Urli – 28/12/2022

Una divertente uscita di fine 2022 con tanti amici. Grazie ad Alessia, Eirene, Federica e Luca per aver reso speciale questa gita alla grotta degli Urli.

La mattina ci incontriamo sotto casa mia con Alessia poi passiamo a prendere Federica a piazza Bologna. Facciamo tappa intermedia all’autogrill Roma sud dove preleviamo Luca. Nonostante un leggero ritardo accumulato nelle varie soste arriviamo all’appuntamento con Eirene che sono le 9:15. Un successone!

Eirene arriva in pochi minuti, posteggia la sua auto e carica le sue cose sulla mia. Nel frattempo Erzinio apre i battenti cosi’ i miei baldi giovani vanno a fare conoscenza con le sue delizie.

Si parte. Attraversiamo Guarcino e affrontiamo con tranquillita’ la solita mezz’ora di curve fino a sbarcare sul piazzale di Campocatino. Per far digerire meglio le curve alla mia ciurma, durante la salita descrivo loro le grotte che conosco e che si trovano nei dintorni del punto che stiamo passando.

Al piazzale ci attende un bel sole caldo, per prima cosa andiamo al bar a prendere un caffe’.

Alessia ha provveduto a portare un bel ciambellone e dopo il caffe’ lo affetta per la gioia dei nostri amici. Io devo astenermi dall’assaggio perche’ i recenti festeggiamenti mi hanno scombussolato l’intestino e quindi sono digiuno da ieri a pranzo per poter affrontare gli Urli senza patemi.

La vestizione procede velocemente perche’ nonostante il sole la temperatura e’ fresca, siamo sui 5°.

Tutti pronti? Si parte. La piana di Campocatino e’ marezzata da piccole strisce di neve, il residuo di una nevicata di qualche settimana fa. Al momento sembra di essere in primavera.

L’allegria non manca, procediamo verso la grotta senza fretta, io soprattutto perche’ voglio evitare di sudare.

Una volta scavallato facciamo una breve ma doverosa sosta ad ammirare il panorama. La nostra grotta e’ la’ sotto. Faccio un giro largo per rivedere la grotta “pozzo antipasto”. La ritrovo con l’aiuto di Luca, la saluto ma dimentico di farle le foto. Peccato, sara’ per la prossima volta.

Dal “pozzo antipasto” scendiamo giu’ dritti verso la valle sottostante e prendiamo un sentiero appena accennato tra i ginepri sulla sinistra. Una ventina di metri e siamo davanti all’ingresso della “grotta degli Urli”, la nostra meta odierna.

Il tempo di una foto e iniziamo ad attrezzare per scendere.

Mentre sistemo la corda per il pozzetto d’ingresso i miei amici fanno gli ultimi preparativi.

Corda messa. Luca scende per primo cosi’ potra’ iniziare a vedere l’armo successivo e fare sicura ad Alessia che sara’ la prossima a scendere.

Fermo Luca per una foto e poi lo lascio andare.

Quando e’ giu’ gli tiro sotto le corde e poi mi dedico ad Alessia che oggi riprende confidenza con l’attrezzatura dopo una sosta di qualche mese. Ripassiamo velocemente l’uso del discensore ma vedo che nonostante qualche incertezza iniziale se la cava benone e non ha timori evidenti. Bene.

Alessia inizia a scendere. Anche Eirene e Federica ora sono prontissime.

Gia’ dall’ingresso noto il doppino telefonico che ci seguira’ per tutta la parte della grotta che percorreremo. Cerchiamo di disturbarlo il meno possibile perche’ chissa’ se dovra’ servire ancora. Non so chi lo abbia lasciato e spero appunto che sia stato fatto pensando ottimisticamente ad un futuro utilizzo. Personalmente sono scettico che il doppino resista nel tempo al ripetuto passaggio degli speleologi che frequentano la grotta. Cercare una eventuale interruzione nella continuita’ del doppino porterebbe un impiego di tempo e forze confrontabile alle energie necessarie per passarlo ex-novo. Ma cosi’ e’, cercheremo di fare attenzione.

Dopo Alessia scendo io, prendo il necessaire da armo e vado avanti a sistemare la corda per il primo saltino. Nemmeno a dirlo tutti i fix sono orfani di dado, non saprei dire perche’ pero’ me lo aspettavo, per fortuna ne ho portata una scorta. Armo velocemente e quindi scendiamo tutti il P7.

La sequenza stavolta e’ diversa, sono avanti per primo e quando l’armo e’ pronto faccio scendere Alessia per mostrarle il pozzo poi scendo e le faccio sicura. Di seguito scende Eirene, quindi Federica e Luca a chiudere la fila.

Ancora per primo affronto impavido le tenaci strettoie che ci separano dal P23. Questo pozzo e’ conosciuto anche come “pozzo del Canapone” perche’, si racconta, che i primi esploratori siano stati dei ragazzi di Guarcino che hanno sceso il pozzo utilizzando una corda di canapa (il canapone, appunto) e la sola forza delle braccia. In attesa che arrivi a me la corda per armare faccio foto ad Alessia mentre passa la strettoia.

Pochi minuti e siamo quasi tutti affacciati al P23. Solo Luca deve attendere al di la’ della strettoia per mancanza di spazio.

Vado avanti con il necessario per armare la discesa. Ci sono gia’ delle corde che armano la via per una diramazione in esplorazione da parte di altri amici. Sistemo la nostra corda e metto anche gli attacchi necessari per potermi assicurare e dare una mano a chi scendera’, ma senza intralciare troppo il passaggio. Per prima propongo Eirene, sicura e affidabile passa velocemente e scende nel buio.

Subito la segue Alessia che si disbriga affrontando senza problemi il breve traverso fino alla verticale.

Nonostante la sua poca esperienza in grotta anche la discesa vera e propria sembra non rivestire difficolta’ per lei. In ogni caso per prudenza Eirene e’ sotto a fare sicura.

Finalmente Luca ha potuto passare la strettoia e mettersi comodo vicino a Federica che pero’ lo lascia quasi subito per affrontare a sua volta la discesa.

Anche lei passa velocemente e senza problemi.

Oramai son qua, tanto vale assista anche al passaggio di Luca, tanto per non farlo sentire discriminato. Anche se lui oramai non necessita di alcuna assistenza fa sempre piacere scambiare qualche parola tra un frazionamento e l’altro!

Anche Luca passa velocemente e va a raggiungere il resto del nostro simpatico gruppetto.

Visto che ci sono gli faccio una sequenza di foto per documentare la discesa.

Eccolo arrivato alla base del pozzo.

Buon ultimo scendo anche io. Alla base del pozzo trovo un discreto stillicidio. Ci ripariamo in una nicchia a riprendere fiato prima di affrontare la discesa della “galleria Andrea Doria” fino al “salone del Trentennale”, la nostra meta odierna. Al riparo della nicchia mi disfo dell’attrezzatura poiche’ fino al ritorno qua alla base del P23 non servira’ ed e’ inutile portarsene il peso appresso.

Sistemo le mie robe il piu’ all’asciutto possibile poi mi allontano per una foto.

Partiamo per la lunga sgambata in discesa. I miei amici potrebbero andare avanti di corsa ma sono gentili e seguono pazientemente i miei barcollamenti tra le pietre scivolose. Nonostante il tempo passato e l’allenamento fatto questa passeggiata degli Urli e’ sempre un impegno severo per me e il mio scarso equilibrio. Devo essere concentratissimo e nonostante l’impegno rimedio comunque dei bei scivoloni. Ogni tanto mi riposo con la scusa di fare foto ai miei amici.

Questa e’ un poco buia, ma d’effetto.

Il doppino ci segue, o siamo noi che seguiamo lui, lungo la grotta.

Continuiamo a scendere passando per ambienti enormi, strettoie improvvise, brevi meandri. Molti punti li ho completamente obliati e ancora riescono a sorprendermi come novita’ mentre li percorro.

A meta’ strada incontriamo una risalita.

La ammiriamo facendo sosta per riprendere fiato. La corda sembra integra anche se non recentissima. Se fosse documentato da chi e quando e’ stata armata l’ultima volta e con quale tipo di attacchi sia stato fatto (alluminio o acciaio), ci si potrebbe avventurare ma cosi’ al buio potrebbe rivelarsi pericoloso.

Dopo la sosta proseguiamo il variegato cammino.

Mi prendo del riposo, sempre con la scusa delle foto ai miei amici.

Eccoci nei pressi del salone del Trentennale. Una foto buia per salutarlo. Allieto i miei amici con il racconto dell’origine del nome del salone che gli e’ stato imposto per ricordare degnamente i 30 anni di esistenza del mio gruppo d’origine, lo Speleo Club Roma. Questo succedeva alla fine degli anni ’80, il trentennale e’ diventato “vecchio” con noi e il gruppo SCR ha gia’ festeggiato i suoi primi 60 anni!

In fondo al salone cerchiamo un posto comodo dove fare pranzo.

Mentre il nostro gruppetto si sistema vado alla prosecuzione per vedere se e’ facilmente affrontabile. Lo e’. Chiamo a raccolta i volenterosi ma solo Alessia ha voglia di visitare la Santa Barbara, la sala successiva.

Disarrampichiamo il passaggio iniziale e poi lascio che Alessia vada in esplorazione per suo conto. Io gironzolo per questi ambienti fino a trovare una breve risalita col fondo di breccia fine che porta ad una minuscola saletta dove mi fermo a contemplare possibili ma strette prosecuzioni.

Sono ancora intento a guardare vari buchi infimi e senza aria quando sento Alessia, di ritorno dalla sua esplorazione, che mi chiama per tornare indietro. Affrontiamo rapidamente la salita per tornare al salone dove troviamo i nostri comodamente accampati che sistemano le loro cose per il pranzo.

Facciamo pranzo. Con molta sofferenza devo rifiutare varie offerte di gustosi panini e assaggi di salsiccia secca dall’aspetto invitante. Mi consolo sbocconcellando i dadini di parmigiano che ho portato nella speranza non disturbino il mio intestino bizzoso e mi permettano di recuperare sali minerali ed evitare i crampi.

Dopo il lauto pasto e qualche altra oziosa chiacchiera post-prandiale, guardiamo con timore la salita che ci attende e ci muoviamo per affrontarla.

Il primo tratto e’ veramente erto e lo saliamo utilizzando mani e piedi.

Alessia che e’ allenata arriva insieme a me senza neanche un accenno di fiatone. Io di contro ansimo come un mantice, mi fermo con lei ad aspettare gli altri e per riprendere fiato.

Proseguiamo la salita…che si rivela molto piu’ in salita di quanto non lo fosse sembrata all’andata!

Anche al ritorno i miei amici sono gentili e limitano il passo per non lasciarmi indietro. Li ringrazio con delle foto quando mi fermo a mitigare il fiatone.

