Piccola Creta – 19 settembre 2026

Con Alice per rivedere la fine della risalita e per sistemare una delle via del P50.

La mattina alle 7.30 ci vediamo con Alice sotto casa mia, sistemiamo la sua roba in macchina e partiamo. Dopo una veloce colazione al bar a Chicchetti ci rechiamo alla grotta dove Nerone ci aspetta con pazienza. Anche Luca doveva essere dei nostri ma il lavoro lo sta travolgendo e da qualche tempo deve utilizzare il fine settimana per riprendersi.

Quando arriviamo al solito parcheggio vicino la grotta troviamo Nerone in paziente attesa, dopo i saluti capisco che non verra’ con noi come speravo, e’ venuto qua solo per portarci l’attrezzatura necessaria e un imbrago da prestare d Alice. Visto che e’ la prima volta che lui e Alice si incontrano una bella foto non poteva mancare.

Mentre ci prepariamo Nerone ci saluta e torna a casa. Quando siamo pronti ci avviamo verso la grotta, l’avvicinamento di quasi 30 secondi e’ massacrante ma lo affrontiamo impavidi!

Visto che siamo rimasti solo noi due ad andare in grotta oggi ma non abbiamo mitigato i nostri obiettivi ci troviamo a entrare con uno zaino per uno, entrambi molto gonfi e pesanti. Oggi se tutto va bene cambieremo una delle due corde del P50, la rossa per la precisione, e poi arriveremo fino al termine attuale della risalita per vedere se possiamo risolvere la strettoia con qualche martellata. Nel cambiare la corda del P50 aggiusteremo anche l’armo mettendo piu’ frazionamenti e separando gli attacchi delle due vie, poiche’ nell’ultimo terzo della discesa sono in comune.

Le foto di Alice. Dimenticavo di dire che anche Alice ha scattato foto durante la nostra gita. Visto che le ha subito condivise le posso includere nella relazione. Visto che siamo solo io e lei e’ quasi scontato che i soggetti delle sue foto possiamo essere o la grotta o io o un misto di entrambi. Queste sono le sue foto del mio ingresso e dei primi metri di grotta, fino al primo pozzo interno, il P10.

Anche io ricambio, questa e’ una foto alla base del pozzetto d’ingresso mentre aspetto la discesa di Alice.

Eccola che arriva.

Mentre termina la discesa mi accorgo di una farfallina che riposa in questi primi metri di grotta, sara’ mica la triphosa dubitata?

Dopo l’intervallo faunistico racconto ad Alice cosa le aspetta per questo pozzo, il deviatore a pochi metri, lo stretto fangoso e come evitarlo, quindi scendo e la aspetto.

Siamo nella saletta ai piedi del P10, le dico del P4 che parte da qua, di lui mi scordo sempre, e dei passaggi successivi da disarrampicare. Oramai per me e come la strada di casa, pochi secondi e sono alla partenza del P25. Aspetto che Alice mi raggiunga, voglio spiegarle come affrontare la strettoia iniziale del P25.

Eccola che arriva col suo bel sorriso.

Anche questa e’ un foto di Alice, l’ha presa sulla cengia a meta’ del P25.

Arrivo alla partenza del nostro P50. Mi sistemo e aspetto Alice. Qua voglio farle lo spiegone di rito sul breve passaggio orizzontale per arrivare ad affacciarsi al pozzo. E’ un passaggio breve ma delicatissimo, devo farle notare che sotto i suoi piedi c’e’ la verticale del pozzo e che qualsiasi cosa cada da li’ arriva diretta addosso a chi scende con la forza di un proiettile. Anche in mancanza di speleo su corda e’ pericoloso che caschi qualcosa, potremmo avere una corda lesionata o al peggio tranciata.

Nell’attesa faccio anche una foto al nostro primo obiettivo, la corda rossa ci attende con pazienza. E’ ansiosa di essere messa in pensione dopo anni di lavoro. Peccato la si debba cambiare, quasi mi manchera’ la sua nota di colore ma e’ giusto che vada a riposare anche lei.

Ecco Alice che arriva. Aspetto che tolga il discensore poi la blocco la’ sul posto per farle lo spiegone che faccio con tutti coloro che vengono in questa grotta per la prima volta…e vista la mia scarsa memoria probabilmente qualcuno se l’e’ sorbita piu’ di una volta!

