Corso di BioSpeleologia – 26/10/2019

Un nuovo corso organizzato dal CSR (Circolo Speleologico Romano) nell’ambito della SS-FSL (Scuola di Speleologia della Federazione Speleologica del Lazio).

Il corso si tiene all’Istituto di Zoologia alla Sapienza. La giornata e’ bella, il posto e’ vicino casa, ci vado in bicicletta. Eccomi arrivato.

Non ero mai entrato in questo edificio. Il corso si terra’ in questa aula.

Con la solita non puntualita’ tipica degli speleo, iniziamo il corso. Ho scordato a casa la fotocamera e per i primi interventi mi limito ad ascoltare senza fare altro. Quando inizia la sua relazione il buon Leonardo, sento di non poter seguire ancora senza documentare. Uso il cellulare.

Leonardo a fine presentazione ci strappa una risata con una vignetta che vorrebbe spiegare come si sarebbero estinti i draghi.

Pausa bagno, per me. Uscendo, quasi vado a sbattere contro un pesce in salamoia che sta la’ da chissa’ quanti anni.

Gli interventi si susseguono. Sono interessanti ma forse un poco troppo particolareggiati quanto a nozioni esposte e, a mio avviso, troppo “estesi”, ovvero poco centrati sui territori della nostra regione.

Pausa caffe’, scendo per fare una foto ai partecipanti.

Si riprende.

L’aula segue con interesse, ma qualche cedimento inizia vedersi.

In effetti questa immersione nella biodiversita’ ipogea che ci obbliga a “digerire” centinaia di nomi di insetti ed altri cari animaletti inizia a fiaccare anche me. Il nostro relatore e’ inflessibile, rimprovera chiunque venga colto distratto. Ci viene in soccorso l’arrivo dell’ora di pranzo. Esco con un leggero mal di testa, sara’ la fame. Ci dividiamo in piu’ gruppetti, ognuno con una destinazione differente. Mi aggrego ad uno quasi a caso. Andiamo a mangiare in una osteria. La ragazza che ci serve ha una faccia familiare, mi spiegano dopo che e’ una speleo anche lei.

Dopo il corroborante pasto, ritorniamo in aula per proseguire col corso. Per fortuna l’intervento di Stefano e’ piacevole e non troppo denso di nozioni.

Leonardo mentre segue l’esposizione di Stefano. Lui e’ di Roma ma vive oramai da anni a Verona. Ha partecipato volentieri al corso e ne siamo tutti felici, ma non gli invidio la giornata piena tra treno all’andata, corso e treno di ritorno.

L’ultimo intervento e’ sui pipistrelli, in qualche modo il simbolo delle grotte.

Oramai ho rotto il ghiaccio con la fotocamera del cellulare e non mi regolo.

Il nostro relatore e’ un vero appassionato, ogni tanto anche lui a mio parere esagera con la quantita’ di informazioni che ci vuole trasferire in pochi minuti.

Ci parla diffusamente di metodi per riconoscere la specie di pipistrello da caratteri che non credo noi speleologi andremo mai a verificare.

Si salva in corner con uno schema abbastanza semplice da consultare.

Termina con alcune regole utili a limitare i danni per i pipistrelli nel caso li incontrassimo nelle nostre visite a casa loro.

La fine del corso ci vede un po’ storditi ma sicuramente con un bagaglio maggiore di conoscenze rispetto a stamane. Una giornata utile. Un sentito grazie a tutti i relatori che hanno messo la loro esperienza a nostra disposizione. Alla prossima.

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60° Corso SCR – Pozzo Comune – 09/11/2019

Seconda uscita in grotta per i nostri arditi corsari. A Pozzo Comune, quasi in regime di piena. Con Elena, Elisa, Enrico, Fabio, Stefano, Massimiliano, Fabio.

Anche stavolta siamo divisi in due gruppi, ma Fabio, il nostro impareggiabile Direttore del corso, per questa uscita ha preferito la soluzione “2 squadre, nella stessa grotta, in giorni diversi”. Noi siamo la squadra del sabato, domani andra’ l’altra squadra. La mattina, dopo il solito appuntamento a Roma facciamo un rendez vous avanzato al bar Semprevisa a Carpineto.

Preso il caffe’ saliamo a Pian della Faggeta per dare inizio alla preparazione.

Prendo il mio zaino e vado a sistemarmi vicino ad un sasso che approssima decentemente un sedile. Il sasso pero’ e’ gia’ occupato da un minuscolo fungo. Interrompo la preparazione per fargli una foto. Eccolo in tutta la sua magnificenza, sara’ alto almeno 4 cm!

I nostri allievi nel frattempo hanno quasi terminato.

Ecco Elisa pronta a tutto.

Entriamo in grotta. Max inizia ad armare il primo saltino. Noi aspettiamo pazientemente sotto un intenso stillicidio. Ne approfittiamo per dare un’ultima controllata alle attrezzature.

Max termina e va avanti, Stefano lo segue per dargli una mano.

Fabio ed io rimaniamo a fare assistenza ai nostri diletti allievi. Fabio scende il saltino per fare sicura.

Io rimango sopra a ripassare le manovre per montare il discensore grazie all’esempio dei corsari che mi sfilano davanti per provare la discesa.

In men che non si dica siamo alla partenza del P19. Max e Stefano stanno ultimando l’armo. Visto che questo e’ il pozzo piu’ lungo affrontato finora, hanno sistemato due corde, una con il classico deviatore vicino alla partenza ed una con frazionamento a meta’ discesa.

Mentre Max sistema il deviatore, Stefano impegna la seconda corda.

Fabio intanto rimira con malcelata soddisfazione i suoi pargoli. Fa bene ad essere contento, stanno venendo su bene.

Da sotto ci avvertono che e’ tutto a posto. Perdo qualche minuto per ruotare leggermente uno degli anelli, mentre scendevano i nostri amici ho notato che faceva leggermente leva. Sistemato, possiamo iniziare a scendere.

Decidiamo che la corda col deviatore sara’ quella che useremo noi istruttori. Scendo insieme ad Elena e mi fermo sui sassi a meta’ pozzo per dare assistenza a chi passa il frazionamento.

Elena arriva alla base assistita da Stefano che le fa sicura. Max e’ avanti a continuare con l’armo.

Pian pianino passano tutti gli altri. Chi con maggiore eleganza, chi con piu’ sfoggio di forza bruta, ma tutti passano senza eccessiva difficolta’.

Per scendere dal mio trespolo, aspetto che arrivi Fabio, voglio confrontarmi con lui su alcuni aspetti della didattica in grotta. Intanto sotto Stefano porta i nostri corsari al prossimo cimento. Appena Fabio ed io abbiamo terminato, li raggiungiamo. Siamo alla “pozza bastarda”. Non troverete il toponimo da nessuna altra parte, e’ una cosa mia personale. La chiamo cosi’ perche’ ogni volta mi costringe a fare delle spaccate al limite delle mie possibilita’…ed ogni tanto mi ci frega costringendomi a continuare la grotta con i piedi zuppi. Stavolta e’ Fabio ad andare avanti.

Oggi il passaggio in spaccata non sarebbe agevole per la troppa acqua. Max ha armato la corda partendo da molto in alto cosi’ da poter fare un pendolo ed arrivare quasi a fine pozza.

Il pozzo successivo ha una variante rispetto all’armo classico. La corda gira di lato a destra verso la parete verticale e subito dopo c’e’ un frazionamento che permette di evitare l’acqua.

Dopo il pozzo, ci raggruppiamo nella sala del teschio e andiamo in fila indiana ad affrontare lo scivolo di fango e quindi il meandro. C’e’ molta acqua, per chi ha gli stivali poco male, per chi ha gli scarponi, vedi me, la progressione e’ meno agevole del solito. Nonostante questo trovo il tempo per rubare una foto ad Elisa mentre fa capolino da una curva del meandro.

Arriviamo alla prima pozza prima del Marilu’. E’ stata messa una corda anche qua. Uso le mani per calarmi ed aggirare la pozza. E’ la prima volta in assoluto che uso la corda per superare questa pozza e male me ne incoglie, mi inzuppo ben bene un piede. Alla seconda pozza, quella subito prima del Marilu’, non mi faccio scrupoli e mi arrampico in alto per passare. Approfitto della posizione sopraelevata per fare foto dei miei amici.

Un pipistrello, non sa che rischia grosso a riposare in quel punto. Se arriva la piena, se lo porta via.

Dal Marilu’ oggi parte un getto d’acqua che si trasforma in una cascata di dimensioni rispettabili. Massimiliano ha accompagnato parte degli allievi ad affacciarsi in sicurezza ed ammirare il panorama.

Per i restanti arditi lascia a me il piacere di fare da accompagnatore.

Quando tutti hanno avuto un assaggio della vista dal pozzo Marilu’, riprendiamo la strada di casa. Mi fermo per fare una foto ad un discreto arrivo d’acqua che incontriamo a meta’ meandro.

Alla sala del teschio ci fermiamo a fare pranzo. Provo un paio di foto al gruppo ignaro. La prima piu’ scura ed intima.

La seconda con piu’ luce, ma anche un po’ sfocata.

Anche Max vuole fare una foto di gruppo. Imposta l’autoscatto sul telefono ma poi non riesce a trovare un appoggio consono.

Intanto provo a farla io, la fotocamera ha una base piu’ larga e riesco a tenerla in equilibrio. Peccato la mia luce sia troppo forte e “brucia” quasi tutti i visi.

Per il pranzo Max ha portato del brodo che riscalda sul fornelletto a gas. E’ piacevole sorseggiare qualcosa di caldo cercando di non ustionarsi la bocca. Come contorno, ognuno consuma il proprio pranzo. A fine pasto si riprende a salire.

Fabio sale per primo e va ad attendere i corsari in arrivo. Passati un paio di loro scaliamo. Sale Stefano, poi io quindi Max.

