Grotta Guattari – 24/10/2020

Uno stimolante fine settimana in visita ad alcune grotte del Circeo, prima tra tutte Grotta Guattari dove abbiamo assistito ai lavori in corso.

La mattina ci troviamo con Betta, Aurora, Gabriele io e Luna ed affrontiamo il viaggio verso il Circeo fino a Grotta Guattari dove incontriamo Mario ed Angelica.

Dopo un rapido scambio di saluti ci prepariamo per la grotta ed entriamo.

La giornata procede tra dentro e fuori la grotta.

Il pomeriggio lo dedichiamo a visitare altre grotte nei dintorni.

La prima e’ la Grotta delle Capre.

La targa che indica la grotta e’ stata vandalizzata ma ancora riesce a fare il proprio mestiere.

Via, si parte.

Eccoci arrivati.

Angelica fa gli onori di casa.

La grotta inizia con una sala enorme, non mi aspettavo una cosa del genere, ne sono piacevolmente impressionato.

Gironzolo per la sala scattando foto.

Il mare visto da dentro la grotta.

Da un lato ci sono degli scavi, i miei amici, esperti in queste cose, dicono che si tratta di tombe di epoca romana.

Buchi nella roccia? Pensavo di si, mi correggono, sono litodomi.

Arriviamo in fondo al salone.

La grotta prosegue in una galleria, andiamo a visitarla.

Dopo una ventina di metri la galleria chiude. Visita terminata.

Gabriele ha intenzione di chiuderci dentro…o chiudere se stesso di fuori!

Si scherzava, andiamo.

Angelica scende ad ammirare il mare.

Sembra il cespuglio del Leopardi?!? La grotta “e questa siepe, che da tanta parte  dell’ultimo orizzonte il guardo esclude”

Il mare verso il tramonto ha sempre il suo fascino.

Torniamo indietro dirigendoci verso l’altra grotta.

Un’Aurora floreale.

La nuova grotta, quella del Fossellone me la trovo letteralmente sotto i piedi. In mezzo al sentiero si apre un buco che affaccia nella sala della grotta.

C’e’ sia un ingresso dal mare, che non andiamo a visitare che un’accesso alquanto aereo piu’ all’interno

Non male.

Angelica e’ stata qua un migliaio di volte, si siede paziente ad aspettare che la nostra curiosita’ abbia sfogo.

Gabriele ne approfitta per riprendere i punti…il Conservatore del Catasto ne sara’ sicuramente contento!

Torniamo indietro alla targa infelice.

Da qua si vedono anche le isole.

A sera torniamo a casa. Passiamo insieme ancora del tempo per consumare una allegra cena a base di pizza prima di ritirarci per un meritato riposo.

Il giorno dopo, domenica, siamo di nuovo a Grotta Guattari.

Oggi sono venuti in visita anche Nerone e Tarcisio.

Angelica ed Aurora sono impegnatissime a fare rilievi.

Verso l’ora di pranzo Mario si ingegna ad organizzare il braciere per cuocere la carne acquistata ieri. Il risultato e’ piu’ che soddisfacente.

Ci mettiamo seduti in cerchio intorno al braciere iniziando il pranzo con delle bruschette.

Nel frattempo la carne continua a cuocere. Luna andrebbe volentieri ad assaggiare ma la teniamo d’occhio.

Il pranzo prosegue tra una chiacchiera e l’altra, quasi sempre su argomenti speleo-archeologici.

Dopo pranzo si torna al lavoro.

Quando la stanchezza sopraggiunge iniziamo a rimettere a posto le nostre cose. E’ ora di pensare al ritorno.

Salutati Angelica e Mario che rimarranno qua al Circeo, Nerone e Tarcisio che torneranno rispettivamente a Subiaco e Guarcino, saliamo in macchina e prendiamo per Roma. La stanchezza mi assale come un macigno quindi non proferisco parola per tutto il viaggio. Conservo il fiato per un saluto. Alla prossima.

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Campo Buffone – 18/10/2020

Una passeggiata per ricercare buchi vecchi e nuovi nella piana di Campaegli. Di seguito ci siamo diretti a Campo Buffone per uno sguardo alle sue grotte.

Uno sguardo alle solite doline a Campaegli.

Grotta dei 2 ingressi, la visitiamo e riprendiamo il punto.

Doverosa visita a grotta Stoccolma. Riprendiamo il punto anche per lei.

Altra grotta da visitare, si cimenta Giuseppe nella esplorazione.

Grotta Stoccalma non poteva mancare.

Una macchina che molto ecologicamente se ne va in giro per la piana.

Il giro a Campaegli e’ terminato, prendiamo per Campo Buffone. Gabriele ha noie con il GPS ed effettua di frequente il cambio delle batterie.

Strada facendo incontriamo alcuni buchi a cui potrebbe valer la pena dedicare una giornata.

Un’altra grotta conosciuta di cui riprendiamo il punto…grotta della Medusa, mi sembra.

Ci sono molti rotoli di un qualcosa che sembra guaina di catrame. Sarebbe da recuperare e questo potremmo farlo, ma poi per smaltirla?

Riprendiamo la strada per Campo Buffone.

Eccoci arrivati.

Troviamo alcuni bei buchi ma non abbiamo attrezzatura idonea per dar loro uno sguardo da vicino. Ci limitiamo alle foto.

Luna dopo tanto correre su e giu’ viene a chiedere un poco d’acqua. LA accontentiamo subito.

Il ritorno e’ lento, sono stanchissimo, ma allietato da chiacchiere sulle grotte viste oggi e sui progetti futuri. Terminiamo la serata con una visita al ristorante che Irene conosce da molti anni, vicino Canterano. Non rimaniamo per niente delusi.

Il ritorno e’ quieto e sonnacchioso. Una bella giornata che si chiude pensando…alla prossima.

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Buco del Tux – 10/10/2020

In zona Campaegli a rivedere alcune grotte. Per primo il Buco del Tux e poi un paio di piccole grotte da catastare.

Una giornata da ricordare un poco per tutti noi, ma in particolare per Aurora che oggi si cimenta per la prima volta nell’armo di una discesa.

Nerone scende con Aurora per rivedere la grotta, che ricordava differente.

Visita terminata. Si esce.

Ci spostiamo a grotta Medioevo per riprendere il punto.

Nel frattempo Nerone prova una nuova acconciatura.

Un tipo di pettinatura decisamente muschiato!

Ultima tappa del nostro giro, grotta dei 5 ingressi.

Ditelo coi fiori…e con i funghi no?!?

Un saluto a tutti. Alla prossima.

