Doppio Rum – 12/05/2019

Con Barbara, Chiara, Giuseppe, Simone, Fabio, Valerio ed io. Supporto esterno di Nerone, Elia ed Alfredo.

La mattina ricevo il messaggio di Valentina, mi avverte che si sente poco bene e non potra’ venire in grotta oggi. Le auguro pronta guarigione e proseguo nei preparativi. Dopo la colazione con Betta, prendo la macchina e parto. Lungo la strada mi accordo con Simone per vederci da Cicchetti. Arrivo al bar con largo anticipo rispetto a loro e ne approfitto per un’aggiuntina di colazione. Quando arrivano facciamo una adeguata sessione di saluti e poi ci organizziamo per proseguire. Lascio la mia macchina e vado con Simone e Chiara. Giuseppe e Barbara ci seguiranno con la loro. Facciamo una rapida sosta al magazzino per prendere il necessario.

La sosta successiva e’ al parcheggio vicino alla grotta dove troviamo Valerio e Fabio gia’ quasi pronti. Iniziamo subito con i nostri preparativi per andare.

Barbara e Giuseppe sono pronti, io ancora no, pero’ perdo tempo a fare foto in giro.

Anche se e’ il cielo e’ nuvoloso ed a tratti ha piovuto, nel momento in cui mi vesto della tuta, esce il sole. Immediatamente inizio a sudare quindi mi sposto sotto gli alberi per infilare l’imbrago. Dopo rimango la’ ad aspettare i miei amici.

Appena pronti, partiamo. Valerio prende la testa del gruppo.

Mentre il resto del gruppo arriva in ordine sparso, mi occupo di spiegare loro qualcosa della grotta. Nel frattempo Valerio monta la corda per l’ingresso.

Facciamo il piano di massima per la giornata. Fabio e Valerio entreranno per primi ed andranno al fondo per proseguire i lavori. Io li seguiro’ dopo aver fatto il primo pozzo insieme al quartetto dei miei amici orvietici. Prima che Valerio parta mi raccomando con lui: “Prendi lo zappetto alla base del primo pozzo, ti sara’ utile per drenare l’acqua in fondo, dove lavorerete”. Mi fa un cenno di assenso e scompare velocemente giu’. In un paio di minuti anche Fabio parte.

Ecco Simone e Chiara. Oggi Chiara non e’ molto in forma e quasi quasi avrebbe rinunciato, pero’ con mille moine alla fine l’abbiamo convinta.

Aspettiamo un quarto d’ora abbondante che la nostra squadra di punta vada abbastanza avanti, in modo da scongiurare pericoli in caso di caduta di sassi, eventualita’ tutt’altro che remota. Della seconda tornata, il primo e’ Simone, lo seguo subito per spiegargli qual’e’ l’armo del primo pozzo che desidero doppiare. Decidiamo insieme cosa fare poi continuo la discesa per fare posto a Chiara. Visto che sono rimasti loro due e poi Barbara e Giuseppe, li lascio soli perche’ possano sfruttare le 2 vie parallele per fare una romantica discesa in coppia. Rimaniamo d’accordo che loro si fermeranno in cima all’ultimo pozzo per valutare se e’ il caso di fare una risalita per dare una sbirciatina.

Gia’ quando arrivo in fondo al primo pozzo noto che oggi lo stillicidio e’ particolarmente intenso, molto piu’ delle altre volte. Come mi aspettavo, lo zappetto giace ancora placidamente la’. Con un sospiro lo prendo e lo infilo nello zaino. Per buona misura alla partenza dell’ultimo pozzo prendo con me anche una cofana, magari servisse per togliere altro fango. Giu’ al fondo lo stillicidio e’ ancora molto forte ma per fortuna la zona lavori ne e’ abbastanza immune. Mi levo l’attrezzatura poi vado a curiosare. Come mi aspettavo sono nel pieno del lavoro. Di acqua alla base della strettoia ce n’e’ in abbondanza, li avverto che ho portato lo zappetto ma ora sono troppo impegnati nello scavo per pensare a tenere i piedi all’asciutto. Mi dispongo dietro a Fabio cercando di dare una mano. La situazione e’ questa, Valerio e’ nella strettoia pigiato come un’acciuga e con i piedi immersi nell’acqua, Fabio passa gli strumenti che mano mano servono, anche lui ogni tanto lancia dei moccoli quando deve poggiare il ginocchio nell’acqua. Mentre faccio del mio meglio per rendermi utile, mi aggiornano brevemente. Valerio e’ ancora l’unico di noi 3 in grado di infilarsi nello stretto passaggio. e’ pero’ convinto di poter passare oltre con poco lavoro. La sua intenzione e’ appunto quella di passare e poi allargare stando dall’altra parte, afferma che sara’ piu’ facile.

Passiamo un paio d’ore circa lavorando di buona lena, sempre nella stessa configurazione, Valerio avanti, Fabio in prima linea ed io nelle retrovie. I miei amici sopra sono arrivati in zona, la partenza dell’ultimo pozzo, da un po’, ne avverto i rumori. Ad un certo punto sento chiamare dall’alto. Salgo fino alla base del pozzo per sentire. E’ Simone, mi avverte che secondo loro la risalita e’ inutile farla, e non la faranno. Oltre a questo, Chiara ha iniziato a sentire mal di gola, tossisce e preferisce uscire. Simone la accompagnera’ fuori. Barbara e Giuseppe, lasciati soli ed inoperosi, decidono di scendere a farci visita. Aspetto che arrivino per far loro delle foto.

Eccoli felici e sorridenti.

Mentre stiamo completando il loro book fotografico, fa la sua comparsa Valerio. Dice di essere distrutto dal freddo e dalla stanchezza. Evito di rammentargli che avrebbe fatto meglio ad usare lo zappetto per poter lavorare a piedi asciutti. Non voglio infierire. Non e’ riuscito a passare, ma ha comunque fatto un gran lavoro.

Ecco ancora Valerio mentre riprende fiato e si organizza per uno spuntino.

Visto l’abbandono per ko tecnico di Valerio, l’abbandono di Simone e Chiara per avverse condizioni di salute, il freddo incombente che inizia a ghermire sia Fabio che me, decidiamo di chiudere qua la giornata di scavo. Proseguiremo la prossima volta, con migliori risultati, speriamo. Ad ogni modo una buona notizia la portiamo a casa, Valerio si e’ affacciato oltre lo stretto ed ha visto un pozzetto di circa 5 metri.

Dopo lo spuntino si parte per la salita. Valerio sale per primo, lo segue Fabio. Barbara, Giuseppe ed io procediamo in coda. Come terzo parto io, oramai il freddo si e’ impossessato di me, ma la salita lo sconfigge presto. Dopo di me sale Giuseppe. Andiamo ad un frazionamento di distanza l’uno dall’altro. Al secondo frazionamento muovo inavvertitamente una roccia col piede. Diventa instabile tutto un gruppo di rocce incastrate in una fessura. Le tengo ferme ed intanto chiedo a Barbara di mettersi al riparo ed a Giuseppe di raggiungermi prima che puo’. Ci assicuriamo ancora un paio di volte che Barbara sia al riparo poi…scateniamo l’inferno. tolto il primo sasso, di seguito cadono anche decine di altri. I piu’ grossi li spostiamo poco piu’ in alto senza farli cadere. Molti altri, della grandezza di una mela, cadono giu’ per la gioia di Barbara. Alla fine raggiungiamo una situazione abbastanza sicura. Mi riprometto, la prossima volta, di scendere, togliere la corda e fare pulizia per bene. Sara’ faticoso ma non si puo’ rischiare in questa maniera.

Proseguiamo la salita sempre ad un frazionamento di distanza l’uno dall’altro. Saliamo cosi’ fino alla strettoia successiva.

Qua facciamo cambio, aspettiamo che arrivi Barbara e Giuseppe la fa passare avanti. Ora e’ Barbara che mi segue ed e’ Giuseppe a chiudere la fila.

La salita dei pozzi e le strettoie successive non sono un gran problema. Dopo la seconda strettoia, continuo ad salire senza aspettare i miei amici. Mi fermo al terrazzino di fango fino a che non sento i loro rumori.

Senza fretta mi approprio di una delle 2 corde che salgono l’ultimo tratto e vado verso lo sprazzo di luce che indica l’uscita.

Fuori trovo Simone e Chiara che aspettano, sono andati alla macchina, si sono cambiati e poi son tornati qua. Valerio e Fabio invece sono ancora in tenuta fangosa. Proprio mentre metto la faccia fuori dalla grotta, dei loschi figuri si avvicinano dal sentiero. Ma sono Nerone, Elia ed Alfredo! Come promesso sono venuti a preparare un allegro spuntino caldo per chi e’ andato in grotta.

Sono un poco sorpresi di vederci gia’ fuori, gli spieghiamo che oggi c’era troppa acqua in grotta, che Valerio era “finito” dal freddo e che inoltre io devo essere a Roma presto per festeggiare con Betta la festa della mamma.

Ad ogni modo i nostri eroici vivandieri non si perdono d’animo ed in pochi minuti son gia’ in grado di allietarci con pane croccante e scamorza fusa. Per le “zazicchie” ci vuole piu’ tempo, ma non molto.

Simone e’ vicino all’ingresso per sentire come procede la salita per Barbara e Giuseppe.

Chiara invece si e’ impossessata di un panino piu’ grande di lei e tenta Simone proponendogli di spartirlo.

Dopo un fugace spuntino inizio a sentire freddo ed inoltre l’ora si fa tarda. La festa della mamma mi reclama. Saluto tutti con la speranza di poter ripetere un tale festino senza vincoli di tempo, e prendo la strada della macchina.

La nebbia copre la zona dei bagordi impedendomi un’ultimo sguardo di invidia.

I soliti 4 passi e sono alla macchina.

Come sempre, se all’andata e’ uscito il sole nel momento meno indicato, ora, per mantenere il tradizionale tempismo, inizia a piovere. Per fortuna la veranda del vicino caseggiato ci accoglie mentre indossiamo vestiti asciutti.

Per il recupero della macchina costringo Chiara e Simone a darmi un passaggio fino da Cicchetti. Magari loro avrebbero preferito assaggiare le prelibatezze preparate dai nostri vivandieri, pero’ sara’ per la prossima volta. Nerone infatti li ha invitati tutti al campo estivo dove ci sara’ occasione per una allegra mangiata in compagnia e senza vincoli di tempo. Il ritorno a Roma e’ senza storia e come tale non merita descrizioni particolari. Alla prossima.