La pozza malefica con la corda alta e’ cosi’ semplice che quasi le tolgo l’appellativo degradandola a pozza semplice!

Al P19 saliamo…i tempi d’attesa sono lunghi, ma lo sapevamo e aspettiamo con fiducia il nostro turno. Salgo insieme ad Enrico. E’ stanco ed all’uscita del pozzo si impiccia facendosi prendere dallo sconforto. Lo tratto male quel tanto che basta da dargli un poco di carica. Alla fine ce la facciamo a farcela. Urliamo la libera e ci avviamo verso l’uscita.

Eccomi fuori. Mi faccio un selfie. Oggi ho provato il casco nuovo…devo dire che e’ stato una delusione. Sulla luce e la durata della batteria nulla da dire, sono favolose. Il problema e’ nel peso del portabatterie posteriore. Questo nuovo casco, che avrebbe dovuto essere bilanciato, mi da comunque problemi. Nonostante tutte le prove fatte oggi in grotta, appena iniziavo a muovermi mi ritrovavo il casco appoggiato sulla nuca con la luce puntata in alto. A condire il tutto un accenno di torcicollo inizia a farsi sentire. Peccato, dovevo provarci, ma peccato.

Ecco Fabio mentre si cambia. Mi pare soddisfatto dell’uscita. Benone.

Anche Elena non sembra dispiaciuta.

Stefano e’ pronto da tempo e scalpita per partire, si aggira per la piana come un lupo in gabbia.

Quando siamo tutti pronti ci dividiamo nelle macchine tra chi rimane a cena e chi torna a Roma…io, nemmeno a dirlo, sono nel gruppo per la cena. Dopo i saluti, partiamo. A Carpineto lasciamo la macchina al parcheggio e saliamo verso la Sbirra.

Fa freddo, ma la prospettiva di un buon pasto gia’ ci rallegra e riscalda.

Nonostante siano poco piu’ delle 4 del pomeriggio i “santi Sbirriani” ci ospitano senza problemi. Eccoci pronti ed affamati.

La cena completa degnamente la giornata. Il ritorno ci trova soddisfatti e rilassati. Alla prossima.

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Raduno Speleo a Lettomanoppello – 01/11/2019

Giovedi’ 31 ottobre

Finalmente e’ raduno!

Nonostante una fastidiosa bronchite, eccoci qua, Betta, io e Luna, a fare accoglienza all’arrivo dei nostri amici.

Come sempre girando per il paese si incontrano tanti amici e si passa qualche piacevole minuto a salutarsi.

Per il pranzo andiamo a provare un ristorante della cittadina che gentilmente ci ospita. A proposito grazie a tutta Lettomanoppello!

Dopo pranzo convinco quasi tutti i miei amici a fare una passeggiata digestiva fino allo stand materiali.

All’ingresso dello stand c’e’ una simpatica famigliola di funghi. Dopo aver fotografato loro vengo preso dalla “febbre” che ci spinge tutti a curiosare tra i vari stand per vedere le novita’. La fotocamera rimane in tasca, dimenticata.

A cena ci troviamo tutti allo speleobar. La solita allegra confusione ci accoglie e ci avvolge.

C’e’ anche il digestivo ambulante, non me lo faccio sfuggire.

Un coro locale si esibisce sul palco. Mi avvicino per sentirli meglio, il brusio copre quasi completamente le loro voci. Sono bravi, e poi i canti alpini mi commuovono sempre. E’ un peccato che la loro esibizione venga sommersa dalle ondate di parole che provengono dai tavoli. Faccio del mio meglio per applaudire quando terminano un brano.

Finito col coro, torno al tavolo, si mangia ancora.

Non ce la faccio a stare fermo, riprendo a vagare.

Venerdi’ 1 Novembre

La mattina abbiamo un appuntamento con il team di “Scintilena”, il notiziario online degli speleo. Ci spiegheranno come e perche’ si scrivono gli articoli.

Purtroppo non posso seguire tutta la lezione sulla scrittura, devo presenziare alla relazione di Angelica sulla fattiva e proficua collaborazione che e’ stata sperimentata tra archeologi e speleologi.

Ecco la nostra relatrice, nonostante la tensione riesce a regalarmi un sorriso.

La sala inizia a riempirsi quasi a ridosso dell’inizio della presentazione, gli speleologi non sono famosi per la puntualita’.

Si inizia.

Sembra durare un attimo, molto interessante.

Terminata la relazione, molto bella ed apprezzata da tutto il pubblico, ci riuniamo fuori per decidere cosa fare per il dopo.

Alla fine Mario col suo vocione tonante convince tutti ad andare a provare un nuovo ristorante nel paese.

A parte una lunga attesa prima di mangiare, stavolta devo ammettere che Mario ha avuto ragione ad insistere.

L’unico neo e’ che non c’e’ posto per tutti allo stesso tavolo, dobbiamo quindi dividerci. Dopo aver soddisfatto la fame con un buon piatto di pasta, vado a salutare i nostri amici all’altro tavolo.

Il pomeriggio, ancora una volta riesco a trascinare tutti allo stand materiali e passiamo cosi’ il tempo prima di cena. La sera con Betta rientriamo presto a casa, c’e’ Claudia che trucca uno dei protagonisti della trasmissione “Tale e Quale” e dobbiamo fare il tifo per lei.

Sabato 2 Novembre

La mattina la passiamo bighellonando tra presentazioni e materiali.

Nel pomeriggio vado alla seconda lezione per aspiranti giornalisti. Molto interessante…ma non credo riusciro’ mai a seguire tutte le regole auree per poter scrivere articoli.

La sera a cena c’e’ un gruppo che si e’ organizzato per preparare stinco di maiale a profusione. Non me lo posso perdere. Dopo la fila alla cassa mi sposto per avere la mia parte di bonta’. Lo faccio maldestramente e mi perdo il portafoglio. Non mi accorgo di nulla di quella che poteva essere una tragedia finche’ un ragazzo inizia a chiedere chi fosse Fabrizio Toso. “Caspita, sono diventato cosi’ famoso?!?”, mi e’ venuto da pensare a tutta prima. Il secondo pensiero che formulo e’ che magari e’ qualche conoscente che mi vuole prendere in giro. Mi avvicino al ragazzo ed inizio ad essere confuso quando capisco di non conoscerlo. Lui mi squadra per un attimo poi mi chiede: “E’ tuo questo?” e mi mostra il portafoglio. Rimango basito qualche secondo, ringrazio il mio salvatore e riprendo il portafoglio perduto e ritrovato. Avevo quasi dimenticato lo stinco! Lo “stinchista” che urla i numeri per essere serviti mi richiama e mi caccia in mano il piatto. Con ancora i brividi per il rischio corso torno dai miei amici a gustare lo stinco.

Dopo cena devo fare un salto a casa e scopro che siamo vicini a dove hanno allestito per il Gran Pampel. E’ il rito di preparazione di una tremenda bevanda e richiama sempre molte persone. Gli officianti preparano la bevanda operando attorno a dei calderoni. Rimestano la pozione con sapienza e producono alte fiammate di alcool. Il pubblico accompagna il loro lavoro con un canto propiziatorio che chiede ad Odino di non mandar piu’ pioggia ma invece vino. Mi fermo qualche minuto ad osservare, poi pero’ vado a fare quel che devo.

Quando fatto torno dai miei amici allo SpeleoBar. Nerone ha trovato un vino particolare e ce lo mostra.

La confusione monta, questa serata e’ quella piu’ calda in termini di voglia di festeggiare. Ritrovo una ragazza che e’ stata mia allieva quando ero Direttore del Corso per il GSS. Tanto le rompo le scatole che riesco a strapparle un sorriso ed una foto con i suoi amici.

Come al solito me ne vado in giro per lo SpeleoBar a salutare e scambiare un saluto e chiacchiere con chi incontro. E’ uno degli aspetti belli di questa festa ed a me piace particolarmente. Ecco i miei amici, ogni tanto vado a vedere che ci siano ancora.

Mi fermo a fare i complimenti a Salvatore, ha da poco passato l’esame da IS. Lui ed Erika sono appena tornati dal raduno degli istruttori CAI.

Inizia il concerto, me ne vado sotto al palco a sentire cosa suonano.

E li’ rimango, fanno tutte canzoni che conosco ed amo, molte sono di De Andre’.

Faccio anche qualche foto alla band. Marco lo conoscevo solo come uno degli speleo che lavorano solitamente allo stand materiali, non ricordavo, o non sapevo, fosse anche un musico.

L’atmosfera e’ calda, tutti si muovono a tempo di musica, se non e’ proprio ballo, ci si avvicina parecchio. Ma quel che conta e’ l’allegria collettiva, e’ contagiosamente divertente.

Mi diverto agitandomi nella folla per buona parte del concerto poi decido che e’ ora di andare a fare la nanna.

Domenica 3 Novembre

La nostra festa e’ terminata. Oggi si riparte. E’ stato bello come doveva essere, un saluto a tutti e…alla prossima.

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60° corso SCR – Arcaro -27/10/2018

Prima uscita in grotta per i nostri corsisti con Stefano, Stefano ed io.

La mattina prendo presto la metro e vado a Garbatella dove Stefano mi preleva. Ci si vede con tutto il gruppo al solito bar “fico” ad Anagnina, vicino l’Ikea. Visto che siamo tanti, faremo 2 gruppi, Gaia, Max e Fabio al Pisciarello, Stefano, Stefano ed io all’Arcaro. Come dice la foto, una squadra vincente! I nostri corsari per oggi saranno: Claudia, Elena, Samira, Andrew, Francesco e Massimiliano.

Dopo la colazione un poco di attesa non manca mai. Passiamo il tempo chiacchierando di cose speleo.

Tra un saluto e l’altro mi aggiro furtivo a rubare foto dei nostri allievi.

