Arianna,Maria,Martina, Gabriele, Luca, Nerone ed io alla riscoperta di una bellissima grotta.
Non capitava oramai da quasi 3 anni di poter fare una visita all’inferniglio quindi con grande gioia e allegria la mattina ci siamo ritrovati al suo ingresso a prepararci.
Indossare la muta con questo caldo non e’ proprio cosa simpatica ma purtroppo necessaria per poter affrontare l’acqua fredda che ci attende in grotta.

Ci prepariamo cercando di stare all’ombra il piu’ possibile.

Nerone ha portato anche lo spumante per brindare a questo ritorno oltre che il suo e il mio compleanno passato pochi giorni fa.

Appena termino di indossare faticosamente la prima parte della muta avverto il resto del gruppo che e’ meglio muoversi verso l’ingresso dove troveremo un poco di aria fresca ad alleggerire la calura.

Quando mi avvicino gia’ sento il respiro freddo della grotta venirmi in soccorso.

Mi fermo davanti l’ingresso e aspetto i miei amici che, per fortuna, non si fanno attendere.







Una volta riuniti al fresco Nerone stappa lo spumante e brindiamo a noi e all’Inferniglio semplicemente ma sentitamente. Per tenere lo spumante al suo posto Nerone ha portato anche il “salame del re” un dolce abbastanza tipico da queste parti. Apprezziamo molto anche quello.
Dopo il brindisi, ripetuto piu’ volte, diamo fine ai festeggiamenti e passiamo all’azione. Nerone e Luca si siedono su un masso dell’ingresso per acclimatarsi, Nerone ne approfitta per farsi una pipata del suo mefitico tabacco. Io ho appena terminato di indossare la muta completa e ho la temperatura interna prossima all’ebollizione quindi li scavalco e vado avanti alla ricerca dell’acqua per avere refrigerio.

L’acqua del primo laghetto e’ molto bassa, quasi a livelli estivi. Meglio cosi’, Maria non ha la muta e con poca acqua potra’ gustarsi anche lei una bella passeggiata lungo la grotta.

Per arrivare al panettone di calcare che fa un poco da diga naturale alle acque risorgenti ci si deve bagnare i piedi ma e’ un disagio ben sopportabile.

Mi giro per fotografare Nerone e Luca che mi seguono. Oggi e’ la prima volta che provo la nuova macchinetta fotografica, il regalo dei miei colleghi per il pensionamento.

Continuo a salire in cima al panettone ma poi mi giro a fare ancora una foto ai miei amici.

Sono in cima al panettone, ora inizia la zona delle vaschette. Mi fermo a fare qualche foto anche a loro.





Una volta omaggiate le belle vaschette con abbondanti foto passo avanti facendo attenzione a non toccare l’acqua in modo che anche il resto del gruppo possa gustarsi lo spettacolo.

Il laghetto laterale, lui e’ fortunato perche’ e’ fuori dal passaggio quindi solitamente rimane intoccato.

Ora inizia la larga galleria festonata da concrezioni che termina, per noi, al sifone.

Anche se anelo l’acqua per rinfrescarmi un po’ non posso fare a meno di fare soste per fare foto.

Metto la luce della mia lampada al massimo e scatto foto cambiando, o cercando di cambiare, la direzione della luce per vedere quale sia la soluzione migliore.

Questa e la famosa colonna che ossessiona Gabriele.

Ogni volta che passa vicino alla colonna Gabriele smoccola a lungo contro coloro che hanno riempito la colonna di graffiti. Ogni volta si ripromette di fare qualcosa per ripulirla e sono sicuro che prima o poi ce la fara’.

Devo stare attento a dove metto i piedi ci sono punti insospettabili dove il pavimento e’ ricoperto di un velo di fango traditore e rischio almeno una decina di volte di fare un capitombolo a terra perche’ sono troppo preso nel fare le foto.

A ogni modo non demordo e continuo a scattare foto sempre cercando di non toccare l’acqua in maniera che si conservi pulita e limpida.




Tra una foto e l’altra arrivo al primo laghetto, quello armato col traverso. Anche qua passo di lato per conservare l’acqua limpida. Sento i miei amici che parlano non molto lontani da me, penso che a breve mi raggiungeranno.



La corda e gli attacchi del traverso non stanno messi benissimo, non sarebbe male venissero cambiati.

Passato il traverso continuo a camminare con continue soste per fare foto.




