Piccola Creta – 11/03/2023

Ancora una bagnatissima uscita in una grotta simbruinica. Stavolta era il momento di Piccola Creta con Alessia, Luca, io e il supporto esterno di Gabriele.

Oramai lo so, quando esco di casa col pensiero di star dimenticando qualcosa…purtroppo poi, troppo tardi mi accorgo che avevo ragione. Stavolta mi sono dimenticato la fotocamera. Per fortuna hanno sopperito Gabriele e Luca, che ringrazio.

La mattina ci vediamo con Alessia e Gabriele sotto casa mia. Caricato tutto in macchina passiamo al casello di Tivoli a prendere Luca. Dopo le soste canoniche per la colazione e per prendere il materiale ci avviamo finalmente verso la grotta.

Il tempo non e’ dei migliori, quando iniziamo a vestirci per entrare in grotta c’e’ un freddino che farebbe venire voglia di tornare a casa e una pioggerellina fine fine che aspetta solo che cali ulteriormente la temperatura per trasformarsi in neve. Ma noi non desistiamo. Accortomi finalmente che non ho portato la fotocamera, incarico Gabriele di sopperire alla mia dabbenaggine e lui prontamente si impegna. Gabriele ha deciso di risparmiarsi la bagnata in grotta e andra’ in giro a bagnarsi nella ricerca della solita, ormai, “III fossa di Frassigno”.

Alessia, il cui desiderio di conoscere la grotta principalmente ha determinato la nostra presenza qua, inizia a vestirsi. L’ho avvertita che la grotta e’ fredda e bagnata e rincaro la dose esortandola a portare con se’ in grotta almeno una maglia di ricambio.

Questo una volta tanto sono io, mentre mi chiedo se mai mi entrera’ l’imbrago.

Eccoci alla foto di gruppo, ed ecco Luca che e’ il secondo motivo per cui siamo qua. Lo avevamo portato a Piccola Creta durante il corso, ma non avevamo sceso il P50. Aveva espresso piu’ volte il desiderio di poterlo scendere, oggi ne avra’ l’occasione.

Ancora foto di gruppo ma questa volta con Luca in posizione eretta e svettante.

Una volta pronti percorriamo i pochi passi che ci separano dall’ingresso della grotta. Il recinto oramai e’ ridotto ai minimi termini, dovremo fare un intervento di manutenzione con la bella stagione.

Luca sistema la corda d’ingresso partendo dal solito albero poi io mi calo per fare da guida e dare sagge indicazioni…o almeno provandoci.

Gabriele prosegue nella documentazione dell’uscita. Ecco Alessia che si appresta ad entrare.

Ciao ciao.

Ecco buon ultimo Luca. Essendo lui il piu’ giovane e aitante del gruppo odierno gli abbiamo lasciato molto volentieri l’onore e l’onere di portare lo zaino con il trapano e le altre robe pesanti.

Gia’ dal primo pozzetto si intuisce che oggi ci bagneremo come pulcini. Era da mettere in conto quindi me ne faccio una ragione. Scendo alla partenza del P10, quello dove qualche anno fa e’ veramente iniziata la nostra avventura con Piccola Creta. Procediamo spediti ma tenendoci sempre a vista. Scendiamo il P25 facendo sosta tutti e tre sulla cengia a meta’ pozzo. Alla base del P25 gia’ piove abbondantemente.

Faccio fermare i miei amici per un rapido spiegone circa la delicatezza del passaggio successivo. Si tratta di un paio di metri di grotta dove si deve fare attenzione estrema. Infatti tutto quello che cade da questo punto finisce direttamente nel P50. Bene che vada, anche un sassolino dopo 50 metri di caduta potrebbe lesionare, se non tranciare, la corda. Se poi ci fosse uno speleo in mezzo al pozzo, questi ne potrebbe restare seriamente ferito. Dopo essermi accertato che abbiano ben compreso, affronto il passaggio dando esempio di attenzione nel farlo.

Alla partenza del P50 non troviamo sorprese particolari. Le due vie armate sono sempre la’ ad attenderci. Io scelgo la corda rossa e lascio ad Alessia la corda bianca. Inaspettatamente Luca sfodera il cellulare, avevo archiviato con un sospiro l’idea di avere foto in grotta di questa uscita. Luca mi salva regalandomi alcuni scatti.

Ecco Alessia ed io pronti a partire per questa emozionante discesa.

La discesa e’ bagnatissima, in alcuni punti le gocce che cadono sono di dimensioni generose e quasi dolorose quando ti vengono addosso. Cerchiamo di fare piu’ velocemente possibile ma comunque arriviamo giu’ che siamo bagnati come pulcini. Passato il primo frazionamento diamo la libera a Luca che cosi’ puo’ coronare il suo desiderio di scendere finalmente il P50. Luca ci raggiunge velocemente al “campo base”.

Spiego brevemente ad Alessia e Luca dove siamo, quali sono le tre diramazioni della grotta da questo punto e quello che vorrei fare. Alessia propone un caffe’, noi accettiamo con piacere e lei si attrezza per farlo.

Luca approfitta della sosta per fotografare una delle rarita’ in questa grotta, le stalattiti di fango.

Eccole riprese in primo piano. Sono avvolte da una copiosa quantita’ d’acqua proveniente dalla sala laterale, non capisco proprio come mai non ne vengano consumate.

Mentre Alessia prepara il caffe’ io prendo il pesante zaino portato da Luca e salgo la risalita che facemmo Elisa ed io l’ultima volta, oramai tanto tempo fa. Mentre salgo rivolgo un pensiero a Elisa sperando che trovi presto uno spazio tra i suoi impegni per tornare in grotta assieme.

In cima alla risalita c’e’ il passaggio, stretto, che potrebbe portarci al tanto sognato bypass della strettoia che ci blocca sul meandro piu’ in basso. Il primo tratto del passaggio, non lo ricordavo, e’ abbastanza largo, mi ci posso infilare anche se mi e’ strettino di spalle. Davanti a me ho ancora un mezzo metro da allargare, metto mano al demolitore e provo. Subito mi accorgo di non avere abbastanza spazio per lavorare con efficacia e poi la roccia non propone fratture interessanti da attaccare. Visto che Luca in questo momento e’ ozioso con qualche urlo gli spiego dove inizia il cunicolo laterale che porta alla strettoia e gli chiedo di andarci e di dare uno sguardo. Passato il cunicolo Luca conferma la mia impressione, vede la mia luce quindi sono dove pensavo di essere. Lo davo per scontato, ma saperlo con sicurezza e’ meglio. Gli chiedo anche di dare uno sguardo avanti per vedere se ci sono attrezzature vicino la strettoia.

Mentre sono li’ a tentare la roccia per quanto posso, arriva da sotto l’avvertimento di Alessia: “Il caffe’ e’ pronto, venite che si raffredda”. Visto che non ci decidiamo a rientrare Alessia incuriosita dal meandro va a raggiungere Luca e insieme tornano alla strettoia terminale. Dopo qualche minuto di lavoro infruttuoso inizio a pensare a un piano alternativo. Urlo a Luca ed Alessia di rientrare alla base, anche io abbandono il demolitore, lo zaino verde e scendo.

Il caffe’ e’ buono e ancora caldo, Alessia ha anche portato un dolce molto buono che ci dividiamo noi due, perche’ Luca ci dice che non mangia dolci. Peccato per lui, meglio per noi.

Dopo lo spuntino riprendiamo i lavori. Sorbendo il caffe’ mi sono convinto che con il demolitore non riusciremo a concludere molto quindi passo a dare corpo al tentativo che ho pensato. Coinvolgo i miei amici spiegando loro cosa faremo. L’idea e’ quella di usare il passaggio in cima alla risalita per lanciare una corda oltre e poi utilizzarla per risalire partendo dal meandro. Per fare quello che voglio fare devo recuperare una corda da almeno 15 metri. Ci pensavo su bevendo il caffe’. Chiedo a Luca se alla strettoia ci fosse per caso una corda, la risposta e’ no. Alla fine decido che l’unica maniera per rimediarla e’ quella di sacrificare il primo tratto di una delle due corde del P50. Dovrebbe essere circa della lunghezza giusta. Mentre salgo, recupero la corda e scendo chiedo ad Alessia di salire in cima alla risalita e a Luca di andare al meandro, passato il cunicolo.

Dopo qualche minuto abbiamo finalmente la corda che ci serve, e’ strano quanto mi faccia sempre tanta impressione il tagliare una corda, chissa’ perche’. Dopo il taglio la lancio giu’ e poi con lei risalgo a raggiungere Alessia che intanto si e’ messa “comoda” nel pertugio del bypass mancato. Arrivato su, fisso la corda agli attacchi della risalita, faccio un nodo in fondo e ci attacco i 4 moschettoni d’acciaio che abbiamo portato cosi’ che appesantiscano la corda e facilitino il lancio. Illustro ad Alessia cosa dovra’ tentare di fare poi le affido il tutto e scendo per raggiungere Luca.

Purtroppo anche questo tentativo rimane infruttuoso, nonostante la buona volonta’ e la perizia di Alessia nel lanciare la corda, una larga cengia impedisce che la corda arrivi sino a noi.

Visto che il piano B e’ fallito miseramente anche lui, mi invento un altro tentativo, chiedo ad Alessia di prendere la corda, il trapano, di rimettere tutto nello zaino e di raggiungerci. Mentre la aspettiamo convinco Luca ad arrampicare uno stretto camino verticale poco prima della curva del meandro che porta alla strettoia finale. Ci ero salito anni prima, ma non ci passavo, magari Luca, piu’ smilzo di me…Luca non e’ convintissimo della fattibilita’ di questa salita in libera ma poi sentendo che io ci ero riuscito si convince a provare. Nulla da fare, troppo stretto anche per lui.

Arriva Alessia con tutto il necessario, mentre mi porge lo zaino noto un leggero tremito della mano, segno che inizia a sentire freddo. E’ una cosa piu’ che normale visto che siamo tutti zuppi, mi rassegno a fare solo un brevissimo tratto della risalita che voglio fare. Forse me lo sentivo che sarebbero serviti e infatti ho portato con me la piccola scorta di multi-monti che avevo a casa. Li recupero dalla tasca della tuta mentre spiego ai miei amici quello che faro’. Stavolta purtroppo potranno essere solo spettatori e gia’ so che questo non fara’ altro che aumentare la loro sensazione di freddo. L’intento secondario ma non meno importante di questo tentativo e’ quello di far venire loro curiosita’ per tutto quello che si puo’ fare in grotta nel tentativo di esplorare. Nei prossimi mesi voglio organizzare un mino-corso interno al gruppo sulle tecniche d’armo e se quello che facciamo oggi li incuriosisce abbastanza spero di avere almeno un paio di allievi.

Tra una chiacchiera e l’altra per descrivere quello che vedranno mi armo di tutto il necessario cogliendo l’occasione per mostrare loro come impostare il trapano da demolitore a tassellatore, come di blocca il pulsante d’accensione e come si mettono e tolgono le punte. Quando ho tutto il necessario appeso addosso parto a fare la mia risalita improvvisata. Risalgo qualche metro in opposizione approfittando delle pareti non troppo distanti. Rischiando un poco potrei salire ancora, ma perche’ dovrei? Mi sistemo comodo e pianto il primo multi-monti cercando di spiegare ai miei amici cosa sto facendo. Fissato l’attacco fisso la corda e poi mi ci allongio per rilassare un poco le gambe. Tenendo come sicura, piu’ che altro psicologica, la mia longe piu’ lunga, quella della maniglia riprendo l’arrampicata cercando nel contempo di spiegare ai miei amici tutta la “storia” del fattore di caduta. Non credo di esserci riuscito efficacemente, la speranza e’ quella di aver attivato ancora di piu’ la loro curiosita’. Salgo ancora un tratto, quanto mi permette la longe e pianto un altro multi-monti un metro sopra di me. Sistemo la corda sull’attacco. Devo fare un paio di prove perche’ la corda che abbiamo recuperato ha una lesione, probabilmente uno dei sassi caduti chissa’ quando dal P50. Devo ingegnarmi per evitare di utilizzare quel tratto di corda, che per sicurezza ho isolato con un nodo galleggiante.

Mancherebbe un nulla per arrivare alla cengia, me la guardo con un sospiro pero’ immagino che i miei amici stiano iniziando, se non continuando, a sentire freddo. Vabbe’, finiamo qua per stavolta. Monto il discensore e scendo a raggiungerli. Insieme ricomponiamo lo zaino e poi passiamo il cunicolo che ci riporta al “campo base”.