Ripercorriamo il variegato percorso dell’andata con frequenti soste.

Inizio a grondare di sudore ma continuo ad andare avanti senza tralasciare la documentazione fotografica dell’avanzare dei miei prodi.

Anche l’instancabile Alessia ad un certo punto si prende un attimo di riposo.

Federica che esce da uno dei passaggi. E’ l’unica che, per pigrizia e prudenza, dice, si e’ lasciata addosso tutta l’attrezzatura. L’attrezzatura pesa quasi quanto lei, quindi sta praticamente portando peso doppio. Per fortuna e’ una ragazza energica.

Finalmente la strettoia! Siamo quasi al P23. Mi apposto per riprendere il passaggio dei miei amici.

Per prima arriva Alessia col suo fido zainetto.

Quindi e’ il turno di Luca con il mio fido zaino.

Subito seguito da Federica.

A chiudere la fila arriva Eirene.

E visto che e’ l’ultima, anche solo per questo si merita un’altra foto!

Eccoci al P23. Recupero la mia attrezzatura, la rimonto a modino e mi preparo a salire. Ho le gambe rigide per la salita ma in un empito di generosita’ mi offro di portare il mio zaino. Luca me lo cede senza protestare. In cambio gli lascio la chiave per disarmare!

Le prime pedalate sono le peggiori, faccio sosta ad ognuna. Con la solita scusa di una foto a meta’ mi fermo a prendere fiato. Meno male, ora riesco a vedere la cima del pozzo.

Sotto di me si sono messi comodi intuendo tempi lunghi per la mia salita.

Quando arrivo aspetto che il fiatone si attenui poi mi sistemo comodo e aspetto l’arrivo di Alessia.

Mentre aspetto faccio una foto all’armo aereo e fantasioso del ramo laterale in esplorazione. Mi piacerebbe visitarlo ma non sara’ oggi che lo faro’.

Alessia intanto sale velocemente e senza problemi.

Eccola mentre si prepara ad affrontare il frazionamento.

Se la sbriga bene senza impicciarsi troppo, molto buono essendo questa la sua terza grotta.

Appena Alessia si avvia al sicuro sul terrazzino, diamo una libera corale sotto e Federica inizia a salire.

Eccola che arriva. Stimo abbia salito in un tempo che e’ la meta’ di quanto ho impiegato io ma lei e’ una incontentabile con una punta di pessimismo di base quindi arriva convinta di essere stata lenta e un poco in ansia per questo.

A dispetto della dichiarata stanchezza affronta il frazionamento con una fisicita’ inaspettata.

Passato il frazionamento sistema velocemente qualche intrico di corde che ha creato e si avvia a raggiungere Alessia sul terrazzino.

Inizia a salire Eirene che e’ brava e come Luca non ha bisogno di un invadente tizio che la sorvegli, quindi anche io vado al terrazzino.

Visto che all’arrivo di Eirene inizieremo a stare stretti suggerisco ad Alessia di iniziare a passare le strettoie. Forse sarei dovuto passare per primo per mostrarle la posizione migliore per affrontare la prima strettoia ma con qualche piccolo suggerimento se la cava comunque benone. Dopo di lei passa Federica che quasi la cammina normalmente!

Prima di partire faccio ancora una foto a Eirene che e’ gia’ arrivata al frazionamento. Federica intanto e’ passata come nulla fosse per l’infida strettoia. Vado anche io ad affrontarla. Approfitto di Federica e del suo fisico da strettoista per farmi aiutare nel passaggio degli zaini.

Il passaggio delle strettoie mi impegna parecchio e anche la fotocamera fa la sua parte scivolandomi sul petto tra una strettoia e l’altra costringendomi a vari contorcimenti e imprecazioni per rimetterla al suo posto. Per punizione la lascio riposta fino alla base del pozzetto d’uscita.

Con la fotocamera in punizione, sotto al pozzetto P7 Alessia, Federica ed io facciamo sosta in attesa che Eirene e Luca terminino di disarmare. Avevo istruito Luca su cosa prendere e cosa lasciare, spero ricordi tutto. Ogni tanto ci arriva un richiamo in zona disarmo per qualche precisazione. Alla fine si avviano anche loro per le strettoie. Appena partono loro inizio a salire il P7 per limitare le attese.

Alla base del pozzetto d’uscita c’e’ una temperatura fredda ma ancora accettabile. La fotocamera e io facciamo pace, la riattivo per documentare l’uscita dei miei amici dal P7.

Federica e Alessia che controllano l’arrivo di Eirene. Luca e’ subito dietro di lei impegnato a disarmare il P7.

Quando anche Luca ci raggiunge ammatassiamo le corde per poterle trasportare piu’ o meno comodamente poi prendo coraggio ed esco. Fuori trovo un tramonto avanzato ma ancora stupendo. Trovo anche una ventata ghiacciata che mi lascia un attimo senza fiato. Per fortuna il ventaccio si placa subito e la temperatura torna ad essere solo molto fredda.

Libera!

Per ingannare il tempo attendo al varco chi sale per una foto, questa se non erro e’ l’ottima Eirene.

Segue Federica, stanca ma contenta.

Pensavo di aver fatto una foto a tutti gli uscenti ma evidentemente non e’ cosi’. Quando Luca inizia a salire immagino che le nostre amiche inizino a sentire freddo quindi suggerisco loro di avviarsi alle macchine, suggerimento che accolgono prontamente.

Aspetto che Luca esca poi lo aiuto a sistemare il materiale e quindi partiamo a nostra volta verso le macchine. Ad un certo punto Luca mi fa notare delle lucine sul monte a fianco. ma sono le nostre 3 eroine. Probabilmente hanno cercato di seguire a ritroso la strada fatta all’andata ma non la ricordavano molto bene e ora sono su una direzione decisamente sbagliata. Con qualche urlo le indirizziamo nuovamente per la retta via verso l’auto e poi proseguiamo anche noi.

La salitella fino alla ex pista da sci e’ l’ultima mazzata per le mie gambe ma respirando come un mantice bucato alla fine ne esco fuori. Luca mi aspetta paziente. A meta’ strada incrociamo Eirene e proseguiamo con lei. Alessia e Federica arrivano all’auto poco prima di noi.

Cambiarsi al freddo e al gelo e’ la solita indescrivibile gioia ma e’ un piccolo prezzo per una bella esperienza. Il piazzale e’ deserto e tutti i bar sono chiusi, sono le 6 di sera. Dopo il cambio di abiti carichiamo tutto in macchina e partiamo col riscaldamento al massimo. Prima di partire gusto con piacere una fetta del ciambellone di Alessia, oramai la giornata e’ passata, non temo ritorsioni da parte del mio intestino e anche se lo facesse poco mi importerebbe.

L’ultima emozione l’abbiamo da Erzinio. Quando arriviamo per riprendere la macchina di Eirene troviamo i cancelli chiusi! Viviamo in macchina qualche secondo di silenzio impanicato poi Eirene scende e prova a citofonare. Per fortuna qualche anima buona decide di aprire il cancello cosi’ Eirene recupera la macchina con gran sollievo di tutti.

Il ritorno a Roma con le varie tappe per lasciare gli amici strada facendo non comporta problemi. Anche il traffico non e’ intenso. Sotto casa trovo anche parcheggio senza fare troppi giri!

Una bella uscita in buona compagnia. Ho ricavato qualche idea per possibili lavori futuri in questa grotta, ma si vedra’. A tutti ma proprio tutti, un monte di auguri per un sereno anno nuovo. Alla prossima.

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Pranzo di Natale Shaka Zulu – 18/12/2022

A Canterano per festeggiare col gruppo le prossime feste natalizie.

Il ristorante ce lo ha indicato Irene su mia richiesta, ci porto tempo fa e rimasi molto colpito dai mucchietti di fettuccine disposti sui tavoli. Anche oggi ci sono e sembrano annunciare il buon pranzo che ci attende.

Non siamo tutti, ma siamo in parecchi, abbastanza per un pranzo in allegria.

Dopo l’ottimo primo faccio un giro di foto per riprendere al meglio l’allegra brigata.

Ancora una, giusto in tempo per l’arrivo dei secondi.

A fine pasto, tra caffe’ e dolcetti ci facciamo gli auguri per le prossime feste e per l’anno nuovo. Facciamo anche tanti progetti per le prossime feste, speriamo di riuscire a realizzarli.

Alla prossima…e Buon Natale!

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Doppio Rum – 17/12/2022

Ancora una bagnatissima uscita in grotta ma finalmente in compagnia di Aurora che torna in grotta dopo alcuni mesi di assenza.

Oggi tutte le foto sono di Aurora perche’ la fotocamera mi ha vigliaccamente tradito, l’ho portata ma non si e’ voluta accendere. Come capita sempre, chi fa le fotografie raramente vi compare, stavolta sono io a spopolare nelle foto. La prima foto me la faccio fare per presentarvi il mio zaino nuovo fiammante. E’ enorme e fatto su misura per sostituire quello che mi hanno rubato.

Ci siamo parcheggiati al solito posto, vicino a dove parte il sentiero che porta alla grotta. In questo periodo qua a Campo dell’Osso ci siamo praticamente solo noi, fa freddo, non c’e’ traccia di neve e il tempo e’ nuvoloso, quindi nessuno e’ invogliato a fare passeggiate. Una nota positiva, hanno finalmente terminato i lavori sulla strada, hanno tappato la voragine e rimesso l’asfalto. Mi scappa un sorriso vedendo che un nuovo buco si e’ aperto a fianco strada, per ora lo hanno transennato, vedremo come andra’ a finire.

Ci cambiamo piu’ svelti che possiamo per ingannare il freddo pungente. Terminati i preparativi partiamo decisi verso la grotta.

Pochi passi e siamo alla piana da attraversare per arrivare alla grotta.

L’ultima salitella e siamo davanti alla grotta.

Mi giro per presentare Doppio Rum ad Aurora che e’ alla prima visita in questa grotta. A dire il vero l’ha scelta lei proprio per questo e io sono stato ben contento di accompagnarla.

Per prima cosa, mentre ancora racconto qualcosa della grotta ad Aurora, sistemo la corda per l’ingresso.

Un paio di giri di corda intorno al solito albero, un affidabile bolina e questa parte e’ smarcata.

Aurora ed io ci affacciamo cosi’ posso descriverle meglio come si sviluppa questo primo tratto di grotta col saltino d’ingresso e il pozzo lungo, sara’ un P40 ma diviso in 2 tratte da una cengia dopo circa 30 metri.

Termino di sistemare l’attrezzatura prima di entrare…

…e siamo pronti per dare inizio all’avventura!

Aurora intanto documenta tutto.

Eccoci insieme alla partenza del P40. Per prima cosa doppio l’armo di partenza.

Intanto Aurora riprende l’esterno da dove siamo.