C’e’ chi si copre per non farsi riprendere…

…e chi si mette in posa regalandomi un sorriso. Le mie preferenze vanno sicuramente a questi ultimi.

Arrivano anche amici di altri gruppi. Ecco Luisa e Marco, che saluto con piacere, anche loro sono qua per il corso, ma quello del loro gruppo, il GSCAIRoma. Anche loro si prestano volentieri per una foto.

Ancora altri amici, Erika e Piero, rubo una foto anche a loro prima di saluti ed abbracci.

Finalmente si parte, mi installo nella macchina di Stefano ed andiamo. In un’ora e un quarto circa siamo arrivati alla Fontana del gatto (mi pare), appena fuori Ceccano.

Stefano e’ pronto da un poco e scalpita per fare qualcosa. Gli affidiamo tutti gli zaini del materiale e lui si avvia verso la grotta. Iniziera’ ad armare. Finisco di prepararmi, lascio a Stefano, l’altro, il compito di governare i nostri corsari e seguo Stefano, quello coi zaini, verso la grotta. Strada facendo qualche fungo mi costringe ad una sosta.

Tanto per distinguere uno Stefano dall’altro, oggi saranno Stefano alto, che e’ rimasto alle macchine e Stefano armante, visto che si occupera’ dell’armo della grotta. Riprendo Stefano armante ad un centinaio di metri dall’ingresso. Mi guardo bene dal liberarlo degli zaini, ma in compenso lo allieto con il racconto dei miei molti acciacchi.

Siamo all’ingresso. Stefano armante inizia a pensare all’armo del primo saltino mentre io termino la vestizione indossando l’imbrago e la attrezzatura.

Stefano armante ha da poco terminato quando Stefano alto arriva con i nostri allievi.

Mentre con Stefano alto facciamo un ultimo controllo alle attrezzature dei nostri pargoli, chiedo allo Stefano armante di spostarsi al pozzo successivo. Lo sento mormorare un: “e che devo fa’ tutto io?!?”, ma poi parte a fare quel che serve. Tutti pronti, affrontiamo il primo pozzetto.

Scendo per primo e mi fermo alla base del pozzo a fare sicura. Scende Claudia, le presto la fotocamera per fare delle foto a delle escrescenze dorate che vede sulle pareti e la incuriosiscono.

Ne scatta circa un centinaio, ma penso di risparmiarvele.

Da parte mia, quando riesco a riprendere possesso della fotocamera, cerco di riprendere uno scorpione che sembra molto interessato alla dolicopode che zampetta nei pressi.

Ecco i maschietti del gruppo allievi, Francesco, Andrew e Massimiliano.

Man mano che gli allievi arrivano, li mando avanti al pozzo successivo, assicurandomi che si allongino alla corda prima di avvicinarsi al pozzo stesso.

Anche Stefano alto arriva e va avanti, io rimango indietro.

Improvvisamente vengo richiamato a gran voce da tutti gli allievi in fila. Stefano armante e’ andato ancora avanti per il pozzo successivo. Stefano alto e’ prossimo a scendere il pozzo e quindi serve qualcuno alla partenza. L’accesso al pozzo e’ un poco stretto ma in qualche maniera arrivo dove devo. Su suggerimento di Stefano alto, prima di dare inizio alle operazioni sistemo un deviatore per non far toccare la corda. C’e’ un armo naturale che sembra fatto apposta per il mio anello di cordino in kevlar. Tutto a posto, si parte. La prima che si offre “spintaneamente” e’ Claudia.

Per i nostri corsari e’ un gioco da ragazzi, procedono veloci..

La foto non era dedicata a lui, ma ecco un primo piano del mitico deviatore.

Nell’attesa ci si riposa, questi ragazzi gia’ conoscono tutti i trucchi del mestiere.

Dopo il pozzo stretto c’e’ il meandro ardimentoso e quindi il pozzo successivo.

Quando siamo fermi al pozzo, Stefano alto mi ricorda che avevo preso l’impegno di armare il pozzo in risalita. In effetti mi ero espresso in tal senso ed ora devo andare. Ancora una volta scavalco la fila, prendo lo zaino con il materiale necessario e me ne vado avanti solo soletto. Sento rumoreggiare sotto di me quando ho da poco terminato di sistemare la corda. Scendo a fare gli onori di casa. In breve ci organizziamo. Stefano alto sale su ad accogliere chi arriva e noi rimaniamo giu’ a regolare le partenze.

Stefano armante osserva la frattura in cerca di cose nuove.

I ragazzi salgono.

E noi li controlliamo.

Massimiliano sorride in attesa del suo turno.

Parte Samira, salgo assieme a lei sfruttando la corda fissa.

Arrivati al terrazzamento di “fine” pozzo (sarebbe l’inizio, ma trattandosi di una risalita, si rivolta tutto), mi metto comodo per dare assistenza ai prossimi salenti.

Lascio Samira alle cure di Stefano alto.

Massimiliano sale, lentamente ma inesorabilmente sale, anche il passaggio successivo per uscire dal pozzo lo passa senza problemi.

Sale anche Stefano armante e ci spostiamo tutti alla breve risalita successiva che ci porta alla “sala da pranzo”.

Stefano alto ha gia’ provveduto a sistemare la corda e qualche allievo e’ gia’ su. Salgo anche io e mi rilasso un attimo facendo qualche foto.

Posso riposarmi poco, un paio dei nostri corsari sono iperattivi e dopo aver chiesto, partono all’esplorazione del meandro che sale dalla “sala da pranzo”. Con un sospiro mi tiro su dal mio sedile improvvisato e li seguo.

Ci intrufoliamo tra enormi massi di crollo, salendo alcuni metri. Sopra c’e’ fango a volonta’ e qualche cacchetta muffosa. Nemmeno provo ad indovinare che animale possa essere e come sia potuto arrivare sin la’. Per andare oltre c’e’ da salire su una corda, meglio tornare indietro.

Fatto un frugale pasto in “sala da pranzo”, iniziamo a scendere. Stefano alto scende giu’ ed io mi metto alla partenza del pozzo.

Paziente attesa…con lo sguardo Samira sembra dire: “ma la finiamo con queste foto?”

Per fortuna dopo sorride anche.

Ordinatamente si scende.

Vi lascio con questa sequenza fino a fine allievi.

Quando la situazione di sotto si fa affollata, scaliamo di un posto, Stefano alto va avanti, io scendo alla base del pozzo e Stefano armante passa a sorvegliare la partenza.

Il pozzo in risalita, che ora scendiamo, mi ruba l’attenzione e non faccio foto. Rimango indietro per disarmare il pozzo e raggiungo di nuovo il gruppo solo al pozzo successivo. Una buona meta’ dei nostri corsari sono gia’ saliti.

Passo avanti e salgo su mentre Stefano alto va avanti con chi e’ gia’ salito.

Buon ultimo sale Massimiliano. Sbuffa quasi come me, ma se la cava non malaccio.

Anche questa volta rimango indietro a disarmare e riporre la corda nello zaino mentre Stefano armante accompagna i restanti allievi al pozzo successivo, quello stretto. Sono sveltissimi…oppure io sono molto lento…quando arrivo sono saliti quasi tutti.

Stefano alto ha portato avanti tutti gli allievi saliti, Stefano armante sale a sorvegliare l’arrivo del pozzo. Massimiliano e’ ancora una volta l’ultimo a salire e si produce in una sinfonia di sbuffi quasi da professionista. Alla fine, affaticato ma soddisfatto, arriva anche lui. Lo seguo.

Quando arrivo al pozzetto d’ingresso trovo…proprio nessuno, sono gia’ tutti fuori. Dopo essere tornati alle macchine e cambiati, organizziamo la cena con i ragazzi del Pisciarello. La cosa si rivela piu’ complessa del previsto ma alla fine il ricongiungimento e’ fatto.

Enrico, sembra stanco ma contento.

Un selfie con Elisabetta lo devo proprio fare.

Ecco la nostra bella tavolata. Siamo tutti affamati ed allegri.

Dai che si mangia!

La sera si chiude col ritorno a casa. Ringrazio sinceramente Enrico che si sacrifica per riportarmi a casa. Alla prossima.

Pubblicato in corso, SCR, speleo, uscite | Commenti disabilitati su 60° corso SCR – Arcaro -27/10/2018

Piccola Creta – 20/10/2019

Un giro a Piccola Creta con Aurora, Giuseppe e Gabriele.

La mattina, dopo tutti i giri preliminari, arriviamo al solito parcheggio vicino alla grotta. Iniziamo i preparativi.

Faccio un giro nei pressi della grotta e trovo tanti bei funghi che mi fermo a fotografare.

Siamo pronti. Il programma di oggi e’ vario, Giuseppe ed io arriveremo in fondo al primo P50 per andare a visitare la nuova saletta. Gabriele fara’ un giro per sgranchirsi le gambe dopo gli ultimi giorni di fermo. Aurora verra’ a visitare una nuova grotta arrivando sin dove se la sente.

Mentre Giuseppe finisce di sistemare la corda di ingresso io imperverso con la fotocamera.

Ecco Aurora che si appresta a scendere il primo pozzetto.

In un attimo e’ giu’.

Scendo anche io. Al pozzetto successivo ci organizziamo per fare ala al passaggio di Aurora. Io rimango alla partenza, Giuseppe si sistema sul terrazzino intermedio, subito sotto il deviatore. Gabriele la attende in fondo al pozzetto.

Gabriele per l’occasione si e’ tolto la barba, ora sembra un giovinetto.

Quando siamo di nuovo tutti assieme alla base del pozzetto, riprendiamo la progressione.

Anche questa volta rimango ultimo alla partenza del salto successivo, un P3 scarso. Ne approfitto per rubare un sorriso ad Aurora.

Per il successivo, il P25, cambiamo strategia. Vado per primo e mostro ad Aurora come passare la strettoia iniziale. Mi fermo sul terrazzino dove inizia la verticale del pozzo. Aspetto che scenda e si sistemi in sicurezza sul terrazzino. Mi sposto su corda e mi preparo per scendere per fare spazio a Giuseppe che assistera’ Aurora per la partenza della discesa del pozzo.

