La prima uscita in grotta per i nostri prodi corsari!
Visto che il gruppo e’ numeroso i nostri allievi sono stati divisi in due grotte differenti, entrambe interessanti. L’inghiottitoio pian dell’Erdigheta (LA483) e Pozzo l’Arcaro (LA340). Vi presento una foto dei due gruppi. Visto che io sono stato all’Erdigheta, la foto per l’Arcaro l’ho “rubata” a Erika, che ringrazio.


Questo invece sono io in un paio di foto che devo rispettivamente Carlo e Salvatore, che ringrazio.


Le presentazioni le abbiamo fatte quindi ora possiamo passare senza ulteriori indugi alla relazione della nostra bella uscita.
Come al solito la mattina ci si incontra al bar Vincente, quello vicino a Ikea Anagnina. Dopo una lauta colazione e aver incontrato anche il corso SCR in partenza per Pozzo Comune, salgo in macchina di Enrico insieme a Federico e Angelo e ci dirigiamo all’appuntamento al parcheggio di Pian della Faggeta. Siamo in netto anticipo quindi ce la prendiamo comoda. Facciamo un’ulteriore sosta al bar Semprevisa in quel di Carpineto Romano e forse, dico forse, esageriamo con la rilassatezza poiche’ da tanto in anticipo che eravamo arriviamo all’appuntamento con un leggero ritardo.
Al parcheggio, affollatissimo di speleo ed escursionisti, solo il tempo per un saluto e ripartiamo. Si sale in macchina tutti insieme seguiti dagli sguardi di riprovazione degli escursionisti che, duri e puri, partono a piedi dal parcheggio.
Allo spiazzo dove attacca il sentiero per pian dell’Erdigheta ci fermiamo e iniziamo subito a prepararci. Io come al solito tiro fuori la fotocamera dallo zaino e perdo tempo a fare foto in giro.


Appena pronti, zaini in spalla e partiamo di buon passo per il sentiero. Subito sfoggio il mio fiatone da fatica improba e mi consolo pensando ad alta voce che c’e’ sicuramente un bradisismo in atto da quelle parti che rende questo sentiero di anno in anno piu’ pendente.
Quando arriviamo fin davanti la grotta iniziamo la trasformazione in speleo. Io mi devo cambiare le magliette utilizzate per salire poiche’ sono zuppe di sudore.



Sono a buon punto con la mia vestizione quindi interrompo le foto al gruppo per andare a salutare un buco, quello che scavai anni fa con Giuseppe. Il tempo, le frane di terra, le persone che passando accanto ci hanno tirato dentro sassi, hanno ridotto un buco che era quasi catastabile a una misera conca che tra qualche anno sara’ ricoperto da un cespuglio. Peccato.

Tornando indietro riprendo le foto al gruppo dei vestenti, in ordine sparso per la piana.







Basta foto! Son pronto, prendo lo zaino ed entro in grotta per posarlo vicino al primo pozzo e per dare uno sguardo attorno, non si sa mai.

Appena entrato, sulla sinistra c’e’ un buco, come sempre penso che e’ talmente evidente che sicuramente qualcuno lo avra’ gia’ visto…sara’ vero?

Scendo qualche metro tra i massi di crollo e sono davanti al primo pozzo. Poggio lo zaino e attendo che il resto del gruppo arrivi.

Questione di poco e sono tutti qua. Salvo, da buon direttore del corso, indica che Angelo si occupera’ dell’armo e verra’ seguito da un paio di volenterosi volontari, Enrico ed Emanuele, per portare gli zaini con le corde.

Angelo arma il primo pozzo e il lento serpentone di speleo e corsisti puo’ finalmente avviarsi. Inizia l’avventura!

Per primi passano i portatori delle corde.


Mentre inizia la discesa io pasticcio un poco col nodo di partenza fatto da Angelo, tanto per non stare con le mani in mano. Quando ho finito di impicciarmi continuo con le foto. Qua abbiamo Federico e Marco che si preparano a scendere.

Questo e’ il resto del gruppo, con i nostri corsari in trepida attesa del loro battesimo del fuoco con un pozzo in una grotta.

L’attesa si prospetta lunga quindi vado a fare un giro in giro.


