Con Luca, di nuovo a scavare in questa grotta avara che pero’ stavolta si e’ concessa un poco di piu’.
Luca ogni volta mi rimprovera perche’ uso il nome sbagliato per questa grotta. In effetti il suo nome e’ “Cunicolo del Vento (LA2509)”. Ma l’ho conosciuta come “istrice” ed e’ dura cambiare.
La mattina ci incontriamo al solito parcheggio, viene anche Nerone per portarci gli attrezzi necessari da magazzino. Luca ed io ci prepariamo chiacchierando con Nerone poi lui ci lascia per altri impegni e noi saliamo alla grotta.

Vicino all’ingresso finiamo di vestirci ed entriamo. Oggi siamo determinati a lavorare a oltranza per passare la strettoia alla fine del cunicolo aperto la volta scorsa con Nerone.
Vista la posizione scomoda ci alterniamo spesso a scavare e ogni tanto uno di noi, Luca piu’ spesso, esce a recuperare il “sacchio” pieno di sassi sgombrati dal cunicolo.
Dopo un paio d’ore abbondanti Luca dichiara che ora la strettoia gli sembra larga abbastanza da provare il passaggio. Eccolo mentre fa il primo tentativo. Nulla da fare, ancora troppo stretto anche per lui.

Proseguiamo lo scavo almeno un’altra mezz’ora poi Luca decide che e’ il momento di riprovare il passaggio. Niente da fare, meglio di prima ma ancora troppo stretto, ma e’ questione di pochi centimetri oramai.

Scaviamo di nuovo con passione e impegno spinti dalla prospettiva di poter andare avanti nell’esplorazione. Il terzo tentativo e’ quello buono, Luca si infila e, anche se con fatica, passa!




Dopo un veloce giro di perlustrazione Luca mi racconta che l’ambiente non e’ enorme ma c’e’ comodamente abbastanza spazio anche per me. Guardo la strettoia con scetticismo, non penso di poter passare in quel “coso” stretto”. Ma non perdiamoci d’animo, passo a Luca mazzetta e scalpello per togliere ancora qualche millimetro di roccia nei punti piu’ ostici.
Luca lavora per un poco poi finalmente tocca a me provare il passaggio. Mi infilo, scivolo dentro con tutte le gambe ma quando arrivo al sedere sento le pareti di roccia aderire saldamente al mio corpo incastrandomi senza scampo. Non convinto provo a forzare ma nulla da fare, e’ ancora troppo stretto per me. Con le pive nel sacco me ne ritorno indietro.

Luca continua a scavare con impegno mentre io rimango dall’altra parte curioso e impaziente. Per fortuna Luca trova una crepa nella roccia e martellandoci dentro lo scalpello riesce a togliere un masso di generose dimensioni.

Ha tolto la parte di roccia che non mi permetteva il passaggio. Ora posso riprovare ma sono certo che a breve saro’ dall’altra parte anche io. Faccio di nuovo una foto al passaggio, ora e’ ben piu’ largo. Infatti provo…e passo, sono anche io nella zona nuova.

Il nuovo ambiente e’ alto non piu’ di 80 centimetri ma abbastanza ampio da muoversi in due senza problemi. La forte aria del cunicolo appena passato qua inspiegabilmente si perde. Il soffitto e’ costituito da massi di crollo ben assestati tra i quali si individuano degli spazi verso l’alto che probabilmente riportano alla parte alta della grotta, quella da cui veniamo. Spalle al cunicolo vedo a destra una diramazione, ci sono dei sassi in mezzo ma dovrebbe essere facile crearsi un passaggio. Davanti a me altri sassi di crollo lasciano degli spazi che creano un vuoto transitabile e che si dirige verso il basso. C’e’ un masso che rende poco agevole il passaggio ma con qualche martellata lo aggiusto un po’.
Invito Luca ad andare a vedere il passaggio verso il basso mentre io mi dedico al cunicolo laterale.
Sposto una quantita’ di sassi e riesco a passare. Dopo c’e’ un’altro piccolo ambiente, comodo per una sola persona. C’e’ una quantita’ di “zanzaroni” (Limonie) quindi mi devo imporre di respirare col naso per evitare di ritrovarmene qualcuna in gola. La parete di destra e’ compatta e decorata da uno strato compatto di concrezione, alcune piccole vele e piccole stalattiti. In fondo all’ambiente si sente di nuovo l’aria provenire da una stretta fessura nella roccia. Scavo ancora un po’ ma non arrivo a nulla.
Luca nel frattempo e’ tornato dalla sua esplorazione senza riportare nuove di rilievo. Gli chiedo di passarmi lo scalpello lungo. Lo uso come sonda, lo infilo nei mucchio di sassolini che ingombrano il fondo tra le pareti di roccia della fessura. Lo scalpello entra facilmente per tutto il mezzo metro della sua lunghezza ma non avverto la presenza confortante di un vuoto sottostante. Rinuncio.

