Con Luca a scendere il Mero medio.
Sono in vacanza a Montebuono ma questa non e’ una buona scusa per rinunciare alle grotte. Nel corso della settimana tempesto di pressanti richieste Luca affinche’ si convinca che e’ buono e giusto che mi raggiunga per fare qualcosa insieme nel fine settimana. Alla fine lo convinco a venire sabato e a rimanere ospite a casa mia fino a domenica. Sabato Luca arriva a Montebuono a un orario comodo e insieme andiamo sul monte Soratte, voglio fargli conoscere i famosi Meri e, corde permettendo, scenderne uno.
Arrivati nei pressi del sentiero che porta ai Meri parcheggio l’auto e prepariamo, o meglio Luca prepara, il materiale. Ho riguardato il rilievo unificato dei Meri e, fatto il conto delle corde che abbiamo, gia’ calcolo che l’unico alla nostra portata sara’ il Mero medio. A me va benissimo perche’ penso di non averlo mai sceso.

Fatto il materiale partiamo per il sentiero che ci portera’ ai Meri. Luca con la scusa che e’ stanco del lavoro mi costringe a portare per tutta la strada un pesantissimo zaino. Dovrebbe portarli tutti e due lui per fare allenamento ma per stavolta lascio correre.

In pochi minuti di cammino arriviamo ai Meri. Il cartello che recita “doline carsiche”, anche se genericamente corretto, mi fa un po’ sorridere, magari avessimo un po’ piu’ di doline di questo tipo.

Visto che per Luca e’ la prima visita a questi fenomeni naturali prendo indegnamente le vesti da cicerone e gliele presento. Il primo Mero che incontriamo e’ il Mero piccolo. Gli racconto che il Mero piccolo scende una trentina di metri e poi confluisce nel Mero grande alla sua destra.
Una particolarita’ del Mero piccolo e’ che sulla sua parete di destra, scendendo qualche metro, si apre un’altra grotta, quella della Madonnina. Penso sia l’unico caso nel Lazio di una grotta dentro un’altra grotta.

Continuiamo il nostro giro conoscitivo passando per il Mero grande. Qua mi dilungo in ricordi delle tante discese in questo fantastico pozzo.
Ricordo sempre con piacere che questa e’ stata, se non la prima verticale, almeno la seconda e comunque e’ sicuramente quella che mi ha conquistato definitivamente alla speleologia.
Luca si sorbisce con pazienza i miei sproloqui. Prima di ripartire e scendere al Mero medio posiamo qua gli zaini.

La discesa verso il Mero medio e’ alquanto ripida e scivolosa ma con un poco di pazienza e attenzione si riesce ad arrivare.

Luca arriva prima di me e si studia la grotta, non voglio fargli pressione ma questo e’ il mero che sceglierei per oggi.

Dal mero esce una piacevole corrente di aria fresca con dei curiosi sbuffi di vapore ogni qualche minuto. L’aria mi gela subito il sudore addosso facendomi esibire in una serie di starnuti. In cuor mio mi pento di aver lasciato in macchina tutte le maglie pesanti.
Comunque forse e’ proprio questa piacevole aria che convince Luca a scegliere il Mero medio. Ne sono contento perche’ e’ l’unica scelta che mi pare sensata. La discesa del Mero grande l’avremmo dovuta interrompere nemmeno a meta’ e per scendere il possibile avremmo dovuto fare almeno il passaggio di tre nodi di giunzione, una fatica improba. La discesa del Mero piccolo, se unita alla grotta della madonnina poteva essere un’alternativa ma personalmente non mi garbava molto. Ottima scelta luca!

Presa la decisione torniamo al Mero grande per riprendere gli zaini. Luca nel frattempo si e’ reso conto di aver lasciato il suo cellulare da qualche parte, voleva fare una foto e non se l’e’ ritrovato. Quando mi partecipa la cosa rammento di aver visto un cellulare sul tettuccio dell’auto. Se ‘e cosi’ urge recuperarlo, col caldo che fa lo troverebbe sciolto.
Luca sta per partire e andare alla macchina, pochi minuti di cammino per lui. In un raro momento di lucidita’ gli chiedo allora di portarmi una maglia pesante. Io mi siedo ad ammirare il Mero grande.