Dopo lo spiegone Alice mi raggiunge con la dovuta prudenza e cautela poi tiriamo fuori il necessario dagli zaini e iniziamo il lavoro di sostituzione della corda. Alice riprende il mio operato.

Fatta la sostituzione della corda per il nodo di partenza litigo qualche minuto con il moschettone del deviatore. Quando vado ad aprirlo la molletta del ritorno della leva salta via e sono inutili i miei tentativi di rimetterla in loco. Quello e’ un moschettone d’acciaio con ghiera, visto che non ho altri moschettoni mi dico: “vabbe’ avvito la ghiera e aggiustiamo cosi’ la faccenda”. Naturalmente la ghiera e’ bloccata, bloccatissima da un misto di ruggine e calcare. Per fortuna oggi ho con me un attrezzo che salva la situazione, un pappagallo, una pinza da idraulico, che di si voglia. Con il suo aiuto convinco la ghiera a sbloccarsi e risolvo.

Inizio a scende per fare posto ad Alice, scenderemo in parallelo sulle due corde cosi’ mi fara’ compagnia e mi potra’ passare eventuali attrezzi che ho scordato di prendere dal suo zaino.

Purtroppo anche questa nuova fotocamera non riesce a mettere a fuoco correttamente i soggetti se chi scatta la foto dondola nel vuoto appeso a una corda, quindi la partenza di Alice risulta un poco mossa.

Scendendo ci concediamo un momento geologico o mineralogico. Nella parete notiamo delle scaglie marroncine che contornano una specie di ovale incluso nella roccia, le scaglie sembrano di ferro, o meglio di ruggine. Chissa’ di cosa si tratta.

Scendiamo lentamente e a ogni punto possibile aggiorno l’armo della corda su cui sto scendendo. Al primo deviatore che si incontra ci fermiamo e il pappagallo si rivela ancora una volta prezioso per aprire le ghiere dei moschettoni inchiodati.

Avevo portato anche un gancio per ancorarmi comodamente fuori della verticale della corda ma purtroppo di lui non c’e’ traccia, credo sia rimasto disperso da qualche parte, tra l’altro anticipo che non lo ritroveremo piu’. Mi arrangio alla vecchia maniera, piu’ faticosa ma sempre applicabile, trovo un punto in cui aggancio una gamba e mi tengo cosi’ mentre pianto un fix, metto l’attacco e ci posiziono la corda.

Il frazionamento successivo e’ uno intermedio, lo aggiungo per rendere questa via piu’ comoda per risalire quando si e’ in tanti (ma quando saremo in tanti?), cosi’ si potra’ salire in piu’ persone distanziate di un frazionamento.

Quello subito dopo e’ il frazionamento che le due vie avevano in comune. Finalmente separo gli attacchi rendendo le due vie indipendenti anche per l’ultimo tratto. Qua devo giuntare un’altra corda a quella su cui sono sceso finora. Per non avere passaggi complessi come il passaggio del nodo naturalmente la giunta la faccio coincidere con un frazionamento.

Concludo la modifica dell’armo trasformando l’ultimo deviatore in un frazionamento. Visto il cambio di verticale doppio il frazionamento aggiungendo un altro attacco.

Terminato il mio lavoro scendo alla base del P50 e aspetto che Alice mi raggiunga.

Quando siamo assieme le racconto i lavori in corso, delle varie risalite, del secondo P50 (che probabilmente e’ un P60) e qualche aneddoto misto, quelli che mi ricordo sul momento. Le presento anche le “mie” simpaticissime stalattiti morbide.

Mentre parlo ad Alice mi cade l’occhio in un anfratto. Vedo una macchia nera dalla forma strana. Ma e’ un tritone (triturus carnifex)! Forse non al meglio della forma ma indubbiamente e’ vivo. Mentre lo disturbiamo con le luci per fotografarlo lui muove piu’ volte le zampette. In passato ne avevo incontrato uno su una cengia del P50, dubito sia lo stesso, chissa’ di cosa vive in questo ambiente decisamente ostile per lui.

Dopo aver ammirato il tritone e aggiornato Alice su quanto fatto in questo punto della grotta ci facciamo coraggio e affrontiamo prima il cunicolo laterale e quindi la risalita Tommolino. Alice mi segue sempre accompagnata dal suo bel sorriso.