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Grotta Stoccalma – 06/09/2020

Una uscita in compagnia dei miei amici. Loro in grotta Stoccolma ed io in esterna a grotta Stoccalma per provare i “punciotti”. Devo rifare il “rodaggio” come narratore, quindi inizio adagio, con poche parole! Vi lascio alle foto che si spiegano da sole.

Carrellata di amici che si preparano.

Saluto tutti e vado verso grotta Stoccalma.

Ingresso della grotta.

Sperimentazione punciotti.

Riposo e poi un giro a visitare qualche dolina.

I miei amici escono da grotta Stoccolma e vengono a recuperarmi.

Qualche chiacchiera al sole nei pressi dell’ingresso di grotta Stoccolma.

Si torna alla civilta’.

Aperitivo in attesa della cena.

Un gradito ritorno al ristorante “da Antonia” a Marano conclude la giornata.

Ancora una volta, con molta soddisfazione…Alla prossima!

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Grotta Guattari – 26/07/2020

Una visita alla grotta Guattari per passare una simpatica giornata insieme ai nostri amici.

Appena arrivati.

Giuseppe e Mario pronti per l’aperitivo.

Pranzo. Ora siamo tutti.

Mario, il cuoco e Gabriele il supervisore.

Ecco finalmente la grotta.

Angelica ci mostra i particolari del cantiere.

Qualche cavo per l’illuminazione.

L’ingresso della grotta.

Finalmente posso scriverlo di nuovo, con molta soddisfazione…Alla prossima!

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Palestra Montecelio – 25/07/2020

Ciao a tutti!

Riprendo a scrivere dopo un lungo periodo, magari un giorno raccontero’ delle mie avventure di questo periodo, ma non ora.

Per adesso riprendiamo ad “aggrottarci” con questa unica foto della palestra fatta vicino Montecelio con vari amici.

Un caro saluto a tutti…e bentornato a me!

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Sventatoio di poggio Cesi – 01/02/2020

Una gita ad una simpatica grotta insieme a Angelica, Aurora, Elisa, Gabriele, Giuseppe e Mario.

Nel primo pomeriggio ho degli impegni, quindi mi aggrego alla gita organizzata dai miei amici con l’intenzione di abbandonarli subito dopo pranzo. La mattina carico in macchina Giuseppe ed andiamo all’appuntamento a Guidonia. Facciamo colazione tutti assieme al bar che ha sostituito il celeberrimo “Bar Lanciani” e poi andiamo alla grotta. Gabriele, con la sua macchina, ci guida. Per maggior sicurezza, Giuseppe imposta il suo navigatore, ma sbaglia ad indicargli la destinazione e quindi mi da’ informazioni errate che traduco i lampeggi frenetici verso la macchina di Gabriele. Per fortuna Gabriele non se ne cura e prosegue imperterrito fino a dove si devono lasciare le macchine per arrivare alla grotta. Iniziamo subito a prepararci.

Ecco Giuseppe, il mio navigatore.

Elisa, anche stavolta e’ con noi, col suo allegro sorriso.

La sezione archeologica del gruppo, Angelica, Aurora e Mario. Oggi pero’ si dedicheranno esclusivamente alla pratica speleologica.

Sono pronto, sono pronti anche gli altri, pero’ indugiano nelle ultime chiacchiere. Voglio fare l’esploratore e cercare la grotta col solo aiuto del GPS. Faccio un vago cenno ai miei amici e parto per il sentiero. Dopo un angusto e serpeggiante sentiero tra i rovi, sbuco su una strada, sempre sterrata ma carrabile. A lato strada ci sono le stazioni della Via Crucis.

Le seguo guardandomi intorno in cerca di altri buchi.

Questa Via Crucis non sembra frequentatissima, tra poco le stazioni scompariranno tra la vegetazione.

Arrivo alla quinta stazione. La strada sembra proseguire dritta, il GPS mi indica che la grotta e’ a destra.

Alla mia sinistra, in cima ad un colle c’e’ un paese, Sant’Angelo Romano, forse.

Decido di dare fiducia al GPS e mi addentro tra le frasche alla mia destra. D’altronde, mi dico, mancano solo 500 metri. Mal me ne incolse! Sono 500 metri in ripida salita e tra rovi impenetrabili. A meta’ salita alcune urla rompono il silenzio della “selva selvaggia e aspra e forte che nel pensier rinova la paura”, sono i miei amici in avvicinamento. Alla fine ce la faccio, il GPS mi indica: “Sei arrivato”. Si, saro’ pure arrivato, ma qua della grotta nessuna traccia. Lancio qualche urlo ai miei amici, da loro adesso nessuna risposta. Mi armo di pazienza ed inizio dei giri concentrici attorno al punto indicato dal GPS. Nella mia ricerca rimedio un paio di graffi alla faccia grazie a degli impertinenti spini ed una caduta con botta al gomito, che avrei evitato volentieri. Dopo tanto girare, trovo finalmente la grotta. Mi fermo a farle una foto.

Accanto all’ingresso un “comodo sentiero”. Sento rumori. Sono i miei amici. Poso la zaino e vado loro incontro. Elisa con la sua tuta inconfondibile.

Ecco Angelica che mi regala subito un bel sorriso.

Mario, fresco e riposato dopo una quieta passeggiata.

Le mie amiche esaminano la grotta.

Si preparano ad entrare mentre io termino la vestizione infilando l’imbrago.

La grotta si presenta come una enorme frattura con grandi e piccoli massi incastrati in mezzo ad essa. Noi dovremo cercare la strada nei vuoti tra un masso e l’altro. Si inizia con un saltino di pochi metri.

Si arriva in una sala lunga e stretta (siamo pur sempre in una frattura) con il pavimento a “V” ma non ci dobbiamo spostare per proseguire. Sulla mia sinistra c’e’ uno stretto pertugio che ci portera’ oltre.

Il passaggio del pertugio non e’ agevole. Ci sono un paio di sassi che ostacolano non poco il passaggio. Mi infilo dentro con il giusto quantitativo di sbuffi e sospiri. Una volta passato cerco di migliorare la situazione. Un primo sasso lo sposto. Tento di imbragarlo e di farlo tirare fuori da Mario e Gabriele, ma pesa troppo. Alla fine lo sistemo meglio che posso, in maniera che ingombri meno di prima. Un secondo sasso, non meno grosso del precedente riesco a farlo scendere dove sono i miei piedi. Ora il pertugio rimane stretto, ma sembra piu’ comodo. Mario mi segue e Gabriele chiude la fila.

Scendiamo, sempre in frattura fino all’inizio di un pozzo. Sara’ almeno 15 metri, sul rilievo, che ho studiato a casa mi sembra di ricordare un P18, magari e’ lui.

