonta’ affrontiamo la salita. In cima il panorama e’ stupendo, il sole splende e riscalda ma c’e’ un vento freddo che ci sconsiglia una sosta.
Giuseppe e Barbara sono indietro di qualche metro, li aspettiamo.
Per fortuna il sole attenua il gelo delle folate di vento.
Svalichiamo e scendiamo dall’altra parte.
Ho qualche difficolta’ a trovare la nostra speranza di grotta. Ho impostato le coordinate sul GPS ma oggi non gli va di collaborare. Alla fine decido di andare a memoria. Con un poco di fortuna la becco al primo colpo. Eccola, e’ lei!
Mi dispiace un poco rovinare quello spettacolo candido, ma dobbiamo farlo. Leviamo lo strato di neve con la cofana poi iniziamo a lavorare sul buco che si vede.
Ci sono molte radici che rendono lo scavo piu’ difficoltoso ma il buco e’ sempre la’ a tentarci con promesse ipogee.
Giuseppe e’ come sempre attrezzatissimo, ricorda un poco Eta Beta, l’amico di Topolino che tirava fuori la qualsiasi dal suo costume. Nel caso di Giuseppe si tratta dello zaino, non sembra molto grande ma dentro c’e’ anche del the caldo con un bicchiere per uno. Facciamo una breve sosta per rifocillarci.
Dopo la bevanda calda le ragazze si mettono all’opera scavando di buona lena.
Chiara si destreggia col maleppeggio.
Poi e’ il momento di Giuseppe e Barbara, insieme fanno sfaceli.
Riusciamo a togliere un sasso che ostruiva la vista.
Il lavoro procede bene ma c’e’ tanto da fare. Facciamo pausa pranzo, quindi una bella foto di gruppo.
Le ombre si allungano, Barbara controlla l’orologio, e’ quasi l’ora di tornare indietro. Dal suo zaino magico Giuseppe tira fuori tutto il necessario per fare il caffe’, ha persino i bicchierini di carta. Servizio impeccabile.
Un ultimo sguardo alla nostra speranza di grotta. Si vede poco ma spero migliorera’ col tempo.
Riprendiamo le nostre cose e partiamo per tornare verso Dolina Rea.
Una discesa tranquilla ammirando il superbo panorama.
Nel frattempo a Dolina Rea…
si lavora alla prosecuzione di una bella avventura. Non vi dico piu’ di tanto anche perche’ Angelica ha promesso di scriverne lei e spero presto mi mandi il suo contributo che includero’ con piacere in questa relazione.
Ancora una bella giornata con buone novita’. Come sempre…alla prossima…perche’ la prossima ci sara’, sempre, malgrado tutto.
Pubblicato inUncategorized|Commenti disabilitati su Dolina Rea e Bucio Alto – 22/01/2022
Con Valentina, Claudio e Gabriele a scavare una nuova grotta, anche questa conosciuta da tempo e da tempo ignorata. Oggi per la prima volta proveremo il trapano demolitore a batteria, il nuovo arrivato nel nostro gruppo. Oltre a lui, ho portato i punciotti, una buona occasione per usarli. Non devo dimenticare di ringraziare Valentina che si e’ gentilmente offerta di scattare qualche foto in mia vece per documentare la giornata. Grazie Valentina!
Gabriele e io partiamo da Roma verso le 9. Abbiamo un appuntamento “volante” con Claudio. Volante perche’ non sappiamo ancora dove sara’. Imbocchiamo l’autostrada e, mentre Gabriele guida, io mi occupo di stabilire un contatto con Claudio.
Gli scrivo un messaggio. Mi risponde subito. Valentina e Claudio sono in autostrada anche loro e si sono fermati alla prima area di servizio in autostrada. Questo mi lascia un poco interdetto perche’ la prima area di servizio e’ a pochi metri dall’inizio dell’autostrada e di solito non la calcoliamo proprio.
