Ricognizione a Monte Livata – 05/12/2020

Con Ferdinando, Gabriele e Luna. A rivedere alcune grotte, tra le quali Peppino Pedrini, spesso nominata da Gabriele e finora mai vista.

C’e’ tempo da lupi ma la segregazione forzata di questo periodo ci ha resi impazienti di fare del movimento, quindi di buon mattino ci incontriamo per andare a fare un giro a Monte Livata. Arrivati al parcheggio dove di solito si lasciano le macchine per andare a pozzo Doli, ci prepariamo mentre il tempo ci promette difficolta’ nelle vesti di vento forte, nebbia e pioggerella ghiacciata. Pronti. Invece di lasciare la strada alla prima curva, per andare a pozzo Doli, la proseguiamo fino alla cresta dove c’e’ una postazione di antenne che si vedono scomparire a tratti tra la nebbia. Lasciamo la strada, che finisce la’, scavalchiamo la cresta e scendiamo dal lato opposto da cui siamo venuti. Dopo una non lunga discesa arriviamo ad un buco nel terreno nascosto da rami.

Mi avvicino per vedere meglio. Non mi sembra un gran che.

E invece mi sbaglio, quella e’ la “celeberrima” grotta “Peppino Pedrini” di cui Gabriele spesso parla.

Una pietra accanto al buco porta addirittura inciso il nome della grotta.

Dopo aver omaggiato la grotta con la nostra visita, riprendiamo il giro continuando la discesa

Facciamo un largo giro cercando grotte segnate sullo stracolmo GPS di Gabriele.

Arriviamo ad un laghetto artificiale dove ne e’ segnalata una.

Scendiamo per cercarla.

Al punto puntato dal GPS pero’ c’e’ nulla. Inizia a piovere seriamente.

Prendiamo la via del ritorno. Indosso il poncho per non bagnarmi troppo.

La risalita tra vento, pioggia e nebbia a banchi non e’ delle piu’ agevoli. Il pocho protegge dalla pioggia, pero’ da’ al vento un’ampia superficie su cui spingere. Ad una ventata piuttosto robusta mi ritrovo a terra, il ginocchio atterra su uno spuntone di roccia. Non che in quel punto ce ne fosse penuria, ma riesco a beccare il piu’ aguzzo. Sanguinante, ma piu’ nell’orgoglio che altro mi rialzo con il fermo proposito di munirmi di ginocchiere per la prossima volta.

Tornati alle macchine ci cambiamo svelti per andare a prendere uno spuntino al primo bar disponibile. Insomma un bel giro anche se il tempo non ci ha assistito molto. Alla prossima.

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Ricognizione a Monte Livata – 29/11/2020

Con Gabriele e Luna dalle parti del volubro. Il volubro e’ un laghetto usato per far abbeverare gli animali al pascolo. Lo si vede a sinistra della strada un paio di chilometri prima di arrivare al piazzale di Monte Livata.

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Ricognizione a Monte Livata – 07/11/2020

In questi tempi incerti l’unica possibilita’ per fare attivita’ inerente la speleologia sembra essere quella della ricognizione, ovvero gironzolare tra i boschi alla ricerca di nuove grotte e per verificare le coordinate di quelle conosciute. Certo e’ che in questo momento non potrei proprio fare molto di piu’ quindi mi rallegro di avere questa possibilita’ e mi gusto la bella passeggiata tra i colori fiammeggianti di meta’ autunno.

La mattina Gabriele, io e Luna partiamo da Roma e raggiungiamo Maurizio che ci attende al bar di Monte Livata. Facciamo provviste poi andiamo a parcheggiare nei pressi di Pozzo Vale dove per prima cosa passiamo a vedere se ci sono cambiamenti. Nulla di nuovo con lei. Torniamo alle macchine e ci prepariamo per la passeggiata. Il nostro sentiero parte proprio dall’altra parte della strada. Gabriele ha sul GPS la lista delle grotte da ritrovare. Andiamo!