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Corso Catasto – 11/05/2019

Un corso organizzato dalla Scuola di Speleologia della Federazione Speleologica del Lazio. Un incontro tra tanti amici per far conoscere meglio il Catasto del Lazio.

La mattina inizio la giornata con una buona colazione, poi inforco la mia fida bicicletta e…vado a prendere la metro.

Gabriele e Giuseppe sono nelle lontane Puglie, a tenere un corso per accompagnatori in grotta di disabili visivi. Ci sentiamo per un saluto ed un reciproco in bocca al lupo. Oggi anche io sono uno dei relatori, questo il motivo della separazione del nostro affiatato trio.

Alle 8:40 sono davanti al dipartimento di Scienze dove e’ stato ospitato il corso, grazie ai buoni uffici di Fabio. Entro, trovo l’Aula 2 ma trovo nessuno. Visto che sono in anticipo, non me la prendo e vado al bar piu’ vicino per un caffe’.

Quando torno trovo gia’ qualche persona. Passiamo i minuti successivi in chiacchiere e saluti. Ogni occasione che permette di rivedere tanti amici e’ sempre un’ottima occasione. Fabio, oltre ad essere il nostro ospite, fara’ da moderatore. Come sempre Fabio e’ inflessibile e puntualissimo, attende il quarto d’ora accademico e poi incita tutti ad iniziare. Il primo intervento e’ a cura di Gianni, una breve storia del Catasto del Lazio. Molto interessante, come sempre, quando e’ Gianni a parlare.

Con cadenza precisa, sempre dettata da Fabio, gli interventi si susseguono. Ho dimenticato la fotocamera, chiedo a Maria se puo’ fare qualche foto, lei accetta di buon grado. Dopo Gianni prende la parola Paolo con un istruttivo intervento sul catasto nei rapporti con Enti pubblici, SSI e CNSAS.

La platea e’ silenziosa ed attenta, ogni tanto c’e’ qualche domanda e/o interventi di Maria in qualita’ di Presidente della FSL. Dopo una veloce pausa caffe’, segue l’illuminante relazione di Luca su GPS e cartografia. La pausa pranzo arriva in un lampo.

Per mangiare ci dividiamo in gruppetti a composizione puramente casuale. Quello dove capito io finisce al ristorante cinese. Mi sfamo con degli spaghetti di soia, una cosa leggera in vista degli impegni pomeridiani. Dopo il pranzo infatti tocca a me! Quando torniamo prendo posto dalla “parte sbagliata” dell’aula, attivo la mia brava presentazione ed inizio a parlare. Per fortuna mia e del mio pubblico, il tema che devo trattare: “Gli attori” non e’ tra i piu’ impegnativi.

Si tratta in pratica di spiegare chi e’ “implicato” nella gestione/fruizione del Catasto. Ce la caviamo con poche slide ed ancora meno parole.

Dopo la mia presentazione rimane ampiamente tempo per le domande. Ce ne sono alcune e tutti i relatori danno una mano nel rispondere.

A fine domande lascio il posto di nuovo a Gianni che, con la solita precisione, illustra come compilare la scheda per il censimento di una grotta.

Purtroppo dopo il suo intervento abbandono il campo, devo proprio scappare. Me ne scuso con Guido, che e’ il prossimo relatore, quindi saluto il mio affezionato pubblico e vado.

Pure questa esperienza l’abbiamo fatta. Tutto sommato una bella iniziativa, speriamo sia utile a far conoscere meglio agli speleo l’utilita’ e tutti i molteplici aspetti della Federazione. Alla prossima.

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Beatrice Cenci – 04/05/2019

A visitare le grotte Beatrice Cenci e Ovido di Petrella con Angelica, Valentina. Giuseppe e Gabriele.

Visto che Betta ed io siamo a fare vacanza a Tagliacozzo, i nostri amici vengono a trovarci e con l’occasione passiamo a visitare le Grotte Beatrice Cenci. Quando arriviamo pioviggina, cerchiamo rifugio nella biglietteria ma non possiamo stare la’ per cambiarci.

Andiamo allora a fare vestizione alla grotta Beatrice Cenci. Con l’occasione diamo ad Angelica il regalo per il suo compleanno, un imbrago nuovo fiammante. Eccola che ringrazia tutti, Giuseppe fa finta di nulla per non far vedere che e’ commosso.

Mentre terminiamo la vestizione, Luna va in avanscoperta a sentire che buoni odori porta la grotta. Oramai e’ la quinta o sesta volta che visita questa grotta e si sente decisamente a suo agio.

Tutti pronti, si entra.

Il mio gruppo di amici si sofferma sul lato destro dove ci sono dei resti archeologici, cosi’ mi pare di capire. Io invece, con Luna, mi reco come sempre ad occhieggiare gli anfratti sul lato sinistro dove i rivoli d’acqua vanno a scomparire.

Corrado, il nostro amico che gestisce la grotta, mi ha detto che hanno gia’ provato a sondare in corrispondenza dei rivoli d’acqua, ma io vorrei comunque vedere di persona.

Mentre dall’altro lato continuo a sentir parlare di robe archeologiche, io continuo a rimirare le pareti del versante sinistro del salone iniziale.

Quando le questioni archeologiche sono state sviscerate adeguatamente, ci muoviamo arrivando fino allo spiazzo dove c’e’ una stazione di rilevamento dati.

Io continuo a tentare qualche foto ma gli ambienti in questa grotta sono troppo vasti perche’ ne venga qualcosa di buono.

Iniziamo a scendere verso la seconda parte della grotta.

Sosta per cercare ed ammirare le unghiate di orso.

La colata di fronte a noi e’ veramente imponente, peccato, ancora una volta, per le luci.

Ancora qualche passo avanti. Gabriele fa strada.

Siamo quasi alla enorme stalagmite che segna praticamente l’inizio della seconda sala. Vista da lontano sembra avere la sommita’ innevata.

Ancora la colata di prima, ma da un’altra angolazione, non mi faccio mancare nulla.

Procediamo con frequenti soste. Angelica e Valentina sono alla loro prima visita e si vogliono gustare la grotta.

Eccoci in piano. Siamo alla seconda sala.

Le passerelle scompaiono nel buio.

Il vulcano.

La colonna spezzata.

Rimango indietro rispetto ai miei amici, con il loro aiuto per l’illuminazione vorrei fare un paio di foto.

Loro mi accontentano, ma il risultato e’ comunque scarso.

La proporzione tra Angelica sulla passerella di fronte a me e l’arco che volevo fotografare da’ una dimensione dell’ambiente.

Finiamo il giro e prendiamo la via del ritorno.

Gabriele puo’ sfoggiare le sue conoscenze sulla grotta e non manca di farlo con la consueta generosita’ divulgativa.

Siamo fuori, la pioggia sembra essersi placata.

Prendiamo le nostre robe per spostarci all’altra grotta, l’Ovido di Petrella…

Gabriele prosegue nel descrivere la grotta anche da fuori.

All’ingresso dell’Ovido, vedo Luna esitare, qua le scale hanno una grata metallica con la trama piu’ larga delle sue zampe e quindi fa fatica. Pero’ quando mi vede avanzare viene anche lei, pur lanciandomi una occhiata esasperata. Dopo la prima rampa c’e’ ancora il tronco portato dalla corrente un paio d’anni fa.

Mi ero scordato di lui e devo dire che fa un certo effetto pensare che questo enorme tronco e’ stato portato dall’acqua del “misero” fiumiciattolo qua fuori. Si vede che quando e’ in piena non e’ poi cosi’ misero.

Ecco il pozzo iniziale, di acqua ce n’e’ in abbondanza.

I miei amici iniziano a prepararsi, attentamente seguiti da Luna. Io tiro fuori la mia attrezzatura ma la lascio a terra, prima mi occupo di sistemare l’armo per scendere.

Tutti pronti, ovvero tutti pronti tranne Gabriele ed io. Angelica sfoggia il suo imbrago nuovo.

Giuseppe si incarica di completare l’armo.

Pronto per scendere, gli procuriamo il necessario per montare il deviatore.

Valentina attende con pazienza, Luna mi guarda chiedendosi cosa diamine ci stiamo facendo qua.

Giuseppe intanto scende.

Lo fermo per una foto, peccato per la luce accesa che lo fa splendente.

Mi rifaccio col resto del gruppo.

Giuseppe si ferma a montare il deviatore.

E noi ci facciamo una foto con Luna accoccolata sulle mie gambe.

Giuseppe urla dal basso. E’ arrivato.

Inizia a scendere Angelica.

Con il nuovo imbrago si muove come una libellula.

Passaggio del deviatore.

E via giu’.

E’ il momento di Valentina. Mentre scendeva Angelica ho notato che il deviatore e’ un poco lungo. Affido a Valentina il compito di accorciarlo.

La seguo fotograficamente mentre scende.

Eccola mentre accorcia e quindi passa il deviatore.

Anche lei e’ giu’ in un attimo.

Sarebbe il mio turno…ho indossato l’imbrago ma devo ancora montare l’attrezzatura. Poco male, di sotto hanno di che passare il tempo curiosando intorno.

Gabriele e’ impegnatissimo a fare un reportage fotografico con la fotocamera di Angelica, roba da professionisti. Tra una foto e l’altra riesco a farmi dire l’ora. Sono le 2 del pomeriggio, passate da qualche minuto.

Mi prende il classico coccolone, abbiamo, o meglio avevamo, appuntamento alle 2 con Betta al ristorante a Tagliacozzo! Rammento la cosa a Gabriele, avvertiamo sotto che non scendero’, raccatto le mie robe e vado a cambiarmi. Valentina mi raggiunge quasi subito, deve essere a Roma per il primo pomeriggio e anche lei deve sbrigarsi. Mi faccio accompagnare giu’ da lei. Nel frattempo chiamo Betta per avvertirla, chiamo il ristorante per sapere se possiamo ancora andare. Il gestore del ristorante e’ di buon cuore ed accetta di aspettare che noi si arrivi tutti. Mi incontro con Betta al ristorante che sono le 3. Alla fine iniziamo a pranzare alle 3 e mezza del pomeriggio, quasi una merenda. Ma l’importante e’ essere riusciti a passare una bella giornata insieme, in grotta ed in barba al maltempo. Come si dice, tutto e’ bene quel che finisce bene e…alla prossima!

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Inferniglio – 01/05/2019

Con Donatella, Robert, Gabriele, Giuseppe ed io.