Sotto c’e’ il resto dei miei amici. Li raggiungiamo in quella che si rivela essere un’altra sala “di frattura”, lunga svariati metri, larga almeno 3 e molto alta. Alla base si cammina su una miriade di sassi incastrati. Tra di essi si intravedono un migliaio di possibili prosecuzioni. Andiamo in giro un’ora a curiosare tra questi buchi. Una cosa curiosa, troviamo in molti punti dei cocci di vaso ordinatamente ammucchiati. I nostri archeologi li esaminano decretando che sono antichi, ma oggi ci importa poco, non siamo qua per loro. Dopo esserci intrufolati in molti punti decidiamo che la prosecuzione deve essere quella piu’ comoda, scendendo lungo la parete destra, c’e’ uno stretto passaggio verso il basso.

Vorrei tanto proseguire, ma oggi il tempo e’ piu’ tiranno del solito. Per me e’ l’ora di uscire. Elisa esce insieme a me. Precediamo gli altri solo di qualche minuto. Per solidarieta’ anche loro decidono di tornare.

Il sentiero del ritorno e’ semplicissimo. Dalla grotta, faccio qualche metro in discesa seguendo il sentiero dove ho visto spuntare i miei amici all’andata. Sbuco subito in una ampia strada sterrata che altro non e’ se non quella della Via Crucis. Quasi banale, a saperlo. Alle macchine mi cambio velocissimamente, saluto Elisa e scappo per fare quel che devo fare. Qualche piacevole ora ricavata tra vari impegni. Una grotta interessante, da rivedere. Alla prossima.

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Cretarossa – 26/01/2020

Con Maurizio, Valentina, Aurora, Elisa. Fuori Ferdinando e Gabriele. Finalmente fondo!

La mattina passa Valentina a prendermi. Gabriele invece recupera Aurora ed Elisa. Alla grotta troviamo anche Maurizio e Ferdinando. Iniziamo a prepararci, oggi siamo decisissimi, arriveremo al fondo.

Stavolta non perdo tempo a gironzolare, mi preparo velocemente e vado all’ingresso della grotta per preparare la discesa. Giusto il tempo per dei rugiadosi fiorellini.

Abbiamo anche le corde nuove, appena comperate. Mentre preparo l’armo del primo pozzo, i miei amici preparano gli zaini.

Gabriele e Ferdinando andranno a fare una passeggiata nei dintorni mentre noi saremo in grotta.

Per iniziare utilizzo la nostra nuova corda da 100m. Scendo il primo pozzo. Per il primo frazionamento c’e’ uno spit, ho portato dei vecchi attacchi, dei clown, ne utilizzo uno. Alla partenza del secondo trovo il mio povero cordino, brutalmente abbandonato da Giuseppe nel disarmo della volta scorsa. Gia’ che c’e’ lo utilizzo di nuovo.

Sempre con la corda da 100m, sistemo anche il secondo pozzo. Sento che iniziano ad arrivare i miei amici. Scendo fino alla testa di Alien.

La spaccatura dove andremo a curiosare una di queste volte.

Da Alien, continuo ad armare con la corda da 100m. Mi fermo al frazionamento, finora armato coi multimonti, per mettere un fix, poi continuo a scendere. A meta’ ho la sorpresa. La corda da 100m non basta per arrivare alla fine del pozzo! Trovo il punto dove avevo fatto il frazionamento la prima volta e creo una piazzola di sosta quasi comoda. Torno ad Alien. Intanto arriva Elisa.

Le avevo urlato di portarmi corde e materiali e lei ha eseguito. Non le abbiamo detto di non scendere con lo zaino sulle spalle. Mi riprometto di farlo la prossima volta.

Aspetto che si sistemi, dia la libera sopra e poi le faccio spazio perche’ vada avanti.

La seguo mentre passa il primo frazionamento le indico poi di fermarsi alla piazzola. Appena mi urla la libera, la raggiungo. Nel frattempo da sopra sento che sta scendendo Aurora che verra’ seguita da Valentina. Maurizio ha deciso che il primo pozzo e’ gia’ un buon esercizio per questa volta e non ci raggiungera’. Quando arrivo da Elisa, sistemo la corda piantando un nuovo fix anche qua. La solita corda verde arriva giusta giusta in fondo al pozzo.

Sopra di me e’ in arrivo Aurora, la lascio passare avanti a raggiungere Elisa. Quando sono insieme le sento chiacchierare ma non capisco cosa dicano, sono contento vadano d’accordo. Da sopra vedo Valentina che scende, carica di zaini.

Scendo anche io alla base del pozzo.

Alla base del pozzo facciamo un rapido spuntino grazie alle mandorle portate da Valentina, poi proseguiamo. Trovo uno spit quasi buono ed utilizzo un’altro clown per mettere una corda di sicura per scendere il pozzetto successivo. Le “mie” ragazze vanno avanti. A meta’ sistemo un frazionamento volante su naturale per farle scendere piu’ comodamente. Intanto Valentina e’ giu’ e sistema la corda per il saltino che ci portera’ alla sala dove ci siamo fermati la volta scorsa.

Catturo Elisa in una foto mentre aspetta paziente il suo turno per scendere.