Ci siamo accanto, in effetti vedo una macchina come quella di Claudio ferma a lato dell’area di servizio. Dico a Gabriele di rallentare e intanto faccio una chiamata di verifica. Mi risponde Valentina poiche’ Claudio e’ alla guida. Anche loro ci hanno visti e sono partiti.
Ok. Sono dietro di noi. Aggancio eseguito alla perfezione! Possiamo proseguire.
A Cicchetti, il nostro solito bar, ci fermiamo a fare colazione. Ne approfittiamo per sederci comodi e scambiare qualche chiacchiera, e’ molto tempo che non ci si vede.
Dopo colazione prendiamo direttamente per Livata, oggi nessuna sosta al magazzino. A fondi di Jenne parcheggiamo al solito punto, circa a perpendicolo con Bucio Nero’, rimandata per gelo ma non dimenticata. Iniziamo a cambiarci.
O meglio, Gabriele e io ci cambiamo alle macchine, Valentina e Claudio preferiscono portarsi tutto dietro e farlo nei pressi della grotta. Mi fermo un attimo a Bucio Nero’, ho portato degli incensi per una prova. L’imbocco della grotta e’ parzialmente coperto dalla neve, non ho voglia di cavarla via quindi mi avvicino meglio che posso e accendo un paio di stecchi di incenso lasciandoli appoggiati alla griglia metallica. Riprendo il cammino nella direzione in cui presumo ci sia la grotta ma non ricordo assolutamente dove sia. Ne approfitto per rivedere tutte le altre doline. Per fortuna Gabriele c’e’ stato da non molto e ricorda bene dove sia. Arriviamo al bordo della piana ed infine, eccola.
Mentre Valentina e Claudio si cambiano mi faccio prendere dalla curiosita’ di vedere la grotta. Rubo di mano la corda a Gabriele e vado a sistemarla. Scendo la prima parte della dolina dove la pendenza e’ meno forte, non c’e’ neve in quel punto e in compenso ci sono delle rocce affioranti dove magari posso fissare la corda. Ho poca fortuna con la prima roccia. E’ completamente distaccata dal resto e devo farla cadere prima che decida di farlo in autonomia mentre ci siamo sotto noi. Una volta eliminato il pericolo incombente (l’ho “incombuto” come diceva sempre mia zia per prenderci in giro), trovo un’altra roccia dove mettere la corda e mi calo. Entro in uno sgrottamento in fondo alla dolina, mi giro a guardare da dove sono venuto e urlo ai miei amici che se vogliono possono scendere.
Aspetto un poco che vengano pero’ non li sento arrivare. A stare fermi si sente freddo, quasi quasi…Prendo i ferri e vado a vedere se posso iniziare a fare qualcosa in zona scavi. Quando i miei amici finalmente arrivano ho riempito di terra e sassi i 2 secchi che avevo a disposizione. Chiedo loro di svuotarli e poi di costruire un muretto di sassi che funga di contenimento per la terra che toglieremo. Mi guardano storto ma acconsentono.
La zona scavi e’ ostruita da un masso enorme, proviamo a spostarlo in 2 ma non accenna nemmeno. La decisione e’ unanime, e’ il momento dei punciotti! Dedichiamo un minuto ad ammirare il trapano nuovo. Ci litighiamo appena appena per trovare il modo per bloccare la punta sul mandrino e poi prepariamo i protagonisti, i punciotti. La prima serie di fori la faccio io, sistemiamo i punciotti ed iniziamo a martellare, un poco Claudio, un poco io. Non ci vuole poi molto per sentire il delizioso scricchiolio della roccia che si frattura. Alla fine, proprio perche’ questa cosa ci piace un sacco dividiamo il pietrone in 6 parti con un totale di 5 tagli e 18 buchi da 14mm. I punciotti hanno fatto un figurone, ma anche il trapano si e’ comportato molto bene.
Dopo aver eliminato l’ospite indesiderato lo scavo prosegue alacremente. Si sentono delle voci da fuori. Chi sara’? Gabriele esce a controllare. Sono Martina e Giuseppe, sono di passaggio per andare a pranzo nei dintorni e sono passati a salutare. Sono impegnato con lo scavo e capisco nulla. Penso che stiamo per scendere, quindi non mi preoccupo di uscire a salutarli.