La mattina parto presto da Roma con Betta e Luna, andiamo a Tagliacozzo dove passeremo assieme qualche giorno di vacanza. Per iniziare la vacanza nel modo migliore, oggi andro’ a fare una breve gita in grotta con i miei amici. Per questo motivo, arrivati a Tagliacozzo e fatto il necessario per aprire casa , saluto Betta e Luna e vado. Strada facendo sento i miei amici, decidiamo di incontrarci da Cicchetti. Dopo la colazione “cicchetta” lascio la macchina la’ e vado con Gabriele e Giuseppe. La sosta successiva e’ a Morra Zinna dove ci attende Nerone per lasciarci i caschi per Donatella e Robert, sono loro i nostri ospiti odierni, alla loro prima visita all’Inferniglio.

Ecco Nerone in tutto il suo splendore mentre scambia 2 chiacchiere con Gabriele.

Dopo aver fatto quel che si doveva, salutiamo Nerone e ci avviamo verso l’Inferniglio. Parcheggiamo al solito spiazzo mentre una sottile pioggia decide di darci il benvenuto.

Noi pero’ della pioggia non ci curiamo proprio ed in pochi minuti siamo pronti e ci facciamo anche una bella foto di gruppo.

Dopo la foto, via, decisi verso l’ingresso della grotta.

Anche qua decidiamo di meritare una bella foto tutti assieme, e la facciamo subito.

Ora via di corsa, tutti dentro.

Inizia il nostro viaggio nel buio. La discesa verso il primo laghetto.

L’acqua e’ di pochissimo sopra il livello delle tavole poste a fare da passerella.

Solo il passaggio finale e’ un po’ acrobatico, ma nulla di complicato. Giuseppe che e’ in testa controlla le corde messe per risalire la colata che divide il primo laghetto dal resto della grotta.

Il primo laghetto visto da in cima alla colata.

Un sorridente Gabriele assiste Donatella per il passaggio della colata.

Dopo la colata il solito spettacolo di vaschette.

Una pausa per ammirarle ci vuole.

Ce la prendiamo comoda perche’ sono sempre belle da vedere anche dopo cento volte.

Alla fine pero’ passiamo per andare a mostrare a Donatella e Robert cosa c’e’ oltre.

Vado avanti per lasciare spazio a chi e’ impegnato nel passaggio delle vaschette e per poter fare qualche foto.

Andiamo avanti.

Come sempre cerco di fare foto alle belle concrezioni che ci sono lungo la galleria.

Alla colonna ci fermiamo per una foto e per commentare i graffiti con i quali qualche raffinato artista ha pensato bene di deturpare la colonna.

La galleria avanti a noi ci chiama a continuare, come dirle di no…

Lento pede arriviamo al traverso.

Io passo svelto il traverso e mi apposto per le foto.

Donatella passa per prima e spiega a Robert come affrontare il traverso.

Proseguiamo lungo la galleria.

Ogni tanto Gabriele ferma il gruppo per illustrare alcuni punti particolari della grotta.

Siamo arrivati al laghetto interno, da questo punto in poi serve la muta per proseguire. La nostra breve gita di oggi dovra’ interrompersi qua.

Poco prima del lago, c’e’ una stalagmite, non molto alta ma con la base larga alcuni metri. Visto che poggiava sul fango, nel tempo l’acqua delle piene ha scavato sotto la stalagmite lasciando un piccolo traforo. Naturalmente costringo Donatella a fare la foto affacciata ad un lato del traforo.

Eccoci ora sul bordo del lago che ci impedisce il passaggio. C’e’ sempre il filo d’arianna a ricordo delle esplorazioni speleosubacquee fatte negli anni passati.

Gabriele intrattiene Donatella e Robert parlando della storia dell’Inferniglio da quando era una micro-frattura nella roccia fino ad oggi.

Dopo circa mezz’ora, Gabriele sembra aver appena iniziato il suo racconto, pero’ il freddo inizia a farsi sentire e tutti concordiamo che sara’ meglio terminare l’ascolto della storia dell’Inferniglio davanti ad un bel piatto di pasta.

W Gabriele.

Sulla strada del ritorno cerco ancora di strappare alla grotta qualche foto decente.

Il ritorno e’ sempre senza fretta, ma decisamente piu’ veloce dell’andata.

…ed io continuo a tentare foto degne di questo nome.

Arrivati a questo suggestivo punto, riesco a far fermare tutti per una foto. Cerco di far spostare ognuno di loro in punti differenti per avere una illuminazione uniforme, pero’ l’unico che sembra darmi retta e’ Giuseppe. Anche cosi’ la foto non e’ malaccio.

Tutti fermi…ok. Buona.

Ne vorrei fare altre, ma appena faccio per prendere in mano la fotocamera, i miei “illuminatori” si volatilizzano come nebbia al sole. Quindi la foto successiva me la illumino da solo, come al solito.

Riesco a raggiungerli che sono arrivati alla zona iniziale, quella delle vaschette.

Il passaggio verso la colata.

Gabriele intrattiene Robert parlandogli diffusamente di come il carbonato di calcio vada a formare le concrezioni che vediamo.

Manca solo da scendere la colata, attraversare il primo laghetto con l’aiuto delle tavole, risalire e poi saremo fuori. Pian pianino Gabriele, Donatella e Robert si avviano.

Ultime osservazioni ipogee di Gabriele prima di lasciare la colata ed affrontare le infide tavole.

Via, si passa.

Mentre aspetto il mio turno, vedo una diramazione che ho sempre disdegnato. Oggi mi sembra il giorno giusto per andare a darci una occhiata. Mi avvicino, sembra interessante, mi ci infilo. Dentro inizia una stretta galleria. C’e’ acqua alla base. Dalla direzione sembra debba sbucare poco oltre la zona delle vaschette. Bello il posto, gli faccio una foto e lo lascio in pace.

Uscendo dall’anfratto trovo Giuseppe ancora in cima alla colata che armeggia con le corde messe come aiuto per salire e scendere la colata. Una delle 2 corde e’ troppo rovinata, cosi’ Giuseppe l’ha tagliata. Non avendo il coltello ha preso un trefolo per volta, ne sono rimasti 3 o poco piu’, strappandolo con energia insospettata…Giuseppe dopo mi ha spiegato che i trefoli si rompevano come spaghetti troppo cotti, ma l’effetto sul momento e’ stato di vera forza bruta!

Resa inoffensiva la corda, anche Giuseppe si avvia a traversare il primo laghetto. Lo seguo.

L’ultimo tratto, lo saliamo mentre si intravede la luce dall’esterno.

Ancora una pausa per una foto di fine gita.

E tutti fuori.

Scendendo verso le macchine trovo questo bel tronco, molto amato dai funghi.

Giuseppe si presta sempre volentieri a farmi da modello ed io, che apprezzo la sua pazienza, ne approfitto.

Scendiamo in ordine sparso, ognuno seguendo la strada che piu’ gli aggrada.

Hop. Un agile salto e siamo alla strada.

Di seguito arriva il resto del gruppo.

Ultima sosta a bordo strada per qualche commento a caldo.

Come sempre succede, appena arriviamo alle macchine, la pioggerellina che ci aveva allietato mentre ci preparavamo all’andata, riprende prontamente. Anzi, per farci piu’ contenti aumenta gradatamente di intensita’, tanto che quando siamo pronti, si e’ trasformata in pioggia fitta. Noi non ce ne curiamo perche’ comunque i vestiti che indosseremo sono piu’ asciutti di quelli che abbiamo usato in grotta. Inoltre ora possiamo organizzarci per il pranzo. Come sempre andremo da Antonia a Marano Equo. Strada facendo avvertiamo sia Mario che Filippo, un amico di Donatella, della nostra destinazione e ci diamo tutti appuntamento la’.

Una allegra tavola, non c’e’ che dire.

Dopo esserci saziati di cibo e di chiacchiere, Filippo ci invita tutti a casa sua per il bicchiere della staffa. Gabriele, Giuseppe ed io decliniamo l’invito. Personalmente devo tornare a Tagliacozzo da Betta e dare seguito alla nostra vacanza. Arrivati a Cicchetti faccio il trasbordo in macchina delle mie cose sotto una pioggia battente che non ne vuol sapere di smettere. Il ritorno chiude questa piacevole parentesi ipogea in una giornata piovosa. Alla prossima.

Pubblicato in speleo, SZS, uscite | Commenti disabilitati su Inferniglio – 01/05/2019

Doppio Rum – 27/04/2019

Di nuovo a lavorare a Doppio Rum, con Matteo.

Doveva venire anche Valentina, ma la mattina ci avverte che si sente poco bene. Partiamo solo Matteo ed io. Ci fermiamo a fare colazione e rifornimento alla prima area di servizio in autostrada, quindi per stavolta Cicchetti salta. A Subiaco ci fermiamo al magazzino a prendere l’attrezzatura e proseguiamo. Mentre saliamo chiamo Maurizio per ricordargli che stiamo andando in grotta vicino casa sua. E’ a Livata ma ha altri impegni, rimaniamo solo in 2. Facciamo ancora un paio di soste, all’alimentari di Livata per i viveri e quindi al ristorante dove lavora Livia per un caffe’ ed un saluto alla nostra amica. Arrivando al parcheggio chiedo a Matteo di fare una ulteriore deviazione. Voglio presentargli pozzo Vale. Purtroppo scordo di portare la fotocamera quindi non posso documentare la visita. Ad ogni modo troviamo i dintorni del pozzo oramai sgombri dalla neve, dentro sembra cambiato nulla, non si e’ stappato come speravamo. Dopo la visita arriviamo finalmente al parcheggio utile per andare al Doppio Rum. Iniziamo a cambiarci senza ulteriori indugi.

Pronti. Si parte. Oramai la neve e’ solo un ricordo.

Con appena un filo di fiatone arrivo alla grotta cercando nel frattempo di raccontarla a Matteo.

Mentre termino di sistemare l’attrezzatura, spiego a Matteo come sistemare la corda di partenza.

Entriamo. Parte per primo Matteo e poi arrivo io a tirargli un poco di terra.

Sfruttiamo l’armo doppio del primo pozzo per scendere assieme. Faccio scegliere a lui su quale corda scendere. Alla fine prende quella con i frazionamenti, per fare esercizio.

Arrivo al terrazzino fangoso e lo aspetto.

Per il tratto successivo di grotta mando avanti lui, cosi’ si puo’ godere la scoperta della grotta. All’ultimo pozzo facciamo una rapida sosta per sistemare finalmente il deviatore che manca. Abbiamo appositamente preso dal magazzino un cordino ed un moschettone. Pochi minuti ed e’ a posto.

