Sono andato a togliere le corde messe alla grotta degli urli in occasione del recente corso di rilievo col CavWay. Sgrottata veloce con l’ottima compagnia di Tarcisio e di Patrizio.
Doveva essere un’uscita infrasettimanale all’antro di rio Muccino ma e’ saltata quindi ho deciso di fare il disarmo degli urli, incombenza post-corso a lungo rimandata. In questa breve avventura ho trovato la compagnia e il supporto di due formidabili amici, Patrizio e Tarcisio. Quest’ultimo mi ha accompagnato in grotta mentre Patrizio si e’ occupato del supporto esterno.
Con un paio di messaggi ci accordiamo e il giorno dopo verso le 8 ci incontriamo al bar di Guarcino. Il tempo dei saluti, un caffe’ poi saliamo con la macchina di Patrizio e alle 9 e mezza eccoci qui, pronti per partire.

Come al solito sono il piu’ lento a prepararmi quindi arranco dietro a questi due formidabili veterani delle montagne intorno a Campocatino.

Arriviamo alla pista da sci, ora si deve scendere verso la grotta. Tarcisio e Patrizio prendono un sentiero alto, io, come i muli, prendo per la strada che conosco, ossia seguendo il fosso.

Eccoli la su che continuano a seguire la pista da sci, magari al ritorno li seguiro’.

Sono quasi al punto in cui il fosso diventa piu’ in pendenza e lo si lascia per deviare a destra lungo un sentiero appena accennato tra i bassi cespugli di ginepro.

Anche i miei amici stanno scendendo.

Ecco la grotta e lo stupendo panorama che le fa da cornice.

C’e’ gia’ la corda all’ingresso! Ci sara’ qualcuno, penso. Poi guardo meglio l’armo e ricordo, questo e’ l’armo “nostro”, fatto per il corso. Visto il tempaccio che trovammo all’uscita nessuno ha pensato a disarmare la corda e lei e’ rimasta qua ad attenderci con pazienza.

Tarcisio ed io terminiamo i preparativi prima di entrare. Patrizio si mette comodo per aspettare il nostro ritorno, ha anche intenzione di fare un giro nei dintorni mentre aspetta, non si sa mai, le scoperte migliori a volte si fanno gironzolando a caso.

Termino di prepararmi per primo, avviso Tarcisio ed entro. In fondo al pozzetto d’ingresso la temperatura e’ decisamente piu’ gradevole. Controllo la presenza delle corde anche piu’ avanti poi avviso Tarcisio che vado ancora avanti.

Dopo il secondo pozzetto, il P7 detto anche pozzo Daniela, affronto la sequenza di strettoie che mi portano alla partenza del P23. Senza por tempo in mezzo mi metto comodo e osservo la situazione per decidere come fare il disarmo. Ci sono 3 corde per scendere, una, sulla sinistra, e’ quella fissa da lasciare, le altre due sono le nostre e le devo togliere. Ok, si parte, scendo fino agli attacchi e inizio il disarmo delle corde del corso.
Qualche minuto dopo sento rumori prima delle strettoie, e’ Tarcisio che arriva a darmi sostegno. Oramai pero’ sono a buon punto con le corde del P23 quindi rimaniamo d’accordo che e’ meglio si eviti la fatica delle strettoie solo per tornare indietro subito dopo. Lui comunque passa le prime e si sistema nel piccolo ambiente intermedio. Questo mi facilita assai perche’ potro’ passargli con facilita’ i capi delle corde che ho appena tolto.
Appena torno alla cengia di partenza del P23 col mio bottino di corde e attacchi mi fermo un attimo per salutare a dovere Tarcisio e fargli un paio di foto.


Faccio una foto della situazione che lascio, mi sembra tutto a posto. Riaggancio anche la corda che va verso destra, l’avevo tolta prima del corso perche’ intralciava un poco.