Dopo un primo tratto di sentiero, lo lasciamo ed andiamo all’interno del bosco. Vaghiamo senza fretta alla ricerca di grotte nuove e conosciute.

La distanza sociale viene mantenuta in maniera naturale, sono talmente lento nel camminare che sono sempre ad almeno 20 metri dai miei amici. Luna scorrazza facendo la spola tra me e loro.

Ci avviciniamo alle prime grotte nei dintorni. La prima e’ una delle famigerate “Senza Nome”. Riprendiamo il punto e proseguiamo.

Passiamo accanto al “Buco di Magda”, al momento non catastabile e vicino troviamo delle doline che sembrano promettere bene.

In effetti sembra esserci grotta. Gabriele consulta il suo fido GPS e ce ne dice il nome, che io prontamente scordo.

Si prosegue.

La sequenza di buchi interessanti prosegue.

Luna si mette comoda anche se non le pare chiaro il motivo di queste continue soste.

Maurizio si ferma e afferma perentoriamente che e’ ora di pranzo e si deve fare pausa. Cerchiamo un posto comodo e ci mettiamo seduti. Io ho fatto ben 3 colazioni, quindi il pranzo lo salto e mi dedico a gustare il bel sole caldo ed il panorama.

Dopo il pranzo si riparte alla volta del Pozzo della Vacca Morta. Gabriele rimane indietro a cercare altre grotte mentre Maurizio ed io arriviamo ad un buco recintato.

Un ragno sul vicino albero si merita una foto.

La grotta contiene un frigorifero che ne ispira il nome da segnare sul GPS quando Maurizio ed io ne prendiamo il punto. Quando Gabriele si riunisce a noi, ci dice che si tratta proprio della Pozzo della Vacca Morta.

Proseguiamo.

Incrociamo una roulotte con un recinto per le pecore. Rimettiamo il guinzaglio a Luna perche’ non vada a “litigare” con i cani pastore che dormicchiano vicino alla roulotte. Incrociamo un folto gruppo di gitanti che vanno nel senso contrario al nostro.

Inizio ad essere stanco. Dopo un rapido consulto decidiamo di terminare il nostro giro senza troppi giri nel bosco ma seguendo il sentiero, decisamente meno impegnativo per le mie povere gambe.

Il sentiero lo avevamo gia’ fatto Gabriele ed io durante una ciaspolata. Incrociamo un pozzo che ricordo bene.

Ne riprendiamo il punto.

Cammina cammina arriviamo ad bivio. Da qua si torna a campo dell’Osso, si puo’ andare a Campaegli e addirittura a Camposecco.

Noi prendiamo per Campo dell’Osso. Il cartello indica 2 ore. Ce la posso fare.

Prendiamo per la nostra strada. Il paesaggio e’ sempre da ammirare.

Una breve salita ci porta ad un altro incrocio che ricordo bene, lo abbiamo percorso giusto qualche settimana fa nel giro a Campo Buffone.

Ecco la palina con le frecce a le indicazioni. Per andare a Campo dell’Osso devremo attraversare Campo Buffone.

Maurizio e Gabriele si avventurano a destra e a manca per vedere le doline che si presentano di aspetto invitante ed interessante. Io rimango sul sentiero per risparmiare energie.

Un fossile.

Campo Buffone con un poco di foschia.

Una delle grotte visitate la volta scorsa.

Gabriele mi indica il punto dove il suo GPS segnala una grotta di nome Itaca.

Di questa grotta ho letto di recente nei divertenti resoconti di Maria Grazia. Incuriosito vado a vederne l’ingresso, pero’ non ne rimango granche’ impressionato. Immaginavo qualcosa di piu’ maestoso.

Dopo la piana di Campo Buffone parte una bella salita. In cima ad una sella si intravede una palina con le frecce ad indicare i sentieri.

Gia’ che ci sono faccio una foto pure a questa.

Da qua svoltiamo a sinistra dove la salita riprende gagliarda.

Finalmente anche questa salita termina. Riprendiamo fiato con un tratto in discesa.