Visto che ho portato il necessario propongo un te’ prima di iniziare la risalita del P50. L’idea sembra piacere, cosi’ recupero quanto serve mentre Alessia sistema per riscaldare l’acqua. Il te’ non viene granche’ perche’ la bombola del gas termina miseramente avendo solo intiepidito l’acqua. Oramai pero’ ci siamo, mettiamo le bustine in infusione, ci versiamo il contenuto di alcune bustine di miele e poi ci consoliamo con la brodaglia che siamo riusciti a produrre.

Terminato il te’ fallimentare riponiamo tutto negli zaini e ci apprestiamo a risalire. Luca aspettera’ pazientemente alla base del P50 mentre Alessia ed io lo saliremo. Luca si sistema comodo e, prendendo spunto da Nerone, si accende una candela per ingannare l’attesa riscaldandosi almeno le mani.

Luca nell’attesa si dedica anche all’entomologia, trova i miseri resti di un “bacarozzo”.

Mentre Luca sperimenta foto utilizzando la luce della candela, Alessia ed io saliamo il P50. Come all’andata l’intensa pioggia non perdona e la relativa lentezza della risalita contribuisce a far penetrare l’acqua praticamente dappertutto. Alessia e’ molto brava e questo mi fa dimenticare che questa e’ la sua prima esperienza con un pozzo lungo. Al frazionamento vado avanti fino al deviatore successivo ma ascoltando Alessia alle prese col frazionamento comprendo che ha difficolta’ nel passarlo. Cerca conforto ed aiuto nella corda che sale non rendendosi conto che la corda e’ troppo elastica per darle aiuto. Cerco di darle consigli da lontano ma non risolviamo. Quando la sento gridare a Luca di salire per darle una mano mi rassegno al fatto di dover scendere a darle una mano. Attacco il mio zaino alla piastrina del deviatore, mi allongio, scendo sui bloccanti fino a mettere in carico la longe, monto il discensore e raggiungo Alessia. La situazione che trovo non e’ pessima ma Alessia e’ un poco in confusione…Osservo ancora a distanza ravvicinata per vedere se la mia presenza la rassicura abbastanza da risolvere autonomamente ma la vedo un poco stanca dai tentativi infruttuosi. In pratica e’ salita molto col croll, quasi a battuta col nodo del frazionamento, questo le toglie spazio di manovra, la situazione insolita di un frazionamento su pozzo lungo fa il resto. Mi avvicino per darle una mano, mi sistemo poco sopra a lei e la aiuto a sollevarsi per togliere il croll. In un paio di tentativi riusciamo nell’intento e possiamo proseguire. Salendo assieme cerco di farle capire che la sua difficolta’ e’ la difficolta’ di tutti alle prime esperienze con situazioni sconosciute. E’ il solo modo per imparare veramente ad andare in grotta. Sembra rincuorarsi e sale senza altri problemi.

Arrivati alla partenza del P50 urliamo la libera a Luca e intanto con Alessia rincaro la dose di raccomandazioni nel passaggio critico. Aspettiamo un paio di minuti ma poi il freddo inizia a mordere. Saliamo il P25 con la solita sosta a meta’ pozzo dove Luca ci raggiunge. Proseguiamo la salita tutti assieme rimanendo abbastanza vicini. Sopra il P10 mi fermo ad attendere i miei amici per non inondarli di sassi e terriccio che cadrebbe dal passaggio successivo. Quando arriva Alessia le faccio spazio per attendere assieme Luca. Quando anche Luca fa capolino, ci avviamo verso l’uscita. Parto per primo ma devo fermarmi subito perche’ salendo si stacca un sasso di dimensioni rispettabili e devo fare passamano con Alessia per sistemarlo dove non puo’ fare danno.

Esco per primo e subito il gelo mi assale ma aspetto con pazienza che escano i miei amici. O almeno, aspetto Alessia perche’ nel frattempo vedo qualcuno avvicinarsi, e’ il buon Gabriele che tornato dalla sua ricognizione era in vigile attesa del nostro arrivo. Vedendo che oramai tremo vistosamente mi cede le chiavi della macchina e rimane lui ad aspettare Luca.

Dopo esserci cambiati ed indossati panni caldi e asciutti il freddo inizia a diventare un ricordo. Ecco Alessia ed io dopo aver recuperato il sorriso.

Tra le foto che mi ha girato Gabriele ce n’erano alcune relative alla sua ricognizione, almeno una mostra un buco piccolo ma interessante.

Questa non so cosa possa essere, ma c’era e ve la mostro.

Ancora una volta la “III fossa di Frassigno” rimane introvata, anche perche’ Gabriele ha un serio conflitto con le batterie e a meta’ strada gli si e’ spento sia il cellulare che il GPS, quindi non ha potuto completare la ricerca.

Una volta ricomposta la squadra in tutti i suoi elementi, terminiamo di riporre le attrezzature, i vestiti da grotta e ripartiamo. Al ritorno il mio enorme zaino giallo pesa almeno il doppio che all’andata, tanta e’ l’acqua che ho accumulato nei vestiti. L’ultima tappa e’ al magazzino dove incontriamo Nerone e gli facciamo una breve relazione verbale di quanto abbiamo combinato oggi. Gli diciamo anche del fatto che in fondo alla strettoia abbiamo trovato tracce di tentativi di disostruzione e pattume vario che sicuramente non ci appartengono, nulla di male, la grotta e’ di tutti, ma sarebbe bello che chi lo fa lo dicesse, basterebbe un cenno tramite social. Bah! Problemi di convivenza tra speleologi che esistono da sempre e sempre rimarranno irrisolti. Fa nulla, pero’ speriamo che la prossima volta almeno ripuliscano un poco.

Dopo la sosta al magazzino riprendiamo la strada di casa. Io sono finito dalla stanchezza ma sia Alessia che Luca domani partiranno per una escursione, io a malapena riusciro’ a camminare, beati loro! Alla prossima.

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Bucia dell’ortaia – 04/03/2023

Con Gabriele, Betta e la gioiosa Luna per un giro misto, visita alla Bucia dell’ortaia, pranzo e passaggio a Subiaco. In teoria a Subiaco saremmo dovuti andare ad un convegno organizzato dal Parco dei Monti Simbruini, che noi frequentiamo spesso, ma la sera prima Gabriele viene avvisato che il convegno e’ stato annullato. Oramai la giornata e’ organizzata, perche’ rinunciare? Solo l’impegno principale e’ saltato! Andiamo ugualmente. In alternativa Gabriele si porta dietro le nuove felpe del gruppo da consegnare a Elia.

Stavolta andiamo con due macchine, Betta, io e Luna nella nostra, Gabriele con la sua. L’appuntamento sarebbe stato a Rocca di mezzo alle 9.30 ma dopo un paio di telefonate ci incontriamo a Canterano dove, dopo una veloce colazione abbandoniamo Betta e andiamo a trovare la bucia dell’ortaia che tanto ci incuriosi’ la volta scorsa.

Lascio l’auto a Betta e con Luna ci spostiamo su quella di Gabriele. Andiamo diretti nel punto del supposto ingresso. I rovi sono sempre li’, minacciosi ma stavolta siamo venuti “armati”. Abbiamo i guanti di cuoio e le forbici per potare, rovi tremate!

Passo le armi a Gabriele, andra’ ad attaccare i rovi da un lato che gli garba, io intanto mi preparo perche’ voglio vedere un passaggio basso che mi aveva incuriosito la volta scorsa, Lo mostro a Gabriele prima di addentrarmi.

Gabriele inizia a potare di buona lena, io lo fotografo, lo saluto e vado.

Prima di passare pulisco meglio che posso…meno peggio di quel che pensavo, non devo nemmeno strusciare con la pancia per terra. Passo quasi indenne.

Un rapido sguardo attorno mi convince che la grotta sia qua. Chiamo Gabriele, individuo con lui un punto dove sarebbe comodo passare se lo liberassimo dai rovi.

Quando lo vedo completamente preso dal compito di eliminare i rovi che ostacolano il passaggio, torno a dare uno sguardo alla grotta.

Gia’ appena mi affaccio un simpatico stillicidio mi rinfresca la schiena. L’ingresso e’ una “S”.

Vado avanti ancora un tre metri poi ci sono un paio di diramazioni che proseguono piu’ strette.

Le forme tondeggianti mi fanno pensare ad una grotta di origine ipogenica, chissa’…

Un ragnetto.

Questa sembra la diramazione piu’ interessante. Per ora non si passa ma visto che la scheda della grotta parla di uno sviluppo di 40 metri probabilmente si dovra’ tornare.

Anche dall’altro lato c’e’ qualcosa di interessante ma e’ piu’ stretto. Da rivedere anche lui.

Quando torno indietro Gabriele ha finito di disboscare la rovaglia. Per far vedere che anche io voglio fare la mia parte inizio a intralciarlo nel tentativo di dargli una mano. Alla fine, nonostante me, riesce a passare.

Anche Gabriele si addentra nella grotta per dare uno sguardo alla nostra conquista. Terminata la visita usciamo rimettendo a posto il ferro che ostruiva il passaggio.

E’ ancora presto. Per aspettare ora di pranzo andiamo a dare uno sguardo nei dintorni, fosse mai…

Gabriele si perde da un lato, io mi dirigo verso la parete di fronte.

La citta’ dei sassi de’ noantri. Credo che solo chi scia e ha fatto il giro dei quattro passi mi capira’.

La parete e’ interessante ma non mostra buchi notevoli, cosi’ a prima vista.

Il nero lassu’ mi incuriosisce ma non intendo andarci oggi.

Terminato il mio giro curioso urlo un paio di volte a squarciagola il nome di Gabriele ma ottengo solo silenzio in risposta. Nel dubbio richiamo Luna che scorrazza felice e torniamo alla macchina. Sulla strada e’ indicata la parete vicina a dove stavo curiosando. E’ attrezzata per l’arrampicata.

Finalmente anche Gabriele torna dai suoi giri. Riprendiamo la macchina e andiamo verso Canterano. Abbiamo ancora un’ora prima di pranzo. Gabriele ricorda che c’e’ un’altra grotta sopra Canterano, Grotta Morritana. Propone di andare a rivederla, naturalmente accetto. Arriviamo vicini con la macchina e prendiamo un sentiero ripido, secondo il GPS del mio cellulare mancano “solo” 200 metri. Peccato siano praticamente di dislivello su pietrame scivolosissimo. Qua devo fare mea culpa, col mio equilibrio instabile non avrei dovuto andare in giro col cellulare in mano in un posto dove anche uno “normale” si sarebbe trovato in difficolta’. Tant’e’ che a un certo punto poggio la mano destra su un sasso e contemporaneamente faccio un rovinoso scivolone. Nel tentare di tenermi in piedi senza mollare il cellulare faccio forza sulla mano appoggiata al sasso dove uno spuntone affilato come una lametta mi apre un profondo taglio sul palmo della mano all’attaccatura dell’indice. Come per tutte le ferite profonde il sangue inizialmente non esce ma dopo qualche secondo diventa copioso. Avverto Gabriele che mi sono fatto male e gli dico che provo a proseguire. Dopo un paio di minuti sono in difficolta’, ho tutta la mano dolorante e ricoperta di sangue. Avverto di nuovo Gabriele che per me e’ tempo di tornare all’auto. Stavolta il cellulare lo ripongo e vado a naso. Mi procuro un bastone per aiutarmi e pian pianino scendo riuscendo a non cadere di nuovo. Grotta Morritana la troveremo un’altra volta.

Dopo questa piccola disavventura andiamo a recuperare Betta e andiamo al ristorante.

Un buon piatto di fettuccine fa dimenticare dolori e dispiaceri!

Dopo pranzo passiamo per Subiaco per la consegna delle felpe.

Gabriele seleziona quelle ordinate da Elia e andiamo a portargliele.

Anche questa giornata si conclude con un tranquillo ritorno a casa e altre attivita’ da programmare per il prossimo futuro. Alla prossima.

Pubblicato in Uncategorized | Commenti disabilitati su Bucia dell’ortaia – 04/03/2023

Bucio Nero’ – 26/02/2023

Una gelida umida e fangosa uscita a Bucio Nero’ con Luca.

