Ricognizione Pian della faggeta – 15/04/2023

Alla ricerca di grotte in quel di Pian della faggeta insieme a Luca e Gabriele.

Si dice delle spose che, se bagnate, sono fortunate. Per gli speleologi questo detto sicuramente non vale! Oggi, mentre pioveva a dirotto, siamo stati a ricercare grotte sopra Carpineto Romano, a Pian della faggeta e ne abbiamo trovate…nessuna!

Ora vi racconto. La mattina Gabriele, nonostante il fatto che il suo sito meteo di fiducia desse ben 4mm di pioggia, passa a prendermi. Dopo la “buca” per pioggia della volta scorsa non ha avuto cuore di abbandonarmi di nuovo, quindi la mattina partiamo alla volta di Carpineto Romano dove abbiamo appuntamento con ben 2 Luca.

Strada facendo la nostra compagnia si aggiorna e la destinazione intermedia cambia. Il “Luca giovane” ci avverte che un impegno imprevisto gli impedira’ di unirsi a noi. Quasi contemporaneamente il “Luca titolare” ci invita a fare tappa a Colleferro per una colazione assieme.

Caso vuole che quando arriva la sua proposta stiamo percorrendo Via della mola, nei pressi di Colleferro. Una rapida variazione di direzione e siamo con lui al bar. Nel frattempo il tempo non cambia e alterna violenti scrosci di pioggia a brevi periodi di calma.

La colazione e’ lunga e colma di chiacchiere di speleocronaca, le attivita’ speleologiche passate, presenti e future, la compilazione degli atti del convegno a Segni e altre robe. Gabriele e Luca poi sfoderano i propri GPS, Luca addirittura ne sfoggia 2 quindi ci dilunghiamo su pregi e difetti di questi utili e preziosi aggeggi.

Non manca qualche accenno al catasto delle grotte, anzi…Gabriele ha preparato i “compiti” per oggi e ha preso dal catasto le stampe delle schede per le grotte che vuole ricercare. Visto che oggi piove le ha scelte tutte vicino alla strada in maniera da non doversi muovere troppo.

Ce le mostra nell’ordine in cui le incontreremo strada facendo:

LA824-OUSO PRIMA DELLA FORCELLA(LA824)

LA545-INGHIOTTITOIO I IN CONTRADA FORCELLA

LA546-INGHIOTTITOIO II IN CONTRADA FORCELLA

LA2053-OUSO TRAVERSATA DELLA GROTTA II DELLE CAPRE

LA843-CATRAVASSO SOPRA POZZO COMUNE

Si tratta di grotte di cui riprendere il punto col GPS e le foto dell’ingresso.

Dopo una lunga, lunghissima colazione riprendiamo le macchine e dirigiamo verso Carpineto Romano.

Prima di arrivare impongo una sosta intermedia per visitare LA2056-POZZO DELLA RADICE QUADRATA, si tratta di una grotticella con uno scavo lasciato incompiuto anni fa a causa di una fastidiosa “sacca” di anidride carbonica annidata proprio in zona scavo.

Per fortuna in quel momento la pioggia sembra aver deciso di concederci una tregua. Per arrivare all’ingresso si deve percorrere il fosso che incrocia la strada. Scendo con qualche difficolta’ a causa del fango e poi comincio a camminare per raggiungere l’ingresso. Solo dopo un po’ mi accorgo che i miei amici non sono scesi con me e mi seguono invece camminando comodi comodi sopra di me seguendo il bordo del fosso. Proseguo ugualmente, anche se solo ora ricordo di non preso dall’auto la fotocamera. Purtroppo la prosecuzione mi viene impedita da un laghetto che riempie il fosso per tutta la sua larghezza. Di bagnarmi i piedi non ho voglia, saluto l’ingresso con un “arrivederci” e salgo a raggiungere i miei amici. Nemmeno il tempo di salire e ricomincia a piovere. Ci sbrighiamo a tornare alle auto e riprendiamo a muoverci verso le grotte da cercare.

Saltiamo il centro di Carpineto Romano prendendo la stradina che chiamo pomposamente 2la tangenziale”, quella che spunta sulla via per Pian della faggeta poco dopo il cimitero.

La prima sosta e’ per l’Ouso prima della forcella. Gabriele parcheggia nei pressi poi scende battagliero mentre io mi affretto a recuperare la fotocamera dallo zaino.

Ancora una volta ci dice bene, in questo momento la pioggia ci concede una tregua. Luca prova a dire: “Vi aspetto in macchina” ma poi si commuove a vedere la delusione dipinta sulle nostre facce ed esce a farci compagnia.

Ci sparpagliamo in giro per cercare la grotta.

Ecco Luca tra sterpi e alberi che fa la sua parte.

Dopo qualche minuto di ricerca siamo di nuovo alla macchina. Gabriele consulta gli appunti presi dal catasto, ma non sono di molto aiuto.

La grotta potrebbe essere vicino questo spuntone di roccia, i GPS indicano la’.

Gabriele si inoltra coraggiosamente tra i cespugli zuppi d’acqua dicendosi convinto di aver trovato l’ingresso ma ne ricava solo una bagnata.

Nulla di fatto. Riprendiamo le auto per le grotte successive, si tratta di 2 inghiottitoi vicini, quelli detti “In contrada Forcella”. Appena sceso dall’auto vedo “nero” sotto un albero e mi incuriosisco.

Mi arrampico per andare a vedere ma non sembra nulla di interessante.

Nel frattempo i miei amici si sono sparpagliati per la piana dall’altro lato della strada, li raggiungo.

Insieme giriamo e rigiriamo cercando i 2 ingressi, ma invano. Un paio di consistenti sgrulloni di pioggia ci convincono ad abbandonare le ricerche.

Risaliamo in macchina e avanti con la successiva grotta, quella delle capre. Dovrebbe essere semplice perche’ e’ vicina a una strada sterrata. Parcheggiamo dove inizia la sterrata e prendiamo a percorrerla.

Stavolta il GPS non l’ho portato ma ho il cellulare e lo utilizzo “come se”.

Le nostre illusioni circa la facilita’ di ritrovamento della grotta terminano davanti a un cancello di un terreno privato recintato a dovere.

Gabriele non vuole rinunciare e si butta a capofitto tra i cespugli alla ricerca di una breccia nel recinto. Luca ed io lo seguiamo poco convinti.

Dopo un breve giro in cui rimedia un’altra bagnata anche Gabriele deve desistere.

Consultiamo brevemente la sua lista per scoprire la meta successiva. Presto individuata, e’ il Catravasso sopra Pozzo Comune. Siamo vicini quindi decidiamo di raggiungerla camminando. Sorpresa, un laghetto! Nella bella stagione e’ solo uno spiazzo erboso che ospita spesso famiglie che fanno picnic, non ricordo di averlo mai visto in questa veste. Gli faccio subito una foto.

Anzi due.

Cammina cammina arriviamo sopra Pozzo Comune. I GPS ci dicono che la grotta che cerchiamo e’ a pochi passi ma nulla si vede. Mi fermo per ammirare il fiumiciattolo stagionale che alimenta Pozzo Comune.

Ma si, facciamo anche una foto panoramica con Luca annesso.

Gabriele trova il punto esatto indicato dal GPS…un cespuglio. Luca, che aveva cercato la grotta mesi prima, ci conferma che anche lui era arrivato qua trovando solo il cespuglio.

Anche questa volta nulla di fatto. Quattro su quattro, non male! Rientriamo alle macchine. Mi ripropongo un rapido passaggio per salutare Pozzo Comune, almeno lei e’ una grotta ospitale e si lascia trovare facilmente.

Mi volto verso i miei amici per avvisarli delle mie intenzioni, cosi’ faccio anche una foto al punto dove doveva trovarsi il catravasso.

Strada facendo naturalmente ricomincia a piovere…

… anzi, a grandinare.

Eccomi nei pressi di Pozzo Comune. Cerco un punto dove guadare il fiumiciattolo.

Faccio sosta qua dove una sostanziosa parte dell’acqua scompare in un inghiottitoio laterale.

Luca, quando mi raggiunge si dice convinto che quell’acqua scompare qua per ricomparire nel salone iniziale. Vabbe’, speravo meglio.

Un saluto alla grotta forse piu’ conosciuta in questa zona. Ciao Pozzo Comune! Oggi l’acqua non manca di certo.

Ancora una foto.

Poi riprendiamo a camminare di buon passo verso le macchine.

Le nuvole basse non promettono certo una schiarita.

Ne siamo circondati!

Gabriele controlla lo stato dei cartelloni che descrivono la zona.

Pero’! Laggiu’ sembra quasi migliorare. Ma ora ci importa poco, sono le 13.30, e’ ora di pranzo e siamo attesi alla “Sbirra” per risollevarci il morale dopo questa infruttuosa ricerca.

Al ristorante ho il piacere di rivedere Luca e sua sorella e di importunarli nuovamente con la fotocamera.

Ci accomodiamo sul tavolino che ci hanno lasciato e aspettiamo il nostro turno per ordinare, siamo arrivati in un momento concitato e i nostri amici hanno molto da fare per seguire tutti.

Alla fine pero’ la nostra pazienza viene adeguatamente ricompensata.

Dopo il pranzetto leggero salutiamo i nostri amici e usciamo per tornare alle auto.

Naturalmente appena usciamo all’aperto riprende a piovere come non mai. Faccio ancora una foto di commiato poiche’ anche Luca ora riprendera’ la strada di casa sua come noi la nostra.

Anche con la pioggia battente, tanti millimetri d’acqua previsti dal meteo e mantenuti dalle nuvole, siamo riusciti a fare il nostro, stando in buona compagnia e tutto sommato divertendoci. Certo i risultati sono stati scarsi ma ne sappiamo comunque un poco piu’ di prima. Alla prossima.

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Grotta di Monte Piccolo – 01/10/2009

Uscita di corso SCR di qualche anno fa…

Devo ringraziare Gabriele che le ha ritrovate in giro per l’infinito web. Non posso ringraziare col suo proprio nome chi ha scattato le foto perche’ non ricordo assolutamente chi possa essere, ma lo ringrazio sentitamente per questo ricordo inaspettato.

Questa uscita per me e’ particolarmente memorabile perche’ oltre a essere per ora la mia prima e ultima uscita in questa grotta, e’ stata anche l’ultima volta in cui ho utilizzato la mia cara vecchia carburo. Dopo questa uscita infatti ho relegato tra i ricordi la sua bella luce e la calda compagnia al fianco per adottare dei freddi led in onore della praticita’ e della modernita’.

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Non e’ una grotta – il meteo e la vita – 08/04/2023

Una volta tanto non scrivo di grotta, ma e’ comunque un tema ad esse collegato.

Questa esternazione forse e’ solo dovuta della mia eta’, che avanza inesorabilmente, al tempo che scappa via.

Ed e’ proprio di “tempo” che parlo. Mi capita sempre piu’ spesso di deprecare i “tempi moderni” in cui i nostri ritmi e impegni sono dettati e condizionati dai vaticini di un sito web, uno qualsiasi dei tanti che predicono le condizioni meteo.

Inizio a rimpiangere fortemente i “bei” tempi in cui non c’era internet e all’appuntamento per andare in grotta si andava sempre e comunque. Odio il fatto che oggi se il sito vaticinante dichiara: “brutto tempo”, tutti i partecipanti ad una uscita decidano di rinunciare.

Per me uscire per andare in grotta e’ sempre stato bello per molteplici motivi, uno sicuramente il piacere di andare in grotta. Ma sicuramente non da meno il piacere di stare insieme a degli amici, qualsiasi cosa si finisca per fare.

Se un sito anonimo, e magari fallace, me lo impedisce, ne sono irritato, E il peggio e’ che sembra io sia l’unico a pensarla in questo modo.

Immaginiamo il sito che ci propina il meteo come un elettrodomestico, un qualcosa che ci fornisce un servizio, uno dei tanti che ci viene offerto dalla vita moderna. Volendo fare un paragone iperbolico, rinunciare ad uscire perche’ il meteo e’ previsto brutto, e’ come rinunciare a mangiare perche’ la lavastoviglie non funziona!

Personalmente anche quando non sono potuto andare in grotta ho sempre avuto esperienze positive. Ho comunque potuto godere della buona compagnia dei miei amici e fare qualcosa di alternativo con loro. Ho sempre bei ricordi delle uscite fatte con previsioni meteo avverse. In alcuni casi le previsioni si sono rivelate errate per la zona da noi scelta, a volte e’ terminata con un allegro pranzo fra amici, altre volte ancora e’ stata occasione per iniziare nuove esperienze.

Ricordo in particolare una uscita alla grotta di monte Fato di tanti anni fa, eravamo Giovanni, detto Pollo, Max ed io. Nonostante il brutto tempo ci vedemmo e andammo fino Supino, al piazzale di Santa Serena, dove parte il sentiero per la grotta. Una volta arrivati la’ dovemmo arrenderci, pioveva a dirotto e non era il caso di fare i 45 minuti di avvicinamento alla grotta sotto quella pioggia. Ci penso’ Pollo a risolvere la situazione, aveva con se’ un’ottima bottiglia di vino rosso e una proposta interessante da farci.