Mi fermo al frazionamento intermedio ad aspettare.

Intanto mi preparo per la discesa della seconda parte del P25.

Ecco Aurora che arriva.

Per lei questi sono i primi pozzi delle prime grotte, e’ un momento memorabile, abbondiamo con le foto.

Scendiamo senza problemi la seconda parte del P25 e ci fermiamo alla partenza del P50. Aurora sembra intenzionata a scendere anche il P50. Quando arriva Giuseppe inizio a scendere mostrando ad Aurora come passare il primo frazionamento. E’ un poco ostico. Come al pozzo precedente, Giuseppe le fara’ assistenza per la partenza, io la aspettero’ al primo frazionamento. Scendo velocemente, passo il deviatore e mi fermo al frazionamento. Sono sceso circa 30 metri. Urlo la libera. Aspetto pazientemente sentendo vaghi rumori dall’alto. Dopo qualche minuto Giuseppe mi urla la rinuncia di Aurora. Qualche difficolta’ al primo frazionamento ha fatto breccia nella sua determinazione a scendere. Nessun problema, ha tutto il tempo del mondo per farlo. Intanto, mentre sopra di me si organizzano, io riprendo la discesa. Arrivo alla base del P50 ed urlo la libera. Mentre aspetto faccio subito un lavoro. Salgo la corda della risalita, levo i moschettoni messi la volta scorsa e metto delle maglie rapide. Arriva Giuseppe. Mentre facciamo un velocissimo spuntino, mi aggiorna sul fatto che Aurora e Gabriele stanno uscendo. Ora possiamo iniziare a “lavorare”. Saliamo al terrazzino che prelude alla saletta nuova e tentiamo di allargare lo stratto passaggio sopra di noi, almeno ancora un po’. Tutti i nostri tentativi falliscono miseramente, senza alcun motivo apparente. Alla fine Giuseppe tenta ugualmente di forzare la strettoia e riesce a passare. Come sempre la cosa mi stimola assai, devo riuscire a passare anche io. Mi levo tutta l’attrezzatura e provo. Non e’ agevole, ma riesco a passare! Finalmente posso vedere con i miei occhi quello che finora ho “visto” solo tramite i racconti di Angelica.

Dopo un ulteriore passaggio angusto, ma breve, che allargo facilmente con la mazzetta, siamo alla base di un camino. Sembra alto una ventina di metri e sembra terminare con una cupola. Provo a prendere delle foto verso l’alto ma il nostro sudore ha gia’ creato foschia.

Alla base non sembrano esserci prosecuzioni. C’e’ un arrivo d’acqua su un lato ma non sembra essere umanamente percorribile.

L’ambiente e’ ampio, ma non sembra dare molti spunti per ulteriori sviluppi. Rimane comunque la soddisfazione di aver trovato una nuova sala ed aver esplorato la zona da cui arriva il maggior flusso d’acqua che si trova in questa zona della grotta.

Il passaggio della strettoia in discesa e’ meno agevole di quanto mi aspettavo. Pero’ la gravita’ e’ dalla mia parte, con qualche sbuffo passo anche stavolta. Il tempo a nostra disposizione e’ quasi terminato. Iniziamo a sistemare i nostri materiali. Sistemo l’armo della piccola risalita lasciando solo il pezzo di corda necessario, il resto lo taglio e lo metto nello zaino. C’e’ penuria di corde al gruppo. Chiedo anche a Giuseppe di recuperare anche una corda che lasciammo dopo la strettoia del ramo laterale.

Piu’ carichi al ritorno che all’andata, iniziamo a salire. Salgo per primo il P50. Quando arrivo sopra passo il punto stretto in cui c’e’ pericolo di scaricare sassi a chi e’ sotto e poi urlo la libera. Pochi minuti fermo e’ gia’ mi prende freddo. Con molta calma inizio a salire il P25.

Alla partenza del P25 mi fermo ad aspettare Giuseppe. Arriva dopo appena un quarto d’ora ma la, seppur lieve, corrente d’aria fredda in questo punto e’ tremenda. Lo aiuto a tirare su il suo sacco con un simpatico tremore da gelo. Stiamo per salire i saltini arrampicabili prima del P3 quando ci accorgiamo di avere un ospite.

Anzi piu’ di uno. Dopo qualche foto li lasciamo in pace.

In breve eccoci all’uscita.

Oramai e’ notte. I nostri amici sono gia’ cambiati e ci osservano con distaccato interesse mentre finiamo di uscire.

Fa freddo. Svelti andiamo alle macchine per liberarci prima possibile dei panni infangati e bagnati.

Mostriamo a Gabriele il nostro bottino di preziosissime corde. Nerone sara’ contento.

Coi vestiti asciutti e’ tutta un’altra storia. Quando siamo pronti ed i materiali sono al loro posto, partiamo. Facciamo un passaggio al magazzino per posare le corde recuperate. Subito dopo una piacevole sosta a Marano per un piatto di fettuccine conclude la bella giornata. Alla prossima.

Pubblicato in esplorazioni, speleo, SZS, uscite | Commenti disabilitati su Piccola Creta – 20/10/2019

Inferniglio – 19/10/2019

A fare foto e video con Ilaria, Alessandro, Mario, Laura, Giuseppe e Gabriele.

La mattina arriviamo alla palestra di arrampicata vicino l’Inferniglio e ci fermiamo ad aspettare Mario, Laura ed i “cineoperatori”, cosi’ nominati da Mario, ovvero Ilaria ed Alessandro

Inganniamo l’attesa facendo un giro e qualche foto.

Una delle pareti attrezzate.

Giuseppe mi indica una delle vie.

Una pozza d’acqua che Gabriele battezza come laghetto.

Una ragnatela resa visibile dall’umidita’.

Finito il giro nei dintorni, finito con le foto, ancora si vede nessuno. Inizio a spazientirmi.

Per passare il tempo inizio a cambiarmi.

L’iniziare a cambiarmi e l’aria fresca del mattino hanno l’effetto voluto, mi distraggo e anche il malumore da attesa prolungata svanisce. Finita la vestizione inizio a soffrire il caldo ma dei nostri amici ancora nemmeno l’ombra. Rompo cosi’ tanto le scatole a Gabriele da convincerlo a proseguire. Dopo averli avvertiti telefonicamente, proseguiamo fino al parcheggio nei pressi dell’Inferniglio.

Una volpe viene a farci visita. E’ curiosa, e forse affamata. Non sembra aver paura di noi.

Si mette in attesa, magari arrivasse qualche cosa di buono da mangiare.

Lei e’ paziente, ma noi abbiamo proprio nulla da offrirle.

Un rumore la fa fuggire tra le frasche. Sono i nostri amici, ecco Laura ed Ilaria in avanscoperta.

Dopo i saluti, prendono posto nell’area pic-nic ed iniziano a prepararsi.

La volpe ci prova anche con loro ed Ilaria ne approfitta per farle qualche foto.

Noi che siamo gia’ pronti andiamo alla grotta a portare il canotto.

Ed iniziamo a gonfiarlo.

Sistemato il canotto, torniamo alla base. I preparativi fervono.

Laura e Mario sono pronti ed rilassati.

I nostri cineoperatori, per oggi anche io chiamero’ cosi’ i nostri amici Ilaria ed Alessandro, sono quasi pronti. Hanno dovuto verificare e preparare tutto l’armamentario per girare il video.

Finalmente siamo tutti pronti, oramai sudo come una fontanella.

Andiamo verso la grotta. Di solito seguo il letto del corso d’acqua che esce dalla grotta durante le piene. Stavolta prendo per il sentiero sulla sinistra. Qualche allegro fungo mi si para davanti strada facendo.

Eccoci in vista della grotta.

I nostri cineoperatori iniziano a valutare la scena e ad immaginare le riprese da fare.

Noi aspettiamo indicazioni.

Ora e’ tutto stabilito, partiremo da dietro ed arriveremo in fila indiana all’ingresso della grotta.

Ci appostiamo in attesa del fatidico “ciak si gira”.

Fatto il video del primo tratto facciamo una breve sosta per rifocillarci e mettere a punto quello che Mario dovra’ dire prima di entrare in grotta.

Dopo il lauto pasto fornitoci dal previdente Mario, partiamo di nuovo col video. Mentre Mario e’ impegnato nel descrivere la grotta a favore dei nostri futuri spettatori, vado avanti a vedere il livello del primo laghetto. Molto bassa, bene.

Passo dall’altra parte del laghetto cercando di non sporcare l’acqua, nel caso volessero riprenderla. Poi pero’ mi immergo per stemperare il crescente calore che sento addosso.

Dalla mia postazione di frescura sento Mario che parla. Il canotto e’ pronto, aspetto con pazienza.

Mi raggiunge Giuseppe, ha con se la fotocamera. Pero’ la sua e’ molto migliore della mia ed e’ corredata di cavalletto. Fara’ meno foto di me, pero’ di qualita’ molto maggiore.

La troupe si muove. Li aspetto e poi proseguiamo assieme.

Strada facendo tento le solite foto ai vasti ambienti della grotta.

Eccoci arrivati al laghetto in cui di solito terminano le visite alla grotta.

E’ impressionante ricordare che poco tempo fa in questa stessa galleria nuotavo strusciando il casco sul soffitto.

L’inizio del sifone intermedio.

La bella concrezione al bivio per il bypass che permette di evitare l’ultimo laghetto.

L’inizio dell’ultimo laghetto prima del sifone terminale. Evito di tuffarmici per non intorbidire l’acqua.

Ecco la troupe che arriva.

