Una visita alla grotta dell’elefante con Diana, Paola e Federico.
Sono almeno due anni che con Federico progettiamo di andare assieme alla grotta dell’elefante. Nel frattempo Diana e’ cresciuta, ha imparato a usare l’attrezzatura per salire e scendere su corda. Oggi sara’ tutto piu’ semplice ma non meno divertente. Oltre a diventare una brava speleo vedo che, come succede alla sua eta’, sta crescendo a vista d’occhio…chissa’ se in futuro potro’ ancora chiamarla col suo sopranome da grotta (Sgrunge) senza rischiare la vita! Per ora lo faccio ancora, ma quasi sottovoce, senza farmi notare troppo.
Speravo in questa uscita di vedere al completo il fantastico duo che chiamo da sempre “AnnaPaola”, composto appunto da Anna e da Paola. Purtroppo e’ potuta venire solo Paola in rappresentanza. Io, per rispetto, continuo a chiamarla AnnaPaola! Un saluto ad Anna, sono sicuro ci rivedremo presto.
La mattina ci incontriamo a Guidonia, il bar che ricordavo e’ diventato un pub e la domenica mattina e’ desolatamente chiuso, per fortuna poco piu’ indietro su viale Roma c’e’ un ottimo bar dove ci incontriamo per una buona colazione.
Dopo esserci rifocillati ci avviciniamo alla grotta, per la prima volta da quando vengo a questa grotta, non troviamo parcheggio al solito spiazzo, quello sulla sinistra, appena si gira per la via in salita. Non ci perdiamo d’animo e saliamo per la via ancora un centinaio di metri fino a trovare un posto dove lasciare le auto.
Iniziamo subito a prepararci, l’aria frizzante e’ stemperata dal sole. Diana si veste sotto l’occhio attento di Federico.

Terminata la vestizione procediamo col confezionamento degli zaini.

Si parte per la grotta. Non sono sicurissimo di ritrovare la strada per arrivare alla grotta. Prendo per il sentiero che conoscevo ma questo risulta chiuso da un muro inestricabile di rovi. Torniamo indietro e vago per un poco tra le fresche frasche cercando un pertugio da cui arrivare all’ingresso della grotta. Quando gia’ i miei amici iniziano a dubitare finalmente trovo un punto che sembra andare nella direzione giusta e mi addentro seguito con fiducia dai miei amici. Lo sguardo serio di Diana dimostra che non pensa sia la strada giusta, anche vedendo la profusione di rifiuti vari verso cui mi sto dirigendo.

E invece ecco qua la galleria artificiale che ci portera’ all’ingresso.

Ultimi preparativi tra la monnezza.

Iniziamo a percorrere la galleria, io mi improvviso cicerone descrivendo quello che ci aspetta.

Lungo la galleria ci sono diversi cantieri aperti, sia verso il basso che verso l’alto. Purtroppo non e’ dato sapere chi ci ha lavorato ne’ se ci si sta lavorando ancora. Sono contrario a questa “omerta’ esplorativa” ma sembra essere un costume condiviso dalla maggior parte dei non molti speleo attivi nella regione.




Dopo un centinaio di metri di galleria arriviamo all’ingresso della grotta. Hanno lavorato parecchio anche dal lato opposto dell’ingresso, probabilmente avranno trovato un bypass che porta velocemente in zona esplorazione evitando la camminata nel meandro che noi percorreremo oggi.

Iniziamo a sistemare la corda per il primo saltino.

Dopo il saltino c’e’ il meandro alto per circa trenta metri. Dopo qualche metro mi fermo un attimo per tentare di prendere una foto di un pipistrello ma, sembra, senza riuscirci.

Dopo il meandro mi fermo e aspetto che il resto del gruppo arrivi.

Buon ultimo, a chiudere la fila c’e’ Federico.

Una volta riuniti provvedo a sistemare la corda per il pozzo, diciamo P20, che dobbiamo scendere per arrivare al meandro basso, si tratta sempre della stessa frattura, accessibile a livelli differenti.
Scendo per primo. Evito di mettere un frazionamento finale e avverto i miei amici di tenersi scostati dalla parete con le gambe per evitare che la corda strusci sulla roccia.
Quando arrivano presento loro la gigantesca concrezione che alla fantasia dei primi esploratori e’ sembrata essere la proboscide di un elefante. E’ a lei che si deve il nome della grotta.

