CNSAS e i miei soccorsi

Spulciando vecchi documenti ho ritrovato 2 attestati del C.N.S.A.S., dell’epoca in cui ne ero volontario, relativi ad altrettante manovre di soccorso a cui ho partecipato. Sull’onda dei ricordi ho aggiunto anche un paio di altri soccorsi a cui ho avuto la ventura di partecipare, anche se non documentati come i primi due.

Un buona occasione per rispolverare qualche ricordo.

Il primo risale all’aprile del 1996, si tratta del soccorso fatto ad un infortunato nella grotta Cul di bove, in Matese. Se non confondo questo con altri episodi, credo partimmo da Roma in tutta fretta. Con le nostre auto, all’epoca erano le nostre personali, fummo scortati da alcune macchine della polizia a fare benzina poiche’ tutti i distributori erano chiusi, mi pare, per uno sciopero nazionale.

Arrivati alla grotta ci preparammo per entrare mentre ci aggiornavano della situazione. Lo speleo da soccorrere era nel meandro stretto subito dopo il pozzo d’ingresso. Aveva un piede incastrato nella roccia oramai da ore con possibili complicanze cliniche. Viste le piccole dimensioni del meandro dov’era incastrato non era possibile andare a vedere di persona come stessero operando per liberarlo. Probabilmente sul posto c’erano dei disostruttori che, da come ho capito, avevano optato per l’uso di speciali “cuscini” di gomma che, gonfiati ad alta pressione, avrebbero allargato la roccia di quanto bastava per liberare il piede del nostro amico infortunato. Con loro c’era anche il medico che dava la necessaria assistenza per evitare problemi piu’ gravi dovuti alla prolungata immobilita’.

Mentre i tecnici addetti lavoravano per liberare il piede dello speleo noi iniziavamo ad approntare il necessario per trasportare fuori l’infortunato sollevandolo con un paranco lungo il pozzo d’ingresso.

Passato il tempo necessario noi eravamo pronti, un paranco tirato dall’esterno con un deviatore mobile verso la fine del pozzo. Improvvisamente arriva la bella notizia, l’infortunato e’ stato liberato e le sue condizioni sono abbastanza buone, tanto che sara’ si parancato ma senza la barella.

Io, al momento dell’arrivo dello speleo infortunato, ero alla base del pozzo d’ingresso. L’ho accolto e, non ricordo come mai sia toccato a me, mi sono trovato ad accompagnarlo fuori e a fargli assistenza mentre veniva parancato. Lo speleo era in buone condizioni ma un poco taciturno e soprattutto stanco, mi pare che durante la salita scambiammo qualche parola a commento della sua disavventura. Al deviatore facemmo una rapida sosta mentre sganciavo il deviatore e facevo riprendere il tiro del paranco per i pochi metri mancanti per l’uscita

La grotta Cul di bove e’ a fianco di una strada sterrata (o almeno lo era all’epoca!), sopraelevato di un paio di metri sopra il livello stradale. Era qualche ora che ero dentro e non sapevo che mentre il soccorso progrediva era arrivata anche una troupe del TG1 che stava pronta a riprendere l’uscita del nostro speleo. Una volta uscito praticamente in contemporanea all’infortunato ci ritrovammo, io con sommo stupore, illuminati e ripresi dalle telecamere.

Non ebbi il tempo di riprendermi dallo stupore poiche’ il nostro infortunato si rianimo’ improvvisamente scostandomi di peso per concedersi alle telecamere!

Cosi’ termino’, per fortuna in maniera positiva, questo intervento di soccorso.

Eccoci invece nel giugno del 1999, a sei mesi dal nuovo millennio e dalla spedizione speleologica in Laos a cui ho partecipato. Guardando la data mi accorgo solo ora che era quasi il mio compleanno, visto che compio gli anni il 16, sicuramente un modo diverso dal solito per festeggiare.

Eravamo in Piemonte, nel comune di Frabosa Sottana per una esercitazione in Marguareis, una localita’ montana con un ottimo carsismo e molte grotte interessanti. Era un’esercitazione congiunta di piu’ squadre e la partecipazione dell’allora G.d.L. disostruzione di cui ero membro. Sinceramente non ricordo quale fosse la grotta, aveva un nome che ricordava un diavolo o qualche drago, ho provato a cercare in rete ma non ne ho trovato traccia. Ricordo che la grotta ha due ingressi distinti e molto vicini tra loro. Uno piu’ comodo che si scendeva su corda e uno piu’ angusto che si disarrampicava. Si arrivava in una saletta dove iniziava un meandro sinuoso e stretto e poi…non so! Peccato che queste indicazioni servono a nulla perche’, dopo l’esercitazione trasformatasi in soccorso reale di cui parlo, l’ingresso angusto e’ piu’ comodo e il meandro sinuoso non e’ piu’ ne’ stretto ne sinuoso.

Come dicevo eravamo la’ per un’esercitazione. Le squadre che dovevano simulare il recupero erano entrate in grotta da un po’ mentre noi del G.d.L. disostruzione dovevamo rendere transitabile il meandro e gli ingressi.