Arriviamo al “campo” dell’attuale fondo. Matteo si toglie tutto l’imbrago e va subito a vedere lo stato dell’arte in zona lavori. Io faccio la stessa cosa ma con piu’ calma.

Lo raggiungo che gia’ si sta infilando nello stretto, dove ci siamo fermati la volta scorsa.

Dopo un rapido esame della curva, Matteo dichiara che con qualche sforzo gia’ potrebbe passare. Decidiamo pero’ che non e’ il caso di andare ad incastrarsi nello stretto quando comunque dovremo lavorarci per fare in modo che ci si passi tuttti.

Dopo un’ora abbondante siamo riusciti a smussare la curva. Ora Matteo passa senza troppe difficolta’, io ancora no. Gli passo la fotocamera per documentare il piccolo ambiente dopo la curva.

Il denso e spesso strato di fango che riveste le pareti dopo la curva.

Non sono sicuro, questo dovrebbe essere quello che si vede oltre la curva successiva.

L’inizio della seconda curva.

Una panoramica della prima curva dopo il lavoro fatto. Matteo per ricavare altro spazio dopo la curva decide di buttare giu’ parte del fango che c’e’ sulla parete. Riesce nell’intento di ricavarsi spazio, pero’ con il fango ostruisce la via di deflusso dell’acqua ed in breve si ritrova con le scarpe completamente sommerse da fango acquoso.

Appena me ne accorgo gli dico di correre ai ripari e gli passo il piede di porco con il quale scava un nuovo canaletto di scolo. Ora avrebbe lo spazio per fare foto migliori della zona dopo la seconda curva. Gli ripasso la fotocamera, pero’ ha le mani che grondano fango, quando la afferra gia’ intuisco che le foto non saranno buone…ed infatti.

Anche Matteo si e’ trasformato in una statua di fango. Mentre lui continua a lavorare sguazzando nell’acqua fangosa, io dalle retrovie cerco di migliorare il deflusso dell’acqua lavorando con il piede di porco.

Alla fine, anche se la situazione migliora, il fango ha la meglio sulla tenacia di Matteo. Quando lo vedo tremare come una foglia e’ facile decidere che e’ l’ora di tornare indietro. Rifacciamo gli zaini, indossiamo di nuovo gli imbraghi ed iniziamo la salita. Vado avanti io. Ci teniamo ad un frazionamento di distanza. Riesco a beccarlo con un sasso, pero’ piccolo, solo una volta. Vista la mala parata Matteo rallenta la sua andatura ed in breve ci perdiamo di vista. Arrivo al primo pozzo, al terrazzino fangoso, li’ dove ci sono 2 vie per risalire. Mi fermo ad aspettare il mio amico per salire assieme. Stavolta mi sistemo sulla corda con i frazionamenti, cosi’ puo’ godersi la tirata unica.

Arriva che inizio a sentire freddo. Quando passa il frazionamento e prende la sua corda, rompo gli indugi ed inizio a salire.

Da sopra vedo che arriva ancora la luce del giorno. Stavolta non abbiamo fatto troppo tardi.

A meta’ pozzo mi sono di nuovo riscaldato. Posso fermarmi ad aspettare il mio amico, faccio qualche foto ombrosa.

Ogni tanto guardo verso l’alto. La luce mi attira, faccio una pedalata ogni tanto, tanto per fare.

Arrivo pian pianino al frazionamento. Matteo e’ ancora a qualche metro di distanza. Lo aspetto per non tirargli sassi e/o fango mentre esco.

Nell’attesa continuo a guardare verso la luce.

Ecco Matteo.

Nemmeno il tempo che metta la longe e fuggo fuori al tepore del giorno. Inizio a togliere l’attrezzatura mentre aspetto per fare una foto dell’uscita del buon Matteo.

E’ infangato cosi’ bene che si merita anche piu’ di una foto.

Dopo il reportage fangoso prendiamo le nostre cose e torniamo alla macchina e a questo bel prato fiorito.

Ci cambiamo con molto piacere indossando vestiti caldi ed asciutti. Chiudiamo la giornata con una veloce cena a Marano, da Antonia. Del ritorno non direi nulla, perche’ nulla c’e’ da dire. Alla prossima.

Pubblicato in speleo, SZS, uscite | Commenti disabilitati su Doppio Rum – 27/04/2019

Traversata Falvaterra-Pastena – 25/04/2019

A traversare il buio con Francesca, Valentina, Matteo e Filippo. Aline e Gabriele ad attenderci fuori.

Il programma di oggi prevede la traversata in grotta e poi un pranzo tutti assieme al ristorante da Paola. La giornata non inizia nel migliore dei modi. Un incidente ci costringe ad una lunga sosta in autostrada. Tutto il nostro gruppetto si ritrova fermo. L’unico a salvarsi e’ Filippo che decide di uscire prima del blocco.

Prendiamo la cosa con filosofia e inganniamo il tempo sgranocchiando la pastiera napoletana che ho portato come viveri di scorta.

Alla fine, anche se in forte ritardo sulla tabella di marcia, arriviamo tutti sani e salvi al sito delle grotte di Falvaterra. I primi minuti sono tutti dedicati ai saluti.

E tra i salutati non puo’ mancare Giuseppe, e’ impegnato con alcuni visitatori ma riesco a distoglierlo quel che basta per un saluto ed una foto. Provo a salutare anche Augusto, ma devo limitarmi ad un cenno da lontano, sta parlando con un gruppo che a breve accompagnera’ in visita.

Ecco Francesca, e’ alla sua prima grotta, non aveva mai indossato una muta prima d’ora, un sacco di novita’ per lei in questa giornata.

Gabriele e’ ancora convalescente quindi oggi si limitera’ a farci da autista rendendo meno gravosi gli spostamenti tra Pastena e Falvaterra.

Foto di gruppo prima di partire.

Matteo, il nostro amico “olandese” e’ anche lui alla prima visita a questa grotta, anzi e’ stato proprio il suo ritorno in Italia per le vacanze pasquali a suggerirmi la visita odierna.

Siamo pronti. Gli ultimi accordi con Aline e Gabriele che ci faranno da supporto esterno e poi iniziamo a scendere verso l’ingresso della grotta.

Eccoci arrivati, partiremo dall’ingresso acquatico, la parte turistica e’ poco sopra di noi. Mentre finisco la vestizione devo affrontare una agguerritissima ragazza che si affaccia da sopra, dove c’e’ la parte turistica. Non vuole credere che abbiamo il permesso di andare a visitare la grotta. Per fortuna arriva Giuseppe a sistemare tutto.

Mentre io sbuffo ed ansimo nel caldo bestiale per incollarmi addosso la muta, i miei amici non perdono tempo a rinfrescarsi in acqua. Li guardo con invidia cercando di sbrigarmi.

Finalmente finisco e posso entrare in acqua anche io. Possiamo partire. Aline ci riprende dall’asciutto.

Pochi passi, o meglio, poche bracciate e siamo oltre il cancello, ufficialmente la nostra gita in grotta ha inizio.

L’acqua e’ limpida e piacevolmente fredda, almeno per il momento. Cerco di fare da cicerone ai miei amici, tutti alla prima visita a questa bella grotta. Mentre andiamo, indico loro la via originale percorsa quando e’ stata scoperta la grotta.

Si inizia a nuotare, tra poco arriveremo al primo laghetto.

Alla fine del laghetto c’e’ una prima, piccola, difficolta’. Un dislivello di un paio di metri da passare con l’aiuto di una corda fissa. Passano tutti senza problemi.

Anzi, c’e’ Matteo che chiede il tempo per fare qualche tuffo, gli dico che li faremo al prossimo salto, molto piu’ interessante.

Ci sentiamo chiamare da sopra. I nostri amici sono sulla passerella del percorso turistico e ci salutano.

Proseguiamo fino a passare la curva che nasconde uno dei punti piu’ spettacolari della grotta.

Raccomando a tutti di guardarsi bene attorno dopo aver fatto la curva. E’ uno spettacolo della natura che, anche a me che l’ho visto tante volte, ogni volta fa trattenere il fiato.

Come sempre con le foto non sono riuscito a rendere l’idea ma vi assicuro che e’ un vero spettacolo.

Vado avanti e tento di riprendere i miei amici ma ne ricavo solo dei lampi di luce.

Riprovo con una panoramica.

Ancora un saluto ai nostri amici sulla passerella. Tra poco andremo oltre e li perderemo di vista.

Ci avviciniamo alla cascata, continuo a fare foto di questo magnifico tratto.

Alla cascata c’e’ un dislivello di almeno 5 metri da risalire con l’aiuto di corde fisse. Anche qua tutti se la cavano egregiamente. Matteo puo’ sfogarsi con alcuni tuffi. Ne facciamo anche uno triplo, Matteo, Filippo ed io.

Anche Valentina si cimenta con soddisfazione in un tuffo.

Purtroppo il tempo e’ tiranno e dopo qualche tuffo dobbiamo proseguire nonostante le proteste di Matteo.

Provo di nuovo una foto ai miei amici, ma il risultato e’ sempre lo stesso, un lampo di luce.

Riprendo a dedicarmi alle concrezioni che adornano la grotta, mi danno piu’ soddisfazioni.

La “doccia”, una stalattite da cui di solito esce un vivace zampillo d’acqua. Oggi non ha tanto vigore, ma rende l’idea ugualmente.

Mi fermo per indicare a tutti le monumentali decorazioni della grotta perche’ possano ammirarle.

Avanti la galleria prosegue, in alcuni punti meno decorata di altri, ma sempre imponente.

Proseguo facendo avanti ed indietro tra Filippo con le sue ragazze che sono avanti e Francesca, Valentina e Matteo che chiudono il gruppo.

Le ragazze si divertono un mondo a sguazzare in acqua, ogni pozza e’ occasione per divertirsi. Mi diverto anche io a vederle.

Anche se le gocce d’acqua sull’obiettivo chiazzano le foto, alcune concrezioni risultano ugualmente incredibili.

Proseguiamo la nostra passeggiata.

Eccoci finalmente ad uno dei “pezzi forti” della grotta, la medusa.

La foto sotto la medusa e’ un rito a cui non si puo’ rinunciare.

Poco piu’ avanti ancora una meraviglia di cui non mi capacito, alcuni semi sono germogliati in questo ambiente totalmente ostile.

Dopo le foto Filippo e le ragazze vanno avanti, se vogliamo sperare di fare pranzo, non possiamo soffermarci troppo. Io rimango ad aspettare il resto del nostro gruppetto.

Inganno l’attesa facendo foto.