Una volta nella saletta, inizio a vedere il da farsi per scendere il pozzo successivo. Stavolta abbiamo placchette, fix, trapano e corda, niente e nessuno ci impedira’ di scenderlo. Ci sono 2 attacchi a soffitto in corrispondenza di uno dei due buchi sul pavimento della saletta. Metto le placchette, sistemo la corda, monto il discensore e…niente da fare, dentro il maledetto buco a pavimento non ci passo! Mi “stappo” da lui e smoccolando recupero la corda. In corrispondenza del secondo buco c’e’ uno spit in buone condizioni. Armeggio un poco fino ad ottenere un attacco a 3 che centra il secondo buco e sembra permetta di scendere senza bisogno di altri frazionamenti. Vado, tentenno sul materiale da portarmi dietro, vorrei lasciare il trapano ma poi decido di non correre rischi e me lo porto. Anche questo secondo buco non e’ larghissimo, pero’ ci passo. Saluto ed inizio la discesa. Scendo circa 10 metri, sulla sommita’ di un mammellone vedo un masso di almeno un centinaio di chili che e’ appoggiato alla parete. Lo tocco col piede, dondola. Non mi sembra una cosa buona che rimanga la’. Recupero la corda da sotto, avverto sopra che ci sara’ un rumore forte e poi lo spingo con decisione. Un bel boato conclude la sua carriera di masso incombente. Dopo una discesa totale di circa 15 metri, arrivo al terrazzamento che dall’alto sembrava la base del pozzo. Niente di piu’ sbagliato, altro buco, stavolta comodo, ed il pozzo continua. Qua il frazionamento serve, pianto un fix, monto la placchetta, sistemo la corda e continuo la discesa dando la libera sopra. Ancora una decina abbondante di metri di discesa ed arrivo alla base del pozzo. Di lato, nel piccolo ambiente dove sono arrivato, c’e’ una apertura, chinandomi ci passo comodamente. Subito dopo trovo uno scivolo che termina con una verticale di altri 10 metri circa. Alla base del pozzo c’e’ acqua. Cosi’ a occhio abbiamo raggiunto il fantomatico sifone del fondo. Risalgo lo scivolo e sistemo la corda. C’e’ gia’ un fix e lo utilizzo. Cerco di recuperare tutta la corda che posso sottraendola a quella necessaria alle manovre delle mie amiche. Ottengo subito le rimostranze di Elisa che, al frazionamento sopra non riesce a fare la chiave completa. Smonto il frazionamento che ho appena fatto e al posto di un nodo “serio” ci metto un barcaiolo. Questo sembra risolvere. Scendo di nuovo lo scivolo, calo la corda. Arriva per un pelo. Metto un fix alla partenza del pozzo, sistemo il frazionamento e mi metto in attesa delle mie amiche. Arriva Elisa, giusto il tempo di dare la libera ad Aurora e la chiamo per scendere per prima l’ultimo pozzo. Appena lei e’ arrivata al fondo, la seguo.

Il tanto atteso sifone e’ poco piu’ di una pozza d’acqua profonda un palmo che occupa la gran parte della base del pozzo. Forse la’, sulla destra, potrebbe essere piu’ profonda ma almeno per oggi non ho alcuna intenzione di andare a verificare.

Elisa ed io siamo ancora intenti a cercare un punto comodo dove aspettare quando sentiamo rumori dall’alto. Sono arrivate Aurora e Valentina e si apprestano a scendere da noi.

Scende prima Aurora. Le pareti del pozzo sembrano di solido calcare ma e’ tutto “latte di monte” che ti si sfarina addosso.

Il tempo di trovare un posto relativamente all’asciutto anche per Aurora ed ecco che arriva Valentina.

Eccoci tutti assieme, Elisa sembra soddisfatta. Facciamo un rapidissimo spuntino a base di mandorle commentando la soddisfazione di essere arrivati al fondo della grotta dopo ben 5 uscite. Sul sifone per ora c’e’ poco da dire, si dovrebbe tornare con muta e pala e magari una sonda per vedere se effettivamente prosegue da qualche parte.

Iniziamo a salire. Parte per prima Elisa, e’ ferma da parecchio e con la sua tuta di cotone inzuppata d’acqua inizia a sentire freddo. Ad un frazionamento di distanza la segue Valentina e quindi Aurora. Rimango buon ultimo ad occuparmi del disarmo. Risalgo il pozzo finale e quasi subito ricevo la libera per il primo tratto del pozzo successivo. Arrivato meta’, dove c’e’ il frazionamento, smonto tutto poi mi sposto di lato, sull’ampio terrazzino. Anche qua trovo varie tracce di frequentazione speleo e, a giudicare dalla profondita’ dei solchi, anche di lunghe attese.

Una micro-vaschetta con dentro un sasso dai bordi arrotondati.

Carburo esausto, doveva essere un bel cumulo ma negli anni l’acqua lo ha dissolto quasi completamente.

Sopra di me sento rumoreggiare, ma non e’ la libera.

Alla mia destra una finestra, probabilmente ritorna sul pozzo finale, avrei curiosita’ di andare a verificare, ma non oggi.

Arriva la libera. Recupero la corda ed inizio a salire. Con la scusa di fare una foto mi fermo a riprendere fiato. Ne esce fuori un quadretto per la sigla dello SCR. Sara’ stato scritto apposta in quel punto?

Eccomi arrivato in cima al pozzo, di nuovo nella saletta dove ci fermammo la volta scorsa. Elisa oramai non la ferma piu’ nessuno, e’ gia salita. Aurora la segue subito dopo. Valentina si trattiene a darmi una mano per finire di disarmare il pozzo ed “insaccare” la corda che poi lei prendera’ in custodia. Mi guardo attorno, mi incuriosiscono questi tronchi abbandonati nella saletta. Venivano forse usati per passare la corda di sicura quando si scendeva ancora con le scalette?

Sale anche Valentina. Un paio di minuti e posso andare anche io. Alla saletta sopra c’e’ un poco di fila. In attesa che si dipani, faccio un paio di foto, la prima a della “sabbietta”.

E la seconda ad un zanzarone in pessime condizioni di salute.

Ora ho tutta la via libera, posso raggiungere il gruppo alla base del pozzo successivo, quello dove la nostra 100 nuova nuova mi ha tradito non arrivando al fondo del pozzo. Ancora una volta non faccio a tempo a vedere Elisa, e’ gia’ su, ha passato il primo frazionamento ed in breve sara’ a salutare la testa di Alien. Aurora inizia a salire.

Con Valentina e qualche brivido di freddo ci mettiamo comodi ad attendere il nostro turno. Inganniamo l’attesa parlando della uscita odierna e delle prossime.

Appena arriva la libera da Aurora, ci sbrighiamo a raggiungere il primo frazionamento. Intanto Aurora arriva al frazionamento successivo. Ha difficolta’ a passarlo, colpa mia che l’ho fatto con troppo risparmio di corda e quindi per agganciarsi col croll si deve prima passare la maniglia ed andare di peso sul pedale. Cerchiamo di spiegarle a distanza ma senza troppo successo. Alla fine sale Valentina per darle una mano da vicino. Mentre aspetto tolgo il frazionamento cosi’ appena arriva la libera, una manciata di minuti dopo, posso partire subito. Alla testa di Alien chiedo a Valentina di andare avanti, cosi’ Aurora potra’ salire tra noi due. Ora pero’ c’e’ un problema di zaini. Valentina ne ha gia’ 2, io ne ho uno che pesa almeno la meta’ di me (e non e’ poco). Ce n’e’ ancora uno d’avanzo. Aurora non ha zaini, inizia ad essere stanca, ma generosamente si dichiara disponibile a portarlo. Glielo mollo subito con appena una punta di rimorso.

Quando termino di recuperare la 100 traditrice ed arrivo a guardare su verso il pozzo d’uscita trovo con soddisfazione che Valentina e’ quasi al frazionamento, e quindi quasi fuori. Di Elisa dico nulla perche’ penso che oramai sia in macchina gia’ cambiata.