Una volta arrivati, sistemano il necessario per le riprese, e le girano. Dopo vanno a visitare il bypass. Io mi astengo ricordando quanto possa essere fangoso quel tratto. Me ne rimango fermo ad aspettare vicino all’inizio dell’ultimo laghetto. Quando siamo di nuovo tutti assieme mi accorgo di aver esagerato con lo stare fermo, ora ho freddo. Attraversare l’ultimo laghetto ora non mi sembra un’idea allettante, decido che preferisco muovermi un poco tornando indietro per portare il canotto al laghetto precedente. Gabriele nel frattempo affronta l’ultimo laghetto e va a vedere il sifone terminale. Mario si preoccupa per la sua sorte e lo manifesta con grande strepito, sento il suo vocione tuonare quando sono gia’ abbastanza lontano. Tutto si risolve col ritorno dell’ignaro Gabriele. Anche loro prendono la via del ritorno.

Al sifone intermedio facciamo un’altra sosta per qualche ripresa e foto. Il trasporto del canotto mi ha riscaldato assai, ora posso affrontare la sosta senza tremori o brividi.

Riprendiamo il cammino.

Al laghetto iniziale facciamo di nuovo sosta, anche la mia fotocamera decide di averne abbastanza e mi propone la solita batteria in rosso lampeggiante prima di spegnersi inesorabilmente.

Una uscita breve ed inusuale al seguito dei nostri bravissimi cineoperatori, molto pazienti nel gestire un cast raccogliticcio e molto disordinato. Alla prossima.

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60° corso SCR – Catillo -13/10/2018

Anche quest’anno e’ iniziato il corso allo SCR. Siamo al 60°. E come sempre si inizia con la palestra di roccia al Catillo.

La mattina alle 7.30 ci vediamo al bar davanti al capolinea della metro B, a Rebibbia. Componiamo le macchine cercando di usarne il meno possibile e ci avviamo verso Tivoli. Io trovo ospitalita’ in macchina di Stefano. Con lui c’e’ Max, stavano partendo di corsa per arrivare il prima possibile ed iniziare le operazioni di armo. Mi aggrego volentieri, prendiamo su con noi anche Fabio, uno degli allievi. Appena arriviamo su, ci prepariamo e quindi Max suddivide il materiale.

Intanto prendo la fotocamera e la metto in azione a discapito di Fabio.

Mentre terminiamo i preparativi iniziano ad arrivare tutti gli altri allievi.

Max si occupera’ di armare le vie piu’ vicine, Stefano ed io andiamo alla paretina poco piu’ distante. La’ prepareremo 2 vie per gli allievi ed una per noi. Ecco Stefano in azione.

Quando l’armo e’ quasi pronto, lascio Stefano e vado a vedere come procede la vestizione. Trovo Fabio, il direttore del corso, che governa la sua “truppa” con polso fermo.

C’e’ anche Giorgio a dare una mano.

Prendo con me 4 allievi e torno con loro alle nostra paretina. Dopo un rapido spiegone sulla attrezzatura e su come si usa, qualche parola sulla sicurezza e sulle manovre atte a mantenerla, passiamo alla pratica. Tra Stefano ed io mostriamo come salire su corda e poi lasciamo spazio ai nostri allievi. I primi a cimentarsi sono Elisa ed Enrico.

Io salgo su a fare accoglienza ai nostri corsisti. Nel frattempo ci raggiunge Giorgio per dare una mano.

La prima salita e’ ardua per tutti ma i nostri ragazzi se la cavano benone.

Terminata la salita di Elisa ed Enrico e’ la volta di Elisabetta e Fabio. Replichiamo le posizioni della salita precedente, con Giorgio alla base, Stefano tra gli allievi ed io all’arrivo.

Il panorama da qua e’ sempre bello.

Elisabetta distanzia Fabio, e’ quasi arrivata.

Termina cosi’, senza troppi problemi, la prima salita per tutti. E’ tempo di provare la discesa.

Parte Elisa che ha avuto il tempo di riprendersi dalla fatica iniziale.

Fatto tutti il giro completo continuiamo a fare pratica in salita ed in discesa senza molte soste.

Fabio in attesa del suo turno per scendere.

Le corde ora sono libere. Sotto si fermano, e’ ora di pranzo e la fame si fa sentire.

Fabio inizia la sua discesa. Deve pure sbrigarsi, altrimenti i nostri “amici” minacciano di lasciarci qua a morire di fame.

Con qualche (poco) velata minaccia riesco a far si che ci aspettino senza che Fabio debba affrettarsi piu’ di tanto. Tornando verso il nostro campo base fotografo alcuni degli altri corsisti che sono ancora impegnati con le vie piu’ vicine alla nostra base.

Visto che per arrivare al campo base giriamo attorno alle loro vie, li riprendo da tutte le angolazioni.

Al campo base fervono le attivita’ preparatorie per il pranzo. Mentre eravamo impegnati su corda, sono arrivati gli “angeli cuocatori”; Rosa e Claudio, che hanno preparato per noi una discreta quantita’ di leccornie.

E’ quasi tutto pronto, l’odore delle salsiccie provoca un ruggito nel mio povero stomaco vuoto.

Inizia l’allegro pasto. Mentre degusto un paio di salsiccie con la bruschetta, giro attorno raccogliendo chiacchiere, impressioni ed aggiornamenti. A parte qualche piccolo inconveniente, sembra essere andato tutto bene.

Dopo il pranzo, riprendiamo le attivita’. I nostri corsari sono pieni di entusiasmo e non si fanno pregare. Per il pomeriggio ci scambieremo le vie, noi che eravamo alle paretine andiamo ad impegnare le vie vicine. Un gruppetto di 4 allievi e 2 istruttori, Fabio e Stefano, vanno a fare pratica alle paretine. Alcuni altri rimangono con noi. Anche qua abbiamo 2 vie, una piu’ lunga e complessa e l’altra abbastanza semplice, anche se non banale. Ecco Elisa che impegna la via lunga. Tanto per movimentare la situazione inizio a chiamarla Irene e continuero’ cosi’ per tutto il pomeriggio, finche’, rassegnata iniziera’ a rispondere al suo “nuovo” nome!

Max e’ rimasto con noi e segue gli allievi sulla via lunga. Io mi posiziono in cima alla via semplice e seguo chi si vuole cimentare con lei.

Qua faccio conoscenza con Sara ed il suo bel sorriso.

Mentre scende Fabio, vedo Alessandro salire la via lunga. Ora alla base della lunga c’e’ Stefano. Max e’ rimasto in cima a presidiare l’ultimo frazionamento che e’ particolarmente tecnico, per non dire ostico.

Anche Fabio ci regala un bel sorriso.

Elisa, ancora col sorriso soddisfatto e le gote arrossate dalla recente fatica sulla via lunga.

E’ talmente soddisfatta che appena si presenta l’occasione ripete la via lunga, ma in discesa questa volta.

Intanto io mi cimento nello strappare un sorriso anche ad Elisabetta.

Elisa arriva alla base del primo tratto della via lunga. Viene presa in custodia da Stefano.

Ecco Elisabetta, pronta per una nuova discesa.

Quindi ecco Sara in salita.

E poi l’infaticabile Elisa, quasi rassegnata a sentirsi appellare Irene.

Ed ecco anche Alessandro che passa a fare conoscenza con me prima di provare la discesa.

I miei dirimpettai.

E la volta di Sara. Ci ha rivelato di non amare le altezze ma a quanto pare e’ una combattente e non vuole farsi comandare da questo timore. Lo esorcizza affrontando la discesa della via lunga, con la sua partenza esposta.

I suoi colleghi seguono con attenzione le sue vicissitudini per essere pronti quando tocchera’ a loro.

Finche’ c’e’ la voglia di sorridere non puo’ essere una situazione cosi’ brutta.

Ed infatti ecco qua, il peggio e’ passato.

L’attivita’ continua a fervere.

Lascio la mia postazione per qualche minuto, arrivo al campo base per trovare dell’acqua da bere, ho una sete tremenda.

Al campo l’atmosfera e’ tranquilla. Rosa e Claudio ora si stanno godendo un attimo di riposo.

Torno su, porto l’acqua anche a Max poi riprendo il mio posto. Verso la fine della giornata mi sposto alla base della via lunga, tanto per cambiare. C’e’ Enrico che tenta la discesa. Oramai e’ molto stanco e combina qualche pasticcio con le corde nel passare il frazionamento. Alla fine si arrende e lascia che Max ed io lo caliamo a terra. E’ ora di terminare un poco per tutti, la stanchezza e’ traditrice. Iniziamo a disarmare tutte le vie.

Torniamo al campo per sistemare i materiali del gruppo e riprendere i panni “civili”. Dobbiamo solo portare tutto giu’. Laura aiuta Claudio a caricarsi di tutta l’attrezzatura della cucina.

I nostri allievi sono pronti.

In fila indiana scendiamo il sentiero.

Ancora una foto a Claudio. Assieme a Rosa hanno preparato il pranzo per tutti dispensandolo con un sorriso, che non guasta mai.

Alla fine del sentiero, dove si arriva sulla strada asfaltata, ci fermiamo. Alcuni sono andati a recuperare le macchine e scenderanno per caricare i materiali.

Strada facendo ho chiesto un passaggio a Claudio per il ritorno. Ha acconsentito di buon grado, quindi quando parte per raggiungere la sua macchina, saluto tutti e lo seguo.

Scendendo tento una foto a Tivoli. La luce scarsa ed il mio movimento le danno questo aspetto da sogno nebbioso.

Il ritorno e’ una lunga fila continua per tutta la strada. Solo a Roma, una volta passato il raccordo, il traffico sulla Tiburtina si scioglie un poco. Claudio mi lascia a casa. Lo saluto con la descrizione della strada da fare per riprendere verso casa sua…se e’ come me, avra’ scordato tutto per poi andare a casaccio!

La prima giornata delle nostre nuove leve ipogee e’ passata alla grande. Alla prossima.