Buon ultimo, a chiudere la fila, trovo un imperscrutabile Francesco. Dietro di lui l’anfratto di grotta che ho lasciato perdere prima. C’e’ tempo quindi vado a vedere com’e’. Non male, forse dovrei tornare per esaminarlo meglio…chissa’.

Da sotto mi richiamano all’ordine, e’ quasi il mio turno.

Inizio a scendere e mi posiziono al frazionamento intermedio per dare uno sguardo di conforto ai nostri preziosi ed emozionati corsari.

Eccomi al frazionamento, ora devo solo attendere.

Sotto di me l’ambiente alla base del pozzo e’ animato da chi e’ gia’ sceso.

Inizia a scendere qualcuno, faccio una foto di scarponi e ripongo la fotocamera per fare il mio dovere principale.

Subito dopo arriva Flaminia, unica esponente del gentil sesso in questa uscita.

Rapida e precisa passa il frazionamento e scende.

Il serpentone fa un passo in avanti, e’ il mio turno di scendere alla base del pozzo per far posto a un altro istruttore. Ora sono davanti al pozzo successivo e intravedo qualcuno scendere mentre verifico la sala in cui siamo confrontandola con il poco che ricordo del rilievo e delle precedenti visite.

Un po’ di allievi di cui, presto o tardi, imparero’ i nomi.


Vabbe’ dai, il nome di Flaminia l’ho imparato, ma c’e’ solo lei e poi ha lo stesso nome della mia nipotina speleo.

Marco, mi pare, mi richiama all’ordine, c’e’ da seguire gli allievi che partono per il pozzo successivo.

Intanto al primo pozzo proseguono le discese.


A meta’ del secondo pozzo un istruttore e’ fermo ad assistere chi arriva.

Paziente attesa…

Intanto la discesa del secondo pozzo prosegue, lenta ma inesorabile.






E’ il mio turno di scendere, vado a sistemarmi al frazionamento intermedio. Faccio subito una foto verso l’alto tanto per documentare il cambio di visulae.

Sotto, alla base del secondo pozzo inizia ad esserci folla. La progressione del serpentone ha subito un arresto perche’ ora avremo il P25 da scendere e vuole il suo tempo per essere attrezzato.

Ecco che arriva Flaminia.


Seguo la sua discesa poi e’ il mio turno per completare la discesa del pozzo. Appena arrivo mi guardo attorno. Per andare avanti c’e’ un traverso che non ricordavo, mi affaccio per vedere cosa succede ma non ne ricavo molto.

Franco, ancora in placida attesa.

Cerco in giro fino a (ri)trovare il buco che porta al passaggio di Trans Sirvana e attraverso di lui ai rami “nuovi” della grotta.

Visto che l’attesa si fa lunga e a star fermi si inizia a sentire il freddo, propongo di portare alcuni allievi a visitare il passaggio di Trans Sirvana, tanto per farli muovere un poco. Vengo prontamente redarguito per questa mia intemperanza quindi vado da solo a provare lo stretto passaggio e (ri)vedere gli ambienti successivi.


Quando torno, son passati almeno cinque minuti, la situazione non e’ variata di molto ma sembra che siamo vicino a una svolta. Forse tra poco si inizia a scendere. Mi affaccio sul traverso e sotto di me ci sono delle lucine. Qualcuno e’ arrivato in fono al pozzo, il P25.

Anche in fondo al traverso, dove parte la verticale del pozzo, sembra tutto pronto. In effetti alcuni allievi sono gia’ scesi. Il serpentone si e’ rimesso in moto.

Torno in sala d’attesa e trovo Francesco che si intrattiene col teschio malandato di una mucca.

I nostri allievi nonostante il protrarsi dell’attesa non perdono smalto, pazienza e sorriso.

C’e’ poco da girare, ma quel poco me lo giro tutto.

In un lato della sala, in alto, c’e’ un arrivo d’acqua che sembra interessante quanto impraticabile. Dalle direzioni potrebbe anche essere raggiungibile dalla sala precedente.

Tornando dal mio giro faccio una foto al gruppo in attesa ed esce fuori un curioso quanto involontario connubio tra Francesco e il cranio di mucca con cui simpatizzava poco prima.