Dopo i primi due frazionamenti abbiamo il traverso che ci porta alla verticale parallela al P50, la risalita Tommolino, per l’appunto.

Continuo a salire fino a punto che chiamo “campo base”. Con Luca abbiamo lavorato a lungo su un pozzo che parte da questo punto ma solo per scoprire che arriva a sbucare sempre nel cunicolo laterale, con un percorso in diagonale che non riesco a spiegarmi. Aspetto Alice prima di ripartire. Di nuovo le ammannisco qualche racconto dei lavori fatti da queste parti e le mostro la risalita, con la corda che sparisce in alto, nel buio.

Ecco il primo tratto di risalita. In cima si vede l’armo a fionda. Alla partenza di questo tratto c’e’ una piastrina rimasta la’ quando ci capito’ di piantare, o meglio cercare di, usando una punta da 8mm a cui era saltata via la punta. Lei bucava ugualmente ma faceva un foro piu’ piccolo rendendo impossibile inserire completamente il fix. Capimmo il problema solo al terzo fix problematico e una piastrina rimase bloccata la’ e inutilizzabile.

Oggi ho portato un’altra arma segreta, proprio per lei, un seghetto a ferro. Mentre Alice riprende fiato al campo base io raggiungo la piastrina abbandonata e sego il corpo del fix mezzo infisso nella roccia. Ci fatico un poco ma giungo alla ricompensa. Con qualche martellata il corpo del fix segato per oltre meta’ salta via e io posso recuperare la piastrina. Termino martellando dentro la roccia quel che rimane del fix e proseguo la risalita.

Alice mentre io lavoro alla piastrina e anche dopo, scatta alcune foto che non sono per nulla male. Ve le presento.

Alla fionda cambio corda e urlo ad Alice la libera.

Saliamo tenendo la solita distanza di un frazionamento e pian pianino arriviamo alla sala sospesa dove inizia l’ultimo tratto di risalita. Qua, nell’ultimo tratto la corda e’ corta, si fatica a passare il croll quindi quando arrivo in cima lavoro per recuperare piu’ corda possibile per agevolare la salita di Alice. Si tratta di pochi centimetri in piu’ ma comunque utili. Eccola che arriva.

Anche a questo punto Alice si deve sorbire con pazienza una sosta per i miei racconti. Dopo averla annoiata a sufficienza ripartiamo per gli ultimi dieci metri di risalita. Su in cima posso vedere il buco dove la grotta restringe e la nostra risalita termina…per ora.

A quattro metri scarsi dal punto in cui termina la risalita c’e’ una nicchia che puo’ ospitare un paio di persone. Alice mi raggiunge, sempre col suo sorriso. Mi aspettera’ li’ mentre io vado a dare qualche martellata su in cima.

Vado su e inizio a martellare con impegno e molta buona volonta’ ma la roccia non ne vuole sapere. Prova anche a fare alcuni buchi col trapano per indebolire la roccia ma nulla. Alla fine io sono sfinito e lei sempre la’ al suo posto a limitarmi la visuale e impedire il passaggio.

Prima di desistere tento qualche foto ma non c’e’ spazio per ficcare dentro sia la testa che la fotocamera. L’impressione che dietro lo stretto ci sia un ambiente e’ confortata dal leggero rimbombo della mia voce quando urlo dentro il buco.

Provo comunque a fare qualche foto ma non danno assolutamente l’idea di quel che c’e’ dopo.

Prima di mollare tutto chiedo ad Alice se vuole venire a dare un sguardo e magari a dare qualche martellata. Declina l’invito, sara’ per la prossima volta.

Dimenticavo un fatto importante. Anche stavolta siamo stati graziati, di acqua ce n’e’ pochissima. Chissa’ se avremo ancora un’occasione cosi’ favorevole.

Torno da Alice, sistemiamo le nostre cose negli zaini e prendiamo la via del ritorno. Sono le 15 e 45, calcolo che saremo fuori tra le 5.30 e le 6.

Alla base della risalita aspetto Alice quindi passiamo il cunicolo scomodo e andiamo ad affrontare il P50 nella sua nuova veste. Prima di partire inzeppo nel mio zaino la prima corda da portare fuori.

Per salire Alice sceglie la via nuova, quella con i frazionamenti. Bene, si parte.