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Cretarossa – 06/10/2019

Un giro alla grotta di Cretarossa con Angelica, Aurora, Valentina, Gabriele, Nerone e Maurizio

Siamo di nuovo qua a tentare di raggiungere il fondo di questa bella grotta. Anche questa volta non abbiamo molte corde, e’ un periodo di penuria di materiali nel nostro gruppo. Almeno pero’ ne abbiamo piu’ della volta scorsa, Gabriele ha portato le sue personali e Nerone ha raschiato il fondo del magazzino. Magari ce la facciamo.

Oggi ci sono anche alcune novita’; rivedo Maurizio dopo qualche mese e, udite udite, con noi c’e’ Aurora! La volta scorsa alla Beatrice Cenci ha fatto amicizia con l’attrezzatura ed oggi si cimentera’ con la sua prima grotta verticale.

Arriviamo alla grotta con largo ritardo e, dopo aver salutato Maurizio e Nerone, iniziamo subito a prepararci.

Angelica e Valentina si vestono e poi attendono alla vestizione di Aurora. Nerone osserva il tutto fumando la sua leggendaria pipa.

Io mi preparo e cerco di fare la cernita del materiale disponibile facendo la spunta della lista del materiale necessario che ho in mente. Alla fine prendiamo tutto ed andiamo all’ingresso. Il programma della giornata e’ variegato. Partiranno Valentina ed Angelica ad armare 2 vie sul primo pozzo. Aurora ed io scenderemo assieme quando loro avranno terminato. Dopo, tutti assieme, scenderemo verso il fondo a vedere il sifone e, se rimane il tempo, proveremo ad iniziare il traverso per arrivare alla spaccatura sul pozzo grande, quello a sinistra (a sinistra di che!?! E’ tanto per dire!). Ecco Angelica che parte per attrezzare la sua via.

Nerone scende il primo tratto del primo pozzo con una corda di servizio per dare manforte alle nostre armatrici.

Intanto noi aspettiamo con pazienza.

Parte anche Valentina per fare la sua parte.

Aurora, in posizione yoga, si diverte a vedere tutta la nostra agitazione.

Maurizio da’ assistenza a Valentina nello sbrogliare la corda.

Le nostre prodi armatrici terminano il loro lavoro. Magari qualche particolare dell’armo e’ da curare meglio, ma le nostre ragazze si applicano con passione ed hanno tutto il tempo del mondo per perfezionare la tecnica. Aurora ed io iniziamo a scendere quando Angelica ha terminato il suo lavoro e Valentina sta posizionando l’ultimo frazionamento. Prima di partire salutiamo Nerone e Maurizio, per loro si e’ fatto tardi e devono tornare alle rispettive case. Gabriele invece per oggi ha deciso di dedicarsi a rivedere alcuni buchi alla piana dei Fondi di Jenne, con lui ci diamo appuntamento tra almeno 4 ore. Ecco Aurora che affronta il suo frazionamento nel vuoto.

Il tratto nel vuoto del primo pozzo e’ almeno una ventina di metri. Aurora se la cava benissimo, ma ad ogni modo sotto c’e’ Valentina a fare sicura.

Io mi rilasso un attimo seguendola con la fotocamera.

Arrivati alla base del pozzo, siamo finalmente di nuovo tutti assieme. Scenderemo per il pozzo grande, quello famoso, a sinistra. Prendo tutto il materiale necessario e vado avanti. Valentina mi segue per dare una mano. Angelica rimane con Aurora a descriverle le meraviglie della grotta. Anche stavolta armiamo la partenza su attacchi naturali. Inizio a scendere. Dopo una quindicina di metri la corda e’ quasi terminata. Sono in corrispondenza di un terrazzino. Mi ci fermo per decidere il da farsi. Attrezzo una sosta mettendo la corda attorno al collo di una testa aliena. Sono proprio tra 2 pozzi, quello grande a sinistra ed uno piu’ piccino a destra. Cerco altri attacchi naturali ma non ne vedo. Avviso Valentina ed Angelica che mi servira’ il trapano. Visto che Angelica e’ stata ferma parecchio ad attenderci alla base del primo pozzo, per farla muovere e scaldare un poco chiedo a lei di scendere per portarmelo.

Sopra di me le mie amiche urlano di aver capito ed inizio a sentirle armeggiare. Mi metto comodo ed aspetto pazientemente.

Sono intento a fare foto in giro quando sento cadere qualcosa di pesante da sopra. Con degli orrendi rimbombi sento il “qualcosa” arrivare fino in fondo al pozzo grande. Nei pochi secondi che impiega ad arrivare giu’, mi si gela il sangue. Quando sento la voce di Angelica che smoccola perche’ le e’ sfuggito il sacco, mi rincuoro un po’. Ma poco, perche’ mi sovviene che nel sacco stava portando il trapano. Le chiedo maggiori informazioni sul sacco che e’ caduto, si tratta del suo personale. Ne stava portando 2, ed il suo le e’ sfuggito di mano mentre lo sistemava. Nonostante il dispiacere per la triste sorte del suo zaino e del suo contenuto, non riesco a reprimere completamente un respiro di sollievo, la rottura del trapano sarebbe stata una grave perdita per il gruppo.

Angelica mi raggiunge, e’ affranta per quel che e’ successo ed e’ preoccupata per la sorte del suo cellulare, che era nel sacco caduto.

Cerco di distrarla mostrandole dove siamo e descrivendole cosa andremo a fare. Mentre la aspettavo ho deciso, ci sposteremo nel pozzo piu’ piccolo dove forse ci sono piu’ possibilita’ di fare un buon armo.

Quando sembra che l’impegno e le chiacchiere abbiano sgombrato un poco i cattivi pensieri, mi faccio passare il necessario e vado. Dopo un metro di discesa devo giuntare la corda con un’altra. Un metro piu’ avanti trovo una zona abbastanza buona per piantare 2 multimonti. Sistemo gli attacchi, metto la corda. Prima di scendere chiedo ad Angelica di sentire Valentina ed accordarsi per far scendere Aurora, Valentina ne sorvegliera’ la partenza ed Angelica l’arrivo. Terminato di prendere gli accordi, scendo. A meta’ del pozzo anche la seconda corda termina. Ancora una volta riesco a trovare un punto comodo dove fare sosta. Sono fortunato, ci sono degli attacchi naturali. Giunto di nuovo la corda con l’ultima a nostra disposizione, armo e proseguo.

Proprio con gli ultimi metri di corda atterro su un ampio terrazzino tra i 2 pozzi. Un paio di metri in piu’ e non avrei potuto arrivarci.

Mi cerco un posto al sicuro e urlo la libera ad Angelica. Nel frattempo mi avvertono che sia Aurora che Valentina sono al sicuro vicino alla testa aliena. Mentre aspetto Angelica mi guardo attorno. Ci sono parecchi resti di larva di bigattino (mosca carnaria), probabilmente i resti dell’ultima mucca “caduta” in questa grotta.

Il pozzo grande prosegue ancora una ventina di metri, diventa abbastanza stretto da essere sceso in opposizione, ma non mi sembra il caso. Riesco pero a vedere dove e’ arrivato il sacco di Angelica, e’ 5 metri sotto di me, in corrispondenza di un’altro terrazzino. Valuto la situazione, tra me e lui ci sono vari gradoni che posso scendere facilmente. Vado, lo recupero e torno.

Angelica nel frattempo e’ quasi arrivata, le faro’ una sorpresa quando sara’ qua. Per ora faccio il vago quando mi chiede cosa ne e’ stato del suo zaino.

L’esame del contenuto dello zaino di Angelica da’ un’idea della violenta caduta che ha subito. La borraccia e’ quasi appiattita, il portapranzo e’ a pezzi. Come per miracolo il cellulare risulta intatto. Ottimo, tutto e’ bene quel che finisce bene. Da sopra Valentina ci aggiorna. Aurora si sente stanca e preferisce tornare indietro. Risaliamo per darle assistenza. Nel frattempo Valentina risale il pozzo che ha appena sceso. Ecco Angelica ed Aurora pronte per iniziare la risalita. Io seguo per ultimo occupandomi del disarmo.

Quando e’ il mio turno salgo per il pozzo grande mentre le ragazze mi aspettano alla base del pozzo d’ingresso.

Iniziano a risalire Valentina ed Angelica. Aurora ed io aspettiamo.

Visto che tanto c’e’ da aspettare, faccio qualche prova con la fotocamera.

Le nostre amiche salgono facendo un poco a gara, ma senza darlo a vedere.

…ed io continuo a far loro foto.

Ma un selfie con Aurora alla sua prima grotta, lo vogliamo fare?!?

Angelica e Valentina sono al primo frazionamento. Urlo loro di avvertirci quando saranno oltre la zona che scarica sassi.

Ok, sono in zona sicura, possiamo iniziare a salire anche noi.

Saliamo senza fretta, Aurora va molto bene ma inizia ad accusare la stanchezza. Man mano che passiamo i frazionamenti disarmo entrambe le vie festonandomi di corde e moschettoni.

Seguendo Aurora arrivo anche io alla fine della salita, ecco alcune delle corde che mi son tirato su. Fuori c’e’ il buon Gabriele ad attenderci col suo buon umore.

La solita foto alla targa per Nerone.

Sistemiamo i materiali suddividendoli tra i vari proprietari (Gabriele e Nerone) e quindi andiamo alle macchine a cambiarci.

Ci cambiamo svelti perche’ la temperatura nel frattempo e’ scesa sensibilmente e sta pure annuvolando. Quando siamo tutti in abiti civili, organizzo per una bella foto di gruppo.

La giornata viene conclusa degnamente con un buon piatto di fettuccine a Marano Equo, da Antonia. Per migliorare ancora di piu’ l’allegria della cena, si uniscono a noi anche Laura e Mario.

Sul ritorno sonnacchioso e soddisfatto eviterei di soffermarmi. Alla prossima.

