Con Gabriele alla ricerca dell’ingresso della Grotta cherubini e quindi a riprendere i punti delle grotte intorno a Pozzo Miesole.
Oggi abbiamo deciso di dedicare la giornata alla ricerca di grotte nel Catasto FSL per riprenderne le coordinate. La prima e’ Grotta Cherubini nei pressi di Vacone (il paese natale del mio amico Pollo, che saluto!). Le ricerche iniziano bene…e’ qualche anno che non vado a visitare questa grotta, l’ultima volta fu in occasione del corso di primo livello del Gruppo Speleologico Sabino. Sinceramente ricordo nulla di come arrivare alla grotta. Lo dimostro subito guidando Gabriele sulla strada sbagliata costringendolo ad almeno un paio di chilometri di strada sterrata fino ad un eremo (S. Orsola?). Quando davanti all’evidenza devo ammettere l’errore, torniamo indietro seguendo la strada che il navigatore ci indica per il centro di Vacone. Salendo verso il centro, su una curva strettissima a sinistra vedo una palazzina (gli uffici comunali di Vacone!) che mi sembra di ricordare. Giriamo da quella parte sperando bene.
Passiamo vicino al cimitero, mi sembra di ricordare questo passaggio, pero’ mi astengo dal dirlo, anche prima pensavo di ricordare i luoghi che passavamo…
Andiamo avanti sulla strada sterrata, quasi sempre in buone condizioni. Incontriamo un bivio sul quale indico a Gabriele di scegliere a destra. Lo dico millantando una sicurezza che non ho, pero’ l’altra strada mi sembra improbabile, incrocio le dita. Curve, controcurve, salite e discese a volonta’. Il GPS pero’ ci indica che almeno stiamo andando nella direzione della grotta.
Ad un certo punto ho l’illuminazione…stiamo passando accanto ad uno spiazzo. Questo sono certo di conoscerlo. Intimo a Gabriele di fermarsi e parcheggiare, cosa che lui fa prontamente per poi obiettare che il punto dell’ingresso segnato dal GPS (il punto e’ preso dal Catasto FSL) e’ 1,2 km piu’ avanti. Gli confermo che sono sicuro che questo spiazzo sia il posto dove abbiamo sempre parcheggiato le auto per andare alla grotta Cherubini.
Gabriele e’ un poco scettico di questa mia sicurezza, non ha tutti i torti visti i recenti trascorsi, pero’ stavolta sono veramente sicuro. Iniziamo a prepararci per la ricerca.
Sulla direzione da prendere per la ricerca dell’ingresso ho ben poche certezze. L’unico vago ricordo e’ che si deve salire su dritti sul pendio dall’altra parte della strada e che si tratta di pochi minuti di fatica.
In mancanza di altri indizi utili iniziamo ad inerpicarci. Salgo su cercando di mantenere la direzione quel tanto permesso dai rovi e dai tremendi stracciabraghe. Visto che il punto indicato in catasto e’ piu’ a sinistra di almeno un chilometro quando proprio devo mi sposto in quella direzione. Incrocio un paio di sentieri che pero’ si interrompono bruscamente tra i rovi. Nella ricerca vado spedito fidando che Gabriele mi seguisse a breve distanza. Sbagliato, sono desolatamente solo! Urlo per tentare di individuarlo, nulla. Mi rassegno e continuo a cercare avvicinandomi al punto indicato in catasto.
Ora sono a circa 600 metri, a quanto indica il mio GPS, nessuna traccia della grotta. Un muro di rovi e una certa stanchezza mi indicano che e’ il momento di tornare indietro verso la macchina.
Non ricordo mai come indicare al GPS che intendo tornare al punto di partenza. Traffico un poco tra i suoi menu poi lascio perdere, faro’ a occhio. Scendo in diagonale cercando di seguire la strada che ho percorso all’andata. Non sempre riesco, sia perche’ devio per visionare punti interessanti sia perche’ e’ decisamente difficile rintracciare le tracce del mio passaggio.
Cammino scendendo in diagonale fino a quando ho l’impressione di aver superato il punto dove e’ parcheggiata la macchina. Per sicurezza controllo il GPS che mi da’ ragione. Lancio un urlo a Gabriele e ricevo finalmente una sua risposta. E’ piu’ in basso a destra ma tra me e lui c’e’ una barriera di rovi insormontabile. Continuo a scendere dove posso.
Ecco la strada! Sono uscito almeno 50 metri piu’ in basso rispetto al parcheggio ma ne sono uscito. In pochi minuti sono di nuovo con Gabriele. Mentre mi aspettava e’ riuscito, a conferma che il suo cellulare prende dappertutto, a collegarsi ad “aggrottiamoci” e a consultare le relazioni su Grotta Cherubini. Mi conferma che il parcheggio e’ quello giusto e che nella relazione indico un avvicinamento di pochi minuti.
Fatto sta, pero’ che la grotta non l’abbiamo trovata. Mentre riprendo fiato elaboriamo il piano B. Andremo con l’auto fino al punto segnato in catasto, o almeno fino a dove riusciamo. Arriviamo fino ad un grande spiazzo che ricordo ma senza sapere perche’. Oltre quel punto la strada diventa impercorribile per la macchina. Ricordo addirittura un fontanile, oggi a secco, in fondo allo spiazzo. Seguendo le indicazioni del GPS andiamo verso di lui e poi proseguiamo tra boschi e rovi. Gabriele mi segue ma continua a dire che secondo lui era meglio seguire la strada…e mannaggia, alla fine risulta che aveva ragione!
Dopo aver penato tra rovi e alberi bassi per almeno mezz’ora ci ritroviamo di nuovo sulla strada. Lo consolo dicendo che almeno siamo stati all’ombra poiche’ qua sulla strada il caldo e’ asfissiante. Non mi sembra convinto ma oramai e’ andata cosi’. Siamo nei pressi del punto dove secondo il catasto dovrebbe esserci l’ingresso della grotta. Nemmeno a dirlo e’ in mezzo ad un intrico inestricabile di rovi. Proviamo ad aggirarlo da piu’ lati ma nulla da fare, e’ veramente impenetrabile.
Coperti da numerosi graffi sanguinanti ci dichiariamo sconfitti, se li’ in mezzo c’e’ una grotta se ne puo’ tranquillamente rimanere la’ senza di noi. Torniamo alla macchina seguendo la strada, fa caldissimo, il tragitto e’ piu’ lungo , ma almeno e’ facile da seguire. Strada facendo mi sovviene un particolare da nulla, non ho portato acqua e ora ho una sete che nemmeno un disperso nel deserto. Devo fare qualcosa. I rovi sono punteggiati di tante belle more, non sono i miei frutti preferiti, pero’ sono sicuramente una fonte di acqua e sali minerali. Rallento il passo e strada facendo ne raccolgo abbondanti manciate che mangio con gusto. Provo ad offrirne a Gabriele ma lui stoicamente le rifiuta.
Tornati alla macchina decidiamo i nostri prossimi passi. Andremo a Configni a riprendere il punto di Pozzo Miesole e altri nei dintorni. Pozzo Miesole lo conosco meglio e sono ragionevolmente sicuro di ritrovarlo.
Il parcheggio lo individuo subito, anche se lo ricordavo piu’ vicino rispetto a Configni. Da li’ alla grotta ci sono pochi metri. Alla grotta trovo una sorpresa che mi sconcerta un poco. L’enorme albero dove solitamente facevamo partire l’armo, e’ miseramente crollato.
Presento la grotta a Gabriele mentre riprendiamo il punto. Gli propongo di scendere il pozzo ma la sua risposta e’ un deciso “no”. Anche a me ora no andava molto, lo facevo solo per dovere di ospitalita’, visto che Gabriele non la conosce. Meglio cosi’, faremo un’altra volta.
Ci avviciniamo al pozzo cosi’ posso raccontarglielo. Stando la’ davanti mi accorgo di avvertire freddo all’altezza delle caviglie, e’ la corrente d’aria fredda che soffia fuori dalla grotta e scivola vicino a terra come un gelido ed invisibile fiume. Questa osservazione mi sara’ utile nei giorni seguenti ma di questo vi raccontero’ poi.
Ripreso il punto di pozzo Miesole Gabriele consulta il suo fido GPS e decreta che la prossima grotta e’ subMiesole e si trova scendendo sulla destra. Strada facendo troviamo un buco che soffia.
E’ chiaramente troppo stretto per poter essere mai stato oggetto di esplorazione, pero’ magari scavandolo un poco se ne potrebbe cavare qualcosa.
Per ora prendiamo qualche foto ed il punto poi lo abbandoniamo.
Poco piu’ avanti troviamo quella che potrebbe essere la grotta subMiesole.
La targa messa vicina all’ingresso sembra smentirci ma, ragioniamo, la targa potrebbe essere stata apposta successivamente.
Diamo uno sguardo dentro senza trovare grandi nuove. Noto un pipistrello che vola in uno stretto pertugio ma non c’e’ abbastanza spazio per seguirlo.
Sopra al “riparo di Pietro” c’e’ una frattura che forma un pozzo poco profondo, il fondo della frattura quasi sicuramente e’ collegato col riparo.
L’incredibile cellulare di Gabriele ce ne da’ conferma. Riesce a collegarsi al catasto e a scaricare il rilievo!
Stanchi e soddisfatti non ci resta altro che tornare alla macchina seguendo il comodo sentiero tracciato per arrivare al rifugio di Pietro.
Tornati a Montebuono ci rifocilliamo con una abbondante bevuta per concludere in allegria la giornata. Alla prossima.
Pubblicato inUncategorized|Commenti disabilitati su 10/08/2022 – Cherubini e Miesole
Con Gabriele torniamo a lavorare un poco al nostro cunicolo soffiante.
La mattina Gabriele passa a prendermi, sono le 8:35, e’ insolitamente puntuale, forse dipende dall’orario sfalsato, lui ha le 8 come orario di riferimento, io le 8.30! Un esperimento ben riuscito.
L’andata e’ tranquilla, la sosta al bar da Cicchetti ci lascia scontenti, il bancone dei dolci e’ tristemente vuoto, le facce solite sono scomparse…stara’ succedendo qualcosa? Staremo a vedere.
Dopo un rapido passaggio al magazzino per prendere il necessario arriviamo alla assolata piana di Fondi di Jenne e iniziamo a prepararci.
Ecco la piana, vorremmo ricavare un articolo su di lei, se ne discuteva in macchina mentre la raggiungevamo.
Mi vesto parzialmente, il minimo indispensabile e mi avvio verso la grotta. Durante il passaggio fotografo la dolina vicina, sono anni che la teniamo d’occhio, chissa’ che un giorno ci dia sorprese…
Ecco l’ingresso di Bucio Nero’, lo troveremo bloccato per crollo come l’ultima volta?
Mi avvicino, sembra tutto a posto, mi scrollo da dosso un mantello di mosche fastidiosissime, apro il cancello, sistemo la corda e poi termino di prepararmi. Nel frattempo arriva Gabriele con il resto del materiale.
Lo invito a scendere mentre termino di prepararmi, cosi’ scendendo completa l’armo.
Finisco di indossare l’attrezzatura con tutta la calma possibile anche se il sole, con i vestiti addosso, brucia assai. Mando un urlo a Gabriele per sentire a che punto e’, mi arriva la sua libera. Controllo di avere tutto e scendo anche io. Gia’ un metro piu’ in basso la temperatura e’ migliore. Tanto per documentare faccio una foto allo sgrottamento che si e’ prodotto col crollo dell’ultima volta.
Una foto di rito al pozzo e sono pronto per proseguire.
Il “passaggio di Angelica” e’ sempre invaso dal fango bagnato, mi ci spalmo sopra per passare e subito una sensazione di freddo umido mi avvolge. Nella stanzetta, oramai ridotta ad un volume minimo per contenere tutti i sassi crollati questo inverno, c’e’ Gabriele che mi aspetta. Visto che dopo sarebbe disagevole fare cambio, mi dice di andare avanti per primo. Inizio a togliermi l’attrezzatura per risparmiarle un poco di fango. Per ringraziare Gabriele della sua gentilezza gli faccio crollare addosso un cumulo di secchi e attrezzi da scavo che erano proprio sopra di lui. No Gabriele, non c’e’ bisogno che mi ringrazi e’ stata una cosa spontanea!
Vado. Mi inoltro nel cunicolo, percorrere la parte finale e’ reso particolarmente piacevole da un sottile strato d’acqua fangosa appena prima del saltino da 1 metro che porta alla saletta “campo base”. Aspetto che arrivi Gabriele poi mi ficco dentro il cunicolo successivo, il nostro fronte di scavo. Il cunicolo e’ ben stretto, riesco a stare solo coricato su un fianco, il punto dove entrano a malapena coi miei piedi e’ dove solo le nostre strettoiste sono riuscite ad arrivare a dare uno sguardo.
Sto scomodo, ma riesco a sistemarmi per lavorare. Gabriele da dietro inizia a passarmi i materiali e a recuperare quelli non necessari dopo l’uso. Per prima cosa mi tiro un poco piu’ indietro, devo ricavare lo spazio per poter stare seduto con le spalle “dritte” rispetto al cunicolo. Dopo un’ora di lavoro riesco ad ottenere lo spazio necessario.
Possiamo proseguire oltre. Mentre lavoro, preso dallo scrupolo, chiedo a Gabriele se vuole darmi il cambio, oggi non ha voglia di scavare e preferisce fare assistenza. Ogni tanto gli borbotto perche’ la mia posizione non e’ tra le piu’ comode e chi fa assistenza deve essere bravo a prevenire le necessita’ di chi scava e a rendergli meno complesse possibili le operazioni che deve fare. Su questo aspetto dobbiamo sicuramente lavorare e visto che “non si nasce imparati”, mi fisso mentalmente l’appunto di un prossimo corso interno al gruppo sulla disostruzione. Ancora un paio d’ore di lavoro e il punto dove i miei piedi entravano a malapena ora e’ quasi comodo. C’e’ da smaltire diversi sassi, tipo quello enorme davanti a me, pero’ non sara’ un lavoro per oggi, sono necessarie altre persone per fare il passamano e portarli in un punto consono perche’ qua lo spazio e’ esaurito.
Gabriele mi avverte che inizia a sentire freddo, in effetti ora una deliziosa aria fredda arriva dal fondo della grotta di fronte a me, stamane quando siamo entrati era stranamente in stallo. Finita la prima batteria del demolitore attacchiamo con decisione la seconda. Anche la seconda e ultima batteria finisce presto, forse non era completamente carica.