Arrivo su in cima, recupero la corda rossa e la ammatasso. Nel frattempo mi aspettavo di veder arrivare Alice. Urlo e lei mi risponde lamentando il fatto che le fa male l’imbrago e che ai frazionamenti il croll non si apre.

Non mi preoccupo piu’ di tanto, sono sicuro siano problemi che Alice puo’ gestire. Aspetto, aspetto, aspetto…inizio a preoccuparmi un po’. Scendo qualche metro sull’altra corda, voglio accorciare un po’ il deviatore della corda dove risale Alice, mi sembra leggermente troppo lungo. Da quella posizione riesco a vedere bene la verticale e Alice che risale…molto lentamente.

Quando Alice mi raggiunge mi faccio raccontare che problemi ha avuto. Lamenta problemi all’imbrago, dice di aver avuto molto dolore mentre saliva. Vedo che le fettucce che le cingono la vita sono salite troppo in alto e le comprimono i reni. Le sistemo l’imbrago e la avverto che comunque avra’ dolore anche alle prossime salite, una volta indolenziti il dolore non si placa piu’ di tanto. Sistemo anche il pettorale che altri non e’ che un cordino. Le posso solo consigliare di annodarlo bene quando sale. Concludo le modifiche confezionandole un attacco baricentrico per portare lo zaino piu’ comodamente, uso un cordino blu che avevo preso nel caso servisse mettere un nuovo deviatore. Quando sembra tutto a posto, lei si e’ riposata e rincuorata un poco, riempiamo il suo zaino con la corda rossa e riprendiamo la salita. Ci manca il P25, per me equivale a dire che siamo fuori.

Salgo per primo e a meta’ del P25 le urlo la libera. La aspetto un po’ chiedendole come va, sembra meglio. Riprendo la salita della seconda parte del pozzo. Arrivo, passo avanti lo zaino, esco dal pozzo e le urlo la libera. Aspetto, aspetto, aspetto e poi ancora aspetto. Da sotto vedo la luce di Alice salire con lentezza esasperante. Ogni tanto la sento lamentare per i dolori e perche’ la corda non scorre nel croll. Purtroppo da dove sono posso fare poco per aiutarla. Anche i consigli li ho esauriti. Dovrei mettere una seconda corda e raggiungerla per vedere cosa e’ successo ma c’e’ il rischio di non risolvere e magari peggiorare la situazione.

Cerco di rilassarmi spegnendo luce e testa per qualche minuto. Per quanto vada piano oramai la vedo a cinque metri dal me, ho fiducia che prima o poi arrivera’.

Dopo innumerevoli minuti Alice arriva al frazionamento dove parte la verticale del pozzo. Nel frattempo io mi sono tolto di dosso il mio pettorale, glielo daro’ non appena arrivera’. Mi affaccio alla strettoia e le porgo il cordino del mio pedale perche’ ci agganci lo zaino. Recupero il suo zaino e in breve Alice mi raggiunge. Facciamo il cambio di pettorale e proseguiamo la salita.

I pozzi successivi passano senza troppi problemi, un po’ per l’attrezzatura rimaneggiata, un po’ perche’ sono corti, un po’ perche’ siamo oramai in vista dell’uscita. Quando siamo fuori sinceramente tiro un sospiro di sollievo, non ho mai dubitato che Alice potesse cavarsela ma un poco d’ansia mi era salita comunque.

Quando arriviamo alla macchina guardiamo l’ora sono le 21.30 abbondanti. Siamo usciti impiegando quasi 4 ore piu’ di quanto preventivato…pero’ l’importante e’ che siamo usciti. Ci cambiamo velocemente per andare con la macchina ad avvertire parenti e amici che siamo usciti sani e salvi.

Questa avventura inconsueta e inattesa mi porta a fare qualche considerazione su cosa significhi essere uno speleologo autonomo…devo ancora rifletterci e magari un giorno vi partecipero’ il mio pensiero…non e’ una minaccia ma solo un ottimo spunto per darvi un caloroso saluto. Alla prossima.

Avatar di Sconosciuto

About fato63

Pratico la speleologia da qualche anno ormai. Mi sono finalmente deciso a tenere un diario delle uscite. Approfitto del blog per renderlo consultabile e commentabile.
Questa voce è stata pubblicata in Uncategorized. Contrassegna il permalink.

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.