Uscita omnibus dello GSCO. Ad accompagnare siamo: Chiara, Barbara, Elena, Simone, Giuseppe, Sieva ed io. Come accompagnati anche questa volta abbiamo un buon numero di bimbi e di adulti. Tutti se la sono cavata benissimo.
Le uniche note “stonate” della giornata per me sono: la prima un dolore di recente acquisizione, la tallonite. Grazie a lei ho adottato una simpatica andatura zoppicante. La seconda l’aver dimenticato a casa la mia amata fotocamera.
Per fortuna c’e’ Chiara che si e’ prestata a farmi da fotografa per questa gita. A proposito, Chiara e’ la bimba a sinistra, quella vestita di rosso!
Visto che stavolta non posso fare le foto ed ho delegato, mi ritrovo ad esserci anche io.
Ed ecco i nostri piccoli speleologi, i protagonisti di questa giornata.
Oltre a loro, tra gli adulti, abbiamo Olga che ha gia’ partecipato ad altre uscite.
Invece quello che fa capolino sulla sinistra e’ Lester ex socio dello SCO e magari futuro socio del GSCO.
Altra “vecchia” gloria del gruppo SCO (quello da cui e’ poi nato il GSCO). Il suo nome non lo ricordo, ma spero di impararlo presto nel rivederlo spesso con noi in grotta.
C’era pure una giovane coppia, di Todi, credo, il papa’ di uno dei bimbi e forse qualcuno che sto scordando. Spero di essere perdonato e di rivedervi presto.
Detto questo vi descrivo brevemente il nostro giro e poi lascio senza troppe parole alle belle foto di Chiara.
Stavolta siamo entrati…dall’uscita. Abbiamo camminato in fila indiana fino alla sala dei Vortici e siamo tornati indietro. Per arrivare la sala abbiamo dovuto superare alcuni ostacoli, tra cui un saltino e per farlo ci siamo aiutati con le corde.
Ed ora ecco a voi le immagini!
Spero che le foto di Chiara vi siano piaciute tanto quanto sono piaciute a me. Una bellissima uscita con tanti nuovi amici. Un abbraccio a loro e…alla prossima!
Pubblicato inGSCO, speleo, uscite|Commenti disabilitati su Le Piane – 21/07/2019
Con Valentina, Angelica, Giuseppe, Gabriele, Mario, Elisabetta ed Aurora
Per questa giornata e’ prevista la visita alla grotta La Sassa, la grotta archeologica dove stano scavando Angelica e Mario. Oggi a partire da Roma siamo solo Valentina ed io, il resto del nostro gruppetto e’ gia’ alla grotta. Per migliorare ancora di piu’ la bella giornata che si prospetta, ieri ho proposto a Valentina di fare una breve deviazione a Carpineto Romano per una visita veloce a Pozzo Comune. Lei ha accettato subito con entusiasmo.
Eccoci quindi qua di buon mattino a Pian della Faggeta, parcheggiati davanti a Pozzo Comune.
Tutta la nostra escursione si basa sul presupposto che la grotta sia gia’ armata per una festa del GSCAI Roma. Nulla di piu’ errato. Per fortuna, i nostri amici del GSCAI arrivano mentre ci stiamo preparando, proprio per completare l’armo della grotta. Dopo i saluti ed una foto in loro compagnia…
…ci mettiamo d’accordo. Noi andremo avanti con il loro materiale per armare il pozzo da 13, quello alternativo al classico P19.
Pronti a partire.
Scendiamo verso il fresco.
Il primo saltino lo passiamo senza corda. Per il secondo ho una sorpresa da shock; non esiste piu’! Me lo avevano detto, ma vederlo di persona mi lascia di stucco ugualmente. Il sassone che formava il saltino, su cui sono stazionate intere generazioni di speleologi, giace tristemente a terra nella sala.
Andiamo avanti ad armare il pozzo, per stavolta il P19 non lo degniamo nemmeno di uno sguardo. Armo a soffitto, centrando il foro d’entrata, cosi’ non serve mettere il deviatore sotto. Quando scendo mi ricordo che a meta’ c’e’ da fare un frazionamento. Purtroppo non posso farlo perche’ ci sono spit e non ho bulloni con me. Con un poco di attenzione pero’ si riesce a scendere senza che la corda tocchi, avverto Valentina. La aspetto alla base prima di proseguire. Armiamo velocemente il salto successivo ed arriviamo alla base del P19 dove lasciamo lo zaino con il materiale avanzato. Proseguiamo sul meandro fino al saltino con la pozza “infame”, quella dove sovente “approfitto” per prendere un bagno. Stavolta la passo indenne e poi termino la discesa del pozzo fino alla sala del teschio.
Proseguiamo passando lo scivolo di fango e poi per il meandro meraviglioso.
Ogni tanto mi fermo per una foto.
Arriviamo fino alla partenza del Marilu’, c’e’ abbastanza acqua oggi. Valutiamo se scenderlo. Sono le 11.30, per noi e’ ora di tornare, dobbiamo essere alla Sassa per ora di pranzo. Anche se a malincuore torniamo verso l’esterno.
Uscendo incontriamo il resto del gruppo. Insieme a loro c’e’ anche Paolo, ci fermiamo per fare qualche parola. Il tempo purtroppo stringe, quindi salutiamo tutti ed usciamo.
Scendendo passiamo davanti all’agricamping Al Ciroletto. Incontriamo Rosa e Stefano. Stefano ieri festeggiava i suoi primi 40 anni di speleologia. Ci fermiamo per salutare e fargli i complimenti.
Purtroppo dobbiamo lasciare anche loro. Il tempo stringe sempre piu’. Arriviamo alla grotta abbastanza in orario. Tardiamo ancora una mezz’ora per arrivarci perche’, ahime’, sbaglio strada e dobbiamo avventurarci tra rovi e sterpi prima di trovare i nostri amici. Alle 14 pero’ siamo tutti assieme e possiamo finalmente salutarci di persona e non via messaggio. Facciamo anche conoscenza con 2 studentesse che hanno deciso di partecipare allo scavo, Aurora ed Elisabetta.
Facciamo un veloce pranzo assieme e poi ci prepariamo per riprendere gli scavi.
Angelica si carica di secchi pieni di terra e si ritira di lato a setacciarla.
La zona di scavo.
Stiamo un poco tutti assieme. Dopo pero’, visto che non possiamo partecipare se non col supporto morale, Valentina ed io andiamo a fare un giro nelle zone strette della grotta.
Approfitto biecamente di Valentina indicandogli tutti i posti a mio avviso meritevoli, dove io non riuscirei ad entrare. Lei con molta pazienza si presta.
Non esce fuori nulla di nuovo.
Mentre lei esplora io inganno l’attesa facendo foto.
Me la prendo anche con le gocce d’acqua.
Quando torniamo, Angelica ha terminato col setaccio ed e’ tornata in zona scavi. Andiamo a tenerle compagnia. Valentina e’ del mestiere quindi osserva in silenzio, io disturbo con una raffica di domande in risposta ad ogni spiegazione di Angelica.
Le zone di scavo sono 2, in una ci sono Angelica ed Elisabetta. Nell’altra Mario ed Aurora. Noi “profani” ci aggiriamo portando la nostra quota di confusione.
Uno scorcio della grotta.
e una dolicopode, che ci sta sempre bene.
Un intenso momento di scavo. In pratica, mi spiega Angelica, devono togliere tutta la terra che trovano sul piano oggetto di studio. Devono lasciare i sassi piu’ grandi che potrebbero creare buche, individuare e lasciare in sede eventuali reperti. Dopo questo lavoro certosino, ce n’e’ uno ancora peggio, si deve fare la mappa disegnando la posizione di ogni sasso e/o reperto rimasto in loco. Dopo, non e’ finita qua, si deve imbustare e catalogare tutti i reperti, levare i sassi, andare a setacciare tutta la terra tolta e poi…ricominciare daccapo con lo strato successivo!
Il pomeriggio prosegue, Valentina ed io facciamo un’altra fuga per vedere una zona della grotta, una di quelle strette. Torniamo poi ad osservare e, io, a fare domande. Alle 5 del pomeriggio Mario dichiara chiuso il cantiere. Rifacciamo su le nostre robe e torniamo alle macchine. Ora capisco e ricordo quale fosse la strada giusta!
Propongo, prima di lasciarci di andare a visitare l’abbazia di Fossanova ed approfittare del locale bar per un aperitivo. La proposta viene accettata all’unanimita’. Andiamo.
Ci dirigiamo verso la chiesa con lento passo da visitatore.
Ma poi deviamo decisamente verso il bar. In pochi minuti siamo tutti muniti di bevanda rinfrescante e pronti per il brindisi.
Diciamo che nonostante l’impegno i selfie non sono proprio il mio forte! Comunque l’aperitivo ci voleva tutto. Una piacevole conclusione per una bella giornata. Alla prossima.
Campo di 4 giorni a Campocatino, con SZS: Tarcisio, Gianluca, Giuseppe, Gabriele, Maurizio e i nostri “gemelli” del gruppo Ruvese: Rosa, Mariella e Fedele.
Giovedi’ 4 luglio 2019
Sono in ferie quindi arrivo a Campocatino il giovedi’, con un giorno di anticipo su buona parte del gruppo che ha aderito al campo. Questa mattina ho appuntamento con Gianluca e Tarcisio per proseguire i monumentali scavi a grotta Novella.
Dopo colazione, finiamo di prepararci e partiamo.
Preparazione della copertura per fare un poco d’ombra in zona scavo.
Eccoci al lavoro.
Il programma di oggi e’ di svuotare dalla terra il gradino rialzato dove sta Gianluca, un buon metro cubo di terra e sassi.
Lavoriamo di buona lena fino ad ora di pranzo, poi ci concediamo una pausa pranzo degna di questo nome.
Torniamo infatti al piazzale e…
…ce ne andiamo al ristorante.
Dopo il lauto ed allegro pasto ci prendiamo anche una pausa digestiva all’ombra, subito fuori dal ristorante.
Si torna al lavoro.
Luna e’ gia’ pronta e si sistema comoda.
Scaviamo come forsennati fino a quando il sole inizia a scomparire dietro i monti. Quando l’aria inizia a rinfrescare, chiudiamo il cantiere.
Di nuovo verso il piazzale.
La sera me ne vado all’albergo Giuliana di Guarcino. In attesa dei miei amici, arriveranno domani pomeriggio, ho deciso di stare comodo.
Venerdi’ 5 luglio 2019
La mattina alle 7 Luna reclama la sua passeggiata quindi eccoci a prendere il fresco fuori dall’albergo.
Verso le 9 ci troviamo con Tarcisio e Gianluca. Il programma di oggi prevede, inizialmente, delle prove in una ex-cava per testare il funzionamento dei “punciotti”, ovvero i cunei spaccapietre.
La prima prova la facciamo su un pietrone. I punciotti spaccano, ma non bene come vorremmo.
Ai margini della cava c’e’, guarda caso, la grotta della Cava. Gianluca me la indica e vado a dare uno sguardo. E’ interessante, dal buco esce una forte aria gelida. Dopo un rapido giro, pero’ la lascio, oggi abbiamo altri programmi.
Gianluca ha puntato un enorme banco di roccia. Faccio appena a tempo a tornare dalla grotta che lui e’ gia’ col trapano in mano a fare la prova successiva.
Salgo a raggiungerlo.
Fatti i buchi col trapano, Tarcisio sistema i punciotti.
Il passo successivo e’ quello di martellare con decisione tutti i cunei dei punciotti.
Nonostante il mio scetticismo, dopo qualche sonora martellata, la roccia emette un debole “crack” e si spacca lungo la linea dei punciotti.
Ancora poche martellate e la nostra roccia e’ completamente staccata. Recuperiamo i punciotti, poi un colpo di piede di porco termina il lavoro.
Ed ecco il risultato.
Gianluca ancora non e’ contento, vuole provare con un obbiettivo piu’ sfidante. Inizia subito a manovrare il trapano.
Tagliare un blocco di quasi un metro cubo sembra quasi impossibile, pero’ vale la pena provare. Ripetiamo nuovamente la posa dei punciotti e le martellate.
La roccia si spacca, ma il blocco scelto e’ davvero enorme e lo spacco non sembra arrivare fino in fondo. Decidiamo di aiutarci con dei fori laterali. Tarcisio opera col trapano.
Recuperiamo alcuni punciotti da sopra e li spostiamo di lato. Alla fine la roccia si spacca come desideriamo. Ora manca solo di spostare il masso fino a farlo cadere.
Un gioco da ragazzi per Tarcisio, armato di palo lungo per fare leva.
Qualche colpo dato con maestria e ci siamo.
Andato.
Ecco il risultato delle nostre fatiche.
Osserviamo il nostro lavoro per qualche minuto poi rifacciamo su i ferri. Dobbiamo spostarci per il prossimo punto in programma, lo scavo a grotta Novella.
Strada facendo facciamo sosta a grotta Punciotti. Non la conosco quindi Gianluca e Tarcisio me la presentano.
Altra deviazione salendo la facciamo alla sorgente dell’Innola per decidere dove faremo campo per piantare le tende.
Facciamo una rapida visita alla sorgente. Questa e’ stata riattivata e resa fruibile dai miei amici, me la mostrano con giustificata soddisfazione. Veramente un ottimo lavoro.
Tornando indietro dalla sorgente, facciamo sosta ad una grotta lungo strada. Non ricordo il nome, pero’ mi dice Gianluca fu esplorata quasi venti anni fa dal GSG.
Eccola vista da un altro punto.
Terminate le visite culturali, arriviamo finalmente al piazzale di Campocatino. Ci prepariamo velocemente ed andiamo a grotta Novella.
Per prima cosa sistemiamo il riparo per evitare insolazioni.
Ieri abbiamo eliminato il gradone di terra. Il programma di oggi e’ di sostituirlo con un “soppalco” di legno per agevolare il passaggio dei secchi. Gianluca opera mentre Tarcisio ed io facciamo da trovarobe cercando e selezionando i legni che servono.
Nel primo pomeriggio mi arriva una telefonata inaspettata. E’ Maurizio, e’ arrivato in forte anticipo rispetto agli altri. Io e Luna facciamo ritorno al piazzale per poi accompagnarlo a grotta Novella. Strada facendo mi fermo a Dolina Sfondata per un saluto.
Ecco Maurizio. Una rapida sosta al bar per una bibita fresca e poi ci incamminiamo.
Eccoci tornati.
Gianluca ci mostra con soddisfazione la sua opera.
Scaviamo alacremente ancora per la restante parte del pomeriggio. Quando le ombre iniziano ad allungarsi, smontiamo tutto ed andiamo.
Una pausa rinfrescante al bar ce la siamo meritata.