Ancora una palina. Per Campo dell’Osso ora indica “solo” 40 minuti. Oramai cammino guardando solo dritto in basso, vicino ai piedi. Stringo i denti e proseguo.

Andiamo avanti.

La luce nei punti di bosco piu’ fitti cala notevolmente, fa freddo. Faccio sosta per indossare la giacca a vento. Il sole incendia la punta degli alberi in lontananza.

Nei punti all’aperto la foschia la fa da padrona.

Seguiamo il sentiero, la distanza viene sempre mantenuta in maniera naturale.

Improvvisamente il sentiero cambia aspetto, sembra facilmente transitabile con la macchina. In lontananza si vede il piazzale di Campo dell’Osso. Ce la posso fare.

Inizia a fare notte. Ancora una breve sosta per visionare una dolina.

Arriviamo al piazzale che e’ notte fatta. La strada fino alle macchine mi sembra infinita ma anche lei alla fine ha termine. Ci cambiamo rapidamente, un saluto distante con Maurizio, come si usa di questi tempi, e prendiamo la strada di casa. Il ritorno e’ tranquillo e senza troppo traffico. Siamo stanchi ma rilassati. Alla prossima.

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Grotta Guattari – 24/10/2020

Uno stimolante fine settimana in visita ad alcune grotte del Circeo, prima tra tutte Grotta Guattari dove abbiamo assistito ai lavori in corso.

La mattina ci troviamo con Betta, Aurora, Gabriele io e Luna ed affrontiamo il viaggio verso il Circeo fino a Grotta Guattari dove incontriamo Mario ed Angelica.

Dopo un rapido scambio di saluti ci prepariamo per la grotta ed entriamo.

La giornata procede tra dentro e fuori la grotta.

Il pomeriggio lo dedichiamo a visitare altre grotte nei dintorni.

La prima e’ la Grotta delle Capre.

La targa che indica la grotta e’ stata vandalizzata ma ancora riesce a fare il proprio mestiere.

Via, si parte.

Eccoci arrivati.

Angelica fa gli onori di casa.

La grotta inizia con una sala enorme, non mi aspettavo una cosa del genere, ne sono piacevolmente impressionato.

Gironzolo per la sala scattando foto.

Il mare visto da dentro la grotta.

Da un lato ci sono degli scavi, i miei amici, esperti in queste cose, dicono che si tratta di tombe di epoca romana.

Buchi nella roccia? Pensavo di si, mi correggono, sono litodomi.

Arriviamo in fondo al salone.

La grotta prosegue in una galleria, andiamo a visitarla.

Dopo una ventina di metri la galleria chiude. Visita terminata.

Gabriele ha intenzione di chiuderci dentro…o chiudere se stesso di fuori!

Si scherzava, andiamo.

Angelica scende ad ammirare il mare.

Sembra il cespuglio del Leopardi?!? La grotta “e questa siepe, che da tanta parte  dell’ultimo orizzonte il guardo esclude”

Il mare verso il tramonto ha sempre il suo fascino.

Torniamo indietro dirigendoci verso l’altra grotta.

Un’Aurora floreale.

La nuova grotta, quella del Fossellone me la trovo letteralmente sotto i piedi. In mezzo al sentiero si apre un buco che affaccia nella sala della grotta.

C’e’ sia un ingresso dal mare, che non andiamo a visitare che un’accesso alquanto aereo piu’ all’interno

Non male.

Angelica e’ stata qua un migliaio di volte, si siede paziente ad aspettare che la nostra curiosita’ abbia sfogo.

Gabriele ne approfitta per riprendere i punti…il Conservatore del Catasto ne sara’ sicuramente contento!

Torniamo indietro alla targa infelice.

Da qua si vedono anche le isole.

A sera torniamo a casa. Passiamo insieme ancora del tempo per consumare una allegra cena a base di pizza prima di ritirarci per un meritato riposo.

Il giorno dopo, domenica, siamo di nuovo a Grotta Guattari.

Oggi sono venuti in visita anche Nerone e Tarcisio.

Angelica ed Aurora sono impegnatissime a fare rilievi.