La ricordo come fosse ieri: Tra una bevuta e una chiacchiera l’atmosfera da delusa volge al rilassato, Pollo ci propone di partecipare con lui a una spedizione in Vietnam. Max ed io ci guardiamo, non avevamo mai considerato una cosa del genere. Complice anche il vino e’ facile dire di si e imbarcarci in una bellissima avventura che magari senza l’uscita mancata non si sarebbe mai presentata.

Sara’ forse per questi motivi che trovo sempre positivo vedersi a prescindere da quello che dice il sito del meteo, sara’ forse perche’ la vita mi ha insegnato che il nostro tempo e’ breve e io ne sono estremamente geloso o magari sara’ solo perche’ sono cocciuto…pero’ spero che qualcuno legga queste righe e sia spinto a meditare se sia effettivamente opportuno far decidere un sito internet del proprio tempo.

Ora e sempre, alla prossima!

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Cretarossa – 01/04/2023

Una visita alla Cretarossa con un simpatico distaccamento del GsCaiRoma. Per non tenervi nel dubbio ecco che vado a presentarvi i nomi di chi ha partecipato: Elena, Francesca, Linda, Paola, Silvana, Angelo, Fabrizio (io!), Giulio, Francesco, Luciano, Paolo

Il vero organizzatore di questa uscita e’ Giulio, lui ha composto il gruppo, lui ha preparato il materiale, ancora lui si e’ offerto di passare a prendermi a casa. Quindi grazie a Giulio per aver composto con pazienza la bella giornata passata assieme.

All’insolito orario delle 7.15 arriva Giulio che, dopo avermi prelevato, si dirige all’appuntamento, il parcheggio Metro alla Rustica. Qua incontriamo il resto del gruppo. Dopo aver compattato le macchine compatibilmente con gli impegni post-grotta di ognuno, ci dirigiamo decisi verso Subiaco. Strada facendo riesco a dirottare la sosta colazione al “Civico 69”, un buon bar di Subiaco. Avvertiamo del cambio anche Marco che deve unirsi a noi. Dopo una consistente colazione riprendiamo le macchine. Marco non si e’ visto. Come mai? Una telefonata risolve il dilemma, non aveva recepito il cambio di bar per la colazione e si e’ fermato al “solito posto per il GsCaiRoma”. Quando vede passare la nostra carovana di macchine ci aggiorna dicendo che siamo troppi, che ha impegni nel pomeriggio quindi si asterra’ dal venire. Peccato, commentiamo, sara’ per una prossima volta.

Senza fretta e senza intoppi arriviamo allo spiazzo antistante la grotta. Lo spiazzo in questione e’ parzialmente invaso da una imponente catasta di legno. Dovrebbe venire nessuno a lavorare questo legname, ma a scanso di problemi assumo le vesti da parcheggiatore abusivo e costringo tutte le macchine a stringersi a “pettine” in maniera da lasciare spazio davanti alle cataste.

Terminata la laboriosa sistemazione delle auto, passiamo a prepararci. Io oltre a questo devo spostare le mie robe dalla macchina di Giulio a quella di Elena poiche’ sara’ lei a riaccompagnarmi a Roma.

Ma io invece di prepararmi vado in giro a fare foto ai miei amici col risultato che rallento tutto il gruppo. In primo piano potete ammirare Silvana e Luciano che sono i piu’ veloci a prepararsi in quanto cureranno l’armo della grotta.

La foto, anche se parziale, di gruppo non poteva mancare, da sinistra a destra abbiamo Giulio, Angelo, Linda, Elena, Francesca, Paolo, Paola. Per terra davanti al gruppo c’e’ la mia attrezzatura, lungi da me iniziare ad indossarla! Linda appena arrivati ha affermato che oggi non si sentiva in forma e che non sarebbe scesa…poi vedendo noi ha cambiato idea ed eccola pronta e decisa, come sempre.

Quando tutti se ne vanno verso la grotta finalmente inizio a prepararmi. Vanno via quasi tutti, Elena rimane ad attendere che io termini i preparativi. Fortuna che e’ una ragazza paziente e poi ha la sua amica Francesca che rimane a farle compagnia. Continuo a prepararmi, parte dei miei effetti personali, tra cui il marsupio col portafogli, lo appoggio alla catasta di legna, il resto nella sacca, dei vestiti appunto.

Termino di prepararmi piu’ velocemente possibile, ovvero lento come al solito, poi ripongo le mie cose nella macchina di Elena e insieme andiamo a raggiungere il resto del gruppo. Mentre vado mi giro un paio di volte verso lo spiazzo, ho la sensazione di aver scordato qualcosa ma non riesco a capire cosa. Scruto in mezzo allo spiazzo ma ora e’ desolatamente vuoto. Sara’ una sensazione sbagliata, mi dico.

All’ingresso della grotta l’attivita’ ferve. Silvana e’ in prima linea col suo bel sorriso e sta finendo di sistemare la partenza del primo pozzo.

Tanto per passare il tempo e rompere le scatole ai miei amici faccio un rapido giro di foto, le mie prime vittime sono Elena e Linda. Devo dire che Linda non ne sembra contentissima, pero’ finche’ non passa alle vie di fatto, va bene cosi’.

Poi di giro tocca a Paola, anche lei mi regala un bel sorriso, che non guasta mai.

Tutti in fila a guardare chi lavora, da sinistra abbiamo finalmente Francesco poi Linda, Francesca, Elena e Paolo. Se continuo a nominarli tutti va a finire che riesco a a ricordarmi i loro nomi! Mi sono tutti molto simpatici ma la mia memoria se ne frega altamente di queste quisquilie!

Mentre facevo il mio giro di foto intanto succedevano molte cose. Silvana e Luciano terminato di attrezzare la partenza scendono giu’ per proseguire l’armo. Giulio controlla che tutto proceda per il verso giusto. Angelo, che vuole esercitarsi nell’armo prende delle corde e prepara un’altra via con un deviatore lunghissimo, lo vedete alle spalle di Giulio…

Oramai Silvana e Luciano sono giunti alla base del pozzo d’ingresso e tra poco aggrediranno il successivo. Noi ci organizziamo per la discesa. Alcuni di noi e’ parecchio che non vanno in grotta, penso che potrebbero apprezzare uno sguardo amico che dia loro conforto durante le manovre. Per dar loro manforte senza impegnare la corda dove scenderanno, rubo una corda dal capiente zaino di Giulio e sistemo alla meno peggio una via dove scendere fino al frazionamento nel vuoto.

Giulio rimane a fare la supervisione alla partenza poiche’ io tra poco saro’ fuori vista.

Angelo, che attrezzato la seconda via decide, giustamente, di provarla. Ingaggia subito una prova di forza con il deviatore. Alla fine anche se il deviatore oppone una ostinata resistenza ne esce affaticato ma vincitore.

Lo raggiungo sulla mia corda “arrangiata”, intanto il resto del gruppo inizia a scendere.

Ecco Angelo. Ha gia’ sistemato il nodo sui due attacchi del frazionamento predisposto da Luciano ed e’ quasi pronto a partire.

Partito.

Linda arriva e passa oltre come un lampo.

E’ il momento di Paolo, anche lui se la cava benone.

Tra il passaggio di Paolo e quello di Elena sentiamo rumori da sotto. non capiamo cosa stia succedendo ma dopo poco ci viene chiesta una corda. Il prode Giulio la rimedia prontamente e scende a portarla da noi, dove Elena lo portera’ con se’.

Mentre Elene si dedica al frazionamento spero non vi dispiaccia se prendo del tempo per raccontarvi cosa e’ successo sotto di noi. Stavano iniziando a scendere il secondo pozzo quando uno zaino e’ caduto giu’ per il pozzo. Notizia buona, era uno zaino di sole corde quindi si e’ rotto nulla. Notizia cattiva, era lo zaino delle corde che serviva per armare proprio quel pozzo! Da qui la richiesta, inizialmente inspiegabile, di una ulteriore corda che l’ottimo Giulio ha rimediato con prontezza.

Ma torniamo a noi. Elena prosegue con il passaggio dei frazionamenti e prende in carico lo zaino con la nuova corda da portare giu’. Nel Frattempo Paolo scende il pozzo.

Elena lo segue prontamente.

E’ il momento di Francesca, passa troppo velocemente perche’ riesca a fotografarla come si deve.

Il successivo a cimentarsi e’ Francesco. Anche lui passa velocemente.

Si guadagna anche un’altra foto.

Dopo Francesco veniamo di nuovo chiamati dal fondo del pozzo. Linda ha deciso di aver fatto la sua parte e che e’ ora di uscire. Sale veloce come una lepre e scompare verso la luce. Subito dopo e’ il turno di Paola. E’ talmente brava che i frazionamenti li passa a occhi chiusi!

Anche il frazionamento nel vuoto e’ una questione che sbriga in poco tempo. La vedo partire poi salgo per togliere di mezzo la corda posticcia che ho messo. Mentre salgo passa Giulio che scende a raggiungere il gruppo.

Fuori trovo Linda che soddisfattissima addenta un panino piu’ grande di lei. Scambio qualche parola per chiederle, mentre ci aspetta, di andare a vedere un buco lungo strada. Non si impegna in modo assoluto, ma se capita provera’ a farlo.

Recuperata la corda scendo a mia volta. Passando ne approfitto per trasformare il deviatore fatto da Angelo in un frazionamento. Questo ne impedira’ l’utilizzo in discesa per il primo tratto ma poco male. Alla partenza del secondo pozzo trovo Giulio che assiste chi si accinge ad affrontarlo. Appena mi vede mi trova da fare, c’e’ da mettere un attacco per “isolare” il tratto di corda di accesso al pozzo da quello dello scivolo che precede. Mi consegna una delle piastrine che ha con se e io mi ingegno per accontentarlo meglio che posso.

Mentre io mi diverto con corda e attacco, Giulio termina col suo lavoro di sorveglianza e parte a sua volta per scendere il pozzo. Lascia alle mie amorevoli cure Francesco e Paola. Mentre Francesco passa mi accorgo che la colata calcitica di fronta a me ha un cuore, piccolo, seminascosto ma indubbiamente un cuore. Tralascio di fare foto a Francesco per farle al cuore inaspettato.

Paola e’ ancora su che aspetta con pazienza il suo turno. Meglio che rimanga la, dove sono io c’e’ una leggerissima quanto fredda corrente d’aria che sottrae velocemente calore a chi come me e’ fermo a fare altro.

Intanto Francesco parte e scende velocemente il pozzo.

E’ la volta di Paola.

Anche ora mi regala un sorriso smagliante.

Breve sosta per il frazionamento

Ancora un bel sorriso.

E poi la seguo mentre sparisce velocemente nel buio.

Ne approfitto per fare una foto all’enorme quanto bel pozzo che scendero’ a mia volta tra poco.

Quando sento la libera mi avvio. Hanno armato in maniera differente da come feci io nelle precedenti uscite. Dopo il frazionamento c’e’ un deviatore su naturale che onestamente non avevo mai notato. C’e’ sempre da imparare qualcosa di nuovo. A un terzo del pozzo c’e’ un altro frazionamento, e’ disassato rispetto alla verticale da cui si proviene ed e’ su attacco singolo e perdipiu’ su concrezione. Mi piace affatto, ma quello c’e’…mi guardo attorno ma non trovo attacchi da utilizzare per doppiarlo e anche se lo trovassi non ho con me il materiale necessario. Arrivo in fondo al pozzo e scendo disarrampicando fino alla saletta dove parte il saltino che arriva alla “saletta delle bionde” dove sento la voce di molte persone. Per affacciarmi scavalco di prepotenza PAola che per fortuna e’ paziente e non se la prende.

Aspetto che Paola scenda poi vado pure io. Mi fermo a meta’ discesa per fare qualche foto.

…e catturare qualche bel sorriso.

Nella saletta trovo Giulio, Francesco, Paola, Paolo,Elena e Francesca. Francesco e Paola scenderanno a raggiungere il resto del gruppo che si dirige senza indugi verso il fondo, i restanti hanno deciso che per oggi hanno avuto la loro razione di grotta e si stanno preparando per uscire. Devo decidere cosa fare. Guardo l’armo fatto per scendere il pozzo successivo. La corda passa per il pertugio stretto, quello dove mi ricordo non riuscii a passare quando provai. Questo fatto decide per me. Mi offro volontario per tornare indietro con il gruppo “basta cosi’ per oggi”.

Sono cosi’ convinto che parto per primo e risalgo il pozzetto per lasciare la saletta delle bionde. Passando trovo lo zaino rosso di Giulio e lo svuoto per cercare un cordino. Nulla trovo, anche giulio da sotto mi conferma di non averne. Comunque qualcosa voglio fare per doppiare il frazionamento su singolo attacco, quindi prendo una delle due corde che erano nello zaino e me la porto dietro.

