Visita all’antro di rio Miccino per monitorare la pozza d’acqua che ci preclude la prosecuzione.
Stavolta ne ho combinata una delle mie ma completamente inedita, ho fatto tante foto, bellissime (!), ma non le vedrete poiche’ ho dimenticato la fotocamera a casa di Terzo, il nostro ospite. Per fortuna Martina e Luca hanno sopperito alla mia mancanza donandomi le loro foto.
La mattina ci incontriamo da Terzo, gli invadiamo lo spiazzo davanti casa e ci cambiamo. Quando siamo pronti Terzo, con la sua consueta pazienza e cortesia, prende la sua capiente auto e ci trasporta giu’ risparmiandoci di camminare per il tratto piu’ assolato.

Davanti alla grotta terminiamo i preparativi ed entriamo. Oggi Felice ha portato con se’ un ragazzo armato di fotocamera e illuminatori professionali, lo vedo entrare senza casco ma non commento, entra sotto la responsabilita’ di Felice, sapra’ ben lui come regolarsi.
La prima sosta la facciamo al piccolo salto, praticamente l’unico della grotta. Vado avanti a mettere la scaletta e poi la salgo per provare se si muove.

Luca mi segue, vogliamo andare avanti a vedere in che stato e’ la pozza d’acqua che ci impedisce di proseguire nell’esplorazione.

Ci avviamo di buon passo ma poi ci fermiamo per le foto e per aspettare il resto del gruppo.


Eccoci al fondo attuale della grotta. Il tratto concrezionato ci accoglie e nel buio c’e’ quasi l’impressione che avanti di acqua non ce ne sia.

Purtroppo le nostre speranze vengono frustrate. L’acqua si e’ ritirata parecchio ma ancora ce n’e’. Anzi, quella che rimane e’ particolarmente putrida e maleodorante. Sinceramente ho gia’ provato l’ebbrezza di immergermi in quella schifezza e non mi va di ripetere l’esperienza. Si, l’acqua e’ bassa, forse il sifone e’ un poco aperto ma comunque impraticabile. Tento comunque di convincere Luca a passare ma lui si nega con decisione.
Nel frattempo i nostri amici ci raggiungono e con loro commentiamo la situazione. Martina, che in passato ha visitato posti putridi tipo la cloaca massima a Roma ci dice che per affrontare il passaggio in posti igienicamente pericolosi serve seguire un protocollo di sicurezza prima, durante e dopo. Anche lei si esime dal provare il passaggio, non ha con se la sua attrezzatura “da cloaca”.

Passiamo comunque del tempo nella saletta concrezionata a fare foto prima di ripartire.


Con le pive nel sacco pian piano ci avviamo verso l’uscita. Ne approfitto per vedere meglio alcune diramazioni. La prima si rivela stretta e senza prosecuzioni visibili.

La seconda e’ il cunicolo che inizia nella stanza a meta’ percorso. Vado avanti nel cunicolo fino a che lo vedo diventare sempre piu’ stretto e abbandono. Mi farebbe comodo l’aiuto di Luca e degli attrezzi che ha portato ma e’ rimasto indietro a fare foto.

A proposito di Luca e delle sue foto, eccone alcune molto belle che riprendono gli strati di batteri sulle pareti che danno spettacolari riflessi dorati.





L’estro artistico di Luca non finisce coi batteri, strada facendo trova la galleria invasa da una nebbiolina, probabilmente e’ il vapore acqueo versato da noi mentre passavamo, Luca ne approfitta per qualche foto suggestiva.




Io intanto riprendo il resto del gruppo e faccio da modello per le foto di Martina. In questa illumino un punto del soffitto in cui, probabilmente, un vortice di acqua, ha consumato i vari strati portando alla luce quelli superiori. Si nota anche uno strato di pochi centimetri che potrebbe essere arenaria o magari argilla. Probabilmente e’ quello strato che ha impedito la formazione di concrezioni lungo la galleria della grotta.

Proseguiamo in fila indiana verso l’uscita.



Non manca certo il tempo per qualche selfie. Qua abbiamo Martina e Vittorio.

Gabriele ogni tanto attira Vittorio su qualche particolare della grotta e lo illumina con un particolareggiato spiegone.

Felice prosegue avanti dando supporto al ragazzo-fotografo.

Gabriele mentre mostra, credo, uno dei livelli dell’acqua.

Tra una foto, uno spiegone e qualche battuta arriviamo nei pressi del saltino.

Al saltino vado avanti per sistemare meglio la scaletta poi rimango nei pressi per essere pronto a dare una mano a Felice nel caso fosse necessario. Precauzione non necessaria, oramai Felice e’ un veterano di questa grotta.


Una dolichopode bella cicciotta.

Eccoci all’uscita. Visto che vogliamo attendere l’arrivo d Luca ci fermiamo nei pressi per evitare il caldo asfissiante dell’esterno. Io ne approfitto e mi svesto parzialmente del sottomuta quindi affronto con sprezzo del pericolo la calura esterna per una rapida ricognizione all’esterno. Dopo un centinaio di metri passati a districarmi dai rovi abbandono e torno indietro.
Quando Luca arriva racconta che anche lui si e’ fermato alla diramazione del cunicolo ed e’ anche riuscito ad andare avanti rispetto a dove mi ero fermato io. Ci racconta che il cunicolo prosegue ancora qualche metro ma poi ritorna a essere stretto, troppo stretto anche per lui.

Quando il gruppo si e’ ricompattato riprendiamo la strada verso casa di Terzo. Anche al ritorno l’impareggiabile Terzo viene a prenderci con la sua auto risparmiandoci la salita a piedi. Stavolta Felice ha altri impegni e Terzo si sta preparando per andare in vacanza quindi saltiamo il, quasi, tradizionale spuntino post-grotta. Dopo i saluti noi “spelei” rimediamo andando al ristorante…a ristorarci! Solo sulla via del ritorno, quasi a Roma, mi accorgo della mancanza della mia fida fotocamera. Dopo un controllo nello zaino telefono a Terzo che la recupera dove l’avevo lasciata. La conservera’ per me fino alla prossima occasione. Alla prossima.