Verso l’ora di pranzo Mario si ingegna ad organizzare il braciere per cuocere la carne acquistata ieri. Il risultato e’ piu’ che soddisfacente.

Ci mettiamo seduti in cerchio intorno al braciere iniziando il pranzo con delle bruschette.

Nel frattempo la carne continua a cuocere. Luna andrebbe volentieri ad assaggiare ma la teniamo d’occhio.

Il pranzo prosegue tra una chiacchiera e l’altra, quasi sempre su argomenti speleo-archeologici.

Dopo pranzo si torna al lavoro.

Quando la stanchezza sopraggiunge iniziamo a rimettere a posto le nostre cose. E’ ora di pensare al ritorno.

Salutati Angelica e Mario che rimarranno qua al Circeo, Nerone e Tarcisio che torneranno rispettivamente a Subiaco e Guarcino, saliamo in macchina e prendiamo per Roma. La stanchezza mi assale come un macigno quindi non proferisco parola per tutto il viaggio. Conservo il fiato per un saluto. Alla prossima.

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Campo Buffone – 18/10/2020

Una passeggiata per ricercare buchi vecchi e nuovi nella piana di Campaegli. Di seguito ci siamo diretti a Campo Buffone per uno sguardo alle sue grotte.

Uno sguardo alle solite doline a Campaegli.

Grotta dei 2 ingressi, la visitiamo e riprendiamo il punto.

Doverosa visita a grotta Stoccolma. Riprendiamo il punto anche per lei.

Altra grotta da visitare, si cimenta Giuseppe nella esplorazione.

Grotta Stoccalma non poteva mancare.

Una macchina che molto ecologicamente se ne va in giro per la piana.

Il giro a Campaegli e’ terminato, prendiamo per Campo Buffone. Gabriele ha noie con il GPS ed effettua di frequente il cambio delle batterie.

Strada facendo incontriamo alcuni buchi a cui potrebbe valer la pena dedicare una giornata.

Un’altra grotta conosciuta di cui riprendiamo il punto…grotta della Medusa, mi sembra.

Ci sono molti rotoli di un qualcosa che sembra guaina di catrame. Sarebbe da recuperare e questo potremmo farlo, ma poi per smaltirla?

Riprendiamo la strada per Campo Buffone.

Eccoci arrivati.

Troviamo alcuni bei buchi ma non abbiamo attrezzatura idonea per dar loro uno sguardo da vicino. Ci limitiamo alle foto.

Luna dopo tanto correre su e giu’ viene a chiedere un poco d’acqua. LA accontentiamo subito.

Il ritorno e’ lento, sono stanchissimo, ma allietato da chiacchiere sulle grotte viste oggi e sui progetti futuri. Terminiamo la serata con una visita al ristorante che Irene conosce da molti anni, vicino Canterano. Non rimaniamo per niente delusi.

Il ritorno e’ quieto e sonnacchioso. Una bella giornata che si chiude pensando…alla prossima.

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Buco del Tux – 10/10/2020

In zona Campaegli a rivedere alcune grotte. Per primo il Buco del Tux e poi un paio di piccole grotte da catastare.

Una giornata da ricordare un poco per tutti noi, ma in particolare per Aurora che oggi si cimenta per la prima volta nell’armo di una discesa.

Nerone scende con Aurora per rivedere la grotta, che ricordava differente.

Visita terminata. Si esce.

Ci spostiamo a grotta Medioevo per riprendere il punto.

Nel frattempo Nerone prova una nuova acconciatura.

Un tipo di pettinatura decisamente muschiato!

Ultima tappa del nostro giro, grotta dei 5 ingressi.

Ditelo coi fiori…e con i funghi no?!?

Un saluto a tutti. Alla prossima.

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Grotta Stoccalma – 06/09/2020

Una uscita in compagnia dei miei amici. Loro in grotta Stoccolma ed io in esterna a grotta Stoccalma per provare i “punciotti”. Devo rifare il “rodaggio” come narratore, quindi inizio adagio, con poche parole! Vi lascio alle foto che si spiegano da sole.