Nel fine settimana ci sara’ una serie di gare di mountain bike ed il piazzale inizia gia’ a popolarsi.
Verso sera scendiamo a Guarcino. Maurizio ed io facciamo sosta alla sorgente dell’Innola per piantare le nostre tende e dare una pulita generale a tutto lo spiazzo dove ci accamperemo tutti. Fatto quanto dovevamo, scendiamo svelti a valle, i nostri amici sono in arrivo. Ci incontriamo vicino all’albergo Giuliana, dove ceneremo.
Come deciso, eccoci tutti a tavola. Per primi vi presento i nostri amici di Ruvo: Mariella, Rosa, Fedele e buon ultimo il nostro “infiltrato”, Giuseppe.
Mentre aspettiamo il secondo ci raggiunge anche Tarcisio per fare 2 chiacchiere al fresco.
A notte inoltrata ci ritiriamo salendo alla sorgente dell’Innola.
Sabato 6 luglio 2019
Il risveglio e’ quieto, senza particolare fretta. Mi alzo comunque presto perche’ Luna ha deciso che doveva dormire con me in tenda e la mattina alle 7 lei deve andare a fare il suo giro. Mi vesto e gironzolo nei pressi del campo fino a vedere qualcuno che si alza. Il primo a presentarsi e’ Giuseppe.
Lo convinco subito ad andare a visitare la sorgente sistemata da Tarcisio e Gianluca.
Dopo la sorgente risaliamo sulla strada e la seguiamo per un poco, fino a dove tradizionalmente fa il campo il CSR.
Ci raggiunge Mariella.
Dopo il giro torniamo al campo. Anche Rosa fa capolino.
Maurizio e’ seduto fuori dalla tenda a riprendere contatto con la realta’.
Fedele torna da i suoi preparativi mattutini.
Tutti pronti!
Saliamo a piazzale.
Oggi iniziano le gare. Il piazzale, solitamente deserto, oggi e’ gremito di persone, gazebo ed auto.
Per prima cosa la colazione.
Arrivano anche Gianluca e Tarcisio. Siamo al completo. Tarcisio e’ occupato con l’organizzazione delle gare di mountain bike quindi ci lascia il materiale per poi andare.
“Vestiti” e pronti a partire. Tarcisio decide che puo’ accompagnarci fino alla grotta prima di salutare.
Andiamo.
Oggi lavoreremo su 2 fronti. Un gruppo qua a Dolina Sfondata, il secondo a grotta Novella.
Rosa, Fedele e Giuseppe si vestono in un batter d’occhio e scendono decisi a lavorare alla Dolina Sfondata.
Rimaniamo anche Gabriele, Mariella ed io. Il resto del gruppo parte per grotta Novella.
Dopo qualche minuto, Mariella, visto che qua c’e’ poco da fare, decide per una visita a grotta Novella. La accompagno. Riprendiamo il gruppo in arrivo alla grotta.
Assisto alla preparazione della copertura ed alla definizione del programma di scavo.
Mariella entra subito nel vivo andando a visionare lo scavo da vicino.
Saluto tutti e ritorno alla base.
A Dolina Sfondata trovo Gabriele che recupera i secchi pieni di pietre e fango. E’ fermo sotto il sole impietoso, rischia l’insolazione.
Decidiamo che anche a noi serve una copertura. Andiamo al piazzale e dalla macchina di Gabriele recuperiamo quel che serve.
Si scava alacremente fino ad ora di pranzo. Rosa decide che e’ ora di uscire e lo fa.
Mariella e’ tornata alla base. Le 2 amiche si siedono all’ombra e Rosa ci racconta del lavoro svolto.
Arriva anche Giuseppe.
E quindi Fedele.
Lasciamo il nostro cantiere per andare in visita a grotta Novella.
Anche qua si scava alacremente. Gianluca ci mostra i punti in cui si sono aperti dei buchi.
I nostri amici ruvesi si appassionano subito. Il pranzo puo’ aspettare.
Scaviamo tutti assieme ancora un’altra oretta.
Alla fine pero’ la fame si fa sentire, torniamo a Dolina Sfondata per mangiare tutti assieme.
Dopo pranzo per me e’ finita la pacchia, devo cambiarmi ed entrare per fare il rilievo della grotta. Cedo temporaneamente la fotocamera a Maurizio e questo ne e’ il risultato.
Luna riposa al fresco guardando incuriosita i miei strani preparativi.
Entro. Faccio il rilievo fino in fondo. Da quando l’avevo lasciato, il fondo, e’ avanzato di almeno 4 metri. E’ sempre ingombro di immondizie varie, ma oltre sembra esserci un ambiente.
Prendo un attimo di respiro uscendo a poggiare gli attrezzi da rilievo e rivedere Luna. Maurizio l’ha sistemata a dovere con una maglietta.
Una piccola parte della immondizia che ingombrava la grotta. Purtroppo la maggior parte e’ ancora dentro.
Scaviamo ancora fino a sera. Ancora non ci sono novita’ entusiasmanti ma solo qualche speranza…ma quella non manca mai. Gabriele verso le 5 parte per il piazzale, ha appuntamento con Tarcisio per andare a fare la spesa per stasera.
Il sole scompare dietro i monti. E’ ora di tornare.
Facciamo su le nostre robe ed andiamo.
Arrivati alla sorgente dell’Innola, prepariamo per la cena.
Arrivano Gabriele e Tarcisio con le provviste. Iniziamo a cucinare senza perder tempo. La fame inizia a farsi sentire ma la tacitiamo con formaggio e salumi.
La carne la consumiamo in un battibaleno. La cena e’ allietata dall’allegro battibecco tra Tarcisio e Gabriele sulla quantita’ giusta di vino da portare per una festa degna di questo nome.
La cena si conclude in allegria con qualche commento sulla giornata passata e le prospettive future per le grotte che stiamo scavando.
Quando la fatica prende il sopravvento, sistemiamo la zona cena e ci ritiriamo a riposare.
Domenica 7 luglio 2019
Ultima giornata di questo campo. La mattina, dopo un risveglio senza fretta, togliamo le tende e riponiamo tutto in macchina. Ci avviamo tutti verso Campocatino.
Per prima cosa andiamo a fare colazione. Al bar troviamo Gianluca che ci aspetta.
Oggi il piazzale e’ gremito come mai mi e’ capitato di vedere.
Gabriele e Maurizio approfittano dei gazebo per stare al fresco.
Un “gruppetto” di persone e’ in partenza per una escursione. Per fortuna andiamo in direzioni differenti cosi’ posso lasciare Luna libera di scorrazzare.
Oggi faremo fronte comune a grotta Novella. Dolina Sfondata la lasceremo per le prossime volte.
Preparata la copertura, iniziamo a scavare dandoci il cambio.
Fedele e Giuseppe sono in trincea a scavare.
Rosa e Mariella sono addette al recupero dei secchi. A turno Maurizio e Gabriele sono sul soppalco per passarglieli.
C’e’ un poco di maretta, Gabriele e Fedele vogliono cambiare il modo scelto da Rosa e Mariella per tirare su i secchi. Proviamo a passare una corda tesa sulla verticale del pozzo ed a metterci una carrucola. Dopo una prova Rosa e Mariella bocciano decisamente l’esperimento, si ritorna al metodo originale.
Secchi in arrivo!
Ancora secchi.
Troviamo una roccia segnata dal passaggio dell’acqua. Un buon indizio.
Fedele e’ uscito e per un poco si occupa di portare con la carriola la terra estratta in una zona piu’ lontana possibile. Quando lui si stanca, prendo il suo posto.
E’ arrivata l’ora di pranzo e con lei, per me e Luna, l’ora di tornare a casa. Il tempo di una foto di gruppo e poi andiamo.
Un ultimo saluto da lontano ai miei amici, ma oramai sono tutti intenti allo scavo e quasi non mi sentono.
Un rapido saluto a Dolina Sfondata con la tacita promessa di tornare presto…o almeno prima dell’inverno.
Quattro giorni di scavi e di amicizia. Una splendida esperienza di cui ringrazio tutti i partecipanti. Anche Luna dice di essersi divertita anche se ancora si chiede il motivo di tanta agitazione attorno ad una buca! Alla prossima.
Ad esplorare a Doppio Rum con Valentina, Gabriele, Barbara, Valerio ed io.
Da Roma arriviamo Valentina, Gabriele ed io. Come al solito con la macchina di Gabriele. Facciamo colazione da Cicchetti, poi sosta al magazzino a prendere del materiale, poi a casa da Valerio per prendere lui e quindi su. L’ultima sosta e’ all’alimentari di monte Livata per prendere acqua e pizza.
A campo dell’Osso e’ pieno di macchine, molti hanno approfittato per venire a prendere il fresco qua in montagna. Addirittura non troviamo parcheggio al solito posto. Svelti ci prepariamo. Gabriele decide che oggi non se la sente di scendere, opta invece per una passeggiata. Noi andiamo. Valentina non riconosce il posto, l’ultima volta che e’ stata qua, c’era la neve.
Valerio ci precede di buon passo.
Oggi faccio il cambio discensore. Non ne ho uno mio nuovo, per ora usero’ quello che mi ha prestato Gabriele.
Visto che l’ultima volta ho lavorato io alla strettoia, ci organizziamo cosi’. Scendero’ io per primo per cercare di terminare il lavoro iniziato la volta scorsa. Valentina e Valerio scenderanno con calma. Valentina intanto si esercita a fare il nodo attorno all’albero con la corda di partenza.
Preparativi. Io intanto sono quasi pronto per avviarmi. Oggi abbiamo i minuti contati, alle 6 e mezza del pomeriggio devo essere di nuovo a casa. Ora e’ quasi mezzogiorno. Fatti i conti, alle 3 dovro’ smettere e tornare su.
Entro, scendo svelto. Non faccio foto, ne ho gia’ fatte tante le volte scorse. Arrivo alla base dell’ultimo pozzo, mi levo l’attrezzatura e vado in zona lavori. Oggi lo stillicidio e’ molto minore rispetto alla volta scorsa. Anche la circolazione dell’aria e’ drasticamente diminuita, il vapore che produco staziona nella strettoia dove sono a lavorare. Prima di iniziare faccio una foto al buco che a breve smazzettero’ a dovere.
Passa il tempo, smazzetto e tolgo pezzi, il lavoro procede lento ma qualche risultato si vede. Verso le 2 inizio a sentire rumori. Sono Valentina e Valerio, stavo iniziando a preoccuparmi. Valerio arriva per primo, mi racconta che hanno dovuto imbragare un masso in bilico sul pozzo iniziale ed hanno impegnato molto tempo per portarlo fuori. Dopo esserci vicendevolmente aggiornati, gli racconto il poco che ho fatto, Valerio va a vedere la strettoia. Io rimango ad attendere Valentina approfittando per bere un sorso d’acqua.
Arrivata Valentina, aspetto che si tolga l’attrezzatura poi andiamo in zona lavori. Valentina e’ la nostra ultima speranza. Io ho provato a passare, mi manca tanto cosi’ ma non ce la faccio, ancora. Valerio ha provato anche lui, non passa. Valentina, come dicevo, e’ il nostro asso nella manica. Lo scambio di posto con Valerio e la preparazione della sicura per Valentina sono affari un poco laboriosi, ma alla fine ce la facciamo. In fila indiana, Valentina prima, Valerio secondo ed io a guardar loro le spalle, andiamo di fronte alla strettoia. Io non vedo il tentativo di Valentina, e’ totalmente coperta da Valerio. Ad ogni modo, Valentina non ci delude, passa agevolmente. Ora e’ dall’altra parte. Per prima cosa si guarda intorno, tira giu’ qualche sasso per ripulire la cengia dove sta. Noi la incalziamo per avere particolari. Le nostre aspettative vengono un poco disattese da quanto vede Valentina. Ci racconta di un pozzo di circa 10 metri…noi eravamo partiti stimandone uno da almeno 50 metri. I sogni speleologici! Le passiamo la fotocamera ed ecco il nuovo pozzo.
Le dico di scattare molte foto e lei con giudizio mette in pratica il consiglio.
Ancora un’altra, peccato per il fango sull’obiettivo.
Recupero la fotocamera e provo a fotografare Valerio di spalle. Non viene una gran foto ma rende l’idea dello spazio risicato. Mentre aspetto e tremo dal freddo, prendo il trapano e faccio 2 buchi per piantare altrettanti fix. Uno si blocca, non entra nemmeno martellando come un forsennato. Prova anche Valerio da una posizione migliore. Nulla da fare, addirittura si piega. Il secondo pero’ va bene, lo useremo come partenza per l’armo fino alla cengia dov’e’ ora Valentina.
Si fanno le 3 del pomeriggio. Chiudo il cantiere e mi avvio per uscire. Prima di partire mi raccomando con i miei amici che anche loro non facciano tardi. Indosso l’attrezzatura e parto alle 3 e un quarto. Alle 4 in punto sono fuori. Come promesso fuori trovo ad aspettarmi Gabriele. Mentre scambiamo qualche chiacchiera per aggiornarlo sulle novita’ vediamo avvicinarsi una persona con uno zaino molto grande ed all’apparenza pesantissimo. Viene verso di noi. La riconosciamo quando alza la testa per vedere se e’ arrivata, e’ Barbara. Viene per fare un giro in grotta fidando sulla compagnia di Valerio.
Passa il tempo, termino di togliermi i panni da grotta mentre Barbara con molta calma inizia a preparare i propri. Sono quasi le 5 quando finalmente Valentina fa capolino. Confesso che stavo iniziando ad innervosirmi. Stare con i minuti contati e’ un vero stress.
Ecco la nostra esploratrice mentre termina la sua uscita.
Mentre inganno il tempo facendo una foto a Barbara in posa plastica, sentiamo uscire anche Valerio.
Nemmeno uscito, Valerio viene subito ingaggiato da Barbara per una nuova discesa. Lui si presta volentieri ma denuncia una fame da lupi e quasi niente cibo. Gli cedo la pizza che sarebbe stata il mio pranzo. Lo faccio volentieri, la preoccupazione di dover essere a Roma entro le 7 mi ha chiuso lo stomaco.
Appena Valentina e’ pronta quasi spingo lei e Gabriele per tornare subito alla macchina. Li incito a rimandare il racconto della giornata e della esplorazione a quando saremo in macchina. Sono un rompiscatole professionista quando serve! Valentina non trova piu’ il suo cellulare, guardiamo bene strada facendo ma non si trova.
La macchina e’ parcheggiata all’ombra, mi cambio svelto. Il cellulare di Valentina lo ritrova Gabriele e’ quasi sotto la ruota posteriore, uscendo dal parcheggio lo avremmo frantumato. Per fortuna e’ andato tutto bene.