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Monte Faito – Ricognizione – 01/10/2019

Al monte Faito per una tranquilla passeggiata alla ricerca di grotte. Con Angelica, Mario, Marione, Gabriele, Giuseppe,Angelo Elia…e Luna.

La mattina Luna e’ eccitatissima, ha capito che oggi verra’ pure lei. Giuseppe arriva e si becca la sua razione di feste. Le stesse che toccano anche a Gabriele quando passa a prenderci. Tutti insieme poi andiamo alla Rustica dove ci attendono Angelica e Mario. Fatte tutte le soste necessarie, andiamo a terminare il viaggio di andata al parcheggio dove parte il sentiero che percorreremo oggi. Un ottimo punto di partenza poiche’ proprio di fronte al parcheggio c’e’ un alimentari ed il bar. Dopo un rinforzino di colazione a base di pizza con “mortazza”, mi cambio e sono pronto a partire. Appena arriviamo in zona sicura, sciolgo Luna che subito parte per una corsa sfrenata.

Quasi ad inizio sentiero trovo subito un fungo strano, tutto nero.

La nostra passeggiata inizia con una decisa salita, ma in compenso il panorama e’ stupendo.

Qualche incertezza sul sentiero da prendere. Per me sono tutti uguali essendo la prima volta che vengo da queste parti.

Si sale ancora, Luna va su e giu’ senza sosta.

Io con la scusa delle foto mi fermo ogni tanto a riprendere fiato.

Arriviamo ad uno spiazzo, ancora una volta con un panorama superbo.

Costringo Angelica a farmi da modella per una foto panoramica.

Elia, che e’ il piu’ ferrato del gruppo sui sentieri da queste parti, ricorda si debba salire ancora.

Le pareti di fronte a noi fanno gola, speleologicamente parlando, ma non sono tra i nostri obiettivi di oggi.

Seguiamo Elia per l’erta.

Dopo la salita iniziale il sentiero non si trova. Ci aggiriamo nel bosco cercando indizi. Alla fine decidiamo di aver sbagliato strada. Il mio GPS indica un sentiero, ma e’ molto piu’ in basso rispetto alla nostra posizione attuale. Rassegnati iniziamo a scendere. Pare che il GPS avesse ragione, ecco il sentiero, con tanto di cartello.

Vado subito a vedere cosa indica di bello.

Ritrovata la retta via, proseguiamo di buon passo. Incontriamo una fonte e ne approfittiamo per rinfrescarci e fare scorta d’acqua.

Anche Luna trova modo di rinfrescarsi andando a stendersi beata nella pozza d’acqua.

Gabriele e Mario che fanno rifornimento.

Si prosegue. La salita non manca mai.

In un pratone in piano, tra una salita e l’altra, decidiamo di fare sosta per pranzo.

Io, da bravo goloso ho gia’ mangiato tutto, quindi mi aggiro con la fotocamera importunando chi cerca un attimo di tranquillita’ per mangiare.

Intorno a noi ci sono sempre delle pareti interessanti, ma anche queste non credo saranno raggiungibili oggi.

Luna ha sempre stile ed approfitta della pausa per riposare senza che il sole le danneggi gli occhi. Una cana di classe!

Un grillo si ferma a farci compagnia.

Terminata la pausa pranzo si riparte.

Il sentiero riprende a salire dentro il bosco.

Ogni tanto incrocio dei bei funghi e mi fermo per far loro una foto.

Sali, sali, arriviamo ad una grotta, il nostro obiettivo dichiarato di oggi.

Un “antico” reperto, la suola chiodata di uno scarpone.

Accanto allo sgrottamento c’e’ un’apertura che da su una sala lunga una decina di metri e larga la meta’. Subito i nostri archeologi si spargono in giro a cercare eventuali tracce di antica frequentazione umana.

Io provo a fare foto, ma la scarsa luce del casco che ho preso in prestito da Gabriele, non mi permette molto.

Luna mi segue come un’ombra e quando entro io entra anche lei. Ora si aggira per la sala curiosando le nostre attivita’

Gabriele si occupa di fare il rilievo della sala. Angelica lo affianca, la tecnica per il rilievo la interessa sempre molto.

Luna si accuccia a fissare l’ingresso.

Ecco i nostri rilevatori intentissimi a rilevare.

Mentre le attivita’ fervono intorno a me, mi ritrovo sfaccendato.

Decido di uscire fuori per una passeggiata ricognitiva. Torno indietro costeggiando la parete dove si apre la sala, alla ricerca di qualche altra grotticella. Presto sono accontentato.

Non ho portato il casco ma risolvo con la luce del cellulare. Purtroppo e’ poco piu’ di uno sgrottamento.

Torno dalle mie esplorazioni solitarie (quasi solitarie, c’e’ sempre stata Luna con me!) in tempo per vedere uscire i miei amici dalla sala appena esplorata e rilevata.

Gabriele controlla che i dati siano a posto.

Riprendiamo gli zaini e proseguiamo. Poco piu’ avanti c’e’ un’altra piccola grotta.

Una bella ragnatela, sinceramente scatto senza pretesa di ottenere qualcosa, una volta tanto la fida fotocamera mi sorprende.

Come dicevo, in fondo allo sgrottamento, sul lato destro, c’e’ un ingresso. Andiamo a vedere di cosa si tratta.

Mario ed Elia intanto valutano le potenzialita’ archeologiche dello sgrottamento.

Dentro troviamo una minuscola sala di circa 4 metri per 2 metri. In pochi minuti la controlliamo palmo a palmo. Non sembrano esserci cose archeologicamente interessanti.

Di lato alla sala, sulla sinistra entrando, c’e’ un’altro piccolo ambiente. Angelica entra a vedere, ma termina li’.

Riprendiamo la passeggiata. Angelica ogni tanto fa deviazioni per osservare da vicino qualche buco.

Gabriele prende fiato prima di affrontare una ripida salita, lo imito volentieri. Luna si ferma a guardarci senza capire il motivo di queste soste.

Angelica raggiunge Luna ed insieme posano per una bella foto.

Proseguiamo fino a riprendere Marione ed Elia che si sono fermati ad aspettarci.

Quando siamo tutti facciamo il punto della gita. La zona delle grotte l’abbiamo oramai passata. Piu’ avanti ci sarebbero un’altra dozzina di chilometri per arrivare a Trevi. Troppi. Vista l’ora decidiamo di tornare indietro.

Sulla via del ritorno andiamo piu’ spediti. Sara’ forse perche’ ora siamo in discesa?!? Mi fermo a fotografare dei funghi, quando mi rialzo i miei amici sono andati avanti, ma di poco, non si ritrovano col sentiero.

Stiamo tornando indietro per un breve tratto quando dalle fresche fratte vediamo spuntare un gitante. Luna e’ gia’ andata ad accoglierlo.

Ma e’ Nerone! Quando anche lui ci vede quasi piange dalla commozione.

Ha camminato a lungo, quasi disperava di trovarci.

Lo aggiorniamo brevemente su quanto fatto e poi riprendiamo con lui la strada del ritorno.

Il ritorno e’ molto piu’ pericoloso dell’andata perche’ Elia ha messo la pala sullo zaino in maniera davvero insolita. Ogni volta che si gira rischia di decapitare qualcuno. Per prudenza gli stiamo tutti a debita distanza.

Nelle zone panoramiche costringo ancora Angelica a posare con lo sguardo perso nell’infinito.

Non c’e’ che dire un bel panorama.

Nello spiazzo dove all’andata abbiamo ripreso il sentiero dopo averlo perso ,ci fermiamo a prendere dei punti e dei riferimenti per poi rintracciare un buco in parete di fronte a noi.

Angelica e’ disperata, continuo a fermarla per delle foto, alla fine sceglie di accasciarsi sul sentiero.

Nel tratto successivo di sentiero, che all’andata non avevamo percorso, trovo un bel porcino.

Come per gli altri mi limito a fargli delle foto e fargli gli auguri di buona permanenza.

Arrivati al belvedere ove smarrimmo la retta via, ci fermiamo ancora ad ammirare il panorama e a fare progetti per prossime gite di ricognizione.

La discesa sembra piu’ facile, ma alla lunga “ammolla” le gambe. Pero’ noi ce la mettiamo tutta per riprendere i nostri amici che sono andati avanti mentre noi ci attardavamo.

Luna fa da raccordo tra il gruppo avanti e noi. Contando che sono avanti di qualche minuto, ne percorre parecchia di strada.

Il nostro passo pero’ deve essere piu’ veloce del loro, infatti nell’ultimo tratto di sentiero li riprendiamo. Oramai ho le gambe sfatte quindi le lascio andare e passo avanti al gruppo oramai riunito.

Le macchine sono una lieta vista. Senza fretta ci cambiamo. Il tempo intanto sembra diventare sempre piu’ grigio.

I 2 Mario. Per la precisione a sinistra Marione e Mario a destra.

Nerone e la sua mitica pipa, magica quanto puzzolente.

Come potevamo concludere degnamente la giornata? Come se non con un bel piatto di fettuccine a Marano, da Antonia! Terminata la cena, costringo tutti a posare per una foto di gruppo prima di salutarci e tornare a casa.

Stanchi ma sazi e contenti riprendiamo le macchine per fare ritorno a casa ed al meritato riposo. Alla prossima.

Pubblicato in amici, Archeologia, esplorazioni, ricognizione, speleo, SZS | Commenti disabilitati su Monte Faito – Ricognizione – 01/10/2019

Beatrice Cenci – 22/09/2019

Varie attivita’ alla grotta Beatrice Cenci con Angelica, Aurora, Mario, Alvaro, Corrado, Giuseppe e Gabriele.