Dai, dai che tra poco si scende.

Continuo a studiare quel che offre la sala d’aspetto e trovo, vicino alla partenza del traverso delle simpatiche vermicolazioni. Ne approfitto per intrattenere gli astanti facendo sfoggio del poco che so su questo curioso fenomeno.

Francesco viene chiamato a fare il suo dovere al traverso.

Alla fine arriva anche il mio momento di affacciarmi dalla partenza del pozzo.

Inizio a scendere. Visto che sotto di me, alla cengia c’e’ ancora un allievo in transito assistito da Salvo, mi fermo su corda a vedere dove sono. Dietro di me vedo una cresta di roccia che credo separi il P35, che parte dalla prima sala, dal P29.

Scendo ancora un po’. Salvo e’ ancora impegnato con un allievo.

Mi avvicino a curiosare. Tutto procede per il meglio.

Noi stiamo scendendo il P25 scavalcando la cengia “verso avanti”, cioe’ tornando sotto la verticale del traverso. Se fossimo scesi dall’altra parte avremmo sceso il P29. Faccio una foto anche verso il P29, e’ quello che scendemmo tempo fa nell’uscita con i futuri astronauti del gruppo GEA.

Il frazionamento sorvegliato da Salvo ora e’ libero. Proseguo nella discesa tampinando da presso il corsaro che mi precede che comunque se la cava egregiamente.



Strada facendo, o meglio, pozzo scendendo, incontro Angelo, il nostro armatore che e’ fermo a un frazionamento intermedio a sorvegliare il passaggio dei nostri allievi.

La base del pozzo e’ ben popolata.

Quando anche io arrivo alla base trovo un caloroso comitato di benvenuto di corsari che ha gia’ visto l’ambiente un po’ dovunque. Gentilmente mi accompagnano a vedere mostrandomi i punti piu’ salienti.
Troviamo le ossa di qualche sfortunato animale e le fotografo per poi mostrarle ad amici appassionati.



Sopra di noi abbiamo dei fusi altissimi che vanno a restringersi chissa’ dove.

Dopo un congruo numero di minuti inizia la fase di risalita. Gli istruttori sono posizionati ad ogni frazionamento e gli allievi provano anche questa nuova esperienza del salire un pozzo lungo.

Visto che siamo quasi tutti qua perche’ non approfittare per una foto di gruppo?

I nostri intrepidi corsisti affrontano la salita con impegno e solerzia. Enrico li agevola nella partenza tirando loro la corda per facilitarne lo scorrimento nel croll.


C’e’ addirittura chi ha la forza d’animo di festeggiare.

La salita procede lenta ma inesorabile.

Ogni tanto spezzo l’attesa con una foto al pozzo da risalire mentre e’ allegramente festonato da varie lucine speleo.

A ogni frazionamento passato parte un altro dei nostri corsari.


E’ arrivato il momento di Franco. Lo seguo fotograficamente mentre inizia a salire.




Arriva al primo frazionamento in un tempo breve ma forse impegnando un po’ troppo vigore fisico nel farlo.

Emanuele lo accoglie per il passaggio del frazionamento.

Dall’alto arriva l’indicazione di Salvo. E’ il mio turno per salire. Vado e raggiungo Emanuele.

C’e’ da aspettare. Franco si e’ un po’ affaticato col primo tratto di salita e ora e’ in debito di energie. Procede molto lentamente per arrivare al frazionamento successivo, quello presidiato da Angelo. Inganno l’attesa con una foto al resto del gruppo, alla base del pozzo.

Facciamo tutti il tifo per Franco ma lui sembra stremato, passano minuti tra una pedalata e l’altra. Emanuele mi fornisce di carrucola e di una corda. Se servisse potrei raggiungere Franco e organizzare un contrappeso.
Dopo qualche minuto Franco raggiunge e passa il frazionamento presidiato da Angelo e prosegue, leto pede, verso quello sorvegliato da Federico. Da sopra Salvo ci avverte che ha con se tutto il necessario per attrezzare un paranco con cui aiutare Franco nella salita. Restituisco a Emanuele il materiale che avevo preso in custodia e proseguo con la mia salita.

