Con Maria e Gabriele a esplorare una grotta nel conglomerato.
Questa esplorazione nasce quando Felice mi contatta per richiedere l’aiuto di speleologi per l’esplorazione di una grotta trovata da Augusto gia’ nel 2020. Dopo lo scambio di mail e messaggi con Felice concordiamo un appuntamento di cui rendo partecipi anche Maria e Gabriele
Il giorno stabilito Maria, Gabriele ed io ci rechiamo a Gallese per incontrare Felice. Lui, dopo i saluti e le presentazioni ci porta subito a conoscere Augusto, lo scopritore della grotta, che con entusiasmo si unisce al gruppo.
Tutti assieme andiamo verso Gallese Scalo e ci inoltriamo per strade sterrate fino alla casa di Terzo, il simpatico padrone del fondo adiacente il fosso dove si trova l’ingresso della grotta.
Come al solito faccio aspettare tutti per cambiarmi gli abiti “civili” e indossare la mia tuta speleo. In una decina di minuti sono pronto e possiamo partire. Strada facendo incontriamo una cavita’ artificiale e ci fermiamo a curiosare.

Terzo ci informa che probabilmente si tratta di una tomba etrusca adattata in tempi recenti a ricovero per gli animali.

Scendiamo verso quello che immagino sia il fosso detto Rio Miccino.

Attraversiamo i terreni di Terzo circondati da erba molto alta.

In un punto imprecisato le nostre guide ci indicano che si deve scendere nel fosso, cosa che facciamo prontamente ma non senza difficolta’

Finora non eravamo propriamente soddisfatti perche’ attorno a noi vedevamo solo dell’ottimo tufo. Buono per costruire case ma non di certo per ospitare grotte. Eravamo pronti a subire una delusione.
La situazione cambia un poco quando a livello del fosso si inizia a vedere del simpatico conglomerato, non e’ la situazione migliore ma gia’ meglio del tufo.

Traversiamo il fosso e saliamo sul lato opposto.


Oggi il sole picchia forte, ci fermiamo a riprendere fiato in un tratto di bosco.

Maria e Gabriele tardano a raggiungerci, ci diranno poi che si sono fermati ad ammirare un “cippo” di confine che francamente non avevo notato.

Mentre li aspetto salgo di qualche metro per dare uno sguardo alla parete di tufo che vedo di lato, tanto per vedere ma trovo nulla di interessante.


Le nostre guide scelgono il punto in cui riscendere nel fosso, noi li seguiamo con fiducia fino al punto in cui si intravede una simpatica apertura. Forse la nostra grotta esiste per davvero.

Mi avvicino e si, sembra proprio un bell’ingresso, di lato e sopra la volta, oltre alla vegetazione, si intravede il conglomerato.

Svelti indossiamo il casco, accendiamo la luce e andiamo a esplorare. Confesso di essermi presto dimenticato sia dei miei amici sia dei nostri ospiti perdendomi nella curiosita’ di vedere cosa nascondesse questa inusuale cavita’. Inizio a camminare senza fretta gustandomi il lungo meandro scavato nel conglomerato, ogni tanto arricchito da belle concrezioni.



Passando spavento delle dolichopode che sono assiepate sulla volta del meandro, tanto che iniziano a piovermi in testa per poi scomparire negli anfratti della roccia.
Incontro un primo ostacolo, una pozza d’acqua, la fotografo prima di provare a passare ma poi riesco ad andare dall’altra parte in opposizione senza toccare l’acqua e sporcarla.

Dopo il meandro prosegue serpeggiando. Sul pavimento ci sono dei massi di tufo arrivati la’ chissa’ come. Alcuni sono chiaramente abrasi dal passaggio dell’acqua.

Ogni tanto di lato c’e’ un arrivo d’acqua che ha formato varie forme di concrezione, tra le quali queste minuscole vaschette.

Incontro ancora delle piccole pozze d’acqua ma riesco sempre a passare senza toccare l’acqua.

Una bella colata a medusa.

Proseguo per il meandro, dietro di me sento il resto del gruppo che affronta i passaggi con l’acqua.

Ancora acqua ma sempre passabile senza difficolta’. Il conglomerato ai lati del meandro e’ molto compatto e offre numerosi appigli per i piedi senza sgretolarsi minimamente.

Continuo a camminare passando in una zona con delle piccole stalattitti.

Ogni tanto sulle pareti ci sono delle formazioni giallastre, dovrebbero essere solfobatteri, le fotografo passando tanto per documentare.

Altri arrivi d’acqua con formazioni calcitiche dall’aspetto familiare.

Trovo anche un reperto alquanto moderno, gli faccio una foto e lo lascio la’.

Arrivo a una diramazione e di lato trovo vari cocci che sono stati sistemati in bella vista sopra dei massi. Non puo’ essere una disposizione dovuta a cause naturali, probabilmente sono stati messi la’ da qualche visitatore.

Passo una zona con molti massi di tufo sul pavimento, ne faccio cadere piu’ in basso un paio che sono poco stabili, ci mancherebbe che qualcuno dei nostri ospiti si facesse male cadendo per colpa loro.

Proseguo nella mia camminata quasi in solitaria, ogni tanto incontro un pipistrello che riposa e cerco di disturbarlo il meno possibile.