Aurora e’ gia’ pronta a partire ma attende con pazienza che io termini di trafficare con corde e nodi.

Come ho spiegato ad Aurora questa grotta, come molte altre qua sui Simbruini, e’ una sequenza di pozzi e strettoie. Infatti alla base del P40 abbiamo la prima strettoia, breve e non complessa. Passata la strettoia abbiamo di nuovo un pozzo. Visto che Aurora e’ alla sua prima visita le mostro come passare e assicurarsi alla partenza del pozzo.

Dopo lo spiegone scendo. Ancora una foto prima di riporre la fotocamera per passare la strettoia e poi Aurora mi segue senza difficolta’.

Aurora e’ una fotografa instancabile e riprende subito la fotocamera per fare una foto a queste concrezioni “glitterate” con granuli neri, probabilmente di origine vulcanica, e qualche pezzetto di mica, l’oro degli speleologi.

Alla base del secondo pozzo inizia una nuova strettoia, questa e’ lunga almeno 4 metri.

Il pozzo appena sceso.

Alla base di ogni pozzo c’e’ materiale da scavo che e’ stato abbandonato una volta superata la strettoia. Ogni volta che passo mi riprometto di organizzare una uscita di pulizia con un nutrito gruppo di speleo. Il problema pero’ e’ sempre lo stesso per il nostro gruppo; in questi ultimi anni riunire piu’ di 2 o 3 speleo sembra impossibile. Appunto mentalmente il mio proposito, vedremo con la bella stagione.

Al’uscita della strettoia abbiamo il nuovo pozzo, e’ abbastanza lungo e con alcuni frazionamenti. Uno di questi e’ doppio ma uno dei 2 attacchi ha un moschettone in lega che si sta sfaldando ed e’ pieno di ossido gelatinoso, e’ “fiorito” come diciamo di solito. E’ pericolo utilizzare un moschettone nelle sue condizioni, devo fare qualcosa.

Chiedo ad Aurora di pazientare mentre vedo come rendere sicuro l’armo. Non ho con me moschettoni d’avanzo, ne’ cordini. Sopra di me c’e’ una corda che doppia la breve discesa tra il frazionamento dove sono e quello subito sopra dove attende Aurora. La seconda corda non la utilizziamo, anzi a mio avviso crea confusione. Alla fine mi decido, taglio la seconda corda e la utilizzo per fare un nodo che sostituira’ il moschettone fino a soluzione migliore.

Aurora intanto documenta tutto.

Al frazionamento successivo l’armo e’ doppiato e uno dei 2 attacchi e’ con un anello e maglia rapida. Chiedo ad Aurora di pazientare ancora un poco mentre smonto l’anello, recupero la maglia rapida e la sostituisco con un bocca di lupo attorno l’anello. Con la maglia rapida al ritorno sistemeremo meglio il frazionamento col moschettone “fiorito”.

Arriviamo infine al “campo base”. Non manco di raccontare ad Aurora che questo era il fondo della grotta quando feci la mia prima visita in questa grotta. Qua la grotta e’ decisamente “acquosa” e sulle pareti ci sono dei simpatici rivoli d’acqua che fanno un deciso rumore di torrente.

Mentre mi libero della attrezzatura per affrontare i prossimi passaggi, Aurora cerca di catturare lo scorrere dell’acqua con delle foto…e devo dire che ci riesce molto bene.

Tolta l’attrezzatura mi addentro per il passaggio successivo chiedendo ad Aurora di seguirmi.

Eccola che mi segue, sempre con la fotocamera attiva.

L’inizio della strettoia a “S”. E’ abbastanza piena d’acqua, pero’ vedo che avanzando con attenzione e poggiando le ginocchia sui sassi affioranti il passaggio si puo’ fare. Mentre valuto la situazione descrivo ad Aurora il lungo lavoro fatto per forzare questa ostica strettoia, parlandone ricordo sempre con piacere gli impossibili contorcimenti di Angelica per passare la prima volta l’ansa iniziale della “S”.

Dopo il racconto inizio a passare la strettoia. Come avevo valutato nel passaggio si riesce a rimanere quasi asciutti se si riesce a poggiare le ginocchia sui sassi affioranti. Dopo la “S” sono alla strettoia infernale, quella che riesco a passare solo senza attrezzatura. Alla base della strettoia c’e’ un allegro quanto corposo rigagnolo d’acqua. Per passare la strettoia si dovrebbe stare a lungo col fianco appoggiato proprio dove scorre l’acqua. Per oggi non e’ il caso di procedere oltre.

Dopo aver presentato la strettoia infernale ad Aurora anche lei conviene che per oggi e’ meglio fermarsi qua. Le racconto come prosegue la grotta e dove siamo attualmente fermi. Visto che oramai siamo qua e che ci siamo portati il materiale da scavo, tanto vale approfittarne. Chiedo Ad Aurora di andare a prendere il trapano demolitore. Anche se lavoreremo scomodi, magari una allargata riusciamo comunque a darla.

Lavoro appassionatamente per circa un’ora, quando ho le braccia disfatte chiedo il cambio ad Aurora. Con dei contorsionismi degni di nota Aurora mi scavalca e prende possesso del demolitore. Fa la sua parte fino a che la batteria dice di essere stanca. A questo punto non ci rimane che tornare al campo base.

Abbiamo fatto quel che si poteva, la prossima volta andra’ meglio. Al campo base ci facciamo finalmente un selfie, facciamo un rapido spuntino per riprendere le forze poi mi rivesto della attrezzatura e partiamo per uscire.

Partiamo per la salita. Aurora inizia ad accusare il freddo ma sono sicuro che la salita dei pozzi risolvera’ il problema. Facciamo gusto una sosta al moschettone “fiorito” per togliere il nodaccio di corda e mettere in opera la maglia rapida ma poi facciamo velocemente il resto dei pozzi.

Solo l’ultimo pozzo ci crea qualche problema. Aurora in questo periodo di inattivita’, invece di mettere su peso come fanno tutti, e’ ulteriormente dimagrita e ora l’imbrago le sta largo. Questo le porta difficolta’ nel salire perche’ ha il croll molto alto e dolore alle cosce. In questi casi purtroppo c’e’ poco da fare se non salire lentamente e fare voto di regolare l’imbragatura al piu’ presto. Anche se con dolore Aurora arriva alla fine del pozzo. Quando la raggiungo guadagniamo l’uscita dove ci attende una sferzata di vento gelido con una spruzzata di grandine.

E’ gia’ buio, siamo stati piu’ di quel che pensavo. Torniamo svelti all’auto dove possiamo cambiare i panni da grotta ben fradici con caldi abiti asciutti.

Un’uscita molto bagnata, tanto per far riprendere confidenza ad Aurora con le gioie ipogee. Il ritorno e’ tranquillo, come sempre al sabato sera non trovo parcheggio e devo ricorrere al garage vicino casa per ricoverare la macchina. Alla prossima.

Pubblicato in Uncategorized | Commenti disabilitati su Doppio Rum – 17/12/2022

Risorgenze 2022 – Cagli – 08/12/2022

Finalmente raduno! Nonostante il tempo inclemente abbiamo rivissuto con piacere la bella atmosfera del tradizionale raduno speleo.

Il giorno 8 dicembre Betta, io e Luna arriviamo a Cagli, la bella cittadina che quest’anno e’ sede del raduno speleologico. Il primo giorno lo dedichiamo a prendere “confidenza” col paese e con l’organizzazione del raduno. Per prima cosa andiamo a prendere possesso della nostra stanza d’albergo e poi alla ricerca della Segreteria dove farci riconoscere ed etichettare con la consueta fascetta sul polso.

Con un poco di disappunto scopro che la mappa con i luoghi del raduno non e’ disponibile su carta ma solo online. Scelta ecologicamente apprezzabile ma poco pratica. Per fortuna mentre giro Cagli incontro Pietro che da frequentatore navigato di raduni la mappa se l’e’ stampata a casa e me ne regala una copia.

Ora decisamente meglio! Con la mappa in mano inizio a orientarmi. Per prima cosa individuo la zona dello stand materiali e ci facciamo un salto. Sono impaziente di ritirare il mio enorme zaino Steinberg fatto su misura. Quello dei materiali e’ forse l’unico posto un poco scomodo, per il resto la logistica della manifestazione e’ tutta ottimamente raccolta in pochi metri dentro Cagli. Di ritorno dal primo approccio con lo stand materiali facciamo sosta allo speleobar dove sfoggio il mio zaino nuovo. Visto che e’ anche ora di pranzo ci fermiamo dai miei amici di Sacile e Pordenone a mangiare un buon frico e polenta. Dopo il pranzo andiamo a vedere se la camera e’ comoda come ci e’ sembrata al momento di prenderne possesso. L’intenzione iniziale sarebbe quella di un rapido riposino per poi andare in giro a vedere presentazioni speleologiche da qualche parte. Purtroppo pero’ il riposino si prolunga fino a ora di cena e quindi il programma della giornata si riduce a una nuova visita allo speleobar in attesa che si faccia ora di cena. La giornata termina presto per noi. Con la muta riconoscenza di Luna, spaventatissima dai forti rumori dello speleobar, ci ritiriamo quando la serata di festa e’ appena iniziata.

9 dicembre – 2° giornata di raduno

La mattina mi sveglio alle 5 e mi preparo con calma per portare Luna a fare una passeggiata e a vedere se trovo da fare colazione.

Fatto il mio giro e anche la colazione ritorno alla camera dove riprendo i preparativi con una bella doccia in attesa che Betta si desti. Verso le 9 siamo pronti a partire. Il tempo oggi non e’ dei migliori, e’ molto nuvoloso e ogni tanto pioviccica.

Prendiamo la prima strada che ci si presenta e la seguiamo. Betta mi abbandona quasi subito, ha un appuntamento dal parrucchiere. Io e Luna proseguiamo a girare per Cagli.

Come sempre nei raduni, a girare per le strade si incontrano amici e questo e’ sempre un ottimo motivo per fermarsi a scambiare qualche chiacchiera. Cosi’ la passeggiata procede a singhiozzo e molto spesso questi incontri modificano in corsa il programma per la giornata. Ci si incontra, si va da qualche parte assieme, poi ci si saluta per incontrare subito un altro gruppetto di amici con cui proseguire…e cosi’ via per tutto il giorno…vita da raduno! Nei vari giri arrivo a Palazzo Felici dove trovo l’angolo attrezzato dalla FUGS, ne faccio una foto ricordo.

Torno indietro verso la piazza principale.

Qua incontro un trio niente male, giusto il tempo di una foto e un saluto perche’ sono di corsa, sono i relatori di un incontro e sembra brutto che arrivino in ritardo.

La piazza principale con il palazzo del comune.

Gia’ che ci sono faccio foto anche alle chiese sparse per Cagli.