Dobbiamo terminare qua. Il lavoro fatto mi soddisfa appieno. Volevo ricavare una nicchia larga abbastanza da potermi mettere in ginocchio e girarmi a faccia avanti. Probabilmente riusciro’ a girarmi quando toglieremo i sassi dalla base del cunicolo. Non siamo avanzati molto ma sono ugualmente soddisfatto, la prossima volta potremo forse passare avanti di almeno un metro dove, forse, c’e’ un piccolo spazio dove, forse, poter stare in piedi…non sarebbe male per nulla!
Il cunicolo intermedio, quello per uscire e’ tremendo. Lo affronta per primo Gabriele lasciandomi il pesantissimo zaino con tutti i materiali da scavo e tanti bei sassi ad ostruire il cunicolo. Quando affronto il cunicolo non risparmio le imprecazioni in particolare per lui, per l’acqua fangosa in cui mi devo spalmare, per i sassi che lo ingombrano, per lo zaino che si incastra nei sassi. Per non far torto a nessuno smoccolo in generale su tutta la grotta nel suo complesso finche’ Gabriele si commuove e rientra nel cunicolo, riesce ad agganciare lo zaino con un piede e a tirarlo su. Finalmente libero da impedimenti consumo le ultime imprecazioni, tanto per non sprecarle, ed esco.
Mi vesto con l’attrezzatura e salgo per primo, ora Gabriele si e’ scaldato muovendosi e non ha fretta di lasciare il fresco per il bollente che ci attende fuori.
Eccolo che arriva.
Un sorriso per i posteri!
Fuori tutti! Il caldo abbraccio della piana ci accoglie.
Mentre Gabriele disarma io vado a curiosare vicino ad un’altra dolina che monitoriamo da tempo.
Sembrano esserci novita’, c’e’ un pertugio che non ricordavo. Torno a prendere il necessario minimale per scavare e torno alla dolina scendendo giu’ per vedere meglio.
Tolgo qualche sasso anche con l’aiuto di Gabriele che nel frattempo mi ha raggiunto. Ancora nulla di eclatante, magari con il prossimo disgelo…
Il passaggio di un gruppo di mountain-biker ci ricorda che abbiamo tutto il materiale incustodito vicino la grotta. Riprendiamo tutto e andiamo alla macchina per cambiarci.
Gabriele e’ stufo di essere l’unico bersaglio delle foto, si appropria della fotocamera e mi impone un paio di foto… e cosi’ eccomi qua che vi mostro la piana di Fondi di Jenne, teatro della nostra avventura odierna.
Anche questa in verita’ e’ opera di Gabriele, magari servira’ a presentare l’articolo sulla piana, che prima o poi faremo.
Ora di tornare. C’e un insolito traffico da Jenne verso Monte Livata, Decidiamo di andare per il verso opposto. Cosi’, dice Gabriele, riprenderemo i punti delle grotte che incontreremo per strada.
E infatti riprendiamo il punto della grotta “LA1619 – POZZETTO AL KM 2.5 STRADA JENNE-LIVATA”. O meglio, verifichiamo che quello che avevamo e’ corretto anche se preso “alla vecchia”, senza GPS. E’ un lavoro fatto dal compianto Giulio, giustamente famoso per la sua meticolosita’, e non ci aspettavamo nulla di meno.
Vicino trovo un buco soffiante ma e’ troppo stretto per dare uno sguardo piu’ approfondito.
Facciamo sosta a Jenne dove troviamo piu’ gente del solito, stanno approntando gli stand per una festa. Noi ce ne curiamo il giusto, andiamo diretti all’alimentari dove io mi procuro un panino per saziare l’appetito e Gabriele una bevanda per placare la sete.
Il ritorno e’ tranquillo e non ve ne racconto.
Una bella giornata di scavo, speriamo contribuisca a dare consistenza alle nostre speranze esplorative. Alla prossima.
Pubblicato inUncategorized|Commenti disabilitati su Bucio Nero’ – 30/07/2022
Ad attrezzare una nuova palestra speleo con Alessia, Orlando, Salvatore, Marco Alessio e la partecipazione straordinaria di Luna.
La mattina abbiamo appuntamento a Sante Marie, al solito bar in piazza. Io che sono a Tagliacozzo per qualche giorno di relax ci metto davvero poco ad arrivare. Parcheggio in piazza e mi siedo all’ombra ad aspettare. Arriva per primo Orlando e subito dopo la macchina da Roma con il resto del gruppo.
Dopo i saluti e fatta colazione andiamo all’alimentari a fare provviste. Fuori dal negozio e’ parcheggiata una moto che e’ un vero cimelio. Presto ne conosciamo anche l’anziano ma arzillo proprietario, un vero personaggio che non perde tempo e subito invita Alessia a visitare le moto che ha in casa.
Sbrigate le commissioni montiamo in macchina e andiamo alla scoperta della parete dove armeremo la nuova palestra. Gia’ lo spiazzo dove parcheggiare ci piace. Iniziamo a prepararci per una visita preliminare, senza attrezzatura. Luna freme, vuole correre.
Nonostante la sosta alla fonte che elargisce generosamente acqua ghiacciata, la salita si rivela impegnativa, anche all’ombra il caldo si sente assai. Questa prima paretina e’ solo un assaggio.
Strada facendo faccio continue deviazioni per andare a curiosare nei vari buchi che incontriamo, non si sa mai.
L’ultimo, poco prima di arrivare alla parete, sembra essere promettente. Soffia una bella aria fredda.
Arriviamo alla parete. Sembra decisamente promettente. Riscendiamo a terminare i preparativi e prendere il necessario.
Anche Luna, dopo aver sfogato i primi entusiasmi rallenta per il caldo. La faccio bere e le bagno la testa.
Altro giro, altra corsa. Eccoci alla parete.
Indossiamo le imbragature e siamo pronti.
Non sapendo da che parte salire chiedo consiglio. Sembra che sul lato sinistro, guardando la parete, sia meglio. Prendo una corda e vado. Salgo per un po’ poi trovo un canaletto ripido che mi sembra arrampicabile. Lo affronto con decisione ma il momentaneo successo e’ bloccato da un passaggio esposto che non mi sento di fare. Salvatore da sotto mi chiama, piu’ avanti si sale facilmente. Scendo velocemente alla meno peggio (ovvero scivolando giu’ di sedere) e raggiungo Salvatore. Mi indica il punto dove e’ salita Alessia e mi accingo a seguirla. Lei e’ in leggera difficolta’, e’ salita troppo e ora non trova passaggi utili per proseguire. Io mi fermo piu’ sotto rispetto a lei e trovo un sentiero che mi porta sopra la parete in corrispondenza di dove abbiamo lasciato gli zaini.
Nello stesso punto trovo Marco ed Alessio, sono saliti velocemente e senza troppa fatica dal lato destro della parete!
Mentre loro armano una via io prendo la corda che ho portato e la attacco ad un albero, scendo fino a bordo parete per dare uno sguardo.
Ok, la parete non e’ per niente male, scendendo riesco ad intravedere la zona dove abbiamo lasciato gli zaini, e’ ad una decina di metri. La corda sopra di me suggerisce dove sara’ utile frazionare.
L’attivita’ ferve, anche sulla via parallela si stanno dando da fare. Ecco Orlando in azione.
Torno su e armo la via che ho scelto. La roccia e’ molto compatta e dopo il primo armo su albero pianto 2 fix di partenza. Sistemo la corda poi scendo fino al punto dove serve il frazionamento. Il tratto successivo e’ tutto in libera. Finalmente arrivo a terra dove succedono varie cose.
Non trovo piu’ Luna, pensavo si fosse rifugiata vicino agli zaini ma non la trovo. Mi preoccupo un poco. Nessuno dei miei amici la vede da un po’. Mi armo di pazienza e scendo alla macchina, e’ il posto dove solitamente si rifugia quando ha paura di qualcosa. La trovo proprio dove mi aspettavo. Scendo a prenderla perche’ anche se la chiamo ripetutamente lei si guarda bene dal muoversi. Recupero un cordino in macchina, la lego e finalmente riesco a riportarla alla parete. Facciamo una sosta alla fonte, la faccio bere, le bagno la testa e poi riprendiamo a salire.
A meta’ strada incontro Salvatore e Orlando. Stanno scendendo in farmacia, Orlando e’ stato punto da una vespa e non e’ tranquillo, preferisce cautelarsi. Dopo averli salutati proseguo la salita. Dedico a Luna una razione straordinaria di carezze e poi la lascio legata vicino agli zaini.
Mentre attendiamo il ritorno di Orlando iniziamo a pulire la base della parete dai molti rami che la ingombrano. Quando Orlando torna c’e’ ancora parecchio da fare…e lo facciamo.
Alcuni rami sono proprio addosso alla parete quindi li affrontiamo sia dal basso che dall’alto.
Alessio mentre litiga con alcuni rami dispettosi.
Salvatore fa la supervisione dall’alto.
Ha quasi vinto lui.
Visto che ci sono lo seguo nella discesa.
Ma si, mettiamoci anche questa di foto. Alessio se la merita, questa e’ la prima parete “vergine” che arma.
La lotta contro gli alberi e’ dura, sono ben tenaci ma noi non siamo da meno e nel termine di un’ora ne abbiamo ragione. Ora le vie sono libere dalla invadente vegetazione. Visto che c’e’ ancora del tempo, prendo il necessario e salgo sulla via che ho armato. Mentre salgo pianto i fix per una via parallela in maniera da averne 2 vicine che si possano usare in coppia allievo-istruttore durante un eventuale corso.
Quando sono in cima trovo Salvatore e Orlando che stanno iniziando ad armare una via alla mia sinistra. Dicono che sistemeranno quella e poi potremo dirci soddisfatti e chiudere la giornata. Lascio a loro il trapano e vado a disarmare le vie che ho armato. Tolgo gli attacchi, libero la corda e risalgo di nuovo per poi scendere dalla via armata da Alessio.
Tutto bene, ma non posso andar via senza dare uno sguardo al buco soffiante! Avverto i miei amici, prendo qualche attrezzo e vado.
E’ stretto ma con un po’ di lavoro e di spostamento sassi riesco ad intravedere il punto da cui viene l’aria per sicurezza scendo anche in altri punti ma no, l’aria viene da quel buco. Promette, ma e’ stretto, ci sara’ molto lavoro da fare.
Sono ancora la’ a ragionare su come si possa arrivare a dare uno sguardo piu’ avanti quando mi sento chiamare. I miei amici hanno terminato i lavori su corda e sono venuti a cercarmi. Esco a raggiungerli, per oggi la grotta termina qua.
Ritorniamo assieme alla base e iniziamo a riporre le attrezzature.
Gli ultimi commenti sui futuri lavori da fare per rendere fruibile la parete.
Prima di andare convinco Alessia a fare una foto ricordo in una nicchia in posa da arrampicatrice, se la cava ottimamente.
Siamo pronti?!?
Via tutti, si scende alle macchine.
Oramai e’ un cammino noto e poi per fortuna ora fa meno caldo.
Alle macchine ci cambiamo mentre Luna riposa.
Ultima chiacchiera sui tavoli da picnic. Oggi le vespe sono state protagoniste, anche Marco e’ stato punto. Ci mostra il gomito offeso.
Siamo proprio pronti, apro il portellone dell’auto e Luna si sistema dentro molto soddisfatta.
Grazie a Orlando per aver condiviso con noi questo luogo, davvero interessante. La bella giornata termina qua. Alla prossima.
Pubblicato inUncategorized|Commenti disabilitati su Palestra a Sante Marie – 23/07/2022
Un piccolo campo di 3 giorni con visita alla grotta del Chiocchio e altre attivita’ in occasione del 4° raduno della Federazione Umbra dei Gruppi Speleologici (FUGS).
15 luglio 2022 – Inizia il raduno
La mattina alle 8.30 sono gia’ sul posto. Non so come ci sono arrivato, ho fatto fare al navigatore che mi ha portato per strade totalmente sconosciute. Quando arrivo ci sono solo io. Parcheggio l’auto scegliendo un posto con un poco d’ombra. Faccio una bella camminata salendo in cima ad un prato vicino dove ricordo che prendono i cellulari. Avviso a casa che sono arrivato poi sento Mauro con cui devo andare in grotta. Mi avverte che ritardera’ almeno mezz’ora. Poco male, di cose da fare ne ho.
Per prima cosa piazzo la tenda, anche in questo caso scelgo un posto all’ombra. Alla fine ritorno alla macchina da dove posso ammirare il risultato delle mie fatiche.
Arriva Mauro, lascio perdere la fotocamera e, dopo i saluti, iniziamo a prepararci. Nella macchina ho un caos indescrivibile e trovare quel che mi serve per andare in grotta e’ per nulla banale. Mi vesto il minimo possibile, il resto della vestizione la faro’ nei pressi della grotta dove e’ piu’ fresco.
Arrivati all’ingresso indosso la tuta, indosso l’imbragatura, monto l’attrezzatura e poi guardando Mauro con la dovuta soddisfazione gli faccio: “Andiamo?”. Sto per completare a voce alta il pensiero di rammarico, ho scordato la fotocamera in macchina, quando mi accorgo che Mauro resta seduto e mi guarda con tanto d’occhi. Prima che possa chiedergli il perche’ di tanto stupore mi dice: “Ma…il casco?!?”. Caspita, e’ vero! Un piccolo particolare di cui non mi ero accorto!
Tutta la mia strategia per evitare di sudare troppo va miseramente in fumo. Lascio Mauro in attesa e smoccolando un intero calendario rifaccio la strada appena percorsa per recuperare il casco.
L’unico aspetto positivo della cosa e’ che recupero anche la fotocamera, avro’ le foto anche di questa uscita. A proposito, non andiamo solo a fare una passeggiata al fresco, andremo a sostituire le corde degli armi. E’ un lavoro che hanno iniziato le settimane scorse e che oggi con un po’ di fortuna completeremo.
Si va!
Il primo tratto lo percorriamo velocemente, nemmeno il tempo di accorgersi che siamo in grotta ed ecco comparire la “Cascata bianca”.
Scendiamo.
Ora via via che camminiamo recuperiamo altri zaini di corde che portiamo con noi. Nei pozzi successivi facciamo il lavoro per cui siamo entrati, o meglio, Mauro opera e io gli faccio da cavalier servente. Ogni tanto gli chiedo il nome del pozzo che stiamo attrezzando ma tanto lo scordo subito dopo!