Durante il ritorno ci facciamo raccontare nei dettagli l’esplorazione da Valentina. Svisceriamo la questione fin nei minimi particolari. Rimane ancora il sogno da continuare…Torno a casa appena in tempo. Tutto a meraviglia. Alla prossima
Quest’anno il consueto appuntamento per la manifestazione “Diversamente Speleo” e’ stato dato alle grotte di Pastena. Betta, io e Luna abbiamo partecipato.
La mattina di buon ora siamo tutti in macchina pronti per partire. Dobbiamo essere alle grotte per le 9, quindi Valentina e Giuseppe, che vengono in macchina con noi sono costretti ad una alzataccia. Nonostante l’ora poco consueta i nostri amici arrivano in orario e partiamo per dare inizio a questa allegra giornata. Oggi Gabriele va per conto suo, partecipa all’organizzazione di questa manifestazione per la parte che riguarda i non vedenti e quindi la sua macchina e’ impegnata per il trasporto di alcuni di loro.
Arriviamo con un poco di ritardo, non avevo calcolato i tempi per fare rifornimento e colazione. L’ampio e lungo piazzale dell’ingresso alle grotte gia’ pullula di persone. Anche il caldo gia’ si fa sentire. Mi addentro nella confusione abbandonando Betta e Luna.
Mi guardo intorno alla ricerca di facce note, ce ne sono molte, ma tra le piu’ gradite ci sono sicuramente quelle dei miei amici di Orvieto. Eccoli la’ in fondo, si sono trovati un posto all’ombra.
Ecco Chiara, e’ felicissima che io le scatti una foto! Pero’ devo farlo per gli auguri, ha fatto gli anni, pochi, nel mio stesso giorno, il 16. Auguri! Seduta invece c’e’ Elena con la sua capigliatura “esotica” che cambia colore ogni settimana.
Simone non poteva mancare. Mi fermo da loro a salutare e scambiare qualche parola, poi riprendo il mio giro di perlustrazione.
C’e’ anche Giuseppe, al momento non si e’ accorto di me, ma ci sara’ occasione.
Alla tenda c’e’ il cartellone con le liste accompagnatori-accompagnato. Vado a vedere. Faccio squadra con Sarah ed insieme accompagneremo un ragazzo, Federico. Arriva un gruppo di persone, tra loro scorgo Gabriele. Oggi Gabriele e’ presissimo, ha con se’ alcuni ragazzi non vedenti e deve organizzare la loro visita alla grotta.
La situazione si anima e la confusione aumenta, riconosco sempre piu’ persone da salutare ma intanto cerco di individuare il mio gruppo per la visita.
Sono fortunato, nel cartellone c’e’ scritto che il “mio” ragazzo e’ della associazione “Arcotenda”. Vedo una signora che porta la maglietta di questa associazione e le chiedo informazioni. Come dicevo, sono fortunato, la signora e’ la madre del ragazzo che accompagnero’, vicino a loro c’e’ anche Sarah con cui faro’ squadra, mi affretto a fotografarla.
C’e’ sempre un po’ di caos ma Sarah e’ all’erta ed appena vede la situazione evolvere, ci prende e ci porta davanti ad un gruppo in partenza.
C’e’ un po’ di confusione e qualche persona manca. Alejandra, organizzatrice dell’evento, e’ quasi disperata, ma alla fine sembra tutto vada per il meglio.
Ecco la nostra squadra. Grazie a Federico e alla sua pazienza oggi faccio la mia prima esperienza come accompagnatore di un non vedente.
A meta’ strada tra il piazzale e l’ingresso della grotta, ci fermiamo dove e’ stato allestito il “tavolo sensoriale”, una serie di oggetti, reperti archeologici trovati nella grotta di Pastena a disposizione per essere “visti” con le mani mentre viene spiegato di cosa si tratta. Qua rivedo Valentina, scomparsa subito dopo essere scesa dalla macchina, e posso salutare Angelica, Mario e Luca.
Angelica e Luca sono addetti rispettivamente alla documentazione fotografica ed alla gestione della mostra di vari “pezzi” di grotta, sempre liberamente maneggiabili.
Momento dello spiegone al tavolo dei reperti.
Terminata la tappa al tavolo, siamo abbastanza rinfrancati da poter proseguire verso la grotta. I primi passi verso l’enorme portale d’ingresso sono intralciati da alcuni scalini. Con Federico e Sarah iniziamo a prendere le misure per una proficua collaborazione. Camminando cerco di descrivere a Federico quello che ci circonda. Prima di affrontare una lunga rampa di scale in salita, chiedo una rapida sosta per indossare la felpa, sono sudatissimo ed il cambio brusco di temperatura gia’ inizia ad irrigidirmi la schiena.
La scalinata la passiamo senza problemi. Al bivio potremmo andare a sinistra dove c’e’ il lago finale, che gia’ conosco bene. Proseguiamo invece dritti, in una zona che non conosco.
Camminiamo in formazione compatta, Federico al centro, Sarah a sinistra ed io a destra.
Mentre camminiamo do’ fondo a tutta la mia proverbiale loquacita’ per tirare fuori qualche parola che descriva la grotta a Federico. Ogni tanto prendiamo la mano a Federico per fargli toccare le concrezioni ma dalla reazione, non sembra averne particolare piacere.
Arriviamo in fondo al percorso principale. Tornando indietro prendiamo a sinistra per una rampa di scale in salita ed arriviamo ad una sala dove ci concediamo una foto di gruppo.
Il ritorno lo facciamo velocissimi, oramai siamo una squadra affiatata. Al bivio per il lago ci avvertono che e’ meglio se usciamo, all’ingresso sono finiti i caschi e ci sono molte persone in attesa. Ritornati al caldo manca ancora la faticosa salita fino al piazzale. La facciamo a tappe approfittando delle panchine appositamente predisposte lungo la strada.
Arrivati al piazzale saluto Federico e Sarah e vado a visitare il chioschetto con le bevande ed i dolci. Ho proprio bisogno di bere qualcosa.
Dopo essermi dissetato faccio una foto agli angeli del chiosco, sono qua a prendere caldo da quasi 3 ore per dare ristoro a noi.
Claudione, lo rivedo con molto piacere, e’ in forma e contentissimo perche’ a breve diventera’ BiNonno.
Ora che sono libero, che faccio? Per prima cosa rintraccio Betta e Luna. Sono al bar a riposare in compagnia di un gelato e di un libro. Saluto Betta e la aggiorno di quel che e’ successo da quando l’ho abbandonata. Dopo prendo con me Luna e vado a fare un giro. Andando di nuovo verso la grotta, al tavolo dei reperti trovo di nuovo le mie belle, non perdo tempo e le fotografo subito.
Qua in zona tavolo c’e’ sempre molta gente, anche il posto si presta, e’ ombreggiato ed il caldo ne e’ attenuato. Ritrovo anche Giuseppe, anche lui disperso subito dopo essere sceso dall’auto.
Dopo esserci ritrovati formiamo un piccolo gruppo e decidiamo di tornare in grotta, per il fresco e per un nuovo giro. Prima di entrare aspettiamo che parta un gruppo con la Jolette, una specie di carrozzina con una sola ruota, utile e maneggevole in posti come le grotte.
Me ne accorgo solo ora, lo Shaka Zulu ha anche l’ombrellone personalizzato!
Iniziamo il nostro giro, vi lascio alle foto.
Strada facendo incontriamo Gianna e Giorgio, anche loro in giro per una visita supplementare.
Al bivio, quello per andare al lago terminale, incontriamo anche Maria e Massimiliano e ci fermiamo a fare 2 chiacchiere.
Dopo la zona lago, facciamo una rapida deviazione verso la zona archeologica prima di tornarcene al caldo.
Anche questa targa non l’avevo notata prima, rimedio facendole una foto.
Saliamo nuovamente la stradina fino al piazzale. Il mio stomaco ha decretato che e’ arrivata l’ora di pranzo.
Al piazzale si sistemano le robe nelle macchine in attesa del pranzo. Io vado a recuperare Betta.
Nel salone enorme adibito a mensa, prendiamo posto, ognuno dove trova. Betta ed io ci sediamo vicino agli “Orvietesi”. In attesa che arrivi il nostro pranzo, faccio un giro per i tavolini ad importunare facendo foto. Tavolo Shaka Zulu, con Nerone e Gianluca in primo piano.
Luisa, col suo bel sorriso.
Giuseppe, lui si e’ sistemato al tavolo con le persone che ha accompagnato.
Tavolo SCR con Gianna, Andrea e Giorgio.
Max…
…e Maria.
Claudione!
Arriva la pappa! Betta mi chiama. Tra un boccone e l’altro faccio ancora una foto a Chiara e Simone. Il braccio che spunta nella foto, e’ quello di Sieva. A lui foto non ne ho fatte, pero’ un saluto se lo merita.
Dopo il pranzo optiamo per il caffe’ al bar. Finalmente recuperiamo anche Gabriele, una giornata piena per lui. Dopo il caffe’ a me arriva una gradita sorpresa, uno splendido zaino da forra come regalo di compleanno. Sono molto emozionato e lo provo subito, mi calza a pennello. Grazie a tutti i miei amici.
Terminati anche i festeggiamenti, non rimane altro che prendere la strada di casa. Riformiamo le macchine e partiamo. Gabriele in autostrada mi supera a velocita’ “smodata”, deve tornare in tempo per far prendere il treno ai suoi ospiti. Noi ce la possiamo prendere piu’ comoda. Una giornata intensa ed emozionante, sono contento di aver partecipato. Anche stavolta ho imparato cose nuove e conosciuto persone straordinarie. Alla prossima.
Pubblicato inGSCO, SCR, speleo, SZS, turistica|Commenti disabilitati su Pastena – Diversamente Speleo – 23/06/2019
Una gita quasi in solitaria, molto desiderata e molto gradita. Era molto che covavo il desiderio di andare a dormire in grotta. Quando ho letto del campo interno organizzato dal gruppo CAI di Perugia in occasione cinquantennale del fondo Franco a Monte Cucco mi sono detto: “Non posso perderlo”. I giorni scelti per il campo sono dal venerdi’ 14 alla domenica 16. Escluso il 16, giorno del mio compleanno, rimangono buoni il 14 e 15, quasi un segno del destino! Ho un paio di problemini da smarcare, il primo, il consenso di Betta all’abbandono per 2 giorni. Lo risolvo giocandomi la carta “regalo di compleanno”. Il secondo punto da smarcare riguarda la mia presenza alla riunione dei delegati FSL prevista per il venerdi’ 14. Parlo a lungo con vari amici della mia probabile assenza. Alla fine giungo a patti con la mia coscienza. Un desiderio “lungo” decine di anni puo’ valere come giustificazione. Risolti i problemi morali, inizio ad organizzare gli aspetti pratici. Scrivo al gruppo di Perugia per iscrivermi ufficialmente ed avere informazioni sulla logistica. Recupero il materassino ed il sacco a pelo dagli armadi dove erano nascosti, ne sono contenti, dopo un buon decennio di riposo! Il sacco a pelo in piume d’oca forse non e’ il migliore per dormire in grotta, pero’ ho solo lui e spero regga il colpo. Per l’occasione vado a far rattoppare la tuta speleo e faccio la doccia alla attrezzatura per togliere un poco del fango simbruinico. Per il trasporto materiali. il mio zaino gigante, quello storico arancione della Ipogea, si e’ malamente rotto giusto 2 settimane fa, devo quindi organizzarmi con gli altri zaini. Non sapendo bene, abbondo con le maglie da portare in grotta per dormire. Visto che sudo in quantita’ molto generose, devo anche portarmi il cambio per l’avvicinamento. Ci sono poi i viveri. Gli organizzatori del campo hanno dato per certa la produzione a getto continuo di brodo e the caldi ma per il resto ognuno deve pensare per proprio conto. Alla sera del 13 giugno mi ritrovo a mettere insieme tutti i pezzi e ad assemblare gli zaini. Sono talmente preso che, evento eccezionale, salto anche la lezione di nuoto.
Il giorno dopo, il 14, inizia normalmente con la sveglia alle 6. Alle 7 Betta, io e Luna andiamo a fare colazione assieme. Alle 8 inizio a lavorare, ho preso un permesso quindi alle 11 sono libero. Carico come un mulo alle 12.30 mi avvio alla macchina. Ancora una tappa al supermercato per comperare le cibarie fresche. Parto sgranocchiando della pizza con la mortadella.
Le 2 ore abbondanti di macchina senza compagnia alcuna sono l’unico aspetto negativo di questa desideratissima gita. Me la cavo mettendo qualche CD di musica varia. Verso le 15 sono finalmente in vista di Monte Cucco.
Prima di tutto mi guardo intorno, c’e’ Valentina. E’ qua in veste di segretaria per segnare chi entra. Mi registro e consegno il foglio di consenso informato, ne ricevo in cambio una albicocca. Quasi insieme a me arriva anche Giorgio, si prepara in un lampo ed in un attimo sparisce a lunghi passi verso la grotta. Io me la prendo comoda, faccio e disfo gli zaini un paio di volte fino a trovare una configurazione soddisfacente. Controllo mentalmente di aver preso tutto, saluto Valentina e parto anche io.
Che caldo! Oggi batte la fiacca anche il vento, quello che di solito imperversa su Monte Cucco. Sudo come una fontanella. Per fortuna amo camminare, sono in un’ottima disposizione d’animo e poi mi sono portato un litro d’acqua per non liquefarmi del tutto!
A meta’ strada vedo da lontano una bella ragazza che mi saluta allegramente. La riconosco solo quando siamo a pochi metri, E’ Carla! Sono contento di vederla, dopo il corso di tecnica fatto assieme non ci siamo quasi piu’ incrociati. Ci fermiamo per scambiare qualche parola, anche lei come Valentina e’ qui a fare da segreteria all’evento organizzato dal suo gruppo, per oggi non potra’ entrare in grotta. Pochi minuti, il tempo per me di riprendere il fiato e ci salutiamo. Proseguo. Passo l’ultimo tratto di bosco e sono al sentiero col corrimano, sono quasi arrivato. Cammino gustandomi il panorama.
Eccomi al cancello, per prima cosa mi accerto di poter entrare. Ok, tutto a posto.
Poggio gli zaini e finisco l’acqua nella bottiglia. Ho sudato che sembra abbia fatto la doccia vestito.
Il sole e’ un poco calato e qua il freddo puo’ arrivare all’improvviso. Riprendo gli zaini ed entro.
Appena dentro il cambio di temperatura e’ notevole. La discesa delle scale con gli zaini e’ fastidiosa come la ricordavo, i corrimano sono gelati e mi fanno pentire di non avere indossato i guanti. Arrivato alla base, sono finalmente in grotta.