Pausa di consultazione.
Sapete come vanno queste cose, spostiamo terra e sassi nemmeno fossimo talpe. Quando oramai siamo quasi tutti stanchi entra in azione Valentina. Si e’ risparmiata finora per dare il suo apporto decisivo in fine giornata. Mi affianco a lei e troviamo il modo di scavare insieme nello spazio limitato che abbiamo ricavato. Valentina pulisce una zona che rivela una bella spaccatura, stretta ma interessante. La roccia e’ compatta, si, ma si intravedono fratture che la rendono adatta al demolitore. E noi abbiamo giusto un demolitore nuovo nuovo che e’ ansioso di rendersi utile. Cambiamo la batteria e iniziamo a operare. Dopo qualche minuto Claudio si stufa di stare fermo e mi ruba il demolitore. Riesce a fare un buon lavoro, si intravede una piccola prosecuzione nella frattura. A tratti i miei amici affermano di sentire aria. Oggi per l’aria non e’ una buona giornata, la temperatura fuori e’ di circa 9°, la circolazione d’aria nelle grotte di queste parti e’ praticamente in stallo. Alla fine anche Valentina si cimenta col demolitore. Fanno subito amicizia! Continua a lavorare senza interruzioni. Claudio e Gabriele e’ parecchio che sono fermi, accusano freddo. Alla chetichella prendono la via per l’esterno dove la temperatura e’ piu’ confortevole. Io rimango a fare da spalla a Valentina, insieme commentiamo su quali siano i punti migliori da attaccare col demolitore. Quando anche la seconda batteria si esaurisce lo prendiamo come un segnale. E’ ora di andare via. Ora che l’interesse per lo scavo va scemando mi accorgo di avere i piedi completamente ghiacciati. Quando mi alzo in piedi faccio fatica e tenermi in equilibrio, devo fare piu’ attenzione. Valentina inizia a salire mentre cerco di recuperare una parvenza di sensibilita’ ai piedi. Qualche passo incerto su e giu’ per lo sgrottamento e va gia’ meglio. Seguo Valentina. Mi fermo un attimo per togliere la corda e poi proseguiamo tutti assieme. Fa ancora una temperatura piacevole ma il sole e’ quasi all’orizzonte e quando calera’ la temperatura diventera’ piu’ rigida in pochi minuti. Meglio sbrigarsi. Faccio solo una rapidissima deviazione a Bucio Nero’ per vedere cosa ne sia stato degli stecchi di incenso. Sono ancora la’, probabilmente si sono spenti subito, e’ troppo freddo per loro. Dovremo trovare altro.
Ci cambiamo senza fretta, quando siamo pronti inizia a fare scuro…e freddo. Dobbiamo passare al magazzino a prendere un paio di cose e a posarne altre. Prima di salire ognuno nella macchina di competenza ci accordiamo per fermarci a Livata per prendere qualcosa di caldo e salutarci.
A Livata c’e’ il pienone. Non ci si puo’ proprio fermare. Cambio repentino di piano. Andiamo assieme al magazzino poi andremo a un bar a Subiaco. Cosi’ facciamo. Una energica pulita alle mani infangate e un cappuccino caldo sono proprio quel che mi ci voleva. Dopo la consumazione vorremmo andare ma Gabriele riceve una telefonata. Occupiamo ancora qualche minuto per aspettare Martina e Giuseppe. Sono ancora da queste parti. Bene, cosi’ potro’ rimediare al mancato saluto precedente.
Li aspettiamo fuori dal bar, quando arrivano iniziamo a sentire freddo un’altra volta. Valentina e Claudio fanno un saluto veloce e partono. Gabriele e io restiamo ancora qualche minuto a fare chiacchiera. Erano quasi 2 anni, mi pare, che non vedevo Martina.