Arriva Francesca. E’ andato quasi tutto bene per lei, pero’ qualche minuto fa le si e’ rotta la suola di uno scarpone ed ora cammina con qualche difficolta’. Questo potrebbe diventare un problema serio. Facciamo insieme il punto della situazione. Siamo circa a meta’ strada, tornare indietro comporta rifare tutto il tragitto a piedi. Andando avanti una cospicua parte del percorso si deve fare a nuoto e anche con la scarpa rotta si puo’ fare. Decidiamo quindi di continuare.

Vado di nuovo avanti a ragguagliare Filippo. Lo ritrovo in paziente attesa all’inizio del lago lungo, il tratto a nuoto piu’ lungo della grotta. Aspettiamo di compattare nuovamente il nostro piccolo gruppo e ripartiamo tutti assieme.

Come per il camminare, ognuno prende la propria velocita’ quindi in breve siamo di nuovo sparpagliati per questa lunga galleria allagata.

Sono vicino a Filippo. Ogni tanto facciamo pausa per riposare e ne approfittiamo per una foto.

La nuotata ancora da fare sembra lunga.

E io faccio foto.

Ecco che arriva anche la retroguardia.

Francesca nuota senza problemi.

Alla fine del lago lungo arriviamo infine al sifone. Questo sifone e’ la salvezza della grotta di Falvaterra perche’ fa da barriera naturale per tutto il pattume che viene buttato in acqua dal lato di Pastena. Appena arriviamo al sifone, infatti, l’acqua trasparente lascia il posto ad una distesa di plastiche multicolore con un vago odore di idrocarburi e qualche altro odore poco simpatico.

Accompagno Filippo e le ragazze per il primo tratto poi torno indietro ad aspettare gli altri miei amici. Valentina e Matteo rimangono interdetti a vedere il brusco cambio di ambientazione. Anche Francesca, che arriva poco dopo ne e’ molto sorpresa. Mostro loro come nuotare dando le bracciate molto in superficie in maniera che il pattume galleggiante si scansi prima di arrivare loro in faccia. Dopo aver avuto la mia assicurazione che dopo la situazione sara’ migliore, procediamo con la nostra nuotata.

Come promesso, l’accumulo di pattume dopo alcuni metri, scompare. Rimane pero’ l’odore poco piacevole che emana dall’acqua.

Ora si alternano pezzi nuotati a tratti a piedi.

Anche qua ci sono belle concrezioni ma sono quasi sempre festonate da pattume vario.

Gli ambienti riescono ad essere ugualmente spettacolari.

Mi ritrovo a camminare da solo, vorrei riprendere contatto con Filippo. Mentre cammino a passo veloce, cerco di fare qualche foto.

L’immancabile bombola.

Questa roccia erosa a vaschette ogni volta mi incuriosisce.

Un isolotto di “monnezza”.

Un altro passaggio basso, ma comodo, da fare a nuoto.

Di Filippo nemmeno l’ombra. Mi fermo ad aspettare gli altri.

Eccoli che arrivano. Valentina e Matteo hanno capito che Francesca e’ un po’ in difficolta’ per via della scarpa rotta ed hanno regolato la loro velocita’ alla sua.

Mi muovo poco piu’ avanti rispetto a loro, sono indeciso se allungare il passo per vedere cosa ne e’ di Filippo o se restare con Francesca.

Qua nelle retrovie la situazione sembra tranquilla. Quasi quasi vado.

Un altro tratto a nuoto. Bene, decido di andare avanti.

Proseguo velocemente scattando qualche foto, anche per riprendere fiato.

Il punto con l’albero incastrato che ricordavo dalle visite precedenti.

Dopo l’ennesima curva vedo delle luci davanti a me. Sara’ Filippo con le ragazze? No, sono arrivato alla zona turistica delle grotte di Pastena.

Vado svelto a vedere che Filippo non sia al laghetto finale. Mi sono scordato di dirgli che e’ meglio evitare di fare tuffi in questo punto. Per fortuna c’e’ nessuno, saranno gia’ usciti.

Torno indietro svelto verso il resto dei miei amici. Trovo Francesca che cammina lentamente ma risoluta.

Ora cammina pure peggio rispetto a prima perche’ le si e’ rotta anche l’altra scarpa. L’ultimo tratto di grotta lo sta facendo praticamente a piedi nudi, per fortuna che ha i calzari. Le faccio compagnia per gli ultimi metri di grotta “selvaggia”, fino alle passerelle.

Fuori dalla grotta troviamo Gabriele.

Eccolo mentre ci accoglie sorridente.

Una volta usciti saliamo alle macchine. Come pensavo Filippo e le ragazze sono usciti da tempo e si sono gia’ cambiati, ora sono seduti e si godono il sole. Anche noi ci cambiamo svelti e riponiamo tutto negli zaini. Sono le 3 del pomeriggio, per risparmiare tempo, decidiamo di andare al ristorante da Paola prima di recuperare le macchine a Falvaterra. Avverto Giuseppe del nostro cambio di programma, per fortuna ci conferma che non ci sono problemi. Pochi minuti e siamo al ristorante. Paola ci sistema e viene subito a prendere le ordinazioni.

Gia’ all’antipasto cala il silenzio.

Solo dopo il secondo riprende la normale conversazione. Ora le facce sono molto piu’ rilassate.

A fine pasto, facciamo i conti e prendiamo commiato.

Una bella giornata, c’e’ stata qualche piccola difficolta’ ma per fortuna tutto e’ andato per il meglio. Spero sia piaciuta a tutti quanto e’ piaciuta a me. Il ritorno e’ tranquillo. Riesco a stare sveglio a far compagnia a Matteo che guida mentre Valentina dorme saporitamente per tutto il tragitto. Non rimane altro che salutare con un sonoro “alla prossima”!

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Pasqua ad Orvieto con ponte – 21/04/2019

Mentre Betta ed io siamo ad Orvieto per la Pasqua, Simone mi propone di impiegare alcune ore per andare a sistemare un ponte di tronchi che fara’ parte di un nuovo sentiero CAI.

Tanto per iniziare bene, il sabato sera ci si vede tra noi amici del GSCO per una cena pasqualina. Come al solito mi incarico di fare la documentazione fotografica dell’evento.

Mi limito al minimo per non importunare troppo. Una bella tavolata, ci sono io a capotavola, poi Chiara, Simone, Marco, Giuseppe, Barbara, Elena e Betta. La cena e’ buona ed allegra, un ottimo preludio alla domenica pasquale.

La mattina dopo, Betta ed io ci rechiamo al Food Village per la colazione. Ci incontriamo la’ con Simone, Silvano e Stefano, questi ultimi del CAI di Terni. Simone ci informa che Piergiorgio, ci aspetta in loco, al ponte. Piergiorgio e’ membro della sottosezione CAI di Orvieto e si e’ preso l’incarico di fare il nuovo sentiero. Un lavoro immane che porta avanti con passione chiedendo una mano quando e’ proprio indispensabile. Tempo fa, con altri amici, stavano sistemando 2 tronchi tra le sponde di un torrentello per fare un ponte. Purtroppo uno dei 2 tronchi e’ scivolato giu’ e non sono riusciti a recuperarlo con i mezzi a disposizione. Oggi tocchera’ a noi fare un altro tentativo. Arrivare al ponte non e’ semplicissimo, il sentiero e’ ancora in allestimento. Nonostante qualche giro a vuoto alla fine ci arriviamo. Subito dopo i saluti con Piergiorgio, diamo inizio ai lavori. Simone monta un paranco “speleo” da un lato del tronco per poterlo spostare parallelamente al terreno di quel poco che serve per disincastrarlo. Silvano e Stefano hanno portato una coppia di carrucole a 4 “vie” che dovrebbe permettere di sollevare il tronco dall’altro lato. Eccoci ognuno al proprio posto, Simone e Piergiorgio per lo spostamento, Silvano e Stefano per il sollevamento…ed io a far foto!

Dopo non poca fatica il pesantissimo tronco decide di spostarsi dalla sponda dove era incastrato quel tanto che basta da poterlo sollevare. Ci riuniamo tutti da questo lato per sollevarlo e metterlo in posizione corretta, accanto all’altro.

Finalmente riusciamo nell’intento. Possiamo guardare soddisfatti il nostro operato.

Possiamo iniziare a smontare i paranchi e passare alle rifiniture.

Piergiorgio recupera alcuni pali appuntiti e Silvano si occupa di piantarli per fare da fermo ai tronchi ed una sorta di parapetto al ponte.

Sistemati i pali, rifiniamo il parapetto con un canapone

Anche questa e’ fatta, ora gia’ sembra un ponte serio.

Esageriamo, ai lati di pali ne mettiamo ben 2. E’ sempre Silvano a fare il lavoro di fatica brandeggiando la pesante mazza meglio del mitico Thor.

Piergiorgio si dichiara soddisfatto. Per dimostrarcelo tira fuori dal suo capace zaino una bottiglia di vino per brindare al nuovo ponte. Non ce lo facciamo ripetere 2 volte e brindiamo volentieri con lui, almeno un paio di volte, fino a finire la bottiglia.

Terminati i lavori, terminato il brindisi inaugurale, prendiamo le nostre cose e facciamo per tornare alle macchine.

Piergiorgio strada facendo ci propone una veloce deviazione fino alle Officine Netti. Si tratta delle rovine di un antica centrale idroelettrica, una delle prime costruite in Italia. Me ne ha parlato tempo fa Simone e sono proprio curioso di andarle a visitare. In effetti, lasciamo il sentiero e fatti pochi passi siamo alle rovine di un caseggiato.

All’interno ci sono i resti di macchinari, anche se ricoperti di ruggine e vegetazione, fanno ancora la loro figura.

Ci soffermiamo a guardare questi resti mentre Piergiorgio ci racconta delle peripezie vissute per ritrovare questo sito appartenente alla storia di Orvieto e di cui si era completamente persa la memoria.

Mi aggiro facendo foto, sono sempre impressionato dai macchinari e cerco di immaginare queste turbine in funzione.

Piergiorgio ci spiega che col tempo vorrebbe ripulire e mettere in sicurezza il sito per poterci portare le scolaresche. E’ un bel progetto e diamo volentieri la nostra disponibilita’ a partecipare.

Intanto continuo a fare foto.

Simone ci porta vicino ad una botola e ci racconta di quando con Filippo hanno provato ad esplorare la condotta sotterranea, probabilmente quella di deflusso dell’acqua. Al momento si pensa che purtroppo l’estremita’ a valle sia ostruita perche’ dopo alcuni metri di condotta ci si ritrova sommersi da acqua e fango.