La salita me la ricordavo meno lunga ma almeno il movimento mi scioglie via il filo di freddo che stavo avvertendo nella saletta. Passo il frazionamento e salgo un poco cercando qualcosa per doppiare l’attacco. Intanto avverto sotto Elena di pazientare.

Cerca e ricerca trovo uno spuntone di concrezione. Lego il capo della corda al frazionamento singolo poi la giro sullo spuntone e tendo la corda piu’ che posso. Se dovesse saltare il frazionamento il mio “raddoppio” probabilmente non reggerebbe, pero’, forse, potrebbe rallentare la caduta. Meglio che niente.

Fatto quel che potevo urlo la libera a Elena e riprendo a salire. Faccio sosta per fotografare il mio vecchio amico, la testa di “Alien” che e’ sempre la’ in paziente attesa.

Sono quasi fuori dal pozzo quando sento Elena che mi chiede se sono al frazionamento. Alla sua domanda mi sovviene che forse avrebbe avuto piacere che io fossi a vista durante il passaggio del frazionamento. Ci penso un paio di secondi poi inverto direzione e torno giu’.

Eccomi di nuovo al frazionamento “maldoppiato”. Ed ecco Elena che si avvicina.

Ho trovato una piazzola di sosta dove stare quasi comodo.

Eccola arrivata. Aspetto che passi il frazionamento, cosa che fa velocemente e senza problemi, poi riparto.

Elena mi segue prontamente ma dopo la salita non riesco a strapparle un sorriso.

Pero’ riprende animo appena esce dal pozzo e si avvia al successivo dove guardando in alto riesce a scorgere ancora la luce del sole.

La costringo ad una sosta fotografica, ma oramai ha recuperato il buon umore alla prospettiva di essere quasi fuori.

Nel frattempo sta arrivando Paolo e giustamente reclama a gran voce la mia attenzione. Solo il tempo di veder partire Elena e poi lo raggiungo.

E’ alle prese col deviatore che tanto lo ha fatto penare in discesa. Pero’ ora lo passa senza problemi.

A lui riesco a rubare un sorriso.

In un paio di minuti e’ fuori dal pozzo. Sento sotto chi sta salendo ora. Mi risponde Giulio. Gli chiedo se preferisce che io resti o che salga insieme a Paolo. Un secondo di riflessione poi il responso, saliro’ con Paolo utilizzando la corda sistemata da Angelo.

Elena e’ salita a velocita’ “smodata” ed e’ quasi fuori. I mi approprio della corda “di Angelo” e parto per la salita.

Paolo mi segue, o almeno tenta di farlo. Accusa problemi al croll, purtroppo non ho possibilita’ di aiutarlo altro che con dei consigli.

Salgo pian pianino osservando le tribolazioni di Paolo con il suo croll.

La luce del sole intanto si affaccia invitante in cima al pozzo.

Dai che ci sei quasi!

Quando siamo quasi al frazionamento sotto di noi si palesa Francesca.

Paolo prosegue nella salita mentre io mi fermo ad aspettare Francesca.

Eccola che parte.

In un lampo arriva vicino al frazionamento.

Eccola qua, solo un attimo per riprendere fiato…

…e subito mi regala un bel sorriso.

Anche a lei il rivedere la luce del sole rallegra l’animo. Dopo che ha passato il frazionamento nel vuoto la vedo salire finche’ mi ricordo di aver modificato l’armo di Angelo e che per l’ultima parte del pozzo dovro’ utilizzare la stessa corda su cui sta salendo Francesca.

Per questo motivo accelero la mia salita e la supero per rubarle la corda prima che la impegni lei.

Eccola arrivata, sorridente, stanca ma contenta.

Dopo l’arrivo di Francesca aspetto ancora un poco fino a quando vedo spuntare Giulio, poi mi avvio per raggiungere le auto. Per prima cosa una foto a Linda che ci aspetta da tempo.

Ecco i miei giovani eroi di Cretarossa!

Cedo la fotocamera a Linda e mi guadagno un bell’abbraccio con sorriso da Francesca.

Il freddo incalza, meglio cambiarsi prima che venga buio.

E’ Linda che mi rende cosciente della mia incoscienza. Chiede: “ma sapete chi e’ che ha lasciato roba sulla catasta di legno?”. Un brivido freddo non dovuto alla temperatura mi percorre la schiena. Ecco cosa dimenticavo! Vado a controllare con una comprensibile ansia. Per questa volta sono stato fortunato, nessuno ha toccato nulla. Tiro un sospiro di sollievo e maledico la mia distrazione.

Una volta cambiato e sistemate le mie robe posso riprendere a importunare le mie amiche con delle foto. Ci guadagno sorrisi a varie gradazioni.

Giulio a sua volta ha atteso il risalente successivo ed ora e’ tra noi per cambiarsi con abiti caldi e asciutti.

Per passare il tempo torno all’ingresso della grotta e fotografo ancora una volta la targa che mettemmo per festeggiare i primi 30 anni di speleologia di Nerone.

Arriva Angelo

Stanco ma soddisfatto.

Poi e’ la volta di Silvana, la punta di diamante dell’odierna squadra d’armo.

E ha ancora l’energia per regalarci un sorriso.

Tra l’arrivo di Silvana e quello di Luciano passa del tempo perche’ Luciano si occupa di togliere i frazionamenti dalla corda “di Angelo”. Giulio nel frattempo si e’ cambiato e mi ha raggiunto. Al segnale di Luciano Giulio ed io ci occupiamo di tirar su la corda liberata. Ecco l’arrivo trionfante da Luciano.

Visto che non ci siamo praticamente visti mai gli dedico qualche foto ora.

Dai, su, ancora una.

Dopo Luciano arriva l’unico componente della squadra di disarmo, Paola.

Ha atteso con pazienza al freddo e al gelo per avere la soddisfazione di disarmare il pozzo d’ingresso.

Anche a lei regalo qualche foto in piu’.

In breve siamo tutti alle macchine chi si deve cambiare si cambia, nel frattempo ci si interroga per decidere se andare a mangiare qualcosa assieme. dopo una rapida consultazione rimane deciso che oggi niente spuntino post-grotta. Si torna a casa diretti.

Appena pronti partiamo. Giusto una rapida sosta durante la discesa verso Jenne per riprendere uno stupendo tramonto.

Come promesso al ritorno Elena mi ospita nella sua auto.

Provo a fare una foto anche a Francesca, ma e’ troppo energica per i tempi di reazione della mia fotocamera.

Con Paolo va decisamente meglio.

Arrivati al parcheggio Metro di La Rustica, dove e’ partita la nostra avventura, trasbordo le mie robe sulla macchina di Paolo che mi accompagna fino a casa.

Ancora una volta una bella giornata in ottima compagnia. Ringrazio tutti per esserci stati e aver contribuito a rendere il tutto piacevole e memorabile. Alla prossima.

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Ricognizione Jenne – 25/03/2023

A ricercare grotte vicino Jenne, Gabriele, Marione, io e Luna.

La mattina Gabriele passa a prendere me e una Luna straripante di felicita’ per l’inaspettata gita. Quando salgo in macchina Gabriele mi presenta le grotte da cercare oggi, ne ha stampate le schede e le ha numerate in sequenza secondo il giro che ha deciso di fare.

Abbiamo appuntamento con Marione al solito bar Cicchetti, lui ci avvisa di essere in ritardo ma il nostro avvicinamento subisce un paio di soste per controllo dei carabinieri e rifornimento di GPL, quindi alla fine arriva lui prima di noi.

Dopo la colazione partiamo per la ricerca della prima grotta in lista, la “Fessura del settimo”. Andiamo per la strada che da Subiaco porta a Jenne. In corrispondenza di uno spiazzo dopo una curva troviamo da fermarci e andiamo alla ricerca della grotta.

A lato strada c’e’ un fontanile, Luna sembra molto interessata. Marione, che ne sa, ci informa che e’ un fontanile stagionale, con l’estate terminera’ di avere acqua.

Giriamo nei dintorni cercando la grotta. E’ Gabriele a trovarla.

Eccola, si e’ proprio meritata l’appellativo “fessura”.

Una foto piu’ in dettaglio non svela molto altro.

Non ancora soddisfatti del ritrovamento ci sporgiamo dall’altro lato del ponte e rimaniamo incuriositi da alcune ombre tra le rocce sottostanti. Talmente incuriositi che andiamo a vedere da vicino di cosa si tratti.

Nulla di fatto, sono massi, probabilmente prodotti quando e’ stata fatta la strada e non sembrano avere interesse per noi grottofili.

Imbaldanziti dal primo successo torniamo alle auto per proseguire con la ricerca delle altre grotte in lista.

Saliamo verso Jenne fino ad un’area di sosta.

Parcheggiamo nei pressi di un’area attrezzata per i pic-nic. Senza sapere ne faccio una foto, in fondo si vede una costruzione munita di porta, e’ un bacino artificiale di raccolta dell’acqua che arriva dal vallone di fronte. Piu’ tardi scopriremo che e’ stato utile notarlo, ci cambiamo e partiamo alla ricerca di “Pozzo Pon Pon”.

Il sentiero segnato ci permettera’ di passare sopra la galleria che abbiamo appena passato con le auto e proseguire verso il punto dove e’ segnato l’ingresso della grotta. Passiamo un cancello di sbarramento. Ancora Marione, che ce la sa, ci informa che si tratta di cancelli messi solo per tenere il bestiame al pascolo lontano dalla strada. Per non rendere inutile la precauzione, dopo essere passati lo richiudiamo.

Appena sopra la galleria il panorama e’ stupendo.

Sullo sfondo si vedono delle cime ancora innevate, sempre Marione ce le indica dicendo che si tratta di Campocatino, ne prendiamo atto ammirandole.

Dopo un non breve tratto di salita ci troviamo nei pressi del punto dove dovrebbe esserci l’ingresso della grotta, ma la grotta non si trova. Ci sparpagliamo in giro a cercarla, nelle grotte senza punto GPS (e anche con quelle) non e’ raro che le coordinate abbiano un errore di 50 metri o piu’.

Dopo circa un’ora di giri in giro, tutti a vuoto ci riuniamo fermi a guardare di nuovo il paesaggio e Gabriele trova il modo di telefonare a Nerone, lui conosce la grotta per averla esplorata anni fa. Gabriele ci riporta quanto dice Nerone. La grotta non e’ dove la stiamo cercando ma in verita’ e’ ai lati del vallone che alimenta il bacino d’acqua nell’area di sosta. Partendo da la’ dobbiamo salire di circa 150 metri.

Senza demoralizzarci affatto ci organizziamo per raggiungere il nuovo punto di ricerca. Svalichiamo passando sul versante opposto a quello dove eravamo in infruttuosa ricerca e poi scendiamo “a occhio” verso il vallone.

Dopo aver camminato in discesa lungo sentieri tracciati probabilmente dagli animali al pascolo, giungiamo dopo una mezz’ora in fondo al vallone. Mentre scendiamo troviamo molti muretti a secco, nome locale “macere”, che, ci dice Marione, indicano che il posto in precedenza, chissa’ quando, era coltivato. Quando dall’alto avvistiamo l’area di sosta con il bacino, Marione prende decisamente per quella direzione, Gabriele ed io andiamo dalla parte opposta per sbucare approssimativamente in zona grotta. Quando siamo vicini al fondo del vallone delle ombre accattivanti ci fanno scendere a dare uno sguardo da vicino…ma scopriamo che sono solo quel che vedevamo, ombre. Il canale leggermente inforrato prosegue verso l’alto. Prendiamo a seguirlo.

Dopo pochi metri una bella sorpresa, un buco che sembra grotta. Ci avviciniamo speranzosi.

Poteva essere, ma per ora, almeno, non e’. Dopo nemmeno un metro la nostra forse-grotta chiude miseramente. Documentiamo il ritrovamento mettendolo nella lunghissima lista delle cose da vedere.

La temperatura e’ gradevole, la giornata e’ soleggiata e camminando in effetti si sente caldo. Luna infatti e’ accaldata e riesce a trovare una pozza d’acqua dove si accuccia per prendere del refrigerio.

Saliamo ancora nella speranza di trovare la nostra grotta. Incontriamo ancora piccoli buchi che sicuramente non sono lei.

Arriviamo ad un punto in cui la piccola forra che seguiamo si produce in un salto di non piu’ di 3 metri. Controlliamo con attenzione la paretina che lo forma e poi decidiamo che per oggi la ricerca di grotta Pon Pon puo’ terminare qua.

Ripercorriamo la forra in discesa per tornare alle auto. Mi fermo ancora per guardare da vicino altri buchi. In corrispondenza dell’ultimo mi squilla il telefono, e’ Marione. Ci aspetta da tempo alle auto e iniziava a preoccuparsi. Una volta rassicurato circa l’assenza di problemi mi annuncia che per lui e’ tardi e si appresta a tornare a casa. Ci salutiamo e poi proseguo verso le auto.