Anche stavolta tra un giro e una chiacchiera mi ricordo che forse ora e’ un orario buono per una visita allo stand materiali senza troppa ressa. Lemme lemme mi ci dirigo passando per lo speleobar.

Lo speleobar e’ protetto da una monumentale chiesa, per darmi un tono fotografo anche lei.

In “zona arrosticini” incontro Alessia, le scatto subito una foto a tradimento per la quale sicuramente mi guadagnero’ una cospicua quantita’ di maledizioni! Alessia e’ arrivata al raduno insieme a Giuseppe e Gabriele ed e’ seriamente intenzionata a partecipare a tutte le escursioni che potra’ fare. Oggi e’ in partenza per la grotta di Monte Cucco. La vedo partire e poi proseguo.

Un rapido passaggio allo stand dei miei amici. Per loro e’ ancora presto visto che molti di loro avranno tirato mattina. Trovo solo Alberto e la sua dolce meta’ che cercano di avviare il necessario per la giornata. Alla fine, dopo i saluti, proseguo il mio giro.

Lo stand materiali e’ la’, dopo il ponte. Con Luna ci avventuriamo. Per attraversarlo devo tenere saldamente il guinzaglio di Luna perche’ a meta’ ponte c’e’ un vento furioso contro il quale si fa fatica ad avanzare. Luna cammina con le orecchie basse e la coda tra le gambe cercando di non volare via. Dall’altro lato della strada una vecchiettina cerca di completare la traversata aggrappandosi con tutte le forze alla ringhiera del ponte. Anche io che posso vantare un rispettabile peso ogni tanto vengo spostato se non presto attenzione.

Questa foto l’ho intitolata: “caco per la via”…con licenza poetica!

Un bel casale in riva al fiume, peccato sia semi allagato.

Dopo il ponte ventoso io e Luna affrontiamo la salita che porta ai campi sportivi. In fondo a questo viale, svoltando a sinistra si arriva finalmente alla meta.

Eccomi al paese dei balocchi in versione speleologica. Me la prendo comoda, devo fare alcuni acquisti importanti e non voglio avere fretta. Dopo un gito perlustrativo mi fermo da “Repetto” dove compro una bella corda da 50 metri, alcune maglie rapide e piastrine.

Ben contento continuo col mio giro. Mi fermo a chiacchierare di lampade con il ragazzo allo stand della e-thin. E’ un tipo di lampada che mi attira per la leggerezza, per ora faccio nulla ma probabilmente un giorno ne comprero’ una. Mentre faccio per allontanarmi vedo una faccia nota allo stand alla mia destra insieme a delle scarpe che conosco bene, le Gaibana. Mi fermo a far chiacchiera anche con lui. Nemmeno a dirlo parliamo di scarpe. E’ parecchio tempo che medito di comperare proprio quel paio di scarpe ma il costo mi ha sempre un po’ spaventato. Pero’ devo comperare un paio di scarpe, quelle che ho utilizzato finora si sono aperte in punta e tra poco saranno inservibili. Avevo gia’ comprato le Gaibana, il primo modello, e devo dire che sono durate parecchio. Quando mi convinco a provarle gia’ so che cedero’…e infatti eccomi qua con la scatola delle mie scarpe nuove e il colpevole dello sconsiderato acquisto, la stessa persona che mi aveva convinto a comprare il primo modello. La storia si ripete e la celebriamo con una foto.

Faccio solo un’altra rapida sosta per acquistare un paio di moschettoni “da longe” e poi ben contento torno indietro. Con Betta ci coordiniamo perfettamente, mentre mi avvio all’uscita lei mi chiama. Con Luna riaffronto il ponte burrascoso e vado a raggiungere Betta, poi insieme facciamo un’incursione allo speleobar per il pranzo. Dopo una attenta disamina delle specialita’ a disposizione ricado di nuovo sul mio piatto preferito, il frico con la polenta, il mio pasto viene coronato e completato da un gustosissimo cannolo siciliano. Dopo pranzo ci ritiriamo in stanza per un riposino.

A pomeriggio inoltrato esco di nuovo per vedere cosa fare. Intanto prendo una foto della torre che si incontra uscendo dall’albergo. Di sera, tutta illuminata, fa la sua bella figura.

Chiamo Gabriele e Giuseppe, loro sono a teatro a vedere una presentazione sulle esplorazioni speleosubacquee. Li raggiungo e seguo con loro la presentazione.

Con loro c’e’ anche Luca, mi sistemo alla meno peggio dietro di loro.

Quasi alla fine della presentazione abbandoniamo la nostra postazione per spostarci al “ridotto del teatro” dove si tiene un incontro sugli animali di grotta e in particolare su quello alla ribalta per il 2023, il niphargus, che descriverei come un minuscolo gamberetto albino sperando di non urtare la sensibilita’ di nessuno!

Dopo una scorpacciata di cultura andiamo a rifocillarci con un aperitivo al bar del teatro dove oramai siamo di casa. Con noi ci sono anche Laura, Pietro e Giancarlo. In compenso Gabriele si e’ perso da qualche parte, ma nei raduni funziona cosi’, si sa e non ce ne facciamo un cruccio.

Al tavolo dietro di noi c’e’ un altro gruppo di amici eugubini, mi fermo a scambiare un saluto con loro prima di sorprenderli con una foto e tornare in zona aperitivo.

Terminato l’aperitivo si decide per una cena lontani dalla confusione dello speleobar. Il nostro gruppetto di aperitivo andra’ in cerca di un locale “tradizionale”. Mi allontano temporaneamente dalla combriccola per andare a prendere Betta in albergo.

La ricerca del ristorante che possa accoglierci si rivela non semplice. Dopo essere stati cacciati da un primo ristorante approdiamo al “Braciami ancora” il nome ci incuriosisce e poi, particolare non trascurabile, ha un tavolo pronto per noi. Siamo nella parte sotterranea del ristorante e abbiamo anche un bel caminetto acceso.

Ora che abbiamo trovato il ristorante ci contiamo rendendoci conto che Gabriele manca ancora. Giuseppe risale verso l’esterno e lo chiama. Siamo arrivati tardi, lui era allo speleobar e non vedendoci arrivare ha iniziato a mangiare. Rassegnati alla sua mancanza ci dedichiamo alla cena. Che dire, il ristorante e’ bello, i gestori simpatici e disponibili…i piatti pero’ sono un poco “risicati” rispetto al costo. Pero’ per una cena senza frastuono e in buona compagnia si puo’ chiudere un occhio.

Dopo cena facciamo un passaggio allo speleobar per vedere che fine ha fatto Gabriele. Lo troviamo un poco offeso dall’abbandono, pero’ non si e’ perso d’animo ed e’ impegnatissimo in chiacchiere con piu’ persone. Riprendo i miei giri per gli stand gastronomici. Vicino a quello dei siciliani ritrovo Alessia con cui passo del tempo a parlare della grotta di Monte Cucco che ha visitato oggi e della grotta di Frasassi che visitera’ domani. Alla fine della piacevole chiacchierata, vinti dal caos di allegria che ci circonda e stanchi della lunga giornata, prendiamo la via di “casa”. Facciamo un breve tratto assieme poi le nostre strade si dividono e io giro deciso verso l’albergo lasciando la notte a chi ha piu’ energie di me da spendere.

10 dicembre – 3° giornata

Essere andato a letto un poco piu’ tardi e’ stato d’aiuto, riesco a dormire fino alle 7.30, un successone. Nonostante il tempo sia in costante peggioramento e oggi piove a dirotto, ripeto la sequenza della mattina prima facendo la passeggiata con Luna fino al bar, la colazione quindi il ritorno all’albergo, la doccia e la nuova partenza per dare il via alla giornata. Quando finalmente trovo il tempo di leggere i messaggi sul telefonino mi accorgo che la sera prima ho dato involontariamente buca a Federico e alla piccola Diana. Infatti eravamo d’accordo di vederci al raduno per fare qualche giro assieme. Rimedio inviando a Federico un messaggio avvertendolo che sono al bar del teatro. Ci incontreremo qua. Dopo una paziente attesa di qualche minuto ecco che arriva Federico. Anche lui rispetta la tradizione del raduno facendo sosta ad ogni gruppetto per salutare amici.

La simpatica tendina bianca accanto a Mariella e’ proprio Diana, da come potete intuire non gradisce le mie foto quindi e’ una battaglia continua per rubargliene qualcuna.

Dopo un rinforzino di colazione ce ne andiamo al ridotto del teatro a vedere non una ma ben 2 presentazioni sulle grotte di origine vulcanica.

Dopo le presentazioni islandesi ci troviamo a ora di pranzo. Io vado a recuperare Betta e Luna e facciamo un bel gruppetto allo speleobar. Qua faccio graditissimi incontri. Prima con Simone e poi con Barbara e Giada. Con Giada non ci si vede da qualche anno e la gnometta che ho accompagnato in grotta tempo fa si e’ trasformata in una signorina alta quanto Barbara, sua mamma. Faccio un po’ fatica a riconoscerla ma poi il suo ostinato non-sorriso mi riporta la memoria dei nostri simpatici trascorsi. Tanto per non smentirmi la prendo un po’ in giro pero’ mi fermo prima che decida di mettermi le mani addosso!

Ecco Diana, la scopro un attimo distratta dalle mie scaramucce con Giada e ne approfitto subito.

Anche questa volta non resisto e il mio pranzo inizia con il frico e polenta e termina con un ottimo cannolo. Dopo il lauto pasto Betta, io e Luna ci separiamo dal gruppo per un meritato riposo. Stavolta pero’ mi metto la sveglia perche’ ho solo un’ora a disposizione. All’ora stabilita mi ritrovo al bar del teatro con Federico e Diana, dopo un caffe’ propiziatorio ce ne andiamo nei pressi della segreteria dove Diana si vuole cimentare col “fessurometro”, una specie di meandro stretto e tortuoso ricostruito con dei geniali cubi di legno connessi tra loro.

Appena arriva l’artefice del fessurometro Diana si impossessa di un casco e si lancia nel buio e stretto meandro insieme agli altri bimbi in fila e fremente attesa.

Provo a fare una foto a Federico mentre Diana e’ impegnata con il fessurometro. Si scansa prontamente. Ora ho scoperto da chi Diana ha preso la poca propensione alle foto!

Eccola intanto che sbuca al passaggio intermedio.

Pochi secondi e anche l’ultimo ostico passaggio e’ andato.

Un pitstop da Federico per la messa a punto del casco e Diana e’ subito pronta per un nuovo giro.

Ma chi passa? Sono gli Astici! Sono di partenza e fortuna ha voluto che ci siamo incontrati qua. Una foto a Stefano, un abbraccio a tutti e 2 e ci salutiamo.

Federico non vuole essere da meno di Diana quindi indossa una luce e si mette in fila per provare anche lui i micidiali passaggi del fessurometro.

