A rivedere questa interessante grotta insieme a Martina, Luca e Nerone.
La mattina Martina passa da me e insieme andiamo ad Arsoli dove ci aspetta Luca per la colazione. Dopo un necessario caffe’ carichiamo in macchina tutta la roba di Luca e partiamo alla volta della grotta. al parcheggio vicino la grotta troveremo Nerone ad attenderci.

Saliamo su passando accanto alla bella Cervara arroccata sulle pendici di non so quale montagna. Come promesso al solito parcheggio nei pressi della grotta troviamo Nerone ad aspettarci. Dopo i saluti ci racconta di aver fatto tardi perche’ una volta arrivato qua una prima volta si e’ reso conto di aver dimenticato a casa una parte dell’attrezzatura quindi e’ dovuto tornare a casa a prenderla. Fortuna che lui abita a Subiaco, relativamente vicino quindi.

Come al solito ci accoglie con la sua fida pipa anti-stress.

Oggi il sole ci regala gli ultimi bagliori estivi, e’ strano, all’ombra si sente quasi freddo mentre se ci si sposta al sole lo si sente ben intenso. Prima di prepararmi mi inoltro nel bosco per una faccenda personale e ne combino una delle mie, scivolo su un sasso instabile e cado ferendomi leggermente a una mano e a un ginocchio…come si dice, chi ben comincia…
Dopo la disavventura boschiva mi cambio svelto poi mi rifugio all’ombra ad aspettare i miei amici.

Tutti pronti? Via! Zaini in spalla arriviamo alla grotta, Nerone mentre ci aspettava era gia’ sceso a portare il materiale per armare il primo pozzo. Io devo ancora indossare l’imbrago quindi mi sistemo da una parte per farlo. Luca e’ gia’ pronto e viene subito ingaggiato per terminare l’armo del primo pozzo.

Eccoci tutti pronti per entrare. Martina e’ alla sua prima visita alla grotta quindi, in mancanza di Gabriele, cerco di farle da cicerone e raccontarle della grotta.

Le mostro anche il masso “punciottato” su cui mi accanii anni fa, post-covid, quando ancora non potevo andare in grotta ma stavo riprendendo almeno a camminare.

Luca entra e scompare nelle viscere della terra. Dopo pochi metri si ferma ad armare il frazionamento intermedio. Oggi ci divideremo in due piccole squadre, Martina e Luca andranno a riarmare il traverso sui pozzi ciechi, armare anche loro e quindi a scenderli. Nerone ed io ci fermeremo al pozzo precedente dove Gabriele ci ha raccontato che tutta l’acqua della grotta veniva inghiottita in un cunicolo stretto alla base.

Luca urla la libera e Martina si appresta a seguirlo.

Dopo Martina entro io.

Luca ha armato su un singolo fix, potrebbe pure andare bene ma le sacre tavole della legge dell’armo impongono un doppio attacco in questi casi quindi mi riprometto di dirglielo.

Eccoci insieme, urlo la libera a Nerone e racconto a Luca le mie osservazioni sull’armo che ha fatto, spero gli saranno utili quando si dovra’ confrontare con speleo provenienti da altri gruppi.

Nerone arriva. Luca e Martina riprendono la discesa. Ora li attende il saltino davanti a noi poi un cunicolo che termina al pozzo successivo. Quando si esce dal cunicolo ci si ritrova con i piedi avanti dentro uno dei buchi del pozzo e si deve fare attenzione.

Il buon Nerone attende con me.

Il solito teschio ci fa silenziosa compagnia. Noto sopra di lui delle macchie nere, inizia a soffrire per l’umidita’.

Appena Nerone e’ pronto partiamo anche noi e raggiungiamo i nostri mentre sono in procinto di scendere il pozzo. Luca ha notato che uno dei due anelli dell’armo ha delle escrescenze strane e desidera cambiarlo. Io me lo guardo e capisco cosa ha visto, si tratta di uno di quei vecchissimi anelli, diciamo di trent’anni fa, che erano saldati alla base. Gli spiego che le escrescenze che ha visto sono proprio le saldature ma lui rimane dell’idea che sia da cambiare. Rimaniamo d’accordo che dopo che sara’ sceso lo faremo noi.

Mentre Luca scende dedico una foto a Martina.

Luca urla la libera e Martina si appresta a scendere.

Visto che ci sono le faccio molte foto mentre inizia a scendere.

Eccola che parte.

Nerone osserva con attenzione paterna la discesa di Martina.
Ogni promessa e’ debito quindi appena anche Martina arriva giu’ smonto l’anello antico e ci metto un’onesta e moderna placchetta d’acciaio. L’anello me lo tengo io come ricordo dei tempi andati.

In breve siamo giu’ anche noi, di nuovo tutti assieme, pronti per affrontare il cunicolo successivo.
Oggi ne ho per tutti. Mentre Martina scendeva il pozzo ho notato che teneva le gambe giu’ invece di usarle sulla parete per tenersi in equilibrio e distanziata. Le faccio notare che cosi’ facendo ha fatto un “uso improprio” e la corda ha strusciato su uno spuntone per tutto il tempo correndo il rischio che si lesionasse.
Spero che in futuro si ricordera’ di questo particolare, piccolo, ma importante per la sicurezza di tutti.