Mi cambio svelto mettendo i vestiti da grotta asciutti. I panni fradici li metto dentro un sacco rosso che attacco su uno degli ultimi gradini della scala, non dovrebbe dare fastidio. Tiro fuori l’attrezzatura dallo zaino e la indosso. Impiego qualche minuto per ricompattare nello zaino tutto il necessario. Ora sono pronto. Faccio per partire quando vedo una luce brillare. E’ un ragazzo di ritorno dalla grotta, e’ andato ad aiutare nel trasporto del materiale per il campo. Ci presentiamo, mi racconta anche che e’ appena andato a visitare la parte turistica. Dopo i saluti, ci incamminiamo, ognuno per la propria strada. Mentre cammino ripenso a quel che mi ha detto…in effetti in tanti anni nemmeno io ho mai visto la parte turistica. Quando arrivo al bivio per andare al pozzo Terni, la decisione e’ presa. Poso gli zaini a terra e proseguo sulla passerella. Rimango subito piacevolmente sorpreso. Pensavo ci fossero ancora pochi metri di grotta. Mi attendono invece altri ambienti enormi, molto interessanti.
Una stupenda concrezione e’ stata usata da molti come lavagna per registrare la propria presenza. Essendo scritte oramai datate saranno magari considerate una attrazione da mostrare.
Quando penso che la grotta sia terminata, lei mi stupisce ancora. Le passerelle si restringono drasticamente e proseguono.
Procedo lungo un meandro strettino ma attrezzato. Il tratto finale e’ praticamente verticale e su in cima si vede la luce del sole, deve essere un altro ingresso della grotta, mi riprometto di cercarlo appena possibile sul rilievo. Non salgo, tanto non ho intenzione di uscire e poi mi sembra di aver capito che anche questo ingresso e’ sbarrato. Torno indietro.
Strada facendo continuo a prendere qualche foto contravvenendo alla mia intenzione di risparmiare il piu’ possibile la batteria della fotocamera.
Una scalinata impressionante, cosi’ lucente ed in contrasto con i colori della grotta.
Ammirando quanto mi circonda torno senza fretta agli zaini e riprendo la retta via.
Salgo fino all’ingresso ai laghetti. Solita doverosa sosta alle targhe. Un pensiero per degli speleologi che hanno dovuto interrompere prematuramente le loro esplorazioni.
Lo sguardo successivo e’ per la galleria con i laghetti
All’ultimo laghetto c’e’ un grosso tubo giallo e nero. Probabilmente e’ stato usato per svuotare parzialmente i laghetti e permettere il passaggio senza bagnarsi. Rivolgo un silenzioso grazie a chi ha avuto questa attenzione. Terminati i laghetti eccomi affacciato al pozzo Terni, simpaticamente indicato da un cartello.
Passo dopo passo, gustandomi la grotta in solitudine, arrivo al pozzo Perugia. Ci sono 2 vie armate. La volta scorsa sono sceso con quella a sinistra. Decido provare la via di destra, quella con meno frazionamenti. Monto il discensore e ci faccio peso, non mi muovo di un millimetro. E’ una corda arancione, probabilmente da 10,5 millimetri. Il mio discensore ha le pulegge molto consumate. Corda di sezione generosa e pulegge consumate non vanno d’accordo, devo rinunciare e scendere sulla via di sinistra.
Passo un cartello che indica i Rami Sinistri. Ce n’e’ un altro che indica per il Baratro, lo seguo con fiducia.
Passo punti che non mi pare di ricordare, pero’ i cartelli indicano di qua, mi fido.
Arrivo ad un primo pozzo, e’ nel vuoto ed e’ armato con una corda nera che sembra la gemella di quella arancione trovata ed abbandonata al pozzo Perugia. Purtroppo qua non ho la seconda opzione. Vado. La discesa di questo pozzo diventa una sofferenza, come temevo. Per scendere di qualche centimetro devo saltellare sulla corda. Un saltello e giu’ di pochi centimetri. Dopo un centinaio di saltelli, ansimante, sudato e bagnato addosso come uno appena uscito dalla doccia, arrivo in fondo. I pozzi successivi sono quasi tutti armati con la famigerata corda nera. In alcuni casi ci sono 2 vie armate e quindi me la cavo senza problemi. Dove non ho alternative, monto a “C” la corda sul discensore e riesco a scendere senza problemi. Al penultimo pozzo, oramai in vista del salone Saracco, incontro uno speleo nella direzione opposta. E’ un punto in cui ci sono 2 vie armate e lui e’ su quella con la corda nera quindi a me va benissimo cosi’. Scambiamo un saluto e qualche parola, poi proseguiamo. All’ultimo pozzo c’e’ un altro speleo, lui va nella mia stessa direzione, era salito per controllare non so cosa ed ora e’ di ritorno al campo. Scende per primo e poi gentilmente mi aspetta. Mi fermo un attimo a fotografare l’ultimo cartello per il campo.
Il mio amico intanto ha proseguito, mi sbrigo a raggiungerlo.
Faccio solo pochi passi ancora e sono arrivato. Poggio finalmente le mie robe e poi mi presento. Al campo c’e’ Luca, e’ tra gli organizzatori, ha contribuito ad allestire il campo ed ora si appresta a produrre brodo caldo e the a profusione. Oltre a lui faccio conoscenza con Michele e…Michele!
Tra una chiacchiera e l’altra tiro fuori le mie cibarie e le metto a fattor comune nel bustone che trovo vicino ai fornelli. Presento a tutti i tortelli gorgonzola e speck che ho portato da accoppiare al brodo. Luca li cucina subito, non sono tantissimi ma ce li facciamo bastare. In attesa della cottura iniziano a girare cibi vari, salsicce salame, barrette energetiche, nocciole, parmigiano. Non c’e’ pericolo di morir di fame. Addirittura ad un certo punto spunta fuori anche il vino. La classica confezione di vino Ronco da 5 litri. Mentre la cena e’ a buon punto, mi ritrovo accanto Giorgio, e’ arrivato quasi al fondo Franco ed e’ tornato. Mangia qualcosa con noi ma non si fermera’ a dormire. Giorgio rimane fino a quando il freddo inizia a farsi sentire, poi saluta e parte per uscire. Dopo poco la nostra allegra comitiva viene rafforzata da altri 2 arrivi, Francesco e Fabrizio. Anche loro sono del gruppo di Perugia ed hanno portato il necessario per migliorare l’armo fino al fondo Franco.
Il freddo morde un poco tutti, ogni tanto dobbiamo allontanarci dalla “sala da pranzo” per recuperare vestiario aggiuntivo da indossare. Il freddo, come si sa, stimola anche la diuresi, ogni tanto anche questo contribuisce a movimentare la cena. Di ritorno da una di queste missioni, trovo un reperto quasi speleo-archeologico e lo riporto fedelmente per il piacere dei miei amici studiosi di cose antiche.
La cena prosegue, personalmente assaggio un po’ di tutto, mi arrendo solo di fronte alla trippa in scatola di Luca che lui si premura di scaldare e condire con scaglie di parmigiano. Francesco prova ad assaggiarla e dichiara che ha il sapore di pecora. Alla fine solo Luca ha il coraggio ed il piacere di sbafarsela tutta. Noi ci limitiamo ad ammirare la sua performance sgranocchiando altro.
Tento qualche foto al salone Saracco ma e’ troppo grande per illuminarlo.
Vado meglio con la foto alle tende, ne hanno portate e montate almeno 8, peccato che alcune siano montate in posti a dir poco infelici.
Facciamo il dovuto onore alle cibarie ed anche al vino. Il tempo passa allegramente.
Vado a fare conoscenza con la mia tenda. Ho pubblicamente dichiarato di essere un russatore professionista, quindi mi e’ stata destinata una tenda distante dalle altre.
Sistemo tutte le mie robe e poi vado a provarla. Non e’ proprio confortevole. La tenda e’ montata su una specie di dosso, sembra di dormire sul dorso di un enorme mulo.
Cerco una alternativa ma e’ rimasta solo una tenda rossa, molto lontana dalle altre. Sembra montata su un piano molto inclinato, non mi piace l’idea.
Sistemato il letto, torno in sala mensa.
Come dicevo ogni tanto qualcuno si assenta per rinforzare l’isolamento dal freddo con qualche strato aggiuntivo.
Altri si assentano per incombenze di varia natura.
La cena e’ praticamente terminata. Parliamo dei progetti del futuro immediato. Io dichiaro che l’indomani mattina riprendero’ la strada di casa per andare a festeggiare il compleanno in famiglia. Michele mi chiede di attenderlo cosi’ usciremo assieme. L’altro Michele e Luca resteranno a presidiare il campo fino all’arrivo di qualcuno, poi andranno al fondo. Francesco e Fabrizio invece stanno partendo ora per il fondo Franco a sistemare gli armi. Mi sorge il vago pensiero di seguirli ma poi la pigrizia ha la meglio. Il mio obiettivo di oggi e’ il dormire in grotta e quello faro’. Il fondo Franco me lo tengo per la prossima volta, lo chiuderanno mica?!?
La mattina dopo mi sveglio verso le 5, indolenzito alquanto. Mi rigiro sul materassino fino alle 7. Aspetto ancora un quarto d’ora poi prendo coraggio ed inizio a sistemare le mie cose. Verso le 8 sono pronto. Tutto il rumore che ho fatto intanto ha svegliato praticamente tutti. Escono dalle tende piu’ o meno insonnoliti ed iniziamo a fare qualcosa di colazione. Mi lamento della tenda ed affermo di aver dormito poco. Francesco e Fabrizio sono tornati dal fondo verso le 2.30 e dicono che a quell’ora russavo sonoramente. E io che pensavo di essermi rigirato insonne per tutta la notte! Dopo la colazione, faccio fretta a Michele perche’ si prepari, vorrei iniziare a salire prima che inizino a scendere gli ospiti di oggi. Verso le 9.30 iniziamo a risalire.
Per fortuna Michele non e’ “da corsa” quindi posso prendermela comoda anche io. La salita procede calma e regolare.
Stavolta, in salita intendo, non devo nemmeno preoccuparmi di osservare il diametro della corda.
I primi pozzi sono tutti armati con 2 vie, quindi con Michele procediamo paralleli.
La fotocamera sembra aver sopportato la nottata meglio di me, la batteria ancora non fa le bizze.
Pozzo dopo pozzo continuiamo a salire.
Un geologo ne saprebbe dire tecnicamente, pero’ a me piace l’alternanza dei colori di questo tratto di parete e quindi ne faccio una foto.
Ogni tanto importuno Michele con le foto, d’altronde come soggetto umano oggi ho solo lui.
Michele si raccomanda, quando sara’ il punto, prendi per i Rami Sinistri, in risalita e’ meglio. Io lo ascolto ed annuisco.
Proseguo tranquillamente per la strada che mi sembra familiare. In questo tratto mancano i cartelli che indicano la via. Forse ho deviato dalla retta via, pero’ i posti in cui passiamo mi sono familiari, quindi proseguo. Ne ho la conferma quando troviamo un pozzo di circa 10 metri. Ricordo che la volta scorsa, sopra questo pozzo sono scivolato mentre tornavo indietro a sentire cosa servisse ad Angelica. Questo mi convince ancora di piu’ che magari non stiamo percorrendo la via designata dagli organizzatori, pero’ non stiamo sbagliando.
Ma la stalagmite a sinistra sembra per caso un pupazzo?!?
Continuo ad imperversare sul povero Michele.
Il mistero si chiarisce quando ritroviamo di nuovo i cartelli. Abbiamo percorso i Rami Sinistri. Praticamente in tutte le mie visite recenti alla grotta, ho sempre fatto i Rami Sinistri senza saperlo ne’ sospettarlo.
La stalagmite su cui si scende per evitare un passaggio scomodo subito in basso.
Siamo al pozzo Perugia. Lascio a Michele la scelta della via per salire, preferisce quella con meno frazionamenti. Io faccio una veloce sosta per cambiare le pile.
Sono alle prime pedalate della mia salita quando sento rumori alle mie spalle. E’ Francesco. Prende subito la via scelta da Michele, il quale intanto ha passato il frazionamento.
Pochi secondi e Francesco e’ su a tallonare Michele. Arrivo in cima al pozzo, nel frattempo Michele ha preso a salire il pozzo Birone. Gli chiedo come mai preferisca quella via. Lui confessa di essersi sbagliato, Francesco gli spiega che cosi’ dovra’ salire un po’ di piu’ e poi ridiscendere. Terminata la spiegazione, faccio appena in tempo a salutare Francesco prima che scompaia. E’ di fretta perche’ atteso a pranzo a casa. Provo a dire a Michele che anche fare il Birone a me va bene, pero’ lui vuole fare la via classica e riscende. Il pozzo Terni gia’ “profuma” di uscita e Michele riprende animo iniziando anche a canticchiare. dopo i laghetti ci attende una sorpresa, la parte turistica della grotta e’ illuminata a giorno. Mi sbrigo a fare qualche foto.
Quando arriviamo al salone principale e’ ancora illuminata, ne approfitto ancora.
Piu’ avanti sentiamo delle voci, probabilmente una visita guidata.
Riesco a scattare ancora qualche foto mentre siamo sul percorso guidato.
All’improvviso sentiamo un rumore secco e la luce scompare, probabilmente un interruttore temporizzato.
Ritroviamo la luce solo nell’ultima parte del nostro cammino, quasi al pozzo d’uscita. Anche qua il rumore secco precede di un secondo il ritorno del buio.
Alla base del pozzo di uscita troviamo un gruppo di speleo che stanno iniziando ora a scendere. Qualcuno lo conosce Michele, qualcuno lo conosco io, ci fermiamo a fare qualche parola con loro. Attendiamo poi che scenda dalle scale un gruppetto di una visita guidata e poi saliamo. Mi ricordo anche di recuperare la sacchetta rossa con i vestiti zuppi dell’andata.
Il solito spettacolare panorama ed una splendida giornata di sole ci attendono.
Mentre ci godiamo il calore del sole, i primi minuti, prima che sopraggiunga il caldo sono una vera goduria, arriva un’altro gruppo di speleo pronti per entrare. Ne approfitto per chiedere il piacere che facciano una foto a Michele e me.
Il ritorno e’ piacevolissimo, oltre al sole c’e’ un vento fresco che riduce quasi a nulla il caldo.
Si vede il parcheggio, oggi e’ ben pieno di macchine.
Anche le mucche si riposano al sole, per nulla disturbate dal nostro passaggio.
Oggi e’ Carla a fare la segretaria al parcheggio. Ci avviciniamo per un saluto e per farci segnare come usciti. Dopo andiamo di corsa a cambiarci.
Quando ho sistemato tutte le mie robe in macchina torno a salutare e ringraziare Carla, gli altri amici presenti li’ e tutti quelli che hanno partecipato alla organizzazione dell’evento. Voglio ancora ringraziarli tutti veramente di cuore. Grazie.