Quando loro decidono infine di andare al bar, prendiamo commiato. Un saluto distante come si usa ai tempi del covid e via. Il ritorno lo passiamo a parlare della giornata e dei prossimi impegni. Il viaggio passa presto. Alla prossima.
Pubblicato inUncategorized|Commenti disabilitati su Dolina Rea – 15/01/2022
Elisa e io al fondo del ramo parallelo. Gabriele e Umberto in ricognizione nei pressi della grotta per riprendere punti GPS di grotte conosciute.
La mattina ci vediamo tutti sotto casa mia e partiamo verso Subiaco. La solita sosta a Cicchetti per la colazione e poi proseguiamo per Livata.
Senza altre soste arriviamo allo spiazzo dove lasciamo solitamente la macchina per andare a Pozzo Doli. Fa freddo, ma al sole si sta bene. Elisa e io iniziamo a cambiarci. Gabriele e Umberto ci accompagneranno alla grotta poi proseguiranno per la loro ricognizione.
E’ parecchio tempo che non andiamo a Pozzo Doli, ci torno volentieri. Il nostro obiettivo per oggi e’ quello di andare a disarmare una risalita al fondo del ramo parallelo.
Appena pronti partiamo tutti assieme per la breve passeggiata che ci porta all’ingresso della grotta. Vado avanti mentre Gabriele, Elisa e Umberto rimangono indietro di qualche metro. Gabriele li intrattiene narrando loro la storia delle esplorazioni della grotta.
Arrivo al recinto che delimita l’ingresso. In verita’ e’ talmente malmesso come recinto che difficilmente lo si distingue da un mucchio di rami buttati a caso.
Iniziamo i preparativi per entrare, abbiamo una corda da 50m per doppiare il primo tratto del P63 (il pozzo parallelo) e una 30m da usare per il disarmo della risalita.
E’ tutto pronto. Incito Elisa ad entrare, il tempo di un saluto veloce ai nostri amici e siamo alla saletta iniziale.
Da quel punto vado avanti io, cosi’ posso descrivere a Elisa quello che vedra’. Faccio il breve tratto di scivolo che mi porta al bivio tra ramo principale e ramo parallelo. Di fronte a me c’e’ la “sala di Bibbo”, una stanzetta senza ulteriori sviluppi dove penso di essere entrato solo io in tutta la storia della grotta.
Mi sistemo comodo e dico a Elisa di scendere. Ancora non sa quanto puo’ essere brava quindi si impiccia un poco nel passaggio per evitare il pozzo che porta al ramo principale. Ma e’ questione di secondi e siamo insieme sulla soglia del ramo parallelo, la saletta concrezionata da cui parte.
Anche qua mi dilungo a raccontarle delle meraviglie naturali che vede, della saletta con le concrezioni di un bianco candido e traslucido. La saletta ha l’ingresso e, a quanto so, finora ci e’ passata solo Angelica. Un salto armato di un paio di metri ci porta allo scivolo e quindi alla partenza del P63.
C’e’ un primo tratto di altri 2 metri, quindi un traverso che piace “moolto” a tutti coloro che lo affrontano e poi finalmente il pozzo vero e proprio. Il primo salto ha un moschettone in lega. E’ fiorito in maniera esuberante, ovvero e’ coperto da un generoso strato di ossido gelatinoso. Lo pulisco della gelatina, sembra integro, pero’ meglio essere prudenti. Chiedo a Elisa una delle maglie rapide che ho portato per la risalita e doppio il moschettone che resta li’ perche tanto la ghiera e’ bloccata.
Siamo alla cengia che precede il simpatico traverso. Elisa mi aspetta la’ mentre vado sbuffando fino all’ultimo attacco dove finalmente parte il pozzo. Mi sistemo comodo, per quanto possibile e inizio a sistemare l’armo per sistemare la seconda corda. Non e’ cosa poco dispendiosa in termini di fatica ma alla fine ce la faccio.