Per il primo tratto se la cava benone, nonostante il passaggio non sia tra i piu’ agevoli per una persona adulta.

Il ragazzo che deve tentare le strettoie dopo di lui lo guarda con apprensione. Anche Diana lo segue pronta ad andare a soccorrerlo in caso di bisogno.

Ora viene il bello, deve tuffarsi di testa e uscire dal piano di sotto con un passaggio finale trita-costole.

Eccolo, ce l’ha fatta!

Ora e’ di nuovo il turno di Diana.

La aspetto al varco del passaggio stretto e obbligato, ora non potra’ sfuggirmi.

Nonostante lo stretto riesce diabolicamente a tenere sempre la testa girata dall’altra parte. Il mio piano e’ miseramente fallito.

Terminiamo la sessione al fessurometro perche’ dobbiamo andare a vedere una presentazione sulla ri-esplorazione alla grotta di Stiffe. Strada facendo, proprio vicino al bar sulla piazza incontriamo Virginia e Nerone. Sono arrivati da poco e stasera devono fare ritorno a casa. Una fatica improba, ma per il raduno si fa questo e altro. Siamo una bella compagnia, siamo vicini al bar con dei tavoli liberi. E’ giocoforza fermarsi per bere qualcosa tutti assieme.

Mentre scende la sera e si avvicina l’ora della presentazione arrivano anche Maria e Gianni. Un nuovo scambio di saluti e abbracci prelude al sedersi di nuovo.

Accanto a noi sono arrivati anche altri amici, tra poco andremo tutti assieme alla presentazione.

Quando e’ l’ora ci avviamo. Arriviamo che la presentazione precedente e’ ancora in corso. Ci sistemiamo pazienti in fondo alla sala.

Ritrovo inaspettatamente anche Alessia e Gabriele, scambia qualche parola con loro guadagnandomi sguardi imbronciati dalla platea.

Diana e Federico hanno trovato posto a modo loro.

Alla fine della presentazione la sala si svuota parzialmente e riusciamo a trovare posto. Passando faccio una foto a Maria e Gianni.

Ecco la mia eroina con Federico.

Ancora una foto alla donna del mistero e a Luciano.

E finalmente trovo pace e posto a sedere vicino ad Alessia e Gabriele.

Dopo la presentazione, molto interessante, sulla ri-esplorazione della grotta di Stiffe saluto la mia piccola amica che con Federico si appresta a tornare a casa e poi mi separo da tutti gli amici per andare a recuperare Betta. Strada facendo la chiamo per avvertirla e lei mi sorprende con un annuncio: e’ scesa alla pizzeria a fianco l’albergo e si e’ presa una pizza a portar via quindi ora e’ in camera pronta per la cena. Sono di fronte a un dilemma, pizza o speleobar? Mentre cammino verso l’albergo questo pensiero mi arrovella l’anima ma quando arrivo al dunque mi decido, sara’ pizza. Avverto Betta della decisione e vado. In qualche minuto sono in camera a fare cena con Betta. Un bel sonno si porta via i rimpianti per la serata di speleobar persa.

La mattina, finalmente con un bel sole, ci vede preparare i bagagli di buon mattino per tornare a casa. Anche questo raduno e’ andato. Nonostante la pioggia e’ stata un’avventura divertente ed interessante. Grazie a tutti gli organizzatori, a tutta Cagli e ancora un abbraccio a tutti gli amici che ho potuto rivedere in questa occasione…e come sempre, alla prossima.

Pubblicato in Uncategorized | Commenti disabilitati su Risorgenze 2022 – Cagli – 08/12/2022

Fondi di Jenne – 07/12/2022

Stavolta con Nerone ma di nuovo a scavare la forse-grotta di sabato. Tanta fatica e per ora nulla di fatto.

Approfittando del fatto che devo consumare le ferie prima che finisca l’anno, una volta avuto l’assenso di Nerone mi prendo la giornata libera e vado.

Alle 8.15 io e Luna siamo a Fondi di Jenne. Una volta tanto siamo in zona grotte ad un orario “decente”. Verso le 8.30, come deciso Nerone fa la sua comparsa con l’immancabile quanto puzzolentissima pipa.

Per prima cosa lo accompagno a vedere i buchi nuovi che per ora non abbiamo scavato. “Belli” e’ il suo responso, “pero’ e’ un lavoro troppo impegnativo, lasciamo perdere per ora”.

Comunque da bravo esploratore sfodera gli incensi per fare la prova dell’aria. Qualcosa ma niente di eclatante.

Dopo il giro di presentazione riprendiamo la macchina e andiamo a parcheggiare vicino alla zona scavo. Prima di portare tutti i pesanti ferri del mestiere Nerone decide di fare un controllo per vedere se ne vale la pena. Andiamo cosi’ scarichi alla forse-grotta dove Nerone si cimenta di nuovo con gli incensi per verificare l’aria. Sembra che la prova lo convinca almeno a tentare lo scavo.

Prima di tornare alla macchina a prendere i ferri facciamo un salto a salutare Dolina Tamagotchi, Gabriele si e’ raccomandato di farci un salto e, se riusciamo, di scenderla. Per ora ci accontentiamo della visita, per scenderla vedremo piu’ tardi, dopo lo scavo.

Torniamo di nuovo alle macchine e ne ripartiamo carichi come muli.

Magari troveremo nulla, pero’ sicuramente potremo godere di una splendida giornata.

Iniziamo i lavori.

Passano ore di intenso lavoro. Alla fine non si arriva a nulla, abbiamo approfondito lo scavo di quasi un metro, abbiamo ricavato 3 possibili prosecuzioni, ma nulla che ci porti a gioire.

Quando reggere il martello inizia a diventare pesante per entrambi, basta un’occhiata per decidere che e’ il momento di smetterla. Iniziamo a riprendere tutte le nostre cose mentre Luna ci osserva incuriosita mentre si gode il tiepido sole.

Un tranquillo ritorno a casa conclude una simpatica quanto imprevista uscita. Alla prossima.

Pubblicato in Uncategorized | Commenti disabilitati su Fondi di Jenne – 07/12/2022

Fondi di Jenne – 03/12/2022

A cercare nuove grotte a Fondi di Jenne con Luca e Gabriele.

Una giornata partita sotto pessimi auspici meteorologici passata in allegria senza prendere nemmeno una goccia d’acqua. Rivista una piccola grotta gia’ in catasto e trovati 2 nuovi buchi che sembrano promettere bene.

Gabriele la mattina passa a prendermi, per scaramanzia non ce ne rallegriamo, ma appena usciti da Roma la pioggia ci abbandona. L’avvicinamento e’ come al solito, facciamo solo una rapida deviazione al casello di Tivoli per prelevare Luca, quindi colazione da Cicchetti e poi direttamente su a Livata. In verita’ nei piani originali dovevamo passare al magazzino a prendere il materiale per scavare a Bucio Nero’ ma visto il tempo piovoso che ci siamo lasciati alle spalle abbiamo abbandonato la nostra idea originaria in favore di una bella ricognizione, ci sono un paio di punti da rivedere.

La salita per Livata non presenta problemi, andando verso Fondi di Jenne facciamo sosta ad una curva prima del belvedere. Qua c’e’ una grotta, un solo pozzo di 6 metri, che non viene sceso da almeno 20 anni. Oggi con noi c’e’ Luca che si offre “spintaneamente” per scenderlo e noi gli diamo assistenza con molto piacere.

Dopo una veloce quanto inconcludente prova con l’anemometro di Gabriele, accompagno Luca per fargli compagnia mentre si prepara.

Nel frattempo Gabriele si arma di corda e la assicura ad un robusto albero.

Ecco la nostra grotta, quando siamo arrivati era coperta da rami e semi-nascosta dalle foglie. Ora e’ pronta per essere scesa.

Una foto mentre Luca termina i preparativi.

Ecco Luca durante la discesa.

Arrivato. Ci descrive quello che vede. Gabriele, che ha il cellulare che prende ovunque, riesce a consultare il catasto e controlla il vecchio rilievo mentre Luca esplora la grotta. La grotta sembra impostata su una frattura orientata a 105°. Perpendicolarmente alla frattura, quasi verso sud la base del pozzo digrada dolcemente. Dal rilievo sembra prosegua in avanti per 1,5 metri ma Luca lo smentisce rivelandoci che e’ tutto tappato di terra. Probabilmente la terra caduta giu’ in 20 anni ha fatto un buon lavoro.

Sembra ci sia poco o nulla da fare nell’immediato. Luca si prepara a risalire.

Ecco il nostro giovane esploratore che riguadagna l’aria aperta.

Un paio di minuti per commentare la sua avventura…

…poi sistemiamo di nuovo i rami a protezione della grotta.

Visto che ci siamo passiamo anche a vedere un buco lungo la strada nei pressi del belvedere. E’ sempre la’, in attesa di essere scavato per rivelarci chissa’ quali meraviglie. Dovra’ attendere.

Riprendiamo la macchina e ci dirigiamo decisi verso Fondi di Jenne. La prima sosta la facciamo in corrispondenza di alcune doline che da tempo volevo visitare, c’eravamo stati una vita fa, prima dell’era covid ma sono convinto valga la pena monitorarle ogni tanto…e devo dire che stavolta non mi deludono.

In vari punti infatti troviamo dei buchi che sembrano promettere bene.

Certo c’e’ da lavorare, come sempre, ma questo non ci spaventa.

Visto che Luca e’ gia’ attrezzato lo mettiamo a scavare uno dei buchi piu’ promettenti, io faccio la mia parte scivolando nel fango sul fondo della dolina sporcandomi a dovere la giacca a vento della domenica.

Ma anche questi buchi devono attendere, dobbiamo andare a visitare la dolina tamagotchi e valutare se scavare un buco “appilato” (come direbbe Nerone!) poco lontano. Come sempre il cellulare di Gabriele non delude, anche in mezzo alla piana riesce a fare il suo lavoro e lui diligentemente risponde dovunque si trovi. Quando succede non manco mai di prenderlo in giro dicendo che in questi casi entra in modalita’ “non mi disturba affatto”!

Destino vuole che arriviamo prima al buco “appilato” e iniziamo subito a rimuovere i sassi che lo ingombrano. Personalmente sono molto curioso di vedere cosa nasconde perche’ la scorsa estate quando casualmente ci passammo vicino, tirava fuori una bella aria fresca.

Gabriele oggi non si sente tanto in vena di scavare quindi lascia Luca e me a spostare sassi mentre va ad armare dolina Tamagotchi. Dopo qualche minuto e’ di nuovo con noi e si mette comodo a supervisionare i lavori e a dare una mano quando serve.

Continuiamo la scavo senza risparmiarci ma con la sola mazzetta poco riusciamo a fare. Lasciamo tutti i sassi intorno alla buca per fare una barriera per eventuali animali al pascolo, anche se ormai col freddo non ce ne dovrebbero essere piu’.