Gia’ dalla mattina la giornata non promette bene, fa freddo e pioviggina. Non sono riuscito a convincere Gabriele a venire e in sua vece si e’ sacrificato Luca. In compenso Gabriele ci accompagna fino a Fondi di Jenne per poi attenderci andando a fare una passeggiata alla piu’ volte rimandata ricerca della III° grotta di Frassigno.

Dopo le rituali soste per colazione e materiali eccoci al solito parcheggio vicino alla grotta. La temperatura e’ fresca assai , intorno a noi nebbia fitta e goccioloni di pioggia a intermittenza.

Insomma un tempo di quelli che indurrebbe a restare a casa sotto le coperte…molti, ma non noi!

Incuranti di tutto ci prepariamo.

Visto che Luca e’ piu’ veloce di me lo mando avanti per armare col supporto di Gabriele. In pochi minuti mi avvio per raggiungerli. Il terreno e molle e zuppo d’acqua, prevedo una bagnata memorabile.

Il Luca ignaro di quel che lo attende intanto prepara per scendere.

Visto che sono arrivato e che fa freddo assai appena arrivo cerco di dare una mano a preparare e poi scendo per primo. Non poteva mancare una foto di commiato.

Dopo il pozzetto iniziale passo lo scivolo fangoso elencando una buona quantita’ di Santi del calendario quando avverto la melma umida arrivarmi gelidamente sulla pelle. Urlo la libera a Luca e mi guardo attorno mentre tolgo l’attrezzatura da dosso. La volta scorsa abbiamo di nuovo lasciato la cofana non rovesciata e lei ha pensato bene di riempirsi d’acqua fino all’orlo. La sistemo meglio che posso per evitare che si rovesci poi continuo nel mio esame. Appena mi affaccio al cunicolo che dovremmo percorrere dopo trovo una simpatica sorpresa, alcuni sassi di varia grandezza sono caduti da chissa’ dove e sono andati a occludere nuovamente, questa e’ la terza volta se non erro, il cunicolo che porta in zona lavori. Alcune fiorite imprecazioni sorgono spontanee mentre valuto il lavoro necessario per sgombrare. Aspettando Luca inizio a togliere i sassi piu’ vicini.

Saluto Luca con la bella notizia, gli mostro la situazione e gli spiego cosa dobbiamo fare…dopodiche’ lo spedisco dentro al cunicolo a raccattare sassi. In pochi secondi la sua bella tuta nuova ed immacolata diventa da rosso fiammante a marrone bagnato. Anche se lui e’ piu’ smilzo di me i sassi creano parecchio ingombro e ostacolano il suo lavoro. Come se non bastasse i due piu’ grossi sono quelli che sono rotolati piu’ in fondo al cunicolo. Ma il nostro eroe non si scoraggia e inizia a tirare fuori sassi come una ruspa. Io lo aiuto come posso riuscendo a mettergli un piede infangato proprio sulla faccia, l’unico punto che era riuscito a mantenere pulito.

Dopo almeno un’ora di intenso lavoro di Luca e nonostante il mio aiuto ad ostacolarlo, riusciamo a ripulire il cunicolo quel tanto che basta per passare. Ora che il lavoro faticoso e ingrato e’ terminato costringo Luca a uscire perche’ io possa andare avanti. Porto con me un capo della corda di servizio che usiamo per passarci lo zaino nel cunicolo.

Quando finalmente siamo tutti e due nella minuscola sala dove facciamo campo base sistemiamo le nostre robe e iniziamo col lavoro per cui siamo venuti.

Dopo un sommario spiegone su cosa e come andremo a fare prendo quel che serve e vado avanti per il cunicolo dove siamo fermi per lavori in corso. Andiamo avanti in questa configurazione per almeno un paio d’ore. Quando, in uno dei momenti in cui torno vicino a Luca, lo trovo tremante e di un malsano colorito violaceo, capisco che forse inizia ad avere un po’ troppo freddo quindi gli offro generosamente di scambiarci di posto in maniera che si possa riscaldare scavando. Il cambio di posto non e’ la cosa piu’ agevole del mondo in questi minuscoli ambienti ma con un po’ d’impegno riusciamo. Lo seguo per dare una mano.

Con la gagliardia di Luca e la mia consolidata bravura nell’accantonare sassi dove danno meno fastidio riusciamo a pulire la zona lavori. Ecco infatti Luca quasi in piedi sul nuovo fondo della grotta, avanzato di almeno 2 metri.

Ora che sono fermo inizio ad avvertire gelide sensazioni. Nel termine di un’ora mi accorgo di sentire veramente freddo, ho le mani congelate e tremo con vigore. Quando Luca, ancora sul fondo, afferma: “io quasi quasi provo a passare”, l’adrenalina per qualche millisecondo annulla il freddo. Quando parla di nuovo per dire: “quello spuntone mi impedisce di passare”, il freddo torna trionfante a prendere possesso del mio povero corpicino!

Dopo il tentativo infruttuoso di passaggio decidiamo che riproveremo la prossima volta, siamo entrambi sfiniti e ghiacciati, e’ tempo di uscire.

Rifacciamo i materiali mettendo tutto nello zaino poi mi avvio nel cunicolo verso la saletta intermedia. Qualche secondo per recuperare lo zaino poi inizio a rimettere addosso l’attrezzatura mentre aspetto Luca. Quando siamo assieme sono quasi pronto a partire. Stavolta non mi scordo di svuotare la cofana ricolma d’acqua e di lasciarla poi capovolta. Tutto a posto? Pare di si. Mi preparo mentalmente all’abbraccio gelido dello scivolo fangoso e parto per salire il pozzo. All’ultimo frazionamento mi metto comodo e urlo la libera a Luca. Di uscire al gelo non ci penso nemmeno, qua ancora la temperatura e’ accettabile.

Quando arriva anche Luca prendo coraggio e mi affaccio per uscire. Ho fatto benissimo ad aspettare, fuori fa un freddo che levati! Esce anche Luca. Svelti recuperiamo la corda, togliamo gli attacchi e ci avviamo alla macchina. La intravedo appena nella nebbia ma prego che Gabriele sia dentro o nei pressi, altrimenti si trovera’ due surgelati come amici da portare a casa.

Con immenso sollievo quando sono a una decina di metri dalla macchina vedo aprirsi lo sportello del guidatore. Salvi!

Col poco movimento concesso dalle dita congelate inizio a cambiarmi. Mentre sono praticamente nudo e al gelo passano non uno ma due pullman a cui offro un inconsueto spettacolo. Vabbe’ tanto male non fa, proseguo nella vestizione e poi mi infango di nuovo per imbustare tutto il materiale ridotto a una massa informe. Trovo anche il tempo di fare una foto all’eroe della giornata che ha ancora il coraggio e la forza di sorridere.

La giornata di Gabriele non e’ stata molto migliore della nostra a quanto ci racconta. Iniziata la passeggiata verso la grotta che cercava, a una mezz’ora di cammino dalla macchina ha iniziato a piovere seriamente. E’ tornato alla macchina piu’ velocemente possibile ma anche cosi’ ci e’ arrivato fradicio. Anche lui si e’ preso la sua porzione abbondante di freddo. Scendiamo a Subiaco e concludiamo l’uscita andando al bar per prendere qualcosa di caldo prima di rimetterci in macchina per tornare a casa. Nonostante la bevanda calda il freddo non mi molla e tremicchio per tutto il tragitto. Per fortuna il tempo ammorbidisce il ricordo degli aspetti negativi di queste uscite, quindi tra qualche tempo saremo di nuovo qua immemori del gelo patito. Alla prossima.

Pubblicato in Uncategorized | Commenti disabilitati su Bucio Nero’ – 26/02/2023

Ricognizione Cofacchi – 18/02/2023

Gabriele, io e Luna ancora una volta a passeggio per i boschi in cerca di grotte. Una volta tanto pero’ non siamo tornati a mani vuote.

Come capita sempre piu’ spesso al sabato ci troviamo sempre i soliti quattro: Gabriele ed io, io e Gabriele! Provo a proporre di andare a Bucio Nero’ ma Gabriele decreta:”Troppo freddo, andiamo invece a rivedere i buchi in zona Cofacchi”. Stavolta non ho cuore ad insistere, quindi rimaniamo d’accordo per fare ricognizione ai Cofacchi.

Ma cosa sono i Cofacchi, direte voi. E’ quasi sicuramente un nome di fantasia coniato da Nerone quando, forse insieme ad Elia, trovarono un ampio sgrottamento e gli diedero nome “grotta dei cofacchi”. Se ho ben compreso nel dialetto di Subiaco il termine significa “colbacchi”, per sapere il perche’ di quel nome e’ meglio chiediate direttamente a Nerone. Ad ogni modo nel tempo con Gabriele andammo diverse volte alla ricerca di questa fantomatica grotta, ma non trovammo altro che lo sgrottamento. Alla terza volta decidemmo che la fantomatica grotta dei cofacchi poteva essere solo lui, lo sgrottamento. E’ ampio, bello ma assolutamente non catastabile. Da allora per noi la zona si chiama “cofacchi”.

Quando Luna ha sentito parlare di passeggiata nei boschi ha assolutamente voluto venire anche lei quindi la mattina Gabriele passa a prenderci e insieme andiamo prima a fare colazione, poi passiamo al magazzino a prendere il materiale poi saliamo prendendo la strada per Livata fino a circa meta’ dove parcheggiamo in corrispondenza di un tornante. Stavolta troviamo anche un’altra macchina, forse di arrampicatori. Ci accostiamo e iniziamo a prepararci.

La curva di cui parlo in questo periodo e’ festonata da stalattiti di ghiaccio, molto belle.

Pronti?!? Via! Stavolta Gabriele ha preparato il suo zaino mettendoci dentro tutta l’attrezzatura, tutta roba pesante, si vede che si sente in forze. Lo lascio fare, che io sono ancora stanco dalle fatiche della settimana scorsa.

Prendiamo il sentiero, poi andiamo “a occhio” prendendo di petto la salita, quasi sulla massima pendenza. Ogni tanto faccio pausa con la scusa di scattare foto ai fiori.

In verita’ Gabriele prova a dire: “seguiamo il sentiero basso che sale meno velocemente”, pero’ non lo dice con troppa convinzione, quindi lo costringo a proseguire per la via diretta. Luna nel frattempo scorrazza con gioia facendo la spola tra Gabriele e me. Dopo una salita abbastanza ardua finalmente arrivo a ridosso della parete che e’ la nostra meta, i “cofacchi”, appunto.

Mi giro a guardare che fine abbia fatto Gabriele, lo trovo disteso per terra a riprendere fiato. La combinazione salitona+zaino pesante lo ha stroncato.

Mentre lo aspetto mi cambio, prendo la lampada e vado a dare uno sguardo al primo buco che mi si e’ parato davanti arrivando alla parete.

Parte bene ma poi stringe inesorabilmente senza dare speranze.

Una piantina e’ riuscita a nascere, forse perche’ qua dentro e’ riparata dai rigori dell’inverno.

Quando Gabriele mi raggiunge riprendiamo la ricerca delle grotte. I punti delle possibili grotte li avevo nel GPS che mi e’ stato rubato, quindi l’unico che ha i punti e’ Gabriele. Consultando il suo fido GPS decreta che guardando verso la parete dobbiamo dirigerci a destra…e cosi’ facciamo. Incontriamo svariati buchi, li controlliamo ma non ci danno soddisfazione.

Eccoci arrivati alla nostra forse-grotta. Subito le faccio una foto.