All’area di sosta trovo Gabriele che si gode il sole. Lo aggiorno su Marione e poi andiamo assieme alla macchina.

Una foto alla galleria e al sentiero che ci passa sopra.

All’area di sosta c’e’ pure una cartina che ci informa di dove siamo, Gabriele si avvicina per consultarla.

Peccato non ci dica anche delle grotte!

Passiamo all’obiettivo seguente con ancora molta fiducia. Le grotte da cercare sono 2 e molto vicine tra loro. Prendono il loro nome da un aggettivo: “mortale” che magari nel dialetto locale significa qualcosa d’altro. Il punto che il GPS ci indica e’ poco distante, ma la zona e’ tutta recintata. Camminando troviamo un cancello aperto che sembra invitarci ad entrare. non ci facciamo pregare. Riusciamo ad arrivare al punto dove dovrebbero esserci le grotte ma nulla troviamo. Ci sono delle casupole in rovina e piene di rovi, magari hanno utilizzato le grotte come stalla o altro e ci hanno costruito delle mura davanti? Boh! Proviamo ad interrogare delle signore che ci guardano incuriosite dalle ville vicine. Affermano di non averne mai sentito parlare. Salutiamo, ringraziamo e torniamo alla macchina. Decidiamo che e’ l’ora giusta per prendere qualcosa al bar al centro di Jenne, siamo vicini. Facciamo pochi metri e vediamo un’altra signora, Gabriele suggerisce di chiedere informazioni anche a lei. Sembra sapere nulla di grotte nelle vicinanze, ma gentilmente corre a chiamare il figlio perche’ magari ne sa. Anche lui dice di saperne nulla e ci consiglia di chiedere ai vecchi del paese. E’ deciso, appena possibile chiederemo al bar, magari il proprietario le conosce ‘ste grotte “mortali”.

Visto che e’ di strada passiamo alla grotta successiva, quella “sotto S. Angelo”. Appena scesi dall’auto Gabriele si dirige a destra sulla strada. Scendiamo un sentiero ma ci troviamo davanti dei cancelli che ci impediscono di proseguire.

Torniamo indietro con le pive nel sacco ma ancora decisi a riprovare.

Saliamo alla chiesa.

Ci fermiamo per darle uno sguardo con piu’ attenzione.

Sembra dedicata a San Michele Arcangelo, la fotografiamo per Giorgio che ne ha addirittura scritto un libro.

Tentiamo una nuova discesa da dietro la chiesa. Troviamo un passaggio scosceso assai ma riusciamo a giungere sul punto dove avremmo dovuto trovare la grotta…ma non la troviamo.

Scossi dal crescente numero di insuccessi, ma non vinti, ci spostiamo al bar per poi andare alla grotta successiva. Ci dice jella anche in questo caso! il bar e’ chiuso, quindi sfuma il nostro progetto di una bevanda fresca e di raccolta di informazioni. Ci consoliamo con una barretta di cioccolato che avevo portato con me in caso servisse. E’ servita!

Ci spostiamo vicino alla sede del municipio dove c’e’ un grosso parcheggio per cercare la “grotta stalla sotto il parcheggio”.

Anche qua, cerca che ti ricerca troviamo poco o nulla. Provo ad arrivare ad una casupola e dentro ci trovo una parete di roccia che non credo si possa considerare grotta.

Qua trovo un pertugio ostruito da un muretto a secco, se e’ la nostra grotta non c’e’ modo di appurarlo.

Tornando sconsolato alla macchina mi accontento di aver trovato una cassaforte da rottamare.

Nota positiva di questa tappa? Troviamo il distributore di acqua vicino al comune. Fornisce gratuitamente acqua liscia o gasata. Almeno abbiamo potuto avere la nostra bevanda rinfrescante!

Magro bottino oggi, 6 grotte cercate, una trovata. Magari torneremo con Elia che conosce questi posti molto meglio di noi.

Ultima sosta allo sgrottamento appena fuori Jenne dove hanno attrezzato una sorta di presepe permanente. Entro un attimo, solo il tempo di verificare l’assenza di prosecuzioni che possano farla considerare grotta, poi proseguiamo verso casa.

Non tutte le ciambelle riescono col buco, si dice, ma oggi ce n’e’ venuta quasi nessuna! Vabbe’ abbiamo fatto quel che potevamo con tutto l’impegno possibile, lo testimoniano i numerosi nuovi graffi che ho collezionato su mani, braccia e gambe. Alla prossima.

Pubblicato in Uncategorized | Commenti disabilitati su Ricognizione Jenne – 25/03/2023

Falvaterra – 19/03/2023

Con lo SCR tutto e tanti altri amici per una divertente uscita in quel di Falvaterra.

Vista la mia nota difficolta’ nel ricordare i nomi nemmeno provo a elencare ora tutti gli amici che ho incontrato e le persone che ho conosciuto durante questa simpatica riunione con grotta annessa. A tutti vanno comunque i miei ringraziamenti per aver reso speciale la giornata. Un grazie speciale ai padroni di casa, Augusto e Giuseppe.

Ma ora iniziamo a raccontarla questa bella giornata.

La mattina partiamo di buon’ora, siamo Betta, io, Luna, la nostra cana titolare, e Mimmi, la sorcetta canina che ci ha “prestato” Claudia per alcuni giorni. Anche se siamo partiti presto, tra una sosta e l’altra riusciamo ad arrivare leggermente tardi. I saluti ai tanti amici aggravano ulteriormente il mio ritardo nel prepararmi, tanto che alla foto di gruppo arrivo in mutande e calzari semi-calzati.

Dopo la foto inizia la diaspora, chi si avvia alla grotta, che a preparare per il pranzo che seguira’, chi a fare ancora una buona dose di chiacchiera. Giuseppe parte di corsa verso la grotta con Max, Fabio e altri, devono recuperare uno “scaldabagno” mi dicono i piu’ informati. Augusto invece lo vedo che sta intruppando e vestendo di muta un nutrito gruppo di visitatori che si appresta ad accompagnare a visitare la grotta. Io torno a sedermi nel tentativo di finire di prepararmi.

Come sempre non posso azzardarmi ad indossare da subito la muta intera, metto addosso quella minimale, raccatto tutto il resto e mi avvio piu’ in fretta che posso visto che sono rimasto ultimo. Per fortuna a farmi compagnia durante il tragitto dalla segreteria all’ingresso della grotta vengono Claudia e Luna, cosi’ facciamo la strada chiacchierando con piacere del piu’ e del meno poiche’ e’ veramente tanto tempo che non ci vediamo.

Non andiamo all’ingresso turistico della grotta ma scendiamo alla risorgenza. Una volta arrivato trovo con sollievo che c’e’ ancora qualcuno che deve entrare.

Mentre termino i preparativi anche gli ultimi entrano. Rosa mi incita a sbrigarmi ma oramai conosco i miei tempi e piu’ veloce di cosi’ non potrei proprio.

Indossare la giacca della muta e’ la solita sauna, quando finisco sono gia’ sudato e grondante sudore. Ultimo giro di foto per fotografare Claudia che mi fotografa, Maria che tiene d’occhio Luna e poi entro nell’acqua gelida per cercare ristoro.

Il portale d’ingresso, oramai buio e silenzioso mi attende, oramai e’ un vecchio amico e lo rivedo volentieri anche se il passaggio di tante persone ha un poco intorbidito l’acqua e ne ha diminuito poco il fascino.

Una foto ai miei amici che stanno rientrando alla base e poi parto. L’iniziale sensazione di gelo ha stemperato il calore del mio corpo, ora inizio a stare bene.

Procedo in solitaria per il tunnel iniziale, e’ artificiale e scavato per bypassare il sifone che si trova sulla destra entrando. In questa maniera le piene sfogano con maggiore velocita’. Dopo il primo tratto artificiale inizia la grotta vera e propria. In un punto quasi asciutto che non ricordavo affatto trovo uno speleo in attesa. Non lo conosco, forse e’ uno dei ragazzi che fanno servizio alla grotta insieme a Giuseppe e Augusto. Lo saluto velocemente e passo oltre.

Subito dopo trovo il primo laghetto con la breve risalita con cascatella. C’e’ un poco di fila per salire dal lato a sinistra dove c’e’ la corda. Decido di non aver voglia di aspettare quindi affronto la risalita arrampicando dal lato opposto, quello destro.

Mentre riprendo fiato vedo passare un personaggio oramai mitico, Giorgio, anche conosciuto come “il signore anziano”. Provo a fargli qualche foto ma sfila via troppo velocemente per i tempi di reazione della mia fotocamera.

Una foto al primo laghetto non poteva mancare. Oramai il fiato l’ho recuperato e la fila per salire e’ quasi smaltita. Riparto.

All’incrocio con la passerella della parte turistica si gira decisamente a destra per proseguire la grotta.

Dopo la curva si vede l’ultimo tratto di passerella e inizia la parte di grotta non attrezzata.

Maria e’ sopra, sulla passerella, chiama Giorgio e Alessandro per far loro una foto. Anche io mi cimento ma con i soliti scarsi risultati.

Pochi passi e siamo al laghetto con la cascata, un salto di 5 o 6 metri, molto bello e divertente. Anche qua c’e’ tanta fila. Saluto Flaminia, la mia spelo-nipotina, poi mi tuffo per andare a recuperare una corda che vedo imprigionata in mezzo alla cascata.

Con un poco di fortuna recupero la corda e con gran faccia tosta mi arrampico velocemente. In cima trovo un altro controllore che non conosco che mi sembra abbastanza scocciato dalla mia intromissione. Faccio finta di nulla e vado avanti. Incontro un altro amico, Marco che a sua volta e’ con un amico. Faccio una foto anche a loro prima di proseguire.

Ma perche’ tanta fretta, vi direte. Ma io sono qua appositamente per spiegarvelo. Strada facendo mi e’ sovvenuto il discorso udito sul recupero di uno scaldabagno che giace da tempo abbandonato nella grotta. Beh, ho deciso di andare a vedere di cosa si tratta, quindi devo sbrigarmi altrimenti mi perdo tutta la fase del trasporto. Tra l’altro, lungo il tragitto, non ricordo chi, ne’ quando, mi ha corretto, non si tratta di uno scaldabagno ma di un vecchio bidone per la benzina.

Riprendo a camminare ma devo subito fermarmi a fare una foto a Carla, anche lei non la vedo da tanto tanto tempo e sono felice di averla incontrata di nuovo oggi, ma dopo la foto devo proprio scappare…presto, presto che e’ tardi, sembro proprio il bianconiglio!

Ancora una breve sosta per una foto a lei…penso sia Patrizia ma al momento e’ solo speranza di non aver fatto confusione!

Dopo il primo tratto affollato mi ritrovo a camminare da solo. Ne approfitto per tentare qualche foto, coi soliti scarsi risultati. Ve le lascio guardare in pace senza troppe parole.

Cammina cammina incontro il gruppo guidato da Augusto. Vanno avanti spediti quindi da principio mi accodo ma poi piano piano li supero fino a guadagnare la testa del gruppo. Approfittando di un piccolo salto da passare faccio l’ultimo sorpasso passando di lato. Mentre passo saluto Augusto e gli chiedo quanto manchi per il bidone, “un quarto d’ora” e’ la sua risposta. Proseguo di buon passo.

Ogni tanto faccio sosta per provare una foto.

Vedo delle luci in lontananza, sara’ mica la “squadra del bidone”?

Si! Sono proprio loro, mi avvicino per salutarli come si deve ma sono impegnatissimi ad imbragare il bidone in maniera da poterlo trasportare.

Mi fermo ad osservare. L’imbragatura e’ terminata e ora valutano se legarci un bidoncino di plastica come galleggiante. Alla fine rinunciano, darebbe piu’ fastidio che altro. La “squadra del bidone” e’ composta da Fabio, Giuseppe, Max, da un ragazzo che non conosco e mi presentano. Ha un nome simpatico, Fabrizio. C’e’ anche un ragazzino che se ne sta in silenzio e in disparte, non ci faccio caso piu’ di tanto.

Inizia il trasporto. Il bidone e’ ben pesante ma se fosse integro galleggerebbe rendendo il trasporto agevole. E invece no, ha piu’ buchi di un colabrodo e riesce a riempirsi d’acqua ad una velocita’ prodigiosa. Fatta una prova impiega non piu’ di 5 secondi a riempirsi e sprofondare.

Il fatto che non galleggi rende il trasporto oltremodo lento perche’ ogni pochi passi si deve fare sosta per svuotarlo. Faremo innumerevoli soste. Per dare una mano mi approprio dello zaino di max con le corde e vado avanti facendo foto.

Luci che ci vengono incontro!

Questa sarebbe Flaminia e sarebbe venuta una foto bella come merita la mia speleo-nipotina se non fosse per una luce importuna che compare al momento sbagliato a coprirle la faccia.

Dopo il piacevole incontro riprendiamo il trasporto.

Poi di nuovo sosta svuotamento con manutenzione dei cordini che imbragano il bidone, ogni tanto tendono a scivolare via e si deve sistemarli di nuovo.