Il risultato di questa impostazione di lavoro e’ Mauro ha caldo, io inizio invece a sentire il freddo. Mentre lui opera su uno dei pozzi, mi metto comodo e tiro fuori le maglie supplementari. e’ una cosa laboriosa svestirsi quasi completamente e rivestirsi, ma alla fine posso ritenermi soddisfatto, la sensazione di freddo scompare, un pensiero in meno.
Questo forse, ma dico forse e’ uno dei “novelli”. Qua c’e’ un deviatore che lavora quasi a 90° e il suo moschettone e’ veramente mal ridotto. In mancanza di meglio utilizzo una catena di maglie rapide per sostituirlo. Magari al ritorno avremo dei cordini in piu’ per levare le maglie rapide. La corda vecchia la lascio legata ad una placchetta fissa, anche lei la sistemeremo al ritorno. La foto voleva anche evidenziare la differenza di diametro che presenta la corda all’inizio e poi in mezzo. Dalla foto purtroppo non si capisce ma ve lo dico a voce, all’inizio e’ una normale corda da 10mm, in mezzo sembra un lungo cilindro di peluche di almeno 12mm. Impressionante.
Mentre io mi diverto con la catena di maglie rapide il buon Mauro termina di sostituire la corda vecchia sui frazionamenti.
Pozzo successivo che si chiama…boh! Diciamo Pozzo del Panino.
Al successivo la sostituzione della corda risulta laboriosa, sia per un armo naturale che ci piace poco, sia per i nodi che sono serratissimi.
Alla fine Mauro riesce a districarsi e prosegue.
Libera anche per me. Prima di partire aggiusto un poco l’armo perche’ mi accorgo che l’ultimo tratto del traverso iniziale e’ meglio farlo teso, si risparmia il tempo per montare il discensore.
Alla base di questo pozzo (Pozzo della Conta?) lasciamo gli zaini personali. Mauro dice che arriveremo fino al pozzo del Centenario, perche’ per andare oltre servirebbero altre corde che non abbiamo con noi. Mi informa che da qua ci sono solo piccoli saltini quindi meglio alleggerirsi. Lascio il mio zaino ma faccio l’errore madornale di lasciare anche l’acqua, me ne pentiro’.
Dopo il primo pozzo ne perdo il conto e la cognizione. Uno di loro, il piu’ alto dovrebbe essere pozzo Marcella.
Mi guardo intorno con curiosita’, non capita spesso di far spaziare lo sguardo in ambienti cosi’ ampi.
…e intanto pozzetto pozzetto scendiamo avvicinandoci alla nostra meta odierna.
Strada facendo do libero sfogo alla fotocamera cercando di cogliere angoli belli del tratto che percorro.
Questo pertugio penso sia il sifone di sabbia, per fortuna e’ asciuttissimo. Appena appena stretto, anche perche’ la fotocamera nel punto meno agevole mi si piazza sul petto togliendomi un paio di preziosi centimetri di spazio. Alla base ci sono una miriade di sassolini, al ritorno mi riprometto di spazzarli via prima di passare.
Andiamo avanti, oramai manca poco.
Scesi tutti i pozzi che dovevamo, sistemate le corde meglio possibile cambiando anche alcuni deviatori assai logori, eccoci infine al pozzo del Centenario. Siamo rimasti con una sola corda, serve per doppiare la via di discesa per rendere piu’ agevole il transito degli speleo che verranno a visitare la grotta in questi giorni. Prima di mettere la seconda corda dobbiamo verificare che sia lunga abbastanza. Tiriamo su la corda che gia’ c’e’ e facciamo la verifica…Caspita, alla nostra mancano quasi 10 metri! Ripetiamo il controllo almeno un paio di volte ma il responso e sempre lo stesso, la corda che abbiamo portato e’ troppo corta. Il raddoppio non si puo’ fare, almeno per oggi. Con le pive nel sacco riprendiamo le nostre cose e iniziami a risalire. I pozzi da fare per raggiungere i nostri zaini non sono impegnativi, ma ho una sete bestiale e mi danno per aver lasciato indietro l’acqua. Al sifone di sabbia passo per primo e faccio la pulizia che mi ero proposto all’andata. Sistemo anche la fotocamera in maniera che non intralci e il passaggio e’ molto piu’ agevole.
In effetti quando arriviamo agli zaini mi accorgo di avere solo una bottiglietta da mezzo litro, gia’ iniziata. Quasi quasi meglio non averla avuta finora. Quella che ho dovro’ razionarla per averne fino all’uscita.
Risaliamo senza fretta, vado per primo mentre Mauro si attarda per dare gli ultimi ritocchi agli armi fatti. All’andata si era detto che al ritorno non avremmo avuto zaini in piu’, saremmo stati scarichi. Pero’ ora a conti fatti ci ritroviamo con un bel mucchio di corde vecchie da portare fuori, non si possono lasciare qua! Va bene, anche il ritorno lo faccio con un paio di zaini. Mauro alla fine ne avra’ tre perche’ e’ piu’ aitante!
Ogni tanto mi concedo un sorso d’acqua, quel che basta a bagnare la bocca, che sete!
Siamo al pozzo dove la sostituzione della corda e’ stata complicata, arrivo su poi aspetto Mauro, anche per avvertirlo che ho cambiato l’armo in questa parte iniziale. L’ho provato ora e mi e’ sembrato abbastanza comodo.
Mentre aspetto Mauro sento rumoreggiare nella direzione dell’uscita. Sembra che qualcuno stia chiamando Mauro, rispondo al suo posto e poi attendo. In pochi minuti ci raggiungono Claudia e un ragazzo che non conosco. Mentre aspettiamo che Mauro si unisca a noi chiedo anche al ragazzo il suo nome..ma poi prontamente lo scordo, spero non me ne voglia! Per necessita’ narrative mi serve un nome, per stavolta lui per noi sara’ Luca.
Arriva Mauro e facciamo una sosta per aggiornare i nostri amici su quanto abbiamo fatto poi loro ci raccontano di essere stati mandati per controllare che fine avessimo fatto perche’ sono quasi le 7 di sera. Caspita come vola il tempo quando ci si diverte! Riprendiamo la salita, ma prima “regaliamo” gli zaini con le corde vecchie ai nostri salvatori.
Visto che ora ho nuovi speleo da fotografare non me lo faccio dire due volte.
Mauro ha preso decisamente la testa del gruppo. Mal me ne incolse, perche’ lo seguo ad un frazionamento di distanza e tutto va bene fino a che arriviamo, o meglio lui arriva, sul terrazzino dove avevo messo la catena di maglie rapide in attesa di un cordino. Ora Mauro i cordini li ha e decide di cambiare il deviatore. E’ cosa buona e giusta, solo che io sono fermo al frazionamento sotto e il cambio mi costringe ad una dolorosa mezz’ora di sosta che sinceramente mi sarei evitato.
Ad ogni modo anche questo passaggio scomodo ha termine e riprendiamo la salita.
L’uscita del pozzo…chissa’ quale.
Ecco che arriva Luca.
Qua, sara uno dei Novelli, Mauro decide di doppiare la via utilizzando la corda avanzata dal pozzo del Centenario, buona idea, per fortuna pero’ stavolta non ci sono lunghe soste aeree per me. Salgo alla massima velocita’ possibile (ovvero molto lento!) e mi metto comodo a guardare il suo operato, tipo vecchietto che sbircia il lavoro degli operai in un cantiere.
Fatta anche questa miglioria, proseguiamo con la salita. Ecco Luca che termina la salita.
E questa e’ Claudia che lo segue.
Risalgo il lungo tratto a piedi che porta alla Cascata Bianca. E’ una bella salita, hanno messo le corde anche in questo tratto perche’ per terra e’ scivolosissimo. Alla cascata faccio un altro gradito incontro, Roberto. Con la scusa di venire a vedere che fine avessimo fatto e’ entrato anche lui.
Visto che Roberto intende proseguire per un tratto, ci salutiamo e io proseguo con la risalita.
Dopo il pozzo della Cascata Bianca ormai ci si sente fuori, mi concedo l’ultimo sorso d’acqua e mi avvio. Quasi all’uscita vengo ripreso e superato da Mauro, cosi’ usciamo quasi assieme.
La salita peggiore e’ quella, bollente, dall’ingresso della grotta alla macchina. Appena arrivo apro la macchina e cerco la prima bottiglia d’acqua disponibile. Sembra di bere the bollente, mi importa poco, la sete e’ troppa. Mauro invece ancora mezzo cambiato deve ingegnarsi a recuperare pezzi…ha scordato la tenda e altri pezzi a casa quindi racimola il necessario grazie agli amici che sono arrivati al raduno nel frattempo.
Ridendo e scherzando siamo stati in grotta quasi 10 ore. Una bella uscita in una bella grotta.
Ho quasi finito di cambiarmi quando arriva anche Roberto.
Il campo durante la nostra assenza si e’ popolato ed animato.
Roberto mostra con orgoglio un quadernone rosa con l’immagine di una barbie. Sara’ il registro del raduno, dove segnare chi partecipa, che entra in grotta con gli orari di ingresso ed uscita, quindi molto importante. Sicuramente sara’ impossibile confonderlo con altri.
Ecco Marco, lui e’ uno degli speleosub che domani andranno alla grotta di Boccarotta a tentare il passaggio del sesto sifone.
Incontro tanti amici…e di molti ricordo anche il nome. Qua c’e’ Mattia che parla con Mauro.
Ecco Luca, noto anche come “Il Presidente della FUGS”. Si da’ da fare per preparare la cena. Alle sue spalle si vede Martina, e’ lei l’angelo del raduno, ha curato la logistica con polso fermo e tanta fatica. Un grazie enorme a lei.
Arrivano anche Barbara e Giuseppe, mitici!
Finalmente la cena.
Stasera cena alla buona ma abbondante con pasta, friselle col pomodoro e tante mozzarelle. Mi servo a sazieta’ ma anche il resto del gruppo non scherza.
Sono arrivati alla chetichella anche i miei amici del GsCaiRoma, ecco in rappresentanza Michele e Giulio.
Questa invece e’ Linda, appena terminato il corso di primo livello, domani si cimentera’ col Chiocchio.
Idem per Angelo, anche lui fresco di corso ma e’ gia’ venuto con me in un paio di occasioni.
Dopo aver sopito l’appetito si passa all’organizzazione delle attivita’ previste per domani, sono tante ed impegnative. A Boccarotta si deve terminare lo svuotamento dei primi cinque sifoni, portare tutto il materiale necessario per l’immersione e dare supporto agli speleosub. Tanto lavoro per tante persone.
Loro, i miei amici di Roma domani faranno il fondo del Chiocchio, io mi riprometto di accompagnarli per un piccolo tratto, se ce la faccio. Con questi buoni propositi mi ritiro in tenda per un meritato riposo.
16 luglio 2022 – Il giorno delle epiche imprese.
Come sempre alle 6.30 mi sveglio, con tutta la buona volonta’ non ce la faccio a stare piu’a lungo in tenda. Quando esco c’e’ ancora un bel fresco. Attendo alle mie cose godendomi il fresco finche’ c’e’. Verso le 7.30 mi avvicino ai tavoli della nostra mensa dove trovo solo poche persone. Chi va a Boccarotta ha gia’ tutto pronto e sta per partire.
Barbara e Giuseppe fanno colazione, anche al ragazzo che e’ con loro chiedo il nome ma prontamente lo scordo, chiedo venia.
I miei “romani” terminano di fare una robusta colazione prima del cimento al Chiocchio.
Roberto, impegnatissimo a scaldare l’acqua per il the…dentro una padella, tecniche speleo!
Arriva anche Mirko, da Terni.
Un bel trio, l’unico che non vi ho presentato e’ Daniele, lui e’ originario di Jesi, credo, ci incontriamo solo ogni tanto ma ci conosciamo fin dal lontano 1987. E’ simpaticissimo e ogni volta lo rivedo volentieri.
Ecco i nostri eroi pronti per il fondo del Chiocchio. Devo sbrigarmi se voglio andare con loro.
Ce la faccio! Siamo insieme all’ingresso. Proviamo a fare una foto di gruppo ma la fotocamera decide in autonomia di dare un effetto nebbia, probabilmente la fetida ha messo a fuoco il muschio.
Li seguo in grotta ma non ho ancora assorbito completamente gli strapazzi di ieri. Meglio non forzare. Poi, tanto per completare il set di dimenticanze, al primo tratto basso mi accorgo di non aver indossato le ginocchiere.
Nei pressi della Cascata Bianca vedo che sono partiti spediti, dovrei affrettarmi per star loro dietro. Non ne ho molta voglia, le ginocchia gia’ si lamentano e poi fuori mi aspettano per il mini-corso di rilievo. Li avverto che torno indietro, faccio loro una foto da lontano e li guardo scomparire verso il fondo.
Tanto per dire che ho fatto qualcosa pure oggi, scendo il pozzo della Cascata Bianca e mi fermo a farle alcune foto.
Tornando indietro incontro il buon Giuseppe. Anche lui vuole fare il fondo della grotta. Lo aggiorno sulla posizione dei nostri amici e poi ci salutiamo.
Al campo trovo Roberto e Daniele che preparano il necessario per il corso. Roberto curera’ la parte di rilievo con il Lidar. Mirko ci fara’ vedere come fare il rilievo con metodo della fotogrammetria, Mauro ed io ci occuperemo della parte “classica” con Distox e Topodroid.
Ultimi preparativi vicino all’ingresso.
Mauro ci presenta una chicca, un aggeggio che rende la calibrazione molto piu’ semplice e precisa. Si tratta di un cubo giallo montato su un treppiede. Il cubo ha dei fori orientati in tutte le direzioni necessarie. Nei fori si infila un’asta dove e’ montato il DistoX. Un oggetto interessante.
In questa foto abbiamo Mauro e Mirko e sulla destra i nostri allievi, pochi ma buoni.
La calibrazione prende tempo. Facciamo varie prove sia noi che i nostri allievi.
Terminata la calibrazione del DistoX si parte col Lidar a cura di Roberto.
Uno spiegone generico sul rilievo prima di iniziare.
Stamane uscendo dalla grotta Mi sono aggirato nella sala dell’ingresso. Di lato, sulla sinistra entrando, ho trovato un simpatico ramo laterale. Visto che il corso deve essere breve propongo di fare tutti un piccolo tratto di grotta. La mia proposta viene accettata di buon grado. In pratica Roberto fara’ il rilievo col Lidar, Mirko con la fotogrammetria e noi, Mauro ed io, ognuno col proprio DistoX e un allievo al seguito faremo un tratto di poligonale, Mauro verso il fondo e io verso il ramo laterale. Si parte.
