Insieme a tanti amici a ritrovare la grotta la grotta “di casa” dopo quasi due anni.
Oggi siamo in 8: Alice, Annamaria, Giancarlo, Gabriele, Luca, Alessandro, Andrea ed io. Normalmente saremmo quasi troppi per un’uscita ma, per la capacita’ di accoglienza di questa grotta siamo un piccolo gruppo. Per i miei amici ho pensato a un giro inusuale, sono sicuro che ci divertiremo.
Tra i partecipanti all’odierna gita in grotta, voluta e organizzata da Alice, ho trovato varie sorprese; ho conosciuto Andrea reduce dall’ultimo corso dello SCR, ho incontrato Giancarlo che, non lo immaginavo, abita da anni a Montebuono, in localita’ Spezzano e, grazie a Gabriele che l’ha invitata, ho avuto il piacere di (ri)fare conoscenza con Annamaria, una speleo di Teramo molto simpatica.
Dopo l’appuntamento canonico all’ex Roby Bar ce ne andiamo al parcheggio vicino alla grotta.
Quando sono pronto vado qualche minuto al cancello della grotta. Vado solo, la scusa e’ sincerarmi che il lucchetto sia aperto, ma in verita’ voglio avere un minuto per ricordare Mirko, lo speleo, l’amico di Terni che circa due anni fa ci ha lasciati proprio in questa grotta. Non che fossimo amici per la pelle ma negli ultimi anni mi era capitato di incontrarlo abbastanza spesso nel corso di eventi speleo. Una cara persona con cui si entrava facilmente in sintonia. Arrivederci Mirko.

Dopo il triste ma doveroso saluto torno al presente e ai miei amici. Oggi, visto che questa la considero la “grotta di casa”, faro’ loro da cicerone e come dicevo ho pensato a un giro poco frequentato. A fare il giro saremo solo in sette, Gabriele ha deciso di fare un giro piu’ piccolo dalle parti della sala dell’arpa celtica per poi uscire e attenderci.


Gli altri stanno ancora finendo i preparativi, Giancarlo e Annamaria sono pronti e, come me, iniziano a sentire caldo. Senza nemmeno bisogno di dircelo ci dirigiamo verso l’ingresso della grotta da dove esce un piacevole vento freddo.

Aspettiamo ancora un paio di minuti poi suggerisco di iniziare a entrare. Eccoci dentro per la prima foto in grotta. Oggi ho portato la fotocamera nuova, vediamo che riusciremo a combinare io e lei.

Appena qualcuno del resto del gruppo fa capolino all’ingresso iniziamo ad andare avanti. Nei punti stretti iniziali vedo i segni di allargamento che sono stati necessari per il recupero di Mirko.


Prima di andare avanti e affrontare il pozzetto ci mettiamo comodi ad aspettare che arrivino tutti. Approfitto subito per trattare male Alessandro dandogli poi il compito di dare una mano al suo amico, e compagno di corso, Andrea.

Quando siamo tutti, ripartiamo. Io passo di lato per lo scivolosissimo bordo pozzo, ai miei amici indico il cunicolo in discesa che sbuca proprio davanti alla partenza del pozzo. Un poco piu’ scomodo ma meno problematico.

Luca ha portato ben tre corde, visto che Giancarlo insiste una la usiamo qua. Iniziamo la discesa. Io vado alla base del pozzo per documentare. Parte Annamaria.

Segue Giancarlo.

Dopo di lui e’ il turno di Alessandro.

Subito seguito da Andrea. Visto che ci siamo gli faccio una foto in piu’.


Ecco Alice, anche lei, come organizzatrice, merita un’altra foto.


Buon ultimo parte Luca. Nel frattempo ho fatto i conti delle corde…ne abbiamo tre, due serviranno per i toboga e un’altra mi abbisogna per il giro che voglio fare. Con quella del pozzetto sarebbero quattro, devo risparmiarne una quindi dico a Luca di togliere la corda dal pozzetto e di lanciarla ad Alice che la portera’ avanti al toboga.

Vado avanti ma senza salire lungo il traverso, voglio prendere il passaggio basso che mi portera’ giusto alla fine del primo toboga. Prima di inoltrarmi mi assicuro che Luca ci stia seguendo e che vada avanti seguendo gli altri visto che e’ lui che ha le altre corde per scendere il secondo toboga. Dopo tutto anche per lui e’ la prima visita a questa grotta, sarebbe poco simpatico se si perdesse.

Uno sguardo verso l’alto, vedo Alice, impegnata col traverso, avanti vedo nessuno, saranno tutti in attesa al toboga. Vado per il passaggio basso.


Eccomi alla base del toboga, mi metto comodo, voglio fare foto a profusione.