Via di nuovo col trasporto. Finalmente guardo meglio il presunto ragazzino e mi accorgo che e’ una giovane ragazza. Non posso fare a meno di fare la mia classica brutta figura e subito vado a rivelarle il mio grossolano errore. Dopo avermi ascoltato mi guarda con una espressione un poco schifata e conferma: “Si, sono una ragazza e ho 14 anni”. Dopo aver appreso che oltre a queste caratteristiche ha anche Marta come nome e Fabrizio come papa’, mi ritiro in buon ordine soddisfatto di aver completato con successo la mia gaffe quotidiana.

Questa e’ una delle tante soste, pero’ mi sembra venuta bene come foto quindi ve la propino.

Ne ho tante altre da mostrarvi…e infatti eccole qua.

Iniziano i punti piu’ acquatici, iniziano i problemi, il bidone tende ad inabissarsi pericolosamente in fretta mettendo in difficolta’ la “squadra del bidone”.

Doverosa pausa di svuotamento dopo il passaggio con acqua alta.

…e poi di nuovo via come il vento!

Mentre aspetto mi guardo intorno cercando punti interessanti da fotografare.

Incrociamo il gruppo di Augusto che e’ di ritorno dalla “medusa”, la caratteristica quanto gigantesca concrezione che e’ uno spettacolo da vedere. Augusto si ferma un paio di minuti a parlare con la “squadra del bidone” che intanto riprende fiato.

Riprendiamo il trasporto.

Intanto Augusto e il suo gruppo ci superano e proseguono verso l’uscita.

Il trasporto del bidone infame prosegue, lento ma inesorabile.

Andando verso l’uscita aumentano i punti con l’acqua alta. Ora si devono usare altri metodi di trasporto, ancora piu’ lenti ma che assicurano di non perdere il caro bidone nelle profondita’ delle acque. Praticamente ad ogni passaggio tiriamo fuori le corde dallo zaino, improvvisiamo una teleferica con una delle due corde e l’altra viene usata per tirare il bidone prima che affondi troppo. Dopo il passaggio si rimettono le corde nello zaino e si prosegue.

Questa e’ Marta. Per farmi perdonare (o no?!?) le ho affibbiato il bidoncino di plastica. Devo dire che assolve diligentemente al compito assegnato, non lo molla un secondo.

Giuseppe! Che altro dire?

Visto che abbiamo un attimo di sosta per attrezzare il passaggio successivo Fabrizio convince Marta a fare una foto assieme accanto al bidone.

Come al solito esagero e ne faccio altre.

Questo e’ Fabio, cosi’ avete visto da vicino tutta la “squadra del bidone”.

Ancora un momento conviviale prima di ripartire.

Si inizia ad incontrare degli speleo, forse ci stiamo avvicinando alla cascata. Questo e’ Alessio, se non erro.

Riprendiamo il trasporto usando sempre piu’ di frequente le teleferiche.

Forse Marta mi ha perdonato, ora sorride quando la inquadro per una foto.

Finalmente arrivati alla cascata. Max e Fabio la saltano e vanno avanti a sistemare il loro lato della teleferica, noi intanto fissiamo la corda dal nostro lato.

Il bidone e’ gia’ in posizione e freme per saltare anche lui.

Tanti amici in rientro dalla gita fino alla medusa si fermano a curiosare durante i preparativi. Ne sono quasi costretti, abbiamo praticamente bloccato il passaggio della cascata.

Una volta fissata la corda di teleferica da entrambi i lati, parte Fabrizio con la corda di tiro e poi il bidone scende velocemente e senza intoppi. Ora possiamo passare tutti. Vorrei tuffarmi quindi affido la mia fotocamera a Marta che si appresta a scendere con la corda. L’avrei portata con me ma l’ultima volta che ho saltato e’ entrata un poco d’acqua…non fanno piu’ le fotocamere di una volta!

Ed eccoci qua, in vista della passerella, siamo praticamente fuori. Per la parte finale del tragitto si e’ aggiunto alla “squadra del bidone” anche Alessandro, che piu’ tardi conoscero’ come “quello con la barba” dalla allegra e viva voce della sua ragazza.

Prima di andare recupero la fotocamera da Marta e la ringrazio con una foto. Anche la fotocamera deve esserle riconoscente perche’ finalmente si impegna e le riesce di fare una bella foto.

Mentre Max e Fabio e Giuseppe attrezzano per far salire il bidone sulla passerella noi altri facciamo arrivare il bidone fino al punto in cui sono loro.

La corda e’ sistemata. Tra poco il bidone partira’ per l’ascesa fino alla passerella.

Improvvisamente mi ricordo di un particolare affatto secondario. Entrando avevo detto a Betta che sarei stato poco in grotta e invece seguire l’avvincente avventura della “squadra del bidone” ha portato via un mucchio di tempo. Prendo commiato e mi appresto a uscire. Giuseppe mi affida un compito, avvertire in segreteria che stanno uscendo col bidone e di scendere col pick-up per caricarlo.

Faccio un paio di passi ma vengo subito fermato da Patrizia, pronta per la sua razione di foto. Non posso proprio negargliele.

A lei si uniscono subito anche una simpatica signora di cui ignoro il nome e Flaminia.

Dopo le foto fuggo come un ladro affrontando di buon passo e un gran fiatone la salita per tornare alla segreteria. Trovo Betta tranquilla, ha passato piacevolmente il tempo in compagnia di altre persone che sono rimaste fuori dalla grotta. Luna freme dalla voglia di saltarmi addosso per manifestare la sua contentezza per il mio ritorno dopo una lunga separazione. Dopo i saluti la prendo con me per andare a cambiarmi vicino alla macchina. Strada facendo avverto in segreteria della uscita del bidone. Una volta ripresi gli abiti asciutti torno al piazzale dove gia’ si inizia a vedere tanta roba buona da mangiare.

Nel frattempo il bidone e’ uscito dalla grotta ed e’ arrivato fino a noi. Chiedo subito a Giuseppe di fare una foto con lui.

Questi sono Fabrizio e Marta. A prima vista, con i capelli, senza muta e bidoncino ho stentato a riconoscere Marta ma la presenza di Fabrizio vicino a lei ha dissolto gli ultimi dubbi. Purtroppo qua la fotocamera ha fatto di nuovo i capricci quindi la foto e’ quel che e’…

Pian pianino il pranzo prende corpo. Dopo un sostanzioso antipasto a base di bruschette, pomodoro, mozzarelle, formaggi vari, frittata agli aspragi selvatici e altre delizie, iniziano ad arrivare vassoi pieni di salsicce. Dopo essermi sfamato a dovere vado a fare visita ai fochisti che continuano a produrre salsicce e bruschette a profusione. Giuseppe per dare una mano prova a mettere bocca nel processo “cuciniero” ma se lo filano poco, e’ in minoranza.

La fotocamera continua a fare le bizze ma io continuo a non darle respiro. Qua riesco a riprendere Irina e Giuseppe.

Ancora una foto a Carla, anche se la fotocamera non collabora. In fondo si intuisce appena Rosa, ancora meno si vede Alessandro.

Ma il vero protagonista della festa rimane il bidone. Anche Augusto e Marco si fermano a contemplarlo.

Mi avvicino e mi fanno notare che questo e’ un bidone “storico”, risale al 1929…quasi preistoria industriale!

La fotocamera sembra iniziare a riprendersi. Qua abbiamo Carla e Maria.

Foto di gruppo al pasto.

Un quartetto importante, Irina, Giuseppe, Stefano e Giorgio.

Siamo a fine pasto, siamo tutti ben satolli e ora possiamo pensare ad altro. Fabio, il direttore dell’ultimo corso ha portato i diplomi per un paio di allievi che ancora non lo avevano ritirato. Quale occasione migliore?

La prima a mostrare con orgoglio il proprio diploma e’ Patrizia.

Poi, con passo deciso arriva il momento di Giuseppe.

Eccolo mentre mostra il suo diploma e accetta il nostro applauso.

Oramai sono sazio anche io, ho da poco estorto un’altra salsiccia a Maria, che ora siede vicino a Betta per riposare un poco.

Ecco un duo eccezionale, Gianni e Augusto. Una foto se la meritano sicuramente.

Di loro non ricordero’ mai il nome, ma sono simpatici quindi ve li presento in forma anonima.

Termino il giro di foto con Carla e Patrizia. Quest’ultima ha portato le ottime mozzarelle che abbiamo mangiato oggi, speriamo ricapiti presto occasione per assaggiarle.

Terminata la grotta, terminato il pranzo, fatte le foto, rivisti tanti amici e conosciuti di nuovi. Come sempre arriva il momento di tornare a casa. Lo faccio volentieri perche’ la giornata e’ stata bella e piena di emozioni. Grazie a tutti e alla prossima.

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Bucia dell’ortaia – 18/03/2023

Ancora una volta Gabriele e io dalle parti di Canterano alla ricerca di Grotta Morritana e poi alla (ri)esplorazione della Bucia dell’ortaia a Rocca di mezzo.

Il venerdi’ pomeriggio arriva una bella sorpresa, avro’ il sabato libero da impegni. Subito chiamo Gabriele e gli propongo una visita alla Bucia dell’ortaia, sono sicuro gli piacera’ l’idea. Lui accetta volentieri e aggiunge ai nostri obiettivi la ricerca della grotta Morritana. Non ho nulla da obiettare, quindi il nostro programma e’ deciso.

La mattina Gabriele passa a prendermi e andiamo. Ci fermiamo al solito bar “Cicchetti” e poi facciamo un salto alla locale ferramenta a prendere alcuni arnesi da scavo. Dopo aver sbrigato tutte le faccende accessorie ci dirigiamo verso il nostro primo appuntamento, la ricerca di grotta Morritana.

Parcheggiamo la macchina allo spiazzo della volta scorsa e ci prepariamo, visto che la volta scorsa sono riuscito a tornare dalla ricerca con una mano sanguinante stavolta mi sono premunito indossando ginocchiere e guanti. Prima di partire facciamo una bella foto del nostro gruppo ristretto.

Come affrontare la ricerca? Gabriele si dice sicuro che salendo ancora lungo la strada asfaltata troveremo un sentiero che ci portera’ alla grotta senza dover affrontare faticosi dislivelli. Non conoscendo bene il posto non trovo alcuna pecca nella sua proposta quindi lasciamo la macchina dove l’abbiamo parcheggiata e saliamo a piedi per la strada.

Arrivati in cima di sentieri non se ne vedono. La strada termina con un piazzale e in fondo inizia una viuzza a scalini che scende nel paese. Mentre siamo ancora interdetti e indecisi vediamo passare un uomo al quale mi affretto a chiedere informazioni. Gli spieghiamo cosa stiamo cercando e stavolta e’ lui a rimanere interdetto, ci dice: “La Morritana e’ la’, da quella parte. Pero’ io sono nato qua e non ho mai sentito parlare di grotte vicine alla Morritana”. Una chiacchiera tira l’altra, tanto che alla fine decide di accompagnarci. Ci indica un sentiero in discesa che porta ad un’altra strada asfaltata di cui non immaginavamo l’esistenza. A meta’ del sentiero ci indica anche un punto in cui un suo conoscente aveva ricavato un riparo per il somaro. Ci inoltriamo subito tra rovi e ginestre per dare uno sguardo ma risulta nulla di interessante.

Arrivati dunque sulla nuova strada, fatti pochi passi ecco che ci si palesa davanti agli occhi una bella parete. Il nostro accompagnatore ce la indica: “Ecco, questa e’ la Morritana”.

Mentre Gabriele cerca di domare gli eternamente ribelli lacci delle sue scarpe faccio una foto alla nostra guida come ringraziamento per la sua disponibilita’. Dopo qualche altro commento sulla Morritana e qualche altra chiacchiera prendiamo commiato dalla nostra simpatica guida e andiamo avanti sulla strada a cercare un qualche sentiero che possa guidarci alla grotta.

Camminiamo di buon passo ma lungo la strada troviamo un susseguirsi di terreni privati ben recintati senza tracce di sentieri. Una fontana piena di pesci e’ l’unica nota interessante che posso riportare dalla nostra ricerca.

Gli faccio anche un paio di foto sott’acqua.

Dopo circa un chilometro di cammino senza alcuna traccia di sentiero ci dichiariamo sconfitti e torniamo alla “nostra” strada. Gabriele afferma con convinzione che il nostro sentiero inizia proprio la’ al piazzale. Torniamo quindi al piazzale e dove inizia il sentiero che abbiamo appena percorso avanti e indietro, ci addentriamo nuovamente tra sterpi, rovi e ginestre. Proseguiamo a fatica rimediando graffi vari e distribuendo generosamente imprecazioni. Quando davanti a noi intravediamo ancora una casa capiamo di aver sofferto invano.

Riprendiamo per il piazzale e andiamo verso la macchina con le pive nel sacco, rassegnati ad affrontare la salita gia’ sperimentata la volta scorsa.