Ricordavo che la corda dell’armo gia’ presente la volta scorsa fosse lesionata, per scrupolo vado a controllare…in effetti e’ ancora la’, ben lesionata. I trefoli sono a posto ma la calza per un paio di centimetri e’ inesistente. Lancio qualche sacramento ad alta voce, Elisa si preoccupa un poco per la propria incolumita’. Le ho detto infatti che sulla corda nuova vorrei scendere io perche’ e’ la prima corda che io abbia mai acquistato (poco prima di ammalarmi) e questa e’ la prima volta che la uso…e vorrei usarla io.
Fatto uno piu’ uno, Elisa e’ preoccupata e mi chiede lumi. La rassicuro e traffico per un buon quarto d’ora con i nodi. Sacrifico un’altra maglia rapida e alla fine isolo in parte la parte di corda danneggiata. A questo punto ci scenderei senza timore, quindi penso lo possa fare anche Elisa. Le dico che e’ tutto a posto e lei si precipita ad affrontare il traverso. Un poco di movimento e’ un sollievo per lei, si era infreddolita a guardare me che giocavo con le corde.
Scendiamo il pozzo fino alla cengia dove devo a Elisa una nuova sosta per sistemare il mio frazionamento. Questione di poco. Poi pero’ devo scendere veloce fino al frazionamento successivo sperando che la mia corda ci arrivi. In caso contrario mi servira’ avere la sua corda libera per districarmi.
E invece no, va tutto bene. La mia bella corda arriva al frazionamento precisa precisa. La annodo e comunico a Elisa che puo’ finalmente scendere.
L’ultimo tratto del pozzo, una ventina di metri, la scendo prima io poi aspetto che arrivi Elisa. Siamo alla base del pozzo, piena di sassi, le racconto che originariamente i sassi occludevano la prosecuzione ma poi spostandone alcuni e con un deciso lavoro di allargamento siamo riusciti a passare. Confesso di non aver avuto granche’ parte in questa parte della esplorazione, pero’ siamo un gruppo a lavorare e non importa chi ha fatto cosa.
Qualche consiglio per affrontare la parte stretta che incontreremo e poi vado. Ci teniamo a vista, quindi non ci dovrebbero essere problemi. Qua gli armi sono a posto non ci sono altri moschettoni da cambiare. qualche metro stretto poi il pozzo si apre. Avverto Elisa che non deve arrivare al fondo del pozzo ma, arrivata a circa 5 metri dal fondo dovra’ traversare alla sua destra fino ad entrare in una finestra, dove la aspettero’.
Arrivo alla piccola sala dopo la finestra e la aspetto nel caso avesse bisogno di una mano. Niente da fare, se la cava in maniera egregia. Al lato opposto della saletta un altro pertugio porta al pozzo successivo che, almeno per ora, e’ l’ultimo per questo ramo. Il fondo del pozzo e’ di solida roccia e oggi ci passa un allegro rivolo d’acqua, nemmeno tanto piccolo.
Aspettando Elisa passo la breve e facile strettoia che ci separa dalla altissima frattura che e’ stata l’oggetto della risalita, un paio di anni fa. Anche Elisa mi raggiunge in un minuto.
Siamo in un ambiente particolare, un meandro con pareti altre almeno quaranta metri, alla base scorre il rivolo d’acqua e va a perdersi piu’ avanti. Per arrivare al punto del meandro dove parte la risalita lo si deve percorrere cambiando di livello con delle facili arrampicate. Elisa non le ama particolarmente e, prima che tenti di dirmi che si ferma qua ad aspettarmi, mi affretto a farle sicura collegando la mia longe alla sua. La cosa sembra rincuorarla e sale senza problemi, come mi aspettavo.
L’ultimo ostacolo e’ una strettoia, passata quella il meandro continua ancora qualche metro poi si interrompe senza appello. La strettoia non e’ impegnativa, la passo con solo pochi lamenti. E’ il turno di Elisa. La affronta di forza, ancora non e’ abituata a “sentire” la strettoia col corpo. Dopo un paio di tentativi e’ quasi decisa a rinunciare. Insisto, ripasso parzialmente la strettoia per farle vedere che se affrontata nella giusta maniera questa non e’ una strettoia impossibile. Si rimette a provare e con pazienza alla fine riesce.