Ancora una diramazione.

A destra si intravede un cunicolo basso e stretto, a sinistra continua il meandro.

Mi affaccio per dare uno sguardo al cunicolo, potrei anche farcela a passare ma preferisco lasciare l’esplorazione di questa parte scomoda ad altra occasione. Noto che sembra esserci un poco d’aria ma potrebbe essere un’impressione.

Riprendo la retta via e proseguo per il meandro comodo.

Camminando ogni tanto si incontrano tracce di modernita’ sotto la forma di bottiglie di plastica e altre “monnezze” ma per fortuna non sono tantissime.

Per la mia felicita’ il meandro prosegue.

Ogni tanto sul soffitto noto delle formazioni che penso dovute a dei vortici d’acqua. Li fotografo per documentare e magari mostrarli a Maria.

Ancora massi di tufo sul pavimento, l’unica possibilita’ e’ che siano rotolati qua chissa’ da dove trasportati dalla forza della corrente d’acqua.

Mi aggiro con la dovuta meraviglia tra le forme sinuose del meandro.




Ancora un punto del soffitto eroso da un vortice d’acqua.

Continuo a camminare gustandomi questa meraviglia naturale.

Intravedo in lontananza un tratto molto concrezionato.

Sono in un punto dove il soffitto del meandro si abbassa bruscamente. Prima di proseguire mi fermo a fotografare le concrezioni.

Ci sono una miriade di piccole stalattiti.

Una medusa con ambizione di diventare una colonna.

Qualche altra stalattite.

Ora posso proseguire. Mi stendo a terra e vado a vedere.

Anche se con qualche difficolta’ si potrebbe passare, pero’ l’idea di strisciare nell’acqua oggi non mi sorride proprio. Dovremo tornare almeno con indosso un pezzo della muta.

Mentre sono disteso vedo un “vermino” bianco che cerca di nascondersi, non capisco bene cosa sia ma provo a fargli una foto.

Per oggi l’esplorazione puo’ considerarsi terminata. Inizio a tornare indietro continuando a scattare foto.











Dopo alcuni metri incontro finalmente il gruppo dei nostri ospiti.

Mi fermo a complimentarmi per la bella grotta poi decido di far loro compagnia fino al tratto finale della grotta.



Strada facendo mi indicano un particolare che non avevo notato, dietro una stalagmite ci sono i resti del pasto di un qualche roditore. I semi sono anche riusciti a germogliare.

Un piccolo capello d’angelo.

Arrivati al punto in cui il soffitto si abbassa ci fermiamo. Augusto ci racconta che dopo la grotta prosegue con altre belle sorprese. Per ora accettiamo il suo racconto, in attesa di poter vedere con i nostri occhi.

Trovo queste “ragnatele” per terra, saranno funghi? Io intanto una foto gliela faccio.

Anche i solfobatteri meritano il loro momento di gloria.

Sul soffitto una timida traccia, il solco dell’originario passaggio per l’acqua.


Questa foto e’ una ripetizione ma queste micro-vaschette mi piacciono assai.

Siamo al saltino con la pozza d’acqua sotto. I nostri ospiti hanno messo una corda attorno a un sasso tondo. Vedo che la usano per scendere il saltino. La corda per come e’ messa potrebbe rotolare via mentre ci fanno perso per calarsi. Senza troppo clamore mi chino a tenere ferma la corda con un ginocchio.



Buon penultimo passa Gabriele poi sganciamo la corda e la passiamo avanti.

Salgo un paio di metri sulla parete del meandro a curiosare un piccolo arrivo d’acqua, troppo piccolo. Pero’ dall’alto posso fare una foto ai nostri temerari ospiti.

Proseguiamo, oramai siamo vicino all’ingresso. Infatti incontro di nuovo qualche dolichopode che non si e’ nascosta bene.

Eccoci fuori.


Fuori troviamo Maria che oggi ha deciso di non entrare e ci ha aspettato all’ingresso.

Prima di andare faccio ancora una foto all’ingresso a mo’ di saluto.

Strada facendo Maria ci indica il cippo che li aveva fatti attardare all’andata. Terzo ci spiega che sono cippi messi per indicare il confine tra i vari poderi.



Ora il caldo e’ asfissiante e la salita del ritorno la affrontiamo con pazienza e un po’ di affanno.

Pian pianino arriviamo su tutti.


Terzo ne ha approfittato per tagliare un poco di erbacce col falcetto, va bene esplorare ma la campagna non prevede soste.

Salutato e ringraziato Terzo per la sua simpatica disponibilita’, vado a cambiarmi e poi riprendiamo le auto per tornare a casa di Augusto. Ci fermiamo a chiacchierare con la sua simpatica moglie e in breve ci troviamo a tavola sotto la sua veranda a fare pranzo con pane, mortadella, formaggio, salsicce, vino e si, anche dell’acqua! Gustiamo a sazieta’ di quanto ci viene offerto mentre commentiamo la giornata. Augusto ci mostra anche le foto che aveva scattato nel 2020, quando scopri’ la grotta.
Ci lasciamo con la promessa di rivederci presto per proseguire l’esplorazione e il rilievo. Alla prossima.