Il ritorno in macchina, di nuovo in solitaria, non posso dire non mi sia pesato. Per fortuna la sosta intermedia per fare rifornimento e bere un caffe’, fuga il pericolo di colpi di sonno. Come premio e regalo di compleanno anticipato, arrivato sotto casa, trovo subito parcheggio. Non avrei saputo desiderare di meglio. Alla prossima.
Pubblicato inspeleo, uscite|Commenti disabilitati su Una notte sul Monte Cucco – 14/06/2019
Ufficialmente siamo qua per il SisaDay (SisaDei, per Nerone), una festa di un gruppo amici di Subiaco alla cui organizzazione partecipa Virginia, e di conseguenza anche Nerone. Pero’, festa o meno, non potevamo rinunciare completamente alla grotta. La mattina, dopo un rapido passaggio a Mora Zinna, dove si tiene la festa, ce ne andiamo piu’ avanti per una rinfrescante visita all’Inferniglio.
Prima della grotta uno sguardo ai dintorni. Per le ragazze, Angelica e Valentina e’ la prima visita da queste parti, quindi un giro a salutare l’Aniene e’ d’obbligo.
Dopo l’Aniene non poteva mancare la vecchia mola.
Arriviamo dove termina il vecchio canale che portava acqua alla mola, quando era in attivita’.
Un angolino molto bello, non riesco ad immaginare fin dove arrivasse il canale.
Torniamo indietro, mi lascio derubare della fotocamera da Valentina e questo ne e’ il risultato.
Ancora un rapido saluto alla “sala macchine” della vecchia mola e poi via.
Una sosta in questo punto mentre Gabriele racconta di come altre volte abbiamo utilizzato la corrente per pulire l’attrezzatura. Mi intrometto anche io indicare ai miei amici il punto del ponte da cui di solito facciamo i tuffi.
Ci cambiamo sotto un sole cocente. Indosso il minimo indispensabile della mia muta e gia’ scoppio dal caldo. Comunico a tutti che mi dirigo verso il fresco della grotta, pochi secondi e sono tutti con me.
Valentina termina di indossare la sua muta. L’ha comprata giusto ieri e deve ancora farci amicizia. Ad Angelica ho prestato la mia muta intera, le sta tantino abbondante, per oggi dovremo accontentarci.
Gabriele oggi opta per un costume semi-adamitico, un simpatico tris SCC (Stivali-Costume-Casco). Non finisce mai di stupirci.
Il primo laghetto. L’acqua e’ salita ancora. Ora sulla passerella mi arriva oltre il ginocchio.
Passiamo la passerella.
Stavolta pero’ ho in mente una deviazione, voglio visitare la spaccatura vista la volta scorsa. Pensavo sarei andato da solo ed invece mi seguono tutti tranne Gabriele, impossibilitato dalla sua tenuta minimalista.
Mi infilo nella fessura a sinistra, quella alla base dello scivolo dopo il laghetto. Si sente forte lo scorrere dell’acqua, la volta scorsa non lo avevo sentito.
Arriviamo a livello dell’acqua e la seguiamo nel suo scorrere fino a dove incontriamo un sifone. Il posto e’ bello ma ora c’e’ da tornare indietro.
Continuiamo a girare a casaccio in vari anfratti, alcuni fangosissimi.
Posti non molto larghi ma molto belli.
Non ritrovo la strada per tornare indietro da dove siamo venuti, dovrei andare a vedere un po’ in giro. Nel descrivere la mia precedente esperienza, avevo descritto ai miei amici il passaggio da fare per arrivare dopo i laghetti artistici. Mentre mi accingo a partire per ritrovare la via fatta all’andata, loro mi chiamano…”Cercavi forse un passaggio stretto ed allagato, parzialmente ostruito da una stalattite?”, vado a vedere. E’ proprio il passaggio di cui parlavo, sono stati attenti. Breve consultazione, tutti se la sentono di immergersi nell’acqua fino al collo per passare. Ok, il ritrovamento della strada d’andata non serve piu’. Dopo una bella e tonificante immersione nell’acqua rinfrescante, passiamo ancora una pozza, saliamo qualche metro e siamo al cospetto di Gabriele.
Ecco Angelica, in effetti oltre a lei ci sarebbe ancora molto spazio nella muta, non credo che cosi’ sara’ molto protetta dal freddo. Pero’ agli inizi e’ sempre cosi’, ci si arrangia con quel che c’e’, si apprezzera’ ancora di piu’ la propria attrezzatura, quando sara’.
Ecco il nostro incomparabile Gabriele mentre sosta vicino alla colonna dei graffiti, la sua preferita.
Proseguiamo tutti assieme, Gabriele e’ il nostro Cicerone.
Il traverso.
Onde nel fango date dal ruscellamento. Io le ignoro bellamente, in spiaggia dove la marana arriva al mare ci sono sempre. Mi richiamano per fotografarle perche’ sembra che in grotta siano una cosa rara.
Arriviamo in riva di quello che ora e’ il laghetto finale.
Ora possiamo mettere a frutto la fatica fatta per indossare la muta. Andiamo a fare una nuotata fino al sifone. Resto indietro per fare una foto ad Angelica e Valentina.
Prima della curva Angelica cede al freddo, le dico di non forzare e di tornare indietro se sente troppo freddo. Mi prende in parola, avremo sicuramente occasione di fare di nuovo insieme questa nuotata.
Valentina invece sperimenta il galleggiamento con la sua muta nuova.
Eccoci alla curva, dove si ferma Valentina, circa un metro sott’acqua, c’e’ la corda del traverso che ho fotografato la volta prima.
Il livello dell’acqua e’ salito sensibilmente, il sifone e’ avanzato ancora precludendoci il passaggio alla sala che avevo visitato la volta scorsa. Ci sarebbe un paio di centimetri di passaggio aperto, ma non vale la pena provare.
Tornando indietro mi fermo per fare una foto al passaggio intermedio dove siamo appena transitati. Ancora un palmo d’acqua e sara’chiuso anche questo.
Con Valentina nuotiamo velocemente a raggiungere i nostri amici. Qualche energica bracciata ed eccoci di nuovo riuniti.
Faccio appena a tempo ad uscire dall’acqua che gia’ partono per tornare indietro.
Non e’ quel che sembra! Siamo al traverso e Gabriele si muove prudentemente nel tratto fangoso per evitare scivoloni che nella sua tenuta odierna sarebbero particolarmente dolorosi.
Sosta per rimirare dei “pirosseni” o altre robe strane…io faccio foto sfoggiando la mia miglior faccia saputa.
Valentina ci ha preso gusto ed ogni pozza e’ buona per sguazzare.
Tra una sosta e l’altra approfitto per rubare foto.
Eccoci arrivati alla zona dei laghetti “artistici”. Per i nostri amici alla prima visita e’ una piacevole scoperta poiche’ all’andata li abbiamo evitati passando da sotto.
Da vedere ce n’e’ e rimaniamo un paio di minuti a contemplare questo spettacolo.
Scendiamo poi lo scivolo e siamo al laghetto iniziale.
L’occhio caldo dell’uscita ci accoglie.
Ecco le belle “inferniglie”!
Prima di rinunciare alla muta, porto Valentina a fare un bel tuffo nell’Aniene, purtroppo lascio la fotocamera sulla riva per evitare che mi arrivi sui denti durante il tuffo, quindi l’impresa rimane non documentata. Dopo esserci cambiati, ci attardiamo al sole. Gabriele sembra intenzionato ad intavolare una lunga chiacchierata sul tutto. Lo richiamo all’ordine, abbiamo un SisaDei a cui partecipare. Finiamo di sistemare le nostre robe e andiamo decisi a Mora Zinna dove i festeggiamenti fervono.
Un trio d’eccezione ci accoglie, Elia, Valerio e Nerone.
In una festa che si rispetti non poteva mancare lo stand cucina con cose buone da mangiare e da bere. andiamo subito a fare il nostro dovere.
Mentre mangiamo con appetito il nostro piattino, formato da penne al ragu’ in bianco, salsiccia, insalata di pomodori e ciambellina al vino, Nerone si accende un enorme sigaro cubano e se lo fuma fino a ridurlo un mozzicone.
Dopo il pranzo e la birra avvertiamo in pieno il caldo asfissiante della giornata. Decidiamo che una gita al vicino laghetto puo’ essere utile.
Strada facendo l’Aniene si mostra nella sua belta’.
Ancora qualche passo…
…ed arriviamo alla nostra laguna blu! Veramente uno spettacolo.
Qua ci sistemiamo a riprendere fiato al fresco.
Io, tanto per cambiare, faccio foto.
Cesare si gode beato le carezze di una bimba che ha conosciuto qua.
Ognuno di noi fa cio’ che piu’ gli aggrada per guadagnare il relax post-prandiale.
Ancora una foto d’insieme del laghetto, stavolta si vede la cascatella e sopra a tutto, tra gli alberi, fa capolino l’eremo.
Rinfrancati e rinfrescati dalla gita al laghetto, torniamo a Mora Zinna. C’e’ chi ha voglia di smaltire le calorie con qualche esercizio su corda.
Angelica e’ ancora indecisa se finire la birra o salire. Nel dubbio io la fotografo.
Quando pero’ la sento dire: “Ti spiezzo in due la fotocamera”, capisco di aver esagerato.
Volgo quindi altrove la mia attenzione fotografica.
Nel frattempo Valerio e’ salito ed ha messo la prima corda.
Noi sfaticati andiamo a rifugiarci al fresco.
Gente ai tavolini ce n’e’ ancora, sono impegnati a fare la siesta.
Intanto Valerio ha preso una seconda corda ed ha iniziato a sistemarla per fare un traverso. Anche Nerone e’ salito su, ma a prendere un bidone dell’acqua per scopi sconosciuti.
Valentina e’ pronta a partire.
Provo ad importunare di nuovo Angelica, forse va bene, adesso sorride.
Dopo la foto scappa via verso la parete. Valentina ha terminato il suo giro, ora tocca a lei a salire.
Valentina intanto e’ intrattenuta da Valerio che le impartisce una veloce lezione sui nodi.
Altri valorosi si avventurano su corda.
Ritorniamo al fresco, Valentina continua a maltrattare uno spezzone di corda cercando di convincerlo ad annodarsi come deve. Alla fine sembra averlo convinto e mi mostra con soddisfazione un bel “coniglio”.
Finito coi nodi, Valentina, instancabile, riparte.
Angelica intanto prende fiato dopo le fatiche in parete. La capisco, oggi fa veramente caldo ed il riverbero del calore che si riceve dalla parete di roccia deve essere un vero piacere.
Siamo tutti impegnatissimi a fare il tifo per Valentina.
Valerio ha dato a Valentina il compito di armare un ulteriore pezzo del traverso.
E’ impegnatissima, quasi non si accorge che mi avvicino per farle alcune foto.
Ogni tanto andiamo al tubo che scende giu’ direttamente dall’acquedotto per rinfrescarci e dissetarci.
Valentina e’ sempre impegnata in parete. Ha terminato il suo bravo armo ed ora…manca solo di disarmare tutto!
Anche Nerone e’ andato a farsi un giro su corda.
Eccolo che arriva a terra con la sua inseparabile pipa.
Valerio raggiunge Valentina per darle una mano nel disarmo del traverso.
Quasi finito. Valerio sale agli alberi per armare una discesa in doppia.
Nel frattempo siamo stati raggiunti da Laura e Mario. Mi avvicino per un saluto. Arrivo al momento giusto. Allo stand cucina hanno appena finito di preparare una delizia, gli spaghetti alla ortica. Vado a procurarmene un piatto per me ed uno per Valentina.
La doppia che Valerio attrezza e’ doppia in tutto, anche nel numero di persone che scendono. Valerio monta il discensore ad un capo della corda, Valentina fa lo stesso dall’altro lato.
Scendono insieme facendosi vicendevolmente da contrappeso.
Il disarmo delle vie a parete e’ il segnale per dichiarare terminata la nostra giornata al SisaDei. Giusto il tempo che Valentina assapori gli spaghetti e poi andiamo a cambiarci. Rapidamente sistemiamo le nostre cose e salutiamo tutti ringraziando per la bella giornata. Il ritorno a casa e’ tranquillo e sonnacchioso. Alla prossima.
Stavolta ci siamo divisi in 2 squadre, una a Doppio Rum e l’altra a Grotta Daniel. Per prima vi lascio alla simpatica relazione di Angelica a Grotta Daniel, a seguire dovrete sorbirvi la mia relazione per Doppio Rum. Lascio la parola ad Angelica:
GROTTA DANIEL
Esplorazione e sessione fotografica.
Presenti: Io, Angelica, Nerone, Gabriele, Giuseppe, Maurizio, Bibbo, Mario e Laura.
Dato che lo Shaka Zulu ultimamente pullula di cantieri, per questa domenica decidiamo di dividerci in due gruppi: Bibbo e Giuseppe continuano l’esplorazione per indagare il fondo di Doppio Rum, una cavità che negli ultimi mesi ci ha regalato gioie e sofferenze, e come si dice, “l’uomo è attratto dall’ignoto e dal segreto” e io aggiungerei “e se sei uno speleologo non dormi più”.
Contemporaneamente io, Gabriele, Nerone e Maurizio ci direzioniamo a Grotta Daniel per una sessione fotografica di alcune aree interne la cavità, o meglio, una dura prova di pazienza fotografica; salutiamo prima i nostri amici e ci diamo una punta, “alle 17.00 tutti fuori”.
La giornata di per sé è raggiante, l’estate simbruinica è alle porte e ci accoglie con distese di campi fioriti e un caldo piacevole ma ancora fiacco in ombra. Il mio zaino è pesante, forse trasportavo qualcosa che raggiungeva il mio peso; decido quindi di non portare tutta quella pesantezza fino all’ingresso della grotta, ma appena parcheggiati faccio attendere qualche minuto i miei compagni e decido di indossare subito l’attrezzatura e di preparare la sacca con tutto l’armamentario fotografico. Il percorso alla grotta è breve ma leggermente in salita e in parte lo soffro ma è stato meglio camminare con le ferraglie che con lo zaino pesante. La mia unica distrazione è la quantità indiscussa di fiori che contrastano con il rumore delle mie ferraglie, è la tipica scena dello speleologo che si avvicina speranzoso all’obiettivo accompagnato dalla natura circostante che gli dà supporto.
Arrivati tutti un po’ accaldati ci prepariamo ad entrare; Nerone è in testa e io con grande piacere lo seguo, lui è impegnato a cambiare i moschettoni degli armi con la chiave a rullino che Elia mi regalò qualche mese fa, ogni tanto lo sento borbottare e io in attesa mi stupisco di vedere questa grotta con altri occhi rispetto alle primissime uscite e mi cimento subito con qualche foto.