Ci siamo! Ecco la corda della risalita. Chiedo a Elisa la 30 che ha nel suo sacco, ci servira’ per fare la doppia e completare il disarmo della risalita. In pratica saliremo fino all’ultimo attacco della risalita, smonteremo il superfluo mantenendo un solo attacco con la sua maglia rapida. Faremo poi un nodo tampone sulla corda prima di passarla dentro la maglia rapida in maniera che i 2 capi della corda arrivino fino alla base della risalita. Il nodo tampone blocca la corda da un lato, su quel lato di corda potremo scendere senza pericolo. Arrivati in fondo potremo recuperare tutta la corda tirando l’altro capo.
A dirlo sembra semplice. Vedremo. Un sospiro e parto. Metto la corda nel croll come pallida sicura. In effetti non so in che stato sia l’armo in cima alla risalita. Dopo 2 anni di attesa puo’ benissimo essere logoro e spezzarsi alla minima sollecitazione. Per questo la sicurezza che ho nel fare affidamento sulla corda in caso di caduta e’ veramente minima.
In ogni caso le pareti sono relativamente vicine e non lisce. Ho molti appigli e posso salire senza rischiare troppo. Salgo una ventina di metri. Elisa e’ piccina sotto di me. Accendo la luce di profondita’ e la punto verso l’alto. L’armo e’ su 2 attacchi unito da un topolino. Il nodo forse ha un angolo leggermente troppo aperto ma tutto sommato sembra robusto. Continuo a risalire in arrampicata ma col cuore piu’ leggero.
Arrivo al topolino (io chiamo “topolino” quel nodo conosciuto da tutti come “coniglio” o “nodo del soccorso”, non mi chiedete il perche’, non lo so!) e prendo fiato. Comunico a Elisa che e’ tutto a posto ma data la distanza probabilmente capisce poco di quel che urlo. Accendo di nuovo la torcia di profondita’ e studio la prosecuzione della risalita. La corda si sposta avanti nella frattura di un paio di metri, fino a una cengia, armata con un solo attacco.
La cengia dista un paio di metri da me, l’attacco sembra a posto. Salgo. Arrivando alla cengia faccio cadere un sasso, per fortuna passa lontano da Elisa. Cerco di capire come ho fatto ma non trovo traccia di altri sassi in bilico. Mi sistemo comodo e urlo a Elisa di salire.
Nemmeno il tempo di sentire freddo che gia’ la vedo fare capolino. Prima di tutto le chiedo di recuperare la corda arancione che avevo annodato in fondo alla corda della risalita. Mi servira’ per fare la discesa in doppia e quindi recuperare le corde. Fatto questo, Elisa passa il frazionamento e mi raggiunge. Illumino sopra di noi per farle vedere come prosegue la risalita. Ancora una decina di metri poi la corda si interrompe. Sembrano esserci 2 attacchi anche la’ sopra. le spiego per sommi capi cosa faro’ e le faccio vedere il nodo tampone che utilizzero’.
Un ultimo controllo di non aver fatto impicci con le corde e poi salgo, sempre privilegiando gli appigli sulla roccia per non gravare troppo sulla risalita. Quando arrivo all’armo dove la risalita termina, posso finalmente verificarne lo stato. Le maglie rapide sono un poco arrugginite ma non sono in pessimo stato. Prima di smontare tutto mi guardo intorno. C’e’ proprio nulla da vedere. La frattura dove sono salito termina altri 10 metri piu’ in alto, anche ai lati c’e’ nulla da fare, tutto sigillato. Peccato. Metto la longe (avevo scritto “mi allongio”, ma e’ proprio brutto!) su uno dei 2 attacchi e l’altro lo smonto. Litigo qualche minuto col nodo topolino (o coniglio che dir si voglia) per scioglierlo poi sono pronto per attrezzare la discesa. Unisco le 2 corde, confeziono il nodo tampone con uno dei moschettoni che tengo sempre con me, metto la corda nella maglia rapida. Punto importante (che non dimentico mai da quella volta che…), verifico che la corda di recupero non vada a schiacciare l’altra corda contro la roccia durante il recupero, monto il discensore, lo blocco. Sono pronto, urlo a Elisa che inizio a scendere. Le faccio anche una battuta del tipo: “se mi vedi scendere molto velocemente allora forse ho sbagliato qualcosa”, pero’ non mi sembra che Elisa apprezzi molto.