Ultimi momenti di scavo, nulla di fatto per ora. Il freddo avanza velocemente con il progredire del pomeriggio. Gabriele si rassegna al pensiero che oggi non scenderemo la dolina Tamagotchi, cosi’ va a recuperare la corda. Quando torna riprende a governare la fotocamera e, come dimostra questa foto, a poco serve il mio avvertimento: “Attento che stai mettendo il dito davanti all’obiettivo!”.

Alla fine stanchi, infreddoliti ma contenti torniamo velocemente alle macchine. Dentro la buca non si avvertiva ma fuori la temperatura e’ scesa drasticamente e ora tira un vento gelido che mi congela in un attimo tutte le estremita’. Mentre quasi corro verso la macchina mi chiedo come abbia fatto Gabriele a resistere per buone 4 ore ad aspettarci fuori dalla buca, quasi un supereroe.

Una bella e proficua giornata. Ancora una volta ho avuto la riprova che a non farsi intimidire dalle previsioni meteo avverse ripaga quasi sempre. Certo ci saranno le volte in cui dovremo ripiegare su un piatto di fettuccine ma comunque saremo stati in allegria e in buona compagnia fregandocene della pioggia e delle previsioni. Alla prossima.

Pubblicato in Uncategorized | Commenti disabilitati su Fondi di Jenne – 03/12/2022

All’Arcaro con Diana – 26/11/2022

Una piacevole gita all’Arcaro in compagnia di Diana, Federico e Gabriele.

Ma chi sara’ mai Diana, vi direte…Vi svelo l’arcano dell’arcaro cominciando da lontano!

Questa estate ad un campo speleo vicino al Chiocchio ho rivisto Federico e conosciuto Diana. Con lei ci siamo simpaticamente presi in giro per tutto il tempo. Siamo ripartiti dal campo, ognuno per la propria strada, promettendoci una uscita in grotta assieme. Il tempo e’ passato, siamo in vista del Natale e il giorno giusto per rivederci e tenere fede al nostro proposito e’ proprio oggi!

Ma entriamo nel vivo della bella giornata che abbiamo avuto a dispetto del tempo poco favorevole.

La mattina Gabriele passa a prendermi e insieme andiamo a Ceccano dove abbiamo appuntamento con Diana e Federico. Il bar scelto per l’appuntamento e’ miseramente chiuso, quindi dopo esserci riuniti andiamo con le macchine a cercarne uno fruibile. Straordinariamente mi sono ricordato che non lontano ce n’e’ uno. Guido tutti al posto che ricordavo sbagliando strada solo un paio di volte. Un successone.

Dopo la colazione finalmente ci dirigiamo decisi e compatti alla Fontana del Gatto dove iniziamo a prepararci. La pioggia sembra intenzionata a risparmiarci. Silenziosamente ringrazio.

Ecco Diana e Federico mentre si controllano a vicenda l’attrezzatura prima di partire verso il buio dell’Arcaro. Diana si e’ preparata a questa uscita guardando il film “Sanctum” quindi e’ carica e pronta a tutto…anche se teme i discensori a causa dell’uso incauto che ne fanno i protagonisti del film.

Mentre importuno i miei amici mi ricordo anche di Gabriele. Non posso lasciarlo senza foto, lo becco ancora in vestizione semi nascosto dietro la macchina.

Prima della partenza una foto ricordo. Dalla faccia contrariata di Diana si capisce quanto ami essere fotografata.

Dopo la solita passeggiata, che ricordo sempre piu’ breve di quel che e’ in realta’, arriviamo all’ingresso della grotta. (Nota: i rovi sul sentiero d’accesso sono notevolmente aumentati, chi dovesse andare e’ meglio si porti un paio di forbici per decimare gli spini).

Gabriele arriva e inizia a sistemare gli attacchi per la partenza, intanto io mi dedico a sistemare un discensore sull’imbraco di Diana. Subito dopo passo a sistemare la corda di partenza e visto che devo avere le mani libere, cedo la fotocamera a Diana…e questo e’ il risultato!

Sistemata la corda “rapisco” Diana per farle vedere come si usa il discensore nonostante le sue vivaci proteste. La fotocamera passa a Federico che si sbizzarisce a documentare. Sull’imbraco di Diana ho montato uno degli innumerevoli discensori di Gabriele, e’ un modello con lo stop, che sinceramente conosco poco. Visto che Diana e’ mancina provo a montarlo in maniera che possa manovrare la corda con la sinistra. Non va bene, lo stop, almeno questo e’ studiato per essere utilizzato con la destra.

Poco male, lo smonto e lo rimonto in maniera canonica. Rifacciamo la prova. Nulla da fare, la leva dello stop rimane decisamente in posizione di riposo. Conclusione, Diana e’ troppo leggera per il discensore con lo stop.

A questo punto la soluzione e’ una sola, Gabriele cede “spintaneamente” il suo discensore “simple” a Diana e si prende lo stop.

Rimonto il tutto e rifacciamo la prova. Ora sembra ok.

Un ultimo spiegone sull’uso della longe e siamo pronti a partire.

Per primo scende Federico per fare sicura a Diana.

Diana ed io ci affacciamo sul pozzetto d’ingresso e Diana prova a scendere. Il discensore non ha nessunissima intenzione di farla scendere, troppo poco peso. Dopo un paio di prove mi rassegno e le rimonto il discensore a “C”. In questa maniera completiamo la discesa con soddisfazione di tutto il gruppo.

Scendo anche io e mentre aspettiamo Gabriele andiamo a dare uno sguardo al lato opposto della spaccatura, quello che di solito non si percorre.

Quando siamo di nuovo tutti assieme ci caliamo con attenzione nella direzione “solita”. Questa china diventa sempre piu’ scivolosa, tra poco servira’ una corda per scendere. Giusto una breve sosta al bivio per mostrare a Diana il pozzo che oggi salteremo. Poi proseguiamo la discesa a piedi fino al culmine del bypass per poi risalire sbucando quasi alla partenza del pozzo successivo.

Ancora una volta facciamo una sosta per compattarci, anche perche’ e’ Gabriele che porta lo zaino con le corde. Al suo arrivo iniziamo ad armare, lo facciamo in maniera corale, facendo ognuno il proprio. L’assolo finale per mettere la corda giu’ lo faccio io.

Ora che abbiamo la corda iniziamo ad usarla. Federico scende per primo e Diana lo segue. Dopo il primo pozzetto abbiamo rinunciato all’idea di utilizzare il discensore. La caliamo velocemente e in pochi minuti e’ vicina a Federico.

Scendo anche io e intrattengo i miei amici mostrando loro delle fantastiche concrezioni piene di cristalli. A mi piacciono molto e non manco mai di ammirarle e farle ammirare quando passo.

Tento una foto dedicata solo alle concrezioni ma il risultato rende poco l’idea.

Diana sembra interessata…

…quindi mi dilungo in chiacchiere e faccio altre foto “artistiche”

Arriva il buon Gabriele e ripartiamo, oramai ci siamo, manca un passaggio appena appena aereo che Diana affronta con determinazione passando in posti dove io mi sarei miseramente incastrato.

Dopo averlo passato dobbiamo salire la breve risalita di almeno 1 metro prima di arrivare alla risalita grande.

Arrivati alla base della risalita poggiamo gli zaini e ci godiamo un minuto di meritato riposo. Ma non possiamo indugiare troppo nell’ozio!

Frugo nello zaino per cercare la mazzetta, e’ il momento di usarla. La volta scorsa proseguendo sulla base della frattura su cui si forma la grotta ho incontrato un passaggio stretto che vorrei passare per dare uno sguardo oltre.

Armati di mazzetta e buona volonta’ andiamo avanti, e’ stretto come lo ricordavo ma non impossibile. Nei vari passaggi Federico si ritrova a passare avanti e, arrivati al punto stretto, inizia a tirarmi giu’ una gragnola di sassi di varie dimensioni. Quando e’ soddisfatto del proprio operato chiama avanti Diana per farla passare in esplorazione. Lei e’ rimasta dietro di me, ma riesce a insinuarsi avanti senza difficolta’. Superato anche Federico, passa senza fatica anche la strettoia. Purtroppo la sua esplorazione e’ di breve durata, poco piu’ avanti la frattura chiude senza scampo.

Con le pive nel sacco ce ne torniamo alla risalita. Oramai siamo in moto e non perdiamo tempo ad affrontarla. Sale per primo Federico, poi salgo io e insieme sistemiamo una corda di servizio con la quale tireremo su Diana. In cima mettiamo una carrucola, a un capo della corda il buon Gabriele assicura Diana, al capo opposto mi appendo io. Considerati tutti gli attriti, col mio peso riesco a far salire Diana a velocita’ adeguata, senza che parta come un missile. Per sicurezza monto il discensore sulla corda fissa, quella su cui ero salito poco prima. Federico mi avverte che la corda di servizio su cui siamo appesi Diana ed io struscia sulla roccia. Controllo, in effetti struscia, ma e’ a “lungo”, non ci sono spuntoni affilati e la corda scorre di continuo. Ce la possiamo fare. In un paio di minuti scarsi Diana e’ al sicuro vicino a Federico. Salgo nuovamente anche io e insieme andiamo a visitare la frattura parallela con le sue fantastiche concrezioni.

Dopo una breve visita scendiamo di nuovo a raggiungere Gabriele e goderci finalmente il pranzo. Diana e Federico hanno portato pizza per un esercito e alla fine mi faccio tentare anche io. Gabriele invece si dedica a spiegare a Diana la differenza tra stalattiti e stalagmiti. Faccio una foto a delle piccole stalattiti per documentare.

Dopo pranzo torniamo indietro. Gabriele rimane sempre ultimo a chiudere la fila, oggi l’ho trascurato fotograficamente parlando, quindi ogni tanto mi volto a immortalarlo.

Ma si, anche un’altra!

Davanti a me Federico arranca cercando di tenere dietro a una scatenatissima Diana, oramai padrona della grotta.

Per fortuna l’arrivo al pozzo lo aiuta e in breve siamo tutti assieme.

Anche questa volta utilizziamo lo schema collaudato.

Sale per primo Federico…

…che poi recupera Diana.

Io per ingannare l’attesa mi arrampico per un tratto seguendo Diana, poi mi fermo per fare foto a queste piccole “fette di prosciutto”, rotte senza apparente motivo.

Ancora una volta mi giro per una foto a Gabriele che attende paziente.

Diana e’ quasi arrivata sana e salva.

E’ il mio turno, recupero la corda e salgo anche io.

Mentre attendiamo Gabriele cerco di rubare una foto a Diana, ma ha deciso che ora non e’ il momento, quindi nonostante gli sforzi di Federico e miei non si concede alla fotocamera.

Arriva anche Gabriele e si dedica al disarmo del pozzo.