Arrivati alla macchina accendiamo il GPS, leggiamo l’irridente messaggio per cui, secondo lui, mancano circa 200 metri e iniziamo a salire. La salita non e’ migliore della volta scorsa ma stavolta sono meglio equipaggiato e pronto a tutto. Con fatica ci avviciniamo al punto dove dovrebbe esserci l’ingresso della grotta.

Forse sara’ perche’ non gli ho dato fiducia ma quando sono sul punto indicato nulla trovo. Aspetto che Gabriele mi raggiunga poi facciamo degli ampi giri nella speranza che l’ingresso di un qualcosa imparentato con una grotta ci si palesi. Nulla. L’unica cosa cosa interessante sono questi funghi che fotografo per distrarmi dalla delusione.

Dopo circa un’ora di giri a vuoto nei dintorni del punto dove doveva essere l’ingresso della grotta decidiamo di aver perso abbastanza tempo con grotta Morritana. La salutiamo in maniera irriverente, come merita e scendiamo verso la macchina.

Ecco Gabriele che arriva.

Ripreso fiato andiamo a Rocca di mezzo dove ci aspetta la Bucia dell’ortaia, la grotticella che fu esplorata tanti anni fa e riscoperta da noi durante la precedente ricognizione da queste parti.

Altra breve pausa per prepararci, io mi infilo anche la tuta speleo per risparmiare ai vestiti il fango che sicuramente troveremo. Appena pronti partiamo.

Girato dietro la chiesa prendiamo il sentiero che supera il recinto per gli animali e arriviamo all’ingresso della grottta. Almeno questo lo troviamo senza difficolta’.

Passato il primo punto stretto mi ritrovo all’ingresso vero e proprio. Da qua la grotta fa una “S” prima di proseguire.

Gabriele si attarda per gli ultimi preparativi. Non posso attendere oltre, mi armo di cazzuola, quella appena comprata proprio per spostare la terra che troveremo piu’ avanti, e procedo oltre la “S”.

Ai lati del cunicolo ci sono alcune diramazioni ma sono tutte strette e parzialmente invase da terra.

Sulle pareti trovo ancora molti ragni, li fotografo anche se Gabriele ha decretato che sono nulla di interessante.

Sono al punto dove mi fermai la volta scorsa. Il passaggio basso e’ ingombro di terra ma con poca fatica e l’attrezzo giusto dovrebbe volerci poco a liberarlo. Mentre attendo Gabriele mi applico nello sterro del passaggio.

Mentre scavo di buona lena mi capita di alzare gli occhi e rimanere sbalordito per la mia incredibile distrazione. Proprio sopra di me c’e’ un altro passaggio, comodo comodo. Come ho fatto mai a non vederlo prima? Vabbe’ ho fatto esercizio e creato una via alternativa…che nessuno usera’ mai! Passo e mi ritrovo in un ambiente largo un paio di metri da cui riparte il cunicolo. Ai lati ancora punti interessanti ma interrati.

Il cunicolo scende un poco, in corrispondenza del punto piu’ basso c’e’ un punto interessante, decido di attendere Gabriele prima di andare a darci uno sguardo da vicino.

Oltre il punto basso la grotta risale e si produce in una sala col pavimento interamente in fango che sale con decisione. La grotta deve essere frequentata da qualche animale, forse un istrice, che ha lasciato le sue impronte sul fango nel tentativo di salire o scendere il pendio fangoso.

Mi guardo intorno ammirando le forme tondeggianti della grotta che fanno supporre almeno una componente ipogenica tra le cause della sua formazione.

Sento dei rumori, e’ Gabriele che arriva. Lo chiamo e attendo al varco con la fotocamera pronta.

Ora che ho supporto posso andare a scendere nel punto interessante. Tolgo un paio di sassi, sposto un poco di sassi e creo lo spazio necessario per infilarmi. E’ ancora stretto ma non tantissimo. Scendo un paio di metri poi altro fango mi impedisce di scendere oltre. Con molti sbuffi e qualche mala parola mi sistemo meglio e riesco a liberare il passaggio dal fango molesto. Con qualche contorsionismo mi infilo e riesco a scendere ancora un paio di metri.

Ora ai miei piedi c’e’ ancora fango, la spaccatura diventa stretta e lunga. La grotta sembra proseguire sia davanti a me che alle mie spalle. Trovo un sasso e riesco a lanciarlo alle mie spalle, verso il basso. Lo sento “tonfare” dopo un paio di metri ancora. Davanti non riesco a vedere. Con rassegnazione mi accingo a risalire. Prima di partire faccio una foto a Gabriele che mi assiste dall’alto.

Risalgo con fatica i primi 2 metri dopo aver allargato il passaggio togliendo ancora del fango. Prima di affrontare il passaggio successivo, il piu’ impegnativo, passo la fotocamera a Gabriele per una foto mentre sono incastrato.

Provo prima da un lato ma non trovo appigli. Dopo qualche sbuffo a vuoto rinuncio e mi giro. Ora va meglio, sempre stretto ma piu’ facile da affrontare.

Nel frattempo Gabriele ha trovato delle ossa e insiste per far loro un servizio fotografico.

Riprendiamo la strada per l’uscita. Nella saletta dove si affaccia il pertugio alto io vado avanti e Gabriele si sofferma ad osservare le pareti della piccola sala. “Ma qua ci sono dei nomi incisi!” esclama. Gli ripasso la fotocamera ed eccoli qua.

Tra i nomi ci sono anche alcune date, addirittura una firma completa datata 1977. Magari qualcuno si riconoscera’ leggendo questa relazione!

Dopo le firme mi becco anche io una foto.

Quando recupero la fotocamera provo a ricambiare ma con scarso successo.

Mi rifaccio all’uscita.

Terminata la nostra breve esplorazione andiamo alla macchina dove approfittiamo delle panchine al sole per riprendere fiato.

Il sole e’ piacevole e anche il panorama e’ per nulla male.

Dopo il riposo riprendiamo le nostre cose e prendiamo la strada di casa. Lungo la via incontriamo un bel portale e dobbiamo fermarci a controllare di cosa si tratta.

E’ chiuso da un muro, ci sporgiamo a guardare dentro ma l’impressione e’ che sia una cavita’ artificiale, almeno nella parte che riusciamo a vedere. Rimandiamo una ulteriore analisi a un altro giorno.

Ci sarebbero altre grotte da rivedere vicino l’autostrada, ma ora non abbiamo voglia, la nostra sete di ricerca e’ stata gia’ sfogata, si torna a casa. Una bella giornata nata per caso. Alla prossima.

Pubblicato in Uncategorized | Commenti disabilitati su Bucia dell’ortaia – 18/03/2023

Piccola Creta – 11/03/2023

Ancora una bagnatissima uscita in una grotta simbruinica. Stavolta era il momento di Piccola Creta con Alessia, Luca, io e il supporto esterno di Gabriele.

Oramai lo so, quando esco di casa col pensiero di star dimenticando qualcosa…purtroppo poi, troppo tardi mi accorgo che avevo ragione. Stavolta mi sono dimenticato la fotocamera. Per fortuna hanno sopperito Gabriele e Luca, che ringrazio.

La mattina ci vediamo con Alessia e Gabriele sotto casa mia. Caricato tutto in macchina passiamo al casello di Tivoli a prendere Luca. Dopo le soste canoniche per la colazione e per prendere il materiale ci avviamo finalmente verso la grotta.

Il tempo non e’ dei migliori, quando iniziamo a vestirci per entrare in grotta c’e’ un freddino che farebbe venire voglia di tornare a casa e una pioggerellina fine fine che aspetta solo che cali ulteriormente la temperatura per trasformarsi in neve. Ma noi non desistiamo. Accortomi finalmente che non ho portato la fotocamera, incarico Gabriele di sopperire alla mia dabbenaggine e lui prontamente si impegna. Gabriele ha deciso di risparmiarsi la bagnata in grotta e andra’ in giro a bagnarsi nella ricerca della solita, ormai, “III fossa di Frassigno”.

Alessia, il cui desiderio di conoscere la grotta principalmente ha determinato la nostra presenza qua, inizia a vestirsi. L’ho avvertita che la grotta e’ fredda e bagnata e rincaro la dose esortandola a portare con se’ in grotta almeno una maglia di ricambio.

Questo una volta tanto sono io, mentre mi chiedo se mai mi entrera’ l’imbrago.

Eccoci alla foto di gruppo, ed ecco Luca che e’ il secondo motivo per cui siamo qua. Lo avevamo portato a Piccola Creta durante il corso, ma non avevamo sceso il P50. Aveva espresso piu’ volte il desiderio di poterlo scendere, oggi ne avra’ l’occasione.

Ancora foto di gruppo ma questa volta con Luca in posizione eretta e svettante.

Una volta pronti percorriamo i pochi passi che ci separano dall’ingresso della grotta. Il recinto oramai e’ ridotto ai minimi termini, dovremo fare un intervento di manutenzione con la bella stagione.

Luca sistema la corda d’ingresso partendo dal solito albero poi io mi calo per fare da guida e dare sagge indicazioni…o almeno provandoci.

Gabriele prosegue nella documentazione dell’uscita. Ecco Alessia che si appresta ad entrare.

Ciao ciao.

Ecco buon ultimo Luca. Essendo lui il piu’ giovane e aitante del gruppo odierno gli abbiamo lasciato molto volentieri l’onore e l’onere di portare lo zaino con il trapano e le altre robe pesanti.

Gia’ dal primo pozzetto si intuisce che oggi ci bagneremo come pulcini. Era da mettere in conto quindi me ne faccio una ragione. Scendo alla partenza del P10, quello dove qualche anno fa e’ veramente iniziata la nostra avventura con Piccola Creta. Procediamo spediti ma tenendoci sempre a vista. Scendiamo il P25 facendo sosta tutti e tre sulla cengia a meta’ pozzo. Alla base del P25 gia’ piove abbondantemente.

Faccio fermare i miei amici per un rapido spiegone circa la delicatezza del passaggio successivo. Si tratta di un paio di metri di grotta dove si deve fare attenzione estrema. Infatti tutto quello che cade da questo punto finisce direttamente nel P50. Bene che vada, anche un sassolino dopo 50 metri di caduta potrebbe lesionare, se non tranciare, la corda. Se poi ci fosse uno speleo in mezzo al pozzo, questi ne potrebbe restare seriamente ferito. Dopo essermi accertato che abbiano ben compreso, affronto il passaggio dando esempio di attenzione nel farlo.

Alla partenza del P50 non troviamo sorprese particolari. Le due vie armate sono sempre la’ ad attenderci. Io scelgo la corda rossa e lascio ad Alessia la corda bianca. Inaspettatamente Luca sfodera il cellulare, avevo archiviato con un sospiro l’idea di avere foto in grotta di questa uscita. Luca mi salva regalandomi alcuni scatti.

Ecco Alessia ed io pronti a partire per questa emozionante discesa.

La discesa e’ bagnatissima, in alcuni punti le gocce che cadono sono di dimensioni generose e quasi dolorose quando ti vengono addosso. Cerchiamo di fare piu’ velocemente possibile ma comunque arriviamo giu’ che siamo bagnati come pulcini. Passato il primo frazionamento diamo la libera a Luca che cosi’ puo’ coronare il suo desiderio di scendere finalmente il P50. Luca ci raggiunge velocemente al “campo base”.

Spiego brevemente ad Alessia e Luca dove siamo, quali sono le tre diramazioni della grotta da questo punto e quello che vorrei fare. Alessia propone un caffe’, noi accettiamo con piacere e lei si attrezza per farlo.

Luca approfitta della sosta per fotografare una delle rarita’ in questa grotta, le stalattiti di fango.

Eccole riprese in primo piano. Sono avvolte da una copiosa quantita’ d’acqua proveniente dalla sala laterale, non capisco proprio come mai non ne vengano consumate.

Mentre Alessia prepara il caffe’ io prendo il pesante zaino portato da Luca e salgo la risalita che facemmo Elisa ed io l’ultima volta, oramai tanto tempo fa. Mentre salgo rivolgo un pensiero a Elisa sperando che trovi presto uno spazio tra i suoi impegni per tornare in grotta assieme.

In cima alla risalita c’e’ il passaggio, stretto, che potrebbe portarci al tanto sognato bypass della strettoia che ci blocca sul meandro piu’ in basso. Il primo tratto del passaggio, non lo ricordavo, e’ abbastanza largo, mi ci posso infilare anche se mi e’ strettino di spalle. Davanti a me ho ancora un mezzo metro da allargare, metto mano al demolitore e provo. Subito mi accorgo di non avere abbastanza spazio per lavorare con efficacia e poi la roccia non propone fratture interessanti da attaccare. Visto che Luca in questo momento e’ ozioso con qualche urlo gli spiego dove inizia il cunicolo laterale che porta alla strettoia e gli chiedo di andarci e di dare uno sguardo. Passato il cunicolo Luca conferma la mia impressione, vede la mia luce quindi sono dove pensavo di essere. Lo davo per scontato, ma saperlo con sicurezza e’ meglio. Gli chiedo anche di dare uno sguardo avanti per vedere se ci sono attrezzature vicino la strettoia.