Comunque va tutto bene e in breve sono sulla cengia con Elisa. Assesto un leggero strattone alla corda di recupero, viene senza problemi. Questo mi solleva dal pensiero che possa essersi bloccata in qualche maniera, e non e’ poco. Faccio proseguire il recupero a Elisa raccomandandole di tirare con gradualita’ senza dare troppa accelerazione alla corda altrimenti questa potrebbe decidere di formare un malefico ricciolo e bloccarsi. Tutto bene. Con un secco rumore che ricorda una frustata la corda arriva giu’ sulla cengia.
Per qualche minuto siamo impegnati a sistemare le corde e togliere i nodi. Quando ho le 2 matasse pronte dico a Elisa che puo’ scendere cosi potro’ ripetere la discesa in doppia per il secondo tratto.
Quando sento il suo “libera”, inizio la preparazione. Litigo con la maglia rapida che non vuole aprirsi ma con la chiave ne ho ragione con un poco di pazienza. Sciolgo il nodo dell’armo e ripeto la preparazione del nodo tampone. Anche questa volta mi assicuro che la corda di recupero scorra bene, monto il discensore e sono pronto.
Scendo i 2 metri per arrivare al topolino, tolgo gli attacchi e, accompagnando la cosa con un adeguato numero di sbuffi e imprecazioni, sciolgo il nodo che e’ stretto a morte, anche in questo caso la chiave e’ d’aiuto.
Sistemo le mie robe, riguadagno la verticale, controllo che la corda non tocchi sulla roccia e inizio la discesa. Anche questa volta sembra vada tutto bene. Arrivato alla base della risalita affido a Elisa il compito di recuperare la corda, oramai e’ brava. Un attimo di incertezza mi prende quando la corda cadendo non arriva fino a noi. Pero’ un cauto strattone la fa proseguire nella discesa. Tutto ok!
Facciamo di nuovo le matasse di corda, recuperiamo tutto il materiale e poi scendiamo al livello della strettoia che tanto e’ piaciuta a Elisa. Stavolta pero’ la passa senza alcun problema, sara’ che inizia ad avere voglia di uscire. Facciamo ancora qualche minuto di sosta, il disarmo e’ stato impegnativo, sento il bisogno di bere e mangiare qualcosa. Risolvo rubando una abbondante manciata di frutta secca a Elisa e scolandomi quasi tutta la mia bottiglietta dell’acqua. il mio stomaco approva con un brontolio.
Ricomponiamo gli zaini inzeppandoci dentro le corde e poi prendiamo la via del ritorno. La salita non sara’ velocissima con gli zaini pieni di corda bagnata, pero’ procede senza particolari problemi e poi ci riscalda assai. A meta’ del pozzo parallelo (P63) mi accorgo che le gocce d’acqua che mi arrivano in faccia ora mi fanno piacere, sono rinfrescanti.
Alla partenza del P63 costringo Elisa a una nuova sosta, devo recuperare la mia corda. Armeggio tra corda e attacchi cercando di sbrigarmi. Lei mi aspetta sulla cengia dopo il traverso. Le passo la mia corda perche’ la tiri su, un modo come un altro per scaldarsi.
La raggiungo, saliamo allo scivolo e facciamo un’altra breve sosta per fare una matassa con la mia corda, la portero’ appesa all’imbrago, sara’ scomodo ma abbiamo pochi metri da fare per guadagnare l’uscita.