Continuo ad aggirarmi facendo foto.

Ancora qualche parola su come potrebbe diventare questo sito una volta sistemato…

…e poi salutiamo le Officine Netti e prendiamo di nuovo il sentiero per tornare alle auto.

Le ultime foto prima di andare.

Simone parte spedito, Piergiorgio continua infaticabilmente la sua opera di sistemazione del sentiero, Silvano ed io a far foto e Stefano che ci aspetta paziente.

Ancora di lavoro da fare ce n’e’!

Eccoci ritornati alla strada principale.

L’attacco per il sentiero che sara’, intanto e’ gia’ segnato.

Tornati alle macchine passiamo ai saluti e poi, anche se con rammarico torniamo alla civilta’. Simone deve riprendere il suo lavoro al bar.

Betta ed io invece riprendiamo a fare i turisti andandocene a passeggiare ad Orvieto.

Mentre Betta si aggira per i negozietti del centro di Orvieto, io mi spingo fino al Duomo.

Con Betta ci lasciamo dandoci appuntamento alla piazza dopo circa una mezz’ora. Voglio andare a far visita a Chiara che oggi lavora a far la guida per Orvieto Sotterranea.

La trovo impegnatissima, riesco appena a salutarla perche’ parte al seguito di un folto gruppo per la visita guidata ai sotterranei. La seguo discretamente fino al cancello e riesco a rubarle una foto ed un ultimo saluto.

Terminato il nostro giro turistico, la sera Betta ed io ci rechiamo al bar da Simone. Oggi e’ lui che si improvvisa cuoco e prepara…le fettuccine!

Un modo simpatico e diverso dal solito per finire di festeggiare la Pasqua.

Che altro dire se non buon appetito e…alla prossima!

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Doppio Rum – 14/04/2019

Di nuovo a scavare a Doppio Rum, con Angelica, Giuseppe ed io.

Cambia la squadra ma la destinazione rimane la stessa, tutti a Doppio Rum a vedere di dare luce al prossimo passaggio. La mattina ci incontriamo al parcheggio alla Rustica, nominiamo Angelica pilota per la giornata e partiamo.

Io vado davanti a fare da copilota, Giuseppe dietro a guardarci le spalle.

Prima di tutto una bella colazione da Cicchetti, poi veloci al magazzino a prendere il necessario. Giuseppe ha lasciato tutto il suo armamentario nelle puglie quindi oggi andra’ con la tuta di Nerone e gli attrezzi di Gabriele.

Un’ultima pausa all’alimentari a Livata e poi siamo a Campo dell’Osso. Parcheggiamo esattamente, millimetro piu’, millimetro meno, dove si era parcheggiato Gabriele la volta scorsa. Iniziamo a prepararci avvolti da un freddo pungente.

A fine vestizione, foto di gruppo.

Si parte.

Pochi passi ed arriviamo alla piana con gli ultimi scampoli di neve.

Salitina finale, la affronto col fiatone perche’, come la volta scorsa, sono intento a sgranocchiare un pezzo di pizza.

Ed eccoci arrivati alla grotta. I miei amici non ricordano dove sia e non vedono il recinto che protegge l’ingresso. Faccio il “cattivo” e li faccio continuare dritti per qualche metro prima di imboccare per la grotta.

Me la cavo con qualche improperio borbottato mentre tornano indietro. Vado subito a recuperare la corda verde poi, per par condicio nei confronti di Valentina, Giuseppe si incarica di seguire Angelica mentre esegue i nodi attorno all’albero per fissare la corda.

Mentre loro “giocano” con corde e nodi, io accendo il DistoX e prendo alcuni punti. Andando a guardare il rilievo mi sono accorto che me ne mancano alcuni proprio all’ingresso.

Quel discolo di Giuseppe, per vendicarsi dello scherzo di poco prima, si impossessa della fotocamera e riempie la scheda di memoria con foto di me ed il fido DistoX.

Angelica termina con i nodi ed inizia ad entrare.

Anche io ho terminato con i rattoppi al rilievo e la seguo. Da appena dentro ricambio il favore a Giuseppe riprendendolo in attesa del suo turno.

Visto che la grotta e’ praticamente tutta una sola verticale, l’ordine d’ingresso lo manterremo fino in fondo. Per prima Angelica, poi io e quindi Giuseppe.

Angelica inizia la discesa del primo pozzo, io la seguo sull’altra corda.

Al terrazzino di fango aspettiamo Giuseppe.

Al suo arrivo Angelica riparte, passa il frazionamento ed arriva alla base del primo pozzo.

Il primo passaggio, comodo per Angelica, strettoia per me!

Aspetto che si sistemi prima di incastrarmi a mia volta.

Quando mi districo dal freddo abbraccio delle pareti di roccia, lei e’ quasi arrivata in fondo.

Seguono poi i due meandrini in discesa frutto del duro lavoro di scavo di tante persone.

Dall’alto seguo Angelica mentre affronta il primo.

Un vago moto di invidia mi prende quando vedo che lei passa quasi a spalle dritte dove io devo passare di lato ed evitare respiri ampi per non incastrarmi di torace

Come pensavo passa senza problemi…piccole strettoiste crescono. Inizia la discesa del pozzo successivo mentre io completo il mio campionario di sbuffi ed ansimi.

Ancora alla base del pozzo e via con il passaggio successivo, anche questo scavato con tanta fatica.

Arrivati all’attuale fondo, sistemiamo le nostre robe e poi facciamo uno spuntino in attesa che scenda Giuseppe con il materiale da scavo. Quando arriva e siamo tutti pronti diamo inizio ai lavori. Per primi scendiamo Angelica ed io. Le mostro il lavoro fatto la volta scorsa e le chiedo di infilarsi nello stretto per andare a vedere cosa c’e’ oltre e verificare se almeno lei riesce a scavare piu’ avanti. Acconsente e si insinua tra le pareti. Si affaccia dopo la curva e conferma la seconda curva vista da Valentina la volta scorsa. Per tornare indietro fatica un poco, cosa che ci convince a tornare indietro almeno di un metro e riprendere gli scavi da li’.

Continuiamo a lavorare di buona lena dandoci il cambio o per sopraggiunta stanchezza dello scavatore o per inizio di freddo “dell’attendente”.

In capo ad un paio, anche 3, ore qualche risultato inizia a vedersi, nulla di eclatante, pero’ ora almeno Angelica entra comodamente a vedere oltre.

Facciamo un primo tentativo di fare foto dopo la curva ma ancora e’ troppo stretto per poter operare in maniera ottimale.

Continuano i turni di scavo, Angelica durante il suo momento di pausa si prepara una sigaretta, ufficialmente per “vedere” se tira aria. Purtroppo deve rinunciare al suo piacevole esperimento scientifico perche’ ha dimenticato l’accendino. In compenso pero’ ha portato la GoPro, cosi’ tra una scavata e l’altra ci facciamo anche i video. Mentre sono io a riposare, Angelica e Giuseppe fanno un’altra prova fotografica.

Stavolta i risultati sono migliori, ecco le prime immagini di quel che c’e’ dopo la curva che ci impedisce il passaggio…in effetti c’e’ proprio un’altra curva.

Ora Angelica arriva senza sforzo dove all’inizio aveva faticato un poco. Visivamente non si nota una gran differenza, pero’ c’e’.

Ora almeno lei si affaccia comodamente per vedere oltre la curva. Di passarla non se ne parla ancora, ma ci arriveremo. Preso dalla curiosita’ mi infilo anche io a vedere, mi affaccio alla curva con la testa ed il collo stesi al massimo e riesco a togliermi la soddisfazione di vedere con i miei occhi cosa c’e’ oltre. Una piccola soddisfazione, ma e’ meglio di nulla. Ad essere sinceri anche Giuseppe ora si muove bene dentro la strettoia, ma anche per lui manca qualche centimetro per stare proprio comodo.

Ecco qua una Angelica contenta e completamente mimetizzata dal fango che le ha impregnato la tuta.

Il buon Giuseppe, l’unico cosi’ provvido da aver portato l’orologio, ci avverte che sono le 5 del pomeriggio, e’ una buona ora per uscire. Cediamo volentieri al piacevole pensiero di una buona cena. Mentre ci prepariamo a salire noto un particolare che prima mi era sfuggito. La circolazione dell’aria e’ cambiata. Quando siamo arrivati la grotta “tirava” l’aria verso dentro, ora la ributta fuori. Sara’ cambiata la temperatura fuori? Condivido la cosa con i miei amici ma anche loro non hanno ipotesi da fare in merito. Prendiamo nota mentalmente della cosa, finiamo di prepararci e partiamo. Stavolta e’ Giuseppe ad andare avanti, seguito da Angelica e quindi io a chiudere la fila. Giuseppe ci da’ la libera dopo aver salito l’intero pozzo, un P30 circa, contiamo quindi che lo rivedremo solo fuori.

Angelica ed io saliamo invece a distanza di un frazionamento. Come la volta scorsa con Valentina, anche con Angelica ci ritroviamo al terrazzino fangoso e usiamo le 2 vie per salire assieme.

E’ piacevole salire un pozzo facendo chiacchiera tra una pedalata e l’altra, si sente meno la fatica.

Nonostante il vapore che emano, riesco a fare una foto verso l’alto dove ancora filtra la luce del sole. Vista confortante.

Ancora una volta abbiamo dimenticato di regolare l’imbrago di Angelica. La nostra recidiva dimenticanza costa dei simpatici dolori alla nostra amica, per fortuna solo negli ultimi metri di pozzo.

Nell’ultimo tratto vado avanti per non intralciare Angelica e liberare svelto il passaggio per l’esterno. Pochi minuti e siamo tutti fuori.

Giuseppe e’ rimasto ad aspettarci perche’ la temperatura fuori e’ decisamente accettabile. Anche se con la mano tremula, decido che si e’ meritato una foto.

Appena riuniti, prendiamo il sentiero per tornare alla macchina, temperatura accettabile o no, siamo comunque bagnati fino alle ossa ed i vestiti asciutti sono una piacevole prospettiva.

Quando siamo tutti ritornati in sembianze umane e con vestiti caldi addosso, decidiamo di aver meritato una buona cena per suggellare la bella giornata. Saltiamo quindi in macchina e sulla strada del ritorno facciamo tappa a Marano per un piatto di pasta. Il ritorno e’ come al solito sonnacchioso e senza storia, la guida sicura della nostra pilota ci porta in un battibaleno fino a destinazione. Alla prossima.

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Doppio Rum – 07/04/2019

Alla Doppio Rum per fare il rilievo, con Valentina, Gabriele ed io.