Gabriele si prepara per allargare l’ingresso e rendere la grotta ispezionabile. Io mi allontano un attimo per andare a vedere un altro buco quando mi sovviene che Luna potrebbe spaventarsi al rumore del trapano. Mi convinco che e’ meglio legarla prima che scappi. Non faccio a tempo! Proprio mentre chiamo Luna per assicurarla alla corda che ho portato per lei, Gabriele inizia ad usare il trapano. Vedo lo sguardo di Luna cambiare dallo spensierato all’impaurito. Si ferma a due passi da me poi si gira e inizia a scappare, sorda ai miei richiami. Gabriele assorto nel suo lavoro si e’ accorto di nulla, gli urlo di smettere un attimo perche’ devo riprendere Luna. Gia’ mi vedo dover scendere fino alla macchina per recuperare Luna, non so perche’ ma ha deciso che il suo luogo sicuro e’ quello e di solito la ritrovo la’ quando scappa per la paura. Pero’ per ora la vedo correre sul sentiero parallelo alla parete. Dopo circa un chilometro di richiami e disperazione la ritrovo che scorrazza di nuovo spensierata. Stavolta ascolta il mio richiamo e si avvicina. Quando finalmente la acchiappo per il pettorale la riporto quasi di peso verso il nostro campo base. Questa fatica mi procura un forte mal di schiena ma il sollievo per il pericolo scampato lo rende piu’ tollerabile. Per fortuna quando sono a un centinaio di metri Gabriele sente le mie urla e mi porta la corda con cui lego Luna. E’ una corda da 10 metri quindi avra’ possibilita’ di muoversi, ma per camminarci assieme su un sentiero costellato di rami non e’ la cosa piu’ semplice del mondo, ne’ per me, ne’ per lei. Nei pochi metri che dobbiamo ancora percorrere Luna riesce a legarsi in maniera incredibile e devo intervenire per slegarla. Ritornati alla base la lego, potra’ allontanarsi ma restando sempre a vista. Ad ogni modo e’ deciso, Luna e il trapano sono incompatibili, non ripeteremo esperienze di questo tipo, troppo stress per lei e per me.

Sistemata Luna riprendiamo il lavoro e in meno di un’ora l’ingresso e’ abbastanza ampio per una visita. Gabriele si cambia, indossa la tuta ed entra.

Gli passo la fotocamera per documentare. Si tratta di una galleria alta non piu’ di 50 centimetri che corre parallela alla parete esterna. Guardandola dall’ingresso si vede sulla sinistra un ambiente largo circa 2 metri e lungo almeno 4 che termina con quella che Gabriele col suo consueto ottimismo definisce “saletta”. Se ci sono prosecuzioni non sono evidenti. Dall’altro lato, sulla destra la galleria prosegue per 3 metri anche qua senza prosecuzioni visibili.

Vi lascio scorrere in pace le foto scattate da Gabriele a documentazione della grotta.

Alla fine del reportage recupero la fotocamera per fare una foto da un piccolo pertugio laterale all’ingresso mentre Gabriele da dentro illumina una complessa ragnatela.

Quando mi riaffaccio all’ingresso trovo Gabriele in buona compagnia. Luna ha pensato bene di entrare a visitare la grotta.

Termino l’esplorazione con una foto a questi simpatici fiorellini.

Ancora un paio di foto all’ingresso.

Questa con la corda per avere un’idea delle dimensioni.

Dopo aver deciso che la grotta e’ catastabile Gabriele decide che si chiamera’ “grotta Tanaka”, mi spiega il significato di questo nome esotico ma subito lo scordo e lo storpio in “katana” lasciando il mio amico incredulo per l’ignoranza abissale che dimostro.

Contenti e soddisfatti per questo primo successo riprendiamo le nostre cose e torniamo a camminare lungo la parete, stavolta verso sinistra. Finalmente ritroviamo il famoso sgrottamento “dei cofacchi” che per noi da’ il nome a tutta la zona. Una foto e’ doverosa.

Stiamo cercando un buco che trovammo la volta scorsa. Sembrava interessante perche’ soffiava. Purtroppo il punto lo avevo preso io e non l’ho piu’ quindi dobbiamo cercarlo di nuovo.

Cammina cammina il buco soffiante non lo ritroviamo piu’, in compenso trovo un’altra forse-grotta che ha l’ingresso una piccola stalagmite di ghiaccio.

Mi infilo a dare una sbirciatina, avanza “comoda” per circa 3 metri poi il soffitto si abbassa troppo. Si intravede qualcosa ma e’ meglio andare a controllare da vicino.

Quando riemergo dalla visita alla forse-grotta mi accorgo di aver perso Gabriele.

Ipotizzando sia andato avanti proseguo anche io chiamandolo ogni tanto. Nessuno mi risponde. Quando arrivo in un punto in cui la parete sembra interrompersi capisco di star cercando nella direzione sbagliata. Torno indietro.

Lungo la strada ci sono sempre dei bei buchi che sembrano ma non sono.

Da lontano vedo delle belle stalattiti di ghiaccio, le fotografo ripromettendomi di andare a vederle anche da vicino.

Ripasso per la forse-grotta e le dedico una foto, sperando se la meriti.

Alla fine ritrovo Gabriele e lo convinco ad entrare nella forse-grotta. Oggi e’ lui ad aver portato l’attrezzatura, io contrariamente al solito sono venuto solo con i vestiti da camminata. Eccolo pronto per la nuova esplorazione.

Luna si trova un angolino tranquillo.

Gabriele entra e io mi stendo subito dietro di lui ad ascoltare il suo resoconto.

Anche Luna si avvicina per ascoltare meglio. Gabriele controlla il punto dove avevo visto io. Interessante ma c’e’ troppo lavoro da fare. Voltandosi sulla destra trova un buco che sembra promettere cose belle. Al momento e’ largo una ventina di centimetri ma visto che dopo sembra allargare decidiamo di scavarlo un poco.

Gabriele si arma di trapano ed inizia a lavorare. Nel frattempo io mi dedico agli insetti strani che mi camminano accanto.

Gabriele scava a lungo ma poi si dichiara stanco. Mi prende la “curiosita’ esplorativa” e decido che anche se mi lordero’ devo andare a scavare anche io. Rimango dentro almeno un’ora ma il risultato e’ un passaggio quasi transitabile. Esco per convincere Gabriele a rientrare per dare uno sguardo e verificare se vale la pena reiterare la fatica in questo buco. Prima protesta dicendo che gli e’ preso freddo ma poi si lascia convincere, si rimette la tuta e si infila dentro. Alla fine non riusciamo ad avere un responso certo ma decidiamo che vale la pena perderci ancora una giornata.

Questa decisione conclude la nostra ricognizione, prepariamo gli zaini e scendiamo a valle per seguire il sentiero facile. Come mi ero detto, passo per prima cosa a visitare la paretina di ghiaccio.

Anche da vicino e’ molto bella.

Terminate le foto artistiche riprendo il sentiero. Devo dire che e’ sicuramente meno ripido, ma qua in mezzo alla valle c’e’ ancora neve perlopiu’ ghiacciata e il sentiero non e’ proprio agevole da seguire, soprattutto se avete una Luna legata che tira come un cane che tira!

Ecco Gabriele col suo fido e pesantissimo zaino.

L’arrivo alla macchina con l’ultimo sprazzo di sole termina la nostra gita.

Il ritorno e’ tranquillo, Luna sonnecchia tranquilla sui sedili di dietro mentre noi chiacchieriamo di cose speleo, come sempre. Alla prossima.

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Scintilena & Friends – 03/02/2023

Una giornata a Narni per incontrare tanti amici, festeggiare i 20 anni dalla nascita di “La Scintilena” e il buon Andrea che ne e’ l’anima.

La mia e’ stata una visita affrettata, ero di passaggio per andare altrove ma ho pensato fosse imperativo partecipare anche solo marginalmente a questa bella festa. Neanche le foto ho fatto! Anche l’immagine che segue l’ho “presa in prestito”. Vi lascio il link della mia fonte.

Come detto ho potuto partecipare solo al primo pomeriggio di questa festa ma gia’ nelle prime ore si respirava un’aria speciale, da grande occasione.

Complimenti ad Andrea e alla sua “fiammella” che compie 20 anni. Come si dice in queste occasioni: 100 di questi giorni e…alla prossima!

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Meri del Soratte – 12/02/23 [Silvana]

Ancora una volta e sempre con molta gioia ospito la relazione scritta a 4 mani da Silvana e Giulio.

Partecipanti: Giulio, Michele, Laura, Francesca, Luciano e Silvana.

I Meri del Soratte sono tre pozzi situati nel folto boschivo della Sabina. Per raggiungerli potete impiegare 10 minuti, seguendo le coordinate e grazie ad un facile sentiero, oppure perdervi e vagare per 2 ore affidandovi ai vostri infallibili sensi di ragno.

Quella mattina Giulio si era svegliato prima del canto del gallo e, dopo aver tirato giù dal letto Michele, che invero soffre di una terribile malattia chiamata “gioventù” (grazie alla quale aveva fatto nottata), ci vediamo tutti a Sant’Oreste alle 9.

Lasciamo le auto alle 9.30. Ci cambiamo e iniziamo l’avvicinamento affidandoci ai nostri infallibili sensi di ragno, grazie ai quali individuiamo i Meri alle 12.00.

Giunti inequivocabilmente sul luogo, Giulio e Michele vanno ad armare il piccolo, mentre Luciano il grande.

Entro (sono Giulio) a gamba tesa nella narrazione di Silvana con questa elegante scrittura in corsivo per fare una nota su quello che abbiamo fatto. Con Michele ci mettiamo ad armare il mero piccolo per fare un po’ di esercizio e per preparare una seconda linea di uscita oltre alla calata libera del mero grande.

E’ pieno di alberi quindi partiamo spediti, un secondo albero viene eletto a primo punto di frazionamento subito oltre il bordo. Il pozzo è più appoggiato e a gradoni di quanto mi aspettassi guardandolo da fuori.

Continuo lungo la verticale ma mi rendo conto che la corda avrebbe toccato a breve quindi fraziono su di una grande clessidra. Riparto ma mentre mi guardo intorno mi rendo conto che la linea che ho scelto mi porta lontano dai due fix che vedo pronti per la partenza della seconda calata. Mentre mi interrogo sul da farsi Michele mi fa notare una serie di placchette da arrampicata posizionate un po’ più a monte quindi decido di risalire e armare quell’altra via. Dall’albero partiamo con un traverso fino ad una placchetta nuova nuova in corrispondenza di una calatina; è singola ma decidiamo che ce la facciamo andare bene perché si tratta di poco più di 2 metri completamente appoggiati. Camminando sulla cengia arrivo all’armo doppio della partenza verso il pozzo, gli armi sono stati inquietantemente posizionati su di un massone disgaggiato. Probabilmente inamovibile…probabilmente. Decido di ignorare quelle placchette e di usare un naturale ed una placchetta poco più in basso.

Durante tutto questo tempo Michele ha continuato a lamentarsi per il fatto che lo avessi fatto svegliare troppo presto lanciandomi continuamente manciate di sassolini addosso. Ci rendiamo conto che l’armo a cui stavo mirando è ESATTAMENTE nel punto in cui rimbalzano i sassolini come una monetina in un imbuto gravitazionale. Cerco una via di discesa alternativa ma senza il trapano non trovo nulla di utilizzabile. Decidiamo che il pozzo scarica troppo per poter scendere o salire da li tutti quanti ma io mi impunto per continuare ed arrivare alla finestra che dà sul pozzone. I miei desideri però si infrangono male quando arrivo all’armo e mi rendo conto che i fix sono da 10 e non ho comunque modo di procedere. Saluto la finestra da lontano e inizio a risalire disarmando. Sono talmente deluso che neanche vado a vedere la grotta della madonnina. Raggiungiamo gli altri all’ingresso dell’altro pozzo e per fortuna che la giornata è tutt’altro che finita.

Cedo nuovamente la parola alla nostra Selva.

Essendo la nostra prima volta in visita a questa grotta abbiamo certamente reinventato l’armo del mero grande; partendo un albero arretrato rispetto alla staccionata di protezione, si stacca un traverso che porta fino ad una famigliola di alberi, posta pochi metri più in là, su cui si esegue la partenza per la verticale.

Sfruttiamo un’altra malcapitata pianta, posta pochi metri più giù dalla prima e aggettante sulla grande bocca spalancata del Mero, per un frazionamento “alto” sul suo fusto. Scendiamo dritti fin quando possibile, fino ad arrivare su un doppio fix (il più basso dei due lavora male, manca della roccia a sostenerlo) da cui si stacca un piccolo pendolo, da proteggere, che ci pone perfettamente sugli attacchi della verticale della grande calata a tiro unico fino al fondo del pozzo, posti circa 3 metri più in basso e 2 metri a sinistra (dando la schiena al vuoto).

Sistemata la corda sul vuoto che incombe… pronti… respiro… respiro… oggi stavo tanto bene nel letto… Via! …Spettacolo!

Calandoci uno a uno, osserviamo l’affaccio del mero piccolo che si apre sul grande e più in basso l’ampia cengia dalla quale si vede l’arrivo del mero medio: si nota un traverso lasciato da qualcuno che gira sulla cengia per poi chiudersi oltre la nostra visuale.

