Piccola Creta – 11 agosto 2026

Finalmente! Abbiamo terminato la risalita…ma solo per scoprire che c’e’ ancora da lavorare per andare avanti. Un’uscita con piacevoli sorprese e poca acqua assieme a Giulio, Massimo e Francesco.

Si, l’abbiamo terminata. Una risalita nata almeno 3 anni fa dalla mia curiosita’ di andare a vedere piu’ da vicino un buio allettante nella diramazione laterale alla base del primo P50. Da allora si sono avvicendati tanti speleo nella progressione verso l’alto e mi sembra questa un’ottima occasione per ringraziarli tutti e invitarli a proseguire l’avventura.

Ma ora vediamo come si e’ svolta questa giornata. Con Giulio l’avevamo progettata da tempo e, nonostante fossi in vacanza ad Anzio non potevo mancare. Anche Giulio ha dovuto “incastrare” l’uscita tra una nottata di lavoro e una partenza per la Spagna, pero’ eccoci qua. A noi si sono aggiunti anche Massimo e Francesco, un’ottima compagnia.

La mattina ci incontriamo al bar “Cicchetti”, siamo Giulio, Francesco ed io, Massimo verra’ direttamente alla grotta. Dopo colazione ci compattiamo nella macchina di Giulio e andiamo.

Verso le 10.30 siamo al parcheggio vicino la grotta e iniziamo a prepararci. Avverto i miei amici, soprattutto Francesco e Massimo alla loro prima visita alla grotta, che la grotta e’ assai umida e di solito si esce zuppi e infreddoliti. Per conto mio ho deciso che entrero’ con una maglia leggera portandomene ben tre di ricambio.

Arrivati all’ingresso sistemo la corda per scendere il primo pozzetto quindi faccio una foto al nostro gruppetto.

Giulio scende per primo, seguito da me quindi Francesco e Massimo a chiudere la fila. Pochi minuti e siamo gia’ al saltino da due metri, quello che prelude al P25. Approfitto della discesa di Giulio per fargli qualche foto, oggi ho portato la fotocamera nuova e spero vengano meglio del solito.

Nella saletta alla partenza del P2 c’e’ un lumacone che scivola indifferente sulla concrezioni immacolate.

Aspetto un attimo a scendere il P2 per riprendere Massimo che scende il P10.

Il P25 passa via veloce. Con Giulio facciamo sosta alla partenza del P50 per avvertire Massimo e Francesco della delicatezza del passaggio di avvicinamento alla partenza del P50. Si tratta di un paio di metri stretti, in orizzontale, da affrontare con molta prudenza perche’ se dovesse cadere un sasso finirebbe in testa a chi sta scendendo il pozzo o anche addosso alle corde che cosi’ potrebbero rimanere lesionate.

Una volta avvisati i nostri amici, ci troviamo tutti ammucchiati nello stretto ambiente alla partenza del P50. Giulio occupa la corda bianca e io lo seguo prendendo la rossa.

Giulio inizia a scendere. Io prima di farlo a mia volta faccio ancora una foto a Francesco e Massimo raccomandando nuovamente la massima attenzione a non far cadere sassi.

Pochi minuti e con Giulio siamo alla base del P50. Come sempre vado ad omaggiare di una foto le stalattiti “morbide”. Anche qua, come avevo notato sul P50, trovo poca acqua. Con un po’ di fortuna oggi ci bagneremo poco.

Aspettiamo la discesa del resto del nostro gruppetto, intanto allieto Giulio raccontando di altri lavori fatti nella grotta e di cose ancora solo pensate ma da fare in un prossimo futuro.

Quando siamo tutti si passa il cunicolo laterale e iniziamo la risalita sempre nello stesso ordine, Giulio per primo seguito da me quindi Massimo e Francesco a chiudere la fila.

Al “campo base”, oramai in dismissione, faccio la cernita del materiale lasciato le volte scorse e lo metto nel mio zaino, sara’ utile in cima alla risalita. Quello che non useremo lo portero’ fuori, oramai non serve tenerlo ancora qua ad arrugginire. Dopo non so quanto tempo Giulio recupera finalmente il suo cordino in kevlar che ha atteso pazientemente il suo ritorno. Quando arrivano Massimo e Francesco facciamo una rapida descrizione di cosa li aspetta e riprendiamo a salire.

La salita non e’ breve per nulla ma oramai e’ una consuetudine. Pian pianino arriviamo tutti i cima alla cengia dove iniziammo l’ultimo tratto di risalita. E’ stato forse il piu’ travagliato, lo abbiamo piu’ volte abbandonato per la troppa acqua. Ancora una volta devo stupirmi, oggi non c’e’ quasi stillicidio proveniente dall’alto. Una meraviglia, ho ancora la maglia asciutta.

Mentre il resto del gruppo si mette comodo io mi concentro a districare il groviglio di corda che avevamo precipitosamente lasciato con Francesca e Linda dopo una freddissima quanto bagnata uscita.

Anche se con fatica riesco a far tornare il groviglio una bella matassa di corda. Ora non rimane che salire l’ultimo tratto, recuperare la corda, sistemare l’armo e poi saremo pronti per attrezzare l’ultimo tratto di risalita.

Purtroppo a questo punto c’e’ spazio per sole due persone. Saremo Giulio ed io a completare la risalita quindi chiediamo a Francesco e Massimo tanta paziente attesa in un punto riparato da eventuali cadute di sassi.