Dopo qualche faticoso minuto e molti grugniti ora sono affacciato al pozzo successivo, quello che arriva alla sala dove con Luca iniziammo una risalita, tempo fa.

Da li’ in poi si tratta di scendere la seconda parte del pozzo, fare un ulteriore cunicolo e siamo sul traverso malefico, quello che tanto ritorna nei racconti di Gabriele. Nerone ed io siamo arrivati a destinazione, sotto al traverso c’e’ il breve pozzo e alla base il cunicolo su cui lavoreremo. Prima di scendere controllo e mi accorgo che manca una corda per risalire dalla parte opposta del pozzo. Faccio un paio di scomodi metri indietro per chiedere a Nerone di tirarmi una corda che avevo visto ammatassata vicino a dove sta transitando lui. Quando mi tira la corda mi accorgo che la corda e’ un avanzo, un lungo avanzo, dell’armo del traverso. Mi pare uno spreco e poi mi serve una corda per risalire il pozzo dalla parte opposta. Dopo qualche millesimo di secondo di esitazione prendo il coltello e taglio la corda dove serve quindi la tiro a Luca, che ha gia’ passato il traverso, affinche’ la sistemi a modino.
Fatto quel che serviva saluto Martina e Luca che proseguono verso i pozzi ciechi e scendo il pozzo dove mi metto comodo ad aspettare Nerone.
Nerone mi raggiunge e per prima cosa tira fuori le candele per creare la giusta atmosfera.

Non poteva mancare una pipata propiziatoria.

Ora siamo pronti a lavorare sul cunicolo che, a dire di Gabriele, inghiotte tutta l’acqua che arriva in grotta.

Per circa 3 ore ci dedichiamo anima e corpo ad allargare il cunicolo. Ogni tanto sentiamo rumore di trapano, sicuramente e’ azionato da Luca per armare e scendere i pozzi ciechi. Questo fatto ci lascia col serio dubbio che il cunicolo vada proprio a finire la’, pero’ oramai ci siamo e continuiamo il lavoro.
Quando Nerone decreta che e’ ora di rifare i ferri e iniziare ad uscire concordo con lui, il cunicolo non si e’ lasciato profanare fino in fondo, ci sarebbe ancora molto lavoro da fare ma io inizio a sentire parecchio la stanchezza e l’idea di smettere mi sorride parecchio. Entro un’ultima volta nel cunicolo per tentare una foto esplicativa ma il posto e’ troppo stretto anche per fare una foto decente. In pratica, dove c’e il nero, il cunicolo sembra proseguire in basso ma sempre ben stretto e tenacemente convinto a non cedere spazio a noi poveri speleologi.

Mentre Nerone prepara le sue robe ricomponendo lo zaino io faccio un salto avanti per vedere cosa combinano i nostri amici. Strada facendo mi fermo a fare visita al laghetto bianco.



Poco piu’ avanti sento arrivare qualcuno, e’ Martina. Anche loro hanno terminato il proprio lavoro e stanno per riprendere la strada per l’uscita. Meglio cosi’. Mi fermo qualche secondo a parlare con Martina e anche lei conferma che dai pozzi ciechi sentivano distintamente le nostre voci. Questo rafforza la convinzione che il nostro cunicolo e i pozzi ciechi siano comunicanti…Non credo servira’ lavorarci di nuovo.

Quando torno da Nerone lui e’ gia’ partito per affrontare il primo cunicolo. Lo seguo cercando di dargli una mano con il pesante zaino che porta. Quando lui passa mi addentro anche io. Dietro di me sento Martina e Luca che iniziano a passare il traverso malefico.
Senza fretta Nerone ed io saliamo il pozzo successivo, facciamo il cunicolo che segue e poi ci fermiamo alla base del pozzo che segue, quello col deviatore senza moschettone.

Io esco dal cunicolo per primo, poi mi metto comodo a riprendere Nerone che ne esce. Quando siamo assieme decidiamo di aspettare anche Martina e Luca. Ci mettiamo seduti il piu’ comodamente possibile e per passare il tempo Nerone mi racconta alcuni aneddoti sull’esplorazione di questa grotta. In particolare mi dice che il cunicolo che abbiamo appena passato tenne impegnati lui e altri speleo per ben 4 anni, una volta rischio’ anche la vita per intossicazione da monossido di carbonio.
Tra un racconto e l’altro passiamo quasi un’ora fermi ad aspettare i nostri amici. Quando il freddo inizia a mordere prendiamo la decisione di riprendere a muoverci. Per scrupolo Nerone si affaccia nel cunicolo dei 4 anni e ne ritorna dicendo che ora si sentono le voci dei nostri amici, questo vuol dire che sono nei pressi. Rassicurati della loro presenza iniziamo a salire il pozzo.



Salgo ancora per primo poi aspetto Nerone.