Sul fondo alcune ossa animali e un cartello turistico perfettamente conservato ci informano senza ombra di dubbio di essere arrivati sul fondo del lungo pozzo da 86 mt.

Un cono detritico degrada verso un arrivo d’acqua e uno scalino di fango fossile. Dal basso il pozzo sembra composto di tre ampie aree sferiche sovrapposte, cosa che ci fa supporre una lenta erosione delle rocce, per l’arrivo di una cascata e della conseguente nebulizzazione. La luce va via via affievolendo dall’alto, così iniziamo una non troppo lenta risalita: devo dire che essere fuori dalla bocca di un simile drago è un gran sollievo!

Dopo esserci cambiati, tappa al simpatico e consigliato pub di Sant’Oreste, il “Crusciof”, con la mappa della Terra di Mezzo dipinta a soffitto che colloca il monte Soratte accanto al regno di Gondor.

Ringrazio nuovamente Silvana e Giulio per la vivace relazione ma ora tocca a me di nuovo a me! Anche se questa volta non ho potuto partecipare grazie a voi ho rivissuto con la memoria le molte discese nel Mero ed e’ stato comunque piacevole. Come sempre…alla prossima!

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Ricognizione Frassigno – 28/01/2023

Con Corrado e Gabriele col progetto di ritrovare l’ingresso di alcune grotte partendo da Livata in zona grotta Doli e proseguendo verso il Pozzo III di Frassigno per poi arrivare a Fondi di Jenne. In realta’ il giro e’ stato un po’ differente ma non meno divertente.

La mattina Gabriele passa a prendermi e insieme andiamo all’appuntamento con Corrado. Stavolta ci vediamo a Tivoli, molto piu’ semplice rispetto alla volta precedente. Stipati tutti nella macchina di Gabriele facciamo sosta-colazione al solito “Cicchetti”, poi a Subiaco a salutare Nerone e infine a Livata che possiamo finalmente vedere imbiancata da una consistente coltre di neve.

Visto che finalmente c’e’ la neve purtroppo anche il traffico e’ sensibilmente aumentato quindi saliamo lentamente in fondo ad una coda interminabile di auto. A Livata andiamo avanti e giriamo a destra verso la chiesa ma dopo una rapida ricognizione in cerca di un posto dove lasciare l’auto decidiamo di tornare sulla strada e parcheggiare in uno spiazzo vicino. Ci prepariamo svelti e partiamo prendendo la strada verso Pozzo Doli. Il paesaggio e’ una meraviglia e il tempo nemmeno tanto brutto.

Senza fretta ci avviciniamo all’area picnic da dove in estate, o comunque senza neve, si parte per Pozzo Doli. Gabriele in questo breve tratto di strada riceve almeno tre telefonate.

Corrado approfitta di una casupola abbandonata per appartarsi un attimo per i fatti suoi. Ne esce poco dopo con aria da trionfatore.

Incontriamo una palina che indica i sentieri, oramai e’ tradizione che io la fotografi quindi lo faccio subito.

All’area picnic la neve inizia a diventare faticosa, decidiamo una sosta per indossare le ciaspole, d’altronde le abbiamo portate, tanto vale usarle.

La nostra ricerca di grotte entra subito nel vivo, a pochi metri dall’area picnic infatti c’e’ una grotta, POZZETTO FRANSUA'(LA1560). La cerchiamo alle coordinate presenti in Catasto ma loro ci portano ad un triste cespuglio semisepolto dalla neve. Dopo aver cercato tutto attorno decidiamo comunque di documentare cosa c’e’ attualmente al posto della grotta.

Per fare un buon lavoro prendo una foto panoramica, permetterebbe di inquadrare l’ingresso della grotta nel contesto che lo circonda…se solo ci fosse l’ingresso!

Dopo questo primo eclatante insuccesso riprendiamo la strada. Al bivio per pozzo Doli Gabriele suggerisce di deviare per andare ancora una volta a cercare POZZO COPERTO(LA1245). Cerca invano di farmi ricordare quando gia’ andammo la volta prima ma sono parole perse nel vento, ricordo nulla.

Cammina cammina arriviamo in cima al cocuzzolo dove c’e’ una centrale non meglio identificata. Per la cronaca il posto dovrebbe chiamarsi “Colle Rotoli”

Prima di svalicare mi giro per fare ancora una foto verso Livata.

Corrado e’ contentissimo di questa ciaspolata, si mette a fare un video e lo rende piu’ vivace cantando a squarciagola.

La qualita’ canora lascia un po’ a desiderare, ma l’entusiasmo indubbiamente c’e’. Gabriele per sicurezza si tiene a debita distanza.

Iniziamo a scendere verso Pozzo coperto. Questo versante e’ esposto a sud e la neve ne ha sofferto assai.

Ci troviamo a doverci spostare a zigzag cercando punti con la neve tanto per evitare di ciaspolare nel fango.

Corrado ogni tanto si ferma perche’ dice che una delle ciaspole gli sfugge di lato. Scompare per qualche minuto e quando stiamo tornando indietro a vedere cosa gli sia successo lui rispunta fuori annunciando che si e’ tolto le ciaspole. In effetti guardando il terreno non si puo’ dire abbia fatto male. Ci annuncia anche di aver compreso perche’ la ciaspola gli sfuggiva di lato, aveva lo scarpone completamente slacciato. Ora e’ tutto a posto e Corrado fila via come il vento.

Scendiamo a valle e quando rivedo il laghetto la memoria della nostra precedente passeggiata mi ritorna in mente come fosse ieri.

Anche per POZZO COPERTO(LA1245) nulla di fatto, letteralmente un buco nell’acqua. Non ci facciamo prendere troppo dallo sconforto e facciamo la foto ad indicare dove puntano le coordinate che abbiamo in Catasto, nel laghetto.

Prima di riprendere il cammino anche Gabriele ed io seguiamo l’esempio di Corrado e ci togliamo le ciaspole, in effetti in questo punto della montagna servono proprio a nulla. Dal laghetto parte un sentiero che Gabriele dice di ricordare bene. Gabriele parte a seguire il sentiero e noi seguiamo lui. Ogni tanto facciamo delle deviazioni per esaminare dei possibili buchi ma troviamo nulla di interessante.

In vista della valle successiva il sentiero si fa labile e andiamo a braccio. Alcuni cavalli al pascolo (ma di cosa?!?) ci guardano con curiosita’ e timore mentre passiamo loro accanto.

Arrivati a valle abbiamo 2 scelte, salire a destra per andare verso POZZO III DI FRASSIGNO(LA1614) e quindi a Fondi di Jenne oppure salire a sinistra per tornare verso Pozzo Doli e quindi alla macchina. Corrado ci avvisa di sentirsi un poco stanco, quindi la decisione e’ presa facilmente, saliamo a sinistra.

Strada facendo mi tornano alla mente i ricordi di passeggiate precedenti e anche di una quasi-grotta che tanto incuriosisce Nerone.

Ci fermiamo un attimo per prendere una foto anche di lei. Con Corrado scherzando si era detto che alla prima grotta nuova che avremmo trovato avremmo dato nome “Bucio 23″…e gia’ sento gli esperti giocatori di tombola gridare il celeberrimo significato del 23! Dopo aver battezzato la quasi-grotta promettiamo di tornare presto a darle la nostra attenzione e riprendiamo il cammino.

Il sentiero passa vicino ad altri buchi ma anche se sembrano interessanti sarebbe impervio arrivarci quindi rimandiamo a tempi migliori la verifica da vicino.

Procediamo. Qua la neve c’e’ di nuovo ma per fortuna e’ compatta e anche senza ciaspole si riesce a camminare senza troppa fatica.

Una bella salita mette alla prova le gambe di tutti noi.

Facciamo sosta al primo spiazzo in piano. Gabriele offre a Corrado un poco d’acqua e Corrado, commosso si inchina per ringraziare prima di accettarla. E’ una foto uscita fuori casualmente, ma la spiegazione poetica mi sembra essere calzante!

Corrado e Gabriele rifocillati dalla fraterna bevuta.

Mentre loro proseguono nel riposo e lo arricchiscono con uno spuntino io vado a fare un giro per ritrovare i segni del sentiero che in questo punto sono diradati. Seguo delle tracce di altri passeggianti che devono essere passati appena qualche ora prima di noi. Anche loro hanno fatto un bel giro prima di ritrovare il sentiero segnato, infatti dopo un largo giro mi ritrovo quasi al punto di partenza.

In compenso pero’ ritrovo i segni del sentiero e torno indietro a dare la buona novella ai miei amici che intanto hanno terminato di gozzovigliare.

Al bivio per andare a Pozzo doli decidiamo di rinunciare a fargli un saluto e prendiamo a sinistra seguendo il sentiero. Anche a Pozzo doli promettiamo una futura visita. Altra palina e altra foto.

Saliamo senza fretta anche se la temperatura inizia a calare vistosamente. Personalmente inizio a sentire un freddo becco, tanto che ad un certo punto chiedo una sosta “tecnica”, mi spoglio della maglietta fradicia che ho addosso e ne metto su una asciutta. Il sollievo e’ enorme.

Strada facendo incontriamo questa simpatica targhetta. Mando un abbraccio col pensiero al mio nipotino Tommaso che piccino piccio’ oggi e’ a casa con la febbre dopo uno dei primi vaccini della sua vita. Sorridendo tra me riprendo il cammino.

Oramai siamo nei pressi dell’auto, incontriamo anche una famigliola che passeggia sulla neve.

Siamo di nuovo nei pressi dell’area picnic dove abbiamo messo le ciaspole. Cedo la fotocamera a Gabriele per avere anche io una foto di questa passeggiata.

Strada facendo incontriamo anche un amico, che ci fermiamo a salutare!

Una bella passeggiata sulla neve, con scarsi risultati speleo-catastali ma comunque interessante. Il ritorno a casa e’ tranquillo, senza nulla che valga la pena raccontare. Alla prossima.

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GROTTA DEL PISCIARELLO [Silvana] – 22/01/23

Sono molto onorato di ospitare la relazione di una uscita a cui non ho partecipato che mi e’ stata regalata spontaneamente dalla simpaticissima Silvana. La cosa mi colpisce particolarmente perche’ in tanti anni di relazioni questa e’ la prima volta che qualcuno mi dona una relazione senza bisogno che io gliela estorca con blandizie o minacce! Grazie Silvana, spero tu sia la prima di molti. Un grazie anche a Laura che ha scattato le belle foto che vedrete.

Ma ora bando alle ciance, vi lascio alla relazione di Silvana:

GROTTA DEL PISCIARELLO, Supino (FR) – 22/01/23

Partecipanti: Erika, Giulio, Giulio, Laura, Michele, Alessio, Laura, Enrico, Silvana.

Preambolo: Prima di addentrarci nella descrizione della giornata e della grotta, va detto che fummo avvisati fin dal principio che questa grotta apparteneva alla Catesini Collection, ma decidemmo di ignorare bellamente questa informazione, suscitando così l’ira funesta di qualche Dio dimenticato delle campagne ciociare.

FASE I – Appuntamento al Bar Vincente alle 8.00 e si parte, secondo appuntamento alle ore 9.00 alla fonte Pisciarello. Nota: la fonte Pisciarello sarà l’unica cosa a rivelarsi praticamente asciutta, in tutta la giornata.

FASE II – Ci incontriamo e cerchiamo anzitutto di recuperare del cibo a Supino, che troviamo quasi subito. Di qui ci rechiamo al punto di parcheggio, ovvero la fonte Pisciarello e parcheggiamo le auto. Fa freddo, c’è neve ai bordi del sentiero, ma noi ci sentiamo fortunati e procediamo per il sentiero fino all’ingresso della grotta. Tale ingresso, va detto, non è di bell’aspetto: un buco fangoso sul fondo di una dolina. Fangoso nei giorni di bel tempo, significa porcilaia dopo 15 giorni di pioggia. Ce la giochiamo su chi deve armare e vince Giulio C., che anche oggi risulta essere il più fortunato visto che dovrà riaprire l’ingresso con l’attrezzatura reperibile in natura: bastoni e rami secchi, che manco un Nehanderthal.