Un secchio…altro segno di lavori in corso o pattume?

Broccoletti in bella vista.


Questi depositi me li sono spiegati come un segno del lungo periodo di tempo in cui la grotta e’ rimasta sommersa dall’acqua. Il livello dell’acqua deve essere rimasto lo stesso per chissa’ quanto tempo, sicuramente abbastanza da far formare quelle sottili lastre di calcite che poi sono cadute giu’ quando la falda si e’ abbassata. Magari un giorno trovero’ un geologo a cui chiedere conferma, intanto ai miei amici la racconto cosi’.

Inizia a scendere AnnaPaola. Si ferma al frazionamento per dare uno sguardo a Diana.

Federico passa avanti e mi raggiunge..

Con la supervisione di Federico a AnnaPaola scende anche Diana. E’ cosi’ veloce che faccio a tempo a farle la foto solo mentre tocca terra.

Stavolta e’ AnnaPaola a chiudere la fila.

Il mio senso dell’orientamento fa cilecca, pensavo di andare verso la parte di meandro che chiude (verso sinistra nella mia testa) e invece li porto dalla parte opposta. Strada facendo incontriamo una stazione di monitoraggio che ci rassicura circa la presenza di CO2 (< 1000 ppm: Buona qualità dell’aria, nessun problema.), la temperatura e altri parametri interessanti.

L’armo del meandro e’ stato migliorato abbastanza e i punti piu’ esposti sono resi sicuri da una corda. Diana percorre i traversi con consumata perizia.

Sosta in un traverso per una foto.

Quando mi trovo davanti alla (ex-)strettoia che porta verso i rami in esplorazione rimango un poco interdetto, ero sicuro di essermi diretto nella direzione opposta! Mi ricompongo mentalmente e faccio pubblica ammenda per la mia sbadataggine aggiornando i miei amici del cambio di itinerario.
Prima di andare racconto loro di quella che era una strettoia abbastanza selettiva a cui seguiva un fastidioso bagno nel laghetto sottostante. Oggi invece la strettoia non lo e’ piu’ ed e’ stato trovato un comodo bypass al traversamento del laghetto. Sono molto soddisfatto di aver dato impulso alla ricerca del bypass avendone cercato e trovato uno almeno un paio d’anni fa. Poi qualcuno ne ha trovato, o forse “fabbricato” un altro, molto migliore. L’importante e’ che ora si possa proseguire senza doversi bagnare le scarpe. Passando la ex-strettoia racconto tutto ai miei amici per prepararli a cio’ che li aspetta. Passando faccio una foto al pozzo che precede la ex-strettoia, se ho capito bene in fondo una volta c’era acqua e gli speleosub ci si immergevano per proseguire oltre…

Dopo il bypass la corda sale ancora ma io la ignoro volutamente, voglio portare i miei amici per un altro giro.

Li portero’ ad arrampicarsi qua sopra per andare al meandro che scoprii con altri speleo proprio in occasione della scoperta del “mio” bypass.

Ecco che arriva Diana, tanto per farla arrabbiare la incito chiamandola Sgrunge…almeno finche’ e’ lontana e con le mani impegnate.

Mentre aspettiamo gli altri le racconto che dove ora passa la corda c’era uno strato uniforme di fango alto almeno 20 centimetri e appiccicoso come colla che rendeva gli scarponi una massa informe.
Lo spazio e’ poco quindi quando sentiamo AnnaPaola arrivare iniziamo la scalata per la via alternativa.

Dopo l’arrampicata passiamo sotto un enorme masso e siamo in zona meandro. A destra, sulla parete ci sono dei graffiti nei quali riconosco la sigla dello Shaka Zulu. Chissa’ chi e’ stato l’artista.

Eccoci finalmente di nuovo tutti insieme.