Le macchie bianche sul soffitto che individuano le bolle d’aria che rimangono intrappolate al soffitto durante le piene fanno venire i brividi al pensiero di questo spazio enorme pieno di acqua vilentemente spinta verso l’ingresso della grotta.


Eccomi arrivato alla pagoda sospesa. Si tratta di un cono di concrezione che probabilmente poggiava su uno strato di fango, successivamente rimosso da una o piu’ piene successive. Penso debba esserci stato un lunghissimo periodo senza piene, almeno tanto tempo quanto ci e’ voluto perche’ la pagoda si formasse in maniera abbastanza solida da resistere alla forza dell’acqua.


Sono finalmente arrivato al primo dei tratti allagati, li chiamo impropriamente laghetti, da traversare a nuoto o comunque da traversare camminando immersi nell’acqua.

Alla mia sinistra inizia la sagola salvavita che utilizzano gli speleosub durante le loro immersioni.

Mi addentro nell’acqua rabbrividendo per il brusco variare della temperatura. Un quasi piacevole brivido di gelo mi avverte che l’acqua inizia a filtrare dentro la muta.

Entro in acqua fino alla vita e mi fermo per dare il tempo al mio corpo di abituarsi alla brusca variazione di temperatura. In seguito Gabriele mi dira’ che l’acqua era a circa 7° di temperatura.




Mi volto a guardare indietro, ho sentito qualcuno chiamarmi.

E’ Luca che mi ha raggiunto.

Anche lui si immerge con le gambe poi si ferma per abituarsi allo sbalzo di temperatura. Ne approfitto per fargli fare da illuminatore e soggetto per le foto.

Ok, mi sono acclimatato, non sento piu’ le gambe! Possiamo andare avanti.

Strada facendo continuo a fare foto.




La grotta qua fa una curva ma poi prosegue con i laghetti.

Vado avanti. Faccio una foto in cui si vede ancora il livello dell’acqua che c’e’ fino a non molto tempo fa, il velo di fango lasciato dal lento abbassarsi dell’acqua evidenzia il livello massimo.

Altro laghetto.

Luca mi raggiunge, lascio che vada avanti per sfruttarlo di nuovo come illuminatore e soggetto per le foto.



Fine del laghetto, si ricomincia a camminare all’asciutto e, devo dire, inizia a non dispiacermi troppo. Il caldo dell’inizio oramai e’ un ricordo.

Siamo al sifone intermedio, sempre un bello spettacolo. Con Luca ci fermiamo ad ammirarlo.


Andando avanti troviamo l’ennesimo laghetto.

Anche qua c’e’ la sagola degli speleosub.

Luca si ferma in corrispondenza di un’altra concrezione notevole della grotta. E’ anche il punto in cui la grotta si dirama, a destra c’e’ il ramo attivo con un laghetto ben profondo tutto da nuotare mentre a sinistra si sale in un ramo fossile e fangosissimo che corre parallelo all’altro fino all’ultimo sifone a cui si puo’ arrivare senza attrezzatura per le immersioni.



Non so se ha gia’ un nome. A me, guardando la base piatta e sapientemente incisa dalla natura, viene da pensare ad una roulette ma vi lascio liberi di proporre altro.

Prima dell’inizio del laghetto gelido da fare tutto a nuoto Luca mi indica una diramazione che sale verso l’alto.

Visto che ne e’ incuriosito lo incito a salire per vedere cosa c’e’ sopra. Non e’ un’ascesa semplice, c’e’ tanto fango che complica non poco la salita.

All’ultimo metro infatti non riesce a trovare appigli sicuri e sembra voler tornare indietro. Da bravo amico allora salgo e gli faccio da puntello per il piede sinistro in maniera da poter superare l’ostacolo di fango che gli impediva la salita.

Quando e’ al sicuro gli passo anche la fotocamera per documentare quel che vede. Ci sono varie diramazioni, magari torneremo a vederle meglio.




Torniamo giu’ dal cunicolo fangoso e torniamo al cospetto del temibile laghetto. E’ un laghetto tutto da nuotare. Mi immergo e un brivido mi traversa il corpo, l’acqua e’ particolarmente gelida.

Come dicevo l’acqua e’ gelida e la nuotata nemmeno tanto breve. Quando arrivo alla fine mi voto e chiedo a Luca di illuminare verso di me. Gli chiedo poi di seguirmi ma risponde che sta aspettando di abituarsi al freddo. Lo lascio alla sua acclimatazione e proseguo.