Stavolta siamo una piccola squadra. La mattina Gabriele passa a prendermi poi andiamo al parcheggio Metro della Rustica a prendere Valentina. Alla Metro troviamo anche un simpatico gruppo di amici, primi tra tutti Rosa e Stefano. Molti non li conosco, ma li saluto comunque con allegria. Poi Gabriele mi spieghera’ che sono del gruppo Gullivert e stanno facendo una uscita di corso. Dopo aver completato la nostra squadra, partiamo decisi alla volta di Subiaco. La sosta “colazionatoria” da Cicchetti e’ oramai una abitudine gradita e consolidata. Quando riprendiamo la macchina per proseguire, facciamo il censimento di quel che ci serve per portare a termine il programma giornaliero. Concludiamo di avere gia’ tutto il necessario, possiamo evitare di passare al magazzino del gruppo. Tiriamo dritti su per Livata. Strada facendo telefono a Maurizio per sapere se ha voglia di unirsi a noi, purtroppo non riesco a parlarci. Gabriele propone di fare sosta all’ospedale per un saluto a Nerone. Accettiamo ben volentieri. Lo avvertiamo della visita e saliamo al suo reparto. Nerone in divisa da lavoro e’ uno spettacolo da non perdere, ho scordato in macchina la fida fotocamera, pero’ rimedio con il cellulare. Eccolo in tutto il suo splendore mentre iniziamo a salutarci per andare…dico cosi’ perche’ con Gabriele i saluti di commiato prendono sempre una porzione considerevole del tempo di una visita!Tra una sosta e l’altra, ne facciamo un’altra per le cibarie, finalmente arriviamo a destinazione. Il tempo non e’ dei migliori ed il cielo e’ grigio, ma ancora non piove. Iniziamo a prepararci.Foto sull’ultimo lembo innevato.Mentre camminiamo sbocconcello la pizza acquistata all’alimentari di Livata. E’ complicato masticare, camminare e chiacchierare in contemporanea, ma con qualche ansimo, ci riesco. Foto di gruppo con pizza modellata artisticamente ad ometto.Eccoci in vista della grotta.Gli ultimi metri, indico il caratteristico recinto neroniano a Valentina, lei e’ la prima volta che viene alla grotta.Eccoci all’ingresso. Ultime sistemazioni prima di entrare.Tra una foto e l’altra, io preparo l’attrezzatura per il rilievo mentre Valentina e Gabriele fanno esercizi coi nodi e sistemano la corda iniziale.Si parte. Sono quasi le 11.Entro prendendo i punti col DistoX. Per il primo tratto faro’ solo la poligonale perche’ a casa ho gia’ il vecchio rilievo fino al vecchio fondo, lo ha fatto Gabriele anni fa. Ci ammucchiamo tutti alla partenza del primo pozzo e partiamo per la discesa.Sfrutto biecamente i miei amici costringendoli ad indicarmi il punto per il caposaldo successivo.A meta’ pozzo, al terrazzino fangoso, ci raduniamo nuovamente.Gabriele parte per primo per la seconda parte del pozzo. Noi rimaniamo immobili per non tirargli dietro palle di fango misto a sassi.Dopo di lui parte Valentina. Io per ultimo a continuare il rilievo.Il pozzo successivo parte dopo un passaggio stretto ma breve, Gabriele si infila.Eccolo mentre scompare nella frattura.Arrivato alla corda, puo’ partire Valentina.Valentina si sistema comoda ed attende la libera da Gabriele. Quando parte pure lei, mi avvicino io, continuando a giocare col DistoX. I passaggi successivi sono quelli piu’ ostici, ogni pozzo e’ preceduto da un cunicolo allargato a viva forza in lunghi anni di lavoro, da tanti speleo, tra i quali Gabriele. Passarli con tutti gli ammennicoli da rilievo che ho appesi al collo mi richiede alcuni sbuffi e molti sospiri. Delle foto mi scordo proprio. Arriviamo cosi’ al “vecchio” fondo. L’esplorazione era ferma qua da ben 4 anni. L’ultimo tratto allargato e’ in corrispondenza alla base del vecchio fondo. Anche questo si presenta come un lavoro titanico. Il passaggio ricavato ci permette di accedere alla zona nuova. Da qua iniziamo il rilievo vero e proprio. Il nuovo pozzo e’ ampio e sembra proseguire anche verso l’alto. Scarica ancora un poco, i miei amici si tengono bene al riparo mentre scendo.Arrivo al terrazzo intermedio e rivedo i miei amici. Sono inzeppati in fondo al “nuovo”, speriamo temporaneo, fondo.Per sicurezza faccio un’altra foto, senza tener conto del fango sull’obiettivo, raccolto durante l’ultimo passaggio stretto.Eccoci ricongiunti.Vado avanti a prendere i punti fino a dove inizia la parte ancora da allargare. Fatto questo, chiudo il rilievo e ripongo l’attrezzatura. Nel frattempo Gabriele e Valentina fanno un veloce spuntino. Mi unisco a loro e poi iniziamo a lavorare per allargare. Praticamente ora, dopo l’ultima uscita di Nerone e Valerio, si puo’ andare avanti un altro paio di metri fino ad un ambiente un pelo piu’ largo dove ci si affaccia su un meandro, nel primissimo tratto largo non piu’ di un palmo. I cambi in zona lavori sono dettati dal freddo. Uno solo di noi puo’ stare avanti a scavare. Quando qualcuno di chi sta fermo inizia ad accusare il freddo, ci si scambia. L’uso di mazzetta e scalpello permette di recuperare velocemente una buona temperatura interna.Nelle uscite precedenti, le lunghe attese devono aver scatenato l’estro artistico di qualcuno, ne troviamo le prove in un pregevole manufatto appoggiato alla parete.Valentina al lavoro, vado a vedere come procede. Abbiamo deciso di utilizzare i sassi che togliamo da davanti a noi per creare degli scalini dietro che facilitino salita e discesa in zona lavori.Andiamo avanti parecchio alternandoci spesso. Il lavoro procede bene. Valentina ha il fisico adatto ad assumersi il ruolo di strettoista e quindi appena possibile la mandiamo a vedere cosa succede avanti.Non ci sono notizie ottime, Valentina riesce ad andare avanti un paio di metri poi il meandro, ritorna ad essere stretto un palmo. Dove restringe fa una curva a sinistra ad angolo retto e, come se non bastasse, un metro piu’ avanti ne fa un’altra ancora ad angolo retto ma a destra. La grotta non si concede mai facilmente, ma questa vuole proprio esagerare. Comunque di aria ce n’e’ e le difficolta’ non ci spaventano. Per oggi abbiamo fatto abbastanza, torneremo. Ci riuniamo alla base dell’ultimo pozzo per darci una sistemata e ricomporre gli zaini. Gabriele sembra avere la barba bionda, ma non vi lasciate ingannare, e’ il fango.Valentina inizia a salire. Io la seguo ad un frazionamento di distanza ogni volta che posso. Gabriele parte per ultimo, rimaniamo d’accordo che salendo recuperera’ una zappetta, l’abbiamo vista scendendo, e la usera’ sul terrazzino del primo pozzo per liberarlo da un poco di fango. La salita prosegue lenta ma regolare.Il pozzo nuovo non e’ proprio breve. Evito di guardare verso l’alto e di fare foto perche’ ogni tanto qualche sassetto arriva. Quando riesco a fare foto vengono cose nebbiose perche’ trasudo vapore come una locomotiva.Visti i scarsi risultati, rinuncio alle foto e ripongo la fotocamera. Nel salire ricordo di Marco, mi ha detto che il nostro amico comune, Filippo, usa risalire facendo 10 pedalate, una breve sosta, altre 10 pedalate, altra sosta, e cosi’ via. Filippo oramai si dedica a grotte da -1000 in giu’. Penso, magari e’ una buona tecnica, voglio provare. La adatto subito alle mie capacita’ dimezzando le pedalate a 5 ed allungando la breve sosta. A conti fatti di questa tecnica mi piace solo la parte della sosta, le pedalate erano e rimangono faticose.Tra ansimi, sbuffi e qualche imprecazione riesco a tenere dietro a Valentina, Gabriele ci segue ad un pozzo di distanza. Arrivati al primo pozzo, Valentina ed io saliamo fino al terrazzino fangoso e ci fermiamo ad aspettare Gabriele. Quando ci prende freddo mandiamo un paio di urla verso il nostro amico ma solo il silenzio ci fa da risposta, la cosa inizia a preoccuparci un poco. Alla fine il freddo vince, riprendiamo la salita. Da questo punto ci sono 2 corde quindi possiamo salire assieme. Nel partire faccio cadere un sasso di sotto, non mi preoccupo di urlare, l’ho fatto pochi secondi fa e nessuno ha risposto. Sentiamo il sasso arrivare alla base del pozzo facendo un discreto rumore. Lui, il sasso, riesce dove le urla avevano fallito. Una vocina viene dal basso, si sente un: “Ma e’ libera?!?”. Urliamo di si con sollievo e riprendiamo la salita facendo molta attenzione a non far cadere altri sassi. Fuori e’ notte, ma che ore sono? Forse abbiamo fatto piu’ tardi di quanto pensavamo. Oltre ad essere buio, fa un freddo cane. L’intenzione di aspettare l’arrivo di Gabriele svanisce come brina al sole. Ci incamminiamo verso la macchina. Siamo arrivati da pochi minuti quando vediamo arrivare una macchina. Con grande sorpresa vediamo che la macchina e’ occupata da Maurizio. Dopo i saluti, ci informa, tutti nel nostro gruppo erano preoccupati. Maurizio essendo in zona e’ venuto a controllare che fosse tutto a posto. Mi spiego la loro preoccupazione quando mi dice l’ora, sono le 9.30 passate!Valentina ed io tranquilliziamo Maurizio e, mentre lui avverte il resto del gruppo, finiamo di cambiarci. Nel frattempo di Gabriele nemmeno l’ombra. Maurizio decide di andare verso l’ingresso della grotta per vedere quando esce. Lo accompagno, pero’ prima devo cambiare le pile alle lampade. Ora, visto l’orario, capisco perche’ si sono scaricate entrambe.In corrispondenza della piana con l’ultimo scampolo di neve, vedo una luce nel bosco alla mia destra. E’ Gabriele! Ci riuniamo e torniamo assieme alla macchina.Provo a fare delle foto ai miei amici mentre camminano ma i risultati sono deludenti. Rimetto la fotocamera a riposare, per oggi ha fatto il suo lavoro.Alla macchina anche Gabriele si concede il dolce piacere di avere finalmente addosso dei vestiti asciutti. Maurizio si congeda contento di poter andare a riprendere il riposo interrotto. A noi resta altro che tornare senza fretta a Roma. Stavolta e’ troppo tardi per una sosta a Marano, le fettuccine saranno per un’altra volta, la prossima.