Quando Valentina urla la libera, parte Aurora col suo bel zaino.

Mentre aspetto il mio turno, scovo una vaschetta che aspettava solo me per essere fotografata, non posso certo deluderla.

Arriva finalmente il mio turno, me la cavo con solo qualche brivido per il freddo. Ho raccolto la parte della corda da 100 che non serve in una bella ma pesantissima matassa. Me la aggancio accanto allo zaino e cerco di salire. Niente da fare, l’impressione e’ di essermi “incagliato”. Penso a come risolvere. Accanto a me c’e’ una corda di servizio. Maurizio l’ha utilizzata in entrata per seguire Aurora ed Elisa durante la discesa del primo pozzo. Prendo la matassa della 100 e la lego a questa corda. Quando arrivo al frazionamento sento che fuori ci sono Gabriele e Maurizio, urlo loro di recuperare la corda di servizio senza avvertirli del peso aggiuntivo. Dopo un paio di tentativi mi rispondono di controllare sotto perche’ la corda sembra incastrata. Nel frattempo son arrivato a vista. Confesso loro il misfatto e mi adopero per dare una mano. Ora, tirando con molto entusiasmo, riescono a recuperare il malloppo di corde. In pochi minuti esco e termino togliendo gli ultimi cordini. Subito dopo ci trasferiamo sul piazzale dove sono le macchine e tutti assieme sistemiamo il materiale suddividendolo tra personale e di gruppo.

La temperatura esterna e’ quasi piacevole, non devo fare una corsa per cambiarmi prima di ghiacciare. Tornando a casa vorremmo rifocillarci con un piatto di fettuccine. Purtroppo Antonia, a Marano, ci da’ buca. Per stasera ha gia’ chiuso. Torniamo a casa con la fame ma comunque contenti. Alla prossima.

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Cretarossa – 12/01/2020

A visitare Cretarossa con Angelica, Aurora, Valentina, Giuseppe. Con il supporto esterno di Maurizio e Gabriele che aspettandoci si sono occupati di riprendere i punti di alcune grotte della zona.

La mattina con Valentina e Giuseppe ci compattiamo nella mia macchina e andiamo, facendo una rapida sosta al magazzino per prendere il materiale.

Per ottimizzare i tempi, nel frattempo, Gabriele, con Angelica ed Aurora si occupano di comprare qualcosa per il pranzo e poi vanno direttamente alla Cretarossa. Allo spiazzo vicino alla grotta trovano anche Maurizio.

Quando finalmente siamo tutti assieme, ci aggiorniamo. Gabriele ha deciso di rimanere fuori insieme a Maurizio. Faranno ricognizione aspettando il nostro ritorno. Noi altri ci prepariamo.

Nonostante il bel sole, l’aria e’ frizzante assai.

Ecco i nostri impavidi ricognitori.

Aurora ed Angelica sono quasi pronte. Come al solito sono l’ultimo.

Valentina inganna l’attesa con uno spuntino.

Come gia’ le volte scorse il primo pozzo e’ dedicato alle esercitazioni di armo. Angelica sulla via a destra, Valentina su quella a sinistra. Io mi calo su una corda di servizio tra le 2 vie.

Seguo le ragazze mentre fanno pratica. Faccio una fatica del diavolo a scendere. La corda e’ talmente rigida che nemmeno col discensore montato a “C” riesco a muovermi agevolmente.

Angelica, che e’ partita prima di Valentina, termina l’armo ed arriva giu’. Sulla via armata da lei facciamo scendere Aurora. Intanto Valentina e’ alle prese con l’ultimo frazionamento.

Arriva Aurora ed inizia a scendere anche Giuseppe. Gabriele e Maurizio ci salutano.

Anche Valentina termina l’armo e scende l’ultima parte del pozzo. La seguo.

Al pozzo successivo mi dedico io. Armo la partenza, sistemo la corda poi chiedo chi voglia scendere, sicuramente poco sotto c’e’ da mettere un deviatore. Si fa avanti Valentina, la bardiamo con tutto il necessario e lei parte.

La cosa non e’ semplice come pensavo e prende piu’ tempo di quanto avevo previsto. Aurora ed Angelica sono ferme da almeno mezz’ora ed iniziano a sentire freddo. Consiglio loro di risalire il pozzo d’ingresso e poi riscenderlo, un ottimo metodo per scaldarsi. Giuseppe, arrivato per ultimo, sembra stare bene. Scendo a dare manforte a Valentina. Cerchiamo un punto dove mettere un attacco per il deviatore ma non lo troviamo. Proviamo a fare un buco in parete per mettere un multimonti ma questa sembra avere la consistenza del burro. Dopo averle provate tutte, decidiamo di tornare alla via armata la volta precedente. Risaliamo un tratto di corda, fino alla “faccia di Alien” ed andiamo a sistemare la corda sul pozzo parallelo sceso la volta scorsa. Mi metto comodo e con un cordino faccio un frazionamento attorno al collo di Alien. Il posto e’ comodo quindi, mentre Valentina prosegue con l’armo, urlo a Giuseppe di scendere.

Giuseppe arriva e ci aggiorna, Angelica ed Aurora dopo essere salite hanno deciso di non scendere, preferiscono il gelido sole all’esterno. Va bene cosi’, sara’ per la prossima volta. Valentina intanto cerca i 2 forellini dei multimonti che ho piantato la volta scorsa, impresa non da poco. Anche io che li ho messi faccio fatica a capire dove.

Alla fine li troviamo, Valentina sistema il tutto e scende. A meta’ pozzo la corda tocca leggermente. Lei prosegue la discesa ed arriva a fine pozzo. Quando la seguo sistemo un poco. Vicino al nodo metto un sacco vuoto sotto la corda perche’ altrimenti tocca. Mi riprometto di sistemare meglio la prossima volta. Scendo portandomi dietro un cordino e sistemo un deviatore a circa meta’ discesa. Quando arrivo giu’ noto che tocca ancora quindi urlo a Giuseppe di accorciarlo quando ci arrivera’. Mentre aspettiamo il nostro amico attenuo i morsi della fame rubando qualche morso alla pizza di Valentina.

Il pozzo stavolta lo scendiamo tutti, ora siamo al punto dove ci fermammo Angelica ed io l’ultima volta. Anche stavolta le corde sono finite, ne abbiamo solo una verde che avevamo portato come cordino ma per fortuna e’ lunga poco meno di 10 metri. La prima parte del pozzo successivo e’ stretta e la scendiamo in contrapposizione. A meta’ utilizzo il nostro cordino verde su un armo naturale. Non dovrebbe essere necessario ma per prudenza lo metto. Ci troviamo cosi’ in un piccolo ambiente dove stiamo comodamente tutti e 3. Per terra si apre un buco che ci mostra un’altra sala 4 metri piu’ in basso. C’e’ uno spit. Bene, lo utilizzo. Sistemo la corda ed invito Valentina a scendere per prima.