La prima corda la passo facilmente a Tarcisio che la recupera. Solo quando il capo terminale mi sfugge di mano sparendo nella strettoia mi viene in mente che avrei potuto collegare la seconda corda alla prima per facilitare il recupero. Avverto Tarcisio che pazientemente si attrezza per tirarmi indietro il capo della corda.
La seconda corda e’ un po’ piu’ intrecciata della prima quindi perdo del tempo a districarla e filarla in maniera che Tarcisio possa recuperarla. Mi scordo di spiegare a Tarcisio la mia intenzione di collegare tutte le corde tra loro con dei nodi galleggianti e tirarle fino a fuori cosi’, semplicemente tirandole. Questa mia dimenticanza costa a Tarcisio una fatica supplementare perche’, quando lo raggiungo nello spazio tra le strettoie mi accorgo che della prima ha gia’ fatto matassa. Mi scuso e gli spiego ora la mia intenzione.

Tarcisio parte per passare la strettoia mentre io sciolgo la matassa e collego tutte le corde come avevo deciso.

Una volta fuori dalla strettoia Tarcisio recupera tutte le corde legate assieme e poi lo raggiungo anche io. Le corde sono tutte ammatassate di lato, ne prendo il capo iniziale e lo lego, sempre con un nodo galleggiante alla corda del P7.

Tarcisio sale per primo, lo avverto di sistemarsi comodo per recuperare la corda. Io mi sistemero’ alla partenza del pozzo pronto a intervenire se la corda dovesse aggrovigliarsi o bloccarsi in qualche modo.

Quando Tarcisio si e’ sistemato salgo pure io, disarmo la corda del P7 e rimetto in posizione la corda fissa. Il recupero e’ forse un poco noioso, ma sicuramente non troppo faticoso. La corda si comporta benone e non si impiccia.
Fatto il recupero Tarcisio sale fino alla saletta alla base del pozzo d’ingresso mentre io disfo gli ultimi nodi e collego anche l’ultima corda. Quando e’ tutto pronto Tarcisio inizia a recuperare. Quando ha abbastanza corda la tira verso Patrizio che inizia a recuperare a sua volta. Quando vedo sfilare via il capo terminale dell’ultima corda salgo anche io a raggiungere Tarcisio.
Sciogliamo gli ultimi nodi e siamo pronti a uscire. Tarcisio va per primo e poi io salendo tolgo l’armo anche della corda d’ingresso. Lavoro completato!
Senza fretta e godendoci il caldo del sole stemperato dall’aria fresca Tarcisio ed io ci togliamo di dosso l’attrezzatura mentre Patrizio riempie il suo capiente zaino con le corde e gli attacchi recuperati.
Quando siamo quasi pronti Patrizio parte col suo carico.

In un paio di minuti anche Tarcisio e’ pronto e parte a sua volta.

Sono quasi pronto anche io. Una foto di saluto alla grotta e poi parto.

Seguo Tarcisio lungo il sentiero alto, quello che loro hanno fatto all’andata. Patrizio oramai e’ quasi alla pista da sci.

Seguo il sentiero accennato tra i ginepri vagando qua e la’ nella segreta speranza di trovare un altro buco interessante. Speranza forse vana, ma trovo sia mai inutile alimentare la curiosita’. Ogni tanto mi giro a fare una foto a Tarcisio e al meraviglioso panorama alle sue spalle.


Arrivati alla pista da sci troviamo dei cavalli intenti a pascolare, anche loro meritano una foto.

Mentre faccio sosta per riprendere fiato Tarcisio mi raggiunge e ne approfitto per fare un selfie.

Ora ci manca solo il tratto in discesa per arrivare alla macchina.

Arrivati alla macchina suddividiamo corde e attacchi con Patrizio. Quello che rimane decido di portarlo direttamente al magazzino a Subiaco. Non propriamente di strada ma oggi e’ una giornata tranquilla e allungare qualche chilometro non e’ un problema. Scendendo a valle chiacchiero con piacere con Patrizio e Tarcisio delle innumerevoli grotte ancora da vedere in mezzo a queste montagne. Gli propongo di fare presto una ricognizione insieme, vedremo se si riuscira’.
Un’ uscita “rimediata” all’ultimo momento e resa preziosa dalla compagnia di Tarcisio e Patrizio. Inoltre ci siamo, anzi mi sono, tolto il pensiero del disarmo della grotta, che non e’ poco. Alla prossima.