L’ingresso ci ruba tempo sufficiente a farci dubitare dell’opportunità della scelta, ma procediamo spavaldi. Entra Giulio C e di seguito tutti, uno dietro l’altro, infangandoci già da subito, sono le 10.00 am. Dopo l’ingresso una piccola saletta precede due pozzi in sequenza. Lo stato degli armi appare accettabile, ci sono già corde messe, ma decidiamo di riarmare daccapo. Sotto i primi due pozzi, ci accorgiamo che la situazione acqua è abbastanza sostenuta, Giulio arma un pozzo da 15 che passa sotto uno sgocciolamento inevitabile, quindi dopo il fango è l’ora di farci tutti una bella doccia… Fredda! Passo avanti io, perché le corde di Giulio sono terminate ed armo una serie di piccoli salti di cui l’unica cosa da segnalare è lo stato usurato delle maglie rapide lasciate sul posto, a causa dell’acqua e dell’umidità.

Mentre mi appresto ad armare un pozzetto da 9 mt, ci raggiunge Erika, segnalandoci la necessità di alcune persone di fermarsi e tornare indietro, perché troppo infreddolite. Questa è la sala dove si fermano quasi tutti, mentre Michele, Laura Bernardi, Alessio di Sano ed io procediamo fino al meandro. D’ora in poi, avendo finito le corde e con la fretta di uscire, scenderemo su corde già in sede. Gli armi risultano ancora buoni, anche se molte maglie rapide sono molto arrugginite e per sicurezza io e Laura decidiamo di mettere un moschettone di back up, giusto per non rischiarcela. Arrivati al meandro, ci rendiamo conto che è il momento di tornare indietro e iniziamo la risalita fino a raggiungere gli altri, che intanto hanno iniziato la risalita. La squadra di disarmo, composta di Michele e Alessio, resta dietro a lavorare e tutti si avviano rapidamente all’uscita.

Nota: sul pozzo di risalita da 15 metri, c’è un deviatore. Sulla cima di tale pozzo, durante la risalita, guardandomi provvidenzialmente l’imbrago, noto che il mio maillon si è svitato: dopo aver terminato tutte le invocazioni possibili per ridestare l’attenzione divina, Giulio G. corre in mio aiuto e riavvita il traditore.

L’entrata, scomoda in ingresso, è ancora più scomoda in uscita e qualcuno viene aiutato con corde e vari insulti di incoraggiamento.

FASE FINALE: Arriviamo alle auto esausti, bagnati, infreddoliti e completamente ricoperti di fango: l’orologio segna le 16:00, il tempo è volato! Giulio G., colto dal solito raptus ossessivo compulsivo della pulizia, si fionda alla fonte Pisciarello per lavare la sua attrezzatura, dimentico di tutti i suoi bisogni primari. Purtroppo, come premesso, l’unica cosa asciutta della giornata sarà proprio la fontanella. Così ci ritroviamo a sciacquare quel che possiamo nei residui fangosi di scolo piovano e poi a consolarci con un fantastico pandoro Giovanni Cova, gentilmente offerto dalla premiata ditta Gramillano-Gardini e ripartiamo alla volta di Supino per una birra e il de-briefing.

CONCLUSIONI: la grotta del Pisciarello è da annoverarsi indiscutibilmente nella collezione Catesini, è però ottima per esercitazione. Sconsigliata nelle stagioni piovose.

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Guarcino – Ricognizione – 21/01/2023

Con Corrado, Gabriele e per troppo poco tempo il nostro inossidabile Tarcisio per una ricognizione nei dintorni di Guarcino, a rivedere buchi vecchi e nuovi.

La mattina Gabriele passa a prendermi, mi aspettavo che con lui ci fosse Elisa ma trovo nessuno, un impegno imprevisto l’ha costretta a rinunciare. Peccato.

Carico in macchina le mie cose e andiamo a prendere Corrado a Lunghezza. Dopo averlo recuperato ci impicciamo un poco con il rientro in autostrada. Impariamo a nostre spese che l’uscita autostradale di Lunghezza non e’ come quelle solite, il casello da cui esci venendo da Roma fatto al contrario ti riporta solo verso Roma, per andare verso fuori l’uscita e’ da un’altra parte. Bizzarrie da progettisti di autostrade! Comunque, essendo noi ignari, dopo aver completato la nostra squadra odierna con Corrado ripassiamo il casello da cui eravamo venuti convinti che subito dopo ci fosse il consueto bivio che ti permette di scegliere la direzione verso Roma e quella verso fuori. Non e’ cosi’! Ci ritroviamo quindi costretti a tornare indietro, arrivare a Ponte di Nona, uscire, fare inversione di marcia e riprendere l’autostrada nel verso giusto. Si impara sempre qualcosa di nuovo.

A Guarcino ci fermiamo al solito bar, quello piu’ in alto, dove ci attende Tarcisio. Con la sua fida mountain bike ha gia’ fatto una sgambata di alcuni chilometri e ora lo troviamo mentre si concede qualche minuto di riposo. Facciamo colazione con lui chiacchierando di cose speleo poi continuiamo fuori a definire cosa faremo nella giornata odierna. Gli spieghiamo il nostro programma di massima che consiste nell’andare a rivedere una dozzina abbondante di grotticelle nella valle che parte da una curva dentro Guarcino, quella dove parte la strada per la sorgente Filette. Visto che una immagine spiega piu’ di mille parole, ecco la traccia del nostro giro. I puntini naturalmente sono le grotte che andremo a cercare. L’unico puntino verde indica una grotta di cui abbiamo il punto GPS, quelli rossi anche se precisi sono punti presi chissa’ come e chissa’ quando, da aggiornare. Da quel che mostra la mappa in questa zona il lavoro da fare non manca.

Nemmeno a dirlo Tarcisio le conosce tutte e si offre di accompagnarci, ma solo per un tratto, all’una ha un altro impegno e dovra’ lasciarci.

Partiamo. Tarcisio inforca la sua bici e noi lo seguiamo in macchina. Per prima cosa andiamo a visitare una grotta facile da trovare e con il nome auto-esplicativo di “Grotta sopra la strada per Fonte Filette”. E’ un ampio sgrottamento, abbastanza fondo da essere catastabile ma senza evidenti prosecuzioni.

Dopo di lei guardiamo alcuni buchi non catastati subito vicini poi proviamo a scendere alla ex-cartiera per una vecchia strada abbandonata che parte proprio davanti alla grotta. Dobbiamo desistere quando la strada si interrompe davanti a un muro di rovi. Tarcisio allora ci guida alla strada piu’ in basso, arriviamo alla cartiera ma il muro di rovi impenetrabile e’ sempre tra noi e le grotte, possiamo far altro che prenderne atto e proseguire. Anche le grotte sepolte dietro un muro di rovi hanno un nome fantasioso, sono le “grotte I e II sotto la strada per Filette”.

Vorremo raggiungere anche “Grotta la cavallara” che sulla mappa sembra poco distante. Tarcisio ce lo sconsiglia, anzi ci sconsiglia di cercare oggi le grotte sulla parte destra della mappa perche’ sono sul lato opposto della valle dove passa il sentiero e servira’ un’uscita dedicata solo per loro. Naturalmente gli diamo ascolto, con un sospiro cancello dalla nostra lista anche le 3 grotte vicino a “Fonte Filette” e proseguiamo sulla strada per la grotta successiva.

Dopo la ricerca poco soddisfacente vicino alla cartiera riprendiamo la macchina, Tarcisio sempre con la bici e andiamo sulla strada di San Luca. Ci fermiamo ad uno spiazzo subito dopo un ripida salita. Tarcisio ci mostra un paio di buchi non a catasto che promettono bene.

Purtroppo il tempo e’ tiranno come sempre e presto arriva il tempo di salutare il nostro amico. Ci lasciamo con la promessa di rivederci per una grotta da fare assieme. Grazie Tarcisio.

Noi riprendiamo l’auto e andiamo verso la “Casa di preghiera San Luca” dove parcheggiamo e proseguiamo a piedi per le grotte che abbiamo in lista.

Il posto e’ molto carino. Da alcune risorgenze, non saprei dire se naturali, hanno ricavato dei bei laghetti, le decorazioni di neve fresca completano bene l’ambiente.

La nostra mira ora e’ quella di ritrovare la “Grotta di San Luca”. In verita’ e’ l’unica nei dintorni di cui abbiamo il punto GPS, ma e’ anche una delle piu’ lunghe, quindi la cerchiamo ugualmente. Senza disturbare la casa di preghiere ci avviamo seguendo le indicazioni del GPS di Gabriele.

A pochi metri da quello che potrebbe essere l’ingresso della grotta troviamo un cancello chiuso. Per fare i bravi, dopo esserci consultati, decidiamo di tornare alla casa di preghiera e suonare per chiedere permesso di cercare la grotta.

Presa la decisione andiamo. Dopo un paio di minuti ci aprono e noi spieghiamo cosa cerchiamo e chiediamo permesso di farlo. Non ci danno le chiavi del cancello ma il permesso si. Ringraziamo, salutiamo e riprendiamo la ricerca.

Sempre con la guida del GPS di Gabriele torniamo al cancello. La grotta e’ tra noi e il fondo della valle dove scorre una buona quantita’ d’acqua. Corrado ed io scendiamo per un sentiero accennato che scende tortuosamente giu’. Gabriele ci guida da sopra.

Non e’ semplice trovare la grotta, anche avendo il punto. Il sentiero si biforca e lo facciamo anche noi, cioe’, Corrado va verso il basso, io verso l’alto.

Con qualche difficolta’ mi inerpico fino a quello che avevamo supposto essere l’ingresso, quello che si intravedeva dopo il cancello. Nulla da fare, se era un ingresso e’ stato tappato.

Dopo la fatica fatta per salire non ho voglia di tornare giu’ per poi risalire di nuovo. Con un minimo di fatica salgo ancora e arrivo sul sentiero che corre a ridosso della parete. Gabriele sembra sparito chissa’ dove ma con un paio di urli ci ritroviamo e ci appostiamo sul sentiero a sbirciare cosa combina Corrado.

Il nostro esploratore intanto ha trovato la grotta. Ci invita a scendere per vederla ma decliniamo gentilmente l’invito. Gli urliamo di prendere foto e punto e di risalire.

Una volta ricongiunti decidiamo di proseguire nella ricerca delle altre grotte. Dobbiamo solo cercare una strada per proseguire. Dopo aver consultato i GPS saliamo per uno dei percorsi della casa di preghiera fino a raggiungere una stradina che decidiamo di seguire.

Il nostro percorso e’ costellato di soste perche’ pieno di buchi che a prima vista sembrano interessanti.

Arriviamo a una centrale dell’Enel, c’e’ il cancello ma di lato si passa facilmente. Dovendo proseguire e non essendoci alternative possibili in vista, decidiamo di entrare.

Il posto e’ bello anche se non molto frequentato. Passiamo velocemente ma sempre controllando la presenza di possibili buchi interessanti. Affrontiamo una ripida salita fino ad un nuovo cancello, stavolta aperto…si vede che la faticosa salita e’ stata valutata essere gia’ un valido deterrente.

Ora siamo su un nuovo sentiero, quasi pianeggiante. Alla destra c’e’ una ripida scalinata che, a detta di un cartello in legno, dovrebbe portare in un posto dal nome invitante, “Al mondo perduto”.

Per ora rimandiamo la piacevole salitella per andare a cercare la, “Grotta Simone Smorfa”. La troviamo giusto sul sentiero. Prendiamo il punto, facciamo le foto poi entro a dare uno sguardo. Non e’ grande ma visto che non abbiamo il rilievo cerco la piccola bussola che ho in tasca e mi ingegno per farne una bozza. Tanto per la cronaca la grotta ha un ingresso stretto ma subito dopo allarga diventando un ambiente quasi comodo, piu’ di un metro direi. La grotta avanza in direzione Nord-Ovest per un paio di metri e poi gira verso Ovest dove prosegue per circa 4 metri. Termina formando un piccolo ambiente dal soffitto alto una 60ina di centimetri. Dove c’e’ la curva girandomi in direzione opposta al fondo noto che c’e’ un altro ingresso ma ancora piu’ piccolo di quello che ho scelto per entrare. In pratica la pianta della grotta e’ una grossolana “Y”. La grotta inoltre e’ attualmente utilizzata come tana da qualche animale, lo testimoniano le numerose cacchette fresche che scanso con l’aiuto di un sasso.