Visto che siamo tutti la’ posso sbirciare quello che fanno Roberto e Mirko. Roberto in pratica si muove col cellulare in mano e nel frattempo sullo schermo si compone l’immagine della grotta. Molto bello e sicuramente d’effetto. Quello che fa Mirko e’ meno appariscente, scatta delle foto in sequenza ma con criterio e mestiere. In questo modo poi potra’ collegare le foto assieme e ricavare anche lui il rilievo. Il risultato finale lo si potra’ vedere solo in serata ma vi assicuro che e’ uno spettacolo.
Le squadre col DistoX iniziano a fare quel che devono. Abbiamo deciso di fare al piu’ una decina di capisaldi di poligonale.
Mentre il mio allievo lavora io mi diletto a fotografare un simpatico ragnetto.
Mirko ha terminato il suo lavoro e viene a curiosare il nostro e a visitare il ramo laterale, nuovo anche per lui.
Finito con soddisfazione il nostro lavoro prendiamo le nostre cose e torniamo a l campo. Qua trovo nuove gradite sorprese, altri amici si sono uniti al nostro simpatico gruppetto di scalmanati. anche se penso non ne abbiano bisogno, vi presento Fabio e Gaia, anche loro di Roma, dello SCR.
Visto che e’ ora di pranzo il nostro Presidente attende personalmente alla preparazione della pasta.
Bella a vedersi e anche buona!
Tutti a tavola!!!
Il pranzo e’ una cosa seria e noi ci si impegna tutti a testa bassa…per la pancia a terra abbiamo gia’ dato.
Ancora un bel paio di amici, Federico e la sua badante, Diana (per l’occasione ribattezzata “Sgrunge”).
Martina, santa donna speleo, nel dopo pranzo inizia a preparare le verdure grigliate per la cena.
Arrivano ancora altri amici, loro sono di Foligno (spero di non fare confusione come al solito).
Ciao Elisabetta, e’ un po’ che non ci si vede, di persona mi pare l’ultima volta sia stato l’estate scorsa a Montebuono.
Tra un arrivo e l’altro perdo il conto. Il pomeriggio e’ caldo e sonnacchioso, si passa il tempo in qualche modo.
Verso le 4 del pomeriggio catturo Mirko e lo costringo ad accompagnarmi ad un buco soffiante che ho visto lungo la strada mentre venivo ieri in macchina. Per fortuna la strada e’ in ombra e ogni tanto una folata di vento porta refrigerio. Vedo che Mirko ogni tanto zoppica, mi spiega che ogni tanto la sciatica gli da’ noia. Mi sento un poco in colpa per averlo costretto alla passeggiata. Per fortuna ritrovo il buco e si rivela effettivamente soffiante anche alla prova della sigaretta. Certo c’e’ da scavare, ma intanto possiamo accontentarci.
Ecco Mirko dopo la nostra passeggiata.
Stasera grande abbuffata. Martina ha iniziato ad organizzare per la carne alla brace. Cerco di darle una mano per quel che posso.
Anche i nostri eroi del Chiocchio sono tornati. Linda e Angelo sono arrivati al Centenario e poi soli soletti sono tornati indietro, grandi! Michele e Giulio, in compagnia di Giuseppe sono arrivati al fondo, complimenti anche a loro.
Arrivano anche i partecipanti all’uscita alla grotta di Boccarotta. Un restringimento da scavare ha interrotto prematuramente l’immersione degli speleosub ma e’ stata comunque una grande giornata e prima e durante la cena se ne parla.
Una bella cena rasserena gli animi e permette di vedere con piu’ ottimismo le fatiche patite in grotta.
Le chiacchiere del dopo cena, accompagnate da qualche digestivo fanno parte del pacchetto relax.
Roberto organizza un giro di “Filume’, Filume’, voglio stare insieme a te, sul sofa’, sul sofa’, con lo zigolo zigolo za’”. Un Gioco perverso in cui chi sbaglia beve. Io mi astengo perche’ sbaglierei sicuramente troppo, ci vuole un fisico bestiale per certe cose.
Dopo la prima ora entrano in gioco i big…Elisabetta prende posto a capotavola. la seguo per tutta l’ora successiva…non sbaglia mai, una macchina da guerra!
La regola dettata da Roberto e’: il primo “Filume'” e’ normale, il secondo cantato, il terzo muto e il quarto col giro al contrario. Li seguo per almeno un paio d’ore nelle quali al tavolo parecchi si dichiarano sconfitti dalla “Filume'”. A conferma della perversita’ di questo gioco posso dire che in quasi 4 ore e parecchi litri di vino non ho mai potuto vedere il giro al contrario!
Quando mi sento cotto nonostante siano stati altri a bere, saluto tutti e mi ritiro per una bella dormita.
17 luglio 2022 – Si riparte.
Anche stamane sveglia presto, fa meno fresco rispetto a ieri mattina. Mi sbrigo a disfare la tenda prima che l’aria diventi bollente.
Il sole inizia a fare capolino tra gli alberi, meglio affrettarsi.
Anche Barbara e’ sveglia.
Ecco un allegro incontro mattiniero Diana e Federico, ieri ci siamo visti poco perche’ erano a prendere fango a Boccarotta, mi fermo ad importunarli un poco.
La mattina si porta avanti tra qualche chiacchiera e una prolungata colazione.
Silvana ancora non ve l’avevo presentata, mi sono impegnato per imparare il suo nome quindi spero di aver ricordato bene. Dietro di lei Giulio se la ride sotto i baffi.
Barbara e Giuseppe sono ancora impegnati a smontare la tenda.
Ma appea terminato si uniscono al gruppo dei colazionanti.
Gruppo misto.
Anche Angelo fa la sua comparsa.
Mi aggiro per i prati, ora invasi da macchine e tende cercando un punto in cui ci sia abbastanza campo per chiamare casa.
Fatta la mia telefonata torno al gazebo della colazione, magari trovo ancora qualcosa da spizzicare.
Si forma un gruppo che va a ritirare parte del materiale a Boccarotta, li salutiamo sorbendo il caffe’.
Roberto, Mirko e Mauro si mettono al PC per vedere la restituzione grafica dei dati raccolti ieri.
Maurizio prepara la sua speleo-moto per il ritorno.
La mattina avanza pigramente, inizio ad avere voglia di tornare a casa.
I miei amici si stanno godendo la giornata di ozio dopo le fatiche ipogee.
E’ deciso, vado a casa. Il tempo di salutare tutti, mandare un bacio a Martina come ringraziamento per tutto quel che ha fatto in questi giorni e poi via.
In verita’ non devo tornare a Roma, ma a Tagliacozzo e non ho idea di quale strada fare. Stavolta per tornare alla civilta’ non lascio decidere al navigatore ma prendo la strada che conosco. Da Terni Est in poi lascio fare a lui e devo dire che mi porta per belle strade che mi portano piacevolmente fino a destinazione. Alla prossima.
Pubblicato inUncategorized|Commenti disabilitati su Chiocchio – Raduno – 15/07/2022
Con Federica, Luca, Angelo e Giancarlo a visitare l’Ovito di Pietrasecca.
Questa gita prende “vita” grazie al fatto che sono per qualche giorno in vacanza a Tagliacozzo e che il 9 e 10 Luglio c’e’ il “Raduno Abruzzese Grotte di Pietrasecca”. In questi giorni hanno aperto al pubblico speleologico varie grotte solitamente interdette. Potevo scegliere tra grotte bellissime come quella del Cervo, quella di Luppa e l’Ovito. La grotta del Cervo e’ stata una delle mie prime grotte, quando era ancora in esplorazione. Pero’ era a numero chiuso e probabilmente affollatissima, La grotta di Luppa, bella anche lei ma spero di poterne organizzare la visita anche in un prossimo futuro. Alla fine scelgo l’Ovito, e’ molto bella, e’ quella a cui sono piu’ affezionato e penso piacera’ anche ai miei amici.
9 luglio 2022 – visita preliminare al raduno
La mattina del 9 decido di fare un salto al raduno per verificare che i moduli di partecipazione che ho raccolto con fatica siano a posto e che per domani non ci siano problemi. Passo in segreteria per conoscere Valentina con la quale ho scambiato innumerevoli messaggi nei giorni scorsi. Appena ci vediamo ci riconosciamo a vicenda, lei lavora qua da molto tempo e probabilmente ci eravamo gia’ visti in altre occasioni. Risolti i problemi burocratici me ne vado con Luna a rivedere l’ingresso della Grotta del Cervo. E’ proprio un altro posto rispetto a quello che ricordavo, ma dagli anni ’80 in poi ne e’ passato di tempo.
Cammino per un bel pezzo, non ricordavo ci fosse tutta questa strada. Ad un certo punto il sentiero termina…e della grotta nemmeno l’ombra. Dopo aver escluso tutti i punti che mi sembrano piu’ adatti ad accogliere l’ingresso di una grotta, rivolgo la mia attenzione a quella che avevo subito identificato come una cabina della elettricita’.
Guardo meglio dentro, dopo la prima porta ce n’e’ una seconda, fosse lei che cela l’ingresso?
Entrambe le porte non sono chiuse a chiave cosi’ mi affaccio per dare un’occhiata. Non ne ricavo molto altro che un poco di refrigerio dal caldo asfissiante che c’e’ fuori. Saluto la grotta e torno sui miei passi.
Tornato alla segreteria saluto Valentina, mi fermo a fare chiacchiera con Marco mentre allestisce la vetrina di articoli speleologici e quindi torno a Tagliacozzo dove mi aspettano per il pranzo.
10 luglio 2002 – Finalmente l’Ovito!
Il giorno dopo si va in grotta! La mattina ci vediamo tutti in segreteria per la consegna dei moduli di partecipazione. Mentre siamo la’ il nostro gruppetto si arricchisce di un elemento di qualita’, Giancarlo. Una speleo di lungo corso, come ricordera’ parlandone durante l’uscita, lui era tra gli scopritori e primi esploratori della grotta del Cervo e c’era anche quando Claudio fece la risalita all’Ovito rivelando al mondo il meraviglioso ramo fossile.
Eccoci quindi al solito parcheggio. Prima di cambiarmi faccio un giro di foto. Qua abbiamo Luca e Federica. Federica annuncia subito che ieri sera e’ uscita con amici e ha fatto…oggi! Si dichiara molto stanca ma pronta per visitare questa grotta.
Questo invece e’ Angelo.
Questo invece e’ un gruppetto di speleo teramani. Di loro conosco Aurelio, che ricordo volentieri come “spacciatore” di un’ottima genziana fatta in casa con le sue proprie mani.
Mi vesto in maniera minimale, poi metto tutto nello zaino e costringo i miei amici a spostarsi all’ombra onde evitare la sublimazione per il caldo torrido. Mentre loro terminano i preparativi distribuisco della pizza presa al forno di Tagliacozzo che e’ ottima da consumare finche’ e’ fresca.
Arriviamo all’ingresso e qua finalmente trovo una temperatura adatta per indossare la muta, cosa che mi accingo a fare con sbuffi e lamenti.
Mentre io sono impegnato nella vestizione chiedo a Giancarlo di accompagnare i miei amici, alla loro prima visita, al piccolo ramo laterale. Lo chiamo “ramo fossile”, quando invece e’ piu’ che attivo, ma Giancarlo mi capisce ugualmente. Mentre termino la vestizione passa e va anche il gruppetto teramano.
Sono pronto. Vado a raggiungere i miei amici. Mi soffermo solo un attimo per immortalare lo spettacolare portale d’ingresso della grotta. Me lo chiedo ogni volta, chissa’ che cosa ha provato lo speleo che lo ha visto per la prima volta…un bel batticuore, immagino.
La visita al ramo laterale e’ interdetta quindi trovo tutto il mio gruppetto che attende paziente. Proseguiamo.
Sui resti di un tronco d’albero trovo ancora una volta la testimonianza della forza della natura, un fungo e’ nato sul legno.
Mentre ci avviamo verso la parte piu’ acquatica faccio foto ed importuno i miei amici parlando a vanvera di tutto quel che mi passa per la mente a proposito della grotta.
Inizia il meandro. Per anni l’ho detestato perche’ si percorreva facendo i traversi, molto spesso durante i corsi di speleologia. Un procedere lento e faticoso ma soprattutto causa di tanto freddo patito nelle attese. Da quando ho scoperto la muta e posso percorrerlo sguazzando nell’acqua l’ho rivalutato assai. Giancarlo non ha portato la muta quindi preferisce sorbirsi tutti i traversi. Ma e’ solo lui ed e’ veloce quindi proseguiamo assieme.
Passo per primo per la via d’acqua e costringo i miei amici a fare lo stesso. Poi riprendo con sadismo le fatiche di Giancarlo.
Pochi minuti e siamo al laghetto. Il livello dell’acqua e’ bassissimo, uno dei piu’ bassi che io ricordi. Tutto il mio gruppo si ammutina e, mentre io nuoto beato per attraversare il lago, loro prendono la via della corda. A loro piace cosi’. Li aspetto pazientemente.
Una volta riuniti riprendiamo il nostro cammino.
Alla base della monumentale colata calcitica che porta alla risalita per il ramo fossile lasciamo gli zaini. Voglio portare i miei amici a vedere la zona con il sifone finale. Il laghetto finale e’ adorno come al solito di vari reperti di civilta’, ma nemmeno tanti. Anche qua il livello dell’acqua e’ basso, talmente basso che possiamo arrivare alle zone del sifone semplicemente camminando a bordo parete. Riesce a venire anche Giancarlo.
Vado avanti per mostrare la strada e poi mi fermo a fare foto mentre loro faticano.
Ecco che arrivano.
Un cunicolo che prelude al vasto ambiente dove si trova il sifone.
Andiamo avanti. Il livello dell’acqua e’ talmente basso che oggi l’acqua scorre dal sifone verso il lago della monnezza e non viceversa come dovrebbe.
Ecco il sifone.
Una piccola medusa, le faccio una foto ma onestamente non rende molto.
Tento anche una foto a Federica e Luca ma riesco a “bruciare” Federica per la troppa luce.
Tornando indietro Luca, il nostro animalologo, ci fa notare la presenza di alcuni gamberi. Ci fermiamo per far loro della foto. Questo, il primo e’ piu’ vanitoso e si lascia fotografare fuori dell’acqua.