Davanti a me lo stretto cunicolo che mi incuriosisce da sempre. Non si puo’ percorrere pena la rottura di tutte le concrezioni, ma penso di aver trovato ugualmente il punto dove sbuca. Non ho mai fatto la prova lasciando qualcuno qua ad illuminare, magari una volta di queste…

Mentre mi avvicinavo al toboga Giancarlo ha sistemato la corda ed e’ andato avanti al secondo toboga e ora e’ fermo in attesa della corda. Annamaria si impossessa della corda e inizia a scendere. Riesco a fotografarla quando e’ gia’ arrivata.

Sopra arriva Luca, gli diciamo di passarci un’altra corda e dei moschettoni per il secondo toboga. Ci passa il necessario e lo facciamo arrivare a Giancarlo che si mette all’opera.

Ecco Alessandro.

Dopo Alessandro decido di avvicinarmi verso il secondo toboga, trovo che Giancarlo sta terminando l’armo e AnnaMaria che attende pazientemente il suo turno per scendere.

Mi giro all’indietro per una foto ad Alessandro che attende invece Andrea per indicargli la direzione corretta da prendere.

Quando, dopo Annamaria arrivo alla partenza del secondo toboga avverto Giancarlo che non faremo la via “solita”, quella in cui si va a destra al secondo toboga e si arriva presto alla sala del the. Oggi, come avevo preannunciato faremo un giro insolito, quindi alla base del secondo toboga prenderemo a sinistra.
Qua come al solito non ricordo quale sia il passaggio giusto quindi devo chiedere ai miei amici di aspettare un attimo e fare un paio di tentativi. Quando mi ritrovo, partiamo.

Il passaggio puo’ sembrare un poco aereo ma e’ meno difficile di quanto sembri.

Infatti i miei amici lo passano senza troppi problemi.






Luca chiude la fila, siamo tutti, possiamo proseguire.

In prossimita’ del passaggio stretto mi fermo a prendere fiato, sto chiacchierando a raffica per raccontare a tutti cosa faremo a breve, non sono abituato e mi e’ venuto il fiatone! Ne approfitto per fotografare una bella colata.

Mi faccio passare la corda e un moschettone da Luca poi scendo giu’ nello stretto e sistemo la corda a doppia a cavallo di un naturale, lo useremo per scendere e poi recuperare la corda.
Scendo per primo poi provo a recuperare un poco la corda, giusto per verificare che sia possibile farlo. Mi lego addosso un capo della corda e la tengo tesa mentre scende Giancarlo. Quando Giancarlo mi raggiunge passo a lui il compito di tenere un capo della corda cosi’ che e io possa mettermi a fare foto ai discendenti.

In un fiato arriva Annamaria.

E’ poi il momento di Alessandro.


Quindi Andrea,


Subito dopo arriva Alice.


Si inizia a stare strettini quindi ingiungo ad Andrea di spostarsi piu’ in la’.

Come sempre c’e’ Luca a chiudere la fila. Ben tre foto per lui,se l’e’ meritate.



Siamo tutti nella saletta sopra al meandro broccolettato che dobbiamo percorrere per giungere a destino. Indico ai miei amici la via piu’ protetta e poi mi butto giu’ per la verticale cosi’ quando arrivano giu’ sono pronto per le foto.



Nel meandro lo spazio e’ tiranno quindi dopo l’arrivo di Giancarlo sono costretto ad abbandonare il proposito di fare una foto a tutti e vado avanti.
Il nome di meandro broccolettato non e’ poco meritato, i passaggi stretti e strappa-tuta non mancano.

Dove e’ un minimo piu’ comodo ci fermiamo ad aspettare che il gruppo si ricompatti, giusto per scrupolo, qua nel meandro e’ quasi impossibile perdersi.

Un esempio di broccoletto pervicace

Tra i vari passaggi angusti si incontra una finestrella, ci si passa solo accanto ma ne approfitto per fare qualche foto.


Andiamo avanti, strada facendo continuo a sfruttare Annamaria per le foto. Oramai siamo alla fine del meandro. Per la precisione siamo al punto che chiamo “trivio”.

Pian pianino arrivano tutti…e io li aspetto al varco per una foto.





Ancora broccoletti.


Dopo la pausa paesaggistica riprendo con le foto ai miei amici.





Arriva anche Luca, possiamo proseguire verso la sala del the.

Pochi metri e siamo allo scivolo che di solito tanto “piace” ai corsisti che si cimentano nelle loro prime grotte. Dopo lo spiegone di rito i miei amici passano tutti senza problemi.

Per buona misura Giancarlo si posiziona comodamente a controllare che facciano tutto a modino.

Ok, mancano solo Alice e Luca, andiamo avanti per far loro spazio.

Eccoci alla fantastica “onda”, siamo praticamente arrivati.

Sala del the. Ci prendiamo qualche minuto per riprendere fiato, fare uno spuntino e qualche impressione sulla grotta.

Via, si riparte, siamo diretti ora alla sala UTEC.

Giancarlo va avanti ad affrontare il temibile tratto in risalita per arrivare alla sala UTEC.