Si guarda attorno e ci dice che una sala abbastanza ampia.

La vediamo toccare terra poco piu’ in basso.

Il buco dal quale ci siamo calati poco fa.

Invito anche Giuseppe a scendere.

Anche lui si infila nello stretto pertugio.

Ed eccolo arrivare alla nuova sala.

Scendo pure io. Dovrei aver vissuto molte volte questa discesa perche’ trent’anni fa Cretarossa era una grotta frequentata spesso e volentieri. Ricordo di essere venuto a visitare la grotta, pero’ ricordo nulla di lei, questo oblio assoluto non manca mai di stupirmi. Quando arrivo nella nuova sala faccio un giro con gli occhi a cercare punti che mi richiamino qualcosa alla memoria, ma nulla. Andando avanti un metro c’e’ un’altro buco alla base della sala. Inizia un’altro pozzo. Pero’ questo lo dovremo scendere la prossima volta.

Nella saletta dove siamo ora possiamo vedere alcune testimonianze di passata frequentazione.

Ce n’e’ per tutti i gusti.

Le scritte col nerofumo ed i resti di carburo fanno risalire queste testimonianze a tanti anni fa, al millennio scorso, direi.

Ecco Valentina, con la faccia pacatamente soddisfatta.

Dopo aver commentato il posto e progettato il da farsi per la prossima volta, non rimane altro che tornare indietro. E’ quello che facciamo.

Salgo per ultimo ma poi lascio a Giuseppe l’onere di disarmare poiche’ si e’ gentilmente offerto. Alla base del pozzo successivo faccio una foto ad una diramazione che dobbiamo ancora vedere, magari la prossima volta.

Valentina risale, intanto Giuseppe mi raggiunge. E’ alla sua prima visita a Cretarossa, ne ha avuto una buona impressione e commenta positivamente questa uscita. Anche lui tornera’ volentieri.

Salgo per secondo, Giuseppe e’ sempre fermo nel suo intento di occuparsi del disarmo. Alla “testa di Alien” devo aspettare pochissimo prima di sentire la libera di Valentina.

Salgo pure io. Valentina si e’ fermata ad aspettarci, tra uno sbuffo ed una pedalata le dico di risalire sulla corda che ha armato lei e di disarmarla cosi’ a Giuseppe ne rimarra’ solo una. Faccio in tempo a vederla partire.

Oggi le avro’ fatto meno di 100 foto quindi ora mi rifaccio del tempo perduto.

La costringo a stare in posa mentre cerco di regolare la luce senza troppo successo.

Giuseppe e’ dietro di me e lo sento risalire. Sistemo nel mio zaino tutto quel che trovo. Ora e’ pesantissimo e non mi sento piu’ in colpa per lasciar risalire Giuseppe con gli zaini delle corde.

Prendo la corda libera, quella armata da Angelica ed inizio a salire. Fuori e’ buio, abbiamo fatto piu’ tardi di quel che pensavo.

Arrivo al frazionamento mentre Valentina termina pazientemente il disarmo della sua via.

Fuori troviamo Angelica e Gabriele a fare da comitato di accoglienza.

La targa dedicata a Nerone.

Una volta tutti fuori, ci cambiamo. Fa freddo, ma non in maniera esagerata. Quando siamo pronti ci distribuiamo nelle macchine poi scendiamo a valle. Maurizio lo salutiamo subito perche’ si ferma a Monte Livata. Noi proseguiamo per un’ultima sosta al magazzino a posare i materiali e per i saluti. Come all’andata la nostra auto e’ composta da Valentina, Giuseppe e me. Mentre Angelica, Aurora e Gabriele vanno a Roma diretti, noi decidiamo di esserci meritati un buon piatto di pasta. Di dirigiamo senza indugi a Marano, da Antonia dove veniamo accolti con la solita simpatia.

Dopo un ottimo e sostanzioso pasto, prendiamo anche noi la strada di casa. Cretarossa si e’ negata ancora una volta, ma ci siamo quasi. Alla prossima.

Pubblicato in speleo, SZS, uscite | Commenti disabilitati su Cretarossa – 12/01/2020

La casa di Alice – 4/01/2020

Prima uscita dell’anno a Campocatino con Valentina e Matteo. Col supporto di Tarcisio e Gianluca, andiamo a fare il rilievo della nuova grotta “La casa di Alice”. Stavolta ho il piacere e l’onore di ospitare anche la relazione scritta a quattro mani da Valentina e Matteo, quindi iniziamo a sentire cosa ci raccontano…

RELAZIONE DI Valentina e Matteo…raccontata da Matteo

Rilievo alla Casa di Alice

Data: 4 Gennaio 2020

Grotta: Casa di Alice, Campocatino, Guarcino (FR)

Partecipanti: Matteo Parente, Valentina Poole, Fabrizio “Bibbo” Toso

“Mi fa un po’ strano andare a Guarcino e non infilarmi nel Sistema del Vermicano”, penso mentre guido in direzione dell’uscita autostradale di Anagni. In macchina siamo io e Valentina, che ci siamo svegliati presto (neanche troppo) per raggiungere Bibbo al casello di Anagni. Appuntamento alle 9:30 per andare con una macchina sola. “Questa macchina ha la ripresa lenta”, commento insultando le automobili di marca francese. “Da 0 a 100 è lenta, poi migliora”, risponde Valentina, rannicchiata sul sedile. Non che io ce l’abbia con le macchine francesi, ma visto l’accadimento di pochi giorni dopo, anche sì. Alle 9:15 siamo al parcheggio di un albergo situato proprio davanti al casello di Anagni. Riceviamo una telefonata di Bibbo: “Vediamoci alla pompa di benzina qualche km piú su” e segue messaggio Whatsapp con posizione satellitare. Finalmente arriviamo, parcheggiamo la macchina e trasferiamo la nostra attrezzatura nella macchina di Bibbo. La scelta ricade sulla sua macchina perché c’è pericolo di ghiaccio sulla strada per Campocatino, e lui ha le gomme da neve. Sono quasi estasiato: in diversi anni di conoscenza, non avevo mai visto Bibbo guidare. A dire il vero, non sapevo neanche che macchina avesse. In una ventina di minuti siamo a Guarcino. Ad attenderci c’è Tarcisio in compagnia di Stefano Gambari (Presidente del CSR, daje Presidente!), il quale andrà a scavare in un’altra zona. Dopo una rapida colazione ed un salto al minimarket locale per comprare un pranzo frugale, iniziamo l’ascesa verso Campocatino. “Decisamente la mia zona preferita”, penso mentre procediamo lungo i tornanti che da Guarcino portano verso la nostra destinazione finale. Parte non irrilevante della mia formazione speleo è avvenuta in questa zona ed ho un legame particolare con essa, soprattutto da quando, trasferitomi nei Paesi Bassi, vedo le montagne un paio di volte l’anno. “Alla fonte qui alle Campore, durante il campo speleo del CSR del 2015, ci sono state alcune scene pietose di lavaggi dal fango delle grotte”, racconto a Bibbo e Valentina mentre continuiamo la nostra salita verso Campocatino. “E qui, all’osservatorio, c’è la strada che porta al complesso del Vermicano”. Va bene, la sto facendo lunga…fatto sta che, dopo alcuni minuti, fermiamo la macchina al bordo della strada perché incuriositi da un paio di buchi che vediamo. Piccole cosette che soffiano un po’ di aria e alle quali proviamo a dare una rapida occhiata sporcandoci ancor prima di entrare nella grotta vera e propria.

