Antro dell’istrice – 28 maggio 2026

Ritorniamo con Nerone a scavare quella che forse un giorno diventera’ una grotta.

E’ giovedi’ ma Nerone e’ libero da impegni e io pure, almeno fino al primo pomeriggio. Ci sentiamo la sera prima e in pochi momenti e’ deciso, andiamo a proseguire gli scavi al buco trovato da Luca la volta scorsa. Il suo nome temporaneo e’ “Antro dell’istrice” ma se dovesse diventare grotta prendera’ il nome deciso da Luca, quando la inserira’ a Catasto.

La mattina alle 7.30 siamo gia’ sul posto. Prima di partire per la grotta blocco Nerone per un selfie.

Eccoci arrivati. Noto subito la presenza di un rastrello, Nerone mi spiega che ieri, lui abita a pochi chilometri da qua, ha fatto un salto per portare qualche attrezzo.

Senza perdere tempo termino i preparativi ed entro per il primo turno di sterro. Dentro c’e’ sempre la simpatica montagnola di terra che dovremo tirar via.

Durante un lungo turno di scavo io riempio secchi di terra e Nerone li tira fuori. Quando inizio a dare segni di stanchezza Nerone dichiara che e’ ora che entri lui. Io esco mentre lui termina di indossare la tuta.

Cerco il mio cellulare perche’ voglio mettere una sveglia alle 15, orario limite per il mio ritorno a Roma. Lo cerco e lo ricerco senza trovarlo. Dove caspita l’avro’ messo? Chiedo a Nerone di farmi uno squillo col suo. Nulla. Rimane solo l’ipotesi che io lo abbia lasciato alla macchina e la speranza di non averlo lasciato fuori alla portata di chiunque passi. Scendo velocemente e, arrivato alla macchina, urlo a Nerone di fare di nuovo uno squillo al mio numero. Con sollievo lo sento suonare da dentro la macchina. Lo trovo sepolto dai vestiti, lo recupero e torno alla base.

Nerone inizia a scavare con entusiasmo. Io sono fuori al caldo a tirare fuori i secchi di terra. Dopo un’ora inizio a rimpiangere l’aria gelida che c’e’ in grotta, ad appena un paio di metri da me.

Ogni tanto vado vicino a Nerone per godermi il fresco. Nerone commenta: “La prossima volta mi porto la giacca a vento”.

Passa il tempo e anche Nerone si stanca. Rientro io. Cerco le dolichopode che avevo visto girare per il soffitto ma sono tutte scappate a nascondersi, disturbate dalla nostra rumorosa presenza. Mi consolo con i ragni che si aggirano ignorandoci alla grande.

Per farci spazio e poter scavare meglio la terra decidiamo di togliere un poco di roccia di lato. Si tratta di roccia molto compatta che risponde molto bene ai colpi che diamo, si sgretola facilmente. In breve tempo ci siamo ricavati uno spazio comodo dove poter scavare stando seduti.

Dopo il lavoro sulla roccia faccio di nuovo cambio con Nerone, Torno al caldo esterno a tirare fuori i secchi di terra che Nerone riempie con solerzia.

Procediamo cosi’ fino a verso le 13.30 quando Nerone dichiara: “Sono arrancato”. Io naturalmente non capisco cosa voglia dire e quindi lui mi spiega che in sublacciano vuol semplicemente dire che e’ stanco. Dopo la spiegazione Nerone esce a riprendere fiato. Anche io sono un po’ stanco pero’ non voglio ancora darmi per vinto quindi entro a vedere se posso fare qualcosa.

Mentre entro Nerone mi avverte che non tirera’ fuori altri sacchi, quindi potro’ fare ben poco. Comunque ci provero’.

Il cunicolo triangolare da cui soffia l’aria gelida e’ ancora stretto e ingombro di terra. Mi ci ficco dentro coi piedi e inizio a scavarla via portandola fuori e ammucchiandola di lato.

Dopo aver scavato coi piedi vedo che il cunicolo e’ diventato abbastanza largo e con un poco di pazienza potrei andare a faccia avanti per sbirciare quello che c’e’ dopo la curva a gomito che vedo.

Sembrava largo, in realta’ devo fare altri scavi con i piedi prima di poter arrivare con la testa ad affacciarmi. Devo anche togliere un paio di sassi fastidiosi prima di poter mettere la fotocamera in avanti e scattare una foto, anzi due. Le mie speranze che dopo la curva la grotta si allargasse vengono deluse. Il cunicolo prosegue stretto e ventoso.

C’e’ anche un’altra diramazione, e’ dritta sopra la mia testa, rimango a guardare per un poco e l’aria sembra arrivare anche da la’. Purtroppo non riesco a girare abbastanza la testa da poter illuminare dentro la diramazione. Ci provo ugualmente ma rimedio solo una foto quasi nera.

Prendo ancora qualche minuto nel vano tentativo di smuovere alcuni sassi riottosi ma devo lasciar perdere, sono troppo tenacemente incastrati. Provo a chiedere uno scalpello a Nerone ma lui da fuori mi avverte che e’ ora di “fare i ferri”, si sta cambiando e non puo’ aiutarmi. Abbandono lo scavo della speranza ed esco a raggiungere Nerone.

Una giornata iniziata presto e terminata presto per fine energie. Abbiamo scavato tanta terra ma ne abbiamo ricavato solo aria fresca e tanta speranza di avere un domani una nuova grotta da esplorare. Alla prossima.

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About fato63

Pratico la speleologia da qualche anno ormai. Mi sono finalmente deciso a tenere un diario delle uscite. Approfitto del blog per renderlo consultabile e commentabile.
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