Il secondo e’ piu’ timido e si nasconde sotto l’acqua e un velo di fango. Luca dice di averne contati tre all’andata ma il terzo rimane ben nascosto. Fanno loro compagnia anche alcune minuscole rane che scappano veloci in acqua appena vedono le nostre luci.
Torniamo sui nostri passi. Ora devo spogliarmi della giacca della muta per poi indossare l’attrezzatura. Mi serve un poco di tempo. Ancora una volta approfitto della gentilezza di Giancarlo perche’ guidi Angelo e Luca alla risalita. Federica rimane con me a farmi da badante e darmi una mano a strapparmi da dosso la giacca della muta.
Pronto! Iniziamo anche noi a salire verso la risalita. Devo dire che con il passare degli anni la colata deve essersi resa piu’ ripida perche’ faccio una bella fatica e l’eco del mio fiatone risuona nella immensa sala.
Guardo verso la nostra meta. I nostri amici sono a buon punto e hanno gia’ impegnato la risalita.
Quando arriviamo infatti c’e’ Luca al frazionamento, un paio di minuti e tocca a noi. Federica sale per prima.
Il tempo per ricompattare il nostro gruppetto, riprendere fiato e siamo pronti per proseguire. Dobbiamo affrontare il salone di crollo prima di poter vedere le meraviglie che nasconde il ramo fossile. Troviamo anche le tracce di una bella conchiglia incastonata nella roccia. Una foto la merita sicuramente.
Proseguiamo tra gli enormi massi. Per creare suspence faccio notare ai “miei” ragazzi che questi massi, in chissa’ quale epoca, erano parte del soffitto di questi ambienti. Mi ascoltano ma non sembrano molto impressionati dalla cosa.
Inizia la parte piu’ interessante del ramo fossile, la parte con le concrezioni. Una meraviglia che non smettera’ mai di entusiasmarmi.
Il passaggio giustamente e’ delimitato dal nastro bianco e rosso, tanto per limitare i danni a queste sculture naturali.
Le parole sono inutili, quindi vi lascio a guardare per conto vostro.
A questo punto Federica si dice stanca. Fa un debole tentativo di dire: “vi aspetto qua”, ma stavolta non posso permetterle di perdersi lo spettacolo che ci aspetta poco piu’ avanti. La costringo a proseguire con bieca cattiveria.
Unica concessione alla sua stanchezza sara’ il rinunciare a vedere i 2 rami laterali. Luca e Angelo protestano un po’ ma li convinco che li potremo vedere la prossima volta. Proseguiamo beandoci delle bellezze che ci si presentano davanti agli occhi. Vi lascio di nuovo con le foto che tentano di rappresentarle.
Arriviamo al fondo. Annoio i miei amici rammentando per loro quante volte si e’ fantasticato di scavare la frana e uscire all’esterno chissa’ dove.
Troviamo un angolino simpatico dove facciamo foto. In verita’ sono anni che dico che voglio esplorare il cunicolo in fondo a questo ambiente ma ogni volta la muta che mi impaccia mi fa desistere. La prima foto e’ per Angelo.
Quindi e’ il turno di Federica.
E arriva la foto anche per Luca.
Ancora il tentativo di riprodurre qualche meraviglia.
Potevo mancare io? Mi sequestrano la fotocamera ed eccomi in posa con la mia tuta quasi nuova, in effetti oramai sono piu’ strappi che tessuto, pero’ perlomeno e’ fresca.
Ancora qualche foto alle concrezioni cercando di rendere l’idea della fantasia e la maestria della natura.
Di questa concrezione ho un ricordo, se presa con la giusta angolazione sembra la bocca spalancata di un coccodrillo (o un drago se preferite). Ho una foto “antica” in cui poso tra le fauci di questo mostro ipogeo. Peccato la foto sia su carta, da anni che la cerco senza successo.
Senza fretta e con tanta ammirazione riprendiamo la via del ritorno.
Arrivati alla sala di crollo vediamo delle luci fare capolino e venire verso di noi. E’ il gruppo degli speleo teramani guidato da Aurelio. Ci hanno messo un poco ad arrivare perche’ sono senza muta ed hanno percorso il meandro in modo classico, facendo tutti i traversi su corda.
Foto per Angelo.
Ecco Aurelio, ci salutiamo e poi ognuno per la propria direzione.
Si scende verso la risalita.
Federica ed io rimaniamo per ultimi ma siamo gia’ pronti quando Luca passa il frazionamento.
La discesa della colata ciclopica.
Alla base della colata dico a Federica che la accompagnero’ nella traversata a nuoto del lago cosi’ che eviti di stancarsi su corda. Quando pero’ arriviamo al lago ci sono molte persone, un altro gruppo entrato da poco. Giancarlo e’ fermo a scambiare qualche parola con loro. Mi scordo completamente dei miei buoni propositi e vado a farmi la nuotata da solo. La risalita della sponda opposta e’ meno difficile di quanto pensavo.
Devo dire che il saltino finale di poco piu’ di un metro mi mette un poco in difficolta’ ma dopo quattro o cinque tentativi lo passo, con molta soddisfazione. Mi metto comodo in attesa dell’arrivo dei miei amici che hanno preferito la via su corda. Il primo ad arrivare e’ Giancarlo.
Poi arriva Angelo.
Nel frattempo Giancarlo ha salito il saltino e mi passa accanto. Subito lo blocco per una foto.
Lo stesso faccio con Angelo appena arriva a tiro.
Nel frattempo si palesa Federica.
Eccola che passa il frazionamento finale, in fondo le luci indicano che l’altro gruppo ha ripreso il cammino.
Eccoli mentre si avviano verso la risalita.
Ancora Federica, al saltino.
E’ il momento di Luca, che chiude il gruppo.
Giancarlo ed Angelo affrontano la “sella” su corda. Io non me lo sogno neanche! E stavolta costringero’ Federica ad imitarmi nella nuotata.
Ecco Federica e Luca che arrivano dal passaggio precedente. Metto in atto il mio proposito e costringo Federica alla nuotata. Luca preferisce affrontare la sella su corda.
Ancora pochi minuti e siamo fuori. Lo sbalzo improvviso di temperatura e’ forte. Ci cambiamo il piu’ svelti possibile.
Federica e Luca sono pronti.
Ci spostiamo in macchina alla segreteria. Da quanto sappiamo infatti, nelle vicinanze e’ stato allestito un punto di ristoro e noi proprio di quello sentiamo il bisogno!
Strada facendo incontro un gruppo attorno ad un tavolino…mi sembra di conoscerli, mi avvicino. Ma sono Gaia, Fabio e Piero, anche loro hanno approfittato di queste giornate. Scambio con loro qualche chiacchiera ma poi mi avvio a raggiungere il mio gruppetto, la fame morde.
Al gazebo per una manciata di euro, ben spesi, riceviamo una abbondante porzione di lasagne, dei fagioli conditi, una salsiccia e abbondante pane.
Durante l’approvvigionamento il gruppo aumenta di numero, incontriamo i ragazzi del GsCaiRoma, reduci dalla grotta del Cervo. Ci uniamo a loro in un’unica tavolata festosa. Carichi di deliziose cibarie ci spostiamo ad uno dei tavoli, all’ombra per fortuna, e ci nutriamo in allegria.
Terminato il lauto pasto, soddisfatti e in pace col mondo non rimane altro da fare che salutarci. La tiriamo lunga con qualche altra chiacchiera, sembra brutto mettere fine ad una cosi’ bella giornata ma cosi’ e’. Alla fine, ognuno sulla propria macchina, ci si saluta e si parte in direzione casa. Alla prossima.
Pubblicato inUncategorized|Commenti disabilitati su Ovito di Pietrasecca – 10/07/2022
Con Almalinda, Gabriele, Giuseppe e tanti altri amici al raduno speleo vicino Altamura,
presso il Centro Visite Lamalunga, vicino alla grotta dell’uomo e all’immensa dolina detta Pulo di Altamura.
Siamo a fine giugno, proprio gli ultimi giorni, e io sono in vacanza con Betta in quel di Bisceglie. Dai miei amici Gabriele e Giuseppe ho saputo che parteciperanno ad un raduno in Puglia, ad Altamura. Saranno a un’ora di macchina da Bisceglie, l’idea di partecipare ad un raduno in Puglia e di incontrare degli amici mi sorride. E’ deciso, vado.
Per non rubare troppo tempo alle vacanze con Betta andro’ solo un giorno, il 2 di luglio.
La mattina verso le 8 prendo con me Luna e vado alla macchina. Appena capisce che andremo a fare un giro assieme inizia a uggiolare dalla contentezza. Appena si calma un poco la faccio salire in macchina e partiamo.
Quando arrivo al Centro visite Lamalunga c’e’ poca gente in giro, chi e’ qui da ieri probabilmente sta smaltendo i postumi del festeggiamento serale. Appena sceso dal parcheggio trovo la segreteria. Faccio l’iscrizione e guadagno la mia bella fascetta adesiva sul polso. Faccio anche la mia prima figuraccia, sono sicuro di conoscere la ragazza che e’ ora in segreteria ma non ricordo chi sia. Dopo l’iscrizione rimango la’ a far chiacchiera, lei mi squadra meglio, sono con la mascherina, e mi dice: “Ma tu sei Bibbo! Ti ricordi di me?”. Col solito imbarazzo, amorevolmente coltivato in decenni di figure simili, le rispondo sinceramente: “So di conoscerti ma non ricordo perche’!”. Senza prendersela troppo lei mi aiuta: “Siamo stati assieme a cena a Giovinazzo proprio 2 giorni fa…”. Prima figuraccia fatta, ora possiamo ripartire! Gentilmente si ri-presenta, e’ Chiara. Mi fermo a parlare con lei ancora qualche minuto, almeno finche’ arrivano altre persone e deve seguirne l’iscrizione. Ne approfitto e compero anche una maglietta a ricordo di questo raduno. Vedo di sfuggita Rosa e Fedele ma sono impegnatissimi, non riusciamo a trovare un secondo per salutarci come si deve.
In attesa dei miei amici vado a fare un giro per il centro visite. Attaccato alla veranda che funge da segreteria per l’evento c’e’ il corpo principale del centro. La’ si terranno gli interventi, mi affaccio, sembra un luogo fresco, meglio.
Davanti al centro visite vedo delle scale, scendendole arrivo al livello sotto dove trovo l’equivalente dello SpeleoBar. Qua si mangia, si beve e si stringe amicizia, per ora trovo solo persone assonnate che sbadigliano davanti ad un caffe’, ma per i pasti sono previste tante buone cose. Accanto al punto di ristoro c’e’ anche un piccolo emporio di mercanzie speleologiche ma per oggi non voglio farmi tentare, quindi lo evito.
Dopo il giro di ricognizione torno alla segreteria dove vedo arrivare i miei amici. Gabriele, nemmeno a dirlo e’ al telefono. Faccio subito la mia seconda figura da niente. E’ il compleanno di Gabriele e me ne sono completamente scordato. Stavolta e’ Giuseppe a salvarmi sussurrandomi un avvertimento all’orecchio. Vedo che Gabriele attacca e faccio appena a tempo a fargli gli auguri prima che riceva un’altra telefonata. Se di solito il suo telefono fa super-lavoro oggi e’ proprio incandescente!
Dopo qualche chiacchiera di saluto decidiamo come passare la mattinata, che si preannuncia molto calda. Per prima cosa andremo al Pulo di Altamura aggregandoci ad un gruppetto di persone guidate da Antonio. Prendo a bordo Giuseppe come guida e facciamo una bella fila di macchine su una strada ben polverosa. In breve siamo allo spiazzo dove lasciamo le macchine per ammirare il Pulo dall’alto. Si tratta di una immensa dolina, Antonio ci dice che probabilmente si e’ formata col crollo della volta di un enorme ambiente ipogeo. Sul fondo della dolina serpeggia una spaccatura che la attraversa da parte a parte. Ancora Antonio, il nostro cicerone, ci dice che sul lato destro, alla fine della spaccatura c’e’ un inghiottitoio con un pozzo di circa 30m. Non andremo a visitarlo perche’ non abbiamo l’attrezzatura, pero’ e’ bello saperlo. Ci spostiamo pero’ a vedere un paio di grotte che si vedono sul bordo della dolina, proprio di fronte a noi. Pensavo saremmo andati a piedi ma visto il caldo la nostra guidaci indica di prendere le macchine per avvicinarci il piu’ possibile.
Parcheggiate nuovamente le macchine, con un breve ma bollente tratto a piedi ci portiamo all’ingresso della Grotta Prima. Entriamo nella sala che forma la grotta, c’e’ un corrimano che aiuta nella discesa. Vado in giro a curiosare tra i vari buchi. Luna mi guarda interdetta poi si stende a terra a godersi il fresco. Terminata la visita facciamo ritorno alle macchine per spostarci alla grotta dell’uomo, quella famosa, del teschio concrezionato, per intenderci. L’ingresso non e’ permesso a nessuno, ci spiega Antonio, ma potremo consolarci visitando la vicina grotta delle Capre. Lasciate le macchine sul bordo strada iniziamo il pellegrinaggio rovente verso la grotta piu’ famosa.
Dopo una salita in cui il sole la fa da padrone arriviamo all’ingresso della grotta. La zona e’ recintata e l’ingresso e’ protetto da una cupola metallica che le da’ un aspetto “spaziale”, da base lunare.
Antonio ci intrattiene raccontandoci della esplorazione della grotta. Dall’ingresso ci sono 2 rami, quello piu’ evidente e’ stato esplorato per primo ma era solo di interesse speleologico. Il secondo ramo, piu’ angusto e’ quello dove e’ poi stato ritrovato il cranio dell’uomo che l’ha resa famosa.
Terminata la visita virtuale alla grotta dell’uomo riprendiamo a salire fino alla vicina grotta delle capre.
L’ingresso si presenta bene. Appena mi affaccio un bel fresco mi accoglie.
Anche qua un corrimano e degli scalini facilitano l’accesso.
Si tratta di una sala abbastanza grande e fresca, andando avanti il soffitto diventa piu’ basso, in fondo, sulla sinistra c’e’ un buco da cui esce aria addirittura fredda. Antonio ci dice che passando quel buco troveremmo la prosecuzione della grotta. Provo ad affacciarmi ma riesco ad intravedere solo un’altra sala e, forse, un salto.