Intanto Franco viene aiutato da un paranco manovrato dalla partenza del pozzo quindi velocizza la sua salita. Io finalmente raggiungo Federico al frazionamento successivo.

Sotto si stanno preparando a far ripartire il serpentone.

Anche con l’aiuto un po’ di attesa c’e’ da farla quindi mi fermo accanto a Federico a parlare del piu’ e del meno e a scherzare su quanto lo picchiera’ Sgrunge se dovesse tornare troppo tardi!
Mentre aspettiamo noto una chiocciolina viva e cornuta che si nasconde in un anfratto di roccia. Provo a fotografarla ma senza riuscire molto.

Dai Franco, sei tutti noi. Oramai e’ quasi tifo da stadio, siamo tutti con lui a condividere la sua fatica. Intanto, lemme lemme e’ quasi arrivato alla cengia presidiata da Salvo.

Quando Franco arriva da Salvo, visto che il posto e’ accogliente e comodo, si prende un poco di meritato riposo e io lo raggiungo e lo supero quasi travolgendo sia lui che Salvo nel farlo. Sopra di me ora vedo l’arrivo del pozzo e lo raggiungo in breve.
Quando arrivo mi disimpegno rapidamente dal traverso e ritorno nella sala. Mi accordo con Francesco perche’ lui e un altro istruttore portino fuori gli allievi in attesa prima che inizino a soffrire per il freddo. Francesco si posiziona al frazionamento sopra e iniziamo le manovre necessarie.

Visto che ci sono faccio a Francesco anche una foto con lo zoom mentre attende con pazienza l’arrivo dei corsari.

Un saluto al bestio cornuto.

…e uno alla Trans Sirvana.

Oramai il serpentone e’ avviato a dovere. I nostri corsari man mano che arrivano dal P25 vengono avviati a salire il pozzo successivo.

In men che non si dica siamo quasi tutti all’ultimo pozzo e pronti a salirlo.

Anche Franco sembra essersi ripreso dopo la lunga fatica sul P25 e affronta gli ultimi pozzi senza problemi.

Si ripete lo stesso schema dell’andata, ma con maggiore allegria. Durante la salita del P25 come sappiamo Franco si e’ stancato ma c’e’ stato anche un altro novello speleo che ha avuto un problema con l’imbrago. Ora che tutti i guai sono passati ci scappa qualche battuta che sdrammatizza e un bel po’ di risate rallegrano gli ultimi minuti di grotta.

Oramai siamo tutti qua. Mancano solo Enrico ed Emanuele che sono addetti al disarmo, quindi assenti giustificati.




Mentre mi accingo a salire l’ultimo pozzo vedo fare capolino anche i nostri disarmatori, siamo proprio tutti. Pochi minuti e sono fuori. In molti sono gia’ usciti e quasi cambiati.

Dopo aver indossato una maglia asciutta sono pronto a partire e faccio un rapido giro di foto.



Tutti pronti, si parte. Andiamo veloci seguendo il sentiero. Nella parte esposta verso il mare si sta alzando dal basso una nebbia minacciosa. Meglio guadagnare il bosco prima che arrivi a noi. Faccio solo una rapidissima deviazione per rivedere l’ingresso della Grotta Rickina(LA2284) che si apre poco distante dal sentiero.


Eccoci nel bosco, ora il ritorno alle auto e’ sicuro, la nebbia qua non sarebbe un problema. Scendiamo veloci ma senza premura.

Alle auto finalmente posso indossare abiti asciutti con molto piacere. Anche il resto del gruppo si prepara.



Visto che siamo vicini all’ora di cena e’ quasi cosa naturale proporre di andare insieme a cena da qualche parte. Rimango un poco deluso quando i nostri corsari a uno a uno si defilano rinunciando colpevolmente alla parte conviviale di un’uscita speleo. L’unico a far onore ai nostri allievi e’ Franco che si unisce a noi per piacere e dovere parentale. La cena e’ allegra e soddisfacente, mi pare il caso di ricordarla con una bella foto.

La prima uscita in una grotta “vera” per i nostri allievi. Spero si siano divertiti e che inizino ad appassionarsi. Alla prossima.