Mi perdo nei ricordi per un po’ ma poi decido di passare il tempo andando a rivedere un pertugio laterale del Mero grande da cui anni, tanti anni, fa avevo iniziato ad armare per scendere nel Mero grande e arrivare nella spaccatura che lo collega col Mero medio. Non ho mai portato a termine il mio proposito ma ricordo con piacere il tentativo.


Quando Luca torna col suo fido cellulare e la mia maglia riprendiamo gli zaini e affrontiamo la discesa verso l’imbocco del Mero medio. Qua Luca si occupa dell’armo. Abbiamo 4 corde tra i 15 e i 20 metri, con un poco di fortuna e parsimonia dovremmo farcela ad arrivare in fondo.

Sceso il primo tratto Luca si sposta verso la sua destra e trova un mucchio di fix pronti all’uso. NE sceglie un paio, sistema la corda e prosegue. Quando libera la corda precedente scendo anche io cercando di fare pulizia da sassi e rami che incontro.

Un tronco mezzo marcio ma ancora resistente fa da deviatore naturale al cambio di pendenza. Tolgo di mezzo molta roba facendola fischiare vicino a Luca che intanto continua con l’armo. Lascio un ramo molto lungo che e’ incastrato per un capo e penzola ad almeno cinque metri da me. Decido che non puo’ nuocere e lo lascio la’. Piu’ tardi mi accorgero’ dell’errore di valutazione.

Luca intanto ha giuntato la terza corda subito sotto il nodo dell’armo e prosegue la discesa.

Mi avvicino alla partenza del frazionamento lasciato libero da Luca sempre facendo crollare di sotto tutto cio’ che reputo instabile.

La discesa di Luca si interrompe per termine della corda.

Visto che comunque piu’ avanti sarebbe servito un frazionamento stabiliamo di farne uno nuovo in quel punto. Visto che probabilmente questo nuovo attacco servira’ solo oggi e solo a noi consiglio Luca di usare un multimonti cosi’ da poter poi rimuovere l’attacco lasciando solo un buchino nella roccia quasi invisibile.

Mentre Luca fa il buco col trapano io occupo il tempo facendo una foto all’enorme albero che pende sopra di noi.

Alla mia sinistra c’e’ anche un buco che potrebbe essere interessante. Subito penso: “ma se e’ cosi’ evidente sicuramente sara’ stato visto da qualcuno”. Questo mi porta a divagare su come sarebbe importante che le esplorazioni, anche di questo tipo, venissero documentate in catasto, sarebbero utili informazioni sulla storia esplorativa di una grotta, eviterebbero ripetizioni di cose gia’ fatte e permetterebbero di progettare meglio attivita’ nuove.

Le mie fantasie catastali vengono interrotte dal “libera” di Luca. Scendo fino al nuovo frazionamento. Luca e’ ancora appeso sulla nostra ultima corda e sta sistemando un frazionamento utilizzando un fix trovato gia’ in loco. Per evitare di “fastidiarlo” cerco un punto dove appendermi, trovo un anello di roccia e lo uso per allongiarmi.


Ultimo frazionamento sistemato, Luca prosegue la discesa. Appena mi da’ la libera parto anche io.


Anche qua cerco di mettermi in sicurezza senza gravare sul frazionamento dove pesa Luca.

Finalmente a questa altezza vedo con chiarezza la spaccatura che collega il Mero grande al Mero medio.

Luca arriva al fondo del mero e urla la libera. Subito lo raggiungo.

Atterro su un cono detritico fatto in gran parte da tronchi e rami. Digrada in due direzioni differenti, verso sinistra e davanti a me. Luca parte subito per esplorare alla mia sinistra mentre io termino di guardarmi attorno.