Alla prima saletta sentiamo della voci da fuori, sono Gabriele e Umberto che ci aspettano, che piacevole sorpresa. Usciamo a incontrarli. Fuori e’ notte ma siamo in orario perfetto, sono le 17.30. I nostri amici ci aspettano da circa mezz’ora e iniziano a sentire freddo. In effetti il gelo si impossessa subito anche di noi. Dobbiamo sbrigarci a tornare alla macchina per cambiarci. Ci suddividiamo il materiale da portare e partiamo.
Cambiarsi le vesti da grotta fradice d’acqua quando si e’ qualche grado sotto lo zero e’ un piacere inaudito. Quando ho terminato ho le dita delle mani ghiacciate e parzialmente insensibili. Metto tutto in macchina, indosso guanti e cappelletto e mi rifugio dentro.
Non facciamo soste nel tornare indietro, siamo tutti stanchi e infreddoliti, mentre dietro Elisa dormicchia scambio qualche parola con Umberto e Gabriele. Mi raccontano del loro giro, io ricambio dicendo loro della nostra avventura. Passa cosi’ il tempo fino all’arrivo a Roma che chiude la bella giornata. Alla prossima.
Pubblicato inUncategorized|Commenti disabilitati su Pozzo Doli – 08/01/2022
Oggi, siamo a gennaio del 2022, stavo ricercando informazioni su alcune grotte. Mi ricordavo perfettamente di una uscita a grotta Pedroni con Vincenzina. Ma il blog, la mia memoria scritta, mi diceva ostinatamente di no! Aveva ragione lui. Non potevo permettere che una bella esperienza fosse dimenticata. Ho recuperato le foto e rimedio ora.
La partenza, c’e’ una bella neve ma siamo pronti, la sgambata fino alla grotta ci terra’ caldi.
Una foto insieme a Vins serviva proprio.
Saliamo diretti fino a intercettare il sentiero, il panorama e’ una meraviglia e io continuo a importunare Vins con delle foto.
Alla fine Vins si appropria della fotocamera e ricambia il favore.
Continuo a documentare la salita sul sentiero innevato.
La foto al tronco cavo oramai e’ una sorta di rito.
Non posso sottrarmi nemmeno io.
Continua la salita.
Lassu’ c’e’ la sella, dove noi gireremo a destra.
Ci siamo quasi.
Passata la sella riprendiamo con la salita successiva.
Lassu’ il nostro prossimo obiettivo.
La strada e’ faticosa ma l’allegria non manca.
Arrivati in cima inizia la parte facile, procediamo quasi in piano.
Eccoci arrivati al cumulo di massi che nascondono la grotta.
Ci prepariamo svelti ed entriamo. Scendiamo nella prima saletta e scivoliamo nella seconda. Sul “pavimento” della seconda saletta inizia la spaccatura dove la grotta si spera continui.
La spaccatura per me e’ proibitiva ma per Vins e’ praticabile. Con qualche sospiro mi incastro il piu’ vicino possibile a lei e le faccio assistenza mentre lavora.
Lavora sodo per un bel po’, sotto di se ha una spaccatura stretta un paio di dita che non sembra allargarsi guardando avanti.
Alla fine la stanchezza ha la meglio. Grotta Pedroni non si e’ concessa. Usciamo a goderci il tramonto.
Coi vestiti e’ decisamente meglio. Siamo pronti a riprendere la via del ritorno.
Naturalmente documento anche la discesa.
La neve ora e’ “scrocchiarella” sotto i piedi. Il freddo si fa sentire di piu’ ora che il sole scompare tra i monti.
Pero’ ci possiamo un maestoso tramonto.
Siamo al punto in cui si potrebbe scendere dritto per dritto ignorando il sentiero, ma la neve indurita ci induce a essere prudenti quindi proseguiamo per il sentiero. Ancora una foto a Vins in compagnia del cartello che indica i sentieri. Pochi passi e siamo alla macchina.
Una bella giornata, un bel ricordo recuperato. Alla prossima.
Pubblicato inUncategorized|Commenti disabilitati su Grotta Pedroni – 21/01/2017