Esco dal nuovo cunicolo appena allargato e raggiungo Luca. Mi racconta di aver visto alcuni vuoti, ma tutti non percorribili e tra rocce di crollo che era meglio non disturbare.
Pero’ la voglia di trovare qualcosa di piu’ dopo tanto lavoro non ci permette di lasciar perdere cosi’, al primo tentativo. Ci scambiamo di posto, Luca va nel cunicolo che ho appena lasciato ed io mi vado a ficcare verso il basso tra i massi.
Scendo alla base del buco anche se con qualche difficolta’ perche’ e’ quasi stretto per me e inizio a guardarmi attorno. A sinistra vedo i passaggi stretti verso l’alto di cui parlava Luca ma verso destra c’e’ un buco tra le rocce e dietro mi sembra di intravedere un ambiente. Il buco e’ a un metro da terra e Luca non l’ha passato, troppo stretto anche per lui, quindi devo andare a vedere. Mi metto ad allargare con entusiasmo ed attenzione, il mio lavoro e’ facilitato dal fatto che alla base del buco c’e’ sostanzialmente solo terra un poco compattata.
Quando ho finito con lo scavo il buco e’ transitabile in maniera abbastanza comoda. Passo. Sono in un, diciamo, interstrato col soffitto di roccia abbastanza compatta e il pavimento sempre composto da sassi e terra. Il soffitto e’ inclinato di 40°, prosegue verso l’alto di un paio di metri ma poi chiude. Verso il basso prosegue ma non vedo bene. Per passare in basso devo togliere ancora qualche sasso ma qua lo spazio dove metterli non e’ un problema quindi mi sbrigo in poco tempo.
Passo nella zona in basso, sono sempre nel laminatoio che scende in maniera transitabile altri due metri poi anche il pavimento diventa roccia e lo spazio tra pavimento e soffitto diventa di 20 centimetri. Mi giro a guardare attorno con la speranza di trovare altre prosecuzioni mentre un nugolo di zanzaroni fugge spaventato dalla mia luce. Trovo nulla.

Risalendo verso il buco d’ingresso urlo a Luca che qua la grotta ha degli ambienti interessanti che e’ meglio venga a vedere. Nel frattempo continuo a guardarmi attorno e noto un passaggio sulla sinistra che prima non avevo notato. Con pazienza e speranza mi ricavo lo spazio per passare e vado dall’altra parte. Anche qua trovo un laminatoio con il soffitto di roccia compatta e il pavimento di sassi e terra. E’ piu’ comodo del precedente perche’ la distanza tra soffitto e pavimento e’ maggiore ma anche qua in fondo si restringe inesorabilmente. Qua un nugolo di zanzaroni mi costringe a stare un minuto con bocca, occhi chiusi e il naso coperto da una mano.



Luca mi raggiunge con qualche attrezzo mentre sono nel nuovo ambiente. Insieme controlliamo per bene cosa abbiamo senza aggiungere altro alla nostra esplorazione.

Spostando un poco di terra trovo compagnia, un millepiedi o un animale simile.

Ci spostiamo nel primo laminatoio, voglio che anche Luca ci dia uno sguardo. Ma anche lui trova nulla da aggiungere alla nostra esplorazione. Tanti zanzaroni, strette fessure nella roccia da dove arriva aria ma nulla di praticabile per noi.



Tanto per fare provo a dare qualche martellata e a spostare un po’ di sassi ma e’ un lavoro immane, lascio perdere. Decidiamo che per oggi la nostra esplorazione e’ terminata e pianin pianino ritorniamo verso l’uscita.
Fuori troviamo Nerone, e’ venuto a riprendere gli attrezzi, una gran gentilezza poiche’ ci evita di dover passare a Subiaco prima di tornare a casa. Inoltre era troppo curioso di sapere cosa avessimo combinato. Mentre sistemiamo le attrezzature e ci concediamo uno spuntino raccontiamo a Nerone le nostre avventure.

Ora e’ tutto a posto, possiamo scendere alle macchine.


Che dire, oggi la grotta si e’ concessa un po’ ma non piu’ di tanto. Forse lo ha fatto per farci capire di non aspettarci altro da lei? Chissa’. Staremo a vedere. Alla prossima.