Incredibile, Gabriele stavolta sarebbe stato puntuale ma ha dovuto aspettare mezz’ora il buon Giuseppe che non ha sentito la sveglia…probabilmente i postumi dei bagordi della sera prima. Anche se con un ritardo da record, alla fine riusciamo a fare tutte le tappe necessarie per la buona riuscita di una uscita speleo. Rinunciamo alla sosta per fare benzina, pero’ la colazione la facciamo con la serieta’ che merita. Anche il passaggio al forno di Tagliacozzo per la pizza e’ irrinunciabile. Quando la pioggia inizia a cadere con convinzione, arriviamo finalmente alla grotta. Troviamo il buon Alvaro ad aspettarci.

Per prima cosa salutiamo Alvaro che, personalmente non vedevo da lungo tempo. Subito dopo, ci prepariamo e ci avviamo alla grotta.

Il programma di oggi e’ semplice. Andremo alla grotta Beatrice Cenci per un sondaggio nel punto di assorbimento dell’acqua. Faremo poi un giro della grotta per farla conoscere ad Angelica, Aurora e Mario. Terminata la visita alla grotta faremo palestra di roccia. Se avanzera’ tempo e voglia potremo andare a visitare l’Ovito di Petrella. Una giornata piena, insomma.

Arrivati all’ingresso aspettiamo che Alvaro venga ad aprire. Mario studia la roccia alla ricerca di fossili, Gabriele intrattiene Aurora sulla storia della grotta. Io mi guardo intorno cercando un punto consono per attrezzare la palestra di roccia.

Siamo dentro. All’inizio della grotta ci sono dei piccoli canali scavati nel fango. Dovrebbero essere naturali e convogliano l’acqua verso un punto preciso della parete. Oggi vogliamo sondare il fango nei dintorni dell’arrivo dei canali per vedere se si riesce ad individuare una prosecuzione.

Mentre Gabriele monta la sonda, vedo le ragazze scomparire in un angusto anfratto. Sono curioso, vado a vedere anche io. dopo il passaggio stretto c’e’ un ambiente in cui si puo’ stare in piedi ma poco piu’ avanti stringe fino a diventare impraticabile anche per Angelica. Noto che il posto e’ stato frequentato da qualche grafomane o simile. Per fortuna si e’ sfogato in un punto poco visibile.

Torniamo indietro. Giuseppe si e’ attrezzato per fare foto “serie” ed e’ impegnatissimo con faretti e cavalletto. Con Gabriele invece facciamo il sondaggio. La nostra pertica da 3 metri trova il pavimento di roccia sotto uno strato di fango di circa 1,5 metri. Andando obliqui, nei pressi della parete, in un punto riusciamo ad infilarla per almeno 2,5 metri. Sembra un buon segno ma poi non troviamo di meglio. Proseguiamo a sondare lungo la parete ma non troviamo traccia di varchi nascosti dal fango. Dopo una trentina di infruttuosi tentativi decidiamo di sospendere e proseguire con la visita.

Mentre siamo alla fine del sondaggio, arriva anche Corrado. Dopo i saluti lo aggiorniamo sui nostri tentativi. Con lui decidiamo di arrivare al fondo della grotta per dare un’occhiata anche la’.

Prima di partire dobbiamo fare da assistenti a Giuseppe che ci affida i faretti e ci posiziona ad uno ad uno per dare la corretta illuminazione alla zona che vuole fotografare. Mentre reggo uno dei faretti, ne approfitto anche io

Ecco Giuseppe all’opera.

Fatte le foto e radunata tutta la compagnia, risaliamo sulla passerella e ci dirigiamo verso il fondo della grotta.

Sono anni che desidero visitare gli ambienti del fondo. Finora non c’e’ mai stata occasione. Oggi invece…Quando Corrado mi invita ad andare a vedere non mi faccio pregare. In pratica nell’enorme sala dove siamo, la parete di fondo e’ enorme, liscia ed e’ delimitata da due spaccature laterali. Le spaccature danno l’impressione di essere collegate permettendo di passare da una spaccatura all’altra, dietro la parete. Mi avventuro verso quella di destra. C’e’ da risalire. Trovo una corda da 8mm. Chiedo a Corrado da quanto sia la’ quella corda. Mi risponde che non se ne ricorda di preciso, parecchi anni comunque. Decido subito di non usarla e mi avventuro in arrampicata. Per fortuna il primo tratto e’ semplice. Mi trovo davanti ad un bivio, sembrano esserci 2 punti interessanti. Uno sale a sinistra verso la parete, l’altro sale a destra. Purtroppo sono entrambi piu’ complessi da salire. Potrei farcela ma queste cose e’ preferibile farle con un poco di assistenza ed attrezzando una corda affidabile. Prima di scendere accendo tutta la luminaria che ho per vedere meglio. Certamente le 2 risalite sono state viste piu’ volte, pero’ un altro sguardo ce lo darei volentieri. Peccato, per oggi non e’ possibile.

Torno alla passerella e ci spostiamo all’altro lato. Vado vedere. Stavolta anche Angelica mi segue.

Sorpresa! Dopo la trincea di roccia che ho appena risalito c’e’ una sala. E’ di forma ovale lunga almeno 20 metri e larga circa 8. Per scendere c’e’ una scaletta. E’ molto arrugginita ma sembra ancora utilizzabile con un poco di accortezza.

Appena sceso ecco che arriva anche Angelica.

Al primo sguardo l’occhio allenato di Angelica trova i resti di uno scavo archeologico. Subito si avvicina per vedere.

Lo ammira per un paio di minuti poi le faccio segno che mi accingo a tornare indietro. Con un sospiro abbandona lo scavo.

Risalita di nuovo la scala e tornati in cima, rivolgo di nuovo la mia attenzione alla spaccatura che sembra girare dietro la parete di fondo. Anche qua per salire c’e’ una corda da 8mm, della stessa eta’ dell’altra. Ancora una volta decido di arrampicare senza utilizzare la corda. Quando arrivo su, controllo l’armo. Visto lo stato del moschettone, concludo di aver fatto bene a non usare la corda.

Tranne il primo passaggio, un poco esposto, il resto della risalita e’ molto comodo. Arrivo su in cima e mi guardo attorno. Nel frattempo alla base della salita e’ arrivato anche Giuseppe con il suo fido cavalletto ed ha ingaggiato Angelica come portatrice di faretto.

La mia esplorazione sembra terminare miseramente alcuni metri piu’ in alto.

Mentre scendo ho la sciagurata idea di proporre a Giuseppe una foto nella mia direzione mentre illumino la zona con le mie luci. Mi costringe a stare appollaiato per almeno 20 minuti. Speriamo le foto ne valgano la pena.

Terminata la sessione fotografica, riprendiamo la strada verso l’uscita.

Passiamo accanto all’enorme colata a meta’ percorso. Sono anni che provo a fotografarla decentemente, ma l’ambiente e’ troppo grande per le possibilita’ della mia fotocamera.

Ecco quindi che entra in azione Giuseppe. Io, alla sua sinistra, ed Angelica, alla sua destra, siamo ingaggiati come “farettisti”

Purtroppo il posizionamento del cavalletto e relativa fotocamera prende un tempo infinito.

Quando sono quasi pronto ad abbandonare causa torcicollo e crampi al braccio “farettato”, finalmente la sospirata foto nasce con un sonoro click. Un “ok” liberatorio del nostro esigentissimo fotografo ci lascia riprendere la strada per l’uscita..

Quando siamo fuori prendiamo commiato da Corrado che deve tornare alla sua famiglia. Alvaro invece si dice disponibile ad accompagnarci per il pranzo. Ci porta a mangiare a Cappadocia in un posto molto simpatico ed alla mano. Il posto e’ veramente sorprendente e, cosa che non guasta mai, abbondante nelle porzioni. Purtroppo non posso gonfiarmi oltremodo di cibo, dopo pranzo dovremo fare molto movimento. Con profondo rammarico devo rimandare indietro parte delle fettuccine.

Dopo il lauto pasto ed una genziana per digerire il tutto, torniamo alla grotta. La pioggia non puo’ fare a meno di salutare il nostro ritorno riprendendo a cadere con rinnovata energia.

Ci cambiamo riparandoci il meglio possibile.

Prendiamo tutto il necessario per armare e partiamo per il punto che avevo individuato stamane. Angelica sale con me per darmi una mano.

Facciamo un traverso che porta alla parte spiovente dell’ingresso. La’ attrezziamo 2 vie per far esercitare i nostri amici, Aurora e Mario. Mentre Angelica ed io siamo impegnati con l’armo, Gabriele e Giuseppe assistono i nostri amici nella vestizione della attrezzatura e spiegano loro tutti i segreti della progressione su corda. La prima a cimentarsi e’ Aurora con Angelica nei panni di istruttrice.

Mentre loro sono faticano su corda ognuno di noi trova una sua occupazione. Mario si prepara al cimento, Gabriele e’ alle prese col telefono, Giuseppe fotografa ed io faccio sicura per la discesa di Aurora.

Intanto continua a piovere. Quando Aurora termina vittoriosa il suo giro, arriva il momento di Mario. Lo prende in custodia Giuseppe.

Aurora riprende fiato dopo le fatiche su corda, Gabriele le sistema il reggi-cosciale che si e’ sganciato.

Faccio ancora una foto a Giuseppe e Mario poi invito le ragazze ad una visita velocissima all’Ovito di Petrella. Arriviamo la’ sotto una pioggia battente. Il fiumiciattolo che alimenta la grotta e’ ben pieno. Per questo periodo e’ meglio accantonare ogni progetto di scendere nella grotta.

Tornati alla base, facciamo il cambio. Aurora ed Angelica tornano su corda mentre Mario e Gabriele vanno a visitare l’Ovito di Petrella.

Il disarmo di quanto attrezzato oggi conclude le attivita’. La pioggia si interrompe, bonta’ sua, il tempo necessario a cambiarci. Al ritorno il sonno mi assale ed in certi momenti rischio di addormentarmi pesantemente. Per fortuna il buon Gabriele e’ vigile e anche questa volta mi accompagna a casa sano e salvo. Alla prossima.

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