Bibbo: Aggrottiamoci — il nome è già un programma: andiamo a infilarci sottoterra, preferibilmente in posti scomodi, e raccontiamolo con entusiasmo.
Betta: Esatto. Oggi con Fabrizio esploriamo grotte nel conglomerato, scaviamo forse-grotte soffianti e torniamo in superficie giusto in tempo per un corso di rilievo sotto la neve di maggio. Iniziamo dalle esplorazioni.
Esplorazioni speleologiche: meandri, scavi e aria gelida
Bibbo: Due uscite ravvicinate, due logiche completamente diverse. La prima porta un gruppo dentro una grotta già scoperta nel 2020 ma mai esplorata a fondo; la seconda finisce per aprire cantieri di scavo su buchi trovati per caso nel bosco. La domanda è la stessa: cosa c’è dopo?
Betta: Per l’Antro di Rio Miccino, la risposta comincia ad arrivare già dentro il meandro. La descrizione è diretta: “Inizio a camminare senza fretta gustandomi il lungo meandro scavato nel conglomerato, ogni tanto arricchito da belle concrezioni.”
Bibbo: E quella frase dice tutto sul ritmo dell’esplorazione — non una corsa verso il fondo, ma una lettura lenta della roccia. Il conglomerato non è il materiale ideale per le grotte, lo dice esplicitamente, eppure il meandro è lungo, compatto, pieno di formazioni.
Betta: Ci sono pozze da superare in opposizione per non sporcare l’acqua, solfobatteri sulle pareti, dolichopode sul soffitto che piovono in testa, pipistrelli da disturbare il meno possibile. E poi, verso il fondo, il soffitto si abbassa e proseguire richiederebbe la muta. Augusto, lo scopritore della grotta, anticipa che oltre ci sono altre sorprese — ma per ora rimane promessa.
Bibbo: Fuori ad aspettare c’è Maria, che ha deciso di non entrare. E il padrone del fondo, Terzo, nel frattempo ha tagliato le erbacce col falcetto — perché la campagna non prevede soste per nessuno.
Betta: L’uscita si chiude a tavola sotto la veranda di Augusto, con mortadella, formaggio, salsicce e le foto del 2020 quando la grotta fu trovata per la prima volta.
Bibbo: L’Antro dell’Istrice funziona diversamente — si parte per lavorare a una frattura già nota, e si finisce per aprire due nuovi fronti di scavo trovati da Luca per caso nel bosco.
Betta: Da entrambi i buchi esce aria fredda, da uno in particolare “un’aria decisamente ghiacciata.” Si formano due squadre: Martina e Nerone al buco più grande, Luca e Fabrizio a quello più piccolo e più freddo. Dopo ore di scavo, Luca riesce a infilarsi abbastanza avanti da vedere una diramazione — destra e sinistra, con la destra che sembra più promettente.
Bibbo: Gabriele, va detto, ha trascorso l’intera giornata in macchina a riposarsi. Scelta difendibile.
Betta: Il resoconto lo registra senza giudizio. Entrambi i cantieri restano aperti — la promessa è tornare. Il tema della continuità, del “alla prossima”, collega le due uscite.
Bibbo: E collega anche queste esplorazioni al lavoro più sistematico del rilievo — che è esattamente dove andiamo adesso.
Formazione e rilievo: neve a maggio, CavWay e poligonali
Betta: Il corso di rilievo organizzato dalla Federazione Speleologica del Lazio a Campocatino è un evento collettivo: sei squadre, quasi tutti i gruppi della federazione, due giorni di pratica nella Grotta degli Urli più una sessione di restituzione. La sintesi finale è netta: “i vari rilievi si riescono addirittura a legare assieme in maniera da ottenere un rilievo unico. Un risultato non scontato.”
Bibbo: Non scontato anche perché il meteo ha fatto di tutto per sabotare il corso — neve fitta a maggio inoltrato, vento gelido, due CavWay bloccati sul campo, e un rientro quasi in ipotermia.
Betta: Nonostante tutto, le sei squadre completano il lavoro. La domenica la restituzione grafica funziona, Topodroid fonde i disegni usando i capisaldi comuni, e il corso si chiude con una presentazione sulle schede catastali. L’obiettivo dichiarato è incentivare la cultura del rilievo nella speleologia laziale.
Bibbo: Meandri nel conglomerato, buchi soffianti nel bosco, poligonali sotto la neve — c’è una coerenza in tutto questo.
Betta: Sì: ogni uscita lascia qualcosa aperto. La prossima volta si torna con la muta, o con gli attrezzi giusti, o con più energie. Alla prossima.