Terminato il nostro lavoro torniamo indietro per affrontare la scalinata, sembra essere il modo piu’ semplice per andare verso le altre grotte. Il nostro obiettivo ora e’ la “Grotta di Sant’Agnello”…e nel contempo magari scoprire cosa e’ il “Mondo Perduto”.

Saliamo, ognuno col proprio passo.

Dopo non pochi scalini arriviamo infine al “Mondo Perduto”. Dobbiamo fare una deviazione per vedere cosa sia, anche perche’ l’infallibile GPS di Gabriele dice che la grotta che cerchiamo e’ nei dintorni.

Avvicinandoci sveliamo il mistero, una palestra di arrampicata!

Chi l’ha attrezzata ha aggiunto un tocco artistico, ogni via e’ indicata da un sasso decorato. Me li guardo tutti, sono molto belli.

Mentre io sono vicino alla parete a guardare meglio un anfratto, Gabriele prosegue oltre, dice che la grotta e’ piu’ avanti.

Lo seguo. Dopo qualche metro Gabriele decide che la grotta non e’ raggiungibile da qua. Non sono d’accordo e quindi vado ad infilarmi in un intrico di spini e rami fino a che il mio GPS mi dice che la grotta e’ proprio davanti a me e io davanti ho solo la parete alta almeno 20 metri!

Smoccolando perche’ mi scoccia dover dare ragione a Gabriele, torno indietro con le pive nel sacco e subisco le battute di scherno dei miei amici. Una pausa comunque ci voleva, tutti insieme andiamo a riprendere le scale. Sospendiamo le ricerche della “Grotta di Sant’Agnello”. Col senno di poi e uno sguardo piu’ attento alla cartina, quando sono a casa scopro che la grotta ha l’ingresso nei pressi dell’Eremo di Sant’Agnello, per trovarla bastava arrivare all’eremo!

In cima alle scale troviamo un piccolo bacino che raccoglie l’acqua che gli arriva da piu’ su. Un cartello ci avvisa che la zona e’ stata derattizzata. Il cadaverino di un topo di discrete dimensioni giace infatti in fondo al bacino. Speriamo che quest’acqua non finisca in qualche acquedotto.

Il super-cellulare di Gabriele e’ sempre attivo in qualsiasi momento e situazione quindi facciamo sosta in attesa che termini la telefonata.

Il passaggio c’e’ quindi andiamo avanti. La prossima grotta e’ molto piu’ avanti e si chiama “Grotta di Barsanofio”. Il sentiero e’ comodo e quasi in piano.

Tra una sosta e una piccola deviazione per vedere dei buchi che si rivelano poco interessanti arriviamo ad una casupola da cui fuoriesce un torrentello d’acqua. Il sentiero e’ addirittura segnato e continua in avanti.

Riprende la salita. Oramai siamo a pochi metri dalla grotta.

Eccola! Nella foto avrei dovuto esserci io ma proprio sul piu’ bello il super-cellulare di Gabriele cede le armi e si spegne, quindi ci scambiamo di posto e la foto la faccio io.

Corrado intanto e’ andato a guardare l’ennesima risorgenza. Ci raduniamo per decidere il da farsi. Avanti a noi ci sono segnate 6 grotte da rivedere di cui 3 abbastanza vicine al sentiero. Ci fanno gola, pero’ il tempo che abbiamo a disposizione sta per scadere, sono quasi le 3 del pomeriggio e a breve iniziera’ a fare buio. Conviene tornare indietro.

A valle l’acqua scorre con fragore. Dall’altro lato della montagna alcuni buchi ci invitano ad andare a trovarli ma sara’ per la prossima volta. Facciamo ancora una sosta per mangiare un boccone e gustare il caffe’ caldo portato da Corrado, poi ripartiamo.

Arrivati alle scale iniziamo a scenderle con attenzione, in discesa sono temibili come ardue in salita.

Distanzio un poco i miei amici quindi mi fermo per far loro una foto.

Dopo innumerevoli scalini inizio con piacere a vederne la fine.

A una decina di scalini dalla base della scalinata metto un piede in fallo e scivolo giu’ rischiando di fare tutto il resto della scala col sedere. Mi rialzo sacramentando il giusto. Un sommario controllo mi conferma che l’unico a rimanere ammaccato e’ il mio amor proprio. Mi fermo ad attendere i miei amici.

Per tornare indietro decidiamo di non fare la strada dell’andata ma di seguire il sentiero in maniera da imparare la strada per tornare la prossima volta senza passare per il convento e la centrale.

La nostra scelta si rivela corretta, scendiamo giu’ velocemente senza rinunciare a piccole deviazioni per buchi inconcludenti. La temperatura inizia a scendere sensibilmente.

Incontriamo anche anche dei pannelli molto molto esplicativi!

Incontriamo ancora una palina che indica il mondo perduto nominandola “falesia drytooling”. Interrogo i miei amici sul significato di queste parole ma anche loro confessano ignoranza.

Troviamo anche una bella fontana, proprio un bel sentiero con tutte le comodita’!

Alla nostra sinistra, una cinquantina di metri piu’ in basso, si intravede lo spiazzo dove abbiamo lasciato la macchina. Vorrei tagliare la strada scendendo giu’ per il bosco ma i miei amici sono di avviso contrario. Un poco deluso mi adeguo e proseguo con loro per il sentiero. Al bivio il cartello ci indica che dobbiamo tornare indietro sulla strada in piano per arrivare alla macchina.

All’incrocio troviamo anche un pannello con la cartina del posto. Ci fermiamo per riconoscere sulla cartina i posti dove siamo stati oggi.

Questo e’ il dettaglio della cartina, in pratica quello che abbiamo seguito oggi e’ il “Sentiero Frassati”. Gia’ con la fantasia disegniamo il tracciato della prossima passeggiata: partenza dall’osservatorio, seguendo la strada fino alla grotta del Vermicano e quindi piu’ avanti fino ad incontrare il “Sentiero Frassati” che utilizzeremo per tornare nei pressi dell’osservatorio. Dove il sentiero curva verso l’eremo dovremo deviare facendo un poco di fuoristrada, buono per la ricerca grotte.

Dopo aver fantasticato sulla cartina torniamo alla macchina dove ci attendono i vestiti asciutti che personalmente indosso con piacere. Quando terminiamo i preparativi noto che intanto la sera inizia a scendere e la temperatura anche. Ci rifugiamo in macchina e partiamo. Una breve sosta da “Erzinio” per comprare delizie locali serve a terminare degnamente la giornata. Alla prossima.

Pubblicato in Uncategorized | Commenti disabilitati su Guarcino – Ricognizione – 21/01/2023

Ricognizione Fondi di Jenne

Con Alessia, Corrado e Luca a fare il giro delle grotte di Fondi di Jenne.

Appena decisa questa ricognizione di molte delle grotte conosciute a Fondi di Jenne, cerco di fare bella figura con i miei amici e preparo addirittura una mappa con le grotte e il tragitto che faremo per visitarle. Questo e’ il risultato

Naturalmente me ne porto anche una versione su carta dove riporto sommariamente a mano, cioe’ con molte imprecisioni, il giro che abbiamo fatto.

Ma ora cominciamo dal comincio! La mattina Alessia mi raggiunge a casa e insieme ci avviamo per raggiungere gli altri al bar vicino al casello di Vicovaro-Mandela. Arriviamo con qualche minuto di ritardo e al bar troviamo Corrado che gia’ borbotta. Aspettiamo l’arrivo di Luca poi partiamo alla volta di Fondi di Jenne. Ho portato da casa il materiale necessario quindi per stavolta possiamo evitare il passaggio al magazzino.

A Fondi di Jenne parcheggiamo al solito posto nonostante le proteste di Corrado che preferirebbe lo spiazzo piu’ avanti. Io sono affezionato a questo posto e poi il percorso che ho disegnato parte da qui, sono irremovibile. Iniziamo a prepararci godendoci il sole di questa bella giornata.

Luna aspetta paziente osservando con curiosita’ i nostri preparativi. Ci distribuiamo i pesi, Ad Alessia mollo la corda, a Luca, che deve allenarsi a portare i pesi, cedo ben volentieri il trapano. Per me tengo della ferraglia e poco altro.

Si parte per tour delle grotte di Fondi di Jenne! La prima tappa obbligata e’ Bucio Nero’, il nostro cantiere infinito, ma prima di arrivarci faccio fare ai miei amici delle ampie deviazioni per mostrare loro tutte le interessanti doline e i recenti sprofondamenti che ci sono tra le macchine e la grotta. Davanti alla grotta il mio paziente gruppo di valenti camminatori deve pazientemente, appunto, subire il mio spiegone sulla storia della esplorazione di questa grotta. Quando finisco di parlare ripartiamo per la grotta successiva.

Sempre zigzagando tra doline e buchi vari arriviamo a Dolina Rea. Anche qua facciamo sosta e mi dilungo assai nel raccontare la grotta e la sua esplorazione.

Si riparte. Ora dobbiamo andare a visitare la III Fossa di Jenne. Nemmeno io la conosco quindi avro’ poco da dire su di lei. Il percorso e’ sempre a zig-zag tra le doline che incontriamo fino al limitare della piana. Inizia la salita e i miei amici possono godere di un poco di silenzio, rotto solo dal mio ansimare. A fine salita, siamo sulla cresta dove passa uno dei sentieri segnati, ci fermiamo a riprendere fiato. O meglio, io riprendo fiato perche’ gli altri non hanno nemmeno il respiro affrettato dopo la salita appena affrontata. Me li guardo con invidia mentre recupero una respirazione quasi normale.

Ora dobbiamo affrontare la discesa fino alla grotta. A meta’ strada mi ricordo che voglio riprendere il punto del buco trovato lo scorso anno, lo dico ai miei amici che senza alcuna protesta fanno con me la consistente deviazione per cercarla. Dico loro: “il buco che cerchiamo e’ vicino a un albero caduto. Il tronco e’ abbastanza grande (30cm di diametro) ed e’ disposto lungo la linea di pendenza”. A dirlo e’ semplice ma davanti a noi c’e’ una miriade di tronchi con molte delle caratteristiche richieste! Vado avanti con caparbieta’ tralasciando i vari alberi che mi suggeriscono i miei amici. Arriviamo in un punto in cui il panorama intorno mi sembra familiare. Guardo attentamente e trovo l’albero che cerco. Chiamo a raduno i miei amici per presentare loro la forse-grotta.

Vista cosi’ non fa molta impressione ma ho fiducia in lei e intanto accendo il GPS per riprendere il punto che poi nomino “Bucio Bibbo”.

Dopo questa deviazione riprendiamo il cammino verso la III Fossa di Jenne. Cammina cammina arriviamo a destinazione. Da quel che dice il rilievo la grotta ha un pozzetto iniziale, poi uno scivolo di alcuni metri e una bella e ampia sala. Bisogna scendere a controllare perche’ tempo fa ci e’ arrivata notizia che l’ingresso e’ stato ostruito da una frana ma, ha detto Gabriele, che ora il passaggio si dovrebbe essere riaperto.

Ci prepariamo velocemente per scendere, sono proprio curioso. Sistemiamo la corda e scendo per primo.

Quando arrivo sotto scendo ad affrontare lo scivolo con la speranza di trovarlo libero. Vana speranza, e’ solidamente tappato.

Mentre faccio le mie verifiche mi raggiunge Alessia. Per prima cosa blocchiamo la discesa di Luca che non sembra necessaria poi le cedo la fotocamera per farmi fare una foto che documenta il crollo. Questa spero di ricordarmi di inviarla al Catasto.

Fatto quel che dovevamo, soddisfatti ma non contenti ritorniamo fuori a a goderci il sole.

Mentre Luca si esercita nell’ammatassare la corda noi ci prepariamo a ripartire.

Con qualche saliscendi nel bosco arriviamo alla successiva grotta in programma, la II Fossa di Jenne. Quasi per magia all’improvviso appare una grossa dolina, anche senza la conferma del GPS sappiamo per istinto che la nostra grotta e’ lei. Ci avviciniamo.

In fondo alla dolina c’e’ l’ingresso della grotta.

Non mettiamo la corda per arrivare all’ingresso. Alessia e Luca scendono a dare uno sguardo e confermano che nemmeno dopo serve. Cedo loro la fotocamera per documentare e scendono. Risalgono con poche informazioni e una foto presa nel punto dove la grotta chiude con tanti sassi sul fondo. Guardando la cartina noto che nel camminare per raggiungere la grotta siamo passati dal comune di Jenne a quello di Vallepietra. Nessuna paura, con la prossima grotta ritorneremo a Jenne e cirimarreo fino a fine giro. Riprendiamo la nostra camminata.