Mentre sono li’ a tentare la roccia per quanto posso, arriva da sotto l’avvertimento di Alessia: “Il caffe’ e’ pronto, venite che si raffredda”. Visto che non ci decidiamo a rientrare Alessia incuriosita dal meandro va a raggiungere Luca e insieme tornano alla strettoia terminale. Dopo qualche minuto di lavoro infruttuoso inizio a pensare a un piano alternativo. Urlo a Luca ed Alessia di rientrare alla base, anche io abbandono il demolitore, lo zaino verde e scendo.

Il caffe’ e’ buono e ancora caldo, Alessia ha anche portato un dolce molto buono che ci dividiamo noi due, perche’ Luca ci dice che non mangia dolci. Peccato per lui, meglio per noi.

Dopo lo spuntino riprendiamo i lavori. Sorbendo il caffe’ mi sono convinto che con il demolitore non riusciremo a concludere molto quindi passo a dare corpo al tentativo che ho pensato. Coinvolgo i miei amici spiegando loro cosa faremo. L’idea e’ quella di usare il passaggio in cima alla risalita per lanciare una corda oltre e poi utilizzarla per risalire partendo dal meandro. Per fare quello che voglio fare devo recuperare una corda da almeno 15 metri. Ci pensavo su bevendo il caffe’. Chiedo a Luca se alla strettoia ci fosse per caso una corda, la risposta e’ no. Alla fine decido che l’unica maniera per rimediarla e’ quella di sacrificare il primo tratto di una delle due corde del P50. Dovrebbe essere circa della lunghezza giusta. Mentre salgo, recupero la corda e scendo chiedo ad Alessia di salire in cima alla risalita e a Luca di andare al meandro, passato il cunicolo.

Dopo qualche minuto abbiamo finalmente la corda che ci serve, e’ strano quanto mi faccia sempre tanta impressione il tagliare una corda, chissa’ perche’. Dopo il taglio la lancio giu’ e poi con lei risalgo a raggiungere Alessia che intanto si e’ messa “comoda” nel pertugio del bypass mancato. Arrivato su, fisso la corda agli attacchi della risalita, faccio un nodo in fondo e ci attacco i 4 moschettoni d’acciaio che abbiamo portato cosi’ che appesantiscano la corda e facilitino il lancio. Illustro ad Alessia cosa dovra’ tentare di fare poi le affido il tutto e scendo per raggiungere Luca.

Purtroppo anche questo tentativo rimane infruttuoso, nonostante la buona volonta’ e la perizia di Alessia nel lanciare la corda, una larga cengia impedisce che la corda arrivi sino a noi.

Visto che il piano B e’ fallito miseramente anche lui, mi invento un altro tentativo, chiedo ad Alessia di prendere la corda, il trapano, di rimettere tutto nello zaino e di raggiungerci. Mentre la aspettiamo convinco Luca ad arrampicare uno stretto camino verticale poco prima della curva del meandro che porta alla strettoia finale. Ci ero salito anni prima, ma non ci passavo, magari Luca, piu’ smilzo di me…Luca non e’ convintissimo della fattibilita’ di questa salita in libera ma poi sentendo che io ci ero riuscito si convince a provare. Nulla da fare, troppo stretto anche per lui.

Arriva Alessia con tutto il necessario, mentre mi porge lo zaino noto un leggero tremito della mano, segno che inizia a sentire freddo. E’ una cosa piu’ che normale visto che siamo tutti zuppi, mi rassegno a fare solo un brevissimo tratto della risalita che voglio fare. Forse me lo sentivo che sarebbero serviti e infatti ho portato con me la piccola scorta di multi-monti che avevo a casa. Li recupero dalla tasca della tuta mentre spiego ai miei amici quello che faro’. Stavolta purtroppo potranno essere solo spettatori e gia’ so che questo non fara’ altro che aumentare la loro sensazione di freddo. L’intento secondario ma non meno importante di questo tentativo e’ quello di far venire loro curiosita’ per tutto quello che si puo’ fare in grotta nel tentativo di esplorare. Nei prossimi mesi voglio organizzare un mino-corso interno al gruppo sulle tecniche d’armo e se quello che facciamo oggi li incuriosisce abbastanza spero di avere almeno un paio di allievi.

Tra una chiacchiera e l’altra per descrivere quello che vedranno mi armo di tutto il necessario cogliendo l’occasione per mostrare loro come impostare il trapano da demolitore a tassellatore, come di blocca il pulsante d’accensione e come si mettono e tolgono le punte. Quando ho tutto il necessario appeso addosso parto a fare la mia risalita improvvisata. Risalgo qualche metro in opposizione approfittando delle pareti non troppo distanti. Rischiando un poco potrei salire ancora, ma perche’ dovrei? Mi sistemo comodo e pianto il primo multi-monti cercando di spiegare ai miei amici cosa sto facendo. Fissato l’attacco fisso la corda e poi mi ci allongio per rilassare un poco le gambe. Tenendo come sicura, piu’ che altro psicologica, la mia longe piu’ lunga, quella della maniglia riprendo l’arrampicata cercando nel contempo di spiegare ai miei amici tutta la “storia” del fattore di caduta. Non credo di esserci riuscito efficacemente, la speranza e’ quella di aver attivato ancora di piu’ la loro curiosita’. Salgo ancora un tratto, quanto mi permette la longe e pianto un altro multi-monti un metro sopra di me. Sistemo la corda sull’attacco. Devo fare un paio di prove perche’ la corda che abbiamo recuperato ha una lesione, probabilmente uno dei sassi caduti chissa’ quando dal P50. Devo ingegnarmi per evitare di utilizzare quel tratto di corda, che per sicurezza ho isolato con un nodo galleggiante.

Mancherebbe un nulla per arrivare alla cengia, me la guardo con un sospiro pero’ immagino che i miei amici stiano iniziando, se non continuando, a sentire freddo. Vabbe’, finiamo qua per stavolta. Monto il discensore e scendo a raggiungerli. Insieme ricomponiamo lo zaino e poi passiamo il cunicolo che ci riporta al “campo base”.

Visto che ho portato il necessario propongo un te’ prima di iniziare la risalita del P50. L’idea sembra piacere, cosi’ recupero quanto serve mentre Alessia sistema per riscaldare l’acqua. Il te’ non viene granche’ perche’ la bombola del gas termina miseramente avendo solo intiepidito l’acqua. Oramai pero’ ci siamo, mettiamo le bustine in infusione, ci versiamo il contenuto di alcune bustine di miele e poi ci consoliamo con la brodaglia che siamo riusciti a produrre.

Terminato il te’ fallimentare riponiamo tutto negli zaini e ci apprestiamo a risalire. Luca aspettera’ pazientemente alla base del P50 mentre Alessia ed io lo saliremo. Luca si sistema comodo e, prendendo spunto da Nerone, si accende una candela per ingannare l’attesa riscaldandosi almeno le mani.

Luca nell’attesa si dedica anche all’entomologia, trova i miseri resti di un “bacarozzo”.

Mentre Luca sperimenta foto utilizzando la luce della candela, Alessia ed io saliamo il P50. Come all’andata l’intensa pioggia non perdona e la relativa lentezza della risalita contribuisce a far penetrare l’acqua praticamente dappertutto. Alessia e’ molto brava e questo mi fa dimenticare che questa e’ la sua prima esperienza con un pozzo lungo. Al frazionamento vado avanti fino al deviatore successivo ma ascoltando Alessia alle prese col frazionamento comprendo che ha difficolta’ nel passarlo. Cerca conforto ed aiuto nella corda che sale non rendendosi conto che la corda e’ troppo elastica per darle aiuto. Cerco di darle consigli da lontano ma non risolviamo. Quando la sento gridare a Luca di salire per darle una mano mi rassegno al fatto di dover scendere a darle una mano. Attacco il mio zaino alla piastrina del deviatore, mi allongio, scendo sui bloccanti fino a mettere in carico la longe, monto il discensore e raggiungo Alessia. La situazione che trovo non e’ pessima ma Alessia e’ un poco in confusione…Osservo ancora a distanza ravvicinata per vedere se la mia presenza la rassicura abbastanza da risolvere autonomamente ma la vedo un poco stanca dai tentativi infruttuosi. In pratica e’ salita molto col croll, quasi a battuta col nodo del frazionamento, questo le toglie spazio di manovra, la situazione insolita di un frazionamento su pozzo lungo fa il resto. Mi avvicino per darle una mano, mi sistemo poco sopra a lei e la aiuto a sollevarsi per togliere il croll. In un paio di tentativi riusciamo nell’intento e possiamo proseguire. Salendo assieme cerco di farle capire che la sua difficolta’ e’ la difficolta’ di tutti alle prime esperienze con situazioni sconosciute. E’ il solo modo per imparare veramente ad andare in grotta. Sembra rincuorarsi e sale senza altri problemi.

Arrivati alla partenza del P50 urliamo la libera a Luca e intanto con Alessia rincaro la dose di raccomandazioni nel passaggio critico. Aspettiamo un paio di minuti ma poi il freddo inizia a mordere. Saliamo il P25 con la solita sosta a meta’ pozzo dove Luca ci raggiunge. Proseguiamo la salita tutti assieme rimanendo abbastanza vicini. Sopra il P10 mi fermo ad attendere i miei amici per non inondarli di sassi e terriccio che cadrebbe dal passaggio successivo. Quando arriva Alessia le faccio spazio per attendere assieme Luca. Quando anche Luca fa capolino, ci avviamo verso l’uscita. Parto per primo ma devo fermarmi subito perche’ salendo si stacca un sasso di dimensioni rispettabili e devo fare passamano con Alessia per sistemarlo dove non puo’ fare danno.

Esco per primo e subito il gelo mi assale ma aspetto con pazienza che escano i miei amici. O almeno, aspetto Alessia perche’ nel frattempo vedo qualcuno avvicinarsi, e’ il buon Gabriele che tornato dalla sua ricognizione era in vigile attesa del nostro arrivo. Vedendo che oramai tremo vistosamente mi cede le chiavi della macchina e rimane lui ad aspettare Luca.

Dopo esserci cambiati ed indossati panni caldi e asciutti il freddo inizia a diventare un ricordo. Ecco Alessia ed io dopo aver recuperato il sorriso.

Tra le foto che mi ha girato Gabriele ce n’erano alcune relative alla sua ricognizione, almeno una mostra un buco piccolo ma interessante.

Questa non so cosa possa essere, ma c’era e ve la mostro.

Ancora una volta la “III fossa di Frassigno” rimane introvata, anche perche’ Gabriele ha un serio conflitto con le batterie e a meta’ strada gli si e’ spento sia il cellulare che il GPS, quindi non ha potuto completare la ricerca.

Una volta ricomposta la squadra in tutti i suoi elementi, terminiamo di riporre le attrezzature, i vestiti da grotta e ripartiamo. Al ritorno il mio enorme zaino giallo pesa almeno il doppio che all’andata, tanta e’ l’acqua che ho accumulato nei vestiti. L’ultima tappa e’ al magazzino dove incontriamo Nerone e gli facciamo una breve relazione verbale di quanto abbiamo combinato oggi. Gli diciamo anche del fatto che in fondo alla strettoia abbiamo trovato tracce di tentativi di disostruzione e pattume vario che sicuramente non ci appartengono, nulla di male, la grotta e’ di tutti, ma sarebbe bello che chi lo fa lo dicesse, basterebbe un cenno tramite social. Bah! Problemi di convivenza tra speleologi che esistono da sempre e sempre rimarranno irrisolti. Fa nulla, pero’ speriamo che la prossima volta almeno ripuliscano un poco.

Dopo la sosta al magazzino riprendiamo la strada di casa. Io sono finito dalla stanchezza ma sia Alessia che Luca domani partiranno per una escursione, io a malapena riusciro’ a camminare, beati loro! Alla prossima.

Pubblicato in Uncategorized | Commenti disabilitati su Piccola Creta – 11/03/2023

Bucia dell’ortaia – 04/03/2023

Con Gabriele, Betta e la gioiosa Luna per un giro misto, visita alla Bucia dell’ortaia, pranzo e passaggio a Subiaco. In teoria a Subiaco saremmo dovuti andare ad un convegno organizzato dal Parco dei Monti Simbruini, che noi frequentiamo spesso, ma la sera prima Gabriele viene avvisato che il convegno e’ stato annullato. Oramai la giornata e’ organizzata, perche’ rinunciare? Solo l’impegno principale e’ saltato! Andiamo ugualmente. In alternativa Gabriele si porta dietro le nuove felpe del gruppo da consegnare a Elia.

Stavolta andiamo con due macchine, Betta, io e Luna nella nostra, Gabriele con la sua. L’appuntamento sarebbe stato a Rocca di mezzo alle 9.30 ma dopo un paio di telefonate ci incontriamo a Canterano dove, dopo una veloce colazione abbandoniamo Betta e andiamo a trovare la bucia dell’ortaia che tanto ci incuriosi’ la volta scorsa.