Restiamo ancora qualche minuto a goderci il fresco e a recuperare il coraggio di affrontare il caldo infernale che ci attende fuori. Alla fine prendiamo coraggio e torniamo alle macchine. Concludiamo il giro tornando al centro visite che con mia sorpresa e’ molto piu’ vicino di quanto pensavo. Abbiamo fatto un ampio anello uscendo dal centro visite da una parte e rientrando dalla parte opposta.
Tra una grotta e l’altra si e’ fatta ora di pranzo. I nostri addetti al ristoro hanno previsto varie prelibatezze e noi ci appostiamo nei pressi per approfittarne.
Davanti alla porta del bar viene messo un tavolino che funge da cassa e ritiro delle vettovaglie. Ognuno di noi si serve e poi mangiamo allegramente tutti assieme.
La ripresa delle attivita’ “serie” deve attendere che ognuno abbia placato la fame, quindi tutto il programma slitta di circa mezz’ora. Ma si, che problema c’e’, una organizzazione elastica evita inutili stress! L’intervento che inizia dopo pranzo e’ proprio quello di Gabriele e Giuseppe e tratta della guida di persone ipovedenti in un ambiente di grotta e del percorso per formare delle guide preparate a questo. Una attivita’ nata quasi per caso alcuni anni fa che sta prendendo sempre piu’ corpo.
Subito dopo di loro parla una ragazza che con il suo gruppo sta facendo dei video sperimentali per descrivere le grotte attraverso sensazioni indotte dalle immagini, dalla voce narrante, dalla musica e dai suoni caratteristici delle grotte. Vediamo anche un video di esempio. Un esperimento interessante, magari ancora grezzo ma potenzialmente molto interessante.
Termina il video e la parola passa ad un altro gruppo che descrive le proprie esplorazioni in territorio albanese. Mi interessa molto, mi piacerebbe visitare l’Albania, ma lo sguardo implorante di Luna mi costringe ad abbandonare la sala per concederle una passeggiata dopo quasi 2 ore di paziente attesa dei miei comodi.
Torno al punto ristoro con i miei amici. La ragazza che ha presentato il video sperimentale siede accanto a me, ne approfitto per esternarle il mio apprezzamento per il lavoro che ha presentato. Ne parliamo un poco cercando di coinvolgere anche i miei amici. Quando si alza perche’ deve andare la saluto con l’augurio di progredire con questo lavoro che la appassiona cosi’ tanto. Catturiamo anche Franz per una chiacchiera sulle scuole di speleologia e sulle grotte, passiamo cosi’ piacevolmente almeno un’ora. Vorrei mostrargli il Catasto FSL ma non si riesce a combinare, peccato, sara’ per un’altra volta. Tra una cosa e l’altra si e’ fatta quasi ora di cena. Avanza ancora qualche minuto alla cena, Almalinda impiega questo tempo in maniera proficua andandosi a comperare uno zaino da grotta, molto bello e capiente. Mentre Almalinda va in macchina a riporre i suoi acquisti io mi intrattengo a importunare il fantastico quartetto che fatichera’ dietro al bancone per sfamarci. Di lato c’e’ anche Antonio che, dismesse le vesti di guida, ora e’ l’inflessibile cassiere.
Sono brave, belle e sorridenti, quindi meritano anche una doppia foto.
Arriva la cena! sono tra i primi ad approfittare delle delizie che sono state preparate per noi. Il piatto che piu’ apprezzo sono degli involtini, sono semplicemente fantastici. Me ne faccio ripetere il nome una decina di volte ma ricordo solo che sono “braciole”. Pero’ almeno ho imparato grossomodo come vengono preparate. Intanto queste sono di carne di cavallo, vengono confezionate legandole con lo spago e poi messe dentro dei vasi di coccio insieme ad un monte di verdure. Il vaso di coccio viene poi sigillato e messo in forno. Dopo molte ore di cottura il vaso viene tirato fuori e fatto freddare un poco. Quello che ne esce fuori, vi posso assicurare, e’ una autentica delizia.
Dopo cena inizio ad avvertire le prime avvisaglie di stanchezza. Ricordo a me stesso che manca piu’ di un’ora di guida per poter trovare riposo. Molto a malavoglia quindi inizio a salutare coloro che riesco e poi fuggo alla chetichella verso la macchina. Il ritorno passa via senza soffrire troppo ma devo dire che quando raggiungo il letto ne trovo veramente sollievo. Una giornata speleo-social nata quasi per caso ma molto divertente. Alla prossima e…tanti auguri Gabriele!
Pubblicato inUncategorized|Commenti disabilitati su Raduno Altamura – 02/07/2022
Con Federica, Luca e Gabriele per una visita alla grotta dell’Elefante.
La mattina Gabriele recupera me sotto casa, poi passiamo a prendere Federica a Piazza Bologna. L’appuntamento con Luca e’ al piazzale dell’aeroporto di Guidonia. Quando siamo tutti riuniti ci dirigiamo compatti e convinti al vicino bar per la colazione quindi ci spostiamo nei pressi della grotta per cambiarci e andare.
Tutti pronti? Ok, si va. Il caldo si fa sentire ma andiamo spediti verso la grotta dove ci attende il fresco.
Deve essere passato del tempo dall’ultima visita alla grotta da parte di qualche speleo, il sentiero e’ quasi chiuso e devo andare a intuito per trovare il passaggio.
Devo anche fare mente locale perche’ proprio l’ultima volta che venimmo trovammo la via d’accesso sbarrata e dovemmo sperimentarne una alternativa. Mi ricordo chiaramente questo fatto…ma la strada da prendere un po’ meno! Alla fine la azzecco al primo tentativo e me ne rallegro senza darlo troppo a vedere. Nei pressi dell’ingresso gia’ si avverte il cambio di temperatura, molto piu’ gradevole. Faccio sosta qua per terminare la vestizione. anche gli altri attendono agli ultimi preparativi.
Oggi Gabriele sembra di malumore, o almeno non e’ socievole come al solito. Infatti mentre noi finiamo di vestirci lui si carica lo zaino in spalla e senza tante cerimonie si avvia nella galleria. Noi 3 terminiamo di sistemarci quindi lo seguiamo. Strada facendo mi improvviso cicerone per i miei ex-allievi visto che sono alla prima visita in questa simpatica grotta. Troviamo una pistola, a prima vista sembra vera ma prendendola su ci accorgiamo che e’ di plastica. Una foto la merita comunque.
Avanziamo spediti nella galleria artificiale, quando arriviamo al punto in cui la galleria intercetta la grotta troviamo Gabriele che sta terminando l’armo. Il tempo di un saluto e scende per continuare l’armo.
Quando la corda e’ libera iniziano a scendere i nostri novelli speleo. Mi metto sul bordo del pozzo per far loro una foto ma nel caso di Federica il risultato e’ alquanto deludente.
Con Luca va un poco meglio.
Aspettiamo che Gabriele sistemi la corda del traverso. Non servirebbe perche’ i nostri nuovi amici ed ex-allievi sono molto bravi ma la corda c’e’ e tanto vale usarla.
Nell’attesa cerco di fare qualche foto interessante ai broccoletti che ornano la grotta in questo primo tratto.
I nostri amici aspettano pazienti, io vado a vedere se Gabriele ha bisogno di una mano.
Pare di no, eccolo che gia’ scende il pozzo successivo.
Dico a Federica e Luca (che oggi mi viene di chiamare Giulio per insondabili motivi) di venire avanti.
Il meandro li impegna ma nemmeno tanto.
Al pozzo cambio idea. Scendo prima io, mi fermo al frazionamento per dare un occhio ai nostri novelli speleo quando si cimentano. Sono bravi, ma la prudenza non guasta mai.
Arriva Federica, la avverto di fare attenzione al frazionamento che ora si trova alle sue spalle.
Scende un poco troppo, ma il pozzo e’ stretto, anche per lei, quindi e’ facile rimediare.
Il successivo deviatore non e’ un problema, la lascio alla guida di Gabriele per gli ultimi metri.
Arriva Luca….
Anche lui si cimenta col frazionamento sullo stretto e se la cava benone.
Pochi minuti e siamo tutti giu’. Gabriele presenta ai nostri amici la concrezione in cui la sfrenata fantasia dei primi esploratori ha visto la proboscide di un elefante. Fatte le presentazioni, proseguiamo lungo il meandro, verso la strettoia.
La chiamo strettoia per simpatica memoria, oramai e’ un passaggio comodo. C’e poi il passaggio giu’-su che permette di evitare i laghetti. Passo per primo e aspetto che arrivi il resto del gruppo.
Intanto importuno la roccia che ho di fronte cercando di ricavarne qualcosa di bello…senza gran risultato.
Faccio salire Federica vicino a me per fare spazio a Luca.
Eccoli tutte e due sorridenti mentre li guido nel passaggio angusto che ci portera’ al “mio” meandro, quello che voglio rivedere oggi.
Nello spiazzetto che precede il meandro ci riuniamo tutti e facciamo uno spuntino, io bevo un poco d’acqua e rubo un pezzo della merendina di Federica.
Rifocillati e pronti al cimento, partiamo per il meandro. Per i miei novelli amici e’ un impegno grande e inconsueto ma so che ce la possono fare con un po’ di attenzione. Vado avanti, Federica mi segue, Luca segue Federica e Gabriele chiude la fila.
Dopo qualche metro Gabriele decide che oggi il meandro non gli piace. Ci avverte che si ferma e torna indietro. Noi proseguiamo alacremente.
Qualche passaggio e’ piu’ ostico di altri, ma con il giusto piglio si passano tutti.
Vado avanti un po’ poi mi fermo per fare foto. Federica sembra sempre meno convinta di continuare, pero’ intanto prosegue.
Mi ricordo bene questo passaggio dalle volte scorse, si scavalca un masso e si disarrampica per un paio di metri. Per prima si cimenta Federica.
E quindi e’ il turno di Luca.
Andiamo avanti, si suda abbondantemente, d’altronde il meandro e’ molto impegnativo da fare senza corde a rassicurare l’animo di chi lo affronta. Devo dire che a me piace cosi’ ma posso capire che come prima esperienza in “meandrismo” sia impegnativa.
Proseguiamo. Tengo d’occhio i miei pargoli, finche’ c’e’ il sorriso va tutto bene, penso. Ma non e’ cosi’. Federica all’ennesimo passaggio un poco piu’ esposto si dichiara troppo stanca per proseguire. Provo a convincerla aa andare avanti ancora un paio di metri ma non c’e’ verso. Ha trovato una nicchia poco piu’ grande di lei, quindi molto piccola e ci si e’ incastrata. E’ decisissima a non volersi muovere. Hai voglia a dirle che il posto che si e’ scelta e’ scomodo, che poco piu’ avanti c’e’ un piccolo spiazzo dove potra’ riposare…nulla da fare. Mi assicuro che non ci siano pericoli poi la lascio nella sua nicchia e proseguo con Luca.
C’e’ un passaggio in cui ci si deve abbassare, nel farlo quasi vado a dare una capocciata a un millepiedi. Per scusarmi gli dedico un set di fotografie. Lui se ne frega altamente e continua il suo cammino senza degnarmi di attenzione.
Luca mi segue ma qualcosa mi dice che anche lui inizia ad essere stanco.
Arriviamo fino a un caposaldo segnato a vernice. Questo mi conferma che oltre ad aver armato il meandro qualcuno ne ha anche fatto il rilievo. Meno male, l’idea di dover venire io a farlo non mi garbava punto (per dirla alla toscana).
Non posso andare oltre. Sapere che Federica e’ incastrata in quella nicchia non mi lascia tranquillo. Ho visto quanto basta. Ci sono delle correnti d’aria su cui mi piacerebbe investigare ma sara’ per un’altra volta. Propongo a Luca di tornare indietro e vedo che accetta con piacere. Al ritorno troviamo una sorpresa, Federica si e’ stancata della sua scomoda nicchia ed e’ avanzata fino allo spiazzetto che le avevo proposto. Meno male, anche se avrei preferito esserci mentre si spostava.
La raggiungiamo, ma prima di partire facciamo tutti e 3 una sosta allo spiazzo. Li faccio sistemare comodi e poi spegniamo le luci per un poco di relax al buio. Per passare il tempo racconto loro delle allucinazioni visive ed uditive che si possono avere quando si sosta a lungo in grotta al buio e in silenzio. Non so se mi credono ma spero che la loro passione per la speleologia duri abbastanza da poter provare queste bizzarre sensazioni. La sosta e’ piacevole, ma abbiamo ancora da percorrere un bel pezzo per raggiungere Gabriele. Si riparte.
Strada facendo mi ricordo anche di fare la foto a una delle particolari piastrine con cui e’ stato attrezzato il meandro.
Passetto passetto ci avviciniamo alla partenza del meandro, la nostra meta.
Per non fare troppo torto a Luca, ogni tanto faccio una foto anche a lui, ma solo quando il meandro lo permette.
Federica e’ stanca e la sorveglio con attenzione.
Qua inizia la sequenza di foto che la accompagnano in un rapido sonnellino.
Quasi quasi mi poggio un attimo…ma solo un attimo.
Si…solo un attimo…magari chiudo anche gli occhi, ma solo un momento.
Per fortuna arriva Luca…
…che come un principe ipogeo…
…risveglia la bella addormentata in meandro!
Alfin giunti! Sento Gabriele che ci chiama, siamo oramai a pochi metri da lui. Una volta riunito il nostro allegro gruppetto facciamo sosta per uno spuntino e soprattutto per bere tanta acqua per recuperare i liquidi persi. Convinco Federica a mettere mano alle sue provviste. Sfodera un gustoso panino di cui anche questa volta rubo un pezzo. Dopo lo spuntino, qualche chiacchiera e un doveroso riposo, propongo di ripartire. C’e’ un ultimo posto che desidero mostrare loro, la celeberrima “schiena del drago”. Per farlo c’e’ da fare un altro passaggio “tecnico” una risalita in contrapposizione di circa 3 metri. Salgo per primo per mostrare loro il passaggio poi mi sistemo in alto per dare una mano. Passa Federica, passa Luca. Gabriele decide che non ha voglia di fare la risalita, ci aspettera’ qua.
Siamo ora sul plateau inclinato, lo traversiamo mentre descrivo ai miei amici il posto che vedono e alcuni aneddoti che mi sovvengono. Scendiamo per il passaggio fangoso e siamo nella sala del “trivio”. Non credo si chiami ufficialmente cosi’, ma e’ un nome che descrive bene la sala da cui si dipartono almeno 3 meandri. Faccio notare ai miei amici le varie colorazioni della parete che, credo, indicano il livello che aveva l’acqua fino a non troppo tempo fa.