Con uno spettacolare scivolone nel fango porto i miei amici all’inizio del meandro. Non e’ armato quindi per stavolta non ci avventuriamo. Faccio una foto tanto per dire che ci siamo stati.

Torniamo indietro e chiedo loro di pazientare un attimo, voglio salire al “piano superiore” e sistemare una corda affinche’ mi possano raggiungere. Federico va un attimo a recuperare la corda che aveva lasciato subito dopo l’arrampicata e me la porta. Mi arrampico nel punto che ricordavo e cerco il fix che avevo messo eoni fa proprio per fare questa salita. Lo trovo ma e’ in condizioni pietose, il dado si toglie ma poi, dopo aver messo la placchetta, mentre tento di serrare il dado, il fix inizia a girare. Poco male, utilizzo me stesso come secondo attacco agganciando la corda sul delta, mi sistemo comodo e urlo la libera ai miei amici.
Per prima sale AnnaPaola.

Pochi secondi e arriva Diana.

A lei faccio ancora una foto.

Foto di gruppo in attesa di Federico.

Ecco che arriva anche lui.

Anche se con qualche difficolta’ riusciamo a recuperare la placchetta, sistemiamo la corda e proseguiamo. Un po’ di fango a mattoncini.

Sorprendo Diana distratta e le faccio una foto mentre avanza nel fango appiccicoso e scivolosissimo.

Siamo in quella che, a uso esclusivamente personale, ho battezzato “sala del trivio”. Mostro ai miei amici la colorazione delle pareti che evidenzia il passato livello dell’acqua.

AnnaPaola mentre affronta un tratto molto fangoso con l’aiuto di una corda.

Un affresco disegnato dalla natura.

Placche di color ruggine, sono sicuramente alcune scaglie di drago!

Senza indugio porto i miei amici verso il “dorso del drago”, dove inizia il ramo dell’Acheronte.

Camminando faccio notare loro le fantastiche piegature degli strati di roccia. Sono sicuro che il fantomatico geologo, colui che potrebbe spiegare con cognizione di causa quello che vediamo, ne sarebbe estasiato.

Tento di sorprendere Diana con un’altra foto. Invece se ne accorge, sono piacevolmente stupito quando, invece di picchiarmi selvaggiamente per l’impudenza, mi fa un sorriso.

Il dorso del drago! Inizia un giro di foto per immortalare il momento.

Dopo un centinaio di foto riprendiamo con calma la via del ritorno. Con qualche chilo di fango sopra e sotto gli scarponi arriviamo alla corda che abbiamo snobbato all’andata. La useremo in discesa per non rifare il giro di prima. La corda, soprattutto verso la fine e’ talmente impregnata di fango secco che quasi non si riesce a farla passare nel discensore.

Dopo la discesa riprendiamo per il bypass comodo e proseguiamo facendo il meandro in senso contrario fino al pozzo.

Stavolta e’ Diana che guida la fila.

Il giro ci e’ piaciuto ma basta cosi’, magari il tratto cieco del meandro lo vedremo una prossima volta.
Si risale. Per primo Federico, poi Diana lo segue.

Segue poi AnnaPaola. Io rimango a chiudere la fila e disarmare. Ci metto un poco a sistemare tutto, quando mi giro a guardare avanti mi accorgo di essere solo soletto.

Percorro a ritroso il meandro alto, salgo il pozzetto d’ingresso e sono di nuovo in compagnia. Tolta anche la corda d’ingresso prendiamo la via per l’esterno. Diana oramai e’ pratica e va avanti.

Oggi ci tocca anche un supplemento di camminata all’esterno ma almeno non fa ancora freddo, siamo usciti presto e c’e’ ancora il sole.

Alle macchine il sole non c’e’. Questa sembra essere l’unica zona in ombra nei dintorni! Comunque la temperatura e’ gradevole. Ci cambiamo e quando siamo pronti ci scambiamo i saluti. Declino un gentile invito a sostare al bar per birra e patatine. Visto che abbiamo fatto presto, spiego, se parto subito posso evitare il traffico del rientro. Saluto i miei amici con gran piacere e con la speranza di riuscire in breve a organizzare un’altra uscita. Alla prossima.