Io continuo nel cercare di rubare una foto a Diana e quasi ci riesco. Federico oramai e’ sfiduciato e rinuncia a mettersi in posa.

Terminato il disarmo del pozzo rimettiamo, o meglio Diana rimette la corda nello zaino e ripartiamo. Ora mancano solo il bypass, la salita scivolosa e il pozzetto d’uscita. Il bypass lo liquidiamo in breve tempo.

La salita scivolosa verso il pozzetto d’ingresso la affrontiamo con la dovuta attenzione.

…ma rimediamo ugualmente qualche scivolone su cui fare una risata.

Al pozzetto d’uscita come sempre sale per primo Federico. Stavolta passo la corda dentro un moschettone dell’imbraco di Diana e costringo Federico a fare sfoggio di forza erculea tirandola su di peso. Tento di documentare l’epica impresa con delle foto ma non ottengo molto.

Esco anche io. Appena arrivo su riprovo con le foto con risultati migliori.

Buon ultimo sale Gabriele. Tutti insieme disarmiamo e sistemiamo i materiali. Appena i lavori sono a buon punto Federico convince Diana a tornare alla macchina per cambiarsi prima che prenda freddo. Gabriele ed io li seguiamo appena terminato di “inzainare” i materiali. Strada facendo non poteva mancare la solita foto con panorama di Ceccano. Il tempo e’ rimasto nuvoloso ma non piove.

Ancora una foto a tradimento a Gabriele mentre camminiamo spediti verso le macchine. E’ meglio affrettarsi, nonostante l’impegno non molto gravoso devo dire di aver sudato e l’aria fresca inizia a darmi sensazioni di freddo.

Eccoci alle macchine. E’ tempo di cambiarsi, solo il tempo per una foto alla protagonista della giornata.

Fine di questa bella uscita atipica ma divertente. Il ritorno e’ tranquillo con una sola sosta al bar dell’andata per un veloce spuntino. Alla prossima.

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Stoccalma – 19/11/2022

Con Elisa, Luca e Gabriele a prendere acqua a Stoccalma. Stavolta le foto non sono farina del mio sacco…ho scordato la fotocamera a casa! Ringrazio quindi Elisa e Luca per aver sopperito alla mia dimenticanza con le foto in grotta che vedrete.

La mattina Gabriele passa a casa a prendermi dopo un incontro intermedio con Elisa. Partiamo ripetendoci spesso che dobbiamo fermarci a Tivoli per prendere Luca. Ce lo dobbiamo ripetere perche’ altrimenti, tra una chiacchiera e l’altra, rischiamo di saltare l’uscita!

Caricato anche Luca ci dirigiamo spediti verso Subiaco. Durante il viaggio chiedo nuove ad Elisa e Luca che non vedo da un po’. Dopo gli aggiornamenti si passa a parlare di grotte, tanto per cambiare.

Dopo una veloce sosta al solito bar “Cicchetti” andiamo al magazzino a prendere il materiale. Troviamo ad aspettarci il buon Nerone che ne approfitta per salutare Elisa e Luca. Prese corde, attacchi e trapano carichiamo tutto in macchina e saliamo a Livata dove poi imbocchiamo la sterrata verso Campaegli.

Il tempo e’ uggioso e a tratti pioviggina ma noi non ci facciamo certo spaventare da qualche goccia di pioggia. Al solito spiazzo a lato strada facciamo sosta e ci cambiamo. Come sempre appena sono mezzo nudo per iniziare a vestire i panni speleo inizia a piovere piu’ forte, cosi’ che a termine vestizione sono gia’ umido addosso.

Quando sono pronto, inaspettatamente per primo, prendo un paio di corde e inizio a scendere verso la grotta. Prima di partire mi accerto che Luca, il nostro baldo ed energico portatore di zaini pesanti, mi segua con il resto del materiale.

Nonostante la pioggerella fastidiosa mi godo la breve passeggiata nel paesaggio autunnale fino all’ingresso della grotta. Chinandomi per togliere la grata di copertura all’ingresso la grotta mi accoglie con un vento umido e tiepido, un ingresso alto e’ molto probabile visto dove siamo.

Oggi siamo qua perche’ Gabriele vuole rivedere alcuni punti della grotta e ragionare sul posto su una eventuale congiunzione con una grotta che si apre a Campo Buffone, in esplorazione da parte del GGCR. Una ipotesi per ora piu’ fantastica che reale ma sicuramente affascinante.

Inizio ad armare. Per prima cosa lego la corda passandola nel buco sul masso che sovrasta l’ingresso. Ci sono affezionato a quel foro, lo feci un paio di estati fa aspettando i miei amici che erano a Stoccolma, all’epoca non ero ancora in grado di andare in grotta e a stento mi reggevo in piedi, per questo motivo li accompagnavo dedicandomi ad altro mentre loro si aggrottavano.

Arriva Luca con lo zaino materiali. Mi passa il blocco degli attacchi cosi’ posso proseguire. La prima corda che ho messo arriva giusta giusta al frazionamento subito sotto. Scendo svelto con la speranza di sottrarmi finalmente alla pioggia. Sulla cengia col frazionamento trovo riparo dalla pioggia ma solo perche’ ad essa si sostituisce un cospicuo stillicidio che ne fa decisamente bene le veci. Mi sistemo svelto, collego la prima corda alla seconda e procedo ad armare. Trovo un solo fix, decido di doppiare l’armo utilizzando un occhiello di roccia. Urlo fuori per farmi passare un cordino. Arriva subito un anello di fettuccia che va bene ugualmente. Sistemo l’armo e inizio a scendere dando la libera sopra. Sento che nel frattempo sono arrivati anche Elisa e Gabriele. La corda struscia leggermente su uno spuntone di roccia, per fortuna dalla forma tondeggiante, se ci si tiene leggermente a destra scendendo la corda si scosta abbastanza da evitare lo sfregamento. Urlo ai miei amici di fare attenzione e prendo appunto mentale di modificare l’armo quando saremo in risalita. Dovrei mettere un deviatore a un paio di metri dalla base del pozzo ma ho terminato i cordini e anche qua con un poco di attenzione si evitano sfregamenti. Alla base del pozzo lo stillicidio non diminuisce affatto, somiglia ad una blanda doccia, mi tiro di lato per ripararmi da sassi e acqua.

In rapida successione arrivano Elisa, Luca e buon ultimo Gabriele. Elisa nell’attesa del resto del gruppo sfodera il suo cellulare per farmi una foto.

Abbiamo compagnia, ma dopo la foto evitiamo di illuminare verso l’alto per non disturbare.

Appena arriva Gabriele gli chiedo lumi su come continua la grotta perche’ non la ricordo affatto. La risposta e’ che ora ci attende il meandrino, parto ad esplorarlo. Lo guardo con sospetto perche’ si preannuncia di un bel fangoso tutto da strisciare. Vabbe’, oramai siamo in ballo e non mi sembra il caso di tirarsi indietro. Il primo contatto del fianco sinistro con l’acquetta fangosa e’ un vero piacere. Dopo il meandrino arriviamo al pozzo con 2 bocche, una delle quali rimane proprio sotto i piedi quando si esce dal meandro. Il pozzo e’ gia’ armato, ha ancora il curioso deviatore fatto con uno spezzone di corda annodato alla corda di discesa. Ricordo che lo feci alla mia prima visita a questa grotta. Prima di scendere aspetto Elisa per avvertirla di non lasciarsi cadere nel pozzo quando esce dal meandro.

Alla base del pozzo trovo lo stillicidio notevolmente aumentato. Parte un nuovo meandro, mi affaccio a guardare, una simpatica “S” col fondo pieno di fango e acqua ci attende. Alla partenza del nuovo meandro c’e’ un telo di plastica, probabilmente un residuo del periodo in cui si era fermi qua a scavare il meandro. Provo a togliere il telo tirandolo con decisione ma non riesco, e’ parzialmente sepolto sotto il fango. Mi riprometto di tornare in tempi meno umidi a fare pulizia. Arrivata Elisa mi ficco nel nuovo meandro cercando di evitare piu’ possibile il contatto con l’acqua gelida. Accompagno il passaggio con un numero adeguato di sbuffi e borbottii. Elisa mi segue efficiente e silenziosa come sempre.

Al termine del meandro c’e’ un altro pozzo, mi affaccio, valuto sia un P5, armato su un solo attacco. Prendo mentalmente nota di doppiarlo. Alla base del pozzo sono in un ambiente, una saletta con un camino che sale e un notevole arrivo d’acqua che proviene dal camino. La grotta prosegue davanti a me, si deve scendere ancora un paio di metri sulla stessa corda del P5 e poi sembra iniziare un nuovo meandro, camminabile. Aspetto i miei amici nella saletta. Quando siamo tutti spedisco prima Elisa e poi Luca ad illuminare sopra il camino. Circa 8 metri sopra di noi sembra partire un cunicolo. Visto che sembra interessante e che continuare a scendere lungo la grotta potrebbe essere cosa molto bagnata, propongo di fare una risalita per dare un occhio in cima al camino. Inoltre e’ un’ottima occasione per provare sul campo quelli che chiamiamo “MultiFix”.

Mi armo di pazienza e mi arrampico per il primo tratto. Trovo un punto dove stare comodo e mi faccio passare il materiale dai miei amici. Per prima cosa saggio la roccia con la mazzetta. Il primo strato e’ marcio, ma dopo un paio di centimetri la roccia suona bene. Per il primo attacco mi tengo sul classico e pianto un fix, l’unico che abbiamo. Una volta assicurato inizio ad armeggiare tra roccia, trapano e multiFix.

Nell’attesa, sotto di me, i miei amici si dedicano alla fotografia prendendo di mira un altro dormiente.

Per sperimentare i multiFix oggi non siamo nella migliore situazione, ho scordato a casa il “bussolotto con l’attacco SDS, quindi ci dobbiamo arrangiare con quello che abbiamo. In pratica dopo aver fatto il foro da 6mm con la punta SDS si deve cambiare mandrino, mettere quello per le punte normali, cilindriche, innestarci il bussolotto datoci in dotazione con i multiFix e con lui terminare la sistemazione dell’attacco. A dirla sembra cosa semplice ma gia’ il cambio di mandrino si rivela difficoltoso. Quando poi cerco di far entrare il multiFix nella roccia, lui si rifiuta facendo scattare la frizione del trapano. Purtroppo la roccia e’ piena d’acqua e la polvere prodotta dal trapano produce una poltiglia appiccicosa che non facilita l’avvitamento del multiFix. Subito imparo un’altra cosa, il trapano non lo si puo’ reggere con una sola mano, si rischia di farsi male, me ne accorgo al primo tentativo da una fitta al polso quando si torce violentemente. Con pazienza tolgo il multiFix semi infisso, faccio il cambio mandrino, rimetto la punta, ripasso il foro per pulirlo, cambio nuovamente mandrino e stavolta riesco a mettere il nostro primo multiFix in grotta!