Eccoci di nuovo nel territorio di Jenne e di fronte alla grotta successiva, la I Fossa di Jenne. Sembra promettere bene, inizia con un bel pozzo.

Iniziamo a fare i preparativi per scendere. Non ricordo la lunghezza del pozzo, spero la corda basti. Per prudenza inizio ad armare sugli alberi a bordo pozzo e mi faccio sicura dall’albero grosso a qualche metro utilizzando la cordella con cui di solito assicuro Luna quando serve.

Arrivo ad abbracciare gli alberi a bordo pozzo e butto giu’ la corda. Il pozzo e’ meno fondo di quanto si potesse intuire da fuori. La corda e’ abbondante anche partendo dall’albero grosso. Disfo l’armo fatto, tolgo la cordella e ricomincio tutto daccapo. Nel frattempo Alessia e Luca si preparano a scendere. Sono involontariamente volontari ma vedo che si preparano con piacere. Il primo a scendere e’ Luca cosi’ potra’ fare da cavalier servente ad Alessia assicurandola durante la discesa.

Ed ecco Alessia che scende con un sorriso che rincuora.

Ancora una foto poi la blocco, mi son ricordato che devo passarle la fotocamera per documentare cosa trovano all’interno.

Inizia subito ad operare. Ecco una foto dall’alto di Luca in attesa.

Queste sono le foto del loro giro.

Mentre loro sono impegnati nell’esplorazione della grotta, io rimango ad aspettarli mentre Corrado decide di fare un giro nei dintorni alla ricerca di nuovi buchi. La sua ricerca pare abbia successo! Mentre i nostri esploratori stanno iniziando ad uscire Corrado torna annunciando di aver trovato un buco promettente. Arriva anche Luca e urla la libera. Appena Alessia esce a sua volta smontiamo tutto, sistemiamo le corde e partiamo a vedere il nuovo “bucio”.

Per arrivarci dobbiamo scendere a valle e risalire la collinetta di fronte a quella dove siamo…mai una cosa semplice! Con un sospiro partiamo per visitare la scoperta di Corrado. Si tratta di un buco piccolo, ma promettente. Per prima cosa gli faccio una foto.

Poi rubo il casco a Luca e provo ad illuminare avanti. Si intravede qualcosa.

Anche Luca verifica, ma poco si puo’ fare. Bruciando una foglia umida verifichiamo che questo buco soffia, non violentemente, ma soffia. Prendo il punto memorizzandolo come: “bucio Corrado”.

Riprendiamo il nostro giro. Ora tocca ai “Pasqualitti”, un paio di pozzi abbastanza vicini tra loro. Sembra semplice arrivarci ma ogni volta che ci spostiamo dobbiamo svalicare per passare da una valle alla successiva e non e’ mai una salita da nulla. Strada facendo, con la scusa di fare foto “artistiche” mi fermo a riprendere fiato.

Quando arriviamo al valico Luca sulla nostra sinistra vede una delle 2 grotte che stiamo cercando. Deve essere il “Pozzo ad Est di Pozzo Pasqualitti”, nome che denota una spiccata fantasia da parte di chi l’ha coniato! Fatti i conti delle distanze e delle pendenze decidiamo di andare prima a “Pozzo Pasqualitti” cosi’ poi avremo un percorso in discesa. Arrivati al punto dove e’ segnato l’ingresso…troviamo nulla. Facciamo tutti e 4 un largo giro per vedere se si tratta di un errore delle coordinate ma nulla. Ritorniamo sul punto dove e’ segnato l’ingresso e notiamo che sotto lo strato di foglie ci sono tante pietre “smosse”.

Facciamo pulizia e verifichiamo l’esistenza di un vuoto malamente tappato con uno dei bastoncini che rischia quasi di sparire dentro. Nulla da fare, “Pozzo Pasqualitti” a dirla con Nerone si e’ “rappilato”.

Ci muoviamo compatti verso la grotta successiva, quella col nome fantasioso! A meta’ strada anche Alessia fa la sua scoperta. Un nuovo buco che segniamo come “Bucio Alessia” in suo onore.

Ancora pochi passi e siamo alla grotta.

A vederla non sembra granche’, ma sicuramente e’ messa meglio della precedente.

Ancora una volta e’ Luca che si offre “spintaneamente” per scendere a dare uno sguardo. La discesa da fare non e’ molta ma i sassi della parete sono molto instabili e deve fare attenzione per non crollare giu’ con loro. Alla fine la sua sentenza e’: “Tappa subito” e la nostra grotta finisce cosi’, miseramente.

Anche se il “Pozzo a Est di Pozzo Pasqualitti” ci ha un po’ deluso, e’ arrivata ora di pranzo e decidiamo di fare sosta qua per sgranocchiare qualcosa.

Ci sistemiamo a corona intorno alla grotta e facciamo quel che dobbiamo. In verita’ io faccio altro che scroccare la roba di Alessia perche’ di mio ho portato nulla. Alla fine le rubo solo “coso strano” che lei chiama “surimi” e un pezzetto di parmigiano. La parte finale del pranzo e’ la migliore, Alessia ha portato con se’ il necessario per fare il caffe’, una delizia per chiudere il magro pasto.

Degustato il buon caffe’ preparato da Alessia riponiamo tutto e partiamo per “Pozzo Saverio”, la grotta successiva. La strada da fare non e’ molta e per fortuna in discesa, andiamo veloci. Questa grotta gia’ da lontano si presenta bene.

Ci avviciniamo con cautela, e’ un bel pozzone.

Corrado, per non essere da meno di Gabriele, ha il telefono che funziona e riceve una chiamata. Si ferma a bordo pozzo per rispondere.

Di lato ci sono degli alberi a bordo pozzo, li utilizzo per affacciarmi e dare uno sguardo.

Ancora una volta i prescelti per la discesa sono Alessia e Luca, anche loro si avvicinano al bordo pozzo per vedere cosa dovranno scendere.

Faccio le prove del caso, la corda basta. Grazie ad un paio di cordini armo una via in maniera che la corda non tocchi. Appena pronto Luca inizia la discesa. Alessia lo segue velocemente. Ancora una volta le lascio in consegna la fotocamera per documentare quello che vedranno.

La prima cosa che trovano e’ un manufatto in ferro che li lascia incuriositi. L’ho guardato con attenzione dovrebbe essere la struttura di un ombrello da pastore, uno di quelli enormi con la struttura in ferro e robuste stecche di legno. Lo lasciamo in grotta dove e’ stato abbandonato in chissa’ quali tempi remoti.

Il pozzo d’ingresso visto dalla base.

Il cunicolo terminale.

Quando i nostri esploratori sono fuori ancora una volta smontiamo tutto, Alessia mi impone di disinfettare una piccola ferita all’indice della mano destra che butta allegramente sangue, nemmeno a dirlo nel suo zaino modello EtaBeta c’e’ tutto il necessario per le prime cure.

Dopo aver sistemato la mia ferita riponiamo tutto e ci carichiamo gli zaini in spalla. Facciamo il punto della situazione, sono le 4 del pomeriggio, il sole inizia a calare e la temperatura, finora gradevolissima, inizia a scendere. Decidiamo per un doloroso taglio al percorso originario, salteremo tutte le grotte “Sam” andando direttamente al Pozzo della Creta Rossa. Luca controlla la direzione da prendere e partiamo.

E’ un percorso lunghetto ma semplice, l’ultima parte fino alla strada asfaltata e’ in discesa.

Per arrivare alla strada c’e’ un piccolo dislivello di un metro da superare, lego Luna col guinzaglio e con lei provo a scendere. Sono poco accorto e nel punto piu’ ripido le foglie mi tradiscono privandomi dell’appoggio del piede mentre contemporaneamente Luna mi tira con forza. Conclusione, rovino a terra in maniera indecorosa. Per fortuna il folto letto di foglie a lato strada mi protegge dalle conseguenze fisiche della caduta, rimane solo un altro graffio indelebile sul mio stracciatissimo amor proprio!

Dopo aver sorpreso e preoccupato tutti con la mia caduta poco acrobatica proseguiamo il cammino verso la “Creta Rossa”.

Dei miei amici forse solo Alessia non l’ha gia’ vista. Rientro subito nei panni di cicerone ipogeo e appena arriviamo a ridosso del recinto inizio a parlarne a beneficio di tutti.

Naturalmente andiamo a vedere l’ingresso da vicino e cerco di animare la loro curiosita’ descrivendo cosa vedrebbero se decidessero di scendere la grotta.

Ancora una foto al pozzo iniziale e siamo pronti a continuare il nostro giro, il tempo stringe.

Una foto ad Alessia e Corrado. Stamattina Corrado ha accolto Alessia, che non conosceva, con alcune battute in tema col suo umorismo particolare e sfrenato. Per fortuna Alessia non e’ tipo da farsi scoraggiare facilmente ed ha risposto a tono. Ora pace sembra fatta.

Dopo la foto pacificatrice andiamo velocemente a visitare Piccola Creta.

Alessia non rimane molto impressionata dall’ingresso, in effetti dopo aver visto quello maestoso di Creta Rossa si puo’ comprendere. Ristabilisco la sua stima per questa bella grotta descrivendola con dovizia di particolari. Alla fine sembra ricredersi. Bisogna ricordarsi di dire a Nerone che il recinto ha subito seri danni e necessita di manutenzione.

Ripartiamo velocissimamente verso la grotta successiva, l’imponente Pozzo della Neve.

Per arrivare al suo ingresso aumento di parecchio il passo e in breve il mio fiatone fa da controcanto al silenzio del bosco. Per fortuna l’ingresso della grotta arriva prima del mio crollo fisico. Ci fermiamo a fare qualche foto mentre spiego loro la grotta.

Oramai siamo al tramonto, dobbiamo sbrigarci se vogliamo rivedere le ultime 2 grotte.

Solo una breve sosta per consultare la palina con le frecce dei sentieri. Alessia e’ convinta di essere passate per di qua quando ha percorso il “Cammino dei Lupi”, la palina sembra darle ragione.

Ancora una foto al sole che tramonta fiammeggiando tra gli alberi.

Alessia si presta come modella mentre Corrado fa delle foto al tramonto.

Riprendiamo veloci il cammino, attraversiamo la strada, inizia a fare scuro e la temperatura e’ decisamente calata, dobbiamo sbrigarci. Chiedo a Luca di andare verso “Pozzo Baffone”.

Siamo ritornati sulla piana di Fondi di Jenne e naturalmente riprendiamo a notare vari sprofondamenti nel terreno. Mi fermo solo per una foto veloce a quello piu’ interessante.

Come gia’ altre volte la ricerca di pozzo baffone e’ vana. Di lui nessuna traccia. In questa zona negli ultimi anni e’ stato fatto un lavoro di taglio di svariati alberi, probabilmente il pozzo infastidiva ed e’ stato “rappilato”. Dopo molti e ampi giri troviamo una piccola zona nei dintorni del punto d’ingresso dove c’e’ segno di sassi “smossi”. Ma se l’ingresso e’ quello devo dire che hanno fatto un ottimo lavoro.

La notte si avvicina a grandi passi, ci spostiamo velocemente verso l’ultima grotta del giorno, “Dolina Tamagotchi”. Avremmo dovuto scenderla ma sara’ per un’altra volta.

Per questa visita ci accontentiamo di guardarla da fuori.

Riprendiamo il cammino, il buio intanto e’ calato e la temperatura anche. Il gelo inizia a mordere. Arrivati alla macchina troviamo una sorpresa, Gabriele e’ qua che ci aspetta. Oggi non e’ potuto venire perche’ impegnato con una visita “archeologica” ma e’ stato molto simpatico a raggiungerci quando finito. Subito dopo averlo salutato come si deve facciamo delle foto di gruppo.

Foto di gruppo sparso.

E una anche con me.

Veramente una bella giornata con un giro interessante ed impegnativo. Spero che i miei amici si siano divertiti almeno quanto me. Anche Luna sembra soddisfatta e molto stanca perche’ si accoccola subito in macchina a dormicchiare. Dopo un tempo adeguato dedicato ai saluti ci chiudiamo in macchina per il ritorno a casa, come al solito tranquillo, condito da qualche chiacchiera sulla giornata appena trascorsa. Alla prossima.

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