Carrellata di amici che si preparano.

Saluto tutti e vado verso grotta Stoccalma.

Ingresso della grotta.

Sperimentazione punciotti.

Riposo e poi un giro a visitare qualche dolina.

I miei amici escono da grotta Stoccolma e vengono a recuperarmi.

Qualche chiacchiera al sole nei pressi dell’ingresso di grotta Stoccolma.

Si torna alla civilta’.

Aperitivo in attesa della cena.

Un gradito ritorno al ristorante “da Antonia” a Marano conclude la giornata.

Ancora una volta, con molta soddisfazione…Alla prossima!

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Grotta Guattari – 26/07/2020

Una visita alla grotta Guattari per passare una simpatica giornata insieme ai nostri amici.

Appena arrivati.

Giuseppe e Mario pronti per l’aperitivo.

Pranzo. Ora siamo tutti.

Mario, il cuoco e Gabriele il supervisore.

Ecco finalmente la grotta.

Angelica ci mostra i particolari del cantiere.

Qualche cavo per l’illuminazione.

L’ingresso della grotta.

Finalmente posso scriverlo di nuovo, con molta soddisfazione…Alla prossima!

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Palestra Montecelio – 25/07/2020

Ciao a tutti!

Riprendo a scrivere dopo un lungo periodo, magari un giorno raccontero’ delle mie avventure di questo periodo, ma non ora.

Per adesso riprendiamo ad “aggrottarci” con questa unica foto della palestra fatta vicino Montecelio con vari amici.

Un caro saluto a tutti…e bentornato a me!

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Sventatoio di poggio Cesi – 01/02/2020

Una gita ad una simpatica grotta insieme a Angelica, Aurora, Elisa, Gabriele, Giuseppe e Mario.

Nel primo pomeriggio ho degli impegni, quindi mi aggrego alla gita organizzata dai miei amici con l’intenzione di abbandonarli subito dopo pranzo. La mattina carico in macchina Giuseppe ed andiamo all’appuntamento a Guidonia. Facciamo colazione tutti assieme al bar che ha sostituito il celeberrimo “Bar Lanciani” e poi andiamo alla grotta. Gabriele, con la sua macchina, ci guida. Per maggior sicurezza, Giuseppe imposta il suo navigatore, ma sbaglia ad indicargli la destinazione e quindi mi da’ informazioni errate che traduco i lampeggi frenetici verso la macchina di Gabriele. Per fortuna Gabriele non se ne cura e prosegue imperterrito fino a dove si devono lasciare le macchine per arrivare alla grotta. Iniziamo subito a prepararci.

Ecco Giuseppe, il mio navigatore.

Elisa, anche stavolta e’ con noi, col suo allegro sorriso.

La sezione archeologica del gruppo, Angelica, Aurora e Mario. Oggi pero’ si dedicheranno esclusivamente alla pratica speleologica.

Sono pronto, sono pronti anche gli altri, pero’ indugiano nelle ultime chiacchiere. Voglio fare l’esploratore e cercare la grotta col solo aiuto del GPS. Faccio un vago cenno ai miei amici e parto per il sentiero. Dopo un angusto e serpeggiante sentiero tra i rovi, sbuco su una strada, sempre sterrata ma carrabile. A lato strada ci sono le stazioni della Via Crucis.

Le seguo guardandomi intorno in cerca di altri buchi.

Questa Via Crucis non sembra frequentatissima, tra poco le stazioni scompariranno tra la vegetazione.

Arrivo alla quinta stazione. La strada sembra proseguire dritta, il GPS mi indica che la grotta e’ a destra.

Alla mia sinistra, in cima ad un colle c’e’ un paese, Sant’Angelo Romano, forse.