Tento una foto verso l’esterno ma non ha una gran riuscita.

Visto che Luca e’ sceso a sinistra io vado a curiosare davanti a me. Scendo su un pendio scivolosissimo per almeno 15 metri. In fondo mi ritrovo praticamente sotto alla spaccatura che collega i due meri.
Qua vedo un buco e vado subito a controllare.

Smuovo un poco di terra ma non mi sembra promettere cose belle, lascio perdere. Accanto vedo una piccola spaccatura che ricorda l’ipogenico ed e’ allegramente decorata da un mucchio di “zanzaroni”. Anche questa mi sembra nulla di che.

Nel frattempo Luca mi ha raggiunto e inizia ad arrampicare sotto la spaccatura trovando dei buchi che pero’ non sembrano continuare.

Mentre lui continua a fare su e giu’ in vari punti della parete io me ne torno in cima al cono detritico, voglio fare delle foto alla strana “vegetazione” cresciuta sui tronchi marcescenti. Ci sono anche dei funghi con il gambo di un verde tenue, devono essere saporitissimi!




Mi manca da vedere lo sprofondo verso sinistra. Vado.

Dopo qualche metro di discesa tra legname vario trovo poco o nulla. C’e’ un piccolissimo passaggio “broccolettato” e senza aria.

Visita terminata. Guardo come ritornare in cima al cono detritico senza tirarmi addosso tutto il legname.

Quando arrivo su e guadagno la corda per uscire avverto Luca non ha ancora terminato di esplorare la parete della spaccatura ma si e’ seduto un attimo a riprendere fiato.

Lo avviso che mi appresto a salire per guadagnare l’uscita e lui mi ricompensa con una bella foto dal suo punto di osservazione.

Salendo, dopo aver passato i primi frazionamenti sento che Luca ha raggiunto a sua volta la corda e ha iniziato a salire disarmando. Quando arrivo all’ultimo frazionamento, il primo scendendo, perdo maldestramente l’equilibrio e pendolo lateralmente per un paio di metri. Vado a smuovere proprio quel ramo penzolante che avevo reputato innocuo. Questo cade silenziosamente e mi accorgo della sua caduta solo quando Luca si sente sfiorare da qualcosa. Quando si accorge che non si tratta di un uccello che lo ha sfiorato con le ali ma di un robusto ramo che ha rischiato di “impalarlo” urla con decisione il suo disappunto. Prontamente replico dicendogli: “Vedi com’e’ importante pulire bene i pozzi mentre si scende?”. Per fortuna stavolta e’ andata bene e lo potremo raccontare. Mi riprometto di non lasciare piu’ rami, se minimamente pericolosi, anche se sono lontani.

Oramai Luca e’ diventato veloce e, nonostante il disarmo, arriva fuori dal pozzo poco dopo di me.

Eccolo arrivato, senza nemmeno il fiatone.

Smontato tutto e sistemate le corde nello zaino prendiamo la via del ritorno. Stavolta Luca quasi mi commuove, si prende entrambi gli zaini. Quando siamo vicini al Mero grande quasi si e’ pentito di cotanta generosita’ pero’ gli obietto che oramai siamo quasi arrivati alla discesa e tanto vale che continui a portarli lui…molto meglio, tutto allenamento.
Alla macchina riponiamo il materiale da discesa e prendiamo quello da scavo. Stiamo per spostarci poco piu’ avanti dove tempo fa ho trovato un buco che soffia allegramente tanta aria fredda.
Prendiamo la macchina fino al punto in cui dobbiamo salire. Strada facendo descrivo a Luca altri buchi che incontriamo.

Al buco soffiante scaviamo con passione e interesse per circa un’ora ma poi dobbiamo lasciare, c’e’ Betta che ci aspetta a casa a Montebuono per andare assieme a cena. Tappiamo il buco alla meno peggio e torniamo alla macchina.

Una buona cena conclude la bella giornata. Alla prossima.