Intorno alle 10:30 (ma forse anche leggermente più tardi) siamo al parcheggio di Campocatino. Prepariamo il materiale prendendocela comoda.

In effetti l’obiettivo di oggi è semplice e veloce: si tratta di andare a fare il rilievo di una piccola grotta chiamata “Casa di Alice”, trovata nell’estate precedente, e che si apre dopo un curvone di una delle ex piste di sci della zona.

Durante la camminata che ci porta all’ingresso della grotta, rinveniamo diversi esemplari di rudiste, fossili di molluschi che, Valentina ci spiega, girovagavano da queste parti nel periodo Cretacico (o Cretaceo). Per capirci, il Cretaceo è quel periodo di tempo compreso tra il Giurassico ed il Paleogene, cioè, per renderla comprensibile a chi non sa molto di geologia, tra Jurassic Park (ca. 145 milioni di anni fa) e la grande evoluzione dei mammiferi (ca. 65 milioni di anni fa).

Finalmente giungiamo sul posto. Ci cambiamo velocemente e Bibbo ci fa un ripasso sull’uso del Distox e sull’etica del rilievo.

Nel frattempo sopraggiungono Tarcisio e Gianluca, che ci fanno compagnia per qualche minuto

mentre alcuni motociclisti con moto da cross (credo si chiamino così) ci rompono i gioielli di famiglia sgasando con i loro trabiccoli su per la pista.

L’ingresso della grotta è stato coperto da alcuni massi, per renderlo poco visibile alle (immagino poche) persone di passaggio in quella zona.

Iniziamo il rilievo con una battuta esterna alla grotta e poi ci infiliamo velocemente.

La grotta è una frattura in discesa che si biforca dopo qualche metro in due rami, uno di destra ed uno di sinistra.

Iniziamo rilevando il primo tratto in discesa. Giunti alla biforcazione ci dividiamo: Valentina e Bibbo proseguono a rilevare il ramo di destra già esplorato

mentre io mi infilo in quello di sinistra, al quale è stata data una sola occhiata poiché inizia subito a stringersi mortalmente. Mi infilo dentro la strettoia, che soffia un leggero quantitativo d’aria, fino ad un punto in cui una lama di roccia sporgente mi impedisce di infilarmi all’interno di un oblò.

Torno indietro a prendere la mazzetta ed inizio a disostruire quel tanto che basta per procedere. Il lavoro non è dei più agevoli, come sa chiunque abbia dovuto smazzettare compresso all’interno di una strettoia. Dopo una 30na di minuti buoni, e non avendo ancora raggiunto il risultato, torno indietro per andare a verificare come se la stiano cavando gli altri. Tutta la grotta procede a spaccature e terminiamo il rilievo in un’oretta. A quel punto, torno a dedicarmi all’allargamento della strettoia lasciato in sospeso. Daje che te ri-daje, dopo una ventina di minuti e più smoccolamenti detti che ossigeno consumato, la lama si spezza e riesco ad entrare nell’oblò che prosegue con uno scivolo fino ad un altro restringimento, che prosegue a sua volta con un altro scivolo. Un totale di 8 o 10 metri circa che soffiano aria e sui quali ci sarà da lavorare per renderli umanamente praticabili. Torno indietro soddisfatto della piccola esplorazione, e trovo Valentina e Bibbo ad aspettarmi fuori.

Consumiamo il pasto frugale e, ripresa la nostra roba, torniamo sui nostri passi allietando la camminata con discussioni sulle rudiste, Pippo Budo e Giulio Andretti.

Giunti alla macchina, posiamo gli zaini ed andiamo a fare un breve giro a piedi verso due nuove grotte che Tarcisio e Gianluca (con stoica pazienza) stanno scavando da un po’ di tempo: Dolina Sfondata e Grotta Novella.

Il giretto dura non più di una quarantina di minuti (compreso un velocissimo ingresso a Grotta Novella) e termina con una “pattinata” su un minuscolo specchio d’acqua congelata.

Ci cambiamo in fretta e ripartiamo, alla volta della macchina di Valentina e, successivamente, di un ristorante a Ciampino per il meritato pasto serale.


Qua finisce l’avventura…del Signor Bonaventura (citazione che rivela la mia relativa antichita’!). Grazie a Valentina e Matteo per aver condiviso con noi le sensazioni e ricordi di questa giornata.

E ora? Pensavate di esservi salvati?!? Invece no, ora arriva anche il mio breve resoconto della giornata. La mattina arriviamo non troppo tardi a Guarcino. Salutiamo Tarcisio, prendiamo il caffe’ assieme e poi prendiamo la strada che porta a Campocatino. Lungo la salita ci fermiamo a curiosare in un buco a bordo strada.

Valentina ci si infila dentro senza curarsi di infangare la sua bella giacca a vento bianca. Anche Matteo fa la sua parte cercando di farsi largo ma Valentina non molla l’osso.

Dopo qualche minuto il loro verdetto, c’e’ un sasso molto grosso che non permette il passaggio ma dopo si intravede del vuoto. Prendiamo nota allungando ulteriormente la gia’ lunga lista di cose da fare da queste parti.

Continuiamo a salire senza degnare nemmeno uno sguardo alla miriade di buchi che incontriamo. Con questa tattica finalmente arriviamo al parcheggio di Campocatino ed iniziamo a prepararci.

Mentre sono impegnato ad infilare le scarpe vengo “derubato” della fotocamera, ecco quindi che posso sfoggiare anche una mia foto.