Stavamo entrando o eravamo n procinto di quando una nota di sgomento si sparse per il campo. Uno speleo, durante la progressione, aveva avuto un incidente ed era in condizioni gravi. La nostra esercitazione si era tramutata in un soccorso reale.

Per fortuna gli unici punti stretti della grotta erano proprio quelli iniziali quindi, mentre tutta la macchina del soccorso prendeva il via, noi del G.d.L. iniziavamo a fare la nostra parte. Io ero in squadra con Peppe e dovevamo rendere comodi gli ingressi. Il resto del nostro gruppetto era gia’ al lavoro sul meandro.

Peppe ed io ci mettiamo al lavoro, facciamo saltare alcuni spuntoni dall’ingresso disarrampicabile e sistemiamo al meglio l’ingresso da fare su corda lasciando ai tecnici e allo staff medico la decisione su quale via fosse da scegliere per far uscire la barella.

Col passare delle ore iniziano ad arrivare notizie. Lo speleo infortunato e’ giovane ma d’esperienza. Stava affrontando un punto che prevedeva il passaggio su un masso di grosse dimensioni quando per sua sfortuna il masso e’ scivolato giu’ intrappolandogli una gamba. Il peggio era successo poiche’ nella gamba intrappolata dal masso era stata recisa l’arteria femorale. Una ferita gravissima che puo’ portare alla morte in pochi minuti.

Nella grande sfortuna toccatagli il nostro ragazzo era stato fortunato, la persona che lo seguiva era il medico. Il suo pronto intervento aveva fatto si che non si compisse la tragedia.

Noi del G.d.L. lavorammo fino a rendere transitabili con la barella tutti i punti stretti poi uscimmo ad attendere nuove disposizioni. Quando fu mattina potemmo salutare festosamente l’uscita della barella col suo prezioso contenuto. Ci fu giusto il tempo per un saluto e gli auguri da parte di tutti mentre il nostro infortunato veniva caricato sull’elicottero per il trasporto in ospedale. Anche in questo caso non ricordo il nome dello speleo infortunato ma sono sicuro che avra’ proseguito con l’esplorazione delle grotte e oramai sara’ un uomo maturo e avra’ quasi dimenticato la sua disavventura.

Scrivendo mi sono venuti in mente altri episodi. Uno e’ stato particolare, forse il mio unico soccorso in forra, quella della Valserviera. E’ una lunga e impegnativa forra con tanti salti che solitamente si percorre in 2 giorni pernottandovi dentro. Di questo episodio non ricordo la data ma solo che venimmo chiamati nel pomeriggio e arrivammo all’uscita della forra, a Fara san Martino che iniziava a imbrunire. Le informazioni erano che tre persone avevano iniziato la forra e che 2 di loro, poco esperte, erano ferme in sospetta ipotermia. La terza persona, piu’ esperta era andata avanti per chiamare i soccorsi.

Non ricordo bene i particolari del preallarme e del conseguente viaggio. So pero’ che dopo essermi preparato entrai in forra dalla fine insieme ad altri 2 soccorritori. Credo che altre squadre stessero cercando di arrivare ai soccorrendi dall’alto, scendendo su corda le pareti della forra.

Noi fummo fortunati perche’, nonostante alcuni passaggi difficoltosi controcorrente, arrivammo a trovare le 2 persone in difficolta’. Un uomo e una donna, giovani mi pare. Il ragazzo in particolare sembrava molto sofferente per l’ipotermia. Non avevamo con noi una muta in piu’ o altro materiale per tenerlo al caldo. L’unica soluzione fu tremenda per me, dovetti spogliarmi per levarmi da dosso il corpetto in neoprene che indossavo per darlo al ragazzo. Non posso dire di averlo fatto volentieri perche’ il ritorno fu molto freddo da allora in poi pero’ cosi’ riuscimmo a portare fuori i ragazzi senza troppe spiacevoli conseguenze.

Non so chi fossero queste due persone, mi auguro abbiano superato bene il terribile momento vissuto. Chissa’ se si riconosceranno in questo racconto. L’unico rammarico per me…il mio corpetto in neoprene che non ho mai rivisto!

Tengo per ultimo l’episodio piu’ triste, il recupero della salma di un ragazzo, uno speleo che ha trovato la sua fine durante un’esplorazione nella grotta di monte Cucco. Di questo episodio ho trovato un articolo di giornale e lo riporto di seguito

Di questo intervento ricordo per fortuna poco o nulla, non saprei dire come e quando sono arrivato in zona. Ho ancora in mente le immagini del trasporto della barella con il sacco salma tristemente pieno dei resti dello sfortunato speleo. Ricordo con precisione il silenzio assordante rotto solo dal rumore prodotto dalla barella durante i passamano. Ricordo la bufera di vento fuori dalla grotta in attesa che la squadra successiva alla mia portasse fuori la salma dall’ultimo tratto di grotta. Non ho altro ma il poco che ricordo e’ indelebile nella mia mente.