Da qua in poi, almeno fino al sifone terminale (per gli speleo non sub), di acqua non ce ne sara’ piu’ in compenso c’e’ il velo infido di fango col quale mi ritrovo a litigare e a rischiare in continuazione degli indecorosi scivoloni. Anche qua c’e’ la sagola degli speleosub, noto anche che e’ agganciata alla parete con degli attacchi resinati, qualcuno ci ha perso tempo e denaro per farlo.

Continuo a scivolare e fotografare camminando senza fretta fino al sifone.

Scavalco il culmine del tratto in salita e inizio a intravedere la zona del sifone.

Ora la grotta scende e io ne seguo il corso.

Una bolla di pietruzze nere, pirosseni credo si chiamino. Devono essere ben pesanti per non essere portati via dalla corrente.

Ci sono quasi, anche se sono anni che non ci vengo ricordo i tratti che percorro, con confidenza, quasi fossero vecchi amici che non si vedono da tempo.

Eccomi finalmente alla spaccatura dove inizia il sifone terminale.

Con prudenza scendo quasi al livello dell’acqua e mi metto seduto comodo ad ammirare il sifone. L’acqua e’ ancora troppo alta per tentare un passaggio aereo, senza attrezzatura da sub ma la speranza che un giorno si abbassi abbastanza da permetterci di passare nuotando continua ad alimentare la mia fantasia.

Mi siedo comodamente e vorrei tanto fare un tuffo in questa acqua incredibile ma decido di aspettare che arrivi Luca perche’ non sono certo di poter risalire fuori dall’acqua da solo. Cerco di consolarmi facendo foto ma la fotocamera mi tradisce spegnendosi col tristissimo messaggio “Batteria scarica”.
La ripongo al caldo dentro la muta qualche minuto e poi riesco a scattare ancora una foto poi la batteria cede definitivamente e rifiuta di accendersi.
I minuti passano, di Luca non si vede l’ombra. Spengo la luce e mi gusto la grotta coi suoi rumori. Provo anche la respirazione diaframmatica per rilassarmi.
Dopo un tempo indefinito sento qualcuno chiamarmi, non mi sembra la voce di Luca ma, penso, sara’ magari qualcun altro del gruppo. Rispondo, riaccendo la luce e, dopo qualche minuto, vedo Martina spuntare dal buio. Mi aggiorna, gli altri si sono fermati al primo laghetto e probabilmente stanno gia’ tornando indietro. Luca e’ stato sconfitto dal freddo al laghetto da nuotare e Martina ha deciso di sfidare coraggiosamente il gelo per venire a portare fino a qua il materiale per fare il rilievo.
Mentre ci stiamo aggiornando sentiamo rumori dall’alto. E’ Luca che ha deciso di esplorare il ramo alto ed e’ sbucato sopra di noi. Non ci raggiunge, non ci pensa proprio a fare il laghetto a nuoto quindi lo salutiamo e riprendiamo a valutare se fare il rilievo.
In verita’ non e’ che avessi molta voglia di fare il rilievo, pero’ per onorare la fatica e la buona volonta’ di Martina prendo il coraggio a piene mani e accendo il CavWay del gruppo. Chiedo a Martina di farmi da assistente e pian pianino andiamo avanti a fare il rilievo.

Al laghetto ho decisamente difficolta’ per prendere i punti. Il laser del CavWay sembra avere qualche problema quando deve misurare distanze oltre i 20 metri quindi devo fare un caposaldo intermedio proprio in mezzo all’acqua gelida e alta. E’ complicatissimo prendere un punto fisso col laser dovendo nel contempo nuotare, figurarsi se lo si deve fare per 3 volte di seguito, requisito per creare un caposaldo. Risultato: mi “puzzo” di freddo ed esco dall’acqua con un gelo addosso e dei brividi non da poco.
Solo quando arrivo a uscire dall’acqua mi rendo conto che non e’ piu’ Martina a tenermi compagnia ma bensi’ il redivivo Luca. Anche Martina ha preso freddo nel riattraversare il laghetto quindi ha preferito tornare verso l’uscita e il caldo. Con lui prendiamo ancora punti di rilievo fino alla concrezione “roulette” e poi chiudiamo li’. Proseguiremo alla prossima visita.
Il ritorno e’ tranquillo e infreddolito. All’uscita troviamo i nostri amici che ci attendono con pazienza.
Una bella uscita a ritrovare una grotta che e’ quasi una vecchia amica, sempre affascinante. Alla prossima.