Lascio l’auto a Betta e con Luna ci spostiamo su quella di Gabriele. Andiamo diretti nel punto del supposto ingresso. I rovi sono sempre li’, minacciosi ma stavolta siamo venuti “armati”. Abbiamo i guanti di cuoio e le forbici per potare, rovi tremate!

Passo le armi a Gabriele, andra’ ad attaccare i rovi da un lato che gli garba, io intanto mi preparo perche’ voglio vedere un passaggio basso che mi aveva incuriosito la volta scorsa, Lo mostro a Gabriele prima di addentrarmi.

Gabriele inizia a potare di buona lena, io lo fotografo, lo saluto e vado.

Prima di passare pulisco meglio che posso…meno peggio di quel che pensavo, non devo nemmeno strusciare con la pancia per terra. Passo quasi indenne.

Un rapido sguardo attorno mi convince che la grotta sia qua. Chiamo Gabriele, individuo con lui un punto dove sarebbe comodo passare se lo liberassimo dai rovi.

Quando lo vedo completamente preso dal compito di eliminare i rovi che ostacolano il passaggio, torno a dare uno sguardo alla grotta.

Gia’ appena mi affaccio un simpatico stillicidio mi rinfresca la schiena. L’ingresso e’ una “S”.

Vado avanti ancora un tre metri poi ci sono un paio di diramazioni che proseguono piu’ strette.

Le forme tondeggianti mi fanno pensare ad una grotta di origine ipogenica, chissa’…

Un ragnetto.

Questa sembra la diramazione piu’ interessante. Per ora non si passa ma visto che la scheda della grotta parla di uno sviluppo di 40 metri probabilmente si dovra’ tornare.

Anche dall’altro lato c’e’ qualcosa di interessante ma e’ piu’ stretto. Da rivedere anche lui.

Quando torno indietro Gabriele ha finito di disboscare la rovaglia. Per far vedere che anche io voglio fare la mia parte inizio a intralciarlo nel tentativo di dargli una mano. Alla fine, nonostante me, riesce a passare.

Anche Gabriele si addentra nella grotta per dare uno sguardo alla nostra conquista. Terminata la visita usciamo rimettendo a posto il ferro che ostruiva il passaggio.

E’ ancora presto. Per aspettare ora di pranzo andiamo a dare uno sguardo nei dintorni, fosse mai…

Gabriele si perde da un lato, io mi dirigo verso la parete di fronte.

La citta’ dei sassi de’ noantri. Credo che solo chi scia e ha fatto il giro dei quattro passi mi capira’.

La parete e’ interessante ma non mostra buchi notevoli, cosi’ a prima vista.

Il nero lassu’ mi incuriosisce ma non intendo andarci oggi.

Terminato il mio giro curioso urlo un paio di volte a squarciagola il nome di Gabriele ma ottengo solo silenzio in risposta. Nel dubbio richiamo Luna che scorrazza felice e torniamo alla macchina. Sulla strada e’ indicata la parete vicina a dove stavo curiosando. E’ attrezzata per l’arrampicata.

Finalmente anche Gabriele torna dai suoi giri. Riprendiamo la macchina e andiamo verso Canterano. Abbiamo ancora un’ora prima di pranzo. Gabriele ricorda che c’e’ un’altra grotta sopra Canterano, Grotta Morritana. Propone di andare a rivederla, naturalmente accetto. Arriviamo vicini con la macchina e prendiamo un sentiero ripido, secondo il GPS del mio cellulare mancano “solo” 200 metri. Peccato siano praticamente di dislivello su pietrame scivolosissimo. Qua devo fare mea culpa, col mio equilibrio instabile non avrei dovuto andare in giro col cellulare in mano in un posto dove anche uno “normale” si sarebbe trovato in difficolta’. Tant’e’ che a un certo punto poggio la mano destra su un sasso e contemporaneamente faccio un rovinoso scivolone. Nel tentare di tenermi in piedi senza mollare il cellulare faccio forza sulla mano appoggiata al sasso dove uno spuntone affilato come una lametta mi apre un profondo taglio sul palmo della mano all’attaccatura dell’indice. Come per tutte le ferite profonde il sangue inizialmente non esce ma dopo qualche secondo diventa copioso. Avverto Gabriele che mi sono fatto male e gli dico che provo a proseguire. Dopo un paio di minuti sono in difficolta’, ho tutta la mano dolorante e ricoperta di sangue. Avverto di nuovo Gabriele che per me e’ tempo di tornare all’auto. Stavolta il cellulare lo ripongo e vado a naso. Mi procuro un bastone per aiutarmi e pian pianino scendo riuscendo a non cadere di nuovo. Grotta Morritana la troveremo un’altra volta.

Dopo questa piccola disavventura andiamo a recuperare Betta e andiamo al ristorante.

Un buon piatto di fettuccine fa dimenticare dolori e dispiaceri!

Dopo pranzo passiamo per Subiaco per la consegna delle felpe.

Gabriele seleziona quelle ordinate da Elia e andiamo a portargliele.

Anche questa giornata si conclude con un tranquillo ritorno a casa e altre attivita’ da programmare per il prossimo futuro. Alla prossima.

Pubblicato in Uncategorized | Commenti disabilitati su Bucia dell’ortaia – 04/03/2023

Bucio Nero’ – 26/02/2023

Una gelida umida e fangosa uscita a Bucio Nero’ con Luca.

Gia’ dalla mattina la giornata non promette bene, fa freddo e pioviggina. Non sono riuscito a convincere Gabriele a venire e in sua vece si e’ sacrificato Luca. In compenso Gabriele ci accompagna fino a Fondi di Jenne per poi attenderci andando a fare una passeggiata alla piu’ volte rimandata ricerca della III° grotta di Frassigno.

Dopo le rituali soste per colazione e materiali eccoci al solito parcheggio vicino alla grotta. La temperatura e’ fresca assai , intorno a noi nebbia fitta e goccioloni di pioggia a intermittenza.

Insomma un tempo di quelli che indurrebbe a restare a casa sotto le coperte…molti, ma non noi!

Incuranti di tutto ci prepariamo.

Visto che Luca e’ piu’ veloce di me lo mando avanti per armare col supporto di Gabriele. In pochi minuti mi avvio per raggiungerli. Il terreno e molle e zuppo d’acqua, prevedo una bagnata memorabile.

Il Luca ignaro di quel che lo attende intanto prepara per scendere.

Visto che sono arrivato e che fa freddo assai appena arrivo cerco di dare una mano a preparare e poi scendo per primo. Non poteva mancare una foto di commiato.

Dopo il pozzetto iniziale passo lo scivolo fangoso elencando una buona quantita’ di Santi del calendario quando avverto la melma umida arrivarmi gelidamente sulla pelle. Urlo la libera a Luca e mi guardo attorno mentre tolgo l’attrezzatura da dosso. La volta scorsa abbiamo di nuovo lasciato la cofana non rovesciata e lei ha pensato bene di riempirsi d’acqua fino all’orlo. La sistemo meglio che posso per evitare che si rovesci poi continuo nel mio esame. Appena mi affaccio al cunicolo che dovremmo percorrere dopo trovo una simpatica sorpresa, alcuni sassi di varia grandezza sono caduti da chissa’ dove e sono andati a occludere nuovamente, questa e’ la terza volta se non erro, il cunicolo che porta in zona lavori. Alcune fiorite imprecazioni sorgono spontanee mentre valuto il lavoro necessario per sgombrare. Aspettando Luca inizio a togliere i sassi piu’ vicini.

Saluto Luca con la bella notizia, gli mostro la situazione e gli spiego cosa dobbiamo fare…dopodiche’ lo spedisco dentro al cunicolo a raccattare sassi. In pochi secondi la sua bella tuta nuova ed immacolata diventa da rosso fiammante a marrone bagnato. Anche se lui e’ piu’ smilzo di me i sassi creano parecchio ingombro e ostacolano il suo lavoro. Come se non bastasse i due piu’ grossi sono quelli che sono rotolati piu’ in fondo al cunicolo. Ma il nostro eroe non si scoraggia e inizia a tirare fuori sassi come una ruspa. Io lo aiuto come posso riuscendo a mettergli un piede infangato proprio sulla faccia, l’unico punto che era riuscito a mantenere pulito.

Dopo almeno un’ora di intenso lavoro di Luca e nonostante il mio aiuto ad ostacolarlo, riusciamo a ripulire il cunicolo quel tanto che basta per passare. Ora che il lavoro faticoso e ingrato e’ terminato costringo Luca a uscire perche’ io possa andare avanti. Porto con me un capo della corda di servizio che usiamo per passarci lo zaino nel cunicolo.

Quando finalmente siamo tutti e due nella minuscola sala dove facciamo campo base sistemiamo le nostre robe e iniziamo col lavoro per cui siamo venuti.

Dopo un sommario spiegone su cosa e come andremo a fare prendo quel che serve e vado avanti per il cunicolo dove siamo fermi per lavori in corso. Andiamo avanti in questa configurazione per almeno un paio d’ore. Quando, in uno dei momenti in cui torno vicino a Luca, lo trovo tremante e di un malsano colorito violaceo, capisco che forse inizia ad avere un po’ troppo freddo quindi gli offro generosamente di scambiarci di posto in maniera che si possa riscaldare scavando. Il cambio di posto non e’ la cosa piu’ agevole del mondo in questi minuscoli ambienti ma con un po’ d’impegno riusciamo. Lo seguo per dare una mano.

Con la gagliardia di Luca e la mia consolidata bravura nell’accantonare sassi dove danno meno fastidio riusciamo a pulire la zona lavori. Ecco infatti Luca quasi in piedi sul nuovo fondo della grotta, avanzato di almeno 2 metri.

Ora che sono fermo inizio ad avvertire gelide sensazioni. Nel termine di un’ora mi accorgo di sentire veramente freddo, ho le mani congelate e tremo con vigore. Quando Luca, ancora sul fondo, afferma: “io quasi quasi provo a passare”, l’adrenalina per qualche millisecondo annulla il freddo. Quando parla di nuovo per dire: “quello spuntone mi impedisce di passare”, il freddo torna trionfante a prendere possesso del mio povero corpicino!

Dopo il tentativo infruttuoso di passaggio decidiamo che riproveremo la prossima volta, siamo entrambi sfiniti e ghiacciati, e’ tempo di uscire.

Rifacciamo i materiali mettendo tutto nello zaino poi mi avvio nel cunicolo verso la saletta intermedia. Qualche secondo per recuperare lo zaino poi inizio a rimettere addosso l’attrezzatura mentre aspetto Luca. Quando siamo assieme sono quasi pronto a partire. Stavolta non mi scordo di svuotare la cofana ricolma d’acqua e di lasciarla poi capovolta. Tutto a posto? Pare di si. Mi preparo mentalmente all’abbraccio gelido dello scivolo fangoso e parto per salire il pozzo. All’ultimo frazionamento mi metto comodo e urlo la libera a Luca. Di uscire al gelo non ci penso nemmeno, qua ancora la temperatura e’ accettabile.

Quando arriva anche Luca prendo coraggio e mi affaccio per uscire. Ho fatto benissimo ad aspettare, fuori fa un freddo che levati! Esce anche Luca. Svelti recuperiamo la corda, togliamo gli attacchi e ci avviamo alla macchina. La intravedo appena nella nebbia ma prego che Gabriele sia dentro o nei pressi, altrimenti si trovera’ due surgelati come amici da portare a casa.

Con immenso sollievo quando sono a una decina di metri dalla macchina vedo aprirsi lo sportello del guidatore. Salvi!

Col poco movimento concesso dalle dita congelate inizio a cambiarmi. Mentre sono praticamente nudo e al gelo passano non uno ma due pullman a cui offro un inconsueto spettacolo. Vabbe’ tanto male non fa, proseguo nella vestizione e poi mi infango di nuovo per imbustare tutto il materiale ridotto a una massa informe. Trovo anche il tempo di fare una foto all’eroe della giornata che ha ancora il coraggio e la forza di sorridere.

La giornata di Gabriele non e’ stata molto migliore della nostra a quanto ci racconta. Iniziata la passeggiata verso la grotta che cercava, a una mezz’ora di cammino dalla macchina ha iniziato a piovere seriamente. E’ tornato alla macchina piu’ velocemente possibile ma anche cosi’ ci e’ arrivato fradicio. Anche lui si e’ preso la sua porzione abbondante di freddo. Scendiamo a Subiaco e concludiamo l’uscita andando al bar per prendere qualcosa di caldo prima di rimetterci in macchina per tornare a casa. Nonostante la bevanda calda il freddo non mi molla e tremicchio per tutto il tragitto. Per fortuna il tempo ammorbidisce il ricordo degli aspetti negativi di queste uscite, quindi tra qualche tempo saremo di nuovo qua immemori del gelo patito. Alla prossima.

Pubblicato in Uncategorized | Commenti disabilitati su Bucio Nero’ – 26/02/2023