I primi 2 li indico e basta, noi prendiamo per il terzo, che direi piu’ una galleria con tanti massi di crollo ben conditi con fango appiccicoso.
Eccoci! Finalmente posso mostrare loro la roccia contorta che mi piace chiamare “la schiena del drago”.
Non poteva mancare una foto ricordo tutti assieme. Impiego ancora qualche minuto per una sommaria descrizione di come la grotta continui piu’ avanti per quello che viene chiamato “Acheronte”.
Torniamo indietro. Al plateau non ho cuore di costringere i miei cari ragazzi ad una perigliosa discesa in contrapposizione. Propongo loro di utilizzare la corda per scendere fino a dove c’e’ il giu’-su dell’andata. Accettano senza protestare. Spiego loro che io vado a recuperare Gabriele e il mio zaino. Rimaniamo d’accordo che mi aspettino alla base della discesa. Vado. Quando arrivo al “campo base” scopro che Gabriele se n’e’ gia’ andato e, oltre al mio zaino ne ha lasciato un secondo come gradito regalo. Per fortuna e’ leggero.
Ho pensato male, passo il passaggio angusto e lo ritrovo all’uscita del giu’-su. Luca e Federica sono ancora su a decidere se e come scendere.
Li aspettiamo dando loro un urlo perche’ ci raggiungano senza prendere strade strane. Siamo di nuovo tutti assieme. Gabriele affronta per primo il giu’-su, seguito da Luca, Federica e me. Mi attardo un poco per il meandro di ritorno. Quando arrivo alla base del pozzo da salire trovo che Luca e’ gia’ partito.
Gabriele e Federica sono “spiaggiati” davanti alla proboscide dell’elefante.
Giusto il tempo di arrivare a mettermi seduto che Luca urla la libera. Decidiamo che e’ meglio che salga io dopo di lui. Gabriele vuole rimanere ultimo per disarmare. Quando arrivo in cima al pozzo trovo Luca che riposa poco piu’ avanti.
Sistemo le mie robe nello zaino mentre aspettiamo che Federica salga. Eccola arrivata.
Chiude cosi’, senza un vero finale la mia sequenza fotografica, chissa’, magari mi ero stufato, oppure la fotocamera era troppo infangata e si e’ rifiutata di lavorare di piu’ di questo. Chi lo sa! Rimedio a parole.
Qualche minuto e ci raggiunge anche Gabriele. Intanto Federica e Luca, guardandosi a vicenda affrontano il breve meandro fino al pozzetto d’uscita. Pochi minuti ancora e lo risaliamo tutti. Anzi, mentre lo risalgo io, i nostri giovani esploratori partono per vedere anche la parte finale della galleria artificiale. Tornano indietro mentre Gabriele fa capolino dal pozzo. Il tempo di togliere la corda e siamo fuori.
Dopo cambiati, per coronare la bella uscita ci fermiamo al bar per un aperitivo. I saluti e un tranquillo ritorno a casa concludono la nostra giornata ipogea. Alla prossima.
Pubblicato inUncategorized|Commenti disabilitati su Grotta dell’Elefante – 18/06/2022
Gabriele, io e Luna in giro per i boschi di monte Livata a cercare la Grotta dei Cofacchi.
Tempo fa Nerone ci parlo’ di una grotta che trovo’ anni fa e che non e’ mai stata inserita a Catasto. Oggi e’ la giornata giusta per tentare di rimediare.
Dopo una sosta da Cicchetti per la colazione prendiamo decisi la strada che da Subiaco porta a Livata. Stavolta non arriviamo fin su, ci fermiamo a meta’ strada, a quel tornante dove ci sono pareti sulle quali scorre sempre un velo d’acqua. Ora si nota poco, ma d’inverno il velo d’acqua si trasforma in maestose stalattiti di ghiaccio e allora la parete diventa uno spettacolo.
Parcheggiamo la macchina nello spiazzo all’apice del tornante. Accanto allo spiazzo c’e’ anche una fontana della cui acqua fresca approfittiamo volentieri. Ci cambiamo senza fretta.
Si parte per la nostra ricognizione. Dopo nemmeno 3 passi dobbiamo gia’ decidere quale sentiero prendere. Uno sale deciso verso l’alto, non ci piace, il secondo va quasi in piano dritto a noi. Il terzo forse non e’ un sentiero ma e’ il fondo valle dove in inverno scorre un torrentello ora in secca.
Nel fondo valle c’e’ forse un buco da vedere ma rimandiamo l’eventuale discesa al ritorno. Prendiamo la “sana” via di mezzo.
Dopo un centinaio di metri di sentiero questo si unisce temporaneamente al fondovalle. Prendiamo a seguire quest ultimo anche se a posteriori posso dire che questa scelta si rivela molto faticosa da praticare.
Il posto comunque e’ una meraviglia, centinaia di buchi ci fanno girare a casaccio da destra a sinistra e viceversa scansando massi e alberi. Trovo un osso enorme, ma Luna non sembra interessata.
Luna e’ tutta presa dalla passeggiata e corre qua e la’.
Dopo aver visionato una quantita’ di buchi piu’ o meno interessanti, ma nessuno con aria e tantomeno catastabile, decidiamo di lasciare il fondovalle e salire alla nostra destra (per chi ama le definizioni, la sinistra orografica del nostro torrentello in secca). Incontriamo presto una parete che ci ostacola la salita. Iniziamo a costeggiare la parete.
Ogni tanto troviamo dei buchi e ci fermiamo a dare uno sguardo.
Su quelli piu’ promettenti facciamo sosta prolungata per vedere se siamo fortunati. Ma ogni volta dobbiamo riprendere il cammino annotando un nulla di fatto.
Cosa si intravede lassu’? Sembra qualcosa di interessante.
Ma che bello, speriamo bene. Mi avvicino con molta fiducia e speranza.
Niente da fare, uno sgrottamento senza prosecuzioni praticabili o anche solo immaginabili.
Approfitto del fresco per attendere che Gabriele mi raggiunga.
Anche lui va ad osservare lo sgrottamento, ci sembra incredibile che non continui, pero’ e’ cosi’.
Proseguiamo.
Gabriele prende la testa del gruppo, io e Luna seguiamo. E’ quindi Gabriele a notare per primo un buco. A prima vista non sembra migliore di altri appena visti, pero’ meglio verificare.
Per prima cosa togliamo di mezzo le foglie che ingombrano l’ingresso e impediscono l’accesso.
Togliamo anche un paio di sassi, fino a fare lo spazio per affacciarsi dentro almeno con la testa. Stavolta c’e’ un poco di soddisfazione. La nostra grotta sembra gia’ catastabile, pero’ torneremo armati di tuta, buona volonta’ e DistoX per verificarlo.
Salutiamo la nostra forsegrotta, battezzata Tana di Luna, e proseguiamo il giro.
Vicino all’ennesimo scavernamento inconcludente mi fermo a fare foto a degli animaletti corazzati dentro una grotta a loro misura…un poco li invidio.
Il cammino si fa sempre piu’ impervio, ogni tanto incontriamo degli insidiosissimi ghiaioni. Il sentiero che seguiamo probabilmente e’ stato tracciato da animali, infatti ogni tanto il passaggio sul sentiero ci e’ impedito da rami fronzuti che sono alti meno di mezzo metro da terra.
Mi rifaccio gli occhi con un bel fiore…
Siamo ancora in mezzo alla boscaglia quando Gabriele e il suo fido GPS dicono che siamo vicini ad una grotta catastata, quella di Morra Puina. Vale la pena cercarla per riprendere il punto preciso. Giriamo per un bel pezzo intorno al punto segnato, ci allontaniamo in tutte le direzioni per almeno 100m ma della grotta nulla. Alla fine ci dichiariamo sconfitti. Sotto di noi sento il rumore di macchina, la strada e’ vicina. Mi sento un poco stanco, propongo una sosta. Sia Gabriele che Luna sembrano d’accordo. Luna e’ particolarmente soddisfatta quando vede che le ho portato una mezza porzione di carne. Se la mangia in un soffio mentre io sgranocchio frutta secca (rigorosamente scaduta!). Rinfrancati riprendiamo il cammino. Scendiamo verso la strada. Incontriamo prima una sterrata, Gabriele dichiara che e’ la strada che segue il tracciato dell’acquedotto che potrebbe portare l’acqua a Livata se un giorno decidessero di metterlo in funzione.
Inizialmente prendo la strada in salita, vorrei continuare ancora per un po’. Gabriele mi riporta sulla retta via, in discesa e verso la macchina.
La strada sterrata e’ comoda e a tratti si vede sotto di noi la strada asfaltata e anche Subiaco.
Non molliamo, uno sguardo lo manteniamo verso il lato destro della strada in cerca di buchi interessanti ma gia’ sappiamo che nulla troveremo, troppi detriti sono stati ammucchiati in fase di costruzione dell’acquedotto.
Arriviamo infine alla strada asfaltata. L’attacco della strada sterrata penso di non averlo mai notato prima d’ora. Ma lo abbiamo appena percorso ed e’ sicuramente la’ da molti anni. Non si finisce mai di imparare…meno male!
Scendiamo verso la macchina continuando a scrutare la parete a bordo strada alla ricerca di buchi interessanti. Subiaco sotto di noi continua a fare bella mostra di se’.
Qualcosa troviamo ma sono tutti buchi contrassegnati dall’omino stilizzato che e’ il simbolo del nostro gruppo. Sono gia’ stati visti e valutati chissa’ quando.
Girata l’ultima curva eccoci in vista del tornante dove abbiamo lasciato la macchina. Poggio lo zaino, sistemo Luna e prendo dell’acqua fresca dalla fontana per farla bere. Quando lei e’ sistemata, mi cambio e risistemo le mie robe nello zaino.
Ricapitolando, grotta Cofacchi non l’abbiamo cercata e quindi nemmeno trovata. Trovata una forsegrotta da rivedere. Della grotta di Morra Puina, nessuna traccia. Sui buchi lungo strada, giudizio sospeso. Con le pive nel sacco dal punto di vista dei risultati, ma soddisfatti della bella passeggiata, ce ne torniamo a Roma. Alla prossima.
Pubblicato inUncategorized|Commenti disabilitati su Cercando Cofacchi – 11/06/2022
Con Federica, Luca, Angelo, Giulio. Fatta la traversata Falvaterra-Pastena e ritorno. Il posto lo trovate cercando “Monumento naturale grotte di Falvaterra e rio Obaco”. Una visita e’ caldamente consigliata!
Tanto per cominciare…io vi racconto nulla!
Lascio invece la parola a Federica che si cimenta oggi per la prima volta nel raccontare le sue impressioni sulla nuova avventura in cui l’ho trascinata.
Ecco quel che ci racconta Federica:
Prima uscita fuoricorso. Si va in una tipologia di grotta che mi piace definire “grotta acquatica”.
Del gruppo speleo che frequento siamo io, Bibbo (Fabrizio) e Luca, mentre del gruppo Cai, due ragazzi: Angelo, Giulio e la sua Go-Pro che merita una relazione a sé per le sue performance.
Dopo circa un’oretta di viaggio con Luca e Bibbo arriviamo alla famosissima grotta grazie alla quale ormai stavo in hype da una settimana.
Conosciamo lì un amico di Bibbo, uno dei gestori della grotta che ringrazio per avermi prestato la muta di suo figlio. Con molta fatica, dunque, indosso la mia prima muta. Fa un caldo pazzesco, si inizia subito a sudare dopo cinque secondi; tuttavia, l’aspettativa e l’emozione superano di gran lunga la sofferenza del caldo.
Facciamo dunque prima di avviarci la foto di rito.
Dopo la foto ci incamminiamo in una discesa che ci porta alla grotta, prima però una sosta al laghetto delle trote, se non ricordo male.
Una volta visitato il laghetto entriamo ufficialmente nella grotta: avevo già avuto modo di vedere delle foto ma dal vivo è tutta un’altra cosa: è semplicemente stupenda, la grotta più bella che abbia mai visto, solo successivamente mi renderò conto che quello era solo l’antipasto.
Scendiamo da un corda al di sotto del ponte di passaggio turistico e ci troviamo davanti l’acqua bellissima e cristallina con la quale ho il primo impatto: devo dire che per un breve momento mi spezza il fiato, ma l’entusiasmo e la meraviglia mi fanno passare subito la sensazione di gelo, inoltre ho avuto modo di scoprire in quel momento il funzionamento della mia muta e come l’acqua una volta in piedi si riscaldasse molto velocemente lasciando una sensazione piacevole addosso.
Ci incamminiamo e dopo breve tempo raggiungiamo la cascatella dei tuffi. Dopo un po’ di difficoltà iniziale nella salita scivolosa, inauguriamo la serie di tuffi io e Bibbo che saltiamo insieme e successivamente Angelo, Giulio e infine Luca che non si tuffava da molto tempo. Prendendoci gusto faccio un secondo tuffo prima di continuare la nostra esplorazione.
Devo dire che per tutto il tempo che sono stata dentro mi sembrava di essere in un film di avventura; oltre all’esperienza surreale l’acqua a contatto con la luce e il modo subacqueo creava dei colori differenti in ogni stanza della grotta contornata dall’architettura particolare della roccia. Nessun filtro e nessun ritocco avrebbero potuto creare un qualcosa di così perfetto. Sono quei tipi di esperienza che devi vivere per credere.
Continuando la nostra esplorazione ci addentriamo sempre più a fondo per raggiungere diverse altre stanze. Nel mentre riusciamo ad individuare due autoctoni a cui chiediamo informazioni. Un gamberetto minuscolo di cui non ricordo il nome e un altro abitante di cui non ricordo il nome ma che posso mostrare nella foto sottostante, ma credo fosse una larva. Appena Luca lo prende in mano si immobilizza e sembra morto. Ma quando viene riportato in acqua ricomincia a muoversi come se nulla fosse.
Continuiamo il percorso ed arriviamo alla stanza della medusa gigante. Mi avevano anticipato della medusa che io stupidamente avevo associato all’animale ma poi mi trovo davanti ad una roccia gigantesca e brilluccicosa che ricorda le sembianze di una medusa appunto. Ne approfitto per fare una foto a Bibbo considerando che lui è quello che fa di solito foto e di conseguenza non compare mai.