Partiamo. La grotta che vogliamo visitare oggi e’ lungo una ex-pista da sci. Credo si chiamasse “pista Vermicano”. La seguiamo ammirando il bel paesaggio.

Ci manca mazzetta e scalpello. Per fortuna Tarcisio e Gianluca stanno salendo, Valentina li chiama chiedendo loro il piacere di portarceli.

Trovo un fossile e lo mostro ai miei amici. Il ritrovamento suscita l’invidia di Matteo che, anche con migliaia di pietre per terra intorno a se, non riesce a trovarne nemmeno uno.

La discesa e’ ripida ma piacevole.

Metodi alternativi per insegnare l’anatomia della mucca.

Un buco lungo la strada ma non e’ la nostra grotta.

Poco piu’ giu’ eccola. Si e’ proprio lei.

Tra 2 strati di calcare ce n’era uno di sabbia, o roba simile. Nel tempo la sabbia si e’ tolta di mezzo ed ora noi abbiamo una nuova grotta.

Per proteggere l’ingresso erano stati messi numerosi sassi, li spostiamo quasi tutti per ricavarci un ingresso transitabile.

Arrivano i nostri amici, Tarcisio e Gianluca. Dopo i saluti ci consegnato la mazzetta e lo scalpello richiesti.

Siamo ancora ai saluti quando da sotto si sente un rombo. Dopo qualche secondo una moto sfreccia in salita lisciando di poco i nostri zaini. Ci fermiamo ad osservare i centauri. In breve tempo ne passano ben 3.

Tarcisio e Gianluca, fatta la consegna richiesta ci salutano e prendono commiato, devono andare a scavare un’altra grotta. Non voglio immaginare quale altro lavoro monumentale si staranno inventando. Noi ci prendiamo ancora qualche minuto di sole, il tempo di fare uno spuntino.

E’ ora di entrare in grotta. Matteo entra per primo. Il sasso al centro dell’ingresso si muove in maniera poco confortante, ci sistemiamo una zeppa sotto per convincerlo a non muoversi oltre.

Valentina ed io ci attardiamo qualche minuto per prepararci a fare il rilievo.

Dentro l’impressione avuta all’esterno e’ confermata, la grotta si sviluppa tra 2 strati di calcare e ne segue l’inclinazione.

Un minuscolo festone di “broccoletti” attorno ad un sasso.

Siamo tutti e 3 nel punto iniziale, abbastanza largo da contenerci. A sinistra, per me che guardo verso l’alto, c’e’ una zona ingombra di massi. E’ stretta, quindi e’ pane per i denti di Matteo. Mentre lui si addentra, Valentina ed io continuiamo il rilievo nella parte transitabile.

Altri simpatici broccoletti in formazione sparsa.

Dallo spazio iniziale si prosegue giu’ dritti lungo il ramo, diciamo, principale. Dopo qualche metro troviamo una diramazione a destra ed i primi segni di scavo.

Valentina prende le misure col Distox per imparare come utilizzarlo. Sicuramente inizia a sbuffare dentro di se’ alla mia cinquantesima raccomandazione di non far subire troppi colpi a quell’attrezzo ombroso che e’ il Distox. Per fortuna Valentina e’ una ragazza paziente e non se la prende.

In breve arriviamo al termine del ramo principale e torniamo indietro per rilevare il ramo a destra.

Matteo termina con l’esplorazione del ramo sinistro e viene a darci una mano. Il ramo a destra scende un paio di metri, poi risale. Anche quello chiude dopo qualche metro.

Ci spostiamo di nuovo per rilevare il ramo sinistro. Matteo si infila e Valentina lo segue. Lascio a loro il piacere di prendere i punti col Distox. Io mi limito a scaricarli su Topodroid ed aggiornare il disegno.

Il nostro lavoro e’ terminato. Anche l’esplorazione del ramo sinistro per oggi non puo’ proseguire oltre. Tra l’altro, come si dice, mi sto “puzzando” di freddo. Esco per primo a riprendermi con gli ultimi raggi di sole che ci regala questa bella giornata.

Ed ecco il risultato delle nostre fatiche!

Ci cambiamo svelti e torniamo verso Campocatino.

Cammin facendo il freddo ci passa, convinciamo di avere ancora abbastanza energie per andare a visitare Dolina Sfondata e Grotta Novella che Matteo ancora non conosce.

Andiamo senza fretta alla macchina a posare gli zaini.

E poi ripartiamo in direzione di Dolina Sfondata.

Matteo entrerebbe volentieri a visitarla, pero’ il cumulo di neve che si e’ accumulato all’ingresso non glielo permette.

Senza perderci d’animo proseguiamo per Grotta Novella.

Lo scavo monumentale impressiona ancora me, figurarsi Matteo. In un attimo decide di volerlo visitare.

Valentina ci pensa qualche secondo, poi lo segue. Io me ne rimango fuori.

Dopo averli visti scomparire dentro la grotta me ne vado a fare un giro nei dintorni, tanto per ingannare il freddo.

La prima sosta la faccio alla “stele di Pitagora” non lo avevo mai notato prima. Mi domando chi sia l’autore, ma qualche sospetto l’ho gia’. Lasciamo pero’ che il mistero avvolga questa opera inconsueta.

Faccio un ampio giro salendo lungo il bordo della piana. Un velo di nebbia ogni tanto tende ad oscurare la vista.

Ecco i miei amici di ritorno dalla loro visita.

Mi riunisco a loro. Ancora una breve sosta al laghetto accanto a Dolina Sfondata. Ora e’ completamente ghiacciato e possiamo tentare qualche scivolata.

Alla macchina ci cambiamo con piacere. L’aria ora e’ decisamente fredda.

Il piazzale ora e’ deserto, i bar sono chiusi, la nebbia continua a provarci.

Mentre scende la sera, scendiamo guardando a lato della strada per cercare la macchina dei nostri amici. Li incontriamo a meta’ percorso. Hanno appena terminato una lunga sessione di scavo alla nuova grotta. Ci fermiamo per un saluto e qualche chiacchiera per aggiornarci reciprocamente sulla giornata appena trascorsa.

Dopo aver salutato i nostri amici proseguiamo decisi verso casa. Visto che tornando a Roma passeremo vicino casa di Valentina, ci propone di fermarci sulla via dei Laghi ad un ristorante che conosce lei. Proposta accettata.

Una buona cena e’ il miglior suggello per chiudere una bella giornata. Alla prossima.

Pubblicato in amici, rilievo, speleo, SZS, uscite | Commenti disabilitati su La casa di Alice – 4/01/2020