Nerone alle prese con il cambio moschettoni
Scendiamo il primo pozzo e arriviamo parallelamente al famoso oblò che immette nella saletta che poi prosegue con la strettoia e il secondo pozzo in esplorazione. Nerone, per l’appunto, decide di procedere con l’esplorazione del fondo grotta, io attendo Gabriele e Maurizio per iniziare a ragionare sulle foto. Senza di loro non sarei riuscita a far nulla in quanto Gabriele ha pensato alle luci, ha portato due faretti e mi ha dato dei consigli su come dare una certa profondità dell’area grotta da immortalare. Maurizio ci ha fatto da modello e supporto luci. Io inizialmente ero molto scettica, ogni foto per me non era idonea, quindi i due compagni, poverini, sostengono le mie paturnie con tanta pazienza, la scena era tipo “sposta la luce a destra, anzi no in basso, anzi no spegnila! ho cambiato idea, ora devi spostarti tu”, alla fine qualcosa è uscito, devo mettermi in testa che la perfezione non esiste, soprattutto in queste occasioni in cui lo stillicidio, il freddo e la scomodità fanno da padrone. In ogni caso premetto che la mia esperienza di foto speleologiche è molto scarsa ma sicuramente è un ottimo addestramento per allenare la pazienza.
Dopo aver fatto qualche prova, finalmente decidiamo di fare le foto a tre aree: saletta dell’oblò, strettoia “serpeggiante” e per ultimo ci siamo lasciati il pozzo in risalita, questo mi preoccupava particolarmente, nella mia testa ripetevo “poi vediamo come fare, niente panico”.
Saletta dell’Oblò.
Foto A. Ferracci, G. Catoni, M. Tandari.
Foto A. Ferracci, G. Catoni, M. Tandari.
Dopo aver lasciato la saletta dell’oblò ci avviciniamo alla strettoia serpreggiante di cui abbiamo solo poche foto. Qui l’ambiente è ancora più ostile: lo stillicidio è in abbondanza, c’è ancora qualche mora pericolante e inoltre fare da modello nella strettoia non è proprio piacevole, considerando anche il fatto che il tempo a noi a disposizione sta per scadere, a breve usciamo tutti per aspettare la riuscita dei compagni a Doppio Rum. Ci siamo ripromessi di ritornare per una seconda battuta fotografica solo per quest’area e per il pozzo sotto di noi, in cui Nerone è impegnato a lavorare.
Gabriele all’interno della strettoia serpeggiante.
Foto di A. Ferracci, G. Catoni.
Prima di lasciare la grotta, decidiamo di raggiungere Nerone e lo troviamo soddisfatto e sorridente in un bagno di sudore, entusiasta ci racconta di come è riuscito ad attraversare la strettoia senza togliersi l’imbraco. È sceso nel fondo grotta per continuare l’attività di disostruzione ma la corrente d’aria segnalata anche in precedenza ora non si sente più; non ci perdiamo d’animo, d’altronde siamo nel periodo di cambio stagione in cui le correnti d’aria prendono un po’ la strada che vogliono per poi, forse, ritornare in grotta. Decidiamo di fare i ferri e uscire tutti assieme, passo per prima la strettoia per poter fare qualche foto a Gabriele e Nerone mentre escono dal budello. In uscita ad aspettarci c’è Maurizio che a vicenda scambiamo qualche foto, esce Gabriele e attendiamo Nerone. Dopo, ci ritroviamo finalmente tutti e cinque a rifocillarci e a discutere sulle procedure delle prossime uscite.
Il primo ad uscire dalla grotta è Nerone, intanto io Maurizio e Gabriele ci organizziamo per le ultime foto da fare al pozzo: io salgo e mi fermo al primo frazionamento, mi allongio ovviamente, in realtà allongio ogni cosa che ho dietro con me, macchina fotografica, obbiettivo, sacco e pazienza. Con qualche sudore freddo tiro fuori la macchina fotografica dal sacco che avevo preventivamente inserito per ultima nel sacco. Dato che siamo vicini l’uscita, l’aria calda dell’esterno si mescola all’aria fredda della grotta e di conseguenza porta ad appannare i miei occhiali e l’obbiettivo. Mentre attendo che il mio corpo e la macchina fotografica si abituano al cambio di temperatura, faccio salire Gabriele che si ferma a metà pozzo e illumina con il faretto la parete di fronte a lui; Maurizio è sulla base del pozzo e con il secondo faretto illumina il piano di calpestio del fondo pozzo. Tutti fermi immobili scattiamo, i risultati non sono dei migliori ma per lo meno ci abbiamo provato.
Il primo pozzo.
Foto A. Ferracci, G. Catoni, M. Tandari.
Finita la sessione fotografica della giornata, inserisco tutto nel sacco ed esco. Mentre risalgo l’ultimo saltino sembrava tutto sotto controllo, sento un rumore che nessuno speleologo vorrebbe sentire, quello di una corda che si stacca. Per fortuna era solo il mio pedale che ha deciso di rompersi fortunatamente a 2 metri dall’uscita. Senza alcuna scelta risalgo contrastando le pareti con il sacco pesante che un po’ mi sbilancia verso il basso. Nerone è fuori un po’ imbronciato e mi puntualizza il fatto di cominciare ad alleggerire l’attrezzatura, troppe corde, troppe treccine, troppi casini, in caso di emergenza lui non potrebbe aiutarmi perché la mia attrezzatura non è impostata come la sua. Lo prendo in parola e comincio a levare un po’ di corde, promettendogli che dalla prossima volta tutto sarà sistemato e pulito.
Attendiamo la risalita di tutti e raggiungiamo i nostri compagni a Doppio Rum. Arrivati sul posto ci sono Mario e Laura che precedentemente ci erano venuti a salutare a Grotta Daniel per poi proseguire la loro passeggiata trekking, scambiamo quattro chiacchere con la promessa che ci saremo rivisti per cena o poco dopo e di fatto è stato proprio così.
Aspettiamo un’ora o poco più, il primo a risalire è Bibbo ma anche a lui succede un fatto simile al mio, il suo sacco, dopo 30 anni di speleologia, decide di rompersi in prossimità della fettuccia superiore; lì per lì ho pensato che qualcuno ci stesse pensando intensamente, se in positivo o negativo non lo sapremo mai.
Fortunatamente il sacco non casca addosso a Giuseppe, che si trova sotto di lui, ma si ferma in una cengia sporgente alla fine del primo pozzo da 40? (non ricordo bene la profondità). Di fatto Bibbo è costretto a scendere di nuovo per poi riuscire completamente infangato. A seguire esce Giuseppe. Bibbo per prenderlo in giro ci racconta che lui si è rifiutato ad entrare in una strettoia preferendo un bel pezzo di pizza. I due ci intrattengono sul tema per tutta la durata della cena.
Alla prossima Shaka Zulu, imparare la speleologia con voi non mi ha mai appassionato così tanto prima.
Angelica
PS. Elia, la tua chiave a rullino è stata molto utile a Nerone, la voleva buttare dal pozzo con rabbia.
——————————— Fine della relazione di Angelica, grazie! ———————-
Ed ora tocca a me. Come anticipato, Giuseppe ed io siamo andati a Doppio Rum.
La mattina ci incontriamo sotto casa mia, siamo Gabriele, Giuseppe ed io. La seconda tappa e’ per prendere a bordo Angelica, la facciamo al solito parcheggio alla Rustica. Come da prassi ci fermiamo poi a fare colazione da Cicchetti e poi a prendere Nerone.
Eccoci pronti a partire per l’ultimo tratto, quello da Subiaco a Monte Livata. Visto che Nerone salira’ con la propria macchina, vado con lui per fargli compagnia.
Salendo incontriamo il buon Maurizio, stava andando a fare una passeggiata. Tra un saluto e l’altro sembra riusciamo a convincerlo a venire in grotta. Ci lasciamo senza un appuntamento preciso. All’alimentari Gabriele fa sosta, noi tiriamo dritto fino al parcheggio per Doppio Rum, faccio pero’ a tempo ad urlare a Gabriele di prendermi un pezzo di pizza.
Come deciso, oggi faremo 2 squadre, Giuseppe ed io a scavare a Doppio Rum mentre Angelica, Nerone e Gabriele a Grotta Daniel per fare foto. Ci incontriamo di nuovo tutti al parcheggio vicino a Doppio Rum. Con Giuseppe decidiamo di portare tutto con noi per non rischiare di rimanere senza cambio in caso all’uscita avessimo un ritardo dei “grottadanielisti”.
Siamo quasi ai saluti quando fa capolino il nostro Maurizio, alla fine la grotta ha vinto sulla passeggiata. La sua preferenza va a Grotta Daniel.
Sono le 11 passate quando salutiamo. Poi ognuno per la propria strada, anzi grotta.
Giuseppe non ricorda bene la strada quindi imbocca un sentiero in salita che va nella direzione sbagliata. Io perfidamente gli dico nulla. Intuisce forse qualcosa dal mio sghignazzare.
Dopo la prima incertezza comunque, una volta indirizzato correttamente, prende il via e mi distanzia. Io arranco e sbuffo come al solito, sara’ forse perche’ non ho ancora mangiato la pizza?
Un saluto amichevole all’ingresso della grotta prima di prepararci.
Pronti ad entrare.
Entro per primo, Giuseppe mi assiste da fuori e mi porge gli zaini.
Il primo pozzo ha sempre 2 vie armate quindi Giuseppe ed io scendiamo quasi appaiati.
Nel resto della discesa fino al fondo, rimango avanti, devo sistemare un paio di cose. Oggi non ho intenzione di fare molte foto durante il tragitto di andata e ritorno, ne ho fatte fin troppe nelle uscite scorse. Sfodero la fotocamera solo a meta’ circa dell’ultimo pozzo per riprendere il prima e dopo di una serie di sassi. Sono di dimensioni rispettabili, aspettano solo di essere sfiorati per cadere. In pratica sono su una parete verticale e vi rimangono attaccati solo grazie ad uno straterello di fango che fa da collante. Si tratta dei 4 sassi al centro della foto.
Questa e’ la situazione dopo aver toccato con un dito uno dei sassi. Cadono con frastuono e rimane solo la macchia di fango che li manteneva attaccati alla parete. Se ho contato bene, nelle varie uscite fatte in questa grotta, questo e’ almeno l’ottavo blocco di sassi posticci che tolgo.
Altra sosta la faccio in corrispondenza dell’ultimo frazionamento. L’ultima volta erano rimasti alcuni sassi da tirare giu’. Quando ci arrivo, allontano la corda meglio che posso e li faccio cadere. Giuseppe e’ un poco indietro, a sentire tutta questa sassaiola si preoccupa un poco ma gli urlo che e’ tutto a posto.
Arrivato al fondo, mi spoglio della attrezzatura ed aspetto Giuseppe. Posso fare poco perche’ lo zaino con l’attrezzatura, quello pesante (!!!), ce l’ha Giuseppe. Pero’ io ho lo zaino con le cibarie. Inganno l’attesa sgranocchiando la pizza. Quando Giuseppe arriva, la pizza e’ terminata e sono pronto ad iniziare. Gli lascio appena il tempo per levarsi l’imbrago e poi andiamo giu’ armati delle nostre migliori intenzioni. Inizialmente e’ Giuseppe ad andare avanti a lavorare. Arriva senza troppi sforzi alla seconda curva della “S”. Lavoriamo assieme, mentre lui allarga avanti, io sistemo sassi nella pozza d’acqua alla base della “S” per creare un passaggio asciutto. Mi viene un discreto lavoro. Anche Giuseppe fa egregiamente la sua parte, tanto che dopo un’ora buona di lavoro posso provare a passare la “S” anche io. Ci provo…e ci riesco! Devo strusciare la faccia sul fango per uscire dalla “S” infame ma finalmente riesco a vedere anche io la prosecuzione. In qualche maniera riesco addirittura a mettermi seduto e posso fotografare lo stretto buco che ancora ci impedisce il passaggio.
Trovarsi davanti ad un qualcosa di sconosciuto che promette belle cose e’ sempre un qualcosa che fa venire il batticuore. Che bella emozione. Provata oramai molte volte ma sempre nuova. Mi godo l’aria fredda che mi viene addosso. Lancio qualche sasso assaporando ogni rimbombo. Intanto cerco di analizzare razionalmente le informazioni che raccolgo dal lancio dei sassi. Dopo lo stretto, appena un metro piu’ sotto c’e’ un terrazzino. Nemmeno 2 metri piu’ avanti, o meglio sulla destra, sembra iniziare un piano inclinato che scende tra i 15 ed i 20 metri. Il forte rimbombo della caduta dei sassi, l’eco in risposta alle urla, l’aria fredda che arriva lasciano sperare che dopo la discesa la grotta prosegua. Per ora pero’ devo accontentarmi di sognare. Me lo concedo ancora per poco, c’e’ tanto da fare. Per prima cosa prendo il piede di porco e lo uso per ricreare il solco di drenaggio dell’acqua. Quando ho finito vedo con soddisfazione l’acqua che riprende a ruscellare giu’ ed il livello della pozza d’acqua alla “S” abbassarsi sensibilmente.
Giuseppe ed io lavoriamo al punto stretto alternandoci ma la posizione non e’ delle piu’ comode e la roccia e’ piena di fori riempiti di fango. Nello smazzettare con impegno riesco anche a colpirmi un paio di volte lo stinco destro, una piacevolezza. Quasi alla fine del tempo e delle forze riesco finalmente a trovare un punto di roccia compatta e ci lavoro di buona lena finche’ Giuseppe, il detentore dell’orologio, decreta che sono le 4 del pomeriggio e che dobbiamo avviarci.
Faccio ancora un paio di foto alla attuale frontiera tra realta’ e fantasia ipogea e con un sospiro vado a raggiungere Giuseppe e ad indossare l’attrezzatura per salire.