Dopo lo seguo anche io. Devo dire che i due anni senza venire in questa grotta mi hanno fatto perdere un poco degli “automatismi” che avevo sviluppato con una assidua frequentazione. Nell’ultimo tratto mi fermo a recuperare il fiato e ne approfitto per un paio di foto.


Toh! una farfallina.

Una volta giunto fuori dalla risalita, sono oramai nella sala UTEC, mi metto comodo per fotografare chi passa.




Chi e’ gia’ arrivato si ferma ad ammirare la sala in attesa del resto del gruppo.

Eccoli che arrivano.





Ora la sala e’ illuminata a giorno.

C’e’ anche la “targa” in argilla col nome della sala preso dal gruppo di Narni che ha esplorato la grotta.

I miei amici iniziano a essere un poco stanchi ma riesco comunque a convincerli ad andare ancora avanti, ci stiamo avvicinando al “fondo” della grotta. E’ piu’ corretto dire che stiamo andando avanti fino a uno dei limiti estremi della grotta conosciuta ad oggi, ma dire fondo e’ piu’ d’impatto.
Dopo aver mostrato loro un punto in cui mi arrampicai anni fa ci infiliamo in fila indiana nel cunicolo basso che ci portera’ avanti. Il fango che pavimenta il cunicolo per fortuna oggi e’ abbastanza secco e si appiccica poco alla tuta. Meglio cosi’.

Nel punto dove siamo stati tanto fermi per trovare un punto comunicante con l’esterno ci sono ancora le scritte con l’argilla di, oramai, tanti anni fa.

La bambolina non ha resistito al passare del tempo, si deve essere staccata e qualcuno l’ha ricomposta in una nicchia.

Mi fermo per raccontare ai miei amici un aneddoto di quando tentammo di forzare il passaggio verso l’esterno noleggiando un fioretto e la relativa attrezzatura ma senza alcun risultato.


Quando siamo tutti racconto e poi e’ tempo per una foto.

Potremmo proseguire ancora, lo propongo e loro accettano anche se commentano scettici l’intrico di buchi davanti a loro.

Prendo per la ripida discesa per portarli fino alla partenza della “strettoia a chiocciola”, quella che porta al fondo dove lavorammo tanti anni fa.

Il nome “strettoia a chiocciola” non convince i miei amici quindi non insisto. Ci si sparpaglia un po’ nei vari cunicoli a curiosare.











Alice trova una una via alternativa alla risalita ripida e fangosa e io la seguo. Siamo di nuovo al punto di sosta. Da qui parte un cunicolo dove solitamente trovavamo delle deiezioni di un animale non identificato ma di taglia non proprio piccola. Alice e Andrea vanno dentro a curiosare.

Io mi fermo ad aspettarli scattando foto in giro.


Quando tornano riprendiamo la via per tornare alla sala UTEC. Strada facendo trovo Alessandro che riposa.

Faccio riposare un poco la fotocamera, avra’ bisogno di energia piu’ avanti. Torniamo alla UTEC, quindi alla sala del the e proseguiamo per tornare al secondo toboga.


Vicino al trivio troviamo la misteriosa scritta che si legge da destra a sinistra e riporta un “Plus Ultra” che ho sempre tradotto come “Piu’ avanti”, come a indicare un’uscita. Chissa’…

Al secondo toboga salgo per primo poi mi faccio da parte per fotografare chi verra’ dopo. Arriva Annamaria e riesce a passare nonostante il mio ingombro.

Quando vedo arrivare Alessandro penso che forse potremmo avere problemi di spazio per il suo passaggio quindi mi ritiro e vado avanti.

Sono ora sopra al primo toboga, qua di spazio ce n’e’ quindi mi metto comodo per fare foto a tutti.
La prima a salire e’ Annamaria.




Segue Alessandro.



Ecco che arriva anche Andrea.



E’ il momento di Giancarlo. La fotocamera inizia a fare le bizze, la batteria sta per esaurirsi.



La mitica Alice, dal sorriso un po’ stanco ma sempre bello.



E ancora una volta Luca che chiude la fila.




I miei amici hanno iniziato a “sentire” aria di esterno quindi filano come lepri verso l’uscita, faccio quasi fatica a tener loro dietro. Faccio ancora qualche foto ma la fotocamera lampeggia con disperazione.

Fuori, oltre a Gabriele ci accoglie una calura asfissiante.

…e l’ultimo chiuda la porta!

Dopo esserci cambiati Giancarlo ci invita a mangiare qualcosa a casa sua, accettiamo piu’ che volentieri. Con le “gambe sotto al tavolino”, in compagnia dell’ottima pasta fredda preparata da Giancarlo con l’aiuto di Annamaria e tante bevande fresche diamo libero sfogo all’appetito mentre commentiamo vivacemente la giornata in questa grotta veramente particolare. Giancarlo ritrova una copia dell’articolo in cui un socio del gruppo UTEC racconta la storia dell’esplorazione della grotta e me la regala. Sara’ un’interessante lettura. Alla prossima.