Vi racconto di qualche ora a Pian della Faggeta insieme a Luca e Gabriele alla ricerca di alcune grotte.
La mattina con Gabriele partiamo da Roma e andiamo a Carpineto per incontrare Luca al bar Semprevisa. Al bar incontriamo anche Paolo, Luigi e Laura che stanno andando ad esplorare una nuova grotta. Dopo la colazione saliamo a Pian della Faggeta.
Le previsioni del tempo avevano predetto pioggia a catinelle. Per fortuna il tempo reale e’ di diverso avviso e decide di concedere qualche piacevole ora senza pioggia. Per prima cosa andiamo a vedere la oramai celeberrima grotta che stanno scavando Valentina e Claudio. Stamattina saremmo dovuti essere qua con loro a scavare ma Claudio ha avuto un impedimento e lo scavo e’ stato rimandato.

Il buco si presenta non male, certo di lavoro ce n’e’, pero’ una scavata non la si puo’ negare.

Dopo la visita alla quasi-grotta di ValClaud torniamo alle macchine e ne approfitto per rubare una foto a Luca.

Gabriele naturalmente aggiorna in diretta Claudio su come sta la sua grotta.

Andiamo avanti sulla strada e passiamo accanto all’Ouso del sordo(LA239) e come sempre esprimo ad alta voce il desiderio di andarne a vedere l’ingresso da vicino. Nemmeno a dirlo! Luca subito risponde: “Io ho le chiavi, se vuoi possiamo andare.”. Come respingere un cosi’ gentile invito? Fermiamo le macchine a lato strada e andiamo. Pochi metri dopo il cancello c’e’ la recinzione che protegge la dolina.

Passiamo anche la recinzione e vado avanti a curiosare. Mi avevano detto che era completamente tappata dal fango, ma almeno un pozzo d’ingresso sembra essere sopravvissuto.

Scendo giu’ fino al bordo del pozzo e curioso per quel che posso.

Dopo la visita all’Ouso del sordo andiamo alla meta designata. Strada facendo infatti abbiamo deciso di andare a scavare all’ouso Giugabi(LA2350). I compiti sono gia’ assegnati. Luca, che ha scordato la tuta a casa restera’ fuori a recuperare i sassi che Gabriele ed io gli passeremo.

L’ingresso della grotta ci attende, magari per svelarci qualche sorpresa.

Per prima cosa, com’e’ abitudine da inizio anno (cioe’ da quando Gabriele si e’ comprato il cellulare nuovo!) , Gabriele vorrebbe fare la scansione 3D della grotta, ma io sono impaziente di andare a vedere il da farsi quindi lo scavalco e scendo.

Scendo. Sul fondo della grotta c’erano 2 fronti di scavo possibili, uno promettente ma scomodo e impegnativo sulla sinistra e uno piu’ comodo sulla destra. Il mio obiettivo odierno era quello di togliere sassi a destra. Purtroppo dimenticavo che avevamo riempito la “mia” area di scavo con un metro cubo circa di sassi. Fossi stato il protagonista di un romanzo d’avventura avrei esclamato: “Che il cielo mi strafulmini!”, ma non lo sono quindi mi limito a smoccolare sottovoce per qualche minuto prima di uscire a dare la ferale notizia ai miei amici.
Naturalmente lo scavo che ci eravamo prefissi viene annullato. Vado fuori dalla dolina mentre Gabriele riesce finalmente a fare il suo bel rilievo 3D. Questo impedimento mi guasta un poco la giornata, ma non completamente.

Ritornati alle auto facciamo il punto della situazione. Gabriele si arma di GPS e partiamo alla ricerca di qualche grotta nota ma introvabile. La zona non manca certo di grotte da ricercare. Sulla mappa sembra semplice…

Ma nella realta’ ci si aggira in un panorama di vegetazione piu’ o meno fitta, con abbondanti rovi e tantissimi possibili buchi seminascosti tra le spine.

Gabriele, col suo fido GPS prende decisamente il comando delle operazioni e decide che dobbiamo ritrovare l’Abisso Capodafrica (LA799). Dopo tanti giri e qualche graffio troviamo finalmente un buco ma non e’ la grotta che cercavamo. Probabilmente si tratta di Grotta Federico docet (LA1447)

Diamo uno sguardo dentro e la vista di copioso fango ci convince a rimandare ulteriori indagini. Prendiamo le foto, qualche dato, l’immancabile rilievo 3D e ci spostiamo alla ricerca della Capodafrica.

Poco distante, ma dall’altra parte della strada troviamo una dolina che sembra essere la nostra meta.

Purtroppo, se la grotta una volta c’era, ora deve essere scavata di nuovo. Ma anche qua l’aspetto fangoso assai non invoglia.

Altro buco, ma sembra piu’ una tana.

La’, giu’ in fondo sembra bello, ma se c’era una grotta allora e’ stata “rappilata” come direbbe Nerone.

Esco dalla dolina mentre Gabriele termina la scansione 3D.

Io non sono cosi’ tecnologico e mi accontento di fare antiquate foto a qualche fiore.

Ritorniamo alle auto che e’ l’ora di pranzo. Il furore esplorativo e’ sfumato e l’appetito e’ aumentato quindi e’ facile decidere la prossima tappa…il nostro ristorante preferito, “La Sbirra”!

Come sempre troviamo la simpatica presenza di Luca ad accoglierci.

Pochi minuti abbiamo fatto i debiti saluti e siamo accomodati al tavolo.

Floriana, che si occupa della cucina mi regala un bel piatto di fettuccine, capace sicuramente di fugare qualsiasi contrarieta’.

La nostra breve giornata e’ passata benone, anche in barba alle previsioni meteo. Alla prossima.