E una foto di Luca, con la sua bellissima muta colorata, che in assenza di calzini impermeabili ha sopportato stoicamente il freddo ai piedi.
Una volta attraversata la sala della medusa inizio ad accusare il freddo alle mani. Ci troviamo infatti davanti alla galleria di circa 150 metri che si può percorrere solo nuotando. E da lì ho cominciato a pregare per la nostra anima. No, scherzo, è che avevo messo le mani sullo zaino di Bibbo per non metterle in acqua: cominciano una serie di percorsi metà a piedi e metà nuotando in cui continuo ad accusare il freddo. Affrontiamo in particolare un pezzo un po’ sporco (sifone) verso la zona di Pastena che non è stato molto entusiasmante, ma per fortuna è durato pochissimo. Più arriviamo verso l’uscita più l’acqua inizia ad evaporare dalle nostre tutte e si forma una specie di nebbia intorno noi. Una volta arrivati all’uscita di Pastena io e Luca ci precipitiamo a fare le lucertole sotto il sole mentre sopra di noi persone ci osservano curiose e io mi sento come una persona famosa che viene attesa dai fan. Il riposo mi è servito tantissimo per affrontare il percorso a ritroso e dopo aver mangiato una merendina condita con acqua, Bibbo gentilmente mi ha dato un paio di guanti e uno strato aggiuntivo di muta con il cappuccio. In questo modo è stato molto più agevole affrontare il ritorno.
Mi stupisce come io sia caduta così tante volte e tuttavia sia riuscita non solo a non rompermi la faccia ma anche a non accusare stanchezza più di tanto, ero arrivata al punto che preferivo nuotare piuttosto che alzarmi in piedi e ormai ero completamente abituata alla temperatura.
Torniamo quindi a ritroso in tutte le sale e nella sala piscina prima di rituffarci dalla cascatella non prima però di fare una foto.
Sostiamo alla cascatella e visitiamo un’altra stanza della grotta che porta all’ uscita artificiale con un’acqua che dire azzurra è dire poco, dove Giulio ha avuto modo di sperimentare l’idromassaggio.
Torniamo verso l’uscita dove fuori dalla grotta ci attendono calorosamente una salita ripida di 500 metri e 40 gradi all’ ombra.
Ci togliamo la muta e ci cambiamo per poi concludere meritatamente la giornata in una trattoria, sicuramente stanchi ma con il sorriso di chi sa di aver trascorso una bella giornata.
Per le foto ringrazio Giuseppe, Angelo e Fabrizio.
Fine della relazione di Federica.
Mi piace sempre confrontare il punto di vista di altri partecipanti alle uscite, per cui un grazie sentito a Federica. Ora pero qualche parola la dico pure io…
Arriviamo alla grotta che il cancello e’ ancora chiuso. Sconcertante arrivare troppo presto! Dopo i preparativi scendiamo alla grotta
Passiamo a vedere l’ingresso acquatico, quello che si fa di solito. Oggi non potremo usarlo perche’ ci hanno messo da poco delle trote ed e’ meglio non disturbarle mentre si abituano al nuovo ambiente. Entreremo dall’ingresso turistico.
Giuseppe ci richiama all’ordine, dobbiamo andare!
In grotta Giuseppe si offre come cicerone per una rapidissima visita alla parte turistica. Mentre loro vanno io ne approfitto per terminare la vestizione. Quando siamo di nuovo tutti assieme, scendiamo a livello dell’acqua e iniziamo la nostra avventura! Tanto per la cronaca sono le 10.30 circa.
Fatta la prima curva la scenografia e’ una meraviglia. Come sempre tento una foto ma non rende l’idea.
Al limitare della passerella ci aspetta Giuseppe per qualche foto e per salutarci dandoci appuntamento per il pomeriggio. Ci avviamo alla cascata dei salti.
Eccola, forse perche’ e’ il primo punto interessante che si incontra, ma vederlo e’ sempre una emozione positiva. Dimenticavo di dire, Giulio e’ un vecchio lupo ipogeo e conosce questa grotta, ma il resto del nostro formidabile gruppetto e’ composto da entusiasti ex-corsisti, quindi mi sento in dovere di fare le presentazioni di quel che vedono per la prima volta. Ci fermiamo ad ammirare la cascata mentre la presento ai miei amici.
Presentazione fatta, mi butto in acqua perche’ devo raffreddarmi un poco prima di arrivare a temperatura di ebollizione. Arrivo al canapone e mi arrampico per primo quindi tiranneggio gli altri dall’alto.
Iniziamo coi tuffi. Convinco Federica, senza troppa fatica devo dire, a fare un primo salto assieme. Unica accortezza prima del salto, Federica , che ha la muta senza cappuccio, si bagna la nuca per attenuare lo shock termico. Il salto viene una meraviglia. Di seguito saltano tutti. Federica si cimenta anche da sola…son soddisfazioni!
Eccoci, dopo i salti, pronti a ripartire.
Ecco Giulio, il veterano, ha approfittato dell’occasione per dare una rinfrescata anche alla tuta speleo.
Si cammina, la parte piu’ chiara delle pareti credo segni il limite normale delle acque quando e’ in regime di piena. Le corde del traverso sistemate molto in alto sembrano confermarlo.
Andiamo senza fretta, lasciandoci meravigliare da quanto la grotta ci presenta. E vi assicuro che ce n’e’ a volonta’.
Ogni tanto si incontrano questi spettacolari festoni di concrezione che meritano una sosta.
Federica e’ sopraffatta, la sorprendo mentre sosta per riprendersi dalla sorpresa, non credo si aspettasse una cosa del genere.
Si continua a camminare per l’ampio meandro serpeggiante formato nei millenni dallo scorrere dell’acqua.
Ogni tanto un laghetto si presenta ad offrirci qualche secondo di refrigerio.
C’e’ Luca che tra le altre cose studia piante e animaletti vari cosi’ ogni volta che incontro un qualcosa mi fermo per farglielo osservare. Trovo un niphargus, un simpatico quanto minuscolo gamberetto. Provo a prenderlo nel palmo della mano ma e’ piu’ rapido di me. Mi rifaccio su un “coso” piu’ grande, eccolo.
Federica e Luca non sanno piu’ cosa guardare, ogni tanto li sorprendo ad ammirare qualche particolare.
Proseguiamo tra pozze d’acqua e tratti a secco. Questo e’ il periodo che preferisco per visitare la grotta. Non c’e’ troppa acqua da poter diventare pericolosa, non c’e’ cosi’ poca acqua da trasformarla in un lungo meandro secco. Certo, cosi’ e’ un poco piu’ faticoso percorrerla, pero’ molto piu’ interessante.
Ogni tanto costringo i miei amici a delle soste per una foto anche se con ambienti cosi’ grandi le foto improvvisate non rendono molto.
Eccoci alla regina della grotta. La medusa!
La descrivo ai miei amici poi iniziamo a prendere posto per fare le foto alla medusa.
Ricambio il favore a Federica presentandovi la sua, le altre ve le risparmio.
Ancora qualche sguardo alla medusa e poi riprendiamo il cammino. Il lago lungo ci attende.
Luca riesce a trovare anche qualche pianta e se ne meraviglia.
Eccola, e’ incredibile la forza della natura anche nelle condizioni piu’ avverse.
Andiamo ancora avanti.
Io continuo ad importunare con la fotocamera.
e poi ancora avanti…
Eccoci arrivati al lago lungo. Mi avvio con decisione pero’ dopo qualche metro mi rendo conto di non aver indossato il cappuccio della muta. Mi accosto ad un sasso per fare quel che devo. Prima di ripartire cedo il mio zaino a Federica perche’ possa tenersi parzialmente fuori dall’acqua e magari sentire meno freddo.
Anche mentre nuoto cerco di fare foto ma naturalmente non possono altro che venir sfocate. Questa pero’ ve la mostro ugualmente. Si intuisce Federica raccolta in preghiera durante la traversata del lago lungo.
Dopo il lago arriviamo al sifone. Dal lato di Pastena e’ il solito coacervo di “monnezza” varia. Avrei voluto farne foto, me ne dimentico mentre tranquillizzo il gruppo, titubante circa l’opportunita’ di affrontare il pattume. Spiego loro che nonostante l’aspetto decisamente poco invitante, e’ tutta roba che galleggia e sotto l’acqua e’ quasi pulita. Mostro loro come dovranno nuotare per spostare la zozzeria che si presenta loro davanti, poi, per avvalorare quel che dico, mi tuffo nel pattume e lo scosto mostrando che l’acqua sotto sembra trasparente. Il sifone e’ comodamente aperto, ha una luce di almeno 50 cm. Aspetto di vedere che inizino a seguirmi, poi parto fendendo la monnezza con decisione e robuste manate. Quando l’ambiente torna ad essere bello torno a fare foto e costringo Federica a farmi da modella.
Proseguiamo. Federica mi chiede un paio di volte quanto manca, probabilmente ha un po’ freddo, ma non se ne lamenta. Non mi preoccupo, per fortuna ho pronto un rimedio per lei. La informo, non so di preciso, ma ora saremo almeno a 2/3 della grotta. Non manca molto a Pastena.
Ecco Angelo, anche lui fresco di corso e’ attrezzato con una goPro e anche lui e’ impegnato a fare foto e video. Ogni tanto ci scambiamo le inquadrature!
Luce! Siamo arrivati a Pastena.
Camminiamo godendoci la piacevole sensazione di aver concluso la prima parte della nostra gita.
Ancora una foto prima di affrontare l’esterno.
Il lago iniziale della grotta, o meglio finale per chi percorre la parte turistica.
Eccoci all’enorme imbocco della grotta. Non ci penso nemmeno ad uscire al sole. Gia’ a questa distanza il caldo e’ asfissiante. Giulio e’ del mio stesso parere. Ci fermiamo qua a fare uno spuntino. Federica, Luca e dopo un po’ Angelo, escono a prendere il sole. Mi chiedo come facciano.
Dopo la sosta richiamiamo i nostri “lucertolini” prima che si stordiscano troppo al sole. E’ la mezza, l’ora di ripartire. Prima di andare svuoto il mio contenitore stagno (che proprio stagno non e’ perche’ un filo d’acqua e’ entrato) e costringo Federica ad indossare un ulteriore sottomuta dotato di cappuccio. La fornisco anche di guanti in neoprene. Ora penso potra’ affrontare il ritorno senza troppa sofferenza. Propongo anche a Luca un sottomuta aggiuntivo, ma lui risponde che sta bene cosi’. In effetti non mi sembra aver accusato il freddo, quindi non insisto. Se servisse a lui o ad Angelo, ce l’ho. Abbandoniamo la nostra piazzola di sosta poco prima che arrivi una visita guidata.
Iniziamo il ritorno a Falvaterra. Sono emozionato, sono anni che desidero fare la doppia traversata Falvaterra-Pastena-Falvaterra, fosse anche solo per evitare la noiosa spola con le macchine tra Falvaterra e Pastena. Ma poi cosi’ mi posso godere doppiamente la grotta e il fresco. E’ un vantaggio non da poco. Oggi per la prima volta avro’ la soddisfazione di mettere in pratica il mio desiderio, anche grazie al volenteroso gruppetto che mi accompagna. Meritano sicuramente una foto!
Si ricomincia a nuotare.
Ora per affrontare il lago lungo mi sono legato una corda alla vita e all’altro lato ci ho assicurato lo zaino. Lo zaino poi l’ho passato a Federica come salvagente. Cosi’ magari la traino, penso. Nei miei ricordi nuotavo per lunghi tratti senza faticare, ora la realta’ e’ ben differente, figuratevi la mia sorpresa quando Federica mi supera senza fatica!
Proseguiamo fino al sifone. Passando all’andata dobbiamo aver smosso del limo marcescente, ora l’acqua puzza sensibilmente. E’ la prima volta che affronto il sifone al contrario, ci metto qualche secondo a decidere quale sia il passaggio, pero’ poi lo azzecco al primo colpo. Subito dopo il lago lungo ci attende.
Riprendiamo il cammino alternato a brevi nuotate.
Il ritorno, come mi aspettavo e’ piu’ veloce, siamo gia’ alla medusa.
Proseguiamo.
Federica in una espressione che sembra dire: “basta foto!”. Sono contento, ora col sottomuta ed i guanti si e’ rianimata parecchio e non sembra piu’ soffrire il freddo.
Devo camminare con attenzione, il mio equilibrio non e’ ancora perfetto e con la stanchezza rischio cadute rovinose. Mi attardo un poco, ne approfitto per fare foto.
La doccia. E’ una stalattite marrone che termina con un piatto chiaro da cui esce dell’acqua “a doccia”, da qui il nome che gli ho affibbiato. All’andata me l’ero persa, quindi approfitto ora per descriverla ai miei amici.
Pausa rinfrescante.
Siamo di nuovo alla parte turistica lato Falvaterra. Il nostro giro e’ concluso, presto e bene e con molta soddisfazione da parte mia.
Non possiamo esimerci da una nuova sosta per i tuffi. Federica oramai ci ha preso gusto e si tuffa prima da sola e poi di nuovo assieme a me. Anche gli altri non si fanno pregare.
Provo a riprendere il salto di Giulio ma non sono abbastanza pronto e becco solo lo sbuffo d’acqua che crea a fine tuffo.
Ultime pozze prima di terminare.
Aspetta! Non avete visto la galleria iniziale, vogliamo darci un’occhiata prima di andare? Pare di si, andiamo.
Mi tuffo per primo e aspetto gli altri.
E’ un giro breve per non rischiare di disturbare le trote che “pascolano” pochi metri piu’ avanti. Al ritorno Giulio si prende ancora uno scampolo di refrigerio facendo l’idromassaggio sotto una cascatella.
E quindi uscimmo a riveder…il caldo asfissiante! Il ritorno alla macchina e’ forse la prova piu’ dura. Sfodero il fiatone delle migliori occasioni ma alla fine arranco fino alla meta. Mentre ci cambiamo arriva Giuseppe e ci consiglia un ristorante alternativo a quello di Paola (riapri presto!). Dopo i saluti e gli arrivederci a presto ci dirigiamo al ristorante “Lo chalet sul lago” dove la coppia che lo gestisce ci fa mangiare, bene e con tanta simpatia, nonostante quando arriviamo siano le 3 e mezza passate.
Il ritorno e’ il necessario completamento di una bella giornata. Alla prossima.
Pubblicato inUncategorized|Commenti disabilitati su Falvaterra – 04/06/2022