Pubblicato in esplorazioni, rilievo, speleo, uscite | Commenti disabilitati su Doppio Rum – 07/04/2019

Doppio Rum – 30/03/2019

Gita solitaria a Doppio Rum.

Sarei dovuto andare domenica con Gabriele a festeggiare il compleanno di Tarcisio. Questo prima che un impegno imprevisto mi costringesse a cambiare programma. Da un momento all’altro, la mattina di sabato, mi sono trovato col sabato libero e la domenica impegnata. Svelto mando un messaggio ai miei amici per avvertire che intendo unirmi al gruppo che va a Doppio Rum. In tutta fretta faccio lo zaino ed esco di casa carico di zaino e buste varie. Nei pressi di via Livorno faccio un simpatico incontro, mentre cammino sento dire alle mie spalle: “Si va in grotta?!?”. Chi ha parlato e’ un uomo sulla settantina, cosi’ a colpo d’occhio, ma ancora in forma. Al mio sguardo incuriosito si sbriga a spiegare, anche lui e’ stato speleologo, ma negli anni ’60. Scambiando qualche chiacchiera scopriamo che proveniamo entrambi dallo SCR. Vado di fretta, lo saluto augurandogli buona giornata e promettendo di salutargli Gianni…Peccato mi sia scordato di chiedere il suo nome!

Recuperata la macchina, mi dirigo decisamente verso la grotta. Naturalmente, solo o in compagnia non posso esimermi dal fare sosta da Cicchetti per una sostanziosa colazione di rinforzo. Tornando alla macchina ricevo un messaggio da Valerio che mi rovina la colazione. “Ero solo”, dice, “e quindi ho rinunciato ad andare”. Mi offro di passare a prenderlo ma non lo convinco. Ora sono io ad essere solo. Ci penso su almeno un decimo di secondo. Oramai ho fatto parecchia strada, mi interessa vedere questa grotta, mi rassegno e decido di proseguire andro’ a visitarla in solitaria. Scrivo al gruppo della mia intenzione e riparto. Strada facendo chiamo Maurizio, magari e’ a Livata, pero’ stavolta e’ rimasto a Roma causa influenza. Nulla da fare, intanto continuo a salire. All’alimentari di Livata faccio incetta di pizza. Allo spiazzo di Campo dell’Osso mi fermo al bar dove lavora Livia per salutarla approfittando anche per un caffe’. Sbrigato tutto quel che dovevo, vado a parcheggiare sotto un albero perche’ il sole oggi scotta parecchio.Mi cambio velocemente, chiudo la macchina e parto. La fotocamera fa di nuovo le bizze, ho fatto appena un paio di foto e gia’ indica che la batteria e’ scarica…brutto segno.Oramai la neve e’ quasi un ricordo. Pochi passi e sono all’ingresso della grotta.Non ho molto materiale d’armo con me, ho portato una corda e la sistemo alla meno peggio.Improvvisamente ricordo di essere solo, non ho nessun amico da martirizzare con le foto. Mi devo rassegnare e farmi un selfie. Il resto delle foto saranno nature morte!Tolgo la grata di protezione dall’ingresso. La volta scorsa sono arrivato fin qua.Scendo il primo metro e guardo verso l’alto. C’e’ una zolla di terra farcita di radici e sassi. Con un poco di pazienza tolgo i sassi che rischiano di cadere. Mi riprometto di consigliare a chi viene piu’ spesso una pulizia piu’ attenta alla prossima occasione.Dal primo frazionamento partono 3 corde, 2 rosse ed una verde. Una di quelle rosse e’ armata con un coniglio molto aperto, un’asola del coniglio sfrega contro la roccia e ne ha leggermente consumato la calza. Provo la verde ma e’ leggerissima, probabilmente,mi dico, e’ frazionata subito sotto. La mia scelta, per esclusione, finisce sulla seconda corda rossa. Inizio a scendere.Appena entro nel fuso del pozzo vedo delle belle radici che spuntano dalla roccia sul soffitto, fanno un bell’effetto.Sceso qualche metro scopro perche’ la corda verde era cosi’ leggera…termina li’! La cosa simpatica e’ che penzola senza nodo di fine corda. Deve essere un espediente per istigare al suicidio chi si avventura incautamente in grotte sconosciute. Non mi sembra una cosa ben fatta e mi riprometto di sistemarla al ritorno, intanto mi allungo verso la corda verde e riesco a farci un nodaccio.Al frazionamento successivo trovo la corda tutta arricciata.Non ho molto di meglio da fare oltre a visitare la grotta, quindi apro la maglia rapida e districo un poco la corda.Continuo a scendere, proprio un bel pozzo, non c’e’ che dire. Piu’ avanti si incontra un terrazzino di una metrata, pieno di terra e sassi. Questi formano uno scivolo e facilmente qualcosa la si tira giu’. Sarei tentato di darci una pulita ma non so cosa c’e’ sotto quindi desisto.Arrivo alla base del primo pozzo.Mi infilo nella finestra per il pozzo successivo. Le pareti sono decorate da concrezioni, in parte nuovamente consumate dall’acqua che cade dall’alto.Davanti a me, o dietro, dipende dai punti di vista, trovo una parete di sassi piu’ o meno tenuti assieme da non so cosa. Non e’ bellissimo a vedersi ma sembra stabile.Scendo il pozzo, ora diventa un poco stretto.Verso la fine pero’ allarga di nuovo. Inizio a trovare tracce di “cantieri” di scavo. C’e’ un cunicolo in discesa di almeno 3 metri dove si nota il gran lavoro fatto per poter proseguire.Proseguo. Lo scivolo e’ quasi comodo, a voler essere schizzinosi, l’uscita e’ un poco macchinosa. Visto pero’ il lavoro fatto, mi sembra un peccato veniale.Ci sono molti sassi dall’aspetto poco rassicurante ma per il momento non sembrano intenzionati a muoversi da dove sono.Alla base del terzo pozzo trovo un altro cunicolo in discesa. Anche qua ci sono resti di “cantiere di scavo”. Anche qua tanto di cappello per l’enorme lavoro fatto.Percorro il cunicolo e sbuco alla partenza di un ulteriore pozzo. Probabilmente e’ questo il pozzo nuovo di cui mi hanno parlato. Scendo a dare una occhiata.A meta’ pozzo la verticale si sposta di un paio di metri. In corrispondenza dello spostamento trovo una placchetta. Il nodo sulla corda gia’ c’e’, manca solo un moschettone. Ne sacrifico uno di quelli della longe, ne potro’ fare a meno per un poco.Continuo la discesa fino alla base del pozzo. Subito dopo la grotta sembra decisa a stringere di nuovo. Forse piu’ avanti uno smilzo riesce a passare. Il segno di uno spuntone di roccia fatto saltare via col martello me ne fanno convinto. Allora, penso, magari sono andati ancora piu’ avanti. Sono molto curioso di vedere cosa c’e’ dopo.Con pazienza e l’ausilio dell’unica mano abile, sposto qualche sasso. Riesco a liberare la visuale. Riesco addirittura a calarmi giu’ di un metro ma dopo stringe troppo, non potrei farcela. Forse con un martello potrei allargare, ma anche ad averlo non saprei come maneggiarlo con la mano sinistra fuori uso. Comunque lo scavo mi ha convinto che avevo valutato male, non credo che per di qua sia ancora sceso qualcuno. Lo faranno sicuramente alla prossima uscita. In caso chiedero’ a loro di descrivermi cosa c’e’ dopo e cosa provoca il rumore d’acqua che si sente appena dopo la prima curva.Riprendo fiato e tolgo un poco di fango dalla tuta. Sono riuscito ad infangarmi anche facendo nulla. Vorrei bere un goccio d’acqua ma ho lasciato lo zaino sopra a questo pozzo.Salgo, rifaccio il cunicolo condendo l’azione con sbuffi ed imprecazioni. Recupero lo zaino e bevo un lungo sorso d’acqua.La fotocamera inizia a dare segni di stanchezza, devo limitarmi con le foto. La metto al caldo nella tuta e continuo a salire gustandomi la grotta in questa versione inusuale, tutta per me. Chiedo un piccolo sforzo alla fotocamera solo all’ultimo pozzo, ma poi la spengo subito.Al tetto delle radici mi fermo a prendere respiro. Dopo mi sistemo comodo al frazionamento ed inizio a lavorarci per dare una sistemata. La corda verde la tiro su e la ammatasso legandola poi di lato. Per la corda rossa con la quale sono sceso posso fare poco, la lascio com’e’. A quella col coniglio scambio gli attacchi, metto l’anello che era a destra, a sinistra e ci metto la corda con un bocca di lupo. Recupero cosi’ una maglia rapida che utilizzo a destra per fare in modo che la corda non sfreghi sulla roccia. Al posto del bocca di lupo e’ necessario mettere una maglia rapida ma dovranno farlo i miei amici alla prossima occasione.Fatte le sistemazioni che mi ero ripromesso, esco. C’e’ un bel calduccio fuori. Disturbo nuovamente la fotocamera per riprendere il salotto composto da Gianluca la volta scorsa.Eccolo piu’ nel dettaglio. La fotocamera sembra essersi ripresa un poco, facile, ora che non mi serve quasi piu’!.Sistemo le mie robe e prendo la via del ritorno alla macchina.Ecco quel che rimane del superbo manto nevoso di un mese fa.Mi gusto il caldo del sole mentre cammino sorseggiando quel che resta dell’acqua.Arrivato.Fiorellino con pigna.Mi cambio senza fretta, sono le 15 passate, qualche ora di grotta alla fine sono riuscito a farla. Per concludere degnamente la giornata passo di nuovo a salutare Livia. Purtroppo e’ indaffaratissima e mi concede solo un saluto veloce ed una foto quasi rubata. Ci salutiamo augurandoci vicendevolmente di rivederci presto in grotta.Riprendo la macchina, non ho altro impegno ora che tornare a casa. Sono riuscito comunque a passare qualche ora serena in grotta, ho visitato finalmente Doppio Rum. A conti fatti posso dirmi soddisfatto. Alla prossima.

Pubblicato in speleo, SZS, uscite | Commenti disabilitati su Doppio Rum – 30/03/2019