Dopo il pozzo del deviatore strano ci aspetta ancora un cunicolo, il saltino arrampicabile e siamo alla base del pozzo d’uscita. Anche in questo caso arrivo per primo, mi metto comodo e riprendo l’arrivo di Nerone.
Anche qua ci mettiamo comodi e aspettiamo una buona mezz’ora per vedere se i nostri amici ci raggiungono. Anche stavolta il freddo arriva prima di loro. Proviamo a chiamarli ma nulla ci tora in risposta. Decidiamo di uscire.

Eccomi fuori. Almeno qua l’attesa sara’ meno gelida, mi metto comodo ad ammirare il bel panorama e a godere dell’ultimo sole di questa bella giornata. Non sono nemmeno le 4 del pomeriggio e il sole e’ gradevolmente caldo.

Anche Nerone esce e si concede una pausa rilassante con la sua puzzolentissima pipa.

Passa il tempo e dei nostri amici ancora non si vede traccia. Nerone inizia a impensierirsi e ogni tanto si affaccia all’ingresso per vedere se si sentono rumori del loro arrivo. Nulla.

Intanto il sole pian piano si ritira.

Nerone deve fare una telefonata ma qua il cellulare non prende. Sale alla macchina e ne approfitta per portare su parte della sua attrezzatura.

E’ passato altro tempo e il sole e’ tramontato sulla piana, la temperatura e’ subito calata sensibilmente.

Nerone torna alla macchina per un’altra telefonata, io intanto decido di cambiarmi per indossare una maglia asciutta. Non mi tolgo l’attrezzatura perche’ ora il ritardo e’ veramente preoccupante, c’e’ la probabilita’ di dover rientrare.

Passa ancora del tempo senza che ci sia traccia dei nostri amici, sono quasi le 7, c’e’ il serio rischio che abbiano avuto un problema che gli impedisce di proseguire. Decido di rientrare per andare a vedere. Scendo il primo tratto del pozzo quando con sollievo vedo una luce tremolare alla base del pozzo. Urlo per sincerarmi di non avere le allucinazioni e sono lieto quando sento in risposta la vocina di Martina che dice di essere esausta.
Ci dimostra ulteriormente il suo stato di stanchezza estrema impiegando quasi 45 minuti per salire la prima parte del pozzo, una dozzina di metri. Per la seconda parte Nerone decide di darle una mano, le passa una corda con cui la aiuteremo tirandola un poco.

Ancora qualche minuto ed eccola affacciarsi all’esterno. Tutto bene, meno male.

Mentre lei termina di sistemarsi e uscire noi togliamo di mezzo la corda ausiliaria.

Ed eccola fuori. Nerone ora si gusta una rilassante pipata, ci vuole dopo le ore di relativa tensione.

Pochi minuti ed ecco arrivare il buon Luca che si e’ fermato per disarmare il deviatore e il frazionamento intermedio della corda d’ingresso .


Continuo a fare foto in giro. Intanto e’ scesa la sera.

Da qua in poi dimentico completamente la fotocamera quindi le foto che vedrete sono di Luca.

Visto che le foto le scatta Luca, una volta tanto in foto ci sono io. Salgo di buon passo, e buon fiatone, l’ultima parte di salita per arrivare alle auto. Dalla foto si vede che la tuta nuova, usata oggi per la seconda volta, ha oramai perso il suo colore giallo originario. Ma questo e’ niente, quello che mi disturba di piu’ e’ che ho gia’ una decina di buchi in corrispondenza delle ginocchia e qualcuno sul sedere. Le cose sono due, o sono diventato incredibilmente maldestro (possibile!) o i tessuti che usano per le tute non sono poi granche’.

Non potevo chiudere questa relazione senza dare uno sguardo ai pozzi ciechi, quindi approfitto ancora delle foto di Luca per mostrarveli. Oggi Martina e Luca hanno scoperto molte cose. Intanto quello che fino a ora era detto “pozzo cieco” ora sappiamo che sono due, il secondo a frattura e disassato dal primo di qualche metro. Inoltre li hanno trovati vuoti mentre a me era sempre capitato di vedere solo il primo e anche colmo d’acqua. Ci hanno anche permesso di appurare che il cunicolo dove stavamo Nerone ed io comunica senza dubbio con i pozzi ciechi, loro ci sentivano distintamente parlare.


Queste ultime due sono ancora di Luca e le ha scattate durante il loro lento avanzare verso l’uscita, sono belle, oramai le avevo, mi sembrava brutto scartarle.


Una uscita tranquilla per la prima parte e con un’attesa ansiogena per la seconda. Martina avra’ preso atto che le serve di allenarsi seriamente per affrontare grotte piu’ impegnative, sono sicuro che lo fara’. Per ora sono contento che sia finito tutto bene.
Sulla strada per rientrare, vicino Arsoli, abbiamo anche trovato un buon ristorante che nonostante l’ora tarda ci ha ospitati e sfamati. Si meritano un poco di pubblicita’ quindi eccovi qua il loro biglietto da visita.

Che altro dire se non…alla prossima!