Anche al ritorno vado avanti io, una cortesia che Giuseppe riserva agli anziani che accompagna in grotta! Oramai le strettoie mi sono familiari e le passo velocemente. Giuseppe se la prende piu’ comoda, anche per evitare di prendersi i sassetti che ogni tanto gli scarico giu’. All’ultimo pozzo, risalgo pianin pianino in attesa di sentire l’arrivo di Giuseppe. Sono quasi all’uscita quando lo sento rumoreggiare nel passaggio dell’ultima strettoia. Quando arrivo alla partenza del pozzo, in vista della luce dell’esterno, sento anche la voce dei nostri amici di Grotta Daniel. Loro hanno terminato prima e sono venuti ad aspettare la nostra uscita. Mentre mi organizzo per recuperare lo zaino grande, quello coi vestiti di ricambio, scambio qualche battuta con loro. Sotto, circa 50 metri piu’ giu’ sento Giuseppe. Aggancio lo zaino grande al baricentrico, quello piccolo sulla maniglia. Mi muovo con cautela per non far cascare sassi di sotto. Di fuori vedo Nerone, faccio per passargli lo zaino piccolo. Nel farlo mi allungo un po’ e mando in tiro il baricentrico, probabilmente lo zaino grosso si e’ incastrato da qualche parte. Non faccio a tempo a passare lo zaino piccolo a Nerone e controllare cosa stia succedendo al grosso, quando sento un orrendo rumore di tela lacerata. Lo zaino grosso inizia a rotolare giu’ con un fragore immenso, tale da rendere inutile il classico urlo: “sasso!”. Dopo un tempo che mi sembra infinito la caduta del sacco si interrompe. La prima preoccupazione e’ per Giuseppe. Gli urlo, e’ al terrazzino di fango. Urla in risposta che va tutto bene, meno male. Aggiunge anche che lo zaino da lui non e’ arrivato. Sono abbastanza in apprensione e sul momento non recepisco quest’ultima, importante, informazione. Rassegnato a dover andare a raccogliere i resti delle mie robe sparpagliate per il pozzo, termino di passare lo zaino piccolo ai miei amici di fuori e rimonto il discensore per andare a vedere lo sfacelo.
Scendendo quasi non lo vedo, lo zaino e’ ad una ventina di metri dall’uscita, incastrato in corrispondenza di una minuscola cengia. Tra l’altro sembra ancora intero. Giuseppe e’ ad altri 20 metri sotto. Oscillo sulla corda per raggiungere la parete e riesco a trovare un appiglio, mi sistemo, controllo lo zaino. Si, e’ tutto intero e con le sue robe dentro. Questo mi rincuora assai. Lo aggancio di nuovo al baricentrico ma stavolta lo collego al cordino. Avviso Giuseppe che potrebbe ricevere ancora qualche piccolo sasso, ma oramai quasi non ci fa piu’ caso. Faccio il cambio di attrezzi per poter salire e, senza fretta, vado verso fuori. Anche Giuseppe inizia a salire. Stavolta riesco ad uscire dalla grotta con tutto quel che devo e posso salutare i miei amici. Qualche minuto dopo fa capolino anche Giuseppe, illeso nonostante me. Ci cambiamo.
Dopo alcuni minuti mi sono ripreso abbastanza da posare per qualche foto scattata dall’abile mano di Maurizio. Tanto per sdrammatizzare ed allentare la tensione che ancora mi sento addosso, mi invento la storia che Giuseppe in grotta ha preferito mangiare la pizza piuttosto che tentare il passaggio della strettoia ed andare in esplorazione. L’argomento piace anche ad Angelica e Gabriele, cosi’ lo utilizziamo per tormentare il povero Giuseppe fino a fine cena.
Ecco il povero zaino che, dopo appena 30 anni di onorato servizio, sara’ messo a riposo dopo l’infortunio che lo ha gravemente danneggiato.
La cena, sempre a Marano da Antonia, ci porta tranquillamente alla fine di questa giornata. Alla prossima.
Una visita alla grotta Cavorso con Angelica, Irene, Mario, Maurizio, Gabriele, Nerone, Elia, Maurizio.
Stavolta mi sono trovato a fare visita ad una grotta di interesse archeologico. Confesso che l’archeologia non rientra tra i miei interessi principali. Pero’ penso che in ogni esperienza che si fa c’e’ qualcosa da imparare e quindi mi adatto volentieri ai desideri dei miei amici.
Prima di iniziare, nel caso qualcuno volesse documentarsi, ecco una bella citazione bibliografica che spiega gli studi fatti nella grotta:
M. F. ROLFO, K. F. ACHINO, I. FUSCO, L. SALARI, L. SILVESTRI 2013, La grotta Mora Cavorso a Jenne (RM). I livelli dell’antica-media età del Bronzo in Rivista di Scienze Preistoriche – LXIII, pp. 95-123
Ma ora passiamo a noi. Stavolta a partire da Roma siamo solo 2, Gabriele ed io. Perdiamo la compagnia di Giuseppe e compensiamo con quella di Irene, che passiamo a prendere ad Agosta. In compagnia di una simpatica pioggia, aspettiamo la nostra amica. Mi sembra una lunga attesa, ma probabilmente e’ perche’ non abbiamo ancora fatto colazione.
Ma chi e’ quel puntino rosso che si avvicina?!?
Ma e’ la nostra Irene! Sempre accompagnata da uno splendido sorriso.
Dopo i saluti saliamo in macchina e andiamo a fare la colazione da Cicchetti. Quando ripartiamo faccio opera di convincimento per saltare la visita alla grotta archeologica, c’e’ la prosecuzione a Doppio Rum che ci aspetta, ricordo ai miei amici. Non li convinco pienamente. Alla fine ottengo un compromesso, andremo a salutare i nostri amici al Cavorso e poi andremo al Doppio Rum. In base a questa decisione, passiamo anche al magazzino a prendere una batteria del trapano. Questo mi convince di avercela fatta. Quando arriviamo dove sono parcheggiate le macchine dei “cavorsiani”, naturalmente piove. Gabriele ed io ci prepariamo in maniera minimalista indossando il casco e gli scarponi da grotta. Qualche sospetto pero’ mi viene quando vedo Irene caricarsi tutto lo zaino sulle spalle. “Mmmm”, penso, “la cosa mi puzza di fregatura”. Sospendo il giudizio in attesa di vedere come evolve la giornata. Pronti? Andiamo di buon passo verso la grotta.
Non troviamo subito l’imbocco del sentiero perche’ prima era chiaramente indicato da un grosso contenitore per l’acqua, da un buon metro cubo. Ora il contenitore e’ stato buttato giu’ per la discesa da qualche vandalo. Alla fine il buon Gabriele lo ritrova e possiamo scendere.
Il sentiero e’ ben ripido e reso scivoloso dalla pioggia, dobbiamo scendere con attenzione.
Mi tengo dietro a chiudere la fila e sfrutto Irene per documentare la discesa.
Quando inizia il tratto di sentiero in piano, siamo arrivati. Ancora pochi passi e siamo in vista della grotta.
Eccoci arrivati. Ad accoglierci troviamo Elia e Maurizio, il resto dei nostri amici sono nella grotta.
Ecco il salone iniziale della grotta, e’ come lo ricordavo dalla visita scorsa.
Facciamo qualche chiacchiera. Cerco di non essere impaziente.
Il mio sospetto si trasforma in certezza di fregatura quando la bella Irene sfodera la tuta speleo e svelta la indossa per poi scomparire nei recessi della grotta. Anche Gabriele si addentra per salutare il resto del gruppo. Quando non lo vedo ritornare, vado a vedere anche io. Lo trovo che chiacchiera tranquillamente con Mario ed Angelica.
Torno indietro facendo qualche foto.
Gabriele torna, ma solo per dirmi che Irene e’ seriamente intenzionata a restare. Mi arrendo all’evidenza, l’esplorazione a Doppio Rum e’ sfumata.
Visto che la giornata sara’ dedicata al Cavorso, tanto vale tornare alla macchina per recuperare l’attrezzatura e fare un salto a Jenne per comprare un panino. La salita e’ tosta e la accusiamo, e’ una buona scusa per prendere un panino in piu’.
Dopo Jenne, armati di panini ed attrezzatura, scendiamo di nuovo alla grotta.
Fiorellini.
Accanto al Cavorso c’e’ un’altra cavita’. Gabriele mi racconta che piu’ avanti parte un pozzetto da 2 o 3 metri. Il posto e’ stato usato come deposito degli attrezzi e non mi attira molto entrarci.
Dopo esserci cambiati e trasformati in speleologi, entro finalmente nella parte interna della grotta. Dalla sala d’ingresso sulla destra c’e’ un passaggio stretto ma non troppo, si passa piegandosi leggermente e si arriva in un’altra sala dove troviamo la maggior parte dei nostri amici. Subito faccio una foto ad Angelica che posa vicino ad un Nerone in versione archeologica.
Dopo i convenevoli Nerone mi spedisce a risalire un camino. Contento di fare un poco di movimento, mi arrampico. Salgo circa 5 metri ma devo fermarmi poco oltre. Il camino stringe ma oltre lo stretto sembra continuare, probabilmente arriva all’esterno. Sotto di me Nerone ascolta gli aggiornamenti che gli urlo.
Dopo la risalita, Elia mi indica un passaggio stretto, lui non ci passa per una questione di pochi centimetri. Provo ad andare a vedere.
Magari potrei anche farcela ma rischio di fare una fatica bestiale. Perche’ farlo, mi chiedo, quando oggi abbiamo almeno 2 abili strettoiste?
Uscendo mi soffermo a fare qualche foto.
Un minuscolo capello d’angelo.
Quando esco dalla strettoia viene decretato l’inizio ufficiale dell’ora di pranzo. Ci rechiamo tutti alla sala principale, quella da pranzo appunto! Ne approfitto per una foto alle strettoiste.
Dopo un parco pasto, ecco il momento di una bella foto di gruppo.
Ma ne viene bene anche una in formazione sciolta.
Prima che ci venga la “cecagna” post-prandiale, andiamo a riprendere la nostra visita ragionata alle parti piu’ interne della grotta.
Elia riesce a convincere Irene ad affrontare la strettoia. Come immaginavamo, lei passa senza problemi. Con lei dentro lo stretto, io a meta’ strada e Nerone a ricevere, facciamo passamano dei sassi per liberare un poco di spazio.
Dopo tanto lavorare si intravede uno strano sasso, forse un osso. E’ fortemente concrezionato e completamente legato con le rocce che lo circondano. Alla fine ne facciamo una foto e lo lasciamo la’.
Io dopo aver passato i sassi fuori a Nerone, ho poco da fare se non importunare Irene con le foto, cosa che faccio puntualmente.
Le concrezioni davanti a me.
E ancora Irene mentre cerca di spostarsi ancora piu’ in la’, ma e’ troppo stretto anche per lei.
Si esce. Le rubo un bel sorriso.
Eccola quasi fuori.
Angelica e’ sempre presa a confabulare con Mario di cose archeologiche, che dire, questo e’ il suo ambiente.
Mi sono distratto! Blocco Irene all’uscita per un’ultima foto nello stretto.
Nerone, visto che la strettoia non ha portato novita’, si allontana per fare altro.
Dalla seconda sala parte un meandrino tutto da strisciare. Alla fine mi convinco che vale la pena infangarsi per andare a vederlo. Mi inoltro. Ad un certo punto, dopo aver strisciato una decina di metri, trovo un bivio. Prendo a sinistra. Mi guardo intorno, in un punto troppo stretto per chiunque non abbia le dimensioni di un gatto, trovo delle ossa. Sono nere e sembrano ossa di pollo. Non mi sembra il caso di disturbarle. La gita mi basta cosi’, il ramo destro lo vedro’ la prossima volta. Torno indietro. Trovo che i miei amici hanno decretato terminata la gita al Cavorso. Ci cambiamo senza fretta scambiandoci impressioni sulla giornata.
Pronti. Anche la pioggia e’ pronta e riprende a scendere con allegria, che pero’ non ci contagia piu’ di tanto.
Iniziamo a salire, per fortuna gli alberi ci proteggono alquanto.
Per darmi soddisfazione e non farmi avvilire, Irene fa finta di accusare anche lei la fatica della salita…
… ma appena mi giro riparte quasi di corsa.
Eccoci in vista della strada.
Elia e’ il primo ad arrivare.
Mi fermo per riprendere chi arriva. Irene si rinfresca con la pioggia.
Ecco che arriva anche Mario.
Ed ecco Angelica, mi regala un bel sorriso, che non guasta mai.
Di seguito arrivano Nerone, Gabriele e Maurizio.
Ci cambiamo svelti sotto la pioggia battente. I saluti sono brevi per non bagnarci troppo.
Come ho detto non sono molto appassionato delle grotte archeologiche, pero’ da ogni esperienza si puo’ ricavare qualche insegnamento utile. Da questo punto di vista la giornata e’ stata sicuramente utile. Alla prossima.
Ad accompagnare in grotta i ragazzi di Mario, con Nerone, Erminio, Giuseppe, Gabriele. Con la simpatia di Laura, il supporto fotografico di Ilaria ed Alessandro e il conforto gastronomico offerto da Marika, Valerio ed il loro cagnone, Cesare.
Come ogni anno Mario ha organizzato una gustosa “gita” scolastica farcita con lunghe escursioni e una o piu’ visite in grotta. Per la visita in grotta viene scelto il classicissimo Inferniglio. Quest’anno riesco ad andare anche io per dare una mano. L’escursione ipogea e’ fissata per il primo pomeriggio. Non si puo’ buttare via cosi’ mezza giornata quindi mi metto d’accordo con Giuseppe e Gabriele per partire comunque la mattina. Qualcosa ci inventeremo. La mattina eccoci tutti in macchina con Gabriele alla guida.
Durante il viaggio d’andata, prima e dopo adeguata sosta per la colazione, decidiamo il da farsi. Andremo all’Inferniglio anche la mattina, magari riusciremo a fare qualche foto migliore del solito. Arriviamo al parcheggio vicino all’Inferniglio. Troviamo subito un intoppo, Gabriele ha perso le chiavi del siluro che ha sopra la macchina. Per prima cosa cerchiamo di forzare la serratura ma non abbiamo attrezzi acconci, quindi lasciamo perdere. Per fortuna la sua muta ed il casco sono nel bagagliaio, gli mancano la luce e le scarpe. Per la luce provvedo io, ho portato una frontale in piu’ come faretto per le foto. Per le scarpe, Giuseppe rinuncia alle proprie da grotta mettendosi quelle da ginnastica. Appena risolti i problemi gabrielleschi, decidiamo di dare inizio alla vestizione, e naturalmente inizia a piovere.
Ma noi non ci lasciamo distogliere da quattro gocce d’acqua, semplicemente prendiamo i nostri zaini e ci spostiamo alla mola, al coperto.
L’Aniene oggi e’ baldanzoso.
Per vestirci andiamo nel piano inferiore della mola, Giuseppe si presta come modello nonostante i goccioloni.
Mi soffermo in riva all’Aniene, sempre un bel vedere.
Ecco il nostro rifugio.
Da qua usciva l’acqua dopo aver ceduto parte della sua energia alla mola.
Questo e’ l’ingresso alla “sala macchine”.
Ci cambiamo nella condotta forzata, speriamo non decida di tornare attiva proprio oggi.
Dopo la vestizione, sempre seguiti da una tenue pioggia, ci rechiamo alla grotta.
L’acqua al primo laghetto e’ alta, non in maniera preoccupante, ma abbastanza alta. Passando sulle tavole che fanno da passerella, ci si trova nell’acqua fin poco sotto il ginocchio. Io, con la muta completa passo senza problemi, lo stesso fa Gabriele.