Decido di dare fiducia al GPS e mi addentro tra le frasche alla mia destra. D’altronde, mi dico, mancano solo 500 metri. Mal me ne incolse! Sono 500 metri in ripida salita e tra rovi impenetrabili. A meta’ salita alcune urla rompono il silenzio della “selva selvaggia e aspra e forte che nel pensier rinova la paura”, sono i miei amici in avvicinamento. Alla fine ce la faccio, il GPS mi indica: “Sei arrivato”. Si, saro’ pure arrivato, ma qua della grotta nessuna traccia. Lancio qualche urlo ai miei amici, da loro adesso nessuna risposta. Mi armo di pazienza ed inizio dei giri concentrici attorno al punto indicato dal GPS. Nella mia ricerca rimedio un paio di graffi alla faccia grazie a degli impertinenti spini ed una caduta con botta al gomito, che avrei evitato volentieri. Dopo tanto girare, trovo finalmente la grotta. Mi fermo a farle una foto.

Accanto all’ingresso un “comodo sentiero”. Sento rumori. Sono i miei amici. Poso la zaino e vado loro incontro. Elisa con la sua tuta inconfondibile.

Ecco Angelica che mi regala subito un bel sorriso.

Mario, fresco e riposato dopo una quieta passeggiata.

Le mie amiche esaminano la grotta.

Si preparano ad entrare mentre io termino la vestizione infilando l’imbrago.

La grotta si presenta come una enorme frattura con grandi e piccoli massi incastrati in mezzo ad essa. Noi dovremo cercare la strada nei vuoti tra un masso e l’altro. Si inizia con un saltino di pochi metri.

Si arriva in una sala lunga e stretta (siamo pur sempre in una frattura) con il pavimento a “V” ma non ci dobbiamo spostare per proseguire. Sulla mia sinistra c’e’ uno stretto pertugio che ci portera’ oltre.

Il passaggio del pertugio non e’ agevole. Ci sono un paio di sassi che ostacolano non poco il passaggio. Mi infilo dentro con il giusto quantitativo di sbuffi e sospiri. Una volta passato cerco di migliorare la situazione. Un primo sasso lo sposto. Tento di imbragarlo e di farlo tirare fuori da Mario e Gabriele, ma pesa troppo. Alla fine lo sistemo meglio che posso, in maniera che ingombri meno di prima. Un secondo sasso, non meno grosso del precedente riesco a farlo scendere dove sono i miei piedi. Ora il pertugio rimane stretto, ma sembra piu’ comodo. Mario mi segue e Gabriele chiude la fila.

Scendiamo, sempre in frattura fino all’inizio di un pozzo. Sara’ almeno 15 metri, sul rilievo, che ho studiato a casa mi sembra di ricordare un P18, magari e’ lui.

Sotto c’e’ il resto dei miei amici. Li raggiungiamo in quella che si rivela essere un’altra sala “di frattura”, lunga svariati metri, larga almeno 3 e molto alta. Alla base si cammina su una miriade di sassi incastrati. Tra di essi si intravedono un migliaio di possibili prosecuzioni. Andiamo in giro un’ora a curiosare tra questi buchi. Una cosa curiosa, troviamo in molti punti dei cocci di vaso ordinatamente ammucchiati. I nostri archeologi li esaminano decretando che sono antichi, ma oggi ci importa poco, non siamo qua per loro. Dopo esserci intrufolati in molti punti decidiamo che la prosecuzione deve essere quella piu’ comoda, scendendo lungo la parete destra, c’e’ uno stretto passaggio verso il basso.

Vorrei tanto proseguire, ma oggi il tempo e’ piu’ tiranno del solito. Per me e’ l’ora di uscire. Elisa esce insieme a me. Precediamo gli altri solo di qualche minuto. Per solidarieta’ anche loro decidono di tornare.

Il sentiero del ritorno e’ semplicissimo. Dalla grotta, faccio qualche metro in discesa seguendo il sentiero dove ho visto spuntare i miei amici all’andata. Sbuco subito in una ampia strada sterrata che altro non e’ se non quella della Via Crucis. Quasi banale, a saperlo. Alle macchine mi cambio velocissimamente, saluto Elisa e scappo per fare quel che devo fare. Qualche piacevole ora ricavata tra vari impegni. Una grotta interessante, da rivedere. Alla prossima.

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