Ora, con 2 attacchi disponibili attrezzo una sosta degna di questo nome e poi chiedo a Luca di raggiungermi cosi’ potra’ aiutarmi preparando il necessario. Quando siamo sistemati a dovere riprendiamo le attivita’. A essere sinceri per fare una risalita mi manca anche la scaletta, poco male, andremo piu’ lenti tanto non credo oggi finiremo.

Sotto di noi Elisa e Gabriele stanno decisamente annoiandosi e a prendere freddo. Per passare il tempo decidono di andare oltre e andare a vedere gli altri punti della grotta che Gabriele voleva esplorare. Li salutiamo e continuiamo con il nostro lavoro.

Probabilmente qualcuno piu’ bravo di me ad arrampicare potrebbe arrivare su in libera ma io sinceramente non me la sento ne’ mi sento di chiedere a Luca una cosa del genere…e poi abbiamo i multiFix da continuare a provare. Mi sistemo meglio che posso per proseguire con un attacco piu’ in alto. Con l’aiuto di Luca che si occupa del cambio mandrino andiamo molto piu’ veloci. Ci sono altri problemi. Il bussolotto per avvitare si riempie di fango, per le prime volte dovremo portare qualcosa per pulirlo, il mandrino non fa ben presa sul bussolotto e questo inizia a girare su se stesso. Per ogni multiFix devo ripetere la sequenza: foro, tentativo di infissione, pulizia del foro e infissione, una cosa lunga. Arrivo ad un punto buono, mettendo il prossimo multiFix potro’ salire di un buon metro. Ora la roccia sembra migliore. Inizio a sistemare il multiFix, entra per meta’ ma dopo il trapano inizia a girare a vuoto. Male, molto male, stavolta e’ il bussolotto che ha ceduto le armi, si e’ spanato, serve piu’ a nulla. Posso nemmeno togliere il multifix, rimarra’ cosi’ fino alla prossima volta. Altro attrezzo da portare, un pappagallo per risolvere queste situazioni. Visto che l’ho messo “a tetto” e quindi lavora ad estrazione provo ugualmente a metterci un anello e ad appendermi. Anche cosi’ il multifix tiene benone! Naturalmente mentre faccio i miei esperimenti mi ritrovo puntualmente sotto l’acqua, me ne accorgo quando inizia a gocciolare allegramente negli scarponi.

Mentre sperimento ritornano Elisa e Gabriele dalla loro ricognizione. Dicono di essere completamente fradici e che la grotta piu’ avanti e’ praticamente allagata. Per salire devono aspettare che io mi tolga dalle scatole perche’ sono sulla loro verticale e potrei tirar loro dei sassi. Mi chiedono di sbrigarmi perche’ iniziano ad avere freddo. Alla mia destra ho una stalagmite che sembra solida, ne faccio un attacco naturale e poi scendo recuperando il materiale. Quando sono comodo termino di doppiare l’armo naturale e poi scendo lasciando il via libera ad Elisa e Gabriele. Luca rimane ancora su a sistemare il materiale da riportare indietro. Elisa arriva, ha freddo e trema, la faccio sedere sedere accanto a me e la friziono per scaldarla, ben poca roba ma meglio di niente. Mentre cerco di alleviarle il freddo la rimprovero anche, come sempre ha mangiato poco prima di entrare in grotta e non si e’ portata zucchero, miele o caramelle per darsi carica durante la permanenza in grotta. Per fortuna Gabriele completa presto la salita e libera la corda cosi’ che Elisa si puo’ riscaldare salendo.

Dopo Elisa parto io. Sara’ il freddo, sara’ la bravura, ma faccio fatica a starle dietro, riesco a raggiungerla solo alla base del pozzo iniziale. Le chiedo il piacere di aspettare un attimo perche’ vorrei sistemare l’armo del pozzo. Ora la vedo piu’ tranquilla, il movimento l’ha scaldata. Mi sono ricordato di avere delle caramelle nel taschino, gliene porgo una da sgranocchiare mentre aspetta.

Salgo piu’ veloce che posso e una volta al frazionamento sistemo l’armo spostando la corda un poco piu’ lontana dallo spuntone di roccia. Nel frattempo arrivano anche Gabriele e Luca.

Queste foto credo siano di Luca mentre attende il suo turno per salire.

Fuori dalla grotta Elisa ed io torniamo veloci alla macchina e possiamo finalmente indossare dei bei caldi abiti asciutti. Subito recupero il mio cellulare per rubare un sorriso a Elisa.

Dopo cambiato mi affaccio verso la grotta per vedere se arrivano i miei restanti amici. Poco prima che inizi a preoccuparmi vedo finalmente spuntare Gabriele.

Eccolo che arriva infreddolito come non mai.

Gli chiedo di Luca. Mi dice che e’ rimasto indietro per disarmare, gli ha lasciato la sua chiave. Lo aspetto ma quando non lo vedo arrivare decido di andare a vedere. Arrivo fino all’ingresso dove trovo Luca che incurante del freddo ammatassa le corde. Lo aiuto rimettendo la grata all’ingresso e poi saliamo all’auto. Anche a lui una bella foto.

In analogia alle spose varra’ il detto “grotta bagnata grotta fortunata”? Non lo so, magari si!

I punti della grotta che Gabriele voleva rivedere per questa volta non erano frequentabili, il primo esperimento con i multiFix e’ andato ma c’e’ molto da migliorare. Rimane comunque un’altra esperienza di cui tenere memoria, con la compagnia di buoni amici. Alla prossima.

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Corso Speleogenesi – 10/11/2022

Un interessante corso per iniziare a scoprire i complicati meccanismi che regolano la formazione delle grotte. Per questa volta non troverete una relazione puntuale ma solo qualche foto a testimonianza delle giornate di corso.

Seguire il corso ha procurato mal di testa a quasi tutti i partecipanti ma ci ha sicuramente arricchito. Alla prossima.

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Corso 63 SCR – Urli – 13/11/2022

Con molto piacere ospito la relazione di Fabio accompagnata dalle foto scattate da vari partecipanti all’uscita e messe online da Giuseppe.

Dio li fa e poi li aggrotta, e allora eccomi qui, in prestito su Aggrottiamoci, per un breve racconto dalla Grotta degli Urli!

È la seconda uscita sotterranea del 63° corso dello Speleo Club Roma. Il ritrovo è alle 9.30 a Campocatino, cioè Guarcino, cioè Frosinone, in un parcheggio a 1800 m circa vicino al ristorante della signora Luciana (ci torneremo). Intorno a noi, si apre il paesaggio brullo dei Monti Ernici, ma si apre un po’ troppo, e infatti un venticello gelido inizia a soffiare ghiacciandoci schiene e sentimenti.

Gli allievi, al completo, sono Giuseppe, Leo, Luca, Patrizia, Arianna, Yassin e Marco; gli istruttori sono Max, Fabio B., Netta, Eleonora e Andrea. Flaminia ed io daremo una mano e siamo contenti così. Sistemate le tute, gli imbraghi e la ferrazza d’ordinanza, inizia pure a fioccare la neve; novembre, andiamo, è tempo d’ingrottar.

Io e Andrea precediamo il gruppo per armare la grotta, o meglio, lui arma e io fornisco supporto morale, un po’ di materiale, e qualche battuta non richiesta.

Sono anni che sento parlare della Grotta degli Urli, il vanto dello Speleo Club che la scoprì negli anni Ottanta, quando in grotta si scendeva indossando tute in lycra con spalline e sfoggiando, sotto ai caschi, mullet e chiome cotonate. (Non c’ero, ma mi piace immaginarli così).

La Grotta degli Urli scende fino a -610 m, si apre con un ingresso abbastanza comodo, un pozzo da 5 metri e, dopo un cunicolo strettino (ma dicono che negli anni si sia allargato) un altro pozzo da 7 metri. Ora, è normale sentirsi a disagio nelle strettoie, ma quando poi sei dentro scopri che è divertente, e che sì, hai fatto bene a perdere quei due chiletti. Insomma, alla Grotta degli Urli è meglio andarci prima delle pantagrueliche feste di Natale.

Striscia che ti striscia, io e Andrea raggiungiamo il pozzo del Canapone, un pozzo di 23 metri così chiamato perché vi trovarono una corda di canapa usata da un tale di Guarcino che aveva esplorato la cavità tempo addietro. La corda è ancora lì, e anche noi, e infatti il gruppo, che procede spedito, ci raggiunge. Max è in testa seguito da Luca, finiamo di armare e scendiamo: sotto al pozzo, nella sala del Legionario, l’occasione è perfetta per una prima sosta tutti assieme con photocall di rito.

Da lì, gambe in spalla: percorriamo a gruppetti l’ampia galleria Andrea Doria. È una camminata che scende di circa 200 metri di dislivello, ripida ma comoda: i fotografi ne approfittano e, davanti all’obiettivo, finiscono presto anche gli inquilini naturali del mondo ipogeo, tra i quali uno addormentato sul cavo del telefono. Meglio lasciarlo riposare.

Infine, approdiamo al maestoso Salone del Trentennale: una camera lunga 70 metri e alta 25, che percorriamo, aiutati da una corda, fino in fondo. Qualcuno scivola e scende a chiappe, ma tutto bene. Siamo a -230, è ora di pranzo, e ci concediamo panini, frutta secca e il famoso brodino con il famoso dado fatto personalmente dalla famosa Netta, e non c’è modo migliore per scaldarci l’anima.

Placata la panza, tocca rientrare; ci aspetta una salitella scocciagluteo niente male fino al p23 e non è il caso di perdere tempo. Io e Flaminia restiamo indietro per disarmare: stiamo ancora prendendo confidenza con gli attrezzi del mestiere e per questo disarmiamo lentamente. Va bene, diciamo che non siamo ancora i Marcell Jacobs della Speleologia, ma l’entusiasmo non ci manca, e questo è ciò che conta. Intanto gli altri, evidentemente bravi e veloci, presto ci distaccano ed escono. Quando infine usciamo anche noi, ci accoglie il silenzio di una notte serena e tiepida. In fondo, la Guarcino illuminata sembra un presepe.

Il gruppo ci ha aspettato al calduccio del ristorante di Luciana, che col suo buon cuore ha accettato di restare aperta: ci concediamo un meritato brindisi con il prugnolo fatto in casa da Giuseppe e poi, chi resta, un memorabile piatto di gnocchi e pasta e fagioli.

Sazi, stanchi e soddisfatti, capiamo che è tempo di far ritorno verso Roma; nel tepore dell’auto, si parla di prossime uscite, altre grotte, nuove avventure tutte per noi.

Fabio

Pubblicato in Uncategorized | Commenti disabilitati su Corso 63 SCR – Urli – 13/11/2022