Personalmente impiego alcuni minuti per l’aggiustaggio del corrimano del primo laghetto. Recupero la corda staccata da Giuseppe la volta scorsa e la utilizzo per cambiare quella dell’ancoraggio rovinatissimo. Mi convinco di aver fatto bene quando riesco a troncare il vecchio cordino solo tirando con energia un trefolo alla volta.
Una volta terminata l’opera, faccio per andare avanti quando mi accorgo che solo Gabriele ha traversato il laghetto. Chiamo Giuseppe per capire cosa sia successo. Il caso e’ subito chiarito, Giuseppe non puo’ bagnare le scarpe che indossa, non ne ha altre di ricambio, quindi si e’ seduto, rassegnato ad aspettarci in riva al primo laghetto. Replico subito che cosi’ non va. Tento dapprima di convincerlo ad attraversare senza scarpe. Ci prova ma le tavole sono molto scivolose e non si fida. Alla fine arriviamo ad una soluzione, Gabriele si toglie le scarpe, io le porto a Giuseppe che cosi’ puo’ traversare in sicurezza.
Mentre Giuseppe traversa faccio conoscenza con un simpatico lombrico in esplorazione, dopo la foto lo allontano dalla zona di passaggio augurandogli buona continuazione.
Ecco il mitico Giuseppe che traversa il primo laghetto.
Gabriele con le sue calze di gomma attende pazientemente.
La ricostituzione del trio viene suggellata risalendo assieme la grande colata che segue il primo laghetto.
Proseguiamo.
La zona delle vaschette sopra la grande colata e’ sempre magnifica, un giorno riusciro’ ad averne una foto che renda loro merito.
Nonostante i nostri richiami alla ragionevolezza, Gabriele si accanisce a voler camminare con le sole calze di gomma. Come ci si aspettava, dopo una decina di passi su concrezioni liscie come la carta vetrata a grana grossa, le sue calze si aprono lasciandolo a piedi nudi. Finalmente si convince e si puo’ riportare ad ognuno le scarpe di propria competenza, prima di continuare la gita. Giuseppe da ora in poi, con un po’ di attenzione, non avra’ pericolo di bagnare le scarpe.
Tutto l’andirivieni al primo laghetto ha fatto salire la mia temperatura interna al punto che sono quasi in ebollizione. Devo correre ai ripari, il laghetto successivo ne fa le spese.
Mi immergo per riprendere temperatura mentre aspetto i miei compari intenti nel cambio scarpe.
Mentre sguazzo beato, faccio foto intorno.
Chissa’ mai ne venga qualcosa di bello.
Vengo infine raggiunto ed invitato a proseguire.
La sosta successiva e’ alla bella colonna che e’ stata rovinata da numerosi graffiti. Ne facciamo alcune foto per mostrare quello che in grotta non si deve fare. La mano di Gabriele e’ utile per le proporzioni.
Senza parole…solo lettere.
Grande impegno ma attrezzi inadeguati per incidere veramente a fondo. Passiamo alcuni minuti a discutere cosa fare di loro. Gabriele vuole assolutamente cancellare i graffiti. Io penso che il vero problema e’ come impedire che se ne facciano altri. Per la cancellazione lascerei fare alle prossime piene.
Proseguiamo lasciando cadere l’argomento, viste le opinioni discordanti. Ogni tanto, cammin facendo, provo qualche foto.
Urlo a Gabriele, che e’ avanti di illuminare qualche concrezione che io non riesco a raggiungere.
Come al solito ne faccio piu’ di una spostando le luci
La tappa successiva e’ al traverso. Anche qua schiavizzo i miei amici urlando disposizioni per le loro luci.
Anche qua provo varie volte, sperando di azzeccarne almeno una.
Ci vorrebbe qualche luce in piu’ per fare bene, ma accontentiamoci.
Stalagmite sott’acqua.
Mentre prendo il fresco dentro l’acqua, riprendo la traversata di Giuseppe, attentissimo a non bagnarsi ne’ ad infangare troppo le scarpe.
Questa, non mi dispiace.
Mentre Gabriele va velocemente verso il prossimo lago, io mi attardo a fare foto.
Gli ambienti sono grandi e la mia illuminazione scarsa, pero’…accontentiamoci.
Quando arrivo al lago successivo, Gabriele e’ gia’ in acqua.
Giuseppe invece si ferma qua, per proseguire si deve nuotare e oggi non e’ attrezzato alla bisogna.
Lo ricompenso della pazienza facendogli qualche foto da dentro il laghetto.
Finito con le foto a Giuseppe, inizio la nuotata, in lontananza vedo Gabriele che torna indietro. Poco piu’ avanti sifona, mi dice.
Sono curioso come una gazza, nuoto velocemente fino a quando mi trovo alla curva dove ricordo distintamente c’e’ di solito un tratto a piedi tra 2 laghetti distinti. L’acqua e’ di almeno un paio di metri piu’ alta di quanto sono abituato a vederla.
Giro, o meglio nuoto, la curva e sono nel secondo laghetto.
Davanti mi trovo una parete di roccia senza apparente passaggio, cerco di ricordare dove si sia nascosto, ma senza speranza.
Quasi sicuramente basterebbe seguire il filo d’arianna che parte da qua per trovare il passaggio ma potrebbe essere una apnea ben lunga. Non e’ nemmeno il caso di pensarci.
Continuo a girarmi intorno stupito di come un paio di metri d’acqua possano cambiare drasticamente la grotta. Cerco, anche se gia’ so che non riusciro’, di imprimermi in mente questa situazione per riconoscere il punto quando torneremo in periodo di secca.
Ancora una foto prima di andare. La zona scura sulla parete penso sia il livello di piena, impressionante.
Nuoto con calma per tornare dai miei amici.
Dopo il curvone, rivedo le loro luci.
In questo punto riesco a toccare, urlo loro, tanto per non lasciarli in pace, di illuminare verso di me e poi scatto una foto.
Ne faccio un paio per sicurezza.
Quando arrivo, Giuseppe mi rende pan per focaccia e pretende che gli ceda la fotocamera per farmi lui delle foto. La prima mi sembra eccellente, solo lievemente scura.
Verso la decima, mi arrendo ed alzo le braccia al cielo.
Al ritorno monto il cavalletto ed imposto la fotocamera per i tempi lunghi. Purtroppo tra i preparativi non ricordo di includere la pulizia dell’obiettivo. Nonostante l’impegno profuso ne vengono delle foto decisamente nebbiose sul lato sinistro.
Mi butto in mezzo anche io a fare l’illuminatore errante.
Gabriele dovrebbe illuminare le zone di fondo ma ad un certo punto scompare. Rimaniamo Giuseppe ed io, imperterriti.
Muoviamo il cantiere piu’ avanti ma ancora evito di pulire l’obiettivo.
Guardiamo solo la parte a destra…bisogna accontentarsi.
Recuperiamo anche Gabriele e continuiamo la nostra opera.
Ancora un altro cantiere, sempre opaco.
Siamo arrivati di nuovo alla colonna dei graffiti.
Finalmente, alla fine dei fuochi, quando oramai ho perso l’attenzione dei miei illuminatori, mi accorgo dell’obiettivo non pulito e, tirando giu’ qualche moccolo, lo lustro e tento ancora qualche foto senza il loro aiuto.
Questa delle vaschette mi soddisfa quasi.
Anche questa, non e’ perfetta, pero’ fa la sua figura.
Rimetto l’impostazione “automatica” alla fotocamera e mi accingo a raggiungere i miei amici. Giuseppe si e’ messo comodo per indossare le scarpe lasciategli da Gabriele.
Ne approfitto per fargli un paio di foto.
Dopo le foto, lascio Giuseppe ai suoi affari e traverso il primo laghetto. Raggiungo Gabriele.
Vedendogli il piede nudo mi sovviene che non abbiamo fatto tutto il tran tran dell’andata con il passaggio di scarpe, Gabriele ha traversato a piedi nudi ed ora fa penitenza camminando con le ginocchia sulle rocce. Tanto per non stare zitto lo avverto di stare attento a non ferirsi i piedi con qualche roccia aguzza ma ora e’ troppo preso per darmi retta.
Ed infine eccoci fuori.
Arriva anche Giuseppe, con le sue due paia di scarpe, un paio ai piedi e l’altro al collo.
Dopo un nuovo rapido cambio scarpe tra Giuseppe e Gabriele, andiamo verso la strada dove, oltre ad una tonificante pioggerella, troviamo il resto del nostro gruppetto. Ecco Gabriele che saluta Erminio.
Ed al riparo sotto la macchina, in compagnia della sua puzzolentissima pipa, c’e’ anche Nerone.
Ci fermiamo a chiacchierare con loro. Nerone e’ in contatto con Mario e ci informa subito che l’uscita all’Inferniglio con i ragazzi e’ annullata. Ma come? Qua siamo tutti imbustati nelle mute solo per loro. Questo e’ un lavoro per super-Gabriele! Si impossessa del telefono di Nerone e chiama Mario. Non so cosa si siano detti di preciso, pero’ dopo altre 4 chiamate ed altrettanti cambiamenti di programma, viene finalmente decretato che la gita all’Inferniglio e’ confermata. Tutti noi ci rallegriamo.
Mi assento qualche minuto per delle faccende private, da fare in solitudine. Quando torno, felice e soddisfatto, trovo gia’ tutti la’. C’e’ Mario e tutta una allegra comitiva di ragazzi, i suoi allievi. Giuseppe ha definitivamente rinunciato alle sue scarpe a favore di Gabriele ed e’ andato a cambiarsi per non prendere freddo.
Nerone, mi dicono, e’ andato all’ingresso della grotta per essere intervistato da Alessandro e Luciano, i “nostri” cine-operatori che stanno facendo un video sulla grotta. Incuriosito mi avvio per raggiungerli. Purtroppo arrivo ad intervista conclusa, peccato.
Vicino Alessandro trovo anche Laura, stavolta e’ venuta anche lei ad aiutare. Dopo una foto di benvenuto, mi dedico ai saluti.
Intanto Ilaria si occupa di fare le ultime foto fumiganti per il book fotografico di Nerone.
Mentre i nostri tecnici si consultano sul lavoro svolto…
…arriva Erminio con brutte intenzioni, ha portato il canotto che permettera’ ai ragazzi di traversare il primo laghetto senza bagnarsi.
Io mi guardo bene dall’andare a dare una mano ad Erminio per gonfiare il canotto, mi attardo invece per fare una foto ai fotografi.
Non mi ricordo il suo nome, pero’ mi viene presentato come uno dei gestori dell’agriturismo dove alloggia Mario coi ragazzi. Mi resta subito molto simpatico.
I ragazzi iniziano ad arrivare, i nostri fotografi riprendono il lavoro.
Mario raccoglie a se’ tutti i ragazzi ed inizia a spiegare loro la grotta.
La sintesi non e’ il punto forte di Mario, ma in queste situazioni e’ quel che ci vuole. Qualcuno mi affida i tappi del gommone, mi addentro per andare a vedere a che punto sono con il gonfiaggio.
Quando arrivo, il gommone sembra ancora tristemente sgonfio. Mi inganno, il pianale e’ gonfio, mancano solo i laterali. Erminio e’ seduto a fumare in attesa dei tappi che sto portando. Nerone e’ andato avanti a vedere la situazione.
Svelti sistemiamo i tappi a valvola e gonfiamo i laterali del canotto. All’arrivo dei primi ragazzi siamo pronti. Che la gita ipogea abbia inizio. Facciamo accomodare i ragazzi nel canotto a gruppetti di 3 o 4 e li trasportiamo incolumi dall’altra parte dove li attende Nerone.
Tra un giro e l’altro passa anche Mario e va ad inquadrare i suoi alunni. Quando sono tutti passati, mi unisco a loro.
La roboante voce di Mario riempie la grotta di indicazioni per i ragazzi ed aneddoti vari.
Ci sono controllori in abbondanza, mi tolgo di mezzo per limitare la confusione. Ne approfitto per andare a sbirciare delle diramazioni laterali che ho disdegnato finora.
Purtroppo trovo solo delle belle pozze d’acqua e dopo una foto ricordo devo tornare al ramo principale.
Seguo la lunga fila di ragazzi cercando di essere utile senza interferire troppo. Il traverso li impegna abbastanza e mi sembra il momento giusto per dare una mano. Mi sistemo in corrispondenza di un passaggio leggermente difficoltoso per scongiurare tuffi non desiderati.
Arriviamo presto sulla riva del laghetto sifonante dove la nostra gita si deve necessariamente interrompere.
I ragazzi si dispongono alla meglio per ascoltare Mario e Nerone che gli raccontano ancora la grotta.
Ecco Nerone che racconta.
Dopo gli spiegoni, rimane altro da fare che tornare indietro. Lo facciamo velocemente. In corrispondenza di una bella colonna facciamo sosta per ammirarla, per delle foto di gruppo e per la prova del “buio vero”.
Ancora pochi passi e siamo di nuovo al primo laghetto. La traversata del laghetto col canotto procede speditissima. In pochi minuti siamo fuori.
All’ingresso della grotta trovo di nuovo Giuseppe.
Con lui c’e’ Valerio, dopo adeguati saluti passiamo alle foto.
Ci sarebbe da accompagnare in grotta il secondo gruppo di ragazzi, pero’ sono meno di prima e gli accompagnatori sono sempre parecchi. Mi allontano senza clamore ne’ rimorsi insieme a Giuseppe e Valerio. Andiamo nel pratone vicino alla zona pic-nic dove ci aspetta Marika. Cesare ci corre subito incontro per salutarci con tutta l’energia di cui e’ capace.
Valerio ha portato le “zazicchie”, come direbbe Nerone. Fare un poco di brace ed arrostirle a dovere e’ questione di poco. Ne esce fuori una gradevole merenda.
La sera siamo invitati a cena all’agriturismo dove Mario ha fatto base con i ragazzi.
Nonostante la sostanziosa merenda, dopo una giornata a bagno sia fuori che dentro la grotta, la fame si fa sentire. Mario riesce a convincere la cuoca a fare una pasta alla carbonara in aggiunta a tutto il resto delle cose buone che ha preparato per noi. Facciamo onore a tutto.
Dopo la cena c’e’ una sessione con i ragazzi per commentare la giornata e far vedere loro il video di Grotta Doli.
Mario tiene a se l’intera platea, noi facciamo da contorno annuendo quando serve.
Giuseppe e’ attentissimo.
Dopo il video ed i commenti di Mario, arriviamo ai saluti. I primi sbadigli iniziano ad affacciarsi sulle facce di molti, tra cui io.
Come sempre, una bella esperienza per tutti, sia per gli accompagnati che per gli accompagnatori. Alla prossima.