Sistemato tutto salgo su. Con l’aiuto di Giulio recupero la corda e rifaccio l’armo. Quando termino mi fermo ad aspettarlo alla piccola cengia dove interrompemmo l’ultima volta con Francesca e Linda.

Visto che Giulio manca da tanto lascio a lui l’onore e la fatica di riprendere la risalita. Lui si attrezza alla bisogna e nel frattempo dissertiamo sul metodo che useremo per farla. Non faremo infatti una risalita classica con una corda dinamica e l’assistente sotto a fare sicura a chi risale. Utilizzeremo un metodo, sicuramente piu’ lento, che lascia completa autonomia a chi effettua la risalita. Dopo aver concordato sul metodo, Giulio inizia il suo lavoro. Il primo fix risulta un poco laborioso ma poi procede tutto velocemente e con soddisfazione, oramai la sommita’ della risalita e’ a portata di mano.

Quando mancano solo gli ultimi due fix Giulio con grande generosita’ mi cede il posto e vado io a toccare con mano la fine di questa prima parte della nostra avventura in questo ramo di grotta.

Anche qua noto con piacere e sollievo che di acqua quasi non ce n’e’. Salendo recupero gli attacchi non piu’ necessari. Arrivato all’attaco piu’ in alto pianto un primo fix, salgo di un mezzo metro. Pianto un secondo fix e sono arrivato!

Prima di proseguire cerco di vedere se la nostra avventura puo’ proseguire o meno. Faccio anche delle foto ma nonostante i miei sforzi non riescono a mostrare l’ambiente nascosto dietro la strettoia che ho davanti. Dopo aver documentato meglio che potevo termino il mio lavoro piantando 2 fix e armando una sosta sicura da cui riprendere il lavoro.

Fossimo stati solo Giulio ed io sarei rimasto volentieri ancora un po’ ad allargare il passaggio ma al pensiero che Francesco e Massimo sono poco piu’ sotto a prendere freddo e annoiarsi non mi lascia tranquillo. Saluto la strettoia, scendo disarmando quello che non serve piu’ e quindi scendiamo a raggiungere i nostri amici.

Per non farli freddare oltremodo urliamo loro di avviarsi mentre noi sistemiamo le attrezzature. Quando siamo pronti prendiamo la via del ritorno.

Mi ricordo della fotocamera solo salendo il P50 nel momento in cui mi era comodo riprendere fiato.

Ecco Giulio che arriva in cima, alla partenza, del P50. Nonostante tutte le nostre raccomandazioni circa l’attenderci alla partenza del pozzo, quando arriviamo scopriamo che Massimo ci ha aspettato pazientemente mentre Francesco e’ passato andando oltre. Probabilmente lo ha fatto quando noi non avevamo ancora impegnato le corde quindi nessun pericolo.

Il P25 passa via in un attimo.

Al saltino da 2 metri Giulio ed io troviamo una sorpresa, chi e’ passato prima di noi, Francesco e quindi Massimo, si e’ portato via la corda. Quando urliamo il nostro disappunto Massimo ci risponde che oramai sta salendo il P10 e non ha intenzione di tornare indietro. Per fortuna il P2 si arrampica facilmente quindi salgo senza corda e poi la recupero e la butto giu’ per Giulio. All’uscita scopriremo che e’ stato Francesco a portarsi via la corda e che Massimo ha risalito il P2 in arrampicata meravigliandosi che non ci fosse una corda in un passaggio cosi’ impegnativo!

Anche Massimo fa la sua parte ma sul P10. Con una pedata riesce a distruggere la concrezione che regge il deviatore da almeno 7 anni. Ce ne accorgiamo quando vediamo un cordino con moschettone che scendono giu’ lungo la corda di salita.

Nulla di grave pero’ devo salire con molta cautela cercando di non rovinare la corda poiche’ senza deviatore struscia molto di piu’ sulla roccia. Arrivato all’altezza del deviatore lo risistemo alla meno peggio ed esco dal pozzo urlando la libera a Giulio. Il deviatore rappezzato sembra non lavorare come si deve quindi anche Giulio risale con molta cautela. Dovremo trovare una soluzione alternativa alla prossima uscita.

Sono in vista dell’uscita, gia’ immagino come sara’ traumatico lasciare il fresco della grotta per l’afa all’esterno.

Oggi ho indossato la tuta nuova per la prima volta. Mentre aspetto Giulio mi guardo addosso e scopro con profondo disappunto di aver gia’ fatto danni. Ho un buchino sul ginocchio. Tiro giu’ qualche santo ma in maniera silenziosa e gia’ progetto una sessione di ago e filo per porre rimedio.

Ecco Giulio che arriva.

Fuori trovo il caldo che temevo e i nostri amici che si prendono un minuto di relax in attesa della nostra uscita.

Ecco Giulio che fa capolino.

Una volta tutti fuori tolgo la corda e andiamo insieme alle auto mentre Giulio distribuisce equanimamente le nostre rimostranze per la corda tirata via e il deviatore saltato.

Incredibile, ho concluso l’uscita senza dover ricorrere alle maglie di ricambio e senza soffrire il freddo. L’uscita in questa grotta in assoluto piu’ confortevole che abbia mai fatto. Come se non bastasse abbiamo terminato la risalita e trovato che la grotta prosegue. Mi sembra ottimo e abbondante. Alla prossima.

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About fato63

Pratico la speleologia da qualche anno ormai. Mi sono finalmente deciso a tenere un diario delle uscite. Approfitto del blog per renderlo consultabile e commentabile.
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